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Cultura

Tabucchi
inedito
Per gentile concessione delle edizioni Cavallo di Ferro pubblichiamo parte di una lunga conversazione diAntonio Tabucchi con il giornalista e traduttore Carlos Gumpert.

Amore e odio. Coraggio e vilt. Ambiguit. Ecco il testo, mai pubblicato, in cui il romanziere scomparso in marzo svela i segreti della sua vita e della letteratura
cOLLOquIO cOn AnTOnIO TAbucchI dI cARLOs guMpERT
necessit religiosa delluomo. Scrivere implica il desiderio di ricordare, di ricordare persino la propria immaginazione, che ci fa visita per qualche istante e poi svanisce. Se non la memorizziamo, corriamo il rischio che diventi un fantasma. Memoria e scrittura sono un modo di trattenere questi fantasmi che svaniscono tanto rapidamente come compaiono.
La seconda divinit il dio dellOdio. In effetti dai suoi racconti sembri che conti molto...

Il protagonista del racconto Esperidi incontra su unisola alcune divinit che incarnano certe ossessioni di Antonio Tabucchi. Il primo il dio del Rimpianto, che associato al ricordo, un tema fondamentale della sua narrativa.

In effetti ho la convinzione che la letteratura sia una specie di memoria. La letteratura, se vogliamo, una risposta laica alla

Ritorno al racconto
Antonio Tabucchi ossessionato da personaggi che vivono una vita propria e si rifiutano di limitarla a un solo libro. Che scrive per afferrare lattimo fuggente dellispirazione. Che non vuole parlare di s ma finisce per confessarsi passionale mancato, solitario bramoso di compagnia, burbero infastidito dalla cattiveria altrui. C tutto questo e molto altro nellintervista a Tabucchi realizzata da Carlos Gumpert, giornalista e traduttore spagnolo. Spesso il dialogo riporta lo scrittore alla fase dei racconti che occup la parte centrale della sua produzione e che molti considerano il suo periodo migliore, prima di quella dei romanzi che lo resero pi famoso. Lintervista doveva uscire in Una giornata con Tabucchi, omaggio allo scrittore di Paolo di Paolo, Dacia Maraini, Romana Petri e Ugo Riccarelli da poco pubblicato da Cavallo di Ferro. Sar invece una delle Conversazioni con Tabucchi che dovrebbe uscire nel 2013 da Feltrinelli. La traduzione di Tiziana Gibilisco.
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Penso che al mondo ci siano molte persone detestabili, che ci emmerdent la vie quotidianamente con le loro cattiverie e le loro stupidaggini, e sono anche convinto che contro questo tipo di gente si debba reagire: ritengo che sia quasi un dovere delle persone intelligenti.
Il dio dellOdio una sorta di nume tutelare del lato oscuro dellanimo umano. Molti suoi personaggi scontano con il rimorso gli errori che hanno commesso, spesso per codardia.

Forse questo interesse deriva dalla mia passione per un sublime romanzo il cui tema centrale proprio la codardia, cio Lord Jim di Conrad. Amo esercitare la mia scrittura attraverso le qualit umane che normalmente si considerano negative. I personaggi positivi e trasparenti furono i tipici protagonisti del romanzo del realismo sovietico, uno dei filoni pi orrendi

Antonio Tabucchi in un ritratto del 2011

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Cultura

dellultimo secolo, soprattutto se pensiamo alla grandezza di Dostoevskij o di Gogol e dei loro antieroi.
Il terzo il dio dellAmore, un dio bifronte...

Lamore occupa un posto intermittente nella vita degli uomini, molto intermittente, a seconda dellet. Adesso, lho sentito proprio ieri in televisione, di moda dire che lamore laspetto pi importante della vita, anche nella terza et. A quanto pare oggigiorno dobbiamo entusiasmarci come adolescenti per amore, qualunque et si abbia. Secondo me non vero. Lamore comprende diverse sfumature e diverse accezioni. In giovent si vive in modo molto viscerale, e ci in parte dovuto alla sfera erotica, in et matura c un altro tipo damore e nella vecchiaia un altro ancora.
Magari stata una certa sociologia a magnificare il concetto di amore.

marCeLLo mastroianni in due immaGini deL FiLm sostiene Pereira daL romanzo di tabuCChi

esistono diversi tipi di amore, secondo le varie stagioni della vita. Quale tra tutti pi interessante dal punto di vista letterario? Probabilmente nessuno, per importante ci che li lega, e cio il fantasma dellamore: lamore come desiderio, inquietudine, presenza costante e incorporea capace di nutrire le varie stagioni della vita con sfumature molto diverse.
Forse proprio per questo che i suoi personaggi sembrano provare con maggior facilit la passione che lamore.

ture, esplorare le zone dintersezione, i margini ambigui della vita. Non un espediente letterario ma una caratteristica tipica della vita. Io stesso posso amare e detestare qualcuno con la stessa intensit e persino nello stesso momento, e questo probabilmente allorigine della mia letteratura.
Lultimo dio dellisola non ha nome ma si collega al desiderio di comprendere il mistero dellesistenza: il nume che presiede il percorso di molti personaggi dei suoi libri.

