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mirabilia maris

TESORI DAI MARI DI SICILIA

REGIONE SICILIANA
Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana
Dipartimento dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana


mirabilia maris
TESORI DAI MARI DI SICILIA

A CURA DI
Floriana Agneto
Adriana Fresina
Francesca Oliveri
Fabrizio Sgroi
Sebastiano Tusa

© 2016 REGIONE SICILIANA


Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana - Dipartimento dei
Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, Via delle Croci 8, Palermo
Soprintendenza del Mare - Via Lungarini 9, Palazzetto Mirto, Palermo

sito web: www.regione.sicilia.it/beniculturali/sopmare


pagina Facebook: www.facebook.com/sopmare
canale Youtube: www.youtube.com/sopmare
e-mail: urp.sopmare@regione.sicilia.it

Mirabilia maris : tesori dai mari di Sicilia / a cura di Floriana Agneto … [et al.] -
Palermo : Regione siciliana, Assessorato dei beni culturali e dell’identità siciliana,
Dipartimento dei beni culturali e dell’identità siciliana, 2016.
ISBN 978-88-6164-430-4
1. Beni archeologici subacquei – Sicilia.
I. Agneto, Floriana <1956->.
909.096381 CDD-23 SBN Pal0293526 REGIONE SICILIANA
Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana
CIP - Biblioteca centrale della Regione siciliana “Alberto Bombace” Dipartimento dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana
 

CR
PR
REGIONE SICILIANA REGIONE SICILIANA
Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana FONDAZIONE Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana
Dipartimento dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana FEDERICO II Dipartimento dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana
PALERMO Centro Regionale Progettazione e Restauro

MIRABILIA MARIS
FONDAZIONE
FEDERICO II
PALERMO

TESORI DAI MARI DI SICILIA


PALERMO – PALAZZO REALE, SALE DUCA DI MONTALTO
6 NOVEMBRE 2016 – 6 MARZO 2017

Coordinamento Generale Fotografie Comitato Promotore Istituti Prestatori


Sebastiano Tusa Archivio Soprintendenza del Mare; Archivio Giovanni Ardizzone, Presidente dell’Assemblea regionale Soprintendenza del Mare
Centro Regionale Inventario, Catalogazione e siciliana, Presidente della Fondazione Federico II Soprintendenza Beni culturali e ambientali di Agrigento
Coordinamento Scientifico Documentazione; Archivio Museo regionale Rosario Crocetta, Presidente della Regione siciliana Soprintendenza Beni culturali e ambientali di Catania
Sebastiano Tusa archeologico A. Salinas; Archivio Museo regionale di Carlo Vermiglio, Assessore regionale dei Beni culturali e Soprintendenza Beni culturali e ambientali di Palermo
Adriana Fresina Kamarina; Archivio Museo regionale archeologico dell’Identità siciliana Soprintendenza Beni culturali e ambientali di Siracusa
Bernabò Brea di Lipari; Archivio Università di Gaetano Pennino, Dirigente Generale del Dipartimento Soprintendenza Beni culturali e ambientali di Trapani
A Cura di Stanford; Francesco Balistreri, Carlo Curaci, Salvo regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana Polo regionale di Palermo per i Parchi e i Musei
Floriana Agneto Emma, Marcello Consiglio, Roberto La Rocca, Pietro Francesco Forgione, Direttore della Fondazione Federico II archeologici - Museo archeologico A. Salinas, Parco
Adriana Fresina Selvaggio, Sebastiano Tusa, Alessandro Urbano, Pietro Sciortino, Capo di Gabinetto dell’Assessorato regionale archeologico di Solunto, Parco archeologico di Monte
Francesca Oliveri Soprintendenza del Mare; Giovanni Di Stefano, Museo dei Beni culturali e dell’Identità siciliana Jato e Parco di Himera
Fabrizio Sgroi regionale di Kamarina; Richard Lundgren, Global Sebastiano Tusa, Soprintendente del Mare Polo regionale delle Isole Eolie per i siti culturali -
Sebastiano Tusa Underwater Explorer; Asaf Oron, Sheila Mattews, Wim Hupperetz, Direttore Allard Pierson Museum di Parco archeologico e Museo “Bernabò Brea”
Marzamemi Maritime Heritage Project; Carlo Beltrame, Amsterdam - Università di Amsterdam Polo regionale di Trapani per i siti culturali - Parco
Università degli studi di Venezia; Cecilia Albana Buccellato; Alexander Sturgis, Direttore Ashmolean Museum di Oxford archeologico di Lilibeo e Museo “Agostino Pepoli”
Efisio Picone; Marcello Rocca; Jeffrey Royal - Università di Oxford Polo regionale di Ragusa per i siti culturali - Parchi
Flemming Friborg, Direttore Ny Carlsberg Glyptotek di archeologici di Kamarina e Cava d’Ispica, Museo
Foto di Copertina Copenhagen interdisciplinare di Ragusa
Adriano Penco Gabriele Uelsberg, Direttore LVR - Landes Museum di Polo regionale di Caltanissetta per i siti culturali - Parco
Bonn archeologico di Gela e Museo archeologico, Museo
Traduzioni interdisciplinare di Caltanissetta
Francesca Oliveri Coordinamento Generale Museo civico Castello Ursino - Catania
Sebastiano Tusa Museo civico - Castelvetrano
Progetto Grafico Famiglia eredi “Collezione Primo Veneroso”
Giorgio Filippone Coordinamento Organizzativo
Gianfranco Zanna Fotografie
Stampa Archivio Soprintendenza del Mare; Archivio
P.R.C.- Re Pubbliche/Tipografia Priulla Coordinamento Scientifico Centro Regionale Inventario, Catalogazione e
Sebastiano Tusa Documentazione; Archivio Polo Regionale delle
Adriana Fresina Isole Eolie per i siti culturali - Parco archeologico e
Museo “Bernabò Brea”; Archivio Polo regionale di
Progettazione della Mostra Palermo per i Parchi e i Musei archeologici - Museo
e Direzione dei Lavori archeologico A. Salinas, Parco archeologico di Solunto,
Si ringraziano i colleghi della Unità Operativa III e tutto il Stefano Biondo Parco archeologico di Monte Jato e Parco di Himera;
personale della Soprintendenza del Mare che a vario titolo hanno Archivio Università di Stanford; Massimo Ardizzoni
collaborato alla realizzazione di quest’opera. Adriano Penco
 

Grafica Giovanni Ardizzone Il mare è sempre stato un elemento fondamentale nella lunga
Video Massimo Lo Cascio Presidente dell’Assemblea regionale
Archivio Soprintendenza del Mare
storia della Sicilia, facendo sentire il suo influsso anche nelle parti
Salvo Emma siciliana e della Fondazione Federico II
Archivio Soprintendenza Beni culturali e ambientali di Rosy Ingrassia più interne dell’isola. Migrazioni, commercio, invasioni, ma an-
Trapani che spedizioni, speranze e ricchezze hanno attraversato la Sicilia
Allard Pierson Museum di Amsterdam Allestimento Mostra
Ashmolean Museum di Oxford P.R.C.- Re Pubbliche
e i suoi mari. Ne deriva che negli abissi marini intorno all’isola si
celi un enorme archivio di storia che costantemente svela pagine
Documentario Battaglia delle Egadi Comunicazione e Ufficio Stampa di grande interesse, grazie al sapiente lavoro degli archeologi, ma
Salvo Emma Cristina Lombardo
anche al semplice rinvenimento casuale di pescatori e subacquei.
Contributi Direzione Amministrativa La mostra Mirabilia Maris. Tesori dai mari di Sicilia raccoglie una
Sebastiano Tusa Antonella Razete vasta selezione di queste testimonianze storico-archeologiche-
Claudio Di Franco
Giovanni Gigante Assicurazioni subacquee provenienti dai fondali siciliani, dalla preistoria fino
Francesca Oliveri AON SPA - Fine Arts Specialty agli anni della II guerra mondiale. Si tratta di oggetti recuperati
Corrado Pedone
in seguito alle ricerche effettuate dalla Soprintendenza del Mare
Philippe Tisseyre Traduzioni
Ashmolean Museum di Oxford Francesca Oliveri della Regione Siciliana, in collaborazione con enti e istituzioni di
ricerca italiani e stranieri. Ma, sono esposti anche reperti prove-
Hanno Collaborato Sponsor
Dipartimento regionale dei Beni culturali e dell’Identità Gesap
nienti da vari musei regionali che il mare ha restituito dal dopo-
siciliana - Servizio VI Fruizione, valorizzazione e Banca Nuova guerra in poi, grazie alla passione e al lavoro di alcuni archeologi
promozione del patrimonio culturale pubblico e privato Di Bella Vini e semplici subacquei o pescatori.
Centro Regionale per la Progettazione e il Restauro e Fratelli Vescera s.r.l.
per le Scienze naturali e applicate ai Beni culturali La mostra, ideata e realizzata dalla Soprintendenza del Mare, è
Centro Regionale Inventario, Catalogazione e un esempio di collaborazione internazionale poiché condivisa
Documentazione con alcuni prestigiosi musei europei. E’ già stata ad Amsterdam
Biblioteca Centrale della Regione siciliana “A.
Bombace” di Palermo presso l’Allard Pierson Museum e a Oxford presso l’Ashmo-
Soprintendenza Beni culturali e ambientali di Palermo lean Museum. Dopo la tappa siciliana andrà alla Ny Carlsberg
- Ufficio Esportazione delle Antichità e degli oggetti
d’arte della Sicilia
Glyptotek di Copenaghen e al Landes Museum di Bonn.
Sono raccolti oggetti che fanno comprendere quale sia stata
Virtual Diving Cala Minnola l’importanza dei commerci nei quali la Sicilia è stata coinvolta
3D Research s.r.l. e Università della Calabria
 

nel corso della lunga storia del Mediterraneo. Il mare non ha Rosario Crocetta Il mare è sempre stato nella storia della Sicilia un elemento fon-
restituito soltanto tracce delle rotte, ma anche dei grandi conflitti Presidente della Regione Siciliana damentale per deciderne i destini, sia producendo ricchezza ma-
che videro l’isola al centro di eventi politico-militari epocali. Un teriale, spirituale e culturale, sia, talvolta, diventando teatro di
esempio sono i rostri in bronzo ritrovati nel mare, tra Levanzo tragedie come quelle che, purtroppo, viviamo oggi assistendo
e Marettimo, che hanno permesso di identificare il luogo esatto al sacrificio di donne, uomini e bambini che migrano verso la
della battaglia delle Egadi che, il 10 marzo del 241 a.C., pose fine libertà e una vita migliore. Anche se noi vogliamo che il mare
alla prima guerra punica e diede ai Romani l’avvio per diventare sia sinonimo di speranza, di benessere e di pace come lo è stato
potenza egemone nel Mediterraneo. Il mare ha anche restituito a lungo nella millenaria storia del Mediterraneo, abbiamo il do-
le tracce di migrazioni, che hanno condizionato la storia dell’iso- vere di conoscerlo nelle sue svariate sfaccettature. È quello che
la e continuano, purtroppo, a occupare tragicamente le cronache intendiamo fare con la realizzazione della mostra Mirabilia Maris.
contemporanee. Tesori dai mari di Sicilia offrendo ai Siciliani e al pubblico che la
Millenni di storia della Sicilia emergono dal mare attraverso l’af- visiterà un quadro esaustivo di quello che ha rappresentato il
fascinante lavoro degli archeologi subacquei, che oggi si avvalgo- mare per la storia della Sicilia e, di conseguenza, dell’intero Me-
no di metodologie e tecniche d’immersione e ricerca innovative. diterraneo, sin dagli albori della storia. Lo facciamo esponendo
Come di consueto, dietro ogni scoperta ci sono gli uomini e una selezione di reperti provenienti da varie ricerche svolte nei
le donne che l’hanno caparbiamente perseguita. La mostra co- fondali intorno all’isola facendoli parlare ed esporre il loro mes-
stituirà anche un doveroso tributo quindi alla memoria di tanti saggio storico e culturale.
studiosi come Honor Frost, Gherard Kapitän, Vincenzo Tusa, La Sicilia ha dato particolare attenzione al patrimonio culturale
Luigi Bernabò Brea e Antonino Lamboglia, insieme a figure sto- marino attrezzandosi per tutelarlo, ricercarlo e valorizzarlo me-
riche della subacquea ricreativa siciliana come Cecè Paladino, i diante una struttura appositamente creata che è la Soprintenden-
fratelli Michelini, Enzo Sole e tanti altri. za del Mare che tutto il mondo ormai ci invidia. La mostra racco-
Un ricco apparato didattico costituito da filmati e pannelli aiu- glie i frutti dell’attività di ricerca effettuata dalla Soprintendenza
terà il visitatore in questa ‘immersione’ nella storia della Sicilia del Mare, ma anche d’indagini e recuperi precedenti mettendo in
e del Mediterraneo, mostrando oggetti, ma anche antiche bat- risalto l’attività di tanti pionieri dell’archeologia subacquea che
taglie e navigazioni e le ricerche che ne hanno prodotto la loro hanno reso la nostra terra importante anche in questo settore sin
conoscenza. dagli anni successivi alla II Guerra Mondiale.
 

L’evento siciliano rappresenta la terza tappa di un cammino che Carlo Vermiglio La mostra Mirabilia Maris. Tesori dai mari di Sicilia “approda” a
questa mostra sta facendo toccando alcune grandi città europee. Assessore ai Beni Culturali Palermo dopo un percorso espositivo itinerante tracciato in si-
e all’Identità siciliana
È stata già ad Amsterdam e Oxford. Dopo Palermo toccherà nergica collaborazione con alcune tra le più prestigiose istituzio-
Copenaghen e Bonn. È il frutto di una cooperazione internazio- ni europee e volto a promuovere la conoscenza e la valorizza-
nale tra importanti istituzioni europee alla quale abbiamo dato il zione del ricchissimo patrimonio archeologico proveniente dai
nostro fattivo contributo sia ideando la mostra sia agevolandone fondali della Sicilia.
il percorso. Reperti marini, databili dalla preistoria ad epoche più recenti,
Vogliamo anche affermare, con un pizzico d’orgoglio, che la raccolti per la prima volta in Sicilia negli spazi di Palazzo Reale
mostra vuole essere anche un’occasione di promozione e di va- a Palermo, compongono un itinerario articolato e una narrazio-
lorizzazione del patrimonio storico ed archeologico della Sicilia, ne storica di grande efficacia che sottolinea il ruolo strategico
ritendendolo vitale per lo sviluppo economico e culturale. Vuo- dell’Isola al centro del Mediterraneo: ponte e crocevia di scambi
le essere anche la dimostrazione dell’essenza di questa terra che commerciali, ma anche terra fertile di idee, contaminazioni, dia-
è stata spesso culla di interculturalità e luogo di pacifico scam- loghi culturali sempre aperti.
bio e convivenza tra culture, religioni e popoli diversi, non sol- È questa la vocazione e la matrice identitaria della Sicilia, natura-
tanto per la sua posizione centrale nel Mediterraneo ma anche le “approdo di confluenze e passaggi”che questa esposizione ha
per una innata vocazione dei popoli che nel corso dei millenni il merito di interpretare e rilanciare attraverso la prospettiva della
l’hanno abitata. ricerca subacquea intrecciando, anche attraverso umili oggetti,
racconti di civiltà che hanno trovato nel mare il fulcro dei loro
saperi e delle loro tradizioni.
I fruttuosi risultati delle esplorazioni subacquee qui presentati,
sono arricchiti dall’apporto delle più sofisticate metodologie di
indagine offrendo un quadro accattivante in cui gli obiettivi della
ricerca scientifica e della valorizzazione trovano un convincente
punto di sintesi, un occasione di dialogo e confronto tra storia e
contemporaneità.
Siamo certi che questa mostra coniugando mare e cultura e
 

portando all’attenzione del pubblico più ampio i temi ad essi Sebastiano Tusa Questa mostra nasce da un progetto ideato da chi scrive in
correlati, potrà aiutare a comprendere meglio il nostro il pre- Soprintendente del Mare collaborazione con i colleghi dei musei che l’hanno ospitata
sente, rilanciando la nostra Isola e i suoi paesaggi sottomarini in (Allard Pierson di Amsterdam e Ashmolean di Oxford) e di
una prospettiva di vera promozione culturale e turistica a livello quelli che l’ospiteranno in futuro (la Ny Carlsberg Glyptotek di
nazionale ed internazionale Copenaghen e il Landesmuseum di Bonn), ma soprattutto con
il direttore del Museo di Amsterdam Wim Hupperetz e per l’in-
teressamento ed entusiasmo del nostro Ambasciatore a L’Aia
Francesco Azzarello.
La mostra è dedicata alle testimonianze storico-archeologiche
subacquee provenienti dai fondali siciliani dalla preistoria fino
alle epoche più recenti. Il proposito è di promuovere e valo-
rizzare il patrimonio storico archeologico subacqueo recuperato
in Sicilia in un contesto unitario attraverso un percorso storico.
Questo grande patrimonio finora è stato solo parzialmente frui-
bile dal pubblico soltanto presso i diversi musei di pertinenza del
territorio siciliano. Inoltre molto, soprattutto ciò che proviene
dalle recenti ricerche della Soprintendenza del Mare, non è stato
mai esposto. La mostra si propone di offrire per la prima volta al
pubblico una visione d’insieme più esaustiva dell’intensità degli
scambi culturali, dei traffici commerciali nel Mediterraneo, aven-
ti come protagonista la Sicilia, che, per la sua posizione, fin dalla
preistoria è stata il baricentro della navigazione mediterranea, sia
al fine di pacifici scambi, sia per operazioni militari di conquista
ed espansione da parte di popolazioni diverse che come meta o
luogo di partenza o attraversamento di migrazioni.
Ciascun momento della storia della Sicilia sarà documentato
 

attraverso reperti di provenienza marina che spaziano dalla stat- Francesco Forgione “Il Mediterraneo? Un’immensa spugna che si è lentamente im-
uaria ai complementi di navigazione, dalle suppellettili da mensa Direttore Generale della bevuta di ogni conoscenza”: le parole di Fernand Braudel in una
Fondazione Federico II
in metallo prezioso ai più comuni contenitori da trasporto delle delle sue tante definizioni di questo mare forse descrivono, me-
diverse tipologie ed epoche (anfore puniche, greche, romane, glio di altre, il senso di questa mostra.
tardoantiche, arabe, normanne), ai poderosi strumenti da guer- La Sicilia, cuore del Mediterraneo, nel lungo corso della sua sto-
ra quali alcuni dei rostri navali in bronzo della battaglia delle ria è stato il centro di tutti gli scambi, la terra sognata di ogni
Egadi del 241 a.C. che sancì l’epilogo della I Guerra Punica, aspirazione di espansione e conquista e, per questo, teatro di
originando, così, l’inizio del dominio romano nel Mediterraneo. guerre e battaglie; ma anche straordinario luogo d’incontro, dia-
Saranno anche presenti cimeli di epoca rinascimentale e mod- logo e contaminazione tra popoli, culture, identità e civiltà di-
erna come uno dei cannoni della nave genovese di Sciacca e una verse. Terra di conflitti e insieme di accoglienza e convivenza.
ricca documentazione di navi disperse tra la prima e la seconda Viene da qui la straordinaria bellezza e attualità storica del no-
guerra mondiale. stro meticciato, lo si voglia riconoscere o no in questi tempi bui
La collezione ripercorrerà circa 3500 anni di storia della Sicilia di razzismi e fondamentalismi.
evidenziando anche il difficile lavoro degli archeologi subacquei Grande parte di questa storia e del suo racconto, oltre al patri-
con un tributo ai pionieri di questa disciplina ma anche con monio artistico e archeologico offerto dall’attraversamento di
particolare attenzione alle nuovissime metodologie d’indagine ogni angolo della nostra isola, è depositata sui fondali del no-
e prelievo in alto fondale offerte dalla tecnologia a supporto stro mare. Riportarlo alla luce ha richiesto passione, sapere, co-
della ricerca. noscenza e tanta fatica e lavoro, offerti oggi alla godibilità del
pubblico grazie all’iniziativa che la Soprintendenza del Mare del-
la Regione Siciliana ha assunto con alcuni importanti partner
culturali europei, dove questi capolavori sono già stati esposti
(Amsterdam e Oxford) e che ora ritornano in Sicilia in collabo-
razione con la Fondazione Federico II. Dopo Palermo il “viag-
gio” continuerà e la mostra ripartirà per Copenaghen e poi per
altri approdi reali e culturali di tutta Europa.
Del resto, questa mostra nasce dalla voglia e dal bisogno di
 

raccontare i tanti viaggi interrotti dalle tempeste della natura o Wim Hupperetz Passato e presente in Sicilia sono strettamente collegati ai movi-
da quelle degli uomini; a noi è toccato solo il compito di offrire Direttore Allard Pierson Museum menti migratori di persone verso questa isola del Mediterraneo.
University of Amsterdam
al pubblico i capolavori straordinari scoperti da chi quei viaggi La prospettiva del mare rende più facilmente comprensibile
non ha voluto che rimanessero interrotti e la loro memoria ab- ed apprezzabile la ricca storia culturale della Sicilia in quanto
bandonata e perduta sui fondali marini. isola. Essa racconta la sua straordinaria storia al crocevia del
Mediterraneo attraverso le scoperte dell’archeologia subacquea.
Mai prima d’ora sono così tanti gli esseri umani alla deriva, sparsi
attraverso l’Europa e questo fenomeno ha ancora una volta posto
la Sicilia al centro dei flussi migratori e dell’incontro fra culture.
Per 2500 anni, la Sicilia è stata il luogo d’incontro e contempora-
neamente il campo di battaglia delle più grandi civiltà antiche. La
ricca e multiforme cultura dell’isola è stata alimentata da Fenici,
Greci, Romani, Arabi e Normanni. Questa grande mostra esplo-
ra le radici di questo patrimonio multiculturale attraverso reperti
recuperati dai fondali marini – sia quelli scoperti per caso che
quelli frutto di ricerche archeologiche sistematiche, dai naufra-
gi dei pionieristici commercianti fenici a quelli della Bisanzio
imperiale.
Quello che era iniziato come un progetto per presentare in
un contesto storico le collezioni di archeologia marina della
Soprintendenza del Mare di Sicilia, ha condotto ad una interes-
sante panoramica sul ruolo fondamentale svolto dalla Sicilia nel
Mediterraneo.
Il Soprintendente Sebastiano Tusa e Francesco Azzarello, l’ex
ambasciatore italiano nei Paesi Bassi, hanno svolto un ruolo fon-
damentale per la realizzazione di questo progetto, e dobbiamo
 

loro un debito di gratitudine. Sono stati i pionieri che hanno in-


trapreso una lunga collaborazione internazionale, avviata per un
reale interesse verso l’affascinante patrimonio dei mari siciliani.
Ad Amsterdam, presso il Museo Allard Pierson, Sicily and the
Sea, la Sicilia e il mare ha rappresentato la prima tappa e il pri-
mo risultato di una collaborazione tra alcuni musei europei che
condividono lo stesso DNA: i partner della Rete COBBRA (a
Copenaghen, Oxford, Bonn, Bruxelles, Amsterdam), che con-
tinueranno di volta in volta a lavorare insieme, scambiandosi
conoscenze, colleghi e collezioni e organizzando mostre itine-
ranti, per mostrare il nostro rispetto per il mondo antico, così
come l’importanza del passato per la nostra attualità. In questa
collaborazione lo scambio con la Sicilia è stato fondamentale in
quanto questa mostra dimostra ciò che un gruppo di professio-
nisti appassionati è in grado di realizzare. Il mare dà e prende;
questa mostra vi conduce ad abissi emozionanti e vi dà una pro-
spettiva indimenticabile sulle meraviglie dell’archeologia subac-
quea e i suoi pionieri.
  21

Sommario

Sommario
25 Il patrimonio culturale sommerso siciliano
nel quadro Mediterraneo
Sebastiano Tusa
35 Breve storia dell’esplorazione subacquea in Sicilia
Floriana Agneto
43 I naviganti della Preistoria
Sebastiano Tusa
53 Dalle “marinerie” minoiche alle “marinerie”
levanto-micenee
Processi di interconnettività e “globalizzazione” del Mediterraneo nel corso del
II millennio a.C.
Massimiliano Marazzi
65 I naviganti Fenici e la Sicilia
Francesca Spatafora
71 I naviganti romani
Tommaso Gnoli
77 La Sicilia romana e il mare
R. J. A. Wilson
85 Il mare nella monetazione antica
Maria Caccamo Caltabiano
91 La battaglia delle Egadi ritrovata
Sebastiano Tusa
99 Programmi di ricerca alternativi per i 
Beni Culturali sottomarini
Stefano Zangara
107 La divulgazione e la valorizzazione del patrimonio
culturale sommerso
I Percorsi /Itinerari o Parchi archeologici subacquei e le campagne di
sensibilizzazione.
Alessandra De Caro – Gabriella Monteleone

Relitti, rinvenimenti, strutture sommerse


115 Strutture sommerse della Sicilia
Francesca Oliveri
121 Navi, discariche e relitti delle Eolie
Maria Amalia Mastelloni
129 Sull’antica portualità di Siracusa
Organizzazione dello spazio urbano e delle aree funzionali all’attività
marittima
Elena Flavia Castagnino Berlinghieri
22   23

139 Il relitto arcaico Gela 1 233 Lo scenario bellico che condusse alla battaglia
Nicolò Bruno di Capo Passero

143 Relitti di Marmo Corrado Pedone.


Storie dal mare di Camarina: “Il relitto delle colonne”
Giovanni Distefano Approfondimenti su alcuni reperti
149 Archeologia subacquea alle isole Eolie:  239 La navicella della Collezione Veneroso
i relitti “Panarea II” e “Panarea III” Sebastiano Tusa
Roberto La Rocca 241 Laminetta plumbea iscritta dal mare di S. Vito Lo Capo (Tp)
155 Relitto di Porto Palo di Menfi Antonietta Brugnone
Francesca Oliveri 243 Le ancore di salvezza
161 Dal mare di Marsala.  Roberto La Rocca – Francesca Oliveri
Honor Frost e il relitto della nave punica 246 Le monete di Cala Tramontana a Pantelleria (Tp)
Rossella Giglio Roberto La Rocca – Giuseppina Mammina
167 I rostri della Battaglia delle Egadi: 248 La moneta cartaginese in elettro di Petrosino (TP)
dalla manifattura allo scontro
Fabrizio Sgroi
Cecilia Albana Buccellato
250 Statuetta di Reshef
173 Archeologia subacquea a Pantelleria Francesca Spatafora
Roberto La Rocca
252 Antefissa fittile con gorgoneion
179 Pantelleria tra Africa e Sicilia durante le guerre puniche Adriana Fresina
Testimonianze dai siti sommersi di Cala Tramontana e Cala Levante
(Pantelleria) 254 Relitti con carichi metallici in Sicilia
Leonardo Abelli Philippe Tisseyre
185 I Relitti di Marzamemi 258 Il foculus proveniente da Capo Zafferano (PA)
Justin Leidwanger Laura Di Leonardo
189 Il relitto di Marausa 261 Il Guerriero da Capo Boeo (Marsala)
Antonina Testa Maria Grazia Griffo
195 Le navi lapidarie in Sicilia 264 Busto marmoreo di Afrodite
Sebastiano Tusa Adriana Fresina – Francesca Oliveri
205 Rinvenimenti subacquei della Collezione Whitaker 266 Elmo Montefortino (R. E. n. 3875)
Maria Pamela Toti Antonina Testa
211 Il relitto arabo siculo di Punta Galera di Favignana (TP) 268 Aggiornamenti interpretativi sulla testina fittile e due
frammenti di ceramica fine da Pantelleria
Fabrizio Sgroi
Cristina Bazzano
215 I relitti medievali in Sicilia alla luce delle nuove ricerche
Philippe Tisseyre
Appendice
223 Il relitto di Sciacca
Il carico di artiglierie della “Parissona Grossa” riscoperta a Sciacca in località 273 Elenco dei reperti
Cammordino 277 Bibliografia generale
Eliana Mauro
227 I relitti subacquei moderni
Claudio Di Franco
 25

Il patrimonio culturale sommerso siciliano


nel quadro Mediterraneo

Sebastiano Tusa
Soprintendente del Mare, Regione Siciliana

Molti pensano che la storia dell’archeologia su- dei più ricchi mari del mondo in materia di pa-
bacquea sia breve e rappresenti una delle ultime trimonio culturale sommerso, ha avuto una lun-
digressioni disciplinari della grande famiglia delle ga e ricca storia di ricerche sottomarine2. Le fasi
scienze che trattano del mondo antico. Tale as- salienti della storia di questa disciplina in Sicilia
sunto, pur essendo parzialmente esatto, tuttavia non si discostano, pertanto, molto da quelle di
non può non tenere conto della naturale curio- altre regioni d’Italia e del Mediterraneo. I primi
sità dell’uomo a scrutare i fondali, fattasi presto subacquei saranno stati anche in Sicilia gli urina-
sistematica ricerca già molti secoli fa1. E non vo- tores operando recuperi dei quali abbiamo spesso
lendo scomodare le corporazioni degli urinatores trovato tracce in molteplici relitti.
romani che, dietro laute parcelle, recuperavano i Non abbiamo per la Sicilia le suggestive imma-
carichi affondati o casualmente caduti in mare, gini rinascimentali e moderne di astrusi e strani
poiché non inquadrabili nell’ottica di una vera e scafandri in legno e pelle con i quali gli antesigna-
propria attività di ricerca scientifica o antiquaria, ni dei moderni subacquei tentarono senza esito
risaliamo tuttavia al lontano 1446 per trovare il apprezzabile di sfidare la pressione degli abissi
famoso studioso di storia dell’arte Leon Battista alla ricerca di tesori. Tuttavia in tempi più recenti,
Alberti tentare, senza esito, il primo complesso ma pur sempre prima dell’invenzione dell’auto-
recupero archeologico subacqueo della storia. La respiratore ad aria da parte di Cousteau e Ga-
sua proverbiale curiosità antiquaria si era appun- gnan, anche in quest’isola vi fu un’esperienza di
tata sulle famose navi imperiali romane che l’im- recupero dal mare di oggetti che potremo oggi
peratore Caligola aveva fatto costruire per i suoi definire d’interesse storico. Si tratta di alcuni can-
ozi nel lago di Nemi ed il cui ricordo non si era noni recuperati nel mare di Lampedusa descritto
mai sopito. in alcuni documenti conservati presso l’Archivio
La Sicilia, come ogni isola, situata, inoltre, in uno di Stato di Agrigento, datati agli anni tra il 1850 e
26 Sebastiano Tusa Il patrimonio culturale sommerso siciliano nel quadro Mediterraneo 27

che animarono le cronache nazionali ed inter- quea moderna4. Lo sviluppo costiero dell’isola,
nazionali tra l’800 e gli inizi del ‘900: i Florio. la presenza di arcipelaghi limitrofi e la posizione
Sull’onda, probabilmente, delle grandi scoperte centrale nel Mediterraneo l’hanno favorita come
effettuate in quei tempi altrove nel Mediterraneo, potenziale area egemone nel settore in questione.
incaricarono, con regolare contratto stipulato il I primi passi della ricerca negli abissi di testimo-
4 gennaio del 1906, uno studioso di storia mo- nianze archeologiche avvennero soprattutto per
derna, tale Nicola Petrina, affinché ricercasse nei l’impulso dato da alcuni giovani rampanti della
mari siciliani i resti di battaglie navali per tentar- nobiltà e dell’alta borghesia, soprattutto paler-
ne uno sfruttamento artistico-commerciale. La mitana e siracusana, i quali scoprirono il fasci-
società costituita ad hoc acquistò ed armò per no dell’immersione e s’imbatterono per primi in
l’occasione un rimorchiatore, un pontile ed una una situazione di grande ricchezza archeologica
barca dotati di attrezzature da palombaro per im- dei fondali5. Non tutto, ovviamente, andò per il
mersione e recuperi. verso giusto per quanto attiene alla tutela ed alla
Anche il ben noto archeologo e soprintenden- corretta gestione di questo patrimonio. I recuperi
te in Sicilia, Paolo Orsi, nel 1913, si occupò di effettuati negli anni ’50 e ’60 furono privi o quasi
“mare” servendosi dei palombari della Regia Ma- di alcuna connotazione scientifica e spesso non
rina nel recupero di una colonna in granito egi- avvennero nell’ambito dell’attività delle soprin-
ziano di epoca romana rinvenuta in occasione dei tendenze, ma in maniera assolutamente illegale
lavori portuali a Marzamemi, nel sud-est dell’iso- producendo una grossa emorragia di reperti che
la, a 5 metri di profondità. Faceva parte del carico presero la via del mercato clandestino o, come
l’unità d’Italia. Riguardano le operazioni e le spe- costa nord-africana per combattere, nei pressi di di una nave sabauda, naufragata nel 1719/20, che nel caso delle ancore in piombo, vennero fuse
se inerenti l’utilizzazione della nave “Real Bovo” Djerba, il pirata Dragut. Poco prima dell’alba del trasportava con certezza almeno un’altra colon- per ricavarne pesi da rete o zavorre da subac-
per il recupero di cannoni e armamento vario giorno successivo le navi si trovarono di fronte le na simile e probabilmente un obelisco dell’Anti- quei. Non esisteva ancora quel concetto che le
successivamente trasferiti al “Museo di Napoli”. alte falesie di Lampedusa ed alcune di esse non co Regno che s’ipotizzano postessero provenire testimonianze archeologiche avessero importan-
Nei suddetti documenti si menziona, tra i tanti riuscirono ad evitarle. Con le navi residue Doria dall’Iseo di Siracusa, ove nel Porto Maggiore – za per la ricostruzione della storia e che per una
pezzi d’artiglieria recuperati, anche “un lungo can- continuò la sua traversata raggiungendo le coste nel Piano di S. Antonio – alcuni eruditi locali ne corretta decodifica del loro messaggio andavano
none da 12 in ottimo stato del peso di 18 cantari circa. africane con successo. attestarono la presenza. Nella stessa occasione lette da specialisti e nel loro contesto originale.
Tale cannone era situato sotto grossi macigni caduti forse, Qualche decennio dopo registriamo un vero e Orsi apprese la notizia di ben otto colonne che si Si intendeva il rinvenimento di oggetti sul fondo
nei tempi trasandati dalla sovrastante montagna…”. Da proprio caso di mecenatismo archeologico mira- trovavano nel mare di Marzamemi. Erano quelle del mare come il prodotto di avventurose “cacce
tale descrizione si evince che i reperti dovevano to alla scoperta di reperti subacquei. Avvenne a pertinenti uno dei due relitti di navi lapidarie che al tesoro” da cui potere trarci anche un vantaggio
trovarsi a breve distanza dalla riva. È certo che Favignana e produsse la scoperta del bell’esem- alcuni decenni dopo Kapitän avrebbe riscoperto economico.
tutti gli oggetti recuperati, o una gran parte di plare di cannone francese in bronzo, oggi espo- [fig. 1]3. Orsi intuì l’importanza della scoperta e Grazie alla lungimiranza di due soprintendenti
essi, fossero pertinenti le navi di una flotta spa- sto presso l’ex Stabilimento Florio di Favignana, manifestò l’interesse a approfondirne la cono- dell’epoca – Vincenzo Tusa, nella Sicilia occiden-
gnola del tempo di Carlo V, comandata da Anto- il cui recupero rappresenta quasi certamente la scenza progettando una ricognizione subacquea. tale e Luigi Bernabò Brea in quella orientale – il
nio Doria, che, provenendo da Messina, era par- prima tappa in Sicilia della lunga storia di quel- Non riuscì a realizzarla poichè la sua richiesta di variegato mondo della subacquea ricreativa e, so-
tita da Gozo il 3 luglio del 1551 alla volta della la che un tempo era semplice ricerca di “tesori” fondi al Ministero non venne esaudita. prattutto, alcuni pionieri dell’immersione, venne-
e che oggi è diventata “archeologia subacquea”. In seguito all’introduzione dell’autorespiratore ro recuperati e inquadrati nell’ambito della ricer-
Il cannone fu recuperato, infatti, nell’ambito di ad aria negli anni successivi alla II guerra mon- ca istituzionale delle Soprintendenze. Come non
1. Il relitto di Marzamemi I. un’attività voluta e finanziata dalla ben nota fami- diale, la Sicilia balzò a pieno titolo sulla ribalta na- ricordare il fondamentale ruolo dato alle prime
(foto Salvo Emma) glia di imprenditori siciliani di origine calabrese zionale ed internazionale dell’archeologia subac- ricerche degli anni ’50 e ’60 del secolo scorso da
28 Sebastiano Tusa Il patrimonio culturale sommerso siciliano nel quadro Mediterraneo 29

