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De Broglie e la nascita della Meccanica Quantistica
Article · July 2020
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Attilio Maccari
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De Broglie e la nascita della Meccanica Quantistica
Prof. Attilio Maccari,
I.T.I.S. “[Link]”, Monterotondo (Roma)
Una delle maggiori difficoltà concettuali nell’apprendimento della Meccanica Quantistica è
costituita dalla doppia natura corpuscolare e ondulatoria della materia e della luce. Un possi-
bile percorso storico-didattico può essere costituito dall’analisi del ragionamento, basato mol-
to sull’intuizione fisica e assai poco sull’astrazione matematica, che de Broglie espose nella
sua tesi di dottorato nel 1924. In quella tesi si ritrovano alcune problematiche che poi saranno
pienamente esplicitate nella famosa teoria della doppia soluzione, tuttora oggetto di molte di-
scussioni e ricerche.
1. Introduzione
Nella maggior parte dei testi sulla Meccanica Quantistica, il nome di Louis de Broglie viene ci-
tato, di solito abbastanza sbrigativamente, nelle pagine iniziali, per ricordare la sua ipotesi sul
comportamento ondulatorio della materia, che sarebbe nata sulla base di un’analogia con il mo-
dello corpuscolare della luce, i famosi fotoni, di Einstein.
Successivamente, il lettore viene condotto nel regno degli spazi di Hilbert, dove assiste alla
fondazione assiomatica della teoria, formalmente ineccepibile, ma che, per quanto riguarda la
realtà fisica che esso rappresenta, non risulta del tutto convincente.
Per un docente che non vuole rinunciare a parlare della più grande costruzione teorica della fi-
sica contemporanea agli studenti dell’ultimo anno delle Superiori, tutta la superba impalcatura
teorica della Meccanica Quantistica risulta di poca utilità, perché di fatto improponibile agli
studenti, tenuto conto della loro preparazione matematica media.
Al di là del fatto che la Meccanica Quantistica funziona ed alla base di innumerevoli applica-
zioni tecnologiche, il principale messaggio didattico da trasmettere diventa quello di far capire
che secondo la Meccanica Quantistica l’interpretazione fisica del mondo deve completamente
cambiare rispetto al mondo materialista e deterministico, rigidamente regolato dal principio di
causa ed effetto di newtoniana memoria. Tuttavia, per quanto riguarda la nuova concezione del-
la realtà fisica, ci si trova di fronte a risposte contraddittorie, che testimoniano come il proble-
ma non sia stato affatto chiarito, perché tuttora aperto a molteplici, fra loro contrastanti, solu-
zioni [1].
Uno dei problemi più sconcertanti per gli studenti è riuscire a capire il dualismo ondulatorio-
corpuscolare che è comune alla materia ed alle onde elettromagnetiche. Nella fisica ottocente-
sca la materia aveva un comportamento corpuscolare regolato dalla dinamica di Newton, men-
tre la radiazione elettromagnetica aveva un comportamento ondulatorio governato dalle equa-
zioni di Maxwell. Con la Meccanica Quantistica le particelle di materia diventano onde e la ra-
diazione elettromagnetica diventa un insieme di fotoni e per lo studente medio il rischio di una
grande confusione diventa quasi inevitabile.
Nel tentativo di chiarire questa problematica mediante un approccio storico, la nostra analisi
prende come punto di partenza la famosa tesi di dottorato del 1924 [2], dove, sfruttando a fon-
do la conoscenza della Relatività Ristretta, de Broglie considera una particella come un pac-
chetto d’onda in continua vibrazione, che viene guidata nel suo movimento da un campo “pilo-
ta” esteso in tutto lo spazio (vedi § 2).
La particella deve quindi essere considerata come una parte, a densità particolarmente elevata,
del campo “pilota” stesso, per cui é naturale supporre che la vibrazione del campo “pilota” e
quella del pacchetto d’onda, costituente la particella, si devono sempre mantenere in fase.
Ne consegue, allora, che la lunghezza d’onda dell’onda “pilota” deve essere
h
, (1)
p
dove h é la costante di Planck e p la quantità di moto della particella.
Osserviamo subito che la (1) non é un’ipotesi “ad hoc”, arbitraria, o addirittura una “relazione
fenomenologica” [3], originata da una vaga analogia con il comportamento della luce, ma é al
contrario il risultato di una teoria più vasta e coerente sulla natura fisica delle particelle, che si
riallaccia alle idee di Einstein.
