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,.t': :

, Il diritto naturale, che gli au,tod chiamano comunemente

jas naturale, è la l[bertà, propria di oiascun uomo, di usare

,;' óome vuole il suo poterc per la conservazione del'la sua natura,

lr ,ci,oè della vita; e di consegue,nza, di farc rutto ciò che secondo

il suo giudizio e la sua rrgion" riterrà essere il mezzo piú adatto

ad attuare quel fine.

';:,',,'

Pe libertà si intende, secondo

il signúficato proprio

del

r,: ,t€rrnio€r lÌassenza di impedimenti esterni. Tali impedimenti

possono spesso privare un uomo di una parte del suo potere

t,

r', di fare ciò che vuole, ma non possono impedirgl,i di usare il

r.::rpotere che gli è lasciato, secondo il suo giudizio e la sua ragione.

'rr 'r Una legge di natara (lex naturali.r) è un precetto, o regola

;,',

, l generale, rinvenuto con la r,agione, per cui si proibisce alfuo- mo'di fafe ciò che è dannoso per la sua vita, o che lo priva dei

!,,.

',;.i,,,,^rrri di conservarla; e gli si proibisce di omettere

frri.r'l:, dianls cui pensa di poterla meglúo conservare. I,nfatti,

*e-

"iò,

sebbene

;ir,1ll,.',.61oto che trattano

'r;;:,,:,;

.

11iiri,l'

; ju!

:-.^

r---

,l:-:.,

,

di questo argoménto siano sollti confondere

r

vanno renuri

.

r.

e lex, diritto e legge, pure essi

^

dústinti, perché

,libertà di fare o di i no,n fare, mentre Ia

1t diritto'consisre nella

,ii;r*ii I ti't 76

t H. si riferisce a sir Edward Coke (L552-16J4), massimo giurista

inelese. e riformatore della cornmon

in"r."rb omogeneo alla difesa dei diritti

law, del diritto consuetudinarió, 1:

privati. Coke fr,r alche

il

prlmó ,:

di Giacomo- I, I

della--comm-on lau

'',t

teader dell'oiposizione del parlamento all'assolutismo

il difensore. ipiú strenuo

dell-'autonornia

d.lta

oùtoii

reaolution,

con Coke;

"uto.ià

-in

pp.

-'t"l

per

'--z

if

punto

è

t,

nei.coltfrglti ,;

,:

sovrana (cfr. C. lHill, Intellectual

particolare, àedicò alla confutazione

diiiÀ

to,*írr, in Opere politicbe,

questo

testo).

i.216)'si

fonda su

discusso in

bp. t)i.,

la

pace, è il

Enslisb

224t>5). H. polemizzò a lungo, e in tutte. le sue opere,

origins ol

delle sue tesi il

cit' (cfr. iui, p. 422,

questa

:.

l

,

I

distinzioire'fra;'

la

guerta; ,1

qalebbe

sarebbe

li. vl"t*"a.r

è parte

i\ douere di cèrcare

Der Drovare che in H. la conservazi<.rne non è oggetto di un vero dovere,

pqrmesso di difendersi cor.r

dell'obbligazione

dell'obbligazìóne

(altrimenti

(altrimenti

guerra), guerra),

che

che

quindi quindi

si

à aÀzi non è

un dovete

dovete

",irl

un

"on

parte della teoria

della teoria

anche difendersi

anche difendersi con la

con la

si foirda su ,"rì'r

fonda su

princlpi diversi dalla di{esa di sé (e- dalla r.agione). In r.ealtà la distin: 'r::ri

,ion.bp.ttt.

nor

td.,

da.H. si può comprendere anche

(piú

semplicemente) ricq. 1':1.1r

che la legge di natura può presciivere la pace, perché essa,

conduce alla conseìvazione con certezza (insomma

quando è possibile,

utt m.rró necessario della conservazione);

è i"

nu"*.,

perché la guerra, anche quando

ma solo

,urlrrr di-conservar.i,

ù

t.cc.

