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CRONACHE DI ATLANTIDE

tratto da

http://ilgrandeignoto.blogspot.it
di

ANGELO CICCARELLA

sabato 13 marzo 2010

INCONTRO CON UN UOMO STRAORDINARIO 1

Il tempo circolare, per cui vai da una parte e non trovi quello che cerchi, ma trovi qualcos'altro che non cercavi. Io cercavo da ragazzo di espandere la coscienza, senza ausilii chimici. All'inizio comunque era un interesse puramente conoscitivo. Del resto tutti, anche senza studiare filosofia, si pongono domande del tipo "come si fa a soffrire di meno o a non soffrire?". Guarda caso questo il drive principale di tutti i sistemi filosofici e conoscitivi. A furia poi di studiare e di trovare, senza difficolt, risonanze, a un certo punto mi sono detto letteralmente che non avrebbe avuto ulteriore senso continuare a studiare e basta. Sarebbe stato come continuare a leccare un barattolo di marmellata dal di fuori e quindi a sentire continuamente sapore di vetro. Se poi tu scambi il sapore di vetro con quello della marmellata che contenuta nel barattolo allora sei pazzo... Ho dunque deciso di togliere il coperchio. Pi che altro ho deciso di tuffarmi dentro e di fare un'esperienza dal di dentro. Questo perch a farle dal di fuori, non riuscivo a sentire altro che sapore di vetro. Mentre, buttandomi dentro, posso testimoniarvi di aver assaggiato molti diversi gusti arrivando poi, dopo un lungo ciclo di tre lustri, ad avere voglia di

tornare nel mondo, visto che quella era stata a tutti gli effetti una vera e propria uscita dal mondo stesso. Scandurra, il mio maestro, era quel barattolo, per di pi col coperchio svitato. A dirla tutta, un po' svitato lo era il mio primo maestro. Sebbene adulto, viveva ancora a casa dai genitori che lo adoravano e lo assecondavano in ogni cosa. Scandurra si faceva pennichelle magistrali dopo pranzo insieme ad un gattaccio esperto di mille battaglie, spellacchiato e fetente, dalla voracit colossale. Lo chiamava in vari modi e un giorno gli chiesi perch gli aveva dato tanti nomi e lui, il gatto ha nove vite, quindi l'ho battezzato nove volte. Un giorno mi confid di essere stato iniziato da un noto principe romano, uomo stranissimo col quale si era imbattuto per quei casi della vita assai trasparenti, ove tutti i torrenti portano al grande fiume. Tutto era segnato. Mi raccontava che il suo maestro gli citava in maniera ricorrente l'Atlantide e la ricordava come realt presente, continente tutt'altro che sommerso, aveva semplicemente cambiato posizione, o meglio, stato. Scandurra mi confess che da principio nemmeno riusciva a capire n i termini dell'insegnamento, n i concetti. Fatic molto per star dietro al principe-mago, ma poi comprese il tutto dopo aver ricevuto quello che lui chiamava, il dono, l'iniziazione. Gli si accesero le lampadine e cos la realt apparve pi chiara. La magia arte mi insegnava Scandurra ristabilisce la coesistenza tra l'inconscio e il conscio, soprattutto quando questo equilibrio sotto attacco. Il mondo un chiaroscuro e ci sono solo pochissimi veri valori nella vita, individuabili quando la Vita ci fa visita veramente. La magia una potenziale liberazione da tutte le forme di potere, persino dal limite del tempo e dell'identit. La storia del mondo e quella individuale avvengono per mutazione, non per evoluzione. Scandurra mi faceva l'esempio del membro maschile (ovviamente lo chiamava nel modo popolare), esso cambia di stato se sollecitato da un pensiero erotico che possiamo avere su una bella donna, da un fattore eccitante, non cambia da solo. Forse non era pregnante l'esempio, ma per me era comunque efficace. Una tensione continuata procurer una situazione critica tale da mutare le condizioni iniziali, fino a farle esplodere. L'immaginazione il propellente principale per ogni atto magico: disegna nella tua mente un cerchio luminoso, dagli tensione finch diventa maturo per proiettarlo all'esterno, dopodich lo fissi ad una distanza tale da non costarti fatica, poi lo fai roteare in

senso orario e viceversa. Per mesi feci questo esercizio mentale. Fino a quando notai che il cerchio viveva di vita propria, gli avevo dato una spinta, provocato un movimento, insomma, potevo comandarlo a piacimento. Il mio maestro non era un teorico, per lui la pratica era tutto. Cos mi fece studiare da solo la simbologia del cerchio attraverso diversi libri e pitture: i significati della figura mi servirono per applicarla quando gli eventi lo richiedevano. I risultati furono entusiasmanti. Cribbio, la magia era una cosa reale, concreta e il potere dell'immaginazione rendeva tutto facile. Mi feci prendere un po' la mano. Non vi nascondo che non sempre fui corretto, all'inizio. Era troppo forte. Poi Scandurra mi fece un cazziatone pazzesco. Non mi volle vedere per un mese. Dapprima non mi turb la lontananza. In seguito il mio equilibrio psicofisico salt. Passai giorni di depressione, paura. Le notti poi, erano funestate da incubi, febbri sfiancanti. Ripresi a pregare e a frequentare la parrocchia. Dopo un mese, una sera, il maestro si present a casa mia. Bello fresco e tranquillo, mi invit ad uscire per andare in un posto. Quando Scandurra mi diceva, andiamo in un posto, di solito mi si gelava il sangue. La via alla conoscenza diventa ardua quando si aprono i rubinetti mentali e l'acqua esce copiosa. Ti immergi in un mondo dentro il mondo e scopri che vi sono pi dimensioni, molto prima delle scoperte della fisica quantistica. Il mio maestro mi fece vedere che esistono punti-di-contatto tra questo universo ed altri e sono ubicati in luoghi speciali, oppure sono cose speciali che ci permettono di accedervi.

marted 16 marzo 2010

IUS 2
I templari c'entrano sempre.

Il posto in questione era presso un bosco, denominato La Commenda, le rovine di un'antica postazione Templare. Vi arrivammo intorno alle 23.00. Un muretto perimetrale, alto non pi di due metri per un'area di 60metri quadri, pressoch diroccato, era l'unica traccia di un antico splendore appartenuto ad un Ordine che faceva tremare re, papi e maomettani d'oltremare, finito tragicamente tra le fiamme del rogo, sull'isola dei Giudei a Parigi e portandosi con s misteri e poteri. La notte rinfrescava. Scandurra non aveva detto una parola durante il tragitto. Parcheggi la cinquecento sul bordo della provinciale. Non passava un'anima... forse, giusto un disincarnato. Lo seguii con un certo affanno dovuto all'emozione, verso l'interno del bosco. Mi aspettavo sempre qualche evento incredibile. A volte accadeva, a volte niente. L'aspettativa era comunque alta. Mi indic un muretto laterale della rovina templare. Rimanemmo a fissare il punto come antiche sentinelle. C'era sufficiente luce per distinguere cose e vegetazione. Passarono i minuti senza alcun cambiamento, ammesso che di cambiamento si trattasse. Non sapevo cosa aspettarmi, eppure fremevo. Brividi lungo la schiena. Di solito, per lunga esperienza, quando l'ignoto irrompeva vento medianico, entit ultraterrene,

eventi mitici provavo un curioso effetto: formicolii persistenti tra il collo e il cervelletto. A parte i brividi, non provai niente altro. Mezz'ora dopo, il maestro si stir le spalle, tir su il naso, fece cenno di andare e buonanotte. Di ritorno, tentai di sapere qualcosa ma Scandurra, con fare dispettoso, fece spallucce. Ci salutammo sotto casa. Insomma, non ci vedevamo da un mese, mi ricontatta e mi porta in un posto dall'aura interessante e poi, niente. Mi andai a coricare. I miei dormivano da un pezzo. Cercai di non far rumore, ma mia madre si alz e mi venne incontro. Sai, Angelo, proprio stasera davano in tv un programma che ti avrebbe interessato, ma stai sempre via, ecco.... Le chiesi cos'era di cos interessante, ma lei tergivers, dicendomi che riguardava cose strane... Con questo dubbio andai a dormire. Verso l'una e mezzo presi sonno. Un sogno, dapprima sconclusionato, poi sempre pi preciso, particolareggiato, per certi versi, sensato, occup gran parte della notte. Correvo in groppa ad un cavallo baio su di una strada sterrata, strettina alquanto per i miei gusti. Era notte fonda e poco si vedeva. Ero vestito come un cavaliere medioevale, calzamaglia, casacca rossa ed elmo leggero, portavo una spada sul fianco destro evidentemente ero mancino ed avevo una fretta dannata. In pratica ero io, ma mi osservavo come se fossi davanti ad uno schermo cinematografico. All'improvviso notai una luce fortissima poco distante dal sentiero, in mezzo ad una fratta. Mi fermai di botto. Discesi da cavallo e mi inoltrai con passo veloce verso la luce. Proveniva dal finestrone di un grande casale e sembrava elettrica. Era cos forte da accecarmi momentaneamente. Poi mi svegliai, la scuola mi aspettava ed ero in ritardo terribile. Mi feci una lavata approssimativa ma quando notai gli occhi, lacrimosi, mi spaventai: le pupille erano piccolissime, come quelle di un gatto che guarda il sole. Ripensai al sogno, alla luce brillantissima. Scandurra e i Templari?

sabato 3 aprile 2010

IUS 3
La porta verso un altro universo.

Che cosa intendeva Scandurra per magia? Abracadabra? Sim sala bin? Nulla a che vedere con le cialtronerie di maghetti furbetti, tanto meno pu esser messa in relazione con le 'vannamarchi' che infestano televisioni e giornali truffando la povera gente. No, la magia del mio maestro cosa ben diversa da quanto noto a livello profano e persino dissimile da quanto sostenuto da pseudo-iniziati oggi in voga, che sbraitano sul web parlando di arconti demiurghi arcangeli senza aver mai fatto esperienza diretta di niente. Gli anni '70, in quel di Viterbo, hanno significato una congiunzione cosmica specialissima che ha provocato un'apertura di un portale arcano, tanto da rivaleggiare con le pi notorie citt magiche del mondo come Londra, Torino, Praga. Esagero? Chi ha conosciuto quell'uomo, chi ha vissuto a Viterbo in quel periodo e si imbattuto in quei personaggi che seguivano Scandurra, pu testimoniarlo. Dicevo: che cosa era la magia per il mio maestro? Il dominio sui poteri dell'immaginazione, dell'inconscio e dell'eros. Un mondo che connetteva, in un modo dimenticato per l'uomo moderno, conscio e inconscio, individuo e cosmo. Scandurra ci insegn le operazioni metafisiche della mente. Egli non era un

erudito, anzi, se possibile quantificare la sua ignoranza, sapeva poco o niente di cose profane; scriveva in dialetto viterbese, parlava pure peggio in una sorta di slang appartenente al sottoproletariato urbano; non sapeva far di conto se non addizionare e sottrarre. Insomma per i benpensanti era l'emblema di una testa di legno, inutile per la societ o addirittura pericoloso. Per chi lo ha conosciuto era un genio, un uomo di potere, forse un folle di Dio, per alcuni del diavolo. Scandurra mi insegn (insegnare per lui era 'far vedere') che gli uomini erano connessi gli uni agli altri nonch al loro universo per mezzo di raggi invisibili. Vidi, grazie ad una sua digitopressione portata su di un punto dello sterno, una realt intorno a me decisamente diversa, fantasmagorica, composta di filamenti e aloni dai colori sgargianti o grigio-neri, che entravano e uscivano dalle persone da direzioni verticale orizzontale obliqua, con un andamento ondulatorio e velocit variabile. La visione era curiosissima, simile ad un effetto moviola: la sua bottega, la strada all'esterno, i palazzi intorno, inseriti in una specie di acquario a galleggiare. Tale percezione serviva a conoscere la natura delle persone oltre le maschere, la natura della materia oltre la forma aggregante, la natura del tempo non lineare. Incredibile. La prima volta che ebbi la visione delle materie oscure (cos le chiamava senza aver letto Blake) per alcuni giorni provai fastidi agli occhi, all'udito e all'equilibrio; in seguito, imparai a gestire la visione. Tempo, spazio e conoscenza in un'unica esperienza. La fisica quantistica? Double Slit? Entanglement? Quisquilie, pinzellacchere. Scandurra proveniva da un altro universo allo scopo di ripristinare un sistema interdimensionale perduto, qui in terra, insieme a pochi altri viaggiatori. Non voleva discepoli, ma amici. Se ne fregava dei soldi e delle cose, pur potendone possedere a iosa. Preferiva essere sottovalutato e ignorato, sebbene fosse capace di violare a piacimento le leggi della fisica: apporti, telecinesi, chiaroveggenza, precognizione. Apriva portali su altri mondi oggi si direbbe stargate per poi richiuderli con facilit, come fossero portiere di automobili. Non so quanti crederanno a quanto da me descritto, dico soltanto che la Potenza, quella vera, abitava in un quartiere popolare e antico di Viterbo e riceveva donne e uomini tra frutta e verdura e gli cambiava la vita, il destino. A volte ho creduto veramente che nulla gli fosse vietato... come quando una sera d'estate prendemmo la provinciale verso Monteromano e a qualche

chilometro dal paese gli chiesi cosa sapeva dei dischi volanti. Gli descrissi gli effetti che producevano sugli uomini e sulle cose, quando a dieci metri dal paese mi chiese: Tagliano pure la corrente elettrica? Pochi secondi dopo, un black out colp Monteromano, lampioni stradali, luci casalinghe, cessarono di funzionare. Scandurra sorrise e attravers lentamente la via principale con la sua cinquecento. Sconcertato, provai ad avere spiegazioni da lui, invano.

luned 5 aprile 2010

IUS 4
Il primo passo.

Scandurra era diverso da qualsiasi altro guru mago sensitivo, che la pubblicistica potesse mai descrivere. Era un briccone divino. Attraeva per i suoi modi spicci, volutamente grossolani e popolari, una faccia birichina - ma sarebbe meglio definirla da figlio di madre ignota - e occhi che sembravano guardare oltre la persona. In realt, lo ricordo per le sue idee strabilianti e per le gesta inusitate. Mi ha insegnato prima di tutto che un ricercatore spirituale - ma lui lo definiva un apprendista di materie oscure - necessitava di un'attitudine alla nobile umilt di capire un mondo nei suoi propri termini. Quando studiavo e praticavo le cosiddette 'materie oscure', dovevo prima di ogni altro atteggiamento sospendere la mia incredulit e seguire perfino negli eventi pi strani e inesplicabili un modello o una logica nascosti: questa passione per l'entrare nei processi mentali di un argomento lui la comparava all'eros. Eros, amore o amplesso del mondo, una forza reale che pu sbloccare i misteri dell'universo. Scandurra caricava le proprie immagini magiche col potere dell'eros. Oggi, mi rendo conto che quanti sbraitano alla luna di

cose arcane o gli intellettualoidi con la panza e la tessera di partito come L'Eco Umberto nazionale, i credenti come gli agnostici furbetti, sono degli illetterati metafisici. La Chiesa si abbarbica sulla ragione e su altre moderne nevrosi; la Scienza avvinta dagli interessi delle Corporation, quando non addirittura direzionata verso la follia della ricerca del Bosone di Higgs per imitare il Creatore o per negarLo; e tutti a reprimere l'immaginazione. Scandurra, un venditore di frutta di un piccolo capoluogo di provincia, licenza elementare conquistata con le "zeppe" come mi confessava allegramente, ebbene un povero ignorantello almeno secondo questa societ, manipolava materia mente e natura. Mi diceva sempre: "pensa con le figure". Pensare per immagini. Questo il primo passo sulla Via. E tanti primi passi mi fece fare, tanto che un giorno gli dissi, un po' scocciato, che a furia di fare primi passi avevo fatto il giro del mondo e lui, tranquillamente, mi rispondeva: "Il mondo, ma questo solo il primo passo....".

marted 6 aprile 2010

IUS 5
L'altro regno.

All'inizio del mio apprendistato col maestro Scandurra, ero solito investirlo con domande sull'occulto, i fenomeni paranormali, lo spiritismo. Il pi delle volte, con fare gigione, mi rispondeva che pi che parlarne bisognava provarle. Non c'era giorno che non facevamo i cosiddetti esperimenti. Trascurando la scuola, mi immergevo nel pomeriggio e per buona parte della notte in pratiche di magia cerimoniale, medianismo, regressione ipnotica, raccolta dei semplici. Frequenti erano i contatti con i luoghi di potenza sia in citt che in provincia, tra etruschi e templari, catari e massoni; ogni traccia magica, presidio, magione, rovina o grotta, tomba o casa infestata, mi faceva credere di essere un personaggio tratto da un romanzo di Lovecraft. Lettore nonch cultore di ufologia, abbonato al mitico mensile Il Giornale dei Misteri, ero collegato a vari gruppi ufologici che pullulavano in Italia negli anni settanta. Il fenomeno dei dischi volanti mi affascinava in modo particolare che cercavo ingenuamente, come tanti miei colleghi, di scoprire

finalmente il segreto delle sfere multicolori che sfrecciavano sopra le nostre teste da millenni. Scandurra non poteva non sapere. La mia ossessione doveva trovar ragione in una risposta, anche estorta, al mio maestro. Sembrava facile, ma non lo era. Lui svicolava come una biscia quando diventavo insistente. Giocava al gatto col topo. Mi lanciava continuamente trappole. Un pomeriggio infine, forse impietosito dalla mia insistenza, ci recammo in un posto dove avrei trovato, a suo dire, la risposta alla mia domanda. Poco distante da Viterbo, viaggiavamo sulla strada Tuscanese con un andatura da passeggiata archeologica a bordo della sua mitica 500, ad un certo punto svoltammo a sinistra per una stradina sterrata e ci fermammo presso un fosso. Un piccolo cavalcone ci permise di oltrepassarlo a piedi, per poi dirigerci verso una collinetta, sulla cui sommit avrei trovato quanto desiderato. Ero elettrizzato, perch il mio maestro riservava spesso sorprese incredibili. La mia immaginazione creava astronavi-madri sbuffanti di vapore e pronte al decollo. Alieni benedicenti e cordiali, insomma tutta la casistica a portata di mano... Avevo addirittura staccato Scandurra sulla salita, meglio di un grimper sul Passo Coppi. Quasi senza fiato giunsi in cima. Sembravo un bambino davanti ai regali di Natale, ma anzich i doni trovai le rovine di un casale. Niente pi. La delusione fu profonda. Mandai dei colpi al maestro, subito ritirati per ovvia prudenza. Dopo un po' fece capolino dal sentiero, si asciug il collo col fazzoletto e fece un bel respiro. : Caro Angelo, abbiamo fatto tardi, il disco appena partito, peccato. Essere preso per i fondelli pure, mi sembrava troppo. Stavo per avere una peste emozionale quando vidi Scandurra acquattarsi dietro una fratta e fece cenno di avvicinarmi... Era un bel pomeriggio di Agosto, un caldo pazzesco. Il maestro la chiamava 'la callaccia', ti si attaccava addosso e non ti faceva respirare. Insetti rompiscatole ci si avvicinavano senza timore. Lui scrutava il cielo come se dovesse aspettare da un momento all'altro chiss cosa. Dopo una prima curiosit, pensai in una sua nuova fregatura per saggiare la mia pazienza gi esigua. Ci trovavamo ad alcuni metri dalla casa diroccata. Ad un certo punto, vidi una figura comparire al centro di quella che doveva essere la camera principale. Si distingueva benissimo. L'uomo portava delle brache, paragonabili a dei grossi mutandoni lunghi sino ai polpacci,

muniti di lacci per sostenere i panni da gamba. Indossava delle calze solate o almeno questo sembravano. Sopra le calze-brache, una tunica gli scendeva fino al ginocchio. Sembrava uscito da un set cinematografico per un film in costume medievale, vista la nitidezza del vestiario. Aveva un ciuffo di capelli a caschetto e rasato tutt'intorno, dalle tempie alla nuca. Si muoveva lentamente in direzione dell'uscio o di quello che rimaneva... Il sudore mi calava sugli occhi, pensai di avere delle allucinazioni. Con un fazzoletto mi detersi il viso. Quella sagoma era sempre l. Dimenticai di respirare. Non volevo far rumore. Malgrado la calura provai un brivido di freddo lungo la schiena e i capelli dietro la testa mi si rizzavano, a conferma che mi trovavo di fronte alla presenza di un perispirito. Che c'entravano, per, i dischi volanti con tutto questo?

gioved 8 aprile 2010

IUS 6
Il Vascello fantasma.

E pensare che fino al 1971 non sapevo nulla di Carlos Castaneda e il suo mentore don Juan, altrimenti lo avrei citato per plagio. Seguivo con tutta l'anima e l'intelligenza un autentico uomo di potere e testimone di una tradizione millenaria. Tradizione che Scandurra faceva risalire agli atlantidi, civilt avanzatissima al punto tale da poter fare a meno di strumenti e di tecnologia; capace di viaggiare tra le stelle con vascelli-fantasma (cos il mio maestro chiamava i dischi volanti) oppure di autodistruggersi. Mi raccontava che Atlantide fu colpita da un cataclisma cosmico e geologico: a causa di un uso perverso della scienza alchemica da parte di una elite di goeti, si venne a creare un sisma fuori da ogni scala che produsse 13 onde oceaniche alte cinque chilometri che sommersero l'intero continente situato tra l'Europa e l'America. La gilda, attuando reazioni nucleari prodotte con gli ultrasuoni, scosse a tal punto la materia e lo spazio che si liber un tuono di

inaudita potenza da provocare uno squarcio nel continuum. Un varco dimensionale agganci l'intero continente cos da impedirne l'inabissamento. Non fu distrutta Atlantide, ma scomparve dalla nostra percezione ordinaria. La collina dove ci eravamo recati per assistere chiss a quale evento ufologico, in realt era ben altro e molto di pi. Scandurra chiamava questi luoghi 'prese', puntidi-contatto con dimensioni tangenti la nostra. L'uomo che intravedevo tra le rovine di un antico casale, non era un villano medievale. Sulla sua tunica vi era impresso un drago stilizzato, uno dei simboli di Atlantide. Il Drago era a custodia del Giardino delle Esperidi cos come del mitico continente: forse lo stesso luogo. Il maestro mi aveva mostrato una finestra temporale, meglio, un portale. Che uomo era realmente Scandurra? Da cosa o da che gli derivava un tale potere? Scombussolato com'ero, forse impaurito, non lo so, ma quella sagoma che lentamente si muoveva e ci veniva incontro, non era certamente di questo mondo, di questo tempo, di questa parte di realt. Avvicinandosi a noi, mi accorsi che era alto pi di due metri, il viso risplendeva di una luce ulteriore, distinguibile persino in un pomeriggio d'estate. Sorrideva con quel suo viso bello, i tratti somatici erano quelli di un europeo del nord. Era ormai a pochi metri da noi, quando sgranai gli occhi. Ehil, mi accorsi di una cosa strabiliante: comparve o c'era sempre stata, poco distante da lui, un'astronave pazzesca. Somigliava scusate il paragone ma era quello che mi venne in mente a quella disegnata da Karel Thole per una delle innumerevoli copertine di Urania, libri periodici di fantascienza della Mondadori. Ecco, adesso penserete che vi racconto delle panzane o che ho svalvolato. E come darvi torto. Siccome non mi pu interessare di meno di quello che pensano gli scettici di professione, e visto e considerato che tutti coloro che mi seguono li considero meno fessi di quelli del Cicap e pi aperti mentalmente, continuo. Il vascello era di dimensioni notevoli, lungo trenta metri e largo almeno dieci, antenne, pinnacoli, geometrie aliene, insomma una visione fantastica. Era sospeso ma galleggiava, ondeggiando. Da quello che sembrava il tubo di scarico dell'astronave, fuoriusciva una spirale azzurrina gigantesca, occupava praticamente tutta la sommit del poggio. Appresi in seguito che non si trattava di gas di scarico, bens ci trovavamo di fronte ad una specie di intercapedine dimensionale, una scorciatoia VQM verso l'infinito ed oltre. La spirale girava

vorticosamente e mi metteva un certo disagio, nemmeno timore, disagio come se mi trovassi fuori posto. Ricordo bene questa sensazione. La provai altre volte. Intanto l'uomo era di fronte a noi. Scandurra si alz e gli and incontro con fare normalissimo. Mi sembrava tutto surreale, felliniano: un fruttivendolo di Viterbo che intratteneva rapporti con un pilota proveniente da un'altra dimensione o galassia, anzi, un atlantideo redivivo in visita parenti. Pezzi grossi, banchieri, leader politici, praticamente merdacce rispetto al mio maestro.

luned 12 aprile 2010

IUS 7

L'antico cittadino di Atlantide, con tono sommesso, parlottava con Scandurra amabilmente, almeno cos pensai. Sembravano due vecchi compagnoni che si incontravano dopo anni di lontananza. Gi, lontananza spaziale o temporale? Formulai varie ipotesi, anzich tentare di capire cosa si dicevano e in quale lingua. Forse una sorta di semantica universale, oppure l'idioma della razza madre dell'umanit? Comunque interloquivano senza interruzione. Non usarono, in quell'occasione, la telepatia, sistema a quanto pare molto in uso secondo i contattisti. Riuscii ad intercettare alcune parole dell'atlantideo, le pronunciava aspirando, le ricordo benissimo e come avrei potuto dimenticarle, del resto: NT MARMUU NT K(C)ARIS ETROO DOR

Mi venne in mente, secondo l'etichetta, la remota possibilit che il mio maestro mi presentasse l'amico. Attesi con evidente frenesia. Intanto la gigantesca astronave fluttuava come in un acquario, poco pi su e dietro le spalle dell'astronauta. Era immensa, sembrava fatta di metallo e qui il condizionale d'obbligo, forse di una lega particolare, perch mutava sensibilmente di lucentezza, cos pure il suo colore andava dalle tonalit di grigio azzurro fino al nero. La sua forma era di piramide allungata rovesciata su di un fianco, piena di protuberanze coniche, cilindriche e altre che non riuscivo nemmeno a distinguerle. Poi, il vortice azzurrino era un portento. Girava e proiettava scariche elettriche (?) verso l'esterno. L'aria si era fatta, come dire, densa, erano spariti gli odori di campagna sostituiti da quelli di officina meccanica o di laboratorio chimico; non saprei descriverli meglio. Ragazzi, mi trovavo in pieno IR del terzo tipo. Forse quell'essere non era un extraterrestre, oppure era pi terrestre di noi uomini moderni. Faccio una necessaria precisazione. Mi son deciso a svelare alcune delle mie esperienze sul blog e senza tentazioni di pubblicarle sul cartaceo (qualche editore pazzo lo avrei trovato) e magari farci qualche soldino, come molti colleghi spiritualisti (presunti) fanno con mirabile coerenza; dicevo, mi son deciso perch i tempi lo richiedono. Poich quanto avvenuto in quegli anni a me e a pochi fortunati, ritengo sia utile se non determinante proprio per affrontare quanto ci resta prima del grande cambiamento. Gli insegnamenti di Scandurra ci conducono ad affrontare con stato d'animo diverso e profondo questo scorcio di kali-yuga ormai giunto alla fine. L'operazione di divulgazione da me decisa mi espone ovviamente a critiche legittime e intelligenti, ma pure a sfott o sberleffi da parte di una maggioranza di lettori poco inclini ad interrompere per un po' la logica e lo scetticismo. Ho le spalle grosse e in virt della lezione di Scandurra, niente e nessuno potranno mai cambiare quanto ho visto e appreso. Ogni cellula del mio corpo e particella dell'anima pregna di Vita vissuta, di esperienza fatta e digerita. Quello che mi preme donare a chi pronto a ricevere quanto posseggo e conosco. A molti rimarr il rammarico di aver rinunciato ad una chance per capire l'uomo e il mondo. Ho sufficiente materiale da farne una trilogia libraria. E come un romanzo in

progress, lo pubblicher tutto entro giugno del 2012. Gli anni in cui vissi e sperimentai con Scandurra, rimangono impressi nel mio cuore e nella mia mente, mi hanno trasformato profondamente. Alchimia pratica, materie oscure, come le chiamava lui. Debbo per pure sottolineare che per il mio maestro, il fenomeno per quanto strabiliante serviva a poco se non si faceva un passo verso il risveglio. Non era nemmeno un fanatico della dottrina, se questa non era in grado di cambiare le cose o l'uomo. Col suo parlare tranquillo, semplice e dalla sintassi creativa, era in realt capace di dispute dialettiche e di scontri logici con chiunque. Un nostro amico di avventura, esperto di radiotecnica e di elettronica diverr in seguito medico e fisico, un mezzo genio insieme ad un altro, laureato in filosofia, cercavano a volte per sfida o per diletto di incastrare Scandurra. Alla fine, ci azzittavamo per ascoltarlo. Ogni obiezione, ogni diatriba, si esauriva. La conoscenza sacra, diceva, come una ceriola imbottita di prosciutto, costa pi del panino con la mortadella, che rappresenta invece il sapere profano. Per, in definitiva, solo una questione di gusto... Lungo un decennio, dal 1971 al 1981 - nel pieno della mia amicizia e discepolato con Scandurra - gli effetti del suo insegnamento e delle esperienze fatte insieme, si traducono in una visionaria tragicit cosmologica, i miei molti appunti e resoconti coniugano alle visioni verso dimensioni altre, lo sguardo del ricercatore sul campo, fino a rendere i due piani intercambiabili. E la cerniera tra la percezione magica e il mondo esterno data da una dottrina eversiva, ironica, luminosa e oscura. Fuori da ogni scolastica esoterica. Privo di intenti manipolativi, Scandurra non ha fondato una setta, non ha condizionato mai nessuno. Era un viaggiatore insolito proveniente da mondi lontanissimi che ha fatto scalo a Viterbo, un microsobborgo dell'impero amerikano. Ha incontrato un manipolo di amici, dalle estrazioni diverse ma con un unico obiettivo: uscire da un mondo di merda, borghese, ideologizzato, un mondo servo di una scienza essa pure al servizio del sistema, senza compromessi chimici n derive occultistiche.

venerd 16 aprile 2010

IUS 8

Scandurra mi diceva che l'umanit sulla Terra per essere felice e non per subire torture fisiche e psicologiche, conseguenti a squinternate credenze che hanno finito per diventare leggi. Ribattevo che la realt poi ci faceva penare e malgrado le religioni, la scienza, le ideologie, le cose andavano sempre peggio. E lui di rimando: Per secoli alcuni grandissimi stronzi hanno generato una fede cieca verso ci che non si vede e non c' e una drammatica disattenzione verso ci che si sentirebbe, solo rimanendo un secondo in silenzio. I preti ci dicono che Dio c' ma non si vede, che il Regno di Dio c' ma lo si vedr dopo nell'aldil, contraddicendo quanto invece indicato da Cristo. Tutto sottoposto al giudizio della vista. In realt si vede ci che si conosce. Se non conosco Dio come posso vederlo? Basterebbe mettersi in uno stato di vero silenzio, ascoltare prima e sentire poi. Cos facendo si incomincia ad apprendere e a conoscere. Se sto zitto, dopo un po' di rumore di fondo come quello del nastrino magnetico non inciso, qualcosa incomincerai a sentire. Un suono profondo, esteso. l'inizio. Quando tutto

incominciato. Il maestro mi diventava pure cosmologo. Il pensiero non l'effetto del cervello, come dite voi che avete studiato? Il nerone?. In questi casi lo correggevo non per fare il maestrino, ma perch mi divertivo un mondo quando interpretava lo zuccarone. Neurone, Scandurra, alcuni scienziati ritengono che il pensiero sia una propriet del neurone. E lui, ridacchiando, terminava col dire: Il pensiero non una propriet del neurone, ma dello spazio dove si accende. Un suono quindi, sempre una vibrazione iniziale. I primi tempi che bazzicavo la bottega magica, chiedevo insistentemente a Scandurra lumi sulla religione, sullo spirito. Mi rispondeva che per fare esperienza di ci che i professoroni chiamavano il sacro, tutto ci che bisogna fare era guardare nel cielo notturno: la Via Lattea si estendeva come un lenzuolo sopra i templi della terra, squarciato da stelle cadenti. E mi lasciava cos sospeso mentre pronunciava Via Lattea, con un tono di nostalgia infinita. Se non cerchi il potere, mi diceva, allora conoscerai l'universo e vi potrai andare. Ogni uomo dotato della grande energia vivente, la luce, che parte stessa della densit multidimensionale del cosmo. Potrai viaggiare in istantaneo se muovi il meccanismo scatenante che lega l'energia pura alla forma materiale. Basta estrarre luce dalle cose, da qualunque cosa. A due metri dalla mia postazione di fortuna, un cespuglio, di fronte a Scandurra c'era l'uomo proveniente da Atlantide. No, non l'incipit di un fantasy anni 40, ma quanto mi accaduto in un pomeriggio di Agosto, sopra un poggio-stargate a pochi chilometri da Viterbo. Il mio maestro era in grado di comunicare attraverso un sistema psicotecnico ulteriori dettagli in seguito - con un altra dimensione inserita in un flusso temporale dissimile da quello in cui ci stavamo muovendo. L'uomo, lo avrei saputo poi, aveva un nome, Agur-Nt, il cui suono lo avvertivo all'altezza del mio sterno. Agur-Nt era pi antico dei Fenici, degli Egiziani di Ramsete, prima ancora dei testi Veda ind. E me lo trovavo di fronte, imponente, luminoso come forse 12mila anni fa lo erano gli antichi uomini della Terra, fatti di materia ed energia radiosa. Ad un certo momento Scandurra si gir verso la mia direzione e mi fece cenno di avvicinarmi. A quel punto sentii le mie gambe molli, feci una fatica spropositata per dirigermi verso di loro. Non avevo pi un corpo. Avevo la testa leggera. Gli fui

davanti e notai che non respiravo, avevo difficolt, ansimavo ma non riuscivo ad immettere aria nei polmoni. Credevo di svenire. Agur-Nt mi sorrise e mi tocc la spalla destra. Un calore buono, fortificante mi invest. Ripresi completo possesso delle mie facolt, ma la cosa incredibile che mi trovai nel suo campo di forza direi oggi in una condizione di sospensione, di stasi: questa era la descrizione idonea. Si rivolse a me, come se fosse la cosa pi naturale del mondo e il bello, che lo capivo perfettamente.

marted 20 aprile 2010

IUS 9
Contatto!

Ora, tutti gli apocalittici per nulla integrati che mi stanno seguendo, credo abbiano la sana curiosit di sapere cosa mi disse l'atlantideo. Ma di ci pi avanti. Ora mi preme fare alcune riflessioni sui massimi sistemi, gi, e non per spocchia e narcisismo, semplicemente perch la potenza di cui era portatore Scandurra, rispondeva a precise, per quanto comunicabili, leggi cosmiche. Non stava insegnandomi una fuga dalla storia: piuttosto, la incorporava mappandola, e cos facendo la dominava. Da pi parti, nelle forme pi varie e da un secolo a questa parte, la figura del maestro, del guru, dell'istruttore spirituale, tornata alla ribalta,

con personaggi particolarissimi che non sempre rispondevano agli stereotipi letterari o religiosi. Tra loro, le monete false e autentiche si avvicendavano con estrema facilit, ma non per questo venivano meno i discepoli, anche quando i presunti maestri risultavano essere dei cialtroni. La sete di assoluto e la brama di potere andavano di pari passo. Se esiste un criterio di valutazione, seppur relativo, sulle cosiddette guide, ritengo sia quello della gratuit del messaggio e dell'insegnamento in primis, poi la funzionalit della sua applicazione. Se metto in pratica un metodo che mi porta a vivere uno stato speciale di coscienza fatto di gioia, serenit e conoscenza, tutto induce a credere che quanto mi insegna il maestro moneta sonante. Poi, se mi trasmette un corpus di tecniche e dottrine misteriche, non se le fa pagare a tanto a stage. Se quello che dice di essere, l'iniziato non chiede ma tutto gli viene dato, quello che serve e niente di superfluo. Il triste caso di Ramta, emblematico dei tempi che stiamo vivendo; quanto di pi falso, manipolativo, spudorato ci possa essere oggi, riscuote successo e denaro a palate. Il senso critico di chi cerca la conoscenza assai limitato, se una volgare imbrogliona americana riesce a gabbare tanta brava gente con cos poco. Ma tant. Il vannamarchismo il migliore alleato del sistema. Detto questo, passiamo a cose interessanti. Scandurra non solo non ha mai accettato un soldo da nessuno che favoriva, anzi, non di rado metteva mano al portafoglio e, meglio ancora, metteva in moto le energie necessarie perch una data resistenza, un blocco, un ostacolo venissero dissolti. Ripeto, sebbene fosse circondato da libri di magia e stregoneria, edizioni rare di alchimia e spagiria, non ne faceva uso, diceva che servivano per eludere gli scettici e i creduloni. Lui manipolava gli archetipi, che per denominava stelle, dissolveva latenze e simulacri psichici, faceva parlare i resti animici dei defunti, e quando le cose si mettevano assai male, chiamava i suoi vecchi compaesani atlantidi per trovare rimedio a problemi riguardanti l'altro mondo. Non aveva alcun rapporto con l'autorit viterbese, viceversa non di rado la sua bottega era oggetto di controlli da parte della polizia e pure spiato da pie donne al servizio di un vescovo 'solerte' (in realt, un vigliacco puttaniere invidioso). Non ebbe comunque mai fastidi con la giustizia, visto che non violava il codice penale, se non bastasse poteva vantare si fa per dire - tra i suoi clienti giudici, avvocati, militari, politici e

non solo del posto. Addirittura, alcuni preti ricorrevano alle strane arti di quell'oscuro 'fruttarolo', ignorante nei modi e tremendo nell'azione. Un noto esorcista di Viterbo chiedeva spesso consigli a Scandurra. Pi volte mi ero avventurato in discorsi che vertevano su chi governava il mondo, su cosa si poteva fare contro il male, insomma questioni della massima importanza, che n la cultura cattolica n quella laica mi avevano mai convinto sia come analisi che come possibili vie d'uscita. A Maritain e Marcuse, preferivo il fruttarolo delle stelle. Per lui, quei porci bastardi a capo della cricca mondiale, ci controllavano attraverso l'uso del sesso e delle fantasie corrispondenti, cos da frammentare la nostra coscienza gi fiacca in molteplici parti, che formavano un mare mentale, senza sponde, attraversato da correnti sotterranee terribili alternate da ristagni insopportabili. I porci bastardi, come li definiva, controllando le nostre fantasie ci condizionavano il destino. La cricca imperante sa tutto tranne la verit. Scandurra ridacchiava allora, perch lasciava intendere sin troppo palesemente questo concetto che amava ripetere: Io non so nulla tranne che la verit. Vedi Angelo, tutto nel mondo mistero e noi, poveri sopravvissuti, abbiamo l'obbligo di occuparcene. E chi se non noi?. L'Universo adopera trucchi e mascheramenti e quei cog... di professoroni scambiano la merda per la cioccolata e ti raccontano pure che bella vista da lontano. Ribattevo che allora la fisica si sbagliava su tutto e che l'osservazione della realt era quindi fuori portata. Ma Scandurra sosteneva che il problema riguardava solo l'interpretazione delle cose. Vedi sempre quello che sai, e non ci sono santi, ripeteva, non ci sono storie. Noi osserviamo attraverso filtri, opinioni, soltanto l'intuizione, una scarica elettrica che fa il giro della testa, velocissima a tal punto che nemmeno si muove perch gi arrivata, ecco, scopriamo che una cosa pu esser vista in un altro modo, forse quello pi prossimo alla verit. Un po' di mentuccia romana mischiata a dei fiorellini di campo, diventa un propellente che ti fa arrivare dove vuoi; attenzione, Scandurra diceva pure che le droghe erano per i deboli che si accontentavano di vedere il riflesso della Luna nella pozzanghera, mentre noi ci andiamo direttamente. Due foglie di piante diverse se fatte bollire insieme, diventano la candela che scintilla e avvia il nostro motore e partiamo.

Prima di sperimentarle, credevo che le esperienze descritte dal maestro fossero comunque interiori, psichedeliche per intenderci. Lui rispondeva:Pisiched... mah, quello che provi dentro, se totale, lo provi fuori. Di fronte a me l'atlantideo. Il volto lucente, di una bellezza non umana, virile e dolce. Ora sei parte del tutto. La sua voce la sentivo dentro e fuori di me. L'abisso senza fondo si aperto, cos potrai chiamarmi. Fratello 'Scand_rra' pronunci il nome del mio maestro come mai lo avevo sentito ti indicher come metterti in contatto. Dovrai mutare qualcosa in te. Le particelle antiche si risveglieranno dai millenni, la luce stender i suoi raggi. Ero incantato ma forse pure intronato. Ascoltavo quello che mi diceva, ma non compresi subito. Particelle, parte del tutto, abisso, raggi. Quell'uomo forse era come me e come gli altri, eppure cos diverso, cos lontano appariva. L'astronave fluttuante dietro di lui l'avrei potuta quasi toccare, un sogno vero per ogni ufologo, ma che dico, per ogni abitante di questo mondo. Non riuscivo a trattenere i pensieri. Mi svuotavo. Dentro/fuori non erano pi categorie fisse. La grandezza, ecco, la grandezza mi avvolgeva. Mi sentivo anch'io grande nella mia fragilit di uomo del XX secolo. L'atomica, l'astronautica, cosa erano di fronte alla grandezza di una civilt incredibile antichissima, un popolo che aveva raggiunto le stelle e poi, ancora oltre, universi dimensioni realt, e dopo tutto questo la sparizione dall'amato pianeta e poi ancora, il ritorno. Ero forse tra i primi uomini a ricevere la visita degli atlantidi. Almeno nei primi anni settanta. Che dite? Era l'epoca del rock, della rivoluzione dei costumi, del viaggio sulla Luna. I capitalisti contro i comunisti e tutti contro la religione. E noi a Viterbo incontravamo il fantastico oltre ogni immaginazione. Mi ero imbattuto nel passato remotissimo della Terra e mi sembrava di vivere un milione di anni nel futuro.

sabato 24 aprile 2010

IUS 10

Agur-Nt mi aveva accennato all'abisso senza fondo, dal quale avrei potuto mettermi in contatto con lui. Ma che cos'era? Intanto, mi sorrise e salut Scandurra col segno atlantideo, si gir lentamente e si diresse verso l'astronave. Forse non and proprio cos. Fu come inghiottito da quel vascello fluttuante; vi entr alla maniera di un atleta di salto con l'asta che, dopo aver superata l'asticella, cade pesantemente sul materasso, sparendoci dentro. Quel gigante frutto di una ingegneria esotica quanto impossibile per le nostre cognizioni, mut in un caleidoscopio di colori, fortissimi di intensit da nascondere il resto del paesaggio. L'odore di officina meccanic spar, l'astronave fu fagocitata dal campo azzurrino spiraliforme, vorticoso. Dopodich spar anch'esso nel nulla da dove era venuto. Rimasi impietrito. Guardavo avanti a me non so pi che cosa. Ci pens il maestro a scuotermi dal torpore, dandomi una pacca dietro la testa. E che sar mai, Angelo. Manco avessi visto un fantasma. Sorrisi, non avevo nemmeno la forza di chiedere il centinaio di chiarimenti a Scandurra. Il ritorno fu all'insegna del silenzio, rotto solo da un suo pensiero a voce alta: Debbo chiamare Duilio, la radietta non me funziona, piglia solo 'na stazione, non so proprio dove s finite quell'altre. Mi accompagn a casa, dandomi l'appuntamento per la sera. Ma mi svegliai il giorno dopo, verso l'ora di pranzo. Mia madre mi aveva lasciato riposare. Le chiesi se Scandurra fosse passato la sera prima: non era passato nessuno.

Il pomeriggio mi recai alla bottega magica. Scandurra era impegnato a sistemare le bottiglie di vino del consorzio. Tutto pacioso mi chiese come stavo. Te sei fatto un sonnarello, pupone della mamma. Sapeva del mio crollo fisico e mi invit a prendere un 'beverone' a base di succo di frutta, latte e rum. Bench abitualmente bevevo solo un bicchier di vino a pasto, presi lo stesso quel mix. Lo trangugiai in un sorso. Me lo aveva messo in una tazza da latte color marrone. Il sapore era forte ma buono. Mi sentii subito come rinforzato. Il retrogusto per non sapeva di succo, sviluppava un prolungato calore in gola e poi... riconobbi quell'odore mischiato al sapore di officina, lo stesso del campo che si era sviluppato intorno all'astronave. Che cosa era successo? Cosa mi aveva fatto ingerire Scandurra? Glielo chiesi. il gusto dell'abisso senza fondo. Ora dovunque ti troverai, starai sempre sull'orlo. un grosso peso e da questo momento rammentati una cosa. La vita come un albero di Natale, c' sempre qualcuno che rompe le palle. Ridacchiava e questo farmi fesso da parte sua, mi indispettiva alquanto. Era mai possibile che prima disponeva e poi mi spiegava? Ebbi pure un certo timore a quel punto. Adesso cosa mi sarebbe successo? La testa mi girava: il rum, la preoccupazione, la presa in giro. Piano piano tutto pass. Ero libero, pacificato; dapprima pensai che fosse l'effetto dell'alcol. Poi, i miei occhi incominciarono a vedere e allo stesso tempo a sentire. Sentire con gli occhi. Mi mancava proprio questa esperienza. Ma cosa si profilava davanti a me? Il sovrannaturale, il sacro, il mistico erano ambiti prettamente legati a categorie teologiche. Piani dissimili da quelli puramente fisici. Cos credevo prima di conoscere Scandurra. Pensavo che il mondo interiore fosse, appunto, interno, collocato in un qualche stato dell'essere che la metafisica ind aveva indagato e descritto meglio della filosofia occidentale. Insomma il naturale e il sovrannaturale erano domini differenti, livelli non sovrapponibili. Eppure una fessura, una qualche interfaccia doveva pur esserci tra i piani. Il maestro mi fece sperimentare che noi viviamo come pesci in uno stagno, bersagliati da forze sconosciute in mondi paralleli che noi capiamo tanto poco quanto i pesci capiscono il mondo sopra la superficie del loro bacino idrico. Scandurra proponeva questo: se l'ipersfera (o come dicono i fisici, l'iperspazio) semplifica le osservazioni del mondo fisico, si pu

trovare in quello le fonti delle arti metafisiche come la magia, l'astrologia e il misticismo. L'ipersfera l'abisso senza fondo, anzi, la fossa cosmica intorno alla quale orbitano dalla materia stellare a quella sottile, eterica. E non solo. Gli stessi eventi, trovano la loro origine da quell'abisso. Il tempo ci abita e si manifesta prima a lento rilascio, poi sempre pi veloce. Tutto pensiero, amava ripetere, ma un pensiero di cui pochi son capaci di averne coscienza. Un pensiero fatto di essere +energia. Dentro ogni cosa, c'era la botola attraverso la quale ci si poteva affacciare sull'abisso senza fondo. Scandurra mi aveva aperto i rubinetti mentali collegati direttamente alla fossa. Finch sono chiusi, nessun uomo pu percepire tutta la realt e forse, un limite necessario. Come mai prima di allora, compresi la potenza di cui era depositario Scandurra. Una potenza debordante che avrebbe fatto commettere qualsiasi crimine ai potenti della terra per ottenerla. Oggi ne parlo, perch il maestro non pi tra noi, o meglio, probabilmente pi qui di un tempo, solo fuori portata per chiunque cercasse di carpirne i segreti con intenti meschini. Qualcuno sorrider, ritenendo che sia la solita menata sui buoni propositi, il fine elevato quale condizione necessaria per acquisire l'arcano. Quando menti folli sono in sincronia creano una realt alternativa, uccidono per ragioni inventate, trovano ragioni per agire facendo di se stessi un punto fermo nell'universo. contro tali uomini che Scandurra si batteva e lo faceva a modo suo. All'inizio della mia avventura, a Viterbo la gente conosceva il mio maestro semplicemente come mago di quartiere, uno dei tanti occultisti, rispetto alla media ci indovinava, questo lo rendeva unico, per rientrava comunque nella sociologia di una societ frammentata, dissociata, nevrotica. Il suo camuffamento era efficace, un guaritore semianalfabeta, magari sui generis in quanto non si faceva pagare e viveva dell'attivit commerciale di frutta e verdura, ma pur sempre una persona dal basso profilo, restio ad una vita di relazione normale. Un sociopatico come ce ne sono tanti. Da evitare, certo, secondo cattolici borghesi democristiani comunisti cartesiani. In pratica, ma di nascosto, ci andavano pure loro. Scandurra possedeva segreti. I suoi segreti appartenevano ad un pensiero antico, no, nemmeno, un pensiero senza tempo e sfaccettato, trascolorante verso forme mediate, elusive, volutamente sincretistiche. giunto il tempo: ho ricevuto una vecchia consegna, ossia quella di portarli di nuovo alla luce. Per millenni, l'arte dannata e oscura era retaggio di

pochi iniziati, spesso reietti e perseguitati dalle chiese e dai mercanti, oggi svelata attraverso il mio raccontare, senza veli, dando le coordinate per chi volesse seguire il medesimo cammino. Non crediate per, amici, che per il solo fatto di divulgare un segreto, esso sia utilizzabile come una formula matematica anche se a volte, lui me lo faceva credere. Per far s che sia attivata la potenza ci vuole qualcosa che nascosta dentro di noi, la chiave, poi trovatala bisogna cercare e trovare la porta. Solo chi ha gi aperto la porta pu insegnare ad altri come fare, cos, un anello si aggancia al precedente fino a formare una catena che regge i mondi.

mercoled 28 aprile 2010

IUS 11

Il passato sta ancora accadendo, mi avvertiva Scandurra. A quei tempi, leggevo narrativa d'anticipazione, fantascienza insomma, ma anche testi sulle presunte cospirazioni, gli intrighi dietro le quinte della storia. Il maestro a tale proposito era chiaro (traduco dal dialetto alcuni passi da 'Cronache di Atlantide'). Ogni fatto segue un modello, come fanno i sarti quando devono realizzare un abito, ma ad un livello pi profondo di quanto noi che ci stiamo dentro possiamo sapere. Certo che esistono quei bastardi che comandano il mondo. Seguono il modello. Loro lo leggono, noi no. Ma sono visibili, non hanno bisogno di nascondersi, siamo noi cos rincoglioniti da non vederli. Vedi la patatella, sta' sotto terra e noi vediamo le sue foglioline che fuoriescono appena, ma se facciamo attenzione diventa facile trovarla. Bisogna fare molta attenzione alle cose, anche se non sempre emergono chiaramente, abbiamo comunque sempre la possibilit di scorgere delle tracce disseminate qui e l. Il popolo ha tante preoccupazioni di lavoro e salute, perci ha un certo timore reverenziale nei confronti del potere dei mercanti che ci comandano da tanti secoli. Prima regnavano re giusti e re bastardi, ma li scoprivi facilmente; dopo avvenuto qualcosa di strano e si sono indebitati, hanno pensato solo a trarre vantaggio personale dalla loro posizione; sin troppo

facile poi che qualcuno, sotto sotto, ha comprato tutte le cambiali dei re e li ha tenuti per i coglioni. In seguito i mercanti sono riusciti a indebitare il mondo intero e il gioco fatto. Ma questo solo il modello letto da sopra, quello di sotto pure peggiore. Ti fregano l'anima. Ti avvelenano la terra sotto i piedi, l'aria si addensa. L'elettro orbita pi veloce e girano all'inverso le particelle. Incasinano ogni cosa. Se pu tornare utile alla loro causa, interviene Jack lo squartatore per rimediare qualche litro di sangue alla bestia; in ogni epoca c' un esattore: il tempo si esaurisce pi in fretta. Angiole', hanno messo la scadenza. Chiedevo spesso a Scandurra chi governava il mondo, i nomi. A me venivano in mente i massoni, o gli ebrei, i preti, oppure i banchieri. Non sono di queste parti. Scandurra, 168cm per 75kg di imprevedibilit, mostrava una pancia importante omo de panza, omo de sostanza -; olivastro di carnagione, portava capelli nerissimi e un ciuffo a cascata attaccato sulla fronte, un 'emo' ante litteram. Occhi scuri vivaci da furetto. Pareva, anche fisicamente, uscito da quei romanzi sudamericani del realismo magico alla Allende, per intenderci. Non correva mai, camminava lentamente e poteva ricoprire pure grandi distanze, ma senza segni di fatica. Scandurra era un tessitore di reti e pessimo nelle scelte di abbigliamento. Era capace di non azzeccare nemmeno un colore quando sceglieva cosa indossare. Pantaloni a zompafosso, calzini rigorosamente corti, dai colori di volta in volta neri verdi gialli rossi, curiosamente possedeva per una serie di camice di pregevole fattura e costose, tutte uguali a righe blu e grige sempre portate fuori dai calzoni. In inverno indossava sovente un maglione a collo alto e scarponcini militari neri, se faceva freddo si metteva sulle spalle un cappotto tipo bulgaro sfollato, mai visto con cappello o sciarpa. Scandurra aveva una mente strategica e non sudava mai (non credo usasse botulino). Quando c'era un problema contingente che non riuscivo a risolvere, mi diceva di essere flessibile e di cambiar strategia. E quando applicavo la sua dritta e all'inizio non succedeva niente, oppure le cose peggioravano, incacchiato nero mi rivolgevo di nuovo a lui: S flessibile e cambia strategia. - mi ripeteva stancamente - Tanto prima o poi il problema si risolve da solo e tu crederai pure di averlo risolto con la flessibilit e il cambio di strategia. Vi confesso che pi di una volta pensavo fortemente che mi prendesse per i

fondelli in maniera spudorata. Mi sembrava un bersaglio sempre mobile, non si riusciva mai a prevenirne le mosse. Lui diceva di non scoprire niente, ma di ricordare tutto. Ero, e lo sono ancora, appassionato di rock e ambient, quanto di pi lontano dai gusti di Scandurra. Amava ascoltare col suo magnetofono Phillips, le musicassette di Franco Califano, Charles Aznavur (si scrive cos?), Claudio Villa, Adamo, Fausto Papetti. Bruciava bastoncini di incenso Auroville che si mischiavano all'odore di fave broccoletti melanzane cicorione, a seconda della stagione in un milieu magico-esoterico unico e irripetibile. Ed era amico di un antico abitante di Atlantide. Le mattine dei mesi estivi, mi alzavo presto e mi fiondavo alla sua bottega. Lo trovavo chino sul giornale del giorno prima, se lo faceva mettere da parte dal barista della via. Gli chiesi perch leggeva le notizie gi accadute, lui alzava gli occhi al cielo e sbofonchiava: Le cose non accadono, si ripropongono come i peperoni. Rimanevo come un cedrone, tanto per stare in tema. Facevamo una capatina mattutina al 'baretto' come lo chiamava lui. Appena Scandurra entrava nel locale, al titolare gli si illuminavano gli occhi. 'Porta bene lo stregone', diceva. I suoi affari quella mattina sarebbero andati alla grande. Il maestro prendeva un caffettuccio corretto al mistr, come gli ubriaconi diceva, con una bella bomba alla crema, io insieme ad un maritozzo con panna, una spuma. Verso le 10,30 appuntamento con la merendina mattutina, mi mandava dal pizzicagnolo a prendere uno sfilatino con la coppa e i sottaceti per me, per lui una rosetta con la mortadella e due peroncini freschi. Non l'ho mai visto approfittare dell'amicizia e dei favori che elargiva al prossimo. Pagava sempre quello che acquistava, ricordandomi di non fare mai debiti materiali e di pagare con moneta spirituale quelli invisibili. Si avvicinavano alla sua bottega pure provocatori, cacadubbi, tanto per rompere. A me innervosivano molto. Scandurra quando riteneva colmo il vaso, quando si venivano a creare dissidi in seno al nostro cenacolo, in separata sede li dissuadeva a modo suo e loro non si facevano pi vedere.

A volte capitava di chiudere bottega a mezza mattina, per andare a fare una capatina in chiesa. L'avevamo a due passi cinquanta metri. Mi diceva che non c'era niente di pi fresco in estate che entrare in una chiesa antica. Ovviamente la nostra non era una scelta di ristoro fisico soltanto. Facevamo un bel giro al suo interno da sinistra a destra, per poi sederci alla prima panca vicino l'ingresso, e osservavamo la volta altissima, gli affreschi, le statue, i candelabri, le immaginette votive. Mi caricavo. Quel profumo di incenso mi piaceva e mi faceva star bene. Di tanto in tanto capitava il parroco, arricciava il naso non appena scorgeva Scandurra e si dava, invece la vecchina recitato il rosario e prima di andarsene, gli chiedeva un appuntamento. Ritornando a bottega, gli si faceva incontro quel suo, per modo di dire, gatto spellacchiato chiss da quale birbonata. Lo chiamava in tanti modi come le sue nove vite. In realt gli dava un nome per ogni occasione. Torzo, Panzanella, Coglilova, Fregnone, Puzzoloso, Fiatella, Gattomoretto, Guerro, Quelcoglione, erano alcuni dei nomignoli del micio. Mi assicurava che aveva pi avventure di Mandrake. Il gatto, mi ripeteva spesso, il primo cittadino dei due mondi, l'uomo sensitivo viene dopo, semmai.

domenica 2 maggio 2010

IUS 12

Come il miele attira l'orso, cos Scandurra attirava una tipologia di persona ben nota negli ambienti spiritualistici ed esoterici. Provo a disegnarne il profilo e credo che voi, amici del blog, riconoscerete i tratti tipici di quel personaggio che compare ogniqualvolta si vuole formare un cenacolo spirituale. Non credo di esagerare, ma lo aggiungerei tra i tipi psicologici junghiani. Innanzitutto battezzerei cos il tipo: il sinistro. Proprio perch tale, il sinistro non vuole essere catalogato sotto etichette semplificatorie. L'uomo sinistro uno specialista di dubbi e sottigliezze, un cacaminuzzoli, un formulatore di obiezioni e di distinguo, e talvolta anche un azzeccagarbugli. Il sinistro, come gli connaturato, deve arrivare alla scelta finale appartenere o non appartenere a quella comunit? - attraverso un complicato processo mentale e psicologico, che affronta incertezze ontologiche, logistiche, e alla fine non scioglier comunque i suoi dubbi, le sue riserve, rimanendo sospeso perennemente tra essere battitore libero e coscienza superiore, oppure infiltrarsi con tutte le cautele del caso. Di solito il sinistro uomo di cultura forte ma di mente debole. Di sinistri ne abbiamo incontrati diversi all'epoca della nostra avventura, a me davano un fastidio insopportabile, ma anche per i miei amici non era facile convivere con tali rompicoglioni specializzati. Scandurra non amava chi si

adoperava solo per il gusto di veder distrutto ogni tentativo di amicizia e di crescita; lui era aperto ad ascoltare, ma fino ad un certo punto. Affermava di non essere depositario della verit, ma di una potenza ancestrale, da millenni trasmessa selettivamente maestro/allievo e poneva una condizione: non doveva essere interrotta. Respingeva quelle intrusioni di perdigiorno e spie. Ci avvertiva che quando un domani avremmo dovuto ritrasmettere il dono, non dovevamo indugiare con i potenziali candidati: o dentro o fuori. Le dispute accademiche, i tentennamenti amletici, erano banditi dal nostro lavoro. Le cose serie erano per le persone serie. Non dobbiamo dimostrare niente a nessuno, non dobbiamo fondare n una chiesa n una scuola, ma soltanto esser degni di ricevere il dono, e basta. Filosofie, esoterismi, seghismi, se non strumentali alla comprensione, non erano di casa nella bottega magica. Ammusato, altro nomignolo del gatto, era entrato come una furia in bottega. Due clienti si spaventarono e Scandurra fece loro cenno di star tranquilli. Avr combinato qualche casino e lo stanno inseguendo col lansagnolo. Se lo beccano lo spellicciano tutto e gli starebbe pure bene a quel faciolone. Il gatto si imbosc dietro a delle cassette accatastate. Mi venne da ridere visto il muso del felino. Era quasi ora di chiusura serale e il tempo non era certo clemente. Tramontanina targata Viterbo. Del resto era inverno. Il maestro dopo aver servito i clienti, indoss il cappottone da profugo, prese dal bancone sigarette fiammiferi chiavi e un pacco marrone che aveva destato la mia curiosit. Uscimmo dal negozio e gli chiusi, come ero solito fare, la saracinesca. Chiesi del gatto. Quando incontri il tuo nemico, senti il sangue scorrere e cantare in un ritmo inebriante, perdi cos ogni pesantezza terrena. Non ti importa della vittoria, non temi morte n dolore delle ferite. Zampilla dentro una droga che impregna il tuo sangue, la mente e l'anima. Diventi un freddo testimone e questo il primo passo in battaglia, il senso del combattimento. Se possiedi l'inizio, il resto inevitabile. Il gatto, in questo momento, attende questo primo passo, il suo sangue si sta trasformando per andare incontro al nemico. Oppure si sta cacando sotto... ehhhhhhh. S, vabb. Ci salutammo per quella sera. Me ne tornai un po' deluso dal pomeriggio. Mi

creavo sempre delle forti aspettative dal maestro. Ero animato da una fretta, da un desiderio profondo di concludere, di sapere, di fare. Volevo pure io il dono. Ecco, questo volevo. Scandurra aveva una logica da mago, la prova concreta della possibilit di un principio ordinatore del cosmo, che tutto il reale soprattutto la parte ignota razionale, che ci sono sintesi a priori del tutto incommensurabili. Un oggetto malefico/negativo, secondo una sua definizione, va distrutto ritualmente cos le circostanze dietro di esso si calmano e ogni volta che applicherai il principio, il problema si risolver. Un principio organizzatore degli eventi del mondo quello di aggregazione e disgregazione della materia. Neutralizza una cosa attraverso il fuoco e il suo potere si disgregher. Cambio di stato. Sciogli una sostanza in acqua corrente e il complesso egoico si semplifica, come un algoritmo. Il portato dell'insegnamento scandurriano, sembrava in buona parte nuovo e comunque fuori dai canoni occultistici dell'Ottocento e del Novecento. Nuovo non solo nel linguaggio, ma nei contenuti: filosofia naturale+scienza eretica+alchimia pratica+etnobotanica+metapsichica, il tutto miscelato con un potere personale incredibile. Chiamatelo pure carismatico, io lo chiamerei magico, semplicemente. Ma di un realismo magico, se mi consentite l'accostamento, che ti consente di leggere le cose di questo mondo in una chiave incantata, ma che ti risuona dentro, mostrandosi vera, schietta, sperimentale; un realismo magico dove la vita rappresentata da un mondo di segni, simboli, incontri fatidici. la sapienza di Atlantide di cui Scandurra era l'erede, quel mitico continente scomparso e non sommerso. Il mio maestro, riuscendo ad insediare a Viterbo una piccola roccaforte atlantidea, aveva compiuto un'opera grandiosa nascosta per a tutti, o quasi. Una continuit illuminante con il lontano passato dell'umanit, avvolta in una necessaria nuvola di imponderabilit, utilissima per meglio operare indisturbati. Aveva stabilito un ponte-radio con lo spaziotempo, creata una nuova linea temporale nella matrice cosmica, e tutto questo in una bottega di frutta e verdura, situata in un quartiere popolare di una cittadina dell'Alta Tuscia, poco nota in Italia. Cos, semplicemente. Letteratura, immaginazione, mitologia? Come no!

La sera cenai insieme ai miei, poi scartabellai il diario sui compitiscolastici fatti o da farsi. Ero spompato, come quando attendi qualcosa che ritieni importante e poi la delusione, niente. Uno squillo improvviso al citofono e mi fiondai a rispondere. Mia madre sbuffava. Era Zac, un sodale della gilda di Scandurra, che mi invitava ad un incontro notturno presso la Fontana del Boia, poco fuori la citt. In tutta fretta mi preparai e scesi. Zac era di 12anni pi grande di me, lavorava presso uno studio di architetti, etruscologo e metapsichico di vaglia, amante della buona cucina 130kg di buon umore e ciccia e delle comodit, ma per Scandurra avrebbe fatto qualsiasi cosa, pure buttarsi in un fosso melmoso e puteolente, se fosse stato necessario. Quella sera fu necessario.

sabato 8 maggio 2010

IUS 13

Dovete sapere che da quando ho incontrato il maestro nel lontano 1971, ho tenuto un diario giornaliero su tutto quello che facevamo. Cronache, aneddoti, dottrina, insegnamenti, esperienze singole e comunitarie. Migliaia di pagine. Quindi, obbedendo ad una sua richiesta, sto gradualmente facendo conoscere al mondo Scandurra, o meglio, le 'materie oscure' come le chiamava lui. In verit, forse pochi di voi leggeranno questi post, ma chi lo far avr l'occasione di avvicinarsi a cose mirabili, meravigliose, accadute negli anni settanta ma ancora operanti, oltre i confini dei mondi. Ho gi accennato altrove che Viterbo riveste un ruolo di eccellenza sul piano sottile che va ben al di l di quanto si ritenga in certi ambienti occultistici rinomati. Perch questo? La natura specialissima, oserei dire quasi unica, che Viterbo possiede rispetto a citt notoriamente magiche come Praga, Parigi, Londra, Lione, Torino. Viterbo innanzitutto uno dei pochi scali atlantidei presenti in Europa. Tale asserto riguarda non l'idea di un posto scelto per necessit dai superstiti dell'inabissamento del mitico continente; anche perch noi sosteniamo la tesi che Atlantide sparita, cambiando posizione rispetto al continuum spazio-tempo, incastrata nell'intersezione di due universi. Si sono in realt stabiliti nell'alta Tuscia

per scelta, perch tale territorio rispondeva a precipui parametri al fine di realizzare un portale che consentisse l'accesso tra i due mondi-universo, in pratica hanno deviato sullo svincolo della tangenziale che passa sul confine dimensionale. Se avrete pazienza vi dar la mappa con relativa legenda, dei portali atlantidei. Il bello che non provo alcun imbarazzo a sostenere come sto facendo da tempo, storie oltre ogni logica e fuori dall'ordinario. Conducevo programmi radio e poi televisivi sui misteri prima che Giacobbo mettesse i denti da latte. Quindi sono recidivo e senza speranza che rientri tra le categorie degli integrati. Mi auguro sinceramente che queste mie asserzioni siano sbertucciate e considerate fesserie da quegli scettici in servizio permanente effettivo, e siano invece prese seriamente dai pochi lettori in sintonia. Questo perch se mi espongo cos - non avendo intenti lucrosi o di propaganda ideologica - vorrei evitare che intrusi e profani (Il Gruppo) si mettessero in testa strane idee di sfruttamento su informazioni di rilevanza eccezionale (almeno per chi sa di cosa parlo). Nel momento in cui diffondo le materie oscure, so bene di andare incontro a pericoli di ogni genere, tuttavia se viviamo l'ultimo spezzone di tempo prima del grande cambiamento, chi animato da buone intenzioni deve avere il sacrosanto diritto di poter accedere alla conoscenza, senza intralci e persecuzioni ulteriori, dopo secoli di dominio politicoreligioso, lucifugo e liberticida. Oggi ci troviamo tutti di fronte ad una situazione, volenti e nolenti, credenti e scettici, di epocale stupidit e pure di invisibile profondit: questa situazione creata ad arte da un consorzio di interessi globali. Di fronte a tale momento, ritengo utile indicare una via di fuga a quanti la vorranno percorrere, a quanti avranno il coraggio di scegliere. Io la trovai gi negli anni settanta con Scandurra e nemmeno me ne accorsi, credendo di non essere testimone del grande salto dell'umanit. Oggi, esclusi noi folli apocalittici, chi parla di fine del mondo in Occidente. La Chiesa cattolica? Ma per favore, hanno ben pi prosaici problemi di sesso e di bancomat. I governi politici? Non esistono, in quanto il mondialismo ha azzerato la libert, manipolato l'informazione, asservito la scienza e costretto i popoli a pensare poco e soffrire di pi. Siamo solo noi a cercare la verit a qualunque costo. Zac col suo sigaro perennemente acceso, attendeva in macchina l'arrivo di Scandurra. Io invece, per non sopportare il fumo, ero uscito e passeggiavo

nervosamente sullo sterrato, a pochi metri dalla famigerata fontana. La temperatura era bassa, indossavo un loden, un berretto e una sciarpa che mi avvolgeva tutto; tuttavia il freddo si faceva sentire. L'architetto mi chiam per sapere come stavo. Aveva notato la mia contrariet. Dovete sapere che all'inizio dell'apprendistato con Scandurra, tutti noi temevamo di essere poco considerati da lui. Quasi si sgomitava per entrare nei suoi favori. Dinamiche usuali in certi ambienti, evidentemente. Non avevamo ancora compreso che per ricevere il dono, non contava l'intelligenza, la simpatia, la presenza, ma la conquista del rispetto e della dignit. Voleva da noi il segno della predestinazione: colui che degno, regna. Zac, bench separato dalla moglie con tutti gli strascichi del caso, conservava il suo stile di sempre, le abitudini di sempre, le voglie di sempre e proprio per questo Scandurra gli disse all'indomani della separazione: Zacco mio, sei destinato a separarti da tutte le donne del mondo, perch continui a non separarti dalle tue cose di sempre. La 500 del maestro si avvicinava alla sua consueta andatura, piano andante. Accost dietro Zac. Gli andai incontro e gli chiesi se dovevamo aspettare pure gli altri. Angiol, stasera voglio solo voi, i migliori. E rise soddisfatto. Io trattenni un moto di rabbia. Zac usc anche lui e fece cenno al maestro se voleva un sigaro. Era quasi una pantomima, perch Scandurra fumava solo Nazionali senza filtro, le pi tremende, puzzolenti, sigarette sul mercato. Per le accettava se gliele offrivano, per poi regalarle. Cos fece per il sigaro. In fila longobarda seguimmo il maestro mentre si inoltrava in un campo incolto, pieno di erbacce e sassi. Dopo alcuni minuti, egli si ferm presso un fosso puzzolente e dall'acqua sporca e stagnante, per quanto ci fosse consentito vedere. Scandurra si guard intorno come era solito fare, poi deposit delicatamente nella buca il pacco marrone che aveva destato il mio interesse a bottega. Zac ed io ci guardammo attoniti e smarriti. Che cosa c'era dentro il fagotto? Perch lo gettava? Il maestro si gir verso di noi: Questo fosso la finestra sulla voragine senza fondo da cui si creano gli universi. L'acqua notturna il punto di transito, il conduttore. Vi chiederete che cosa ci ho

immerso? Zac con garbata ironia, disse che non ci aveva nemmeno pensato a chiederselo. Io rimasi in uno stato indefinito, fatto di sconcerto, voglia di sapere, capire cosa fosse il baratro senza fondo dietro ogni cosa. Ebbene, amici cari, dovete sapere che da quando divennero abituali le mie sortite tra i mondi, vi sono certe commissioni da fare e alcuni compiti da adempiere. Stasera non sbaglio nemmeno la grammatica, ma mi rifar. Scandurra ci teneva sulle spine, aumentava il mistero e poi, non ci aveva ancora spiegato cosa fosse quella cosa. Questo suo atteggiamento credevamo, inizialmente, che fosse un pretesto o un gioco per catturare la nostra attenzione, procurandoci indignazione. Imparammo col tempo che voleva indurci ad entrare in una sorta di sintonia d'onda, in uno stato speciale seppur tenue di coscienza. Ora Zac, vorresti aiutarmi? Tuffati nel fosso e verifica se il pacco arrivato a destinazione.

venerd 14 maggio 2010

IUS 14

Zac mi guard e di fronte alla richiesta del maestro di scendere in quella pozza, siccome non poteva rifiutarsi, pena la supposta declassazione a discepolo inaffidabile, con una vocina flebile flebile, gli chiese: Come mi accorgo dell'avvenuta consegna del pacchetto? Immagino che il fondo sia torbido... Zacco, un gioco da ragazzi interruppe Scandurra l sotto c' un nodo dell'ipersfera [baratro senza fondo] e ogni effetto relativo soltanto a se stesso. Il nodo una stazione di transito tipo la stazione di Orte Scalo, con la differenza che anzich dall'energia elettrica, alimentato da una Nova [ un'enorme esplosione nucleare causata dall'accumulo di idrogeno sulla superficie di una nana bianca, che fa s che la stella diventi, per qualche giorno, molto pi luminosa del solito. La parola nova pu indicare sia la causa del fenomeno sia la stella stessa al momento dell'esplosione. Va da s che Scandurra poteva benissimo usarla come simbolo ]. Cos la chiamano ed una parola che mi piace. Non temere, non pu succedere nessuno scambio di energia tra te e la Nova, qui nel nodo, a meno che tu non sia un anomalo e allora saresti cotto come un suppl. Eh eh eh, pensa, 130kg di frittura. Zac riusc persino a sorridere e mi fiss come se fossi l'ultima persona che avrebbe visto sulla terra. Si lev il giubbotto di pelle e le scarpe, poi si sedette ai bordi del fosso e con circospezione vi si immerse. L'acqua era gelida e limacciosa, se le smorfie di Zac non ingannavano, ma ci non gli imped di accennarmi alla sua ex, circa alcune pratiche che erano in mano al suo avvocato. Scandurra sorrise e chiese a Zac se

gli lasciava quel suo bel giubbotto, aveva sempre desiderato averne uno ma non se lo poteva permettere. Per un attimo pensai ad una sua burla, uno scherzo da prete insomma. Che ci facevamo al freddo ed in procinto di gettarci in una fossa? L'amico architetto prese un bel respiro e si inabiss, gi, questo il termine giusto. Le onde che provoc sembravano quelle californiane. Mi guardai istintivamente intorno. Non c'era anima viva. Dopo qualche secondo la superficie del fosso cominci a... friggere. Mi spaventai ricordandomi dell'osservazione del maestro sui suppl, stavo per buttarmi pure io per salvare Zac, che per fece capolino lentamente e sbuff per qualche secondo e ci sorrise. Siete qui ad aspettarmi? Grazie amici, ma io stavo una favola. Gagliardissimo. Mi hanno cercato allo studio? Che gli avete detto? Ma che mi frega. meglio di un romanzo d'avventura. Grazie, grazie, Scandurra, ti sono debitore per sempre. Posso ritornarci? ah, dimenticavo, tutto a posto, il pacco in buone mani. Mamma mia, fantastico. In confronto sto' mondo un lungo incubo. Non immaginavo che fosse cos facile l'accesso e da qui, in una pozzaccia di acqua salmastra. Usc dal fosso. Corsi a prendergli un plaid nella sua auto. Lo ritrovai che parlottava col maestro. Lo avvolsi tutto sebbene una parte rimaneva fuori, vista la sua mole. Ma quanti giorni sono passati? Sei, sette? Certo, dopo una settimana l, ritornare a studio... a Viterbo... che pal... In pratica, non erano passati pi di dieci secondi. Ah, dimenticavo: tempo terrestre.

gioved 20 maggio 2010

IUS 15

Quella sera termin cos. Zac era euforico e corse verso casa, salutandoci. Scandurra tutto contento si stringeva al petto il giubbotto di pelle regalatogli dal suo allievo pi promettente. Io? Ero in uno stato pietoso. Mi rodevo dall'invidia, ce l'avevo col maestro e poi, dell'avventura dell'amico, niente, tutto rimandato al giorno dopo. Ma cos non fu. Per ordine di Scandurra, su quanto accaduto in quel viaggio dimensionale, spaziale o come diavolo definirlo, il massimo riserbo. Perch mi lasciava cos? Perch Zac e non io, era andato in quella missione? E, ancora, perch mi tenevano all'oscuro di tutto? Che il maestro avesse deciso di fare una scrematura tra i suoi fedelissimi? Queste e altre domande angosciose mi mulinavano in testa. Non ci potevo far nulla, non mi stava bene. Avevo dedicato a lui, giorni e giorni di massima attenzione, di pazienza, di sottomissione addirittura; gli avevo, come si dice dalle nostre parti, portato l'acqua con l'orecchie, ma tutto questo non bastava, no, non era sufficiente.

Passai notti insonni. Non mi ero pi recato da Scandurra e cercai con tutta la volont di pensare ad altro. Mi misi a studiare e a frequentare la Biblioteca provinciale. Ritornai ad allenarmi con la squadra di calcio del mio quartiere e mi riconquistai un posto da titolare. Le domeniche andavamo a giocare per il campionato e le trasferte diventavano vere e proprie avventure, tra tifosi assatanati e arbitri venduti. Insomma, ritornai al mondo reale. Il morso della vipera non cicatrizza. Il mondo occulto ribuss alla mia porta. Una sera, insieme a mio padre, vedevamo la partita del mercoled di coppa, dove era impegnata una squadra italiana contro una tedesca. A quei tempi il nostro era un calcio tattico fino all'ossessione, Gianni Brera sosteneva il modulo e auspicava maggior atletismo, ma era ben conscio che l'italiano aveva limiti ben precisi. Insomma, noi si giocava in contropiede e l'avversario ci assediava. Il portiere italiano diventava l'eroe della notte. Una telefonata ci fece trasalire. Andai a rispondere. Angelino che fine hai fatto, era Scandurra con tono sardonico. La notte troppo bella per passarla davanti al televisore. Dai, ti vengo a prendere. Ero tentato di rispondergli con un secco 'no'. Il richiamo della foresta era per pi forte. Ero deciso a tenermi sul distaccato forte, non volevo fargliela passare liscia. Ripensandoci oggi, mi viene da sorridere, ma il 1972 avevo 14anni e certe mie posizioni erano naturali. Scandurra guidava con la sua solita flemma, poteva benissimo chiudere gli occhi e zigzagare per le viette di Viterbo antica senza problemi. Uscimmo dalle mura cittadine e ci recammo verso la fontana del Boia. Vi confesso che il cuore mi stava per sfondare il petto dall'emozione. Accost e scendemmo. Stavo per incamminarmi verso il fosso quando il maestro mi trattenne. Dove vai? Pensi di scendere laggi? Ti senti pronto? Stasera volevo soltanto fare un giretto e bere da questo fontanile dell'acqua fresca. Tutto qui. Ma Scandurra, mi hai fatto venire per farci una bevutina serale? Non capisco. Zac ha avuto una possibilit incredibile ed io rimango al palo. Non capisco che devo fare. Ci sono figli e figliastri, evidentemente. Se sono pronto? Questo lo stabilisci tu, ovvio, per ho diritto ad una spiegazione se non ti dispiace. Il maestro mi guard nelle 'palle degli occhi', come soleva fare e dire, poi si umett

le labbra e si diresse in direzione del fosso. Lo seguii un po' crucciato e una punta di vergogna incominci a salirmi da dentro. Con mia sorpresa, davanti al fosso, sostava una macchina di grossa cilindrata. Scandurra si avvicin al finestrino e buss. Due uomini, uno sulla cinquantina e l'altro che non aveva pi di venti anni, si tirarono su da una posizione supina, seminudi. Il pi grande abbass il finestrino e impacciatissimo salut Scandurra. Ciao carissimo, sai, stavo facendo vedere questo lotto ad un mio cliente... ehm, intenzionato a comprarlo per costruirci. Dottor Federici, il posto proprio bello, specialmente di notte. Spero che il suo cliente non se lo lasci sfuggire. Ma vedo che le ha gi anticipato un acconto. Bene, meglio non perdere tempo. Dottore, un saluto alla signora e buonanotte. I due 'uomini d'affari', in fretta e furia, si ricomposero e sparirono nella notte alzando un polverone. Scandurra si mise a ridere alla grande. Conoscevo di nome il dottor Federici. Noto proprietario terriero e di diversi negozi al centro, democristiano doc e dirigente dell'azione cattolica provinciale. Insomma, un notabile influente e ascoltato nei salotti che contano. Certo, pur di fare buoni affari, era disposto a tutto. Mi rivenne il buon umore e risi col maestro. Copulavano, eh? Senza invidia. Sentenzi Scandurra. Si accovacci presso il fosso e come se pensasse ad alta voce pronunci uno dei suoi teoremi: La Materia cos evanescente da diventare un buco, lo Spirito pu riempirlo completamente perch solido. La serata era fredda ma bella. Mi sentivo come riconciliato col maestro. Compresi che ero stato infantile. Possedevo dentro di me la sacra fiamma, non avrei potuto far altro che incamminarmi lungo i sentieri della conoscenza. Detto cos sembro enfatico, ridondante, ma chi mi conosce sa bene che la mia natura. Mai ho aspirato ad una vita borghese, ad una mentalit borghese, ad una fede borghese. La religione cattolica mi stava stretta, almeno quella che ho conosciuto sin da bambinetto. La liturgia, la preghiera, il rapporto col prete, mi apparivano esperienze fiacche. Non volevo sentir parlare di Dio e del Suo Regno, desideravo sperimentare, percepire. Non era orgoglio il mio, ma una sete inattenuata di assoluto, di segrete cose. La sacra fiamma per essere acquietata, pena la distruzione, deve canalizzarsi. Ringrazio il Padre Celeste che mi ha condotto il maestro a tempo debito. Non tutto quel che vidi, compresi. Non tutto quel che feci,

imparai. Di tentativi ne feci tanti e di sbagli, altrettanti. Dapprima l'odore proveniente dal fossato era insopportabile, poi cambi. Diventava sapore, lo sentivo in bocca. Sapeva di metallo. Ti senti pronto?, mi chiese di nuovo Scandurra. Credo di s, per tu conosci meglio di chiunque altro, cosa sono in grado di fare. All'improvviso sentivo le gambe molli, la pancia mi bruciava... Mi rendevo conto in quel momento di quanto fosse difficile, incognito entrare l dentro. Si fa presto a dire: esiste solo ci che vedo. Si fa presto a dire: vedo solo ci che esiste. Ma pochi dicono: proviamo. Vedi, Angelo, da giovinetto facevo parte di un'anonima talenti, una gilda. Gente con poteri non comuni. Il principe ci addestr a rendere questi poteri utili, chiavi per accedere ad altre dimensioni. Ci indic come trovare le botole che si affacciano su altri mondi. Alcuni di noi, forse per superbia o perch smisuratamente sciocchi, pensarono bene di modificare addirittura gli altri universi. Sembrava tutto pazzesco, ma anche drammatico. Un compagno spar. Un altr ritorn svalvolato e non si riprese pi. Per me, da principio, il potere era una enorme scocciatura; vedere il destino ultimo delle persone, cambiare le cose, manipolare la materia, mi faceva alla lunga soffrire. Poi imparai ad usarlo per accedere e compresi il fine. Essere cittadino dei due mondi, pendolare senza scalo fisso, oltrepassatore di ponti, saltafossi: questi i compiti. Zac tosto ma non questo il suo lavoro, tu, invece, potresti ricevere la stessa consegna. Si fa sul serio, maledettamente. Dovrai rinunciare a molto, forse a troppo. Per, c' sempre un impiego in banca che ti aspetta.

luned 24 maggio 2010

IUS 16

Bancario tutta la vita? No, grazie, senza offesa per la categoria. Preferivo crepare come saltafossi, tentare l'impossibile, scoprire mondi, regni paralleli, sforare verso un intermundia oltre ogni ragionevole dubbio, che vivere e morire da nevrotico borghese. Riflettevo su quanto mi aveva confidato Scandurra: sgattaiolava tra dimensioni, aprendo e chiudendo botole, come lui le chiamava, verso un baratro senza fondo, affacciandosi oltre ogni barriera spazio-tempo, poteva cos accedere in ogni dove. Notevole, che ne dite? Un Mandrake redivivo. Ma che dico: un dottor Strange, un John Silence, un Cagliostro rivisitato. Mah, tra personaggi letterari, maghi veri o presunti passati alla storia tra luci, poche, e molte ombre, difficile far paragoni. Scandurra ripeteva di provenire da un'anonima talenti, radunata da un principe della cosiddetta nobilt nera romana. Una gilda di persone, donne e uomini, dotate di straordinarie capacit paranormali. Eccezioni di natura che per qualche dinamica celeste specialissima, erano venuti al mondo con un compito pi che con un destino. Avrebbero comunque dovuto scegliere.

