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GIOVANI SCRITTORI IULM

GIOVANI SCRITTORI Iulm

Lei non ci creder, ma sto aspettando il tram


AntologiA di rAcconti

a cura di

AlessANdRO BONgIORNI, gIudITTA dAlleRBA, MARCO FeRRARINI, FedeRICA geRARdI


Prefazione di

edOARdO ZuCCATO
Postfazione di

VANIA BAROZZI

Milano 2013

Volume realizzato con il contributo dellUniversit IULM di Milano.

Per la presente edizione 2013 Arcipelago edizioni Via G.B. Pergolesi, 12 20090 Trezzano sul Naviglio (Milano) info@arcipelagoedizioni.com www.arcipelagoedizioni.com

Prima edizione, aprile 2013 ISBN 978-88-7695-493-1 Ha collaborato alla cura editoriale Fabio Ferrarini

Finito di stampare nel mese di aprile 2013 presso Digital Print Service s.r.l. Via E. Torricelli, 9 20090 Segrate Milano

Ristampe: 7 6 2019 2018

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vietata la riproduzione, anche parziale, con qualsiasi mezzo effettuata, compresa la fotocopia, anche ad uso interno o didattico, non autorizzata.

Lei non ci creder, ma sto aspettando il tram

Prefazione di Edoardo Zuccato . . . . . . . . . . . . .

FrancEsco PiccinElli casagrandE Mario Pinzauti, scrittore fallito di nonno chiantigiano . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 17 daniEl cristian tEga Lavventura di una folle miliardaria americana sposatissima . . . . . . . . . . . . . . . . . . 25 ElEna sabattini Layla . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 43 tina PrEgara Il resto del resto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 49 giuditta dallErba Alibi per mariti fedifraghi . . . . . . . . . . . . . . . . . 65 chiara allEgrini Crimini a San Francisco . . . . . . . . . . . . . . . . . 71 rachElE rEbughini Piante da orto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 91 alEssio amato Il fiore nel cemento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 97 Fabio rodighiEro Il riflesso . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 115 stEFano gianoni Una mattinata storta . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 121 chiara di santE 20 minuti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 137

FrancEsco Priano Ave CHI ara . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 143 robErto Procaccini Lo sa la polvere . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 149 Virginia dara La mossa del geco . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 169 anonimo Answers . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 187 maria Paola rossEtti Lattesa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 189 mattia conti GianGiulio sulla luna . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 201 JacoPo trotta Ridicolo di notte . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 207 arturo chEllEr Jack e neve . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 217 mattEo cadEddu Allo stesso prezzo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 229

danilo sErgio Ti guardi intorno, hai fame ma rammenti che cenerai a casa . . . . . . . . . . . 241 Paola cantElla Numero 23457 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 245 VEronica rossi Lultimo tram . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 253 ElEonora gaVaZ Una seconda possibilit . . . . . . . . . . . . . . . . . . 261 Postfazione di Vania baroZZi . . . . . . . . . . . . . . . 279

Prefazione

Unantologia di esordienti un buon punto di osservazione per formulare qualche pensiero sullo stato della narrativa italiana contemporanea. In fase di formazione, gli scrittori assorbono inevitabilmente sia dalla scuola, sia da ci che trovano attorno a s. Salvo eccezioni, solo in seguito andranno a cercare modi narrativi pi insoliti, lontani nel tempo o nello spazio, nel caso che quanto abbiano trovato sottomano gli appaia angusto e insufficiente. Per quanto concerne questa antologia, prima di affrontare qualsiasi discorso stilistico va preso in considerazione il punto di partenza obbligato, ovvero il tema enunciato dal titolo del libro. Aspettare il tram ha costretto gli autori a racconti di ambientazione urbana, limitata, almeno per lItalia, alle poche grandi citt dove questo mezzo di trasporto presente. Per allargare un argomento abbastanza restrittivo, gli autori hanno giocato, pur con gradazioni diverse, sui significati letterale e metaforico dellaspettare il tram. Pochi sono i racconti in cui il tram viene utilizzato solo in senso metaforico, per lo pi per indicare di aver mancato unoccasione importante piuttosto di averla colta al momento giusto. Un racconto emblematico a riguardo Piante da orto di Rachele Rebughini, composto da una serie di brevi paragrafi, come aiuole di un orto immaginario in cui i protagonisti coltivano velleitari progetti di evasione. Lo stile a met strada fra il cata7

