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CERNOBBIO 2012
FORUM
DELLA CONFCOMMERCIO
LAnaste presente a EXPOSANIT Bologna
Roma - Seminario sul Fondo Unico
della non Autosufficienza
Pro
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SOMMARIO
Numero 51 - Anno XVIII - marzo 2012
Trimest rale di management
e cult ura di impresa
nelle residenze per anziani
Pro
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E
t

Diret t o da Carlo Hanau


Edit oriale
Albert o De Sant is 2
Cernobbio - Cronaca dellincont ro 13 edizione del Forum Conf commercio
Albert o De Sant is 4
Age.na.s. - La Presa In Carico degli anziani non aut osuff icient i
Age.na.s. 12
Napoli - La rot t ura della solidariet
Salvat ore Isaia 25
Propost a St udio Pilot a - Promuovere la qualit di vit a negli anziani
G. Giordanella Perilli, R. Cicinelli, L. Nardecchia 27
La sessualit nellanziano
Lorena Traversari 32
Vulnerabilit vs Resilienza
Gabriella Giordanella Perilli 35
Il piede dellanziano nelle mani del podologo
Mauro Mont esi 48
Yoga nella t erza et
Elena Querzola 50
Libri
Comunicat i st ampa 53
News
LAnast e ha sensibilizzat o
t ut t i gli at t ori che si occupano
della non Aut osuff icienza
Pro Terza Et
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2
I
l Convegno promosso dallAna-
ste a novembre dello scorso an-
no, per la realizzazione del Fon-
do Unico per la non Autosufficien-
za, ha destato linteresse dei vari in-
terlocutori della Socio Assistenza e
Socio Sanit. Il lavoro stato capil-
lare anche attraverso la costante par-
tecipazione ai convegni, ai quali
stata invitata, che avevano come te-
ma largomento. Sono stati raggiun-
ti tutti i politici ai quali sono stati fat-
ti pervenire gli Atti del Covegno. So-
no state richieste audizioni per espor-
re il progetto messo in campo dal-
lAnaste. Si sono avuti colloqui con
il Ministro della Salute Renato Bal-
duzzi e a Cernobbio con il Ministro
del Lavoro Elsa Fornero. Molto lu-
singhieri i colloqui avuti a Cernob-
bio con i Segretari Generali di CGIL
CISL e UIL Camusso, Buonanni e
Angeletti. Il Ministro Fornero, dopo
averLe esposto il progetto del Fon-
do, ha risposto che terminata la rifor-
ma del contratto di lavoro limpegno
sar quello di occuparsi della non au-
tosufficienza.
I consensi sono arrivati da tutte le par-
ti sociali proprio perch linvecchia-
mento della popolazione pone gravi
problemi anche dal punto di vista del-
la spesa socio sanitaria, oltre che pre-
videnziale. Gi oggi in Italia le per-
sone con sessantacinque anni e pi
rappresentano oltre il 20% della po-
polazione con una tendenza in co-
stante e continua crescita nei prossi-
mi anni. Questo fenomeno, progres-
sivo e inesorabile nel tempo, esige
provvedimenti adeguati alle maggio-
ri necessit degli anziani. La situa-
zione preoccupante, perch sinse-
risce in un momento particolarmen-
te critico per moltissime famiglie che
sono state gravemente investite dal-
la crisi in atto. Si deve prendere atto
che i cittadini iniziano a considerare
la copertura integrativa, privata out
of pocket, o realizzata tramite un
Fondo o una Mutua, come una ne-
cessit per garantirsi un adeguato li-
vello di assistenza e di autonomia nel-
le scelte, in modo da sottrarsi ai vin-
coli e alle lentezze del Sistema Sani-
tario Nazionale. Quindi lanno del-
lInvecchiamento attivo e della soli-
dariet tra generazioni deve essere
una occasione per riflettere su come
oggi gli europei vivono e restano in
salute pi a lungo, nonch per co-
glierne le opportunit che ne deriva-
no. Linvecchiamento attivo pu da-
re alle generazioni del baby-boom
e gli anziani di domani la possibilit
di: restare occupati e condividere la
loro esperienza lavorativa; continua-
re a svolgere un ruolo attivo nella so-
ciet; vivere nel modo pi sano e gra-
tificante possibile. Allungare la vita
attiva delle persone anziane anche
una forma di prevenzione per far s
che le eventuali istituzionalizzazioni
avvengano pi tardi e con meno pa-
tologie. Questo consentirebbe agli
Stati di risparmiare sia in termini di
durata del ricovero, procrastinando-
ne lingresso, sia in termini di carico
di lavoro nelle strutture avendo gli
ospiti meno patologie.
Il Fondo nazionale per la non auto-
sufficienza una forma di finanzia-
mento finalizzato, autonomo, a ca-
rattere nazionale, gestito dallINPS
con gestione separata, che dovrebbe
permettere il riparto annuale delle ri-
sorse alle Regioni, sulla base dei da-
ti relativi alla popolazione ultrases-
santacinquenne che vi risiede e di al-
tri indicatori demografici e socio eco-
nomici. Tale Fondo, senza sostituir-
si al Fondo Sanitario, dovrebbe prov-
vedere alla totale copertura dei ser-
vizi per la non autosufficienza.
necessario ormai prendere decisio-
ni immediate perch altrimenti las-
sistenza agli anziani dovr essere ero-
gata esclusivamente dalle famiglie
che anche oggi sono le prime eroga-
trici di assistenza.
Infatti i finanziamenti per lassisten-
za sociale sono quasi azzerati. Regio-
ni, Province e Comuni dovranno ri-
sparmiare 6 miliardi di euro. Nel 2013
e nel 2014 diventeranno 6 miliardi e
400 milioni, che incideranno princi-
palmente sul trasporto pubblico e las-
sistenza sociale. E per effetto del Di-
segno di legge delega, in materia fi-
scale ed assistenziale n 4566, gi in
discussione alla Commissione Finan-
ze della Camera dei Deputati, il Go-
verno sar delegato ad emanare prov-
vedimenti tali da determinare tagli,
ai fini dellindebitamento netto, non
inferiori a 4 miliardi di euro per lan-
3
EDITORIALE
no 2012 e per 20 miliardi di euro a
decorrere dal 2013. E intanto il 6%
delle famiglie italiane si impoveri-
sce, di cui il 4,1% sostiene le cos det-
te spese catastrofiche, cio quelle che
superano il 40% della Capacity to
pay. Specialistica, disabilit, farma-
ci, non autosufficienza sono le voci
di maggiori spese. Aumenta la spe-
sa sanitaria ma diminuiscono i finan-
ziamenti.
Quindi quasi azzerati i finanziamen-
ti per lassistenza sociale nonostante
che, anche per questo capitolo di spe-
sa, laumento sia esponenziale. Le
spese per i due comparti socio assi-
stenziale e sanitario sono tuttaltro
che slegate perch i bisogni aumen-
tano e una drastica riduzione, senza
una strategia precisa della spesa so-
ciale, pu riflettersi sul comparto sa-
nitario determinando una maggiore
richiesta di servizi. Sarebbe dunque
un errore strategico guardare alla spe-
sa sanitaria senza contemporanea-
mente considerare quella sociale.
Si svolto il 22 marzo un convegno
presso la Sala Conferenze dellAu-
torit Garante della Privacy in Piaz-
za Montecitorio, del quale si parler
ampiamente nelle pagine della rivi-
sta, al quale hanno preso parte nume-
rosi autorevoli nomi nel corso del
quale si parlato di: Non autosuffi-
cienza Solidariet tra generazioni
per un welfare moderno di comuni-
t. LAnaste ha partecipato attiva-
mente al dibattito.
Siamo stati invitati alla trasmissione
Non un Paese per vecchi che
andata in onda su SKY, canale digi-
tale Class TV di Milano Finanza. Lar-
gomento affrontato stato: Il Tema
del futuro dellassistenza agli anzia-
ni. Inoltre, il 15 marzo,
lAnaste ha partecipato
alla trasmissione AGO-
RA su RAI TRE su un
approfondimento sulle
strutture per lsa terza et.
Nel corso della trasmis-
sione si acceso un di-
battito con uno dei parte-
cipanti alla trasmissione, che proba-
bilmente, non conoscendo bene il set-
tore sosteneva che da una indagine
fatta erano state individuate una se-
rie di strutture con gravi carenze pa-
ragonabili a lager.
La reazione dellAnaste stata im-
mediata facendo presente che proba-
bilmente non erano state fatte le do-
vute distinzioni tra le strutture auto-
rizzate e quelle abusive che nascono
come funghi per la carenza di posti
letto. Strutture che spesso sono iden-
tificate come case famiglia o quan-
taltro. La massificazione in questo
settore particolarmente negativa e
deleteria per il danno che arreca per-
ch si va a colpire il lavoro di chi con
grande spirito di sacrificio e con ab-
negazione porta avanti un lavoro che
una vera e propria mission. una
sfida complessa quella che lAnaste
deve affrontare, con molti aspetti tec-
nici da approfondire, ma certamente
una sfida stimolante per un traguar-
do ambizioso.
Le imprese di ANASTE sono
pronte ed allaltezza per accettare
la sfida.
Attendiamo tutti a Bologna al-
lEXPOSANIT 2012.
Albert o De Sant is
Il President e De Sant is con il Minist ro
della Salut e Renat o Balduzzi
Sono in via di pubblicazione
gli atti del Seminario sulla
non Autosufficienza tenutosi
a Roma in piazza di Monte-
citorio al quale hanno preso
parte numerose personalit
delle Universit e politici.
Seminario promosso dal-
lAnaste in collaborazione
con Federanziani e lOn.le
Augusto Battaglia, a seguito
del successo avuto (www.ap-
pelloamonti.it). Appello a
Monti con la raccolta delle
firme per la petizione alla rea-
lizzazione del Fondo Unico.
Il Seminario ha visto la par-
tecipazione dellOn.le Giu-
seppe Fioroni.
Pro Terza Et
4
Albert o De Sant is
Cronaca dellincont ro
alla 13 edizione del Forum
della Conf commercio
a Cernobbio
I
l 23 e 24 marzo u.s. a Cernob-
bio, sul lago di Como, a di Vil-
la dEste si svolto il tradizio-
nale Forum annuale della Confcom-
mercio Imprese per lItalia organiz-
zato in collaborazione con lo Studio
Ambrosetti. Forum giunto ormai al-
la 13 edizione, con esponenti del
Governo, delle Organizzazioni Sin-
dacali e delleconomia.
Il tema dellincontro ormai il no-
to: I PROTAGONISTI DEL
MERCATO E GLI SCENARI
PER GLI ANNI 2000.
LAnaste ha partecipato allincon-
tro cercando, tra gli interventi, pa-
role che potessero rassicurare gli im-
prenditori del settore socio assisten-
ziale e socio sanitario. LANASTE,
a tal proposito, ha incontrato il Mi-
nistro del Lavoro e delle Politiche
Sociali Elsa Fornero alla quale ha
esposto la grave crisi in cui versa la
non autosufficienza presentandole
la proposta messa in campo del Fon-
do Unico per la Non Autosufficien-
za. Mostrando molta comprensione
ha affermato che appena saranno
chiuse le trattative per il testo della
riforma del mercato del lavoro si oc-
cuper immediatamente della non
autosufficienza.
Si avuta la possibilit di esporre la
stessa problematica ai Segretari Ge-
nerali della CGIL CISL e UIL, Su-
sanna Camusso, Raffaele Bonanni
e Luigi Angeletti che hanno recepi-
to la delicatezza della crisi e mo-
strando molta sensibilit hanno ri-
ferito che si occuperanno del pro-
getto in maniera organica per quan-
to di loro competenza.
La proposta di ANASTE stata rei-
terata allOn.le Enrico Letta, Vice
Segretario del PD, che gi ne era a
conoscenza, e ha dato assicurazio-
ne, mostrando di conoscere a fondo
il problema, che si interesser del
Conf erenza st ampa di apert ura
delicato settore della non autosuffi-
cienza.
Poco o nulla emerso sulla socio
assistenza, socio sanit e sanit da-
gli interventi ufficiali la cui sintesi
appresso riportata.
La prima giornata si aperta, come
di consueto, con la Conferenza stam-
pa della Confcommercio.
Il Presidente Dott. Carlo Sangalli
ha sottolineato che la pressione fi-
scale ormai vicina al 55%, che la
disoccupazione in aumento e gli
investimenti sono bloccati. Il vero
macigno da rimuovere, ha detto il
presidente, il rallentamento del cre-
dito unito allaumento del costo dei
finanziamenti. Soltanto a dicembre
i prestiti sono calati di 20 miliardi.
Bisogna assolutamente evitare, ha
aggiunto Sangalli, lasfissia crediti-
zia dellecono-
mia reale. Altro
argomento spi-
noso: i crediti
della Pubblica
Amministrazio-
ne nei confron-
ti delle imprese,
circa 60/70 mi-
liardi vantati
dalle aziende
che di fatto li-
quidit sottratta
in questo mo-
mento di gran-
de crisi, si ren-
de necessario,
quindi, che il
Governo metta
in agenda, come priorit, la soluzio-
ne del problema.
Dopo la conferenza stampa la pri-
ma giornata ha previsto una nutrita
scaletta di interventi. Dopo i saluti
del Presidente
Sangalli ha
preso il via il
primo argo-
mento:
LITALIA E
IL LAVORO,
Moderat ore
Sarah Varetto
Direttore di
SKY TG24,
hanno preso la
parolai relato-
ri Gianfranco
Viesti del-
lUniversit di
Bari, Raffaele Bonanni, il Sen. Mau-
rizio Sacconi ed il Sen. Tiziano Treu.
Largomento successivo stato RI-
METTERE IN MOTO LITALIA:
LE INFRASTRUTTURE, Modera-
tore Enrico Romagna-Mannoja, Di-
rettore responsabile del Mondo, ed
hanno preso la parola i relatori Lui-
gi Angeletti, Franco Bassanini Pre-
sidente Cassa Depositi e Prestiti, Eu-
genio Belloni Presidente Respubli-
ca, Luciano Violante Presidente Ita-
liadecide e Guido Pier Paolo Borto-
ni Presidente Autorit per lEnergia
Elettrica e il Gas. Le relazioni sono
state tutte molto interessanti e che
miravano a formulare ipotesi per lo
sviluppo del lavoro in Italia al fine
di combattere la recessione.
Nella seconda giornata, sabato 24
marzo, i lavori sono iniziati con lin-
tervento del Ministro del Lavoro e
delle Politiche Sociali Elsa Fornero
che ha illustrato quanto deciso nel-
5
CERNOBBIO - FORUM DELLA CONFCOMMERCIO
Il Minist ro Elsa Fornero e il President e
della Conf commercio Carlo Sangalli
CERNOBBIO - FORUM DELLA CONFCOMMERCIO
6
Terza Et Pro
Milano, ed hanno preso la parola i
relatori Luigi Zingales dellUniver-
sity of Chicago USA, Roberto Pe-
rotti dellUniversit Bocconi di Mi-
lano, Enrico Tommaso Cucchiani
Ceo Intesa San Paolo, Enrico Letta
Segretario Generale AREL-AGEN-
ZIA DI RICERCHE E LEGISLA-
ZIONE e Vice Segretario del PD.
Successivamente ci sono stati gli in-
terventi del Vice Ministro dellEco-
nomia e delle Finanze Vittorio Gril-
li e del Ministro dello sviluppo Eco-
nomico, delle Infrastrutture e Tra-
sporti.
La seconda sessione INNOVAZIO-
NE, TURISMO E CULTURA, Mo-
deratore Andrea Granelli Presiden-
te KANSO, iniziata con linter-
vento del Ministro per lIstruzione,
dellUniversit e della ricerca Fran-
cesco Profumo.
Successivamente sono intervenuti
Sono poi proseguiti con il Tema LO
SCENARIO ECONOMICO IN-
TERNAZIONALE, Moderatore Al-
berto Quadro Curzio, Professore
Emerito dellUniversit Cattolica di
la riunione del Consiglio dei Mini-
stri di venerd 23 pomeriggio ana-
lizzando i punti che presentavano
criticit per le OO.SS. e per i parti-
ti politici.
7
Gianfranco Fini a cura del Giorna-
lista Enrico Mentana.
proseguita poi con il tema SCEL-
TE E RIFORME PER LA CRESCI-
TA, Moderatore Ferruccio de Bor-
toli, Direttore Responsabile del Cor-
riere della Sera, sono intervenuti An-
gelino Alfano, Luigi Bersani e Ro-
berto Maroni.
Ha chiuso i lavori lintervento del
Presidente del Consiglio dei Mini-
stri Mario Monti introdotto da Car-
lo Sangalli.
Indiscutibilmente la riforma del la-
voro stato largomento che ha cat-
turato la scena.
Nel suo intervento lex ministro Sac-
coni ha manifestato la sua delusio-
ne alla notizia della decisione del
governo di portare in Parlamento la
riforma del lavoro come ddl ed ha
esclamato: Un disegno di legge al-
lora abbiamo scherzato. Atteggia-
turali e Attivit Culturali Lorenzo
Ornaghi.
La sessione pomeridiana di sabato
24 marzo ha preso il via con linter-
vista al Presidente della Camera
Carlo Sangalli e Susanna Camusso.
Hanno chiuso la sessione del matti-
no il Ministro per gli Affari Regio-
nali, il Turismo e lo Sport Pietro
Gnudi ed il Ministro dei Beni Cul-
CERNOBBIO - FORUM DELLA CONFCOMMERCIO
mento diverso invece lo ha tenuto
Raffaele Bonanni segretario della
Cisl che ha confessato che ce lo do-
vevamo aspettare che sarebbe anda-
ta cos con lei. Poi per quando ar-
rivata la notizia del ddl tornato il
sorriso: Questa del ddl una otti-
ma cosa, faremo lobbyng in parla-
mento, avremo tutto il tempo per
cambiare, trovare soluzioni pi van-
taggiose per i lavoratori. Soddisfat-
to anche Luigi Angeletti, della se-
gretario
Della Uil:Sposta il luogo della di-
scussione in parlamento e forse avre-
mo pi ascolto di quanto non abbia-
mo avuto finora. Bonanni, segre-
tario della Cisl, indica anche i primi
punti su cui intervenire: Sui licen-
ziamenti economici trovo rassicu-
rante che il governo sia interessato
a una soluzione perch non ci siano
abusi.
Un avvenimento che ha destato lin-
teresse di tutti stato lincontro a ta-
vola nella sala da pranzo dellHotel
Villa dEste, pro-
prio nellangolo
che d sul giardi-
no, e dove hanno
pranzato insieme al
segretario della
Cgil Susanna Ca-
musso ed il pre-
mier Mario Monti,
in compagnia di
Enrico Letta Pd, i
ministri Gnudi e
Profumo, il segre-
tario del Pdl Ange-
lino Alfano e il pre-
sidente della Con-
fcommercio Carlo
Sangalli quasi al
termine si unito il
segretario del Pd
Pier Luigi Bersani. Sono stati in ve-
trina pi di unora, sotto i flash di
fotografi e televisioni. La conversa-
Pro Terza Et
8
CERNOBBIO - FORUM DELLA CONFCOMMERCIO
zione apparsa rilassata.
Nella seconda giornata del Forum il
Ministro del Lavoro e delle Politi-
che Sociali stata la star della gior-
nata. Il Ministro ha illustrato e dife-
so i contenuti e la filosofia della ri-
forma, con una unica sfumatura, in-
dice di un leggero disappunto per la
scelta del presidente del Consiglio,
Mario Monti, di ricorrere al disegno
di legge piuttosto che un decreto.
Il Presidente del Consiglio Mario
Monti nel suo intervento conclusi-
vo ha sottolineato vari punti. Nes-
suna concessione sulla Sua rifor-
ma del mercato del lavoro, che il
Parlamento potr accettare o boc-
ciare. Un rimprovero alla Cgil per-
9
CERNOBBIO - FORUM DELLA CONFCOMMERCIO
ch non ha revocato lo sciopero no-
nostante la decisione del disegno
di legge. Una leggera critica a tut-
ti i governi precedenti che con le
loro pratiche consociative hanno
scaricato sulle generazioni future i
costi di politiche tese alla ricerca
della pace sociale e allattenuazio-
ne del dissenso. In maniera mol-
to diretta e senza fare sconti ha rin-
tuzzato la denuncia dellex mini-
stro dellInterno Roberto Maroni
che poco prima aveva contestato la
sua capacit di risanare i conti e ab-
bassare le tasse visto che il debi-
to pubblico ad aprile arriver a due-
mila miliardi di euro. Il Premier
Monti ha proseguito dicendo: So-
Pro Terza Et
10
CERNOBBIO - FORUM DELLA CONFCOMMERCIO
Enrico Let t a PD e Francesco Rivolt a D.G. Conf commercio
no stato chiamato a rimediare a go-
verni che non hanno potuto pren-
dere decisioni nellinteresse gene-
rale perch hanno dato troppo ascol-
to alle categorie. Ma non illudia-
moci che in pochi mesi io possa mi-
racolosamente risolvere vecchi pro-
blemi. Dopo un attimo di sospen-
sione e percepito un silenzio geli-
do delluditorio ha ripreso a parla-
re dicendo: Sono convinto che il
vostro sia un silenzio carico di con-
divisione e che vuol anticipare un
applauso. I presenti confermano
con un applauso. Ma prosegue nel-
lintervento con parole che non fan-
no sconti a nessuno. Lo scontro con
lex ministro degli Interni Maroni
immediato anti-
cipandone le
lodi. E dice:
Ho grande
stima di
Maroni di
cui mi considero, malgrado tutto,
un suo conterraneo e lo avrei volu-
to come ministro dellInterno nel
mio governo se il Quirinale non fos-
se stato daccordo. Maroni ha chie-
sto pi crescita e meno tasse? Sa-
rebbe unopera meno impervia se
si fosse incominciato pi di un an-
no fa, se si fosse riconosciuto che
lItala aveva una urgenza anzich
negarlo. Altri esponenti di gover-
no hanno avuto un ripensamento su
ci che non ha funzionato ma Ma-
roni no. Alla luce di ci ha prose-
guito: Ecco perch mi permetto di
dire che non condivido quasi
niente del Maroni storico e
astorico. Ri-
ferendosi
a l l e x
Ministro
ha voluto
lanciare
una critica anche allex ministro del
Tesoro Tremonti quando ricorda
che: Qualcuno sosteneva che lIta-
lia era una delle migliori economie
dEuropa, meglio della Germania.
