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Saggio Su Longo

Saggio di Longo

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BIBLIOTECA CANTONALE BELLINZ0NA che e relativistiche, @ costretto a inglobare procedimenti tipici di altri che abbiemo ora ricordato spiegano quella certa formale che contraddistingue gran parte della narrati- i. 0 un passato anche recente, la scrttura appare evole ¢ instabile. E sempre pid difficile riconoscere lo stile di uno scrittore, che un anno scrive in un modo, spetimentare nuove modalita narrative, in corrisponcenza di nuovi temi ispirazioni, Agiscono anche stimoli estemi, promossi dalle Juando un autore di pid nazionale, tende « modificare la propria scrttura, diminuendo che potrebbero ostacolame una diflusa compren- sione. In ogni caso, la scrittura ne risulta livellata, omologata a uno standard internazionale, sostenuto dal “traduttese” (la varieta omolo- gata che serve a far conoscere i romanzi stranieri in Italia) © dagli interventi uniformanti degli editors, che agiscono in particolare sui neoscrittori. Non va dimenticata neppure la generale tendenza al po- sizionamento della lingua a un livello medio-basso: la mania di rifare il verso al popolare, al colloquiale e al volgare. Questi stli narrativi zon sembrano preoccupai wvare nella nostra cultura e nella no- stra lingua: sono stili “provvisori”. Anche per tale carattere sembra ‘opportune proporne un’analisi delle forme. nluca Meri ha ereduo in questo libro e mi ha convnto a scrveto Mia figh Seal = ringraziamento, Resta inteso che di ogni even tun solo responsabile: il sottosrit. I La misura breve dell'universo metropolitano di Napoli, i cinque racconti (di diversa Iunghezza) del secondo esprimono le riflessioni di un io narrante pre- i. Da una parte abbiamo personaggi e ambienti italiano medio e dialetto napoletano), dall'al- resi con rapidi tra interlocutore, alterna gridi tra la voce narrante, rivolta per lo pitt a di rivolta e lugubri riflessioni, info © compostezza stilistica, I due autori raffigurano due scenari diversi, che hanno tuttavia un ele- ‘mento in comune: la presenza di un “altro” letterario cui riferirsi per ricavarne modelli e stimoli alla scrittura. In chiave antifrastica, Longo adotta come tito le formule dei dieci comandamentis Trevisan esibi- sce citazioni colte ma assai lontane tra loro: due sonetti di Petrarca, nel quarto, ¢ poi Beckett, Eliot, Pasolini e altri celebri serit sione letteraria? Gratificante esibizionismo? Tentativo di coinvolgere culturalmence il letcore? Nonostante i Vimpulso alla citazione & quanto rismo nonché la multiplanarita servare il contrapporsi di q quali esprimono un degrado estremo di personaggi e di luoghi Andrej Longo Ai titoli uno Io sono il Signore Dio tuo, nom avrai altro Dio fuori di ‘me, Due Non pronunciare il nome di Dio invano ecc., Longo fa segui- re moderne cronache partenopee (titoli ¢ trame richiamano in vari modi i dieci comandamenti): un capo clan salva dalle grinfie di ma- lintenzionati una coppia di fidanzatini, ma il gesto non é disinteressa- to; un maschio sessualmente appetibile nonché prowisto di una bella n voce sogna Sanremo, ma scivolera, progressivamente, nellannichili mento fisico € morale, Tutti i racconti sono in presa diretta, sempre , senza quei compiaci- fa” diun Erri De omaggio all’avvenenza femmi sie alle riflessionis ‘Num parla cbe parta fe? Tua! penzd sua ball fi, E un altro esempio di taspoisone al fonia che si rtrova nei dialoghi come nella narrazione. La lingua di Longo & un italiano regionale, carattrizzato anch co di farciture disletali, sopratutto nei nel discorso interiore: la assaic Vanessa. Quand Te calze nere ¢ la gonna corta di in rapporto al contesto, ialetto si fa mezzo di co- metaforica” (Lopor- ri narrator che atin. (aper t farsi belli alla televisione, pe’ fa ver si preoceupano»; 4 Longo, p. x4), perché il fenomeno & sostenuto dall’ordine “parlato” dei componenti, animato da frequenti dislocazioni ¢ segmentazioni «c la fine di mio padre che sta a Poggioreale tre mesi si ¢ uno no, ho deciso che non la voglio fare»; «Alla televisione, perd, dopo un paio di volte, hanno detto che a farmi lavorare non tenevano l'autorizzs- zione. Alla radio che non ero pitt attuale, E di tourné ne ho fatta una ‘che ci ho preso solo le spese>; «Ha aspettato un momento per vedere se dicevo qualcosa. Io zitta. Mi piaceva che mi faceva le domande. Come se s'interessava a quello che tenevo da dire», Al livello della sintassi ricorrono con frequenza questi fenomeni consecutiv («Chi lo sa se lui ci faceva caso ¢ non credono che non gli capita niente