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CONVEGNO NAZIONALE ANASTE: UN GRANDE PATTO DI SOLIDARIET PER UN NUOVO WELFARE FRA TUTTI GLI ATTORI DEL SISTEMA

SOMMARIO
Numero 49 - Anno XVII - settembre 2011
Editoriale Alberto De Santis
Un problema urgente: lo sviluppo della sanit integrativa

Trimestrale di management e cultura di impresa nelle residenze per anziani


Diretto da Carlo Hanau

Dott.ssa Carla Collicelli


La sfida della terza et

Dott.ssa Grazia Labate


Federalismo e fondi sanitari integrativi: un modello italiano di big society

Dott.ssa Isabella Mastrobuono


XLIII Giornata del Credito dal tema: Il contributo della struttura finanziaria per la crescita delleconomia

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Redazione
Analisi italiana

Carlo Hanau
Sanit del Piemonte

Michele Assandri
Uninnovativa opportunit della Regione Emilia Romagna per la formazione professionale nel settore socio sanitario

Guido Gaggioli
Proposte delle associazioni scriventi da esaminare al costituendo Tavolo Tecnico

Michele Garo
Spalle al muro

Carla Viazzi
da Anaste Lombardia

Simona Palazzoli
Ipoacusia e presbiacusia delladulto

Gianni Gruppioni
Divergenza e convergenza

Luigi G. Grezzana
La medicina rigenerativa... e la terza et?

Stefano Battista
XXV Congresso Eucaristico Nazionale Ricordando Francesco... AIMA - VIII Giornata Mondiale dellAlzheimer Comunicati stampa News

Libri

Terza Et

Pro

Pro editoriale

Un grande patto di solidariet per un nuovo welfare

Formulare una proposta sostenibile per la riforma del welfare, al fine di affrontare il grave problema della non autosufficienza e delle cure di lungo termine in Italia: questo lobiettivo principale del convegno promosso dallAnaste, in collaborazione con Federsalute, denominato Un grande patto di solidariet per un nuovo welfare fra tutti gli attori del sistema, organizzato a Roma il 17 novembre ospiti della Confcommercio. lANASTE punta a un percorso virtuoso, con il coinvolgimento di tutti gli attori del sistema, dal Governo al Servizio Sanitario Nazionale, dagli Enti Locali ai Fondi Sanitari Integrativi, dalle Organizzazioni Sindacali agli Utenti, dalle Famiglie, alle Imprese, sappiamo essere impegnati da oltre ventanni nella costruzione di modelli appropriati, efficienti ed efficaci, volti a fronteggiare la costante crescita di bisogni socio-assistenziali e socio-sanitari da parte dei Cittadini, davanti alla continua scarsit di risorse e di servizi. La costituzione del Fondo Unico per la non autosufficienza. quanto chiesto per affrontare lemergenza socio sanitaria dal sottoscritto. Il welfare, preciso, necessita di una profonda riforma. Serve un grande patto di solidarieta fra tutti gli attori del sistema: ministeri del Lavoro e della Salute, sindaca-

ti, operatori e dipendenti pubblici e privati, Fondi sanitari integrativi, una opportunita per trovare risorse atte ad affrontare lemergenza, anche attraverso la mutualita integrativa, con un grande patto di solidarieta che viene, innanzi tutto, dalla base. Una proposta che consente la rivisitazione del numero di posti letto per portarli a percentuali accettabili a livello europeo. E che prevede lo sfruttamento della domotica con case a misura per gli anziani, e piu telemedicina. Lidea e quella di avere giovani che si occupano degli anziani in strutture residenziali. Quindi aumento di posti di lavoro, eliminazione di ricoveri impropri, e riattivazione delledilizia sanitaria. Per fare questi interventi strutturali in grado di offrire una cultura della qualita della vita over65 e fondamentale una seria collaborazione tra pubblico e privato. Nel dettaglio Anaste propone di: rendere obbligatoria ladesione delle aziende ai Fondi sanitari integrativi, coinvolgendo anche i lavoratori autonomi che devolveranno al Fondo unico per la non Autosufficienza; la rinuncia di un giorno di ferie che verra versato al Fondo; la rimodulazione dellindennita di accompagnamento con tetto del reddito. Questa operazione sostenibile concludo, porterebbe nelle casse del Fondo Unico circa 12 miliardi di euro.

Il convegno, che ha riscosso un forte interesse degli esperti e della stampa, ha inteso proporre un nuovo patto di solidariet tra tutti gli attori del sistema sanitario nazionale. Ci pu rendersi utile anche per lo sviluppo di edilizia sanitaria, intelligente ed innovativa, a completamento di 245.000 posti letto mancanti, di strutture residenziali per anziani come grande occasione di lavoro professionalizzato. Una rivisitazione complessiva, sottolineo, del nostro sistema attuale di welfare, che da una logica essenzialmente monetaria ha bisogno di riconvertirsi ad una logica di servizi, chiamando alla sua realizzazione istituzioni pubbliche, mercato profit e non profit, cittadini portatori di diritti e le loro famiglie ad orientare un nuovo patto sociale, pur dentro la crisi, che sia occasione di diritti e servizi. Ma per Anaste indispensabile anche la creazione di un Fondo Unico per la non autosufficienza, costituito da tutte le parti sociali, coinvolgendo i Fondi Sanitari Integrativi. Una scelta non pi procrastinabile. Prende la parola dopo i saluti e gli interventi la prima Relatrice che presenta il suo lavoro: entriamo nel cuore della parte diciamo pi scientifica e, per quanto mi riguarda, in modo particolare delle questioni che attengono alla crisi dello stato sociale. Un tema di grandissima attualit in questi giorni.

Pro

Terza Et
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Alberto De Santis

Un tema che il nuovo Governo dovr affrontare con decisione, perch siamo arrivati forse a un punto di non ritorno, su questa come su altre questioni rispetto alle quali il Censis, che io rappresento, da molti anni che ha cercato di gettare luce, per spesso con risultati molto scarsi nel senso che allinizio ci guardavano addirittura come dei rivoluzionari, qualcuno che venisse dalla luna, quando si parlava di nuovi modelli di nuova integrazione dei soggetti rispetto al Welfare. Nelle pagine seguenti la sua dettagliata Relazione. La Grazia Labate, ex sottosegretario del Govero Amato e docente di Economia sanitaria allUniversit di York, ci illustra nella sua Relazione, guardando nel dettaglio le risorse dedicate a questo capitolo, che dal 2007 il Fondo nazionale per le politiche sociali ha avuto un trend decrescente. La parte di fondo destinata alle Regioni, (al netto della parte di finanziamento destinata ai diritti sogettivi), per le politiche sociali a livello locale, passa da 745 milioni di euro del 2007 ai 274 milioni di euro del 2011. Leggerete pi avanti la sua enumerata relazione. A questo si aggiungono i tagli strutturali ai bilanci delle autonomie locali. Nel 2012 - spiega ancora la Labate - Regioni, Province e Comuni dovranno risparmiare 6 miliardi di euro. E per effetto del Di-

segno di legge delega, in materia fiscale ed assistenziale N4566 gi in discussione alla Commissione Finanze della Camera dei Deputati, il Governo sar delegato ad emanare provvedimenti tali da determinare effetti positivi, ai fini dellindebitamento netto. E in conclusione circa il 6% delle famiglie italiane si impoverisce, di cui il 4,1% sostiene le cosiddette spese catastrofiche, cio quelle che superano il 40% della capacity to pay. Specialistica, cure odontoiatriche, disabilit, farmaci, non autosufficienza sono le voci di maggior spesa. Con la stessa lunghezza d'onda anche la Relatrice Isabella Mastrobuono riesce a definire nella sua approfondita relazione il momento particolare. Aumenta la spesa sanitaria ma diminuiscono i finanziamenti. Quasi azzerati quelli per lassistenza sociale, ci dice, nonostante che, anche per questa voce di spesa, laumento sia esponenziale, le due condizioni sono tuttaltro che slegate perch i bisogni aumentano e una drastica riduzione, senza una strategia precisa, della spesa sociale pu riflettersi sul versante sanitario determinando una maggiore richiesta di servizi, soprattutto di emergenza e, vanificare, nelle regioni in piano di rientro, gli sforzi per la riduzione della spesa sanitaria. Sarebbe dunque un errore strategico guardare alla spesa sanita-

ria senza contemporaneamente considerare quella sociale. Affermazioni precise date da Isabella Mastrobuono, Direttore Sanitario del Policlinico Tor Vergata di Roma e sub Commissario alla Sanit della Regione Molise, intervenendo al convegno sulla nuova riforma del welfare, al fine di affrontare il grave problema della disabilit e delle cure di lungo termine in Italia . Cosa altro aggiungere in questa premessa, crediamo che la nostra proposta per la creazione di un Fondo Unico per la Non Autosufficienza, costituito da tutte le parti sociali, con la partecipazione dei Fondi Sanitari Integrativi, sia ormai unesigenza improcrastinabile A tutti gli Ospiti intervenuti, Personalit, italiane e straniere, ai Relatori, agli amici presenti, un grazie per aver dedicato la loro professionalit ed il loro tempo a questo ideale comune programma.

28.REGISTRO UFFICIALE MINISTERO.PARTENZA.0001604.21-10-2011

Pro

Terza Et
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Mario Zucchino

razie. Io sono molto lieto che tutti i signori e le signore presenti abbiano accettato linvito di Anaste su un tema cos importante. LEuropa fa i conti con la tematica della terza et. Non mi dilungo e chiedo scusa ai traduttori se sar pi breve, anche per recuperare lo spazio per non ripetere le stesse cose. Comunque lEuropa fa i conti con il problema della Terza et, permettetemi che io la chiami la Terza vita come si chiama pi spesso in Germania. Perch? Perch un discorso di sviluppo demografico pone delle sfide. A questo proposito lanno a venire stato proclamato lanno europeo dellinvecchiamento attivo, ecco che ritorna questa parola che richiama pi che la terza et la terza vita. Questi sono passi necessari di intervento, come ha detto giustamente il Prof. De Santis. Il numero di anziani in rapporto ai lavoratori sono soggetti agli obblighi assicurativi e generalmente in crescita in tutta Europa. Ne consegue una situazione critica per i bilanci dei paesi europei. Le statistiche e le previsioni sono note a tutti noi a titolo esemplificativo ricordiamo che Germania e Italia rientreranno nellarco dei prossimi trentanni tra le societ pi anziane dEuropa. La Camera di Commercio italo-germanica si prefissata il compito di occuparsi attivamente del settore che ruota intorno a questo tema della terza vita, rafforzando cos la consapevolezza concernente le potenzialit sociali e d economiche insite nel cambiamento demografico. Il nostro fine ulti-

mo di sviluppare e diffondere il potenziale economico tra i partner commerciali tedeschi e italiani nel settore di prodotti, tecnologie e servizi dedicati allesistenza in et avanzata indipendente e autogestita, non dimenticando, ovviamente, anche tutte le problematiche legate alla salute. Il mercato si distingue per uno spettro di prodotti, tecnologie e servizi ampio e diversificato, la produttivit e la qualit dellofferta contribuiscono in modo essenziale alla qualit della vita. Cio coinvolge la sfera dei servizi sociali, personale di cura qualificato, il settore legato alla vita quotidiana, come la modalit di abitazione conforme alle esigenze della terza et/terza vita, accessibilit senza barriere, mobilit varie, lo sport, fitness, turismo per anziani, modalit di acquisto, ecc. non da ultimo lallestimento orientato futuro di case moderne, e qui non voglio usare n terza et n terza vita ma voglio usare la parola seores. Noi come latini ci capiamo su questo punto. Ed voluta questa mia modifica. A questo proposito la Camera di Commercio italo-tedesca desidera porsi al vostro servizio in qualit di piattaforma di incontro e di intermediazione. Uno dei punti cruciali del nostro lavoro consiste nelloffrire un appoggio alle aziende per quanto concerne la maggior comprensione delle

peculiarit e le esigenze di un determinato settore allinterno di uno specifico Paese. In questo senso permettetemi di fare un commento legato a quello che ci sta capitando. Per fare impresa, perch di tale concetto si parla in quanto, come ha detto il prof. De Santis, la crisi del sistema sociale potrebbe essere anche dato dal fatto che noi fino ad oggi abbiamo puntato molto sui sistemi statali. Sicuramente il mondo privato deve scoprire

ancora molto di pi la possibilit di fare valore aggiunto e di fare imprenditoria nel settore, e quando si parla di collaborare tra i nostri paesi abbiamo il massimo esempio, si parla di affidabilit e di fiducia. Bene io vi posso garantire che essendo un italiano al cento per cento il rapporto di affidabilit e fiducia si crea proprio attraverso queste camere, come la nostra Camera di Commercio bilaterale. Sono accessi di affidabilit reciproca tra le nostre popolazioni. Ecco. Auguro buon lavoro a tutti. Ringrazio ancora. Grazie a tutti.

Intervento
Gianni Gruppioni

Prof. Alberto De Santis

Grazie ingegnere, un momento solo. Dovremmo sapere, da parte della cabina di regia, su che canale viene tradotto in italiano, perch la rappresentate dellAmbasciata tedesca parler in tedesco. Dopo i saluti a tutti i convegnisti dellAnaste e i saluti dellAmbasciata tedesca, avremo poi i saluti da parte del vice presidente vicario di Federsalute il dottor Gianni Gruppioni. Grazie envenuti a tutti i presenti un grazie particolare a tutti i relatori da parte di Federsalute, Federazione Nazionale di Confcommercio. Non tempo di liturgie e non mi pare nemmeno di passerelle e credo che questa giornata non lo sar. Non lo sar dalle proposte concrete che verranno, che sentiremo esprimere, che provengono da un settore che non giunge a chiedere con il cappello in mano, ma mi pare di aver capito vuole proporre un patto, una proposta di scopo, un patto di solidariet che sar sostenuto naturalmente dagli imprenditori e anche dei lavoratori, come gi succede spesso. Federsalute a titolo Anaste fa parte di Federsalute nella figura, oltretutto, del Prof. Alberto De Santis di cui presidente. Federsalute rappresenta 12 associazioni di settore del settore sanit per 14.000 imprese, 120.000 lavo-

ratori che quotidianamente garantiscono professionalit, competenza, assistenza e innovazione in un ambito delicatissimo che quello della salute, che quello della sanit e quindi io mi auguro che non credo che non dobbiamo chiedere di essere ascoltati, ma credo che dobbiamo essere ascoltati perch le proposte vengono da un comparto, quello che rappresenta in particolare oggi il Prof. De Santis di cui ci sono tutte le esperienze e le competenze. Quindi abbiamo titolo per avanzare proposte e queste proposte debbono trovare orecchie

nelle istituzioni e chi ne ha titolo per proseguire il dialogo e costruire un progetto che abbia una concretezza per tutti. Vi auguro una buona giornata, un buon proseguimento dei lavori. Grazie

Pro

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Gherdts

Relatrice Tedesca 3 Prof. Alberto De Santis Grazie Gianni, la nostra attivit costante e, ripeto, sia di Anaste che di Federsalute nel campo sanitario e siamo disponibili col nostro Noao, le nostre competenze ad affiancare quelle che sono le istituzioni pubbliche. Prima di procedere volevo ringraziare chi ci ha consentito di fare questo convegno, gli sponsor, che sono fondamentali, e lo sponsor, uno degli sponsor la Camera di Commercio Italo-germanica e che cos mi piace chiamarla, e cos mi stato insegnato che si chiami la SKA, che Tena, gruppo molto importante nel settore della Terza et, ma in tutto il settore perch raccoglie a 360 tutto quello che pu servire alle persone, il Software 1 e tutte le Aziende che sono portate dalla Camera di Commercio Italo-germanica. Un grazie. Un applauso ai nostri sponsor. Chiamo al tavolo lAmbasciata tedesca (19.00) Relatrice tedesca

Piero Barbieri

Barbieri FISH 4 (27.30) Prof. Alberto De Santis Grazie per la magnifica esposizione che sar molto, molto utile per il nostro lavoro. Se mi consentite, perch ha dei problemi di orario, cederei la parola a Piero Barbieri Presidente della Fisch (Federazio-

ne Italiana superamento handicap) e cos lo lasciamo libero per i suoi impegni. Grazie Piero (28.01) Presidente Piero Barbieri Grazie non arrivavo al pulsante. Anzitutto ringrazio Anaste per linvito e anche per lopportunit di parlare di intervenire subito. Purtroppo c un impegno concomitante a cui non posso mancare, ma

mi faceva piacere particolarmente essere qui e poter intervenire in merito a quanto il Prof. De Santis mi ha ragguagliato di quello che verr trattato oggi, della proposta che verr trattata oggi. Ora io credo che bisogna partire fondamentalmente da alcuni dati essenziali, linvecchiamento della popolazione e la non autosufficienza in genere un fenomeno noto ormai a tutti e non si pu dire che non che non ci siano dati e informazioni insufficienti per comprende quale sia il fenomeno nel nostro Paese. Al contempo per abbiamo assistiti in questi ultimi anni a un depauperamento delle risorse abbastanza significativo. LIstat ci diceva che nel 2008 le risorse disponibili per le politiche sociali nel paese intendesi con questo tutte le politiche sociali, quindi anziani, disabili, minori, famiglie, tutto era circa 6 miliardi di spesa. A questi 6 miliardi di spesa sono stati levati ben a quanto ci risulta 2 miliardi e mezzo. Come? Attraverso la pressoch totale eli-

minazione del fondo per le politiche sociali, leliminazione totale del fondo per la non autosufficienza e nellultima manovra stato ridotto un ulteriore miliardi di trasferimento di risorse ai comuni destinate appunto ai servizi sociali. Il tutto fa 2 miliardi e mezzo. Se sono 6 quelli di partenza chiaro che siamo quasi al dimezzamento. A ci dobbiamo aggiungere una riduzione sul fondo sanitario. Testimoniata ad esempio dallintroduzione di ticket da un lato piuttosto che dei piani di rientro che vedono tagliare omogeneamente in maniera assolutamente lineare, sia la parte ospedaliera di ricovero ospedaliera, sia i servizi del territorio, con tagli, come noto a tutti, del 2 e 8% a seconda delle regioni. Ora se prendiamo i dati Euroistat sempre del 2008 quindi al netto della crisi, vediamo che sulle politiche sociali il nostro paese spende meno, meno della met dellEuropa a 15, lEuropa con cui noi ci dobbiamo confrontare. LEuropa che sostanzialmente quella che mira alla coesione sociale. Meno del 50% significa sostanzialmente che i nostri, le nostre prestazioni per le politiche sociali sono assai ridotte, assai ridotte. Noi spendiamo sul PIL secondo Euroistat sulle Politiche sociali quanto spende la Bulgaria e quindi le riduzioni di risorse si accaniscono sul settore, si accaniscono quindi su unarea di politiche del paese che appunto risulta

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essere enormemente sotto finanziata, anche le stesse, lo stesso parte sanitaria sotto finanziata di uno 0.7% di PIL. Ecco voglio dire, da questi dati noi cosa traiamo? Traiamo due conclusioni, la prima che il sistema italiano non garantisce assistenza alle persone in condizioni di non autosufficienza da sempre. Chi entrato in un servizio, in un sistema di servizi in determinati periodi della vita del nostro paese ha avuto la fortuna di entrarvici dopodich gli altri non hanno avuto quella stessa fortuna. raro che ci siano delle opportunit reali e concrete, tantoch sappiamo bene come la spesa la spesa privata delle famiglie sia una spesa enorme gigantesca, la vera spesa del Welfare. In sostanza non una pubblica, una spesa tutta, tutta privata. Laltro dato che quel poco di spesa pubblica appunto rischia un dimezzamento a partire dal 2013, dallanno prossimo, per cui voglio dire, la vostra iniziativa, credo che sia assolutamente indispensabile per capire cosa accadr e cosa potrebbe accadere nel prossimo futuro. Ora tutto questo produrr inevitabilmente dei problemi di coesione sociale, perch ripeto, a fronte di una spesa gi molto ridotta se la si riduce ulteriormente evidente che la questione si aggrava ulteriormente. Aggiungo che il precedente governo aveva introdotto ben 20 miliardi di tagli sul disegno di legge di rifor-

ma fiscale e assistenziale, 20 miliardi di tagli che dovrebbero andare a colpire due aree che sono quella della invalidit civile e quella delle pensione di reversibilit che consta di circa 55 miliardi di spesa annue, per cui sta anche l parliamo di una riduzione di almeno una prestazione su tre. La conclusione che anche quel trattamento, come dire, minimo della indennit di accompagnamento per le persone in condizioni di non autosufficienza, potrebbe essere drasticamente ridotto. Se andiamo a leggere il disegno di legge l dentro, troviamo una trasformazione abbastanza significativa del criterio di assegnamento della stessa indennit che non sarebbe pi per la condizione, come dire, di non autosufficienza, ma sarebbe quindi di

mancanza di autonomia e quantaltro, ma sarebbe per lautenticamente bisognoso, che tradotto in termini molto volgari, a parte, come dire, la conversione terminologica che avremmo in questa norma, significherebbe legare al reddito lerogazione delle indennit di accompagnamento. Quindi questo colpirebbe inevitabilmente tutti coloro che hanno redditi sufficienti in particolare gli anziani non autosufficienti che hanno un reddito da pensione, dimenticando che con quel reddito affrontano la loro assistenza come hp detto prima non essendoci servizi pubblici degni di questo nome diffusi sul territorio. Per cui, come dire, ci si consegna dopo questa esperienza di questi anni di governo, un sistema di assistenza depauperato, ridotto dra-

sticamente, messo in discussione e con un messaggio unico e univoco, il fai da te, il fai da te. Ed per questo che appunto le proposte che verranno qui oggi esplicitate credo che siano, come dire, un momento di salute anche mentale per chi come noi quotidianamente combatte nel tentativo di tutelare i diritti delle persone in condizioni di non autosufficienza. Ed allora le proposte sono buona base come dicevo ma credo che abbiamo di fronte a noi due nuove opportunit, o meglio una nuova opportunit che data da un nuovo governo che dovr affrontare, come ha detto il Presidente incaricato e nominato, che ha giurato ieri, Monti, il Prof. Monti, che un sistema, come dire, di intervento economico sui fondamenti dello Stato che dovr garantire equit, equit che un termine che noi non abbiamo sentito, che non abbiamo percepito nelle questioni che appunto vi sottoponevo. Non si tratta quello che abbiamo subito di tagli lineari, ma quella sparizione di un sistema di servizi. E quel termine equit ci riconduce, ci d lopportunit di riflettere sul sistema e magari di introdurre delle nuove, dei nuovi istituti che possano, come dire, sopperire a quanto gi era assente prima e quanto stato ridotto in termini di risorse e spese. C anche lopportunit di un tavolo sociale di cui, di confronto sociale dialogo sociale che stato inaugurato di cui fa parte il fo-

rum del terzo settore, poi Andrea Burviero credo che avr modo di parlarne, insomma ci sono delle opportunit nuove per riflettere sul sistema di protezione sociale della condizione di non autosufficienza che certamente , che certamente devono essere colte perch altrimenti, ripeto, nel 2013 credo che avremo delle come dire delle testimonianze di cronaca quotidiana di come i tagli metteranno in seria difficolt persone e famiglia in maniera diffusa sul territorio a partire dal sud del Paese ma che colpir, colpir tutto il Paese. In ultimo, quindi, credo che do, come dire, una visione della mia organizzazione a un alla costruzione di percorsi comuni affinch, come dire, questa emergenza possa trovare una risposta condivisa ampia e che mobiliti il Paese nelle sue articolazioni pi diverse di chi eser-

cita a pieno titolo la propria attivit di impresa profit, di chi lo fa appunto da un punto di vista invece pi senza, appunto, senza finalit di lucro e a chi come noi propone il tema dei diritti al centro dellagenda politica. Vi ringrazio

