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Spedizione in abbonamento postale 45% - art.2, comma 20/B, legge 662/96v - Filiale di Trento - Supp. n.1 alla rivista Archivio trentino, n.2/2001, periodico semestrale reg. dal Tribunale di Trento il 20.2.1997, n. 944 Direttore responsabile: Sergio Benvenuti - Distribuzione gratuita - Tax perue

IN QUESTO NUMERO
NEGLI ANNI SESSANTA TRA MUSICA CINEMA E LETTERATURA Larchivio di Gigliola Cinquetti al Museo storico di Quinto Antonelli La musica racconta la storia. Un saggio di Stefano Pivato Una canzone per il sindacato di Paolo Piffer Appunti: gli anni Sessanta e il cineforum a Trento di Paolo Piffer I musicarelli di Riccardo Pegoretti Trento nel 68 in Lenz di Peter Schneider

STORIE
rivista periodica a cura del museo storico in trento, anno terzo, numero sette, dicembre 2001 http://www.museostorico.tn.it

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STORIE
150.000 lettere per Gigliola. Larchivio dei fans ora al Museo
di Quinto Antonelli

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ualche mese fa Gigliola Cinquetti ha acconsentito a depositare il suo archivio presso il Museo storico in Trento. Ora qui e contiene circa 150.000 lettere scritte da ammiratrici ed ammiratori in un arco di tempo che va dai primi anni Sessanta no alla seconda met degli anni Settanta. Provengono in buona parte dallItalia, ma alcune decine di migliaia di lettere e di cartoline giungono anche dallestero, da ogni parte del mondo, come si dice (dallEuropa orientale, come dallAsia e dallAmerica Latina). Il deposito ha stupito non poco chi identica il Museo solo come il luogo della storia e delle memorie tragiche del Novecento: che posto, che senso ha un archivio del genere dentro il progetto scientico del Museo? giusto spiegarlo. Le lettere andranno a far parte dellArchivio della scrittura popolare, che gi raccoglie testi di gente

comune (diari, memorie autobiograche, epistolari), che in tempi e in contingenze diverse ha lasciato di s una traccia scritta. Le lettere a Gigliola Cinquetti, costituiscono, da questo punto di vista, unenorme e straordinaria documentazione collettiva di un tempo storico di grandi e profondi mutamenti (economici, sociali, di costume), di un fenomeno di massa, di una pratica scrittoria spontanea e diffusa. Perch, le lettere, si situano dentro un genere che, in un convegno di dieci anni fa, chiamammo lettere ai potenti, indirizzate verso lalto, ovvero scritte in una situazione asimmetrica, di dislivello di ruoli sociali. Proprio in quella occasione prendemmo in considerazione accanto alle lettere alle istituzioni, ai capi carismatici, ai notabili, ai benefattori anche quelle indirizzate ai personaggi resi celebri dalla televisione, il nuovo media che a partire

dagli anni Sessanta sinsedia nella comunicazione sociale con uninuenza crescente: perch avvicina le incarnazioni del successo e del potere nella immediatezza della loro immagine e incoraggia un dialogo intimo tra i divi e la gente comune. Cos scrivere una lettera a Mike Bongiorno o a Claudio Villa o a Gigliola Cinquetti signica partecipare, in qualche modo, a quel successo, a quel potere, ridurre le distanze, assumere una visibilit altrimenti incerta. Ma quante altre informazioni offrono le lettere dei fans! Gi ad un primo casuale sondaggio operato sulle centocinquantamila lettere (un numero terrorizzante), abbiamo isolato alcune caratteristiche proprie della corrispondenza con la Cinquetti. Gli scriventi sembrano provenire da unestrazione socio-culturale bassa e da unarea di alfabetizzazione imperfetta: sono giovani e giovanissimi (non sempre, non tutti e comunque let degli scriventi tende a crescere in relazione allet della cantante). In assoluta prevalenza chiedono una fotograa con lautografo, ma attorno a questa richiesta si aggregano poi altre annotazioni, digressioni personali, storie di vita. Altri (giovani e meno giovani maschi) scrivono dal carcere lettere di supplica e di deferenza, chiedendo un aiuto in denaro. Altri ancora chiedono un incontro (per conoscerci non credo che ci sia nulla di male). Alcuni offrono testi per possibili canzoni (una canzone, esclusivamente scritta da me, e ho voluto donartela, io non esigo nulla). Ecco un brevissimo repertorio tematico.