Scandurra ci rendeva partecipi di una visione del mondo di tipo esoterico; aggettivo fin troppo abusato, da alcuni decenni a questa parte. Lui, negli anni settanta, denominava le sue dottrine materie oscure, perch esistenti fin dalla fondazione del mondo. E, vi devo confessare, sento con malinconia mista a fastidio, oggi, di pischelli spirituali che pontificano di guerre tra Luce e Tenebre, arconti e maghi, senza la bench minima cognizione ed esperienza di quanto vanno raccontando. Vedete, il tirocinio con Scandurra non aveva niente a che spartire con scuole alla Harry Potter, lontano anni luce dalla fumettistica marvelliana o dai manualetti acquariani; era un cammino sacro, con conseguenze radicali sulla nostra vita, produceva, infatti, reazioni fisiopsichiche sconvolgenti; l'impatto di quanto andavamo facendo e acquisendo, riguardava un vero e proprio trasmutamento, fino ad interagire col DNA. Devo dirla tutta, a scanso di equivoci e di aspettative facili: alcuni miei amici che inizialmente hanno bazzicato la bottega magica, sono fuggiti a gambe levate e denunciando temporanei disturbi fisici e mentali. Scandurra ci sottoponeva ad un iter pesante, inframmezzato con momenti beati, s, ma niente era gratuito, tranne il Dono che a fine corsa ci trasmetteva. Lo voglio ulteriormente sottolineare. Amici, quando leggerete queste Cronache, capirete sin da subito che niente facile sul cammino dello Spirito e della Conoscenza. Lacrime e sangue, ma pure gogna sociale, politica e religiosa. Oggi, non c' pi storia n memoria. Abbiamo dimenticato che da quando il mondo ha preso una piega cosmica siffatta, l'uomo libero il mostro da perseguitare e uccidere. Lo dico e lo confermo: se volete imbarcarvi in un cammino iniziatico munitevi di mutande di bandone. Nei testi cosiddetti esoterici si glissa colpevolmente su questo pericolo. Non credete troppo al tempestivo aiuto da parte di angeli splendenti che vi porteranno in salvo da arconti birboni; non credete a chiss quali potenze cosmico-divine che vi sosterranno durante l'armageddon. Le cose non stanno come le raccontano. Ci sono ottimi eruditi e qualche volta pure qualcosina di pi, che hanno scritto libri interessanti, a volte pure con dati autentici, su questioni esoteriche. Ho notato per che sono manchevoli spesso e volentieri, della pratica, della messa in opera, me ne sono accorto perch il morso del Drago fa male, eccome. Discettare di cose alte, iperuraniche ci riempie, certo, ci eleva, pure, poi, all'atto pratico, quando molto semplicemente ti metti a meditare, o meglio, cerchi di entrare in uno stato meditativo, ecco dietro l'angolo il fardello di paure,

pensieri, desideri che ti paralizzano. E stiamo accennando solo all'inizio dell'opera. I mostri interiori sono i pi duri da sconfiggere. L si trova la grande barriera corallina dell'ego. Impenetrabile. Oltre non si passa. Ho vomitato, defecato sangue e vecchi rifiuti chiss da dove riscappati, subto stati depressivi, incubi diurni e notturni, febbri, sconvolgimenti sensoriali: questo solo all'inizio della Nigredo, intaccando il nocciolo duro dello stato del mio essere. Chi chiacchiera di esoteriche vie; chi proclama trombonescamente di battaglie interplanetarie: in buona parte parla di cose che non conosce, di cose apprese sui libri e spesso mal digerite. Amici che leggerete queste Cronache, la Via quasi impossibile da praticare, a meno ch non si incontra un folle che c' passato prima. L'autoiniziazione non esiste, un concetto new age, facilone e infondato. Diffidate di voci interne Giovanna d'Arco era un'entronauta atipica e forse unica nel suo genere che vi inducono ad iniziare il cammino, promettendovi ruoli epocali. Amici che leggerete queste Cronache, se avete nel vostro cuore un fuoco che non brucia e vi induce a cercare, seguitelo, ma preparatevi alla Vigilia delle Armi: sar lunga e sfiancante. No, decisamente, volevo provare direttamente il salto. Non poteva bastarmi una vita ordinaria, magari con una fede traballante, un'etichetta da appiccicarsi addosso senza brama, priva di pazzia, di fervore. Francesco d'Assisi abbandon tutto quello che una vita agiata gli prometteva per unirsi anima e corpo a Dio. Un esempio sull'esempio di Cristo. Uno yoghi cosmico che operava in Umbria. Senza tentennamenti, senza passare per chiese e preti, senza compromessi. Del resto, Scandurra voleva questo da noi: lascia le vecchie credenze e convenzioni, metti sul piatto della Vita quel poco che credi di essere e libera i talenti latenti. Di fronte a me l'occasione di vivere in prima persona l'incredibile. Avevo gi visto cose di altri mondi e dimensioni. Avevo ben impresso nella memoria l'incontro con l'atlantideo, fratello in spirito di Scandurra. La cultura dominante, la religione di Stato, la scienza ufficiale, ci avevano tradito, riducendo il mondo e l'uomo ai minimi termini. Il maestro ci aveva aperto le porte, anzi, le botole verso altro, oltre lo specchio. Non avevo bisogno di alcuna fede, sapevo. Ora dovevo per fare il salto di qualit, buttandomi nel fosso. Gi, sembrava una burla colossale. Ma la

desideravo come l'aria. Immergendomi in quella melma, sarei passato dall'oscurit della coscienza ordinaria, alla luce della conoscenza. Esoterismo pratico, alchimia operativa, magia stellare... etichette, sempre etichette, per natura approssimative. Le materie oscure erano fatte di cose concrete, di formule funzionali, bisognava per immergersi completamente, saltare oltre la volta, portarsi al di l con quel poco o tanto che eravamo. Non c' trucco non c' inganno. I conti? Con se stessi, prima, col Drago, poi. Spesso, ci facciamo un'idea di ci che ci aspetta, magari prima di un esame, di un appuntamento galante, di un lavoro. Elaboriamo uno scenario capacie di includere anche l'imprevisto. naturale, ma non sempre si avvera. Il corridoio di accesso tutt'altro che ben sistemato. Bisogna che abbassi la testa e curvi il dorso. Dovrai ricorrere a miracoli di destrezza per posare i piedi l. Questo mi indic Scandurra. Ma non glielo hai detto a Zac. Lui si buttato alla cieca ed andato tutto bene. Ora mi fai venire i dubbi... Vedi che non sei pronto. Dai, ci ritorneremo un'altra volta. Va bene, va bene. Far come mi hai detto. Devo sapere qualcosa in pi? Cio, che fare quando mi trover l? Ma dove si trova l? Angelino mio, che vuoi la carta del Touring Club? Ho capito. Mi immergo.

venerd 28 maggio 2010

IUS 17

Rabb disse: se i giusti volessero, potrebbero creare un mondo, perch detto: sono i vostri misfatti che fanno la differenza fra voi e il vostro Dio. (Isaia 59,2) ''Due particelle +/- o sanno quello che fanno o meglio che non sincontrino mai, perch latomo che nato almeno 13,7 miliardi di anni fa, non poteva venir fuori rabberciato alla meglio.Questo vuol dire che la prima particella + e la prima particella - avevano previsto ogni particolare, per poter aderire alle tantissime leggi della fisica atomica''. Massimo Corbucci, Alla scoperta della Particella di Dio, pag. 134 "Questa vasta dimora della natura costruita con molte ali, ognuna delle quali ha il suo ingresso. Il fisico, il chimico, il biologo entrano da porte diverse, ognuno ha la sua sezione di scienza, e ognuno arriva a pensare che sia un suo dominio speciale, distinto da quello degli altri. Noi dobbiamo invece ricordare che tutte le indagini hanno come scopo il raggiungimento del sapere nella sua totalit. Nelle mie ricerche sull'azione delle forze sulla materia, mi sono stupito nello scoprire che si annullavano

linee di demarcazione e che emergevano punti di contatto tra il mondo vivente e il non-vivente. Ci significa che dovremmo abbandonare tutti i preconcetti, gran parte dei quali risultano in seguito assolutamente privi di fondamento e contrari alla realt". Jagadis Chandra Bose

Una Anonima Talenti si stava formando pure a Viterbo. Eravamo ben decisi e convinti a seguire in tutto e per tutto, il nostro maestro. Diatribe personali, piccole competizioni egoiche, infantilismi ancora da risolvere, sfumavano; ci si aprivano orizzonti altrimenti solo sognati o immaginati. La nostra citt smetteva di essere un modesto e dimenticato capoluogo di provincia, per diventare un astroporto verso altre dimensioni, dove un saltafossi degli spazi ignoti ci faceva sperimentare cosa poteva fare realmente l'uomo, grazie all'emersione delle sue meravigliose latenze. Scandurra non voleva costituire un sodalizio superomistico, composto di egolatri intenti solo all'ottenimento di poteri paranormali sebbene la tentazione di certi personaggi orbitanti nella bottega magica, fosse forte - , ma preparare donne e uomini liberi alle materie oscure, per svolgere compiti specialissimi tra universi tangenti. Da favola e da brivido. Seguendo le istruzioni sommarie del maestro, mi immersi lentamente nel fosso. L'acqua salmastra era fredda, densa. Con i piedi cercai il fondo, ma con mia grande sorpresa sembrava non esserci. Mi immersi fino alla testa e mossi le braccia e le gambe per rimanere a galla. Mi prese un po' di strizza. Poi, feci esattamente quanto mi sugger Scandurra: abbassare la testa e piegare il dorso. Presi quanta pi aria possibile e mi calai dentro quella pozza. Mi raggomitolai in posizione fetale. Dopo alcune decine di secondi, l'ossigeno nei miei polmoni si esauriva... non vidi pi nulla. Buio pesto. L'erbaccia e chi sa cosa altro mi si attorcigliava addosso. Passai momenti di panico. Notai l'esaurirsi del mio spirito di conservazione: giacevo passivo e sconsolato in quel nero acquitrinoso. Non avevo reazioni. Ero come svuotato, inerte. E scendevo in direzione di un fondo che forse non c'era. Un bagliore frontale, dapprima tenue poi pi forte, mi indic la via da seguire. Con una bracciata mi diressi verso quella luce brillante. Alzai la testa e distesi il corpo e toccai il fondo con i piedi; l'acqua mi arrivava al petto. Tornai a respirare l'aria.

Tossii e sputai. Mi trovavo sotto una volta, alta non pi di due metri, che dava in una galleria ascendente e illuminata da una qualche fonte non distinguibile. Mi inoltrai con circospezione. C'era un odore di bosco, sebbene non notai alcun tipo di vegetazione. Man mano che salivo l'acqua si abbassava, dopo alcuni metri non ve ne era pi traccia. La galleria saliva con un angolo di 10/15gradi, il fondo era morbido, sembrava moquette; era larga circa un metro e mezzo, scavata nella roccia in maniera perfettamente levigata. Che fosse una costruzione artificiale non c'erano dubbi, ma chi l'aveva fatta? Mi resi conto soltanto dopo alcuni minuti, che ero completamente asciutto; dalla testa ai piedi non c'era nemmeno una goccia d'acqua. Infatti, un leggero vapore caldo inondava la galleria e pensai che potesse dipendere da questo. Non vi erano rumori, nemmeno i miei passi sentivo. Sembrava tutto insonorizzato come in uno studio di registrazione atipico. Provai a fischiettare. Niente, non sentivo niente. Mi prese un po' di angoscia. Dove mi trovavo? Dovevo continuare a camminare? Verso dove? Cosa avrei trovato alla fine della galleria? C'era una fine? Cento domande mi affioravano, senza uno straccio di risposta. Non mi rimaneva che andare avanti, anche perch ritornare indietro, al punto in cui mi trovavo, non avrebbe avuto senso. Almeno cos mi convinsi. Aumentai il passo. Sgombra la mente, Angelo. Mi sentivo bene, mi liberai dei pensieri molesti e affrontai l'avventura col giusto piglio. Avevo voluto la bicicletta... Subentr ad un certo punto un'idea, non del tutto campata in aria, visto che mi trovavo nel viterbese: ero in un camminamento sotterraneo etrusco. Ovvio pensarlo. Per, cos come mi era venuta, scartai l'ipotesi. Conoscevo sin troppo bene il mondo etrusco. Questa galleria era moderna, illuminata non si sa da che cosa e questo, gi di per s, rendeva tutto enigmatico, lontano da vestigia note. La questione della luce che inondava tutta la galleria senza poterne individuare la provenienza, mi intrigava molto. Ricordai di aver letto qualcosa su fiaccole eterne presenti in gallerie segrete e cose del genere, concernenti i Rosa+Croce, ma un conto apprendere queste cose a mo' di leggenda, con i si dice, si racconta, altra cosa vederle di persona. Mi trovavo dentro un mistero. Mi venne la pelle d'oca e un certo senso di inquietudine.

Erano gi passati dieci minuti d'orologio. Dell'orologio proprio volevo parlarvi. Una premessa. Sono sempre stato un appassionato di questi strumenti di precisione, sebbene le mie finanze non mi permettevano acquisti onerosi. Insomma, tra permute e risparmi, ero riuscito a procurarmi un Omega Speedmaster: uno degli orologi pi precisi dell'epoca. Bene, dicevo che erano passati almeno dieci minuti, in realt tale computo lo dovetti fare a istinto, perch la lancetta dei secondi del mio Omega andava visibilmente all'indietro. S, amici, all'indietro, ed erano passate secondo il mio cronografo, o meglio, anticipate, almeno due ore. Dove stavo? Forse quel vapore era tossico e mi procurava allucinazioni; oppure la mancanza di ossigeno durante l'immersione, aveva comportato delle alterazioni neurologiche, per cui in uno stato semi comatoso viaggiavo in chiss quale mondo della follia. Mentre elucubravo, inciampai in qualcosa e caddi in avanti, evitai una smusata per pochissimi centimetri, grazie alla prontezza di riflessi mi sostenni con le mani. Questo fatto mi convinse che non sognavo e non ero vittima di allucinazioni: sentivo il mio peso, il piccolo choc da caduta, insomma ero vivo e vegeto e presente a me stesso. Piuttosto, cosa mi aveva fatto cadere? Non vi erano gradini o sassi, niente che sporgesse dal suolo. Feci per rialzarmi e proprio di fronte a me, stava una porta rossa di spesso cristallo, rettangolare, priva di maniglie che chiudeva la galleria. Lasciava intravedere poco, oltre il vetro: forme in movimento. C'era al di l della porta qualcosa o qualcuno, comunque. Forme mobili, vive, quindi. Visto e considerato che mi trovavo l, non fu n difficile n geniale decidermi di bussare e semmai di spingere la porta. Chi domanda non fa errori. Mentre mi accingevo ad entrare, ricordai una basilare raccomandazione di Scandurra. Apriti al cosmo, mi ripeteva, e sentirai fluire dentro di te un treno d'onde. Il flusso celeste ti permetter di entrare nell'ipersfera, nel baratro senza fondo. Cambiando la mia vibrazione e frequenza, potevo mettermi nelle condizioni ideali per entrare in contatto con qualsiasi materia. Conoscenza e prassi; diventare l'oggetto conosciuto; diapason vibrante con ogni cosa; estendere il mio campo di forza in ogni dove. Per conoscere bisogna identificarsi con ci che si vuole conoscere. Annullare la distanza tra me e quello che guardo. Soltanto in questo modo, posso veramente comprendere. Il mio corpo diventava alchemico, si trasformava. Purtroppo tale trasformazione non era stabile. Richiedeva ancora del

tempo. Gi riuscire ad innescare mutamenti parziali, limitati, era comunque una condizione eccezionale. Come un'autoallucinazione, vibrava ogni cosa dentro di me, emergeva una nuova tensione. Non mi sentivo pi sparso, disciolto in strutture psichiche e fisiche. Non ero pi scisso, l'io retrocedeva nella serie cadetta, per lasciare il campo alla mia essenza. Diventavo la chiave-codice per oltrepassare la soglia...

gioved 3 giugno 2010

IUS 18

Scandurra sosteneva che Viterbo, insieme ad altri luoghi fatidici sparsi per il mondo, erano ponti dell'Universo, portali verso scali cosmici. Uno di noi, fissato con le filosofie orientali, aveva ribattezzato questi posti, Sevagram. Sevagram il nome di un villaggio indiano, nello stato del Maharashtra, gi sede dell'ashram del Mahatma Gandhi. Il nome sevagram significa, in hindi, villaggio di servizio. E proprio questo svolgeva Viterbo, un servizio di accesso. Non fu difficile credere a quanto asseriva il maestro. Le cose che vedevo e vivevo erano oltre ogni immaginazione. Proprio qui, nella mia citt avevo l'opportunit

unica di accedere a mondi e dimensioni come le descrivevano i viaggiatori mistici, gli sciamani, gli scrittori veggenti, i maghi. La stessa fantascienza del ventesimo secolo, aveva ripreso nelle forme adeguate allo spirito del tempo, i temi dell'esplorazione galattica, l'ultima frontiera oltre i confini terrestri. Verso gli anni sessanta, la sci fi si diresse verso altri lidi, da quelli dell'esplorazione esterna alle esperienze di alcuni coraggiosi viaggiatori alle prese con i mondi interni della coscienza. La letteratura ebbe un ulteriore sussulto. Una nuova espressione documentaristica, romanzesca, speculativa, fece il suo ingresso trionfante sul panorama culturale un po' borghese e stitico, quando non violentemente ideologico. Il Mattino dei Maghi, fu il libro chiave di questa svolta copernicana, forse ben pi di quanto si aspettassero i due autori francesi, Louis Pauwels e Jacques Bergier. Un'opera che getta un ponte tra il fantastico e il reale, tra la magia, la mistica e lo spirito moderno, cos recitava il sottotitolo nell'edizione italiana a cura di Sergio Solmi. La prima edizione Gallimard datava 1960, quella italiana Mondadori, il 1963. Fu un fulmine a ciel sereno. Grazie a questo libro molte persone, di tutte le et e culture, ebbero il loro testo sacro, magari demitizzante ma tosto, intrigante, aperto ad ogni strada della conoscenza. I piani cognitivi si avvicinavano, passato e futuro si congiungevano. Atlantide, i dischi volanti, gli alchimisti antichi e moderni, i superpoteri psi, si ritrovavano in un mix lussureggiante, dalle atmosfere caleidoscopiche. Si era riaperta una porta, non solo simbolica e culturale. Soprattutto il pirotecnico Pauwels, pagano (sebbene convertitosi alla fine del suo percorso, al cattolicesimo) ed ex allievo di Gurdjiev, riusc a scuotere le fondamenta del piattume occidentale, lanciando segnali per i naviganti nelle terre incognite. Noi ci abbeverammo da questa fonte e grazie alle sue aperture sul fantastico, sul mitico, sulla scienza di frontiera, ci mettemmo nelle condizioni ottimali da poter incontrare Scandurra: un personaggio che non avrebbe sfigurato tra quelli citati da Pauwels e Bergier, anzi. Quello che stavo facendo, oltrepassare i limiti spazio-tempo trasformando me stesso, era la migliore ricezione di quel messaggio. Non avevo pi una struttura biopsicofisica ordinaria, ero unificato. Il mio puntocoscienza era esteso ed espanso: onda-sorgente oltre lo spettro sensoriale. Anche la paura contribu a realizzare questo mio stato, lo confesso. Si radunano forze, sentimenti, aspettative, volont, in una sintesi superiore.

Tentai di toccare la porta cristallina, pensando di trovare un ritorno di forza. Pensavo di sentire la durezza del cristallo. Pensavo cos, ma le cose stavano diversamente. Era oleosa e plastiforme, vi penetravo con tutta la mano. La sensazione era curiosa, in apparenza sembrava compatta, in pratica era molle. Non realizzai che potessi essere io a trovarmi in una condizione speciale atomica e animica, quindi oleosa e plastiforme: mi venne in mente subito dopo che l'attraversai con tutto il mio corpo. Mai come in questo caso potevo definire il mio, come un corpo fluidico. Il dentro e il fuori, io e la realt che mi circondava, eravamo comunque cambiati. Come in un grande acquario pieno di olio, mi muovevo lentamente, quasi a sobbalzi, la gravit non era pi incombente. Mentre mi inoltravo attraverso quello spazio rosso semi-liquido, mi venivano alla mente pensieri di rivalsa, un po' stizzosi nei confronti di alcuni coetanei che mi canzonavano per le mie fisse col mondo dell'occulto. Adesso mi trovavo a vivere un'avventura straordinaria, lontana dall'esperienze della maggior parte degli esseri umani. Sulla punta della piramide, mi sentivo qualcuno... Come capitava ogniqualvolta 'mi allargavo', una voce, un ricordo di Scandurra mi ridimensionava. Se nasci falco, hai il dovere di volare alto, affrontare le correnti e il mirino del cacciatore che vive in basso. Ognuno ha la frusta per il culo suo. Gi nei primi tempi, mi profetizz lo scenario della mia vita che mal compresi e men che meno mi ci preparai. Sarai uno di quei rari uomini felici, a cui concesso di esistere in un sogno da sveglio. Diventerai un apritore di strade perch altri possano percorrerle. Oggi nascondi il tuo segreto, lo difenderai contro tutto e tutti. Domani lo svelerai al mondo. Se costruisci un ponte, loro verranno. La mia felicit la avrei dovuta condividere con pi persone possibili. Una missione in piena regola. Gi ho accennato che Scandurra deline, per sommi tratti, il grande cambiamento che il mondo avrebbe affrontato intorno all'anno 2012. Ci diede delle consegne. Ognuno avrebbe dovuto adempierle in tempi diversi, ma entro quella data nevralgica. Periodicamente ci ricordava quest'incombenza, ma inizialmente non le attribuimmo molto peso. Erano cos lontani quei termini. Il

tempo per non si fatto aspettare. Tutto scorre cos velocemente. Il punto di svolta imminente e pi vicino di quanto il calendario segni. In quella sorta di budello vischioso, sempre pi trascolorante verso il rosso scuro, trovai serie difficolt di equilibrio. Svolazzare in un liquido denso e al tempo stesso solcato da una corrente ascensionale, un vento che mi innalzava, era un'esperienza strana, pi da pesce di fondale che da giovinotto assetato di conoscenza. La conoscenza era anche questo, invece: trovarsi in un ambiente nuovo e alieno, che faceva il paio con un sentore interno di emozione e delucidazione. Mi prese una forte agitazione. Incominciava il timor panico. Avevo serie difficolt di respirazione. Me ne accorsi in quel momento che inghiottivo quel liquido densamente strutturato. Tosse, nausea e vomito in sequenza veloce. Sentivo una pesantezza progressiva che mi cresceva dentro. Affondai lentamente, inesorabilmente. Pensai alla fine. In che modo morivo? Dove terminava la mia vita? Di nuovo mi invase uno scoramento infinito. Una sala circolare di dieci metri di diametro, scolpita nella roccia, illuminata non si sa da dove, era la mia nuova sede. A pancia in gi, sopraffatto dalla stanchezza, la gola come una fornace, ero vivo proprio perch sentivo dolore. Vuota la stanza, vuoto il mio stomaco. Mi alzai e a sorpresa notai che i miei abiti erano asciutti; niente dimostrava che fossi passato dalla zona rossa. Indubbiamente il servizio di lavanderia e asciugatura era eccellente. Chi erano i solerti padroni di casa? Cercai un qualche segno di riferimento sul muro, nel piancito. Niente che mi conducesse ad una qualche risposta, niente, nemmeno una porta. Ma allora da dove ero entrato? Nessuna fessura o piano mobile. Prigioniero, ecco che cos'ero, prigioniero di una setta di folli adoratori di chiss quale divinit lovecraftiana. Di nuovo la paranoia. Scandurra non mi avrebbe mai mandato allo sbaraglio, tanto meno in una trappola senza uscita. possibile che di fronte ad ogni ostacolo, davo fuori di testa? Improvvisamente il pavimento insieme al soffitto incominciarono a ruotare in sensi contrapposti. Questi spostamenti non producevano alcun rumore. La loro velocit sembrava quella della lancetta dei secondi di un orologio. Poi, tutto si ferm di colpo, ma non rischiai di cadere come sarebbe stato ovvio. E si apr un portello al centro del soffitto, da cui discese una passerella, forse metallica, fino a

terra. Non vi erano dubbi, qualcuno voleva che vi salissi sopra. Cos feci. Misi prima il piede sinistro e poi quello destro e mi resi conto che l'inclinazione era di almeno il 70%. Ma non dovetti elucubrare pi di tanto, perch si mosse e mi innalz lentamente verso l'alto. Sembrava una scala mobile. Intanto il soffitto si era aperto del tutto e nemmeno me ne ero accorto, ma quello che vidi non lo avrei mai pi dimenticato.

sabato 12 giugno 2010

IUS 19

Mi trovavo in un immenso salone ottagonale, con altissimi pannelli-parete di cristallo rosso - in tutto simili alla porta fluida - attraversato da una luce viva e tranquilla che immergeva ogni cosa in un perpetuo succedersi di albe e tramonti (lo constatai in seguito). Il salone poteva esser grande come un palasport senza tribune. Quali mani avevano scolpito quel meraviglioso sito? Il pavimento era fatto di legno almeno cos sembrava - color marrone, dalle mille sfumature e dalla superficie levigata e morbida. Quel posto incredibile, artificiale ma che ti dava una sensazione di simbiosi con la natura di tipo steineriano, era circondato da un paesaggio collinare tipico del centro Italia, ma sullo sfondo si intravedevano montagne altissime color porpora e viola, non proprio comuni dalle parti mie. L'aria era frizzantina e profumata di fiori; non vi saprei dire quali, ma era una sensazione molto intensa. Non c'era altro nella grande sala. Mi domandai a cosa potesse servire tanto spazio; guardai l'orologio: fermo. Mi avvicinai alle pareti e provai a toccarle: lo stesso effetto del portale semisolido rosso che avevo attraversato con una certa difficolt. Che fare? Fuori c'era una terra bellissima, niente di ostile, anzi. La tentazione di uscire era forte. Per mi bloccai, forse dovevo attendere, cosa o chi non lo sapevo, ma qualcosa mi suggeriva cos.

Tempo addietro, in un pomeriggio tranquillo gi a bottega, senza clienti n seguaci, Scandurra apr il palmo destro della mano e mi fece vedere un mucchietto di cenere, chiedendomi cosa pensassi che fosse. Semplice cenere, risposi senza pensarci su. Gi, ma cenere di una galassia estinta. Tutta qui, in un pugno. Se la stringi, potrai sentire il suo dolore prima della fine. Eppure, qualcosa di potente, di infinito, rimane ancora in queste poche tracce. Qualcosa di grande permane sempre, come dopo la nostra morte. Era la prima volta che il maestro mi accennava alla morte. Non compresi subito quanto mi stava dicendo. Galassia estinta, mah. Forse era una metafora. Scandurra percep la mia titubanza. autentica cenere di una antica galassia. Pi antica della Via Lattea. Me la diede il mio maestro e ora la do' a te. Conservala, portala sempre con te, ti servir prima o poi. Tutto mi sembrava surreale come tante cose che riguardavano Scandurra. Non mi ci abituavo ancora alle sue stravaganze. A volte mi prendeva in giro, bonariamente. Questa volta sembrava serio. Cosa voleva dirmi? Cenere di una galassia. Quanto dura la vita di una galassia? La Vibuti, cenere sacra materializzata da Sai Baba, poteva avere delle analogie con quella del maestro? Glielo chiesi. Le domande giuste che mi dovresti fare sarebbero: cosa rimane di una galassia quando muore? e poi: chi in grado di raccorglierne i resti?. Gli risposi che erano sicuramente le domande pi pertinenti e attesi le risposte di Scandurra. Invano. Mi lasci cadere in mano la cenere e sebbene impalpabile sembrava pesante, anzi, la sensazione era quella di tenere in mano del mercurio: solida liquida sfuggente. Il tramonto ammirato dai pannelli era pazzesco. Riflessi dorati, rossastri, polarizzati si confondevano in un mix di colorazioni mai viste prima di allora. La cosa pi incredibile abuser spesso di questi aggettivi era che producevano un effetto sul mio corpo, curioso, bello, esaltante: la luce composta mi pizzicava avvolgendomi, la sentivo coprirmi. Questo effetto non finiva l; avevo ora la

percezione mia e dell'ambiente in cui stavo, globale, cio vedevo dappertutto, davanti dietro, dai fianchi, sopra sotto. A raccontarla tutta per, ci mi fece ondeggiare a tal punto che caddi. Mi girava la testa, anzi, non la sentivo. I sensi mi si stavano confondendo, sopra sotto davanti dietro, i profumi fortissimi, i colori che piccavano. Credevo di avere la febbre alta. L'io cosciente era dislocato fuori dal corpo, oppure era cos allargato da comprendere interno/esterno. Poi, dopo 4 o 5 minuti o chiss quanto, mi ripresi lentamente. Di nuovo in piedi, tonico, gagliardo. La visione globale era uno spettacolo, altro che il 3D. Ora, comunque dovevo decidermi: attendere o uscire alla conquista di quel mondo magico? Fremevo, una spinta interiore interagiva con un'altra pi mentale, sentivo di poter volare, correre. Ero l l per uscire, quando un sapore di metallo e un ottundimento auditivo mi fermarono, alzai la testa non mi ero ancora abituato alla visione globale e vidi un vascello fantasma (cos li chiamava Scandurra), insomma un disco volante negli anni settanta lo chiamavamo ancora cos che scendeva verso di me. Era poco pi piccolo del diametro del salone e questo mi obblig a spostarmi verso i pannelli. Il disco si ferm a mezzo metro da terra, senza apparenti sostegni. Ero elettrizzato come potete ben immaginare, ma senza il bench minimo timore. Era giunto il mio turno per incontrare l'ignoto. Io solo con altri esseri cosmici. Non c'era Scandurra sebbene senza di lui sarei stato ancora ad invidiare le mirabolanti avventure di Adamsky o a sognare le Cronache Marziane di Bradbury - e cos mi sentivo padrone del mio destino. Io, Angelo, avevo un incontro ravvicinato del III tipo, dove e con chi lo avrei saputo presto. Il disco verdenero, saturnomorfo, non emetteva rumore, non aveva segni di riconoscimento, la sua superficie sembrava ruvida; intanto, il sapore metallico aumentava, pi invasivo che mai. Una forte pressione alla testa, insieme ad un senso di nausea, furono segnali anticipatori di una serie di fiotti di sangue che mi fuoriuscirono dalle orecchie. La situazione si faceva critica. Cercai con un fazzoletto le mamme negli anni settanta ci ricordavano sempre di portarne uno quando uscivamo di casa di detergermi. Speravo in cuor mio che le cose potessero prendere una piega positiva, come sembrava all'inizio. Subentr la paura. La mia percezione speciale, la visione globale, ora diventava problematica. Tutto stava girando intorno a me. Perdevo le coordinate alto basso profondit, suoni sapori sensazioni cambiavano repentinamente. Una fitta feroce allo stomaco

e alla tempia, simultaneamente, mi fece piegare e contorcere. Ricordo che gridai aiuto, ma riuscii ad emettere solo un rantolo. Invocai Dio, il dolore era tremendo, insopportabile. Istintivamente, misi la mano in tasca e cercai la cenere della galassia estinta, conservata nel portatessera. Non so perch lo feci, se per spirito di conservazione ma come poteva aiutarmi un mucchietto di polvere? - o per disperazione. Credevo di potermi sorreggere da solo tra mondi alieni, camminando senza grucce fra dimensioni tangenti, oltre ogni pi sfrenata immaginazione. Ma nessuno nasce imparato e io non potevo fare a meno del maestro. Proprio in quel momento toccai con mano, proprio il caso di dirlo, uno dei pi grandi misteri di Scandurra.

gioved 17 giugno 2010

IUS 20

Nel mondo in cui mi trovavo, la cenere di quella antica galassia estinta, evidentemente, assumeva connotazioni impensabili, racchiudendo il ricordo di un'energia immane non del tutto esaurita. Un'onda, letteralmente un'onda di non so quale acqua, proveniente non si sa da dove, fresca, rigenerante, mi invest. Fui innaffiato da una secchiata cosmica il caso di dirlo che mi rimise in piedi e, cosa curiosa (ma cosa non lo era?), non mi bagn. Sveglio, lucido, riacquistai la visione globale e di fronte a me, immobile e maestoso il disco verdenero, simbolo ignoto che dovevo svelare. Mi avvicinai e lo toccai. Al tatto era morbido, come di gomma. Una leggera pressione lo deformava, poi ritornava al suo stato iniziale. Un disco gommoso? Mah, la mia impressione era quella di vivere in una dimensione psichedelica, un paese delle meraviglie senza cappellai n stregatti, dove le coordinate spazio-tempo, la logica ordinaria, erano messe a dura prova. Parlai troppo presto. La cosmonave ebbe come un sussulto e si form intorno ad essa un alone luminescente azzurro, pulsante, che si estendeva per tutto il salone. Quel cambiamento sembrava l'avvisaglia di una manifestazione; un incontro? Fui invaso

completamente da quella luce, ma non mi imped di entrarci dentro. Non compresi subito se vi ero entrato o mi aveva inghiottito. Un'idea dapprima confusa poi, lentamente, pi chiara e definita, si fece strada: la cenere galattica donatami da Scandurra, non era n un corroborante n un placebo sui generis, ma un piroforo per oltrepassare un portale. Il disco non era un'astronave, o almeno non solo; quello che sembrava un velivolo extraterrestre, in realt fungeva da scalo dimensionale, per usare un'espressione a me cara in quegli anni. Quindi, una sorta di ponte cosmico mi si era parato davanti, per permettermi con l'ausilio della cenere di accedere verso orizzonti lontani. Questo particolare stato unitivo, che sentivo crescere in me, una sorta di sesto senso permanente, produceva una condizione psicosomatica e animica mai provata sino a quel momento. Mi sentivo investito da un'energia sconosciuta e da influssi che misteriosamente si traducevano nella mia mente in parole e immagini, o come oggi si suole dire, in informazioni. Da quella fatidica esperienza, ebbe inizio per me una forma di ricerca indotta, che lasciava dietro di me, per sempre, il modello deduttivo del comune pensare. Per Scandurra, esistono leve magiche fatte di materia, dalle apparenti funzioni infantili o marginali, che permettono il passaggio tra i mondi. Li detengono i discendenti di un ceppo antico, gli Atlantidei, proiezioni mutanti dell'uomo futuro. Lui era a pieno diritto il discendente di quella supercivilt di semi-di. E la sua modesta condizione sociale, secondo i canoni odierni, era un'ottima rappresentazione del cosiddetto briccone divino, secondo i canoni antropologici. Ritornando ai simboli di trasformazione, per il passaggio attraverso i mondi dimensionali; una concezione bellissima, esaltante, che qualcosa di semplice e quindi di vero, possa permettere l'accesso da uno all'altro di questi mondi. Schegge proiettate dalla scomparsa del mitico continente, si sparpagliarono 12mila anni fa. Sorgenti di energia, pacchetti di fotoni primordiali vennero assorbiti da elementi di materia tra i pi dissimili. Quando il maestro mi rivel il segreto, ne rimasi colpito, disorientato: una biglia colorata, una trottola, un pendolino, un anello, potrebbero aprire un portale o una botola del baratro senza fondo, verso dimensioni molteplici. Maniglie di accesso, preziosissime e pericolose, da custodire come la vita, ereditate e conservate con estrema cautela da un'anonima

talenti che si unisce ogni volta che il caso lo richiede. Lui le chiamava 'spolette' (ma per attivarle bisognava conoscerne il nome specifico, la vibrazione), ce ne sono migliaia disseminate (ma non del tutto perdute) sul nostro pianeta, tante quante sono le botole d'accesso dell'ipersfera, il baratro senza fondo che si affaccia sugli universi tangenti. Io ne possiedo una. Il loro valore, come potete ben comprendere, inestimabile; per me, semplicemente sono senza prezzo, nel senso che sono gratuite. Fate un calcolo approssimativo: quanti potenti ne vorrebbero entrare in possesso, ad ogni costo e a qualunque cifra? Chi possiede le spolette, possiede il mondo e gli eventuali corridoi di accesso ad altre dimensioni. Ci che vado raccontando ha dell'incredibile, anzi, dell'impossibile, ma non mi preoccupo affatto del diniego degli scettici, e non per superbia, perch insieme ad altri fortunati entronauti, abbiamo viaggiato in lungo e in largo fra dimensioni, mondi e stati multipli, abbiamo vissuto esperienze bellissime e terribili e nessuno, proprio nessuno, potr mai togliercele. Forse meno mi si crede e meglio : le persone senza interessi ordinari e dagli intenti elevati, mi crederanno o sospenderanno il giudizio. Non sto qui a far proseliti, non voglio fondare n una setta n un movimento spiritualista. Semplicemente racconto quanto mi accaduto e, soprattutto, voglio far conoscere un maestro, umile, semplice, ma unico, un uomo eccezionale su cui caduto un pezzettino di Dio e che ho avuto l'onore di incontrare. La spoletta ancora in mio possesso e tuttavia non la possiedo, la uso secondo la consegna di Scandurra. Di fronte a me appariva in tutta la sua grandiosit, la fantastica stazione cosmica, una cittadella arrampicata su di un picco montano: minareti, cupole, palazzi dalle forme tondeggianti, vetrate multicolori, immensi padiglioni sotto un cielo di luce brillante. Sensazioni a centinaia, a migliaia mi arrivavano. Voci suoni profumi tutti in simultanea. Mi trovavo come in una tavola fuori testo di un libro di Tolkien o di Lord Dunsany, ma era tutto vero, reale, magico. Il professore di Oxford, forse conobbe Scandurra... Nei momenti topici della vita, chiss in base a quale curiosa combinazione psicologica, ti vengono in mente pensieri banali: sarei tornato a casa per colazione?

venerd 25 giugno 2010

IUS 21

Dove mi trovavo (?), il tempo assumeva un valore diverso. Si ha l'impressione di vivere un film al rallentatore, ma, parallelamente, trascorre il nostro tempo soggettivo. Mi sentivo in una sorta di sdoppiamento controllato, come se vivessi da due postazioni differenti, quasi all'unisono. Mi passarono davanti/dietro, di lato e sopra, spezzoni di immagini, venti sonori, volti e figure geometriche svolazzanti; erano i primi segni di vita, o almeno sembravano tali, che incontrai. Nella struttura sottile del tempo esistono cose appena abbozzate, riflessi e riverberi, che poi ritroviamo come forme residuali in determinate condizioni sulla terra; volgarmente li chiamiamo fantasmi. Qui, la struttura sottile assume un'estensione particolare. Un mese l, equivale a tre ore circa nella nostra dimensione. Provare per credere. Il paesaggio era incantevole, fatato. Il cielo blu cobalto, mi sembrava meno sterminato, la volta era, come dire, pi raccolta, meno alta. Dopo un po' le figure

che mi aleggiavano intorno si dileguarono improvvisamente. Qualcosa stava per succedere. Intanto, decisi di muovermi. Guardavo con curiosit i miei piedi, le gambe, e sentivo un effetto strano, come di leggerezza, di facilit nei movimenti. Il prato all'inglese, era soffice, s, ma c'era minor impatto nel passeggiare; mi sosteneva maggiormente che sulla terra, come se rimbalzassi. Non era la minore gravit, non saprei dire perch, per aveva a che fare col tempo rallentato. Mi osservavo da fuori e in perfetta sincronia percepivo il mondo dietro la mia fronte ma forse un leggero scarto divideva le visioni. Ero stimolato al massimo, sentivo ogni cellula del mio corpo vibrare, rispondere. La stazione che avevo di fronte, non aveva nulla dell'astroporto, ma che dico, anche di un terrestre aeroporto. Non vedevo rampe di lancio, piste o quelle strutture tipiche dove partono e arrivano aeroplani. Infatti, non si decollava n si atterrava: si entrava o si usciva. Era un varco interdimensionale fuori da ogni possibile immaginazione. Ero ad un crocevia cosmico per tutte le destinazioni, piani dimensioni mondi, un ventaglio di possibilit che il sottoscritto, tra i pochi uomini contemporanei, aveva avuto in dote dalla fortuna di scegliere. Scegliere per andare dove? Un dubbio atroce mi scosse. Scandurra non mi aveva dato indicazioni in proposito, o almeno non le ricordavo. Decisi di recarmi in quella cittadella inerpicata lass e cos avrei chiesto a qualcuno ragguagli. A prima vista lo scalo distava alcuni chilometri in linea d'aria. Tra me e la stazione, vi erano prati all'inglese e alberi raggruppati in buon ordine. Non vedevo un sentiero, ma realizzai che la linea retta mi avrebbe portato facilmente alla meta. Stupidamente feci una balorda considerazione: e se avessi incontrato il cappellaio matto, o comunque un tipo strano dall'idioma incomprensibile e dall'atteggiamento ancora pi illogico, come mi sarei dovuto comportare? Niente di tutto questo avvenne. Incominciava per me l'avventura; potevo ben dire di essere il ragazzo pi fortunato del mondo. Quanti prima del sottoscritto avevano avuto la possibilit di esplorare l'ignoto? Credo pochi, qualcuno ne aveva fatto un resoconto camuffato da romanzo, altri avevano taciuto. I viaggi dell'anima di mistici e sciamani, erano ben catalogati, analizzati, inseriti nella fenomenologia della storia delle religioni; ma ben poco c'era che riguardava l'esperienza totale, l'immersione in varchi interdimensionali, quella che stavo facendo grazie ad un maestro unico nel suo genere, ammesso che vi fosse un genere come quello.

Ero avvolto in uno sconfinato silenzio, ne ero assorbito. Forse per spirito di conservazione, richiamai l'attenzione e la necessaria tensione, sebbene confidassi nella bont di Scandurra che mai mi avrebbe mandato in un luogo da cui non sarei stato in grado di cavarmela, ma ero pur sempre un viaggiatore in una contrada incognita, dove le categorie spazio-tempo, la presenza a me stesso, la coscienza ordinaria, erano rivoluzionate. Avanzavo in quello stato duplice di osservazione, non sentivo il mio peso abituale, camminavo lentamente o forse mi vedevo lentamente camminare. Dovrei scrivere molto di pi di quel che sto qui abbreviando, poich le tante cose che mi si presentarono meriterebbero una serie di capitoli di un ipotetico libro. Quanto sto ora scrivendo la premessa necessaria per localizzare il punto dimensionale nel quale si verific il fenomeno mitico che mi invest: si tratta di un posto reale, da me raggiunto e che influ decisamente sulla mia visione della realt, sull'interpretazione di casistiche aliene e su come leggere il mondo. L'aria si faceva fresca. Mi accorsi della presenza di una sorgente, sul limitare del boschetto di destra, e poich avevo sete, mi diressi verso una polla d'acqua. Piegandomi, immersi cautamente la mano: era fredda e leggerissima. Allora ne raccolsi un po' sul palmo della mano e vi accostai le labbra. Era frizzante e buona, difficile valutarne la composizione. Notai che non vi era sottobosco n cespugli, gli alberi erano simili a faggi, emanavano profumi mai sentiti prima. Intravidi ad un certo momento qualcosa che si muoveva a poco pi di cinque metri da me. Una specie di roditore, un topo gigantesco, grosso come un maiale, dal colore marrone scuro, mi fissava e alzava la sua coda anellare. Mi spaventai, lo confesso. Stava masticando non so cosa, poi emise una specie di rutto-squittio baritonale e si gir allontanandosi lentamente, sculettando. Il mio primo incontro con un animale di un'altra dimensione. Se i topi erano cos grossi in quel mondo, figuriamoci i gatti. Alzai gli occhi al cielo, profondo, brillante. Finalmente realizzai: era giorno ma non c'era nessun astro. Allora, piano piano, si form nella mia mente un pensiero, una domanda: dietro quel cielo c' Dio?Sentii dei fruscii tra le foglie e restai con le orecchie tese per capire che cos'era quel rumore. Quel bosco mi sembrava pi grande che visto da fuori. Girai intorno ad un grosso faggio e scorsi un fiume, non

pi largo di 20metri che divideva il bosco. Placido, sembrava un canale artificiale per quanto era preciso nelle sue anse e argini: un fiume disegnato da un pittore iper-realista. Ma mentre facevo queste elucubrazioni, una vampata di luce intensissima apparve come dal nulla proprio in mezzo al corso d'acqua. Una sfera perfetta dal diametro di 10/12metri, mutava con velocit folle di colore; ne distinsi solo alcuni, rosso blu giallo verde oro, gli altri non saprei come identificarli. Non emetteva nessun suono. Stava l sospesa a 2metri dalla superficie del fiume ed io, sulla riva e con la bocca aperta, trattenevo il respiro. Stava l per puro caso? Era un u.f.o. che mi dava il benvenuto? No, quella sfera cangiante, era qualcosa che non aveva nulla a che fare con le mie ipotesi iniziali. Il mito si era manifestato, attraverso un simbolo, una potenza. Elettricit pura, anzi, la sua sorgente.

gioved 1 luglio 2010

IUS 22

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1. Scrivo queste vicende senza intenti divulgativi, soltanto per registrarli con passione e amore di discepolo, mi si passi il termine. la meraviglia che mi spinge a raccontare, anzi, l'esperienza che vivo, la vita unica e speciale che mi si fa incontro, il miracolo disceso dentro il mio cuore. Vivere e scrivere ci che vedo sento gioisco; disseminare tracce di accadimenti incredibili, che pochi uomini hanno vissuto, un dovere, o almeno lo sento come tale. Non so se mai qualcuno legger le mie Cronache; se Scandurra mi permetter di rivelare i segreti che ci ha donato; e comunque, credo che sia giusto lasciare un'impronta di questo uomo straordinario, perch una nuova generazione migliore di quella nostra, possa un domani continuare l'opera sublime che un 'fruttarolo' proveniente da Atlantide ci ha lasciato. Se le Cronache un giorno dovessero venire alla luce in un libro, non mi illudo che vengano accolte per quello che sono, cronache appunto. fin troppo facile immaginare le ironie, le spallucce, gli sfott di tutti gli scettici del mondo.

Scandurra si nascondeva non per vergogna o timore, ma per non dare adito agli intellettuali con le loro obiezioni di confondere i semplici. Piuttosto operava in silenzio. Pertanto, se mi mettessi a spingere in qualche modo, onde ottenere la possibilit di una pubblicazione, non potrei evitare situazioni generanti dubbi, opposizioni. Allora trascrivo le Cronache per me, ma sotto sotto anche per ipotetici lettori, magari riservati, intelligenti, aperti di mente ma non creduloni. Esistono? 2. A volte a bottega, mi portavo il taccuino dove appuntavo i fatti salienti delle giornate passate insieme al maestro; lui con gli occhietti furbi cercava di sbirciare cosa scrivevo e ridacchiava: Oggi non concedo interviste, aspetto il contadino che mi porta certi cavoli.... Quando ero corrucciato per qualche problema ordinario, lui schioccava le dita e mi rassicurava: Andr bene, il karma si riassorbe. E dopo un po' quel peso allo stomaco che avevo, scompariva. Magia? Suggestione? No, il maestro assorbiva su di s l'onda emotiva. Si metteva sulle spalle quelle mie piccole croci. Lo faceva con tutte le persone che ricorrevano a lui: uscendo dalla sua bottega erano pi sollevate e piene di speranza. A suo modo, era un santo, senza altare e senza chiesa, certo, ma come si dice a Viterbo, c'aveva un core cos. Mi accorgevo di certi suoi momenti difficili, che solitamente mascherava assai bene. Tentavo di stargli vicino, senza mostrare particolare premura. Allora si rideva su cose futili, curiose. Per lui l'amicizia era una cosa sacra, proprio per questo aveva pochi veri amici e tanti furbi approfittatori, ma non si crucciava. Quello che contava per lui nei rapporti, era quanti etti di cuore ci si metteva sopra, senza interessi n senso del possesso. Pochi erano disposti ad aprirsi, a concedere un pezzetto d'anima agli altri. Tutti accartocciati e chiusi nel proprio bozzolo egoico, impauriti a mettersi in gioco, a rischiare per qualcosa di importante, di esemplare. Con Scandurra tutta la vita. 3. Quando sentivo in tv attacchi e accuse nei confronti di guaritori e sensitivi, tutti,

indistintamente, considerati cialtroni e perniciosi, avevo un moto di rabbia che a stento controllavo. Scandurra era la prova vivente di un uomo dai poteri e conoscenze fuori dall'ordinario, che aiutava il prossimo gratuitamente e senza dare a vedere i sacrifici che gli costavano; e poi, qualche giornalista o scienziato, per motivi non sempre elevati, sparava a zero su quel mondo dell'occulto, dove c'erano senza dubbio imbroglioni, come in ogni settore del resto, ma pure operavano personalit eccezionali, che donavano la loro vita agli altri. La stessa grassa Chiesa cattolica, puntava il suo dito inanellato d'oro e rubino, contro medium e paragnosti, maghi ed esoteristi, bollandoli di eresia, accusandoli di propagandare la superstizione, di commerciare col demonio. Si respirava negli anni settanta una non dichiarata pubblicamente caccia alle streghe, ingiusta perch generalista, sospetta perch nascondeva timori innominabili. Scandurra mi rassicurava a modo suo: Tanto verranno prima o poi tutti a bottega. Per certi versi era profetico. Ho visto passare dal mio maestro, tanta di quella gente, di ogni ceto e fede, preti intellettuali funzionari medici, oltre a tante persone bisognose con la speranza di veder risolti i loro guai. Col tempo, mi rassegnai; gli scettici a prescindere, gli invidiosi, i superbi, erano una categoria dell'umanit che ci avrebbe accompagnati fino alla fine, fino a quando avrebbero visto con i loro occhi, la verit. Forse. 4. Scandurra a volte si soffermava su quello che sarebbe dovuto avvenire di l a poco correvano gli anni Settanta - ovvero sulla fine della Terra accompagnata al risveglio delle materie oscure, anzi, proprio il ribaltamento dello stilema scienza/ magia. Le sue riflessioni sembravano pi pensieri a voce alta, non erano informazioni, descriveva ci che vedeva, il tutto trattato in modo crepuscolare. La sua visione che il futuro e gli altri mondi non saranno semplici estensioni di ci che adesso, bens dimensioni completamente aliene, ci lasciava atterriti. Intravedeva un varco di proporzioni cosmiche intorno all'anno 2012 e che avrebbe interessato tutta la Via Lattea. Noi gli chiedevamo perch proprio quella data [non sapevamo nulla di profezie Maya]; lui, ci sussurrava: Siamo in riserva e l'indicatore segna gi il termine.

[E pensare che ci sembrava cos lontano il 2012, un altro millennio. Non ci riguardava. Ora ho 52anni e sento su ogni cellula del mio corpo, l'approssimarsi di tale scadenza.]
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Verso lo scalo interdimensionale - 1 parte


Quella sfera multicolore di energia cangiante, radiale, fenomeno fluttuante, mi assorb. S, il verbo giusto. Avevo la lucida sensazione di fondermi con essa. E cos decollai, s, decollai e allargai le braccia a mo' d'aeroplano per bilanciarmi, istintivamente; passavano i secondi, ma sembravano pi corti, mi avvicinavo fin quasi a toccarla. La sfera di plasma luminescente stava sospesa dinanzi a me, i suoi colori mutavano velocemente, in mille sfumature, alcune non riuscivo nemmeno a percepirle, per me erano letteralmente ignote. Volavo, la mia stessa intenzione dava la direzione al movimento. Il pensiero vivente mi guidava senza incontrare ostacoli. Sentivo di poter fare qualsiasi cosa. Quindi vi entrai e un suono profondo, un basso abissale mi invest. Ero fatto di suono luce energia movimento gioia vibrazione espansione leggerezza. Cosa succedeva? Tempo spazio e conoscenza, lasciavano il posto ad uno stato dell'essere nuovo, intermedio, quando la scena mut e mi trovai davanti ad una ruota gigantesca color testa di moro, anch'essa sospesa ma sopra un territorio collinare bluverde, inframezzato di laghi dalle acque rosse. Assomigliava ad una ruota di carro, semplice, robusta. Le orbitano intorno. Il suo diametro era quello di un campo da calcio. Non produceva suoni e girava su se stessa in senso orario, una immane lancetta dei minuti. Poi cambi ancora, come in dissolvenza: da una rudimentale ruota agricola ad una specie di orologio da campanile marziano, composto da decine di ingranaggi sovrapposti che giravano nei due sensi. Anzich i numeri, vi erano miriadi di simboli non riconoscibili, immagini in movimento di paesaggi alieni (ma potevano pure essere terrestri) e forme statiche.Un simbolo del Tempo? Oppure era il dio del Tempo? Ma io cosa ci facevo l? Chi avrei dovuto incontrare? La sensazione di me stesso permaneva e cio vivevo uno stato onnidirezionale, globale, circolare, interno/esterno. Questo mi permetteva, evidentemente, di poter

accedere ad informazioni che andavano ben oltre le capacit sensoriali e cognitive ordinarie. Ad un certo momento, un flash e sapevo o ricordavo. Giravo intorno ad un meccanismo che regolava la meccanica celeste dello scalo interdimensionale. Detta cos, sembrerebbe cosa astrusa, letteraria, fantascientifica. In realt, era la sala comandi che muoveva e dirigeva l'entrata e l'uscita verso un altro universo. Chi erano gli ingegneri cosmici che avevano realizzato quest'opera colossale di scali dimensionali? Quale civilt cos grandiosa, evoluta, era stata capace di collegare tra loro gli universi? Caspita, vivevo un'esperienza impossibile soltanto a formularla, unica forse al mondo; ma poi ripensavo a Scandurra, umile fruttarolo di Viterbo e allora rivedevo il tutto con un altro spirito, quello di servizio. Non stavo facendo un trip psichedelico per godere di chiss quali effetti coscienziali; ero l per un compito ben preciso. Dovevo recarmi in quella cittadella fantastica, poggiata sul picco della montagna azzurra. Avevo un appuntamento, certo. Con chi? Non lo sapevo ancora, ma lui mi avrebbe riconosciuto.

luned 5 luglio 2010

IUS 23

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1. Scandurra era un modificatore di universi. Sembra un'espressione a dir poco azzardata, quasi si trattasse di un essere divino, titanico. Invece, dopo anni di frequentazione e di esperienze, il maestro faceva sembrare facile, semplice, ordinario lo straordinario; il bello era che te lo faceva vivere, provare. Allora, ci dimostrava che in un angolo angusto del nostro mondo interiore, poco frequentato, in profondit ma attingibile, vi era un quid di potenza ignoto a tutti. [Il Grande Ignoto, in pratica, eravamo noi, in quanto esseri umani ignari di possedere le leve dell'universo: le spolette.] Modificare universi, significava operare incessantemente tra pi dimensioni al fine di restaurare un ordine l dove esso era in pericolo. Ma a che tipo di ordine alludeva Scandurra? Ci raccontava che gli atlantidi avevano

scoperto una singolare instabilit dell'universo, che comportava la progressiva e inesorabile fine di ogni forma di vita. L'accrescimento dell'instabilit in rapporto alla deformazione del continuum spazio-temporale, produceva una collisione tra universi tangenti dalle conseguenze inimmaginabili, e tutto questo avveniva in una unit-tempo ben precisa: un centesimo di secondo. Pi volte ho accennato alla tesi del maestro sulla scomparsa del mitico continente. Ebbene, Atlantide scomparve, frapponendosi tra la nostra e un'altra dimensione. Ora, tutto accadde, allorch le fazioni contrapposte del Regno di Atlantide, sembravano contendersi il potere politico. In realt, non di poltrone parliamo. L'una, voleva salvaguardare l'equilibrio cosmico tentando di ripristinare l'instabilit entro limiti accettabili; l'altra fazione, contro ogni umano sentire, si adoperava per incrementare l'instabilit, cos da anticipare la fine dell'universo. A tal fine, i maghi neri (o i loro referenti ibridi, i saturniani) avevano costruito delle cosmonavi capaci di apportare entropia laddove erano destinate, soprattutto nei pressi delle cosiddette botole sul baratro senza fondo. Interrogammo il maestro sulle motivazioni che spingevano degli esseri umani come noi, sebbene evolutissimi scientificamente, a voler distruggere l'universo. La sua risposta era pi o meno questa: Il male un parassita molto tenace, distrugge solidit e bellezza della creazione e tutto ci che fertile, e vi lascia solo macerie. A certi livelli di conoscenza, l'essere, a qualsiasi universo appartenga, diventa folle e il suo delirio, la sua febbre, possono essere attenuati soltanto distruggendo tutto. Egli spinto da una necessit indomabile di vuoto; come sentirsi un dio inverso. Si guarda, infine, negli occhi Dio... Lo scontro fu cos feroce, da portare l'intera Civilt Umana sull'orlo dell'autodistruzione. I 'bianchi', onde limitare le conseguenze disastrose in cui si veniva a trovare il pianeta, che fecero? Sacrificarono Atlantide, facendola trasferire in blocco sulla linea di confine tra gli universi, in una sorta di stasi dimensionale. Evitarono cos la distruzione della Terra. Tuttavia non riuscirono a neutralizzare completamente le forze sinistre. Infatti, i 'neri' si salvarono in buona parte, rimanendo su questo piano, con tutte le cosmonavi e annessi. Come fecero, un'altra storia. Ma ne riparleremo.

2. Scandurra mi aveva mostrato una nuova condizione dell'essere, un incoraggiamento al suo credo nell'Universo Magico, per cui era necessaria una completa rivalutazione della conoscenza del mondo. Ho rinunciato, e questo gi nei primi anni settanta, al tentativo di spiegare, di cercare risposte in termini di causa ed effetto e previsione. Mi sono lasciato dietro la struttura pragmatica tipica del pensiero occidentale votata alla ricerca di risultati, vantaggi e domande da porre. Ho mutato tutto il mio modo di concepire i fatti. Ognuno di noi sa tutto di qualcosa. Ci sono fisici che studiano il caos attraverso intricate formule matematiche e lambiccati modelli, cercando di capire se possibile che il battito d'ali di una farfalla a Los Angeles provochi un uragano a New York, interpreti della teoria delle catastrofi, seguaci clandestini delle sinuose rappresentazioni dei frattali. Tutta gente che ricerca un criterio alternativo di razionalit nella disarmante irregolarit dell'universo. Il mio maestro Scandurra, gi titolare di una bottega di frutta e verdura nella Viterbo anni settanta (questi i suoi titoli accademici), dal canto suo, decifrava l'amorfo del contingente, l'arbitrio del casuale, attraverso una percezione a priori, e lo tramutava in una struttura intellettuale dominata da vincolanti criteri di necessit. Scandurra era la prova vivente della possibilit di un principio ordinatore del cosmo, che tutto il reale razionale in un modo speciale, che ci sono sintesi a priori del tutto incommensurabili. Per lui, passare da una dimensione all'altra, era come salire sulla scala mobile di un grande magazzino. Utilizzava, infatti, il passaggio automatico di trasferimento che permetteva di infrangere la linea di separazione tra gli Universi. Una botola, praticamente, verso il FOSSO SENZA FONDO che crea i confini del Cosmo. Il concetto di universo parallelo sembra oggi tornato di moda [scrivevo questo il 1973], anche presso autorevoli fisici e matematici. Nel nostro ambiente poi, pane quotidiano. Non c' ufologo, contattista, medium, che non offra la sua versione esplicativa su tale teoria. Di cosa stiamo parlando? Si tratta dell'esistenza, vera o presunta, parallelamente al nostro universo sensibile percettivo, ma secondo modalit analoghe di manifestazione, di altri universi sensibili. Queste regioni normalmente si trovano tagliate fuori, indipendenti dal nostro universo, ma possono talvolta interferire con il nostro. Scandurra quel talvolta. L'idea di

universo parallelo presuppone dunque quella di separazione tra due sfere percettive, ma anche quella di passaggi occasionali da una sfera all'altra. Tra gli universi paralleli esiste solamente un'interazione debole. 3. Scandurra indicava nell'anno 2012 l'apertura di un Varco cosmico, che avrebbe interessato l'intera galassia. Tutti noi dell'anonima, gli chiedevamo ulteriori informazioni e, soprattutto, cosa avremmo dovuto e potuto fare. Su questo evento, in preparazione di tale cosmico cambiamento, vertevano le nostre immersioni interdimensionali. Zac era tra noi, il pi esperto in fatto di viaggi, ma la sua reticenza ci indignava alquanto. Tuttavia ce ne dovevamo fare una ragione, perch lui obbediva ad una consegna. Frequentando Zac anche in ambiti diversi dalla bottega, mi resi ben presto conto che stava cambiando. Questo suo mutamento riguardava sia l'aspetto fisico che quello interiore. Il suo sguardo, poi, era lontanissimo. Da qualche battuta che Zac si concedeva intorno ad un tavolo imbandito di ogni ben di Dio (nota era la sua passione per la buona cucina), emergeva uno status nuovo, che la sua vita principale non era pi di questo pianeta. In chiss quali mondi passava buona parte del tempo speciale (diverso e dilatato rispetto alla nostra dimensione). Compresi che l'esperienza IVI (sigla che sta per immersione varchi interdimensionali, coniata dal nostro sodale tecnicoscientifico) coinvolgeva a tal punto il viaggiatore da trasformarlo sin nel profondo, DNA memoria intelligenza volont, tutto cambiava.
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Verso lo scalo interdimensionale - 11 parte


Decisi di ritornare sui miei passi e dirigermi verso la cittadella, con un semplice atto di volont. Mi allontanai dal grande orologio, la sala comandi, fino alla sfera cangiante, abbassando le braccia e come un mirage a geometria variabile, atterrai in piedi sulla riva. Ebbi la forte sensazione che era il paesaggio a muoversi e non io a volare. Comunque, il globo luminoso si allontan, ma sarebbe meglio dire, si

smaterializz; mi girai e di fronte a me, con quel muso da topo, stava il grosso roditore. Mi prese un colpo. Non me lo aspettavo. Mangiucchiava non so cosa e mi guardava. E se mi avesse parlato? Avrei sicuramente avuto la convinzione di vivere in un sogno acido. Invece se ne stava buono buono a masticare. Tentai un approccio amichevole, allungando la mano verso il suo capoccione. Pessima idea: digrign i denti giallastri e mi sfiat addosso del vapore grigio. Il suo fiato denunciava pasti pesanti: una cloaca di gas mi colp. Certo, gli animali nei romanzi fantastici avevano ben altri aspetti, comportamenti e profumi. Continuava a fissarmi. Cambiai strategia. Agitai le mani per tentare di spaventarlo. Niente. Mi rivolsi al topolone con voce decisa: Che dobbiamo fare? Io devo andare lass, in quella cittadella, tu che vuoi da me? Sono grosso da mangiare, vengo dalla Terra del sistema solare e non ti piacerei. Cos avrebbe parlato un eroe in un qualunque romanzo di fantascienza anni quaranta. Sar stato il mio tono scocciato, oppure la mia provenienza, il topolone si gir, inoltrandosi poi nel bosco. Cominciavo a sentirmi pi a mio agio. Non c'era ostilit su quel mondo. Tutto ci che nuovo crea disagio. Uscii dal boschetto e guardai affascinato la splendida cittadella, aggrappata su quel picco. Stava l, la magica cittadella, davanti a me. Una enorme porta trapezoidale preannunciava ricchezze architettoniche, artistiche, inimmaginabili. Difficile capire di cosa fosse fatta. Granito luccicante azzurro, levigato. Quello che per mi disorient, era la mancanza di vita, o almeno all'apparenza. Colossale, alta 35/40metri, la oltrepassai con una certa apprensione. I palazzi sembravano fatti da mani umane, ma con una visione diversa, come dire, una altra possibilit costruttiva. Le forme erano diversificate fino a non distinguerle affatto: cubi piramidi sfere e altri volumi, su una medesima struttura e collegate da pontili da mozza fiato. Gli sfavillanti colori si fondevano benissimo, con sfumature che non avevano una ragione, o non la percepivo io. Era, la mia, una visione globalizzante, un grandangolo psichico che abbracciava buona parte della citt. Mille stradine, vicoli, rampe che si slanciavano verso i piani alti dei palazzi, il tutto aveva una sua dimensione organica, un'alveare urbano non asfissiante sebbene intrigato, collegato. Ecco, la definizione della cittadella: un tutto collegato armonico. Mentre guardavo affascinato, qualcuno mi diede un colpetto sulla spalla destra, mi girai di scatto perch pur con la mia nuova capacit onnipercettiva, non lo avevo

visto. Un giovane uomo (umano?), dalla corporatura robusta, slanciato, belloccio, dall'incarnato rosa, occhi blu e capelli lunghi nerissimi che portava all'indietro, con un vestito all'inglese, mi sorrise e con fare cortese si rivolse a me: Faccio gli onori di casa. Mi chiamo Roberto Castelli Fornasieri, sto qui da alcuni anni terrestri. Sono un trasferitore. Sono ben contento di esserti di aiuto. Non avevo capito molto. Fornasieri, trasferitore... traccheggiavo. Non riuscivo a rispondergli. Stavo facendo una figuraccia. Pure da maleducato, sarei passato. Presi fiato e improvvisai una possibile risposta: Roberto, grazie della tua cortesia. Angelo il mio nome. Mi aspettavi? Non preoccuparti. Tra spirito e sensi si innesta un nuovo equilibrio. Sei ancora in rodaggio. accaduto a tutti quelli di passaggio. La prima volta cos. Ti attendevo. Scandurra mi aveva avvertito 9 anni fa del tuo arrivo. Nove anni fa avevo cinque anni e non mi ero ancora trasferito con la famiglia a Viterbo. Ma perch mi stupivo ancora? Parlavo con un trasferitore di origine terrestre, che somigliava ad un modello dell'alta moda, in uno scalo interdimensionale. Che problema c'era? IVI.

venerd 9 luglio 2010

IUS 24

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Ho maturato la convinzione che per i fisici odierni non esiste, n pu esistere, alcuna specifica concezione della Natura, tutto essendo destinato a rimanere indeterminato e indeterminabile. Per essi, ci che veramente importa non tanto interpretare i fenomeni della realt in un modo o nell'altro, ma solo essere in grado di prevederli e di collegarli tra loro in un modo che sia suscettibile di essere sperimentalmente verificato. Vi sono eccezioni.

'I buchi neri. La fine dell'universo?' il titolo di un libro di John Taylor uscito il 1978, per Armenia e lo si pu trovare in via Merulana a Roma, presso la nota Libreria Rotondi. Lo acquistai con curiosit, anche perch l'argomento mi intrigava assai. Stelle collassate diventano corpi neri che posseggono temperatura ed entropia definite dal loro campo gravitazionale e dalla loro superficie. Che fanno questi corpi neri? Irradiano particelle, cos perdono progressivamente massa fino ad evaporare. Cosa succede poi? Inghiottono ogni cosa? Diventano finestre verso altre dimensioni? Molte le ipotesi. Era un periodo d'oro per me, in quanto passavo dalla metapsichica allo sciamanismo, l'alchimia e la scienza di frontiera; studi tipici di un dilettante incasinato ma entusiasta alla conquista della conoscenza. Il mio maestro poteva apparire l'ultima persona al mondo in grado di discettare di teoria della relativit o di parametri fondamentali dell'universo come la velocit della luce, la costante di gravit universale, la massa dell'elettrone, l'intensit della forza nucleare; s, sembrava inappropriato a qualsivoglia discussione scientifica, ma che dico, intorno alle pi semplici leggi fisiche dell'universo. Quando gli illustrai le tesi di fondo del libro, lui mi disse stentoreo: Dai buchi neri, come li chiami tu, nascono le galassie. Si aprono le botole cosmiche, cos sgravano nuova vita. Ma che diceva Scandurra? Riprendendo oggi gli appunti segreti sono tali perch non li ho mai divulgati, sino ad ora mi accorgo che la sapeva lunga. Me ne accorsi quando, durante una serata da amici (l'anonima talenti di Scandurra, era composta di 10/12 tra donne e uomini) in un appartamento sito a San Martino (Vt), capit un giovane ricercatore del CNR, Massimiliano, che accompagnava la sua fidanzata fissata di spiritismo. Lui la amava e si vedeva, ma era pure la sua disperazione. Ad un certo momento della sera, dopo una scorpacciata di broccoli impanati e fritti e fettine panate, innaffiati con vinello di Gradoli, la conversazione si spost su di un terreno minato temevo, in questi casi, quello che poteva fare Scandurra. Il giovane fisico romano con la sua impostazione intellettuale, era quanto di pi lontano poteva esserci dal mondo del maestro. Con una punta di sarcasmo malcelato, incominci a negare sia quanto la sua ragazza sosteneva che tutto quello che concerneva il paranormale. Scopo della scienza quello di descrivere e spiegare il mondo in cui viviamo.... Ma prima che potesse continuare, Scandurra alz la mano come si faceva a scuola

e destata l'attenzione del giovinotto saputello, disse: Mi piace caro ragazzo, dibattere sempre sul terreno del mio prossimo, non per sfida e presunzione. No, perch credo che ci si possa intendere meglio sul campo pi vicino. La dispta [la pronunci accentandola sulla 'u' e questo gener una risata tra di noi, pensando che Scandurra volendo fare il figo, usava ogni tanto parole sconosciute al suo vocabolario] serve per capire meglio ci che si crede di sapere, ascoltando il proprio interlocutaneo..., altra grassa risata. Il fisico, per educazione, trattenne una risata per gli sfondoni lessicali del maestro. L'atmosfera era simpatica, ci aspettavamo qualcosa di stupefacente da Scandurra. Intanto, il nostro cortese amico che ci aveva ospitato, mise un 33 giri sul piatto, la seconda facciata dell'album dei Pink Floyd, Meddle. Il brano era Echoes. Iniziava con un effetto sonar. Come in una regia teatrale, il maestro attacc a parlare dopo poco che il suono pinkfloydiano prendesse quota. Caro Massimiliano, se osservi un effetto cerchi di capire quale possa essere la sua causa. Con una teoria, un esperimento che lo riproduce in 'labboratorio'. Bene. A volte le teorie sembrano buone perch spiegano abbastanza, ma non sempre sono giuste. Usi dei modelli per capire l'Universo. Modelli, si dice, vero? Poi non dite che leggo solo le bollette di gas e luce. Vedi, io non sono mai andato oltre la quinta elementare, ed stata dura imparare le 'tabbelline', la 'grammantica', e tutte quelle altre fresche difficili. Ma ti dir, mi sono imparato, grazie ad un maestro bravo molto, come funziona davvero l'universo. Non so se 'scintifeco', per 'funzziona'. E te la dico tutta. L'infinit dell'universo non niente ancora, c' di pi e di mejo. Scandurra infilava sovente nei suoi sporadici ma proverbiali discorsi-fiume, strafalcioni e vernacolo, ogni tanto riusciva perfino a non violentare l'italiano. L'uso di alcuni termini, concetti, era immaginifico e ben dimostrava l'assunto che si proponeva, suscitando interesse e curiosit tra di noi. Non di rado utilizzava terminologie tecniche precise, solo per addetti, da farci rimanere con un palmo di naso e allora non ridevamo pi: quell'uomo era pieno di risorse, oltre ogni definizione. Devi sapere che ce so' effetti che precedeno le cause... che un 'alettone' [intendeva 'elettrone', ma forse si riferiva al quark, vallo a capire] arriva prima de part, Massimiliano lo interruppe.

Parla in termini di fisica quantistica?. Scandurra gli rispose tutto compito: Regolare. Noi ridacchiammo sommessi, immaginando che la fisica dei quanti esulasse dalle materie di studio del maestro. Ma quanto ci sbagliavamo. La scienza moderna fatta dai professoroni, per qualcuno sdirazza, non ci fa conoscere il mondo com'. Osservare una cosa non garanzia di verit, ma soltanto quello che secondo come lo vediamo. Ci che vediamo non ci che esiste in assoluto, non il mondo vero, ma quello apparente. Non sar falso ma nemmeno completamente vero. come il surrogato di cioccolata, ha un sapore che gli somiglia, ma la nutella un'altra cosa, ma costa di pi e quindi non per tutte le tasche. Ci siamo noi costruiti i limiti degli strumenti. Se sei miope, c' poco da fare, ti sfuggeranno sempre i particolari di una cosa. Ci vorrebbe una lente che ti corregge la vista, ma valla a trovare. A volte l'intuito compensa il limite, ma ci facciamo poco affidamento ormai. L'apparenza inganna, si diceva una volta, ma oggi crediamo solo a quello che ci appare. La scienza, la religione, parlano di cose parziali, secondo le convenienze; difendono il loro orticello ben coltivato, ma guai a quello che vi entra e dice, 'amici, fuori di qui ci sono altri orticelli, venite che vi ci accompagno'. Vedrai che pochi lo seguiranno per vedere se dice il vero o mente. I giardinieri ufficiali diranno, 'sei gojo [matto], fuori di qui non c' niente, lo vuoi sapere meglio di noi che abbiamo deciso quello che vero e quello che falso?'. Se il gojo insiste, lo accicciano [ammazzano]. Ti ricordi di Ges, lui venne e disse una cosa incredibile sia per quel tempo che per oggi: 'tutto il fuori dentro'. Parlava dell'abisso senza fondo dentro ogni cosa e da ogni cosa ci si pu arrivare. Sai come andata, no? lo hanno accicciato. Regolare. Scandurra si riemp un altro bicchiere di vino e lo ingoll di un fiato, poi aspir il sigaro cubano regalatogli da Zac. Lo si vedeva gongolare. Vino buono, sigaro ottimo, un interlocutore di livello e noi tutti a pendere dalle sue labbra. Imparai poi, che lui giocava in questi frangenti e recitava una parte, quella del guru proletario, la sua intenzione, invece, era quella di suscitare una vibrazione speciale in noi. Aprirci all'oceano cosmico, assaporarne i gusti e inebriarsi della bellezza della Creazione. Da qualsiasi argomento, o cosa o idea, lui ci apriva

all'incommensurabile. Riusciva a trasmetterci suoni visioni sensazioni magiche. Massimiliano tent di obiettare, sostenendo che quella di Scandurra era filosofia spicciola, e comunque non aveva nulla a che vedere con la scienza, la ricerca. Scandurra sorrise. Ti faccio vedere una cosa. la conoscenza delle leggi dell'energia e il suo controllo. Qualcosa che collegato al pi intimo funzionamento della mente. Prese dal tavolo un pacchetto di sigarette. Lo tenne sul palmo della sua mano per cinque o sei secondi, come se volesse pesarlo. Poi, lo riappoggi al centro del tavolo e un secondo dopo, il pacchetto fu come inghiottito, spar. Sentimmo tutti una leggera vibrazione. Ecco, le sigarette sono parcheggiate in uno spazio di un altra dimensione, qui accanto. Hai assistito ad un fenomeno di confine che ti strappa di sotto i piedi il pavimento su cui poggia la scienza e sfida ogni principio che voi ponete a fondamento del sapere stesso. Massimiliano rimase a bocca aperta e con gli occhi sbarrati. Scandurra lo aveva sconvolto. Ma non era finita l. Riapr il palmo della sua mano e, due secondi dopo, il pacchetto delle sigarette ricomparve al centro del tavolo. O meglio, fu espulso dal tavolo. Andammo a toccare il punto dell'apparizione, per sentire se fosse caldo freddo molle. Ci passammo il pacchetto, per tentare di verificare il suo stato, le eventuali variazioni. Niente di strano se non un leggero calore. Stabilisco io la linea di confine tra questo e un altro universo. Una parete, un tavolo, una finestra. Il pozzo del giardino o il retrobottega. Tutto tangente. Basta entrare dentro le cose e ogni cosa entra dentro di te. Ammazzate come sono approfondito stasera.... Scoppi a ridere e ci fece sobbalzare tutti da quello stato speciale di coscienza, tipico di quando ci si avvicina alla linea di confine. Caro Massimiliano quando la vita ti far visita, tante certezze spariranno. Per ora hai una bella ragazza che ti ama, hai il tuo studio e la tua scienza. Domani ti auguro di trovare anche un senso a tutto questo. La sapienza non bazzica le universit, n le stanze dei potenti. come il vento, non sai dove nasce e quando lo senti, gi passato. Io ho scoperto da dove viene ed meglio che lo sappiano in pochi. Ho messo le mani tremando su potenze nascoste, per captarle ed

indossarle. Il giovane scienziato rimase in silenzio, abbass gli occhi. Ebbe un leggero tremore. Non saprei dire cosa gli successe. Poi guard il suo orologio e ci salut; la sua ragazza and via con lui. Lei ci fece sapere in seguito, che Massimiliano era convinto di essere stato ingannato da un trucco da prestigiatore e noi eravamo stati degni compari di un imbroglione. L'esperimento del maestro fu spettacolare e semplice: rendeva ordinario lo straordinario. Uno di noi, frattanto, era alle prese con la nutrita collezione di long playing. Scandurra chiese se c'era un disco di Califano, al ch ci fu un mormorio di ilarit. Il nostro ospite, si scus, ma non ascoltava quel genere musicale. West coast, rock psichedelico, jazz, si trovavano ben assortiti nella sua discoteca, insomma altra musica. Scandurra con il suo ghigno diabolico prese la parola: Tutto il resto noia, prima di questa frase metteteci un'idea, una cosa che valga la pena su tutto il resto. filosofia, scienza, vita. Franco ha centrato il problema dell'uomo. Se non siamo capaci di scoprire cosa conta davvero, l'unica cosa che per noi importante, saremo sommersi dal nulla, la noia. Persino il sesso che tanto ci ossessiona, l'amore che sembra finire troppo presto, persino una cosa bella, poi, termina o, peggio, diventa abitudine. Un concetto filosofico da una canzone di quel tipo un po' volgarotto, sbracato, quel gigol dei poveri. Scandurra ci voleva provocare. Giocava. Dovete crescere e provare la vita, scontrarvi con essa. La maledirete per le dure prove e vi ci aggrapperete quando fuggir. La rinnegherete se qualcuno vi tradir e la tradirete mille volte per vigliaccheria. Quando la sentirete passare tra le dita, quando ve ne rimarr poca, vi odierete per averla sprecata con le stronzate. Da questo mondo spariamo troppo presto, per non viverlo con dignit e benevolenza, bevendo ogni goccia di esperienza, alzando pi spesso possibile gli occhi al cielo. Fate una bella corsa quando incontrate un sentiero di campagna, anche se la panza vi pesa, ubriacatevi di alberi, di terra, di fiori. La libert, amici, la libert troppo preziosa per farcela restituire a rate da qualcuno. Prendetevela tutta, subito. I nostri vecchi che di vita ne hanno consumata, eccome, hanno bisogno di chi la vita la deve vivere tutta, non dimenticateli. vita pure quando una donna rifiuta il vostro amore, perch vi renderete conto che il desiderio a volte vi inganna, anche se lo scambiavate per passione sublime. vita quando tutto vi va bene e non

sapete perch, ma vita pure quando tutto vi crolla addosso e puntate il dito contro tutti e contro Dio. E non capite perch la felicit scappa sempre via, perch i bastardi la sfangano e le brave persone ci rimettono sempre. Imparare cambiare. Ecco, avete un'occasione per imparare cos' la vita, e se farete tesoro dell'esperienze confinarie, vivrete meglio i giorni che vi resteranno da vivere nel conosciuto. Perch a quel punto saprete che viviamo in tanti frammenti che dovranno, prima o poi, ricongiungersi.
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Verso lo scalo interdimensionale - 111 parte


Come ti sei trovato qui da noi? Non avevi indizi precisi, immagino. Scandurra avaro di dettagli. Lascia a voi il compito della scoperta e per quanto ne so, nessuno ha mai avuto problemi. Sono passato mi pare da mille porte feci io sembra una strada senza fine. Ho visto l'orologio delle dimensioni, la palla splendente, un topaccio puzzolente grosso come un cinghiale... non mi capacito ancora. Roberto mi mise la sua mano sulla spalla. Manco dalla Terra da una vita, e un po' di nostalgia, piccola piccola bada, la sento. Ho avuto un maestro come tu hai avuto Scandurra. Mi ha tirato fuori da un'esistenza piatta. Amministravo i beni di famiglia. Case terreni aziende. Ebbene, Angelo, di quella vita mi son rimasti solo i vestiti e un tono snob, ma non rimpiango certo il passato. Anzi, alcuni conoscenti che come me vivevano nel lusso, in quella noia mortifera, non vi avrebbero comunque rinunciato per nessuna cosa al mondo. Io ho rinunciato al molto che avevo, per l'infinito. Al confronto della nuova vita, la ricchezza un bruscolino. Che ne dici? . Caro Roberto, per me stato pi facile, se la mettiamo in termini di condizione sociale ed economica. Sono figlio di una famiglia dignitosa, per non vivo nel lusso, al contrario. Un paio di scarpe per l'inverno e un altro paio per l'estate, e tutte a crescere, cos per qualche annetto si risparmia sul guardaroba. Non mi ha mai attirato la ricchezza. N moto n abiti, n tutto quelle cose che fanno impazzire i

miei coetanei. Voglio ben altro dalla vita. Conoscere sempre, conoscere tutto. Scandurra mi ha aperto la porta dell'ignoto. Chi pi fortunato di me al mondo?. Roberto assentiva mentre gli parlavo. Roberto, ma chi ha costruito tutto questo? Gli scali tra una dimensione e l'altra? Chi?. Angelo, una grandiosa civilt di immortali, vissuta miliardi di anni fa secondo il computo terrestre, ingegneri cosmici portatori di ricchezza e abbondanza per tutti i popoli della galassia, costruirono gli scali interdimensionali per collegare gli universi. L'obiettivo era quello di far incontrare conoscere e rispettare tutti gli esseri di tutti gli universi. Un piano immenso, un compito divino. Se ne ha una eco, un'ombra nelle teogonie ind, quando si narra dei tempi mitici ove gli immortali creavano universi... giunto il tempo del ritorno dei grandi immortali. Scandurra ci ripete una data, il 2012, la fine di un mondo o del mondo, non abbiamo ben capito. Si riferisce al tempo del ritorno? Il 2012 il tempo dell'inizio del grande balzo. L'umanit intera si trover sulla soglia del tempo. Tutti insieme, in una palingenesi di fuoco rigeneratore, la civilt della luce del nord, quella della grande isola in mezzo al mare, fino ai contemporanei, sarete proiettati a ricongiungervi con altri viandanti cosmici. E sulla riva dell'universo, vedrete tutti i mondi avvicinarsi, tutti i varchi allinearsi come onde oceaniche. La salvezza viene sempre dal cielo. Ora ti accompagno in un posto per rifocillarti. In Italia ti avrei offerto un aperitivo al bar centrale o nella tenuta di famiglia. Qui non badiamo a spese, anche perch non ve ne sono. Entrammo in un largo ingresso che immetteva in un palazzo spiraliforme, altissimo. C'era una hall come in un albergo lussuoso, vasta, dalle tonalit celesti e in una penombra che invitava alla riservatezza. Quasi con un senso di liberazione, mi avvidi della presenza di astanti comodamente seduti su bassi divani. C'erano venti persone tra donne e uomini, divisi in gruppetti che parlavano tranquillamente. Non riuscivo a capirli, ma li sentivo vicini, insomma, terrestri come me. Qualcuno si accorse della nostra presenza e ci fece un cenno di saluto. Mi venne spontaneo domandare sottovoce a Roberto, la provenienza di tutte quelle persone. Sono viaggiatori come te che attendono di partire. Una sala d'aspetto di un aeroporto, voli internazionali, come a Fiumicino?. Pi o meno, - mi sorrise, divertito ti accorgerai che ci sono sistemi diversi per

viaggiare. Non partono aerei da qui, questo mondo che si sposta.

domenica 18 luglio 2010

IUS 25

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1. Da Scandurra ho imparato una cosa fondamentale e sperimentabile. Noi viviamo in una dimensione, ma le nostre anime appartengono ad un'altra. , quindi, pi facile di quanto sembri salire ad un piano superiore dell'esistenza. Tutta questione di intensit di vibrazioni personali. Ci faceva un esempio incredibilmente concreto, alla sua maniera, quando cio ci svelava verit metafisiche per mezzo di cose

ordinarie. Tutto nel tutto. Scandurra possedeva un ventilatore a due velocit che utilizzava durante le giornate afose d'estate. Grazie a questo apparecchio ci spiegava la fisica del teletrasporto, il passaggio attraverso i varchi interdimensionali e il processo alchemico. Se guardi un ventilatore che gira lentamente, sarai in grado di vederne le palette. Se sposti la manopola e lo fai girare rapidamente, non le potrai pi vedere. Sono diventate invisibili e puoi vederci attraverso. Questo accade anche alle nostre anime, quando incominciano a vibrare sempre pi velocemente. Col tempo non hanno bisogno di sforzarsi per passare da una dimensione all'altra. Ma in che modo le nostre anime passano attraverso il ventilatore, la barriera tra le dimensioni materiali e spirituali, senza venir scomposte? Per molte anime, il passaggio attraverso la barriera verr compiuto al momento della morte fisica. Le vibrazioni saranno cos rapide, nell'altra vita, che saremo in grado di passare attraverso qualunque barriera materiale, come la luce passa attraverso il vetro, come il calore passa attraverso un tubo d'acciaio. La vita, l'esistenza interdimensionale, e seguendo una via di risveglio, di trasmutazione molte sono le vie, ma pochi i viaggiatori, diceva l'uomo pu accedere a stati speciali prima della transizione della morte. Si impara a fluire con le frequenze dimensionali e ad entrare nei piani superiori dell'essere. Spirito corpo anima, saranno fusi in un'onda fluttuante, una forma elettrica primordiale, capace di penetrare in pi dimensioni. La metafisica di Scandurra non aveva bisogno di enunciazioni teoretiche, di concetti ben formulati filosoficamente. Era epigrammatico, ironico ma benevolente, immediato, utilizzava esempi di vita quotidiana, che tutti capivano perch ne avevano fatto esperienza. Ci diceva che se eravamo attaccati alle cose materiali, avremmo trovato delle sorprese assai indigeste quando passavamo il fosso. Avremmo capito a nostre spese cosa voleva dire portarsi appresso delle zavorre. In pi di una occasione, oltrepassata la botola, ci siamo imbattuti in situazioni pericolose, pesanti, alienanti a causa del fardello esistenziale. Gli attaccamenti, il senso del possesso di cose e persone, acquistavano una rilevanza enorme oltre il velo. Diciamo, che abbiamo passato l'esame d'ingresso gi su questo piano, senza aspettare la morte fisica: se l'egoismo e la superbia sono le coordinate della tua vita, incontrerai nell'altra dimensione uno specchio deformante per ogni situazione; fino a quando non ritroverai l'armonia, esso ti distorcer. Quando hai l'esperienza

incredibile di vivere su altri piani, ti accorgi di quanto siamo duri di cervice e infantili con le nostre preoccupazioni materiali. Si impara a mettere una sana distanza con ci che transitorio. Le diatribe, gli intoppi dell'ordinario, le beghe lavorative, le ambascie per le mancate gratifiche dell'esistenza, ci appaiono poca cosa. La ricchezza creativa, ma anche i vertiginosi accadimenti nei mondi interdimensionali, ci possono aiutare in maniera determinante a vedere la nostra vita quaggi come l'inizio di un viaggio interminabile, una trasformazione continua, una responsabilit accentuata nei confronti dell'umanit e dell'universo. Queste cose non te le insegnano n a scuola n in sacrestia. La realt, cos come te la fanno percepire una schifezza, piatta, senza via d'uscita; quasi sempre, i padroni del vapore si son divisi la torta, lasciandoci nell'ignoranza e nella bassezza, sbarrando con le buone e con le cattive le porte verso la liberazione. Ci tengono prigionieri, tutti accalcati, sporchi, ogni tanto ci danno l'ora d'aria, intanto loro se la ridono alla grande. Usano la legge come scudo per difendersi e l'adoperano a mo' di mannaia per impedirci di vivere da uomini liberi. I tempi che stiamo vivendo, sono i pi bui e pesanti che storia umana abbia mai visto; la corda sul punto di rompersi. Diceva Scandurra: La Terra sta per partorire di nuovo, ma non tutti assisteranno al lieto evento. 2. L'esperienza scandurriana pu essere schematizzata o, se preferite, circoscritta in pratica in una bottega magica dove ho percorso l'infanzia, la giovinezza e l'ingresso nella maturit spirituale. Questa bottega, mondo chiuso solo all'apparenza, situata al confine interdimensionale ed circondata da una citt dove gli abitanti ignorano nella maniera pi assoluta di vivere sul crocevia cosmico. I miei concittadini, ma sarebbe lo stesso per qualsiasi cittadino terrestre, sono felici di restare al sicuro entro le antiche mura medievali che li proteggono; in realt le mura di cinta sono nella mente degli uomini. Ho pi di una volta avuto l'impressione che alcuni viterbesi, si siano imbattuti accidentalmente nella botola sul baratro senza fondo, per una qualche particolarissima dinamica celeste hanno avuto tale miracolosa possibilit, ma si son tirati indietro senza rimpianti. La mia citt-mondo rappresenta il guscio di cui noi siamo i prigionieri, esso ci condiziona, limita la nostra libert d'azione, frappone delle mura fra noi e

l'esistenza vera, reale. Dalle sue segrete (l'inconscio) emergono forze che vorrebbero dominarci, farci rinunciare anche a quella parvenza di autonomia che ancora possiamo conservare, invitandoci all'abbandono, nell'ingannevole e torpida sicurezza del gesto ritualizzato sempre uguale, della vita ridotta negli interessi e negli scopi, della volont drogata dalla privazione di ideali superiori. Scandurra critica la religione (intende tutte le religioni) e i suoi riti che, a causa della loro meccanica ripetizione, sono ormai diventati dei simulacri svuotati di ogni senso del sacro: la sacralit viva e reale e si perpetua per il suo contenuto e non per il trucco o lo scenario. Della religione e del potere, ormai intimamente falsi, possono approfittare le forze oscure sempre in agguato: esse attendono il momento opportuno per scalzare un ritualismo falso e logoro, degenerazione del rito vivente. Scandurra ci dice che l'uomo vero deve, quindi, saper riconoscere queste forze che salgono dal fondo della sua anima, poi scendendo sino a loro, affrontarle, dominarle, renderle innocue. Solo cos potr essere libero, della libert vera dello spirito e non di quella illusoria del corpo. Se saremo capaci di distaccarci dalla citt-mondo, vincere le forze oscure che provengono dalla cantina dell'essere, allora, solo allora, potremo lasciarci dietro un mondo per trovarne un altro che ci attende. 3. Quando attraversai la prima volta il fosso, si concretizzava un assunto iniziatico, quello cio del superamento delle acque. Esso un simbolo antichissimo che indica la condizione di chi, avuto sentore di un'altra sponda, riuscito ad abbandonare quella della sua esistenza ordinaria per raggiungerla. Non certo un caso che le apparizioni di esseri celesti in ogni parte del mondo, da sempre, avvengono spesso vicino a sorgenti d'acqua, grotte. La mitologia e la storia delle religioni, ci dicono questo: l'acqua il grande conduttore. Poco importa se l'acqua stagnante o limpida, il mezzo quello. un margine, un confine tra elementi della terra e del cielo. L'ingresso a mondi luminosi e oscuri.
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Verso lo scalo interdimensionale - Terranusi


Ci accomodammo su uno dei pochi divani liberi. Subito fummo raggiunti da una giovane donna dai tratti somatici che indicavano la sua provenienza slava, ovviamente bella, che ci port delle bevande bicolori. Mi domandavo perch le ragazze descritte nei romanzi o le attrici, sono sempre cos belle. La stessa cosa sembrava accadere in quell'universo. Domanda stupida. Vedo che la osservavi attentamente, Angelo. Non una cameriera, no, si occupa di questa sala svolgendo tutte le attivit necessarie. Diciamo che qui non ci sono padroni n sottoposti. Vige una sorta di armonia sociale, come dirti, le attitudini di ognuno vengono valorizzate negli ambiti idonei. Ognuno pu benissimo provare a cambiar mansione. Un consiglio si riunisce quando ce ne bisogno ed composto da tutti noi. Le decisioni da prendere alla fine si trovano, l'arte del compromesso, della sintesi una prassi ben consolidata. Il potere sulla terra piramidale, da noi nessuno lo detiene perch lo detengono tutti. La sfera il simbolo che meglio rispecchia il nostro mondo. Una forma di comunismo illuminato, in pratica. Comunitarismo la parola pi indicata. Un sistema per cos dire feudale senza principe. Un'insieme di corporazioni unite a singoli cittadini che non appartengono a nessuna categoria. Il nostro un modello molto diffuso nella galassia, almeno tra i mondi periferici. Le risorse energetiche sono praticamente infinite e questo grazie agli antichi ingegneri cosmici. La ruota che hai prima visto un rotore cosmico: opera nei varchi spaziotemporali collegandosi agli universi, e in pi trasforma la fonte primaria per ogni nostra necessit . Un paese delle meraviglie. Un'isola felice. Credevo che queste cose appartenessero al mondo delle fiabe o ai paradisi promessi delle religioni. Invece mi ci trovo sopra. Angelo, la pochezza e la malvagit dei tiranni, politici preti che siano, a ridurre la vita dell'umanit in un angusto abituro, indegno di ogni creatura dell'universo. Ci sono forze e mezzi a disposizione di tutti per vivere liberi; ci sono le botole, come le chiama Scandurra, che ci permettono di vivere la multidimensionalit. Eppure tutto questo sottratto all'umanit. Per la cupidigia, la superbia di pochi, ci hanno

rimesso tutti. Scelte scellerate hanno compromesso l'et della Luce e hanno fatto sprofondare il mondo verso un oscuro destino. Uomini come Scandurra, sin da ere dimenticate, tengono operativi i portali di modo ch la nostra benedetta Terra non vaghi senza meta in uno spazio cieco. Alcuni esseri celesti, Rama Orfeo Ges hanno in pi occasioni tentato di risvegliare lo spirito sopito degli uomini. Era pi facile e comodo adorarli che seguire i loro insegnamenti. Baciare idoli, inginocchiarsi, cercando surrogati di divinit, piegare il capo e ossequiare parvenze di luce, quando ogni uomo un essere cosmico che dovrebbe ricordare la sua antica provenienza! Scandurra ti avr gi edotto. Le leve divine le abbiamo dentro, ma ci sentiamo smarriti, sudditi di qualche altro nostro simile. Preferiamo sperare in un paradiso dopo la morte, piuttosto che cercarlo prima. Quanto mi diceva con passione Roberto risuonava dentro ogni mia particella, si manifestava col sigillo di verit. Quante domande rivolgevo quotidianamente a Scandurra sul destino, la vita e la morte, Dio e le chiese, Cristo, l'anima. Lo tempestavo tutti i santi giorni con i miei dubbi, i miei tormenti, i retaggi tradizionali e la cultura dominante che mi rendevano debole, dimesso. Lui mi insegnava a destarmi, a risvegliare gli di in esilio, come li chiamava. Niente a che vedere con la tentazione satanica o col mito del superuomo. Risvegliando ci che dormiva in me, ritornavo ad essere la degna creatura concepita dal Padre Celeste, per contribuire a restaurare la fratellanza e l'armonia di tutti gli esseri e le cose dell'universo. Roberto, ma i tuoi familiari, i parenti, insomma non ti cercano? Sei sparito senza lasciar traccia. Si saranno attivate subito le forze dell'ordine dopo 24ore della tua scomparsa. In pratica ho lasciato delle tracce. Semplici lettere manoscritte, dove chiedevo perdono a tutti per la mia scelta irremovibile di cercare una nuova esistenza altrove, lontano. Certo che effettivamente l'hai cercata lontana la tua nuova vita. Avevi una fidanzata? Le hai detto la verit? S, ho avuto il permesso di rivelarle i miei propositi. Di pi; le ho pure chiesto di venire con me. Non mi ha creduto e ha reagito malissimo. Non ha voluto nemmeno seguirmi per dimostrarle che non le raccontavo delle storie. Se le volevo veramente bene avrei dovuto rinunciare alla mia idea balzana, questo ha preteso.