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Olivero

Prof Olivero 6 -7 (40.22) Prof. Alberto De Santis Grazie Pietro per questo riconoscimento, di aver messo in campo delle idee buone per far fronte al problema e sono sicuro che lavorando insieme e portando avanti insieme questa chiamiamola battaglia, ma non una battaglia, riusciremo a raggiungere lobiettivo. Adesso pregherei un attimo Olivero di salire che mi vorrei fare una foto insieme a loro per sottolineare questo momento storico di condivisione del problema. Grazie. () C un cambiamento di programma, per questione di continuit parla il dott. Olivero portavoce del terzo settore nonch presidente delle Acli. Grazie (42.17) Prof. Olivero Grazie, grazie per questo invito, grazie per il lavoro che vuole partire da questo incontro e che naturalmente ha alle spalle gi una riflessione e unanalisi comune di quanti sono questoggi in questa sala. Io voglio esprimere, in continuit con quanto diceva pocanzi Pietro Barbieri, che componente del coordinamento del Forum del terzo settore, voglio esprimere il nostro interessamento e anche la nostra piena adesione a un processo che abbia come obiettivo la co-

stituzione appunto di un patto di solidariet per il nuovo welfare. Perch ci interessa particolarmente oggi parlare di patto di solidariet? Io credo per almeno tre motivi. Uno gi stato molto bene espresso dal dottor Barbieri, cio per il fatto che vi una forte aggressione al sistema di welfare e in particolare al sistema assistenziale del nostro Paese. Siamo di fronte a una serie di tagli indiscriminati che non hanno prodotto riforma, perch vedete, poi ci torner, noi non ci sottraiamo per nulla, anzi chiediamo con forza riforma ma questa riforma non pu ridursi solo in tagli, tagli che peraltro sono stati fatti laddove era pi semplice e meno faticoso andarli a compiere, non nei luoghi che erano per se stessi meno efficaci, meno attenti alla cura della spesa, ma laddove le si poteva fare senza avere troppe difficolt. Quando non si riesce a scegliere, purtroppo la nostra politica in questi anni non riuscita a scegliere, si taglia il soggetto che pi debole, che non ha alle spalle una lobby sufficientemente forte da inibire, appunto, il taglio medesimo. Allora la prima, appunto, spinta a lavorare insieme per andare a garantire che non si prosegua su questa strada, per andare a mandare il segnale che tutti i soggetti anche, appunto, con obiettivi specifici diversi, ma che comunque concorrono a una certa idea di bene comune ebbene vo-

gliono insieme andare a proporsi e a proporre idee per il futuro del Paese. Vi un secondo elemento che , appunto, strettamente connesso a questo e che quello di andare a guardare insieme alla realt. Credo che le organizzazioni che sono in questa sala, appunto, differenti come scopi sociali, come indicazioni di percorso e di modello organizzativo, su questo certamente sono unite, cio sul fatto che sanno leggere i bisogni che emergono dal territorio. Noi dobbiamo porci la sfida dei bisogni emergenti ed da questa sfida che noi partiamo per andare a costruire insieme dei processi di cambiamento. Il nostro paese un paese nel quale le risposte ai bisogni sono assolutamente insufficienti e sono in molti casi anche non anche qualificate come dovrebbero essere. Guardate, qui ce n per tutti. Ce n per il pubblico che sappiamo perfettamente, lo abbiamo detto tante volte, zoppica nel dare risposte, in molti casi ha voluto mantenere la sua caratteristica anche di gestore, non avendo le capacit per fare il gestore. Zoppica per, per dobbiamo dirci, anche la risposta del privato tout court e zoppica la risposta del no profit, largamente inteso, perch nelluno e nellaltro settore vi sono state iniziative improvvisate, talvolta fatte da imprenditori non sempre allaltezza che pensavano pi al ricavo immediato che a una prospettiva veramen-

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te imprenditoriale o nel caso del terzo settore, perch non mi sottraggo neanche io, a organizzazioni che non erano autenticamente di terzo settore che semplicemente giocavano a lucrare o venivano spesso costituite dagli stessi enti locali, cio da autorit pubbliche, nellottica di andare a esternalizzare delle attivit che non potevano pi essere direttamente gestite per motivi prettamente economici. Parlo con grande schiettezza, ma credo che in questo momento parlando di riforme non dobbiamo rigirarci intorno alle questioni. Allora se noi partiamo dai bisogni delle persone che noi conosciamo, possiamo andare a costruire dei processi virtuosi e possiamo andare a scoprire che abbiamo bisogno tutti di tutti abbiamo bisogno di un pubblico che sappia fare fino in fondo la sua parte di soggetto regolatore, di verifica, di analisi, di accreditamento in molti ambiti affinch, appunto, vi sia un primato della politica. Noi anche in questo momento, non smettiamo mai di credere a questa idea alta di politica, ma abbiamo bisogno contestualmente di un privato, di un privato sociale, di un terzo settore che concorrano nelle forme proprie a fare unofferta in grado di rispondere ai bisogni che emergono, unofferta che sempre pi sia qualificata sempre pi aia anche ricca di progettualit, cio in grado anche di trovare forme innovative a problemi sempre nuovi con i quali abbiamo a che fare. Vi una terza questione, una terza spinta che ci porta a operare insieme, come dicevo al principio, quella dellavere una visione comune riformista. Noi non stiamo sulla difensiva, dobbiamo dirlo con forza per-

ch ogni qualvolta si sente parlare di welfare e, appunto, si citano le organizzazioni e in particolare quando si cita il mondo del terzo settore si ha limpressione di un arroccamento rispetto allesistente. Noi con forza diciamo che non questa la nostra visione, anzi noi siamo stati sempre tra i pi critici nei confronti del modello di welfare italiano che aveva troppa caratterizzazione nellambito della pura assistenza che andava in molti casi a cadere nellassistenzialismo. Ma non solo noi ci rendiamo conto oggi con chiarezza che questo modello per molti versi anche inappropriato perch figlio di una stagione che non esiste pi figlio del 900 del suo modello anche di lavoro delle sue caratteristiche strutturali, un modello il nostro ancora fondato sulla logica risarcitoria, risarcitoria prevalentemente con compensazione monetaria, quindi senza andare, invece a implementare i servizi, le strutture, le modalit per andare incontro ai bisogni dei cittadini. E a questo punto dobbiamo affrontarlo con grande determinazione insieme, facendo capire che siamo disposti, ciascuno di noi per la sua parte, a anche rompere schemi consolidati nei quali ciascuno di noi, pi o meno con agio vivevamo, sempre meno devo dire la verit, perch in questi anni laffanno nellambito di tutto il sistema assistenziale cresciuto, perch le risorse sono diminuite in maniera consistente. Siamo disponibili a fare questo passaggio, ma siamo disponibili a farlo nellottica di una autentica riforma che cambi in maniera pi radicale quelli che sono i presupposti del sistema di welfare italiano. E vedete qui c in gioco molta par-

te del patto di cittadinanza che dovr legarci nel futuro. Io credo fermamente che il welfare sia stato e rimanga anche in prospettiva uno degli elementi sui quali si deve basare la cittadinanza per i nostro paese, io credo per tutto loccidente, perch p una delle colonne io credo di una idea di occidente che noi abbiamo costruito e che alla fine garantisce a noi una prospettiva anche di civilizzazione. Ebbene se questo deve essere per dobbiamo avere il coraggio di cambiare molto in profondit il modo con il quale noi andiamo a rendere esigibili i diritti che abbiamo costruito nel secolo passato in forme assolutamente nuove. Il riformismo, e qui lo voglio dire con forza, parte per noi non tanto dalla volont di mero cambiamento ma dalla volont di rendere, appunto, ancora esigibili nel XXI secolo diritti che diversamente rischierebbero di essere cancellati dalla storia, appunto, dagli eventi, dalle crisi, oggi ne stiamo vivendo una drammatica, ma in quanto appunto via via sempre di pi inappropriati. Guardate, non cosa da poco quella che ribadisco ora perch se noi non abbiamo un fondamento valoriale per questi diritti, appunto, li abbandoneremmo ad uno ad uno e difficilmente riusciremo a costruire un sistema coerente. Se invece su questi ci fermeremo ma li riarticoleremo in forme nuove perch, appunto, andando incontro, come dicevo, ai bisogni concreti delle persone, guardando la realt per quella che , credo che ci sia una vera prospettiva. Aggiungo un ultimo elemento che mi pare importante. Non abbiamo la preoccupazione forse qualche anno fa lavremmo avuta, di trovarci insieme soggetti non

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profit del mondo del terzo settore e soggetti for profit. E per un semplicissimo motivo, io credo che stiamo acquisendo, forse non labbiamo ancora acquisito fino in fondo, ma stiamo acquisendo la consapevolezza di essere chiamati tutti quanti a svolgere la medesima funzione di ricostruzione di un sistema economico coerente e virtuoso per tutti, non esiste uneconomia virtuosa per il non profit, uneconomia che non sia virtuosa appunto nel mondo profit. Una buona impresa una buona impresa nellottica della responsabilit sociale, una buona impresa una buona impresa nellottica della capacit a ricostruire coesione in un territorio, nel radicamento, nella sua volont di rimanere nel tempo e di dare beneficio a molte persone. Guardate io credo che questo percorso che si sta sviluppando anche allinterno nel mondo del terzo settore di impresa sociale pur con tutte le difficolt che nascono da una legge piuttosto confusa e non ben determinata, ma un elemento, un passaggio positivo ce lha dato, quello di cogliere la necessit di operare come imprese in quanto tali e di viverci nella nostra responsabilit non soltanto sociale, ma anche nella nostra responsabilit di soggetti economici e credo che il mondo del no profit italiano per la prima volta stia iniziando a leggerci con questi occhi, con questa determinazione e anche con

queste responsabilit. Il fare del bene non vuol dire nulla se non fatto bene e voi nel vostro ambito lo sapete perfettamente. Dallaltro lato io credo che questa crisi in particolare abbia messo in luce con chiarezza che lavorare in imprese tout court senza avere consapevolezza delle proprie responsabilit sociali delle responsabilit nei confronti di una comunit sia del tutto insufficiente anche meramente per una logica di impresa, perch limpresa ha come vocazione la durata e il rispetto, la garanzia, il buon nome allinterno di un territorio e credo che queste cose siano state via via acquisite e si possa oggi operare con pi determinazione, pi determinazione insieme. In questo contesto noi chiediamo allo Stato sempre di pi di essere soggetto regolatore, di essere soggetto che sappia anche guidare determinati processi di cambiamento, ma anche di non persistere nella logica della gestione diretta e di comprendere che la sussidiariet, in tutti i modi, va inserita come elemento fondante di un buono Stato, di uno Stato che voglia essere fino in fondo virtuoso e capace di far s che i cittadini si assumano collettivamente la responsabilit. Questo credo sia un passaggio storico che dobbiamo compiere, che dobbiamo compiere insieme e che possa dare risposte convincenti anche in un momento di crisi. Il nostro Paese infatti, ha molte pi risorse di

quanto non ci si immagini, non perch le persone vadano ai ristoranti o sugli aerei, ma perch in realt ci sono tante, tantissime persone che si assumo oggi responsabilmente i loro compito nei diversi ambiti che ho citato questoggi. importante che lo Stato sappia per valorizzarle e sappia riconoscere questi spazi affinch ciascuno possa lavorare di pi e meglio insieme, insieme. Chiudo davvero facendo patti come quello che voi oggi proponete, nella prospettiva appunto di fare ciascuno quello che la propria parte, nessuno vuole scavalcare nessun altro, ma in una prospettiva comune sapendo che siamo profondamente interconnessi e che uno sviluppo virtuoso in questo caso specifico del nostro sistema di welfare contribuir alla crescita di tutte le nostre organizzazioni, qualunque si la loro specifica vocazione. Grazie

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Carla Collicelli

Collicelli 9 (57.58) Prof. Alberto De Santis Bene Adesso diamo il via alla parte tecnico-scientifica, se mi consentite di parlare cos, con le nostre relatrici e credo che sia adesso il filo portante di tutto il Convegno dal quale probabilmente scaturir un documento, e prego il mio, eccolo, il vice presidente dellAnaste, di porre particolare attenzione a quello che stato detto prima dai relatori del Terzo settore e dalla Fish, quello che diranno le nostre valentissime relatrici, per produrre un documento da poter trasmettere al termine del Convegno e farne un grosso comunicato stampa che manderemo a tutte le Testate e mi sembra che sia presente anche, e la saluto e la ringrazio, la giornalista dellAnsa. Consegneremo allAnsa questo documento e poi espanderemo il concetto in un secondo momento con un secondo tavolo quando torneremo dal sesto Forum risk and management. ad Arezzo dove insieme ad Augusto Battaglia di nuovo anche alla dottoressa Labate amplieremo il concetto e lo espanderemo. Bene, volevo salutare anche Renato Dapero della Anos con il quale abbiamo condiviso una battaglia a Bologna, con un Talk Show meraviglioso, nel quale ho perso la voce purtroppo, ma gliene sono grato perch ci ha consentito di espri-

mere i nostri pensieri i nostri concetti e spero che continui a mantenere vivo questo questo programma. Grazie Passo la parola alla dottoressa Carla Collicelli vicedirettore del Censis. Grazie Carla. (1.00.06) D.ssa Carla Collicelli Grazie a te, grazie a voi dellinvito, buongiorno a tutti. Abbiamo avuto, negli interventi che mi hanno preceduto, credo delle ottime introduzioni di carattere politico al tema che stiamo affrontando oggi. Adesso entriamo nel cuore della parte diciamo pi scientifica e, per quanto mi riguarda, in modo particolare delle questioni che attengono alla crisi dello stato sociale. Un tema di grandissima attualit in questi giorni. Un tema che il nuovo Governo dovr affrontare con decisione, perch siamo arrivati forse a un punto di non ritorno, su questa come su altre questioni rispetto alle quali il Censis, che io rappresento, da molti anni che ha cercato di gettare luce, per spesso con risultati molto scarsi nel senso che allinizio ci guardavano addirittura come dei rivoluzionari, qualcuno che venisse dalla luna, quando si parlava di nuovi modelli di nuova integrazione dei soggetti rispetto al Welfare. Oggi le questioni sollevate sono pi comprensibili pi alla portata di tutti, per siamo ancora lontani dallaver diciamo, individuato le so-

luzioni necessarie per procedere. Il nuovo Welfare in transizione, avete visto il titolo che mi stato assegnato e come sottotitolo abbiamo dalla protezione pubblica al mercato sociale quindi quello che cercher di fare di spiegare che cosa significa questo passaggio e quali sono gli elementi costituitivi di questa crisi senza addentrarmi nei temi pi specifici che verranno invece toccati dalle relazioni che mi seguiranno. E vorrei prenderla proprio alla larga per cercare di capire e di far capire come la questione specifica che affrontiamo oggi si inquadra in una crisi di carattere pi generale, perch se oggi possiamo dire che ci sono diversi problemi da affrontare, forse possiamo riassumerli attorno a tre concetti, che vedete qui proiettati: una crisi politico-sociale che per pi crisi di senso che crisi economica, come a volte ci vorrebbero far pensare, una metamorfosi della struttura sociale e del modo con cui le persone vivono la loro vita, quindi una metamorfosi sociale che attiene a nuove richieste in termini di qualit, a nuove aspettative rispetto alla personalizzazione dei vissuti, dei servizi, dellofferta, ed anche ad una serie di questioni che attengono alla possibilit che ci offre il mondo dellinnovazione, linnovazione tecnologica, nuovi meccanismi finanziari, nuovi ruoli per il terzo settore tutte cose che 10-15 anni fa non era-

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no assolutamente disponibili e che oggi danno grandi opportunit, ma presentano anche nuovi problemi. E lasciatemi spendere due parole proprio sulla tematica sociale che quella che mi pi propria. Come sapete noi facciamo osservatorio del sociale da quasi 50 anni, facciamo un rapporto ogni anno. Ci sono grosse questioni che son in ballo in questo periodo storico non ovviamente solo questanno ma negli ultimi anni, negli ultimi decenni che potremmo riassumere cos: linvecchiamento della popolazione, che non solo un fatto anagrafico e demografico, ma comporta delle trasformazioni sociali veramente epocali, mai viste prima nella storia dellumanit; linternazionalizzazione, io ho scritto qui nuovi italiani per dire che questa globalizzazione, questa internazionalizzazione significa persone che vengono dal altri contesti e che si stabilizzano qui e viceversa, italiani che vanno altrove e quindi problemi sociali che derivano da rimescolamento e dalla trasformazione delle identit nazionali e poi trasformazione dei vissuti dal punto di vista anche territoriale, anche lItalia dei 100 comuni oggi una Italia delle mega city anche i piccoli comuni che conservano in parte ancora una tenuta di tipo comunitario, sono ormai inglobate in realt di tipo urbanistico e territoriale del tutto diverse dal passato, che rassomigliamo pi alle grandi me-

galopoli dellEuropa del nord o degli Stati Uniti a cui noi per esempio non eravamo particolarmente abituati. Sulla destra vedete una serie di questioni che da queste metamorfosi sociali discendono pi specificamente per il Welfare e che stanno alla base di quella trasformazione che appunto andiamo a discutere. Ma che cosa il nostro Welfare, lo si pu descrivere, stato descritto in mille modi. A me piace sempre sottolineare che la nostra tradizione una tradizione molto ampia, molto articolata, noi oggi siamo abituati a un Welfare prevalentemente inteso come servizi pubblici, in realt deriva da varie branche diciamo cos, da varie origini, una sicuramente la beneficienza cattolica, che ha svolto funzioni importanti nel passato, ma ancora oggi ha un suo ruolo. Un secondo filone quello della mutualit e in particolare della mutualit operaia, le prime organizzazio-

ni operaie per la difesa contro i rischi lavorativi, contro i rischi dellet anziana dei lavoratori, e poi nel corso del 900 il grande sviluppo di quello che appunto il Welfare moderno, cio quello centrato sullintervento pubblico, sullintervento statale, che ha avuto un exploit particolare durante il Fascismo e poi nella prima repubblica. Dagli 70 in poi su questo poi si innesta il processo di decentramento, quindi un elemento di complessit in pi che va ad arricchire il quadro delle origini del nostro Welfare. Cosa ne venuto fuori? Un sistema che sicuramente multiforme, un ibrido in sostanza, rispetto al quale per, soprattutto da una ventina di anni a questa parte, anche in Italia, ma non solo in Italia, abbiamo dovuto registrare dei punti di crisi, delle difficolt, degli squilibri che oggi sono ancora davanti a noi e che dobbiamo insieme cercare di risolvere. Un Welfare che diventato prevalentemente ripartivo e come tale sui temi del disagio per esempio degli anziani risanizzante, perch se io vado a riparare a cose fatte, intervengo in una maniera che appunto prevalentemente di tipo istituzionale, che prevalentemente il ricovero, lospedale, un Welfare iniquo nel senso che continuano ad emergere dai dati grossissime differenze, ingiustizie nella locazione dei servizi e delle risorse un Welfare che nonostante luniversalismo di al-

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cune importanti settori, come la sanit e pezzi di assistenza, per ancora molto categoriale, cio diverse categorie di persone, in particolare di lavoratori, hanno accesso a diversi livelli e qualit di servizi e quindi di nuovo un elemento di frammentazione, un elemento di ingiustizia sociale, un elemento che molto legato anche alla dimensione previdenziale, cio molto, quasi tutto passa per emolumenti di tipo economico se togliamo laspetto pi istituzionale che riguarda la Sanit. Quindi al ricerca sociale, che il mio campo principale di azione, ci dice che s abbiamo raggiunto un buon livello di protezione sociale, ma le disparit sono inaccettabili, difficile immaginare di mantenere determinati livelli raggiunti in futuro perch tutto costa sempre di pi e soprattutto ci si pone il problema di come estendere i benefici raggiunti per alcune categorie a quelli che invece non li hanno, non ne hanno diritto. Ma non solo la ricerca sociale che lancia i gridi di allarme, anche tutto il mondo accademico ed anche, ad esempio, la Banca dItalia, tanto per parlare di un soggetto che dovrebbe essere distante da tutte queste tematiche, pongono laccento sulla crisi del sistema di Welfare definito ad esempio nei lavori internazionali di EspingAndersen come conservatore corporativo in Italia, che dire in altre parole, quello che ho detto io

stessa poco fa, altri lo definiscono sud europeo inserendo il nostro sistema di Welfare appunto in un contesto, in una dimensione territoriale nella quale prevalgono alcuni elementi di stampo, s bismarkiano, ma altamente frammentati come si dice, cito tra virgolette Esping-Andersen, lungo demarcazioni occupazionali e con formule di prestazione in alcuni casi molto generose con una sostanziale assenza di unarticolata reti di protezione minima di base, quindi non solo la ricerca, ma anche laccademia, anche i soggetti finanziari come la Banca dItalia mettono laccento su queste questioni che se vogliamo diciamo cos mostrarle da un punto di vista quantitativo numerico, questa lunica tabella che ho inserito nella mia presentazione, come potete qui vedere mostrano dal punto di vista della spesa di protezione sociale dellItalia nel confronto con altri Paesi del mondo occidentale, una composizione fortemente sbilanciata verso la spesa pensionistica, il che significa appunto categorie, significa emolumenti economici pi che servizi, significa enorme debolezza delle altre voci, in particolare quelle che riguardano la famiglia, la disoccupazione, la casa, lesclusone sociale e in questo ovviamente inserita anche la non autosufficienza. Il mondo politico tutto, ha ormai preso coscienza di questa crisi, di queste difficolt, non solo una

o laltra parte, possiamo dire che sia, diciamo cos, da destra, lopposizione azzurra si potrebbe chiamare, c una insofferenza rispetto alleccessivo statalismo, a una spesa che continua a crescere senza dare qualit in cambio e quindi si immagina, si spera di ottenere una riduzione degli impegni, comunque si critici. Ma anche diciamo cos, da sinistra, tra virgolette, liniquit, leconomicismo, cio leccessiva attenzione alla spesa, presentano elementi di criticit molto grandi da sottolineare, e si pensano a ipotesi neosolidaristiche, e anche forze che non si schierano n a destra n a sinistra, che potremmo dire, in termini sintetici di opposizione verde, sono molto critiche con uno stato sociale che assistenzialistico, che non tiene conto delle problematiche di connessione con linquinamento ambientale, ad esempio con tutti quei fattori che determinano disagio, malattia, determinano povert e che si collocano in altri ambiti, ambientali ma anche lavoristici e di cui di solito non si tiene sufficientemente conto. Ma vediamo qualche aspetto di dettaglio pi importante per il tema specifico di oggi. Qualcuno ha detto, questa una tavola che ho ripreso da una recentissima indagine per Unipol, che la sanit italiana in realt salvata dalle famiglie, nonostante quello che si spende, tutti i servizi sanitari che ben conosciamo noi dobbia-