STORIE
La televisione Nel 1964 Gigliola Cinquetti vince con Non ho let il Festival di San Remo. il vero inizio della sua notoriet. Quellevento televisivo diventa anche un luogo narrativo delle lettere degli ammiratori. A. O., 16 anni, da Cuneo (17. 2. 1964): Quando lultima serata del festival, dopo unora e mezza dintervallo, apparso sul video Mike Bongiorno, ad annunciare che tu avevi vinto, mi sono sentita un nodo di commozione chiudermi la gola, quasi che a vincere fossi stata io. Quando ho visto te, cos commossa e felice, avrei voluto in quel momento esserti vicina ed abbracciarti, tanta era la gioia che provavo per il tuo successo. La fotograa Che succede alla fotograa richiesta? Il rituale dellesposizione rimanda ad una consuetudine antica. G. G., 15 anni, da Palermo (23. 4. 1972): [...] la fotograa che tu mi hai mandata io mi sono comprata un porta fotograa dargento e lo messa li e la faccio vedere a tutti e dicono che sei simpatica veramente. Sono la sua sosia Ragazzine che tendono ad identicarsi con la cantante preferita. Ragazzine che sottolineano la somiglianza sica e si rassicurano sulla propria (modesta, tradizionale) identit. M. G., 16 anni, da Messina (8. 2. 1966): [...] ti somiglio stranamente, tanto che sia a scuola che in strada mi chiamano tutti Gigliola [...], dalla tua semplicit arguisco che siamo uguali anche spiritualmente. M. G., da Novara (26. 10. 1966): Cara Gigliola mi sei molto simLitaliano popolare degli anni sessanta Le richieste di aiuto economico evidenziano la lingua, teatro, ancora negli anni Sessanta, di un conitto tra oralit e scrittura, tra dialetto ed italiano, tra elementi colloquiali e formule burocratiche. M. F., 54 anni, di Torino (6.12.1967): io cola mia famiglia abitiamo da unano qui. siamo dipioro [?] donque Veneto. siamo schapati aladisperazione deli aluvioni e sisiamo [?] salvati la cosa piu cara la Vita. eco Signorina cinqueti io glichiedo mile epiu mile squse semio permeso da schriverli. Autoritratti da unItalia povera Qualche volta le scriventi raccontano esplicitamente di s, si autorappresentano, aprono una nestra sulla propria condizione sociale. A. D. E., 13 anni, di Caserta (17. 10. 1966): Sono una povera contadinella di tredici anni. L. R., dalla provincia di Roma (17. 12. 1967): La mia condizione attuale non molto favorevole; le speranze nutrite sui prodotti della campagna sono scomparse a causa del cattivo tempo. Cerco di rendermi utile in famiglia lavorando per soddisfare il fabbisogno necessario. Purtroppo mi sono resa conto che non ho la possibilit di acquistare un vestitino da sera ed per questo che mi rivolgo a lei. M. R. M., 16 anni, di Bergamo (16. 10. 1966): [...] ti invidio perch tutte le volte che vedo tue fotograe sui giornali o ti vedo in televisione hai sempre un abito diverso mentre io devo sempre decidermi a sciegliere fra quei due che ho.

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patica e vorrei conoscerti perch credo di essere un tipo come te. Un tipo magari un po allantica, ma che non indosserebbe mai una minigonna e non si innamorerebbe mai di un capellone. Mi risponda! Non tutte le lettere chiedono qualcosa, se non attenzione, ascolto, conforto. Alcune scriventi desiderano dalla Cinquetti un rapporto epistolare vero, intenso, amicale. V. B., da Messina (5. 3. 1966): Quella di non rispondermi stata la mia pi grande delusione, credevo che Lei mi avrebbe risposto, invece esito negativo; e le confesso che mi doloroso pensare che non mi ha dato neanche ascolto; si proprio doloroso. Anchio sognavo di diventare una grande cantante Dalle lettere traspaiono i desideri e i sogni dei ragazzini (delle ragazzine): cantare, andare in televisione, essere l nel mondo dorato di Gigliola. Ma potr mai Gigliola aiutarli? R. S., 13 anni, di Caserta (8. 12. 1966): Io ti ho scritto questa lettera per dirti si mi vuoi aiutarmi ad a farmi venire con te dove stai tu, perch io vorrei scrivermi a farmi cantanta, e io sono sicura che tu laccetterai.

STORIE
La musica racconta la storia. Un saggio di Stefano Pivato
uello che sto scrivendo un saggio sulluso pubblico della storia nella canzone italiana. Pi semplicemente, mi propongo di raccontare in che modo la canzone italiana, a partire dagli anni Sessanta, ha divulgato la storia. Lidea mi venuta riettendo sui modi tradizionali del comunicare storia: il libro, il manuale, sono ormai entrati in crisi presso il pubblico giovanile. Allopposto, il consumo musicale si esteso, dilatato. Stefano Pivato, docente di storia contemporanea allUniversit di Urbino, spiega cos la fatica che verr pubblicata quest anno per i tipi de il Mulino. Quali le caratteristiche che distinguono il saggio? Il libro cercher di proporre in quali termini ed entro quali limiti la can-

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zone italiana ha comunicato la storia contemporanea. Mi interessa vericare come la canzone dautore, ma anche quella di largo consumo, hanno affrontato e trasmesso un senso comune storico al pubblico giovanile. La storia come stata raccontata dalla canzone italica dagli anni Sessanta in poi? Per fare qualche esempio, certe canzoni contengono riferimenti brevi, altri pi completi a date, avvenimenti e fatti della storia italiana. Si tratta di assemblare quei riferimenti e cercare di capire quali