La teoria della doppia soluzione (vedi § 3) é il naturale ampliamento della tesi di dottorato e fu
proposta, originariamente, nel 1927 [4], ma, per le pesanti critiche subite, specialmente da parte
di Pauli, al Quinto Congresso Solvay, per molti anni de Broglie, praticamente, vi rinunciò, fin-
ché, spinto soprattutto da un lavoro di Bohm [5], riorganizzò le sue idee, riuscendo a metterle
in una forma più valida e coerente.
Se consideriamo l’equazione di Schrodinger, accanto alla funzione d’onda Y della Meccanica
Quantistica convenzionale, che viene normalizzata ad uno [6], de Broglie considera un’altra so-
luzione F della stessa equazione, con
Y = C F, (2)
dove C é una costante eventualmente complessa.
La F va considerata come un’onda reale, e non come un’onda di probabilità, che guida il movi-
mento della particella, attraverso la variazione relativa della sua fase, generando un potenziale
che provoca degli effetti non locali.
Il dualismo fra l’onda e la particella, tipico della Meccanica Quantistica, viene risolto da De
Broglie, nel senso che ci si trova sempre di fronte ad una coesistenza fra la particella e l’onda,
che guida il suo movimento: ambedue sono assolutamente reali, esistono anche prima di una
qualunque osservazione, anche se, naturalmente, da questa possono essere profondamente mo-
dificati.
Il filo conduttore di questo lavoro é mostrare come de Broglie, allo stesso modo di Einstein,
cerchi una teoria in grado di reinterpretare le particelle come “grumi” di energia del campo
stesso, che si muovono sotto l’azione della parte ondulatoria del campo.
La valenza didattica del nostro lavoro è duplice, perché mira sia ad introdurre in modo intuitivo
una delle grandi scoperte della Meccanica Quantistica (il dualismo onda-particella) sia a far co-
noscere agli studenti un argomento tuttora vivo ed al centro di accaniti dibattiti (la teoria della
doppia soluzione). Molti studenti si lamentano del fatto che la fisica sia una disciplina fatta
solo di certezze, cristallizzata nella sua perfezione, dove esiste solo una risposta giusta e tutte le
altre sono sbagliate. Un giorno uno studente mi disse che nella fisica si trattava solo di capire la
verità, mentre nelle discipline storico-letterarie la verità bisognava cercarla da soli perché non
si trovavano mai due critici d’accordo nell’interpretazione di una poesia o di un periodo stori-
co. In realtà questo atteggiamento nasce dal fatto che per ovvi motivi di tempo l’insegnamento
è costretto a concentrarsi sulla fisica classica e non si trova quasi mai lo spazio per approfondi-
re un qualche problema d’attualità, dove la situazione teorica è ancora incerta e gli esperimenti
potrebbero da un giorno all’altro far pendere la bilancia verso una teoria a scapito delle altre.
Il docente che eventualmente volesse introdurre nel proprio programma quanto esposto in que-
sto articolo dovrebbe verificare la presenza di una adeguata preparazione matematica degli stu-
denti. A questo punto si troverebbe di fronte a due strade: 1) limitarsi al § 2 sul dualismo onda-
particella, sfruttando la possibilità di approfondire una caratteristica fondamentale della Mecca-
nica Quantistica, senza usare troppa matematica; 2) usare sia il § 2 che il § 3, allo scopo di por-
tare gli studenti nel bel mezzo di una teoria, che è una fra le tante possibili interpretazioni della
Meccanica Quantistica, e che offre agganci filosofici non indifferenti con la sua scelta esplicita
per il realismo contro lo spiritualismo di Heisenberg.
2. L’armonia di fase
La tesi di dottorato si può considerare fondamentalmente come un’applicazione dei principi
della Relatività Ristretta e della teoria dei quanti di luce di Einstein al mondo atomico [7].
De Broglie parte dalla constatazione che tutti i tipi di energia sono riconducibili a movimento e
quindi anche l’energia di riposo di una particella deve essere collegata ad un moto periodico di
frequenza [8]
m0 c 2
, (3)
h
dove m0 é la massa di riposo della particella, nel sistema di riferimento in cui la particella é
ferma.
Passando in un altro sistema di riferimento inerziale, dove la particella appare in moto con ve-
locità V, quando si cerca il nuovo valore della frequenza, ci si trova di fronte a due risposte fra
loro contraddittorie.
