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IL LORO SGUARDO BUCA LE NOSTRE OMBRE

Dialogo tra una non credente e un credente sullhandicap e la paura del diverso

Julia Kristeva Jean Vanier PREFAZIONE


Julia Kristeva lascia la sua Bulgaria dorigine e approda a Parigi, madre di David, un ragazzo colpito da una malattia neurologica. Jean Vanier, nato in svizzera, giunger anchegli a Parigi, ma solo dopo una carriera militare nella Marina del Canada, la patria paterna. La svolta radicale della sua vita avverr con lincontro del padre domenicano Thomas Philiippe, assieme a cui fonder LArca, una comunit a servizio dei disabili fisici e psichici, ora diffusa in 34 paesi. Nellarco di un anno, dal 7 giugno 2009 al 22 agosto 2010 Jean e Julia hanno intessuto una fitta corrispondenza. Le lettere affrontano intensamente il tema della vulnerabilit umana; le persone handicappate diventano una scossa per la nostra superficialit perch il loro sguardo a perforare la nostra ombra, come dice il titolo dellepistolario. Tutti gli esseri umani sono vulnerabili, non possiamo relegare questa dimensione ad una sola categoria di persone. Come diceva Martin Luther King, per evitare di disprezzare gli altri, indispensabile accettare se stessi, con le proprie debolezze e i propri handicap. Queste lettere, pur essendo intarsiate di rimandi culturali, sono sempre rette e animate da moltissime esperienze concrete. Non poteva mancare lentrata in scena della psicanalisi e del contributo che essa pu offrire alla religione, nei cui confronti spesso stata posta in alternativa. Come ribadisce Vanier, dobbiamo cercare di fare delle religioni non prigioni o fortezze, ma oasi che dissetino i pellegrini aprendo i cuori alla libert e allamore. Lintelligenza tagliante di entrambi gli autori si coniuga con lumanit prof onda dei loro cuori; la fede religiosa di Jean si abbraccia con lumanesimo nobile e spirituale di Julia.

Julia Kristeva 7 giugno 2009


Lumanit della sua arca non nega n esalta lirreparabile debolezza; non facile trovarsi in intima vicinanza con lirrimediabile ferita fisica e mentale. Non mi dica che tutto questo dovuto semplicemente alla fede, so che non siete tutti cattolici e neppure tutti credenti. Per quanto riguarda le mie conoscenza tutti gli interessati, i disabili e le loro famiglie, concordano nel dire che lo sguardo tarda a cambiare, per cambiarlo sul serio sarebbe necessaria una grande trasformazione culturale. Attraverso lhandicap il sociale messo di fronte alla paura del deficit, alla ferita narcisistica o alla castrazione; lhandicap ci mette a confronto con la morte fisica e psichica, con la mortalit che opera dentro ciascuno di noi. Pur non essendo credente amo la visione di cristo come di un dio handicappato, oggi dopo tante inquisizioni sembrano accettare una simile teologia della vulnerabilit.

Jean Vanier 15 luglio 2009


Martin Luther King sognava un mondo in cui non sarebbero pi esistiti, da un lato, un gruppo che si ritiene llite, e dallaltro un gruppo disprezzato e sfruttato. LArca nata perch nessun disabile desidera passare tutta la vita solo con dei professionisti, vogliono vivere con degli amici, vale a dire con persone che hanno piacere di vivere con loro. Questarca per di unimmensa fragilit: sono tante le persone disabili, ma talmente poche quelle disposte a vivere con loro! Se esiste un segreto che ha permesso allArca di sopravvivere fino ad oggi, questo segreto il piacere. Nessun assistente rimane a lungo per dovere, per compiere una buona azione, se qualcuno rimane per anni perch qui trova felicit e piacere. Le persone esterne pensano che per restare allArca occorra essere una sorta di eroe, un santo; niente di pi sbagliato: restiamo allarca perch ci piace. Si tratta di rapporti autentici tra due persone, in cui con gioia doni la tua vita per aiutare laltro a rinascere. Una simile amicizia con il debole sconvolge totalmente la nostra visione di societ. PIACERE: Il piacere scaturisce sempre dalla lotta; pi la lotta dura, pi sar grande il piacere. Per questo motivo lArca il luogo dei sorrisi per eccellenza: ridere e cantare insieme, festeggiare; cerchiamo di esprimere la gioia di vivere tra esseri umani tutti diversi nelle proprie capacit, noi esseri umani siamo fatti per lincontro.