emozioni e sensazioni, ma anche conoscenze e curiosit, quelle canzoni trasmettono rispetto alla storia italiana. Quali sono i fenomeni musicali che meglio possono illustrare la storia italiana degli ultimi 40 anni? Da una parte abbiamo autori che hanno preparato il pubblico ad una sensibilit del tutto nuova nei confronti della storia. Penso, ad esempio, a Fabrizio De Andr. La sua attenzione al mondo degli emarginati, degli esclusi, ha introdotto nuove categorie nella canzone italiana. Nuove categorie che, a partire dagli anni Settanta, si incrociano con quelle della storia sociale. Dallaltra parte ci sono invece autori che hanno raccontato vere e proprie pagine di storia. Basti pensare ad un gruppo come i Modena City Ramblers ed alle loro rievocazioni di episodi signicativi della Resistenza. Ancora: si pu citare Paolo Conte, capace di rievocare, penso a La topolino amaranto, certe atmosfere del primo dopoguerra. Si consideri inoltre quali frutti su questo terreno ha offerto la collaborazione tra Lucio Dalla e Roberto Roversi. Se dovesse scegliere una colonna sonora per la storia italiana quale sarebbe? Senza esitazione scelgo La storia di Francesco De Gregori, una canzone che sembra costi-

tuire il manifesto di una lettura in perfetta sintonia con i canoni della storia sociale. Preliminare, nel motivo di De Gregori, la rivendicazione di una storia che pone al centro della propria attenzione la vita dei diseredati, degli umili, degli ultimi, di quelli che, per riprendere un altro verso di una famosa canzone dello stesso cantautore, viaggiano in terza classe. Pensiamo, ad esempio, ad unaltra strofa. Quando De Gregori accenna la storia siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere, sembra del resto anticipare quella che, a partire dallinizio degli anni Ottanta, si rivelato come uno dei loni pi prolici della storia sociale, cio la riscoperta del sentire della gente comune attraverso il recupero di uno dei documenti pi signicativi della cultura popolare: le lettere e i diari. Una delle canzoni pi espressive poi Ellis Island dei Mau Mau dove viene rievocata, nel dialetto delle Langhe, una delle pagine pi drammatiche dei primi anni del secolo scorso. Lemigrazione in America pienamente raccontata e

rappresentata in questo testo: Ellis Island cit isolt a cancher d Nueva York/limbo disper dla nueva America/ tanti milion, tant spernse/ speranse dambroch/ lintrada per la piramida maleca. (pa.pi.)

STORIE
Una canzone per il sindacato. Intervista a Giuseppe Mattei
di Paolo Piffer

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Sessanta non furono solo anni di dura lotta politica e sindacale. O, perlomeno, la protesta non pass solo per le piazze e nelle universit. La musica rappresent la colonna sonora di quel periodo e, se negli ambienti giovanili era tuttuno con la contestazione, in alcune sedi sindacali rappresent un momento di socializzazione, di avvicinamento tra il mondo del lavoro e i giovani. A Trento, la sede dei metalmeccanici della Cisl di via Verdi non era solo il luogo delle decisioni da prendere, delle forme di lotta da portare nelle fabbriche. Il sabato e la domenica,

dopo le riunioni, si accendeva il giradischi e il 45 giri cominciava a ruotare. Era un tentativo di avvicinare i nuovi lavoratori, gli operai pi giovani, al sindacato. Un modo per socializzare e fare un po di attivit ricreativa, dice Giuseppe Mattei, leader storico della Fim Cisl trentina. Quei vecchi 45 giri su vinile, Mattei li ha ancora. Hanno copertine sdrucite dai colori vivaci e, una volta messi sul piatto di un giradischi incorporato in uno splendido mobiletto radio anni Sessanta, gracchiano maledettamente. Basta mettere in la quelle copertine e si ha la fotograa

della musica di quegli anni ma anche dei gusti, delle aspettative, delle speranze : I Giganti, Luigi Tenco, Beach Boys, Nomadi, Rokes, Mamas & Papas. Non era ovviamente solo mettendo su un po di musica in sede che si cercava di riunire quanti pi giovani operai possibile, continua Mattei. Si organizzava anche qualche concerto dal vivo, di solito al Pedavena il sabato pomeriggio. Arrivavano alcuni gruppi locali, ricordo i Luremal, ad esempio. Stampavamo anche un giornalino: Giovani lavoratori. E poi la musica faceva parte a pieno titolo dei cortei. Dal pacco spunta fuori un 45 senza copertina. Di giri deve averne fatti molti. Ben stampigliata, in mezzo, la scritta F.I.M.-C.I.S.L. Sul lato A Lo sciopero, su quello B lInno dei lavoratori.

Il periodo di maggiore scontro con il padronato fu alla ne degli anni Sessanta e agli inizi dei Settanta. Al processo di industrializzazione iniziato al termine degli anni Cinquanta e proseguito nei Sessanta segu un periodo caratterizzato da forti licenziamenti. La forma di lotta decisa era spesso quella delloccupazione delle fabbriche. In quei momenti, in quelle lunghe giornate, la musica non poteva certo mancare, era un momento di pausa, di svago, di socializzazione, tra una riunione e laltra, in mezzo alle trattative, ricorda Mattei. Ora, sul piatto, c Don Backy con Poesia poco prima erano passati i Camaleonti con Lora dellamore. E che dire di Piccola dei Nuovi Angeli, di Dio morto dei Nomadi e della Coppia pi bella del mondo di Celentano. La copertina disegna la faccia del molleggiato e, allaltezza del colletto, ben visibile c il timbro dellUnione sindacale provinciale di Trento. Il connubio tra musica e impegno in chiave aggregativa, o perlomeno questo tentativo, and avanti per quattro o cinque anni, dalla met dei Sessanta in poi, continua Mattei. Daltronde, questo atteggiamento faceva parte del Dna di un sindacato come quello dei metalmeccanici della Cisl improntato da un forte indirizzo socio-culturale oltre che di lotta, da una sete di giustizia sociale, di partecipazione, di salvaguardia dei diritti e della dignit dei lavoratori che trovava le sue radici nelle forme pi genuine del cattolicesimo sociale, da don Milani a don Primo Mazzolari.

