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Frank Rollier

L'angoscia nelle strutture cliniche.

Introduzione: Se l'angoscia pu manifestarsi nelle differenti strutture, si pu dire che ella di struttura nel soggetto parlante? Freud ne fa "uno stato affettivo che ciascuno ha provato, almeno una volta nella sua vita", " il fenomeno fondamentale e il problema capitale della nevrosi", i nevrotici non si distinguono dai soggetti normali che per la esagerazione delle loro reazioni allorch certi individui, i normali, sono capaci dice di " sottomettere l'affetto di angoscia al funzionamento psichico normale". L'angoscia si incontra dunque in ciascuno ma ci che specica l'essere umano? la tesi esistenzialista: Sartre scrive che "l'uomo angoscia" anche se "molti uomini mascherano, fuggono la loro angoscia." Questa tesi non quella della psicoanalisi poich per Freud vi una causalit psichica dell'angoscia ed egli precisa che se l'angoscia concerne ciascuno, essa si presenta sempre in modo particolare. Essa per Freud senza oggetto, a differenza di una paura che ha un oggetto - paura di questo, di quello...Egli ne fa una "reazione ad una perdita, a una separazione" che si riporta secondo lui ad una angoscia di castrazione nel rapporto al padre "di fronte ad un pericolo pulsionale". Nel "Complemento relativo all'angoscia" che egli aggiunge al suo scritto Inibizione Sintomo e Angoscia, riconosce all'angoscia una forma arcaica, che qualica come traumatica e che angoscia di perdere l'amore dell'Altro - "reazione originaria allo sconforto psichico" (Hilosigkeit). Se Freud sostiene dunque che l'angoscia ha per carattere "l'assenza di oggetto e l'indeterminazione", egli porta tuttavia una precisazione importante nel suo "Complemento" quando ci dice che l'angoscia in relazione con l'attesa e che "l'angoscia di qualche cosa"; Il testo tedesco dice: "sie ist Angst vor etwas". Il vor tedesco, come il de francese si presta ad un equivoco: si tratta di un'angoscia proveniente da qualche cosa davanti a cui io mi trovo, dunque avente un oggetto, ci che la avvicina ad una paura, oppure - ed la via che Freud sceglie, si tratta di una "reazione affettiva" senza oggetto davanti ad un pericolo pulsionale indeterminato? sempre a partire da questa formulazione equivoca di Freud "l'angoscia angoscia di qualche cosa" che Lacan potr enunciare che se essa "concerne il soggetto al pi intimo di lui stesso" essa tuttavia "non senza oggetto". Per Lacan, non la minaccia di castrazione che struttura l'angoscia ma il rapporto all'oggetto (e alla Cosa). L dove Freud lega l'angoscia alla perdita, Lacan si appoggia su Freud per andare aldil: la perdita inerente alla costituzione del soggetto - infatti una beanza pi che una perdita - e la sua apparizione si accompagna con la produzione di un oggetto - l'oggetto (a), innominabile e irrappresentabile. ci che Lacan ci porta con lo schema della divisione - "divisione del soggetto in rapporto all'Altro": A S Stadio del godimento (a) A barrato Stadio dell'angoscia S barrato Stadio del desiderio Primo stadio: il livello mitico. L'Altro originario il luogo del signicante e il soggetto non ancora esistente, egli ancora puro "soggetto del godimento" al tempo mitico del paradiso prima della caduta, prima che l'oggetto non appaia, non sia perduto e non manchi. lo stadio del godimento. Stadio inferiore: da allora, a partire da questo incontro del soggetto con il linguaggio, con il signicante, il soggetto sar determinato dal signicante. Lacan ha una frase molto bella, egli parla di un "chi sono io?" informulabile al quale risponde, prima che non si formuli, un "Tu sei"; dal suo incontro con il linguaggio, il soggetto esce marchiato, barrato dal signicante, ed per questo che si scrive soggetto barrato. Egli non pi "soggetto del godimento" ma diviene "dipendente da questo Altro", dipendente dal signicante. Questo soggetto da allora conosce la vergogna, diviso, mancante; un soggetto desiderante, che va a costruirsi nel fantasma, il quale sar l'appoggio del suo desiderio. Questo stadio logicamente denominato da Lacan stadio del desiderio. Stadio intermedio: da questa operazione, da questo incontro del soggetto e dell'Altro, l'Altro in quanto luogo

