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Speciale PTE EXPO 2011 Verona
CERNOBBIO
I PROTAGONISTI DEL MERCATO
E GLI SCENARI PER GLI ANNI 2000
SOMMARIO
Numero 47 - Anno XVII - marzo 2011
Trimest rale di management
e cult ura di impresa
nelle residenze per anziani
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E
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Diret t o da Carlo Hanau


Edit oriale
Al bert o De Sant i s 2
Nuovi impulsi per lo Small Businnes Act
Al bert o De Sant i s 3
Cernobbio - I protagonisti del Mercato e gli scenari per gli anni 2000
Al bert o De Sant i s 6
Piemonte - Sanit
Mi chel e Assandri 18
Toscana - LAssistenza agli anziani non autosufficienti
Paol o Monet i 22
Lazio - Le st rut t ure per anziani chiedono pi concert azione
Sebast i ano Capurso 24
Calabria - LObbligazione nasce dalla Legge e non dal Cont rat t o
Le st rut t ure Sociosanit arie al collasso
Anast e Cal abri a 26
Piemont e - Unif ormit Tariff aria
Mi chel e Assandri 28
Perch lo sviluppo crea povert
saggi o di Edward Gol dsmi t h 31
Fest eggiare il Carnevale
Aerre 40
PTEEXPO 2011 VERONA 41
8 MARZO - Una donna per t ut t e le donne
Aerre 42
EMERGENZA NBCR - il problema Anziani
Ul deri co Pet resca 44
Caff Alzheimer
Aerre 50
Comunicat i st ampa
News 51
Libri
Al bert o De Sant i s
Pensare anzit ut t o
in piccolo: lSBA
Pro Terza Et
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M
ercoled 23 febbraio il Vi-
ce Presidente della Com-
missione Europea, re-
sponsabile per lIndustria e Lim-
prenditoria, Antonio Tajani, ha
presentato alla presenza del Mini-
stro dello Sviluppo Economico,
Paolo Romani, la Revisione dello
Small Business Act, presso la sala
delle Bandiere dellUfficio di Rap-
presentanza in Italia della Com-
missione Europea.
Nel corso dellincontro stato pre-
sentato anche il Dott. Daniel Cal-
leja Crespo, nominato Mister
PMI, una sorta di ambasciatore
europeo delle Piccole e Medie Im-
prese, incaricato di vigilare sulla
corretta e piena attuazione dello
Small Business Act nei 27 Paesi
membri dellUE.
Lo Small Business Act un vero
e proprio arsenale di strumenti a fa-
vore delle Piccole e Medie Impre-
se, che il Vice Presidente della Com-
missione Europea, responsabile per
lIndustria e limprenditoria, Anto-
nio Tajani, ha presentato al Colle-
gio della commissione Europea.
La revisione dello Small Business
Act prevede numerose iniziative,
ad esempio sul fronte dellinterna-
zionalizzazione, della semplifica-
zione amministrativa e dellacces-
so al credito a favore delle PMI da
parte della BCE che a tale scopo
fornisce fondi alle banche naziona-
li che dovrebbero, alle imprese che
lo richiedono, erogare prestiti, a tas-
si agevolati, per lo sviluppo indu-
striale e per lo start-up delle PMI.
A Bruxelles, in tutti gli ambienti po-
litici e nellambito delleconomia si
parla molto dello Small Business
Actstrumento per rafforzare le pic-
cole imprese e favorire la crescita
in Europa. Cos come al centro del-
la discussione linnovazione in tut-
ti i settori compreso il nostro del
quale a vario titolo il Parlamento
Europeo inizia ad occuparsi.
Lo Small Business Act (SBA)
per lEuropa fornisce un quadro
delle politiche intese a promuove-
re limprenditorialit e ad integra-
re il principio Pensare anzitutto
in piccolo nella legislazione e nel-
la politica, rafforzando in tal mo-
do la competitivit delle PMI.
Costruito attorno a dieci principi e
ad alcune concrete azioni legisla-
tive e politiche destinate alla sua
attuazione, lSBA invita sia la
Commissione che gli Stati mem-
bri ad affrontare gli ostacoli che
frenano il potenziale di crescita e
di creazione di posti di lavoro che
hanno le PMI.
LSBA deve contribuire al raggiun-
gimento degli ambiziosi obiettivi
della nuova agenda di riforma del-
la Commissione, la strategia Euro-
pa 2020, nella quale varie iniziati-
ve strategiche prevedono un ruolo
chiave per le PMI. Il Rapporto An-
nuale sulla crescita presentato dal-
la Commissione a gennaio 2011,
conclude che il raggiungimento de-
gli obbiettivi Europa 2020 richiede
oltre al consolidamento fiscale, po-
litiche proattive per favorire la cre-
scita nellUnione Europea, incluse
le misure per migliorare le condi-
zioni nelle quali si muovono in ge-
nerale gli imprenditori economici.
Questa revisione si propone di pre-
sentare una rassegna dei progressi
compiuti nellattuazione dellSBA,
enunciare le nuove azioni volte a
rispondere alle sfide derivanti dal-
la crisi economica e dalle reazioni
degli interessati a raccomandare
metodi atti a migliorare lintegra-
zione e lattuazione dellSBA as-
segnando un ruolo chiaro agli sta-
keholder e mettendo in prima linea
le associazioni di categorie e le as-
sociazioni di imprese.
E in questo contesto lattuazione
del principio Pensare anzitutto in
piccolo resta il nucleo centrale del-
lSBA. In effetti, questo principio
implica una semplificazione del
contesto normativo e amministra-
tivo in cui operano le PMI, in par-
ticolare elaborando norme basate
sul principio Pensare anzitutto in
piccolo, ivi compresa la modalit
solo una volta, cio le ammini-
strazioni non devono richiedere pi
volte certificati o documenti di cui
la Pubblica Amministrazione gi
dispone. Importante, inoltre, sono
gli strumenti come le-government
e soluzioni di sportello unico.
LSBA invita lUE e gli Stati mem-
bri a facilitare laccesso delle PMI
ai finanziamenti, fra laltro racco-
mandando la puntualit dei paga-
menti nelle operazioni commercia-
li e negli appalti. A causa della cri-
si economica, molte PMI hanno as-
sistito al degradarsi delle loro con-
dizioni finanziarie e della loro ca-
pacit di credito. LANASTE a tal
proposito ha lanciato un appello sul-
le maggiori testate nazionali per far
comprendere lo stato di sofferenza
delle nostre imprese sottolineando
come i meccanismi e le procedure
che mette in atto Equitalia non fan-
no che soffocare le imprese fino a
costringerle alla chiusura e quindi
al licenziamento dei dipendenti.
Continuiamo nei vari ambienti a
denunciare il grave stato in cui ver-
sa il settore socio sanitario e socio
assistenziale.
3
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elle riunioni presso il Par-
lamento Europeo e nella
Commissione Innovazione
e Servizi della Confcommercio Im-
prese per lItalia si opera con una
accelerazione sia nei confronti del-
le PMI sia nella necessit di pro-
durre progetti innovativi nei vari
settori produttivi ma la novit che
tale interesse c anche nei con-
fronti del nostro settore per una pre-
sa di coscienza dellinvecchiamen-
to demografico. Infatti la Commis-
sione Europea ha organizzato il pri-
mo Forum sul futuro demografi-
co dellEuropa a livello comuni-
tario che ha visto riuniti 400 esper-
ti rappresentanti degli Stati mem-
bri poste per confrontarsi sulle so-
luzioni politiche e modalit con-
crete per affrontare le sfide poste
dalla crisi dellinvecchiamento del-
la popolazione in Europa.
Per la strategia Europa 2020 di
PMI occupano il 67% della forza
lavoro del settore privato e per
leconomia europea di fondamen-
tale importanza il contributo che
possono dare le piccole e medie
imprese (PMI). NellUE circa 23
milioni di PMI occupano il 67%
della forza lavoro del settore pri-
vato. Lo Small Business Act
(SBA) definisce le linee dellazio-
ne che lUnione europea intende
condurre a favore delle PMI, per-
ch possano svilupparsi e creare
occupazione.
Tra il 2008 e il 2010 la Commis-
sione e gli Stati membri hanno mes-
so in atto, secondo gli indirizzi del-
lo SBA, iniziative dirette a ridur-
re gli oneri amministrativi, a faci-
litare laccesso delle delle PMI al
credito. Anche se la maggior par-
te delle iniziative dallo SBA sono
ormai in fase di attuazione, appa-
re chiaro che bisogna feare di pi
per sostenere le PMI.
Antonio Tajani, vicepresidente del-
la Commissione europea, commis-
sario per lIndustria e le imprese,
ha dichiarato: Le PMI rappresen-
tano pi del 99% delle imprese e
contano in Europa pi di 90 milio-
ni di occupati.
Sono il motore della nostra econo-
mia e dobbiamo mantenerle forti,
competitive e innovative. Gli stati
membri devono agire rapidamen-
te per dare piena attuazione allo
Small Business Act.
I progressi compiuti e quelli an-
cora da compiere
Lo Small Business Act, adottato
nel giugno 2008, definisce per la
prima volta le linee generali di una
politica dellUE e degli Stati mem-
bri a favore delle PMI. Esso ha con-
sentito alle PMI di compiere note-
voli progressi grazie alle azioni in-
traprese in numerosi settori: basti
ricordare il programma quadro
Competitivit e innovazione (crea-
zione di oltre 100.000 posti di la-
voro) la direttiva sui ritardi di pa-
gamento (miglioramento del Flus-
so di cassa delle imprese), la ridu-
zione dei tempi e dei costi di co-
stituzione di una societ, la sem-
plificazione delle procedure on-li-
ne e la nuova possibilit di presen-
tare offerte congiunte (che facilita
la partecipazione delle PMI agli
appalti pubblici).
Tutti gli Stati membri hanno rico-
nosciuto limportanza di dare ra-
pidamente attuazione allo SBA, ma
le forme di intervento adottate e i
risultati ottenuti variano notevol-
mente. Il riesame sottolinea che gli
Stati membri devono devono in-
tensificare i propri sforzi per pro-
muovere limprenditorialit e le
PMI nel difficile clima economico
di oggi.
Dare un nuovo impulso allo SBA
La Commissione determinata a
continuare a dare priorit alle PMI.
Pewr tener conto dei pi recenti
sviluppo della situazione economi-
ca, allineare allo SBA alle priorit
della strategia Europa 2020 e mi-
gliorare ulteriormente le condizio-
Uno st rument o per raf f orzare l e pi ccol e i mprese
e f avori re l a cresci t a i n Europa
Nuovi impulsi per lo
Small Business Act
Al bert o De Sant i s
ni in cui operano le PMI, il riesa-
me propone ulteriori interventi in
alcuni settori prioritari:
MIGLIORE ACCESSO AL CREDITO
PER INVESTIRE E CRESCERE
1. Accesso pi facile alle garanzie
sui prestiti per le PMI grazie ad
un sistema di garanzia rafforzato.
2. Piano dazione per migliorare
laccesso delle PMI al credito,
compreso laccesso ai mercati
dei capitali di rischio, nonch
misure dirette a informare gli in-
vestitori delle opportunit offer-
te alle PMI.
3. Accesso al credito semplificato
grazie a un mediatore crediti-
zio e a sportelli unici negli Sta-
ti membri.
REGOLAMENTAZIONE INTELLIGEN-
TE PER CONSENTIRE ALLE PMI DI
CONCENTRARSI SULLE PROPRIEAT-
TIVIT PRINCIPALI
1. Miglioramento della normativa
europea, mediante un test MPI
per tutte le proposte legislative
della Commissione.
2. Applicazione da parte delle am-
ministrazione degli Stati mem-
bri del principio solo una vol-
ta, in base a cui le aziende de-
vono fornire solo una volta le in-
formazioni richieste.
3. Obiettivi quantificati per limita-
re la pratica degli Stati membri
di introdurre norme aggiuntive
nella legislazione di recepimen-
to delle direttive europee.
SFRUTTARE TUTTE LE POSSIBILIT
OFFERTE SUL MERCATO UNICO
1. Proposta di una base imponibi-
le consolidata comene per le so-
ciet.
2. Una nuova strategia IVA intesa
in particolare a ridurre gli osta-
coli fiscali.
3. Misure per facilitare il recupero
dei crediti.
4. Proposta di uno strumento di di-
ritto contrattuale europeo.
5. Revisione del sistema di forma-
zione europea per rendere le nor-
me pi favorevoli alle PMI e pi
facilmente accessibili.
6. Incoraggiamento alle PMI per-
ch applichino le regole sulleti-
chettatura di origine.
AIUTARE LE PMI A FAR FRONTE
ALLE SFIDE DELLA GLOBALIZZA-
ZIONE E DEL CAMBIAMENTO CLI-
MATICO
1. Proposte per sostenere le PMI
nei mercati esterni allUE.
2. Nuova strategia per cluster e reti
competitive a livello mondiale.
3. Eliminazione delle barriere non
tariffarie negli accordi di libe-
ro scambio e sostegno alla tute-
la dei diritti della propriet in-
tellettuale.
4. Aiuti a favore di una maggiore
efficienza energetica delle PMI
per mezzo di appropriati pro-
grammi di finanziamento e di so-
stegno.
Il riesame propone anche una go-
vernante rafforzata per lattuazio-
ne dello SBA, con le organizza-
zioni imprenditoriali in prima li-
nea.
Le iniziative sopraelencate sono
solo alcune di quelle intraprese. La
commissione sta attualmente pre-
parando una Comunicazione sulla
revisione dello SBA.
Pro Terza Et
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NUOVI IMPULSI PER LO SMALL BUSINESS ACT
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Pro Terza Et
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l 18 e 19 marzo u.s. a Cernob-
bio, sul lago di Como, nella me-
ravigliosa cornice di Villa
dEste si svolto il tradizionale in-
contro annuale, il Forum giunto
ormai alla 12
a
edizione, con espo-
nenti del Governo, delle Organiz-
zazioni Sindacali e delleconomia,
con la Confcommercio Imprese per
lItalia.
Il tema dellincontro stato:
I PROTAGONISTI DEL MER-
CATO E GLI SCENARI PER
GLI ANNI 2000.
LAnaste ha partecipato allincon-
tro cercando, tra gli interventi, pa-
role che potessero rassicurare gli
imprenditori del settore socio assi-
stenziale e socio sanitario, anche in
funzione dellappello fatto da Ana-
ste, sui quotidiani delle maggiori
testate nazionali, sulla grave crisi
in cui versa il settore, ma poco
emerso dagli interventi ufficiali la
cui sintesi appresso riportata.
CONFERENZA STAMPA
DEL PRESIDENTE DELLA
CONFCOMMERCIO
CARLO SANGALLI:
LA CENTRALITA DEI CONSUMI
PER IL RILANCIO
DELLECONOMIA ITALIANA
La prima giornata si aperta con
la conferenza stampa del presiden-
te della Confcommercio Imprese
per lItalia Carlo San-
galli, alla presenza di
numerosi giornalisti di
seguito riportata:
Anzitutto, benvenuti e grazie per
avere accolto in cos tanti il nostro
invito a seguire i lavori della do-
dicesima edizione del Forum Con-
fcommercio-Ambrosetti di Cernob-
bio.
Questo Forum , ormai, un appun-
tamento tradizionale e riconosciu-
to. Ma, questanno, assume un par-
ticolare significato, perch si svilup-
pa in concomitanza con le celebra-
zioni del 150 dellUnit dItalia.
Discuteremo cos, tra oggi e doma-
ni, di quanto occorre, nello scena-
rio internazionale e particolarmen-
te nel nostro Paese, per rafforzare
il ritorno alla crescita, il riassorbi-
mento della disoccupazione e la
costruzione di nuova occupazione.
E, come di consueto, lo faremo con
il contributo di esponenti di primo
piano della cultura economica, del-
le istituzioni e della politica, delle
forze sociali.
Questo confronto, questa discus-
sione sar per anche il modo con
cui noi vogliamo festeggiare la sto-
ria dellUnit dItalia.
Vivendo, insomma, questa festa co-
me loccasione ...per trarre mo-
tivi di ispirazione e di fiducia ci-
to il Presidente della Repubblica
dai filoni vitali della nostra tradi-
zione storica, e per ricordarci che
abbiamo un ruolo da salvaguar-
dare, un ruolo da riaffermare, rin-
novare nellEuropa e nel mondo.
Riaffermare e rinnovare il ruolo
dellItalia, dunque. Nel mondo ed
in Europa, a partire da quanto sta
accadendo lungo la sponda Sud del
Mediterraneo.
Particolarmente per lUnione eu-
ropea e per lItalia, vi il dovere e
linteresse a tessere le fila di un dia-
logo operoso che accompagni e so-
stenga, in unarea strategica di pri-
mario interesse per le sorti della
pace e dello sviluppo, lafferma-
zione della democrazia, contrastan-
do estremismi e fondamentalismi.
Peraltro, i rialzi dei corsi delle ma-
terie prime e dei prodotti petroli-
feri innescano tensioni inflazioni-
stiche che vanno tenute sotto stret-
to controllo, e che sono particolar-
mente pericolose in uno scenario
di crescita ancora debole e fragile.
Questo , infatti ed ancora una vol-
ta, il punto.
I prot agonist i del mercat o e gli
scenari per gli anni 2000
CRONACA DELL INCONTRO AL
12
o
FORUM DELLA CONFCOMMERCIO
Vi l l a d Est e - Cernobbi o 18-19 marzo 2011
7
Nel tempo della crisi, lItalia ha mo-
strato di avere qualche buon fon-
damento: il risparmio delle fami-
glie e la tradizionale prudenza del
suo sistema bancario, la rete della
sicurezza sociale e la flessibilit
delle piccole e medie imprese.
Nel tempo della crisi, lItalia non
ha pigiato il pedale degli interven-
ti a carico della finanza pubblica.
La crisi ha comunque colpito du-
ro, molto duro. Nel 2009, ad esem-
pio, il Pil pro-capite italiano ri-
sultato inferiore, in termini reali, a
quello del 1999.
Usciti dalla recessione, i nodi irri-
solti dellagenda della produttivi-
t stagnante e della competitivit
difficile continuano fortemente a
pesare sulle prospettive di cresci-
ta del Paese.
Da un quindicennio, la crescita an-
nua dellItalia inferiore di circa
un punto alla media dellarea euro.
E le previsioni segnalano - tanto
per il 2011, quanto per il 2012
una crescita del Pil intorno all1%
o poco pi.
Sono dati vero la cui lettura
deve tenere conto di quanto, anche
in importanti Paesi europei e a dif-
ferenza dellItalia, abbia inciso sul-
la crescita leffetto doping dellin-
debitamento dei privati, nonch del
profondo divario di crescita e di
sviluppo del Mezzogiorno rispet-
to alle altre aree del Paese.
Ma - nel complesso e come, anco-
ra di recente, ha sottolineato il Pre-
sidente della Repubblica, Giorgio
Napolitano indubbio che oc-
corra ...forzare la crescita oltre
queste previsioni che sono troppo
inferiori alle nostre esigenze.
Esigenze di benessere dei cittadi-
ni, esigenze di riassorbimento del-
la disoccupazione e di costruzione
di nuova occupazione, esigenze di
coesione sociale e territoriale in
unItalia preoccupantemente se-
gnata dal tasso di disoccupazione
giovanile.
Ma di pi crescita lItalia ha neces-
sit anche per proseguire lopera
di risanamento della finanza pub-
blica e, particolarmente, per alleg-
gerire il fardello storico del debi-
to pubblico, senza cedere alla ten-
tazione iniqua ed inefficace di pa-
trimoniali vecchie e nuove.
Pi crescita, dunque. Perch senza
crescita come ha osservato il Go-
vernatore Draghi non si consoli-
da la stabilit finanziaria nel mon-
do, in Europa, nel nostro Paese.
Il Piano recentemente varato dal
Consiglio dei Ministri, persegue
lobiettivo della crescita facendo
particolarmente leva sulla libera-
zione delle energie dellattivit
dimpresa, anche attraverso inter-
venti di modifica del dettato costi-
tuzionale e, in specie, dellart. 41
della Costituzione.
Ogni riduzione e semplificazione
di regole ed adempimenti benve-
nuta. Le regole occorrono, ma es-
se sono giuste se, ed in quanto, ef-
fettivamente necessarie.
Per il resto, si proceda. Perch la
tassa della burocrazia continua
a gravare sulle imprese italiane per
circa un punto di Pil.
Si proceda. Anche per via di mo-
difiche costituzionali, se pu esse-
re utile.
Ma, soprattutto, si proceda facen-
do avanzare il processo di riforma
delle pubbliche amministrazioni e
facendo vivere i principi dello
Small Business Act.
Ancora, il Piano varato dal Consi-
glio dei Ministri giustamente insi-
ste sullaccelerazione della cresci-
ta e dello sviluppo del Mezzogior-
no come occasione di maggiore
crescita e di maggiore sviluppo del-
lintero Paese.
una questione chiave. Va affron-
tata e risolta.
Rafforzando - nel nostro Mezzo-
giorno, ma certo non solo nel Mez-
zogiorno - il circuito tra sicurezza,
legalit, qualit dellazione delle
pubbliche amministrazioni, quali-
t e produttivit della spesa pub-
blica, selezione degli investimen-
ti prioritari.
Ho fin qui detto di buoni principi.
Occorre, per, che principi, dise-
I PROTAGONISTI DEL MERCATO E GLI SCENARI PER GLI ANNI 2000
gni di legge, decreti e regolamen-
ti si traducano, con urgenza, in fat-
ti concreti, consentendo, ad esem-
pio, lo sblocco operativo di inve-
stimenti infrastrutturali pubblici e
privati ed una reale velocizzazio-
ne dei tempi di pagamento delle
pubbliche amministrazioni.
Non c davvero tempo da perde-
re. Ad aprile, peraltro, lItalia pre-
senter, in sede europea, laggior-
namento del Programma naziona-
le per le riforme.
Ecco, sarebbe davvero il caso che
sul Piano per la crescita, sul Pro-
gramma nazionale per le riforme
Governo e parti sociali si incon-
trassero.
Per questo pensiamo che lidea de-
gli Stati generali delleconomia
possa essere utile. Sarebbe il segna-
le del cambio di marcia di unItalia
che sceglie di progettare e costrui-
re un futuro pi ambizioso.
Cerchiamo di capire insieme e di agi-
re insieme per assicurare al nostro
Paese una crescita pi vigorosa.
Limportante non rassegnarsi a
previsioni di crescita dell1%. Per-
ch possiamo e dobbiamo cresce-
re di pi e meglio.
Quanto stato illustrato da Maria-
no Bella responsabile del nostro
Ufficio Studi risponde fondamen-
talmente a questa
esigenza.