STORIE
I musicarelli
di Riccardo Pegoretti
uando negli anni Sessanta nel resto del mondo occidentale il cinema tentava nuove strade e molti registi, legati da comuni intenti pi o meno rivoluzionari si costituivano in gruppi destinati a segnare la storia della settima arte (la Nouvelle Vague in Francia, la Nova Vlna in Cecoslovacchia, il New American Cinema nella East Coast statunitense, il Free Cinema in Inghilterra, il Novo Cinema in Brasile), in Italia, al di l dei lm dautore (Fellini, Antonioni, Pasolini, Visconti, Petri, Rosi, Germi), il cinema partoriva - assieme alla dimenticabile accoppiata FranchiIngrassia - western allitaliana, lm mitologici e musicarelli. La critica avrebbe successivamente rivalutato - giustamente - Sergio Leone e i suoi western, riscoperto qualche buon mitologico diretto da Tessari o da Cottafavi; non avrebbe mai - chiss che non sia giunta lora - riparlato positivamente dei cosiddetti musicarelli. In quegli anni, dalla met dei Sessanta no agli inizi dei Settanta, furono prodotti almeno una cinquantina di lm interpretati dai cantanti allora in voga: tutti - ma proprio tutti - i cantanti che entravano nelle hit-parades, parteciparono a questi lm: da Nicola di Bari (che nel lm La ragazza del prete interpretava addirittura due gemelli, uno prete compositore e laltro cantante in cerca di successo) a Lucio Dalla, da Gianni Morandi, alla Pavone, da Ricky Shayne a Dino, da Al Bano e Romina Power a Bobby Solo no a, naturalmente, Gigliola Cinquetti (di cui ricordiamo Il professor Matusa e i suoi hippies e Canzoni bulli e pupe, del

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1964 e Dio come ti amo!, del 1966). La Titanus (storica casa di produzione-distribuzione di propriet della napoletana famiglia Lombardo), rappresentata allora dal direttore di produzione Carbone, fece la parte del leone ed al prolico regista Ettore M. Fizzarotti venne data carta bianca purch riuscisse a terminare i lm in meno di quattro settimane usando al massimo ventimila metri di pellicola (per Harry Potter ne hanno usati quasi un milione). Fizzarotti diresse una quindicina di questi lm ed ebbe pure lonore di girare il primo musicarello a colori - Chimera, con Morandi e Laura Efrikian -. Il che signicava che il genere rendeva e che la produzione poteva investire qualcosa in pi usando il pi costoso technicolor (daltronde - per il resto - si risparmiava pure con i set, spesso

montati nella villa al mare di Goffredo Lombardo che volentieri prestava i suoi spazi privati per diminuire il costo produzione: il che giustica anche il senso di deja-vu che la visione di questi lm ogni tanto suscita: dove ho gi visto questa casa, questo panorama, quel lampadario, quella sedia? Nel lm precedente, naturalmente). Soggetti e trame erano di una semplicit disarmante, a met tra la sceneggiata napoletana (cera sempre un fetentone che seminava zizzania tra i due innamorati) ed un tentativo vergognosamente sbrigativo danalisi sociologica del disagio giovanile. Siamo negli anni Sessanta, ed anche i produttori devono fare i conti con protesta e contestazione. Pu sembrare impossibile, ma i versi nch vedrai sventolar bandiera gialla / tu saprai che qui si balla / che la giovent bella., cantati da Gianni Pettenati nel lm del 67 di Mariano Laurenti I ragazzi di bandiera gialla, volevano tentare un approccio di sinistra alle tematiche giovanili, dimenticando peraltro che in marina la bandiera gialla viene usata per noticare che a bordo c una grave epidemia. Tutto poi niva a tarallucci e vino, con matrimonio nale in chiesa e probabile costituzione di famiglia tradizionale con prole numerosa. C da dire che i budget ridotti allosso, le sceneggiature scritte allimpronta, lassoluta incapacit interpretativa dei cantanti (a parte - forse la Pavone e la Cinquetti, che, successivamente, venne scritturata dalla RAI), non contribuivano alla realizzazione di capolavori. Prendiamo un musicarello a caso: Il ragazzo