Non posso biasimarla. Non capita a tutti di partire per un altro universo e pretendere pure di esser creduto o addirittura assecondato nell'impresa. Quando sono andato via dalla Terra, lei era un'attrice in rapida ascesa. Era bellissima. Scusami, non volevo riaprirti la ferita. Sono stato inopportuno Caro Angelo, i ricordi belli ce li ho tutti nel cuore. I rimpianti pure me li sono portati appresso, ma poi si sono attenuati. Non ti ho chiesto ancora il nome di questo posto, ammesso che ne abbia uno. Terranusi. Da qui devono passare tutti i terrestri provenienti da ogni botola disseminata sul pianeta. Immagino un traffico pazzesco.... Buona questa, Angelo. Scandurra dice che molte sono le vie ma pochi i viaggiatori. Me ne sono accorto. Voglio farti conoscere il rilegatore. Un tipo speciale, simpatico e matto al punto giusto. Suo compito quello di curare i libri dimenticati . C' un libraio pure qui? Gagliardo. Amo i libri, ne ho un culto speciale. Se ho due lire le spendo per comprarmeli. Le bancarelle sono il mio eldorado. Vedrai, Angelo, ti piacer. Era titolare di una libreria a New York. Poi, il suo amore per il pensiero e la fantasia di anime alte, racchiusi in quei piccoli oggetti di preziosa carta di cui aveva gran cura, gli ha permesso di incontrare uno come Scandurra e il gioco era fatto. Bisogna amare tanto e chi ama non sbaglia mai. Allungai la mano per prendere dal tavolino il bicchiere quadrato con quella strana bevanda dai colori blu e verde, divisi verticalmente. Ebbi qualche titubanza nell'accostare alla bocca il bicchiere. Angelo, buonissima. Vedrai che ti sentirai meglio. un corroborante. Contiene droghe o alcol?. Credi che ci sia bisogno di un extra in questo scalo che ti porta a spasso per l'universo? Tranquillo. E rise di cuore alla faccia mia. Bevvi tutto di un fiato, come andava andava. Caspita quanto era buona. Due liquori che si mantenevano separati perfino in bocca, poi a contatto col palato si mischiavano. Ero tutto un vibrare. Stavo benissimo. Raggiante nella mia soddisfazione. Alla prima sortita oltre l'universo conosciuto, e gi mi sentivo a mio agio. Tutto era cos splendente, armonico.

Proprio in quel momento riebbi la percezione della visione globale e quella bella sensazione di benessere, di pace, scomparve. Sentivo pressioni psichiche e suoni ad altissima frequenza da tutte le direzioni. Qualcosa di terrifico stava per accadere a Terranusi.

mercoled 28 luglio 2010

IUS 26

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1. Potenze primigene, prima razza madre, multidimensioni, esseri celesti, sono i punti chiave di Scandurra. Una posizione centrale dei suoi insegnamenti, imprescindibile, riguardava l'ascesi o la trasformazione alchemica, come la definiva lui. Tuffi e immersioni in succulenti fondali fenomenologici: ecco il programma da noi seguito. Diventare quello che siamo sempre stati: destare gli di in esilio. Come primo passo verso la Via, dovevamo imparare a consultare l'oracolo; ma non nel senso letterale e ordinario. Scrutare i segnacoli, le coincidenze, i nessi, che incontravamo ogni giorno. Tutto il cosmo ci parlava, di continuo, eppure non ce ne accorgevamo. Dovevamo affinare i sensi per poter ricevere le energie del cosmo, ossia dei piani pi sottili, sovrasensibili. Come?

Attraverso un ricettore d'energia lunisolare che dovevamo costruirci secondo un disegnino, un ankh, la chiave della vita, che Scandurra con tratti infantili ci aveva messo a disposizione. L'obiettivo era quello di polarizzarci in fluidi cosmici e utilizzare l'antenna ricettrice per immagazzinarli nel nostro corpo. Chiedemmo al maestro che materiale usare per il ricettore. Ci rispose che avremmo trovato quello giusto per ognuno di noi. Parallelamente all'antenna ricevente, ci diede un altra consegna per la nostra asana. Seguire un regime alimentare duro, per almeno quaranta giorni, evitando alcolici, caff, carne. Ci dovevamo cibare di frutta (ce la passava lui, di quella speciale), latte, verdure crude e acqua del sindaco, di quella corrente. Era necessario questo regime perch favoriva l'esteriorizzazione del doppio, il corpo eterico. Trasmutare l'unit corpo-mente, per essere in grado di ricevere gli influssi cosmici; e per trasmutare l'unit corpo-mente, c'era bisogno di captare gli influssi cosmici. Chiaro, no? Per entrare nelle botole e oltrepassare la linea spazio-tempo, avremmo dovuto fare qualche sacrificio. Estrarre la nostra essenza e trasformarla in quintessenza. Elementale, Watson... 2. Chi ha studiato e praticato l'occultismo, a conoscenza dei mezzi empirici utilizzati dagli stregoni per riuscire a realizzare la propria volont. Il maleficio il mezzo pi noto da sempre. Stregare qualcuno vuol dire proiettarlo in un'immagine che lo rappresenta e, in virt delle leggi magiche di analogia, colpirlo indirettamente nella persona con atti esercitati su quell'immagine, il volt, in francese arcaico. Nel volt l'operatore nasconde la sua volont formulata. Secondo Scandurra la stregoneria una sopravvivenza corrotta di una raffinata scienza della mente. L'azione stregonesca non fa che riprendere una prassi ascetica del pensiero condensato, dinamicizzato e poi proiettato. Ovunque, a tutte le latitudini e in ogni epoca, gli uomini hanno costruito e poi eretto riproduzioni scolpite, talvolta gigantesche, di esseri o di simboli misteriosi. Che queste riproduzioni siano di pietra metallo legno, le immagini appartengono, nello stesso modo dell'arte piramidale, a una scienza universale applicata dagli uomini prima dell'ultimo diluvio. La loro destinazione originaria sfugge alla cultura

moderna. Vi un legame che collega tra di loro le statue gigantesche dell'isola di Pasqua, gli Atlanti del tempio di Tula eretti dai toltechi, i Totem dei nativi dell'America del Nord, gli Di dell'antico Messico, i monoliti eretti dai celti e dagli ebrei, il Bafometto dei templari, i colossi dell'Anatolia, le madonne nere adorate nelle cattedrali gotiche cristiane. Se cerchiamo il legame misterioso che tiene unite queste diverse opere, scopriremo che le civilt scomparse conoscevano e padroneggiavano una forza della Natura, nascosta ma presente ovunque. Gli alchimisti medievali e rinascimentali poterono ancora utilizzarne la potenza; nel XX secolo invece, i moderni apprendisti stregoni hanno ricercato il suo inverso, distruttivo e letale, spaccando atomi e manipolando cellule, alla conquista di quel potere che presumono sia nascosto dentro la materia. la Luce Cosmica, energia di espansione e di separazione, libera dalla morte (la persona non muore), permettendo al Sole di rinascere. I maghi antidiluviani, guidavano il mondo; alcuni presiedono tuttora alla sua evoluzione; tutti hanno avuto ed hanno ancora a loro disposizione una forza della quale i profani non conoscono la chiave. Questa forza emana dall'uomo e circola liberamente nella Natura e mette la vita in movimento.

3. La luce di Atlantide fu proiettata sulla terra nera bagnata dal grande fiume. La civilt egiziana la sola che abbia saputo costruire con la coscienza dell'eternit, della lotta contro il tempo. Queste costruzioni fanno parte degli accessori sconosciuti dell'antica sapienza atlantidea. I sacerdoti dei santuari di Heliopolis e di Menphi non ignoravano nessuno dei segreti della vita universale. Sapevano maneggiare la Luce Cosmica designata col vocabolo di Nahash nel Sepher Bereshit di Mos. Tale potenza doveva rimanere nascosta, dimenticata, avvolta necessariamente nella leggenda: era pi facile far credere che fossero solo fantasticherie di popoli primitivi e superstiziosi... Questi segreti risiedono in qualcosa di semplice, come tutto ci che grande. La verit nella semplicit. La dinamizzazione del pensiero vivente e la sua proiezione, modificano le correnti della Luce Cosmica modellandole. L'idea trasformata in materia, unita all'esatta conoscenza delle correnti telluriche, permette di ottenere risultati prodigiosi. Il Nahash, sottoposto al pensiero vivente, si

condensa e si accumula. I sapienti egiziani accumulavano grani di energia, immagini dei loro desideri e della loro volont, all'interno di monoliti incisi e scolpiti. Tutti quelli che ritroviamo oggi appartengono a quella scienza che fu maledetta dai mercanti di religione. Queste immagini svolgono ancor oggi, il ruolo che migliaia di anni fa assegnarono loro i sacerdoti che le eressero. 4. L'arte gotica nasconde la chiave della quarta dimensione e i misteri di una scienza sacra che gli iniziati si sono trasmessi dall'origine del mondo ad oggi. Dalla grande piramide di Cheope alle cattedrali, esiste una stretta correlazione. Quella di Strasburgo alta 124metri. Il metro la decimilionesima parte del quarto del meridiano terrestre. Per la geometria di questa cattedrale stata utilizzata un'altra unit di misura, anch'essa basata su una delle dimensioni del nostro pianeta, e che d delle operazioni senza resto. L'unit in questione stata impiegata nella costruzione di Cheope, del Partenone e di alcune cattedrali francesi. Quella di Strasburgo ha una torre unica al mondo: la sua altezza uguale all'altezza della sua base in rapporto al livello del mare. Il suo orologio astronomico, secondo un computo ecclesiastico d l'ordine dell'anno nel ciclo lunare, permettendo cos di conoscere le date precise nelle quali cadranno le lune nuove dell'anno. Questo il numero aureo ecclesiastico, da non confondere con il numero aureo degli antichi. Poco distante dalla cattedrale, si trova il museo dell'Opera di Notre-Dame con la sala dei Massoni. Il monumento fu terminato il 1439, e da quella data si insedi la Loggia Suprema dei Massoni del Sacro Impero Germanico, possessori del vero numero aureo, chiave dell'antica architettura e base dell'armonia e delle proporzioni. Si dice che i massoni di quella Loggia avrebbero posseduto il Graal, nascosto ai profani da una rampa a campo magnetico di trasferimento, l'interruttore situato in un altra cattedrale, quella di Colonia. La geometria e il simbolismo del monumento alsaziano, ci conducono verso rapporti tra le sue dimensioni e quelle di Cheope. Un esempio su tutti, il suo rosone a sedici petali che ha per centro un pentagono. Questi elementi disseminati nella cattedrale, si spiegano con l'applicazione del numero aureo, cio la sezione aurea che la divisione di una lunghezza, tale che il rapporto tra il segmento A e il pi piccolo segmento B sia uguale a quello tra la lunghezza totale A+B e il segmento A. Questo rapporto, il cui

valore universale di 1,618 (una cifra tanto importante quanto il fattore pi greco), non solo primordiale per il suo aspetto matematico, ma anche per il suo aspetto geometrico, a causa delle triangolazioni che ne derivano. Questo fattore fu applicato da pittori eccelsi per tracciare i loro quadri su canovacci geometrici. la chiave dei grandi maestri dell'architettura. La cattedrale gotica l'enorme reliquiario delle grandi tradizioni della geometria esoterica, che collega la dimora filosofale (cos Fulcanelli) a un sapere nato all'alba del mondo e nascosto dopo l'ultimo cataclisma. In ogni cattedrale gotica c' un punto dove sufficiente appoggiare un dito per far s che l'intera costruzione crolli. Non mi risultano crolli, quindi il segreto ben custodito. E vi pure un altro punto sul quale una semplice pressione dopo aver pronunciato una parola vibrata, provoca l'apertura verso un mondo parallelo. A tale proposito, mi risulta invece che centinaia di persone dal medioevo ad oggi, hanno tentato di trovare il punto di accesso. Qualcuna ci sar riuscita? Il segreto dei Templari e dei mastri tagliatori di pietra, riguardava la conoscenza dell'esistenza di altre dimensioni e il modo per accedervi. Sappiamo come and a finire. 5. Quando si parla della forma di un oggetto noi pensiamo allo spazio che occupa, facendo astrazione dalla materia di cui composta. Lo spazio non definito unicamente dalla grandezza dell'oggetto, cio le distanze che separano le sue diverse parti; si tiene anche conto delle relative direzioni e della curvatura delle superfici. Tre dimensioni determinano la forma dell'oggetto: lunghezza, larghezza, altezza. Il segreto della arte occulta consiste nel calcolare, per mezzo del numero aureo, la forma di un oggetto a tre dimensioni nel quadro dell'armonia universale. Lo spazio che occupa allora questo oggetto, e la sua forma particolare, aprono la porta che d sulla quarta dimensione. Ne diventa lo strumento vettore che permette di entrarvi. L'esperienza, mostra che nel nostro spazio a tre dimensioni i volumi sono proporzionali ai cubi delle lunghezze. Partendo da questa constatazione possiamo capire che in certi casi la forma e il volume di un corpo, calcolati con l'aiuto della geometria e della matematica ermetiche, fanno di questo corpo un passaporto per un universo parallelo. Fondamentale, quindi, la conoscenza dei rapporti esistenti tra il mondo degli effetti e quello delle cause.

Le stesse iniziazioni, alludevano alla possibilit di far percepire al neofita la dimensione che gli nascosta dall'imperfezione dei suoi sensi e dalla sua sordit alle realt superiori. I libri di Fulcanelli, uno dei pochi, genuini alchimisti del ventesimo secolo, sono manuali operativi che permetterebbero la trasmutazione animico-energetica del discepolo, e usufruendo dei punti di comunicazione tra due mondi le cattedrali e le spolette - l'uomo nuovo potrebbe dispiegare le sue ali e viaggiare oltre il tempo e lo spazio. Pochi crederanno a quanto affermo, e sono quei pochi che hanno tentato l'impresa. Grazie a Scandurra e al duro lavoro, ho potuto sperimentare l'immersione in varchi interdimensionali, passando da un universo ad un altro. Il passaggio si effettua grazie all'azione di un campo di energia sottile ma diffusa, Luce del Mondo secondo gli alchimisti, una spoletta, un comune oggetto (ve ne sono al mondo alcune migliaia) ma non per questo meno nobile, che la chiave e l'innesto, che un processo mentale. Chi possedesse questo pericoloso segreto, potrebbe apparire senza lasciare tracce in luoghi lontani o dimensioni aliene, per poi scomparire all'istante. Scandurra riteneva che i padroni del mondo impiegavano risorse e mezzi considerevoli per scoprire il segreto del trasferimento dimensionale. Alchimisti, ermetisti, sciamani e salta-fossi scandurriani, hanno trovato la chiave di accesso e se la sono tenuta ben stretta. Minacciati, imprigionati, torturati, piuttosto si son lasciati morire; qualcuno riuscito ad adoperare quel potere per sgattaiolare via, dove nessun tiranno potrebbe mai trovarlo. Il segreto tecnico dell'apertura della botola che si affaccia su dimensioni tangenti, lo si trova negli insegnamenti interni di confraternite di regolarit millenaria, oggi in sonno. Ma pure presso uomini incredibili, che scelgono di rimanere nell'ombra, nell'attesa di incontrare una persona degna e pura di cuore, per trasmettere il dono. Gi, perch di dono si tratta, senza prezzo. 6. Le teste d'uovo della NASA, sono convinti che l'astronautica non ha un gran futuro, al di l della propaganda per le masse. Il Pentagono, che il vero grand commis della Nasa, ha pianificato un progetto avveniristico, alla luce di un ovvio e quasi banale convincimento: oneroso e poco produttivo, il viaggio a bordo di astronavi

per andare da un pianeta ad un altro. La soluzione il teletrasporto, noto grazie ad una fortunata serie di telefilms, Star Trek, saga fantascientifica che ha avuto inizio nel 1966 e ideata da Gene Roddenberry. Il Pentagono ha investito valanghe di dollari sul teletrasporto alla Star Trek, in cui un corpo umano verrebbe "scomposto", trasferito in un altro punto dello spazio, e quindi "ricostruito". Gli scienziati a stelle e strisce avrebbero cos analizzato una cavia umana (perch di cavia si deve parlare) da teletrasportare, atomo per atomo, memorizzandone completamente la configurazione (ammesso che sia possibile farlo). Avrebbero poi fatto viaggiare questa informazione in un altro punto dello spazio, dove una quantit di atomi identica a quella iniziale stata assemblata per riprodurre fedelmente la cavia di partenza. Il teletrasporto sarebbe simile ad una telescrivente olivetti, che trasmette messaggi di testo attraverso la rete telegrafica: l'informazione contenuta nel messaggio che scriviamo sul nostro dispositivo telex viene inviata e ricostruita da chi la riceve. Quello che viaggia l'informazione, non la materia. Diversi e serissimi sono i problemi quando il messaggio da inviare l'uomo: -come estrarre tutte le informazioni contenute in un uomo; - per ora impossibile conoscere velocit e posizione di una particella secondo la fisica quantistica; -non si conoscono le dinamiche della coscienza del viaggiatore durante il teletrasporto; -non si sicuri se l'uomo teletrasportato sia effettivamente lo stesso della partenza o un duplicato; -l'io del teletrasportato potrebbe essere diviso. Credete che queste domande se le siano poste quelli del governo-ombra made in USA?. La posta in palio pi importante di una vita, che come ben sapete, sacrificabilissima quando ci sono in ballo le ragioni di stato e la leadership mondiale. Cosa successo? Ebbene, alcune decine di cavie umane sono scomparse chiss dove, altre, invece, sono state ritrovate nel posto di assemblaggio, ma trasformate in una poltiglia di carne irriconoscibile. Orrore allo stato puro. Da dove ho attinto queste notizie? Teletrasporto, Scotty! Gli scienziati non sanno una cosa che un fruttarolo viterbese ha da sempre sostenuto e dimostrato: quello che si rompe non ritorna pi com'era prima. Passare da una dimensione ad un altra, come trovare un guado per andare da una riva

all'altra di un fiume. Difatti, l'accesso ai piani interdimensionali cos come ce lo ha insegnato il maestro, non si avvale di ipotetici macchinari teletrasportatori, ma dell'insieme di fattori necessari: portali collocati in luoghi ove la barriera spaziotempo pi sottile (l'acqua bassa), spolette e processi mentali speciali. Si varcano cos i mondi. 7. Sin dalla Seconda Guerra Mondiale, i governi alleati, l'Urss e il IIIReich, ufficiosamente, hanno investito capitali ingenti al fine di studiare e sviluppare le facolt latenti dell'uomo. Sensitivi, maghi, medium, sono stati vagliati, selezionati e utilizzati per spionaggio, sabotaggio e condizionamento psichico dell'avversario. Non contenti, i governi alla fine della guerra hanno orientato verso altri obiettivi le loro ricerche psi. L'ossessione dominante americana e sovietica era ed rappresentata dal viaggio dimensionale, con strumenti e uomini in grado di spostarsi da un universo ad un altro. Oltre all'uso fallimentare di teletrasporti tecnologici, come ho accennato sopra, le lites politico-militari hanno sviluppato programmi sulla medianit, la vecchia ma sempre misteriosa modalit dell'anima che, in determinate condizioni, produrrebbe fenomeni di trasferimento di corpi nello spazio e nel tempo. I risultati, allo stato attuale delle cose, sono pi lusinghieri di quelli tecnologici. Al contrario delle apparecchiature per il teletrasporto, le energie che si innestano durante lo stato medianico, sembrano non costituire rilevanti contro indicazioni per il sensitivo. Le lites per non si faranno certo degli scrupoli, pur di conseguire gli obbiettivi. 8. Il mio maestro conosceva le botole, antiche porte di accesso interdimensionali, disseminate un po' ovunque, ma non illimitate. Conosceva su dove affacciavano e la strada per il ritorno. Non si tratta di scomporre trasferire e ricomporre un corpo umano, come ipotizzato dagli scienziati. la struttura stessa della dimensione a farsi pi sottile, pi permeabile, permettendo il passaggio da un universo ad un altro senza effetti collaterali per il viaggiatore. Non poco, non credete? Qualcuno si domander, che se vero quanto vado affermando, mi troverei in serio pericolo, anzi, sarei gi 'terra per ceci'. Dovete sapere una cosa; quando conobbi Scandurra,

il 1971, mostr a me e agli altri i suoi poteri pazzeschi, con facilit e semplicit. A noi dell'anonima talenti chiese solo un piacere: di adoperarli soltanto per i compiti specifici interdimensionali, in considerazione del fatto che qualsiasi altro uso avrebbe comportato il risucchio del trasgressore nel baratro senza fondo. Il 1978 fu avvicinato da agenti governativi di paesi stranieri, facile capire di quali, che avevano ricevuto informative su questo tipo strano e povero (la sua condizione sociale ed economica, destava curiosit e sconcerto). Scandurra, riusc a defilarsi con semplicit, come? Li accompagn presso alcuni punti di accesso genuini (fossi naturali e leghe di acqua salmastra, per lo pi) e indic loro come fare per attraversarli. Nessuno di questi agenti ebbe lo stomaco di immergersi in un fosso melmoso, puteolente, e che sembrava tutto meno che una porta verso l'infinito. La pratica Scandurra fu chiusa. Il suo segreto rimane inviolato non perch ben custodito, ma perch buon senso ritenerlo impossibile, una fantasticheria generata da una mente disturbata. Immersioni in varchi interdimensionali? Dentro un fosso malsano? Puah, cos poco esoterico e anti-scientifico...
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Verso lo scalo interdimensionale - Terranusi 2


Il salone fu spazzato via da un vento gelido che emetteva un rombo spaventoso, come un ruggito. Insieme al rumore fortissimo, il vento trasport verso tutti noi una fiumana di cose, pezzi di stoffa colorata, erbaccia, semi, spezzoni di specchi, residui molli come gelatina, ossa di animale o di uomo. Roberto ed io, istintivamente, ci gettammo per terra, a pancia sotto, coprendoci la testa con le mani. Cercai di dire qualcosa, ma il suono era cos assordante da non permetterci nemmeno di comunicare fra noi. Non capivo cosa succedeva. Era cos inaspettato tutto questo che mi bloccava ogni capacit di pensare. La mia visione globale, compariva e spariva, come un falso contatto. Che cosa potevo fare? Roberto mi tocc sulla spalla e mi invit ad alzarmi. Con la testa abbassata e incurvato, lo seguii. Di tutta fretta ci avvicinammo ad una porta poco lontana, verso l'interno del palazzo. Arrivati davanti, essa si apr automaticamente; immetteva in un montacarichi, cos grande che poteva starci tranquillamente un camion. Entrammo

senza indugi ulteriori. Dopo qualche secondo, il tempo di riprendere fiato, che mi resi conto della preoccupazione di Roberto. Gliela si poteva leggere in volto. Quel vento non era naturale. Abbiamo attraversato uno spazio esmerico, pregno di cose e forme-pensiero di chiss quale popolo. Sembrerebbe che qualcuno non abbia gradito la tua visita. Ci sono esseri ostili. Mosse delle piccole leve da un quadrante posto ad altezza-uomo sulla parete. Leve, corone, ganci e incavi, non davano esattamente l'impressione di un aggeggio elettrico, ma meccanico. Non notai alcun movimento del montacarichi. Passarono una decina di secondi. Roberto mi diede una pacca sulla spalla. Bene, siamo arrivati, Angelo, al sicuro da interferenze psichiche indebite. Ci troviamo ad alcuni kilometri sotto terra. Ora vedrai la grandezza degli ingegneri cosmici. Terranusi deve ancora svelare le sue meraviglie.

sabato 7 agosto 2010

IUS27

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1. LE MIE ESPERIENZE: LA TANA DI BIANCONIGLIO UNO SCALO INTERDIMENSIONALE Cosa farebbe Alice se, attraversando lo specchio, invece di Bianconiglio incontrasse una proiezione dei suoi materiali psichici e mitici? Meglio, cosa o chi

vedrebbe sulla base dei contenuti della sua memoria bio-storica? Essendo di nazionalit inglese, si imbatterebbe in una compagnia di allegri hobbit ed elfi, che la festeggerebbero offrendole cibarie. Siccome non sono nato in terra di Albione e tanto meno mi chiamo Alice, non avendo assunto funghetti psichedelici, il minimo che mi possa capitare imbattermi in una creatura s, della Terra di Mezzo, ma dai connotati piuttosto sgradevoli e dal ghigno beffardo, tipici del patrimonio mitologico mediterraneo. A testimonianza del fatto che quando si descrivono a tavolino i regni sottili, che quando esperti di cose misteriose ritenuti autorevoli, scrivono di cose supposte, ti accorgi che nello sperimentare davvero l'Ignoto, pur dopo anni di studi e ricerche, ti troverai di fronte a qualcosa di completamente diverso da quanto descritto sui manuali. Per proiezione psichica, intendo semplicemente che rivestiamo col nostro inconscio ancestrale forze ed energie comunque esistenti e presenti, quindi esse appaiono nell'unica forma possibile per noi percepibile. L'etere universale, l'akasa secondo gli ind, provvede a strutturare l'evento, cos da potersi esplicare nel miglior modo consentito ai nostri sensi. lo stesso processo mito-psichico che si innesca in occasione di un avvistamento ufo: l'evento riempito dai nostri contenuti, pur mantenendo la sua forma originaria. Scandurra mi aveva insegnato che per viaggiare velocemente lungo tutti i cunicoli di accesso, era indispensabile connettere le molecole (lui le chiamava 'mollicole') alla luce. Operazione necessaria ma difficoltosa e non per motivi tecnici, ma per la nostra naturale disabitudine alla non collocazione della coscienza entro gli angusti confini del corpo, nella fattispecie la testa, sito storico in cui ci troviamo agli arresti domiciliari fin dalla nascita. Un altra regola da tener conto durante le sortite in questi varchi, che svariati scenari conducono a universi multipli. In effetti, sia nella fisica quantistica sia in metapsichica, la distanza fra un punto A e un punto B non ha alcuna importanza, poich le transizioni virtuali di una particella o del mercurio alchemico (corpo astrale) possono interferire tra loro a qualunque distanza, perfino tra un universo ed un altro. Una teologia miope e dicotomica, mette in contrasto due cose cos unite come il corpo e l'anima. Gente di frontiera, entronauti, talenti anonimi, tutti insieme dimostriamo con le nostre sortite nella Terra di Mezzo, che non solo possibile entrarvi con una coscienza viaggiante, ma addirittura in specialissime condizioni connessione molecole-luce - anche col soma. Certo, non il mio corpo fisico

ordinario a viaggiare oltre lo specchio dimensionale, ma una sorta di aerosoma, mercurio volatile secondo gli alchimisti, che pu penetrare in dimensioni ad alta frequenza e basso magnetismo. Si scopre - ed io l'ho vissuto - che in quello stato, il tempo non oggettivo, il prima e dopo sta solamente nella logica. Capto echi di altri mondi lontani e strani, il cui riflesso si trova a volte ad illuminare le tappe della storia della cultura umana. una tradizione gi chiara a Dostojevskij che nei suoi diari cos scriveva: Dio ha preso i semi da altri mondi e li ha seminati. Ed nato tutto ci che poteva nascere. Ma sulla terra tutto vive attraverso il segreto contatto con altri mondi. 2. ANONIMA TALENTI Mi sono sempre chiesto come si comporti l'universo durante le nostre scorribande aerosomatiche. Rimane forse un vuoto nel continuum in cui ci spostiamo? La nostra energia una sostanza concreta sebbene sottilissima che lo riempie oppure formiamo, come suol dirsi, nodi e pieghe? Siamo individui dotati di caratteri ereditari acquisiti, di cui la Terra ha avuto improvvisamente bisogno. Li chiamano "i poteri" e si destano senza preavviso e si sviluppano progressivamente, accade persino che esplodano a mo' di supernovae. Non siamo una congrega, ma un'anonima talenti disseminata sul globo terracqueo senza apparente collegamento, composta di sensitivi, telecinetici, elettromagnetici, veggenti e modificatori di universi come Scandurra. A partire dalla seconda met del XX secolo gli uomini credevano di aver conquistato lo spazio, tracciato le rotte, previsto gli scali. Oggi i pi onesti scoprono di non saperne nulla. Che cos' lo spazio curvo, a paragone di misteriosi varchi interdimensionali, di sub-spazi che tracimano sull'universo fisico? Cos' mai l'homo sapiens attanagliato fra il galattico e il mutante? L'universo conosciuto non altro che un enclave nel caos. L'universo psichico, invece, un pullulare di menti e di supermenti. Vige una legge: pi si va in fondo, e pi ci si accorge che la realt unitaria, che tende all'unit. I contenuti di tale universo sono eterogenei. L, non sono pi i riferimenti spaziali che valgono, ma soltanto le distinzioni qualitative. Tuttavia a metafore di carattere spaziale, tratte dal solo universo che noi conosciamo per diretta esperienza - quello fisico - che dobbiamo ricorrere per

poterci orientare; e lo facciamo infatti, parlando di zone luminose e di zone oscure, di entit elevate e di altre basse, barontiche.
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Verso lo scalo interdimensionale - Terranusi 3


La porta automatica del montacarichi si apr. Lo spettacolo che avevamo di fronte era immenso, inatteso, strano. Poggiavamo i piedi su di una piattaforma semicircolare color bronzo, lunga una ventina di metri, dopodich iniziava un labirinto-alveare multicolore, che si estendeva per kilometri, punteggiato da migliaia di porte pentagonali, triangolari, quadrate, archi, ponti, per quanto potessi vedere. Ai lati e in alto, invece, una volta stellata pazzesca: globi di fuoco, nebulose, ed altri corpi celesti che non riuscivo a definire. Sembravano cos vicini, brillantissimi, quasi ne sentivo il calore. Roberto, mamma mia, sembra vero quel cielo. una perfetta imitazione. No, Angelo, non un planetario. tutto genuino. Ma come possibile, distinguo pianeti grandi come cocomeri; stelle che sputano lingue di fiamma. Insomma, se saltassi, potrei toccarle. un altro universo, Angelo. La sua struttura molto diversa da Il Luminoso, quello in cui vivi. La volta celeste illuminava con mille sfumature blurosse la piana sconfinata, divisa da una griglia che formava il labirinto gigante. E questa sterminata pianura labirintica?. Sono gli accessi alle miriadi di botole che si affacciano sui pianeti di questo universo, Il Fiammeggiante. La mia testa girava come una trottola. Vedevo, anzi, vivevo su di un altra dimensione. Apprendevo pure che ogni universo aveva un nome. Roberto, che evidentemente aveva sentito i miei pensieri, mi diede ulteriori spiegazioni. La grande civilt degli Immortali, madre di tutte le civilt del nostro universo, nomin le dimensioni e ne defin le caratteristiche fondamentali. Ma non fu un arbitrio. A contatto con i mondi nuovi dei nuovi universi, gli ingegneri cosmici

constatarono che i popoli nativi avevano denominato allo stesso modo l'universo che li ospitava. Ogni cosa riconduce alla sua origine. Stupendo. La storia ufficiale la pi grande menzogna mai raccontata. Istintivamente non ci ho mai creduto. Senti, come ci si muove su questa enorme griglia? Centinaia di kilometri e non so quanti accessi ai cunicoli. tutto cos grandioso e noi siamo a piedi. Ci verr in aiuto una balzo-nave. Un giretto su una fuoriserie ti ecciter, vedrai. A bordo di un disco volante? Caspita. Tutte queste cose che vivevo, erano nascoste al mio mondo. Quanta gente veniva corbellata dai potenti della terra. Si viveva una vita breve in un angusto spazio, senza minimamente immaginare l'infinito. Perch proprio io avevo avuto questa fortuna sfacciata? Perch non potevo gridare ai quattro venti che c'erano universi da esplorare alla nostra portata? Che il contatto con altri esseri era fattibile? Poi pensavo ai miei genitori, come sarebbero stati contenti stupiti orgogliosi, di avere un figlio che viaggiava tra le dimensioni. Pensieri cos semplici, forse banali, comunque spontanei. Avevo svariati difetti, ma non ero egoista. Avrei mai avuto il permesso da Scandurra di divulgare tali segreti? Ammiravo stordito il cielo, quando una fiammata biancaceleste esplose davanti a noi, subitanea, silenziosa, e poi, un secondo dopo, comparve una balzo-nave. Sembrava la prua di un galeone. Aveva qualcosa di antico nel suo colore marrone metallico. La parte inferiore, la chiglia diciamo cos, somigliava alla pancia di un cetaceo, i fianchi erano poderosi, il ponte di comando, composto da un grande vetro giallognolo, semirotondo, posto molto in alto, faceva intravedere una sagoma di una creatura che si muoveva. Alta quaranta metri, la balzo-nave si ferm a pochi passi da dove ci trovavamo, sospesa per due metri da terra, dondolava. Mi mancava il respiro e il mio stomaco si appiattiva. Ora hai l'occasione di fare amicizia con un nativo dell'universo Il Fiammeggiante.

luned 23 agosto 2010

IUS 28

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1. Cari compagni di viaggio, non sono andato in ferie, ma molto pi lontano. 2. Da Scandurra ho imparato a non insegnare a Dio a fare Dio. 3. Le scienze dello spirito pretendono di risolvere le questioni spirituali a tavolino, la

comprensione razionale, scientifica, un fenomeno della nostra tarda ratio, un fenomeno tardivo, che ha poco a che fare con lo spirito. Ci sono state civilt totalmente spirituali, in cui la ratio era pressoch assente. Gi lidea di una scienza, per lo spirito, ci indica una via del tutto estranea ai modi dello spirito. Se per qualcuno vuole fare una chiacchierata, sta bene. Il venire al mondo o non un fenomeno occulto? logico? Razionale? scientifico? Cosa c di razionale? La logica stessa ci invita ad un cammino nellignoto anzich ad una chiacchiera tardiva. Lesistenza un fenomeno occulto. Noi proveniamo dallignoto e questo il punto di partenza se si vuole raccapezzarci qualcosa. Lesistenza comincia dalla vita, muove da essa, cio dal fenomeno pi occulto che la vita ci pone, la vita stessa. Prima, adesso e dopo, da un punto di vista occulto. Le scienze dello spirito, si fondano su fattori linguistici, nominalistici, quasi a porre una identit tra la realt e il linguaggio, ma lo spirito non pu essere risolto da questi espedienti di Scolastica, cos significa andare avanti per lacune, tra mezze verit. Liniziato un uomo che sente la vita e muove dalla vita, la sua pulsione o il suo cuore esso li ricava dal divino, spezzando la barriera del linguaggio. 4. Una delle cose che mi ha insegnato Scandurra, il controllo del magnetismo umano e la sua proiezione nello spazio. I fluidi umani sono potenti e funzionano. La cerchia interna dell'Ordine Templare, addestrava cos i pi meritevoli: 1.concentrati senza focalizzare, 2.guarda allindietro senza voltarti, 3.senti il cuore irradiarsi a rosa. Realizzato tutto questo, si capaci di combattere con due spade, quella visibile e quella invisibile. Se miri al generale non ottieni niente, ma se miri allo specifico puoi toccare luniversale. Prendi ogni contrattempo come variabile portatrice di buoni auspici.
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Verso lo scalo interdimensionale - Terranusi 4


Era difficile per me staccare l'attenzione da quel vascello, alla sua forma tozza, angolosa. Non riuscivo a distinguere i suoi dispositivi di propulsione. Non vedevo emblemi o simboli di identificazione su quello scafo. L'unica constatazione che attenu i miei timori fu che quello strano vascello appariva di progettazione e costruzione umane. Almeno cos mi sembrava ad una prima analisi. La prua si spalanc come una bocca vorace. Un vapore giallognolo fuoriusc investendoci. Era freddo e inodore. Intravidi una scala mobile che si srotolava a m di serpente verso di noi. Mi rivolsi a Roberto con uno sguardo di sorpresa. Mi fece cenno di salire. Cos feci e mi diressi verso quella rampa metallica semovente che lentamente ci trasport dentro la balzo-nave. Tra le lingue di vapore intravidi un uomo, alto sul metro e ottanta, robusto. S, decisamente era umano. Il suo abbigliamento non aveva niente a che vedere con lo stereotipo della tuta spaziale o del pigiamino alla Star Trek. Giacca e calzoni comodi di un mollettone verde scuro, un gilet dello stesso colore e una camicia marrone chiaro abbottonata. Sembrava un gentiluomo di campagna. Non dimostrava pi di cinquanta anni. Bruno e dal volto interessante, profondo, vivacissimo. Ben trovato Roberto. Son contento di rivederti. Ho con me Angelo, amico di Scandurra. Sta invecchiando quel tremendo topo di fogna spaziale. Vedo che mi manda una recluta. Ben contento di fare la tua conoscenza. Asbel il mio nome. La sua voce era calda, simpatica. Abbassai la testa e gli allungai la mano per salutarlo. Lui fece lo stesso ma mi strinse l'avambraccio. Lo imitai a quel punto. Aveva un'espressione che poi imparai a distinguere, quella cio del professionista navigato, pronto a far fronte a qualunque situazione. Ci fece strada verso l'interno della nave che trovai pi insolito dell'esterno. Pur sembrandomi di fabbricazione umana, il suo piano generale si discostava nel modo pi completo da quanto conosciuto. Le funzioni dei molti strumenti mi apparivano familiari, ma la loro conformazione mi era estranea. Mi guardavo intorno con un senso di meraviglia. Infine, Asbel ci condusse in una cabina rivestita di pannelli di legno, s, legno autentico. Era la sala comandi, un grande vetro giallo mostrava l'esterno, ma in

realt era un visore. C'erano quattro poltroncine legnometallo, due avanti e due dietro a formare un trapezio. Ci invit a sedere. Io per istinto mi accomodai dietro. Il comandante, invece, mi indic la postazione al suo fianco. Scandurra ti ha mandato qui per un gioco di una scala talmente smisurata da polverizzare le beghe di un singolo pianeta. Il cane rabbioso alle nostre calcagna. Le porte sono ambite da bassi esseri disposti a tutto pur di dominare. Dovremo far saltar via una delle zanne di quella bestia. Sembriamo, Angelo, diversi, eppure ci lega un anello fondamentale. Saltiamo entrambi da un universo ad un altro. Non per diletto ma per dovere. La tua galassia sta diventando piccola come la sua riserva di tempo. Allora come in ogni crisi guerra carestia, ci son sempre pirati d'anime che brigano oltre ogni limite per rubare la conoscenza. Ecco quindi che entriamo in ballo noi. Ci grattano dove ci prude. Non compresi completamente a cosa alludesse il comandante. Con una specie di cloche ad elle manovr la balzo-nave con noncuranza estrema e ci alzammo. Non avvertii pressioni di nessun tipo. Sembrava che scivolasse dentro un liquido. Vidi l'insieme del labirinto ed era immenso e complicato. Sembrava vicino, quasi lo potevo toccare. Eravamo diretti a rompere le ossa a non so quale cane bastardo. Pura avventura come mai avevo sognato o rogna immensamente pi grande di me. Fra poco avrei avuto la frusta per il mio c.....

domenica 5 settembre 2010

IUS 29

A quale risultato spaventoso ci ha mai condotto il nostro ragionamento? Nessuno vorr facilmente ammettere che immagazzinata ed allo stato latente, in un chilogrammo di materia qualunque, completamente nascosta a tutte le nostre investigazioni, si celi una tale somma di energia, equivalente alla quantit che si pu svolgere da milioni e milioni di chilogrammi di carbone; l'idea sar senz'altro giudicata da pazzi. Olinto de Pretto

La materia di un corpo contiene una quantit di energia rappresentata dallintera massa del corpo, che si muovesse alla medesima velocit delle singole particelle. Olinto de Pretto, da un articolo, Ipotesi delletere nella vita dellUniverso, pubblicato il 23 novembre del 1903 sulla rivista scientifica Atte. "Il potere ha dei limiti. Se sai stare in quei limiti, sei molto potente. Se stai al di sotto di quei limiti ti senti frustrato. Se li superi ti distruggono". Marc Saudade 2012: quell'anno Morgan V veniva eletto Presidente degli Stati Uniti dal Consiglio dei Magnati. Jack London, La Peste Scarlatta Nel Mistero del Golgota, Dio entra fino nellultimo atomo di maya per redimerla. Angelo Ciccarella Ogni atomo ponderabile differenziato da un fluido tenue, che riempie tutto lo spazio meramente con un moto rotatorio , proprio come fa un vortice di acqua in un lago calmo. Una volta che questo fluido ovvero letere viene messo in movimento, esso diventa grossolana materia. Non appena il suo movimento viene arrestato la sostanza primaria ritorna al suo stato normale... Pu allora accadere che, se si riesce in qualche modo a imbrigliare questo fluido, luomo possa innescare o fermare questi vortici di etere in movimento, in modo da creare alternativamente la formazione e sparizione della materia. Dunque, al suo comando, quasi senza sforzo da parte sua, vecchi mondi svanirebbero e nuovi mondi entrerebbero nellesistenza. Luomo potrebbe cos alterare le dimensioni di questo pianeta, controllare le sue stagioni, aggiustare la sua distanza dal Sole, guidarlo nel suo eterno viaggio lungo lorbita di sua scelta, attraverso le profondit delluniverso. Egli potrebbe far collidere i pianeti e creare i suoi soli e le sue stelle, il suo calore e la sua luce, egli potrebbe dare origine

alla vita in tutte le sue infinite forme. Dare origine alla nascita e alla morte della materia sarebbe il pi grande degli atti umani, cosa che darebbe alluomo una conoscenza profonda della creazione fisica; tutto questo gli permetterebbe di compiere il suo destino ultimo. Nikola Tesla, New York Times, 21 aprile 1908
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1. I DUE MONDI La vita si appoggia su due mondi, cos ci spiegava Scandurra. Da una parte la terra, la ragione, dallaltra lo spirito. I due mondi sono due sfere vitali dellesistenza, e il problema quello del mezzo che li separa. Non si tratta di un confine, una netta linea di demarcazione che isola mondi non comunicanti, ma piuttosto di una frontiera, una zona mobile nella quale sono possibili scambi e interazioni, una specie di membrana permeabile allazione dei diversi ambiti che necessario percorrere per giungere ad una visione pi estesa della realt. Una zona che attraverso fessure, strappi, strati di maggiore sensibilit e lacerazioni permette di intuire ci che avviene dallaltra parte. In senso figurato, cadendo nel mondo, la Realt si frantuma in elementi contraddittori, non solo in opposizione, ma spesso contemporaneamente veri, vale a dire antinomici. Ed il compito nel quale interviene il pensiero analogico quello di ricostruire per intero la verit. Lasimmetria della frontiera questa: scomposizione materiale della verit in una direzione e sua ricomposizione spirituale nellaltra. Le due facce diventano metafore del mondo reale e del cielo. Che ne della zona intermedia, la frontiera? La scoperta che il nostro viaggio si svolge su una superficie unilatera, su un nastro di Mbius, la cui geometria semplicemente ellittica. 2. Secondo Scandurra, i miti delineano una sorta di prologo extraterrestre alla storia umana, e ci inducono, pertanto, a considerare e interpretare la stessa storia conosciuta come un piccolo frammento di quella cosmica, nonch il risultato dello scontro, iniziato nella notte dei tempi e ancora in corso, tra le Civilt della Luce, gli Uranidi, e quelle del Kaos, i Saturniani.

3. Bench gli uomini di scienza non l'accettino, c' una relazione tra l'anima e la Natura. Madre Natura si mette ora al passo con la nostra civilt ed incomincia anche a distruggere. 4. QOELET (Frammenti III) Meglio la fine di una cosa che il suo principio; meglio la pazienza della superbia. Non esser facile a irritarti nel tuo spirito, perch l'ira alberga in seno agli stolti. Non esser troppo scrupoloso n saggio oltre misura. Perch vuoi rovinarti? Non esser troppo malvagio e non essere stolto. Perch vuoi morire innanzi tempo? Tutto questo io ho esaminato con sapienza e ho detto: Voglio essere saggio!, ma la sapienza lontana da me! Ci che stato lontano e profondo, profondo: chi lo pu raggiungere? Mi son applicato di nuovo a conoscere e indagare e cercare la sapienza e il perch delle cose e a conoscere che la malvagit follia e la stoltezza pazzia. Chi come il saggio? Chi conosce la spiegazione delle cose? La sapienza dell'uomo ne rischiara il volto, ne cambia la durezza del viso. Sulla terra si ha questa delusione: vi sono giusti ai quali tocca la sorte meritata dagli empi con le loro opere, e vi sono empi ai quali tocca la sorte meritata dai giusti con le loro opere. Io dico che anche questo vanit. Perci approvo l'allegria, perch l'uomo non ha altra felicit, sotto il sole, che mangiare e bere e stare allegro. Sia questa la sua compagnia nelle sue fatiche, durante i giorni di vita che Dio gli

concede sotto il sole. Quando mi sono applicato a conoscere la sapienza e a considerare l'affannarsi che si fa sulla terra - poich l'uomo non conosce riposo n giorno n notte - allora ho osservato tutta l'opera di Dio, e che l'uomo non pu scoprire la ragione di quanto si compie sotto il sole; per quanto si affatichi a cercare, non pu scoprirla. Anche se un saggio dicesse di conoscerla, nessuno potrebbe trovarla. Infatti ho riflettuto su tutto questo e ho compreso che i giusti e i saggi e le loro azioni sono nelle mani di Dio. L'uomo non conosce n l'amore n l'odio; davanti a lui tutto vanit. Vi una sorte unica per tutti, per il giusto e l'empio, per il puro e l'impuro, per chi offre sacrifici e per chi non li offre, per il buono e per il malvagio, per chi giura e per chi teme di giurare. V, mangia con gioia il tuo pane, bevi il tuo vino con cuore lieto, perch Dio ha gia gradito le tue opere. In ogni tempo le tue vesti siano bianche e il profumo non manchi sul tuo capo. Godi la vita con la sposa che ami per tutti i giorni della tua vita fugace, che Dio ti concede sotto il sole, perch questa la tua sorte nella vita e nelle pene che soffri sotto il sole. Tutto ci che trovi da fare, fallo finch ne sei in grado, perch non ci sar n attivit, n ragione, n scienza, n sapienza gi negli inferi, dove stai per andare. E io dico: meglio la sapienza della forza, ma la sapienza del povero disprezzata e le sue parole non sono ascoltate. Le parole calme dei saggi si ascoltano pi delle grida di chi domina fra i pazzi.

Meglio la sapienza che le armi da guerra, ma uno sbaglio solo annienta un gran bene. Una mosca morta guasta l'unguento del profumiere: un po' di follia pu contare pi della sapienza e dell'onore. Se le nubi sono piene di acqua, la rovesciano sopra la terra; se un albero cade a sud o a nord, l dove cade rimane. Chi bada al vento non semina mai e chi osserva le nuvole non miete. Vanit delle vanit, dice Qolet, e tutto vanit. Conclusione del discorso, dopo che si ascoltato ogni cosa: Temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perch questo per l'uomo tutto. Infatti, Dio citer in giudizio ogni azione, tutto ci che occulto, bene o male. 5. Scandurra amava parlare in forma dialettale. Il dialetto il linguaggio della necessit, il momento elfico della lingua. Se la lingua storica e culturale, il dialetto cosmico. Scandurra mi diceva che chi muore, muore in dialetto! 6. Il nostro universo si sta semplicemente scaricando come una molla. Sembra lasciarsi andare, privo di ordine, senza comando n disposizione. 7. Non temendo pi Dio credevamo di accrescerci, invece precipitiamo inesorabilmente. 8. Troppa evoluzione ti allontana dal meschin pensiero, diceva Darwin, penso

avesse ragione, per una volta. Qui con questa mania della psicologia ti voltano le spalle anche quelli che fanno affari con te, il problema sostanziale. Noi vivendo in questo Antico Paese, alimentiamo anzi paghiamo tramite le tasse dirette e/o indirette questo sistema di cui ci dovremmo vergognare; io per tutti quelli che sgomberano Miriam incinta dalle baracche perch extracomunitaria provo vergogna, d'altronde non era la Madonna un'extracomunitaria? Non dovette partorire a Betlemme in una grotta da extracomunitaria? Cosa succede 2000 anni dopo, lo stesso, Caino contro Abele, tutti contro tutti ASPETTANDO LA FINE DEL MONDO, CHE DIO MANDER PERCHE' TUTTI NOI CE LA MERITIAMO, appunto perch complici di questo subdolo sistema - anche se indirettamente. Non ci siamo mai ribellati, abbiamo sempre subito in silenzio questi Vampiri che ci comandano dalla notte dei tempi. INVECE DI SPERARE NELL'INDULGENZA DI DIO verso di noi dovremmo FARE QUALCOSA, FINCH SIAMO IN TEMPO. Gianni De Caro
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Deya: il pianeta labirintico.


Asbel pilotava la balzo-nave come avrebbe potuto farlo un giovinottello su di una giostra: facilmente e divertendosi. Ondeggiava, piroettava, era uno spasso. La manovrabilit di questo gigante dell'aria aveva del magico. Asbel, cosa fa muovere questa magnifica nave? La balzo-nave fatta della stessa cosa che la fa muovere. Guarda, la guido senza toccare strumenti. Alto basso laterale diagonale. In effetti la guidava senza l'uso di strumentazione. Era mai possibile che fosse il pensiero a comandarla? La balzo-nave costruita col sacro vuoto. Lo stesso che ha creato gli universi. Da qui l'apparizione della luce che muove un moto; e ogni moto genera calore, da qui la materia manifesta: luce e calore sono i marcatori del flusso eterno che lega ogni materia, spessa e sottile, al suo Creatore. La balzo-nave il veicolo di questo

flusso. Dietro la mia porta passiva, l'ombelico, c' un punto di acqua notturna, l'energia vitale contenuta nel ventre che si allinea con la voragine sacra. Il gioco fatto: navigo letteralmente sull'acqua onnipresente. Conosci anche tu il punto. L'aeronave fatta con ci che la faceva volare, acqua notturna... attesi momenti pi idonei per riprendere il discorso che mi affascinava alquanto. Gli chiesi sulla nostra destinazione. Ti far scendere in quel ginepraio labirintico, tra mille vicoletti cantine botteghe templi e l, nascosta, c' qualcosa di camuffato, gi, una macchina depositata da quei neri... Ma non so niente di queste faccende. Sono un ragazzo soltanto e..., mi interruppe con una risata colossale. Se ti trovi in un altro universo, ci sar un motivo. Non per qualche fortunata occasione cosmica che hai incontrato Scandurra. E se ti ha dato l'accesso a questi mondi... non ti rendi conto ancora, ma sarai perfettamente in grado di svolgere la missione. Al peggio ci lasci le penne. Ma vuoi mettere la gloria? Ridacchiava alla maniera di uno scaltro figlio di buona donna. Ancora una volta fui preso dal curioso e anomalo disegno della balzo-nave. Era come se una cultura senza contatti o scambi con la mia si fosse trovata a dover risolvere identici problemi d'ingegneria. Da ci l'inafferrabile alienit della nave, anche se era stata progettata e costruita per essere usata da esseri umani. Mi trovavo, evidentemente, in contatto con una cultura di un altra dimensione ma parallela. Virate, impennate, discese, comunque si muovesse la nave, noi dalla cabina di pilotaggio non avvertivamo alcuno spostamento. L'impressione era quella di trovarsi alle prese con un simulatore di volo. Prima di questa esperienza incredibile, gli aerei li avevo visti solo volare. Ero a bordo di un'astronave dalle mirabolanti prestazioni, in un altro universo, in procinto di svolgere una missione speciale, di cui non conoscevo n i termini n i rischi reali. Osservavo, senza darlo a vedere, Asbel, ed era vero e smanettava come un giocattolo la piccola leva, sorvolando una spettacolare cittlabirinto. Dietro di me c'era Roberto, che osservava con attenzione quello che accadeva sotto di noi.

Ricordati che al centro di tutto c' la storia, con la sua unarchitettura. Asben cos interruppe le mie considerazioni. Larchitettura di Deya composta di monumenti grandiosi e spaventosi al tempo stesso e va a formare la sua spina dorsale. Ci sono simboli nellarchitettura deyana che contengono qualcosa di vivo, un collegamento con lombra eterna del Male e la Luce nascosta delluomo, una fitta rete che va a contenere storie e storia, una sorgente eterea. Il suo antico e conturbante costruttore, tagliava le pietre in modo che trasmettessero lombra. Asben, chi era il costruttore? La cosa mi intrigava e sconvolgeva e volevo saperne di pi. Un ingegnere cosmico, un rinnegato che diede forma allinfinit stessa. Il tempo unillusione delluomo e tutti i tempi co-esistono nella straordinaria totalit delleternit. C un legame fra larchitettura e il tempo. Il tempo stesso ha unarchitettura. Noi e gli eventi siamo inevitabilmente collegati a qualcosaltro di pi grande: unarchitettura temporale. Incominciavano a formarsi nella mia coscienza, pi che nuovi concetti, antiche risonanze. Ci che asseriva con trasporto Asben, non era poi cos alieno, lontano, insolito. Vibravano dentro di me alcuni discorsi appena abbozzati di Scandurra; discorsi, apparentemente, slegati, contorti, ma che adesso diventavano chiari, avevano un senso, uno schema, un modello interpretativo. Avrai modo di conoscere lesistenza di unarchitettura temporale maligna, che appare come una sorta di cappa sotto cui si muovono gli esseri umani. Vedrai all'opera i suoi emissari. Compiono quelle azioni terribili perch nella loro natura e non c' universo dimensione livello che li trattiene. Il Novecento del tuo mondo il secolo in cui il Male regna in maniera assoluta ed evidente. Gli emissari hanno mostrato il volto degli arcani del potere. E il segreto di quel potere sta nel sangue. Asbel, nel frattempo, ci aveva portati sull'obiettivo. Quale, per, non ci era dato sapere. Eravamo sospesi sulla verticale, a non pi di dieci metri, di uno degli innumerevoli vicoli del labirinto. Mi accorsi che c'era una vita brulicante. Intravedevo uomini e donne, forse bambini. Sempre che quello che guardavo non fosse un mio modo naturale di razionalizzare qualcosa che non comprendevo.

gioved 23 settembre 2010

IUS 30

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1. Dopo duemila anni, il sacrificio di Cristo ancora presente nel nostro encefalo, dentro le nostre cellule, fa parte di noi, al di l di qualsiasi credo religioso. Forse, grazie a questo, godremo di un qualche genere di salvacondotto quando il varco previsto per la fine del 2012 si aprir e ci inghiottir trascinandoci nella grande mareggiata cosmica. Non bisogna dirsi cristiani, cattolici o ebrei, islamici o ind: siamo tutti portatori di cellule cristiche. 2. Le interferenze del sovrannaturale nella nostra realt si stanno verificando oggi pi che mai. V anche detto che esse sono di duplice segno, e proprio per questo dobbiamo aprire l'occhio del cuore per riconoscerle, onde evitare illusioni e trappole. Questa raccomandazione tanto pi valida per chi si avventura per le vie del Grande Ignoto. Ci sono forze spirituali oggettive nemiche dell'uomo, contro le quali necessario combattere con le armi in dotazione da sempre e cio fede e conoscenza. Non credo in chi sostiene che il male complementare del bene e che quindi andrebbe trasformato; o peggio, che non esiste perch tutto fa brodo. Ho imparato a mie spese.

3. Una Tradizione "che non sia anonima, non sia generica, non sia opinabile, non sia immaginaria, non sia volubile, non sia inesistente, ma porti chiaramente impresso uno dei nomi seguenti: Cristianesimo, Giudaismo, Islamismo, Buddismo, Confucianesimo, Taoismo, Parsismo". "Tutte queste famiglie possono, pi o meno, ricondursi alla Tradizione originaria, o Tradizione adamitica" (Articolo di Silvano Panunzio pubblicato su Carattere, riprodotto su LAlfiere, n. gennaio 1966, pp. 7-8.)

4. Stiamo entrando in un ciclo di epoche in cui lanima femminile diventer sempre pi pura e grande, in cui pi e pi donne diventeranno ispiratrici profonde, madri sensibili e leader sagge e visionarie. Questo sar il ciclo depoche in cui la componente femminile dellumanit si manifester con forza senza precedenti, bilanciando il dominio precedende di forze maschili in una armonia perfetta. Daniil Andreev, 1950s, Roza Mira (The Rose of the world) 5. Ho conosciuto Scandurra a 16 anni, mosso dall'aspirazione alla conoscenza. Mi ha accolto come si accoglie un uomo di desiderio, guardando oltre il ragazzotto timido e confuso. Nei suoi insegnamenti ho incontrato il grande Giroscopio Cosmico, colui che indica una via, che offre senza chiedere nulla in cambio. Scandurra faceva agire la luce che toglie la materia dalla tenebra. Non giudicava se non per dare un indirizzo, non chiedeva niente, non ti attirava nei suoi pensieri e sentimenti, non ti offriva una concezione del mondo, non ti proponeva neanche una via interiore se questa via non era gi dentro di te: si offriva e cos facendo attivava quella Vita presente in ogni essere umano. B.F., un vecchio discepolo 6. "...Ognuno di noi ha al suo interno una luce divina, un incanto, un istinto magico, divino, da far emergere verso la superficie di se stesso. Questa luce, questo istinto

divino, la consapevolezza di noi stessi e del TUTTO che ci circonda non dobbiamo mai soffocarla..." Elena Galanti, fotografa

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Deya: il pianeta labirintico 2


Seguii Roberto che mi indic il punto del mio trasferimento. Compresi con senso di angoscia che in quell'incredibile labirinto mi sarei trovato da solo a cercare cosa, poi, non avevo ancora capito. Ebbi la sensazione agghiacciante dell'eventualit di perdermi, e forse non era nemmeno la cosa peggiore che mi sarebbe potuta capitare. Dove diavolo mi ero cacciato? Dove mi aveva condotto Scandurra? Avevo pure insistito per viaggiare nell'interdimensionale. Complimenti. Invidiavo pure il mio amico Zac per essere stato il primo dell'anonima talenti a saltare il fosso e poi, quando mi si presentava l'occasione, me la facevo sotto. Roberto, dopo avermi fatto percorrere mezza nave rampe, camminamenti a file parallele, botole del tipo 'pompieri' e scale mobili - mi indic un cilindro verticale di oltre due metri e vi entrai; mi trovai cos incassato dentro un lungo budello di legnometallo scuro. Un vapore giallognolo scese su di me. Era fresco e mi pizzicava in faccia. Mi aspettavo chiss quale magia smaterializzante. Invece si apr d'improvviso la base sotto i miei piedi e precipitai nel vuoto. Non mi smaterializzai ma discesi lentamente come se fossi imbracato da una corda elastica. Ero avviluppato da un alone giallo che mi permise di planare. Il paracadute gassoso mi deposit morbidamente in mezzo ad una piazzetta. Messo piede a terra, mi resi conto di trovarmi in mezzo ad una curiosissima citt piena di gente. La giornata vista dal basso era pi assolata, i raggi dell'astro trovavano insolite angolazioni, tagli di luce multicolori colpivano torrette altissime, templi dai pi curiosi addobbi e simboli, palazzine ad un piano piene di botteghe e rivendite di tutto, ma proprio di tutto. Fui invaso dal chiasso festoso di una umanit (seppur di un altro universo, cos mi appariva) indaffarata a comprare, bighellonare, parlottare, ridere, vendere, barattare. Nessuno fece caso a me, calato

dal cielo come un angelo; evidentemente, erano ben avvezzi a cose strane. Il fatto veramente straordinario, almeno per me, riguardava la lingua o meglio, le lingue che questo popolo vivo ed esuberante usava. Distinsi persino un idioma simile all'italiano parlottato da tre tipi, vicini ad un negozio di semenze. Mi avvicinai a loro con cautela. Sembravano completamente presi dall'animata discussione e non si curavano della mia presenza. Allora decisi di intervenire: Scusate l'intromissione, ma vorrei avere alcune informazioni. Innanzitutto, ho accidentalmente ascoltato la vostra conversazione e parlavate in italiano. Mi chiamo Angelo. Sono dell'universo Il Luminoso. Sono stato mandato da un certo Asbel. Tre uomini, forse affaristi giunti su Deya chiss da dove per lavoro, indossavano cappottoni scuri lunghi sino alle caviglie e copricapi a punta di lana con paraorecchie. Possedevano tratti somatici simili agli slavi e sembravano parenti. Uno di loro, il pi autoritario si rivolse a me con voce tagliente: Asbel, s, lo conosciamo. Ti aspettavamo pi tardi. Comunque gi che stai qui, benvenuto su Deya. Noi siamo della fratellanza Darest Sharma e ti condurremo in un posto discreto dove poter parlare liberamente. Mi chiamo Tarim lo 'scaltro'. Lui 'l'orologiaio', Finut e l'altro Bedan, 'l'esattore'. Spero che possiate darmi le informazioni di cui ho bisogno. Asbel non mi ha voluto o potuto dirmi molto. Sei armato?, fece Tarim. Cosa? No, per carit e poi perch dovrei esserlo. Asbel ti ha inviato in un posto tra i pi pericolosi dell'universo. Conosce il fatto suo, comunque. Vorr dire che ti proteggeremo noi. Detto questo, Tarim e gli altri si diressero in tutta fretta su per una stradina, leggermente in salita e io li seguii con apprensione. Facevo fatica a reggere il loro passo, anche perch la folla mi rallentava. Sembrava un vicolo di Napoli, pieno zeppo di gente con fagottoni, un vociare alto, frammentato, risa e versi insoliti. Notai la variet dei costumi. Probabilmente provenivano da mondi diversi e giunti tutti qui, a Deya, un luogo fatidico, fondato da un ingegnere cosmico, folle o

perverso, non capivo bene. I palazzi, i monumenti, racchiudevano storie, potenze, vibrazioni incredibili. Asbel me lo aveva accennato. Infatti, sentivo, sapevo, vedevo dapprima lentamente, a singhiozzo, una serie di immagini, provavo sentori e percezioni. Sembrava che la citt labirintica mi volesse raccontare la sua storia. Storia antica, estrema, di lotta e di dolore. Quel posto parlava. Come una immensa bobina magnetica, multitraccia, che diffondeva particelle audio-video con effetti sensoriali, psichici. Continuavo a seguire affannosamente i tre compari. Una sensazione mi invest. Chi erano realmente quei tizi? Amici? Poco probabile, scoprivo ora. Affiorava uno stato di paura all'altezza del mio plesso solare. Sorse in me una fortissima convinzione. Mi avevano ingannato per estorcermi notizie, 'accicciarmi' e abbandonarmi in qualche angoletto di quel cinepraio. Che fine assurda. Parlando italiano, avevano attirato ovviamente la mia attenzione. Ero stato un imbecille. Accennando ad Asbel mi ero scoperto. Volevo vivere come in un racconto d'avventura, eccola l'avventura. Riemerse dal sonno della coscienza la visione globale delle cose, che mi consigliava di scappare. Tutto era chiaro. Li vedevo finalmente come in una radiografia dell'anima: fetenti sicari. Senza pensarci su troppo. Forza. Via e poi qualche santo (funzionano pure in un altro universo?) mi avrebbe aiutato. Cos feci.

mercoled 6 ottobre 2010

IUS 31

... 1. Nel romanzo "Il deserto dei Tartari" di Dino Buzzati, vi un personaggio, il tenente Giovanni Drogo che, asserragliato nella Fortezza Bastiani, passa la sua intera esistenza ad attendere dal confine della collinetta dei nemici che non arriveranno mai all'orizzonte, anche se le loro gesta - di anni e anni prima ormai - erano leggendarie. Quella postazione militare, che attende per decenni l'arrivo di un nemico, ha per instaurato una disciplina, una tradizione dura a morire. Ecco, a costo di apparire nostalgici di un tempo che fu; a costo di attendere invano il Grande Cambiamento del 2012; a costo di apparire paranoici aspettando l'invasione aliena; costruiamoci la nostra Fortezza Bastiani, e tendiamo agguati al nemico invisibile. 2. ISTRUZIONI SCANDURRIANE * * * * Visualizziamo le forze che ci muovono e contempliamo le forme della bellezza. Condividiamo le esperienze visionarie. Immergiamoci nel Bosco e ascendiamo il Monte. Approccio psicotattile con massi, alberi, antichi templi abbandonati, portali primevi.

Intorno al fuoco raccontiamoci le storie dei nostri nonni; svegliamoci all'alba per ricordare

ed interpretare i sogni e assorbire il raggio d'oro. * Prepariamoci il nostro pane quotidiano con amore, almeno una volta al giorno, lasciandone un poco al rappresentante del Piccolo Popolo. * * Coltiviamo l'arte del Silenzio. Sentiamoci parte di una immensa struttura che connette in un unico schema fluttuante un

multiverso di vite pulsanti, avventurose e appassionate, unite in una grande fratellanza cosmica. * 3. Scandurra ci insegna a tornare alla casa dei padri, ci indica una via del ritorno a ci che abbiamo dimenticato. Ci mette di fronte alla responsabilit nei confronti di noi stessi, del prossimo e del Dharma. Ci rivela i passaggi tra i mondi e le dimensioni, fuori dalle mappe ufficiali. Ci offre l'ispirazione per trovare una via d'uscita dal caos imperante. un risvegliare il divino che giace sepolto dentro strati kilometrici di corazze sociali, ideologiche e psicologiche. 4. Avverto una potenza latente, sommatoria di accumuli stratificati di energia raccolta, assorbita, indotta durante un percorso animico e cognitivo di trentacinque anni. Tale potenza mi avvicina e, quindi, ci avvicina ad una dimensione diversa. Una potenza che cresce e si espande sulle cose. Tutto diventa pi intenso. l'adeguata condizione interna/esterna mia e vostra all'attraversamento del Varco 2012. Amici, ricordiamocelo: c' una soglia che occorre varcare. Sar tutto per sempre diverso. Da essa gi traspare la Luce che ci spinger in avanti. Il meglio ancora da fare. Per passare, amici, ci vuole coraggio. Padre Celeste, abbi piet. 5. Ragiona come se ogni esperienza fosse nuova, focalizza ogni dettaglio in funzione del quadro generale. La visione saper cogliere la densit della realt; pi a lungo guardi una cosa e pi mondo ci vedrai dentro. 6. In un documento della Trilateral Commission del 1975 si legge che...il funzionamento efficace di un sistema democratico richiede una qualche misura di apatia e non coinvolgimento da parte di individui e gruppi. Rapporto sulle Governabilit delle Democrazie, in Triangle Papers, New York University Press, New York 1975, pag. 114 Onoriamo sempre l'eredit ricevuta.

7. Winston Churchill riteneva che lItalia fosse un paese di tanti misteri, ma di nessun segreto. 8. Uno dei commentatori pi distaccati della societ italiana, il sociologo Giuseppe De Rita, nel settembre del 1996 sosteneva che in atto un tentativo di pm, polizia giudiziaria servizi segreti che minacciano lo Stato di diritto e vogliono conquistare il potere. Dichiarazione riportata in http://digilander.libero.it/infoprc/manipulite.html 9. Atomus temporis (quandam momenti stillam) Si trovano atomi tanto in un corpo, quanto nel tempo e nel numero. () Nel tempo, il termine atomo sintende nel seguente modo: se dividi, ad esempio, un anno in mesi e poi dividi i mesi in giorni e i giorni in ore, le cui parti ammettono unulteriore suddivisione fino ad arrivare a un punto temporale, quasi una goccia di un momento che non ammette indugio alcuno, per quanto piccolo, e che non pu, quindi, essere ulteriormente divisa, questultima latomo del tempo. Isidoro, Etimologie XIII, 2. 10. * * * * * Cosa facciamo questa sera/per arrivare fino a domani (Garbo, "Grandi giorni") E nella schiuma della nostra scia qualcosa appare e scompare (Dino Buzzati) La fine del mondo non per domani (per nessun domani definibile): lo , ci che pi Sei uomo:/ non dire mai/ quel che accadr domani,/ e se vedi un altro fortunato,/ fino a Le parole non bastano e sdraiarsi nel comodo letto della vanit ciarliera come farsi

conta, in un certo modo, gi per oggi. (H.I.Marrou) quando lo sar./ Come il battito d'ali tese d'una mosca/ Veloce il mutamento. (Simonide) smidollare da una cupa e sonnolenta meretrice. Le parole sono le ancelle duna Circe bagasciona, e tramutano in bestia chi si lascia affascinare dal loro tintinno. (C.E. Gadda)

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Deya: il pianeta labirintico 3

Rallentai il passo, approfittando pure della folla, fino a quando persi di vista i miei nemici. Ad un certo punto svicolai per un altra stradina. L'astro sembrava in perenne tramonto. I suoi raggi rimbalzavano su tutto, uomini e cose, in una cascata di riflessi. In particolar modo fui investito da un raggio rosso corallo. Gli odori mi aggredirono, forti, pungenti, mai sentiti, cos come i suoni, era tutto amplificato: la visione globale mi venne in aiuto. Con passo svelto mi diressi verso un portoncino azzurro alla mia sinistra. Sentivo che dovevo entrare. Lo trovavo un posto sicuro, protetto. Non bussai, ma spinsi la porta e questa si apr. Mi trovai in una piccola

bottega piena di fumo celestino e in penombra, non compresi cosa vi si vendeva in realt. Un bancone con sopra una specie di conslle, era tutto quello che c'era l dentro. Chino su qualcosa dietro un banco, un vecchietto dai capelli bianchi, lunghi e arruffati stava armeggiando con chiss che cosa, quando alz lo sguardo nella mia direzione e sorrise. Il suo volto era quello di un saggio, ieratico, placido, dagli occhietti vispi, in tutto simile allo stereotipo del santone descritto nei romanzi. La Luce ti ha condotto da me. Essa non sbaglia. Amico di sempre. Sono un saltafossi come il tuo maestro e il mio nome Fornari. Rimasi interdetto. Un collega di Scandurra al posto giusto nel momento giusto. Quando si dice il c***. Parlava in un italiano similmeridionale, da calabrese o siciliano istruito. La sua voce? La sua voce era incantatrice, magica, calda, con un curioso effettorisonanza. Gli risposi stentato: Dio sia ringraziato, signor Fornari, scappo da tre 'freschi', cio da tre malintenzionati che mi volevano fregare. Piuttosto, sono Angelo. Tutto deciso e scritto. Brutta gente si aggira su Deya. Ma non sono tutti come loro. La citt-mondo il crocevia del nostro bersagliato Universo. Da qui tutti devono passare almeno una volta nella vita. Mettiti seduto, non c' pericolo nel mio negozio. Mi indic una panca sulla destra vicino il muro. La stanza sembrava quella di Scandurra, semplice, quadrata, con un retrobottega nascosto da una tenda scura. Fornari con quelle sue dita come rami d'albero, muoveva velocemente i tasti sul quadro comandi, o almeno su quello strano aggeggio che dest la mia curiosit. Ti prego non prendermi per impiccione, cio per curioso. Scandurra ordinariamente vende frutta e verdura, mentre qua dentro non c' niente da comprare...ma una copertura o cosa? Oh, innanzitutto dovr chiamarti nel modo di Deya. Devi sapere che quando si fa visita alla citt- mondo, si cambia nome. Ogni essere dell'Universo ne possiede uno fin dalla nascita ad uso deyano. Una questione di onde. Qual' il mio nome deyano? Darrell Zelio, naturalmente. Ti accompagner fin quando risiederai su Deya. Pi

che vendere, sintonizzo. Sintonizzo le onde-sorgenti per le botole. Questa macchina in fondo una radio, composta da un trasmettitore, un'antenna, un ricevitore, il controllo rumori, ed infine un alimentatore. Ogni qualvolta un salta-fossi con allievi al seguito, oltrepassano la frontiera, io faccio in modo che tutto proceda per il meglio. Correggo le aberrazioni e gli scarti di frequenza. Allineo le vibrazioni dei passeggeri con le onde-sorgenti e la porta si apre avanti e indietro. Questo segreto di poter varcare la botola un peso immenso. Scandurra costretto a fare il fruttivendolo e ad avere una vita parallela. Farebbero di tutto i padroni del mondo per tirargli fuori quello che sa. Non credere che da noi si viva in un mondo pacifico. Siamo perseguitati quanto e pi che sul vostro Piano. Deya l'unico luogo in cui consentito negoziare la conoscenza. Quella della Luce e quella dell'Ombra. La vita dura per tutti, ma non mi lamento. Ho scelto, sono scelto per far quello che faccio. I tre tipacci in cui ti sei imbattuto sono emissari dell'Ombra. Ti hanno sottovalutato. Credevano che il Bagliore non ti avrebbe aiutato. Quando esso si sprigiona e si sprigiona quando serve, immancabilmente, ti consente di veder chiaro e di agire per il meglio. Intanto aveva preso da sotto il bancone una bottiglia trasparente, dal collo lungo, contenente un liquido verde bosco, insieme a due bicchierini anch'essi trasparenti. Un goccetto di arbora ci vuole proprio. Serve per smaltire la paura e il pericolo. Bevila di un fiato. Mi alzai ma Fornari mi fece cenno di aspettare. Gir intorno al bancone e con mia grande sorpresa vidi che sedeva su di una seggiola a rotelle. Senza che usasse le mani, la carrozzella si muoveva nella direzione desiderata, come a comando e si avvicin silenziosamente. Sei sorpreso, eh? Anche un salta-fossi ha bisogno di riposarsi... la mia infermit la conseguenza di un brutto incontro finito male... per l'altro ovviamente. Rise di cuore, con gusto. Mi porse il bicchierino contenente il liquore verde. Lo tenni tra due dita, sembrava di gomma al tatto. Lo avvicinai alle labbra. Lui mim il gesto di ingollarlo a 'scoppio', come diciamo a Viterbo. E cos feci. Caspita che buono. Dolce quanto basta e forte come la terra. Sapeva di erbe e di ferro. Scendeva gi dal gargarozzo che era una bellezza. A cascata. Mi dava energia.

Ero in stato di grazia. Mi sentivo bene. Mi trovavo ad un universo luce di distanza, ma era come se fossi a casa. Curioso proprio sto Fornari, indossava un giubbotto rosso scuro di velluto, o almeno gli somigliava, un calzone dello stesso tessuto ma marrone e degli scarponcini di stoffa. Si intravedeva la magrezza delle sue gambe immobili. Gli porsi la mano e lui me la strinse. Le sue mani nodose mi trasmisero una scarica elettrica. Letteralmente. Il tuo mondo ha fatto un lungo cammino. Da qui a pochi anni cambier. Tutto sar diverso ma non tutto andr perduto. Germoglier una nuova pianta dalle radici pi estese. Come per miracolo si presenter un aiuto inatteso, che ne faciliter la crescita. Il tempo sposta il luogo. una legge dei nove universi. Il tempo sposter la terra. Ogni forza comporta una resistenza. L dove l'energia fluisce, arde, si strugge, dove la terra grezza diventa cristallo. Sarai tra quelli che insegneranno agli altri come emanare il Bagliore, come saltare oltre il Varco e cos tutti i mondi si avvicenderanno quieti, senza fragori. Onde cosmiche si muteranno in spuma lieve e accarezzeranno le anime e i corpi che splenderanno di nuova luce. Quanti vorranno sentirvi, quando per generazioni son rimasti ciechi e sordi ai maestri? Quanti? Non ci dato saperlo e forse giusto che sia cos. Ascoltai con molta attenzione. Assorbii ogni parola, ogni pausa, intonazione di Fornari. Mi apparve fuori portata il compito da svolgere. Potevo saltare il fosso, vero e non era da tutti; viaggiare e giungere in un altro universo e conoscere cose e persone di mondi lontani, anche questo era vero. Tuttavia, avevo ancora le idee confuse su quanto sarebbe dovuto accadere al nostro pianeta da l a poco. L'Apocalisse? E poi, chi mi avrebbe creduto? Forse avrei potuto portare in salvo un numero significativo di persone disposte a seguirmi, ma la scelta sarebbe stata equa? Sarei stato giusto? Non ero il Salvatore, n l'avatar come annunciato nei testi vedici. Un ragazzo, ecco che cosa ero, un perfetto inesperto incappato in una storia impossibile, grandiosa, e senza merito n capacit speciali. Mille di questi pensieri mi angosciavano. Le cose si facevano maledettamente serie. Non aggiungere altri bagagli. gi dura cos, non vi bisogno di appesantire la soma. Il cammino lungo. Dovrai farti le ossa, si dice cos? Nevvero? E l'esperienza viene con l'esperienza. Ti dir di pi.

Se unisci ti apri, se dividi ti chiudi. Fornari, se puoi parlami di questi personaggi pericolosi. Che volevano esattamente da me? Mi avevano accennato di appartenere ad una fratellanza Dare Shhh... Non ti hanno mentito in questo. Sono emissari della fratellanza Darest Sharma, una delle emanazioni dell'Ombra, che opera e progetta intrighi su Deya. Si spacciano per liberatori del popolo. Liberatori dall'antico culto della Luce. Cos dicono. Lo combattono per distruggerlo in modo da elargire potere e conoscenza a tutto l'Universo. Secondo loro, noi nascondiamo la conoscenza alla gente per dominarla, asservirla, promuovendo una specie di fede che riduce la libert personale. Sono pietosi e generosi, pensa un po'. Occupano gi ogni punto strategico della confederazione stellare, ma non paghi, vorrebbero possedere ad ogni costo il segreto per varcare la frontiera degli universi e propagandare la loro politica libertaria per ogni dove. Devi sapere che questo negozio una propaggine di un'immensa metastruttura, tangente a quasi tutta l'estensione del tuo Universo. L vi il patrimonio conoscitivo e strategico degli ingegneri cosmici. Laboratorio-crogiolo delle botole interdimensionali. Mi girava la testa. Scenari incomprensibili quanto a vastit e implicazioni. Guerre eterne per il potere assoluto. Magia mischiata a ritrovati tecnici superiori. Saggi, stregoni, spie. Ripensavo al fascino dei romanzi di Urania e a quanto sognavo di far parte di una qualche trama avvincente a bordo di astronavi, tra supernovae e nebulose. Eroe dei mille mondi. Poi, ritornavo al presente. Stavo in carne ed ossa in un altro universo, nel bel mezzo proprio di una di quelle trame galattiche. La fantascienza non c'entrava, per. Qui la cosa era complessa, obliqua. Arcani e vascelli volanti, occulto e macchine cosmiche, avevano regolare cittadinanza. Mai avrei immaginato che la tecnica e quindi una qualche scienza avanzatissima, potesse convivere con il mondo della magia, con l'esoterico. Cosa devo fare, Fornari? Il vecchio si umett con la lingua le labbra. Per prima cosa andremo a far visita senza essere invitati, al quartier generale del Darest Sharma. Cos conoscerai da vicino il motivo per cui Scandurra ti ha mandato su Deya. Non ci sar da menar le mani. Peggio. Dove si trova questo posto? Come ci andremo?, feci con impazienza. Ero tutto un

vibrare." Il posto all'altro capo di Deya e ci andremo a piedi. Dovremo attraversare migliaia di strade, ponti, sotterranei e altre cose difficili da spiegarti. A piedi? Ma non daremo nell'occhio?, intervenni sorpreso e preoccupato." il mezzo pi sicuro e veloce. Sprigiona il tuo Bagliore, Darrell, e si accender la via. Se unisci ti apri, se dividi ti chiudi.

gioved 4 novembre 2010

IUS 32

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1. Non facile saper ascoltare. Occorre cedere al silenzio. Occorre lasciar parlare la realt. Trattieni il respiro per cogliere l'essenza delle cose. Perch il silenzio parla un linguaggio misterioso. (Scandurra) 2. Lamore qualcosa di incandescente e d vita a un cerchio ardente. Guidato da un desiderio indomabile, sono precipitato in un cerchio di fuoco. (Johnny Cash) 3. Spesso gli artisti pi illuminati sono anche spiriti fragili, anime che sanguinano e si lasciano travolgere da una fiamma che arde troppo velocemente. A volte ne vengono amplificate le gesta, le pose, o gli eccessi, non di rado anche oltre gli effettivi meriti. Altre volte invece il caso decide di accantonarli, ed essi vengono lasciati a decantare in una sorta di limbo mediatico, fino a quando le loro opere

non ritornano a galla nella propria prepotente ed autentica bellezza. 4. L'Odissea non pu che essere stellare. Oltre le Colonne, verso l'Infinito, l'Odissea continua. (Peter Kolosimo > Odissea stellare, SugarCo, Milano 1974) 5. Esiste, e si propaga contro corrente attraverso lEntropia , una deriva cosmica della materia verso strati di asservimento sempre pi complicati (in direzione o allinterno di un terzo infinito, linfinito di Complessit, tanto reale quanto lInfinito e lImmenso) E la coscienza si presenta sperimentalmente come leffetto, o propriet specifica, di questa Complessit spinta a valori estremi. (Teilhard de Chardin, Pierre s.j. New York 14 gennaio 1954. Pubblicato sulla Rivista Les Etudes philosophiques" nel numero di ottobre-dicembre 1955) 6. Cera la cattiveria dei tempi anche sotto i Romani, ma Ges non se ne va affatto. Non si rifugia affatto dietro alla cattiveria di tempi. Non impieg i suoi anni a gemere e lamentare la cattiveria dei tempi. Egli taglia corto. Oh in modo molto semplice! Facendo il cristianesimo. Non si mise ad incriminare, ad accusare qualcuno. Egli salv. Non incrimin il mondo: salv il mondo. Questi altri invece vituperano, raziocinando, incriminano. Medici che ingiuriano, che se la prendono con il malato. Essi accusano larida sabbia del secolo; ma al tempo di Ges cerano anche allora il secolo e le sabbie del secolo. Ma sulla sabbia arida, una sorgente, una sorgente di grazia, inesauribile, cominci a zampillare. (C. Peguy) 7. Enigmatico il gatto affine a quelle strane cose che l'uomo non pu vedere. lo spirito dell'antico Egitto , depositario dei racconti a noi giunti dalle citt dimenticate delle terre di Meroe e Ophir. parente dei signori della giungla , erede dell'Africa oscura e feroce. La sfinge sua cugina, e lui parla la sua lingua; ma il gatto pi vecchio della sfinge, e ricorda ci che lei ha dimenticato.. (H.P.L.)