-ài

,r.tu.t

ma si limita a permettere

è inevitabile, non dà alcuna

nel-primo caso

si

tratta

una possibilità. Quindi

ina

pr.scrizione

può configura.e

vi

(perché

di uri"mezzo che, ovè

un mezzo tecnico, vero e proprio); nel secondo, no.

si possa ricogere, attua

necessariamente il fine:

77

fiiHil'','

iiti,:.,,

,

.

':t'6.

i,ii,'

r.

rii

i

rir.

,;

lri

'

riiii',,

iiilt,

iill

,iii,','

;lii'

iliil :,

iiii,rl.", ' '

i|'l' ,

rlli:'.

,

"i.

il

iiril,,'

I,i,,:

:,ii;'

,

lrili '' ,

'lfi'

iiii '

ifii, ,

;ii

ii[r

iiii',

riiil,,'

i'i,'

ili, ,,

iiii

iii;,'

iil .

i:i

liii,,

cercare Ia pace e conlormarsi ad essa; la seconda pa,rte contiene

la

tutti

somma del diritto d,i natura, crcÈ, d.ilendere séistessi con

i

mezzi possíbili.

Da questa fondarnentale legge di natura, che coma,nda

gli

alni lo

sono,

agli

pace, deriva ,la seconda \egge, cbe si íia

uomini di tendere alla

disposti, quando ancbe

e nella:misara in cui

propria sicurezTa, a

accontenta,rlsi' di

n"

,onrrà,

lo si ritiene necessario alla pace e alla

deporre questo dirìtto a tutie le cose, e ad

tanta

libertà nei conlronti degti altri, quanta

agli altri

il diritto dú

in condizione di

,,

i! loro dirritto, non vi è ragúone per cui

del proprio, perché ciò sarebbe come darsi

(ciò a cui nessuno è tenuto), invece che essere

Questa è'la legge del vangelo: late agli altri,

reste gli altri lacciano a aoi; e la

nei propri confronîi. inf"tti, finché ciasc,rno conserva

fare turto ciò che vudle, tutti g,lú uomini si rovano

gue*a.

Ma

se gli altri

non intendono deporre

uno debba spogìiarsi

,in preda adl akri

disposti

juello

d;.

"lil

cbe uor_

legge di tutti gli uomini: quod

tibi lieri non uis, alteri ne leceúsf.-

Deporre un diritto a qualcosa

significa spogliarsi della li-

i{'su*o

diritto sulla

bertà dn impedire a un alrro di esercitare

stessa cosa. Infatti chi r,i,nuncia a,l suo diritto o lo cede non dà

a un a,ltro uomo un dirritto che già prima non avssse, perché

no,n c'è nu,lúa cui og,ni uomo non abbi,a di,ritto pe,r naturai bensl

s,i limita a togliersi dal,la sua strada, cosí che cost.ri possa

dere del suo diritto originale, senza che egli lo impedisca (s!b-

go-

bene non senza

che utrlltoo possa imped,i"rlo). euindi I'efietto

diri,tto di un uomo consiste, per gl,i al,tri,

dimú,nuzione degli i,m'pedi*;;ri;i;

orig;,a{

,.riltl". rinuncia, o rra-

del venir meno del

S il una-corrispondente

ostacolano I'esercizio del loro diritto

Si depone un dúritto mediante urru

-

sferendolo ad un a,lmo. Si ha

una semplice

rinuncia

quando

ci si cura di chi t'agga beneficio dall'atto; invece- lo si tra-

non

slerisce quando si des,trina quel

mi,na'te p.eTo1re.

