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UIVERSIT DEGLI STUDI DI BRESCIA

FACOLTA DI INGEGNERIA
CORSO DI LAUREA IN
INGEGNERIA PER LAMBIENTE E IL TERRITORIO
V.O.




Tesi di Laurea
ENERGIE RINNOVABILI E POMPE DI CALORE:
APPLICAZIONI OPEN LOOP
NEI CANALI IDROELETTRICI.



Relatore:

Prof. Ing. ALESSANDRO MURACA


Laureando:

FEDERICO LAINI

Matricola n: 39987

ANNO ACCADEMICO 2009 - 2010

SOMMARIO
ITRODUZIOE 1
1. DESCRIZIOE DELLEDIFICIO 3
1.1 Ubicazione e tipologia 3
1.2 Caratteristiche generali del progetto 4
1.3 Impianto di condizionamento 6
1.4 Certificazione energetica delledificio 11
2. ELEMETI DI ORMATIVA SULLA CERTIFICAZIOE
EERGETICA DEGLI EDIFICI 13
2.1 Riferimenti normativi comunitari 13
2.2 Riferimenti normativi nazionali 15
2.3 Il bilancio energetico di un edificio 32
2.4 Zone climatiche 36
2.5 Classificazione degli edifici 37
2.6 Indice di prestazione energetica globale 38
2.7 Indice di prestazione energetica per la climatizzazione
invernale 39
2.8 Energia termica ideale per il riscaldamento invernale 40
2.9 Energia termica reale per il riscaldamento invernale 44
2.10 Energia termica per la produzione di acqua calda sanitaria 52
2.11 Indice di prestazione energetica per il raffrescamento estivo 54
2.12 Energia termica per il raffrescamento estivo 56
2.13 Coefficiente di trasmittanza termica 58
2.14 Coefficiente di scambio termico 60
2.15 Rendimento stagionale globale medio dellimpianto termico 61
2.16 Classe energetica degli edifici 63
3. POMPE E SCAMBIATORI DI CALORE 65
3.1 Funzionamento 65
3.2 Tipologia 66
3.3 Analisi termodinamica 70
3.4 Applicazioni nel settore edilizio 85
3.5 Schemi impiantistici 90
3.6 La sorgente termica del terreno 92

ITRODUZIOE

Nel nostro Paese il fabbisogno di energia del settore civile, residenziale e terziario, costituisce
una quota pari a circa il 41% del consumo energetico nazionale. Con lobiettivo di ottimizzare
tale consumo, e di diminuire la produzione di gas serra, si capisce come una progettazione
ottimale degli edifici e degli impianti termici, nonch lutilizzo di energia da fonti rinnovabili,
costituisca la leva fondamentale su cui agire.
Lambito di ricerca di questa tesi si ristretto allutilizzo delle pompe di calore, purtroppo
ancora poco conosciute e diffuse in Italia, ma largamente utilizzate in vari paesi europei come
Svezia, Germania, Austria e Svizzera e nel mondo come in Canada, negli Stati Uniti e Nuova
Zelanda.
La peculiarit di queste macchine termiche che sono in grado di deviare la direzione di un
flusso di calore, spingendolo da un mezzo fluido a una temperatura minore ad un altro fluido a
temperatura maggiore. Lapplicazione principale delle pompe di calore incentrata
soprattutto nel settore geotermico, che utilizza come fonte di energia il calore contenuto nel
sottosuolo, ma esistono varie alternative a questa soluzione, una delle quali rappresentata dai
corpi idrici. I canali idroelettrici, generalmente caratterizzati da un livello idrico costante
durante lanno, quando lambiscono i centri abitati rappresentano sicuramente una fonte di
calore affidabile, gratuita e soprattutto pulita.
E stato preso in considerazione un esempio reale di tale applicazione: a Verona, infatti, dove
prima sorgeva il cinema Lux si sta realizzando un nuovo albergo che prender lo stesso nome.
Questo edificio si trova adiacente al canale Camuzzoni, che partendo dalla diga del Chievo,
attraversa la citt per alimentare pi a valle la centrale idroelettrica di Tombetta.
Derivando una modesta quantit dacqua del canale possibile fornire ad una pompa di calore
la sorgente termica necessaria per il riscaldamento invernale ed il raffrescamento estivo
dellintero edificio: nel primo caso si preleva calore dallacqua del canale spingendolo
verso gli interni, mentre nel secondo lo si estrae dallinterno per dissiparlo in essa.
Lattenzione si concentrata in particolare sullo scambiatore di calore, un componente
fondamentale per il funzionamento dellimpianto termico. Questo dispositivo, infatti, quello
che consente alla pompa di calore di poter effettuare lo scambio termico con lacqua del
canale, prelevando da essa energia in inverno e cedendovela in estate.


Nel primo capitolo viene descritto brevemente ledificio in questione soffermandosi in
particolare sugli elementi che determinano il suo fabbisogno energetico per la
termoregolazione. Nel secondo capitolo lanalisi delle caratteristiche progettuali dell'albergo
Lux viene collegata con dei richiami di normativa tecnica nazionale riguardante la
certificazione energetica degli edifici. In base a questo certificato, divenuto obbligatorio, si
attribuisce alledificio una valutazione sul suo fabbisogno energetico (classe energetica). Ci
ha determinato quindi una particolare attenzione sulla qualit delle scelte progettuali e in
particolare ha fornito elementi vincolanti per il dimensionamento dellimpianto termico. In
queste normative, che discendono da quelle comunitarie, si impone di anteporre lutilizzo di
fonti di energia rinnovabili perseguendo lobiettivo di favorire il risparmio energetico e di
limitare il pi possibile la produzione dei gas serra.
Nel terzo capitolo viene spiegato il funzionamento delle pompe di calore. Partendo dai
principi di termodinamica sillustrano i meccanismi attraverso i quali possibile trasferire
calore da una sorgente fredda ad una calda. Successivamente si descrivono le principali
applicazioni delle pompe di calore nel settore edilizio, le maggiori tipologie impiantistiche e
le varie soluzioni alternative per poter sfruttare dei serbatoi termici.
Il quarto ed ultimo capitolo tratta lanalisi dellimpianto di condizionamento dellalbergo Lux
che stato scelto in fase progettuale. Si pone lattenzione sul dimensionamento e sulle
caratteristiche tecniche dello scambiatore di calore posto a lato canale con lo scopo di fornire
elementi sufficienti alla possibilit di effettuare ipotesi alternative. Vengono infine
confrontate le varie alternative valutando la scelta ottimale.



















1. DESCRIZIOE DELLEDIFICIO

1.1 Ubicazione e tipologia
Viene preso in considerazione un ex cinema situato a Verona, precisamente in Via Della Bona
angolo Viale L. Dal Cero. In questo edificio, ora in fase di ristrutturazione ed ampliamento,
prevista la realizzazione dell Hotel Albergo Lux al posto del vecchio cinema, Il cantiere si
trova a circa 500 metri in direzione nord-ovest dalla stazione ferroviaria di Porta Nuova.
In figura 1.1 riportata lubicazione.



Figura 1.1: Immagine satellitare della citt di Verona con indicazione della posizione delledificio.








1.2 Caratteristiche generali del progetto
La struttura portante delledificio realizzata in cemento armato. Lintero complesso
suddiviso in due piani seminterrati, il piano terra e cinque piani sopraelevati e raggiunge
laltezza totale di 23,70 metri dal manto stradale. Presenta una volumetria di 6893,48 m ed
superficie utile calpestabile pari a 1857,9 m.
I due piani interrati sono adibiti a parcheggio. Il piano terra (altezza solaio 4 metri)
suddiviso in:
- Reception (superficie 57,30 m);
- Ufficio (superficie 8,02 m);
- Sala lettura (superficie 37,40 m);
- Sala da pranzo (superficie 116,0 m);
- Bar (superficie 48,20 m);
- Cucina (superficie 24,41 m).
I piani sopraelevati (altezza solaio 2,7 metri) contengono quattordici camere luno fino al
quarto piano, mentre il quinto ne contiene cinque. Il numero totale delle stanze quindi pari a
sessantuno, ognuna dotata di bagno privato con doccia. La superficie calpestabile di ciascuna
stanza varia da 15,5 a 17,5 m.
Nelle figure 1.2, 1.3, 1.4 sono raffigurate la pianta del piano terra, dei piani sopraelevati e la
sezione lato est (viale L. Dal Cero).


porticato
reception
sala
lettura
cucina
sala da pranzo
bar

Figura 1.2: pianta del piano terra.


Figura 1.3: Pianta dei piani dal primo al quarto.


Figura 1.4: Sezione A-A (lato est viale L. Dal Cero).








1.3 Impianto di condizionamento
Sono riportate in tabella 1.1 le norme tecniche utilizzate per il calcolo di tutti i parametri
necessari per la stima del fabbisogno energetico (condizionamento e produzione di acqua
calda sanitaria) delledificio. Questo valore permette di dimensionare limpianto di
condizionamento e di determinare la classificazione energetica delledificio.








Tabella 1.1: norme utilizzate per la determinazione dei parametri di progetto per il condizionamento
invernale ed estivo.















Mediante queste norme tecniche sono stati stimati:

1) CARATTERISTICHE TERMICHE, IDROMETRICHE E DI MASSA SUPERFICIALE
DEI COMPONENTI OPACHI DELLINVOLUCRO EDILIZIO;

per ognuno di questi elementi (muri in cls, tamponamenti interni ed esterni, solai, pavimenti,
soffitti e coperture esterne), in base alle loro dimensioni e propriet fisiche, indicata la
conduttivit termica [W/mC], la conduttanza unitaria [W/mC], la permeabilit al vapore
negli intervalli di umidit relativa 0-50% e 50-95% [kg/msPa] e la resistenza termica
[mC/W] dei singoli strati;

2) TRASMITTANZA (O CONDUTTANZA) TERMICA DEGLI ELEMENTI DIVISORI
TRA UNIT IMMOBILIARI;

Per ogni elemento divisorio (elementi strutturali orizzontali interpiani), viene fornita la
trasmittanza U [W/mC] considerando tutti gli elementi che lo costituiscono
(piastrelle,sottofondo in cls magro, calcestruzzo ordinario, isolante, soffitto in
laterizio,intonaco di calce e gesso);

CALCOLO DEL FABBISOGNO DI ENERGIA UNI EN ISO
13790
TRASMITTANZA TERMICA DEGLI ELEMENTI FINESTRATI UNI EN ISO
10077
SCAMBI DI ENERGIA TRA TERRENO ED EDIFICIO UNI EN ISO
13370
COMPONENTI ED ELEMENTI PER LEDILIZIA-RESISTENZA TERMICA E
TRASMITTANZA TERMICA
UNI EN ISO 6946
PONTI TERMICI IN EDILIZIA-COEFFICIENTE DI TRASMISSIONE LINEICA UNI EN ISO
14683
COEFFICIENTE DI PERDITA PER TRASMISSIONE UNI EN ISO
13789
ENERGIA TERMICA SCAMBIATA DALLE TUBAZIONI UNI 10347
RENDIMENTI DEI SISTEMI DI RISCALDAMENTO UNI 10348
DATI CLIMATICI NI 10349
CONDUTTIVITA TERMICA E PERMEABILITA AL VAPORE DEI MATERIALI
DA COSTRUZIONE
UNI 10351
RESISTENZA TERMICA DI MURATURE E SOLAI UNI 10355
ISOLAMENTO DEGLI IMPIANTI DI RISCALDAMENTO E RAFFRESCAMENTO
DEGLI EDIFICI
UNI 10376
FABBISOGNO ENERGETICO CONVENZIONALE NORMALIZZATO UNI 10379
PRESTAZIONI ENERGETICHE DEGLI EDIFICI Racc. CTI R 03/3
SC1

3) CARATTERISTICHE TERMICHE DEI COMPONENTI FINESTRATI
DELLINVOLUCRO EDILIZIO;

Analogamente a quanto calcolato nel punto precedente, questa volta considerando i
serramenti (telaio e vetro);

4) VERIFICA TERMO-IGROMETRICA DEI COMPONENTI OPACHI
DELLINVOLUCRO EDILIZIO;

Per tutti gli elementi che costituiscono la struttura edilizia, si valuta, per ogni mese, la
temperatura delle pareti esterne (quindi anche landamento del gradiente interno) e la massa di
vapore accumulata in corrispondenza dellinterfaccia.

5) DATI GEO-CLIMATICI DELLA LOCALITA;

La localit in cui situato ledifico si trova a 59,0 metri sul livello del mare ad una latitudine
di 45,26. La velocit media del vento di 0,9 m/s.
I valori medi mensili della temperatura media giornaliera dellaria esterna sono riportati in
tabella 1.2.
Tabella 1.2: valori medi mensili della temperatura media giornaliera dellaria esterna[C].
GEN FEB MAR APR MAG GIU LUG AGO SET OTT NOV DIC
2,4 4,9 9,3 13,7 17,4 21,7 23,8 23,6 20,20 14,7 8,5 4,3

Lirradiazione solare globale giornaliera media mensile [MJ/m] suddivisa per
orientamento indicata nella tabella 1.3.











Tabella 1.3: Irradiazione solare globale giornaliera media mensile [MJ/m] suddivisa per orientamento.
GEN FEB MAR APR MAG GIU LUG AGO SET OTT NOV DIC
IRRADIAZIONE SOLARE GIORNALIERA MEDIA MENSILE DIRETTA SUL PIANO
ORIZZONTALE
1,8 3,6 5,9 8,0 11,0 12,3 13,6 11,6 8,8 5,5 2,4 2,1
IRRADIAZIONE SOLARE GIORNALIERA MEDIA MENSILE DIFFUSA SUL PIANO
ORIZZONTALE
2,3 3,5 5,1 6,7 7,9 8,4 8,0 7,0 5,5 3,9 2,6 2,1
IRRADIAZIONE SOLARE GLOBALE SU SUPERFICIE VERTICALE ESPOSTA A E-O
3,3 5,4 8,0 10,0 12,4 13,3 14,1 12,7 10,3 7,2 3,9 3,5
IRRADIAZIONE SOLARE GLOBALE SU SUPERFICIE VERTICALE ESPOSTA NORD
1,6 2,5 3,6 5,2 7,5 8,9 8,7 6,3 4,2 2,9 1,8 1,5
IRRADIAZIONE SOLARE GLOBALE SU SUPERFICIE VERTICALE ESPOSTA A NO-NE
1,7 3,0 5,1 7,4 10,1 11,4 11,7 9,5 6,6 3,9 2,0 1,6
IRRADIAZIONE SOLARE GLOBALE SU SUPERFICIE VERTICALE ESPOSTA A SO-SE
5,5 8,0 9,9 10,6 11,6 11,7 12,6 12,7 12,2 10,3 6,5 6,20
IRRADIAZIONE SOLARE GLOBALE SU SUPERFICIE VERTICALE ESPOSTA A SUD
6,9 9,5 10,5 9,6 9,5 9,3 10,0 10,9 12,1 11,9 8,1 8,0

Lesposizione delledificio riassunta con i valori indicati nella tabella 1.4 con la seguente
convenzione:
orientamento: 0=nord, 90=est, 180=sud, 270=ovest;
Inclinazione:0=tetti o soffitti, 90=pareti verticali, 180=porticati.

Tabella 1.4: Esposizione delledificio con orientamento ed esposizione.
Descrizione Orientamento Inclinazione
Vs cantina 0 180
Vs ambiente freddo 0 90
NE 45 90
NO 315 90
N-NE 22,5 90
O-NO 292,5 90
Sud 180 90
Est 90 90
SE 135 90
SO 225 90
E-SE 112,5 90
Tetto piano esterno 0 0
Pavimento esterno 0 180
Controterra 0 180
S-SE 157,5 90
S-SO 202,5 90
O-SO 247,5 90
Ovest 270 90

Integrando tutti i dati raccolti possibile stabilire gli apporti termici esterni, quelli interni e le
dispersioni termiche per tutti gli ambienti del locale interessati dallimpianto di
condizionamento.


I risultati finali per il calcolo del fabbisogno di energia per il riscaldamento invernale (UNI
10384), dai quali si ricava la potenza termica dellimpianto, sono riepilogati nella tabella 1.5
dove sono indicati:
- Qh [MJ] = fabbisogno di energia termica utile totale;
- Qhr [MJ] = fabbisogno di energia termica utile totale reale;
- d [%] = rendimento di distribuzione;
- Qp=Qhr/ d = energia termica richiesta dal sistema di produzione;
- p[%] = rendimento di produzione medio mensile;
- Q [MJ] fabbisogno di energia primaria.

Tabella 1.5: riepilogo di calcolo dei fabbisogni termici mensili.
Mese Qh [MJ] Qhr [MJ] d [%] Qp=Qhr/ d p[%] Q [MJ]
10 3083,4 3243,6 95,00 3414,3 74,61 4576,2
11 56172,1 59091,2 95,00 62201,3 97,63 63711,7
12 85956,6 90423,5 95,00 95182,7 98,23 96901,3
1 100177,3 105383,2 95,00 110929,7 98,39 112749,4
2 68799,8 72375,1 95,00 76184,3 97,95 77782,3
3 38306,5 40297,2 95,00 42418,1 96,83 34806,6
4 3988,6 4195,8 95,00 4416,7 79,10 5583,9

I risultati finali si possono sintetizzare con i seguenti indicatori di progetto dellimpianto di
condizionamento (tabella 1.6):



Tabella 1.6: Indicatori di progetto per limpianto di condizionamento.
Fabbisogno annuo di energia primaria per la climatizzazione
invernale in regime continuo Q
405.111.336,10 [kJ/anno]
112.530,93 [kWh/anno]
Superficie utile servita dalla centrale 1857,90 [m]
Volume riscaldato V 6893,48 [m]
Numero di giorni del periodo di riscaldamento 183 [g]
Differenza di temperatura media stagionale 12,66 [C]
Fabbisogno energetico normalizzato 23,81 [kJ/mgC]
Potenza nominale utile del sistema di produzione 145,00 [kW]
Temperatura media del fluido vettore nel generatore 60,00 [C]

La produzione di acqua calda sanitaria avviene mediante un bollitore con serpentino interno
della capacit di 2000 litri alimentato a metano. La diffusione del calore avviene mediante
radiatori e ventilconvettori.



1.4 Certificazione energetica delledificio
Secondo la classificazione generale per destinazione duso degli edifici per categorie emanata
nellArt. 3 del D.P.R. 26 agosto 1993, n. 412, lhotel Lux appartiene alla classe E.1 (edifici
adibiti a residenza e assimilabili) di categoria 3- che include alberghi, pensioni e similari.
Per la localit in cui ubicato ledificio sono stati stimati 2468 gradi giorno (per gradi giorno
di una localit si intende la somma, estesa a tutti i giorni di un periodo annuale convenzionale
di riscaldamento, delle sole differenze positive giornaliere tra la temperatura dellambiente,
convenzionalmente fissata a 20 C , e la temperatura media esterna giornaliera).
La zona climatica di appartenenza risulta essere quindi la zona E (2100GG<3000).
Nella relazione tecnica (come disposto dallarticolo 28 della Legge 9 gennaio 1991) attestante
la rispondenza alle prescrizioni in materia di contenimento del consumo energetico degli
edifici (e strumento per il conseguimento della certificazione energetica), sono disponibili i
seguenti dati:

- Fabbisogno annuo di energia primaria per la climatizzazione invernale 112.530,93
[kWh/anno];
- Superficie utile servita dalla centrale 1857,90 [m];
- Indice di prestazione energetica per la climatizzazione invernale: 60,57 kWh/manno;
- Indice di prestazione energetica normalizzato per la climatizzazione invernale (o Fabbisogno
energetico normalizzato FEN): 23,81 kJ/manno,
- Fabbisogno di combustibile: 10.856,19 Nm/anno;
- Fabbisogno di energia elettrica da rete: 296,00 kWhe/anno
- Numero di giorni del periodo di riscaldamento:183 g,
- Temperatura minima di progetto: -5C
- Differenza di temperatura media stagionale: 12,66 C;

Confrontando il valore dellindice di prestazione energetica per la climatizzazione invernale
con i valore limite della Regione Veneto in vigore al momento della stesura della relazione
tecnica (23/1/2009) indicati in tabella 1.7, risulta che ledificio rientra nella classe energetica
B.





Tabella 1.7: classi energetiche degli edifici e valori limite degli indici di prestazione energetica per la
climatizzazione invernale.
Classe energetica Valore limite [kWh/manno]
A 31
B 61
C 92
D 123
E 153
F 184
G > 184






































2. ELEMETI DI ORMATIVA SULLA CERTIFICAZIOE
EERGETICA DEGLI EDIFICI

2.1 RIFERIMETI ORMATIVI COMUITARI

DIRETTIVA 2002/91/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO
Del 16 dicembre 2002
Sul rendimento energetico nelledilizia

Nota come EPBD (Energy Performance of Buildings Directive). E il principale documento di
riferimento a livello Europeo. Questa direttiva vuole rappresentare lattuazione di politiche
ed azioni comunitarie nel contesto della tutela dellambiente. Per perseguire tale scopo si
impone lobiettivo di ottimizzare il consumo energetico e di conseguenza di diminuire la
produzione di gas serra, come stabilito dal protocollo di Kyoto. In tale contesto, una
progettazione efficiente degli edifici e degli impianti pu costituire una leva fondamentale su
cui agire, considerando che, nel nostro Paese, il fabbisogno di energia del settore civile,
residenziale e terziario, copre una quota pari a circa il 41% del consumo energetico nazionale.
Il Consiglio ha approvato il Piano dazione della Commissione sullefficienza energetica nel
maggio e nel dicembre 2000.
Viene introdotto il rendimento energetico di un edificio, ossia La quantit di energia
effettivamente consumata o che si prevede possa essere necessaria per soddisfare i vari
bisogni connessi ad un uso standard delledificio, compresi, tra gli altri, il riscaldamento, il
riscaldamento dellacqua, il raffreddamento, la ventilazione e lilluminazione. Tale quantit
viene espressa da uno o pi descrittori calcolati tenendo conto della coibentazione, delle
caratteristiche tecniche e di installazione, della progettazione e della posizione in relazione
agli aspetti climatici, dellesposizione al sole e dellinfluenza delle strutture adiacenti,
dellesistenza di sistemi di generazione propria di energia e di altri fattori, compreso il clima
degli ambienti interni, che influenzano il fabbisogno energetico.
Lobiettivo della direttiva il miglioramento di tale rendimento energetico. Si impone che
questo fine sia il fattore determinante per la scelta di tipologie impiantistiche e di


ristrutturazioni, compatibilmente con la funzione degli edifici e tenendo conto dellefficacia
sotto il profilo dei costi.
Le disposizioni in essa contenute riguardano la metodologia per il calcolo del rendimento, i
requisiti minimi da applicare sia per le nuove costruzioni che per le ristrutturazioni e
lispezione periodica delle caldaie e dei sistemi di condizionamento dellaria, nonch una
perizia di quegli impianti le cui caldaie abbiano pi di quindici anni.
Viene introdotta la certificazione energetica degli edifici, contenente un attestato del
rendimento energetico di un edificio ossia un documento riconosciuto dallo Stato membro o
da una persona giuridica da esso designata , in cui figura il valore risultante del calcolo
effettuato. Agli Stati membri viene affidato il compito di: scegliere una metodologia di
calcolo del rendimento energetico degli edifici sulla base del quadro generale presente
nellallegato; fissare dei requisiti minimi di rendimento energetico, suddivisi per categorie di
edifici (possono esserci eccezioni particolari per monumenti storici, luoghi di culto,superfici
inferiori ai 50 metri quadrati o utilizzati al massimo quattro mesi allanno strutture agricole o
industriali non residenziali con basso fabbisogno energetico). Questi requisiti devono essere
rivalutati periodicamente (non oltre cinque anni) e devono tenere in considerazione dei
progressi tecnologici degli impianti e dei materiali utilizzati in edilizia. Per edifici di nuova
costruzione con metratura utile totale maggiore di 1000 metri quadrati viene imposto uno
studio di fattibilit tecnica, ambientale ed economica di sistemi alternativi quali:
- sistemi di fornitura energetica decentrati basati su energie rinnovabili;
- cogenerazione;
- sistemi di riscaldamento e climatizzazione a distanza (complesso di edifici\condomini), se
disponibili;
- pompe di calore.

Per quanto riguarda gli edifici esistenti, sempre di metratura maggiore ai 1000 metri quadrati,
che devono subire ristrutturazioni importanti (che comportano a costi almeno del 25% del
valore della struttura) si devono apportare miglioramenti al rendimento energetico affinch
siano raggiunti i requisiti minimi per quanto tecnicamente, funzionalmente ed
economicamente fattibile.
In fase di costruzione, compravendita o locazione di un edificio, lattestato di certificazione
energetica deve essere messo a disposizione delleventuale futuro acquirente o locatario. La
validit massima dellattestato di dieci anni.

Per gli appartamenti di un condominio, se dotati di un impianto in comune,si pu fare
riferimento ad un unica certificazione comune allintero edificio oppure alla certificazione di
un singolo appartamento rappresentativo per tutti i restanti.
Lattestato di certificazione energetica ( ACE ) deve riportare i valori di riferimento
delledificio e i relativi limiti stabiliti dalla legge, in modo da consentire ai consumatori una
personale valutazione del reale rendimento energetico. Inoltre deve essere corredato di
raccomandazioni utili al raggiungimento del miglior rapporto costi-benefici. Il valore
giuridico dellattestato viene stabilito da ogni singolo Stato. Negli edifici pubblici o presso
enti che prestano servizi lACE deve essere affisso in un luogo chiaramente visibile.
Al fine di ridurre i livelli di emissione di biossido i carbonio deve essere fissata da ogni stato
una tempistica che disciplini le ispezioni per tutte le caldaie con potenza nominale utile
compresa tra i 20 e i 100 KW. Per potenze maggiori ai 100 KW il limite massimo tra due
ispezioni consecutive fissato in due anni, se la caldaia a gas tale periodo pu essere
esteso a quattro anni.



2.2 RIFERIMETI ORMATIVI AZIOALI

Legge 9 gennaio 1991, n.10 (GU n.13 del 16 gennaio 1991, suppl. ord.)
orme per l'attuazione del Piano energetico nazionale in materia di uso razionale
dell'energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia.

Questa legge nata con il preciso intento di regolamentare l'intero settore termotecnico e
razionalizzare il pi possibile i consumi di energia. Essa stata, per molto tempo anche a
livello europeo, uno dei principali punti di riferimento in questo campo, grazie soprattutto
all'avanguardia dei suoi contenuti, come la divisione del territorio in aree geografiche con
determinati periodi di esercizio e dati climatici quali le temperature medie mensili, le velocit
dei venti e i coefficienti di esposizione. I due decreti che ne hanno regolamentato l'attuazione
sono stati il DPR 412 del 1993 e il DPR 551 del 1999. Lobiettivo quello di ridurre i consumi
di energia, di migliorare le condizioni di compatibilit ambientale dell'utilizzo dei
combustibili, a parit di servizio reso e di qualit della vita. le norme del presente titolo
favoriscono ed incentivano, in accordo con la politica energetica della Comunit economica

europea, l'uso razionale dell'energia, il contenimento dei consumi di energia nella produzione
e nell'utilizzo di manufatti, l'utilizzazione delle fonti rinnovabili di energia, e la sua riduzione
dei consumi specifici nei processi produttivi.
Nellarticolo 8, relativo ai contributi in conto capitale a sostegno dell'utilizzo delle fonti
rinnovabili di energia nell'edilizia (nella climatizzazione, nella illuminazione degli ambienti,
nonch nella produzione di energia elettrica e di acqua calda sanitaria) si menzionano:
coibentazione, installazione di nuovi generatori di calore ad alto rendimento, pompe di calore
per riscaldamento ambiente o acqua sanitaria, apparecchiature per la produzione combinata di
energia elettrica e di calore, impianti fotovoltaici per la produzione di energia elettrica,
sistemi di controllo integrati e di contabilizzazione differenziata dei consumi di calore nonch
di calore e acqua sanitaria di ogni singola unit immobiliare, sistemi telematici per il controllo
e la conduzione degli impianti di climatizzazione, trasformazione di impianti centralizzati di
riscaldamento in impianti unifamiliari a gas per il riscaldamento e la produzione di acqua
calda sanitaria dotati di sistema automatico di regolazione della temperatura, inseriti in edifici
composti da pi unit immobiliari, con determinazione dei consumi per le singole unit
immobiliari.
Nel secondo titolo vengono espresse le norme per il contenimento del consumo di energia
negli edifici. Se di propriet pubblica o adibiti ad uso pubblico fatto obbligo di soddisfare il
fabbisogno energetico degli stessi favorendo il ricorso a fonti rinnovabili di energia o
assimilate salvo impedimenti di natura tecnica od economica. La progettazione di nuovi
edifici pubblici deve prevedere la realizzazione di ogni impianto, opera ed installazione utili
alla conservazione, al risparmio e all'uso razionale dell'energia. Viene introdotta la
Certificazione energetica degli edifici, le cui norme sarebbero dovute entrare in vigore con
decreto del Presidente della Repubblica. Tale decreto avrebbe individuato i soggetti abilitati
alla certificazione. Nei casi di compravendita o di locazione il certificato di collaudo e la
certificazione energetica devono essere portati a conoscenza dell'acquirente o del locatario
dell'intero immobile o della singola unit immobiliare. Il proprietario o il locatario possono
richiedere al comune ove ubicato l'edificio la certificazione energetica dell'intero immobile
o della singola unit immobiliare. La durata prevista per la validit dellattestato era di cinque
anni. Le procedure di gestione e manutenzione sono prescritte da norme UNI e CEI.









D.P.R. 26 agosto 1993 n. 412 (pubblicato sulla G.U. n.96 del 14 ottobre 1993)

Recante norme per la progettazione, linstallazione, lesercizio e la manutenzione degli
impianti termici degli edifici ai fini del contenimento dei consumi di energia , in attuazione
dellart. 4, comma 4, della legge 9 gennaio 1991, n. 10.
Nellarticolo 1 vengono fornite tutte le definizioni utili per la univoca comprensione di varie
terminologie che verranno spesso ripetute il altre leggi, anche nel quadro normativo
comunitario.
Nellarticolo 2 si suddivide il territorio nazionale in sei zone climatiche in funzione dei gradi-
giorno, indipendentemente dalla ubicazione geografica (per gradi giorno di una localit si
intende la somma, estesa a tutti i giorni di un periodo annuale convenzionale di riscaldamento,
delle sole differenze positive giornaliere tra la temperatura dellambiente, convenzionalmente
fissata a 20 C , e la temperatura media esterna giornaliera; lunit di misura il grado giorno o
GG):
Zona A: comuni che presentano un numero di gradi giorno non superiore a 600
Zona B:comuni che presenta comuni che presentano un numero di gradi giorno maggiore di
600 e non superiore a 900;
Zona C: comuni che presentano un numero di gradi giorno maggiore di 900 e non superiore
a 1.400;
Zona D: comuni che presentano un numero di gradi giorno maggiore di 1.400 e non
superiore a 2.100;
Zona E: comuni che presentano un numero di gradi giorno maggiore di 2.100 e non
superiore a 3.000;
Zona F: comuni che presentano un numero di gradi giorno maggiore di 3.000.
La tabella in allegato A, ordinata per regioni e province, riporta per ciascun comune
laltitudine della casa comunale, i gradi giorno e la zona climatica di appartenenza. Detta
tabella pu essere modificata in conformit ad eventuali metodologie fissate dallUNI e
avvalendosi delle competenze tecniche dellENEA.
Larticolo 3 contiene la classificazione generale degli edifici per categorie, in funzione della
loro destinazione duso:
E.1 Edifici adibiti a residenza ed assimilabili:


E.1 (1) abitazioni adibite a residenza con carattere continuativo, quali abitazioni civili e
rurali, collegi, conventi, case di pena e caserme;
E.1 (2) abitazioni adibite a residenza con occupazione saltuaria;
E.1 (3) edifici adibiti ad albergo, pensione ed attivit similari;
E.2 edifici adibiti a uffici e assimilabili: pubblici e privati, scorporabili da altre costruzioni
agli effetti dellisolamento termico;
E.3 edifici adibiti a ospedali, cliniche o case di cura e assimilabili
E.4 edifici adibiti ad attivit ricreative, associative o di culto e assimilabili:
E.4 (1) cinema , teatri, sale di riunione e congressi;
E.4 (2) mostre, musei, biblioteche e luoghi di culto;
E.4 (3) bar, ristoranti e sale da ballo;
E.5 edifici adibiti ad attivit commerciali e assimilabili quali negozi, magazzini di vendita
allingrosso o al minuto, supermercati, esposizioni;
E.6 edifici adibiti ad attivit sportive:
E.6 (1) piscine, saune e assimilabili;
E.6 (2) palestre e assimilabili;
E.6 (3) servizi di supporto alle attivit sportive;
E.7 edifici adibiti ad attivit scolastiche a tutti i livelli e assimilabili;
E.8 edifici adibiti ad attivit industriali, artigianali e assimilabili.
Per alcune categorie viene fissato un limite massimo di temperatura interna dellambiente
durante il funzionamento dellimpianto di riscaldamento. Successivamente sono elencate tutte
le procedure da seguire per linstallazione e la manutenzione di tutti gli impianti corredate
dalle relative schede che i tecnici abilitati devono compilare.



DECRETO LEGISLATIVO 19 agosto 2005, n.192. (G.U. 23/09/2005)

Attuazione della direttiva 2002/91/CE relativa al rendimento energetico nelledilizia.
Il presente decreto ha come finalit quella di stabilire i criteri, le condizioni e le modalit per
migliorare le prestazioni energetiche degli edifici. Si vuole favorire lo sviluppo, la
valorizzazione e lintegrazione delle fonti rinnovabili contribuendo cos alla tutela
dellambiente.

In questo decreto vengono stanziate le norme inerenti:
a) la metodologia per il calcolo delle prestazioni energetiche integrate degli edifici;
b) lapplicazione di requisiti minimi in materia di prestazioni energetiche per gli edifici;
c) i criteri generali per la certificazione energetica;
d) le ispezioni periodiche degli impianti;
e) i criteri per garantire la qualificazione e lindipendenza degli esperti incaricati della
certificazione e delle ispezioni;
f) la raccolta delle informazioni, delle esperienze, delle elaborazioni e degli studi necessari
allorientamento della politica energetica del settore;
g) la promozione delluso razionale dellenergia anche attraverso linformazione e la
sensibilizzazione degli utenti finali, la formazione e laggiornamento degli operatori del
settore.
Gli ambiti di intervento nel quale sono inserite queste norme quello che riguarda la
costruzione e la ristrutturazione degli edifici. Questultima vede vari gradi di applicazione in
relazione al tipo di intervento. Per quanto riguarda gli edifici di nuova costruzione si stabilisce
che entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto devono essere dotati, al
termine della costruzione medesima ed a cura del costruttore, dellattestato di certificazione
energetica.
Lallegato A contiene ulteriori definizioni di carattere tecnico e termodinamico.
Le metodologie di calcolo sono definite tenendo conto di: -clima interno e esterno; -
caratteristiche termiche delledificio; -impianto di riscaldamento e di produzione di acqua
calda sanitaria; -impianto di condizionamento dellaria e di ventilazione; -impianto di
illuminazione; -posizione ed orientamento degli edifici; -sistemi solari passivi e protezione
solare; -ventilazione naturale; -utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, sistemi di
cogenerazione e di riscaldamento e condizionamento a distanza.
Nellallegato C sono tabulati: il fabbisogno di energia primaria (dipendente dal rapporto di
forma S\V e dalla zona climatica); la trasmittanza termica delle strutture verticali opache e
delle chiusure trasparenti (dipendenti dalla zona climatica e con variazioni significative a
partire dal 2006). Nellallegato D sono fornite le predisposizioni per lintegrazione di impianti
solari termici e fotovoltaici nelle coperture degli edifici e per lallacciamento delle reti di
teleriscaldamento. Seguono i moduli per le relazioni tecniche menzionate nellarticolo 28
della legge n. 10 del 9 gennaio 1991, il modello del rapporto tecnico per impianti termici di
potenza maggiore o uguale a 35 KW e quello per impianti di potenza inferiore a tale limite.

