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Corso ISTF 01 Introduzione al cristianesimo 2012 - Appunti lezione 4

INTRODUZIONE AL CRISTIANESIMO Sezione seconda del CCC La professione della fede cristiana Prima parte Il simbolo: Io credo in Dio Padre

1. Credo in Dio La professione di fede mette subito in luce loggetto cui si rivolge. Credo in Dio. Luomo trova la sua stabilit (cf. Is 7,9) nellatto del credere, nellaffidarsi ad altro da s. Solo cos sta in piedi in tutta la sua consistenza antropologica. Ma proprio perch luomo scopre in s misure infinite, laltro cui si appoggia non pu che essere infinito e, dunque, Dio. Luomo sta in piedi se crede in Dio. La professione di fede afferma anzitutto questa verit che prima di salvaguardare uno spazio per Dio nel mondo e nelluomo, salva luomo stesso dal suo appiattimento e gli rivela le sue proporzioni pi vere. Laccoglienza di tale possibilit, che luomo cio creda in Dio, ne apre una seconda: che Dio stesso liberamente riveli se stesso, il suo mistero. Se credo in Dio, necessariamente devo lasciargli la possibilit di manifestarsi. Il Simbolo introduce immediatamente la conoscenza di fede che riguarda il Dio rivelato. il Padre. E mentre introduce tale affermazione, evoca tutta la rivelazione che quel Padre fa di se stesso mediante il Figlio e il dono dello Spirito. Lesperienza del credere non basta che riconosca lesistenza di Dio. Essa interpella anche la credibilit di quello stesso Dio, nel senso della sua affidabilit, della seriet con cui accompagna la storia degli uomini. I cristiani trovano affidabile il Dio di Ges Cristo che il Simbolo proclama. E mentre ne accostano la conoscenza iniziando dal Padre perch il Principio e la Fine di tutto (CCC 198), sanno che nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare (Mt 11,27). Unaffermazione che ha per lo meno due grandi conseguenze: pur accostando singolarmente le tre Persone della Trinit, la loro comprensione sempre trinitaria. Ciascuna delle tre Persone rivela se stessa in relazione alle altre (CCC 253-260); quello che di Dio possiamo affermare lo diciamo perch Ges ce lha rivelato e lha reso accessibile. Nel Battesimo siamo stati immersi nel mistero della Trinit della quale possiamo parlare per lesperienza che sostiene la conoscenza, senza dimenticare che la conoscenza illumina lesperienza (CCC 232-237).

Il CCC delinea in maniera organica la presentazione della Trinit ricordando le tappe storiche della formulazione del dogma e i suoi aspetti interpretativi (CCC 249-260). Poi recupera il dato biblico e la comprensione di fede che riguarda ciascuna delle tre Persone. In questi appunti segnaliamo i dati fondamentali che possano accompagnare un percorso introduttivo al cristianesimo come chiavi di lettura che necessitano dellampliamento del Catechismo.