8. SUPERIORITA' DELL'ITALIA La nostra Italia, a paragone dei paesi grossi e grassi e degli imperi potenti e prepotenti, forse piccola, povera, misera, sciupata, decaduta, e labita un popolo inquieto, volubile, riottoso, scettico eppur portato alla violenza. Ma, a dispetto di tutte queste inferiorit, vere o esagerate che siano, il popolo italiano superiore a tutti i popoli della terra almeno in una cosa la quale non dipende dalla bellezza della natura, dalla dolcezza del clima, dalla grandezza della tradizione e dellarte e neanche dallacuta vivezza dellintelligenza. una superiorit che gli italiani debbono prima di tutto alla loro saggezza umana e alla loro anima naturalmente cristiana. Nel nostro paese non si vedono mai cadere teste sanguinolenti, spiccate dal busto da una mannaia calante gi da un sinistro arco color sangue, rotolare in un paniere pieno di segatura. non si vedono mai creature umane col viso bendato, col collo stretto da un cappio di corda che ad un tratto, allo spalancarsi duna botola, precipitano nel buio del vuoto e dellorrida morte, alla presenza di sacerdoti impassibili, di magistrati burocrati, e di testimoni gelidi e anonimi. Non si vedono mai, nelle nostre prigioni, le orribili celle della morte dove son condotti i criminali per essere fulminati dallelettricit o uccisi dai gas avvelenanti. Non si vedono mai, nel fossato di una fortezza o dirimpetto ad un muro bianco e nudo, dieci armati che sparano tutti insieme contro il dorso di un uomo solo legato ad una sedia, con le mani dietro la schiena. N questi n consimili atroci e assurdi spettacoli, che gridano vendetta al cospetto del Dio del Sinai e del Golgota, si vedono mai in Italia, mentre sono faccende ordinarie e quasi quotidiane nei paesi che si credono o son creduti pi civili e progrediti del nostro. In Italia soltanto gli assassini assassinano, soltanto gli omicidi ammazzano i loro simili, soltanto i frenetici, i dementi e i bruti tolgono la vita i loro fratelli. La legge italiana non conosce e non ammette il diritto, da parte dei rappresentanti della ragione e della giustizia, di strangolare, decapitare, avvelenare, fulminare e fucilare gli esseri umani, anche se hanno commesso i peggiori delitti. In Italia, ringraziando il gran Dio Creatore, non esiste un pubblico ufficiale chiamato boia o carnefice. In Italia si contano ottocentomila cacciatori e parecchie centinaia di

malfattori sanguinari ma non esiste un uomo che riceva dallo Stato un salario in compenso della prestazione dopera per troncare la vita di altri uomini. Il popolo italiano, a dispetto di tante sue tare e colpe, superiore per molti versi agli altri popoli ma di nessuna superiorit pu andare orgoglioso, secondo me, quanto di questo suo rifiuto del terribile diritto di vita e di morte sopra le creature fatte a immagine e somiglianza di Dio. (Giovanni Papini, Le felicit dellinfelice, Vallecchi, Firenze, 1956, pagg. 189-191) 9. AUTOMI CONTRO DESERTI probabile che nelle guerre future si vedano apparecchi senza piloti, cio radiocomandati da lontano con cervelli elettronici che andranno a bombardare citt abbandonate dalla popolazione, citt deserte, cio armi senza combattenti contro citt senza abitanti, macchine vuote contro muraglie vuote. Gli uomini viventi saranno tutti nascosti sotto terra e dal cielo pioveranno turbini di fuoco per distruggere tutto ci che il genio e il lavoro cre sulla superficie della terra. Ecco una profezia molto facile, oggi, ma talmente assurda e apocalittica che non balen neppure alla fertile fantasia scientifica del mio vecchio amico Wells. (Giovanni Papini, La spia del mondo, Vallecchi, Firenze, 1955, pagg. 269-270) [...] SONO UN FIGLIO DUOMO Da anni conservo in me una nostalgia di cui non parlo mai senza una grande discrezione, che divenuta tuttavia uno stato danimo permanente: la nostalgia degli anni in cui i cristiani non sapevano di essere cristiani. La prima volta che si cominci ad usare questo appellativo fu nel 43 d.C. in Antiochia (Atti 11,26). In tutti questi primi anni dopo la risurrezione, i discepoli di Ges non si dicevano cristiani, essi erano paghi di chiamarsi fratelli, sorelle, discepoli, credenti. Non furono essi che inventarono il nome e gi questo mi consola. E non furono nemmeno gli ebrei che, meno di tutti al mondo, non ritenevano affatto Ges come il Cristo (Messia) e che per disprezzo chiamavano i suoi discepoli Nazareni. Lopinione pi fondata che coloro che utilizzarono questo termine per la prima volta fossero gli impiegati o

i militari romani che, per motivi di ordine pubblico, consideravano i discepoli di Ges come i membri di un partito politico con retroterra giudaico. Fu insomma il potere ad inventare questo nome! Ci mi basta perch possa sentirmi libero di coltivare la nostalgia dei giorni durante i quali i cristiani non lo erano affatto, in attesa di un tempo in cui i cristiani non lo saranno pi. [...] Nella nostra epoca, la crisi della nostra identit di cristiani si iscrive nella crisi del cristianesimo che dobbiamo comprendere ormai nel senso pi radicale e dunque come morte del cristianesimo. Per il sociologo agnostico, questa morte una lenta e definitiva scomparsa, per me, credente, lentrata del cristianesimo con tutta la sua identit, nelle tenebre del venerd santo in cui, come in un oscuro crogiuolo, si consumano le teologie, le istituzioni giuridiche, i patrimoni culturali. La mia stessa identit d cristiano si dissolve nella Croce, io non voglio restare cristiano se questo significa rimanere chiuso nella determinazione che un tale nome esprime per lutopista poeta, per il marxista, per lagnostico, per il commissario di polizia e forse anche per limpiegato della Curia. No, io non sono un cristiano, sono soltanto un uomo, come diceva Pietro a Cornelio. Io sono un uomo che considera tutti gli uomini come suoi fratelli e che vuole essere considerato da tutti come fratello perch, come spiega Martin Hillairet, in questo atmosfera fraterna il luogo del cristianesimo. Il cuore del cristianesimo non costituito da nuovi riti religiosi ma semplicemente da un uomo chiamato Ges che ha vissuto la realt banale della condizione umana . [...] LA MIA UMANIT E' AL FUTURO Ecco cosa mi dico: il Cristo viene a te sotto le specie sacramentali del diverso: la donna, loperaio, il nero, il musulmano, il buddista ecc. Il Dio di Ges Cristo nascosto in ogni diversit, egli il Santo. Ma la sua diversit ha disteso veli tra noi e ci viene incontro attraverso gli uomini differenti da noi. Il viso di Dio il viso delluomo che io non arrivo a comprendere. Mio compito non far diventare cristiani gli altri, bens quello di entrare nella identit degli altri e di comprenderli o, almeno, di prenderla come misura delle possibilit del Regno. La vera via della Trascendenza nel passaggio verso laltro, nel fatto d accogliere la provocazione dellaltro conservandola nel mio cuore come faceva Maria mentre

ascoltava lo parola del Figlio, il Diverso per eccellenza. su questa premessa che baso la mia risposta alla domanda: Perch rimango cristiano? Resto cristiano per essere totalmente uomo. Quando dico totalmente non faccio allusione alle dimensioni di tipo esistenziale contenute nella totalit dellumanit; l uomo vero la realizzazione delle possibilit che giacciono come una semenza nelle profondit delluomo homo absconditus. Diciamo che siamo figli di Dio ma non sappiamo propriamente chi siamo noi. Lo sapremo quando vedremo Dio faccia a faccia. La mia identit quindi al futuro e sar esprimibile soltanto nel momento in cui lumanit raggiunger la sua pienezza. Questa pienezza il Regno di Dio. lo non vivo per la Chiesa, non vivo per dilatare la comunit dei cristiani. Vivo perch venga il Regno. La Chiesa alla quale appartengo un segno ed uno strumento di questo futuro, ma questo futuro la oltrepassa, io stesso la oltrepasso pur restando fedele. Ieri come prete portavo abiti, segni distintivi dellistituzione di cui ero il rappresentante. Due anni or sono, in un dibattito a Milano, una pia signora mi chiese perch non portavo labito da prete . bene che si sappia con chi si ha a che fare, un agente di polizia porta luniforme, se ne ho bisogno so a chi devo rivolgermi. Ebbene, io non sono affatto lagente di polizia di Dio. Vorrei essere come il Cristo, semplicemente un figlio duomo, qualcuno che difende luomo per luomo. Come dicevo allinizio, la mia identit di non averne alcuna o, meglio, di averne una che situata nel futuro, una che riscopro soltanto quando dico: Venga il tuo regno, sulla terra come nel cielo. Per esporre in maniera riassuntiva Dio, la Chiesa, il mondo: ieri, credevo che Dio amasse la Chiesa e la inviasse al mondo per salvarlo; oggi, credo che Dio ami il mondo e che la Chiesa sia un segno ed uno strumento di questo amore che la precede e la oltrepassa. Ieri, mi definivo collocandomi dentro la Chiesa e guardando il mondo come una realt da conquistare per la Chiesa; oggi, mi colloco nel mondo e vivo entro la Chiesa quel tanto che anticipa simbolicamente lavvenire del mondo. Ma mentre ieri guardavo il mondo a partire dalla Chiesa, oggi guardo la Chiesa a partire dal mondo e mi siedo alla tavola della Chiesa, la tavola eucaristica, precisamente perch l si ascoltano le parole che rivelano i segreti nascosti fin

dalla creazione del mondo, perch l si elaborano le speranze di cui tutti gli uomini hanno bisogno. vero, esiste ancora, e quanto ingombrante, una Chiesa che si esprime col linguaggio della prudenza politica, che riveste di sacro la morale dominante. Questa chiesa non mi interessa, quella di cui contemplo il declino con cuore gioioso. In me essa gi quasi morta. Ma questo declino direttamente proporzionale allemergenza della Chiesa come assemblea di coloro che non si curano di sapere chi essi sono, ma sanno di non avere, quaggi, una citt permanente (e dunque non affatto necessario esservi registrati) e che cercano la citt futura, la citt verso la quale vanno tutti gli uomini, ciascuno con lo sua diversit. Si narra che durante let post-apostolica, si dava ai cristiani che partivano in viaggio, un frammento di vaso di terracotta. Al ritorno sarebbero stati riconosciuti per il fatto che il loro frammento poteva combinarsi perfettamente con gli altri. S, io so che la verit di cui vivo appena un frammento. La mia identit appunto il pezzo di un tutto. Quando tutti i frammenti saranno riuniti, allora io sapr veramente chi sono. La mia presunzione di ieri era di voler concentrare il tutto negli stretti limiti del mio frammento. Allora dicevo noi cristiani con gran fierezza. Vorrei essere fedele al mio frammento nellattesa che si compia la totalit. La via verso questo futuro la stessa via che mi conduce verso il fratello per unirmi a lui, non in quello che egli (poich la suo verit solo un altro frammento) ma in ci che egli cerca. E cos che io mi sento a casa mia in tutti i luoghi di questo mondo. Io sono finalmente cattolico, e precisamente perch non lo sono pi, perch sono un figlio delluomo. Padre Ernesto Balducci (tratta dalla postfazione al libro di Paul Gauthier, Vangeli del terzo millennio, ed. Qualevita 1992)

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Deya: il pianeta labirintico 4


Darest Sharma, un nome che mi risuonava dentro la testa e incominciava a produrre echi, forse immagini, ma era ancora come una sensazione sbiadita.

Intanto, mastro Fornari si diresse nel retrobottega e ne usc poco dopo, imbacuccato da un cappottone grigiastro munito di mantella. Un vestiario fine ottocento, ma del resto mi trovavo in un altro universo e tutto era possibile e concesso e se dico 'tutto'... Darrell Zelio, le distanze su Deya si misurano in unitempo, poich i luoghi sono fatti dal sonno del Grande Tempo. Le strade, i palazzi, le cose e un po' anche gli abitanti son tutti impregnati. Molti unitempo ci separano da quel funesto posto. Tuttavia, in certi momenti puoi percorrere lo spazio in minor unitempo. Il problema sorge non tanto perch ci sono emissari sparsi dappertutto, ma qui le case ascoltano registrano e poi, segnalano la nostra presenza e direzione a Darest Sharma. Devi provare ad accendere il Bagliore cos ch la luce ti renda invisibile. La luce ci nasconderebbe; bella questa. Ricordi cosa ti diceva Scandurra a proposito del Bagliore? C' un luogo nel tuo corpo dove tutto si unisce, l il nesso esistente fra lo spirito e la materia. Visita quel punto meraviglioso e scaturir il Bagliore. Ricordavo certo il punto meraviglioso. Quanti tentativi, delusioni, fino all'accensione che sprigion il Bagliore. Inond la mia cameretta. Un'esperienza psichedelica, anzi, illuminante. Mi resi conto della conoscenza di Scandurra: incredibile. Ne sapeva pi di ogni altro, scienziato filosofo intellettuale del mondo. In quel piccolo uomo, illetterato, semplice di modi, modesto, senza pretese ordinarie; in quel piccolo uomo era celato un potere immenso e tuttavia a disposizione di tutti. Non ci volevano chiss quali capacit, intelligenza, furbizia, cultura; lui ci chiedeva ardore, quella spinta formidabile verso le cose segrete della Vita. Attendiamo ora che faccia buio, cos il nostro Bagliore ci nasconder al meglio. Mastro Fornari, in questo universo valgono sempre certi principii, certe leggi che Scandurra mi ha illustrato sin dall'inizio del lavoro interno? Insomma, quel poco

che ho imparato potr essermi utile, sufficiente per non essere di intoppo? Devo sapere qualcosa?. Fornari si sistem i capelli teoricamente, visto il cespuglio arruffato che si ritrovava. Discettare di materie oscure e perch no? una buona disciplina... noi viviamo in uno spazio che per contenere il tutto, uno spazio tenue. una tenuit dove col pensiero non ce la facciamo ad intenderci, non c' distanza non c' tempo, non c' centro, non c' periferia. tutto un compenetrarsi di ci che si muove in questo spazio dove appaiono le forme, tante forme, sempre diverse: non solo pietre piante animali esseri, ma pure aurore meriggi tramonti e stelle e galassie. Tutto ci che forma diventa condensazione di questa unica energia cosmica, il lumen, che genera vibrando variamente, che tutto condensa e tutto attenua e grazie al lumen noi vibriamo e quindi percepiamo. Cosa siamo noi in questo mondo? Siamo tutti galleggianti vaganti, in questa tenuit dello spazio che non ha un centro-origine, non ha estremi: pullula, ed in moto, ma non in un moto direzionale, con distanza tempo velocit. Invece chi usa il pensiero stabilisce confini, misure, confronti, dominii. il pensiero che crea un centro, l'ego, che non ha umilt non ha amore, n innocenza, ma violenza per emergere, per accentrare e quindi prendere, dando origine a sforzi a conflitti senza fine. E l'io si associa poi al pensiero che lo crea e lo sostiene e lo collega alle sensazioni al solo scopo di procurarsi piacere, quel piacere che copra e ci illuda l'inquietitudine del domani. Catturare piacere perch si soli, perch c' il pungolo del sentirsi disperatamente soli, del sentirsi d'essere un vuoto, senza appoggi. Buttarsi, identificarsi, fuggire da questo vuoto che ci fa terrore, per ricevere ricompense. Ci si sbatacchia in ricerca del pi. Ascoltavo raccolto, ammaliato dalla sua stringente chiarezza. Qui ci muoviamo cauti e sciolti, coi piedi saldi sul terreno mentre tutto il resto immerso nel cielo: e cielo mistero. E chiederci: cosa siamo, perch siamo qui come uomini? ben chiaro che le superfici sono fatte di particelle come l'aria avvolgente, campi di energie vibranti che sono non separati ma in relazione totale,

fusi fra loro. Tutto ci che , che appare ai sensi, immagini e sogni e concetti formulati dai pensieri, dinamismi corporali o sottili, tutto di natura energetica. Noi viviamo immersi in un mondo che facciamo coi pensieri. Dunque noi siamo creature operanti nel mondo che energia, mondo denso e sottile. Cos infatti ci comportiamo: sempre avidi per prendere possedere oltre il necessario, febbrili per l'insicurezza del domani. Le cellule per vivere respirano cio bruciano e quindi devono essere avide di cibo per non soccombere, ma non assumono nulla di pi del proprio fabbisogno, hanno un contegno. Gli uomini che pensano, quelli dell'ombra, non hanno contegno, prendono pi di quanto gli necessita, perch il pensiero vorace e mai sazio. Vegetali animali seguono leggi che regolano e le loro forme e le loro funzioni. Abitano nell'ordine di natura. La forma umana l'unica, l'unico ricettacolo di un uovo-anima che non inerente alla natura: il lumen che genera e sostiene tutto ci che natura; e dentro e fuori questo nostro corpo c' l'uovo-anima che ci pu liberare da ogni funzione materiale e mentale, farci ricettacolo pieno del mistero, di cui l'intelligenza e la volont e l'amore e l'innocenza la bont sono le manifestazioni. In questa tenuit che assenza di io, che tutta energia cosmica del sacrale, energia che si muove in un pullulio, energia che non ha vibrazioni in onde di varia frequenza, che ha un potenziale illimitato, in questa tenuit, che la nostra essenza, qui che in noi si raccolgono pure tutte le energie corporali psicologiche, che invece vibrano con tantissime frequenze e nelle cellule e nella mente. Tutte queste varie forme di energie corporali, brame e passioni, tormenti e paure, incertezze ed illusioni, qui in questa tenuit che queste energie non pi sperperate in vane attivit logoranti, qui in questa tenuit che insieme si raccolgono tutte per darci un reale senso di pienezza, di consapevolezza, di attenzione, di vera intelligenza esplosiva, con intuizioni ed azioni istantanee precise, sane. qui, in questa tenuit, che noi veramente si consiste, uomo che umanit: c' pace gioia amore. Gli uomini dell'ombra hanno rinunciato all'uovoanima, perci sono spenti e perseguono l'oscurit universale. Gli uomini dell'ombra mettono al centro della vita il pensiero che tutto divide e spacca e limita. Inventano macchine senza anima, non come le nostre. Inventano le macchine del caos fatte di pensiero fluttuante. Il pensiero acqua stagnante, luce riflessa. L'uovo-anima fiume e bagliore.

Un forte colpo alla porta della bottega, mi fece trasalire.

marted 23 novembre 2010

IUS 33

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1. Le cose del mondo sono trattate in segreto da una sinarchia, il governo mondiale, del quale lintermediario misterioso, cio la Salamandra, uno strumento. 2. La sostanza di cui sono intessuti tutti i corpi sottili dell'uomo comunque denominati l'Etere vibratorio (Akasha) in qualit via via pi rarefatte e via via pi iperfisiche. [Silvano Panunzio] 3. Nel mondo reale, quando amiamo comunichiamo a distanza misteriosamente, aiutati in ci dallo Spirito Santo (o comunque lo vogliate chiamare) e dai nostri Amici Celesti. Nella mia esperienza Loro rivestono un ruolo estremamente discreto e potente e personale: gli angeli si annunciano sulla soglia della vita con un fruscio

frequenziale e, dopo la morte, fanno vedere il proprio volto. 4. ENRICO MEDI PAROLE AI GIOVANI ... L'uomo pi grande delle stelle. Ecco la nostra immensa dignit immensa grandezza dell'uomo, della vita umana. Giovani, godete di questo dono che a voi stato dato e che a noi fu dato. Non perdete un'ora sola di giovinezza, perch un'ora di giovinezza perduta non ritorna pi. Non la perdete in vani clamori, in vane angoscie, in vani timori, in folli pazzie, ma nella saggezza e nell'amore, nella gioia e nella festa, nel prepararvi con entusiasmo e con speranza. Da una cosa Iddio vi protegga: dallo scetticismo, dal criticismo e dal cinismo; il giovane sprezzante di tutte le cose un vecchio che risorto dalla tomba. Guai se la giovinezza perde il canto dell'entusiasmo. 5. ALGERNON BLACKWOOD LA CASA DEL PASSATO Una notte, in sogno venne uno Spirito e mi port una vecchia chiave rugginosa. Egli mi guid attraverso campi e dolci vicoli odorosi dove le siepi sussurravano fra loro nell'oscurit della primavera, finch arrivammo a una enorme, vecchia casa con finestre sbarrate e alti tetti seminascosti nelle ombre del primo mattino. Io notai che le imposte erano ermeticamente oscurate e la casa sembrava avvolta in una quiete assoluta. "Questa" sussurr lo spirito vicino al mio orecchio " la Casa del Passato. Vieni con me e attraverserai alcune sue stanze e corridoi; ma presto, poich io ho la chiave solo per poco tempo e la notte sta per finire. Allora, forse, ti ricorderai!" La chiave fece un rumore terribile mentre girava nella serratura, e quando la grande porta si apr in una sala vuota e noi entrammo, udii suoni di sussurri e pianti, fruscii di vesti come di persone che si muovevano nel sonno e stavano per svegliarsi. Poi all'improvviso un senso di profonda tristezza mi sopraffece imbevendomi fino all'anima; i miei occhi incominciarono a bruciare e a farmi male, e nel mio cuore divenni consapevole di una strana sensazione di srotolamento di qualcosa che aveva dormito per anni. Il mio intero essere, incapace di resistere, si

arrese subito al senso di profonda malinconia; e il dolore del mio cuore, mentre la Casa si muoveva e si risvegliava, divenne in un istante troppo forte per esprimerlo a parole... Mentre avanzavamo, le deboli voci e i pianti fuggivano via davanti a noi e si ritiravano nelle interiorit della Casa; e io allora mi accorsi che l'aria era piena di mani alzate, di indumenti fluttuanti, di trecce pendule e di occhi cos tristi e nostalgici che le lacrime, che gi sentivo spuntare nei miei occhi, si trattenevano per la meraviglia alla vista di un tale insopportabile struggimento. "Non permettere che tutta questa tristezza ti opprima" sussurr lo Spirito al mio fianco. "Non succede spesso che Essi si sveglino. Dormono per anni e anni e anni. Le stanze sono tutte piene e a meno che non arrivino visitatori come noi a disturbarli, non si sveglieranno mai di loro volont. Ma, quando uno si agita, il sonno degli altri disturbato e anche questi si svegliano, finch il movimento passa da una stanza all'altra e poi alla fine in tutta l'intera Casa... Allora, qualche volta, la tristezza troppo grande per essere sopportata e la mente si sveglia. Per questa ragione la Memoria d a loro il sonno pi dolce e pi profondo che ha, e usa molto poco questa vecchia chiave rugginosa. Ma ascolta ora" aggiunse alzando la mano "non senti attraverso la Casa tutto quel tremolio dell'aria simile al lontano mormorio dell'acqua che cade? E riesci tu ora... forse..., a ricordare?" Ancora prima che parlasse, io avevo gi afferrato debolmente l'inizio di un nuovo suono; e ora, nelle profondit delle cantine sotto i nostri piedi, e anche dalle regioni superiori della grande Casa sentivo i sussurri e i fruscii, e l'intimo agitarsi delle Ombre addormentate. Il suono saliva come un accordo vibrato delicatamente da enormi corde invisibili tese da qualche parte fra le fondamenta della Casa, e questo tremolio si propagava dolcemente attraverso i muri e i soffitti. E io sapevo di aver sentito il lento risveglio degli spettri del passato. Ah, povero me, per quel terribile afflusso di tristezza stavo con gli occhi bagnati e ascoltavo le deboli voci morte tanto tempo fa... Poich, davvero, l'intera Casa si stava svegliando; e arrivava alle mie narici il sottile, penetrante profumo del passato: di lettere a lungo conservate, con l'inchiostro sbiadito e i pallidi nastri; di trecce profumate bionde o brune, stese teneramente fra fiori secchi che ancora conservavano la dolcezza della loro fragranza dimenticata; la profumata presenza di memorie perdute, l'intossicante incenso del passato. I miei occhi piangevano, il mio cuore si contraeva e si espandeva, mentre il mio essere cedeva senza riserve

a quei vecchi, vecchi influssi di suoni e di odori. Questi Spettri del Passato (dimenticati nel tumulto delle memorie pi recenti) pulsavano intorno a me, prendevano le mie mani nelle loro e sussurravano cose che avevo da tanto tempo obliato, sospiravano scuotendo dai loro capelli e indumenti gli ineffabili odori delle epoche morte, mentre mi guidavano attraverso la Casa da stanza a stanza, da piano a piano. E gli Spettri, non li distinguevo tutti perfettamente. Alcuni avevano solo una vita debolissima, mi impressionavano poco e lasciavano solo una indistinta confusa impressione nell'aria. Mentre altri mi guardavano quasi con rimprovero, attraverso occhi sbiaditi, incolori, desiderosi di farsi riconoscere alla mia memoria. E poi, vedendo che non venivano riconosciuti, galleggiavano indietro, leggermente, dentro le ombre della loro stanza per addormentarsi di nuovo indisturbati fino al Giorno finale, quando io non avrei mancato di riconoscerli. "Molti di loro hanno dormito cos tanto" disse lo Spirito accanto a me "che si svegliano solo con grande difficolt. Una volta svegli per, essi sanno e si ricordano di te anche se tu non riesci a ricordarti di loro. Poich la regola in questa Casa del Passato che, se non ti ricordi di loro distintamente, se non ricordi precisamente quando li hai conosciuti e in quali particolari cause della tua passata evoluzione erano associati, essi non possono rimanere svegli. Se non ti ricordi di loro quando incontri i loro occhi, se il loro sguardo di riconoscimento non viene ricambiato, allora essi sono obbligati a ritornare al loro sonno, silenziosi e dispiaciuti, con le mani vuote, le voci inespresse, per dormire e sognare, immortali, pazienti fino a..." In quel momento le sue parole svanirono improvvisamente nella distanza e io divenni consapevole di una prepotente sensazione di gioia e felicit. Qualcosa mi aveva toccato le labbra, e un forte, dolce fuoco mi illumin il cuore e fece scorrere il mio sangue tumultuosamente nelle vene. Il mio polso batteva selvaggiamente, la mia pelle bruciava, i miei occhi si scioglievano e la terribile tristezza del posto era istantaneamente dissipata come per magia. Girandomi con un grido di gioia, che era subito inghiottito dal coro di pianti e sospiri intorno a me, guardai... e istintivamente tesi avanti le braccia in un raptus di felicit verso... verso la visione di un Volto... capelli, labbra, occhi; una stoffa d'oro contornava il bel collo,e il vecchio, vecchio profumo dell'Est era nel suo respiro. Solo le stelle sanno quanto tempo fa... Le sue labbra erano di nuovo sulle mie; i suoi capelli sopra i miei occhi; le sue

braccia attorno al mio collo, e l'amore della sua antica anima si riversava nella mia attraverso i suoi occhi stellanti e non ancora offuscati. Oh! Il violento tumulto, l'inesprimibile stupore, se solo io potessi ricordare!... Quel sottile, evocante odore di tanto tempo fa, una volta cos familiare... prima che le colline di Atlantide fossero sopra l'azzurro mare, o le sabbie avessero incominciato a formare la culla della Sfinge. Ancora l'attesa; ecco ritorna indietro; io incomincio a ricordare. Tende su tende si sollevano nella mia anima, e io posso quasi vedere al di l. Ma quella mostruosa distesa di anni, terribile e sinistra, migliaia e migliaia... Il mio cuore trema e ho paura. Un'altra tenda si alza e una nuova prospettiva, pi lontana delle altre, si rende visibile, interminabile, verso un punto lontano, fra la nebbia spessa. Adesso tutto si sta muovendo, si alza, si illumina. Finalmente potr vedere... gi incomincio a ricordare... la pelle oscura... la grazia dell'Est, gli occhi meravigliosi che detenevano la conoscenza di Buddha e la saggezza di Cristo prima ancora che essi avessero sognato di realizzarla. Come un sogno dentro un sogno, mi sorprende di nuovo, si impossessa fortemente di tutto il mio essere... la forma pi esile... le stelle nel magico cielo dell'Est.... le ali che sussurrano fra i palmeti... il mormorio delle onde del fiume e la musica delle canne dove si piegano e sospirano nelle cave con la sabbia dorata. Migliaia di anni fa, oltre cosmiche distanze. Il ricordo sbiadisce un poco e incomincia a passare; poi sembra tornare di nuovo. Ah povero me, quel sorriso di denti scintillanti... quelle palpebre dalle lunghe ciglia. Oh, chi mi aiuter a ricordare, poich troppo lontano, troppo oscuro, e io non riesco a ricordare; anche se le mie labbra ancora tremano e le mie braccia sono aperte, tutto incomincia a sbiadire. Sopravviene un senso dl tristezza inesprimibile quando lei sente che io non mi ricordo pi... lei, la cui semplice vicinanza poteva, una volta, cancellare tutto l'universo... e lei ritorna indietro, lentamente, dolorosamente, silenziosamente al suo oscuro terribile sonno, per sognare e sognare il giorno in cui io DOVR ricordare e lei DOVR venire da chi le appartiene. Ella mi guarda dal fondo della stanza dove le Ombre gi la coprono e la avvolgono, con le braccia tese, al suo lungo, lungo sonno nella Casa del Passato. Tutto tremante, con uno strano odore ancora nelle narici e col cuore infuocato, mi girai e seguii lo Spirito su per una larga scala, in un'altra regione della Casa. Come entrammo nei corridoi superiori io sentii il vento che passava sospirando

sopra il tetto. La sua musica si impossess di me finch sentii come se il mio intero corpo fosse un singolo cuore, dolorante, teso, pulsante fino a spaccarsi; e solo poich avevo sentito il vento sospirare intorno alla Casa del Passato. "Ma ricorda" sussurr lo Spirito rispondendo al mio muto stupore "che tu stai ascoltando la canzone cantata da epoche sconosciute a miriadi di orecchi sconosciuti. La sua musica fa ritornare spaventose paure; e in questa semplice nenia, profonda nella sua terribile monotonia, ci sono le associazioni e i ricordi delle gioie, dolori e battaglie di tutte le esistenze precedenti. Il vento, come il mare, parla alla memoria interiore, ed ecco perch la sua voce di tale profonda tristezza spirituale. E' la musica delle cose per sempre incomplete, non finite, insoddisfatte." Mentre passavamo attraverso le stanze a volta, notai che nulla si muoveva. Non c'erano veri suoni, solo una impressione generale di profondo respiro collettivo, simile all'ansito di un oceano imprigionato. Ma le stanze, lo capii subito, erano piene fino alle pareti, affollate, file su file... E, dai piani inferiori, saliva anche il mormorio di Ombre piangenti mentre ritornavano al loro sonno, e si coricavano di nuovo nel silenzio, nell'oscurit e nella polvere. La polvere... Ah, la polvere che galleggiava nella Casa del Passato, cos spessa, cos penetrante; cos fine, riempiva la gola e gli occhi senza dolore; cos fragrante, calmava i sensi e quietava il cuore che soffriva; cos soffice, inaridiva la lingua senza irritare; e cos silenziosa, cadeva, si raccoglieva, si adagiava sopra ogni cosa, cos che rimaneva nell'aria simile a una nebbia sottile e le Ombre dormienti ne erano avvolte come dentro i loro sudari. "E queste sono le pi vecchie, quelle che hanno dormito pi a lungo" disse lo Spirito indicando le file affollate di silenziosi dormienti. "Nessuno qui si svegliato da epoche innumerevoli; e perfino se si svegliassero tu non li riconosceresti. Essi sono, come gli altri, tutte personalit tue, ma essi sono le memorie dei tuoi stadi primitivi lungo il grande Sentiero dell'Evoluzione. Un giorno per, essi si sveglieranno, e tu dovrai riconoscerli, e rispondere alle loro domande, poich essi non possono morire finch non sono esauriti di nuovo attraverso te, che li hai fatto nascere." "Ah!" Mentre ascoltavo il significato delle ultime parole pensavo: "quali madri , padri, fratelli possono essere addormentati in questa stanza; quali fedeli amanti, quali veri amici, quali antichi nemici! E pensare che un giorno essi verranno avanti e si confronteranno con me, e io dovr incontrare ancora i loro occhi, ascoltare i loro diritti, conoscerli, perdonarli ed essere

perdonato... le memorie di tutto il mio Passato..."Mi voltai per parlare allo Spirito al mio fianco, ma egli stava gi sbiadendo nell'oscurit e, mentre guardavo di nuovo, l'intera Casa si fondeva nel rossore del cielo a est, e sentii gli uccelli cantare e vidi le nuvole sopra di me che velavano le stelle nella luce del giorno che stava per nascere. [...] 7. DAN SIMMONS L'ESTATE DELLA PAURA Incipit La Old Central School si ergeva ancora imponente, racchiudendo saldamente allinterno i propri silenzi e i propri segreti. La polvere di gesso accumulata nellarco di ottantaquattro anni fluttuava intrappolata nei rari raggi di luce solare che penetravano al suo interno, mentre i ricordi di oltre otto decenni di mani di vernice salivano le scale e dai pavimenti scuri per diffondere nellaria imprigionata odore di mogano - lodore delle bare. Le pareti erano talmente spesse da dare limpressione di assorbire i suoni, le alte finestre tingevano laria di una stanca tonalit color seppia con i loro vetri deformati e distorti dal tempo. Se pure scorreva, il tempo lo faceva con maggiore lentezza dentro la Old Central, dove i passi echeggiavano lungo i corridoi e su per il pozzo delle scale con suoni che parevano soffocati e fuori sincrono rispetto a qualsiasi movimento visibile nellombra. La sua prima pietra era stata deposta nel 1876, lanno in cui il generale Custer e i suoi uomini erano stati massacrati vicino al fiume Little Big Horn, nel lontano West, lo stesso anno in cui il primo telefono era stato esposto nel corso della Fiera del Centenario, a Philadelphia, nellaltrettanto lontano Est; la old Central School era stata costruita nellIllinois, a met strada fra quei due eventi, ma lontana dal fluire della storia.

8. WILLIAM H. HODGSON LA CASA SULL'ABISSO Incipit Per innumerevoli ore ho riflettuto sulla storia che presentata nelle pagine seguenti. E innumerevoli volte, nella mia veste di redattore del manoscritto, ho provato la tentazione di dargli una forma letteraria; ma non credo che il mio istinto si sbagli, nel suggerirmi di lasciarlo cos com' scritto, in tutta la sua semplicit. E il manoscritto... cercate di immaginarvi la scena, allorch giunse nelle mie mani e io lo osservai da ogni lato, con curiosit, e ne sfogliai rapidamente, distrattamente, la pagine. E' un quaderno di non grande dimensione, ma ha molte pagine, anzi tutte, eccetto le ultime, scritte in una grafia strana ma leggibile, in lettere assai minute. Ancora adesso, mentre scrivo, mi pare di fiutare l'odore di muffa delle sue pagine, e di avere sotto le dita la sua carta gualcita dall'umidit. Ricordo senza difficolt la mia prima impressione del contenuto del quaderno: che fosse un racconto di fantasia. Tale mi parve leggendo qualche parole qua e l, senza eccessiva attenzione. Ora, pensate invece a quando, comodamente seduto in poltrona, mi sono accinto a passare le ore della sera in compagnia delle sue pagine. E a come sia cambiato il mio giudizio! Dapprima il sospetto che potesse trattarsi di fatti realmente accaduti. Da quella che sembrava una narrazione fantastica, era emersa una coerente, convincente successione di idee, che avevano assorbito la mia attenzione ben pi che se si fosse trattato di una cronaca o di una storia, quale delle due fosse la natura di quella narrazione (e confesso di essere tentato di usare il primo dei due termini). In quella che pareva una storia senza importanza, trovai il resoconto di grandi eventi, e ci che pareva assurdo e paradossale divenne ragionevole. Lo lessi e, leggendo, allontanai da me i veli dell'impossibile, che accecano la mente, e spinsi il mio sguardo nell'ignoto. 9. [] e vidi allora un donna stupenda indossante una tunica blu delicatamente ornata, come il cielo, di stelle d'oro. Nella mano destra stringeva una tromba dorata su cui era inciso un nome []. Nella mano sinistra teneva un pacco di lettere,

scritte in molteplici lingue []. Aveva delle ali belle e grandi, totalmente ricoperte di occhi, con cui poteva librarsi in alto e volare pi veloce dell'aquila. [Johann Valentin Andreae, Le nozze chimiche di Christian Rosenkreutz, a cura di Elsa Aichner, SE, Milano 2006, p. 11]. 10. Si tenga a mente solo questo brevissimo specchietto sulle fasi della vita delleroe: una nascita misteriosa, i cui genitori naturali non siano direttamente rintracciabili! relazione difficile con la figura paterna! Separazione ! Iniziazione ! Ritorno e compimento risolutivo. 11. I Folli per Cristo sono individui che spinti dallamore di Dio e del prossimo, hanno adottato una forma ascetica della piet cristiana che si chiama la follia per lamore del Cristo. Essi rinunciano volontariamente non solo alle comodit e ai beni della vita terrestre, ai vantaggi della vita in comunit e ai beni di famiglia, ma accettano per di pi di assumere lapparenza di un folle, che misconosce le regole di convenienza e di pudore e si permette spesso di commettere azioni scandalose. Questi asceti non temono di dire la verit ai potenti di questo mondo, accusando quelli che avevano dimenticato la giustizia di Dio e consolando quelli la cui piet temeva Dio. 12. Riflessione di Francesco De Gregori interpellato da L'Avvenire a proposito della festa natalizia: Qualunque uomo ha dentro il senso dell'infinito. Nessuno, quindi, pu rimanere indifferente di fronte alla Resurrezione. Certo Foscolo pensava che non morire mai volesse dire semplicemente essere ricordati. Ma credo che sia un'idea banale, come quella che risorgere dalla tomba sia soltanto uscire da una tomba. Mi piace pensare a un passo di Resistenza e resa di Dietrich Bonhoeffer dove lui raggiunge un momento di grande comunione con Dio quando vede un fiorellino su un muro [...] in quel fiore per me c' ci che ci precede e ci che ci seguir. C' il senso della vita [da L'Avvenire, 23 marzo 2005; p. 56].

13. Noi marciamo da lungo tempo verso un magico punto zero, da cui si allontaner solo colui che potr disporre di altre, pi invisibili fonti di energia. (E. Jnger citato in Alain de Benoist, Ernst Jnger: la Figure du Travailleur entre les dieux et les titans, in Nouvelle Ecole n. 40, settembre-novembre 1983, pag. 11-61, trad. it. Di Marco Tarchi, L'operaio tra gli Dei e i Titani. Ernst Jnger sismografo dell'era della tecnica, Terzavia, Milano, 2000, p. 88) 14. La modernit e la ragione illuministica sezionano, classificano ed analizzano, e pongono fine a quell'ontologia arcaica per la quale non esisteva soluzione di continuit tra sacro e profano romanticamente intesi, tra sogno e realt; ci avviene all'interno di un movimento/momento storico relativo alla presa di coscienza moderna - e occidentale - del mondo. Ma secondo me non possiamo non sentire talvolta, sepolta sotto i nostri lavori, i nostri sogni, le nostre passioni, i nostri passatempi e hobbies, quella nostalgia delle origini che bussa da lontano, quella chiamata all'unit che ci spinge nella fulgida creazione o nella disperazione depressiva. Gli uomini hanno dimenticato i loro di e distrutti i loro sogni. Ma per che cosa? 15. La felicit non ha che un nome vero, antico e moderno: la fede. [] Al tempo della guerra di Vandea i contadini ribelli si battevano con valore senza pari, al grido Per il mio Dio e per il mio Re!. [] Sullaltra sponda, innumerevoli furono quelli che caddero cantando e gridando Viva la Repubblica! []. Dalle due parti cera, incrollabile, una fede. In Dio, qui. NellUomo, l. Ma cera, disinteressata e follemente pura, la fede! E, per lei, la felicit di combattere, di vivere o morire. [] Perch viviamo? interrogano i giovani. Netta risposta: per nulla, se voi non sapete pi perch accettereste di morire, e se la nostra societ non pi capace di armarvi per sfidare quella morte. Una vita non vale se non in questa dura luce [Le scuderie dOccidente Volpe, Roma, 1973 di Jean Cau, pp. 158-159]. Con lo stupido pretesto del ritorno alle sorgenti e alla semplicit evangelica, i nostri preti vogliono delle chiese pi brutte dun baraccone e sono pronti a celebrare la

messa in giacca e calzoni [Le scuderie dOccidente, p. 85] 16. Lapprossimarsi al muro del tempo, quel Varco di cui vado sostenendo l'inevitabilit, provocato dallaccelerazione dell'ispessimento coscienziale dell'umanit ma anche dal compimento del ciclo cosmico, intensifica i fenomeni di soglia, fa assottigliare sempre di pi quel velo che per noi separa visibile e invisibile, e quindi intensifica la ricerca e lattesa dellirruzione dello straordinario, tanto come avvento salvifico e nuovo inizio (anche nella vita del singolo), quanto nella forma di un evento minaccioso e distruttivo. Limmaginario dellepoca attuale pressoch tutto su questo registro, anche se prevale (e ce n ben donde) laspetto paranoico del complotto totalizzante ai danni dellumanit (il che la dice lunga, molto al di l della retorica scientifica, sulla percezione di massa dei pericoli e delle oscure trame della tecnoscienza). 17. Voi preti che vendete a tutti unaltra vita/ se c come voi dite un Dio nellinfinito, guardatevi nel cuore, lavete gia tradito/ e voi materialisti col vostro chiodo fisso che Dio morto e luomo solo in questo abisso/ le verit cercate per terra da maiali/, tenetevi le ghiande lasciatemi le ali. [Francesco Guccini] 18. ALFRED KUBIN L'ALTRA PARTE Pensavo alla mia morte come a una gioia grandissima, celeste, come allinizio di una eterna notte nuziale. Come tutto si rivolta contro di lei, e come sono buone le sue intuizioni! In ogni volto cercavo ansiosamente i suoi segni, nelle pieghe e nelle rughe della vecchiaia scoprivo i suoi baci. Sempre nuova mi appariva; e come erano squisiti i suoi colori! I suoi sguardi risplendevano cos seducenti che i pi forti dovevano cedere, e allora lei gettava la sua maschera e senza mantello il morente la vedeva circondata da diamanti, nei riflessi di mille sfaccettature. Pi tardi, quando osai rientrare nella vita, scoprii che la mia dea regnava solo a met. Divideva le cose pi grandi e le pi piccole con un antagonista, che voleva la vita.

Le forze di attrazione e di repulsione, i poli della terra con le loro correnti, lalternarsi delle stagioni, il giorno e la notte, il bianco e il nero, non sono che lespressione di una lotta. Il vero inferno consiste nel fatto che questo doppio gioco contraddittorio si prolunga in noi. Lamore stesso ha il suo centro di gravit inter feces et urinas. I momenti pi alti possono soggiacere al ridicolo, allo scherno, allironia. 19. PELLEGRINI PILGRIMS A volte ti senti cos lontano, tenuto a distanza dal cuore della recita, incapace di intuirne limportanza, mentre osservi la trama con diffidente scoramento, bloccato al centro del palco, mentre cerchi a tentoni nel tuo diario una pagina perduta: incerto del sogno. Prendere a calci una pietra attraverso la spiaggia, mentre ti logori in cerca di un amore e di un sollievo irraggiungibili; la via che si apre di fronte sembra cos desolata, non rimasto nessuno con cui parlare che ti sia lontanamente amico o che ti mostri una qualsiasi relazione tra la tua situazione presente e quella futura insensibile al sogno. Via, via, via guarda al giorno futuro in cerca di speranza, di una qualche forma di pace nel mezzo della tempesta che si rafforza. Mi arrampico attraverso la sera, vivo e fiducioso che nel tempo tutti conosceremo i nostri scopi e quindi, infine, la nostra meta; per ora, tutto segreto anche se (come faccio a dirlo?), lasciate che io mantenga il sogno in vista! Ho atteso cos a lungo soltanto per vedere infine, tutte le mani stringersi tra loro saldamente,

tutti noi pellegrini. Mentre camminiamo in silenzio lungo la costa, soltanto per viaggiare, qui la speranza tutto, anche solo sapere che c una fine; tutti noi, amanti, fratelli, sorelle, amici mano nella mano Impronte splendenti sulla sabbia umida conducono al sogno. Il tempo giunto, la marea si quasi alzata ed ha prosciugato le profondit: mi sveglio da un sonno lungo una vita. Sembra che abbia sognato per cos tanto tempo ora, da sveglio, riesco a vedere che siamo pellegrini e per questo dobbiamo percorrere questa strada, con un fine sconosciuto, soli, ma non senza valore, e la meta che continua a chiamarci. Abbiamo aspettato qui cos a lungo, con le mani di noi tutti unite nella speranza, restando in equilibrio sulla fune tutti noi pellegrini. [Van Der Graaf Generator/Peter Hammill] 20. Quel che di pi grande esiste nella Creazione, la possibilit di amare che l'uomo possiede, l'amore che vive nell'uomo ed emana da lui. [dagli scritti di Theodossios Maria della Croce, Nel grande mattino del mondo. Ed. Jaca Book] 21. IL LINGUAGGIO DEI SEGNI THEODOSSIOS MARIA DELLA CROCE Il tempo passa, l'Eternit rimane; ecco il permanente prisma attraverso il quale si debbono vedere e filtrare le cose, tutte le cose, tutti i pensieri, tutti i sentimenti, tutti i ricordi, tutte le generosit e tutte le miserie, tutti i momenti di splendore dell'infanzia

e tutti i ripiegamenti su se stessa dell'anima colpita. Quel che permane l'Eternit, eterno soltanto l'amore. Paesaggi solinghi, prati e giardini dall'infinita tenerezza, azzurri mari sotto l'azzurro cielo d'estate, fiori delicati offerti piamente da anime delicate, elevatissime montagne e pacifici rivi, finestre aperte su verdi distese, profumi di timo e d'incenso e di cera pura, croci bianche piantate su desertiche colline, lontani rumori della sera nelle piane e fertili campagne, voci amiche vibranti di eterna fedelt che attraversano l'ora profumata del crepuscolo, infermit e piaghe profonde offerte con dolcezza e senza ribellione, offerte per la libert e la gioia di anime sconosciute, presenze che popolano tutte le solitudini e solitudini di amore infinito che trascendono ogni presenza, sbagli dall'origine santa, riuscite senza merito che riempiono l'anima di segreta tristezza nelle ore di lode e di ovazione, brividi di solitudine e di vuoto cosmici dinanzi all'immagine dell'infinito universo, mobile e senza amore; brividi e calde lacrime di riconoscenza dinanzi alla piccola discreta vibrazione dell'infinito amore del Creatore, sussurri di dolce saggezza in seno ad amicizie stabilite da Dio nell'eternit, empiono la mia anima quando penso a ciascuno di voi mentre penosamente ci avviciniamo al mistero delle festivit di dolore e di resurrezione. Ormai per milioni di uomini la nostalgia della bellezza e dell'amore eterno non fa parte del "reale". Tutto un linguaggio, linguaggio umano, sensibile, tutte le sfumature e le delicatezze nel significato delle parole dispaiono nella coscienza e nella sensibilit di milioni e milioni di uomini. Mentre lo scopo della creazione ed il mezzo per raggiungerlo come individui, come popoli e come razze, restano immutabili. Cos ogni anima fedele ed amante portata, in mezzo ad ogni tribolazione, a percepire e a vivere, per quanto le possibile e permesso, dietro ogni cosa il suo segno, il suo linguaggio intimo di creatura creata innocente prima di ogni alterazione, per sentire dietro ogni cosa l'amore eterno di Dio e della sua creazione in Lui. Sulle foglie degli alberi, trasparenti ed auree di sole, si legge il messaggio del Verbo: la speranza. Si legge un appello, un sogno ed una promessa. Tutta la creazione contiene il segno infinitamente variabile ed assolutamente unico della finalit della creazione. Al fondo dell'orizzonte riluce l'orizzonte interiore. E sull'orizzonte interiore riluce il volto dell'Amore eterno, il volto umano e divino; volto

del molteplice infinito e dell'uno infinito, poich il volto del Creatore e del Figlio unico del Creatore e dello Spirito tre volte Santo del Creatore. I pi piccoli fiori dei campi, l'intimo degli occhi amici, i pianeti e le galassie, i barlumi della lampada ad olio davanti ad una icona, le tombe dei bambini piccoli e i cimiteri dei secoli, tutte le acque pure e i profumi soavi dei campi e delle foreste, il vento salato dell'oceano contengono un canto segreto, un canto dolce, discreto e infinito, il canto del Signore. I fiori e gli alberi e le pietre preziose, come gli umili sassi, le acque, le distese e le montagne, ogni cosa una bella lettera e una parola del linguaggio nascosto della vita eterna. Per questo la Sacra Scrittura e tutti gli scritti sacri dei servitori di Dio sono pieni di paragoni e di riferimenti alla natura. I fiori esprimono una pienezza spirituale che sale dal fondo della creazione iniziale della terra d'origine. Le pietre preziose esprimono la fissit delle virt conquistate, e ogni elemento contiene qualit immutabili accanto a elementi corrosivi. Ed ecco che San Paolo scrive: "Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l'intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinit" (Rom. 1, 20). l fiori e gli alberi e le pietre preziose, come gli umili sassi, le acque, le distese e le montagne, ogni cosa una bella lettera e una parola del linguaggio nascosto della vita eterna. Per questo la Sacra Scrittura e tutti gli scritti sacri dei servitori di Dio sono pieni di paragoni e di riferimenti alla natura. I fiori esprimono una pienezza spirituale che sale dal fondo della creazione iniziale della terra d'origine. Le pietre preziose esprimono la fissit delle virt conquistate, e ogni elemento contiene qualit immutabili accanto a elementi corrosivi. Ed ecco che San Paolo scrive: "Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l'intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinit" (Rom. 1, 20). L'anima di buona volont, quando entrata definitivamente nella via dell'umilt fondamentale, comincia a essere riconoscente per la pi piccola rotella che l'uomo pu fabbricare, per la pi piccola medicina, per l'acqua dei fiumi e della pioggia, per la lana degli abiti, per la legge del suono che permette lo strumento musicale, per il metallo che permette lo strumento del medico e l'ago calamitato; riconoscente per le leggi che conosce del mondo naturale, per la percezione dell'infinitamente piccolo e dell'infinitamente grande, nei rapporti con la natura

finita, per i colori, per i fiori, per il firmamento. E' riconoscente perch, grazie all'apertura dell'umilt fondamentale e della morte, capisce il linguaggio di tutto l'universo visibile e di tutte le leggi della natura, che non parlano d'altro che di questa vita d'ordine e di pace e di amore eterno del Regno. Per comprendere e penetrare ci che vuol dire "la bont delle cose", cio quello che le cose esprimono e il loro segno, i libri servono a poco quando l'uomo appesantito sul suo "Io"; necessario che egli sia libero ed liberato dal suo io quando entra nella gloria dell'amore, quando si interessa ai suoi fratelli, quando si interessa, per esempio, a scrivere una lettera tenera alla mamma che ama; allora l'uomo libero, allegro e sorridente. E' assolutamente impossibile cogliere il mistero di un paesaggio, cogliere il mistero degli animali, il mistero del rapporto degli uomini con gli animali, se ogni giorno non armonizziamo il nostro sapere con la conoscenza intima vissuta, se non siamo continuamente mossi dal desiderio di essere uniti alla Verit eterna. Le cose esprimono un'immensa bont, quando manifestano all'uomo il messaggio dell'amore di Dio. E gli esseri umani stessi contengono un grande segreto sacro e possono contenere un'immensa bont, un amore che una partecipazione all'amore di Dio. Quando si comunica con la Creazione, vi una grande nostalgia perch dietro ogni espressione consegnata, celata ovunque, la grande bont di Dio. Vi celata anche la morte perch l'uomo non pu pi comunicare soltanto con la bont delle cose, e se vuole separarsi egoisticamente dal male della morte, amando se stesso, allora egli si separa in se stesso e abbandona l'opera della Creazione. E' ci che vuole il diavolo che odia la Creazione, che odia l'uomo. La forma con cui pi si manifesta il peccato e il disordine iniziale, la chiusura alla penetrazione del mistero della Creazione, il chiudersi all'amore delle opere di Dio. Quando la natura non dominata dall'amore eterno dell'uomo, la bont delle cose si perde. Per essere costantemente con Dio, necessario amarlo pienamente, amare ci che ha voluto fare: ha voluto salvare il mondo, cio ha voluto che l'uomo possa comunicare con la bont delle cose, con la bont della Creazione, con Lui. Cos devo essere pieno di disponibilit per comprendere la bont delle cose: la bont della fiamma d'olio, la bont del colore verde di un campo la bont di un sorriso, la bont di un sopracciglio, la bont di una pietra, la bont del calore in una camera

quando rientro dopo il freddo, la bont misteriosa che emana dalla foresta, bont della terra, delle foglie, delle cortecce; la vibrazione di bont che emana da un uomo, dal suo spirito, dal suo cuore, dai suoi capelli, dalle sue orecchie, dalle sue ossa. E come mai ci sono tanti crimini? Assenza d'amore. Tante volgarit? Assenza d'amore. L dove non c' amore tutto sporco, dove c' l'amore tutto diviene santo, perch qualunque sia l'amore dell'uomo, anche il pi ordinario, esso una partecipazione all'amore di Dio, e Cristo venuto per santificarlo. Tutto ci che senza amore conduce alla morte, anche se fatto in nome di Dio. Per questo San Paolo ha detto, e lo ripeter fino alla fine della mia vita: posso possedere tutta la sapienza e conoscere tutte le lingue, posso dare il mio corpo in olocausto, se non ho la carit sono un cembalo squillante. Quando siete stati in contatto con la bont delle cose, quando cio, il contatto con il mondo esterno ha elevato la vostra anima e vi ha riempiti di gioia d'amore sacro, eravate liberi, senza problemi; quando ci si appesantisce si entra nelle tenebre. Non crediate che la bont consista nel non volere il male. La bont non di non volere il male, un'attivit continua, come una luce continua. E quando l'altro, vicino a noi, debole e appesantito su se stesso o soddisfatto di s, o meditativo o un po' cupo, dobbiamo essere luce per dissolvere le sue tenebre. Credetemi, la conoscenza un cammino senza fine, un cammino per conoscere Dio. Si avanza, si avanza... Ci che definito la via, e la via unica: amare, volere il bene, avere una pazienza senza fine, non disperare mai. L'uomo di verit scopre la firma del Creatore impressa nell'intimit di ogni cosa, ed entra nel cammino che conduce fuori dalla storia. Scopre che Cristo entrato nella storia per liberare l'uomo dalla Grande Illusione. Cos ai piedi della Croce inizia il cammino della liberazione, in cui l'uomo scopre a poco a poco il linguaggio mistico di tutte le cose visibili. E allora viene il giorno in cui l'universo tace e la storia tace. L'Illusione si dissolve. La falsa immagine dell'universo rovesciata. E l'anima conosce e vive, perch conosce il reale eterno, l'Ineffabile.
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Darest Sharma.
E adesso chi era alla porta? Ebbi paura, stupidamente. Mastro Fornari era con me, perch temevo? Entra se hai buone intenzioni, altrimenti preparati. Esclam con tono enfatico. Giocava o faceva sul serio quell'incredibile salta-fossi. La porta si apr ed entr una giovane donna. Bella, caspita. A Viterbo l'avrebbero apostrofata con ben altri epiteti. Alta pi di me (180cm), un soprabito nero col collo alzato, luccicante, stivali scuri ed un sorriso spettacolare. Il volto era una poesia. Come nei romanzi di avventura finalmente entrava in scena la bellona di turno ed io, l, in mezzo ad una guerra eterna. Un ragazzo di provincia immerso in una fiaba. La donna salut Fornari col gesto simbolico della gilda e abbass lievemente la testa in segno di rispetto. Mi guard distrattamente e si rivolse al maestro in una lingua musicale ma per me incomprensibile. Non riuscivo a captare niente. Parole, suoni, modulazioni aliene. Ranna Abarel, benvenuta. Parliamo nel gergo di mastro Scandurra, cos il nostro amico potr capire. Viene dalla Terra e si chiama Darrell Zelio. Lei mi squadr con sospetto e sorpresa. Fatic nel farmi un lieve sorriso e avanz con lente falcate verso di me. Divenni rosso come un peperone. Quella tipa mi metteva a disagio. Ora mi stava a mezzo metro e potei sentire il suo profumo da capogiro. Il volto sembrava acceso come un faro. I capelli lunghi e biondi si muovevano al minimo moto della testa, come se ci fosse il vento. Gli occhi, poi, erano blu. Una svedese come fattezze, ma con un qualcosa di alieno. Che scoperta, eh? visto dove ci trovavamo. Non sei troppo piccolo per queste cose?. Balbettai non ricordo cosa, poi mi ripresi. Se il mio maestro ha deciso cos, avr avuto dei buoni motivi. Prendi e porta a casa. L'orgoglio terrestre scatt, mi si caricava all'altezza della pancia. Non sarebbe stata una spillungona proveniente da un altro universo a farmi sentire un fesso. Mastro Fornari si esib in una grassa risata. Buoni buoni. Siamo tutti fedeli custodi del Lumen. Non il momento per tirar fuori le unghie. Avrete ben altre occasioni. C' da stabilire un piano per penetrare nel

castello rotante. Lo elaboreremo durante il tragitto. Abbassai la testa per farmi perdonare. Lei mi squadr di nuovo e poi si sedette scocciatissima. Certo che ero inesperto, prassi e dottrina da poco apprese erano ben lungi da un rodaggio significativo. Ma mi trovavo l perch inviato e con informazioni alquanto incomplete, e se c'era uno che si doveva sentire scocciato, se c'era qualcuno in seria difficolt perch catapultato su quello strano mondo ove il tempo era fuso con le cose, tanto da condizionare pensieri e azioni; ehi!, ero io quello ad aver diritto di essere un tantinello contrariato. Fornari si ravviv i capelli e chiese attenzione. Dunque, vediamo. L'equilibrio tra universi si poggia sull'energia che scaturisce dall'unione dei contrari. Ma la negazione, cio il potere dell'Ombra volto alla dissoluzione e oppositore di ogni cosa; ecco dicevo, la negazione si frappone tra i contrari e impedisce la loro unione. Tenendo separati gli opposti, l'Ombra li rende infetti con la propria malattia. L'equilibrio viene meno e gli eventi incrementano la loro consistenza. Il tuo universo, Darrell, collassa, il Grande Tempo esaurisce la sua energia e accelera gli eventi. Tutto si ispessisce. Ci non avviene per qualche errore degli ingegneri cosmici o per i capricci di un dio sadico. No, la Torre Rotante la macchina del Kaos ed tutt'una con l'Ombra, il suo doppio. Cosa produce? Il morbo nero ed un flagello che non perdona. Contamina tutti gli esseri viventi che rechino in s una tara, una falla nell'uovo-anima. Orgoglio, violenza, superbia, pur se latenti e occulti, attraggono la malia come magneti psichici. Questo cancro tenebroso e multiforme da tempo tracimato nel tuo universo e gi corrode la galassia. Darest Sharma un porto cosmico, una cittadella morta in realt. Ma la morte l pi che viva. Vi sono antiche rampe di decollo, banchine e oscure taverne ricettacolo di fuoriusciti di pianeti sconfitti. Circolano voci strane assai. In quei posti si parla di cose segrete, crudeli, blasfeme. I vascelli cosmici evitano come la morte quel posto. Persino le dicerie, le paure, si materializzano a Darest Sharma. Dicono che si veda il castello rotante in lontananza, a volte, proprio al tramonto, solo quando visibile lo si pu avvicinare. L'Ombra che ti ho pi volte citato, non una categoria astratta. Essa una entit incarnata in un essere... lui il morbo stesso che si propaga in tutti gli universi. Eppure Darrell, le potenze oscure qui all'opera che disfunzionano il bilanciamento, fanno comunque parte del grande piano disegnato sul testo sacro delle origini compilato dai Vedenti... credo

che sia giunto il momento di andare. C' una guerra da combattere. antica e forse giunta al suo epilogo. Ogni cosa stata messa in tensione dinamica. Ogni essere ha scelto o evitato di scegliere da che parte stare. Darrell ha fatto una lunga strada, stato scelto da Scandurra che qui una leggenda come tu ben sai, Ranna. Sicuramente questo ragazzo ha doti notevoli e soprattutto allievo di uno della schiatta di Atlantide, ultimi depositari della sapienza dei Vedenti. Darrell, ricorda, il Bagliore ci salva da incontri pericolosi. Ranna, mi offr il suo braccio in segno di amicizia. Darrell, sono stata inospitale e volgare. Ti chiedo perdono. Faremo bene insieme, vedrai. Non c' problema, feci io con ostentata sicurezza. Scandurra una leggenda in questo universo. Per la steppa! Addirittura discendeva dai Vedenti. Dovevo sapere queste cose proprio ora. Mi si gonfi il petto di orgoglio. Quel piccolo uomo rinchiuso in una bottega di frutta e verdura a Viterbo, era un personaggio pi che noto, un mito in un altra dimensione. Pensare che sulla mia Terra uomini da poco si credono i padroni, pensano di essere la causa dei destini di molti e invece... forze ai pi ignote si muovono e operano indisturbate in una guerra senza quartiere sui nove piani della realt. Io avevo l'onore di conoscere Scandurra, mi consideravo la persona pi fortunata del mondo ma il mondo lo ignorava. Non comparir mai in televisione, n sar in prima pagina, nessuno sapr mai ci che veramente accade dietro le quinte della storia e di quello che un pugno di uomini, salta-fossi interdimensionali, fanno con coraggio e dedizione assoluta. Nessuno. Ma non importa. Scrivo queste Cronache perch un giorno qualcuno potr salvarsi dalla fine del mondo. Mastro Fornari si alz dalla carrozzella, pest i piedi sull'impiantito e si diresse come se niente fosse fuori. Rimasi basito. Ranna se ne accorse. Il maestro ferito soltanto qui dentro, nel passavia. Uscimmo in tutta fretta e ci inoltrammo in mezzo alla folla di Deya. All'imbrunire iniziava la nostra missione. Incominciavo a capire che quella avventura aveva una connotazione ben pi ampia di un viaggio oltre i confini dell'universo, che non era cosa da poco del resto. Una stilettata ghiacciata sal lungo la mia schiena. Il morbo? Sarebbe arrivato sulla Terra. Ma no, non era possibile. Gi, perch era possibile viaggiare per dimensioni? Era possibile colloquiare con esseri di altri

mondi? La Magia poteva convivere con la tecnica? S, tutto possibile. Mentre con passo svelto e in fila longobarda ci dirigevamo verso Darest Sharma, ultimo della compagine, richiamavo il Bagliore. Ranna rallent e si affianc alla mia sinistra. Guardati dai disseminatori. Gettano per strada cartocci di materia infetta. Nei loro laboratori ne producono in quantit tali da ammorbare un universo. Perch Ranna quest'odio?. Ma lei era gi passata avanti a me. Untori di manzoniana memoria, perseguivano intenti di morte non per trarne chiss quale profitto di dominio, o almeno non lo credevo. Piuttosto, diffondere in tutti i pianeti la morte sembrava pi una tendenza perversa interiore, malvagit allo stato assoluto, quasi come se appartenessero ad una stirpe votata alla distruzione di tutto ci che vita. Oppure una sete di vendetta folle perch colpisce tutti indistintamente. Non riuscivo a capire cosa spingeva alcuni ad odiare tutti: l'inferno sono gli altri? La realt vera sporca feroce, che tutti, ogni creatura dei multiuniversi, si misura col Male tutti i santi giorni, il problema che pochi ne sono coscienti. Ci muovevamo agilmente in quel labirinto estenuante, fatto di stradine e sottopassi zeppi di botteghe, ponticelli e piazzette. Le case poi erano bizzarre alquanto, mura curve o dritte puntate al cielo, piccole tozze e basse o altissimi palazzi pseudo rinascimentali che si fondevano con altri di stile diverso. Zac mi avrebbe poi detto che quei palazzi erano strutture caratterizzate dall'alternanza di elementi discontinui in compressione tenuti insieme da un sistema di elementi continui ed elastici in tensione. E poi rumori puzze profumi, luci multicolori, si rincorrevano in un guazzabuglio inestricabile. Deya univa il mito senza tempo e lesperienza individuale contemporanea. Rendeva lecito il girovagare attraverso elementi futuribili e del sovrannaturale. Deya appariva una sorta di deposito gigantesco di relitti resti cose intrighi memorie di tutte le razze dell'universo. Qui coincidevano magia e tecnica, potenze e limiti, qui si giocava un gioco millenario che attendeva la parola fine. Tutto mi sembrava strano, diverso, ma ogni tanto percepivo qualcosa di familiare. Magari dentro un portone, da una finestra, in un negozio, sul volto di un passante frettoloso, sentivo una vicinanza e mi pareva di essere anche io di casa, col mio leggero bagaglio di ricordi, esperienze, dolori e amori. Ma poi il presente, la sua densit, mi rimetteva in tiro. Ahim! L'incubo del morbo era

qualcosa di molto concreto. Uno stato di ansia mi sorprese. Il Bagliore si affievol. Da un muro, alla mia destra, emerse una testa informe dagli occhi di serpente, che mi fiss.

domenica 19 dicembre 2010

IUS 34

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1. L'impero non mai cessato (P.K. Dick) Sulla paura generalizzata e sul sentimento liberato da ogni controllo razionale si edificano gli imperi. Non un caso se la contemporaneit si rispecchia nei miti gnostici del I secolo d.C. Da Minority Report fino al Truman Show, dal Grande Fratello televisivo e letterario fino ai vari Matrix, passando attraverso l'opera pi emblematica per comprendere il nostro tempo - intendo la narrativa di P.K. Dick -, l'uomo contemporaneo si immagina, come l'antico gnostico, rinchiuso in una gabbia di ferro, chiamata cosmo, generata da un dio decaduto irrazionale e pazzo. L'Impero, secondo la gnosi, stato generato dalla paura di un Dio minore che si sente minacciato e che si alimenta della paura di uomini che non cessano mai di tremare. Se cessassero di tremare l'Impero si scioglierebbe, in un sol giorno, come neve al sole. Per evitare questa catastrofe occorre perci che il Terrore sia costantemente evocato dall'Impero. Non c' nemmeno pi bisogno di un terrore

reale. sufficiente la minaccia periodica. All'uomo deve infatti essere ricordata costantemente la sua natura pascaliana di esile canna. Cos si potranno all'infinito costruire muri e dispensare protezione. Che ne sarebbe invece dell'Impero e di quel Dio minorato che lo regge se l'uomo, come insegnano i classici, si ricordasse della sua somiglianza con il vero Dio e della sua partecipazione a quella natura divina? (Rocco Ronchi) 2. La nostra epoca di mass media trasforma la soggettivit della Storia, che per lungo tempo non fu un problema che per i filosofi, vale a dire di un numero piccolo, in strumento universale per violare e plasmare la coscienza delle folle e, di conseguenza, in fattore politico essenziale e primario.(Raymond Abellio)

3. Fra gli Etruschie noi [Romani] c' questa differenza: noi riteniamo che i fulmini scocchino quando c' stato uno scontro di nuvole, essi credono invece che le nuvole si urtino per far scoccare i fulmini. Infatti, dal momento che attribuiscono ogni cosa alla divinit, essi sono convinti non gi che le cose abbiano un significato in quanto avvengono, ma piuttosto che avvengono perch debbono avere un significato (Seneca, Nat. Quaest., 2, 32) 4. Contro le blasfemie dei nuovi archeognostici anglofoni, c' quel genio incompreso di Peter Kolosimo. Terra senza tempo, Ombre sulle stelle, lincredibile Non terrestre, Odissea stellare, linquietante e castanediano Guida al mondo dei sogni, lecumene cosmica di Fratelli dellinfinito, lambiguo e occulto Polvere dinferno, lindicibile (fino a sfiorare il comico per la tesi, che per di fatto una realt) Italia mistero cosmico, Civilt del mistero, Viaggiatori del tempo. 5. GLI AFORISMI DI ZURAU Franchino Kafka, tra il 1917 e il 18, se ne va in campagna a Zrau illudendosi di

sfuggire agli scarafaggi e di curare la sua tubercolosi. Si mette a scrivere un centinaio di foglietti di quaderno che contengono una serie di aforismi e storielle che stanno a met - e al di sopra, forse - tra Epicuro e lo stoicismo e che, da soli, valgono almeno quanto il resto della sua produzione letteraria. La vera via passa per una corda che non tesa in alto, ma appena al di sopra del suolo. Sembra destinata a far inciampare pi che a essere percorsa. Da un certo punto in l non vi pi ritorno. Questo il punto da raggiungere. Se fosse cos, che tu procedi su un piano, con la buona volont di andare avanti e per fai dei passi indietro, allora sarebbe una situazione disperata; ma poich ti stai arrampicando su un pendio ripido, cos ripido come tu stesso appari visto dal basso, i passi indietro possono anche essere causati soltanto dalla natura del terreno e non devi disperare. Come un sentiero d'autunno: appena tutto spazzato, si copre nuovamente di foglie secche. Leopardi irrompono nel tempio e svuotano i vasi sacrificali; questo si ripete continuamente; alla fine lo si pu calcolare in anticipo e diventa una parte della cerimonia. Tu sei il compito. Nessun allievo in vista, da nessuna parte. ridicolo come ti sei bardato per questo mondo. Venne data loro la possibilit di scegliere fra diventare re o corrieri del re. Come bambini, vollero tutti essere corrieri. Per questo ci sono soltanto corrieri, scorrazzano per il mondo e, poich di re non ce ne sono, gridano i messaggi ormai privi di senso l'uno all'altro. Volentieri porrebbero fine alla loro miserevole vita, ma non osano farlo per via del giuramento che hanno prestato. Mettiti alla prova con l'umanit. Essa fa dubitare chi dubita, fa credere chi crede. Questa sensazione: Qui non getto l'ancora e subito sentirsi trascinati dai flutti ondeggianti. Due compiti per iniziare la vita: restringere il tuo cerchio sempre pi e controllare continuamente se tu stesso non ti trovi nascosto da qualche parte al di fuori del tuo cerchio. 6. GLI AFORISMI DI SCANDURRA

Il Lumen la traccia che nascosta in ogni essere e che Dio protegge affinch non sia oscurata da influenze esterne. Chi cerca questa traccia, la trover sicuramente e, con laiuto di Dio, essa si espander e si diffonder fino a colmare tutta la persona e il mondo. Impara sempre, da qualunque cosa. Siamo sempre agganciati con qualcosaltro. Non temere il diavolo, arriver il giorno in cui lui ti temer, ma per te non avr pi importanza. Il potere una brutta bestia. Spesso incontrollabile e pronto a divorarti. Se rimarrai umile come all'inizio del cammino, non potr farti male. Ci sono segni sparsi ovunque, ma pure tanti ciechi. Metti cura in ogni cosa che fai, onori cos il tempo che sempre pi scarso, e rispetti ogni tua azione nata dal cuore. Dove rivolgi lo sguardo la cosa cambia, perci devi essere sempre sveglio. Se ti colleghi al Lumen, nessuno potr squilibrarti, altrimenti subirebbe il colpo di ritorno. Bacia il fico prima di mangiarlo, cos ringrazi la Natura che sempre generosa. 7. Nemico non il concorrente o lavversario in generale. Nemico non neppure lavversario privato che ci odia in base a sentimenti di antipatia. Nemico solo un insieme di uomini che combatte almeno virtualmente, cio in base a una possibilit reale, e che si contrappone ad un altro raggruppamento umano dello stesso genere. Nemico solo il nemico pubblico, poich tutto ci che si riferisce ad un simile raggruppamento, e in particolare ad un intero popolo, diventa per ci stesso pubblico. Il nemico lhostis, non linimicus in senso ampio: il polemios non lechthros. La lingua tedesca, come altre, non distingue fra nemico privato e politico, cosicch sono possibili, in tal campo, molti fraintendimenti ed aberrazioni. Il citatissimo passo che dice amate i vostri nemici (Matteo, 5, 44; Luca, 6, 27) recita diligite inimicos vestros e non diligite hostes vestros: non si parla qui del nemico politico. Nella lotta millenaria fra Cristianit ed Islam, mai un cristiano ha pensato che si dovesse cedere lEuropa, invece che difenderla, per amore verso i Saraceni o i Turchi. Non necessariamente odiare personalmente il nemico in

senso politico, e solo nella sfera privata ha senso amare il proprio nemico, cio il proprio avversario. Quel passo della Bibbia riguarda la contrapposizione politica ancor meno di quanto non voglia eliminare le distinzioni di buono e cattivo, di bello e brutto. Esso soprattutto non comanda che si debbano amare i nemici del proprio popolo e che li si debba sostenere contro di esso. (Carl Schmitt, giurista e pensatore politico tedesco - Plettenberg 1888-1985) 8. Calcina viva nuova 10 libbre, acqua barilli 4, carbone di frassino. Covri la grata della fornace co' carboni accesi a fiamma di brace; con ausilio di mantici a basso vento. Cala il Modello da covrire in una vasca ammattonata; indi covrilo con velo sottilissimo di spezial tessuto bagnato con acqua e Calcina. Modella le forme e gitta lentamente l'acqua e la Calcina Misturate. Per l'esecuzione: soffia leve co' mantici i vapori esalati dalla brace nella vasca sotto il liquido composito. Per quattro d ripeti l'Opera rinnovando l'acqua e la Calcina. Con Macchina preparata alla bisogna Leva il Modello e deponilo sul piano di lavoro, acciocch il rifinitore Lavori d'acconcia Arte. Sar il velo come di marmo divenuto al Naturale e il Sembiante del modello Trasparire. (Raimondo di Sangro principe di San Severo, in un documento dell'Archivio Notarile di Napoli, rogato in data 25 novembre 1752, indic le istruzioni per marmorizzare un velo). 9. Si pu infatti negare la produttivit di qualsiasi sforzo inteso a comprendere e definire ci che destinato a rimanere invisibile (e figuriamoci poi se l'entit indagata doppiamente invisibile); si pu sostenere che l'uomo non pu accedere alla sfera dell'idea platonica, anche ammettendo per intuizione che essa sia la sede del suo essere, ed anzi si pu addirittura definire questo volgersi indietro verso la patria originaria come un'audacia rischiosa, pericolosa come la libert che pure viene da l. Rimane il fatto che l'immagine di questa patria lontana produce quell'incessante nostalgia che ci accompagna per tutta la vita. (Broch, H. 1955 Politik. Ein Kondensat in H. Arendt ed. Hermann Broch. Erkennen und Handeln, Band II. Zrich: Rhein-Verlag, cit. in Esposito 1999, p. 144 )

10. [...] Il racconto mitico riveste cos spesso tutti i valori; mette in giuoco dei jolly o elementi bianchi. Per questo sta a monte, sempre, dell'insieme delle spiegazioni, tutte lineari ed analitiche, tutte inclinate. Il mito include la storia; e invece nessuna storia spiega il mito. (Serres M. -1991-, Roma, Il libro delle fondazioni, Hopeful Monster editore, Firenze, pp. 45-46 ) 11. Scandurra mi dava una lezione di storia ben diversa da quella che avevo ricevuto dalla scuola, la quale mi aveva trasmesso un solido schema di fatti, una cronologia. Scandurra, invece, mi offriva vertiginose visioni topografiche d'insieme. Non allenava la mia memoria, ma saggiava la mia fantasia. Le sue non erano nozioni o informazioni. Era un 'sapere' di altro genere. Per la cultura profana, la via della conoscenza passava per un sapere universale, sempre accessibile a tutti. Ogni uomo di buona volont poteva assimilarlo e percorrere cos la via che conduce alla verit. E la verit la somma di ci che si pu sapere. Scandurra invece sosteneva che la verit ci che non si pu e non si deve esprimere. per sua natura segreta. Il sapere a essa legato non pu essere comunicato per via diretta. Il mezzo per comunicarla l'immagine mitica. Quello che chiamava coscienza profonda era in realt partecipazione a un sapere esoterico di cui possedeva la chiave. Si sentiva custode di un mistero. Arcano era una delle sue parole preferite, che veniva fuori di continuo. Ma per quanto segreta, incomunicabile, la sapienza attraverso Scandurra diveniva visibile, palpabile, dimostrativa. La chiave non se la teneva stretta, la donava e solo cos, diceva, poteva conservarsi intatta, segreta.
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Darest Sharma 2
Basta un attimo e, come si dice da noi, 'sei del gatto'. Ebbi un giramento di testa. Persi l'equilibrio e quella strana cosa serpentiforme che fuoriusciva dal muro mi avvilupp, oppure mi entr dentro e vomitai. Cambi scenario immediatamente. Mi trovavo disteso su di un tavolaccio al centro di uno stanzone in penombra. Sembrava una di quelle cucine ancora in uso nei nostri casali di campagna. Ero nudo come un verme, tremavo e battevo i denti, mi misi seduto e vidi per terra diverse pozze di sangue con sopra centinaia di insetti e dei secchi sparpagliati, pieni di budella e frattaglie. Appesi ai muri c'erano utensili come coltellacci e frese, seghe, ganci e corone di ferro, mannaie di tutte le misure e batticarne. Ahim! Se mi trovavo veramente in una cucina, quel giorno avrei fatto parte del men. Diamine, cosa ci facevo l? E come era potuto succedere? Abbassando la guardia, evidentemente Deya aveva mostrato il suo volto peggiore. Il Bagliore mi proteggeva dai gorghi dimensionali, dai demoni in agguato; la disattenzione nel sostenerlo mi stava costando un prezzo mortale. Mi feci anima e coraggio, tentai di riaccendere la Luce, ma non rispondeva. Scesi dalla tavola, cercando di non calpestare il sangue disseminato un po' ovunque e mi avvicinai al finestrone. Ci che vidi non mi tranquillizz affatto. Mi trovavo dentro un castello, con mura formate da pietroni inframmezzate da torri altissime. Sorse un pensiero raccapricciante: ero prigioniero di Darest Sharma. Discendo dall'aeronave e subito mi faccio sorprendere dai tre emissari; inizio la missione con Mastro Fornari e Ranna, e gi sono 'beccato' da chiss quale satanasso e portato allo scannatoio. Mi si prese uno sconforto sconfinato. Scandurra dove sei? Ripetevo. Dio in che pasticcio mi sono messo? Invocavo. Aoh? Prima missione ed eccoti incasinato. Questi nuovi allievi... si fa presto a dire salta-fossi. Dietro di me stava Scandurra col cappottone da profugo. Fu naturale abbracciarlo. Mi sentivo come un pischello in cerca di avventure che si era perso nel bosco. Non mi vergogno a dirlo, ma scoppiai a piangere. Il maestro si lev il cappotto e me lo

fece indossare. Copriti, se mi pigli freddo altro che Bagliore. Ero contento come una pasqua. Scandurra c'aveva sotto un altro cappottone, come suo solito era sempre attrezzato. Non gli chiesi nemmeno come aveva fatto a venire sin l, n come aveva saputo della mia disavventura. Era Scandurra, e questo bastava e avanzava. Ora, andiamo via di qua. Qualcuno sta gi preparando il condimento. Non senti che odorino?. Lo seguii verso l'uscita. La sua tipica andatura non mutava nemmeno in quest'altra dimensione. Percorremmo un corridoio malamente illuminato da fiaccole. Eravamo in pieno medioevo, almeno cos appariva quel posto. I piedi mi dolevano per delle piccole ferite causate dal pavimento di lastroni grezzi. Ad un certo punto, Scandurra mi fece cenno di acquattarmi. Daglie de tacco daglie de punta, quant' bbona la sora Assunta [traduzione politicamente corretta: nello spazio qualunque retta condannata a curvarsi, fino a ritornare al suo punto iniziale.]. Cantilen a m di stornello. Brrrrrr... il suono del passaggio e cos ci trovammo al centro di uno stagno in mezzo ad un bosco. Scandurra aveva preso la prima uscita disponibile del GRA interdimensionale, ed eccoci lontano da quel luogo d'incubo. Non avevo contezza dell'accadimento. Era semplicemente avvenuto. Bene, ora raggiungiamo i nostri amici che staranno in pensiero. Vicino a quel macchione ho nascosto un po' di cose che ti serviranno, visto come sei conciato. meglio che non ti presenti a mastro Fornari e soprattutto a Ranna in questo stato. Potrebbero schifarsi ed io ho una certa reputazione da queste parti. Eh eh eh. Giunti al macchione trovammo una busta della spesa di un noto supermercato di Viterbo, contenente un calzone di velluto marrone, un camicione a quadri rosso-

blu, un gilet beige da cacciatore, scarponcini militari e calzettoni di lana, un tascapane liso e macchiato. Indossai velocemente i vestiti e ci dirigemmo verso l'appuntamento con gli amici. Avrai fame. L dentro ci trovi uno sfilatino con coppa, sottaceti e da bere il solito peroncino. Regolare, no? indicandomi il tascapane. Ci trovavamo in un altro universo e stavo mangiando la mia merenda preferita che Scandurra aveva fatto preparare dal sor Michele, titolare di una drogheria a Pianoscarano, antico quartiere di Viterbo. Regolare, no? Mi venne pure in mente una domanda atroce: quanto tempo era passato da quando mi ero immerso nella fossa? Che cosa avrebbero fatto i miei vecchi? Una certa inquietitudine mi prese. Poi, mi resi conto che il vero, reale, impellente problema riguardava il qui e ora. Dovevo allontanare ogni altra preoccupazione e concentrarmi sul presente. La facilit dimostrata dalla creatura del sottomondo nel rapirmi e condurmi al mattatoio, era la conferma, ancora una volta, che si stava combattendo una guerra terribile e non potevo certo permettermi di 'sbracare'. Buono lo sfilatino, eh? la 'biretta' fredda per. Scandurra trovava anche in questo caso il tempo di celiare, ma forse ogni momento e cosa, per lui, avevano la loro importanza. Viveva contemporaneamente in pi dimensioni. Una manifestazione di s era capace di interagire su pi piani, cos come manipolava il tempo o sequenze di esso quando doveva deviare la linea destinale di qualcuno animato da cattive intenzioni, o evitare il peggio per qualcun altro che si fosse trovato in una data situazione pericolosa. Interrompeva le volute del kaos e le deviava altrove dove non potevano nuocere. Per non parlare di quanto appena avvenuto, ossia del trasferimento subitaneo dallo stanzone del castello allo stagno, senza mediazioni di porte e camminamenti interdimensionali. Ma chi era veramente Scandurra? Anonima Talenti allo stato puro. Ci raggiungeranno ai quattro avamposti di osservazione, se gi non si trovano l. Sono dei propugnacoli di difesa, sparsi in punti chiave di Deya. Affrettammo il passo lungo quel sentiero che zigzagando si inoltrava nel bosco. Era

notte, ma assomigliava piuttosto ad una sorta di crepuscolo rossoviolaceo che trascolorava le forme delle cose in maniera bizzarra e durava fino al mattino. Intanto ascoltavo una misticanza di versi e di suoni con effetto risonanza, che provenivano da ogni parte. Non avevo paura, mi sentivo un drago a fianco del maestro. La pagnottella mi aveva rigenerato e non ansimavo nemmeno. Chiesi a Scandurra se avremmo fatto la stessa strada per entrare al castello. L, saranno tutti in allarme. Dovremmo sorprenderli, busseremo alla porta principale. Bella sorpresa!, pensai io, ma non replicai. Incominciavo a far parte di uno spazio di manovra dove entravano in gioco criteri strategici fuori da ogni logica. Scandurra era fuori da ogni logica. Era cos fuori da essere dentro ogni cosa.

marted 1 febbraio 2011

IUS 35

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1. Nel passaggio da uno stadio di sviluppo ad un altro vi sono due decorsi principali, che nella vita dell'uomo appaiono praticamente l'uno accanto all'altro. L'uno di essi la grande rottura d'argine, in cui con l'estrema energia a disposizione si attua un mutamento che altrimenti non si riuscirebbe a compiere. Sono le crisi della vita in cui si resta a malapena ancora in vita, e che in verit superano le nostre forze. Ulisse per ascoltare le sirene si fa legare all'albero della nave. Bisogna prendere prima tutte le precauzioni per affrontare il pericolo, trarne s la conoscenza che da esso deriva, ma senza lasciare lacune. Tali crisi, che mettono seriamente a repentaglio la ragione, si ripetono ciclicamente, cedendo il posto a un sistema valoriale nuovo, ad un altro sentimento di vita.