Tra le risate della platea ricorda che:
lunica cosa che stata facile la
chiusura di quegli strani diparti-
menti di Monza. Nella chiusura
del suo intervento il Presiden-
te del Consiglio Mario
Monti ha difeso con de-
cisione la coesione del
suo governo.
11
CERNOBBIO - FORUM DELLA CONFCOMMERCIO
Il Pres. De Sant is con Dardanello Pres. Unioncamere, Marchiori Pres. Conf commercio Int ernat ional e il D.G. Regaldo
Summary dell age.na.s
consegnat o al Convegno
sulla non Aut osufficienza t enut osi
presso il Minist ero della Salut e
La Presa In Carico degli anziani
non aut osuf f icient i:
conoscere per decidere
Valut azione dell ef f icacia e dell equit di modelli
organizzat ivi t errit oriali per l accesso e la presa in carico di
persone con bisogni sociosanit ari complessi (Proget t o P.I.C.)
Premessa
Una delle sfide dei sistemi sani-
tari del mondo industrializzato
consiste nel garantire assistenza
integrata efficace ed appropriata
per la presa in carico di persone
con bisogno sociosanitario com-
plesso, come le persone anziane
in condizioni di non autosuffi-
cienza parziale o totale. Secondo
lISTAT, sono circa 2 milioni gli
anziani in condizione di disabi-
lit che vivono in famiglia nel no-
stro Paese e tale numero desti-
nato ad aumentare in modo co-
spicuo nei prossimi anni in con-
seguenza dellulteriore invecchia-
mento della popolazione: oggi vi-
vono in Italia un milione e 600
mila ultra85enni e si prevede che
tra 10 anni saranno 2 milioni e
400 mila.
Per far fronte a questa problema-
tica, la maggior parte delle Re-
gioni italiane si sono attrezzate
con sistemi per la presa in carico
degli anziani non autosufficien-
ti.
Allinterno dellattuale sistema
di Welfare, per poter garantire
pienamente il diritto alla salute
dei cittadini, luniformit ed equi-
t di accesso ai servizi che ne con-
segue, risulta di imprescindibile
importanza tanto la funzione di
programmazione, quanto la fun-
zione di monitoraggio attraverso
un sistema di indicatori che gui-
di laccesso e la continuit assi-
stenziale delle persone anziane
con bisogno sociosanitario com-
plesso.
Al fine di ottenere una migliore
risposta in termini di salute da
parte della persona interessata, il
processo organizzativo di presa
in carico prevede lo sviluppo di
quattro fasi principali:
1. Accesso: tale fase intercetta il
bisogno di assistenza e consi-
ste nel primo accesso del sog-
getto nel sistema, a seguito
della segnalazione provenien-
te da attivatori diversi (MMG,
dimissione protetta ospedalie-
ra, familiare, servizi sociali,
etc.) e nella decodifica della
domanda dellindividuo stes-
so;
2. Valutazione multidimensiona-
le (VMD) dei bisogni assisten-
ziali e creazione del Piano di
Assistenza Individuale (PAI):
la VMD rappresenta un impor-
tante momento di integrazio-
ne tra le necessit sociali e
quelle sanitarie, seguita dalla
predisposizione di un PAI;
3. Coordinamento attuativo: ta-
le fase viene esplicitata indi-
viduando ruoli (case manager)
e meccanismi operativi (pro-
cedure organizzative e profes-
sionali; audit, etc.) tra diversi
operatori, che si occuper di
facilitare limplementazione e
lo sviluppo del percorso inte-
grato di assistenza sociosani-
tario individuato;
4. Monitoraggio: questa fase
caratterizzata da interventi di
valutazione periodica delle
condizioni dellassistito, an-
che per una rimodulazione del
piano di assistenza.
La misurazione dellefficacia del
processo organizzativo di presa
in carico allinterno di un siste-
ma di Long Term Care pubblica
di fondamentale rilevanza in un
contesto di riorganizzazione del-
lofferta assistenziale e di ristret-
tezza di risorse economiche.
Ad oggi si stanno implementan-
do alcuni flussi informativi su at-
tivit e prestazioni di tipo domi-
ciliare e residenziale, mentre
ancora in via di consolidamento
un sistema informativo che rie-
sca a leggere lintero processo as-
sistenziale della persona non au-
tosufficiente, a supporto indispen-
sabile per una programmazione,
ai diversi livelli del sistema di
Long Term Care, basata sulle evi-
denze documentate.
Pro Terza Et
12
Razionale ed obiet t ivi
della ricerca
LAgenas ha svolto negli anni
2010-2012 una ricerca autofinan-
ziata sul tema la Valutazione del-
lefficacia e dellequit di model-
li organizzativi territoriali per
laccesso e la Presa In Carico di
persone con bisogni sociosanita-
ri complessi, che nasce dallesi-
genza di misurare, attraverso un
approccio metodologico rigoro-
so, alcuni aspetti della qualit del
processo assistenziale di presa in
carico dei soggetti anziani non
autosufficienti.
Alla ricerca hanno partecipato le
Regioni Lombardia, Veneto e To-
scana, lAgenzia Regionale di Sa-
nit Toscana, lUniversit Catto-
lica del Sacro Cuore e lUniver-
sit di Cassino.
Lobiettivo generale della ricer-
ca stato definire e sperimenta-
re un sistema di indicatori per mo-
nitorare il processo organizzati-
vo di presa in carico di persone
di et pari o superiore a 65 anni
con bisogno sociosanitario com-
plesso, attraverso lutilizzo inte-
grato di flussi informativi corren-
ti afferenti al Nuovo Sistema In-
formativo Sanitario (NSIS), da
quelli pi tradizionali e consoli-
dati (Scheda di Dimissione Ospe-
daliera - SDO, Pronto Soccorso
- PS) a quelli di pi recente atti-
vazione, in particolare il flusso
dellassistenza domiciliare
(SIAD) e il flusso dellassisten-
za residenziale e semiresidenzia-
le (FAR).
Il sistema di indicatori stato ap-
plicato in 3 Aziende Sanitarie Lo-
cali (ASL di Milano, Ulss 6 Vi-
cenza e Ulss 4 Alto Vicentino-
Thiene) e 2 Societ della Salute
(SdS Fiorentina e SdS Pisana),
appartenenti a 3 Regioni italiane
(Lombardia, Toscana, Veneto).
La popolazione osservata in que-
ste realt quella dei residenti ul-
tra64enni che accedono ai servi-
zi durante il periodo 1 luglio 2010
30 giugno 2011, a seguito di
una valutazione multidimensio-
nale con esito di bisogno socio-
sanitario complesso.
La ricerca ha inteso sviluppare
una metodologia innovativa che
ha permesso, attraverso procedu-
re di record linkage, lutilizzo e
la lettura congiunta dei dati am-
ministrativi derivanti da diversi
flussi informativi del NSIS, ri-
guardanti gli accessi al Pronto
Soccorso, lassistenza ospedalie-
ra, lassistenza domiciliare inte-
grata e lassistenza residenziale
e semiresidenziale.
Altre informazioni di contesto,
utili per linterpretazione dei ri-
sultati, sono state raccolte con ap-
positi questionari per approfon-
dire le caratteristiche organizza-
tive regionali.
La ricerca si articolata nelle se-
guenti fasi principali:
lidentificazione di un frame-
work concettuale sul proces-
so organizzativo di presa in ca-
rico per i soggetti non autosuf-
ficienti, che si fondato sulla
revisione della letteratura
scientifica;
la definizione di un set di in-
dicatori relativo alle diverse
fasi del processo organizzati-
vo di Presa In Carico per gli
anziani con bisogno sociosa-
nitario complesso, costituito
dalla fase di Accesso, dalla fa-
se di Valutazione multidimen-
sionale (VMD) del bisogno e
produzione di un Piano di As-
sistenza Individuale (PAI), dal
coordinamento attuativo e dal
successivo monitoraggio;
la costruzione degli algoritmi
per lidentificazione delle co-
orti degli assistiti e per il cal-
colo degli indicatori;
il calcolo degli indicatori nei
contesti oggetto della ricerca,
alcuni dei quali prevedono lo
svolgimento di analisi multi-
variabili e procedure di stan-
dardizzazione.
La definizione di indicatori che
misurassero i quattro ambiti ha
richiesto una lettura critica delle
informazioni raccolte nei flussi
ministeriali SIAD (assistenza do-
miciliare) e FAR (assistenza re-
sidenziale e semiresidenziale), al-
la luce delleffettiva disponibili-
t del dato nelle Regioni, tenen-
do conto che i suddetti flussi so-
13
LA PRESA IN CARICO DEGLI ANZIANI NON AUTOSUFFICIENTI
no stati approvati con Decreti Mi-
nisteriali 17 dicembre 2008 e so-
no a regime dal 1 gennaio 2012.
Gli indicatori identificati integra-
no evidenze della letteratura
scientifica, opinioni di esperti,
caratteristiche del percorso di pre-
sa in carico e disponibilit delle
informazioni.
Risult at i
Nel periodo di osserva-
zione sono stati identifi-
cati 7.759 record nei
flussi FAR e SIAD, cor-
rispondenti a 7.237 per-
sone prese in carico di
et 65 anni residenti
nelle realt locali coin-
volte. Il 47% dei sogget-
ti ha una et 85 anni ed
il 65% circa sono donne.
La popolazione oggetto
di studio risulta distri-
buita in territori diversi:
di tipo metropolitano per
la Asl di Milano e la So-
ciet della Salute di Fi-
renze, prevalentemente
urbano per la Societ
della Salute Pisana e per
la ULSS di Vicenza, di
tipo extraurbano per
lULSS Alto Vicentino.
Inoltre si osserva che le
persone anziane assisti-
te in ambito residenziale
presentano una maggio-
re gravit nel livello di mobilit
(88,9% con dipendenza modera-
ta/grave) e hanno una ridotta au-
tonomia nelle attivit della vita
quotidiana (91,3% con dipenden-
za moderata/grave) rispetto alle
persone anziane in assistenza do-
miciliare (rispettivamente 81,7%
e 85,3%). Esiste, in generale, una
notevole variabilit tra gli ambi-
ti territoriali analizzati, conside-
rato il diverso approccio nella pre-
sa in carico della persona non au-
tosufficiente, che riflette peculia-
rit organizzative tipiche dei con-
testi esaminati.
Pro Terza Et
14
LA PRESA IN CARICO DEGLI ANZIANI NON AUTOSUFFICIENTI
Per poter monitorare il processo
di presa in carico sono stati iden-
tificati 36 indicatori, distribuiti
tra i diversi ambiti di misurazio-
ne, che riguardavano laccessibi-
lit, la corrispondenza tra carat-
teristiche valutative e risposta
erogata, lerogazione del servi-
zio e il monitoraggio. Ta-
li indicatori sono stati di-
scussi e condivisi dal
gruppo di ricerca e ne so-
no, infine, stati selezio-
nati 15, che hanno le ca-
ratteristiche di rilevanza
e validit (face validity)
e sono calcolabili anche
nella attuale fase di ini-
ziale implementazione
dei flussi SIAD e FAR
sinteticamente riportati
nella definizione e nei si-
gnificati.
Di seguito si riportano le
caratteristiche e i risulta-
ti dei principali indicato-
ri sviluppati, che verran-
no descritti per ambiti di
misurazione.
Accessibilit
In primo luogo stato sti-
mato in che misura il bi-
sogno di assistenza dei
pazienti non autosuffi-
cienti fosse soddisfatto in
strutture residenziali e se-
miresidenziali e in assi-
stenza domiciliare diret-
ta (tramite servizi pubbli-
ci e privati accreditati e
non tramite sostegno di
tipo economico).
Nella Asl di Milano risultano pre-
si in carico nel periodo di osser-
vazione, rispetto ai pazienti non
15
LA PRESA IN CARICO DEGLI ANZIANI NON AUTOSUFFICIENTI
Pro Terza Et
16
autosufficienti attesi,
l81,6% di anziani non
autosufficienti; il 42,9%
assistito in assistenza
residenziale e il 39,7% in
assistenza domiciliare.
Nelle altre realt azien-
dali non stato possibi-
le rilevare il grado di co-
pertura del bisogno, per
la natura delle informa-
zioni inserite nei flussi
SIAD e FAR rispetto al
periodo di osservazione.
In generale va evidenzia-
to che poter rilevare in
maniera univoca e siste-
mica il grado di copertu-
ra del bisogno a livello
aziendale e regionale
consente di approfondi-
re le analisi ad oggi di-
sponibili, tenendo conto
dellintero processo as-
sistenziale.
I soggetti che attivano il
processo organizzativo di
presa in carico sono co-
stituiti, prevalentemente,
dalla rete utente per
larea di studio lombar-
da; rete utente e ser-
vizi sociali per quelle
toscane; per le aree di
studio venete sono costi-
tuti dalla rete ospedalie-
ra per lambito domici-
liare e dalla rete utente
per lambito residenzia-
le. Questo dato stretta-
LA PRESA IN CARICO DEGLI ANZIANI NON AUTOSUFFICIENTI
17
LA PRESA IN CARICO DEGLI ANZIANI NON AUTOSUFFICIENTI
mente correlato al modello orga-
nizzativo scelto dalle singole Re-
gioni; ad esempio, nella Regione
Veneto lADI rilevata dal flusso
SIAD appartiene prevalentemen-
te al livello c.d. ADI-MED di
media/alta gravit e di provenien-
za per lo pi ospedaliera.
Le differenze sui soggetti atti-
vatori ci consentono, tramite uno
studio sul processo assistenziale,
di conoscere pi analiticamente
le diverse forme di assistenza do-
miciliare
che le Regioni hanno sviluppa-
to e che confluiscono nel flus-
so SIAD. Per la Regione Lom-
bardia, la prevalenza dellatti-
vazione da parte della rete
utenza coerente con il mo-
dello consumer choice o, me-
glio, con la scelta di incentrare
il sistema sul bisogno e la ri-
chiesta del cittadino. Per la Re-
gione Veneto la parte pubblica
indirizza e controlla la scelta in
ambito sociosanitario. Per la To-
scana, il modello ad alta inte-
grazione sociosanitaria rende la
componente sociale particolar-
mente attiva nella promozione
del servizio.
Carat t erist iche
valut at ive
e rispost a erogat a
Per quel che concerne la
corrispondenza tra le ca-
ratteristiche valutative e
la risposta erogata, sta-
to misurato il grado di as-
sociazione tra profili va-
lutativi (grado di mobi-
lit, autonomia, profilo
cognitivo, disturbi del
comportamento, asse so-
ciale) e la probabilit di
una risposta residenzia-
le (institutional servi-
ce) in strutture ad alta e
bassa assistenza sanita-
ria (R2-R3) piuttosto che
una risposta dicommu-
nity service, ossia di ti-
po domiciliare o anche
semiresidenziale in cen-
tri diurni integrati o per persone
con demenza (SR1, SR2).
Sono risultate significative tutte
le suddette associazioni per larea
lombarda e per le aree venete; per
le aree toscane lassociazione
risultata significativa per la rete
sociale.
Restando nellambito della cor-
rispondenza tra caratteristiche va-
lutative e risposta erogata, con ri-
ferimento ai soggetti con distur-
bi del comportamento e deficit
cognitivi presi in carico in strut-
ture residenziali per dementi
(strutture R2d), sono stati calco-
Pro Terza Et
18
LA PRESA IN CARICO DEGLI ANZIANI NON AUTOSUFFICIENTI
lati due indicatori che analizza-
no, il primo, lappropriatezza or-
ganizzativa, il secondo, il soddi-
sfacimento del bisogno. In tutte
le aree di studio emerso che le
persone assistite in strutture o nu-
clei residenziali per persone af-
fette da demenza soffrono quasi
tutte di deficit cognitivo e distur-
bi del comportamento (85,7%
nellarea lombarda; 100% nelle
aree toscane; 70% nelle aree ve-
nete), mentre la percentuale di
persone istituzionalizzate prese
in carico in strutture residenzia-
li per dementi relativamente
bassa (1,4% nellarea lombarda;
3,4% nelle aree toscane; 25% nel-
le aree venete).
Questi dati evidenziano la neces-
sit di rendere maggiormente dif-
fusa la rete dei servizi per le per-
sone affette da demenza e di ca-
pire anche come e quando il pa-
ziente viene inserito in un certo
percorso, oltre ad identificare in
modo pi esplicito i servizi of-
ferti a queste tipologie di pazien-
ti, che richiedono non solo inter-
venti socio-assistenziali e sanita-
ri di base, ma soprattutto (come
indicato nelle esperienze docu-
mentate) lutilizzo di un approc-
cio relazionale e ambientale ade-
guato alla gamma di bisogni co-
gnitivi, funzionali, affettivo/rela-
zionali, comportamentali, sanita-
ri, assistenziali di questo segmen-
to di utenza.
Altri indicatori analizzano, inve-
ce, il tempo medio intercorso tra
la valutazione multidimensiona-
le e lerogazione del servizio, se-
paratamente per assistenza domi-
ciliare e residenziale. Per lassi-
stenza domiciliare, il tempo me-
diano varia da 33 giorni nelle aree
toscane a 5 giorni nelle aree ve-
nete, mentre per lassistenza re-
sidenziale il tempo mediano va-
ria da 38 nelle aree toscane a 10
nelle aree venete. Nellarea lom-
barda il tempo zero, conside-
rando la scelta di un modello a
centralit della richiesta della per-
sona dove la valutazione multi-
dimensionale fatta al momento
dellaccesso al
servizio. Anche questi risultati ri-
chiedono uno specifico approfon-
dimento non solo per liniziale e
parziale implementazione dei
flussi informativi, ma anche per
le modalit di valutazione multi-
dimensionale, per i diversi asset-
ti della rete di offerta e per i di-
versi criteri di elegibilit degli as-
sistiti.
Erogazione dellassist enza
e monit oraggio
Rispetto allerogazione del ser-
vizio da parte delle diverse figu-
re professionali sulla base del bi-
sogno assistenziale derivato dal-
lasse sanitario (ottenuto dalla pe-
satura di alcune informazioni pre-
senti nel flusso SIAD), il nume-
ro di accessi mensili della figura
infermieristica non risultato cor-
relato al bisogno assistenziale in
tutte le realt osservate. Questo
indicatore, che deve essere con-
solidato, sicuramente utile da
un punto di vista della program-
mazione per rendere pi appro-
priata lofferta di assistenza; de-
ve essere interpretato tenendo
conto della molteplicit delle va-
riabili in gioco, prima di tutto di
carattere organizzativo (ad esem-
pio attivit e tempi lavoro di que-
ste figure professionali). Lim-
portanza dellasse sanitario, va-
lidato attualmente solo con spe-
cifici strumenti di valutazione
multidimensionale, richiedereb-
be nel prossimo futuro la neces-
sit di aggiungere alcune infor-
mazioni ai flussi attuali per ren-
derlo pi robusto.
Sono stati, inoltre, prodotti indi-
catori che misurano a parit di
genere, sesso e copertura socia-
le, il tempo medio intercorso tra
la dimissione ospedaliera e lof-
ferta erogata, sia essa in assisten-
za domiciliare, sia residenziale e
semiresidenziale. Per gli assisti-
ti in ambito domiciliare, intercor-
rono una media di 8 giorni nel-
larea lombarda; 13,4 giorni nel-
le aree toscane; 6,6 giorni nelle
aree venete. Per gli assistiti in am-
bito residenziale, intercorrono in
media 5,1 giorni nellarea lom-
barda, 2,8 giorni nelle aree tosca-
ne, 3 giorni nelle aree venete. Le
ragioni di variabilit tra le Regio-
ni su questo indicatore richiedo-
no approfondimento, potendo di-
pendere da meccanismi di dimis-
sione protetta, capacit e tipolo-
gia dellofferta sul territorio e cri-
teri di elegibilit.
stato calcolato, a parit di et
e genere, lAggregate Bed Day
Rate, ossia il tasso di ricovero dei
soggetti in assistenza domicilia-
re e in assistenza residenziale e
semiresidenziale espresso in gior-
ni per anno-persona nel periodo
di osservazione. Il 35,5% delle
persone in assistenza domicilia-
re nellarea di studio lombarda,
il 25% nelle aree toscane e il 50%
nelle aree venete sono stati rico-
verati nel periodo di osservazio-
ne. Per tali soggetti lAggregate
Bed Day Rate pari a 13,5 gior-
ni per anno persona nellarea di
studio lombarda; 3,8 giorni per
anno persona nelle aree di studio
toscane; 7,5 giorni per anno per-
sona nelle aree di studio venete.