Foto: pag.106-107 G. Gluecklich - Laif / Contrasto, Photomovie (2)

La sociologia commette il grave errore di considerare ci che relativo come qualcosa di assoluto. Pessoa affermava che al contrario delle invenzioni pratiche, dotate di un valore utilitaristico, e delle invenzioni scientifiche, che possiedono un valore di verit esatta, lopera darte uninvenzione con valore assoluto. Tanto per intenderci, per comprendere il fenomeno del terrorismo italiano degli anni Settanta, secondo me la lettura di un romanzo come La vita interioredi Alberto Moravia risulta molto pi chiarificatrice di tutti i numerosi saggi sociologici che sono stati dedicati a questo argomento. Un fenomeno complesso come il terrorismo non si pu spiegare solo in termini suscettibili di analisi matematicostatistiche, come il numero dei disoccupati, o la situazione politica. I fattori politici, economici e sociali sono sicuramente importanti, ma ne esistono altri, pi reconditi e ambigui perch di ordine spirituale, ideologico o filosofico, quali il malessere esistenziale diffuso in quegli anni o la mancanza di risposta alla ribellione giovanile, che stanno alla radice del problema e sono terreno fertile per la letteratura ma che la sociologia non prende in considerazione.
Torniamo alamore nella sua narrativa...

Sono sempre stato affascinato da quei personaggi della storia e della letteratura che sono stati capaci di provare grandi passioni. Magari questo interesse per le passioni impetuose rispecchia il mio lato romantico o forse solo la proiezione di un desiderio, perch mi sarebbe piaciuto essere un uomo passionale e non lo sono. Comunque penso che la passione sia una specie di ubriacatura che consente di accedere a nuove dimensioni della vita. Ho limpressione che le persone che hanno vissuto grandi passioni abbiano compreso qualcosa in pi dellesistenza, perch seppure nel preciso istante della passione siano state cieche, in seguito hanno acquisito una forma peculiare di lucidit.
A giudicare dai suoi racconti anche i sentimenti positivi possono essere fonte di sofferenza.

Spesso la letteratura una grande illusione che ci fa credere nella nostra capacit di aprire una porta e fare una scoperta. In realt, quando latto della scrittura si conclude, ti accorgi che dietro la porta che hai aperto ce n unaltra, dietro la quale ce n probabilmente unaltra ancora. Insomma, come una specie di labirinto borgesiano, una serie infinita di porte. Nella letteratura, come forse anche nella vita, ci che conta non trovare qualcosa ma cercarlo. Lessenziale lansia della ricerca, questa che deve stimolare luomo, perch finch luomo la possiede sar vivo. I miei personaggi sono ansiosi perch sono vivi, non sono anime morte, come direbbe Gogol.
Lei ha riconosciuto di non essere una persona con cui facile convivere: com la sua relazione con i suoi personaggi? Mi riferisco a tutti, ma soprattutto a quelli dei romanzi, con i quali costretto a un contatto prolungato.

Non credo esista il bianco e il nero, o almeno questo non riguarda la letteratura. Dovere della letteratura studiare le sfuma-