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logo di agenzia turistica e la pagina economica di un quotidiano sui paesi emergenti, nella sua secchezza, serve a mettere in luce lavvilente incapacit di prendere uno dei tanti tram che permetterebbero di uscire dal pantano italiano in cui i protagonisti finiscono per rimanere, caldi e protetti come ratti in una fogna. Ancora pi straniante nelluso metaforico del tema del volume Numero 23457 di Paola Cantella, i cui protagonisti sono due impulsi neuronali di un individuo che, rivela man mano il testo, sta per suicidarsi. Questi impulsi sono descritti come persone a una fermata del tram in attesa del momento di entrare in azione, mentre discutono di libero arbitrio e senso dellesistenza. Ma questi due esempi sono eccezioni. La via scelta nella maggioranza dei casi unaltra, ovvero una serie di eventi essenzialmente realistici che, tuttavia, finiscono sempre per rivelare dei tratti surreali o irreali. Molti racconti narrano di incontri alla fermata del tram, o di viaggi sul tram da parte di impiegati, studenti e immigrati, e perfino di una top model trasformata in tranviera. Su questo banale quadro di fondo, labilit dellautore stata di sorprendere il lettore o attraverso complicazioni psicologiche o, soprattutto, tramite il concatenarsi di accadimenti inattesi. Fiore nel cemento di Alessio Amato presenta un personaggio ricorrente in questi testi, cio uno studente impacciato verso le donne e la vita, ma riesce a creare unefficace tensione narrativa grazie a una vicenda imprevedibile (non vi anticipo di cosa si tratta per non rovinare il piacere della lettura). Non sugli eventi ma sulla psiche del protagonista, una figura dominata dal desiderio di autocontrollo, si incentra invece Il riflesso di Fabio Rodighiero, in cui gli elementi naturalistici, come il fiume o il vecchio alla fermata del tram, si caricano di coloriture simboliche. Un ottimo esempio di realistico-surreale 20 minuti di Chiara Di Sante, interamente ambientato a una fermata
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del tram dove un barbone resta per ventanni finch, grazie a tre strani viaggiatori, si decide a salire a bordo, per scoprire per che si tratta di una vettura diretta in deposito. Non peraltro il solo caso di ironia sulle grandi decisioni della vita lasciate a lungo in sospeso ma rivelatesi un flop una volta attuate. Il tram come luogo di incontri sorprendenti riappare in altri racconti, come il convincente Lattesa di Maria Paola Rossetti, storia di studentessa fiorentina arrivata distrattamente a Milano per studiare giurisprudenza. A causa di uno sciopero dei tram, alla fermata conosce un vecchietto con una storia drammatica alle spalle che la spinge a non prendere il primo tram che passa, ma piuttosto a riflettere su cosa si vuole davvero nella vita. Il vecchietto muore la notte seguente, ma tanto basta a lei per imprimere una nuova direzione alla propria esistenza. In Allo stesso prezzo di Matteo Cadeddu seguiamo invece un impiegato immobiliarista che vive osservando gli altri e ripetendo ogni giorno lo stesso percorso verso lufficio. Qui lincontro perturbante quello con un bambino petulante, che per lo spinge a riflettere e a cambiare percorso. Lo stile del racconto adeguato allintroversione nevrotica del protagonista. Due storie drammatiche legate alla genitorialit sono invece Layla di Elena Sabatini, storia di una coppia che ha abbandonato una figlia, che un giorno incrociano sul tram senza rendersene conto, e La mossa del geco di Virginia Dara, incentrata su una coppia stabile senza figli, in apparenza solida. Tuttavia, lui si trova coinvolto in una relazione omosessuale con un vecchio compagno di scuola che incontra per caso in tram, mentre la moglie, dopo innumerevoli tentativi, riesce a rimanere incinta ma abortisce, portando la loro vita di coppia al collasso. interessante rilevare come la galleria dei protagonisti includa quasi solo individui in crisi, che cercano a fatica una loro strada, o falliti in una parola, antieroi, e que9

