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ENCYG_OPADEIA xiv (27), 57-92, 2049, ISSN 1590-492x Ricerca psicologica fenomenologica come scienza* Marc Applebaum Saybrook Graduate School - USA Austracr “La filosofia & per me, nella sua idea, una scienza universe e‘rigorosa’ nel senso pit radicale. Come tale esa 2 una scienza che posa su una fondazione ultima o, che lo stesso, su un ultima responsabilita e garanzia di se stesa, una scienza, dungue in cui nessuna ovviets predicativa o ante-predicativa pud fungere da inindagato terreno co- noscitive, Si trata, insist, di realizzare nella stile dellinstaurazione di una serie di validiti relative e temporanee, attraverso un infinito processo storico un'Idea — ma di realizzarla effettivamente” (Postilla alle idee, idee III, pp. 915-16. A cura di E. Filip- pini, Torino, Einaudi, 1982). Ul precedente paragrafo sopra riportata illustra una serie di temi correlati che saranno familiari agh seudiosi di Husserl Egli si dedicato alla scienza fondazionalista ¢ pone tuna forte enfas sulla responsabilita del ricercatore: sostiene che la conoscenza prodotta dalla pratica scientifica 2 prospettca ¢ contestuale, un'intuizione legata alla sua visione di scienza come compita aperto, infinite. Se un metodo di cerca psicolagica deve exere _genuinamente definite fenomenologico e husserliano, allara ognuno di questi temi, che rappresentano Uimpegno da parte del ricercatore, devono esere presenti, in maniera impliciea 0 espliciea. Parole ehiave: Fenomenologia Amedeo Giorgi ~ Metodo ~ Scienza ~ Ricerca Phenomenological Psychological Research as Science “For me, philosophy, as an idea, means universal, and in a radical sense, ‘rigorous’ science, As such, i is science built in on ultimate foundation, or, what comes down fo the same thing, a science based on ultimate self responsibility, in which, hence, nothing held to be obvious, either predicatively or pre-predicatively, can pass, unquestioned, 4s a basis for knowledge. Iti, L emphasize, an idea, which, as the further meditative interpretation will show, isto be realized only by way of relative and temporary vali- ities and in an infinite bitorieal process—but in this way itis, in fac, realizable.” (Husserl, 1989, p. 406) The preceding passage illustrates a number of inserrelated themes which will be femiliar to students of Husserl, He ts dedicated to foundational science and places strong emphasis on the researcher's self responsibility. He asserts that the knowledge yielded by scientific praxis is perspectival and contextual, an insight linked to bis vision of rience asan open-ended, infinite task. Ifa psychological research DOI: 10.4442/ency_27_10_04 57 ‘Marc Applebaum method is to be genuinely termed phenomenological and Huserlian, then sach of these themes, which also represent commitments on che part of the practitioner, must be present, implicitly ov explicit. Keywords: Phenomenology — Giorgi ~ Method ~ Science — Research Husserl formula le sue ricerche fenomenologiche come sisposta af momento stotico in cui viveva, un periodo di crisi di civilta in cui “lo scetticismo —so- steneva ~ si sta diffondendo, minacciando in generale di screditare il grande progetto di una scienza rigorosa”. Per Husserl (1970), questo scetticismo rappresentava un collasso della fede nella “ragione”, intesa come gli antichi opponevano episteme a doxa: ad essere in gioco, per Husserl, era la fiducia della societ’ nella capacita degli esseri umani di date significaco alla vita in- dividuale ¢ pubblica attzaverso il ragionamento (p. 13). La fenomenologia era descinata a combattere la dilagante visione secondo la quale “la ragione non ha pitt niente da dire rispetto alle scottanti questioni di chi e che cosa siamo” (Dodd, 2004, p. 47). Quello di Husserl fu un tentativo di ridare vita alPoriginale significato di “scienza”, che sosteneva essere stato ampiamente dimenticato oscurato dalle scienze natura Quasi un secolo dopo, i seguaci dell'approccio husserliano alla ricerca psicologica fexomenologica iniziata da Amedeo Giorgi (1970, 2009) incon- trano una difficolta simile, Lavorando con gli studenti ci si imbatte spesso in un atteggiamento di scetticismo, espresso in affermazioni come “tutta la conoscenza ¢ interpretazione”, oppure ogni pretesa di verita riguardo a dei dati & “solo la tua interpretazione’; ancora, Paffermazione che nella tiverca qualitativa “non esiste qualcosa come la conoscenza oggettiva” perché “stia- mo studiande esseri umani, non oggetti”, o la tesi per cui “la ricerca qualita tiva & come la scriteura creativa: bisogna che tu sia un buon serittore, quasi un poeta per poter trasmettere l’esperienza umana, non uno scienziato”. Commenti come questi tendono ad emergere in risposta all affermazione di Giorgi, secondo cui la ricerca qualitativa in psicologia dev'essere rigorosa e cercare di ottenere uno status scientifico, Nella ricerca sull'insegnamento 2 probabile imbacrersi in atteggiamenti ingenui riguardo la psicologia qua- litativa: spesso sembrano derivare da discutibili e supetficiali volgarizzazioni dell’ermeneutica o della filosofia post-moderna, H! mio obiettivo nel saggio che segue non é ranto offtire una critica filosofica dell’ermeneutica filosofi- 58 7 tO mo erca con- esso ca la del rca stia- lica- yuasi ione srosa ento qua- joni geio sofi- Ricerca psicologica fenomenologica come scienza ca di Heidegger 0 Gadames; 0 di diversi filosofi considerati “postmoderni” come Focault, Derrida o Lyotard. Esaminerd invece le “conseguenze vis- sute”, nelf'espressione di Sass (1992), di infelici articolazioni della ricerca qualitativa che cerca di giustificare le proprie pratiche di ricerca invocando questi filosofi (p. 169). La relazione dell arte con la scienza si colloca amplia- mente in questa discussione, per cui comincerd considerando il contesto in cui il pensiero estetizzante entra nella ricerca qualitativa. “Ingenui atteggiamenti” empirici, ermeneutici e post-moderni. Seguendo il ragionamento di Eagleton nell’ Ideologia dell estetica (1990), vor- rei affermare che la crescita del pensicro estetizzante nel iscorso delle scienze umane rappresenta una fuga “dalla natura progressivamente astratta € tec- nica del pensiero moderno europed” poiché tale pensiero & rappresentato nella tradizione psicologica empirica (p. 2), Presentazioni anti-scientifiche 0 anti-metodiche della ricerca qualitativa in psicologia possono essere utilmen- te viste come esempi di una posizione presa dai ricercatori come reazione allalienante concezione della scienza riportata da Eagleton (1990). Alcune presentazioni della ricerca qualitativa mostrano un’eccessiva enfasi soggetti- vante sullinterpretazione ¢ T'estetica. Tali presentazioni rispecchiano la si- tuazione storica descritta da Eagleton (1990). Nella modernica, egli scrive, estetica 2 considerata come “cid che ci ha fornito una sorta di paradigma di quello che una modalit’ non-alienata della cognizione potrebbe essere” € “fornendoci un piacevole ristoro dal rigore alienante di altri discorsi specia- lizzati” (p. 2). I ricercatori qualitativi in psicologia, compresi i fenomenologi, criticano i metodi empitici come un /esto di Procuste che deforma la soggettivitd. Pren- dendo a guida l'analisi di Eagleton, ci aspetteremmo che qualche ricercatore di psicologia qualitativa si allontanasse del tutto dalla scienza, cercando rif gio in un approccio estetico-romantico di ricerca nel tentativo di preservare il significaco completamente sviluppato e sentito di soggettivita. Tali ricerca- tori potrebbero concordare con J'affermazione di Gadamer (1996) secondo cui la scienza “non & basata sull’esperienza di vita ma sul fare ¢ produrre [.--] questa scienza & essenzialmente [..,] un tipo di meccanica: mechane, owvero la produzione artificiale di effetti che non avverrebbero semplice- mente per se stessi” (1996, p. 38). Se i ricercatori qualitativi adottassero la 59 Mare Applebaum concezione di scienza come mechane di Gadamer, allora vedrebbero la scien- za come tha violenza all’anima piuttosto che una sua illuminazione, Per questo, i ticercatori qualitativi che cercano di appropriassi dell’ermeneutica filosofica come guida ¢ giustificazione per le loro pratiche di ricerca, proba- bilmente invocheranno Heidegger o Gadamer mentre affermeranno che la scienza in sé & un’atti 2 alienante incapace di condutre intuizioni genuine in soggettivita. Per definizione, la ricerca psicologica qualitativa deve, come conseguenza, essere non scientifica. Si pud osservare un fenomeno simile nelle appropriazioni della filosofia postmaderna da parte dei ricercatori qualitativi in psicologia. Ricercatori che cercano di basare la propria pratica sui lavori filosofici di postmodern come Foucaule potrebbero sostenere, come Gergen (1992), che “questioni di descrizione non possono essere separate dalle questioni del potere” (p. 23), Foucault sosteneva che le forme di conoscenza “sono indissociabili dai regimi di potere” (Best & Kellner, 1991, p. 50), riceneva quindi che “non CB nessuna cosa come la scienza oggettiva [poiché] ogni ‘scienza’ & di fat- to una ‘ideologia’... (e quindi] coinvolta nelle relazioni di potere” (Megill, 1985/1987, p. 249). Come awviene di solito quando si invoca fa filosofia postmoderna come guida ¢ giustificazione per la condotta della ricerca ~ in particolare modi di ricerca antimetodici — gli autori invalidano un approc- cio di ricerca consolidato (descrizione, nel caso di Gergen) alludendo alle asserzioni filosofiche, spesso presentate come affermazioni di fatto piuttosto che ragionamenti, e inquadrare come forti dichiarazioni di verita da parte di chi ne se appropria, Non sono il primo ad osservare, ionicamente, che i filosofi postmodern, famosi per il loro evitare affermazioni di verita, spesso sono invocati per sostenere affermazioni di verita apparentemente assolute. Sass (1992) ha acutamente commentato sugli effetti insani