Il secondo decorso quasi l'opposto di questo impeto di valanga. L'immagine della valanga collega i due decorsi e permette di scorgerne le condizioni e le relazioni. Ci viene in aiuto l'esempio della stella marina che si gira. Diciamo per caso essa trova un movimento o una serie ristretta di movimenti che improvvisamente costellano l'immagine. E con questo il passaggio creato organicamente e con facilit. Questo secondo meccanismo considera dunque le piccole operazioni, poco appariscenti, che non costano nulla. Sono facili da compiere e padroneggiare. Il pi delle volte non ci rendiamo conto della loro importanza. Esse sono quei piccoli iniziali nuclei di valanga, che si distaccano e poi irresistibilmente diventano una valanga che non pu pi essere trattenuta. Questa nuova immagine, cresciuta da piccoli inizi, pu condurre verso ambedue i lati, quello da superare e quello nuovo da conquistare. Non necessario che l'uomo porti a termine i grandi compiti con l'impiego di tutte le sue forze. Egli deve compiere le piccole cose facilmente raggiungibili, cos come anche l'I King dice spesso che divino riconoscere i germi (16, 2 e altrove).

2. "Nellincontro del pensiero con il sensibile, con il molteplice, con il finito, del quale lOriente tradizionale non poteva concepire la possibilit di una scienza, presente lIo, con la sua interna trascendenza: nell a n t e c e d e n t e s i m u l t a n e o e non cosciente della percezione, agisce il pensiero di profondit dellIo: perci la sua correlazione con il segreto del Cosmo. Tale possibilit, oggi comune a quasi tutta lumanit, ha avuto inizio come esperienza tipica del pensiero occidentale, grazie ai pionieri del pensiero cosciente e del metodo sperimentale. Senza la presenza dellIo spirituale nel pensiero, non si sarebbero avuti lelettricit, il telefono, i transatlantici, la radiofonia, i missili, la ricerca nucleare, ecc.: le espressioni pi elementari e primitive di tale presenza, che tuttavia permane per lindagatore che se ne giova, la presenza ignorata. Grazie ad essa, il pensare la donazione profonda di s nel percepire, da cui sorge la coscienza dellIo. Il discepolo pu constatare che la forza radiante dellIo, come donazione di s illimitata, presente nel percepire sensorio. Nella sensazione e nella

rappresentazione, essa subisce ogni volta uno smorzamento del suo potere di vita: larresto di forza provocato dalla mediazione cerebrale, necessaria allassunzione cosciente dei contenuti: il pensiero riflesso, in fatti, non accoglie i contenuti, ma la forma conseguente allo smorzamento vitale, il valore astratto. Lo scienziato tuttavia crede assumere loggetto nella sua concretezza e procede di conseguenza, validando come realt il riflesso astratto del sensibile: assolutezza di una relazione incompiuta epper inanimata, da cui trae come produzione reale il mondo meccanico, tecnologico, ignorandone la provvisoriet, ossia la contingente strumentalit rispetto allassunto da cui inizialmente muove. Mediante la pi semplice contemplazione, la coscienza ha la possibilit di congiungersi con le forze profonde dellIo nella percezione sensoria, ma luomo occidentale, che ha avuto tale iniziale dono come la massima possibilit di penetrazione dello Spirito nella terrestrit, dellimmediato percepire assume la forma riflessa come valore sul quale modella il pensiero. Nel percepire ha limmediato moto dellIo come moto di puro pensiero, ma lo ignora, perch preso dal percepito, dalla mera tangenza sensoria: in realt non afferra il percepito, non lo contempla, non lo fronteggia, non vi incontra il momento della coscienza che si unisce con il mondo. Si tratta di p e r c e p i r e la forza fluente in questo momento vivo: la sua correlazione con le Gerarchie cosmiche. In realt luomo non percepisce il pensiero, manca del tipo di percezione pi elevato a cui possa accedere mediante la coscienza di s: perci privo del reale contenuto della esperienza sensoria. Egli non realizza il potere di donazione soprasensibile del pensiero a cui ogni momento ricorre: ignora la presenza dellAtman nel moto di profondit con cui si unisce alla terrestrit nel percepire. La concentrazione conduce lo sperimentatore alla obbiettivazione del pensiero, ma non ancora alla sua percezione, essendo ancora il percepire minimamente consapevole al livello dei sensi. La percezione sensoria un processo ignoto allindagatore di questo tempo, perch il potere extraumano che incanta il percepire nella forma riflessa, ogni volta invade la zona della coscienza in cui dovrebbe essere presente lIo quale penetratore ed elaboratore di tale forma. Nella zona in cui luomo dovrebbe essere sveglio rispetto la vita dei sensi, si lascia sopraffare dal risuonare della loro tangenza formale: rispetto ad essi immerso in

stato di sonno. Ma i meccanismi logico-dialettici gli danno lillusione di essere sveglio. Il discepolo deve conquistarsi lo stato di veglia rispetto alla normale vita dei sensi: egli deve poter avvertire che, privo di tale stato di veglia, opera nella quotidiana vita come un sonnambulo, malgrado le discipline interiori. Dovunque percezione, la presenza dellIo originario, con lassoluta incondizionatezza che gli propria e la sua correlazione con le Potenze sorreggenti lUniverso." (Da: "La tradizione solare'' di Massimo Scaligero - Editrice Teseo Roma) 3. Non vi nella storia, nulla di grande che abbia avuto grandi inizi. Quanto di ci che nato grande ha avuto poi sorte piccola. La legge della vita prevede, ovunque, che anche gli organismi destinati a diventare maggiori traggano origine da un piccolo seme, quasi invisibile agli occhi degli uomini. 4. IN PRINCIPIO FURONO I GIGANTI Giganti che superavano centinaia di volte la massa del Sole: erano cos le prime stelle comparse nell'universo alla fine della cosiddetta ''Et buia'', a poche centinaia di milioni di anni dal Big Bang. La loro prima descrizione stata pubblicata questa settimana su Science. La loro enorme massa stata cruciale per innescare le reazioni che poi hanno dato forma all'universo che vediamo oggi. A descriverle per la prima volta la ricerca coordinata dagli Stati Uniti, con la Columbia University di New York. Capire come si formarono le prime stelle una delle principali questioni dell'astrofisica. Si ipotizza che esse nacquero da nubi calde composte dai due gas primordiali, idrogeno ed elio, che si raffreddarono e si condensarono. Un passaggio chiave di questo processo di raffreddamento sono state le collisioni avvenute fra ioni positivi e negativi dei gas che diedero origine alle molecole di idrogeno (H2). La simulazione pubblicata su Science ricostruisce queste collisioni e mostra in modo chiaro che il processo di raffreddamento dei gas avvenuto tramite rotazioni di bassa energia degli atomi all'interno delle nubi primordiali. Al raffreddamento ha fatto seguito un addensamento dei gas e da questo processo sono emerse le prime stelle, la cui massa stata cruciale per le

evoluzioni cosmiche successive. Due polarit (caldo e freddo, elio e idrogeno) danno il via al tutto alla fine dell' "Et Buia". Nascono i Giganti. Dal loro smembramento nasce il cosmo. Non vi ricorda nulla? www.noreporter.org 5. Andai nei boschi perch desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire in punto di morte, che non ero vissuto. Non volevo vivere quella che non era una vita, a meno che non fosse assolutamente necessario. Volevo vivere profondamente, e succhiare tutto il midollo di essa, vivere da gagliardo spartano, tanto da distruggere tutto ci che non fosse vita Henry D. Thoreau, Walden ovvero vita nei boschi 6. I sistemi complessi, prevedono in determinati momenti della loro evoluzione una duplice possibilit, entrambe possibili ma assolutamente imprevedibili, sia per la struttura stessa del fenomeno (sistemi complessi), sia perch sensibili alle condizioni iniziali (sistemi caotici). Le Biforcazioni sono momenti o situazioni dai quali due possibili scenari possono scaturire, senza alcuna possibilit di prevedere quale opzione verr determinata dalle impercettibili variazioni delle condizioni iniziali. Le biforcazioni sbocciano in corrispondenza degli attrattori. 7. Tutte le scuole sapienzali, pongono l'accento sulla necessit dell'attenzione, della presenza mentale, o consapevolezza. Scandurra non da meno. Sostiene, infatti, che una persona distratta o fagocitata dai pensieri menomata nel principio stesso della coscienza. Sostare sui pensieri ti ruba energia. Attento al respiro, cos esso non diverr meccanico. S uno per ogni cosa che fai. S attento cos ti dilati e ti appuntisci. Chi si perde nel flusso caotico e ristagnante dei pensieri, ricordi o fantasticherie accelera la sua morte, mentre, chi attento e presente a s stesso si incammina sulla via del risveglio. Cristo pi volte ci invita alla vigilanza: Abbiate

sempre i fianchi cinti e le lucerne accese (Lc. XII: 35), e la Sua una indicazione che va ben oltre la psicodinamica, il riferimento di ordine iniziatico. Il buon Buddha non da meno quando dice: L'attenzione il sentiero che conduce all'immortalit, la disattenzione il sentiero della morte. 8. Quando un ciclo di civilt volge verso la fine, difficile poter giungere a qualcosa resistendo, contrastando direttamente le forze in moto. La corrente troppo forte, si sarebbe travolti. Lessenziale non lasciarsi impressionare dallonnipotenza e dal trionfo apparente delle forze dellepoca. Julius Evola Cavalcare la Tigre 9. Il cielo non si chiuso. 10. La realt ordinaria che conosciamo pu essere contraddistinta da due fattori: il movimento e la persistenza nel tempo. 11. Il portamento di Scandurra centrato sulla verticale psichica che regge tutta la persona, eretto e abbandonato insieme, riposante perfettamente in se stesso. 12. DES CHRISTEN HERZ AUF ROSEN GEHT | WENNS MITTEN UNTERM KREUZE STEHT. [Il cuore del cristiano riposa sulle rose, quando sta esattamente sotto la croce] Motto di Martin Lutero. 13. UNA BREVE RIFLESSIONE SUL MITO E NOSTRO FUOCO SEGRETO da Galeno68 Annoto questi appunti attingendo alla bisogna, nel fondo pozzo delle consolazioni di un avvenire ulteriore, che le storie e favole della nostra Tradizione nellallegoria

nascondono. Indizio inequivocabile della consumazione dei tempi, anche il solo fatto che noi virtualmente qui ci ritroviamo, ad annotare pensieri altrui misti a personali riflessioni destinate in massima parte a non essere nemmeno lette per la scomodit e disumanit intrinseca del supporto di cui ci avvaliamo, che pure, in definitiva, omologa e livella ogni riflessione a pura aneddotica. Il potere sminuente della macchina o della sua incapacit consolatoria delle interiori afflizioni umane. Ma davvero trovo anche utile trascrivere quanto segue: Boccaccio nella sua Genealogie Deorum, rammenta che allegoria deriva da "allon" = alieno, estraneo, dove il significato letterale solo la scorza che riveste pi profondi contenuti. Del pari nellalbero la cortecciala corteccia, preserva linterno della pianta, dove nel suo centro scorre la linfa, il nutrimento utile ad ogni sua parte. Per esempio, determinate considerazioni che si ricavano da letture o esperienze sperimentate in prima persona, ma d'altronde la stessa lettura, se intimamente vissuta, non forse essa stessa un esperienza dellanima? Insomma, ci che intendo dire che la mia ossessione preminente, riguarda la sostanza di un canto inudibile, epperci astratto, ma che pure per propagarsi e trovare verit, necessariamente deve rimbalzare sui volumi delle cose: ecco dunque la sostanza, il valore indicibile dellispirazione. Se diamo ascolto e veridicit alle parole di Omero, Virgilio, Apollonio Rodio e ai maggiori poeti dellantichit il cui messaggio s propagato fino ai margini estremi del Rinascimento italiano, (ma si dovrebbe dire Italico) se diamo loro ascolto si comprende che solo profondamente ispirati noi comunichiamo con gli Di. Gli Di accolgono grati i nostri slanci lirici e solo per questi lUniverso realizza la sua pi intima essenza, la misteriosa forza cantata nelle Metamorfosi da Ovidio. Lispirazione proprio quel fuoco segreto che da senso pi vero al nostro Atanr, perch lAlchimia e dunque lArte e dunque la Poesia, non derivarono dallo strumento solo materiale dellintelligenza. Leggevo uno studio del prof. Catinella, dov scritto che Clemente Alessandrino fa derivare la parola Mito dalla greca Metos che seme, granello, sicch ogni mito o favola antica reca in s il seme occulto, che una volta deposto nelle profondit dellanimo, assieme a questo genera il Nume che diverremosempre ammesso, che saremo capaci di prenderci cura del virgulto segreto che nel fondo della coscienza lentamente matura.

Il primo divieto, che i Misteri antichi indicavano alliniziato, era quello di non porre fine alla propria esistenza prima che questa, da sola, fosse naturalmente giunta al termine dei suoi giorni, poich ogni momento che ci rimane da vivere, utile a sviluppare tale segreta essenza che in noi dimora. Mistero: senso di una cosa superiore allintelligenza verit celata sotto finzione Mysterium spiegato dal glossario latino come secretum sacrum. Cristo disse: molti i chiamati e pochi gli elettilo stesso, a Eleusi, assai prima, vigeva il detto che molti erano i portatori di tirso, ma pochi sarebbero divenuti Baccia significare dellestrema difficolt che intercorre dal momento in cui il seme deposto, alla formazione della coscienza numinosa. Sostanzialmente, i Miti originari della creazione, credo originano dalla necessit di rivelare leminente verit universale attraverso una modalit che lungo il corso dei millenni non avrebbe alterato il proprio valore e che al contempo, potesse offrire pi chiavi interpretative a secondo della capacit dintendimento di quanti vi si accostassero. Se accettiamo lidea che prima dellultimo diluvio, vi fosse lesistenza di una Civilt evoluta, (ormai le prove vi sono e numerose) questa necessariamente doveva riferirsi ai medesimi valori damore e dingegno e, per quanto lo stravolgimento epocale in quei tempi remoti possa aver sommerso l'ispirazione originariapenso agli immensi stravolgimenti cosmici narrati nelle favole di Fetonte o alla stessa guerra combattuta da Giove contro i Titanicomunque, i semi immortali, una volta trascorso un periodo indefinito di oscuramento, poterono nuovamente assorbire quel tepore riposto nellapparente vuoto cosmico, che ravviv - ravviv in s - come recondita necessit, un ulteriore significato della vita, un ulteriore avanzamento della vita stessa al di la di s, attraverso limperscrutabile necessit dellispirazione (avrei dovuto scrivere ISPIRAZIONE) appunto, i Mitila loro abissale commozione riecheggiante nella vastit universale, il loro senso appena soffiato o trasportato da inquieti venti siderali, che in tempi di cui non si pu avere nozione, ravvivarono il seme invisibile che relega lessere al nulla e che, in un certo senso, come deposto nel grembo della Conoscenza. Questo, "il seme dei metalli" degli alchimisti medievali, il lievito primordiale. Lestrema complessit di calcoli calendariali cosmici, la profonda struttura della materia, adombrata nellallegoria mitologica, dove nelle alterne vicissitudini dei

suoi protagonisti divini, nella loro inconoscibile sostanza, la struttura del messaggio, riguarda essenzialmente la verit di un campo energetico che connette tutta la realt universalenon a caso a Dodona, nel tempio arcaico della Dea, anteriore a quello di Delfi, pendevano dal soffitto un gran numero di campane bronzee, che significavano proprio il valore di tale realt diffusiva e intimo legame del tutto con il tutto, in ogni sua partedove una campana il vento muoveva e cento risuonavano. Dione-Dodo = Colei che dona, che dona per amoreil pi elevato prestigio del senso mitologico...intimamente congiunta alla figura di Giove (androginia arcaica) che a Dodona era chiamato Naios dio delle sorgenti. Questimmensit energetica, contenitore e ponte delle pi elevate percezioni metafisiche. I primi rivelatori della divinit, furono i poeti, che erano sciamani estaticii Miti, cinformano della possibilit di interagire con la vastit universale esclusivamente mediante il linguaggio delle emozioni, per quanto esse siano temperate sul maglio della ragione. Non per semplice sentimento di vaghezza, il lirismo presente nel carattere degli di, e che essi nelluomo lo ricercano e lammirano: poich attraverso lispirazione noi presagiamo limmortalit. 14. LA SAGA DI HOLGER Holger Carlsen era sdraiato sulla spiaggia pietrosa e sparava, sparava, con la Luger che gli bruciava in mano. Dalla strada piovevano le raffiche dei mitra nemici, sempre pi nutrite, sempre pi vicine. Le acque del Sund (re Sund: lo stretto fra la Danimarca e la Svezia. Sulla sua sponda occidentale, danese, sorge Helsingr, con il castello di Kronborg, dove Shakespeare ha ambientato il suo Amleto, su quella orientale la citt svedese di Hlsingborg) battevano sulle rocce, indifferenti, indifferenti brillavano le stelle e, al di l del mare, baluginavano le luci tranquille della costa svedese. Holger continuava a sparare. Non sapeva se ce l'avrebbe fatta, non sapeva se i suoi compagni sarebbero riusciti, con lui, a condurre a termine la missione. Sapeva soltanto che si trattava di un'operazione importantissima, forse decisiva per le sorti del conflitto: trasportare al di l del Sund, in Svezia, un personaggio di cui ignorava tutto, identit, professione, scopi. Ud un miagolo di pallottole intorno al capo, l'urlo di un uomo che, colpito al petto,

tossiva sangue. Holger prese ancora la mira, torn a sparare. Poi tutto il suo mondo esplose in una fiammata e fu il buio. Si svegli, ed era giorno. Una pallottola lo aveva colpito di striscio al capo, ma non era pi sulla spiaggia. Si alz nel cuore di una foresta sconosciuta, dagli alberi immensi, annosi, coperti di muschio. Una foresta vergine in Danimarca? No, non poteva esistere, come non sarebbe potuto logicamente esistere tutto quanto doveva scoprire subito dopo: un gigantesco cavallo nero bardato d'argento, una lancia, una daga, un elmo, un'armatura, una spada e uno scudo. E sullo scudo spiccavano, in campo d'oro, tre cuori rossi e tre leoni azzurri. Cos hanno inizio le tumultuose peripezie di Holger Carlsen, sbalzato di colpo da un incantesimo dalla Danimarca occupata dai nazisti, contro cui combatteva, in pieno medioevo, nel mondo delle saghe carolinge, dove sta scatenandosi un altro tremendo conflitto che opporr le forze della Luce a quelle del Caos e del cui esito egli chiamato dal destino a decidere, come lo fu, inconsciamente, sulle sponde del Sund. Eventi che egli aveva creduto vivi soltanto nella sfera delle antiche Chansons de Geste lo attendono, con personaggi altrettanto fiabeschi: la strega Gert, il nano Hugi, il viscido Alfric, duca del Mondo Fatato, draghi volanti, unicorni, esseri mostruosi, la splendida e perfida Fata Morgana, la candida, bellissima Alianora, la VergineCigno. L'eroe vivr sino in fondo la sua straordinaria avventura, riuscir a dare la vittoria ai buoni ed a rituffarsi nel nostro mondo e nella nostra era, che non forse la sua. Vagher poi, infatti, alla ricerca di testi antichi e di libri modernissimi, di trattati di magia e di volumi sulle pi recenti speculazioni matematiche, sulle probabilit, sul caso, sulle possibilit alterne. Perch l'amore per la Vergine-Cigno lo richiama laggi. Ormai non lo vedo da tempo, conclude l'autore della storia, e da tempo non ho sue notizie. Talvolta mi chiedo se sia tornato dalla sua Alianora... e spero che sia riuscito a farlo. L'autore Poul Anderson, la storia s'intitola Tre cuori e tre leoni: una bella, poetica versione in chiave di fantascienza della saga di Holger Danske, Ogier le Danois per i francesi, fratello di Alda, la moglie di Orlando. La leggenda vuole che dorma sotto una delle possenti torri del castello di Kronborg, pronto a ridestarsi ed a brandire la sua invincibile spada Cortana ogni volta che la Danimarca e la Francia si trovino in pericolo.

Leggenda a parte, Anderson sembra aver fatto compiere al nostro eroe un viaggio nel tempo e si appoggia, per questa sua escursione letteraria, ad alcune teorie delineate nel finale. Ma davvero possibile viaggiare nel tempo? (Peter Kolosimo - Viaggiatori del tempo)
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Darest Sharma 3
Usciti da una specie di sottobosco abbastanza intrigato, si present ai nostri occhi un panorama grandioso. I quattro avamposti di osservazione erano davanti a noi: pinnacoli altissimi brunati, piantati nel bel mezzo di una vasta tavola pianeggiante verdeoro, circondata da montagne azzurre. Erano i vertici che formavano un perfetto quadrato ideale, esteso come dieci campi di calcio (parametro da me usato spesso). Sulla punta avevano un faro rivolto verso il cielo, si piegavano un po' al vertice, a m di ferro di prua della gondola veneziana. Raggiungevano un'altezza di due chilometri, mi assicur Scandurra. Gli domandai se erano fari o radar o che altro. Il problema che Deya non ha limiti, disse sibillino il maestro e continu, la citt assume il dominio di tutto. Ora accucciati dietro questa fratta. Aspettiamoli qui. Meglio assicurarsi una copertura. Come nella campagna viterbese, potremmo imbatterci in qualche canaccio randagio. Sai, c' sempre un bastardo pronto a mozzicarti. Cos feci. Mi abbassai il pi possibile. Il discorso sul canaccio mi mise in una certa apprensione, che poi svan. Quello strano tramonto che durava la notte intera, rendeva il paesaggio magico come in un quadro di Rembrandt. La temperatura era mite, sebbene ogni tanto un venticello freddo si faceva sentire dietro le spalle. Ripensavo alla missione. Scandurra, evidentemente aveva colto qualcosa che mi rendeva pensieroso, anche se ad intermittenza.

Se manovri dentro di te, manovri quello che fuori di te. La realt, meglio, la verit per essere compresa deve essere sperimentata. La parola scritta, la fede senza esperienza, non salva. Il mondo in perenne fecondazione. Il mondo pancia e cervello. Senti le cose che ti circondano dentro il tuo ventre, se esse invece ti invadono la mente falle scendere in basso. Il mondo pancia. Le parole di Scandurra avevano una forza speciale, anche quando mi ripeteva le stesse istruzioni, esse possedevano potenza, profondit. Mi risuonavano dentro come nuove. Nel frattempo, il maestro come se niente fosse si accese una sigaretta delle sue, nazionali senza filtro. L'odore caratteristico mi ramment la bottega di frutta e verdura di Viterbo. Raccolse una pianticella dappresso, se la rimir e recit una preghiera, un mantra, una parola di ringraziamento. Questa buona in padella con la frittata. Vediamo se ne troviamo altre. Mi misi a cercarle insieme a lui. Non riuscii a trattenere una risata. Stavamo in attesa degli amici per chiss quale misteriosa e difficile missione su di un pianeta situato in un altro universo, e il maestro ed io raccoglievamo cicoria. Non c' che dire, ogni occasione buona. Per il maestro, se il corpo lo specchio del divino, la bocca il fornetto del mondo, dove ogni elemento della terra viene trasformato. Mangiando, o ci innalziamo o cadiamo nella materialit animale. L'alchimista trasmuta ogni cosa in energia cosmica. Le esperienze scandurriane ci hanno permesso l'allargamento della coscienza, la consapevolezza che in ogni momento possiamo trasformare la materia e portarla alla sua luce originaria. Il bene ci che estende la coscienza; il male ci che la restringe, la nasconde nella tenebra della negazione. Cos ogni cosa che facciamo diventa rito, mito, simbolo, immensit. Ogni nostro gesto libero dall'io pu cambiare il mondo, risanandolo. Ci ha insegnato ad utilizzare l'energia degli avi, il lumen. Il morbo che l'Ombra sparge per l'universo l'anti-lumen, ci cristallizza, ci restringe, imprigionando il vivente nelle celle antibiotiche. Scandurra ci dice anche di non personalizzare il lumen, che altro non ci chiede se non di essere riconosciuto e quindi innalzato. Meditando quella consapevolezza cosmica straniera all'io risuoniamo con l'Universo. Meditando troviamo le sostanze trasmutatrici, le spolette interdimensionali. Una

nuova visione, ci permette di interagire col tutto. Meditare per Scandurra, ritrovare l'originaria coscienza numinosa, senza divisioni, facendo scaturire dai mondi interiori il suono-parola, il seme del mondo. Dobbiamo per piantarla di parlare con noi stessi, di lamentarci. Il suono-parola preghiera. Cos, ogni nostra parola diventa chimica del cervello, consapevolezza della carne, meditazione appunto. Scandurra rispecchia un modo ideale di relazionarsi al mondo naturale. Non nel senso di quei movimenti politici come i Verdi, ma in un senso magico. un artista, ma anche scienziato e mistico amante della Natura: ama in modo intenso e intimo, gli alberi e i fiori, le colline e i fiumi, i venti e i suoni della terra, di cui si prende cura, che celebra e cerca di preservare la loro magia. Lui, ultimo dei maghi atlantidei, reincanta il mondo lavorando all'orticello di casa. Riflettevo su quel tipo tutto ricurvo che palpava il terreno. Viaggiava per dimensioni e, a quanto diceva la bellona, era un eroe in quell'angolo di cosmo; sapeva cose, possedeva poteri, come pochi ed era al tempo stesso di una semplicit unica. Mi torn in mente la questione del cane bastardo. Come facciamo a sentirlo se si avvicina? Se siedi sulla merda, prima o poi puzzerai, fu la risposta di Scandurra. Allora c' un pericolo effettivo. Ci seguono? Scandurra mi fece segno di star zitto. Tocc col palmo della mano sinistra il terreno vicino ad un arbusto verdeviola. Lo compresse, o almeno cos sembrava. Ebbi come un giramento di testa, vidi le cose intorno a me girarmi velocemente, poi, si distorsero come uno schermo televisivo quando la valvola disfunziona. Si fece scuro ma non proprio buio. Una nebbia rossa ci avvolse. Le distanze cambiarono, perch tutto il paesaggio sembrava pi piccolo, in scala. Oppure eravamo diventati dei giganti. Una manciata di secondi, poi tutto ritorn al suo posto. Cos' successo? Ho dischiuso per un attimo il sottomondo. Cio? C' un sopra e un sotto in tutte le cose. Una sbirciatina pu tornarci utile. Si stirano le lenzuola quando si piegano.

Rinunciai a chiedere ulteriori delucidazioni, perch un rumore, o meglio, un sibilo proveniente dal sottobosco dietro di noi si avvicinava. Alzammo la testa e vedemmo un'astronave gigante, grigiorossa di forma piramidale, passarci sopra a non pi di insomma un po' pi in alto dei pinnacoli. Si ferm proprio sulla nostra verticale. E adesso? Eccoli, cos ci risparmiano la faticaccia di ritornare al castello a piedi. Ma chi sono, i cattivi? Non ci amano, per non possiamo pretendere di essere simpatici a tutti? Che dici? Quelli di Darest Sharma ci avevano trovati. Scandurra non sembrava minimamente preoccupato. Non so se gestisse mirabilmente le emozioni, oppure la questione proprio non gli faceva n caldo n freddo. Eravamo in missione, me lo ripetevo per mantenere un minimo di concentrazione. Non essergli ostile. gente strana, ma tu lascia irradiarti dal Lumen. Catturalo, concentralo e amplificalo, distribuiscilo internamente e espandilo all'esterno. Fa' questo, solo questo. Vedi, Angelo, ti ho portato a zero per ricostruire dalle tue stesse macerie. Solo cos si innesta il Bagliore. Non c'hai pi vibrazioni del ricordo, memorie ataviche che possano diventar terreno di influenza per gli ostacolatori. Qui non si tratta di una guerra muscolare, ma magica, si lotta nel sottomondo. determinante come sei messo dentro di te. Dall'astropiramide part e ci venne incontro una navicella per prelevarci, o almeno quella doveva essere la sua funzione. Mi venne istintivo appoggiarmi alla spalla di Scandurra. Una inquietudine mi prese forte. Ebbi pure timore per il maestro e fu la prima volta che lo provai.

gioved 17 marzo 2011

IUS 36

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1. [] l'anima, in complesso, tripartita, fatta di ragione, aggressivit e appetizione. Virt della ragione la saggezza; dell'aggressivit il coraggio; dell'appetizione la moderazione; e dell'anima nel suo complesso la giustizia. [...]Quando le cose vanno in questo modo, la vita diventa giusta. [] Anche le costituzioni politiche sorgono in conformit con la tripartizione dell'anima. Infatti i governanti assomigliano alla ragione, i guerrieri all'aggressivit, e le masse alle appetizioni. Sorge regalit l dove tutto va secondo ragione, e comandi in assoluto il migliore; dove, invece si segua ragione non disgiunta da aggressivit, e comandi pi di uno, si instaura aristocrazia; mentre la forma in cui si governa sotto la guida delle appetizioni, e gli onori vanno assieme alle cifre di danaro, ha per nome timocrazia. ("De diis et Mundo" di Salustio, Ed. Adelphi) 2. Di qualunque cosa si tratti, non la conosciamo. Ma tu conosci i particolari, lo schema dei circuiti? Non rispondere a voce alta, basta il pensiero, un sistema pi rapido e il tempo conta... Cerca di ricordare... s, hai visto gli schemi e i valori... lequazione. Tu non li conosci coscientemente, ma essi sono nel tuo subconscio, credo che potrei farli venire alla luce sottoponendoti a una leggera ipnosi. Accetti di sottoporti allesperimento?. (L'ASSURDO UNIVERSO di Fredric Brown) 3.

Il mondo spirituale, invisibile, non in qualche luogo lontano, ma ci circonda; e noi siamo come nel fondo delloceano, siamo sommersi nelloceano di luce, eppure per la scarsa abitudine, per limmaturit dellocchio spirituale non notiamo questo regno di luce, nemmeno ne sospettiamo la presenza, e soltanto con il cuore indistintamente percepiamo il carattere generale delle correnti spirituali che si muovono attorno a noi. Quando il Cristo san il cieco dalla nascita, questi dapprima vide la gente intorno come alberi: tale il primo delinearsi delle cose celesti. Ma noi non vediamo gli angeli trascorrenti come alberi e nemmeno come ombre di ali lontane interposte fra noi e il sole, anche se i pi sensitivi talvolta colgono i battiti possenti di ali angeliche; questi battiti si percepiscono appena, come il pi delicato dei soffi. (Pavel Florenskij) 4. La filosofia non potr produrre nessuna immediata modificazione dello stato attuale del mondo. E questo non vale soltanto per la filosofia, ma anche per tutto ci che mera intrapresa umana. Ormai solo un Dio ci pu salvare. (Martin Heidegger, Ormai solo un dio ci pu salvare, Guanda, 1987, p.136) 5. Non si distrugger mai il sistema con una rivoluzione diretta, dialettica, dellinfrastruttura economica o politica. Non lo si vincer mai secondo la sua stessa logica, quella dellenergia, del calcolo, della ragione e della rivoluzione, quella della storia e del potere,quella di qualsivoglia finalit o controfinalit: a questo livello la peggiore violenza non ha presa e si rivolge contro se stessa. Non si vincer mai il sistema sul piano reale. Ci che occorre fare dunque spostare tutto nella sfera del simbolico, dove la legge quella della sfida, della reversione, del rilancio. Tale che alla morte non si pu rispondere che con una morte uguale o superiore. Se la dominazione proviene dal fatto che il sistema detiene lesclusiva del dono senza contro-dono (dono del lavoro al quale si pu rispondere soltanto con la distruzione o il sacrificio, se non nel consumo che non che una spirale di pi della dominazione), allora lunica soluzione di ritorcere contro il sistema il principio stesso del suo potere: limpossibilit di risposta e di ritorsione. Sfidare il sistema

con un dono al quale non possa rispondere, se non con la propria morte e il proprio crollo. Perch nulla, nemmeno il sistema, sfugge allobbligazione simbolica, ed in questa trappola che sta lunica possibilit della sua catastrofe. Bisogna che il sistema stesso si suicidi in risposta alla sfida moltiplicata della morte e del suicidio. (Jean Baudrillard, Lo scambio simbolico e la morte) 6. Forse conservando e restaurando - attivit gradita a un numero crescente di adepti - anche l'anima torner a splendere nei suoi colori originari. (Fausto Gianfranceschi) 7. LETTERA DI GUSTAV MEYRINK AL SIGNOR OLDRICH NEUBERT da La casa dellAlchimista, edizioni I libri del Graal Gustav Meyrink Al Signor Oldrich Neubert Smichow-Hrebenka 29 (tel. 492-79) 25/07/1932 Mio caro amico, ho ritrovato mio figlio e mi sono ricongiunto con lui. Ma questa ricongiunzione totalmente differente da come me lero rappresentata. Se qualcuno mi avesse detto, tempo fa, che le cose sarebbero andate cos e cos, ne sarei stato molto rattristato, nella mia cecit terrena, pensando che questa fosse una ben modesta consolazione. Ma in realt qualcosa di grandioso, da far sembrare, a chi lo sperimenta, che debba scoppiare il cuore da un momento allaltro. Non riesco, qui sulla carta, a metter gi i pensieri con ordine: sono costretto a scrivere senza una vera coerenza. Ma voglio mettere per iscritto tutto, anche se alla rinfusa, affinch ti possa giungere un suggerimento interiore sul modo - uguale o simile - di metterti in contatto con la tua amata compagna. Non posso affermare che mi sia stato comunicato, dallaldil, con parole cosa dovessi fare, bens scesa su di me come una coscienza propria

che diveniva sempre pi desta, una coscienza che ho posseduto da millenni ma che avevo dimenticato. Dapprima mi destai, nel cuore della notte, e mi parve di dover bere un bicchier dacqua. Non avevo affatto sete, eppure era proprio sete, ma differente da come comunemente la si prova. Bevvi un bicchier dacqua, ma mi ci dovetti costringere, poich non mi piaceva affatto. Allora ne fui dun tratto conscio: mio figlio ha sete ed io bevo al suo posto! Cos mi fu improvvisamente chiaro che si stava instaurando nientaltro se non un rapporto con lui! Le particelle elementari che si distaccano dal suo cadavere e che erano scomparse insieme a lui quali parti costitutive della vita, esse hanno sete, non lui ad aver sete! Il mattino seguente seppi, dimprovviso, che dovevo indossare il suo cappello, cos come nel Golem Pernath si mette il cappello dellaltro. Lo feci pensando: ora sono, in un certo senso, mio figlio, e lui me. Al tempo stesso intuii la chiave fondamentale di cui si ha bisogno per giungere ad un rapporto autentico con i morti: deve esserci un motivo giusto! La nostra nostalgia umana di rincontrare i morti e di star in loro compagnia non sufficientemente pura e altruista perch la nostra implorazione venga ascoltata; infatti il mondo spirituale esaudisce solo un desiderio, la cui realizzazione ci sia veramente utile spiritualmente. Perci tal motivo deve essere: io devo aiutare il defunto. Non lui deve aiutare me, no, io voglio e devo aiutare lui. Ma in che modo posso aiutarlo, mi sono domandato perplesso, non riesco a capire come fare. Non necessario che tu lo capisca, stata la risposta: sufficiente il tuo puro ed ardente desiderio di aiutare; in verit lui non ha affatto bisogno del tuo aiuto, eppure tu devi dirigere tali pensieri verso di lui, pensieri di aiuto, dato che altri pensieri non possono raggiungerlo. Da quel momento non ho pensato n fatto nientaltro. Il resto venuto da s. sopraggiunta poi, dun tratto, una impetuosa ispirazione: implora, con tutto il fervore possibile, ISIDE, la madre divina, la Madre degli Di degli Egizi, della quale si dice che non soggetta a legge alcuna, terrena o celeste che sia, che non considera n torto n ragione. Con il suo amore infrange ogni rigida legge, ogni Karma, ogni cosa. Allora ho rivolto lo sguardo in direzione dellEgitto ed ho urlato, dentro di me: Iside, Madre di ogni cosa, fai un miracolo, un miracolo incomprensibile, per mio figlio, per mia moglie e mia figlia, la sorella di mio figlio! Non voglio sapere come sar questo miracolo, e, anche se ne dovessi venir annichilito, non importa, basta che Tu lo compia, il miracolo. E il prodigio ha avuto presto inizio, ed ancora

lontano dal cessare; continua sempre. Si riversato dun tratto su di me un tale torrente di sapere e di conoscenza inauditi, da non permettermi pi di riconoscere il me stesso chero ieri. come se luomo chero ieri fosse morto e fosse risorto un uomo nuovo. Il dolore per mio figlio scomparso, non ne rimasta traccia. Se potessi. solo con un gesto della mano, far s che non fosse avvenuto tutto ci che stato, la caduta sugli sci e tutto il resto, non lo farei, brucerei piuttosto la mano nel fuoco. Un infinito senso di felicit del quale prima non supponevo che potesse esistere una cosa del genere. Cos stanno le cose: nel corso della vita sulla Terra, non si affatto uniti alle persone che si amano! come se due bottiglie, luna piena di un liquido rosso e laltra, diciamo, di uno blu, stessero accanto, vicine. Quei due liquidi non potranno mai mischiarsi, ne saranno sempre impediti dal vetro delle bottiglie che li separano luno dallaltro. Solo dopo la morte i due liquidi si possono unire e diventare cos di un colore solo: nel caso dellesempio (che naturalmente solo un esempio scadente), da rosso e blu risulterebbe il viola. Questo divenir uno, nel mio caso non necessario che sia qualcosa di continuo, n lo desidererei, poich quando viene la nostalgia e noi diventiamo dimprovviso un essere solo, molto pi beatificante, il sentimento che mio figlio di l ed io sono di qua. Non sono in grado di descriverti con le parole quanto tutto ci colmi di gioia, ma ti auguro, di tutto cuore, che tu possa sperimentarlo lo stesso. Ad udire solo vuote parole, si pensa: ah, troppo poco. Se per lo si sperimenta, ci si accorge di quanto sino a quel momento si fosse stati ciechi, sordi e muti. Anche il mondo esteriore sembra mutato, come se lo vedessi dun tratto per la prima volta. Ogni foglia, ogni albero e ogni animale mi appaiono nuovi. come se, dimprovviso, io stesso fossi fresco e giovane come un fanciullo e contemplassi la natura con gli occhi di un bimbo felice. Si dimentica, con il passare degli anni, come si visto il mondo da bambini e come si gioito a giocare e a rallegrarsi. Sono veramente stupito di come tutto ci ritornato dagli anni dellinfanzia. Ho dimenticato, poi, di dire che quando iniziai a mettere il cappello di mio figlio - per stabilire, in un certo senso, un contatto magnetico - mi immaginavo sempre, quando mangiavo o bevevo o fumavo: lui, - mio figlio, - mangia e beve adesso con la mia bocca, io gli presto la bocca, gli occhi, il corpo e cos via. Mi accaduto talvolta, in modo affatto straordinario, di aver dimprovviso desiderio

di bevande o di cibi che personalmente non mi piacciono. Mi rammentavo, allora, che a mio figlio, quandera vivo, piacevano particolarmente. singolare anche che nella notte del 12 luglio, nella notte in cui mio figlio si ucciso, mi abbandonarono dun tratto gli atroci dolori tra le spalle che sino a quel momento mi avevano tormentato ininterrottamente per oltre un mese; mi destai al mattino quasi completamente guarito! Mentre era ancora in clinica mio figlio soffr orrendamente degli stessi dolori nello stesso punto. Allora gli presi la mano e mi concentrai allo scopo di farli cessare. Poco dopo gli erano passati ed erano venuti a me al suo posto. Pi tardi, quando era gi morto ed io cercavo un contatto con lui mi colp la riflessione: questo ricongiungermi con lui un processo analogo a quello della cosiddetta trasfigurazione medianica, solo che molto superiore. In quanto la trasfigurazione medianica fa prendere al medium per alcuni momenti persino la forma corporea del defunto, ma senza che ci sia coscienza di quanto si fa, essendo in stato di trance, mentre io mi trasformavo interiormente in mio figlio, restando desto e cosciente e raggiungendo ogni volta una perfezione sempre maggiore. So che sar sempre pi bello e in un modo in cui oggi non sono in grado naturalmente di farmi immagine alcuna. Io penso quindi che tu dovresti fare, con tua moglie, analogamente a come io ho fatto con mio figlio. Rivolgi il tuo amore e la tua speranza alla Madre Universale Iside, e Lei ti aiuter. Tua moglie era lamore e la bont personificate; quindi una brava figlia di Iside e la Madre Iside verr in soccorso, in qualche modo incomprensibile, tuo e di sua figlia. In un modo inconcepibile, del quale non ti devi fare alcuna immagine, dato che lavvenimento molto al di l di ci che un uomo in grado di immaginare. Soprattutto ti deve spingere il desiderio: devi aiutare tua moglie, anche se lei non ne ha affatto bisogno. In questo modo tu ti avvicini a lei, anche se non spazialmente. In realt, non esiste n uno spazio n una distanza, queste sono solo suggestioni e cecit terrene. I defunti sono proprio qui, dove siamo noi, sono soltanto le loro oscillazioni che sono differenti dalle nostre a farci credere di essere separati da loro spazialmente. Se le oscillazioni diventano uguali allora ci ricongiungiamo a loro. In mia figlia, - sebbene io non abbia parlato con lei a proposito di mio figlio - si gi manifestata la stessa mia condizione. Ieri sera mi ha detto: Non so che mi accaduto, da un momento allaltro, mi sento dimprovviso cos infinitamente felice, come non mi era mai capitato in tutta la mia vita. Non provo pi sofferenza per lui e

sono cos lieta che sia morto... ho terrore di me stessa, che la cosa suona come una mostruosa mancanza di sensibilit. Era presente mio genero che impallid di orrore: temeva naturalmente che mia figlia fosse impazzita. Mi venne di pensare a quel passo del Golem, in cui il Rabbino Hillel ride lentamente sulla morte della sua amata sposa e al brano dello spostamento dei lumi in Lazarus Eidotter nella Faccia Verde. Mi chiedo soltanto: come potevo allora, quando ho scritto questi due romanzi, sapere che esiste qualcosa del genere? Si deve sempre aver davanti agli occhi questo: la vita sulla Terra come una condanna alla reclusione: e invece di rallegrarsi di cuore quando uno vien fuori di prigione e ritorna alla libert di cui si era nel frattempo del tutto dimenticato, si piange e ci si dispera. Luomo si proprio del tutto rovesciato? Quel che ho vissuto naturalmente ancora ben poco in confronto a ci che seguir, ne sono certo. Stai tranquillo, mio caro amico, ti scriver subito non appena avr qualcosa con cui poterti aiutare e star vicino. Ti auguro di tutto cuore di essere al pi presto felice come sono io! Per quel che riguarda mia moglie il miracolo imminente. Va detto che sino ad ora lei rimasta calma, ma la cosa grande deve ancora aver luogo. Ho limpressione che in lei sar qualcosa di affatto speciale. Tuo Gustav Meyrink 8. Viva ancora nella memoria, come certi incubi della fanciullezza, l'impressione della mia prima visita al tempio di Kali a Calcutta. S'entrava per sdruccioli angusti e lerci in uno spazio, non molto capace, pavimentato con lastre di pietra logore e mal connesse: nel centro, legato ad un palo, un caprone presagiva, lamentando, il sacrificio imminente: sparso intorno nereggiava ed imputridiva al sole il sangue delle vittime che lo avevano preceduto. Sullo sfondo, la cappella, costruita sopra un basamento massiccio, spalancava la bocca della porta alta e stretta alla quale conducevano pochi gradini di pietra: pellegrini e fedeli salivano raccolti, si prostravano di fronte all'immagine che s'intravedeva nella cella e quindi, tenendo per devozione alla propria destra l'edificio, scendevano frettolosi per la scala del lato opposto. Mi insinuai anche io tra la folla e l'alito delle bocche contaminava la

mia faccia e le carni nude e sudate s'appiccicavano ai miei vestiti; quasi trascinato da quel gorgo mi trovai sulla soglia della cappella. Entrare chi non fosse brahmino non poteva. Soffermatomi sul limitare scorsi la mole nera dell'immagine prendere a poco a poco precisione di contorni, a mano a mano che l'occhio si abituava all'oscurit: protesa dalla bocca enorme e zannuta, la lingua triangolare lambiva il sangue sugli squarci di un cadavere che la dea serrava nella stretta delle mani adunche: ma le braccia non erano soltanto due: altre ancora apparivano sulle spalle potenti e tutte brandivano strumenti di morte. (Giuseppe Tucci, Il paese delle donne dai molti mariti - Neri Pozza - Il cammello battriano 2005) 9. Chi vuole osservare gli uccelli non li deve inseguire; deve appostarsi rimanendo cortesemente in silenzio. Allora si avvicinano spontaneamente. con questa intenzione mi sono scelto un terreno pieno di mandorli in fiore, circondato da un boschetto di acacie. Dal piumaggio bipennato del fogliame svettava una pallida nidiata di lunghissimi aculei. E' un paradiso per le averle e gli uccelli di macchia e di nido. Altre specie volatili sfrecciavano tra le chiome degli alberi. Mentre, seduto como su una pietra in pieno sole, seguivo lo spettacolo, vidi passare l vicino un gregge di pecore. I campanelli tintinnavano; polvere sospinta dal vento veniva dal pendio gi arido. Le bestie avevano strette e come intagliate le teste, e le loro orecchie pendenti le coprivano in parte come mantelline. A capo del gregge procedeva il montone conle corna scanalate e ritorte. Il pastore gli aveva legato sul davanti un grembiule di pelle, per impedirgli di montare le pecore. Era un'immagine primordiale, quella delle bestie che passavano oltre accalcandosi, scampanellanti sulle loro esili zampe. Seguiva una pecora che doveva avere appena partorito, poich l'agnellino che essa conduceva non era in grado di tenere il passo. Era ancora roseo, forse appena nato, e si stringeva addosso alla madre per avvertirne la presenza quando la toccava con la minuscola coda. Cos si sentiva al sicuro. Di tanto in tanto la madre si fermava e con la testa lo spingeva accostandolo a s, stretto al suo corpo. Un quadretto commovente - si, ma anche di potente forza. Qui si rivela ci che lega gli atomi e tiene uniti il sole, la luna e i pianeti. Come cantava lontano, il pastore, mentre passava oltre con il gregge!

Questa autentica, perenne potenza, e un giorno il pastore sospinger il gregge anche sulle nostre citt. (Ernst Junger, Il Contemplatore Solitario.)
...

Darest Sharma 4
La navicella aveva forma di conchiglia, grigiastra e grossa come un furgone. Atterr di fronte a noi e un portellone si apr senza rumore. Una ventata di vapore ci invest, una rampa a scala mobile si allung verso la nostra direzione, a pochi centimetri. Fummo prelevati e fatti sedere su poltroncine strette. L'abitacolo era spartano, non c'erano luci o altro che facesse intendere la presenza di una qualche strumentazione. Due piloti muniti di casco integrale riportarono la navetta verso quella 'madre', come? non lo compresi. L'astronave mi apparve immensa vista da vicino. La piramide volante ci inghiott da un portale che si era aperto nel frattempo, posto sotto la base. Una specie di hangar gigante ci accolse. Vi erano parcheggiate altre navette-conchiglia. Atterrati, si riapr lo sportellone e un pilota ci indic di uscire con un gesto universale fatto con la mano. Mettemmo piede a bordo e la sensazione fu non proprio di curiosit. Scandurra con gesto automatico si accese una 'nazionale'. Per lui, ogni situazione sembrava avere la stessa intensit, cio bassa. Gli chiesi cosa poteva capitarci. - Al peggio ci scannano e ci danno in pasto a qualche bestiaccia mezzo umana. Ma vedrai che cercheranno prima di negoziare. Quello che vogliono fare non servir n a loro n a noi. A me stanno a cuore i destini di tanta gente che sulla terra schiatta per un basso salario... e non viene mai informata su niente. - Adesso mi fai il comunista... - Macch, il movimento fallito. Io in quanto fruttarolo sono per il capitalismo spinto... eh eh eh. Se la montagna di bugie cadesse addosso ai bugiardi, il popolo finalmente vedrebbe un po' di luce. Chiss un giorno che non ci riesca di rompere le scatole ai potenti della terra.

L'aria che si respirava era piena di gas e vapori. Gli occhi mi lacrimarono e cominciai a tossire. - Poi mi rompi sempre col fumo... entri dentro una nave che vola e aspiri le peggiori cose dell'universo. Ma dai, una sigaretta non ha mai ucciso nessuno. - Se continui a fumare le nazionali, la fine assicurata. - Io sono nazionalista. Bisogna aiutare il monopolio, cos le tasse le useranno per fare pi ospedali, scuole, bus, strade. Finanzio lo stato. Il maestro mi sfotteva sempre. Mi chiamava 'socera' per i miei continui appunti. Ovviamente inascoltati. Aspettammo che qualcuno si facesse vedere. L, era freddino e in penombra. Stavo riacquistando fiducia nel maestro. Niente di brutto poteva capitarci. Scandurra non voleva che nutrissi sentimenti ostili, con nessuno. Era difficile, ma era la cosa giusta da fare. A poche decine di metri, un soldato o comunque un tizio in divisa spunt non so da dove verso di noi. Aveva le scarpe gommate evidentemente, non faceva il minimo rumore. Alto non pi di me (175cm) ci si piazz davanti. Divisa grigionera, portava in testa un basco dello stesso colore. Carnagione chiara e capelli biondi, non mostrava alcuna emozione. Sembrava un nazi. Ci indic con un cenno della testa di seguirlo. Ci incamminammo in fila indiana, dietro di lui. Aveva un doppio auricolare, di quelli da noi usati per ascoltare le radioline senza disturbare il prossimo. In questo caso per, parlottava con qualcuno di l dal filo, senza l'ausilio di un microfono. Mi parve curiosa la cosa. [E pensare che crediamo noi di aver inventato la tecnologia!] Ad un certo punto il milite si ferm di colpo e questo mi fece 'storzare' (scattare d'improvviso). Non aveva emesso un suono, evidentemente queste erano le sue consegne. Ci rendeva surreale la cosa, almeno per me. Un sogno, meglio, un incubo di quelli veridici, lo stavo vivendo, senza comprendere in realt cosa ci aspettava e perch volevano parlarci. Scandurra mi tocc la spalla, improvvisamente. Un pizzicorio si espanse dappertutto, fino ai piedi, facendomi sentire elettrico. Ci trovammo sprofondati in un magazzino enorme, quadrangolare, dal soffitto alto e di metallo scuro, illuminato fiocamente da una fonte invisibile, giallastra.

Assomigliava ad una autorimessa militare, ma non c'erano veicoli, bens scatole giganti di ferro accatastate. L'odore era quello tipico di un magazzino, o quasi. Scandurra ancora una volta mi aveva fatto passare da qualche botola transitoria, di quelle che conosceva solo lui. Ebbi problemi di respirazione; mi mancava l'ossigeno; il maestro mi fece il verso di mettere 'a beccuccio' le labbra per assumere aria sottile, alla maniera di certe pratiche psicofisiche tratte dalle sue materie oscure. - Giriamo come uno stornavello [gergale: uccellino particolarmente esagitato e girandolone]. Gli si intrecceranno gli occhi a quelli di Sharma. Ma di solito a me piace scegliermi da solo ora data e luogo dell'appuntamento. Ora manderanno tutta una truppa a cercarci per l'astronave. E quando ci pizzicano? - Perch allora siamo saliti? Potevamo andarcene con comodo e sarebbero rimasti a bocca asciutta. Non ci capisco niente. - Quando si negozia, bisogna avere qualcosa da scambiare. Adesso ci andiamo a prendere il fusibilone da cui traggono la 'brumba' [energia] per viaggiare. Vedrai. Il gran capo dovr cedere qualcosa. Quella merda di morbo nero che stanno seminando in questo universo e che arriver pure al nostro, andr spazzata via. Che dici? Tanto se ci riusciremo, non ci daranno n medaglie n premi. Io rimarr un fruttarolo senza un conto in banca e tu diventerai come me. Sai che culo? Scandurra con semplici parole descriveva cose dell'altro mondo. Avventure fantastiche e viaggi tra universi e mondi, sembravano scaramucce tra bande di quartiere. Per lui l'incredibile era la vita stessa. Il quotidiano era lo straordinario. E tutto senza superbia, n un pizzico di presunzione. Un santo? No, un uomo che aiutava il prossimo senza pretendere nulla in cambio. Amava senza possedere. In quei frangenti lo osservavo intensamente. Volevo bene a quell'uomo. A me e ad altri aveva donato cose preziose, uniche, senza prezzo, con la stessa semplicit con cui si regala un fiore di campo. - Ora aspettami. Faccio un giretto e ritorno con la spoletta. Cos li teniamo per le palle.

Si allontan con quella sua andatura caracollante, i piedi divergenti. Con una velocit e agilit insospettate, zigzag tra pacchi, assi, sbarre e raggiunse una porta l vicino e vi spar dentro. Poi, trovandomi da solo, mi venne in mente che forse eravamo controllati da qualche televisione a circuito chiuso. Poi, pensai che Scandurra aveva sicuramente provveduto a neutralizzare qualsiasi occhio malevolo. Passarono alcuni minuti tempo di Deya ed eccolo rispuntare da dove era partito. Si avvicin velocemente e mi mostr una cosa che somigliava ad un fusibile, solo grande come una bottiglia, che conteneva una luce scoppiettante, azzurrina, densissima. O meglio, quella luce si trovava al centro del fusibile, come sospesa. - Ecco l'arnese che li fa spostare. una spoletta di quelle gagliarde, spettacolare. Viaggiano in questo universo, ma quando gli pare possono attraversare la botola per fare una visitina al nostro. Insomma, un bel congegno adatto per muoversi con mezzi di grandi dimensioni. Sai che forza sulla mia 500. Ma poi, il solito vigile cornuto me la sequestrerebbe perch non omologata. Che ci vuoi fare. Non conoscono le nuove frontiere della tecnica. L'autorit sempre retromane [retrograda, forse voleva dire]. Gli chiesi se quello che aveva in mano fosse il sistema propulsivo dei dischi volanti. - Non una propulsione. una chiave per scivolare nello spazio attraverso le botole e per attraversare gli universi. Con questa apri e poi chiudi la porta. una spoletta prevista per cosmonavi e pianeti artificiali. Gli ingegneri cosmici c'avevano una bella capoccia, cosa credi? Caspita! Avevo a portata di mano il segreto degli u.f.o. . Per, come ogni segreto che si rispetti me lo dovevo tenere per me. Non poterlo gridare ai quattro venti che non siamo soli nell'universo; che c' il modo di passare tra le dimensioni; che vivono miriadi di altre civilt sparse un po' ovunque; ecco, sapere, vedere, vivere queste realt e mantenere il riserbo. Una bella fregatura. - Maestro, potr mai raccontare quanto sto vivendo? Potr mai dimostrare che

esiste il metodo per viaggiare tra gli universi senza spostarsi? - Alla vigilia del grande Varco, racconterai tutto o in parte quello che sar necessario far sapere. Il problema riguarda l'effetto provocato da quello che farai. All'inizio, vedrai, ti crederanno in pochi, quelli giusti. Poi, qualche figlio di buona donna, sospetter che dietro le tue rivelazioni mirabolanti c' dell'arrosto ed allora che cominceranno le rogne. E di quelle grosse. Ma il grande segreto non nella spoletta interdimensionale, nei vascelli fantasma che schizzano da nord a sud, no, la cosa pi preziosa il lumen. quello che hai dentro di te e che fa muovere tutto. Nessuno te lo potr mai rubare... a meno che tu non lo voglia. - Mi spaventa comunque. un compito rognosissimo. Da un lato, lo sai, vorrei tanto che quanto ho ricevuto gratis sia donato a tutti. Ma non sono uno sciocco. So bene che certi poteri non possono essere trasmessi senza criterio. Tuttavia mi spaventa. Ho un fardello pesante e anche se fra trenta anni dovessi essere gagliardo e tosto come dici sempre tu, mi troverei a dover giustificare, spiegare, esporre cose scottanti. Ai fetenti al potere, tutto questo roder. Scandurra ondeggi la testa e fece un ghigno dei suoi, come a dire: l'hai voluta la bicicletta... Poi giocherell almeno cos mi sembrava - con la spoletta gigante, muovendola avanti e indietro ritmicamente per un numero determinato di volte, fino a quando emise un fascio di luce blu che avvertii come vibrazione all'altezza del plesso solare. Mi prese uno sturbo. Quella cosa rispondeva alle sollecitazioni di Scandurra, che contraccambi. Dalla sua pancia fuoriusc un budello di luce azzurrina lo vedevo distintamente - che si congiunse con quello proveniente dalla spoletta. I due raggi si fusero per poi estinguersi velocemente. L'aria vibr. Non avevo le traveggole. Scandurra era in contatto con il cosmo e vibrava con le potenze operanti. - Ora, caro Angelo, riporto al suo posto la spolettona. Mi obbedir come un cagnolino. Poi andremo dal maestro dell'Ombra. Attento solo di una cosa: lui ti legge dentro fino alle frattaglie. Sarai di fronte a lui come in un cacatoio pubblico senza porta.
...

USCITA DAL TEMPO Voglio fare di questo racconto qualche cosa di pi. E questo qualche cosa di pi un'altra uscita fuori del tempo. Le Cronache di Atlantide si svolgono nelle tre dimensioni che formano o deformano il nostro concetto del tempo: passato, presente e futuro. Dalla scomparsa del continente atlantideo e relativo incurvamento nel muro del Tempo - arriviamo al passato storico in pieno medioevo templare, fino al '900, dove si allinea e riafferma un vettore di potenza, collegato ai punti di contatto interdimensionali cosmici. Il secolo scorso ha visto assottigliarsi il canale temporale, tanto da presentare una sfida inaudita per l'umanit: andare avanti o scivolare indietro? Avvicinarsi al Varco 2012 o ritornare alla sorgente maledetta? Se dal punto di vista esoterico ci si convince che il tempo in cui ci troviamo la fine di un ciclo, e che niente possiamo contro di lui, nessuna ribellione efficace, perch comunque dovremo arrivare fino in fondo al Kali Yuga, perch scrivere, perch sopravvivere? In alcuni potrebbe subentrare un pessimismo distruttore, quasi una conclusione logica di fronte alla fine. La maggioranza diciamo 'realista', non avrebbe nessun sentore di trovarsi ai margini dell'Apocalisse, potrebbe cos incorrere in un risveglio altrettanto distruttore. La prospettiva del disastro lo stesso nascosta nell'anima di ogni uomo ed bene ricordarlo, non si sfugge. E allora? Colui che sa, che ha coscienza della fine, altrettanto consapevole dell'entrata in un nuovo ciclo e diventa un preparatore del tempo nuovo. Non invito nessuno a seguirmi. Non sono n un politico n un ideologo. Ho la convinzione per che in epoche agoniche come la nostra, sento forte il dovere di scuotere le coscienze, di svegliarle dal loro sonno tecnicoottimista, di provocare una rottura nell'omogeneit, nel pensiero unico. Intanto preparo l'accampamento. SULL'ORLO DEL MONDO Certo, la scadenza epocale che vede la sua apoteosi nel Varco, mi induce a pensare in grande, ai destini dei singoli e dei popoli. Il termine di una fase, di un ciclo della storia dell'umanit, non pu concepirsi con le categorie della ragione. Ci troviamo sull'orlo del mondo, dopo millenni di cammino, dopo spinte e controspinte, nudi, senza soverchie possibilit di interferire sul nostro destino. Ai confini dell'Apocalisse ci attende il venir meno di sogno e realt, divisione e unit,

e tutto ci ci sar imposto. La salvezza ci insegna il maestro - situata nell'energia che scaturisce dall'unione dei contrari. Ma la negazione dell'Ombra si frappone tra i contrari e impedisce il loro matrimonio. La separazione li rende infetti. Redimere gli opposti, il lavoro da fare. alchimia. Il piano chiaro e lineare. Contrastare la diffusione del morbo nero e prepararsi ad accogliere gli esuli, secondo una previsione di Scandurra: L'ONDA-LUCE CHE GOVERNA LE COSE COMINCER A INDEBOLIRSI GI DALLA FINE DEL MILLENNIO, COS COME IL GRANDE TEMPO ESAURIR IL SUO FIUME DI ENERGIA. A QUESTO PUNTO, GLI URANIDI DISCENDERANNO SULLE ROVINE DELLO SPENTO UNIVERSO PER RIPORTARE L'ORDINE. MA NON SARANNO BEN ACCOLTI. GLI EMISSARI DELL'OMBRA AVRANNO ASSORBITO QUASI TUTTA LA LUCE E I POCHI UOMINI RIMASTI INDENNI, DOVRANNO ASSUMERSI IL COMPITO DI ORGANIZZARE LA RESISTENZA.

luned 18 aprile 2011

IUS 37

Aprslude
di Gottfried Benn "Devi saperti immergere, devi imparare, un giorno gioia e un altro giorno obbrobrio, non desistere, andartene non puoi quando mancata allora la sua luce. Durare, aspettare, ora gi a fondo, ora sommerso ed ora ammutolito, strana legge, non sono faville, non soltanto guardati attorno: la natura vuoi fare le sue ciliegie, anche con pochi bocci in aprile le sue merci di frutta le conserva tacitamente fino agli anni buoni.

Nessuno sa dove si nutron le gemme, nessuno sa se mai la corolla fiorisca durare, aspettare, concedersi, oscurarsi, invecchiare, aprslude."

Darest Sharma 5
Esistono mondi e territori segreti di cui si parla solo a bassa voce... Il maestro dell'Ombra? Chi era? Cosa rappresentava? Scandurra con una certa fretta, insolita per lui, torn e mi fece accovacciare e si produsse nel suo numero pi spettacolare sebbene pi misterioso, quello del passaggio attraverso la botola transitoria. Non capivo proprio come diavolo facesse a trovarle dappertutto, eppure riusciva ad alzare un lembo di tessuto cosmico per ogni occasione e necessit. Come aprire un chiusino. Semplicemente. Ci trovammo presso un condotto quadrato, basso e lungo e fievolmente illuminato da quella luce giallognola, che evidentemente era la fonte presente ovunque. Bisognava camminarci strisciando. Lui era silenzioso e malgrado indossasse quel pesante cappottone, filava liscio che era una bellezza. Io un po ' meno, ma mi arrangiavo. Il condotto girava verso destra e cos ci trovammo poco dopo, davanti ad una porta di servizio, metallica e senza maniglia n serratura. - Ora ci vuole attenzione, Angelo. Entreremo nello stanzone del loro maestro. Occhio. Ricordati quello che ti dico sempre. Manda il lumen. Si deve spandere come l'olio quando non sta pi dentro la bottiglia e niente e nessuno potr invitarsi da solo. Mi sembr pure troppo facile l'operazione. Scandurra tocc la porta e questa si apr con uno scatto. Entrammo in quello che secondo il maestro doveva essere lo ' stanzone ', in realt ci trovavamo in una sala circolare, del diametro di almeno 35/40metri, con al centro una colonna trasparente che collegava il soffitto col pavimento, per una altezza di almeno 6metri. Dentro il cilindro fluttuava uno

psicofluido [ sostanze psi che rispondono ad interferenze umane ] ovale di luce azzurra. Non c 'era nessuno oltre a noi. Guardai il mio maestro con espressione interrogativa. Lui mi fece cenno con la mano di attendere paziente. Infatti, poco dopo, dalla parte opposta ecco apparire un montacarichi dal quale uscirono un manipolo di 6 soldati, che con passo marziale si diressero verso di noi attraversando quel grande spazio a pianta circolare, il quartier generale secondo Scandurra. Furono su di noi in poco tempo e ci circondarono. Dalla medesima porta entr colui che in seguito rappresent per il sottoscritto, l'archetipo del maestro oscuro. Presenza e incubo degli anni a venire...

...

Non posso continuare il racconto dell'incontro con l'Ombra in persona, senza prima cimentarmi in una riflessione. Questo perch vediamo ci che conosciamo e pi ampliamo lo spettro della nostra consapevolezza, pi ricordiamo. Scandurra ci esortava: abbiate il coraggio di conoscere per assaggiare! Ecco, dovevamo partire da questo approccio solo apparentemente formale. In realt, Scandurra ci metteva in guardia su di un aspetto fondamentale del cammino che rischiava di essere sottovalutato: quando vi si apriranno i rubinetti mentali, scorrer tanta di quella acqua da inondare il mondo intero. La corrente sar cos forte da travolgervi. Allora non vi potrete permettere di aver paura. Infatti, il maestro non si lamentava tanto per la mancanza di allievi; pochi erano quelli veramente coraggiosi che rimanevano. Non insegnava solo un metodo o un modo di pensare. Le materie oscure erano l'oggetto del conoscere e del suo insegnamento. Poi, ognuno di noi le digeriva come poteva e ne aveva subito contezza quando entrava in pista. Scandurra non ha mai anteposto la teoria alla pratica. Mentre sperimentavamo ci faceva capire cosa stavamo facendo, quali dinamiche, energie, leggi erano in gioco. Le potevamo sentire e mentre esse ci attraversavano le facevamo nostre, erano parte di noi. Per raggiungere questi livelli, era imperativo tirar fuori ogni oncia di coraggio, allontanare ogni titubanza, eludere i fantasmi della nostra memoria bio-storica che lungo il cammino avremmo incontrati. Passando attraverso una botola, durante un IVI (Immersione Varchi Interdimensionali) ci giocavamo veramente tutto. Potevamo uscirne malconci o addirittura fulminati;

lasciarci qualche pezzo di ciccia; subire un 'amnesia parziale o un 'inversione di attese cinetiche permanente. Quindi, non era un giro di giostra e non tutte le pance tenevano il botto. Le mie Cronache, nella loro forma romanzata, potrebbero ingenerare la convinzione di una automatica vittoria delle forze benigne su quelle maligne. La contrapposizione tra potenze creative e ostacolatrici, deve sempre tener conto della dinamica degli opposti, dell'effetto bilancia. Non sempre immediata la lettura delle cose e della realt. A volte una resistenza alle nostre azioni, non per questo motivo totalmente negativa; potrebbe ritardare un evento tragico cos da permetterci una via di fuga. O ancora, da ostacolo divenire prova da superare. Beh, sulla questione del coraggio dipendeva l'intera avventura dell'anonima talenti. Le nostre storie personali diventavano decisive. Come eravamo, la cultura acquisita, l'educazione, la fede, rappresentavano il terreno di scontro, freno o accelerazione della trasformazione. Questione di energia: ognuno aveva la sua, unica, caratteristica, riconoscibile. Se deficitaria, incompleta, limitata, per cambiarla bisognava fare un doppio, un triplo salto mortale. Rovesciarci, strammazzando al suolo ogni volta che la nostra energia personale si scontrava con le prove che Scandurra ci faceva affrontare. Capimmo poco dopo che era questione di ''pancia''. Se riuscivamo a controllare quel calore febbrile che sentivamo dentro e a neutralizzare quel brivido che inchiodava lungo la schiena ogni nostra reazione vitale, tutto diventava facile. Come? Sostituendo la paura tradotta in anti-energia col lumen, l'energia della luce allo stato puro. Immettendo in una stanza oscura la luce rischiarante, avremmo avuto la meglio su qualsiasi fronte ostile.

...

Malgrado fosse ancora lontano, appariva alto. Caspita! La forma era umana, segaligna, camminava lentamente come se avesse difficolt fisiche. Indossava una specie di argentea vestaglia lunga fino a nascondergli i piedi. Ci mise quasi un minuto per raggiungerci. Il volto era quello di una persona malata, scavata dalla sofferenza. I tratti del viso erano duri ma non perversi. Glabro, aveva occhi come fessure che non voleva o poteva aprire di pi. In una lingua a me sconosciuta e indistinguibile si rivolse a Scandurra. La voce era sibilante e frammezzata da

pause asmatiche. Sembrava avere 60anni. Il mio maestro gli rispose in italiano: - Non un dispetto quello di fregarti la spoletta. Mi prendo un minimo vantaggio che poi sai bene, perder. Vorrei solo che capissi quanto casino fai immettendo quel morbo nero anche nel mio mondo. Non riusciresti pi a governare i piani. Mi son dovuto muovere per impedire che qualche fesso dei tuoi, si pappasse il mio amico. Ma li tieni a stecchetta per dieta o non c'hai pi una lira? Accenn ad un sorriso l'Ombra. Loro due avevano un rapporto strano, come se si conoscessero da millenni per giocare una partita a scacchi mai conclusa, senza che nessuno avesse per voglia di terminare il gioco. Ma non era un gioco. Poi, lentamente si diressero verso il montacarichi. Li seguii circondato dalle guardie. Chiss cosa mi credevo. Avevo immaginato botte da orbi, ma evidentemente lo scontro se c'era, non faceva rumore. Quello che avevo definito un montacarichi, era un cubo trasparente di una qualche sostanza tipo plexiglass, 6m per 6m, che si spostava volando nello spazio interno dell'astronave piramidale. Vidi tutta una serie di piani, terrazze immense, hangars, costruzioni sferiche sovrapposte e torri altissime; e un via vai di altri cubi svolazzanti che sembravano guidati da pazzi piloti ubriachi, tanto saettavano veloci, e malgrado questo si sfioravano senza mai toccarsi. Non sentivo il movimento dentro quel taxi alieno. A dirla tutta, non capivo nemmeno chi lo guidasse. Ero abbastanza vicino all'Ombra per avvertirne l'odore metallico e scrutare la sua lunga tunica d'argento riempita di una miriade di segmenti, rette, cerchi piccolissimi, simboli, ma la cosa pi incredibile era che si muovevano come se stessero dentro uno schermo televisivo. Guardare quello strano essere di un altro universo, temutissimo da tutti, insieme a Scandurra, era veramente spiazzante. Il mio maestro si esprimeva in viterbese e il bello era che l'Ombra dimostrava di capirlo perfettamente, sebbene continuasse ad interloquire con il suo idioma alieno. Agganciammo una sede cubica che dava su di un altro tunnel. Vi entrammo e dopo una ventina di passi, una guardia che ci precedeva apr un portone. Uscimmo all'aperto. Ci trovavamo nel bel mezzo della piazza d'armi interna del castello di Darest Sharma. Era mattina presto, l'aria frizzantina ben si gemellava col cielo terso; un brivido freddo mi gel il sangue.

luned 23 maggio 2011

IUS 38

Le mura apparivano pi alte di come le ricordassi. Il senso di impotenza nel trovarmi l, fu forte. Non avrei dovuto provarlo, eppure mi sentii fragile in quel contesto cos immenso, alieno, dove camminavamo a fianco di una potenza oscura inimmaginabile. Non capivo. Era considerato il nemico di quell'universo, un pericolo per tutti gli abitanti di Deya. Il nostro pi temibile avversario. Invece che succedeva? Scandurra dialogava e scherzava tranquillamente con lui. Certo, aveva sabotato l'aeronave, tuttavia sembrava tutto cos surreale. Mi ricordava le gesta dei cavalieri Templari che di giorno combattevano ferocemente contro i saraceni e poi, di notte, i rispettivi stati maggiori si riunivano a discutere di metafisica e geopolitica. Come i ladri di Pisa. Il giorno litigavano e di notte andavano a rubare insieme. Un soldato dell'Ombra si avvicin, porgendo al suo capo con deferenza assoluta una brocca rossomarrone. Lui la pass a Scandurra che la avvicin alla bocca e ne bevve il contenuto, poi tocc a me. Pesava ed era ruvida. Conteneva dell'acqua. - Bevila Angelo, acqua di stelle, distillato di guazza cosmica. La bevvi. Frizzante, fresca, saporita e leggerissima. Ecco, non ne sentivo il peso sul palato. Acqua. Gi. Ma gli effetti dopo qualche secondo non erano quelli di una gazzosa. Certo che no. La testa cominciava a girarmi come una trottola. Poi,

avvertii una bella scarica elettrica che mi rimise in tono. Cacchio, un toccasana corroborante. Strano: avevo la sensazione di essere riempito d'acqua dalla testa ai piedi. - Dobbiamo recarci di nuovo a Deya. Cose grosse in vista, Angelo. Vedrai in prima fila come muore un mondo. - Quale mondo? - Il nostro. Scandurra con quel suo modo di raccontare le cose pi incredibili come se stesse elencando la lista della spesa, mi rimise in agitazione. Del resto stavamo in trincea, sebbene non comprendevo bene contro chi combattevamo. Intanto l'Ombra si era dileguata, forse questo era il termine giusto, o pi semplicemente non me ne ero accorto. Il maestro mi fece cenno di seguirlo al centro della piazza d'armi. L, sarebbe atterrata l'aeronave che ci avrebbe condotti alla citt-labirinto. Percepii una pressione sulla testa. Ed ecco atterrare una specie di vascello senza vele ed alberi, che per il resto sembrava dover salpare da qualche porto marino. Ricorreva, evidentemente, in quell'universo la forma 'a nave' per le astronavi. La forma rivela la funzione. In fondo si navigava sempre. Una passerella come una lingua ci permise di salire a bordo. Due militari ci fecero accomodare in una stanza quadrata, di simil-legno con una simil-finestra che occupava tutte le pareti e che ci permetteva di ammirare il paesaggio. La televisione a pannelli era cos realistica da farci sembrare di stare all'aperto, sul ponte della nave. La giornata era splendida, i boschetti si alternavano ai laghi e alle colline, come in un plastico ideale. - Scandurra, non riesco a capacitarmi. Ma con chi stiamo? L'Ombra un demonio da tenersi alla larga o dobbiamo farci pace? - Negoziare, innanzitutto. Romperci a vicenda il c*** non aiuter nessuno. Non sappiamo tutti gli esiti delle nostre azioni. Siamo legati a tutti e a tutto, in una rete intrigata. L'Ombra? potente, eccome, ha mire di dominio, certo, ma c'ha un codice pure lui. Non lo stesso degli altri popoli, comunque ci si pu mettere in equilibrio. Un peso noi e un peso lui. Bilanciare, s, questo dobbiamo fare. Qui non dobbiamo fare la gara a chi ce lo ha pi grosso, come spesso accade sulla Terra

anche tra i pi inteligentoni. Bilanciare i contrari. - Mi sembra di aver capito che andiamo a vedere come muore la nostra Terra? Allora non ci ritorniamo pi? Ma come? - Non cosa di adesso, sebbene da millenni il Tempo ha iniziato a scorrere pi in fretta. Cos ci siamo avvicinati al suo esaurimento. L'inverno dell'anno 2012 sar particolarmente caldo. - Maestro, vorrei comprendere cosa intendi per fine del mondo. Le religioni annunciano delle cose, la scienza dice altro ancora. In base a cosa si crede... - Angelino mio, credo che sia giunto il momento di chiarire o di velare. Se ci troviamo qui pure per vedere come andranno le cose. L'umanit e la natura sono legati allo stesso destino. - Quale destino, Scandurra? - Si trasformeranno entrambi in luce e pura forma. Non sar per un fatto meccanico. Dall'ordine dentro di me dipende quello del mondo attorno a me. Se divento pura e infinita luce, la materia che mi circonda muter allo stesso modo. - Come posso diventare pura luce? - Il tuo carattere dar forma al tuo destino. Se porti la lunghezza d'onda del tuo cuore verso l'alto, la vibrazione, la frequenza si riduce in basso, questo processo risuona nella natura tutta. - Se pecco, quindi... - Ah, i peccati. Dipende. Essi ti ispessiscono a volte e cos rendono pi erta la realt. Disfunzioni nell'ordine delle cose. Dalla luce provengono i migliori frutti. Cio, sono le cose buone, vere, giuste. la Vita, quella con la vi maiuscola. Tu mi chiedevi ragione sulla mia, diciamo, amicizia con l'Ombra. Ebbene, solo se separi la luce dalla tenebra, cio se capi [spicchi] il frutto dalla buccia, possibile che tutti e due risorgano nel seme. Tu, io, tutti, il frutto e il guscio, saranno riuniti, riassorbiti nell'origine comune: il seme. Per giungere a tale immane impresa, non spegnere mai il lumen. Esso deve divampare, come fuoco. All'inizio fumoso. Progressivamente, da fumoso diverr lucente, come progressivamente l'anima da acquosa diventer oliata. - Qual' il modo migliore, la tecnica per raggiungere questo stato? - Devi diventare come il mormorio dell'acqua viva di sorgente. Come il movimento

delle foglie di un albero pennellato dal venticello d'estate. Adesso divento pure poeta, stai a vedere. Vivi scorrevolmente. Questo pregare. Questa purificazione. Scorri dalla pancia, non dal cervello. L'acqua di vita deve emergere dal plesso solare. la presenza. Falla sgorgare dal cuore, dalle viscere. - Maestro, se dovr affrontare dei pericoli effettivi? - Tutto ha una forza, o la afferri o la eviti, perch contrastarla? Atterrammo su di una piattaforma circolare, posta sul fianco di un palazzo altissimo, in pieno stile gotico sembrava il Duomo di Milano - nel bel mezzo di Deya. Ci fecero scendere e poi entrare in una stanza legnometallo e tutto il palazzo cominci a muoversi. - Grazie all'acqua stellare, non sentiremo la velocit di entrata nei piani interni. Ci schiaccerebbe altrimenti. - Ma come mai tutto lo stabile a muoversi? E poi, perch non usare le nostre spolette? - A loro piace fare le cose in grande. Noi abbiamo la bottega a Viterbo come interscalo. Quando sei invitato, bisogna rispettare le consuetudini della casa... a volte. Eh, eh, eh... - Ci faranno vedere la nostra terra come finir? - No. Soltanto gli ultimi battiti della Via Lattea, prima di spostarsi...

mercoled 15 giugno 2011

IUS 39

(DEYA)

- Perch collaborano con noi? Perch si fidano cos tanto da farci vedere la fine del nostro mondo? O ci vogliono fregare per indurci a cambiare il futuro gi scritto? - Il mondo non finir, Angelo, credimi. Si sposter soltanto. Loro non si fidano di noi n ci sono alleati. In questa guerra cosmica il nemico non sempre quello che ci sta di fronte, quindi raccogliamo le forze e partecipiamo insieme agli eventi grandiosi che riguarderanno tutti i popoli degli universi, pur mantenendo le nostre posizioni e ragioni. Qui non uccidono l'avversario, magari se lo mangiano per ... beh a loro interessa incasinare le nostre manovre. Fregarci una spoletta che ritengono pi utile di altre. Rubarci informazioni su questo o quello... sono stranetti, Angelo, non ragionano come noi, quando ragioniamo... ma non per questo sono stupidamente cattivi. Diffondono il morbo perch magari sbrirciando sui possibili futuri leggono tracce che gli suggeriscono che il male minore la morte di migliaia

di cristiani per evitare il peggio. Hanno la capacit di prevedere disastri, cataclismi, fine di mondi, leggono le tracce del movimento del Tempo e del Kaos e per questo la sanno lunga. - Si sostituiscono a Dio, cacchio. - Angelo Angelo, ci sono cose pi complicate, diverse da quello che ci raccontano sulla terra. Dio? Chi ha creato tutto, ha messo a disposizione ogni cosa. C' chi si prende la potenza senza chiedere il permesso, chi non la prende per paura di commettere un peccato, chi nemmeno ci fa caso che c' tutto questa roba a disposizione. Noi non ci prendiamo niente, noi sappiamo abbastanza per farne buon uso e poi bilanciamo tutte le energie in gioco. Abbiamo bisogno anche dei cosiddetti cattivi cos come loro hanno bisogno di noi. Perfino gli artefici, gli ingegneri cosmici che hanno costruito le botole tra universi, non hanno potuto fare a meno dell'aiuto di chi li ha traditi. Giuda era l'uomo che portava la borsa, ossia la conoscenza e sapeva quel che faceva, sebbene fosse infame il suo gesto. Alla fine i contrari si riuniscono. Ma i carnefici non vivranno mai assieme alle loro vittime in qualche paradiso inventato dai preti. C' sempre un codice da rispettare, pure tra opposti. Chi sgarra paga sempre e comunque. Giuda era una superspia in grado di leggere i tracciati temporali. Riusc a sconfiggere il Sinedrio illudendoli che se avesse consegnato nelle mani della giustizia il Cristo, la sua azione sarebbe stata ridotta e dimenticata. Agli occhi del mondo, Giuda sarebbe lo stesso passato come il traditore di sempre. Da quel momento, invece, iniziato tutto. Non mi accorsi della fine corsa. I sei soldati dell'Ombra ci scortarono fuori dalla stanza e ci trovammo dentro un tunnel lunghissimo, pieno di condotti e cavi, sporco di fango e detriti, malamente illuminato da lampade schermate blu. I militi ci precedevano con passo veloce e io stentavo a stargli dietro, mentre Scandurra sembrava pienamente a suo agio in quella fogna. La puzza di escrementi era ai limiti del sopportabile e ci rendeva ulteriormente curiosa la situazione. Gi, perch mi ero immaginato ampi saloni pieni di schermi o chiss cosa altro; macchinari, scale mobili. Insomma, lo scenario era bel lontano da qualsiasi previsione. Chiesi a bassa voce che diavolo di posto fosse quello in cui ci trovavamo. Il maestro ridacchi.

- Vuoi conoscere le fondamenta di Babilonia? Vuoi sbirciare oltre le mura del Tempo? Dovrai sempre passare dalle fogne dei mondi. Ci troviamo nei condotti di Deya, dove tutto riposa stagna muore sopravvive strilla trapassa fonde e ritorna come prima. Guardati soltanto da quei topacci neri. Spuntano all'improvviso e azzannano le palle dei malcapitati. Se ti mozzicano non mollano pi. Io li chiamo rosicapalle. Brutte bestie, certo, ma che vuoi... pure loro tengono famiglia. - Ah! Pure. Misi in allarme tutti i sensi, soprattutto accesi il bagliore. Continuavo a non capire. I condotti, il Tempo, Babilonia. Il tunnel devi ad un certo punto verso sinistra. Stesso spettacolo. Intrigo di fili, tubi e merda in quantit industriale. Poco distante dai soldati una cosa, una bestia scura delle dimensioni di un cane di taglia media scapp fuori dalla melma e si diresse velocissima verso il primo. Scandurra emise un suono basso e poi un altro stridulo e il rosicapalle sgattaiol non conosco un verbo per il topo verso il soffitto del condotto per poi imbucarsi in un pertugio che non avevo notato prima. Il capo del manipolo ringrazi il mio maestro in un italiano stentato ma comprensibile. Ma il pericolo non era ancora finito. A circa cinquanta metri, un branco di quelle bestiacce si dirigeva con passo di carica verso di noi. Caspita, da dove erano sbucati? Guardai con speranza Scandurra. I soldati si fermarono e seppur armati rimasero come bloccati. Forse non potevano far fuoco dentro quel condotto e si girarono anch'essi speranzosi verso il maestro. Evidentemente ne conoscevano le doti, non lo so, ma non c'era molto tempo da perdere. Allora il fruttarolo di Viterbo si fece strada tra i soldati e fece un cenno con la mano di accucciarci. Una scarica elettrica azzurroverde luminescente, un suono di basso profondo e via. Ci trovammo tutti carponi in un altro tunnel, sempre maleodorante ma libero da ospiti indesiderati. Scandurra aveva aperto e chiuso una botola occasionale, di quelle che trovava sempre e comunque.
...

1. A proposito della capacit speciale di Scandurra di attraversare o, come direbbe lui, di scivolare da un posto ad un altro violando i limiti di spazio tempo ed energia, credo meriti qualche approfondimento. Sar non di poco conto tentare di

racimolare piccoli elementi per poi inserirli in una qualche inquadratura concettuale. Non sono in grado, per la verit, di elaborare un teorema generale che includa il meraviglioso. Forse non proprio possibile circoscrivere ci che non pu essere legato. Carpisco qualche frammento qui e l dalle imprese del maestro e da quanto mi concede. Non posso nemmeno pretendere di usare i parametri della ragione per cose che vanno oltre ogni ragione umana. Blaise Pascal a tale proposito ci ricordava che il cuore ha ragioni che la ragione non conosce. Persino sui foglietti acclusi nei cioccolatini Baci Perugina, si trova questa massima fondamentale, sebbene usata in ambito sentimentale. La Realt, quella immensa, non pu essere inclusa da nessuna teoria esauriente. Ci confidava Scandurra che a volte riusciva a far cose che andavano ben oltre i suoi mezzi. Ci riusciva e basta. Era l'intuizione, l'illimitata sapienza racchiusa nel non sapere. E per quanto riguarda lo strumento principe delle immersione nei varchi interdimensionali, la spoletta, beh, le notizie su di essa non erano mai esaurienti. Scoprivamo sempre qualcosa di nuovo sulle sue caratteristiche e significati. Ogni spoletta un mondo a s. un p come guardare dal buco della serratura di una stanza contigua con leggi e situazioni uniche. Dal buco della serratura si vede la Natura in tutta la sua vastit e meraviglia, perch il buco nella Porta di Giano, la quale non immette in una stanza vicina, ma nellaltra met della stanza intera della manifestazione materiale, di cui la nostra mezza stanza quella del mondo sensibile. LUniverso bilocale. C' un filo dal quale possibile riaggomitolare gli eventi. 2. Entriamo proprio nel cuore della missione. Del senso ultimo della nostra storia. In quegli anni Settanta di apprendistato e di consapevolezza crescente al seguito di un maestro insolito, forse unico, sicuramente sconosciuto; in quegli anni di rivoluzione underground vera o presunta che divampava in tutto il mondo, da una bottega di 'frutta e verdura', in quel di Viterbo, avvenivano trasformazioni. Le informazioni che stavamo mano a mano acquisendo, non potevamo capire fino in fondo quanto valessero, quanto potessero tornarci utili. Era un impresa ardua ricucire tutti i dati in una trama leggibile. L'anonima talenti si stava formando nostro malgrado. Le esperienze dei singoli erano patrimonio di tutti. Un passo che facevo

io, portava avanti tutti e cos era per gli altri. Un fascio di forze benigne nei gangli del sistema dei mondi. Non era soltanto la nostra terra ad essere schiava di potenze occulte. Certe trame coinvolgevano tutti gli universi. Uno spiraglio di luce acceso quaggi, riverberava ovunque. La responsabilit delle scelte che ogni uomo portato a fare, enorme. Oltre ogni immaginazione. Pochi se ne rendono effettivamente conto. 3. I tempi ultimi che stiamo vivendo, non sono la continuazione scalare dei precedenti: come una linea retta che proceda stancamente verso chiss quale futuro. No, la cesura epocale ci nasconde impreviste manifestazioni, macrocosmiche e individuali. Il futuro rimanente si insinua nei nostri sogni come se la mente, di notte, compisse ricognizioni lungo la quarta dimensione. Come si insinua? Con un segnale che ci avverte anche in pieno assetto diurno della coscienza, malgrado ci troviamo risucchiati dalle correnti samsariche, dal contingente, dal transitorio. Un segnale imperioso, un richiamo, che irrompe dal profondo e si modula in svariate maniere, la pi tenue delle quali rappresentata dal presentimento immotivato che 'qualcosa sta per succedere'. Non tutti i presentimenti hanno valore precognitivo; ma in molti casi la correlazione con l'evento epocale della fine dell'anno 2012 innegabile. Non mi sorprende se a fronte di tali fenomeni insoliti, metapsichici, l'establishment culturale irridente e scettico. Del resto ostile ad ogni pensiero innovatore, tanto pi se noi, 'fuori dal coro', sosteniamo che il futuro spiega il passato. Cosa volete che pensino i depositari della scienza ufficiale sulle crisi di angoscia e paura che assalgono moltissime persone e che riguardano la fine di un mondo: fobie, nevrosi, fughe dalla realt, sarebbero le diagnosi. C' uno stretto rapporto tra nevrosi e premonizioni. Se da qualche parte tuona da un'altra lampeggia. Il futuro di ciascuno di noi registrato nelle profondit della coscienza. Lo sperimentiano ogni giorno. La vita stessa formata in buona parte di contatti con la realt futura, spesso sono contatti furtivi, sovente inavvertiti. la mente cosciente che tende a difendersi e li mette fuori legge. Se cos non fosse, il presente e il futuro tenderebbero ad accavallarsi disordinatamente anche sul nostro schermo mentale diurno, e non sarebbe l'ideale per condurre la propria esistenza in un mondo a tre

dimensioni, dove il tempo viene vissuto istante per istante, mentre l'attenzione si focalizza in continuazione sul mondo circostante e su ci che esso pretende da noi che si faccia. Alla luce della problematica extrasensoriale inevitabile adottare un antico e quanto mai attuale concetto magico, secondo cui noi viviamo due vite in parallelo. Una sul piano tridimensionale e terrestre, dove tutto appare soggetto alla legge di causalit e condizionato dalle localizzazioni e limitazioni spazio-temporali. Un'altra che si dispiega nelle dimensioni superiori dell'universo, le quali sono inaccessibili alla mente cosciente e si sottraggono per loro stessa natura a quelle limitazioni. Quel tipo di realt superiore si inserisce ogni tanto nella nostra; e quando si inserisce, detta legge.
...