solo che sono america le preposta alla principale («Siccome si stava preoccupando, ho cam- cllissi di preposizioni («Stavo , «Mamma stava stesa sopra alle lenzuola, senza che si muoveva»; 63); 5. sostituzione di avere e di essere (non ausiliari) smente, stare, 6, marcamento preposizionale delloggeto diterto («chiamare a Michele») +; 7. passaggio dallintran- sitivo al transitive («Io non Tho rispos cambio dell'ausiliare Bp. 39, 96; nota an: ;posizioni (asi metton Pp. 51, 14, 18). Noteremo poi un fe- fva contemporanea, vale a dire le brevi idenziate dagli accapo e interpretano un usi particolari delle ca», «come a “na trot nomeno ricorrente nell frasi nominali_ che narrare fatto di rapic To, Panzarotto ¢ Rolex. opp’a stu murettu senza fi: niente Senza ten’ voplia’e niente. Senza aspetti a nisciuno (ivi, p. 12). to gesti, movimenti, ambienti; & ni. Le trame e le sceneggiature il figlio uccide la madre grave- f trascorre una gior- rata col proprio figlio (civaue); una quattordicenne, stuprata dal pa- Il narratore osserva con occhio » Or dee, abortisee (sti); l'autore di uno scippo’ sanguinoso racconta (se. 7); um emarginato esce dal =) a carcere © muore (Or70); istan prima del matrimonio, la sposa promesse ci ripensa fora sae brave di tre balordi finisce male (prec). Domina el, sony incertezza che si comuni- eee ne della madre & un episodio di eutanasia ie egoismo? Liautore del ® penite?.. Nestun suo figlio prefigurano o replicano di Bracco di err < stessa atmosfera Roberto Alaimo Vitaliano Trevisan diversi gli intent scene presenti in Grotieschi e arabe- ‘rive l'introversione che isola l'indi- ome nel precedente |, che racchiude le ‘atmosfera camente labile riferisc oo Gort clicuesen Se emer aoe tase tn ino, uno sviluppo ¢ une conclsione), cinque raccor Storie hanno guella ci Trevisan & zone ce person cls: un dcoso che sweet 3s i continuo, espone sensszioni ¢ stati d'animo, ricordi ¢ juenti didascalie (dissi alla ortare rifless iprodotta una pagina di di assai particolasi autivitd motoria visitaa pit ale (cid accade soprattutio ritrovata in un taccuino, re delle cose. La morte, freq el ta a simbolo dell'inaspettato per tema introdotto da una pagina di diario, segna la conclusione di ogni vicenda: «Ma c’é Ia morte, diss alla giovane attrice, ¢ io non ci sono pits (Trevisan, p. x1). Accanto alla citazione di Beckett, ¢ con essa in forte dissonanza, appare il sonetto 272 del Petrarce; poiché T'ncipit & al tempo stesso il titolo di questa narrazione, potremmo di jana comice: quasi che il racconto di una nevrosi sia posto sotto 'inse- gna del potere rasserenatore della poesia. Ma I'uso corsivo di citazioni fra loro estrance e dissonanti pud essere interpretato proprio come espressione e mimesi di una persistente nevrosi. Tin Niente specebi in questa casa, dopo Vimprevedibile suicidio del- la compagna, un uomo distrugge le foto esistenti nella casa, per pas- sare poi alle comici, agli specchi ¢ alle porte; infine comincia a ra Schiate con grande cura le pareti: «pensavo continuando a raschiare» 32). E Patto preparatorio di una scrittura di omaggio, per onorare la memoria della morta: «E scriverd sulle pareti come se seri essi sulla carta, pensai (..] E mentre scorrevo nella testa, parete per parete, stanza per stanza, quel libro unico ¢ meraviglioso, ecco la la piogaia ritornera in un momento culminante de qui TH finale del primo va letto a riscontro col furore iconoclastico del suo inizio: Dove sta serito che bisog i quadri dalle pares, via tutti quei pentole di rame battuto, via quelle perverse negli anni, di cui aveva adirttura fatto fare egli insopportabili ingrandimenti, per poi incoriciarli e appendeli al muro. Restava ore a guard vanni!, diceva, Dio, com’era bella. Vero. Non pose in quelle foto del cazzo, In fondo, se so fllezza, lo devo a lei, La bellezza, quello che significa, tutti ‘quegli sguardi addosso, sempre, ovunque andassimo, Una contin fhe. un valutare, un soppesare, dappertutto e di continuo (ivi, p. I passo @ certamente un io significative del discorso interiore dell'autore, che alterna a frasi lunghe frasi brevi e spezzoni nominal interrogative, esclamative, segnali discorsivi?. L’insegnamento com- ? le immagini devono essere abolite sostituite dalla scrittura, Se i due primi racconti elaborano pensier rnel quarto al convulso meditare si aggiunge | ne. Madre con cuscino comincia con lo stermini dinanza comunale, di galline e di conigli, continua co della sorella, del cognato ¢ del nipote (con i tretto a convivere per accudire la vecchia ma- riflessioni, nel terzo €

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