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2. Credo in Dio Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra 2.1. Signore, mostraci il Padre! La proclamazione della paternit di Dio non estranea ad altre religioni e neppure alla fede di Israele (CCC 238). Dio padre da cui proviene lopera creazionale e lo per il rapporto singolare che stabilisce con il popolo dellalleanza che per Dio come figlio primogenito (cf. Es 4,22). Luso del termine tuttavia molto prudente.1 Ges attribuisce al termine una nuova forza (CCC 240) che appartiene innanzitutto alla conoscenza che egli ha del Padre suo. I vangeli ci presentano la sorpresa dei discepoli di fronte al modo con cui il loro Maestro viveva la relazione con Dio. Cera unintimit inedita che essi non percepivano nella tradizione di fede ebraica, pur appartenendo Ges a quello stesso popolo e frequentando il tempio di Gerusalemme. In modo particolare ci emergeva nella preghiera di Ges, specie nei momenti in cui egli si ritirava in solitudine. Al mattino si alz quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritir in un luogo deserto e l pregava (Mc 1,35). I discepoli osservavano quei movimenti e intuivano che si stava realizzando qualcosa di particolarmente intenso dal punto di vista relazionale. Non era una preghiera qualsiasi, tanto che, in una simile circostanza, chiedono di partecipare dellevento. Un giorno Ges si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: Signore, insegnaci a pregare. (Lc 11,1). A quel punto ecco la grande rivelazione, quella che costituisce loggetto della nostra fede: Quando pregate, dite: Padre (Lc 11,2). Ecco spiegata la straordinaria intensit della preghiera di Ges: intimit con il Padre in quellamore che li unisce luno allaltro che altri non che lo Spirito! Siamo ricondotti alla fede trinitaria. Chi conosce il Padre Ges e tale conoscenza avviene nello Spirito, la relazione damore tra Padre e Figlio! Ma se quello Spirito ci appartiene, anche noi possiamo conoscere il Padre. Voi avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: Abb, Padre! (Rom 8,15). E lo Spirito ci fa conoscere il Padre facendoci abitare la stessa relazione filiale (quella che vive Ges) e illuminando quella stessa relazione nelle modalit con cui Ges lha vissuta. Inizia cos il percorso di scoperta del Padre da parte dei discepoli. La missione di Ges del resto proprio quella di far conoscere il suo nome agli uomini perch al Padre possano rendere gloria (cf. Gv 17,4-6) e cio confessare questo suo nome. Nella preghiera del Padre nostro, Ges consegna tutta la densit di quellinvocazione iniziale, quella che costituisce loggetto della nostra fede. Quando diciamo Credo in Dio Padre parliamo di quel Padre che Ges ci ha fatto e ci fa conoscere mediante lo Spirito. Credo e Padre nostro devono rimanere uniti. Chi dunque quel Padre nel quale crediamo? Ne accostiamo alcune prospettive, riconoscendo in esse tutto lo spessore della rivelazione AT e nello stesso tempo linedito dischiuso da Ges. il referente di quel regno che Ges venuto a inaugurare, regno attuato e promesso in chi si fida e si affida a lui, secondo misure che non appartengono a grandezze e criteri umani. Non temere, piccolo gregge, perch al Padre vostro piaciuto di darvi il suo regno (Lc 12,32).
Si pensi ad esempio allinvocazione litanica dellIslam riservata ai 99 nomi di Allah. Nomi bellissimi: il compassionevole, il santo, la pace, il fedele, il potente, il giudice, il giusto, il dolcissimo Nomi che soggiacciono a quello di padre che un musulmano per non oser mai attribuire a Dio.

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lAbba provvidente che d il pane quotidiano e sa ci di cui i suoi figli hanno bisogno (cf. Lc 12, 30). il Padre misericordioso che accoglie facendo festa il ritorno del figlio peccatore (cf. Lc 15,1132) un Padre presente nel momento della prova e della tentazione come lo stato per Ges sia nellesperienza delle tentazioni, sia nella prova suprema, quando la relazione tra Padre e Figlio si fa densissima, dalla preghiera allapprossimarsi dellora (cf. Gv 17,1), alla preghiera nellorto (cf. Lc 22,42), alla preghiera sulla croce (cf. Lc 23,46). un Padre che consegna il proprio Figlio per riabbracciare tutti come figli.