Cecé Paladino, i fratelli Michelini [fig. 2], Ubal-


do Cipolla, Enzo Sole, i fratelli Savona, Sergio
Rocca, Nicola Gargallo e altri che scoprirono e
segnalarono relitti che divennero oggetto di at-
tenzione scientifica negli anni a venire.
In quegli anni due personaggi, allora poco con-
siderati dal mondo accademico: il marchese Pier
Nicola Gargallo ed un giovane e appassionato
tedesco, Gerard Kapitän, effettuarono numerose
esplorazioni e recuperi nelle acque di Siracusa e
dintorni. Furono tra i primi ad indagare la por-
tualità antica di Siracusa, a individuare impor-

2. Cecè Paladino (al centro) e i fratelli Michelini durante


i recuperi nell’area del relitto della Secca di Capistello.

u
3. La nave punica di Marsala presso il Museo di Baglio
Anselmi a Marsala. (foto Carlo Curaci)
30 Sebastiano Tusa Il patrimonio culturale sommerso siciliano nel quadro Mediterraneo 31

tanti relitti nelle baia di Naxos, a Marzamemi e (non era, infatti, assolutamente accertabile se la ne su quello di Capistello, tragi- tutto, la lunga e accurata analisi dei fondali tra
a Camarina. statuetta fosse stata rinvenuta in acque naziona- camente funestata dall’incidente Levanzo20 e Marettimo che ha prodotto una delle
Bernabò Brea, esploratore instancabile della li o internazionali) il giudice, in virtù dell’art.4 che costò la vita a due archeologi più entusiasmanti scoperte del secolo appena ini-
preistoria eoliana insieme alla Cavalier, coordinò del codice della navigazione, giudicando le reti tedeschi, sul relitto di Dat- ziato: i rostri della Battaglia delle Egadi21.
tante ricerche subacquee che portarono alla co- estensioni del natante, stabilì che una volta ve- tilo (Panarea) condotto Ma sarebbe riduttivo non riconoscere che l’acce-
noscenza di molteplici relitti nelle secche di Ca- nuto in contatto con imbarcazione battente ban- da una missione ingle- lerazione verso una sistematica istituzionalizza-
pistello, Filicudi e Panarea ed alla realizzazione diera italiana, il reperto fosse da sottoporre alla se diretta da Mensun zione e un vigoroso potenziamento della ricerca,
della sezione subacquea del Museo Eoliano di legge nazionale (l’allora 1089 del 1939) e, quindi, Bound12, lo scavo del- tutela e valorizzazione del patrimonio cultura-
Lipari che oggi porta il suo nome6. di proprietà dello Stato. Quella sentenza ha co- la nave cucita di Gela13, le sommerso in Sicilia non sia stata provocata
Nell’occidente dell’isola Vincenzo Tusa, noto stuito per decenni un formidabile strumento di del relitto normanno di dall’emergere dalle acque dello Stretto di Sicilia
esploratore delle antichità fenicio-puniche di tutela adottato da tutte le soprintendenze italiane. Lido Signorino (Marsa- di quel singolare “personaggio” che è quasi di-
Mozia e Solunto, di quelle greche di Selinunte e di Fino alla fine del secolo scorso la Sicilia è stata la)14 e quello del relitto ventato uno dei principali emblemi della Sicilia
quelle elime di Segesta, si occupò di archeologia teatro di numerose scoperte sottomarine9. Dal medievale di San Vito Lo nel mondo: il Satiro danzante di Mazara del Vallo
subacquea con entusiasmo avviando l’esplora- relitto di Capistello alla nave punica di Marsala10, Capo [fig. 4]15. [fig. 6]22.
zione di zone di grande interesse come la Formi- da Marzamemi11 a Capo Graziano, da Taormina La Soprintendenza del La sua scoperta destò l’interesse e a passione non
ca di Porticello e Isola delle Femmine7. Fu anche a Siculiana, da Gela a San Vito lo Capo è stato Mare ha raccolto il testimo- solo degli studiosi, ma anche della politica e della
strenuo sostenitore delle ricerche di Honor Frost un pullulare di scoperte e piccoli interventi che ne di una gloriosa tradizione burocrazia regionale e nazionale. Ma tale risve-
che portarono al recupero e musealizzazione del- hanno fatto registrare un indubbio progresso di di ricerche e studi nel campo glio fu ulteriormente accresciuto da un concomi-
la nave punica oggi esposta presso il Museo di conoscenze. Tuttavia il quadro delle ricerche si- della ricerca archeologica su- tante evento che scosse l’orgoglio e la passione
Baglio Anselmi a Marsala [fig. 3]. Realizzò pres- ciliane in archeologia subacquea ha registrato da bacquea rinnovandola e por- verso la protezione del nostro patrimonio regio-
so l’allora Museo Archeologico Nazionale di Pa- un lato un gran numero di testimonianze raccolte tandola ai più alti livelli inter- nale, nazionale e mediterraneo: le ricerche in Me-
lermo, oggi intitolato ad Antonino Salinas, una o appena indiziate, ma poco nel campo della ri- nazionali16. Le scoperte si sono diterraneo del famoso oceanografo statuniten-
sezione dedicata all’archeologia subacquea tra cerca scientifica sistematica. susseguite a ritmo serrato, ma se R.D.Ballard assurto al vertice delle cronache
cui spiccava la statuetta in bronzo raffigurante la La situazione è mutata con la costituzione della anche le ricerche sistematiche alcune delle qua- mondiali per la sensazionale scoperta del Titanic.
divinità fenicio-cipriota Reshef, unica testimoni- Soprintendenza del Mare nel 2004, approdo di li condotte nell’ambito di quella cooperazione Tra il 1989 e il 1995 Ballard fece diverse campa-
naza della primordiale presenza fenicia in Sicilia un percorso istituzionale e formativo che oggi internazionale auspicata e caldeggiata dalla con- gne di ricognizione e recupero alle soglie delle
prima dell’arrivo dei Greci8. Questa statuetta ha ha la competenza esclusiva in materia di ricerca, venzione UNESCO sulla protezione del patri-
avuto un’importanza fondamentale per la tutea tutela e valorizzazione del patrimonio culturale monio culturale sommerso alla cui redazione ha
del patrimonio culturale subacqueo. Recuperata sommerso. Prima della Soprintendenza nacque, dato un fattivo contributo la Sicilia. Tra le ricer-
in mare nel gennaio del 1955 dal motopesca di in seno al Centro Regionale per la Progettazione che sistematiche condotte con rigore scientifico
Sciacca Angelina Madre diventa dopo qualche e Restauro il GIASS, (Gruppo d’Intervento di ricordiamo quelle che hanno riguardato i relitti
tempo protagonista di un caso giudiziario fon- Archeologia Subacquea Sicilia) trasformatosi poi tardo romani di Scauri17 e Marausa18, bizantino
damentale per la giurisprudenza in materia di tu- in servizio autonomo definito SCRAS (Servizio di Marzamemi19 e rinascimentale di Sciacca, ma
tela dei beni archeologici trovati in mare. Non per il Coordinamento della Ricerca Archeologica anche la sistematica ricognizione dei relitti in alto
fu facile, infatti, il lavoro del giudice Francesco Subacquea). Prima dell’inizio di questo percorso fondale nel mare di Panarea [fig. 5] e, soprat-
Militello cui fu devoluto il gravoso compito di di- istituzionale che ha dotato la Regione Siciliana di
rimere una battaglia legale tra diversi pretendenti una struttura dedicata possiamo affermare che di
la sua proprietà (Soprintendenza Archeologica di ricerche sistematiche la Sicilia ne ha viste ben po- 4. Anfora dal relitto medievale di San Vito lo Capo
Agrigento, Comune di Sciacca, armatore e capi- che tra le quali possiamo annoverare il recupero Faro. (foto Marcello Rocca)
tano del motopesca). In assenza di prove certe del relitto di Marsala, diretto da H.Frost, l’indagi- 5. Il relitto Panarea III. (foto Sebastiano Tusa)
32 Sebastiano Tusa Il patrimonio culturale sommerso siciliano nel quadro Mediterraneo 33

acque nazionali italiane e tunisine. Ballard della sua esistenza la Soprintendenza del Mare ha Note
identificò ben otto relitti a oltre 700 metri cercato di ricercare con sistematicità le emergen- 1
Casson 1976.
di profondità con l’ausilio del sottomari- ze storico-archeologiche subacquee, di tutelarle 2
AA .VV. 1985.
no nucleare della US Navy NR-1 e con attivamente e, soprattutto, di divulgarle scientifi- 3
Tusa 2015, pp. 831-841.
l’aiuto della nave appoggio Carolyn Chou- camente con linguaggio comprensibile anche ai
4
Parker 1992.
5
AA. VV. 1984.
est. A questi formidabili mezzi tecnologici si cosiddetti non addetti ai lavori nella convinzione 6
Bernabò Brea, Cavalier, U. Spigo 1996.
aggiunse il veicolo a comando remoto (ROV) che tale comunicazione costituisce la premessa 7
Tusa V. 1971a, pp. 263-295
Jason, “lanciato” dal sommergibile nuclea- indifferibile sia per la sua tutela che per la sua va- 8
Falsone 1993, pp. 45-56; Tusa V. 1971a, pp. 175-191.
9
Purpura 1985a, pp. 53-54; Id. 1986, pp. 139-160; Tusa
re, che effettuò rigorose documentazio- lorizzazione turistica, didattica e culturale. Espo-
1993-1994, pp. 1493-1554; Tusa 2005.
ni fotografiche e grafiche e prelevò sizioni di oggetti o di pannelli in fiere, convegni, 10
Frost 1976.
oltre cento oggetti archeolo- divulgazione a mezzo stampa, radio e televisione. 11
Castagnino Berlinghieri, Paribeni 2012, pp. 64-75; Kapi-
gici che portò con sé negli Tutto ciò ha prodotto una profonda conoscen- tän 1969, pp. 122-133.
12
Bound 1994.
Stati Uniti. Le otto navi za delle valenze storico-archeologiche dei nostri 13
Panvini 2001.
erano sparse in uno spazio mari che ha avuto la sua ricaduta con l’incremen- 14
Purpura 1985b, pp. 129-136.
di 52 kmq concentrate a circa 80 miglia to della visibilità e conoscenza esterna, ma anche 15
Faccenna 1993, pp. 185-187.
16
Tusa, Agneto 2015.
a nord-ovest di Trapani, nei pressi del temibile con l’incremento qualitativo e quantitativo delle 17
Tusa, Zangara, La Rocca 2009.
Banco Skerki, serie di scogli quasi emergenti ma presenze turistiche e dell’efficacia delle tutela24. 18
Tusa 2010b, pp. 81-89; Tusa, Tiboni 2014, pp. 49-56;
invisibili sull’acqua e, pertanto, pericolosissimi La divulgazione è stata fin dagli inizi una delle Tusa, Tiboni 2016, pp. 239-252.
per la navigazione in tutti i tempi23. attività più sentite della Soprintendenza del Mare
19
Leidwander, Bruno 2014, pp. 191-198.
20
Royal,Tusa 2012, pp. 26-55.
La concomitanza tra la scoperta dell’inestimabile attivando convegni e incontri nel territorio privi- 21
Buccellato, Tusa 2012, pp. 155-173; Tusa, Royal 2012,
capolavoro dell’arte greca (il Satiro) e le scorre- legiando le scuole nella convinzione che la tutela pp. 7-48.
rie di Ballard allarmarono le cancellerie degli stati del mare non può prescindere dalla conoscenza 22
AA. VV. 2003; Andreae 2009; Di Vita 2003, pp. 293-299;
Moreno 1998, pp. 30-31; Parisi Presicce 2003, pp. 25-40;
rivieraschi mediterranei ed in Sicilia accelerarono e dalla sensibilizzazione non solo dei cosiddetti Tusa 2003, pp. 5-24.
la creazione della Soprintendenza del Mare come addetti ai lavori, ma anche del pubblico più vasto. 23
Mc Cann, Freed 1994.
antidoto a eventuali attentati al nostro patrimo- Una delle attività che ha visto la Soprintendenza 24
Tusa 2010a.
nio storico-archeologico sottomarino. acquisire notorietà nazionale ed internazionale è
Parallelamente organizzammo in Sicilia due con- stata quella della realizzazione di percorsi arche-
vegni internazionali a Siracusa lanciando una ologici subacquei. Ad oggi ne sono stati attivati
carta sottoscritta dai più autorevoli esperti del in Sicilia quasi una trentina che vengono gestiti in
settore sia del campo archeologico collaborazione con i diving clubs che ormai abbon-
che giuridico che di- dano sui nostri litorali.
plomatico. La Carta Mare e cultura è un binomio che rappresenta per
di Siracusa co- noi qualcosa di inscindibile che, oltre a costituire
stituì uno sti- l’oggetto quotidiano dell’entusiasmante percor-
molo all’ac- so di ricerca, conoscenza, tutela e valorizzazione
celerazione che pratichiamo con professionalità ed entusia-
della promulgazione della Convenzione smo, potrà essere per il futuro di quest’isola qual- t
UNESCO che avvenne nel 2001. cosa di più di uno slogan turistico. 6. Il Satiro di Mazara del Vallo. (foto Carlo Curaci)
In questo fervente clima di eventi e scoperte na-
sce la Soprintendenza del Mare. Fin dall’inizio
35

Breve storia dell’esplorazione subacquea in Sicilia


Floriana Agneto
Funzionario Direttivo Soprintendenza del Mare, Palermo

La ricchezza del patrimonio sommerso nelle ac- delle loro semplici attrezzature, degne di figurare
que siciliane cominciò ad essere oggetto di ricer- oggi in un museo della memoria, rivive davanti i
che già tra la fine degli anni ’40 e i primi anni ’50 nostri occhi quell’epoca di spensierata ed inco-
del secolo scorso. Le prime leggendarie immer- sciente razzia: non si era ancora sviluppata una
sioni in mare vennero sperimentate con le più coscienza collettiva e una consapevolezza del
moderne attrezzature – quel famoso erogatore valore delle testimonianze storiche intese come
monostadio “Mistral” inventato e brevettato nel patrimonio comune, si guardava soltanto alla va-
1936 da Jacques-Yves Cousteau e Émile Gagnan lenza emotiva di quelle avventurose sfide ed al
che noi subacquei consideriamo un vero cimelio valore economico che quei recuperi potevano
storico – e le ardite avventure di quei giovani spa- fruttare.
valdi che mettevano a repentaglio la loro vita per Ma al di là di ogni condanna morale o di ogni più
esplorare un mondo sconosciuto accesero fin da pessimistica considerazione, in fondo è anche
subito l’immaginario collettivo. grazie a quei volenterosi se la pubblica attenzio-
Quelli che oggi consideriamo pionieri della su- ne è stata attirata sulle enormi ricchezze storiche
bacquea in realtà scoprivano fortuitamente e si e naturalistiche che i nostri mari ci hanno con-
appropriavano maldestramente dei tesori che il servato, e spesso il loro tardivo “pentimento” è
mare aveva per secoli custodito, senza render- stato utile ad indicare tracce che poi uno stuolo
si conto che quel patrimonio era un retaggio di archeologi ha saputo seguire ed interpretare:
dell’umanità da custodire e proteggere mentre applicando in mare la stessa metodologia dell’ar-
una nuova scienza, l’archeologia subacquea, sta- cheologia terrestre una nuova generazione di
va per nascere. archeologi si andava infatti formando in Sicilia
Guardando le sbiadite foto di quegli ardimentosi sotto la guida di Luigi Bernabò Brea e Madeleine
personaggi equipaggiati di curiosa incoscienza e Cavalier ad oriente, Vincenzo Tusa ad occidente.
36 Floriana Agneto Breve storia dell’esplorazione subacquea in Sicilia 37

restio ad immergersi come i suoi omologhi illu-


stri colleghi Lamboglia e Benoit, come loro sep-
pe occuparsi di archeologia subacquea con entu-
siasmo. Incoraggiando le confidenze dei primi
esploratori subacquei (un gruppo in cui spiccava-
no tra gli altri Cecé Paladino, i fratelli Michelini,
Ubaldo Cipolla, Enzo Sole, i fratelli Savona, Ser-
gio Rocca) ottenne tutte le notizie utili allo studio
archeologico, così come aveva cercato il sostegno
dei tombaroli per salvare il patrimonio della ne-
cropoli selinuntina. Il forte rapporto con Nino
Lamboglia, padre dell’archeologia subacquea
col suo centro sperimentale di Albenga, gli aprì
l’orizzonte di quella neonata branca dell’archeo- delle più eclatanti scoperte dell’epoca, la famosa
logia e lo portò a partecipare a numerosi conve- nave punica di Marsala, che l’archeologa inglese
gni a tema, a produrre numerose pubblicazioni Honor Frost tra la fine degli anni ’60 e i primi
sulle scoperte subacquee in Sicilia, ad allestire anni ’70 studiò e recuperò, relitto che oggi è il
all’interno del Museo Salinas di Palermo una se- fiore all’occhiello del museo “Baglio Anselmi” di
zione dedicata all’archeologia subacquea il cui Marsala.
più prezioso gioiello, la statuetta di Melqart o Re-
shef, ancora oggi costituisce una delle eccellenze Grande contributo fu quello dato alla storia
di quel museo. Da non dimenticare infine – last dell’archeologia subacquea siciliana da due illu-
but not least – il solido appoggio concesso ad una stri personaggi che, allora poco considerati dal
mondo accademico, oggi potremmo definire
Il grande archeologo genovese, precursore del preziosi freelance: il marchese Pier Nicola Gar-
metodo di scavo stratigrafico, fu il padre dell’ar- gallo e il tedesco Gerhard Kapitän che in quel
cheologia preistorica delle isole Eolie e insieme di Siracusa e dintorni dedicarono le loro vite e
alla Cavalier presiedette anche le ricerche subac- le loro risorse alla ricerca subacquea della Sicilia
quee che rivelarono i tesori di Capistello, Filicu- sud-orientale.
di e Panarea ed alla realizzazione della sezione A loro si devono le prime sistematiche indagi-
subacquea del Museo Eoliano di Lipari che oggi ni nel porto di Siracusa, sui siti di Naxos, Capo
porta il suo nome. Taormina, Marzamemi e Camarina, dove indivi-
Nell’occidente lavorava frattanto Vincenzo Tusa, duarono e misero argutamente in connessione
anche lui grande archeologo che tra le sue pas- diversi carichi di marmi su una rotta proveniente
sioni di terra coltivava quella di mare e, benché da oriente e mai giunti a destinazione, inviati per
mare dalla madre patria verso le lontane colonie

1. Luigi Bernabò Brea e Madeleine Cavalier alle Eolie.


2. Vincenzo Tusa ad Albenga. 4. Pier Nicola Gargallo.
3. Prime immersioni a Capistello. 5. Gerhard Kapitän e Honor Frost.
38 Floriana Agneto Breve storia dell’esplorazione subacquea in Sicilia 39

arricchite del fascino che il mare ha saputo rica- mite le più avanzate e raffinate tecnologie, una
marvi sopra. E finalmente i protagonisti di quegli consolidata realtà che oggi ci mette a disposizio-
studi trovano il giusto riconoscimento del loro ne mezzi di ricerca sempre più evoluti ed affida-
appassionato lavoro. bili. Partendo dall’antico sapere e dalle accorte
Le università di Palermo e di Catania hanno pro- segnalazioni dei pescatori che con le loro reti a
dotto numerose ricerche e studi sui siti sommer- strascico hanno indiscriminatamente scandaglia-
si di Sicilia ed è doveroso ricordarne il prezioso to il fondo del mare – ma anche in questo caso
contributo con i professori Gianfranco Purpura occorre prendere qui in considerazione il lato po-
e Edoardo Tortorici, autori di importanti testi gloriosi titoli rimasti nella migliore cinematogra- sitivo delle cose – le navi oceanografiche con le
che hanno contribuito alla formazione di tanti fia italiana, tra cui “Tonnara” che documenta la loro sofisticate attrezzature generosamente mes-
giovani archeologi ed arricchito il loro bagaglio pesca del tonno con le prime riprese nella camera se a disposizione da collaboratori stranieri hanno
di conoscenza dei nostri mari siciliani. della morte e “Tra Scilla e Cariddi” con le prime mappato attentamente i fondali più profondi.
immagini subacquee del pescespada. Interpretando i segnali raccolti con side scan sonar,
Impegno e ingegno, coraggio e dedizione, studio multibeam e sub bottom profiler, hanno individuato
e ricerca: un lungo percorso che abbiamo inteso in lunghe e pazienti campagne d’indagine molti
onorare e continuare, una sfida partita nel 1995 target di interesse archeologico ed inviato in mis-
con un primo periodo di volontariato subacqueo sione i ROV, attraverso l’occhio dei quali scruta-
di uno sparuto gruppo di impiegati regionali re gli oggetti giacenti da secoli sul fondo e con i
guidati da Sebastiano Tusa ed un suo successivo bracci meccanici di questi intelligenti robot recu-
riconoscimento istituzionale denominato GIASS perarne piccole parti da analizzare… un rapido
e poi SCRAS, infine approdata nel 2004 alla cre- percorso tecnologico che ha condotto fino alle
azione della Soprintendenza del Mare, che ha esaltanti scoperte dei rostri delle Egadi ed alle più
raccolto il testimone ed ha contribuito a studi e recenti indagini sui relitti eoliani avvicinati dai ba-
Fin qui la sommaria sintesi del recente passato scoperte di grande valore. Gli insediamenti di Li- tiscafi fino quasi a sfiorarli.
ma, accantonando le dotte disquisizioni ed ogni pari, la nave greca di Gela, i relitti di Capistello La visita di un antico relitto giacente intatto
possibile argomentazione, un tuffo vero e pro- e Panarea, Camarina, Marzamemi, Porto Palo di nell’oscurità dei 150 metri di fondo, che offre
prio in quegli anni è ancora possibile farlo grazie Menfi, Marausa, Scauri, ed ancora relitti medie- nel fascio di luce dei potenti fari del batiscafo
alle immagini catturate con ingegnosi mezzi dai vali e postmedievali, i siti di battaglie antiche e lo spettacolo del suo carico di anfore impilate
ragazzi della “Panaria Film”: Francesco Alliata di moderne, passando per la storia più recente fino
Villafranca, Quintino Di Napoli, Pietro Monca- ai relitti delle ultime guerre mondiali, questo lo
per costruirvi templi e basiliche che avrebbero da di Paternò, Renzo Avanzo, Giovanni Mazza e scenario in cui ci siamo cimentati.
dovuto arricchire i nuovi territori. Oggi quei resti Fosco Maraini, un gruppo di amici e rampolli di L’eclatante ritrovamento del Satiro danzante che,
giacciono ancora nella posizione originale in cui nobili dinastie che nel 1946 con ingegno riusci- insieme ad una inedita zampa di elefante e 11 ro-
colarono a picco tanti secoli fa, e ci suggerisco- rono a rendere impermeabili vecchie attrezzature stri, è stato recuperato a grande profondità nel
no architetture probabili che sui fondali si sono di ripresa acquistate in America per immortalare Canale di Sicilia ha frattanto aperto la strada alle
quei primi esperimenti di attività subacquee alle più recenti ricerche d’alto fondale, realizzate tra-
isole Eolie… un titolo per tutti, quel “Cacciato-
6. Lo scavo della nave punica di Marsala. ri sottomarini” girato in apnea che costituisce il
7. Honor Frost. primo esempio di cortometraggio documentario 9. Panaria Film.
8. I “ragazzi” della Panaria Film. subacqueo in 35mm, cui fecero seguito molti altri 10. Immersione profonda alle Eolie.
40 Floriana Agneto Breve storia dell’esplorazione subacquea in Sicilia 41

in posizione originale da cui lanciano segnali le a tutti… un concetto davvero ad anni-luce di di-
disturbate aragoste, per lo stupito visitatore è stanza da quei primi pionieri!
oggi una delle esperienze più emozionanti che si Fin dagli inizi dell’avventura subacquea ciascun
possano fare, adrenalina che può essere concessa sito siciliano ha restituito, nonostante i ripetuti
oltre che allo studioso anche a facoltosi turisti. saccheggi, reperti di straordinario interesse, e sta
Questa ultima frontiera dello studio e della ricer- continuando a farlo: relitti col loro carico di anfo-
ca subacquea è già lanciata verso nuovi obietti- re dalle forme diverse raccontano l’intreccio delle
vi, verso nuove tecnologie, nuovi orizzonti che rotte e dei commerci secondo i luoghi di prove-
intendiamo condividere con tutti, perché siamo nienza, epoca e stile; ancore in pietra e in piom-
da sempre fermamente convinti che il risultato bo testimoniano luoghi d’ancoraggio e famose
scientifico debba essere divulgato e spiegato an- battaglie; lingotti di piombo, blocchi di marmo
che ai non addetti ai lavori. e colonne attestano le incredibili capacità di tra-
In quest’ottica, e condividendo appieno i prin- sporto di quelle antiche navi; armi d’ogni gene-
cipi espressi dalla Convenzione UNESCO del re, dai rostri alle antiche spade, armature ed elmi
2001 – da noi tanto attivamente sostenuta e sup- fino agli storici cannoni ed i più recenti residuati
portata – secondo i quali ogni testimonianza su- bellici; oggetti di uso comune come vasellame da
bacquea va lasciata nel suo contesto, sono stati mensa e da cucina, resti di cambusa come ossa
creati in Sicilia gli itinerari culturali subacquei che semi e vegetali illustrano la vita di bordo; giochi
permettono ai visitatori di percorrere, dal vivo ed amuleti, oggetti d’arte e di culto, gioielli, mo-
in immersione o virtualmente via webcam, un nete, persino zanne d’avorio e gli inattesi molari
sentiero guidato in un sito attrezzato come un del preistorico elefante nano… piccoli tasselli di
vero museo subacqueo. Familiarizzare con i re- antiche realtà che il paziente lavoro degli arche-
perti che ci raccontano la vita di altri mondi e di ologi mette insieme per ricomporre il variegato
epoche lontane è diventato facile tramite le dida- puzzle della storia.
scalie di cartellini galleggianti, guide plastificate Una storia già scritta e una storia ancora da scri-
e computer da polso che rispondono al segnale vere, la storia che ci appartiene, che tutti ci coin-
dei microchip opportunamente piazzati nel per- volge in un solo grande respiro, quella che voglia-
corso. Una metodologia che è stata recentemente mo adesso a più voci raccontarvi qui.1
adottata dall’UNESCO e riconosciuta come best
practice per la protezione e la valorizzazione del
patrimonio culturale sommerso. Spiegare a tutti Note
cosa realmente è un sito subacqueo, introdurre il
visitatore nella nuova dimensione, accompagnar- 1
Il lettore più attento potrà trovare in questo volume una
lo nella scoperta, renderlo partecipe protagonista dotta e nutrita bibliografia sull’argomento “archeologia su-
bacquea in Sicilia” per approfondire questo breve excursus,
della protezione di un patrimonio che appartiene eccone a seguito i primi suggerimenti:
Per la Sicilia occidentale: Alliata 2015; Frost 1976; Purpura
1982; Purpura 1986; Tusa S. 2005; Tusa S. 1997; Tusa, Am-
pola, Lentini 2004; Tusa V. 1961, Tusa V. 1967; Tusa V.
u 1971a.
11. Percorso archeologico subacqueo a Cala Per la Sicilia orientale: Di Stefano 1998; Gargallo 1958-59;
Tramontana, Pantelleria. Kapitän 1969; Kapitän 1972; Tortorici 2002.
43