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sta forse leredit pi vistosa ricevuta dal Novecento (anche se non va enfatizzata: il romanzo moderno nasce nel Settecento come epopea delluomo qualunque, quindi strutturalmente antieroico). Il volume, del resto, si apre su una di queste figure. Mario Pinzauti scrittore fallito di nonno chiantigiano di Francesco Piccinelli Casagrande contiene un protagonista alla Bianciardi, un intellettuale toscano immigrato nella Milano del terzo millennio, non pi traduttore ma, per far quadrare i conti, scrittore commerciale di satira, sport e raccontini. Blandamente metaletterario, questo antieroe si esprime con un linguaggio venato di manierata gergalit. In Lultimo tram Veronica Rossi descrive un giovane uomo fallito, schiacciato dal padre intraprendente, che ha pure sprecato lunica occasione sentimentale della sua vita. Un ulteriore fallito il protagonista di Ave CHI ara di Francesco Priano, che con gusto un po surreale narra le vicende di un indeciso, a cui fa visita una donna misteriosa che poi sparisce, portandolo per, finalmente, sulla soglia di una decisione. Qui appaiono anche dei fugaci riferimenti letterari (a Philip Roth, per dire che segue degli schemi prevedibili). Sul registro del tragicomico fa esplicitamente leva, con buon ritmo narrativo, Jack e neve di Arturo Cheller, dedicato a un avvocato quarantenne divorziato appena giunto a Milano. Bloccato in periferia a causa di una nevicata, costretto a ripararsi per tre volte in un bar dopo aver perso il tram, compresa lultima corsa a causa di una rapina. Un linguaggio lirico-ironico, meno lineare degli altri, stato usato da Jacopo Trotta (Ridicolo di notte) per la storia dello hangover di un giovane rockettaro alla fermata del tram, dove un mezzo fallito gli scrocca da mangiare mentre lui gli racconta della penosa serata precedente. A cazzotti va invece a finire la gelosia del protagonista di Lo sa la polvere di Roberto Procaccini, che, abbandonato dalla fidanzata, la ritrova per caso
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infierendo sul suo nuovo uomo, e finendo cos in questura. Se al fondo di tutti questi racconti chiaro lelemento autobiografico, dato che per lo pi si tratta di storie di giovani che si affacciano alla vita adulta o di adulti in crisi (si immagina, vicende di genitori, fratelli o conoscenti degli autori), non mancano neppure escursioni (anti-realistiche o a-realistiche) nella narrativa di genere in senso stretto. Lavventura di una folle miliardaria americana sposatissima di Daniel Cristian Tega sembra il copione di un film americano degli anni Sessanta, misto di gossip e giallo che con una scrittura piana racconta come un adolescente venga casualmente coinvolto nelle avventure di una riccona americana incontrata in tram. Non poteva mancare il giallo in senso stretto, genere notoriamente in gran spolvero da una quindicina di anni, come in Crimini a San Francisco di Chiara Allegrini, un thriller da serie poliziesca americana, scritto con ritmo rapido e linguaggio scorrevole, e Una mattinata storta di Stefano Gianoni, poliziesco allitaliana con flashback. Un po meno prevedibile in unantologia di narrativa seria il racconto rosa Una seconda possibilit di Eleonora Gavaz, storia di una top model parigina anni 50 che perde tutto a causa del colpo di fulmine per un uomo conosciuto a Roma. La protagonista finisce a fare la tranviera; poi, come ovvio, quindici anni dopo i due innamorati si ritrovano (lui un famoso scrittore e professore). Il manierismo di forma, tono e contenuti di questi racconti non un incidente, ma costitutivo del genere letterario. Vale la pena di notare, in tutti questi testi, lo spostamento in luoghi o tempi esotici ma non troppo (una California da telefilm, gli anni 50 e 60 da gossip). Un versante molto lontano dalla fiction di genere, non fosse altro che per lesplicito fine commerciale di questultima, la narrativa di impegno sociale o politi 11

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co, la quale appare in modo esplicito solo nel racconto Il resto del resto di Tina Pregara. Si tratta della storia di un vu cumpr somalo, clandestino a Milano, che si decide a entrare in un giro losco (di spacciatori, si intuisce) dopo essere riuscito a prendere un tram per il centro citt, la cui opulenza fa cadere le sue resistenze contro il malaffare. In tutti gli altri racconti la critica sociale non unottica da cui osservare la vita, ma solo unimplicazione che il lettore estrae secondariamente da eventi di carattere privato. Per questi giovani autori, la grande storia e la politica sono decisamente attori di secondo se non terzo piano. Unaltra assenza significativa, sul versante questa volta formale, lo sperimentalismo. Fra i pochissimi casi espliciti troviamo GianGiulio sulla luna di Mattia Conti, che narra di un bambino balbuziente attraverso una scrittura che ne riproduce i problemi affettivo-linguistici senza generare (qui sta la bravura) alcun effetto comico. A questo filone potremmo ricondurre, almeno in parte, anche Ti guardi intorno, hai fame ma rammenti che cenerai a casa di Danilo Sergio, storia di un feticista disperatamente solo che osserva i piedi di due donne sul tram fantasticando, con un linguaggio pieno di ripetizioni martellanti a suggerire la patologia psichica. Answers di *** invece un brevissimo racconto costruito in stile da forum in Rete attorno a una ragazza che vede un fantasma, il quale sembra poi rivelarsi come lallucinazione di una figura maschile da cui ossessionata. A prescindere da giudizi di valore, i problemi che hanno tormentato molti dei nomi consacrati della narrativa novecentesca sembrano semplicemente usciti dallorizzonte di questi racconti. In ogni caso, non rappresentano pi il quadro in cui i giovani autori hanno agito, ma sono diventati parte di una pi lontana tradizione storica. Questi esordienti volevano raccontare delle sto 12