Di fronte alla bellezza di questi orizzonti che appartengono alla vita e alla predicazione di Ges, comprensibile lattesa e la domanda dei discepoli: Gli disse Filippo: Signore, mostraci il Padre e ci basta. (Gv 14, 8). Il discepolo percepisce che nellincontro con quel Dio dal volto di Padre nulla pi gli verrebbe a mancare. Ges risponde a Filippo: Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre in me? (Gv 14,9-10). Ges risponde: non credi che io sono nel Padre? Ci che ci conduce alla scoperta del Padre dunque credere nel rapporto filiale che Ges ha con lui e la Rivelazione che ne deriva. Senza tale conoscenza Dio rimane lontano e il suo volto coperto da immagini pi o meno verisimili che rischiano di essere il risultato delle nostre proiezioni. Solo Ges introduce alla conoscenza del Padre. Ci avviene mediante il suo Spirito, come ben comprende Paolo: Tutti quelli infatti che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: Abb, Padre! (Rom 8,14-15). Possiamo giungere alla conoscenza del Padre entrando nel rapporto damore che li lega lUno allAltro: lo Spirito (CCC 243-248). Conosciuto il Padre come lo conosce Ges, si possono comprendere i due aspetti che declinano la sua paternit. Che Padre Dio? Onnipotente e creatore. 2.2. Il Padre onnipotente un aggettivo altisonante quello che viene attribuito a al Padre. Tanto sentiamo familiare il nome, quanto laggettivo incute un certo timore. La paternit di Dio per non annulla la sua grandezza, anche se essa andr delineata sempre alla luce della rivelazione. Di che onnipotenza si tratta? quella che appare nelle sue opere. Lonnipotenza di Dio non quella di un super uomo, che fa quel che vuole in termini arbitrari. essenzialmente una potenza damore (CCC 268). Dio amore (1Gv 4,8). Lonnipotenza lamore che genera il Figlio. La stessa verit sar confessata nel Credo Nicenocostantinopolitano in relazione al Figlio generato dal Padre prima di tutti i secoli. Lonnipotenza di Dio lintervento mediante il quale Dio stabilisce il suo mistero in termini trinitari, generando il Figlio nello Spirito perch la sua identit possa corrispondere in pienezza allAmore che non pu sussistere al di fuori di una relazione. E quellamore cos puro e perfetto che in esso ciascuna delle tre Persone pu ritrovare in pienezza se stessa. Per questo,
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Dio uno ma non solitario.2 Dio amore e comunicazione infinita. Prima ancora di creare le creature e di partecipare ad esse un limitato riflesso della sua vita, egli da sempre comunica tutta la propria perfezione al Figlio eterno e allo Spirito Santo. Il Padre dunque la pura gioia del donare senza riserve, il principio senza principio delle altre persone divine e poi di tutta la realt creata, verso il quale tutto deve ritornare nella gratitudine, nella lode e nellobbedienza. Io sono lAlfa e lOmega, dice il Signore Dio, Colui che , che era e che viene, lOnnipotente (Ap 1,8).3 E quellonnipotenza giunge non semplicemente a generare, ma anche a comprendere la possibilit che in Colui che Dio ha generato (il Figlio), il mistero dellAmore, sia aperto a unospitalit pi grande che raggiunga luomo. Lonnipotenza lamore che crea luomo ed ogni cosa. Approfondiremo tale aspetto accostando il Dio creatore. Ma intanto gi utile comprendere come la creazione espressione dellonnipotenza divina che dal nulla fa essere tutte le cose. Dal nulla (CCC 295298) perch lamore annulla il nulla, lo riempie di condizioni di possibilit. Nellamore onnipotente, Dio opera tutto ci che vuole (Sal 115,3), nulla gli impossibile e dispone a piacimento delle sue creature: il Signore delluniverso. Ma perch Dio crea? Dice San Tommaso: Aperta la mano dalla chiave dellamore, le creature vennero alla luce .4 Di nuovo lonnipotenza dellamore! Dio non crea per aumentare la sua beatitudine o acquisire maggior perfezione, ma perch la sua bont possa essere manifestata attraverso il dono che egli fa di s. Perch questo diventi lode e gloria della sua grazia (cf. Ef 1,6), riconoscimento cio del suo modo di essere Dio, nella forza dellamore. Lonnipotenza la presenza e la forza con cui Dio accompagna il suo popolo . Lonnipotenza di Dio interviene storicamente nella vicenda di un popolo, Israele. Chi Israele? ben poca cosa rispetto ad altri popoli: Il Signore si legato a voi e vi ha scelti, non perch siete pi numerosi di tutti gli altri popoli - siete infatti il pi piccolo di tutti i popoli -, ma perch il Signore vi ama (Dt 7,7-8). E lonnipotenza interviene in difesa e custodia di quel popolo con il suo braccio potente (cf. Es 13,16). quello che canta la Vergine nel Magnificat: Grandi cose ha fatto in me lOnnipotente (Lc 1, 49). Lonnipotenza lautorit racchiusa nella persona di Ges che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo (Lc 24,19). In Ges agisce il Padre. Quella stessa potenza che vediamo allopera nei miracoli e nelle guarigioni, ma che si manifesta soprattutto nel mistero della croce. Qui lonnipotenza si fa quasi scandalosa, perch sembra contraddire se stessa, apparendo come debolezza. lo stesso scandalo, proveniente da Giudei e Greci, che Paolo segnala, contrapponendo alla loro presunta sapienza, la sapienza che viene dalla croce. E mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio. Perch ci che stoltezza di Dio pi sapiente degli uomini, e ci che debolezza di Dio pi forte degli uomini . (1Cor 1,22-25). Dio pu essere Dio anche nellesperienza della debolezza, senza perdere la sua onnipotenza. Anzi proprio lonnipotenza gli consente di assumere anche la debolezza umana, per raggiungere attraverso tale modalit chi non ha pi le forze per risollevarsi, per raggiungere luomo peccatore e aprirgli un varco nella sua debolezza mortale (CCC 272).
Fides Damasi, DS 71. CCC 254. CEI, Catechismo degli adulti La verit vi far liberi, 333. TOMMASO DAQUINO, In libros sent. 2,1,2,2,1.