Questi modelli, se relativi a impianti sopra i 35 KW, vanno trasmessi alla regione di
competenza ogni due anni, altrimenti (sotto i 35 KW) ogni quattro anni.




DECRETO LEGISLATIVO 29 dicembre 2006, n.311 (G.U. n.26 del 1 febbraio 2007
supplemento ordinario n.26/L)

Disposizioni correttive ed integrative al D.L. 192 del 19 agosto 2005

Questo decreto finalizzato a modificare e integrare il D.L. n.192 del 29 agosto 2005. In
particolare viene introdotto lattestato di qualificazione energetica che, in attesa dellentrata in
vigore delle Linee guida nazionali previste, sostituisce lattestato di certificazione energetica.
Questo documento, che pu essere redatto anche dal proprietario delledificio (non
necessariamente estraneo alla propriet), dal progettista o dal realizzatore, purch sia un
professionista riconosciuto. Altre modifiche molto importanti sono:
- lintroduzione dellindice di prestazione energetica (parziale o totale) EP, che esprime il
consumo di energia primaria (parziale, cio riferita ad un singolo uso, o totale) riferito
allunit di superficie utile o di volume lordo, espresso rispettivamente in kWh/m anno o
kWh/m. Questo indice varia in base al rapporto di forma S/V e per zona climatica. Inoltre
viene fatta una classificazione diversa per gli edifici E1 (esclusi collegi, conventi, case di
pena e caserme) rispetto a tutti gli altri. I valori limite applicabili sono stati corretti dal 1
gennaio 2010;
- Modifiche sempre a partire dal 1 gennaio 2010 dei valori limite della trasmittanza termica
delle strutture opache e dei vetri;
- La metodologia di calcolo adottata dovr garantire risultati conformi alle normative UNI e
CEN (allegato M).







DECRETO LEGISLATIVO 30 maggio 2008, n.115 (G.U. n. 154 del 3 luglio 2008)

Attuazione della direttiva 2006/32/CE relativa allefficienza degli usi finali dellenergia
e i servizi energetici e abrogazione della direttiva 93/76/CEE

Questo Decreto stato pubblicato con lobiettivo di sopperire all'assenza dei decreti attuativi
al D.Lgs 192, prescrivendo l'obbligo di riferirsi alla Norma UNI TS 11300 Parti 1 e 2 per il
calcolo del fabbisogno energetico degli edifici e mandando in deroga le precedenti Norme
UNI.
La finalit la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra e del consumo energetico. Per
questo viene stabilito un quadro di misure, attraverso il profilo costi-benefici, volte a
migliorare il rendimento e lefficienza dellenergia nelle prestazioni finali del suo utilizzo.
A tal proposito sono menzionati i PAEE, Piani di azione sullefficienza energetica, introdotti
dalla direttiva europea, per i quali si prevede di fornire alla Commissione europea la
comunicazione dei risultati ottenuti in base agli obiettivi preposti oltre che informare su
eventuali carenze constatate nei precedenti piani.
LENEA (ente per le nuove tecnologie,lenergia e lambiente) lagenzia che vigila
sullattuazione di quanto disposto dal decreto, ovvero ha il compito di verificare e monitorare
i progetti realizzati e le misure adottate per il risparmio energetico. Inoltre fornisce ai
cittadini,alle amministrazioni e alle imprese, linformazione adeguata riguardante sia le
tematiche legate al risparmio, sia i meccanismi finanziari e giuridici predisposti. Entro il 30
maggio di ogni anno a partire dal 2009, lAgenzia provvede alla redazione di un Rapporto
annuale per lefficienza energetica. Lo scopo non solo quello di monitorare i risultati
ottenuti, ma anche di coordinare gli strumenti di incentivazione in base alla loro convenienza
sul lato economico. Per gli edifici sia di nuova costruzione che esistenti sono previste deroghe
sugli ispessimenti delle murature e delle coperture. Questo solo se si ottiene una riduzione
almeno del 10% dellEP e della trasmittanza. Linstallazione di impianti solari termici,
fotovoltaici e di generatori eolici considerata come manutenzione ordinaria. Nelledilizia
pubblica lamministrazione deve osservare degli obblighi ben precisi come: usufruire degli
strumenti finanziari appositamente resi disponibili per la riduzione dei consumi energetici;
effettuare una diagnosi energetica dopo ogni intervento di ristrutturazione o sostituzione di
componenti impiantistiche; esporre al pubblico la certificazione o lattestato se la metratura
supera i 1000 m.

Vengono fornite delle metodologie di calcolo della prestazione energetica degli edifici e degli
impianti. Si tratta di norme tecniche nazionali:
a) UNI TS 11300 prestazioni energetiche degli edifici Parte 1: determinazione del
fabbisogno di energia termica delledificio per la climatizzazione estiva ed invernale;
b) UNI TS 11300 prestazioni energetiche degli edifici Parte 2-1: determinazione del
fabbisogno di energia primaria e dei rendimenti per la climatizzazione invernale e la
produzione di acqua calda sanitaria nel caso di utilizzo di combustibili fossili;
c) UNI TS 11300 prestazioni energetiche degli edifici Parte 2-2: determinazione del
fabbisogno di energia primaria e dei rendimenti per la climatizzazione invernale e la
produzione di acqua calda sanitaria nel caso di:
1) utilizzo di energie rinnovabili (solare termico, fotovoltaico, biomasse);
2) utilizzo di altri sistemi di generazione (cogenerazione, teleriscaldamento, pompe di
calore elettriche e a gas).



Decreto del Presidente della Repubblica 2 aprile 2009 , n. 59 (G.U. n. 132 del 10 giugno
2009)

Regolamento di attuazione dellarticolo 4, comma 1, lettere a) e b), del decreto legislativo
19 agosto 2005, n. 192, concernente attuazione della direttiva 2002/91/CE sul rendimento
energetico in edilizia.

Il presente decreto definisce i criteri generali, le metodologie di calcolo e i requisiti minimi
per la prestazione energetica degli edifici e degli impianti termici per la climatizzazione
invernale e per la preparazione di acqua calda sanitaria. Lo scopo principale quello di
uniformare le norme regionali che lo hanno sostituito in attesa della sua pubblicazione. Si
adottano le norme tecniche nazionali della serie UNI TS 11300 (serie 1 e 2), definite nel
contesto delle norme EN a supporto della direttiva 2002/91/CE. Le novit introdotte
riguardano per prima cosa i requisiti delle prestazioni energetiche degli edifici, nuovi o da
ristrutturare, che abbiano superficie utile superiore ai 1000 m.si procede in sede progettuale
alla determinazione della prestazione energetica per il raffrescamento estivo dell'involucro


edilizio (Epe, invol), pari al rapporto tra il fabbisogno annuo di energia termica per il
raffrescamento dell'edificio, calcolata tenendo conto della
temperatura di progetto estiva secondo la norma UNI/TS 11300 - 1, e la superficie utile, per
gli edifici residenziali, o il volume per gli edifici con altre destinazioni d'uso, e alla verifica
che la stessa sia non superiore a:
a) per gli edifici residenziali di cui alla classe E1, esclusi collegi, conventi, case di pena
caserme, ai seguenti valori:
1) 40 kWh/m anno nelle zone climatiche A e B;
2) 30 kWh/m anno nelle zone climatiche C, D, E, e F;
b) per tutti gli altri edifici ai seguenti valori:
1) 14 kWh/m anno nelle zone climatiche A e B;
2) 10 kWh/m anno nelle zone climatiche C, D, E, e F.
Nei casi di ristrutturazione o manutenzione straordinaria di parti esterne si devono rispettare
i valori di trasmittanza termica U riportati nelle tabelle dellallegato C del decreto legislativo.
Nel caso di nuova installazione e ristrutturazione di impianti termici o sostituzione di
generatori di calore si procede al calcolo del rendimento globale medio stagionale
dell'impianto termico e alla
verifica che lo stesso risulti superiore al valore limite riportato al punto 5 dell'allegato C
al decreto legislativo.
Sia presente almeno una centralina di termoregolazione programmabile per ogni generatore
di calore e dispositivi modulanti per la regolazione automatica della temperatura ambiente nei
singoli locali o nelle singole zone.
Per tutte le categorie di edifici e'obbligatorio l'utilizzo di fonti rinnovabili per la
produzione di energia termica ed elettrica. In particolare, nel caso di edifici di nuova
costruzione o in occasione di nuova installazione di impianti termici o di ristrutturazione
degli impianti termici esistenti, l'impianto di produzione di energia termica deve essere
progettato e realizzato in modo da coprire almeno il 50 per cento del fabbisogno annuo di
energia primaria richiesta per la produzione di acqua calda sanitaria con l'utilizzo delle
predette fonti di energia. Tale limite e' ridotto al 20 per cento per gli edifici situati nei centri
storici.
Nel caso di edifici di nuova costruzione, pubblici e privati, o di ristrutturazione, demolizione
e ricostruzione di quelli aventi superficie utile superiore ai 1000 m, e' obbligatoria
l'installazione di impianti fotovoltaici per la produzione di energia elettrica.

E obbligatorio creare la predisposizione per lallacciamento al teleriscaldamento, se la rete di
questo si trova entro 1 Km dalledificio.
Il progettista deve eseguire i calcoli e le verifiche necessari al rispetto del presente decreto
utilizzando metodi rispondenti alle norme tecniche predisposte dagli organismi deputati a
livello nazionale o comunitario, quali ad esempio l'UNI e il CEN, o ad altri metodi di
calcolo recepiti con decreto del Ministro dello sviluppo economico. L'utilizzo di altri
metodi sviluppati da organismi istituzionali nazionali, quali l'ENEA, le universita' o gli
istituti del CNR, e' possibile purche' i risultati conseguiti risultino coerenti con quelli
ottenibili con i metodi di calcolo precedentemente detti. Nel calcolo della prestazione
energetica dell'edificio occorre prendere in considerazione i seguenti elementi:
a) lo scambio termico per trasmissione tra l'ambiente climatizzato e l'ambiente esterno;
b) lo scambio termico per ventilazione (naturale e meccanica);
c) lo scambio termico per trasmissione e ventilazione tra zone adiacenti a temperatura
diversa;
d) gli apporti termici interni;
e) gli apporti termici solari;
f) l'accumulo del calore nella massa dell'edificio;
g) l'eventuale controllo dell'umidit negli ambienti climatizzati;
h) le modalit di emissione del calore negli impianti termici e le corrispondenti perdite di
energia;
i) le modalit di distribuzione del calore negli impianti termici e le corrispondenti perdite di
energia;
l) le modalit di accumulo del calore negli impianti termici e le corrispondenti perdite di
energia;
m) le modalit di generazione del calore e le corrispondenti perdite di energia
n) l'effetto di eventuali sistemi impiantistici per l'utilizzo di fonti rinnovabili di energia;
o) per gli edifici di nuova costruzione del settore terziario con volumetria maggiore di
10.000
mc, l'influenza dei fenomeni dinamici, (attraverso l'uso di opportuni modelli di
simulazione,
salvo che si possa dimostrare la scarsa rilevanza di tali fenomeni nel caso specifico).


Le disposizioni del presente decreto si applicano per le regioni e province autonome che
non abbiano ancora provveduto ad adottare propri provvedimenti in applicazione della
direttiva 2002/91/CE e comunque fino alla data di entrata in vigore dei predetti provvedimenti
regionali.
Le singole Regioni o le province autonome possono definire metodologie di calcolo della
prestazione energetica degli edifici, diverse da quelle descritte nel decreto ma che trovino in
queste stesse metodologie indirizzo e riferimento. Inoltre possono fissare requisiti minimi di
efficienza energetica piu' rigorosi attraverso la definizione di valori prestazionali e
prescrittivi minimi pi restrittivi tenendo conto delle implicazioni economiche e di gestione
dell'edificio, delle problematiche ambientali e dei costi a carico dei cittadini, con particolare
attenzione alle ristrutturazioni e al contesto socio-economico territoriale.
le regioni e le province autonome che invece alla data di entrata in vigore del presente
decreto avevano gia' provveduto al recepimento della direttiva 2002/91/CE devono adottare
misure atte a favorire un graduale ravvicinamento dei propri provvedimenti, anche
nell'ambito delle azioni di coordinamento tra lo Stato e restanti regioni.


Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 26 giugno 2009
Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici

In seguito allentrata in vigore del presente decreto, le Regioni e le Province autonome che dal
2006 avevano gi emanato vari D.G.R. in merito alla procedura per il calcolo della
certificazione energetica, devono uniformarsi con le linee guida nazionali, assicurando che:
- Lattestato di certificazione contenga tutti i dati relativi allefficienza energetica
delledificio, i limiti di legge, le classi prestazionali e i valori di riferimento per confronti
non tecnici, i suggerimenti e le raccomandazioni sul corretto utilizzo degli impianti e sugli
interventi pi convenienti per migliorare le prestazioni;
- Si faccia riferimento alle norme tecniche UNI EN 15217 e UNI TS 11300;
- Metodologie di calcolo della prestazione energetica degli edifici e riduzioni degli oneri a
carico dei utenti siano conformi alla normativa;
- La certificazione sia valevole per massimo dieci anni;
- Tutti gli interventi effettuati ed eventuali accertamenti siano tenuti in considerazone
nellaggiornamento successivo.
Presso il Ministero degli affari regionali e delle autonomie locali stato istituito un tavolo di
confronto e di coordinamento con lobiettivo di facilitare e semplificare la diffusione delle
tematiche energetiche ed ambientali a livello politico locale. Vi prendono parte incaricati del
Ministero dello sviluppo economico, delle infrastrutture e dei trasporti, dellambiente,
rappresentanti di Regioni, Province e Comuni, esperti del CNR, dellENEA, del CTI, del
CNCU (Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti), di ITACA (Istituto per
linnovazione e la trasparenza degli appalti e la contabilit ambientale) e del comitato
Ecolabel , che certifica la compatibilit ambientale di prodotti e materiali.







Normativa tecnica UNI EN 15217:2007
Metodi per esprimere la prestazione energetica e per la certificazione energetica degli
edifici (recepimento della norma europea E 15217 Energy performance of buildings
Methods for expressing Energy performance for certification of buildings)

I contenuti di questa norma riguardano in modo dettagliato tutti i dati necessari per
quantificare la prestazione energetica di un edificio, la metodologia da usare per valutare la
richiesta energetica di un edificio in progettazione o da ristrutturare e il procedimento usato
per determinare la classe di prestazione energetica.
La prestazione energetica di un edificio si esprime tramite un INDICATORE GLOBALE EPgl
o INDICATORE SPECIFICO EPr , che pu essere relativo alla produzione di acqua calda
sanitaria, al riscaldamento e al condizionamento. EPgl si calcola con la formula indicata nella
norma UNI EN 15603:2008 (Prestazione energetica degli edifici Consumo energetico
globale e definizione dei metodi di valutazione energetica) e rappresenta il rapporto tra tutte
forme di energia erogate sulla superficie di condizionamento Ac e si pu esprimere con la
seguente formula:

C
n
k
k C
A
k EPgl A
EPgl

=

=
1
,
,
(2.1)




Si definisce indicatore standardse viene calcolato mediante dati standard prefissati (tabulati
o di progetto), altrimenti, se si calcola mediante misurazioni realmente effettuate in situ, si
denomina di energia misurata.
In base al valore di questo indicatore si stabiliscono degli intervalli entro i quali sono
delimitate le classi di appartenenza degli edifici, o classi energetiche degli edifici.
Sono elencate le indicazioni da compilare nel certificato, come ad esempio quelle di tipo
amministrativo (indirizzo delledificio, tecnico responsabile, data di rilascio e di scadenza
ecc.), e quelle propriamente tecniche, come il valore dellindicatore energetico globale (
standard o misurato), i valori di riferimento e la classe di prestazione energetica di
appartenenza, le prestazioni dei principali elementi costituenti limpianto termico ed infine
note riguardo eventuali interventi migliorativi.





Normativa tecnica UNI TS 11300:2008 - parte 1 -
Prestazioni energetiche degli edifici Determinazione del fabbisogno di energia
termica delledificio per la climatizzazione estiva ed invernale
In questa norma viene presentato il metodo di riferimento per la determinazione e per la
verifica delle prestazioni energetiche degli edifici. La sua interpretazione univoca e permette
di poter ripetere la procedura in modo esatto.
Sono previste tre situazioni di valutazione: di progetto (design rating), standard (asset rating)
e in particolari condizioni climatiche o di esercizio (tailored rating).
In ciascuna valutazione si definiscono per prima cosa le dimensioni degli ambienti soggetti
alla climatizzazione, si descrivono le condizioni climatiche interne ed esterne e si indica il
fabbisogno di energia per ciascun locale.
La descrizione delle caratteristiche di un edificio relativa al volume (lordo e netto) dei locali
climatizzati e alla loro superficie calpestabile, ai ponti termici, alla tipologia degli elementi
costruttivi e di rivestimento, allesposizione cardinale e alla presenza di elementi esterni che
ombreggiano le superfici trasparenti.
Nella parte relativa alla descrizione delle caratteristiche termiche sono riportate le
trasmittanze e le capacit termiche aeriche di tutti gli elementi dellinvolucro, la trasmittanza

di energia solare e i fattori di riduzione degli elementi trasparenti, i fattori di assorbimento
solare e di remissivit delle superfici esterne opache e i coefficienti di trasmissione lineare dei
ponti termici (zone di discontinuit termica).
I dati climatici riguardano le medie mensili delle temperature esterne e lirraggiamento solare
mensile per ogni orientamento.
Infine vanno indicate le informazioni legate alla modalit di utilizzo e di occupazione
delledificio, comprendenti la temperatura di riferimento per il riscaldamento ed il
raffrescamento, I ricambi daria (quantit, ventilazione e regolazione della portata), la durata
massima e il regime di funzionamento giornaliero dellimpianto, gli apporti di calore interni
ed infine il sistema di chiusura degli oscuranti e delle schermature mobili.








Normativa tecnica UNI TS 11300:2008 Parte 2
Determinazione del fabbisogno di energia primaria e dei rendimenti per la
climatizzazione invernale e per la produzione di acqua calda sanitaria.



In questa seconda parte vengono forniti gli strumenti per calcolare la quantit di energia (utile
e primaria) necessaria per soddisfare il fabbisogno di acqua calda sanitaria e per il
riscaldamento invernale. Inoltre indicato come determinare il rendimento globale medio
stagionale e il fabbisogno di energia elettrica dei componenti ausiliari secondari delimpianto.
Come per la prima parte anche qui sono previste tre situazioni di valutazione: di progetto
(design rating), standard (asset rating) e in particolari condizioni climatiche o di esercizio
(tailored rating).
Per il calcolo dellenergia primaria si pu scegliere tra due alternative: si possono leggere i
valori da tabelle specifiche oppure si calcolano direttamente le perdite di energia ipotizzando
la possibilit di recuperarne una percentuale.

Sono attualmente in fase di elaborazione:
- UNI TS 11300 Parte 3- Determinazione del fabbisogno di energia primaria e dei
rendimenti per la climatizzazione estiva ;
- UNI TS 11300 Parte 4 Utilizzo di energie rinnovabili e di altri metodi di generazione
per il riscaldamento di ambienti e la preparazione di acqua calda sanitaria.

Protocollo ITACA
Nato nel 1996, per iniziativa delle Regioni italiane, con la denominazione Istituto per la
trasparenza, laggiornamento e la certificazione degli appalti, lIstituto ITACA
unassociazione di tipo federale con obiettivo quello di attivare azioni ed iniziative condivise
dal sistema regionale al fine di promuovere e garantire un efficace coordinamento tecnico tra
le stesse Regioni e province autonome, cos da assicurare anche il miglior raccordo con le
istituzioni statali, enti locali e operatori del settore.
Dal 2005, a seguito del ruolo assunto da Itaca e riconosciuto dalle stesse Regioni e da
organismi nazionali di riferimento, con il quale si rapporta, ha adottato la sua nuova
denominazione, Istituto per linnovazione e trasparenza degli appalti e la compatibilit
ambientale, la quale, pur confermando lidentit statutaria, ne sottolinea limpegno anche
sul versante delle tematiche inerenti alla sostenibilit ambientale. Nel 2004 la conferenza delle
Regioni ha approvato la prima versione del Protocollo Itaca con la quale possibile valutare il
livello di compatibilit ambientale di un edificio.
Tale strumento stato sviluppato a partire dalla metodologia del GBC (Green Building
Challenge) tenendo conto della sua evoluzione e aggiornamento (Sustainable building
Challenge SBC) ed indirizzato agli edifici residenziali di nuova costruzione o soggetti a
ristrutturazioni importanti.
Alle linee guida si affianca uno specifico software che ne implementa lapproccio
metodologico e
consente di utilizzare il sistema attraverso uninterfaccia ad alto livello.
Le linee guida costituiscono lo strumento tecnico di valutazione valido per la certificazione
Energetico - ambientale degli edifici.
Lo strumento di valutazione aggiorna il Protocollo Itaca contestualizzandolo alle
caratteristiche
ambientali e costruttive del territorio in funzione del tipo di progetto da valutare e della sua

ubicazione. Originariamente sviluppato in ambiente Excel, stato successivamente
implementato in un software di calcolo per facilitarne lapplicazione e la diffusione.
Tale strumento permette di stimare il livello di sostenibilit ambientale di un edificio
residenziale misurando la sua prestazione rispetto a 49 criteri raggruppati in 18 categorie a
loro volta aggregate in 5 aree di valutazione:
1. qualit del sito
2. consumo di risorse;
3. carichi ambientali;
4. qualit ambientale indoor;
5. qualit del servizio
I criteri di valutazione sono dotati di una serie di caratteristiche:
- hanno una valenza economica, sociale, ambientale di un certo rilievo;
- sono quantificabili o definibili qualitativamente, ovvero oggettivamente rispondenti a
scenari prestazionali predefiniti;
- perseguono un obiettivo di largo respiro;
- hanno comprovata valenza scientifica;
- sono dotati di prerogative di pubblico interesse.
Per ogni criterio ledificio riceve un punteggio che pu variare da 1 a +5, assegnato
confrontando lindicatore calcolato con i valori della scala di prestazione (benchmark)
precedentemente definiti.
Lo zero rappresenta lo standard di riferimento riconducibile a quella che deve considerarsi
come la pratica costruttiva corrente, nel rispetto delle leggi o dei regolamenti vigenti.
In particolare, la scala di valutazione utilizzata cos composta:
-1 rappresenta una prestazione inferiore allo standard e alla pratica corrente.
0 rappresenta la prestazione minima accettabile definita da leggi o regolamenti vigenti, o in
caso non vi siano regolamenti di riferimento rappresenta la pratica corrente.
1 rappresenta un moderato miglioramento della prestazione rispetto ai regolamenti vigenti e
alla pratica corrente.
2 rappresenta un miglioramento della prestazione rispetto ai regolamenti vigenti e alla pratica
corrente.
3 rappresenta un significativo miglioramento della prestazione rispetto ai regolamenti vigenti
e alla pratica comune. E da considerarsi come la migliore pratica corrente.
4 rappresenta un moderato incremento della pratica corrente migliore.

5 rappresenta una prestazione considerevolmente avanzata rispetto alla pratica corrente
migliore, di carattere sperimentale.
Il punteggio viene assegnato in base alle indicazioni e al metodo di verifica riportati nella
Scheda descrittiva di ogni criterio di valutazione. Le informazioni riportate su ogni scheda
sono:
lesigenza, ovvero lobiettivo di qualit ambientale che si intende perseguire;
il peso del criterio, che rappresenta il grado dimportanza che viene assegnato al criterio
rispetto allintero strumento di valutazione
lindicatore di prestazione, ovvero il parametro utilizzato per valutare il livello di
performance delledificio rispetto al criterio di valutazione; pu essere di tipo quantitativo o
qualitativo, ultimo viene descritto sotto forma di scenari;
lunit di misura, nel caso di indicatore di prestazione quantitativo;
la scala di prestazione (o di benchmark), ovvero il riferimento rispetto al quale viene
confrontato lindicatore prestazionale per calcolare il punteggio del criterio di valutazione;
il metodo e gli strumenti di verifica, che definiscono la procedura per calcolare lindicatore
di prestazione del criterio di valutazione;
i dati di input, ovvero i dati di cui necessario disporre per il calcolo e/o la verifica
dellindicatore prestazionale;
la documentazione, in cui vengono specificati i documenti (o stralci) da cui sono stati estratti
i dati di input ed in cui questi trovano contestualizzazione;
il benchmarking, che specifica la metodologia adottata per la definizione dei benchmark;
i riferimenti legislativi, ovvero le disposizioni legislative di riferimento a carattere cogente o
rientranti nella prassi progettuale;
i riferimenti normativi, ovvero sono le normative tecniche di riferimento utilizzate per
determinare le scale di prestazione e le metodologie di verifica;
la letteratura tecnica, ovvero i riferimenti tecnici referenziati utilizzati per determinare le
scale di prestazione e le metodologie di verifica;
Tutti i suddetti riferimenti: criteri, benchmark, scala di prestazione, indicatori, unit di misura,
metodo di verifica sono stabiliti da Itaca e possono essere modificati esclusivamente dalla
Itaca.







2.3 Il bilancio energetico di un edificio

Nella certificazione energetica si definisce una classificazione delledificio in funzione della
quantit di energia consumata al suo interno. Il primo passo da effettuare la determinazione
dellindice di prestazione energetica EPi, relativo alla climatizzazione invernale. Per
calcolarlo si effettua un bilancio di energia termica che viene trasmessa tra linvolucro
delledificio e lambiente esterno ad esso. Se indichiamo con QIN lapporto di energia interno
alledificio e con QOUT la quantit di calore uscente (o le perdite), si pu ipotizzare che la loro
somma Q= QIN+QOUT rappresenta il fabbisogno di energia primaria globale per la
climatizzazione invernale e deve essere in grado di fornire la temperatura desiderata
allinterno delledificio. Quindi EPi semplicemente dato dal rapporto di Q con Su ossia la
superficie utile calpestabile:

EPi = Q/ Su [kWh\annom] (2.2)

La quantit di energia QIN interna alledificio data dalla somma di tre contributi:
- Qh calore fornito dallimpianto termico;
- Qsol calore fornito dallirraggiamento solare;
- Qint calore generato allinterno delledificio stesso.
Qint e Qsol sono chiamati apporti gratuiti e vanno ridotti da un fattore poich solo una loro
parte viene sfruttata:

QIN= Qh+ (Qint + Qsol) [kWh\anno] (2.3)

La quantit di energia termica in uscita dalledificio, ovvero che viene perduta, somma di
una parte dispersa per ventilazione Qve e di quella diffusa allesterno a causa della
trasmissione del calore Qtr attraverso elementi trasparenti (finestre, porte-finestre) ed elementi
opachi (fondo delledificio, pareti esterne e copertura):

QOUT = Qtr + Qve [kWh\anno] (2.4)


Vogliamo determinare il fabbisogno termico annuale Qh che deve essere fornito
dallimpianto.
Facendo il bilancio termico si ottiene che

Qh= -(Qint + Qsol) + (Qtr + Qve) (2.5)

Resta quindi da valutare ogni singolo contributo di calore:

- Apporti gratuiti interni Qint, rappresentano la quantit di calore generata allinterno
delledificio da fonti diverse dallimpianto di riscaldamento. Queste fonti sono:
- persone presenti nelledificio;
- macchinari, elettrodomestici e fonti luminose in funzionamento;
- sistema di distribuzione dellacqua calda sanitaria;
- forni e piani di cottura.
La norma UNI 10344, corretta con la UNI EN 832, indica che questo apporto si calcola
considerando un valore di 5 W/ m, moltiplicato per il numero di ore di funzione del
riscaldamento in un anno e per un coefficiente riduttivo pari a 0,02. Perci la sua formula :

Qint=5W/mgiorni di risc. allanno[g/anno]ore di risc. al giorno[h/g]0,02[m]
[kWh/anno] (2.6)

- Apporti gratuiti solari Qsol , dovuti alla radiazione solare dipendono dalla posizione
geografica delledificio, dallorientazione delle pareti, dal giorno dellanno, dallora del
giorno, dalle caratteristiche delle superfici trasparenti e dalle capacit di accumulo di energia
delledificio
La formula la seguente:

Qsol = FS FC g Afinestre qS [kWh/anno] (2.7)
dove:
FS il Fattore di schermatura dovuto alla presenza di ostacoli [-];
FC il Fattore di riduzione dovuto al fatto che i raggi solari non sono perpendicolari alla
finestre, alla presenza del telaio di queste, alla non perfetta trasparenza dei vetri e a schermi
interni [-];
g la Trasmittanza solare dei vetri con incidenza perpendicolare [-];

Afinestre larea della superficie delle finestre e delle porte-finestre [m];


qS lIrradiazione globale su superfici verticali durante il funzionamento del riscaldamento e
dipende dallesposizione e dalla posizione geografica [ kWh/m].

Il fattore moltiplicativo chiamato Fattore di utilizzazione degli apporti e tiene conto che
questi apporti di energia gratuiti non sono costanti durante la giornata e variano molto durante
lanno. Per un edificio a basso consumo energetico si pu stimare tra 0,9 e 0,98. questo fattore
aumenta al diminuire del rapporto tra apporti e dispersioni (Qin / Qout) e allaumentare della
capacit termica delledificio.


-Perdite per trasmissione Qtr :
rappresentano le perdite di calore dovute alla formazione di un gradiente termico tra interno
ed esterno delledificio. La differenza di temperatura, favorita dal contatto con laria, genera
in flusso di calore attraverso i vari componenti che separano la struttura con lesterno
(finestre, porte , muri, tetto e fondazioni). Per quantificare questa perdita vanno misurate le
superfici Ai [m] dei vari componenti i (per le finestre si considera la loro apertura lorda
mentre per linvolucro costruttivo le dimensioni esterne), la rispettiva trasmittanza termica U
[W/km], la presenza di ponti termici j con la loro lunghezza lj e valore di trasmittanza
linearej [W/mk], la differenza di temperatura [k] tra interno ed esterno. Questultima
informazione data dal valore dei gradi giorno GG della localit in esame moltiplicati per 24,
ottenendo cos i gradi ore Gt. Si applica inoltre un coefficiente correttivo ft caratteristico del
mezzo di contatto con ledificio: esso vale 1 se si tratta dellaria, mentre vale 0.5 se si tratta di
terreno. La formula finale la seguente:



(


= + |

\
|
=

= =
anno
h kW
G f l G f U A Q
t t
m
j
j j t t
n
i
i i tr H
1 1
,
(2.8)




- Perdite per ventilazione Qve :

rappresentano le perdite di calore dovute al ricircolo dellaria e alle infiltrazioni di correnti
fredde dallesterno. La sua formulazione viene fornita nella norma UNI EN ISO 13790 e nella
UNI TS 11300:


Qve = c p,aria Vn Gt [ kWh/anno] con (2.9)

c p,aria = capacit termica volumica dellaria equivalente a 1200 J/mk = 0,34 Wh/ mk
V = volume di aria o del locale [m]
n = ricambi daria [ h ] variabile tra 0,3 e 0,5 h
Gt = Gradi ore =GG 24 [kh]

-Fabbisogno di energia termica Qh-
Rappresenta lenergia primaria necessaria per il riscaldamento invernale. Come accennato
prima la si ottiene considerando il calore disperso e quello apportato gratuitamente:

Qh = Qtr + Qve - (Qint + Qsol) [kWh\anno]

Conoscendo ora la superficie utile totale delledificio possibile calcolare EPi

EPi = Qh / Su [kWh\annom].

La valutazione di EPi pu essere condotta in tre situazioni differenti:
- Valutazione di progetto, utilizzando dati tecnici stabiliti in sede progettuale per la
costruzione o la ristrutturazione di un edificio e considerando un funzionamento continuo
degli impianti;
- Valutazione standard, realizzata con i dati ricavati da misurazioni relative ad un edificio
esistente, che pu essere oltre a quello oggetto di studio anche un altro edificio con
caratteristiche strutturali ed impiantistiche del tutto simili. Anche in questo caso si considera
che gli impianti funzionino in continuo;
- Valutazione in condizioni di utilizzo effettive, ovvero tenendo in considerazione il reale
utilizzo degli impianti che prevede una certa frequenza di fasi di spegnimento.
Nella fase progettuale il metodo da utilizzare per il calcolo di EPi fornito dalla norna UNI
TS 11300. Per gli edifici residenziali esistenti con superficie utile non superiore ai 1000 m si
applicano metodi semplificati nella valutazione dellenergia primaria per la prestazione
invernale e le norne UNI TS 11300 per la prestazione estiva e la produzione di acqua calda
sanitaria. Se invece la superficie delledificio inferiore o uguale a 3000 m per il calcolo
dellenergia necessaria per tutte le prestazioni si utilizza un software chiamato DOCET,
realizzato per conto del CNR e di ENEA.



2.4 Zone climatiche

Nellarticolo 2 del D.P.R. 26 agosto 1993, n. 412 si suddivide il territorio nazionale in sei
zone climatiche in funzione dei gradi-giorno, indipendentemente dalla ubicazione geografica
(per gradi giorno di una localit si intende la somma, estesa a tutti i giorni di un periodo
annuale convenzionale di riscaldamento, delle sole differenze positive giornaliere tra la
temperatura dellambiente, convenzionalmente fissata a 20 C , e la temperatura media esterna
giornaliera; lunit di misura il grado giorno o GG e ed il parametro convenzionale
rappresentativo delle zone climatiche locali, utilizzato per stimare al meglio il fabbisogno
energetico necessario per mantenere gli ambienti a una temperatura prefissata):
Zona A: comuni che presentano un numero di gradi giorno non superiore a 600
Zona B:comuni che presenta comuni che presentano un numero di gradi giorno maggiore di
600 e non superiore a 900;
Zona C: comuni che presentano un numero di gradi giorno maggiore di 900 e non superiore
a 1.400;
Zona D: comuni che presentano un numero di gradi giorno maggiore di 1.400 e non
superiore a 2.100;
Zona E: comuni che presentano un numero di gradi giorno maggiore di 2.100 e non
superiore a 3.000;
Zona F: comuni che presentano un numero di gradi giorno maggiore di 3.000.
La tabella in allegato A, ordinata per regioni e province, riporta per ciascun comune
laltitudine della casa comunale, i gradi giorno e la zona climatica di appartenenza.







2.5 Classificazione degli edifici

Viene riportata la classificazione generale per destinazione duso degli edifici per categorie
emanata nellArt. 3 del D.P.R. 26 agosto 1993, n. 412
E.1 Edifici adibiti a residenza e assimilabili:
E.1 (1) abitazioni adibite a residenza con carattere continuativo, quali abitazioni civili e rurali,
collegi, conventi, case di pena, caserme;
E.1 (2) abitazioni adibite a residenza con occupazione saltuaria, quali case per vacanze, fine
settimana e simili;
E.1 (3) edifici adibiti ad albergo, pensione ed attivit similari;
E.2 Edifici adibiti a uffici e assimilabili: pubblici o privati, indipendenti o contigui a
costruzioni adibite anche ad attivit industriali o artigianali, purch siano da tali costruzioni
scorporabili agli effetti dell'isolamento termico;
E.3 Edifici adibiti a ospedali, cliniche o case di cura e assimilabili ivi compresi quelli adibiti a
ricovero o cura di minori o anziani nonch le strutture protette per l'assistenza ed il recupero
dei tossicodipendenti e di altri soggetti affidati a servizi sociali pubblici;
E.4 Edifici adibiti ad attivit ricreative, associative o di culto e assimilabili:
E.4 (1) quali cinema e teatri, sale di riunione per congressi;
E.4 (2) quali mostre, musei e biblioteche, luoghi di culto;
E.4 (3) quali bar, ristoranti, sale da ballo;
E.5 Edifici adibiti ad attivit commerciali e assimilabili: quali negozi, magazzini di vendita
all'ingrosso o al minuto, supermercati, esposizioni;
E.6 Edifici adibiti ad attivit sportive:
E.6 (1) piscine, saune e assimilabili;
E.6 (2) palestre e assimilabili;
E.6 (3) servizi di supporto alle attivit sportive;
E.7 Edifici adibiti ad attivit scolastiche a tutti i livelli e assimilabili;
E.8 Edifici adibiti ad attivit industriali ed artigianali e assimilabili.
Qualora un edificio sia costituito da parti individuabili come appartenenti a categorie diverse,
le stesse devono essere considerate separatamente e cio ciascuna nella categoria che le
compete.