Certo, lexport ma-
nifatturiero svolge
un ruolo importan-
te. Ma non basta.
Se vogliamo co-
struire pi crescita e
pi occupazione,
dobbiamo fare mag-
giormente leva sul-
la domanda interna
per investimenti e
per consumi delle
famiglie che contribuisce alla for-
mazione del Pil per circa l80%.
Se vogliamo costruire pi crescita
e pi occupazione, dobbiamo fare
maggiormente leva sulleconomia
dei servizi di mercato, che contri-
buisce alla formazione del valore
aggiunto per circa il 58% e delloc-
cupazione per circa il 53%.
Insomma come avete sentito nel-
lillustrazione di Mariano Bella
non bastano i fax con gli ordini dal-
la Cina, anche se, ovviamente, pi
ne arrivano e meglio .
Per riposizionare piani di investi-
mento e di occupazione, ci vuole
la spinta dei consumi interni. Con-
sumi che, per l80% , si rivolgono
alla produzione nazionale.
E questo il circuito virtuoso che
serve al Paese: produttivit, cresci-
ta, occupazione e consumi.
Pi occupazione e meno disoccu-
pazione soprattutto nel Mezzo-
giorno e tra i giovani, come ha ri-
cordato Mariano Bella sono la
base per la ripartenza dei consumi
delle famiglie.
E, accanto a questo, ci vuole una
politica per i servizi che si integri
con la pi consolidata e riconosciu-
ta politica industriale.
Una politica fatta di scelte corag-
giose per lincremento della pro-
duttivit dei servizi, del loro con-
tributo alloccupazione ed alla cre-
scita. Noi indichiamo sette scelte
coraggiose.
Scelte coerenti con il quadro di
Europa 2020 cio con la stra-
tegia per la crescita europea in que-
sto decennio che, nel loro com-
plesso, ci sembra possano utilmen-
te contribuire al Programma nazio-
nale per le riforme.
Concorrenza a parit di regole; so-
stegno allinnovazione del sistema
dei servizi; valorizzazione del nes-
so vitale tra citt e commercio; va-
lorizzazione della risorsa straordi-
naria del turismo; un Piano ed un
Patto nazionale per la mobilit ur-
bana; un progetto strategico per la
promozione congiunta delleffi-
cienza energetica, delle fonti rin-
novabili e della cogenerazione; la
costruzione delle reti per la cresci-
ta delle piccole e medie imprese.
E, ancora, pi produttivit signifi-
ca pi cooperazione.
Tra impresa e lavoro per fare cre-
scere innovazione e premio del me-
rito. Anche attraverso linnovazio-
ne dei modelli contrattuali, oppor-
tunamente sostenuta dalle misure di
detassazione del salario di risultato.
Ne parleremo nel modulo sulle po-
litiche per il lavoro, che spero sia
anche loccasione per condividere
lesigenza di uno straordinario im-
pegno sul tema delloccupazione
giovanile.
Pi produttivit: anche con pi coo-
perazione tra pubblico e privato
nellambito della riforma della pub-
blica amministrazione.
In breve, la strada maestra resta
quella dellavanzamento del can-
tiere delle riforme.
A partire dalla madre di tutte le
riforme, la costruzione, cio, del
federalismo fiscale ed il suo incro-
Pro Terza Et
8
I PROTAGONISTI DEL MERCATO E GLI SCENARI PER GLI ANNI 2000
cio con la riforma fiscale.
Incrocio che rappresenta unocca-
sione non scontata, ma possibi-
le per rafforzare, ad ogni livello
istituzionale ed amministrativo, il
principio di responsabilit: respon-
sabilit nella quantit e nella qua-
lit della spesa pubblica; respon-
sabilit nel ricorso alla leva della
tassazione.
E pensiamo che un buon federali-
smo fiscale cio necessariamen-
te pro-competitivo e giustamente
solidale possa portare un decisi-
vo contributo allavanzamento di
questi processi.
Proprio per questo, per, non ci
convincono alcune scelte recate dal
recente decreto in materia di fede-
ralismo municipale, tra cui lam-
pia facolt riconosciuta ai Comu-
ni di procedere allattivazione del-
la tassa di soggiorno e ancora lim-
patto dellIMU sugli immobili
commerciali.
Nellun caso come nellaltro, si
pongono, infatti, i presupposti per
un appesantimento del prelievo fi-
scale sulle attivit produttive, con-
traddicendo la necessit di una re-
sponsabile cooperazione tra siste-
ma pubblico ed iniziativa privata
per il rafforzamento della crescita.
Cos come non ci convince, sul ter-
reno dei principi per la riforma fi-
scale, lidea di uno scambio tra me-
no Irpef e pi Iva.
Dobbiamo, piuttosto, recuperare
evasione Iva, e certo linasprimen-
to delle aliquote Iva non giovereb-
be. Dobbiamo, piuttosto, sostene-
re la domanda interna, e certo lina-
sprimento delle aliquote Iva non
gioverebbe.
Riformare il sistema fiscale e ri-
durre la pressione fiscale non cer-
to un processo semplice, anzitut-
to per gli oggettivi vincoli di fi-
nanza pubblica.
Ma importante
che il processo
avanzi. impor-
tante che se ne
chiariscano tempi
e modi, tappe e sta-
di di avanzamento.
una chiarezza,
infatti, che davve-
ro contribuirebbe
alla fiducia del
mondo delle im-
prese e del lavoro
e, in questo modo, al rafforzamen-
to del ritorno alla crescita.
Insomma, tempo di riforme e di
pi crescita.
Questa la governabilit di cui il
Paese ha necessit.
Apertura dei lavori
venerd 18 marzo ore 15,00.
MESSAGGIO DEL PRESIDENTE
DELLA REPUBBLICA
GIORGIO NAPOLITANO
Il via ai lavori stato dato dal mes-
saggio del Presidente della Repub-
blica Giorgio Napolitano che in oc-
casione della dodicesima edizione
del Forum di Cernobbio, ha invia-
to al presidente Sangalli, ai relato-
ri, agli organizzatori e a tutti i par-
tecipanti: Il Forum si propone
nellanno in cui si festeggia il 150
o
anniversario dellUnit dItalia
di sviluppare unanalisi accurata
delle modalit che nel corso di que-
gli anni hanno portato una econo-
mia ancora prevalentemente agri-
cola a diventare una delle econo-
mie industriali pi sviluppate del
mondo e delle prospettive di ulte-
riore crescita del nostro Paese, nel-
lambito degli attuali, pi ampi sce-
nari di una economia globalizza-
ta. particolarmente importante
ricordare che lo sviluppo econo-
mico e sociale dellItalia deve mol-
to alla capacit imprenditoriale,
allo spirito innovativo, alla capa-
cit di adattamento di tante picco-
le e medie imprese, spesso a carat-
tere familiare, che hanno rappre-
sentato il tratto caratteristico del
nostro tessuto produttivo. A queste
peculiari qualit, alle quali non
pu mancare il supporto dei pub-
blici poteri per uscire dalle dimen-
sioni individuali o locali e fare si-
stema, occorre fare riferimento an-
cora oggi per superare lattuale
quadro di persistenti difficolt ed
incertezze, che si ripercuotono ne-
gativamente sui livelli delloccu-
pazione, con particolare riguardo
a quella giovanile e nel Mezzogior-
no. Molto resta da fare per trasfor-
mare gli attuali segnali di ripresa
in stabili e durevoli prospettive oc-
cupazionali; sono certo che lini-
ziativa di Confcommercio offrir
un contributo importante su tali te-
mi, prospettando scelte volte a pro-
muovere pi ambiziosi obiettivi di
crescita, in un quadro di coerente
e saldo ancoraggio alla coopera-
zione nellambito dellUnione Eu-
ropea, di forte coesione sociale e
di superamento del permanente
dualismo tra Nord e Sud.
9
I PROTAGONISTI DEL MERCATO E GLI SCENARI PER GLI ANNI 2000
INTERVENTO DEL PRESIDENTE
DELLA CONFCOMMERCIO
CARLO SANGALLI
Il presidente Sangalli nel Suo in-
tervento ha detto che leconomia
italiana dopo la crisi del 2008-2009
cammina quasi con una gamba so-
la, come la Germania nei quindici
anni successivi alla riunificazione.
Per ripartire con tassi di crescita
pi ambiziosi rispetto al ritmo at-
tuale dell1%, la previsione per il
2012-2013 dell1,2%, bisogna
dare una frustata alla domanda
interna: investimenti, certo, ma so-
prattutto sollecitare i consumi del-
le famiglie. Dopo la grande enfasi
sul valore del nostro export, di una
industria manifatturiera che riesce
ancora ad essere competitiva ora
di dedicarsi alle dinamiche inter-
ne. Sangalli ha proseguito sottoli-
neando che il potere dacquisto an-
nuo ridotto di 570 euro a fami-
glia. Lintervento del presidente
Sangalli ha poi riferito concetti
espressi nella conferenza stampa.
INTERVENTO DI
RAFFAELE BONANNI
SEGRETARIO GENERALE CISL
In Italia la crescita economica non
c, ma il governo tenta di affron-
tare questa situazione di crisi sen-
za alcuna idea precisa. La denun-
cia del segretario generale della
Cisl, Raffaele Bonanni, che nel suo
intervento nella prima sessione del
Forum di Cernobbio, dedicata a
Politiche del lavoro e relazioni
sindacali, ha com-
mentato con preoc-
cupazione i dati dif-
fusi da Confcom-
mercio.
Il problema princi-
pale, secondo il
leader sindacale, che la cresci-
ta non c e questo comprime il
reddito da redistribuire. In pi la
spesa pubblica va a ruota libera,
senza che nessuno la fermi, verso
sprechi, ruberie e inefficienze.
Non solo: abbiamo il secondo
debito pubblico del mondo - ha
proseguito Bonanni - lunica so-
luzione che lintera classe diri-
gente collabori e trovi la forza per
uscire da questa situazione. Vedo
per che si continua a privilegia-
re lo scontro senza alcuna idea
precisa. Quanto alla riforma fi-
scale, Bonanni ha espresso una po-
sizione ovviamente diversa da
quella della Camusso, sottoline-
ando che deve prevedere uno spo-
stamento delle tassazione dalle
persone alle cose, altrimenti i
consumi dei ricchi continueranno
a crescere e i nostri rimarranno
stagnanti o in flessione Bonan-
ni ha affermato di non credere
che un peso maggiore del fisco sui
consumi avrebbe un effetto depri-
mente sulla domanda, come con-
fermato dal trend del prezzo dei
carburanti. Raffaele Bonanni,
inoltre, convinto che lItalia, per
sostenere la crescita, non abbia
molte risorse finanziarie a dispo-
sizione: Molti chiedono investi-
menti su investimenti. Ma con qua-
li soldi?. Secondo il segretario
della CISL si pu e si deve agire
rendendo pi efficace la spesa, ric-
ca solo: di sperperi e ruberie at-
traverso una riduzione dei livelli
amministrativi e istituzionali che
fanno perdere un sacco di soldi al
Paese. Il segretario della CISL
ha anche criticato il governo che
con laumento dei prezzi del pe-
trolio incassa zitto zitto le accise.
Dov finita la promessa di bloc-
carle nel caso il greggio avesse
superato nuovamente quota 70
dollari al barile?. Bonanni, poi,
propone di unire le forze: Se non
ci mettiamo daccordo tra di noi
daremo il fianco a questo gover-
no per non fare nulla. Occorre
raggiungere una piattaforma cre-
dibile in modo da incastrarlo e fa-
re una riforma integrale del fi-
sco. Riferendosi poi allenergia
si mostrato cauto il leader della
CISL, che ha invitato la classe di-
rigente a chiarire: qual lener-
gia che dobbiamo avere per esse-
re affidabili sui prezzi. Tutti discu-
tono di come lenergia e nessu-
no dice quanto ci costa anche in
termini ambientali. una follia.
Pro Terza Et
10
I PROTAGONISTI DEL MERCATO E GLI SCENARI PER GLI ANNI 2000
INTERVENTO DI
SUSANNA CAMUSSO
SEGRETARIO GENERALE CGIL
Secondo il leader della Cgil, il go-
verno ha unidea di riforma fisca-
le che non aiuta i consumi. Biso-
gnerebbe aumentare la tassazione
delle rendite e redistribuire verso
chi produce. Il governo ha una idea
di riforma fiscale che non aiuta i
consumi, bisognerebbe invece au-
mentare la tassazione delle rendi-
te e redistribuire verso chi produ-
ce. A dirlo stato il segretario del-
la Cgil, Susanna Camusso, nel suo
intervento al Forum di Cernobbio.
Per la Camusso, non stata fatta
una politica per contrastare la cri-
si, c stata disattenzione per i la-
voratori dipendenti e per i pensio-
nati. necessario porre rimedio a
tutto questo. La Cgil, a questo pro-
posito, rilancia la proposta di intro-
durre una tassa patrimoniale, sul
modello di quella francese, sui pa-
trimoni superiori agli 800 mila eu-
ro. Penso a una patrimoniale sul
modello di quella francese ha det-
to la Camusso che riguardi le
grandi ricchezze e non la prima ca-
sa dei lavoratori o i 12 Bot accu-
mulati nel portafoglio dei pensio-
nati o sulla casa pagata col mu-
tuo. Questo perch in Italia c
un problema di riequilibrio e redi-
stribuzione della ricchezza e se non
si interviene i consumi non ripar-
tiranno e neanche gli investimen-
ti. Sullenergia, a giudizio di Su-
sanna Camusso, serve un nuovo
piano energetico perch quello del
governo non va bene: Ci vuole at-
tenzione alle rinnovabili e sono ne-
cessari gli incentivi.
INTERVENTO DI
FRANCESCO RUTELLI
PRESIDENTE ALLEANZA
PER LITALIA,
SENATO DELLA REPUBBLICA
Il leader dellApi conferma la di-
sponibilit al dialogo.
Bisogna concorrere alle riforme
anche se si allopposizione e que-
sto vale anche per la giustizia: non
si pu sacrificare lesigenza di ri-
formare la giustizia civile e pena-
le sulle barricate di uno scontro
che dura da 17 anni. ci che ha
affermato Francesco Rutelli inter-
venendo al Forum. Ribadisce la
propria posizione dialogante nei
confronti del governo in materia di
giustizia. Silvio Berlusconi deve
per rispettare limpegno a non fa-
re norme ad personam e non sono
cos sicuro che lo far. Ha poi
precisato: Noi siamo disponibili
al confronto e ad anticipare, sen-
za leggi ad personam le riforme
pi urgenti sia della giustizia pe-
nale sia di quella civile. Oltre a
dire no alla patrimoniale, il presi-
dente di Alleanza per lItalia ha ri-
badito lo scetticismo per il federa-
lismo fiscale targato Lega porta
solo pi tasse locali e per la po-
litica miope del governo in fatto di
industrie vedi i marchi Bulgari e
Parmalat in mano ai francesi.
INTERVENTO DEL MINISTRO
DEL LAVORO E DELLE
POLITICHE SOCIALI
MAURIZIO SACCONI
Il Ministro del lavoro e delle Poli-
tiche Sociali Maurizio Sacconi ha
dedicato la sessione allo scenario
economico internazionale : sta-
to importante usare strumenti di-
fensivi per mettere in sicurezza il
Sistema Paese anche con una rigo-
rosa disciplina fiscale. Stabilit, li-
quidit, occupabilit ha precisa-
to Sacconi sono stati elementi che
hanno permesso al Paese di tene-
11
I PROTAGONISTI DEL MERCATO E GLI SCENARI PER GLI ANNI 2000
re e soprattutto di mantenere la coe-
sione sociale. Per il ministro del
Lavoro il 2010 ha avuto una carat-
teristica completamente diversa: la
maggioranza dellumanit disorga-
nizzata ora si organizzata la geo-
grafia dei consumi e delle produ-
zioni si sta modificando. Siamo
chiamati a cambiamenti epocali
ha detto sapendo ci che siamo,
consapevoli delle nostre forze, bas-
so indebitamento delle famiglie che
sono tra le pi patrimonializzate al
mondo e forte base manifatturiera,
e delle nostre debolezze, declino
demografico e forte debito pubbli-
co. Il cambiamento ha per av-
vertito non pu essere realizzato
in una stanza chiusa, non esistono
scorciatoie. Il cambiamento al qua-
le siamo chiamati si chiama essen-
zialmente terziarizzazione. I servi-
zi alle imprese costituiscono il fu-
turo come naturale sviluppo del no-
stro mondo produttivo. Abbiamo bi-
sogno di resettare tanti aspetti: ser-
vono strumenti non solo difensivi
ma anche quelli atti a stimolare il
cambiamento come incrementare
il capitale umano e capitale fisso
investito, capitale organizzativo. Il
capitale organizzativo secondo il
ministro laspetto pi impor-
tante: fatto di Pubblica Ammini-
strazione quindi regole pubbliche
ma anche di attori sociali quindi
relazioni industriali. Per ci che ri-
guarda il capitale umano Sacco-
ni ha sottolineato la necessit di
una formazione efficiente che spo-
sti lattenzione dallofferta alla do-
manda. Non pi con un metodo sco-
lastico ma con competenze in un
ambito lavorativo. Sacconi ha
quindi concluso il suo intervento
ricordando limportanza della bila-
teralit, un ombrello sociale, nel-
lambito dei rapporti di lavoro. Sac-
coni chiude ricordando Marco Bia-
gi: Oggi Il nono anniversario
dellagguato mortale e dice che
un problema di rappresentativit
non si pone. Sostituire i rappre-
sentanti sindacali di base con quel-
li aziendali significa applicare lo
Statuto dei lavoratori. Credo che
nessuno voglia sostenere che lo Sta-
tuto non riconosca il diritto di es-
sere rappresentati. Per quanto ri-
guarda lenergia nucleare Sacconi
sostiene che non si possono pren-
dere decisioni in base al panico del
momento, ma di ragionare in mo-
do razionale andando oltre il timo-
re. Bisogna capire cosa sta succe-
dendo in Giappone e che cosa si de-
finir nella UE. Per Sacconi si de-
ve: ripartire come ovvio e dove-
roso dalla sicurezza. Credo che, al-
la fine, le valutazioni verranno fat-
te in sede sovranazionale, cio eu-
ropea. Il Ministro ha affrontato
molto velocemente la necessit di
rafforzare, in funzione dellinvec-
chiamento, la non autosufficienza
e la lungodegenza.
Al termine dellintervento il sotto-
scritto ha rammentato al Ministro
Sacconi il progetto che lAnaste ha
presentato ad Arezzo al 5 Forum
Risk Management in Sanit deno-
minato La via italiana al secondo
pilastro in Sanit, con un breve
accenno al contenuto, e limpor-
tanza che lo stesso potrebbe assu-
mere per la costituzione di un Fon-
do speciale per la non autosuffi-
cienza. Progetto che coinvolge i
Fondi Sanitari Integrativi, anche in
funzione dellaccordo quadro na-
zionale che Federsalute, la federa-
zione nazionale della Sanit della
Confcommercio Imprese per lIta-
lia ha sottoscritto con il Fondo Est
nella persona del presidente Dott.
Simonpaolo Buongiardino, e le Re-
sidenze Sanitarie Assistenziali in
un ruolo di primaria importanza.
Inoltre che, nella stessa occasione,
stato partecipato il progetto al
Dott. Angelo Lino Del Favero (va-
lente collaboratore del Ministro
Sacconi), presidente di Federsani-
t ANCI che ha condiviso la fatti-
bilit dello stesso. Il Ministro ha
risposto positivamente e ha sugge-
rito di sollecitare un tavolo tecni-
co per affrontare lanalisi della pro-
posta. Quindi risposta positiva del
Ministro che fa ben sperare e che
ci vedr quindi impegnati nello svi-
luppo del progetto.
Pro Terza Et
12
I PROTAGONISTI DEL MERCATO E GLI SCENARI PER GLI ANNI 2000
INTERVENTO DI
PIER LUIGI BERSANI
CAMERA DEI DEPUTATI,
SEGRETARIO DEL PARTITO
DEMOCRATICO
Il Punto sul federalismo fiscale.
La riforma del federalismo di-
ventata una bandierina che deve
essere portata a casa a tutti i co-
sti, poi si vedr. Questa piega ge-
nerale mi fa preoccupare. Lo ha
affermato il segretario del Partito
Democratico, Pier Luigi Bersani,
nella sessione dedicata al Punto
sul federalismo fiscale. Anche per-
ch ha continuato Bersani si
parla di 5-7 anni per andare a re-
gime.
La Spagna ce ne ha messi 15 di an-
ni, il problema capire se ci arri-
viamo vivi. Il problema principa-
le, ha poi rilevato il segretario del
Pd, non poter inquadrare que-
sto ragionamento sul federalismo,
in una riforma fiscale e in un ra-
gionamento sulla spesa pubblica.
Le cose troppo semplici, fatte con
laccetta ha aggiunto poi non
sempre funzionano: per questo so-
no preoccupato. Quanto a cresci-
ta e riforme, Bersani si detto
pronto a un lavoro bipartisan. Se
nelle prossime settimane il gover-
no mette da parte il caso Ruby e
parliamo del programma per le ri-
forme da presentare allEuropa so-
no pronto a un impegno per defi-
nire alcune cose in modo condivi-
so. Il segretario del Pd ha quindi
sottolineato la necessit di unope-
razione coraggiosa sul fisco per-
ch non voglio aspettare la realiz-
zazione del federalismo per recu-
perare qualcosa sul fronte delleva-
sione. E poi servono liberalizza-
zioni, perch ci sono ancora trop-
pi settori protetti, al riparo dalla
concorrenza. Sul nucleare il se-
gretario del Pd, Pier Luigi Bersa-
ni, ha detto, che il governo deve
sospendere gli atti in Parlamento:
Il programma non ha alcuna fat-
tibilit a partire da quella econo-
mica. Un Paese che non predispo-
ne i depositi per le scorie delle vec-
chie centrali ormai chiuse, non pu
costruirne di nuove. Il leader del
Pd ha poi annunciato, con una mos-
sa politica, che avrebbe presenta-
to al Ministro Tremonti la bozza di
un piano del suo partito, con al pri-
mo piano il fisco. Si detto quin-
di disposto ad uno sforzo biparti-
san sul tema dellEuropa e delle
riforme.
