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Anno XXXII n.

293

maggio 2012

COME SE FOSSE IL SOLE


Quando si parla de La Verna il pensiero corre subito allintimo tormento di S. Francesco e a quel prodigioso miracolo che impresse sulla sua carne, sul finire dell'estate del 1224, le stimmate di Cristo, conformandolo definitiva-mente a Lui. Visitare la Verna dunque affacciarsi a questo mistero, chiedere di esporsi a questa luce. Alla Verna Francesco chiede di conoscere Cristo in un modo nuovo, non pi vedendo, toccando, ascoltando... bens provando; ch'io senta nel cuore mio, quanto possibile, quello eccessivo amore del quale eri acceso nel sostenere volentieri tanta passione per noi peccatori (FF 1919). Per questa conoscenza non basta la mente, il cuore, l'anima..., ci vuole tutta la persona: anche il corpo. Questa fisionomia, che lega il luogo (detto usualmente Golgota francescano) alla passione mistica del Santo, prevale in genere su ogni altro tipo di lettura. Tuttavia, il mistero che ha segnato in modo singolare l'esperienza di Francesco deve essere interpretato, per motivi di completezza, alla luce della totalit dellevento pasquale messianico che egli ha riprodotto nella sua carne, e che in Cristo trova compimento nella resurrezione. Le ferite, infatti, segni della morte, per la potente forza dellamore diventano segni invincibili di vita. Anche Francesco dAssisi ha posto la Pasqua come fondamento di tutta la sua esperienza in Cristo, dagli inizi della conversione fino alla morte, nudo sulla nuda terra. Questo capovolgimento ben rappresentato dallepisodio della lavanda dei piedi, dove il Signore della vita (Io sono la via, la verit e la vita; Gv 14,6) si fatto servo, perch da Signore e Maestro ha lavato i piedi ai suoi discepoli (cfr. Gv 13,1-20). Per frate Francesco latteggiamento cristiano del servo quello che lui chiama minorit (cfr., ad es., Rnb V,15.19), e infatti spesso in quei

MAGGIO PELLEGRINAGGIO A LA VERNA

Dio che aveva reso mirabilmente risplendente, in vita, quest'uomo ammirabile, ricchissimo per la povert, sublime per l'umilt, vigoroso per la mortificazione, prudente per la semplicit e cospicuo per l'onest d'ogni suo comportamento, lo rese incomparabilmente pi risplendente dopo la morte. L'uomo beato era migrato dal mondo; ma quella sua anima santa, entrando nella casa dell'eternit e nella gloria del cielo, per bere in pienezza alla fonte della vita, aveva lasciato ben chiari nel corpo alcuni segni della gloria futura: quella carne santissima che, crocifissa insieme con i suoi vizi, gi si era trasformata in nuova creatura, mostrava agli occhi di tutti, per un privilegio singolare, I'effige della Passione di Cristo e, mediante un miracolo mai visto, anticipava l'immagine della resurrezione. (FF.1246)

testi nei quali egli parla di minorit o di frati minori, ci sono dei riferimenti alla lavanda dei piedi o al brano del Vangelo di Matteo. Allora, anche la conversione pasquale secondo Francesco, pienamente fondata su Cristo, un capovolgimento della gerarchia dei valori, da maggiore secondo il mondo, a minore secondo il Vangelo: Voglio che questa fraternit sia chiamata Ordine dei Frati Minori (1Cel I, XV, 17-18). Altro aspetto da mettere in evidenza per ci che riguarda la Pasqua francescana, il passaggio dalla morte alla vita. Guardando il corpo di frate Francesco morto stimmatizzato, nudo sulla nuda terra dobbiamo chiederci: dov o Cristo la tua Resurrezione? Forse una risposta la troviamo nel racconto della stimmatizzazione che ne fanno i Fioretti In questa apparizione mirabile, tutto il monte della Verna parea che ardesse di fiamma splendissima, la quale risplendeva e illuminava tutti i monti e le valli d'intorno, come se fosse sopra la terra il sole; onde i pastori che vegliavano in quelle contrade, veggendo il monte infiammato e tanta luce d'intorno, si ebbero grandissima paura, secondo ch'eglino poi narrarono ai frati, affermando che quella fiamma era durata sopra il monte della Verna per spazio di un'ora e pi (Della terza considerazione delle sacre sante istimate FF. 1920). Dal momento in cui aveva ricevuto le stimmate, due anni prima di morire, Francesco non fa altro che pensare alla sua morte, cio allincontro integrale con Dio. Per lui era cominciato come un nuovo itinerario di intimit col suo Signore. Ecco perch per Francesco la morte si chiamava sorella, perch era ed colei che ci conduce fraternamente allincontro definitivo con Dio. Le stimmate sono il segno del Cristo crocifisso, ma anche del Risorto!

larticolo continua pag 2

Antonio Fasolo, ofs

(continua)

COME SE FOSSE SOLE

Nell'Italia centrale del XII secolo nacque la tradizione delle croci dipinte, destinate ad essere appese nell'arco trionfale delle chiese o al di sopra dell'iconostasi, ovvero la zona che separava la navata adibita ai laici dal presbiterio adibito ai religiosi: come a San Damiano.

