Sei sulla pagina 1di 21

Economia dello Sviluppo

1. Crescita, Sviluppo Economico, Sviluppo Umano


1.1 Definizione dello sviluppo
Gli economisti intendono per sviluppo: l'accrescimento, nel tempo e in modo graduale, di quale entit
visibile/percepibile. Di questa entit possibile osservare e confrontare gli stati in momenti diversi e, in
base a unit di misura o criteri di valutazione appropriati, cos da conoscere quanto essa si sviluppata.
Per quanto riguarda lo sviluppo, esistono indici come gli ISU (indice di sviluppo umano) o gli IPU (indice
povert umana).
Perch si possa parlare di sviluppo necessario identificare un oggetto e verificarne il mutamento.
1. Occorre definire l'oggetto del quale si studia lo sviluppo e i caratteri che lo contraddistinguono e
che devono permanere nel tempo perch i successivi mutamenti possano essere riferiti alla stessa
entit;
2. Fissare dei criteri per misurare tali mutamenti;
3. Ci si pu chiedere se esiste una forma compiuta del fenomeno studiato, ossia un punto di arrivo
del processo di sviluppo.
4. Tutto ci dipende dal paradigma teorico adottato.
Nell'economia politica la tradizione prevalente riferisce il fenomeno dello sviluppo e lo studio delle sue
cause e delle sue modalit a un entit empirica corrispondente per esempio a un paese. Il concetto di
sviluppo, riferito a tali entit, tende a mutare, proprio perch ogni luogo, ogni cultura, adotta criteri
diversi.
Principali significati dello sviluppo in economia: crescita, trasformazione strutturale, miglioramento
del benessere collettivo e della qualit della vita.
1.2 Lo sviluppo come crescita del prodotto nazionale
E' molto diffusa l'idea, che lo sviluppo economico di un paese consista nell'aumento della sua produzione
e del suo reddito. Cos i paesi possono essere considerati pi o meno sviluppati a seconda del livello del
loro prodotto annuo. Per prodotto si intende la somma dei valori aggiunti nei vari settori al lordo
dell'ammortamento corrispondente al valore del capitale fisso usato nella produzione.
Prodotto Nazionale Lordo (PNL/GNP): prodotto dei fattori attribuibili ai cittadini di un paese.
Prodotto Interno Lordo (PIL/GDP): prodotto dei fattori localizzati nel paese.
Prodotto Pro Capite: confronta il grado di sviluppo di paesi diversi attraverso la popolazione
Alle rilevazioni statistiche di questi indici sfuggono i beni e servizi prodotti dell'economia
sommersa/informale, e ci un problema soprattutto per quei paesi definiti sottosviluppati, nei quali gran
parte delle attivit economiche sono svolte da piccole unit produttive informali.
L'unit di misura di questi prodotti, in ogni paese la valuta nazionale; per confrontare i valori di diversi
paesi necessario convertirli in un'unica valuta, generalmente viene utilizzato il $ statunitense (per le
statistiche internazionali). Se la conversione viene effettuata utilizzando il tasso di cambio ufficiale tra le
due valute, il confronto pu essere viziato da due aspetti:
1. il tasso di cambio ufficiale pu divergere da quello di mercato quando fissato dalle autorit
economiche di un paese, e quindi pu portare ad una sopravvalutazione o sottovalutazione rispetto
al valore effettivo. Di conseguenza il prodotto del paese considerato pu apparire minore o
maggiore di quello che risulterebbe se il tasso di cambio riflettesse i valori del mercato
2. se il tasso di cambio quello di mercato, esso dipende dall'offerta e dalla domanda di moneta
determinate dai movimenti di capitale e dagli scambi di merce (tradable) sul mercato mondiale.
Parte dei beni sopratutto dei servizi prodotti e consumati in un paese, tuttavia, non sono scambiati
internazionalmente (non tradable) e le quantit vendute e i prezzi di questi prodotti non
influenzano il tasso di cambio.
In sostanza, se il prodotto di questi paesi misurato in dollari, esso risulter pi povero di quanto in

realt. Per evitare ci stato introdotto il tasso di conversione convenzionale, costruito tenendo conto
della media ponderata dei prezzi mondiali di 151 categorie di beni, creando un dollaro artificiale con
pari potere d'acquisto (Purchasing Power Parity), ossia ci indica la quantit di beni che la moneta locale
pu acquistare nel paese, anzich il numero di dollari che pu acquistare sul mercato internazionale.
1.3 Lo sviluppo come cambiamento strutturale
L'esperienza storica ci mostra che insieme ad una crescita della produzione elevata e prolungata per un
periodo di tempo ci sono anche dei mutamenti nella sua composizione, nei rapporti tra i fattori che la
determinano, nei comportamenti dei soggetti, ossia in quella che possiamo chiamare struttura economica
di un paese. Quando si parla di cambiamento strutturale si intende, generalmente, il passaggio da una
economia tradizionale, le cui attivit prevalenti sono l'agricoltura e l'artigianato, caratterizzata da un
reddito pro capite basso consumato per i bisogni essenziali e solo in piccola parte risparmiato e da un
sistema creditizio rudimentale, a un economia moderna, con redditi pi alti. Il concetto di sviluppo
molto spesso associato alla modernizzazione.
Secondo Rostow, il processo di sviluppo passa attraverso 5 stadi. Teoria degli stadi dello sviluppo
economico:

La societ tradizionale, arcaica e primitiva: Lo stadio detto della societ tradizionale


quello della conoscenza pre-scientifica e rudimentalmente empirica, del credo in divinit e spiriti
che facilitano il procurarsi cibo e riparo, piuttosto che la convinzione che tutto dipenda dalluomo
e del suo ingegno. In questo stadio non si ha commercio n tanto meno produzione per il
commercio;

Lincubazione delle condizioni per il decollo: Le pre-condizioni del decollo sono, per Rostow,
che la societ cominci ad investire in un sistema di istruzione, a darsi delle regole e delle leggi,
delle istituzioni, un sistema di commercio e di transazioni per lo scambio dei beni prodotti e dei
servizi, la mobilitazione di capitali, un sistema bancario o del credito, una moneta, cui faranno poi
seguito lo sviluppo di attivit economiche imprenditoriali che comportano rischi, lo sviluppo
della manifattura e poi dellindustria, in pochi e limitati settori. Il passaggio dalla societ
tradizionaledove lo scambio assenteallo stadio in cui maturano le condizioni del decollo
pu essere dunque molto lungo, ma anche relativamente breve. (Input esterno-motivazioni
economiche, sociali, politiche- che innesta un'idea di cambiamento e/o progresso, facendo
emergere soggetti disposti a rischiare e desiderosi di un guadagno mediante attivit
commerciali)

Il decollo: Il decollo avviene quando la crescita delleconomia guidata da alcuni settori si estende
a tutti i settori. La societ comincia ad essere guidata dai processi di sviluppo economici,
piuttosto che dalle tradizioni. Nel discutere il decollo, Rostow sottolinea con forza luso del
termine tradizione per enfatizzare che il decollo marca il passaggio definitivo da una societ
tradizionale, nel senso pi ampio, ad una economia moderna.
(Saggio di investimento aumenta in modo tale da terminare la crescita del reddito pro capite
e l'innovazione delle tecniche, mediante l'introduzione di nuovi strumenti)

Levoluzione verso la maturit: Lavvicinamento e levoluzione verso la maturit esprimono il


bisogno delleconomia di diversificarsi. La maturit lo stadio della diversificazione. I settori
economici che hanno inizialmente guidato la crescita maturano e cominciano a perdere di peso
relative, mentre altri settori e nuovi beni e servizi crescono e si diversificano. Tale
diversificazione porta generalmente anche alla riduzione dei livelli complessivi di povert e ad un
aumento degli standard di vita, che in tutta la fase del decollo sono generalmente bassi per buona
parte della popolazione. Questo viene reso possibile dal fatto che la societ non deve pi
sacrificarsi per rafforzare settori o attivit specifiche ma pu investire le proprie risorse sui
settori e le attivit desiderate. (L'economia pu definirsi matura poich la struttura
produttiva, la societ, le istituzioni consentono uno sviluppo che si autoalimenta e porta
all'affermarsi di nuovi settori e all'estensione di tecniche pi avanzate)

Let del consumo e della produzione di massa modernizzazione: Let del consumo e della
produzione di massa quella contemporanea in cui le comodit e il benessere sperimentato da
molti paesi occidentali sono dovuti al consumo di beni durevoli e di lusso generalizzato, alla
produzione su larga scala, e dove le preoccupazioni della sopravvivenza delle et precedenti un
ricordo del passato. Per descrivere tale cambiamento in atteggiamento, Rostow utilizza la
metafora della parabola dei Buddenbrook di Thomas Mann. Nel romanzo di Thomas Mann, si
racconta di una famigliain Buddenbrooklungo tre generazioni. La prima generazione
interessata allo sviluppo economico, la seconda interessata alla sua posizione in societ, mentre
la terza, avendo gi denaro e prestigio, interessata alle arti e alla musica, e poco si preoccupa sia
dello sviluppo economico che dello status sociale. Lo stesso succede ad una societ, nellet del
consumo di massa, allorch pu scegliere se concentrarsi su questioni militari e di sicurezza,
ovvero su questioni di eguaglianza e welfare, ovvero sullo sviluppo di beni di lusso e superflui
per le sue classi alte. Ciascun paese, raggiunta questa era, sceglier quanto dedicarsi alluna o
allaltra di queste opzioni senza pi preoccuparsi troppo dello sviluppo.
(L'economia della produzione e del consumo di massa, nella quale la continua crescita del
reddito consente a un paese di scegliere tra redistribuzione o il suo impegno per fini di
potenza nazionale)
1.4 Sviluppo, benessere e qualit della vita