del signicante esce anche lui barrato poich "esso si caratterizza come mancanza"- manca sempre un signicante al campo dell'Altro per rappresentare il soggetto. Lacan ne parla anche come "l'Altro in quanto io non lo raggiungo" e che "mi costituisce come inconscio". Ma questa operazione comporta un resto, un resto che si presenta all'inizio come beanza informe dove si pu riconoscere la perdita dell'oggetto, la separazione di cui Freud fa la causa dell'angoscia. Questa beanza pu rappresentarsi con una semplice parentesi ().Ricordiamoci il "vaso della castrazione". C' un "punto mancanza- di -signicante" dice Lacan, un punto vuoto....che potr essere occupato da delle forme dell'oggetto (a), e adesso si pu scrivere piccolo a al cuore di questa parentesi. Noi diciamo spesso un po' troppo velocemente che piccolo a il resto di questa operazione, ma non dimentichiamo che il piccolo (a) viene a posizionarsi in una beanza non signicantizzabile, un punto che rappresenta "un reale irriducibile" al signicante. Ci che verr a posizionarsi in questo punto non un oggetto signicante-in particolare non la paura di qualche cosa di nominabile: ci che Lacan chiama "la funzione (a)" che non del signicante ma dell'ordine del godimento trascinato dalla pulsione. a questo livello che l'angoscia pu sorgere, che fa segno al soggetto di una presenza reale, della presenza della pulsione stessa dir Lacan. Questo stadio dunque quello dell'angoscia. Questo schema non si riduce a una lettura storica che sarebbe che all'inizio ("Bereshit", "In principio") fu la caduta, la perdita, la nascita e l'angoscia e che tutto ci che ne seguir non sar che ripetizione; questa la tesi di Otto Rank contro la quale Freud per primo si sollevato. Se questo schema descrive l'operazione della costituzione del soggetto "marcato dalla barra del signicante", esso situa anche il livello dove sorge l'angoscia nell'esperienza d'un soggetto nevrotico: essa sorge quando, nel taglio che separa i signicanti, a livello di questo "punto mancanza-di-signicante" appare qualche cosa di inatteso, l'imminenza di un oggetto. L'esempio Mitico che Lacan propose quello di Edipo che essendosi cavato gli occhi vedr "di una impossibile vista" i suoi propri occhi al suolo. Si tratter dunque nell'angoscia del rapporto del soggetto alla sua mancanza ma in quanto ci che manca viene a chiudere il taglio. Noi ci domandiamo se l'angoscia strutturale. Lacan ci risponde che c' "una struttura dell'angoscia", che l'angoscia inquadrata, situata tra godimento e desiderio. Veniamo adesso all'angoscia nelle strutture cliniche, vediamo come possiamo ritrovarci con questo schema, proviamo a vericare il posto dell'angoscia tra godimento e desiderio ed esaminiamo come il soggetto angosciato incontra un sembiante d'oggetto che verr a rispondere a questa beanza. All'inizio la fobia Mi appogger sulla rilettura fatta da Lacan del caso del piccolo Hans nel Seminario 4 e 5 dove mostra che al principio della fobia di questo piccolo bambino c' una esperienza di godimento e di angoscia: le sue prime masturbazioni - le sue esperienze di godimento con il suo piccolo fa pip- hanno per lui un carattere radicalmente estraneo. L'angoscia sorge quando la pulsione interviene, - nel senso pi elementare del termine dice Lacan - quando "il suo pene comincia a divenire qualcosa del tutto reale". Ci che Freud dice a suo modo: Hans tenta di sedurre sua madre vantando il suo pene; egli non incontra che sgarberie e minacce ("schifezze", "il dottor. A te lo taglier" ecc.). Immediatamente dopo, nota Freud, appare in Hans una angoscia quando in strada - la fobia dei cavalli sar secondaria. Freud commenta: " la sua tenerezza accresciuta verso sua madre che si muta in angoscia, la quale soccombe alla rimozione". L'angoscia corrisponde dunque a una aspirazione erotica rimossa. Lacan commenta cos questa apparizione dell'angoscia: "Hans confrontato alla beanza immensa che c' tra soddisfare a una immagine..." ...e "avere qualche cosa di reale da presentare cash...che gli appare come qualche cosa di miserabile....egli diviene la preda delle signicazioni dell'Altro". Hans confrontato a un reale, a questo reale del corpo che rappresenta questo godimento di cui egli non sa che fare di fronte all'Altro materno. Lacan parla di questo " ma che cosa questo ca?" Ed aggiunge che l'incontro che fanno certi esseri con la loro propria erezione non affatto auto erotico, essa tutto ci che c' di etero". Hans sviluppa la paura che i cavalli lo mordano o cadano, paura dice Lacan, "che qualche cosa di reale arrivi" . Di fronte all'angoscia e al reale che ella fa apparire, a questa questione senza risposta, Hans costruisce una risposta con i signicanti, il signicante cavallo: la paura dei cavalli, nominabile, gestibile attraverso delle misure di evitamento appropriato. Si vede qui apparire la differenza tra paura e angoscia: la paura, lei, ha un oggetto e quest'oggetto non un oggetto (a) poich del signicante, del solido.