E limmagine del Cristo crocifisso, che Francesco ha sempre prediletto quella del Crocifisso Risorto (di San Damiano), perch meglio rappresenta la condizione del cristiano, che ogni giorno chiamato a vivere la sua morte e resurrezione per opera di Dio. La Pasqua era per il Poverello, anche il passaggio da questo mondo al Padre, cio un esodo, lEsodo. San Bonaventura argomenta questo aspetto dellAlter Christus forse, meglio di chiunque altro: Una volta, nel giorno santo di Pasqua, siccome si trovava in un romitorio molto lontano dallabitato e non cera possibilit di andare a mendicare, memore di Colui che in quello stesso giorno apparve ai discepoli in cammino verso Emmaus, in figura di pellegrino, chiese lelemosina, come pellegrino e povero, ai suoi stessi frati

Come lebbe ricevuta, li ammaestr con santi discorsi a celebrare continuamente la Pasqua del Signore, cio il passaggio da questo mondo al Padre (LM VII, 9). La Pasqua era per il frate dAssisi, il passaggio dalla morte alla vita, dal peccato alla penitenza, dalla superficialit alla contemplazione. Una contemplazione che rendimento di grazie a Dio per quanto ha operato in lui attraverso questo Mistero cos grande, una contemplazione che si trasforma in lode: ti rendiamo grazie perch [] per la croce, il sangue e la morte di Lui ci hai voluti liberare e redimere (Rnb XXIII, 5).
Antonio Fasolo, ofs

ALCUNE DATE ED EVENTI :


Nel 1213 Francesco riceve dal Conte Orlando di Chiusi il Monte della Verna. Inizia la sua predicazione a pi lungo raggio che lo spinge a recarsi in Marocco, ma una malattia lo ferma in Spagna. Nel 1216 ottiene da Onorio III l'indulgenza della Porziuncola, Il Perdono di Assisi, la pi importante della cristianit dopo quella di Terra Santa. Nel 1219 Francesco parte per Acri e Damietta al seguito della crociata e giunge in Egitto alla corte del sultano Melek el-Kamel, per poi raggiungere la Palestina. Nel frattempo l'Ordine ha i suoi primi martiri, uccisi in Marocco. Nel 1220 Francesco torna ad Assisi dove i suoi ideali di povert, di carit, di semplicit hanno fatto presa su molti, inizia cos un nuovo ciclo di predicazioni in tutta Italia. A Fontecolombo, nei pressi di Rieti, redige una nuova Regola, approvata poi da Onorio III. A Greccio, in dicembre, istituisce il Presepio, una tradizione cara alla cristianit. Nel 1224 sul Monte della Verna riceve le stimmate, il segno di Cristo e della santit. Francesco stanco ed ammalato, il peregrinare per le predicazioni l'ha provato fuori misura, viene cos curato a San Damiano, ospite di Chiara e delle Sorelle. Qui compone il Cantico delle Creature opera di alta religiosit e lirismo, che contiene tutti gli ideali dell'umilt e della grandezza francescana. Sentendo prossima la fine terrena, Francesco si fa portare alla Porziuncola, in Santa Maria degli Angeli, dove muore al tramonto della giornata del 3 ottobre 1226.

PELLEGRINAGGIO A LA VERNA
Cari fratelli e sorelle, siamo prossimi alla partenza per il pellegrinaggio del 26-27 Maggio2012 sul Sacro Monte Della Verna. Utilizziamo i giorni che precedono tale Evento come momento di preghiera e meditazione. Cerchiamo di focalizzare la Nostra attenzione al cammino che ci porta a Ges come Francescani. Vi ricordo Che Domenica 27 Maggio Pentecoste . Apriamo i nostri cuori allo Spirito Santo: che discenda su di noi e sui nostri cari. Il punto dincontro per la partenza Piazza Re di Roma angolo via Asta. Per raggiungere Piazza Re di Roma basta prendere la metro A e scendere alla fermata omonima. Lappuntamento per le 7,00 e la partenza prevista per le 7,30. Mi raccomando la puntualit. Per qualsiasi informazione potete contattarmi al numero 3495828900.
Alessandro Natalucci, ofs