La puzza che emanava quel luogo era veramente insopportabile. E proprio per questo motivo i soldati avevano indossato delle mascherine trasparenti che gli coprivano bocca e naso. Ci feci caso soltanto in quel frangente. E noi? Ci dovevamo sorbire quei miasmi fetenti, forse pure tossici? Scandurra intu il mio reclamo. - Respira profondamente tutta la puzza del posto, fa bene per l'asma. - Ma io non soffro di asma. - E se un giorno ti dovesse venire? Mi sfotteva come al solito. Perch non sfruttavamo i poteri di trasferimento istantaneo del maestro per spostarci senza il rischio di incontrare pericoli? Me lo chiedevo spesso, ma sarebbe stato inutile pretendere una sua risposta. Intanto il tragitto incominciava a farsi sentire sulle gambe. Mi dolevano gli stinchi. Eppure credevo di essere allenato; mi ritenevo un discreto sportivo, ma sembrava che in quella dimensione andassero riviste pure le certezze acquisite. Improvvisamente ebbi la curiosa sensazione che qualcuno ci seguisse. Paranoia frutto di anomalie magnetiche? Eppure... dovevo urgentemente voltarmi e cos feci. A non pi di 40/50metri, un tizio effettivamente ci seguiva senza produrre alcun

rumore. Sottovoce avvertii Scandurra di quella presenza. Lui mi sussurr che avevo fatto un buon lavoro accendendo i sensi, per il resto non mi dovevo preoccupare, ch la strada era di tutti. Cominciai a respirare affannosamente quando i soldati si fermarono. Il condotto ebbe come uno scossone per poi inclinarsi di 45gradi verso destra. Non avvertimmo per la pendenza: eravamo tutt'uno con l'ambiente che ci conteneva. Poi, ebbi la sensazione che tutto ruotasse lentamente di 90gradi verso sinistra. Sembrava essersi stabilizzato il tutto. Un rivolo di sangue usc dal mio orecchio destro e mi col gi fino al collo. Mi spaventai, ovviamente. Il maestro mi prest il suo fazzoletto; somigliava a quello di un carrozziere dopo una giornata di lavoro. - Ma sporco, Scandurra. Mi verr un infezione. - Quello che non strozza ingrassa. Cercai un lembo pulito, invano, e mi detersi il sangue. I soldati nel frattempo ci avevano circondati assumendo una posizione di protezione. Non riuscivo ad immaginare cosa dovevo aspettarmi. O chi ci avrebbe raggiunti? Le lampade cominciarono a pulsare ad intermittenza, per poi cambiar di colore: giallo, verde, rosso, azzurro, blu. Ad ogni colore si univa un suono diverso. Poi, il silenzio e il buio. Non pi di 30secondi e si apr sopra di noi il soffitto e fummo elevati verso l'esterno, verso un cielo al tramonto, rosa rosso viola. Ci trovavamo su di una piattaforma circolare posta sopra un pinnacolo altissimo, forse di 10km.. Un forte vento freddo ci colp senza ritegno. Il panorama cieloterra era grandioso. Cime altissime di montagne blu e rosso ci circondavano imperiose e noi stessi poggiavamo su di un rilievo non meno eminente. Non vi erano segni viventi espliciti ma poi comparvero a ore tre, due grandi stelle affiancate, splendenti, che sembravano aspettarci chiss da quanto. Non erano per finite le sorprese. Nell'aria c'era un non so ch di strano, un senso di attesa imminente. Di cosa? Non riuscivo a figurarmi niente di possibile, in quell'universo incredibile. - Angelo, registra tutto quello che vedrai. Quando sarai un uomo maturo, dovrai parlarne a chi sar in grado di ascoltare su quanto vedrai da adesso in poi. Poco importa se ti crederanno. Conta ri-trasmettere l'energia scaturita dalle fondamenta

del cosmo. Si destinati a cose non riconoscibili subito, ma tempo verr che tutto sar pi chiaro, evidente. Sarebbe meglio che gli uomini facessero un atto di fede per riconoscere la verit. Credere per conoscere. Predisporsi internamente. Aprire la porta. Poich ci che avverr non attender i ritardatari. Te e gli amici della talenti, sarete chiamati ad un lavoro sottotraccia, cio quello di ripristinare il ponte sulla Via Lattea, di modo ch la gente far provvista di vastit.

mercoled 6 luglio 2011

IUS 40

Contemplando quella magnifica natura, mi lasciai condurre dal fiume dei miei pensieri; meditazioni su svelamenti. Non esiste un solo universo, e quello che vediamo non il pi importante. Ho scoperto cosa c dietro il visibile, linvisibile, laltro sole... lo spazio contenuto nel Pensiero. Con i viaggi cosmici scoprivo linfinito nelle cose. Perch la vera mistica non che lo straordinario dell'ordinario. Il reale molto di pi di quello che i nostri sensi possono percepire. Il miracolo alla radice delle cose, lessere stesso di ci che siamo e di ci che ci circonda. Scandurra mi dimostrava ad ogni occasione che il sovrannaturale implicito nel naturale. Noi troviamo la vita al suo pi alto grado dintensit. Siamo alchimisti perch purifichiamo la terra col nostro corpo. Noi viviamo ogni istante l'esperienza d'un Universo la cui immensit, mediante l'alchimia dei nostri sensi e della nostra ragione, si raccoglie sempre pi semplicemente in ciascuno di noi. Non da tutti percepita coscientemente, ma comunque vissuta, registrata, interiorizzata. Anche il nostro corpo tessuto di immensit, attraversato da linee epidermiche, strade connesse all'infinito. Parti di un tutto. Si stabilisce sin dall'inizio un vincolo organico tra il Divino e ogni uomo. Il decadimento dei mondi e dell'asse strutturale

ontologico poi, attenuer tale rapporto, ma non potr mai essere reciso, perch noi esseri viventi siamo penetrati nell'Universo da una porta sovrannaturale. Scandurra direbbe che l'umanit cos come la conosciamo e tutte le civilt extraterrestri, sono apparse da un numero consistente di botole, athanor cosmici al servizio di fabbricanti d'universi. Le botole, ma cosa sono in realt? Sono punti di transito che possono essere paragonati ai cambiamenti di stato (solido, liquido, vapore) dei corpi fisici. Quando la superficie si riduce a un punto, il solido cede, il liquido bolle. Sarebbe come dire che al punto critico di una curva geometrica si produce una reazione chimica, l'intensificazione di un colore produce l'energia elettrica, ecc. La sfera intera delle cose si trova ad avere la propriet essenziale di contrarsi poco a poco sul suo centro, per avvicinamento sempre pi riflesso degli elementi [centri] che la compongono. L'Universo si completa in una sintesi di centri, in conformit perfetta con la legge dell'Unione. Scandurra era l'icona di questa legge, difatti cercava, quando accoglieva qualcuno nella sua bottega magica, di farsi vuoto, di non interporsi, di aprirsi simultaneamente allaltro e al Divino. Quello che compresi e feci mio dopo che, per arrivare a questo doppio vuoto, bisogna aver raggiunto la preghiera spontanea che non si separa pi dal respiro e dal battito del cuore.. Allora luomo non prega pi, egli preghiera, in lui si formula la celebrazione delluniverso, egli diviene sullaltare del cuore, il ponte del mondo. Tutto riempito di luce. Su quell'altissimo pinnacolo stava per accadere qualcosa di grande e, tanto per cambiare, mi sentivo inadeguato. Qualunque esperienza si possa fare, non arriveremo mai a comprendere interamente il concetto di immortale, che domina i cieli, le stelle e i pianeti, le tempeste elettroniche e termonucleari, gli orrori e gli incanti della Natura. Lass, in prima fila cresceva in me il desiderio di eterno, di immortale. Eppure ero agitato, inquieto. Stavo per compiere un viaggio sino ai limiti del creato, del tempo e dello spazio. Certamente ci sarebbe voluta una penna ben pi agile e immaginifica di quella mia, per descrivere le sensazioni sovrumane che avrei provato. Ma i grandi eventi sembrano capitare ai dilettanti volenterosi... Ogni cosa che vidi rimase impressa a fuoco nella mia giovane anima, sebbene le parole non riusciranno mai a descrivere compiutamente quanto da me vissuto.

Fissavo smarrito quel panorama, mi confondevo con esso. La coppia di stelle luminosissime si avvicinava decisamente alla nostra postazione. Mentre le osservavo concentrato, con la coda dell'occhio feci caso di sfuggita ad un fatto che la mia mente non poteva, non voleva accettare. D'un tratto, delle onde mostruose stavano sormontando le montagne tutt'intorno a noi. Dapprima sembrava un ammasso di nuvole, poi si faceva sempre pi evidente un'onda immane che scavalc le cime montane. Il paesaggio mutava velocemente. Ebbi un moto di terror panico. Cercai il braccio di Scandurra. Non riuscivo nemmeno ad emettere un suono. Il cielo divent nuvoloso e l'onda-oceano copr tutta la valle in un batter d'occhio a velocit altissima, fino ad infrangersi di poco sotto la piattaforma della torre. Il mare era mosso, agitato da enormi cavalloni che per rallentavano curiosamente, rasentando il bordo del piano dove ci trovavamo, senza sommergerci. Spumeggiavano, ci incalzavano, ma c'era qualcosa che li frenava, solo alcuni schizzi freddi ci colpivano. L'aria s'era fatta pregna di acqua salsoiodica polverizzata. Stavamo in mezzo ad un mare grigioazzurro. Impressionante il rombo sordo di quella massa d'acqua, come un maglio mi colpiva al plesso solare. Il maestro mi strinse il polso e ne ebbi un giovamento immediato di elettricit diffusa in tutto il corpo. Di fronte a certe cose emergeva la mia vulnerabilit, la mia debolezza. Le stelle si avvicinavano sempre pi verso la nostra direzione. E cos vidi due lance volanti, che emettevano quel bagliore accecante. S, due barche leggere che sfiorarono agilmente la superficie delle acque, come se nulla fosse. A bordo di ogni lancia vi erano due esseri misteriosi in piedi, che ci guardavano. Il cuore mi batteva forte e la mia coscienza si accorciava in un punto piccolo piccolo. A pochi metri da noi, sospesi sulle acque, stavano quattro esseri rivestiti d'una succinta tunica rosso cupo, che lasciava vedere le gambe nude e senza maniche, stretta ai fianchi da una cintura colore dell'olivo. Giovani, dalle sembianze umane, portavano un berretto nero, che sulla fronte si apriva a raggiera e si ripiegava sulla nuca. Con mia evidente sorpresa, uno di loro mi parl in italiano o almeno cos intesi. - Rasserenati come la nuova veste che ti ricopre! Guardai i miei vestiti e con meraviglia mi vidi addosso una tunica blu. Dove erano

andati a finire i miei vestiti? Vivevo un'allucinazione? O cosa? - il tuo corpo sidereo mi fece Scandurra rassicurante ora stai percependo questo tuo nuovo stato. - Ma chi sono? Angeli? - Uranidi, per la precisione, soltanto uranidi mi corresse il maestro. L'essere che mi aveva parlato fece un gesto universale per invitarmi a bordo della piccola barca. In maniera dapprima maldestra poi, quasi con naturalezza, spiccai un salto ed entrai nella lancia luminosa. Non sentii paura n disorientamento. - Approderemo oltre la linea dei mondi, per meglio vedere i tempi che verranno. Quasi li sfioravo. Erano alti 190cm o poco pi. Avevano una pelle luminosa e bianca. Letteralmente bianca. Profumavano di cose belle, anche se non saprei dire quali. Bello l'aspetto, dolce l'atteggiamento. Erano angeli? - Riferirai agli uomini. Comunque pochi ascolteranno. Altri navigatori prima di te, hanno visto e riferito. Ti scambieranno per folle o per profeta, l'ennesimo. Siamo esseri provenienti da altri mondi, fatti di forma che governa l'energia, come te. Quelle frasi mi rinfrancarano. Anche se non erano angeli, sicuramente mi trovavo di fronte ad esseri cos progrediti da sembrarlo. Uranidi, secondo Scandurra. Balbettai non so quali parole. Pochi istanti dopo, mentre tentavo di porre qualche domanda, la lancia si oscur. All'improvviso l'oscurit fu rotta da due linee abbaglianti, che sfrecciavano fino all'infinito, dove pareva si congiungessero in un cerchio potentissimo, che diffondeva fasci di luce dai riflessi d'oro. Le linee partivano dalla nostra navetta sulla quale mi trovavo. Essa per aveva perduto ogni luminosit; ma correva velocemente e sicura sulle acque in tempesta, tutto superando, tutto vincendo. Dove mi avrebbero condotto gli uranidi? Il mistero avvolgeva la mia vita. Cosa mi avrebbe riservato il destino? - L'atlantideo ha formato una forte gena nel corso degli anni. Hai molto tempo

davanti per crescere. Prima di te, altri della talenti si sono immersi nei varchi. Hanno veduto quello che verr. Saprai descrivere, trasmettere e trasformare la gente che ti seguir? un peso conoscere, a volte acceca, perci gli umani spesso chiudono gli occhi. Ascoltavo sbalordito. Mi trovavo con esseri cosmici elevatissimi. Sembravano divinit greche o ind. Eppure erano come me, come ogni altro essere umano della Terra. Ogni vivente possiede un'essenza, ci che ci accomuna tutti. Osservai meglio la lancia che mi trasportava. Sembrava pi una tavola come quella usata dagli sportivi californiani per cavalcare le onde dell'oceano. Il suo colore era celeste chiaro. La sua base era piana ma semitrasparente. Uno strato, tipo silicone o gomma, lasciava intravedere intricati geroglifici sottostanti. Non capivo come facessero a guidare la navetta. N comprendevo come potessi stare in piedi, dritto, senza alcuna fatica e senza avvertire la gravit e la forte accelerazione. Incominciammo ad allontanarci dalle acque, e mi sentii ad un tratto come trasportato da una forza sovrumana che mi attraeva. Salivamo a velocit pazzesca. Stavamo lasciando Deya. In quell'universo, gli astri e i pianeti li avvertivo vicinissimi, li vedevo in movimento e la mia mente comprendeva, cos naturalmente, come le varie forze, sviluppantisi dai movimenti impressi loro dal Creatore, generassero altre forze, che con i loro contrasti, tenevano sospesi i corpi celesti. Ogni sole o pianeta che incontravamo, emetteva un suono. Guardavo e ascoltavo. Mi commossi. L'infinito azzurro, seminato di astri, mi attraversava. Poi, una domanda scema mi distolse. Come facevo a respirare nello spazio? Lo percorravamo sopra una tavola non pi grande di una barca, scoperta, e respiravamo senza problemi. Mi spaventai. Notarono la mia paura, evidentemente. L'altro che non aveva ancora parlato, sorrise e appoggi la sua mano sulla mia spalla. Provai un tepore strano ma positivo. Gli chiesi quale fosse il suo nome, se poteva dirmelo. - Bina, il mio nome. Mio fratello Saril-Da. Gli altri due si chiamano Tion-De e Far. Abbiamo visitato gi la tua terra ed bella. Voi siete cos estremi nel sentire e nell'agire. Ho conosciuto degli uomini e delle donne. Ho apprezzato le vostre speranze, compreso le vostre paure. Attendete un segno dal cielo perch la vostra

epoca cos povera di futuro. Ma perdonami, tu volevi farmi anche un'altra domanda. Non posso fare a meno di sentirla dentro di te, ma per rispetto rivolgo altrove il mio fuoco. - Bina, volevo chiederti come facciamo a muoverci sopra questa tavola e, poi, beh io respiro pur trovandomi nello spazio. Come possibile questo? - Vuoi che ti sveli i misteri degli uranidi, cos come ci chiama Scandurra? Non abbiamo divieti n limitiamo la conoscenza a pochi prescelti. Abbiamo donato tutto a tutti negli universi in cui siamo stati, e ognuno ha preso secondo possibilit e fine. Non si pu riempire una brocca pi della sua capacit, e la sua misura sempre quella giusta. Talvolta gli esseri dei mondi terreni non hanno cognizione della loro grandezza ma nemmeno della loro finitudine. Ah! Vuoi sapere come ci muoviamo. Conosci di massima come certe civilt costruiscono le loro navi stellari, come scivolano tra i varchi. Alcune usano elementi naturali seppur trasformati, altre ancora, poche per la verit, hanno raggiunto livelli insuperati. Parlo di materia binomiale, filosofale direbbe Scandurra. Ora tu ti trovi sulla prima navicella interdimensionale costruita dagli ingegneri cosmici. Viene descritta nei libri sacri di tutti i popoli. Non immateriale come tu puoi ben vedere, eppure il suo stato sottile. Ha due facce, esterna e interna. indistruttibile, pu essere durissima ma anche fluida. La guida semplice: c' un rapporto d'ordine cosmobiologico che collega la navicella al suo pilota. Attraversa i varchi tra dimensioni, perch in grado di farsi attraversare da essi. Non in vendita, per. Battuta regolare. Si fece una gran risata e questo me lo rese umano. - Ma allora la Bibbia sarebbe una cronaca che descrive i vostri viaggi nel nostro mondo? - Tutte le religioni hanno origine da un'accadimento speciale: una interferenza terra-cosmo. I racconti sulle origini delle civilt, sono descrizioni puntuali di questi contatti. Vanno per distinte le gerarchie tra i celesti e noi. Entrambi abbiamo comunque assolto a dei compiti elevati per il bene dell'umanit. Noi siamo fatti come voi, forma ed energia, i celesti, invece, sono pura energia. Poi ci sono gli oscuri e come ben sai, perseguono la distruzione dei mondi. Anch'essi si dividono in due manifestazioni, evanescenti e densi. Gli oscuri, diciamo, pi densi hanno stabilito alleanze con i titani provenienti dal sottomondo.

Gli altri hanno scelto di colonizzare l'anima degli uomini e di deviarne il cammino. Ero tutto preso ad ascoltare Bina che non mi resi conto che ci stavamo avvicinando all'emisfero della Luna avvolto nella notte. La riconobbi facilmente perch intravidi la nostra Terra, azzurra e bellissima, sospesa sull'orizzonte del satellite. Insomma, avevamo attraversato un altro universo per ritornare dalle mie parti. E senza passare dagli scali. Rimasi interdetto, ma non cercai risposte subito, attesi gli eventi. Mi si offr allo sguardo un paesaggio grigio, eppure interessante. Crateri qua e l d'ogni grandezza, catene di montagne e pianure, si delineavano nitide in quel sereno tempestato di stelle. Ma quello che vidi mentre ci avvicinavamo ad un gigantesco cratere, fu qualcosa di stupefacente. Mai e poi mai mi sarei aspettato di vedere una cosa simile l.

marted 26 luglio 2011

IUS 41

Grande come Piazza del Comune, simile all'otturatore centrale di una macchina fotografica, la bocca gigante si trovava perfettamente al centro del cratere. Lentamente ci avvicinammo e con la medesima lentezza una serie di lamelle poste sullo stesso piano, sei per la precisione - imperniate su due circonferenze concentriche che si muovono una al contrario dellaltra - si mossero verso lesterno e ci consentirono di passare. Una corrente fluida mi sospinse dolcemente fuori dalla tavola volante e mi sentii sospeso e con un movimento rallentato planai verso il piano sottostante. Gli uranidi, con le rispettive navicelle interdimensionali, scomparvero alla mia vista e mi ritrovai solo soletto dentro un cratere lunare.

Cacchio! E adesso? Una debole luce verdastra a mala pena illuminava quel luogo. Le lame sopra di me si richiusero senza rumore. Gi, sulla Luna non essendoci atmosfera i suoni... A quel punto, ebbi uno scuotimento formidabile per tutto il corpo. Vomitai pure quello che non c'avevo e colpi di tosse che sembravano non finire mai mi fecero stramazzare al suolo. Percepii tutto il mio corpo e la mia natura di essere umano, proprio l dentro. Chiuso e, pensai, prigioniero. Lo stato sidereo era meno di un ricordo. La carne mi bruciava e le sensazioni psichiche ritornarono ad invadere la mia mente. Il peso dell'umano si faceva sentire, eccome. Caspita. Era tutto vero, reale, maledettamente tosto. Respiravo, sentivo l'ossigeno che mi riempiva i polmoni. Ma allora prima, quando quegli esseri eletti mi traghettavano da un universo ad un altro, come facevo? Non avevo memoria di aver respirato. E ora? In quel momento, l'esperienza e gli insegnamenti di Scandurra dove sei? mi ridiedero forza. Quando procedo da solo - mi suggeriva il rapporto ispirativo scandurriano cui non sarei stato pi in grado di sfuggire - mi lascio abbandonare all'istinto magnetico, esso mi guider sostenendomi anche e specialmente in quei posti senza voce, senza variazione di forme. Un altro aspetto del bagliore, del lumen che viene in mio soccorso. Grazie ad esso, non mi prender al collo la cosmofobia. Sar invece investito da una provvidenziale onda rivelativa senza limiti di spazio e di tempo, attraverso impulsi di alto magnetismo immaterializzato. L'area circolare dentro la quale mi trovavo, divenne pi chiara. Ci mi permise di intravedere sulle pareti pannelli di metallobronzo e meccanismi composti da perni, rocchetti, ruote seghettate; riquadri indicatori, leve e pulsanti di varia grandezza. Vu meter quadrati rotondi, triangolari si alternavano a maniglie verticali e bobine. E poi morsetti, raccordi, canaline, manicotti. Da alcuni condotti fuoriuscivano vapori grigiocelesti che formavano colonne-serpentoni che toccavano il soffitto del locale. Mi trovavo veramente sul satellite della Terra e in quale epoca? Tutto lasciava intendere che mani umane avessero toccato quel posto dimenticato. Sentivo, ormai, con assoluta certezza che uomini come me si trovavano sulla Luna da un bel po' di tempo. Mi avvicinai a quei pannelli elettro-termo-meccanici. Toccai una maniglia. Era concreta, solida. La superficie dura e porosa, mi dava la strana

sensazione di essere familiare e al tempo stesso extraterrestre. Mi feci guidare da quell'istinto magnetico che mi diresse verso una porta rettangolare. Come per magia si apr da sola e una valanga di vapore caldo mi invest. Mi venne in mente l'immaginario letterario di Giulio Verne. Forse non era fantascienza quella che leggevamo da ragazzi. Eravamo proprio sicuri che la tecnica e la scienza nata dalla modernit fossero il prodotto pi avanzato della storia umana? La civilt di Atlantide aveva raggiunto livelli di conoscenza incredibili. Avevano esplorato mondi e dimensioni, costruito macchine stellari e manipolato ogni tipo di energia e dopo la sparizione del continente, un bagaglio di sapienza e di tecnologia era pur sopravvissuto e trasmesso a pochi superstiti. Scandurra era considerato in quella parte di universo, un atlantideo. Usava spolette che gli permettevano di immergersi in varchi interdimensionali attraverso botole cosmiche. Era lui stesso una spoletta e ne avevo potuto apprezzare le gesta. Perch escludere che la Luna fosse abitata? Perch considerarla soltanto un ciottolone che girava intorno al nostro pianeta? Quali segreti custodiva? Non era solo appannaggio di poeti e romantici credere alla sua natura animata e qualcosa mi diceva che tracce del continente scomparso le avrei trovate proprio l. Gli esuli di Atlantide avevano comunque conservato intatte le capacit fantastiche tipiche del loro elevato grado di sviluppo, ci non escludeva quindi che potessero muoversi a piacimento dappertutto, indipendentemente dalle ere storiche. Extrastorici, tuttavia interagivano a volte con noi. Operavano in segreto, sebbene qualcosa traspariva dalle cronache e dai miti degli antichi popoli sumeri, maya, ind. Egiziani, greci, romani e germani ci raccontavano cose prodigiose, magiche, sovrumane. Innalzavano monumenti immani per collegarsi al faro-pinnacolo galattico. E i costruttori di cattedrali? Le pietre soniche, gli archi a basso magnetismo e gravit limitata, i demoni cristallizzati da furbi alchimisti, le loro ubicazioni a terra che rimandavano ad una mappatura celeste, gli spinotti cosmotellurici... Quante conoscenze andarono sepolte o tradotte male? Quanti uomini si fecero custodi di segnacoli ed energie mascherate per i profani?

Attraversai la porta. Ero in ballo. Avrei incontrato sicuramente qualcuno che mi avrebbe parlato del futuro della Terra. Avevo un compito pazzesco, ingombrante e pesante per le mie possibilit, ma non potevo certo tornare sui miei passi. Mi toccava. Un'altra porta di ferro a pochi metri si apr e intravidi un salotto, credo stile ottocento, decisamente terrestre. Vi entrai. Una lampada dalla luce soffusa era accanto ad un signore seduto in poltrona. Era un giovane uomo vestito in linea con l'epoca dell'arredamento. Egli si alz e mi venne incontro con fare cordiale, anzi, si mostrava contento. Ma io lo conoscevo. Un vecchio allievo di Scandurra... e che abitava sulla Luna. Ero fuori di testa, evidentemente. - Angelo ti aspettavo. Bello rivederti. Siediti mi indic una poltrona a fianco della sua - che sarai abbastanza scosso dal viaggio. Il nostro compito quello di far comprendere a tutti che soltanto un atto di conoscenza pu farci uscire dalle paludi del nostro tempo. Esso prelude al grande cambiamento. Ricordo che sei astemio, ma un brandy quello che ci vuole.

mercoled 10 agosto 2011

IUS 42

(L'APERTURA DEI RUBINETTI MENTALI)

Mi accomodai in poltrona. Ero sconcertato. Ardengo Pellizzari, il primo degli allievi del maestro in grado di passare attraverso le botole da Viterbo si trasfer a Milano (evidentemente aveva allungato) - faceva gli onori di casa in un salotto stile inglese, facente parte di una struttura fantascientifica incastrata dentro un cratere lunare. Le sorprese non mancavano di certo. - Ard, ma che ci fai qui? Cosa c'entra tutto questo con la fine del tempo, del mondo? - Carissimo Angelo, sei gradito ospite in una colonia atlantidea. Gli esuli del continente oceanico hanno costruito per tutta la galassia postazioni e cittadelle. Ci troviamo in questo caso in una postazione. Che pretendi, il personale scarso e

allora Scandurra ha rimediato cogli stagionali. Una delle sue fragorose risate echeggi per il salone. Si trasformava quando scoppiava a ridere. Di solito era sempre inappuntabile. Noi della talenti lo chiamavamo 'l'inglese', vuoi per una certa rassomiglianza con l'attore inglese Michael Caine, sia per i modi ma principalmente per la sua mania di indossare vestiti inglesi, che acquistava a Londra. Un viterbese! Del resto, se lo poteva permettere, visto che era un dirigente di prima fascia presso una multinazionale. Intanto, assaporai quel brandy, ne apprezzai la forza e l'aroma... cos si dice. - Bene Angelo, ora che ti dia le coordinate generali, un pizzico di sana scienza e di visioni. - Dimmi di te, se puoi, se vuoi. Hai compiuto una scelta estrema, radicale. Da quanto tempo ti trovi quass? - S, una scelta radicale e convinta. Se ti chiedessero, bada, senza obblighi, ecco, se ti chiedessero di dare il tuo contributo alla causa, lasciando affetti, lavoro, insomma abbandonando addirittura il nostro pianeta... non per sempre, ma per un periodo ragionevole, beh allora che cosa faresti? Io ho accettato. Il nostro destino stellare. - Ma qui come funziona tutto? Ard, vedo apparecchiature non proprio avanzatissime. Sembrano quelle di cento anni fa. Mi pare l'interno del Nautilus. Ci manca che appaia il capitano Nemo... - Ah ah ah, sembriamo cos matusa? Le forme possono sembrare antiche... e infatti lo sono. La cosa incredibilmente avanzata e tuttavia senza tempo, ci che muove tutto questo ambaradan tremendamente ordinato. Noi qui utilizziamo materia continua che uguale in ogni luogo ed in ogni direzione. Perci, non solo sostituisce tempo spazio e gravitazione, ma soprattutto, negando il vuoto, diventa la generatrice ed il primo costituente dei corpi. Ti ricordi letimo segreto degli alchimisti? Mater ea, la materia. Basta trovare un magnete per attirare la materia continua. E guarda un po' i casi della vita, il magnete sta ben protetto dentro il nostro organismo, a met strada tra il soma e lo spirito. Non ti puoi sbagliare, esso prende lain forma di un diamante, ricettacolo di luce. troviamo questo caso in una postazione. Che pretendi, il personale scarso e - Poi ci ritorniamo Ard, perch vorrei capirci meglio. Mi preme sapere una cosa.

Gli universi paralleli e la maniera di accedervi, il lumen, sono segreti rimasti appannaggio di pochi sopravvissuti alla scomparsa di Atlantide. Buoni motivi, credo, hanno accompagnato chi ha detenuto la conoscenza nel corso dei millenni, senza divulgarla. Vedi gli alchimisti, per esempio. Oggi mi dici che l'umanit deve fare un atto di conoscenza per la fine ciclo... - I maya e i cinesi credevano all'esistenza dei Nove Mondi. Lasciti segreti di civilt scomparse. La catena della Conoscenza non ha mai conosciuto soste n interruzioni, semmai stata celata fino a tempi pi idonei. Se prima era custodita da strette cerchie di ierofanti, oggi tempo che essa scorra ininterrotta tra tutte le genti, poich tutte degne di possedere le chiavi. In prossimit della fine della civilt odierna, i pochi hanno tanto pi il dovere di rilasciare quanto ricevuto, senza tentazioni esclusiviste. Il Varco attrarr ogni donna, ogni uomo, come una titanica arca argentata che porter l'umanit tutta, oltre i limiti conosciuti... - Ma i potenti del mondo non credo rimangano a guardare senza batter ciglio. Vorranno avere l'esclusiva, riservarsi i posti in prima fila per sfangarla anche questa volta. Insomma, vorranno fregarci. - Il potere, gi. C il potere che ti viene concesso dagli altri che riconoscono i tuoi meriti, e vogliono darti la possibilit di conquistarne altri nellinteresse di tutti ed un potere che vuol mantenere un equilibrio tra chi ha dato e chi ha ricevuto. Ed quello che ho ereditato da Scandurra. Ma c il potere che si conquista, senza aver dato nulla, schiacciando gli altri. proprio questa la forma di potere che piace a chi ha cos bassa considerazione di s, da avere bisogno di conferme continue, anche solo attraverso lillusione di dominare altri esseri umani e la natura. Il potere porta con s un virus psichico indistruttibile. Il potere si nutre di potere il quale, per esistere ha bisogno di essere attuato, non essendo un valore interiore, mentale o spirituale. Il potere se non viene esercitato non c. E per esserci ha bisogno di crescere. Ma c una sorta di meccanismo automatico di autodistruzione che ad un punto misterioso ma certo, scatta e travolge chi il potere lo esercita e chi se ne fa strumento. Forse il punto determinato dal livello di pressione che il potere riesce ad esercitare su esseri umani e sulla natura, fino al punto, quel punto, in cui scatta qualcosa, un no, cos ampio e travolgente da rendere gli inermi pi forti dei potenti. Noi faremo scattare quel punto. - Poi ci ritorniamo Ard, perch vorrei capirci meglio. Mi preme sapere una cosa.

Estrasse dal panciotto a fiori una barretta metallica tipo righello di 20cm. A mo' di ascia colp pi volte il tavolino, lasciandoci un segno profondo. Me la porse. La sentii morbidissima, sembrava di gomma e si piegava a 360gradi. Mi invit a fare la stessa operazione sul tavolino. Cos feci, ma la barretta rimbalz praticamente sulla superficie di legno senza scalfirla minimamente. Un trucco, un incantesimo, pensai. - Materia continua. Dipende dalla funzione che tu vuoi darle. Stabilisci mentalmente a cosa deve servire e la materia ti risponder fedele. Crea un campo col magnete ed essa si relaziona. Ti immette su quel ponte che collega materia e metafisica. reale solo ci che pu essere pensato; e ci che non si pu pensare, non pu neppure esistere. Ci pu accadere perch non esiste lo spazio. Spazio una espressione ingannevole, sia a livello piccolo che grande. Quando si pensa allo Spazio c limmagine consueta di vuoto nero, privo di vita che separa i mondi... No: spazio una parola sbagliata. Noi lo chiamiamo semplicemente i cieli. In virt dei cieli, quello che hai appena visto, accade. sempre una questione di campo. Ma al di l dei concetti, il primo grande passo, ci che trasforma e permette meraviglie il pensiero atlantideo, il primo e imprescindibile insegnamento di Scandurra. Ordinare la vita seguendo esclusivamente la modalit analogica, e cio quel polo della mente che coglie ovunque somiglianze, nessi, affinit, corrispondenze. - Ho conosciuto l'Ombra. Ti confesso che non ho ancora capito la sua posizione, gli equilibri e quant'altro. Una cosa per credo di aver bene inquadrato, almeno nelle sue linee essenziali: l'importanza che avr nel nostro futuro Darest Sharma. - Hai colto pienamente nel segno. Darest Sharma un castello minerale e organico a un tempo. Grande magnete di quello strano universo. un luogo germinale, da cui sembrano provenire la potenza e la stranezza dei nostri stessi sogni. Incomber su tutti gli universi. Interferir pericolosamente col nostro compito. A fine ciclo esso sar veduto in tutti i cieli e scambiato per la citt celeste o il Walhalla dei redivivi. Quanti abboccheranno? L'Ombra poi...in lui coincidono gli opposti... sebbene prevalga l'aspetto basso. capace di meraviglie e di orrori impronunciabili. Definirlo demonio da preti... comunque, bene non girargli mai le spalle. Pochi nei nove mondi possono dire di capire in parte i suoi intenti.

Scandurra uno di questi, forse perch ha in comune con l'Ombra una cosa. Ma non mi chiedere quale. Si alz lentamente dalla poltrona. Ardengo si diresse verso un grande quadro appeso alla parete. Praticamente la ricopriva tutta. Vi era raffigurata una scena di caccia, ovviamente alla volpe. Pensai che la scelta dell'arredamento fosse opera del mio camerata. Egli sfior la pittura e ritorn a sedere vicino a me. Uno o due secondi e lo scenario di caccia si frantum in mille parti fino a scomparire del tutto e fu sostituito dall'immagine mobile di una immensa citt fantastica, con ponti e strade sopraelevate. Torri e palazzi altissimi, piramidi tronche a terrazze, un fascio di elementi architettonici arditi si innalzavano sfidando la forza di gravit. Luci intermittenti e suoni periodici, la rendevano viva. - Petralunata, la citt sotterranea edificata dagli atlantidi 20mila anni fa. Si trova cinque kilometri sotto i nostri piedi. - Chi ci abita? - Nessuno ancora. comunque in perfetta efficienza. Abitabile e capace di ospitare un milione di persone. Quando i cardini del tempo si staccheranno dall'infisso cosmico e l'umanit traslocher su di una rinnovata terra, allora rimarranno gli esuli, scelti per attendere che la ruota rifaccia appieno il suo corso. Troveranno rifugio su Petralunata che li attende da millenni. - Quindi Ard, una piccola parte dell'umanit sar scelta per restare, riparandosi sulla Luna. Ma chi sceglier quali uomini e donne dovranno rimanere? E come ci arriveranno? Ma soprattutto, sembra una punizione terribile. - Quel mattacchione di Scandurra le chiamava botole, no? Vie remote che connettono altri universi alla Terra. Non vi sono problemi insormontabili a far passare un milione di persone attraverso le botole. Quante ne sono? Un migliaio almeno, quelle capaci di far passare pi persone di seguito. Non vi sono ostacoli tecnici. Semmai sar difficile far comprendere a tutti che esiste una realt ben pi complessa di come ce la descrivono i professionisti del sapere. I condizionamenti sono duri a morire. Comunque... un segnale cosmico dal centro della Via Lattea giunger sulla Terra, e sar percepito dagli esuli. Il faro galattico mander pi volte l'impulso-visione, il tempo necessario per captarlo. Poi ognuno far la sua scelta. le spalle. Altro che punizione. Pochi nei nove Un compito mondi possono elevato, difficile dire di capire ma entusiasmante... in parte i suoi intenti. dovranno

instaurare il centro perduto. - Sai bene Ard, che il passaggio attraverso la botola non una passeggiata di salute. Il maestro ci ha addestrati, ripuliti, trasformati prima di intraprendere l'immersione. - S, Angelo, lo so. La conversione di solito riguarda la dimensione interiore di una persona, il suo cambiamento, il suo pensiero. Qui per il mondo come lo conosciamo che in gioco. Ci troviamo oggi di fronte ad un accadimento planetario, che tutto coinvolge, che tutti coinvolge. In ragione di questo, la conversione si intender in termini di vista nuova, nel senso anche fisiologico. Ogni parola aprir lintelligenza. Chi guarder il Varco, sar stravolto da un immane temporale che lo squarcer e allo stesso tempo lo pulir, cos, dissolta ogni nube, potranno di nuovo mostrarsi le stelle di un nuovo firmamento. Faremo tutti una capriola cosmica. Questo il senso della nostra vita. Prima che queste cose accadano, andremo incontro ad una notte ancora pi buia persino di quella precedente la creazione. Saturno mostrer la sua vera natura e i suoi anelli artificiali imploderanno fino a strozzarlo. Come direbbe Scandurra, saranno c**** amari. Mille domande mi frullavano per la testa. Ardengo dimostrava di conoscere assai bene e in dettaglio, cosa sarebbe successo alla fine dell'anno 2012. - Ora ti mostrer una registrazione da una bobina magnetica, di un evento per certi versi analogo a quello in cui sar coinvolta la nostra Terra fra pochi anni. Un grande pianeta di un altro universo cambi posizione dimensionale. Una finestra immensa si apr e tutto fu pi chiaro.

Altro che punizione. Un compito elevato, difficile ma entusiasmante... dovranno

domenica 4 settembre 2011

IUS 43

immensa si apr e tutto fu pi chiaro.

- Desideravo farti ancora una domanda. Nel mese di luglio del 1969 ufficialmente degli uomini hanno messo piede sulla Luna. Mi ricordo... eravamo tutti incollati davanti al primo canale della Rai. Tito Stagno e il professor Medi ci raccontavano in diretta la cronaca. Partecipavamo alla storia. Dicevano che era un grande passo per l'umanit. Tu come l'hai vissuta da quass la cosa? - Il governo americano specializzato in bugie. Ne hanno raccontate cos tante in cos breve tempo da battere chiunque nella storia. Fesserie sono le dichiarazioni d'intenti. Fesserie sono le promesse di benefici per tutti. Fessi siamo tutti noi che crediamo ancora a queste cose. Sopprimono la verit su tutto. Trattano i popoli come sudditi. Ma loro non si vergognano. Son venuti qui per una cosa precisa: rubare. S, rubare il verbo adeguato. Nessuna nazione pu arrogarsi il diritto di prendere ci che non gli appartiene, anche se si trovasse su di un altro pianeta. Gli Atlantidi hanno lasciato un patrimonio immenso per l'umanit che sarebbe venuta dopo. Petralunata e altre superstrutture sotterranee, non sono acquisibili da chi segue le stesse orme dei goeti del mitico continente scomparso. Esse apparterranno a chi non avr avuto responsabilit col marciume mondiale, a tutte le vittime del male, alle persone oneste che non hanno mai chiesto nulla di pi del necessario. Tale clausola la facciamo rispettare noi. Sarebbe immorale, insopportabile che chi ha contribuito attivamente al disfacimento di ogni ordine morale e spirituale, avesse pure la possibilit di accumulare tesori e di fuggire alla fine del Tempo. No, non funzioner cos... Non lo conoscevo cos deciso, cos duro nei toni, animato da una passione profonda. - Non volevo farti inquietare Ard. - Non abbiamo mai accettato che pochi dovessero decidere le sorti di molti. Che pochi dovessero occultare conoscenza e prosperit, anzich distribuirla liberamente a tutti. La conoscenza la nostra maggior difesa contro gli attacchi pi svariati. A proposito... in questo momento stai in uno dei posti pi fortificati della galassia dopo Saturno e nessuna agenzia spaziale e forza militare della Terra

potr mai entrarci senza invito. - Hai detto che sono venuti a rubare. Che cosa? - Non siamo soltanto noi della talenti ad essere in possesso di informazioni, diciamo cos, riservate. Sul finire della Seconda Guerra mondiale, il governo degli Stati Uniti istitu un'unit speciale di ricerca e sviluppo, in grado di accedere a certe cose ritenute ufficialmente fantasiose. Hanno sottratto come bottino di guerra e grazie al tradimento di alcuni scienziati e gerarchi della Germania nazista sconfitta, mezzi e progetti d'avanguardia, soprattutto sistemi di propulsione e tecniche ingegneristiche che gli alleati non avrebbero mai potuto realizzare. - Perch? Sempre di ingegno umano parliamo, no? - L'ordine nero hitleriano apr una porta che dava su di un altro universo, popolato da esseri non-umani, i fravashi, ritenuti a torto angeli divini... stabilirono con l'inner circle nazista proficui contatti, trasmettendogli conoscenze straordinarie. Ma, come direbbe Scandurra, 'a mozzichi e bocconi'. Ci gli consent comunque di andare sulla Luna e tentare di accedere alle installazioni sotterranee, senza fortuna. Persero la guerra non potendo utilizzare le armi-ultra, che erano ancora in cantiere per adeguarle alla funzione terrestre. Fu un bene, certo, ma i pericoli per l'umanit non diminuirono. Non di rado, chi vince appare come liberatore e inscena la solita pantomima ai danni del popolo, tra quello che si fa e non si dice e quello che si dice soltanto per celare. Il potere si perpetua attraverso il segreto, quasi sempre minaccioso. Dunque, i governativi allestirono una organizzazione militare e scientifica dotata di fondi pressoch illimitati, per andare sulla Luna armati e conquistare quanto lasciato dagli atlantidi: tecnologia ed energia infinita senza costo. Ma odore di destino non cambia. Il 1952 allunarono in pi punti con mezzi da sbarco spaziali; discesero da un'astronave-madre in orbita intorno al satellite. Stormbringer era il suo nome. Fecero 'due fatiche'. Rimasero in panne sulla superficie lunare, cos dovettero distruggere ogni traccia, tanto un cratere in pi non avrebbe certo fatto notizia. Pensa che lordura morale li guidi: soldati e piloti fatti saltare insieme ai mezzi da sbarco. Carne da cannone. Pedine sacrificabili. - Furono gli atlantidi a bloccarli? - No, un giovane custode attento e solerte... galassia Scandurra? dopo Saturno e nessuna agenzia spaziale e forza militare della Terra

- E chi altrimenti? Quel fruttarolo sconosciuto e analfabeta, ha contrastato i potenti del mondo pigiando un semplice pulsante. La vera forza la conoscenza. Lui stava al posto giusto quando serviva. Nessuno potrebbe mai immaginare che dietro la versione ufficiale delle cose, dietro quella che molti chiamano realt, ci siano altri attori che recitano parti pi decisive per le sorti dell'umanit. Uomini e donne che si nascondono a tutti, ma che decidono di fare la differenza. E questo confonde incredibilmente i potenti. - Quando sar riscritta la storia? Quando tutti potranno finalmente sapere la verit? - Non conviene a nessuno dire la verit, almeno secondo i termini umani. Quando uno fuori dal coro ci ha provato, non gli hanno concesso di rivedere l'alba. L'umanit sar mai pronta in blocco a percepire la luce? Costa un prezzo altissimo, pare, ma dopo scopri che era sempre l, a portata di mano e gratuita. Dopo una pausa di alcuni secondi, mi indic lo schermo. - Angelo, sarai gettato dentro gli accadimenti. Un viaggio nel tempo. Conosciamo l'esito di quel pianeta, ma non il tuo. Si uniscono dimensioni e come un RVM si conservano intatti gli ultimi respiri di un mondo, ma in aggiunta ci sar una stranezza temporale: te. Cosa intendeva Ardengo? Avrei vissuto direttamente l'evento? Viaggi nel tempo, catastrofi planetarie... ma se ero ancora un 'fischiotto' secondo Scandurra, che ruolo avrei mai potuto svolgere in questo immane scenario? Dovevo esserci abituato ormai, ma in pratica mi sentivo inadeguato malgrado le conoscenze in mio possesso. Ero fatto cos: prima mettevo il carro in salita, poi... Dallo schermo-quadro part nella mia direzione un raggio azzurro che mi invest completamente. Fui incapsulato in una sfera dentro la quale fluttuavo. Eccomi sul pianeta in un attimo. Ebbi per un istante l'illusione di ritrovarmi sulla mia Terra, tanta era la somiglianza con questa. Il clima primaverile; il suo cielo, di un azzurro cupo anche di giorno, lasciava scorgere le stelle e due lune oltre al suo - No, un sole, pi giovane piccolo del custode nostro. attento Rigogliosa e solerte... appariva la vegetazione, alimentata forse - Scandurra? dai corsi d'acqua sotterranei, perch scarsi erano i fiumi che si vedevano. Questo

pianeta era privo di oceani e di mari; molti i laghi e avvicinandomi evidentemente era la mia volont che dirigeva lo sferoide, oppure era teleguidato da qualcuno planai sulla superficie di uno di questi, grande, di un blu profondo; sentivo il suo profumo: acqua mista ad erba. Era lo stesso odore che si avvertiva su di un campo di calcio dopo l'irrigazione. L'unione chimico-fisica di vegetazione e acqua era il comun denominatore di questo mondo. Ebbi sentore che sul mio capo passavano dei dischi verde-luminoso. Erano sei in formazione a 'V', sembravano seguirmi. Dentro la sfera mi sentivo pervaso da un'ebbrezza strana, potente. Non temevo quella situazione. Ero attore principale, o almeno cos mi collocavo in quello scenario extraterrestre. Ed ecco, una colossale muraglia rossa cremisi si alz dalla linea dell'orizzonte fino a coprire il cielo, come se avvolgesse completamente il pianeta dei laghi. E udii suoni lamenti boati: da dove provenivano? Che mondo era mai quello? I dischi furono agganciati da colonne simili a mani ciclopiche che provenivano dalla muraglia e gettati a terra come fuscelli. La sfera che mi trasportava ebbe un sussulto e perse stabilit. Cadde a spirale lentamente in mezzo ad un lago. A contatto con l'acqua si sgretol come un vaso di coccio ed io provai l'effetto del gelido fluido, melmoso e profondo. Pensavo che la sfera fosse fatta di energia o comunque non di materia densa. Caspita, se era un'esperienza psichedelica si dimostrava sin troppo realistica. Si inzupparono i miei vestiti e annaspai maldestramente. Ero un buon nuotatore, ma in quella 'fanga' diventava un'impresa rimanere a galla. Un risucchio potente mi trascinava sotto. Ero nelle 'peste' come si dice a Viterbo: panico allo stato puro. Tutto lasciava credere che in quell'apocalisse avvenuta chiss quanti secoli o millenni prima, ero una vittima postuma. Anche il lago si color di rosso. Rivoli di sangue mi fuoriuscivano da orecchie e naso. Che sapore aveva la morte? Il solito pessimista. Una mano decisa mi prese per l'avambraccio destro tirandomi in superficie. Un tizio dalle sembianze umane in tuta militare verdescuro, imbracato e appeso ad un cordone metallico penzolante da un'aeronave spettacolare, mi era venuto in soccorso giusto in tempo. Mi avvinghiai a lui e cos fummo portati sani e salvi dentro la carlinga della nave stellare.

Pu un uomo del ventesimo secolo penetrare in un tempo passato, dentro un universo altro? Quale impatto potrebbe mai avere sulle cose, sulle persone? Gli eventi, quelli almeno pi significativi, si deformerebbero se ci fosse un'interferenza di un'altra linea temporale? O per qualche sorta di bilanciamento cosmico che tutto sorregge e ammortizza, ogni anomalia comunque assorbita nel flusso del vivente? Quegli esseri che incontrai, ebbero la loro vita mutata per sempre? Nella mia epoca, esistevo? Intanto il mio salvatore mi offr da una busta di plastica del 'cordiale', s, sembrava proprio il liquore degli alpini. Mi sentii tonificato, tranquillo come a casa. Intorno a me c'erano altri militari che mi fissavano curiosi. Feci un cenno con la mano a mo' di saluto. Uno di loro mi stup: - Viterbese?

gioved 29 settembre 2011

IUS 44

(LAKUSTRA)

Accennai con la testa ad un 's'. - Cosa sta succedendo dalle tue parti, un'emigrazione di massa? Ma state cos male in quel paese? Diavolo di Scandurra, vi semina dappertutto... come ti senti adesso? - Bene grazie. Mi ha riscaldato quel liquore. Ma come mai parli in italiano? Dove siamo? Ah scusa, il mio nome Angelo. - Stiamo salvando le ultime comunit rimaste su Lakustra, pianeta d'acqua. Il Varco prossimo ed bene tenersi a distanza di sicurezza fino al momento decisivo. Il nostro comando ci ha mandati a recuperarti. I dati in nostro possesso sulla tua

posizione e tempo erano esatti. Leggiamo con discreto anticipo le tracce del chaos e questo ci rende in un certo senso attori principali degli eventi. - Siete umani? - Siamo esseri come te e come mille altri. Non abbiamo difficolt ad imparare un idioma nuovo. Le possibilit della nostra natura sono immense. Le radici sono le stesse... Piuttosto il mio nome Geter Delorenzi. Mi indic una cuccetta per riposarmi. In effetti ero stanchissimo. Mi pass pure una specie di tuta mimetica. Ero zuppo e un cambio di panni asciutti era quello che ci voleva e cos feci. - Esiste in tutti gli universi quella guerra antica per la conquista del Cuore del Mondo. Nel tuo mondo quel pezzo di terra che va dalla Mesopotamia all'India. Si dice che chi lo conquister dominer il mondo. La guerra antica si dispiega in una rete intelligente cos vasta che se ne vede solo un po' per volta. Essa conclusa quando sono morti tutti. Non prima. Nel tuo mondo chi detiene le chiavi della rete l'Inghilterra, da secoli. Utilizzano migliaia di agenti, dalle pi diverse competenze. Psicologi, etnologi, poliziotti, interpreti, ingegneri, tutti addestrati, tutti provenienti da famiglie appartenenti alla nobilt o vicina ad essa. Ma ce n' uno che coordina l'intera rete. Dubita sempre su quanto dice un suddito di sua maest la regina, ma non tenerne conto sarebbe da stupidi. Le spie pi efficienti si muovono come etnologi che non si muovono mai a caso. Insomma se un etnologo ti vuole entrare in casa, spranga la porta. - Come fai ad essere cos informato sulla mia Terra? Vivi in un altro universo e... mi fece un gesto con la mano come di aspettare. - Sono terrestre. Ho fatto l'apprendistato nell'anonima e inviato qui, per un compito speciale e mortale. I miei camerati provengono da altri posti dell'universo. Alcuni di noi hanno il preciso compito di stanare le spie. - Che faccia hanno in questo pianeta d'acqua le spie? Adottano la stessa strategia di tutte le guerre? - Hanno la presunzione di generare stelle dal chaos, si industriamo in tutti i modi per anticipare la fine dei tempi a costo di distruggere tutto, anche su questo mondo creano soldi dai soldi. L'inganno massimo sta alla base della loro strategia. Un

fumo che uccide. - Non c' molta differenza allora con i padroni del vapore che guidano il nostro mondo. Geter, ma l'anonima talenti impegnata, quindi, su pianeti e universi per salvare i popoli dalla fine dei tempi? - Prepararli, soprattutto. Indicando loro le salvaterre, i luoghi sacri dove ripararsi e sopravvivere agli eventi cosmici di cambiamento. Tuttavia la strada tortuosa, forze avverse controbilanciano egregiamente la nostra missione. Altri, come gli uranidi, beh, lo sai, stanno l alla finestra e osservano, di tanto in tanto intervengono nella lotta ma con risultati non immediati. Una costante universale quella dell'interferenza del chaos sull'ordine prestabilito, sull'armonia delle forze, sulla bilancia dei contrari. Le continue violazioni comportano alterazioni strutturali sulle cose, sulle persone, sui cicli temporali. Quante volte ci siamo incaponiti su percorsi che ritenevamo giusti e malgrado la nostra convinzione, mura invalicabili c'hanno bloccati. Anche se tutti i nostri sacrifici erano destinati a fini superiori, qualcosa doveva andare male, dalle piccole cose alle grandi. Forze misteriose sono all'opera. Oltre le nostre capacit e conoscenze. Sembrerebbe necessario pure il male... e tutto ci per un pezzo di Cuore del Mondo. Rimuginavo le ultime cose dette da Geter. Preparare la gente alla fine. Un atto di conoscenza, un risveglio. Ma quella poca esperienza che avevo fatto mi suggeriva che i cambiamenti son sempre individuali. Ogni uomo deve fare la sua parte. Aprire gli occhi, non un'azione cos naturale, considerando come siamo messi male. Cosa mettiamo di nostro sulla bilancia della vita? Ho realizzato che la gente, in generale, intontita dal sistema, impicciata in mille faccende che non porteranno alla fine nessun vantaggio o arricchimento. Per i richiami ricevuti da pi parti, mi suggeriscono di lavorare a questo scopo, impegnarmi al massimo per trasmettere quanto ricevuto. Sar l'unica consegna da assolvere. Nella terra desolata, insieme ad altri miei compagni d'arme, daremo tutta la nostra vita, goccia dopo goccia per rendere di nuovo fertile il suolo. Ricordo le mie letture su Parsifal e il Graal. Storielle? No, le bugie ce le raccontano a scuola, le fesserie le trasmettono in tivv. Le imprese degli uomini risvegliati sono queste: difendere l'ordine dal chaos dilagante. Come? Proiettando la luce dentro la camera oscura dell'esistenza. Non

possiamo far uscire tutte le tenebre dal mondo; possiamo introdurvi la luce. Ecco, questo il compito. Improvvisamente ricordai un particolare che mi era sfuggito mentre boccheggiavo nella fanga di Lakustra. Ardengo mi aveva parlato a proposito di questo pianeta, di eventi catastrofici collocabili indietro rispetto al nostro tempo ed io, sarei stato una stranezza temporale. Questo mi dava alla testa. Che cosa voleva dire? Il tempo, gi e come la mettiamo con la mia presenza. Vengo dal futuro, che diavolo accadr allora con la mia intromissione? E poi, come fa a dialogare col sottoscritto un uomo del passato? Insomma, che cosa stava accadendo e in quale pezzo temporale? Decisi di far conoscere a Geter le mie preoccupazioni assillanti. - Il mio pensiero non n sistematico n filosofico, perch come tu gi sai imparentato com' pi alle materie oscure che alle esasperanti sottigliezze di un certo pensiero astrattizzante. Il tempo una grande clessidra che contiene un titanico pugno di polvere cosmica a rilascio lento, almeno all'inizio, poi sempre pi veloce scorre via fino a svuotarla. La clessidra si rigira per un nuovo ciclo, ma la polvere diminuisce ogni volta. Spesso si confonde la cosa misurata e cio il tempo, con la sua misura. Gli einsteiniani ci hanno giocato con lo spazio-tempo. Il tempo che una forma sottile di energia non inesauribile, contenuto in un'intercapedine gravitazionale, da dove fuoriesce a flusso nell'universo fino ad esaurimento scorte; perde cos la sua linearit per poi tendere a curvarsi, a chiudersi su s stesso. Ad ogni chiusura nasce un resto di tempo pluridimensionale e con esso gli oggetti presenti nello spazio e immobili nel tempo, come Terranusi. Ti dicevo della fine del tempo. Bene, vi trovate di fronte alla fine di un'era. Il mondo del dopo non sar pi quello del prima, pur continuando ad essere fattualmente il mondo. La scomparsa di Atlantide abbrevi l'era corrodendo il flusso temporale. Vi troverete cos a dover affrontare con anticipo di fase l'anno in cui la Terra passer il Varco, ad incominciare dalla fine dell'anno 2012. Nel nostro universo non abbiamo avuto un continente come Atlantide che ha deragliato dal binario e cos il ciclo non ha subito scossoni e perdita di energia. Tu non ti trovi qui a vivere nel passato, vivi il nostro presente sebbene sia passato rispetto al mondo da cui provieni. un paradosso temporale? No, il vostro tempo che si assottiglia e la terra collassa. Ehi, guarda

un attimo ad ore 3... L'aeronave stava facendo un largo giro verso... non ricordo l'espressione aeronautica, beh, verso destra. E vidi cosa stava accadendo. Laghi giganti si alzavano dalla loro sede naturale. Montagne d'acqua venivano risucchiate verso il cielo e velocemente sparirono tra gli astri e i pianeti dello spazio, visibilissimi e terribilmente vicini. In mezzo ad un tale finimondo il nostro apparecchio si destreggiava a meraviglia, come se nulla lo toccasse. Geter mi prese il braccio e mi indirizz verso una poltrona. Trascinandomi lentamente mi diressi l. Finestrepannelli video o simili, mi consentivano di vedere lo scenario fantastico che mi faceva girar la testa. Una vertigine fortissima mi fece quasi svenire, ma la poltrona evidentemente attrezzata alla bisogna, riusc a farmi rinvenire grazie alla produzione di un flusso elettrico a basso voltaggio che attravers tutto il mio corpo. Mi ripresi e scoprii che mi si adattava perfettamente, conformandosi a peso e altezza. Lakustra, che pianeta! Vidi finalmente le citt galleggianti. Strutture incredibili quasi sospese sull'acqua. Del resto essendo ricoperto quasi totalmente da laghi, era giocoforza installarvi soluzioni architettoniche che potessero adattarsi alle caratteristiche veramente uniche del pianeta. Torri altissime si alternavano a cupole immense, moduli abitativi a parchi, non vi erano strade ma canali, solcati da motoscafi aerodinamici e cabinati. Venezia 2. Curiosamente la vita su quelle citt sembrava non accorgersi del cataclisma in atto. - La gente che vedi sono quelli che rimarranno. Poche migliaia di donne e uomini, di vecchi e bambini che hanno scelto di restare. Pochi in ogni citt, ma sufficienti per continuare a fare destino insieme a quello di Lakustra. - Ma moriranno, Geter, come potranno sopravvivere? - Eh, ce la faranno perch hanno trovato i salvaterre e ci permetter loro di continuare la storia di Lakustra, ma sotto nuovi cieli. Sfiorammo una torre metallica sulla cui cima c'era un grande padiglione. Intravidi alcune persone che da dietro enormi finestre ci salutavano col tipico movimento della mano. Poi, improvvisamente, la navicella stellare vir verso l'alto in diagonale. Non avvertii pressioni: un gioiello ingegneristico. Con l'andar sempre

pi veloci, ci allontanammo da Lakustra in pochi secondi... ma non entrammo, se cos si pu dire, nello spazio pullulante di pianeti e stelle. Penetrammo in una zona quasi senza luce e caliginosa. Intravidi enormi massi, non so di quale materia, che con l'urtarsi, spezzarsi, moltiplicarsi costituivano una paurosa barriera, e scariche di energia bluastra gigantesche avvolgevano aree sconfinate di spazio buio. Frustate di fasci oliocarminio lunghi mille miglia percorrevano da destra verso sinistra tutta la nostra visuale. Come passare in mezzo a tanto pericolo? Pensai e mi aggrappai ai braccioli della poltrona. L'astronave procedeva, senza venire minimamente urtata, in mezzo a tale bolgia. Allora, invece di venir meno dinanzi al terrifico scenario, incominciai a percepire un senso di dominio sul mondo esterno. Fui attraversato da un'ebbrezza potente, sovrumana. Saettavano continuamente sul mio capo semisferoidi luminosi in una sequenza di colori spettacolare: psicofluidi proiettati dal mio corpo eterico. Tutto all'intorno scorgevo quell'altissima colossale muraglia rossa vista in precedenza, ma non arrivavo a conoscere di che materia fosse costituita; pi che le parole mi mancavano le idee di quanto vedevo di straordinario. Non riuscivo a ben distinguere in che elemento l'aeronave si trovasse a volare. Eravamo circondati da cose, elementi, sprofondi senza fine. Non vedevo pi il cielo, solo visioni terrificanti, troppo per me. A un tratto ma forse il tempo non scorreva gi pi l'astronave, sotto l'azione di pressanti forze contrarie, rallent la sua corsa, finch si ferm. Che cosa stava succedendo? Dove ci trovavamo? Mi sembrava di essere diventato vaporoso e di non avere pi corpo. Una forza arcana mi teneva lontano da quella immensa muraglia. Tutto trem, tutto si agit, ogni elemento era in rivoluzione. Frequenze acutissime ci investirono... poi boommm, un boato profondissimo da scuotere le fondamenta dell'universo, che sentii all'altezza del plesso solare. Panico allo stato puro. Credevo di essere arrivato al capolinea. A mala pena sentii la voce di Geter: - Siamo nel bel mezzo del Varco. Vedi Angelo, l'uomo non crede pi in un c**** di niente come dice Scandurra. Non crede pi nell'anima, non segue pi un principio. O accumula denaro o cerca il sesso di un attimo. Per quei 10cc di liquido, magari sopra un sedile puzzolente di un auto, crede di avere il mondo ma non ha niente, anzi perde pure quel poco che possiede. La donna invece prigioniera di se

stessa dopo millenni di schiavit; potrebbe disseppellire la potenza, invece che fa? O imita l'uomo che oramai finito, oppure si vende per quattro soldi o, ancora, si dedica fino allo sfinimento agli altri, figli mariti genitori. Si immola senza tenere nulla per s. Siamo nel Varco, Angelo, lo specchio cosmico dove ognuno ci vede il suo riflesso, quello che veramente. Le sue parole avevano un effetto riverbero. La muraglia divenne tutta luminosa, di un bianco sparato e si apr un valico proiettando un'abbagliante luce. Tra la paura, la commozione e il pianto, alzai le mani in alto, cos semplicemente, implorando aiuto. Ecco presentarsi un maestoso e placido cigno bianco. Sbarrai gli occhi per meglio vedere e allontanare un eventuale abbaglio. Era vero e lucente, con due occhi pi vivi del sole.

luned 31 ottobre 2011

IUS 45

La scena da sola annull la mia coscienza. Ero il fortunato mortale che attende per varcare l'impenetrabile barriera che segna il confine del mondo. Ritorner? La domanda da buon mortale mi assillava, anzich contemplare la visione miracolosa. Avvertivo durante le mie avventurose prove, un senso di appartenenza alla mia amata Terra. Mi interrogavo - quasi avessi la risposta - su come avrei potuto scamparla. O, nel peggiore degli esiti, cosa sarebbe successo ai miei genitori, cosa avrebbe provato mio fratello pi piccolo? Eppure grazie a Scandurra avevo potuto provare l'ineffabile. Le nozioni di corpo anima spirito, non erano pi materia teologica o filosofica. Quel fruttarolo di Viterbo, pur usando espressioni dialettali da sottoproletariato urbano, ci spiegava i massimi misteri del tempo, dello spazio, della Vita, ci creava immaginifiche costruzioni cognitive per meglio farci comprendere i livelli dimensionali, dimostrando la necessit di tagliare vincoli, zavorre karmiche, per volare liberi. Ci ricordava l'umilt come virt fondamentale per ogni realizzazione spirituale. L'umile, ci diceva, sostiene il mondo. Assaporai il nettare della conoscenza, provai l'esperienza assoluta di viaggiare oltre la realt conosciuta, ma ogni tanto, sporadicamente, la nostalgia per quel mondo che mi

aveva ospitato, mi inondava. Un mantra ricorrente. Il cigno si muoveva lentamente. Guardava ora a destra, ora a sinistra. Nulla lo turbava. Sembrava non accorgersi nemmeno della mia presenza. Chi era? Esclusi la sua natura animale. Un simbolo vivente? Un mito incarnato? Una divinit manifesta? Si trovava a non pi di 10m da me. Non capivo cosa avrei dovuto fare. Forse soltanto attendere. Che fretta c'era? Mentre finalmente riuscii a fermare i miei pensieri, ebbi la percezione istintiva di un qualcosa che si stava avvicinando da tergo. Poi avvertii un fragore come di una folla che si stava muovendo verso di me. Mi girai e intravidi lontano, in un fulgore di luci bianche come mille flash, una colonna di esseri. Persone, s, donne uomini bambini che a passo lento si dirigevano nella direzione del cigno. Mi scostai per non intralciare il loro cammino, ma con grande sorpresa mi accorsi che rallentavo meccanicamente. La sensazione fu curiosa. La fiumana umana procedeva con andatura normale ed io annaspavo, tentavo di sbrigarmi senza successo. A mala pena evitai di scontrarmi con i primi della colonna. Il loro aspetto denunciava uno stato d'animo quasi di sogno, sebbene non avevano la difficolt di movimento che avevo io. Appartenevano sicuramente a quella terra, Lakustra, lo sapevo... semplicemente. Non vi era nei loro volti paura n tormento. Piccoli e adulti possedevano una forza, una convinzione per quello che facevano malgrado la strana condizione ambientale e coscienziale in cui versavano. Era una processione lunghissima, senza fine. Ognuno passando di fianco al cigno, lo salutava con un cenno della testa, spontaneamente. Credevo di essere invisibile ai loro occhi chiss perch invece alcuni si giravano e mi guardavano sorridendo. Contraccambiai. La mia anima si apriva: un moto profondo fuoriusciva incontrollabile verso quella gente. Potevo sentirne gli umori, i pensieri, le tensioni. Non solo. La gioia vera, alta, serena si estendeva dappertutto. Avvertivo l'umanit di quella marea di persone. Come un suono proveniente da lontano che si avvicina progressivamente, ascoltai un canto che mi entrava dentro con la sua vibrazione, un'onda oceanica invadeva

il flusso sanguigno che si illuminava perch raggiungeva il cielo. Una melodia stupenda, ricca di sentimento ma non sdolcinata. Potente, ci prendeva al petto. Da dove veniva quel canto bellissimo? Non riuscivo a capire, ma poco contava. Sembrava che l'universo, come un'orchestra infinita, suonasse il suo inno alla gioia. Dov'ero? In paradiso? Tutte quelle anime avevano un corpo, ne sentivo i passi, l'ansimare dei pi anziani e il vociare dei piccoli. Se non era quello un posto edenico, sicuramente apparteneva ad un sovramondo oltre ogni pi sfrenata immaginazione. Mano a mano che passava il tempo ma il tempo, passava? gradualmente, sopra la testa di ognuno di loro, si formavano luci abbaglianti, stelle raggianti di colori, delle dimensioni di una mela: angeli custodi o forme dello spirito che non hanno forma. Lo scenario era fantastico come la copertina di un disco degli Osibisa. Da quel momento, la fiumana cambi atteggiamento. Tutti, nei modi pi diversi, manifestavano contentezza, alcuni cantavano, i bambini saltavano. Erano belli, felici. Il Varco trasformava l'essere, o meglio, lo trasmutava. Ma chi sceglieva chi? Chi decideva chi doveva varcarlo? Altre persone sarebbero rimaste su Lakustra. Vi era, quindi, una selezione, un criterio discriminante. Oppure cosa? Poi mi sentii assorbire. S, il termine questo. Qualcosa mi traeva verso il punto pi lontano del Varco. Velocemente fui allontanato. Troppo velocemente. Persi i sensi. Geter sorrideva e mi sosteneva la schiena. Ero di nuovo seduto all'interno dell'aeronave. Intorno, gli altri militari mi squadravano con curiosit. Cercai di dire qualcosa, ma le parole non mi uscivano. Ero stordito, fiaccato nel fisico come dopo una lunga fatica. Di nuovo bevvi quel liquore. Mi ripresi. - Hai potuto avere un'esperienza mistica che diventer mitica quando la narrerai alle generazioni future mi fece Geter. - Ma cos'era, il paradiso? - Oh Angelo, non si ritorna di solito da quel posto. Hai avuto la possibilit di essere testimone di un passaggio cosmico di un mondo in un altro mondo. La gente che hai veduto non sono defunti. Donne uomini bambini in carne e ossa attraversano il ponte del Varco. Un ciclo giunto alla fine e la ruota gira nuovamente. Di esodi ce ne sono stati molti nella storia dei nostri popoli. Ma si

fuggiva da qualcuno o da qualcosa di terribile. Il Varco, invece, una grande occasione, unica, formidabile per quella generazione che arriva al termine di un'era. - E tu Geter non li invidi? - Ognuno di noi ha un compito. Cerco di onorarlo. gi un miracolo trovare una causa per cui val la pena morire. Quanti vagano trascinandosi durante tutta la vita, senza una stella di orientamento, senza un senso da dare all'esistenza. Ognuno di noi ha una missione da compiere in questo tratto di strada della Vita, ma pochi la scoprono in tempo. - Ora Geter che faremo? - necessario per te vedere come il caos opera. Ti servir al momento opportuno. La Terra, la nostra Terra affronter il Varco come i lakustriani. Ma non automatico. Le leggi celesti non sono programmi definiti e rifiniti in ogni dettaglio. C' un margine, un fattore squilibrante, necessario, maledettamente necessario. Lo hai incontrato credo... l'Ombra. Gi quando da piccolini scopriamo il male nelle sue forme relative magari, cominciamo a domandarci perch. Perch se la Creazione opera di Dio, sommo bene, vi una parte oscura che tende a violare quest'ordine? implicito nella Creazione il male? E allora Dio ha una faccia oscura? La libert di scelta di ogni creatura autentica libert o un frammento di quel disordine? Se non vogliamo essere automi, quanto male siamo disposti a concedere per avere la libert? Chi ti parla un soldato che non di rado ha ucciso e ha incontrato mille volte il male e per molti miei nemici potevo io apparire il male, il loro male. Ho tradito spesso il nostro codice per far rientrare in un altra prospettiva le cose. Ho abiurato la mia fede per non distruggere quella altrui e dopo, rivisitando le mie azioni, vergognandomene, ma soprattutto pentendomene amaramente, non ero pi cos sicuro di stare dalla parte giusta. Se luomo, come si legge nel Prologo di Zarathustra, il mio libro- chiave da giovane, un cavo teso tra la bestia e il superuomo, io mi ci sono sentito in pi di un'occasione, e ti giuro Angelo, era qualcosa di terribile. - Scandurra ha uno strano rapporto con quell'essere maligno, l'Ombra. Non capisco. Sar la mia cultura cattolica preconciliare, ma credevo che col male non si negoziasse. - Invece si negozia, eccome, caro Angelo. Ci si insozza fino a sentirtelo dentro.

Diventa parte della tua natura. Difficile combattere un nemico che ha teste di ponte nel tuo cervello. Ti riporto sulla Luna. Tutto inizier da l.

sabato 10 dicembre 2011

IUS 46

Il mondo vive di scintille di purezza; quando sono disseminate nel mondo e vengono poi raccolte, il mondo dell'impurit crolla su se stesso. Jacob Taubes, La teologia politica di San Paolo, Adelphi, Milano 1997 (pagg. 31-32) La pressione sul plesso solare fu tremenda. Persi alcune facolt sensoriali. Anzi, subii l'effetto d'inversione di attese cinetiche. Vedevo in movimento ci che ordinariamente e logicamente doveva restar fermo. Il pavimento, non so di cosa, girava e oscillava ad altalena ed io avvertivo la gravit schiacciarmi verso un asse ortogonale posto in fondo all'abisso. Poi un tavolaccio... ci stavo sopra ed ero nudo come un verme. Un freddo boia mi costrinse ad assumere la posizione fetale. Dove diavolo mi trovavo? Nella casa del diavolo, appunto. Il castello dell'Ombra. Di nuovo. Perch? Mi sarei dovuto dirigere verso la Luna. Perch? Cosa era successo? Un casino temporale?

La perversa cucina piena zeppa di laghi di sangue, era sempre la stessa. Terrifica. Darest Sharma! Sembrava che ci dovessi comunque fare i conti. In un modo o nell'altro. Mastro Fornari, Ranna, Scandurra, dove eravate? Avr un altra occasione? L'odore del sangue e il rumore degli insetti famelici, rappresentavano il simbolo di questo posto. La nudit mi creava non pochi problemi. Nella mia testa si agitava la speranza di risentire la voce sghignazzante del maestro che mi avrebbe di nuovo salvato. Ma i minuti passavano e non si vedeva via d'uscita. La luce che entrava dalla finestra era quella del tramonto. Provai povero illuso! - a chiamare sottovoce Scandurra. Dall'esterno provenivano rumori di passi e di trascinamenti di cose o... di spuntini umani. Uscii dalla cucina e mi inoltrai con cautela lungo il corridoio. In punta di piedi, muro muro, raggiunsi una svolta verso sinistra. Altro corridoio e stessa situazione. Mi dovevo sbrigare: dicevo a me stesso ''pensa, Angelo, pensa''. Rammentai le regolette d'oro di Scandurra. Se spando il lumen, esso mi avrebbe aiutato a trovar la via di fuga innescando una serie di eventi utili a farmi uscire da questa trappola mortale. Il lumen contrasta efficacemente il kaos. Mi venne, per, l'ansia. Brutta cosa, l'ansia. La paura blocca ogni azione sovrana. Ebbi una sorta di crisi isterica. Non avevo pi il controllo del respiro e della volont. Lasciai andare il corpo verso la parete e scivolai lentamente a terra. Ansimai a tal punto da sentirmi soffocare. Il panico ebbe il sopravvento. Giocai male le carte a mia disposizione. Eppure riuscivo abbastanza bene a modulare il lumen, a direzionarlo, a metterlo nelle condizioni di evidenziare inghippi magici, a smolecolare larve e assorbire latenze psichiche mortali. Eppure, in quel momento fatidico, ero bloccato, un corpo morto senza reazioni, prigioniero nel posto pi malefico di quello strano universo. Lo stato penoso in cui versavo derivante dal ritorno malaugurato a Darest Sharma, pensai, forse era necessario per il mio percorso di risveglio. Tornare all'inferno, quando sembrava, invece, che i miei incontri-avventure-visioni fossero predominanti e liberatori della mia fase; ecco, ritrovarmi nella casa del diavolo senza enfasi riguardava una verifica, meglio, una prova da superare lungo la via iniziatica. Affrontare i mostri interiori fino alla loro distruzione, rappresenta il primo e

decisivo passo dell'Opera al Nero. Gi, ma avr un termine la Nigredo? Eppure l'esperienza sembrava interna/esterna. La paura mi paralizzava. Senza l'aiuto di Scandurra come avrei mai potuto fuggire? La botola del GRA interdimensionale, ma sarebbe bastata anche una di quelle transitorie, chi diavolo le avrebbe aperte? A proposito del diavolo... - Sei sul limitare di una porta spalancata sull'abisso. Darest Sharma collega tutti gli inferni degli universi... ed molto trafficata come potrai constatare nel giro che faremo. Non sar il tuo Virgilio, eh eh, ma il padrone di casa in persona. L'Ombra era dietro di me. Mi voltai con lentezza involontaria. Rattrappito come ero dal terrore non mi riusc di fare pi in fretta. Eccolo. Da brividi. Alto pi di me di due spanne, intabardato da quella tunica argentea animata, sembrava sorridermi. Poi si gir e lo seguii verso una porta poco distante. - L troverai dei vestiti. Spero che siano adatti. Un attendente ti aspetter fuori dal vestibolo e quando sarai pronto ti condurr nella sala imperiale. - stato lei a dirottarmi nel suo castello? - Il corpo umano... quest'ammasso di oscure energie e di proteine facilmente sublimabili... ma c' la custodia. - La custodia? - ripetei sbalordito. - S, l'uovo-anima e visto che il tempo una ruota essa pu agganciarlo in ogni punto della circonferenza e viceversa. Ed ora sbrigati che fa freddo. Si allontan senza far rumore. Appena entrai trovai una stanza enorme che si illumin automaticamente. C'era, appoggiata ad una parete, una panca e di fronte un guardaroba fornitissimo, funzionale e con un certo qual stile, scarpiere e tutto il necessario: fazzoletti, acqua di colonia, rasoi ecc.. Compresi dalla forma la funzione di questi oggetti anche se la foggia era alquanto bizzarra. Trovai un'enorme variet di indumenti. Scelsi un paio di calzoni marroni di fustagno e un maglione a collo alto color senape, morbido e leggero. Stivaletti di pelle... di chi? Non ebbi problemi con le misure e finalmente mi sentii meglio, comodo e pi

sicuro. Non mi avevano mangiato, almeno. Scandurra in pi di un'occasione mi ha assicurato che in caso di estremo pericolo, avrebbero vegliato misteriose intelligenze soprannaturali. In ci confido. Ogni religione tradizionale asserisce tale verit, ma se si escludono pochi fortunati o prescelti che ne hanno fatto esperienza diretta, il resto dell'umanit alle soglie del duemila deve ancora aggrapparsi alla fede. Leggo sul Giornale dei Misteri dell'approssimarsi di un'Et dell'Acquario, di psicotematiche, di messaggistica medianica che preannunciano grandi cambiamenti che riguarderanno tutti. Non ho motivo di dubitarne. So dell'esistenza di universi paralleli per esserci andato, di mondi abitati da esseri come noi o quasi, dagli intenti diversi ma in buona parte positivi, costruttivi, dotati di eccellenti qualit etico-morali. Tali premesse fanno ben sperare in un possibile contatto tra i mondi, in special modo noi di Madreterra con le altre civilt stellari. Una rinnovata visione cosmica necessaria, anzi, di vitale importanza per noi uomini del XX secolo. Abbiamo dimenticata la nostra vera origine, senza per questo sottovalutare la responsabilit di una lite segreta che ha soppresso la conoscenza per dominare i popoli, sta di fatto che non possiamo rimanere ciechi e sordi e continuare a vivacchiare, senza orizzonti, privi di speranze e progetti. tempo di cambiare. Sento forte in me l'esigenza di gridare ai quattro venti che esseri incredibili popolano i cieli, che da quando esiste il mondo ci fanno visita, e per comunicare con loro non ci vogliono requisiti speciali o raccomandazioni politiche. Sono disposto a donare all'umanit gli strumenti per accedere all'arcana struttura parallela: le botole scandurriane. La responsabilit gi l'avverto. Il peso forse mi schiaccer. E se alcuni ne facessero un uso improprio? Se i potenti che governano la Madreterra, prendessero con la violenza gli accessi interdimensionali? La storia ci insegna a dubitare di chi vuole decidere per gli altri. Tuttavia, certe conoscenze non possono rimanere nascoste e sottratte agli uomini per troppo tempo. L'energia dello spirito come un fiume carsico emerge all'improvviso, si incarna e spariglia i rapporti di forza. Forse l'era nuova porter nuova libert, lo spirito si riprender il posto rubato dalla cultura del profitto. Forse. Mentre mi accingevo ad uscire dallo spogliatoio, una vibrazione sinistra risal dal coccige fin su il cervelletto. Perch quella visione edulcorata dell'ra acquariana si

scontra con una realt complessa, bipolare, manichea. A margine del visibile, vive un mondo pieno di forze diaboliche, un mondo che possiede le proprie leggi e interferisce nelle esistenze umane. Una dimensione oscura confina e si mescola con la nostra e da essa provengono entit terrifiche, distruttive, capaci di entrare nell'uovo-anima di soggetti particolarmente predisposti, oppure di influenzare e indurre donne e uomini a compiere i pi spregevoli misfatti. La nuova ra se deve giungere dovr prima cimentarsi con un passato che non passa. Nulla scontato, niente gi deciso. L'attendente che mi aspettava non sembrava proprio un soldato. Aveva l'aspetto e il fare da prete, con un abito talare rosso lungo fino alle caviglie, il volto giovane da seminarista con un taglio di capelli 'all'Umberto'. Mi sorrise e arross, fece un cenno ad indicarmi di seguirlo. Cos feci. Il suo passo spedito, nervoso mi obblig quasi a correre. Attraversammo corridoi, pianerottoli, salimmo scale dai gradini antichi fino ad arrivare ad un enorme salone di stile medievale terrestre (forse il medioevo era uguale dappertutto?). Alle pareti vi erano agganciati spadoni, appese picche, appoggiati al muro scudi dai blasoni colorati con scene di guerra o con animali esotici. Vi faceva bella figura pure una testa di bestia a met tra un leone e un cinghiale, forse trofeo di caccia. Un tavolo rettangolare 3 per 15 era posto al centro della sala ottagonale, dal soffitto altissimo. Insomma, la scena era tutto meno che strana. Un castello, semplicemente. Questa era la mia prima impressione. Il prete mi indic una grossa seggiola legnometallo a capotavola. Lui si allontan in tutta fretta. La luce filtrava attraverso il vetro colorato e disegnato di un finestrone a forma di losanga. Appoggiai le mani sul tavolo, era freddo e al tatto sembrava gommato. Intanto, la mia mente cominciava a viaggiare con le ipotesi. Cosa mi sarei dovuto aspettare? L'Ombra si sarebbe ricordato che ero un allievo del suo amico/nemico Scandurra? Cosa voleva da me e cosa avrei potuto dargli? Mi convinsi, comunque, che non mi avrebbe fatto del male. Mi sembrava l'unico dato certo. E poi, il maestro non mi avrebbe lasciato l, in balia di persone ed eventi minacciosi. un peccato morire da giovani quando sembra che la vita e l'universo si spalanchino davanti. L'Ombra si faceva attendere.