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mo constatare in questo paese una crescita esponenziale continua della spesa privata auto spocket, quella appunto che viene esborsata di tasca propria dalle famiglie dei cittadini. stato calcolato che ogni anno una famiglia spende in media 958,00 euro per servizi sanitari non coperti e se ci sono stati problemi di tipo odontoiatrico questo valore sale a 1.418,00 euro nella media nazionale, nella media delle famiglie italiane. Potete vedere sul grafico nel lato sinistro quali sono diciamo, gli ambiti nei quali questa spessa viene utilizzata. Tra laltro molto interessante vedere se appunto quanto di questo coperto da un qualche tipo di rimborso, cio praticamente quasi nulla perch si tratta della fettina piccolissima intermedia di color giallo che non supera il 4% per tutte le voci che vengono qui indicate. In sostanza nella maggioranza dei casi questa spesa rimane a carico delle famiglie, non intermediata n coperta da nessun tipo di assicurazione. E sappiamo ormai che i bisogni assistenziali, che appunto il sistema pubblico di solito non riesce a coprire, sono molto diffusi. Nel 31% di casi secondo la nostra ultima ricerca c nelle famiglie italiane almeno una situazione che configura carico assistenziale per la famiglia, nel 20% un minore in et scolare, nel 9,3 un bambino in et prescolare e nel 7% dei casi almeno un anziano non autosuffi-

ciente o un adulto con disabilit assistito in casa. Quindi ci rendiamo conto che un problema dilagante, un problema tra laltro che va a crescere. In Italia la famiglia ancora affidabile, lo diceva anche la collega tedesca, assolutamente condivisibile, funziona ancora nonostante le difficolt per molti aspetti, per questi aspetti del welfare familiare, per la rete di distribuzione dei redditi e delle ricchezze, pensiamo ai giovani che non lavorano e che vengono accolti a lungo fino a che non riescono a trovare una loro autonomia, per la dimensione affettiva e relazionale che continua ad essere un caposaldo della convivenza civile. Per questa sussidiariet e questa solidariet ancora forte fortemente posta in crisi e sotto stress, nel sen-

so che la famiglia spesso oggi non ce la fa pi, la famiglia, per tutta una serie di motivi che attengono principalmente al mancato coordinamento tra tempi di vita e tempi di lavoro, allingresso delle donne nel mondo del lavoro, alle difficolt degli orari delle citt, la famiglia non riesce pi a svolgere e non vuole neanche pi svolgere quella funzione in termini cos complessivi e esaustivi che caratterizzavano il passato. E infatti un altro dato il dato che mostra come crescano in maniera esponenziale le famiglie che ricorrono a un collaboratore domestico esterno, nonostante la crisi economica e le difficolt che sappiamo essere crescenti per arrivare a fine mese per molte nostre famiglie noi vediamo che c stata una crescita negli ul-

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timi anni molto forte del ricorso a questo tipo di collaborazione totalmente autogestita, totalmente auto pagata che pone una serie enorme di problemi, dalla qualit alla qualificazione di questi badanti, di queste persone che vengono reclutate in maniera del tutto informale. Una ne vorrei sottolineare in modo particolare, mi sta molto a cuore. Quello che io chiamo il paradosso post femminista, la liberazione di noi donne italiane avviene alle spese di altre donne, di donne che vengono da contesto sociali diversi dal nostro, che rinunciano spesso a famiglie e figli per curare i nostri figli e i nostri anziani e che quindi pongono un problema sociale di carattere internazionale e di carattere globale che viene assolutamente disatteso e di cui non si parla mai. Un altro aspetto di dettagli su cui vorrei soffermare per un attimo la vostra attenzione. evidente che in una situazione come questa c la tendenza a fare affidamento sullofferta pi tradizionale, perch quando io mi ritrovo in piena notte o comunque in un orario serale con una questione di salute, ma anche semplicemente di assistenza con una persona in difficolt nella mia famiglia dove vado? Vado al Pronto Soccorso, vado allOspedale. LOspedale lunico luogo, aperto giorno e notte, dove posso trovare delle persone qualificate che mi possono aiutare. Abbiamo quindi una inappropriatezza di servizi, un eccessivo costo di alcune prestazioni dovuto al fatto che manca laltra sponda. Questo lo dicono anche molte

nostre indagini per cui appunto gli accessi impropri agli ospedali per il 28,7% degli italiani sono dovuti alla ricerca di sicurezza in termini di raggiungibilit, attrezzature, professionalit, apertura, anche in contrasto con quella cultura, diciamo cos, olistica e di ampio approccio che pure dentro di noi tutti abbiamo, ma rispetto alla quale non troviamo risposte e quindi ci aggrappiamo in maniera drammatica allofferta pi tradizionale oppure ci aggrappiamo, si aggrappano anche gli operatori, gli operatori sanitari in modo particolare a cui quegli strumenti, quei mezzi che sono disponibili, come il farmaco, il farmaco chiaramente in molte situazioni un palliativo, una sorta di ammortizzatore sanitario, come lo abbiamo chiamato al Censis, come emerge dal confronto dei dati sul peso della popolazione anziana in determinate regioni e limpegno in spesa farmaceutica che sono assolutamente, diciamo, scollegati tra loro dipendono piuttosto dalla carenza o dalla presenza di offerte alternative, se non ho offerte serie dal punto di vista dellintegrazione socio-sanitaria, dellassistenza sociale per i soggetti bisognosi pi facilmente ricorro al farmaco, ricorro alla pillola che in qualche modo fa quindi da palliativo o fa da sostitutivo rispetto a quello che non c. Un terzo punto di carattere pi particolare su cui vorrei richiamare la vostra attenzione il differenziale culturale. In una situazione come quella che andiamo descrivendo evidente che alcuni se la cavano meglio ed altri peggio

a seconda delle capacit, delle competenze, delle conoscenze, in sostanza del livello sociale e culturale delle persone e delle famiglie. I laureati ad esempio, in tutte le indagini mostrano di essere meglio informati, di raggiungere meglio i servizi di cui hanno bisogno, alla fine se la cavano anche meglio dal punto di vista dello stato di salute perch poi tutto concorre a far s che si ammalino anche meno, ma questo ci rimanda a un altro tema fondamentale, il ruolo della comunicazione di massa. Oggi come ci i informa? Queste persone dove traggono le loro informazioni? Cresce il peso di Internet, una stima, tra laltro non di questanno ma dellanno scorso, parla di pi di 23.000.000 di internauti in Italia contro 6.000.000 di lettori di carta stampata e pi di 16.000.000 che cercano su Internet notizie su salute e sanit. Quindi su questi canali che poi ci si informa su questi canali, che si trova poi di tutto e di pi. Allora c qualcuno che in grado di discernere tra le informazioni buone e quelle non buone, qualcun altro assolutamente no. Quindi siamo anche in unera, e questo aggrava la situazione del nostro Welfare, di una comunicazione tecnologica fai da te che presenta numerosi rischi, pu alimentare paure, creare confusione, rende difficili le scelte, alimenta i conflitti, porta spesso a strumentalizzazione da parte di soggetti non, diciamo cos, eticamente adeguati che usano questi canali comunicativi, mette a repentaglio di nuovo sempre e comunque soggetti pi

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deboli, quelli che hanno maggiori difficolt sia culturali che di altra natura. Si sempre detto in Italia va bene, la situazione quello che per abbiamo le reti di aiuto informale che suppliscono insieme alla famiglia Dati recenti, e questi li ho tratti da un lavoro della Banca dItalia recentissimo, ci dicono che anche le reti di aiuto informale sono in Italia in crisi, come lo la famiglia. I dati mostrano che diminuiscono le famiglie aiutate e che le et dei care giver aumenta, e quindi con let aumentano anche le difficolt a svolgere questa funzione, tant vero che anche se i care giver sono di pi numericamente, diminuisce il numero delle ore che riescono a dedicare a questi aiuti informali e, come dice la banca dItalia, la rete di parentele sempre pi stretta a lunga, cio ogni care giver ha meno persone con cui condividere gli aiuti da fornire, meno tempo da dedicare e pi persone da assistere. Quindi siamo in una situazione di difficolt anche da questo punto di vista. Il volontariato, bench solido, bench importante non sufficiente a tamponare questa crisi. Ed in crisi, lhanno detto molto bene di due relatori che mi hanno preceduto, anche il Welfare locale, quindi dei tagli gi stato detto, non insisto. La spesa media procapite per servizi di carattere sociale per persone condizioni di disagio varia dai 30 euro in Calabria ai 280 euro a Trento. Pensate un po che razza di differenze. Nel sud abbiamo una situazione molto pi

complessa, comunque in generale la media procapite di 111 euro della spesa dei comuni nel 2008 per servizi per minori, anziani e disabili o persone in condizioni di disagio risulta inadeguata a coprire le necessit effettive che sono sul campo. Da un punto di vista istituzionale il tutto ulteriormente reso pi complesso dal processo di trasferimento delle competenze dal centro alla periferia che in corso da moltissimi anni, in sanit in modo particolare, ma anche dal punto di vista sociale questa sorta di semifederalismo allitaliana come qualcuno lha voluto definire sembra essere sempre a met del guado, per cui se da un lato si depotenziano le offerte gestite dal livello centrale, dallaltro si dovrebbero ampliare quelle dei livelli territoriali sottostanti. Per non siamo assolutamente arrivati a un equilibrio sostenibile ed adeguato rispetto ai bisogni. Ci sono poi altri motivi che concorrono allassenza di collaborazione e solidariet tra le regioni e il governo centrale, la difficolt a prendere decisioni impopolari laddove sarebbe necessario lassenza di un Finetuning regolatorio cio di strumenti di regolazione sufficientemente dettagliati ed adeguati che abbiano i dati giusti su cui lavorare che ci permettano di intervenire nella maniera pi adeguata. La gente consapevole di tutto questo. Dicevo anche allinizio, se fino a qualche tempo fa erano discorsi per addetti ai lavori, oggi chiedendo alle persone qual diciamo il valore e la qualit del Welfare del proprio paese, questo

un dato raccolto da Euro Barometro, quindi un dato a livello internazionale, come si pu ben vedere le colonnine che riguardano lItalia sono decisamente pi basse, sia per quanto riguarda la voce fornisce una copertura adeguata stiamo sotto a tutti i paesi qui calcolati, ma anche sotto alla media europea, potrebbe essere un modello per altri paesi assolutamente sotto e anche per la voce troppo costoso non ce la passiamo molto bene. Un altro dato di fonte Censis. La politica del governo nei confronti della terza et viene giudicata del tutto carente dal 55% di un campione di italiani, parzialmente carente dal 27%, soddisfacente solo dal 6,4%, quindi ormai le persone sono molto consapevoli di queste difficolt, ma forse la cosa pi preoccupante di tutti quella che abbiamo rilevato nella recente indagine Unipol chiedendo agli italiani come prevedono di affrontare i futuri bisogni sanitari ed assistenziali, vedete che sia per le necessit sanitarie che per quelle assistenziali attorno al 35-36% ritengono che il sistema pubblico sia sufficiente. Una quota per molto grossa tra il 54 e il 58% dice che dovr integrare lofferta pubblica con una spesa privata pagando di tasca propria, quindi non avendo n possibilit concrete n speranze che qualcun altro possa intervenire a suo supporto. Solamente quote molto, molto ridotte, come potete ben vedere pensa di poter integrare lofferta pubblica con strumenti assicurativi o di caratte-

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re integrativo che si tratta appunto di quelle categorie particolari che hanno questa fortuna, che hanno questa possibilit di potersi rivolgere a queste altre forme. Quindi stiamo arrivando un po alla conclusione che poi, diciamo, apre lo spazio alle relazioni successive che entreranno pi direttamente nel merito sulla questione. Il nuovo Welfare, perch noi andiamo, dovremmo andare a costruire, dovr essere un nuovo mercato sociale con una forte autoregolazione comunitaria, mercato sociale, quindi con la compartecipazione di molti soggetti tutti gli stakeholder del settore dovrebbero essere chiamati a collaborare, ma con una forte autoregolazione comunitaria, cio con un, diciamo, un assetto di valori condivisi portati avanti anche attraverso il ruolo delle associazioni del Terzo settore ed anche con una forte componente di solidit dal punto di vista della capacit di analizzare le necessit e la qualit del servizi offerti. Non possibile andare avanti in maniera spontaneistica per cui alcune cose vengono fatte bene altre male, alcuni settori sono ben coperti ed altri no. Bisogna avere un quadro, una cabina di regia, un meccanismo di controllo adeguati per sapere bene di cosa c bisogno, offrire davvero quello di cui c bisogno ricordandoci che i principi di oggi che debbono essere alla base di questo nuovo Welfare. Sono il valore della differenza e della individualit, nessuno vuole pi risposte massificate uguali per tutti. Ad ogni persona va data la risposta giusta. Il superamento dei confini tra settori, comparti e discipline non pi il tempo della specializzazione spinta, almeno per alcuni proble-

mi bisogna integrare sociale e sanitario, politiche del lavoro con politiche della salute e il valore della reciprocit del volontariato sul quale non vanno scaricate le responsabilit, ma che certo deve essere coinvolto per collaborare al nuovo sistema. Un modello questo da rilanciare con grande forza con grande decisione puntando sulla partecipazione degli utenti, sullo sfruttamento, sulla valorizzazione delle risorse spontanee perch ci sono, a volte vengono totalmente disattese, tarpate da interventi per esempio di carattere istituzionale troppo pesante, evitando sprechi, duplicazioni e nessuno vuole i tagli lineari ma tutti vorremmo una attenta politica di lotta agli sprechi che ci sono ancora, e valutando attentamente la qualit delle prestazioni e i requisiti dei provider. Questo significa favorire approcci multi stakeholder come diciamo con un termine inglese, cio appunto che mettono insieme le potenzialit di tutti i soggetti che debbono collaborare: fondi integrativi, terzo settore, Welfare locale, operatori economici, sponsor, project financing e quantaltro possa contribuire a costituire un sistema di questo tipo. Razionalizzare la spesa privata, non possibile che pi dell80% di questa, della spesa privata sia diciamo, non intermediata da nessun tipo di forma associativa o assicurativa e utilizzando le risorse che gi vengono spese oggi dai privati, dalle famiglie in modo particolare per facendole convergere in un sistema coordinato che razionalizzi lofferta, induca una riduzione dei costi e ponga le condizioni per un incremento delle prestazioni. In questo ambito la questione della cronicit e quella

delle nuove povert sono al primo posto, tenderanno ad aumentare queste forme di difficolt, queste forme di disagio. Dobbiamo reagire in maniera adeguata con unofferta residenziale, ma anche e soprattutto con unofferta che li supporti e li aiuti lasciandoli a casa e quindi non eliminando il ricorso alle cosiddette badanti, ma inserendo anche questo tassello nel quadro di un sistema che sia in grado di coordinare il tutto nella maniera migliore e a favore di tutti e non solo di coloro che si possono permettere di pagare una persona a casa. uno schema per concludere. Va applicata la sussidiariet ma non solo a livello verticale, abbiano lavorato tantissimo negli ultimi anni su questa questione della devolution, del federalismo e quanto via, dobbiamo puntare sempre pi su una sussidiariet che sia anche orizzontale, che allarghi la platea di coloro che collaborano al sistema a tutti i soggetti che possono dare un proprio contributo. E tutte queste cose che vi ho appena detto le ritrovate sia nei lavori del Censis che in quelli del Forum per la ricerca biomedica che il nostro progetto speciale per salute, sanit e farmaco ed anche nel progetto che portiamo avanti con la Fondazione Serono che si chiama Centralit della persona che tende proprio a porre al centro del sistema lindividuo malato e la sua famiglia e comunque tutti i cittadini e per quanto riguarda le disabilit nel nostro Paese. Grazie

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Labate 19 (01.29.50) Prof. Alberto De Santis Credo che lampia relazione fatta dalla D.ssa Collicelli sia un prodromo molto efficace ed efficiente per le prossime relazioni. Noi ringraziamo la D.ssa Collicelli e sicuramente continueremo a collaborare insieme. Grazie Adesso la parola passa alla D.ssa Labate, ricercatrice in economia sanitaria, gi Sottosegretario al Ministero della sanit. Cara Labate, grazie e buon lavoro. (01.30.34) D.ssa Labate Grazie Presidente E tocca a me e diciamo affrontare le tematiche che abbiamo gi ascoltato stamattina dal punto di vista economico e dal punto di vista del tentativo di unanalisi comparativa tra quel che sta succedendo in Europa e quello che sta succedendo nel nostro Paese. Parto diciamo, la mi riflessione la faccio nellarco temporale pi noto, 20072011, che quello che stato pi colpito dalla crisi in termini economico-finanziari. La prima slide appunto riassume il giudizio che la ricerca mi porta a d affermare e che questa crisi incide molto profondamente sui sistemi di Welfare a acuendo le disuguaglianze produ-

cendo nuove iniquit e soprattutto in quei paesi dove lindebitamento pubblico, diciamo, pi alto nel contesto europeo e quindi son paesi che sono messi a dura prova per la tenuta dei loro sistemi di protezione sociale della salute. E vi ho rapidamente fatto vedere dei dati fondanti a livello europeo per farvi comprendere che cosa accaduto in questa crisi e, non solo la ricchezza europea molto diminuita, la produzione industriale addirittura tornata ai livelli degli anni 90, 23.000.000 di persone, pari al 9,5% della popolazione europea attualmente disoccupata, le finanze pubbliche presentano questi forti e pesanti, diciamo, dati sullincidenza del debito pubblico e la popolazione attiva nellEuropa, le ultime proiezioni demografiche lo dicono, inizier a diminuire proprio nel 2013-2014. Accanto a questa diminuzione, che giustamente altri colleghi lhanno prima sottolineato il fenomeno dellinvecchiamento del vecchio continente un fenomeno molto vasto, che ci dice che il numero degli ultra sessantacinquenni aumenter ad una velocit doppia rispetto al prima del 2007, circa 2 milioni in pi ogni anno rispetto al milione in precedente. Naturalmente il dato pi recente, voi avete visto, vi ho dato i grandi aggregati fondanti delleconomia europea al 2010, ma proprio laltro giorno, diciamo, colleghi inglesi mi hanno inviato questo rap-

porto, il pi recente dato di analisi che lEuropean Economic Forecast che sono proprio le previsioni di autunno 2011-2013 e queste previsioni di autunno, ma credo che tutti quanti abbiamo seguito per televisione landamento dei mercati nelle ultime due settimane ci dicono che effettivamente la situazione economico finanziaria a livello europeo non messa benissimo. Non messa benissimo per diversi fattori, turbolenze sul mercato finanziario ma, soprattutto, la connotazione data dal fatto che vi una bassa crescita nonostante i debiti, come voi vedete, dei diversi paesi europei che incidono diversamente sulla spesa pubblica, andiamo da una media dall80% al 120% del nostro paese. Il problema reale del vecchio continente dato dal tasso di bassa crescita che non fa consentire il decollo per riparametrare PIL e indebitamento pubblico. questa appunto lultima analisi che abbiamo di fronte a noi salvo come dire Ma questi dati io li do non per accentuare il carattere pessimistico, ma per collocare i nostri ragionamenti in un contesto di realt e quindi trovare le soluzioni migliori anche in una situazione difficile per traguardare obiettivi futuri. Ho poi riassunto, diciamo, dei dati relativi al problema della salute che sono i pi recenti dati dallOcse che ci hanno detto come i sistemi di protezione della salute, diciamo, hanno

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diversi dischi in questo momento, tutti hanno problemi di sostenibilit per le finanze pubbliche anche se ovviamente diciamo, i diversi pesi di incidenza sulle finanze pubbliche possono poi farci studiare sistemi correttivi nei diversi paesi europei. Come vedete tutto sommato se noi andiamo a guardare il peso della spesa sanitaria pubblica in ambito europeo, possiamo dire che noi stiamo perfettamente in ambito europeo, tra spesa pubblica e spesa privata abbiamo unincidenza del 9,5% mentre abbiamo paesi europei con sistemi simili o differenti rispetto al nostro che hanno unincidenza sulla spesa pubblica molto elevata. Possiamo passare dallOlanda col 12% sino a arrivare a tassi di 11-11,5% in paesi come Francia, Germania e la stes-

sa Inghilterra. Vi ho dato il dato reale perch diciamo nel nostro paese abbiamo un po di difficolt sulle metodiche scientifiche di analisi e di calcolo allora diciamo da un certo periodo in poi, dagli anni 2008 ho preferito nel fare le analisi a tenerne sempre i conti consuntivi della Corte dei conti pubblicati in Gazzetta Ufficiale perch sono proprio quelli che ci dicono come stanno le cose e il dato che vi riporto per lItalia appunto quello apparso sulla G.U. del 5 agosto del 2011 che ci dice a consuntivo come stiamo. Quindi come dire il peso sulle nostre in rapporto al PIL non affatto indifferente, abbiano 115 miliardi e 800 milioni di spesa pubblica, ma come vedete questa tabella vi dice il concetto che vi affermavo prima, come stiamo nei diversi paesi, ma io ho voluto accanto lincidenza della spesa pubblica a soffermarmi sul dato di cui in Italia lo si d in maniera totale ma non ci si sofferma pi di tanto. Se dobbiamo affrontare coerentemente in un momento di difficolt questo tema della protezione dei sistemi sanitari e sociali dobbiamo fare anche una verifica della spesa privata. Naturalmente noi riscontriamo molte differenziazioni nellambito europeo che sono date da diversi fattori, i propri sistemi di finanziamento ed organizzativi e la cultura sociale di quel paese intorno al tema della partecipazione privata alla spesa, ma se devo guar-

dare da economista il dato economico, debbo dire che essa in crescita, tra il 2008 e il 2009 in tutti i paesi europei tanto da incidere sulla ricchezza nazionale prodotta per il 2,7%. Ma quello che interessante che se si analizza landamento della serie storica della spesa privata, sia nei paesi europei che nel nostro, si scoprono cose assai interessanti che, diciamo, mettono anche un po fine a delle diatribe culturali e ideologiche o anche intellettuali nel nostro paese, perch noi osservando la serie storica scopriremo che fra l80 e il 2009 proprio la Svezia sistema a copertura totale pubblica che ha una maggiore crescita della spesa privata, passando dal 7.5 al 18,3%, quindi non poca cosa, seguita dalla Spagna poi abbiamo i paesi diciamo, della vecchia Europa dellEst che affrontano i regimi di protezione sociale in cui c unincidenza forte di spesa privata a cavallo tra gli anni 90 e 2000 e lItalia nella sua serie storica anchessa rivela una presenza di spesa privata notevolissima che d il primo dato reperibili scientificamente il 1985, conti della Ragioneria Generale dello Stato, dopo appunto la serie storica possibile compilarla. LItalia va dall1,5% dell85 al 23,5% del 2007 al 29% nel 2010. E la relazione della Corte dei conti che vi riferivo di questa estate d un trend in crescita e porta al 30% di incidenza. E questo, diciamo, stando