Sia la percentuale dei ricoverati
che lAggregate Bed Day Rate
inferiore se si considerano gli as-
sistiti in assistenza residenziale
e semiresidenziale. Questo indi-
catore consente di misurare la fre-
quenza e la durata del ricorso al-
lospedalizzazione durante un an-
no di assistenza in regime domi-
ciliare o residenziale. In unotti-
ca di programmazione questo in-
dicatore, tenendo conto anche
delle condizioni di comorbosit,
pu esprimere un grado di appro-
priatezza dellassistenza fornita.
stato misurato il ricorso inap-
propriato al Pronto Soccorso (os-
sia gli accessi per i quali non se-
gue il ricovero ospedaliero co-
dici bianco/verde) da parte degli
anziani in assistenza domiciliare
integrata. Gli accessi con codice
bianco/verde dei soggetti presi in
carico in assistenza domiciliare
corrispondono al 48,7% nelle aree
di studio toscane,
al 23% nelle aree di studio vene-
te e al 21,6% nellarea lombar-
da. Mediamente in un anno un
paziente in assistenza domicilia-
re accede 0,7 volte nelle aree di
studio toscane e in quella lom-
barda, 0,4 volte nelle aree di stu-
dio venete. Questo indicatore, in
unottica di programmazione,
fornisce indicazioni utili sullap-
propriatezza del Piano di Assi-
stenza Individuale in ambito do-
miciliare.
Considerazioni conclusive
Il tema degli anziani non autosuf-
ficienti in Italia stato trattato da
tempo e da molti punti di vista.
La ricerca Agenas, svolta in col-
laborazione con esperti e con tre
Regioni che hanno banche dati
informative consolidate, stata
rivolta a definire e sperimentare
un sistema in grado di trasforma-
re i dati individuali trasmessi con
i flussi del NSIS (in particolare
flusso SIAD e flusso FAR) in in-
formazioni, sotto forma di indi-
catori, essenziali per la program-
mazione, organizzazione e gover-
nance dei servizi di assistenza do-
miciliare, semi-residenziale e re-
sidenziale per gli anziani non au-
tosufficienti.
La raccolta di informazioni quan-
titative in questo progetto pilota
stata indirizzata a sperimenta-
re un sistema in grado di misura-
re lappropriatezza del processo
di presa in carico (tanto in termi-
ni di accessibilit che di conti-
nuit assistenziale), in ciascun
ambito studiato.
Si era consapevoli che questi flus-
si sono recenti ed innovativi e che
cominciano ora ad indagare i ser-
vizi del territorio, affrontando co-
s un ambito ancora molto ine-
splorato e difficile da raccoglie-
re in valori sintetici per la varie-
t delle esperienze e la specifici-
t di interventi personalizzati.
Spiegare il valore di questi flus-
si esula da questa ricerca, ma
utile ricordare che finora abbia-
mo a disposizione solo alcune in-
formazioni di tipo descrittivo sul
dato di offerta in assistenza do-
miciliare integrata e in assisten-
za residenziale (es. 448.641 per-
sone anziane in ADI/anno 2009;
con 19 ore medie annue di assi-
stenza). Con lutilizzo dei nuovi
flussi, seppur implementati in for-
ma graduale nelle diverse Regio-
19
LA PRESA IN CARICO DEGLI ANZIANI NON AUTOSUFFICIENTI
ni invece, possibile comincia-
re a conoscere e misurare il livel-
lo di gravit del paziente e diver-
si altri aspetti che possono esse-
re utili per la programmazione,
lorganizzazione, il monitorag-
gio e il governo dei percorsi. Ta-
li flussi solo ora si misurano sul-
la capacit di cogliere gli elemen-
ti essenziali di un sistema di cu-
re e assistenza molto diversifica-
to. Unattivit di conoscenza del
sistema territoriale che tiene con-
to dei riferimenti nazionali di par-
tenza condivisi da diversi Tavo-
li di lavoro (tra cui Commissio-
ne Lea; Programmi Mattoni del
SSN; Gruppi di lavoro sui flussi
SIAD e FAR).
I flussi SIAD e FAR e gli indica-
tori che qui si propongono, ri-
guardano:
dati individuali (caratteristi-
che clinico-funzionali, cogni-
tivo-comportamentali e socio-
relazionali degli anziani che
hanno segnalato il bisogno e
sono stati valutati, caratteristi-
che dei PAI definiti, servizi
erogati, proxy di esiti, ad
esempio, utilizzo ospedale tra-
mite linkage con SDO);
dati di sintesi (caratteristiche
della popolazione di anziani
che hanno segnalato il biso-
gno/sono stati valutati, carat-
teristiche dei PAI definiti, ser-
vizi erogati, utilizzo PS/Ospe-
dale a livello Regionale/Azien-
dale/Distrettuale).
Lottica quindi quella di racco-
gliere progressivamente e secon-
do una logica di processo le in-
formazioni relative ai contatti del
singolo individuo con i diversi
nodi della rete di offerta del Ser-
vizio Sanitario Nazionale e ren-
dere disponibile, a livello sia na-
zionale, sia regionale, un patri-
monio condiviso di dati, centra-
to sullassistito.
Questa idea stata perseguita con
un lavoro puntuale e critico, vol-
to a evidenziare spunti di miglio-
ramento e elementi di incertezza
su cui riflettere. Ne risultato un
sistema di monitoraggio che con-
sente di identificare in maniera
rigorosa e valorizzare in modo
condiviso i punti in comune nel-
le tre Regioni coinvolte rispetto
ad ognuna delle fasi fondamen-
tali del processo di presa in cari-
co (segnalazione-accesso; valu-
tazione multidimensionale-piano
individuale di assistenza-coordi-
namento attuativo e monitorag-
gio-rivalutazione).
Questa attivit stata arricchita dal
coinvolgimento di professionisti sa-
nitari e sociali nelle diverse realt
locali partecipanti che, tramite il lo-
ro lavoro sul campo, sono stati ca-
paci di apportare contributi nella ri-
costruzione del complesso filo che
unisce ogni nodo del processo as-
sistenziale nella rete ospedale-ter-
ritorio, oltre a fornirci elementi di
interpretazione degli indicatori che
si stavano costruendo.
Al contempo, stato sviluppato
un questionario semi-strutturato
mirato a leggere le caratteristiche
organizzative dei sistemi regio-
nali, per approfondire le scelte
che ogni Regione ha operato per
dare risposta ai cittadini, inda-
gando diversi aspetti (es. tempi
di attesa, livello di informatizza-
zione, operatori coinvolti nella
valutazione multidimensionale,
finanziamenti regionali). Interes-
sante rilevare che ogni Regione
si sta orientando verso modalit
per costruire il processo assisten-
ziale insieme alla persona e alla
sua famiglia, incoraggiando la
persona ad un ruolo attivo verso
la sua malattia. Tuttavia le stes-
se Regioni evidenziano che que-
sto percorso ancora da arricchi-
re e rilevare con indagini mirate.
opportuno chiarire che non vi
era unipotesi di ricerca da veri-
ficare (ad esempio il grado di mi-
glioramento delle condizioni di
salute rispetto allofferta dei ser-
vizi domiciliari e residenziali),
in quanto il grado di completez-
za delle informazioni afferenti al
flusso non consente tali prospet-
tive. Il lavoro si basato, inve-
ce, sul tentativo di sperimentare
un modello di monitoraggio del-
la presa in carico in grado di tra-
sformare in informazioni una mo-
le notevole di dati che talora ri-
schiano di essere raccolti soltan-
to per soddisfare un debito infor-
mativo.
Pro Terza Et
20
LA PRESA IN CARICO DEGLI ANZIANI NON AUTOSUFFICIENTI
La proposta che emerge dalla ri-
cerca e ne costituisce il valore
principale rappresentata dal fra-
mework metodologico che sta-
to costruito in forma condivisa
con tre regioni, accomunate da
una tradizione positiva di rileva-
zione dei dati con valenza infor-
mativa dei fenomeni sociosani-
tari, mentre sono differenziate nei
modelli organizzativi di long term
care.
La ricerca con un approccio cul-
turalmente innovativo, oltre a
condividere principi di fondo re-
lativi al processo di presa in ca-
rico da parte del sistema di Wel-
fare, ha utilizzato in modo inte-
grato dati amministrativi per pro-
durre informazioni utili allorga-
nizzazione e al governo locale dei
servizi, superando la logica tra-
dizionale della raccolta dei dati
esclusivamente per soddisfare de-
biti informativi.
Inoltre, la conoscenza dei dati in-
tegrati sul processo assistenzia-
le, prodotti a livello locale ed ag-
gregabili a livello regionale e na-
zionale, consente di supportare
meccanismi di policy making ba-
sati sulle evidenze. In tal modo
possibile organizzare strategie
specifiche a tutela dei soggetti
anziani non autosufficienti, af-
frontando un problema emergen-
te e talora sottovalutato. Il punto
centrale, come gi evidenziato in
diversi atti programmatori, una
organizzazione di servizi centra-
ta sui bisogni della persona, nel-
la complessit del suo percorso
assistenziale.
Ci in linea con quanto affer-
mato dal DPCM 14 febbraio 2001
sullintegrazione sociosanitaria e
declinato nei pi recenti docu-
menti di caratterizzazione dei
LEA domiciliari e residenziali e
di programmazione sanitaria (dal
PSN 1998-2000 fino alla propo-
sta di PSN 2011-2013).
Alcuni requisiti per la governan-
ce, su cui il progetto ha lavorato:
Condivisione del processo as-
sistenziale per la presa in ca-
rico
Condivisione obiettivi
Disponibilit dati individuali
sistematicamente raccolti e re-
gistrati
Possibilit di trasformazione di
dati individuali in informazio-
ni su adesione percorsi / livello
raggiungimento obiettivi
Informazioni valide e che per-
mettano confronti nel tempo e
nello spazio
Capacit di leggere e interpre-
tare le informazioni
Laver riportato i valori di alcu-
ni indicatori in diversi ambiti (co-
me, ad esempio, lindicatore re-
lativo ai tempi di attesa intercor-
renti tra la valutazione multidi-
mensionale e lerogazione del-
lassistenza) rappresenta un ten-
tativo di evidenziare la fattibili-
t di un unico sistema di monito-
raggio in contesti diversi, mentre
non ha, in questa fase, alcuna fi-
nalit di confronto e interpreta-
zione affrettata. Infatti si ben
consapevoli che ogni confronto
tra realt diverse richiede non so-
lo un maggiore consolidamento
della base informativa, ma anche
unanalisi approfondita di una se-
rie di fattori di tipo organizzati-
vo e assistenziale, che esulavano
dagli obiettivi della ricerca.
La ricerca ha evidenziato quanto
sia importante un lavoro comune
tra esperti, rappresentanti regio-
nali e professionisti impegnati
quotidianamente nellassistenza,
per promuovere un miglioramen-
to delle modalit di rilevazione
dei flussi, tenendo conto di ci
che lesperienza dimostra: i flus-
si si alimentano in termini di com-
pletezza e affidabilit solo sulla
consapevolezza, da parte del sog-
getto che li raccoglie, della loro
utilit per il miglioramento del-
lattivit assistenziale.
In questottica il monitoraggio
dellintero processo assistenzia-
le delle persone anziane non au-
tosufficienti intende contribuire
alle scelte di priority setting. In-
fatti le esigenze di sostenibilit
economica e la contingente crisi
finanziaria acuiscono la necessi-
t di effettuare un reale priority
setting con regole di sistema, per
evitare diseguaglianze di acces-
so e trattamenti offerti da un si-
stema di Welfare. Si rafforza, in
21
LA PRESA IN CARICO DEGLI ANZIANI NON AUTOSUFFICIENTI
questo modo, anche lindicazio-
ne di valorizzare economicamen-
te lintero programma di assisten-
za, accessibile e realizzato con
criteri di appropriatezza organiz-
zativa, e non la somma delle sin-
gole prestazioni.
Questa indicazione coerente con
quanto previsto dalla normativa
vigente, allart. 8-sexies del D.lgs.
502/92 e successive modificazio-
ni, laddove chiarisce la necessi-
t di remunerare programmi di
assistenza a forte integrazione
tra area ospedaliera e territoria-
le, sanitaria e sociale, con parti-
colare riferimento allassistenza
per patologie croniche di lunga
durata; nonch programmi di
assistenza a elevato grado di per-
sonalizzazione della prestazione
o del servizio reso alla persona.
Secondo questa norma, i proces-
si, una volta conosciuti nelle lo-
ro fasi fondamentali, saranno re-
munerati in base al costo stan-
dard di produzione del program-
ma di assistenza.
Analogamente, la proposta di ri-
definizione dei Livelli Essenzia-
li di Assistenza del 2008, sugge-
riva di orientare il sistema allin-
tero processo assistenziale e non
alle singole prestazioni, per riu-
scire a garantire accessibilit e
continuit assistenziale.
Riteniamo che un impegno volto
a rilevare il lavoro compiuto in
molte zone del nostro Paese a fa-
vore degli anziani non autosuffi-
cienti abbia un grande valore ci-
vile, perch la risposta miglio-
re alle denunce di mala assisten-
za che rischiano di comprende-
re in modo acritico tutte le real-
t, anche quelle pi virtuose. In
particolare si valorizza il lavoro
di molte migliaia di operatori che
svolgono un lavoro di alto livel-
lo spesso in condizioni difficili,
i quali sono pesantemente frustra-
ti da affermazioni che non rispet-
tano il loro ruolo professionale,
limpegno profuso, lintelligente
generosit. Sono questi stessi pro-
fessionisti che hanno interesse a
confrontarsi e lavorare sia sugli
aspetti critici che sulle potenzia-
lit di questi nuovi strumenti, per
passare da un concetto di debi-
to informativo a quello di uno
strumento di governo clinico, pi
o meno raffinato ma base essen-
ziale e comune, da utilizzare ed
eventualmente migliorare in for-
ma condivisa.
Va rilevato che i servizi per la non
autosufficienza sono ancora fra-
gili e che quindi la misurazione
dei loro risultati rappresenta un
passo avanti molto significativo.
Infatti le strutture ospedaliere ad
alta tecnologia sono da anni coin-
volte in atti di rilevazione degli
outcome, attraverso lutilizzazio-
ne di precisi indicatori, mentre i
servizi domiciliari e residenziali
sono sempre stati autoreferenzia-
li, quasi ci fosse uninconscia in-
certezza sul loro ruolo e sulla lo-
ro efficacia. Se nel recente pas-
sato non hanno avuto lo svilup-
po quantitativo e qualitativo che
sarebbe stato necessario anche
conseguenza della crisi culturale
che li ha accompagnati: la ricer-
ca di Agenas si pone in contro-
tendenza e mira a mettere le car-
te in tavola, offrendo ai program-
matori di tutti i livelli dati utili
per il governo dei servizi, al fine
di compiere scelte fortemente in-
novative. Peraltro gli indicatori
rilevati sono la testimonianza del-
la qualit dei servizi forniti nel-
le 3 Regioni prese in considera-
zione, qualit che permette di uti-
lizzare in futuro i risultati come
punti di riferimento anche per al-
tre realt.
Gli indicatori rilevati nello stu-
dio non riguardano direttamente
le aree della cura, cio non misu-
rano cambiamenti di condizione
del fruitore dei diversi servizi do-
miciliari e residenziali. Si deve
per rilevare che molti dei dati
analizzati hanno ricadute di fat-
to sullo stato di salute e sulla qua-
lit della vita; devono quindi es-
ser considerati dei proxy di gran-
de significato anche in questo am-
bito. Si pensi, ad esempio, al tas-
so di ospedalizzazione di perso-
ne in assistenza domiciliare o
ospite di residenze; infatti il tra-
sferimento in ospedale di anzia-
ni che potrebbero ricevere un trat-
tamento anche nel luogo natura-
le di vita comporta un forte stress
psicologico, accompagnato dai
ben noti rischi dellospedalizza-
zione (infezioni, delirium, immo-
bilizzazione, etc.). Un altro
esempio, tra i molti e significati-
vi offerti dalla ricerca, il tasso
di presa in carico appropriata di
persone affette da demenza e da
disturbi del comportamento.
una delle condizioni che maggior-
mente gravano sulla famiglia e
sulla sua possibilit di condurre
una vita normale; servizi adegua-
ti in questarea hanno quindi una
incisiva ricaduta sulla vita della
famiglia stessa, con conseguen-
ze sulle modalit assistenziali e
sulla possibilit di evitare circui-
ti viziosi a danno della persona
ammalata.
Eventuali differenze tra una Re-
gione e laltra rispetto ai vari in-
dicatori potranno essere rilevate
in una fase successiva, a seguito
di un maggiore consolidamento
dei flussi informativi e del siste-
ma di indicatori. Tali differenze
potranno essere interpretate in due
modi. Il primo considera la diver-
sa struttura della rete dei servizi
per le persone non autosufficien-
ti e le ovvie conseguenze a livel-
lo di alcuni risultati; a questo pro-
posito sar necessaria nel prossi-
mo futuro una valutazione in gra-
do di analizzare i diversi percor-
Pro Terza Et
22
LA PRESA IN CARICO DEGLI ANZIANI NON AUTOSUFFICIENTI
si e quindi di indicare quali sono
pi razionali ed efficaci, collegan-
do le variabili di servizio ai risul-
tati ottenuti. Il secondo invece po-
trebbe suggerire che alcuni servi-
zi sono meno efficaci di altri nel
garantire un buon livello di assi-
stenza alle persone anziane fragi-
li e che quindi vanno modificati
nelle loro modalit operative. Ov-
viamente la caratteristica di fon-
do deve essere lapertura a nuo-
ve prospettive, evitando arrocca-
menti che spesso sono la natura-
le conseguenza della mancata
esposizione ai confronti.
Il sistema di monitoraggio pre-
sentato nella ricerca rappresenta
un contributo per lassunzione
delle decisioni dei programmato-
ri e per la formazione degli ope-
ratori. In queste aree troppo spes-
so hanno prevalso criteri teorici
che -seppure utili- hanno portato
a costruire modelli poco realisti-
ci e alla formazione di operatori
che non sono in grado di colle-
gare le nozioni ricevute con la
prassi di tutti i giorni. Invece luti-
lizzazione degli indicatori per-
mette di costruire ponti tra la
teoria e la pratica, con risultati
molto significativi sullespleta-
mento quotidiano dei servizi.
Una ricaduta importante di una
conoscenza via via pi approfon-
dita del processo assistenziale,
potrebbe essere, per il prossimo
futuro, la costruzione di linee di
indirizzo a livello nazionale, che
permettano di orientare le scelte
operative delle singole Regioni e
offrano strumenti di controllo non
repressivi ma volti al migliora-
mento della qualit. In questa pro-
spettiva si valorizza lautonomia
regionale, che potrebbe contare
su una base conoscitiva indiscus-
sa, sulla quale costruire le speci-
ficit dei propri provvedimenti.
In conclusione, i risultati prodot-
ti possono essere utilizzati a sup-
porto di azioni di evidence based
policy making a livello naziona-
le e regionale e potenzialmente
rappresentano uno strumento di
governance a livello aziendale e
locale.
La prospettiva quella di mette-
re a regime sistemi di calcolo au-
tomatici degli indicatori definiti
in alcuni ambiti aziendali con pro-
duzione di reportistiche periodi-
che ad esempio a livello di di-
stretto, considerando anche lo sta-
to di deprivazione socioeconomi-
ca; sperimentare, inoltre, lutiliz-
zo di reportistiche prodotte con
finalit di organizzazione e go-
verno dei servizi socio-sanitari
per anziani non autosufficienti.
Questi strumenti di misurazione
del processo assistenziale inten-
dono apportare un contributo al
lavoro gi in essere presso diver-
si Tavoli istituzionali, dedicati sia
allo sviluppo dei flussi informa-
tivi, sia al monitoraggio dellero-
gazione dei livelli essenziali
di assistenza nel nostro Paese, con
unattenzione specifica al corret-
to equilibrio tra attivit e risorse
assegnate al LEA ospedaliero e
al LEA territoriale.
Principali riferimenti bibliografici
ISTAT 2011. Il futuro demo-
grafico del paese. Previsioni
regionali della popolazione re-
sidente al 2065.
OECD, 2007. Glossary of sta-
tistical terms.
Leutz. Five Laws for integra-
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ces: Lessons from the United
States and United Kingdom.
Leutz. The Milbank Quarter-
ly, Vol.77, No 1, 1999.
Palmer L, LLanos K, Tobias
C, Bella M. Integrated Care
Program: Performance Mea-
sures Recommendations. Cen-
ter for Health Care Strategies,
June 2006.
Canadian Institute for Health
Information. Development of
National Indicators and a Re-
porting System for Continuing
Care (Long Term Care Facili-
ties). Phase One Indicator De-
finitions and Data Sources.
October, 2000.