- Si vede solo ci che gi esiste nella mente. Quante cose sfuggono a causa di schemi... - Con tono sommesso mi fece sobbalzare dalla sedia. Era dietro di me. Non riuscivo mai ad avvertirlo arrivare. Mi alzai e lo guardai da vicino. Il suo volto era scavato come quello di Edoardo De Filippo, ma con un ghigno persistente e dagli occhi piccoli, fessure terribili che ti scrutavano dentro. L'esperienza di stargli di fronte non era per niente salutare. Ricordai che Scandurra mi diceva di mettermi leggermente di traverso quando incontravo un potenziale nemico o uno sconosciuto. - Ottima tattica. Sei proprio un buon allievo di Scandurra. - Non deve offendersi, signore. Adotto semplici accorgimenti automaticamente. - Da tempo che non mi imbattevo in un inviato di quell'atlantideo. Per giunta un terrestre. La forza, quella vera del tuo maestro, di non odiare nessuno, nemmeno i nemici pi feroci e, ti assicuro, ce li ha a iosa! Ha uno spirito direi unico. Sembra sempre che si trovi per caso in ogni plaga degli universi, mangiando quelle cose oleose e dagli odori pungenti e trangugiando bevande fermentate... poi che fa? Risolve situazioni tra le pi ingarbugliate ed evita pericoli immani con la stessa facilit con la quale addenta il pane unto che conserva sempre in quelle tasche infinite. nato cos. Un miracolo in carne ed ossa. impossibile ucciderlo o ingannarlo. Forse solo se lo decide lui... Lasci quella frase in sospeso. Che voleva dire? Devo sottolineare che l'Ombra parlava un italiano con una inflessione mai sentita prima. banale ci che dico, lo so. Non riesco a spiegarmi bene quando devo descrivere fatti gente cose cos estranee al nostro comune sentire. A volte sembrava uno di noi, altre un essere cos lontano dalla nostra esperienza umana. Eppure, vi era qualcosa in lui che lo rendeva comune alla razza da cui provengo. Chi era realmente l'Ombra? Il diavolo cos come descritto dalle teologie? O un uomo che ha tradito l'umanit? - Come era il mondo prima delle tenebre? Lo sai, Angelo? La nostra schiatta ha una grande nostalgia, malata, degenerante. Soffriamo della mancanza di ci che non abbiamo mai posseduto. Allora distruggiamo tutti i nodi divini che vi collegano

ai cieli e rendono la vostra natura luminosa. Siamo malvagi? Oh no, questa una categoria banale. qualcosa di pi blasfemo. Si agita in noi la volont di far strage di ogni essere, creatura che abiti nei nove universi, per rimanere soli, non per sostituirci al Dio che conosci, ma per essere amati come unici figli rimasti, almeno per una unit di tempo. Non potrebbe altres condannarci, sarebbe contro la sua legge. Farebbe risorgere ogni essere e creatura da noi uccisa, rendendo cento al posto di uno per ogni sofferenza e dolore patito dai suoi. Facciamo il male a fin di bene... Siamo in realt costruttori di paradisi nel momento in cui distruggiamo tutti. Attori consumati nel teatro dell'infinito, a cui toccato il ruolo pi odiato ma pure necessario. La genialit dell'errore sta in questo. Assumere una identit contraria a tutto in modo da liberare dall'errore e dalla tentazione i pi fragili, portando il carico pi pesante del cosmo. Stiamo perdendo anima, gradualmente, inesorabilmente per questa opera immane. La paghiamo con dignit, consapevoli della fine. - Se ho capito bene, in fondo lavorate per il Creatore in un compito infame ma utile. - Gioco al rapace che si trastulla con la preda impotente e per rendere pi interessante la caccia si traveste da suo simile. Seguimi che ti faccio vedere come la mente inganna e come brucia l'inferno. Lo promisi a Scandurra di trasmettere la conoscenza delle tenebre ad un eventuale apprendista. Sul sentiero si incontrano ostacoli inaspettati, ma solo in apparenza nuovi. Le forme cambiano spesso, il fuoco che le anima sempre lo stesso. Ci avvicinammo presso una porta rossa di ferro. Lui pronunci bisbigliando alcune parole. Nell'occasione non utilizz il mio idioma, ma una lingua lontana, dal suono arcaico. Raden zaril nardk assal denda magalat anedr liraz kudrn lassa adned talagam La port per non si apr, come invece mi aspettavo. Fu il pavimento a lastroni marroni ad allungarsi e tutto si fece pi esteso. Le mura, il soffitto, le cose, si dilatarono o forse noi ci stavamo allontanando. Difficile a dirsi. Incominciai a preoccuparmi. L'Ombra si chin e colp terra con un pugno. La scena rallent

gradualmente fino a fermarsi. La porta rossa sembr dischiudersi con uno scatto, come da un comando elettrico. Mi precedette e io non potei fare altro che seguirlo. Per troppi secoli il potere di una minoranza ha negato l'accesso alla conoscenza; le chiese perdono terreno, la fede diviene un fatto sentimentale e le montagne non si spostano pi. Certi libri di magia e occultismo, son giudicati fandonie per fessi e paranoici, ma anche il pi misero e cialtronesco di questi racchiude una verit fondamentale, pi di ogni testo di scienza accademica, pi di ogni trattato sociologico e studio psicologico. L'analogia, ossia l'azione a distanza senza l'uso dei sensi e di mezzi ordinari, la base della magia. Simboli e figure mitologiche sono schemi d'energia, porte che dischiudono saperi e cose di altri piani. Forze cosmiche ci mantengono in vita e sottili rapporti sussistono fra mondo corporeo e mondi incorporei. Se vogliamo riascoltare i cieli e la terra dobbiamo farci sempre pi sottili, perdendo i metalli che compongono il nostro ego e fonderci con il soffio della vita, e vibrare nelleco dell'antico suono. Se il mio cuore vibra in frequenze pi alte ci aziona un processo analogico nel cuore del mio prossimo. Se vibro evoco forze superiori. Ogni manualetto di magia pratica ci insegna queste semplici e decisive realt. Ma quanti gli danno retta? Chi si mette con pazienza e costanza a far pratica? Ho letto un libro dal titolo 'Ciclomanzia' che promette poteri paranormali attraverso gli esercizi di immaginazione guidata. Ho illustrato il contenuto a Scandurra: mi ha confermato la bont delle tecniche ivi descritte, sebbene critica l'uso che l'autore indica. Alcuni credono di intercettare la possibilit di acquisire poteri e allora si impegnano fino allo spasimo per provare e riprovare tecniche: se l'intento quello del profitto, sar un fallimento. A nulla valgono le raccomandazioni di maghi e alchimisti. L'uomo moderno desideroso di potenza, di capacit extraumane onde influenzare il prossimo per squallidi fini. Poco gliene verr. Sar un portatore di larve e di mestizia. - Non accendere la tua luce, se non vorrai esser sbranato dal mostro in perenne agguato cos mi ordin il negromante.

Scandurra invece mi esorta a evocare il lumen per meglio vedere e attingere energia vitale. L'Ombra vuole ingannarmi o mi mette alla prova? Che cosa devo fare? una tattica? E poi di che mostro parla? una prova mentale? Varcai la porta rossa e storzai, sussultai perch mi trovai di fronte ad una belva dal collo taurino e dalla testa di felino, il suo corpo tozzo e grigio era senza peli. Grosso come un vitellone, l'animale si trovava appollaiato su di un piedistallo cilindrico di roccia, posto in una grotta verde smeraldo grande come un garage. Emetteva un ringhio sfiatato, e si leccava il muso con una lingua rossastra. Ero ad un bivio: scegliere se usare il lumen o seguire il consiglio dell'Ombra, che tra l'altro era sparita. Optai per il lumen e la bestiaccia mi rugg contro con tutto il suo fiato. Un puzzo orribile mi invest insieme alla saliva, che scoprii essere urticante. Il viso, il collo e le mani erano piene di bolle, dopo pochi secondi. Cercai di togliermela di dosso, invano. Mi bruciava tutto e mi grattai spasmodicamente. Cavolo! Forse aveva ragione il padrone di casa, non avrei dovuto esibire i documenti, cio il mio potere luminoso. La bestia si lanci su di me. Tremavo cos tanto da dissociarmi. Era a pochi centimetri da me, ormai. Non riuscivo nemmeno a scartare di lato, la paura mi paralizzava. Temevo di non essere pronto di fronte ad un pericolo: attraiamo gli eventi secondo la nostra natura. Un colpo a mano aperta colp irrimediabilmente il bestione sul collo, schiatt per terra a pochi centimetri dai miei piedi. Scandurra allontan con un calcione l'animale. - Non rimpiangere di non aver dato ascolto all'Ombra. Quello l, se gli viene fatta bene, ti fotte. Tutto prova dice lui... certo, ma ci sono pure le fregature, i frutti velenosi. Ovunque tu spanda il lumen, noi lo avvertiamo. Abbracciai con tutti i sentimenti quell'uomo incredibile. Quando c' bisogno, eccolo spuntare. - Allora non era un inganno mentale quella specie di leone? - Macch, era una bestia bastarda che se avesse potuto ti avrebbe sgranocchiato

come un croccantino. Angelo mio, 'sto posto diabolicamente satanico... non so se ti ho reso l'idea. Ora andiamocene, meglio. Sar per un'altra volta la gita turistica. Uscimmo dalla porta rossa verso il salone. Il mio maestro ruot per alcuni secondi le dita della mano sinistra in senso orario, emise uno strano verso e poi corremmo via verso l'uscita. Ovviamente Scandurra apr una botola transitoria, quelle di passaggio breve, che si trovava non so per quale magia accanto agli scudi poggiati al muro. Vibrazione ronzio nausea antigravit... eccoci in un boschetto lussureggiante di piante fiori alberi dai pi svariati colori. Scandurra mi consigli di abbandonare gli abiti, se non volevo rischiare di essere seguito dall'Ombra. - Ha un naso eccezionale quell'essere. Ti sente anche se stai su di un altro pianeta. Dietro quel frattone ci sono degli abiti. Non sono italiani, certo, ma comunque svolgono bene il loro compito. - Va bene, vado e mi cambio. Mi svestii in tutta fretta e aprii il sacco dove c'erano i nuovi abiti. Gi, una calzamaglia verdastra e stretta, un giubbotto di pelle marrone e un paio di stivaletti dello stesso colore, morbidi. Sembravo un paesanotto medioevale vagante in un altra dimensione. Pazienza. Uscii dalla fratta ma di Scandurra nemmeno l'ombra. Si trovava penzolone sul ramo pi grande di un albero vicino, tentava di prendere un grappolo di bacche arancioni. - Sono buone, sai? Dolcissime e ti daranno pure forza. quello che ti serve. Le stacc con forza e ridiscese con insolita agilit. Me le porse. In effetti erano buonissime, assomigliavano alle amarene. Le mangiai tutte con una certa ingordigia e come per incanto le bolle e il prurito sparirono in pochi secondi. Poi Scandurra sbott in una risata senza freni. - Ma ti sei visto? Sembri un ballerino con le palle al fresco. - Mi hai rimediato una cosa assurda. E poi mi sfotti pure. Che devo fare. Qui dove trovo dei negozi di abbigliamento? - feci io un po' seccato. - Torniamo a Deya e ti porto in uno spaccio fornitissimo, dove puoi trova' 'gni cosa.

Vestiti, cibarie, radioline, armi. Tutto quello che serve a dei viaggiatori come noi. Mi fanno credito, sai, sono un eroe nazionale. A Viterbo non conto una sega, in questo universo mi son fatto una posizione. Eh eh. - Quanto dista la citt? - Se camminiamo senza fermarci, impiegheremo due giorni. Se faremo delle soste, meno di una giornata. - Come? Ma perch non usiamo la benedetta botola? - Ti perderesti il meglio. Non possiamo usare sempre la via breve, camminare un'arte, si impara molto passando su sentieri mal frequentati. E poi, vuoi mettere i pericoli, i trabocchetti, gli oscuri dietro ogni fratta o grotta, zingari felici che spargono malinconia e ladri furbacchioni, pezzi di merda e abitanti dei regni intermedi. Se vuoi accujarti prendiamo il sottopasso cosmico, ma fidati, ci divertiremo per strada. Non temere, al limite sparisco e poi ricomparo.

venerd 20 gennaio 2012

IUS 47
Ritorno a Deya 1

''Col ricordo risvegli i sensi''. Scandurra '' ce l'hai presente il bumeranghe, s, quello che usano l'australici? Beh, il suo baricentro si trova dove non c' massa, al di fuori di esso: cos per lo spirito dell'uomo''. Scandurra '' gli atlantidi c'avevano una conoscenza tale da illuminare a festa la Via Lattea, o da farla esplodere. bene giungere cos in alto? L'uomo sapr mai contentarsi del

giusto?''. Scandurra Deya mi mancava. La citt-labirinto, crocevia dell'universo dove il Grande Tempo scolpiva la materia, luogo di mille intrighi, di ordini oscuri e di luminosi esseri, rappresentava il centro della conoscenza. Deya, nome magico che mi risuonava dentro. Forse avrei rivisto Ranna. Quella tipa cos distante, altera, nobile, mi affascinava. Ci inoltrammo nel bosco. Ogni tanto Scandurra si soffermava a tastare un frutto per vedere se fosse maturo (deformazione professionale?); staccava un ramo a 'V' e lo imboscava nel cappottone; sfiorava un fiore a calice e palpeggiava il tronco di un albero; spianava col piede un piccolo 'montarozzo' di terra fresca. Insomma, aveva comunque qualcosa da fare e quello che faceva sembrava avere un senso, ben al di l delle apparenze. Conosceva ogni piazzola, sentiero, fosso che incontravamo. Un perfetto viaggiatore di mondi e universi, senza passaporto perch di casa dappertutto. La temperatura si faceva pi tiepida all'imbrunire. Gli odori erano forti e spade di luce rossoviola attraversavano le fronde e toccando terra sembravano continuare il loro viaggio altrove. A mala pena si intravedevano movimenti di animali o chiss che altro tra gli arbusti. - Caro Angelo, se non vi fossero due opposti non sarebbero possibili i campi di forza. 'Ste forze agiscono in parallelo per coesistere, altrimenti non potrebbe circolare l'energia, n scorrere le correnti luminose e tenebrose nel cosmo ed in ogni dimensione. Se vuoi scacciare il diavolo devi scaldare l'acqua santa col fuoco. Dappertutto le forze tendono ad equilibrarsi e ad annientarsi in specifici ritmi di aggregazione e disgregazione. Queste sono le leggi delle materie oscure. Tienile bene a mente, ti serviranno presto. - Scusami Scandurra, sono un po' confuso... - In fondo... tutto si riduce a una misurazione di forze. Intanto mi indic di sedermi ai piedi di una roccia grigionera che non sembrava

cos naturale, conficcata nel bel mezzo di un piccolo spiazzo. Un menhir messo l non certo a caso, magari ad indicare un campo di forza, appunto. - Ricevi in questo modo lo spirito del luogo. Un lasciapassare per essere accolto come amico. Non si entra a casa degli altri senza prima bussare. - Che genere di abitanti si trovano qui? - I senzacorpo... spettri... adesso seguir le loro impronte spettrali per cercare un contatto. - Perch? Cosa ci debbono dire? - Sono io che devo informarli su certe cose. - Spettri dici, sono quindi anime di defunti? - No, sono antichi abitanti del posto legati a questo piano anche quando cambiano di stato. Spettri che mantengono un centro di coscienza sostenuto da un'energia quasi infinita. La loro vita continua senza per questo abbandonare il posto dove hanno vissuto prima. - Ma li posso vedere anche io? - Se c'hai core [coraggio]... Ecco di nuovo una prova. Ogni passo, un incontro fatidico. Scandurra ad un certo momento prese dalla tasca del cappotto un pugno di terriccio giallastro, lo gett per terra e si accovacci. Premette le mani su quel composto. Era il suo rituale. Le mani aperte, parallele con le dita separate: segno ancestrale di quelli che erano in contatto con le ombre. Mani, ponti con l'aldil. Mormor una frase incomprensibile che produsse un effetto risonanza, poi si alz e attese. Mentre sostavo ai piedi del masso, mi venne in mente un episodio, uno dei tanti, in cui provai un'emozione travolgente. La primavera dell'anno scorso, Scandurra ci port a noi dell'anonima, sul Monte Venere in prossimit del Lago di Vico, a pochi chilometri da Viterbo. Raggiungemmo una serie di grossi massi naturali (forse) vicini alla sommit; da l potevamo ammirare quella magica terra al tramonto. - Questa l'ora buona per vedere le porte del cosmo aprirsi in tutto il loro splendore. Mettetevi a cerchio e prendete le distanze a braccia aperte... come a scuola. Il cerchio chiama il punto che spinto con decisione mette in moto

l'ingranaggio... tutta una questione di misurazione di forze. Cos facemmo. Eravamo in quell'occasione in nove. Sei maschi e tre femmine, di et diverse ma tutti accomunati dallo stesso ardore. Sebbene fosse caldo, un venticello fresco ci colp ad altezza collo. Un tuono profondo ci scosse, proveniva da est. Il cielo era sereno. Di seguito, un altro tuono pi forte ancora ci raggiunse dalla stessa direzione. La terra sotto i nostri piedi trem. Guardai un po' preoccupato i compagni e una sorta di tremore circol fra noi. Cosa stava per succedere? Quale diavoleria ci serviva Scandurra? - Bene, ora possiamo ritornare alle nostre macchine ci invit Scandurra divertito. - Tutto qui? - fece Claudia. Ci precedette il maestro con la sua andatura caracollante. Tra di noi ci scambiammo qualche commento di sorpresa mista a delusione. Raggiunte le tre automobili accostate ai bordi del sentiero montano, ci salutammo un po' interdetti e procedemmo lentamente sullo sterrato verso la provinciale. Quando, come apparso dal nulla, incrociammo un magnifico cavallo baio guidato da un cavaliere con tunica rossa e calzari, come nei film mitologici di Maciste ed Ursus. Sembrava una comparsa di Cinecitt. - Ma che girano un film? - feci io. - Boh? Mi sembra 'na carnevalata. Grande, grosso e cojone. A quell'et ancora si traveste da saettone [bamboccione giocherellone] rispose Quintilio. Il tizio sul cavallo si ferm dopo averci superato. Lo vedemmo dallo specchietto scendere da cavallo. Ci osservava con atteggiamento sorpreso. - un atlantideo. Si chiama Rameter, un portaordini. - Chi ? Non ci canzonare maestro. Va bene che ci devi addestrare ma... Scandurra ferm la sua 500 e cos fecero gli altri al seguito. Uscimmo tutti. Il maestro si diresse verso quell'uomo. Distava da noi 15metri circa. Alto, muscoloso

e dalla folta capigliatura legata dietro, parlottava sottovoce col nostro mentore. Ci chiedemmo se tutto questo fosse una presa in giro per metterci alla prova. Di cosa, poi. Il fruttarolo folle ritorn con fare truffaldino e si mise al volante dell'auto. Il baldo cavaliere rimont a cavallo e prosegu la sua corsa. Raggiunto il Passamontagna, incrocio tra Viterbo e Ronciglione, ad uno di noi gli si accese la lampadina: - Ma avete notato che non c' pi l'asfalto stradale? Siamo passati su di una strada sterrata. Che fine ha fatto la provinciale? - Vedrai, durer per poco. Se scendi verso citt, a pochi decine di metri ritroverai la strada normale insieme al tempo normale rispose ridacchiando Scandurra. - Vuoi dirci che abbiamo vissuto un'esperienza nel lontano passato dell'umanit? - No, abbiamo aperto una breccia nel Tempo e un mondo affiancato si mostrato a noi. Ci fermammo alla piazzola del Passamontagna. Non volevamo andar via da quel mondo antico. Ci rifiutavamo di imboccare la via per Viterbo. Avevamo paura di lasciarci alle spalle un'epoca spettacolare, dove gli atlantidi dominavano su quella terra che fu poi degli Etruschi (colonia rossa anch'essa). Con dovuto rispetto, mi rivolsi a Scandurra: - Maestro, cosa succederebbe se rimanessimo in questo mondo antidiluviano? - Dieci abitanti di qui dovrebbero passare nel ventesimo secolo e non sarebbe nemmeno risolto il problema... complicato assai, ma soprattutto non giusto. Abbiamo da fare delle cose importanti, non possiamo abbandonare un mondo agli sgoccioli. Non per caso se state acquisendo le materie oscure, non lo dimenticate. Il fuoco va tenuto sempre acceso, soprattutto quando tutto si oscura intorno a noi. Rientrammo tutti nelle nostre macchinette, abbacchiati e delusi, quando un qualcosa, un movimento improvviso dietro di noi ci fece girare la testa verso il lago. Un'aeronave immensa quanto lo specchio d'acqua dei Cimini, si alz verso il cielo, si ferm a poche centinaia di metri dalla superfice del lago per cinque secondi, non di pi, e poi spar alla nostra vista in un lampo. Dal movimento dell'acqua capimmo

che era decollata dal fondo del Lago di Vico. Magnifica nella sua complessit aerodinamica, non sembrava per extraterrestre. Non ci spiegammo perch, apparteneva comunque a questo mondo, magari di una grande civilt: Atlantide, appunto. Quintilio chiese spiegazioni al maestro: - Come mai fanno uso di cavalli e poi viaggiano in astronave? Oppure sono popoli diversi, dei regrediti insieme a dei supersviluppati? - Si pu viaggiare a piedi o a cavallo e percorrere centinaia di chilometri in pochi minuti e navigare tra le stelle con lo stesso principio. L'importante conoscere il mistero del tempo e dello spazio, il resto un gioco da ragazzi. - Come mai gli atlantidi bazzicavano pure la Tuscia? - Qui fanno delle ottime frittate con gli strigoli. Le erbette di campo cos, le trovi in poche parti del mondo... eh eh eh. Il territorio nostro particolarmente prezioso. Da qui si viaggia che una bellezza. il posto pi prossimo alla serie di mondi tangenti. Le botole sono ricettive e funzionali, che io sappia non ci sono stati incidenti di immersioni in varchi interdimensionali, fatta eccezione per non graditi ospiti. La terra che vi tiene viva, porosa, mista di materia densa e tenue. Pi in generale, i popoli si muovono per conoscere o per conquistare e a volte per entrambe le ragioni. E quando la terra sembra troppo piccola si punta verso le stelle e poi, beh e poi ti aspettano altri universi. Siamo viaggiatori nati, fino a quando non troviamo un bel posticino e con l'amore della nostra vita viviamo soddisfatti e in pace. quello che auguro a tutti voi. Nella conca del cielo ardeva il tuono. Tornammo sull'asfalto della strada Cimina a riveder la nostra amata cittadina, interscalo cosmico non segnalato sulle mappe. Giunti a Piazza del Comune, entrammo gongolanti al Bar Centrale. Era ora di cena e qualcuno di noi volle consumare un pasto adeguato, altri se ne tornarono a casa. Quei quattro avventori presenti al bar ci facevano tenerezza, perch ignari di quante cose immense e sublimi si nascondevano dietro le pieghe del tempo e dello spazio. Le esperienze mirabolanti non ci insuperbivano, anzi, ci sentivamo piccoletti di fronte all'infinito. Acquistavamo pian piano un respiro cosmico, una veduta pi ampia e profonda della realt. Emergevano bruciandosi, come in

un'Opera al Nero, in tutta la loro inutilit le nostre miserie, le invidie, gli orgogli, le brame di possesso; prendevamo cos le dovute distanze dalle cose comuni, senza rimpianti. Non ci sfiorava nemmeno l'idea di lucrare su quanto in nostro possesso. Possedere, che brutto verbo. La Vita andava vissuta senza frontiere e la gioia era nel vedere che ''tutto abbiamo in prestito'' e che ci aspetta qualcosa di diverso, di elevato, ben lontano da tutte le filosofie e scienze del mondo. Le fessure, o meglio, le brecce che Scandurra apportava alla struttura del reale, servivano a connetterci con le storie di altre civilt, antichissime o in divenire. Crescevamo e in questo fermento qualcosa si risvegliava in noi. La memoria di ci che eravamo, ben oltre quel sistema di significato chiamato 'cultura' che ci imprigionava. Ci diceva: - Rinunciate senza sforzo a ci che conosciuto, usatelo solo l dove necessario, siate abbandonati, lasciate ogni presa, ogni identificazione; solo cos aperti, sinceri, seri e senza maschere, solo cos i vincoli cadono e le ali si sciolgono libere, e noi si librati in volo, senza lasciar tracce, senza ricompensa, liberi nel cielo che il sacrale del mistero. Essere idonei a riceverlo tutto: se in noi c' l'ordine, l'armonia come nella stanza pulita, con le finestre aperte, allora il vento profumato dei diecimila fiori di Deya entra e tutto compenetra. Vivete in voi non come vi dico ora, vivete in voi come avvenimento nuovo, originale perch originario, che sia vostro non mio, che sia vostra scoperta. La realt per ciascuno l'esperienza viva, la cosa appresa ora. Liberatevi dalla corrente del mondo che travolge tutti, donando senza ricompensa, amando senza ricerca del piacere. Si vero uomo, maestro con la maestria del comprendere, con la maestria dell'agire, con la maestria che con l'amore perpetua libera creazione. Con Scandurra ci affacciavamo sull'ignoto ed esso era grande. Mi destai dall'onda del ricordo, quando una leggera pressione mi colp la faccia e la testa. Un senzacorpo si stava avvicinando velocemente verso di noi. Ma come diavolo potevo vedere uno spettro se non possedeva un corpo? Semplice, c'aveva comunque una forma. Una sagoma umanoide multicolore, cangiante che lasciava una scia di particelle luminose, come nei cartoni animati di Walt Disney. Pura elettricit mossa da una coscienza, forse un'anima allo stato puro, chiss. Alta tre

metri, illuminava tutto il boschetto in cui ci eravamo accampati. Guardai preoccupato Scandurra. Lui chin il capo in segno di rispetto e salut allargando le braccia a croce. Lo stesso fece la sagoma elettrica, poi si gir velocemente verso di me. Scattai subito in piedi e salutai in tutta fretta. Ricambi un po' seccata. Cos mi sembr. - Si chiama Ha LL Fast, nome che riproduce la sua frequenza vibratoria. Se la pronunci come si deve, lei ti sente ovunque tu sia. Vibrazioni subspettrali ovviamente, essendo spettri eh eh, che viaggiano tra le botole senza limiti n impedimenti. - una donna? - feci io. - Mah, difficile definirla cos. Era comunque una bonazza quando c'aveva il corpo, ma alta com'era mi sentivo troppo ciuco [piccolo], adesso poi... - Perch, adesso sono repellente? - una voce bellissima, gentile, dai toni alti, provenne dalle parti di quell'essere elettrico. - No, no, anzi. Per cara mia, avevo difficolt quando eri di ciccia, figurati adesso che pari un fulmine.

venerd 9 marzo 2012

IUS 48

L'essere si inoltr nel bosco. Lo seguimmo. Scandurra mi accenn all'esistenza di una vetta luminosa. Poi, avvertimmo un melodioso canto di bambini che si alz tutt'intorno. Era canto gioioso. Poi li vidi. Erano luci nelle luci, senza ombre, privi di contrasti interni, immersi in un campo radiante multicolore. I senzacorpo, come li denomin il maestro, ci aprirono la strada verso una collina. Avvertii un desiderio inquieto, che si ripercosse su tutta la mia anima. Sembrava una processione, ascoltando le note del canto. Il contrasto era straordinario tra noi uomini in carne ed ossa e loro, i senzacorpo splendenti, energie luminescenti che fluttuavano nell'aria come angeli. La scena assumeva i contorni di un sogno soave, leggero, fresco. E allora ammirammo la vetta di quel colle, coronata di luci. Ha LL Fast si rivolse a noi: - Vorremmo perfezionarci ulteriormente, non per superbia ma per una necessit della nostra stessa essenza. Di natura rifuggiamo il caos. Ma la cima ancora lontana.

Giunti sulla sommit, fummo circondati da centinaia di esseri elettrici, quasi fossero un comitato di ricevimento. Sentivo la loro natura, normalmente felice. Erano contagiosi. Ci sentimmo, infatti, contenti. La collinetta si ergeva su di uno strapiombo il cui fondo era coperto da nebbia. Ebbi paura di quell'abisso cos tenebroso. - Hanno voluto condividere con noi l'adunanza sacra. Ad ogni fine ciclo cosmico si radunano quass e cantano la loro felicit all'universo. La propagano e ogni essere pu sentirla. Esistono per ricordare al mondo che il nostro fine la gioia. Per induzione risvegliano l'anima di ognuno di noi. Quando senza motivo apparente percepiamo un brivido corroborante, un fremito di benessere, beh, la vibrazione del loro canto felice che ci giunge. Pensa, Angelo, ci sono popoli che dedicano tutta la loro vita per gli altri. Cos, senza compensi o vantaggi. Naturalmente. In quell'immensa plaga di luce, come tanti fiori, spuntarono miriadi di senzacorpo, luccicanti, gloriosi. Mi sfiorarono il viso. Fui inondato da un calore buono e mille scintille sgorgarono dalle loro forme. Quelle gocce di luce sembrarono vivere di vita propria, volavano saettando per ogni direzione, come impazzite. Allargai le braccia e vi si posarono. Prive di peso e tuttavia avvertivo la loro leggera pressione sul mio corpo. E allora vidi il mio riflesso su di uno specchio d'acqua, ma rovesciato e mi prese una vertigine. L'alto e il basso si scambiarono di posto. Il mondo sembrava invertito: cielo sotto e terra sopra. Aghi luminosi mi penetrarono dappertutto. Una lunga scossa elettrica mi attravers. Dalla mia spina dorsale scaturirono flussi vitali di energia che a velocit pazzesca raggiunsero la sommit della mia testa e oltre, a m di fontana. Avvertivo ogni cellula del mio corpo, ne sentivo l'orbita, il movimento. Caspita, era fantastico. Un fascio di condotti lucenti giravano a mille all'ora dentro di me. E spaziavo viaggiavo, mi estendevo ovunque. Ridevo dalla contentezza. Piangevo dalla contentezza. Mi commuovevo col tipico pizzicorio al naso. Rilasciavo robaccia putrida fuori di me. Odori immondi fuoriuscivano da ogni poro della mia pelle. Quando, lentamente uno stato di gioia pura mi assal. Spruzzi odorosi di rosa giungevano alle mie nari. E poi mi adagiai per terra. Quello fu l'ultimo ricordo che ebbi lass, tra gli angeli di luce benedicenti.

Il maestro mi scosse. Ripresi lentamente coscienza. Appoggiato ai piedi di un albero, cercai di riprendermi. Avevo la bocca impastata e non riuscivo a spiccicar parola. La testa nemmeno la sentivo. A dirla tutta, era tutto il corpo che avvertivo diverso. Mi guardavo le mani, le ruotavo di 180 e mi apparivano assai diverse, come pi lontane dai miei occhi. Gi, i miei occhi: mi vedevo oltre la nuca, un po' spostato in alto. Ero fuori di me? Eppure governavo il mio corpo, ma da un altro punto di osservazione. Quanto sarebbe durata questa sensazione? Oppure questa sarebbe stata da l in poi il mio nuovo status: quell' essenza di pura energia che aveva un prolungamento di carne e nervi non pi decisivi per la vita. La mia vita mi appariva una rappresentazione della Vita pi grande, estesa, intensa, compiuta. - Vuoi spremere il limone invece che coltivare la pianta? - mi fece Scandurra. Il suo intervento ebbe l'effetto di uno scrollone. Tutto ritorn alla normalit, sebbene essa mi sembr sempre meno uguale a quella di prima. - Cosa mi successo? Sono cambiato? Avverto ancora le scosse elettriche dietro la schiena. Cos'... kundalini che si svegliata? - Lascia dormire il serpe, se non sei in grado di domarlo, giovane amico. Un passo... un passo per annerire le cose, vecchie di generazioni. Ci si abbevera alla fonte e il gioco fatto. Certo, bisogna farne di strada e non tutti i ristori sono schietti. - In pratica ho fatto un passetto in avanti sulla via o cosa? - Una piccola apertura che comunque permane. Vi sono delle esperienze devastanti che o ti ammazzano o ti rendono pi vivo. La circolazione delle luci ha fatto capolino, il pavone ha sciolto la coda. Un omaggio del popolo dei senzacorpo. Ripartimmo di buona lena. Seguendo il maestro, notavo la sua perizia da camminatore. Ci insegnava, infatti, che ''camminare un'arte''. Seguendo i sentieri giusti, compivamo un atto magico. La terra che ti reggeva, diventava tua alleata. Uno scambio di forze si innescava: scaricavamo fatica e zavorre per poi assorbire freschezza e vigore. Il passo lento, corto, le spalle che dondolavano e le braccia-abilancia nei tratti pi duri della strada, senza dimenticare le mani ad antenna per

meglio raccogliere il flusso proveniente dal suolo. Era uno spettacolo emulare Scandurra che camminava tra boschi e campagne, sia viterbesi che deyane. C poi pure un suo passo speciale, che contraddistingue il procedere verso cose grandi. simile a una freccia diretta al suo bersaglio Feci tesoro dei suoi insegnamenti. Lo seguivo senza affaticarmi, anche per chilometri. Di tanto in tanto, ci fermavamo per appoggiarci al tronco di un albero, sfioravamo un masso roccioso, aggiravamo uno stagno, saltavamo un ruscello: tutto ci per captare segnali. Madrenatura ci parlava e noi dovevamo soltanto ascoltarla col dovuto rispetto. Tutto opera della Creazione. - L'uomo potrebbe conoscere la posizione precisa di ogni atomo del cosmo, fiammeggiare della stessa luce divina, soltanto se fosse allacciato al Padre Celeste. Invece che fa? Si fatto intrappolare in un carcere radioattivo, che giorno dopo giorno gli rosica l'anima. Eppure, prima di Atlantide e quando Saturno non era ancora velenoso, gli uomini della prima razza c'avevano tutto gratis. Riuscivano perfino a sentire i suoni delle stelle perch liberi dal velo. La Luna regolava il ciclo femminile al millesimo e tutto viaggiava in armonia. Era bello, Angelo. Eh, poi c' sempre qualche ''rompicojoni'' cosmico, titanico e senza vergogna, che si nutre di mondi e contamina cuori e intelletti della stessa fame. La conoscenza allora ''sdirazza''. Ogni tanto si sente una nostalgia profonda, qualcosa che ci manca e che abbiamo perduto. Dentro ogni uomo permane una cellula primigenia, retaggio ancestrale permanente che lo collega con l'origine malgrado i milioni d'anni passati. In fondo, non possiamo fare a meno di ricercare la nostra casa. Uscimmo dal fitto bosco in direzione di una grande distesa pianeggiante verdeblu. A circa cinquanta passi da noi, notammo la sagoma di una piattaforma circolare. Ci avvicinammo. Alta non pi di un metro per cento di diametro. Liscia e senza segni di saldatura, era di metallo bronzeo; se ne stava l, placida e un po' curiosa tra onde d'erba. Somigliava ad una enorme moneta, poggiata o conficcata non si sa bene perch. Che cos'era? Quale era la sua funzione? Scandurra not la mia curiosit e prima che glielo domandassi, mi anticip: - Antichissime vestigia, cos si dice?, di una civilt scomparsa, Samastia.

Sembra una base di atterraggio? Ed cos, infatti. tutto ci che rimasto di quel popolo, di quella citt. In mezzo al prato, un astroporto dimenticato ma perfettamente funzionante. - In che senso, funzionante? - Attende da cento anni una nave galattica salpata e mai pi ritornata. Per quella civilt era di vitale importanza la missione di quei pochi coraggiosi. Ma un turbine di fuoco incener tutti e di quel vascello non se ne seppe pi nulla... ma l'astroporto sempre pronto per l'atterraggio. - Ma maestro, chi aspetta? C' qualcuno? - Oh no. Morirono tutti. Ma prima prepararono le condizioni utili per l'eventuale ritorno dei loro fratelli. Non riuscii a comprendere cosa volesse intendere. Che senso aveva tutto questo? E poi, che missione avrebbero dovuto compiere? E poi ancora, dopo un secolo nessun pilota sarebbe sopravvissuto. - Come i sopravvissuti di Atlantide. Esuli dal grande evento distruttore, si diressero su altri mondi. Ma ritorneranno. Si sedette sul bordo della piattaforma e io con lui. Malgrado la temperatura esterna fosse mite, quel metallo era freddo. Scandurra si guard intorno e sorrise a mezza bocca. - Pensa se tornassero proprio adesso che ci stiamo noi. Sarebbe magnifico. - Mi prendi in giro, maestro, vero? - Mah, ho la netta sensazione che dopo cent'anni sia giunto il tempo del ritorno. Noi li accoglieremo col massimo rispetto. Un silenzio improvviso pervase tutta la pianura. Non si sentivano pi gli strani versi di animali. Mi si rizzarono i capelli dietro la nuca. L'astroporto cominci a vibrare. Ci alzammo svelti. Scandurra mi spinse verso l'inizio del bosco, a 50metri di distanza e mi indic col dito una direzione del cielo. Una specie di ragno gigantesco si avvicinava velocissimo alla piattaforma. Una massa titanica, una carlinga immane,

scura, spaventosa fren di colpo a pochi metri di altezza e atterr. Malgrado la mole non emise alcun rumore. Silenziosa e mortale. Alta cento e larga almeno centocinquanta metri, a mala pena toccava con le sue quattro zampe di ferro il bordo della piattaforma, che rincul per poi stabilizzarsi. Sottovoce chiesi a Scandurra se si fosse preso gioco di me. Era tutto combinato, immaginai. - No, sapevo del loro ritorno, ma non si aspettano di trovare noi. Hanno creduto di potercela fare a salvare il loro popolo, toccando i posti pi lontani degli universi sulle tracce di un essere, forse in grado, da solo, di evitare il disastro... a volte la fede tutto quello che ti serve. Le cose purtroppo presero un altro verso. Gli emissari di Darest Sharma furono implacabili e disintegrarono ogni cosa. Ora i samasti sono ritornati e dove prima c'era una splendida citt-stato, vedranno ci che rimasto. Una piccola traccia di quello che era prima: un cerchio fedele. Sempre Darest Sharma al centro di tutte le disgrazie. Sembra la storia comune a molte civilt. Alcune declinano naturalmente, ma molte, appunto, spariscono nel nulla a causa di guerre infinite. Poi, non so bene perch ma ebbi uno strano presentimento, probabilmente privo di fondamento, ma fu cos dirompente che chiesi al maestro: - Tu fai riferimento ad una data, un anno... il 2012 come fine del nostro mondo. Te la butto cos come mi viene... faremo la stessa fine di questa civilt deyana dei samasti? Soccomberemo anche noi ad una invasione? - L'umanit, uso 'sta parola perch non mi piace quell'altra, la massa, oggi usata dai politici; allora, l'umanit ha perso il contatto con l'origine. E questo un fatto. Non ci sono pi nobilt dello spirito. Secondo gli atlantidei, gli uomini si differenziano in nobili e bassi. Non c'entrano le caste, le classi, no, qui si intende ben altro. L'uomo atlantideo, che come dire nobile, sceglie i mezzi e sa rischiare... distante nei confronti di se stesso. Egli c'ha fede, osserva un codice d'onore, possiede una visione della realt al di sopra dello sporco ego. Non teme la morte e rispetta la vita, ma sempre con distanza. Per l'atlantideo vergognoso attaccarsi a cose meschine, senza importanza reale. Una parte dell'essenza di quegli uomini alti, fu trasmessa ai popoli d'Europa e a quelli di India e Tibet. Ma gli

uomini bassi ebbero il sopravvento, perch i nobili decaddero a causa della superbia. Credere per che ci derivi dal materialismo, dall'avarizia, dal potere che in mano a quattro stronzoni, vuol dire essere ingenui. Anche se fossimo tutti buoni e bravi, il pericolo della fine non diminuirebbe di un etto. Cristo fu messo in croce perch i potenti del tempo erano ignoranti, non possedendo pi la conoscenza non compresero. No, Angelo, non una questione morale. Atlantide fin non per la corruzione e i bordelli che pure erano presenti, ma per una conoscenza deviata e, tuttavia, il mondo fu salvo ma perdette qualcosa di grande. Oggi si nega la fonte originaria e forse troppo tardi. La legge dei cicli cosmici non si batte, una rottura tosta profonda lacerante ci sar, ma non tutto perduto. Non tutto. Un filo ci lega sempre all'origine. Un filo sottile, certo, tenue, ma non si spezzer. L'energia e la struttura cosmica che guidano i cicli non sono state costruite a cacchio di cane. Che ne dici? Il Grande Tempo si sta esaurendo, ma quel poco che rimane di qualit; rode lo spazio, e questo un altro fatto, ma lo spazio scivola altrove e si distende meglio di prima. Noi conosciamo il Tempo e ne leggiamo i flussi, la loro misura e dove si dirigono. Ci non esclude un intervento extraterrestre distruttore, che rientrerebbe nella scena degli eventi lungo la linea di confine. Possiamo far qualcosina per dirigere il Passaggio nel Varco e incanalare tutto il disordine in un nuovo ordine. Faremo queste cose non perch siamo i migliori, ma perch siamo gli unici a farlo. Un fascio di luce blu sort da un lato della nave stellare verso terra. Una sagoma umanoide lo attravers lentamente e si diresse verso di noi.

luned 9 aprile 2012

IUS 49

Sento la sua presenza ogni giorno. E questo mi esalta. Ho avuto una gran fortuna, all'epoca. Qualunque cosa succedesse, qualunque cosa ci capitasse o facessimo insieme, sapevo che Scandurra era davvero speciale. Ci sono uomini che fanno la storia ma non sono citati sui libri di storia. Ci sono uomini che fanno anima ma non hanno altari. Ci sono uomini che grazie al loro lavoro sotterraneo illuminano il mondo. Non sono di, ma gli di contano su di loro. Vedo i cieli accartocciarsi come cartapesta; vedo la pioggia infuocata di asteroidi e grandi ali spezzate solcano lo spazio esterno. Vedo la spaventosa coorte che sorge dalle tenebre, i fiumi di sangue, le montagne fuggenti e la Stella Assenzio dei due universi che arder un terzo dei viventi. Vedo le citt morte sotto l'onda rossa di veleno, la vibrazione che paralizza le menti, l'essere senza volto che incede sulle facce dei morti. Vedo la guerra. Certo, le legioni dei Luminosi combattenti riporteranno un trionfo simile alla nascita di una galassia. Colpito dal fulmine, vero, l'Ombra dalle ali caluginose cadr nel baratro senza fondo che ha egli stesso spalancato... ma Deya sul punto di morire, spente le stelle e smarrita la speranza. Su Samastia resta una bestia esomorfa che urla sul corpo dell'ultimo

fanciullo. Non c' tregua per Deya. Non v' futuro per Samastia. Dal cielo, ancora una nave giunge per terminare la Battaglia e portare in salvo il primogenito. Non v' profezia che sia ascoltata; non v' profezia che non annunci disgrazie; non v' profezia che non sia evitabile; non v' profezia che non sia augurabile. I popoli non credono pi agli indovini e per questo non sanno pi dove andare.

La battaglia dei luminosi: gli Annali di Samastia


Scandurra, mentre si avvicinava quell'essere, mi tocc la spalla e cos vidi la fine di una civilt. Mi trovai immerso in una notte sconfinata. La sola, pallida luce proveniva da costellazioni ignote di stelle e da alcune installazioni, situate ai margini dello spazioporto. Come in un filmato di guerra, vidi sfilare innanzi a me le strade morte, le facciate degli edifici bombardati, e soprattutto mucchi di rottami metallici abbandonati che dovevano, un tempo, essere stati mezzi di trasporto. La citt era tanto immensa quanto spaventosa nella sua fine... ma quando era avvenuto tutto questo? La forma dei palazzi non consentiva di formulare ipotesi, anche se avevo la terribile impressione che l'attacco fosse recente, dato che i muri erano ben conservati, e le strade ancora ben visibili. L'aria era tagliente, non mi viene in mente altro termine, l'odore dei mucchi di cadaveri insopportabile, ma la mia piet era superiore alla nausea. Il cielo improvvisamente divenne rosso, una coltre densa e immane come un oceano scese su quella citt morente per coprirla e disintegrarla. Dur pochi secondi. Poi, passarono velocemente le alternanze notte/ giorno. Deya risan se stessa e ricomparvero prati e boschi. E ancora un evento mi si manifest davanti: una piattaforma circolare fece capolino da sotto terra. - Il tempo passa, leternit si avvicina - ci disse il pilota con voce flebile ma decisa, in un italiano dalla pronuncia perfetta. - Vogliono chiudere a chiave le stelle. - Rispose Scandurra con un cenno della

testa per rispetto. - Non ci riusciranno. No, spetta a noi continuare la lotta. E dopo di noi, ai nostri figli. Fino alla fine. - Harn Riley, il mio cuore pieno di morte. Quei bastardi non hanno avuto piet degli innocenti. Non c'hanno mai piet. La vita stessa infetta di maligno: lo scoglio sar superato, al ripristino del regno della Luce. Si abbracciarono come fratelli separati da anni. Li osservavo e l'onda delle emozioni mi prese. Piansi, come parte di un dramma universale. Quell'uomo si accorse di me e si avvicin. Era giovane e tuttavia alcune rughe da espressione, profondissime, rivelarono la sua esperienza scolpita sulla pelle olivastra, il volto nobile (si dice cos, credo) e indurito, snello ma tosto. - Tu sei... aspetta... rammento, Angelo, cos? - S, signore. Ma come fa a conoscermi? - Eh, cos' il tempo? Cosa sono le cose? Quel che conta nella Vita la passione, l'onore, la fede, esse son pi potenti di una flotta di navi stellari rasdotan equipaggiate per distruggere un sistema. Tale codice sorregge le danze planetarie e penetra i gorghi senzaluce, fa di noi esseri umani unici e distinti da tutte le esoforme spurie presenti ovunque. Quanto facciamo non mai per profitto. C' scritto da qualche parte che tu saresti venuto qui, ad aspettarci insieme a Scandurra. Son passati periodi lunghi, ma voi siete qui, all'appuntamento. Mi abbracci con forza, quasi mi stritol. - Ora seguitemi sull'unit di trasferimento orbitale. Starete comodi e vi rifocillerete. Ci porter a Deya e l incontremo gli amici. Importanti decisioni andranno prese. A breve toccher alla vostra galassia tentare di respingere la marea oscura. Ci dirigemmo presso l'astronave. Era enorme, nera come la pece, costellata di torrette e antenne. Non tenter nemmeno di spiegare come ci ritrovammo tutti e tre all'interno della navetta stellare. Una forza invisibile ci trasse su, e basta. O forse un elevatore magnetico, un montacarichi traente, che so. Fatto sta che bevemmo e

mangiammo, seduti intorno ad un tavolo e in piacevole compagnia. Due donne alte e belle, almeno secondo i criteri terrestri, si erano avvicinate e presentate. La stanza in cui ci ristorammo era spaziosa e non aveva l'aspetto spartano tipico di un ambiente militare. Il cibo era gustoso. Carne a tocchi cubici dal sapore di vitella, pur rosso dal sapore di patate, vino forte e aromatico: il men era di quelli che non si dimenticano. Finito il lauto pasto, Harn offr a Scandurra un sigaro azzurrognolo e dall'odore intenso di bosco. Io rifiutai gentilmente la sua offerta. Il maestro sorrise. - L'Ombra si fa sempre pi incalzante in tutti gli ammassi stellari. La sento muovere. Quando decider di entrare nel nostro universo, saranno c**** amari. Trover alleati devoti e complici a buon prezzo. Si venderanno Madreterra per salvarsi il culo. Sai, da noi, ci sono certi figli di mignotta a livello galattico. Pronti a servire il primo stronzo che capita. - Scandurra anche qui ci sono i traditori. Pochi per scelta, molti per paura e ancor di pi per avidit. Samastia stata distrutta perch qualcuno ha venduto i nostri piani di difesa. Forse so chi e lo trover a Deya. Milioni di donne bambini uomini son stati bruciati vivi. La vendetta mi pare poca cosa eppure vanno onorati gli innocenti, punendo i traditori e quei mostri dell'Ombra. - Ti aiuter a scovarlo. Credo per che non abbia agito da solo. Angelo ed io torneremo a Deya e scopriremo chi sono st bastardi infami. meglio che non vi fate vedere in giro, te e i tuoi compagni. Vi imboscher dentro un posto sicuro, in citt. Quando li 'sgamamo' [scopriamo] ti chiamo. - Come vuoi tu. Dar disposizioni a riguardo. Ora riposatevi se volete. Ci condusse nelle nostre stanze, queste s spartane. Branda, armadio, seggiola plastificata trasparente, rivolta verso il muro, dove un quadrovisore trasmetteva filmati riguardanti fatti e persone di luoghi sconosciuti: telegiornali extraterrestri, pensai. Mi stesi e il sonno ebbe il sopravvento. Sognai citt distrutte, urla, esplosioni e sangue, sangue ovunque. Poi il mio sogno cambi colori sequenze luoghi e mi mostr Piazza San Pietro diroccata e Roma in rovina e poi come se fossi in aeroplano, virai verso la Tuscia, le mie parti, a velocit istantanea, ma quello che scorsi mi terrorizz. Le campagne e poi le colline erano solcate da immense voragini e fosse profonde, ma ci era frutto di un evento incredibile: una

mano titanica, metallica con una picca gigantesca fatta di mille arcobaleni accecanti, trinciava il terreno come burro. Simboli apocalittici, proprio da fine del mondo. Mi svegliai di soprassalto. Sudato e in stato febbrile, mi girai istintivamente verso destra e c'era l Scandurra, seduto con un bel sigaro fumante. - Prima o poi dovevi cedere. Le prove che hai affrontato sono state tante e toste. Il tuo corpo e i tuoi nervi hanno lavorato sempre in debito. Stai gi, fra poco la punturina che ti ho fatto far effetto. Scusa per il lividone sul braccio, ma non trovavo la vena adatta. Sei secco sparuto, eh! Non riuscivo nemmeno a spiccicar parola. Avevo la bocca impastata. Mi stesi di nuovo e le visioni mi avvolsero come una coperta calda e appiccicosa. - Come sta il mio giovane cavaliere? Ranna Abarel, sempre bellissima, stava ai piedi del letto e con quegli occhioni azzurri mi sorrideva, pur rimanendo composta. - Che bello vederti risposi con un tono rauco. - Mi hanno raccontato di quante ne hai passate. Ora sei fra amici con voce melodiosa mi rassicurava. Poi mi accorsi che non stavo pi nella stanzetta scrausa [spoglia, povera] dell'astronave, bens mi trovavo supino su di un lettone a baldacchino, al centro di un salone stile rinascimentale. Finestroni altissimi, decorazioni artistiche, quadri alle pareti e soffitto affrescato. Caspita, ma dove mi avevano portato? Eravamo in una penombra riposante per gli occhi e i nervi e oltre a Ranna, c'era Scandurra insieme ad Harn Riley. Tutti comunque mi sorridevano. - Lasciatelo ancora riposare. Il figlione mi deve recuperare. A dopo Angelo con tono faceto Scandurra si conged con gli altri, che mi salutarono con un gesto della mano. Stavo decisamente meglio, ma mi trovavo cos bene su quel letto che indugiai ad alzarmi, e quando mi decisi a mala pena mi reggevo in piedi. Indossavo un camicione giallo paglierino che mi arrivava alle ginocchia. Sotto ero nudo.

Profumavo di bucato e la pelle era lustra e morbida. Appoggiati sulla spalliera di una poltroncina, c'erano dei vestiti nuovi che avrei dovuto indossare. Un calzone attillato rosso cremisi e una casacca dello stesso colore, un mantello scuro, una mutandina elasticizzata e una maglia della salute a collo alto, finissima. Decisi di vestirmi e, infine, indossai degli stivaletti aderentissimi che sembravano fatti di plastica, poggiati a fianco della poltrona. Mi sentivo un fesso, non so perch: un Flash Gordon dei poveri. Abituarsi a Deya era difficile pure col vestiario. In quella tenuta da film di cappa e spada, uscii dal salone e mi diressi... beh, un corridoio poco illuminato conduceva in un'unica direzione. Scesi due rampe di uno scalone di similmarmo, non so, che mi port in un salone grande come mezzo campo di calcio. Un tavolo ovale al centro, intorno al quale sedevano gli amici. Stavano parlando in atteggiamento sereno ma serio. - Siediti Angelo, ti faccio portare delle vivande che ti daranno forza e benessere Ranna, con tono ospitale e fraterno. Mi sedetti e fui scrutato da cima a fondo dai tre, in tono preoccupato. Allora li rassicurai sul mio stato di salute. - Bene mi fece Harn sono contento che tu abbia recuperato. Ranna ci ha messo a disposizione la sua casa come base di appoggio. sicura e ben protetta. Al suo interno vi sono dispositivi per accedere in pi punti di Deya. Darest Sharma in movimento e la citta-dedalo piena di suoi emissari. Il nostro obiettivo scoprire chi ha tradito il mio popolo, lo stesso fedifrago che continua indisturbato... chiss da quando, a informare l'Ombra su tutti i cittadini deyani e sui forestieri di passaggio. Una spia ben introdotta. Oggi una notizia interessante pu fruttare molti crediti. - Ho la sensazione che il bastardo infame sia tra gli amministratori governativi... come li chiamate... i consulti Scandurra sembrava saperla lunga. - I consulti lo sono di nascita. Nobili di antichissime famiglie, insospettabili, direi intervenne Ranna. - Eh, ne basta uno di puzzaculo, che credi? L'ambizione una brutta bestia come la vendetta fece Scandurra.

- Sembra, amico mio terrestre, che tu sappia qualcosa di preciso. Parli di un consulto, magari ambizioso, o forse animato dal demone della vendetta Harn aveva pizzicato la veggenza scandurriana. - Se vuoi ti dico chi , ma per ora non chiedermi come lo so. un terrestre che gioca su due tavoli. Da noi occupa una posizione elevata della politica mondiale, influentissimo come qui da voi. La sua anima saturnina rimasta su questo piano per compiere lavori sporchi; da secoli serpeggia e mozzica. Il suo veleno mortale. - Scandurra, allora esistono persone che campano centinaia d'anni per motivi occulti feci io, curioso di conoscere il nome del tizio cos potente anche sulla Terra. - Come no...! lo avrai sentito nominare al telegiornale tante volte, K.. Certa gente tradirebbe un mondo intero per scopi impronunciabili. Che gliene frega? Lucidi inumani si muovono a zigghezagghe come la serpe delle tombe etrusche. Quasi quasi non la vedi ed essa, senza far rumore ti si avvicina e te mozzica. Lui... il consulto, ha la facolt di cercarsi un corpo giusto per il suo mandato. Ha completo dominio delle dinamiche animiche. Darest Sharma la migliore scuola di stregoni degli universi, sa come istruirli per ogni missione. - Scandurra, dove cominceranno a diffondere il morbo nero nel vostro universo? Domand Harn. - Il Padre Celeste ha scelto un punto nel kaos ove poter appoggiare l'inizio dei Nove Mondi. La Creazione della nostra Terra iniziata dalla Selva Cimina. L c' la sacra fonte di tutto: noi ne siamo i custodi. Il morbo nero della Torre Rotante di Darest Sharma, fu fabbricato con l'intento di avvelenare la fonte cos da uccidere Madreterra. Avviano lo stesso processo su ogni pianeta in tutte le dimensioni. - Il maestro non fu mai cos serio come in quel momento. Apprendevo per la prima volta che i Monti Cimini nascondevano l'origine della nostra amata Terra. Fui inondato da un'energia strana, estesa ed espansa. Scandurra diceva: nulla erotico come un passaggio di conoscenza.

domenica 29 aprile 2012

IUS 50

"Nec falso - nec alieno" n con falsa, n con estranea (luce) Cristina di Svezia (1626-1689) Scandurra, Ranna ed io, dopo aver salutato con un abbraccio Harn, ci dirigemmo verso l'uscita del palazzo. Sentivo tutto il peso della missione. Il cielo rossoviolaceo incombeva sui vicoli di Deya che brulicavano di gente indaffaratissima. Bancarelle, botteghe, vecchi che fumavano seduti fuori l'uscio di casa, bambini che si rincorrevavano e sopra le nostre teste, navi stellari in avvicinamento, alcune silenziose, altre rombanti da tapparsi le orecchie, e tra rumori e colori mi arrivavano alle nari odori di frittura e di spezie. Un colpo d'occhio spettacolare. Medioevo stregoneria magia tecnologia corporativismo gilde scienza, in una misticanza inestricabile. - un gran bel casino, come piace a me. Tutto sembra fuori controllo. Ma non ti fidare, Angelo, non c' niente che non abbia una causa e dove c' un'origine c' pure uno scopo il maestro non rinunciava mai a darmi indicazioni. - La mia citt unica in tutto l'universo. Vive anche nel granito di cui son fatti i palazzi o nel cristallo delle sue cupole. Miriadi di esseri vengono almeno una volta nella loro vita a Deya. Chi per culto, chi per affari, chi per godere e soddisfare vizi

innominabili. Soprattutto se si vuole fare esperienza del tutto, toccando scienza e magia, briciole di antiche religioni e superstizioni costruttive; Deya ti offre ogni cosa, ma pu toglierti la vita e l'anima Ranna profer quelle parole con amore struggente, ma una lieve malinconia si nascondeva dietro il suo parlare. - Devo irradiare il lumen? - dallo sguardo di Scandurra, compresi che lo avrei dovuto gi fare. Il maestro si ferm presso un banco di frittelle fumanti. Ne acquist un cartoccio e ce le dividemmo. Calde dolci buonissime. - Maestro, con quale denaro le hai comprate? - Con le lirette nostre. Ogni commerciante, pizzicarolo o professionista che incontrerai su Deya, anche un cambiavalute. Accettano monete di ogni universo. Ma non tentare di fregarli. Gli ho dato due gettoni del telefono e trecento lire. Bastavano. Qui la vita non cara, in tutti i sensi. Magari ti strappano e ti mangiano il cuore, per i funerali sono a carico dell'amministrazione. Mica male. Scandurra era veramente cittadino dei Nove Mondi. Gestiva tutto come se si trovasse a gironzolare nel vecchio quartiere viterbese, dove aveva la bottega di frutta e verdura. Poi, aument il passo e lo seguimmo di buona lena. Si infil in una stradina stretta e scese delle scale e cos facemmo noi. - Entreremo in una zona di Deya speciale, la chiamano 'sottomondo'. Allora, prima lezione: quando la via dritta, sarete frenati nel passo, viceversa, in curva subirete un'accelerazione. Non toccate le mura delle case n a destra n a sinistra. Se incontrerete qualcuno, chiunque sia, non dategli credenza, andate per la vostra direzione e basta. - Maestro, che significato c'ha questo posto cos strano? - feci io con preoccupazione. - Lo scoprirai ad ogni passo entrando nell'oceano deyano. Se entri ti svuoti. Cominci la via iniziatica svuotandoti. C' la fine dell'ambizione. La fine di ci che chiedi a te stesso. Non chiederai pi niente a te stesso. Comincerai a svuotarti degli obblighi e dei vincoli, delle necessit che ritenevi importanti. E quando queste cose cominceranno a sparire, rester un'enorme quantit di

tempo. E poi scivoler via anche il tempo. E si vivr senza tempo. - Il tuo maestro una calamita. In tutti gli universi cercano qualcosa cui attaccarsi. Vogliono qualcosa, ed la sua capacit di cristallizzare e formulare. Le persone sono in pessima forma di questi tempi, l'universo in pessima forma. E in qualche modo il suo aver trovato qualche solidit li attrae Ranna fu molto cara parlando di Scandurra; mi sentii orgoglioso di essere suo allievo. Il primo passo mi proiett verso uno stato-di-coscienza/territorio immenso. Il flusso dei pensieri si interruppe, qualunque contatto con lambiente circostante cessava. Un senso di angoscia, dapprima, mi pigliava, come sbalzato in un tempo, uno spazio, un universo qualitativamente differenti. Sovvenne la meraviglia: il senso di rivelazione sconvolgente di una realt di fronte alla quale il mondo sensibile non altro che ombra, associato alla consapevolezza che un unico slancio vitale, ununica emozione eterna ci anima tutti allo stesso modo, da sempre e per sempre. La gioia (ananda) mi invest, come uno scroscio d'acqua proveniente dall'alto. Un gavettone divino. La gioia mi liberava dai ghirigori concettuali, accompagnata da una dilatazione infinita della coscienza. Come inghiottire tutto. il fiume unitivo della Vita che si fonde nell'oceano cosmico della Creazione. Il secondo passo fu terribile. Il mio stato di svuotamento espresse qualcosa che non avevo finora realizzato e che pu riassumersi nella parola coagulatio. Due princpi governano tutti i processi alchemici: la coagulatio e la dissolutio. Coagulatio in alchimia significa rapprendersi in un punto, diventare pi solidi, pi definiti, formati. Ora l'intero processo che stavo attraversando era la coagulazione della mia vita nel tempo. Ma la coagulatio sempre seguita dalla dissolutio. Che esattamente il contrario: dissoluzione, le cose che si separano, si sciolgono, perdono la loro capacit di definirsi. La cosa interessante che improvvisamente questo spiegava i miei sintomi. Non facevo che pensare che stavo affondando sempre di pi, che mi stavo dissolvendo. Ma le due cose, dissoluzione e coagulazione, sono inscindibili. Non ci avevo riflettuto finch non mi venne per la prima volta in mente la coagulatio. E la rubefactio, che permette alla bellezza di mostrarsi. Cos, in quell'istante ero una persona diversa. Non avevo mai sentito queste cose dentro di me. O non le avevo mai riconosciute. Prima, non avevo mai saputo chi ero. Feci, di nuovo, la scoperta dell'acqua calda. Il ''normale'' ormai

riferito a valutazioni culturali, sociali e utilitaristiche, ed ogni stato speciale di coscienza diventa, secondo i canoni ufficiali, alterato, allucinatorio ed isterico di natura patologica e, se questo pu essere vero in alcuni casi, non lo certo in tutti. Oggi questo meccanismo riduzionistico diventato automatico, lo si applica a tutto ci che esula dal comune senso accettato; in pratica, il sistema in cui ci muoviamo diventato la nostra prigione sensoriale, le convenzioni sono diventate convinzioni, le regole trasformate in preconcetti. Ero strano. Diverso. Notai il cambio del taglio della luce sulle cose, l'aria si era fatta pi tenue. Eravamo entrati in un altra dimensione, almeno cos sembrava. Forte era la sensazione di camminare all'incontrario su di una scala mobile. Facevo fatica a tenere il passo. Poi il vicolo svolt verso destra. Una pressione dietro la schiena mi spinse a velocit tripla e caddi scompostamente. Presi una 'smusata' sul piancito. Persi del sangue dal naso: un tonfo incredibile. Una situazione che non avrei mai voluto provare: Ranna e Scandurra risero di gusto. Mi rialzai di scatto ma non avendo oltrepassato la curva, fui di nuovo spinto come da una mano gigante per le terre. Gi, stavolta per riuscii a pararmi il viso con le mani. Col mantello tentai di asciugarmi il volto dal sangue. Ranna mi porse un fazzoletto. Cacchio, non riuscivo proprio a sbrigarmela. Come si poteva camminare cos? - Prendi il tempo giusto e lasciati trasportare fece Ranna. - Una parola! Non vi sono segni che mi indicano l'inizio della pressione. - Ci sono, Angelino. Quando il tuo lumen si contrae, abbandonati, fatti portare dall'accelerazione la dritta di Scandurra. - 'Dopo li fochi', maestro. Prima non me lo potevi accennare? - Oh s, ma vuoi mettere lo spasso nel vederti arrancare e 'scoppiare' per terra? Ecco come mi insegnava. Come diciamo dalle parti nostre, 'a mozzichi e bocconi'. Prima mi ci faceva sbattere la testa. Anche letteralmente, se necessario. Comunque, feci attenzione ai movimenti del lumen e, devo ammetterlo, in tal modo diventava un gioco da ragazzi. Sembrava di stare sulle giostre. La spinta che ricevevo dalla curva diventava sufficiente a farmi camminare senza sforzo sul dritto. Come un surfista che sfrutta l'energia trasversale dell'onda per risalire. Che i Beach

Boys mi aiutino. Questa fase della nostra missione nel quartiere sottomondo, indicativa per come dovremo affrontare la fine dell'anno 2012. Conoscenza e carattere, abilit e senso della sfida, sono componenti basilari della nostra maniera di essere e di agire. Come ci ha sempre detto Scandurra, quel lontano futuro, il 2012, che non poi cos lontano, il pi libero dei campi, il pi insicuro ma aperto ad ogni evento; la qualit della nostra energia sar determinante circa il significato che avr per noi il Varco. Quali sono le caratteristiche di cui ci dobbiamo dotare per un pi adatto ingresso a fine ciclo? Innanzitutto ricordiamoci che siamo pellegrini in questa vita. Cosa ci utile? Senso dinamico dell'equilibrio nello spostarci, sia fisico che mentale; capacit di mimetizzarci e di attendere, non dimenticando mai, e dico mai, la nostra meta: attraversare il Varco. Capacit di adattamento a condizioni ambientali e spazio/temporali, a costumi e linguaggi desueti, ricorrendo all'intuito e alla creativit. Vi saranno intoppi imprevisti, effetti mal gestiti prodotti dalla mutevolezza delle percezioni, ma ci non dovr distoglierci dal programma. Varianti sul cammino ce ne saranno, non difficile prevederlo, tuttavia queste dovranno essere accolte non con fatalismo nocivo, bens come occasioni di esperienza ulteriore. Il passaggio del Varco metter a dura prova quello che credevamo di sapere e di essere: le resistenze psicologiche al nuovo, le sovrastrutture derivanti dai processi subiti di acculturazione moderna e riduzionista. Come ci diceva Scandurra: ogni brutta cosa che ci capita, rilascia un piccolo segreto. Non si butta niente. Quali cambiamenti dovremo sostenere per il 2012? Vi sono percorsi interni trasformativi. Una sorta di intensivo d'illuminazione, magari non in dieci lezioni, sicuramente senza spendere una lira, ma mettendoci totalmente in gioco. Tuttavia, ognuno di noi dovrebbe sentire come ineluttabile un compito da svolgere, qui e ora; un desiderio di ricerca del significato della Vita, prima di ogni altro impulso o convenienza. E non si dovrebbe attendere la fine del mondo, per chiederci cosa ci stiamo a fare quaggi. L'esperienza insegna che per molti, la necessit spinge spesso nella direzione giusta. Pochi scelgono liberamente. Dicevo dell'intensivo. Creiamo campi vitali composti dalla sommatoria di energia emotiva-pranica (prajna), nomi di potenza (o anche i mantra) e cosmogrammi (o

anche le iconografie dell'arte sacra occidentale), manipolando le sequenze finch non si configurano e si adattano alla nostra fisiologia interiore. Antica ed efficacissima tecnica di magia bianca. Costruiremo cos un tempio del nostro vigore intelligente, sviluppando cio forme adatte a questa energia personale e al suo uso pratico, con un carburante (respiro), accompagnato da pause di ricarica meditativa. un po' come creare un campo di energia elettrica normale, con i procedimenti del caso. Pensando alla nostra mente come ad un relais elettrico, con un suo potenziale, possiamo creare le condizioni di attivit necessarie. Per, ricordiamocelo, vanno eliminate le interferenze, disturbi del campo vitale stesso, ossia liberiamoci da ogni distrazione. Concentriamoci, in silenzio (poi lo si potr fare anche in mezzo al casino), prima entriamo in uno stato meditativo, attraverso il respiro programmato 1:4:2, inspirare-ritenere-espirare, l'oblio del presente esteriore, lasciando andare la danza dei pensieri attiviamo la ricerca dell'attenzione totale. Facciamo tutto ci, notte e giorno che sia, nelle ore pi confacenti al nostro regime interno. Poi passiamo in rassegna le disposizioni emotive pi dinamiche. Questo il carburante di cui parlavo, il voltaggio pi giusto per noi. Ci in pratica possibile ripetendo questa ricarica personale, con ritmi quotidiani precisi. Avremo bisogno di quintalate di questa energia, e la potremo acquisire in quantit industriali a patto di ritmizzare l'uso: manutenzione e rifornimento costante, senza pause. Il campo vitale pu essere realizzato anche in altre forme, deambulanti, osservative, rotanti. Durante una passeggiata lungo un sentiero collinare, una corsetta di alleggerimento, leggendo in immersione il libro-mondo L'Arcobaleno della Gravit di Pynchon o La Montagna Incantata di Mann, sbirciando l'ultimo capitolo de Il Mistero delle Cattedrali di Fulcanelli. Facendoci riscaldare da Il fuoco dell'Amore Divino di Rumi e visualizzando le scene in parallelo descritte dai quattro Vangeli. Seguendo i consigli dell'abate Susone. Nel Savitri di Aurobindo ammirando la vicenda di una donna che conquista la morte. Entrando nei paesaggi magici di William Wordsworth. Scoprendo il segreto de La nascita di Venere del Botticelli, entrando in punta di piedi ne L'Ultima Cena di Leonardo, fissando le mani nell'opera di Carlo Crivelli. Ascoltando in esaltazione perenne, scopriremo l'armonia e la gioia della Settima Sinfonia di Beethoven, aumentando le frequenze con The Cycle Is Complete di Bruce Palmer, facendoci sommergere

dalla cascata sonica di Interstellar Space di Coltrane, in assenza di rumori di fondo turbativi, accettando quelle dinamiche come parte del relais. Svegliandoci all'alba, salutiamo il Sole e facciamoci bagnare dai suoi raggi, mentre beviamo un bicchiere d'acqua tiepida a stomaco vuoto: cos, ogni mattina fino alla fine del Tempo, ci trasmutiamo. Posizionandoci al centro di un cerchio sacro megalitico, scoperto come per caso in una passeggiata domenicale nel bosco vicino casa e, incantando i sensi, sentiremo le linee curve girare in senso orario. Le forme rotanti sono quelle corali e danzanti. Tali terapie d'accesso saranno efficacissime mantenendo l'intensit dell'attenzione. Si pu viaggiare ovunque col carburante e il campo vitale adatti. Poi... bisogna andare avanti, oltre la struttura ordinaria in uso e rintracciare i fili della Creazione che ci stanno attorno e sfruttarne le cariche. Superata la fase di sopravvivenza a cui siamo avviati, il futuro Varco pura ricerca bidirezionale: il verticale, tutto quel che sta oltre la dimensione Terra e nelle sue viscere, e l'interiore, tutto quel che in noi, da sviluppare, perfino fisiologicamente negli apparati che ci formano, specie nell'uso delle circonvoluzioni cerebrali, dove le possibilit gi pronte sono almeno il quadruplo del tentativo medio da noi messo in opera. Da uomini planetari giungeremo ad essere uomini cosmici, quello che siamo sempre stati. Scandurra ci avverte di un pericolo formidabile, da non sottovalutare. Ogni nostro passo verso l'anno 2012, sar controllato dai signori della Fiamma, i saturniani, nell'accezione pi ampia. Non solo, se possibile tenteranno di deviare il nostro corso, introducendo veleni mascherati da farmaci, allestendo scenari extraterrestri per la grande pantomima finale. Ogni mezzo sar adottato da chi attenta all'armonia del mondo e combatte la Luce in ogni sua espressione. Come difenderci? Costruendo una sacralit di tipo liturgico, in cui esprimerci con silenzi e astensioni, seguiti da azioni determinate e coraggiose. Il maestro ci ha insegnato a viaggiare dentro/fuori, ad accendere il lumen e irradiarlo, senza pensare a sconfitta o successo. Costruiremo un ponte e loro verranno. Gli esuli torneranno e Madreterra sar pi splendida. Notai una scultura di donna reggente un calice, in un'edicola ad arco incastonata in un muro divisorio. Attraverso una finestra intravidi un soffitto affrescato. Da un altro finestrone, al secondo piano di un palazzo elegante, un muro di libri di tutti i

formati e fogge sembrava invitarmi ad entrare. Lucernai balconcini scalette profferli. Mille elementi architettonici, diversificati e appartenenti, pare, ad epoche non recenti. Stili e valori variegati, ci circondavano durante il nostro cammino. Un signore ammantellato ci incroci come spuntato dal nulla. Feci finta di non vederlo, ma la mia curiosit fu cos forte che lui la not, evidentemente. Egli abbass il cappuccio che svel un volto butterato e pallido come un cadavere; quegli occhi rossofuoco mi squadrarono. Divenni rigido, poi dondolai e persi i sensi... il lumen si ritrasse. E fu buio fondo.

domenica 17 giugno 2012

IUS 51

Prendi, se cos devi, questo fastello di sogni; sciogline la corda, ed essi ti si avvolgeranno attorno. William Butler Yeats - The Rose, 1893 Precipitavo in un pozzo scuro senza fine apparente. Largo tre metri di diametro, sembrava fatto di roccia levigata da mani umane. Cadevo velocemente e non riuscivo a mantenere un assetto lineare. Dapprima a testa in gi, poi rotolando cinque o sei volte, ancora di lato e supino, ero completamente in balia della gravit. Strillai come un figlio piccolo. Scandurra, nelle prime istruzioni per oltrepassare le botole, ci suggeriva, in caso di attraversamento di pozzi o camini per la verit non rari, di fare il morto a galla, di non tentare assolutamente altre manovre, se ci abbandonavamo si sarebbero

verificate specialissime condizioni fisiche: l'energia tangenziale e l'energia radiale presenti in tali condotti, divenivano complementari. Un po' sgomento mi abbandonai nel vuoto, che poi proprio vuoto non era. Una mano invisibile mi sostenne immediatamente. Quando ci liberiamo dalle sovrastrutture create ad arte dal processo di acculturazione del sistema e non facciamo pi resistenza a ci che ancestrale e vive in esilio dentro di noi, allora tutto si accende. Esso il sole che fa crescere tutto, la linfa che ci nutre allinterno. L'energia del luogo mi condusse a velocit sopportabile, planavo a pancia in gi come il tiro a foglia morta di Mariolino Corso, a distanza di sicurezza dalle pareti del pozzo. Scomparve la paura. Controllavo completamente la situazione. Una leggera luminescenza mi avvolse e vidi, cos, il termine del percorso. Atterrai in una piazzola sotterranea circolare, poco pi ampia del pozzo. Dietro di me una porta con grata di ferro di un metro e ottanta, indicava senza equivoci l'unica via di uscita. La raggiunsi e tentai di spingerla senza esito. Non aveva serratura, pareva incastrata. La tirai, niente. Poi, dopo qualche secondo di turbamento, mi accorsi che non aveva cardini. Le sbarre erano infilate nella roccia. Al di l della porta, c'era un tratto di strada rettilineo e per venti metri si poteva ancora distinguere. Cosa potevo fare? Prenderla a spallate mi sembr una buona idea... Presi una breve rincorsa e mi schiantai addosso alle sbarre. Rimbalzai all'indietro come una palla di gomma. Era tosta come... una porta di ferro, appunto. E adesso? Cosa mi rimaneva da fare? Non possedevo quel potere, veramente unico di Scandurra di trovare sempre e ovunque quelle piccole fessure interdimensionali a corto raggio, ma sufficienti a spostarsi per diverse decine di metri e sventare qualsiasi pericolo. Mi sedetti tutto indolenzito al centro della piazzetta. La luminescenza che mi permetteva di vedere al buio, stava esaurendosi. Tentai allora di chiamare Scandurra con schemi d'energia psichica gi sperimentati con successo. Ma lo stato di coscienza alterato mi imped di visualizzarli. Dovevo ritrovare il mio centro. Quando perdi l'equilibrio, attaccati al tuo centro e non cadrai. Gi, ma proprio perch avevo perso il mio centro, non avevo pi equilibrio. Insomma, la mia testa

girava come un'elica e non trovavo pace. Poi una speranza si fece strada: Scandurra sarebbe comparso per portarmi via. L'aveva fatto in precedenza. Lui sentiva, eccome, ogni cosa di suo interesse e mai ci avrebbe abbandonato al nostro destino. Facevo parte dell'anonima talenti, cacchio! Passarono minuti e poi ore. Niente, Scandurra sembrava affaccendato in altre faccende. Ero intrappolato chiss dove, senza poter fare alcunch. Pensa, Angelo, pensa. Meglio, abbandonati, Angelo, abbandonati, fai scorrere il lumen e cos tutto si rischiarer. L'alone magico di luce mi avvolse di nuovo. Un cappotto caldo per giorni di freddo intenso. Scintillavo come un lampione. Mi avvicinai alla porta, la spinsi leggermente ed essa cadde in avanti come un ferro vecchio insieme a pezzi di roccia. Un gioco da ragazzi. Il lumen ci tira fuori da ogni guaio. Diciamo: tremendamente efficace quando ci imbattiamo nella fanga puzzolente che la Vita, a volte, ci vomita addosso. Una potenza che Scandurra ci ha trasmesso per utilizzarla sia quando ci troviamo in seria difficolt, sia per il prossimo bisognoso. Possiamo, infatti, orientarla verso chi si trova a mal partito, convergendola sulla sua anima per deviare le forze del kaos. Non tutto permesso. Non sempre si riesce a cambiare sostanzialmente le linee destinali delle persone, tuttavia anche una pur piccola deviazione lungo la strada della Vita e si attenuano le energie distruttrici. Un dono immenso al servizio degli altri. Dio crea persone come Scandurra per alleviare la sofferenza degli universi, per bilanciarli. Il mio maestro non un santo, almeno nell'accezione religiosa del termine. Anzi, spesso mi pare che si comporti ai limiti della morale corrente. Forse non riusciamo a capirlo fino in fondo. Quel che certo, anzich vivere come tanti stronzi che tiranneggiano il prossimo, accumulando ricchezze materiali e facendosi una posizione, Scandurra sceglie di viaggiare negli universi a raddrizzar torti e a far casino (leggi: intricare le strategie dell'Ombra). Non so nemmeno come inquadrarlo sul piano iniziatico, ma etichette e classificazioni dei metafisici gli vanno comunque stretti. Fuori classe, outsider, briccone divino, mago, sciamano di provincia, folle-saggio: semplicemente Scandurra. Un particolare mi ha incuriosito sin dalla prima ora: la serenit con cui Scandurra

affronta il Grande Ignoto. I motivi per cui non prova sgomento di fronte a spettri e magie, sono pi di uno. Nel maestro presente un altro registro, pi nascosto e arcaico, che entra in attivit di fronte alla provocazione dellignoto. Scandurra sa che la quotidianit ambigua, duplice, fluida, esiste sempre qualche faglia temporale dove ci si pu perdere. Quando la civilt, appollaiata in cima alla propria idea di realt vacilla e crolla su se stessa, ecco che tornano alla luce tutti i mostri dimenticati e prende il sopravvento la faccia oscura della vita. In fondo per lui non importante che non si creda, ma che non si tremi. Egli non mette mai in dubbio lesistenza di forze misteriose ma anche di fronte ai pi terribili portenti si comporta come se il nemico fosse uno qualunque, senza paura e senza perdere la speranza di combatterle e di vincerle. quasi curioso vederlo che, pur in difficolt di fronte a entit barontiche, mantiene il suo comportamento e la fiducia nelle proprie conoscenze e capacit. Le manifestazioni magiche e metapsichiche, oltre a quelle sovrannaturali atterriscono solo chi non ci crede, mentre chi disposto ad accettarle, ammettendo che possa esistere qualcosaltro oltre al mondo che ci circonda, sfugge alla morsa del terrore, e trova proprio nella sua accettazione la forza di reagire alla minaccia dellignoto. Questa esattamente la reazione di Scandurra: la magia dell'Ombra, i fenomeni sovrasensibili, i fatti che la scienza non pu spiegare, non lo impressionano pi di tanto, perch disposto ad accettarli. Quindi tuttaltro che scettico o credulone, la sua mente non si fossilizza sulle verit imposte dal razionalismo, invece mantiene unelasticit di giudizio che, lungi dal farne un bevifrottole, gli permette di estendere il confine del reale oltre il limite stabilito dai nostri cinque sensi. Va comunque detto che quando i meno attrezzati si recano da lui a bottega, curiosi schizzati velleitari fissati e desiderosi di potere, Scandurra non li asseconda minimamente, anzi. Il pericolo che a leggere e praticare certa roba senza i dovuti accorgimenti e privi di saldezza interiore, ci si espone a determinate influenze. Dopo un po lesoterismo si rivela per quello che in buona parte : unagenda piena di indirizzi di esseri ostili. Per non farci ossessionare da enti occulti e larve, lungo e complicato l'allenamento magico a cui ci sottopone Scandurra. Semplice nell'enunciazione, tortuoso nella pratica. Il risveglio dell'anima avviene ora, in questo mondo, grazie a un atto di conoscenza: l'immaginazione. L'anima assorbita dalle esperienze comuni si accartoccia, si dilacera, ma l'immaginazione pu ri-allinearla, scioglierla

dal suo stato miserando. L'Arte e Madrenatura ci vengono incontro. Facendoci inondare da immagini di pace e di potenza, si attinge ad un piano esoterico. Se non ci facciamo guidare da questi archetipi Scandurra li chiamava segni stellari rischiamo di perdere il contatto con la Realt: quando ci ritiriamo in noi stessi, isolandoci da ogni stimolo esterno, emergono immagini vorticose che ci rapiscono, perch provengono da un abisso senza Dio. Il piano sottile si raggiunge grazie allo stato meditativo, che ci fa muovere col cosmo. Affluiranno immagini. Dobbiamo per dare loro ordine. Ecco allora l'uso del simbolo magico, dell'archetipo. Durante l'apprendistato, il maestro ci consegna delle piante officinali che trova nelle campagne viterbesi, da lui considerate tra le pi magiche del mondo, e prima di raccoglierle recita una preghiera o sussurra il nome dell'angelo giornaliero. Le mettiamo sotto il cuscino la sera, prima di coricarci. Esse danno intelligenza ai simboli evocati marcando il territorio magico. Mi misi in marcia di buzzo buono. I timori si erano dileguati. Mi caricai di luce. Bella sensazione, davvero. Feci dieci quindici passi e mi trovai fuori, all'aperto. Ero uscito da un tumulo, o almeno ci somigliava parecchio. Di fronte a me una casa a due piani sotto un cielo verderosso. Assomigliava a quelle dimore di legno tipiche della provincia americana. Un bel tetto, un porticato, grandi finestre... una finestra della veranda era illuminata. C'era qualcuno. Oh, oh! E adesso? Che significato aveva la mia presenza in questo posto? Perch quello strano figuro incappucciato mi aveva catapultato l? Parcheggiata di fianco alla casa, c'era un automobile blu dal profilo arrotondato, in perfetto stile anni cinquanta. Ritenni naturale, non so per quale precisa considerazione, avvicinarmi e bussare. Non avvertivo niente di avverso e tutto lasciava intendere che mi trovassi sulla Terra. La struttura abitativa era quanto di pi umano, di pi normale potesse esistere. La porta si apr e il padrone di casa era un extraterrestre...

mercoled 25 luglio 2012

IUS 52

"Sei sicuro che il meccanismo che vi annuller non sia gi partito? K.K.Fargo "Bianco e nero, freddo e caldo, riflesso e assorbimento, sono le coordinate della Vita. Quando tutto sar finito e il mondo assomiglier ad una poltiglia di cenere e merda, ritorneremo per mettere le cose a posto. Bianco e nero... Scandurra Mi fece cenno di entrare e mi accomodai su di una poltrona vecchio stile. Il salone era completamente di legno: pareti, pavimento, mobilia. Un camino acceso, dava l'idea di un tipico ambiente della provincia americana, con un particolare insolito per: una piramide di travertino scolpita sullo stipide sinistro. Il marziano li riconoscevo ormai, esuli da secoli e trascinati su altri universi possedeva tratti somatici a met tra il pellerossa e il marziano. Non saprei come dire. Non spiccic parola, ma aveva una tristezza dipinta in volto, come di un condannato a morte (si dice cos di solito) che valeva pi di mille parole. Indossava una tuta argentea da pilota d'aereo ed era alto 180/185cm.. Usc dal salotto con un'andatura sofferta, quasi si trascinava. Evidentemente si trovava in una condizione forzata a fare il maggiordomo di... gi, di chi? Dalle stelle a lui tanto care, simboli di potenza e grazia, aveva finito per chiudere il suo viaggio in un altro mondo, la Terra, come prigioniero. Sentivo il suo dramma, la sua sofferenza. Viveva di (e nel) passato.