delle importa- zioni non ragionate del pensiero postmodernista nella psicologia clinica: “Quello che # preoccupante dei postmodernisti é, poi, Pappoggio in massa di estetismo, relativismo 0 frazionismo come la veritt ¢ # messaggio della psicoterapia, ed if loro quasi completo fallimento nel considerate i lati oscu- rie difficoltosi di questi punti di vista” (p. 171). Una trasposizione fatta con poca cura delle filosofie come quelle di Fou- caule nella psicologia esemplifica questo “lato oscuro” perché la conseguenza & un soggettivismo dannoso alla scienza come tale. Quando il soggertivismo (una specie di scetticismo) prevale, allora “invece che come un freno al cre- do scientifica, la realti ora va vista come una ptotezione di questo credo, 60 Fou- enza ismo ‘cre redo, Ricerca psicologica fenomenologica come scienza €sso stesso risultato delle influenze non razionali” (Scheffler, 1967, p. 74). E difficile immaginare come una concezione significativa della scienza po- trebbe essere fondata su quello che equivale allirrazionalismo. Similarmente Chaiklin (1992), nella sua critica di Gergen (1992), Polkinghorne (1992) ¢ Kvale (1992), sosteneva che questi tre esponenti della ricerca psicologica postmoderna tendono a presentare i loro casi negativamente come attacchi a una psicologia moderna simile ad uno spaventapasseri. Essi sembrano voler rivendicare una verita che deve essere determinante per il settore, anche se i loro principi postmoderni son supportano queste rivendicazioni di verit3; sembra non riescano a far funzionare i loro principi guida “in relazione ai problemi psicologici sostanziali che sono studiati”, presentando le loro di- scussioni come una rottura radicale con la precedente storia della psicologia piuttosto che in dialogo con essa; sono incapaci di articolare una definizione condivisa di “postmoderno” 0 “postmodernita” poiché questi concetti han- no pitt di un significato (p. 201). Quando si presenta il metodo fenomenologico di Giorgi & spesso neces- satio sgomberare il terreno, facendo chiarezza su incomprensioni e precon- cetti da un lato riguardanti Husserl, dall'altro sul metodo di Giorgi. Inoltre chi insegna la ricerca psicologica fenomenologica si trovera probabilmente obbligato a discutere la possibilita effettiva che la psicologia possa essere a tutti gli effetti una scienza umana: una pratica in cui né il regno umano del significato né il rigore scientifico sono sacrificati. Da un lato, le premesse positiviste dell’empirismo sono cosi fermamente accettate nel mainstream culturale che lo stesso empirismo & generalmente meso in telazione insieme alla scienza in quanto tale, semplificando quello che Kuhn (1996) definiva “scienza normale”. Da un punto di vista empirico, la psicologia fenome- nologica & rigettata come non scientifica, perché si tratta di un approccio qualitative. DalPaltro lato, nella comunit’ della ricerca qualitativa, ci si imbatte frequentemente nel presupposto che ci sia uno scollamento assoluto tra la “scienza” — parificata alle scienze naturali ~ ¢ la scienza umana, raffigurata come un tentativo estetico (van Manen, 1990). Esponenti di questa prospet- tiva fanno una caricatura delle scienze navutali, bollandole come meccani- che, tecnoctatiche e percid inumane e biasimevoli, lodando le scienze uma- ne come infinitamente malleabili, individualistiche, dunqu umanistiche ed encomiabili. I sostenitori di questo approccio probabilmente rigewerebbero il metodo fenomenologico di Giorgi perché aspira ad una carenza discipli- 61 Marc Applebaum are al rigore scientifico, concetti scartati come non adeguati, irrilevanti o semplicemente non necessati per una ricerca psicologica qualitativa. Come psicologi fenomenologici husserliani, ci si trova cost da un lato a rispondere ingenuamente alle supposizioni empitiste, dall'altro a reagire alle supposizioni che definirei come ingenuamente “ermeneutiche” 0 “postmo- derne”. Queste supposizioni stanno pressoché dappertutto, perché le visioni del mondo empiristiche ¢ postmoderne permeano la cultura contemporanea in modo tale che nel mondo accademico le loro strutture di supposizione soto spesso rese invisibili. Il concetto Husserliano di ingenuita 2 utile per capire questo fenomeno. Come é risaputo, Husser! articold un'acuta critica della scienza del suo tempo, ¢ la pietra angolare di questa critica era la sua osservazione che “gli scienziati assumono acriticamente di conoscere la realta in sé attraverso le loro teorie” (McCarthty, 1990, p. 69). Prima di Husserl, Dilthey aveva os- servato che il mondo oggettivo indagato dalle scienze naturali, anche se pre- sentato semplicemente come il mondo in sé, & di fatto un mondo costruito “astratto dalla pienezza dellesperienza vissuta” (Makkreel, 1999, p. 564). Husserl sosteneva che, fino al punto in cui una specializzazione & richiesta per far avanzare le scienze naturali, gli scienziati tengono ad essere assorbi- ti nelle loro pratiche e “dimenticano” che i loro particolari atteggiamenti scientifici sono di fatto atteggiamenti costruiti, come sono costtuiti gli og- getti delle loro ricerche. Quindi “le scienze naturali quanto pit: diventano tecnicamente avanzate € specializzate, quanto pitt dominano, tanto meno afferrano l'origine e il significato delle proprie tecniche” (Buckley, 1992, p. 73). Per Husser, la cecita delle scienze non é altro che un esempio del modo, in cui un atteggiamento costruito pud diventare abitudinario, non riflessivo ¢ cosi ingenuo: questa smemoratezza & un rischio corso da ogni ricercatore, inclusi owiamente i fenomenologi. Di conseguenzaa, il significato di “scienza” per i profani o addiriteura gli studenti di psicologia riflette frequentemente un atteggiamento di empiri smo non discusso: questi studenti equiparano “scienza” a qualcosa che si mi sura e sperimenta, Ritengo che una dinamica simile sia in atto non solo tra le scienze naturali, come Husserl sosteneva, ma anche tra i difensori di alcu ni approcci di ricerca qualitativa. Un’apparente visione alternativa dell’em- pirismo — benché egualmente ingenua — cerca di sostituire il suo tentativo aridamente oggettivante di misurate la psiche, privilegiando ed estetizzando la soggettiviea individuale romanticizzata ¢ il processo di ricerca stesso. 62 a lle o- ni ea yer ) cra icu- em- tivo ndo Ricerca psicologica fenomenologica come scienza Le sfide per approcci alternativi alla ricerca in psicologia sono spesso con- dotte dalle correnti filosofiche prevalenti: su di esse, una volta adorcate, non c% una riflessione critica da parte di chi fa ricerca. Come Teo notd (196), gli psicologi “eendono a valutare pit le costruzioni meta-teoriche dall'ester- no della propria disciplina, piuttosto che quelle provenienti dall'interno” € la popolarita di queste costruzioni si sposta dall'una alfaltra corrente filoso- fia filosofica, raggiungendo fama all’interno della comunita scientifica. Teo ¢ Febbraro (2002) hanno sostenuto in maniera pitt schietta che “la storia della psicologia pud essere studiata come una storia di mode” (p. 458). Se cid & vero, ci aspetteremmo l'importazione in psicologia di varie ondate di teorie filosofiche popolari, come se riflettere trend nella flosofia accademica fosse necessatiamente pits adatto che pensare a guidare la prassi della ricerca in psicologia. Trend come questi si diffondono pit: come questione di con- venzione che di riflessione. Riflettendo su questo fenomeno in termini husserliani, possiamo ricono- scere non solo quello che definird un “ingenuo atteggiamento empirista” ma anche atteggiamenti “ingenuamente postmoderni” 0 “ermeneutici”. Questi atteggiamenti sono accuratamente descritti come ingenui quando i loro por- tatori non riescono a riflettere in maniera critica sulle proprie supposizioni guida e invece accettano la certezza delle versioni volgatizzate dell’empiri- smo, del postmodernismo o dell’ermeneutica come scontate, come se fossero “il mondo” piuttosto che una potenziale comprensione del mondo. Questo saggio non vuole essere una critica della flosofia ermeneutica di Heideg- get o Gadamer, né delle filosofie di Foucault, Dertida e Lyotard: in nessun modo sosterrei che l’ermeneutica o il postmodernismo sono filosofie inge- nue o monolitiche. Al contrario, mi preoccupa che queste filosofic, quando vengono fatte proprie dai ricercatori di psicologia qualitativa e rappresentate anon-filosofi — tipicamente in forma piuttosto schematica— come guida per la pratica della ricerca psicologica, spesso risultino essere supposizioni che hanno conseguenze sfortunate per la psicologia qualicativa, Questo saggio vuole criticare quattro presupposti in ci batte in risposta al metodo di Giorgi 1. “Scienza” significa scienza naturale: il presupposto che il significato di “Scienza” & esautito dalla scienza empirica, per cui la ricerca qualitativa, anche se definita “scienza umanistica”, 2 pitt simile alla lecteratura o all’arte che alla spesso ci si im- ricerca scientifica, Un corollario di questa posizione é che il “metodo scientifi- co” e l'aspertativa di passi rigorosi e reiterabili in ricerca sono similarmente ar- 63 Mare Applebaum tefatti delle scienze nacurali ¢ i ricercatori qualitativi ne possono fare a meno. 2, La ricerca qualitativa ¢ un’ attiviea estetica. La ricerca psicologica quali- tativa &, da questa prospettiva, un’attivisd primariamente artistica, poetica e come tale non deve tendere a quel livello di esattezza descrictiva analogo (se non equivalente) a quello cui ambiscono gli scienziati naturali, 3. Le scienze umanistiche non devono ambire all’oggettivit’. Allo stesso modo, loggettivita & vista come un concetto appartenente alle scienze na- curali: la scienza umanistica non cerca Voggettivits perché questo vorrebbe dire “oggettivare” essere umano. 