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Leopardi: innamoramento e oltre L.

sviluppa la sua riflessione sullesperienza umana non teoricamente ma approfondendo la sua storia individuale, egli attraverso la propria persona, in modo concreto e diretto, scopre la condizione umana: analizza e prende sul serio tutto di se stesso, i suoi sentimenti, le sue attese, i suoi sogni e le ricorrenti delusioni (sia nel Canti che nello Zibaldone). Dallindagine di L. emerge che luomo, ogni essere, costituito dal desiderio naturale della felicit, di una felicit infinita ma, poich un essere finito e vive tra oggetti o esseri finiti, non la pu raggiungere. Sintetizzando linsieme di tante riflessioni di L. presenti nelle opere, soprattutto nello Zibaldone, possiamo ordinare questo ragionamento: luomo cerca linfinito, lassoluto fra le cose sensibili, nel presente ma non pu mai trovarlo; vero, il mondo risplende, ci attrae con tanta bellezza ma essa falsa; chi crede alle attrattive della realt prima o poi ne rimane deluso, poich il bello e il buono e il bello non abitano su questa terra, sono pure illusioni; perci la ricerca di una felicit assoluta su questa terra destinata ad un continuo fallimento. Perch tutto il bello e il buono di questo mondo essendo pure illusioni, e la virt, la giustizia, la magnanimit etc. essendo puri fantasmi e sostanze immaginarie, quella scienza che viene a scoprire tutte queste verit che la natura aveva nascoste sotto un profondissimo arcano, (. . .) per necessit viene a concludere che il vero partito in questo mondo, lessere un perfetto egoista e il far sempre quello che ci torna in maggior comodo e piacere. (dallo Zibaldone, 16/VI/1820, p. 125). La natura non ci ha solamente dato il desiderio della felicit, ma il bisogno; vero bisogno, come quel di cibarsi. Poich chi non possiede la felicit, infelice, come chi non ha da cibarsi, patisce di fame. Or questo bisogno ella ci ha dato senza la possibilit di soddisfarlo, senza nemmeno aver posto la felicit nel mondo. Gli animali non han pi di noi, se non il patir meno; cos i selvaggi: ma la felicit nessuno.(dallo Zibaldone, 27/V/1829, p. 4517) Lamara coscienza di questa verit e lesperienza della conseguente disillusione sono presenti in molti Canti. Questa contraddizione fondamentale fra desiderio e realt, fra lattesa del cuore e linadeguatezza ad esso di ogni cosa o persona che ci circonda, sentita sia come che come segno della grandezza dellio produce una serie di opposizioni che attraversano tutta la poesia leopardiana. Innanzitutto tra conoscenza e felicit. Chi non conosce ancora 1 arido vero, chi non si reso conto dello squallore dellesistenza. pu illudersi, ritenendo che la bellezza, la gioia, lamore siano enti reali e sia possibile conquistarli. La felicit - troviamo scritto nello Zibaldone- consiste nellignoranza del vero. Unulteriore conflitto oppone verit e bellezza. Il Vero negativo, tragico, ripugna alla coscienza. Dunque il Vero non bello. Bello il falso, lillusione. La filosofia deve avere per oggetto il Vero E, per Leopardi, la filosofia quella settecentesca, materialistica e agnostica. Egli aderisce in toto alle conclusioni del pensiero illuministico, mentre rifiuta nettamente lidealismo romantico. Ma larte, regno del Bello, non pu basarsi sul Vero, deve attingere alle illusioni, alle fantasie, ai miti creati dallimmaginazione delluomo. Come il poeta scrive nello Zibaldone era della primitiva essenza della poesia lesser ispirata dal falso. Organo della poesia limmaginazione, su cui lo Zibaldone ha passi bellissimi (M 1058). E ufficio del poeta cagionarci quei diletti soprumani di cui pressoch tutto, salvo il desiderio, abbiamo perduto. Eppure, ci che colpisce e rimane impresso di L. non la sua negativit teorica; se si segue la traiettoria della sua vicenda umana si arriva ad un livello della sua esperienza che va oltre la negativit. La negazione, la risposta negativa ai problemi ultimi della vita che strutturava il sensismo la filosofia a cui L. si era legato perch dominava il mondo culturale di allora non era parola di L., lultima definitiva parola. Era il linguaggio limitato del suo tempo con il quale egli cercava di spiegarsi la vita e la realt. Infatti cos forte il grido dellesigenza che costituisce il cuore delluomo, cos forte e potente e bello che, come per natura, non ci si pu non sentire trascinati e