Julia Kristeva 10 agosto 2009


La persona strana che incontra lhandicap messa di fronte ai limiti dellessere vivente, alla minaccia della morte e alle proprie paure. Ci nonostante, oggi nessuno si stupisce se ti impegni nella difesa di quelle comunit o minoranze. In compenso, se militi per cambiare lo sguardo sugli handicappati ti vengono fatte numerose domande del tipo Ma perch? Ti tocca in prima persona? Tra dieci anni lutero artificiale produrr bambini perfetti, oggi ha davvero senso investire tempo e denaro nella cura dellirreparabile? Questo tipo di ragionamento esiste eccome, qualcuno gi ora non esita a metterlo in pratica. Certo che verr a festeggiare con te, a patto che festeggiare non significhi negare lesorbitante differenza specifica dellhandicap ma significhi guardare in faccia lintollerabile e scommettere sulla vita.

Jean Vanier 25 settembre 2009


La paura dellaltro, del diverso, esiste ma inizia ad attenuarsi quando si incontra laltro in modo diverso, occorre vivere nellumilt senza credersi superiori e integrare la prospettiva della morte. Le due facce dellincontro sono proprio il piacere e lintegrazione della morte; oserei dire che per integrare la mortalit occorre aver osato lincontro con il pi debole, perch consente di accettare le proprie debolezze e vulnerabilit. Dopo tutti questi anni passati allarca posso dire di aver riscoperto il bambino che in me; ho messo a nudo le mie ferite, le mie paure, le mie angosce e oggi cerco di non farmi pi dominare da loro. Sono convinto che il cammino di pace e verit passa sempre attraverso lincontro con i deboli e con la morte. BUONI E CATTIVI: Da sempre le persone hanno diviso il mondo in buoni e cattivi, normali e anormali. I buoni sono il mio gruppo, la mia classe sociale, la mia cultura, la mia religione; i cattivi

stanno in prigione, per strada, sono alcolizzati, etichettati come dementi, matti e vengono rinchiusi negli istituti. In ogni essere umano esistono delle forme di paura: la paura del fallimento, di non essere accettati, la paura di finire nel gruppo dei cattivi, degli esclusi. Alcune persone, inoltre, sono soggette ad afflizioni abominevoli che spesso si accompagnano a gesti di autodistruzione; queste persone hanno un profondo bisogno di stare con qualcuno che li comprenda, li ascolti profondamente. Vivere con significa riconoscere che ogni essere umano colmo di desideri e ha bisogno di fiducia e ascolto reciproco. Ho vissuto la guerra ed stato orribile, loppressione dei poveri e dei deboli orribile. Esiste una strada che porti alla pace e alla fraternit? Forse un nuovo umanesimo potrebbe diffondersi in una nuova civilt se i cuori chiusi in se stessi si aprissero finalmente agli altri. Il nuovo umanesimo cui aspiriamo implica una trasformazione dei cuori e degli spiriti, implica una forma di compassione che non consiste nel piangere sullaltro, ma nellaiutarlo ad alzarsi camminando con lui.

Julia Kristeva 29 novembre 2009


La madre di un bambino handicappato spesso affronta la situazione in uno di questi modi: 1-Rifiuta di sapere e non ammette nel proprio intimo il deficit, si rinchiude in un mondo a due isolato dal resto della societ 2-Glorifica il deficit fino a considerarlo un segno di elezione, cercher di trovare unoasi protetta dove il figlio possa vivere tagliato fuori dallostilit circostante 3-Il deficit mette i due genitori di fronte alla propria vulnerabilit, di fronte alla morte; io sono una madre stordita, scioccata di fronte allincontro con la propria morte.