Da una parte, essendo l’energia secondo la relatività ristretta
2
E m0 c , (4)
1 V
, , (5)
1 2 c
sembrerebbe che sia
E m0 c 2
0 1 (6)
h h
dall’altra considerando che la particella appare, in virtù del suo moto periodico interno, come
un orologio in movimento, soggetto alla dilatazione del tempo, si avrebbe
0 m0 c 2
0 2 , (7)
h
con 2 1 .
Nasce allora il problema di conciliare fra loro queste due frequenze, nel rispetto del principio di
relatività: “Le due frequenze [...] sono essenzialmente diverse, perché contengono il termine
1 2
in maniera differente. Questa è una difficoltà che mi ha molto impegnato: sono riu-
scito a toglierla, dimostrando il seguente teorema dell’armonia di fase”. [9]
La geniale risposta di de Broglie consiste nel supporre che, ad ogni particella, deve essere asso-
ciata un’onda “pilota”, che guidi in qualche modo la particella stessa e la cui frequenza sia data
da 1 , mentre 2 é la frequenza dell’orologio interno.
A questo punto, de Broglie formula il celebre teorema dell’armonia di fase: l’oscillazione, di
frequenza 1 , dell’onda “pilota” si mantiene sempre in fase con il moto periodico interno della
particella di frequenza 2 .
Supponiamo che al tempo t=0 la particella si trovi nell’origine (x=0) e sia in fase con l’onda
“pilota”: l’oscillazione relativa al moto periodico interno sarà del tipo
cos( 2 2 t ), (8)
mentre quella dell’onda sarà
x
cos[ 2 ( 1t )], (9)
dove l é la lunghezza d’onda , per cui al tempo t la particella si troverà in x=Vt e, per mantene-
re l’armonia di fase a qualunque t>0, dovremo imporre che sia
Vt
2 t 1t , (10)
ovvero
V
2 1 , (11)
per cui, utilizzando (6) e (7), si ottiene
V m0 c 2 m0 c 2 h V
h
h
m0 c ( 2 1)
2 . (12)
Utilizzando ora la proprietà
2
V
2
1 , (13)
c
nonché la relazione relativistica
EV
p , (14)
c2
risulta subito
h
. (15)
p
“Se inizialmente il fenomeno interno della particella in movimento é in fase con l’onda, allora
questa armonia di fase si manterrà per sempre.” [10]
La velocità di fase dell’onda pilota é
c2
V f 1 c (16)
V
e la velocità di gruppo
d1 d c2 h2
Vg [ m2 2 2 ] V (17)
d (1 / ) d (1 / ) h c
coincidente con la velocità della particella.
La velocità di fase (16) rappresenta la velocità con cui avanza una qualsiasi superficie d’onda a
fase costante, la velocità di gruppo (17) costituisce la velocità con cui si muove il massimo di
un pacchetto d’onde, costruito con una sovrapposizione di onde monocromatiche poco diffe-
renti fra loro in frequenza.
Il fatto che la velocità di fase é maggiore della velocità della luce significa che l’onda “pilota”
non può trasportare energia e quantità di moto, che sono invece concentrati nella particella:
Einstein parlava, a tal proposito, di un campo fantasma (“Gespensterfielder”).
Una delle conseguenze più notevoli di questa teoria é l’interpretazione fisica delle condizioni di
quantizzazione dell’energia di un atomo di Bohr-Sommerfeld [11].
Queste condizioni si esprimono, nella loro forma più semplice, imponendo che, per l’elettrone
nell’atomo d’idrogeno, in orbita circolare di raggio r, secondo il modello di Bohr,
prd nh, (18)
con n=1,2,..., dove é l’angolo di rivoluzione e l’integrale va calcolato su un periodo
dell’orbita.
Sfruttando la (15), si vede subito che la condizione equivale ad imporre che la lunghezza della
traiettoria sia un multiplo intero della lunghezza d’onda (condizione di risonanza per un’onda
stazionaria), ovvero che la fase dell’onda “pilota” sia una funzione monodroma della posizione.