I naviganti della Preistoria


Sebastiano Tusa
Soprintendente del Mare, Regione Siciliana

Recentemente è stato scientificamente provato


che tra le isole del Pacifico e l’Australia vi fossero
navigazioni già molte decine di migliaia di anni
fa. Per il Mediterraneo non abbiamo attestazioni
così antiche di navigazioni. Tutt’al più possiamo
arrivare alla fase finale del paleolitico superiore se
sarà confermata una recente scoperta effettuata
da Merizzi e Antonioli di resti di cervo presso la
Grotta del Tuono a Marettimo che attesterebbe
un collegamento marittimo tra la più occidentale
delle isole Egadi e la Sicilia già in quel periodo.
Al momento possiamo ricordare che il mare di-
venta fonte di attrazione primordiale non sol-
tanto come mezzo di comunicazione, ma anche
come formidabile serbatoio di biomasse ne-
cessarie per l’alimentazione, tra il mesolitico e
l’avvento del neolitico (intorno alla fine del VII
millennio a.C.)2. È in quei secoli che la pesca
assume un ruolo fondamentale nelle società ri-
vierasche del Mediterraneo3. Di conseguenza il
mare assume un ruolo primario tra le società
rivierasche sia come risorsa ma anche come vei-
1. L’affresco di Thera. colo di comunicazione e trasmissione delle pri-
44 Sebastiano Tusa I naviganti della Preistoria 45

me merci scambiate come l’ossidiana4. poraneità, non potevano essere inquadrati in lo- ra ne è un’emblematica, quanto suggestiva, rap- quell’area dell’Egeo [fig. 2]15. Ma anche la cir-
È difficile individuare l’inizio dell’andar per giche di sistema reiterato ed attraversato da leggi presentazione [fig. 1]13. Intorno al XVII sec. a.C. colazione di ceramiche e materie prime su larga
mare mediterraneo anche se già dal paleolitico comportamentali accettate da più soggetti8. nell’Oriente mediterraneo, infatti, era già conso- scala ci permette di comprendere che già nel III
superiore è probabile che qualche ardito caccia- Ma è in questo periodo che possiamo collocare lidata una fitta rete di scambi marittimi che aveva millennio la marineria cicladica si avventurò in
tore aurignaziano abbia solcato limitati spazi di le prime pagine di quella formidabile enciclope- come principali capisaldi i palazzi minoici di Cre- imprese commerciali ben di là dell’arcipelago16.
mare per raggiungere l’Oriente con rudimentali dia del mare non scritta, basata sull’accumulo di ta, i ricchi centri commerciali ciprioti e della co- La marineria micenea seguì a quella minoica ed
canoe monossili simili a quelle rinvenute nei laghi saperi che si sono tramandati di padre in figlio, sta siro-palestinese ed il delta del Nilo, capolinea ebbe in Micene, Argo, Tirinto e tante altre cit-
in contesti neolitici5. Con la scoperta dell’ossidia- di generazione in generazione9. È un sapere che degli immensi mercati nascenti africani. tadelle il proprio cuore pulsante. Con i Micenei
na nel neolitico iniziarono i primi collegamenti si è accresciuto nel tempo fino a diventare vera e Anche le culture rivierasche del Mediterraneo il baricentro dell’economia del Mediterraneo si
marittimi per cercare e trasportare il prezioso propria scienza basata sulla conoscenza dei flussi centrale mostrano un alto grado di dinamicità sposta dall’area centro orientale verso quella cen-
vetro vulcanico presente a Lipari, Pantelleria, delle correnti e delle maree, sul posizionamento essendo inserite in reti commerciali autonome o trale17. I Micenei estesero l’orizzonte mercantile
Monte Arci (Sardegna), Palmarola, Giali e Melos. delle stelle, sull’osservazione attenta del compor- interagenti tra loro. In particolare s’individuano basato sull’economia proto-statale di origine vici-
S’intensificano l’andare per mare provocando la tamento dei pesci e delle sue migrazioni secondo due sistemi commerciali marittimi collegati alle no-orientale dall’Oriente verso l’Occidente fino
colonizzazione di quasi tutte le piccole isole del molteplici parametri come temperatura dell’ac- rotte orientali che, provenendo dallo Ionio, si alla penisola iberica (valle del Guadalquivir)18.
Mediterraneo6. qua, umidità dell’aria, andamento dei venti etc.10. biforcano in prossimità dello Stretto di Messina Con la loro opera di globalizzazione mediterra-
Proprio in Sicilia abbiamo un’evidenza che ci mo- Le prime marinerie mediterranee che si proiet- dando luogo alle rotte meridionali inglobanti la nea si pongono le basi di ciò che noi oggi definia-
stra come durante il neolitico si ebbero comples- tarono verso il resto del Mediterraneo furono Sicilia meridionale, Malta e Pantelleria14, e a quelle mo «civiltà mediterranea» [fig. 3]19.
se navigazioni d’altura7. La prova di tale assunto è quelle che facevano capo ai centri costieri del settentrionali situate nel basso Tirreno (Isole Eo- È molto probabile che uno dei pilastri dell’ali-
il rinvenimento di ossidiane di Pantelleria a Malta Mediterraneo orientale. Tra di esse un ruolo fon- lie, Isole Flegree, Calabria e Sicilia settentrionale). mentazione mediterranea – il vino – sia stato da
e Lampedusa. Se è facile immaginare una navi- damentale lo ebbe l’egiziana che, seppur più le- Ma già nel III millennio, ben prima dell’insorgere loro diffuso su larga scala al livello mediterraneo
gazione tra Lipari, la Sicilia e l’Italia meridiona- gata alla navigazione fluviale del delta del Nilo, si della marineria minoica, alcune isole dell’Egeo, come dimostrano anche alcuni rinvenimenti ar-
le, non altrettanto lo è pensare come l’ossidiana spinse verso Cipro e il Vicino Oriente. A quella principalmente le Cicladi, proiettarono le proprie cheologici in relitti di quell’epoca come le grandi
di Pantelleria abbia potuto raggiungere Malta e egiziana si sovrappose quella minoica che, già genti e i loro prodotti al di là del mare. Nascono anfore a staffa da Punta Iria-Spetses e Uluburun
Lampedusa, isole basse e non visibili facilmente. agli inizi del II millennio a.C., permise ai ricchi le prime tradizioni cantieristiche locali che vedia- [fig. 4].
Se Malta e Pantelleria sono raramente visibili dal- monarchi dei palazzi cretesi di commerciare con mo già manifestare le proprie identità Se fino a poco tempo fa il fenomeno dei contatti
la Sicilia, Lampedusa è assolutamente impercet- il nord Africa, quindi con i centri costieri attraverso l’iconografia. Lo sono est-ovest nell’antichità preclassica si ricostruiva in
tibile da qualsiasi territorio circostante anche se dell’odierna Libia, del delta del Nilo, le imbarcazioni incise sulle termini di direttrici lineari semplici da capolinea
una maggiore vicinanza alla costa siciliana in quel ma anche con Cipro, l’Anatolia ed ben note  frying pan  ci- a capolinea, oggi l’archeologia ci offre un qua-
periodo certamente ne facilitò il raggiungimento. il Vicino Oriente11. cladiche, così come i dro fenomenico che ci porta a visualizzare una
Altrettanto intensa dovette essere, molti secoli L’inizio del commercio dei modelli di barche dendritica ragnatela di linee che collegano mol-
dopo, la diffusione marittima dei portatori del metalli provocò un sensibile in terracotta e teplici terre e siti mediterranei. È stato il caso,
Bicchiere Campaniforme dall’Europa continen- mutamento nel regime degli piombo che per la Sicilia, delle scoperte di Monte Grande
tale verso Sud, tra la fine del III e gli inizi del II scambi mediterranei con un furono pro- e, più recentemente, di Pantelleria. Anche per il
millennio a.C. conseguente intensificarsi dotti in Nord-Africa le scoperte di Marsa Matruh hanno
Tracciare sintesi teoriche sui più antichi sistemi delle relative rotte12. Nasco- modificato profondamente la visione del ruolo
di scambio commerciale mediterraneo non è fa- no così i primi sistemi statali di questa sponda del Mediterraneo negli antichi
cile, se non dal III millennio a.C. In precedenza mercantili mediterranei quali commerci20. Con il progredire della ricerca arche-
gli scambi di materie prime come l’ossidiana o quello cretese e, successiva-
il trasferimento di stilemi ceramici e di schemi mente, miceneo. Il cerimoniale
ideologici e religiosi, per la loro intrinseca estem- corteo marinaro dell’affresco di The- 2. Frying pans cicladiche.
46 Sebastiano Tusa I naviganti della Preistoria 47

di scambio o baratto tra merci diverse. Tuttavia,


anche in assenza della moneta abbiamo contezza
che, già dal II millennio a.C., talvolta, le transa-
zioni, specialmente nel Mediterraneo orientale in
epoca micenea, avevano come riferimento il va-
lore del metallo (rame, stagno, bronzo).  
Al di là dell’approccio mitologico che ci rimanda
al ben noto racconto di Platone su Atlantide am-
piamente trattato, dibattuto e fantasticato, le trac-
ce di presenze preistoriche subacquee nel Medi-
terraneo hanno un fondamento scientifico anche
se ancora poco investigate. Innanzitutto la mate-
ria va distinta in due settori. Da un lato vi sono
le tracce insediamentali sommerse, prodotto di
eventi trasgressivi, di subsidenze e bradisismi;
dall’altra i relitti databili a epoca pre-arcaica22.
si toccano l’oro prima che gli indigeni l’abbiano È doveroso ricordare che l’avvio di una siste-
equiparato al valore delle merci, né gli indigeni matica ricerca sugli insediamenti preistorici som-
toccano le merci prima che gli altri abbiano preso mersi nel Mediterraneo ha avuto come protago-
l’oro.” (196, 1.) nista e pioniere Nick Flemming con la scoperta
Il passo illustra un sistema transattivo che è stato nel 1967 e le successive ricerche nell’insediamen-
ologica i centri di snodo degli scambi commer- storie: IV)  che ci parla del sistema di commercio definito nel relativo dibattito internazionale: silent to minoico-miceneo di Pavlopetri, a sud della
ciali nel Mediterraneo si moltiplicano dimostran- tra Fenici e indigeni al di là delle Colonne d’Er- trade. Non sappiamo esattamente quando ciò av- Laconia. Seguirono le scoperte delle pitture nella
do che la realtà del contatto è ben più complessa cole che, se riferibile ad un periodo già avanzato, veniva anche se è probabile che riguardi le transa- famosa grotta di Cosquer, non lontano da Marsi-
di come si possa pensare. certamente rispecchia un retaggio millenario di zioni in epoca arcaico-classica. Erodoto ci narra, glia, di tracce di abitati neolitici nel Roussillon e
A partire dal III millennio a.C. si ebbe un for- incontri mediterranei. quindi, che tali transazioni avvenivano secondo presso la Grotta Verde, nel nord della Sardegna23.
te incremento qualitativo e quantitativo degli Afferma Erodoto che: “c’è una località della Li- un meccanismo di contatto a distanza laddove la Ben poco, pertanto, è attestato nel Mediterraneo
scambi che possiamo inquadrare in un sistema bia e ci sono uomini che la abitano fuori dalle spiaggia assumeva il valore simbolico e reale a un centrale, in Italia peninsulare e insulare a fronte
di veri e propri commerci che, in una prospettiva colonne d’Eracle; quando i Cartaginesi giungono tempo di luogo di  «mercato» dove il baratto av- di validi studi di carattere morfologico attraverso
di  «lunga durata» possono costituire la premes- presso di loro, scaricano le merci, le mettono in veniva secondo regole comportamentali precise cui abbiamo un quadro piuttosto preciso delle
sa di quanto avverrà in periodo arcaico e clas- fila sulla spiaggia, salgono sulle navi e innalzano e rispettate da entrambe le parti. oscillazioni del livello del mare tra il Pleistocene
sico con i sistemi marittimo-mercantili corinzi, del fumo; gli indigeni, visto il fumo, vengono al Tuttavia è bene ricordare che fino alla comparsa Superiore grazie alla datazione di molteplici spe-
rodio-cretesi ed attici da un lato e fenicio-punici mare e quindi, deposto dell’oro in cambio delle della moneta, intorno alla metà del VII sec. a.C., leotemi subacquei (stalattiti e stalagmiti in grotte
dall’altro21. merci, si ritirano lontano da esse. Allora i Carta- che costituirà un mezzo di riferimento assoluto sommerse)24.
Non abbiamo dati certi sui sistemi effettivi di ginesi sbarcano e osservano: se l’oro sembra loro di valore legato al vero e proprio mercato, le tran- Per la verità in Sicilia abbiamo un interessante
scambio. Illuminante a tal proposito è il passo corrispondere al valore delle merci, lo prendono sazioni mediterranee avranno sempre il carattere indizio costituito dal rinvenimento dello schele-
molto interessante e suggestivo di Erodoto (Le e se ne vanno; in caso contrario, salgono di nuo- tro di un Elephas mnaidriensis (databile intorno ai
vo sulle navi e vi restano; gli indigeni si accostano 150.000 – 100.00 anni fa) a una profondità di circa
e aggiungono altro oro, finché non li soddisfino. 4. Anfore micenee dal relitto di Punta Iria – Spetses 8 m non lontano dalla costa nei pressi del Faro di
3. Espansione minoico-micenea nel Mediterraneo. Nessuno fa torto all’altro; infatti né i Cartagine- (foto Sebastiano Tusa) Torretta - Granitola sulla costa sud-occidentale25.
48 Sebastiano Tusa I naviganti della Preistoria 49

Sia quest’area a sud-ovest della Sicilia verso la Tu- Diversa è la problematica inerente l’argomento che il gruppo di selci viaggiasse per essere utiliz-
nisia, così come quella sud-orientale verso Malta, centrale di questo saggio riguardante le naviga- zato come materiale da utilizzare per la manifat-
erano emerse durante l’ultimo periodo glaciale e zioni mediterranee in epoca pre-arcaica. Anche tura di mosaici (commercio realmente attestato
in alcune zone anche fino agli inizi dell’Olocene in questo settore il Mediterraneo centrale è ava- fino ad epoca romana).
(neolitico)26. Pertanto è evidente che la potenzia- ro di evidenze. I molteplici relitti d’imbarcazioni Indubbia testimonianza di antiche navigazioni
lità archeologica di queste aree emerse durante la databili al II millennio a.C. rinvenuti nel Medi- è la piccola statua di bronzo che rappresenta il
presenza dell’uomo in Sicilia (paleolitico superio- terraneo orientale tra il Mare Egeo e la costa ana- dio fenicio Reshef, datata al X sec. a.C., trovata
re, mesolitico e neolitico) è notevole e costituirà tolica non hanno un corrispettivo nella porzione nel mare non lontano da Selinunte, potente colo-
una frontiera della ricerca archeologica subac- centrale del nostro mare al di là di sporadiche e nia greca sulla costa sud-occidentale della Sicilia
quea negli anni a venire. controverse evidenze. Ricordiamo il caso isola- [fig. 5]. Purtroppo anche di questo importante
Tracce di una foresta fossile le trovammo a po- to della porzione superiore di un’anfora a staf- reperto non ne conosciamo il contesto che do-
che miglia dal porto di Trapani durante le ricer- fa micenea (Mic III B: XV sec. a.C.) rinvenuta vrebbe essere un vero e proprio relitto di una
che dei relitti della flotta francese di Saint Louis, in mare nei pressi di Capo Graziano sulla costa nave verosimilmente fenicia. Tale scoperta ha un
distrutta da un tifone nella notte del 22 novem- orientale dell’isola di Filicudi nell’arcipelago delle grande valore storico poiché confermerebbe il
bre 1270. Ad una profondità di circa 20 m, fa- Eolie. Il contesto archeologico reale non è chia- racconto di Tucidide sulla prima diaspora fenicia
cendo un piccolo sondaggio, raccogliemmo u ro poiché sebbene il frammento sia stato trovato verso il Mediterraneo centrale e occidentale nel
frammento di legno datato presso il laboratorio presso l’omonima secca dove ci sono molti relit- periodo in cui Cadis e Lixus vennero colonizzate
CIRCE di Caserta a 40.060±900 anni bp. ti più tardi, non sembra che esso faccia parte di (fine XII – IX sec. a.C.), nonché la loro frequen-
Altri indizi di presenze insediamentali sommerse un relitto di imbarcazione. Si potrebbe trattare di tazione di tutto il perimetro costiero della Sicilia
in Sicilia le abbiamo lungo la costa orientale nei un vaso scivolato dal coevo insediamento sopra- prima dell’arrivo dei Greci30.
pressi di Ognina dove una tomba con dromos e stante (La Montagnola), dove simili ceramiche di Come dicevamo è nel Mediterraneo orientale che
grotticella intagliata nella roccia, risalente al XIV importazione micenea furono trovate28. abbiamo tracce consistenti di relitti che ci per-
secolo a.C., è oggi parzialmente (quasi la metà) Un altro rinvenimento controverso è costituito mettono di evidenziare i sistemi di navigazione
sommersa nel mare con il pavimento a -1,2 m da un cospicuo gruppo di vasi appartenenti alla tra il III ed il II millennio a.C. enucleando quelli
sotto il livello del mare. Non lontano Kapitän cultura di Capo Graziano (databili intorno al XX che possiamo identificare come i primi sistemi
rinvenne, ad una profondità di circa 7 m, stru- secolo a.C.) effettuato presso la costa di Pignata- mercantili mediterranei di cui abbiamo parlato
menti di selce e ceramiche neolitiche nei pressi ro, sul fianco orientale di Lipari. Giudicato come all’inizio di questo saggio.
di buche di palo scavate nella roccia in arrangia- pertinente ad un relitto, ritengo più probabile che Tra i relitti più significativi ricordiamo quelli di
mento rettilineo pertinenti a lunghe capanne del si debba attribuire ad un insediamento oggi som- Capo Gelydonia, Uluburun, Punta Iria e Dokos.
medesimo periodo27. I dati batimetrici desunti merso per effetto di frane o bradisismo29. Ma quello di gran lunga più interessante per il
indicherebbero che il livello del mare sia aumen- Spostandoci a Pantelleria segnaliamo un altro formidabile stato di conservazione del suo ca-
tato in questa area della costa siciliana di m 8 dal controverso rinvenimento costituito da alcune rico e la sua eterogeneità è quello di Uluburun
Neolitico (VI millennio a.C.) e m 3 dalla media decine di schegge di selce informi a 20 m di pro- datato al XIV sec a.C. I resti del carico si trovano
età del bronzo (XIV sec. a.C.). fondità nelle acque di Cala Tramontana in una su un fondale in pendio, tra 44 e 52 metri, a cir-
A Malta registriamo la presenza di alcuni solchi zona dove insiste un relitto di epoca punico- ca km 10 a sud-est di Kas, sulla costa sud-occi-
paralleli intagliati nella roccia (i tanto discussi ellenistica. Com’è noto la selce è assente a Pan- dentale dell’Anatolia. Scoperto come molti altri
enigmatici cart ruts) che s’inabissano nelle acque telleria. Pertanto è certo a Cala Tramontana sia relitti in Egeo e coste anatoliche da un pescatore
della baia di Marsashlok, vicino al tempio e l’in- stata trasportata. Tuttavia data l’assenza di stru-
sediamento di Borg in-Nadur. Per Evans si tratta menti diagnostici e la contestualità con un relitto
della prova di una subsidenza di parecchi piedi. di epoca ellenistica si potrebbe avanzare l’ipotesi 5. Il Reshef di Sciacca. (foto Carlo Curaci)
50 Sebastiano Tusa I naviganti della Preistoria 51

di spugne, un tale  Mehmed Çakir, nell’estate del metodologia adottata per la sua costruzione era Note
1982, fu accuratamente scavato e studiato du- quella che resterà in voga nel Mediterraneo per 1
Mannino, Thomas, Tufano, Tusa 2012, pp. 105-112.
rante numerose campagne da un gruppo di ri- molti secoli a venire fino ad epoca medievale. Lo 2
Guilaine 1994.
cercatori statunitensi e turchi guidati da George scafo di Uluburun, infatti, pur essendo costruito 3
Tusa 1987, pp. 361-380; Id. 1999a, pp. 149-183; Id. 1999b.
Bass e Cemal Pulak. Oggi il suo carico è esposto sempre con il sistema del guscio portante, già pre-
4
Fugazzola Delpino 1995.
5
Ammerman, Cavalli Sforza 1986; Fitzpatrick 2004.
presso il museo di Bodrum all’interno del forte sente nelle barche egiziane e minoiche, non aveva 6
Gardiner 1988.
veneziano31. le varie parti strutturali dell’imbarcazione assem- 7
Broodbank 2015.
La grande varietà merceologica del suo carico blate mediante «cucitura», bensì con l’inserimento 8
Li Vigni, Tusa 2008.
9
Anderson, Barret, Boyle 2010.
ha fornito agli studiosi le chiavi per delineare di mortase e tenoni tra le parti da tenere insieme . 10
Bietak, Marinatos, Palyvou 2007.
un’antica rotta commerciale mediterranea del Il Mediterraneo è stato, quindi, fin dalla preisto- 11
Gale 1991.
II millennio a.C. confrontandola con i dati pro- ria un coacervo di vite, genti, ambienti e nature, 12
Doumas 1983.
venienti dai molteplici insediamenti che hanno ma anche di sostrati e parastrati della storia che
13
Ardesia, Cattani, Marazzi, Nicoletti, Secondo, Tusa 2006,
pp. 293-367; Tusa, Marazzi 2007.
fornito analoghi materiali importati. Ne desu- in questo mare si mescolano lasciando molteplici 14
Li Vigni, Tusa 2002.
miamo che già a partire dagli inizi del II mil- tracce a volte individuabili in reali figure e per- 15
Renfrew 1972.
lennio a.C. il Mediterraneo fosse attraversato da sonaggi, talaltra in milioni di esseri umani senza 16
Schachermeyr 1975-81.
17
Martin de la Cruz 1988, pp. 77-91.
intense rotte commerciali nell’ambito delle quali un volto e senza un nome nella memoria o nelle 18
Chadwick 2005.
la principale merce trasportata era un lingotto a memorie32. 19
White 2002.
forma di «pelle di bue» (ox-hide ingots) [fig. 6] che È a questi ignoti naviganti che ieri ed oggi conti- 20
Casson 1971.
costituisce la forma più diffusa di commercia- nuano a lasciare le loro tracce sul fondo del mare
21
Collina-Girard 2001, pp. 233-240.
22
Lo Schiavo 1987, pp. 845-858.
lizzazione del rame, principalmente cipriota, che talvolta con il sacrificio della vita che va il nostro 23
Lambeck, Antonioli, Purcell, Silenzi 2004, pp. 1567-1598;
ritroviamo in tanti siti soprattutto costieri. Data tamia e Mediterraneo orientale. Tali oggetti del tributo materializzato nel diuturno ed assiduo la- Tusa 2013, pp. 667-678.
la loro diffusione si suppone che il valore del carico sono oggetto di manifattura di una decina voro di ricercatori di fondali non alla scoperta di 24
Accordi 1972, 1972, pp. 45-50.
25
Agnesi, Macaluso, Masini 1997, pp. 31-53; Antonioli
rame abbia costituito una sorta di riferimento di diverse culture mediterranee ed europee. tesori venali, bensì di tesori umani, di storie, di 1997, pp. 147-155; Antonioli, Silenzi 2007, pp. 2-29.
universale di valore da commensurare nei con- Si tratta probabilmente di un’imbarcazione ci- idee attraverso quei segni materiali che soltanto 26
Kapitän 1970, pp. 43-54.
fronti di altre categorie di merci o prodotti. Del priota che seguiva una rotta pressoché circolare l’archeologo con la sua esperienza e scienza rie- 27
Bernabò Brea, M. Cavalier 1991.
resto anche i testi vicino-orientali coevi confer- in senso antiorario nel Mediterraneo orientale sce a decodificare oggi anche con l’ausilio delle
28
Bernabò Brea 1978, pp. 36-42.
29
Tusa V. 1973 pp. 173-179.
mano tale assunto confrontando spesso quantità imbarcando e sbarcando mercanzie di lusso e più sofisticate tecniche e metodologie scientifi- 30
Pulak 1998, pp. 188-224.
diverse di merci con unità di misura ponderali materie prime (oggetti d’oro, d’argento, vasi, me- che e strumentali. 31
Abulafia 2011; Basch 1987.
riferite al rame. talli preziosi, pietre preziose, rame, stagno, vino,
La nave di Uluburun dovette affondare verso la legnami, avorio, vetro, ornamenti etc.). La sua
fine del periodo definito in cronologia egiziana, meta immediata che mai raggiunse doveva essere
di Amarna (fine del XIV sec. a.C.), e non prima Rodi o Creta.
del tempo di Nefertiti, sulla base della presenza a Dello scafo di questa nave, costruito con cedro
bordo di uno scarabeo in oro col suo nome. Sa- del Libano e che doveva essere lunga circa 15/16
rebbe lungo elencare la grande quantità e varietà metri, si è trovata una piccola parte, un frammen-
di oggetti a bordo della nave. Per avere un’idea to di chiglia con un paio di ordinate e alcune ta-
della eterogeneità del carico basti ricordare che le vole di fasciame che ci danno la certezza che la
merci trasportate su questa nave provenivano da
Egeo, Italia peninsulare, Europa settentrionale,
Africa settentrionale, Sicilia, Sardegna, Mesopo- 6. Lingotti di rame dal relitto di Uluburun.
53

Dalle “marinerie” minoiche alle “marinerie”


levanto-micenee

Processi di interconnettività e “globalizzazione” del Mediterraneo nel corso del II millennio a.C.

Massimiliano Marazzi
Università di Napoli Suor Orsola Benincasa, Centro Interistituzionale Euromediterraneo.

Premessa Formazione e sviluppo


delle marinerie minoiche
In questa schematica illustrazione delle compo-
nenti marinare che caratterizzano i fenomeni di [carta 1] Il nostro panorama prende l’avvio, nei
interconnettività nell’area mediterranea durante decenni di passagio fra il III e il II millennio a.C.,
il corso del II millennio a.C., intendiamo soffer- da quel processo di complessizzazione socio-po-
marci, oltre che sui fenomeni connessi con lo litica sull’isola di Creta variamente interpretato
sviluppo della marineria minoica, soprattutto su e convenzionalmente definito come “insorgere
quei processi che, nei secoli di passaggio fra la dei Primi Palazzi”, che vede lo sviluppo di centri
prima e la seconda metà del II millennio a.C., ap- con caratteristiche urbane e, conseguentemen-
paiono portare, a cominciare dal XIV e per tutto te, l’articolazione del territorio cretese secondo
il XIII secolo, prima allo sviluppo di un altissimo comprensori da questi controllati. Quale ne fos-
grado di interconnettività geopolitica, accompa- se l’organizzazione politica, indiziata dal record
gnato da pesanti fenomeni di “globalizzazione” archeologico della comparsa, accanto a quartieri
socio-economica; successivamente, al collasso con funzione residenziale e produttiva e a spazi
delle relazioni marittime panmediterranee “am- pubblici (quali aree verosimilmente dedicate alla
ministrate” e all’insorgere di nuove forme di celebrazione comune di eventi politici e religio-
Carta 1. Aree coinvolte nel fenomeno di “imprenditoria marinara” diffusa, premessa ai si), di complesse strutture preminenti di carattere
minoicizzazione fra il XVIII e la metà dl XV secolo fenomeni di contatto e acculturazione che ap­ monumentale (i cd. “palazzi”), con ambienti fun-
a.C. in rapporto alla sfera delle interconnessioni paiono caratterizzare i successivi primi secoli del
con il porto egiziano di Avaris/Tell el Dabah. In zionali sia alla rappresentanza che allo stoccag-
evidenza i centri vicino-orientali e dodecanesici I millennio. gio costruiti attorno a un cortile centrale, rimane
con presenza di decorazioni pittoriche di tipo ancora oggi oggetto di discussione fra gli stu-
minoicizzante.
54 Massimiliano Marazzi Dalle “marinerie” minoiche alle “marinerie” levanto-micenee 55

diosi.1 Ai cambiamenti geopolitici sul territorio base, quindi di difficile manovra e utilizzo in par- con gli sviluppi di interconnessione marittima colo, un formidabile porto mediterraneo, la cui
cretese, accompagnati anche dallo sviluppo dello ticolari condizioni di vento) e di una timoneria (a cui si assisterà nel corso della seonda metà del sfera di intervento commerciale rappresenterà il
strumento scrittorio in stretta connessione con il remo), che rimarranno più o meno invariati fino millennio. volano delle interconnessioni fra Egitto, la Creta
controllo e il monitoraggio delle risorse produt- a tutto il XIV secolo e che sono ben rappresenta- Visti in questa prospettiva, gli sviluppi che carat- (dove prende pieno sviluppo, lungo la costa me-
tive, corrisponde un’intensa proiezione sul mare ti sui più tardi affreschi di Thera.4 terizzano l’espansione minoica sui mari nel sus- ridionale, al limite della piana della Messara, l’al-
che appare, tra i secoli XX e XVII, assumere Sempre a quest’epoca va altresì riportata tutta seguente periodo “neopalaziale” (XVII-metà del trettanto importante porto di Kommos, stretta-
proporzioni sempre più macroscopiche e che si una serie di fonti cuneiformi provenienti dal cen- XV secolo a.C., dal MMIIIA al TMIB in termi- mente legato alle vicende del palazzo e del centro
manifesta archeologicamente attraverso una se- tro medioeufratico di Mari. Queste riferiscono ni di cronologia relativa), appaiono decisamente urbano di Festòs e di Haghia Triada) e Cipro con
rie di indicatori concomitanti, primo fra tutti la di attività commerciali collegate con personaggi meglio comprensibili. La “fashion” minoica di- le prospicienti coste del Levante.9 Ed è proprio
diffusione delle produzioni ceramiche minoiche definiti come provenienti dall’isola di “Kaphtor” viene elemento polarizzante in tutto il compren- nei decenni che vedono la riconquista di questo
su tutto il comprensorio insulare egeo, fino alle (Creta) e collegati con il porto di Ugarit, e addi- sorio cicladico e dodecannesico, improntando centro da parte del faraone Ahmose, primo dina-
coste sud- e centro-occidentali dell’Anatolia.2 La rittura di un interprete “cretese” lì presente. Ma di sé praticamente tutte le manifestazioni della sta della XVIII dinastia, e a Creta lo sviluppo dei
mobilità nell’area egea della componente minoi- ciò che risulta ancor più interessante è la menzio- cultura materiale (ivi compresa l’adozione del cd. Nuovi Palazzi, che si intensificano i legami
ca nel panorama di quest’epoca, e soprattutto la ne di una serie di prodotti/oggetti definiti come sistema minoico di scrittura, la cd. Lineare A, diplomatici e commerciali fra élites minoiche e
caratterizzazione delle sue forme organizzative, “cretesi/di tipo cretese” (fra i quali anche un pos- come è chiaramente attestato a Thera). Questo corte faraonica. Testimonianza tangibile sono gli
vanno certamente collegate con l’assetto socio- sibile modello di imbarcazione), segno della pro- fenomeno, definito globalmente con il termi- stupendi affreschi di tipo cretese che decorava-
politico che doveva caratterizzare non solo le gressiva affermazione già a quest’epoca di una ne di “minoanisation”, assume diverse forme no le sale di alcuni dei nuovi palazzi, successivi
formazioni territoriali cretesi, ma anche le di- “fashion” minoica caratterizzante l’interscambio secondo i diversi ambienti nei quali si verifica: alla riconquista della città, nei pressi del grande
verse realtà insulari cicladiche e del Dodecaneso. fra i gruppi elitari interconnessi fra Egeo e Le- da una minoicizzazione frutto della probabile porto-bacino collegato al ramo pelusico del Del-
Non appare lontano dalla realtà ipotizzare forme vante. 5 Va certamente inquadrato in questa pro- adesione delle élites locali alle forme dominanti ta.10 Negli stessi decenni, sulle pareti delle tom-
di incontro e di interazione fra una nascente im- spettiva il parallelo fenomeno, che coinvolge in delle manifestazioni di prestigio culturale e po- be tebane dei dignitari in forza presso la corte
prenditoria minoica strettamente connessa con i primis lo stesso palazzo del re Zimri-Lim di Mari, litico (come probabilmente deve essere stato il di Hashepsut e Tutmosi III, fino ad Amenophis
gruppi elitari che dovevano determinare il potere dove, anche alla luce dei più recenti scavi e del- caso dei principali centri cicladici come Thera a II, sono rappresentate ambascerie da Kaphtor,
politico nei diversi centri protopalaziali e i ceti le rinnovate analisi artistiche, appaiono chiare le Santorino, Phylakopi a Melos, Aghia Irini a Kea recanti doni per il faraone, in alcuni casi assie-
emergenti della media età del Bronzo nei diversi tracce di maestranze minoiche attive nella deco- etc.), a forme più manifestamente acculturative, me a rappresentanze provenienti dalle “isole che
comprensori insulari egei. Fenomeni di effettiva razione pittorica di alcune pareti e soprattutto del con possibili fondazioni di comunità minoiche in sono nel mezzo del grande verde” (gruppi egei,
conquista/colonizzazione minoica (ipotizzati in podio presente nell’importante sala 64. Sempre situ (come è pensabile per i siti della costa anato- o comunità minoiche acculturatesi a quest’epoca
passato e strettamente connessi con la visione in ambiente siriano, anche se di poco posteriori, lica e delle isole prospicienti quali Mileto, Iasos e nell’area del Delta?).11 Vedremo più avanti come
evansiana di una thalassocrazia minoica) sembre- sono rilevabili le tracce dello stesso fenomeno Trianda), fino ad arrivare al vero e proprio con- questo polo marittimo levanto-egizio-cretese
rebbero limitati solo ad alcuni casi, come quello in alcuni ambienti di rappresentanza del palazzo solidamento di enclaves o colonie (come sem- deve aver giocato contemporaneamente un ruolo
relativo all’occupazione dell’isola di Kythera. di Yarim-Lim a Alalakh.6 Le esperienze di questi brerebbe essere il caso di Kythera).7 I rapporti di non meno importante in relazione a navigazioni
Risalgono a questo primo periodo anche una contatti, unite agli indicatori già precedentemen- forte interazione con il Levante sono sottolineati sulla lunga distanza, lungo una rotta costiera afri-
serie di elementi di carattere più strettamente te ricordati, oltre a rappresentare un importante dalla continuata presenza di maestranze minoi- cana verso il Mediterraneo centrale.
“tecnologico” che, certamente, possono esse- fattore di stimolo per i successivi sviluppi di en- che specializzate nelle tecniche della decorazione La stagione della grande espansione della mari-
re visti al contempo quale causa e conseguenza trambi gli ambienti artistici, confermano ancora pittorica di pareti e pavimenti, come è testimo- neria minoica accusa, con l’esplosione vulcanica
del fenomeno di interconnettività che abbraccia una volta come l’elemento chiave dell’imprendi- niato dalle recenti scoperte a Tel Kabri e Qatna.8 di Santorino e l’annientamento del nodo di The-
l’isola di Creta e l’Egeo (comprese le coste ana- toria minoica sui mari dovesse essere in primis un In Egitto, con la fondazione di Avaris sul delta ra, centrale per tutta la rete delle interconnessioni
toliche). Primo fra tutti lo sviluppo di nuovi tipi tipo di rapporto fra componenti elitarie (e quindi del Nilo, prima capitale delle dinastie Hyksos, poi marittime egee, un primo colpo. Probabilmente
di imbarcazione, caratterizzati dall’uso della vela in qualche modo certamente “amministrato”), basa navale “Peru-nefer” (“felice partenza”), si concomitanti fattori interni agli equilibri politi-
(quadra e ancora stesa fra pennone e boma alla fenomeno, questo, che contrasta fortemente sviluppa, a cominciare dalla metà del XVII se- ci cretesi devono aver giocato un ruolo nel pro-
56 Massimiliano Marazzi Dalle “marinerie” minoiche alle “marinerie” levanto-micenee 57