2.6 Indice di prestazione energetica globale

La richiesta di energia totale di un edificio si indica attraverso EPgl, ovvero lindice di
prestazione energetica globale. Rappresenta il fabbisogno di energia primaria per la
climatizzazione invernale ed estiva, per la produzione di acqua calda sanitaria e per
lilluminazione artificiale durante lanno

EPgl= EPi + EPacs + EPe + EPill (2.10)
dove:
EPi: lindice di prestazione energetica per la climatizzazione invernale;
EPacs: lindice di prestazione energetica per la produzione dellacqua calda sanitaria;
Epe: lindice di prestazione energetica per la climatizzazione estiva;
EPill: lindice di prestazione energetica per lilluminazione artificiale.

Nel caso di edifici residenziali tutti gli indici sono espressi in kWh/m anno.
Nel caso di altri edifici (residenze collettive, terziario, industria) tutti gli indici sono espressi
in kWh/manno.
Nella certificazione energetica degli edifici ci si limita a calcolare EPgl come somma dei soli
contributi dovuti al riscaldamento invernale ed alla produzione di acqua calda sanitaria. In
questo modo la formula precedente risulta espressa in questa forma pi semplice:

EPgl = EPi + EPacs (2.11)





2.7 Indice di prestazione energetica per la climatizzazione
invernale

Nel Decreto legislativo n. 311 del 2006 (allegato C) sono indicati i valori limite, applicabili
dal 1 gennaio 2010, degli indici di prestazione energetica per la climatizzazione invernale.
Sono tabulati in funzione delle zone climatiche e del rapporto di forma delledificio S/V,
dove:
-S, in m, la superficie che delimita verso lesterno (ovvero verso ambienti non dotati di
riscaldamento) il volume riscaldato V. detta superficie utile calpestabile;
-V il volume lordo in m delle parti di edificio riscaldate, definito dalle superfici che lo
delimitano.
Per valori di S/V compresi nellintervallo 0,2-0,9 e, analogamente, per gradi giorno intermedi
ai limiti delle zone climatiche si procede per interpolazione lineare.
Per le localit caratterizzate da un numero di gradi giorno superiori a 3001 i valori limite sono
determinati per estrapolazione lineare, sulla base dei valori fissati per la zona climatica E, con
riferimento al numero di GG propri della localit in esame.
In tabella 2.1 sono riportati i valori limite degli indici di prestazione energetica per la
climatizzazione invernale espressi in kWh/manno per gli edifici della classe E1, esclusi
collegi, conventi, case di pena e caserme.



Tabella 2.1: valori limite degli indici di prestazione energetica per la climatizzazione invernale espressi in
kWh/manno per gli edifici della classe E1.
Rapporto
di forma
A B C D E F
S/V
[ m ]
GG GG GG GG GG GG
<600 Da
601
A
900
DA
901
A
1.400
DA
1.401
A
2.100
DA
2.101
A
3.000
OLTRE
3.000
0,2 8,5 8,5 12,8 12,8 21,3 21,3 34 34 46,8 46,8
0,9 36 36 48 48 68 68 88 88 116 116

Per tutti gli altri edifici i valori limite degli indici di prestazione energetica per la
climatizzazione invernale espressi in kWh/manno sono riportati in tabella 2.2



Tabella 2.2: valori limite degli indici di prestazione energetica per la climatizzazione invernale espressi in
kWh/manno per gli edifici di tutte le classi esclusa la E1.
Rapporto
di forma
A B C D E F
S/V
[ m ]
GG GG GG GG GG GG
<600 Da
601
A
900
DA
901
A
1.400
DA
1.401
A
2.100
DA
2.101
A
3.000
OLTRE
3.000
0,2 2,0 2,0 3,6 3,6 21,3 6 9,6 9,6 12,7 12,7
0,9 8,2 8,2 12,8 12,8 17,3 17,3 22,5 22,5 31 31

Come detto allinizio del capitolo il calcolo dellindice di prestazione energetica EPi, relativo
alla climatizzazione invernale avviene facendo il rapporto EPi = Q\ Su = [kWh\annom] .



2.8 Energia termica ideale per il riscaldamento invernale

Parliamo di quella quota di energia termica Qh,id teoricamente necessaria per mantenere
allinterno delledificio la temperatura desiderata. Questo fabbisogno va calcolato per ogni
mese di funzionamento dellimpianto e per ciascuna zona delledificio climatizzata con la
stessa modalit impiantistica.
Come accennato precedentemente una formulazione per esprimere questo valore la
seguente:

Qh,id = Qtr + Qve - (Qint + Qsol) [kWh\anno]

Qh,id il fabbisogno di energia ideale necessario per il riscaldamento invernale;
Qtr la dispersione di calore per trasmissione dallaria interna a quella esterna attraverso le
pareti;
Qve sono le perdite di calore per trasmissione dallaria interna a quella esterna attraverso la
ventilazione;
Qint e Qsol rappresentano gli apporti gratuiti di energia dovuti rispettivamente a fonti interne e
alla radiazione solare;
il fattore di utilizzo degli apporti gratuiti.




La dispersione di calore per trasmissione si pu calcolare con la formula

Qtr = Htr,adj(int,set,H - e) t + { k :Fr,kr,mn,k}t [MJ] (2.12)

Dove:
-Htr,adj = HD + Hg + HU + HA [W/k] , rappresenta il coefficiente globale di scambio termico per
trasmissione della zona considerata corretto in funzione della temperatura interna ed
esterna;
-HD il coefficiente di scambio termico diretto per trasmissione verso lambiente esterno;
-Hg il coefficiente di scambio termico stazionario per trasmissione verso lesterno;
-HU il coefficiente di scambio termico per trasmissione attraverso gli ambienti non
climatizzati,
-HA il coefficiente di scambio termico per trasmissione verso altre zone, interne o meno
alledificio, climatizzate a temperatura diversa,il calcolo di questi coefficienti riportato
dalle norme UNI EN ISO 13789:2008, UNI EN ISO 13370 e UNI TS 11300,
-int,set,H la temperatura interna di regolazione per il riscaldamento della zona considerata
assunta pari a 20C eccetto per le categorie E.6(1) (28C); E.6(2) (18C) e E.8 (18C),
-e la temperature media mensile dellambiente esterno fornita dalla UNI EN ISO
13789:2008
-t la durata del mese considerato;
-Fr,k il fattore di forma tra il componente k-esimo e la volta celeste [-];
-r,mn,k extra flusso termico dovuto alla radiazione infrarossa verso la volta celeste del
componente k-esimo , mediato sul tempo [W];

Il calcolo di Fr,k e di r,mn,k avviene mediante la norna UNI EN ISO 13790:2008.

La dispersione di calore per ventilazione si calcola con la seguente formula:

Qve = Hve,adj (int,set,h - e)t [ MJ] (2.13)

Dove Hve,adj il coefficiente globale di scambio termico per ventilazione della zona
considerate, corretto per tenere conto della temperature interna ed esterna [ W/k] e si calcola
con:



Hve,adj = aca{k be,k qve,k,mn }[ W/k] (2.14)

Dove:

- aca la capacit termica dellaria che equivale a 1200 J/mk;
- be,k il fattore di correzione della temperature per il flusso daria k-esimo [-];
- qve,k,mn la portata di ventilazione mediata sul tempo del flusso daria k-esimo [m/s];

Per il calcolo della portata di ventilazione qve va fatta una distinzione tra ventilazione naturale
e meccanica a flusso semplice o doppio.
Per la ventilazione naturale si assume che per edifici residenziali il tasso di ricambio daria
pari a 0.3 h, mentre per le altre tipologie ci si riferisce alla norma UNI 10339.
Per la ventilazione meccanica a flusso semplice si usa:

qve = qve,des k [ m/s] (2.15)

dove qve,des la portata daria di progetto e k un coefficiente di contemporaneit delle
bocchette aspiranti ed pari a 1 per sistemi a portata fissa e a 0,6 per sistemi a ventilazione
igro-alimentare).
Per la ventilazione meccanica a flusso doppio si usa:

qve = qve,des (1-ve) [ m/s] (2.16)

dove ve il fattore di efficienza delleventuale recuperatore di calore dellaria (se assente
vale 0).

Lapporto termico interno viene calcolato con la formula seguente

Qint = { k int,mn,k} t +{ l(1-btr,l) int,mn,u,l} t [ MJ] (2.17)

Dove:
- int,mn,k il flusso termico prodotto dalla l-esima sorgente di calore interna, mediato
sul tempo [W];


- t la durata del mese considerato [ Ms];
- btr,l il fattore di riduzione per lambiente non climatizzato avente la sorgente di
calore interna l-esima o il flusso termico l-esimo di origine solare [-];
- int,mn,u,l il flusso termico prodotto dalla l-esima sorgente di calore interna,
nellambiente non climatizzato adiacente u, mediato sul tempo [ W];

oppure si pu fare riferimento alla norma UNI 11300 parte 1 (prospetto 8) dove viene fornita
una tabella recante il valore di afflusso termico interno in funzione della tipologia di edificio.


Tabella 2.3: valori di afflusso termico interno in funzione della tipologia di edificio.







Lapporto termico dovuto alla radiazione solare viene calcolato con la formula seguente:

Qsol = N j Qs,j (i Ae,i ) (2.18)
Dove:
- N il numero di giorni del mese considerati
- Qsj = irradiazione globale giornaliera media [W\m] incidente sulla parete (UNI
10349)
- Aej = area equivalente della superficie i-esima. Si devono distinguere due casi:
superfici trasparenti: Ae = FsiFciFf gA
Fsi, Fci , Ff sono i fattori di riduzione che tengono conto delleffetto delle ostruzioni
esterne,degli schermi applicati alla sup. trasparente, dellingombro del telaio [-];
g la trasmittanza solare del vetro (UNI 11300 parte 1) [-] ;
A larea del foro sulla parete;

superfici opache: Ae = FsiFeriA a K/he
a = coefficiente di assorbimento della superficie opaca, pari a 0,3 per quelle chiare,
Categoria
edificio


E.1(1) e E.1(2) E.1
(3)


E.2

E.3

E.4
(1)
(2)
E.4
(3)

E.5

E.6
(1)
E.6
(2)

E.6
(3)

E.7

E.8


A>170m A170m
Apporto
termico
interno
[ W/m]

450 [W]


5,294A-0,01557A
[W]

6

6

8

8

10

8

10

5

4

4

6

0,9 per quelle scure e 0,6 per quelle intermedie;
he= coefficiente di scambio termico per convezione
K = trasmittanza della parete
Fsi , Feri sono i fattori di riduzione che tengono conto di ostruzioni esterne (edifici,
orografia,alberi) e del diverso scambio con la superficie celeste (tetti, pareti)


Nel bilancio necessario introdurre il fattore di utilizzo degli apporti gratuiti, , per tenere
conto del fatto che utilizzando le grandezze medie mensile verrebbero sommati dei valori che
non si manifestano nello stesso istante; in sostanza sarebbero sovrastimati gli apporti che si
verificano in tutti i periodi nei quali gli apporti sono maggiori del fabbisogno.
Calcolo del fattore di utilizzo degli apporti gratuiti = f (,)

= (Qsol trasp + Qi)/(Qtr + Q ve Qsol opache) (2.19)

per = 1 = / ( +1) (2.20)

per 1 = [ 1- exp() ] / [1-exp(1- )] con = 1 + tc/16 (2.21)

dove tc = C / (H 3600) la costante di tempo delledificio espressa in ore
C [J/k] la capacit termica dei componenti edilizi interni a contatto con laria
H [W/k] la trasmittanza totale del locale data da:

H = (Qve + Q tr) /[ 86400 N (ti te)] (2.22)



2.9 Energia termica reale per il riscaldamento invernale

Ricavato il fabbisogno di energia termica ideale per il riscaldamento invernale, bisogna
considerare che limpianto di riscaldamento caratterizzato da perdite di vario tipo e che

quindi il fabbisogno effettivo, o reale, minore di quello calcolato nel precedente paragrafo. Il
sistema di riscaldamento composto da:
SISTEMA DI PRODUZIONE (O GENERAZIONE): il generatore di calore e
comporta a perdite di produzione date dalla differenza tra Qh,id e Qgn, energia fornita. Il
rendimento di produzione il rapporto gn = Qgn/ Qh,id tra energia fornita ed energia
consumata ;
SISTEMA DI DISTRIBUZIONE: sono le tubazioni colleganti il sistema di
produzione di calore con quello di emissione allinterno delledificio. Le loro caratteristiche,
come coibentazione, posa (interna od esterna) e lunghezza comportano a perdite di
distribuzione date dalla differenza tra Qgn, energia fornita e Qd, energia distribuita. Il
rendimento di distribuzione il rapporto d = Qd/ Qgn tra energia distribuita ed energia
fornita ;
SISTEMA DI EMISSIONE: sono i terminali (radiatori, pannelli radianti,
ventilconvettori) che emanano calore negli ambienti interni. Comportano a perdite di
emissione date dalla differenza tra Qd, energia distribuita e QE, energia emanata . Il
rendimento di emissione il rapporto E = QE/ Qd tra energia emanata ed energia distribuita ;
SISTEMA DI REGOLAZIONE: sono i terminali che sevono a regolare la
temperatura negli ambienti interni. Comportano a perdite di regolazione date dalla differenza
tra QE, energia emanata e QH,r energia o calore di cui c la reale richiesta. Il rendimento di
regolazione il rapporto c = QH,r/ QE;

Considerando tutte le perdite si pu quindi parlare di un Rendimento globale medio stagionale

g = Qh,id / QH,r (2.23)

dato dal prodotto di tutti i rendimenti
g = P d E c (2.24)

La norma UNI TS 11300 parte 2 fornisce un metodo per il calcolo di QH,r che rappresenta
lenergia primaria per il riscaldamento e che verr usata per la determinazione di EPi. Il
metodo prevede il seguente iter:

1) Ricavato il fabbisogno di energia termica ideale per il riscaldamento invernale, Qh,id


2) si ricava il fabbisogno di energia termica ideale netta

Qh,id = Qh,id - QW,lrh [kWh] (2.25)
dove
QW,lrh = Ql,W,s ( 1- bg,W) (2.26)

sono le perdite recuperate dal sistema di acqua calda sanitaria con
Ql,W,s che sono le perdite invece di accumulo nel serbatoio di acqua calda sanitaria.
Si pu considerare comunque Qh,id = Qh,id

3) si calcola il fabbisogno di emissione, ovvero si somma allenergia ideale netta la quota
dovuta
alle perdite di emissione.
QE,IN = Qh,id + [(1-E)/E] Qh,id [kWh] (2.27)

Con valore del rendimento di emissione ricavabile dalla UNI TS 11300 parte 2 (prospetti
17 e 18)
In funzione della tipologia del terminale, del carico termico annuo e dellaltezza dei locali.

4) si calcola il fabbisogno di regolazione, ovvero si somma al fabbisogno di emissione la
quota
dovuta alle perdite di regolazione.
Qd,OUT = QE,IN + [(1-c)/c] QE,IN [kWh] (2.28)

Con valore del rendimento di regolazione ricavabile dalla UNI TS 11300 parte 2 (prospetto
20)
in funzione della tipologia di regolazione e dellinerzia termica.

5) si calcola il fabbisogno di distribuzione, ovvero si somma al fabbisogno di regolazione la
quota

dovuta alle perdite di distribuzione.
Qd,IN = Qd,OUT + [(1-d)/d] QE,OUT [ kWh ] (2.29)

Con valore del rendimento di distribuzione ricavabile dalla UNI TS 11300 parte 2
(prospetto 21 e 22) in funzione della tipologia di rete e dei fattori correttivi della temperatura
in rete. Inoltre si trascurano i recuperi di energia termica dalle pompe di regolazione.

6) si calcola la potenza media stagionale

gn,avg = Qd,OUT / tgn [ kW] (2.30)

tgn = 24 n di giorni legali di riscaldamento [ h ] in base alla zona climatica (vedi
tabella 2.4).

Tabella 2.4: periodo di riscaldamento in funzione della zona climatica.
Zona climatica Periodo riscaldamento
A 1 dicembre-15 marzo
B 1 dicembre -15 marzo
C 15 novembre-31 marzo
D 1 novembre -15 aprile
E 15 ottobre-15 aprile
F 5 ottobre -22 aprile

7) si calcola la potenza nominale richiesta al generatore di calore in base al fabbisogno
richiesto

gn = gn,avg / FC [ kW] (2.31)

Con FC = (int-est)/ (intprog-est)b (2.32)

fattore climatico di carico medio stagionale ed il rapporto tra la differenza di temperatura


interna ed esterna e la differenza di temperatura interna di progetto ed esterna;



8) si calcola il Fattore di dimensionamento del generatore

F1= Pn / gn (2.33)

con Pn Potenza utile nominale del generatore;

9) si calcola il Fattore di carico medio del generatore

FU,gn = gn,avg /Pn (2.34)

10) si calcola il Fattore medio stagionale di energia del generatore di calore sommando al
valore di
Fabbisogno di distribuzione le perdite di generazione
Qgn,IN = Qd,in + [(1-gn)/gn] Qd,in [ kWh ] (2.35)

Con valore di rendimento di generazione ricavabile dalla UNI TS 11300 parte 2 (prospetto
23) in funzione della tipologia di generatore.

11) si calcola la Potenza complessiva degli ausiliari elettrici, Waux,t sommando la potenza
degli ausiliari del generatore di calore Waux,Pn con la potenza elettrica di una eventuale pompa
primaria Wgn,PO,pr:
Waux,t = Waux,Pn + Wgn,PO,pr [W] (2.36)

Waux,Pn = G + H(Pn) (2.37)

G, H, n sono parametri dimensionali che dipendono dalla tipologia di generatore e dalla
sua potenza Pn nominale, int a carico intermedio e Po a carico nullo (UNI TS 11300 parte
2 prospetti B.4);

12) si calcola il fabbisogno di energia elettrica degli ausiliari


Qaux,t = Waux,t FCu,gn tgn [ kWh ] (2.38)

13) si trasforma il fabbisogno di energia elettrica ausiliari in fabbisogno di energia primaria
degli ausiliari moltiplicandolo per il fattore di conversione in energia primaria dellenergia
elettrica degli ausiliari:

Qaux,p = Qaux,f fp,el [ kWh ] (2.39)

il valore di fp,el pari a 1 per combustibili fossili mentre per i restanti ( solari, da biomassa,
e da teleriscaldamento) verr indicato nelle UNI TS 11300 parti 3 e 4;

14) si determina infine il fabbisogno di energia primaria per il riscaldamento Qp,H ,
sommando il fabbisogno medio stagionale di energia del generatore di calore Qgn,IN con il
fabbisogno di
energia primaria per gli ausiliari Qaux,p

Qp,H = Qgn,IN + Qaux,p [ kWh ] (2.40)



Schema di procedura semplificata per la determinazione dell'indice di prestazione
energetica per la climatizzazione invernale dell'edificio.

L'indice di prestazione energetica per la climatizzazione invernale da attribuire all'edificio per la
sua certificazione energetica (EPi) pu essere ricavato come:
EPi = ( Q h / A pav)/ g [kWh/m] (2.41)

Dove:
Qh = fabbisogno di energia termica dell'edificio, espresso in kWh
Apav = la superficie utile (pavimento) espressa in m
g = rendimento globale medio stagionale

Il fabbisogno di energia termica dell'edificio Qh dato da:


Qh =0,024GG (Ht+ Hv ) (Qsol +Qi) [kWh] (2.42)

Dove:
GG sono i gradi giorno della citt nella quale viene ubicato ledificio in esame, [Kgg];
Ht il coefficiente globale di scambio termico per trasmissione, corretto per tenere conto
della
differenza di temperatura interno-esterno di ciascuna superficie disperdente; [W/K];
HV il coefficiente globale di scambio termico per ventilazione [W/K];
il coefficiente di utilizzazione degli apporti gratuiti (adimensionale), assunto pari a 0,95
Qsol sono gli apporti solari attraverso i componenti di involucro trasparente [MJ];
Qi sono gli apporti gratuiti interni [MJ]

Coefficiente globale di scambio termico per trasmissione

Ht = i Si Uib tr,i (2.43)

Dove:
-Si = superfici esterne che racchiudono il volume lordo riscaldato. Non si considerano le superfici
verso
altri ambienti riscaldati alla stessa temperatura [m]
-Ui = trasmittanza termica della struttura [W/mK]
-btr,i = fattore di correzione dello scambio termico verso ambienti non climatizzati o verso il
terreno
(adimensionale)
I valori del coefficiente btr,i si ricavano:
- per superfici disperdenti verso ambienti non riscaldati: Prospetto 5 UNI/TS 11300-1
- per superfici disperdenti verso il terreno: Prospetto 6 UNI/TS 11300-1

Nellimpossibilit di reperire le stratigrafie delle pareti opache e delle caratteristiche degli infissi
possono essere adottati i valori riportati nella norma UNI TS 11300-1, rispettivamente
nell'appendice
A e nell'appendice C.


Coefficiente globale di scambio termico per ventilazione

Hv = 0,34nVnetto [W/K] (2.44)

Dove:
-n = numero di ricambi d'aria pari a 0,3 vol/h
-Vnetto = In assenza di informazioni sul volume netto dell'ambiente climatizzato, si assume pari
al 70%
del volume lordo.

Apporti solari attraverso i componenti di involucro trasparente

Qs = 0,2esposiz Isol,i Sserv,i [ kwh] (2.45)

Dove:
-0,2 = coefficiente di riduzione che tiene conto del fattore solare degli elementi trasparenti e degli
ombreggiamenti medi
-Isol,i = irradianza totale stagionale (nel periodo di riscaldamento) sul piano verticale, per
ciascuna
esposizione.
NOTA Il valore si calcola come sommatoria dei valori di irradianza media mensile sul piano
verticale
riportati nella UNI 10349, estesa ai mesi della stagione di riscaldamento Per i mesi non
completamente
ricompresi nella stagione di riscaldamento (es. ottobre ed aprile per la zona E) si utilizza un valore
di
irradianza pari alla quota parte del mese.

Apporti gratuiti interni

Qint = ( intApav h ) / 1000 [kWh] (2.46)

Dove:


- int = apporti interni gratuiti, valore convenzionale assunto pari a 4 W/m per edifici residenziali
- h = numero di ore della stagione di riscaldamento



2.10 Energia termica per la produzione di acqua calda sanitaria

Dalla norma UNI TS 11300 parte 2, il fabbisogno di energia utile Qh.W per la produzione di
acqua calda sanitaria si calcola con
Qh.W = i c VW(er-0)G [Wh] (2.47)

dove:
- la densit dellacqua [Kg/m];

- c il calore specifico dellacqua = 1,162 [Wh/KgC];

- VW = a Nu / 1000 il volume di acqua richiesta nel periodo considerato nel calcolo con a
inteso come fabbisogno giornaliero di acqua calda (indicato nella tabella 22.9 del prospetto
12 riportata qui di seguito nella tabella 2.5):

Tabella 2.5: fabbisogno giornaliere di acqua calda sanitaria in funzione della superficie.
a [l/giornom] Su[m]
1,8 50
4,514 Su exp(-0,2356) 51-200
1.3 >200

Nu un parametro caratteristico della destinazione duso che nel caso degli edifici E.1
Corrisponde alla superficie utile Su in [m].
- er la temperatura di erogazione dellacqua ( solitamente 40C);
- 0 la temperatura di ingresso dellacqua ( solitamente 15C);
- G il numero di giorni considerati [giorno].

Per il calcolo dellenergia primaria per la produzione di acqua calda sanitaria Qp.W si procede
seguendo il metodo indicato dalla norma UNI TS 11300 parte 2. Questa energia verr usata
per la determinazione di EPacs. Il metodo prevede il seguente iter:

1) si considera il fabbisogno di energia utile Qh.W calcolato prima;

2) si incrementa Qh.W di una quantit che tiene conto delle perdite di erogazione, ovvero del
fatto che una parte di acqua calda resta inutilizzata nelle tubazioni e che inizialmente
viene erogata acqua fredda. Il risultato il fabbisogno di erogazione:
Qer = Qh,W + [(1-er)/er] Qh,W [ kWh ] (2.48)


er il coefficiente di rendimento di erogazione e vale 0,95;

3) si calcola il fabbisogno di distribuzione, ovvero si somma al fabbisogno di regolazione
la quota dovuta alle perdite di distribuzione:
Qd,W = Qer + [(1-d,W)/W] Qer [ kWh ] (2.49)

Con valore del rendimento di distribuzione d,W ricavabile dalla UNI TS 11300 parte 2
appendice A. Inoltre si trascurano i recuperi di energia termica dalle pompe di
distribuzione

4) si calcola il fabbisogno di energia del generatore di calore per la produzione di acqua
calda sanitaria, Qgn,W, ovvero si somma al fabbisogno di distribuzione la quota dovuta alle
perdite di generazione:
Qgn,W = Qd,W + [(1-gn,W)/gn,W] Qd,W [ kWh ] (2.50)

Con valore del rendimento di generazione d,W ricavabile dalla UNI TS 11300 parte 2
appendice A o nel prospetto 31 nel caso di scaldaacqua;
5) si calcola la richiesta di energia elettrica Waux,t,W per gli ausiliari (pompe, valvole , sistemi


di regolazione e di controllo) e lo si trasforma in energia primaria


Qaux,p,W = Waux,t,Wfp,el [ kWh ] (2.51)

usando il fattore di conversione fp,el come era stato fatto nel paragrafo precedente ( passaggi
12 e 13).
6) infine si pu determinare il fabbisogno dellenergia primaria per la produzione di acqua
calda sanitaria Qp.W e,dividendolo per la superficie utile, lindice di prestazione energetica
per la produzione di acqua calda sanitaria:

Qp.W = Qgn,W +Qaux,p,W [ kWh ] (2.52)

EPacs = Qp.W/ Su [kWh/m] (2.53)


2.11 Indice di prestazione energetica per il raffrescamento estivo

In base a quanto stabilito dal DPR del 2 aprile 2009, per la costruzione, ristrutturazione e per
la ricostruzione dopo una demolizione di edifici aventi una superficie utile maggiore di 1000
m deve essere determinata la prestazione energetica per il raffrescamento estivo
dellinvolucro edilizio calcolata tenendo conto della temperatura di progetto estiva
secondo la norma UNI/TS 11300 parte 1, che si indica con Epe,invol e rappresenta per edifici
residenziali il rapporto tra il fabbisogno annuo di energia termica per il raffrescamento e la
superficie utile delledificio che viene climatizzato:

Epe,invol = Qc,nd / Su [ kWh/ manno ] (2.54)




invece per edifici aventi altre destinazioni duso, Epe,invol il rapporto tra il fabbisogno
annuo di energia termica per il raffrescamento e il volume delledificio che viene
climatizzato:

Epe,invol = Qc,nd / Vol [ kWh/ manno ] (2.55)

Sempre da quanto stabilito nel Decreto deve essere accertato che Epe,invol sia inferiore ai
seguenti valori:
-per gli edifici residenziali (classe E1), esclusi collegi, conventi, case
di pena e caserme, ai seguenti valori:
1) 40 kWh/manno nelle zone climatiche A e B;
2) 30 kWh/manno nelle zone climatiche C, D, E, e F;
- per tutti gli altri edifici ai seguenti valori:
1) 14 kWh/manno nelle zone climatiche A e B;
2) 10 kWh/manno nelle zone climatiche C, D, E, e F.

Nel Decreto ministeriale del 26/ 6/ 2009 si definisce la seguente classificazione (tabella 2.6),
valida per tutte le destinazioni duso:

Tabella 2.6: classificazione delledificio in funzione del fabbisogno energetico per il raffrescamento estivo.
EPe,invol

Prestazioni Qualit
prestazionale

EPe,invol < 10 ottime I

10< EPe,invol < 20 buone II

20< EPe,invol < 30 medie III

30< EPe,invol < 40 sufficienti IV

EPe,invol > 40 mediocri V


Congiuntamente allapplicazione delle metodologie viste, e con le limitazioni previste, si
pu



procedere alla determinazione di indicatori quali: lo sfasamento (S), il ritardo temporale tra
il massimo del flusso termico entrante nellambiente interno ed il massimo della temperatura
dellambiente esterno.espresso in ore, ed il fattore di attenuazione (fa), o fattore di decremento
coefficiente adimensionale. il rapporto tra il modulo della trasmittanza termica dinamica e la
trasmittanza termica in condizioni stazionarie.
Il riferimento nazionale per il calcolo dei predetti indicatori la norma tecnica UNI EN ISO
13786.
Sulla base dei valori assunti da tali parametri si definisce la seguente classificazione (tabella
2.7) valida per tutte le destinazioni duso:

Tabella 2.7: classificazione delledificio in funzione dello sfasamento.
Sfasamento
[ore]

Attenuazione
(fa) [-]
Prestazioni Qualit
prestazionale

S> 12 Fa<0,15 ottime I

12 >S > 10 0,15<fa<0,30 buone II

10 >S > 8 0,30<fa<0,40 medie III

8 >S > 6 0,40<fa<0,60 sufficienti IV

6>S 0,60<fa mediocri V


Nei casi in cui le coppie di parametri caratterizzanti ledificio non rientrano coerentemente
negli intervalli fissati in tabella, per la classificazione prevale il valore dello sfasamento.

2.12 Energia termica per il raffrescamento estivo

Il riferimento nazionale per il calcolo del fabbisogno di energia termica per il raffrescamento,
direttamente o attraverso il metodo DOCET del CNR/ENEA, sono le norme tecniche UNI/TS
11300 parte 1. Si calcola per ogni mese e per ogni zona delledificio con la seguente formula:

Qc,nd = Qgn c,lsQc,ht = (Qint + Qsol) - c,ls(Qc,tr + Qc,ve) [ MJ] (2.56)

dove:

Qc,nd il fabbisogno ideale di energia termica per il raffrescamento estivo delledificio;
Qgn sono gli apporti termici totali;
c,ls il fattore di utilizzazione delle dispersioni termiche;
Qc,ht lo scambio termico totale nel caso di raffrescamento;
Qint sono gli apporti termici interni;
Qsol sono gli apporti termici solari;
Qc,tr lo scambio termico per trasmissione nel caso di raffrescamento;
Qc,ve lo scambio termico per ventilazione nel caso di raffrescamento.

Gli apporti termici interni e solari sono i medesimi visti precedentemente per il calcolo del
fabbisogno di energia per il riscaldamento invernale. vediamo come si calcolano i restanti
componenti:

- scambio termico per trasmissione nel caso di raffrescamento:

Qc,tr = Htr,adj ( int,set,c -e) t + {k F r,k r,mn,k} t [MJ] (2.57)

dove i parametri presenti sono gli stessi visti per il riscaldamento.

- scambio termico per ventilazione nel caso di raffrescamento:

Qc,ve = Hve,adj ( int,set,c -e) t [MJ] (2.58)

dove int,set,c la temperatura di regolazione interna di raffrescamento, che si assume
solitamente pari a 26C tranne per E.6 (1) (28 C) e E.6 (2) (24 C), mentre i restanti
parametri presenti sono gli stessi visti per la ventilazione.

- fattore di utilizzazione delle dispersioni termiche:

per c 1 e per c>0 c,ls = [ 1- cexp(-ac) ] / [1-cexp(-ac-1 )] (2.59)

per c = 1 c,ls = ac / (ac + 1) (2.60)

per c < 1 c,ls = 1 (2.61)

con
c = Qgn /Qc,ht [-] (2.62)

ac = ac,0 + ( / c,0) - k (Aw / Af) [-] (2.63)
dove:

- [ore] la costante di tempo termica della zona termica;
- Aw larea della finestra [m];
- Af larea del pavimento climatizzata [m];

Se si pone come periodo temporale di riferimento il mese le costanti sono pari a:

ac,0 = 0,81
c,0 = 17
k = 13.

2.13 Coefficiente di trasmittanza termica

La trasmittanza termica U, espressa in [W/ Km], il flusso di calore che passa attraverso un
m di una parete per un grado Kelvin di differenza tra la temperatura interna ad un locale e
quella esterna o del locale contiguo. Secondo quanto sancito dai Decreti legislativi n. 192 del
19 agosto 2005 e n. 311 del 29 dicembre 2006, il valore di questo parametro deve rispettare
determinati valori limite, tabulati nelle tabelle riportate nellallegato C del Dlgs 192
coordinato dal so correttivo Dlgs 311 suddivisi per la tipologia della parete interessata.
I valori limite di trasmittanza termica U, espressa in [W/ Km], per tipologia strutturale,
validi dal 1 gennaio 2010 sono riportati nella tabella 2.8:






Tabella 2.8: Valori limite di trasmittanza termica U, espressa in [W/ Km], per tipologia strutturale,
validi dal 1 gennaio 2010.