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rie e le hanno raccontate, senza farsi troppe domande metanarrative, sulla consistenza epistemologica dellio narrante, la natura del linguaggio o la funzione dei personaggi. interessante che gli unici tre racconti che in parte si spingono in questa direzione siano dedicati a individui con handicap fisici o psichici. Meno scontata risulta, invece, la scarsa presenza di modalit espressive legate alle tecnologie digitali, che i critici di et ritengono naturali per i digital natives. In questa antologia troverete poche tracce dello stile da sms, chat e social network. Per questi autori i modi narrativi formativi sono stati da un lato il romanzo della tradizione recente, di consumo e di genere prima che alta, dallaltro il cinema e la televisione. Il resto fa contorno o semplicemente non c, almeno per il momento. Il che non significa che ci sia ingenuit formale o pressapochismo, ma che le modalit narrative un tempo innovative sono diventate tecniche a cui si pu liberamente attingere per i propri scopi, come mostra, ad esempio, labile intreccio di vicende parallele messo in atto da Giuditta Dallerba in Alibi per mariti fedifraghi. Guidando, il protagonista sente alla radio lintervento di un uomo il cui mestiere inventare alibi per mariti infedeli. Leffetto telescopico, del protagonista che ascolta i commentatori della trasmissione discutere con luomo al telefono, collassa nel finale, in cui il protagonista, dopo aver rimarcato pi volte lassurdit della trasmissione, una volta giunto a casa scopre la moglie in compagnia di un amante. I tre piani stilistici, fra cui la logorrea da trasmissione radiofonica, sono resi con abilit e precisione. Come si vede, la complessit strutturale presente, ma solo come strumento per raggiungere un fine, non come oggetto primario dellattenzione dellautrice. Per la verit, una delle cose che pi mi hanno colpito in questa antologia la buona competenza tecnica di fondo degli autori, non inferiore a quella di molta narra 13

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tiva che gli editor incubano alacremente nelle uova alchemiche delle case editrici, anche importanti. Certo, la strada per arrivare da queste prove desordio alla maturit espressiva e, magari, alloriginalit assoluta ancora lunga. Ma gli strumenti di base ci sono, anche se la tecnica e le lettura vanno costantemente alimentate. Buona fortuna e buon lavoro a tutti. Edoardo Zuccato

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Giuditta Dallerba

Alibi per mariti fedifraghi

17.38. Diego e la Pina chiacchierano alla radio del pi e del meno, scatta la telefonata, dallaltro capo della cornetta un tizio si presenta come creatore di alibi per mariti fedifraghi. Lautostrada scorre sotto le ruote tutta uguale, campi, nuvole, ombre della sera; su il volume. Nicola, quindi tu inventi scuse per gli uomini con lamante? Eh, che ti devo dire Pina, s, il mio lavoro, Nicola ha uno spiccato accento tarantino e da come parla sembra fiero del suo impiego. Dai, ma raccontaci tutto miagola la Pina da dietro i microfoni di Radio Deejay. Cambio canale, non ne posso pi di queste stronzate, anzi sai cosa? Spengo la radio, mi avete rotto! Gianluca parla sempre da solo quando guida, dialogare con se stesso lo appaga, lo rasserena. A radio spenta riflette sul lavoro di Nicola. Certo che questi se ne inventano sempre una nuova. Ma come cazzo ti viene in mente, dico io? Certo che... boh! Altro che strappare biglietti del cinema fino alle due di notte, questo se ne sta l a cazzeggiare tutto il giorno, e magari lo pagano pure bene. Gianluca riaccende la radio: Voglio proprio sapere quanto prende sto stronzo.
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...ntare. Cio, un mestiere complicato, ci vuole molta fantasia e, Pina non mi crederai, ma per quanto assurdo possa sembrare ci vuole anche seriet! Voglio dire, bisogna mantenere il segreto professionale se no qua si rischia di mandare famiglie a monte! Gianluca sogghigna: Che cinismo, cazzo, ma ormai tanto son tutti cos... Diego prende il microfono e, giusto per non restar senza parole, cita una vecchia battuta di Walter Chiari: Vi ricordate di quel tizio che veniva scovato nellarmadio della moglie e diceva: Lei non ci creder, ma sto aspettando il tram! E Nicola: Bravo Diego! Vedo che ne sai! Non ci crederai, ma proprio questa battuta mi ha aiutato molte volte sul lavoro... Sul lavoro pensa Gianluca inarcando un sopracciglio. Ma non dirmi che hai suggerito come alibi, quella del tram! Se la suggerivi a me col cavolo che ti pagavo scusa! Ma che prendi in giro, Nic!? Beh, beh, guardate che ci vuole fantasia! Questa solo una freddura, ma pi la situazione assurda, pi, paradossalmente, sar credibile! La donna stufa delle solite scuse, le conosce ormai a memoria, il segreto sta nelloffrirgliene sempre di nuove... Questa volta hai ragione, Nic ammette Gianluca a voce alta, al caldo del suo abitacolo, il viso illuminato dalle lucine rosse dellauto. Nicola sembra quasi colto, a un certo punto perde quella sua aria spocchiosa con cui si presentato e comincia a parlare del suo lavoro come se stesse illustrando una complessa operazione finanziaria a un gruppo di stakeholders. Incredibile pensare alla scarsa fantasia delle persone, in un certo qual modo io sono quasi uno scrittore, scrivo storie damore intricate, le storie damore degli altri e
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GIUDITTA DALLERBA ALIBI PER MARITI FEDIFRAGHI