informazioni ai partecipanti

SONO DISPONIBILI FINO AI PRIMI DI MAGGIO ANCORA POSTI TELEFONARE AD ALESSANDRO

CAMMINANDO NEL VANGELO


verso la Pentecoste

5^ domenica di Pasqua - Gv 15, 1-8


Se siamo uniti a Cristo la nostra vita feconda, porta frutti; se invece siamo distaccati da lui non portiamo frutti e siamo come rami secchi, destinati ad ardere nel fuoco.Nel suo insegnamento Ges prende spesso spunto da cose famigliari agli ascoltatori, in modo tale che ci che udivano fosse anche visto: parola e immagine si sostenevano a vicenda. La vita dei campi gli fornisce immagini e spunti. Una volta ci ha parlato con limmagine del chicco di grano, oggi ci parla con limmagine del tralcio e della vite. Io sono la vera vite e il Padre mio il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perch porti pi frutto Ges prospetta due casi. Il primo negativo: il tralcio secco, non porta frutto, perci viene tagliato e buttato via; il secondo positivo: il tralcio ancora vivo e vegeto; viene perci potato. Questo contrasto sottolinea una cosa molto importante: la potatura non un atto negativo. Il vignaiolo sa che la vite pu dare ancora frutti e per questo la pota. Lo stesso avviene sul piano spirituale. Quando Dio interviene nella nostra vita con la croce, non vuol dire che egli adirato con noi. Proprio il contrario. Ma perch il vignaiolo deve procurare dolore alla vite, potandola? Se cos non facesse la forza della vite si disperderebbe: essa metter pi grappoli del dovuto, con la conseguenza di non riuscire a portarli tutti a maturazione e di abbassare la gradazione del vino. Corre anche il rischio di inselvatichirsi se resta a lungo senza essere potata. Lo stesso succede nella nostra vita. Vivere scegliere e scegliere rinunciare. La persona che nella vita vuole fare troppe cose o coltiva uninfinit di interessi, si disperde; non ecceller in nulla. Bisogna avere il coraggio di fare delle scelte, lasciar cadere alcuni interessi secondari, per concentrarsi su alcuni primari. Potare! Questo ancora pi vero nella vita spirituale. La santit somiglia alla scultura. Leonardo da Vinci ha definito la scultura larte di levare. Tutte le altre arti consistono nel mettere qualcosa: colore sulla tela nella pittura, pietra su pietra nellarchitettura, nota su nota nella musica. Solo la scultura consiste nel levare; levare i pezzi di marmo che sono di troppo per far emergere la figura che si ha in mente. Anche la perfezione cristiana si ottiene cos, facendo cadere i pezzi inutili, cio desideri, ambizioni, progetti e tendenze carnali che ci disperdono da tutte le parti e non ci permettono di concludere nulla. Dio simile allo scultore. Lui vede che dentro la pietra, in maniera ancora informe, nascosta una creatura nuova; cos prende lo scalpello che la croce e comincia a lavorarci; prende le forbici del potatore e comincia a potare. Non dobbiamo pensare a chiss quali croci terribili. Ordinariamente Egli non aggiunge nulla a quello che la vita, da sola, presenta di sofferenza, fatica e tribolazioni; solo fa servire queste cose alla nostra purificazione. Una cosa soprattutto ci deve sorreggere quando sentiamo su di noi la mano del potatore: Dio soffre con noi nel vederci soffrire. Egli pota con mano tremante.

Bisogna avere il coraggio di fare delle scelte, lasciar cadere alcuni interessi secondari, per concentrarsi su alcuni primari. Potare! Questo ancora pi vero nella vita spirituale. () Una cosa soprattutto Ci deve sorreggere quando sentiamo su di noi la mano del potatore: Dio soffre con noi nel vederci soffrire. Egli pota con mano tremante.

6^ domenica di Pasqua
Gv. 15, 9-17
Il sacrificio della vita lespressione pi alta e pi convincente dellamore. Ora Ges ha dato la sua vita per noi. Di pi non ci poteva amare. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri Lamore, un comandamento? Si pu fare dellamore un comandamento, senza distruggerlo? Che rapporto ci pu essere tra amore e dovere, dal momento che uno rappresenta la spontaneit e laltro lobbligo? Bisogna sapere che ci sono due generi di comandi. C un comando o un obbligo che viene dallesterno, da una volont diversa dalla mia, e vi un comando o un obbligo che viene dal di dentro e che nasce dalla cosa stessa. La mela che cade dallalbero obbligata a cadere, non ne pu fare a meno; in essa c una forza interna di gravit che lattira verso il centro della terra. Allo stesso modo, vi sono due modi secondo cui luomo pu essere indotto a fare, o a non fare, una certa cosa: o per costrizione o per attrazione. La legge e i comandamenti ordinari ve lo inducono nel primo modo: per costrizione, con la minaccia del castigo; lamore ve lo induce nel secondo modo: per attrazione, per una spinta interna. Ciascuno infatti attratto da ci che ama, senza che subisca alcuna costrizione dallesterno. Mostra a un bimbo un giocattolo e lo vedrai slanciarsi per afferrarlo. Mostra il Bene ad unanima assetata di verit ed essa si slancer verso di esso. Chi li spinge? Nessuno, sono attratti dalloggetto del loro desiderio. Ma se cos se noi siamo attratti spontaneamente dal bene e dalla verit che Dio - che bisogno cera di fare, di questamore, un comandamento e un dovere? E che noi siamo circondati da molti altri beni e siamo facilmente in pericolo di perdere il Sommo Bene.