Zona

climatica

Strutture
opache verticali
Strutture opache
orizzontali
o inclinate
di copertura
Strutture
opache orizzontali
di pavimento

Strutture
trasparenti
comprensive
di infissi


vetri
A 0,62 0,38 0,65 4,6 3,7
B 0,48 0,38 0,49 3,0 2,7
C 0,40 0,38 0,42 2,6 2,1
D 0,36 0,32 0,36 2,4 1,9
E 0,34 0,30 0,33 2,2 1,7
F 0,33 0,29 0,32 2,0 1,3

La procedura per il calcolo della trasmittanza termica delle strutture opache si trova nelle
appendici A e B della UNITS 11300 parte 1, oppure si considerano le UNI 10351e UNI EN
1745 per le propriet termofisiche, le UNI 10355 e UNI EN 1745 per le resistenze termiche
delle murature e dei solai.
Per il calcolo della trasmittanza termica delle strutture trasparenti si utilizza la procedura
fornita dalla UNI EN ISO 10077-1 per le finestre, e la UNI EN 13947 per le facciate continue
trasparenti.
Nel D.P.R 6 marzo 2009 si impongono le seguenti ulteriori verifiche in regime dinamico:

1) relativamente a tutte le pareti verticali opache da est a ovest, si esegue almeno una delle
seguenti verifiche:
- che il valore della massa superficiale Ms, sia superiore a 230 kg/m;
-che il valore del modulo della trasmittanza termica periodica YIE, sia inferiore a 0,12 W/m
K ;
2) relativamente a tutte le pareti opache orizzontali ed inclinate si verifica che il valore del
modulo della trasmittanza termica periodica YIE, sia inferiore a 0,20 W/mK

YIE valuta la capacit di una parete opaca di sfasare ed attenuare il flusso
termico che la attraversa nellarco delle 24 ore, (norma UNI EN ISO 13786:2008)


Caso a parte sono invece i ponti termici che danno un considerevole contributo alla
dispersione di calore. Per valutarne lo scambio termico per trasmissione si pu utilizzare il
metodo riportato nella UNI EN ISO14683, oppure apportare una maggiorazione secondo la
UNI TS parte 1 (prospetto 4) (tabella 2.9):

Tabella 2.9: maggiorazione da apportare al valore di scambio termico per trasmissione
secondo la UI TS parte 1 (prospetto 4).
descrizione struttura Maggiorazione [%]
Parete con isolamento dallesterno (a cappotto) senza aggetti/balconi e
ponti termici corretti

5
Parete con isolamento dallesterno (a cappotto) con aggetti/balconi 15
Parete omogenea in mattoni pieni o in pietra (senza isolante) 5
Parete a cassa vuota con mattoni forati (senza isolante) 10
Parete a cassa vuota con isolamento nellintercapedine (ponte termico corretto)
10
Parete a cassa vuota con isolamento nellintercapedine (ponte termico non corretto)
20
Pannello prefabbricato in calcestruzzo con pannello isolante 30






2.14 Coefficiente di scambio termico

Per calcolare il coefficiente globale di scambio termico per trasmissione tra il volume
climatizzato e gli ambienti esterni attraverso ambienti non climatizzati, si utilizza la
formulazione secondo la UNI TS 11300 parte 1:

Hu = Hiu btr,x [W/K] (2.64)

dove:
- btr,x = Hue / (Hiu + Hue) il fattore di correzione dello scambio termico, che diverso da 1
quando la temperature dellambiente non climatizzato differente da quella dellambiente
esterno;
- Hiu il coefficiente globale di scambio termico tra lambiente climatizzato e lambiente
non climatizzato [-];
- Hue il coefficiente globale di scambio termico tra lambiente non climatizzato e
lambiente esteno[-];
I valori di btr,x sono riportati nella UNI TS 11300 parte 1 (prospetto 5) (tabella 2.10):






Tabella 2.10: Valori di btr,x riportati nella UI TS 11300 parte 1 (prospetto 5).
ambiente confinante btr,x
[-]
Ambiente con una parete esterna 0,4
Ambiente senza serramenti esterni e con almeno due pareti esterne 0,5
Ambiente con serramenti esterni e con almeno due pareti esterne (autorimesse) 0,6
Ambiente con tre pareti esterne (vani scala esterni) 0,8
Piano interrato o seminterrato senza finestre o serramenti esterni 0,5
Piano interrato o seminterrato con finestre o serramenti esterni 0,8
Sottotetto con tasso di ventilazione elevato senza rivestimento con feltro o assito 1,0
Altro tetto non isolato 0,9
Tetto isolato 0,7
Aree interne di circolazione (senza muri esterni e con tasso di ricambio daria < 0,5 h)
o liberamente ventilate (rapporto tra area aperture e volume ambiente >0,005m/m
1,0

Il coefficiente di scambio termico verso il terreno Hg dato da:

Hg = A Uf btr,g [W/K] (2.65)

con:
- A = area dellelemento [m];
- Uf = trasmittanza termica della parete sospesa dal pavimento (tra lambiente interno e lo
spazio sottopavimentato) [W/ mK];
- btr,g il fattore di correzione dello scambio termico per la trasmissione verso il terreno e i
suoi valori sono riportati nella UNI TS 11300 parte 1 (prospetto 6) ( tabella 2.11):




Tabella 2.11: Valori di btr,g riportati nella UI TS 11300 parte 1 (prospetto 6).
ambiente confinante btr,g
Pavimento controterra 0,45
Parete controterra 0,45
Pavimento su vespaio areato 0,80



2.15 Rendimento stagionale globale medio dellimpianto termico

Il rendimento globale medio stagionale dellimpianto termico g il rapporto tra Qh,
fabbisogno di energia termica utile per il riscaldamento invernale, e Qeph, energia primaria


richiesta. Come spiegato precedentemente rappresentato dalleffetto globale di tutte le
perdite energetiche legate alla fornitura di calore per riscaldare un edificio.
Stabilita la potenza utile nominale Pn del generatore di calore a servizio del singolo impianto
termico, deve essere verificato che tale rendimento sia superiore ad una soglia stabilita da:

per Pn 1000 kW g = (75 + 3 log 10 Pn) % (2.66)

per Pn > 1000 kW g = 84 % (2.67)

nel caso di edifici di nuova realizzazione o da ristrutturare, mentre nel caso di edifici pubblici
o ad uso pubblico deve essere:

g (75 + 4 log 10 Pn) %. (2.68)

I generatori di calore a combustione di nuova installazione devono garantire un rendimento
termico utile maggiore o uguale a quello limite calcolato da:

per Pn 400 kW g = (90 + 2 log 10 Pn) % (2.69)

per Pn > 400 kW g =( )% log 2 90
10 n
P + (N.B. si assume P
n
= 400 kW) (2.70)

Per le pompe di calore elettriche o a gas il rendimento minimo da garantire deve essere:

g (90 + 3 log 10 Pn) %. (2.71)





















2.16 Classe energetica degli edifici

La classificazione energetica di un edificio pu essere determinata in base alla tipologia
dellindice di prestazione energetica considerato. I valori sono riportati nelle tabelle contenute
nellallegato 4 del Decreto ministeriale del 26 / 6 /2009:

- classificazione secondo la prestazione energetica globale Epgl (tabella 2.12):


Tabella 2.12: classificazione secondo la prestazione energetica globale Epgl.
Classe Agl + Epgl<0,25 EpiL (2010)+9 kWh/m anno
Classe Agl 0,25 EpiL(2010)+9kWh/mannoEpgl<0,50EpiL(2010)+9kWh/manno
Classe Bgl 0,50 EpiL(2010)+9kWh/mannoEpgl<0,75EpiL(2010)+12kWh/manno
Classe Cgl 0,75 EpiL(2010)+12kWh/mannoEpgl<1,00EpiL(2010)+18kWh/manno
Classe Dgl 1,00 EpiL(2010)+18kWh/mannoEpgl<1,25EpiL(2010)+21kWh/manno
Classe Egl 1,25 EpiL(2010)+21kWh/mannoEpgl<1,75EpiL(2010)+24kWh/manno
Classe Fgl 1,75 EpiL (2010)+24kWh/mannoEpgl<2,50EpiL(2010)+30kWh/manno
Classe Ggl Epgl2,50EpiL(2010)+30kWh/manno

EpiL il valore limite dellindice di prestazione energetica per la climatizzazione invernale in
vigore dal gennaio 2010, i cui valori, dipendenti dalla zona climatica e dal rapporto di forma
delledificio, sono tabulati a inizio capitolo.

- classificazione secondo la prestazione energetica invernale Epi (tabella 2.13):


Tabella 2.13: classificazione secondo la prestazione energetica invernale Epi.
Classe Ai + Epi > 0,25 EpiL (2010)
Classe Ai 0,25 EpiL (2010) Epi < 0,50 EpiL (2010)
Classe Bi 0,50 EpiL (2010) Epi < 0,75 EpiL (2010)
Classe Ci 0,75 EpiL (2010) Epi < 1,00 EpiL (2010)
Classe Di 1,00 EpiL (2010) Epi < 1,25 EpiL (2010)
Classe Ei 1,25 EpiL (2010) Epi < 1,75 EpiL (2010)
Classe Fi 1,75 EpiL (2010) Epi < 2,50 EpiL (2010)
Classe Gi Epi 2,50 EpiL (2010)









- classificazione secondo la prestazione energetica per la preparazione di acqua calda
sanitaria Epacs (tabella 2.14):


Tabella 2.14: classificazione secondo la prestazione energetica per la preparazione
di acqua calda sanitaria Epacs.
Classe Aacs Epacs < 9 kW h/m anno
Classe Bacs 9 kW h/m anno Epacs < 12 kW h/m anno
Classe Cacs 12 kW h/m anno Epacs < 18 kW h/m anno
Classe Dacs 18 kW h/m anno Epacs < 21 kW h/m anno
Classe Eacs 21 kW h/m anno Epacs < 24 kW h/m anno
Classe Facs 24 kW h/m anno Epacs < 30 kW h/m anno
Classe Gacs Epacs 30 kW h/m anno






































3. POMPE E SCAMBIATORI DI CALORE
3.1 Funzionamento
Una pompa di calore una macchina termica. Posta tra due corpi a temperature differenti in
grado, consumando una piccola quantit di energia, di trasferire calore dal corpo a
temperatura pi bassa al corpo a temperatura pi alta.
Il loro nome rispecchia quindi quello che il loro funzionamento: infatti non fanno altro che
pompare il calore mandandolo nella direzione opposta alla quale andrebbe spontaneamente,
analogamente ad una pompa idraulica che imprime energia ad un fluido permettendogli di
proseguire un percorso altrimenti impossibile.
Il principio basilare da cui partire che il calore si trasferisce in modo spontaneo da una
sorgente calda (a temperatura T1) ad una fredda (a temperatura T2 < T1). Per trasferire calore
nel senso opposto quindi necessario opporsi a questa naturale tendenza spendendo
ovviamente del lavoro. Disponendo di un mezzo, che pu essere un fluido, lo si raffredda
(espandendolo) ad una temperatura T < T2. In questo modo il fluido utilizzato pu assorbire
calore dalla sorgente fredda ma anzich aumentare di temperatura evapora, subendo quella
che viene chiamata una trasformazione isotermica.
Se successivamente si comprime questo fluido la sua temperatura viene incrementata fino a
raggiungere una T3 > T1. Ponendolo a contatto con la sorgente calda pu cos cedere ad essa,
sempre attraverso una trasformazione isotermica (per condensazione), il calore proveniente da
una sorgente fredda.
Gli elementi che compongono una pompa di calore sono il condensatore, la valvola di
espansione, levaporatore ed il compressore, allinterno dei quali circola un fluido (liquido,
gas o aria) refrigerante.
Il compressore di una pompa di calore crea proprio (richiedendo del lavoro esterno) la
differenza di pressione che permette al ciclo di ripetersi. Il fluido refrigerante proviene
dall'evaporatore, dove appunto evapora a bassa pressione assorbendo calore, viene compresso
ad alta pressione e spinto all'interno del condensatore, dove rilascia il calore in precedenza
assorbito. Il fluido refrigerante cambia di stato all'interno dei due scambiatori di calore:
nell'evaporatore passa da liquido a gassoso, nel condensatore passa da gassoso a liquido. Con


un processo di questo tipo possibile scaldare un locale fornendogli calore proveniente
dallesterno oppure rinfrescarlo sottraendogli calore e cedendolo altrove.

3.2 Tipologia
Una pompa di calore opera mediante un fluido refrigerante che riceve calore da una fonte
esterna detto sorgente fredda.
Le principali sorgenti fredde sono:
- laria, sia esterna che interna esterna al locale dove installata la pompa di calore;
- lacqua, di falda (poco profonda), di fiume, di lago (quando questo in prossimit dei locali
da riscaldare) o accumulata in serbatoi;
- il terreno, nel quale vengono inserite tubazioni che fungono da evaporatore.
Laria come sorgente fredda ha il vantaggio di essere disponibile ovunque; tuttavia la potenza
resa dalla pompa di calore cala al diminuire della temperatura della sorgente. Nel caso si
utilizzi laria esterna, necessario (intorno a 0C), un sistema di sbrinamento che comporta un
ulteriore consumo di energia. Diverso e pi vantaggioso, limpiego come sorgente fredda
dellaria interna viziata (aria estratta) che deve essere comunque rinnovata;
Lacqua come sorgente fredda garantisce le prestazioni della pompa di calore senza risentire
delle condizioni climatiche esterne; tuttavia richiede un costo addizionale dovuto al sistema di
adduzione;
Il terreno, come sorgente fredda ha il vantaggio,oltre una certa profondit, di subire minori
sbalzi di temperatura rispetto allaria, e diversamente dallacqua sempre disponibile (non
subisce variazioni di livello).
Laria o lacqua da riscaldare sono detti pozzo caldo. Nel condensatore il fluido refrigerante
(detto anche frigorigeno) cede al pozzo caldo sia il calore prelevato dalla sorgente fredda che
lenergia fornita dal compressore.
Il calore pu essere ceduto allambiente attraverso:

ventilconvettori (fan coil);
serpentine inserite nel pavimento, nelle quali circola acqua calda;
canalizzazioni, che trasferiscono direttamente il calore prodotto dalla pompa di calore ai
diversi locali.
Tecnicamente le pompe di calore si possono ripartire in categorie diverse in base alla sorgente
dalla quale estraggono il calore e dalla sorgente alla quale viene ceduto il calore. Possono
presentarsi le seguenti tipologie:
- pompa di calore aria-aria
- pompa di calore acqua-aria
- pompa di calore aria-acqua
- pompa di calore acqua-acqua.

La prima soluzione quella pi adottata per i piccoli impianti di tipo monofamiliare: una serie
di tubi alettati costituisce levaporatore che assorbe il calore dellaria esterna; unanaloga serie
di tubi alettati costituisce il condensatore che cede calore allaria interna.
Una classificazione pi ragionevole delle pompe di calore quella che si basa non solo sulla
tipologia della sorgente fredda (nel periodo invernale) ma anche e soprattutto sulla locazione
di questa. Se la sorgente fredda laria esterna alledificio dove situata la pompa di calore
allora il caso di una ASHP (air source head pump). In questo caso levaporatore situato
allesterno delledificio. Se laria non quella esterna ma quella proveniente dal ricircolo
dellaria viziata allora si parla di EAHP (exhaust-air heat pump). Per questa tipologia di
pompe di calore levaporatore situato internamente alledificio.
Se la fonte di calore il terreno, si parla di pompe di calore geotermiche o GSHP (ground
source heat pump). Queste ultime prelevano il calore proveniente sia dal terreno stesso che
dalleventuale acqua di falda presente in esso. Sono collegate ad un sistema di tubazioni
inserite nel sottosuolo e possono presentare diverse tipologie:
- OPEN LOOP: nel terreno inserito un sistema di prelievo dellacqua di falda che viene
messo a contatto con levaporatore della pompa. Qui avviene lo scambio termico con il
fluido circolante nella pompa di calore. Lacqua pompata dalla falda viene successivamente
scaricata in un corpo idrico ricettore oppure fatta infiltrare attraverso il terreno;

- CLOSED LOOP: nel terreno viene inserito un sistema chiuso di tubazioni. In inverno viene
immesso un fluido che durante il percorso si riscalda e successivamente scambia calore con
un secondo fluido circolante nellevaporatore. Le tubazioni possono essere posizionate
verticalmente oppure orizzontalmente.
- DIRECT EXPANSION: il refrigerante della pompa di calore fluisce direttamente attraverso
il sistema di tubazioni inserito nel terreno. In questo modo non c bisogno di un secondo
fluido quindi le tubazioni fungono da evaporatore e sono collegate direttamente al
compressore.
Nel campo di condizionamento dellaria, il termine pompa di calore specificamente riferito
ad un condizionatore daria con valvola reversibile. Questultima, che cambia la direzione di
scorrimento del fluido refrigerante, permette cos sia di estrarre che di apportare calore da un
locale di un edificio. Una pompa di calore pu quindi funzionare sia per il raffrescamento
estivo di un edificio che per il suo riscaldamento invernale. Tra i due tipi di pompe di calore
ad aria; la pi comune quella aria-aria, che estrae calore dallaria e lo riversa allinterno o
allesterno di un edificio, a seconda della stagione; segue poi quella aria-acqua, che
utilizzata in ambienti con la distribuzione idronica del calore (questa seconda soluzione
comunque pi rara).
Le pompe di calore ad aria possono essere:
progettate per lavorare in unione con una fonte supplementare di riscaldamento, come una
caldaia elettrica, a gas, a gasolio
gi dotate di resistenza elettrica in funzione di riscaldatore supplementare;
bivalenti, se sono dotate di un riscaldatore a propano per innalzare la temperatura dellaria in
ingresso dallesterno.
Esempi comuni di macchine di questo tipo sono:
refrigeratori;
condizionatori daria;
pompa di calore a compressione di gas (o di vapore);
pompa di calore a cambiamento di fase;
pompa di calore termoelettrica a effetto Peltier;
pompa di calore a scambio geotermico;
Vortex, detto anche tubo di Ranque-Hilsch.
In caso di riscaldamento il calore prelevato dallesterno e portato allinterno delledificio e
segue le seguenti fasi:
Il fluido refrigerante attraversa la valvola di laminazione e diventa una miscela liquido-
vapore a bassa pressione. Quindi entra nellevaporatore, posto allesterno, dove assorbe
calore fino a diventare vapore a bassa temperatura.
Il vapore attraversa laccumulatore, dove raccolto anche ogni rimanente liquido.
Quindi viene compresso, con conseguente innalzamento della temperatura.
Il vapore caldo giunge nel condensatore, che il radiatore posto allinterno delledificio
(vicino alleventuale caldaia), e cambia di fase rilasciando il calore di liquefazione. Il
liquido ottenuto ritorna alla valvola di laminazione e il ciclo si ripete.
Nella fase di raffrescamento invece si inverte il ciclo appena descritto in modo da cambiare
direzione al flusso di calore: il liquido refrigerante evapora nel radiatore interno e condensa
nel radiatore esterno. Laria interna viene inoltre deumidificata.
La pompa di calore geotermica utilizza il terreno o lacqua che si trova nel terreno come fonte
o come dispersore di calore. Il trasporto dellenergia termica effettuato mediante la stessa
acqua o mediante un liquido antigelo, eccetto nelle pompe di calore a espansione diretta, in
cui si usa un fluido refrigerante che circola nello scambiatore posto nel terreno. A differenza
delle pompe di calore ad aria, quelle geotermiche possono funzionare in raffreddamento anche
in modalit passiva: esse estraggono calore dalledificio pompando nel sistema lacqua fredda
o il liquido antigelo, senza lazione della pompa di calore vera e propria. Il sistema di
tubazioni che percorre il terreno pu essere aperto o chiuso. Nel sistema aperto (open loop) si
estrae lacqua da una falda sotterranea, la si porta fino allo scambiatore di calore e quindi la si
scarica in un corso dacqua, di nuovo nella medesima falda o in un bacino appositamente
costruito (e che permetta la rifiltrazione verso il terreno). Nel sistema chiuso (closed loop) il
calore intercettato dal terreno per mezzo di una tubazione continua sotterrata, con al suo
interno un fluido refrigerante (per le pompe a espansione diretta) o liquido antigelo mantenuto
a bassa temperatura e pressurizzato. Nelle pompe di calore a espansione diretta il fluido
refrigerante raccoglie il calore dal sottosuolo e quindi entra direttamente nel compressore.
Nelle pompe di calore che usano lacqua o un liquido antigelo si ha una cessione di calore

intermedia (dai liquidi detti prima al fluido refrigerante) in un primo scambiatore di calore. In
seguito il ciclo prosegue come nelle pompe di calore ad aria. A differenza delle pompe di
calore ad aria, non necessaria loperazione di sbrinamento, in quanto la temperatura nel
sottosuolo molto pi stabile e il compressore sistemato allinterno delledificio.


3.3 Analisi termodinamica

Per il primo principio della termodinamica, detto anche legge di conservazione dellenergia,
esiste una corrispondenza quantitativa tra fenomeni meccanici (lavoro) e fenomeni termici
(calore). Per questo principio il lavoro W prodotto da una macchina termica deve essere
equivalente alla somma algebrica delle quantit di calore Q ricevute dalle sorgenti. Si pu
quindi dire che

W+Q=0 [watt] (3.1)
Con:
W = lavoro prodotto [watt];
Q = calore ricevuto [watt].

Da qui segue lenunciato di Carnot (1824) nel caso di trasformazioni cicliche con due
sorgenti di calore: Per produrre lavoro, una macchina termica deve necessariamente
ricevere calore dalla sorgente calda e cederne alla sorgente fredda.

Su questo principio si basa il funzionamento di tutti i motori termici. Se si stabilisce per
convenzione che il lavoro o calore uscente negativo mentre se entrante positivo, indicando
con Q1 il calore di una sorgente a temperatura inferiore e con Q2 quello di una sorgente a
temperatura maggiore, praticamente lunica possibilit che una macchina fornisca lavoro

(W<0) che Q2<0 (la sorgente calda cede calore) e Q1>0 (la sorgente fredda assorbe calore).
Invece con le pompe di calore , che effettuano un processo opposto con Q1<0 e Q2>0 deve
necessariamente avvenire che W>0 cio che la macchina riceva lavoro anzich produrlo.
Il secondo principio della termodinamica tiene conto del carattere di irreversibilit di molti
eventi termodinamici, quali ad esempio il passaggio di calore da un corpo caldo ad un corpo
freddo. Esso possiede diverse formulazioni equivalenti, delle quali una si fonda
sullintroduzione di una funzione di stato, lentropia: in questo caso il secondo principio
asserisce che lentropia di un sistema isolato lontano dallequilibrio termico tende a salire nel
tempo, finch lequilibrio non raggiunto. Esistono molte formulazioni equivalenti di questo
principio. Quelle che storicamente si sono rivelate pi importanti sono:
Nella formulazione di Clausius (1850), si afferma che impossibile realizzare una
trasformazione il cui unico risultato sia quello di trasferire calore da un corpo pi freddo
a uno pi caldo. Praticamente impossibile effettuare questo passaggio senza spesa di
lavoro.
Nella formulazione di Kelvin-Planck, si afferma che impossibile realizzare una
trasformazione il cui unico risultato preveda che tutto il calore assorbito da una sorgente
omogenea sia interamente trasformato in lavoro.
on possibile nemmeno in linea di principio realizzare una macchina termica il cui
rendimento sia pari al 100%.
Su questo principio si basa il funzionamento delle macchine frigorifere e del riscaldamento
termodinamico. Queste macchine operano su un ciclo termodinamico: una successione finita
di trasformazioni termodinamiche (ad esempio isoterme, isocore, isobare o adiabatiche) al
termine delle quali il sistema torna al suo stato iniziale. In termodinamica una
trasformazione isoterma (o semplicemente isoterma) una variazione dello stato di un
sistema fisico durante la quale la temperatura rimane costante. La trasformazione isoterma di
un gas perfetto descritta dalla legge di Boyle che, in un diagramma pressione-volume,
rappresentata da un ramo di iperbole equilatera. Le propriet termodinamiche che
caratterizzano il sistema dipendono solo dallo stato termodinamico e quindi non cambiano
dopo un ciclo. La prima legge della termodinamica impone che il calore entrante
dallambiente al sistema sia uguale al lavoro netto compiuto in ogni ciclo dal sistema
sullambiente. Se un ciclo reversibile e Q1 noto allora lo anche la differenza Q1-Q2.


Affinch gli scambi di calore Q1 e Q2 alle temperature T1 e T2 siano reversibili, il sistema
deve subire una trasformazione isoterma quando in contatto con una delle due sorgenti.
Daltra parte, poich deve scambiare calore soltanto con queste due sorgenti, il passaggio da
una temperatura ad unaltra per mezzo di trasformazioni senza scambio di calore cio
adiabatiche. Un ciclo reversibile che interessa due sorgenti di calore costituito da due
isoterme collegate da due adiabatiche ed chiamato ciclo di Carnot. La descrizione di questo
ciclo, su cui si basa il funzionamento di una pompa di calore, avviene con lintroduzione della
macchina di Carnot.
Questa macchina costituita da un gas racchiuso in un recipiente cilindrico dotato di pistone.
Il recipiente pu essere a piacere posto in contatto con due sorgenti di calore, una a
temperatura maggiore (ad esempio un impianto di riscaldamento) e una a temperatura
inferiore (ad esempio il sottosuolo), oppure pu essere lasciata isolata dall'esterno.
E' possibile seguire un ciclo misurando le variazioni di pressione all'interno del cilindro.
Infatti se un gas viene compresso in un volume pi piccolo la sua pressione aumenta.
Nella Macchina di Carnot, questo aumento di pressione pu avvenire a temperatura costante
oppure no.
Per ottenere una variazione di pressione a temperatura costante necessario tenere il cilindro
a contatto con un serbatoio di calore, in modo che il calore sviluppato durante la
compressione possa fluire da esso.
Invece se teniamo il cilindro isolato termicamente, durante la compressione aumenta la
temperatura del gas.
La compressione a temperatura costante detta isotermica, mentre la compressione in cui il
cilindro isolato dall' esterno si chiama adiabatica.









La macchina di Carnot rappresenta una macchina termodinamica "ideale" capace, operando
fra due sorgenti di calore (termostati), di produrre lavoro meccanico con il massimo
rendimento. Le fasi di un ciclo di Carnot sono mostrate nell'illustrazione in Figura 3.1.


Figura 3.1: Illustrazione della macchina di Carnot.



Durante la I fase (espansione isoterma), il sistema posto in contatto con una sorgente a
temperatura T1 : si espande e assorbe calore dalla sorgente, mantenendo perci la sua
temperatura costante.

Durante la fase II (espansione adiabatica) il sistema isolato e non pu scambiare calore con
l'esterno: espandendosi, si raffredda fino alla temperatura T2.

Nella fase III (compressione isoterma) il sistema posto in contatto con una sorgente a
temperatura T2 (pi fredda di T1): mentre viene compresso, cede calore per mantenere
costante la sua temperatura.

La IV fase (compressione adiabatica), in cui il sistema nuovamente isolato dall'esterno,
chiude il ciclo: il sistema subisce una compressione e, non potendo cedere calore all'esterno,
innalza la sua temperatura al valore iniziale T1.

La macchina teorica in oggetto che esegue il ciclo si dice macchina di Carnot. Essa necessita
di due sorgenti, cio di due fonti di calore a temperature differenti e si schematizza
generalmente come un cilindro chiuso con un pistone con le pareti isolate adiabaticamente
contenente del gas che pu scambiare calore solo attraverso il fondo del cilindro.

Il risultato di queste quattro trasformazioni si pu riportare in un grafico pressione-volume
(figura 3.2).

Figura 3.2: Grafico della pressione in funzione del volume
delle quattro trasformazioni del ciclo di Carnot.


Il ciclo di Carnot di un gas perfetto composto da due isoterme (1-2) e (3-4) a temperature
rispettivamente T
1
> T
2
e due adiabatiche (2-3) e (4-1):
Espansione isoterma (1-2): il gas preleva la quantit di calore Q
1
dalla sorgente pi calda
T
1
e questo provoca laumento di volume del gas e la diminuzione della pressione. La
tendenza della temperatura del gas ad abbassarsi viene contrastata, limitatamente alla
prima parte della corsa, dalleffetto del riscaldatore (sorgente termica). Ne risulta che
essa rimane costante.
Espansione adiabatica (2-3): quando il gas finisce di prelevare energia termica, esso
viene mantenuto in modo che non scambi energia con lesterno tramite unadiabatica,
pur continuando ad espandersi: ne consegue un abbassamento della temperatura.


Compressione isoterma (3-4): il gas viene messo a contatto con la sorgente a
temperatura T
2
< T
1
cedendo una quantit di calore Q
2
: questo provoca una
compressione.
Compressione adiabatica (4-1): quando il gas finisce di cedere calore al refrigeratore
continua a comprimersi, ma viene mantenuto in modo che non scambi energia con
lesterno

In un diagramma p-V un ciclo termodinamico rappresentato da un percorso chiuso. Un
diagramma P-V ha sulle ascisse il volume (V) e sulle ordinate la pressione (P). Si dimostra
che larea racchiusa dal ciclo nel digramma il lavoro (W), svolto dal sistema sullambiente:

= dV p W [watt] (3.2)
Per il primo principio della termodinamica, questo lavoro deve essere uguale al calore (Q)
trasferito dallambiente al sistema:

out in
Q Q Q W = = [watt] (3.3)

Questa equazione vale anche per una trasformazione isoterma; la differenza sta nel fatto che
durante il ciclo termico lenergia interna del sistema cambia per poi tornare ad essere uguale
al punto di partenza. Se nel piano p-V la trasformazione si muove in senso orario il sistema
una macchina termica, e il lavoro W sar positivo, cio il sistema compie lavoro
sullambiente. Se invece si muove in senso antiorario funziona come un frigorifero, e W sar
negativo (cio viene assorbito del lavoro dallesterno, che consente di trasferire calore da una
sorgente fredda ad una calda)..
Il risultato di questo ciclo dimostrare che, avendo a disposizione una macchina di Carnot
ideale, un fluido perfetto e due sorgenti a differenti temperature, possibile ottenere lavoro
riportando il sistema nelle condizioni iniziali.


La caratteristica fondamentale della macchina di Carnot che il suo rendimento non dipende
dal fluido impiegato nel ciclo, ma dalle sole temperature delle sorgenti con le quali scambia il
calore (anzi, pi precisamente, dal rapporto delle due temperature).
Questo importantissimo risultato di termodinamica teorica va sotto il nome di Teorema di
Carnot.
Il rendimento di una macchina termica , in generale, il rapporto tra il lavoro utile che la
macchina riesce a compiere e il calore totale assorbito dal sistema. Se un ciclo viene eseguito
n volte, il rendimento della macchina sar allora:

1
Q
L
= (3.4)
dove L il lavoro totale compiuto dalla macchina, e Q
1
il calore totale assorbito da questa.
Nel caso del ciclo di Carnot, il rendimento sar pari a

1
2 1
Q
Q Q
= (3.5)
Da questultima espressione possibile far discendere che il rendimento dipende solo dalle
temperature T
1
e T
2
poich lo scambio di calore avviene solo durante le isoterme (rendimento
di Carnot):

1
2 1
1
2 1
T
T T
Q
Q Q

=

= (3.6)
Si vede subito che il rendimento sarebbe massimo (100%), solo se T
2
= 0 K (Zero assoluto),
un valore della temperatura non raggiungibile da nessun corpo. Ne consegue che,
indipendentemente da ogni dettaglio, il rendimento teoricamente realizzabile con un ciclo di
Carnot, sar sempre inferiore allunit.
Dunque possibile riassumere lenunciato di Carnot in due importanti parti:
1. Nessuna macchina termica che sfrutta il ciclo di Carnot in grado di trasformare
completamente calore in lavoro , poich una parte (Q
1
) del calore fornito inizialmente (Q
2
)

al sistema viene ceduto al mezzo a temperatura pi bassa rispetto alla T alla quale esso
stato somministrato e di conseguenza tale calore non pu essere pi utilizzato. Da ci
sideduce che il rendimento di una macchina termica non pu mai essere pari allunit
poich Q
1
non pu mai essere nullo.
2. Il rendimento di una macchina termica non dipende dalla natura del fluido utilizzato ma
solo dallintervallo di temperatura nel quale la macchina opera.
Il rendimento di Carnot pu essere ricavato sia mediante lapplicazione della legge dei gas
perfetti, sia mediante il bilancio complessivo dellentropia.



Dalla legge dei gas perfetti
Oltre a dimostrare la correttezza del rendimento di Carnot, si pu verificare come il rapporto
di compressione delle due trasformazioni isoterme che costituiscono il ciclo coincidano
(ovviamente occorre considerare entrambe le trasformazioni isoterme come se fossero
trasformazioni di espansione, oppure di compressione. In caso contrario i due rapporti di
compressione saranno luno linverso dellaltro).
Se la trasformazione parte dal punto 1 (in figura), la prima trasformazione una espansione
isoterma. Per la legge dei gas perfetti, i volumi nei quattro punti i sono dati dalla stessa
espressione:

i
i
i
P
T R n
V

= (3.7)

Per una trasformazione adiabatica vale pV

= k, dove k una costante. Essendo due le


trasformazioni adiabatiche, si avranno due valori diversi di k. Quindi si avr

i
i
i
V
k
p = (3.8)


Sostituendo questultimo sistema di equazioni al precedente, si possono calcolare i rapporti V
1

/ V
2
e V
4
/ V
3
, che risultano

1
2
1
3
4
2
1

= =

k
k
V
V
V
V
(3.9)
Il rendimento pu ora essere calcolato come


+
=

=
2
1
2
1
4
3
1
2 1
V
V
V
V
V
V
pdV
pdV pdV
Q
Q Q
(3.10)
il lavoro di una isoterma dato dallintegrale

f
i
V
V
pdV , che ha come risultato
W = nRTlnV
f
/ V
i
(3.11)

Pertanto il rendimento diventa

|
|

\
|

|
|

\
|
+
|
|

\
|

=
1
2
1
3
4
1
2
1
ln
ln ln
V
V
nRT
V
V
nRT
V
V
nRT
=
|
|

\
|

|
|

\
|

|
|

\
|

1
2
1
4
3
1
2
1
ln
ln ln
V
V
nRT
V
V
nRT
V
V
nRT
(3.12)

i logaritmi naturali, come visto in precedenza, hanno come argomento il medesimo numero
(rapporto di compressione) che pertanto esso pu essere messo in evidenza al numeratore, e
semplificato con il termine al denominatore, ottenendo, in definitiva

1
2
1
2 1
1
T
T
T
T T
=

= (3.13)

ovvero il rendimento di Carnot.
Dallentropia:
Le trasformazioni adiabatiche non comportano scambi di calore. Tracciare il loro grafico su

un piano T-S produrrebbe una isoentropica, ovvero una retta verticale, che indica una
variazione nulla dellentropia. Per una trasformazione isoterma, la variazione di entropia
semplicemente il rapporto tra il lavoro compiuto e la temperatura, costante. Pertanto:

|
|

\
|
=
|
|

\
|

= =
i
f i
f
V
V
nR
T
V
V
nRT
T
Q
S ln
ln
(3.14)
e il calore sar dato da (per una isoterma la variazione di energia interna nulla, pertanto il
calore equivale al lavoro):

|
|

\
|
=
i
f
V
V
nRT Q ln (3.15)


Il rendimento diventa allora


|
|

\
|

|
|

\
|
+
|
|

\
|

=
1
2
1
3
4
1
2
1
ln
ln ln
V
V
nRT
V
V
nRT
V
V
nRT
(3.16)

che coincide con quella calcolata in precedenza con lapplicazione della legge dei gas perfetti.
Un ciclo di Carnot rappresentato nel diagramma entropico dal rettangolo ABCD percorso in
senso orario (Figura 3.3).








B A
D
C
S
T
T1
T2
a b
S1
S2

Figura 3.3: Diagramma Temperatura-Entropia del ciclo di Carnot.
Larea ABba proporzionale alla quantit di calore sottratta alla sorgente calda. Larea DCba
proporzionale alla quantit di calore ceduta alla sorgente fredda. La differenza (ABCD)
rappresenta lequivalente in calore del lavoro fornito dalla macchina termica.
Se invece il ciclo percorso in senso antiorario siamo nel caso di una pompa di calore. Questo
ciclo di Carnot inverso chiamato ciclo frigorifero (Figura 3.4). La quantit di calore Q2
rappresentata da abBA quella sottratta alla sorgente fredda e abCD la Q1 ceduta alla
sorgente calda. La differenza ABCD rappresenta lequivalente del lavoro che si dovuto
fornire alla pompa.

B A
D
C
S
T
T1
T2
a b
S1
S2

Figura 3.4: Diagramma Temperatura-Entropia del ciclo di Carnot inverso o ciclo frigorifero.



I dispositivi che permettono di realizzare un ciclo di Carnot inverso sono quindi un
compressore, un condensatore, una valvola di laminazione ed un evaporatore.

All'inizio il liquido viene compresso adiabaticamente nel compressore (figura 3.5), che
necessita per, di una certa energia esterna ( lavoro Lc ), per essere mosso: questo
azionamento effettuato nella maggior parte dei casi tramite motori elettrici (anche se non
mancano esempi di accoppiamento con motori a combustione interna o macchine alternative a
vapore).



Figura 3.5: Compressione adiabatica del compressore nel grafico P-V.


Come si evince chiaramente dal ciclo termodinamico, l'energia spesa dal compressore si
trasferisce nel gas evolvente, che, per effetto di questo lavoro, si surriscalda rispetto alla
temperatura di saturazione che compete alla pressione raggiunta a valle del compressore.

Il vapore surriscaldato giunge ad alta pressione dal compressore. Con una trasformazione
isobara, viene raffreddato, fino ad una temperatura ottenibile tramite un semplice
raffreddamento ad aria o acqua, che in alcuni casi pu essere anche forzato (figura 3.6).


Figura 3.6: Trasformazione isobara del condensatore nel grafico P-V.


Il refrigerante dunque, mantenendo costante la sua pressione si condensa totalmente, passando
dallo stato gassoso a quello liquido, ad una temperatura inferiore, e rilasciando perci una
certa quantit di calore ( Qc ) dal sistema.

Nella valvola di laminazione il fluido refrigerante effettua una espansione adiabatica. Non
potendo scambiare calore con lesterno la sua temperatura subisce una diminuzione (figura
3.7).




Figura 3.7: Espansione adiabatica nella valvola di laminazione nel grafico P-V.



Nell'evaporatore il liquido completa il cambiamento di fase vaporizzando, e passa dallo stato
liquido a quello gassoso.
La vaporizzazione isoterma e isobara e il refrigerante assorbe una grande quantit di calore (
Qe ) dall'ambiente circostante, raffreddandolo (figura 3.8).

Figura 3.8: Vaporizzazione isoterma e isobara dell'evaporatore nel grafico P-V.