molte mi riescono talmente bene che la tentazione di metterle per iscritto spesso si impossessa di me. Molte volte salvo delle famiglie da un disastro coniugale, e c da dire che aiuto molti pi uomini che donne, non perch loro non tradiscano, ma perch le donne sono spesso molto pi brave a mentire. Oppure gli uomini pi scemi! squittisce la Pina divertita dalla sua uscita. Vai cos Pina, anche stasera ti sei assicurata il sostegno delle quattro cozze inacidite che ti seguono su twitter commenta Gianluca, scuotendo la testa nella solitudine del suo abitacolo. Ma senti, quindi ci dicevi che hai pensato molte volte di mettere queste storie per iscritto, giusto? Scriverai un libro? incalza Diego. Beh s, Diego, mi hai scoperto, sto scrivendo un libro, una specie di selezione delle storie migliori e di come sono state portate avanti proprio grazie alla mia fantasia, ai miei alibi. Ecco qua, ti pareva che non ci fosse dietro il messaggio promozionale, due ore a parlare e poi tutto costruito, questi mo mi vogliono vendere il libro! Ma chi questo? Ma quanto ha pagato per farsi sta pubblicit occulta su radio deejay? Ma boh! Sar il cugino della Pina! Ormai Gianluca sta letteralmente dialogando con un passeggero fantasma. Ma un pezzettino di libro da leggerci ce lhai l sotto mano? Giusto per incuriosirci un po? S, Diego, ce lho proprio qui! Ma pensa! Ce lha proprio l, che caso! A Nic facce rideeee! Ma pensa te sti quattro stronzi! A falsiiiiiiiii! Ma chi ve crede pi? Gianluca su tutte le furie. Nicola si schiarisce la voce: la storia di Angelo e Claudia, ah i nomi ovviamente sono inventati eh.

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Angelo e Claudia sono due pariolini della Roma bene col Cayenne e lo Z4, con due figli e un labrador in giardino, con la domestica e il campo da tennis, coi divani in pelle e le abat-jour di Philippe Stark. Angelo un giorno al bar fuori dallufficio sta smozzicando un panino speck, brie e rucola, entra sta burina sulla trentina, tuta da ginnastica, Nike con le molle, tette da paura: A Claudio, du panini al prosciutto e nacqua naturale che sto de fretta, namo va. Angelo sinnamora. Altro che pelliccia di visone, altro che parure di Cartier, altro che profumi Dyphtique e dieta macrobiotica, questa una donna vera, questa LA donna vera. Angelo si alza: Lascia, pago io! E mo questo chi ? A Ma ( la tipa si chiama Mara) questo n signore, te conviene accett, ride il buon Claudio. Mara guarda Angelo e masticando una gomma gli fa cenno di pagare. Due ore dopo Angelo e Mara hanno appena finito di consumare il loro primo rapporto sui sedili in pelle umana del Cayenne di Angelo, il primo di una lunga serie, e poi cespugli, tetti, treni e scenari urbani di vario genere al limite dellillegalit. Angelo torna ventenne, Mara tiene il ritmo a fatica e dopo un po si stufa. S, vabb i regaloni, i macchinoni, i pelliccioni, ma lei impazzisce per Giorgio, il paninaro della Ostiense, cha provato eh, ma non riesce a toglierselo dalla testa. Morale: a Claudia come glielo raccontiamo? Angelo chiama Nicola. Pronto signor Nicola? Devo portare la mia amante al mare per il week end, ho sentito che lei risolve questo tipo di problemi... Nessun problema, mi mandi una mail con tutto ci che devo sapere del rapporto con sua moglie e con tutti i suoi dati, nel giro di ventiquattro ore le invio una risposta con una lista di alibi da snocciolare per questo e almeno altri cinque o sei fine settimana.
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Davvero? Non so come ringraziarla. Ovviamente pagandomi, non lo faccio certo in amicizia, anche perch, non so se ha notato, ma noi due non ci conosciamo. Pagando? Cio lei in pratica vende balle? E che mi fa, un preventivo? Bravo, glielo mando per email. Ma non scherziamo, io non la pago per una cosa del genere, due cazzate me le invento anche da solo! Bene, grazie a lei. E in bocca al lupo! Viene il week end. Claudia, amore, ho una cena di lavoro a Napoli questo week end, parto domani sera. la burina del bar davanti al tuo ufficio, vero? Prego? Vaffanculo! La Pina riprende la parola disorientata: S, ma quindi? Quindi nulla, fa Nicola questo quel che accade a non servirsi di me. Alla radio sembrano davvero delusi del racconto. Diego e Pina per la prima volta sono senza parole, limbarazzo si taglia col coltello a grosse e pesanti fette. Gianluca deve ricredersi: Allora non avevano programmato tutto! arrivato a casa, deve scendere dalla macchina. Stavolta vi devo rivalutare, ragazzi, non avrei mai pi detto, mai pi detto che il primo cretino leggeva il suo estratto di libro e lasciava tutti senza parole, ti devo fare i complimenti, Nic. Gianluca spegne i fari, parcheggia in giardino, prende lascensore e finalmente arriva in casa. Fede? Ci sei? Improperi soffocati nella camera da letto. S, amo, arrivo subito, cazz...
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Gianluca corre in camera e vede un ragazzo sulla ventina che letteralmente cerca di ficcarsi nel suo armadio delle camicie, magrolino, pelosetto e indossa un boxer rosso con le renne di Intimissimi. Gianluca lo guarda e scoppia in una risata fragorosa. Fammi indovinare, aspetti anche tu il tram? Sc... scusa, c... cosa? Niente, lascia stare, sei troppo piccolo per capirla, Fede, buttalo fuori, va, poi ti suggerisco io un tipo che ne racconta di migliori. Federica sviene. Il ragazzino si riveste alla svelta. Gianluca esce di casa troppo fiero di s, ci manca lesplosione allArmageddon e poi, boh, ci pu quasi scrivere un libro anche lui.