cesso di crisi che sembrerebbe portare, attorno porti e di scambi probabilmente caratterizzati
alla metà del XV secolo, all’esautorazione dei da un commercio di tipo “amministrato“ (svol-
maggiori centri urbani (indiziata, archeologica- gentesi, cioè, sulla base di rapporti interelitari
mente, da tracce di distruzione in tutti i centri politicamente cerimonializzati), si trova tuttavia
più importanti dell’isola). A Cnosso, le élites che nella strategica posizione di interfaccia rispetto ai
durante il fiorire dei Nuovi Palazzi sembrano in circuiti acquisitivi, soprattutto di materie prime
molti settori assumere una funzione leader nel metalliche, raggiungibili attraverso rotte maritti-
panorama degli equilibri geopolitici cretesi e dei me occidentali. L‘esistenza di collegamenti stabili
reltivi traffici transmarini, cedono il posto a un via mare già attorno alla metà del XVII secolo fra
nuovo gruppo elitario, proveniente dalla Grecia i centri costieri elladici, collocati essenzialmente
e parlante una forma molto arcaica di greco, che, in Argolide, Laconia e Messenia e interconnessi
occupato il centro palaziale e appropriatosi del allo stesso tempo attraverso le Cicladi occidentali
controllo economico del territorio, dà vita a un e l’isola di Kythera con le cerchie egeo-cretesi, e
processo diffuso di ibridazione culturale e poli- gli arcipelaghi basso-tirrenici eoliano e flegreo, è
tica dell’isola.12 oggi definitivamente accertata attraverso gli scavi
condotti negli ultimi vent’anni in questi due com-
plessi insulari occidentali.15 Tale rete transmarina
Dalla Creta minoica alla (testimoniata essenzialmente da una ricca distri-
Grecia micenea buzione di prodotti ceramici mesoelladici e pro-
tomicenei, sia di tipo fine che corrente), che ave-
[carta 2] Per comprendere i mutamenti che va in una serie di scali pugliesi (jonici e adriatici)
investono le élites marinare cretesi nei decenni e calabresi le proprie stazioni intermedie, pone i
attorno alla metà del XV secolo a.C., occorre ri- gruppi elladici in essa coinvolti in una posizione
volgere lo sguardo alla vicina Grecia, dove, tra di mediatori marittimi verso gli ambienti egeo-
la fine del III e gli inizi del II millennio, nuovi levantini e rappresenta l’elemento chiave per
gruppi, penetrati dall’area balcanica e apparte- comprenderne il rapido emergere nel panorama
nenti alla famiglia dialettale greca, si spostano di una regione greca ancora caratterizzata da co-
dalle aree pianeggianti della Tessaglia e della Ma- munità socialmente poco differenziate al proprio
cedonia verso la Beozia, l’Attica, fino alle regioni interno. I fenomeni, apparentemente improvvisi
meridionali del Peloponneso (Corinzia, Argolide, e a lungo rimasti inspiegati, di complessizzazione
Arcadia, Messenia e Laconia).13 Durante gli inizi sociale che si manifestano in questi decenni so-
degli sviluppi protopalaziali a Creta, le comunità prattuto in Argolide (le cerchie di tombe a pozzo
greche appaiono mantenere un’organizzazione di Micene con gli sfarzosi corredi e le iconografie
territoriale diffusa, basata su piccoli centri, pro- del potere) e in Messenia (l’affermazione della
babilmente caratterizzati da strutture politiche forma funeraria monumentale della tholos), de-
comunitarie di tipo gentilizio.14 La Grecia delle vono essere visti proprio come l’effetto di questo
comunità di villaggio mesoelladiche, pur margi- nuovo ruolo assunto dall’interfaccia greca.
nale rispetto ai grandi circuiti di interconnettività La contemporanea distribuzione recentemente
marittima che uniscono il mondo egeo-cretese accertata in Occidente, lungo una linea di “con- Carta 2. Interconnessioni fra Mediterraneo centro-
a quello levanto-egiziano attraverso una rete di fine” che unisce il Canale di Sicilia (Pantelleria), orientale e occidentale attorno ai secoli XVII-XVI a.C.
58 Massimiliano Marazzi Dalle “marinerie” minoiche alle “marinerie” levanto-micenee 59

la costa centro-meridionale della Sicilia (inse- Verso i fenomeni di interconnessione


diamento di Monte Grande di Agrigento) con mediterranea “globalizzante”:
il quadrante medio-tirrenico (comprensorio di
il Mediterraneo fra il XIV e gli inizi
Procida-Vivara), di una serie di indicatori arche-
ologici (sia collegati al trasporto per mare, come
del XII secolo a.C.
giare e pithoi, sia relativo a produzioni ceramiche
policrome che a oggetti di particolare prestigio) [carte 3-4] La profonda differenza fra l’espan-
estranei all’ambiente elladico, ma propri delle cer- sione micenea sui mari e quella minoica è stata
chie levanto-minoiche, induce a postulare, già a con grande lucidità colta già oltre una ventina di
quest’epoca, la coesistenza di una rotta marittima anni orsono dallo storico Mario Liverani.16 Di-
“africana” che, sostenuta dai porti del Delta e del versamente rispetto a quanto spesso affermato
Sud della Creta (a loro volta interconnessi con gli nella vulgata, la società micenea (o meglio, le sue
ambienti levanto-ciprioti), doveva raggiungere, diverse e spesso difformi configurazioni geopoli-
con una serie di tappe intermedie lungo le coste tiche controllate territorialmente dai borghi sede
libiche e tunisine, il canale di Sicilia. delle élites dominanti), in contrasto con il model-
Se la costituzione, dunque, di rapporti stabili con lo dei “palazzi” minoici o degli stati territoriali
l’Occidente da parte della Grecia protomicenea vicino-orientali, non appare configurarsi, nell’in-
rappresenta la premessa alla diffusa intercon- terazione con i diversi ambienti commerciali con
nessione fra mediterraneo occidentale e centro- i quali entra in contatto, secondo un rapporto
orientale, che vedrà il suo massimo sviluppo “politicamente amministrato”. Non è un caso, ad
durante i secoli XIV e XIII, parallelamente allo esempio, che susseguentemente alla conquista di
sviluppo in Grecia di forme sempre più comples- Cnosso da parte di gruppi grecofoni e al riassetto
se di controllo economico-politico del territorio politico di Creta, non compaiano più sulle pareti
(le cd. cittadelle micenee), l’emergere contem- delle tombe dei notabili egiziani scene di amba-
poraneo di contatti fra ambiente levantino e il scerie provenienti dai paesi dell’Egeo. Al proces-
quadrante meridionale del Mediterraneo occi- so di progressiva “miceneizzazione” dei centri
dentale, pone le basi di quelle interconnessioni egei, le cui modalità rimangono per altro ancora
che, seppure in un mutato scenario geopolitico, da approfondire, e alla massiccia diffusione dei
collegheranno, soprattutto fra i secoli XIII-XII, prodotti micenei nei maggiori porti del Mediter-
gli ambienti levanto-ciprioti con la Sicilia prima raneo orientale, non corrispondono evidenze e
e con la Sardegna poi, fino alle coste occidentali riscontri nelle fonti testuali delle rispettive ammi-
della Spagna. nistrazioni. Gli “imprenditori micenei” rimango-
no assenti nei testi, a fronte della presenza delle
loro merci. Questo fenomeno, sintetizzabile nella
opposizione “ceramica vs. testi” (per riprendere
un’espressione del Liverani), accompagna tutti gli Carte 3. Carta delle interconnessioni mediterranee
nel corso del XIII secolo a.C.
eventi di interconnessione che, con grande rapi-
Carta 4. Processo di “globalizzazione” del
dità, si susseguono nel Mediterraneo fra il XIV
Mediterraneo attraverso lo sviluppo nel quadrante
e il XIII secolo: fondazione (o rifondazione) di occidentale di sistemi di portualità interconnesse con
scali nelle maggiori isole delle Cicladi e del Do- funzione di gateway verso frontiere più avanzate.
60 Massimiliano Marazzi Dalle “marinerie” minoiche alle “marinerie” levanto-micenee 61

decaneso; occupazione di punti strategici lungo portanti nodi portuali (paradigmatici sono quelli porti da questi controllati, appare divenire sem- poi delle tradizionali élites, legate ai (e dipendenti
la costa anatolica, spesso con la connivenza delle di Scoglio del Tonno e Roca Vecchia in Puglia o pre più rilevante.21 E certamente possiamo im- dai) flussi di beni (materie prime e produzioni di
formazioni politiche satelliti rispetto alla centra- Thapsos e Cannatello in Sicilia), all’emergere di maginare una forte componente egeo-micenea prestigio) e prestazioni belliche.24
lità del regno hittita in più o meno aperto con- una fitta rete di rapporti con le cerchie culturali all’interno di tali gruppi che, sempre attraverso Le distruzioni diffuse che si rilevano nei mag-
trasto con quest’ultima; inserimento nei traffici locali, capace di drenare beni dalle aree mitteleu- il filtro delle fonti scritte dell’epoca, vengono giori centri del bacino centro-orientale del Me-
dei principali porti del Levante e, soprattutto, ropee e dalle regioni più lontane del Mediterra- spesso caratterizzati come privi di una specifica diterraneo, dalla Grecia fino all’Anatolia hittita e
dell’isola di Cipro.17 neo occidentale.19 Questa si interseca con quelle connotazione territoriale, una sorta (per ripren- lungo le coste del Levante, che trovano in parte
Proprio per questa sua natura multiforme e diffi- direttive che, già a cominciare dalla fine del XVII dere un’espressione coniata da M. Arzti) di “no- eco nella grande composizione epica della bat-
cilmente afferrabile, il concetto stesso di “mice- secolo, mettono in comunicazione, lungo le co- madi del mare”.22 I relitti di Uluburun e di Capo taglia contro i popoli del mare, descritta e raffi-
neizzazione” rimane di non semplice definizio- ste nordafricane (dove in questo periodo sono Gelidonya (datati rispettivemante alla fine del gurata da Ramses III sulle pareti del complesso
ne. Quanto e in che modo esso sia di volta in accertati centri marittimi o subcostieri intermedi, XIV e del XIII sec. a.C.),23 con i loro carichi di monumentale di Medinet Abu, lungi dall’essere
volta effettivamente e direttamente rapportabile come quello di Marsa Matruh o Zawiyet Umm lingotti metallici, di oggetti di prestigio, di giare un fenomeno unitario e concomitante (come
alle singole principali formazioni politiche, come el-Rakham),20 l’area levanto-egizia con i quadranti da trasporto, ma anche di strumenti per attività vorrebbero le fonti egiziane e spesso la storio-
Micene (in Argolide), Pilo (in Messenia), Spar- marittimi meridionali del Mediterraneo centrale. fusorie estemporanee, vettori di un commercio grafia moderna), imputabile a movimenti invasivi
ta/Xirokambi-H.Vasilios (in Laconia), Atene (in I fenomeni di parziale acculturazione e possibile allo stesso tempo amministrato sulla lunga di- o a orde di barbari calanti dalle regioni nordiche
Attica), Tebe (in Beozia), Volos (in Tessaglia), spostamento di limitati gruppi umani (soprattut- stanza, ma anche free-lance connesso con soste euroasiatiche, rappresentano i differenti episodi
che a quest’epoca vanno configurandosi con le to in collegamento con le aree portuali già ricor- portuali intermedie, e in ogni caso non riferibili (ciascuno legato a diverse concause) della disgre-
proprie cittadelle, i porti e i territori direttamen- date, alle quali, sul finire del XIII secolo vanno (contrariamente alle nostre moderne concezioni) gazione economico-politica dei ceti elitari che
te controllati (per non parlare dei centri cretesi certo aggiunte le coste della Sardegna meridio- a una specifica “bandiera”, possono essere presi sulla produzione, controllo e redistribuzione del
“miceneizzati” come la stessa Cnosso, Chania e nale), indiziati, tra l’altro, da produzioni cerami- ad esempio proprio di questa nascente intercon- flusso dei beni derivanti da forme di commer-
Festòs/Hagia Triada), risulta incerto, proprio in che definite come italo-micenee e siculo-cipriote, nettività tutta incentrata su soggetti non diretta- cio amministrato avevano costruito il proprio
virtù del fatto che tali formazioni politiche non concorrono allo sviluppo di ulteriori processi di mente appartrenenti all’una o all’altra formazio- potere. E ciò vale soprattutto per le formazioni
producono “letteratura” in proposito, né lascia- modificazione (e, riprendendo un termine caro ne politico-territoriale. geopolitiche micenee, la cui rapida ascesa si era
no traccia di sé nelle fonti scritte “altre”.18 Fatto alla linguistica storica, “mescolanza”) sociale. Questi “popoli” o “nomadi” del mare appaiono fondata proprio sulla capacità di creare una “in-
certo è che l’espansione micenea sui mari, spesso Di fatto, questo processo di intensa interconnet- essere, di conseguenza, il portato di un fenome- terconnessione controllata” fra aree acquisitive
indicata nella letteratura corrente come manife- tività, che abbraccia l’intero bacino del Mediter- no sociale innescato, nel corso del XIV e XIII del quadrante occidentale e aree di distribuzione
stazione omogenea, riferita a una società micenea raneo e che si accompagna con il moltiplicarsi sia secolo a.C., sia dall’ampliamento e dall’intensi- di beni (manifatture e materie prime) di prestigio
vista come fenomeno altrettanto unitario, rima- dei centri di produzione/distribuzione dei beni ficazione dei commerci amministrati, che dal- nel quadrante centro-orientale del Mediterraneo.
ne di difficile comprensione, sia nelle sue forme circolanti, sia, di conseguenza, dei nodi maritti- le necessità gestionali e belliche delle élites che Se con il termine di “micenea” intendiamo, stricto
che nelle sue dinamiche. Il suo sviluppo, più che mi deputati alla loro diffusione, va di pari passo sostanziano le diverse formazioni territoriali. Lo sensu, quella manifestazione politico-culturale che
all’una o all’altra cittadella della madre-patria, con la sempre maggiore rilevanza che appaiono scollamento sempre più marcato che si viene a si caratterizza, a cominciare dalla fine del XVII
sembra il portato di gruppi marittimi divenuti nel assumere i soggetti delle operazioni di trasfe- verificare fra chi opera direttamente per mare e secolo, per l’emergere di élites testimoniate ar-
tempo sempre più autonomi rispetto all’ambien- rimento via mare dei beni stessi. Già nel corso chi di tali operazioni è all’origine appaltatore, così cheologicamente da monumentali borghi, spesso
te di origine, operanti di volta in volta su inca- del XIV secolo, ma poi vieppiù nei decenni del come la formazione su tutta l’area mediterranea fortificati, caratterizzati da sfarzosi edifici di rap-
rico e a vantaggio di diverse istanze territoriali secolo successivo, si vanno moltiplicando, nelle di portualità sempre più svincolate dal controllo presentanza, controllanti la produzione primaria
elladiche (e, col tempo, certamente anche extra- fonti egiziane e vicino-orientali, le notizie relative territoriale, e quindi il rapido sviluppo di territo- di ampi territori anche attraverso l’uso (limitato
elladiche), alle quali assicurano, secondo le neces- a gruppi, come i Lukka, gli Shekelesh, gli Sherden, rialità costiere nell’ambito delle quali si vengono al monitoraggio di specifici settori) della scrittu-
sità, supporto militare e flussi regolari di beni. In la cui funzione, come operatori marittimi e al a determinare nuove aggregazioni sociali e diver- ra, e fondante il proprio status sul controllo e la
Occidente il fenomeno imprenditoriale miceneo contempo come contingenti militari al servizio se forme di produzione e circolazione dei beni, lavorazione centralizzati di flussi di beni prove-
porta, accanto alla nascita e allo sviluppo di im- degli stati territoriali e delle autorità politiche dei portano alla destabilizzazione prima e al collasso nienti d’oltremare, possiamo dire che tali forma-
62 Massimiliano Marazzi Dalle “marinerie” minoiche alle “marinerie” levanto-micenee 63

zioni non sopravvissero al collasso testimoniato 2011, Davis – Gorogianni 2008, Knappett 2012. neiformi siro-palestinesi. Un altro topos che va certamen- vato come l’Autrice non conosca le precedenti bibliografie
8
Oltre ai contributi già indicati alla nota 6, si veda, specifi- te sfatato è quello della effettiva funzionalità della literacy in proposito in lingua italiana)
dalle distruzioni verificatesi nei decenni fra la
camente su Tel Kabri, Niemeier 1991 e Niemeier-Niemeier presente in ambiente miceneo; come chi scrive ha avuto 19
Un quadro aggiornato di questi fenomeni è contenuto
fine del XIII e gli inizi del XII secolo. Il record 1998 e 2002; per le testimonianze di Qatna si opta qui per modo di puntualizzare anche recentemente (cf. Marazzi in Vagnetti 2010; sul concetto di “levantinizzazione “ dei
archeologico della Grecia “post-cittadelle” mo- la datazione decisamente più alta proposta in Pfälzer 2013. 2013 e, successivamente, 2013b e 2015, ma si veda anche nascenti nodi portuali occidentali, cf. Marazzi 1997, 2014b
stra, a fronte di una continuazione delle attività
9
Un’analisi recente della rilevanza mediterranea di Avaris è Hajnal 2007) la letterarietà micenea, limitata agli ambienti e ics; sui fenomeni acculturativi di genti egee nei mari occi-
offerto in Broodbank 2013, pp. 383ss. del controllo politico-economico, non solo non supera i dentali si veda la recentissima opera di Jones-Levi-Bettelli-
transmarine, un assetto politico e territoriale pro- 10
Su questo argomento si rinvia per tutti a Bietak 2013. confini del monitoraggio del movimento dei beni “interno” Vagnetti 2014.
fondamente diverso, lontana premessa agli svi- 11
Per tali testimonianze si veda per tutti la dettagliata analisi al territorio controllato, ma viene utilizzata soltanto per ben 20
In proposito cf. White 2002 e Snape 2003 E 2013 (con
luppi che, nel corso dei secoli successivi, porterà in Wachsmann 1987; per la possibilità dell’esistenza di un specifici ambiti produttivi. Non trova applicazione in am- ampi riff. bibliografici).
enclave minoico nell’area del Delta si rinvia a Duhoux 2003 biente politico (trattati, editti etc.), religioso (descrizione di 21
Su tutto l’argomento si rinvia ai già citati contributi Ma-
alla formazione delle poleis. feste, culti, calendari rituali etc.) e, tantomeno, nell’ambito razzi 2016 e ics.
(del quale, però, non si condividono né alcune datazioni
delle rappresentazioni tombali, né il quadro cronologico di operazioni e transazioni di scambio, offerta o dono. La 22
Sul termine cf. Artzi 1997.
dell’arrivo a Cnossos di élites micenee). recente proposta di vedere in un testo cuneiforme hittita 23
Per i quali si rinvia al volume miscellaneo Yalçin-Pulak-
Note 12
Su questo periodo si rinvia al quadro offerto in Driessen- (KUB 26.91) una lettera del presunto re di Ahhijawa al re Slotta 2005.
McDonald 1997. hittita e quindi la conferma di una literacy micenea in am- 24
L’argomento delle portualità a quest’epoca è stato comp-
1
Un aggiornato quadro della Creta protopalaziale è offerto 13
Sui mutamenti in Grecia fra la fine del III e l’inizio del bito internazionale (cf. quanto esposto in Beckman-Bryce- lessivamente affrontato in Marazzi-Pecoraro 2016. A quan-
in diverse recenti opere, fra le quali si ricordano, in ordine II millennio a.C. si rinvia al quadro aggiornato offerto da Cline 2011, pp. 134ss.), non solo dà per scontata l’equazio- to in quella sede illustrato, si aggiungano le brevi note di
di tempo: Preziosi-Hitchcock 1999, pp. 63ss.; Fitton 2002, Wright 2010; sui possibili spostamenti di gruppi grecofoni ne “Ahhijawa” = “stato territoriale miceneo” (ma poi quale Zangger 2003, i cui concetti fondamentali sono riaffrontati
pp. 66ss.; Schoep 2010; Knappett 2010. Una complessiva si rinvia al quadro aggiornato in Marazzi 2013, pp. 229ss. e dove?), ma anche un utilizzo tout-court dello strumento in Zangger 2016, al cap. 5.4 “Hydro Engineering During
rianalisi delle forme di governance nell’ambito della Creta pa- 14
A quanto già indicato alla nota 13 si aggiunga il recente scrittorio in ambito greco del II mill. a.C. inaccettabile; rin- the Bronze Age” (volume, tuttavia, in molte sue parti pas-
laziale è ora offerta in Carinci 2014, cui si rimanda per tutta quadro offerto in Whittaker 2104. viando per una discussione sul valore di Ahhija/Ahhijawa sibile di critica).
la bibliografia più rilevante. 15
Su tutto l’argomento si rinvia a Marazzi 2003, Marazzi- a quanto indicato in Marazzi ics, basti qui fare riferimento 25
Un quadro d’assieme abbastanza recente di questa fase è
2
Il fenomeno è analizzato, in un ampio contesto mediter- Tusa 2005 e, da ultimo, con un ampio repertorio bibliogra- a Hoffner 2009, pp. 290ss. per un’analisi molto più equili- offerto in Dickinson 2006, con particolare rif. al cap. 3. Si
raneo, nel recente manuale di Broodbank 2013, al Cap. 8. fico, 2016. brata della genesi di questo documento. Per una rinnovata veda tuttavia, specificamente sulle peculiarità del fenomeno
3
Per le coste dell’Anatolia, e Mileto in particolare, cf. Ni- 16
Cf. Liverani 1986; lo stesso contributo, con alcune ag- analisi da un punto di vista micenologico si veda quanto di- di “collasso” delle formazioni politiche micenee Sherratt
emeier 2005; per l’ambiente cicladico cf. il quadro gene- giunte, è stato presentato in Marazzi 1994, pp. 313ss.; più scusso anche in Sherratt 2001 (anche se va purtroppo rile- 2001.
rale offerto in Verlaan 2013; per una prospettiva storica di recente il contributo di Sherratt 2001 (nel quale tuttavia
più ampia con riferimento all’ambiente cicladico si veda manca all’appello quanto già puntualizzato in Liverani cit.).
Earle 2008. Interessante risulta anche la prospettiva of- 17
Un quadro generale è offerto in Marazzi 2014b e nel cap.
ferta dal confronto fra Thera, Philakopy e Aghia Irini in 9 del già citato lavoro di Broodbank 2013; interessante ri-
Knappett-Nikolakopoulou 2008 (con una ricca bibliografia sulta altresì il recente lavoro di Burns 2010 e il quadro ge-
di riferimento). nerale offerto da Tartaron 2013.
4
Sull’argomento si rinvia alla classica opera di Wachsman 18
Riteniamo estremamente fuorviante la tendenza, partico-
1998, in particolare cap. 6; più di recente Tartaron 2013, larmente manifesta in alcuni recenti studi, a voler attribuire
cap. 3; un quadro d’assieme e riferimenti bibliografici sono “politiche internazionali” proprie del coevo mondo degli
infine offerti in Marazzi 2014 e Marazzi-Pecoraro 2016. stati territoriali vicino-orientali (per le quali si può far riferi-
5
In proposito cf. già Heltzer 1989, Guichard 1993; da ulti- mento al lavoro seminale di Liverani 1990, riedito nel 2001
mo, con una ricca e dettagliata bibliografia di riferimento, con alcuni aggiornamenti) alle formazioni politiche mice-
Alberti 2012 e in un quadro storico più ampio Koehl 2013. nee (un esempio in proposito è rappresentato dal recen-
6
Sull’argomento cf. da ultimo soprattutto Koehl 2013 e te contributo di Kelder 2012). Sull’annosa questione della
Pfälzner 2013, con ampi riferimenti bibliografici. Un in- menzione nelle fonti hittite di Ahhija/Ahhijawa, sul valo-
quadramento cronologico è offerto in Bietak 2007 (con re politico da assegnare ad essa e sulla sua identificazione
una datazione però delle più tarde attestazioni da Qatna con una formazione geopolitica micenea, non è possibile
divergente rispetto a quella di Pfälzner). soffermarsi in questa sede; rinviamo per tutta questa pro-
7
Sul periodo neopalaziale a Creta si rinvia al già citato Pre- blematica a quanto di recente riconsiderato dallo scrivente
ziosi-Hitchcock 1999, pp. 89ss., e Fitton 2002, pp. 109ss.; (cf. Marazzi ics; ma cf. già anche Marazzi 1994, Parte II,
si vedano inoltre Davies 2010 e Younger-Reahk 2010. Sul Sez. II.3: La “misteriosa” terra di Ahhijawa, con ampi riff.
concetto di “minoanisation”, oltre al contributo seminale bibliografici), ribadendo ancora una volta il valore conven-
di Broodbank 2004, cf. fra gli altri, con diversi approcci zionale che esso assume nell’ambito delle fonti cuneiformi
metodologici, Girella-Pavúk 2011, Knappett-Rivers-Evans hittite, al pari del ricorrente termine Habiru nelle fonti cu-
65

I naviganti Fenici e la Sicilia


Francesca Spatafora
Direttore del Polo Regionale di Palermo per i Parchi e i Musei Archeologici
Museo Archeologico “Antonio Salinas”

Esperti mercanti e instancabili viaggiatori, i Fe- specifica autonomia, emerse, soprattutto dagli
nici, già a partire dal X sec.a.C., organizzarono inizi del I millennio, Tiro; oltre che per autorevo-
i loro commerci solcando il Mediterraneo e di- lezza politica ed economica e per la sua comples-
venendo ben presto abili naviganti alla ricerca di sa e ramificata politica estera, Tiro fu nota per
nuovi sbocchi per i loro traffici e di nuove terre una serie di profonde e vitali relazioni commer-
dove approvvigionarsi di materie prime. Il loro ciali con diversi paesi dell’area vicino e medio-
territorio, infatti, corrispondente grosso modo orientale e per l’avvio di una vera e propria poli-
all’attuale Libano, risultava esiguo per estensione tica coloniale dettata principalmente da esigenze
e povero di risorse1. Tra le città che a partire dal di carattere commerciale2.
XII-XI sec.a.C. si caratterizzarono per una loro Esperti in navigazione di piccolo cabotaggio
[fig. 1], i Fenici praticavano pure la navigazione
d’altura, riuscendo a percorrere circa cinquanta
miglia al giorno. Famosi, nel mondo antico, per
le loro capacità tecnologiche e per la loro mae-
stria nell’orientarsi attraverso la conoscenza delle
stelle, essi seguivano principalmente due rotte,
una settentrionale e una meridionale, rotte che
trovavano nella Sicilia un punto di saldatura e di
convergenza3.
Dalla fine del IX secolo i Fenici si spinsero sem-
pre più verso occidente organizzando una serie
di scali sulla costa settentrionale dell’Africa, in
1 Sardegna, Sicilia e Spagna dove fondarono l’em-
66 Francesca Spatafora I naviganti Fenici e la Sicilia 67

porio di Cadice e, superate le colonne d’Ercole, L’ arrivo in Sicilia e le prime fondazioni concentrarono a Mozia, Solunto e Panormo, vicino agli quartieri punici si insediarono a Selinunte, dopo
diversi punti d’approdo in Portogallo e sulla co- Elimi, dove abitarono rassicurati dall’alleanza con gli la distruzione del 409 a.C., a Monte Adranone e
sta atlantica del Marocco [fig. 2]. Anche la Sicilia, a partire dagli inizi del I millen- Elimi stessi e dal fatto che quel punto della Sicilia distava nell’elima Erice. La città di Solunto venne inte-
Istituendo rapporti commerciali con le popola- nio a.C., fu interessata da una serie di contatti pochissimo da Cartagine” (Thuc. VI, 2,6) [fig. 3]. ramente rifondata sul Monte Catalfano a seguito
zioni locali dei vari paesi verso cui facevano rotta con il Mediterraneo orientale: la documentazio- della distruzione dionigiana del 396 a.C.10
– forse anche sotto forma di baratto, così come ne archeologica, tuttavia, attesta solo l’esistenza Nella prima parte del suo passo, lo storico ate- Di Mozia, piccola isoletta situata al centro dello
narrano le fonti storiche – i Fenici portavano di relazioni sporadiche generalmente interpretate niese, riferendo tuttavia di avvenimenti accaduti Stagnone, nella cuspide occidentale della Sicilia
via dalla Sardegna il rame e il piombo, mentre come il frutto dell’espansione fenicia verso occi- molti secoli prima, allude certamente all’esisten- e la cui fondazione, secondo le più recenti ricer-
la Spagna assicurava loro il rifornimento di oro dente attraverso le rotte già utilizzate dai micenei4 za di relazioni di tipo commerciale tra Fenici e che, risale alla prima metà dell’VIII sec.a.C.11,
e argento, tutti prodotti che venivano imbarca- o, in alternativa, come il risultato di una frequen- nativi, rapporti che probabilmente avvenivano abbiamo una conoscenza abbastanza ampia: lo
ti sulle navi prima di rientrare nella madrepatria tazione da parte di gruppi di mercanti euboici e attraverso postazioni costiere temporanee. Nel- scavo di alcune zone dell’abitato, di vaste zone
dove erano smistati o lavorati per essere rimessi cicladici in cerca di materie prime e diretti verso la seconda parte, invece, sottolinea come l’arrivo artigianali e della cinta muraria12 ha permesso di
in circolo come preziosi manufatti finiti. i più allettanti mercati dell’Italia meridionale e dei Greci abbia causato un cambiamento negli proporre la possibile organizzazione urbanistica
dell’area tirrenica5. Certamente l’Isola, per la sua equilibri del popolamento dell’isola, suggeren- della città13, così come sono noti i costumi fu-
“Il paese (degli Iberi) ha le più numerose e più belle posizione al centro del Mediterraneo, ebbe nei do ai Fenici l’opportunità di creare insediamenti nerari degli antichi abitanti attraverso l’indagine
miniere d’argento che si conoscano…Gli indigeni ne igno- primi secoli del I millennio un ruolo fondamen- stabili che potessero competere anche sul piano della necropoli situata nella parte settentrionale
rano l’uso. Ma i Fenici, che sono esperti nel commercio, tale nei rapporti tra Oriente e Occidente, anche politico oltre che commerciale con le nuove apoi- dell’insediamento. In questa zona si trovano an-
compravano questo argento con qualche piccolo cambio di se delle eventuali relazioni che probabilmente kiai greche8. La storia dei Fenici di Sicilia, i cui che alcuni dei santuari più importanti: il tofet, con
mercanzie. Di conseguenza, portando l’argento in Grecia, precedettero la fondazione dei primi emporia fe- alleati tradizionali, come ricorda Tucidide, furo- i suoi diversi livelli di deposizioni segnati da stele,
in Asia e presso tutti gli altri popoli, i Fenici ottenevano nici stabili lungo le coste, rimangono solo labili no gli Elimi – popolo di incerta formazione che e il Santuario di “Cappiddazzu” frequentato fino
grandi guadagni”. tracce. Tra esse, di grande importanza è il ben ebbe nella Sicilia occidentale interna i suoi prin- alla piena età ellenistica. Un altro grande e artico-
(Diod.Sic. V, 35) noto bronzetto raffigurante Melqart o Reshef cipali insediamenti (Erice, Segesta ed Entella) – lato spazio sacro caratterizza la zona meridionale
rinvenuto nelle acque antistanti la costa sud-oc- si intreccia dunque strettamente con la storia dei dell’isola, sviluppandosi intorno al cothon, ritenu-
cidentale della Sicilia che, attribuito generalmen- Greci di Sicilia e, a partire dalla seconda metà/ to storicamente un bacino artificiale di carenag-
te al XIV-XII sec. a.C., è stato infine datato ai fine del VI secolo a.C., con l’espansione di Carta- gio ma interpretato oggi come specchio d’acqua
primi secoli del I millennio e inserito nell’ambito gine nel Mediterraneo occidentale.
della produzione bronzistica fenicia egittizzante Sembra risalire alla metà circa dell’VIII sec.a.C.,
6
[fig. 2]. Inoltre, tra il IX e l’VIII secolo a.C. si la fondazione di Mozia e, a distanza di oltre un
registra, in diversi siti dell’isola, la presenza di og- secolo, come hanno dimostrato le più recenti ri-
getti riconducibili all’artigianato orientale e nord- cerche archeologiche9, quella di Solunto e Panor-
africano, di cui i Fenici potrebbero essere stati i mo. In Occidente, dunque, vennero riproposte
possibili vettori7. le tipologie insediamentali tipiche della Fenicia,
Per la storia dell’espansione fenicia in Sicilia è isole vicino alla costa e promontori facilmente
fondamentale il ben noto passo di Tucidide: difendibili favorevoli per gli approdi e a controllo
delle principali rotte marittime.
“Anche i Fenici abitavano qua e là per tutta la Sicilia, A questi primi emporia si aggiunsero, nel corso
dopo avere occupato i promontori sul mare e le isolette dei secoli, altri nuovi insediamenti: Birgi, sulla
vicino alla costa, per facilitare i rapporti commerciali con i terraferma di fronte Mozia, frequentato almeno
Siculi. Quando poi vennero d’oltre mare in gran numero dal VII sec.a.C. e, dopo la distruzione di Mozia
2 i Greci, essi sgombrarono la maggior parte del paese e si degli inizi del IV sec.a.C., la città di Lilibeo. Interi 3
68 Francesca Spatafora I naviganti Fenici e la Sicilia 69