“Per descrivere le caratteristiche della materia come pure della luce, ci si deve confrontare
contemporaneamente con onde e particelle. L’elettrone non può più essere raffigurato come
un semplice granellino d’elettricità: deve essere associato ad un’onda e questa onda non é una
illusione: si può controllare la sua lunghezza d’onda e si può prevedere l’interferenza. E’ stato
allora possibile prevedere una famiglia di nuovi fenomeni prima di averli osservati sperimen-
talmente. Allora su questa teoria del dualismo onda-corpuscolo in Natura, raffigurata in un
modo più o meno astratto, si é basato l’intero sviluppo della fisica teorica e probabilmente si
deve fondare il suo progresso futuro.” [12]
L’onda “pilota” non é un’astratta onda di probabilità, ma un’onda fisicamente reale. Per meglio
sottolineare l’inadeguatezza dell’onda di probabilità della Meccanica Quantistica, de Broglie
escogita il famoso paradosso della “scatola”. Si immagini una scatola contenente un elettrone,
descritto da una funzione d’onda ( x ) , che é dunque nulla all’esterno del contenitore. Suc-
cessivamente la scatola viene divisa in due parti, mediante una parete perfettamente riflettente:
avremo ora una 1 ( x ) , che descriverà la probabilità di trovare l’elettrone nella scatola 1, ed
analogamente una 2 ( x ) per la scatola 2. Le due scatole vengono ora portate una a Tokyo ed
una a Parigi.
Secondo la Meccanica Quantistica, nel momento in cui si apre la scatola di Parigi, e si osserva
l’elettrone, allora la funzione d’onda a Tokyo collassa istantaneamente a zero, mentre, prima di
compiere la misura, l’affermazione “l’elettrone o é a Tokyo o é a Parigi” é priva di senso. Il pa-
radosso di de Broglie mette, dunque, in evidenza che esiste una contraddizione fra Meccanica
Quantistica e realismo locale, intendendo con ciò la posizione di chi crede nell’esistenza di una
realtà oggettiva al di fuori di noi, che possiede delle proprietà indipendenti dall’osservatore, ed
inoltre ritiene impossibile il manifestarsi di interazioni non locali.
Al contrario, chi crede solamente nell’onda di probabilità della Meccanica Quantistica, come
teoria completa ed esaustiva, deve necessariamente abbandonare il realismo e spingersi verso
una pericolosa visione idealistica e spiritualistica, come d’altra parte energicamente sostenuto
da Heisenberg.
3. La teoria della doppia soluzione (cenni)
Le idee esposte nella tesi di dottorato erano purtroppo limitate all’onda piana monocromatica,
per cui era necessario un ampliamento, allo scopo di riuscire a trattare anche il caso più genera-
le di un generico pacchetto d’onda.
Nel 1927, de Broglie espone una prima versione della sua teoria della doppia soluzione, dove
introduce la distinzione fra l’onda Y di probabilità dell’interpretazione “ortodossa” e l’onda
“pilota” F, reale, e quindi non normalizzabile, soluzioni ambedue dell’equazione di Schrodin-
ger [4].
Al Quinto Congresso Solvay (1927), la teoria della doppia soluzione viene duramente attaccato
da Pauli, che avanza la seguente obiezione: se una particella urta contro un corpo rigido rotan-
te, si sa dall’esperienza che, dopo l’urto, ambedue si troveranno in uno stato ben definito di
energia ed impulso, mentre secondo la teoria di de Broglie l’onda “pilota” verrebbe a subire
delle violente fluttuazioni, e non si avrebbe più uno stato finale univocamente definito [13].
De Broglie si vede, dunque, costretto ad abbandonare la sua teoria ed ad adeguarsi all’interpre-
tazione ufficiale.
Negli Anni Cinquanta D. Bohm, anche in seguito all’influenza ed all’incoraggiamento di Ein-
stein, propone la sua famosa teoria causale delle “variabili nascoste”, con la quale cerca di di-
mostrare la incompletezza della Meccanica Quantistica convenzionale [14].
De Broglie allora riprende la sua teoria e la perfeziona, con l’introduzione di un moto brownia-
no della particella, che si sovrappone a quello fornito dall’equazione di Schrodinger.
La critica all’interpretazione “ortodossa” si basa sul fatto che, essendo la funzione d’onda Y
solamente una rappresentazione della probabilità, non si capisce come possa essere responsabi-
le dell’evoluzione nel tempo delle caratteristiche fisiche di un sistema: come può una probabili-
tà agire sulla realtà modificandola ? [15]
Vediamo, adesso, di tratteggiare brevemente le principali caratteristiche della teoria della dop-
pia soluzione [16]. Ad ogni particella, si associa un’onda reale F, soluzione dell’equazione di
Schrodinger, all’interno della quale si muove la particella..
