0 valutazioniIl 0% ha trovato utile questo documento (0 voti) 212 visualizzazioni20 pagineTesti 4. Bramante
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DONATO BRAMANTE
Sonetti e altri scritti
Acura di
CARLO VECCE
SALERNO EDITRICE
ROMA[SONETT]]
I
Misser Gasparo, dopuo lunga via |
di Genova, di Niza ¢ di Siona
¢ Alba e d’Ast e d’Aiqui e di Tortona
e di quanti castelli han signoria,
son, Dei gratia, pur gionto a Pavia, 5
benché arostito son della persona;
ver @ chin borsa un sol quatrin non sona,
tanta ell’ha de moneta carestia.
EI mio mantel de 28 fa mille frappe,
pensa po’ quel che fano i borzachini,
chi se n’ van per dispecto a giappe a giappe.
Del caval so che tu te Pindivini,
senza chio el dica: el mostra altro che rappe,
¢ ha careghe le spalle de rubini,
sf che da malandrini s
non so s'io tema. E vo pur [a pian piano.
Doman o Paltro giognard a Milano.0
Pid che mai tristo, vo" viver in doglia,
ché, quand'esser credea libero ¢ sciolto,
in nuovo laccio mi ritrovo involto,
né ingegno so trovar che men discioglia.
© fiera, o pertinace ¢ crudel voglia,
ben prende dil tuo mal dilecto molto.
Ma chi non amaria quel santo volto
che in ogni alma gentil liberta spoglia?
Or sia come se vole: io son pur preso
da due pit belle man che sotto el sole
mai fesse con siie arte la natura.
E se poco da lor me son difeso,
quanto ci penso pit, manco men dole,
ch’esser servo di tal stimo ventura.
nto lieto e tristo,
i doglio ¢ lodo;
f, de Valera godo:
mn forse misto.
né desisto,
se prima gire o star da te non odo.
€ tdr el modo,
‘da te provisto.
a mia vita
pensa per te s'amor nel pecto porte.
IV
Nova saetta m’é venuto al core,
€ Tantiqua me ponge pit. che mais
cosi mi sento redoppiar in guai,
ch’esser credea di tal tormento fore.
O fiero, ingrato ¢ desleal Signore,
donca de tanta fe’ tal premio dai?
Di la mia morte, alfin, che gloria arai,
se ucidea> chi se rende @ men che onore?
‘Ma chi non lassaria ligarse e sciorre
da due si belle man senza contesa,
¢ dar la vita a lor dilecto, ¢ torre?
E dal bel lampo chi faria difesa,
39.quando nel volto degl'amanti scorre,
chacenderebe in mat, non ch’alma accesa?
J
v
Poi ch’Amor m’ebbe dato mille ponte
con Parme invan de sua crudel pharetra,
disse: «Costui per certo ha ‘I cor di pietra,
clvogni saeta in lui par che se sponte.
Non sono io quel ch’a Phebo li ochi in fonte
conversi col mio stral, ch’or non penetra?
Colui @ perditor che pria s‘aretra:
con altre arme convien che me gli afronte».
Poscia discese dal sereno in terra,
econ la sua belta facta visibile
recomincid di novo a farme guerra.
Or quivi a contrastar non fu possibile,
ma cade al primo assalto vinto a terra.
Cosi mi fé di sé per sé passibile.
VI
Amor vol pur chi creda a chi m'ingana,
troppo é nocivok
Colui che la
se con un
m’ha ogi a
che vita € ™
Ché, como lui del mio piacer sacorse
ne’ soi belli ogi ond'io mio fine involo,
quasi sdegnato in parte gli retorse,
¢ per mio pegio mi spari d'un volo,
¢ 'lcor, che se n’adé, dreto gli corse.
Cosi rimasi di me stesso solo.mio timor certo ¢ mio sperar bugiardo,
€ 'I desio che me struge si gagliardo,
contra di lui non me mantegno.