4, La ricerca qualicativa & un'attivits esclusivamente interpretativa. Un presupposto collegato ? che la ricerca qualitativa ¢ sempre “interpretativa” in un senso stretto, dove la “descrizione” & osservata semplicemente come un modo di interpretare, Da questa prospettiva, fa ricerca non tende alla ricer- ca del significaco quanco alla creazione del significato, un esercizio creativo impegnato in maniera collaborativa con i partecipanti alla ricerca, Un tema comune che attraversa questi atteggiamenti & il rigetto delle pro- cedure rigorose o dei presupposti epistemologici percepiti come sorpassati o troppo restrittivi. {n sostanza il metodo di ricerca di Giorgi si fonda sull’af: fecaazione che la psicologia comescienca umanistica richiede una procedura che offre un’alrernativa a quella empirica, mentre equivale a quella empitica nella sua chiatezza di articolazione, epistemologia e guida per i ricercatori. Il lavoro di Giorgi afferma che, come ricercatori qualitativi in psicologia, ab- biamo bisogno di scoprire collettivamente il senso distinto dell’ oggettivira, procedura metodica, ¢ validazione intersoggettiva appropriata per fo studio dei fenomeni psicologici. Quindi a chi propone metodi di ricerca qualita- tiva si pone una sichiesta significativa ¢ formativa, se si aspira a eguagliare ¢ superare Pempirismo nello studio della psiche. Da questa prospettiva, sot- trarsi a richieste formative per divulgare procedure qualitative e abbracciare diversita di metodo, a lungo andare render’ il movimento qualitativo inca- pace di porsi come alternativa sostanziale alla psicologia positivista. Equiparare la “scienza” alla scienza naturale In questa domanda ci si chiede se la scienza in sé possa essere equiparata alla scienza naturale, oppure se la scienza sia pits autenticamente taffigu- rata come una moiteplicita delle richieste disciplinari, con ogni disciplina 64 Ricerca psicologica fenomenologica come sci che usa il metodo © i metodi appropriati per ogni argomenta di discus- sione. Giorgi (2009) attinge dalla filosofia di Husser! e cerca di espandere il significato di scienza alla psicologia per includervi la ricerca qualitativa scientifica umanistica. Quello di Giorgi un progetto fondazionalista in cui, come in Koch (1999), si osserva la psicologia (1970) come scienza non adeguatamente basata, caremte di coerenza, storicamente impegnata a le- gittimarsi attraverso mal concepiti tentativi di mimare le scienze naturali, Come conseguenza di questa formazione prematura ed imitativa, gli psico- logi non hanno raggiunto un vasto consenso sul significato del loro oggetto 0 tiguardo “i metodi, le procedure, le regole di interpretazione” appropriati allo studio dell’ oggetto e pertanto la psicologia manca di unica disciplinare (1985, p. 45). Giorgi sosteneva che, per essere propriamente definita, Yepi- stemologia psicologica ¢ le procedure dovessero essere articolate a partire da uuna prospettiva qualitativa che psesta attenzione alle caratteristiche uniche della soggettiviea. Il lavoro di Giorgi 2 quindi un tentativo di andare oltre i limiti dell’empitismo, articolando un senso genuino della scienza psico- logic si basa sul lavoro di Hussert ¢ di Merleau-Porty nel suo tentativo di articolare un’epistemologia alternativa, umanistica che possa guidate la psicologia come scienza umana, Mettendo tra parentesi l'empirismo semplicemente come una forma di scienza, Giorgi (1997) esplora la domanda “quali sono i criteri per la scienza in quanto tale?”. 5 criteri cui giunge sono i seguenti: la scienza come tale deve essere una modalit& di ricerca che & sistematica, metodica, generale e criti Il termine greco syst2ma implica un tutto organizzato 0 un corpo com- posto di parti, Conoscenza sistematica vuol dire che wn appraccio di ricerca 2 in grado di produrre risuleati in correlazione che contribuiscono all'imma- gine di un tutto; in psicologia significa che la conoscenza prodotta dovrebbe essere in correlazione e “regolata da leggi, concetti o significati” (Giorgi, 1997, p. 249). Questa concezione di “sistematico” pud inglobare sia la ri- cerca scientifica naturale sia quella umanistica: se una struttura di leggi pud forse descrivere accuratamente fenomeni chimici, una rete di significati cor- relati potrebbe forse descrivere in maniera pitt adeguata fenomeni psichi- ci. La ricerca psicologica sistematica comunica un peesupposto senso della psicologia come corpo organizzato ¢ olistico di conoscenze, senza avere in precedenaa teorizzato questo stesso corpo. Il termine greco methodos implica un percorso affidabile di inchiesta che 2 stato confermato nel tempo ¢ che pud essere condiviso con i colleghi ricer- 68 Marc Applebaum catori, La scienza ha come scopo l'arricchimento della conoscenza condivisa della comunit’ di sicerca, non dando semplicemeace la precedenza all intu- izione personale: la scoperta scientifica non & mai un risultato privato, ma & sempre implieitamente comune. Per essere scientifici, la conoscenza si deve raggiungere attraverso una prassi in cui altti possono essere istruiti. Se un approccio di ricerca non /pud essere insegnato ad altri ¢ implementato indipendentemence, sarebbe impossibile accumulare la somma delle conoscenze, le scoperte sarebbero imitate a intuizioni isoluce prive di ogni necessaria interrelazione. Al con- trario, i metodi di ricerca raggiungono i loro risultati applicando mezzi di raccolta ed analisi dei dati focalizzati, fondati, espliciti, condivisi e ripetbili. Un focus adeguatamente preciso € limitato la precondizione della ricerca, perché, come Giorgi (2006) aveva notato, “i dati saranno sempre pitt ricchi della prospettiva a cui hanno portaco, ma @ la seconda che vende fattibile Panalisi” (p. 354). La ripetibilita nel contesto delle scienze umanistiche non implica un riepilogo letterale delle esperienze di investigazione ¢ scoperta, che sarebbe impossibile: la ripetibiliea si riferisce invece al sesnplice fatto che i passi di ricerca sono espliciti ¢ sequenziali e possono quindi essere ripercor- si da pitt ricercarori in diversi contesti. Un approccio di ricerca metodico offie un accesso ai fenomeni da in- vestigare che vierte compreso collettivamente ¢ deve essere appropriato ai fenomeni che sono studiati, evitando di usare una tecnica a-priori che rei fica o decontestualizza quel fenomeno (Giorgi, comunicazione personale, 18 gennaio 2010). Il metodo, in quanto tale, si presca a essere insegnato ad una comunitd di ricercatori; di conseguenza, come Giorgi (2010) ha sctiteo, “affermare che un metodo non @ un ‘metodo prescrittivo’ @ un ossimoro da quando alPincerno della scienza (inclusa la scienza umanistica) tutti i metodi devono essere intersoggertivi” (p. 5). Secondo questo standard, un approccio di ricerca incapace di articolazione metodica, 0 i cui difensori sostituiscono una concezione troppo idiosincratica, variabile o per lo pitt artistica della Jozo pratica con una metodica, non pud pretendere lo status scientifico. Un approccio di ricerca produce conoscenza generale se i risultati hanno un'ampia applicazione piuttosto che limitarsi a fare luce sui partecipanti stessi della ricerca, 0 guidare interventi focalizzati su individui specifici. Se la ricerca & motivata da un intetesse scientifico, i suoi scopi sono disciplinari o multidisciplinari, Di conseguenza, un approccio di ricerca che produce 66 210. un vor wus ano inti Se rari uce Ricerca psicologica fenomenologica come scienza conoscenza solo su un individuo 0 un gruppo di individui, potrebbe por- tare a delle intuizioni senza alzare il livello della scienza, Questo interesse disciplinare guida non implica il rifiuto dell unicita del caso individuale, né diminuisce il significato dell'esperienza dei partecipanti. In ogni modo, se il ricercatore spera di contribuire alla comprensione da parte della comunita scientifica dei fenomeni studiati, deve cercare di comprendere quella espe- tienza su un orizzonte che include la vita di un particolare parrecipante, ma & pitt ampio di essa. Rispetto alla validit’ nella ricerca qualitativa, si deve notare che la generalizzabilitd dei risultati di ricerca non & discussa da mezzi statistici ma di significato. Infine, un approccio di ricerca & critico se chi ne fa uso invita ¢ rispon- de alle ctitiche pubblicando procedure ¢ tisultati per essere revisionato da membri qualificati della comunita scientifica, Questo criterio potrebbe non essere rispettato se i tisultati sono espressi in una di queste due forme estre- me: affermazione di verit2 indiscutibile 0 affermazione che rifiuta intrin- secamente di essere messa in discussione, per un implicito relativismo 0 perché & esteticamente inquadrata come lavoro artistico 0 poetico piuttosto che discussione ragionata che invita a interrogarsi, In che modo i criteri succitati guidano e informano la ricerca psicologica fenomenologica? Primo & importante affermare che cosa questi criteri non vogliono dire. Che la scienza debba essere sistematica, non significa che un “sistema” sia predeterminato, conosciuto o teorizzato in precedenta. La ricerca fenomenologica opera, come ha scritto Giorgi (1985), secondo un modo di scoperta, non di verifica (p. 14). E un tentativo di chiarificare che cosa & dato alla consapevolezza all’interno di un dato atteggiamento di ricer- ca, non uno sforto di verificare un’ipotesi carica di teoria su quanto & dato. Nella ricerca psicologica fenomenologica si presume cosl che i fenomeni osservati appartengano alla rete interrelata di caratteristiche significative del mondo vissuto. Studiando Papprendimento, per esernpio, tersiamo a mente che le structure psicologiche che scopriamo nei nostri dati possono contri- buire alla nostra comprensione di una vatiet’ di situazioni di apprendimento che vanno oltre i nostri dati, Non tentiamo di preconcepire o predire quale tipo di intertelazione ci pud essere, né formuliamo ipotesi che vadano poi vetificate: indaghiamo invece apertamente nei dati alla mano e ci atteniano ai significati e alle relazioni che risultati dai dati. Solo 'unita implicita