Crescita del prodotto nazionale, sviluppo economico e modernizzazione sono concetti ai quali viene
generalmente associato un valore positivo. Si ritiene che il verificarsi di questi processi determini il
passaggio ad uno stato di cose preferibile a quello precedente. In genere, per un individuo, un maggior
reddito un fatto positivo in quanto ti da la possibilit di accedere ad una maggiore quantit di beni, di
soddisfare i propri bisogni. Tutto ci sinonimo di benessere/migliore qualit di vita. L'accrescimento di
reddito quindi un mezzo per raggiungere altri fini.
Per quanto riguarda la collettivit, il discorso un po' diverso, e sorgono pi problemi. Inizialmente
facile rendersi conto che un maggior prodotto non si distribuisce nella stessa misura tra tutti i componenti
di una collettivit, infatti ci sono sempre i vincenti e i perdenti. Uno dei difetti del PNL pro capite come
indice, che non fornisce informazioni sulla distribuzione del reddito.
Infatti se ad esempio, il PNL di un paese e il suo valore pro capite aumentano anche sensibilmente, ma del
maggior reddito si appropria una piccola parte della popolazione, mentre la maggioranza resta in
condizione di basso o addirittura di povert, possiamo legittimamente affermare che questo paese si
sviluppato o, in altri termini progredito? C' chi pensa di si, c' chi pensa di no.
Secondo alcuni la crescita economica non il fine ultimo ma il mezzo per ridurre la povert e soddisfare i
bisogni sociali. Quindi se la crescita economica deve essere considerato un mezzo rispetto a dei fini, si
pone il problema di definire i fini, in questo caso potrebbero essere l'aumento del benessere sociale o della
qualit di vita di un paese. Non comunque semplice definire e misurare il benessere; ci implica un
confronto tra individui diversi e chiama in causa diverse concezioni della giustizia, dell'equit,
dell'eguaglianza e diverse visione dello sviluppo. Una prima soluzione quella suggerita negli anni '70
dalla teoria dei bisogni essenziali (basic needs): i sostenitori di questa teoria, ritenevano che la crescita
dovesse garantire a tutti cibo, vestiti, alloggio, acqua, sanit e istruzione. Secondo Amartya Sen, la misura
dello sviluppo data dalla attuale qualit della vita delle persone e dell'ampiezza delle alternative tra le
quali essere sono libere di scegliere. Per lui, l'ammontare del reddito o quantit e qualit dei beni
posseduti, non sono indici appropriati del benessere perch i bisogni delle persone, i loro fini e le loro
capacit di utilizzare il proprio reddito per raggiungerli sono diversi, a seconda di molteplici circostanze
relative al soggetto e alla societ cui appartiene. Tuttavia queste due tesi, hanno creato un input per la
ricerca di indici pi soddisfacenti per misurare il livello di sviluppo economico di un paese e i suoi
mutamenti. Dal 1990 , l'ONU ha creato UNDP, che pubblica annualmente un rapporto basato sull'ISU di
ogni paese membro delle Nazioni Unite, indice di sviluppo umano, che comprende i valori ponderati del
PIL pro capite reale (dollari PPP), della speranza di vita alla nascita, dell'alfabetizzazione e della
diffusione e livello di istruzione.

Economia dello Sviluppo


2. Lo sviluppo capitalistico e le sue fasi
2.1 Lo sviluppo come trasformazione strutturale del sistema capitalistico
Modernizzazione: processo di mutamento economico, politico, sociale e culturale che si manifesta nei
paesi non sviluppati quando si muovono verso schemi di organizzazione pi avanzati e complessi.
Paradigma della modernizzazione, che rappresentabile con la teoria degli stadi di Rostow, cio 5 stadi,
attraverso la quale ogni paese passato o gradualmente passer da una situazione originaria di
sottosviluppo ad una di pieno sviluppo. I meccanismi economici che permettono il passaggio da uno
stadio a quello successivo non sono definiti da Rostow in modo rigoroso ma presuppongono le categorie
dell'economia moderna e la teoria della crescita prevalente quando egli scriveva, secondo la quale il
fattore determinante il tasso di crescita il tasso di risparmio e di investimento e, quindi, ci che consente
lo sviluppo l'aumento della quota di risparmio nel reddito nazionale. Uno per dei limiti della teoria di
Rostow, che non permette di vedere la profonda differenza tra i modi di organizzazione e di
funzionamento e i processi di trasformazione economica e sociale nelle epoche che precedono quella
moderna e quelli propri dell'epoca successiva.
Le culture, le religioni, come dimostrato dall'antropologia, influenzano le economie, perch i concetti di
valore di scambio, salario, profitto, risparmio e accumulazione a societ basate sulla reciprocit o sul
dono porta a fraintendere il comportamento dei soggetti e il funzionamento dell'economia stessa.
Nel tempo si sono succedute diverse forme di organizzazioni della societ e dell'economia delle quali
quella capitalistica, a differenza delle altre, si affermata, nell'et moderna, in tutto il mondo. Lo sviluppo
del quale si occupa l'economia politica lo sviluppo economico del capitalismo. Con il termine sviluppo
designiamo, quindi, i cambiamenti strutturali che avvengono all'interno del sistema capitalistico
mondiale.
1.

La transizione al capitalismo

Se, quindi, on il termine sviluppo intendiamo i cambiamenti strutturali che avvengono all'interno del
sistema capitalistico mondiale, chiameremo transizione il passaggio da una forma storica di
organizzazione dell'economia ad un altra (secondo Marx cambiamento di un modo di produzione).
In Europa si ha avuto una transizione dal sistema feudale a quello capitalistico.
L'Europa de XV secolo presenta un'economia e una societ in trasformazione:
dal 1000 al 1400 processo di perfezionamento e successivamente crisi degli istituti feudali in due fasi:
espansione ( dal mille a met 1300); depressione (da met 1300).
Prima Fase caratterizzata:
5. aumento della popolazione;
6. aumento della produzione (che alimenta l'attivit artigianale, il commercio e porta alla fioritura di
molte citt, sopratutto quelle sul mediterraneo, che intensificano i commerci con l'Oriente);
7. il commercio diventa l'attivit centrale;
8. nasce la figura del mercante professionale che, per poter svolgere il proprio lavoro, deve essere
libero dagli obblighi e dalle regolamentazioni feudali. Inoltre aumentano le loro ricchezze facendo
si di acquisire potere sugli artigiani.
Seconda Fase caratterizzata:
3. epidemie e guerre, quindi da una recessione demografica;
4. eccedenza della produzione agricola rispetto alla crescita demografica;
5. cadute dei prezzi di prodotti agricoli e crescita di quelli manifatturieri;
6. pi tasse e svalutazione della moneta dovute sopratutto alla guerra;
7. nuovi soggetti sociali che si affiancano a quelli del mondo feudale e contendono il ruolo di
protagonisti;
8. nuove istituzioni come contratti di lavoro, imprese artigianali, banche;
9. nuove categorie economiche come la rendita in denaro, profitto, salario;
Si definiscono le condizioni politiche e culturali che favoriscono la crisi, definitiva, del vecchio modo di
produzione e facendo sorgere quello capitalista. Cos avviene:

10. formazione dello stato moderno e nascita dell'idea di progresso;


11. coinvolgimento delle aree esterne all'Europa
12. formazione di un sistema economico mondiale
2.3 Il modo di produzione capitalistico
Rivoluzione delle forza produttive, cambiamento di tecniche e divisione del lavoro.
Fin dalle sue prime origini il capitalismo tende a creare un mercato mondiale attraverso le sue fasi di
sviluppo, che unir tutto il mondo in unico sistema economico.
Rapporti di produzione: dominio della borghesia sul proletariato (mediati dai vari mezzi di
produzione). Il proletariato possiede solo la capacit di svolgere un lavoro per ottenere quanto gli serve
per la sopravvivenza, e mette a disposizione dell'imprenditore il proprio tempo e la propria capacit in
cambio di un salario.
Con la rivoluzione industriale (Inghilterra seconda met del 700) pi lavoratori vengono uniti sotto uno
stesso comando, produzione viene divisa in segmenti particolari e aumenta il tentativo di risparmiare
lavoro per ridurre i costi di produzione, cos vengono introdotte nuove macchine a cui i lavoratori rimasti
sono subordinati.
Economia Monetaria: la moneta non pi soltanto il mezzo per facilitare gli scambi delle merci, ma il
presupposto e il risultato del processo produttivo che inizia con l'immissione di moneta appropriata da
parte dei capitalisti e si conclude con la realizzazione in forma monetaria della produzione (D-M-D')1. Ci
che mette in moto il processo economico dunque la produzione di plusvalore, ossia ci che resta al
capitalista dopo che il lavoro stato retribuito ed i costi di produzione coperti.
Nel mondo capitalista il ruolo sociale dei soggetti non dipende pi dal posto occupato in gerarchie
politiche, religiose o sociali, ma dal rapporto con i mezzi di produzione, e il capitale.
Il potere dei borghesi dipende dal loro possesso di capitale, maggiore capitale maggior il potere;
impulso all'accumulazione, trasformazione di un profitto in un nuovo capitale;
riproduzione allargata: il capitale viene impiegato con l'obbiettivo primario della sua autoespansione.
1.5 Le fasi dello sviluppo capitalistico
Sviluppo con andamento ciclico: alternanza dei periodi di espansione e contrazione della produzione. Il
passaggio dalla fase ascendente a quella discendente del ciclo il momento della crisi, nella quale
emergono ostacoli al funzionamento del sistema che bloccano gli investimenti e riducono l'occupazione.
E' tutta via presente un meccanismo di regolazione, ossia un insieme di istituzioni che regolano i
comportamenti dei soggetti economici in modo da mantenere i conflitti tra i diversi interessi entro i limiti
che consentono la riproduzione e la crescita.
Quando la crisi particolarmente lunga e grande, il meccanismo non riesce a svolgere la sua funzione e si
impone il cambiamento. Cos il passaggio da un sistema di regolazione all'altro permette di distinguere il
processo di trasformazione strutturale del sistema capitalistico in diverse fasi.
1. Capitalismo Concorrenziale (post rivoluzione industriale)
scomparsa delle barriere protezionistiche al movimento del lavoro e del capitale;
presenza di molte imprese in ogni tipo di industria;
facilit di ingresso nel mercato;
debolezza delle organizzazioni operaie, fanno della concorrenza tra capitalisti e lavoratori il principale
meccanismo di regolazione;
si afferma il libero scambio.
Crisi dal 1873 al 1896 che segna il passaggio di una nuova fase.

Denaro per acquistare Merci forza lavoro, materie prime, macchine Denaro' ricavato dalla vendita delle
merci

2. Capitalismo Oligopolistico
ondata di innovazione tecniche che favoriscono la ripresa della produzione e dell'accumulazione
l'industria siderurgica, chimica, elettrica si impongono come trainanti al posto di quella tessile.
Questo tipo di industrie richiedono tecniche pi complesse e quindi una maggiore disponibilit di
capitale, ci rende pi difficile l'ingresso nel mercato delle nuove imprese;
accresce il ruolo delle banche, porta alla diffusione delle societ per azioni.
Crollo di Wall Street 1929 Grande Crisi
3. Capitalismo Fordista-Keynseniano
Con il termine fordista si intende una organizzazione dell'economia basata su grandi imprese integrate
verticalmente e sulla produzione di massa di prodotti standardizzati per il consumo di massa. Con il
termine keynseniano si intende il ruolo dell'intervento pubblico nell'economia, particolarmente alle
politiche fiscali e monetarie di sostegno della domanda.
Diffuso intervento pubblico;
creazione di sistemi di sicurezza sociale;
procedure collettive di contrattazione dei salari;
accordi fra le parti sociali;
compromesso fra capitale e lavoro che porta ad alti livelli di crescita ed occupazione (Golden Age del
Capitalismo).
Shock Petrolifero anni '70
4. Capitalismo Globalizzato
Superamento dell'impresa fordista;
Ridimensionamento dell'intervento diretto dello Stato;
Internazionalizzazione e integrazione dell'economia (Globalizzazione);
Diversificazione della domanda finale;
Costi elevati connessi al gigantismo industriale;
Ricerca competitiva dei bassi costi del lavoro decentramento delle attivit produttive;
Ricerca di soluzioni pi flessibili;
Formazione di reti che mantengono i quartier generali ma che si collegano ad un'unit decentrata
(facilitate dal venir meno di ostacoli e regole al trasferimento di capitale tra paesi diversi e
dall'innovazioni tecnologiche nel campo della comunicazione);
Liberalizzazione dei flussi di capitale.
In primo piano ci sono le grandi multinazionali che operano in paesi diversi, gli operatori finanziari gli
spostano rapidamente offerta e domanda di danaro da un paese all'altro.
Si verificano per crisi fiscali all'interno di singoli paesi che riducono la spesa pubblica e stipulano
contratti di lavoro a termine Tendenza alla crisi.
La produzione minore rispetto a quella della Golden Age, la disoccupazione pi alta e la
disuguaglianza nella distribuzione del reddito maggiore.