STORIE
lent night in anglo-pugliese di fronte ad improbabili minatori di colore reclutati chiss dove. Una catastrofe che fa ripensare ai lm diretti da Raffaello Matarazzo con Amedeo Nazzari ed Yvonne Sanson come ad autentici capolavori (ed in parte lo erano). E proprio rispetto allantica triade Nazzari-SansonMatarazzo (Catene, I gli di nessuno, Angelo bianco) e, pi generalmente, al cinema popolare degli anni Cinquanta, che si nota la maggiore approssimazione in sceneggiatura e scenograa e lassoluta diminuzione nella qualit recitativa degli attori. Non a caso Bobby Solo sul set di Una lacrima sul viso, diretto da Fizzarotti nel 64, onestamente ripeteva: Quando recito me sento come en carciofo e Caterina Caselli, nonostante fosse stata costretta a seguire numerosi corsi di dizione, non solo non abbandon mai il fortissimo accento di Sassuolo ma, se possibile, lo accentu in lm come Perdono e Nessuno mi pu giudicare. A riempire gli spazi tra un brano musicale e laltro, battute e scenette interpretate da veri attori scelti per poter piacere al nord (Gino Bramieri, Lino Toffolo, Mondaini e Vianello), al centro (le prime apparizioni di Montesano, Bice Valori e Panelli) ed al sud (Nino Taranto, Dolores Palumbo, Ban e anche Tot). Il mix al box ofce si rivel vincente e Nino Taranto ricordava: Con Gianni Morandi ho fatto In ginocchio da te (o era Se non avessi pi te? Mah!) e quel lm ha incassato oltre il miliardo, e mica so bruscolini!. Di certo nel 64/65 i musicarelli avevano tre, anche quattro milioni di spettatori ad un prezzo medio del biglietto di circa 250 lire contro un costo di produzione di appena 60-80 milioni: la gallina dalle uova doro, insomma. Per chi volesse rivedere i musicarelli adesso c un lm intitolato Un sorriso, uno schiaffo, un bacio in bocca, diretto dal press-agent Enrico Lucherini nel 1975: tra un lm e laltro della Titanus possiamo (ri)vedere le scaramucce tra Al Bano e Romina Power e i baci tra Gianni Morandi e Laura Efrikian che, ripensandoci, hanno ormai da tempo divorziato, non al cinema, ma per davvero, nella vita.

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che sorride, diretto nel 1968 da Aldo Grimaldi, con Al Bano e Rocky Roberts. Il cantante di Cellino San Marco parte e va in Kenia a fare lingegnere minerario perch si crede tradito dalla danzata (che in realt frequenta segretamente un ginecologo, ma soltanto per fare una cura contro la sterilit e poter dare quindi dei gli allamato Al Bano). Ecco: il Kenia presumibilmente ricostruito in Ciociaria - non una pianta tropicale, non un animale feroce, il sole non c quasi mai e spesso pioviggina - Rocky Roberts canta in fondo ad un pozzo Con tutte le ragazze sono tremendo scavando minerale senza togliersi mai gli occhiali da sole mentre Al Bano contrappunta con Si-

STORIE
Appunti: gli anni Sessanta e il cineforum a Trento
di Paolo Piffer

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nche le iniziative cinematograche aiutano a denire la storia di una citt, con la sua voglia di cultura e le curiosit per i fenomeni che vengono dallesterno. Ecco perch indagare, attraverso i ricordi personali dei protagonisti, lattivit della vivace cerchia del cineforum degli anni Sessanta a Trento pu concorrere a tratteggiare, seppur non in maniera esaustiva, i cambiamenti di una citt. Una realt che, proprio in quegli anni, con la nascita dellIstituto superiore di scienze sociali poi diventato facolt di sociologia, fu al centro di importanti fenomeni di trasformazione della vita sociale e culturale, di rottura e di scontro con i modelli preesistenti. Cos, pure alcuni appunti, schizzi di passato, possono far percepire questi sussulti. E agli inizi degli anni Sessanta che lo storico cinema Dolomiti di via Borsieri - gi nel decennio precedente gestito dalla Fuci, lorganizzazione che riunisce gli universitari cattolici - trova in Darko Bratina, Rosario Casetti e Francesco Lorenzoni, anchessi giovani studenti universitari, un trio che porter avanti la programmazione per circa cinque anni, il mercoled sera. Larea di riferimento rimane sempre quella della Fuci. Il cineforum studentesco, il sabato sera, verr invece curato da Gs, altra branchia del variegato mondo cattolico, in una citt cattolica no al midollo. Avevamo formato unassociazione culturale composta da giovani di varia provenienza culturale, non solo cattolica. Anche il pubblico era il pi vario possibile, ricorda Francesco Lorenzoni. Non cerano solo studenti ma anche esponenti del mondo culturale cittadino,

da Ulisse Marzatico, il libraio, a Giancarlo Sevignani, poi preside del Liceo Galilei, dal professor Riccardo Gasperi al dottor Lucio Coretti. Dopo il lm cera il dibattito al quale partecipava un pubblico ampio, non selezionato per categorie, anzi. Si discuteva dei lm appena visti, di Fellini e Bergman, di Antonioni ma anche della produzione francese, americana e di quel che restava del neorealismo. Nel 1963 ero cappellano in S. Pietro e gestivo il cinema delloratorio, dice Piergiorgio Rauzi, allora giovane sacerdote prima di abbandonare labito talare, ora sociologo e docente universitario nonch responsabile del cineforum Trento ospitato al cinema Astra. Proprio allora ho conosciuto i giovani universitari cattolici della Fuci che gestivano il cineforum del Dolomiti. La mia passione per il cinema, che avevo coltivato gi a Mattarello, era conosciuta. In denitiva, mi coinvolsero nelle loro attivit. In seguito a questi rapporti, nel 1966, con il placet dellallora vescovo Gottardi, mi