23
LA PRESA IN CARICO DEGLI ANZIANI NON AUTOSUFFICIENTI
Informazioni sulla ricerca
Il progetto stato elaborato dallage.na.s. nellambito del pro-
prio programma di ricerca autofinanziata 2010. Mariadonata
Bellentani, della Sezione Organizzazione Servizi Sanitari
OSS, il coordinatore scientifico; Modesta Visca, della sezio-
ne OSS, il Project Manager.
Hanno partecipato le regioni: ARS Toscana, Lombardia, Ve-
neto; nonch le Universit Cattolica del Sacro Cuore di Roma
e lUniversit di Cassino.
Gruppo di lavoro: Vanda Bacci; Gianfranco Damiani; Erica
Falaschi; Bruno Federico; Paolo Fortuna; Paolo Francesconi;
Fabiola Ganucci; Andrea Iacopini; Anna Maria Maestroni; An-
tonio Matteazzi; Francesco Profili; Matilde Razzanelli; Mau-
ro Taddeo; Maria Concetta Verdina.
Il progetto stato svolto nellarco di 18 mesi.
Pro Terza Et
24
I
l compito affidatomi come Pre-
sidente Anaste Campania
molto complesso. Vorrei quin-
di affrontarlo provando a identifi-
care alcune grandi tendenze del
rapporto tra anziani e nuove gene-
razioni , mettendo in evidenza, in
modo particolare, la condizione
degli anziani autosufficienti. , in-
fatti, a partire da tali condizioni
che possiamo raccogliere elemen-
ti chiari di analisi. Spesso nella mia
attivit imprenditoriale sul territo-
rio mi capita di affrontare diverse
problematiche inerenti alla gestio-
ne complessa dellanziano auto-
sufficiente, quindi con una vita au-
tonoma , ma comunque non in con-
dizione di poter badare da solo a
stesso; per cui la variet di offer-
ta integrata dei servizi residenzia-
li e semiresidenziali comportereb-
bero la risoluzione completa del-
la problematica. Lanziano, si sa,
ha una esperienza di vita vissuta
estremamente vasta e variegata. a
volte complessa a tal punto che il
farlo integrare allinterno di una
struttura diventa molto difficile per
cui contribuire a far mantenere i
propri interessi, laffettivit e le
proprie relazioni sociali uno de-
gli ulteriori obiettivi che si pone l
imprenditore attento e competen-
te. Per cui la collocazione in una
struttura residenziale non un pun-
to di arrivo per ospiti bisognosi ma
un punto di partenza per far senti-
re loro davvero in famiglia.
In Campania le prospettive demo-
grafiche indicano dei cambiamen-
ti consistenti nonostante sia la re-
gione pi giovane di Italia; cresce
la quota di persone anziane biso-
gnose di assistenza sociale e sani-
taria ed al tempo stesso non cre-
sce lofferta dei servizi e soprat-
tutto esiste una carenza di fondo
dove il pubblico non ha ne strut-
ture e ne risorse da dedicare. Alle
volte si prefigura uno scenario
drammatico se si pensa anche al-
le patologie che colpiscono lan-
ziano a partire dal morbo di Al-
zheimer a quello di Parkinson e
molte altre patologie croniche che
rendono lanziano totalmente non
autosufficiente;si aggiunga poi che
molti esperti del settore per cos
chiamarli, pensano che i vecchi
(come loro amano appellarli) sia-
no veramente un problema.
Qualche giorno fa sul Time legge-
vo che un intellettuale americano,
Michael Moore, considera la vec-
chiaia un bene prezioso per la vi-
ta e che deve essere affrontata con
la massima serenit. Il problema
: Come si potr integrarli?, ci
si chiede, e la domanda nasconde
una preoccupazio ne: Come po-
tremo occuparcene?.
Secondo questapproccio, gli an-
ziani sono soprattutto una difficol-
t. La questione vista con gli oc-
chi degli attivi. Gli ambienti pro-
duttivi sono in ansia per quelli che
non producono. Cos le domande
centrali della questione sembrano
essere: Quanto ci costa? e Co-
sa ci guadagnamo?. la previ-
denza che reagisce alla sfida di-
fenden dosi; il settore della sani-
t che si chiude allo stesso modo.
, in generale, unimpostazione
economicista che riduce la vita so-
ciale e perso nale ai soli aspetti eco-
nomici.
Gli epidemiologi ne stanno discu -
tendo e un recente contributo del-
lOMS ne rias sume cos il dibatti-
to: La sopravvivenza di per sone
che sarebbero altrimenti morte pu
far cre scere il numero degli an-
ziani ammalati cronici, ma, dal-
tra parte, i miglioramenti fonda-
mentali nel campo della salute che
contribuiscono alla crescita della
sopravvivenza, possono anche por-
tare ad una riduzione della mor-
bosit e della disabilit.
Ci vuol dire che posizioni pre-
giudizialmente negative sono
quanto meno scienti ficamente dub-
bie. Le nuove generazioni di an-
ziani pi colte, pi ricche, pi ca-
paci di autonomia probabilmente
confermeranno questa tendenza
non negativa.
Ci che interessa, per, in questo
momento cogliere gli atteggia-
menti che si stanno determi nando
in Italia; credo allora che si deb-
ba pur troppo parlare di negativi-
smo: Gli anziani sono un proble-
ma e la categoria deve essere af-
fron tata come tale. In pi si pen-
sa che il problema stia aumentan-
do a dismisura, ed i tentativi di al -
leanza tra le generazioni vengono
25
Salvat ore Isaia
La rot t ura della
solidariet
Napoli: st at a cost it uit a
l Anast e Campania
Pro Terza Et
26
meno con il modificarsi delle con-
dizioni.
Daltra parte gli anziani attivi si
ribellano a questa impostazione
che percepiscono come penaliz-
zante. Il ragionamento che si af-
ferma tra loro : Per colpa di quel-
li che stanno male gli attivi non
danno ascolto anche a noi che stia-
mo bene. Noi siamo costretti a su-
bire il peso dei problemi degli al-
tri. Se ci sono questi problemi, io
non li ho, noi non li abbiamo, quin-
di dobbiamo distinguere i nostri
destini.
Questo scenario po tremmo defi-
nirlo quindi come la rottura del-
la solidariet. pi che eviden-
te che la condizio ne di maggior
svantaggio dei pi deboli viene
acuita dallatteggiamento degli at-
tivi, siano que sti giovani, adulti o
anziani. Quando si rompono i le-
gami di solidariet sociale e si cre-
de che il be nessere del tutto sia le-
gato allabbandono della parte po-
co importa che a dir questo sia un
gio vane o un anziano. Per questa
via, safferma so lo la rottura del
tessuto sociale. In termini di vita
personale, questo vuol dire vivere
meno e vivere peggio.
Il dirit t o alle cure sanit arie
Il caso pi evidente lo si ha quan-
do si af fronta il tema degli anzia-
ni non autosufficienti. Si tratta di
persone malate che il sistema sa-
nitario, non isolatamente ma con
molta evidenza in Ita lia, abbando-
na a se stesse prive delle cure cui
pure avrebbero diritto.
La legislazione nel nostro paese
prevede che le cure siano presta-
te senza limiti di durata, che i po-
sti letto ospedalieri debbano es-
sere programmati tenendo conto
delle esigenze di acuti, cronici,
convalescenti e lungodegenti e
che il ricovero sia fatto in base al
principio della obbligatoriet nel
caso in cui ne sia accertata la ne-
cessit.
Pensate che in Campania non
partito ancora laccreditamento
delle RSA, non esiste lungo de-
genza, non esiste geriatria, e con-
siderate che circa 15 mesi fa sta-
ta chiusa una struttura di accoglien-
za per anziani convenzionata di
circa 300 posti letto.
Accade quindi molto frequente-
mente che gli anziani siano discri-
minati: in quanto an ziani, sono me-
no malati degli altri, o meglio, so-
no dei malati con meno diritti.
Il contenuto emblematico della vi-
cenda Villa Russo non e un epi-
sodio sporadico; un anziano ma-
lato e la sua famiglia pretendono
giustificatamente cure gratuite se-
condo ci che la legge dispone e
garantisce, ma non trovano rispo-
sta sul territorio campano se non
nel ricorrere a strutture private o
convenzionate che possono garan-
tire un ricovero che non superi la
soglia dei 60 giorni.
Conclusioni
Il fondamento di una effettiva al-
leanza, tra istituzione e privato pu-
ro e accreditato non occasionale,
non capestro, il diritto. Il diritto
alle cure ne una componente es-
senziale. Questo diritto va riaffer-
mato anche tenendo presente che
il non prestare cure adeguate sta
diventando frequente anche per al-
tre categorie di persone: si pensi
ai malati terminali, soprat tutto on-
cologici, si pensi ai malati di Al-
zheimer.
Insisto su questo punto perch ri-
tengo che il fondamento di una ve-
ra politica sociale per gli anziani
in Italia sia da ri cercare nella di-
fesa dei diritti dei cittadini, non so-
lo anziani, e nellascolto degli stes-
si anziani come interlocutori cre-
dibili. Ci dovr rea lizzarsi non
solo nel campo della salute, ma an -
che in quello della sicurezza eco-
nomica, della casa, del lavoro, in
generale della vita sociale.
Bene, ANASTE Campania far
tutto ci che in suo potere con
lausilio del V.P. Anaste Campa-
nia Dr. Giovanni Tagliaferri, per
poter far si che agli anziani auto-
sufficienti e non, vengano ricono-
sciuti i propri diritti.
LA ROTTURA DELLA SOLIDARIET
27
A
ttualmente assistiamo ad
un rapido incremento della
popolazione anziana in
tutto il mondo. Con la vecchiaia si
assiste ad un declino di funzioni
fisiche che possono influenzare la
salute mentale degli anziani. Per
queste ragioni le persone anziane
non sono pi in grado di prendersi
cura di se stesse, hanno un deterio-
ramento della salute mentale e que-
sto influisce sulla loro resilienza.
La resilienza una funzione psico-
sociale positiva per un adatta-
mento di successo nonostante
eventi di vita avversi. Globalmente
la resilienza descrive labilit di
adattarsi positivamente alle avver-
sit e continua per tutta la vita. At-
tualmente nellambito della salute
mentale assistiamo ad un notevole
cambio di interesse con uno spo-
stamento dellattenzione dai di-
sturbi psicotici allo sviluppo di una
qualit di vita positiva e di caratte-
ristiche come la resilienza, in
unottica di prevenzione piuttosto
che di trattamento nel caso di di-
sturbi conclamati. In questa pro-
spettiva la resilienza stata identi-
ficata come un fattore protettivo
per prevenire disturbi psichici, che
spesso possono insorgere dopo
esperienze drammatiche o trauma-
tiche. Block e Block (1980) defini-
scono la resilienza come un adat-
tamento ai cambiamenti ed alle
contingenze ambientali, che ri-
chiede, per un miglior adatta-
mento, unanalisi tra la richiesta
situazionale e le possibilit com-
portamentali, nonch un insieme
di strategie di problem-solving di-
sponibili che riguardano lambito
sociale, personale e cognitivo.
Studi nellambito della resilienza,
anche nella terza et, descrivono la
struttura del concetto di resilienza
suddividendola in tre aree: 1) IO
SONO, riferito alle risorse inte-
riori per sopravvivere fisicamente
e mentalmente anche nelle diffi-
colt; 2) IO HO, riguardante la
percezione di poter accedere a so-
stegni esterni, come gruppi di rife-
rimento, la famiglia o altri agenti
di servizi, anche per una sicurezza
spirituale; 3) IO POSSO riferito
alla capacit di mantenere rela-
zioni sociali e saper gestire situa-
zioni problematiche nelle diffi-
colt, come pure essere in grado di
prendere decisioni per la propria
vita (Maneerat et al., 2011).
Tra le componenti per sviluppare o
mantenere il comportamento resi-
liente possono esserci:
la regolazione delle emozioni, cio
a) avere la capacit di sperimen-
tare sia emozioni positive che ne-
gative, b) non continuare a pro-
vare forti emozioni negative
quando levento gi trascorso
(es. depressione) c) non vivere
emozioni negative in previsione di
qualcosa soltanto ipotizzata nella
nostra mente (es. ansia). La rego-
lazione delle emozioni facilita la
capacit di saper fronteggiare le
situazioni anche problematiche.
Nella regolazione emotiva in-
Propost a St udio Pilot a ed Int ervent o
per Promuovere la Qualit di Vit a
negli Anziani mediant e
lo Sviluppo della Resilienza
G. Giordanella Perilli, R. Cicinelli,
L. Nardecchia
cluso lapprezzamento delle cose
belle. Il saper apprezzare e godere
di situazioni piacevoli sembra fa-
vorire il senso di benessere, che
associato con lottimismo, il locus
of control interno, la capacit di
auto-controllo, la soddisfazione
nella vita e lautostima, mentre
correlato negativamente con la
mancanza di speranza e la depres-
sione (Bryant, 2003);
la modifica di pensieri automatici
non funzionali alla situazione di
vita (es. non valgo nulla; la mia
vita non ha senso, ecc.) (Songpra-
kun e McCann 2012);
la ri-costruzione di eventi trauma-
tici passati con lattribuzione di
nuovi significati e la costruzione di
una rete socio-affettiva con la
quale condividere le proprie espe-
rienze.
St udio Pilot a
Metodologia
Lo studio consister di tre fasi:
raccolta dei dati, per definire le
differenze individuali degli indi-
vidui rispetto al livello di resi-
lienza,
intervento, con lobiettivo di svi-
luppare e/o mantenere il compor-
tamento resiliente in anziani resi-
denti in strutture riabilitative,
somministrazione di test su resi-
lienza, ansia e depressione, per una
verifica riguardo modifiche conse-
guenti allintervento psico-riabili-
tativo.
Prima Fase
Raccolta Dati
Partecipanti
I partecipanti saranno 60 anziani
ospiti in strutture residenziali sele-
zionati in base ai seguenti criteri: 1)
oltre i 60 anni; 2) diagnosi di buona
salute mentale eseguita con test
specifici; 3) capaci di leggere, scri-
vere e comunicare verbalmente.
Raccolta dati
Saranno somministrati test relativi
allansia, alla depressione, alla re-
silienza ed alla qualit della vita. I
dati raccolti ed elaborati statistica-
mente consentiranno di formare
tre sottogruppi: 1) con bassa resi-
lienza 2) con media resilienza e 3)
con alta resilienza.
Seconda Fase
Intervento
Partecipanti
I partecipanti, selezionati in base ai
risultati della prima fase, saranno
suddivisi in tre sottogruppi: 1) con
bassa resilienza (n=20), 2) con me-
dia (n=20) e 3) con alta resilienza
(n=20). A loro volta ciascun sotto-
gruppo sar suddiviso in due parti
in quanto una parte (n=10) rice-
ver lintervento riabilitativo men-
tre una parte (n=10) former il sot-
togruppo di controllo per cui non
ricever lintervento specifico ma
solo le cure ordinarie.
Procedimento Intervento
I tre sottogruppi (bassa, media ed
alta resilienza) riceveranno inter-
venti psico-riabilitativi in gruppi di
5 persone cadauno. I metodi, con
approccio cognitivo, saranno in-
tegrati verbali e non verbali (espe-
rienze con la musica). Gli incontri
saranno 10, con cadenza settima-
nale della durata di 75 minuti per
ciascun gruppo.
Terza Fase
Verifica Efficacia Intervento
Partecipanti
Parteciperanno tutti i soggetti sia
quelli che hanno ricevuto linter-
vento specifico sia quelli dei sotto-
gruppi di controllo.
Pro Terza Et
28
PROPOSTA STUDIO PILOTA
29
PROPOSTA STUDIO PILOTA
Raccolta Dati
I soggetti saranno sottoposti agli
stessi test della Prima Fase ed i
dati verranno trattati statistica-
mente per rilevare correlazioni tra
i risultati dei test della prima e
della seconda somministrazione.
Risultati ipotizzati
Le ipotesi formulate sono le se-
guenti:
Per i Soggetti con basso livello di
Resilienza
1 i soggetti con basso livello di
resilienza riporteranno un aumento
del comportamento resiliente veri-
ficato dal test dopo il periodo di
trattamento;
2 i soggetti con basso livello di
resilienza riporteranno una dimi-
nuzione nel livello di ansia verifi-
cato dal test dopo il periodo di trat-
tamento;
3 - i soggetti con basso livello di
resilienza riporteranno una dimi-
nuzione nel livello di depressione
verificato dal test dopo il periodo
di trattamento;
Per i Soggetti con medio livello di
Resilienza
4 i soggetti con medio livello di
resilienza riporteranno un aumento
del comportamento resiliente veri-
ficato dal test dopo il periodo di
trattamento;
5 - i soggetti con medio livello di
resilienza riporteranno una dimi-
nuzione nel livello di ansia verifi-
cato dal test dopo il periodo di trat-
tamento;
6 - i soggetti con medio livello di
resilienza riporteranno una dimi-
nuzione nel livello di depressione
verificato dal test dopo il periodo
di trattamento;
Per i Soggetti con alto livello di
Resilienza
7 - i soggetti con alto livello di re-
silienza riporteranno livello del
comportamento resiliente simile a
quello precedente dopo il periodo
di trattamento;
8 - i soggetti con alto livello di re-
silienza riporteranno una diminu-
zione nel livello di ansia verificato
dal test dopo il periodo di tratta-
mento;
9 - i soggetti con alto livello di re-
silienza riporteranno una diminu-
zione nel livello di depressione ve-
rificato dal test dopo il periodo di
trattamento.
Conclusioni
Lo studio pilota ha lobiettivo di
verificare il livello di resilienza e
la possibilit di 1) svilupparlo se
basso o medio, 2) mantenerlo se
alto, mediante un trattamento
psico-riabilitativo cognitivo inte-
grato con metodi verbali e non-
verbali (Giordanella Perilli e Cici-
nelli, 2011).
Organizzare attivit di gruppo ri-
compensanti (es. la musica) ed in-
coraggiare lespressione indivi-
duale (es. condivisione delle
proprie esperienze) sembra avere
un effetto sulla longevit degli an-
ziani (Shen e Zeng, 2010). Qua-
lora le ipotesi fossero verificate ed
il metodo risultasse efficace, si
aprirebbero delle prospettive di in-
tervento per migliorare la qualit
di vita dei residenti anziani in
strutture, miglioramento che
avrebbe conseguenze a cascata: 1)
con un minor peso sul personale
ed un clima pi sereno nella strut-
tura, dato leventuale sviluppo
delle capacit di adattamento alla
situazione, del miglioramento
nelle relazioni sociali, dellauto-
stima (Caltabiano & Caltabiano,
2006) e del tono dellumore posi-
tivo degli anziani, 2) con una ridu-
zione della spesa economica in
quanto se gli ospiti sviluppassero
una maggiore autonomia nella
cura personale potrebbe essere di-
minuito il numero di personale im-
piegato per laccudimento degli
ospiti stessi.
Bibliograf ia
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sion in Thailand: a randomised
controlled trial. BMC Psychiatry ,
12:12.
Autori del progetto di studio ed
intervento:
Dott.ssa Gabriella Giordanella Pe-
rilli, P.hD, psicologa e psicotera-
peuta
Direttore e Didatta della Scuola di
Psicoterapia Integrata e Musico-
terapia SPIM
Primary Trainer Association Mu-
sic & Imagery
Dott. Roberto Cicinelli, psicologo
e psicoterapeuta
Vice-direttore e Didatta della
Scuola di Psicoterapia Integrata e
Musicoterapia SPIM
Fellow Association Music & Ima-
gery
Fellow Rational Emotive Beha-
vioural Therapy - REBT A. Ellis
Institute, New York
Dott.ssa Laura Nardecchia, psico-
loga e psicoterapeuta
Coordinatrice e docente Scuola di
Psicoterapia Integrata e Musico-
terapia SPIM
Fellow Association Music & Ima-
gery
Pro Terza Et
30
PROPOSTA STUDIO PILOTA
Mind&Food
Armonizzare il peso con la mente e il corpo
Gli incontri sono indirizzati a chi sta seguendo un regime diete-
tico o chi, seppur prova da anni a perdere peso, non riesce mai
a raggiungere l'obiettivo.
Nutrirsi bene fondamentale per la propria vita.
Il metodo MIND&FOOD utile per imparare a gestire in modo pi
sano e naturale la propria alimentazione. Tale percorso permette
di sviluppare un nuovo stile di vita. La dieta non lunico strumen-
to per dimagrire, anche il nostro modo di pensare al cibo ed al man-
giare, influiscono sul nostro comportamento alimentare insieme ad
una regolare attivit fisica. Lalimentazione fortemente legata al-
le emozioni, alla valutazione di s e degli eventi. Gli incontri per-
metteranno ai partecipanti di entrare in contatto con le proprie ri-
sorse per riconoscerle e saperle utilizzare nella gestione quotidia-
na del peso corporeo. Ogni incontro avr un tema specifico che sa-
r discusso dai partecipanti insieme ai conduttori.
31
Angelini presenta Versuspray un innovativo di-
spositivo medico in polvere spray per uso topico
a base di Collagene e Argento, indicato nella preven-
zione e nel trattamento delle macerazioni da inconti-
nenza, piaghe da decubito, ferite, abrasioni, ustioni mi-
nori, irritazioni cutanee ed eritemi da pannolino.