Economia dello Sviluppo


3. Origini e storia del sottosviluppo
3.1 L'arretratezza e il sottosviluppo come stato originario
L'arretratezza o sottosviluppo, pu essere considerata come lo stadio originario di ogni societ ed
economia. Riferendoci ai selvaggi del Nuovo Mondo si pu dire che al principio tutto era come
l'America e che i paesi ancor oggi sottosviluppati sono semplicemente all'inizio o nelle prime fasi del
cammino dello sviluppo.
L'idea del sottosviluppo come stadio originario implicita nella teoria di Rostow: le economie e le
societ sottosviluppate sono ancora dominate dalla tradizione o sono ai primi stadi del passaggio alla
modernit. Adesso dovremmo chiederci, come possibile che nello stesso periodo possano coesistere
paesi sviluppati e sottosviluppati? Sono state formulate alcune ipotesi. La prima del tutto infondata,
ovvero che tutto dipendesse dalla razza: la causa del sottosviluppo di un paese sarebbe nell'appartenenza
dei suoi abitanti a una razza priva delle attitudini necessarie a intraprendere quelle attivit che
determinano la crescita e lo sviluppo di un paese. La seconda ipotesi, privilegia il fattore climatico,
rilevando che i paesi pi sviluppati si trovare prevalentemente nell'area temperata o fredda, mentre nella
fascia tropicale, dove sono collocati in prevalenza i paesi sottosviluppati, secondo alcuni, il caldo
eccessivo limita le attivit lavorative, secondo altri la generosit della natura e la mancanza dei rigori
invernali riduce gli stimoli a guadagnarsi il cibo e a provvedere a indumenti e ripari adeguati.
La terza ipotesi consiste nell'individuazione di fattori socio-culturali o economici2 che sono stati alla
base della nascita e crescita dell'economia capitalistica e che risultano carenti o mancanti in una parte del
mondo, determinando quindi barriere allo sviluppo.
Se il sottosviluppo di una parte del mondo dipende dalla mancanza di determinate condizioni
economiche, sociali e culturali, ci si deve chiedere quali sono le ragioni di questa mancanza. Scartate le
spiegazioni naturali, la risposta pu essere trovata soltanto nella storia.
3.2 Il sottosviluppo come prodotto della storia
Se l'esistenza del sottosviluppo trova la sua spiegazione nella storia, questo significa che esso non pu
essere considerato lo stato originario di ogni economia e di societ, ma un fenomeno che ha la sua origine
in un momento del tempo. Ricerche storiche hanno potuto affermare che prima dell'avvento della
rivoluzione industriale inglese, e del capitalismo, le differenze economiche tra le diverse parti del mondo
erano molto modeste. Dalle statistiche si pu notare che tra il 1800-1860 negli Stati Uniti e nei paesi
europei, i livelli di produzione manifatturiera si raddoppiano, mentre per i paesi coloniali, semicoloniali o
di recente indipendenza, diminuiscono fino ai primi del '900.
Il divario degli andamenti della produzione manifatturiera e la nascita di nuovi settori produttivi
localizzati in alcuni paesi una delle principali cause di dislivello. Si pu dunque affermare che la prima
origine del sottosviluppo coincide con gli albori del sistema economico capitalistico.
Il sistema economico mondiale che si formato e sviluppato in questo processo secolare stato fin dai
suoi primi inizi caratterizzato da una struttura gerarchica, cio articolato da un nucleo centrale un sua area
periferica. Generalmente il nucleo centrale erano i paesi europei, e la periferia tutto il resto. La storia del
sottosviluppo la storia dei rapporti tra il centro e la periferia del sistema economico mondiale.
3.3 Centro e periferia nella storia del capitalismo: la fase della transizione
Portogallo, Spagna, Olanda, Inghilterra e Francia sono i protagonisti della rete di traffici, che
particolarmente intensa sulle rotte transatlantiche e si estende gradualmente alle coste dell'Africa e
all'estremo Oriente, e della colonizzazione del Nuovo Mondo. Qui i primi due creano i loro imperi, con
tutto ci che esso comporta (leggi, istituzioni ecc). Solo nella prima met del XVI secolo anche questi
paesi, via via che vi si rafforza il potere centrale e l'autorit del sovrano, cominciano ad affermare diritti di
2

Fattori religiosi e culturali che consisterebbero nell'assenza dei valori e delle motivazioni proprie dell'uomo moderno, e
nella prevalenza di comportamenti sfavorevoli all'acquisizione, alla competizione, all'innovazione. Fattori economici
consistono nella scarsit del risparmio e nella ristrettezza del mercato, entrambi dipendenti dal basso reddito che da luogo
ad un circolo vizioso.

sovranit sui territori dove operano le compagnie. Spagna e Portogallo che in un primo momento erano
alla testa del processo di sviluppo dei traffici e della colonizzazione, non riescono a mantenere a lungo la
loro posizione di primato. Il principale bacino dei traffici diventa nel 1500 il Mare del Nord e i suoi porti,
in particolare Amsterdam. L'Olanda, con la sua fiorente agricoltura, l'industria tessile, i grandi cantieri,
diventa la capofila della transizione al capitalismo fino al 1600 quando Inghilterra e Francia, dopo il
periodo di guerre civili, si affermano come stati unificati, con una popolazione numerosa e un vasto
mercato interno. La struttura gerarchica del nascente sistema mondiale poteva dirsi definita: un centro,
nel Nord-Ovest europeo, dove la transizione al capitalismo pi avanzata e lo stato nazionale pi solido,
una periferia, che si estende dall'Europa Orientale alle colonie dell'America.
Le funzioni della periferia sono: fornire metalli preziosi, che ampliano la circolazione monetaria
finanziando lo sviluppo delle economie pi progredite, fornire prodotti agricoli, zucchero tabacco spezie
cotone. Dalla seconda met del 1500 fino al 1700, sar molto importante, anche, un altro tipo di
commercio: la tratta degli schiavi africani, importati nelle Indie Occidentali e in Brasile per sopperire
alla scarsit o alla non adattabilit delle popolazioni locali al lavoro di piantagioni. L'Africa diventa cos
una periferia della periferia.
3.4 Centro e periferia nelle fasi di sviluppo del capitalismo: dalla rivoluzione industriale alla
prima guerra mondiale
La fase di transizione al capitalismo, si pu dire conclusa con la rivoluzione industriale.
I progressi dell'agricoltura, la disponibilit di lavoratori, le innovazioni tecniche nell'industria tessile e
mineraria, la vasta rete di commercio internazionale e gli elevati profitti che essa produceva,
l'unificazione amministrativa e monetaria del paese, fanno si che l'Inghilterra sia il primo paese a creare la
moderna economia industriale capitalistica. La rivoluzione industriale si estende poi gradualmente al
continente europeo e i limiti che ancora nei primi dell'Ottocento si opponevano all'esplicazione di tutte le
sue potenzialit, vennero rimossi dalla rivoluzione dei trasporti e dall'adozione del libero scambio.
La rivoluzione dei trasporti port ad una rete sempre pi fitta delle linee navali e ferroviarie e delle
comunicazioni unendo cos tutte le parti del mondo, consentendo anche una generale divisione del lavoro,
basata sulla complementarit tra paesi ancora prevalentemente agricoli o minerari e paesi industriali, al
centro dei quali si pone la Gran Bretagna. La struttura, quindi, di questo sistema mondiale capitalistico,
monocentrica. Ci reso possibile: dal maggiore sviluppo dell'industria manifatturiera inglese; dalla
solidit della sterlina a base aurea, e sulla sua universale accettazione come mezzo per le transizioni; sul
grande sistema bancario che consentiva di fornire tutta la valuta necessaria alle mediazioni internazionali.
Intanto anche l'impero cinese costretto ad aprire i suoi porti alla penetrazione europea; i paesi di nuova
indipendenza dall'America, passano dalla condizione di colonie e a quella di paesi dipendenti
commercialmente e finanziariamente dalla Gran Bretagna. L'industrializzazione dei paesi del centro
determina in questa fase un mutamento nella funzioni della periferia, infatti essa acquista sempre di pi
un ruolo importante come fornitrice di materie prime per l'industria e, soprattutto nei paesi dell'America e
dell'Asia, come mercato di sbocco per la parte eccedente della produzione manifatturiera dei paesi
industriali. Cos piano piano si determina la divisione internazionale del lavoro: un centro specializzato
nella produzione ed esportazione di manufatti, e una periferia che era produttrice ed esportatrice di
materie prime.
Lunga crisi tra 1873-1896.
Il boom degli anni '50 aveva cominciato ad accorciare le distanze tra la Gran Bretagna e gli altri paesi,
come la Francia che la seguivano nella corsa all'industrializzazione, la seconda rivoluzione industriale,
con l'affermarsi della chimica, della siderurgia, dell'industria dei mezzi di trasporto porta in primo piano
la Germania e gli Stati Uniti. Cos il sistema mondiale prende una forma multipolare; si intensifica la
concorrenza tra le maggiori potenze sul mercato mondiale e la competizione per le colonie, creando la
corsa agli armamenti, e tensioni socio-politiche tra i vari paesi. Il preludio della prima guerra mondiale ha
inizio. La periferia comincia a mutare nella sua composizione e inizia a differenziarsi all'interno.
I rapporti tra il centro e la periferia presentano in questa fase nuovi aspetti. Il primo l'importanza
crescente che vengono acquistando le esportazioni di capitali dei paesi del centro, stimolata dalla caduta
dei profitti durante la lunga crisi e dalla necessit di uno sfruttamento razionale delle risorse minerarie e
agricole dei paesi periferici e delle vie di comunicazione che ne permettano un facile accesso. I flussi

finanziari internazionali raggiungono valori percentuali rispetto al prodotto mondiale che saranno
raggiunti soltanto oggi, e gli interessi annui sugli investimenti all'estero diventano superiori ai flussi in
uscita. Il secondo aspetto il mutamento delle ragioni di scambio tra i manufatti esportati dai paesi
industriali e le materie prime esportate da quelli periferici. Gli esportatori di materie prime sono sempre
pi dipendenti da quelli del centro, e sono cos costretti ad aumentare le loro esportazioni per procurarsi la
valuta necessaria all'importazione di manufatti.
L'intensificazione e l'estensione dei movimenti di merci e di capitali, ai quali si raggiungevano grandi
flussi migratori sopratutto dalle regioni pi povere dell'Europa verso l'America, hanno avuto effetti
diversi sulle diverse aree del sistema economico mondiale, contribuendo sia alla elevata crescita e sia alla
relativa stabilit sociale dei paesi europei che allo sviluppo dei paesi nuovi, come allora venivano
chiamati i paesi del Nord America, Argentina e le colonie britanniche dell'Oceania. Ci determin una
tendenza alla convergenza dei redditi pro capite di questi paesi, mentre aumentava il divario tra queste
parti del mondo e le altre colonie o semicolonie dell'Africa e dell'Asia.
2.