Stagnava. Agonizzava. Ed ingiusto piantarsi sui ricordi, sulle lacrime. Siamo nati liberi. La libert un principio fondatore in tutte le dimensioni. Ma io mi preoccupavo per quel marziano, dimenticando il mio stato. Cosa mi dovevo aspettare? Forse la mia posizione non era cos diversa da quella del marziano. Il Sogno nel sogno" di Poe e il Teatro nel teatro" shakespeariano, ben rappresentavano in quel momento il mio mondo interiore. A quella detenzione sostanziale in cui mi trovavo, si opposero inaspettati suoni/ percezioni che venivano da un altrove lontano, galleggianti a distanze astronomiche che il mio occhio trasformava, non so nemmeno io in che modo, in enormi sorgenti di energia. Mi si presentava fuori/dentro un mare calmissimo attraversato a velocit folle, a pelo d'acqua, da uno sciame di asteroidi multicolore: l'essenza magica del lumen che inonda e ti fa sentire non pi solo, ma collegato all'oceano cosmico. Ecco il simbolo iniziatico del pesce con due gambe: navighiamo e camminiamo su pi piani, cittadini di due mondi. Mentre viaggiavo nel mio firmamento e trasportavo all'esterno il lumen che illumina e anima la materia tutta; ecco, mentre facevo il mio lavoro magico di richiamo, entr un uomo anziano, stempiato e un po' curvo. Indossava una giacca da camera color corallo e un paio di pantofole chiuse con la zip. Un nonnino. Un tipo inoffensivo, insomma. - Ben contento di fare la tua conoscenza. Mi risulta che sei tra i migliori della nidiata. Quell'uomo sa selezionare, non c' dubbio. Mi presento... K.K.Fargo e medio tra la Terra e i Nove Mondi, per conto dell'Ombra. L'Ombra un nome melodrammatico, s, ma ci sta tutto, credimi. - senza por tempo in mezzo e con voce pacata e buona pronuncia della lingua italiana, si rivolse a me. - Che cosa vuole? - feci io senza timore, per una volta. - Vai subito al dunque... un altro insegnamento di Scandurra, vero? Giusto, nemmeno a me piacciono i convenevoli. Voglio, anzi, vogliamo una spoletta, una qualsiasi, ma la vogliamo. Se ti rifiuti, faremo una visita ai tuoi familiari... Siete ovunque circondati da Titani, senza volto e della consistenza dell'aria. Tali forze sono figlie del caos, dell'incontrollato e del disordine. Non ci sar scampo per nessuno. Lo sai e non puoi sottrarti. Cedi prima che tutto sia crollato. Non ti chiedo

di tradire ma di affrettare la fine dell'agonia dei tuoi amici. Ovunque c' la nostra impronta. Coloro che appartengono al sistema del potere sono corrotti non soltanto a causa delle opportunit insite nei loro incarichi, ma anche per necessit. Non v' possibilit di cambiare le cose. - Bastardi. Cascate male, per. Siamo protetti, soprattutto da possibili ricatti. Non ho paura e non mi terrete al guinzaglio come quel poveraccio di marziano. - Rhiah... oh, tenero e fedele. Alla fine tutti crollano dopo una tortura ben assestata... Sei sicuro che il meccanismo che vi annuller non sia gi partito? Quel vecchio stronzo si conged e usc. Intanto il fuoco del camino scoppiettava. Mi venne l'idea di fuggire via, senza indugi o tattiche di sorta. La finestra era grande, come tutte quelle delle case americane. Un tuffo a pesce coprendomi gli occhi e non mi avrebbero preso. Un vecchio e un povero marziano rincoglionito, non sarebbero stati grossi inseguitori. Non avvertivo altri in quella casa, perci mi decisi e con breve rincorsa mi lanciai verso la finestra. Sfasciai vetro e infissi e ruzzolai per le terre. Via, pi veloce della luce. Ero un discreto quattrocentista con buona resistenza. Mi allontanai a lunghe falcate, inoltrandomi in un boschetto. L'istinto mi diceva che attraversandolo avrei messo tra me e loro parecchi centinaia di metri da subito. Chiss perch? Il cielo era scuro, ormai. Nel mezzo della vegetazione mi bloccai. Non vedevo un bel niente. Cercai invano di accendere il lumen. Erano cacchi acidi. Ora, la mia sicumera si affievoliva con la velocit del lampo. Un odore acre non so di cosa mi fer le narici. Scartai di lato e intravidi una sagoma gigantesca, alta due volte una porta da calcio. Una statua? Macch. Quell'essere enorme si mosse e verso di me. Io ero spento come la Pallanzana (ex vulcano vicino Viterbo) e mi sentivo piccolo come un sorcio. Una voce bassa e profonda quasi meccanica, proveniente da quel gigante, mi invest. - "Il tuo viaggio finisce qui. Si avvicin con un sol passo. Come se avesse inseriti tubi al neon, gli si illumin la corazza di rosso porpora, marcandone la sagoma. Un essere titanico a m di cavaliere antico o d'extraterrestre origine, mi si piazz di fronte e dovetti alzare pi

che potei la testa per tentare di vederne il volto. Un casco squadrato di ferro gli copriva la faccia. Dalla fessura orizzontale all'altezza degli occhi, intravidi due fori oblunghi violacei, senza pupille. Chi diavolo era? Ne sentivo la presenza elettrica. Emetteva pure un campo di forza, esteso, denso. Forse un robot che proteggeva Fargo. Il lumen si era bloccato. Avevo perduto la mia sicurezza e tutto si faceva scuro... Scandurra lo risucchi dentro chiss quale pozzo senza fondo. In un secondo vidi quel bestione inghiottito da un gorgo gialloverde. Un tremolio del terreno e poi silenzio. Il maestro si appoggi ad un albero. Lo vidi stanco, col fiatone. - Son sempre delle bestiacce 'sti titani. Porcazozzaladra che fiacca. Eh, Angelino, t'accendi e ti spegni come un albero di Natale e non sempre quando serve. Comunque, tutta esperienza. Arriver il giorno in cui terrai botta di fronte a qualsiasi nemico o rogna. Ma io non campo sempre, perci sbrigate. Lo abbracciai. Gli chiesi se dovevamo sistemare anche quel vecchio bastardo. - C' tempo. Lasciamoli crepare lentamente. Le forze all'opera hanno tempi diversi. Mi serve che faccia ancora le sue mosse. Si allungher la catena sempre di pi e cos li legheremo tutti insieme in un bel fascetto. Scandurra spesso si fermava ad un passo dal bersaglio, prima di chiudere certe questioni. Le linee della storia, quella occulta non raccontata sui giornali, erano intrecciate assai. Passato presente e futuro si potevano manipolare, a patto di conoscere le tracce che il kaos lasciava lungo il grande fiume eterico, a patto di saper modificare impercettibilmente le cariche montanti. Senza dimenticare le relazioni tra dimensioni. Insomma, pane per i denti di Scandurra. Che il Padre celeste ce lo conservi sempre. - un pezzo di carne essiccata, mangiala, buona, soprattutto quando si ha fame. A Deya ci faremo una bella cenetta con gli amici e ci sbornieremo con birra rossa e vino. Vai tranquillo, sanculo ti ha protetto ancora.

venerd 31 agosto 2012

IUS 53

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La speranza spezzata la tua eredit. Fallimento di una vita di coraggio e di vilt. Troverai sul cammino fango e corruzione. E la voglia tu avrai di sdraiarti al suolo per guardare come in un film i colombi in volo. Ti faranno fumare per farti sognare che il futuro od un messia" presto tutto cambier. Ed avrai come vanto

una nuova condanna ti diranno che il vento il respiro di una donna per far s che un lamento, uno solo, copra ogni tormento di un velo. Ma se tu rifiuterai di giocare all'attore forse un libro scriverai come libero autore. E tu forse parlerai di orizzonti pi vasti dove uomini celesti portandoti dei figli ti diranno: "Scegli!" ben sapendo che ridendo tu tu a loro ti unirai... (Mogol/Battisti - Gli uomini celesti) L'uomo che sogna soprattutto un essere vivente, e tutto ci che egli vede acquista vita. il regno di Proteo, ovvero della cosa che si trasforma per un'interiore forza. (Simone Weil) La natura ci pone un limite che se lo superiamo diventa ingestibile: quando ci ritroviamo confinati in un angolo reagiamo per disperazione e paura ed in questo contesto facebook e twitter possono amplificare le nostre emozioni ed accellerare i tempi di formazione di una massa critica. I figli della vedova nel loro delirio di onnipotenza (il potere un pagliativo, l'illusione misera e patetica di poter sconfiggere la morte) credono di avere gli strumenti per controllare ogni cosa ed un errore che si perpetua da sempre! Corrono il rischio di finire appesi ai lampioni: lo insegna la storia! In ambienti popolari dove ancora la gente si aggrega e socializza: bar, osterie, piccoli negozi, l'umore quello di chi sta aspettando il "LA"... non lo auspico ma ho la sensazione che siamo vicini. (anonima talenti)

La nostra arte misura dell'intensit. (Scandurra) E se quei giorni non fossero abbreviati, nessuna carne si salverebbe; ma a motivo degli eletti quei giorni saranno abbreviati. (Matteo 24,22) Immagina un cerchio e immagina che ne stai percorrendo la circonferenza. Qualunque sia il punto in cui cominci il percorso, quello il tuo inizio. Ma, una volta che cominci a muoverti, non c fine; continui a girare in tondo. Se vuoi uscire fuori dal cerchio senza fine, devi essere consapevole che il cerchio ha un centro e che tu devi stare in quel centro, invece che lungo la circonferenza. Cos questo centro? la realt che risiede permanentemente nel Cuore di tutti gli esseri. la coscienza, verit ed amore. Tutti devono conoscere quel centro, se vogliono smettere di girare in tondo allinfinito, spostandosi continuamente da un punto allaltro (). Non c n inizio n fine nel centro, perch l cessa ogni direzione, distinzione e movimento. () Se riposi in quel centro, il mondo non potr turbarti o toccarti in alcun modo. (H.W.L. Poonja, maestro vedanta indiano del secolo scorso) [Satana] sa di aver forza solo se si fa passare per uno che sta dalla parte di Dio, per uno che sostiene la sua causa. Solo se si presenta come devoto a Dio il serpente pu essere malvagio. [] Se il male si mostra nella propria totale separazione da Dio, allora del tutto privo di forza, uno spauracchio per bambini, non occorre temerlo, anzi il male non concentra l la sua forza, e per lo pi su questo punto attrae lattenzione per distrarla da quellaltro punto in cui effettivamente vuole aprirsi la breccia ed irrompere. (Dietrich Bonhoeffer)
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(LA BOTTEGA DI SCANDURRA)

Ci accucciammo e brrrrrr... oltre i limiti terracielo, al di l della frontiera degli spazi ignoti, sull'istmo dei Nove Mondi. Ed eccoci a Deya citt-labirinto, immensa, lontana eppure familiare, soltanto collocata in un altro universo. Entrammo in una taverna, riconoscibilissima per i tavoli e gli avventori che chiacchieravano bevendo con allegria. Era a pianta quadrata iscritta in una croce greca. Geometria deyana, talvolta semplice come le costruzioni dei bambini. Lodore di fritto si espandeva anche all'esterno. Ci sedemmo ad un tavolo vicino la porta d'ingresso. Scandurra fece un cenno all'oste, insomma al titolare dell'esercizio. Questi con passo lento e strascicato si avvicin. Era un omone dalla faccia paciosa ma con un ghigno poco rassicurante, indossava un sinalone zozzo-sporco; ci tir un fogliaccio rigido dall'apparenza di men, anch'esso lordo e grasso. Scandurra

gli chiese in una lingua ignota non so cosa, lo compresi dal modo interrogativo. L'omone si fece serio e chin il capoccione stempiato. Con inattesa velocit scomparve nel retrobottega. Chiesi al maestro cosa gli avesse detto. - Mah, gli ho chiesto di portarci un frizzantino aromatizzato, focacce in abbondanza con sciroppo marmellatoso e... un camion blindato. - Ma come pagherai la colazione... e il camion soprattutto? - Mi fa credito da una vita. Gli ho salvato il culo una volta e quando ho bisogno, lui pronto e disponibile. Mi teme, ma non mi conosce bene, so bbono come il pane io. - Gi gi proprio cos... Maestro, tu sei una leggenda da queste parti. Cacchio, sono l'aiutante di un eroe. - Fregnacce. Eroe, bah. Sono un fruttarolo in trasferta. Salto fossi di universi, ma senza merito. Ho avuto pi core di altri, tutto qua. Aiuto chi ha bisogno e lo fai pure tu, e questo mi rende felice. Sistemiamo certi squilibri e alterazioni. Siamo fatti di terra e stelle, solo che ce lo dimentichiamo spesso, allora i pochi che rammentano chi sono, si fanno carico dei casini degli altri e dei mondi. La stragrande maggioranza dell'umanit, perch smemorata, non in grado di vedere la Realt. I sensi la filtrano, per comprenderla. Si creano costrutti per affrontarla. Per vedere la Realt autentica, la sua totalit, necessario risvegliare il divino che dorme dentro di noi. Come si fa? Semplicemente ricordando chi siamo. A bottega questo facciamo, ricordiamo. E lo sperimentiamo mentre prepariamo il caffettuccio, cucinando il sughetto per le penne all'arrabbiata, sentendo l'uovo-anima presente in ogni cliente che entra. C' tutto un cosmo da scoprire dentro il nostro angoletto d'universo. Gente che va e che viene, anime che fanno capolino e chiedono un momento d'attenzione per dipanare un nodo creato quando erano su 'sto mondo. Passeggeri di aeronavi d'Atlantide, gatti ubriachi di vita e gente di frontiera. Ecco, io sono l, seduto dietro un banco, alla mia sinistra una vecchia bilancia bugiarda, alla destra una cassa leggera leggera, perch non sono io a far pagare i conti della vita. Un eroe? No, soltanto un uomo che crede nell'arte della magia e quel che peggio, l'adopera. Mi vennero in mente alcune domande da rivolgere a Scandurra. Nel frattempo

l'oste ci aveva servito focacce, vino, sciroppi di frutta. Mangiammo di gusto. - Noi come ci poniamo nei confronti degli universi? In fondo siamo sempre stranieri a casa degli altri. Hai detto che raddriziamo torti, mettiamo ordine nei casini altrui... tuttavia dici pure che a volte non si pu, non si deve intervenire n chiudere definitivamente un caso. - Quando si d una bella botta contro la solida consistenza dell'essere, stilosa 'sta espressione, sa di filosofia... la solida consistenza dell'essere... insomma quando vai a sbatte contro una porta, non a caso si dice: Ho visto le stelle!. La Creazione stata la rivoluzione pi grande della storia, la sola unica indispensabile rivoluzione positiva, e noi uomini abbiamo bisogno di allenarci continuamente alla meraviglia per l'esserci del mondo. Non c'entra il sentimento eh, anzi una faccenda concreta mettersi a guardare l'essere delle cose attorno a noi con la coscienza che esse sono il giornale quotidiano scritto dal Padre Celeste per non farci dimenticare che il suo gesto supremo stato quello di aver sottratto ogni cosa al nulla. I segni che ci mette davanti sono semplici, come una foglia, o spettacolari come le galassie o travolgenti come i mondi intermedi. Se vi ho insegnato veramente qualcosa di utile stato quello di allenarvi alla meraviglia; non l'ottimismo per reagire alle batoste della Vita, anzitutto una naturale vocazione dell'uomo alla battaglia. Quando le forze soccombono, quando si perde la presa, quando le cose della vita ci inchiodano senza la possibilit di reazione, c ancora una missione da compiere, c ancora una testimonianza da dare. La nostra nascita somiglia molto a un servizio di leva con cui il Creatore ci ha assunto nel suo progetto di operosa opposizione al nulla. Questo ci fa sentire vivi, pronti a fare qualcosa, poco o tanto poco importa, contro ci che avverso alla Vita, contro chi agevola il kaos, senza piangerci addosso o, peggio, senza prenderci per il culo, senza considerare i costi e i profitti. Ci troviamo in prima linea, basta e avanza. Gli Universi sono il polverone esplosivo, entusiasmante, drammatico, gioioso sollevato da Dio contro il nulla. E noi ci siamo finiti in mezzo; a volte difficile vederci chiaro. Ogni giorno siamo alle prese con piccole e grandi battaglie e diventa ultimamente frustrante fondare l'equilibrio della nostra vita sul bilancio tra risultati positivi e negativi, tra successi e disfatte. Allenarsi alla meraviglia , perci,

un esercizio e non una teoria per ricordarci che il nostro agire accompagnato da una solida speranza di fondo: ci costringe a vedere il lavoro della vita non misurandolo con una lente d'ingrandimento, ma piuttosto con il cannocchiale di un progetto universale in cui siamo coinvolti. La Creazione il disegno di Dio, e il suo disegno prevede che anche noi ci mettiamo a disegnare. questo l'orizzonte vero in cui ogni nostra azione trova equilibrio, senso: gli esiti altalenanti delle nostre opere sono solo il fumo di superficie di una battaglia ben pi importante che ci tiene davvero tutti in piedi. Perch, in ogni caso e in qualunque circostanza, noi siamo parte e testimonianza di questo operoso spettacolo che l'essere. Mettersi a guardare, a ritrovare le stelle un sano e vigoroso esercizio di piena umanit. Ricordati che l'Essere, come creato, la bandiera che sventola in ogni remoto angolo dei Nove Mondi. Ricordati, l'Ombra con i suoi battaglioni ombrati non sono il Grande Nulla. No, l'Ombra la forza che si contrappone a noi, ma parte di quel codice binario che mette ordine al Kaos. Soltanto scontrandoci portiamo in equilibrio i piatti della bilancia. - Cosa vedi maestro alla fine del 2012? Credi che la gente capisca e scelga bene da che parte stare? - Il futuro gi all'opera adesso, qui, su Deya e noi dobbiamo ancora combattere una guerra passata. Quanti uomini vedi al nostro fianco? Pochi, vero? sempre stato cos. L'Ombra, s, Shiva lo stupratore di mondi, incantatore di sensi e di coscienze, dirottatore di sessi, mostra meraviglie e poi... poi alza il velo e appare il suo volto sotto la maschera ed mostruoso. I potenti della Terra che credevano di guidare il mondo con le loro squadrette compassate, usando l'oro fregato all'Ordine rossocrociato e adorando idoli tebani, scopriranno troppo tardi di essere pupazzi nelle mani di potenze ignote. Eppure ne hanno fatti di danni. Hanno fondato un impero e quando hanno agito, hanno creato la realt. E mentre il resto del mondo stava analizzando quella realt, loro agivano di nuovo creandone unaltra e poi unaltra ancora. cos che sono andate le cose per secoli. Arriveranno aiuti luminosi da ogni dove, vero, ma anche creature sulfuree si ritroveranno sulle colline intorno Gerusalemme. Un lavoro da fare per il 2012

quello di attrarre dal firmamento l'energia nel nostro spazio esistenziale. Quanto amo 'sta benedetta Terra, ma quanto tosto difenderla. Angelo, fra poco mi lever dai cojoni per poi tornare alla fine. Sai a me piacciono le uscite e le entrate spettacolari. Non sono l'attore principale ma un buon caratterista che sulla scena cosmica fa la sua bella figura, dando sostanza alla trama. Interpretiamo dei ruoli, decisivo non stare fra gli spettatori quando andr a fuoco il teatro. Finimmo le cibarie e ci alzammo veloci. Girammo intorno allo stabile ed entrammo nel suo cortile interno: una camionetta blu di forma circolare, blindata tipo militare, era parcheggiata in bella mostra. Scandurra spinse un pulsante in prossimit della portiera che si apr. La guida era a destra come in Inghilterra. Mi accomodai al posto del passeggero. L'abitacolo era avvolgente, anatomico, perfettamente avvolti. Il maestro prese la cloche e... decollammo. In pochi secondi dominavamo Deya dall'altezza di alcuni kilometri. Bellissima, intricata e intrigante, si estendeva a perdita d'occhio. - Maestro ma sai guidare un aereo? - No, perch?

luned 14 gennaio 2013

IUS: L'ULTIMO

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La Magia rivela le trame degli Universi; labbra sfingea che svela l'uomo all'uomo. Essa non pane per cialtroni e sfruttatori dell'umano bisogno. Essa non mera ricerca di potere. La Magia captare e manovrare i due principii cosmici, l'uno attivo e l'altro passivo, al fine di raddrizzare ci che storto e piegare ci che rigido. Il mago coopera con la Natura e ne individua i vincoli invisibili che tutto legano. Gli stregoni fanno uso, invece, di energie appartenenti al regno oscuro,

sublunare, che solo in apparenza assumono le forme della Natura. La Magia non una scienza, un'Arte, cangiante, creativa, analogica, immaginifica. I rituali da soli non funzionano, per far scattare la Magia ci vuole passione e conoscenza. Ci vuole il fuoco per incendiare. La Magia non si impara, si trasmette. Scandurra, tra una pesata di pere e cavoli, in procinto di attraversare botole, o nel momento pi pericoloso, almanacca sulle piccole cose e sulle grandi imprese. Cerca di non arrecare dolore, supera la violenza con la conoscenza, fai morire ogni autoinganno. Guardati le spalle e cammina muro muro, ma al tempo stesso non ti chiudere del tutto, lascia socchiuso l'uscio. La magia tutto un universo in cui vivere. Ogni azione magica, produce l'effetto di ritorno, tienilo nel dovuto conto. La trasmutazione avviene se sei disposto a tutto... e spesso non basta. Non aver fretta di riuscire, quando credi che la meta sia lontana essa si avvicina e viceversa. Domina la paura, ma non eliminarla del tutto, essa pu salvarti la vita. Distruggi lo stronzo che in te, perch abbiamo bisogno di uomini coraggiosi, leali, umili, non di prepotenti. Tutto ha una forza, o la afferri o la eviti, perch contrastarla? Solo durante il plenilunio raccoglierai la pianta che ti curer, la linfa pi forte ed efficace. Senti quando il tempo propizio per ricevere visioni e viaggiare. Tutto obbedisce ad influenze stellari positive e negative. Muoviti in base a questa legge. Non mi serve gente che fa resistenza, ma che mi aiuti a spingere. La presa salda ma non serrata, le ginocchia appena piegate, le spalle rilassate. Nessuna tensione nella schiena. Le tensioni rendono lenti. Se sei lento, muori! Le cose succedono... Il Grande Varco l'unico lontano evento cosmico verso cui tende ogni cosa creata. Chi entra nella mia bottega, sempre un uomo che sta cercando di rimettere insieme la sua vita. Per conoscere, impara a fare. I professoroni di scuola ci dicono che la terra scompare nella vastit dell'universo.

Io ti faccio vedere che la terra il crocevia dei Nove Mondi. Scandurra Una nuova visione sta cominciando a formarsi e una nuova coscienza a spiegarsi. Si avverte gi un nuovo entusiasmo e un nuovo fremito della stessa vita. Una forza nuova nata dalla sofferenza pulsa nelle vene e una nuova simpatia e comprensione sta scaturendo dalla passata sofferenza. Un pi vivo desiderio di vedere altri soffrire di meno e, se devono soffrire, vedere che lo sopportino nobilmente e ne escono senza eccessive ferite. Io Krishnamurti adesso ho zelo pi ardente, fede pi grande, simpatia pi viva e amore pi forte. Adesso so, e ne sono pi certo che mai, che nella vita esiste veramente una Bellezza , una felicit che nessun avvenimento materiale pu sconvolgere, una grande forza che gli eventi transeunti non possono indebolire e un grande Amore permanente, imperituro e invincibile. Jiddu Krishnamurti La Verit arriva come un ladro di notte, quando meno ve lo aspettate. Vorrei poter inventare un nuovo linguaggio, ma non potendolo, vorrei distruggere tutti i vecchi frasari e le antiche concezioni. Nessuno pu darvi la liberazione, dovete scoprirla da voi, ma dato che io lho trovata vorrei indicarvi la via. Chi ha acquistato la liberazione diventato il Maestro, come me. Consiste nel potere che tutti hanno di entrare nella Fiamma, di diventare la Fiamma. La liberazione non per pochi eletti. La liberazione vita e la cessazione della vita. un gran Fuoco e quando vi entrate voi diventate la Fiamma e diventate scintille, lingue, particelle di quella Fiamma. Io sostengo che esiste una Vita Eterna che la sorgente e la foce, linizio e la fine e pur sempre senza fine e senza inizio. Solamente in quella Vita ci si realizza veramente. E chi riesce a realizzare quella Vita, possiede la chiave della verit senza limiti. E quella Vita per tutti e in quella Vita sono entrati il Buddha e il Cristo. Dal mio punto di vista, ho raggiunto e sono entrato in quella Vita. Quella Vita non ha forma come la verit non ha forme e non ha limiti. E a quella Vita tutti debbono tornare. Jiddu Krishnamurti

Nihil sine domino avvertono i Gesuiti, nulla accade senza la volont di Dio. La grandezza, per quanto breve, ce la portiamo sempre dentro. Il Lumen la corrente primaria donata a chi disposto a tutto per la causa; energia d'accesso ai Nove Mondi, ma pure fardello di responsabilit. Gli adulti in genere e gli insegnanti in particolare, spesso dimostrano di avere serie difficolt rispetto alle esigenze dei giovani; tutt'al pi rimandano la patata bollente allo psicologo, ovvero tutto ci che nei ragazzi appare come naturale crisi ed inquietudine da attraversare, diventa un problema allarmante da esaminare ed analizzare. Scandurra non analizza il suo allievo n lo esamina ma lo prende con s cos com', perch sa che in quel volto pieno di domande c' un destino e nell'istante della comunicazione di s (attraverso l'insegnamento) esso si rivela, senza rimandi. Dormono nella terra degli antichi miti, dodici presagi dei fiumi, dodici auspici della primavera. Al loro risveglio saranno guerrieri di obliata tradizione. Le loro memorie inaugurano il tempo annunciato dai poeti. Cavalli e leoni misteriosi nella casa del Orix, dodici fulmini invisibili che mutano segno dei mesi. Al loro risveglio cresceranno senza tempo, molteplici e segreti, come radici della terra e stupiranno le orecchie del mercante e dello zappaterra e abbatteranno i templi che alieni di sorressero.

Pablo Armando Fernandez Il YICHING, il nostro Maestro, l'ha detto: Calpestando la brina della cattiva abitudine, il ghiaccio del male e della disgrazia sopraggiunge; ora, sono secoli che quelli dell'Occidente calpestano la brina, ed hanno costruito un tale muro di ghiaccio che il calore della verit non arriver mai a fonderlo. Avete bruciato i templi, rovinato i bambini, disperse le ossa degli avi. Cos fecero un tempo i mongoli nel nord dell'impero... Ma ecco il vostro maggior crimine: mentre noi abbiamo devotamente conservato, voi avete dimenticato la vostra origine e il vostro destino; ignorate addirittura ci che siete, e i vostri sapienti, con i vostri applausi, vi pretendono figli di scimmie; quando, per caso, vi ricordate il nome dell'Assoluto, per trascinarlo nel fango del vostro ignorante disprezzo. Avete spento, a vantaggio del corpo imbecille, ogni chiarezza dello spirito; per la perfezione degli ingranaggi dei vostri orologi e delle vostre macchine, avete perso la conoscenza del movimento dell'universo. E vagate orgogliosamente nelle tenebre pi cupe, a tal punto che tu - che credo essere un mandarino della tua razza - sei accecato dalla fiamma vacillante che ti ho messo in mano, come da un sole. Matgioi, La Via del Taoismo Melita Ed. p. 237 Le nostre citt civilizzate nascono morte, somigliano agli scheletri degli alberi giovani, uccisi dai vermi durante la crescita. Perch se l'obiettivo del cosiddetto progresso, delle cosiddette civilt, ottenere la felicit dell'uomo, senza dubbio un obiettivo fallito. Gli Ashannca, i Campa, invece, sono felici, vivono in armonia con la natura, con la natura del reale-reale e con la natura del reale-sognato, non contendono a nessuno lo spazio per vivere, e sono loro dunque, e non noi, i civilizzati, i detentori del progresso, i vivi. Sono citt vive, selve piene di porte inaspettate, aperte soltanto per chi le sa vedere, per chi le sa fare, varcare e meritare, nel sonno e nella veglia, porte invisibili tra la folta vegetazione e il pericolo costante, rischi che danno dignit, danni che fortificano! Csar Calvo, Le tre met di Ino Moxo e altri maghi verdi - Feltrinelli p. 172 Fra i tratti caratteristici della mentalit moderna, e come argomento centrale del nostro studio, prenderemo subito in esame la tendenza a ridurre ogni cosa al solo punto di vista quantitativo, tendenza talmente radicata nelle concezioni

'scientifiche' degli ultimi secoli, e reperibile d'altronde altrettanto nettamente negli altri campi, come ad esempio quello dell'organizzazione sociale, da permettere quasi di definire la nostra epoca essenzialmente e innanzitutto come il regno della quantit. Se adottiamo questa categoria a preferenza di qualsiasi altra non tanto o principalmente perch sia pi visibile o meno contestabile, ma perch ci appare come veramente fondamentale, dato che tale riduzione al quantitativo traduce rigorosamente le condizioni della fase ciclica raggiunta dall'umanit nei tempi moderni, e perch la tendenza in questione conduce logicamente al punto d'arrivo di quella 'discesa' effettuantesi a velocit sempre pi accelerata, dall'inizio alla fine di un Manvantara, cio nel corso di una manifestazione di una umanit come la nostra. Tale 'discesa', come abbiamo gi avuto occasione di affermare, non altro che il graduale allontanamento dal principio, necessariamente inerente ad ogni processo di manifestazione; in virt delle condizioni speciali di esistenza cui il nostro mondo deve sottostare, il punto pi basso riveste l'aspetto della quantit pura priva di qualsiasi distinzione qualitativa; ovvio che si tratta esclusivamente di un limite, e che quindi si pu parlare solamente di 'tendenza', poich nello svolgimento del ciclo tale limite non pu assolutamente essere raggiunto, trovandosi in qualche modo al di fuori e al di sotto di qualsiasi esistenza realizzata o realizzabile. Ren Guenon, Il Regno della Quantit e i Segni dei Tempi Adelphi pp. 12, 13 Quanto ai mezzi mediante i quali l'Occidente giunto ad affermare questa dominazione, basta riportarsi a quanto ne abbiamo detto in altre opere, per convincersi che, in definitiva, essi si basano esclusivamente sulla forza materiale, il che, in altri termini, equivale a dire che la dominazione occidentale non altro essa stessa che un'espressione del 'regno della quantit'. R. Guenon, Il Regno della Quantit... p. 16 Poich lo svolgimento discendente della manifestazione, e quindi del ciclo che ne espressione, si effettua dal polo positivo od essenziale dell'esistenza verso il suo polo negativo o sostanziale, ne consegue che tutte le cose devono prendere un aspetto sempre meno qualitativo e sempre pi quantitativo; ed per questo che l'ultimo periodo del ciclo deve tendere, in modo del tutto particolare, ad affermarsi

come il regno della quantit. R. Guenon, Il Regno della Quantit... p. 47 Negli individui la quantit predominer tanto pi sulla qualit, quanto pi saranno ridotti ad essere, se cos si pu dire, dei semplici individui, e quanto pi saranno, appunto per questo, separati gli uni dagli altri, il che, si badi, non vuole affatto dire pi differenziati, poich vi anche una differenziazione qualitativa che proprio l'inverso di quella differenziazione del tutto quantitativa che la separazione in questione. La quantit, torniamo ad insistere, pu soltanto separare, non unire; sotto forme diverse, tutto ci che procede dalla 'materia' non produce altro che antagonismo fra quelle 'unit' frammentarie che sono all'estremo opposto della vera unit, o che almeno vi tendono con tutto il peso di una quantit non pi equilibrata dalla qualit.... La conclusione deducibile da quanto precede che l'uniformit, per essere possibile, supporrebbe esseri sprovvisti di qualsiasi qualit e ridotti a semplici 'unit numeriche'; ed perci che un'uniformit del genere non mai realizzabile di fatto, e che tutti gli sforzi compiuti a tal fine, specie nell'ambito umano, possono avere l'unico risultato di spogliare pi o meno completamente gli esseri delle qualit loro proprie, e di fare di essi qualcosa che assomiglia al massimo a semplici macchine, in quanto la macchina, prodotto tipico del mondo moderno, appunto ci che rappresenta, al pi alto grado finora raggiunto, la predominanza della quantit sulla qualit. Proprio a questo tendono particolarmente dal punto di vista sociale, le concezioni 'democratiche' ed 'egualitarie' secondo cui tutti gli individui si equivalgono, supposizione assurda la quale induce a ritenere che tutti debbano essere ugualmente adatti a non importa cosa... R. Guenon, Il Regno della Quantit... pp. 51-55 L'occidente moderno, del resto, non si accontenta di imporre a casa sua un tal genere di educazione; egli vuole imporlo anche agli altri, unitamente a tutto il complesso delle sue abitudini mentali e corporee, al fine di uniformare il mondo intero di cui contemporaneamente uniforma l'aspetto esteriore mediante la diffusione dei prodotti della sua industria. Ne deriva la conseguenza, solo in apparenza paradossale, che il mondo tanto meno 'unificato' nel senso reale del

termine, quanto pi diviene uniformato. R. Guenon, Il Regno della Quantit... p. 55 I tempi mutano, e con essi le richieste. Cos anche nell'annata cosmica vi sono primavere ed autunni di popoli e di nazioni, che richiedono trasformazioni sociali. R. Wilhelm, I CHING da "Il Sovvertimento", "La Muda" p. 216 Se parliamo di evoluzione, intendiamo il graduale spiegamento nel tempo di ci che potenzialmente presente ma non ancora apparso nella visibile e tangibile realt. Ogni fase un aspetto del tutto sotto le date condizioni del tempo e delle circostanze. Se possiamo vedere le connessioni causali, parliamo di evoluzione. Se il processo occorre spontaneamente, parliamo di mutazione. Il primo un processo che avviene perifericamente, cio nel medium del tempo; l'altro avviene radialmente, direttamente dal centro senza tempo, tagliando verticalmente, per cos dire, attraverso i movimenti del tempo e della causalit. A. Govinda, The Inner Structure of the Book of Changes Wheelwright p. 9

La croce eretta sul Golgota rappresenta un riposizionamento dellasse terrestre e dellanimo umano. L'aquila non pu levarsi a volo dal piano terra; bisogna che saltelli faticosamente su una roccia o su un tronco d'albero: ma da l si lancia alle stelle. Hugo von Hofmannsthal

Fausto Gianfranceschi, aforismi scelti da Aforismi del dissenso: Conosci te stesso: mai sentenza stata pi difficile da eseguire. Quanto a conoscere gli altri, nessun oracolo prova nemmeno a suggerirtelo. Dignit: non ci sono scuole per conseguirla. Ovvero ci sono scuole per stroncarne anche la memoria.

Avanguardia, in genere destinata alla distruzione. La storia apparterr al grosso dellesercito. Le rinunce, pi dei successi che non mi sono del tutto mancati, mi hanno modellato. Lo scultore opera togliendo. Julies Evola lultimo erede dello stoicismo romano: Fai che ci su cui nulla puoi nulla possa su di te. Il silenzio e la parola: due innamorati. Talvolta abbiamo il coraggio di giudicarci come il pi severo dei tribunali, e non ci assolviamo; per trascuriamo di infliggerci la pena. Chi crede in Dio ha talvolta un dubbio. Chi crede in Darwin non lo ha mai. Egualitarismo moderno: dove trovare qualcuno che non sia sopra la media. Lantinconformismo? Essere buoni.

Uscire di casa, tornare a casa: sono due gesti quotidiani in apparenza banali; invece hanno un formidabile senso simbolico. Se non esci ti avveleni, se non torni ti perdi. Una scritta su un muro di Roma: Nietzsche morto. Firmato Dio. Lo spirito forte ma la carne debole. Questo valeva una volta, mentre oggi il contrario: la carne in questa civilt medicalizzata, ospedalizzata, plastificata forte, ma lo spirito invigliacchito dalla vanit e dallavidit. Non si sconsacrano solo le chiese, si sconsacrano anche le parole. Si pensi alla parola erotico: dal mito al cicaleccio idiota.

Dio ha pi risposte di quante domande hanno gli uomini: per questo sembra che non risponda. Il nichilismo? Siamo cos sprofondati che sembra un valore. Se cerchi di seguire i comandamenti soltanto come obbligo morale, ti precludi di intendere che essi indicano anche la via verso la sapienza che sopra la morale. Non sei solo se sai guardare. La poesia sempre sacra. O non poesia. Si cammina avanti, poi insensibilmente si devia, si percorre un arco e si torna indietro, sempre pi indietro. Questo litinerario della Sapienza. Spero perch assurdo e impossibile, altrimenti sarebbe una ben pigra speranza. La vita una seconda gravidanza che ci porter a una seconda nascita. Intanto tiriamo calci nel ventre della vita. La potenza delle cose: se ti concentri su un oggetto il resto delluniverso scompare. Dice un maestro arabo che se Dio non trasparisse nelle cose, queste non sarebbero visibili. Sto scordando come mi sentivo quando stavo bene. Quando lo avr dimenticato del tutto, comincer una nuova normalit. Oltre allattesa di quello che accadr dopo la morte, mi inquietano altri due interrogativi antecedenti e senza risposte: quando e come morir? E il quando meno preoccupante del come.

I vivi, nati nel mondo. I morti, nati nel cielo. Ogni mattina mia moglie mi guarda con apprensione e mi chiede come sto. Sono miracolato: ogni mattina come Lazzaro mi alzo e cammino. Volendo fare un esercizio di ottimismo, potrei immaginare che, una volta affrontate e vinte tutte le malattie possibili, sar in grado di affacciarmi in gran forma alla morte. Sono eroi i combattenti che affrontano la morte in guerra. Siamo eroi anche noi vecchi che affrontiamo la morte senza bombe e senza assalti, senza fracasso e senza gloria. Irreparabile, incurabile, irrecuperabile, insostenibile, irreversibile, sono le parole che, anche non dette, rimbombano nel grande teatro della vecchiaia. Con gli anni si imparano le potenti, misteriose qualit del silenzio. Gli altri parlano, tu taci e li domini. La vecchiaia comincia quando nella forma del viso si intuisce il teschio. Parlare delle piccole cose umiliante; n si pu parlare delle grandi che sono ineffabili. Non resta che tacere.
...

Sembrava un veterano del volo. Scandurra ogni volta mi stupiva. Su Deya era considerato un eroe, un santone, una guida da ascoltare in religioso silenzio; a Viterbo era invece temuto, spesso scansato come un appestato, certamente incompreso. Egli si muoveva sulla Terra come un rapace notturno, silenzioso e in costante all'erta. Non si curava di quello che dicevano gli altri, tanto era concentrato nella sua missione cosmica. Del resto, non poteva occuparsi d'altro, sin troppo era immerso nella trama delle cose e del tempo. Portava quel velivolo terra/aria con lo stesso estro di quando correva con la sua Fiat 500 per le strade montane del viterbese, senza mai sbagliare una curva. Si accese una nazionale senza filtro e riusc ad impuzzolentire pure quell'abitacolo: mi venne in mente la bottega, la nostra citt, gli amici. Una caratteristica formidabile di Scandurra era

quella di farci sentire a casa ovunque. - Guarda che bella Deya. Uno spettacolo mondiale. Non c' paragone con nessuna citt terrestre. Mi piace come la prima volta. Bella, misteriosa, incasinata ma con criterio, si beve e si mangia benissimo. Gli abitanti poi... tutti i popoli di questo universo son qui rappresentati e nessuno si sente migliore dell'altro perch ognuno conosce il suo compito e trae vantaggio dalla conoscenza del prossimo, poich ci che utile disseminato ovunque e in chiunque. Ci si scanna, certo, si lotta, mai per stronzate. Ognuno animato da una spinta, per conoscere, amare, e spesso per entrambe le cose. Si vive con gusto. Non ci si piange addosso. Anche l'ultimo dei cittadini che si trova in difficolt, non mai solo, pu sempre trovare un amico disinteressato che gli permette di risolvere il suo problema. - Maestro, cosa dobbiamo fare quass? - Goditi il panorama e... poi attendiamo l'apertura del punto di inserimento. Fra poco conoscerai i popoli sotterranei di Deya, i Primevi e le loro citt. Essi sono imparentati con le genti di sottomondo, quelle che vivono nelle intercapedini della Terra. - Leggende orientali raccontano di civilt nascoste che guiderebbero le sorti di noi umani... - Che fanno? Noi siamo trascinati da pezzi di merda avidi, che accumulano tutto senza nulla dare; 'sti pezzi grossi sono orientati verso una totale indifferenza per le questioni umane e religiose. I Primevi comunicano, vero, con alcuni di noi ma pur dando consigli e influenzando sottilmente l'umanit, non riescono quasi mai a cambiare il corso delle cose. Il nostro caro Angelino, 'sto mondo nostro corre veloce verso la sua fine, sta a noi e ai risvegliati tentare di costruire il ponte verso le stelle. Nulla gi scritto e non tutto spiegato. - In ragione di ci che dici, se nulla gi scritto, che cosa possiamo ancora fare per limitare gli effetti negativi del passaggio di un'era?

- Pochi possono ancora fare molto per tutti. Incominciando da ora. Chi sa deve fare di pi, anche se quei quattro stronzoni bastardi hanno impresso al mondo una velocit folle verso l'abisso. Perch abbiamo dimenticato ci che era originario? I milioni d'anni dalla comparsa della prima razza-madre, non bastano a spiegare l'amnesia. Atlantide deteneva ancora il potere derivato dalla Conoscenza, quella tosta, ma sembra che questo ubriachi anche i migliori, facendoli perdere l'equilibrio. La bilancia non para, come quella mia a bottega. Pende sempre da qualche parte, spesso a danno del pi debole. - L'abisso, maestro, la fine dell'anno 2012? - La fine dell'anno 2012 la discesa che precede la risalita. Tutto sar pi chiaro. Le potenze oscure prenderanno il sopravvento senza nascondersi. L'Ombra, il doppio, il sosia, sar eletto imperatore del mondo, almeno questo il suo piano... gi, ha sempre avuto un debole per 'sto mondo. Il Grande Varco con tempismo perfetto mostrer a chi avr il terzo occhio di vedere la via della trasformazione verso altra destinazione, per chi non vede... beh nulla cambier della propria vita di penombra. Si diventa ci che si pensa. Il cambiamento non sar senza dolore. La vita, la morte dipendono dalla potenza del pensiero, dalla purezza dell'immaginazione, e poi dall'affinamento del desiderio verso un pi benevolo amore. Bisogner che voi indichiate i rifugi, dai quali emanano potenti onde armoniche e si irradiano spettacolari fasci di luce. Vi seguiranno? Vi crederanno? Che ne so? Il Messico uno dei luoghi speciali della geografia sacra del pianeta. Dove la terra s'assottiglia, l la salvezza. Luoghi che hanno mantenuta la loro intensit, questo ci che intendo per sacro, proteggeranno donne uomini bambini dagli effetti pi cruenti del cambiamento. Dai Paesi, citt, passi sperduti, dedicati all'arcangelo Michele e prima ad altre potenze e alla Madre Celeste e prima ad altra potenza; grotte e ruscelli carichi di esmeriche, ipogei etruschi, romani, egizi. La terra Cimina degli esuli Atlantidi prima e degli Etruschi dopo, un luogo di confine, tra i pi potenti. Ogni fine ciclo porta con s il travaglio. Le fondamenta saranno scosse. Hai gi veduto questo, Angelo. Il sacro cigno appare quando l'ora giunta. Non faccio lo strologo, lo sai, mi limito a leggere le tracce del caos, metto

in relazione una sequenza di eventi al ciclo al quale la sequenza appartiene. Oh s, il 2012 il punto di non ritorno. Chi si messo a guidare le sorti dell'umanit, ha avuto mille possibilit di alleviare le pene, di dare a tutti il giusto, invece ha fallito per superbia e fame di potere. Le religioni, tutte le religioni bada, hanno aiutato gli uomini ad alzare lo sguardo e a guardarsi dentro, finch non sono subentrate superbia, brama di potere, avidit. Dovevano rispettare le piccole comunit tradizionali dell'estremo Occidente e del sud del mondo, invece di imporsi. Rispettandole, ci saremmo tutti arricchiti spiritualmente e avremmo conservati intatti i siti magici, crocevia dimensionali. Le religioni hanno fallito, il legame terracielo stato in buona parte interrotto. L'uomo, malgrado tutto, non deve e non pu staccare la spina che lo collega al Cielo. Guai a chi vive senza il contatto, diventa cieco e vagher per sempre senza lume sui piani sottili. Dicono che Dio comunque misericordioso, ma che vita strisciare quando si pu volare? Le forze titaniche che muovono i cicli storici non fanno sconti, esse sono sensibili ai cambiamenti dei popoli, dello spirito dei popoli. Conta ci in cui si crede e si fa. Le stelle, i pianeti e ogni cosa che galleggi nel Cosmo sono anche specchi che rimandano ci che ricevono. Si ammalano come si ammala ogni organismo. Le macchie della pi piccola stella determinano la salute mentale di interi popoli. L'oscurit l'era che ci tocca vivere. Mettiamo pi noi in crisi l'universo e i suoi meccanismi, di quanto siamo disposti a credere. - Allora non c' pi possibilit di intervento feci io, scoraggiato. - Esiste una Porta di Luce... o Albero Primordiale... presso tutti i Nove mondi. Attraverso di essa, l'influsso divino arriva ai pianeti. Essa sensibile all'anima dei popoli. Se tu, io, gli altri cerchiamo Dio, in qualunque forma e dottrina, la Porta si espande, riempendosi di ogni genere di emanazione che fluisce dall'alto, da riversare nello spinotto cielo-terra che abbiamo dentro.. s, ricordi la spina dei Templari? In questo modo ogni cosa benedetta. Al contrario, se noi perseguiamo il male, il potere distruttivo, la Porta si raccoglie e si contrae, allontanandosi, quindi cessa il flusso e lo spinotto si ossida. Abbiamo un immenso potere, positivo e negativo, creativo e distruttivo. Certo, non credere che l'uomo possa impunemente fare quello che gli pare senza pagare il conto. Quando si arriva al punto di non

ritorno, ecco intervenire i Celesti a mettere le cose a posto. Ora si avvicina il concilio occulto del ciclo di Bera-Meter. Tutti i saltafossi dei Nove Mondi, che hanno l'incarico di custodire la Porta di Luce sono chiamati a raccolta... che cosa credi? Qui si fa sul serio. - La festa del Wesak? - Una specie, ma noi siamo fatti di ciccia. Milioni di esseri da tutte le dimensioni ci sentono operare, quelli dalle grande orecchie... s, certo che hai capito, i medium, i sensitivi, gli sciamani, per intenderci. Grazie a loro, il passaggio da un'era ad un'altra meno terribile. Siamo gente di frontiera, nati per accompagnare ai valichi i pellegrini. - Maestro, che validit hanno le profezie? E poi vorrei chiederti ancora... se il Grande Varco si vedr proprio alla fine del 2012. Insomma, se ti possibile descrivere con precisione lo scenario. Lo devo sapere, se gli altri e io dobbiamo preparare le genti. - Alcuni pensano che la profezia sia come leggere oggi il giornale di dopodomani. I fatterelli, la cronaca nera, le notizie sportive, tutte informazioni ben elencate, con nomi e indirizzi. Magari con foto a colori, cos si riconoscono i posti... la profezia che guida l'umanit e il singolo uomo nel viaggio. La storia ha bisogno del mistero per penetrare uomini e civilt. La storia pu fare a meno della realt, quella che gli uomini comuni percepiscono secondo i sensi ordinari, la storia, invece, deve entrare nei sottosuoli dell'anima. Il nostro viaggio non si perde tra le paludi della ragione, noi costruiamo leggende miti avventure, una segnaletica occulta a favore di chi dopo di noi seguir la nostra stessa strada. I fatti li lasciamo ai notai, noi scolpiamo il tempo e saettiamo tra dimensioni. La profezia uno strumento che legge il piano di volo, poi compete a noi sostare e proseguire. Non passer l'anno 2012 senza che il Varco si schiuda. Ne sono certo. Preparate chi vorr passarvi. Un ultima cosa Angelo. Insegna a non chiedere mai spiegazioni, ma a cercare di capire il senso o la maschera che si vive nel segreto del mistero delle civilt e dei popoli. Insegna a non chiedere giustificazioni. La

storia non potr mai darle. - Tu ci sarai, Maestro? - Io ce l'ho un posto, in una piega del Grande Tempo non segnata sulle mappe, dove nessuno potrebbe mai trovarmi. E comunque sar in qualunque luogo lontano dall'inferno. Poi torner per il 2012. L'Ombra non vorr pi sentir ragioni. Non potremo pi negoziare. Si agiter fino a far tremare la terra che ci regge. Dopo il concilio occulto, le nostre strade si divideranno. Angelo, avrai libero accesso alle botole, fanne buon uso sempre e dai uno sguardo agli altri dell'anonima. Mentre mi parlava, Scandurra pareva sdoppiarsi. Mi prese un dolore allo stomaco. Non avrei pi visto il maestro chiss per quanto. Oppure... Immergermi nei Varchi Interdimensionali senza la sua guida, mi spaventava. Avvertii tutto il peso. Ero un ragazzotto con una dote immensa, sproporzionata alla mia esperienza e maturit. Non mi bastava la considerazione che lui aveva di me. Ero smarrito e irritato. Cacchio, dove sarei andato a finire? Sterz verso destra e senza avvertire alcuna pressione ci dirigemmo in direzione di uno sperone di roccia non distante da Deya. Vi era un crepaccio verticale nel mezzo, stretto all'apparenza, ma Scandurra gir il velivolo di taglio ed entrammo. Accese i fari e con maestria curv verso la galleria in basso e a tutta manetta ci tuffammo nel vuoto oscuro. Mi aggrappai ai braccioli della poltrona anatomica. Non dubitavo delle capacit del maestro, ma provai una certa inquietudine. Poi, raddrizz il mezzo e atterr su di una pedana trapezoidale che si dimostr morbidissima al contatto. Ci trovammo all'interno di una cupola artificiale gigantesca, illuminata, non so da cosa, di rosso tramonto. Uscimmo dalla camionetta e ci dirigemmo verso un portale alto forse 20metri. Avrei assistito all'adunanza di uomini speciali, un consiglio interdimensionale. Caspita, io, un allievo, testimone di chiss quali decisioni importanti. Scandurra tir fuori dalla tasca, piegato a fazzoletto, un saio rosso cremisi, il colore degli Atlantidi, di seta finissima che si infil in tutta fretta. Quanto vidi all'interno di quel mondo, non potr mai dimenticarlo.

...

Durante questo particolare periodo cosmico di Bera-Meter, una nube stellare errante opera con particolare intensit su Deya. Ogni abitante ne riceve l'influsso. Perci insieme loro interesse e loro dovere conoscerne la natura, accoglierlo e assimilarlo, esprimendone e trasmettendone gli aspetti superiori. Ogni deyano saturo, cos, di desiderio e un senso di liberazione lo colma. Il desiderio ha, nella prima parte del ciclo deyano, una funzione importante, anzi necessaria. La brama di soddisfazioni e di esperienze spinge l'essere ad uscire dall'inerzia ogni civilt di questo universo cos pi antico del nostro, subisce una stasi pi o meno prolungata che si avvicina pericolosamente alla decadenza per risvegliare via via le sue potenzialit assopite. Dopo una serie di amare delusioni derivanti dall'acquisizione di poteri difficilmente controllabili, il desiderio di appagamento personale si trasforma in desiderio di conoscenza. Riscopre il perch della Vita e lo scopo ultimo. Il desiderio intelligente ha per risultato l'illuminazione. Alla luce dello spirito, il deyano scopre la vanit degli idoli materiali e degli attaccamenti personali. Allora sorge in lui il desiderio di superare il desiderio. In altre parole, il desiderio si trasmuta in aspirazione della Pura Luce. Si ritorna tutti trasformati alle proprie occupazioni, semplici o di responsabilit, poco importa. E la civilt deyana riprende con spinta rinnovata il cammino verso l'infinito. Non mancheranno le lotte per il dominio, per ottenere segreti indicibili, per la supremazia di questa o quella fazione. Tuttavia, niente pi lo stesso di prima. Il mutamento collettivo, nella misura dell'energia vitale di ognuno. Una comunit organica, Deya, composta da esseri provenienti dai pi differenti universi, eppure accomunati da un medesimo destino, quello di questo pianeta-labirinto, magico e tecnologicamente avanzatissimo, dove arti, religioni e scienze convivono, si intrecciano, si fondono. *** IL MODELLO DI REALT ATLANTIDEO Sebbene fossimo incuriositi da questo strano maestro, appartenente al popolo e al suo servizio, cos diverso dai guru che in quegli anni pullulavano in Occidente

Bhagwan Shree Rajneesh, Paramahansa Yogananda, Maharishi Mahesh Yogi, tra i pi noti - ci domandavamo da cosa derivasse il nostro voler evadere dal mondo conosciuto per inoltrarci lungo le vie tortuose ed evanescenti dell'ignoto. Perch volevamo negare alla realt, quella accessibile ai sensi ordinari, alle cose che si vedono, si toccano e si ascoltano la prerogativa di essere la realt? L'unica realt? In pratica, ci ponevamo tra due piani: quello visibile cui fa da controparte una realt invisibile. Scandurra ci dimostrava che usando conoscenze e tecniche di una tradizione lontanissima - quella di una Atlantide circondata ancora dalla leggenda e priva di conferme ufficiali sulla sua esistenza si poteva entrare dentro le cose, oltre le apparenze. Ci insegnava ad esplorare la nostra anima, a stabilire un contatto con una realt invisibile, tangente a quella fisica, ma in grado di comunicare con l'uomo e influire sulla sua vita. La nostra strampalata combriccola, che poi sarebbe diventata l'anonima talenti, si era ritrovata insieme per quei casi assurdi dell'esistenza, soltanto perch sentiva un'esigenza decisamente infantile di poter influire in qualche modo su quanto accade senza che l'uomo possa interferire secondo le possibilit conosciute; oppure eravamo spinti da un atteggiamento dettato da un rispetto profondo verso tutto ci che sta dietro il regno umano, minerale, animale, vegetale, e che ci riconduce ad una visione magica, mitica dell'esistenza e della realt. La seconda ipotesi, ce ne accorgemmo in seguito, era quella che ci aveva condotti da Scandurra: il Faro sulla collina. Sin da subito ci illustr la sua visione. La Natura e l'Universo hanno la capacit di intendere e di essere oltre la dimensione biologica. Le cose divengono corpi di potenze sottili e i numi anime delle cose. L'equilibrio del tutto il prodotto di uno scambio reciproco di doni fra esseri di altre dimensioni, noi uomini compresi, e Dio. Scandurra ci parlava in modo schematico, senza entrare nei particolari. Apprendemmo, poi, che non c'erano i particolari. L'universo una unit d'essere pervasa da un unico soffio o energia immateriale. Essa non solo crea le cose partendo da modelli spirituali che risiedono nelle stelle, ma continuamente d essere a quanto esiste mantenendolo in vita. Dietro questo c' il creatore di tutto, il

Padre Celeste e, diceva Scandurra, non c' padre senza una madre; infatti, la Madre Celeste crea le forme molteplici degli universi. L'esistente avvinghiato allo spazio-tempo, tuttavia vi sono punti di inserimento costruiti da degli ingegneri cosmici appartenenti ad una civilt antichissima e progredita spiritualmente oltre ogni immaginazione; il maestro le chiama botole interdimensionali per entrare in contatto con altri Mondi, le Nove dimensioni. Due sono i principii cosmici manovrati dai maghi atlantidei, uno attivo, l'altro passivo. L'attivo il soffio che d la vita e le cose che, in quanto animate dal soffio, sono incardinate nello spazio e nel tempo. La Terra passiva e femminile, il Cielo il principio maschile. Scandurra, di l da rappresentazioni di modelli di universi, ci ha donato soprattutto la capacit di aprire i nostri rubinetti mentali per entrare nello stato magico, un territorio che spazia dall'infrarosso psichico all'ultravioletto eterico, dove operano sciamani e mistici e sensitivi, ma anche medium per quanto inconsapevoli. Quando la magia entra in noi, per cos dire si innesca, ecco sorgere una sensazione, una vibrazione che si estende dalla pancia fino al cervelletto. Un tremolio caratteristico, riconoscibile, che prelude la potenza emergente oltre i sensi, oltre la mente, che rompe qualsiasi rapporto col cervello, per manifestarsi e andare oltre. In quel dato momento entriamo in un altro stato della materia e dell'energia. Non dovete pensare le parole, invece sentite le cose, percepite le immagini, avvicinatevi ad esse galleggiando nel firmamento mistico, dovrete essere cos vicini da dimenticare cosa erano, cos le vedrete come nuove e l'antico nervo verr attraversato dalla corrente primaria, il lumen, attingerete cos alla visione globale che vi permetter la veggenza e la capacit di teleforesi attraverso le botole. Ci che sepolto in voi dell'uomo atlantideo, si risveglier e non sarete pi uomini comuni, egoisti e miseri. Ritornerete ad essere uomini lucenti, come vi costru il Padre Celeste. Sarete rugiada che stilla. La conoscenza si attua per identit fra soggetto ed oggetto e non per contenuti, come il sapere profano. Questa identit va realizzata attraverso l'ascesi, il primo passo della quale la concentrazione, cui fanno seguito la meditazione e la contemplazione. Scandurra ci fece provare in una sola volta i tre passi: come oggetto ci diede la met di una mela...

L'universo scandurriano non lo stesso dei fisici e degli astronomi moderni, i quali osservano solo la scorza, la parvenza della Realt. Quello che ci ha fatto vedere rende bene il tipo di percezione del mondo e della vita che dovevano avere gli antichi. Nulla a che vedere con l'universo-macchina concepito dalla casta degli illuminati, che in virt del loro potere, grazie ai mass media e al processo di acculturazione scolastico condizionano la mente della gente, limitandone l'ancestrale occhio. La visione del maestro ed in fondo di tutte le stirpi antiche quella di una Natura personificata, organismo vivente abitato ed animato di forze dotate di una coscienza. Entit magiche, elementari o divine, di cui resta vaga memoria nei miti e nelle fiabe popolari. C' soltanto un muoversi infinito di Forze inesprimibili che creano i mondi. Poi la Forza scende e diventa Lumen e il Lumen splende lungo la spina dorsale e l'uomo si erge dritto nella sua cosmica dignit. Cos ci descriveva il tutto Scandurra. *** Verr un giorno che luomo si sveglier dalloblio e finalmente comprender chi veramente e a chi ha ceduto le redini della sua esistenza, a una mente fallace, menzognera, che lo rende e lo tiene schiavo luomo non ha limiti e quando un giorno se ne render conto, sar libero anche qui in questo mondo . Giordano Bruno fu condannato e ucciso non perch propagandava eresie teologiche (lo avrebbero sopportato), bens per alcune sue rivelazioni scientifiche sulla pluralit dei mondi abitati, tratte dalla magia egizia, figlia della sapienza di Atlantide. Mor perch svel ci che doveva restar segreto. L'uomo non pu conoscere la verit, ma solo un suo modello addomesticato, secondo quanto imposto dagli incappucciati di ogni tempo e luogo. La coscienza risvegliata genera e domina la materia: lavoraci e cos nessun arconte potr decidere della tua vita. ***

La miglior razza degli uomini, gli atlantidi, abit fra noi. La stregoneria li distrusse quasi completamente. Gli esuli, in parte salparono verso le stelle ed ora stanno per tornare, il resto sbarc in Europa e nelle Americhe. Il seme della razza rossa non muore, per rivivere in noi. Ci troviamo a vivere come se fossimo collocati nel punto in cui finisce l'attrazione terrestre e comincia quella lunare: l'umanit, muovendosi dall'inizio del mondo verso la sua fine, si trova in una risacca temporale dove termina la storia e comincia il regno dello spirito. La rovina delle vecchie forme che bruciano nell'athanor della Creazione, preannuncia la nascita di un nuovo universo dove la Vita torner ad essere il centro dell'esistenza.

domenica 9 giugno 2013

THE FLAME STILL BURNS

-1Il codice del samurai va cercato nella morte. Si mediti quotidianamente sulla sua ineluttabilit. Ogni giorno, quando qualcosa turba la nostra mente, dobbiamo immaginarci squarciati da frecce, fucili, lance, spade. Travolti da onde impetuose, avvolti dalle fiamme in immenso rogo, folgorati da una saetta, scossi da un terremoto che non lascia scampo, precipitati in un dirupo senza fine, agonizzanti per una malattia o pronti al suicidio per la morte del nostro signore. E ogni giorno immancabilmente dobbiamo considerarci morti. questa l'essenza del codice del samurai.

-2 male quando una convinzione diventa duplice. Non si deve cercare altrove se si scelta la Regola del samurai. Questo vale per qualsiasi cosa venga definita "Regola". Chi si attiene a questo principio dovrebbe essere in grado di prestare orecchio a tante Regole diverse essendo, tuttavia, sempre in armonia con la propria. -3Se si dovesse esprimere in una parola il requisito essenziale del samurai, la base di tutto una incondizionata devozione al proprio signore, anima e corpo. Mai dimenticare che quanto di pi fondamentale esista per il servitore il suo signore. -4 un'utile prospettiva vedere il mondo alla stregua di un sogno. Quando abbiamo un incubo, ci svegliamo e diciamo a noi stessi che abbiamo sognato. Si dice che il mondo in cui viviamo non affatto diverso. -5Tra le massime scolpite sul muro del signore Naoshiga ce n' una che diceva: "le questioni di maggiore gravit vanno trattate con leggerezza" Il maestro Ittai comment: "le questioni di minore gravit vanno trattate seriamente". -6Come diceva uno degli anziani, chi colpisce il nemico sul campo di battaglia come il falco che si avventa su un uccello. Sebbene nello stormo se ne contino migliaia, il falco non presta attenzione ad alcun uccello se non a quello che ha puntato per primo.

-7Secondo gli antichi una decisione andrebbe presa nello spazio di sette respiri. necessario essere determinati e avere il coraggio di gettarsi al di l dello steccato. -8 bene che il samurai anche quando sul punto di essere decapitato conservi l'abilit di compiere un'ulteriore azione senza incertezze. Se sapr tramutarsi in un fantasma vendicatore e mostrare grande determinazione, bench privato della testa, egli non morir. -9 bene che si porti sempre nella manica un po' di terra rossa. Pu accadere che nel riaversi dopo l'ebbrezza, o destandosi dal sonno, il samurai mostri un colorito esangue. In tali occasioni opportuno fare ricorso alla terra rossa. -10Quando si presa la decisione di uccidere una persona, anche se sar difficile riuscire seguendo un percorso rettilineo, indugiare in lunghi accerchiamenti non avr alcuna efficacia. La regola del samurai impone l'immediatezza, dunque meglio attaccare frontalmente. -11I nostri corpi ricevono la vita dal profondo del nulla. Esistere l dove non vi nulla il significato della frase: " la Forma il vuoto". E il fatto che ogni cosa trae sostentamento

dal nulla, il significato della frase: " il Vuoto forma". Sarebbe errato pensare che si tratti di due concetti distinti. -12Di certo non esiste altro che il particolare scopo del momento presente. Tutta la vita di un uomo fatta di momenti che si susseguono. Chi sa comprendere pienamente il momento presente, non dovr fare altro n dovr porsi altri scopi. -13Si pu imparare qualcosa da un temporale. Quando ci sorprende un acquazzone Cerchiamo di non bagnarci affrettando il cammino ma, anche sforzandoci di passare sotto i cornicioni delle case, ci bagniamo ugualmente. Agendo con risolutezza fin dal principio, eviteremo dunque ogni perplessit e non per questo ci bagneremo di pi. Tale consapevolezza si applica a tutte le cose. -14Si dice che ci che siamo soliti definire "lo spirito di un'epoca" sia una cosa alla quale non possiamo tornare. Il fatto che questo spirito tenda gradualmente a dissiparsi dovuto all'approssimarsi della fine del mondo. Pertanto, sebbene coltiviamo il desiderio di riportare il mondo allo spirito di cento o pi anni fa, ci non possibile. Dunque importante che da ogni generazione si tragga il meglio. -15Nella regione di Kamigata diffusa una specie di

cestino da pranzo intrecciato che si usa un solo giorno nelle passeggiate campestri. Al ritorno i gitanti se ne liberano calpestandolo. La fine importante in tutte le cose. [ Yamamoto Tsunetomo, Hagakure (1659-1721)]

SPLENDESSERO LANTERNE
Splendessero lanterne, il sacro volto, Preso in un ottagono dinsolita luce, Avvizzirebbe, e il giovane amoroso Esiterebbe, prima di perdere la grazia. I lineamenti, nel loro buio segreto, Sono di carne, ma fate entrare il falso giorno E dalle labbra le cadr stinto pigmento, La tela della mummia mostrer un antico seno. Mi fu detto: ragiona con il cuore; Ma il cuore, come la testa, uninutile guida. Mi fu detto: ragiona con il polso; Ma, quando affretta, ltero il passo delle azioni Finch il tetto ed i campi si livellano, uguali, Cos rapido fuggo, sfidando il tempo, calmo gentiluomo Che dimena la barba al vento egiziano. Ho udito molti anni di parole, e molti anni Dovrebbero portare un mutamento. La palla che lanciai giocando nel parco Non ancora scesa al suolo. [Dylan Thomas]

Tu gi fosti ruscello e poi quel fiume che inond la terra dei miei giorni. Cos la tua alluvione fosse alta e tracimasse l'argine di fine io m'abbandonerei lento per lune bianco di bianco a l'acqua di morire. [Ferdinando Tartaglia] Quello che veramente ami rimane, il resto scorie Quello che veramente ami non ti sar strappato Quello che veramente ami la tua vera eredit Il mondo a chi appartiene, a me, a loro o a nessuno? Prima venne il visibile, quindi il palpabile Elisio, sebbene fosse nelle dimore dinferno, Quello che veramente ami la tua vera eredit La formica un centauro nel suo mondo di draghi. Strappa da te la vanit, non fu luomo A creare il coraggio, o lordine, o la grazia, Strappa da te la vanit, ti dico strappala Impara dal mondo verde quale sia il tuo luogo Nella misura dellinvenzione, o nella vera abilit dellartefice, Strappa da te la vanit, Paquin strappala! Il casco verde ha vinto la tua eleganza. Dominati, e gli altri ti sopporteranno Strappa da te la vanit Sei un cane bastonato sotto la grandine, Una pica rigonfia in uno spasimo di sole, Met nero met bianco N distingui unala da una coda Strappa da te la vanit

Come son meschini i tuoi rancori Nutriti di falsit. Strappa da te la vanit, Avido di distruggere, avaro di carit, Strappa da te la vanit, Ti dico strappala. Ma avere fatto in luogo di non avere fatto questa non vanit. Avere, con discrezione, bussato Perch un Blunt aprisse Aver raccolto dal vento una tradizione viva o da un bellocchio antico la fiamma inviolata Questa non vanit. Qui lerrore in ci che non si fatto, nella diffidenza che fece esitare. [Ezra Pound, Pisan Cantos (Canto 81)]

Di l dallintelletto raziocinante, di l dalle credenze, di l dai sentimenti, di l da ci che oggi vale in genere come cultura e come scienza, esiste un sapere superiore. In esso cessa langoscia dellindividuo, in esso si dissipa loscurit e la contingenza dello stato umano di esistenza, in esso si risolve il problema dellessere. Questa conoscenza trascendente, anche nel senso che essa presuppone un cambiamento di stato. Non la si consegue che trasformando un modo di essere in un altro modo di essere, mutando la propria coscienza. Trasformarsi questa la premessa della conoscenza superiore. La quale non sa di problemi, ma solo di compiti e di realizzazioni[]La mutazione della propria struttura pi profonda ci che solo conta ai fini della conoscenza superiore. Questa conoscenza la quale ad un tempo sapienza e potenza essenzialmente non-umana e ad essa si perviene per una via presupponente il superamento attivo ed effettivo, ontologico, della condizione umana.[]La conoscenza superiore in tutto e per tutto esperienza. [Gruppo di Ur, Introduzione alla Magia (Ed. Mediterranee)]

Io ho sempre considerato le credenze umane quelle che i padri ci trasmettono con il sangue e che troviamo quasi solidificate nelle opinioni comuni fino a che nuove idee, insinuandovisi, non le sconvolgono come una realt invisibile, logicamente indimostrabile eppure presente e viva assai pi delle cose che si toccano con mano: unaura misteriosa che ci avvolge e nella quale ci muoviamo e che ad andarci contro ci si sente quasi mozzare il fiato, come succede a chi corra contro vento. Per la qual cosa, dovunque mi trovi, cerco sempre di mettermi in sintonia con cotesta atmosfera spirituale che io sento nuova e diversa, ma che mi investe e poi mi trascina. Anche adesso debbo dimenticarmi di essere un europeo, abituato a giudicare tutto al lume della logica e a distillare concetti con lalambicco dellintelletto; debbo quasi dissolvere la mia personalit nel subconscio collettivo di questo popolo che mi ospita, come in un mare tranquillo sul quale ancora non freme vento di opinioni nuove e ribelli. Prima di mettermi in camino far come fanno i Tibetani che, sul punto di intraprendere un viaggio o, comunque, quando avvertono per misteriosi suggerimenti la imminenza di forze ostili, ricorrono a una cerimonia propiziatoria ed esorcistica che si chiama barc selv eliminazione degli ostacoli (...). Certi riti non si capiscono con la descrizione che ne puoi leggere sui libri; bisogna vederli. E poi, chiss? Io per natura ho sempre creduto pi alle cose che non vedo che a quelle di cui la scienza mi vuole far certo e che oggi sono in un modo e domani in un altro. Togli alluomo limprevisto ed il mistero ed il vivere si riduce a un noioso transito di cibo. [Giuseppe Tucci, A Lhasa e oltre.] Egli convinto di credere al nulla, pensa di abbandonarsi al nulla, ma sotto questa parola negativa, sotto questa parola approssimativa, sotto questa parola limite c qualcosa che gli resta nascosto. [Pierre Drieu La Rochelle, Racconto segreto, cit., p. 23] Dio ci concede la grazia del primo capitolo, poi tocca a noi scrivere il secondo. [Scandurra]

VOLERE NON E' POTERE

Malinconico lo spettacolo dell'indifferenza e dell'indolenza generale per il piano invisibile, la cosa pi importante della vita. Capisco bene che chi costretto a lavorare per guadagnarsi il pane oggi, non abbia tempo di pensare al domani. Disperazione e paura attanaglia l'animo della gente semplice e buona, che non ha nulla a che vedere con coloro che si son macchiati delle peggiori nefandezze per dominare il mondo. Si addensano sull'orizzonte nuvoloni di tempesta da far spavento e quella infame cricca di potenti a stelle e strisce continuano imperterriti nella realizzazione di piani infausti per l'umanit, come se niente fosse, cos, gi nell'abisso, con quel senso perverso di autodistruzione. A nulla servono le piroette dialettiche di quegli imbonitori da circo, affaristi dell'anima, che via tivv o web, nei teatri o attraverso corsi costosi, ci illudono con le tesi secondo le quale basta credere in se stessi e facendo un mai precisato salto quantistico si cos arbitri del proprio destino. Ma per favore, ci vuole ben altro che formulette e slogan pubblicitari per cambiare la propria vita. Pensa positivo e il mondo si piegher ai

tuoi piedi, un gran bel sogno che rester tale. Ho imparato che per spostare un millimetro la linea destinale della mia vita c'ho impiegato dieci anni e con l'aiuto decisivo di Scandurra, non so se mi spiego. Case editrici pur serie, continuano a stampare libri coloratissimi e dai titoli roboanti sul segreto dell'universo a portata di mano, sulle dieci regole per far successo e guadagnare milioni, di tecniche grazie alle quali potersi collegare alla fonte dell'energia dell'Universo per compiere miracoli: brodetti new age che promettono mari e monti in poche paginette di esercizi pseudoyogici, con aggiunta di fisica quantistica da rotocalco ed una spruzzatina di mentalismo americano alla Mulford. Mutare in corso d'opera la propria vita, contrastare il riflesso della morte lenta e inesorabile dell'Universo, sono battaglie titaniche per chiunque. E poi, ma ci rendiamo conto dei reali rapporti di forza tra noi, poveri disgraziati e i padroni del mondo? Che nelle mani di pochi bastardi ci sono le risorse di tutto il pianeta, che possiedono tecnologia e armi sofisticatissime, che fanno il bello e il cattivo tempo, anche in senso letterale? Entrano a gamba tesa nella nostra coscienza per irretirla, adulterarla, invaderla. Ci vuol ben altro per contrastare la marea nera della narcoipnosi, della finanza avvelenata, della politica che puzza di merda fumante, dell'ingiustizia sistematica. Ci attaccano da tutte le parti, in una guerra soprattutto dell'anima, dove soltanto forze tremende provenienti dal cosmo potrebbero cambiare le nostre sorti. Ma arriver qualcuno a salvarci? Io dico di s, ma non basta ancora, occorre un puro atto di conoscenza da parte nostra per vedere il Varco, e decidere il da farsi. Ci rincuorerebbe assai vedere l'invisibile e grazie a ci non perderemmo la speranza in una vita migliore. Scandurra ci diceva che quei porci bastardi che governano la Terra, un domani prossimo soccomberanno, ma ci vorr sempre una nostra spintarella per gettarli nel fosso. Facciamo a capirci.

INIZIO DEL CAMMINO

Strana scienza la sapienza arcana, l'unica che, per essere studiata, richieda una trasformazione interiore, e poi, sul pi bello, quando gi si pregustano i frutti, eccola sfuggire di nuovo. Allora ci dobbiamo preparare a nuove fatiche, la nostra stessa costanza sotto esame, per vedere quanto vale la decisione presa di elevare se stessi dal misero stato della vita ordinaria, in fondo tale anche per chi sorretto da un buon karma. Ero ragazzo a 13anni, quindi giovanissimo per i criteri comuni, ma il ricordo di come avevo vissuto e l'idea di quanto la mia vita era stata in balia delle circostanze, allora diventava sempre pi netta la sensazione che non ero poi cos giovane. Finita la scuola dell'obbligo con esiti modesti, di estrazione sociale media, non ero legato ad alcun gruppo politico perch mi resi conto che ben altro tipo di comprensione occorreva allora come oggi per sanare le piaghe di questa societ. Data la mia situazione, forse non priva di un fattore psicopatologico, fatta da un'idea di forza, di perfezione, ma anche da una natura debole, decisi di orientarmi a ricercare i mezzi del successo (o forse semplicemente per sopravvivere) nel misterioso e nelle possibilit della mente. Dopo delle forti delusioni, dovute anche al fatto di non essere mai riuscito a mettere

in pratica quanto letto sui vari libri, mi sono trovato diverso, pi adattabile nella forma e pi sicuro nella sostanza; con una migliore conoscenza di me stesso, dovuta al fatto di aver allargato la coscienza ad una porzione di quello che prima era il subconscio. Diverso, s, con una esigenza nuova di equilibrio spirituale, connesso con la vita di ogni giorno, ma senza esserne minimamente corrotto. Questa diversit tra me ed i coetanei aveva creato qualche problema di socializzazione, compensata in parte dalla mia natura solare. Il mio isolamento, non tanto sociale quanto psicologico, pi una fragilit nervosa formavano il carico, il fardello di una personalit fallace, lungi da essere realizzata. E come avrei potuto, del resto. Comunque, per tornare a bomba, non avete idea di quanti mosconi accorrano quando lanci idealmente un messaggio nella bottiglia? L'Occulto una radio cosmica in modulazione di frequenza: basta accenderla e ti ritrovi con cento emittenti sfavillanti, fracassone, sobrie, enigmatiche, parafiene, confusionarie, dai sapori forti o insipidi. Sul sentiero incontrai alcuni presumibilmente pi avanti di me, ognuno sostenitore accanito delle pi svariate dottrine, che valutai allora tutte interessanti e in pochi mesi correva l'anno 1971 preso da una frenesia insana le provai tutte. Non sempre per tali maestri si rivelavano all'altezza. Spesso, si dimostravano di basso livello, senza alcun fine spirituale. Scoprii, insomma, l'acqua calda delle umane debolezze. Notai pure che l'una corrente misteriosofica criticava l'altra Dash lava pi bianco e non riuscivo a comprendere se questo era un bene oppure no. Sapevo di confraternite superiori, rosa+croce e templarismo su tutte, eppure non mi capacitavo dove si nascondevano i loro epigoni regolari, tra le tante offerte moderne di esoterismo riveduto e corretto. Mi trovavo in mezzo al guado spirituale, senza bussola n consapevolezza di cosa stavo cercando realmente. Erano emerse alcune questioni che reputavo capitali. Domande alle quali ritenevo urgente delle risposte. Qual il limite tra vita ordinaria e vita occulta? Quali dovevano essere i requisiti necessari del neofita? Gli esoteristi devono aver successo nella vita mondana o devono nascondersi? Che atteggiamento avrei dovuto prendere verso la Chiesa e la religione? Dovevo, prima di dedicarmi anima e corpo alle cose occulte, sistemarmi sul piano ordinario?

Vivevo tra mille dubbi. Sconfortato dagli scarsi risultati, ero sull'orlo di abbandonare ogni velleit esoterica. Poi incontrai Scandurra. Si dice che quando il discepolo pronto, il maestro arriva. Io non ero pronto, ma siccome stavo affogando un soccorritore giunse al momento giusto. Certo, rispetto alle biografie dei grandi iniziati del passato, lui era un attimino diverso. Anzi, non sembrava proprio un maestro di sapienza. Ma tant'. Forse mi meritavo un fruttarolo analfabeta, scurrile, dedito al fumo e all'alcol... Beh, ringrazio il Cielo per avermelo fatto incontrare. Molte cose mi si schiarirono in pochi giorni, frequentando semplicemente la sua bottega magica. Innanzitutto la mia natura propendeva verso la conoscenza, anche concepita come acquisizione di poteri: Scandurra fece in modo di mortificare tale aspetto della mia tendenza. Mi insegn ad operare simultaneamente sul mio mondo interno e nel mondo profano. Dovevo tendere sempre e comunque a equilibrare, a temperare tali componenti della mia vita. Aprirsi al mondo senza farsi coinvolgere. Non aver paura a nascondere la propria natura quando realizzata. Il segreto non va protetto, esso si protegge da solo: chi ha cattive intenzioni non potr mai usare la nostra conoscenza. Scandurra dice che la cassaforte dove depositato il tesoro sempre aperta, ma pochi sanno come fatta. I requisiti ce li avevo, eccome, e, al contrario di quanto andavano affermando negli ambienti iniziatici, il mio maestro sosteneva che li avevano tutti gli uomini, in fondo, bastava tirarseli fuori. Caspita, compresi che il cammino non era elitario, per pochi, ma soltanto per chi desiderava farlo e chi lo desiderava trovava la strada. Tutto qui. La religione andava rispettata. Nella sua liturgia, nella preghiera, nei riti, si nascondevano verit, potenze, mezzi. Avevamo dei doveri verso la societ e verso noi stessi, dovendo ognuno adempiere agli uni e agli altri con giusta proporzione, a seconda quanto ci dettava la coscienza, fino a quando le istituzioni rimanevano degne e rispettose della libert e della giustizia: Re finch ne degno. In conclusione. L'importante saper trarre un profitto spirituale da tutto ci che accade in noi e intorno a noi; e poi, cercare ci che bello, perch possiede luci e dimensioni destinate a rinnovare gli stati della nostra coscienza. Ammirare un

tramonto sopra un orizzonte collinare, non romanticismo, per la legge analogica un percepire la linea cielo/terra dentro di noi e cogliere il punto di congiunzione tra spirito e materia. Bello un incipit di un libro che casualmente sfogliamo in una libreria del centro, e che ci prende per forza e messaggio. Bello paralizzarsi di fronte ad una cattedrale che punta i suoi pinnacoli verso l'universo e ascoltare la musica delle pietre. Bello entrare in un bosco per sentieri interrotti e scoprire che esiste la pace e il ristoro dell'anima. Bello e contemplare il volto di una donna senza desideri di possesso. Bello un goal di Cavani guidato nel puro gesto dagli di indi. Bella la sensazione che ci d una voce umana, un canto, un quieto parlare. Bello farci bagnare i piedi dalla schiuma dell'onda marina, quando l'acqua un brodo. Un valico, una sorgente, un albero solitario in mezzo ad una campagna autunnale: bellezza allo stato puro. Bello vivere, anche quando sembra tutto finito. LA MEMORIA DELL'ANTICA POTENZA

Oggi la scienza e la cultura dominante ci vorrebbero far credere che la storia sia progressiva e che un continuo incremento di valore contraddistingua l'essere e

l'agire dell'uomo; noi dell'anonima abbiamo ragione di credere, e non solo noi, che l'umanit sia in realt in uno stato miserevole di regresso. Le facolt extrasensoriali che tuttora si manifestano in una minoranza della popolazione mondiale, non sono che forze residuali salvate dalla memoria bio-storica, tracce di profonde correnti di forza psico-animica aggregatrice che in una situazione primordiale, edenica se volete, mantenevano armonici rapporti fra gli uomini, fra questi e le forze cosmiche. La telepatia, per indicare una emblematica potenza dell'anima, era allora una forza operante ed universale che univa gli uomini fra loro. Sentimenti e pensieri erano messi a disposizione in ogni comunit: nessuno pu far soffrire deliberatamente un altro, se avverte le sofferenze di quello come proprie; nessuno deficiente, quando ha a propria disposizione le risorse intellettive dell'intero gruppo. il segreto di una societ perfettamente integrata. Le grandi tradizioni religiose e mitiche narrano di una caduta, di un tragico strappo avvenuto tra gli uomini e il divino: di un'et del ferro che succedette a quella mitica dell'oro; di un peccato d'origine che valse a scatenare gli appetiti e gli sfoghi di un ego separatista, aggressivo, sopraffattore. Ora non ci rimane di far altro che restaurare lo stato edenico perduto. Solo se riusciremo a sentire l'antica fiamma crepitare sotto millenni di sovrastrutture ideologiche e restrizioni goetiche, potremo di nuovo, per l'ultima volta, far rinascere l'uomo solare. Nel frattempo, Atlantide risorger dall'oblio.

UOMINI FIAMMA

Era un'idea folle raccontava Scandurra e grazie al cielo la presero in considerazione e l'attuarono. Durante il grande esodo, dopo la dipartita di Atlantide verso lidi interdimensionali, alcuni gruppi usciti dai sopravvissuti, sono partiti per formare mondi coloniali secondo specialissimi criteri. Uno fra questi gruppi, un culto eccentrico, aveva lo scopo dichiarato di ripristinare quei sensi che l'uomo avrebbe lasciato atrofizzare nel proprio organismo. Gli uomini-fiamma, cos erano soprannominati, risvegliarono la potenza, altrimenti in esilio dopo la fine di Atlantide. Grazie ad una rigida applicazione della loro conoscenza sono riusciti a tirar fuori alcuni individui dotati di talenti spettacolari, s, proprio incredibili se valutati rispetto ai normali standard umani. All'inizio neppure gli uomini-fiamma

avevano idea dell'effettiva estensione dei campi sensoriali che stavano facendo emergere. Sono nati talenti in grado di affrontare situazioni di cui neppure loro concepivano l'esistenza. Dopo Atlantide, tutto un mondo che prende vita. L'anonima talenti che inizi a formarsi dal 1968 circa, fu la continuazione con risultati alterni ma non meno eccezionali, di quelle comunit cultuali della fiamma che si propagarono nei Nove Mondi. Scandurra fu fortunato come asseriva di frequente a trovare elementi come noi disposti a tutto: intenzionati a rinunciare a carriere, profitti, successi mondani, a tranquille esistenze, per dedicarci unicamente all'addestramento. Mentre ci insegnava a risvegliare la potenza, sperimentavano la stessa in mille modi. Dobbiamo entrare dentro alle cose, per capire la realt che ci circonda. Sentirla, fino a inghiottirla e scomparire in essa. La linea di demarcazione tra ci che percepiamo e ci che si situa oltre i sensi ordinari, sottilissima, facile a passare se ci abituiamo a sentire il mondo dentro, facendo a meno dei pensieri e sostituendoli con le figure, le immagini, i segni stellari (gli archetipi). Questo lavoro di sostituzione della forma-pensiero con le immagini, non frutto di un procedimento meccanico n concettuale, bens un lento ma progressivo lasciarsi andare verso l'essenza delle cose, del loro interno, entrare in risonanza con oggetti e persone, con le forze della Natura e i suoi abitanti sottili. La materia ci risponde se noi la sollecitiamo, se le lanciamo un messaggio ad alta frequenza. Scopriamo che tutto vivo e ci chiama, perci dobbiamo affinare i sensi, o meglio, scuotere l'anima, ricondurla alla sua reale dimensione, che tutto infonde e con tutto fusa. Emerge cos una nuova vibrazione, che ci permette di entrare in sintonia d'onda col Creato. Si infrangono le paratie stagne della condizione umana terrena e prendiamo contatto con le dinamiche cosmiche.

UN MONDO DENTRO UN MONDO

Scandurra bench conosciuto in certi ambienti iniziatici le voci viaggiano cos come le energie faceva di tutto per rimanere un insignificante fruttarolo, un po' strano, certo, ma confuso tra i tanti operatori dell'occulto presenti in provincia. Chi per entrava casualmente in quella bottega, scarsamente illuminata e dove gli odori di verdura e di frutta si mischiavano al puzzo perenne di sigaretta, non rimaneva indifferente. Una mattina, un cliente del quartiere entr trafelato e balbettando si rivolse al maestro: - Mio figlio stato arrestato dalla polizia per detenzione e spaccio. Gli venisse un

colpo. Quel cojone s' messo a fare il delinquente per guadagnare soldi facili. Gli ho trovato lavoro come muratore. Non ha voluto studiare, pazienza, vorr dire che come me avrebbe lavorato da subito, e allora cosa dovevo fare? Dai e dai un posto glielo ho trovato. E lui che fa? Lo stronzo. Non so a quale santo raccomannamme. Scandurra gli offr un bicchiere di bianco e lo fece sedere su una cassetta vicino al bancone. - Tuo figlio non c'entra. Lo conosco. L'hanno incastrato. Qualche suo amico, fijo de bbona donna l'ha messo in mezzo per parasse il culo. Vedrai che tutto s'aggiusta. Ora telefono al capo della squadra mobile e gli dico le cose come stanno. - Ma Scand, quelli nun te vedono e nun te sentono. Devo trovargli un ca*** di avvocato... - Ma hai capito che ti ho detto? Ma che cacchio dichi? Adesso vo al bar e telefono in questura. Tu stai bbono, ti calmi un attimino e poi ti dico. Usc in fretta e furia. Dopo un decina di minuti torn con un vassoio con bitter e tramezzini. - Tutto a posto. Il dottore stato bravo. Ha capito subito e, tempo 24 ore, tuo figlio fuori. - Ma come possibile? - fece il padre, tra l'incredulo e lo speranzoso. - Mi deve dei favori. Ogni tanto l'aiuto e sa che non sbaglio quando posso. Ora magna e bevi. Ripigliate. Eh, 'sti padri c'hanno 'na stima p li figli... appena c' un casino, gi botte bestemmioni e capocciate addosso al muro. Il poveraccio non riusc a mandar gi niente e se ne and a testa bassa. Non compresi se si fosse veramente fidato di Scandurra o meno. La sera stessa il ragazzo fu scagionato e liberato. Un miracolo per davvero, visto come andavano le cose in Italia. Non era l'unica volta che lui sbrigava affari come questo. Piccoli e grandi drammi della vita si abbattevano come macigni sulla gente. Se poi eri un poveraccio, un disgraziato, non contavi un cavolo e nessuno ti filava. Tranne Scandurra. Ebbe pure dei guai dalla malavita locale. Le sue soffiate alle autorit per districare casi come quello sopra accennato, comportavano reazioni uguali e

contrarie in realt vedeva dove altri nemmeno immaginavano e le sue informazioni riservate provenivano in realt da forze extraumane, che convergevano con insistenza sull'intima attivit della sua psiche. Una sera uscimmo dalla bottega verso le 21.00, pi tardi del solito. A Viterbo a quell'ora c'era il coprifuoco. Manco i fantasmi si facevano vedere in giro, ma i delinquenti s. Chiusi la saracinesca quando due tizi ci affrontarono, minacciando di tirar fuori il coltello se avessimo strillato. Dovevamo seguirli in macchina. - Chi siete e che volete? - fece Scandurra con tono fermo. - Senti stronzone infame, vieni con noi con le buone senza fare resistenza, altrimenti ti spanzamo qui, in mezzo alla strada parl il pi grosso dei due. - Non penso proprio. Ora accompagno il mio amico a casa e poi verr con voi. Questo quanto il suo parlare aveva un incedere particolare, rituale. Curiosamente i due ceffi accettarono. Mentre Scandurra mi portava a casa, non riuscii a spiccicar parola. Ero atterrito, eppure non avrei dovuto temere, visto e considerato che col mio mentore avevamo affrontato ben altri guai. Non so, ma uno strano sentore mi turbava. Appena giunti sotto la palazzina dove abitavo, con un filo di voce salutai il maestro: - Ci vediamo domani, non vero? - Ma s, dai... - mi rispose. La mattina seguente, corsi letteralmente a bottega, dall'altra parte della citt. Il negozio era aperto, grazie a Dio. Entrai di slancio e vidi Scandurra con un'amica a cazzeggiare. - Maestro, tutto bene? - Oh s. Ci tenevano tanto quelli l a rivedere i loro cari defunti che glieli ho fatti incontrare. Bisogna che certa gente sappia cosa si provi a morire, cos camper meglio e non romper i cojoni al prossimo.

Ad onor del vero, devo anche dire che Scandurra non si interessava a tutti i casi che gli capitavano. Non vi era giornata in cui qualcuno non aveva bisogno delle arti del maestro. Ogni santo giorno, entrava nella sua bottega almeno un uomo o una donna, giovane vecchio maturo, talvolta disperati che necessitavano di aiuto, un ultima speranza spesso: lui diceva 'non posso per ora, la situazione bloccata' ad uno su tre. Questo non significa che li abbandonava al loro destino. Voleva dire che in quel preciso momento non poteva/doveva far nulla. Su sentieri sconosciuti il maestro li seguiva e nei modi e nei tempi giusti, una mano la dava a tutti. Alcuni casi erano irrisolvibili, almeno secondo i desideri degli interessati, ma statene certi, qualcosa cambiava sempre nella storia di ognuno quando incontrava un uomo come Scandurra. Nel nostro ambiente esoterico si parla spesso di iniziati, a torto o a ragione, che guardano con occhi distaccati il mondo che gli passa davanti. Non muovono un dito per gli altri, miseri ignoranti. Siccome viaggiano per stati dell'essere irraggiungibili per i comuni mortali, non si mischiano alle beghe umane. A volte penso che certi percorsi esoterici siano alienanti e sterili. Chi non mette a disposizione del prossimo le proprie presunte capacit o i conquistati poteri, o un volgare cialtrone oppure non ha raggiunto l'illuminazione e non concepisce che sostenere il peso a chi non dotato non solo cosa buona e bella, ma necessario per la legge della Bilancia cosmica. Pure la regina ebbe bisogno della stracciona. Chiuso in una torre di cartapesta, il c.d. iniziato non si accorge che la sua vita sta scemando senza amore. Ci sono scuole di saggezza (sic) che insegnano ad abbandonare passioni e sentimenti, a bruciare ogni forma di desiderio per non esserne schiavi. In realt, soltanto penetrando dentro le cose ed esplorando l'anima dell'uomo ci si avvicina a Dio. Tormenti, lacrime, malattie, morti sono pur sempre aperture, tragiche certo, che tuttavia ci appartengono e ci permettono di proiettarci verso quel mondo interiore pi vasto dell'universo, l'originario, dove la felicit non un sogno.