E quando

beneficio ud unu o piú deter-

ha

ab,bandonuro'o.J.ra,

u",ro-o

in uno dei due modi, il propnio diri,tto, si d,ice allora che É

t Matteo,7,l2; la frase

latina significa:

--

che non vorresti gli altri facessero ""t

,

non fare agli alri quello

---'-

78

obbtigata o tenato a non impedire che

abbaidonato i,l diritto, lo esercitino; e che

d,i non rendere ,nullo que'l suo atto vcrlontario; e che un tale

im,pedimento è una ingiustizia o un torto, essendo sine iure, perché al diritto si è in precedenza rinunciato o lo si è tras{eri-

lo. Quindi i! torto o ingiustizia,'nelle controversie del mondo, è

modo simile a ciò che nel{e dispute degli studiosi è

chiamato assurdità. Essi infatti definúscono I'assurdità corne il

9olo1o,

cu'i ha cedu'to o

deue edha tl douele

in qualche

contraddire ciò che si è in'izialmente sostenuto; cosí ne'l mondo

è detto ingiustizia

arl,l'iniz,io si era

e torto

i[

disfare volontariamente, ciò che

vqlo,ntaniamente fatto. Il rnodò in cui un uomo

il

rinuncia o trasferisce

significare,

ch"e egli

suo dirítto consiste nel dichiara're o

mediante uno o piú segni volontar''i e sufficienri, rinuncia o lo trasferisce; o che vi ha rinunciato o lo

ha trasferito, a colui che lo accetta. Quest'i segni possono essere

'

parole

costituiscono i uincoli,

gati; vinco,li che

i"rrl", (a nulla si viene meno piú faoilmente che alla propria

paro,tra) ma dal'la paura di qualche catùíva conseguenza de'rivante

dal. romperli

da cui gúi uomini sono tenuti e obbli-

o azioni, o, come piú spesso accade, parole e azioni;-e

non ricevono la loro Îorza dalla 1o'ro stessa'

Ogni volta che un uomo 'ffasferisce un suo d'iritto, o vi

in considerazione d,i un diritto che gli è

trasfelito, o a motivo di un altro bene che da quell'atto: infatti si tratta di un'azíone vo-

rinlrncia, lo fa sempre

reciprocamente

spera di tra,me

lonta,ria; e I'oggetto

per loro stessi. Perciò vi sono dei diritti che

non sú può intendere siano abbandonati o rasfuriti da pante di

che siano le sue parole o i suoi segni. In pri- uomo non può deporre il diritto di resistere a

delle azioni volontarie degli uomini è sem'

pre qualche bene

un uomo, quali

mo luogo

chi lo

un

assalta con la f.orza per ucciderlo, perché no'n si può

I Si noti quindi che l'obbligazione

in l.

)

vera e propria (di cui questa

-umano,

nel-

è I'unica definizione presente

personale,

j'obblieo'si

i.

-Àiirioni

da un coniratto

riflette

deve dipendere da un atto

ln

(cfr. L.,151).

libertà

qualche rnodo, anche

I'originaria

ed autonomia

del soggetto-; --e

in direzione

-della

umane (altró punto assai importante,

appaiono

comprensione della società-borghese)

del

rapporto contrattuale.

improntate alla forma

79

,i

i

)

.il

'

ì,r,

ì.iii

.i:

i'",

rntendere che con il deporre quel diritto

egli miri la qualche

Ì

ì*=.

Ji.

bene per sé. Lo ,r.uro ,i può dire riguardo' af"

catene o' alla prigionia, sia perché non si rae alcun beneficio

dal sopportarle (come invece 1o si trae dal

aluo sia ferito o imprigionato); sia perché

quando si vede assalito c<rn la violenza da

sopportare che un

norr"o può dire,

altti, se essi vo-

per cui

' gliano la sua moirte o no. Infine il motivo, e il fine

sono inrodotti la

'

rinuncia e il trasferimento del diritto, non

è altro che la sicurezza della persona, riguando alla vita e aí

mezzi di conservarla senza disagi; percíò se qua,lcuno, con

parole _o a,ltri segni, sembra privarsi del fihe di quei segni

quello foise il ruo

stessi, lo

scopo o la sua volorìtà, ma come se ignorasse in qual modo

vengano interpretate Ie sue parole

si deve intendere non come se

ed azioni.