In questo ciclo termico inverso la sorgente calda riceve una quantit di calore Q1 data dalla
somma della Q2 fornita dalla sorgente fredda e dal lavoro impiegato.
La resa o prestazione di una pompa di calore misurata dal coefficiente di prestazione, COP,
acronimo di Coefficient of Performance dato dal rapporto tra energia resa (alla sorgente di
interesse) ed energia consumata (di solito elettrica, ovvero il lavoro fornito). Per un ciclo
frigorifero generale (e quindi per una pompa di calore in fase di raffreddamento) questo
rapporto chiamato coefficiente di effetto utile EER , acronimo di Energy Efficiency Ratio o
dallSEER (seasonal energy efficiency ratio). Un valore del COP pari, ad esempio, a 3 indica
che per ogni kWh denergia elettrica consumato, la pompa di calore render 3 kWh di calore.
Il C.O.P. sar tanto maggiore quanto pi bassa la temperatura a cui il calore viene ceduto
(nel condensatore) e quanto pi alta quella della sorgente da cui viene assorbito
(nellevaporatore), quindi quanto minore il gradiente termico.
Per il ciclo di Carnot inverso il coefficiente di effetto utile EER e il coefficiente di prestazione
COP dipendono dalle sole temperature delle isoterme tra cui evolve il ciclo, in quanto il
rapporto tra il calore scambiato con una sorgente e la relativa temperatura costante. Di
seguito si riportano le formule per il calcolo del EER e del COP. Nel primo caso si tratta del
rapporto tra il calore rimosso e il lavoro richiesto, nel secondo caso il calore quello fornito.

2 1
2
T T
T
EER

= (3.17)


= COP = +

1
2 1
2
T T
T

2 1
1
T T
T

(3.18)


Il valore di questi rapporti dipende dallefficienza degli scambiatori di calore e dalla
differenza di temperatura del liquido refrigerante nelle due fasi. Le formulazioni indicate
sono per riferite a condizioni ideali, non reali e quindi sono quelle che forniscono i massimi
valori di COP e di EER. Nella realt vanno tenuti in considerazione diversi fattori che
diminuiscono il rendimento di una pompa di calore:
-perdite meccaniche ( il rendimento medio di un compressore circa 0,95);

-abbassamenti di pressione del working fluid sia nellevaporatore che nel condensatore (con
conseguente diminuzione della sua temperatura);
-compressione non isoentropica: al compressore viene fornita pi energia di quella
effettivamente necessaria con conseguenti perdite di calore; il rapporto tra energia richiesta ed
energia fornita detto efficienza isoentropica ed circa 0,7;
-Necessit di sovrariscaldare il vapore che entra nel compressore, per evitare la presenza di
gocce di liquido e di raffreddare lo stesso in uscita dal condensatore per evitare la presenza di
vapore prima che entri nella valvola di espansione.
Il rapporto tra il COP reale e quello ideale viene chiamato efficienza di Carnot c e varia da un
minimo di 0,3 a un massimo di 0,65 per le pompe di calore pi avanzate.
Per una data temperatura del condensatore il COP pi basso man mano che pi fredda la
temperatura dellevaporatore (infatti aumenta il denominatore delle formule viste sopra). Per
questo motivo ragionevole pensare che lefficienza di una pompa di calore per il
riscaldamento non sia vantaggiosa in luoghi dagli inverni piuttosto rigidi.
Stesso ragionamento per le pompe di calore usate per il condizionamento estivo: fissata una
temperatura per il condensatore, lEER si abbassa sempre di pi se la temperatura esterna
troppo elevata.








3.4 Applicazioni nel settore edilizio

Nel settore edilizio le pompe di calore vengono utilizzate in alternativa ai sistemi
convenzionali composti da caldaia e condizionatore per riscaldare gli ambienti durante
linverno, per rinfrescarli durante lestate e per la produzione di acqua calda sanitaria. La
stessa macchina pu servire per entrambe le funzioni di climatizzazione, infatti mediante una
semplice valvola, in grado di scambiare tra loro le funzioni dellevaporatore e del
condensatore, fornendo cos calore in inverno e freddo in estate (tipo Invertibile).
Rappresentano una soluzione ormai consolidata in vari paesi esteri ma sono particolarmente
diffuse negli Stati Uniti, in Canada, in Giappone, in Svezia, in Germania ed Austria. I settori
sono quelli residenziale e terziario,. Lapplicazione della pompa di calore alla
climatizzazione ambientale (riscaldamento + raffrescamento) la pi conveniente poich
comporta un minor tempo di ammortamento del costo dimpianto rispetto ad un utilizzo per il
solo riscaldamento. Nel caso di edifici esistenti, lapplicazione della pompa di calore per il
condizionamento degli ambienti, sia invernale che estivo, richiede un intervento di
ristrutturazione dellintero impianto termico ed elettrico, con conseguente maggior costo.
Diverse sono le applicazioni della pompa di calore nei settori terziario e industriale, ad
esempio: la climatizzazione delle piscine, lessiccazione e processi tecnologici a bassa
temperatura nellindustria agro-alimentare, ecc. La pompa di calore pu essere utilizzata
anche per la sola produzione di calore per lacqua sanitaria. In questi caso vanno
attentamente valutati gli aspetti economici rispetto ai sistemi tradizionali quali caldaie e
scaldabagni elettrici o a gas. Per il riscaldamento dellacqua sanitaria occorrono serbatoi di
accumulo pi grandi di quelli impiegati nei normali scaldacqua in quanto la temperatura
del1acqua prodotta non supera i 55 C.
Per il riscaldamento degli ambienti gli impianti possono essere di tipo monovalente o
bivalente. Si utilizza la configurazione monovalente quando la pompa di calore in grado di
coprire interamente il fabbisogno termico necessario al riscaldamento degli ambienti. Se la
pompa di calore usa come sorgente laria esterna, tale configurazione adottabile nelle zone
climatiche dove la temperatura esterna scende raramente sotto ai 0 C. In caso contrario si
deve realizzare un sistema bivalente, costituito dalla pompa di calore e da un sistema di
riscaldamento ausiliario, cio una caldaia tradizionale che copra il fabbisogno termico quando
la temperatura dellaria scende solo al di sotto di 0 C.
Negli impianti che utilizzano lo scambio di calore con il terreno (GSHP), esistono due
possibili soluzioni per la posa delle sonde geotermiche (i sensori necessari a prelevare il
calore dal terreno): sonde orizzontali e sonde verticali.
sonda orizzontale: quella pi economica, facile da installare e la pi diffusa.
Prevede la posa di sensori geotermici composti da tubi in polietilene ad alta densit o
tubi di rame con guaina in polietilene anti corrosione nei quali circola
rispettivamente acqua glicolata o fluido frigorifero. Le tubazioni vengono interrate
ad una profondit di circa 60 cm. rispetto al piano di calpestio(in genere semplici
trincee fino a 1,5m di larghezza). La lunghezza richiesta varia da 10 a 35 metri per
kW. A titolo di esempio per una costruzione con una superficie di circa 100 mq.
sono necessari circa 120 150m2 di superficie di captazione. La posa dei sensori
geotermici non altera in alcun modo la natura del terreno, dopo linterramento delle
tubazioni possibile sfruttare la superficie sovrastante senza creare problemi al buon
funzionamento dellimpianto. L'unico accorgimento da rispettare che la zona di
captazione non sia ricoperta da materiali impermeabili (piastrelle, cemento) che
impedirebbero lo scorrimento delle acque infatti il calore negli strati pi superficiali
di terreno costantemente rinnovato dall'apporto energetico del sole, del vento e
della pioggia (Figura 3.9).




Figura 3.9: Esempio di sonde geotermiche con disposizione orizzontale.

- sonda verticale: usata nei casi in cui non ci sia a disposizione una superficie sufficiente per
la posa dei sensori (soluzione standard se si parla di installazioni commerciali ed in edifici
pubblici). Una sonda geotermica verticale pu avere due tipologie di sonde: sonde chiuse
(closed loop) e sonde aperte (open loop). La prima costituita da una coppia di tubi a U in
polietilene del diametro di circa 30 mm nei quali circola acqua con antigelo non tossico e che
vengono calati in pozzi che vanno dai 70 ai 100 m di profondit (sono richiesti dai 20 ai 70
metri di tubazione per ogni kW) e inseriti in perforazioni del diametro di 10-15 centimetri. La
trivellazione viene colmata con una malta particolare in grado di aumentare lo scambio
termico con il terreno e di limitare eventuali contaminazioni del terreno provocate da
fuoriuscite di liquido. Per estrarre calore dal sottosuolo mediante una sonda geotermica
verticale sufficiente immettere acqua nella sonda ad una temperatura di 4-6C inferiore a
quella del sottosuolo. Trovando un terreno con temperatura media di circa 13C dopo aver
percorso 200 mt (100 a scendere e 100 a salire), lacqua ritorna in superficie ad una
temperatura superiore rispetto a quella a cui stata immessa.. La profondit mediamente
raggiunta varia da regione a regione, e dipende ovviamente dal tipo di suolo. La condizione
fondamentale che alla base per procedere alla realizzazione dellimpianto laccertamento
dei requisiti che il sottosuolo deve possedere, attraverso una serie di perizie geologiche. Le
tubazioni verticali sono pi costose di quelle orizzontali a causa dei costi di trivellazione ma
richiedono meno potenza nelle pompe in quanto il liquido al loro interno meno viscoso.
Infatti dato che il terreno in profondit sempre meno influenzato dalle basse temperature
superficiali, non vi la necessit di utilizzare antigelo che aumenta la viscosit (Figura 3.10).



Figura 3.10: Esempio di sonde geotermiche con disposizione verticale closed loop.


negli impianti geotermici verticali a circuito aperto (o open loop, Figura 3.11) viene prelevata
acqua di falda da un pozzo esistente o di nuova realizzazione e re-iniettata in un altro dopo
essere passata attraverso la pompa di calore oppure smaltita nel giardino con drenaggio
superficiale.


Figura 3.11: Esempio di sonde geotermiche con disposizione verticale open loop.


-impianti geotermici su corsi dacqua: gli scambiatori di calore vengono posati sul fondo di
stagni o laghi naturali o artificiali oppure lungo le sponde di canali (Figura 3.12): si sfrutta in
questo caso l'inerzia termica dell'acqua. In questo caso si utilizza un circuito chiuso con
tubazioni o piastre specifiche in acciaio. La risorsa idrica non viene in alcun modo alterata, in
quanto il processo cui sottoposta un semplice scambio termico.


Figura 3.12: Esempio di sonde geotermiche in un corso dacqua.

Molto diffuse sono anche le pompe di calore che utilizzano come fonte fredda
laria. Oltre a usare laria esterna possibile realizzare impianti che recuperano il
calore contenuto nellaria viziata. Questultima soluzione particolarmente
indicata per luoghi molto affollati e che necessitano di un impianto per il ricircolo
dellaria che comunque dovrebbe essere rinnovata, e, normalmente, porterebbe quindi via
con s una quota di energia termica che andrebbe perduta. Lo scambio termico con laria
viziata estratta dai locali pu apportare importanti quantit di calore, permettendo alla pompa
di calore di lavorare con ottime prestazioni durante tutto l'anno. In queste unit sono
integrabili scambiatori di recupero diretto del calore, sistemi per la regolazione del ricambio
automatico dell'aria in caso di afflusso di persone, dispositivi di trattamento dell'umidit.
Questi sistemi sono generalmente installati in ristoranti, sale conferenze, cinema, alberghi,
palestre, ecc. Le pompe di calore aria-acqua producono acqua calda per riscaldamento e
sanitaria; le pompe di calore aria-aria sono split inverter ottimizzati per il riscaldamento
invernale ma possono anche raffrescare gli ambienti (Figura 3.13).


Figura 3.13 Esempio di pompa di calore aria-acqua.



Sono esistenti anche sistemi integrati pompa di calore-solare termico. In questo caso la pompa
di calore pu anche estrarre calore dal circuito dei collettori solari, garantendo inoltre un
miglior funzionamento dell'impianto solare. Questa soluzione particolarmente interessante
se applicata alla produzione di acqua calda sanitaria.


3.5 Schemi impiantistici
Le pompe di calore funzionano secondo un ciclo termodinamico chiamato ciclo frigorifero. Si
sa che un ciclo termodinamico costituito da una serie di trasformazioni operate su un fluido
in modo tale che esso torni alle condizioni iniziali di pressione, volume e temperatura.
Le trasformazioni comportano scambi di calore tra il fluido e lesterno; se il ciclo
termodinamico trasforma il calore in lavoro esso viene denominato ciclo diretto; se invece il
ciclo termodinamico serve per trasferire calore da un corpo a temperatura pi bassa ad un
altro a temperatura pi alta esso denominato ciclo inverso. Per poter realizzare un ciclo
inverso, in base al secondo principio della termodinamica, occorre somministrare lavoro
meccanico al fluido. Se il ciclo inverso si realizza per sottrarre calore da un ambiente che deve
essere mantenuto a temperatura pi bassa della temperatura esterna, esso viene denominato
ciclo frigorifero.
Le pompe di calore utilizzano il ciclo inverso per somministrare calore ad un ambiente che
deve essere mantenuto a temperatura pi elevata di quella esterna.

Nella realizzazione di un ciclo inverso il fluido circola in quattro organi separati che formano
un circuito chiuso; essi sono:
1) uno scambiatore di calore o evaporatore in cui il fluido a temperatura pi bassa riceve
calore dallambiente freddo;
2) un organo (compressore) in cui si somministra energia meccanica al fluido per
comprimerlo
ed elevarne la temperatura e per farlo circolare nei vari organi dellimpianto;
3) uno scambiatore di calore (condensatore) in cui il fluido a temperatura pi elevata cede
calore allambiente caldo;


4) un organo di espansione in cui il fluido espande passando da una pressione maggiore
ad una pressione pi bassa diminuendo la propria temperatura.
Lo schema di un impianto frigorifero riportato in Figura 3.14.

liquido saturo o
sottoraffreddato vapore
surriscaldato
vapore saturo o
surriscaldato
Qout
utilizzo di calore interno
condensatore
fonte di calore esterna
Qin
evaporatore
miscela bifase
liquido-vapore
3
2
1
4
lavoro
W
alta
pressione
bassa
pressione
compressore
valvola di
laminazione

Figura 3.14: schema di un impianto frigorifero.


Le trasformazioni sono:
trasformazione 4-1: il fluido a temperatura T pi bassa di quella dellambiente
esterno assorbe calore Qin da questo e passa, a temperatura e pressione costanti,
allo stato di vapore; il tutto avviene in un evaporatore;
trasformazione 1-2: il fluido viene aspirato e compresso in teoria adiabaticamente in
un compressore aumentando la propria temperatura e la propria pressione e quindi
la propria entalpia;
trasformazione 2-3: il fluido cede calore Qout a pressione costante allambiente esterno che
si trova a temperatura minore e si raffredda; esso condensa in un condensatore
e nel punto 3 diventato tutto liquido.
trasformazione 3-4: il fluido espande attraverso una valvola o un capillare abbassando
la propria pressione (laminazione isoentalpica) e la propria temperatura; il
liquido raffreddandosi cede calore che serve a vaporizzare parte del liquido stesso.


Se si inverte il percorso del fluido refrigerante leffetto ottenuto quello di prelevare il calore
dallinterno delledificio e di immetterlo nellambiente esterno. Questo ci che accade con i
condizionatori daria. Lo schema impiantistico contiene gli stessi elementi del precedente con

lunica differenza ora che gli scambiatori di calore hanno ruoli opposti: levaporatore situato
allinterno delledificio dove preleva il calore, mentre il condensatore si trova allesterno
(Figura 3.15).
miscela bifase
liquido-vapore vapore saturo o
surriscaldato
vapore
surriscaldato
Qin
fonte di calore interna
evaporatore
calore ceduto all'esterno
Qout
condensatore
liquido saturo o
sottoraffreddato
3
2
1
4
lavoro
W
bassa
pressione
alta pressione
compressore
valvola di
laminazione

Figura 3.15: schema di un impianto frigorifero.




3.6 La sorgente termica del terreno

Le pompe di calore del tipo GSHP ovvero quelle dotate di un ground loop, utilizzano come
sorgente fredda il calore proveniente dal sottosuolo. La temperatura del terreno aumenta con
la profondit in modo lineare, a seconda della costituzione e della conformazione geologica
dello stesso. Si pu parlare allora di un gradiente geotermico che d la misura dellaumento di
temperatura con la profondit. Sino alle profondit raggiungibili con le moderne tecniche di
perforazione, il gradiente geotermico medio 2,5-3C/100 m. Di conseguenza, se la
temperatura nei primi metri sotto la superficie, che corrisponde, con buona approssimazione,
alla temperatura media annua dellaria esterna, 15C, si pu prevedere che la temperatura
sia 65-75C a 2000 m di profondit, 90-105C a 3000 m e via di seguito per alcune migliaia
di metri. Vi sono, comunque, vaste regioni nelle quali il valore del gradiente geotermico si
discosta sensibilmente da quello medio. In aree in cui il basamento rigido sprofonda e si
forma un bacino che si riempie rapidamente di sedimenti geologicamente molto giovani, il
gradiente geotermico pu essere anche inferiore a 1C/100 m. Viceversa, in certe aree


geotermiche il gradiente pu raggiungere valori superiori a dieci volte quello normale. La
differenza di temperatura tra le zone profonde, pi calde, e quelle superficiali, pi fredde, d
origine ad un flusso di calore dallinterno verso lesterno della Terra, tendente a stabilire
condizioni di uniformit, condizioni che non saranno mai raggiunte. Il flusso di calore
terrestre medio 65 W\m nelle aree continentali e 101 W\m nelle aree oceaniche, con una
media ponderale globale di 87 W\m. La diffusione del calore attraverso un terreno, come per
tutti i materiali, dipende da un parametro caratteristico per ogni tipo di terreno chiamato
conducibilit termica k, espresso in W/(mk) che varia in funzione della presenza di acqua di
falda. Nella tabella 3.1 sono forniti alcuni valori di k.



Tabella 3.1: Conducibilit termica di alcuni tipi di terreno.
Terreno Conducibilit termica [W/mk]
sabbioso secco (porosit 40%) 0,30
sabbioso saturo (porosit 40%) 2,20
argilloso secco (porosit 40%) 0,25
argilloso saturo (porosit 40%) 0,58
ghiaioso secco 0,40
ghiaioso saturo 1,8-2,4

Conoscendo il calore specifico c (J/Kgk) del tipo di terreno e la sua densit si pu allora
conoscere la velocit con cui il calore si diffonde ovvero la diffusivit termica del terreno k =
k/(c) in m/s.
Con i cambiamenti stagionali la temperatura di un terreno decrementa allaumentare della
profondit. Gli strati superficiali sono freddi dinverno e caldi in estate, mentre quelli profondi
tendono ad assumere una temperatura costante durante tutto lanno se si considerano
profondit oltre i 100 metri. La variazione di temperatura T(z) ad una certa profondit z
data da:



T(z) = T(0) exp[-z(/ k P)] (3.19)


dove P il periodo di variazione (1 anno) espresso in secondi e T(0) la variazione di


temperatura a sulla superficie. Il tempo necessario perch la temperatura di un terreno
raggiunga il valore massimo o minimo in base alle variazioni climatiche in superficie
aumenta con la profondit:

t = z/2 (P/ k) (3.20)

Se questo intervallo di tempo assume un valore intorno ai 180 giorni significa che durante
linverno il terreno ad una certa profondit ha raggiunto la sua temperatura pi alta, mentre in
estate raggiunge la sua temperatura pi fredda.



3.7 Sistemi open loop

Come visto prima nel paragrafo riguardante le soluzioni impiantistiche degli edifici, esistono
delle particolari sonde geotermiche che non prelevano il calore proveniente dal terreno o dalla
falda contenuta in esso, ma pompano direttamente lacqua da un corpo idrico per utilizzarla
nella pompa di calore. In questo caso la sonda, che non contiene quindi acqua glicolata o altri
fluidi particolari come nelle sonde di tipo closed loop, caratterizzata dallavere due
estremit, una di aspirazione e una di scarico, aperte (da qui il nome open loop) e a contatto
diretto con lacqua sotterranea, di un canale, di un lago o del mare. Queste risorse idriche
costituiscono il fluido che viene poi utilizzato per lo scambio termico con la pompa di calore.
A differenza del terreno queste risorse non sono disponibili ovunque e sono soggette a vincoli
e limitazioni normative piuttosto restrittive. I vantaggi legati a questa soluzione impiantistica
rientrano sia nellambito tecnico sia in quello economico. Le temperature dei corpi idrici
hanno durante lanno delle oscillazioni di piccola ampiezza (difficilmente superano i 10 C),
mentre quelle sotterranee sono in genere pi stabili visto che non sono condizionate dalla
stagione e dalle condizioni meteo e si aggirano si 10-12 C.
Negli impianti open loop lacqua viene aspirata da un pozzo (detto pozzo di estrazione o di
produzione) e dopo lutilizzo re-immessa in natura tramite diverse soluzioni:
Mediante lo stesso pozzo di estrazione (modalit standing column), a una quota
ovviamente diversa da quella di estrazione per non provocare complicazioni dovute alla
differenza di temperatura delle acque;
Mediante un secondo pozzo cosiddetto di iniezione, posto ad unopportuna distanza dal
primo;
Mediante scarico diretto in un corpo ricettore naturale o artificiale.

Lacqua prelevata dal pozzo di estrazione pu essere utilizzata direttamente nella pompa di
calore (sistemi ad espansione diretta) oppure arriva solamente fino ad uno scambiatore
intermedio che cede il calore ad un fluido refrigerante. In entrambi i casi, per valutare la
fattibilit di un sistema di questo tipo, vanno tenuti in considerazione degli aspetti essenziali
riguardanti la qualit e la disponibilit della risorsa idrica ed eventuali vincoli ambientali.
Per quanto riguarda le caratteristiche chimiche, gli aspetti di maggiore importanza riguardano
la durezza (contenuto di calcio e magnesio), contenuto di ferro e pH che se eccessivi
provocano incrostazioni e occlusioni allinterno dello scambiatore di calore e la corrosione
delle superfici metalliche. Inoltre va verificata lassenza di batteri, poich le colonie, una volta
formate, sono difficili da rimuovere. Questi motivi impongono dei trattamenti specifici con
cadenza periodica.
Si riportano in tabella 3.2 alcune importanti considerazioni in relazione alle caratteristiche
chimiche dellacqua nei sistemi open loop.






















Tabella 3.2: considerazioni in relazione alle caratteristiche chimiche dellacqua nei sistemi open loop.
Parametri Intervallo Effetti Soluzioni
pH 5,5-8,5 pH acidi catalizzano la
corrosione dei metalli
pH basici favoriscono le
incrostazioni
Evitare il ricorso a bacini a cielo aperto,
usare acciai compatibili


Solidi sospesi 200-1000 ppm Favoriscono i depositi in
presenza di magnesio, calcio,
carbonati e solfati
Per concentrazioni > 500 ppm analizzare
la concentrazione di Mg, Ca, CO3, SO4
Ferro 0-5 ppm Presenza di batteri del ferro Analisi
Indice di
Ryznard
Misura del tasso di
corrosione e incrostazione
basato sulla CaCO3
pH >7,5 tendenza alla corrosione, usare
materiali idonei
pH<6,0 tendenza incrostazioni, ridurre
velocit dellacqua
Cloro 6-20 ppm catalizza corrosione acciaio e
realizza microfoni
Usare materiali idonei
Bicarbonato/CO2 Se HCO3 >100 ppm e pH >8 mantenere
una pressione del fluido elevata per
lequilibrio chimico
Acido solfidrico <0,5 ppm Aggressivo per rame, nichel
e loro leghe
Se H2S >0,2 ppm evitare le componenti
in Cu e Ni
Ossigeno <2,0 ppm Accelera la corrosione
dellacciaio
Degasificazione

Sabbia 1 ppm per
standing column
5-10 ppm per
scarichi in
superficie
Abrasione e occlusione Filtri allingresso del tubo di aspirazione
dimensionati con il Rossum sand test per
determinare la concentrazione di sabbia
nellacqua aspirata

La disponibilit di una sufficiente quantit dacqua ovviamente laspetto pi discriminatorio
per la reale fattibilit di un impianto open loop: la portata richiesta da uno scambiatore di
calore primario compresa tra 0.027 e 0,054 l/(skW), ovvero tra 1,62 e 3,24 l/(minkW)
oppure tra 97,2 e 194,4 l/(hkW). Se lacqua prelevata da una falda sotterranea, diventa
importante avere un terreno con unadeguata permeabilit per evitare prosciugamenti nei
momenti di maggiore utilizzo. Ovviamente sono da tenere conto anche le eventuali esigenze
limitrofe.
Lo scarico dellacqua utilizzata, che deve rispettare le regolamentazioni locali in materia, pu
costituire da solo elemento di effettiva fattibilit dellimpianto considerando i costi di
realizzazione.
Un parametro che caratterizza un pozzo di estrazione definito dal rapporto tra portata e
abbassamento indotto dal pompaggio [l/sm]. Labbassamento indotto la deformazione del
pelo libero dellacqua allinterno del pozzo in seguito allazione di aspirazione della pompa.
Ad una certa distanza dal pozzo questo fenomeno gradualmente dissipato e nella zona
coinvolta il livello della falda assume la forma di un cono rovescio. Valori del rapporto



portata-abbassamento indotto oltre i 2,1 l/sm indicano un buon pozzo mentre valori bassi
(intorno a 0,1 l/sm) indicano un pozzo decisamente scarso.

Esistono diverse configurazioni impiantistiche per gli impianti a circuito aperto:
Sistema a scambio diretto, lacqua prelevata viene direttamente inviata alle pompe di
calore, senza limpiego di uno scambiatore intermedio e di un liquido refrigerante. una
soluzione impiegata generalmente in impianti di piccola taglia come abitazioni o piccole
attivit commerciali. La qualit dellacqua un aspetto di assoluta importanza dato che
questa entra a contatto con gli elementi che costituiscono la macchina termica.
Sistema a scambio indiretto, lacqua prelevata entra in uno scambiatore di calore
intermedio che utilizza un secondo fluido refrigerante come liquido di lavoro. Con questa
soluzione si evitano automaticamente tutte le problematiche legate alla qualit dellacqua
dato che questa non circola allinterno della pompa di calore e si assicura una maggiore
affidabilit del sistema.




3.7.1 Sistemi di pompaggio

Nei sistemi open loop si possono utilizzare due tipi di pompe per lestrazione dellacqua di
falda:
Pompe sommerse;
Pompe ad albero verticale.
Nelle pompe sommerse il motore si trova nella parte pi profonda del pozzo. Lacqua entra
nella griglia di aspirazione posta appena sopra il motore e viene aspirata attraverso la colonna
sovrastante. Questo tipo di pompe permette di avere alte velocit (3000 rpm) e di elaborare
maggiori portate rispetto a quelle ad albero (a parit di diametro), quindi a parit di potenza
sono quelle che occupano meno spazio perch la cassa motore meno ingombrante. Dovendo
operare in acqua il motore soggetto a maggiori vincoli rispetto a quelli non sommersi e
determina sostanzialmente il costo di tutta la pompa.
Le pompe ad albero verticale hanno velocit inferiori rispetto a quelle sommerse (1000-1500


rpm). Sono possibili due varianti: con copertura oppure senza. Nelle prime la lubrificazione
effettuata direttamente nellacqua e lalbero accoppiato alla colonna attraverso cuscinetti in
gomma, ma pu essere anche contenuto in unulteriore tubo chiuso che lo isola insieme alle
bronzine dallacqua. In questo caso il lubrificante olio che rimane contenuto in questo
involucro e che quindi non reca danno allambiente, infatti se fuoriesce attraverso la parte
terminale dellalbero verso la girante resta comunque in sospensione dentro il pozzo e quindi
pu essere facilmente rimosso. In questo tipo di pompe il costo lo determina principalmente
lalbero.
La scelta del tipo di pompa deve tenere conto del costo e della resa: quelle sommerse
presentano unefficienza inferiore del 10-15 % rispetto a quelle ad albero verticale ma sono
pi adatte in situazioni con portata pi elevata. Esistono pompe a velocit variabile in grado di
ottimizzare la portata da prelevare al variare della richiesta termica delledificio.


3.7.2 Realizzazione del pozzo

Dopo la trivellazione del terreno deve essere inserito il tubo di rivestimento; se il terreno
perforato presenta instabilit tendendo a cedere bisogna rivestire il pozzo in tutta la sua
profondit, altrimenti sufficiente fermarsi a pochi metri dalla superficie. Sul fondo viene
posizionato un letto di ciottoli. La colonna realizzata con diversi materiali (acciaio, acciaio
inox, ferro rivestito con lamina di rame, plastica ad esempio pvc) secondo le caratteristiche
dellacqua stessa e delle sue capacit corrosive.
Sono possibili tre tipologie di pozzo:
Pozzi aperti, privi di interfaccia nella parte terminale e realizzati in terreni rocciosi dove non
vi possibilit di filtraggio;
Pozzi a sviluppo naturale, per terreni a grana grossa o media, realizzati con una colonna
cilindrica forata allaltezza dellacquifero con diametro tale da far passare lacqua ma non
il materiale ghiaioso circostante;
Pozzi con rivestimento in ghiaia: il diametro in questo caso maggiore a quello della
colonna di aspirazione e si prevede un rivestimento ghiaioso di profondit variabile che
funge da filtro per la sabbia. E comunque presente la colonna cilindrica forata per
bloccare la ghiaia.

Successivamente viene effettuato lo spurgo e le prove di portata. Il primo serve per eliminare
gli intasamenti naturali o formati durante i lavori mediante aria compressa, lavaggio o
pompaggio.


3.7.3 umero di pozzi
Il numero di pozzi necessari determinato dalla massima portata estraibile da ciascuno di
essi. Il riferimento la velocit massima consentita sulle pareti del foro che in genere non
deve superare il valore di 1,0-1,5 m/ora per evitare la necessit di una frequente pulizia dai
solidi trascinati. Fissata la velocit w, la portata ottenibile da ciascun pozzo :

Q = w 2 r D (3.21)
Dove:
w = velocit del fluido;
r = raggio del tubo;
D = distanza dei tubi.

Quindi dalla portata di progetto si ricava il numero di pozzi necessari per ottenerla.
Un aspetto importante da considerare la distanza minima da garantire tra un pozzo e un
eventuale limitrofo. Deve infatti essere evitata linterferenza termica tra un pozzo caldo ed
uno freddo (o viceversa) quando ci si trova in presenza di una falda caratterizzata da un moto
piuttosto significativo. Infatti lacqua pi fredda dello scarico invernale pu raggiungere la
zona del pozzo di estrazione di acqua calda abbassandone la temperatura e causando cos un
forte decremento delle prestazioni energetiche del sistema nel suo complesso. In genere il
movimento, se esistente, parallelo al piano campagna e pu raggiungere al massimo
qualche centinaio di metri allanno.
E possibile realizzare delle configurazioni con funzionamento alternato dei pozzi per
sfruttare nel caso di falda statica la differenza di temperatura che si viene a creare nei due
pozzi in inverno e in estate: in inverno il pozzo di produzione si trova a pi alta temperatura
del pozzo di iniezione in cui viene immessa lacqua fredda a valle dello scambio; questa

temperatura inferiore pu essere utilizzata in estate invertendo il ruolo dei pozzi: estrazione in
quello di precedente reiniezione; prelevando acqua pi fredda migliorano le prestazioni della



pompa di calore e al contempo grazie allimmissione di acqua pi calda a valle dello scambio
nel pozzo invernale di estrazione si accumula energia termica por la stagione successiva.
Nel caso invece in cui la falda sia non statica, per ottenere un effetto di accumulo
paragonabile al funzionamento alternato occorre agire con una configurazione diversa: si
prevede linstallazione di 4 pozzi sulla linea del flusso naturale, in estate si lavora con lacua
pi fredda grazie allimmissione invernale nel terreno del pozzo pi a monte del flusso. In
inverno si opera con lacqua riscaldata destate, traendola dal pozzo pi a valle del flusso.
Unaltra possibile soluzione consiste nellutilizzo di due pozzi in uno dei quali si opera su due
livelli di prelievo e immissione in estate ed in inverno. In tal modo si evita il raddoppio dei
pozzi sfruttando la naturale stratificazione dellacqua in funzione della temperatura.
Nel caso di falda statica la distanza ottimale tra un pozzo di prelievo e quello di scarico e
proporzionale alla radice quadrata del volume di acqua trattata stagionalmente V e
inversamente proporzionale alla radice dello spessore dellacquifero D:

s = 2.25 V/(nD) (3.21)
dove n = VV/V 100 [%] la porosit del terreno, ovvero il rapporto tra volume dei vuoti VV
e volume totale del terreno V.



3.7.4 Sistemi ad acqua superficiale
Anche le acque superficiali (fiumi, laghi e mare) possono rappresentare uninteressante
sorgente termica con caratteristiche senzaltro migliori dellaria esterna. La temperatura
dellacqua segue con significativi smorzamenti quella dellaria esterna: in Italia meridionale
difficilmente i corsi dacqua ghiacciano anche in localit in cui la temperatura dellaria
esterna per lunghi periodi al di sotto degli 0 C. I livelli termici in estate possono essere tali
da consentire un utilizzo dellacqua in raffrescamento diretto; va sempre quindi valutata
questa opzione prevedendo in fase di progetto uno scambiatore di calore da anteporre alla


pompa di calore stessa regolandone lutilizzo sulla base del livello termico disponibile.
Limpiego dellacqua superficiale presenta alcune problematiche che lo rendono una
soluzione piuttosto difficile da impiegare:
Variazioni di portata nel corso dacqua o nel bacino impiegato con importanti e cospicui
abbassamenti di livello specialmente in estate;
Adeguatezza del volume del corpo idrico, della profondit e dello spessore massimo di
ghiaccio che si pu potenzialmente sviluppare durante la stagione invernale;
Necessit di adeguato filtraggio dellacqua che che presenta solidi in sospensione, impurit
con condizioni inoltre favorevoli per la crescita di piante acquatiche e muschi;
Ostacoli di carattere burocratico amministrativo, dovuti a vincoli ambientali e alle normative
sullutilizzo delle acque; molto importante il salto termico massimo consentito per
lacqua re-immessa nel corpo idrico e la verifica dellimpatto ambientale sulla flora e sulla
fauna ittica.
Limpiego di acqua di mare dal punto di vista delle temperature sarebbe senza dubbio ideale;
in Italia le temperature invernali difficilmente scendono sotto i 10 C e in estate non superano
di norma i 25 C. Lapplicazione adatta non solo allimpiego invernale ma anche a quello
estivo, pensando in particolare alle localit turistiche. Molte sono per le problematiche
tecniche dovute essenzialmente alle caratteristiche corrosive dellacqua marina. Ci comporta
lutilizzo di uno scambiatore intermedio realizzato anzich di acciaio inox con leghe di nichel
o al titanio con costi piuttosto elevati, senza contare la corrosione che potenzialmente pu
coinvolgere anche valvole e raccordi. Oltre a questo si pongono problematiche di natura
tecnica legate al posizionamento e allaffidabilit delle prese in mare e ulteriori complicazioni
dovute al filtraggio.
Va tenuta in considerazione inoltre, se i volumi disponibili lo consentono, la possibilit di
sfruttare come sorgente termica i bacini artificiali di grandi dimensioni creati in applicazioni
impiantistiche commerciali o nel terziario come riserva idrica antincendio, per drenaggio o
anche per ragioni estetiche. Questi sistemi ad acqua superficiale sono in genere classificabili
in due principali categorie:
Sistemi a ciclo aperto, in cui si utilizza per lo scambio termico direttamente lacqua
prelevata dal bacino o dal fiume, con linterposizione quasi obbligatoria di uno
scambiatore intermedio;
Sistemi a ciclo chiuso, in cui lo scambio termico avviene attraverso limpiego di scambiatori
di calore in cui circola un fluido termovettore (acqua glicolata) in un circuito chiuso.