INTERVENTO SUL NUCLEARE
DEL MINISTRO SACCONI E DEL
MINISTRO DELLO SVILUPPO
ECONOMICO
PAOLO ROMANI
Il dibattito al Forum stato inevi-
tabilmente segnato dalle notizie in
arrivo dal Giappone sul fronte nu-
cleare. Sul tema, in particolare, si
espresso il Ministro dello Svilup-
po economico, Paolo Romani. Il
Ministro ha sottolineato che ab-
biamo davanti un referendum
drammaticamente impopolare e pe-
ricoloso. Se tutto andava come do-
veva andare potevamo cavarcela
ma levento giapponese dram-
matico, successa una cosa spa-
ventosa. Quando avremo la sicu-
rezza ha proseguito il Ministro
che anche le centrali di primo ti-
po non abbiano i problemi che si
sono verificati in Giappone, allo-
ra si potr andare avanti. Roma-
ni ha quindi ribadito che una pau-
sa di riflessione dovuta: di fron-
te a unemergenza come quella
giapponese in cui le informazioni
non sono state perfette, il governo
responsabilmente parla di una pau-
sa di riflessione per verificare e ga-
rantire la sicurezza e capire se an-
che in Europa pu accadere un
evento di questo tipo. Non vorrem-
mo arrivare al referendum con un
atteggiamento di pancia invece di
13
I PROTAGONISTI DEL MERCATO E GLI SCENARI PER GLI ANNI 2000
Pro Terza Et
14
un dibattito sereno che ci dovreb-
be essere. Quanto alle rinnovabi-
li, Romani ha affermato che gli
italiani non possono pagare un co-
sto eccessivo nella loro bolletta,
invocando un meccanismo di siste-
ma che sia compatibile con gli in-
vestimenti fatti finora e con il fat-
to che cittadini e imprese non pos-
sono pagare lenergia pi cara del
30% rispetto agli altri Paesi.
Ha proseguito dicendo che sulle
politiche per il nucleare il gover-
no non ha fatto nessun passo in-
dietro, anche se di fronte a
unemergenza c un problema di
sicurezza che deve essere al cen-
tro dellinteresse di tutti i gover-
ni. Cos Romani ha voluto sinte-
tizzare latteggiamento di Palazzo
Chigi sul nucleare in seguito ai con-
tinui peggioramenti nella diffusio-
ne delle radiazioni nellimpianto
giapponese di Fukoshima. Per fa-
re un punto aggiornato della situa-
zione, ha aggiunto il Ministro lu-
ned a Bruxelles decideremo cosa
fare sulla sicurezza. Si tratta di ca-
pire come garantire il massimo di
sicurezza possibile ai cittadini eu-
ropei sia di Paesi che hanno il nu-
cleare sia di quelli che non ce l-
hanno.
Sulla vicenda Parmalat il ministro
Romani si augura uno sforzo da
parte delle aziende e delle banche
italiane perch resti italiana. Sulla
vicenda del gruppo di Collecchio,
sotto attacco dei francesi di Lacta-
lis, Romani si rivolto ai fondi
esteri dicendo: Mi auguro che sia-
no sensibili allofferta di una cor-
data italiana che sarebbe parte-
cipata dal colosso della Nutella Fer-
rero. Riguardo allincontro che ha
avuto ieri con lamministratore de-
legato uscente, Enrico Bondi, se-
condo Romani mi sembrato di-
sponibile.
In tema di politica estera econo-
mica la reciprocit fondamenta-
le, non ci devono essere asimme-
trie per cui io posso scalare e tu
no. LEuropa deve battere un col-
po altrimenti ci sar la prolifera-
zione di risposte protezionistiche
paese per paese.
La sessione di sabato 19 marzo
si aperta con:
LO SCENARIO ECONOMICO
INTERNAZIONALE OLTRE
LA CRISI: IL RITORNO
ALLA CRESCITA.
Intervento di Dambisa Moyo Eco-
nomista internazionale; Autrice di
How the West was Lost.
Secondo Dambisa Moyo, econo-
mista dello Zambia, famosa per il
suo libro Dead aid sullineffica-
cia degli aiuti finanziari a pioggia
nei paesi in via di sviluppo, la prio-
rit creare posti di lavoro. Se
leconomia va cresca la democra-
zia. Pi commercio, pi esporta-
zione e quindi pi crescita: se leco-
nomia va bene e gira, a seguire an-
che la politica inizia a funzionare.
questa la via duscita per i pro-
blemi del Nord Africa, in tutta
lAfrica e nel Medio Oriente. La
Moyo ha puntato il dito sui grandi
squilibri di un mondo caratterizza-
to da ritmi di crescita diversi dove
le economie emergenti sono avvan-
taggiate rispetto alle economie ma-
ture in virt di una disponibilit
maggiore di capitali e di forza la-
voro avendo popolazioni giovani.
Infatti le recenti rivolte nel Ma-
ghreb evidenziano drammatica-
mente il problema della mancanza
di democrazia, mancanza di posti
di lavoro e dei rincari delle com-
modities, soprattutto alimentari.
Come pu lOccidente aiutare que-
sti popoli ad uscire da questi pro-
blemi? Come pu lOccidente in-
tervenire per stimolare lexport del-
lAfrica? Creare posti di lavoro con
il commercio internazionale. In
Africa il 60% della popolazione ha
meno di 24 anni, in Medio Orien-
te siamo al 70%. Queste persone
hanno bisogno di lavorare. LEu-
ropa ha il suo mercato comune che
non aperto allacquisto di prodot-
I PROTAGONISTI DEL MERCATO E GLI SCENARI PER GLI ANNI 2000
15
ti africani. I paesi emergenti devo-
no diversificare e non si devono li-
mitare ad esportare solo petrolio.
LEuropa, lItalia hanno investito
direttamente nello sviluppo delle
infrastrutture dei paesi africani. An-
che questo un modo per aiutare
la crescita in questi posti. Ha con-
tinuato dicendo che in USA in
corso una ripresa abbastanza so-
stenuta, le aspettative sono caute
ma nel prossimo decennio ci sar
uno sviluppo. Ci sono molte pre-
occupazioni ancora nel mercato im-
mobiliare e problemi strutturali.
LAmerica si trova di fronte a scel-
te politiche per come affrontare i
problemi strutturali. In Inghilter-
ra c una austerit fiscale, si an-
nuncia un alto tasso di disoccupa-
zione per i giovani. Nellultimo tri-
mestre ha subito una contrazione
economica. La Moyo vede il mon-
do nei prossimi anni con 2 miliar-
di in pi di persone fino al 2050 e
nei prossimi decenni ci sar un au-
mento del 250% degli ultrasessan-
tacinquenni.
INTERVENTO DEL MINISTRO
PER LA PUBBLICA
AMMINISTRAZIONE E
INNOVAZIONE
RENATO BRUNETTA
Il Ministro Renato Brunetta ha
esordito dicendo che aveva prepa-
rato un intervento di un certo ta-
glio ma poi sentiti gli interventi
precedenti ha deciso di modificar-
lo parlando a braccio.
Continuer con le riforme a co-
sto zero, andr avanti ferocemen-
te a fare cose banali per ridurre gli
oneri sulle piccole imprese anche
se per questo nessun editorialista
e nessun giornale dir che sono
bravo.
Oggi in Italia e in Europa si di-
scute sullo stato della finanza pub-
blica, quasi dimenticando che i
conti pubblici, tirati per la giacca,
sono intervenuti per aggiustare i
guasti della finanza privata. Si
dice poi favorevole agli eurobond,
proposti dal ministro Giulio Tre-
monti e dal presidente dellEuro-
gruppo Jean-Claude Juncker.
LEuropa ha specificato po-
trebbe emettere eurobond garanti-
ti dalla quantit di oro eccedente
rispetto a quanto occorre per leu-
ro. In questo modo si potrebbero
attrarre le ingenti masse di liqui-
dit dei fondi sovrani della Cina e
delle economie emergenti. Per
quanto riguarda invece il nuclea-
re, serviva da deterrente strate-
gico per controllare il prezzo del
petrolio e dopo lincidente alla cen-
trale di Fukushima sar comples-
so trovare un altro equilibrio.
In merito al caso Parmalat, il mi-
nistro della Pubblica amministra-
zione ha detto: non sempre lEu-
ropa agisce nei confronti dei Pae-
si con le stesse modalit, talvolta
pi indulgente nei confronti di al-
cuni e altre volte pi miope nei
confronti di altri. Faremo in modo
di eliminare questa miopia euro-
pea.
Intervenendo al workshop, Brunet-
ta si anche soffermato sui tagli al
Fus: da irresponsabili avere 14
teatri lirici finanziati dallo Stato
con il prezzo dei biglietti che co-
pre solo l8% dei costi. Dobbiamo
continuare ad essere virtuosi ha
aggiunto siamo stati tra i pi vir-
tuosi in Europa grazie a sangue,
sudore e lacrime che ci hanno pro-
vocato molte critiche come quelle
delle maestranze del Teatro del-
lOpera di Roma dellaltro giorno
ma da irresponsabili finanziare
con soldi pubblici 14 teatri lirici.
Guardando al futuro prossimo, Bru-
netta sostiene: dobbiamo conti-
nuare cos. Da parte mia continue-
r con le riforme a costo zero.
INTERVENTO DEL MINISTRO
DELLECONOMIA
E DELLE FINANZE
GIULIO TREMONTI
Nellintervento, che ha concluso i
lavori della dodicesima edizione
del Forum Confcommercio a Cer-
nobbio, il Ministro dellEconomia,
Giulio Tremonti, ha rivendicato la
politica di contenimento dei costi
I PROTAGONISTI DEL MERCATO E GLI SCENARI PER GLI ANNI 2000
portata avanti dal governo, negli
anni pi difficili della crisi. Tenen-
do in ordine i conti pubblici, lese-
cutivo ha fatto un esercizio poli-
tico di grande rilievo ed ha reso
un servizio al Paese, perch te-
nendo assieme il bilancio dello Sta-
to, abbiamo tenuto il risparmio del-
le famiglie. chiaro ha prose-
guito Tremonti che la crisi ha
avuto i suoi impatti, ma il Paese
ha tenuto. Abbiamo passato una
fase drammatica in modo di rela-
tiva tenuta.
Passando a parlare del fisco, il Mi-
nistro ha quindi sottolineato che il
federalismo fiscale non lho visto
come un esercizio finanziario ma
democratico. Vedrete ha aggiun-
to rivolgendosi alla platea che al-
la fine una roba di grande rilie-
vo. Non poteva mancare, ovvia-
mente, unanalisi di quanto sta suc-
cedendo nel Nord Africa e in Giap-
pone, avvenimenti che secondo
Tremonti sarebbero una ragione
in pi per fare delle scelte, come
finanziare con gli eurobond for-
me di energie alternative. Infine,
una previsione: la fine di questa
crisi - ha concluso il responsabile
dellEconomia - ristabilir le ge-
rarchie: molti Paesi hanno avuto
un tenore di vita elevato alimenta-
to dalla leva finanziaria. Se toglia-
mo di mezzo finanza e nucleare ve-
dremo che lItalia molto pi avan-
ti. Il Ministro ha proseguito di-
cendo: C un debito pubblico, un
debito privato, ma c anche un de-
bito atomico che va calcolato nel-
la valutazione del Pil di un paese
e della sua bilancia commerciale
perch, i costi della chiusura di una
centrale nucleare, il cos detto de-
commissioning, non sono un ri-
schio assicurativo ma una certez-
za. Senza tener conto del fattore
nucleare, lItalia risulterebbe con
una crescita pi elevata di altri pae-
si e scontando i costi del decom-
misioning, il Pil di molti stati, ora
pi alto di quello italiano, andreb-
be indietro. LItalia, infatti, deve
importare energia e questo vuol di-
re sbilanciare la bilancia e abbat-
tere il Pil. Se altri paesi non aves-
sero il nucleare il loro Pil sarebbe
pi basso. In Italia, comunque,
qualcosa si pu fare nel contesto
di questa crisi e delle forti instabi-
lit su scala mondiale in corso.
Tremonti ha annunciato che sugli
appalti in arrivo un decreto,
pronto da tempo per limitare ri-
serve e compensative per colpa, a
causa delle quali, ora per fare le
opere pubbliche in Italia, si im-
piega il doppio del tempo con il
doppio dei costi. Il limite alle ri-
serve sar posto al 30% o per for-
za maggiore. I soldi ci sono ha
assicurato per far ripartire le
opere pubbliche basta interveni-
re sulla burocrazia politica che
tra le peggiori.
Ha proseguito dicendo che il go-
verno sta facendo shopping Giu-
ridico in preparazione un decre-
to sulle opa per difendere le lin-
dustria italiana dai take over stra-
nieri. Stiamo studiando la legge ca-
nadese che stata applicata allEni.
Si tratterebbe della legge federale
del 1985 che consente al governo
di vietare investimenti stranieri co-
spicui se non portano un beneficio
al Paese.
Ha ricordato, inoltre, che stata
fatta una delle migliori riforme pen-
sionistiche in Europa. Sul proces-
so del federalismo fiscale il Mini-
stro si dichiarato daccordo con
il Presidente della Repubblica Na-
politano in quanto va visto in una
prospettiva storica, non una fi-
nanziaria. Il governo ha evitato la
chiusura dei rubinetti del credito
alle imprese e ha concentrato una
enorme spesa pubblica sul socia-
le, sulla sanit, sulle pensioni e su-
gli ammortizzatori sociali non
avendo ricevuto proposte intelli-
genti, ma solo proposte che avreb-
bero portato al disastro.
Mi soffermo sulla denuncia che
lAnaste ha pubblicato sulle mag-
giori testate nazionali (vedi testo
integrale a pag. 5) perch, in rife-
rimento a ci, ho esposto al Mini-
Pro Terza Et
16
I PROTAGONISTI DEL MERCATO E GLI SCENARI PER GLI ANNI 2000
ma il colloquio non ha avuto se-
guito di fronte alla Sua chiusura er-
metica e totale.
DIFESA DELLA STRUTTURA
PRODUTTIVA ITALIANA
In chiusura, pur con qualche di-
stinguo stato manifestato accor-
do su questo tema. La difesa del-
la struttura produttiva italiana, ha
riscontrato vivo interesse, e su
questo argomento sono interve-
nuti in molti: esponenti di gover-
no, opposizione, e mondo produt-
tivo.
Il ministro dello Sviluppo econo-
mico, Paolo Romani, ha insistito
sulla necessit di fare qualcosa
perch troppe aziende (italiane)
sono sotto la pressione di azien-
de francesi, e in Francia c una
normativa che difende le loro
aziende.
doveroso per il sistema pro-
duttivo italiano gli ha fatto eco
il Ministro Maurizio Sacconi
proporre ipotesi sul futuro di Par-
malat che consolidino e sviluppi-
no questa capacit nazionale.
Ha aggiunto che il Governo chie-
de, in questa situazione, al mon-
do economico francese anche re-
gole di reciprocit: in Europa non
sempre vengono applicate e, una
buona volta, penso sia giusto pre-
tenderle.
Reciprocit s, protezionismo
no. la posizione espressa dal
vicesegretario del Pd, Enrico Let-
ta, che ha sottolineato come non
stro dellEconomia Giulio Tremon-
ti, al termine del Suo intervento, il
contenuto della denuncia riferen-
dogli che il comparto Socio sani-
tario assistenziale, Case di Ripo-
so, Residenze Sanitarie Assisten-
ziali, Case Protette ecc. sta attra-
versando una grave crisi. A fronte
di investimenti che continuamen-
te chiedono le Regioni su partico-
lari adeguamenti, sicurezza, stan-
dards abitativi, aumento della pian-
ta organica e qualit, poi che le stes-
se Regioni, non riconoscono rette
adeguate anzi le riducono. A que-
sto fenomeno, si aggiunge laggra-
vante dei ritardi nei pagamenti da
parte di ASL e Comuni che com-
portano ulteriori costi alle struttu-
re. Ho chiesto il suo parere.
La risposta del Ministro Tremonti
stata lapidaria: Non un mio
problema, il problema vostro, ri-
volgetevi alle ASL per i pagamen-
ti. Non un mio problema.
Di rincalzo ho insistito dicendogli:
Ministro non pu darmi una ri-
sposta semplicistica, dobbiamo tro-
vare un accordo tra INPS, EQUI-
TALIA ed ASL per effettuare una
compensazione e/o dilazioni e per
accelerare i pagamenti. Il Mini-
stro mi ha risposto di nuovo che
non era un Suo problema, che era
un nostro problema e che ci dove-
vamo rivolgere alle ASL.
Un incontro, quello con il Ministro
Tremonti nel quale speravo molto,
speravo in un sostegno, in risposte
rassicuranti da parte dello stesso,
serve solo un decreto difensivo
ma ci vuole anche una politica in-
dustriale che mancata. A suo
avviso la vicenda Parmalat fi-
glia di una politica industriale sba-
gliata.
Lobiettivo allineare la norma-
tiva che viene applicata in Fran-
cia e in Italia. una riflessione
legittima. Mentre il ministro del-
la Pubblica amministrazione, Re-
nato Brunetta, ha invitato lEuro-
pa a battere un colpo, altrimen-
ti ci sono la proliferazione delle
risposte protezionistiche Paese per
Paese. E il commissario allIn-
dustria dellUE, Antonio Tajani,
ha evidenziato che a livello na-
zionale si possono fare norme,
purch compatibili con le norme
comunitarie sul mercato interno.
Sulla questione intervenuto an-
che il consigliere delegato di In-
tesa SanPaolo, Corrado Passera,
partendo proprio dal caso Parma-
lat. Aver sollevato il tema della
reciprocit ha sostenuto mol-
to importante, perch in taluni ca-
si lItalia molto aperta, e altri
Paesi lo sono molto meno nel-
lapertura dei mercati.
Secondo il banchiere, poi, oltre
a mantenere in Italia il patrimo-
nio industriale italiano, che nel
caso del gruppo di Collecchio
coinvolge anche lagricoltura,
la trasformazione e la distribu-
zione, bisogna anche favorire
le operazioni fatte dallItalia sui
mercati.
17
I PROTAGONISTI DEL MERCATO E GLI SCENARI PER GLI ANNI 2000
Pro Terza Et
18
Mi chel e Assandri
Il model l o organi zzat i vo
Sanit del Piemonte
Servlzl 1errlLorlall
ulsttem e ulpotumeou
MMC,CounLry
Posp.,ConsulLorl,
ulagnosuca,Speclallsu, Cuardle
Medlche
8SA, Aul, Au
ASC
Csp. dl 8llerlmenLo
Csp. Cardlne
Csp. ul ConugulL
8lablllLazlone
Lungodegenza
Case dl Cura rlvaLe
Azlende Cspedallere pubbllche e prlvaLe
118
8LClCnL
A8LSS
ASL
REGIONE
definisce gli obiettivi sanitari attraverso il PSR
assegna i budget alle ASL distinguendo la componente sanitaria da quella
territoriale con capitoli di spesa specifici
impone un sistema di contabilit uguale per tutte le ASL
ARESS
si occupa dellaccreditamento sanitario e socio-sanitario delle strutture pubbliche e
private
si occupa dellepidemiologia regionale
si occupa della vigilanza sul funzionamento delle strutture ospedaliere e socio-
sanitarie
ASL
attribuisce gli obiettivi del PSR allocando le risorse assegnate con il budget
suddiviso tra Aziende ospedaliere pubbliche e private e Territorio
il Distretto lunico centro di responsabilit dellassistenza territoriale
19
La proposta di riforma del SSR di per s un elemento positivo, perch lamministrazione
regionale ha deciso di intervenire sullorganizzazione sanitaria, scorporando lassistenza
ospedaliera da quella territoriale.
Il percorso di razionalizzazione della spesa sanitaria adeguatamente accompagnato
dallincorporazione dei Consorzi dei Servizi Sociali allinterno del Distretto, che dovrebbe
essere, a ns. avviso, lunico organo deputato alla gestione dellassistenza sanitaria territoriale,
in armonia con i dipartimenti, la cui evoluzione organizzativa pu garantire trasversalmente la
cura del cittadino.
La ricongiunzione operativa fra ospedale e territorio garantita dal dipartimento delle fragilit e
della continuit assistenziale, potrebbe causare degli effetti iatrogeni, se non vengono
individuate preventivamente le competenze e le risorse economiche disponibili per ogni centro
di costo, principio estendibile a tutte le attivit territoriali, che in quanto tali risultano essere pi
articolate funzionalmente rispetto a quella ospedaliera.
Nella sua interezza, come si detto, la proposta di riforma sanitaria apprezzata per la
risposta che viene data alla necessit irreversibile di cambiamento, facendo, per, attenzione a
non avere una composizione eterogenea della cabina di programmazione, che dovrebbe
essere connotata da una guida monorganica, ovvero lAssessore che ovviamente pu farsi
ausiliare nelle sue funzioni di programmazione da altri organismi politici.
Per quanto concerne, invece, il ruolo delle Residenze per Anziani non autosufficienti, utile
ricordare il contesto dei ns. colleghi dellU.E., dove si registrano percentuali di finanziamento
dei posti letto convenzionati pari al 4/5% della popolazione ultrasettantacinquenne,
notevolmente inferiore a quello piemontese che si attesta realmente sull1,6%.
Ci dimostra, secondo il ns. parere, che le RSA sono coinvolte in modo diverso
nellorganizzazione del servizio sanitario: non pi una funzione residuale, pi legata alla Casa
di Riposo, ma unattivit complementare con una struttura operativa pi rivolta allassistenza
sanitaria, piuttosto che a quella assistenziale.
In altre parole, essendo cambiata la popolazione anziana, nel senso che lingresso in RSA
avviene con una coomorbilit pi marcata rispetto ai decenni precedenti, si trasformata
anche lattivit interna delle Residenze: per questa ragione, oggi si caratterizzano pi per il
supporto sanitario fornito allanziano.
La filosofia propositiva di questo incontro ci permette di evidenziare alcuni elementi di riforma del
ns. settore, che andando in una direzione di riduzione di costi gestione, sarebbe in grado di
rendere pi efficiente lattuale modello gestionale della DGR 17-15226 del 30.03.2005.
SANIT DEL PIEMONTE - IL MODELLO ORGANIZZATIVO
Pro Terza Et
20
1. revisione dei parametri strutturali - attualmente le ns. RSA offrono una disponibilit di 50
metri quadrati (fra spazi comuni e individuali) ad ogni Anziano, contro una media nazionale
di 35 metri quadrati;
2. revisione dei parametri assistenziali
2.a direttore sanitario passare dagli attuali 80 p.l a 120 p.l , come per le case di cura, e
riconoscendo alla struttura la funzione di cura, al pari della Lombardia e della Liguria;.