iscrissi a sociologia diventando assistente della Giovent studentesca, che gestiva il cineforum del sabato. Di l a poco, anche in seguito ad un momento di crisi della Fuci, mi verr afdata sia lattivit del cineforum del mercoled che quella del sabato. E la ne dei Sessanta, anni di contestazione; anche lattivit del Cineforum Trento non poteva non risentirne. Nel 1968, o lanno seguente, ci fu un conitto piuttosto pesante tra il cineforum e la diocesi, ricorda Rauzi. Fummo chiamati dal responsabile diocesano dellepoca il quale ci disse che la programmazione non andava bene. Avevamo previsto, tra laltro, Rocco e i suoi fratelli di Visconti, La dolce vita di Fellini e Viridiana di Bunuel, lm che avevano suscitato un vivace dibattito, un vivo interesse. I temi di fondo proposti andavano bene, ci disse, ma quei lm non si potevano proiettare al Dolomiti, sala cattolica per eccellenza. Ci fu un braccio di ferro. Ribattemmo al responsabile diocesano di trovarli lui altri lm analoghi. Ovviamente non li trov e noi non mollammo. Ci trasferimmo, per un periodo, al cinema S. Pietro, ospiti di don Dante Clauser proiettando Visconti, Fellini, Bunuel. In quel cinema ci siamo rimasti per un paio danni senza censure, con molta pi libert. Poi, negli anni Settanta, siamo ritornati al Dolomiti, i tempi erano cambiati, gli spazi di manovra maggiori, anche se una certa contrattazione con la Curia rimaneva. Unattivit che proseguir no a circa la met degli anni Ottanta quando il Dolomiti chiuder i battenti e il Cineforum si trasferir allAstra di corso Buonarroti.

STORIE
In piena notte arrivarono a Trento. Da Lenz,
racconto di Peter Schneider
o scrittore tedesco Peter Schneider nato a Lubecca nel 1940. Il suo primo racconto, Lenz, del 1973 ed ottenne un notevole successo. Il libro, pubblicato in Italia da Feltrinelli e attualmente pressoch introvabile, riette lesperienza di Schneider nella sinistra extraparlamentare. A Trento, Schneider arriv in seguito allistituzione della Facolt di sociologia e alla sua occupazione alla ne degli anni Sessanta. In Lenz vi sono alcune pagine sulla citt in quel periodo. Altri lavori di Schneider sono ... e gi sei un nemico della Costituzione, La scommessa e Il saltatore del muro sulla Berlino divisa. In piena notte arrivarono a Trento. Prima di addormentarsi, Lenz ripercorse, nel dormiveglia, tutto il viaggio compiuto. Il giorno dopo, fatta conoscenza con gli amici di Paolo, salirono, con la funivia, di cinquecento metri sopra la citt. Vaste plaghe montane, che da grande altezza si raccoglievano in una valle stretta e lunga, un ume lattraversava, e dietro altre grandi masse rocciose che si dilatavano verso il basso. Non un rumore, non un movimento, tutto era calmo e fermo nella luce, quel silenzio non dava a Lenz la minima angoscia. Sotto, la citt; su qualche nestra e qualche tetto cera un lampeggo chiaro e brillante, cos che si doveva guardarli, altri se ne restavano ottusi e asciutti, le auto si muovevano lente e regolari, tirate da li invisibili. Paolo e i suoi amici indicavano gli edici che dominavano la citt, le chiese, il comando di polizia, il municipio, i magazzini, due fabbriche sul margine urbano, e i bassi casermoni dabitazione. Mostrarono il percorso dellultima dimostrazione, dai ghetti residenziali, attraverso il centro della citt, no davanti al municipio. Poi la piazza, ora vuota, sulla quale si erano raccolti ottomila operai e studenti, le vie donde la polizia era avanzata su di loro, i punti ove erano state alzate le barricate. Guidarono lo sguardo di B. e di Lenz no ai pendii fuori della citt, sui quali i contadini, senza l aiuto di mezzi tecnici, producevano

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in piccoli appezzamenti. Raccontarono di una dimostrazione, nella quale i contadini avevano protestato, con i loro striscioni, contro gli alti margini di guadagno dei mediatori. Poi, pi oltre verso est, una valle, quasi del tutto schermata da una catena di alture. Lenz non vedeva che punti, scheletri di capanne disseminate sulle colline, legate una allaltra da stretti sentieri tortuosi. Seppe che un anno prima la valle si era trasformata in una polveriera, e tutto lambiente ne era stato scosso. La valle, da quasi centanni, era dominata da una famiglia, nel cui opicio pi grande, una fabbrica tessile, erano occupati circa cinquemila operai. Una mattina, che i manifesti avevano comunicato i nuovi compensi di cottimo, lodio soffocato da anni e decenni della popolazione contro il suo signore feudale era esploso. I sindacati avevano pro-

clamato uno sciopero generale di ventiquattrore, rimasto senza esito. Ad un secondo sciopero spontaneo, limprenditore aveva risposto con la serrata. Gli operai si erano raccolti, con le donne e i bambini, per le strade, e per prima cosa avevano rovesciato dal basamento la statua di bronzo, che limprenditore aveva fatto rizzare nel centro della cittadina. Erano entrati a forza nei suoi magazzini portandone fuori le merci. Avevano bruciato i suoi tass e occupato la sua fabbrica. I contadini li avevano sostenuti con i viveri nch non erano state esaudite le esigenze principali delle famiglie operaie. La valle si chiama Valdagno, che signica Valle dellAgno, o dellagnello. Lagnello si fatto leone, scrissero i lavoratori sui muri della fabbrica tessile. Questo slogan riapparve centinaia di volte sui muri delle fabbriche di tutta Italia. Tutto questo piacque a Lenz. Stava a sentire teso, chiedeva molte cose che non aveva capito. Il paesaggio immobile sotto di lui si animava delle immagini delle lotte di cui aveva appena udito parlare. Stando lass e guardando in basso, le lotte che recava sulla ribalta della sua anima gli apparvero irrilevanti e ridicole. Sent la sua attenzione mutare verso, sent i suoi occhi smettere di guardare verso linterno. Non volle pi restare lass, volle scendere, tornare ad essere uno di quei molti punti che laggi si muovevano.