La fobia costruita, ci dice Lacan, prima del punto d'angoscia ed essa introduce nel mondo del bambino una struttura; essa mette al primo piano la funzione di un interno e di un esterno; nel suo corso J.A.Miller parla di "ristrutturazione signicante del mondo". A questa epoca del suo insegnamento, Lacan sostiene ancora fedele a Freud che l'angoscia "per natura senza oggetto" e che "l'angoscia, il confronto del soggetto all'assenza di oggetto". Eppure, se la fobia un rimedio all'angoscia, Lacan sottolinea che c' un resto, una "traccia di angoscia" sotto la forma di "qualche cosa di nero sulla bocca dei cavalli" una macchia nera. A dire il vero, nel Seminario 4, Lacan non parla ancora d'oggetto (a) ma ci dice che "questo nero, la beanza reale sempre nascosta dietro il velo e lo specchio." Di fronte a questo resto non simbolizzabile che la macchia, qual' l'oggetto pulsionale in causa? -Noi poniamo la questione, bench Lacan non parli ancora in questi termini: l'oggetto anale che rinvia al fallo che lui incarna per la madre, e l'oggetto orale, per quanto ci che Hans teme e desidera di farsi mangiare, divorare dalla madre in mancanza di incontrare un padre che voglia castrarlo. Isteria Il caso di questa donna potrebbe leggersi con il primo Freud - quello della teoria della seduzione e del trauma - a partire dalla rimemorazione angosciante ad ogni inizio di cura di una scena traumatica dell'infanzia uno sguardo gettato furtivamente su una scena (primitiva) congiungente il padre e una amante , sguardo che la porta a incontrare quello di suo padre. Seguendo il Freud de l'Esquisse e di Studi sull'isteria, si potrebbe dire che l'angoscia "la conseguenza del terrore suscitato dalla prima rivelazione del mondo della sessualit", o ancora che "il ricordo (traumatico) scatena una liberazione di energia sessuale che si muta in angoscia". il Freud della teoria della seduzione e del traumatismo che sostiene che l'angoscia isterica ripete l'angoscia apparsa durante un trauma sessuale subito rimosso; si riconosce l lo stesso meccanismo che quello invocato da Freud per lo scatenamento dell'angoscia di Hans. Freud ha a lungo nominato la fobia "isteria di angoscia" per il fatto che i meccanismi in gioco sono simili, ad eccezzione di un punto, la conversione o meno della libido verso una innervazione corporea. Ma ci che porta questa paziente, la sua insoddisfazione poich ella vive tra due uomini e non smette di sottrarsi tanto all'uno quanto all'altro; lei riuta di essere sessualmente dipendente da un uomo. Parafrasando Freud (che lei non ha letto) dir di aver "creduto che la soddisfazione fosse di essere insoddisfatta" (Freud scrive che "l'isterica si crea un desiderio insoddisfatto"); cos preserverebbe a lungo l'amore del padre - lei parla di "restargli fedele" - e manterrebbe un Altro materno intoccato, non castrato - lei dir di aver "preso tutto" su di lei "perch ella non sia infelice". Sempre tra due uomini, lei tende ad incarnare il tra- due per non confrontarsi alla beanza, alla divisione. Quando esce da sola, lo sguardo degli uomini che incontra la angoscia, dice che la sua testa "dondola come se dicesse no". L'analisi verr a rivelare le coordinate signicanti di una identicazione prevalente al padre. la funzione dello sguardo che per lei sia la sua questua - lei parla di "accendere gli uomini" - e ci che la angoscia quando un uomo la guarda, lei identicata al padre guardato, sorpreso da lei stessa e che la guarda: ci che la angoscia, la vicinanza di questo oggetto sguardo che sorge. Tuttavia, aldil dell'identicazione al padre, rester a lungo velata la questione del desiderio materno e del godimento femminile incarnato dall'amante sorpresa nella braccia del padre. Uno sguardo ne nasconde un altro poich la paziente preciser che in questa scena, lei "si riutata di guardarla, la donna....soffocata da ci che questa diavolessa, questa dea, avesse potuto