Nelle persone anziane la cute tende ad essere meno
efficiente, diventa secca, sottile e con una minore ela-
sticit. A questi fattori si sommano problemi di salute ge-
nerale come: incontinenza, ridotta mobilit, deficit nutri-
zionali, insufficienza circolatoria, malattie metaboliche
e diabete, che possono aumentare il rischio di svilup-
pare una lesione come un'ulcera da pressione.
Il Collagene la proteina pi importante del tessuto
connettivo. Numerosi studi di confronto con diversi trat-
tamenti topici, hanno osservato lefficacia del Collage-
ne sulla formazione del tessuto di granulazione, una
facilitazione globale del processo di guarigione con una
riduzione dei tempi di riparazione ed un miglior control-
lo della sintomatologia dolorosa.
Inoltre il Collagene esplica un rapido effetto emostati-
co con attivazione delle piastrine e dei fattori della coa-
gulazione.
La presenza dellArgento, garantisce in aggiunta unazio-
ne antimicrobica mantenendo lambiente della lesione
libera da batteri. La comoda formulazione in polvere
spray e la sua praticit duso, rendono Versuspray un
prodotto di elezione e di nuova generazione nel tratta-
mento delle lesioni cutanee del paziente anziano.
Versuspray distribuito da Acraf-Angelini.
31
32
Terza Et Pro
che quando conservano uno stato
fisico buono.
Tra le raccomandazioni della
O.M.S. sono contemplate lasti-
nenza al fumo, lastinenza allal-
col,una moderata attivit fisica, il
coltivare interessi hobby occupar-
si degli altri, ma curiosamente non
troviamo nessun invito a continua-
re a praticare lattivit sessuale.
Non credo che questa possa esse-
re ascritta ad una dimenticanza, ma
piuttosto figlia di una imposta-
zione culturale che guarda con una
certa difficolt e reticenza alla ses-
sualit dellanziano.
Se prendiamo per esempio dei ma-
nuali di sessuologia medica non
troviamo assolutamente capitoli
dedicati a questo aspetto, mentre
troviamo gi qualcosa dedicato al-
la sessualit dei disabili.
Sappiamo in maniera scientifica
che le pulsazioni sessuali sia nel-
luomo che nella donna non si ar-
Non vi dubbio, che la definizio-
ne di soglia dingresso in et seni-
le sicuramente connessa al con-
cetto di vecchiaia nel tempo e nel-
lo spazio.
Infatti le et rappresentano un da-
to solo puramente anagrafico e la
vecchiaia pu avere determinati
momenti di manifestazione secon-
do variabili psicologiche, biologi-
che ecc. ecc. Noi sappiamo bene
che i progressi economici e della
scienza medica, hanno ritardato la
decadenza fisica delluomo allon-
tanando il concetto di vecchiaia.
Tuttavia lattesa di vita di un ultra
sessantacinquenne non pu rappre-
sentare il solo metro per valutare
il grado di progresso e di sviluppo
di una societ; essa deve essere ne-
cessariamente accompagnata da il
concetto di efficienza e di equili-
brio psicofisico. Purtroppo spesso
si assiste ad anziani che sono de-
pressi, con un senso di inutilit an-
O
ggi linvecchiamento del-
la popolazione un feno-
meno che interessa tutti i
(PSA- paesi a sviluppo avanzato),
nessun escluso.
Se il XX secolo stato il secolo
della grande crescita demografica,
il XXI dovrebbe essere quello del
grande invecchiamento della po-
polazione.
LItalia, come si sa, il paese con
il pi basso tasso di natalit e con
il pi alto numero di anziani.
Le statistiche ci indicano che nel
2020 gli ultra sessantacinquenni
saranno il 25% della popolazione
e nel 2040 il 37,2%.
LItalia si colloca cos tra i paesi
pi vecchi del mondo.
La speranza di vita (intesa come il
numero medio di anni che un nato
si attende di vivere), ci dice che
quello dei maschi, si attesta intor-
no ai 76,8 e per le femmine 82,9.
Quindi il processo di invecchia-
mento un fenomeno ineluttabile,
con il quale la societ deve fare i
conti.
In sostanza la sfida dei PSA nei
prossimi anni sar come trasfor-
mare il ruolo degli anziani nella so-
ciet: da spettatori passivi, a pro-
tagonisti attivi.
bene ora, cercare di definire il
concetto di vecchiaia. Questo con-
cetto molto difficile da circoscri-
vere. Esso dipende dalla societ,
dal progresso socio -sanitario, dal-
le percezioni psicologiche, dalla
cultura.
La Sessualit nellanziano
Lorena Traversari
restano ad una soglia anagrafi-
ca, ma continuano e accompa-
gnano lindividuo nel corso dei
suoi anni.
Forse questa poca attenzione po-
trebbe dipendere come ho gi ri-
cordato, da un impostazione cul-
turale che associa il sesso allaspet-
to esteriore, allefficienza fisica, e
via discorrendo.
Infatti se ben guardiamo i simbo-
li sessuali utilizzati dai media e dal-
la pubblicit, ci accorgiamo che
questi sono prevalentemente im-
magini di persone belle, magre,
giovani e attraenti come se un cor-
po appesantito dagli anni perdes-
se qualsiasi attrazione o interesse,
del resto il sesso nella civilt oc-
cidentale visto e inteso come pre-
stazione fisica, piuttosto che come
coinvolgimento emotivo, cio co-
me quel complesso di interazioni
psichiche fisiche ed emozionali che
dovrebbero farne oltre che un unio-
ne carnale un unione spirituale.
Daltronde ridurre la sessualit al-
la sola prestazione fisica e orga-
smica un limite della nostra so-
ciet dove tutto circoscritto al
raggiungimento di un obiettivo.
Ma la sessualit qualcosa di mol-
to pi complesso: partecipazio-
ne fisica e mentale, conoscenza
profonda del nostro sentire, la
massima rappresentazione del no-
stro vivere.
Se partiamo da questo concetto, si-
curamente let della piena matu-
rit, quando lesperienza di una vi-
ta si consumata e spesa attraver-
so lapprofondimento di tanti rap-
porti, che si sedimentano appor-
tando continuo arricchimento,
senza dubbio let pi bella per as-
saporare una profonda intesa ses-
suale.
Questo sarebbe un tempo meravi-
glioso, se tutto lorganismo fun-
zionasse adeguatamente. Ma spes-
so accade che lanziano denunci
piccoli problemi fisici legati so-
prattutto al tempo, che condizio-
nano la sfera sessuale. Mi riferisco
per ci che riguarda luomo, ai pro-
blemi legati la funzionalit eretti-
le e per la donna ai problemi che
attengono al sistema sia di natura
endocrina, che genitale (perdita di
elasticit). Se per il maschio la ri-
cerca scientifica ha trovato solu-
zioni pi o meno adeguate come
ad esempio il sildernafil citrato
(Viagra lanciato sul mercato nel
1998 e che in meno di quattro an-
ni stato venduto in pi di 110 na-
zioni per un totale di 15 milioni di
pazienti per un totale di 500 milio-
ni di pillole) oppure in alternativa
il tadalafil (Cialis) e il vardenafil
(Levitra), per la donna pultroppo
la farmacologia non ha mostrato
altrettanta attenzione. Quindi se ab-
biamo ritrovato dei super maschi
non abbiamo trovato delle femmi-
ne altrettanto dotate. Questa un
ulteriore riprova, di come la nostra
cultura sia da un lato prevalente-
mente maschilista, e dallaltro os-
sessionata dallefficienza della pre-
stazione fisica. chiaro che il far-
maco si rivelato una scoperta ri-
voluzionaria e straordinaria, appor-
tando un grande aiuto sia nelle te-
rapie primarie che nelle terapie di
supporto, ma che ci sia stata e che
ci sia tuttora troppa disinvoltura
nella sua prescrizione un dato di
33
LA SESSUALIT NELLANZIANO
fatto; statistiche recenti ci indica-
no con preoccupazione che il con-
sumo del tadalafil si sta diffonden-
do in modo massiccio nelle fasce
di et inferiore ai 40 anni).
Passiamo cos da una inadeguatez-
za sessuale ad una dipendenza far-
macologica e psicologica, molti uo-
mini sono convinti che, senza un
aiuto non sia possibile avere dei
rapporti sessuali . Ma sicuramen-
te ci sono anche altre strade che
possono risolvere le problematiche
legate a questo aspetto.
Come terapista sessuale ho molto
a cuore la sessualit della terza et
perch essa restituisce vigore e nuo-
va giovinezza, migliorando sensi-
bilmente la qualit della vita. Lin-
vecchiamento non linevitabile
spirale sessuale verso il basso che
abbiamo imparato ad aspettarci con
terrore. Molti aspetti dei pensieri e
dei sentimenti possono pi che
compensare il diminuire delle spin-
te ormonali e delle risposte rifles-
se. Mi riferisco allerotismo alla
passione e allunione emotiva.
Per erotismo intendo il linguaggio
non espresso, ci che colora la no-
stra sessualit, ci che rende per-
sonale e unico il nostro incontro
sessuale.
La passione intesa come desiderio
intenso durante il rapporto piutto-
sto che per il rapporto. In altre pa-
role per passione intendo quel sen-
tire consapevole, esserci non solo
con il corpo, ma esserci con la men-
te, per assaporare intensamente tut-
te le sensazioni che nascono dallo
stare insieme.
Infine altrettanto importante lunio-
ne emotiva, poi-
ch solo attraver-
so una profonda
conoscenza e fi-
ducia, possiamo
raggiungere quel-
la profonda inte-
sa carnale e spi-
rituale alla quale
precedentemente
alludevo. Ho in-
contrato molte
persone che gra-
zie a un ritrovato
piacere fisico
hanno mostrato maggiore entusia-
smo e interesse alla vita ritrovan-
do energie vitali inaspettate. La mia
terapie si divide in pi fasi: nella
prima, si da spazio a degli incon-
tri per capire la dinamica della cop-
pia il grado e la profondit di rela-
zione, ascolto i dettagli delle loro
interazioni sessuali seguendo il lo-
ro livello di unione; successiva-
mente insegno, come accrescere la
capacit di sentire e approfondire
le sensazioni corporee avvalendo-
mi degli insegnamenti orientali. A
mio avviso, questo un aspetto de-
cisivo , per restituire freschezza al-
lintesa fisica. In altre parole la cop-
pia viene aiutata ad accrescere il
grado di consapevolezza nellos-
servare lesperienza della vita stes-
sa, attraverso tecniche gentili che
addestrano la mente ad accrescere
sempre di pi la propria ricettivi-
t, al fine di affinare tutto il nostro
sistema sensoriale.
Esercizi mirati, per lui e per lei,
concludono il percorso terapeuti-
co gli uomini ritroveranno quel vi-
gore fisico perduto e supereranno
eventuali disfunzioni erettili, le
donne riacquistano la tonicit e
lelasticit del loro apparato geni-
tale.
34
Terza Et Pro
LA SESSUALIT NELLANZIANO
1. Introduzione
G
li studi sulla Resilienza
hanno una lunga storia che
inizia nella met del 20 se-
colo, con ricerche in vari ambiti,
diverse popolazioni e patologie. A
tuttoggi, in ambito internaziona-
le, la Resilienza al centro di in-
teresse scientifico e clinico, consi-
derata una caratteristica ordinaria
presente negli esseri umani, nelle
famiglie e nelle comunit. Infatti
osserviamo comunemente compor-
tamenti resilienti nelle famiglie per
superare conflitti, favorire relazio-
ni affettive positive e raggiungere
obiettivi condivisi, nelle comuni-
t per sviluppare risorse in modo
da promuovere una convivenza pa-
cifica e collaborativa, nellindivi-
duo per migliorare la propria salu-
te mentale ed emozionale e per ri-
solvere situazioni difficili nella vi-
ta quotidiana. Tutti questi compor-
tamenti tendono al raggiungimen-
to di un certo grado di benessere.
Questo non significa che una per-
sona non sperimenti difficolt,
emozioni di dolore e tristezza di
fronte a situazioni traumatiche e
drammatiche, o che una famiglia
o una comunit non debbano fron-
teggiare emergenze per lutti, av-
versit e catastrofi, ma significa
piuttosto che trovano risorse per-
sonali ed ambientali per affronta-
re al meglio le situazioni.
2. Definizioni di Resilienza
Le definizioni proposte dagli stu-
diosi sono molteplici in quanto si
riferiscono a differenti presuppo-
sti teorici e sono diversificate in re-
lazione alle aree indagate ed agli
obiettivi. Dalle ricerche emerge che
la Resilienza implica caratteristi-
che fenomenologiche, processua-
li, presentando esperienze e rispo-
ste pi o meno adattive. Tali rispo-
ste non sono unacquisizione per-
manente ma variabili nello stesso
individuo, nella famiglia, nella co-
munit in quanto nuove vulnera-
bilit e risorse emergono con cam-
biamenti delle circostanze di vita.
La Resilienza non viene conside-
rata, quindi, come un tratto stabi-
le che le persone hanno o non han-
no. Nel costrutto di resilienza so-
no presenti comportamenti, pen-
sieri, emozioni, valutazioni, inte-
ressi ed atteggiamenti che posso-
no essere appresi e sviluppati da
ciascuno. Nello studiare questo ar-
gomento, ed ai fini di pianificare
interventi efficaci, va tenuto pre-
sente che ciascun essere umano d
un suo significato al comportamen-
to resiliente in base ai suoi interes-
si e valutazioni insieme ai valori e
principi veicolati dalla cultura e dal
gruppo di riferimento. La resilien-
za psicologica caratterizzata dal-
la capacit di riprendersi da espe-
rienze emozionali negative e da un
adattamento flessibile alle richie-
ste di cambiamento nel caso di
esperienze stressanti (J. Block &
Kremen, 1996). Inoltre individui
resilienti hanno un approccio alla
vita ottimistico, entusiastico e vi-
tale e sono caratterizzati da una ele-
vata emozionalit positiva (J. Block
& Kremen, 1996) che viene da lo-
ro coltivata anche con luso dello
humour (Werner & Smith, 1992),
di tecniche di rilassamento e del
pensiero positivo (Kumpfer, 1999).
Generalmente il costrutto di Resi-
lienza definito come un modo di
funzionamento indicativo di un
adattamento positivo in un conte-
sto di rischio o avversit significa-
tivi. Tale nozione include due con-
dizioni fondamentali: (a) lesposi-
zione a rischi rilevanti e (b) levi-
denza di un adattamento positivo,
migliore di quanto si potrebbe
aspettare, nonostante seri pericoli
(Ong, Bergeman, & Boker, 2009).
In genere, la resilienza viene con-
siderata un processo dinamico di
adattarsi con successo a situazioni
di vita stressanti nonostante espe-
rienze di avversit e traumi signi-
ficativi. Questo approccio accen-
tua limportanza delle risorse o dei
punti di forza di un individuo e del-
le capacit di auto-riparazione e di
sopravvivenza, come resistenza
(hardiness) della personalit e re-
silienza dellio.
Il Prof. M. Ungar (2008), della Dal-
housie University (Canada), pro-
pone, in accordo ad un approccio
costruttivista post-moderno, di con-
siderare la Resilienza sotto due
aspetti 1) - la capacit dellindivi-
duo di navigare per lacquisizione
di risorse benefiche per la sua sa-
35
Gabriella Giordanella Perilli
Vulnerabilit
vs Resilienza
Prevenzione, Sviluppo e Promozione
della salut e nella Terza Et
VULNERABILIT VS RESILIENZA
lute ed una condizione della fami-
glia, della comunit e della cultu-
ra di fornire tali risorse nei modi
culturalmente significativi; 2) la
negoziazione di risorse che sosten-
gono e promuovono la salute, in
un contesto socio-culturale. Per cui
la resilienza un concetto allarga-
to e complesso che include lindi-
viduo, coi suoi significati, come si-
stema bio-psico-sociale, congiun-
tamente con i fattori comunitari e
culturali.
3. Caratteristiche di personalit
ed emozioni nel comportamento
resiliente
Comprendere come e perch alcu-
ni individui sviluppano disordini o
comportamenti non adattivi, men-
tre altri, nonostante valutati poten-
zialmente vulnerabili ed in situa-
zioni avverse, si sviluppano nor-
malmente, richiede lidentificazio-
ne sia di quei fattori di rischio e
protezione che potrebbero minare
o promuovere un positivo adatta-
mento, sia delle convinzioni, del-
le euristiche e dei significati che
ciascuno attribuisce a s ed agli
obiettivi che intende perseguire per
il proprio benessere.
Limportanza del tema ai fini di in-
terventi rivolti allindividuo ed al-
la comunit, con obiettivi di pre-
venzione, sviluppo e promozione
della salute e del benessere psico-
sociale, ha motivato il presente con-
tributo, concentrato specificata-
mente sulla resilienza nella Terza
Et, in quanto si tratta di una po-
polazione particolarmente vulne-
rabile agli stress fisici e psichici.
La letteratura sulla resilienza sot-
tolinea limportanza di caratteristi-
che di personalit che possono pro-
teggere gli individui dalle conse-
guenze negative di esperienze di
vita stressanti. Un tratto di perso-
nalit stabile quello denominato
resilienza dellIo (ego resilien-
cy) che definisce la capacit di su-
perare, guidare e riprendersi dalle
avversit (J. Block & Kremen,
1996; J.H. Block & Block, 1980).
Mentre i bambini ego-resilienti
vengono descritti come fiduciosi,
intuitivi, acuti e capaci di costrui-
re relazioni calorose ed aperte con
gli altri, i bambini con un io fragi-
le mostrano problemi comporta-
mentali, sintomi depressivi ed alti
livelli di dipendenza da droghe nel-
ladolescenza (J. Block, Block, &
Keyes, 1988; J. Block & Gjerde,
1990). Da studi condotti su adulti
emerge che individui con alto li-
vello di ego-resilienza mostrano
una ripresa fisica ed emotiva pi
veloce da situazioni di stress (Tu-
gade, Fredrickon, & Barrett, 2004).
Come propongono Luthar et al.
(2000), la resilienza dellio una
caratteristica di personalit, men-
tre la resilienza un processo di
sviluppo dinamico. Inoltre la resi-
lienza dellio non prevede lespo-
sizione a situazioni particolarmen-
te avverse, mentre la resilienza le
considera. Vanno, quindi, conside-
rati entrambi questi aspetti, di trat-
to e di processo, nel concetto di re-
silienza. Infatti i tratti della perso-
nalit resiliente (la resilienza del-
lio e la resistenza psicologica) in-
fluenzano e sostengono ladatta-
mento nelle situazioni di stress quo-
tidiano. I dati di studi attestano che
livelli pi elevati di resilienza di
tratto predicono una maggiore dif-
ferenziazione ed una presenza con-
giunta di emozioni positive e ne-
gative, per cui propongono che una
crescita adattiva di resilienza si as-
socia ad un aumento nella comples-
sit emotiva (Ong, Bergeman, &
Boker, 2009). Unemotivit com-
plessa pu rappresentare una resi-
stenza flessibile su cui le persone
resilienti fanno conto durante i mo-
menti di sfida e di avversit, in
quanto riescono a regolare le emo-
zioni negative e la loro permanen-
za rispetto alla durata effettiva del-
levento. Infatti la capacit di re-
golazione affettiva prevede che
lemozione negativa insorga du-
rante la situazione di stress o di sof-
ferenza ma una volta che questa
passata, lemozione negativa vie-
ne modificata, lasciando il posto
ad una pi positiva. A questo ri-
guardo interessante menzionare
uno studio di Ong e Allaire (2005)
relativo allauto valutazione effet-
tuata da soggetti anziani, median-
te un diario dove venivano scritte
le emozioni provate ed il funzio-
namento cardiovascolare, durante
un periodo di 60 giorni. I dati ri-
portano che individui con bassi li-
velli di relazioni sociali avevano
pi difficolt a modulare lintensi-
t di emozioni negative una volta
che queste emergevano. Al contra-
rio individui con alti livelli di re-
lazioni sociali mostravano una
maggiore capacit a inibire lim-
patto nocivo di emozioni negative
sulle conseguenti risposte cardio-
vascolari (Ong & Allaire, 2005).