CAMMINANDO NEL VANGELO (segue)

Cos i comandamenti ci guidano e ci permettono di non smarrire la giusta traiettoria. Forse banale lesempio che mi suggeriscono, ma li percepisco simili alle regole che guidano una navicella spaziale diretta verso il sole; deve seguire certe regole per non cadere dentro la sfera di gravit di qualche pianeta o satellite. I comandamenti, a partire dal primo e pi grande di tutti, che quello di amare Dio, servono a questo. Tutto ci ha un impatto diretto sulla vita e sullamore anche umano.

7^ domenica di Pasqua

ASCENSIONE di NSGC
Mc. 16, 15-20
Assunto e seduto alla destra del Padre Ges accompagna il ministero degli undici, e quindi adesso il ministero di tutta la Chiesa. E curioso ascoltare sulla bocca dei due angeli, al momento dellAscensione, lo stesso rimprovero, che, in toni meno amabili, stato spesso rivolto ai cristiani, da parte dei non credenti: Perch state a guardare il cielo? I cristiani, diceva Hegel, sprecano in cielo i tesori destinati alla terra; secondo Marx essi proiettano in cielo i loro desideri inappagati sulla terra. Cerchiamo di capire il vero atteggiamento del cristiano nei confronti del cielo (vita futura) e della terra (vita presente), mediante un confronto con il pensiero di Platone. Per il filosofo le cose di quaggi non sono che ombre di entit celesti che gli uomini scambiano per realt. Bisogna sciogliersi dal corpo che ci incatena e alle illusioni, uscire dalla caverna per conoscere la vera realt. Raffaello ha magistralmente sintetizzato il pensiero di Platone nel famoso quadro detto La scuola di Atene. In esso vediamo i due massimi filosofi antichi, Platone ed Aristotele, rappresentati in atteggiamenti opposti. Aristotele, con la mano rivolta in gi, dice che la realt sulla terra e che la nostra conoscenza deve partire dalle cose che si vedono e si toccano; Platone con il dito rivolto in su, ricorda che la realt in alto, in cielo. Oggi siamo tutti, chi pi chi meno, aristotelici, tutti con lo sguardo e lattenzione rivolti alla terra. Servirebbe a tutti un pizzico di platonismo. Quel personaggio del quadro di Raffaello con il dito puntato verso il cielo, potrebbe essere benissimo san Paolo nellatto di dire ai cristiani di Colossi: Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lass, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lass, non a quelle della terra (Colossesi, 3, 12). Allora, la fede cristiana non sarebbe una forma aggiornata di platonismo? No, c una differenza sostanziale; il cielo dei cristiani non lo stesso di Platone. Quando parliamo di cielo, noi non intendiamo uno spazio o un mondo che sta sopra di noi (liperuranio!), ma un evento che sta davanti a noi, verso il quale siamo incamminati. E questo evento il ritorno glorioso del Signore, la parusia, i cieli nuovi e la terra nuova. Agli occhi di Platone questo mondo perdeva ogni valore. In questo caso, evadere dal mondo diventa la parola dordine. Non esiste una salvezza della carne e del mondo, ma solo dalla carne e dal mondo. Il cristiano non un dualista come Platone. Il corpo non un semplice contenitore da lasciare quaggi. Esso destinato a partecipare, con lanima, alla gloria. Di pi: se questo mondo di Dio, creato da lui e in attesa, anchesso, della piena redenzione (cfr. Romani 8, 19), allora non solo non possiamo disinteressarci della sua sorte, ma dobbiamo contribuire alla sua conservazione e al suo miglioramento. Lontano dal distoglierci da s tale compito. Il tempo ci dato per operare del bene a tutti (Galati 6, 10). Altro dunque che sprecare in cielo i tesori destinati alla terra!

Sono sempre pi numerosi i giovani che rifiutano listituzione del matrimonio e scelgono il cosiddetto amore libero o la semplice convivenza. Il matrimonio unistituzione; una volta contratto lega, obbliga ad essere fedeli e ad amare laltro per tutta la vita. Ora, che bisogno ha lamore, che istinto, spontaneit, slancio vitale di trasformarsi in un dovere? Il filosofo Kierkegaard d una risposta convincente: Soltanto quando c il dovere di amare, allora soltanto lamore garantito per sempre contro ogni alterazione Vuol dire: luomo che ama veramente, vuole amare per sempre. Lamore ha bisogno di avere come orizzonte leternit, se no, non che uno scherzo, un amabile malinteso, un pericoloso passatempo. Per questo, pi uno ama intensamente, pi percepisce con angoscia il pericolo che corre questo suo amore, pericolo che non viene da altri che da lui stesso. Egli sa bene infatti di essere volubile e che domani potrebbe gi stancarsi e non amare pi. E poich adesso che nellamore vede con chiarezza quale perdita irreparabile questo comporterebbe, ecco che si premunisce vincolandosi ad amare per sempre. Il dovere sottrae lamore alla volubilit e lo lega alleternit. Chi ama ben felice di dover amare; questo gli sembra il comandamento pi bello e liberante del mondo.