Il mutuo masferimento di diritti si chiama contlatto.

V'i è differenza tra il tasferimento il trasferimento o consegna de[la cosa

del diritto alla cosa, e

stessaj la cosa infatti

al,la raslazúone def

può essere consegnara contemporarneamente

diritto, come nel caso de,l paga,mento contante o del baratto di beni e re,me; oppure può essere consegnata piú tardi.

Inoltre uno dei contraend può consegnare la cosa co,nrrat-

tata, e lasoiare che I'ailro adempia al suo impegno in un certo

momento stabilito, concedendogli nel frattempo credito: allora

il contratto, per sua parte, è detto patto.

Oppure entrambe

le parti possono contrattare nel presente, e dare

nel futuro. In questo caso si concede cred,ito a chú deve adem-

adempi,mento

piere nel futuro, e tale adempimento è detto mantenirnento

della promessa o fede; e il non adempimento, se è volontario,

uiolazione della lede.

Qua'ndo il trasferimento di diritti non è mutuo, ma una

delúe parti lo compie con Ia speranza di guadagnars,i cosí la

a:,u;n'tcizia o i servigi di un almo uomo o dàl s"oi a,mici, o la

reputazione di carità o magnanimità; o con la speranza di libe-

rare Ia mente dalla compassione, o d,i essern.

ii"o*p.rrraro in

cielo, non

si tratta di un contratto, ma di un rrgatà o grazia,

infe_

parole che si,gnificano la stessa cosa.

I segni del contratto possono essere eJplessi. o pt

80

l.rir':.r .r tr- .

tr.i:i.,, i

renza. I pirimi sono delle paro,le dette con I'inrolligenza del loro

significato; e possono

io'do, io crdi, io bo

sia

riferirsi a\ presente o al passato' come:

dato, io bo ceduto, io xoglio che questo

tuo; oppure al fu'tu'ro, come: lo darò, io cederò' Queste

ultime sono dette Promesse. I segni per inferenza porsso{lo essere delle conseguenze di

parole, i.[.conreg".nr"

o d.11. conseguenze

per inferenza*di un

Ji silenzi, delle conseguenze di aaioni

rinunce ad agire' In genere è un segno

conrratto tutto ciò che indica a sufficienza

la volontà del contraente. 1

1

i

Un patto, in cui le due parti non ade'mpiono- al presente'

rna si concedono credito reciproco,

di sola na'tura (che è una

tutti), da qualsiasi

è reso nu'llo, nella co'ndizione

condizione di guerra di tutti contra

ragionevole sospetto' Se invece esiste un po-

di ,optu délle parti,

all'adempimen'to,

corn diritto e forua

il patto non è nu{lo'

no:r ha nessuna garanzia

3he

;;;;;"#.,

posto i

àrtring.r.

sufficienti "

Infatti chi ademp'ie

i;i;

funi ,,r

parole sono

per primo

la

t*uu-.ni.

sua parte, perché i vincol'i delle

condizione di sola natura' in

al nemico'' contra-

troppo deboli per frenare I'ambizione, l''avaínía'

senza la paura di un poter€

i'iru . L dtr. puriio"i degli uo-rnini,

coercitivo; e iale pot.re, nella

cui tutti gli

clelle loro

ademp,ie pèr primo

ri"-**

à1 dititt",

uomini sono eguali e giudicano del\a giustezza

paure, non può affatto essere sullposto' Quindi cl-ri

non fa che consegnarsi

che non si può abbandonare, di difendere

la vita e i mezzi della vita.