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proprio dentro allanalisi sociologica della D.ssa Collicelli, questo a ragione che anche in termini economici lItalia, oltre ad aver unincidenza seria di spesa pubblica, non dico elevata perch in Europa pi alta, ma stando nella media europea del 9,5 ha una diciamo, caratteristica che io ho chiamato lanomalia italiana. Lanomalia italiana proprio questa spesa privata direttamente esborsata dalle tasche dei cittadini che recenti studi e Collicelli faceva riferimento a studi della Banca dItalia, sullandamento del consumo delle famiglie, io ho fatto uninterpolazione di diversi dati, Banca dItalia, Ania, che lassociazione nazionale delle imprese di assicurazione, il Censis, i fondi sanitari integrativi avendo il loro andamento dei bilanci preventivi e consuntivi e questa interpolazione mi fa dire che la spesa che esce direttamente dalle tasche dei cittadini italiani pari all82,4% e sostenuta da fondi sanitari negoziali per il 13,9, da Mutualit volontaria, compresa nel totale della mediazione negoziale, e solo il 3,7% coperto da assicurazione for profit, ramo malattia e ramo vita. Allora anomalia italiana, presenza di una fuoriuscita di retta dalle tasche dei cittadini elevati, poca ancora affermazione nel nostro paese di strumenti di intermediazione, sia di tipo negoziale che di mutualit con una presenza del mondo assicurativo in questo set-

tore che in termini economici potrei definire molto embrionale, con una bassa incidenza del 3,7%. Allora questi sistemi sanitari europei come stanno? pur se tutti abbiamo imparato nella letteratura e nei, come diceva Collicelli nelle analisi sul Welfare forse troppo meccanicamente a dividerli, i sistemi beveridgeriani da un lato e i sistemi bismarkiani dallaltro. Le cose in questultimo decennio se le analizziamo, non solo dal punto di vista economico, per esempio anche nei rapporti tra domande dei cittadini europei e risposte dei sistemi di welfare diciamo che in realt nellultimo decennio questi sono dei sistemi molto in cuor in progress, stanno molto lavorando su se stessi, hanno avuto alcuni processi di riforma, altri processi di aggiustamento via via ci che emerge sono delle soluzioni che hanno appunto un punto di raccolta tra vecchi sistemi e novit. Io lo chiamo il laboratorio in progress, quello europeo sui sistemi di welfare perch c una cosa che comune e molte cose che si modificano. La cosa comune che in ambito europeo la cultura scientifica economica sociologica ha questo forte valore di fondo, nel considerare il problema di protezione sociale come diciamo, un valore fondante del concetto della socialit europea. Quindi in Europa, a differenza da noi, che per anni abbiamo come dire ossessivamente discusso tra pub-

blico e privato, in Europa c un muto riconoscimento che i diversi sistemi nella diversa modellistica di nascita e di modificazione nel corso degli anni hanno per una cosa in valore comune, la tenuta del concetto della socialit a livello dei sistemi di protezione di salute e assistenziali e questa una cosa appunto che fa dire come i sistemi europei, forse pi del nostro, hanno saputo mettere in campo il necessario cambiamento per adeguarsi alla domanda e ai tempi che cambiavano. Allora per dove il problema oggi dal punto di vista economico? Che entrambi gli approcci beveridgeriani, bismarkiani nel loro cambiamento si trovano a fare i conti con un unico dilemma, debbono conseguire con risorse economiche finite poich ripeto siamo tutti consapevoli dei problemi di spesa pubblica, di debito pubblico, di bassa crescita, di disoccupazione e di invecchiamento, debbono conseguire con risorse finite obiettivi e risposte che sono fortemente in aumento e che costituiscono la domanda sociale e sanitaria molto vasta che in Europa si esprime anche nel nostro paese. Allora, e tutto questo Karl lo diceva nella sua analisi di tipo sociale, di fronte a una domanda dei cittadini che non quella, non sono allorigine dei sistemi, ma nemmeno quella di dieci anni fa. una domanda esigente, molto pi consapevole che pretende servizi di qua-

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lit, che funzionino, e diciamo, nellavanzamento del progresso tecnico, scientifico, sociologico, di formazione al lavoro ci che avanza nel panorama dei sistemi europei sono anche innovazioni, penso alle nuove biotecnologie e ai nuovi strumenti di radiodiagnostica, ai nuovi farmaci da DNA ricombinante che non sono a basso costo, sono a costo elevato. Ecco perch lho chiamato il dilemma comune di fronte al quale i sistemi europei sono. interessante per il diciamo, il patto che noi stringiamo oggi, capire che cosa hanno fatto i differenti paesi europei di fronte alla crisi. E poi capirne la differenza con il nostro, per questo che siamo in maggiore affanno. E naturalmente non potevo fare la ricerca su tutti i paesi europei perch effettivamente il tempo a disposizione stato poco, ma andando a vedere Germania, Francia, Inghilterra, Svezia, Danimarca e Spagna, e quando dico andando a vedere la mia fonte sono stati i documenti ufficiali simili a quello che noi abbiamo chiamato legge di stabilit questanno, quindi il piano i piani tedeschi di ricomposizione sulla spesa pubblica, il piano del governo inglese e quindi documenti ufficiali perch diciamo, altrimenti si rischia di fare errori di interpretazione. Allora tutti gli stati hanno reagito in questo modo e questo, diciamo, un fatto singolare rispetto allItalia, nessuno

ha ridotto le risorse previste nei loro piani triennali, cio faccio un esempio per farmi capire, mentre noi riduciamo di circa 8 miliardi nel prossimo biennio il fondo sanitario, azzeriamo il fondo della non autosufficienza, decurtiamo il fondo per le politiche sociali se voi prendete i bilanci di questi stati non avete nessuna manovra cos. Che cosa trovate nei bilanci degli stati durante la crisi? Un aumento delle forme di copayment da parte di cittadini che vanno da 5 a 10 euro, su tutto il ventaglio delle prestazioni, per esempio lInghilterra allaprile del 2006 aveva aumentato la compartecipazione alle prestazioni farmaceutiche, per esempio la Svezia ha aumentato la compartecipazione per la prima chiamata al medico di medicina generale. Quindi diciamo la prima forma con cui di fronte la crisi gli stati europei reagiscono, dicono alt non dreniamo le risorse di base, troviamo dei modi per poter gestire la fase di crisi, un po di aumento dunque di copayment e dei piani di ristrutturazione dei sistemi, lInghilterra prevede dalla ristrutturazione addirittura di risparmiare 20 miliardi di sterline a fine 2015 trovando delle modalit, poi alcuni le criticano altri no, comunque ha deciso che tutti i suoi medici di medicina generale si mettono in consorzio, ricevono le finanze direttamente dal National ? System inglese che fanno ? queste finanze,

ragionano con le comunit locali che l si chiamano Primary Care Trust e decidono rispetto ai bisogni di salute della popolazione di quella contea di quel comune di quel territorio come programmare le risposte in termini di bisogni. La Francia gi ha adottato dal 2006 un grande piano di ristrutturazione ospedaliera e Filance ci fa vedere nella legge di stabilit francese 2011-2014 che hanno conseguito un bel risparmio, Isabella, e guardo Isabella perch essendo direttrice di un Policlinico sanitario il 2,8% della spesa nel sistema ospedaliero un bel risparmio in Francia che consente al sistema di tenere. E poi diciamo Francia e Germania sono due nazioni nelle quali per esempio il sistema di protezione sociale molto avanzato, la Germania con la sua legge sulla non autosufficienza e la Francia che ha introdotto questo sistema molto interessante, diciamo, al di l di quello di sorveglianza della popolazione anziana non autosufficiente, sul fronte sociale e sanitario ha questa nuovissima, diciamo, metodologia che si chiama Cesu che appunto una metodologia che consente di avere un vaucer nelle mani con cui acquistare dei servizi alla persona, pi propriamente quelli di sostegno di tipo domiciliare che diciamo che insieme al sistema di protezione sociale francese servizi territoriali di residenzialit diurna o prolungata of-

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frono un pacchetto non indifferente da questo punto di vista. Quindi per esempio andando a vedere il budget tedesco ho visto che in Germania il sistema di protezione della salute ha previsto gi da tre anni con la propria riforma il sistema dellopting out, quindi redditi oltre 70 mila euro annui sono fuori dal sistema di protezione, ma lo stato tedesco ha voluto cautelarsi, fuori dal sistema di protezione ma con una assicurazione che ovviamente questi redditi medio alti devono dimostrare di avere conseguito. Inoltre nel bilancio 2011-2014 vediamo che ha aumentato le detrazioni fiscali per i servizi di cura, 4.000 euro lanno, ha introdotto forme innovative come il mini jobs im privathaushalt per i servizi a domicilio, proprio per tentare di agevolare il lavoro regolare di cura perch anche in Germania come da noi il fenomeno del badantato con la propria evasione contributiva e con il fatto che poi non siamo sempre sicuri per la non autosufficienza che sia di qualit un fenomeno che va estendendosi. Concludo dicendo che quindi nessun taglio si proceduto sulla fiscalit, si rafforzano sistemi di protezione della persona a domicilio e il nord Europa ci manda un messaggio: tasse di scopo per conseguire obiettivi di salute. Danimarca parte con la tassa sui cibi ad alto contenuto di grassi perch il problema diabete di tipo 2, affezioni

coronariche, un problema che preoccupa tutti gli stati europei, la Francia parte con la tassa di scopo sulle bevande alcoliche ad alto contenuto di zucchero aggiunto proprio per, la Spagna innalza il livello delle sigarette. Perch ho voluto darvi tutte queste informazioni? Perch effettivamente durante la crisi c stato un modo diverso di reagire, certo che noi avevamo il debito pubblico pi alto e quindi avevamo pi ristrettezze, per guardate, reagire anche con forme di contenimento, bisogna sempre comprendere qual la finalit verso le quali si dirige. Allora tutta lEuropa per mantenere alto il livello di protezione sociale e sanitaria ha guardato bene di mettere insieme sia misure di compartecipazione, ma al tempo stesso provvedimenti che avessero un ritorno,

lo dico semplicisticamente per farmi comprendere, che avessero un ritorno in termini di salute con risorse mirate sul campo preventivo perch quello che pu darci, nel lungo e medio periodo, anche una maggiore stabilit di risorse. Quindi in sostanza la realt concreta che cosa vi mostra? Che i sistemi in Europa stanno reggendo meglio rispetto alla crisi perch hanno felicemente coniugato dei mix tra sistema pubblici, sistema privati, forme di tutela o attraverso fondi sanitari obbligatorio complementare o di mutualit estesi sul territorio che anche unondata durto come la crisi finanziaria di questo periodo consente agli stati europei di fronteggiare meglio che non il nostro, che come vedremo invece ha attuato pesanti tagli. E come stanno le casse i fondi e la mutualit in

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Europa? Si sono molto sviluppati negli ultimi 5-7 anni e hanno dovuto certo fare conti anche loro con ristrettezze economiche, miglioramento e razionalizzazione dei sistemi amministrativi e di efficientizzazione delle modalit con cui coprono prestazioni e servizi alla popolazione e la cosa interessante che durante la crisi a livello europeo, questi sono dati che potete vedere da questa ricerca, ci dicono come il sistema di produttivit del lavoro e il lavoratore hanno trovato nelle forme dei fondi sanitari negoziali un impulso maggiore per fronteggiare la crisi. Dico tutte queste cose perch diciamo, il dato che a me ha sempre preoccupato dellItalia questa discussione non reale sulla conoscenza della realt che ha finito nel tempo per acuire irrigidire molto le posizioni culturali e politiche e non trovando le giuste strade per poter uscire dalle sacche di un sistema di Welfare che Carla Collicelli ha connotato molto bene nel corso della storia nel nostro paese. E noi come stiamo? In questo momento con dati un po seri. Ci auguriamo tutti che il nuovo governo davvero ci porti fuori da questa secca perch la situazione molto difficile, quindi non vi tedio con i dati un po pi pesanti. Questa comunque la situazione socio-economica italiana e lo scenario macro economico nazionale pesante. A settembre il governo ha gi dovuto fare una no-

ta di aggiustamento dei fondamentali della nostra economia, la legge di stabilit recentemente approvata riduce ancora il tasso di crescita, e diciamo, questo per dirvi che siamo in un momento in cui la stretta economica molto forte ma come dir in conclusione, le strade possono essere trovate. Vi ho fatto brevemente lo schema di cosa successo sul fondo per le politiche sociali, un po una tragedia in questo quadriennio di crisi, attualmente noi abbiamo previsto nella legge di stabilit 69 milioni, eravamo partiti da 745 e per il 2013 ce ne sono 44. E la tragedia della non autosufficienza che il fondo completamente azzerato e quindi non abbiamo risorse. Sulle politiche sociali peseranno anche questi ultimi due aspetti, dobbiamo tenerne conto, perch se no non impostiamo una risposta giusta, che sono stati tagli strutturali agli Enti locali e diciamo, questa delega fiscale assistenziale, avete visto che ho fatto difficolt a pronunciarla perch letta dal punto di vista e economico e in termini di politiche sociali veramente qualcosa che provoca un turbamento perch non ha niente di razionalizzazione e ha poco di messa in campo di un sistema anche nuovo, nuovissimo, lontano dalle leggi esistenti, ma da un sistema di protezione sociale che possa essere minimamente considerato tale. Per di pi con una norma di salvaguardia, quella pre-

occupa, in fondo al testo di delega per la razionalizzazione del sistema fiscale e la riforma assistenziale, la prima volta, diciamo, Alberto De Santis ha fatto riferimento al mio impegno istituzionale per un decennio, ma la prima volta vedo il collega Di Girolamo qua che noi troviamo in una legge dello Stato che si chiude con una norma di salvaguardia la quale mi dice se fate tutte, riuscite a mettere dei principi di delega entro il settembre 2012 bene, se non ci riuscite io faccio cassa, prendo 4 miliardi nel 2012 e 20 miliardi nel 2013, come dire la maggioranza dei cittadini italiani, avete sentito stamattina, la Fish, il Terzo settore, ma potremmo parlare delle altre associazioni, da un lato diritti soggettivi cancellati, dallaltro razionalizzazione di un sistema che non c e quindi lansia e la preoccupazione con cui dico queste cose relativa a questo vuoto di fronte al quale potremmo trovarci con una manovra di cassa che ci consente poi difficilmente di poter affrontare il futuro. E allora a queste ho aggiunto anche le manovre di luglio e agosto che hanno sulla sanit dambl tolto quasi 8 miliardi di euro e la tragedia di queste misure che non hanno tagliato per esempio la spesa corrente e aumentato gli investimenti, hanno contemporaneamente tagliato spesa corrente e investimenti e la sanit ne ha sofferto perch aveva poco

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in investimento da poter usufruire, 1 miliardo, e quel miliardo in pi stato tagliato. Naturalmente le manovre, in senso stretto economico, fondi investimenti, andamento della spesa, vanno lette per il paese i tagli anche con le manovre intorno al tema del lavoro, del pubblico impiego e della mobilit, dove voi sapete che avendo noi servizio sanitario nazionale con circa 680mila dipendenti tra pubblici e convenzionati, nelle manovre, diciamo, la norma che appunto mette ancora in fibrillazione il personale medico e sanitario del paese molto pericolosa, perch rischia di consegnarci una risorsa umana che non ha la tranquillit, come dire, per poter lavorare e far fronte alle emergenze, ai pronti soccorsi evitando cos la medicina difensiva e anche gli errori clinici, ma questo lo discuteremo ad Arezzo ovviamente in materia di Risk management. Le famiglie italiane si impoveriscono, Carla Collicelli ha dato molto precisamente i dati, ho voluto aggiungerne solo uno a conforto Carla, della quarta striscia rossa che tu, diciamo, affermavi della la propensione delle famiglie stato presentato al Senato questo progetto di ricerca fatto da Astra che ha detto come gli individui, di fronte alla crisi, insomma vorrebbero in qualche modo provvedere, perch non possono essere abbandonati a se stessi e, per la prima volta ma concordano con ricerca

Censis di luglio, noi troviamo che i cittadini intervistati dicono no cercheremo di coprirci con forme o di tipo integrativo di mutualit perch di fronte al rischio longevit non autosufficienza, come dire diventata la preoccupazione in testa agli italiani. Questa slide vi sembrer ironica, ma lho voluta ironicamente chiamare cos Il de profundis del federalismo perch a ben vedere tra le misure che vi ho citato sul piano economico e la mancanza come dire, di una metodica costante di dialogare e trovare soluzioni con il sistema delle autonomie nel campo nostro della protezione sociale molto forte a livello regionale e comunale io credo che tutte le politiche messe fin qui e che avanzano fin qui, naturalmente ci aspettiamo molto dal nuovo governo, abbiano reso di fatto vano il pensiero del federalismo e anche tutte le teorie sui costi standard che avrebbero fatto risparmiare molto e avrebbero raccorciato le distanze tra nord e sud del paese e anzi diciamo, la mia preoccupazione che queste distanze si possano acuire se leggiamo quei provvedimenti, ma vi assicuro c solo una lettura da studiosa non politica e ideologica, la tragedia che i numeri contraddicono ci che invece poteva essere il grande asse della riforma moderna dello Stato. Quindi avvicinare il potere di risposta e di verifica da parte dei cittadini proprio sul territorio, laddove si com-

pie la scelta politica e la risposta al bisogno. Ahinoi purtroppo diciamo, sul piano teorico ho voluto usare lironia per dire che mi sono apparsi proprio dei vaniloqui teorici, costi standard, i LEP, tutte cose, noi non abbiamo ancora i LEP, non abbiamo ancora i Liveas, diciamo che dei costi standard risparmieremmo molto, per lo dicevamo un anno fa, con manovre che riducono e chiamano il settore pubblico a essere sottodimensionato son oc ertissima perch i conti li so fare, le Regioni virtuose rischiano di diventare non virtuose con il gennaio 2012 e quindi non so diciamo il costo standard come si potr costruire. Che fare allora Ecco il che fare proprio il tema del nostro Convegno. Abbiamo bisogno di costruire un grosso patto fondativo tra i diversi soggetti per migliorare e portare a compimento la modernit del nostro sistema di protezione e come hanno detto i relatori precedenti ma anche gli ospiti che sono intervenuti, guardare al futuro vuol dire non ignorare il presente e il soggetti che nel presente lavorano, operano, danno risposte anche, in maniera come dire complessa e difficile in una fase come questa e allora io sono convinta di una cosa, aldil delle teorie e delle culture, che io rispetto ovviamente tutti, nella pluralit degli atteggiamenti del nostro paese, che noi il nuovo patto lo costruiamo se riusciamo. Ora abbiamo un

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interlocuzione, il nuovo governo, anzi tra laltro per uno stano gioco della sorte doveva essere qui stamattina il Professor Renato Balduzzi come Presidente della Genasogi, il nostro ministro noi dobbiamo fargli un applauso e quindi abbiamo sia il nuovo ministro del lavoro e delle Politiche sociali che della salute e dobbiamo assolutamente in campo gli elementi che ci fanno stringere il patto, cosa vogliamo fare per il futuro, chiamando tutti i soggetti che in questo paese, avete visto sono tanti, se ne preoccupano, studiano, propongono a far s che nella difficile fase di crisi non solo non si perda il livello che non altissimo, che abbiamo, ma si possa, chiamando ad una responsabilit comune, e io la dico cos in termini economici, mettere a punto un piano che nel medio e nel lungo periodo possa implementare quello che c, analizzando bene ci che il terzo set-

tore nel nostro paese non ho il tempo perch ne ho gi preso abbastanza ma nelle slide che poi il prof. De Santis ci far avere, ho fatto unanalisi di che cos modificato nel terzo settore, nel periodo di crisi. Ci sono esperienze interessantissime che vengono avanti fino a quella proprio recente, Isabella no?, di settembre in cui la Regione autonoma di Trento e di Bolzano mette in piedi un fondo regionale integrativo di sanit regionale istituzionale, copiato da noi, va beh, per quando le cose camminano a noi fa piacere. A noi fa piacere perch vuol dire che poi ci si arriva, mettendo per la prima volta nel nostro paese lautonomia regionale listituzione a costruire un fondo. Con chi? Con i fondi sanitari integrativi, con la mutualit del territorio, con le organizzazioni sociali, i sindacati e con cittadini che avendo quote di risparmio privato, diciamo, la usavano solo per il badantato. Per dire, ma io fino adesso servo il 12% degli anziani aventi diritto, costruiamo un patto per cui tra tre anni ne possiamo almeno soddisfare il 20% della domanda. Ecco io sono convinta di ci. Noi

siamo in una fase in cui il nostro che fare deve essere. Non perdere ci che abbiamo, che non moltissimo, mettere in piedi tutte le sinergie possibili usando tutto ci che nel nostro paese fa no profit for profit, dottoressa che Isabella, a Mastrobuono che viene dopo di me, vi dice i calcoli di che cosa potremmo espandere in Italia ampliando il mercato sociale in termini di produttivit, secondo logica di impresa e di forze lavoro impiegate, dando cos un contributo a quella roba che non si pu sentire pi. Abbiamo tanti disoccupati giovani, non si sa dove trovano lavoro. Il problema esplorare i mercati, capire cosa i mercati chiedono e tentare un equilibrio tra domanda e offerta. Ecco per me il che fare la capacit di tutti noi di stringere questo patto, perch vorremmo che questo binomio nascita- vita pi lunga potesse essere un binomio che incomincia a stare con una qualit di vita maggiore. Ecco solo questa la nostra ambizione come studiosi su questa materia. Grazie.

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Isabella Mastrobuono

(02.11.14) Prof. Alberto De Santis Credo che siamo entrati nel vivo ormai del problema. una cerniera importante la presentazione della relazione della dottoressa Labate e che lascio la parola alla dottoressa Isabella Mastrobuono che svilupper da questa cerniera una girandola di ipotesi, di numeri che saranno utili per il nostro futuro la-

D.ssa Isabella Mastrobuono Buongiorno a tutti. Grazie Prof. Alberto De Santis Salutiamo il Direttore generale del Ministero della Sanit Filippo Palumbo, lo ringraziamo per la sua partecipazione Consentitemi, io prima non ho ringraziato la Presidenza del Consi-

Prego D.ssa Isabella Mastrobuono Grazie. Buongiorno a tutti. Grazie per linvito. Io raccolgo i messaggi che la dottoressa Collicelli e la Professoressa Labate hanno lanciato cercando di sviluppare sostanzialmente la proposta in maniera molto pragmatica, chiara. Quindi sar telegrafica su alcuni aspetti legati a quello che avete gi sentito. Sostanzialmente noi siamo sotto la lente dingrandimento del mondo finanziario, finanziario internazionale e il FMI ha detto sostanzialmente tre cose. Molto brevemente, la prima che nei prossimi anni sar dirompente limpatto dei sistemi sanitari e del sistema pensionistico. Hanno detto che non basta soltanto contenere i costi, ma bisogner molto probabilmente cercare anche o creare se meglio pi chiaro in questo senso, degli spazi fiscali in altre aree per riuscire a risolvere la problematica dellinvecchiamento della popolazione. Ma dice una terza cosa ancora pi importante e quindi la strada la sta gi segnando, attenzione non ci sono solo gli aspetti demografici, ci sono gli aspetti delle tecnologie, questo il mondo in termini di bilioni di dollari, di quello che il mondo della sanit. Ma io vi prego di andare a vedere quello che sostanzialmente il mercato non strettamente solo sanitario, il mercato per esempio degli strumenti

voro. Credo che questo Team possa sicuramente lavorare in maniera proficua insieme a tutti i fondi che vedo qui presenti per poter raggiungere lobiettivo che la dottoressa Labbata si prefissa. Grazie e buon lavoro Prego.

glio dei Ministri che ci ha patrocinato il Convegno, il Ministero della salute e il Ministero del lavoro e delle Politiche sociali, la regione Emilia Romagna, la Regione Liguria e la Regione Lazio. Le ringrazio perch ci sono sempre tutti quanti molto vicini alla Associazione Anaste.