Dal punto di vista dell’organizzazione urbanisti-


ca, la pianificazione unitaria per strigas, basata sulla
ripartizione geometrica degli spazi e che utilizza
come unità di misura il piede punico, si data alla
metà circa del IV sec.a.C., così come documen-
tato attraverso alcuni recenti scavi16; è probabile,
tuttavia, che il piano urbano di età ellenistica si
sia sovrapposto a una precedente organizzazione
certamente condizionata dalla situazione mor-
fologica della stretta piattaforma su cui sorgeva
l’abitato e non lontana da altre esperienze urba-
nistiche puniche o da quelle nel frattempo matu-
rate nelle vicine colonie greche [fig. 5].
Per quanto riguarda Solunto, distante solo pochi
chilometri a Est di Palermo, recenti ricerche ne
hanno permesso la definitiva identificazione nel
piccolo promontorio di Solanto, elevato sul mare
circa 30 m e a controllo delle due opposte inse-
5
4 nature utilizzate come ampi e aperti approdi17 .
Del primo emporio fenicio, risalente alla fine del
strettamente connesso con le attività rituali del VII sec.a.C., non conosciamo, purtroppo, l’orga- in posizione elevata e sicura sui ripidi pendii del
vicino luogo di culto14 [fig. 4]. nizzazione interna, anche perché l’insediamento Monte Catalfano (Diod. XIV, 5; 78,7), secondo
Al contrario di Mozia, solo in minima parte ri- antico giace al di sotto di costruzioni moderne o un’organizzazione urbanistica generalmente rite-
occupata in età moderna, l’analisi dei dati to- di terreni privati. Indubbia è comunque la voca- nuta di impronta ippodamea e variamente datata
pografici e urbanistici di Palermo e Solunto è zione specificatamente commerciale di Solunto, tra la fine del IV e il II sec.a.C.19 [fig. 6]. Essa
condizionata dalla situazione attuale dei due siti. testa di ponte nelle rotte mediterranee nord-occi- è caratterizzata da uno schema regolare fondato
Palermo, infatti, ha avuto continuità di vita fino dentali che collegavano Cartagine alla Sardegna e sull’impianto scenografico degli edifici adagiati
ai nostri giorni e, pertanto, le indagini nella città all’Etruria e in sicuro rapporto con la vicina colo- su terrazze digradanti verso i principali assi viari
sono particolarmente difficoltose e legate per lo nia calcidese di Himera e con il fertile e popoloso e sulla razionale distinzione tra spazi pubblici –
più a interventi di emergenza. L’insediamento entroterra indigeno. Sotto il profilo topografico la cui monumentalizzazione si data all’ellenismo
6
sorse su una lingua di terra protesa sul mare e è abbastanza evidente, invece, il rapporto con le maturo – e privati20.
delimitata da due fiumi, il Kemonia a Sud e il necropoli, situate immediatamente a Nord-Ovest Per quanto riguarda i rapporti tra i tre insedia-
Papireto a Nord; delle prime fasi di vita, tut- dell’abitato su un costone a dominio di un’insena- menti principali e il territorio, la tradizione sto- vedeva né contatti né rapporti stabili tra i prota-
tavia, conosciamo poco se si esclude la docu- tura che incideva profondamente la linea di costa riografica greca e, in molti casi, la critica moder- gonisti del baratto. Vista la difficoltà di enucleare,
mentazione proveniente dalla grande necropoli fungendo da cesura tra l’area dell’abitato e la zona na, hanno teorizzato, per i Fenici, un modello di almeno per i primi periodi di vita e attraverso la
posta a Ovest della città e utilizzata dalla fine cimiteriale18. relazioni semplicemente fondato su rapporti di documentazione archeologica, i modi e le forme
del VII sec.a.C. alla metà circa del III sec. a.C.15, Le mutate condizioni politiche e sociali deter- tipo commerciale21, così come del resto richiama- del contatto con le genti locali, ne è derivata, per
cioè fino alla conquista romana della città avve- minate dalla distruzione dionigiana causarono lo to dal ben noto passo erodoteo (Erodoto IV,196) diversi decenni, l’idea di un popolo privo di inte-
nuta nel 254 a.C.[Diod. XXXIII 18, 4-5; Polibio spostamento a monte della nuova Solunto: la cit- che descrive un ‘primitivo’ sistema di scambio tra resse per le risorse umane e materiali locali, il cui
I 38, 7-9]. tà venne quindi costruita, lontana dal suo porto, genti semitiche e popolazioni locali che non pre- stanziamento nell’isola non avrebbe apportato
70 Francesca Spatafora 71

sostanziali modifiche nei contesti sociali e cultu- la città fenicia, già dalla fine del VI secolo a.C., I naviganti romani
rali delle comunità limitrofe. fosse abitata anche da Greci e Indigeni26 che, pur
Solo recentemente – grazie ai numerosi lavori di mantenendo ciascuno le proprie usanze e i pro-
survey realizzati nella Sicilia occidentale22 e alla ri- pri rituali, condividevano con i Fenici soluntini la
Tommaso Gnoli
lettura attenta di alcuni contesti – si è delineato spazio funerario, a dimostrazione di una socie- Università di Bologna DISCI - UOS di Ravenna.
un paesaggio rurale che testimonia il radicamen- tà multiculturale che aveva già avviato processi
to punico nel territorio interessato dalla presen- pacifici di commistione e forse, più tardi, di più
za stanziale dei Fenici, almeno a partire dal VI completa integrazione27.
sec.a.C. Infatti è stata meglio evidenziata l’esi-
stenza di rapporti anche intensi tra quelle popo-
lazioni e gli autoctoni, nell’ambito di uno spazio
di relazioni che dà vita a forme culturali ibride
e al cui interno è difficile riconoscere singole e
precise componenti23 . Note
Insediamenti collegati ad attività produttive e
dislocati principalmente in zone costiere e, so-
1
Moscati 1988.
2
Fenici e Cartaginesi, pp. 429-436.
prattutto, piccoli e medi agglomerati agricoli 3
Fenici e Cartaginesi, pp. 93-94.
spesso distribuiti nelle immediate vicinanze dei 4
Fenici e Cartaginesi,, pp. 89-92 con bibliografia di riferimento La navigazione romana in Sicilia non fu precoce prima di giungere nel Lazio, e tuttavia è difficile
principali centri punici o lungo le vallate fluvia- 5
La Torre 2011, p. 233 con bibliografia di riferimento né semplice. Il primo episodio di cui si abbia no- pensare a contatti concreti e saldi tra le grandi cit-
6
Falsone 1993.
li che incidono l’entroterra indigeno, delineano 7
Spatafora, Sciortino 2015, con bibliografia di riferimento
tizia testimonia queste difficoltà: secondo Livio tà greche dell’isola e Roma prima del IV secolo.
un’ articolata occupazione del territorio e sono 8
Fenici e Cartaginesi, pp. 169-172. (5,23 sgg.) nel 394 a.C. una nave da guerra ro- Com’è noto, una parte della tradizione storiogra-
segno, in questa parte della Sicilia, di un radica- 9
Spatafora 2012. mana sarebbe stata inviata da Roma a Delfi dal fica romana fortemente influenzata da Polibio
mento economico e sociale dell’elemento punico
10
Tusa 1988. dittatore Marco Furio Camillo per portare nella presta agli antichi abitanti del Lazio una suppo-
11
Nigro 2010.
che, certamente, si fa più pregnante dallo scorcio 12
Ciasca 1995. città sacra dell’Ellade la decima parte del bottino sta avversione al mare. Roma sarebbe stata una
del V secolo24. Anche i maggiori insediamenti ur- 13
Famà 2002. catturato al termine della difficilissima conquista città di pastori, e la Prima Guerra Punica (264-
bani, dunque, non appaiono più come monadi
14
Nigro 2014. di Veio. A quell’epoca i contatti di Roma con la 241 a.C.) l’avrebbe improvvisamente costretta ad
15
Palermo Punica; Di Stefano 2009; Spatafora 2010 a.
isolate rispetto al contesto circostante: Mozia, ad 16
Spatafora 2009.
Grecia propria erano a dir poco sporadici: l’of- intraprendere una guerra sul mare, per la quale
esempio, va sempre più chiaramente mostran- 17
Greco 1997. ferta devozionale sarebbe stata consacrata nel si sarebbe trovata del tutto impreparata. Roma
do i suoi stretti legami con la terraferma e con 18
Greco 2005. tempietto dei Massalioti, Roma non ne posse- avrebbe pertanto dovuto chiedere aiuto ai suoi
le popolazioni ivi insediate25 e, in maniera sem-
19
Tusa 2002; Spatafora 2009. deva alcuno. La trireme venne però intercettata alleati costieri, che le avrebbero fornito imbar-
20
Portale 2006.
pre più evidente, si delineano anche le relazioni 21
Tusa 1988, p. 187. dai Liparoti, avvezzi a praticare la pirateria, ma cazioni grezze e poco idonee, certamente in-
di Solunto arcaica, posta allo sbocco di un’im- 22
Spanò Giammellaro, Spatafora 2012. quando essi si accorsero che la nave che avevano sufficienti a sfidare la grande potenza navale di
portante vallata fluviale, con il fertile entroterra
23
Anello 1990-1991; Spatafora 2010. catturato non era un’imbarcazione di pirati etru- Cartagine se, fortunatamente, le circostanze non
24
Spanò Giammellaro, Spatafora, van Dommelen 2008.
indigeno solcato dal fiume Eleuterio. Il recente 25
Bondì 2011. schi, bensì una nave romana, costoro, preoccupa- avessero offerto ai Romani la possibilità di co-
rinvenimento di un tratto della necropoli arcai- 26
Calascibetta 2010. tissimi delle possibili reazioni, scortarono la nave struirsi loro stessi una flotta da guerra adeguata:
ca, tra l’altro, ha ben evidenziato come proprio 27
Spatafora 2012 a, pp. 65-66. fino a destinazione, onde evitarle ulteriori pro- una triremi cartaginese, infatti, andò ad arenarsi
blemi. Fino ai primissimi anni del quarto secolo, su un banco di sabbia nei pressi dello Stretto di
pertanto, i contatti furono a senso unico, dalla Messina, fornendo così ai carpentieri romani un
Sicilia a Roma. La tradizione annalistica ed epi- prezioso modello sul quale costruire, in tutta fret-
ca ricordava le peregrinazioni di Enea sull’isola, ta, le loro navi da guerra. La grande capacità di
72 Tommaso Gnoli I naviganti romani 73

adattamento dei Romani avrebbe poi, ma certamente da collocare nel cor- l’Etruria del sud, incentrata attorno a Capua, ma
secondo Polibio, fatto il resto: grazie so del quarto secolo a.C. (Theophr., soprattutto la Magna Grecia, i Romani dovettero
all’espediente costituito dai corvi, in- Hist. plant. 5,8,1-2) —, la fondazione dedicarsi con convinzione alla pirateria, nella fase
venzione quasi miracolosa del genera- di una colonia nell’isola di Ponza nel più arcaica della loro storia, e fu per questo moti-
le Caio Duilio, fino a quel momento 313 a.C. (Liv. 9,28) infine la creazione vo che, all’inizio del quarto secolo, Cartagine sen-
ignaro del mare, i Romani avrebbero nel 311 a.C. di due ufficiali espressa- tì il bisogno di accordarsi con Roma, stringendo
escogitato l’espediente in grado di mente incaricati di curare la flotta da probabilmente il primo trattato di cui ci parla
far brillare anche sull’acqua le loro guerra (duumviri navales, Liv. 9,30,3-4), Polibio3. Diversi indizi portano a ritenere che il
ben note capacità di combattimento. sono tutti fatti che dovrebbero indurre momento della svolta, nella politica marittima di
Adattate quindi le nuove imbarcazioni a considerare con molta prudenza la Roma, sia intervenuto circa cinquant’anni pri-
allo strano marchingegno che Polibio teoria polibiana. Se molti storici mo- ma dello scoppio della guerra contro Cartagine.
(1,22) cerca di descrivere nel dettaglio, derni continuano ancora oggi ad es- Si tratta di quegli stessi indizi che sono già stati
i Romani riuscirono dunque ad otte- sere tutto sommato inclini a credere elencati e che rinviano con sufficiente chiarezza
nere la straordinaria vittoria nella bat- — pur con ovvie cautele — al quadro agli ultimi due decenni del quarto secolo. Il de-
taglia di Mylae. Non sembra che i corvi abbiano disegnato da Polibio2, ciò è dovuto da una par- ciso espansionismo romano nell’Italia meridio- (sconfitta di Atilio Regolo a Tunisi nel 255) o per
avuto un ruolo importante nei successivi scontri te alla straordinaria autorità di questo autentico nale a seguito della guerra contro Pirro sarebbe mare (Drepanon, 249), oppure disastrose tempe-
navali tra Roma e Cartagine. Polibio li nomina gigante, dall’altra al fatto che la sua tesi è stata stato pertanto preceduto da un crescente impe- ste (naufragi di Clupea, 255, della Sirte, 253, e
di sfuggita solamente nella sua descrizione della sostanzialmente e implicitamente accettata da al- gno navale di Roma, che si era già dotata di una presso Panormus 249), rimetteva tutto in gioco.
successiva battaglia del Capo Ecnomo, poi questi tre fonti storiografiche successive. In particolare stabile flotta da guerra, per quanto di modeste Sia lo svolgimento delle operazioni militari sia gli
aggeggi scompaiono dalla storia, lasciando il po- è significativo quanto si può leggere in Livio. Il dimensioni, rispetto a quanto sarebbe avvenuto impressionanti numeri delle forze combattenti
sto alla grande flotta da guerra romana, oramai grande storico patavino conosce indubbiamente di lì a poco (si pensi ai duumviri navales già citati). sono desumibili in larga misura da Polibio4. È
costituita da navi coperte a tre, quattro e cinque gli episodi sopra citati che contraddicono la rico- In questa prospettiva quanto avvenuto in Sicilia stato tuttavia giustamente sottolineato più volte
ordini di remi (triremi, quadriremi e quinquiremi) struzione polibiana, ed anzi è proprio lui, spes- a partire dal 264 a.C. non sarebbe certo stato un come, visto anche il carattere sintetico che hanno
che avrebbero costituito il fulcro delle flotte da so, l’unica fonte che ne fa menzione. Tuttavia, esordio di Roma sul mare, bensì un sostanziale i primi due libri dell’opera polibiana, il raccon-
guerra romane. tale era l’autorità di Polibio presso l’intelligencija cambiamento di scala. to della Prima Guerra Punica sia stato in parte
La tradizione polibiana sopra riportata è molto di età augustea, che il quadro generale dell’ine- Una volta scoppiato, con l’intervento romano a semplificato dallo storico di Megalopoli, che, per
problematica in molti suoi aspetti1. È certo che sperienza romana di fronte al mare viene accet- Messina in appoggio ai mercenari campani, i Ma- quanto possibile, ha raggruppato gli eventi al fine
essa debba essere fortemente corretta per quanto tato da Livio. Non si tratta di un dettaglio: per mertini, che si erano impadroniti dell’antica Mes- di renderli meglio riassumibili, anche se fece que-
riguarda gli esordi della marina da guerra roma- Polibio l’attraversamento del mare, la diabasis, è sana, il grande conflitto con Cartagine si protras- sto talvolta a scapito della realtà effettuale5.
na. Qui si può essere in dubbio sui motivi che il primo atto dell’imperialismo romano, della epi- se per un’intera generazione. I motivi di questa Recenti ritrovamenti subacquei hanno fornito in-
hanno indotto Polibio alle sue esagerazioni — thymia tôn holon, e tale fondamentale modificazio- straordinaria durata vanno ricercati nell’estrema dicazioni precise sulla battaglia che concluse que-
cattiva informazione, oppure necessità narrative ne della politica di Roma avvenne esattamente difficoltà che entrambi i contendenti ebbero sta lunghissima guerra: quella combattuta al largo
— ma è certo che Roma non esordì sul mare in con la Prima Guerra Punica, che segna, appunto, nell’imporre in maniera stabile la propria talas- delle Isole Egadi il 10 marzo del 241 a.C.6 Undici
occasione della Prima Guerra Punica. La creazio- l’inizio dell’introduzione alla narrazione storica socrazia attorno alla Sicilia. Ogni volta che Roma rostri, molti dei quali recanti iscrizioni latine, uno
ne del porto di Ostia, che la tradizione attribui- polibiana. sembrava esservi riuscita — e questo avvenne per punica, numerosi elmetti e altro materiale belli-
sce al re “popolare” Anco Marcio, il tentativo di In realtà, nel momento in cui a Roma si decise ben tre volte, nel 260 (battaglia di Mylae), nel 256
fondare una colonia in Corsica — non databile, d’intervenire nelle cose di Sicilia, la città tirreni- (battaglia del Capo Ecnomo), nel 254 (offensiva
ca aveva alle spalle un passato di piccola potenza e conquista di Panormus e di altre quattro cit- 2. Fantasiosa ricostruzione di uno scontro navale tra
marinara. Sfruttando la sua posizione mediana tà puniche nella Sicilia occidentale) — ecco che Romani e Cartaginesi ispirato alla narrazione polibiana
1. Asse romano con testa di Giano e prua rostrata. tra la grande Etruria e le sue miniere di ferro e un evento improvviso, gravi sconfitte per terra (E. S. Ellis, C. F. Horne).
74 Tommaso Gnoli I naviganti romani 75

co rinvenuti in mare a partire dal 2006, hanno potente flotta da guerra che Roma aveva da poco mando l’idea che la crescita navale della potenza bandonato all’economia di sussistenza di bande
consentito una ricostruzione precisa di questo ricostruito con le ultime risorse dopo i disastri romana non fu un episodio casuale ma un evento di schiavi-pastori.
evento decisivo nella storia del Mediterraneo, navali del 249 e la conseguente decisione di non voluto e pianificato, che ha lasciato tracce pro- La Sicilia divenne quindi in quegli anni l’epicen-
confermando la sostanziale veridicità del raccon- impegnarsi più sul mare, attendeva i nemici bloc- fonde anche nelle istituzioni repubblicane della tro del grande commercio di grano. Il suo mare
to polibiano, le cui sole imprecisioni si sono rive- cando la città di Trapani, in mano ai cartaginesi, città di Roma7. sarà stato percorso in lungo e in largo da gran-
late dovute alla indiretta conoscenza dei luoghi. con un sistema difensivo che faceva perno sulla Con il 241 la Sicilia entrò stabilmente nella sfera di convogli di navi onerarie, che avevano oramai
Una grande forza navale cartaginese, al coman- grande isola di Favignana. Il giorno dello scontro d’influenza di Roma, divenendo una provincia8. I soppiantato in quelle acque le minacciose quin-
do di Annone, si appressava alle coste siciliane la flotta romana si dispose in assetto da guerra successivi eventi bellici che vi ebbero luogo du- quiremi. Tuttavia, proprio la centralità economi-
provenendo da Cartagine, carica di rifornimenti al riparo dell’alta e ripida scogliera che contrad- rante la Seconda Guerra Punica (219-202), do- ca dell’isola ne mise ancora una volta in pericolo
per l’esercito punico assediato attorno al monte distingue Capo Grosso, la parte più settentrio- vuti alla cacciata dei Romani dall’isola a seguito la quiete. Il figlio di Pompeo Magno, Sesto Pom-
Erice. La flotta aveva fatto sosta a Marettimo ed nale dell’Isola di Levanzo, dal momento che si della morte del tiranno di Siracusa, Gerone II peo, all’indomani del secondo triumvirato, pro-
era diretta verso la baia di Bonagia, a nord-est del sapeva che la flotta cartaginese avrebbe circum- (216), non ebbero particolare rilevanza per quan- scritto dai triumviri assieme ad altri vecchi arnesi
monte Erice, dalla parte opposta rispetto a Tra- navigato l’arcipelago a nord: le indagini della So- to riguarda la guerra sul mare. La riconquista della politica, come Cicerone, si ritirò in Sicilia
pani, passando quindi bene a nord di Levanzo, la printendenza del mare hanno ritrovato, allineate dell’isola da parte di Roma fu lunga e difficile, dove, nel 42, armò una flotta costituita da esuli e
più settentrionale delle Isole Egadi. L’ammiraglio sul fondo del mare, decine di ancore che sono la repressione durissima, e la situazione della Si- disperati e con questa riuscì per un certo tempo
romano, Gaio Lutazio Catulo, al comando di una state tagliate quando, in un determinato momen- cilia venne nuovamente normalizzata secondo a controllare gli invii di grano a Roma, dove nel
to, venne dato il segnale dell’attacco alla grande schemi amministrativi che rispecchiavano i nuovi frattempo era rimasto il solo Ottaviano. Questi,
flotta. Lo scontro vittorioso per Roma avvenne accadimenti e che durarono fino alla fine dell’età impegnato com’era a regolare i conti con i Cesa-
quindi per un’abile imboscata. La flotta cartagi- repubblicana, quando la situazione dell’isola di- ricidi e quindi con il suo futuro rivale Marco An-
nese, carica e priva di parte degli equipaggi che viene per noi improvvisamente perspicua grazie tonio, dovette in un primo tempo venire a patti
sarebbero stati imbarcati una volta giunti a desti- alla documentazione messa insieme da Cicerone con Sesto Pompeo, il cui ruolo nella grande po-
nazione, venne sorpresa in mare aperto, circa 4 per affrontare un grande processo politico: quel- litica mediterranea venne riconosciuto nella pace
km. a nord-ovest di Levanzo, con poco preavvi- lo che lo opporrà al pretore dell’isola Caio Verre, di Miseno (39 a.C.) e nel matrimonio tra Ottavia-
so, dal momento che la flotta romana era rimasta nel 70 a.C.9
a lungo nascosta dietro lo sperone roccioso. Solo Nel frattempo la tranquillità delle acque attor-
un repentino cambio di vento intervenuto nel no all’isola non venne mai turbata, nemmeno
pomeriggio consentì a parte della flotta cartagi- dai drammatici eventi che insanguinarono l’iso-
nese di potersi mettere in salvo tornando indie- la proprio alla fine del secondo secolo: nel 135
tro, prima verso Marettimo e quindi a Cartagine. e nel 102 due grandi guerre servili scoppiarono
Tuttavia, con quello scontro, i destini del Medi- nell’interno dell’isola e richiesero l’intervento
terraneo furono segnati per sempre. delle legioni di Roma per essere sedate. L’impor-
I rostri scoperti grazie alle indagini della Soprin- tanza di queste guerre, per noi mal note, risiede
tendenza del mare e della RPM Nautical Founda- nelle deduzioni che si possono trarre sull’econo-
tion consentono di gettare nuova luce anche su mia della Sicilia in età repubblicana: un territorio
alcuni aspetti prima ignoti della storia istituziona- pesantemente sfruttato per il rifornimento gra-
le di Roma alla metà del III secolo a.C., confer- nario di Roma, con un entroterra depresso ab-

3. Ricostruzione della colonna rostrata di C. Duilio 4. Modello di nave oneraria romana (Palermo, Museo
(Roma, Museo della Civiltà romana). del mare).
76 Tommaso Gnoli 77

no e Scribonia, una lontana parente del navarco la percorribilità delle sue acque. La prosperità La Sicilia romana e il mare
ribelle. Il confronto militare era però solamente dell’isola in quel periodo è ben presente a chi
rinviato: nel 38 un primo scontro risultò favo- visiti gli straordinari resti di Piazza Armerina.
R. J. A. Wilson
revole a Sesto Pompeo. Ci volle l’intervento del Ancora una volta la situazione cambiò improvvi-
grande ammiraglio Menenio Agrippa per avere samente alla fine del IV secolo, quando la rivolta University of British Columbia, Vancouver, Canada
ragione, nel 36 a.C., del potere anarchico di Sesto di Gildone, in Africa, contribuì decisamente a far
Pompeo con la grande battaglia navale di Nau- tornare la Sicilia in primo piano come avamposto “Per quanto riguarda la fertilità del luogo, perché
loco, non lontano da Messina. Solo per quattro di un confine invisibile che tagliava il Mediterra- dovrei parlarne, dal momento che tutti lo hanno
anni la Sicilia era riuscita ad esercitare una sua neo. L’invasione Vandala dell’Africa con Gense- fatto, dichiarando che in nessuna misura [la Sicilia]
è inferiore all’Italia; infatti per grano, miele,
propria talassocrazia sotto la guida del figlio di rico (428-77) trasferì oramai la Sicilia in un’epoca
zafferano, e alcuni altri prodotti potrebbe addirittura
Pompeo Magno. del tutto nuova. essere considerata superiore. C’è anche il fattore
Il resto della storia della Sicilia romana è costitu- della sua vicinanza, poiché l’isola è, per così dire,
ito da un tranquillo tran-tran, fatto di commerci una parte dell’Italia, e fornisce Roma facilmente e
fiorenti, di navigazioni sicure, di crescita politica senza sforzo, come se ogni cosa provenisse dai campi
d’Italia. Infatti è detta il magazzino di Roma...”
ed economica delle città sulla costa e delle gran-
(Strabone: 6.2.7)
di aziende agricole dell’interno10. La posizione
dell’isola, crocevia dei commerci mediterranei, la
tenne a lungo al riparo dagli incerti di crisi, an- La posizione centrale della Sicilia al crocevia del dai campi, cominciò a non aver più senso, so-
che gravi, che interessarono nella sua generalità il Note Mediterraneo e la sua vicinanza a Roma sono sta- prattutto quando buona parte del raccolto era
mondo romano: non vi sono segni sicuri di crisi te fondamentali per la sua prosperità economica destinato non ai granai urbani, ma ai porti, per
1
Gnoli 2012a.
economica nella Sicilia del III secolo d.C. Non è 2
Malissard 2012.
come provincia romana.1 essere inviato a Roma e altrove. A poco a poco
un caso, quindi, che il mutamento della situazione 3
Il problema dei trattati tra Roma e Cartagine, e soprattutto Dopo la devastazione prodotta dalla Prima nel corso del tempo, molte delle città collinari
sull’isola sia di particolare rilevanza per il quadro della loro cronologia, è uno dei più dibattuti di tutta la fase Guerra Punica e l’assimilazione, dopo il 241 a.C., furono abbandonate a favore di piccoli insedia-
generale di tutto il mondo Mediterraneo. Come arcaica della storia repubblicana, e non può certo essere af- entro la sfera di influenza romana, le comunità menti vicini alle strade principali e alle pianure
frontato in questa sede. Anche su questo siamo interamen-
ebbe a scrivere un grande storico siciliano: «L’oc- te dipendenti da Polibio (3,22 sgg.) che offre la seguente siciliane hanno impiegato tempo per la ripresa, ben irrigate, ma questi agro-insediamenti offriva-
cupazione franca di Siracusa nell’epoca di Probo cronologia dei trattati: 1° trattato 509/8, 2° trattato 348, 3° ma, pur dovendosi adattare rapidamente alla no- no poco o nulla delle comodità e dello splendore
annuncia, alla considerazione dello storico, le in- trattato 306, 4° trattato “al tempo del passaggio di Pirro in vità di una tassa sul grano imposta dai Romani, delle vecchie poleis in cima alla collina. Entro la
Italia” (279/8). Chi scrive è tra coloro che ritengono inve-
cursioni vandaliche in Sicilia nella seconda metà rosimile una datazione del primo trattato al 509 e preferisce
il risultato fu non una provincia depressa da una fine del II secolo d.C., si assiste ad uno stravolgi-
del V secolo. Il crepuscolo del III secolo prean- invece considerare il primo quello del 348. Una trattazione tassazione eccessiva, ma un territorio fiorente in mento del modello di insediamento: solo quindi-
nuncia il crepuscolo dell’impero romano»11. E in molto completa è offerta da Scardigli 1991. cui gli utili in eccesso furono trasformati in pro- ci grandi città rimangono ancora fiorenti.3 Alcu-
effetti l’occupazione di Siracusa da parte di una
4
Tarn 1907 costituisce il classico tentativo di correggere grammi di ricostruzione, applicati in molti centri ne si trovano nell’entroterra, ma la maggior parte
le cifre fornite da Polibio, secondo il quale le perdite com-
flotta di Franchi proveniente dal Mar Nero attor- plessive di navi nel conflitto sarebbero state di 500 per Car- storici nel corso del II secolo a.C. – sovvenziona- sul mare, dove erano in grado di massimizzare le
no al 280 e non contrastata in alcun modo dalle tagine, 700 per Roma. Cfr. ora, fra gli altri, Lazenby 1996. ti da élites terriere locali che scel- loro opportunità economiche at-
flotte da guerra romane mostra un volto nuovo
5
Beck 2013, cfr., più in generale, Gnoli 2012a. sero di esibire in tal modo il loro traverso il costante flusso di mer-
6
Tusa and Royal 2012; Gnoli 2011.
di un Mediterraneo che non era mai stato così in 7
Gnoli 2012b; Gnoli 2012a; Oliveri 2012a; Prag 2014a;
evergetismo.2 ci dei loro porti [fig. 1].4
balìa di se stesso da almeno mezzo millennio12. Prag 2014b. Si ottenne, però, un altro sot-
Il nuovo impero tardo antico, nato dalle ceneri 8
Prag 2013. toprodotto della pax romana.
di quei giorni e costruito con infaticabile testar-
9
Fezzi 2016. Finalmente eliminati i disordini
10
Prag 2015. 1. Lipari, acropoli, vista da sud-est,
daggine da Diocleziano e quindi da Costantino, 11
Mazzarino 1973, 585. militari, continuare a vivere sulle con il porto di Marina Corta in
continuava a fare affidamento sulla Sicilia e sul- 12
Gnoli 2009. aride cime delle colline, lontano primo piano.
R. J. A. Wilson La Sicilia romana e il mare 79

La pax andò bruscamente in riempimento moderno; e anche la morfologia del


frantumi quando la Sicilia si territorio di Siracusa ha subito dei cambiamenti.13
trasformò ancora una vol- Possedere una villa sul mare dove ci si poteva ri-
ta in teatro di guerra: nel 43 lassare e intrattenere con gli amici era uno status
a.C. Sesto Pompeo, figlio di symbol amato dalla ricca élite romana, anche da
Pompeo Magno, s’impossessò coloro che vivevano nelle province, e la Sicilia
della Sicilia, trattandola per sette non faceva eccezione. Permangono resti di villae
anni come suo feudo personale [fig. 2].5 a Gela (CL), a Marina di Avola (SR) [fig. 11], a
Fu interrotta la fornitura di grano siciliano a Taormina (ME), a Bagnoli San Gregorio (ME) e
Roma, denaro e uomini per l’esercito e la flotta a Settefrati (PA), ognuna delle quali con de-
furono dirottati alla causa di Sesto Pompeo. Nel dea appare sul dritto [fig. 4].7 riormente restaurato sotto l’imperatore corazioni musive; perfino nelle isole al
38 a.C. non potendo più tollerare l’isolamento Statue a figura intera della dea, insieme alle lettere Claudio intorno alla metà del primo se- largo, come a Pantelleria (TP) e a Basi-
della Sicilia, Ottaviano (il futuro imperatore Au- SICIL (IA), compaiono in seguito su aurei e de- colo d.C.10 Un altro importante punto luzzo (ME).14
gusto), passa allo scontro diretto al largo di Taor- nari augustei 8. di riferimento territoriale fu indubbia- L’esempio più rappresentativo è costi-
mina con la flotta di Pompeo, avendone la peggio Il luogo sacro si trasformò presto in un picco- mente il tempio di Apollo Libystinus a tuito dalla villa scoperta a Durrueli di
e salvando a stento la vita, (Appiano, BC 5,109- lo insediamento lungo la strada, indicato come Capo Passero, l’estremità sud-orientale Realmonte (AG), il cui periodo di mas-
112). Di contro nella battaglia finale del 36 a. C., ‘Diana’ in uno degli itineraria, ma finora non iden- della Sicilia.11 simo splendore è da attribuire alla prima
nella baia di Naulochus, ad est di Milazzo [fig. 3], tificato (probabilmente da ricercare nei pressi del metà del II secolo d.C.15, la quale presenta,
Ottaviano ottenne una schiacciante vittoria nava- centro di Spadafora, ME). Durante l’Impero Romano, le più grandi città con funzione apotropaica, un mosaico con il dio
le. Una nave da guerra isolata, naufragata al largo Anche altri edifici sacri lungo le coste costituiva- portuali, quali Catania e Taormina, ristrutturaro- Nettuno [fig. 9]. Le attività della pesca, senza
di Capo Rasocolmo, da cui proviene una lamina no certamente dei punti di riferimento. Ad esem- no i loro edifici pubblici e i teatri [figg. 7, 8].12 dubbio importante per l’economia siciliana allora
metallica che riporta il nome di Sesto Pompeo, pio il grande tempio di Afrodite/Venere sull’ Tuttavia sappiamo poco delle strutture portua- come oggi, sono raffigurate in un mosaico pavi-
potrebbe essere giunta dal luogo della battaglia di imponente cima del Monte Erice (Eryx), (751 li, anche perché spesso erosione, insabbiamen- mentale in un’altra villa, a Castroreale San Bia-
Naulochus (che si trova circa 30 km più a ovest), m), era visibile per molte miglia. [fig. 5]. Il culto to, cambiamenti del livello del mare e catastrofi gio (Terme Vigliatore, ME: fig. 10), nonché nelle
oppure essere affondata nel corso di qualche al- della dea ericina potrebbe aver avuto origine in- naturali hanno cancellato le antiche strutture. Il scene riprese da cartoni africani presso la famosa
tro scontro durante quegli anni turbolenti.6 digena (elima), ma subì nettamente l’influsso car- porto di Catania è del tutto scomparso sotto la Villa di Piazza Armerina (EN) del 320/330 d.C.
Per celebrare la vittoria in Sicilia, Ottaviano eres- taginese quando questa zona della Sicilia cadde colata lavica del 1669; parte del porto di Marsala [fig. 11].16 Anche la grande villa di Patti Marina
se un tempio a Diana sulla riva del Naulochus, sotto il loro controllo.9 Il tempio però, da quel e l’emporium di Agrigento si sono insabbiati e non (ME) del IV secolo sorgeva probabilmente sul
raffigurato sul rovescio di una moneta d’oro del che è deducibile da una moneta del 57 a.C. [fig. sono identificabili; il porto naturale di Palermo mare, attualmente separata dalla spiaggia dall’au-
29/27 a. C.; un busto della statua di culto della 6] sembra riferibile al periodo romano e fu ulte- ha subito un ridimensionamento a causa di un tostrada Messina-Palermo.17.