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A Scuola! A Scuola! Il n. 2/2001 di Archivio trentino, proposto anche come monograa dal titolo A scuola! A scuola!, dedicato alla storia dellistruzione dellobbligo nei secoli XVIII-XX nellarea dellattuale Trentino-Alto Adige. La raccolta di saggi, curata da Quinto Antonelli, prende in considerazione alcuni dei passaggi pi importanti della storia scolastica trentina e tirolese, prima, regionale poi. Estate con la storia Si svolta il 21 settembre 2001, al Parco della Predara, la prima edizione della manifestazione Estate con la storia. Protagonisti dellavvenimento sono stati i giochi, la musica e la danza; giochi dimenticati per incuriosire i bambini in collaborazione con lAccademia del gioco dimenticato e danze e musiche di societ dellOttocento proposte dalla Societ di danza diretta da Fabio Mllica e dal quintetto di ati J. Williams, entrambi di Modena. Ribelli di conne Il 28 e 29 settembre scorsi a Borgo Valsugana, in collaborazione con il Comune, si svolto il convegno Ribelli di conne: la Resistenza in Trentino. Lincontro, che ha registrato la partecipazione di numerosi Book Shop Il nuovo servizio di acquisto on-line delle pubblicazioni del Museo storico in Trento attivo al seguente indirizzo internet: www.museostorico.tn.it/editoria_ricerca/bookshop e qualicati studiosi, si proposto come momento di studio e di riessione sui difcili anni dellAlpenvorland e del Trentino provincia del Reich. La pubblicazione degli atti prevista nel corso del 2002. Le opzioni Leopold Steurer e Mauro Scroccaro sono stati i protagonisti il 23 novembre 2001 di una serata dedicata al tema delle opzioni. In collaborazione con la Michael Gasmair-Gesellschaft e lassociazione Storia e regione/ Geschichte und Region, stato, infatti, presentato, alla presenza di un folto ed interessato pubblico, il volume, Dallaquila bicipite alla croce uncinata: lItalia e le opzioni nelle nuove province Trentino, Sudtirolo, Val Canale (1919-1939) di Mauro Scroccaro edito dal Museo storico in Trento nel corso del 2000. La presentazione stata preceduta dalla proiezione di alcuni lmati storici curata dal settore Cinema e storia del Museo storico in Trento. 28 marzo - Luigi Dappiano: Filoso in trincea 11 aprile - Alessandro Fontanari: Carlo Emilio Gadda 2 maggio - Quinto Antonelli: La scrittura popolare 16 maggio - Gianluigi Bozza: Il cinema e la Grande Guerra Tutti gli incontri si terranno alle 17.30 a Trento, presso la Sala Aurora di Palazzo Trentini, via Manci, 27.

ALTRE

Appuntamenti e presentazioni

Laboratorio didattico

Corso daggiornamento A novembre e dicembre, con le prime due conferenze di Giuseppe Ferrandi e Luciano Happacher, ha preso lavvio il corso di aggiornamento Lavvento del moderno. La Grande Guerra tra storia e letteratura che si concluder il prossimo maggio 2002. Ecco il calendario dei prossimi incontri: 17 gennaio - Massimo Libardi: Lesperienza della guerra 31 gennaio - Bruna Bianchi: La paura 14 febbraio - Chistoph von Hartungen: La Tiroler Soldaten Zeitung, i giornali di trincea e la propaganda di guerra 28 febbraio - Fabrizio Cambi: Gli scrittori tedeschi e la guerra 14 marzo - Manuela Alessio: Ernst Jnger tra guerra e pace Ginnasti di frontiera Si conclusa il 16 dicembre 2001 la mostra Ginnasti di frontiera: le associazioni sportive in Trentino 1871-1914. A margine dellevento espositivo stata anche proposta, l11 dicembre, lesecuzione musicale di alcuni inni di societ sportive trentine con la partecipazione di Stefano Bertagnolli al pianoforte, Anna Lutterotti, soprano, e il gruppo mandolinistico Compagnia del l de fer di Meano. Presso le librerie e il Museo disponibile il catalogo della mostra a cura di Quinto Antonelli.

Bilancio di un anno Il 2001 stato un anno di ulteriore crescita per il laboratorio didattico del Museo storico in Trento: hanno, infatti, partecipato alle diverse attivit didattiche organizzate per le scuole elementari, medie e superiori 5.329 studenti. Alla ricerca delle menti perdute Il 30 novembre scorso, in collaborazione con la Facolt di sociologia dellUniversit degli studi di Trento, si svolto presso il Museo storico un seminario dal titolo Alla ricerca delle menti perdute: progetti e realizzazioni per il riuso degli ex o.p. nei territori italiani appartenuti allImpero asburgico. Il seminario, che sinserisce in un pi ampio progetto di storia della psichiatria, si concluso con una tavola rotonda sul tema Storie dinternamento psichiatrico e di deportazione nel Veneto 1943-1945, presieduta da Gustavo Corni.

