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Il mio gatto Teo

Io sono un bambino di nove anni e mi chiamo Lorenzo. Ho un gattino molto bello che
si chiama Teo e lo tengo quasi sempre in casa. Il gattino è molto affettuoso e io ne
vado fiero. Il suo mantello è nero con macchie bianche come la neve, con il pelo
corto. Le sue zampe sono molto robuste, metà sono bianche e metà sono nere; la sua
coda non è molto lunga. Il suo muso è molto simpatico. Le sue orecchie percepiscono
anche il più piccolo rumore, anche una foglia che cade, e sono di media grandezza.
Ha il naso rosa e nero, i suoi occhi sono verdi. Di giorno non riesce a cacciare, ma di
notte, prende tant,i topolini che una persona non se ne accorgerebbe neanche. Il mio
gattino è zoppo e ha il collare con scritto “Raimondi”. Quando ha fame si acciambella
accanto al frigorifero e miagola dolcemente. Se è stanco si accovaccia sul divano e si
mette a dormire per molto tempo. Se vuole uscire di casa miagola pianino e aspetta
che qualcuno gli apra la porta. Ma se per caso vuole andare a fare una scampagnata si
siede sulle mie gambe, mi guarda con i suoi occhietti dolci, io li guardo e mi fa pena.
Quando vuole entrare, si acciambella sul tappeto della porta di entrata, e muove la
coda aspettando che qualcuno guardi fuori e si accorga che lui e lì che aspetta; ma se
deve fare i suoi bisogni graffia la porta tutto agitato, così io lo capisco.
Mi ricordo che un giorno è entrato in mia camera e si era messo a masticare il filo
della radiosveglia di mio fratello, per fortuna funziona ancora. Mi ricordo ancora che
un giorno è andato in garage e si è accovacciato sotto la macchina di mia mamma,
allora io ho preso la scopa e ho provato a tirarlo fuori, ma lui non voleva, allora fece
la pipì per terra e toccò pulire a me! Così ho dovuto dargli uno sculaccione perché
non doveva farlo mai più. Certe volte tira fuori gli artigli e se è sulla sedia, la graffia,
allora la mamma lo ferma e lo mette per terra. Se vuole uscire diventa aggressivo,
allora io lo porto fuori e lo lascio libero. Quando lo vedo fuori e fa freddo, lo porto
dentro perché, se io fossi lui, mi dispiacerebbe stare fuori, perché è un gatto
domestico. Quando io o mia mamma usciamo, lui entra di nascosto e noi non ce ne
accorgiamo. Se c’è un altro gatto lui diventa aggressivo. Teo vuole sempre stare nelle
camere da letto. Un giorno l’ho trovato sul letto di mia sorella che dormiva. A Teo
non piace tanto essere preso in braccio, ma si lascia accarezzare. Quando gli faccio le
carezze sotto il mento, allora vedi che si rilassa e sta molto bene. Quando la sera è in
casa che dorme, noi lo lasciamo dormire sul divano, ma più tardi lo troviamo in
camera da letto. Allora noi chiudiamo tutte le porte così Teo non si può nascondere
sotto i letti, ma al mattino lo troviamo quasi sempre davanti alle porte che miagola.
Se solo vede che io muovo una mano o un piede, lui “attacca”, ma non mi fa male più
di tanto, perché vuole giocare. Quando torno da scuola lui mi aspetta sempre sulla
soglia di casa. Anche se combina tanti guai io gli vorrò sempre tanto bene.
Lorenzo 4^B