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PIERLUIGI CASALINO

VERSO LA PRIMAVERA ISLAMICA Futurist Editions Sommario: Prologo-Islam Prossimo Venturo-Umanesimo Arabo-Arte e Poesia in Eurabia-Ad Futurum
Prologo: LA SECONDA RINASCITA ARABA I moti democratici, che attraversano il mondo arabo, sono appena incominciati. Noi assistiamo a una generale e irresistibile rinascita del mondo arabo, alla vittoria di una generazione decisa a riprendere in mano il proprio destino. E questa moderna rinascita porta con se l`ansia delle promesse incompiute e l`energia emancipatrice della prima rinascita, conosciuta come la Nahada, che si apr con la spedizione di Bonaparte in Egitto e si concluse con la seconda guerra mondiale. Questa et liberale del pensiero arabo fu la risposta politica e intellettuale all`irruzione occidentale, ma anche all`aggressione militare e alla sfida di civilt. La rinascita araba, liberatasi dell`ipoteca imperialista che aveva minato la prima Nahada, rivendica l`universalit dei valori della rivoluzione americana, di quella francese e oggi di quella araba. Questa la posta in gioco della nuova stagione di libert araba. Casalino Pierluigi, 01.06.2011.

ISLAM PROSSIMO VENTURO 2011 LA RIVOLUZIONE ARABA I discorsi sui conflitti di civilt sono stati colti di sorpresa. LIslamofobia agitata per nascondere le difficolt economiche dellOccidente nella globalizzazione si fondava sullidea che i paesi a maggioranza musulmana fossero incapaci di modernizzazione, lideologia su cui si basava lassetto

ideologico del Medio Oriente era legata ad una stabilit apparente, artificiosa, incapace di concepire le dinamiche del progresso. Chi conosce, non in superficialit, il mondo arabo, non stato preso in contropiede dagli eventi di questi giorni. I segnali vi erano da tempo ed erano significativi. Ibn Khaldun, storico e sociologo arabo del XV secolo, scriveva nelle sue Muqaddima (Introduzione) che non c un popolo che non ami essere sottomesso pi di quello arabo. Si riapre la questione delluniversalit della democrazia, gi posta allepoca della rinascita araba alla fine del XIX secolo e soprattutto tra gli Anni Trenta e Cinquanta del XX secolo. Il crollo della natalit e la crescente alfabetizzazione hanno fatto il resto. Lo stesso fenomeno emigratorio, pur con i limiti di una ricerca inconscia dellappartenenza lontano dalambiente originario, ha rappresentato un elemento di spinta. Paradossalmente lesigenza del nuovo viene dalla riaffermazione di principi che la civilt liberale europea ebbe modo di trasmettere alle societ arabe proprio nel periodo coloniale. Il congresso panarabo di Bruxelles del 1938, convocato su iniziativa di arabi cristiani nel nome delle idee di libert e democrazia, rest un capitolo incompiuto. Lo spirito di libert e di giustizia sembra oggi tornare a soffiare. Questo il senso dellattuale rivoluzione araba. Casalino Pierluigi, 9.03.2011. ISLAM E OCCIDENTE Mondi occidentali e mondi islamici sono sempre pi in correlazione, confermando quanto queste due realt, pur diverse, non siano necessariamente separate. E sullo stesso diverso molte certezze vengono meno, a causa dellomogeneizzarsi di costumi e comportamenti. Immigrati, manager, studenti e lavoratori circolano al ritmo delle merci sotto lincessante impulso della modernizzazione e della globalizzazione. Istituzioni e nazioni si scontrano. Le televisioni e gli altri media si incontrano e si scontrano, in una simbiosi ideale, nuova frontiera, anzi ritrovata frontiera, di un passato non meno interattivo, e certo non meno globale. Le cause della globalizzazione planetaria odierna, peraltro, partono da lontano e presentano limiti dalle conseguenze imprevedibili, fondate su una ricerca totalizzante del mercato planetario, che finisce per ritorcersi contro chi lo ha ispirato. Il volto dellOccidente anche il volto dellIslam, segnato dalla progressiva snaturalizzazione. Da ci originano movimenti perversi che richiamano il messaggio di Spengler sul tramonto dellOccidente. Un mix di segnali contrari ed opposti che smentiscono la deriva della nostra Civilt, per coinvolgere nella dinamica imprevedibile e confusa della Storia anche chi non si riconosce nellOccidentalizzazione. La spinta delle rivoluzioni del Mediterraneo mischia ancora le carte e ci trova impreparati. Sfuggono dal mazzo molte carte che sembravano decisive. Londata di fuggitivi dalla Tunisia che si abbatte sulle nostre coste non trova pi nemmeno una ragione autentica. E superficiale ed improprio interpretarla nella solita chiave del bisogno. Un tam tam di voci incontrollate pu ormai determinare fughe di massa, che non si spiegano neppure con le conseguenze dei conflitti in atto. LOccidente non sa pi essere tale, n lIslam pi tale, se si intende per Islam un indistinto bagaglio di valori o di sentimenti. La turbolenta congiuntura in corso ci invita a uninedita riflessione su dove conduca il percorso delluomo. Ritorna dattualit la lezione di Tocqueville: dove vada la Storia compito superiore alle nostre capacit intellettive. Casalino Pierluigi, 29.03.2011. IRAN E EBREI Nel 2007 il fortunato film di un regista iraniano, tra censura e coraggio, in un momento di isteria antiebraica da parte della leadership di Teheran, ricordava gli sforzi compiuti dai diplomatici del suo Paese in Europa per salvare gli ebrei dalla persecuzione nazista. Analogamente, allindomani dellavvio delloperazione Barbarossa da parte della Germania, Wladyslaw Sikorski, primo ministro del governo polacco in esilio e lambasciatore della Russia sovietica a Londra, Ivan Mayski (dopo una certa ambiguit nellatteggiamento di Mosca nei confronti della popolazione