Anche nel caso di perdita del co-
niuge, persone che si attivano per
trovare un supporto emotivo riac-
quistano pi velocemente un equi-
librio ed un migliore adattamento
generale, mentre persone che cer-
cano un sostegno strumentale pre-
sentano uno scoraggiamento pi
durevole ed un adattamento pi de-
bole (Ong, Bergeman, & Boker,
36
Terza Et
VULNERABILIT VS RESILIENZA
37
queste differenze sono importanti
per comprendere come vengono
affrontate ed eventualmente supe-
rate le difficolt quotidiane nella
terza et. In particolare la resilien-
za di tratto sembra contribuire ad
un adattamento positivo aiutando
gli anziani a sperimentare emozio-
ni positive che, a loro volta, pos-
sono facilitare una ripresa adattiva
dallo stress (Ong, Bergeman, & Bo-
ker, 2009). La caratteristica di re-
silienza richiede, come il proces-
so di integrazione, che lindividuo
sia capace di riflettere, osservare
un certo atteggiamento e/o una si-
tuazione per valutare se stesso in
relazione alla situazione stessa e
riconoscere il proprio ruolo in ta-
le evento. Questo aspetto compor-
ta una modalit per cui lindividuo
evita di giudicarsi in modo globa-
le e distruttivo in caso di non riu-
scita o di fallimento ma, invece,
valuta il proprio comportamento, i
pensieri e le emozioni e, quindi,
considera se queste componenti sia-
no state adeguate per affrontare le
situazione difficile oppure vanno
modificate. Il filosofo Epitteto sug-
menti di stress, gli individui resi-
lienti potrebbero riconoscere i be-
nefici che le emozioni positive han-
no sulla regolazione di quelle ne-
gative. Per questo motivo tende-
rebbero ad utilizzarle pi frequen-
temente in modo pro-attivo per
prendere le distanze da eventi stres-
santi (Tugade & Fredrickson,
2004). Dati di studi suggeriscono
che la resilienza genera altri van-
taggi, producendo una cascata di
esperienze positive nella vita quo-
tidiana (Ong, Bergeman, & Boker,
2009). Infatti gli individui con li-
velli elevati nella resilienza, rispet-
to a quelli con livelli bassi, dimo-
stravano un maggior coinvolgimen-
to, ricettivit ed apprezzamento di
eventi positivi nel quotidiano. Con-
siderando questi elementi dellespe-
rienza quotidiana, possiamo ren-
derci conto del considerevole ef-
fetto che ha la resilienza di tratto
sul tono dellumore positivo, an-
che in soggetti anziani. utile sot-
tolineare che ci sono differenze in
questa caratteristica che include la
capacit di resistenza della perso-
nalit e la resilienza dellIo e che
2009). Quindi si ritiene che le emo-
zioni positive rappresentino un
meccanismo alla base degli effet-
ti di rilevanti fattori protettivi, non-
ch ladattamento resiliente. In uno
studio effettuato mediante la Riso-
nanza magnetica funzionale
fMRI, si potuto osservare che
soggetti con basso livello di resi-
lienza mostravano unattivazione
prolungata nellinsula anteriore sia
alla vista di foto minacciose che
neutre, mentre soggetti con alto li-
vello di resilienza mostravano
unattivazione nellinsula soltanto
alla vista di foto minacciose. Que-
sti dati offrono unevidenza che, a
livello neurale, in situazioni mi-
nacciose, persone resilienti adatta-
no in maniera flessibile ed appro-
priata il livello di risorse emotive
in accordo a quanto richiesto dal-
la situazione stessa (Waugh & al.,
2008). Numerosi studi empirici ed
approcci teorici sostengono che in
situazioni particolarmente diffici-
li, emozioni positive servono per
interrompere lesperienza negati-
va in corso, sostengono sforzi per
fronteggiare levento e permetto-
no di ristabilire quelle risorse vita-
li che sono state diminuite dallo
stress. Tugade e Fredrikson (2004)
hanno messo in evidenza che i sog-
getti resilienti valutano levento
stressante come una prova, o una
sfida da affrontare. Di conseguen-
za, sentendosi in qualche modo ca-
paci di affrontarlo, non provano
emozioni negative e, nel contem-
po, danno un significato positivo
alle circostanze negative ((Tugade
& Fredrickson, 2004). Per cui, ac-
cumulando negli anni, un arsena-
le di esperienze dove sono pi fre-
quenti emozioni positive e avendo
le prove che queste aiutano nei mo-
38
Terza Et Pro
nisti della salute fisica e mentale
hanno un ruolo rilevante nel colti-
vare e sviluppare la resilienza che
migliorer gli effetti negativi del
deterioramento della salute in sog-
getti anziani. Dallo studio con an-
ziani Thai emergono alcuni inte-
ressanti aspetti sul costrutto di re-
silienza che presenta caratteristi-
che multidimensionali e che pu
variare secondo il contesto, let,
il genere, le circostanze di vita in-
dividuali.
4.1 Il costrutto di Resilienza
negli anziani
La struttura concettuale della resi-
lienza pu essere considerata co-
me un equilibrio (omeostasi) bio-
psico-spirituale che gli esseri uma-
ni utilizzano per adattare il corpo,
la mente e lo spirito a circostanze
avverse. Il costrutto di resilienza
pu essere raggruppato in tre aree:
IO SONO, IO HO, e IO POS-
SO che, a loro volta, vengono sud-
divise in 18 componenti. La prima
categoria, IO SONO, riflette es-
senzialmente le caratteristiche po-
sitive soggettive, minimizzando
limpatto dellinevitabile declino
fisico, anche privilegiando una die-
ta adeguata ed esercizi fisici ( fi-
ducia in s, accettazione dei cam-
biamenti, essere in buona salute,
dare un senso alla vita, senso del-
lhumour, pensiero positivo, per-
severanza, dare aiuto, impegnarsi
per migliorare la propria salute, es-
sere soddisfatti di vivere). La se-
conda, IO HO, riferita al soste-
gno che si pu ricevere dallester-
no, dalla risorse fornite dalla rete
sociale per promuovere la resilien-
za (avere fiducia nelle relazioni,
avere sostegno sociale, avere sup-
porto spirituale, avere opportunit
sto richiede la fiducia in se stessi,
il senso di autoefficacia, il riferi-
mento ad un controllo interno per
le proprie decisioni, un senso di
realistico ottimismo ed una ragio-
nevole speranza, ovvero conside-
rare il futuro in una prospettiva pro-
babilistica e non con la sicurezza
di saper prevedere che il corso de-
gli eventi sar assolutamente ne-
gativo.
Per riassumere un atteggiamento
resiliente include la conoscenza di
s, una buona capacit di critica e
auto-critica, percepirsi parte attiva
nellaffrontare gli eventi di vita,
senza subirli, insieme alla capaci-
t di collaborare, comunicare em-
paticamente ed aiutare gli altri svi-
luppando rapporti sociali signifi-
cativi.
4. La resilienza nella Terza Et
Uno studio svolto con anziani Thai,
offre interessanti dettagli su come
strutturato il concetto di resilien-
za nel gruppo che ha partecipato
allo studio (Maneerat, Isaramalai,
& Boonyasopun, 2011). La resi-
lienza viene definita come una fun-
zione psicologica positiva per un
adattamento di successo nonostan-
te lavversit di eventi di vita e con-
siderata come un fattore preventi-
vo significativo di fronte alla mi-
naccia di disturbi psichici che pos-
sono insorgere dopo esperienze
traumatiche. Nella terza et avvie-
ne un inevitabile declino di funzio-
ni fisiche che, a sua volta, influen-
za la salute mentale degli anziani.
Questo stato nel suo complesso pu
impedire agli anziani di prendersi
cura di s. Porta un deterioramen-
to nella salute mentale e ha effetti
negativi sulla loro resilienza. Pro-
prio per questi motivi i professio-
gerisce che non sono le cose o le
situazioni a farci stare bene o ma-
le ma come noi valutiamo noi stes-
si rispetto agli eventi. necessa-
rio aggiungere, seguendo lo stes-
so filone di idee, che siccome non
tutte le difficolt possono essere
superate nonostante siano utilizza-
te al meglio le strategie a disposi-
zione, lessere umano resiliente ac-
cetta, anche se con dolore e dispia-
cere, gli accadimenti che non pos-
sono essere modificati e/o evitati.
Va comunque tenuto presente che
le qualit di resilienza non emer-
gono senza il sostegno di suppor-
ti sociali adeguati (Rutter, 2002;
Ryff & Singer, 2000) in quanto, in
particolare negli anziani, ci sono
rischi sociali multipli che si assom-
mano a situazioni di stress cronici
e/o a eventi particolarmente dolo-
rosi (es. la perdita del coniuge, il
cambio delle abitudini di vita nel
caso di ricoveri e, talvolta, la mor-
te di figli). Tornare ad un equili-
brio, o omeostasi, dopo una situa-
zione di stress possibile median-
te un processo di auto-regolazione
che richiede la capacit di control-
lare e regolare le emozioni e com-
ponenti psicologiche come la vo-
lizione, la motivazione e funzioni
cognitive (Beckmann & Kellmann,
2004). Inoltre, per mantenere lin-
tegrazione di s, bisogna che
lesperienza trascorsa venga incor-
porata in modo che ci sia il senso
di continuit dellindividuo nellar-
co temporale passato, presente e
futuro.
Un altro elemento fondamentale
per lo sviluppo della resilienza
rappresentato dalla valutazione di
s come un agente attivo che pu
decidere le scelte della propria vi-
ta (senso di empowerment). Que-
VULNERABILIT VS RESILIENZA
VULNERABILIT VS RESILIENZA
39
ruminazione e lauto-disciplina. La
disposizione verso lazione non
risultata cos significativa se non
in quanto promuove la ripresa at-
traverso quelle componenti che so-
no invece determinanti e cio le ca-
pacit volitive, come lauto-deter-
minazione, lauto-motivazione, il
controllo emotivo. Mentre la rumi-
nazione mantiene leffetto della si-
tuazione stressante (Beckmann &
Kellmann, 2004).
Fredrickson e colleghi (2003) han-
no esaminato le risposte emotive
che alcune persone hanno dato agli
attacchi dell11 Settembre 2001
negli Stati Uniti e suggeriscono
che le emozioni positive rappre-
sentano gli elementi critici nella
resilienza e che tali fattori agisco-
no come mediatori per protegge-
re le persone dalla depressione che
pu seguire la crisi. Altri studi lon-
gitudinali hanno dimostrato come
latteggiamento resiliente o il suo
contrario (es. disperazione, impo-
tenza, ansia, depressione, nega-
zione) nellaffrontare una malat-
tia possano contribuire a formu-
lare una prognosi pi o meno fa-
vorevole in casi di tumore (Greer
et al, 1990; Jensen, 1987). Come
hanno dimostrato i dati di una ri-
cerca di Tugade & Fredrickson
(2004), le emozioni positive spe-
rimentate da soggetti resilienti in
eventi stressanti sembrano abbas-
sare lattivazione cardiovascola-
re in modo pi rapido. La rispo-
sta positiva a situazioni percepite
come negative correla con media-
tori neurochimici ed ormonali, co-
me il sistema cortisonico e dehy-
droepiandrosterone (DHEA). Que-
stultimo, se presente ad alti livel-
li, sembra promuovere la capaci-
t di resilienza negli individui in
un livello pi alto di resilienza ri-
cevevano pi supporto emotivo dal-
la rete sociale (Caltabiano e Calta-
biano, 2006).
4.2 Conseguenze delle emozioni e
delle valutazioni di s e degli eventi
Da quanto sopra emerge che nel-
laffrontare le situazioni di vita quo-
tidiana gli esseri umani valutano,
in modo consapevole e/o inconsa-
pevole, s, gli altri e gli eventi e,
quindi, rispondono di conseguen-
za a come percepiscono s, gli al-
tri e la situazione. Di conseguen-
za, se ritengono di essere in grado
di affrontarla, la difficolt pu es-
sere vista come una sfida e come
opportunit per sviluppare le pro-
prie risorse (resilienza), oppure, nel
caso la persona non si reputi capa-
ce di fronteggiarla, percepiscono
la situazione stressante come mi-
naccia e pericolo. Le emozioni che
accompagnano queste diverse va-
lutazioni possono, a loro volta, es-
sere vissute come negative in mo-
do temporaneo o diventare disgre-
ganti in quanto accompagnate da
ruminazioni persistenti e continue
sullevento e sulla propria e altrui
inefficacia di affrontarlo, con con-
seguente insorgenza di uno stato
permanente di disagio psichico e
fisico.
importante comprendere come
le persone riescono a riprendersi
da eventi stressanti. Uno studio ha
analizzato questo argomento me-
diante un processo di auto-regola-
zione che include differenti varia-
bili. Queste variabili sono lorien-
tamento allazione vs uno stato (es.
ruminare sullesperienza passata)
e componenti volizionali, come
lauto-determinazione, lauto-mo-
tivazione, il controllo emotivo, la
per svolgere pratiche spirituali).
Mentre la terza area, IO POSSO,
riguarda le capacit interpersona-
li, lauto-efficacia per affrontare le
difficolt che sono vitali per la pro-
pria resilienza (mantenere le rela-
zioni, avere capacit di problem
solving, affrontare situazioni dif-
ficili anche da un punto di vista spi-
rituale, abilit a cercare aiuto). In
sintesi dallo studio di Maneerat e
Colleghi (2011), emerge che gli an-
ziani Thai considerano le loro qua-
lit personali importanti per affron-
tare e superare le difficolt della
vita, un adattamento di successo
davanti alle avversit, insieme al
sostegno esterno, alle capacit in-
terpersonali ed di problem solving.
Questi elementi possono essere di
aiuto nella programmazione di in-
terventi clinici e per la formulazio-
ne di programmi atti a promuove-
re la resilienza negli anziani per
aiutarli ad affrontare esperienze di
vita difficili.
In uno studio condotto da Calta-
biano e Caltabiano (2006) i 155
partecipanti, tra i 65 ed i 93 anni,
sono stati valutati mediante alcuni
questionari (Resilience Scale, SF-
36 Health Survey, Self efficacy
Scale, Social Support measure e
Geriatric Coping Schedule). I ri-
sultati indicano che le donne (106)
hanno riportato punteggi pi alti
degli uomini (49) nella scala della
Resilienza che era correlata signi-
ficativamente con la Scala dellau-
to-efficacia. Le persone con livel-
li bassi di resilienza percepivano il
loro stato di salute peggiore di quel-
li con un livello elevato ed inoltre
percepivano di avere minore vita-
lit, per cui si sentivano limitati
nelle loro capacit esecutive. Inol-
tre le persone che hanno mostrato
volezza dei propri pensieri svalu-
tativi e delle emozioni non ade-
guate a questi associate che impe-
discono di affrontare il disturbo
depressivo, nonch modificare i
pensieri non funzionali ed i com-
portamenti non adattivi, sviluppa-
re uno stile di vita pi sano, pro-
muovere contatti sociali ed intra-
prendere attivit fisiche. La resi-
lienza viene considerata, quindi,
anche da Songprakun e McCann
(2012) un fattore protettivo che
consente, in un a situazione di vul-
nerabilit, lo sviluppo di una mo-
dalit adattiva per fronteggiare con
successo le avversit.
I risultati dello studio mostrano un
aumento significativamente mag-
giore nel comportamento resilien-
te negli adulti con depressione che
hanno utilizzato la biblioterapia
con il manuale di auto-aiuto rispet-
to a quelli che hanno ricevuto sol-
tanto cure standard. Bench tutte e
due i gruppi abbiano mostrato un
miglioramento nella resilienza, il
gruppo che ha ricevuto linterven-
to ha esibito un aumento maggio-
re del gruppo di controllo.
Come stato precedentemente det-
to, bench la resilienza venga con-
siderata una caratteristica sogget-
tiva, un funzionamento adattivo in
situazioni avverse e/o di vulnera-
bilit dipende non solo dalle ca-
ratteristiche individuali ma anche
dalle risorse messe a disposizione
dallambiente, insieme alle intera-
zioni significative del gruppo so-
ciale di riferimento che provvedo-
no un sostegno emotivo. Le sud-
dette sono componenti fondamen-
tali che contribuiscono allo svilup-
po della resilienza ed al benesse-
re generale (Songprakun e
McCann, 2012).
5.1 Gli Anziani e la Musica
Da quanto sopra esposto, una com-
ponente di rilievo nella resilienza
costituita dalle emozioni, dallat-
tribuzione a s come partecipante
attivo nelle proprie scelte di vita e
dalla condivisione di esperienze
emotivamente ricompensanti con
un gruppo significativo di riferi-
mento. A questo proposito ci sem-
bra opportuno approfondire alcu-
ni studi, anche nellambito neuro-
fisiologico, che propongono dati
interessanti per lutilizzo della mu-
sica e di esperienze musicali per
gli interventi nella Terza Et, in
quanto sembra che la musica sol-
leciti aree cerebrali, corticali e sot-
tocorticali, che sono ancora fun-
zionanti anche in situazioni di com-
promissione neurale, come nellAl-
zheimer. Inoltre ricerche di neuro-
scienze evidenziano leffetto a li-
vello emotivo e cognitivo che la
musica ha per il recupero di me-
morie e per sperimentare emozio-
ni positive che, abbiamo visto, so-
no fondamentali per un atteggia-
mento resiliente. Proponiamo al-
cuni studi e ricerche che permetta-
no di comprendere meglio le rispo-
ste cerebrali allo stimolo musicali
e, quindi, la possibilit di utilizza-
re interventi musicali mirati con gli
anziani con lobiettivo di svilup-
pare atteggiamenti resilienti.
Ascoltare la musica una esperien-
za tra quelle che comportano la
maggiore ricompensa per gli esse-
ri umani, nonostante sembra che la
musica non abbia un valore per la
sopravvivenza o, comunque, bio-
logico. Salimpoor e colleghi (2009)
hanno voluto indagare se ci fosse
una relazione sistematica tra lau-
mento dinamico negli stati di pia-
cere ed indicatori fisiologici del-
Pro Terza Et
40
VULNERABILIT VS RESILIENZA
quanto attenua leffetto dannoso
di un eccesso di cortisolo in am-
bito ematico e cardiovascolare in
situazioni di stress prolungato
(Dennis, 2004).
5. Interventi per lo sviluppo
della Resilienza
Un programma della durata di ot-
to settimane stato messo a pun-
to da Songprakun e McCann
(2012) allo scopo di modificare
uno stato depressivo di grado mo-
derato e promuovere la resilienza
in un gruppo di persone dai 18 ai
60 anni. Il programma ha previ-
sto luso di un manuale di auto-
aiuto, basato sulla terapia cogni-
tivo-comportamentale e monito-
raggio telefonico settimanale, da
parte del personale sanitario, ad
integrazione delle istruzioni for-
nite dal materiale bibliografico.
La cornice di riferimento del sud-
detto programma considera la re-
silienza come la capacit psicoso-
ciale di una persona di mantene-
re un funzionamento adattivo che
minimizza i pensieri negativi e
promuove il recupero di forza e di
abilit per affrontare le situazioni
con un atteggiamento positivo di
fronte alle circostanze difficili co-
me es. la depressione. Per cui il
concetto di resilienza alla base di
questo progetto include quattro
componenti principali: la compe-
tenza sociale, abilit di problem
solving, sviluppo dellautonomia
ed avere un senso e un significa-
to nella vita. Allo scopo di svilup-
pare un atteggiamento di resilien-
za la terapia cognitivo-comporta-
mentale, alla base del manuale di
auto-aiuto utilizzato, fornisce al-
le persone quegli strumenti neces-
sari per aumentare lautoconsape-
41
VULNERABILIT VS RESILIENZA
lattivazione emotiva, inclusi va-
riazioni nel ritmo cardiaco, nella
respirazione, nellattivit elettro-
termica, nella temperatura corpo-
rea e nella circolazione sanguigna.
Ventisei partecipanti hanno ascol-
tato la musica auto-selezionata co-
me musica sperimentata con inten-
so piacere e musica neutra. I da-
ti indicano una forte correlazione
positiva tra la valutazione di pia-
cere e lattivazione emotiva. Co-
me pure una dissociazione emer-
sa per gli individui che non speri-
mentavano piacere e che, quindi,
non mostravano un aumento nel-
lattivazione emotiva. Questi risul-
tati hanno vaste implicazioni in
quanto dimostrano che provare for-
ti emozioni pu essere ricompen-
sante di per s anche in assenza di
una ricompensa fisicamente tangi-
bile o di un obiettivo funzionale
specifico (Salimpoor et al., 2009).
Ascoltare la musica con attenzio-
ne possibile mediante quelle aree
cerebrali che servono funzioni ge-
nerali, piuttosto che specifiche per
il processamento dello stimolo mu-
sicale (Janata et al. 2002). In due
esperimenti effettuati con fMRI per
verificare le variazioni ad un atten-
to ascolto musicale, Janata e col-
leghi (2002) hanno riscontrato au-
menti bilaterali nel livello di ossi-
geno del sangue (BOLD) in nume-
rose aree cerebrali (temporale, pa-
rietale e frontale) durante un ascol-
to globale selettivo in confronto ad
uno stato di riposo senza stimola-
zione musicale. Linsieme dellau-
mento del segnale BOLD ha indi-
cato che un attento ascolto alla mu-
sica coinvolge circuiti neurali che
sottostanno anche alla memoria di
lavoro, allattenzione, al processa-
mento semantico, alla localizza-
zione di un obiettivo e allimma-
ginazione motoria.
Dopo aver ascoltato canzoni signi-
ficative della loro vita, i soggetti
anziani riportavano dettagli relati-
vi a ricordi per quanto riguardava
persone, luoghi, eventi ed emozio-
ni associati con i ricordi stessi. In
uno studio al quale parteciparono
329 soggetti, la maggior parte ri-
portarono di ricordare amici e pe-
riodi della loro vita. Sebbene tra i
brani ascoltati alcuni evocassero
emozioni negative, gli aggettivi pi
comunemente utilizzati erano di
emozioni positive con una elevata
attivazione (arousal), come felice,
giovane, eccitante e energizzante.
Anche nostalgia stata tra le tre
emozioni pi menzionate (Janata
et al. 2007). Mediante un altro stu-
dio condotto con lfMRI, stato
possibile osservare che la cortec-
cia mediana prefrontale (mPFC),
coinvolta nei meccanismi di ricom-
pensa, diventa pi attiva quando
individui ascoltano brani musica-
li significativi per la proprio storia
di vita (Janata, 2009). Per cui sia
la musica sia lesperienza persona-
le di ricordare memorie autobio-
grafiche attivano lmPFC insieme
ad una rete pi ampia cerebrale im-
plicata nel recupero di memorie au-
tobiografiche.