Dalla prima guerra mondiale all'et dell'oro del secondo dopoguerra

La guerra del 1914-1918 alter profondamente e con effetti duraturi la situazione economica dei paesi
sconfitti e vittoriosi, sconvolse il sistema commerciale e monetario internazionale, che aveva assicurato la
grande crescita e la relativa stabilit dei decenni precedenti, e segn l'inizio di un periodo di tensioni e
perturbazioni che si sarebbe concluso soltanto con la fine della seconda guerra mondiale. Il mondo del
secondo dopoguerra presenta tre principali caratteristiche che differenziano il sistema mondiale rispetto al
passato:
9. Il mondo appare diviso in due sistemi: sistema capitalistico e il sistema socialista, quest'ultimo fu
costituito dall'Unione Sovietica, che gi dopo la rivoluzione del 1917 aveva allentato i suoi
rapporti economici con l'estero. In seguito anche paesi Europa centro-orientale e l'Asia avevano
adottato questo sistema. L'economia socialista aveva la propriet statale dei mezzi della
produzione e direzione pianificata di tutte le attivit economiche.
10. Il sistema capitalistico torna ad assumere una forma monocentrica, con gli USA come potenza
centrale.
11. Inizia il processo di decolonizzazione che, in circa un ventennio, cancella i vecchi e nuovi imperi
europei e porta alla nascita di stati indipendenti in Asia e in Africa.
Il mercato mondiale cambia. Il dollaro diventa il mezzo di pagamento universalmente accettato e dalla
sua stabilit dipendono la stabilit dei cambi e la continuit dei flussi di merci e di capitali. Nella
regolazione del sistema monetario internazionale entrano organizzazione internazionali con il compito di
assicurare la stabilit monetaria (il fondo monetario internazionale), la ricostruzione dell'Europa e lo
sviluppo dei paesi sottosviluppati (la banca mondiale), la liberalizzazione del commercio (GATT).
Entrano in scena ed assumono un ruolo rilevante, anche, le societ multinazionali, a capitale
prevalentemente americano, con operazioni estese a pi paesi e organizzate su scala mondiale.
Il passaggio dalla condizione di colonie a quella di stati indipendenti non comporta, il raggiungimento
dell'indipendenza economica. I paesi di nuova indipendenza come quelli dell'America Latina, danno vita
a programmi di industrializzazione, il processo di crescita e di sviluppo incontra forti ostacoli per gli
effetti di lunga durata del loro passato coloniale: la povert diffusa, il basso livello di istruzione,
l'insufficienza delle infrastrutture; per la debolezza delle istituzioni e i forti limiti delle classi dirigenti; per
la permanenza, in molti di essi, di posizioni di poter del capitale straniero.
Inizia il conflitto USA e URSS.
Tutti i paesi che cominceranno in questi anni a essere classificati come sottosviluppati o basso/medio
reddito continuano ad essere produttori ed esportatori di materie prime agricole o minerarie vs i paesi del
centro, ma muta la composizione delle esportazioni, tra le quali la quota maggiore ora costituita dai
prodotti energetici, come il petrolio. Cos, coloro che disponevano maggiori riserve petrolifere, come i
paesi del medioriente, assumono una funzione strategica per l'industria e i consumi dei paesi sviluppati.
La straordinaria crescita economica dei paesi del centro stata chiamata Golden Age del dopoguerra,
espande gli scambi internazionali e la domanda di materie prime, determinando un effeto positivo sulla
crescita della maggior parte dei paesi periferici. Nello stesso tempo, il contenimento dei prezzi delle
materie prime, una delle condizioni che favoriscono la crescita dei paesi industriali. Cos l'aumento di

questi prezzi nella prima met degli anni '70 sar uno dei fattori che contribuiranno a provocare nel 1975
la pi grave crisi del dopoguerra.
1. Centro, periferia e globalizzazione
A livello internazionale, i sintomi della crisi si manifestano con la soppressione della convertibilit del
dollaro in oro: crolla cos il sistema di Bretton Woods e da un regime di cambi fissi con il dollaro si passa
a quello di tassi variabili. Nel 1974 il primo shock petrolifero, oltre a provocare una caduta dei tassi di
crescita dei paesi del centro, crea le premesse per la crisi finanziaria che investir i paesi sottosviluppati e
in via di sviluppo. Molti imprenditori si indebitano con le banche americane ed europee. Esse dispongono
di abbondante liquidit, alimentata dalle rendite petrolifere, i petroldollari per i quali scarseggiano in
questo momento occasioni di investimento nei paesi industrializzati e sono disposte a fare credito a tassi
nominali bassi e a tassi reali vicini allo zero. Nel 1979 ci fu il secondo shock petrolifero, e le autorit
monetarie di Usa e Uk reagirono adottando politiche restrittive, che determinarono il forte rialzo dei tassi
di interesse internazionali e la rivalutazione del dollaro, i paesi indebitati non furono pi in grado di far
fronte al servizio del debito. Le amministrazioni Reagan e Tatcher posero alla base delle nuove politiche
risolutive, un'economia basata sulle teorie neoclassiche e monetariste, che ritengono le politiche
keynesiane di sostegno della domanda fonte di inflazione e inefficienza e privilegiano la cosiddetta
economia dell'offerta, che vede nell'aumento dei profitti delle imprese il mezzo per accrescere
investimenti e occupazione. Sulla base di questi principi, le economie statunitensi e inglesi sono pi
orientate alla liberalizzazione e deregolamentazione delle attivit economiche, alla privatizzazione
delle imprese pubbliche, alla contrazione della pressione fiscale e, quindi delle spese statali per i servizi
pubblici e per la Pubblica Amministrazione. Gli anni '90, tuttavia, hanno visto un rallentamento della
crescita in Europa e la stagnazione del Giappone, mentre fino alla fine del decennio l'economia degli Stati
Uniti ha continuato a crescere a tassi elevati, assumendo cos una posizione di assoluta preminenza
politica, militare e ideologica sul resto del mondo.
La liberalizzazione dei movimenti delle merci e dei capitali e l'accresciuto ruolo delle multinazionali,
hanno determinato due principali conseguenze sulla periferia e sui suoi rapporti con il centro. In primo
luogo si prodotta una profonda differenziazione all'interno di quei paesi che alcuni decenni prima
venivano considerati periferici o sottosviluppati. Gi tra gli anni '60 e '70, alcuni di essi, anche chiamati le
quattro tigri asiatiche (Corea del Sud, Taiwan, Honkong, Singapore), avevano imboccato la via della
industrializzazione, della crescita sostenuta e di un pieno o parziale inserimento nel mercato mondiale.
Questi paesi sono riusciti, anche grazie alle loro istituzione efficienti, a trarre vantaggio dalla
globalizzazione, attraendo investimenti esteri, aumentando fortemente produzione ed esportazioni e
raggiungendo cosi tassi di crescita alti. Tra questi il caso pi clamoroso quello della Cina, che ha attuato
profonde riforme nell'agricoltura e nella gestione dell'economia, abbandonando la politica di
autosufficienza e di isolamento dal mercato mondiale.
A questo punto, possiamo fermarci a riflettere sul concetto di centro e periferia ai giorni nostri, e ci
possiamo rendere conto che il centro nelle aree e nei luoghi dove hanno sede i quartieri generali delle
grandi multinazionali, le principali istituzioni finanziarie, i maggiori istituti di ricerca scientifica e
tecnologica, le organizzazione economiche internazionali. E il ruolo dei paesi periferici dipende da alcune
caratteristiche, comunque questi paesi continuano a fornire al centro lavoratori disposti a occupare
l'industria, l'agricoltura e nei servizi posti di lavoro che i cittadini dei paesi ricchi ormai rifiutano.

Economia dello sviluppo


4. Paesi in via di sviluppo e paesi meno sviluppati
4.1 Le caratteristiche strutturali dei paesi sottosviluppati
Il Nord America, con meno del 10% della popolazione, aveva il 43,6% del reddito mondiale.
Caratteristiche Economiche
Struttura produttiva: prevalenza del settore primario, agricoltura (perlopi di sussistenza) e attivit
estrattive (prodotti energetici e minerari), come effetto della specializzazione produttiva; forte
dipendenza dalle esportazioni verso i paesi industrializzati. L industria produce prevalentemente beni
di consumo e le industrie esistenti hanno scarsi rapporti tra di loro; carenza della capacit
imprenditoriale dovuta alla mancanza di istruzione, scarsit di risorse per la ricerca scientifica e
tecnologica, limitata estensione dellistruzione superiore. Tendenza al disavanzo della bilancia dei
pagamenti per lo sforzo dellindustrializzazione. Ragioni di scambio tra prodotti agricoli e manufatti in
peggioramento, ricorso al debito estero.
Distribuzione del reddito: pi diseguale che nei paesi del centro con la povert dilagante; diffusione di
modelli di consumo occidentale.
Presenza del dualismo nella struttura economica, cio la compresenza nello stesso paese di un'area dove
erano localizzate attivit produttive relativamente moderne, con produttivit elevate e redditi molto
superiori alla media, e un'area comprendente la maggior parte delle campagne, dove l'economia
continuava ad essere tradizionale e perlopi di sussistenza e dove la popolazione viveva in estrema
povert. Il dualismo comprende anche la diversit di istituzioni da una zona all'altra.
Caratteristiche Demografiche
Tasso di crescita della popolazione elevato (2% contro lo 0,6% del centro).
La teoria della transizione demografica stabilisce un rapporto tra andamenti demografici e sviluppo
economico, basato sulla storia dei paesi industrializzati: in una prima fase di sviluppo industriale, si ha
una riduzione della mortalit; in una seconda fase si ha anche una diminuzione di natalit che rallenta la
crescita demografica; i paesi in via di sviluppo si troverebbero nella prima fase, in cui non esistono ancora
le condizioni per una riduzione della natalit. Se nei paesi europei l aumento della popolazione stato
visto come un fattore di crescita economica (XVIII secolo), nei paesi sviluppati esso rappresenta un
ostacolo allo sviluppo (ALTA NATALITA-BASSA
MORTALITA -> aumento della popolazione inattiva a carico): il reddito pro-capite non cresce e l
emigrazione soluzione ai problemi della sopravvivenza: cos si riduce ulteriormente la popolazione
attiva.
Caratteristiche Socio-politiche
Struttura polarizzata della societ (ricchi/poveri), mancanza della classe intermedia. Stato debole e
sistema politico instabile; fedelt allo stato meno forte che legami tribali, etnici, religiosi; istituzioni
spesso corrotte.
4.2 Il sistema mondiale e la periferia nel 2000
E' difficile solo attraverso il PNL definire la situazione di sviluppo dei vari paesi, soprattutto quelli in via
di sviluppo. Due indicatori importanti sono quelli della composizione delle esportazioni e del flusso di
investimenti esteri diretti (FDI/IDE). Un altro indicatore molto significativo quello della dipendenza
agli aiuti esteri, che avviene attraverso i doni, i prestiti a condizioni non commerciali ecc.
La speranza di vita al momento della nascita un buon indicatore sintetico delle condizioni economiche
e sociali di un paese, in quanto dipende, oltre da eventi catastrofici, bellici e da ipidemie, dalle generali
condizioni alimentari, igieniche e sanitarie.
La misurazione dello sviluppo in base al prodotto nazionale. Il criterio pi comunemente usato per
distinguere i paesi sottosviluppati il PRODOTTO NAZIONALE PRO-CAPITE. L indice generalmente
utilizzato per la misurazione del grado di sviluppo il PNL pro capite valutato in dollari, ed l indice