ebraica) inserirono tra le clausole del trattato di alleanza tra le due parti anche la liberazione di migliaia di prigionieri polacchi, in particolare ebrei) e il loro trasferimento in Iran. I mullah (clero della confessione islamica shiita) si prodigarono nel prestare aiuto a questi disgraziati, invitando dalle moschee i fedeli a fare altrettanto. Il clero shiita sottolineava il fatto che gli ebrei erano fratelli degli iraniani, appartenendo alla stessa famiglia da almeno 2500 anni. Fu proprio Ciro il Grande, del resto, a liberare gli ebrei dalla cattivit babilonese e ad accoglierli in Persia. Non infrequente sentire dire dagli iraniani ancora oggi che gli ebrei sono parte del loro popolo. Considerazioni analoghe si colgono in Nord Africa, in Siria, in Libano, in Turchia, in Yemen e in altri paesi musulmani, nonostante le polemiche legate alla questione palestinese. Casalino Pierluigi, 18.04.2011. GLI ARABI Lindipendenza il diritto ai problemi, un diritto di cui gli Arabi hanno generosamente fatto uso e questo aspetto rappresenta una delle migliori opportunit del loro futuro. Del resto vedere gli Arabi solo attraverso la dimensione mediterranea, significa sottovalutare una storia, la cui originalit si esprime proprio nel coniugare tale realt con le altre. Ma ancor di pi non si riconoscerebbe levoluzione che fa del pianeta un insieme multipolare, simile al dodecaedro con cui i saggi di Bagdad rappresentavano il cosmo. Sbagliano i nemici degli Arabi quando affermano che essi si fanno comprare. Spesso accade il contrario, considerata linsistenza nel coltivare certi principi ancestrali e perci ineliminabili dalla loro forma mentale. Quando soprattutto dopo la Seconda Guerra Mondiale, la delusione verso i loro leaders aument con il propagarsi delle idee di democrazia che soffiavano nel mondo intero, questa congiunzione fece loro ritrovare uno dei loro atteggiamenti tradizionali, interpretando tali sentimenti come unautentica spinta rivoluzionaria, poi ben presto abortita nel contesto delle tensioni della guerra fredda. Circostanza, questultima, che ha prodotto un ripiegamento degli Arabi verso i valori mai spenti di un ritorno ai fondamenti originari della loro civilt, rivelatisi peraltro inadeguati al desiderio di modernit e di rinnovamento che comunque pervade quelle societ. Difficile dire se questa base di ragionamento sia trascendente o positivista, se non addirittura naturalistica, al punto da aprire un conflitto tra le due anime del pensiero arabo, come fu a suo tempo con il rivaleggiare della scuola di Averro (Ibn Rushd) con quella di al-Ghaza^li^. Vi in tutto ci il manifestarsi di unansia civile e morale che pu portare a cambiamenti epocali. La passione per la ragione forte tra gli Arabi. Ad essi bisogna, dunque, guardare come una parte di un mondo pi vasto, alla difficile ricerca di ununit. La rivoluzione che attraversa in questi giorni luniverso arabo, con i suoi tormenti e le sue divisioni, ci invita ad una riflessione in tal senso. Casalino Pierluigi, 29.04.2011. I CONFINI E LA STORIA (dopo l'11 9) Con la nascita degli Stati nazionali, i confini diventano una categoria complessa e non scontata. Essi possono essere intesi in senso geografico e anche in senso etnico. In tal caso presentano problemi e in alcuni casi drammi di intere popolazioni collocate dove le loro origini non vorrebbero che si trovassero o settori di esse spostati verso regioni o societ diverse per tradizioni e sviluppo. Infine, esistono dei confini di natura culturale, che si sedimentano nel tempo e che non hanno minor rilevanza di quelli fisici, nel contesto di un mondo comunque destinato a non avere pi confini. Per questa ragione, i confini sono loggetto privilegiato del contenzioso internazionale, in particolare di quello regolato attraverso le armi della politica, della diplomazia e persino della guerra. LEuropa esiste in un conflitto virtuale tra la nozione di confine fisico e di identit, alla ricerca, mai seriamente perseguita, di una patria comune, come le stesse risorgenti contraddizioni