Quel sumo re che sua grandeza inchina,
tanto possano in lui prieghi mortale,
che scende qui
per dimostrar quanto
€ io mirava in lui cy
¢ chiunche veraa relegrarsi in vista.
Pensa qual se fé ‘I cuor, misero amante.
8
F «Non ho io davante
fove, ¢ quel c’ha ‘| mondo
[adorno?
Vengonio da Frignan tanti briganti
cha gire verso Pontremol m’han sforzato,
¢ Donato da Vico mrha pregato
cho lavori per lui de’ tremolanti.
Certan con le ciconie i nostri canti,
non con Caliopé, non con Erato,
per ben ch’io abia il cor tutto infiamato
del fuoco che consuma gli altri amanti.
Deh, sta un poco ad udir nova pacia,
ch’a posta d’una capra e de due lasche
convengo ognor balar la zelosfa.
‘Andando heri a veder certe mie frasche,
veni quasi cristallo a meza via,
si de Medusa me turbar le masche.
Vesconte, non te casche
questo de core, ma fa ch’io n’abia un scudo
tal chio non giostra piti con Borrea ignudo;
49XXII
Meser, i? non so far tante frappate,
né venderve vesiche per lanterne,
ché ne li enigmi el ver mal se disceme.
Pertanto i’ parlard sf che Pad
‘Or questi di ch’i’ son stato a giacere
col corpo infermo et col cervel balordo,
nvho fatto manteghete da crestere,
sperandone anche avere
da voi un par, si come sete usato,
cvamor dal canto mio non n'? mutato.
XXIII
Sonetto dil suprascripto composto dapoi cena a tavola a
Paulo da Taegio, qual gli lo rechese per meterlo nel fine
una ceta sua opera intitulata ‘Apolonio de Tyto'dedicato
4 la magnifica madonna S. ferarese.
Questo & il libretto che ti scrive Paulo,
madonna cara, cosa brunamonte,
nel qual vedrete il monte, il ponte e il fonte,
Vinferno, il cielo ¢ Christo col diavolo,
Bramante e il Machaneo, lasagne e caulo,
€ per vencer ciascun sudagli el fronte.
© donna, or qui fian tue bellezze conte,
tua-nobilta persin da Favolo.
Che dirén noi? El ¢’é sei versi ancora.
Non altro, basta, e P'@ fornita lopra.
Cazone in cul, tornate @’un’altra ora.
Ogni cosa a suo tempo ben se adopra,
ognuno a un modo il ciel non avalora,
quel & meglior che fa laudarse a Fopra.XXIV
Pro morte Corsi
Se per mostrarsi a noi men furibonda
la morte, ¢ per pit far dolce il suo morso,
facto ha per Puniversa terra scorso,
per tuogchi de le sacregause abonda.
| ché ioconda
lei ¢ Pangue e Torso
Seygia profonda.
di lui pugnasse,
ro per go
che morte a lun dié l’alna, a Paltro il velo.
Ma quieti hor sono, unde gran festa fasse,
¢ lui col suo bel dire e gran scientia
in terra vive e splende, ¢ il spirto @ in cielo,
XXV
‘Usciran fuor da le lor tombe oscure
ossa di morti alla novella festa,
figli di quei che con lor lanze in resta
56
voltar la terra con lor spalle dure,
mostrando con lor segni le aventure,
et a le casse dor fia la tempesta,
si che la turba cupida e molesta
convien che gli bestemmi e gli spergiure,
fin che barba di came ¢ bocca d'osso
a’ sventurati gli commandera
ch’ognun si faccia in veste d'ocea un fosso;
allor corpo senz’alma chiamera
gli spiriti con vesti bianche indosso,
¢ ciaschedun il coiro volteri,
e dolcemente cantera,
laudando Iddio che n’ha vivi lasciati,
di poi verra colui che n’ha creati.