provare". Ci che angoscia questa donna si svela dunque essere un reale: che una donna sia mancante e desiderante, che una donna desidera a partire da una mancanza. Da un sogno, lei si risveglia angosciata:il suo amico la stringe, lei si svincola, lo fa cadere....ma un altro amico che si trovai l la spinge, la travolge; lei prova del desiderio e si sveglia nell'angoscia. Allorch il desiderio dell'Altro si manifesta, l'orrore della castrazione che la guarda e l'angoscia che la prende; il desiderio dell'Altro fa sorgere in lei questo "punto mancanza di signicante", questo punto di reale dove si posiziona l'oggetto sguardo. Lei si fa allora puro oggetto dello sguardo per essere desiderata, ella si fa oggetto (a) causa del desiderio. Si pu reperire qui che l'angoscia sorge in relazione con il desiderio dell'Altro e vericare che essa appare appunto tra godimento e desiderio. In conclusione di questo capitolo, noi possiamo dire senza rischio, con Lacan, che l'angoscia certamente "la verit della sessualita".

Nevrosi ossessiva Questo soggetto viene in analisi perch con le sue amiche, con le sue amiche successive, soffoca; sono sempre le donne che sono venute verso di lui ma lui non si vuole ingaggiare e non smette di "rompere e rimettersi" con le sue ex; egli si piega a distruggere il desiderio dell'Altro. Iniziare un nuovo incontro gli sembra impossibile, tanto egli murato vivo, tanto l'angoscia gli impedisce di fare delle cose: lui nomina il suo sintomo, essere impedito, che mantiene il suo desiderio come impossibile. L'angoscia lo accompagna nel quotidiano: mettersi al lavoro uno strazio, tanto l'ossessiona l'idea della perfezione, ed egli fugge tutte le situazioni dove dovrebbe "confrontarsi con gli altri", egli "mette uno specchio che non riette tra lui e il mondo"; per dirla con Lacan, questo soggetto "preso nella trappola (impedicare) della sua immagine speculare". Un ricordo sorge all'inizio della cura, ricordo che si potrebbe anche qualicare traumatico: bambino, " cade" su delle lettere che una amante ha scritto a suo padre e lui corre ad informare sua madre cosa che fa esplodere il legame dei genitori.( Si pensi alla Lettera rubata di Poe, al ministro che sottrae alla regina una lettera compromettente). Da allora, questo soggetto sar il condente della madre e il difensore della sua causa di fronte al padre; egli si identica a ci che le manca, all'oggetto del suo desiderio, e sar il fallo sempre disponibile per sostenerla....al prezzo dell'angoscia quando confrontato alla domanda dell'Altro materno che lo chiama in aiuto e lo mette a parte della sua miseria coniugale: "troppo amore di mia madre mi soffoca" dice, intendendo che in questo momento la mancanza viene a mancare. Se un soggetto isterico tende a incarnare il tra-due per non confrontarsi alla beanza, alla divisione, il soggetto ossessivo, si spossa a tappare questo tra-due. Come? Con questo tappa buchi che il signicante. Cos, egli "non pu smettere di pensare" malgrado un uso intensivo dell'hashish all'inizio della cura, consumato esplicitamente "per non pensare....per colmare il vuoto" Padroneggiare il taglio pu anche pagarsi in atto; " allorch un aggeggio gli resiste" gli viene uno sbocco di sangue, una collera distruttiva. Nel corso della cura, durante la pratica di un sport, riceve una pallonata in faccia; la sua reazione immediata, picchia la sua mano al suolo e se la rompe - cosa che non la prima volta passaggio all'atto che capita quando qualcosa gli sfugge completamente - quando "il soggetto cancellato al massimo dalla barra" dice Lacan. Riassumiamo: l'affetto di collera abbiglia l'angoscia ma questa non si pacica che nell'atto che cortocircuita il passaggio al signicante. Verichiamo qui la proposizione di Philippe De Georges che ci diceva che "gli affetti fanno segno di ci che il reale del vivente: il godimento che necessita un corpo vivente". Si potrebbe anche