CAMMINANDO NEL VANGELO

27 maggio

PENTECOSTE
Gv. 15, 26-27; 16, 12-15
Lo Spirito e i discepoli sono insieme i testimoni di Cristo, quelli che lo pregano e ne dimostrano la verit e i frutti. Sar lo Spirito Santo ad introdurre i discepoli nella verit del Cristo, a iniziarli pienamente al suo ministero.

OFS GIFRA LAZO

Nel Nuovo Testamento ci sono due racconti della Pentecoste: una lucana, descritta nella prima lettura e una giovannea descritta nel brano evangelico: Ges alit sui discepoli e disse: Ricevete lo Spirito Santo. I due racconti corrispondono a due modi diversi da concepire e presentare il dono dello Spirito, che non si escludono tra di loro, ma piuttosto si integrano. Luca e Giovanni descrivono, con due preoccupazioni teologiche diverse, lo stesso fondamentale evento della storia della salvezza e cio leffusione dello Spirito, resa possibile dal sacrificio pasquale di Cristo. Luca descrive quel momento avvenuto cinquanta giorni dopo Pasqua, il giorno in cui gli ebrei celebravano la conclusione della festa di Pentecoste; Giovanni accentua le primissime manifestazioni di esso che si ebbero, anchesse nel Cenacolo, il giorno stesso di Pasqua. Con profondo senso teologico, accosta, tra loro, nel tempo e nello spazio, Pasqua e Pentecoste. Nella comprensione di Luca, lo Spirito Santo appare come la forza divina che permette di portare la salvezza fino ai confini della terra. Per Giovanni, come anche per Paolo, lo Spirito Santo non permette solo di compiere azioni supplementari, non serve solo per portare la salvezza fino ai confini della terra. Esso la salvezza! E il principio della nuova esistenza che opera nel mondo a partire dalla venuta e dal sacrificio pasquale di Cristo. Non qualcosa di supplementare , ma qualcosa di essenziale. Da esso dipende la vita nuova, la vita di Cristo. Due titoli dello Spirito Santo sono particolarmente cari a Giovanni: Spirito di verit e Paraclito, Verit indica sia realt divina che la conoscenza della realt divina; ha un significato ontologico o oggettivo e uno gnoseologico o soggettivo. In passato si insistito soprattutto sul secondo senso, sulla conoscenza e sulla formulazione della verit, quindi sulla verit dogmatica. In questa luce, lo Spirito appare come colui che guida la Chiesa a una piena conoscenza delle implicazioni della rivelazione, attraverso i concili, il Magistero, la Tradizione. Esiste un aspetto pi personale ed esistenziale che dobbiamo tener presente. Lo Spirito Santo ci conduce a un contatto sempre pi intimo e profondo con la realt di Dio, ci d accesso alla vita stessa di Cristo. E il principio della nostra esperienza e della nostra conoscenza di Dio. Il Paraclito, come nome, ha diverse sfumature di significato: difensore, avvocato, consolatore; ma tutte indicano unazione a favore dei credenti. In lui, Cristo stesso che continua ad essere vicino alla Chiesa. Questo consolatore non consola a parole, ma lo fa attestando al nostro spirito che siamo figli di Dio e, se figli, anche eredi (cfr. Romani 8,16). La condizione prima per ricevere lo Spirito Santo non sono i meriti e le virt; il desiderio, il bisogno vitale, la sete.
Adelaide Rossi, ofs

domenica 6 maggio II CONVEGNO REGIONALE OFS - GiFra NOI NEL MONDO DALLACCOGLIENZA ALLEVANGELIZZAZIONE
programma; ore 9 Registrazione e colazione ore 10 - Introduzione al Convegno Saluto di Bruno Tomarelli, Ministro Lazio OFS Saluto di Giada Tiberio, Delegata regionale Gi.Fra ore 10,45 Tavola rotonda sul tema: NOI NEL MONDO DALLACCOGLIENZA ALLEVANGELIZZAZIONE partecipano: Giovanbattista Sgritta, docente Univ.La Sapienza RM Don Antonio Mazzi, fodazione EXODUS Andrea Monda, scrittore Attilio Galimberti, ofs collabora con FRANCISCANS INTERNATIONAL e CIOFS. Alfonso Filippone, presidente nazionale Gi.Fra coordina: Elisa Calessi, giornalista ore 12,30 Celebrazione S. Messa Tempo di riflessioone digiuno offerta libera del corrispettivo del pasto ore 14,30 LA DURA LETIZIA meditazioni visive francescane con musiche di Cristian Carrara Giovanni Scifoni, narratore Massimo Ottoni, animazioni su sabbia Michelangelo Carbonara, pianoforte