Invece i'n uno stato civitle, in cui esiste un potere stabilito

coloro che aútrimenti violerebbero la fede' una

per cosringere

,i-11. p",rà

pr,ro, à.u"

"

non è piú ragionevole;-!-nerciò chi, secondo'il

adempiere per primo è obbligato a far o'

Laca.,sa della paura, che rende inva'lido un tale p'a'tto, deve

intervenire dopo la conclusione deù patto stesso, colne

sempre

ad

àsempio un fatto rulovo' o un alt'ro seg'no della v-ol9-nt1

npier.;

arltrimenti non può renderlo nullo' Infatti

impedito di pro'mettere non si deve arnmettere

àl ,r"n ad

ciò che no.t hu

che impedisca l'ademPiere'

Chi trasferis

on dioitt, trasferisce anche i mezzi di eser-

8r

,/t

citarlo, per quanto gli è possibile; cosí si in,tende che chi vende un terreno trasferisce anche l'erba e tutto ciò che vi cresce;

deviare il corso d'acqua

che lo fa muovere. Del pari si intende

e che chi vende un mulino non può

,,'t''

che coloro che danno

gli danno anche il

ad un uomo il diritto sovrano di governare,

È impossibile fa,re un

diritto di impone rasse per mantenere un esercito, e d,i no-

minare dei magistrati per

gli animaùi, perché non

intendono il nostro linguaggio e quindi

o ac€ettare r.rna traslazione di diritto, né trasferire ad altri

I'amminisuazione della giustizia.

parro con

ron p<rrrorrL in,tendere

alcun diritto loro; e, senza nutua accetùazion€, non si può

concludere un patto. È impossibile fare un parto con Dio, se no,n con la media- zione d,i coloro cui Dio parla, per rivelazione soprannaturale,

o per mezzo dei luogotenenti che governano sotto di lui ed

in suo nome; aútrimenti, infatti, non sapremmo se i nosri patti sono stati accettati o meno. Perciò chi fa voto di fare una cosa

contrar,ia arlla {egge di natura fa voto i,nrlano, perché è ingiusto

mantenere quel voto. Se invece sú tratta di una .or, .omÀdutu

da,lla legge di natura, si è tenuti ad essa non dal voto, ma

dalla legge.

La materia od oggerto di ,un pato è semp.re qualcosa che rientra nelúa nostra deiiberazione, perché concludere un patto costituisce un atto della volontà, cioè un atfo, e I'ultimo, della

deliber,azione. Dunque si deve sempre tmtmr d,i un che di

cui adempimento sia giudicato possibiúe da chi co,n-

clude il pano.

futuro, il

Quindi non è un patto promette,re oiò che si sa essere

impossibile. Ma se una cosa, prima

im'possibile, il patto è va'lido; e vincola, se non arlla cosa sressa,

ritenuta possibile, si rivela

almeno al suo valore;

o, se anche questo è i,mlpossibi[e, allo

s{orzo leale di adempiere nella misura del posÀibile: perché

nessuno può essere obLùigato a fare di piú.

Gli uomini sono liberati dei loro pattú in due modi: con

l'adempi.mento o con il condono. L'adernpimento è il fine na-

turale dell'obbligazione; e i{ condono è la resti,tuzione della

82

'\,.,.

libertà, cioè u'n ritrasferimento del diritto in cui consisteva la

obbligazione.

I patti estorti con l'a Paurra,

nolla condizione di sola natura'

*n" àCUtig"tori. Ad esempio'

un ilr"ur,o] o di prestare

un

della vita, sono tenuto

i;i;;"

se io concludo il patto di paeare servizio ad un nemico' in cambio

non cè unraltra legge che

i

ad esso, perché si tratt'a di un conmatto

e I'a[tro' i'n cambio' del

;ùve il bene della'vita,

se

d.n*o o un servizio; e quirndi,

n p.olblr.t I'adempimento (come appunto nerlla condizione di

prigionrieri d'i guema

uolr'