Dalla letteratura sulla neuroima-
ging messo sempre pi in eviden-
za che la musica e le attivit con-
nesse coinvolgono numerose re-
gioni cerebrali. Ad esempio segui-
re il movimento di una melodia nel-
lo spazio tonale della musica occi-
dentale, attiva la corteccia media-
le prefrontale o rostrale. Questa re-
gione implicata negli stati men-
tali riguardanti i propri processi in-
teriori, cio le decisioni su di s, la
memoria autobiografica, la rego-
lazione emotiva, le risposte affet-
tive agli stimoli musicali e i giudi-
zi di riconoscimento di brani mu-
sicali (Janata, 2009). Dato che que-
ste regioni cerebrali sono le ultime
ad atrofizzarsi nel disturbo di Al-
zheimer, sembra che anche questi
pazienti siano in grado di rispon-
dere a stimoli musicali con valen-
za autobiografica. Da quanto det-
to, la corteccia mediale prefronta-
le sembra essere un nodo impor-
tante per collegare la musica con i
ricordi allinterno di una pi vasta
rete cerebrale rispondente alla mu-
sica (Janata, 2009).
Un altro studio, che illustra il po-
tenziale ruolo della musica nella
riabilitazione neurologica, offre un
ulteriore sostegno allefficacia de-
gli interventi musicali nella Terza
Et. Lo studio aveva lo scopo di
determinare se ascoltare quotidia-
namente della musica potesse fa-
cilitare il recupero di funzioni co-
gnitive e di uno stato dellumore
positivo dopo una malattia cere-
bro-vascolare. Nella fase di degen-
za acuta, 60 pazienti con un ictus
dellarteria cerebrale mediana nel-
lemisfero destro o sinistro, sono
stati assegnati a caso al gruppo mu-
sicale, o al gruppo del linguaggio
verbale, o al gruppo di controllo.
Durante i due mesi seguenti i sog-
getti del gruppo musicale e del lin-
guaggio hanno ascoltato quotidia-
namente musica o libri audio sele-
zionati dagli stessi partecipanti,
mentre il gruppo di controllo non
ha avuto alcuna esperienza di ascol-
to di qualche tipo. Inoltre tutti i pa-
zienti hanno ricevuto le cure stan-
dard e la riabilitazione. Tutti i pa-
zienti sono stati sottoposti ad una
estesa valutazione neuropsicologi-
ca che ha incluso numerosi test sul-
le capacit cognitive, sul tono del-
lumore e sulla qualit della vita,
dopo una settimana (baseline), do-
po tre e sei mesi dallevento. 54 pa-
zienti hanno completato lo studio.
I risultati mostrano che il livello di
recupero della memoria verbale e
della concentrazione dellattenzio-
ne migliorato significativamen-
te pi nel gruppo musicale che in
quello linguistico o nel gruppo di
controllo. Il gruppo musicale ha
sperimentato anche un tono del-
lumore meno depresso e confuso
del gruppo di controllo. Questi ri-
sultati dimostrano che ascoltare
quotidianamente musica durante i
due mesi della fase sub-acuta do-
po un ictus, facilita il recupero del-
la memoria verbale e della concen-
trazione dellattenzione, evitando
anche uno stato dellumore depres-
so e confuso (Sarkamo et al., 2008).
Studi clinici (Thaut et al., 1999)
hanno dimostrato che ritmi
uditivi e musica possono es-
sere efficaci per scopi tera-
peutici nella riabilitazione di
problemi motori, come nel
Parkinson, con un coinvolgi-
mento in compiti ritmico-mu-
sicali di distinti circuiti neu-
rali nel cervelletto. Questul-
timo sembra ricopra un ruo-
lo nellorganizzazione tem-
porale necessario per il processa-
mento cognitivo e percettivo del-
la musica.
6. Vignette dalla Clinica
Per illustrare gli effetti della nostra
metodologia integrata di metodi
verbali e musicali la Psicotera-
pia Rideterminativa (Giordanella
Perilli & Cicinelli, 2012) propo-
niamo un caso di un paziente an-
ziano ricoverato in una struttura re-
sidenziale a scopi riabilitativi ed
uno studio pilota, non pubblicato,
da noi effettuato allinterno di
unaltra struttura residenziale per
anziani di Roma, insieme al perso-
nale medico della struttura stessa.
6.1 Franco un uomo di 85 anni,
con danno cerebrale a seguito di
ischemia, demenza moderata, ac-
centuato stato depressivo, attual-
mente su una sedia a rotelle. Fin
da giovane stato appassionato di
musica classica e delle Opere liri-
che italiane. Come ammiraglio ha
combattuto durante la seconda
guerra mondiale. La sua nave sta-
ta affondata e sono morti pi del-
la met dei 1300 marinai imbarca-
ti. Durante una seduta di musico-
terapia si sente particolarmente de-
presso ed incapace di cantare, co-
me fa di solito, ad alta voce: pen-
sa alla morte di tanti giovani per la
quale non ha potuto fare nulla. Al-
la richiesta di scegliere una musi-
ca per tale evento drammatico,
Franco propone Di quella pira
dal Trovatore di Verdi. Trova ener-
gia mentre segue la musica muo-
vendo braccia e mani: lenergia ri-
torna anche nella sua voce mentre
canta la romanza per lui cos signi-
ficativa. Si sceglie una selezione
dal Requiem di Verdi e lInno
alla Gioia di Beethoven per cele-
brare e onorare i soldati conside-
randoli come uomini- eroi che so-
no morti per permettere ad altra
gente, a noi, di sopravvivere. La
psicoterapeuta sottolinea che, co-
me sostiene Beethoven, ogni esse-
re umano un eroe quando af-
fronta le situazioni difficili di vita,
agendo con coraggio. Le emozio-
ni di Franco si sono modificate tan-
to che alla fine della seduta lui si
sente ancora triste ma in grado ac-
cettare la sua attuale condizione di
vita Anchio ce la posso fare ri-
pete con tono di voce forte e con-
vinto.
6.2 Lo studio Pilota
Lo scopo dello studio effettuato
con anziani, che presentavano un
grado leggero e medio di demen-
za, era di investigare leffetto del
modello integrato di intervento sul-
le funzioni cognitive, emotive e so-
ciali. Le ipotesi dello studio erano
le seguenti:
(a) si riscontrer un cambiamento
positivo significativo tra i pun-
teggi del Mini Mental State
Examination (MMSE) nel
gruppo sperimentale in con-
fronto al gruppo di controllo;
(b) ci sar un cambiamento signi-
ficativo positivo nelle emozio-
ni nel gruppo sperimentale ri-
Pro Terza Et
42
VULNERABILIT VS RESILIENZA
spetto al gruppo di controllo;
(c) ci sar un cambiamento positi-
vo significativo nel Barthel In-
dex (test per la misura di fun-
zioni nel comportamento nella
vita quotidiana) nel gruppo spe-
rimentale rispetto al gruppo di
controllo.
METODOLOGIA
Partecipanti
La popolazione presa in conside-
razione consisteva in 24 soggetti
di et tra i 65 ed i 90 anni (dieci
uomini e quattordici donne) con di-
sturbi neuropsichiatrici: demenza,
danni cerebrali in alcuni casi asso-
ciati con problemi psicotici. Tutti
i soggetti erano ricoverati in una
clinica convenzionata per la riabi-
litazione funzionale a Roma. La
maggior parte di loro era su una se-
dia a rotelle. Mostravano, inoltre,
ansia, depressione, rabbia, ostilit,
ritiro dalle attivit sociali e scarsa
motivazione alla collaborazione.
Sono stati assegnati, casualmente,
al gruppo sperimentale (n = 12) ed
al gruppo di controllo (n = 12). Sia
il gruppo sperimentale che quello
di controllo sono stati, a loro vol-
ta, suddivisi in due sotto gruppi in
base al livello di disfunzione co-
gnitiva risultato dai punteggi del
Mini Mental State MMSE, pri-
ma dellinizio dello studio.
Tutti partecipavano alle stesse at-
tivit (fisioterapia, attivit ricrea-
tive, ecc.) eccetto che per gli inter-
venti di Psicoterapia Ridetermina-
tiva con la musica. Al termine del
periodo sperimentale sono state ri-
petute le stesse valutazioni.
Procedure
I partecipanti, assegnati casualmen-
te al gruppo sperimentale, hanno
seguito per tre
mesi, una vol-
ta la settimana,
a sedute inte-
grate con la
musica della
durata di
unora. Le se-
dute di gruppo
avevano luogo
in un ambien-
te silenzioso e
confortevole
ed erano con-
dotte da uno
psicoterapeuta ed un co-terapeuta,
mentre uno psicologo osservava e
prendeva nota del comportamento
dei pazienti mediante questionari
appositamente predisposti che ri-
guardavano aree cognitive, emoti-
ve, sociali, musicali e verbali. Al
di fuori del setting dove avveniva-
no gli incontri, due medici, infer-
mieri e terapisti della riabilitazio-
ne monitoravano il comportamen-
to dei pazienti nelle altre attivit e
situazioni quotidiane.
Risultati
Entrambi i gruppi presentavano le
stesse caratteristiche per sesso, et,
patologie e funzionalit. La media
della partecipazione agli incontri
del gruppo sperimentale stata di
9 sedute su 12.
Dato il breve periodo di tempo e
lesiguo numero del campione del
presente studio pilota, preferiamo
soltanto descrivere e discutere al-
cuni dati. Mentre in ambedue i
gruppi, i risultati ai test MMSE e
Barthel non hanno presentato va-
riazioni significative, stato pos-
sibile osservare, dentro e fuori le
sedute programmate specificata-
mente per lo studio, le seguenti mo-
difiche nel gruppo sperimentale in
confronto al gruppo di controllo:
(a) cambiamenti positive nelle
emozioni e nel tono dellumo-
re durante gli interventi speci-
fici
(b) i cambiamenti nelle emozioni
duravano anche dopo gli incon-
tri
(c) cambiamenti positive nelle in-
terazioni sociali e familiari
(d) aumento nella motivazione e
partecipazione nelle attivit
quotidiane
(e) aumento nellaccuratezza nel-
la cura di s
(f) sviluppo nel comportamento
empatico
(g) un miglior adattamento allam-
biente ed alla situazione istitu-
zionale e, quindi, sviluppo di
un comportamento resiliente
(h) alleggerimento del peso dellin-
tervento da parte degli opera-
tori e maggior loro soddisfazio-
ne.
Discussione
Sulla base degli studi presenti in
letteratura e della nostra decenna-
le pratica clinica con gli anziani e
con popolazioni che presentano di-
43
VULNERABILIT VS RESILIENZA
sturbi neuropsichiatrici, abbiamo
sviluppato un programma di inter-
vento da svolgere con altri profes-
sionisti nellambito della salute.
Lo scopo stato di verificare lef-
fetto, in particolare, di esperienze
musicali integrate su funzioni co-
gnitive generali e sulle emozioni
in un gruppo di anziani con distur-
bi neuropsichiatrici (demenza, dan-
ni cerebrali, disturbi emotivi, ecc.)
ospiti in una struttura residenziale
con scopi riabilitativi in Roma.
stato chiaro che le emozioni ne-
gative hanno avuto effetti su una
vasta gamma di funzioni e sulla
qualit della vita sia dei pazienti
che del loro ambiente sociale. Per
cui possiamo dire che esperienze
musicali inducono modifiche nel-
le emozioni negative e consentono
un miglior adattamento alla situa-
zione stressante. A questo si aggiun-
ga la modifica dellimmagine di s
come persona che attivamente par-
tecipa per migliorare la propria vi-
ta e le relazioni con gli altri. Di con-
seguenza i partecipanti al gruppo
sperimentale sono stati in grado di
affrontare la situazione stressante,
passando da una percezione di vul-
nerabilit ad una di resilienza.
7. Conclusioni e Prospettive
Abbiamo delineato un quadro sul-
la Resilienza nella Terza Et e su
interventi attuati per modificare si-
tuazioni di vulnerabilit in quanto
sviluppare un atteggiamento resi-
liente negli anziani consentirebbe
di ottenere a) una migliore qualit
di vita degli anziani; b) una stabi-
lizzazione del tono positivo del-
lumore e/o miglioramento nelle
emozioni; c) un recupero delle ca-
pacit mnestiche; d) una maggio-
re auto-consapevolezza; e) un pro-
babile sviluppo dellatteggiamen-
to resiliente; f) una facilitazione
nella gestione dellanziano da par-
te degli operatori; g) una minor spe-
sa farmacologica.
Ci rendiamo conto della comples-
sit di un programma che volesse
promuovere la resilienza in perso-
ne vulnerabili e per questo, ritenia-
mo utile proporre una metodolo-
gia integrata che, insieme a meto-
di verbali cognitivo-comportamen-
tali, includa metodi con la musica,
come il nostro approccio di Psico-
terapia Rideterminativa. Gli studi
scientifici presentati e la nostra
esperienza pluriennale con sogget-
ti della Terza Et (Giordanella Pe-
rilli, 2007, 2008, 2009) ci permet-
tono di sostenere con una certa evi-
denza che interventi mirati artico-
lati, con metodi musicali e verba-
li, hanno delle conseguenze diret -
tamente sui partecipanti ed indiret-
tamente a cascata sul loro contesto
socio-familiare. Condividiamo, in-
fatti, con Ungar (2008) che la re-
silienza un concetto allargato e
complesso che include lindividuo,
coi suoi significati, come sistema
bio-psico-sociale, congiuntamen-
te con i fattori comunitari e cultu-
rali.
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thood. Ithaca, NY: Cornell Univer-
sity Press;.
Dott.ssa Gabriella Giordanella
Perilli, P.hD
Psicologo, Psicoterapeuta
Primary Trainer Association
Music & Imagery
Direttore Scuola di Psicoterapia
Integrata e Musicoterapia SPIM
www.musilva-spim.it
45
VULNERABILIT VS RESILIENZA
18
a
mostra internazionale al servizio della sanit e dellassistenza
Sanit e assistenza: un binomio inscindibile al servizio dei cittadini
ANNI
DARGENTO
Soluzioni, prodotti e servizi,
per la terza et
una iniziativa speciale nellambito di
16

19
MAGGIO
|
BOLOGNA
|
Quartiere Fieristico
s
i
c
o
m
u
n
i
c
a
In collaborazione con:
www. s enaf . i t
una manifestazione fieristica di:
2012
Senaf srl Via di Corticella, 181/3 40128 Bologna (Italy) Tel. +39 051 325511 Fax +39 051 324647 info.bo@senaf.it
www.senaf.it/exposanita
16

19
MAGGIO
|
BOLOGNA
|
Quartiere Fieristico
18
a
mostra internazionale al servizio della sanit e dellassistenza
Sanit e assistenza: la persona al centro
2012
In collaborazione con:
www. s enaf . i t
una manifestazione fieristica di:
Senaf srl Via di Corticella, 181/3 40128 Bologna (Italy) Tel. +39 051 325511 Fax +39 051 324647 info.bo@senaf.it
www.senaf.it/exposanita
s
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c
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Pro Terza Et
48
N
on tutti, anzi quasi nessu-
no, dei messaggi pubblici-
tari diffusi dalle residenze
erano corretti nei confronti dellas-
sistenza podologica. I pi frequen-
ti, infatti, facevano riferimento al-
lestetica e reclamizzavano la pre-
senza del podologo insieme a quel-
la del parrucchiere o del barbiere,
o addirittura reclamizzavano la pre-
senza del pedicure. Non si teneva
conto, cio, che il podologo un
professionista sanitario laureato, il
quale molto spesso ha anche fre-
quentato master professionalizzan-
ti proprio sul piede dellanziano.
Da parte sua, lAssociazione Ita-
liana Podologi persegue lobietti-
vo primario di rendere disponibi-
le sul territorio lassistenza podo-
logica per quanti ne hanno neces-
sit e soprattutto per gli anziani, i
quali pi soffrono delle affezioni
podaliche. Per questo intervenu-
ta con forza sullargomento richie-
dendo un tavolo di confronto con
i rappresentanti dellAnaste. For-
tunatamente lAIP ha trovato una
grande collaborazione da parte del
Dott. Alberto De Santis, Presiden-
te Anaste. Egli, infatti, ha valutato
positivamente le proposte dei po-
dologi, condividendo la necessit
di sottoscrivere un protocollo din-
tesa. Ci a dimostrazione della
grande lungimiranza del Presiden-
te De Santis, il quale, fra laltro, ha
ben intuito lopportunit di una ini-
ziativa che prevedesse per gli an-
ziani la necessaria assistenza po-
dologica, evitando di correre rischi
derivanti dal ricorso a figure non
professionali.
Da qui, il 2 Dicembre 2011, na-
to un protocollo che formalizza la
convenzione appunto tra lAnaste
e lAIP, sulla base delle stime che
fanno risalire al 60/70% gli anzia-
ni che soffrono di patologie poda-
liche. Da quella data le persone
presenti nelle strutture potranno
contare sulle prestazioni di assi-
stenza e cura podologica da parte
di professionisti in possesso dei
titoli abilitanti previsti dalle nor-
me sanitarie vigenti, cio i podo-
logi.
La convenzione prevede che lAIP
garantisce la risposta alla doman-
da di intervento che giunger a
mezzo telefono o e-mail; organiz-
za lassistenza da parte di profes-
sionisti che offrono ogni garanzia
di affidabilit e professionalit;
garantisce inoltre che nel corso
della visita verr utilizzato uno
strumentario adeguato oltre che il
materiale per medicazione e quan-
taltro occorra per le prestazioni
in favore degli anziani. Inoltre, i
podologi incaricati provvederan-
no a compilare per ogni paziente
lapposita cartella clinica infor-
matizzata con la descrizione del-
lanamnesi, delle patologie riscon-
trate, con i tempi previsti tra ini-
zio e fine delle cure e con le im-
magini iconografiche. Da parte
sua, la RSA render disponibili
presso la struttura spazi idonei per
le visite podologiche, mentre per
i pazienti allettati la visita sar ef-
fettuata presso il letto del pazien-
te stesso.
A nessuno pu sfuggire il rilievo
che assume la collaborazione tra
Anaste e AIP. Basti fare un cenno
alle patologie alle quali lanziano
va sempre pi spesso incontro, li-
mitandone cos la deambulazione
e talvolta anche lautosufficienza,
compromettendo unaccettabile
qualit della vita. Sono oltre 300
le patologie che affliggono diret-
tamente il piede. La maggior par-
te di esse ha unincidenza pi net-
ta nella terza et, quasi a dimo-
strare un effetto cumulativo. Se
prese in tempo, possono regredi-
re senza complicanze. Sono mol-
teplici infatti le esperienza matu-
rate dai podologi su casi di pazien-
ti che, curati tempestivamente,
hanno riacquistato serenit e be-
nessere. Non un caso, daltra par-
te, che sia in letteratura che nella
ricerca e nella pratica clinica si
parla di Piede dellanziano, a si-
gnificare che le pi svariate pato-
logie podaliche derivano proprio
dal raggiungimento della terza et.
Si va dalle pi gravi come il pie-
de diabetico alle pi semplici co-
me lipercheratosi (comunemen-
te detta callo). Per citarne alcune,
basti pensare alla spina calcanea-
re, alle micosi, allunghia ipertro-
fica, allunghia incarnita, alle di-
ta a martello, allalluce valgo, al
piede reumatico, ecc ecc. Molte
Mauro Mont esi
Il piede dellanziano
nelle mani del podologo
L Anast e ha sot t oscrit t o un prot ocollo d int esa
con l Associazione It aliana Podologi per l assist enza
podologica presso le st rut t ure residenziali della t erza et .
49
IL PIEDE DELLANZIANO NELLE MANI DEL PODOLOGO
di esse richiedono lapplicazione
di ortesi plantari o digitali che il
podologo realizza su misura al fi-
ne del completamento della tera-
pia. evidente, poi, che il podo-
logo coinvolge i sanitari interni,
con i quali collabora, quando si
tratta di patologie che non sono di
sua competenza.
In definitiva, non possiamo che
esprimere la massima soddisfa-
zione per gli accordi intercorsi tra
i Presidenti Alberto De Santis e
Mauro Montesi. Innanzitutto le
strutture residenziali potranno con-
tare su professionisti esperti che
hanno conseguito i titoli necessa-
ri per esercitare e che si attengo-
no al codice deontologico che li
riguarda; in secondo luogo le strut-
ture stesse non correranno pi il
rischio di rivolgersi a soggetti che
abusivamente si candidano alla
cura del piede (estetiste; pedicu-
re; ecc), correndo, fra laltro, il pe-
ricolo di incorrere in illeciti pena-
li. Ma soprattutto saranno i nostri
anziani a beneficiare di trattamen-
ti prestati loro da veri podologi,
preparati quindi ad affrontare le
pi disparate patologie, oltre che
ad utilizzare la necessaria stru-
mentazione medica.
Non c che da augurarsi, perci,
che dopo un adeguato periodo di
operativit della convezione, sa-
ranno veramente tanti gli anziani
che potranno finalmente afferma-
re di aver acquisito la qualit del-
la vita che loro spetta.