dire: Gi, vero, cio non ci si pu non mettere almeno in tensione di attesa per quel che deve venire come possibile risposta positiva, come affermazione della positivit del destino. Seguendo la riflessione sullesperienza umana fatta da L. nulla ci risveglia, nulla ci rende tanto consapevoli del desiderio di felicit che ci costituisce, quanto la persona amata. Intravedere nella persona amata la promessa del compimento accende in noi tutto il potenziale infinito del desiderio di felicit. Nellinno ad Aspasia (Aspasia il nome di una donna greca amata da Pericle, che L. attribuisce ad una donna di cui si innamorato, Fanny Targioni Tozzetti) la bellezza della donna percepita dal poeta come un raggio divino, come un presentimento dellInfinito, del Mistero infinito. Se luomo non comprende la natura di questa chiamata e, invece di assecondarla, si ferma alla bellezza che vede davanti a s, presto essa si manifesta incapace di compiere la sua promessa di felicit, di infinito. La donna, con il suo limite, con la sua

fragilit, desta nelluomo, anchegli fragile e limitato, un desiderio di pienezza sproporzionato rispetto alla capacit che lei ha di rispondervi. Da qui rabbia, violenza, delusione, reciproche accuse di infedelt perch nessuno dei due pu mantenere liniziale promessa di felicit. Invece la bellezza della donna raggio divino, cio segno che rimanda oltre, ad altra cosa pi grande, divina, incommensurabile rispetto alla sua natura limitata. Raggio divino al mio pensiero apparve,/ donna, la tua belt. Simile effetto/ fan la bellezza e i musicali accordi,/ ch alto mistero dignorati Elisi/ paion sovente rivelar. [la tua bellezza, o donna, mi richiama qualcosa di oltre, Raggio divino, cos come la musica, che sembra custodire un mistero dignorati Elisi>. Un mistero di felicit, qualcosa doltre, di pi felice: la bellezza della donna richiama a tutto ci] Vagheggia/ Il piagato mortal quindi la figlia/ della sua mente, lamorosa idea,/ che gran parte dOlimpo in s racchiude, [...] [luomo, allora, <vagheggia, sinnamora di questa immagine che sta dietro la figura della donna, sinnamora di questa sorgente di emozione che pesca oltre il viso della donna, come oltre lapparato della musica. Vagheggia / il piagato mortal quindi la figlia / della sua mente: della sua mente, perch questa emozione, o questo richiamo, avviene dentro la coscienza] tutta al volto ai costumi alla favella/ pari alla donna che il rapito amante/ vagheggiare ed amar confuso estima. [luomo crede di amare e di vagheggiare, confondendo la donna che ha davanti con quellaltra cosa, che per proprio quella precisa donna a suscitargli] Or questa egli non gi, ma quella, ancora/ nei corporali amplessi, inchina ed ama [non la donna che ha davanti, ma ci che lei gli richiama]. Alfin lerrore e gli scambiati oggetti/ conoscendo, sadira; [a un certo punto, la donna si rivela impari a sostenere il paragone con limmagine che ha suscitato, e allora luomo sadira] e spesso incolpa/ la donna a torto. Leopardi, nellinno ad Aspasia, afferma che c dunque qualcosa daltro che lo richiama e che ad esso presta il suo omaggio luomo. Infatti, Alfin lerrore e gli scambiati oggetti / conoscendo, sadira: luomo si accorge che la donna che ha innanzi sproporzionata allimmagine che la donna stessa gli ha destato. Il suo entusiasmo era per quello che gli era stato destato dentro. Nellinno ad Aspasia egli dice, in sintesi: Tu, o donna, mi susciti qualcosa dentro, ed io amando quello che tu mi susciti dentro finisco per non amar pi te, perch sei sproporzionata a quello che mi desti dentro; ma a un certo punto, in un momento di equilibrio e di intensit particolari, Leopardi stende il suo inno non a questa o a quella donna, non a una delle tante donne di cui si era innamorato, ma alla Donna, col D maiuscolo, alla Bellezza, col B maiuscolo. E linno a quella amorosa idea che ogni donna gli suscitava dentro: idea amorosa che intuita come una presenza reale. Con una intuizione penetrante del rapporto amoroso, L. intravede che ci che cercava nella bellezza delle donne di cui si innamorava era la Bellezza con la B maiuscola. Al vertice della sua intensit umana, linno Alla sua donna un inno alla cara belt che egli cerca in ogni bellezza; tutto il suo desiderio che la Bellezza, lidea eterna della Bellezza, assuma una forma sensibile. Ed in questo, egli confessa, potrebbe finalmente essere felice.