adottato dalla Banca Mondiale, che in base ad esso classifica i paesi che ricorrono ai prestiti.
Problemi relativi al calcolo del PNL pro-capite
Valore dei prezzi di mercato della produzione di tutti i beni e servizi finali meno il valore dei beni
intermedi: si ottiene cos il valore aggiunto totale3.
1. Problemi connessi alla rilevazione e allaffidabilit statistica nei paesi che non dispongono di un
servizio statistico nazionale, con difficolt relative alle stime;
- sfuggono alle rilevazioni statistiche tutte le forme di economia sommersa ed informale.
- ulteriori problemi derivano dalla difficolt nella misurazione dei prezzi di produzione come prezzi di
mercato : poich questo escluderebbe dal calcolo i servizi della pubblica amministrazione e tutto ci che
non passa per il mercato e che viene direttamente consumato, si procede alla loro valutazione al costo dei
fattori, eguagliandoli alla remunerazione dei dipendenti pubblici. Per quanto riguarda lautoconsumo che
nei paesi della periferia ha una gran rilevanza , non trova posto nel prodotto nazionale il valore di beni e
servizi prodotti allinterno dellunit familiare e la sua misurazione soltanto stimata.
2. Problemi dovuti al passaggio del valore del prodotto nazionale allindice da utilizzare come
criterio di confronto tra paesi diversi:
-Per calcolare il prodotto medio occorre prima di tutto partire dal valore
della popolazione da usare come base4, che normalmente la popolazione censita o stimata per lanno di
riferimento. Due critiche a questo criterio: 1) Lindicatore pi appropriato per il livello di vita di un paese
non dovrebbe essere laumento di popolazione, ma quello della produttivit, che dovrebbe misurarsi
dividendo il prodotto totale per la sola parte attiva della popolazione; 2)Una diminuzione del prodotto
pro-capite dovuta allaumento della popolazione, (a prodotto totale costante), potrebbe essere leffetto di
una maggiore durata della vita e una diminuzione della mortalit infantile, conseguente, per esempio, ad
una migliore distribuzione dello stesso reddito; non potrebbe dunque considerarsi come un peggioramento
delle condizioni di vita del paese.
Il problema principale nasce dalla conversione dei diversi prodotti in ununica moneta, che pu
determinare sopravalutazioni o sottovalutazioni del prodotto nazionale per tre motivi:
1) Il tasso di cambio ufficiale fissato dal governo o dalla banca centrale non sempre riflette gli effettivi
rapporti economici che esistono tra un paese e il resto del mondo, particolarmente nei paesi
periferici, in cui il valore della moneta sensibilmente sopravvalutato per favorire l importazione dei
mezzi della produzione dei paesi industrializzati.
2) Quando si verificano oscillazioni del tasso di cambio il prodotto pu subire cambiamenti notevoli tra
un anno e l altro senza riflettere l andamento della produzione reale.
3) Il tasso di cambio di un paese dipende dall offerta e la domanda della sua moneta, connesse ai flussi di
mercato con il resto del mondo: il tasso di cambio di una moneta con il dollaro, riflette la su a capacit di
acquisto negli Stati Uniti e la capacit di acquisto del dollaro nel paese per le merci all ingrosso; un
dollaro in questi paesi acquista una frazione di pnl molto pi alta di quella che acquisterebbe negli USA e
il tasso di cambio non riflette l effettiva capacit di acquisto della moneta locale.
Per risolvere questi problemi stato elaborato il metodo della parit del potere d acquisto che calcola i
prezzi in base al dollaro internazionale, corrispondente alla stessa quota di prodotto nazionale per ogni
paese.
3. Prodotto nazionale, distribuzione e benessere
Il PNL pro capite ritenuto un indice soddisfacente, quando ad esso si correla ogni elemento significativo
per lo sviluppo.
CRITICHE AL PNL COME INDICE DI SVILUPPO:
- Non d informazioni sulla distribuzione del reddito, pi diseguale nei paesi in via di sviluppo;
piuttosto condivisa dunque lidea di accompagnare all indice di sviluppo un indice della distribuzione del
reddito.
- L indice di sviluppo non pu definirsi una misura del benessere della societ: vi sono voci incluse nel
3

IL PNL IL REDDITO TOTALE guadagnato dai residenti e differisce dal PIL perch include il reddito che i cittadini guadagnano all
estero ed esclude quello realizzato da stranieri nel paese. Il PIL viene definito come il valore di mercato di tutti i beni e i servizi finali
prodotti in un paese in un intervallo di tempo determinato; il PIL (Y) e la somma di:: il consumo (C), linvestimento (I), la spesa pubblica
(G).
4
Passando dal prodotto totale al prodotto medio o pro-capite, si tiene conto della popolazione e si riducono i valori dei prodotti espressi nella
valuta di ciascun paese ad un unica unit di misura, ossi esprimerli tutti nella stessa unit monetaria. Se il confronto avviene tra valori
calcolati in diversi momenti nel tempo, occorrer passare da valori correnti a valori costanti, usando opportuni coefficienti di deflazione.

prodotto nazionale il cui aumento non coincide con un maggiore benessere (spese sanitarie) e viceversa
(servizi pubblici). Non si tiene conto inoltre degli effetti negativi su ambiente naturale e sociale (qualit
della vita, deterioramento del capitale umano etc)
4. Indici complementari o alternativi al prodotto nazionale
- Dollaro internazionale.
- Accompagnare al pnl altri indici di qualit della vita(durata di vita,
istruzione, sanit).
-Nel 1990 il Programma di sviluppo delle Nazioni Unite ha definito lo sviluppo come un processo di
ampliamento delle possibilit degli individui (sfera della salute, politica, dei diritti civili). Per gli aspetti
economico-sociali stato definito l indice HDI Indice di sviluppo umano (speranza di vita, livello di
istruzione, pnl a parit di acquisto) in base al quale si ha una diversa classificazione dei paesi rispetto al
pnl.
5. I diversi gradi di sviluppo nelle statistiche internazionali
Paesi a basso reddito: PNL sotto 600 dollari ; Medio basso:PNL sotto 2.450; Medio alto:PNL fino a 7.050
I confronti fra livelli del prodotto nazionale pro capite e l indice di sviluppo umano ISU suggeriscono che
le condizioni di vita e il benessere dei paesi non dipendono unicamente dalla quantit di ricchezza
prodotta, ma dal modo in cui questa distribuita ed impiegata; in particolare, importante considerare la
disponibilit dei beni essenziali e della possibilit di accedervi, legati alle politiche economiche e sociali
seguite dai diversi governi. La durata della vita , infatti, connessa alla disponibilit di avere acqua
potabile, di accedere ai servizi sanitari, di alimentarsi, dellistruzione.
Economia dello Sviluppo
1. Sviluppo Economico e Istituzioni
5.1 Perch l'economia dello sviluppo richiede lo studio delle istituzioni
Perch le azioni individuali siano indirizzate agli obbiettivi del sistema sono necessarie le istituzioni,
ossia regole e organizzazioni, che riducono la complessit, facilitano le scelte dei soggetti, mediano i
diversi interessi e mantengono le distorsioni del processo di produzione e accumulazione entro i limiti
compatibili con la riproduzione semplice e allargata del sistema.
Il sistema economico comprende istituzioni, norme, comportamenti, modi di pensare, la cui interazione
regola la produzione, la distribuzione e l'accumulazione. L'importanza delle istituzioni per l'economia
dello sviluppo risulta chiara quando si consideri che lo studio di un'economia reale pu avere come
oggetto il suo funzionamento: a) in un tempo storico breve; b) in un tempo storico lungo; c) in confronto
al funzionamento di altre economie. L'economia dello sviluppo si occupa del secondo caso, ossia della
trasformazione strutturale di un'economia e, quando, assume per oggetto i paesi meno sviluppati nel
quadro del sistema capitalistico mondiale, confronta le loro strutture con quelle dei paesi sviluppati.
5.2 Perch l'economia dello sviluppo ha trascurato le istituzioni
Secondo le teorie neoclassiche, quelle proclamate da Adam Smith, l'unica istituzione rilevante il
mercato, perch la mano invisibile del mercato coordina le molteplici azioni individuali indirizzate al
soddisfacimento degli interessi privati. Un'economia di libero mercato in grado di assicurare l'efficienza
economica e il benessere sociale di un paese. Ma tuttavia, questa istituzione un costrutto astratto, privo
di ogni connotazione storica o sociale, del quale non viene spiegata l'origine e la partecipazione al quale
non comporta costi.
Posizione del paese nel mercato mondiale:
- Si pu sostenere che per lo sviluppo un paese deve aprirsi ai mercati
internazionali, per assicurare l impiego pi efficiente delle risorse nazionali, per
stimolare e diffondere il progresso tecnico, per finanziare il processo di
accumulazione.
- Si pu invece sostenere che il mercato deve rendersi indipendente, puntando sul
mercato interno, mobilitando il
risparmio ed espandendo la domanda, e che l industrializzazione di un paese

richiede la protezione dei settori pi deboli nei confronti della concorrenza


internazionale, soprattutto in una fase iniziale.
Un'altra istituzione presa in considerazione lo Stato, la cui funzione quella di intervenire in due casi:
1) la distribuzione iniziale delle risorse. Lo Stato pu intervenire, con imposte e spese che retribuiscono
le risorse, ma ci non deve entrare in contrasto con l'efficienza allocativa, considerata indipendente dalla
distribuzione delle risorse e dei redditi. Il punto di equilibrio deve soddisfare sia le condizioni di
efficienza che quelle di equit interpersonale. 2) l'esistenza di beni pubblici ed esternalit, che
impediscono al mercato di assicurare l'efficienza provocando i fallimenti del mercato. Questi possono
essere corretti da interventi selettivi dello Stato, essenzialmente mediante lo strumento fiscale.
Ruolo attribuito allo stato nel processo:
-A favore dellintervento dello stato nell economia : per le imperfezioni dei mercati dei paesi periferici e
per la loro capacit di attuare un efficiente allocazione delle risorse per la necessit di
investimenti pubblici contro la scarsit di capitale privato; per la mancanza di una borghesia
imprenditoriale, per l importanza delle politiche re-distributive.
-Contro l intervento dello stato : l efficienza e la crescita possono essere garantite solo da dal mercato e
la libera concorrenza; occorre dunque ridurre gli interventi pubblici che distorcono gli incentivi e
garantire con politiche macroeconomiche la stabilit favorevole alla crescita.