ST
5[RELAZIONE DI CREVOLA]
Mcccesboosxiij Die xxviiije Junii
Io, Bramante de Urbino, ducale inginiero, de
commission ducalet me son transferito ad Os-
sula? per videre et dilligentamente considerare
se lo hedifitio, qual di novo Messer Zoan Bapti-
sta da Ponte fa kgdificare al por
potria dar nocun
to. Et perché pit
mini d’essa vale, et
certi soldati experti ‘militaria insieme
con mecho, ad vi
a, tutti ve~
omme cavilatione’ se puotesse opponere (qua-
le saria frivola), che dicto hedifitio non potria
rewsire” in alchuno nocumento al stato. Et cost
io refferischo essere, agiomgemndeli® che pit
presto puotria giovare cha nocere? Et in fede di
questo me son sottoscripto di man propria
Bramante mano propia ho sotto scritto
[SONETTI]
particolare quis riecheg
cis «Deh,
65a costa fino a Nizza (ma fo
rita nel viaggio di ritorno), poi
ruovo indietro per Savona, tornando sn Lombardia per
amino di Alba, Asti, Acqui ¢ Toi
Atari del viaggio potebbe essere
da parte di Ludovico il Moro, dopo la depesizione del doge
Paolo Campofregoso, i 23 agosto 1487: i sepuito, forse ele
d'Orléans), ritorna ad Ac-
ui, rinomato centro termale, e fnalmente ginge a Tortona,
plazzaforee sforzesca al di Ii dello Servia (ave nel 1489 Ber-
ponzio Botta offs un sontuoto banchetzo a Isabella @’Arago-
za e Giangaleazzo Sfor
‘cumentata la sua presenza nela colabor:
Duomo: il 22 agosto 1488 si decide di affdargli 'incarico del
disegno, insieme ad altri architees, Nel dicembre
lungo a Pavia per seguire i lavori, mentre vengoné
e Leonardo ¢ Francesco di Giorgi
66
quente clausola dantesca (ig oceorrenze al singolare, ¢ 72 al
plural); nel senso proprio di ‘corpo’, cf. «prese costui de la
bella persona / che li fi tolta» (Inf, v0). Rima inclusva per
spare Fimprobabile lezione ver. Rove-
, stun Tivello conereto, della metafora dantesca
della emonctar della fede: « Assai bene & trascorsa / diesta
smoneta gi la legac il peso; / ma dimmi se u Thai ne la tua
0 comune della terma-
gid, con asibilazione della semiocelusiva ps
toalveolare sonora altro fenomeno carattristco della koiné
settentrionale; in F e m viene reso di co. ~ feppe: notazione
nazuralmente ironica: le frappe sarebbero infatt un ele
‘omamentale delle vest pit raffin:
«feappes in quar roto sbrndla al visio
ondo punto topco della poesia burlesearoceao qui
tmante, ¢ come Valero derivato da illus! antecedent nella
poesia latina medieval: il mantelloo a vesteridotta a pezzi
the non fp pay al cope mudo da porto del es
ri ot
lnc dai pot
o7‘mente, continua da indoss
larov dal Moro. B acc
alee» (xvi
lispetto (evidentemente
50 che ne ha fatto) se ne
sempre in rima con voglia,
la spgla (In, xv1 $0 352 :$4.€ x11 59
riprende la si in RVE, ccoxay 5:7
92 £96.
2. quand'esser cede: Ia stuarione & di origine dantesca, con
6a 69sao sinbol i pve (abn de ie Comuni, nel Pistoia ¢ nel Bellincioni, le satire di ronzini
i fee, ct, p. 332, 3m.
in m, faranno.~ borzahin: tiv
‘gamba, da portars a cavallo ene
smibilmente non a corce: qui Bi
1 ant ac isp. 264 nm,
sul significao equiveco di rubi-
introduce il timore di un assalzo di
), veramence improbabile per un
Iu
16, pian piano: & un incedere da processione, come nel
;puose: “Andiamo in I, ch'ei vegnon pi
1b: "giungerd’, con mancanza di anafonesi (eft. so
giagnerd Fm.