particolaristiche delloggi dimostrano. Per gli Stati Uniti dAmerica lanomala auto rappresentazione della propria essenza e del proprio ruolo stata posta in crisi, dopo gli eventi dell11 settembre 2001, con conseguenze dirette e indirette sui confini degli altri. Infine lOccidente, nella sua generalit, di fronte allimpetuosa ondata della globalizzazione, sta perdendo la propria identit, non prendendo coscienza dei mutamenti in atto con le rivoluzioni di questi mesi, che segnano il crollo del vecchio concetto di confine e la riscoperta dellimmagine mobile dei territori che resta alla base delleterno percorso della Storia. Casalino Pierluigi, 21.05.2011. ANIMISMO NEL MAGHREB A margine delle abituali concezioni musulmane, il mondo maghrebino conserva tutta una serie di credenze pagane, la cui dipendenza dallanimismo, espressamente riconosciuta. Queste credenze rinviano a una comunit invisibile di ginn, esseri tenebrosi, malefici in molti casi, strani e originalissimi, dotati di poteri superiori a quelli umani. Per neutralizzare questi spiriti o dmoni, occorre conquistarne la simpatia, intrattenendosi con essi in determinate ore del giorno o del tramonto, talvolta anche di notte, ricorrendo a riti di propiziazione spesso arcani e drammatici. Una sequela di invocazioni e riferimenti, quindi, tra il sublime, il cosmico e il reale, in un crescendo di atmosfere dalle suggestioni e dalle intensit incontenibili, in vista e in preparazione degli eventi pi importanti della vita quotidiana. Si tratta di una realt radicata nei costumi di tutto il Mondo Arabo, soprattutto nel Maghreb. Non un caso che la magia sia in genere identificata dagli altri Arabi con lambiente maghrebino, mentre il termine maghribi definisce le pratiche esoteriche in senso lato. Casalino Pierluigi, 25.05.2011 LA SESSUALITA NEL MAGHREB Gli zagharid (trilli delle donne arabe, in particolare del Maghreb) funzionano, nelle giovani donne maghrebine come una strategia elaborata e complessa, che mira a segnalare al gruppo compatto dei maschi, raggruppati nella cerchiasociale della casa, la raggiunta maturit sessuale. Di conseguenza, del canto emesso ora da considerare non tanto lesecuzione di una partitura innocente e di carattere meramente estetico, quanto invece, pi in profondit; il simbolo di una potente energia, che governa un fortissimo istinto dunione. Tuttavia, c qualcosa che va ad aggiungersi al peso dei paradossi in cui sono sottoposti i tentativi di seduzione nel Maghreb, ed il fattoche, in permanenza, gli amanti dispongono di due coppe colme, nonostante il superamento che evochiamo ogni volta che si tratta di seduzione, anzi di passione fatale. Qualsiasi donna che eccelle nellarte deglizagharid pu influenzare luomo pi profondamente delle altre, e circondarsi di unaura femminile molto inebriante. Al ritorno da qualche matrimonio fastoso, il loro nome divulgato, fino a che certi pensieri maschili vengono loro segretamente dedicati. Le ragazzine di pochi anni cercano di modulare lo zagharid, e anche nelle adulte si ritrovano prestazioni individuali in questo campo. Al ritorno da qualche matrimonio fastoso, il loro nome divulgato, fino a che certi pensieri maschili vengono loro segretamente dedicati. Le ragazzini cercano di modulare lo zagharid, e anche nelle adulte si ritrovano prestazioni individuali in questo campo. Una donna, il cui grido, modulato pi perfettamente, pi stridente e prolungato, invitata in tutte le circostanze in cui possa farsi sentire. Gli zagharid provocano sugli uomini che li ascoltano affetti erotici, sviluppandoli fino allacme della loro sensualit. Leccitazione evidente alla prima occhiata, fino ad essere in pugno delle donne. Se si dovesse fornire ulteriori argomentazioni a favore della natura erotico-sessuale degli zagharid, potremo ricordare la gelosia provata del marito nei confronti dei trilli della moglie. In un simile contesto, la donna sposata che conduce una vita sessuale equilibrata si abbandona solo raramente a questo genere di manifestazioni dopo il matrimonio.