5. Erice, collina nei pressi del Tempio di


Afrodite/Venere, sovrastante la Cala di Bonagia (TP).
2. Aureus di Sesto Pompeo, coniato in Sicilia nel 42 6. Denarius argenteo, conio romano, del 57 a.C. ca. di
a.C. ca. C. Considius Nonianus.
3. Promontorio di Milazzo (al centro) con le isole 7. Taormina, il teatro romano, ricostruito nella prima
Eolie, dove ebbe luogo la battaglia di Naulochus. metà del II secolo d.C., sul sito del teatro ellenistico
4. Aureus del 2927 a.C. ca. di conio incerto. del III secolo a.C.
80 R. J. A. Wilson La Sicilia romana e il mare 81

Il prodotto di esportazione più importante in Si- Anche gli altri due prodotti siciliani che Strabone 1 non riuscì ad andare molto lontano dalla Sicilia,
cilia era il grano, ma ciò ovviamente ha lasciato (6.2.7) molto apprezzava, lo zafferano e il miele, prima di essere colpita dal disastro.22
poche tracce nella documentazione archeologica, hanno lasciato poche tracce nella documentazio- Anche il garum (salsa di pesce salato) veniva pro-
anche se alcuni magazzini di grandi dimensioni ne archeologica, ma il miele di Hybla (probabil- dotto in Sicilia, come testimonia la presenza delle
suggeriscono la quantità di prodotti agricoli tipi- mente Ragusa, ma vi era più di una Hybla sici- molteplici strutture bene allineate lungo la costa,
ca di una tenuta: in particolare a Piazza Armerina liana) doveva avere un ragguardevole mercato di anche se nessuna di esse sembra suggerire una
e a Gerace (EN) tali edifici misuravano oltre 50 esportazione, dato che la sua pregevolezza viene produzione su vasta scala;23 eppure le anfore di
m di lunghezza18. Un magazzino di Gerace, nel tramandata da antichi gourmet, come Columella tipo Dressel 21/22, a lungo considerate come
2015, ha restituito una notevole quantità di grano (9.14.19). Nella zona vicino il porto di Naxos, per produzione campana destinata al trasporto di
carbonizzato, andato perduto insieme alla villa a la prima volta sono stati identificati degli alveari frutta, ora vengono riconsiderate come conteni-
causa di un incendio alla fine del V secolo d.C.19 in Sicilia, in un contesto tardo-romano, anche se tori per garum, e la loro produzione in Sicilia è at-
non in quantità tale da suggerire una produzione
di miele su scala industriale.20
8. Catania, Odeion romano (sala per musica con tetto), Riguardo al vino siciliano, le fonti ne documen- 12. Anfora a fondo piatto dal centro di produzione di
con un diametro di 43 m. tano la presenza sulle tavole a Roma; infatti an- Naxos, via Larunchi, III secolo d.C. ca. (Naxos, Museo
9. Durrueli di Realmonte, disegno del mosaico, oggi fore vinarie da Taormina sono attestate a Pom- Archeologico).
rovinato, delle terme della villa, raffiguranti Nettuno pei. La produzione di anfore vinarie di piccole 13. Randallo, presso Camarina (RG), alcune anfore
con delfini. In situ. Prima metà del II secolo d.C. dimensioni a fondo piatto è documentata dalla cilindriche del tipo Almagro 50, rinvenute in un
10. Castroreale San Biagio (Terme Vigliatore, ME), presenza di una fornace di Naxos e si ipotizza relitto nel 1981. IV secolo d.C. (Camarina, Museo
villa romana con mosaico in bianco e nero del Archeologico Regionale).
l’esistenza di altri centri di produzione nella Sici-
frigidarium. In situ. Prima metà del II secolo d.C. 14. Anfora del tipo Richborough 527 corrispondente
lia nord-orientale [fig. 12] che sorgevano lungo al tipo Lipari 2b, quasi sicuramente adoperata per il
11. Piazza Armerina, villa romana del Casale,
particolare di uno dei mosaici con eroti pescatori. In la costa, in una posizione comoda per l’esporta- trasporto di allume. 50-200 d.C. ca. (Saint-Marcel,
situ. Secondo quarto del IV secolo d.C. zione.21 La nave da carico tardo romana Levanzo Musée Archéologique).
82 R. J. A. Wilson La Sicilia romana e il mare 83

testata dalle fornaci situate ad appena 500 m dal vano questo carico supplementare prima di con- prefabbricata di marmo proconnesio e verde an- 16
Castroreale: von Boeselager 1983, pp. 92-94 e Tav.
mare, di Alcamo Marina (TP).24 Un prodotto par- tinuare verso la destinazione finale. Una di queste tico da Marzamemi (SR), è anch’esso di un tipo XXVI.52; Tigano 2008, pp.56-58 e tav. 81. Piazza Armeri-
na: Gentili 1999, pp. 42-48, pp.124-132, pp. 184-188.
ticolare era l’allume, proveniente da Lipari nelle navi, nel V secolo d.C., subito dopo aver lasciato sconosciuto in Sicilia: avrebbe potuto essere de- 17
Bacci n.d.
isole Eolie, adoperato nell’industria della tintura il porto, naufragò a Scauri, sul lato meridionale di stinato ad una chiesa africana.37 18
Piazza Armerina: Pensabene 2016, pp. 242-244. Gerace:
e anche in medicina: esso era trasportato in una Pantelleria, di cui uno scavo subacqueo ha resti- Ignota rimane anche la destinazione della fia- Wilson 2015, pp. 125–32; aggiornamenti in Wilson cds b.
19
Wilson cds b; http://cnrs.ubc.ca/for-un-
particolare anfora del tipo Richborough 527, di tuito abbondanti testimonianze.31 schetta portaprofumo smaltata, affondata in una dergraduates/archaeological-field-schools/
cui è noto il centro di produzione, nelle Eolie.25 La posizione centrale della Sicilia nel Mediterra- nave al largo di Camarina.38 Questo affascinante archaeological-field-school-2015-sicily/
Esportato lungo tutto il Mediterraneo occiden- neo ha fatto sì che una serie di merci provenienti manufatto, ritrovato molto lontano dal consueto 20
Columella; Blackman et alii 2010.
21
Franco, Capelli 2014.
tale nel corso del primo e secondo secolo d.C., da ogni parte del mondo raggiungesse le sue co- raggio di distribuzione di questa particolare cate- 22
Royal, Tusa 2014; Tusa 2010a, pp. 270-275.
in particolare in Italia, Francia e Gran Bretagna. ste. La maggior parte delle importazioni proveni- goria di metalli decorati (Europa nord-occidenta- 23
Botte 2009, 71-89; Tusa 2010a, pp. 246–252.
A differenza delle Dressel 21/22 con la loro di- va naturalmente dall’Italia o dall’Africa, ma sono le, in particolare la Gran Bretagna, la Francia, la 24
Giorgetti 2006; Botte 2009, pp. 121-132.
stribuzione costiera, le anfore Richborough 527 documentati anche olio, pesce e ceramica deco- Germania e i paesi del Benelux), proveniva dalla
25
Bernabò Brea, Cavalier 2000, pp. 255-441; Borgard, Ca-
valier 2003; Borgard 2005.
sono diffuse in molti siti dell’interno [fig. 13].26 rata dalla penisola iberica [fig. 14], e prodotti lontana provincia romana della Britannia, laddo- 26
Mappa della distribuzione: Borgard 2005, p. 162, fig. 5;
La Sicilia non possiede cave di marmo, ma è ben alimentari, marmo, lampade e ceramiche prove- ve una industria locale, sulla base di una tradi- Pompei: Botte 2005; Argentomagus: Barthélémy-Sylvand
documentata nella regione di Palermo e anche in nienti dalla Grecia e dell’Asia Minore, così come zione risalente all’Età del Ferro, ha prodotto una 2002, p. 130.
27
Pensabene 2013, p. 448.
provincia di Agrigento una pietra colorata nel- da località più lontane.32 Anfore vinarie da Creta vasta gamma di questi prodotti complessi e inte- 28
Wilson 1990, p. 240.
le versioni rosso e giallo; essa si ritrova anche a sono note attraverso depositi del primo Impero ressanti per i mercati nazionali ed esteri.39 29
Per l’industria dello zolfo: Zambito 2014.
Roma e Ostia, ma non rappresenta un impor- nei pressi di Messina, presso la villa romana di 30
Santoro, Bianchi, Guiducci, Tusa 2003; Fiertler 2003; v.
tante prodotto di esportazione.27 La pietra rossa Castroreale San Biagio (Terme Vigliatore, ME), a infra.
Note
31
Tusa, Zangara, La Rocca 2009; v. infra.
(Rosso Fiorito) di S. Marco d’Alunzio, ME (an- Lipari e a Capo Molini (CT): questi prodotti pro- 32
Wilson 1990, pp. 239-276 ; Malfitana, Franco, Di Mauro
tica Haluntium), ampiamente utilizzata nella Sici- babilmente raggiungevano la Sicilia più di quanto 1
Recenti monografie sulla Sicilia antica, con attenzione 2013.
lia settentrionale e presente anche presso la villa attualmente si pensi.33 Le città portuali probabil- al periodo romano, includono Dreher 2008; Bonn 2008; 33
Creta: Gallimore 2016, fig. 12.1; Messina: Tigano 2011,
Lyons, Bennett, Marconi 2013 e Booms, Higgs 2016. Più pp. 86-87. Castroreale: Tigano 2008, p. 78, nr. 316. Lipari:
di Piazza Armerina, è stata comunque esportata mente godevano di un accesso più facile a tali Ancona 2000. Ampiamente diffusi in Campania, rappre-
in dettaglio sulla fase romana: Miccichè, Modeo, Santagati
fino a Napoli e nell’Italia centrale28. merci provenienti dall’estero; invece sorprende la 2007; Portale, Angiolillo, Vismara 2005, 17-186; Quartaro- sentano il 20% di alcuni depositi anforici romani della metà
Più significativo lo zolfo dalla regione di Agri- scoperta nel 2016, a Gerace (EN) nel cuore della ne 2006. del II secolo.
gento, di cui la Sicilia fu principale fornitore del Sicilia, della presenza durante il V secolo d. C. di
2
Wilson 2013a-c.; Campagna 2007; Soraci 2011. 34
Inedito; sono grato al Dott. Tomoo Mukai (Aix-en-Pro-
3
Wilson 1985; 1990, pp. 154-156. vence) per queste osservazioni.
mondo antico; il prodotto veniva frequentemen- vino proveniente dall’isola greca di Samos, non- 4
Vedi nota 17 infra. 35
Solunto: Giamellaro Spanò, Spatafora 1981-1983; Basi-
te esportato secondo le testimonianze epigrafi- ché da Gaza in Israele.34 Il vetro giungeva dalla 5
Welch 2012, pp. 182-195 (monete) e pp. 261-279. le 2004; cfr. ora Lightfoot 2014, soprattutto (per la cop-
che a Roma e nell’Italia continentale29. Siria nel primo secolo d.C. (come ad esempio la 6
Bacci 1994. pa siciliana) pp. 22 e 92. Chiaramonte Gulfi: Di Vita 1951;
7
Sutherland 1984, n. 273. Fremersdorf 1967, p. 190, tav. 272. Per la provenienza
Interessante è il successo di un altro prodotto, il tazza di vetro realizzato da Ennion, documentata dall’occidente (verosimilmente dalla Renania), cfr. Fre-
8
Dalla zecca di Lugdunum (Lione), nel 15/13, a.C. e 2
vasellame da cucina (ciotole, piatti e casseruole a Solunto, PA), e dalla Renania nel IV secolo (una a.C./6 d.C.: Sutherland 1984, nn. 172-173, 175, 181-183, mersdorf 1967, pp. 189-190, tav. 271 (da Aachenerstr in
con coperchio) prodotto sull’isola di Pantelleria; fiasca di vetro da Chiaramonte Gulfi, RG).35 194-197 e 204. Köln, con iscrizione greca); Whitehouse 1997, pp. 268-270,
esportato in molti luoghi del Mediterraneo cen- La maggior parte dei reperti proveniente dai
9
Lietz 2012, pp. 103-121. n. 457: vaso di provenienza ignota con scene di caccia da
10
Crawford 1974, n. 424. Corning (con le identiche decorazioni vegetali raffigurate
trale e occidentale per un arco temporale di alme- molti naufragi al largo delle coste siciliane quasi 11
Macrobio, Saturnalia 1.17.24. Localizzo l’Apolline’ dell’Iti- sul bicchiere di Chiaramonte). Sul bicchiere di Colonia,
no 500 anni.30 È lecito ipotizzare che per rendere certamente non era destinato ai mercati dell’isola. nerarium Antonini (96.3) a Capo Pachino piuttosto che verso Trier, Naumann-Steckner 2016, pp. 139-42.
la sua esportazione economicamente sostenibile, Le due colonne di marmo africano giallo antico occidente: Wilson 1990, p. 228, nn. 176, 393; 290. 36
Più recentemente Distefano 2015; in generale Tusa 2015;
12
Wilson 1990, pp. 46-113; Buscemi 2012. v. infra.
la Pantellerian ware venisse inserita nei vuoti lasciati rinvenute al largo di Camarina (RG), per esem- 13
Wilson 1990, pp. 159-169 e pp. 175-176; Tusa 2010, pp. 37
Kapitän 1969; Leidwanger, Bruno 2013; Leidwanger,
tra le merci più preziose del carico a bordo. For- pio, potevano essere dirette altrove, in quanto co- 174-215. Catania: Castagnino Berlinghieri, Monaco 2008. Tusa 2015.
se le navi di grano provenienti dal Nord Africa, lonne in questo materiale non sono ancora state 14
Wilson cds a. 38
Foto anche in Tusa 2010, p. 87.
15
Fiorentini 2006; per il mosaico: Aoyagi 1988. 39
Künzl 1995; 2008; 2012.
sostando a Pantelleria per rifornimento, imbarca- rinvenute in Sicilia;36 il singolare kit per chiesa
85

Il mare nella monetazione antica


Maria Caccamo Caltabiano
Università di Messina.

La Sicilia è la terra che più di qualsiasi altra rivela tuito – con quelle siciliane – un sistema politico
nelle sue monete l’attenzione al mare e alle crea- integrato cui fanno capo interessi commerciali,
ture marine. L’interesse per molti di questi sog- economici, artistici e culturali che trovano i loro
getti si spiega in una dimensione mediterranea punti focali nella corinzia Siracusa e nella sparta-
che fin dagli ultimi decenni del VI sec. a.C. col- na città di Taranto.
lega l’isola all’Oriente, e più tardi anche all’Occi-
dente hispanico. I tipi monetali rivelano grande
dimestichezza con gli “abitanti” del mare e una Il delfino e la conchiglia
capacità di osservazione che si traduce in co-
noscenza scientifica e capacità rappresentativa1. In Sicilia è l’area dello Stretto a manifestare per
Tale attenzione si coglie già nelle fasi iniziali della prima la sua dimensione Mediterranea. Le drac-
monetazione siciliana, in connessione con il for- me d’argento di Zancle recano al diritto un delfi-
marsi dei domini tirannici, e si intensifica nel cor- no che si staglia all’interno del profilo curvilineo
so del V sec. a.C. allorché le emissioni delle città del porto (525/0 a.C.). Il nome Zancle, con cui
maggiori si presentano più ricche e numerose di Messina fu nota fino agli inizi del V sec. a.C., de-
quanto avverrà nell’età ellenistica. Il formarsi di rivava da zanclon, termine siculo che indicava la
regni e di poteri forti, che accentreranno le risor- falce, e che identificava significativamente la città
se economiche, determineranno l’estinzione qua- con il suo Porto. Al rovescio appariva una con-
si totale delle emissioni monetali in coincidenza chiglia al centro di un quadrato diviso in nove
con la conquista romana. Vicende analoghe a settori, simili a mura e a merli circondanti un re-
quelle siciliane si registrano nella Megale Hellas; ad cinto [fig. 1]. Secondo il mito Gaia, la Terra Ma-
Soggetti monetali acquatici in Sicilia esse faremo qualche veloce riferimento per ricor- dre, costretta da Urano a trattenere in grembo i
(a cura di M. Puglisi) dare come le città italiote abbiano spesso costi- figli che generava, aveva affidato al figlio Crono
86 Maria Caccamo Caltabiano Il mare nella monetazione antica 87

del rovescio, uno dei simboli maggiormente ri- rimento all’attività cantieristica dei suoi arsenali. ma del diritto un gambero, una conchiglia pecten
correnti nella cultura mediterranea. Inizialmente Nel tempo delfino e conchiglia (cardium o pecten) e una tritonide. Grazie a uno stretto e tutt’altro
connessa con dee patrone della fertilità e signore formeranno un binomio presente sulle monete che casuale nesso fra la dea cittadina e il campo
del mare come Astarte e Afrodite, la conchiglia di diverse città siciliane, da solo o in relazione a semantico della fecondità e rigenerazione ciclica
aveva assunto un significato magico-religioso divinità maggiori. La sua forte valenza simbolica e perpetua, le creature marine sembrano alludere
che, dalla semplice funzione apotropaica, si al- si coglie appieno nel tetradrammo coniato dagli alla potenza vitale del mare. Non meno signifi-
largava a simbolo di nascita e di rigenerazione Zanclei a Messana dopo l’abbattimento della ti- cativa è la rappresentazione del granchio che in
anche dopo la morte. Nella conchi- rannide degli Anassilaidi nel 461 a.C.: delfino e Sicilia è presente soltanto in ambito occidentale.
glia zanclea è riconoscibile una conchiglia sono qui rappresentati al rovescio dello La capacità dell’animale di rinnovare periodica-
pelorias (“gigantesca”), iden- Zeus Eleutherios (Liberatore)6. A Siracusa, invece, mente il proprio carapace ne fanno un simbolo
1 tificabile con la conchiglia sotto il tiranno Dionisio I (405-367 a.C.) ai grossi di rinascita: ad Acragas assume la funzione di im-
più grande del Mediter- bronzi con testa elmata di SYRA e sul rovescio magine identitaria ed è presente anche sulle litre
una falce gigantesca con cui raneo, la pinna nobilis4, due delfini ai lati di un astro ad otto raggi, è affi- argentee di Motya e sui bronzetti di Lopadusa di
evirare il padre. Nascosta nel- attributo di Pelorias dato il messaggio degli inizi di un nuovo giorno. III sec. a.C.
lo Stretto la falce aveva dato personificazione di Volendosi assimilare a Dionysos, “il figlio di dio”,
origine al porto di Zancle e Capo Peloro5. il tiranno intendeva annunciare l’avvento di un
dai genitali del dio caduti in Sul finire del VI sec. epocale rinnovamento sotto la protezione della Il polpo
mare era nata Afrodite che, a.C. anche Siracusa dea Syra, eponima di Siracusa, confrontabile con
viaggiando verso Oriente, manifesta la sua aper- Astarte e riconoscibile nella più tarda dea Syria7. Tra i molluschi si distingue il polpo9, presente
aveva raggiunto l’isola di Ci- tura al mare. Al rove- soltanto in zecche della Sicilia Orientale. Sulle
pro2. Il mito evocava una proie- scio dei tetradrammi in frazioni di V sec. a.C., sia in argento che in bron-
zione dell’area dello Stretto verso argento quattro delfini Le conchiglie zo di Siracusa, è abbinato con la testa della dea
il Mediterraneo Orientale lungo una ruotano intorno alla testa cittadina o di Arethosa, e in un caso anche con
rotta che le monete aiutano a ricostrui- 2 femminile che personifica la cit- In genere si registra molta cura nella rappresen- quella di un giovane dio fluviale. La sua diffu-
re nelle sue tappe fondamentali. “Segnalatore” tà. L’immagine si abbina al diritto alla tazione degli animali marini tanto che è possibile sione è maggiormente concentrata in alcune aree
del percorso è l’immagine del delfino, presente quadriga vittoriosa guidata dal signore “auriga identificare diverse specie, soprattutto fra le con- della Magna Grecia dove lo si trova insieme a Po-
oltre che a Zancle anche sulle monete di Del- dello Stato”. Sul demareteion, coniato da Siracusa chiglie8. Bivalvi quali il pecten, il cardium, la pinna seidon a Poseidonia, col tripode di Apollo a Cro-
phoi, di Thera la più meridionale delle Cicladi, di dopo la vittoria sui Cartaginesi ad Himera (480 (nobilis e rudis) si trovano in unione con ninfe epo- tone e insieme alla conchiglia a Taranto, tenuto in
Carpathos posta tra Creta e Rodi, di alcuni elettri a.C.), la testa femminile viene esaltata da un cer- nime e divinità materne, e si distinguono dalla tri- mano dal delfiniere Taras. L’orizzonte cronologi-
di Cizico – situata sulla Propontide –, per finire chio di luce che le circonda la testa e un picco- tonide che è strumento musicale e di annuncio. A co del simbolo del polpo è molto antico. Come
sul Mar Nero dove la città di Olbia, fin dal 525 lo delfino pende dalla sua collana [fig. 2]. Con Catane la sua presenza coincide con la comparsa motivo vascolare ha origine nella produzione ce-
a.C. ca., emetteva piccoli delfini in bronzo con i delfini che ruotano verso le quattro direzioni della ninfa cittadina in volo e ad Himera la suona ramica cretese di “stile naturalistico” perdurando
funzione monetale3. astronomiche principali la dimensione di Siracu- un giovinetto che arriva in groppa ad un caprone. fino alla metà circa del II millennio a.C., per ri-
Il delfino era uno degli attributi di Apollo; come sa potenza marinara appare in contrapposizione Conchiglie e crostacei, raramente presenti come comparire verso la fine del VI sec. a.C. in diverse
Delphinios il dio aveva guidato i Greci nella co- con quella di Atene che con la testa elmata di tipi principali, sono rappresentati più spesso in zecche del Mediterraneo. Tradizionalmente asso-
lonizzazione dell’Occidente e i coloni Calcidesi Athena celebrava il ruolo militare. D’altro can- unione con altri soggetti. Le loro immagini sem- ciato all’idea di astuzia che gli deriva dalle capaci-
nella fondazione di Zancle. La sua immagine to anche Zancle, negli anni in cui era dominata brano rispettare una gerarchia semantica sugge- tà mimetiche che gli consentono di confondersi
evocava forse questo mitico passato, ma anche dai Samii (494-488 a.C.), era stata la prima città rita dalle monetine bronzee di Himera (415 - 409 con l’ambiente circostante, nella poesia omerica
il ruolo di somma guida di un viaggio non esclu- mediterranea a rappresentare sulle sue monete a.C.) che – in base al loro potere d’acquisto di sei, è accostato alla saggezza e all’astuzia di Odisseo.
sivamente terreno. Lo si deduce dalla conchiglia la prua di una nave armata, con probabile rife- quattro e tre once – associano alla ninfa eponi- Il suo abbinamento con Poseidon, con l’eroe
88 Maria Caccamo Caltabiano Il mare nella monetazione antica 89

fondatore Taras, con Scilla, con il Gorgoneion e coincide con il centro del Mediterraneo nei centri cavalluccio marino o ketos nell’area di esergo dei di cane. La sua comparsa è pressoché contem-
con la ninfa Arethosa, figure che appartengono fenicio-punici di Solunto e dell’isola di Lopadu- tetradrammi di Siracusa è stata messa in relazione poranea nel penultimo decennio del V sec. a.C.
ad un sostrato molto antico, potrebbe giustificar- sa. Considerate nel loro insieme le tre aree segna- con la vittoria navale di Hierone sugli Etruschi sulle monete di Cuma, Acragas e Siracusa, anche
si nella prospettiva delle continue trasformazioni lano la gamic migration dell’animale. Nel periodo a Cuma, nel 474 a.C. Ricompare nell’esergo dei se con iconografie diverse. Sul tetradrammo di
che connotano l’esistenza umana. Significativo che coincide con la riproduzione della specie il tetradrammi di Himera con quadriga al galoppo Acragas Scilla compare al di sotto del granchio
che a Messana, sotto il controllo di Dionisio I, tonno passa dalla fase errante a quella migrato- dopo la vittoria riportata dai Siciliani sugli assa- nell’atto dell’aposkopein, del guardare lontano
il polpo compaia sui bronzi con al diritto una le- ria. Muovendo dall’Oceano Atlantico attraverso litori Ateniesi alla fine del 413 a.C., e, poco più come le sentinelle o di chi è dotato di qualità pro-
pre in corsa che sta per essere colpita dal bastone lo stretto di Gibilterra entra nel Mediterraneo, tardi anche sui tetradrammi di Panormos/Ziz fetiche [fig. 5]. A Siracusa è raffigurata come una
mortale, il lagobolon10. risale il Mare Egeo, attraversa la zona degli Stretti occupata dai Cartaginesi. Sotto Dionisio I l’ip- giovinetta “pescatrice” di un pesce che le sfugge.
(dove ha sede Cizico) e raggiunge il Mar Nero. pocampo assumerà grande rilievo sul R/ del no- Sugli argenti di Cuma dal suo ventre fuoriesce la
Qui si riproduce e riprende poi la via del ritorno. minale inferiore che si abbina ai bronzi con testa conchiglia kymion, simbolo identitario della città
Il tonno Il fatto che sulla moneta il tonno appaia spesso di SYRA/astro e delfini14 [fig. 4], diffondendosi campana e dell’eponima Kyme, nome che indicava
rappresentato insieme all’immagine di Heracles/ poi quale ornamento dell’elmo di Athena sulle la donna gravida, incinta16. A Cuma le teste di
Melqart o a quella del suo tempio, dimostra come monete di Thurii, Metaponto, Eraclea, e Taranto. cane non fuoriescono dal busto di Scilla ma si
la sua presenza si riferisse non soltanto alle atti- Nelle città fenicie l’ippocampo è la cavalcatura dipartono dalle sue spalle come accade sull’unico
vità commerciali ma rivestisse anche una valenza del dio Melqart. Come tale, nella seconda metà esempio monetale proveniente dall’Oriente, un
religiosa correlata con il culto del dio fenicio e del V sec. a.C., è presente sulle monete di Tiro elettro di Cizico. Scilla ha per compagno Glauco,
della Triade divina (il dio creatore, la sua sposa mentre sorvola le onde al di sotto delle quali il Tritone che dalla cintola in giù ha il corpo pisci-
e il figlio)12. nuota un delfino. A Biblos e ad Arados un gran- forme; ad Acragas è rappresentato al di sotto del
de ippocampo si staglia al di sotto di una galea granchio nell’atto di suonare la conchiglia trito-
3 occupata da tre opliti, simbolica immagine della nide. Ancora una volta egli compare sia a Cuma
L’ippocampo “nave dello Stato”; il suo significato di imperio e che a Cizico.
Le rappresentazioni dei pesci sono in genere su- di dominio è reso certo dalla presenza sul R/ del
bordinate ad immagini più importanti, ninfe e tipo del leone che atterra il toro. L’ippocampo si
divinità fluviali, per cui si riferiscono più ai fiumi rivela espressione dell’egemonia marittima delle
che al mare11. Anche la loro frequenza come tipi città emittenti; simbolo della novità incarnata dai
principali non è elevata. Fa eccezione il tonno sovrani e dai governanti; e grazie alla sua coda
la cui presenza si localizza in tre soli ambiti del spesso ritorta è immagine dello svolgersi ed evol-
Mediterraneo. La sua prima apparizione è sugli versi del tempo. In aggiunta Plinio15 gli attribui-
elettri di Cizico (VI sec. a.C.), che lo sceglie qua- sce proprietà afrodisiache, e ancora oggi in Cina
4 milioni di esemplari sono impiegati nella prepa- 5
le icona identitaria in combinazione con soggetti
mitici [fig. 3], fantastici o simbolico-naturalistici. razione di afrodisiaci.
Le sue raffigurazioni diventano numerose nel Anche l’indagine condotta sulle iconografie mo- Queste comunanze tipologiche sono testimoni
III sec. a.C. nelle zecche dell’area sud-occiden- netali dell’ippocampo evidenzia una netta affinità di relazioni e scambi economici e culturali fra
tale della penisola iberica, ricca di impianti per tematica con l’ambito fenicio13. Come tipo prin- Oriente e Occidente che proprio all’indomani
la salagione. Le emissioni, inaugurate da Gadir, cipale esso compare per la prima volta intorno Scilla e Glauco della sconfitta degli Ateniesi in Sicilia registraro-
proseguiranno in altre dieci zecche hispaniche su al 500 a.C. al rovescio delle monete tarantine: è no la spedizione navale capitanata dal siracusa-
un arco cronologico che si protrae fino agli inizi caratterizzato da testa e zampe di cavallo e da Fugaci ma non casuali appaiono sulle monete no Ermocrate in Oriente. In alleanza con Sparta
del I sec. a.C. Con emissioni assai meno consi- una sottile coda di pesce, e al D/ si abbina al le rappresentazioni di Scilla, il mostro dal cor- e con la Persia, proprio nella zona degli Stretti,
stenti, il terzo polo della raffigurazione del tonno delfiniere Taras. La sua apparizione in forma di po pisciforme sul cui busto si innestano tre teste egli combatté senza successo per difendere con-
90 Maria Caccamo Caltabiano 91

tro Atene il controllo dei Greci occidentali dello Note


La battaglia delle Egadi ritrovata
sbocco sul Mar Nero17. 1
Vd. Giacobbe, Caltabiano, Puglisi 2009 e Puglisi 2013,
In genere le città che adottano gli stessi tipi mo- 2014, 2015, ai lavori della quale si rimanda per i riferimenti Sebastiano Tusa
netali è difficile dire, quando siano stati esaminati ai cataloghi numismatici e alla riproduzione fotografica di
singolarmente, se condividano la medesima cul- gran parte dei soggetti marini citati nel presente lavoro. Soprintendente del Mare, Regione Siciliana
2
Hesiodus, Theogonia, vv. 159-200. Nei medesimi anni di
tura o se stiano soltanto aderendo ad una moda. Zancle Taranto rappresenta sugli stateri l’eroe eponimo
In realtà è l’insieme dei dati esaminati per vaste Taras che cavalca un delfino. Nel mito avrebbe compiuto
aree e numerosi soggetti che fa emergere l’esi- il viaggio in senso opposto a quello zancleo: dall’isola di
Creta alla Magna Grecia. Carroccio 2011.
stenza di parallelismi, e di conseguenza un’ado- 3
Nel V sec. a.C., il delfino sarà presente su 23 serie di 17
zione non accidentale dei simboli, che per loro zecche diverse, Apolito 2008, p. 29.
natura hanno una capacità comunicativa che va 4
Giacobbe, Caltabiano, Puglisi 2009.
ben al di là dei linguaggi verbali. Le monete con-
5
Caccamo Caltabiano 1985.
6
Caccamo Caltabiano 1993, pp. 63-66 tav. 19 nr. 291.
servano attraverso le immagini uno straordinario 7
Caccamo Caltabiano 2009.
patrimonio di informazioni storiche che da anni 8
Puglisi 2013.
cerchiamo di recuperare attraverso lo studio del 9
Puglisi 2004.
10
Caccamo Caltabiano 1993, p. 139 e nn. 686-708; Carroc-
codice comunicativo della moneta18.
cio 2011.
11
Vd. Puglisi 2013.
12
Caccamo Caltabiano 2015, pp. 41-42. Dal 2005 le acque circostanti l’isola di Levanzo, subacquee in Sicilia avevano recuperato centina-
13
Icard Gianolio 1997; Geraci 2009/2010. soprattutto a Nord, Ovest ed Est, sono siste- ia di ceppi d’ancora con le relative contromarre
14
Vd, supra, p. 87.
15
Plin., Naturalis Historia, XXXII 139, 7. maticamente esplorate grazie ad una fruttuosa in piombo attribuibili all’epoca romana lungo la
16
Caccamo Caltabiano 1979; Salamone 2012, pp. 47-62. collaborazione che la Soprintendenza del Mare costa orientale della piccola isola di Levanzo. Co-
17
Caccamo Caltabiano 2000. della Regione Siciliana ha intrapreso con la RPM noscendo bene la topografia dei luoghi compresi
18
Caccamo Caltabiano 2007.
Nautical Foundation1. Ma tali campagne di ricer- immediatamente, così come del resto aveva an-
che iniziarono dopo un lungo periodo di rifles- che capito lo stesso Paladino, che quelle ancore
sioni, indagini e studi che portarono alla formu- in quello spazio di mare assolutamente inospita-
lazione di un’ipotesi che si rivelò esatta. L’ipotesi le per le forti correnti e le frequenti inaspettate
riguardava l’identificazione del luogo ove fosse turbolenze e caratterizzato da una costa ripida
avvenuta la battaglia delle Egadi tra Cartaginesi e dove era assolutamente impossibile approdare,
Romani che pose fine alla Prima Guerra Punica a erano l’indizio di un evento particolare quasi cer-
favore di quest’ultimi2. tamente da mettere in relazione con la presenza
La nostra storia inizia sul finire degli anni ’70 del simultanea di una flotta. Il collegamento con la
secolo scorso quando sull’isola di Favignana si battaglia delle Egadi era inevitabile anche se era
teneva annualmente la “Settimana delle Egadi”, opinione diffusa tra gli studiosi di storia romana
dove, tra eventi di vario tipo, si discuteva anche che la battaglia si fosse svolta lontano da Levan-
di archeologia sia terrestre che marina. Fu du- zo, a Sud, presso la Cala Rossa di Favignana.
rante uno di quegli incontri che un racconto di Già negli anni ’70 del secolo scorso si era avuta la
antiche scoperte nelle acque dell’antistante isola scoperta ed il recupero della nave punica di Mar-
di Levanzo attirò la mia attenzione. Appresi che sala ad opera di Honor Frost che l’aveva identifi-
nei primi decenni seguenti alla metà del secolo cata come una nave da guerra dispersa proprio in
scorso Cecè Paladino e altri pionieri delle attività quella battaglia3.
92 Sebastiano Tusa La battaglia delle Egadi ritrovata 93

