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LOCKE (la teoria della conoscenza) Le ragioni dellindagine filosofica di Locke : chiarire i limiti della ragione umana e dei

suoi poteri Locke, che abbiamo gi incontrato nella riflessione politica, anche uno dei pi importanti pensatori dellempirismo inglese, la cui riflessione filosofica origina dallintento di CHIARIRE I LIMITI E I POTERI della ragione umana, al fine di determinare ci che la mente pu o non pu conoscere. Il Saggio sull'intelletto umano, pubblicato a Londra nel 1690, nel quale egli intraprende tale ricerca conoscitiva, preceduto da una Epistola al lettore nella quale Locke racconta l'occasione da cui nata l'opera e precisa l'obiettivo che si pone come filosofo: CINQUE O SEI AMICI si riunirono nella mia camera, e SI MISERO A DISCUTERE SU UN [determinato] ARGOMENTO MA SUBITO DOVETTERO ARRESTARSI PER LE DIFFICOLT CHE EMERGEVANO DA OGNI PARTE . DOPO ESSERCI UN PO' TORMENTATI, senza avvicinarci alla soluzione dei dubbi che ci angustiavano, MI VENNE IN MENTE CHE AVEVAMO PRESO UNA STRADA SBAGLIATA, E CHE, PRIMA DI ACCINGERCI A RICERCHE DI QUESTA NATURA, ERA NECESSARIO ESAMINARE LE NOSTRE CAPACIT, E VEDERE QUALI OGGETTI LE NOSTRE INTELLIGENZE ERANO O NON ERANO ADATTE A TRATTARE. [] , E NEL TOGLIERE QUALCUNA DELLE IMMONDIZIE [ = OSTACOLI] CHE GIACCIONO LUNGO IL CAMMINO CHE CONDUCE ALLA CONOSCENZA FU STABILITO CHE QUESTA SAREBBE STATA LA NOSTRA PRIMA RICERCA. [...] [ J. Locke, Saggio sull'intelletto umano, Epistola al lettore ] La differenza essenziale fra Razionalismo ed Empirismo 1) Il RAZIONALISMO afferma che la conoscenza ha il suo fondamento 1) nellesistenza di idee innate (Cartesio) o 2) di idee innate presenti in noi virtualmente (in forma non-consapevole) ( Leibniz) o 3) su principi logici di ragione (principio di identit, di non contraddizione, ecc.). 2) lEMPIRISMO INVECE afferma, in generale, che TUTTA la conoscenza deriva dallESPERIENZA. La critica alle idee innate vuole mostrare che ogni nostra idea deriva dallesperienza (concezione empiristica) Nel I libro del Saggio sull'intelletto umano Locke affronta la questione delle idee innate e sostiene: 1) che non vi sono idee innate; 2) che ogni nostra idea deriva dall'esperienza. Questo secondo principio a fondamento dellempirismo moderno, del quale Locke considerato l'iniziatore. RITENGONO TALUNI, come opinione incontestabile, CHE NELL'INTELLIGENZA VI SIANO CERTI PRINCPI INNATI, CERTE NOZIONI PRIMARIE, altrimenti dette nozioni comuni, caratteri, per dir cos, IMPRESSI NELLA NOSTRA MENTE, CHE L'ANIMA RICEVE FIN DAL PRIMO MOMENTO DELLA SUA ESISTENZA, portandoli con s nel mondo. . Se i miei lettori fossero liberi da ogni pregiudizio, PER CONVINCERLI DELLA FALSIT DI QUESTA SUPPOSIZIONE NON AVREI CHE A MOSTRAR LORO (come spero di fare nelle seguenti parti di quest'opera) COME GLI UOMINI POSSANO ACQUISTARE TUTTE LE CONOSCENZE CHE HANNO mediante il semplice uso delle loro facolt naturali, SENZA IL SOCCORSO DI ALCUNA NOZIONE INNATA; Dimostrazione dellinesistenza delle idee innate Che non vi siano idee innate Locke dimostra con vari argomenti: 1) neanche i principi logici pi importanti (per es. il principio di identit e di non-contraddizione) sono conosciuti da tutti, come dimostrato dai i bambini e dagli idioti [] per cominciare dalle nozioni speculative, ecco qui due celebri princpi di dimostrazione ai quali, a preferenza di ogni altro, si attribuisce la qualit di principi innati: tutto ci che , e: impossibile che una cosa sia e non sia al tempo stesso'. [] anzitutto, chiaro che i bambini e gli idioti non hanno la minima percezione di questi principi e non ci pensano in alcuna maniera: il che basta a distruggere questo universale consenso, che dovrebbe essere il dato concomitante necessario di tutte le verit innate 2) N si pu