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chirurgici, il mercato dei dispositivi, dei dispositivi e delle attrezzature, perch questo settore un settore destinato a crescere ed ancora non arrivato, questi dati me li ha forniti il Prof. Novelli Preside della, era Preside della facolt di medicina delluniversit di Tor Vergata, oggi invece lavora al Ministero in particolare nellambito della ricerca, ma questi dati, per far vedere quello che sta succedendo nellambito, per esempio, di quelli che sono gli aspetti legati alla diagnosi del diabete, guardate dai bitis testing oppure della diagnostica molecolare, il mercato salito da 31 bilioni di dollari a 53 bilioni di dollari. In altri termini s, pu darsi che lo scenario non sia cos negativo e drammatico dei nostri anziani sicuramente pi numerosi nel futuro, ma per mantenerli in buona saluti dovremo spendere tantissimo e questo un discorso che va assolutamente preso in considerazione, perch il costo di quelli che saranno i presidii per mantenere in buona salute molto probabilmente saranno maggiori di quanto noi non immaginiamo. Detto questo sappiamo che siamo anziani, sappiamo che la nostra popolazione oggi anziana il 20%, sappiamo che per queste percentuali sono destinate a salire. E quanti sono i non autosufficienti? 1.098.000. Io qui oggi vi dico che no! io non sono per nulla convinta che siano 1.098.000 perch con-

tinuiamo a rifarci a delle indagini che sono indagini Istat. Che cosa vuol dire indagine Istat, prendere 60.000 famiglie e fare loro unintervista, una cosa intervistare qualcuno, una cosa invece dire come effettivamente sono gli anziani trattati nelle loro spesso e volentieri, a casa. Tant vero che il Ministero della salute, con grandi sforzi e solo alla fine del 2008 ha introdotto i sistemi di flusso informativo obbligatorio per le residenze sanitarie assistenziali (RSA) e per lassistenza domiciliare integrata secondo delle modalit di rilevazione. Quindi noi la certezza che siano 1.098.000 non ce labbiamo. E come stanno questi anziani fatta eccezione probabilmen-

te per quelli che sono allinterno delle residenze e non dappertutto. Noi non sappiamo veramente come stanno. Detto questo, sempre il FMI sugli scenari, tra laltro che ha offerto, sugli scenari Ocse, sugli scenari Ecofin, hanno fatto delle proiezioni, ma mio figlio Michele che ha 19 anni e andr in pensione a 70 nel 2050, forse, dice lui forse mamma, nel 2050, quanto potrebbe gravare il discorso del suo PILk, un discorso di questo genere, qualora non si pongano degli argini o comunque no si facciano delle proposte. Beh il suo PIL probabilmente potrebbe essere impegnato per oltre il 63%, con le proiezioni che vengono dai vari scenari, e in Italia questo sicuramen-

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te, molto pi pesante, ovviamente un peso insopportabile per le generazioni future. E io non credo che si possa parlare di solidariet in queste condizioni. La professoressa Labate vi ha dato gi un quadro della situazione dei finanziamenti, della spesa, nei prossimi anni avremo un finanziamento per la spesa sanitaria pubblica minore, quello , vedete 7.500.000.000, il valore della minore spesa, ma vi ha anche detto che rispetto al 2010 la spesa era valutata in 113.487.000,00 le proiezioni al 2011 sono gi di 114 miliardi e parecchi altri milioni. Significa che molto probabilmente al piano di rientro andranno a finire molte pi regioni, ma soprattutto significa comunque vadano le cose, che sicuramente il sistema anche dei piani di rientro potrebbe scricchiolare qualora non prendiamo una serie di decisioni. E su quella spesa vale anche il discorso dei costi standard. La professoressa Labate ha detto il de profundis del federalismo, s, sicuramente, vero non dimentichiamoci comunque che la legge 42 e i decreti che ne sono derivati sono legge dello Stato. Allo stato attuale sono legge dello Stato e quindi il timore che qualcuno ritiri fuori che 110 addirittura son troppe, ma che potrebbero bastare 104 contro una spesa che viaggia verso i 115 francamente non son pi 7 miliardi e mezzo, sono gi 11 miliardi, sostanzialmente di meno,

sui quali poi andr qualche altra cosa, il tetto della spesa nazionale dei dispositivi medici, il tetto per lassistenza farmaceutica ospedaliera e a partire dal 1014 nuove misure di compartecipazione sia sulla assistenza farmaceutica che sulle altre prestazioni. Qui dovete consentirmi pochi istanti perch questo settore in grado di incidere moltissimo sui fondi sanitari come oggi sono organizzati. La maggior parte dei fondi, siano essi aperti siano essi chiusi erogano sostanzialmente anche parte o completamente il ticket, ma a quanto potrebbe ammontare la compartecipazione dei cittadini nel prossimo futuro? Su questo sto facendo unindagine molto particolare e particolareggiata con Luniversit Tor Ver-

gata andando a vedere quello che succede in Italia. In realt noi con esattezza a quanto ammontino globalmente i ticket pagati in tutto il Paese non lo sappiamo, non lo sappiamo perch rientra in una voce generica che quella delle entrate proprie. Comunque sappiamo per la farmaceutica che sono circa, dati Federfarma, 1 miliardo di euro. Per quanto riguarda la specialistica questo valore invece, molto probabilmente per i pazienti non esenti, e qui mi sono rifatta a un documento interministeriale, che ha valutato in 83 milioni le ricette diciamo cos dei pazienti non esenti moltiplicandola per il valore banale di 36,15 euro gi dovremmo avere pi o meno un valore superiore ai 3 miliardi di euro a cui si

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aggiungono i famosi 10 euro, vi ricordate, di ticket, 834 milioni. E ho fatto anche una proiezione, ma la sto, devo dire la verit, perfezionando, cercando di vedere quali sono le prestazioni dei 108 DRG cosiddetti appropriati che passeranno dal ricovero ordinario al cosiddetto settore ambulatoriale e che incideranno sui vostri bilanci, perch questo sta lentamente ma inesorabilmente avvenendo, e per molti fondi gi cos. Lernia inguinale che prima si faceva il ricovero ordinario che passa nel regime ambulatoriale, a questo aggiunti i cosiddetti 25 euro dei codici bianchi, anche noi non sappiamo con esattezza in Italia quanti siano i codici bianchi, lunica regione che ha un dato in questo senso perch ha un sistema che lo rileva la Regione Lazio. La Regione Lazio parla allincirca di un 10% ormai dei suoi codici che sono bianchi, moltiplicato per 25, considerando che gli accessi sono 30 milioni. Quindi abbiamo un mondo estremamente variegato ma sicuramente in crescita di compartecipazione alla spesa da parte del cittadino. Pericolosissima questa compartecipazione alla spesa, perch pi la compartecipazione alta pi tende a farsi che cosa? a crearsi il mondo della sanit low cost, dico soltanto non low cost, ma anche low quality. E questo cio, di minore qualit, perch una sanit che si trova allangolo della strada, che si trova al pia-

no di sotto, che si trova un po ovunque e in assenza, non tanto di requisiti strutturali tecnologici ed organizzativi, ma di requisiti di qualit probabilmente diventa un pericolo estremamente serio sul quale dobbiamo sostanzialmente ragionare tutti. Se questo vero non vi tedio sul discorso della spesa specialistica, per un settore importante perch la stragrande maggioranza dei fondi erogano sostanzialmente prestazioni nellambito della specialistica e queste prestazioni sono visite, attivit ambulatoriali di laboratorio analisi, sono la diagnostica per immagini e hanno un peso molto forte tant vero che viene spontanea quasi una domanda: laddove nellambito del federalismo si parlato non solo di qualit delle prestazioni ma anche di quantit. Che non sia arrivato il momento di pensare che coloro che sono iscritti ai fondi e che hanno la possibilit, al di l del discorso del ticket sul quale vi propongo invece di cominciare a riflettere se non sia il caso di trasformarlo in qualche altra cosa e cio i maggiori servizi e impossibilit di pi visite piuttosto che il rimborso del ticket, non sia il momento di pensare che una parte viene erogata in quantit dal SSN ed in parte dai fondi integrativi. Daltro canto la dottoressa Colicelli laveva gi detto del 2008 le paure indotte della crisi al primo posto no avere i mezzi per far fronte, scusa-

te al secondo posto, non avere i mezzi per far fronte alle cure mediche personali o di un familiare ma al primo posto le visite specialistiche son irrinunciabili per l85,8 degli italiani pi di ogni altra spesa. Per un errore strategico guardare alla spesa sanitaria senza guardare a quella sociale. I due settori camminano paralleli. Se nel settore sociale si fanno tagli indiscriminati senza naturalmente pensare a possibili modalit di sviluppo pu succedere che cosa? che si scarichi il tutto sul mondo della sanit inevitabilmente. A titolo indicativo, questo mese di agosto io ho avuto purtroppo come tutti ormai i mesi di agosto, ormai da qualche anno a questa parte, qualcosa come 70 barelle nel mio Pronto Soccorso, ho voluto monitorizzare il sistema per tutto il mese e poi lho esteso per tutto lanno. Allora signori, bene, il 96% di quelle barelle aveva pazienti di et superiore ai 65 anni e si sta cominciando a porre un problema per la direzione sanitaria, molti parenti non ci sono, non ce la fanno ad assistere i loro cari, noi ce ne facciamo carico e spesso ci lasciano la badante alla quale danno una serie di responsabilit enormi che da un punto di vista giuridico amministrativo io come direzione sanitaria non sono in grado di acconsentire. Il mondo allora della spesa sociale grande, ma attenzione la spesa sociale 120 miliardi di euro, mi di-

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spiace che forse non si veda bene, ci sono alcune voci in particolare che sono molto elevate, poi le andremo a vedere meglio, le indennit di accompagnamento piuttosto che le pensioni ai superstiti alias le pensioni di reversibilit. Ma c una caratteristica in questo sconfortante quadro che secondo me positiva, lItalia si caratterizza per una spesa sostanzialmente sociale monetaria e non in servizi, monetaria e non in servizi a differenza invece di paesi come la Svezia e altri ancora, in cui sostanzialmente la spesa sociale si trasformata nel tempo in servizi mentre si ridotta la componente monetaria. Provate ad immaginare se noi facessimo con un atto di coraggio una trasposizione e dicessimo abbiamo questo tesoretto monetario, trasformiamolo in servizi attraverso un sistema che non pu essere pi solo pubblico, e poi vedremo anche perch, ma non pu essere che inesorabilmente misto, pubblico e privato, se non per alcuni aspetti solo privato imprenditoriale e sociale. Vi ha fatto vedere prima, vi parlava la professoressa Labate, del discorso della spesa sociale. Non voglio dire nulla, ma dico semplicemente che nel Molise tanto per fare un esempio, la spesa sociale diminuita in maniera drammatica e si riversata la, e questa una dimostrazione che sto preparando ma da un punto di vista scientifico da sola non come

sub commissario della Regione Molise, si inevitabilmente diciamo riversata sul settore sanitario. Settore sanitario, settore sociale, i due mondi si incontrano con grande difficolt, il mondo delle prestazioni sanitarie a rilevanza sociale, delle prestazioni sociali a rilevanza sanitaria che nel nostro paese non trovano il massimo della soddisfazione in termini, e lo vedremo proprio, proprio di servizi. Ho voluto riportare questa lettera, 18 settembre 2011, dellassessore Forte, lassessore che ha naturalmente la responsabilit del fondo delle politiche sociali del Lazio. Da 3 milioni nel Molise siamo arrivati a 230 mila euro, questa la realt. Un esempio molto pratico di quello che pu succedere, a questo si aggiungo i tagli agli Enti locali 11,4 nel 2014 e la riforma dellassistenza 20 miliardi nel 2014 e se la riforma non dovesse raggiungere lobiettivo scatter il taglio lineare di tutte le agevolazioni fiscali e, aggiungo, speriamo che non ci caschino dentro anche le agevolazioni fiscali, che con tanta fatica hanno interessato il mondo dei fondi integrativi, perch quando si parla di agevolazioni fiscali se il taglio lineare dove colgo colgo, chi prendo prendo. Il taglio ovviamente interessa tutti. Nel frattempo, e arriviamo lentamente ma diciamo, inesorabilmente fra poche diapositive alla proposta, li assistiamo questi anziani nel nostro paese?

Una cosa certa se anche ne assistiamo, e ne assistiamo pochi, non li assistiamo neanche come dovremmo negli altri paesi, fermo restando che non sappiamo, e torno allindagine Istat, grande differenza con i paesi europei come stiano questi pazienti noi sostanzialmente a casa no lo sappiamo. Assistenza domiciliare questa limmagine che voi ben conoscete, semplicemente una esplicitazione, e questi sono i casi trattati di assistenza domiciliare integrata, non sto qui a dire quello che si intende con il termine di assistenza domiciliare integrata perch dovrebbe essere una cosa seria, fatta di un certo numero di ore di assistenza, non certo di 22 ore di cui 15 infermieristiche per anno, per caso trattato, perch allora in questo caso non assistenza domiciliare. Per quanto riguarda le strutture residenziale, valori allo stato attuale, me li ha dati il Presidente De Santis, 242 mila posti letto allo stato attuale residenziali e semiresidenziali contro valori internazionali di 400, ai valori internazionali, fabbisogno di 496 mila. Sono stanca di sentirmi dire che quando si parla di posti residenziali e semiresidenziali assolutamente questi valori sono troppo elevati, e allora uno mi deve spiegare il motivo per il quale ci sono paesi come la Germania, come lInghilterra, come il Belgio, come lOlanda che hanno un numero di posti letto residenziali e

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semiresidenziali che rispetta i valori internazionali. Perch noi, che non sappiamo neanche come stanno i nostri anziani non dovremmo rispettare questi valori. La realt vera non saranno 240 mila i posti letto che mancano, ma che sicuramente mancano posti letto di residenzialit e semiresidenzialit, questo deve essere ammesso come atto di onest culturale. Tant vero che unindagine della che stata portata avanti da Federsanit e Anci e nel luglio del 2005 ha spesso volentieri dimostrato il difficile raccordo tra il mondo dei comuni ed erano prevalentemente comuni del nord e il mondo delle ASL per offrire i servizi in residenziali ed assistenziali. Se anche allora questo vero certo che la delega, sia per la riforma fiscale che assistenziale, ovviamente diventa una delega sulla quale bisogner probabilmente ragionare molto perch il concetto, guardate, di soggetto autenticamente bisognoso come stato detto allinizio quello del paziente che viene scelto pi sulla parte, cio viene valutato come bisognoso sulla componente economica, cio sul suo reddito, assolutamente molto pericoloso. Se questa lindennit di accompagnamento, e arrivo a farvi la proposta, se queste sono le pensioni di reversibilit, con uno studio dettagliato che non sono in grado adesso di illustrarvi per il semplice fatto che porterebbe via troppo tem-

po, proviamo ad immaginare qualora il numero di non autosufficienti diventasse quello che voi vedete qua, non pi gli attuali forse 1.098.000, ma probabilmente 2-3 milioni di persone dinanzi alla necessit di un fondo che sicuramente dovrebbe essere di parecchie miliardi di euro, dinanzi a tutto quanto questo che ruolo possono avere alcune grandi rappresentanti del mondo del terso settore. Per me importante quello dei fondi sanitari e socio sanitari cio di quelle organizzazioni che insieme ad altre possono in un certo senso raccogliere finanziamenti, raccogliere il risparmio dei cittadini, delle imprese e possono raccogliere, perch no, anche una parte di quel risparmio che deriverebbe, di quel taglio che anzich essere lineare fermo restando la razionalizzazione che deve avvenire, fosse invece destinato proprio al terzo settore, anzich tagliare 20 miliardi. Supponiamo di doverne tagliare 10 e facciamo finta di credere che 10 invece siano volano di sviluppo, come possono essere volano di sviluppo? facile a dirsi. Avevamo introdotto la possibilit del 20% per le prestazioni sanitarie e sociosanitarie dei fondi ve lo ricordate? Chi di voi naturalmente responsabile di un fondo lo sa molto bene. Bene e allora in questo ambito che cosa possiamo fare, convertire i contributi monetari o parte di esse, indennit di accompagnamen-

to, pensioni di reversibilit, in servizi utilizzando la rete dei fondi integrativi. Le risorse possono essere vincolate alla erogazione dei servizi per il tramite dei fondi che devono coprire della quota parte di offerta assistenziale dando supporto alla rete pubblica. Io sono e ve lho gi detto, per il discorso della specialistica ad un tetto della specialistica nellambito del settore pubblico favorendo, favorendo la partecipazione ai fondi integrativi da parte dei soggetti pi giovani, perch le visite specialistiche private le chiedono i giovani, mentre gli anziani le chiedono sempre meno perch si rivolgono di pi al sistema sostanzialmente pubblico. I posti letto attuali sono 242 mila, il fabbisogno 496 mila, i posti letto aggiuntivi potrebbero essere 254 mila. con mia grande soddisfazione che questa mattina quei 70 mila euro di posto letto lo ha condiviso, qualcuno forse di voi in sala era con me quando abbiamo cera lei? quando io detto a lei, penso proprio a lei, che vedrai che se chiedo quanto costa un posto letto in una struttura residenziale o semiresidenziale o alloggio, chiamatela come volete voi, di assistenza per anziani vedrete che mi dice 70 mila euro. Il signore che era tedesco, non capiva litaliano, ma prima ancora che io finissi, in tedesco ha detto il valore del posto letto di 70 mila euro. Significherebbe che noi potremmo in moto

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una macchina nellambito del discorso dellimprenditoria pari a 17 miliardi di euro in un arco di tempo, e visto che io qua fuori ho visto dei ma strutture di questo genere possono crescere in sei mesi, possono crescere in otto mesi. Significa che in un arco di tempo il mondo imprenditoriale privato, non credo molto al Project Financing, perch talmente tanto complesso. Andare a mettere insieme finanziamenti pubblici che finanziamenti privati, che se andiamo a vedere i dati del Project Financing ultimamente debbo dire che sono piuttosto sconfortanti. Ma fermo restando questo discorso andiamo alla possibilit di creare un mercato, non voglio neanche dire quale potrebbe essere il.. lapertura in termini di lavoro per tutte quelle figure professionali che ruotano intorno alledilizia sanitaria. Il personale poi necessario allinterno di queste strutture, nellambito del pubblico abbiano un blocco del turn over a 5 anni inderogabile, benissimo, ma nellambito del privato il blocco del turn over per il Signore Iddio non ce lo abbiamo e allora queste figure professionali potrebbero lavorare allinterno di questo settore. Assistenza domiciliare, assistiamo 385 mila anziani a 22 ore, facciamo finta di fare come lEmilia Romagna che ci ha onorato della sua bellissima lettera, io sono contenta che lEmilia Romagna e la Toscana abbiano

scritto, perch vuol dire che sono le regioni che pi di tutte, non solo sono regioni in equilibrio, ma sono regioni anche soprattutto che hanno puntato moltissimo nella razionalizzazione e nel controllo dei costi in sanit. Essere presenti oggi loro e non altre significativo dellaver compreso quanto questo problema pu essere serio anche per loro. Fabbisogno, almeno il 6%, 6% il valore dellEmilia Romagna ma con unassistenza degna di questo nome per favore, 8 ore ad assistito, quante persone sarebbero necessarie, 190 mila persone. Dice, ma dottoressa s inventata questi numeri? Lei sta parlando di mezzo milione di posti di lavoro, probabilmente se consideriamo il discorso dellimprenditoria potrebbero essere di pi. No, non sono vaniloqui, sono basati su delle valutazioni ben precise, sono basati sia su dati internazionali che su dati nazionali. Non posso tediarvi o annoiarvi, sono soltanto in grado di dirvi che posso dimostrare. Perch ho detto quei numeri nellambito della residenzialit, perch ho detto quei numeri nellambito dellassistenza sociale? Poi ovviamente posso anche andare in dettaglio, considerare il mondo delle cooperative, il ruolo del terzo settore in questa realt, quanti sono gli occupati, posso arrivare a dirvi, ma chiaro ed evidente che non lo posso fare in una presentazione, lo sto facendo invece insieme alla Pro-

fessoressa Labate e la dottoressa Carla Collicelli in un documento che speriamo di presentare presto al Ministro della salute, al Ministro del sociale, delle politiche sociali. Siamo anche in grado di dire quali son prevalentemente le figure professionali che probabilmente sono utili per poter, e questi sono posti di lavoro. Abbiamo messo a confronto questi dati con quello che lofferta delle Universit oggi per venire a sapere che solo in Lombardia ci si accorti che forse tempo di aprire il numero chiuso della facolt di medicina, perch probabilmente il numero dei medici nel futuro non sar sufficiente a garantire le attivit di cui in effetti ci sar bisogno, e ce ne sar sempre bisogno. Che noi li teniamo a casa, che noi li mandiamo alle residenze o dovunque sia ci sar sempre bisogno del medico e dellinfermiere che vanno a vedere come stanno, di che cosa hanno bisogno, se ci sono delle necessit. Allora veicolare parte dei tagli delle indennit rimettendo nel sistema tramite i fondi integrativi. La Professoressa Labate sta valutando bene e con dettaglio, essendo molto e pi competente di me nel cambio dellambito sia delle indennit di accompagnamento sia nel mondo delle pensioni di reversibilit quale potrebbe essere la quota al di l della razionalizzazione e quantaltro mai che potrebbe essere destinata allo

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sviluppo piuttosto che al taglio secco. Tagli quindi non lineari, finalizzati alla crescita di sistema, investimento nel settore delledilizia assistenziale, nuova occupazione, risparmi per il servizio sanitario nazionale, perch non me li ritrover pi in barella al Pronto Soccorso, ma sicuramente saranno allocati, i pazienti, in condizioni di gran lunga migliori, anche non per lunghi periodi di tempo. Alle volte, spesso e volentieri, solo per dare un po di fiato alle famiglie per un arco di tempo sufficiente per poi dopo prendersene di nuovo carico. Liberalizzazione e mercato sociale, solidariet intergenerazionale, aumenta il gettito fiscale, diminuisce il sommerso e forse ci potrebbero essere effetti virtuosi ed esponenziali per la crescita nella

sua complessit. E allora proseguire il completamento del quadro normativo per dare ai fondi un assetto definitivo e coerente con gli obiettivi prefissati il momento di farlo non possiamo rimandare, chi rimanda si assume la responsabilit di averlo fatto. Introdurre almeno in una prima fase i meccanismi di copertura del rischio distinti sulla base del livello di disabilit e di non autosufficienza. Per ognuno di questi punti siamo andati molto in dettaglio. Perch non dire in maniera aperta e chiara che un sistema di questo genere in gradi di garantire la medio bassa complessit della non autosufficienza gestita attraverso il mondo dei fondi integrativi, la non autosufficienza quella grave quella che forse riusciamo a scoprire quanto

effettivamente sia in termini generali, quella non autosufficienza garantita attraverso un sistema di finanziamento pubblico, tenendo conto di non dimenticare il grande mondo della non autosufficienza che esiste anche tra i soggetti giovani, perch in Germania il fondo per la non autosufficienza non fatto solo di anziani, in Germania il 23% di coloro, e vedo che lei tedesco e quindi sta annuendo, il 23% costituito da pazienti giovani, da bambini, perch non dimentichiamo che la non autosufficienza pu esistere anche il quel settore e nei soggetti giovani. Non continuo con le ulteriori proposte, mi collego soltanto alla professoressa Labate. Fronteggiare le condizioni di povert, di disagio sociale anche attraverso listituzione di un tavolo congiunto tra le istituzioni afferente al settore sanitario e tutte le realt che operano nel sociale deve essere una cosa che teniamo sempre presente qualunque sia il percorso che vogliamo portare avanti. E con questo vi ringrazio per avermi ascoltato.