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2.3. Il Creatore del cielo e della terra Connesso allidea dellonnipotente paternit di Dio vi anche il suo intervento creatore. Quel Padre il creatore del cielo e della terra. Accostando questa verit noi ci sintonizziamo con le grandi domande delluomo: qual il senso della storia? Da dove veniamo? Verso dove andiamo? Che cosa possiamo sperare? Siamo invitati a lanciare una sfida al secolarismo che qualche volta ci imprigiona, ritrovando i fili invisibili della vita, per cui nulla si perde nella storia e ogni cosa pu essere riscattata e acquisire un senso.5 Non il caso, ma Dio. Il credo ci offre tali fili invisibili ritrovando allorigine della nostra storia, della storia dellumanit e del mondo lintervento creazionale di Dio. Luomo non frutto del caso, ma dellintervento divino, ben sintetizzato nel primo versetto della bibbia: In principio Dio cre il cielo e la terra (Gen 1,1). Il principio lui. Luomo non nasce per caso e neppure per sua iniziativa. Vi un creatore ed quel Padre di cui Ges ci ha parlato e di cui, a ben udire, ci parlano tutte le creature, che del Creatore custodiscono un riflesso. Vi una presenza da ricercare perch tutto stato creato a lode dello splendore della sua grazia (Ef 1,6). La Bibbia sintetizza tale consapevolezza accompagnando levento creatore con una sorta di ritornello: Ed era cosa buona. Nelleconomia della creazione, ogni cosa diventa riverbero della bont che crea, manifestazione del suo amore onnipotente. Dalle creature si apre dunque una strada per giungere al Creatore. La pagina della Genesi vuole dirci proprio questo: non una trattazione sulle modalit dellorigine. Allautore sacro non interessa dirci com andata, ma chi ne lArtefice e il senso del suo intervento. (CCC 282-289). La conoscenza piena per possibile unicamente in quel Figlio che di lui ci ha parlato; infatti, come Paolo scrive ai Romani, bench le perfezioni di Dio possano essere contemplate con lintelletto, quella stessa facolt stat a oscurata dal peccato degli uomini, da vuoti ragionamenti che dalle creature non riescono risalire al creatore, scambiando la gloria dell'incorruttibile Dio con l'immagine e la figura dell'uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. (cf. Rm 1,23). Perch Dio crea? Abbiamo detto, per manifestare il suo amore: Dio vuol essere Dio dilatando lo spazio del suo infinito donarsi e per questo, dopo aver ampliato il suo mistero nella comunione trinitaria, pensa alluomo. Dio non soffre di solitudine; pienamente se stesso nella comunione trinitaria dellamore: nulla pu accrescere la sua perfezione e beatitudine. Dio non cre Adamo, perch aveva bisogno delluomo, ma per avere qualcuno in cui riporre i suoi benefici .6 Ma nel modo con cui ha deciso di essere Dio nellonnipotenza dellamore ha compreso la possibilit di far posto alluomo, per renderlo partecipe della stessa comunione damore. Un progetto attuato. Come avviene tale manifestazione dellamore di Dio, come avviene la creazione? importante entrare nel disegno teologico che la sostiene, arricchendo la pagina della Genesi con quello che la rivelazione ha annunciato in Cristo Ges. La pagina della Genesi, ricca di significati allusivi (come Dio che parla al plurale!), invoca un compimento e una chiave di comprensione che gi lAT annunciava quando descrive lopera creazionale di Dio:
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CEI, Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia . Orientamenti pastorali dellEpiscopato italiano per il primo decennio del 2000, 29 giugno 2001, n. 2. IRENEO DI LIONE, Controre eresie, 4,14,1.

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Il Signore mi ha creato come inizio della sua attivit, prima di ogni sua opera, all'origine. Dall'eternit sono stata formata, fin dal principio, dagli inizi della terra. []

Quando disponeva le fondamenta della terra, 30io ero con lui come artefice ed ero la sua delizia ogni giorno: giocavo davanti a lui in ogni istante, 31giocavo sul globo terrestre, ponendo le mie delizie tra i figli dell'uomo. (Prov 8,22-23.30-31)

In tale sapienza la fede cristiana ha riconosciuto lazione del Verbo che interviene con il Padre nella creazione del mondo. Egli era, in principio, presso Dio: tutto stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla stato fatto di ci che esiste. (Gv 1,2-3). E Ireneo di Lione nel II sec. descrive lazione del Verbo e dello Spirito nella creazione come quella delle mani di Dio al lavoro.7 San Paolo dir:
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Egli [Cristo] immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione, 16perch in lui furono create tutte le cose nei cieli e sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potenze. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. 17Egli prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono. (Col 1, 15-17).