Primo sonetto del gruppo a tema amor
rmiale ad un’esperienza erotica nuova (1
seruttura bimembre in relazione sinc
petrarchesca,
XP hema come inp vrso ed tanta in Perna
XVI $0 252: $4 € KI 59:6
‘ima con voglia in RVF, cocxxiy 5:7 © cocLxvt
96.
13 quand'zer eedea a sieuazione & di origine dantesca, con
69eco del verso «1a dov'io pi sicuro ester eredea® (Pugs v
76), messo in bocca a Iacopo del Cassero, uciso nel 1298 dai
sicari di Azzo ¢'Este nella palude d'Oriago presto Padova; la
contaminazione in chiave amorosa avviene perd tramite
5-7: « Tempo non mi parea da fr riparo / contra col-
Pi d'Amor: perd manda / secur, senza sosperto». ~ liber ¢
cedente vicenda erotica, La coppia ® petrarchesca, RVF,
‘coxiv 34: elibera et ole & anche cau
(«quando, da tute queste cove sciolio », Par,
0 daglt inganni dei morta,
del v. 4
1ov0 amore che prende Bramante;«lc-
nissimo del lessico amoroso del Petrar~
v0: frequente in RVF (xxx a8, ext 12, coeur
nel diletto della came invol-
‘non so trovare essempro degno (Per xt
men disioglia: mi discgla B, mi diioglia m. CE. «
or non sis mai chi me scioglias (RVF, ccexx 61).
pertinace: nel senso di‘persevet
soprarturro
‘cuxxty 9).
7. Ma chi: incipitin RVE, voxxv 9 e eccxta §,~ quel.
70
voli: in clausols, «il santo Volto» danteso (Inf x 48),
Contaminato con «quel bel viso santo» (RVR, cout
alma. ft. . ¥1.79, ¢ RVF, cxtvt 2. Rovescia le
Su de ott 'Empireo: «Tu m’hai di servo
Tinizio del carcere 8°
mentale, inser al cc
nella topica petrarchist; fe Varchetipo «© bella man, cl
Tri destngi ove (RVR, cxes dal uae st ripende an
che il seguito: «man ovogni arte et ruts loro studi / poser
Natura ¢ I Ciel per farsi honoree (ibid, 3-4)
1. miefese: non fece mai; maf. ~ conse arte la nat
cf, «Mai non fappresentd natura o arte / placer, qu
belle membra in ch’io / rinchiusa fais (Parg, xxx: 49-51);
7: volont’
remporane
notizi. Comtine uso con coppia in relazione antitetica:
nmond'io teco mi doglios (RVF, cai
iene elogiato evidentemente per aver portato a
I meseageio della donna, che, forse ben disposa
i confronti del suo amore, al tempo stesso gli comunica la
‘modoin RVE, ev [Link]
pcr la
donna (= vita): ci, ingegnosamente, non suicidarsi, ma ar=
gars pazenza einilerenea per dimenscaze
anche in questa oc-
donna,
14, porte: nei mss. ports, con rima imperfetta; ma credo si
R
debba intendere come congiuntivo presente, banalizzato dal
copia
Bramante riprende: vo amore,ma lo doppia
‘cendersi contemporaneo del vecchio, motivo co-
nde fedelta ad Amore, non al
la donna. Certo, due donne ¢
io parer non li fa
aguello stato».
9. Ma chi non:
Bdentica
|
:1. sperar: la paura di perdere amore del
fondata, la speranza di conquistarla @ fallace.
7. sage: strugge.