Quando verr il Consolatore che io vi mander dal Padre, lo Spirito di verit che procede dal Padre, egli mi render testimonianza; e anche voi mi renderete testimonianza, perch siete stati con me fin dal principio. (Gv, 15 26-27)

ore 16 Conclusione
presso il SERAPHICUM via del Seraphicum metro EUR - LAURENTINA

mese mariano

Madonna di Fatima
Voglio che recitiate il Rosario tutti i giorni. Il Santo Padre Benedetto XVI, al rientro dal suo pellegrinaggio a Fatima il 19 maggio 2010, ebbe a dire La Bianca Signora, nellapparizione del 13 giugno 1917, disse ai tre pastorelli Lucia, Francesco e Giacinta: Voglio che recitiate il Rosario tutti i giorni. Potremmo dire che Fatima e il Rosario siano quasi un sinonimo. E proprio di speranza carico il messaggio, impegnativo e al tempo stesso consolante, che la Madonna ha lasciato a Fatima. E un messaggio incentrato sulla preghiera, sulla penitenza e sulla conversione che si proietta oltre le minacce, i pericoli e gli orrori della storia, per invitare luomo ad avere fiducia nellazione di Dio, a coltivare la grande speranza, a fare esperienza della grazia del Signore per innamorarsi di Lui, fonte dellamore e della pace. A dire il vero linvito della Madonna ai tre pastorelli di recitare quotidianamente il santo Rosario emerge non soltanto nella seconda apparizione cui si riferisce il Santo Padre, ma in tutte le altre apparizioni di Fatima. Nel 1997 Suor Lucia scrive lopera Gli appelli del Messaggio di Fatima. Trattasi di un libro che, a giudizio di P. Jess Castellano Cervera, presenta il messaggio di Fatima come messaggio essenziale della fede, della morale, della spiritualit cattolica con riferimento costante alla Scrittura (antico e nuovo Testamento). Nel dodicesimo capitolo, la veggente, soffermandosi sullappello alla recita quotidiana del Rosario, si pone tra laltro questo interrogativo: Perch la Madonna ci ha ordinato di recitare il Rosario tutti i giorni e non ci ha raccomandato di assistere quotidianamente alla Santa Messa?. Suor Lucia risponde dicendo che Dio Padre e come Padre si adegua alle necessit e possibilit dei suoi figli. Ora se Dio, attraverso la Madonna, ci avesse chiesto di assistere tutti i giorni alla Santa Messa e fare la Comunione, sicuramente molti avrebbero detto con giusto motivo che non era possibile. Alcuni a causa della distanza dalla chiesa pi vicina dove si celebra lEucarestia; altri perch non glielo consentono le loro occupazioni di stato, di lavoro, le condizioni di salute etc. Invece la preghiera del Rosario accessibile a tutti, poveri e ricchi, sapienti e ignoranti, grandi e piccoli. Dato che tutti noi abbiamo bisogno di pregare, Dio ci chiede, attraverso Maria, unorazione che alla nostra portata: la preghiera del Rosario si pu recitare sia in comune che in privato, sia in chiesa di fronte al Santissimo, come a casa, in famiglia o da soli, sia per strada quando si viaggia, sia durante una tranquilla passeggiata in campagna. E indubbio che, dopo la partecipazione al sacrificio della Santa Messa, la preghiera del Santo Rosario sia la pi gradita a Dio e di maggior profitto per le nostre anime. Se cos non fosse la Madonna non lavrebbe cos insistentemente raccomandata ai tre pastorelli come via e porta di Salvezza, costituendo altres un mezzo poderoso per aiutarci a mantenere la fede, la speranza, la carit.
Elvio Pettinella, ofs

13 MAGGIO

la preghiera del Rosario accessibile a tutti, poveri e ricchi, sapienti e ignoranti, grandi e piccoli. Suor Lucia

UN ROSARIO PER LAFRICA


Patr Jos Nzu Nzu ha telefonato dalla Repubblica Democratica del Congo per dare a tutta la fraternit i suoi saluti, auguri per la Santa Pasqua e ogni benedizione. Ci ricorda sempre nelle sue preghiere. Attualmente stato assegnato ad una nuova parrocchia in una zona forestale molto isolata e, quindi, pu mettersi in contatto con noi quando si reca in un centro pi grande. fornito di collegamenti. Torner in Italia il prossimo autunno. Come lo scorso anno in fraternit di raccogolgono rosari da dare a fr. Jos per la missione. Un po tutti ce ne ritroviamo pi di uno del personale, o regalatoci, o come ricordo di visite a santuari etc. insieme ad altri piccoli oggetti anche in questo la nostra societ sabbonda! Finiti in fondo ad un cassetto, tra tante altre cose, anche se care rimangono nel dimenticatoio possono cos tornare a nuova vita, tra le mani dei nostri fratelli e sorelle dAfrica!