2.b direttore di presidio passare dagli attuali 60 p.l. a 120 p.l.;
2.c elaborazione PAI essendo affidata la responsabilit del progetto al direttore sanitario o
al direttore di presidio, si richiede di poter definire la composizione dei servizi sanitari erogati
(infermieri, assistenti e fisioterapisti) secondo le necessit assistenziali dellUtente,
rispettando, ovviamente, il totale del minutaggio oggi richiesto (102 minuti/die per la media
intensit, e 150 minuti/die per lalta intensit), e lasciando libero il gestore di quantificare
lattivit di animazione;
3. continuit assistenziale ex DGR 72/2004 - si consiglia di far compartecipare lUtente alla
spesa del servizio, in modo tale da duplicare i posti disponibili a parit di budget, e
ottenendo un vantaggio indiretto sulla spesa relativa ai ricoveri ospedalieri inappropriati;
4. fasce assistenziali - si richiede una riduzione dalle attuali cinque a due, rispondendo di
conseguenza ai requisiti nazionali dei LEA, e semplificando limpostazione del percorso di
cura;
5. riduzioni fiscali - considerato che i costi tributari ricadono poi sul prezzo finale del servizio,
sarebbe utile unagevolazione dellaliquota fiscale per lIRAP, la TIA e lICI, che oggi incidono
circa il 4% del fatturato;
6. introduzione di indicatori di qualit - sarebbe opportuna lintroduzione di meccanismi
incentivanti per le gestioni virtuose, come ad esempio ladozione di indicatori di qualit, quali
il numero di invii al DEA, il costo farmaceutico procapite, il numero degli interventi della
guardia medica, ecc., elementi che si possono riflettere positivamente sul contenimento
della spesa ospedaliera;
7. introduzione della retta alberghiera flessibile - sulla base dei servizi erogati oltre i LEA
per la parte sanitaria e assistenziale, nonch sulla base del maggior comfort alberghiero
fornito;
8. istituzione dei nuclei clinicizzati allinterno delle RSA per permettere una possibilit
evolutiva alle RSA, sarebbe necessaria listituzione di nuclei clinicizzati, con la funzione di
struttura intermedia fra ospedale e territorio, considerando la presenza capillare;
9. riforma del sistema di vigilanza lapplicazione eterogenea delle norme di settore ha
prodotto una serie di costi indiretti al sistema residenziale, per cui si consiglia di scorporare
la funzione di vigilanza dalle commissioni delle ASL, trasferendo la competenza allARESS,
al fine di sostenere una linea interpretativa, e quindi applicativa, delle norme in senso
omogeneo.
Sarebbe gradita la presenza dei rappresentanti delle associazioni datoriali titolari di CCNL
allinterno dellARESS, cos da mantenere un filo diretto tra acquirente e produttore della
prestazione.
SANIT DEL PIEMONTE - IL MODELLO ORGANIZZATIVO
21
Profumo di fresco e migliore
eliminazione delle macchie
Rispetto ai processi tradizionale di lavaggio e asciu-
gatura il nuovo sistema offre dei vantaggi, ad esem-
pio la possibilit di eliminare le macchie meglio e
pi facilmente in caso di sporco contenente albu-
mina. Ma soprattutto per il profumo fresco e deli-
zioso dei capi lavati con questo sistema, molti pre-
feriscono il WetCare al lavaggio di tipo chimico. Il
lavaggio col sistema WetCare infatti effettuato
senza solventi, rafforzatori, residui di distillazione,
acqua di raffreddamento e da contatto e rappre-
senta quindi anche per i soggetti allergici unotti-
ma alternativa.
Accessori completi e rete capillare
di assistenza tecnica
Oltre alle lavatrici e agli essiccatoi, Miele adesso
commercializza anche gli accessori completi per
il lavaggio in acqua. Ne fanno parte prodotti di pu-
lizia e dotazioni di finissaggio come ad esempio
stazioni stiranti professionali. Il sistema comple-
tato da un servizio capillare di assistenza tecnica
Miele: per esempio offerte di formazione per per-
sonale specializzato in lavanderia proveniente dal-
le case di riposo. Inoltre il servizio esterno di Mie-
le esegue su richiesta calcoli di redditivit per la-
vanderie in proprio mediante offerte di finanzia-
menti adeguate o di leasing personalizzate.
Dopo aver allestito la lavanderia contratti di manu-
tenzione e di manutenzione programmata preve-
dono che tutte le macchine siano sottoposte a ispe-
zione una volta allanno. Inoltre in occasione di
questi interventi se necessario vengono sostituiti
gratuitamente i componenti. Se compare inavver-
titamente un problema tecnico lassistenza tecni-
ca rapidamente in loco.
Miele ha presentato i primi sistemi di lavaggio in acqua
gi nel 1991. Da allora questo sistema viene impiegato
con successo in molte lavanderie e lavasecco. Oggi gi
la terza generazione delle macchine da lavanderia Mie-
le funziona con il sistema ottimizzato WetCare.
Lavatrici ed essiccatoi sono dotati di cesto a nido dape
brevettato che, grazie alla sua struttura a esagoni bom-
bati, nel corso del lavaggio e dellasciugatura protegge i
capi con livello dellacqua basso e ritmo di rotazione del
cesto ridotto. Lelettronica programmabile Profitronic M
consente di elaborare programmi individuali per risolve-
re qualsiasi tipo di problema di lavaggio mentre i pro-
grammi speciali necessari per il lavaggio WetCleaning
sono impostati di serie.
Le attuali macchine da lavanderia sono inoltre molto pi
vantaggiose in termini economici rispetto a quelle della
generazione precedente; quanto affermato dimostrato
da unindagine condotta da Miele che ha messo a con-
fronto una lavatrice nuova con capacit di 16 kg (PW
6161) e un vecchio modello di 19 kg. Risultato: rispetto
alla vecchia macchina stato possibile ridurre il consu-
mo energetico della met e il consumo idrico del 30 per-
cento circa; inoltre la durata dei programmi stata ridot-
ta di oltre il 17%.
Presso numerose case di riposo oggi si trattano anche
capi di abbigliamento pregiati degli ospiti: blazer,
camicette in seta o pullover di angora, considerati non
lavabili in acqua. Di norma una lavanderia professionale
ritira questi capi e li tratta con solventi. Svantaggio:
labbigliamento ritorna dopo alcuni giorni e per questa
operazione extra i costi sono aggiuntivi. Una soluzione
sicuramente pi vantaggiosa in termini di costi e pi
rapida in termini di tempo per una lavanderia in proprio
presso le case di riposto il sistema WetCare di Miele:
lavatrici, essiccatoi, sistemi di dosaggio e dotazione di
finissaggio, esclusivi di Miele. La modernissima tecnica
di lavanderia tratta in modo particolarmente delicato i
capi e li lascia anche profumati grazie al lavaggio in acqua.
Sistema WetCare
il trattamento perfetto della biancheria presso le case di riposo
Miele offre tecnica di lavanderia, prodotti di pulizia e dotazione per il finissaggio: tutto di propria produzione
Pro Terza Et
22
Lassistenza agli anziani
non autosufficienti
in Toscana Paol o Monet i
P
enso che la legislazione del-
la nostra regione in merito al-
largomento sopra citato sia
ai livelli pi alti delle regioni ita-
liane, ma esiste purtroppo una gran-
de differenza tra quello che le nor-
me prevedono e quello che le ASL
ed i Comuni mettono in pratica.
Cercher di spiegare in modo chia-
ro il mio pensiero e spero di riu-
scirci:
La normativa toscana (legge 41 e
regolamento applicativo, delibera
402/2004, Legge sullaccredita-
mento ecc) prevedono che i citta-
dini che hanno bisogno di determi-
nati servizi hanno il diritto di rice-
verli, ma questo purtroppo non vie-
ne messo in pratica: quando le fa-
miglie vanno a richiedere un aiuto
presso gli uffici preposti (PUA) in-
vece di essere aiutati, viene loro
complicata la vita. Devono ritorna-
re pi volte in quellufficio per for-
nire documenti su documenti, spes-
so nel corso del tempo lassistente
sociale cambia e quindi si riparte
da capo e tutto questo comporta che
invece di risolvere il problema in
trenta giorni come previsto dalla
normativa, passano dai 3 ai 4 me-
si prima di ricevere una risposta.
Qualunque essa sia ( badante, as-
sistenza domiciliare, centro diur-
no, RSA ecc).
La risposta non pu essere data
poich mancano le risorse econo-
miche e quindi bisogna aspettare;
in tal modo viene scaricato il pro-
blema sulle famiglie che si vedo-
no costrette o ad assistere i loro fa-
miliari da soli o pagandosi una ba-
dante oppure nei casi pi gravi ri-
correre a ricoveri in RSA a totale
pagamento.
Lattesa media per ricevere i con-
tributi pubblici sanitario e sociale
( quando previsto) mediamente
superiore ai 12 mesi e questo com-
porta che molto spesso gli anziani
bisognosi non riescono ad avere
laiuto poich muoiono prima del-
larrivo dellaiuto o se sono fortu-
nati questa attesa impoverisce eco-
nomicamente le loro famiglie. Tut-
ti sappiamo che questo un mo-
mento storico in cui le risorse eco-
nomiche sono scarse, ma penso che
proprio in questi momenti asso-
lutamente indispensabile spendere
bene le poche risorse a disposizio-
ne ed evitare percorsi inutili e par-
ticolarmente costosi. Mi riferisco
ai ricoveri in Casa di Cura di an-
ziani in dimissione dagli ospedali
e alla riabilitazione ortopedica di
alcune Case di Cura dellarea fio-
rentina. Le dimissioni ospedaliere
di anziani che devono svolgere una
terapia antibiotica o poco pi sa-
rebbero pi opportune in alcune
RSA che in Casa di Cura sia per
migliori situazioni strutturali che
di personale ad un costo nettamen-
te inferiore per le RSA.
Da circa 15 anni proponiamo que-
sto alla Regione Toscana e alla ASL
10, ma ci viene risposto che ci sa-
rebbero problemi occupazionali,
ma quando le risorse economiche
scarseggiano la politica deve fare
delle scelte che possono essere an-
che pesanti, ma nellinteresse dei
cittadini.
Una riflessione a parte merita las-
sistenza ai pazienti affetti da Al-
zheimer: a mio avviso le persone
affette da tale malattia devono es-
sere assistite a casa fino a quando
possibile aiutando le famiglie con
assistenza domiciliare, centri diur-
ni e ricoveri di sollievo per la fa-
miglia in particolari condizioni. Le
RSA vogliono partecipare alle re-
te di assistenza territoriale per i pa-
zienti Alzheimer mettendo a dispo-
sizione le strutture e la professio-
nalit dei propri Operatori. Da al-
cuni mesi la ASL 10 sta cercando
di cambiare i moduli Alzheimer del-
le RSA, ma invece di guardare al-
lappropriatezza dei bisogni e alla
qualit delle prestazioni si guarda
solo al risparmio economico.
Le associazioni dei gestori di RSA
hanno avviato una collaborazione
con AIMA al fine di migliorare las-
sistenza allinterno delle RSA e al
fine di rendere sempre pi appro-
priate le risposte assistenziali. Per
concludere credo che molti servi-
zi pubblici che parlano di servizi
alla Persona con al centro il citta-
dino ed i suoi familiari, effettiva-
mente non pensino ci ma guardi-
no solo allaspetto economico pro-
ponendo il servizio meno costoso
e non quello pi appropriato per
quel cittadino: si predica bene e si
razzola male.
Slamo prontl a servlrvl...
|l gruppo VALGARDA ottre un
servlzlo ol olstrlbuzlone bevanoe caloe
e treooe speclcamente stuolato per le
eslgenze oelle comunlta e oelle
strutture cbe accolgono l'anzlano.
| vostrl ospltl, ourante l varl momentl
oella glornata avranno a olsposlzlone
un servlzlo personallzzato ol bevanoe:
catte, latte, tbe, cappucclno, blblte,
succbl, no al catte espresso maclnato
al momento, prooottl ol alta quallta.
Slamo prontl a servlre la
vostra struttura, olmlnuenoo
gll sprecbl eo ottlmlzzanoo
la gestlone oel personale.
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A un anno dallinsediamento di
Renata Polverini alla guida della
Regione Lazio, nonch nel ruolo
di commissario ad acta per le que-
stioni inerenti la sanit, arriva an-
che per noi, come imprenditori nel
settore dellassistenza alla terza
et, il tempo dei primi bilanci.
La prima osservazione sulle mo-
dalit di governo della nostra re-
gione senzaltro di metodo:
avremmo voluto, e abbiamo pi
volte chiesto, una maggiore con-
certazione che ci coinvolgesse, al
pari delle altre associazioni di ca-
tegoria, nelle decisioni inerenti il
piano sanitario regionale. Siamo
stati fermamente convinti che la
scelta di tagliare pi di 2800 posti
letto per acuti e 12 piccoli ospeda-
li nel Lazio dovesse andare di pa-
ri passo con la costruzione, grazie
al contributo di tutte le parti socia-
li, di unidea strategica di svilup-
po dei servizi territoriali. Solo co-
s il piano sanitario sarebbe stato
una vera opportunit per rilancia-
re la sanit della nostra regione,
contenendo la spesa ma, al con-
tempo, fornendo ai cittadini rispo-
ste adeguate ad ogni tipologia di
bisogno.
Le riconversioni dei piccoli noso-
comi di provincia, per esempio,
possono senzaltro rappresentare
unopportunit per la creazione di
nuovi posti in RSA, di cui il La-
zio carente (ne mancano circa 8
mila), ma, fino ad ora, abbiamo as-
sistito solo agli annunci delle chiu-
sure senza poter intravedere idee
chiare di sviluppo. Conoscendo
bene lentit dei bisogni dei nostri
territori, avremmo po-
tuto indicare allAm-
ministrazione le ipote-
si pi facilmente per-
corribili per immagina-
re il futuro di questo
piano, fino ad ora pen-
sato esclusivamente in
una visione ragionieri-
stica. Non difficile
immaginare che le
eventuali nostre propo-
ste, figlie di un con-
fronto che purtroppo
mancato, avrebbero aiutato anche
la popolazione delle province ad
accettare meglio la necessit di ri-
pensare la sanit del Lazio.
In questo contesto la Regione, in
attuazione della normativa nazio-
nale, ha avviato le procedure per
laccreditamento istituzionali del-
le strutture private, tra queste an-
che centinaia di RSA. Giudichia-
mo il sistema adottato, peraltro ba-
sato sullautocertificazione a livel-
lo informatico, troppo farragino-
so, tanto da rischiare di paralizza-
re il lavoro in molte delle nostre
strutture associate. Dal mese di
aprile inizieranno i controlli degli
enti preposti. Solo a posteriori, po-
tremmo valutare lefficacia di que-
sto sistema e la ricaduta sulla qua-
lit dei servizi. Ci preoccupa na-
turalmente la modifica dei requi-
siti organizzativi interni, per cui
avevamo chiesto alla Regione di
attendere e di aprire un tavolo se-
rio di confronto, come per la ri-
classificazione dei pazienti nei li-
velli di assistenza. Il nostro timo-
re che questa politica possa ave-
re come ricaduta una riduzione
complessiva della qualit dei ser-
vizi.
Pi proficuo il confronto in mate-
ria di strutture sociali per anziani.
Dobbiamo rendere merito allas-
sessore regionale alle Politiche So-
ciali, Aldo Forte, e al suo staff di
aver valorizzato il ruolo delle as-
sociazioni nelladozioni di impor-
tanti decisioni. Cos, grazie a un
confronto serrato durato qualche
Pro Terza Et
24
Sebast i ano Capurso
Lazio, le st rut t ure
per anziani
chiedono pi
concert azione
Sono appena t ermi nat e l e procedure per l accredi t ament o
i st i t uzi onal e; al vi a l a f ase dei cont rol l i
mese, Anaste Lazio riuscita a por-
tare a casa la DGR 17/2001, che
introduce, per le strutture gi fun-
zionanti, deroghe ai requisiti pre-
scritti dalla DGR 1305 del 2004,
in termini sia strutturali sia orga-
nizzativi.
Il vero grande problema per le no-
stre strutture, rimane, per, quel-
lo dei ritardi nei pagamenti. Per
quanto concerne la quota sanita-
ria, il sistema della cessione dei
crediti riesce a fornire alle nostre
imprese la liquidit indispensabi-
le per far fronte alla gestione. Di-
versamente per la quota a carico
delle famiglie, arrivata ormai al
50% di quella totale, non sono sta-
te trovate soluzioni efficaci. E
sempre pi difficile, infatti, nei ca-
si di impossibilit a far fronte al-
la spesa da parte dellutente, riu-
scire a vedersi liquidate dai comu-
ni di residenza le fatture inerenti
la quota sociale. Una situazione,
quindi, che non ci permette di ab-
bassare la guardia, ma ci costrin-
ge a rivendicare, ancora una vol-
ta, un ruolo attivo nei confronti
delle Istituzioni.
25
ANASTE LAZIO
2TSYJGT[J8UF
Te| 0733 974385
\\\RTSYJGT[JNY
Pro Terza Et
26
Anast e Cal abri a
Regi one Cal abri a condannat a: i l Tri bunal e di Cat anzaro
accogl i e i l ri corso present at o da due Case Prot et t e.
Lobbligazione nasce dalla legge
e non dal cont rat t o
Regione Calabria condannata:
Lobbligazione nasce dalla legge e non dal contratto
IL FONDO SOCIALE OBBLIGATO EX LEGE
A PARTECIPARE ALLA SPESA PER LACQUISTO
DI PRESTAZIONI SOCIOSANITARIE IN RSA
E CASE PROTETTE.
ta sottoscrizione da parte del Set-
tore Politiche Sociali dei necessari
contratti, che per gli anni 2008 e
2009 erano stati stipulati solamen-
te tra le singole strutture e lASP
di Cosenza, senza la comparteci-
pazione del medesimo Settore Po-
litiche Sociali.
Ma, con una decisione destinata a
costituire un importante preceden-
te giurisprudenziale atteso leleva-
to numero di Strutture che versa-
no in analoga situazione, i Giudici
della II Sez. Civ. del Tribunale di
Catanzaro, facendo proprio liter
logico giuridico seguito dal difen-
sore delle sunnominate strutture,
basato su una puntuale e minuzio-
sa ricostruzione delle disposizioni
normative di rango comunitario,
statale e regionale regolatrici della
materia, hanno ritenuto che lob-
bligazione di pagamento gravi sul-
la Regione in virt di precise dispo-
sizioni di legge, a nulla rilevando la
mancata sottoscrizione dei contrat-
ti in oggetto anche da parte del pre-
detto Ente locale.
Accogliendo le tesi difensive pro-
spettate dallAvv. Fernando Gida-
ro (Legale ANASTE-Calabria), il
Tribunale ha infatti affermato che,
per effetto delle disposizioni reca-
te dalla normativa che regola la ma-
teria, solo le Aziende Sanitarie sono
chiamate a stipulare accordi con le strut-
ture private, mentre la Regione non ri-
sulta parte necessaria dellaccordo con-
trattuale.
Il Presidente dellANASTE-Cala-
bria (alla quale le ricorrenti aderi-
scono), Dr. Michele Garo, nel com-
mentare le pronunce del Giudice
Ordinario del capoluogo calabrese,
ha espresso tutta la propria soddi-
sfazione per una decisione che po-
trebbe rappresentare il giusto rime-
dio agli enormi problemi finanzia-
ri causati alle strutture sociosanita-
rie private dal comportamento man-
tenuto dal Settore Politiche Socia-
li della Regione Calabria successi-
vamente allemanazione della LR
22/2007, di ripartizione della spe-
sa sociosanitaria tra Fondo Sociale
e Fondo Sanitario.
Lobbligo di partecipazione al pagamen-
to delle prestazioni socio-sanitarie rese da
strutture private discende direttamente dal-
la normativa.
Con questa motivazione, la II Sez.
Civ. del Tribunale di Catanzaro ha
accolto i ricorsi presentati contro la
Regione Calabria dalle strutture San
Pio e Madonna dellImmacolata e
Villa Azzurra, entrambe operan-
ti nella Provincia di Cosenza, liqui-
dando in favore delle stesse la com-
plessiva, lingente somma pari a cir-
ca 940.000,00 oltre interessi e spe-
se processuali.
Con ricorso al Tribunale Ordina-
rio del Capoluogo, le due struttu-
re - rappresentate e difese dallAvv.
dallAvv. Fernando Gidaro - lamen-
tavano il mancato pagamento, per
gli anni 2008 e 2009 della quota ret-
ta posta dalla LR 22/2007 a carico
del Fondo Sociale Regionale gesti-
to dal Dipartimento Lavoro, Set-
tore Politiche Sociali, e chiedeva-
no la condanna dellEnte regiona-
le in quanto tenuto ope legis al pa-
gamento delle prestazioni erogate
e fatturate.
Costituitasi in giudizio, la Regione
Calabria chiedeva il rigetto delle
domande attoree stante la manca-
27
Oltre 150 Strutture socio-sanitarie
private accreditate calabresi sono
in stato di agitazione perch ormai
da 15 mesi non ricevono il paga-
mento della quota sociale delle ret-
te per le Case Protette, Rsa anzia-
ni e disabili, Comunit per perso-
ne psichiatriche, etc. Oltre 80 mln
di euro.
Con una ricaduta violenta su circa
4000 operatori ed operatrici che,
ormai, da molti mesi non percepi-
scono pi lo stipendio. Le Struttu-
re, infatti, non possono avere ac-
cesso al credito perch le banche
calabresi e le societ finanziarie
non accettano pi la cessione del-
le fatture, proprio a causa di con-
trasti allinterno della Regione su
chi debba pagare la quota sociale,
se il Dipartimento Tutela della Sa-
lute (come aveva deciso la legge
regionale n. 8/2010) oppure il Set-
tore Regionale Politiche sociali (co-
s come voluto da un decreto del
Commissario al Piano di rientro del
settembre 2010).
Un problema assurdo che si trasci-
na da molti mesi e che mette a ri-
schio la sopravvivenza delle strut-
ture.
Si ormai arrivati allassurdo che
la Regione obbliga le Strutture ac-
creditate a garantire la continuit
assistenziale a circa 4500 cittadini
calabresi, le Strutture non hanno
pi la dovuta liquidit per pagare
fornitori, utenze e stipendi e gli
operatori, ricattati dal fatto che le
Strutture potrebbero ormai chiude-
re per mancanza di risorse, si so-
no accollati il costo della gestione
delle prestazioni.
Neanche i recenti incontri presso
la sede Commissariale del Dipar-
timento alla Salute, alla presenza
anche del Settore regionale Politi-
che sociali, sono serviti a chiarire
la problematica.
E ci perch il vero problema sta
nel fatto che la Regione, a fronte
dei servizi che deve erogare per ga-
rantire i Livelli essenziali di assi-
stenza, non riesce a trovare allin-
terno del proprio bilancio circa 40
mln di euro per il 2011 e una pari
somma per il 2010. E ci nonostan-
te continua a ricoverare e a chie-
dere alle Strutture di garantire la
continuit assistenziale.