Jean Vanier 15 dicembre 2009


Nella nostra societ della competizione, dominata dalla tirannia della normalit spesso ci sforziamo di ignorare il valore della vita umana a patire dal suo inizio fino al suo termine naturale. Anzich stringere rapporti con i deboli si cerca di eliminarli o di metterli da parte; si esige lefficienza e leccellenza a tutti i costi. Vorrei che lArca fosse un posto in cui il disabile possa realizzarsi il pi pienamente possibile, sviluppando le proprie potenzialit e capacit di autonomia. A mio avviso per poter aiutare ciascuno ad accogliere la morte e integrare le proprie fragilit, necessario evitare i ghetti fin dallinfanzia: a tutti i livelli della societ, soprattutto tra i giovani, vanno creati luoghi in cui abili e disabili sincontrino per giocare e festeggiare la vita.

Julia Kristeva 17 gennaio 2010


Freud sosteneva che la donna nel suo complesso tab. A mio parere la genitrice non la madre: vi una parte di adozione in ogni maternit (in particolare per la madre di un bambino handicappato). Come si costruisce questa capacit di adozione nella donna in procinto di diventare madre di un altro?

Jean Vanier 3 febbraio 2010

Nellumanit di oggi c qualcosa di pi urgente che non adoperarsi per la pace, ognuno secondo i propri mezzi? Per questo mi trovo allArca, voglio vivere con coloro che sono stati esclusi; mangiare alla tavola degli esclusi significa rifiutare di rinchiudersi nella propria classe sociale. A Betlemme abbiamo realizzato un piccolo laboratorio che accoglie musulmano e cristiani, lo ripeto: i disabili possono diventare fonte di pace e unit. Secondo Giovanni Paolo II i disabili sono testimoni privilegiati dellumanit, possono diventare annunciatori di un nuovo mondo, non pi dominato dalla violenza e dallaggressivit ma dallamore e dalla solidariet reciproca. La tenerezza alla base dellArca, lascolto dellaltro non fatto di giudizio ma solo di accoglienza.

Julia Kristeva 25 febbraio 2010


Il gesto di porgere il proprio bambino agli altri, alla vita, non cos facile come sembrerebbe; innanzitutto perch una madre anche una donna, di conseguenza appagata o frustrata, indifferente o aggressiva. Lannuncio dellhandicap gela letteralmente la donna- amante mentre la donna- madre si sente cos colpevole da non sopportare la vergogna. Quando non sprofonda nella depressione o nel rifugio euforico quella madre si mura insieme al suo bambino in unesclusione che definirei erotizzata. La tenerezza del padre, con il suo riconoscimento adottivo, ci che permette al bambino di spiccare il volo dal nido materno. La tenerezza di cui parli quale principio fondatore dellArca, secondo me una virt materna- paterna che comporta unattingere continuo alla propria sessualit. E necessaria perci una formazione rigorosa e una vigilanza continua affinch la tenerezza che tu invochi non degeneri in abuso. La differenza dei disabili, contrariamente a tutte le altre differenze, non rinvia ad una lotta di potere, bens al senso che diamo alla specie umana. Teresa dAvila esiliandosi continuamente da se stessa e a proprio agio soltanto nellinfinito transfert verso laltro che lei chiama rapimento. E questo che provo a contatto con un disabile: rapimento, una sorta di tenerezza se preferici.