assediato dai Romani, attendeva con ansia i rifor- segna spontanea da parte di un pescatore di un
nimenti che dovevano giungere con la flotta co- elmo del tipo Montefortino, anch’esso assimila-
mandata da Annone proveniente da Cartagine4. bile al periodo della battaglia. Sia il detentore del
Mi apparve chiara la logicità della presenza del- rostro che il pescatore indicarono come luogo
la flotta romana presso Levanzo poiché mi resi di rinvenimento proprio quello spazio di mare
conto che la rotta seguita da Annone doveva es- a nord-ovest di Levanzo. L’ipotesi formulata si
sere a Nord di Levanzo sia per giungere più diret- rafforzò e, di lì a poco, venne confermata dalle
tamente alla baia di Bonagia, piccola insenatura a scoperte in mare.
Nord di Trapani, che costituiva l’unico approdo Le ricerche, con il coordinamento per la Soprin-
possibile da dove sarebbe stato possibile ascen- tendenza del mare di Stefano Zangara e per la
dere al monte e congiungersi con i compatrioti, RPM di Jeff Royal, sono state condotte con l’ausi-
sia per eludere il blocco navale romano che con- lio della nave oceanografica Hercules a posiziona-
trollava la costa siciliana tra Lilibeo e Drepanum mento dinamico (Digital Positioning System) dotata
(l’antica Trapani)5. di sistemi di ricognizione elettroacustica di ultima
Si concretizzò, pertanto, l’ipotesi che la batta- generazione. In particolare si è usato un sonar a
glia delle Egadi fosse avvenuta a nord-ovest di scansione laterale, ma soprattutto un multibeam
Levanzo e non a Favignana. Tuttavia soltanto la (sonar a scansione radiale direttamente monta-
Partendo dall’ipotesi che nei pressi dell’impo- ricerca archeologica diretta in mare poteva veri- to sul fondo dello scafo) per l’individuazione sul tità esatta dell’oggetto da analizzare [fig. 3]. È
nente mole di Capo Grosso (punta settentrionale ficarla. Fu così che, anche grazie alla successiva fondale di elementi d’interesse storico-archeolo- evidente che la disponibilità di una nave a posi-
dell’isola di Levanzo) [fig. 1] si fosse ancorata la costituzione della Soprintendenza del Mare della gico [fig. 2]. A questi strumenti si aggiunge un zionamento dinamico satellitare è essenziale per
flotta romana che tese l’agguato mortale ai Car- Regione Siciliana, intraprendemmo una ricerca veicolo subacqueo filoguidato dotato di telecame- la buona riuscita della ricerca poiché permette di
taginesi ne derivava che il luogo della battaglia sistematica6 che ebbe una svolta quando dal 2005 re, bracci antropomorfi per il recupero di oggetti, ritornare sui target precedentemente individuati
non poteva essere Cala Rossa, ma dovesse tro- iniziammo le ricerche con la fondazione statu- sorbona e lancia ad acqua per limitate operazioni con precisione millimetrica.
varsi altrove. nitense RPM Nautical Foundation che ci mise a di scavo (Remotely Operated Vehicle). È, pertanto, Grazie a siffatte strategie e metodologie d’inda-
Rilessi Polibio che ci dà la migliore descrizione disposizione la tecnologia idonea per intervenire una ricerca esclusivamente strumentale che, sol- gine utilizzate sistematicamente ed, ovviamente,
della battaglia e degli antefatti, ma anche gli al- in quello spazio di mare dove ipotizzavo fosse tanto in limitati casi ha visto l’intervento di su- alla professionalità degli operatori coinvolti, si
tri storici e scrittori antichi che ne parlano, come avvenuto lo scontro tra le due flotte, a qualche bacquei specializzati in immersioni in alto fondale è giunti in pochi anni di ricerca ad ottenere un
Diodoro Siculo, Eutropio e Zonara. Studiammo miglio a nord-ovest di Levanzo lungo la diret- per il recupero di alcuni oggetti e per esigenze di risultato di grande rilievo scientifico nonché al
con Piero Ricordi il regime dei venti dominanti trice tra Marettimo, da dove aveva preso l’avvio documentazione fotografica ad alta definizione. recupero di reperti di grande valore storico, ar-
di quell’area. Con l’aiuto di Antonino Filippi rive- la sfortunata traversata cartaginese, e la baia di La ricerca è stata condotta sistematicamente cheologico e tecnologico, ma anche artistico.
demmo la topografia archeologica del monte San Bonagia, ipotizzato luogo di approdo sulla costa investigando corridoi regolari di mare adiacen- Il risultato più rilevante della ricerca è stato il
Giuliano sulla cui sommità sorge la piccola citta- siciliana. ti individuando i target, cioè quegli elementi che rinvenimento di nove rostri in bronzo, cui si ag-
dina medievale di Erice, antica sede di una città Intanto, nei primi anni di questo secolo, due agli occhi esperti degli operatori sonar rivesto- giungono quello recuperato dai Carabinieri8 ed
elima e del famoso tempio di Venere. Era lì che eventi rilevanti contribuirono ad accelerare l’inte- no caratteristiche tali da ritenerli potenzialmente
Amilcare, comandante dell’esercito cartaginese, resse per la ricerca avvalorando vieppiù le nostre manufatti. Finora sono stati ricogniti sistematica-
ipotesi. Vi fu il recupero di un rostro in bronzo, mente ed intensivamente quasi 300 km2 di mare.
assimilabile cronologicamente al periodo della Dopo la fase di raccolta dati mediante gli stru- 2. L’equipe di ricerca in occasione del recupero del
rostro Egadi 4 (da sinistra in alto: Jeffrey Royal,
1. L’area a Est di Capo Grosso di Levanzo, presunto
battaglia, grazie ad un’operazione investigativa menti elettroacustici i target identificati vengono Sebastiano Tusa, Stefano Zangara, Francesca Oliveri,
luogo di ancoraggio della flotta romana. effettuata dal Nucleo Tutela Patrimonio Cultu- analizzati singolarmente con l’aiuto del ROV che George Robb, Jim Gould; da sinistra in basso: Salvatore
(foto Sebastiano Tusa) rale dell’Arma dei Carabinieri7. Ma anche la con- permette all’occhio umano di riconoscere l’iden- Palazzolo e Cecilia Albana Buccellato).
94 Sebastiano Tusa La battaglia delle Egadi ritrovata 95

I rostri delle Egadi pesano in media Kg 170 ed Oltre ai succitati rostri bronzei sono stati rin-
hanno uno spessore non uniforme di circa 1,5 cm venuti numerosi elmi in bronzo del tipo Mon-
che, nella parte anteriore d’urto, è di circa 5 cm. tefortino ed uno diverso probabilmente da at-
L’aggancio alla prua della nave avveniva per inca- tribuire ad ambiente punico. Sono state, inoltre,
stro rafforzato da alcuni chiodi che penetravano rinvenute numerose anfore del tipo greco-italico
nelle parti lignee attraverso rispettivi fori pratica- e punico [fig. 5]. Sono presenti anche numerosi
ti sui bordi posteriori dei rostri. È evidente che esemplari di vasi da mensa e molti chiodi la cui
la forza d’impatto del rostro era data dall’inerzia presenza, contrapposta all’assenza di legno è do-
dell’intera nave che faceva tutt’uno con esso. Se vuta quasi certamente al fatto che le navi perdute
ne deduce che era assolutamente importante che in battaglia erano quelle adibite al combattimen-
non vi fossero anomalie e imperfezioni tra le par- to. Erano, pertanto, prive di pesante carico che
ti lignee che convergevano all’interno del rostro. generalmente con il suo peso copre e fa spro-
L’energia dell’impatto doveva, infatti, scaricarsi fondare lentamente lo scafo sotto il sedimento
in maniera omogenea su tutte le parti della nave del fondo marino preservandolo dall’aggressione
e non difformemente altrimenti si sarebbero po- della Teredo Navalis. Il legno è, pertanto, scom-
tute verificare fratture e guasti letali per la nave parso lasciando sul fondo le ceramiche usate
attaccante. dall’equipaggio, i chiodi e quegli elementi inorga-
Dai dati raccolti analizzando ogni singolo rostro nici che facevano parte delle imbarcazioni affon-
abbiamo dedotto che lo scontro poteva anche date. Emerge, in tal modo, un vasto areale ove
essere frontale, come dimostrerebbero le tracce si raggruppano numerose concentrazioni di og-
d’impatto sul rostro punico Egadi 3. Tuttavia è getti che offrono la percezione di numerose navi
evidente che l’utilizzo più diffuso doveva essere
scagliandolo sui fianchi delle navi nemiche o per-
pendicolarmente o obliquamente recando danno 4.
 Il rostro Egadi 6. (foto Sebastiano Tusa)
sia alla struttura della nave colpita, sia al suo ap- 5. Rostri ed elmi bronzei recuperati nell’area della
un altro consegnato spontaneamente da un mo- fisionomia dimostrando una sorta di avvenuta parato remiero. battaglia delle Egadi. (foto Jeffrey Royal)
topesca. I rostri sono tutti del tipo a tre fendenti globalizzazione nel campo della guerra che de-
orizzontali sovrapposti attraversati da un quarto terminava l’uso di simili armi in entrambi gli
centrale verticale [fig. 4]. Visti lateralmente as- schieramenti. Ciò è dimostrato anche dalle iscri-
sumono l’aspetto di un vero e proprio tridente. zioni che abbiamo trovato sulla guaina superiore
L’arma era posizionata sulla prua parzialmente al dei rostri in ben otto esemplari, di cui sette latine
di sotto del livello marino. All’interno del rostro ed una punica. Tuttavia è riscontrabile una diffe-
convergevano le parti essenziali della nave: la chi- renza nella manifattura che, sebbene, risultante
glia, il dritto di prua e le cinte laterali. Sebbene di un sapiente uso della tecnica a cera persa, po-
ognuno differisce dagli altri per rapporti dimen- teva essere realizzata in vari modi. In particolare
sionali e decorazioni, tutti hanno una medesima si poteva usare la tecnica diretta quando la forma
creata su un modello di cera era utilizzata per una
sola fusione e quella indiretta quando lo stampo
3. Il rostro Egadi 4 in situ attraverso l’immagine ROV in veniva impiegato più volte, dando all’oggetto una
fase di recupero. (foto Jeffrey Royal) spiccata standardizzazione.
96 Sebastiano Tusa La battaglia delle Egadi ritrovata 97

affondate costituendo l’ulteriore prova dell’iden- inevitabile scontro fra i due imperialismi princi-
tificazione esatta del luogo dello scontro. pali del Mediterraneo. Dopo oltre venti anni di
La rilevanza della scoperta dei rostri, oltre ad guerra le truppe cartaginesi e romane si fronteg-
avere accresciuto quantitativamente e qualitati- giavano in una situazione di stallo sulle alture di
vamente la conoscenza su questa singolare arma Erice. Cartagine pensò di concludere il conflitto a
navale9, è stata accresciuta dalla presenza su al- proprio favore allestendo un grande flotta carica
cuni di essi di brevi ma significative iscrizioni10. di truppe ed armamenti per dare al presidio co-
Al momento si hanno sette iscrizioni latine ed mandato da Amilcare quella forza necessaria per
una punica. Tali iscrizioni offrono l’opportunità sovrastare le truppe romane che controllavano la
di chiarire e comprovare quanto era detto dalle vetta e parte delle pendici occidentali del monte.
fonti sulla prima guerra punica. Nell’ultima fase Roma, di conseguenza, si prepara allo scontro fi-
del conflitto, infatti, il Senato chiese uno sforzo nale allestendo una flotta forte di circa 200 navi
ai cittadini romani, soprattutto a chi possedeva ben armate ed equipaggiate al comando di Gaio
cospicui patrimoni. Molte ricche famiglie s’im- Lutazio Catulo. Navi ed equipaggi erano di diver-
pegnarono a finanziare l’ultima flotta – quella sa origine e formazione, provenendo anche dalle
di Lutazio Catulo – a patto che i denari investiti città alleate, ma tutti animati da una forte deter-
fossero ritornati dopo la vittoria. Le iscrizioni la- minazione alla vittoria.
tine menzionano due personaggi (seviri o questo- La grande flotta cartaginese12, partita dalla costa
ri) che effettuano la probatio, cioè testimoniano la nord africana, si fermò alcuni giorni a Marettimo,
corretta manifattura dell’oggetto e, probabilmen- la più occidentale delle Egadi, in attesa di conclu-
te, anche della nave, e ne certificano l’avvenuto dere la traversata fino alle coste siciliane con con-
contributo finanziario. dizioni meteomarine favorevoli che Annone giu- imponente di Capo Grosso dirigendosi minac- to Amilcare in spasmodica attesa sul monte San
Di tenore diametralmente opposto è l’iscrizione dicò tali all’alba del 10 marzo del 241 a.C. Quella ciose e decise verso il convoglio nemico. L’im- Giuliano. Diede, quindi, l’ordine della ritirata
incisa punica sulla guaina del rostro Egadi 3. In fatidica mattina un vento da Sud-Ovest spirava provviso attacco romano colse i Cartaginesi im- [fig. 6].
essa è racchiusa un’imprecazione contro i nemi- sulle Egadi. Annone, quindi, prese la sua decisio- preparati. Anche la sorte favorì i Romani poiché Dopo 23 anni di estenuante conflitto, al volgere
ci invocando il supporto di Baal11. L’iscrizione, ne di dirigere la flotta da Marettimo direttamente le condizioni meteorologiche andavano mutando del fatidico 10 marzo del 241 a.C. iniziò l’irre-
letta da Giovanni Garbini, auspica che “questo verso la costa a settentrione di Trapani passando a sfavore della grande flotta cartaginese. Il vento, versibile tramonto nel blu intenso del mare delle
(rostro) sia puntato dritto contro il naviglio; col a Nord di Levanzo essendo sicuro di evitare, pe- infatti, iniziò a cambiare direzione non soffiando Egadi del dominio cartaginese sul Mediterraneo.
(suo) furore Baal che fa raggiungere lo scopo, raltro, anche la temibile strettoia del canale tra più da Ovest ma progressivamente girando da Ci sarebbero volute altre due guerre ed oltre un
faccia correre questo: e lo scudo colpito soffra Levanzo e Favignana ed il blocco navale romano Nord e da Nord-Est diventando, pertanto, con- secolo per eliminare definitivamente dalla scena
nel centro”. lungo la costa tra Trapani e Marsala. trario all’andatura delle navi cartaginesi. mediterranea la potenza di Cartagine, ma quel 10
Una diversa attitudine caratterizza lo spirito car- L’apparentemente astuto piano di Annone fu, Nelle ore pomeridiane la situazione mutò decisa- marzo del 241 fu l’inizio del suo inesorabile ed ir-
taginese verso la battaglia. Laddove i Romani tuttavia, intuito da Lutazio Catulo, probabilmen- mente a favore dei Romani. La corsa cartaginese reversibile declino e certamente l’inizio dell’inar-
concretamente affidavano la certezza della vit- te anche con l’aiuto di alcune spie. Egli, quindi, verso la Sicilia si bloccò a causa dello sbarramen- restabile ascesa che avrebbe portato Roma a di-
toria alle loro forze i Cartaginesi si affidavano raggruppò la sua flotta a ridosso della rotta carta- to romano e delle avverse condizioni meteorolo- ventare potenza egemone del mondo di allora
all’auspicato intervento divino. Fu anche, proba- ginese, presso la costa orientale di Levanzo la cui giche. Annone si rese conto che la prosecuzione per alcuni secoli.
bilmente, questa attitudine diversa alla guerra che mole la nascondeva alla vista del nemico. Quan- della traversata verso la Sicilia sarebbe stata im-
diede ai Romani quella fiducia nelle proprie forze do la flotta cartaginese giunse a circa tre o quat- possibile se non a prezzi enormi in termini di
determinante per la vittoria finale. tro miglia da Levanzo le navi romane sbucarono perdite che avrebbero compromesso e vanifica- 6. Dinamica della Battaglia delle Egadi.
La battaglia delle Egadi fu l’epilogo del primo improvvisamente lasciandosi a babordo la mole to l’eventuale beneficio che ne avrebbe ricava- (elaborazione di Piero Ricordi e Sebastiano Tusa)
98 Sebastiano Tusa 99

Presso l’ex Stabilimento Florio di Favignana, un Note


Programmi di ricerca alternativi per i
tempo la più grande industria conserviera di tra-
sformazione del tonno pescato nelle acque an-
1
Tusa, Royal 2012, pp. 7-48. Beni Culturali sottomarini
2
Michelet 1831; De Sanctis 1916.
tistanti l’isola, sono esposti i rostri, gli elmi ed 3
Frost et alii 1981.
alcune anfore recuperati nel mare delle Egadi
4
Filippi 2005, pp. 83-94; Kromaier 1909, pp. 25-39. Stefano Zangara
5
Gulletta 2005, pp. 71-82.
inerenti la battaglia delle Egadi. La loro esposi- 6
Tusa 2005a.
Dipartimento Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana
zione è accompagnata da un innovativo sistema 7
Tusa, Buccellato 2008, p. 67; Tusa, Buccellato 2010, pp.
didattico-scientifico che ricostruisce in modo ve- 111-113.
8
Buccellato, Tusa 2009, pp. 333-334.
ritiero l’avvenimento storico e che mostra l’utiliz- 9
Basch 1987; Casson 1995; Casson, Steffy 1991; Morrison,
zo dei rostri, dando inoltre indicazioni realistiche Coates, Rankov 2000; Murray 1985, pp. 141-150; Oron,
sulla forma e caratteristiche delle navi da guerra 2006, pp. 63-76.
antiche.
10
Gnoli 2012, pp. 59-74; Gnoli 2011, pp. 47-86; Oliveri
2012a, pp. 117-124; Oliveri 2012b, pp. 142-153; Prag 2014a,
L’esposizione museale si snoda in due ambien- pp. 33-59; Varoufakis 2007, pp. 453-460.
ti dove il visitatore vive un’immersione virtuale 11
Buccellato, Tusa 2012, pp. 154-173; Tusa, Buccellato,
nel clima di quel fatidico giorno di battaglia rivi- Garbini 2014, pp. 183-199.
12
Medas 2000.
vendone antefatti e conseguenze. In un ambiente
sono esposti gli oggetti accompagnati da filmati
che ne spiegano storia, caratteristiche, funzioni e Premesse mentazioni oceanografiche applicate alle ricerche
tecniche produttive. Nel secondo ambiente gran- archeologiche in basso, medio e alto fondale.
di proiezioni a parete fanno rivivere le emozioni Oltre alla cultura della conoscenza storica, è fon- Agli inizi apparve come un’opportunità unica nel
della battaglia attraverso una sceneggiatura filmi- damentale acquisire nuovi ‘sistemi’ di studio e di “Marenostrum”.
ca, dove i due ammiragli si avvicendano per nar- ricerca, di documentazione e di rilievo, di scavo e Le ricerche strumentali hanno aperto nuovi im-
rare dal vivo la dinamica degli eventi. di recupero strumentale alternativi. portanti orizzonti agli aspetti culturali sommersi
È bene ribadire che il segreto del successo del- Strumenti moderni in grado di offrire al ricerca- e, stimolate soprattutto dalle informazioni rac-
la scoperta del luogo di quella battaglia sta nella tore, oggi sempre più esigente, alternative valide colte nei luoghi di mare e dai numerosi racconti
strategia sistematica della ricerca fortemente ba- per allargare i confini dettati dai contesti territo- dei pionieri della subacquea siciliana, hanno dato
sata sull’utilizzazione sapiente di ottime tecno- riali, il più delle volte estremi, e in cui si collocano la possibilità di coniugare le esperienze acquisite
logie oceanografiche, ma anche e, soprattutto, la maggior parte dei siti archeologici sottomarini. sul campo alle innovazioni tecnologiche propo-
nella felice e fruttuosa collaborazione tra stori- Sistemi che si contraddistinguono da complesse ste per le ricerche strumentali.
ci, archeologi e tecnologi a livello nazionale ed attività dal valore tecnico-scientifico e culturale Il valore aggiunto dato dall’applicazione delle
internazionale. elevato e che rappresentano, al contempo, pre- tecnologie geosonar è stato in grado di offrire, a
ziosi momenti di sviluppo didattico. noi ricercatori sempre più esigenti, una alterna-
Il congiungimento o la cooperazione tra enti e tiva valida per allargare i confini dettati dai limiti
istituzioni pubblico/private possono far risco- del contesto territoriale – il più delle volte estre-
prire comuni radici e tradizioni attraverso il pa- mo – in cui si collocano troppo frequentemente
trimonio sottomarino e la Regione Sicilia con la i siti culturali sottomarini.
Soprintendenza del Mare ha, ormai da qualche
anno, tracciato le linee guida fondamentali per
una moderna ricerca sottomarina e, nello spe-
cifico, dedicando particolare riguardo alle stru-
100 Stefano Zangara Programmi di ricerca alternativi per i Beni Culturali sottomarini 101

Le finalità della ricerca strumentale –– indagini dirette con Remotely Operated Vehicle • a nord-est anche i grandi e profondi spazi Interreg Sicilia-Veneto (2009).
(ROV) o con sommozzatori altofondalisti; acquei antistanti l’isola di Panarea e Salina Per queste ricerche sono stati attuati approfondi-
Le indagini strumentali hanno consentito di re- –– scavi e recuperi archeologici subacquei dell’arcipelago Eoliano – 2009/2015 (Pro- ti sondaggi con l’utilizzo di eco-sonar di alta pre-
alizzare, con un’alta risoluzione, le mappe corre- strumentali. getto Archeorete Eolie, i relitti profondi cisione e di ultima generazione (Side Scan Sonar
date dagli andamenti batimetrici, geomorfologici di Panarea) e nello specchio acqueo tra lo o Multibeam Echosounder), ma sono stati utilizzati
e stratigrafici dei fondali di alcune specifiche aree Stretto di Messina e il golfo di Milazzo – anche strumenti per la penetrazione dei sedimen-
sensibili rendendo possibile l’identificazione di Inquadramento territoriale delle 2011/2012 (Progetto Atlantis). ti (Sub Bottom Profiler ed ecosonde modificate),
“anomalie e/o variazioni di conformazione sedi- principali campagne di ricerca queste ultime, opportunamente testate e stabiliz-
mentale” che hanno portato a ipotizzare la pre- Inoltre, sono state interessate dalle ricerche stru- zate per la profilazione degli strati sedimentari a
senza di eventuali bersagli (target). Nell’ultimo decennio le attività sistematiche d’in- mentali anche le acque profonde internazionali profondità veramente minime.
Permettendo, di fatto, la caratterizzazione di re- vestigazione hanno consentito la mappatura di del Canale di Sicilia con il Progetto Satiro (2008), Finanche sono stati adoperati rilevatori magne-
litti integri o di singoli reperti archeologici lungo ampi spazi acquei, costieri e profondi. l’isola di Pantelleria con le ricerche profonde tra tici (magnetometri) atti al riconoscimento di
le coste e nei mari profondi della Sicilia e dei suoi In particolare: Cala Tramontana e Cala Levante (2005) e nel por- masse metalliche parzialmente o totalmente oc-
arcipelaghi, attraverso l’effettuazione di: to di Scauri, con la mappatura stratigrafica (2008). cultate dalle stratificazioni o dalla vegetazione
• la porzione nord-occidentale dei fondali Di rilevante interesse sono le indagini stratigrafi- sottomarina.
–– analisi, se disponibile, delle fonti storiche e dell’Isola di Levanzo e Favignana nell’arcipe- che realizzate con ecosonde modificate nei ghebi
delle segnalazioni dei subacquei e delle ma- lago delle Egadi - 2005/2015 – (il relitto Le- (piccoli canali) e nelle barene attorno all’isola del
rinerie locali; vanzo I, il relitto musulmano del ceramista o Lazzaretto Novo in Laguna Veneta - Progetto 2. Relitto Panarea III, fotomosaico.
–– rilievi batimetrici, geomorfologici, magneto- delle terrecotte, il relitto dello zolfo, i velivoli
metrici e stratigrafici; della II Guerra Mondiale, Progetto Arche-
–– mappature e cartografie tematiche con ela- orete Egadi – area dei rostri della Battaglia
borazioni 2 e 3D; delle Egadi del 241 a.C.);
–– inserimento dei dati acquisiti su piattaforme • la fascia costiera prospiciente il porto di Tra-
GIS; pani – 2007/2008 (Progetto MAP, la flotta di
San Luigi IX);
• l’area compresa tra ovest ed Est di Capo San
Vito di Trapani – 2009/2010 (il relitto della
Torpediniera AD Ardente, il relitto del Kent
o dei Corani);
• a sud della costa isolana, la vastissima fascia
costiera del golfo tra Sciacca, Selinunte e
Torretta Granitola – 2009/2010 (Programma
Sciacca Surwey, sulla rotta del Reshef);
• a sud-est, tutte le aree antistanti i porti, an-
tico e moderno, di Siracusa – 2008/2009 (il
progetto Trireme e le indagini propedeutiche
nei porti di Siracusa);

1. Rilievo geomorfologico Multibeam – Area Egadi.


102 Stefano Zangara Programmi di ricerca alternativi per i Beni Culturali sottomarini 103

Le profondità dei fondali scandagliati con gli Il progetto Archeorete Egadi Per questo, si può tranquillamente affermare che fine della Prima Guerra Punica conducendo, noi
eco-sonar, sono state comprese tra le batimetri- la zona è stata intensamente «disturbata» dalle reti ricercatori, verso nuovi e importanti ritrovamenti.
che -0,30/0,50 centimetri fino a -170 metri. In- È stato forse il progetto che ha dato una svolta da pesca, a eccezione della sua estrema periferia. Nelle campagne condotte fino al 2015 sono stati
vece le indagini profonde si sono spinte general- fondamentale alle attività della Soprintendenza Oggi questo fondale si propone, strumental- recuperati 9 rostri, 10 elmi e alcuni esemplari di
mente fino a oltre i 500 metri (Canale di Sicilia). del Mare. Avviato nel 2005 e strettamente legato mente e visivamente, come una piatta superficie anfore greco-italiche antiche (tipo MGS VI, una
Le analisi dei dati acquisiti ed elaborati con i più all’idea di tentare di ripercorrere i luoghi esatti sabbiosa di grossolana consistenza, con pochissi- delle quali riporta incise sulla spalla due lettere
moderni software hanno consentito anche rico- dove si svolse la battaglia navale del 10 marzo del ma sopravvivenza di conformazioni biogeniche, dell’alfabeto fenicio) e puniche, tutte collocabili
struzioni dettagliatissime bi-tridimensionali. 241 a.C. fra Romani e Cartaginesi. dove qualsiasi manufatto è stato recuperato dalle tra il IV e il III secolo a.C.
Durante le indagini, nonostante la varietà dei dati Il programma operativo proposto, in partenariato reti da pesca o spostato e depositato a ridosso Come già evidenziato in precedenza, sono state
e dei bersagli sensibili (target) verificati, sono sta- con la fondazione RPM Nautical Foundation (pre- delle vicine zone interessate da una più cospicua incrociate in prossimità del bordo più occidenta-
ti sperimentati nuovi criteri di ricerca, testando sidente George Robb jr) con la direzione scien- costellazione di affioramenti rocciosi intervallati le della zona rocciosa ove finisce il fondale piatto
ed elaborando innovative metodologie di studio tifica curata dagli archeologi Sebastiano Tusa e da ampi banchi sabbiosi. e sabbioso.
e di scavo subacqueo strumentale. Infine, dal Jeffrey G. Royal e con la direzione tecnica dello Di fatto solo nelle frange più esterne all’area in- Altro fatto singolare è che tutti i manufatti cera-
2012 al 2015, in seno al progetto inserito nei pro- scrivente, ha sviluppato un’importante indagine dagata, proprio in quelle zone meno interessate mici si trovano distribuiti sul fondale nella stessa
grammi Comunitari e previsto per lo sviluppo di subacquea nelle acque profonde comprese tra le dalla pesca a strascico, sono stati segnalati i target direttrice e a intervalli costanti. Ciò fa ipotizzare
sistemi innovativi rivolti alla documentazione dei isole di Levanzo, Favignana e di Marettimo. più importanti che, sistematicamente, sono sta- che le anfore trasportate dalle navi onerarie car-
beni culturali subacquei “ARROWS – Archaeolo- La ricerca strumentale sistematica ha consentito ti fonte d’indirizzo per le operazioni di verifica taginesi, furono abbandonate in mare volontaria-
gical robot system for the world’s seas”, è stata avviata di acquisire una dettagliatissima conoscenza della diretta con l’utilizzo di Remotely Operated Vehicle mente liberando i convogli del carico per agevo-
anche la prima sperimentazione sul campo con morfologia topografica dell’intera area, accertan- (ROV) e solo in alcuni casi sporadici di sommoz- larne la fuga.
Autonomous Underwater Vehicle (AUV) dotato, oltre do che la maggior parte della vasta zona d’inda- zatori altofondalisti. Le ricostruzioni mappali, sviluppate a seguito di
al sistema elettroacustico Side Scan Sonar, di tele- gine è pressoché pianeggiante. Con il ROV sono state eseguite innumerevoli scansioni sonar con Multibeam Simrad Kongsberg
camere per riprese stereoscopiche utilizzate per L’area che si estende dalla costa Nord-Occiden- corse mirate, programmate su modelli di ricerca EM Dual Head 3002D e le successive verifiche
la modellazione 3D. tale di Levanzo e fino a circa 3 / 4 miglia nauti- prestabiliti, e sono stati ispezionati e studiati al- dirette, hanno consentito di indagare una super-
che Ovest è interessata da sporadici affioramenti, cune centinaia di bersagli; in molti casi solo delle ficie marina pari a circa 250 km2 nello spazio
scarsamente emergenti dal fondale e relativa- piccole formazioni rocciose. acqueo tra Levanzo e Marettimo ritrovando
mente piccoli. Queste verifiche dirette hanno consentito co- l’esatto scenario dello scontro navale tra i Car-
Questi modesti rilievi sottomarini non hanno munque di individuare e geo-referenziare nume- taginesi e i Romani e confermando così un’ipo-
avuto la capacità di irretire le reti da strascico che rosi reperti; oltre ai rostri bronzei delle navi da tesi che ormai da qualche anno era sostenuta
hanno inesorabilmente interessato la zona deva- guerra romane e cartaginesi, sono state intercet- dagli archeologi, dai tecnici e dagli studiosi del
standola in gran parte. Gli sporadici rinvenimenti tate e geo-referenziate circa quattrocento anfore, settore.
e i materiali riscontrati sono composti esclusiva- ma anche decine di elmi in lamina di bronzo, co- Questi nuovi risultati hanno definitivamen-
mente in singoli reperti o porzioni di relitti i quali siddetti del Montefortino, e alcuni ceppi d’ancora te escluso le indicazioni tramandate dalle fonti
inesorabilmente sono stati oggetto, quando non di piombo; tutti reperti databili tra il IV e il III storiche che descrivono l’area centrale dell’ar-
fortuitamente recuperati dai pescatori, di trasci- secolo a.C. cipelago, quindi più a Sud tra l’antica Phorbantia
namento dalle reti che li hanno temporaneamen- La ricerca strumentale, svolta nelle acque pro- (Levanzo) e Cala Rossa di Favignana (per i fenici
te catturati e persi durante la pescata, dislocando- fonde dell’Arcipelago delle Isole Egadi, ha for- Katria), come scenario della battaglia navale.
li in maniera casuale, nelle aree più esterne. nito le prove materiali che si stavano cercando.
Hanno condotto all’esatta ubicazione dei luoghi
dello scontro tra romani e cartaginesi nella bat-
3. Autonomous Underwater Veicle (AUV). taglia navale che, il 10 marzo de 241 a.C., sancì la
104 Stefano Zangara Programmi di ricerca alternativi per i Beni Culturali sottomarini 105

4. Fasi di recupero del rostro Egadi VIII (Daniele Z).


5. Anfora greco-italica, individuazione e
posizionamento strumentale.
6. Elmi del Montefortino e rostro Egadi IV (Rachael R).
106 Stefano Zangara 107