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Postfazione di Vania Barozzi

Solitamente le postfazioni hanno il compito di fare il cosiddetto punto della situazione; e per questo, prima di entrare nel vivo di questantologia, voglio aprire una lunga parentesi sugli immediati antecedenti della stessa. Le passate due edizioni avevano come temi Da qui non vedo e Troppo buio per gridare. Si pu dire che entrambi fossero legati a una condizione (anche e soprattutto mentale, come accennava Tim Parks nella prefazione della scorsa edizione) di oscuramento, di un impedimento cognitivo o sensoriale che pu implicare una certa frustrazione, se non addirittura disperazione. Chiaramente con ci non si vuole affermare che i racconti fossero un revival di quelli scritti durante il periodo della Scapigliatura, ma da notare il taglio decisamente pi comico del titolo attuale che non si vedeva dai tempi del gioco di parole di Perso in tempo (seconda edizione) e che deriva da una barzelletta-sketch di antica memoria, proposta dal compianto Walter Chiari. Questo titolo ha favorito racconti di contenuto pi umoristico, anche se ci avviene solo a sprazzi, e anzi spesso manca del tutto lagognato lieto fine (torner su questo punto nel corso della trattazione). Poco tempo fa mi sono ricordata di come Vittorio De Sica concludeva il suo Miracolo a Milano, usando la celeberrima frase: Verso un regno dove buongiorno vuol dire veramente buongiorno, scolpita nellimmaginario collettivo degli italiani. Seppur questantologia provenga

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dallambiente IULM, come potete leggere sopra non sono il suo rinomato professore Gianni Canova e non voglio parlarvi di film anche perch da storica dellarte ci mi riuscirebbe un po difficile, e soprattutto il vero Canova potrebbe, a ragion veduta, linciarmi allistante. Questa frase, dicevo, mi ha immediatamente fatto pensare a gran parte dei racconti contenuti in questa raccolta per un motivo molto semplice. Datemi un paio di paragrafi e arrivo al punto. Contrariamente a quanto notava il gi ricordato Tim Parks nella scorsa edizione dellantologia ([...] curioso quanti di questi racconti siano ambientati allestero [...], scriveva), questanno si pu notare come la stragrande maggioranza delle storie non solo si svolga in Italia, ma in particolare a Milano o nelle immediate vicinanze, il cosiddetto hinterland, come piace tanto dire ad alcuni. Bisogna a questo punto ricordare che ogni scrittore elabora la propria storia in completa autonomia (talvolta gli autori selezionati nemmeno si conoscono fra loro): non ci sono quindi trend prestabiliti di anno in anno, ma solo accidentali coincidenze come questa. Nella sua sagace ma un po intellettualistica prefazione non si tratta di una critica, solo di una constatazione Zuccato parla di ambientazione urbana e di autobiografismo. Il suo errore, se cos lo vogliamo chiamare, stato lapplicazione del concetto di autobiografismo solo alla natura dei fatti narrati e dei personaggi (va da s che la constatazione dellappartenenza di questi alla categoria degli antieroi non si applica ai loro creatori), ma non alla loro collocazione geografica in senso stretto. Per la propria natura di studenti che vivono a Milano, infatti, molti giovani scrittori hanno scelto di ambientare le loro storie nella citt che loro pi familiare e in cui hanno intravisto un chiaro stimolo per collocare i loro intrecci.