8 nom me mantepno: non tiesco pitt a opporre resi
9, duce: recheggia Triumphs cup ‘cum vitworioso
10 duce»,
M inclusiva con ale (3)
hhapas: dancesco (Par, X32
s'intenda probabilmente i
cesuperficiale. fr, «el el di vaghe e lacide fav
de intorno, e’n vista ca / dresser fatto seren di
occhi» (RVF, cx ~ vista: rima identica col v.14
84
Bit 10 € CCCKL 5.
ilmondo.
Riprendono isonet audi di ipo burleseo (eso
ie neleteczinesrwarioni che non han-
0 fa meno di non ipoiazare on force
ome nel soner del Piola,
richiesta di de.
ea
rasio di Cerreto, 0 pe
ignano ¢usilizzato come metafora
B.S
5) ed era git un luogo burchieles
‘Non tomar i malaria da Fojano, /ma torn pel Frigmano,/
presso a Monte Ritondo, ¢ da Compiobbi» (Sonat de! Bur
Uhl, cit, p. 103, V8. 436). Non spud dungue eseladere an-
che in Bramante, un doppio senso osceno, che
be quasi tutto i soneto: forse il racconto di
esperiensa omosessuale (qui in coaflito co
sessuale: vy, 7-4; e paventata in xx 9-1), segnaata dalla pre~
85senza di brigan
cio lavri, b
\oghi infestai dai brigants
provenienti dal Frignano, ¢ che potevano aver ci
Bramante ad una precip
cor cel cit scan compare speso nella bizar geo
‘AUM. COXXXV 12).
: fanno a gara con le cicogne, dotate di
ica della poesia eres, ¢ prima
a chi gazeggio con le Muse, pet Dan
se Piche,tasformate in guzze(
percid, Bramante sotimtende che sia meglio misurarsi
con le cicogne. ~ Erato: musa della poesia erotics, Bramante
rinuncia sia alla poesia epico-celebrativ, che a quella amoro-
s2 (di cui sono comungue esempio
86
it, pp. 47,
13. ve
stad,
14. mache: forse le maschere (Fe. mesqu
‘Medusa, che, come & noto, pierifica chi la
# alta icona burchiellesca (Sonett del Burchill cit, p. 25; al-
66, wv. 9-0: «0
Vesconte: Gaspato Visconti (eft 1, 30% 17, 3 19, x4
36, wom te casche... de cone: non dimenticat
stra: loti. ~ Borea: Borea, vento del nord, natural-
\derd a causa della pelliccia che comprerd con i
Ito tealistico: non impedie alla
in P, pero pe
Font (come i sonn.
donate da Victesa di Leonardo, una linge scincciata da
8 mora, con i oto «sta stil,
senza palare”(C. Prone
demia Leonardi Vinci»
98)
"2, Bent: Bergonzio Bots, regoatore delle entrateda-
espe dah (Boe
sino Sen
ita (in R lacha, con
17 bolzachins ft 10 € xx 1.— per ltcanton: via, Gli stivale
servivano solo 2 celaze i buchi del
a
sul tema delle calze.
1. rappate: carle, sciocche2ze, per dare ad intendere tna
57, V1).
degli indovinell, degh
corte, ¢ di cui é esempio il
che wi si affaccia (efz. x1 9).~ and® fate: si fece
buco, posizioggyy pit in basso, f si
che la stofa pers 3 il eappuccio d'un
fate.
9. sordo:sordido, Ressuale che scorge le nu-
fperture delle calze.
10. oohi: bhi
13, balord scons
4, manteghetes
Sonetto d'occasione conviviale, composto «allo improvi-
3 ottobre
composizione dellopera
Paulo (Pavola
lanese,giure-
io di cubbia interpretazione;
in F & cosa Bramamonte, intoxpretato da rme bore case rama a
.