Economia dello Sviluppo


1. Il problema dello sviluppo nella storia del pensiero economico
6.1 Tre diversi periodi del pensiero economico. Gli economisti classici
L'oggetto principale di studio degli economisti neoclassici la ricerca delle cause che spiegano come si
forma, si distribuisce e pu aumentare nel tempo il prodotto di una nazione. Essi sono accomunati dalla
tesi che l'aumento della ricchezza di una nazione, cio la sua crescita economica, dipende dal fatto che il
prodotto annuo eccede quanto stato impiegato nel processo produttivo, come materiali e mezzi per la
produzione e come consumo dei lavoratori, e costituisce, cos un sovrappi che, se viene risparmiato e
investito, accresce la capacit riproduttiva del sistema.
Secondo Adam Smith, il lavoro il fondo dal quale ogni nazione trae in un ultima analisi tutte le cose
necessarie e comode della vita. Il lavoro si distingue in lavoro produttivo e improduttivo. Quello
produttivo quello che aggiunge valore a quello della materia alla quale applicato; quello
improduttivo il lavoro che non si fissa in oggetti o merci. La differenza tra il prodotto sociale, cio
l'aggregato delle merci prodotte, e il consumo dei lavoratori impiegati nella produzione dei prodotti finali
e dei mezzi della produzione il sovrappi. Il prodotto sociale si divide tra le classi nella forma di salari,
rendite e profitti. Smith suppone che i salari siano totalmente consumati dai lavoratori per la loro
sussistenza e riproduzione e che le rendite dei proprietari terrieri vengano spese per servizi improduttivi e
beni di consumo di lusso.
La crescita dipende in primo luogo dal sovrappi e da quanta parte di esso risparmiata e accumulata,
ossia reimpiegata nella produzione. Dato il sovrappi e la sua parte impiegata produttivamente, la crescita
sar tanto maggiore quanto pi ampio il mercato e, di conseguenza, pi estesa e avanzata la divisione
del lavoro. La divisione del lavoro la causa principale del progresso nelle capacit produttive del
lavoro, perch quanto essa maggiore tanto pi aumenta la quantit di lavoro che lo stesso numero di
persone riesce a svolgere.
Ci dipende da 3 cause: la maggiore destrezza dell'operaio, il risparmio del tempo che di solito si
perde per passare da un lavoro a un altro, la invenzione di un gran numero di macchine che facilitano e
abbreviano il lavoro e permettono a un solo uomo di fare il lavoro di molti.
Possiamo fare le seguenti osservazioni: a) Smith identifica i principali fattori della crescita come
l'impiego del risparmio dei capitalisti nell'occupazione di lavoratori produttivi (accumulazione), l'abilit
dei lavoratori (capacit, capitale umano), l'invenzione e introduzione di macchine (progresso tecnico). b)
mercato estero e commercio internazionale. c) Se si suppone che il tasso di accumulazione sia superiore al
tasso di crescita della popolazione, l'aumento degli investimenti degli imprenditori capitalisti sottrarr

lavoratori a impieghi improduttivi, modificando, quindi la divisione sociale del lavoro.


Quella di Smith quindi, una teoria dello sviluppo come crescita e come trasformazione strutturale
dell'economia e della societ; presenta una visione ottimistica del futuro, legata sopratutto ai grandi
progressi nella divisione del lavoro conseguenti a una sempre maggiore espansione dei mercati e degli
scambi; rappresenta un sostegno teorico alle tendenze, sempre pi forti nella societ del suo tempo, verso
l'eliminazione dei vecchi statuti e istituzioni corporative e feudali e delle pratiche protezionistiche e a
favore dell'iniziativa individuale e del libero mercato, senza dimenticare il ruolo dello Stato nella
creazione di condizioni favorevoli allo sviluppo.
L ottimismo degli economisti
Adam Smith affermava che l apertura al commercio internazionale permette di superare la ristrettezza del
mercato interno e di spingere la divisione del lavoro al massimo grado della sua efficienza.
David Ricardo introdusse, con la sua teoria dei vantaggi comparati, lidea che l apertura al mercato
internazionale porta vantaggi a tutti i soggetti coinvolti.
John Stuart Mill afferma che il commercio internazionale, oltre ad apportare dei vantaggi in termini di
produttivit e ricchezza, produce degli effetti positivi sul sistema socioculturale e sulla sua vitalit.
La visione di Malthus, invece pi pessimista. Egli pone due problemi: il problema degli effetti della
crescita demografica e il problema della domanda. Secondo la sua teoria della popolazione, la crescita
della produzione e dell'occupazione avrebbe determinato un aumento dei salari e, in conseguenza del loro
maggior benessere, gli operai sarebbero stati indotti a contrarre matrimoni in et precoce e ad avere un
maggior numero di figli. Necessit di evitare matrimoni. Dato che, in base alla sua legge della
popolazione, il numero dei salariati sarebbe cresciuto secondo una progressione geometrica e la
produzione agricola solo in progressione aritmetica, l'accresciuta domanda di cibo non avrebbe potuto
essere soddisfatta e si sarebbe determinata, cos, una situazione di disequilibrio. Estendendosi di necessit
la coltivazione a terre sempre meno fertili e meno produttive, i prezzi dei prodotti agricoli sarebbero
aumentati, vi sarebbero state scarsit, carestie e un conseguente aumento delle malattie e del tasso di
mortalit, che avrebbero portato nuovamente la popolazione al livello preesistente. Perch l'equilibrio tra
produzione e popolazione possa stabilirsi senza che si renda inevitabile un aumento del saggio di
mortalit, sarebbe necessario esortare gli uomini, fino ad una certa et, ad astenersi dal matrimonio
conservando la castit, e abolire forme private e pubbliche di assistenza ai poveri, dato che esse non sono
un rimedio a quei comportamenti imprevidenti che sono la causa della loro miseria.
Le idee di Ricardo sulla crescita e lo sviluppo economico sono strettamente legate alle leggi che regolano
la distribuzione del prodotto sociale tra: i proprietari terrieri, i capitalisti e il lavoratori.
La parte del reddito nazionale spettante ai lavoratori il salario si sussistenza (quello necessario per
acquistare beni di prima necessit). Qualsiasi tentativo dei lavoratori di elevare i salari al si sopra di tale
limite comporta, infatti, un incremento demografico determinato da un miglioramento delle condizioni di
vita, tale da far ricadere la massa lavoratrice al suo primitivo livello. La quota del reddito nazionale
spettante alle altre due categorie variabile. Anche per Ricardo la dottrina del laissez faire costituisce la
principale prescrizione di politica economica. Il liberismo economico viene giustificato con la legge di
Say,secondo la quale l'offerta crea la propria domanda e con la tesi che il sistema economico, lasciato a se
stesso tende automaticamente al pieno impiego (si produce soltanto perch c' chi compra). Ricardo si
serve, nella sua analisi, dell'esempio di uno Stato che intervenga nell'economia del paese con
l'imposizione di dazi doganali all'entrata delle merci provenienti da paesi terzi. Nel caso di un paese in
rapida crescita demografica, gli ostacoli posti all'importazione di derrate alimentari straniere (costi
minori) possono avere come conseguenze la progressiva crescita delle rendite, la stazionariet dei
salari reali, il declino dei profitti. Cos presto dimostrato che l'intervento statale pregiudica
l'accumulazione massima, dal momento che la fonte principale dei risparmi e, conseguentemente,
dell'accumulazione viene da Ricardo appunto nei profitti. Ne risulta pertanto l'indicazione pratica di
tendere alla libera importazione destinato a ridurre le rendite, o ad annullarle del tutto, ma idonea nel
contempo ad elevare i profitti e quindi i risparmi e l'accumulazione. Ricardo sostiene che l'accumulazione
e l'aumento della popolazione, provocando un aumento dei salari, avrebbero indotto i capitalisti ad
indirizzare il capitale verso l'impiego di macchine in sostituzione dei lavorati, determinando una
diminuzione della domanda di lavoro.
6.2 Lo sviluppo capitalistico in Marx