dire che una persona (come i bambini e gli idioti) abbia un'idea senza saperlo poich avere un'idea ed essere co scienti di questa idea fanno tutt'uno. [] dire che vi sono delle verit impresse nell'anima, le quali l'anima non percepisce o non intende affatto, , mi sembra, quasi una contraddizione, in quanto l'atto dell'imprimere, se significa qualcosa, non altro che il far s che certe verit siano percepite. Infatti, imprimere cosa alcuna nella mente, senza che la mente la percepisca, a mio parere cosa a mala pena intelligibile. [] Dire che una nozione impressa nella mente, e dire al tempo stesso che l'anima non la conosce affatto, e che fino ad ora non se n' mai accorta, significa fare di questa impressione un semplice nulla. Non si pu dire di nessuna proposizione che nella mente, quando essa non l'ha ancora in alcun modo percepita, e di cui non stata ancora mai consapevole2 [ Viceversa Leibniz aveva detto, replicando a Locke: ] Si comprende da molti segni che in ogni momento vi in noi un'infinit di percezioni, le quali restano tut tavia prive di appercezione e di riflessione: un'infinit, cio, di mutamenti nella nostra anima, di cui non ci accorgiamo perch tali impressioni sono o troppo piccole e numerose, o troppo confuse, cosicch non hanno nulla che le distingua singolarmente, anche se, congiunte con altre, esse non mancano di far sentire il loro effetto e di farsi presenti nell'insieme, almeno confusamente . 3) inoltre popoli differenti hanno idee diverse circa la morale e la religione; Se le regole della morale sono innate e impresse nelle nostre menti, non so comprendere come gli uomini possano giungere a violarle tranquillamente, e con piena fiducia. [] Non vi sono forse state nazioni intere, e anche delle pi civili, le quali hanno ritenuto che fosse del tutto permesso esporre i loro infanti per lasciarli morire di fame, o divorare dalle belve feroci, come era consentito che li mettessero al mondo? [] Chi si dar la pena di leggere con cura la storia del genere umano e di considerare con occhi indifferenti la condotta dei vari popoli della terra, potr convincersi che (ad eccezione di quei doveri che sono assolutamente necessari a tenere assieme la societ umanas i quali sono poi anche troppo spesso violati da societ intere nei riguardi di altre societ), non dovrebbe citare alcun principio della morale, n immaginare alcuna regola di virt che, in qualche angolo del mondo, non sia disprezzata o contraddetta dalla pratica gene rale di intere societ umane, governate da opinioni e massime di vita pratica del

tutto opposte a quelle di qualche altra societ. Limpostazione empiristica di Locke concepisce la mente come una tabula rasa Quindi: l'intelletto non possiede idee, se prima i sensi non gli abbiano fornito esperienze sulle quali riflettere. L'intel letto come un foglio bianco sul quale l'esperienza incide via via le sue note. La filosofia, invece, deve sforzarsi di mostrare la genesi delle nostre idee, cio come esse si sono formate in virt dell'esperienza. A) LA GENESI DEL PROCESSO CONOSCITIVO : L'analisi della conoscenza serve a Locke per dimostrare che tutta la conoscenza deriva dallesperienza Secondo Locke attraverso lesperienza la nostra mente , in modo totalmente passivo, viene in possesso di IDEE SEMPLICI , che costituiscono i materiali fondamentali o primari della conoscenza; esse consistono nella percezione delle qualit dei corpi (colori, odori, forma, ecc.) . In seguito le idee semplici, COMBINATE IN VARIO MODO DALLA MENTE (che svolge, quindi, un ruolo pi attivo ) , danno luogo alle IDEE COMPLESSE, come ad es. quelle di a) spazio e tempo, b) di SOSTANZA (per es. lidea di mela), e c) di RELAZIONE (per es. il fuoco causa del fumo dellarrosto). Sulla base di tali analisi la ricostruzione della GENESI della conoscenza operata da