Si può ritenere che la particella occupi una piccola zona di spazio, dove si sovrappone all’onda
“pilota”, per cui in generale l’onda reale non é F bensì
' 0 , (19)
con 0 diversa da zero solo nella zona occupata dalla particella, dove assume un valore enor-
memente più grande di F.
Ad energie elevate, la lunghezza d’onda dell’onda “pilota” diventa sempre più piccola fino a
diventare confrontabile con la dimensione della particella: a quel punto, evidentemente, cessa
anche la validità della teoria.
Secondo de Broglie, il legame fra la sua onda reale e l’onda Y della Meccanica Quantistica é
dato da
Y=CF, (20)
con C costante, eventualmente complessa, di modulo molto più piccolo di uno.
Nel corso di una misura, il collasso della funzione d’onda, tipico della Meccanica Quantistica,
riguarda Y ma non F, perché é la costante C che si annulla.
“Finora, ci siamo limitati a descrivere l’inserimento della particella nella sua onda, afferman-
do che l’onda fisica reale deve includere una piccolissima zona di grandissima ampiezza, che
é appunto la particella.
Al di fuori di questa zona singolare, l’onda fisica é semplicemente l’onda F di ampiezza molto
limitata che obbedisce alle solite equazioni lineari. Abbiamo già detto che ci sembra prematu-
ro tentare di descrivere la struttura interna della zona singolare, cioè della particella.
Tuttavia, é probabile che questa descrizione farà intervenire delle equazioni non lineari di tipo
complicato.” [17]
E’ evidente allora come gli sforzi di de Broglie miravano allo stesso scopo di quelli di Einstein:
costruire una teoria di campo classica e non lineare, considerare le particelle come parti del
campo a densità particolarmente elevata, interpretare le condizioni di quantizzazione come con-
dizioni di risonanza relative alla parte ondulatoria del campo e, soprattutto, risolvere il proble-
ma del dualismo onda-corpuscolo, postulando la proprietà che una particella deve sempre esse-
re accompagnata dal suo campo “pilota”.
Diversi, tuttavia, erano gli strumenti usati: Einstein “partiva dall’alto”, nel senso che voleva ot-
tenere tutti questi risultati come sottoprodotti di una più generale teoria del campo unificato,
fondata sulle tecniche matematiche della Relatività Generale, mentre de Broglie “partiva dal
basso”, dall’equazione, sperimentalmente valida, di Schrodinger (con tutte le sue estensioni re-
lativistiche), nel tentativo di arrivare, con successive modificazioni, ad equazioni sempre più
generali e valide.
Una conseguenza della formula della guida é che, in uno stato stazionario, la particella risulta
la maggior parte delle volte ferma. Si prenda come esempio l’oscillatore armonico, che possie-
de delle autofunzioni reali, definite a meno di un fattore di fase, exp(ij), costante: la velocità é
nulla perché la derivata di una costante é zero.
Per de Broglie, nasce la necessità di postulare un moto aleatorio (browniano) della particella,
che si sovrappone a quello previsto dall’equazione di Schrodinger.
Un’analogia, utile per immaginare questo moto aleatorio, può essere costituita da un granellino
di polvere, che si muove in un fluido: se é sufficientemente pesante segue le linee di flusso,
senza subire deviazioni apprezzabili, ma se é abbastanza leggera da risentire degli urti delle
molecole del fluido, subirà delle fluttuazioni continue, che lo spostano con grande frequenza da
una linea di flusso all’altra.
Responsabile di questo moto aleatorio deve essere un mezzo “subquantistico”, una sorta di ter-
mostato la cui temperatura deve dipendere dalla massa di riposo m0 c 2 della particella in con-
siderazione.
Nel corso degli anni, de Broglie ha esteso la sua teoria, per cercare di interpretare i vari aspetti
particolari della Meccanica Quantistica [18], per meglio precisare la base filosofica del suo
pensiero [19] ed, infine, per riuscire ad includere nella sua teoria il moto relativistico delle par-
ticelle con spin ½ [20] e con spin uno [21]. Uno sguardo retrospettivo su tutta la sua lunga car -
riera di ricercatore si può trovare in [22].