discutere il valore di acting-aut di questo atto, il soggetto, di solito incline a riferire le sue sbandate viene a mostrare sulla scena analitica la sua mano bendata... L'altro versante della pulsione distruttrice il godimento a trattenersi, a procrastinare, come quando bambino guardava le cioccolate in un armadio per dei mesi. anche di dormire, di "abbandonarsi alla gioia dell'addormentamento" ed ci che nomina "questa cosa l" che cerca nelle relazioni amorose, "questo amore perduto" che conobbe con sua madre: "essere incollati nelle braccia l'uno dell'altro senza sesso". Possiamo prendere qui Amleto come testimone: "Morire, dormire...c' un'uscita che sia pi desiderabile? Morire, dormire...dormire...sognare forse, ed ecco la noia/ ecco l dove si impiglia, i sogni che potrebbero popolare il sonno della morte, ecco ci che ci fa esitare, ecco che fa una calamit di continuare a vivere" La noia per questo soggetto, di sognare, di desiderare. Cos quando sogna che qualcuno gli ruba la sua scatoletta di hashish, lo priva della sua "scatola magica", l'angoscia, ed egli si risveglia "solo al mondo". L'angoscia lo risveglia e questo sorge facendo apparire l'oggetto tappo - gli si sottrae il suo hasish....cos come sua madre minacciava di trattare le sue ritensioni (fecali) tramite "un cavatappi". Oggetto anale che si lascia riportare all'oggetto fallico -l'hashis non per lui "l'accessorio indispensabile"? Lui stesso si dice "incastrato al fondo di una scatola", identicato a questo oggetto (a) nel quale egli pu riconoscersi in quanto la domanda della madre gira intorno a questo oggetto, per dirla con Lacan. Concludo sull'angoscia che risveglia e che traccia il cammino della cura, verso il suo desiderio. Psicosi Quando viene ad incontrare l'analista, quindici anni dopo un primo scatenamento, questo uomo non dice di provare dell'angoscia ma di essere "caduto dentro un buco", essere preda di "tremiti interiori", a delle sensazioni di "vuoto", provare la sensazione strana "di una corda di chitarra che risuona nel suo corpo", che "infondo a lui vi un precipizio". Queste formulazioni sono vicine a quelle del presidente Schreber che, nelle Memorie, non parla che eccezzionalmente di angoscia; egli menziona l'angoscia a proposito degli appelli al soccorso - "die Hlferufen" - spinti dai nervi di Dio durante "un accesso di indicibile angoscia". Schreber parla piuttosto di faglia, di

sussulti nel corpo o di impressioni di estraneit assoluta, ci che Lacan qualicher di "lacerazione soggettiva" di vuoto indicibile. Nella logica di questa struttura psicotica, parlare di angoscia senza dubbio evocare qualcosa di gi troppo strutturato in rapporto a questa " lacerazione soggettiva" o questo precipizio; d'altronde, al di fuori del racconto delle esperienze enigmatiche, dunque racconti fatti nell'apres coup, egli non nomina mai angoscia ci che prova, cosa che presupporrebbe gi un trattamento simbolico, una ripresa dell'affetto per il signicante. La dove un signicante "primordiale" - il signicante del Nome del Padre fa difetto - seguendo le formulazioni del Lacan degli anni 50', il soggetto incontra il vuoto:"il vuoto non mi ha mai lasciato...quando ero bambino, ero morto simbolicamente" dir in un sorprendente ben-dire che indica che la frattura tra simbolico e reale gi l, aperta e che questo rapporto particolare all'angoscia - che segnala questa intimit con il vuoto - anteriore e indipendente da uno scatenamento (si pu clinicamente reperirlo in una serie di fenomeni elementari sopravvenuti prima dello scatenamento propriamente detto). Per Lcan, la psicosi consiste in "un buco scavato nel campo del signicante dalla forclusione del Nome del Padre". Per queso soggetto, l'incontro del buco, del vuoto - una esperienza intimamente e immediatamente legata a quella della parola, cosa che manifesta durante delle esperienze di allucinazione dove una voce si indirizza a