Durante il periodo dincubazione del romanzo la convivenza molto piacevole,

S, ha ragione, la sociologia ci ha interrotto. Stavo dicendo che secondo me

La scrittura ti fa credere di poter aprire una porta e scoprire qualcosa. E invece dietro c unaltra porta, e unaltra ancora
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Credo di essere una persona piena di contraddizioni: una di queste che sono un solitario che odia la solitudine
perch la consapevolezza della nascita di una creatura che prima non esisteva infonde un senso di potere e di paternit che in un certo senso costituisce una specie di felicit. Questa condizione si prolunga per tutta la fase di costruzione del personaggio, ovvero per quel periodo durante il quale lautore lo inventa e lo custodisce dentro di s, cullandolo. Poi le cose cambiano, perch quando il personaggio acquisisce una sua completa fisionomia pu diventare talmente forte da imporsi sul suo autore. Questo mi capitato con alcuni dei miei ultimi libri. A volte i personaggi tornano, saltando da un libro allaltro. E se sentono la necessit di evadere dal carcere in cui li ho rinchiusi, e cio il libro, non me la sento di negare loro lorizzonte di un altro romanzo.
E quando accade il contrario? Sente nostalgia per i personaggi dai quali riuscito a separarsi e che quindi non sono pi riapparsi, come quelli dei primi romanzi? Oltre a ignorare quasi tutto sul passato di questi personaggi, i suoi lettori non sanno molto neppure delle loro caratteristiche fisiche, perch la maggior parte delle volte lei non li descrive. Ma almeno lei lo sa come sono?

teatro, dove quasi mai i personaggi sono descritti. Daltra parte come descrivere Faust o Mefistofele? Goethe non li descrive, e il lettore se li immagina. Come descrivere Amleto? Ce lo figuriamo grasso e flaccido oppure un ragazzo inquieto con il viso arrossato dallansia e dalla nevrosi? O forse malinconico e con lo sguardo assente? Lo possiamo immaginare come vogliamo. Questo tipo di letteratura, che lascia spazio allimmaginazione del lettore, la mia preferita, perch possiede un enorme potere di suggestione.
Proprio perch sta sempre in compagnia dei suoi personaggi, si dice che lo scrittore sia per natura un essere solitario e che per di pi cerchi la solitudine per lasciare spazio a questa relazione con le sue creature. questo il suo caso?

Certo, certo, naturalmente. Io so perfettamente come sono. Per, secondo me, certe descrizioni dei personaggi ormai sono inutili a causa di tutte le tonnellate di pagine contenenti esposizioni di questo tipo gi presenti in letteratura. Se leggiamo Balzac, Manzoni o Prez Galds, per prima cosa scopriamo che il tal signore grasso o magro, che ha un certo naso, che porta gli occhiali, che calvo e via dicendo. Forse la cosa migliore lasciare tutto ci allimmaginazione, come accade nella poesia o nel
tabuCChI FOtOgraFatO neL 1986

Certamente, inevitabile. I personaggi sono come persone in carne e ossa, e perci lo scrittore che li crea ha limpressione di conoscerli. Anche se conviverci pu essere stato difficile, hanno fatto parte della mia vita e ora fanno parte dei miei ricordi, e questo ovviamente presuppone una certa nostalgia. Anche se molti dei miei personaggi non sono tornati a comparire nei miei libri, questo non significa che la loro storia sia definitivamente conclusa. Non scarto assolutamente lipotesi che prima o poi possano tornare. Come dicevo prima, non riesco mai a separarmi completamente da loro e loro continuano a vivere dentro di me. Se fossi sdraiato sul lettino di uno psicanalista gli direi: Vede, dottore, ci sono dei fantasmi che mi ossessionano. Questi fantasmi sono i miei personaggi, naturalmente; che mi ossessionano, vero, ma che probabilmente mi tengono anche compagnia.

Io credo di essere una persona piena di contraddizioni, e una di queste mie contraddizioni proprio che sono un solitario che odia la solitudine. Non tollero di stare completamente solo, preferisco avere la sensazione che pur essendo solo in caso di bisogno ci sia qualcuno a portata di mano. Non potrei mai fare leremita n vivere in un luogo totalmente isolato. Ho paura della solitudine totale perch favorisce lapparizione di certi fantasmi, di alcune manie, di turbamenti, che meglio mantenere a distanza perch altrimenti rischiamo che ci catturino e poi difficile liberarsene. Eppure mi rendo conto di aver assolutamente bisogno di stare solo per leggere, riflettere o scrivere. La solitudine mi piace, per mi fa anche paura. Per esempio, per me uno dei peggiori momenti di solitudine la notte, perch soffro dinsonnia. La sensazione di sentirmi da solo di notte una delle pi spiacevoli: il mondo fermo, tutti dormono e la solitudine in quel momento assoluta, che tu sia davvero solo oppure no, perch comunque non puoi certo svegliare qualcuno o chiamarlo al telefono in piena notte. Non puoi far nulla, solo sentirti solo. In generale la scrittura pu costituire un rifugio e una compagnia, ma in momenti come questi diventa una vera e propria ancora di salvezza. Una risorsa estrema, non una libera scelta. n

Foto: I. Ohlbaum - Laif / Contrasto