Ormai, per, sia le Strutture che gli
Operatori, non possono pi suppli-
re alla incapacit politica di assu-
mersi la responsabilit economica
per finanziare servizi ad esclusiva
titolarit regionale.
Vista la gravit della situazione,
lANASTE, unitamente alle altre
Associazioni di categoria, hanno
chiesto al Presidente Scopelliti di
trovare, in tempi tretti, la soluzio-
ne al problema delle risorse e al
problema di chi debba pagare alle
Strutture la quota sociale delle ret-
te per i servizi socio-sanitari.
Se ci malauguratamente non do-
vesse avvenire, le quattro Asso-
ciazioni regionali di categoria, ol-
tre ad avviare una fase di sciope-
ri regionali, sono pronte ad assu-
mere una decisione dolorosa ma
inevitabile per garantire la soprav-
vivenza delle strutture che assicu-
rano assistenza ad anziani e disa-
bili, ma che hanno materialmen-
te esaurito le risorse necessarie a
garantire quella stessa assistenza:
e cio, la decisione da parte delle
strutture di passare allassistenza
indiretta per quanto concerne la
quota sociale, con la drammatica
conseguenza che dovranno esse-
re le famiglie degli assistiti a do-
vere sostenere la spesa (che in al-
cuni casi giunge a coprire il 60%
della retta giornaliera) che la Re-
gione, assurdamente, si rifiuta di
sostenere. Fino alla richiesta for-
male alle Asp di dimettere le 4500
persone ospiti di cui almeno il
70% necessita di cure sanitarie
continue.
E una situazione non pi control-
labile e che, pertanto, richiede de-
cisioni regionali operative serie e
definitive.
Anast e Cal abri a
Le st rut t ure sociosanit arie privat e
al collasso
Mi chel e Assandri
L uni f ormi t t ari f f ari a i n Pi emont e,
ri mane un abbagl i o per ut ent i e gest ori .
Unif ormit t arif f aria in Piemont e
Non sono stati sufficienti 10 an-
ni, dal novembre del 2001, per ga-
rantire luniformit delle presta-
zioni residenziali su tutto il terri-
torio piemontese.
Dal D.P.C.M. 2001 sui livelli es-
senziali di assistenza siamo pas-
sati alla D.G.R. 17-15226 del 30
marzo 2005, alla D.G.R. 2-3520
del 31 luglio 2006, alla D.G.R.
39-9365 del 1 agosto 2008, per
finire con la D.G.R. 64-13649 del
22 marzo 2010: tutte con lo stes-
so obiettivo di raggiungere luni-
formit, tutte con lo stesso risul-
tato di non averlo raggiunto.
C quasi dellincredibile nellos-
servare larenarsi della volont
politica delle diverse Giunte de-
liberanti, di fronte alla volont
ostativa dei Direttori Generali del-
le ASL: e la situazione rappresen-
tata nella cartina accanto, lascia
ogni dubbio sulla criticit denun-
ciata.
Mentre la Bicamerale del 26 mar-
zo scorso ha deliberato laccor-
do sul federalismo regionale, raf-
forzando, quindi, il principio dei
costi standard sanitari, in Piemon-
te siamo rimasti fermi al palo del-
la differenziazione tariffaria del-
le prestazioni residenziali per an-
ziani.
E questa differenziazione vuol di-
re anche eterogeneit dei livelli
essenziali di assistenza garantiti
ai cittadini, perch quando il fi-
nanziamento pubblico oscillan-
te, anche i servizi da esso renu-
merati variano, senza dimentica-
re che, e spesso accade, ci posso-
no essere risvolti negativi per il
rispetto dei diritti dei lavoratori
impiegati nel settore socio-sani-
tario.
Infatti, anche le organizzazioni
sindacali dei lavoratori sono coin-
volte nella discussione al Tavolo
Regione-Territorio per lapplica-
zione dei Lea dellarea socio-sa-
nitaria, al fine di assicurare lap-
plicazione dei Contratti colletti-
vi di lavoro in modo uniforme,
ma cos non stato.
Dal 2010 sono stati ripresi gli in-
contri del Tavolo di Concertazio-
ne Permanente, previsto dal
CCNL Anaste, e malgrado lim-
pegno di CGIL, CISL e UIL, gli
sforzi congiunti non hanno dato i
risultati attesi.
Tutti eravamo concordi che lul-
tima fase di adeguamento fosse
rappresentata dalla D.G.R. 64-
13649 del 22 marzo 2010, e i fat-
ti hanno dimostrato che la nostra
sensazione era sbagliata.
Lultima Assemblea Regionale
2010 dellAnaste Piemonte, su
proposta del Consiglio Direttivo,
ha deliberato allunanimit di in-
traprendere lazione giudiziaria
nei confronti dellASL TO 3, che
ha rifiutato ogni forma di intera-
zione con i gestori locali, obbli-
gati a rimanere bloccarti alle ta-
riffe stabilite dalla D.G.R. 17 del
2005, senza nemmeno riconosce-
re annualmente la rivalutazione
Istat.
E vero che, rispetto alla situazio-
ne antecedente alla D.G.R. 17 del
2005, cresciuto il livello di uni-
formit, ma altrettanto vero che
non si pu assistere inermi ad un
processo di gestione dei Lea, in
cui i Direttori Generali delle ASL
non rispondono alla regia dellAs-
sessorato regionale.
Su questo ultimo aspetto, Anaste
Piemonte ha stretto una forte col-
laborazione con la Fondazione
Promozione Sociale di Torino, che
raggruppa lassociazionismo de-
gli Utenti del servizio sanitario,
appoggiando la manifestazione
del 5 aprile davanti alla sede del
Consiglio Regionale, per chiede-
re pi dignit nel trattamento as-
sistenziale del disabile.
Dallaprile 2010, della riforma del
servizio sanitario piemontese si
sono visti solo gli effetti negati-
vi: ossia, il blocco degli inseri-
menti nei posti letto convenzio-
nati per anziani e disabili.
Mentre il documento contenente
il piano di rientro presentato al
Ministro Fazio spiega che il con-
tenimento della spesa sanitaria del
Piemonte passa attraverso la ra-
zionalizzazione della rete ospe-
daliera, e il potenziamento dei ser-
vizi territoriali.
Allora, sorge spontaneo un inter-
rogativo: le Residenze per anzia-
Pro Terza Et
28
ni non autosufficienti sono una ri-
sorsa del territorio, o appartengo-
no al circuito delle cure ospeda-
liere?
Ovviamente, si tratta di una do-
manda provocatoria, per stimola-
re il governo regionale a non con-
fondere fra le righe gli obiettivi
dichiarati con quelli realizzati.
Lattenzione dellAnaste Piemon-
te sempre stimolata dai gestori,
che in quanto sani imprenditori
vedono nellUtente un alleato, e
nel mal governo un nemico.
29
UNIFORMIT TARIFFARIA IN PIEMONTE
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UNIFORMIT TARIFFARIA IN PIEMONTE
L
o sviluppo economico, nono-
stante i suoi devastanti effet-
ti sulle societ e lambiente,
resta il principale obiettivo delle
agenzie internazionali, dei governi
nazionali e delle corporazioni tran-
snazionali che sono naturalmente i
suoi principali sostenitori e benefi-
ciari. Ci viene giustificato col fat-
to che solo lo sviluppo, e ovvia-
mente il libero commercio glo-
bale che alimenta, pu sradica-
re la povert. Oggi quasi nessu-
no di coloro che occupano po-
sizioni di comando sembra di-
sposto a mettere in discussione
questa tesi, sebbene non sia so-
stenuta da prove teoriche n em-
piriche, n serie.
Tanto per cominciare, si consi-
deri che poco dopo la Seconda
Guerra Mondiale, quando il
commercio mondiale e lo svi-
luppo economico erano davve-
ro in atto, quello aumentato di di-
ciannove volte e questo non meno
di sei volte una performance sen-
za precedenti. Appare evidente che
se questi processi fornissero vera-
mente la risposta alla povert mon-
diale, allora questa dovrebbe ormai
essere stata ridotta a poco pi di un
vago ricordo del nostro barbarico e
sottosviluppato passato. Invece,
vero il contrario. In Indonesia, la po-
vert aumentata del 50% dal 1997,
nella Corea del Sud raddoppiata
durante lo stesso periodo, in Russia
cresciuta dal 2,9% al 32,7% solo
tra il 1966 e il 1998. Come nota lIn-
ternational Labour Organization
(ILO) nel suo Rapporto 2000, pra-
ticamente la stessa cosa successa
dappertutto, in Sud America come
ai Caraibi. Ci che soprattutto col-
pisce che, secondo lILO, la per-
centuale di reddito globale percepi-
to dal 20% pi povero della popo-
lazione tra gli anni dal 1960 al 1977
diminuita dal 2,3% all1%, ossia
di pi della met, mentre solo negli
ultimi cinque anni il numero di per-
sone che vivono in condizioni di po-
vert estrema nel mondo aumen-
tato di 200 milioni, principalmente
nellAfrica sub-sahariana, in Asia
centrale, nellEuropa dellEst e nel
sud-est dellAsia.
La povert aumentata in modo pi
impressionante anche nel ricco mon-
do industriale, dove il tasso di disoc-
cupazione tra il 1997 e il 1998 pi
che raddoppiato, crescendo dal 2,8%
al 6,3% per gli uomini e dal 3,2% al
7,4% per le donne. Significativa-
mente, la disoccupazione a lungo
termine, definita come disoccupa-
zione che dura uno o pi anni, sa-
lita in molti paesi molto pi rapida-
mente della disoccupazione totale.
In Svezia, ad esempio, cresciuta
dal 5,5% della disoccupazione tota-
le nel 1980 al 20,6% nel 1997
4
. Se-
condo John Carvel, responsabile de-
gli affari sociali di The Guar-
dian, 37 milioni di persone so-
no attualmente disoccupate nei
ricchi paesi industriali, 100 mi-
lioni sono senza tetto e quasi
200 milioni hanno una speran-
za di vita di meno di 60 anni.
Persino nel Regno Unito, pae-
se che ha inventato lindustria
e dominato la scena economi-
ca per decenni, il numero di
adulti in famiglie con meno di
met del reddito medio (che
lindice di povert preferito og-
gi in quel paese) aumenta-
to di un milione sopra il livello agli
inizi degli anni Novanta e il nume-
ro ora pi che raddoppiato rispet-
to agli inizi degli anni Ottanta
5
.
Per gente ragionevole questi fatti do-
vrebbero essere abbastanza per scre-
ditare la tesi che lo sviluppo forni-
sce i mezzi, e tanto meno i soli mez-
zi, per sradicare la povert. Ma per
i sostenitori dello sviluppo ci ov-
viamente indica semplicemente che
lo sviluppo non ha proceduto abba-
stanza in fretta. Essi sono semplice-
mente incapaci psicologicamente di
mettere in discussione quello che
il fondamentale principio della reli-
31
saggi o di Edward Gol dsmi t h
Perch lo sviluppo crea povert
Pro Terza Et
32
PERCH LO SVILUPPO CREA POVERT
gione secolare di oggi. Vinod Tho-
mas, vicepresidente della World
Banks Education afferma che per
invertire questa tendenza economi-
ca lo sviluppo cruciale. Egli pre-
senta come modello il sud-est del-
lAsia: Se lAfrica sub-sahariana
avesse seguito quel modello nei tre
passati decenni, lo standard di vita
sarebbe quadruplicato invece di sta-
re ancora appena in piedi, e la po-
vert sarebbe diminuita, non aumen-
tata
6
. Naturalmente, egli non dice
che nel sud-est dellAsia anche la
povert aumentata durante lo stes-
so periodo e che solo llite ha be-
neficiato, daltronde temporanea-
mente, di un boom economico che
era poco pi di una bolla, peraltro
gi sgonfiata.
significativo che la povert non
sia vista come un problema isolato,
ma come la causa di tutti gli altri no-
stri problemi. Cos, la Food and Agri-
cultural Organization delle Nazioni
Unite (FAO) insiste nel sostenere
che se la gente ha fame perch
povera e non pu permettersi di com-
prare il cibo di cui ha bisogno, men-
tre il World Health Organization
(WHO) ci assicura altres che se la
gente si ammala e muore giovane
perch povera e non pu permet-
tersi le medicine che la guarirebbe.
La risposta sia alla fame che alla ma-
lattia perci lo sradicamento del-
la povert, e dunque pi sviluppo.
Cos la povert equiparata
al sottosviluppo, il che vuol
dire che, per definizione, so-
lo lo sviluppo pu sradicarla.
Nelle condizioni economiche
in cui viviamo oggi, questo
probabilmente vero, ma quel-
lo che dobbiamo capire che,
definendo in questo modo la
povert, in termini puramen-
te monetari, presupponiamo
che il denaro sempre stato,
e sempre deve essere, un requisito -
come pi chiaramente oggi - per
soddisfare i bisogni reali. Se credia-
mo questo, comunque, perch sia-
mo abituati a guardare i crescenti
problemi con i quali oggi ci confron-
tiamo interamente alla luce delle bre-
ve e totalmente aberrante esperien-
za della societ industriale in cui vi-
viamo, che ci hanno insegnato a con-
siderare come la norma.
Cos allora lo sviluppo? Perch crea
povert?
Ci che tendiamo a dimenticare
che nelle famiglie e comunit tradi-
zionali, nelle quali abbiamo vissuto
per forse il 95% del nostro soggior-
no su questo pianeta, si progettava-
no villaggi, si costruivano case, il
cibo veniva prodotto, preparato e di-
stribuito, i bambini erano allevati ed
istruiti, ci si prendeva cura di vec-
chi e malati, si organizzavano e ce-
lebravano cerimonie religiose, si
svolgevano funzioni di governo e
tutto questo in forma completamen-
te gratuita. Ci era possibile, come
ha notato il grande storico delleco-
nomia Karl Polany, perch in tali so-
ciet leconomia era incastrata in
relazioni sociali
7
. Tutte le funzio-
ni che oggi considereremmo econo-
miche erano compiute per ragioni
sociali piuttosto che economiche,
principalmente per soddisfare rela-
zioni di parentela e ottenere presti-
gio sociale.
Lo sviluppo cambia tutto questo, im-
plicando soprattutto il graduale scio-
glimento dal loro contesto sociale di
tutte quelle funzioni prima svolte
gratuitamente, la loro monetizzazio-
ne e il loro assorbimento da parte
dello stato e delle corporazioni. Ci
stato insegnato a vedere questo
processo come uno degli accettabi-
li costi del progresso, e per questo
pochi sembrano aver considerato le
sue reali implicazioni. La prima
che si pu predire in anticipo che un
ampio settore della societ non sa-
r semplicemente capace di acqui-
stare il denaro per pagare il cibo, la
casa e le altre necessit di vita, che
sono state monetizzate e che prima
erano ottenute gratuitamente attra-
verso il normale funzionamento di
famiglie e comunit. Per questa sem-
plice ragione, lo sviluppo pu solo
33
PERCH LO SVILUPPO CREA POVERT
creare un grande numero di poveri
e disgraziati, e il loro numero pu
solo crescere con lavanzare dello
sviluppo, ancor di pi diventando
questultimo globalizzato.
Ovviamente, siamo stati addestrati
a credere che i popoli preindustria-
li, che vivevano in economie non
monetarie, erano poveri ma que-
sto semplicemente falso. Questi
popoli avevano una vita culturale e
cerimoniale ricca, e nel complesso
vivevano in un ambiente relativa-
mente non guastato. Di solito, era-
no anche ben nutriti e in perfetta sa-
lute fino a quando i loro modelli
culturali furono scombussolati dal-
la colonizzazione e pi tardi dallo
sviluppo economico, e il loro am-
biente naturale distrutto. I primi viag-
giatori in terre lontane avevano sem-
pre notato quanto in buona salute e
ben nutriti fossero i popoli tradizio-
nali da essi visitati. Cos, Mungo
Park, nel suo Travels in Africa, ci
dice che il fiume Gambia abbonda
di pesci e che la natura con mano
generosa ha dato agli abitanti del-
la zona le benedizioni della fertili-
t e dellabbondanza
8
. Poncet e Bre-
vedent, due viaggiatori francesi del-
lOttocento, notarono che larea di
Gezira, in Sudan, ora occupata da
erosi campi di cotone, era un tempo
coperta di foreste e piante fruttife-
re e ben coltivate, e che era chia-
mata Terra di Dio (Belad-Allah) per
la sua grande abbondanza
9
. Ne vi
ragione di supporre che gli abori-
geni australiani, oggi considerati i
pi poveri tra i poveri, fossero sem-
pre a corto di cibo. Sir George Grey,
governatore generale della Nuova
Zelanda nella prima met del XIX
secolo, ha trascorso molto tempo in
mezzo a loro e ha sostenuto di aver
sempre trovato la pi grande abbon-
danza nei loro rifugi. Molti moder-
ni antropologi hanno notato quanto
fossero in buona salute e ben
nutriti i popoli tribali, con cui
vivevano, e come la loro ali-
mentazione e il loro stato di
salute si deteriorassero non
appena adottavano lo stile di
vita dei loro colonizzatori.
R.R. Thaman dellUniversi-
ty of the South Pacific, ad
esempio, osserva che prima
del contatto con gli europei,
gli abitanti della Melanesia,
Polinesia e Micronesia, avevano ge-
neralmente abbondanti risorse di ci-
bo, ed erano quasi universalmente
riconosciuti per essere popoli dal su-
periore tipo fisico, robusti e in buo-
na salute. Anche quegli atolli e iso-
le calcaree coralline dove il cibo era
relativamente scarso avevano frut-
ti degli alberi del pane, noci di coc-
co, pandano, spesso taro, una varie-
t di piante selvatiche commestibi-
li e ricche risorse marine. Gli ultimi
anni, comunque, hanno visto un
drammatico deterioramento della sa-
lute degli abitanti delle isole del Pa-
cifico. La crescente tendenza verso
unalimentazione in stile occidenta-
le ha portato con s un aumento nel-
lincidenza delle cosiddette malat-
tie della civilt, in particolare ma-
lattie cardiache, carie e diabeti ma-
lattie quasi sconosciute pochi decen-
ni fa. In Micronesia il numero di per-
sone curate per malattie cardiache
nei locali ospedali triplicato tra il
1958 e il 1972 un incremento spie-
gabile con i cambiamenti nellali-
mentazione e lo stress della vita mo-
derna
10
. Innumerevoli altri studi
nelle isole del Pacifico e in ogni al-
tra parte del mondo dipingono lo
stesso quadro
11
.
In altri termini, i popoli tribali e gli
altri popoli tradizionali non aveva-
no bisogno di sviluppo economico
e del denaro che esso fornisce per
essere in buona salute e ben nutriti.
Molto significativamente, ledizio-
ne 2001 del World Development In-
dicators (WDI) della Banca mon-
diale mostra Cuba il solo paese in
via di sviluppo, ad eccezione della
Corea del Nord, che dal 1960 non
ha ricevuto prestiti della Banca mon-
diale, e che ha avuto una crescita
economica anemica, in testa a tut-
ti gli altri paesi poveri nelle statisti-
Obiettivi
Il Corso di Laurea caratterizzato da un percorso formativo che, a partire da una preparazione
culturale giuridica ed economica di base, sviluppa competenze speciche nel campo della gestione
amministrativa, della programmazione e dell'organizzazione dei servizi socio assistenziali e sociosa-
nitari ad elevata integrazione, in particolare:
nelle residenze sanitarie assistenziali
nellassistenza domiciliare integrata
nelle semiresidenze con disabili
nelle amministrazioni pubbliche centrali e locali
nelle aziende sanitarie
nelle aziende per i servizi alle persone
negli Enti Pubblici e Privati che collaborano per la realizzazione del welfare del Paese
Destinatari
Il Corso di Laurea rivolto a tutti coloro che intendono acquisire le cono-
scenze professionali utili alla formazione dei moderni dirigenti dellarea
sanit afnch siano in grado di:
interpretare efcacemente il cambiamento e l'innovazione
organizzativa in atto
collaborare con gli organi pubblici nelle attivit di
progettazione, realizzazione e valutazione delle iniziative
dirette a favorire lo sviluppo sociale
Il percorso formativo garantisce, inoltre, unelevata versatilit nelle
tematiche pi ampie della funzione amministrativa, organizzativa e
gestionale; nelle amministrazioni e negli enti pubblici; nelle impre-
se private e del terzo settore con riferimento all'area socio assi-
stenziale e sociosanitaria.
E previsto il riconoscimento dei crediti CFU per le
conoscenze e le abilit professionali pregresse, per
quelle maturate in attivit formative di livello post-
secondario e per gli esami precedentemente soste-
nuti, purch compatibili con lordinamento dei
corsi di laurea.
Link Campus University of Malta
Via Nomentana, 335 - 00162 Roma - Italia
tel. +39 06 40400224/226 - fax +39 06 853709211
www.unilink.it - relazioniesterne@unilink.it
A.Na.S.T.E.
Associazione Nazionale
Strutture Terza Et
Via dei Gracchi,137 - 00192 Roma
tel. 06/97840505 - 06/97840508 - 06/45435266
fax 06/45435291
anaste@tin.it - anaste@anaste.com
In partnership con
per ulteriori informazioni:
Componenti Comitato scientico
Prof. Guglielmo Bruno - Presidente;
Prof. Vincenzo Mennella;
Prof. Bruno Ferraro;
Prof. Antonio Golini;
Prof. Carlo Hanau;
Prof.ssa Colomba Calcagni Antoniotti
Prof. Joseph Mifsud
Hon. Francis Agius
Prof. Roberto Suriani
Pro Terza Et
36
PERCH LO SVILUPPO CREA POVERT
che relative alla salute e allistruzio-
ne. Persino Joe Ritzen, vice presi-
dente della Banca per la politica di
sviluppo, non pu evitare di restare
impressionato. Egli nota che il siste-
ma cubano estremamente produt-
tivo nei settori sociali, ma non pu
non osservare criticamente che es-
so non d alla gente occasioni di pro-
sperit. Ma gli si potrebbe chiede-
re, quale uso si fa della prosperit,
se ha un effetto negativo nei setto-
ri sociali?
12
.
Ci che importante che questi po-
poli preindustriali non si sentivano
poveri. Quando Laurens van der Post
volle fare un regalo agli amici bosci-
mani presso i quali aveva soggior-
nato, come segno della sua gratitu-
dine per la loro ospitalit, semplice-
mente non sapeva cosa dare loro.