Casalino Pierluigi, 4.06.2011. AMORE E SESSUALITA NEL MAGHREB: OGGI E DOMANI. Comunque orientiamo la nostra osservazione sul fenomeno della sessualit nel Maghreb e ne tentiamo di svelare le ragioni e le simbologie profonde, constatiamo che, di fatto, il vero e proprio dibattito si muove intorno ad un asse che collega il vietato e il proibito al permesso e al tollerato. Nel Maghreb lantropologia sessuale e dellamore sarebbe solo una semplice fraseologia se non si indicasse le condizioni emergenti della situazione reale del corpo. Il corpo messo in scena, come in un teatro. Si fa vedere, si adorna, si trastulla, si trucca e si strucca. Pu essere malizioso o perverso, assente, disincantato, livido e/o congestionato. Le apparenze corporali sono numerose. Ora un corpo della proibizione prima dellufficializzazione dellunione matrimoniale delle coppie maghrebine, ora un corpo del puro godimento, tra simboli, posture e richiami. Tutto funziona come se limmagine del corpo suscitasse langoscia. Considerato che il corpo del partner spaventa ed inquieta, quasi come un rito ancestrale, esso si offre in un fondamentale ermetismo. Il velo educa lo sguardo maschile e lo attira su alcune zone del corpo femminile, che, allinizio, esaltanoraramente le aree erogene naturali. Lungi dal volerlo sopprimere, anche se tuttavia, non infrequente non vederlo pi portato, almeno nelle citt pi grandi, perch istituito e vissuto quale senso di appartenenza, spinge molte donne ad istituzionalizzarne lesistenza ai fini di una miglior conoscenza dellaltro, delle sue reazioni e delle sue pulsioni, pur esagerando la dimensione voyeuristica delluomo. Quindi, se, da un lato, il velo assume un ruolosegregazionista, da un altro ha un valore di seduzione ( e sotto certi aspetti di sfida e di affermazione didentit). Diametralmente opposta , invece, la funzione degli iuu degli zagharid,che, inizialmente, delineano lapproccio sessuale, invitando ad esso, finendo per circoscriverne una certa visione privatistica daserraglio. In terra di Islam tutto si intreccia e si scioglie, secondo una concezione trasversale del sacro e del teologale, in una prospettiva di sacralizzazione della sessualit. I costumi mutano e la libert femminile avanza inesorabilmente, ma proprio in tale direzione le donne maghrebine rafforzano i momenti della sensualit e della ricerca della soddisfazione sessuale in un contesto di movimento, favorito dalla nuova mentalit giuridica pubblica. La tradizionale sostituzionefallica del padre con il marito e, in certi casi, anche con il partner, accettata solo se la donna pervasa dal desiderio, circostanza questa, autenticamente rivoluzionaria, che tende oggi a sprigionarsi in modo crescente dallinvolucro dellambiguo mistero finora mantenuto per antico costume. Tale posizione afferma la parit dei sessi e della loro dignit, quasi reinterpretando latteggiamento del passato in chiave dinamica. Una svolta sociale che coniuga la volont di essere donna con laspirazione collettiva di liberazione di questa parte del mondo. Le rivoluzioni arabe, per concludere, si colorano soprattutto di rosa. Casalino Pierluigi, 7.06.2011. UMANESIMO ARABO AVICENNA Ibn Sina^, che gli scolastici latini conobbero con il nome di Avicenna, nacque intorno al 980 a Bukhara, dove suo padre era governatore, e si spense ad Hamadan (Persia occidentale), nel 1037, al termine di una vita intensa, sebbene minata nella salute. Considerato il secondo pilastro del pensiero islamico, dopo il berbero-andaluso Ibn Rushd, lAverro dei latini, Ibn Sina^ stato paragonato per la profondit e lampiezza della speculazione, a San Tommaso dAquino, anche se questultimo sub principalmente linfluenza di Averro. Di formazione araba e persiana, Avicenna fu intellettualmente precoce. Allet di 16 anni insegnava medicina, dopo studi condotti da autodidatta. E fu cos celebre che i sovrani abbasidi lo nominarono medico di corte. Si misur con un certo successo con la poesia. Nominato wizir dallemiro buwhailide di Hamadan, compose poi pi di 100

opere filosofiche e scientifiche in lingua araba e in lingua persiana, andate in gran parte perdute. In Occidente la sua fama di medico super quella del filosofo. La sua opera pi importante, La guarigione, tuttavia, fu di natura eminentemente filosofica. In essa, Avicenna coniug laristotelismo neoplatonico allIslam. Un Islam pi aperto alloriginalit delle interpretazioni teologiche, pur nellortodossia, rispetto a quello di altri pensatori arabi e musulmani. La fortuna di Avicenna legata, peraltro, a una straordinaria e moderna analisi dellinconscio e delle ragioni dellessere. Casalino Pierluigi, 07. 04.2009 AVERROE' - IMMAGINAZIONE E CONOSCENZA LImmaginazione alla radice della conoscenza. La scoperta non di oggi, ma risale allalba delluomo. Chi pensa immagina e conosce. Chi pensa, dunque? Prima ancora che la filosofia apprendesse le ragioni dellIo, cio che lIo il soggetto di ogni pensiero, Averro (lIbn Rushd degli Arabi), pensatore arabo andaluso del XII secolo, aveva risolto, a suo modo, questo enigma antico ed affascinante. Una soluzione che fa testo. Non vi sono, secondo il filosofo, tante menti quanti sono le singole persone umane, ma una sola e unica mente per tutti gli uomini che sono vissuti, che vivono e che vivranno. Ogni uomo, quindi, si congiunge con questa mente, la cui natura in potenza, attraverso i propri fantasmi, ci che riesce ad immaginare. E a conoscere. Questa mente non che il luogo principe in cui tutte le immaginazioni umane diventano finalmente trasparenti, comprensibili, attingibili. Laverroismo che non ha mai smesso di esercitare il suo straordinario fascino, da S.Tommaso dAquino a Dante, a numerosi altri tra storici e filosofi, ma anche di suscitare condanne aspre, forse le pi violente dellinterminabile vicenda del pensiero umano, assume un rilievo senza pari. Averro ha elaborato la prima grande filosofia dellimmaginazione che la modernit abbia prodotto. Una finestra aperta sulla reale conoscenza. Casalino Pierluigi, 14.04.2009 AVERROISMO Laverroismo (detto anche aristotelismo radicale), sviluppatosi nel XIII secolo, la tendenza del pensiero filosofico a interpretare i testi di Aristotele sulla base del celebre Commento di Averro (Ibn Rushd), accettando esplicitamente alcune conclusioni che appaiono in contrasto con la teologia cristiana, come, ad esempio: il principio delleternit del mondo, tesi che risultava contraria al dogma della creazione; la concezione dellintelletto possibile, ritenuto unico per tutti gli uomini, e quindi della mortalit dellanima individuale; laffermazione che solo la ragione pu condurre alla vera conoscenza; lautonomia della ragione pu condurre alla vera conoscenza; lautonomia della ragione, di per se sufficiente ad operare il bene e a praticare le virt speculative e pratiche, nel cui esercizio si realizza lunica felicit possibile e realizzabile per luomo. Tutto ci port a quella che in seguito sar chiamata la teoria della doppia verit, in base a cui lambito della ragione veniva superato da quello della fede (una stessa proporzione poteva essere contemporaneamente ritenuta falsa dal punto di vista della fede e vera dal punto di vista della ragione). Iniziatori di tale indirizzo di pensiero (intorno al 1270 venne definito averroismo latino) furono soprattutto Sigieri di Brabante e Boezio di dacia. Le dispute e le confutazioni intorno a questa corrente filosofica promosse dai maestri francescani e domenicani non impedirono la diffusione delle tesi averroista, che cominciarono a suscitare vive preoccupazioni presso le autorit ecclesiastiche. Dopo un primo ammonimento di Papa Giovanni XXI ( il portoghese di nascita Pietro Ispano), il 7 marzo 1277 il vescovo di Parigi Stefano Tempier condann ufficialmente 219 proporzioni (molte delle quali non tutte di provenienza averroista) anche questa condanna, tuttavia, non fu in grado comunque di impedire la circolazione delle tesi averroiste nelle scuole, insieme ai commenti di Averro (Ibn Rushd) e agli scritti dei principali esponenti di tale filosofia, il pi importante dei quali fu appunto Sigieri di Brabante, che lo stesso Dante (che inclina anchegli allaverroismo) pone in Paradiso, tra