debole deve mantenere la pace ha concluso.con un sovrano piú

nut,rru), il patìo è valido' Perciò

.rÉdito; e un principe

che-(come si

sono obbligati

loro del

l*un

a pagare il riscatto, s€ per esso è stato concesso

è detto prima) non i'ntervenga una

del dena'ro' sono obbliglto a

non mi liberi da questo obbligo'

concludere un patto' spinto

posso 'legittimamente fare senza

stant*ggio* che, per iuutu,

for,";

nuova e giusta causa di

B É*i.'l

timore, che faccia ri'prendere la grrerra"

negli Stati, se sono costretto a risca'ttare la mia vita

da un ladro, promettendogli

i.t*,

iiil"l,

fit"ht i" kgg. civiÈ

io posso legittimamente

dalla paura, su tutto ciò che

j:

:'

csser; obbligato; e ai patti legitti'mi, non posso legittirnamen'te

venir meno.

U'n patto prec-edente

lsi

rende nu'l[o un patto successivo' In-

è trasmesso a qualcuno un proprio díritto'

fatt,i, ,e oggi

do*uri noir-

to s,i porà trasmettere ad un a,ltro, e la seconda

pfomssa, non trasmettendo aúcun d'iritto, è nulla'

Un patto, con cu'i mi impegno a non difendermí dalla forza

come ho mostlato prirna'

con\u f.otu

;;;;;

;rÉ

J*ti" *orr.,

,

è sempre nul'lo' Infatti,

,*rf*ir. o deporre

delle ferite . dellu

il diritto di porsi al ripa'ro

prigion'ia (ev'itare le quali

.è

l,unico fi,ne in vista del quale

l,a oromessa

gun

patto,

di non resistere

si dÀpo-ngono dei diritti); qui'ndi

alúa forua non trasferi'sce' in nes'

ne$sun orritto; e non è obbligante' Infatti' sebbene

t.

por*, csncludere un p'atto come: Je non larò questo' o quello'

,i

gc;idirni;

questo

non se ,r. puO concltldere uno come: se non latò

resisterò quando aeruai ad ucciderni'

o quello, non ti

83

Per natura I'uo,mo sceglie i,l male

morire resistend,o, piuttosto che il male

mi,nore, cioe il pericolo di

maggiore, cioè la cer-

questo

tezza di morire subi,to, non resùstendo. E la verirtà di

è concessa da tutti gli uomini, che cunducono i criminali al

patibolo o in prigione sotto scorta arm,ata, sebbene tali cniminali abbiano consenti,to alla legge in base atrla qua,le vengqno con-

da,nnati.

Un patto che impegni ad accusare sé stessi, senza aver

ricevìrto la gannzia del perdono, è del pari invalido. Infatti

nella condizione di natura, in cui ogni uomo è giudice, non c'è

luogo ad accuse; e nello stato civile l'acrusa è seguita dalla

punizione, oioe da un arto di fona cui nessuno

non resistere. Ciò è vero anche riguardo all'accursare coloro,

è obbligato

a

alla cui condanna seguirebbe la nostra miseria, come un padre,

una

-simile

moglie o un benefattore. Infatti la testimonianza di un

accusatore, a meno che non 6ia ,prestata volontaria,mente,

si presume che sia per natura corrotta, e quindi non deve es-

serè accettata; e se la testimoniarva di un uomo non deve

ricevere credito, egli non è tenuto a darla. Anche le accuse

estorte con la tortura non devono essere considerate come te-

stimonianze, perché la tortura deve essere impiegata solo co,me

mezzo di coogettura, e come lume per le successive ricerche e

indagini sulla verità. Ciò che viene confessato in simili circo-

stanze tende ad alleviare i tormenti di chi è

rorr,urato, e non

ad informare i torturatori; quindi, non deve essere accreditato

come testimonianza sufficiente: infatti, si tratti di un'accusa

fatrsa o vera, chi è torturato lra proferiscr per il diritto di corn-

servare Ia vita.