DrApolonio: «Seive, campagne, mont et boschi, / fonti,
95faccia lodare dalla saa opera, piustosto che dai componimenti
e disegno di
‘Arundel, c agtv: ct. Leonanbo, Sz, es p19
‘Machaneo: Domenico della Bella deteo
8, da tavolo: partite dall'antenato. In P compare la lezio-
ne laure (ia F lau, corretto
fomessa una sporca esclamazione, ©
imprecazione, che importa intolleranza e querela:
slio® 30, p. 7. ca censura viene seguita anche da )
‘onetto “milanese” di Luigi Pulci, O # die Tdi zaine¢
971, ande graf
senso é che il Cor
poesie
(Oltse ai testimoni indicati nella Nota ai test, & presente
anche nei ano 2026, . 131, Vaticano latino $226,
©. 861, Vaticano Patetta 772, c. 677. Sonetto nel genere del’
ntigma (provate anche dal
leterale sembra alludere
con la resucrezione
co gioeo d'azzardo oggi chiamato back
onetto del “ered” di Pistoia: «Io cre
(quel che in su dui tavolieni /scrisse
shore », Caserta, Feonct f
dd grande fortuna in questo perioda, soprateuteo in area fran-
‘ese (Mellin de Saint-Gelas e Rabelais) lnvece, i gencre del
la profezia giocosa, parodia delle pit spaventose profezie di
fine Quattrocento, viene coltivato da Leonardo (Sent, cit,
pp. 107-32; Vics, Lemardo e igi
venzione di Bramante riprende appunto una “profes
Leonardo (« Vederass 'ssa de’ mort, con veloce moto, trat=
tare la foreuna del suo motore », Leonanno, Seti, cit, p 108):
la datazione percid potrebbe essere comune, il 1498-1499, Sol
sonetto, cfr. C, Peonerss, The landscape in Leonardo asa politcal
allegory, in « Achademia Leonardi Vinci , 11990, pp. 153-60;
ma ofthe Dice. A Bromante Sonnet Published
pelle; ef. eciascun rivederi la erista tomba, /ripigliera sua
carne esua figura, /udira quel bomba» (Daf,
¥197-99). Il verbo al futuro, dos afin, &tipico
gistro profetico, come nella Prafzialeonardese
soda Leonor User
Crcramotiona
Cec soun ea i
locker (Weecr, Ea Sepa)
$30 di como: et. x0s-
sa morte» (ly, 91-11 Pistoia, in un soneto enigmatic di
soggerto biblic, dice «
onze mate we senzen sia ‘pg’ (bi, P36
‘num. xcur 5).
3. fil di que: i adi d'osso possono derivate dalle corna dei
boi eft. «1 boi con le lor comma (Leowanny
108). ~ lanze in esta: le comnas Nespressione det
gio della giostra, del torneo, ed ® comune nei poemi cavalle-
perT'aso in clausola, ft. « Piglia tue armi, ho la lanza
in restas (Bruuinctont, Rime, ediz, FaNPANI cit, 1 p. 127)
4 volar la teva: i bu, che ararono la terra, portando
le facce dei dadi, —
proferie sulla fine
del mondo i morti che resuscitano sono dotat di poteri pro-
borse di denasi il
catore, chei came € forse a mano che
cing ‘radice) cali stessi dadi, che parlano (boca) e pronunci
jomento del givdieio dei dannatisinvece &
prohabilmence o fortunato che determina le cacciata
elle pedine avversaie, nel centro del tavo-
fossa» (Pure, xWv st).
1 corpo setala:ancorail dado. Cf, «corp senzanima»
LOpinio di Bramante raph
le serituze teeniche della
trace di una relazione, 0
presentati prima del
2, Tquatiro req
del Duomo sono gli
mentale,
pertadel testo di
ria di Leon Battsty
gerezzs, la be
sieno le cagio
Mo funno premamente,¢ che natura
deri de la forza, i
e collegare insieme, ¢ congiunte che effesto
partorischino. Chi di queste sopra dette cose ari vera cog
fatto» (Leoxan
5. videlie forteza: ciot la
6. quadra
tamente impostato sui pi
gonale» (Bauscx, op.
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