gli spiriti sapienti del cielo del Sole (Par. X, 136-138). In un certo senso anche figure della scolastica quali SantAlberto Magno e lo stesso San Tommaso dAquino non furono immuni dallinfluenza del pensiero del filosofo arabo andaluso. Le considerazioni sullimportanza della ragione, quale criterio di misura della verit resta, peraltro, uno dei temi pi rilevanti del lascito culturale di Averro (Ibn Rushd). Un motivo ancora attuale di riflessione per gli intellettuali del nostro tempo. Casalino Pierluigi, 12.04.2011. EUROPA E ISLAM: UNITA CULTURALE DEL MEDITERRANEO NEL MEDIOEVO Quando si parla delunit culturale del Mediterraneo si deve tenere conto di una serie di scambi tra Oriente e Occidente, che si estende a tutti i rami della conoscenza. E cos anche nel campo, per tanti motivi, delicato dellescatologia, delle credenze circa la vita ultraterrena, si pu attingere ad unampia documentazione dellinteresse con cui in Occidente si sono ricercate ed accolte notizie della tradizione musulmana sul destino dellanima umana nelloltretomba. Tra i vari filoni disponibili nel patrimonio dellEuropa Cristiana riscontriamo una tendenza, forse pi limitata, ma non meno rilevante: quella che si riferisce indirettamente (o direttamente) al Corano e segue linterpretazione letterale dei gaudi del Paradiso e delle pene infernali, quali risultano per i Musulmani dal loro libro sacro. Una seconda tendenza, certo pi elaborata e meglio informata, segue invece la visione di Maometto e quindi rappresentata prima da parziali tradizioni e successivamente, dal tempo di Alfonso il Savio in poi, dal Libro della Scala nelle sue varie traduzioni e riassunti. Una terza tendenza che inizia appunto nel Duecento con Guglielmo di alvernia(nel De Legibus), con i grandi Catalani (Ramn Marti, Raimondo Lullo e altri) e con la Scuola di Oxford (Tommaso di York e Ruggero Bacone), contrapponendo la filosofia di Avicenna (Ibn Sina^) alla stretta ortodossia musulmana, attribuisce alle narrazioni islamiche dei gradi paradisiaci e le pene infernali un valore puramente allegorico. Ma questa interpretazione, ritenuta avicenniana, venne poi condannata, nelle conseguenze che se ne volevano trarre nelle dispute teologiche entro il Cristianesimo, dal famoso decreto di Stefano Tempier, Vescovo di Parigi, del 1227; al punto che pi tardi alla fine del Duecento, Richard of Middleton confutava linterpretazione avicenniana nel suo insegnamento filosofico. Equindi possibile che, in tanto affluire di notizie sullescatologia musulmana in variet di gradi culturali ed in tanto discutere e disputarne, il solo Dante sia rimasto fuori da queste correnti culturali della sua epoca? Cerulli e la Corti lo hanno escluso, rompendo una cortina di scetticismo da parte di molti studiosi di orientalistica o di dantisti. Occorre a questo punto ricordare la scoperta, piuttosto recente, del Viaggio dellanima,un opuscolo latino di essenziale valore storico che, ispirandosi alla filosofia di Avicenna (Ibn Sina^), descrive litinerario dellanima umana verso la salvezza, attraverso i vari cieli e le varie miseriae infernali. Una sorta di percorso simile ad analoghe opere occidentali. Essa rappresenta gi, nellEuropa Medioevale, una visione puramente filosofica, pur non mancando di elementi spirituali, di un viaggio nei regni delloltretomba verso il Supremo Bene. E le sue connessioni con il mondo arabo non sono dubbie. Casalino Pierluigi, 18.04.2011. L'ARCHETIPO MULTIETNICO DEL PARADISO Il paradiso come termine di un destino senza tempo e senza spazio una costante nellimmaginazione umana. Un immaginario codificato dalla fantasia, dallansia di infinito e dal desiderio di trovare o di ritrovare un angolo di universo dove leffimero si sposa con leterno, e nel quale ci si inoltra, attraverso un arcano percorso della mente e dellanima, dellarte inventiva e del sogno. Religioni, rivoluzioni, fideismi e utopie ci hanno da sempre proposto lidea di un viaggio segreto verso una sorte ignota e misteriosa, che si apre su una geografia immaginata, dagli incerti contorni, dai confini sfuggenti, come le dune del deserto mosse dal vento, oltre i limiti della