La Íona deùle parole, come ho già notato, è del tutto insuf.

ficiente a vincolare gli uomini altrìadempimen,to dei loro patti.

Vi sono allora, nelfa natura delfi'uomo, solo due risorse imma-

grnabili per aumentare tale forza: cioè, la paura deú,le conse-

guenze del venir meno alla paro,la

di mostrare di no,n aver bisogno di venir me,no ad .rru.

data; e la gloria o orgoglio

{uJrru

u,ltima è una generosità troppo ra,ra per poterla pres,upporre, soprattutto in coloro che persegu,ono la ri,cchezza, i,l cvrnando

84

lrì :ì';' :.r';11;, ''.,,'. ',':i;,:. rt,, .,;:.,.1,

-.,ffi

e i,l piacere

òuindi la

sensuale' cioè nel'tra rnaggior

passione su cui si deve far

parte delil'umanità 1'

conto è la paura' di cui

uno è il porere degli spirit'i

oìistono due oggetti m<rlto generali:

iitLiUin' I'ultiJ è

;;;;;i;;;

iiic"t.

fot*i,

il potere degl,i

i'l primo è

uÀu"u prima della società

n*

;;;;

,,1i, nírrt,

i*i*

a.t

u-nàil'irrt.t*zione

ioii

^a

un

uornini che si offendono' Di

il piú grande, ma i[ secondo

i., generatle maggior

,riu*, per" oiascuno, lé- re'ígione ,

timore' La paura del p'rimo costi-

che è presente nell'a natura

civile' Invece il secondo potere

pt.t."te; o alme'no non lo è abbastanza da far mante-

e

le loro promesse, perché nella condizione di

"gii "tmini

la

diseguagli inza ài potère è resa chiara s<rlo dal-

Quinài

pnirna della società civile'

dovuta allla guerra, nulla può dar

"o*butti*Jnto.

di essa

patto di pace, contro le tentazioni dell'avarizia'

o a'ltro forte desiderio' se

ttàl u*biri"*, della cónc,,piscenza

nrn lu pau,ra d,i quel potere

Dio e temono come

i'nvisibile- che tutti adorano corne

irenclicatore del,la loro perfidia. Quindi,

nei confronti di due uomi'ni non soggetti

i."

che temono . Il giatamento

aggiunge 4 una promessa'

iin oàr*pirà, rinuncia

chiarna a

ad un potere civile'

ti p"a fare altro che farli g'iurare reciprocamente per il Dio

è una lorma di discorso cbe si

con cui cbi pronuette dichiara cbe' se alla rnisericordia d'el suo Dio' o lo

aiuti Dio; e tutto questo è ac-

uend'i,icarsi su di sé. La fotmuùa p^gan era: che C-iooe

bestia; la ncrstra formula è:

mi accid.a, come io uccido qaestt

io ltarò questo e quello, cosí mi

aotp"gnuto

da quei

nullt it"ptit

riti e da quelle celimonie' che ciascuno usa

religione per accrescere tra paura d'i venir meno

nilla parola data'

Da tutto

ciò risulta che un giuramento Prestato con una

formtla ó

un rito d'iversi du quelli propri di chi g'iura è nullo'

I La fisura dell'. uomo magnanimo

politi."l e

dio,

>, che non si abbassa a commettere

personale, costituisce

come il limite

un ,oi*ìfiìir[-Jl'q"rt.tr.

;;l;-;*.i"

ilî"",G'j't;-"

i"il;;;-;tú"[,

.

iì"ttato da,essa' Come già sosteneva

"r}taggio

non

è

.i"

,

ondo

"lt.

a al fuori dello Stato

H', è un-a

biiogtto

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Cfr.

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belva;

è una belva o un dio'

e .cosí l'uomo magnanimo

della legge-civile per.regolare ìe sue

Minogue,-Hoóbes

and tbe iust man'

iriJ"i -r*."a.'gìuutliit.

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in Hobbes-Forschungen

85

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