LINTERVENTO PODOLOGICO NEI CONFRONTI
DEL PAZIENTE ANZIANO
Gli interventi che formano loggetto della convenzione consi-
stono precisamente in:
- esame obiettivo del piede;
- redazione della cartella clinica podologica informatizzata,
con correlativa registrazione delle patologie mediante imma-
gini iconografiche;
- rimozione di callosit, unghie ipertrofiche, deformi e incar-
nite;
- applicazione di feltraggi e tubolari;
- segnalazione al medico delle sospette condizioni patologiche
che richiedano un approfondimento diagnostico o un inter-
vento terapeutico.
- La realizzazione e lapplicazione di ortesi plantari o digita-
li e la trattazione delle verruche del piede e di ulcere diabe-
tiche.
- Intervallo di tempo fra un intervento terapeutico e laltro.
L
o yoga una disciplina che
non appartiene alla nostra
cultura,tutta via da quando
approdato in Occidente sempre
pi persone hanno intuito di tro-
varsi di fronte a una tecnica idea-
le per compensare il disagio gene-
rato da stili di vita sempre meno
equilibrati. Per migliaia di anni in
India si utilizzata la pratica del-
lo yoga per sperimentare il divino
attraverso il corpo. In particolare
allinterno di alcune correnti spiri-
tuali, soprattutto Induismo e Bud-
dhismo,da sempre ci si avvale di
questo complesso di tecniche,vol-
te al perfezionamento dellappara-
to psicofisico umano, per compie-
re una ricerca mistica. Nel corso
dei secoli si sono via via sviluppa-
te tradizioni differenti e la pratica
yogica si sempre adattata alla sen-
sibilit e alle influenze culturali
delle varie epoche. Nei primi anni
del 900, quando si decise di dif-
fondere lo yoga al di fuori dei con-
fini del continente indiano, venne
fatta unoperazione, che oggi chia-
meremmo di restyling, per fonde-
re insieme pi di una tradizione e
soprattutto per rendere fruibile una
pratica che, soprattutto dopo lon-
data tantrica dellepoca medieva-
le, correva il rischio di essere stig-
matizzata e considerata idolatra e
sconcia .Eevidente che fu trovata
una formula accattivante nel pro-
porre lo yoga alluomo occidenta-
le, londa montante della New Age
ha contribuito poi a diffondere que-
sta disciplina, perennemente a me-
t fra spiritualit e fitness. Certa-
mente ci che connota marcata-
mente lo yoga lidea di poter ac-
cedere ad un benessere globale
agendo al tempo stesso sul piano
fisico, mentale ed emotivo.
importante accennare anche so-
lo sommariamente alla genesi del-
lo yoga per comprendere quali sia-
no gli obiettivi che esso si pone;
come dicevo, le tradizioni che con-
fluiscono sono varie ma hanno tut-
te in comune una serie di pratiche
fisiche, respiratorie e meditative
utili per trascendere il corpo, per
renderlo sano e flessibile affinch
non crei disturbo alla mente, im-
pegnata nellatto meditativo al ter-
mine del percorso yogico. La po-
sizione universalmente riconosciu-
ta come il simbolo di colui che si
dedica allo yoga, quella dello se-
duti a gambe incrociate,rappresen-
ta visivamente ci che ci prefiggia-
mo con la pratica, ovvero poter ri-
manere a lungo nella posizione me-
ditativa. Avendo sintetizzato e ri-
dotto lessenza di una disciplina
ricca anche di contenuti simbolici,
mistici e, naturalmente salutistici,
sono arrivata al nocciolo della que-
stione, a ci che fa dello yoga unat-
tivit estremamente importante nel-
la vita della persona non pi gio-
vane. Occorre fare una distinzio-
ne,non di secondaria importanza,fra
soggetti che si trovano ad affron-
tare la terza et con alle spalle an-
ni di pratica fisica o yogica e altri
che invece si rivolgono allo yoga
da anziani; escludendo i primi, cir-
coscriveremo il discorso alla se-
conda categoria ,quella dei neofi-
ti . Sebbene, a mio avviso, non sia
trascurabile la parte meditativa an-
che per le persone mature, intendo
limitare il discorso al piano pi pro-
priamente psicofisico,quello me-
diante il quale potremmo essere in
grado di operare per tentare di eli-
minare, o almeno alleggerire, i di-
sagi tipici dellet avanzata. Non
possiamo parlare di yoga come di
una vera e propria terapia dal mo-
mento che, percorrendo la via del-
la pratica di gruppo, non possi-
bile adattarla alle patologie del sin-
golo n linsegnante di yoga si pre-
figge di ricoprire un ruolo e una
funzione che appartengono ad al-
tre categorie di professionisti. La
porta dingresso del benessere in
questo caso luso consapevole del
respiro in armonia col movimen-
to. Una cosa sola accompagna ogni
istante della nostra vita, il soffio
vitale, quello che richiama la no-
stra attenzione solo quando siamo
affetti da malattie respiratorie, car-
diache o da alterazioni originate da
stati dansia. Porsi in ascolto del
respiro quando stiamo bene un
modo per inviare un messaggio po-
sitivo profondo e trasformare que-
stascolto in unattitudine, attraver-
so la pratica dello yoga, unazio-
ne che incide a chiare lettere, so-
prattutto a livello psichico,che c
attaccamento alla vita .Lazione al-
Pro Terza Et
50
Elena Querzola
Yoga nella t erza et
Propost a yoga per gli ospit i di Villa Giulia
chemica dello yoga tende a inver-
tire i processi che portano alla di-
sgregazione del corpo, ad elimina-
re i blocchi energetici consenten-
do in tal modo al soffio vitale di
penetrare in ogni cellula ossige-
nandola .Le posizioni ripetute di-
namicamente vanno alla ricerca di
unarmonia respiro/movimento che
introduce una consapevolezza glo-
bale del corpo, la staticit delle po-
sture predispone invece a un ascol-
to pi sottile e direzionato, nel ca-
so di persone anziane, anche ver-
so le aree che sono sane e non fon-
te di continua preoccupazione.
Un altro aspetto importante che,
per fare yoga non occorre affatto
potenza fisica, il conformare il cor-
po a certe posizioni che a volte pa-
iono impossibili, dipende esclusi-
vamente dallazione del respiro
che, rilassando e rendendo fluida
la parte che si sta utilizzando, per-
mette di travalicare i confini che
spesso siamo noi stessi a porci.
Chiaramente tutto ci non imme-
diato, sono convinta tuttavia che,nel
caso di persone non pi giovani,
intente per lo pi allascolto dei
propri acciacchi, si possa lavo-
rare nella direzione di indurle a per-
cepire anche e soprattutto le aree
non doloranti e non affette da pa-
tologie. Oltre agli innegabili bene-
fici a livello fisiologico indotti dal-
lazione del respiro/movimento, fra
i quali un maggiore apporto di os-
sigeno, una stimolazione del flus-
so circolatorio e la rimozione di
stagnazioni energetiche, possibi-
le anche rendere pi leggero il pe-
so dellet con un richiamo allat-
tenzione nel qui e ora. Sono con-
vinta che la conduzione della pra-
tica, in presenza di allievi in terza
et, debba tener conto dellimpor-
tanza di sviare lattenzione,anche
se per un tempo limitato, dai pen-
sieri che solitamente affollano la
mente delle persone anziane: av-
valendosi degli strumenti tipici del-
lo yoga, si pu portare la consape-
volezza sulla vitalit che ancora
esiste e fa pulsare il corpo, sul ri-
sveglio sensoriale e sul ricordo di
s semplicemente come individuo,
al di l dei riferimenti temporali.
Affrontare in modo olistico il di-
sagio spesso indotto dal sentirsi
vecchi e inutili,non pu che giova-
re allo stato psicofisico generale
avviando un processo di guarigio-
ne interiore la cui evoluzione, in
alcuni casi, potrebbe essere anche
sorprendente. Il percorso dello yo-
ga fatto di continua sperimenta-
zione, non possibile, in questam-
bito, aggrapparsi a certezze o a dog-
mi immutabili, necessario man-
tenere la mente aperta e ricettiva e
tener conto che, avendo a che fare
con individui, accomunati s dalla
condizione anagrafica, ma dif-
ferenti e provenienti da esperien-
ze anche molto dissimili,il lavoro
non pu prescindere dalla ricerca
di un contatto empatico conessi.
Per entrare in modo specifico nel-
la realt di Villa Giulia, nel corso
della lezione introduttiva ho avu-
to modo di valutare il contesto e il
gruppo di anziani con cui lavore-
r in occasione dei prossimi incon-
51
YOGA NELLA TERZA ET
tri. Sono molti gli elementi che ren-
deranno questa esperienza nuova
rispetto al gestire un corso per la
terza et in una normale palestra.
Il numero dei partecipanti eleva-
to, giusto non escludere nessuno
dalla pratica,al contrario neces-
sario fare ogni sforzo per coinvol-
gere anche i pi recalcitranti e le
persone con meno mobilit. Ho tro-
vato un valido aiuto nella presen-
za dellanimatrice che conosce tut-
ti e Pu indicarmi,dove esistono,le
difficolt soggettive. Valutandola
col metro yogico la sala che ac-
coglie la lezione indubbiamente
dispersiva, essendo di passaggio,
gli elementi di distrazione non
mancano; sar necessario perci
catturare lattenzione tramite una
maggiore interazione con le perso-
ne singole,cercando di dare a tutti
uguale attenzione. Il microfono, in-
dispensabile mi rendo conto, ren-
de complicato mostrare i movimen-
ti e soprattutto aiutare chi ha diffi-
colt a metterli in pratica. Col tem-
po e approfondendo maggiormen-
te la conoscenza sono certa che tut-
to scorrer con maggiore fluidit.
Ci che ho appreso in questi anni
di insegnamento dello yoga che
nel corso di una seduta, anche in
virt del respiro che spesso avvie-
ne allunisono, si sciolgono bloc-
chi energetici non solo a livello in-
dividuale ma anche a livello di
gruppo. Introdurre la pratica con il
rito dellolio profumato mi par-
so un modo per raggiungere alcu-
ni importanti risultati: creare un
ambiente gradevole e accogliente,
condividere qualcosa di piacevo-
le, risvegliare dolcemente lappa-
rato sensorio, percepire con mag-
gior intensit la funzione respira-
toria,dare lopportunit, inducen-
do allautomassaggio,di sentirsi pi
sciolti a livello articolare. Solita-
mente si costruisce la pratica met-
tendo in sequenza posizioni che si
compensano e che rendono armo-
nica ed equilibrata la seduta; tro-
vandomi in presenza di persone con
difficolt motorie, soprattutto per
quanto riguarda gli arti inferiori,
riducendosi perci drasticamente
la gamma di posizioni proponibi-
li, intendo suggerire movimenti che
coinvolgano, sempre sostenuti dal
respiro, anche gli occhi, la bocca,
le dita delle mani. Senza fretta, col
tempo, vorrei introdurre la recita-
zione di brevi mantra sillabici, nul-
la di impegnativo, solo un modo
per poter fare uscire, con la voce,
eventuali emozioni represse. Ho
avuto occasione di osservare come
sia importante per le persone pre-
senti essere gratificate da un rico-
noscimento entusiasta del loro im-
pegno nel compiere gli esercizi, mi
pare abbia avuto anche un certo
successo lattribuire un nome,sug-
gerito da alcuni di loro,alle posi-
zioni che via via venivano esegui-
te. Sono convinta che ogni incon-
tro rappresenter unoccasione di
conoscenza reciproca che porter
alla costruzione di una pratica ta-
gliata su misura per questo tipo di
realt.
Pro Terza Et
52
YOGA NELLA TERZA ET
Aerre
Libri
Tit olo MEDITERRANEO.
PASSATO PRESENTE FUTURO
Aut ore Vincenzo G. G. Mennella
Edit ore Ali&no Edit rice
Anno 2011
Pagine 288 (Ill. 450)
Prezzo Euro 24,00
Vincenzo G. G. Mennella
raccont a il Medit erraneo
U
n viaggio, in compagnia
dellautore, nel tempo e
nello spazio mediterraneo,
inteso come scenario fisico e uma-
no complesso e misterioso.
Un manuale utile per viaggiare nel
Mediterraneo della storia,dei luo-
ghi, delle idee, degli uomini e non
ultimo dellanima.
Riconoscere e sentire propri certi
sapori e certi profumi, ascoltare le
forme del presente e le tracce del
passato, rimanere ammirato dai ba-
gliori di luce che allalba e al tra-
monto rendono vivi e palpitanti an-
che i ruderi, rimanere affascinato
dal respiro delle opere darte e dei
reperti archeologici che insegnano
a sentire e rispettare il territorio e
le memorie depositate in esso e nel-
la sapienza delle persone, coglie-
re le identit naturalistiche, cultu-
rali e storiche che impregnano ter-
re, mare e borghi costituiscono les-
senza del libro.
Un incontro affascinate di tradizio-
ni, natura e mistero in un percorso
di conoscenza e comprensione del-
lo spazio mediterraneo teso a pro-
muovere un processo di sviluppo
sostenibile onde evitare che il Me-
diterraneo perda le sue principali
risorse e la magia di luoghi, forme
e colori che ancora lo caratterizza-
no e lo rendono unico.
I racconti si fanno onirici tanto da
rivestire la freddezza delle infor-
mazioni e dei dati e trasfigurarli at-
traverso la visionariet della me-
moria, mentre lo sguardo incanta-
to e poetico dei ricordi diventa co-
s convincente da soppiantare la re-
alt tanto da sembrare pi veri e
autentici.
Il libro suddiviso in quattro ca-
pitoli, con lintento di suscitare e
soddisfare interessi secondo diver-
se angolature. La ricchissima do-
cumentazione fotografica mostra
visioni del Mediterraneo che pos-
sono far sognare ma anche riflet-
tere.
Il capitolo primo parla del paesag-
gio, del mare, delle terre, del de-
serto e delle isole, sfaccettature che
conferiscono al mondo mediterra-
neo unimmagine e unatmosfera
umana cos tipica, dove i segni del-
luomo sovrapposti a quelli della
natura hanno prodotto un mosaico
figurativo e formale di incompara-
bile bellezza unico al mondo.
Il capitolo due Passato la lun-
ga durata della civilt una sin-
tesi geografico storica attraverso
la quale si spiega come, attraverso
i secoli, civilt cos importanti si
siano sviluppate in un confronto
continuamente arricchito e rinno-
vato nelle culture pi diverse, la-
sciando testimonianze che ancora
oggi influenzano la nostra vita.
Il capitolo tre Presente I luoghi
della vita costituisce una traccia
visiva di rappresentazione di luo-
ghi emblematici del Mediterraneo,
narrati cogliendo le emozioni e i
sentimenti che hanno suscitato nel-
lautore ma capaci di mettere qual-
siasi soggetto in relazione con se
stesso, la propria e le altre culture,
in uno spazio relazionale e intro-
spettivo.
Il capitolo quattro Futuro un
raggio di speranza lancia un mes-
saggio di pace perch nella spon-
da sud del Mediterraneo si attuino
riforme nel rispetto assoluto della
verit, della convivenza civile, dei
diritti legittimi delle persone e del-
la collettivit, anche con laiuto
delle Istituzioni internazionali.
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rie o pu essere richiesto diretta-
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tore Vincenzo G. G. Mennella.
53
Pro Terza Et
54 54
Aerre
Comunicat i st ampa
55
Aerre
News
Dal 1 gennaio siamo entrati
nell'Anno europeo
dell'invecchiamento attivo e
della solidariet tra le
generazioni, il cui principale
obiettivo agevolare la
creazione di una cultura
dell'invecchiamento attivo in
Europa, basata su una societ
per tutte le et.
Oggi nella nostra societ troppo
spesso linvecchiamento perce-
pito come una minaccia, un onere
a carico dei pi giovani e dei lavo-
ratori. Eppure oggi si invecchia
mantenendo una salute assai mi-
gliore rispetto al passato e le per-
sone pi in l con gli anni han-
no accumulato competenze ed
esperienze preziose che possono
trasmettere ai giovani.
Per questo motivo, lUnione euro-
pea ha proclamato il 2012 Anno
europeo dell'invecchiamento atti-
vo e delle solidariet tra le genera-
zioni, nell'intento di sostenere gli
sforzi profusi dagli Stati, dalle au-
torit regionali e locali, dalle par-
ti sociali e dalla societ civile per
promuovere l'invecchiamento atti-
vo e la solidariet tra le generazio-
ni e sfruttare maggiormente il po-
tenziale delle generazioni nate du-
rante gli anni dell'esplosione de-
mografica.
Oltre alla promozione di una cul-
tura dell'invecchiamento attivo che
valorizzi l'utile contributo degli an-
ziani alla societ e all'economia,
l'iniziativa mira a mantenere la so-
lidariet tra le generazioni s fron-
te del rapido aumento del numero
di persone anziane nella nostra so-
ciet. Ci richiede, tra l'altro, l'ade-
guamento delle condizioni di lavo-
ro, la lotta contro gli stereotipi ne-
gativi e la discriminazione in base
all'et, il miglioramento della sa-
lute e della sicurezza sul luogo di
lavoro, l'adattamento dei sistemi di
apprendimento alle esigenze di una
manodopera anziana e la garanzia
che i sistemi di protezione sociale
siano adeguati e offrano gli oppor-
tuni incentivi.
Il progetto nato dall'esigenza di
adeguare le politiche UE ai seguen-
ti cambiamenti demografici descrit-
ti nella Relazione demografica 2010
della Commissione europea: una
prospettiva di vita della popolazio-
ne europea pi lunga e sana rispet-
to al passato, il leggero incremento
dei tassi di fertilit e, soprattutto, un
notevole cambiamento del tessuto
sociale, che vede un aumento del
numero di over 60 pari a circa 2
milioni di persone ogni anno.
Indirizzo di riferimento
Ulteriori informazioni sono dispo-
nibili sul sito internet dedicato al-
lanno europeo dellinvecchiamen-
to al seguente indirizzo internet:
http://ec.europa.eu/social/ey2012.js
p?langId=it
XII GIORNATA NAZIONALE
DI RACCOLTA DEL FARMACO
11 febbraio 2012
Si terr in tutta Italia la XII Giornata
Nazionale di Raccolta del Farmaco.
Recandosi nelle farmacie che
espongono la locandina del Banco
Farmaceutico, si potr acquistare
e donare un farmaco da banco a chi
oggi vive ai limiti della sussisten-
za (8 milioni 272 mila persone, da-
ti ISTAT povert in Italia, 2010).
BRUXELLES
8 febbraio 2012
Sono 14,7 milioni gli italiani a rischio
di povert o esclusione sociale. Solo
in Germania, in termini assoluti, ce
ne sono di pi (15,9 milioni).
Il dato, relativo al 2010, stato pub-
blicato da Eurostat. In percentuale
rappresenta il 24,5% della popola-
zione del nostro paese. Il 6,9% in-
vece registrato come ''in condizio-
ni di severe privazioni materiali''.
Su scala europea le persone a ri-
schio sono 115,479 milioni, pari al
23,4% del circa mezzo miliardo di
cittadini europei. (ANSA)
PARTE BE- CHEF
LA SCUOLA DI CUCINA SANA
PER MAMME E BAMBINI
30 marzo 2012
Al centro degli incontri, gratuiti e
realizzati con il contributo di Be-
Total in 5 citt (Torino, Milano,
Roma, Napoli e Bari), cisaranno le
vitamine B. Che saranno anche al-
la base dei laboratori curati in 4 cit-
t (Milano, Torino, Trieste e Peru-
gia) dal Museo della Scienza e del-
la Tecnologia Leonardo da Vinci.
Il Colophon di Pro
Terza Et
Periodico dellAnast e
Associazione Nazionale Strutture Terza Et
Diret t ore responsabile:
Carlo Hanau
Diret t ore edit oriale:
Alberto De Santis
Capo redat t ore:
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Comit at o scient if ico:
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Guglielmo Bruno, Pier Ugo Carbonin,
Giorgio Dellacasa, Aureliana Florea,
Carlo Hanau, Fabio Roversi Monaco,
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Questo periodico associato
allUnione Stampa Periodica Italiana
Copie stampate n 3000
ISSN 1123-8291
Gli aut ori di quest o numero
Albert o De Sant is
Presidente Nazionale Anaste
Salvatore Isaia
Presidente Anaste Campania
Gabriella Giordanella Perilli
P.hD, Psicologo, Psicoterapeuta
Primary Trainer Association
Music & Imagery
Direttore Scuola di Psicoterapia
Integrata e Musicoterapia SPIM
Robert o Cicinelli
Psicologo, Psicoterapeuta
Vice-direttore e Didatta
della Scuola di Psicoterapia Integrata e
Musicoterapia SPIM
Fellow Association Music & Imagery
Fellow Rational Emotive Behavioural
Therapy - REBT A. Ellis Institute,
New York
Laura Nardecchia
Psicologa e Psicoterapeuta
Coordinatrice e docente
Scuola di Psicoterapia Integrata e
Musicoterapia SPIM
Fellow Association Music & Imagery
Lorena Traversari
Doctor of Science in Psycology
Mauro Mont esi
Presidente AIP - Associazione Italiana
Podologi
Elena Querzola
Villa Giulia
Anna Raccuja (Aerre)
Giornalista
in copertina:
Foto elaborata da
autore Anna Raccuja
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