lui, ma appare anche in seduta quando la semplice evocazione di un signicante riapre l'abisso, lo mette di fronte al Reale - per esempio il verbo dare, che sorgendo nel suo discorso lo fa sobbalzare, alzarsi dalla poltrona - dice allora che si alza "per meglio padroneggiare la cosa" - ed evocare che egli ha dovuto dare la sua persona - corporalmente - a causa di tangenti date a dei medici - o ancora l'evocazione della funzione del padre che lo fa avviare sulla insopportabile violenza del suo. L'angoscia appare come segnale dell' "irriducibile del reale" come lo mostra Lacan, essa designa la Cosa, das Ding, ci attorno alla quale girano Immaginario e Simbolico." Un altro tipo di risposta a questa presenza del buco, si manifesta attraverso delle lamentele ipocondriache: buchi di memoria, vertigini, dolori diffusi o localizzati su di un organo o ancora anestesie ( egli dice a volte di "non sentire il mio corpo") - fenomeni di corpo che egli qualica come "somatizzazioni" e che sono correlati a delle lamentele persecutorie quanto al godimento dell'Altro che lo invade, evocando in particolare dei trattamenti per iniezione. L'ipocondria un discorso che tratta lo smembramento del corpo, un discorso attraverso il quale egli tenta di dare corpo al suo corpo smembrato; un trattamento signicante dell'angoscia che contribuisce anche a localizzare il godimento. Questo soggetto non angosciato dalla prossimit del desiderio dell'Altro, come lo sarebbe un nevrotico, ma il desiderio dell'Altro, della madre, non essendo simbolizzato, questo desiderio si manifesta nel reale come volont di godimento senza limite dell'Altro. Dice: "certi mi inondano con i loro discorsi" Non di fronte alla prossimit dell'oggetto, come il nevrotico angosciato, ma di fronte all'assenza di mancanza dell'oggetto, il quale resta con lui - lo ha "nella tasca" dice Lacan. per questo che lo schema della divisione soggettiva non pu costituire un riferimento in questo caso. Egli dunque "inondato" dall'Altro, nella certezza che l'Altro vuole godere di lui e questa certezza lo addolora (l'affecte), lo angoscia si sarebbe tentati di dire, se presto un altro affetto non venisse a ricoprirla, odio o collera contro il corpo medico o ogni forma di autorit: egli "rivoltato", "affaticato", "deluso dell'uomo" ( notiamo che non dice mai depresso). L'affetto di collera si installa allora e va a fare certezza a sua volta e a impregnare l'umore del soggetto. Durante dei fenomeni elementari o di scatenamento, un altro tipo di affetto che stato prodotto; ad un enigma angosciante aveva risposto una rivelazione: allora egli "pianse di felicit" , fu "riempito di gioia", l'amore del prossimo e la speranza l'invade, che diventeranno delle certezze che lo accompagneranno in seguito. Sorge l una questione: nella psicosi gli affetti ingannano come nella nevrosi, si pu dire che essi hanno, come la verit, una struttura di nzione, c' luogo di "vericarli" - come Lacan ci indica -di "farli veri"? Qui, l'affetto, la collera per esempio maschera bene il vuoto, ricopre la voragine angosciante, dunque si pu dire che l'affetto ingannatore ma il soggetto non accessibile a questa dimensione soggettiva, egli l'affetto che omogeneo al suo delirio, in continuit con il godimento dell'Altro che lo inonda. Non c' dunque luogo di vericarlo nel senso di problematizzarlo mettendolo in questione - anzi del tutto controindicato. La certezza del godimento dell'Altro diviene per lui certezza di un affetto che mobilizza questo godimento; questo messo allora dentro un certo ordine, connesso a una signicazione, poich questi affetti sono nominati, appuntati da dei signicanti che in seguito saranno ripresi come delle fondamenta per la

costruzione di una metafora delirante - per esempio "dire la sua ribellione" o ancora riconoscersi come un "essere a parte" avendo da "dare un messaggio d'amore". Sezione Clinica di Nizza 18 dicembre 2004