Locke perviene a risultati nettamente ANTIMETAFISICI , in quanto LA FILOSOFIA NON DA LUOGO A UNA CONOSCENZA SPECIALE e diversa rispetto a quelle che ci derivano dallesperienza La filosofia non una conoscenza speciale di grado pi elevato rispetto a quelle che derivano dallesperienza : La filosofia non affatto una conoscenza di GRADO PI ELEVATO rispetto alle scienze; infatti essa non in grado di conoscere l essenza della realt, di cui parlano i metafisici da ci segue la critica allidea aristotelica di sostanza, intesa come l essenza di un ente. La concezione lockiana della sostanza invece quella di un substratum cui ineriscono certe determinate qualit : [Secondo Aristotele invece la filosofia consente di conoscere la forma (o essenza ) di un ente, definita come ci che permane nel mutamento , ossia (detto in un altro modo) ci che fa s che un ente sia quello piuttosto che un altro. ] In Conclusione, la filosofia non ci conduce alla conoscenza di altre cose oltre a quelle dell'esperienza; il suo ufficio invece quello di RICOSTRUIRE CRITICAMENTE L'ORIGINE E IL VALORE DELLE NOSTRE CONOSCENZE. (CONCLUSIONE): la metafora della mente come candela In riferimento al problema della conoscenza Locke assume una posizione di equilibrio, UNA POSIZIONE MEDIANA FRA LO SCETTICISMO RADICALE E LA CONOSCENZA ASSOLUTAMENTE VERA E CERTA ; se la nostra mente non pu conoscere tutto (come affermava, pi o meno, Cartesio), non neanche vero che essa non possa conoscere niente (scetticismo radicale). LA MENTE UMANA invece COME LA LUCE DI UNA CANDELA, CHE ILLUMINA CERTE AREE DELLO SPAZIO CIRCOSTANTE, MA NE LASCIA ALTRE NELLOSCURIT; ossia COME UNO SCANDAGLIO CON CUI SI MISURANO I FONDALI MARINI, per evitare che la nave si incagli, , iL QUALE SERVE AL SUO SCOPO MA NON IN GRADO DI DARE AL NAVIGANTE UNA VISIONE COMPLETA DEL MARE SOTTOSTANTE. Fuor di metafora, la conoscenza umana non onnisciente, e non pu acceder ad alcuna conoscenza metafisica; ESSA INVECE LIMITATA A QUELLO CHE PU ESSERE APPRESO DALLESPERIENZA, E POSSIEDE INOLTRE DIVERSI GRADI DI ATTENDIBILIT (aspetto, questultimo, il cui approfondimento abbiamo tralasciato); MA, ENTRO QUEI LIMITI, ESSA IN GRADO DI SODDISFARE RAGIONEVOLMENTE I BISOGNI UMANI. PER GRANDE CHE SIA L'INTERVALLO CHE SEPARA LA CONOSCENZA DEGLI UOMINI DA UNA COMPRENSIONE universale o PERFETTA DI TUTTO CI CHE ESISTE, TUTTAVIA LA LORO CONOSCENZA assicura i loro interessi principali, cio permette loro di avere luce sufficiente per condurli alla conoscenza del loro autore e di vedere quali sono i loro doveri. [] NON AVREMO molta RAGIONE DI LAMENTARCI DELLA RISTRETTEZZA DEL NOSTRO SPIRITO, PURCH CI ACCONTENTIAMO DI IMPIEGARLO INTORNO A CI CHE PU AVERE QUALCHE UTILIT PER NOI: PERCH IN QUESTE COSE ESSO MOLTO CAPACE. E sarebbe un puntiglio imperdonabile e infantile sottovalutare i vantaggi della nostra conoscenza, e trascurare di migliorarla in vista dei fini per i quali ci stata data, perch ci sono cose che sono poste fuori del raggio di essa. SE UN DOMESTICO PIGRO E CAPRICCIOSO, CHE NON HA COMPIUTO IL LAVORO CHE DOVEVA FARE AL LUME DI CANDELA, SI LAMENTA CHE NON AVEVA A DISPOSIZIONE LA LUCE APERTA DEL SOLE, QUESTO NON SAR AMMESSO COME UNA SCUSA PER LA SUA TRASCURATEZZA. LA CANDELA CHE ACCESA IN NOI FA LUCE ABBASTANZA PER TUTTI I NOSTRI PROPOSITI. Dobbiamo essere soddisfatti delle scoperte che possiamo fare alla sua luce; e FAREMO UN USO CORRETTO DELLA NOSTRA INTELLIGENZA, QUANDO ENTREREMO IN RAPPORTO CON TUTTI GLI OGGETTI NEL MODO E NELLA PROPORZIONE ADATTA ALLE NOSTRE FACOLT , e sulla base dei fondamenti che possono essere proposti a noi, E SE NON RICHIEDEREMO perentoriamente o con intemperanza LA DIMOSTRAZIONE E chiederemo LA CERTEZZA DOVE LA PROBABILIT SOLTANTO PU ESSERE OTTENUTA, UNA PROBABILIT CHE SAR SUFFICIENTE A DIRIGERE TUTTI I NOSTRI INTERESSI.