L'oggetto della ricerca di Marx sono le leggi di funzionamento e di sviluppo del modo di produzione
capitalistico. I principali protagonisti esso sono: borghesia e proletariato (mediati dai vari mezzi di
produzione). I capitalisti, cio la borghesia, ha il controllo e la propriet dei mezzi di produzione. Il
proletariato, invece, possiede solo la capacit di svolgere un lavoro per ottenere quanto gli serve per la
sopravvivenza, e mette a disposizione dell'imprenditore il proprio tempo e la propria capacit in cambio
di un salario. La moneta non pi soltanto il mezzo per facilitare gli scambi delle merci, ma il
presupposto e il risultato del processo produttivo che inizia con l'immissione di moneta appropriata da
parte dei capitalisti e si conclude con la realizzazione in forma monetaria della produzione (D-M-D')5. Ci
che mette in moto il processo economico dunque la produzione di plusvalore, ossia ci che resta al
capitalista dopo che il lavoro stato retribuito ed i costi di produzione coperti.
Lo scopo della produzione capitalistica l'estrazione, in misura sempre maggiore, di plusvalore, la sua
immissione nel mercato, e quindi il raggiungimento di un elevato saggio di profitto. Ci determina la
spinta all'accumulazione, il continuo rivoluzionamento dei metodi produttivi, la concorrenza per
conquistare nuovi mercati. Per Marx ricopre un ruolo di grande importanza il commercio internazionale e
considera il mercato mondiale una delle leve essenziali per la formazione e lo sviluppo dell'economia
capitalistica e una delle sue caratteristiche essenziali.
6.3 L'economia neoclassica, Schumpeter e Keynes
La scuola neoclassica o marginalista, utilizzava come oggetto centrale della sua ricerca economia il
comportamento dei singoli soggetti. Tali soggetti erano considerati perfettamente razionali per cui
trovandosi di fronte a risorse scarse ne ricercavano un miglior uso per ottenere il massimo beneficio
possibile.
L'unico economista che in questa fase elabora una sua teoria dello sviluppo Schumpeter. Lui ha definito
il ruolo di innovazione e del credito nel processo di sviluppo. Per lui lo sviluppo la perturbazione
dell'equilibrio che altera e sposta lo stato di equilibrio precedentemente esistente. Questo fenomeno si
verifica quando vengono prodotte altre cose o le stesse in modo differente. La differenza in questo caso
il soggetto che introduce queste nuove combinazioni, come ad esempio un imprenditore, cio colui che
introduce innovazioni nella societ. I capitali necessari all'imprenditore vengono forniti prevalentemente
dal sistema bancario e dalla sua capacit di creare credito. Il risparmio necessario allo sviluppo pu
derivare soltanto dallo sviluppo stesso. Esso in ogni dato momento costituito dai risultati di uno
sviluppo precedente, nella forma di profitti ottenuti dagli imprenditori innovatori o dalla creazione di
credito da parte delle banche.
MANCA CAP 7
Economia Dello Sviluppo
8. L'accumulazione dei capitali
8.1 L'investimento come fattore di crescita
Per gli economisti classici la crescita del prodotto, e quindi, della ricchezza di una nazione dipendeva
principalmente dalla quota di sovrappi non consumata improduttivamente e destinata all'investimento.
Secondo il modello Harrod-Domar, l'investimento il fattore determinante: sono, infatti, le decisioni di
investimento dei capitalisti a permettere al sistema economico di crescere in equilibrio, quando le loro
attese si realizzano e se l'offerta di lavoro aumenta nelle proporzioni appropriate. Risulta molto
importante anche la destinazione degli investimenti: ad esempio, il capitalismo ci ha insegnato, che
l'investimento di un paese prevalentemente agricolo nell'industrializzazione, ha posto un'altra condizione
favorevole allo sviluppo. In seguito analizzando pi attentamente la questione, potremmo renderci conto
che ci sono due aspetti che impediscono ad un paese sottosviluppato di svilupparsi: bassa propensione
al risparmio e la ristrettezza del mercato. Nel tipico paese sottosviluppato la maggior parte della
popolazione impiegata nell'agricoltura di autoconsumo e in altre attivit tradizionali a bassa produttivit,
5

Denaro per acquistare Merci forza lavoro, materie prime, macchine Denaro' ricavato dalla vendita delle
merci

ci significa che la parte di reddito eccedente il consumo, quindi quella destinata al risparmio e al reinvestimento assai limitata. Inoltre il capitalista decider di investire solo se avr buone probabilit di un
rendimento soddisfacente e ci non avverr se le dimensioni del mercato sono troppo ristrette, a causa del
basso reddito della maggior parte della popolazione e della difficolt di penetrare nei mercati esteri, non
ci si pu attendere una domanda effettiva che assorba la produzione.
Il modello Lewis e la teoria della crescita equilibrata, hanno come obbiettivo di sbloccare questo
processo.
8.2 Risparmio, investimento e industrializzazione
Il modello Lewis, ha alla base dell'economia un sistema dualistico: nella quale troviamo un settore
tradizione e un settore moderno. Nell'economia tradizionale occupata gran parte della popolazione, in
misura eccedente le necessit produttive; Marx la chiamava la sovrappopolazione relativa, costituita da
lavoratori che hanno una produttivit marginale bassa o addirittura nulla, in quanto basso o nullo il loro
contributo alla produzione. Il loro reddito medio al livello minimo della sopravvivenza. In questo tipo di
economia l'unica cosa che pu determinare la crescita la propensione al risparmio e la destinazione di
questo all'accumulazione del capitale. Il problema della crescita si collega a quello della distribuzione del
reddito tra le classi sociali. Lewis accetta la tesi secondo la quale la fonte del risparmio e
dell'investimento il profitto e ritiene che il loro aumento richieda un aumento della quota del profitto
nel reddito nazionale. Il processo di crescita pu avere inizio se il settore moderno dell'economia offre
occupazione a un salario OW, superiore al reddito medio agricolo OS di quanto basta a coprire i maggiori
costi di sussistenza, che presumibilmente dovr sopportare che deve trasferirsi dal proprio ambiente
originario, e offrire un incentivo monetario ad abbandonare le attivit tradizionali. A queste condizioni,
data l'ampiezza della sovrappopolazione, l'offerta di lavoro pu essere considerata illimitata e, quindi il
salario sar costante al crescere dell'occupazione nel settore moderno. Il lavoro impiegato nel settore
moderno ha una produttivit elevata e l'occupazione si estender fino al punto in cui la produttivit
marginale eguaglier il tasso di salario e il profitto, potr essere investita dagli imprenditori. Ci
determiner un nuovo aumento della produttivit, nuova occupazione e nuovi profitti.
Il settore moderno viene identificato con l'industria e quello tradizionale con l'agricoltura. All'agricoltura
viene cos assegnato un compito subordinato e funzionale rispetto all'industria, come un serbatoio dal
quale essa pu trarre a buon prezzo forza lavoro.
L'agricoltura pu, tuttavia, espletare un'altra funzione che viene messa in luce da Nurske. Egli considera il
problema della formazione di risparmio anche quando nelle campagne non esiste sovrappopolazione. In
questo caso l'offerta di lavoro per l'industria, il sovrappi e il risparmio si ottengono introducendo
nell'agricoltura innovazioni tecnologiche che rendono eccedente una parte dei lavoratori. Nurske mostra
come l'esistenza di forza lavoro a produttivit bassa o nulla, nell'agricoltura, rappresenti la condizione di
esistenza di un risparmio potenziale, che, una volta diventato effettivo, pu finanziare il processo di
accumulazione. Si pu rilevare che il fenomeno di lavoratori a produttivit marginale nulla
nell'agricoltura o in altre attivit corrisponde a quella che stata definita disoccupazione nascosta e
quindi, la situazione che precede l'inizio del processo di crescita analizzato da Lewis una situazione di
equilibrio con disoccupazione, incompatibile con la tesi neoclassica secondo la quale la mano invisibile
del mercato garantisce la piena occupazione.
Esiste per chi, come Schultz, smentisce l'esistenza di forza lavoro eccedente in agricoltura,
richiamandosi all'alternanza delle diverse fasi stagionali della produzione agricola, che richiedono un
impegno di lavoro variabile.
8.3 Investimento ed economie esterne
Il modello Lewis aveva studiato il processo di sviluppo a partire dall'offerta di lavoro e di risparmio.
Restava in ombra il problema della domanda finale per i prodotti del settore moderno. Questo problema
venne affrontato dalla teoria della crescita equilibrata. Anche gli autori che elaborano questa teoria
ritengono che la mancata crescita dei paesi meno sviluppati dipenda dalla carenza di risparmio e dal basso
ammontare degli investimenti e Nurske spiega questa situazione con la sua definizione di circolo vizioso
della povert. Secondo lui c' uno stretto legame tra reddito e risparmio: la produzione viene totalmente
consumata per cui non esiste sufficiente capacit di risparmio e laumento del reddito genera solo

inflazione. Circolo Vizioso della Povert un'espressione coniata per indicare il meccanismo che
impedisce ai paesi sottosviluppati di uscire dalla situazione di povert in cui si trovano. Il punto di
partenza costituito dalla mancanza di capitale e quindi dalla scarsa produttivit del lavoro. Questo
determina un basso reddito; non si forma quindi uneccedenza di produzione (risparmio) al di l dei
consumi necessari alla sopravvivenza della popolazione. Se il capitale basso impossibile
laccumulazione di capitali. Naturalmente questi sono alcuni dei fattori che portano al circolo vizioso
della povert e sono aggravati da altri fattori come leccesso di popolazione, il basso grado di
scolarizzazione e di formazione professionale, linstabilit politica.
Il nodo da sciogliere la mancanza di incentivi a investire. Rosenstein Rodan era arrivato alla
conclusione che le decisioni decentrate degli investitori portano ad un investimento complessivo inferiore
a quello che si sarebbe raggiunto se esse fossero coordinate o centralizzate da un soggetto pubblico, che
considera l'intera industria e calcola come benefici interni ad essa quelli che sono esterni per la singola
impresa. Perch l'investimento aggregato raggiunga le dimensioni socialmente ottime, lo Stato dovr
programmare un insieme di progetti di investimento, distribuiti in modo equilibrato tra i vari settori
industriali.
Alla base della crescita equilibrata e del big push sta il noto concetto di economie esterne.
Secondo Hirschman non si dovrebbe programmare un insieme di investimenti in diversi settori, ma
stimolare l'investimento in quelli che presentano maggiori e pi numerose connessioni a monte e a valle
con altri. Secondo questo autore, il problema pi grave dei paesi sottosviluppati, non tanto la carenza di
capitale, quanto la mancanza di iniziativa imprenditoriale e che una politica di sviluppo dovrebbe mirare
sopratutto a creare condizioni favorevoli per stimolare tale iniziativa.
8.4 Condizioni e ostacoli istituzionali all'investimento: imprese, diritti di propriet, contratti
Tutte le analisi e le proposte elaborate da alcuni dei maggiori autori della prima fase dell'economia dello
sviluppo mettono in evidenza come superare alcuni ostacoli all'accumulazione del capitale nei paesi
sottosviluppati che derivano dalle loro caratteristiche economiche, senza tuttavia osservare la struttura
istituzionale di questi paesi. Perch si verifichi un processo di accumulazione capitalistica e questo abbia
gli effetti attesi sulla crescita del PNL necessario che siano presenti alcune condizioni:
1.6 l'esistenza di imprese
1.7 l'esistenza di propriet e contratti
1.8 l'esistenza di meccanismi di efficiente allocazione delle risorse
1.9 l'esistenza di un sistema di intermediazione finanziaria
Gli economisti che studiano le istituzioni nei paesi sottosviluppati hanno riservato particolare attenzione a
quelle che regolano le attivit economiche in agricoltura, dato che in essi l'agricoltura continua ad avere
un peso rilevante in termini di produzione e spesso prevalente in termini di occupazione e che essa non
pu essere trattata come un semplice serbatoio di forza lavoro, ma come settore dove investimenti che
aumentino. la produttivit possono dare un contributo importante allo sviluppo complessivo del sistema.
Sappiamo che nei paesi sottosviluppati gran parte dell'agricoltura ancora caratterizzata da tecniche
tradizionali e dalla produzione per l'autoconsumo accanto a quella estensiva e di piantagione per
l'esportazione. Ad un certo punto siamo arrivati a pensare il contadino dei paesi sottosviluppati avesse un
comportamento economicamente irrazionale, in quanto si riteneva che dedicasse al lavoro meno tempo di
quanto avrebbe potuto procurargli un prodotto pi elevato e che mostrasse una preferenza eccessiva al
consumo o all'accumulazione di scorte rispetto a quella per il risparmio e al suo uso per gli investimenti
che avrebbero aumentato la produttivit della terra. Ma quando i mercati sono frammentati i rischi
derivanti da fattori meteorologici non sono assicurati e l'accesso al credito difficile, cos il contadino che
vive ai limiti della sussistenza sempre sull'orlo della miseria e della fame. Il suo bisogno fondamentale
diventa la sicurezza e il suo obbiettivo la possibilit di sopravvivere, quindi comprensibile che il
contadino povero quando il raccolto pi abbondante decida di aumentare il suo consumo o che
costituisca delle scorte di prodotti per far fronte ai suoi bisogni in anni di carestia, anziche venderlo sul
mercato e investire il ricavo ottenuto.
Ad ogni modo anche questa la dimostrazione che spesso ci sono situazioni che remano, non per scelta
propria, ma per sopravvivenza, contro lo sviluppo.
L'economia sommersa una parte di economia ufficiale che sfugge ai controlli amministrativi e alle