e la significarivita del fenomeno descritto dal partecipante alla ricerca sono pre- sunti: Jo sono perché i fenomeni in generale si vivono come significativi in 7 Mare Applebaum un contesto, erantae possibilmente in casi patologici o straordinari. I ricerca- tori in psicologia sono sistematici quando studiano i dati con la sensibilick verso il pitt ampio orizzonte significativa, al cui interno i fenomeni stessi sono vissuti dai partecipanti alla ricerca. ‘Affermare che la ricerca pstcologica deve essere metodica non equivale, pet esempio, ad affermare che mettere in pratica i passi declinati nel metodo di ticetca di Giorgi in modo simultaneo garantisce la validica dei risultati di un dato ricercatore. La seconda affermazione, uno spaventapasseri a volte proposto dai critici della scienza metodtica, ¢ chiaramente nonsense ad un esame attento, Una lettura meccanica del metodo di Giorgi ? nonsense prima € soprattutto perché & basata sul presupposto che esistano passi in un me- codo di ricerca che non richiedono fa presenza consapevole ¢ impegnata del ricercatore, una consapevolezza che gli d& la capacic’ di riconoscere quando un dato passo nel metodo 2 stato soddisfatto in maniera adeguata, Spiegare un unith di significato in un linguaggio psicologicamente rivelatore & solo tant passo nel metodo di Giorgi. I! completamente di una data trasformazio- ne & un raggiungimento intuitivo (nel senso hussertiano dell incaizione) ed 2 verificato dalla percezione del ricercatore di un tutto significative. Cosi, il farco che i metodi siano articolati come sequenze di passi non li rende affacto meccanici— ania cosa che autori come van Manen (1990) apparente- mente non tiescono ad apprezzare. Cheek (2008) osserva correttamente che, se i ticercatori reificano un me- todo per raggiungete una supposta certezza, i risultati della ricerca sono annullati, Le reificazione avviene secondo Cheek (2008) quando una ricerca qualitativa é “sidotta ad una serie di passi che devono essere compiuti per produrre una forma predeterminata di report di ricerca o risultati”; Che- ck sostiene che questa concezione della ricerca sia neopositivista (p. 205). Si porrebbe affermare ancora pit forcemente che se la ricerca psicologica qualitativa & vista come un proceso di scoperta pitt che di verifice, come Giorgi (1985) ha sastenuto, allora la reificazione del metodo & antitetica al significato di ricerca come tale. Adottando un atteggiamento di disponibili- halla scoperta, la “indeterminatezza cieeascrieca” 0 “vuota determinabilita” che Giorgi (1985, p. 13) difende come atteggiamento del ricescatore nei confronti dei dati, in accordo con ’affermazione di Kvale (1996) secondo cul il eicercatore deve essere preoccupato tanto di cosa significhi usare un mexodo quanto di come mettere in pratica le procedure di quel metodo. Da una prospettiva fenomenologica Cheek (2008) & cosi pienamenre 68 Ricerca psicologica fenomenologica come scienza giustificato ad awvertire gli seudenti che la fretta di raggiungere una comp. tenza percepita in un dato metodo di ricerca pud condurli a tidurre i metodi a procedure meccaniche, Tale ingenuita danneggia senza dubbio la ricer- ca qualitativa e Cheek ha ragione nel sottolinearne limplicito positivismo. Alllo stesso tempo, c forse un po’ di ambiguitd nell’affermazione di Cheele (2008) secondo cui un metodo di ricerca qualitativo non deve essere “ridot- toad una serie di passi che devono essere compiuti” (p. 205). Laffermazione dall'autore non & problematica se si intende che i passi che comprendone un metodo di ricerca non possono essere resi meccanici senza mettere a rischio il significato stesso della ricerca. E problematico se si intende regolare Parti- colazione della ricerca qualitativa in termini di passi chiari, Difficolta simili si creano quando ricercatori come van Manen (1990) 0 Smith ¢ Osborn (2008) offrono procedure di ricerca mentre negano che le si debba usare in modo procedurale. Tali presentazioni si mettono a rischio da sole, poich¢ la “scienza richiede che il grado di libert’ di azione permes- so dovielsbe essere chiatito, altcintenti & imumaginabile che senza direzione i cambiamenti potrebbero essere cosl ampi che diventa deviazione ¢ un metodo completamente diverso viene creato”, In altte parole, “essere completamente senza ricerte & tanto problematico quanto essere eccessivamente rigidi” (Gior- gi, 2010, p. 6). Un approccio di ricerca scientifico umanistico, secondo il punto di vista di Giorgi, ha bisogno di essere sia metodico sia flessibile; la flessibilit’, tuctavia, non implica che gli stessi passt in un metodo possono essere saltati o cambiati significativamente a volont&, ma piuttosto che i passi siimplementano in modo sensibile alla situazione di ricerca e ai dati Cosi, per esempio, nel metodo fenomenologico di Giorgi la ricerca tra- sforma ogni unit’ di significato in dati per rendere espliciti i significati psi- cologici. Queste trasformazioni multiple sono possibili a seconda dei dati stessi, finché il significato implicito @ reso esplicito per la soddisfazione del ricercatore. In altre parole, il passo (trasformazione delle espressioni di na- turale anteggiamento del partecipante in espressioni sensibili fenomenolo- gicamente psicologicamente) rimane, ma il numero di trasformazioni non pub essere necessariamente predeterminato (Giorgi, 2009, p. 130): un equi- librio tra forma e assenza di forma 2 richiesto. Per costituire un metodo di ricerca attuabile, un dato approccio deve avere una forma procedurale adeguaca mentre deve essere applicato in maniera autoconsapevole evitando la reificazione; inoltre non pud essere cos) iessibile da mancate di coerenza, chiarezza e riperibilis. Quindi Papplicazione del metodo nella ricesca feno- 69 Mare Applebaum menologica non meccanica o incurante, il ricercatore non & um automa; al contratio, si richiede un alto livelfo di sensibilita ¢ attenzione. I! metodo 2 forse caffigurato come uno schema condiviso al cui interno pud avvenire la scoperta Estetizzare la ricerca qualitativa La relazione tra arte ¢ scienza tradizionalmente é stata vista come una ten- sione creativa perché gli scopi dellarte e quelli della scienza sono stati soli- tamente considerati differenti in maniera fondamentale. Confondere que- ste distinzioni & stato visto come problematico; come Titich (1923/1981) setiss Arte e scienza derivano dalla stessa realtd. Questa é la realta che mette a confronto il raggiungimento del significato, ma é ditetto verso questo raggiungimento. Cosi abbiamo la particolare relazione tra forme scientifiche € artistiche: da un lato, il materiale é lo stesso, dall’altra 8 unt differenza assoluta tra i principi del significato atceaverso cui gli oggetti sono costruiti in entrambe le aree. E cost & una continua violazione dei confini da entrambe le parti: le tendenze logicizzanti dellatte, spe- cialmente nei movimenti realstici, e le cendenze estetizzanti della scienza, special- mente nellottica romantica. Nella nostra propria posizione, il confine & chiarc: la scienaa cerca di afferrare le cose dalla prospettiva delPessere, di pura rilevanza, senza abbandonare il pensiero, o ta forma [...] la verita della scienza la correttezza, la verith dell arte &il potere dell’espressione (p. 179). Come si dirt pit avanti, un certo numero di ricercatori qualitativi contem- poranei cercano attivamente di cancellare Ie distinzione tra scienza ed arte. E impegnativo chiarire fe posizioni in questa arena perché pochi, se non nessuno, dei termini centrali del dibattito sono univoci. Propongo che la domanda centrale sia questa: se ¢ vero che i fenomeni psicologici multipli hanno una dimensione estetica, definita ampiamente, vuol quindi dire che la ricerca psicologica qualitativa deve essere concepita come un’attivitd estetica? Se & cosi, implica che i ricercatori qualitativi si debbano considerare degli artisti. Non @ raro trovare in letteratura una ri- cerca qualitativa descritta in termini artistici. Van Manen, per esempio, rap- presenta la scrittura della ricerca qualitativa come una forma di produzione letteraria, “non diversamente da uno sforz0 artistico” piuttosto che un'arti- colazione delle scoperte scientifiche (1990, p. 39). La mia attenzione nella 70 Ricerca psicologica fenomenologica come scienza discussione seguente riguarda la rivendicazione, da parte di ricercatori come van Manen (1990, 2002) ¢ Luce-Kapler (2008), che la ricerca qualitativa sia considerata propriamente come una forma di “letteratusa” ¢ che, poiché “Ja letceratura @ una forma di arte”, di conseguenza i ricercatori qualicativi debbano essere considerati loro stessi come artisti (p. 485). IJ dibattito ri- guardo lo status estetico della ricerca qualitativa va oltre la psicologia, ed & stato meglio articolato in alcuni esempi dai ricercatori in altre discipline, per cui sono citate anche fonti diverse dalla psicologia. Una difficolt’ nel valucare il significato delle rivendicazioni di van Ma- nnen (1990) e altri secondo cui la ricerca qualitativa é “letteraria’, “estetica’ 0 “poetica”, & che questi termini sono ricchi e hanno molti significati. All’in- ceeno del campo della ricerca qualitativa & riconosciuto che ¢'@ una “relazio- ne complessa, tradizionalmente antagonista tra i due costratti dell’estetica e della ricerca” (Bresler & Latta, 2008, p. 12), Questo antagonismo affonda le sue radici nella dicotomia e opposizione tradizionale tra autoconsapevo- lezza della scienza naturale sperimentalc ¢ le arti. Linterpretazione pitt sem- plicistica di questa dicotomia starebbe a significare che la scienza empitica & interessata all obiettivitd, le arti alla soggettivit’. Di sicuro i concerti impli- cati di oggettivita, soggettivita e scienza sono stati rigettati come inadeguati da figure centrali nella tradizione fenomenologica come Husserl, Merleau- Ponty e Gurwitsch (Giorgi, 2009). Per la fenomenologia, la soggettivita pud € deve essere studiata scientificamente, ma il senso della scienza deve essere appropriato al fenomeno della soggettivita. I fenomeni esterici non sono estranei alla fenomenologia, come dimostrato dalle riflessioni sofisticate di Merleau-Ponty su Cezanne (1993). In ogni caso, studi come I! dubbio di Ce- zanne di Merleau-Ponty sono esplorazioni filosofiche o psicologiche feno- menologiche, non sono considerate come lavoro letterario o immaginario. Alcuni ricercatori qualitativi hanno eccessivamente confuso le diffecen- ze tra scienza ¢ arte in un modo che non serve a nessuno dei due ¢ crea confusione concettuale per gli studenti. Bresler ¢ Latta (2008) osservano che alcuni ticercatori qualitativi considerano tutti i fenomeni umani che coinvolgono “apprezzamento” e “godimento” o in alternativa “incontro con Vrarte, inclusi artefatti e fenomeni (per ¢s. Ja natura)” come rientranti nel dominio dell'estetica. Data l'ampiezza di questa definizione, & difficile im- maginare come tutti i fenomeni umani non possano essere costruiti come estetici. Questo costrutto, combinato con lappropriazione dei ricescatori della tivendicazione di alcuni filosofi postmoderni, secondo la quale tutta 7 Marc Applebaum, la scrittura & equivalente alla produzione di letteratura ¢ quindi di finzione, & ovviamente problematico per la psicologia, perché limplicazione & che fa ricerca psicologica sia finzione nazrativa. Per cui van Manen (2002) afferma che “solo come il poeta o il romanzicre cercano di afferrare l'essenza di al- cune esperienze in forma letteraria, cosi il fenomenologo cerca di afferrace Pessenza delPesperienza nella descrizione fenomenologica [...] artista ri- crea lesperienza trascendendola” (p. 96-97). Van Manen (2002) trasmette il suo formulase estetico della ricerca qualitativa quando sovtalinea che il ricercatore “in un momento di beatitudine trascendentale [...] pud vivere il privilegio dello sguardo di Orfeo”, Parchetipo dell’artista come poeta ispi- rato (2002, p. 244) Pit che riconoscere la dimensione estetica (intesa in senso ampio) della ricerca qualitativa, questi scrittori implicano che il ricercatore qualitativo debba taffigurare se stesso come un qualche tipo di artist ficaciva esteticizzaca & vista dai propri esponenti come libero esercizio nella creativita artistica, non ci si aspetterebbe di trovare nessun criterio episte- mologico © metodofogico che possa tenere a freno fa liberta di espressione del ricercatore. La voce su “Letteratura nella Ricerca Qualitativa” nella Sage Encyclopedia of Qualitative Research (Luce-Kapler, 2008) definisce la lettera~ cura come “una forma d’arte che richiede ai Jettori di attenersi ai suoi det~ tagli ed essere coinvolti con immaginazione con i personaggi e le situazioni per un impatto emozionale ed intellettuale” (p. 485). Questa voce ver’ ulteriormente esplorata, poiché suggerisce alcune conseguenze del raffigura- re la ricerca scientifica come artefatto. Ci si aspetterebbe, per esempio, che Se la ticerca qua- i risuleati della ricerca, visti come creazione estetica, siano gittdicati come cfficaci o inefficaci non sulla base della loro comprensione del fenomeno oggertivo, ma piuctosto del mero impatco sul pubblico. Significativamente, Punico criterio esplicito nella definizione di Luce- Kapler (2008) & che l'impatto della ricerca, come opera letteraria, deve esse- re toccante emotivamente o intellettualmente, L'autore osserva che i ricer- catori, nell'ultimo decennio, hanno sempre pit usato l'espressione artistica per articolare i risubkati della ricerca: “alcuni ricercarori hanno riferito sui loro studi attraverso un racconto breve o un opera teatrale. Altti hanno usa- to una setie di poesie (...J alcuni studi sono stati riportati come una novella © una raccolta di poesie” (Luce-Kapler, 2008, p. 247). Non sono proposti criteri specifici per differenciare mezzi tigorosi (adeguati o inadeguati) di esteticizzare i risultati della ricerca. Lunica osservazione di ammonimento 72 Ricerca psicologica fenomenologica come scienza che l'autore offre ai ticercatori @ che “le forme letterarie, in particolare la poesia, tichiedono capacith di scrittra. Una poesia scritta male, come una che non rispetta la scelta delle parole o il sitmo, pud diminuire la qualita del report di ricerca” ed @ riportaro che alcuni ricercatori “si uniscono a gruppi di scrittura” per affinare queste capacit’. I criteri epistemologici sembrano irrilevanti perché la ricerca & stata ceinquadrata come artefatto, per cui ai ricercatori viene tichiesto di scrivere buona poesia per massimizzare il loro impatto sul pubblico! Al contrario Atkinson € Delamont (2005), ricercatori etnografici quali- tativi, riconoscono che, nonostante la centralita delia scrittura nella ricerca qualitativa, si sono fatte “mosse esagerate e stravaganii” nell/abbandonare le uradizionali forme di scrittura scientifica (p. 824). Osservano che quando i ricercatori, cercando di “assimilare la rappresentazione saciologica alle forme letcerarie come la poesia ¢ la finzione”, agiscono su presupposti “raramente esplicati” (p. 824), Atkinson ¢ Delamont (2005) sostengono che spostare la presentazione dei risuleati della ricerca da una modalita scientifica ad una prevalentemente estetica, altera la ricerca da un focus sulla questione della ricerca ad uno sui ricercatori stessi, posizionati “fermamente” 0 addirittura “esclusivamente” al “centro del palco” (p. 824). Inoltre, in questa mossa “il mondo sociale @ esteticizzato” € quindi il merito delle scoperte della ricerca 8 “in pericolo di rimanere essenzialmence su criteri estetici” (p. 824). Eagle: ton (1990) nella sua critica sostiene che gli efferti del punto di vista “tutto ora dovrebbe diventare estetico” stanno “fagocitando” il rego cognitivo, tanto che “la verita, quella cognitiva, diventa cid che soddisfa la mente” (p. 368). In wn commento particolarmente significativo per i fenomenologi, Atkison ¢ Delamont (2005) affermano: “Non pessiamo pensare di essere, in nessun senso possibile del termine, fedeli ai fenomeni se li riformuliamo secondo forme che derivano tra altri campi culturali” (p, 824), La rilevanza di questa critica etnografica per i ricercatori psicologi deve essere immedia- tamente evidente: riformulate la ricerca psicologica come una performance estetica piuttosto che cognitiva sembra trasformare la ricerca in un tentativo di produrre esperienze godibili o commoventi piuttosto che portatrici di co- noscenza. Certo, la rivelazione di nuovi o pitt profondi significati pud essere intensamente commovente, ma questo @ un sottoprodorto di un’accresciuca comprensione, non Lobiettivo della ricerca scientifica stessa. Detto questo, il desiderio di includere la dimensione estetica dell’espe- rienza umana all'interno della ricerca psicologica ¢ indubbiamente impor- B Marc Applebaum tante. I lavoro di Merfeau-Ponty su Cézanne esemplifica come la fenomeno- logia possa esplorare il regno estetico senza rivendicare per se stessa lo status di poesia, Similarmente, diversi approcci di ricerca qualitativa condividono il riconoscere che la presenza dei ricercatori & una caratteristica critica © costituiva della sicuazione di ricerca. Comunque, cercare di rimediare agli errori percepiti della ricerca empirica, non solo riconoscendo il ricescatore € Ja sua esperienza, ma mettendo i ricercatore in un “stadio centrale” — come notano Atkinson € Delamont (2005) ~ 2 una mossa eccessiva ¢ no forcu- nata: la ricerca sischia di raggiungere una qualita solipsistica se diventa una riflessione sul significato dell'esperienza di scoperta del ricercatore, piuttosco che uno sforzo di giungere alle scoperte o spicgarle. Reinquadrare la ricerca delle scienze umane come creazione artistica conduce a una serie di rivendi- cazioni che, secondo me, non rendono giustizia né alla scienza né all arte Rifiutare Poggettivita come scope detle scienze umane I ricercatori qualitativi, se influenzati dalla filosofia della fenomenologia, delt’ermencutica 0 del postmodernismo, sono d’accordo nel ritenere la con- cezione della psicologia empirica dell’oggettiviea inadeguata per lo studio della psiche, poiché le tre filosofie condividono le stesse radici nelle eritiche di cambio secolo della modernita ¢ del positivismo. I filosofi del XX secolo videro sfide significanti e ben note alle rivendicazioni assolutiste fatte nel nome della conoscenza oggettiva (Habermas, 1996). La fexomenologia ha inzrodoteo un importante prospettivismo ¢ lintenzionalita della consapevo- lezzas l'ermencutica filosofica ha enfatizzato il suolo importante def conte- sto, della tradizione ¢ defia storia nella comprensiong; le filosofie postmo- derne hanno messo in discussione le categorie della conoscenza ¢ mostrato Ja complicird delle cassonomie portate come oggettive in sistemi di controllo sociale ed esercizio di potere, Alcuni postmodernisti si sone spinti cost in {4 da categorizzare tutti i sistemi di conoscenza come fittizi o indistinguibili dall'esercizio del potere (Megill, 1985). Purtroppo, rentativi da parte def ricercatori psicologi qualitativi, di ap- propriarsi di queste filosofie come guide per dare forma alle propsie pratiche di ricerca, inclusi alcuni tentacivi di fare propria la fenomenologia (vedi Giorgi, 2010), sono guidati quasi esclusivamente da un interesse pratico (individualista ¢ clinico) piuezosto che scientifico e disciplinare. Il risultato un rifiuto delle questioni epistemologiche, con l'effetto che queste articola- 7 1 > 2 Ricerca psicologica fenomenologica come scienza zioni tendono a manifestare ingenuita filosofica e incoerenza metodologica. Quando Vinteresse di un ricercatore & meramente l'esplorazione dellespe- rienza di un singolo partecipante alla ricerca, € questo & motivato da una prospettiva esclusivamente terapeutica piuttosto che disciplinare, & relativa- mente facile per i ricercatori sostenere che la “oggertivita” @ irtilevante