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Massimo Blasoni

(02.42.48) Prof. Alberto De Santis Credo che questa relazione sia stata particolarmente illuminante a conclusione delle tre magistrali relazioni. Ormai credo che i privati siano, ma anche con lausilio del terzo settore e delle cooperative, siano in grado di poter tracciare gi un documento di proposta che poi condivideremo successivamente con le tre relatrici, con le quali lavoreremo insieme, e per fare questa, consentitemi di mutuare da un espressione della d.ssa Mastrobuono, una macchina da guerra, per poter affrontare il problema. E io ringrazio particolarmente le tre relatrici che credo veramente siano state magistrali e questo (appaluso) grazie, grazie, grazie a loro. Innanzitutto senza discriminazioni unapertura a 360 gradi su tutti gli attori del sociale e questo mi sembra fondamentale. Come dicevo allinizio senza pi pregiudizi e senza pi barriere ideologiche, e credo che ormai sia il momento storico, politico per poter affrontare questo problema anche per superare quel gap che c tra la situazione residenziale al sud e la situazione residenziale al nord. Credo che ormai non , ripeto, pi procrastinabile la mancanza di interventi in questo settore. Consentitemi di salutare il Segretario Generale, lo ringrazio per essere presente, il Segretario Generale del Laiop il dott. Franco Bonanno e il dott. Fabio Miraglia al quale poi

daremo un piccolo spazio di intervento. Adesso procediamo con la relazione, non so se arrivato il dott. Blasoni, ma con gli scioperi aerei ecc c Blasoni? Prego, prego Massimo, prego tocca a te. Massimo Blasoni Consigliere, evviva, ci sentiamo anche con i fondi, anche perch siete direttamente coinvolti per cui Massimo Blasoni Consigliere, chiedo scusa, Consigliere regionale del PDL nel Friuli Venezia Giulia nonch associato ad Anaste. Grazie (02.45.15) Massimo Blasoni Grazie a voi. Devo dir la verit che ho principalmente ascoltato, perch le tre relazioni erano interessanti e ho sviluppato qualche cosina da dire, ma cercher di restare in tempi europei, proprio ascoltandole, in una doppia veste in effetti. Sono un poil consigliere di riferimento nella mia regione per la sanit per sono anche lazionista di maggioranza di un gruppo che ha 25 case di riposo presenti un po in tutto il nord Italia, in Piemonte soprattutto. La riflessione che faccio questa, devo farla con assoluta franchezza, quindi prendendo quello che condivido ma anche esprimendo qualche piccola perplessit. Allora, i temi che ci sono noti e oggi ci sono stati sviscerati con dovizia di particolari e grande, come dire, precisione e puntualit nelle legazioni dei numeri. I problemi sono quelli rela-

tivi alle risorse, relativi alla riduzione di quel welfare invisibile e che era poi fatto dei care giver familiari, fatto di una struttura sociale che va modificandosi e che riduce la base di coloro che possono occuparsi del soggetto anziano non autosufficiente e per converso abbiamo invece contestualmente lincremento della aspettativa di vita media, quindi laumento a ????? del numero dei soggetti non autosufficienti e qui vi dicevo risorse, famiglia e invecchiamento ci pongono di fronte a uno scenario che dobbiamo affrontare in termini politici, con la P maiuscola se volete, da un lato questo e dallaltro del tutto partente lesigenza di obiettivi di finanza pubblica che portano a una contrazione delle risorse disponibili nel sistema. Di fronte a una situazione di questo tipo credo che sicuramente la allocuzione, un patto tra i vari soggetti non possa che essere condivisa, per sottende a questa allocuzione qualche valutazione anche di tipo assolutamente pragmatico, e perdonatemi se volo un po basso. Noi abbiamo bisogno di fare un ragionamento onesto se vogliamo fare un ragionamento strutturale sui fondi per la non autosufficienza ????? la fine, ma anche sullefficienza del sistema. Io credo che dobbiamo guardarci con franchezza e dire che invece il sistema non sempre efficiente, che, mi dispiace di non condividere solo questo

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di quello che ha detto la dottoressa Labate, in realt il problema delle regioni ????????????? c, la capacit di spesa nel paese diversa non nel senso che vi siano regioni migliori di altre, ma che comparati i costi nei vari settori, pare del tutto evidente a ????? ma insomma una valutazione che innanzitutto di buon senso che vi sono delle sperequazioni di spesa. Qualche volta si speso meglio, qualche volta si speso peggio e qualunque ragionamento strutturale facciamo per il nostro futuro, parlo soprattutto dal punto di vista delle case di riposo, ma il ragionamento assolutamente omologo a quello della sanit in genere. Dicevo qua-

lunque ragionamento non pu che essere un Giano bifronte fra un ragionamento di maggiore reperimento di risorse del fondo per la non autosufficienza, ma anche dallaltro lato di maggiore efficienza del sistema perch altrimenti ci prenderemmo in giro. Maggiore efficienza del sistema secondo me vuol dire due-tre cose nel nostro settore che sono molto semplici. Abbiamo bisogno senza che, come dire, tremebondi rimaniamo allibiti di fronte alla parola abbiamo bisogno di sviluppare una migliore managerialit ma soprattutto nel servizio residenziale degli anziani. LItalia fatta di case di riposo singole, come dire, raramente di

gruppi, dove molto spesso il livello del management non adeguato, dove il presidente o il politico trombato che bisognava piazzare da qualche parte, mi esprimo con chiarezza, ma credo di non dire nulla di strano, dove molto spesso il livello di competenza in pratica di batch marking negli acquisti della gestione personale assolutamente insufficiente. Quindi dobbiamo innanzitutto portare una categoria culturale diversa che quella dellefficienza di questo sistema. Nella residenziale anche, ma lo dir dopo, nelle prestazioni domiciliari. Dico una seconda cosa, e la guardo dal punto di vista dellopposizione azzurra, citando la prima reazione, credo che le case di riposo dei comuni vadano dismesse, nel senso che occorre liberalizzare il sistema. Io no ho qui i dati con me, ma leggevo nei giorni scorsi larghissima parte delle case di riposo RSA, strutture protette, diciamo dellassistenza residenziale dei comuni registra perdite che gravano sui bilanci comunali 02.49.42 Le parole da correggere sono evidenziate

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Palumbo

Dr Palumbo 47 Io ringrazio lAnaste per linvito, voglio dire, per il prezioso I miei primi rapporti con lAnaste veneta, da quando, come dire, partecipavo ai tavoli di trattativa regionale, tra regione e Anaste e altre associazioni, il tema per la verit in quel caso era abbastanza ristretto cio lentit della retta rimborsabile. E confrontavo invece col respiro dellincontro di oggi che si fa carico di esigenze proprio di programmazione di governo, quindi do atto alla associazione che per la verit anche allora intuivo, diciamo cos, volevo dire, proporsi non solo come semplice associazione datoriale, ma come uno dei protagonisti delle scelte in politica degli anziani, questo ruolo vi ripeto si conferma. Ovviamente, oggi, mi consentirete un qualche imbarazzo nel fare lintervento perch come dire ci troviamo nel bel mezzo proprio di un cambio di direzione politica. Stamattina c stato lo scambio di consegne tra il Ministro Fazio e il Ministro Balduzzi, che andato molto bene, molto serenamente, non tocca a me dirlo, per, come dire evidente che siamo in una fase un po di rimodulazione delle politiche e quindi io devo essere molto prudente. Allora me la cavo cercando di intanto ricordare le costanti delle politiche socio-sanitarie nazionali che secondo me resistono, come dire al cambio dei governi, o per lo mano

hanno resistito, come dire anche ai diversi cambi di maggioranza che ci sono stati negli ultimi 10 anni, e laltro un po, laltro aspetto brevemente ricapitolare lagenda degli appuntamenti utili ai fini dei discorsi che voi fate qui, in modo che come gruppo di pressione, come Anaste, come studiosi, come persone che si occupano di questi problemi, come dire, potete porre lattenzione quali sono i tavoli su cui bisogner incidere, come dire nei prossimi mesi. Quindi dar meno soluzioni perch ovviamente sarebbe scorretto da parte mia farlo. Allora le costanti che voglio ricordare sono queste e valgono la pena di essere richiamate perch danno forza ai discorsi che si fanno oggi. La prima costante la consapevolezza forte della, come dire, del livello politico costituzionale alto, intendo quello regionale e quello governativo, della centralit del tema della non autosufficienza. Io, mi piace sempre ricordare un documento molto importante che quello sottoscritto da regioni e Ministero nel 2004 a margine del Convegno di Cernobbio di quellanno, che individuava nel tema della non autosufficienza come uno degli elementi condizionanti lo sviluppo delle politiche sanitarie e sociosanitarie nei prossimi anni accanto al tema delle terapie ad alto costo che, come dire, erano anche quelle un elemento fortemente condizionante. Questo tema lo trovate ossessi-

vamente richiamato in tutti i grandi documenti, nei vari patti per la salute che si sono sottoscritti, nelle varie versioni del piano sanitario nazionale, compresa lultima che, ahim, non ha fatto in tempo ad essere partorita e che probabilmente dovr essere un po riadattata a questo punto al triennio 20122014 e che contiene, come dire, un abbondante riferimento alla centralit del tema della questione della non autosufficienza. Laltra costante costituita dalla consapevolezza che non c futuro proficuo di questo settore assistenziale se non si affronta decisamente il tema dellintegrazione. Sia integrazione sanitaria, cio integrazione tra i vari comparti attraverso i quali la sanit esplica i suoi effetti assistenziali, tema classico rapporto ospedale e strutture distrettuali, ma anche allinterno del distretto, rapporto medico di famiglia con altri operatori che si occupano di assistenza ai non autosufficienti, in particolare agli anziani, e poi il versante dellintegrazione sociosanitaria, e quindi la consapevolezza della obiettiva difficolt che il paese ha nella asimmetria che persiste tra un comparto sanitario che ormai, come dire, da decenni di dotato di un concetto di livello essenziale di prestazioni da garantire, sociosanitarie e sanitarie a rilevanza sociale e invece la fragilit, la variabilit del comparto sociale che ancora ritarda a definire i livelli

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essenziali delle prestazioni sociale associate a rilevanza sanitaria. E quindi volevo dire, questo famoso trattino, socio-sanitario un trattino, come dire, labile perch, come dire, purtroppo segna il confine non tra due parole ma tra due mondi che non parlano un vocabolario comune. Nel senso che il vocabolario della sanit pur con tutti i suoi limiti un vocabolario molto standardizzato no? Noi sappiamo cosa significa. Quando diciamo che una regione fa una buona politica sanitaria per gli anziani intuiamo di che cosa parla, parla di politica sanitaria residenziale, di semiresidenzialit, di assistenza domiciliare, di lungodegenza ospedaliera, di riabilitazione. Quando parliamo di, come dire, di sociale abbiamo una variabilit, come dire, che non consente questo legame. Su questo poi si nasconde una tematica che secondo me spesso viene sottovalutata e che secondo me sarebbe bello che lAnaste, che una associazione di erogatori invece si ponesse proprio come omaggio, come ideale politico e pi complessivo e cio il tema centrale dellapproccio comunque preventivo ai problemi della non autosufficienza. Lo voglio dire perch qualche anno fa, i primi anni che ero a Roma al Ministero della salute, fui avventurosamente presente a un convegno di una grande organizzazione sindacale, non dico quale, voglio dire, ma era una

delle tre maggiori, una delle tre maggiori, in cui si parlava di questi temi. Quando io feci lintervento e dissi guardate che una fetta grossa del problema da giocarsi sul piano preventivo fu molto poco apprezzato il mio intervento, perch sembrava un voler fuggire per la tangente. Dice si va beh, tu non vuoi affrontare i problemi delloggi assistenziale, te la cavi come dire Questo un grave errore assumere questo atteggiamento mentale, un gravissimo errore, in quanto noi sappiamo che lesperienza della non autosufficienza, sempre difficile, dolorosa per che la porta e per i propri familiari unesperienza che in realt dilazionabile nel tempo. Cio evidenze di letteratura ci dicono che questa esperienza di grave, perlomeno di grave non autosufficienza pu essere, io uso sempre questo termina, schiacciata proprio negli ultimi anni di vita, mentre invece noi oggi anche culturalmente, antropologicamente, siamo abituati ad abbinare il concetto di non autosufficienza alla soglia dei, una volta era 65, oggi 70-75. Noi sappiamo che oggi possibile andare oltre, per questo oltre non dipende da una, come dire variabili e che magicamente di per s agiscono, dipendono da quello che noi facciamo. E da questo punto di vista il non far mai cadere lattenzione non solo sulle politiche preventive sanitarie ma anche sulle politi-

che preventive sociali. fondamentale, cio se si sbagliano le politiche abitative per gli anziani, se si sbagliano le politiche dei trasporti per gli anziani, se si sbagliano le politiche anche del tempo libero degli anziani si hanno, dopo qualche tempo, riflessi pesantissimi, come dire, sul tema della non autosufficienza. Quindi, anche qui quindi una costante, questa per la verit pi mia che la tiro fuori sempre, ma che voglio dire, quando viene tirata fuori e condivisa da tutti c quella consapevolezza che ovviamente, come dire, anche per mia formazione, come dire, penso un po con nostalgia, penso mi sar perdonato anche a un direttore del ministero di aver qualche nostalgia delle grandi battaglie degli anni 70-80, come dire, sulle politiche per gli anziani, che venivano schierate le grandi forze sociali proprio su questi temi, di abitazione, di tempo libero, di trasporti. Secondo me andrebbe molto recuperata questa, come dire, questa consapevolezza. Da questo punto di vista voglio richiamare lattenzione sul fatto che un documento molto importante che purtroppo per, come dire, lavanzare della crisi economica internazionale ha finito con lessere come sostanzialmente bloccato e cio mi riferisco al quadro strategico nazionale 2007-2013 che il documento che avrebbe dovuto guidare lallocazione delle risorse

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per le politiche di sviluppo sia di origine comunitario sia di origine nazionale, documento che, come dire, diciamolo fu sostanzialmente impostato e redatto dal neo ministro Barca, diciamo cos, un documento molto illuminato che affrontava centralmente uno dei temi, che in qualche modo ha richiamato anche Isabella Mastrobuono, quando inseriva la sanit tra i grandi temi dello sviluppo concettualizzando che non c sviluppo se non c adeguato sviluppo dei servizi socio-sanitari, sia perch come dice i servizi socio-sanitari sono in grado essi stessi di fare sviluppo, per essere pi volgari di fare PIL, di fare PIL, sia perch creano, come dire, un presupposto, non so come definirlo, strategico, organizzativo, relazionale che favorisce lo sviluppo di per s. Io sono stato veramente molto segnato dallesperienza veneta e so benissimo quanto nello sviluppo del modello economico bellissimo del nord-est, abbia contato il fatto che le famiglie potevano contare su una rete di protezione socio-sanitaria molto spinta. Questo per dire come questa consapevolezza, come dire, molto forte. Io la volevo richiamare perch d forza ai discorsi che voi oggi, che voi oggi portate. Tema adesso dellagenda, mi avvio cos rapidamente alla conclusione. Abbiamo degli appuntamenti molto importanti. Il primo, ragiono in casa, mi riferisco alla ne-

cessaria riscrittura del nuovo patto per la salute che come dire, non solo legato a una scadenza temporale, per la quale per la verit potremmo aspettare ancora un anno perch il patto per la salute vigente dura fino al 2012, per in realt c un accavallamento con unaltra scadenza che quella prevista dallart. 17 comma 1 del decreto legge 98 quindi la manovra, la prima manovra di questa estate, quindi in tarda primavera, la qual dice, la manovra in sanit che stata ricordata da Isabella prima nelle sue slide, si fa in questo modo se entro il 30 aprile 2012 non interviene unintesa Stato-Regione che d modalit alternative grazie alle quali conseguire gli stessi obiettivi di contenimento, di contenimento della spesa. Quindi c unobiettiva sovrapposizione, quindi, noi da un lato dobbiamo rinnovare il patto per la salute, dallaltro dobbiamo adempiere, perch se non lo facciamo scattano degli automatismi che son quelli che ha ricordato isabella, cio scattano i, come dire, i mille milioni di manovra sulla farmaceutica, i circa mille milioni sui dispositivi medici, 750 sui dispositivi medici, 1.100 sui beni e servizi e ahim come dire i 2 miliardi di euro sulla partecipazione alla spesa. Quindi c la possibilit di migliorare la scrittura di questi capitoli e secondo me questo sar il numero del nuovo patto per la salute in cui, come dire, eviden-

te che il tema dellautosufficienza potr trovare unallocazione molto importante. Quella potr essere loccasione anche per ripensare, accelerare, come dire, questo processo che si avviato sul ruolo dei fondi integrativi, sulla quale per fortuna oggi abbiamo, a differenza di qualche anno fa, primi dati su cui poter contare. Io ricordo quando, come dire, anche grazie allopera che Grazia Labate ha fatto nellultimo periodo di sua collaborazione con il Ministero stato possibile ripescare questa tematica che era finita nel dimenticatoio no? della 229, era rimasta l, infognata l. stata ripescata, stata riacciuffata per i capelli, stata, come dire, rammodernata, e stato fatto con un grande senso di responsabilit, cio nel senso questo discorso lo dobbiamo riprendere senza fare megaprogetti che non si basano sulla conoscenza della realt dei fenomeni. Quindi la prima cosa da fare darsi un obiettivo minimo, quindi la famosa soglia del 20% e soprattutto impegnarsi a conoscere meglio questo mondo tramite lanagrafe, avendo la consapevolezza che se questo mondo si fa conoscere bene potr essere oggetto di scelte politiche che lo riguardano, se invece questo mondo non si far conoscere evidente che la politica sar molto prudente nellassumere scelte perch, come dire, non sa valutare limpatto, come dire, faccio un esempio. Oggi, co-

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me dire, decidere se alzare o abbassare la soglia della deducibilit o del 20% della deducibilit, come dire, un po un numero al lotto, cio, era mo lo un po meno, nel senso che limpatto effettivo in termini economico-finanziario non era ben conosciuto. E quindi anche per esempio da parte dei ministri competenti salute e politiche sociali, chiedere al Tesoro o alle Finanze ritoccami questa soglia cio nel senso aumentami, come dire, il livello di deducibilit, da parte del Tesoro dice va beh ma quanto, come dire, dobbiamo offrire come livello di copertura alternativa? cio, e quanto vantaggio porta al sistema? Oggi, come dire, due anni fa cera, come dire una sorta di vuoto conoscitivo, oggi su questi circa 280 strutture associative, fondi che si sono iscritti alla anagrafe nazionale incominciamo a sapere una serie di cose, sappiamo per esempio quanto del 20% viene allocato nellambito della odontoiatria, nellambito della non autosufficienza, quindi siamo anche in grado di fare proposte modificative, sappiamo, come dire, il livello grossomodo di copertura in termini di popolazione assistita, sappiamo questa asimmetrica distribuzione nazionale. Cio, come dire, su 280 180 sono collocati tra la Lombardia e il Lazio, quindi, il che ha ovviamente anche ragioni amministrative, nel senso che i Lazio sul versante, la capitale amministra-

tiva, Milano la capitale economica, quindi le filiere fanno capo a queste due regioni, per io non credo che sia solo questo. Credo che non sia solo questo, credo che ci sia un problema anche di fusione del paese. Ecco, quindi nellagenda nei prossimi mesi ci sar riscrittura, ovviamente nel senso del potenziamento del loro ruolo delle regole che riguardano appunto i fondi integrativi. Nellagenda c poi appunto la gestione di un altro pezzo della manovra estiva che appunto che la vicenda dei 20 miliardi di cui, come dire, si parlava prima. Ora io penso che qui occorrer veramente fare uno sforzo enorme, ovviamente cercher di essere molto prudente, perch ripeto entriamo nel campo proprio delle scelte politiche. Per penso una cosa di poterla azzardare, che anche no a parte ???? C il tema della capacit di una lettura integrata dei fenomeni. Quello che certamente varr, o meglio questa affermazione: non ha pi senso oggi affrontare a spicchi il problema. Allora racconto questa mia esperienza personale. Io ho una nuora tedesca, qui ci sono dei tedeschi. Un pomeriggio, come dire, mi sono messo con ??? su Internet con il computer, lho incastrata per due ore e gli ho detto un po le cose che sai, anche lei ha un pap anziano e cos via, un po mi aiuta a tradurre, mi devi spiegare questo benedetto sistema tedesco

della no autosufficienza. Allora lei mi ha aiutato a capirlo, ma io quello che ho capito che l conta molto la integrazione tra segmenti diversi, cio un ventaglio, come dire, di opzioni assistenziali e la bravura sta, come dire nel miscelare sul singolo caso, come dire, la dose giusta di questo o quellaltro aspetto. Io penso che il tema vero che noi abbiamo patito in questi anni anche una dispersione di risorse dovuta a questa mancanza di regia, come dire, unitaria nellutilizzare, nellutilizzare. E questo indubbiamente, come dire, non ha favorito n sul piano qualitativo n sul piano del contenimento dei costi, nel contenimento dei costi le energie che pure abbiamo allocato. Quindi io, almeno per quanto mi riguarda, tecnicamente spinger in questa direzione e io mi auguro che sia possibile, come dire, allacciare un confronto molto stretto tra i due ministeri perch questa tematica sia affrontata, come dire, a tutto tondo, ripeto, con questo approccio unitario ed integrato. Grazie.