Eravamo umiliati dalla consapevo-
lezza di quanto poco potessimo da-
re ai boscimani. Quasi ogni cosa,
probabilmente, sembrava rendere
loro la vita pi difficile, aumentan-
do i rifiuti e il peso della loro routi-
ne quotidiana. Non possedevano pra-
ticamente beni: una cinghia, una co-
perta e una cartella di cuoio. Non
c niente che non potessero assem-
blare in un minuto, riporre nelle lo-
ro ceste e trasportare sulle loro spal-
le per un viaggio di mille miglia.
Non avevano il senso del possesso
13
.
Etichettarli come completamente
poveri equivale a non cogliere les-
senziale, per i boscimani, che vive-
vano nel loro ambiente naturale, e
non si sentivano in alcun modo sven-
turati per la loro mancanza di beni
materiali. Helena Norberg-Hodge,
che ha trascorso molto del suo tem-
po durante gli ultimi trentanni in
Ladakh, una societ tibetana sull-
Himalaia che politicamente appar-
tiene dellIndia, e che fino ad epo-
ca recente era in gran parte isolata
dal mondo esterno, pienamente
daccordo. Quando per la prima vol-
ta si rec in Ladakh, alla met degli
anni Cinquanta, racconta come un
giovane ladakho le fece visitare il
suo lontano villaggio chiamato He-
mis Shukpachan. Ella rimase im-
pressionata dalla bellezza e spazio-
sit delle case. Ma dove vivono i
poveri? chiese. Egli rest sbalordi-
to da questa domanda. Quando spie-
g cosa intendeva per povero, egli
scosse la testa e rispose: Non ab-
biamo nessuno cos. Oggi, tutto
cambiato. I ladakhi si affollano in-
torno ai turisti chiedendo denaro
siamo cos poveri in Ladakh, di-
cono loro pietosamente
14
. Essi in-
fatti sono stati ridotti in povert dal
recente sviluppo economico che ha
gi devastato la loro societ e il lo-
ro ambiente naturale e creato i mol-
ti nuovi e artificiali bisogni che,
per la maggior parte della gente, non
potranno mai presumibilmente es-
sere soddisfatti.
Essi erano differenti persino alla cor-
te degli imperatori cinesi della dina-
stia Manci, prima che quel paese
subisse linfluenza occidentale. Co-
s, limperatore Chien Lung non fu
minimamente impressionato dai ma-
nufatti regalatigli dallemissario bri-
tannico di re Giorgio III, che cerca-
va di stabilire rapporti diplomatici
con il suo paese. Egli rigett la ri-
chiesta britannica e sped una lette-
ra a re Giorgio che si concludeva
con le seguenti parole:
Dominando il vasto mondo, mi pre-
figgo di mantenere una perfetta am-
ministrazione e di soddisfare le fun-
zioni statali. Oggetti strani e costo-
si non mi interessano Come il vo-
stro stesso ambasciatore pu vede-
re, abbiamo ogni genere di cose. Io
non do valore a oggetti strani o in-
gegnosi, e non intendo usare i ma-
nufatti del vostro paese
15
.
Questo atteggiamento non potreb-
be esserci pi estraneo. Il nostro ap-
petito di beni materiali e congegni
tecnologici sembra insaziabile. In-
fatti, la nostra ricchezza e il nostro
benessere sono normalmente valu-
tati sulla base del nostro accesso ad
essi. senza alcun dubbio vero che
oggi abbiamo bisogno di molti be-
ni materiali e apparecchi tecnologi-
ci, ma non perch ne abbiamo unin-
trinseca necessit, bens perch, nel-
le aberranti condizioni nelle quali
viviamo, molti sono richiesti allo
scopo di soddisfare necessit biolo-
giche, sociali, spirituali ed estetiche
che in normali condizioni erano una
volta soddisfatte gratuitamente.
Nessuna parola per indicare la po-
vert Serge Latouche, che ha a lun-
go lavorato tra i quartieri poveri ra-
pidamente sviluppati delle citt del-
lAfrica occidentale, ci racconta, nel
37
PERCH LO SVILUPPO CREA POVERT
suo istruttivo libro Laltra Africa,
che nelle principali lingue africane
addirittura non c una parola per
povert, almeno nel senso economi-
co del termine, che egli vede come
uninvenzione occidentale. Le pi
vicine sono le parole che indicano
un orfano
16
. Marshall Salins fa la
stessa osservazione nel suo citatis-
simo saggio The Original Affluent
Society.
I popoli pi primitivi del mondo pos-
siedono pochi beni, ma non sono po-
veri. Povert non significa avere po-
chi beni, n propriamente una re-
lazione tra mezzi e fini; soprattut-
to una relazione tra persone. La po-
vert uno stato sociale. Come ta-
le, uninvenzione della civilt
17
.
In questo senso, la povert non as-
sociata a una mancanza di denaro,
ma piuttosto allassenza di un rap-
porto sociale. Per Latouche, la vera
idea di povert concepibile solo in
una societ individualistica, come
quella che lo sviluppo necessaria-
mente provoca. Si riferisce soprat-
tutto allimpotenza del sociale iso-
lato. In una societ non-individua-
listica, ci dice Latouche, il gruppo
nellinsieme non n ricco n pove-
ro
18
. Julius Nyerere diceva grosso
modo la stessa cosa. Per lui, in una
societ africana nessuno soffriva
la fame, o di cibo o di dignit uma-
na, perch privo di ricchezza perso-
nale; ciascuno dipendeva dalla ric-
chezza posseduta dalla comunit del-
la quale era membro
19
.
Molti di coloro che nel mondo mo-
derno sono economi-
camente poveri sono
anche quelli che han-
no un sostegno fami-
liare minimo. Si pu
includere in questam-
bito il crescente nume-
ro di anziani in gran
parte abbandonati dal-
le loro famiglie e di-
pendenti da una mise-
rabile pensione stata-
le appena sufficiente
per sopravvivere. Possiamo altres
includere molte madri separate e i
loro bambini. Nel 1974, il noto psi-
cologo infantile Bronfenbrenner os-
servava che del numero di bambi-
ni statunitensi sotto i sei anni che vi-
vevano in povert, il 45% di loro
erano membri di famiglie di genito-
ri separati
20
.
In Australia, Canada, Germania,
Lussemburgo, Olanda, Norvegia e
Usa, le imposte comunali di pover-
t per famiglie guidate da una ma-
dre separata sono almeno tre volte
pi alte che per due genitori non se-
parati. Da allora la situazione peg-
giorata, cosa pienamente prevedibi-
le, dal momento che lo sviluppo eco-
nomico, per sua stessa natura, por-
ta necessariamente alla disintegra-
zione sociale e allatomizzazione.
Negli Stati Uniti, ad esempio, il nu-
mero di famiglie guidate da una don-
na separata aumentato di due vol-
te e mezzo, nel Regno Unito di cir-
ca tre volte e in Canada quasi rad-
doppiato
21
.
Non sorprendente che la povert
infantile nei paesi dellOCSE sia in
generale sostanzialmente cresciuta
durante lo stesso periodo. Tra il 1972
e il 1994, ad esempio, raddoppia-
ta in Germania e triplicata nel Re-
gno Unito
22
. La povert ha anche
unimportante componente psicolo-
gica cui il sociologo francese Emile
Durkheim si riferito parlando di
anomia termine adottato da altri
eminenti sociologi come Robert McI-
ver. Secondo questultimo, le perso-
ne soffrono di anomia quando le lo-
ro vite sono vuote e senza scopo, pri-
ve di significative relazioni umane
23
.
nei quartieri poveri delle citt in-
dustriali moderne che la disintegra-
zione e la privazione sociale o ano-
mia che essa determina pi avan-
zata, e questo causa una forma di
povert largamente assente nelle so-
ciet tradizionali, e che sotto certi
aspetti persino meno tollerabile di
quella che esiste nei quartieri pove-
ri delle citt del Terzo Mondo come
Calcutta.
Pro Terza Et
38
PERCH LO SVILUPPO CREA POVERT
Come dice Robert Wurmstedt, la
povert nei vicinati neri portoricani
nella parte ovest di Chicago peg-
giore di ogni povert che ho visto in
Africa occidentale. Qui la gente
guidata da forti valori tradizionali.
Non vive nella costante paura della
violenza, degli animali nocivi e del
fuoco. Non troviamo lo stesso sen-
so di disperazione e mancanza di
speranza di un ghetto americano
24
.
Una delle molte ragioni per cui lo
sviluppo causa disintegrazione so-
ciale e anomia che, essendo sem-
pre di pi assunte dallo stato e dal-
le corporazioni le funzioni chiave un
tempo compiute dalle famiglie e dal-
le comunit, questi elementi sociali
chiave semplicemente si atrofizza-
no, come muscoli a lungo non uti-
lizzati, e cos, tra laltro, la gente
viene privata di quella che di gran
lunga la pi umanitaria e affidabile
delle fonti di sicurezza. La massa
delle persone nel mondo industria-
le non se ne rende conto. Per acqui-
sire sicurezza, contano su investi-
menti personali, sul proprio lavoro
e sullo stato sociale. Tuttavia, nel
contesto delleconomia altamente
instabile che abbiamo creato, gli in-
vestimenti sono assai speculativi, co-
me vediamo oggi con il massiccio
crollo nelle azioni tecnologiche e con
il collasso delle economie asiatiche
nel 1997 e allinizio del 1998. E so-
prattutto, con lodierna economia
globale c ora una spietata concor-
renzialit, il che significa che le cor-
porazioni, per sopravvivere, debbo-
no ridurre i costi allosso, e questo
comporta, tra laltro, che il lavoro
deve essere flessibile, per cui i con-
tratti a lungo termine sono stati so-
stituiti da contratti a breve termine,
molti lavori a tempo pieno sono di-
ventati a orario ridotto, ed sempre
pi semplice e persino meno caro li-
cenziare impiegati quando risulta
conveniente farlo. Il lavoro cos si
precarizza sempre di pi, mentre al
contempo lo stato sociale, per ridur-
re di nuovo i costi dellindustria, vie-
ne sistematicamente smantellato.
Poich questo processo riguarda un
grande numero di persone che vivo-
no in una societ sempre pi disu-
mana e sempre pi priva del soste-
gno della famiglia e della comuni-
t, esse si troveranno praticamente
sprovviste di ogni forma di sicurez-
za e con ci confluiranno nella pro-
liferante moltitudine dei poveri e de-
gli indigenti. Tuttavia, la povert
odierna non niente paragonata a
quello che sar quando le ciniche po-
litiche di sviluppo dellOrganizza-
zione Mondiale del Commercio
(WTO) verranno pienamente realiz-
zate.
LAccordo Generale sul Commer-
cio e i Servizi (GATS) del WTO, re-
lativo appunto a tutti i servizi stata-
li, copre ogni aspetto della cura del-
la salute, dellistruzione primaria,
secondaria e universitaria, i servizi
idrici e ambientali; in esso sarebbe-
ro inclusi anche la ricerca e il con-
trollo ambientale. Per le corporazio-
ni transnazionali questa ovviamen-
te una fantastica cuccagna, stato
loro assegnato un colossale nuovo
mercato da sfruttare, con listruzio-
ne, la salute, e la sola acqua che rap-
presenta un mercato di 5-6 miliardi
di dollari
25
.
Questo significa che proprio tutti i
servizi che lo stato in origine pren-
deva in consegna dalle comunit lo-
cali, e che erano largamente sovven-
zionati dal pubblico e potevano es-
sere gratuitamente forniti ai biso-
gnosi, sarebbero ora tutti gestiti da
enormi e totalmente irresponsabili
corporazioni transnazionali che fa-
rebbero pagare per essi il prezzo
massimo possibile creando un nu-
mero senza precedenti di poveri spe-
cialmente nei paesi del Terzo Mon-
do, che con ci sarebbero privati del-
laccesso alle fondamentali esigen-
ze della vita.
Ma questo non tutto; in conformi-
t con le regole del WTO, i merca-
ti sono stati ovunque nel mondo
aperti ai molto sovvenzionati pro-
dotti alimentari statunitensi. Ci
gi iniziato in India, con risultati de-
vastanti. Da qualche parte ci sono
due-tre milioni di piccoli agricolto-
ri in India, Cina, Indonesia, Tailan-
dia, e in altre zone dellAsia del sud
e di sud-est, dove la dimensione me-
dia di una fattoria solo di pochi
acri. Pochi probabilmente per so-
pravvivere allapertura dei loro mer-
39
PERCH LO SVILUPPO CREA POVERT
cati pochi anche per artigiani, pic-
coli negozianti e venditori ambulan-
ti che dipendono interamente dal-
lagricoltura comunitaria. La mag-
gior parte di queste persone sfortu-
nate saranno costrette a cercare ri-
fugio nei quartieri poveri delle pi
vicine conurbazioni e, senza terra su
cui far crescere il loro cibo, senza
lavoro dato che il livello di disoc-
cupazione in questi quartieri pove-
ri gi spaventoso e senza sussi-
di di disoccupazione, saranno ridot-
ti in uno stato di totale indigenza.
Ma il principale contributo dello svi-
luppo economico allaumento del-
la povert nel mondo la produzio-
ne di sempre pi grandi quantit di
gas responsabili delleffetto serra
che causano il riscaldamento globa-
le. Questo di gran lunga il mag-
giore problema che lumanit abbia
mai affrontato, ed infatti se non in-
vertiamo rapidamente questo pro-
cesso totalmente distruttivo, molta
parte del nostro pianeta sar presto
largamente inabitabile con sempre
pi gravi ondate di calore, alluvio-
ni, siccit, tempeste, aumenti dei li-
velli marini, che determineranno
massicce migrazioni di profughi im-
poveriti e quasi morti di fame attra-
verso la superficie del nostro piane-
ta. Se dunque continueremo a non
fare nulla a questo riguardo, lo svi-
luppo avr effettivamente elimina-
to la povert, dato che il mondo di-
venter totalmente inabitabile e gli
esseri umani, ricchi o poveri, saran-
no incapaci di sopravvivere
26
.
NOTE
1. Chakravarthi Raghavan, Third World
Network feature, Ottobre 2000.
2. International Labour Office (ILO),
World Report 2000.
3. ILO 1997a e OECD 1999, cit. in ILO
World Report 2000.
4. ILO 1999b
5. John Carvel, Social Affairs Editor, The
Guardian, 11 dicembre 2000.
6. Vinod Thomas, The Economist, 7 ot-
tobre 2000.
7. Cfr. Karl Polanyi, The Great Transfor-
mation, Beacon Press, Boston 1957
(ed. or. 1944).
8. Mungo Park, Travels in the Interior
of Africa, Folio Society, London 1984
(ed. or. 1799), p. 5.
9. Nigel Pollard The Gezira Scheme: A
study in failure, The Ecologist, vol.
11, n 1, 1981, pp. 24-31.
10. R. Thaman, Food Scarcity, Food De-
pendency, and Nutritional Deteriora-
tion in Small Island Communities.
Saggio presentato al 49 ANZAAS
Congress and Tenth New Zealand Geo-
graphical Conference, Auckland, Nuo-
va Zelanda. Simposio su Problems
and resource use and development in
small islands of the Pacific, 24 gen-
naio 1979.
11. Cfr. Albert Damon, pp. 216-291. Cfr.
p. 481 The Way, US edition. Cfr. an-
che Ian Prior et al. 1987, Migration
and gout: The Tokelau Islands Migra-
tion Study, British Medical Journal,
22 agosto. The Way, p. 494.
12. World Bank.
13. Laurence Van der Post, Venture into
the Interior, p. 278, Hogarth Press
1958.
14. Helena Norberg-Hodge, Ancient Fu-
tures: Learning from Ladakh, Rider
Books, London 2000.
15. Chien Lung, 1934, cit. da Arnold
Toynbee in A Study of History, p.
161, Royal Institute of International
Affairs, London.
16.Serge Latouche, LAutre Afrique,
p. 99.
17. Marshall Sahlins, The Original Af-
fluent Society, Stone Age Economics,
Aldine, New York, 1972.
18. Serge Latouche, ibid., p. 105.
19. Julius Nyerere Ujaama, The Basis of
African Socialism, in Ujaama: Es-
says on socialism, Oxford University
Press, Dar es Salaam 1968.
20. Urie Bronfenbrenner, The Origins of
Alienation, Scientific American, Ago-
sto 1974.
21. International Labour Office (ILO)
2000, p. 43.
22. OECD 1997a e OECD 1999) in ILO
2000, p. 43.
23. Robert McIver, 1964, The Ramparts
we Guard, Mcmillans, New York, p.
242.
24. Robert Wurmstedt, cit. da E. Gol-
dsmith, The Way: an Ecological
World View, University of Georgia
Press 1998.
25. Cfr. Agnes Bertrand e Laurence Kala-
fatides, The World Trade Organisa-
tion and the Liberalisation of Trade in
Healthcare and Services, in Edward
Goldsmith and Jerry Manders Editors,
The Case Against the Global Econo-
my and for a Turn Towards Localisa-
tion, Earthscan, London 2001.
26. Cfr. The Ecologist, marzo 1999, nu-
mero speciale sul cambiamento clima-
tico, e The Ecologist, novembre
2001, secondo numero speciale sul
cambiamento climatico.
Pro Terza Et
40
In questi giorni in varie strutture
Case di Riposo, RSA e Centri An-
ziani, fervono i preparativi per fe-
steggiare il Carnevale.
Ci sar da ballare diceva la lo-
candina appesa allingresso, con
giochi di societ ed iniziative vol-
te a far scambiare quattro chiacchie-
re tra le persone della terza et. Ini-
ziativa, aggiungo, che permetter,
almeno per molti di essi, luscita
momentanea dallisolamento.
Pensando a ci che mi capita spes-
so, e cio, di vedere per-
sone anziane sole, af-
facciate alla finestra del-
la propria casa a guar-
dare chi passa, quando
alla televisione, loro
consueto rifugio, non
c nulla di interessan-
te, mi sembra una buo-
na opportunit di sva-
go Ma che fanno tut-
to il giorno? In tempi passati, gli an-
ziani erano considerati fonti di stra-
ordinaria saggezza. A loro e alla lo-
ro esperienza veniva affidato il com-
pito di guidare i giovani attraverso i
pericoli del mondo. Erano apprez-
zati, valorizzati, rispettati. Erano una
parte attiva e importante della socie-
t Oggi, sono solo pochi fortuna-
ti quelli che riescono ad avere una
vita, se non piena di soddisfazioni,
almeno degna di essere vissuta no-
nostante lavanzata et Non si
d pi cos tanta importanza ai loro
insegnamenti, cos come non inte-
ressa ai giovani un granch di loro,
al punto da spingerli, come noto, a
creare un partito che li rappresenti e
li tuteli.
Lattivit dei centri anziani, che si
aprono alle citt, che coinvolgono i
disabili o che si spendono in inizia-
tive di solidariet, danno un segna-
le forte, danno il senso di una fami-
glia allargata che in un Paese come
il nostro, aiuta gli anziani a sentirsi
meno soli. Loccasione e buona an-
che per promuovere ulteriormente
la socializzazione tra anziani e le di-
verse generazioni che vi
prendono parte, compre-
si i familiari e gli assi-
stenti. Se allincontro
poi, prendono parte an-
che le Istituzioni delle ri-
spettive zone, gli Ospiti
si sentono vicina anco-
ra una comunit che pur-
troppo li ha relegati in
un angolo senza conce-
dere pi nulla alla loro personalit.
brutto invecchiare, mi dico-
no mentre conversiamo del pi e
del meno. Se poi sei solo e non
hai pi le forze di una volta per fa-
re quelle cose che sei abituato a
fare: non essere pi indipendente
e gestire la tua vita e i tuoi spazi
come ti pare e piace, veramente
triste. Capita poi anche che la tua
famiglia ti relega in aree delimi-
tate, ti sposta come un oggetto qua
e l vorresti essere a casa tua, o
anche semplicemente in un ospi-
zio per non dare pi fastidio a nes-
suno. Ma questa lultima stazio-
ne. Mentre si possono trascorrere
ore serene e sentirsi ancora vivi,
se impiegati in faccende o lavoret-
ti che non ti fanno sentire inutile.
Con la realizzazione di queste pic-
cole partecipazioni ludiche, possia-
mo dimostrare che essi non sono
qualcosa da sfruttare e poi scartare
quando non ci servono pi, ma ci
aiutano a valorizzare tutte quelle
persone che hanno dato i momenti
migliori della loro vita per la socie-
t, non escludendoli dal mondo.
Approfittiamo ancora della loro
saggezza e bont, senza permette-
re a nessuno che i loro ultimi atti-
mi su questo mondo siano macchia-
ti di solitudine e sofferenza. La ma-
nifestazione ha vissuto momenti
davvero particolari con lo studio
della premiazione delle maschere
pi belle che hanno divertito mol-
tissimo. Infine, tutti, hanno potuto
gustare un ricco buffet a base di pro-
dotti creati da loro e donati dai vi-
sitatori, me compresa. Naturalmen-
te non potevano mancare le frappe!
Sono momenti davvero emozio-
nanti mi ha detto uno di loro. Que-
ste iniziative dimostrano la nostra
vicinanza agli Anziani che rappre-
sentano come ho ribadito altre vol-
te, un vero patrimonio per lintera
comunit.
Aerre
Fest eggiare
il Carnevale
Pro Terza Et
42
Aerre
V
iviamo in fretta soffrendo sem-
pre pi di memoria corta.
Perch lerba cresce in fretta e co-
pre la vista sul nostro passato. Un
passato che ci accompagna nel tem-
po e nei luoghi, anche se spesso
non ne siamo consapevoli.
Sazi di informazioni tendiamo ad
accettare le troppo semplici verit
di oggi.
Ci dimentichiamo a volte le ori-
gini delle idee, dimentichiamo le
verit storiche, dimentichiamo
perch il fascismo non unopi-
nione. Sappiamo che esiste una
memoria collettiva e, sappiamo
che esiste il bisogno di sapere e
ricordare.
Peccato che si manifesti soltanto
ogni anno nel Viaggio della Me-
moria quando l8 marzo racconta,
anno dopo anno, tante verit da cui
non si pu prescindere.
A tante donne citate, acclamate, fe-
steggiate contrapporrei una donna
e la sua breve storia che sia di
esempio per tutte noi.
Domenica Secchi nata a Albinea
l11 marzo 1911
- Ero una bella donna. Non per
vantarmi, ma molti si voltavano,
quando andavo e tornavo in bi-
cicletta dalle Reggiane. Forse
qualcuno si ricorda ancora di
quello sciame colorato di bici-
clette che attraversava Reggio
Emilia. Sempre agli stessi orari.
Ci si poteva mettere a
posto gli orologi.
Io, per, preferivo che
mi guardassero per la
mia pancia. Ero orgo-
gliosa di aspettare un
bambino. Fare figli
quando c una guerra
un atto di coraggio e
di speranza. pensare
alla vita, quando fuori
si progetta la morte. O,
come in fabbrica, la
morte la si costruisce sotto forma
di pezzi per lesercito.