alla loro indagine, che interessa solamente la “soggettivita” dei singoli parteci- panti della ricerca. Infatti alcuni ricercatori sostengono che i partecipanti stessi devono essere considerati ultima autosita tiguardo il significaco dei dati della ricerca ~ una posizione che non & neppure sostenibile nel contesto del lavoro clinico. Tn una maniera simile, esponenti degli approcci post moderni spesso sem- brano rappresemtarsi come ribelli contro modalita della conoscenza accade- mica reificata, antiquata ed eccessivamente istituzionalizaata (vedi Chaiklin, 1992). Questa posizione forse conserva il sapore avanguardista della Parigi del "68, Pambiente in cui inizialmente il postmodernismo aveva guadagna- to un amplio pubblico. Rappresentarsi come combattenti per ana rottura radicale, quasi esuberante, con le supposte rigide forme della conoscenza del passato: Eagleton (1990) nota che questi autori enfatizzano “ambiguit indeterminatezza, |e} indecisione” ¢ inquadrano il loro contributo alla letce- ratura disciplinare come “scioperi sowversivi contro una certezza arrogante- mente monologica” (pp. 379-380). Tali presentazioni della letteratura psicologica qualitativa tendono a mostrare ingenuita filosofica pezché le loro fondamentali premesse episte- mologiche sono mutuiate da un'altra disciplina e sovraimposte sulla pratica della ricerca psicologica, senza un'accurata riflessione e uno sviluppo del loro significato in reazione allo psichico. Queste presentazioni sono ingenue nche quando si appoggiano su una concezione dicotomizzata di “oggetti- vith” ¢ “soggettivita”, oggetto di critica e discussione in filosofia per oltre un secolo, In breve, i successi filosofici della fenomenologia, dell’ermencutica del postniodernismo spesso sembrano essere presi dai ricercatori qualisativi come strumenti per scaricarsi dalle tichieste che la scienza potrebbe porte sulle loro pratiche di ricerca, Una volta che queste richieste sono state 1 gettate come fuori moda, si pud fare a meno dell'intera nozione di rigore scientifico nella ricerca qualicativa. Come risultato non & raro trovare testi di ricerca qualitativa che tiget- tano sia “oggettivitd” sia “oggettivismo” nello stesso modo, come fossero equivalenti (per esempio Flick, 2006). Limplicazione che la vera nozione 75 Marc Applebaum di oggettivita & sorpassata € non é fo scopo della ricerca qualitativa. Ma tale posizione @ garantita dalla prospettiva della psicologia qualitativa? Non rap- presenta invece un sovrapporsi dell’oggettivit’ con Poggettivismo, proprio come la “scienza” & stata a volte sovrapposta con lo scientismo? In termini pratici, quando si introducono gli studenti alla ricerca fenomenologica spes- so si trova che la “oggettivita” & intesa solo nel senso positivistico — oppure, pud accadere che gli studenti rigettino la nozione di oggertivita in sé come pura costruzione (una finzione). Il primo atteggiamento mostra una forma ingenua di positivismo, il secondo di ingenuo postmodernismo. ‘Al contrario, Giorgi (2008) sostiene che la psicologia deve chiarire il proprio senso di oggettivita in relazione ai fenomeni psichici piuttosto che quelli naturali, Secondo lui (2008), la psicologia come disciplina ha finora fallito ne! fare cid: “La psicologia non ha ancora risolto il significaro dell’oggettivita per i fenomeni soggettivi. Con i fenomeni soggettivi, essere oggettivo non pud significare reificare. Significa comprendere il fenomeno cosl com's. Di conseguenza, afferrare il soggettivo come soggettivo sarebbe oggettivo” (p. 165). Come fenomenologo Giorgi da per garantita Pinter nazionalit’ della consapevolezza ¢ quindi quando scrive “cost come” nella citazione precedente non significa “cosi com’é in sé”, in quanto questa se conda formulazione ignorerebbe Pintenzionalita. I ricercatori fenomenolo- gici si sforzano di riconoscere latteggiamento scientifico come costituito, di rimanere allerta nel contesto della ricerca ¢ della presenza del ricercatore, cercando una modalitd di oggettivita — fedeltd a quanto dato — appropriaea per i dati psicologici qualiativi. I pensiero di Giorgi sull’oggettivica ¢ in continuitd con la tradizione feno- menologica continentale, Husser! era intensamente consapevole dell’impor- tanza del contesto sociale al cui interno la conoscenza & raggiunta. In linea con la critica di Husser! sullo scientismo e oggettivismo, Merleau-Ponty si domanda perché la “psicologia che aveva imparato a sittare lo psicologo nel mozido socio-storico” avesse “perso T'llusione di una vista assoluta dall’alto: non solo tollerano, ma impongono un esame radicale della nostra apparte- nenza al mondo prima di ogni scienza” (p. 27). Per cui Poggettivita, per fa fenomenologia, & piuttosto diversa dalla concezione empiristica. Nonostan- te gli errori di critici come Ratner (1993) che sostengono che la ricerca feno- menologica cerchi di produrre risultati “universali, senza tempo ¢ astorici” —Tapproccio di Giorgi & sensibite al contesto ed alla storia (p. 5). Per Husser! il mondo oggettivo & costituito dalla soggettivita, ma le azio- 76 le p io ini re, ne ma > il sto ha ato ere no pbe cer ella se- slo- ore, jaca nO D0r- inea ty si Ricerca psicologica fenomenologica come scienza ni costituenti sono dimenticate nell’acteggiamento naturale: risvegliamo la nostra relazione costitutiva con Poggettivita attraverso la riduzione fenome- nologica (Russell, 2006). Il fatto che loggettivita (come la scienza stessa) sia costituita dalla coscienza non mette in pericolo il significato di oggettivie’: al contrario, questo riconoscimento illumina il significato dell oggettivita chiarendo Ia sua relazione con l’intenzionalich della coscienza. In altte pa- role, 'oggettivita solo per noi ¢ dentro la coscienza — Yoggettivita non ha significato senza una coscienza per cui qualcosa & presente come oggettivo. La fenomenologia comprende Poggettivits come qualcosa che appare all'in- zerna della coscienza intenzionale, cio? 'oggettivita @ scoperta all'interno del mondo vissute, non come astrazione del mondo vissuto. Come Merleau- Ponty (1968) scrisse, ¢ “Vordine del mondo vissuto o dei fenomeni che deve essere accuratamente giustificato ¢ riabilitato come fondamento dell’ordine oggetcivo” (p. 209). Loggettivita per Husserl “ha al centro Pidea della validita intersoggetti- va’, in cid il mondo oggettivo per Husserl & “quel mondo che riconosciame collettivamente come essere non solo per me ma anche per voi” (Russell, 2006, p. 163). Inoltre, “il peso della realed di cui abbiamo esperienza in connessione con il mondo” & sperimentato solo “quando abbiamo qualche consapevolezza degli aleri che a loro volta hanno esperienza del mondo” (Russell, p. 163). Merleau-Ponty, come Husserl, esprime cid nel contesto della percezione, “fede percettiva” (nella frase di Merleau-Ponty) come co- stitutivi dell esperienza mondana ¢ della scienza. Mentre la fenomenologia rifiuca Poggertivismo, Palternativa non @ il re- lativismo. La ragione ¢ loggettiviea, correttamente compresi, non hanno bisogno di essere rigettati. Merleau-Ponty (1968) scrisse che non ci sono “basi per supporte dall'inizio che il pensiero obiettivo & solo un effetto o un prodotto di certe strutture saciali ¢ non hanno diritti sulle altre: questo vorrebbe dire postulate che il mondo umano si poggia st un fondamento incomprensibile, ¢ questo irsazionalismo sarebbe anche arbitrario” (p. 24), Che cos’t la base del significato dell oggettivita per i ricercarori qualitativi fenomenologici? Che cos’, in altre parole, il senso della dichiarazione di Giorgi (2008) secondo cui la soggettivieh pud essere afferrata cosi com'e, un comprendere che lui definirebbe “oggettivo”? La discussione di Merleau- Ponty (1968) sulla fede percettiva in I/ visibile e linvisibile offse una descri- zione fenomenologica della ragione-vissuta delPoggettivita a cui Giorgi 2 convinto gli psicologi debbano aspirate come scienza umana. 7 Marc Applebaum Con Pespressione “fede petoettiva’, Merleau-Ponty (1968) indica la via in cui la coscienza & sempre estesa verso il Mondo, ed il Mondo & afferrato in una maniera che anticipa una potenziale unita per noi. cio’, un mondo che & presente a un “noi” e che & intrinsecamente intersoggettivo?. La peroezione 2 fallibile e impegnata in continue auto-correzioni in relazione al mondo, su un orizzonte di una comprensione anticipata, pitt completa di quello che & presente. Cosi, “ogni percezione racchiude la possibilita di essere sostituita da unfaltra, o da una specie di sconfessione dalle cose. Ma questo significa anche che ogni percezione ® il termine di un approccio, di una serie di ‘illusion’ che non erano semplicemente ‘pensieri’ [...] ma possibilita che sarebbero potute essere; tadiazioni di questo unico mondo che ¢” (p. 41). L"approceio” a cui si tiferisce Merleau-Ponty & predicato sulla fede percettiva, con la coscienza uamente verso il mondo, avendo fiducia, in un certo che si eseende cont senso, che le unita di significato vadano scoperte Ia dentro. Sia per Husser! sia per Merleau-Ponty, le percezione & prospettica, ma essa 2 implicata momento per momento, le percezioni sono prospettive su unit percettive anticipate, Merleau-Ponty (1968) fa notare che “ogni percezione & mutevole e solo probabile &, se si vuole, solo un’opinione, ma quel che ve- rifica ogni percezione, anche se falsa, 2 Pappartenenza di ogni esperienza allo stesso mondo, lo stesso potere di manifestarla, come possibilita dello stesso mondo [...] prospettive sullo stesso essere familiare” (p. 41). La psicologia fenomenologica cerca di chiarite le structure invarianti per la coscienza di queste possibilita, Le domande della ricerca fenomenologica, come “descri- vere una situazione in cui hai imparato qualcosa’, procurano dati copiosi che spesso mostrano clementi psicologici costituenti comuni, Cosi & nel campo intersoggettivo che la fenomenologia posiziona oggettivita. Un senso fenomenologico