Ecco il suo giudizio conclusivo sulla teoria della doppia soluzione: “Ritengo oggi che questa
interpretazione, nel momento in cui sarà approfondita, ampliata e forse anche cambiata in al-
cuni punti, ci consentirà di capire meglio la vera natura della coesistenza di onde e particelle,
riguardo al quale il formalismo della Meccanica Quantistica attuale non esprime altro che
delle informazioni statistiche esatte, ma secondo me incomplete.” [23]
Ricordiamo, inoltre, che il mezzo “subquantistico” é stato postulato anche da altri autori, nel
tentativo di arrivare ad una spiegazione causale della Meccanica Quantistica [24].
4. Conclusione
“Fondamentale, quando si considera un fenomeno fisico, mi sembra allora essere il riuscire a
descrivere la realtà fisica che esso rappresenta, nell’ambito dello spazio e del tempo e di cer-
care di capirla.
Dopo, ma solamente dopo, si deve ricorrere al formalismo matematico, per puntualizzare la
rappresentazione intuita.
Secondo me, é un grave sbaglio il volere creare un formalismo matematico, senza prima aver
creato un quadro chiaro e completo dei fenomeni da studiare” [25].
A questo riguardo, bisogna sottolineare che la fisica contemporanea ha intrapreso un cammino
molto diverso da quello auspicato da de Broglie, rinunciando a priori a creare un modello intui-
tivo della realtà fisica, che si vuole descrivere, limitandosi a sviluppare un formalismo matema-
tico, che, anche se é capace di fornire previsioni esatte, limita pericolosamente l’interpretazione
fisica dei fenomeni.
Si può dire, infatti, che l’influenza del pensiero di de Broglie sia stata molto limitata, specie al
di fuori della Francia, con qualche timido e sporadico tentativo di continuare la sua opera (si
veda, per esempio [26]).
Vediamo, ora, di riassumere brevemente gli aspetti più importanti del suo pensiero:
1) la Meccanica Quantistica produce puntualmente delle previsioni esatte, ma incomplete, per-
ché attribuisce ad un’onda di probabilità la proprietà di provocare degli effetti reali e misurabili
(come interferenza, localizzazione della particella, etc.);
2) la Meccanica Quantistica é incompleta, ma il realismo locale, cioè la teoria secondo la quale
due particelle sufficientemente lontane non si possono influenzare fra di loro, deve essere rifiu-
tato, perché esclude gli effetti non locali generati dall’onda “pilota”: come tutto ciò si possa
conciliare con la Relatività Ristretta é un problema tuttora irrisolto;
3) il dualismo onda-corpuscolo, espresso nel principio di complementarità di Bohr, va ribaltato
perché non si deve più dire che, per esempio, l’elettrone si comporta o come particella o come
onda, ma che, al contrario, é contemporaneamente sia un corpuscolo sia un’onda, con la secon-
da che guida il primo attraverso le variazioni relative della sua fase [27];
4) una particella va considerata come una piccola zona del campo, ad ampiezza particolarmente
elevata, che deve essere un opportuna soluzione di un’equazione di campo di tipo non lineare,
in stretto parallelo con le convinzioni di Einstein;
5) si deve operare un ribaltamento nell’impostazione del rapporto campo-particelle: nella teoria
quantistica relativistica dei campi, tramite la procedura di seconda quantizzazione, il campo
viene descritto essenzialmente come un insieme di particelle, mentre nella teoria di de Broglie
accade esattamente il contrario, perché sono le particelle ad essere dissolte nel campo ed a di-
ventarne una parte integrante;
Spetta al futuro, come al solito, stabilire se la strada indicata da de Broglie si potrà rivelare frut-
tuosa o se, al contrario, saranno le attuali tendenze della fisica teorica contemporanea ad affer-
marsi definitivamente.
Note e Bibliografia
[1] A. Maccari, “Einstein contro la Meccanica Quantistica”, La fisica nella scuola XXVII,
100-108, (1994).
[2] L. de Broglie, “Recherches sur la theorie des quanta”, Annales de Physique 3, 22-128
(1925).
[3] G. Passatore, “Appunti per un corso d’aggiornamento sulla fisica quantistica”, La fisica
nella scuola, Quaderno 3, “Materiale d’aggiornamento: fisica quantistica e cosmologia” XXVI,
3, (1992), pag. 12.
[4] L. de Broglie, “La mecanique ondulatoire et la structure atomique de la matiere et du rayon-
nement”, Journal de Physique 8, 225-241, (1927).