E proprio perch volevo la pace,
ho deciso di partecipare a quella
manifestazione il 28 luglio. Mus-
solini non cera pi. Non si pote-
va stare fermi. Basta con la guer-
ra, ci siamo detti.
Ci hanno ucciso in nove.
Come cani.
Davanti alla fabbrica.
Io avrei potuto anche farcela a na-
scondermi, ma stato il mio pan-
cione ad impedirmelo. Ero allot-
tavo mese. Ero troppo grossa e in
quella porta proprio non ci sono
entrata.
Cos con una pallottola sola ne
hanno uccisi due.
Domenica Secchi morta a - Reg-
gio Emilia, 28 luglio 1943
Quando si sparse la notizia, qual-
cuno disse: Se si inizia a sparare
alle donne incinte, abbiamo pro-
prio toccato il fondo.
Non avevano ancora visto niente
8 marzo
Una donna in ricordo di tante donne
Pro Terza Et
44
piano di intervento specifico per
questa fascia (tuttaltro che trascu-
rabile!) della popolazione.
Prima di andare avanti ritengo di
utilit offrire una breve panorami-
ca su quelle che sono state defini-
te Armi non Convenzionali,
Armi proibite, Armi sporche,
Armi di Distruzione di Massa
(ADM), etc.
Sotto la definizione di ADM ven-
gono, in estrema sintesi, raggrup-
Le problematiche connesse agli
effetti delle ADM (Armi di di-
struzione di massa) sulla popo-
lazione anziana, oltre a mostra-
re aspetti di particolare comples-
sit nellambito della gestione e
trattamento degli eventuali col-
piti, possono subire ulteriore ag-
gravio al momento dellattiva-
zione dei soccorsi allorquando
non adeguatamente considerate
in fase preventiva.
Infatti volendo tralasciare il sem-
plice concetto che vuole lanziano
quale punto debole della catena ri-
spetto al resto della popolazione
soprattutto in presenza di partico-
lari situazioni di emergenza, e vo-
lendo rivolgere la nostra attenzio-
ne per una prima valutazione del
peso reale della problematica in
argomento costatiamo che, con il
conforto dei numeri, la componen-
te anziani nella comunit umana
non pu essere trascurata se non
altro per la consistenza degli ef-
fettivi.
Le previsioni statistiche registra-
no da tempo un incremento del po-
polo della terza et che, in riferi-
mento allanno 2020, potr con
tranquillo margine di sicurezza su-
perare il 20% della popolazione al-
meno per quanto riguarda il nostro
Paese.
In virt di quanto premesso, appa-
re di fondamentale importanza la
presa di coscienza della situazione
nonch lo studio di un adeguato
Tabella 1 - Episodi di impiego delle Armi Biologiche nella st oria
VI Sec. a.C. Gl i Assi ri ut i l i zzano l a segal e cornut a per avvel enare i pozzi d acqua.
VI Sec. a.C. Sol one ordi na di ut i l i zzare est rat t i dei ri zomi di el l eboro durant e l as-
sedi o di al cune ci t t nemi che
III Sec. a.C. I Cart agi nesi i n ri t i rat a abbandonano al nemi co anf ore di vi no adul -
t erat o con l a mandragora.
1346 Una grave epi demi a di pest e i nsorge a segui t o di l anci o di cadaveri
di appest at i ol t re l e mura di Caf f a da part e dei Tart ari .
XVI Sec. Pi zarro di f f onde i l vai ol o (Smal l pox) i n Sud Ameri ca.
1701 I Russi scat enano un epi demi a di pest e t ra l e t ruppe Svedesi t rami t e
cadaveri di appest at i .
1754 Si r Jef f rey Amherst f a dono di copert e cont ami nat e con vi rus del
vai ol o, agl i i ndi ani del Nord Ameri ca al l eat i dei Francesi .
1916/1918 Agent i t edeschi i nf et t ano con l ant race e con i germi del l a morva mol -
t i capi di best i ame i n Romani a, Mesopot ami a, Franci a ed Argent i na.
1932 Il Gi appone d i ni zi o ad un programma di guerra bi ol ogi ca i n Man-
ci uri a (Uni t 731).
1943 Gl i St at i Uni t i avvi ano un programma di ri cerca bi ol ogi ca a scopo of -
f ensi vo, i nt errot t o dal presi dent e Ni xon nel 1969.
1945 Scopert a di bombe al l ant race i n un si t o gi apponese.
Anni 70 Di ssemi nazi one nel Sud-Est Asi at i co, Af ghani st an, Laos e Cambogi a,
di mi cot ossi ne T-2 (t ri cot eceni ).
1972 Ini zi o del programma BTW (Bi opreparat ) nel l ex URSS e rel at i vi espe-
ri ment i nel l Isol a del l a Ri nasci t a (Lago D Aral ).
1979 Inci dent e di Sverdl ovsk (Ural i ) che caus ci rca 1000 decessi t ra l a po-
pol azi one l ocal e per di f f usi one acci dent al e di spore di Ant hax da un
vi ci no l aborat ori o di ri cerca bi o.
Anni 90 Scopert a di si t i (Sal man Pak) i n t erri t ori o i rakeno di produzi one di
armi bi ol ogi che (ant race, t ossi na bot ul i ni ca, af l at ossi ne e ri ci na).
Emergenza NBCR,
il problema anziani
Ul deri co Pet resca
45
EMERGENZA NBCR, IL PROBLEMA ANZIANI
pate le Armi Chimiche (CW), le
Armi Biologiche (BCW) e le Ar-
mi Nucleari messe al bando da
Convenzioni e Trattati alla luce dei
terribili effetti che possono avere
sulluomo e sullhabitat naturale.
Limpiego delle Armi non Conven-
zionali si perde nella notte dei tem-
pi, quando luomo prese coscien-
za degli effetti di taluni veleni, gi
disponibili in natura, per cui pen-
s di servirsene nel momento in cui
se ne fosse presentata la necessit
(Tabella 1).
Nel corso dei secoli ed in partico-
lare durante lintero XX secolo la
ricerca tesa a potenziare gli effetti
delle ADM non ha subito sosta mi-
rando a conseguire effetti distrutti-
vi sempre maggiori di queste armi.
Lo sviluppo delle moderne Bio-
tecnologie ha permesso la crea-
zione di sostanze tossiche di enor-
me effetto nocivo nonch la col-
tivazione in laboratorio di nuove
forme microscopiche di vita (bat-
teri virus tossine etc.) per non
parlare delluso e sviluppo della
componente radiologico-nucleare
(Tabella 2).
Per quanto riguarda le sostanze
chimiche di possibile impiego bel-
lico-terroristico talora utilizzate
in passato e pi di recente ricor-
deremo:
Neurotossici o Nervini
Tabun (GA); Sarin (GB); Soman
(GD); Ciclosarin (GF); Nervini (VX);
Esteri di Tammelin; Novi chok.
Alle sopra elencate sostanze tossi-
che viene attribuita una letalit di
gran lunga superiore a tutte le al-
tre sostanze chimiche utilizzabili
in azioni bellico/terroristiche. I ner-
vini provocano la morte rapida per
blocco neuromuscolare. I medesi-
mi, scoperti dagli scienziati tede-
schi alla vigilia del Secondo con-
flitto mondiale, erano definiti Ger-
man Gas, ma non furono mai uti-
lizzati, probabilmente per timore
di rappresaglia. Vennero comun-
que perfezionati nel dopoguerra fi-
no ad esaltarne ulteriormente il po-
tere letale con la scoperta del VX
e del Novi chok, aggressivo chimi-
co sintetizzato nellex Unione So-
vietica e di cui poco si conosce del-
la sua reale natura chimica e quin-
di anche della sua eventuale insen-
sibilit agli antidoti normalmente
utilizzati per lintossicazione da
nervini (atropina, ossime, pirido-
stigmina).
Tossici del sangue
Acido cianidrico, Cloruro di cia-
nogeno, sono composti chimici uti-
lizzati per esecuzioni in camere a
gas, a bassissima persistenza nel-
lambiente esterno, che provocano
la morte per asfissia.
Periodo Ut ilizzat ore Arma chimica usat a
1919 FF.AA. i ngl esi i nt ervenut e
nel l a guerra ci vi l e i n Russi a Ypri t e (Proi et t i art i gl i eri a)
1923-26 FF.AA. spagnol e i n Marocco Ypri t e (bombe aeree)
1930 FF.AA. i t al i ane i n Li bi a Ypri t e (bombe aeree)
1934 FF.AA. sovi et i che cont ro i nsort i
musul mani del Si nkl ang Ypri t e (bombe aeree)
1935-40 FF.AA. i t al i ane i n Et i opi a Ypri t e (bombe aeree e con i rrorat ori )
1937-45 FF.AA. gi apponesi i n Ci na Ypri t e e Lew i si t e (bombe aeree)
1963-67 FF.AA. egi zi ane i nt ervenut e
nel l a guerra ci vi l e yemeni t a Ypri t e e Fosgene (bombe aeree)
1983-84 FF.AA. i rachene durant e l a
guerra Iran-Iraq Ypri t e e Tabun (bombe aeree)
1987-88 FF.AA. i rachene cont ro i curdi Ypri t e e gas nervi no (bombe aeree)
Font e: J Perry Robi nson, Seei ng t he f ut ure of t he Chemi cal Weapons Convent i on i n i t s past , rel azi one
present at a al Pugwash Meet i ng n. 196, Gi nevra 8-9 maggi o 1993.
Tabella 2 - Casi provat i di impiego di armi chimiche successivi
alla prima guerra mondiale
Pro Terza Et
46
EMERGENZA NBCR, IL PROBLEMA ANZIANI
Soffocanti
Fosgene, Difosgene e Cloropicri-
na sono aggressivi chimici larga-
mente impiegati durante la Prima
guerra mondiale. Agiscono sullap-
parato respiratorio provocando la
morte per edema polmonare.
Vescicanti
Yprite e Lewsite, possono essere
definiti i capostipiti delle moder-
ne armi chimiche. Scoperti e stu-
diati gi nel XIX secolo, sono sta-
ti utilizzati in vari conflitti (lipri-
te in particolare). Provocano ustio-
ni chimiche spesso mortali.
Irritanti e incapacitanti
Di minore intensit ma di pi lar-
go impiego, in particolare come
agenti antisommossa e con possi-
bilit di essere associati ad altri
aggressivi chimici per esaltarne le
caratteristiche tossiche, sono da
rammentare gli Aggressivi Irritan-
ti (starnutatori, vomitatori, orti-
canti, lacrimogeni), gli Psicochi-
mici o Incapacitanti o Inabilitan-
ti (BZ, LSD, Psilocibina, Mesca-
lina) quali sostanze in grado di al-
terare le funzioni psichiche e com-
portamentali.
Osservando gli elenchi di aggres-
sivi chimici e le loro caratteristi-
che tossiche sopra descritte, tutte
di possibile impiego terroristico,
la prima impressione che incom-
be sulla collettivit il grave rischio
derivante dalla concomitanza di
due fattori: la non impossibile re-
peribilit e la difficolt di indivi-
duare e porre in atto contromisu-
re adeguate. A maggior chiarimen-
to possiamo prendere ad esempio,
fra gli altri, lincidente della Me-
tropolitana di Tokyo per eviden-
ziare come sia stato abbastanza fa-
cile realizzare la sostanza utiliz-
zata nellattentato ad azione neu-
rotossica, fortunatamente meno
pericolosa delle classiche armi chi-
miche da guerra che, essendo pi
difficili da maneggiare e traspor-
tare, avrebbero provocato effetti
di gran lunga pi devastanti. Con-
corrono ad aggravare la proble-
matica relativa ai rischi di attac-
co terroristico con armi chimiche
limpatto psicologico e lincertez-
za del ricorso a nuovi composti
sconosciuti e ad elevata letalit.
Peraltro anche la stampa a volte
costituisce una fonte di preoccu-
pazione in quanto divulga notizie
riguardanti luso presunto di armi
chimiche di tipo sconosciuto, i cui
effetti sembrano superare limma-
ginazione e i racconti di fanta-
scienza. In tale contesto vale la
pena di ricordare il mistero che
avvolge gli smemorati di Kalu-
ga in Russia, ovvero 17 persone
che, scomparse improvvisamen-
te, sono poi ricomparse dopo cir-
ca 20 giorni, ostentando sulle tem-
pie segni di sospetta applicazione
di elettrodi, mentre a livello psi-
chico denotavano una destruttu-
razione di quellarea della perso-
nalit riguardante la memoria af-
fettiva pur mostrando inalterate
lidentit professionale e labilit
riferibile al quotidiano. Secondo
quanto riferito dal capo della strut-
tura sanitaria di Kaluga, Alexan-
der Livschez, questi soggetti sa-
rebbero stati utilizzati come cavie
per sperimentazioni, mentre lo stu-
dioso russo Lev Fiodorov riferi-
sce che potrebbero essere stati og-
getto di verifica di sostanze psi-
cotrope utilizzabili per manipola-
re la mente, eventualmente impie-
gabili anche come armi.
Per Arma biologica (BTW) si in-
tende un dispositivo in grado di dif-
fondere microrganismi e tossine al
fine di contaminare deliberatamen-
te lhabitat bio-geografico di un
territorio.
Al pari delle armi chimiche (CW)
le BTW (Biological and Toxin
Weapons) non sono mai state con-
siderate di effettiva importanza nel-
la risoluzione di un conflitto, ma
di grande utilit sotto il profilo del-
la deterrenza, in considerazione dei
gravi effetti che provocano, non ul-
timo quello psicologico. Prima de-
gli anni 90 le suddette armi veni-
vano anche definite come le ato-
miche dei poveri ma dopo il bre-
ak-up del Patto di Varsavia e le ri-
velazioni di scienziati e tecnici de-
fezionisti ex URSS sui livelli rag-
giunti nel loro paese nella ricerca
in questo delicato settore le BTW,
in particolare, sono state ampia-
mente riconsiderate e rivalutate
47
non solo come armi di offesa ma
soprattutto quale reale possibilit
di essere utilizzate da gruppi ter-
roristici per compiere attentati.
La volont di acquisire capacit
BTW al fine di produrre Armi
Biologiche da parte di alcuni pae-
si, ha destato sul finire del XX se-
colo, una serie di preoccupazioni
soprattutto nel Mondo Occidenta-
le. La possibilit di qualificare
gli agenti biologici (batteri, virus
etc.) in laboratorio, grazie ai mira-
coli dellingegneria genetica, ha
contribuito ad accrescere rischio e
minaccia biologica in considera-
zione della difficolt di contenere
e/o abbattere gli effetti causati da
nuove forme invisibili di vita e dai
relativi prodotti tossici (tossine)
inventate con laiuto delle mo-
derne biotecnologie.
Hiroshima e Nagasaki mostrarono
per la prima volta al mondo (1945)
il peggiore esempio del cosiddet-
to uso improprio del frutto del-
la pi importante scoperta di tutti
i tempi: lEnergia Nucleare.
I danni da Energia Nucleare impli-
cano, tra laltro, il concetto di con-
taminazione radiologica che pu
verificarsi principalmente per gua-
sti agli impianti di produzione di
energia nucleare oppure a seguito
di esplosioni nucleari.
Cedimenti di componenti struttu-
rali, avarie ai sistemi di controllo,
calamit naturali ed atti di sabo-
taggio rappresentano le cause pi
comuni di danneggiamento delle
centrali nucleari con conseguente
propagazione di radioattivit nel-
lambiente naturale mentre danni
di elevata gravit derivano dalle
esplosioni degli ordigni nucleari.
(Tabella 3)
Lelemento pi peculiare tra i dan-
ni da Energia Nucleare rappre-
sentato dalleffetto radioattivo-io-
nizzante.
Per radioattivit si intende un fe-
nomeno chimico-fisico riscontra-
bile in natura e maniera differen-
ziata in diverse parti del pianeta,
in relazione alla diversa composi-
zione chimica del territorio. La ra-
dioattivit pu aumentare per im-
missioni incontrollabili di elemen-
ti radioattivi (guasti ad impianti nu-
cleari) oppure a seguito di esplo-
sioni nucleari.
Le radiazioni e le particelle che si
liberano soprattutto in seguito ai
suddetti eventi cio di ionizzarli.
Il fenomeno della ionizzazione pu
interessare direttamente la salute
umana e lecosistema.
Gli effetti delle radiazioni sul cor-
po umano e animale possono ma-
nifestarsi rapidamente o tardiva-
mente.
Gli effetti immediati sono rappre-
sentati dai danni ai tessuti delle per-
sone direttamente colpite conse-
guenti alla dose di radiazioni as-
sorbite. Gli effetti tardivi compren-
dono i danni che si manifestano an-
che dopo lungo tempo.
(Tabella 4)
Infine non possiamo dimenticare
leffetto psicologico quale espres-
sione di una ulteriore sofferenza
psichica nel corso di questi terribi-
li frangenti. Infatti i traumi psichi-
ci che si verificano nel corso di un
evento nucleare, capaci di deter-
minare patologie nellambito del-
la sfera emotiva, sono in linea di
TERMICO di ret t o e i ndi ret t o (ust i oni da vampa e da f i amma)
LUMINOSO abbagl i ament o (ceci t t emporanea)
ust i oni ret i ni che (ceci t zonal e def i ni t i va)
MECCANICO di ret t o e i ndi ret t o (l esi oni t raumat i che)
RADIOATTIVO INIZIALE: i rradi azi one est erna i st ant anea.
RESIDUO: contaminazione - Int er na: i rradi azi one i nt erna croni ca
- Est er no: ust i oni
Irradiazione est erna acut a o subacut a per t ransi t o
o permanenza i n zona cont ami nat a
Tabella 3 - Ef f et t i sull uomo di una esplosione nucleare
EMERGENZA NBCR, IL PROBLEMA ANZIANI
Pro Terza Et
48
EMERGENZA NBCR, IL PROBLEMA ANZIANI
massima attribuibili a:
- impatto con lignoto (con lemer-
gere di emozioni e contenuti ri-
mossi);
- reazioni di carattere emotivo ab-
norme, reazioni nevrotiche a
sfondo ansioso depressivo, op-
pure, in casi estremi, reazioni psi-
cotiche gravi confusionali, deli-
ranti, percettive.
Da quanto rappresentato siamo por-
tati a ritenere i principi attivi alla
base delle ADM esclusivamente
negativi mentre, al di l di ogni
aspettativa, in molti casi possono
rivelarsi estremamente utili per
luomo e per lambiente.
Dalla presa di coscienza di que-
sta duplice valenza si pu argui-
re che esiste una cosiddetta lo-
gica degli opposti insito nella
stessa natura delle cose, del posi-
tivo e del negativo e quindi del
Bene e del Male anche nel cam-
po delle ADM. Pur non volendo,
in questa sede, entrare nel meri-
to degli aspetti filosofici connes-
si a tale affermazione, vale la pe-
na ricordare, anche in chiave eso-
terica, che sul binomio Bene-Ma-
le hanno dissertato saggi, filoso-
fi, sacerdoti e quantaltri nellin-
tento di svelare lessenza di que-
sto affascinante mistero, per me-
glio comprendere la contraddizio-
ne evidente insita nel suddetto bi-
nomio e quindi capire se gli op-
posti fossero la parte di un Uni-
cum (Uno-Tutto). La continua
ricerca della verit e della essen-
za delle cose passata attraverso
vari percorsi tra cui filosofia, re-
ligione, alchimia, ed infine pi
concretamente attraverso la chi-
mica.
A questa Scienza, talora vista solo
come origine di inquinamento e
danno per la salute e per lambien-
te, luomo deve davvero molto, in
considerazione delle innumerevo-
li ed insospettate applicazioni/im-
plicazioni nella vita quotidiana che
fanno di questa materia un punto
di forza per la sopravvivenza del-
lUmanit.
Come pi avanti accennato leven-
tuale soccorso e trattamento dei
soggetti anziani vittime degli ef-
fetti delle ADM deve essere affron-
tato in maniera specifica a causa
delle patologie che maggiormente
investono questa fascia di popola-
zione.
Di seguito vengono riportate le
principali patologie di pi comu-
ne riscontro nellanziano.
a) METABOLICHE
- diabete
- ipertensione
b) APPARATO SCHELETRICO
- artrosi polidistrettuale
- osteoroporosi generalizzate
- gonartrosi
- coxartrosi
- spondiloartrosi
c) MENTALI
- demenza senile
- Morbo di Alzheimer
- Deficit cognitivo
- Encefalopatia vascolare
RADIAZIONE RANGE CAPACIT DI PENETRAZIONE CAPACIT IONIZZANTE
ATTRAVERSO MATERIALI
E TESSUTI UMANI
Neut roni Al cune cent i nai a di met ri Al t ament e penet rant i + + Modest a
Raggi gamma Al cuni Km. Al t ament e penet rant i + Scarsa
Part icelle Alfa Pochi cent i met ri Nessuna + + + + Massi ma
Part icelle Bet a Qual che met ro Mol t o scarsa + + + Al t a
Tabella 4 - Carat t erist iche delle radiazioni ionizzant i
49
d) SENSORIALI
- ipoacusia bilaterale
- maculopatie degenerative
e) VARIE
- Distrofie muscolari (Duchen-
ne, Becker, miotonia, etc.)
- neuropatie muscolari
- Sindrome ipocinetica
- Morbo di Parkinson
- Broncopatie
- Cardiopatie ischemiche
Appare subito evidente che le so-
pra citate patologie sono di entit
ragguardevole non solo numerica-
mente quanto anche per gravit. Le
suddette inoltre colpendo un con-
siderevole numero di organi ed ap-
parati richiedono lintervento di un
nutrito gruppo di specialisti medi-
ci e paramedici per fronteggiare
adeguatamente, ognuno per il pro-
prio settore, i diversi quadri mor-
bosi.
Facendo riferimento agli aggressi-
vi chimici possiamo notare come
tutte queste sostanze ed in partico-
lare i nervini, i soffocanti ed i ve-
scicanti abbiano un impatto anco-
ra pi grave soprattutto negli an-
ziani affetti da patologie a carico
del sistema nervoso e respiratorio
(cfr. punto c/e). Il normale ma
lento affievolimento della risposta
immunitaria nel soggetto anziano
di fronte ad una patologia infetti-
va dimostrata con tutta evidenza
nelle campagne vaccinali annuali
contro le semplici (non sempre!)
virosi stagionali (influenza bron-
copatie etc.).
In presenza di livelli di radioat-
tivit elevata il sistema immuni-
tario destinato a subire inevita-
bilmente un blocco per i gravi e
comprovati effetti delle radiazio-
ni sulle cellule del sistema immu-
nitario.