Progetti di ricerche e mostre

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STORIE
Il gioco del Bingo a Trento

ALTRE

on il 2002 sbarca a Trento il gioco del Bingo. La notizia, anticipata dai mezzi dinformazione locali nei mesi scorsi, ha suscitato interesse ed una certa attesa, ma anche qualche velato sospetto frutto di un mix autarchico (perch importare il Bingo, quando abbiamo litalianissima Tombola?) e moralistico (si tratta di un Casin mascherato? Quale effetto produrr sul costume dei trentini?). Le risposte si potranno dare solo a posteriori, quando la sala gioco sar in funzione e si potr registrarne il successo. Per ora accontentiamoci di qualche elemento in pi, guardando al retroterra di questo gioco e alle opportunit che stanno dietro il Bingo trentino. Innanzitutto non si tratta della prima sala gioco aperta sul territorio nazionale, bens di una prima, e per ora unica, del Trentino, frutto di una regolare concessione governativa. In secondo luogo laspetto economico: si tratta di unazienda che a pieno regime garantir, oltre alla sala Bingo, i servizi bar e ristorazione e lapertura di nuovi spazi espositivi, signicative opportunit occupazionali. Terzo aspetto, non da trascurare per chi si interessa dei ussi di visitatori e della fruibilit dei nostri beni culturali, storici ed architettonici, la sala Bingo trova ospitalit in un luogo della citt importante, precisamente in Piazza Mostra (di fronte al Castello del Buonconsiglio) nei

locali dove era ospitata la Galleria civica prima del trasferimento in via Belenzani. Insistere su questo terzo punto dobbligo: tra Museo storico, che ha sede in Piazza Torre dAugusto e ha gli spazi espositivi presso le ex-Marangonerie del Castello, e la societ che gestisce la sala Bingo si stanno denendo accordi per proporre unofferta che coniughi cultura e svago, fruibilit dei servizi museali e possibilit di giocare. Un elemento in pi, al di l delle valutazioni commerciali ed economiche, che va ad arricchire una gi qualicata gamma di proposte rivolte al turista e al cittadino. C poi una storia del Bingo che affonda nella notte dei tempi e che richiama lantica tradizione della Tombola e del Lotto, nei confronti della quale il Bingo rappresenta una variante moderna ed aggiornata. Del Bingo esiste una versione statunitense, per cos dire, classica che risale agli anni Ottanta del XIX secolo: un gioco di estrazione che poi si diffuso in Europa, in particolare in Inghilterra (dove viene chiamato housey-housey) e in Spagna. In Italia si potr giocare in pi di 400 sale e dalle notizie che giungono dalle prime gi aperte, ad esempio quella di Treviso, lafuenza di giocatori risulta straordinaria. Il Bingo si potrebbe denire come una tombola pubblica caratterizzata da un ritmo forsennato. Il giocatore acqui-

sta una o pi cartelle. Queste sono di cartone e riportano tre righe da cinque numeri ciascuna. Novanta i numeri come nella tombola, ma a differenza di questultima non si premiano ambi, terne e quaterne, ma solo cinquine e quando si riescono a cancellare tutti i numeri. A quel punto il grido inconfondibile del vincitore che caratterizza latmosfera del gioco: Bingo!. Un grido che sostituisce tombola!, al quale segue immediatamente, una volta controllata la cartella, la consegna in Euro della vincita. Con il Bingo abbiamo avuto modo di familiarizzare gi da alcuni anni. Ci stato proposto da alcuni quotidiani e la televisione ha provveduto ad evocare il clima che si respira nelle sale di gioco con una geniale pubblicit. Ma al Bingo si pu arrivare direttamente dalla tombola e dal lotto, che hanno una storia lunga e affascinante: dalla tradizione cabalistica ai personaggi di Tot, dalla Firenze del 1530 alla tombola di famiglia raccontata da Vasco Pratolini in Cronache di poveri amanti. Le regole sono parzialmente mutate, il contesto e il mondo degli affari in modo profondo e sconvolgente. Lunica a rimanere immutata forse lincorreggibile passione per il gioco, che accomuna gli antichi romani, le fumose sale gioco dInghilterra e i rafnati Casin, passando per il 47 (o per il 48) morto che parla.

Via Bernardo Clesio, 3 38100 TRENTO Tel. 0461 230482 fax 0461 237418

ALTRESTORIE - Periodico di informazione Comitato di redazione: Giuseppe Ferrandi, Paolo Piffer, Rodolfo Taiani, Patrizia Marchesoni. Hanno collaborato: Quinto Antonelli, Giuseppe Mattei, Riccardo Pegoretti, Stefano Pivato

Museo storico in Trento onlus http://www.museostorico.tn.it; e-mail: museostorico@museostorico.tn.it

Per ricevere la rivista o gli arretrati, no ad esaurimento, inoltrare richiesta al Museo storico in Trento. In copertina: Gigliola Cinquetti

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STORIE

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IL BINGO A TRENTO

IMMINENTE APERTURA DELLA SALA BINGO CON SERVIZIO RISTORAZIONE IN P.ZZA MOSTRA CON INGRESSO DA VIA DEL SUFFRAGIO