ragione. Una follia a cui non posiamo rinunciare. Quella follia che Erasmo da Rotterdam e Montaigne esaltavano come aspirazione ineliminabile dallanimo delluomo. E nulla pi vero di questa nostra follia, nulla pi vero di ci che immaginiamo. E cos che inventiamo il nostro futuro. Casalino Pierluigi, 26.04.2011. ARTE E POESIA IN EURABIA LO SPIRITO DEL NILO: UNGARETTI E LEGITTO Giuseppe Ungaretti, giornalista e poeta, nasce ad Alessandria dEgitto nel 1988 e si spegne a Milano nel 1970. Di origini lucchesi, uno dei pi grandi intellettuali italiani del XX secolo. Parlando di se dice:la mia educazione fu francese, la mia lingua italiana; in fondo lEgitto mi ha lasciato soprattutto il senso dello spazio, dellinfinito, del deserto Vive a lungo a Parigi, a contatto con la pi vivida civilt poetica europea (Apollinaire, Claudet, Gide, Valeri, Picasso), studia alla Sorbona; quindi partecipa alla prima guerra mondiale in Italia (Carso) e in Francia (Champagne), e, al termine, del conflitto, a tutti i movimenti letterari in Italia, in particolare allermetismo. Dopo numerose esperienze allestero, Ungaretti torna in Italia nel 1942. La sua opera, intrisa davanguardia, interpreta da un lato uninedita cultura nomade, quasi gitana, e dallaltro una vague impressionista singolarissima,esprimendo qualche legame con la lirica leopardiana. Pervaso da un acuto senso della pausa e del silenzio, Ungaretti manifesta la sua emotivit stupita, attraverso sensazioni intense che emergono dalle nascoste radici dellessere e che rappresentano tutta la sua anima di pote maudit, alla ricerca di un misterioso riscatto. Una poesia, quella di Ungaretti, che mira allessenziale, scavata nellanima, a penetrare nelle linee maestre delle cose. Ed proprio questarte, tra simbolismo e postsimbolismo francese, non legata a versi, rime e metriche, ma libera, spezzata, generata da un continuo colloquio con se stesso, che fa di Ungaretti il protagonista di unautentica rivoluzione espressiva. Una rivoluzione che risente certamente di una chiara influenza futurista. Come non estranea allapertura intellettuale e allo slancio avveniristico del giovane poeta lirripetibile stagione egiziana. LEgitto allora un ambiente internazionale e cosmopolita, ricca di elevata seduzione creativa. Ma lEgitto influenza questo figlio di Alessandria per il suo paesaggio, per quellottica del deserto (Ungaretti la chiamer miraggio nei suoi versi), in cui, specie di notte, entrano i silenzi del deserto, le grida sparse di animali, i latrati dei cani. Il deserto sconfinato e simile al niente, ogni creatura, dallanimale allalbero, alloasi, alluomo, si staglia in una luce speciale che lo enuclea dal contesto intorno. Di qui lessenzialit dellinvenzione ungarettiana che ben si coniuga con lAlessandria nativa, mare e sabbia, in un vortice di divenire in cui tutto finisce e rinasce. Nello scenario di un paese, lEgitto a cavallo del XIX e del XX secolo, che vive in unatmosfera gi per vocazione, orientata allavanguardia. Lo spirito del Nilo, uno dei fiumi del poeta, continuer a soffiare nella sua arte fino al suo ultimo giorno. Casalino Pierluigi, 9.02.2011. LA SUPERDONNA FUTURISTA Valentine de Saint-Point (1875-1953) fu personaggio originalissimo. Provocatrice, avanguardista e femminista, ma anche il suo contrario, Valentine sfuggiva a ogni definizione, in costante confronto con esperienze diverse e burrascose, che finivano per lasciarla insoddisfatta. Nipote del poeta Lamartine, Valentine si sforzava di apparire un angelo decaduto. Bella e seducente, pass da un matrimonio precoce e traumatizzante con uno squilibrato ad altra unione, non meno desolante, con una persona giudicata troppo normale: linsignificante uomo politico Charles Dumont. Dietro

limmagine aggressiva da virago trasgressiva e insaziabile, tuttavia, si celava una grande bont danimo. Non interessata al successo, avida di sensazioni forti e dissacranti, Valentine godeva nel concedersi o nel negarsi, incendiando gli animi, posando anche come modella, per un pittore, probabilmente suo amante. Maliarda, amante della vita audace e dissipata, in cerca di sentimenti tenebrosi e perversi, appassionata di aviazione e di scherma, non amava gli uomini e non era amata dalle donne. Lincontro con Marinetti, il fondatore del Futurismo, nel 1909, cambi la sua vita. Divenne amante e allieva del vate modernista, convertendosi lei stessa alla religione del movimento e dello slancio vitalistico. La relazione tra i due fu travolgente e comunque difficile e tormentata. Inneggiando al Futurismo, Valentine lanci nel 1912 il Manifesto della donna futurista e lanno dopo lancor pi scandaloso manifesto della lussuria. Ebbra di sensualit e di idee forti, carnali, odiava la massa e prediligeva le lites. La spregiudicata ondata futurista avrebbe, secondo Valentine, aperto la via dellemancipazione femminile. E lerotismo ne sarebbe stata la condizione essenziale di evoluzione. In questo quadro, la donna avrebbe ritrovato la propria natura istintiva e dominatrice. Il contrasto con la misoginia di Martinetti, tuttavia, esplose con tutta la sua evidenza, quando Valentine con un clamoroso voltafaccia si un alle manifestazioni delle suffraggette inglesi. Convinta, al pari di Nietzsche, che il mondo non si divida tra uomini e donne, ma tra forti e deboli, si allontan dal Futurismo, senza per rinnegarne il carattere e limpostazione rivoluzionaria. Cre, poi, un nuovo tipo di danza, la Mtachorie, ispirandola a concetti astratti, decisamente moderni. Linfluenza futurista non venne meno anche in quel caso, riconducendone lesperienza a unautentica pantomima, simbolo e richiamo della musica. Nel solco del Futurismo, Valentine sognava il sincretismo delle arti e dellintelligenza. Ritiratasi in Corsica, lavor al progetto di un centro internazionale di cultura, segnato dalla sua stessa eccentricit e del suo stile di vita. Si trasfer in Egitto, dove abbracci lIslam. Entr a far parte del circolo esoterico di Gunon, assumendo un nome della tradizione musulmana: Nour el Dine. Nome che conserver fino alla morte, avvenuta nelloblio generale e nella solitudine.