dell'oggettivita & implicito nella spiegazione delle esperienze vissute che, salvo che siano anormali o patologiche, dimo- strano convinzione nella percezione degli oggetti come Husser! (1982) li pone, ossia sono presenti “in persona” a chi li percepisce (p. 83). Per Merle- au-Ponty (1968), la fede percettiva presuppone un tipo di oggettivica: E la vita percettiva del mio corpo che qui sostiene garantisce lo sfruttamento per- cettivo ¢ lontano da se stesso essendo una cognizione delle relazioni intra-mondane 6 intra-oggettive tail mio corpo ¢ le cose esterioz, si presuppone in ogni nozione di un oggetto ed @ la vita che porta a termine fa primaria apertura al mondo. I! mio convincimento di vedere la cosa stessa non risulta dallesplorazione percettiva, non 78 Ricerca psicologica fenomenologica come scienza & un mondo a designare la visione prossimale, al contrario & quello che mi da la nozione di “prossimale” del “miglior” punto di osservazione, e della “cosa stessa” (p.37) Il metodo di ricerca di Giorgi & cost un mezzo per spiegare i significati psicologici gid presenti nelle esperienze del mondo vissute dai partecipanti alla ricerca. La spiegazione porta alla luce significati psicologici che pretesi hanno pretesa di esserci, ma implicitamente. La ricerca fenomenologica & un’attivica in cui Merleau-Ponty (1968) notd che “capise & tradurre in signi- ficati disponibili un senso che prima era tenuto prigioniero nella cosa ¢ nel mondo stesso” (p. 36). Questa affermazione & nonsense se rifiutiamo il forte senso di intenzionaliti che sta sotto al lavoro di Husserl ¢ Merleau-Ponty. Un modo particolarmente concreto di trasmettere questo agli studenti sa- rebbe aggiungere all’espressione “per la nostra coscienza” ogni volta che la comprensione della percezione & citata: per cui, l'affermazione di Merleau- Ponty, su cui si basa it metodo di ricerca di Giorgi (2009), potrebbe essere parafrasata nel modo seguente: comprendere ® tradurre per mezzo della co- scienza in significazioni disponibili un significato che si propone alla nostra coscienza, dapprima tenuto prigioniero dalla nostra coscienza allinterno della cosa, come se fosse tenuto nella nostra coscienza, e nel mondo stesso, come se fosse presente alla nostra coscienza, Privilegiare in maniera esclusiva Pinterpretazione sulla descrizione Nella loro introduzione a Hermeneutics and Psychology, Packer ¢ Addison (1989) identificano uno scisma tra gli scienziati naturali da un lato (che affermano che i loro dati sono “oggettivi”, liberi dall'interpretazione) ed esponenti dell'ermeneutica dall'altro (che sostengono che tutto cid che si conosce & soggeto all’interpretazione). In un senso molto ampio, la feno- menologia condivide la critica dell’ermeneutica all’oggettivismo. Studiosi di Husserl riconosceranno nellermencutica di Gadamer e Ricoeur una fidis sulla presenza di un mondo condiviso ¢ pieno di significato’. La descrizione di Husser! dell'intenzionalitae il ricondurre le scienze come realizzazioni in- ternazionali, hanno posto le basi per la critica ermencutica dell’oggettivismo delle scienze naturali. ‘Ma quando [affermazione di Gadamer (1986) in Verita e metodo secon- do cui “comprendere & sempre un’interpretazione” viene fatta propria dai 79 Marc Applebaum ricercatori qualitativi e dispiegata in un modo eccessivamente assoluto di giustificare le prassi di ricerca interpretativa, il risultato & una concezione superflua e troppo semplicistica delle coscienze (p. 274). Laffermazione che tutta la conoscenza 2 interpretativa deve essere indagata con attenzione, per- ché “interpretazione” non & un concetto univoco. La fenomenologia hus- serliana afferma che tra desctizione ed interpretazione esiste una distinzione significativa, non meramente astratta ma osservabile sperimentalmente € verificabile (Giorgi, 1992, 2000). Di conseguenza queste due attivita non devono ¢ non hanno bisogno di essere ristrette in pretese troppo sempli- cistiche secondo cui “ogni descrizione & interpretazione”. La differenza di opinione riguarda il disaccordo su quello che & “dato” alla coscienza dei ricercatori nei dati qualitativi. Essenzialmente ill ragionamento descrittivo fenomenolo Giorgi & il seguente: “interpretazione” pud essere osservara solo con un si- gnificato molto ampio ¢ stretto, ed i due non sono equivalenti, partico- ico fatto da larmente nel contesto dell’attivita di ricerca, In un senso ampio dicendo che la ricerca psicologica come tale & “interpretativa” significa riconoscere che tutto cid che si conosce & prospettico ¢ quindi implica che i ricercatori debbano scegliere e adottare uno specifico punto di vista. Linterpretazione in senso stretto, da una prospettiva descrittiva husserliana, significa andare oltre quello che & dato nei dati, avvicinandosi ad una spiegazione del signifi- cato di cid che & gia presente nei dati. Un senso fenomenologico di cid che 2 “dato” e la sua relazione con l'interpretazione, definito in maniera stretta, corrisponde all osservazione di Scheffler (1967) secondo cui: Concezioni, pensiero ¢ interesse possono produrre diverse interpretazioni di cid che & dato, ma non possono crearlo o cambiatlo [...] Pinterpretazione deve, in breve, essere interpretazione di qualcosa e quel qualcosa stesso deve essere indipendente dall'interpretazione se il processo interpretative non vuole ridursi all atbicrariet’ (Scheffler, 1967, p. 13). Giorgi (2009) nota che, da una prospettiva fenomenologica, “interpreta- zione” significa “portare un fattore non dato (come un'ipotesi, una teoria, un assunto) per aiutare a definire la presenza essenziale” (p. 78). Cosi, per esempio, quando decidiamo di impegnarci nella ricerca scientifica, ci stiamo impegnando in un’attivit’ che trasforma il mondo vissuto. Come Husser! sosteneva, le scoperte scientifiche non sono gid presenti nel mondo-vita, piuttosto riflettono sasformazioni del mondo-vita®. Fare scienza significa 80 si- sta ria, per mo ser! ita, fica Ricerca psicologica fenomenologica come scienza adottare un atteggiamento specializzato diverso da e pit riflessivo di quello che Husser! (1970) definisce l'atteggiamento ingenuo o naturale della vita quotidiana. Inoltre, quando scegliamo di impegnarci nella ricerca scientifica psico- logica, stiamo nuovamente scegliendo di adottare, all'interno di un atteg- giamento scientifico, un ulteriore raffinamento in quello che assumiamo come una prospettiva psicologica attraverso cui si esamina cid che & dato, diversamente per esempio da una prospertiva sociologica, economica, sto- rica o biologica. Questo & vero in senso anticipatorio, anche se un senso pienamente articolato ¢ condiviso dello psicologice per la disciplina della psicologia non 2 ancora un tisultato storico (Giorgi, 1970). Cost per Giorgi una prospettiva scientifica psicologica é giustificatamente riconosciuta come una prospettiva interpretativa in un senso ampio, perché queste scelte sono facte e si & adottato un atteggiamento specializzato, Che implica ovviamente la scelta di una particolase prospettiva di rca tra molte potenziali pro- spettive su un dato fenomeno. A questo alto livello, la fenomenologia di Giorgi é interpretativa in ma- niera auto-confessante, ¢ lo stesso potrebbe essere detto della filosofia di Husserl. I ricercatori costituiscono la situazione di ricerca, la scienza @ un processo costitutivo, non & solamente la scoperta di fatti pre-esistenti os- servati come gia presenti nel mondo vissuto. Questo & completamente in accordo con Husserl e sarebbe immediatamente riconoscibile come tale agli studiosi della sua fenomenologia. In maniera simile, chi ha familiarita con la fenomenologia di Husserl riconoscer’ che quando Husserl parla di co- scienza come cestitutiva o la scienza come trasformativa, non vuole dire che Ia cosci nza “costruisce” i suoi oggetti in aria, né la scienza modifica i suoi oggetti comprendendoli scientificamente: Husser! non & un costruttivista’. ‘Una volta che la situazione di ricerca ¢ costituita da una scelta interpte- tativa di alto livello — per esempio, vedere un dato fenomeno psicologica- mente ~ si pud usare un approccio di ricerca descrittivo. A questo stadio possiamo prendere il Principio di tutti i principé di Husserl (1982) come guida che cerca di descrivere il pitt fedelmente possibile quello che & presen- tea noi ricercatori all’interno di una data prospettiva di ricerca. Cerchiamo di rendere esplicito quello che & presente nei dati senza sovrapporre ad essi la spiegazione teorica, senza estrapolarli oltre i dati stessi, senza aggiungervi niente oltre a cid che & dato, Non interpretiamo in maniera autocosciente, nel senso che non cerchiamo di aggiuungere a cid che dato per capire cid che 81 Marc Applebaum @ dato. Per chi pratica la ricerca, questo concetto regolatore dell'interpreta- zione & straordinariamente importante perché pone una tichiesta sul sicer- catore: deve lavorare it modo eccessivamente attento con i dati e trattenersi dall’aggiungere qualcosa ad essi in maniera conscia o inconscia. Questo ti- gote sarebbe assente se il ricercatore fosse incaraggiato a “interpretare” In maniera simile, se il ricercatore riceve istruzioni di dialogare in ma- nicra interpretativa con il partecipante alla ricerca 0 porre domande allusi- ve durante l'intervista, lapproccio non @ pitt descrittivo. In questo caso si ottiene una desctizione interpretativa auto-consapevole riguardance una o pi esperienze. Altra cosa & incoraggiare i partecipanti ad aggiungere alla propria esperienza, ad elaborate, a teorizzare (in una maniera pitt 0 meno ingenua) su quello che hanno vissuto, Hl ricercatore, essenzialmente, non sta chiedendo al partecipante “com’era?” ma piuttosto “cosa pensi che abbia significato?”