I sistemi a ciclo aperto sono quindi caratterizzati da un sistema di aspirazione del fluido, che
di norma avviene pi vicino al fondo allo scopo di sfruttare al meglio il gradiente termico ,
con opportuno sistema di filtraggio. Il fluido aspirato raggiunge lo scambiatore intermedio
(collegato al circuito dellevaporatore della pompa di calore), si raffredda (o si riscalda in
estate) e viene scaricato sempre nello stesso bacino. Lo scarico deve avvenire in superficie ad
una distanza adeguata dal punto di prelievo. Questo tipo di impianto pi adatto per un clima
mite per assicurare che in qualunque condizione lacqua a valle dello scambio termico non
raggiunga i 0 C.
Il calcolo delle portate anche in questo caso facile da determinare a partire dai livelli termici
e dal COP della pompa di calore stessa, esattamente come si visto per gli impianti ad acqua
di falda.
E molto importante prevedere nellimpianto la possibilit di realizzare il free-cooling nella
stagione estiva, visti i livelli termici molto favorevoli dellacqua.
Analogamente a quanto visto per gli impianti ad acqua di falda le pompe di prelievo possono
essere ad albero verticale oppure sommerse; si adottano anche pompe in superficie con le
limitazioni tradizionali dovute allaltezza minima di aspirazione (NPSH). Le perdite di carico
sono dovute al dislivello fra il pelo libero ed il livello di utilizzazione oltre che al circuito, allo
scambiatore e al sistema di filtraggio.



3.8 Gli scambiatori di calore
Si visto nei paragrafi precedenti che in una pompa di calore sono presenti due scambiatori di
calore: levaporatore, necessario perch il fluido di lavoro riceva calore (evaporando) dalla
sorgente fredda, ed il condensatore, che permette di fornire il calore (condensando) allinterno
delledificio in inverno o di cederlo allambiente esterno in estate.
Si tratta di apparecchiature progettate appositamente per facilitare lo scambio di calore tra due
fluidi a temperatura differente. La loro applicazione, oltre al settore del riscaldamento e
rinfrescamento degli edifici, presente anche e soprattutto nel settore energetico ed
industriale.
Gli scambiatori di calore sono prodotti in varie tipologie, di cui la pi semplice la


configurazione a doppio tubo. Questa consiste in due tubi concentrici di diametri differenti: se
il verso di percorrenza dei due fluidi lo stesso ed entrano nella stessa estremit allora lo
scambiatore di calore si dice in equicorrente, al contrario, se i due fluidi entrano nello
scambiatore da estremit opposte e il loro verso di percorrenza contrario, si dice


controcorrente (Figura 3.16). In figura 3.17 sono rappresentati i diversi comportamenti delle
temperature nei due casi

fluido
caldo
Tc,e
fluido
freddo
Tf,e
Tf,u
Tc,u
scambiatore di calore equicorrente scambiatore di calore controcorrente
Tc,u
Tf,e
Tf,u
Tc,e
fluido
caldo
fluido
freddo

Figura 3.16: Verso di percorrenza dei due fluidi in scambiatori equicorrente e controcorrente.


entrata
Tc,e
Tc,u
Tf,u
Tf,e
entrata
fluido
caldo
distanza lungo lo
scambiatore
temperatura
fluido
freddo
fluido
freddo
temperatura
distanza lungo lo
scambiatore
fluido
caldo
uscita
entrata
Tf,u
Tf,e
Tc,u
Tc,e

Figura 3.17: Variazioni delle temperature dei due fluidi lungo lo scambiatore nei diversi casi.




Altro tipo di scambiatori di calore sono quelli compatti: lo scambio termico avviene attraverso
una grande superficie per unit di volume; i due fluidi si muovono lungo direzioni
perpendicolari tra di loro (la configurazione si dice a flussi incrociati). Sono caratterizzati da

alti valori del parametro [m/m] chiamato densit di area di scambio (rapporto tra
superficie di scambio e volume dello scambiatore). Esempi di scambiatori compatti sono i
radiatori delle automobili (=1000 m/m) o i polmoni umani (=20000 m/m). Lelevata
superficie di scambio si ottiene realizzando una superficie di separazione costituita da
lamierini sottili o da alette corrugate. Se i lamierini forzano un fluido a fluire attraverso
determinate fessure impedendogli di percorrere tratti in direzione parallela alla direzione dei
tubi in cui circola il secondo fluido allora si parla di flussi incrociati puri. Se invece lassenza
di questi lamierini permette al fluido di poter circolare senza vincoli direzionali allora si parla
di flussi incrociati misti.

Altre tipologie di scambiatori di calore sono costituite da piastre e da tubi e mantello:
i primi sono costituiti da piastre corrugate in modo da formare piccoli condotti per il
passaggio del fluido. Il fluido caldo e quello freddo fluiscono alternativamente, cos che ogni
corrente fredda a contatto con due correnti di fluido caldo realizzando condizioni ottimali di
scambio termico. I fluidi, nello scambiatore, circolano nei canali definiti dalla particolare
configurazione delle guarnizioni che , nello stesso tempo, ne garantiscono la separazione. Lo
scambio termico avviene attraverso le piastre con cui entrambi i fluidi sono a contatto. La
particolare corrugazione delle piastre, aumentando la turbolenza dei fluidi, permette di
ottenere la massima efficienza e di ottimizzare le perdite di carico (figura 3.18);


Figura 3.18: principio del flusso di uno scambiatore a piastre.



i secondi, molto diffusi nelle applicazioni industriali, sono composti da un gran numero di
tubi (a volte parecchie centinaia) e da un mantello cilindrico che li contiene. Lo scambio
termico avviene tra i due fluidi che scorrono luno allinterno dei tubi e laltro al loro esterno
ma allinterno del mantello. I tubi ed il mantello hanno gli assi fra loro paralleli. Dei
diaframmi perpendicolari allasse del mantello consentono di aumentare il percorso del fluido
al suo interno e di conseguenza aumentano lo scambio termico.

Il calore viene scambiato per convezione in entrambi i fluidi e per conduzione attraverso il
mezzo di separazione tra di essi.
Nelle pompe di calore geotermiche levaporatore (in funzione di riscaldamento) utilizza due
fluidi: uno quello di lavoro circolante nella pompa di calore, mentre laltro quello
proveniente dalle tubazioni inserite nel terreno. Nel condensatore il secondo fluido aria se il
riscaldamento avviene tramite fan-coil altrimenti, se si utilizzano serpentine pavimentate
acqua. Nel caso di sistemi a scambio termico indiretto lo scambiatore di calore intermedio in
generale uno scambiatore a piastre, molto adatto al tipo di applicazione per la compattezza, la
facilit di smontaggio per operazioni di pulizia e la buona efficienza di scambio. I materiali
utilizzati devono avere ottime propriet di resistenza alla corrosione e contenere pochi cloruri;
di norma si impiega acciaio inox 304, in alcuni casi il 316 fino ad impiegare titanio nelle
situazioni pi complesse (scambio con acqua marina). Anche il campo di temperatura
importante in queste valutazioni. Le guarnizioni sono di norma in materiale plastico (butile e
neoprene) viste le temperature e le pressioni in gioco. In tabella 3.3 sono riportati i campi di
temperatura e le concentrazioni di cloruro accettabili per tipo di materiale.



Tabella 3.3: campi di temperatura e le concentrazioni di cloruro accettabili per tipo di materiale.
Materiale consigliato Temperatura operativa [C]
10,0 23,9 37,8
Concentrazione cloruri
304 inox 400 ppm 250 ppm 150 ppm
316 inox 1.000 ppm 500 ppm 350 ppm
Titano >1.000 ppm >500 ppm >350 ppm


Per dimensionare uno scambiatore di calore necessario conoscere la potenza termica Q
scambiata tra i due fluidi. Se consideriamo uno scambiatore di calore a doppio tubo, e
attribuendo i pedici i ed e alle superfici interna ed esterna del tubo interno Q espressa dalla
seguente relazione:

T A U T A U T A U
R
T
Q
e e i i
= = =

= | | W (3.22)

dove:
- T la differenza media logaritmica di temperatura (LMTD), ovvero

( )
|
|

\
|


=
2
1
2 1
ln
T
T
T T
T (3.21)

- R la resistenza termica totale data dalla somma delle resistenze termiche Ri ed Re
rispettivamente del liquido interno ed esterno e della resistenza termica della parete

Rparete
Ri = 1 / iAi, (3.24)
Re = 1 /eAe, (3.25)
Rparete = ln (De / Di) / 2L (3.26)

con De e Di diametri dei tubi esterni ed interni,
e e i sono i coefficienti di
convezione dei due fluidi, Ai e Ae sono le superfici interne ed esterne del tubo interno,
la conducibilit termica del materiale costituente il tubo
L la lunghezza del tubo.

- U il coefficiente globale di scambio termico, la cui unit di misura W/ (mK).

Il valore di U pu variare da 10 per scambiatori di calore gas-gas a 10.000 W/ (mK) per
scambiatori che funzionano in presenza di cambiamenti di fase. I valori caratteristici sono
riportati in Tabella 3.4:










Tabella 3.4: Valori del coefficiente di scambio termico globale U.
Tipologia di scambiatore di calore U [W/ (mK)]
Acqua-acqua 850 1700
Acqua-olio 100 350
Acqua-benzina o cherosene 300 1000
Acqua di alimentazione dei riscaldatori 1000 8500
Vapore dacqua olio combustibile leggero 200 400
Vapore dacqua olio combustibile pesante 50 200
Condensatore di vapore dacqua 1000 6000
Condensatore di freon (raffreddato ad acqua) 300 1000
Condensatore di ammoniaca (raffreddato ad acqua) 800 1400
Condensatore di alcool 250 700
Gas-gas 10 40
Acqua- aria nei tubi alettati (acqua nei tubi) 30 60 *
400 850**
Vapore dacqua- acqua in tubi alettati 30 300*
400 4000**

* relativo alla superficie di scambio lato aria
** relativo alla superficie di scambio lato acqua o lato vapore

Nel nostro caso delle pompe di calore si aggira sullordine delle centinaia, per esempio 600
W/ (mK).
Semplificando T si ottiene:

1 / UA = 1 / UiAi = 1 / UeAe = R = 1 / hiAi + Rparete + 1 / heAe (3.27)

si hanno due coefficienti di scambio termico globale Ui e Ue perch le superfici di scambio
interna ed esterna hanno aree differenti. Nel caso di tubi di piccolo spessore e realizzati con
materiali aventi conducibilit termica elevata, la resistenza termica della parete trascurabile
(Rparete = 0) e le aree delle superfici interne ed esterne del tubo sono pressoch uguali (A = Ai
= Ae e U = Ui = Ue), si ottiene

1 / U = 1 / hi + 1 / he (3.28)

dove evidente che U dipende principalmente dal coefficiente di convezione minore (infatti
se he>> hi allora 1 / hi >> 1 / he e 1 / U = 1 / hi. Quindi U = hi.


Poich gli scambiatori di calore rimangono in funzione per lunghi periodi di tempo senza
variazione delle loro condizioni di funzionamento, si possono considerare in condizioni
stazionarie.


Infatti, sono costanti le portate dei fluidi, le velocit e le temperature in ingresso ed in uscita.
Inoltre sono trascurabili le variazioni denergia cinetica e di energia potenziale essendo
costanti le loro velocit medie e la loro quota. La superficie esterna pu essere considerata
perfettamente isolata dal punto di vista termico, in maniera che non si debbano considerare le
perdite di calore verso lesterno e che quindi lo scambio termico avvenga esclusivamente tra i
due fluidi.
Tenendo conto di queste ipotesi, per il primo principio della termodinamica, le potenze
termiche cedute dal fluido caldo a quello freddo devono essere uguali:

Q = mf cp,f (Tf,u Tf,e) [W] (3.29)

Q = mc cp,c (Tc,u Tc,e) [W] (3.30)
dove i pedici f e c indicano rispettivamente il fluido freddo e quello caldo e

mf, mc sono le portate in massa [Kg/s];
cp,f, cp,c sono i calori specifici a pressione costante [KJ/KgK];
Tf,u, Tc,u temperature in uscita [K];
Tf,e, Tc,e temperature in entrata [K];


I calori specifici dei fluidi in generale variano con la temperatura ma nel caso degli
scambiatori di calore si possono considerare costanti con una piccola perdita di precisione e
pari a un valore medio calcolato alla temperatura media dei due fluidi.
Il prodotto della portata di massa per il calore specifico a temperatura costante m cp = C la
capacit termica riferita allunit di tempo e rappresenta la potenza termica necessaria per
variare la temperatura di un fluido di 1 C. In uno scambiatore di calore il fluido con maggiore
capacit termica riferita allunit di tempo sar quello soggetto a variazioni di temperatura pi
contenute e che raddoppiando la portata di massa, a parit delle altre condizioni, se ne
dimezzer la variazione di temperatura. Se quindi sono uguali le capacit termiche riferite
allunit di tempo dei due fluidi, allora lo sono anche le loro variazioni di temperatura.

Conoscendo Tf,u, Tf,e, Tc,e, mf, mc, cp,f e cp,c si pu , uguagliando le due espressioni dellenergia
termica scambiata tra i due fluidi, ricavare anche Tc,u.

E possibile ora calcolare i T1 e T2 che rappresentano le differenze di temperatura tra i due
fluidi ai due estremi (ingresso ed uscita) dello scambiatore di calore e quindi ricavare T
ovvero la differenza media logaritmica di temperatura (LMTD).

Fissato un opportuno coefficiente globale di scambio termico U, dalla

T A U Q = | | W (3.31)
si ricava
T U
Q
A

= | |
2
m (3.32)

ossia larea A necessaria perch avvenga lo scambio termico richiesto e dato che A = DL si
ottiene
D
A
L

| | m (3.33)

la lunghezza L minima del tubo interno dello scambiatore avente diametro D.




3.9 Fluidi di lavoro
Il fluido usato scelto tra quelli che hanno una pressione di poco superiore a quella
atmosferica e che evaporano a temperature intorno ai -10 C ; a pressione pi elevata tali
fluidi condensano intorno ai 40-50 C, temperatura adatta per cedere calore allacqua o allaria
da riscaldare. Le sostanze pi usate sono le stesse usate nei frigoriferi.
Un fluido frigorifero deve soddisfare molte propriet sia dal punto di vista termodinamico e
chimico-fisico che dal punto di vista della sicurezza. Per quanto riguarda le caratteristiche
termodinamiche opportuno che i fluidi frigoriferi abbiano una elevata temperatura critica,
molto al di sopra delle temperature di condensazione che si realizzano nei cicli stessi; questa
circostanza necessaria per aumentare il coefficiente di effetto. Inoltre i fluidi frigoriferi

devono avere una bassa temperatura di solidificazione per non solidificare durante il loro
impiego nellimpianto. ancora necessario che abbiano un elevato calore di vaporizzazione
che si traduce in un elevato effetto frigorifero per unit di massa e infine devono avere
pressioni di saturazione non inferiori a 1 bar per evitare che entri aria allinterno del circuito.
Per quanto riguarda le caratteristiche chimico-fisiche, i fluidi frigoriferi devono presentare
una composizione chimica stabile, non devono reagire con i materiali con cui vengono a
contatto, devono avere bassa tendenza ad assorbire acqua onde evitare fenomeni di corrosione
e buone caratteristiche di trasmissione del calore. Per quanto riguarda la sicurezza si richiede
che i fluidi frigoriferi non siano tossici per lorganismo umano, non siano irritanti per la pelle,
gli occhi e gli organi dellapparato respiratorio e infine che non siano infiammabili a contatto
con laria.
Di seguito si d cenno dei fluidi frigoriferi attualmente pi usati (CFC 114, CFC 502) e di
quelli di nuova generazione, destinati a sostituirli (HFC 134a, 407C, 410A):
- CFC 114, il refrigerante pi utilizzato negli impianti di climatizzazione di grosse
dimensioni e presenta il vantaggio di avere bassa pressione di condensazione;
- CFC 502, miscela con composizione e temperatura di saturazione costanti durante
levaporazione (per cui non presenta quello che viene definito effetto glide). Ha bassa
temperatura di evaporazione e questo costituisce un vantaggio perch offre maggiori
possibilit di raffreddamento dei motori dei compressori;
- HFC 134a (Freon R134a), refrigerante puro, cio non ottenuto per miscela, pertanto si
mantiene inalterato durante le fasi di condensazione ed evaporazione. Viene considerato un
refrigerante di nuova generazione, perch ha influenza trascurabile rispetto allozono e
alleffetto serra. Per le sue caratteristiche, adeguato alla sostituzione del CFC-12 nei
frigoriferi e nei congelatori domestici;
- HFC 407C (R407c), miscela composta di R32, R125 e R134a. Presenta il problema, comune
a molte miscele, di dar luogo alleffetto glide, fenomeno che si verifica durante le fasi di
condensazione ed evaporazione per cui le pressioni di lavoro rimangono invariate ma i
componenti del fluido si separano;
- HFC 410A (R410a), miscela composta di R32 e R125 con effetto glide quasi trascurabile.
Sostituisce egregiamente lR22 negli impianti di climatizzazione perch ha maggiore
resa frigorifera e consente di utilizzare componenti di minori dimensioni. Questo
tuttavia anche uno svantaggio perch impone di riprogettare gli impianti.




In tabella 3.5 sono riportati i principali fluidi frigoriferi con alcune loro caratteristiche.


Tabella 3.5: Fluidi frigoriferi e principali propriet fisiche.
Tipo

Formula
chimica
Pressione
di saturazione
[bar]
Volume
Specifico
[m/kg]
Calore latente
di
vaporizzazione
[kJ/kg]
Produzione
frigorifera
volumetrica
[kJ/m]

ODP

GWP
-10C 25C -10 C 1 bar -10 C 25C
naturali Vapore dacqua
(R718)

H2O

0,0317 2257 0 0
Ammoniaca
(R717)

NH3 2,899 10,00 0,419 1369 2700 0 < 1
Anidride
carbonica (R774)

CO2 1
Propano (R290)

C3H8 3
Idrocarburi in
genere


Sintetici CFC
(cloro-
fluoro-
carburi)
R11 CFCl3 0,257 1,064 0,612 182 267 1 4000
R12 CF2Cl2 2.193 6.517 0,077 162 1608 0,9-1 8500
R13 CF3Cl 15.202 35.5 0,010 150 -
HCFC
(idro-
cloro-
fluoro-
carburi)
R22 CHF2Cl 3,545 10,438 0,065 234 2623 0,04-
0,06
1700
R123 CHCl3CF3 0,204 0,913 0,690 170 215 0,01-
0,02
93
HFC
(idro-
fluoro-
carburi)
R407C 25% R125
52%
R134a
1500
R134a C2H2F4 2,005 6,655 0,100 217 1589 0 1300
LODP (Potenzialit di distruzione dellOzono) espressa convenzionalmente con riferimento
alla massa del fluido frigorifero R11, mentre GWP (potenzialit di inquinamento del suolo)
espressa con riferimento allanidride carbonica.






3.10 Soluzioni alternative
Le sonde geotermiche verticali o orizzontali ed i sistemi open loop rappresentano la maggior
parte degli esempi applicativi di sfruttamento delle pompe di calore geotermiche. Vi possono
essere comunque varie alternative di sfruttamento del calore proveniente dal sottosuolo o da
risorse idriche senza ricorrere alla realizzazione obbligata di trivellazioni e sbancamenti di
varia entit (che comportano una quota aggiuntiva al costo dellimpianto piuttosto
consistente). Basti pensare allopportunit di aver gi raggiunto una certa profondit nel
terreno quando vengono realizzate le fondazioni di unedificio, quando avviene la posa in
opera di tubazioni interrate o collettori fognari ecc. La presenza di altre tipologie di opere
rappresenta un occasione utile da sfruttare per contenere i costi di realizzazione di un
impianto geotermico. In seguito vengono elencati alcuni fra i maggiori esempi di queste
soluzioni alternative.



3.10.1 Fondazioni fredde

Se il terreno non ha sufficiente capacit portante, si pu ricorrere allutilizzo di palificazioni
infisse, ovvero spinte direttamente nel terreno, oppure trivellate, ovvero inserite nel terreno
dopo aver realizzato uno scavo apposito. Queste strutture possono diventare elementi di uno
scambiatore geotermico, se allinterno delle stesse si cementa un circuito chiuso costituito da
tubi in polietilene. Le fondazioni sotterranee o su pali, equipaggiate di scambiatori termici per
la produzione di energia, sono note come pali energetici o fondazioni fredde. Questo
sistema di sfruttamento energetico ha iniziato a diffondersi in Europa nei primi anni 80. A
causa della complessit progettuale del dimensionamento, questa tecnologia, dapprima
sperimentata su abitazioni monofamiliari o piccoli condomini in Austria, Germania e
Svizzera, viene oggi impiegata soprattutto per opere pi grandi come edifici pubblici, centri
commerciali e direzionali, dove le dimensioni dellopera richiedono unampia componente
strutturale. Il vantaggio economico abbastanza evidente perch si tratta di utilizzare elementi
strutturali gi presenti a fini anche tecnologici. Considerata la geometria dello scambiatore,
possibile ottenere rese specifiche molto interessanti, attivando un grande volume di terreno


per lo scambio energetico. Qualsiasi elemento strutturale in calcestruzzo a contatto con il
terreno (pareti di sostegno, protezione di scavi, solette di fondazione e platee) pu essere
interessato da questo impiego. Il funzionamento il medesimo delle sonde geotermiche con la
differenza che in questo caso le tubazioni dopo essere installate, vengono ricoperte di
calcestruzzo. I collettamenti vengono effettuati con geometria ad anello o con il metodo del
ritorno inverso. Le pressioni in gioco in queste tubazioni sono inferiori a quelle delle sonde
geotermiche verticali (3-6 bar).
Per elementi portanti di grosse dimensioni, la posa dei circuiti allinterno delle armature viene
effettuata in cantiere altrimenti si provvede allinstallazione del circuito allinterno
dellarmatura ex-situ, ed in cantiere si posa il palo prefabbricato. I tubi possono essere posati
nelle varianti a meandro verticale e sonda a U. Nella configurazione a meandro sono
posizionati in modo continuo allinterno della gabbia rendendo pi semplificata la loro
posa.Nella configurazione delle sonde a U sullestremit di testa del pilastro viene operato
laccoppiamento dei singoli cappi di tubo con il manicotto autobloccante a tenuta
prolungata. Questa configurazione risulta vantaggiosa ai fini dello scarico dellaria dalle
tubazioni. Per entrambe le configurazioni sullestremit di testa del pilastro viene operato il
collegamento delle tubazioni di mandata e di ritorno alla rete dellimpianto. Per evitare che
queste tubazioni provochino una diminuzione della resistenza strutturale del manufatto in
Giappone stato proposto di non fissare direttamente le tubazioni agli anelli della struttura
reticolare del pilastro, ma ad appositi distanziatori adoperati per impedirne eventuali
eccentricit, posti allinterno del pilastro. Questa geometria assicura anche una maggiore
distanza tra le tubazioni con ridotte cortocircuitazioni termiche e quindi maggiori efficienze.


3.10.2 Micropali energetici

I micropali sono sistemi di palificazioni utilizzati per sostenere efficacemente i carichi
minimizzando limpatto con il sottosuolo e le strutture esistenti. Sono stati ideati in Italia nel
dopoguerra per risolvere problemi di capacit portante di edifici e monumenti che avevano
subito danni per i bombardamenti e successivamente si sono diffusi anche nellambito della
stabilit dei pendii, il rinforzo di banchine la protezione di scavi, la riduzione di cedimenti sia

di fondazioni rigide, sia di opere in terra come i rilevati e per particolari applicazioni di
supporto e rinforzo dei terreni e delle strutture. Il contatto continuo tra i pali e il terreno
circostante fa si che questi possano rappresentare una fonte di scambio geotermico
funzionando come fondazioni fredde. I micropali energetici vengono posati in tre fasi:
esecuzione del foro mediante asportazione di terreno, posa del circuito di scambio,
riempimento del foro con calcestruzzo; questa ultima procedura pu avvenire utilizzando uno
strumento a tramoggia, oppure mediante apposite trivelle che sono in grado di iniettare
direttamente la malta cementizia portando cos in superficie i detriti. La loro applicazione
trova facilmente riscontro a supporto di campi geotermici a sonde verticali.


3.10.3 Sonde geotermiche integrate con fognature

I reflui civili ed industriali rappresentano unottima opportunit di fonte di calore visto che la
temperatura media si aggira sui 12-15 C in inverno e intorno ai 20 C in estate. Un esempio
molto rilevante dato dalla citt di Oslo. Con un investimento di circa 10 milioni di euro si
installato un sistema geotermico con pompa di calore in grado di generare quasi 20 MW
termici, sufficienti per scaldare oltre 9.000 unit abitative. Il vantaggio principale offerto da
questa soluzione rappresentato dal costo perch quasi la met rispetto a quello di un
sistema con sonde verticali e pompa di calore singola. Lunico vincolo che questa tecnologia
applicabile solo in nuove lottizzazioni utilizzando tubazioni particolari. Gli scambiatori di
calore sono diversi da quelli tradizionali a partire dal materiale con cui sono realizzati
(acciaio inox).
I fattori che determinano lo scambio termico sono:
Superficie;
Velocit, portata e temperatura del refluo fognario;
Velocit, portata e temperatura del fluido termovettore (acqua additivata per evitare
fenomeni corrosivi);
Presenza di depositi sulla superficie di scambio termico.
La lunghezza massima viene indicata pari a 200 m, poich oltre non risulta pi conveniente
linstallazione; lo scambio termico che avviene nei primi 100 m circa il doppio di quello che
si otterrebbe tra i 200 e i 300 metri.
Uno dei limiti principali di questi sistemi indubbiamente la manutenzione, che pu rivelarsi
anche abbastanza frequente a causa della formazione di biofilm e depositi. Gli sviluppi futuri
di questa tecnologia sono sicuramente promettenti, ma si dovranno perfezionare la
manutenzione, lo scambio termico e diffondere la fattibilit anche a sistemi di condotte
forzate.



3.10.4 Scambiatori sommersi

Analogamente a quanto avviene per il terreno anche un bacino idrico superficiale di
opportune dimensioni, pu costituire un serbatoio termico dove posizionare degli scambiatori.
Fiumi, canali, laghi (naturali o artificiali) e il marea differenza del sottosuolo consentono di

installare scambiatori di qualsiasi geometria consentendo inoltre la sperimentazione delle pi
svariate tipologie impiantistiche con diversi materiali ( rame, acciaio, polimeri).
Non utilizzando direttamente lacqua di bacino questi sistemi a circuito chiuso presentano
alcuni vantaggi tecnici rispetto ai sistemi open loop:
Non si necessita del filtraggio dellacqua;
Sono in grado di evitare il rischio di formazione di ghiaccio: nello scambiatore intermedio
circola acqua gli colata;
Viene ridotta sensibilmente la potenza richiesta per il pompaggio (con conseguenti
semplificazioni impiantistiche e risparmi economici);
A livello burocratico si semplificano le procedure di autorizzazione di sfruttamento del
corpo idrico (non vi sono limitazioni normative).

Il materiale maggiormente usato per questi scambiatori sommersi in acqua il HDPE 3408
(polietilene ad alta densit ricoperto di carbonio per avere un effetto filtrante dai raggi UV)
mentre pi raramente si utilizzano rame e PVC. Il rame nonostante abbia unelevata
conduttivit termica, non molto diffuso a causa della tendenza a sporcarsi facilmente e alla
poca affidabilit in condizioni di contatto permanente con lacqua. Una soluzione diversa pu
essere lutilizzo di scambiatori piatti in acciaio inox (Geo Lake Plate). Le configurazioni pi
diffuse sono di due tipologie principali: una prevede lutilizzo di uno scambiatore avvolto,
mentre laltra (pi difficoltosa da installare) con una caratteristica forma a spirale (figura
3.19) in grado di ridurre linterferenza termica (riduce circa del 30% la lunghezza degli
scambiatori).
scambiatore a spirale

Figura 3.19: Scambiatore a spirale.

I sistemi a tubi avvolti impiegano delle vere e proprie bobine che vengono avvolte in
superficie e calate poi con laiuto di apposite masse; in alcuni si prevede una spaziatura fra gli
avvolgimenti in modo da limitare linterferenza tra un tubo e laltro, ma in genere preferibile
risolvere questo problema con un adeguato sovradimensionamento. Per garantire uno scambio
termico convettivo pi efficiente si mantiene una distanza di 20-45 centimetri dal fondo del
corso dacqua (figura 3.20).


Figura 3.20: Scambiatore a tubi avvolti.

importante considerare le caratteristiche termiche dei bacini idrici. Il risultato delle
distribuzioni di temperatura che si determinano in un bacino in funzione della profondit
naturalmente conseguenza dello scambio termico che avviene fra il bacino e lambiente
esterno (irraggiamento, convezione, conduzione ed evaporazione), con andamento molto
variabile a seconda delle condizioni climatiche. Se il bacino piuttosto profondo (almeno
10 metri) e non si in presenza di significative correnti la distribuzione di temperatura
dipende prevalentemente dalle propriet dellacqua; ponendo gli scambiatori verso il fondo
si hanno condizioni di scambio molto favorevoli sia in inverno che in estate. In inverno

lacqua in superficie ha temperatura inferiore ai 4C (cosiddetta stasi invernale con
formazione di ghiaccio in superficie). In primavera ed in autunno la temperatura supera di

norma i 4 C e la massa dacqua caratterizzata da un ricircolo continuo (viene meno la
stratificazione termica invernale ed estiva). In estate lirraggiamento solare sulla superficie
tende a rendere le temperature molto pi elevate soltanto negli strati pi superficiali, ricreando
cos una situazione di stratificazione. In inverno bisogna considerare la tendenza di un bacino
a ghiacciare in superficie, poich in tal caso sarebbe opportuno utilizzare solamente di quelli
che sono caratterizzati da una certa profondit (quindi da una buona stratificazione). Nei fiumi
o nei canali artificiali caratterizzati da correnti considerevoli le temperature tenderanno a
seguire molto di pi landamento stagionale e quindi non si verificher una distribuzione di
temperatura ideale per una pompa di calore.
La profondit minima a cui collocare questi sistemi non deve essere inferiore a 2-2,5 metri e
indicativamente sono necessari 79,2 metri quadrati di superficie di scambio per kW fornito.
Lo scambio termico ha un forte impatto ambientale sul corso dacqua poich lestrazione di
calore in inverno e la somministrazione in estate hanno come conseguenza una variazione
della temperatura media stagionale che se troppo elevata causa gravi danni alla flora e alla
fauna provocando danni irrimediabili allequilibrio biofisico del sistema naturale.
Il limite di legge per la differenza di temperatura dellacqua re-immessa e quella del corso
dacqua di 3 C. Come per il terreno il valore dellenergia estratta o immessa nel lago
durante lanno e non tanto il valore della potenza di picco di estrazione/immissione ad essere
determinante. Oltre ai danni ambientali vi sarebbero anche conseguenze negative anche sulle
prestazioni energetiche medie stagionali (si abbassa il COP del sistema). Diventa cos
fondamentale per una corretta progettazione considerare landamento stagionale delle
temperature e delle condizioni meteo, andando a verificare il bilancio energetico del bacino: il
volume dacqua presente deve essere sufficiente considerando lestrazione di una parte di esso
per ottenere lenergia termica necessaria. Qualora non lo sia necessario valutare
linstallazione di una potenza termica o frigorifera inferiore compensando con limpiego di
impianti ausiliari.
Il fluido che normalmente circola nei sistemi a circuito chiuso una soluzione di acqua gli
colata e di norma viene impiegato glicole propilenico. Rispetto allacqua pura ha calore
specifico leggermente inferiore e viscosit superiore con una conseguente diminuzione delle
prestazioni di scambio termico, ma tuttavia una soluzione obbligata affinch non si verifichi
il congelamento.
necessario che le portate impiegate siano in grado di assicurare un regime di deflusso
turbolento; in tal modo la resistenza termica convettiva relativa al fluido interno

allo scambiatore assume un valore trascurabile rispetto a quella conduttiva del tubo stesso e a
quella convettiva esterna. Determinata la lunghezza complessiva di scambiatore
(indicativamente sono richiesti 26 m/kW di lunghezza), successivamente necessario
calcolare il numero di avvolgimenti o di spire da utilizzare sapendo che una matassa e
costituita da circa 150 metri di tubazione. La distanza minima sul fondo tra un elemento ed un
altro di 3 metri.













4. DESCRIZIOE DELLIMPIATO CO POMPA DI
CALORE GEOTERMICA

Il progetto dellimpianto termico dellHotel Lux prevede, per il riscaldamento invernale ed il
raffrescamento estivo, lutilizzo di una pompa di calore in funzionamento geotermico. La
scelta progettuale ricaduta su un impianto utilizzante una pompa di calore elettrica acqua-
acqua geotermica/idrotermica.
Si tratta di un impianto a schema open loop che utilizza come sorgente fredda lacqua
prelevata dal vicino canale Camuzzoni. Questo un canale ad uso idroelettrico proveniente da
una derivazione del fiume Adige in prossimit della diga del Chievo.
Limpianto organizzato in tre circuiti:
Il primo circuito preleva e restituisce lacqua proveniente dal canale portandola ad uno
scambiatore di calore secondario intermedio.
Un circuito intermedio di acqua glicolata circola allinterno dello scambiatore secondario ed
collegato alla pompa di calore fornendo cos il calore allevaporatore in inverno e sottraendolo
al condensatore in estate.
Il terzo circuito infine esce dalla pompa di calore ed collegato a tutto limpianto di
climatizzazione interno alledificio.

Iutilizzo di glicole propilenico antigelo dovuto alla necessit di evitare problemi di
congelamento nello scambiatore in inverno. Le caratteristiche di questo fluido sono riportate
di seguito nella tabella 4.1.













Tabella 4.1: propriet chimico-fisiche del glicole propilenico.
Nome chimico 1,2 propandiolo
Formula chimica CH3-CH(OH)-CH2OH; C3H8O2
Massa molecolare 76,09 g/mol
Punto di ebollizione a 101,3 kPa (1 atm) 187C
Punto di congelamento

(20%)
(30%)
-8C
-14C
Tensione di vapore 20C 0,011 kPa
25C 0,017 kPa

Densit

20C 1038 Kg/m
25C 1033 Kg/m
60C 1007 Kg/m
Peso specifico 1,020
Viscosit 25C 48,6 centipoise (mPa.s)
60C 8,4 centipoise (mPa.s)
Calore specifico 3,725 KJ/KgK
Calore di vaporizzazione 25C 67,0 KJ/mol








4.1 Dati tecnici della pompa di calore
Le caratteristiche tecniche della pompa di calore, rispondenti alla normativa tecnica UNI EN
14511:2004 relativa ai requisiti necessari delle pompe di calore elettriche del tipo acqua-
acqua, sono riportate nella tabella 4.2 fornita dal costruttore, la Geoit Srl.















Tabella 4.2: dati tecnici della pompa di calore.
Marca e modello GEOIT Idro165
Numero di compressori 4
Numero di circuiti 2
Gradini di capacit 4
Tipo di refrigerante R407C
Alimentazione elettrica 400 V/3ph+N/50 Hz
Massima potenza assorbita 55 kW
Massima corrente assorbita 140 A
Lunghezza 2200 mm
Larghezza 720 mm
Altezza 1908 mm
Riscaldamento
Potenza frigorifera 120,5 kW
Potenza assorbita nominale 46,9 kW
Corrente assorbita nominale 86,4 A
Potenza termica 167,4 kW
C.O.P. 3,57
Percentuale glicole evaporatore (circuito intermedio) 15%
Temperatura liquido ingresso evaporatore 2C
Temperatura liquido uscita evaporatore -1C
Portata acqua evaporatore (circuito intermedio) 35,4 m/h
Perdita di carico evaporatore 28,2 kPa
Percentuale glicole condensatore (impianto) 0%
Temperatura liquido ingresso condensatore 38C
Temperatura liquido uscita condensatore 43C
Portata acqua condensatore (impianto) 28,9 m/h
Perdita di carico condensatore 16,8 kPa
Raffrescamento
Potenza frigorifera 184,2 kW
Potenza assorbita nominale 39,5 kW
Corrente assorbita nominale 77,3 A
Potenza termica 223,7 kW
E.E.R. 4,67
Percentuale glicole evaporatore (impianto) 0%
Temperatura liquido ingresso evaporatore 15,5C
Temperatura liquido uscita evaporatore 10C
Portata acqua evaporatore (impianto) 28,9 m/h
Perdita di carico evaporatore 17,9 kPa
Percentuale glicole condensatore (circuito intermedio) 15%
Temperatura liquido ingresso condensatore 26,4C
Temperatura liquido uscita condensatore 32C
Portata acqua condensatore (circuito intermedio) 35,4 m/h
Perdita di carico condensatore 17,2 kPa



Il compressore, di tipo ermetico scroll ad avviamento diretto, montato su un apposito supporto
antivibrante, completo di protezione termica interna e alloggiato in un apposito vano isolato
acusticamente. Il controllo della potenza realizzato attraverso 4 gradini di parzializzazione
in funzione dellassetto e della temperatura presente nell' accumulo inerziale.
Gli scambiatori (evaporatore e condensatore con rispettivi recuperatori di calore), sono di tipo
di tipo a piastre in acciaio inox saldobrasate. Sono isolati termicamente con materassino
anticondensa in poliuretano a cellula chiusa. A protezione di tutti e tre sono istallati
pressostati differenziali per il controllo del flusso idraulico.
Il circuito frigorifero a bordo macchina (2 circuiti e 4 compressori) composto da: valvole a 4
vie ad inversione di ciclo, valvole di espansione elettronica, filtri deidratori, valvole di non
ritorno, ricevitori di liquido, valvole solenoidi linea liquido, valvole liquido, indicatori di
liquido, valvole di sicurezza bassa pressione, valvole di sicurezza alta pressione, pressostato
alta e bassa pressione, attacchi di carica, trasduttori alta e bassa pressione.
E possibile la visualizzazione delle temperature in ingresso e in uscita agli scambiatori, della
temperatura nei serbatoio e della temperatura esterna nel caso in cui viene utilizzato il set
dinamico.
Il quadro elettrico include interruttore generale automatico, contattori per i compressori,
monitore di fase, trasformatore per il circuito ausiliario, interruttori automatici per il circuito
ausiliario, rel per il pressostato di alta pressione, schede elettroniche del sistema di controllo,
controllo della fase di partenza e di marcia per limitare la corrente di spunto dei motori
elettrici (soft start).
La struttura realizzata in profilati di lamiera di acciaio di forte spessore, verniciati a polveri
poliesteri (RAL 9006) e con viteria in acciaio inox.