Casalino Pierluigi, 13.03.2009.


AVANGUARDIA A DUBAI... La nascita della modernit stata celebrata a Dubai dal 16 al 19 marzo 2011, con un viaggio a ritroso nel futuro dellarte sperimentale, recuperando il senso della creativit soprattutto nel campo della gioielleria. Loccasione venuta dalla V Edizione della Fiera dellArte Contemporanea Internazionale tenutasi negli Emirati Arabi Uniti. Al centro di tale evento senza precedenti Les voyages extraordinaires di Van Cleef & Arpels, ispirato alle opere di Jules Verne, di cui incarna lansia futurista. Casalino Pierluigi, 21.03.2011.

UNA FONTE ARABA DELLA DIVINA COMMEDIA Non tutte lefonti della Divina Commedia hanno uguale rilievo e incidenza sulla formazione della massima opera dantesca. Si dovr, infatti, distinguere, caso per caso, tra una generica assunzione di notizie derivanti dalla cultura del tempo e di cui Dante potrebbe aver ignorato la fonte primaria. Un rilievo nuovo, tra le fonti andato assumendo nellultimo secolo leredit culturale araba, gi esaminata come utile punto di riferimento da molti studiosi. Del 1919 la pubblicazione di un importanetlibro di un arabista spagnolo, Miguel Asn Palacios, La escatologa musulmana en la divina Comedia,in cui, attraverso una vasta e meticolosa indagine condotta in seno alla letteratura mistica ed escatologica islamica del Medioevo, filtrata in Occidente, tramite traduzioni latine eseguite in spagna, si indicavano numerose corrispondenze possibili tra quei testi e la stessa Commedia. Sulla stella linea, un trentennio pi tardi, si mosse lorientalista italiano Enrico Cerulli,

che individu una probabile e specificafonte nel Liber Scalae di Maometto racconto del viaggio del Profeta delIslam in paradiso e allinferno, su per la scala di Giacobbe in cui Cerulli ritenne di riconoscere molti e particolari riscontri del Poema sacro. Laccoglienza della dantistica ufficiale, almeno nel nostro Paese, com noto, fu generalmente negativa, se non polemica, e, solo nei tempi recenti, c stato un risveglio di interesse per questo filone di ricerca, che ha portato alla prima traduzione italiana del libro di AsnPalacios e auna serie di studi importantissimi, indirizzati in quella direzione, di Maria Corti. Ed proprio la scomparsa autrice italiana in suo celebre intervento sul temaLa Divina Commedia e la cultura araba, ha indicato finalmente il Libro della Scala(Liber Scalae) come fonte primariadellelaborazione dantesca della scenografia dellinferno ( vedi leMalebolge), con ripresa puntuale di immagini, situazioni, modalit di ene per i peccatori, mentre meno frequenti e calzanti risultano le riprese nel Paradiso, considerate le differenze del paradiso islamico rispetto a quello cristiano. Casalino Pierluigi, 23.03.2011. DANTE E LISLAM: ANCORA UN CONFRONTO. La cultura islamica diffusa nellEuropa Medievale, come testimoniato anche nella Divina Commedia. La civilt europea nasce sicuramente dallincontro tra il Cristianesimo e il lascito ideale greco-romano, ma , parimenti, pervasa dal pensiero arabo ed ebraico. Nellepoca di Dante i rapporti tra il mondo cristiano e quello islamico sono assai stretti, nonostante i conflitti in corso. Nel XII secolo due figure rappresentano questo intreccio di civilt: Federico II di Svevia, con la sua corte modellata su quelle arabe, e Alfonso X il savio di Castiglia. Lo stesso dante cita molti spiriti di formazione musulmana, dallo stesso Maometto, per condannarlo, tuttavia, allInferno come ereticoe scissionista, a saladino, di cui tesse gli elogi per la sua umanit e magnanimit, ad Avicenna (Ibn Sina^), ad Averro (Ibn Rushd), a Brunetto Latini, che conobbe il Liber Scalae, a Pietro Ispano ad altri, che ebbero con lIslam familiarit. Le analogie tra la Commedia dantesca e il Viaggio Notturno del Profeta Maometto sono, dunque, impressionanti e sono messe in luce dallo spagnolo Asn Palacios e dallitaliana Maria Corti: Dante e Maometto narrano in prima persona il loro viaggio ultramondano, entrambi sono accompagnati da una guida e fermati da tre fiere. Le stesse architetture dei due transiti nelloltretomba presentano forti somiglianze, cos come le categorie delle pene per i dannati nellInferno. Egualmente il senso delle figure del gallo (in Maometto) e delaquila (in Dante). La Scala, che in Dante assume un rilievo fisico e simbolico, essenziale nei testi musulmani. Lelemento della luce, centrale nel Paradiso dantesco, ricorda gli studi dei filosofi arabi sulla dimensione metafisica della luce, in particolare in Avicenna (Ibn Sina^. Nei rapporti tra Dante e lIslam non vanno certo viste ragioni di subalternit del Sommo Poeta al mondo musulmano. La corrispondenza e le analogie della Divina Commedia con il Liber Scalae (cio Il Viaggio Notturno di Maometto) si spiegano, invece, con la capacit di trasmissione culturale di cui lIslam si fece portatore in Occidente. Per concludere, infine, la Divina Commedia senza la teoria di Avicenna (Ibn Sina^) dellindividuazione delle anime dopo la morte, grazie a una sottile materia spiriutuale. Il giovane Dante averroista (ispirato originariamente dallaverroismo latino di Sigieri di Brabante) avrebbe avuto difficolt, infatti, a presentare delle individualit sciolte da un corpo, fossero Farinata degli Uberti o la stessa Beatrice, senza linfluenza di Avicenna (Ibn Sina^). Casalino Pierluigi, 6.04.2011. POESIA E' DONNA La lirica il genere letterario pi importante del mondo arabo, una dimensione culturale e spirituale che si esprime in una lingua dal lessico infinito e dalle straordinarie potenzialit fonetiche, ricco di sfumature e di musicalit. La poesia araba nasce in epoca preislamica e risente dei suoni, dei sussurri e delle sensuali atmosfere del deserto. Segue regole, ritmi e metri codificati e immutabili, per subire una rivoluzione di stile dagli anni Quaranta del XX secolo, grazie allirachena Nazik alMalaika, che per prima infranse molti tab. Al tentativo di ricerca di libert e al desiderio di