Per quanto riguarda le patologie
dellapparato locomotore il tra-
sporto dei soggetti non deambu-
lanti rappresenta un ostacolo non
trascurabile in presenza di even-
ti in cui la tempestivit nellin-
tervento di soccorso fondamen-
tale.
Conclusioni
Assicurare un adeguato sistema
di soccorso e trattamento speci-
fico per la popolazione anziana
in presenza di calamit naturali
e/o provocate dalluomo (es. con-
flitti e/o attacchi NBCR) il mes-
saggio che si vuole inviare da
questa sede.
I principali obiettivi da realizzare
in prima istanza potrebbero essere
rappresentati da:
- reperimento di strutture idonee
ad accogliere gli anziani ed in
particolare non deambulanti;
- predisposizione dei mezzi ido-
nei al trasporto dei colpiti e/o
intossicati anche non deambu-
lanti;
- istituzione di corsi di formazio-
ne per personale medico, para-
medico e volontario da impiega-
re nel corso di attacchi e/o con-
flitti NBCR;
- assistenza psicologica;
- individuazione di centri per il
successivo recupero delle fun-
zioni vitali compromesse dagli
effetti delle ADM;
- creazione di centri di soccorso
regionali dotati di personale,
equipaggiamenti, farmaci e mez-
zi di pronto impiego in caso di
Emergenza NBCR;
- coinvolgimento delle Universi-
t per ampliare le conoscenze
nellambito dellemergenza
NBCR con linserimento nei cor-
si di laurea e specializzazioni di
argomenti inerenti alla materia
in discussione;
- intensificazione dei rapporti con
strutture ad hoc anche con se-
de allestero (OPAC, etc.) al fi-
ne di incrementare scambi di in-
formazioni e richiesta eventuale
di collaborazione e/o intervento
in caso di necessit.
Il nostro Paese pur avendo il tasso
di anzianit pi elevato rispetto al
resto del mondo, pur avendo cen-
sito oltre 7.000 ultracentenari non
pu proprio per queste ragioni non
considerare nella giusta misura le
problematiche connesse con let
in termini di intervento-emergen-
za e non solo.
EMERGENZA NBCR, IL PROBLEMA ANZIANI
Pro Terza Et
50 50
stato presentato alla cittadinan-
za il 20 gennaio 2011 presso la sa-
la consiliare di Casale sul Sile, il
nuovo Caff Alzheimer che si in-
serisce nella Rete Alzheimer della
Ulss 9.
Infatti liniziativa stata organiz-
zata da: Ulss 9 di Treviso, Israa,
Comune di Casale sul Sile e Ca
dei Fiori che opera da alcuni anni
sul tema dellAlzheimer, attraver-
so il suo centro diurno.
Ma come opera,
concret ament e,
un Caff Alzheimer?
Il Caff Alzheimer spiegano gli
organizzatori un intervento psi-
cosociale organizzato in momenti
di incontro e accoglienza rivolti a
persone affette da demenza, ai lo-
ro familiari, a volontari e a perso-
ne che assistono i malati.
Il progetto ha come finalit quel-
la di aiutare, attraverso concreti
percorsi di ascolto, le famiglie del
territorio che si
trovano in diffi-
colt e, di soste-
nere i caregivers
tramite adeguati
processi di infor-
mazione e forma-
zione.
Il progetto si
svilupper attra-
verso incontri pe-
riodici tra fami-
liari e malati, al-
la presenza di un esperto che trat-
ta di volta in volta tematiche atti-
nenti alla malattia e alla gestione
dei malati (disturbi comportamen-
tali, farmaci, servizi del territorio
disponibili).
Gli incontri avvengono in un cli-
ma familiare che favorisce i pro-
cessi di incontro ed interazione tra
persone che vivono quotidianamen-
te questa problematica e soggetti
esperti.
INIZIATIVA EUROPEA SULLA
MALATTIA DI ALZHEIMER E LE
ALTRE FORME DI DEMENZA
Lobiettivo di questa relazione di
iniziativa quello di migliorare
lattuale strategia europea per la
lotta contro lAlzheimer perve-
nendo a un miglior coordinamen-
to tra gli Stati membri e promuo-
vendo efficaci politiche di preven-
zione e di ricerca. Il progressivo
invecchiamento della popolazio-
ne europea accompagnato da un
notevole aumento delle persone
affette da patologie neurodegene-
rative.
Nel 50% dei casi la malattia dia-
gnosticata l Alzheimer. Questa
relazione rappresenta un ulterio-
re passo avanti nella lotta contro
questa grave patologia che in Eu-
ropa colpisce una persona su 5 di
et superiore a 85 anni. In man-
canza di una cura diventa essen-
ziale ribadire limportanza della
prevenzione, della diagnosi pre-
coce e della raccolta di dati epi-
demiologici.
infine necessario colmare alcu-
ne lacune esistenti a livello di for-
mazione dei professionisti del set-
tore, di sostegno alle famiglie e
di campagne di sensibilizzazione
dellopinione pubblica nei con-
fronti della convivenza con la de-
menza.
Aerre
Caf f Alzheimer
51
Anast e Umbria:
rinnovo delle cariche
20/ 01/ 2011
Il 14 gennaio 2011 presso la
struttura Villa Sabrina di Otrico-
li (TR), si svolta lAssemblea
regionale Anaste Umbria, in pre-
senza del Presidente nazionale il
Prof. Alberto De Santis, per il
rinnovo delle cariche.
Il Presidente De Santis in aper-
tura dei lavori ha porto i saluti
personali e quelli dellAnaste Na-
zionale.
Al termine delle elezioni sono ri-
sutati eletti:
Presidente Anaste Umbria la
Dott.ssa Sabrina Tini;
Vicepresidente Anaste Umbria il
Dott. Francesco Lucchi.
Il Presidente nazionale ha ringra-
ziato il Presidente uscente Silvio
Topo per il Suo operato e si
congratulato con i nuovi eletti
augurando loro buon lavoro.
UTILIZZO F A S -
Sbloccat i 1.278 milioni
per i piani di rient ro
della sanit di alcune
Regioni.
Nella seduta del 23 marzo, su pro-
posta del Ministro per i rapporti
con le Regioni, il Comitato inter-
ministeriale per la programmazio-
ne economica, ha autorizzato
lutilizzo delle risorse del Fondo
per le Aree Sottoutilizzate (Fas)
2007 2013 relative ai program-
mi di interesse strategico delle Re-
gioni Abruzzo (160 milioni di eu-
ro), Campania (322 milioni di eu-
ro) e Lazio (796 milioni di euro)
per il ripiano dei disavanzi sani-
tari di queste tre regioni.
Parte di questi fondi Fas 531 mi-
lioni per il Lazio, 200 per la Cam-
pania, 94 per lAbruzzo era ini-
zialmente stata destinata alla rea-
lizzazione di infrastrutture, ma in
materia larticolo 2, comma 90, del-
la Finanziaria 2010 dispone che:
Le regioni interessate dai piani
di rientro, dintesa con il Gover-
no, possono utilizzare, nel rispet-
to degli equilibri di finanza pub-
blica, a copertura dei debiti sa-
nitari, le risorse del Fondo per le
aree sottoutilizzate relative ai pro-
grammi di interesse strategico re-
gionale di cui alla delibera del
CIPE n. 1/2009 del 6 marzo 2009,
pubblicata nella Gazzetta Uffi-
ciale n. 137 del 16 giugno 2009,
nel limite individuato nella deli-
bera di presa datto dei singoli pia-
ni attuativi regionali da parte del
CIPE.
Sist emi pensionist ici
adeguat i, sost enibili e
sicuri in Europa
Lo scorso 1 febbraio la Commis-
sione Occupazione e Affari Socia-
li ha adottato una relazione sulla
sostenibilit dei sistemi pensioni-
stici a livello europeo. Liniziati-
va nasce dalla presentazione, lo
scorso 2010, del Libro Verde del-
la Commissione Europea sui siste-
mi pensionistici. Il documento fi-
nale, nel pieno rispetto del princi-
pio di sussidiariet, si pone lobiet-
tivo di creare, nel lungo periodo,
un quadro legislativo volto a sta-
bilire un sistema pensionistico ade-
guato, sostenibile e sicuro a livel-
lo europeo. La relazione invita gli
Stati Membri a favorire il coordi-
namento delle differenti politiche
pensionistiche nazionali mediante
il Metodo di Coordinamento Aper-
to. Infine, per ovviare alla mancan-
za di criteri comuni ed informazio-
ni precise sui differenti sistemi pen-
sionistici si sottolinea la necessit
di migliorare linformazione per il
cittadino.
Aerre - Comuni cat i St ampa
Comunicat i st ampa
Pro Terza Et
52
La Fiera, anche nel 2011, si con-
figurer come la vetrina naziona-
le legata alle proposte per la Ter-
za Et e, nello stesso tempo, si con-
traddistinguer come luogo dedi-
cato allinnovazione, alla realiz-
zazione di contatti di mercato, al-
la formazione e allaggiornamen-
to attraverso Corsi e Convegni. In
attesa di definire nei dettagli la par-
te eventistica, ecco quali saranno
i protagonisti di PTE 2011.
Gli espositori
Assistenza infermieristica, ausili
per la prevenzione e la cura, ria-
bilitazione, strutture, arredamen-
ti, impianti e servizi; edilizia e
building automation, sistemi in-
formatici e socio-sanitari, servizi
socio-sanitari, sistemi di qualit e
altri servizi; associazioni, enti,
scuole, universit, editoria specia-
lizzata.
I visitatori
Strutture Terza Et pubbliche e pri-
vate; strutture ospedaliere, rappre-
sentanze di Regioni, Province e Co-
muni, Aziende Sanitarie Locali;
medici, infermieri, fisioterapisti,
operatori socio-sanitari; aziende
pubbliche e private fornitrici di ser-
vizi socio-assistenziali; aziende for-
nitrici di tecnologie e prodotti; di-
stribuitori al dettaglio di prodotti
sanitari; studi di consulenza e pro-
gettazione, associazioni.
(ANSA) - BOLOGNA, 24 MAR-
ZO - LAnaste, lassociazione na-
zionale strutture terza et, condan-
na il comportamento perpetrato
verso gli anziani ospiti di Villa Sa-
lus. Cos in una nota il presiden-
te dellassociazione che raggrup-
pa la maggior parte delle strutture
per anziani, prof. Alberto De San-
tis, dopo le indagini del Nas che
hanno portato ieri alla denuncia di
sette persone, tra legali responsa-
bili della societa e operatori socio-
sanitari, con le accuse di concorso
in maltrattamenti continuati aggra-
vati, violenza privata e lesioni per-
sonali a carico di anziani.
De Santis precisa che Villa Sa-
lus non fa parte dellAnaste ma
che come associazione abbiamo
ritenuto egualmente di costituir-
ci parte civile per difendere i di-
ritti delle persone ospitate a Vil-
la Salus. La percezione degli
ospiti delle strutture sparse per
tutto il territorio nazionale - con-
tinua De Santis - dopo simili epi-
sodi negativa e questo non pos-
sibile. Ecco perch come associa-
zione vogliamo tutelarci e tutela-
re tutte quelle persone che, pagan-
do una regolare retta, spesso frut-
to di anni e anni di lavoro, devo-
no percepire una cultura della qua-
lit di vita assolutamente positi-
va e serena.
Aerre - Comuni cat i St ampa
Comunicat i st ampa
Anche quest anno saremo present i al
PTE EXPO 2011, 9 f iera e congresso t ecnologie,
prodot t i e servizi per la t erza et .
Vi aspet t iamo a Verona,
dal 24 al 26 maggio 2011 - Padiglione 6
www.pte-expo.com
Bologna, anziani malt rat t at i in ospizio,
Anast e si f a part e civile e condanna i comport ament i
Pro Terza Et
54
Aerre - Comuni cat i St ampa
News
lo reddito e in queste il 39,6%
rappresentato da operai e il 29,2%
da pensionati, pi di un quinto dei
capofamiglia ha oltre 65 anni e un
quarto costituito da donne.
Laffitto incide oltre met del-
lo stipendio. Uno spaccato so-
ciale che, alla luce della gra-
vissima crisi economica, po-
trebbe avere conseguenze ne-
faste per uno dei beni essen-
ziali: la casa. Per le famiglie
dove spesso lunica entrate
un reddito da lavoro dipenden-
te o una pensione - si legge -
laffitto incide con percentua-
li insostenibili: tra il 40 e il 50%
a Genova e Torino; tra il 50 e
il 70% a Bologna e Firenze; ol-
tre il 70% a Milano e Roma.
da Repubblica.it
LIt alia il paese europeo
con pi badant i e meno
servizi pubblici
Solo il 5% degli anziani non
autosufficienti dispone di servi-
zi domiciliari pubblici, mentre il
13% delle famiglie ricorre alle
badanti: un record assoluto.
Permane la storica avversione
per le strutture residenziali
Regolarizzazione badant i:
Vantaggi solo per il
lavoratore, non per le
f amiglie degli anziani
Rapporto Irccs-Inrca. Saranno
95-100mila le regolarizzazioni a
fronte di 114mila domande per
badanti: un risultato al di sotto
delle aspettative. Ma critica prin-
cipale per lassenza di benefi-
ci per le famiglie: Serve un so-
stegno reale
Cgil e Sunia
150mila f amiglie
probabilment e senza casa
Per Cgil e Sunia sono ben 150mi-
la le famiglie che potrebbero resta-
re senza abitazione entro i prossi-
mi due anni. E quanto rileva lo stu-
dio redatto dal sindacato inquilini
da cui emerge che le famiglie han-
no sempre pi difficolt a pagare
laffitto di casa. Le categorie a ri-
schio. Il mercato dellaffitto pri-
vato - si legge nello studio - ca-
ratterizzato da quella famiglia tipo
che oggi pi che mai subisce gli
effetti della crisi economica: il
20,5% dei nuclei sono composti da
ununica persona; il 67% delle fa-
miglie in affitto percepisce un so-
Non aut osuff icienza:
in It alia servizi regionali
a macchia di leopardo
Assistenza domiciliare integrata e
servizi di assistenza domiciliare pi
diffusi al Nord. Al Sud prevale lin-
dennit di accompagnamento per
invalidit civile tra la popolazione
anziana. Che spesso compensa le
carenze delle reti residenziali
AIMA - Napoli
11 aprile 2011
ore 9.30
presso
Palazzo Armieri
Via Marina 19 C
si terr il convegno relativo alla
presentazione dei Progetti Home
Care Premium AIMAAmi-
amoci approvato e finanziato da
INPDAP nellambito delle inizia-
tive Persona Sempre ed il Prog-
etto nel Cuore approvato e fi-
nanziato da Enel Cuore.
11 Aprile 2011 ore 9.30
ata Covregvi
Puluzzo Armieri
1ia Mariva 1C
Pre.evtaiove aei progetti:

Home Care Premium AIMA...Amiamoci
approvato e tlnanzlato oa lNPDAP nell'amblto oelle lnlzlatl-
ve Persona Sempre, ll progetto ottre un servlzlo ol assi-
stenza doniciIiare personallzzata e completamente gratul-
ta nell'amblto ol una rete ol servlzl ln tavore ol 30 penslonatl
|NPDAP attettl oa Alzbelmer o altre oemenze correlate. |n
tale occaslone sara presentato ll prlmo corso di fornazio-
ne per la tlgura protesslonale "Caregiver AIzheiner"
approvato con Decreto Dlrlgenzlale n.216 oel 22/03/2011 e
pubbllcato sul 8UPC n.20 oel 28/03/2011.

AIMA Enel Cuore
A|MA Napoll Onlus mette a olsposlzlone un puInino, oo-
nato oa EneI Cuore OnIus, per l'organlzzazlone ol vlslte
guloate, glte, momentl ol svago, ol soclallzzazlone e per
l'accompagnamento oellcato ol persone con Alzbelmer e le
loro tamlglle, oal proprlo oomlclllo al terrltorlo (unlta opera-
tlve terrltorlall, ambulatorl, centrl olurnl, centrl ascolto,
Gruppl ol Auto-Mutuo Aluto...) per ottrlre solllevo e suppor-
to alle complesse e moltepllcl problematlcbe ol questa terrl-
blle Malattla.
5aIuti di benvenuto
Penato Grlmalol
Assessorato alle Polltlcbe Soclall

Lttore Mautone
Glornallsta |l Denaro

lnterverranno:

Poberto 8atunol
Dlrlgente Generale
|NPDAP Dlrezlone Peglonale
Campanla-Mollse
Franco Glzzl
Pesponsablle Lnel Pelazlonl Lsterne
Terrltorlall Area Centro Suo
Caterlna Musella 8rancltorte
Presloente A.|.M.A. Napoll Onlus
Dlrlgente Servlzlo Umanlzzazlone
ASL Napoll Centro
Glovannl Cantora
Dlrettore AOU Feoerlco ||
Marcello Granato
Assoclazlone FOPM.|T
Nunzla veccblone
Presloente Cooperatlva Penelope
Francesco Paolo |annuzzl
Dlrlgente Settore Agglornamento
e Formazlone Personale
Sanltarlo oella Peglone Campanla
vlttorlo D'Alterlo
Dlrettore Servlzlo Umanlzzazlone
ASL Napoll Centro

5enatore RaffaeIe CaIabr
Per ulterlorl lntormazlonl consultare ll slto lnternet:
www.ainanapoIi.it

Seoe: vla Mascagnl, 78 (Na)
Tel: 081 7400245 - 800 098546
(lun-ven oalle ore 09.00 alle 18.00)
Cel: 331 9331599
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Settore Formazione
Assessorato Sanit
55
Tit olo PIANETA ANZIANI
IM M AGINI, DIM ENSIONI
E CONDIZIONI ESISTENZIALI
Aut ore Dozza Liliana (cur)
Fabbroni Franco (cur)
Edit ore Franco Angeli
Collana La scuola Se. Fare scuola
Pagine 128
Anno 2010
Prezzo Euro 15,50
In una societ delle globalizzazio-
n i , r ad i cal men t e ad u l t o - cen t r i ca,
l ' et seni l e vi ve un' i mmagi ne " di -
f et t i va" - espropr i at a di r uol i e di
f unzi oni al l a qual e f i ni sce i nevi t a-
bi l ment e per assogget t ar si . Vi ene
cost ret t a in lunghe sequenze di cen-
sure e di prescrizioni normat ive che
invest ono i suoi at t eggiament i ver-
so i l co r p o , l a sal u t e, l a m en t e,
l' amore e la sessualit . Scrit t o a pi
mani, il t est o si sof f erma su: la pe-
dagogi a del l a t er za et , l a ment e
dell' anziano, le risorse di un carat -
t ere invecchiat o (Frabboni, Oliverio,
Do zza); l a vecch i ai a t r a p erd i t e e
nuove possibilit esist enziali, la di-
mensione t ransazionale del gioco,
la f ormazione e i cont est i f ormat i-
vi t ra anziani, la capacit di essere
resilient i (Pint o M inerva, Cerrocchi,
Ellerani, Chianese); le polit iche so-
ciali per gli anziani, le t ipologie di
ser vi zi e g l i sp azi d i vi t a, " b u o n e
prat iche" per abit are l' anzianit e
per una cit t che sia anche a misu-
r a di anzi ano (Dozza, D' Ugo, Ko-
f ler). Il volume rivolt o a chi si f or-
ma per l avorare i n servi zi dedi cat i
agli anziani e, pi in generale, a chi
int ende scoprire quest a et della vi-
t a, creare e vivere relazioni solidali
n ei m o l t ep l i ci co n t est i i n am b i t o
prof essionale e privat o.
Tit olo LE SFIDE DEI SESSANTENNI
Aut ore Gaut hier Jacques
Edit ore Edizioni M essaggero
Collana Problemi & propost e
Pagine 168
Dimensioni cm 12x21
Anno 2010
Prezzo Euro 14,00
Un libro che aiut a ad af f ront are con
dolcezza la soglia dei sessant anni:
t empo di bilanci e cambiament i ra-
dicali. l occasione per rit or nare in
se st essi, vivere una maggiore liber-
t e riscoprire la vit a di coppia. Jac-
ques Gaut hier invit a a st accarsi dal
superf luo per af f ront are meglio l es-
senziale, a t rovare la quiet e dell ani-
ma, ad accet t are i l passat o, acco-
gliere la f ragilit e riconoscere le de-
b o l ezze. Af f ro n t a si a g l i i n co n ve-
nient i derivant i da andropausa e me-
nopausa, si a l event ual e recupero
del rapport o con Dio e con i nipo-
t i. Ogni capit olo si conclude con una
poesia. A t ut t i coloro che t emono
quest a et della vit a, l aut ore pro-
pone una vera e propria art e di vi-
vere nel present e.
Dest inat ari
Per chi vive quest o moment o di pas-
saggio, e anche per chi ha accant o
un sessant enne.
Aut ore
Jacques Gaut hier, laico e padre di
f ami g l i a, d o cen t e u n i ver si t ar i o e
poet a, originario del Quebec e vi-
ve vicino a Ot t aw a. Predicat ore di
rit iri spirit uali, cronist a per la rivist a
Pr i er , col l abor at ore del Pr i ons
en glise canadese, ha pubblicat o
circa cinquant a opere, t ra cui La cri-
si dei quarant anni (2001), Se puri-
f ier pour renat re e i quat t ro volumi
della collana I percorsi della pre-
ghiera presso le Edizioni M essag-
gero Padova.
Aerre
Libri
Pro Terza Et
56
Il Colophon di Pro
Terza Et
Periodico dellAnast e
Associazione Nazionale Strutture Terza Et
Diret t ore responsabile:
Carlo Hanau
Diret t ore edit oriale:
Alberto De Santis
Capo redat t ore:
Anna Raccuja
Comit at o scient if ico:
Mauro Barni,
Guglielmo Bruno, Pier Ugo Carbonin,
Giorgio Dellacasa, Aureliana Florea,
Carlo Hanau, Fabio Roversi Monaco,
Carlo Vergani
Edit ore:
ANASTE
Via dei Gracchi, 137 - 00192 Roma
Tel. 06/45435266 Fax 06/45435291
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Questo periodico associato
allUnione Stampa Periodica Italiana
Copie stampate n 3000
ISSN 1123-8291
Gli aut ori di quest o numero
Albert o De Sant is
Presidente Nazionale Anaste
Paolo Monet i
Presidente Anaste Toscana
Michele Assandri
Presidente Anaste Piemonte
Sebast iano Capurso
Presidente Anaste Lazio
Anna Raccuja
Edward Goldsmit h
Ulderico Pet resca
In copertina:
fotopittura di Anna Raccuja
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Abbiamo colto il meglio, anche per i tuoi ospiti.

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