4.2 Dimensionamento e caratteristiche progettuali
Viene utilizzato uno scambiatore di calore intermedio tra il circuito aperto (open loop) che
preleva lacqua dal Canale Camuzzoni ed il circuito collegato alla pompa di calore.
Questo scambiatore costituisce un lelemento basilare per tutto limpianto termico in quanto
sostanzialmente da esso che la pompa di calore preleva (e dissipa) la potenza termica di cui ha
bisogno per garantire il condizionamento delledificio.


fondamentale sottolineare il concetto su cui si basato il dimensionamento di questo
scambiatore: il lavoro della pompa di calore (quello richiesto dal compressore) un
vantaggio in inverno poich il suo contributo aiuta a ridurre la potenza che va estratta dal
canale per cedere allambiente interno il calore richiesto (figura 4.1).


Calore da distribuire
all'impianto = 167,4 kW
Calore da assorbire
dal canale = 120,5 kW
Lavoro richiesto
dal compressore = 46,9 kW

Figura 4.1: schema della pompa di calore in funzionamento invernale.

Di conseguenza la potenza termica PSC richiesta dallo scambiatore risulta essere pari alla
differenza tra la potenza termica PIMP richiesta dallimpianto ed il lavoro L necessario al
funzionamento del compressore:

PSC = PIMP L = 167,4 kW 46,9 kW = 120,5 kW (4.1)

Con PSC,PIMP e L[kW], rispettivamente potenza termica dello scambiatore, potenza termica
richiesta per il riscaldamento invernale e lavoro richiesto dal compressore della pompa di
calore.


Al contrario in estate questo lavoro costituisce un carico in pi, perch si somma al calore che
proviene dagli ambienti e che va dissipato sul canale (figura 4.2).

Lavoro richiesto
dal compressore = 39,5 kW
Calore da dissipare
nel canale = 223,7 kW
Calore da prelevare
dall'interno =184,2 kW

Figura 4.2: schema della pompa di calore in funzionamento estivo.

Il risultato quindi che la potenza termica richiesta dallo scambiatore somma del calore da
prelevare dallambiente interno e del lavoro richiesto dal compressore:

PSC = PIMP +L = 184,2 kW +39,5 kW = 223,7 kW (4.2)

Con PSC,PIMP e L[kW], rispettivamente potenza termica dello scambiatore, potenza termica
richiesta per il rinfrescamento estivo e lavoro richiesto dal compressore della pompa di calore.

Lo scambiatore intermedio di tipo a piastre. Ecostituito da un gruppo di piastre metalliche
corrugate dotate di fori per il passaggio dei due fluidi tra i quali avviene lo scambio di calore,
come spiegato nel paragrafo 3.8 (figura 3-18).
Il gruppo di piastre compresso tra la piastra del telaio fissa e la piastra di pressione mobile
mediante dei tiranti. Delle guarnizioni garantiscono la tenuta dei canali tra le piastre e
permettono di distribuire i fluidi allinterno dei canali alternativamente. La corrugazione
necessaria per favorire la turbolenza dei fluidi e per mantenere costante la loro pressione.
Le piastre di flusso, quella fissa e quella di pressione sono appese ad una barra di supporto
superiore e fissate ad una barra guida inferiore (figura 4.3).












Figura 4.3: scambiatore a piastre.

Questo tipo di scambiatore caratterizzato da una superficie di scambio termico pari a 18,6
m, lO.H.T.C. (il coefficiente di scambio termico) in condizioni di perfetta pulizia pari a
3672 | |
K m
W

2
, mentre in servizio raggiunge i 3221| |
K m
W

2

Di seguito (figura 4.4 e figura 4.5) vengono illustrati degli schemi impiantistici per spiegare il
funzionamento invernale ed estivo di scambiatore intermedio e pompa di calore.

- Funzionamento invernale: per impedire che si possano creare condizioni di congelamento
dello scambiatore, si imposta come temperatura limite di uscita 1C; la temperatura in
entrata, che varia a seconda del periodo, stata fissata ad un valore di progetto di 4C.
Esistono rari episodi, in gennaio, di valori di temperatura inferiori, ma in questi casi si
prevede lutilizzo di una caldaia ausiliaria.
In sintesi, le temperature in entrata ed in uscita dallo scambiatore di calore sono le seguenti:

- A monte (lato canale): - A valle (lato pompa di calore):
temperatura in entrata :4C temperatura in entrata : -1C
temperatura in uscita : 1C temperatura in uscita : 2C

per quanto riguarda le temperature relative al lato canale, come accennato prima, i 4C sono
stati scelti basandosi sul fatto che in inverno si dovrebbe avere un T di 3C, quindi 1C

(imposto per evitare il congelamento) + 3C = 4C. Tuttavia nulla vieta di avere T maggiori
dato che il limite di 3C deve essere rispettato dopo il rimescolamento dello scarico nel
canale. Le temperature relative al lato a valle sono quelle fornite dal costruttore della pompa
di calore.

circuito
glicolato
Canale
impianto termico
Pt=167,4 kW
46,9 kW Pt=120,5 kW
43C
38C
2C
-1C
1C
4C
PdC

Figura 4.4: schema dei circuiti canale, intermedio e della pompa di calore in inverno.


- Funzionamento estivo: si hanno temperature che arrivano a picchi di 18 C ma stata scelta
come temperatura di progetto un valore di 15C. Di seguito (figura 4.4) raffigurata una
schematizzazione dellimpianto con le temperature relative allo scambiatore ed alla pompa di
calore.
- A monte (lato canale): - A valle (lato pompa di calore):
temperatura in entrata :15C temperatura in entrata : 32C
temperatura in uscita : 30C temperatura in uscita : 26,4C



circuito
glicolato
Canale
impianto termico
Pf=184,2 kW
40 kW Pf=224 kW
15C
PdC
30C
32C
26,4C
15,5C
10C

Figura 4.5: schema dei circuiti canale, intermedio e della pompa di calore in estate.

Il circuito primario canale-scambiatore dotato di una pompa con punto di funzionamento di
progetto:


- per il funzionamento estivo:
- portata 13 mc/h;
- prevalenza 3.2 m c.a.
-per il funzionamento invernale:
- portata 34,4 mc/h;
- prevalenza 18.3 m c.a.


4.3 Il Canale Industriale Camuzzoni


Figura 4.6: veduta aerea dellAdige e del sito, presso la
diga del Chievo, ove nasce il canale Camuzzoni.

Giulio Camuzzoni (Verona, 20 agosto 1816 Verona, 7 aprile 1897), politico italiano, stato
sindaco di Verona per 16 anni dal 1867 al 1883. Membro della colta borghesia liberale di
Verona, era solito frequentare i salotti borghesi insieme ad altri illustri veronesi come Angelo
Messedaglia e Aleardo Aleardi. Nel 1867, un anno dopo l'annessione di Verona al Regno
d'Italia, diventa sindaco della citt. La sua politica subito all'insegna della scolarizzazione e
dell'industrializzazione. Fa aprire nuove scuole, portandole da 7 a 18, con un aumento degli
alunni del 233%, e organizza lezioni serali per adulti interamente pagate dal Comune.


Per favorire lo sviluppo di Verona come citt industriale, nel 1872 incarica l'ingegner Enrico
Carli di progettare un canale industriale che attraversi la periferia veronese. In quel momento
la disoccupazione era molto forte e la costruzione avrebbe portato nuovo lavoro. Dopo soli
quattro mesi il progetto viene terminato. Questo prevedeva la costruzione di un canale
artificiale capace di generare 1250 cv di forza motrice, a un costo di 500.000 lire di allora.
Dopo un lungo dibattito interno al consiglio comunale, in cui il progetto viene modificato
portando a 1580 cv la forza motrice, esso viene approvato nel 1874. Anche i lavori subiscono
dei ritardi, dovuti soprattutto all'alluvione del 1882 che provoca ingenti danni alla citt e le
dimissioni dello stesso Camuzzoni. Nel 1885 il canale viene terminato con un ulteriore
aumento dei cv prodotti a 3200, per un costo di 3.000.000 di lire. Nel 1887, dopo 15 anni
dall'inizio dei lavori, viene reso operativo.
Nellimmagine seguente (figura 4.7) una fotografia depoca del cantiere per la realizzazione
del canale.

Figura 4.7: cantiere per la realizzazione del canale.

Nel frattempo, per, l'industria manifatturiera inizia a fallire e il canale rimane completamente
inutilizzato fino al 1889, anno in cui Pasquale Crespi, fratello dell'imprenditore Benigno
Crespi, compra una piccola parte dei cavalli prodotti per costruire un opificio, che chiuder
entro la fine del secolo. Il canale torna ad essere inutilizzato fino al 1920, quando le prime
vere industrie si stabiliscono nella periferia sud di Verona. Queste sono le Cartiere Fedrigoni,
il Cotonificio Veneziano e i Mulini Consolaro. In figura 4.8 raffigurata la planimetria del
canale in una stampa depoca.

Figura 4.8: stampa depoca con la planimetria del canale.


Alla fine fu approvato nel 1880 un altro progetto dell'ing. Carli, in base al quale le acque
dell'Adige venivano prelevate nei pressi del Chievo per poi immettersi nuovamente nel fiume a
Tombetta. Tale progetto ha avuto un grosso impatto sullo sviluppo urbanistico della citt di
Verona durante i primi anni del XX secolo.
Nel 1887 furono completati i lavori, ma la portata del canale industriale era molto ridotta
rispetto a quella prevista dai primi progetti. La forza motrice fu sfruttata da alcune aziende che
si insediarono in Basso Acquar, come la cartiera Fedrigoni (1888), il mulino Consolaro (1893),
l'officina elettrica comunale (1895).
Negli anni venti del Novecento, su progetto delling. Gaetano Rubinelli, la portata venne
incrementata e dopo il restauro del 1948, in seguito ai bombardamenti della Seconda Guerra
Mondiale, limpianto ha raggiunto la portata di circa 110-115 m/s (in origine erano derivati


25,5 m/s).
Il canale misura in lunghezza 5,5 km e connette, con un lungo tratto rettilineo, il cimitero di
Chievo con Porta Palio, il territorio nord-ovest con il territorio sud-est della citt di Verona,
dove dopo il salto della centrale Tombetta, viene reimmesso nellAdige.
Va ricordato che la formula studiata per i finanziamenti dellopera rappresent unassoluta
avanguardia per quei tempi, prevedendo la partecipazione sia del capitale pubblico sia di
quello privato, precorrendo di quasi un secolo analoghe iniziative contemporanee. La
costruzione della diga del Chievo, nel 1923, e della prima centrale di Tombetta, dove il canale
Camuzzoni confluiva portando energia idraulica convertita poi in preziosa energia elettrica,
rappresent la prima tappa dello sviluppo energetico di Verona.
Nel 1898 fu creato il Consorzio Camuzzoni, che associava privati e ente pubblico. Vi
parteciparono Fedrigoni, Crespi, Franchini, Consolaro, Falceri e l'azienda Elettrica Comunale
(da cui poi deriv l'AGSM).La maggioranza delle quote furono di propriet della citt, con le
minori quote assegnate alle aziende di cui sopra. Lo scopo del Consorzio principalmente di
garantire il servizio tecnico, con finalit di gestione ed ottimizzazione della risorsa idraulica.
Gli utili vengono reinvestiti nella stessa struttura del Consorzio. Nelle immagini seguenti
(figura 4.9 e figura 4.10) sono le fotografie del tratto iniziale del canale e dello sbarramento,
presso la diga del Chievo, con le paratie che ne regolano la portata.


Figura 4.9: tratto iniziale del canale visto dallo sbarramento.




Figura 4.10: derivazione dellAdige e sullo sfondo lorgano regolatore.

Nei pressi della Diga del Chievo, dove parte la derivazione dellAdige da cui ha origine il
canale, vengono effettuate giornalmente le misure della temperatura dellacqua. Il Consorzio
Canale Camuzzoni, che ha sede proprio nei pressi dello sbarramento che regola la portata del
canale, ha reso disponibili i valori di temperatura dellacqua dal 1 gennaio 2007 al 9 giugno
del 2009. Tali valori sono riportati nei grafici seguenti (figure 4.11, 4.12, 4.14, 4.16) ed stata
effettuata la stima delle temperature medie per ogni mese del periodo considerato (figure 4.13,
4,15, 4.17 e tabelle 4.3, 4.4, 4.5).


Valori di temperatura (C) dell'acqua misurati presso la diga del Chievo dal 1/1/2007 al 9/6/2009
0,0
1,0
2,0
3,0
4,0
5,0
6,0
7,0
8,0
9,0
10,0
11,0
12,0
13,0
14,0
15,0
16,0
17,0
18,0
19,0
20,0
0
1
/
0
1
/
0
7
0
1
/
0
2
/
0
7
0
1
/
0
3
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0
7
0
1
/
0
4
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0
7
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1
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0
5
/
0
7
0
1
/
0
6
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0
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1
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0
7
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0
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1
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0
8
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0
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1
/
0
9
/
0
7
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1
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0
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1
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0
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1
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0
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1
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2
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1
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1
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0
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0
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0
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1
2
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1
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0
1
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0
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1
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1
/
0
3
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0
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0
9
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1
/
0
5
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0
9
0
1
/
0
6
/
0
9

Figura 4.11: valori di temperatura [ [[ [C] ]] ] dellacqua dellAdige misurati dal 1/1/07 al 9/6/09.




Temperatura dell'acqua misurata presso la Diga del Chievo dal 1/1/07 al 31/12/07
0,0
1,0
2,0
3,0
4,0
5,0
6,0
7,0
8,0
9,0
10,0
11,0
12,0
13,0
14,0
15,0
16,0
17,0
18,0
19,0
20,0
0
1
/
0
1
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0
7
1
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0
1
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0
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/
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2
/
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7
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2
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3
/
0
7
2
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0
3
/
0
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0
7
2
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0
4
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0
7
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0
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0
5
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0
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4
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/
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0
7
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0
9
/
0
7
2
4
/
0
9
/
0
7
0
8
/
1
0
/
0
7
2
2
/
1
0
/
0
7
0
5
/
1
1
/
0
7
1
9
/
1
1
/
0
7
0
3
/
1
2
/
0
7
1
7
/
1
2
/
0
7
3
1
/
1
2
/
0
7

Figura 4.12: valori di temperatura [ [[ [C] ]] ] dellacqua dellAdige misurati dal 1/1/07 al 31/12/07.







Temperatura media mensile (tabella 4.3):

Tabella 4.3: valori della temperatura media mensile [ [[ [C] ]] ] del 2007.
mese C
gennaio 4,3
febbraio 6,3
marzo 8,6
aprile 12,9
maggio 14,6
giugno 15,6
luglio 16,6
agosto 16,4
settembre 13,6
ottobre 11,0
novembre 7,8
dicembre 5,8


Figura 4.13: valori della temperatura media mensile[ [[ [C] ]] ] del 2007.




medie mensili di temperatura [ [[ [C] ]] ] del
Canale
Camuzzoni anno 2007
0
2
4
6
8
10
12
14
16
18
gennaio marzo maggio luglio settembre novembre
Temperatura dell'acqua misurata presso la Diga del Chievo dal1/8/08 al 31/12/08
0,0
1,0
2,0
3,0
4,0
5,0
6,0
7,0
8,0
9,0
10,0
11,0
12,0
13,0
14,0
15,0
16,0
17,0
18,0
19,0
20,0
0
1
/
0
1
/
0
8
1
5
/
0
1
/
0
8
2
9
/
0
1
/
0
8
1
2
/
0
2
/
0
8
2
6
/
0
2
/
0
8
1
1
/
0
3
/
0
8
2
5
/
0
3
/
0
8
0
8
/
0
4
/
0
8
2
2
/
0
4
/
0
8
0
6
/
0
5
/
0
8
2
0
/
0
5
/
0
8
0
3
/
0
6
/
0
8
1
7
/
0
6
/
0
8
0
1
/
0
7
/
0
8
1
5
/
0
7
/
0
8
2
9
/
0
7
/
0
8
1
2
/
0
8
/
0
8
2
6
/
0
8
/
0
8
0
9
/
0
9
/
0
8
2
3
/
0
9
/
0
8
0
7
/
1
0
/
0
8
2
1
/
1
0
/
0
8
0
4
/
1
1
/
0
8
1
8
/
1
1
/
0
8
0
2
/
1
2
/
0
8
1
6
/
1
2
/
0
8
3
0
/
1
2
/
0
8

Figura 4.14: valori di temperatura [ [[ [C] ]] ] dellacqua dellAdige misurati dal 1/1/07 al 31/12/07.


Temperatura media mensile (tabella 4.4):

Tabella 4.4: valori della temperatura media mensile [ [[ [C] ]] ] del 2008.
mese C
gennaio 4,8
febbraio 5,7
marzo 8,6
aprile 11,1
maggio 13,5
giugno 14,5
luglio 17,1
agosto 16,8
settembre 14,6
ottobre 12,2
novembre 7,4
dicembre 6,2


medie mensili di temperatura [ [[ [C] ]] ]del
Canale
Camuzzoni anno 2008
0
2
4
6
8
10
12
14
16
18
20
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12

Figura 4.15: valori della temperatura media mensile[ [[ [C] ]] ] del 2008.


Temperatura dell'acqua misurata presso la Diga del Chievo dal1/1/09 al 9/6/09
0,0
2,0
4,0
6,0
8,0
10,0
12,0
14,0
16,0
0
1
/
0
1
/
0
9
0
8
/
0
1
/
0
9
1
5
/
0
1
/
0
9
2
2
/
0
1
/
0
9
2
9
/
0
1
/
0
9
0
5
/
0
2
/
0
9
1
2
/
0
2
/
0
9
1
9
/
0
2
/
0
9
2
6
/
0
2
/
0
9
0
5
/
0
3
/
0
9
1
2
/
0
3
/
0
9
1
9
/
0
3
/
0
9
2
6
/
0
3
/
0
9
0
2
/
0
4
/
0
9
0
9
/
0
4
/
0
9
1
6
/
0
4
/
0
9
2
3
/
0
4
/
0
9
3
0
/
0
4
/
0
9
0
7
/
0
5
/
0
9
1
4
/
0
5
/
0
9
2
1
/
0
5
/
0
9
2
8
/
0
5
/
0
9
0
4
/
0
6
/
0
9

Figura 4.16: valori di temperatura [ [[ [C] ]] ] dellacqua dellAdige misurati dal 1/1/09 al 9/6/09.

Temperatura media mensile (figura 4.5):

Tabella 4.5: valori della temperatura media mensile [ [[ [C] ]] ] del 2009.
Mese C
gennaio 5,9
febbraio 6,6
marzo 9,1
aprile 11,0
maggio 13,9
giugno 14,3

medie mensili di temperatura del Canale
Camuzzoni anno 2009
0
2
4
6
8
10
12
14
16
gennaio febbraio marzo aprile maggio giugno

Figura 4.17: valori della temperatura media mensile [ [[ [C] ]] ] del 2009.

Sempre il Consorzio Canale Camuzzoni ha fornito la velocit con la quale regolato il flusso
del canale, misurata presso la stazione della centrale idroelettrica di Tombetta, che risulta
costante durante tutto lanno e pari a 1,7 m/s.
Larea della sezione bagnata pari a 64 m, quindi la portata erogata risulta 108,8 m/s.

Nella figura 4.18 rappresentata la sezione tipo attuale del canale in scala 1:100.

Max livello m 5,46
1
1
16,80 m
15,70 m
4
,
8
5

m
5
,
4
0

m
2,50 m
6,00 m

Figura 4.18: Sezione tipo attuale del canale industriale Camuzzoni (1:100).





4.4 Ipotesi alternativa allo scambiatore di calore a piastre
Lutilizzo di uno scambiatore di calore a piastre rappresenta senza dubbio una scelta
progettuale coerente ai fini dello scambio termico. Questo soprattutto per via del fatto che per
scambiatori di questa tipologia il coefficiente globale di scambio termico U pu raggiungere
valori elevati (intorno ai 4.0004.500 | |
K m
W

2
, mentre per altre tipologie, come quelli a
fascio tubiero , questo valore di 1.0001.200| |
K m
W

2
. Tale differenza pu far facilmente
intuire come, con lutilizzo di uno scambiatore a piastre, la superficie di scambio termico
necessaria sia praticamente quattro volte inferiore a quella necessaria con un fascio tubiero,
permettendo cos un risparmio di spazio del 75%. Come spiegato nel paragrafo precedente lo
schema impiantistico open loop prevede che venga pompata acqua dal canale Camuzzoni e
fatta circolare nello scambiatore per riscaldare un fluido glicolico diretto poi alla pompa di
calore. Trattandosi di acqua proveniente direttamente dal fiume Adige per inevitabile che
questa sia caratterizzata per buona parte dellanno da una certa durezza e torbidit, nonch da

un trasporto solido piuttosto elevato. La conseguente formazione di incrostazioni e la
necessit quindi di controllare periodicamente lo stato di intasamento del filtro rappresentano
un punto particolarmente debole per il buon funzionamento dellimpianto termico. A monte
del pompaggio prevista una griglia protettiva per impedire laspirazione di corpi grossolani
che se accumulati possono intasare il tubo ( si pensi a rami e foglie per esempio). Allorigine
della derivazione dellAdige e presente un setto galleggiante di protezione che blocca ci che
viene trasportato dal fiume, ma nel suo tragitto il Canale costeggia una pista ciclabile alberata
da un lato e filari di piante alte fino a 30 metri dallaltro, poco distanti dagli argini di questo.
Come alternativa a questo schema impiantistico si pu pensare di realizzare una tipologia di
impianto chiuso (closed loop). Come descritto nel paragrafo introduttivo sulle pompe di
calore questa tipologia impiantistica consiste di una tubazione inserita nel terreno (sonde
orizzontali o verticali) oppure immersa in un corpo idrico (spirali o tubi avvolti). Allinterno
di questa tubazione circola il fluido refrigerante che, dopo aver assorbito calore dalla sorgente
fredda, lo cede allo scambiatore se il sistema dotato di un secondo circuito che va alla
pompa di calore, altrimenti continua il suo percorso fino al compressore (sistemi direct
expansion). La posizione dellhotel, che dista circa 32 metri dal canale, induce a tenere in
forte considerazione questa alternativa. Il vantaggio principale di un sistema closed loop
consiste nel fatto che verrebbe eliminato definitivamente il problema del filtraggio dellacqua.
Sarebbe infatti possibile effettuare uno scambio termico tra fluido frigorifero ed acqua del
canale senza che questultima entri in contatto con linterno dello scambiatore.
Lo scambiatore di calore non sar pi quindi uno scambiatore a piastre (caratterizzato da un
elevato coefficiente U ma soggetto a pericolosi problemi di incrostazioni) ma di tipo a doppio
tubo: i due fluidi scorrono in due tubi coassiali, uno interno (tube o tubo) e uno esterno
(annulus o camicia). Una semplicissima tubazione che esce dalla pompa di calore, assorbe
calore dallacqua del canale (o lo cede in estate) e ritorna alla pompa dove prosegue il ciclo
termodinamico. Resta il problema di dimensionare questa tubazione (la lunghezza sar
funzione della superficie di scambio termico) e di determinare la sua tipologia del suo
percorso durante la fase di scambio termico.
Lidea di posizionare la tubazione allinterno del canale stesso (adagiato sul fondo o sulla
sponda rivolta verso ledificio), come suggerito da alcune soluzioni impiantistiche di sonde

geotermiche nei corpi idrici, da scartare per vari motivi: trattandosi di un canale
idroelettrico difficilmente lente gestore concederebbe lautorizzazione per posizionare
componenti esterni che possano compromettere la sicurezza della centrale ed il regime
idraulico del canale. Secondariamente lo scambiatore stesso potrebbe subire danni a causa dei
solidi trasportati dalla corrente o rappresentare un supporto per laccumulo di materiale di
qualunque tipologia.
Si potrebbe invece pompare una certa quantit dacqua dal canale, convogliarla nel tubo
interno dello scambiatore e, terminato il suo percorso rimetterla nel canale pi a valle. Si
creerebbe in poche parole una derivazione del canale che permetterebbe di evitare
sicuramente problemi di otturazione o incrostazioni, dato che il tubo interno sar
caratterizzato da un diametro opportuno.
Si ipotizza di utilizzare come fluido frigorifero acqua glicolata con glicole propilenico al 25%
(calore specifico a pressione costante cp = 3,92 kJ/KgK) con portata massica equivalente a
quella stabilita per lo schema impiantistico di progetto (scelta in funzione della pompa di
calore utilizzata) ossia con m = 35,4 m/h = 9,83 l/s e = 1020 Kg/m.
Durante il funzionamento invernale la sorgente calda costituita dallacqua del Camuzzoni
mentre il liquido freddo che riceve il calore il fluido glicolato. La portata massica di
esercizio della pompa di calore si ricava moltiplicando la portata di fluido per la sua densit:
mf = 35,4 [m/h]1020 [Kg/m]1/3600 [h/s] = 10,03 Kg/s (4.3)
con mf [Kg/s] portata massica del fluido freddo.
Per ottenere la prestazione termica necessaria al fabbisogno energetico il fluido frigorifero
deve essere portato da 1C a 2 C comportando a un aumento di temperatura del fluido
freddo Tf=3C (o K) richiesti dalla pompa di calore.
Da questi dati possibile ricavare con lequazione del bilancio energetico il flusso di calore
che interessa il fluido freddo:
Qf = mf cpfTf = 10,03 |Kg/s|3,92 |kJ/KgK|3 |K| = 117 ,95 KJ 118 KW (4.4)

Con:
- Qf [kW] : flusso di calore da cedere al refrigerante;
- mf [Kg/s] : portata massica del fluido freddo;
- cpf [kJ/KgK] : calore specifico a pressione costante del fluido freddo;
- Tf [K] : differenza di temperatura del fluido freddo tra uscita ed ingresso nello scambiatore:
Tf = Tf,out- Tf,in (4.5)
Quindi il flusso termico da fornire al refrigerante per aumentare la sua temperatura di 3C
sarebbe di circa 118 KW.
Per via cautelativa si considerano 120 kW, attenendosi cos alla potenza termica di progetto
della pompa di calore. Questa quantit di calore la stessa che deve essere sottratta dallacqua
del canale:
Qc = mc cpcTc = Qf (4.6)
Con:
- Qc [kW] : flusso di calore da sottrarre allacqua del canale;
- mc [Kg/s] : portata massica del fluido caldo;
- cpc [kJ/KgK] : calore specifico a pressione costante del fluido caldo;
- Tc [K] : differenza di temperatura del fluido tra ingresso ed uscita scambiatore:
Tc = Tc,in- Tc,out (4.7)
La portata massica del fluido caldo mc dipende dalla quantit di acqua derivata dal
Camuzzoni. Conoscendo mc, cpc e Tc,in, di progetto, fissata fino ad ora a 4C, si pu ricavare
lultimo dato mancante ovvero Tc,out . E per importante tenere in considerazione che
solamente a gennaio si raggiungono valori di temperatura cos bassi: se si utilizzano 4C
come temperatura di progetto il dimensionamento dello scambiatore sar di gran lunga
sovrastimato nei mesi meno freddi.

Una volta che tutte le temperature in entrata ed in uscita dallo scambiatore sono note, si
procede al dimensionamento dello stesso con unequazione che lega il calore trasmesso

nellunit di tempo Q [kW] tra i due fluidi con larea della superficie di scambio A [m] e la
differenza media logaritmica di temperatura Tm [K] dei due fluidi:

| | kW
m
T A U Q = (4.8)
con

- U = coefficiente di scambio termico globale | |
K m
W

2
;
- A = area di scambio termico[m];
- Tm = differenza media logaritmica di temperatura:

| | K
ln
1
2
1 2
|
|

\
|


=
T
T
T T
T
m
(4.9)

dove T1 e T2 sono le differenze di temperatura dei due fluidi rispettivamente in ingresso ed
in uscita dallo scambiatore (figura 4.19).
Con flusso equicorrente:
T1 = Tc,in- Tf,in ; T2 = Tc,out- Tf,out (4.10)

Con flusso controcorrente:
T1 = Tc,in- Tf,out ; T2 = Tc,out- Tf,in (4.11)

entrata
uscita
fluido
caldo
distanza lungo lo
scambiatore
temperatura
fluido
freddo
fluido
freddo
temperatura
distanza lungo lo
scambiatore
fluido
caldo
Tc,in
Tc,out
Tf,in
Tf,out
Tc,in
Tc,out
Tf,in
Tf,out
equicorrente
controcorrente
Figura 4.19: variazione delle temperature dei due fluidi lungo uno scambiatore equicorrente e controcorrente.

Tra le due possibilit di scelta, si ottengono Tm maggiori (e conseguentemente aree di
scambio minori) con i flussi controcorrente. Di conseguenza viene tenuta in considerazione
solo questa tipologia di scambiatore.
Per cui trovata larea della superficie di scambio termico:


T U
Q
A

= [m] (4.12)

e fissato il diametro d del tubo, posso ricavare la sua lunghezza con:

| | m
2 r
A
L

(4.13)

Fissata una portata di prelievo di 100 l/s ( che equivale ad una portata massica mc del valore
di 100 kg/s), dal valore di Qc e dalla (4.7) posso ricavare il valore di Tc,out



| | K
, ,
pc c
c
in c out c
c m
Q
T T

= (4.14)

Quindi


C K
K kg
kJ
s
kg
kW
K T
pc
out c
= =

= 71 , 3 86 , 276
215 , 4 100
120
15 , 277
,




Dalle (4.11) si ricavano

T1 = Tc,in- Tf,out = 4C 2C = 2 C (o K)
e
T2 = Tc,out- Tf,in = 3,71C (1C)= 4,71C (o K)


Quindi dalla (4.9) ottengo la differenza media logaritmica
m
T :


K) ( 17 , 3
2
71 , 4
ln
2 71 , 4
ln
1
2
1 2
o C
T
T
T T
T
m
=
|

\
|

=
|
|

\
|


=

Per uno scambiatore acqua acqua si pu utilizzare un coefficiente di scambio termico
globale U pari a 1000 W/mK (vedi tabella 3.4)

Dalla (4.8) e dalla (4.12) ricavo la superficie A:



2
2
86 , 37
17 , 3 1000
120000
m
K
k m
W
W
T U
Q
A =

=

=

Ed infine, dalla (4.13) ottengo la lunghezza necessaria di un tubo con diametro D=300 mm
(r=0.15m):

m
r
A
L 175 , 40
0,15m 2
37,86m

2
2
=

=

=



Per il funzionamento estivo il liquido caldo costituito dal fluido glicolato mentre lacqua del
Camuzzoni il liquido freddo:
mc = 35,4 [m/h]1020 [Kg/m]1/3600 [h/s] = 10,03 Kg/s
con mc [Kg/s] portata massica del fluido caldo.
Per ottenere la prestazione termica necessaria al fabbisogno energetico il fluido frigorifero
deve essere portato da 32C a 26 C (T=5,6C o K).


Da questi dati possibile ricavare con lequazione del bilancio energetico il flusso di calore
che interessa il fluido caldo:
Qc = mc cpcTc = 10,03 |Kg/s|3,92 |kJ/KgK|5,6 |K| = 117 ,95 KJ 220,2KW
Tc = Tc,in- Tc,out
Quindi il flusso termico da sottrarre al refrigerante per diminuire la sua temperatura di 5,6C
circa 220KW.
Questa quantit di calore la stessa che deve essere ceduta allacqua del canale:


Qf = mf cpfTf = Qc
Tf= Tf,out Tf,in
La portata massica del fluido freddo mf dipende dalla quantit di acqua derivata dal
Camuzzoni. Conoscendo mf, cpf (4,215 kJ/kgK) e Tf,in, di progetto, fissata a 18C (anzich a
15 C come fatto nel progetto dello scambiatore a piastre) si pu ricavare lultimo dato
mancante ovvero Tf,out :

C K
K kg kJ s kg
kW
K
c m
Q
T T
pf f
f
in f out f
= =

+ =

+ = 52 , 18 67 , 291
/ 215 , 4 / 100
2 , 220
15 , 291
, ,



Dalle (4.11) si ricavano

T1 = Tc,in- Tf,out = 32C 18,52C = 13,48 C (o K)
e
T2 = Tc,out- Tf,in = 26,4C 18C= 8,4C (o K)


Quindi dalla (4.9) ottengo la differenza media logaritmica
m
T :


) ( 74 , 10
48 , 13
4 , 8
ln
48 , 13 4 , 8
ln
1
2
1 2
K o C
T
T
T T
T
m
=
|

\
|

=
|
|

\
|


=

Dalla (4.8) e dalla (4.12) ricavo A:



2
2
50 , 20
74 , 10 1000
220200
m
K
k m
W
W
T U
Q
A =

=

=

Ed infine, dalla (4.13) ottengo la lunghezza necessaria di un tubo con diametro D=300 mm
(r=0.15m):

m
r
A
L 75 , 21
0,15m 2
20,50m

2
2
=

=

=





Il risultato ottenuto dipende da due scelte progettuali: la portata prelevata pari a 100 l/s e il
diametro D pari a 300mm. Modificando questi due parametri si otterranno quindi lunghezze
del tubo diverse fra loro. Vengono presi in considerazione anche un diametro D=250 mm ed
una presa q= 75 l/s. Sono riportati di seguito i risultati dei calcoli appena visti con D=300mm
e q=100 l/s sia nel caso invernale che estivo:

- q=75 l/s, D=300 mm:

- Funzionamento invernale:

C K
K kg
kJ
s
kg
kW
K T
pc
out c
= =

= 62 , 3 77 , 276
215 , 4 75
120
15 , 277
,


T1 = Tc,in- Tf,out = 4C 2C = 2 C (o K)

T2 = Tc,out- Tf,in = 3,62C (1C)= 4,62C(o K)

m
T =3,13C

A= 38,34 m

L=40,67 m


- Funzionamento estivo:
C K
K kg kJ s kg
kW
K T
out f
= =

+ 69 , 18 84 , 291
/ 215 , 4 / 75
2 , 220
15 , 291
,


T1 = Tc,in- Tf,out = 32C 18,69C = 13,31 C (o K)

T2 = Tc,out- Tf,in = 26,4C 18C= 8,4C (o K)

Tm=10,66C

A=20,65m

L=21,92m


- q=100 l/s, D=250 mm:

- Funzionamento invernale:

C K
K kg
kJ
s
kg
kW
K T
pc
out c
= =

= 71 , 3 86 , 276
215 , 4 100
120
15 , 277
,



T1 = Tc,in- Tf,out = 4C 2C = 2 C (o K)

T2 = Tc,out- Tf,in = 3,71C (1C)= 4,71C(o K)

m
T =3,17C

A= 37,86 m

L=48,20 m
- Funzionamento estivo:
C K
K kg kJ s kg
kW
K T
out f
= =

+ 52 , 18 67 , 291
/ 215 , 4 / 100
2 , 220
15 , 291
,


T1 = Tc,in- Tf,out = 32C 18,69C = 13,48 C (o K)

T2 = Tc,out- Tf,in = 26,4C 18C= 8,4C (o K)

Tm=10,74C

A=20,50m

L=26,10m



- q=75 l/s, D=250 mm:

- Funzionamento invernale:

C K
K kg
kJ
s
kg
kW
K T
pc
out c
= =

= 62 , 3 77 , 276
215 , 4 75
120
15 , 277
,


T1 = Tc,in- Tf,out = 4C 2C = 2 C (o K)

T2 = Tc,out- Tf,in = 3,62C (1C)= 4,62C(o K)

m
T =3,13C

A= 38,34 m

L=48,81 m
- Funzionamento estivo:
C K
K kg kJ s kg
kW
K T
out f
= =

+ = 69 , 18 84 , 291
/ 215 , 4 / 75
2 , 220
15 , 291
,


T1 = Tc,in- Tf,out = 32C 18,69C = 13,31 C (o K)

T2 = Tc,out- Tf,in = 26,4C 18C= 8,4C (o K)

Tm=10,66C

A=20,65m

L=26,29m
I risultati finali delle lunghezze ottenute sono riportati nella seguente tabella finale (4.6):

Tabella 4.6: lunghezza dello scambiatore suddivisa per diametro, portata e periodo di funzionamento.
Funzionamento Invernale Estivo
Portata q [l/s] D = 250 mm D = 300 mm D = 250 mm D = 300 mm
75 48,81 m 40,67 m 26,29 m 21,92 m
100 48,20 m 40,17 m 26,17 m 21,75 m

Si nota immediatamente che mentre a parit di diametro una differente portata di derivazione
non produce significative variazioni di lunghezza (-1,24% per entrambi i diametri nel caso
invernale), a parit di portata vi una notevole riduzione della lunghezza della tubazione
passando da un D 250 a un D 300 (-16,66% per 75 l/s e -16,68% per 100 l/s). Si pu quindi
scegliere una soluzione con una tubazione di 300 mm di diametro con una portata di 75 l/s. Si
avrebbe una tubazione pi lunga di mezzo metro rispetto a quella necessaria con una portata


di 100 l/s ma pompando una portata minore si risparmierebbe il 25% di energia dato che la
potenza richiesta da una pompa :

| | kW
H Q
P


= (4.15)
Con:
- : peso specifico [kN/m];
- Q : portata pompata [m/s];
- H : prevalenza della pompa;
- : rendimento medio del gruppo pompa-motore (solitamente 0,75) [-];

Naturalmente la lunghezza da tenere in considerazione quella maggiore, ovvero quella
riferita al funzionamento invernale. Lo scambiatore risulter cosi sovradimensionato in estate.
Un conseguente vantaggio del sovradimensionamento dello scambiatore consiste nel poter
ridurre notevolmente la portata derivata dal canale, mantenendo la stessa quantit di calore
scambiato.

