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I nuovi soggetti sociali della modernità

Lavoratori nel primo novecento

I cambiamenti economici fanno nascere, nuovi soggetti sociali, mentre vecchi soggetti tendono a
scomparire:

Una nuova categoria sociale è quella dei lavoratori dipendenti. Nelle società premoderne buona parte
della popolazione lavorava in proprio nei campi o nelle botteghe artigiane, altri lo facevano come
schiavi o servi della gleba.

I lavoratori salariati erano pochi e, di norma, prestavano il loro lavoro occasionalmente nelle proprietà del
signore, accanto all’attività nel proprio campo, in affitto o di proprietà.

Nelle società moderne invece scompare il lavoro servile e la maggior parte della popolazione lavora
alle dipendenze di altri, in modo continuativo, in cambio di un salario.

L’oligarchia economica dell’età vittoriana


Un’altra categoria nuova è quella degli imprenditori. Uomini nuovi, secondo la visione di Max Weber o
di Werner Sombart, ben diversi dai proprietari dei mezzi di produzione del passato.

A differenza dei signori feudali provengono da tutti gli strati sociali: sono ex artigiani, commercianti, nobili,
contadini benestanti trasformatisi in imprenditori.
Si riconoscono, secondo Sombart per i loro valori e uno specifico modo di pensare. Non si
accontentano infatti di ricavare il reddito con le attività tradizionali, ma cercano forme nuove per tener
testa alla concorrenza, si danno da fare, investono e rischiano per estendere continuamente il
proprio giro di affari [un esempio è offerto dalla figura di Octave Mouret nel Bonheur des dames di Émile
Zola].

Max Weber (1864-1920)

Werner Sombart (1863 – 1941)


L’imprenditore si impegna per il profitto, ma, come ha osservato Max Weber, la ricerca del profitto
dei primi imprenditori non era legata alla brama di ricchezza. Questi uomini erano infatti interessati
al profitto per sé, senza implicazioni edonistiche o desiderio di consumo: lavoravano, come dicevano, ad
maiorem dei gloriam.

Questo aspetto, che Weber ricava dalla cultura calvinista del successo e della predestinazione, è
stato secondo il sociologo il fattore essenziale della prima accumulazione del capitale.

I consumatori, potenza inconsapevole e manipolata già descritta da Zola


Un altra categoria che emerge con la modernità è quella del consumatore, cioè dell’acquirente di bene e
servizi. Nelle società tradizionali i consumi erano scarsi e legati ai beni prodotti dagli stessi individui che se
ne servivano o dai loro servi.

Producendo per lo scambio e l’accumulazione di denaro, non più per l’autoconsumo, la


modernizzazione produce anche i consumatori che possono profittare di merci sempre nuove e a costi
tenuti bassi dalla concorrenza.

Il politico costruttore di consenso


Anche le trasformazioni politiche generano nuovi soggetti sociali. La figura del monarca o del signore è
sostituita da quella dell’uomo di governo,soggetto alla legge e, almeno formalmente, al rispetto del popolo
dal quale trae il diritto stesso di governare.

Per questa ragione, il politico moderno ha bisogno del consenso che è ricavato attraverso meccanismi di
informazione o propaganda e attraverso la diminuzione di distanza dei rappresentanti dai
rappresentati [vediamo così uomini pubblici narratori di barzellette, cinguettanti su Twitter e dall’eloquio
informale].

La formazione degli stati moderni produce gruppi di persone che lavorano come funzionaridello stato,
dipendenti pubblici che si occupano di far funzionare l’apparato statale, soggetti caratterizzati almeno
originariamente da una precisa etica focalizzata sulla razionalità dell’azione amministrativa e sulla
centralità dell’interesse pubblico.

Diversamente dai collaboratori dello stato premoderno, vengono scelti in base alle competenze non
della posizione sociale che occupano.
cittadinanza e sovranità popolare
Il cambiamento politico più rilevante è però la trasformazione dei sudditi in cittadini, soggetti conosciuti
solo per brevi periodi dell’antichità.

Diversamente dal suddito il cittadino ha diritti e doveri stabiliti dalla legge e partecipa al governo,
nella misura consentita dalle norme. In altri termini, esso è, come scrive danilo zolo

«titolare individuale di diritti entro la società politica, [condizione] che sorge nell’alveo delle
grandi rivoluzioni borghesi e accompagna lo sviluppo del capitalismo industriale. In questo
senso la nozione di cittadinanza si oppone anzitutto a quella di “sudditanza”, per la quale
l’individuo non è titolare di alcun diritto nei confronti dell’autorità politica, ma è soltanto
destinatario di doveri e comandi. […] Lo status di cittadino discende dalla rivendicazione borghese
della libertà individuale contro lo Stato e, di conseguenza, dal carattere “limitato” del sistema
politico, dal suo essere uno Stato costituzionale vincolato da meccanismi di divisione e di
controllo del potere»