missioni francescane

Marco Stocchi. ofs

storia della Fraternit

UNA DONNA VESTITA DI SOLE di Mario Barberis terziario francescano


Nel 1952, le Edizioni Frate Indovino, dei cappuccini dellUmbria, affidarono a Mario Barberis lesecuzione delle dodici tavole per illustrare, con riferimento agli avvenimenti di Fatima, mese per mese, il loro Calendario. In questi anni, il Calendario di Frate Indovino diventato uno dei pi diffusi in tutta Italia. Numerosi artisti si sono cimentati su queste pagine, ma a tuttoggi le illustrazioni di Barberis continuano ad essere le pi note e riprodotte. Da famiglia di origini piemontesi, Mario Barberis nacque nel 1893 a Roma. Interrotti gli studi classici, frequent lAccademia Albertina di Torino. Partecip alla Prima Guera Mondiale. Dopo un periodo di sperimentazione futurista, si dedic soprattuto alla illustrazione e pittura, spesso di soggetto sacro. Oper anche per la Basilica dellAgonia di Gerusalemme. Fequent attivamente la nostra fraternit, soprattutto fino ai primi anni 50. Mor a Roma il Roma, 24 gennaio 1960.

CENTRO GIUSEPPINA BERETTONI

GIUSEPPINA, ROMANA DE ROMA.


un breve ritratto di mons. Granito Tavanti
Pubblichiamo questo conciso quanto efficace - e commovente - ritratto della serva di Dio Giuseppina a tre anni, il 4 maggio, dalla dipartita al cielo di mons. Granito Tavanti, protonotaio apostolico e canonico della Basilica di Santa Maria Maggiore. Indimenticabile amico del Centro, che mai ha fatto mancare la sua presenza per la S. Messa del primo sabato del mese.

"Romana de Roma", nacque in Via Quattro Cantoni il 6 agosto 1875. Fu battezzata a Santa Maria Maggiore e, in S. Maria Maggiore, dopo aver ricevuto la Comunione mor con una morte prevista e cosciente il 17 gennaio 1927. Apparteneva all'Ordine Secolare di S. Francesco. Attratta dall'amore di Dio e affascinata dall'insegnamento di San Francesco, volendo conformare la sua vita alla chiamata del Signore, fin da piccola, si mise in testa di essere nata con una malattia che essa stessa chiam "la monachite". Credeva di essere destinata a diventare suora, preferibilmente di clausura. Sentiva un particolare trasporto a santificarsi standosene tutta sola con Dio. Buss a tre istituti per essere religiosa, ma tutti vollero disfarsene perch dimostrava di essere un soggetto scomodo e non doveva avere la testa a posto. Guarita dalla "monachite" concluse tra s: "Giacch Ges non mi vuole in convento, mi vendicher di lui. Andr cercando tutte le creature per guadagnarle a Dio... Non m'importa che mi chiamino santa o indemoniata... Ho sete di anime". Il Signore si serv di lei per attirare a s tante anime. Correva rapida come il vento, ma non mancarono problemi e fu denunziata al Santo Uffizio, ma qui furono molto prudenti e la rimandarono al Vicariato di Roma, dove fu interrogata e vagliata. Ma, alla conclusione, il Cardinale Vicario la licenzi paternamente dicendole: "Vada; procuri di farsi presto santa, cos sar risparmiata parte del processo di canonizzazione". Ebbe una sufficiente istruzione che, pi tardi, complet per superare gli esami di maestra di asilo, presso i quali lavor per molti anni. Nelle parrocchie, negli asili, in baracche improvvisate nella periferia di Roma, nell'Agro Romano, nel Lazio, nella Liguria, nella Lombardia, nelle Marche, in qualche puntata nella lontana Argentina, la videro passare angelo benefico, disponibile sempre a tutte le invocazioni di aiuto, a tutte le sollecitudini di soccorso, a prodigarsi a tutti da pia samaritana. Creatura meravigliosa, aveva un'intelligenza viva e versatile, una parola che avvicinava tutti, a cominciare dai sacerdoti che ascoltavano incantati e con profitto. E insieme era tanto umile e coraggiosa, paziente nelle tribolazioni, forte nelle contraddizioni, nella po-vert che la tenne sempre alle strette, nelle ingratitudini sofferte e nei perdoni subito concessi. Tutto donava, perch tutto attingeva nella preghiera divenuta in lei altissima contemplazione, dall'intensa vita eucaristica, dai lunghi incontri con Ges passati in adorazione, per intere nottate, dinanzi al SS.mo Sacramento, dalla sete di sacrificio e di penitenza.

"Chiamatemi - invita tutti Giuseppina - io sono con voi! Basta che pronunciate il mio nome ch'io vi son vicina, perch la mia missione in Cielo: accorrere a chi mi chiama; soccorrere chi m'invoca; e aiutarlo a sorpassare i tristi momenti che la vita inevitabilmente regala".