rompere con il passato si sono unite da allora numerose voci poetiche dellanima araba. Le pi significative di esse appartengono a donne, che cantano nei loro versi temi attuali ed eterni, dove lamore assume un ruolo di una divinit, il corpo. Si tratta di rincorrersi di emozioni e di fantasie, che fa dire ad Hamda Khamis, originaria del Baharain: Ogni corpo un essere vivente, ogni poesia femmina. Casalino Pierluigi, 11.04.2011.

LARTE CALLIGRAFICA ARABA La cultura araba si distingue dalle sue origini per la ricchezza delle sue manifestazioni formali. Anche nella lingua quotidiana un semplice buon giorno diventa un augurio di pace, a cui si risponde, invocando la misericordia e la benedizione di Dio, mentre alla presenza di una bella donna si dice chei raggi del sole brillano pi intensamente questa forma di cordialit un po ampollosa nella sua eleganza ha nutrito anche larte della calligrafia, che esalta le capacit estetiche ed espressive della scrittura araba, gi in se unica nel suo genere per la bellezza e per la grazia architettonica dei suoi motivi. La calligrafia, in particolare, prende a prestito motti morali, proverbi, formepoetiche, detti celebri del Profeta dellIslam, Maometto, o simbologie della tradizione popolare musulmana, da quelle relative a Buraq, il cavallo alato che trasport il Profeta in Paradiso, secondo il racconto sacro, a quelle celebrate nella liturgia shiita, ad altre allegorie della fede islamica. Molti di questi temi vengono raffigurati in stupende stampe, oggetto di culto e ricche di uninventiva straordinaria. Non bisogna dimenticare che per i musulmani il testo sacro sempre una derivazione della divinit: lo stesso dio che si fa carta e scrittura. Larte calligrafica islamica antica e contemporanea rivivono oggi una stagione di eccezionale creativit e suggestione cromatica, oltre che di espressionismo astratto, non lontano dai richiami dei modelli di altre culture. Casalino Pierluigi, 19.04.2011.

Ad Futurum DIALOGO E VENTI DI LIBERTA Ebrei, cristiani e musulmani da millenni intrecciano le loro vicende nel Mediterraneo. E giunto il tempo come ebbe a dire Giorgio La Pira, in occasione del celebre e storico convegno Oriente ed Occidente, tenutosi a Firenze, citt i cui era sindaco, dal 27 maggio al 1 giugno 1956 di riunificare questi tre rami della famiglia di Abramo. Non basta pi evitare i conflitti, non basta; neppure che essi si ferino ad una coesistenza muta e sterile; necessario ormai che avanzino verso una convivenza feconda di culture in dialogo, perch la diversit di religione e di cultura diventi ricchezza comune. Gli eventi di questi giorni a Sud del Mediterraneo testimoniano come sulla tolleranza, come sulla libert, occorra vegliare. La tolleranza, come la libert i cui venti tornano a soffiare impetuosi, richiede ogni giorno disponibilit al dialogo, al compromesso, alla felice commistione, senza inutili confusioni, alla prospettiva di una pi consapevole stagione di civilt. Un modo per ricostruire la pace e per aprire nuovi orizzonti di democrazia e di progresso insieme ai popoli delafrica Settentrionale e del Vicino Oriente, che stanno rivivendo un periodo di promettente e tormentata rinascita Pierlugi Casalino, 01.06.2011 *http://casalinopierluigi.bloog.it/