Con una q = 50 l/s
C K
K kg kJ s kg
kW
K T
out f
= =

+ = 04 , 19 19 , 292
/ 215 , 4 / 50
2 , 220
15 , 291
,




Con una q = 40 l/s
C K
K kg kJ s kg
kW
K T
out f
= =

+ = 30 , 19 45 , 292
/ 215 , 4 / 40
2 , 220
15 , 291
,


Con una q = 30 l/s
C K
K kg kJ s kg
kW
K T
out f
= =

+ = 74 , 19 89 , 292
/ 215 , 4 / 30
2 , 220
15 , 291
,



Con una q = 20 l/s
C K
K kg kJ s kg
kW
K T
out f
= =

+ = 61 , 20 76 , 293
/ 215 , 4 / 20
2 , 220
15 , 291
,


Con una q = 10 l/s
C K
K kg kJ s kg
kW
K T
out f
= =

+ = 22 , 23 37 , 296
/ 215 , 4 / 10
2 , 220
15 , 291
,



Si pu in prima ipotesi considerare un tubo con diametro esterno di 300mm inserito
allinterno di una tubazione con diametro maggiore, ad esempio 400mm; il primo collegato
con la presa e la restituzione al canale, il secondo invece allacciato alla pompa di calore con
due tubi da 100mm, gli stessi previsti nel progetto originario (figura 4.20).


100mm
sez. B-B
300mm
400mm 400mm
300mm
A
A
acqua del
canale
sez. A-A
fluido
glicolato
tubi di
collegamento
alla pompa
di calore
100mm
400mm
300mm
L=40 m
griglia
deflettore
di
protezione
canale
restituzione
tubo
esterno
tubo
interno
pompa
presa
B
B

Figura 4.20: schematizzazione dello scambiatore a doppio tubo, in prossimit del canale.




Se si indica con Q e con T rispettivamente la portata e la temperatura de canale prima del
punto di


pompaggio, Con Q la portata prelevata e con T lincremento di temperatura causato dallo
scambio termico, ipotizzando un mescolamento completo (complete mixing) delle acque dopo
lo scarico, la temperatura finale data dalla formula:



Q
T T Q T Q Q
T
f
) ( ' ) ' ( + +
= (4.14)
Come si vede dalla figura 4.21

Q,T+ T
Q-Q',T
T Q',T+
Q',T
Q,T

Figura 4.21: schema delle portate e delle temperature nel tratto di canale interessato alla derivazione.


Nel caso di T pi elevato, ovvero col la q = 10 l/s = 0,01 m/s si ha quindi:

C C
s m
C s m C s m
T
f
=
+ +
= 18 00048 , 18
/ 8 , 108
) 22 , 5 18 ( / 01 , 0 18 / ) 01 , 0 8 , 108 (
3
3 3


dimostrazione che la temperatura del canale resta praticamente invariata.

Tutti questi calcoli sono stati effettuati sulla base di una temperatura di progetto invernale di
4C. Dai dati forniti dal Consorzio risulta che si sono riscontrate situazioni con temperature
inferiori anche per periodi prolungati come dal 18/12 2007 al 6/1/2008 con punte di di 2,4C
(30/12/2007). In questi casi previsto lutilizzo di una caldaia ausiliaria di emergenza. Quindi
il dimensionamento visto finora risulterebbe adeguato solamente per un mese allanno. Dai
dati ricavati nel paragrafo 4.2 sul canale Camuzzoni (tabelle 4.3, 4.4, 4.5 e figure 4.12, 4.14, e
4.16) si pu osservare che nei mesi di funzionamento dellimpianto di riscaldamento (zona E,
dal 15/10 al 15/4, come riportato nella tabella 2.4) le temperature medie si discostano
parecchio da tale valore. Dai dati forniti per tutto il periodo di osservazione possibile
ricavare i valori medi di temperatura relativi ad ogni mese nel periodo di funzionamento
dellimpianto di riscaldamento (tabella 4.7).

Tabella 4.7: valori di temperatura media mensile [C] rilevati nei mesi invernali.
Mese 2007
[C]
2008
[C]
2009
[C]
Media mensile
[C]
ottobre 11.0 12,2 / 11,6
novembre 7,8 7,4 / 7,6
dicembre 5,8 6,2 / 6,0
gennaio 4,3 4,8 5,9 5,0
febbraio 6,3 5,7 6,6 6,2
marzo 8,6 8,6 9,1 8,7
aprile 12,9 11,1 11,0 11,6



Un dimensionamento basato sulla temperatura del canale di 4C risulterebbe quindi adeguato
solamente per poco pi di un mese e di conseguenza lo scambiatore sarebbe
sovradimensionato per tutto il periodo rimanente. Se la temperatura scelta fosse per esempio
di 6C sarebbe possibile coprire tutto il periodo di riscaldamento escluso il mese di gennaio.
Dalla tabella 4.8, dove per ogni mese di cui si conoscono le temperature del canale riportato
il numero di giorni in cui la temperatura minore ad un certo valore ( precisamente di 4, 5, 6
e 7C) possibile osservare che i giorni sotto i 4C sono il 5,5% del totale dei giorni di
riscaldamento, quelli sotto i 5C sono il 16,8%, quelli sotto i 6C sono il 29,1% e infine quelli
inferiori ai 7C sono il 43,6% (tabella 4.8)

Tabella 4.8: numero di giorni di non superamento delle temperature di 4-5-6-7C
misurati mensilmente nel periodo invernale con da gennaio 2007 a aprile 2009.
Mese Numero giorni
di riscaldamento
Giorni con
T<4C
Giorni con
T<5C
Giorni con
T<6C
Giorni con
T<7C
1/07 31 6 18 27 31
2/07 28 0 5 8 21
3/07 31 0 0 0 0
4/07 15 0 0 0 0
10/07 16 0 0 0 0
11/07 30 0 0 5 8
12/07 31 12 15 15 18
1/08 31 6 15 26 31
2/08 29 0 9 15 17
3/08 31 0 0 0 4
4/08 15 0 0 0 0
10/08 16 0 0 0 0
11/08 30 2 6 8 9
12/08 31 0 4 15 19
1/09 31 0 7 14 29
2/09 28 0 0 4 18
3/09 31 0 0 0 0
4/09 15 0 0 0 0
Totale 470 26 (5,5%) 79 (16,8%) 137 (29,1%) 205 (43,6%)

Un aspetto da tenere in considerazione che nel progetto originario dellimpianto di
riscaldamento, prevista una caldaia ausiliaria di emergenza la quale entra in funzione nel
caso in cui la temperatura del canale risultasse inferiore a 4C.
Nei calcoli illustrati in precedenza risultato che la soluzione pi ragionevole quella di
usare un tubo di diametro di 300 mm con una portata prelevata dal canale di 75 l/s. Partendo
da questi valori si svolgono nuovi calcoli utilizzando per temperature di progetto diverse.
Aumentando la temperatura di progetto (quella dellacqua prelevata dal canale) diminuir
drasticamente la lunghezza necessaria per lo scambiatore, ma il numero di giorni in cui questo
risulter insufficiente aumenter sempre di pi. Come riportato nel paragrafo 4.1, la pompa di

calore lavora con una temperatura di ingresso allevaporatore di 2C mentre quella in uscita
di 1C e queste sono le temperature con le quali il liquido glicolato entra ed esce dallo
scambiatore. Di seguito vengono riportati i calcoli relativi al dimensionamento dello
scambiatore di calore dove, come visto in precedenza con Tc,in e Tc,out si indicano
rispettivamente la temperatura del liquido caldo, lacqua del canale, in ingresso ed in uscita
dallo scambiatore, mentre con Tf,in e Tf,out si indica la temperatura del liquido freddo (fluido
glicolato) prima e dopo lo scambio termico. Al posto di 4C si valuta in seguito come varia la
superficie di scambio termico (e di conseguenza la lunghezza del doppio tubo) considerando
che lacqua del canale sia prelevata rispettivamente a 5,6 e 7 gradi centigradi.



- Tc,in = 5C
C K
K kg
kJ
s
kg
kW
K T
pc
out c
= =

= 62 , 4 77 , 277
215 , 4 75
120
15 , 278
,


T1 = Tc,in- Tf,out = 5C 2C = 3 C (o K)

T2 = Tc,out- Tf,in = 4,62C (1C)= 5,62C(oK)

) ( 17 , 4
3
62 , 5
ln
3 62 , 5
ln
1
2
1 2
K o C
T
T
T T
T
m
=
|

\
|

=
|
|

\
|


=


2
2
74 , 28
17 , 4 1000
120000
m
K
k m
W
W
T U
Q
A =

=

=


m
r
A
L 5 , 30
0,15m 2
28,74m

2
2
=

=

=





- Tc,in = 6C
C K
K kg
kJ
s
kg
kW
K T
pc
out c
= =

= 62 , 5 77 , 278
215 , 4 75
120
15 , 279
,


T1 = Tc,in- Tf,out = 6C 2C = 4 C (o K)



T2 = Tc,out- Tf,in = 5,62C (1C)= 6,62C(oK)

) ( 2 , 5
4
62 , 6
ln
4 62 , 6
ln
1
2
1 2
K o C
T
T
T T
T
m
=
|

\
|

=
|
|

\
|


=


2
2
07 , 23
2 , 5 1000
120000
m
K
k m
W
W
T U
Q
A =

=

=


m
r
A
L 48 , 24
0,15m 2
23,05m

2
2
=

=

=







- Tc,in = 7C
C K
K kg
kJ
s
kg
kW
K T
pc
out c
= =

= 62 , 6 77 , 279
215 , 4 75
120
15 , 280
,


T1 = Tc,in- Tf,out = 7C 2C = 5 C (o K)

T2 = Tc,out- Tf,in = 6,62C (1C)= 7,62C(oK)

) ( 21 , 6
5
62 , 7
ln
5 62 , 7
ln
1
2
1 2
K o C
T
T
T T
T
m
=
|

\
|

=
|
|

\
|


=


2
2
32 , 19
21 , 6 1000
120000
m
K
k m
W
W
T U
Q
A =

=

=


m
r
A
L 5 , 20
0,15m 2
19,32m

2
2
=

=

=







In sintesi, se si scegliesse di utilizzare uno scambiatore a doppio tubo, con diametro della
tubazione interna di 300 mm e prelevando dal Camuzzoni una portata dacqua di 75 litri al

secondo, la lunghezza necessaria dipende dalla temperatura con cui si considera questultima
(dato che incide notevolmente sul T con il liquido glicolato). Nella tabella seguente (tabella
4.9) sono riassunti i risultati ottenuti.


Tabella 4.9: sintesi dei risultati ottenuti.
Temperatura del
canale (C)
T (Tc,in-Tf,in) (C) Superficie di scambio
termico (m)
Lunghezza scambiatore
(m)
4 5 38,34 40,67
5 6 28,74 30,5
6 7 23,07 24,48
7 8 19,32 20,5







4.5 Confronti e valutazioni sulla scelta ottimale
Come si visto oltre allo scambiatore a piastre si presenta anche lalternativa di uno
scambiatore a doppio tubo. La lunghezza di questultimo pu variare da circa 40 metri, se si
decidesse di utilizzarlo per tutto il periodo di riscaldamento, a 20,5 metri, con il problema di
affidarsi alla caldaia ausiliaria per ben il 43% del periodo di riscaldamento (tabella 4.8). Un
criterio di scelta sulla alternativa ottimale sicuramente quello basato sullanalisi dei costi di
ciascuna possibilit impiantistica. Vengono considerati i prezzi dello scambiatore di calore a
piastre scelto nel progetto (dati forniti dalla ditta costruttrice, la Alfa-Laval), tabella 4.10, e di
quello a doppio tubo (composto da una tubazione avente diametro esterno di 300 mm inserita
in unaltra tubazione di diametro esterno da 400 mm), tabella 4.11, e della tubazione di
acciaio inox con diametro esterno da 100 mm di collegamento alla pompa di calore, la cui
lunghezza totale varia a seconda delle alternative. Tutti i tubi utilizzati sono di acciaio inox
AISI 316, caratterizzati da una percentuale di cromo del 18% e di nichel del 8%. Si tratta della
tipologia normalmente utilizzata per la realizzazione di scambiatori di calore. I prezzi al metro
lineare riportati nelle tabelle 4.9 e 4.10 provengono dal listini della Ilva Acciai, azienda leader
nel settore (la scelta ricaduta dopo un confronto dei tabulati pubblicati in rete dalle principali
ditte siderurgiche). Al prezzo totale delle tubazioni viene inserita una maggiorazione de 10%


per tenere in considerazione la lavorazione di pezzi speciali quali raccordi, saldature e
giunzioni.


Tabella 4.10: costi relativi allo scambiatore a piastre.
Prezzo
scambiatore
di calore a
piastre ()
Lunghezza totale
tubo da 100mm
Prezzo tubo
(euro/metro)
Prezzo totale
tubo (+ 10% per
pezzi speciali)
()
Totale
()
6995 110 metri 20 2420 9415





Tabella 4.11: costi relativi allo scambiatore a doppio tubo.
Lunghezza
scambiatore
Prezzo
(/m) tubo
da 300
mm
Prezzo
(/m)
tubo
da 400
mm
Prezzo totale
scambiatore
(+10% per
pezzi speciali)

Lunghezza tubo
da 100 mm
Prezzo (/m)
tubo a 100 mm
(+ 10 % per
pezzi speciali)
Prezzo totale
()
40,5 m 75,75 106,86 8135,27 110+40,5=150,5 m 22 11777,37
30,5 m 75,75 106,86 6126,56 110+30,5=140,5 m 22 9526,66
24,5 m 75,75 106,86 4921,34 110+24,5=134,5 m 22 7880,34
20,5 m 75,75 106,86 4117,85 110+20,5=130,5 m 22 6988,85



Dai risultati ottenuti si nota che utilizzando gi uno scambiatore a doppio tubo di 30,5 metri
(fissando la temperatura di progetto del canale a 5C), i costi delle due soluzioni si avvicinano
notevolmente. Il prezzo scende se la lunghezza dello scambiatore viene accorciata, ma come
detto in precedenza ci significherebbe fare affidamento ad una caldaia ausiliaria per buona
parte del periodo di riscaldamento. Se questa necessit dovesse prolungarsi allora il risparmio
economico dato dalla soluzione alternativa andrebbe confrontato con linevitabile spesa di
combustibile da effettuarsi ogni inverno.


In ogni caso bisogna tenere in considerazione che lutilizzo di questa caldaia rappresenta una
necessit inevitabile. Infatti tutti gli anni, nel periodo compreso tra la seconda met di
febbraio e la prima met di marzo, il canale Camuzzoni sottoposto ad un periodo di fermo
durante il quale viene svuotato per i consueti lavori di manutenzione. In questo periodo la
pompa di calore risulta quindi inutilizzabile. Con queste condizioni il dimensionamento pi


opportuno dello scambiatore dovrebbe essere quello che possa garantire una autonomia
dellimpianto che limiti il al massimo il ricorso alla caldaia ausiliaria.
Dalla tabella 4.8 si pu osservare che se il dimensionamento fosse basato su una temperatura
di 5C lo scambiatore risulterebbe insufficiente per un numero di giorni pari al 16,8% del
totale dei giorni di riscaldamento di cui si conoscono le temperature dellacqua del canale (23
giorni tra gennaio e febbraio del 2007, 39 nella stagione invernale 2007/2008 mentre
nellinverno 2008/2009 sono stati solamente 17). Dimensionamenti basati su temperature
maggiori, sebbene comportino risparmi di spazio significativi, implicherebbero limpiego
della caldaia ausiliaria un numero di giorni troppo elevato comportando una spesa aggiuntiva
che supererebbe sicuramente la differenza dei prezzi visti in tabella 4.11. Il dimensionamento
invece basato sui 4C comporta si la copertura del fabbisogno per quasi tutto il periodo di
riscaldamento (tabella 4.8), ma oltre ad essere piuttosto svantaggioso economicamente,
richiederebbe spazi notevoli.

Sulla base di tutte le considerazioni fatte lalternativa migliore allo scambiatore a piastre
risulta solamente lutilizzo di uno scambiatore a doppio tubo della lunghezza di 30,5 metri
(dimensionato su una temperatura minima dellacqua del Camuzzoni di 5C).

















La disposizione dello scambiatore dipender dallo spazio disponibile per contenere le sue
dimensioni. Nella figura seguente (figura 4.22) si pu notare che una possibile soluzione
sarebbe quella di disporre lo scambiatore parallelamente al canale ed alla facciata dellalbergo
rivolta verso di esso, senza andare ad ingombrare altri spazi limitrofi. Infatti la sua lunghezza,
fissata in 30,5 metri, non supera quella della facciata in questione che di 47,70 metri.
pista ciclabile
A
l
t
r
a

p
r
o
p
r
i
e
t

canale
aiuola
alberi
marciapiede
piazzale
47,7 m
via Della
Bona 6 m
2 m
3,8 m
0,5 m
15,70
m
2 m
giardino
20,00 m
7
,
3
0

m
1
2
,
8
5
m
centrale
termica
Lux
v
i
a

L
.

D
a
l

C
e
r
o

Figura 4.22: Planimetria dellarea antistante ledificio in prossimit del canale (1:500).

Nella figura seguente (figura 4.23) ben visibile che la fascia compresa tra largine del canale
e la fila di alberi, della larghezza di circa 2 metri, idonea a contenere le dimensioni
ipotizzate per lo scambiatore.


Figura 4.23: spazio compreso tra il canale e lhotel Lux (in cantiere) sullo sfondo.
























COCLUSIOI

In base a tutti i dati in possesso stato possibile valutare lalternativa di utilizzare uno
scambiatore di calore diverso da quello a piastre. Questultimo, come gi accennato nel
paragrafo 4.2, avendo un elevato coefficiente di scambio termico (3221
K m
W

2
in
condizioni di servizio) offre lindiscutibile vantaggio di necessitare solamente di 18,6 m di
superficie di scambio termico e di conseguenza, essendo costituito da ben 126 piastre,
comporta un ingombro piuttosto limitato allinterno della centrale termica. Il buon
funzionamento di questa tipologia di scambiatore per fortemente compromesso dalla
qualit dellacqua prelevata dal canale Camuzzoni e fatta circolare al suo interno. Si tratta,
infatti, di un canale alimentato dal fiume Adige, per cui la qualit chimico-fisica (durezza,
torpidit, trasporto solido) non rappresenta sicuramente un aspetto rassicurante. Prima di
arrivare allo scambiatore, questacqua, pompata dal canale, viene filtrata mediante un filtro a
cestello estraibile in acciaio inox (in grado di bloccare le impurit aventi dimensioni superiori
ai 70 micron) e dunque il raggiungimento delle prestazioni richieste dipender dallo stato di
intasamento di tale filtro, nonch dalla sua manutenzione.
Ci implica che i vari aspetti legati a tale manutenzione non possono essere trascurati: non
solo un malfunzionamento che faccia circolare acqua non filtrata in modo ottimale
comprometterebbe seriamente le prestazioni dello scambiatore (o potrebbe addirittura
danneggiarlo), ma vanno inoltre tenuti in considerazione i costi necessari per affrontare queste
operazioni e le eventuali sospensioni del funzionamento dellimpianto.
Queste considerazioni, accompagnate ad una panoramica sulle varie applicazioni delle pompe
di calore geotermiche, hanno creato le condizioni per poter valutare lipotesi di soluzioni
alternative allo scambiatore di calore a piastre. Si scelto come punto di partenza la tipologia
di scambiatore pi semplice in assoluto: quella cosiddetta a doppio tubo, ovvero costituita da
due tubazioni concentriche allinterno delle quali vengono fatti circolare i due fluidi. Per
evitare i problemi legati alla qualit dellacqua del canale, questultima viene fatta circolare
nel tubo interno (del diametro di 300 mm) in modo tale che il pericolo di otturazioni o
incrostazioni sia completamente scongiurato. Nel tubo esterno, invece, circola, sotto

pressione, il fluido refrigerante (acqua glicolata al 15%). La direzione di questultimo
opposta a quella dellacqua del canale (cosiddetto flusso controcorrente), poich con questa
soluzione, sfruttando un maggior flusso termico, si riduce la superficie di scambio necessaria.
E risultato che per soddisfare la richiesta invernale di 120 kW sono sufficienti 40,5 metri di
tubazione allinterno della quale circola una portata dacqua, prelevata dal canale, di 75 litri al
secondo.
Per soddisfare invece la richiesta estiva di cedere al canale 220 kW tale lunghezza
risulterebbe eccessiva e di conseguenza ci permette di diminuire la portata di acqua prelevata
dal canale. Con questa soluzione il costo di realizzazione dellimpianto risulterebbe maggiore
di 2300 euro rispetto a quello dello scambiatore di calore a piastre, una cifra irrisoria se si
tiene conto che stiamo parlando di un albergo con 61camere.
Se invece si utilizzasse uno scambiatore con le medesime caratteristiche, ma lungo 30,5 metri
anzich 40,5, i costi di realizzazione eguaglierebbero quelli dello scambiatore a piastre.
Lunico inconveniente rappresentato dal fatto che, nei giorni in cui la temperatura del
Camuzzoni inferiore ai 5C, la lunghezza dello scambiatore non consentirebbe di coprire il
fabbisogno termico richiesto dalla pompa di calore e si dovrebbe quindi fare affidamento ad
una caldaia ausiliaria. La presenza di questultima comunque prevista per le emergenze
(temperature sotto i 4C con cui stato dimensionato lo scambiatore a piastre) e per il periodo
di fermo del canale (solitamente un mese circa, da met febbraio a met marzo). Questa
scelta, pur comportando una notevole riduzione dello spazio necessario per la posa dello
scambiatore, implica tuttavia il ricorso al sistema ausiliario per una media di trenta giorni per
ogni stagione invernale, una durata forse un po eccessiva se la spesa che ne consegue viene
confrontata con il risparmio iniziale.
Va tenuto ora in considerazione che lipotesi alternativa valutata rappresenta la soluzione pi
semplice dal punto di vista tecnologico, trattandosi praticamente di una tubazione inserita in
modo coassiale allinterno di unaltra con diametro maggiore. Con questa modalit il valore
del coefficiente di scambio termico globale U si aggira intorno ai 1000
K m
W

2
.
Tuttavia si potuto dimostrare come, con una spesa non molto diversa da quella prevista nel
progetto originario, sia possibile raggiungere le medesime prestazioni dello scambiatore a
piastre, evitando per le possibili complicazioni legate alluso di questultimo.
E possibile realizzare varie tipologie di scambiatori, detti a fascio tubiero, i quali
contengono pi di una tubazione, con delle configurazioni molto variabili. In questi casi il
coefficiente U raggiunge valori che possono raddoppiare rispetto a quello ottenuto con due
soli tubi. Ci permetterebbe sicuramente di trovare una soluzione in grado di garantire il
fabbisogno richiesto per tutto il periodo necessario, utilizzando tubazioni di lunghezze minori
di quelle viste e conseguentemente richiedendo una spesa decisamente inferiore.





































BIBLIOGRAFIA

1) Savino Basta, Fabio Minchio, Geotermia e pompe di calore,
Edizioni Geotermia.org.
2) Yunus A. engel, Termodinamica e trasmissione del calore,
Edizioni Mc Graw-Hill 1998.
3) L. D. Danny Harvey, A handbook on low-energy buildings and
district-energy systems, Edizioni Earthscan U.K.
4) Enrico Elmosi, Le pompe di calore, Ed. Sandit libri.
5) Giovanni Guglielmini, Claudio Pisoni, Introduzione alla
trasmissione del calore, Casa Editrice Ambrosiana.
6) Frank Kreith, Principi di trasmissione del calore, Liguori Editore.
7) Sonia Ludica Spagnolo, Guida alla certificazione energetica,
Maggioli Editore.
8) Michela Morgante, Il canale e la citt il consorzio Camuzzoni nel
primo novecento Ed. Cierre Edizioni.













IDICE DELLE FIGURE



Pagina: Titolo:

3Figura 1.1: Immagine satellitare della citt di Verona con indicazione della posizione
delledificio.
5Figura 1.2: pianta del piano terra.
5Figura 1.3: Pianta dei piani dal primo al quarto.
6Figura 1.4: Sezione A-A (lato est viale L. Dal Cero).

73Figura 3.1: Illustrazione della macchina di Carnot.
74Figura 3.2: Grafico della pressione in funzione del volume delle quattro
trasformazioni del ciclo di Carnot.
80Figura 3.3: Diagramma Temperatura-Entropia del ciclo di Carnot.
80Figura 3.4: Diagramma Temperatura-Entropia del ciclo di Carnot inverso o ciclo
frigorifero.
81Figura 3.5: Compressione adiabatica del compressore nel grafico P-V.
81Figura 3.6: Trasformazione isobara del condensatore nel grafico P-V.
82Figura 3.7: Espansione adiabatica nella valvola di laminazione nel grafico P-V.
82Figura 3.8: Vaporizzazione isoterma e isobara dell'evaporatore nel grafico P-V.
87Figura 3.9: Esempio di sonde geotermiche con disposizione orizzontale.
88Figura 3.10: Esempio di sonde geotermiche con disposizione verticale closed loop.
88Figura 3.11: Esempio di sonde geotermiche con disposizione verticale open loop.
89Figura 3.12: Esempio di sonde geotermiche in un corso dacqua.
89Figura 3.13 Esempio di pompa di calore aria-acqua.
91Figura 3.14: schema di un impianto frigorifero.
92Figura 3.15: schema di un impianto frigorifero.
103Figura 3.16: Verso di percorrenza dei due fluidi in scambiatori equicorrente e
controcorrente.
103Figura 3.17: Variazioni delle temperature dei due fluidi lungo lo scambiatore nei
diversi casi.
104Figura 3.18: principio del flusso di uno scambiatore a piastre.
116Figura 3.19: Scambiatore a spirale.
116Figura 3.20: Scambiatore a tubi avvolti.

123Figura 4.1: schema della pompa di calore in funzionamento invernale.
124Figura 4.2: schema della pompa di calore in funzionamento estivo.
125Figura 4.3: scambiatore a piastre.
126Figura 4.4: schema dei circuiti canale, intermedio e della pompa di calore in
inverno.
126Figura 4.5: schema dei circuiti canale, intermedio e della pompa di calore in estate.
127Figura 4.6: veduta aerea dellAdige e del Camuzzoni.
128Figura 4.7: cantiere per la realizzazione del canale.
129Figura 4.8: stampa depoca con la planimetria del canale.
130Figura 4.9: tratto iniziale del canale visto dallo sbarramento.
131Figura 4.10: derivazione dellAdige e sullo sfondo lorgano regolatore.


132Figura 4.11: valori di temperatura dellacqua dellAdige misurati dal 1/1/07 al
9/6/09.
132Figura 4.12: valori di temperatura dellacqua dellAdige misurati dal 1/1/07 al
31/12/07.
133Figura 4.13: valori della temperatura media mensile del 2007.
134Figura 4.14: valori di temperatura dellacqua dellAdige misurati dal 1/1/07 al
31/12/07.
135Figura 4.15: valori della temperatura media mensile del 2008.
136Figura 4.16: valori di temperatura dellacqua dellAdige misurati dal 1/1/09 al
9/6/09.
137Figura 4.17: valori della temperatura media mensile del 2009.
138Figura 4.18: Sezione tipo attuale del canale industriale Camuzzoni (1:100).
143Figura 4.19: variazione delle temperature dei due fluidi lungo uno scambiatore
equicorrente e controcorrente.
150Figura 4.20: schematizzazione dello scambiatore a doppio tubo, in prossimit del
canale
151Figura 4.21: schema delle portate e delle temperature nel tratto di canale interessato
alla derivazione.
158Figura 4.22: Planimetria dellarea antistante ledificio in prossimit del canale
scala (1:500).
159Figura 4.23: spazio compreso tra il canale e lhotel Lux (in cantiere) sullo sfondo.




























IDICE DELLE TABELLE


Pagina: Titolo:


7Tabella 1.1: norme utilizzate per la determinazione dei parametri di progetto per il
condizionamento invernale ed estivo.
8Tabella 1.2: valori medi mensili della temperatura media giornaliera dellaria
esterna[C].
9Tabella 1.3: Irradiazione solare globale giornaliera media mensile [MJ/m] suddivisa
per orientamento.
9Tabella 1.4: Esposizione delledificio con orientamento ed esposizione.
10Tabella 1.5: riepilogo di calcolo dei fabbisogni termici mensili.
10Tabella 1.6: Indicatori di progetto per limpianto di condizionamento.
12Tabella 1.7: classi energetiche degli edifici e valori limite degli indici di prestazione
energetica per la climatizzazione invernale.

39Tabella 2.1: valori limite degli indici di prestazione energetica per la climatizzazione
invernale espressi in kWh/manno per gli edifici della classe E1.
40Tabella 2.2: valori limite degli indici di prestazione energetica per la climatizzazione
invernale espressi in kWh/manno per gli edifici di tutte le classi
43Tabella 2.3: valori di afflusso termico interno in funzione della tipologia di edificio.
47Tabella 2.4: periodo di riscaldamento in funzione della zona climatica.
52Tabella 2.5: fabbisogno giornaliere di acqua calda sanitaria in funzione della
superficie.
55Tabella 2.6: classificazione delledificio in funzione del fabbisogno energetico per il
raffrescamento estivo.
56Tabella 2.7: classificazione delledificio in funzione dello sfasamento.
59Tabella 2.8: Valori limite di trasmittanza termica U, espressa in [W/ Km], per
tipologia strutturale,validi dal 1 gennaio 2010.
60Tabella 2.9: maggiorazione da apportare al valore di scambio termico per
trasmissione secondo la UNI TS parte 1 (prospetto 4).
61Tabella 2.10: Valori di btr,x riportati nella UNI TS 11300 parte 1 (prospetto 5).
61Tabella 2.11: Valori di btr,g riportati nella UNI TS 11300 parte 1 (prospetto 6).
63Tabella 2.12: classificazione secondo la prestazione energetica globale Epgl.
63Tabella 2.13: classificazione secondo la prestazione energetica invernale Epi.
64Tabella 2.14: classificazione secondo la prestazione energetica per la preparazione
di acqua calda sanitaria Epacs.

93Tabella 3.1: Conducibilit termica di alcuni tipi di terreno.
96Tabella 3.2: considerazioni in relazione alle caratteristiche chimiche dellacqua nei
sistemi open loop.
105Tabella 3.3: campi di temperatura e le concentrazioni di cloruro accettabili per tipo
di materiale.

107Tabella 3.4: Valori del coefficiente di scambio termico globale U.
111Tabella 3.5: Fluidi frigoriferi e principali propriet fisiche.

120Tabella 4.1: propriet chimico-fisiche del glicole propilenico.
121Tabella 4.2: dati tecnici della pompa di calore.
133Tabella 4.3: valori della temperatura media mensile del 2007.
134Tabella 4.4: valori della temperatura media mensile del 2008.
136Tabella 4.5: valori della temperatura media mensile del 2009.
148Tabella 4.6: lunghezza dello scambiatore suddivisa per diametro, portata e periodo
di funzionamento.
151Tabella 4.7: valori di temperatura media mensile [C] rilevati nei mesi invernali.
152Tabella 4.8: numero di giorni di non superamento delle temperature di 4-5-6-7C
misurati mensilmente nel periodo invernale con da gennaio 2007 a
aprile 2009.
155Tabella 4.9: sintesi dei risultati ottenuti.
156Tabella 4.10: costi relativi allo scambiatore a piastre.
156Tabella 4.11: costi relativi allo scambiatore a doppio tubo.

































Voglio dedicare questo lavoro ai miei genitori, Enrica e Costanzo,che con incessabile
fiducia e sacrificio mi hanno permesso di raggiungere questo traguardo.
Cara mamma e caro pap,
non vi sar mai abbastanza grato.

Un sentito ringraziamento al gentilissimo professor Alessandro Muraca,
non solo per avermi dato la possibilit di affrontare una tesi cos interessante,
ma soprattutto per essersi dimostrato una persona davvero paziente e disponibile.
Grazie per tutti i consigli che mi ha dato.


Grazie a tutti i tecnici ed i professionisti che mi hanno fornito
dati e informazioni necessarie per svolgere questo lavoro,in particolare
allIng. Paolo Ragno, progettista del Lux, allIng. Eleonora Menaldo dello Studio Protecno,
allIng. Roberto Redivo ed al perito Paolo Bratto del Consorzio Canale Camuzzoni.


A tutti i compagni ed amici che ho incontrato durante questi lunghi anni di universit,
con i quali ho affrontato tanti ostacoli, condiviso amarezze e tante soddisfazioni.
Grazie Marta, Eleonora, Manuel, Edo, Maura, Silvio, Adele, Silvia, Barbara, Jacopo,
Mirko, Alice ed Andrea,
perch ho potuto contare sempre su di voi!


Lucia, sappi che tua presenza mi stata fondamentale
e ti sei sempre dimostrata capace di sopportarmi!
Sei davvero preziosa.