Nel contatto con le anime fu animata da una fiducia sconfinata nell'amore misericordioso che Ges ha per esse, ne fece il fulcro delle sue conquiste, il tema prediletto dei suoi discorsi ed inculcava ai sacerdoti di praticarla. Offertasi vittima per i sacerdoti, il Signore ne fece un'apostola presso di essi. Con l'Editto del 13.03. 2000 il Cardinale Vicario di Roma ha aperto il processo di beatificazione. Roma ne conserva le venerate spoglie al Cimitero del Verano e nella sua sua tomba si legge: "consum lo sua vita alla maggior gloria di Dio e al bene delle anime".

mons. Granto Tavanti

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GIUSEPPINA VOCE PER UN MAGNIFICAT NELLULTIMO LIBRO DI MARIA DI LORENZO L'imitazione di Maria ha prodotto nel corso dei secoli sempre nuovi orizzonti dentro cui vivere la propria fedelt al Vangelo. Il volume Venti voci per un Magnifica presenta venti itinerari spirituali. Dal medico missionario Lido Rossi alla amica degli straccivendoli suor Emmanuelle del Cairo; dal grande apostolo di Maria padre Luigi Faccenda al cuore sacerdotale di padre Marcel Roussel; dalla straordinaria vita di fede della mistica romana Giuseppina Berettoni a quella operosa di un imprenditore della carit come lingegnere Uberto Mori, passando per i coniugi Luigi e Zelia Martin, genitori di Teresa di Lisieux, e molti altri. Quelli presentati sono testimoni di ogni tempo che nella diversit delle proprie esperienze e scelte di vita, anche molto distanti, e tutte personalissime, tracciano insieme una singolare tramatura di voci tesa a realizzare una segreta polifonia per celebrare un unico, straordinario Magnificat a Colei che, generando la Verit e conservandola nel proprio cuore, lha partecipata allumanit intera per sempre (Giovanni Paolo II, Fides et Ratio, n. 108).
Edizioni dell'Immacolata Pagg. 128 - Euro 11,00

La rosa
Alta sul verde stelo, sorretta da un calice spinoso al primo mattino del prato sorride. Squarcia della notte il -velo, dona incanto armonioso, a tutto il creato sorride. I petali rosa antico rosso vermiglio sono labbra ardenti che sorridono. Sono occhi splendenti tra lacrime di fresca rugiada al primo mattino del prato, che sorridono. La rosa il fiore che serra tra i petali un'anima che palpita, insegna la vita, la gioia infinita di Amare.
poesia di Rosita Taddeini, ofs

Appuntamenti
MAGGIO 2012
4 maggio primo venerd ADORAZIONE EUCARISTICA in basilica S. Antonio ore 17,5 5 maggio primo sabato Centro Giuseppina Berettoni ore 14,30 riunione in fraternit ore 16 - Santa Messa cappella Cesi in S. Maria Maggiore attenzione! non c lincontro di formazione del secondo venerd Postulantato riunione sabato 19 maggio ore 17 Riunione del Consiglio in data da stabilirsi 26-27 maggio PELLEGRINAGGIO A LA VERNA informazioni al pagina 2 di Squilla

Postulantato

17 GIUGNO: AMMISSIONI
Il Consiglio di Fraternit, durante lultima riunione, dopo aver sentito il parere dei maestri di formazione Maria Rosaria Cavuoti e Antonio Fasolo, ha indicato la data del 17 giugno per lammissione di Silvia e Teodoro al noviziato.

LA MISERA STANZA DEL MIO CUORE


don TONINO BELLO Il 20 aprile 1993 moriva don Tonino Bello, vescovo di Molfetta, Ruvo, Giovinazzo e Terlizzi. Un francescano secolare, un profeta dei nostri giorni, un uomo che ha saputo amare e cercare la pace sopra ogni cosa. A lui molti francescani secolari si ispirano nelle scelte concrete della propria vita. I suoi scritti, poesia incarnata, sono strumenti preziosi per ciascun uomo cercatore di senso. I suoi gesti rimangono ancora oggi pietre miliari sulle quali continuare a sognare e a costruire la Chiesa, casa per tutti i popoli.
Il mio cuore, Ges, come una stanza ... Tu mi hai detto: preparala per me perch voglio dimorare in essa. Lho guardata e mi sono accorta che era ornata di tappeti preziosi, oggetti che ricordavano il passato, quadri pregiati, mobili sontuosi ricchezze importanti per me. Nellosservarla non mancava nulla era pronta per accogliere un degno Re. Ma io ho voluto fare ancora meglio, ho tirato via quadri, foto, lampade con luci abbaglianti, tappeti e mobili. Ho strappato via tutto ci che la riempiva e poi ... lho guardata. Era buia, deserta, solo su una parete era rimasta una Tua immagine. Chi la osservava rimaneva confuso, era misera misera, non possedeva nulla. Mi son detta: Ecco Ges pronta per te, proprio come mi avevi chiesto". Ti dono questa stanza mio Signore, povera e spoglia perch tu possa dimorare in essa, perch lunica vera luce che la illumina possa essere tu. Silvia Tassi