imposte, che paga in nero, senza rispettare le leggi e i diritti dei lavoratori, senza tenere regolare
contabilit, emettere fatture e pagare le tasse. Rientrano nell'economia sommersa l'artigiano o il
professionista che hanno un'attivit regolare e legale, ma a volte per alcune prestazioni non emettono
fattura; o l'impresa edile che dichiara soltanto alcuni dei lavoratori di un cantiere, per non versare i
contributi per le pensioni di tutti.
La cosiddetta economia informale quell'economia che svolge un'attivit legale dal punto di vista del
prodotto realizzato o del servizio offerto, ma lo fa, per l'appunto, senza alcuna dichiarazione ufficiale o
formale. L'economia informale opera talvolta come economia parallela a quella formale e con questa
collabora in alcuni casi direttamente, svolgendo la sua attivit a costo inferiore, garantendo maggiori
guadagni per l'impresa ufficiale che realizza e vende un prodotto finale.
In mancanza di una classe capitalistica e di imprenditori moderni, la creazione di un'industria stata quasi
sempre affidata a imprese straniere o allo Stato. Il processo di accumulazione dunque avvenuto in gran
parte ad opera di questi due tipi di soggetti. Nel primo caso, i profitti ottenuti vengono in buona parte
riesportati nei paesi dove le societ straniere hanno la loro sede; nel secondo caso, l'assenza di vincoli di
bilancio, le pratiche protezionistiche, la commistione tra la gestione delle imprese, la burocrazia e gli
stessi politici hanno determinato in molti casi inefficienza produttiva, perdite di esercizio e mancanza di
incentivi ad ampliare e ammodernare gli impianti.
8.5 Mercato, piano, cooperazione
Il mercato per essere un'istituzione sociale deve essere completo, competitivo e trasparente. Ci significa
che deve esistere per ogni fattore, bene o servizio prodotto, che non vi sono posizioni monopolistiche che
influenzano il prezzo e pongono barriere all'entrata, che tutti gli agenti economici dispongono nella stessa
misura di informazioni sulla quantit, la qualit il prezzo di ci che oggetto degli scambi. In mancanza
di questi requisiti il processo di produzione, distribuzione, risparmio e investimento, bloccato o limitato.
Le istituzioni tradizionali sopravvivono alla modernizzazione proprio perch mancano tali requisiti ai loro
mercati.
Molto spesso la mobilit dei lavoratori tra i diversi settori impedita da norme di leggi, divisioni etniche
o religiose, istituzioni tradizionali... queste barriere determinano la frammentazione del mercato e
squilibri tra la domanda e l'offerta di lavoro.
Economia Chiusa = Mercato Nazionale
Economia Aperta = Mercato Internazionale
Uno dei fattori che impediscono ai mercati di funzionare la mancanza o l'incompletezza di informazioni.
La quantit e la qualit di informazioni sul presente e sul futuro delle quali deve disporre il pianificatore
sono una delle fonti di fallimento dello Stato. Le conseguenze di un errore di calcolo o di previsione sono
in questo caso pi pervasive e pi difficilmente compensabili o correggibili di quelle derivanti da un
errore di un imprenditore privato, la centralizzazione riduce gli incentivi all'iniziativa individuale. La
discriminazione dell'agricoltura, l'adozione di misure protezionistiche per difendere l'industria nascente,
gli errori commessi nella progettazione e gestione degli impianti improduttivi sono tra le cause che hanno
portato in molti paesi al mancato raggiungimento degli obbiettivi previsti: l'industria non si sviluppata,
l'esportazione dei prodotti agricoli stata scoraggiata, la crescita stata bassa, la povert rimasta un
fenomeno di massa.
Quando pi attivit produttive che hanno come oggetto lo stesso bene si localizzano in un dato territorio
si possono determinare effetti di agglomerazione e di interdipendenza.
Se le varie imprese si specializzano nella produzione di componenti o di beni complementari allo stesso
prodotto, la divisione del lavoro ne aumenter la produttivit; sar possibile soddisfare ordinativi elevati
ripartendoli in lotti tra le varie imprese e sar possibile spuntare prezzi pi convenienti per le materie
prime rispetto a quelli che dovrebbe pagare un impresa isolata; innovazioni, informazioni sui mercati a
monte e a valle, conoscenza delle qualit dei lavoratori si diffonderanno facilmente attraverso i rapporti di
vicinanza tra le varie imprese.
Quando pi rapporti tra le imprese sono intensi e permanenti, dando vita a comportamenti ripetuti e a
regole condivise prendendo accordi collettivi, consorzi di vendita e di acquisto, rappresentazione di
interessi comuni nei confronti delle autorit pubbliche, riconoscimento legale: da semplice insieme di

unit produttive localizzate in una certa area, diventa un sistema di rapporti, regole, pratiche comuni, cio
un'istituzione con caratteri simili a quelli dei distretti industriali.
Un processo di industrializzazione che abbia tra i suoi motori lo sviluppo dei clusters, consentirebbe una
migliore utilizzazione delle risorse locali e avrebbe costi sociali minori rispetto a quelli che ha comportato
l'emigrazione dalle campagne ai pochi poli industriali urbani.
8.6 La formazione del capitale fisso sociale
L'infrastruttura fisica, o il capitale fisso sociale, una parte del capitale complessivo di un paese e il suo
accrescimento un aspetto del processo di accumulazione, in virt del quale aumenta la produttivit della
terra e del capitale direttamente produttivo. Le infrastrutture principali sono quelle che producono beni e
servizi nel campo delle comunicazioni, telecomunicazione, dei trasporti, della fornitura dell'acqua
potabile e dell'energia, nella difesa e miglioramento dell'ambiente naturale.tutto ci ha effetti positivi. La
costruzione e il miglioramento della rete stradale, dei trasporti, delle comunicazioni consente un pi facile
accesso ai mercati e al credito e minori costi di stoccaggio; canalizzazioni e impianti di irrigazione
aumentano la produttivit della terra; la disponibilit di acqua potabile un fattore essenziale per
assicurare le pi elementari condizioni igieniche e sanitarie; lo sfruttamento di fonti di energia e la
diffusione delle reti che la distribuiscono sono essenziali sia per produzione industriale che per il
consumo domestico.
Caratteristiche Economiche delle Infrastrutture:
4. esse producono esternalit che conferiscono all'infrastruttura la natura di bene pubblico,
utilizzabile da tutti, senza limiti di tempo e di quantit.
5. l'investimento necessario per molte di esse di grandi dimensioni e comporta che la produzione
del servizio al quale sono destinate avvenga a costi decrescenti.
Bisogna comunque valutare bene dove fare investimenti, attraverso l'analisi dei costi e dei benefici
sociali.
Il sistema finanziario e gli investimenti esteri
L'accumulazione richiede risparmio, preesistente all'investimento o reso possibile dal maggior reddito
che questo permette di produrre. La limitata disponibilit di risparmio si accompagna poi alla debolezza
del sistema di intermediazione finanziaria, ossia delle istituzioni che hanno la funzione di raccogliere il
risparmio, di indirizzarlo agli investimenti e di creare credito.
Nei paesi meno sviluppati le uniche istituzioni di questo tipo sono le banche, poco accessibili a quella
parte della popolazione che non in grado di affrontare le pratiche necessarie a aprire conti o a richiedere
prestiti, non disponibili a dare credito a chi non pu offrire garanzie reali.
In mancanza di un sistema creditizio moderno, efficiente e accessibile, la raccolta del risparmio e la
prestazione del credito viene effettuata istituzioni informali di tipo cooperativo e solidaristico. Il fatto che
la finanza informale, rendesse meno gravi le condizioni dei poveri, sostenendoli e aiutandoli, ha fatto si
che si nascessero delle vere e proprie banche cooperative, che stimolano la formazione al risparmio,
concedendo prestiti ai soggetti generalmente esclusi, tipo le donne, incoraggiando la partecipazione e lo
spirito associativo. L'esempio pi noto quello della Grameen Bank, che deve il suo successo alla
microfinanza e al microcredito.
All'insufficienza di risparmio interno si accompagna la scarsit di valuta, dando luogo a quello che
stato chiamato doppio gap.
Nei paesi in via di sviluppo le principali fonti d finanziamento degli investimenti sono stati il risparmio
forzato, cio quello raccolto dallo Stato attraverso l'imposizione fiscale, e il capitale straniero. Gli
investimenti stranieri possono essere di portafoglio quando consistono nell'acquisto di una quota limitata
di capitale di imprese nazionali, diretti se portano al controllo dell'impresa o alla creazione di una nuova
impresa.
Gli investimenti esteri hanno effetti positivi quando essi creano nuova capacit produttiva, mentre se
hanno uno scopo speculativo possono essere fonte di instabilit e di crisi finanziarie quando le aspettative
degli investitori cambiano e si generano ondate di pessimismo. La possibilit di impedire o limitare questi
effetti dipende dall'esistenza di istituzioni bancarie e finanziarie solide e di misure di stabilizzazione

tempestive che frenino il propagarsi della crisi finanziaria e la sua incidenza sull'economia reale
(produzione e occupazione).
Una componente particolare dei flussi di capitale dall'estero costituita dagli aiuti allo sviluppo, da parte
di governi, organizzazioni internazionali, e associazioni private. Spesso per questi aiuti si sono
dimostrati inadeguati a raggiungere gli obbiettivi proposti e hanno accentuato sia la dipendenza
economica sia quella politica dei paesi beneficiari.