Jean Vanier 8 aprile 2010


Ho studiato e ammirato molto Aristotele, amo luomo realista, concreto, innamorato di tutto ci che umano. Lesperienza, punto di partenza per Aristotele, ha sempre guidato la mia vita, lesperienza si trova soprattutto nellascolto degli altri e di quello che costoro hanno vissuto nella loro realt. Aristotele mi ha incitato a restare vicino al reale, senza farmi guidare da ideologie che potrebbero condurre alla morte della libert e del pensiero. Allarca ho imparato ad ascoltare non solo con le orecchie, anche con il cuore e con tutto il resto del mio corpo. Aristotele afferma che luomo virtuoso sceglierebbe di godere fortemente per poco tempo piuttosto che scarsamente per molto tempo e di vivere egregiamente per un solo anno piuttosto che ignobilmente per molti anni. Ges esorta i suoi discepoli a vivere unamicizia con i reietti, cosa impossibile per Aristotele; lamicizia significa credere nel valore dellaltro e aiutarlo a trovare la fiducia in se stesso. Ges dice anche che la verit ci render liberi: liberi dalla ricerca del potere, liberi dallappagamento di tutte le compulsioni. Per quanto mi riguarda vorrei fortemente diventare pi ibero accettando le mie debolezze e la mia mortalit. Nellarca esiste una tensione tra appartenenza e libert, poich troppa libert genera angoscia e troppa libert soffoca lautonomia personale. Il nuovo umanesimo deve partire da religioni e culture differenti e si realizzer accogliendo il diverso come persona unica, capace di aprirsi allinfinito e alluniversale.

Julia Kristeva 22 aprile 2010


Molti disabili, cos come le loro famiglie, si difendono negando: Handicap? Quale handicap? Non vogliamo sentire questa parola. Forse la negazione si verifica perch la persona disabile ha perduto ogni speranza di essere riconosciuta e amata cos com: con le sue qualit e i suoi difetti.

Jean Vanier 20 maggio 2010


Molti disabili si trovano ad affrontare la tirannia della normalizzazione: la societ e i loro genitori vogliono che diventino normali, spesso questi tentativi di integrazione li obbligano persino a vivere in un alloggio da soli, negando il loro handicap. Trovo che i detenuti hanno qualcosa di diverso che difficile da definire, che li rende aperti e quasi magnetici. Forse perch sono stati messi a nudo, mostrando a tutti il loro crimine e la loro condizione di carcerati. Hai sempre voluto cambiarmi, non mi hai mai accettato per quello che sono. Non facile amare le persone per quello che sono, questo disprezzo sopportato per molti anni lascia profonde ferite nel cuore. LArca cerca di aiutare persone in difficolt afflitte dalla vergogna a trovare la fiducia in se stesse, a rialzarsi per scoprire la propria profonda bellezza. SOLITUDINE: la solitudine bella se abitata da pienezza, dalla consapevolezza di essere amati e di aver trovato il proprio posto; al contrario pu essere spaventosa se ridotta al solo isolamento. Provo sempre ammirazione quando incontro qualcuno privo di fede ma che si adopera con intelligenza e saggezza per una societ pi fraterna e umana. Per questo ammiro il tuo percorso e condivido pienamente il tuo desiderio di camminare verso un pi grande umanesimo e unaccoglienza pi radicale. Vivere umanamente non soltanto subire le proprie fragilit, significa accettarle e stabilire un continuo dialogo con esse. Etty Hillesum: ogni atomo di odio che aggiungiamo al mondo lo rende ancora pi inospitale Gandhi ha scritto una lettera a Hitler firmandosi Vostro amico sincero, Gandhi. Gli ebrei hanno stigmatizzato questa lettura ma io penso che Gandhi semplicemente non riusciva a concepire che Hitler fosse un uomo tanto malvagio da non poter cambiare. I deboli hanno una saggezza e una visione del mondo pi completa, non hanno pi nulla da perdere, sanno dove risiedono verit e amore. Persone come David con i loro handicap, possiedono una saggezza che noi ignoriamo e dovremo imparare da loro. Vorrei che la mia vita allArca sia il segno di una via alternativa: al di l della normalit, delle prestazioni individuali e del bisogno di eccellenza e possibili intraprendere un altro cammino.