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Herbert Manuel

Manuel in tedesco 50 Prof. Alberto De Santis Grazie dottor Palumbo. Sono sicuro che potremo lavorare insieme su questo fronte e vedr che apporteremo degli ottimi contributi. La ringrazio per lapprezzamento. Grazie. Bene il tempo corre. Mauel, per cortesia Herbert Mauel al microfono per prendere (Interruzione audio) associazione omologa della Anaste e io mando i saluti allamico Ben Moier Presidente della BPA con il quale lavoriamo insieme nella ECHO (European Confederation Home Organization) e ci scambiamo delle best practices quando ci incontriamo e sono particolarmente contento di avere incontrato Ben Moier nel 2000 e oggi con lui siamo vicepresidenti dellECHO. Grazie e buon lavoro (03.18.31) Herbert Mauel Intervento in tedesco

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Lara Sholz

(03.37.46) Prof. Alberto De Santis Grazie, ringrazio di nuovo Herbert Mauel e chiedo di ringraziare la BPA e ber Moier. Grazie. Adesso una veloce presentazione della Camera italo-tedesca poi immediatamente Simon Paolo Giardino e Carlo Fiordaliso li mettiamo un attimo insieme a parlare. I tempi stringono, siete eroici. Mi raccomando non mollate. Grazie (03.38.18) D.ssa Lara Sholz Buongiorno a tutti. Io vi chiedo dieci minuti, lo prometto. La Camera di commercio Italo-Tecesca, come ha gi detto il mio Presidente ha il compito di promuovere il commercio bilaterale tra lItalia e la Germania. E penso quello che sta succedendo proprio nella sala accanto come lavete sicuramente notato, ci sono delle aziende tedesche che non sono qui in sala, vedo qualcuno, per stanno facendo degli appuntamenti individuali e in questa mattinata hanno realizzato, mi hanno comunicato adesso, pi di 60 colloqui individuali. Ringrazio ai Presidenti regionali Anaste e anche i Presidenti provinciali che stanno lavorando alla grande fuori anche dietro le quinte. Come diceva la dottoressa mastro buono ci vogliono delle tecnologie, delle tecnologie innovative e noi una piccola parte labbiamo portata oggi. A questo punto inizio a presentare velocemente queste sei aziende. Iniziamo con un piccolo filmato

della ditta Bosh, sicuramente non devo dire altro. Chiedo alla regia di mandare due minuti di filmato. Filmato: Invecchiare non solo una questione di et, quello che conta soprattutto il modo in cui si invecchia. Sentirsi sicuri e protetti particolarmente importante per noi. Benissimo. Adesso due minuti per ogni azienda. Abbiamo una seconda azienda EVI che fondata nel 1929, quindi non una azienda nuova, anzi con unesperienza alle spalle, dagli anni 70 nasce il funzionalismo e EVI divenne leggendaria grazie alla maniglia della porta uno uno. La maniglia uno uno ancora oggi un classico dellarchitettura. Allinizio degli anni 80 si aggiunse anche il settore dei sanitari in conformit con la maniglia uno uno, furono sviluppati accessori per sanitari. Nell84 il sistema fu integrato con prodotti senza barriera secondo i criteri dellUniverse Design e da 30 anni EVI sinonimo di competenza nel settore senza barriere. Evi offre delle soluzioni innovative per sistemi per tutte le generazioni. Le singole serie sono adatte a differenti ambiti di utilizzo e sono a disponibilit diversi materiali e superfici come cromo, acciaio e cos via. Attraverso i prodotti EVI la ditta ha dimostrato che il design e la funzionalit no si escludono a vicenda. La seconda azienda Allo una societ che stata creata nel 67.

un colosso in Germania, ha 700 collaboratori. Ho visto che anche oggi ha fatto tantissimi appuntamenti. leader nel mercato della produzione di edifici modulari. Questi edifici modulari sono molto interessanti per la costruzione di case di cura e cosa sono i vantaggi? Io posso diciamo i vantaggi pi importante che i tempi di costruzione son molto abbreviati al 70%, cos ho saputo stamattina che in 67 settimane io riesco a tirare su una RSA. I vantaggi sono molto, questo viene costruito in un cantiere molto pulito, silenzioso, vengono rispettate tutte le certificazioni, una vengono utilizzati dei materiali di costruzione riciclabili al 100% per dita allo anche molto importante di utilizzare dei materiali per lefficienza energetica. Qui vi do qualche fotografia e poi ho saputo che, questo un dato abbastanza interessante, che sono dei blocchi che vengono messi insieme come i Lego, un blocco lungo circa 8 metri, largo 8 metri, alto circa 16 metri e poi questi blocchi vengono messi tutti insieme e viene creata una RSA. La Eldatz, ci son qui due aziende la Eldatz e Tiptel, che sono due aziende nel settore AET telecomunicazione, tutte e due le aziende vengono oggi rappresentate dalla Unirete, il signor Vicarelli e che sta anche a disposizione a spiegarvi i prodotti. Due secondi per Eldatz. unazienda che esiste da 32 anni e specializzata nei prodotti di autonomia per la terza et. Questa azienda abbiamo gi presentato in Fiera a Verona la BTE EXPO dove ho avuto la possibili-

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t di conoscere il Prof. De Santis e l diciamo cresciuta, nata un po questa collaborazione oggi. Loro offrono ???????? offrono delle catene dove posso schiacciare dei bottoni o degli orologi che lanciano un allarme in un altro locale. Questo prodotto dedicato per famiglie private ma anche per le mini residenze che affittano 3-4 appartamenti e danno un servizio di infermeria. Ci sono delle RSA che offrono anche il servizio di telesoccorso, cio ricevono la chiamata dalla signor anziana di casa sua e la RSA riceve lallarme. Per questa applicazioni i prodotto ???? sono molto adattate. Qui non c bisogno di interventi muraturi, nella muratura perch hanno la rete elettrica gi esistente. Invece la ditta Tiptel ha specialmente quattro linee di prodotti, telefono con tasti grandi, telefoni cordless con display grandi con vivavoce, telefono a collana, e vengono utilizzati come telesoccorso, chiamando i parenti a viva voce, e cellulare GSM sempre con tasti grandi. Questa societ, e qui vediamo un po gli esempi dei prodotti, questa so-

ciet sta, lanno prossimo lancia sul mercato un prodotto molto innovativo che riguarda tele-monitoring, nellambiente della medicina. Quindi una signora, in una stanza, in una RSA, pu misurare da sola la sua pressione o il diabete, e tramite questapparecchiatura viene trasmessi i dati tramite i telefoni ad una centrale e da l vengono controllato se la signora veramente ha misurato la pressione e se ci sono dei valori che vanno fuori misura vengono anche gli infermieri, vengono viene dato un allarme. Mi scusi per il mio italiano. Lultima societ la Magnetics. La Magnetics una societ che offre delle soluzioni intelligenti per le case di riposo. nata nel 2000 ed leader in Europa del nel settore dei nuovi sistemi comunicativi. Loro offrono dei software. I prodotti sono: Internet per anziani senza interventi in muratura, signa elettrica digitale e IP TV. In poche parole accesso Internet per anziani vuol dire, io in ogni stanza ho Internet veloce, senza lavori di ricostruzione, accesso Internet diretto con velocit ADSL tramite la linea tele-

fonica gi esistente, non sono necessari modem e applicature aggiuntive, nessun cambiamento delle abitudini lavorative dellospite, nessuna radiazione, limpianto telefonico rimane invariato. Oggi gli anziani cercano specialmente residenze con sistemi di comunicazione moderni. Quindi questa societ ha gi nel suo portfolio di cliente gi tantissime RSA in Germania. IPT TV cos vuol dire? Significa televisione digitale gestita attraverso una rete informatica, cio televisione viene utilizzata come strumento comunicativo tra lospite e lamministrazione RSA, cio io voglio in camera visualizzare il menu, annunciare degli eventi, fare gli auguri di compleanno, annuncia linizio della messa questi informazioni ricevono gli anziani nella loro camera. Le tv come strumento per la domotica, cio dalla TV posso gestire tutta la camera e amministrazione assistenza sanitaria possibile attraverso il mezzo televisivo. Le informazioni sulla salute del paziente per esempio possono essere visualizzate direttamente sullo schermo presente in camera dellospite. E per ultimo segnaletica digitale, lo vedete qui sulla fotografia che viene messo in combinazione con la TV e Internet viene utilizzato anche qui come strumento di comunicazione esterna, per il pubblico ma anche uno strumento di comunicazione interna per gli ospiti. Io grazie per lattenzione. Ho cercato di essere velocissima e spero che vi avete anche capito.

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Simonpaolo Buongiardino

Buongiardino Prof. Alberto De Santis Grazie alla dottoressa Lara Scholz. Un applauso alla Germania e speriamo di poter continuare a lavorare insieme. Un grosso applauso per la Germania via. Chiamo Simonpaolo Buongiardino, Presidente del Fondo Est della Confcommercio e il dott. Fiordaliso, Segretario Generale della UIL. No insieme, insieme, insieme insieme (03.48.25) Buongiardino Grazie Alberto grazie di avermi invitato. Un saluto a tutti quANTI i superstiti di questa, grazie, di questa piccola maratona. Beh io ho ascoltato con molta attenzione tutte le relazioni in particolare quelle sulle quali vale la pena di fare due riflessioni, sono quelle delle tre professoresse, insomma Collicelli, Labate, Mastrobuono, che mi pare abbiano riportato una situazione con toni diversi fra loro a seconda del loro modi di porgersi pi preoccupate, pi rassicuranti, ma comunque con un denominatore comune che la gravit della situazione. Sia da un punto di vista generale economico generale sia da un punto di vista specifico per quanto riguarda la sanit pubblica e con questa invocazione, continua, costante della sanit privata, cio di ci che pu fare o deve fare la sanit privata che. E ci ci riporta allobiettivo che Alberto si

poneva nel realizzare questo incontro e cio credo Alberto dare dei segnali possibilmente dalla parte nostra che interpretiamo in qualche modo, parte di questa sanit privata in modo da essere anche propositivi rispetto alle scelte che dovranno essere fatte. E quindi questo alone di, se volete, preoccupazione, non voglio dire negativit, perch poi se ci ammantiamo di negativit non facciamo pi niente, ecco, alone di preoccupazione, certamente pesante. Io posso portare qui una testimonianza di un fondo che nato da poco e che ha raggiunto dimensioni importanti, credo che questo sia il mio compito e poi magari far qualche considerazione. Ma allora passer molto velocemente, secondo appunto le raccomandazioni per dirvi cosa Fondo Est, la sanit integrativa dei settori terziario ????? e servizi e settori che sul Welfare contrattuale in generale hanno creato punti di forza e che hanno sviluppato linterno dei rinnovi contrattuali. Non solo Welfare, no solo sanit integrativa ma anche formazione, previdenza integrativa. Questi sono soprattutto i tre pilastri sui quali si basa il Welfare contrattuale. Per quanto riguarda la sanit il nostro sistema mi piace dire che riuscito in unimpresa del chiudere un cerchio, cio tutti i livelli salariali ma voglio dire salariali dirigenti, quadri, operai e impiegati hanno un sistema sanitario dedicato e tut-

ti questi tre sistemi fanno capo a Confcommercio nel 50% che vale Confcommercio come parte datoriale. una realt unica nello scenario nazionale perch questo consente una cabina di regia nella gestione di questi fondi sanitari in quanto c un soggetto che si ripropone ed presente in tutte e tre le realt. Noi nasciamo nel 2007 quando appunto le parti sociali decidono di prevedere il fondo di sanit integrativa nei contrati che sono terziario e servizi, turismo e poi si aggiungono aziende ortofrutticole e le aziende farmaceutiche speciali. Il quadro normativo che oggi abbiamo davanti lultima circolare del Ministro Sacconi, che del 15 dicembre 2010 nel quale vengono viene riconosciuto il diritto alla assistenza sanitaria integrativa da parte del lavoratore. Cera diverse modalit interpretative anche contrastanti fino a quel momento per cui si dibatteva se fosse obbligatorio o non obbligatorio, se parte normativa e parte economica obbligatoria nel senso che obbligasse solo le parti sottoscriventi, ma la circolare Sacconi ha risolto lenigma stabilendo che il lavoratore ha diritto alla prestazione sanitaria, comunque essa possa essere resa, quindi attraverso il pagamento Fondo Est oppure un pagamento ad altro fondo che dia le stesse prestazione oppure con un versamento sostitutivo per altro che nel contratto, nel rinnovo del con-

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tratto nazionale che avvenuto il 6 aprile del 2011, che l vedete prevede addirittura una penalizzazione. Questo dicevo ha risolto completamente i dubbi interpretativi e ha dato nuovo slancio alla , al nostro fondo che oggi raggiunge 1.400.000 lavoratori iscritti. 1 milione 400 mila, avete sentito due numeri uno tedesco e uno francese prima, e beh sono una realt di tutto rispetto, una volta tanto anche la nostra piccola Italia ha numeri importanti confrontabili con paesi che da un punto di vista economico-finanziario ci sopravanzano, come la Germania e la Francia, e siamo l. C unarticolazione commercio turismo ecc, ma io vi invito a guardare purtroppo l ultima riga dove dice che il 66% dei lavoratori iscritti appartengono al nord Italia il 28,5% al centro e ahim il 5,3% al sud Italia. Questa unaltra fotografia di una disparit geografica che purtroppo tale in moltissimi settori dellItalia e che assegna maggiori difficolt a chi gi di difficolt ne ha di pi. E quindi un meridione dove forse la sanit pubblica non cos efficiente ci si trova anche attraverso meccanismi di inadempienze, di non so, lavoro nero, di quello che vogliamo, si ritrova a fare i conti anche con limpossibilit dei lavoratori di accedere alle prestazioni sanitarie integrative., questo un problema che prima o poi qualcuno dovr affrontare. Il nostro un fon-

do giovane per nascita 2007 ma anche un fondo giovane per et media dei lavoratori iscritti perch come vedete, viaggiamo intorno, siamo sotto i 40 anni, insomma, tra i 40 o poco pi, un po pi di 40 anni. E questo anche consente poi delle valutazioni in termini del nomenclatore di maggiore sostenibilit rispetto a fondi con presente di maggiore et. Ecco va chiarita una cosa, il Fondo Est assiste i lavoratori fin tanto che sono tali, cio da quando entrano nel mondo del lavoro a quando ne escono, che vuol dire idealmente non so 18-65-67 non so quello che sar domani, quindi in una fascia di et dove le problematiche che abbiamo sentito prima dal collega tedesco della non autosufficienza sono assolutamente marginali, sono derivate da eventi esterni accidentali, traumatici, non dalla invecchiamento in

quanto tale e questo un fatto che ci esclude di fatto dalla possibilit di intervenire in quei settori. Abbiamo cercato di farlo fornendo prestazioni di recupero nel caso di inabilit temporanea, che questa s, pu capitare a fasce di et ovviamente pi basse, ma non abbiamo mezzi per intervenire sulle fasce superiori. Per dare qualche altro numero, le aziende aderenti, ci sono 172 mila con una gran parte di terziario, un turismo per presente e la realt questa rappresenta ancora una volta lItalia, lItalia dei 6 milioni di partite IVA, unItalia dove su 172 mila aziende pi della met hanno al massimo due dipendenti, anche questa una caratteristica nostra che per forse va letta pi in positivo che in negativo in questo caso anche rispetto al quello che sta succedendo in giro e che d la tenuta del sistema tut-

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to sommato economico. Le prestazioni sanitarie, qui non mi dilungo, ma sono quelle classiche che poi sono quelle presenti sui siti. Landamento delle prestazioni liquidate, questa una fotografia 2010,se presentassi la torta del 2007-8-9 oggi sarebbero ben diversi numeri, vedremmo i ticket in posizione dominante, il rimborso ticket vedremmo lassenza della odontoiatria perch stata introdotta successivamente, ma questa una fotografia abbastanza matura e quindi dice come qual oggi la realt e sulla quale realt si pu fare qualche ragionamento. Io credo che i fondi sanitari integrativi devono essere integrativi prima di tutto e non sostitutivi, per cui anche da questo punto di vista abbiamo intensione di mettere in atto delle procedure per rimanere e anzi incrementare lintegrativit. giusto che noi andiamo verso, verso lodontoiatria perch altri non la danno, giusto che noi andiamo verso il sostegno alla gravidanza perch la gravidanza una cosa particolare molto legata non solo alla risposta medica, ma anche alla risposta psicologica, cio nella psicologia delle persone e quindi ecco sempre pi credo che si debba andare verso lintegrativit e non la sostitutivit. Ecco queste sono slide semplici ne sono state illustrate molte, molto meglio, altre che ci dicono che le, va beh, questo positivo, le aspettative di vi-

ta e che quindi poi portano ad una fascia che questa dove la popolazione invecchia ma i nuovi ingressi non ci sono, quindi siccome i giovani pi o meno sono stabili, le fasce alte aumentano perch si vive di pi e quindi lo sbilancio tra diciamo la quota pi attiva che meno richiede prestazioni e la quota invece meno attiva che richiede pi prestazioni si alza. E anche questa altro elemento che gi stato illustrato, ma qui lho voluto sintetizzare perch oggi lindice di dipendenza degli anziani ovvero quanti in rapporto tra una popolazione attiva e gli ultra sessantacinquenni sono drammatici in previsione 2051. Bene io no dico altro se non che se vogliamo fare delle riflessioni per cercare di trovare delle soluzioni, le possiamo fare con le nostre forze, credo, dopo bisogner che qualcun altro, qui abbiamo visto il Direttore Generale del Ministero, che qualcun altro, e quindi mi riferisco al quel sistema pubblico, abbia voglia, tempo, voglia di leggere i dati. Mi pare di capire che labbiano letti, ce li hanno da un anno e sei mesi, va beh, mi par di capire che siano stati letti, mi piacerebbe prima o poi avere dei ritorni su questi dati per capire nellambito di quei 278 o quanti sono, ottanta, fondi censiti dove ci si colloca ciascuno di quelli che ha fornito i dati ,e quindi quali sono le proprie performance rispetto ad uno standard, se ci dovesse es-

sere uno standard. Beh, insomma, noi abbiamo bisogno di dati anche per fare la nostra parte. Come la potremo fare non so un campo da esplorare, certo che la LTC o passa attraverso sistemi di obbligo, adesso non ho capito bene se quello tedesco nasce dalla fiscalit, non credo nasce dalla fiscalit generale, da una quota ecco, nasce da una contribuzione specifica a carico anche dei lavoratori, i lavoratori, perfetto. Io sono molto vicino a questo modo di pensare perch dalla fiscalit generale in Italia credo che non possiamo aspettarci niente. Per cui lunico modo questo e quindi fare un patto, un patto tra aziende, lavoratori e fisco attraverso il sistema politico che ci permetta quel sistema, che comunque ha necessit di unaccumulazione, un sistema di accumulazione. Ed proprio su questo che noi potremmo dare un segnale mettendo insieme la sanit integrativa con la previdenza integrativa che ha a disposizione risorse importanti per provare ad articolare una proposta di LTC, poi sappiamo che LTC sar definita un giorno come alta media e grave nel senso non autosufficienza e probabilmente sappiamo che prima o poi noi dovremmo farci carico di quella pi leggera, posto che qualcun altro si possa far carico di quella pi pesante. Grazie.

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Fabio Miraglia

MIraglia (04.03.37) Prof. Alberto De Santis Grazie Simonpaolo, credo che siamo in sintonia con quanto stiamo proponendo con questo grande patto di solidariet. Ti ringrazio e poi sai che dobbiamo collaborare insieme e lavorare costantemente per raggiungere questo obiettivo. Grazie. Un abbraccio. Grazie mi onori di questa chiamo il dottor Miraglia velocemente. Ragazzi resistete, resistete. Il dottor Miraglia in rappresentanza della Aiop, membro del Consiglio Nazionale Aiop e Presidente della Commissione Nazionale RSA in Aiop delegato presso la Unione Europea de lhospitalisation prive la Uep con la quale lAnaste ha fato un accordo in Ungheria per collaborare insieme alla sanit europea ed vice coordinatore nazionale Aiop giovani ed ha la cattedra di Economia sanitaria allUniversit Mediterranea di Reggio Calabria. Grazie per la presenza del dottor Fabio Miraglia e di averci concesso lonore della sua presenza. (04.04.45) Dr. Fabio Miraglia Grazie a Voi, assolutamente. Io porto i saluti del Presidente Paolini che purtroppo non potuto venire. E mi fa molto piacere, innanzitutto perch io sono anche associato Anaste, perch dentro al gruppo Giomi io rappresento un gruppo Giomi RSA, abbiamo 600 letti di RSA nella Regione Lazio e mi fa

particolarmente gioia esser venuto oggi qui a conoscere anche voi il mondo Anaste a livello nazionale perch da sei mesi siamo andati in Germania a portare la nostra attivit, quindi mi fa molto piacere questa unione con la Camera di Commercio, la possibilit di aver visto, perch per difenderci un po purtroppo da questa crisi che ci sta abbiamo scelto di andare nel mercato pi importante che il mercato tedesco dal quale rubo soltanto un secondo. Mi permetta da italiana, essendo andato in Germania, di portare soltanto degli spunti. Il primo io, apprezzo molto dalla Germania in fondo che ci sia solo lautorizzazione, non c un sistema di accreditamento. Il mercato libero, limprenditoria libera e quindi mettendoci nel mercato e, non avendo diciamo nessuna difesa dal sistema di protezione di accreditamento, limprenditoria gestita anche al massimo livello perch se non si bravi la struttura vuota e le tariffe rimangono molto calmierate soprattutto dalla concorrenza, quello che in Italia c meno. Dalla Germania ho provato e diciamo, con buona intenzione vedo, diciamo, la possibilit di avere un sistema totalmente integrato, non c la distinzione di Case di Riposo, di RSA, di ospedali di quello che poi gli studi hanno fatto emergere e da nostre collaborazioni col sistema anche neozelandese, siamo partner di Raiam che il pi grosso gesto-

re dei villaggi della terza et che secondo me unesperienza che lItalia potrebbe mutuare perch poi ci dimentichiamo, parlando troppo spesso di numeri noi dobbiamo andare anche alla qualit della vita a una fase importante e sempre pi lunga della vita delluomo in cui troppo spesso ghettizzato o messo in strutture, perch magari non ha famiglia, non ha parenti mentre ci sono realt di assistenza bellissima. Io ho visto in Nuova Zelanda il nipote che fa la fila per tornare a casa del nonno perch sono villaggi gestiti benissimo, in cui tutti i servizi funzionano e quindi da che era la persona anziana che si allontanata la famiglia che lo rincorre grazie a delle realt. Io ho visto in Nuova Zelanda, in Australia, ma ci sono nel nord Europa bellissime integrazioni. E quindi mi permetto, finendo di portare soltanto due spunti facendo i complimenti agli studi che ho sentito. Il primo integrazione del dato. In tutto il Nord Europa e anche diciamo, in paesi a derivazione anglosassone si tenta di tagliare unendo il dato, perch la cronicit porta a raddoppi di prestazioni e raddoppi, diciamo anche, di farmaci spesso inutilizzati e quindi l bisogna lottare. Ci sono creazioni di datauer haus unici in cui il dato integrato. Sicuramente noi siamo una parte del settore. I medici di base sono una parte fondamentale e li dobbiamo in-