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Tornando al punto che qualche paragrafo fa ho promesso di sviluppare, la Milano tratteggiata nellantologia pare non essere lontana se non cronologicamente da quella di De Sica e Zavattini, principalmente per il suo cinismo e la scarsa predisposizione allaccoglienza vera e non solo formale Tina Pregara docet. Con il suo Il resto del resto, infatti, Pregara d un colpo al cerchio e uno alla botte, descrivendo da un lato con sagacia la situazione di un ambulante che verr sempre guardato non per ci che ma per quello che offre, e dallaltro i suoi valori umani solo apparenti, basati su un fraintendimento di fondo legato alla sua figura paterna svelato solo nel finale. Dallambulante che nonostante tutto decide di restare, si passa alla descrizione del capoluogo ai piedi della Madonnina come luogo da cui fuggire se si vuole cercare un po di umanit, altrimenti si resta attorniati dallindifferenza e oppressi nel grigiore eh s, Elena Sabattini, il sole pare non esistere e s, Alessio Amato, il suo cielo grigio da settembre ad aprile. Una metropoli in cui esiste della gente giusta a cui devi piacere e lunico modo per farlo, per dirla con le parole del nostro giovane autore Francesco Piccinelli Casagrande, di buttare tutto in vacca, apparire cinico, materialista e disinteressato. Uno sfondo che allapparenza non mai troppo invadente, un semplice portatore di quel colore plumbeo e quella nebbia pi simili a dati di fatto fugacemente citati che a condizioni atmosferiche in grado di determinare sorti e umore delle persone. Pu quindi sorprendere che ci che pare connotarsi come mero background meneghino non sia in realt poi tale, poich influenza eventi e vite dei personaggi in maniera pi consapevole di quanto ci si aspetti. Il fatto che poi questo sia una voluta forzatura di un esistente stereotipo puramente strumentale. Ne Lattesa di Maria Paola Rossetti la condizione della studentessa Annina in balia
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dello sciopero dei mezzi, diventa il fattore scatenante della sua repulsione per una citt lontana dallessere quella delle sue origini, nei ritmi di vita (traffico costante) e nelle abitudini (luniversit va iniziata superando lhandicap della burocrazia e dellassenza di amici). Il ritmo della giungla metropolitana appare anche ne La mossa del geco di Virginia Dara, ma al negativo: un tram semivuoto e strade perlopi deserte che meravigliano Marco Azzali, il protagonista, fanno incontrare a questultimo un vecchio compagno di liceo con cui verr trascinato in un vero e proprio amarcord (e non solo). Le cattive condizioni atmosferiche di un gelido inverno milanese cambiano le sorti di Meyer in Jack e neve di Arturo Cheller, dove quella citt del c***o, piena di colleghi musoni e strafottenti che offre solo negativit, viene rivalutata dal protagonista dopo un incidente rivelatore. Rivelatore di cosa, lo possiamo dire: davvero una citt del c***o o lo spirito con cui la si affronta a determinarlo? Molti racconti si imperniano proprio su questo concetto. La realt da vivere come una prigione da cui evadere o un costante promemoria della nostra ineludibile presenza su questo mondo? Quanto contano le persone e gli avvenimenti nella nostra percezione della realt e nel nostro giudizio su di essa? La Milano di questi scrittori la Milano dello stereotipo. Il quale non detto che non sia vero, ma come un po tutti gli stereotipi parte da una base di realt che poi modificata e spesso ingigantita con il tempo, allontanandosi dal dato reale. Ma allora perch i nostri scrittori sembra vi si accaniscano? In realt non accanimento, bens ci che ogni scrittore (anche non alle prime armi, sottolineerei) deve fare per rendere la realt pi riconoscibile (attenzione: non vera, ma verosimile) agli occhi di coloro che non la vivono quotidianamente. Si strizza in questo modo locchio a chi le cose le conosce in prima persona,
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e si alimenta la leggenda, lo stereotipo. Sono storie, e pertanto devono appartenere pi al mito che al vero, senza contare che in qualche modo il mito pu essere vero. Se sono riuscita a confondere molti di voi, me ne scuso. Come detto qualche paragrafo sopra, Milano s simboleggiata dal grigiore e dallindifferenza, ma, cosa pi importante e centrale visto il titolo della nostra antologia, anche dal tram, mezzo che decisamente d pi colore (no, non solo perch spesso di un arancione fotonico) dei due tristi aggettivi sopraccitati. Per intenderci: il tram un mezzo che ha pi colore non solo perch qualche linea utilizza ancora quelli con i caldi interni in legno degli anni Trenta, ma perch pi aperto agli incontri inaspettati, alle chiacchiere, ai ricongiungimenti, di quella metropolitana piena di automi che fissano a vuoto i finestrini. Certo, lo si pu aspettare per una vita (e non solo in senso figurato, purtroppo) come dimostrato dai racconti di Veronica Rossi e Rachele Rebughini, ma quando lo si prende la vita pare assumere una piega diversa. Beh, anche se la dimensione della piega pari allorecchia fatta a un libro, si pur sempre assistito a un cambiamento. Anche quando lo si perde (realmente o in senso figurato), il concetto rimane lo stesso, essendo la fermata luogo di incontri e di svolte. Milano anche sede di molte radio (e qui ci asteniamo dal fare pubblicit occulta), e il racconto di Giuditta Dallerba proprio imperniato attorno a un famoso programma di una di esse. Qui il tono della narrazione, oltre a contenere un vocabolario un tantino colorito, fa sfoggio di quellironia che il nostro titolo celava. A parte laver menzionato nelle sue battute iniziali lo sketch ispiratore del titolo, Alibi per mariti fedifraghi ne segue alla lettera lo spirito, ritraendo una vicenda che ha tutta laria di essere surreale ma si muove sulla falsariga del sembrer
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paradossale ma cos. In un contesto che lautrice non ha bisogno di rendere ridicolo essendolo gi di suo, la vicenda si snoda sullassurdit di alcuni avvenimenti reali e su come si possa essere smentiti dalla realt a ogni minuto (sebbene gli argomenti trattati dai media ci paiano lontani dal vivere comune e, talvolta, irrimediabilmente idioti). Allinizio di questa postfazione accennavo al fatto che non tutti gli scrittori hanno interpretato il titolo nella sua accezione ironica, dando vita a vicende dal finale dolceamaro (due su tutte: Il riflesso di Fabio Rodighero e 20 minuti di Chiara Di Sante). Come tale, questo dato di fatto non deve apparire un fraintendimento, ma un fattore positivo, in quanto la libert di interpretazione dei titoli scelti di anno in anno ha favorito quella variet di storie che rinnova la nostra voglia di proseguire questavventura con una nuova proposta ogni dodici mesi. Zuccato lamenta, anche se non in maniera polemica, lassenza di stili e di sperimentalismo delle storie proposte, etichettando il tutto come normale in quanto si tratta di autori esordienti. Mi sento di dissentire, perch questa quasi totale assenza di sperimentalismo non qualcosa di negativo, n costituisce la semplice conseguenza dellessere in erba. Nella postfazione di un paio di edizioni fa, Paolo Giovannetti scriveva: [...] la pluralit ma anche lo scarso spessore degli stili qualcosa che colpisce ma pu anche disturbare. [...] Ma io dico: bene, evviva. Pi avanti sottolineava come la conseguenza di quanto citato fosse la creazione di una nuova convenzione letteraria dalle forme pi semplici, e qui mi unisco ai suoi evviva. Evviva per la bella intuizione e per averlo messo per iscritto. Chi scrive su questantologia, infatti (e qui porto anche la mia esperienza), non lo fa per trovare nuovi stili ma per cimentarsi ogni volta con la sfida di trovare una storia per il personaggio che bussa alla porta della sua
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fantasia: una collocazione migliore insomma, che renda lospite in grado di dialogare con altre storie e, perch no, popolare nuove fantasie. Come il GianGiulio di Mattia Conti (racconto peraltro magistralmente scritto di cui mi pento di non aver trattato pi approfonditamente) possiamo balbettare quando utilizziamo impropriamente stili letterari a cui non siamo sicuri di dovere o voler fare riferimento, ma, come lui in grado di dire sei la mia sorellina alla piccola Eva, noi sappiamo dire al pubblico: ecco i nostri personaggi, recuperategli una casa nel vostro immaginario. Di certo si troveranno meglio che nella nebbia milanese.