. Queste domande sono chiaramente diverse. Se, come nell’ap- proccio di Giorgi (2009), lo scopo dei ricercatori ¢ comprendere lesperien- za vissuta del partecipante di un dato fenomeno, come imparare ad andare in bicicletta, allora @ possibile rendere pitt espliciti i significati gid presenti in chi vive Fesperienza nell atteggiamento quotidiano. Lo scopo non & tan- to ajutare i partecipanti a divencare pia riflessivi sulla foro vita quotidiana (questo sarebbe un intervento, un obiettivo terapeutico), ma piuttosto de- lucidare i significati psicologici vissuti dellesperienza cost come sono per il partecipante. Lobiettivo quindi avers intuizione dei significati psicologici dei fenomeni vissuti, non per alterare o cambiare o teorizzare su questi si- gnificati, che i fenomenoiogi confidano essere gia psicologicamente ricchi rivelatori senza tali elaborazioni. Come Giorgi (18 gennaio 2010, comuni- cazione personale), siamo interessati a chiarire il significato psicologico del fenomeno, ¢ intervistiamo il singolo partecipante per imparare da lui, non per intervenire 0 imparare sulle persone stesse in isolamento, “Aggiungere a cid che ¢ dato” & precisamente il significato di “interpretazione” nel senso pits stretto come oppasto al senso pil ampio sopracitato. Non stiamo cercando di “spiegare” o di “esporte sopra” i dati significato vicino al senso lessicale del latino interpretari. Stiamo cercanda invece di dare particolare atrenzione ai significati gia presenti net daci ¢ renderli espliciti, a partire da un atteg- giamento psicologicamente sensibile. Inutile dirlo, da una prospettiva hus- serliana, “presente nei dati” significa sempre “presente, per noi, all interno di un atteggiamento di ricerca adottato in maniera specifica”, Owvero, non rigettiamo mai il contesto di ricerca e Pintenzionaliti della coscienza - non 82 Ricerca psicologica fenomenologica come scienza C8 questione di significa psicologico “in sé” perché tutti significati sono “per noi”. Una possibile obiezione & che non ci sono significati “presenti” in tutti i dati tranne quelli che aggitingiamo ai dati, ma considererei che questa ismo & nonsense se seguita dalla sua logica conclusione - che di fatto non ci sono dati per nulla, ma semplicemente le nostre proiezioni su una cifra insignificante chiamata “dati”. Occorre un’ulteriore osscrvazione cortelata a quanto detto, anche se va oltre la portata di questo articolo. Da una prospettiva fenomenologica l'af- fermazione per cui “tutta la conoscenza ¢ interpretativa” — se “interpretazio- forma di scetti ne” & intesa sia nel senso ampio sia in quello stretto come discusso prima = non pud essere validata empiricamente, ovvero non pud essere validata fenomenologicamente. Invece Paffermazione “tutta la conoscenza & inter- pretativa’, che costituisce una forte rivendicazione di verit’, si basa sulla convinzione dei suoi esponenti in un’astrazione teoretica, per cui “anche se non ammetto che sto interpretando, lo faccio tutto il tempo”, il che @ come dire “anche se non ho !'esperienza che sto interpretando, interpreto comun- que”. Di conseguenza, non 2 una rivendicazione empirica ma teoretica, che conferma quanto detto sopra contro 'evidenza dell’esperienza. In termini teoretici, la pretesa sull’interpretazione perpetua pud risul- tare da un'incomprensione fondamentale o rifiuto dell intenzionalita della coscienza. Se assumo di poter avere accesso a un oggetto al di fuori di una coscienza, allora posso forse concludere che il mio incontro con l'oggetto dentro la scienza é sempre parziale in relazione a un incontro completo ide- alizzato ¢ cos\ il modo in cui incontro Poggetto nella coscienza & sempre interpretativo perché sto “aggiungendo” qualcosa all oggetto “stesso”. Ma questo riflette un’incomprensione dell intenzionalita. Conclusione: Scienza o Non-Scienza ? La psicologia qualitativa critica il positivismo perché riduce la ricchez- za della soggettivita vissuta in modo procustiana. In tal modo, le pratiche qualitative basate su presupposti insani possono risultare un modo di in- chiesta soggettivistica, estetizzata, che diventa una forma potenzialmente solipsistica di scrivere pitt vicino alle riflessioni poetiche private che ricerca. Secondo Giorgi (2009) la psicologia non ha raggiunto consensi rispetto al suo soggetto; all'interno della psicologia, i ricercatori qualitativi non hanno raggiunto consenso sui criteri per la scienza, 83, Mare Applebaum In questo contesto storico, ci si deve prendere attentamenre cura dell azio- ne reciproca tra forma e assenza di forma nei metodi di ricerca, Se la ricerca qualicaciva @ presentata in modo predominantemente reattivo, posto so- pra e contro nna forse troppo semplicistica interpretazione della psicofogia empirica, allora sara inadeguata come approccio di sicerca completamence sviluppato. La ragione di cid & semplice: adottando la posizione “outsider” 0 “ribelle” permette ai ricercatori di appoggiarsi agli empiristi per portare turto il peso delle richkiesce epistemologiche e metodologiche della scien- za, Rifiutare 'empirismo diventa quindi una modo facile per i ricercatori qualitativi di evadere legittimamente questioni difficili ¢ forse addirittura temporaneamente insolvibili sul rigore dei nostri pensieri e delle pratiche. Evidenza di questo 2 Vapparence facilita con cui alcuni ricercatori qualitativi trascurano concetti formarivi come “scienza”, “metodo” e “disciplina”, Per gli studenti, i presupposti che ho notato sopra pongano un tischio autentico: far equivalere la scienza come tale ¢ le scienze naturali, osservare la ricerca qualicativa come modalitd di scrittura creativa incoraggia gli stu- denti a non considerare alcun criterio vincolante per il loro lavoro. Questo vuol dire che, come artisti, non devono considerare se ci sono criteri ogget- tivi nella pratica di ricerca, mentte la preoccupazione principale & se stanno adeguatamente interpretando fe loro intuizioni personali. Uunica preoccu- pazione pratica che devono avere & se il loro lavoro, come {a fetteratura, procura un'esperienza emozionante per il pubblico. J criteri istituzionali di ricerca sarebbero quindi completamente relativizzati, visti come esigenze meramente burocratiche senza relazioni intrinseche con la conduzione della ricerca come un processo di “ivelazione” individualistico. In maniera simile, escludere ' oggettivitd come scopo guida per la psico- logia e affermare in maniera assoluta che tutta la conascenza @ interpretazio- ne ~ per quanto possano essere sofisticate le note filosofiche a pit di pagina ~ ha implicazioni steaordinariamente problematiche per {a mentalita dei ricereatoti qualitativi, Se il mio scopo come ricercatore & ricorrere alla mia creativit& come un autore che produce romanzi, forse in dialogo con j par- tecipanti alla ricerca, piuttosto che delucidare un fenomeno che in qualche maniera fondamencale & gid presente intersoggettivamente, si pud dire che questa attivita sia propriamente definibile came “ricerca”? Non ¢ piuttosto Un tipo di scrittura creativa che ambisce a produrre letterarura ad effetto? Ma questi atteggiamenti presentano solo un rischio, se la ricerca quali- tativa & raffigueara come una rappresentazione distinta ma comunque forte 84 Ricerca psicologica fenomenologica come scienza della scienza. Giorgi (2009) osservava che quando gli studi psicologici qua- litativi non riescono a rispettare i criteri scientifici di base, attirano critica ¢ tigetto dagli psicologi empirici. Quando i presupposti che ho identificato sono rivisti da ctitici empirici, cioé da un pubblico poco comprensivo, tale ricerca qualitativa & probabile che venga rigettata come concettualmente inadeguata o addirittura come forma di sofismo. Per esempio, gli psicologi empirici Proctor ¢ Capaldi (2006) si rivolgono alle discussioni relativistiche € costruttivistiche dei ricercatori qualitativi, facendo notare che questi ri- cercatori spesso sposano queste posizioni mentre attaccano pretese di verit& in maniera “postmoderna”, pretendendo invece che la ricerca qualitativa privilegi P'unicita della psiche individuale, le ambiguits e indeterminatezze dei fenomeni psichici e questioni pratiche, anziché teoriche e astratte. Proc- tor ¢ Capaldi (2006) sostengono che “I'aderenza dei ricercatori qualitativi al relativismo sembra derivare dal loro desiderio di differenziarsi dalle loro controparti non relativiste nella psicologia accademica’, owvero gli psicologi empirici (p. 172). Gli autori sospettano che questo relativismo “deriva non tanto dallo uso dei metodi qualitativi quando dal desiderio di evitare metodi quantitativi” (p. 172). Gli autori si muovono velocemente verso una critica degli psicologi qualitativi “postmoderni” poiché semplicemente ricapitola- no di affermazioni fatte nel V secolo dai sofisti greci! (p. 176) Per sostenete la ricerca qualitativa dobbiamo essere critici pitt efficaci del nostro lavoro di quanto siano gli empiristi. Non deve essere sostenibile per gli studenti seegliere metodi di ricerea qualtatvi, perch questi metodi sono percepiti come fondamentalmente “pitt facili” di quelli quanticacivi. Il forte appeal della psicologia qualitativa & dato da preoccupazioni pro- fondamente in relazione al mondo vissuto, Comunque, come Giorgi ha notato (2010), “poiché le analisi qualitative sono relativamente intellegibili, 8 Perrata convinzione che possono essere apprese facilmente” (p. 21). Se i metodi qualitativi sono presi come maniera di raggiungere fini preconcepiti © pet validate ipotesi preconcepite, allora i ricercatori sono colpevoli di due pratiche per cui spesso si criticano gli empiristi: I'impegno nella scienza otientata alla verifica piuttosto che alla scoperta, e P'uso di metodi di ricerca in maniera meceanica, Ho recentemente ricevuto e-mail di uno seudente che chiedeva perché un software non fosse in grado di condurre un’analisi fenomenologica di uniintervista trascritta, Lingenuita dello studente non era interamente una sua colpa, nel senso che il modello empirico egemonico incoraggia questo tipo di atteggiamento non riflessivo circa i dati qualitativi 8s