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formatizzare tutti. Il dato deve essere comune in maniera che si faccia un percorso di cura integrato e tutti facciano parte di questo settore. Da qui ci stanno risparmi, ci stanno aumenti di qualit della prestazione con risparmi anche notevoli, senza toglier nulla allassistito. Il secondo punto dei fondi in tutto il mondo i long take care, lunica grande risposta per poter andare avanti. LItalia il paese dopo il Giappone pi anziano del mondo quindi quello che ne ha pi necessit, anche se non lo abbiamo. Io mi permetto di fare uno spunto, so di difficile gestione, per lItalia anche una peculiarit differente da tutto il mondo, ha l80% di case di propriet e la casa privata anche un odei grandissimi limiti nella gestione dellISEE. Noi abbiamo tanta gente povera che realmente ricca per lISEE perch ha una casa di propriet. Spesso ci sono famiglie in situazione di eredit di disguido con i figli, la non possibilit di cederli o gestirli questi appartamenti. E allora lo spunto che do che se magari in Italia tentiamo di far qualcosa di nuovo e no solo copiare facendo anche del buon benchmarking integrando questi fondi a fondi gestiti da autorit pubbliche, quindi massima sicurezza di gestione della nuda propriet, gestione degli appartamenti che diano risorse a massa critica. Grazie di tutto

CarloUIL (04-09-32) Prof. Alberto De Santis Grazie al dottor Miraglia, veramente un grande spunto e lo coinvolger sicuramente nel nostro lavoro perch fondamentale che lAiop, la sanit privata partecipi a questo grande progetto. Grazie dottore. Adesso la parola ai sindacati. Al segretario generale della UIL Sindacalista UIL Confederale non generale, senn Angeletti si incazza, giustamente Prof. Alberto De Santis Te la do come (04.10.10) Carlo ???? (UIL) Buongiorno a tutti grazie per linvito che stato rivolto allorganizzazione che rappresento complimenti, complimenti per liniziativa e per la qualit soprattutto delle relazioni che hanno acceso interessi particolari attorno a questi argomenti. Credo che molti aspetti delle relazioni dovranno essere ripresi e approfonditi e socializzati. Io non voglio rubare molto tempo anzi, molto velocemente. Il sindacato spesso viene accusato di frenare, di impedire, allora per quanto riguarda la costituzione dei fondi per la non autosufficienza, per quanto mi riguarda la UIL assolutamente daccordo e questo mio

intervento vuole anche significare la disponibilit a lavorare per farli decollare perch noi scherziamo sulla fattibilit o meno di certe istituzioni, la realt che quando in una famiglia, soprattutto una famiglia monoreddito, ci si trova con un genitore, un congiunto non autosufficiente, si rasenta la povert perch i costi che bisogna sostenere per garantire lassistenza agli anziani non autosufficienti o a giovani non autosufficienti sono tali da ridurre in miseria o quasi, le famiglie monoreddito. Allora io credo che lavorare per dare delle garanzie in questo senso con la costituzione del Fondo per la non autosufficienza sia doveroso. Questo cosa vuol dire? agire sulla fiscalit generale? No, Io penso che, se siamo daccordo, parti datoriali e organizzazioni sindacali si possono trovare soluzioni nuove, una stata indicata questa mattina dallesperienza della giornata di preghiera in Germania, insomma, noi qui in Italia preghiamo gi di quel tanto che ma immaginare la riduzione di una, due giornate festive pensando alle ferie o a qualche festivit infrasettimanale credo che ci sia il modo per recuperare risorse sufficienti per dare concretamente una risposta in questa direzione. Io penso che questa esperienza possa essere sperimentata, deve essere estesa non pu essere limitata a pochi volenterosi, quindi ci vuole lintervento pubblico per massi-

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mizzare questa esperienza, per a mio avviso questa una strada percorribile che pu dare una risposta di civilt ad un paese che come veniva ricordato ha let media pi alta, certamente di tutta Europa e insieme al Giappone a livello mondiale, e non un problema di poco conto, per noi un problema enorme. La seconda considerazione rapida che volevo fare, senn non farei il sindacalista, la formazione degli operatori. Cio lumanizzazione in questi settori fondamentale, cio non basta imparare la tecnica dintervento, ma non si pu da parte di un operatore avvicinare un ultraottantenne, ottantacinquenne e trattarlo come se fosse il ragazzino di bottega, ci deve essere professionalmente acquisito un livello di formazione tale che porti quel lavoratore a rivolgersi e a trattare quel cittadino con il massimo rispetto, soprattutto quando siamo di fronte a persone con carenze intellettive, perch scherzare con chi non pi in grado di rendersi conto di come vive, di cosa vive, di come si chiama, di chi , un brutto atto e purtroppo nelle nostre strutture, io non so negli altri paesi, ma nelle nostre strutture per quanto reclamizzate, molto spesso lannuvolamento del personale non tiene conto di questi aspetti. Teniamo conto poi che molti lavoratori delle strutture per anziani oggi vengono arruolati fra neo immigrati da altri paesi dellEuro-

pa dellEst in particolare, che per quanto imparino velocemente litaliano molto spesso non riescono a comunicare compiutamente con i nostri anziani. Ecco io credo che anche qui attraverso gli enti bilaterali che per vanno attivati, la formazione del personale deve rientrare fra gli obiettivi primari delle vostre associazioni, sia sotto laspetto tecnico che sotto laspetto umano. Io vi ringrazio per lattenzione. Ho promesso che sarei stato breve e spero e mi auguro che ci siano altre occasioni di incontro non formali ma operative per costruire mattone su mattone gli obiettivi che ci siamo dati. Grazie

Dapero (04.19.20) Alberto De Santis Grazie Carlo. Sicuramente lapertura che hai fatto notevole e lavoreremo insieme come tutti gli altri componenti di questo team stato veramente positivo. Grazie. Velocemente, velocemente. Tre minuti per uno perch qui la gente ha fame, la pasta gi si scotta e non so pi come fare. Damiano Mantovani, Giuseppe Trieste e poi Dapero un secondo da salutare che ha un Talk Show sul sito, il suo. Veloce al volo. In piedi, urla, urla e (04.20.01) Dapero Beh volevo salutare solo tutti e rappresentare per un secondo.. scusa Damiano, ma mi dice di parlare un secondo e no Volevo semplicemente dire una cosa noi ci occupiamo come associazione Anos, poi lascio fuori qualche bigliettino, di tutto il personale di qualunque categoria appartenga. Condivido il problema della formazione abbiamo condiviso molte idee che riguardano il fatto della formazione. Lunica cosa che voglio sottolineare perch secondo me, assolutamente necessaria che se ci occupiamo di ricerca di risorse per fare costruzioni ben fatte, per fare strutture che funzionino bene perch quello rappresenta il 20%, o forse meno, del nostro lavoro, dobbiamo occuparci del personale che

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rappresenta pi del 70% del nostro lavoro. Perch personale efficiente crea azienda efficiente e garanzia di successo, per cui formazione anche a questo

Mantovani (04.020.54) Prof. Alberto De Santis Grazie, grazie Dapero. Evviva, evviva il personale che la nostra pi grande risorsa. Via (04.21.00) Damiano Mantovani Grazie, grazie allAnaste, in particolare al Professor De Santis per questa opportunit. Io credo che sia questa una concreta occasione per costruire e favorire fabbriche di relazioni e di reti oltre le ideologie e le barriere. Questo lo dico perch? Perch occupandoci di servizi alla persona, alla persona, credo sia giusto e importante che noi sappiamo superare tutto quello che stato forse un momento che ci ha frammentati. E allora mi piaciuto molto stamattina nel contesto delle relazioni sentire che stiamo andando verso un mercato sociale ed importante che questo sia sottolineato perch effettivamente dobbiamo superare il concetto di mercato commerciale per riuscire davvero a creare le condizioni per offrire servizi che siano allaltezza di quanto ci viene richiesto, ed allora io credo che sia giusto lanciare una sfida allAnaste e a noi stessi come associazione che rappresenta i manager del sociale e del socio sanitario. opportuno che riusciamo a fare benchmarking rispetto al lavoro che stiamo portando avanti. Perch non scambiarci tutto quello che interviene nel no-

stro mondo, non solo attraverso questi confronti che ormai si stanno facendo sempre pi stringenti, ma attraverso anche le verifiche di come stiamo lavorando, perch se davvero vogliamo lavorare per risultato di salute valorizzando i nostri servizi e quindi anche le persone che operano e lavorano nei nostri servizi dobbiamo sapere cosa significa costruire e dare senso a quello che dobbiamo fare. E allora a maggior ragione allora io suggerisco al Professor De Santis e allAnaste, come gi stiamo pensando di care con altri contesti e tipo lAnci, lUneba, non solo di pensare al patto di solidariet, ma perch non pensiamo a lanciare a livello nazionale un manifesto nel quale riportare i valori, i valori che ci accomunano per poter garantire i servizi alla persona che siano veramente servizi di qualit. Allora in questo manifesto, nel quale tutti potremmo ritrovarci, nel quale tutti potremmo far vedere i valori che ci fanno condividere il significato dei servizi alla persona potremmo anche ritrovare tutta quella serie di fattori che contribuiscono, come i fondi, no?, integrativi per capire quali sono e quali saranno le condizioni per tutelare non solo chi beneficia dei servizi ma anche chi lavora nei servizi. E questo con quel passaggio importante, che ricordava anche qualcuno di coloro che mi ha preceduto, per garantire spazio e futuro ai giova-

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ni. E allora io credo che dovremmo essere sempre pi capaci di esercitare quella responsabilit, e lo ripeto spesso nei contesti, che significa in modo particolare essere abili nel dare risposte. un compito che ci viene assegnato. un compito al quale dobbiamo assolutamente corrispondere e soprattutto una questione che ci deve coinvolgere anche dal punto di vista etico. Diversamente la nostra professione, il nostro lavorare con le persone non avrebbe alcun significato e soprattutto potrebbe rivelarsi solamente per quello che pi ci interessa. Viceversa dobbiamo ricordarci che noi siamo al servizio delle persone. Grazie.

Trieste (04.24.25) Professor Alberto De Santis Grazie Damiano, tu non hai lanciato una sfida ma un invito che tu sai che sono aperto. Da quant che ci stiamo annusando per poter lavorare insieme, perch i vostri lavori camminano parallelamente ai nostri, per cui non una sfida, un invito che accetto volentieri. Grazie Damiano. La parola a Giuseppe Trieste Presidente della Fiaba (Federazione Italiana Abbattimento delle Barriere Architettoniche), presente in tante situazioni, un ottimo valente lottatore Giuseppe Trieste Basta con le presentazioni Alberto de Santis Vai, vai due minuti, uno e mezzo che la pasta, la pasta colla ormai Giuseppe Trieste Agli eroici che sono ancora qui. Cercher di essere il primo almeno nella brevit. Primo: FIABA, Federazione Italiana Abbattimento delle Barriere Architettoniche, trovate lopuscolo fuori per cui poi potete avere notizie. Abbiamo la giornata nazionale che si celebra la prima domenica di ottobre dove ci occupiamo della qualit della vita delle persone. Punto. Ovunque esse siano, qualunque et hanno, da qualunque parte del mondo vengono. A tal proposito in parte rin-

grazio anche il Presidente, stiamo cercando di collaborare assieme, stiamo creando delle cabine di regia nelle varie provincie italiane per mettere in competizione il comune ad accettare la sfida a chi pi bravo a migliorare la qualit del proprio ambiente. Lo so, voi credete che sia una battaglia persa, ma non bisogna mai arrendersi nella vita. La vittoria sempre un metro davanti a quando noi ci siamo arresi e questo vuol dire che uno stile di vita. Chiudo. Proprio il 24, per chi interessato, presentiamo il sistema, questa nuvola informatica per il sociale. Che cos questo progetto? Si tratta di un progetto innovativo che pone il progresso tecnologico con lo scopo sociale che quello di abbattere le barriere digitali, garantendo cos un accesso universale allinterfaccia dei sistemi informatici. Per cui oggi i sistemi informatici, quello che la scienza quotidianamente ci mette sul tavolo dobbiamo essere in grado di poterlo utilizzare. Questo sistema sar, consentir a chiunque, qualunque sia il suo livello di preparazione e anche di capacit, pure per me che una di quelle cose che non sposo ma che utilizzo perch pratico. Per il resto buon pranzo a tutti

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Sebastiano Capurso

Capurso (04.27.00) Prof. Alberto De Santis Infatti la pasta scotta, adesso un momento solo c credo che abbiamo realizzato un documento da parte dellAnaste a conclusione di questo magnifico convegno. Ringrazio tutti gli eroi che sono rimasti, ringrazio tutti i relatori e do la parola al Vice Presidente Sebastiano Capurso che credo che insieme a un nostro Centro studi ha rielaborato una proposta finale. (04.27.30) Sebastiano Capurso Grazie Presidente. Grazie a tutti voi che siete rimasti e dopo una giornata cos interessante io credo che tanti spunti ha fornito e che tanti appunti mi ha costretto a prendere nel corso dei vari interventi per modificare ed integrare un po la proposta che noi abbiamo in mente e che avevamo, avevamo predisposto. Quindi con concetti semplici, quindi cercher di riassumere i dati essenziali della giornata e quella che poi la proposta che Anaste vuole lanciare da questo, da questo nostro incontro. Abbiamo visto e devo dire che gli interventi mi hanno molto colpito, quelli delle nostre tre relatrici e anche quella del dottor Mauel, che ha portato un contributo per me particolarmente nuovo ed interessante, che in questi tempi di difficolt non possiamo aspettarci molto, chiaramente, dalla dallo Stato, e

quindi dalla fiscalit in generale, per il finanziamento delle cure di lungo termine che sono quelle che in questo momento ci hanno e ci interessano. E quindi siccome lo Stato il primo in ordine di importanza per il suo intervento in questo settore ci chiediamo che cosa pu dare lo Stato e che cosa possiamo quindi chiedere legittimamente allo Stato senza mettere in crisi questi equilibri finanziari gi difficili. Quindi se no risorse in modo chiaramente abbiamo capito del tutto marginale, almeno io direi una collaborazione seria e leale per rispondere queste esigenze assistenziali e quindi innanzitutto una ridefinizione dei rapporti con la Pubblica Amministrazione. Una serie quindi di interventi che sono assolutamente a costo zero. Alcuni li ho trovati proprio sul Forum della P.A. proposte da Mauro Bovaretti, sono una serie quindi di istanze che partono addirittura dalla P.A. e che non occasionalmente si incontrano anche con le istanze che sono delle Associazioni e di chi lavora in questo settore. Cio quello di aprire una stagione di confronto e di collaborazione e non di contrapposizione, come molto spesso si verificato in questi anni nei confronti della iniziativa privata nel settore socio-sanitario e socio-assistenziale. Anche perch i tagli ci pongono appunto davanti a un bivio: o meno servizi oppure ricostruire, reinventare un ruolo di par-

tecipazione e di guida delle istituzioni in questo senso. E per cui la necessit quindi di sviluppare un ruolo partecipativo anche delle imprese e affianco dei cittadini liberalizzazioni, semplificazioni, una trasparenza effettiva nellazione degli enti locali e nellazione di governo, non quella delle leggi di accesso agli atti in cui poi la trasparenza vera non c. E poi chiarezza e regole certe perch vero che difficile lavorare e muoversi nella situazione attuale, irta di difficolt ma certamente meglio questo, meglio quindi muoversi nel difficile che muoversi nellincertezza. Quindi regole certe, chiare e una P.A. che dia risposte nei tempi e nei modi che sono necessari. E poi unazione vera effettiva sugli sprechi, perch il problema sugli sprechi, vedete noi andiamo alla ricerca di risorse per se andiamo ad esaminare quelli che sono i dati sulla situazione anche italiana nelle regioni in piano di rientro soprattutto nel Lazio, mi permetto questo di dirlo perch mi trovo ad operare nel Lazio. Noi le risorse che servirebbero per finanziare per anni il fondo per la non autosufficienza lo abbiamo e lo avremmo nella riduzione o nel contenimento degli sprechi che il sistema sanitario pubblico ci mette davanti. Questo un problema molto serio. Come cittadini nel momento dei sacrifici si chiedono sacrifici a tutti, si deve utilizzare un

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criterio di verifica anche della spesa, della spesa sanitaria propri perch vogliamo pari diritti e pari doveri. A questi quindi deve corrispondere una pari dignit e quella del lavoro e pari condizioni per tutti. Quindi quanto sono le tariffe per gli enti privati altrettanto, a parit di prestazioni rese, devono essere secondo me le tariffe per gli enti pubblici. Se gli enti pubblici spendono di pi si dovranno mettere in qualche modo in regola e dovranno trovare quelle che sono le loro carenze e le loro difficolt. Quindi chi fuori da questi standard si mette in regola, quindi una parte, vi dicevo, potrebbe venire dal recupero delle somme degli sprechi, ma su questo francamente i tempi li immaginiamo abbastanza lunghi. Unaltra fonte che potrebbe essere utilizzata forse, forse quella del credito agevolato attraverso i residui ex art.20 della legge 67, anche su questo credo che ci siano difficolt non di facile soluzione, ma forse anche questo potrebbe essere un elemento da tenere, da tenere presente. Allora per sintetizzare a questo punto la proposta che Anaste ha messo a punto con queste osservazioni che sono giunte dai contributi oggi, qual il succo della proposta, la sostanza quello di questo grande patto di solidariet. Il patto vuol dire un accordo dove, vuol dire che enti diversi che operano su questo territorio si incontrano ognuno porta qualcosa,

ognuno cerca di riportare qualche cosa indietro da questo patto, cio di ottenere dei benefici a fronte di risorse di elementi che mette e coinvolge e condivide con gli altri attori quindi un percorso di sviluppo sostanzialmente se siamo di fronte a una situazione che ci dice che la crisi dello sviluppo il problema essenziale di questa fase della vita economica del nostro paese, una proposta che quindi tenga in primo luogo e come primo obiettivo una proposta di iniziativa di sviluppo. Quindi lo sviluppo quello di proporsi per la costruzione, la realizzazione, la gestione di nuove strutture residenziale e di una nuova rete di servizi di assistenza. Questa nuova rete quindi che deve supplire ad una carenza enorme di centinaia di migliaia di posti residenza e di posti letto nel settore dellassistenza agli anziani. I posti che non ci sono i posti di cui abbiamo bisogno insieme naturalmente anche alle altre cose, quindi allassistenza domiciliare e di cui in Italia parliamo da ventanni facciamo con tutti i nostri limiti da ventanni, tutti ne parlano, nessuno la vede perch si vede poco effettivamente, ma quando si tratta di mettere in funzione i meccanismi che leggi bellissime hanno scritto gi da decenni la partenza non si vede mai. Forse sarebbe il caso di utilizzare le bellissime leggi che noi abbiamo per far partire qualche iniziativa anche pratica e

che non costa nemmeno moltissimo. Quindi in questo quadro, in questo percorso di sviluppo che va a contemperare esigenze degli anziani che avranno bisogno oggi e soprattutto negli anni futuri di maggiori risposte assistenziali e quella dei giovani che devono lavorare quindi la promozione del lavoro allinterno delle strutture, la promozione del lavoro perch si costruiscono le strutture con tutte, con tutti gli annessi, quindi offre unopportunit assai importante, che richiede per, noi diciamo, il contributo e lapporto di tutti. Quindi le imprese, ci mettiamo in questo senso al primo posto, le imprese che cosa possono offrire? Possono offrire investimenti, possono offrire le risorse, e di questi tempi coi capite ci vuole coraggio per lanciarsi in unoperazione di questo genere quando c unincertezza economica, unincertezza anche politica e unincertezza normativa. Quindi le imprese si pongono in primo piano anche con il supporto alla sottoscrizione degli integrativi, dei contratti integrativi per lassistenza integrativa, quindi due passi in questo senso. I lavoratori a cui forse questa, questipotesi del giorno di ferie da dedicare al finanziamento del fondo per la non autosufficienza potrebbe essere una cosa accettabile visto che rientra in un quadro di complessiva solidariet e di complessivo sviluppo, quindi utile un po per tutti. E poi

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anche per questi ladesione ai fondi sanitari integrativi. Per i pensionati e quindi i sindacati e gli anziani che dovrebbero e potrebbero accettare pi favorevolmente anche una rimodulazione per esempio delle indennit di accompagnamento. Abbiamo visto lesempio tedesco oggi, certamente un aspetto molto interessante credo dovremmo tenere in ottima considerazione. E i fondi pensionistici e i fondi sanitari integrativi perch Buongiardino lo metteva nellultima diapositiva, mi pare, la possibilit anche della collaborazione dei fondi pensionistici oltre che dei fondi sanitari integrativi unopportunit molto interessante. Dovrebbero certamente, probabilmente, se non ho capito male un po il complessivo di questo mondo, forse razionalizzare un po i loro interventi anche perch anche l nella distribuzione dei fondi erogati di assistenza domiciliare non se ne vedeva nemmeno una fettina piccolissima di supporto alle cure di lungo termine nemmeno, quindi forse spostando un pochino e pi rapidamente il loro intervento sulle fasce in cui c maggiore necessit e forse cercando di pubblicizzare un po il loro intervento anche in questi altri settori. Quindi per concludere il modello di assetto finanziario di supporto alle cure di lungo termine, alla lungodegenza e a tutto quello che riguarda le cure che prestano le strutture Anaste, con la ca-

renza delle risorse del servizio sanitario nazionale, va quindi verso la necessit di chiedere un contributo, un supporto da parte di agenti e di attori diversi. Pensando anche ad altre iniziative quelle che sono state dette poco fa a proposito dellutilizzo di fondi per la gestione degli immobili degli anziani che spesso sono congelati e che sono impossibili da utilizzare mentre invece potrebbero esserlo vantaggiosamente a fondi sanitari integrativi, ma anche a fondi aperti a capitalizzazione reale in cui si possano invece collegar direttamente con versamenti diretti dei singoli sia prestazioni pensionistiche che prestazioni sanitarie e anche questo avrebbe un grandissimo apporto, unipotesi valutata dal Cerm e che stata pi volte proposta, questa di una parziale convergenza di fondi pensione e di fondi sanitari integrativi. Quindi questi, con questi fondi e con questo meccanismo si potrebbe attivare quindi una raccolta di risorse che nel corso del corso del tempo servirebbero per supportare la realizzazione di nuove strutture e finanziare poi nel corso degli anni i costi derivanti. chiaramente una sfida molto complessa. Ci rendiamo conto che sono molti gli attori, che pi ci sono attori intorno e pi si complicano i problemi e pi difficile metterli daccordo e trovarli. una sfida che per noi ci sentiamo di affrontare. un percorso

stimolante e dico oggi avete i giornali, titolano con la battuta di Monti: ora di corsa. Ecco noi di corsa ci andiamo da tanti anni, ci siamo andati sempre, quindi ci aspettiamo che pure gli altri che invece sono andati magari a passo un po lento, a passo cadenzato si mettano un po in movimento. Le strutture di Anaste, credo, sono pronte a raccogliere questa sfida. Ci aspettiamo che gli altri facciano il loro corso, facciano i loro passi. Grazie per lattenzione. (04.40.48) Prof. Alberto De Santis Grazie Sebastiano, elaboreremo questa proposta. Le parole da correggere sono evidenziate in rosso

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