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Collana Giovani scrittori IULM

Glenda Manzi, Michele Marcon, Hulda Federica Orr, Danilo Potenza, Paola Tonetti, Dimitri Squaccio, Marcello Ubertone, Giusepppe Carrieri Linafferrabile
a cura di

Giuseppe Carrieri e Michele Marcon


Postfazione di

Paolo Giovannetti

Michele Marcon, Hulda Federica Orr, Linda Avolio, Massimo Pignat, Ludovica Isidori, Danilo Potenza, Anna Cuomo, Nicholas Di Valerio/Salinoch, Rachele Casato, Riccardo Fantoni, Glenda Manzi, Stefano Plebani, Giulio Tellarini, Francesco DUva Perso in tempo Michele Marcon e Giulio Tellarini Andrea G. Pinketts
Postfazione di Prefazione di a cura di

Paolo Giovannetti

Andrea Sesta, Michele Danesi, MDS, Salinoch, Mattia Conti, Monica Ferrazzi, Danilo Potenza, Chiara Daffini, Diego Dotari, Valentina Neri, Linda Avolio, Giulio Tellarini, Daniel Cristian Tega, Giuseppe Marazzotta, Marco Romani. Quello che resta Michele Danesi e Andrea Sesta di Antonio Scurati Paolo Giovannetti
Postfazione di Prefazione a cura di

Marcello Ubertone, Elena Sabattini, Mattia Conti, Fabio Rodighiero, Michele Danesi, Silvia Tramatzu, Valentina Neri, Domenico Ferrara, Andrea Sesta, Diego Dotari, Stefano Gianoni, Marco Ferrarini, Salinoch, Jacopo DAndrea, Chiara Daffini, Francesco Priano, Vania Barozzi, Filippo Rizzi, Federica Gerardi, Giovanni Fiorina, Valentina Colmi, Laura Banchero, Beatrice Lorenzini. Da qui non vedo Valentina Neri, Alice Alfiedi, Michele Danesi, Andrea Sesta Prefazione di Giorgio Falco Postfazione di Paolo Giovannetti Giuditta Dallerba, Chiara Di Sante, Francesca Giordano, Marco Ferrarini, Danilo Sergio, Alessandro Parotti, Federica Gerardi, Elena Castellini, Beatrice Lorenzini, Elena Murgolo, Mattia Conti, Chiara Castelli, Serena Di Vito, Stefano Plebani, Rachele Rebughini, Riccardo Dujany, Alfonso Casalini, Leonardo Angelini, Ilaria Padovan, Glenda Giussani, Vania Barozzi. Troppo buio per gridare
a cura di a cura di

Alessandro Bongiorni, Laura Conti e Marco Ferrarini


Prefazione di

Tim Parks