Che significa che in Cristo sono state create tutte le cose? Vuol dire che generando il Figlio amato, il Padre ha aperto spazi nuovi e inauditi damore nel quale gli uomini e il mondo vi trovano posto. E vuol dire che proprio quella relazione (lAmore) tra il Padre (lAmante) e il Figlio (lAmato) rende possibile e comprensibile la creazione. Lespressione in Cristo furono create tutte le cose non allude a unattivit creazionale diversa o successiva a quella del Padre da parte di Cristo, ma alle conseguenze del dono damore che gi appartiene alla generazione eterna del Figlio da parte del Padre. La relazione damore che intercorre nella creazione imprime, inoltre, alle creature una sorta di marchio originario che ne dichiara la provenienza, la natura e il destino. Anzitutto sulluomo. La categoria dellimmagine il modo con cui AT e NT esprimono , con consapevolezza sempre pi approfondita, tale convinzione. Lautore del Libro della Genesi dichiara infatti che Dio cre luomo a sua immagine; a immagine di Dio lo cre: maschio e femmina li cre (Gn 1,27). Nel NT comprendiamo che tale immagine appartiene innanzitutto al Figlio immagine del Dio invisibile e primogenito di ogni creatura (Col 1,15) e che tale immagine Dio la imprime nel volto di ogni uomo: Poich quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi allimmagine del Figlio suo, perch egli sia il primogenito tra molti fratelli (Rm 8,29). Non esiste un modo diverso per essere uomini se non guardando al Figlio: lui custodisce il senso e le misure della nostra umanit e si fa uomo per mostrarcene e recuperare il disegno compiuto, per rendere possibile e portare a compimento il progetto creazionale che il Padre tiene in serbo fin dallorigine della creazione, quello di essere santi e immacolati al suo cospetto nella carit (Ef 1,4), come lo il Figlio.
Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Ges Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carit, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Ges Cristo,secondo il disegno d'amore della sua volont, a lode dello splendore della sua grazia,di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. (Ef 1, 3-6)

IRENEO DI LIONE, Adversus haereses, 4, 20, 1.

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Questo significa essere a immagine. Vuol dire che luomo trova il suo senso nella relazione con Dio, dimorando nellAmore, quello del Padre per il quale non siamo pi stranieri n ospiti, ma suoi familiari (cf Ef 2,1) e quello del Figlio che non si vergogna di chiamarci fratelli (Eb 2,11) e che nella fraternit ci insegna a vivere. E lo Spirito di Ges ci trasforma e rende possibile tale configurazione: E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo lazione dello Spirito del Signore (2Cor 3,18). Un progetto che riguarda anche le cose. Dio ha create anchesse come parte di quel progetto che trova il suo riferimento in Cristo, poich per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili (Col 1,15-16). Luomo custode delle cose create, riconoscendo e mantenendo lordine nel quale sono state pensate: la creazione a gloria e lode di Dio: dunque ordinata a lui. Le cose create sono dunque a servizio delluomo, ma non per essere manipolate arbitrariamente, bens per essere restituite anchesse a quel progetto complessivo che Dio ha in mente. Per noi c un solo Dio, il Padre, dal quale tutto proviene e noi siamo per lui; e un solo Signore Ges Cristo, in virt del quale esistono tutte le cose e noi esistiamo per lui (1Cor 8,5-6). interessante come la tradizione di fede abbia visto la creazione del mondo e delle cose come un impegno nel quale Dio coinvolge tutto se stesso. Ireneo di Lione dice che il Verbo e lo Spirito Santo sono come le mani del Padre (CCC 292). Tutta la Trinit coinvolta nella creazione e se essa affidata alluomo perch luomo ne riveli il senso pieno. Egli pi che padrone il custode delle cose create: deve renderle al loro senso, partecipando allopera creazionale di Dio. Quale? Quella che conduce dal caos al cosmo, dal disordine informe e tumultuoso allordine, ad essere cio ordinate a Dio. Comprendiamo in questo senso la prospettiva cristiana dellecologia e perch la chiesa in tempi recenti abbia insistito nella salvaguardia del creato: non semplicemente per un motiv o funzionale o estetico, ma per affermare il progetto globale, che comprende che ogni uomo, anche delle generazioni future possa attraverso il creato vivere la pienezza della sua umanit. Dice il Concilio: Dobbiamo accogliere tutte le creature come se al presente uscissero dalle mani di Dio (GS 37), riconoscendo un ordine e un disegno da interpretare, un linguaggio da ascoltare e capire, una verit e bellezza da contemplare. La manomissione arbitraria indice di una povert o meschinit dello sguardo delluomo, animato dal desiderio di possedere le cose anzich di riferirle alla verit, e privo di quellatteggiamento disinteressato, gratuito, estetico che nasce dallo stupore per lessere e per la bellezza, il quale fa leggere nelle cose visibili il messaggio del Dio invisibile che le ha create (GIOVANNI PAOLO II, Centesimus annus, 37). Prima parte - continua