[5] D. Bohm, “A suggested interpretation of the Quantum Theory in terms of hidden variables.
I and II”, Physical Review 85, 166-179 e 180-193, (1952).
[6] Poiché il modulo quadrato della rappresenta la probabilità di osservare la particella in
un dato punto, la normalizzazione ad uno esprime semplicemente il fatto che la particella si
deve trovare in qualche punto dello spazio.
[7] I risultati della tesi di dottorato erano stati anticipati in
L. de Broglie, “Ondes et quanta”, Compt. Rend. Acad. Sc. 177, 507-510, (1923);
L. de Broglie, “Quanta de lumiere, diffraction et interferences”, ibidem 177, 548-550 (1923);
L. de Broglie, “Les quanta, la theorie cinetique des gaz et le principe de Fermat”, ibidem, 177,
630-632, (1923);
L. de Broglie, “A tentative theory of light quanta”, Philosophical Magazine 47, 446-458,
(1924).
[8] Avvertiamo il lettore che abbiamo modificato le notazioni originali di de Broglie, per ren-
derle più simili a quelle moderne.
[9] L. de Broglie, “Recherches sur la theorie des quanta”, [Link]., pag. 80.
[10] L. de Broglie, “A tentative theory of light quanta”, [Link]., pag. 450.
[11] A. Sommerfeld, “Zur Quantentheorie der Spektrallinien”, Annalen der Physik 51, 1-94 e
125-167 (1916).
[12] L. de Broglie, “La nature ondulatoire de l’electron”, in L. de Broglie, Matiere et lumiere,
Albin Michel, Paris (1957), pag.181-197: si tratta della conferenza tenuta a Stoccolma il 12 Di-
cembre 1929 in occasione del conferimento del Premio Nobel. La traduzione inglese é reperi-
bile in Nobel lectures in Physics 1922-1941, Elsevier Publ., Amsterdam (1965), pag. 244-256.
[13] L. de Broglie, “Vue d’ensemble sur mes travaux scientifiques”, in L. de Broglie physicien
et penseur, (a cura di) A. George, Albin Michel, Paris (1953), pag. 457-486.
[14] Nella teoria di Bohm [5], si avverte fortemente l’influenza del lavoro di de Broglie del
1927 [4].
[15] L. de Broglie, La physique quantique resrera-t-elle indeterministe ?, Gauthier-Villars, Pa-
ris (1953).
[16] L. de Broglie, “L’interpretation de la mecanique ondulatoire par la theorie de la double so-
lution”, in Foundations of Quantum Mechanics, ed. B. d’Espagnat, Academic Press, New York
(1971), pag. 346-367. Il lavoro é tradotto in inglese in Annales de la Fondation Louis de Bro-
glie 12, 399-421 (1987).
[17] L. de Broglie, L’interpretation de la mecanique ondulatoire par la theorie de la double
solution, [Link]., pag. 360.
[18] L. de Broglie, Etude critique des bases de l’interpretation usuelle de la mecanique ondu-
latoire, Gauthier-Villars, Paris (1963).
[19] L. de Broglie, Certitudes et incertitudes de la science, Albin Michel, Paris (1966).
[20] L. de Broglie, Une interpretation causale et nonlineaire de la mecanique ondulatoire: la
theorie de la double solution, Gauthier Villars, Paris (1956).
[21] L. de Broglie, Ondes electromagnetiques et photons, Gauthier-Villars, Paris (1968).
[22] L. de Broglie, Recherches d’un demi-siecle, Albin Michel, Paris (1976).
[23] L. de Broglie, L’interpretation de la mecanique ondulatoire par la theorie de la double
solution, [Link]., pag. 366.
[24] D. Bohm, J.P. Vigier, “Model of the causal interpretation of quantum theory in terms of a
fluid with irregular fluctuations”, Physical Review 96, 208-217 (1954).
[25] L. de Broglie, Recherches d’un demi-siecle, [Link]., pag. 73.
[26] Si veda per esempio:
[Link] e Silva, La reinterpretation de la mecanique ondulatoire, Gauthier-Villars, Paris
(1971);
J.L. Andrade e Silva, “Une formulation causale de la theorie quantique de la mesure”, in Foun-
dations of Quantum Mechanics, [Link]., pag. 368-397.
[27] [Link], La realtà virtuale-l’altra storia della fisica quantica, Di Renzo, Roma, 1992.
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