Conclusioni Note
La divulgazione e la valorizzazione del patrimonio
Per approfondimenti: Barker 1977; Beltrame 2002; Buccellato, culturale sommerso
L’applicazione di Programmi di ricerca alternati- Tusa 2007, pp. 37-40; Caponi, Faggioli 2011, pp.14-20; De
vi per i Beni Culturali sottomarini con l’impiego Laurenzi 2006, p.8ss; Dell’Amico 1997, pp. 93ss; Faccenna,
Felici 2003; Faggioli, Zangara 2012, pp. 74-90; Felici 2002, I Percorsi /Itinerari o Parchi archeologici subacquei e le campagne di sensibilizzazione
delle più avanzate tecnologie per la ricerca arche-
pp. 17-59; Gambin, Tisseyre, Tusa, Zangara S. 2010, pp. 68-
ologica sottomarina, in prima analisi, parrebbe 69; Gianfrotta, Pomery 1981; Gottarelli 1997; Lamboglia
d’immediata e semplice esecuzione. 1961, p. 138; Lamboglia 1971, pp. 371-383; Lamenza 2002,
Alessandra De Caro – Gabriella Monteleone
La realtà è un’altra. Di fatto, i risultati ottenuti pp. 54-61; Lattanzi 2007, pp. 5-11; Long 1999, pp. 53-60; Architetto, Dirigente Soprintendenza del Mare
Maniscalco 1998; McCann, Oleson 2004, pp. 224-228; Me- Catalogatore, Soprintendenza del Mare
con la ricerca strumentale, derivano dalla perfetta drini 2003; Montanelli 1988; Muciaccia 2007; Oliveri, Zan-
commistione delle diverse identità tecnico-scien- gara 2011, pp. 1035-1047; Polibio, Storie, I; Purpura 1993,
tifiche chiamate a partecipare di volta in volta, pp. 163-184; Purpura 1984, pp. 144-145; Royal, Tusa 2012;
ma non solo. Sono il prodotto di una meticolosa Rosso 1987; Ruia 2012, pp. 93-99; Tusa 1999: Tusa 1999,
pp. 6-20; Tusa, Lino, Zangara, Gravili, Urbano 2001; Tusa
e costante selezione delle più sofisticate strumen- 2007, pp. 24-29; Tusa, Zangara, La Rocca 2009; Tusa 2010;
tazioni e soprattutto sono il frutto dell’insegui- Tusa V. 1958; Tusa V. 1961, pp. 264-295; Wilson 1993,
mento continuo di risorse economiche e dello pp. 279-298; Wilson 1996, pp. 59-123; Zangara 2012,
pp. 66-71; Zangara 2012a, p. 10; Zangara 2012b, pp.
sfruttamento intelligente delle opportunità che si 70-73.
sono via via presentate, opportunità strettamen-
te collegate alle innegabili capacità organizzative, La conoscenza, la divulgazione e la valorizzazio- avuta anche la possibilità di riunirli in un itinera-
costantemente legate al filo delle esperienze di- ne del patrimonio culturale sommerso sono sta- rio che permette al visitatore di vederli nella loro
rette e indirette. Gli obiettivi conseguiti e quelli te, fin dall’inizio della sua istituzione, alcune delle iniziale giacitura mantenendo intatte le connota-
che ancora si potranno conseguire nel prossimo attività alle quali la Soprintendenza del Mare ha zioni dovute a secoli di immobilità e alle origina-
futuro, sono quindi la conseguenza del sapiente prestato più cura, mettendo in cantiere percorsi/ rie sistemazioni conferitegli dall’uomo di allora.3
e costante lavoro, delle azioni e delle interazioni, itinerari o parchi archeologici sommersi visitabili Molto tempo è passato dalla realizzazione del
dello studio e dell’analisi, di un’incessante voglia secondo i principi della Convenzione internazio- primo itinerario archeologico nell’isola di Ustica,
di fare e di scoprire1. nale sulla protezione del patrimonio subacqueo, oggi se ne possono contare tanti altri, tutti studia-
adottata a Parigi dall’Unesco nel 2001.1 ti e progettati secondo rigorosi criteri scientifici.
Nella suddetta Convenzione, il “Mare viene visto Fra questi: Aspra – Mongerbino; Cefalù – Kalura;
come un grande museo diffuso ove le testimonianze dell’uo- Filicudi – Capo Graziano; Panarea – Basiluzzo;
mo del passato convivono e vanno lette senza alterarne il Acitrezza – Isole dei Ciclopi; Pantelleria – Cala
contesto originario di giacitura. Come principio innovativo Tramontana, Punta Li Marsi, Punta Tracino e
viene sancita la conservazione prioritaria in situ dei relit- Punta Tre Pietre; Marsala – Capo Boeo; San Vito
ti, dei reperti e dei contesti storico-archeologici sommersi”. Lo Capo – Relitto delle Anfore, Relitto delle Ma-
È proprio condividendo questo principio che da cine. Relitto del Kent; Scopello – Faraglioni. In
anni in Sicilia i reperti vengono lasciati in mare e più, per ampliare il numero dei potenziali fruitori
la Soprintendenza del Mare, ancor prima dell’en- di queste affascinanti testimonianze del passato,
trata in vigore della Convenzione, ha dedicato si è sperimentato un sistema di telecontrollo che
particolare attenzione alla realizzazione di itine- permette di fare una visita virtuale presso la Ton-
rari archeologici subacquei.2 nara di Favignana con la trasmissione delle imma-
Dove si sono create le condizioni per una sicura gini in diretta sul monitor, del relitto romano di
permanenza dei reperti sul fondo del mare si è Cala Minnola dal sito subacqueo di Levanzo (Iso-
108 Alessandra De Caro – Gabriella Monteleone La divulgazione e la valorizzazione del patrimonio culturale sommerso 109

piccola boa contenente un cartellino identificati- printendenza del Mare porta avanti finalizzate
vo e tramite un apposito dispositivo, che decodi- alla diffusione e alla conoscenza del Patrimonio
fica le informazioni contenute in un chip inserito Culturale Sommerso del Mediterraneo, rivolte
nel cartellino stesso, gli saranno mostrate su un agli operatori del settore siano essi studiosi, gio-
visore subacqueo tutte le informazioni sul reper- vani, appassionati o semplici curiosi. Un costan-
to che sta osservando. te “racconto” esposto attraverso le campagne di
Tali apparecchiature saranno messe in funzione scavo condotte dalla Soprintendenza del Mare
nei sette itinerari all’interno del nuovo progetto: in tutti questi anni, che hanno portato alla luce
a Taormina sarà quindi possibile visitare il co- importanti scoperte. Il tutto attraverso un’attenta
siddetto “Relitto delle colonne”, a Capo Pas- azione di sensibilizzazione verso l’archeologia su-
sero “il Relitto dei marmi”, a Ustica “Punta bacquea volta non solo alla conoscenza dell’im-
Falconiera” e “Punta Spalmatore”, a Noto “il menso patrimonio culturale sommerso ma anche
Relitto delle anfore”, a Marettimo “il Relitto per guidare chi si avvicina al meraviglioso mon-
le Egadi – Trapani). Mentre a Pantelleria, a Cala dei cannoni” e a Marzamemi “il Relitto delle do del mare ad avere un corretto approccio con
Gadir, è stato installato un sistema di videocon- colonne”.5 esso.
trollo per osservare i reperti direttamente sul web L’archeologia subacquea da qualche anno a que- In questi anni sono stati sottoscritti numerosi
avendo la possibilità di manovrare le telecamere.4 sta parte, sta suscitando sempre più un vasto giro protocolli per attività di studio, ricerca e scavi,
Nel 2016, nell’ambito del Programma Operativo di interessi scientifici, economici e turistico cul- che hanno permesso di lavorare in stretto rap-
Interregionale Attrattori culturali, naturali e turi- turali. In Sicilia, il turismo archeologico subac- porto con le Università di Stanford e della Penn-
smo (POIn) con il progetto della Soprintendenza queo è in forte crescita proprio grazie alla rea- sylvania, la RPM Nautical Foundation, la Fonda-
del Mare, “Itinerari Culturali Subacquei in Sici- lizzazione di attività finalizzate alla conoscenza zione statunitense Aurora Trust, ma anche con
lia” è stato realizzato un nuovo sistema interat- altri Enti pubblici e privati con i quali sono stati
tivo di fruizione dei beni archeologici subacquei. realizzati allestimenti multimediali e museali, ma-
Grazie a ciò, il visitatore subacqueo che giunge 1, 2, 3, 4. Archivio fotografico Soprintendenza del della grande ricchezza del patrimonio culturale nifestazioni culturali, convegni scientifici, pubbli-
in prossimità dei reperti archeologici, troverà una Mare. sommerso e all’importanza del “rispetto” e quin- cazioni. E numerose sono le campagne di scavo
di del mantenimento dei “beni culturali” che ca- condotte in Italia e all’estero come quelle in Li-
ratterizzano i mari dell’isola, scrigni preziosi di bia, Tunisia, Giappone, Turchia, ecc.
tesori inestimabili. In questi anni si è maturata anche una grande
Quello che ancora resiste in fondo al mare deve esperienza nella conduzione di progetti finanzia-
diventare parte integrante di un vasto ed artico- ti dall’Unione Europea, tra i quali: Archaeomap,
lato museo diffuso che accorpi valenze naturali- NewCimed, Culturas, ItalieTunisie, Arrows
stiche, paesaggistiche, antropologiche e storico- e Itaca, che ha permesso di creare una forte rete
archeologiche utili alla comprensione della storia con altri paesi delle due sponde del Mediterraneo.
del rapporto tra uomo e mare e ad un sano svi- Nella convinzione che la Sicilia debba promuo-
luppo turistico-culturale.6 vere la propria identità culturale, consapevole
Altrettanto importanti sono le attività che la So- dell’importanza della sua storia, dei suoi monu-
menti, dei suoi manufatti artistici, delle sue aree
archeologiche e dei suoi paesaggi, che i siciliani
5, 6. Pubblicazioni Progetto NewCimed, a cura di debbano essere coscienti ed orgogliosi dei loro
Alessandra De Caro e Sebastiano Tusa. beni culturali come pure nell’ottica che un pro-
110 Alessandra De Caro – Gabriella Monteleone La divulgazione e la valorizzazione del patrimonio culturale sommerso 111

fondo cambiamento culturale e mentale è neces- dell’Arsenale, già via Cristoforo Colombo). 1797, quando una parte di esso (il primo piano)
sario, la partecipazione del mondo della Scuola a Il progetto fu affidato all’Architetto del Senato venne adibita “ per serraglio ordinario dei condannati
questi progetti diventa fondamentale in quanto palermitano Mariano Smiriglio che nominò nel dalla giustizia alla pena del remo e della catena” ma tale
luogo dove si formeranno i futuri “cittadini” del ruolo di responsabile del cantiere il capomastro utilizzo spesso si alternò a quello di alloggiamen-
territorio. Antonio Viterbo. to delle compagnie dei reggimenti che transita-
Spazio ormai vitale e deputato per questi viaggi I lavori ebbero inizio fra il dicembre del 1620 e vano per Palermo. Continuò ad essere un bagno
attraverso il Pianeta Mare è diventato l’Arsenale gennaio del 1621 e furono finanziati oltre che penale per buona parte del XIX secolo; durante
della Marina Regia, una delle tre sedi della So- dalla Regia Corte anche dal Senato cittadino, du- le insurrezioni del 1848, infatti, ospitava ancora
printendenza del Mare, destinato a diventare il rante il Regno di Filippo IV di Spagna. un centinaio di galeotti. Nello stesso periodo è,
primo Museo del Mare della Regione Siciliana. Il complesso, per un totale di circa 5.500 mq, fu altresì, documentata l’attività cantieristica anche
Si tratta di un’imponente costruzione del XVII realizzato in due fasi: la prima conclusasi nel 1623, se con una produzione più bassa.
secolo edificata in prossimità del Nuovo Molo con l’edificazione del piano terreno corrispon- Nel 1861, all’alba del Regno Unitario, divenne
di Palermo, ultimato nel 1590, in un’area facente dente ai locali per la fabbricazione e riparazione pure sede di un ufficio postale per la corrispon-
parte del Feudo Barca di proprietà dell’Abbazia delle navi; la seconda, portata a compimento nel denza via mare e successivamente deposito di vari
Benedettina di San Martino delle Scale (oggi via 1630, con l’innalzamento del piano superiore che materiali dell’attiguo Cantiere Navale di Palermo
doveva servire ad ospitare l’abitazione dei Ge- fondato dalla Famiglia Florio. Alla fine dell’Ot-
nerali delle Galere e probabilmente anche alcuni tocento fu sopraelevato nella parte retrostante 8. Arsenale della Marina Regia 2016. (foto Giuseppe Mineo)
7. ASPA Fondo LL.PP., pianta b, n. 79. uffici. L’arsenale rimase in piena funzione fino al per diventare caserma della Guardia di Finanza, 9. Arsenale della Marina Regia 2016. (foto Alberto Bilardo)
112 Alessandra De Caro – Gabriella Monteleone

e poi ufficio per l’Emigrazione fino alla seconda la politica della tutela, valorizzazione e fruizione
decade del ‘900 quando fu dichiarato idoneo ad del “patrimonio archeologico subacqueo, storico,
ospitare gli inabili al lavoro. Ovviamente, alle di- naturalistico e demo-antropologico dei mari della
verse destinazioni d’uso dell’Arsenale nel corso Sicilia e delle sue isole minori”. A noi il dovere
dei secoli, corrisposero sempre nuove modifiche
architettoniche.
di mantenere fede a questo grande compito col
nostro lavoro quotidiano fatto di entusiasmo e Relitti, rinvenimenti,
Nel 1943 i bombardamenti della Seconda Guer-
ra Mondiale danneggiarono gravemente la parte
di impegno. Un augurio ai progetti che verranno
con la collaborazione e le idee di tutti coloro che
strutture sommerse
posteriore lasciando tuttavia integra la facciata ci credono.
eccezion fatta per qualche elemento decorativo. 7
Ma, da allora in poi, il degrado fu inesorabile fino
a quando è divenuto proprietà della Regione Si-
ciliana che, nei primi anni 2000, ne ha curato il Il mare ha questa capacità; restituisce
restauro sotto la direzione della Soprintendenza tutto dopo un po’ di tempo, specialmente
ai Beni culturali e ambientali di Palermo. Tut- i ricordi.
tavia, già nel 1998, attraverso una convenzione, Carlos Ruiz Zafon
l’immobile era stato dato in uso ad un gruppo di
cittadini costituitisi in un comitato denominato
“Pro Arsenale” che lo ha parzialmente recupe-
rato realizzando al piano terra un percorso espo-
sitivo fatto di documenti, fotografie, strumenti
tecnici, costumi, motori navali, tutto materiale
raccolto in tanti anni di passione per il mare. Note
Le attività di Divulgazione e Promozione del
patrimonio culturale sommerso svolte all’inter-
1
UNESCO 2001.
2
AA.VV., Progetto Archeomar 2004, pp. 202-203.
no dell’Arsenale della Marina Regia nel luglio 3
Tusa 2005b.
del 2015 hanno ricevuto un riconoscimento 4
Tusa 2005a.
pubblico.
5
Tusa, Zangara 2015.
6
Tusa 2009b, pp. 659-669.
Con l’istituzione della Soprintendenza del Mare, 7
Le notizie storiche relative all’Arsenale della Marina Regia
l’Amministrazione dei Beni Culturali della Regio- sono tratte da documenti archivistici dell’Archivio di Stato
ne Siciliana ha posto la Sicilia all’avanguardia nel- di Palermo e dell’Archivio Storico del Comune di Palermo.
115

Strutture sommerse della Sicilia


Francesca Oliveri
Archeologa, Soprintendenza del Mare

I fondali marini siciliani sono uno scrigno di ric- all’interno della laguna, a far pensare che l’intero
chezze archeologiche: le insidie del mare, le guer- Stagnone ne costituisse il sistema portuale natu-
re, il commercio hanno provocato la sventurata rale, e che le operazioni di carico e scarico del-
fine di numerose imprese navali e di altrettante le merci della città fenicio-punica dovessero av-
vite umane, mentre per diverse condizioni geo- venire in vari punti, laddove i bassi fondali non
logiche (caldere, alterazioni della linea di costa, inibissero l’approdo e dove fosse più agevole lo
etc.) interi insediamenti umani si sono inabissati smistamento interno, cioè nei pressi delle porte di
nel corso dei secoli. Questa necessariamente par- accesso alla città, nei pressi dell’area più commer-
ziale sintesi di quanto è presente nei mari siciliani cialmente ricca dell’isola laddove una grande ar-
vuole trasmettere un’eco del rapporto millenario teria interna conduceva dal mare verso i quartieri
tra l’uomo e il mare in Sicilia.
Uno dei siti più affascinanti ha sede nell’estremo
della Sicilia occidentale, in provincia di Trapani:
Mozia, isoletta al centro dell’arcipelago dello Sta-
gnone di Marsala, che è anche un’area lagunare
tra le più estese d’Europa, lunga circa otto km.
[fig. 1]
È proprio la posizione di Mozia, città di fonda-
zione fenicia, florida dall’VIII al IV secolo a.C,

1. Laguna dello Stagnone di Marsala, al centro l’isola di


Mozia.
116 Francesca Oliveri Strutture sommerse della Sicilia 117

industriali e manifatturieri. Tale era la Porta Nord, Ancora oggetto di indagine sono i porti di Li- fu scelta una collina delimitata da due fiumi, a chine sul lato orientale dell’acropoli, il porto è
da cui si diparte una larga strada carraia che por- libeo (Marsala), sulla estrema punta occidentale est il Gorgo Cottone,a ovest il fiume Modione tornato più volte alla luce. Nel 1885, in conse-
tava al quartiere delle fornaci e della lavorazione della Sicilia [fig. 4]: anche se tanti sono gli indizi ( in antichità Selinus), che forma a sud un ripido guenza di una mareggiata, fu vista dal Salinas una
della porpora e da cui prosegue oltre la città quella che li riguardano, essi giacciono sepolti sotto le promontorio mentre verso l’entroterra si apre un grande banchina squadrata lungo la riva del mare
che è definita la “strada punica sommersa”, ado- ampie praterie di posidonia antistanti la città. ampio pianoro. [fig. 5] che dalla foce del Gorgo Cottone si estendeva in
perata ancora pochi decenni fa per il transito dei Tre porti resero famosa e ricca questa metropoli Facevano parte della città greca anche le colline direzione est - ovest. Due altre strutture paralle-
carretti che trasportavano l’uva da Mozia all’an- nell’antichità. La foto interpretazione aerea effet- ad est e ad ovest dei due fiumi, anche se non furo- le tra loro e perpendicolari alla riva tagliavano il
tistante contrada di Birgi durante la vendemmia tuata dallo Schmiedt negli anni sessanta del nove- no mai inglobati nel sistema di difesa, dunque un litorale sabbioso alla distanza di 190 metri l’una
[fig. 2]. Nella zona della strada sommersa è stato cento2, seguita dalle ricerche sul campo di Falsone vasto territorio fertile che garantiva alla colonia dall’altra, probabili banchine interne di questo
individuato un vero e proprio molo di notevoli e Bound3, ha permesso di identificare almeno la un’economia molto ricca, basata sul rapporto co- porto canale. Tutte queste strutture poco dopo
dimensioni e ben costruito con blocchi regolari, collocazione dei tre porti: uno nei pressi di Punta stante con i mercati di gran parte del Mediterra- la scoperta furono ricoperte dalle dune di sab-
dal piano superiore leggermente inclinato. [fig. 3] Alga, nella baia a Sud dello Stagnone; un secondo neo. Tanta era la mole di traffico marittimo che la bia, ma nel 1902 altre quattro mareggiate mise-
La cosiddetta “Strada punica” altro non è che ciò definito Porto delle Tartane o Margitello nei pres- città ebbe bisogno di ben due strutture portuali, ro in luce grandi massi squadrati lungo la linea
che resta di un grande argine di sbarramento rea- si dell’odierno porto; il più importante proprio di poste rispettivamente a Est e a Ovest dell’Acro- della spiaggia4. Le banchine del porto orientale,
lizzato per inibire la libera circolazione delle navi fronte il centro della città antica, immediatamente poli, in prossimità delle foci dei suoi due fiumi. insabbiatesi nuovamente dopo il 1904, riappar-
all’interno della laguna. Elementi architettonici a nord di Capo Boeo, nell’area dove oggi è la sede È molto probabile che i coloni megaresi che la vero intorno agli anni ‘50 e furono scavate dalla
rinvenuti nei pressi del molo indicherebbero l’esi- del Circolo dei Canottieri. colonizzarono, siano stati attratti nello scegliere Bovio Marconi; dello scavo rimane la documen-
stenza di un probabile tempietto o portico che lo Selinunte occupa un posto di rilievo tra gli anti- il sito proprio dai due formidabili estuari che da tazione fotografica, che testimonia l’impiego di
abbelliva, come nella tradizione dei porti fenici.1 chi porti di Sicilia. Per il sito dell’insediamento soli potevano costituire altrettanti porti naturali
protetti dai venti dominanti della zona.
Meglio conosciuto è il porto di Levante, alla foce 4. Lilibeo-Marsala, foto aerea del Parco archeologico di
del Gorgo Cottone; infatti da quando Harris ed Capo Boeo (foto Consult Roma)
Angell agli inizi dell’ottocento scoprirono le ban- 5. Selinunte: panoramica del sito.

2. Mozia, veduta della strada sommersa da Porta Nord


in direzione Birgi.
3. Mozia, banchina nord della strada sommersa.
118 Francesca Oliveri Strutture sommerse della Sicilia 119

informazione e così Polibio (I, 24, 2), riferendosi per la costruzione del molo vennero impiegati
ai Romani sbarcati in Sicilia agli inizi della Prima materiali provenienti dal Tempio di Giove Olim-
Guerra Punica. Infine Cicerone menziona, tra pio di Agrigento, che allora si presentava ancora
l’altro, una Segestana navis (Verr., II, 5, 86). coperto da una moltitudine di ruderi che ne cela-
Riferimenti espliciti all’emporio segestano e alla vano la pianta. Il molo di Girgenti, a causa delle
sua posizione geografica si trovano presso Stra- caratteristiche batimetriche e geologiche dell’area
bone (VI, 2, 5) e presso il geografo Tolomeo (Ge- portuale, insieme con la maldestra gestione delle
ografia, III, 4, 2). La struttura di Castellammare opere, necessitava lavori continui di manutenzio-
del Golfo presenta un rivestimento in blocchi ne e di riparazioni. E fu così sembra che per la
di calcarenite locale, talora reimpiegati, dispo- costruzione di un molo destinato a chiudere il
sti a costituire un muro  parallelo alla costa che porto mercantile di Girgenti, tra il 1746 e il 1763
potrebbe interpretarsi come parte di un molo o per iniziativa del re Carlo Sebastiano di Borbone,
banchina, come potrebbero indicare le tracce di si adoperarono indistintamente i materiali tolti
almeno due solchi di battente marino che testi- senza scelta e senza precauzione dalle rovine del
moniano la relativa antichità del manufatto. La tempio di Giove, usando l’edificio come cava di
struttura è stata variamente datata, anche al pe- pietra per il porto8.
riodo fenicio-punico, ma attualmente occorre- Spostandoci all’estremità nord orientale della Si-
rebbero ricerche e scavi per averne una conferma cilia, si incontra l’isola di Basiluzzo, non lontana
archeologica. [fig. 8] da Panarea, (Isole Eolie), che presenta coste ca-
A Porto Empedocle (Agrigento), centro portuale ratterizzate da scogliere a picco sul mare, mentre
della costa sudoccidentale della Sicilia, denomina- al centro si trova un ampio pianoro che nel corso
legamenti di piombo a doppia coda di rondine uno scalo marittimo dell’antica città di Segesta,ci to dal 2003 anche Vigata, in onore dello scrittore dei secoli è stato utilizzato come sede di coltiva-
tra i blocchi della piattaforma, alcuni anelli ver- giungono dai riferimenti degli autori classici Andrea Camilleri che vi ha ambientato le vicende zioni, pascolo ed abitazioni stagionali [fig. 10].
ticali in pietra infissi nel molo e una scanalatura che lasciano supporre l’esistenza del porto di del Commissario Montalbano7, sono ancora oggi Presso l’isola è visibile e visitabile l’impianto di
sulla banchina, forse destinata, come in altri porti Segesta, a partire dagli inizi del V sec. a.C. con visibili presso il Molo di Ponente alcuni resti ar- una peschiera di epoca romana oggi sommersa e
antichi, all’alloggiamento di travi lignee, disposte Erodoto (VII, 158, 2) che descrive la delusione chitettonici di un certo rilievo [fig. 9]. La cittadi- colonizzata da spugne, madrepore di vario tipo,
regolarmente sulla superficie della piattaforma del tiranno Gelone nei confronti dei Greci, per na, allora denominata Marina di Girgenti, fu nel incrostazioni di astroides calycularis e di ricci di
per meglio proteggerla5. [fig. 6] non essere stato aiutato da loro nelle operazio- sec. XV sede di uno dei più importanti caricatori
Due insolite ed enigmatiche testimonianze ni militari, da lui promosse contro i Cartaginesi della Sicilia; in esso veniva convogliata la produ-
dell’antica portualità siciliana sono da considera- e i Segestani, per liberare gli empori della Sicilia zione cerealicola del vasto entroterra agrigentino
re il cosiddetto “molo segestano” di Castellam- occidentale. Tucidide (VI, 44, 46, 1) a proposito e nisseno. A difesa del caricatore, Carlo V nel sec.
mare del Golfo (TP) e i blocchi architettonici della spedizione ateniese in Sicilia del 415 a.C., XVI fece edificare una possente torre, su proget-
visibili presso il Molo di Ponente di Porto Em- più volte cita navi che transitavano da Segesta, to di Camillo Camilliani. Il vecchio molo interno,
pedocle (AG). che doveva dunque possedere un porto. Anche che misura 400 metri, fu realizzato a partire dal
Nel primo caso, i resti architettonici visibili sul Diodoro Siculo (XIII, 6, 1), ci fornisce la stessa torrione di Carlo V. Molte fonti riferiscono che
bordo del mare all’interno della grande insenatu-
ra portuale di Castellammare, sono stati interpre-
tati come resti di un emporio collegato alla vicina 6. Selinunte, strutture del Porto orientale. 9. Porto Empedocle, Molo di Ponente con resti
e più nota Segesta6. [fig. 7] 7. Castellammare del Golfo, resti dell’emporion. architettonici provenienti dal tempio di Zeus di
Notizie riguardo l’esistenza di un emporio, cioè di 8. Castellammare del Golfo, strutture portuali. Agrigento.
120 Francesca Oliveri 121

Navi, discariche e relitti delle Eolie


Maria Amalia Mastelloni
Polo regionale delle Isole Eolie, Parco Archeologico, Museo “L. Bernabò Brea” - Lipari

mare. [fig. 11] Sono inoltre assai evidenti sull’iso- menta in marmo bianco. [fig. 12] È sorprendente il contributo che le Eolie pos- Il più antico complesso subacqueo del mediter-
la i resti di una villa romana, cui la peschiera è La possente struttura di sostruzione del monu- sono dare alla conoscenza della marineria e dei raneo occidentale è stato trovato a Lipari, a Pi-
riferibile, databile tra gli ultimi decenni del I sec. mento appare costituita in opus armatum con pie- traffici mediterranei più antichi, sia con materiali, gnataro di fuori1. Costituito da materiali datati alla
a.C. e la prima metà del I sec. d.C., probabilmen- tre di grosse dimensioni che confermerebbero la che con rinvenimenti subacquei che hanno inte- fase iniziale del bronzo antico (fine III-inizi II
te usata come residenza stagionale, situata nei datazione a età romana repubblicana.10 [fig. 13] grato quanto emerso dalla ricerca archeologica, millennio a.C.) si inscrive nella prima fase della
pressi dell’unico approdo dell’isola e sommersa Forse questo edificio corrisponde a una fase di fondata su oltre cinquanta campagne di scavo cultura detta di Capo Graziano, documentata a
a causa dei moti di bradisismo. 9 ricostruzione intensa della città nel corso del II condotte sulle isole da Luigi Bernabò Brea e Ma- Filicudi, loc. Filo Braccio2 e a Milazzo, viale dei
Ancora nelle Eolie, più precisamente a Lipari, sec. a.C., datazione confermata dalla presenza di deleine Cavalier. Cipressi3. Ha un’importanza particolare per la ri-
in località Sottomonastero nel 2008 è stata se- anfore del tipo Dressel 2/4 e grossi contenitori Le ricerche subacquee hanno consentito il re- costruzione della vita a Lipari e dei legami con le
gnalata, in seguito ricognita ed indagata dalla per derrate, dolia, tipici dei magazzini portuali. cupero di singoli pezzi, di complessi vascolari culture della Sicilia e dell’Italia meridionale4. Con
Soprintendenza del Mare una struttura dotata di ed anforici, di ancore, di elementi degli scafi e circa 77 vasi e frammenti, di cui una selezione è
grande portico con direzione NE-SO costituito dell’arredamento delle imbarcazioni e della vita presente in mostra, attesta una fase non altrimen-
da colonnine del diametro di ca 1.20 mt., con al- di bordo, offrendo, con oltre venticinque relitti, ti intercettata a Lipari in scavi di terra.
cuni plinti di base, in basalto locale, in situ e altri Note un quadro insostituibile delle tradizioni marinare Il recupero dei 77 pezzi si è avuto grazie a più
decontestualizzati. Tali basi poggiano su fonda- 1
Du Plat Taylor 1964, pp. 91-100; Oliveri, Toti 2016 e dei vivaci scambi. campagne subacquee, condotte da Enrico Cia-
2
Schmiedt 1975, p.258 In questa sede, rinviando alle opere di numerosi batti5 – con i suggerimenti di Honor Frost e la
3
Falsone, Bound 1986, pp. 161-178; Falsone 1990, pp. autori (tra cui Kapitaen, Bernabò Brea e Cavalier, supervisione dei materiali da parte di Luigi Ber-
45-56.
4
Columba 1906.
Bound, Castagnino Berlinghieri, Morel e Tusa ed nabò Brea e Madeleine Cavalier – tra il 1975 e il
10. Isola di Basiluzzo (Eolie), vista dal mare.
5
Tusa 2010a. ancora, per i complessi anforici, Olcese), sembra 1978, in una zona di circa 50x40 m.
11. Isola di Basiluzzo, strutture sommerse della
peschiera.
6
Purpura 1986; Tusa 2005. opportuno accennare ad alcuni aspetti meritevoli Ha restituito un frammento di pithos, kyathoi,
7
Camilleri, Insolera 2007. di nuove riflessioni, alla luce di recenti scoperte. boccali / tazze attingitoio con alta ansa a nastro,
12. Lipari, Sottomonastero, basi di colonne sommerse. 8
Gibilaro 1988.
13. Lipari, Sottomonastero, indagini archeologiche del 9
Medaglia 2008. carenate con lievi estroflessioni e orlo espanso,
2008. 10
Tusa 2010; Tisseyre 2016. scodelle ad orlo espanso ed olle, una coppa, pa-
122 Maria Amalia Mastelloni Navi, discariche e relitti delle Eolie 123

reti e pentole in argilla più grezza. ad oggetti partico- menti a zig zag. Tra i motivi si pone una figura una imbarcazione e il considerarlo un insieme di
L’argilla con cui sono realizzati i pezzi, già consi- lari, se non oggetti interpretata come antropomorfa, che comunque materiali utilizzati sulla terra ferma, forse in un
derata di importazione, alla luce di recenti esami rituali. I cerchi, line- consiste in una linea e che è forse indicativa di un agglomerato di capanne, oggi non più leggibile.
delle sezioni sottili e XRD, può essere ricondotta ari o a zig zag, in elemento divisorio o terminale. La natura geologica del franosissimo Monte Rosa
a banchi locali6, sottoposti a lunghi trattamenti di quanto quadripar- I vari motivi incisi, letti come parti di un unico rende questa possibilità molto credibile, mentre
depurazione, secondo una procedura che si sta titi possono indi- programma narrativo, restituirebbero una tradu- le considerazioni circa la collocazione dei villaggi
definendo anche per materiali di epoca storica, care un’unità divisa zione grafica di un evento, sentito come epocale. in prossimità della costa, avanzate per Filo Brac-
grazie ad una migliore conoscenza di elementi o raffigurare il principio Se non possiamo condividere la pur affascinante cio e per il villaggio di Milazzo, potrebbero valere
connotanti i banchi e le argille liparesi. utile per “dividere e solca- lettura di una raffigurazione con valore celebra- anche per un agglomerato a Pignataro di fuori,
Rinviando a studi specialistici ulteriori conside- re”, la terra, ma anche la diste- tivo della “migrazione” degli Eolidi, ritenendo posto in prossimità della spiaggetta e del vallone
razioni, in questa sede possiamo dedicare parti- sa marina e, quindi, la volta celeste. troppo antico e ingenuo il disegno, rispetto ad tra i due colli.
colare attenzione ad un motivo inciso sul fondo Il semplice motivo a croce ricorrerà in più casi e un pur embrionale concetto di storicizzazione,
di una coppa: un cerchio decorato nella parte in versioni elementari sia nei marchi, che in deco- possiamo pensare a possibili altre letture, quali Più che ad un mondo lontano, ad una produzione
esterna a punti regolari, posti a distanze costanti, razioni (ad es. nella più tarda ceramica appennini- la visualizzazione di un panorama fisico o ideale, locale farebbe pensare un altro pezzo in mostra:
e che inscrive due fasce rettangola- ca). Il cerchio nei marchi più tardi e, ancora dopo oppure una saga locale, se non un racconto di il frammento
ri, tra loro quasi perfettamen- molti secoli, la suddivisione del cerchio, con linee peregrinazioni marine sul modello che poi nar- di anfora a staf-
te ortogonali, decorate ortogonali e ora anche diagonali, riapparirà, nel rerà l’omerica Odissea. Possiamo inoltre osser- fa di dimensioni
al centro da una fila di VI sec. a.C., in tondelli monetali greci e sicelioti e vare la resa di uno spazio ampio e differenziato, notevoli per la
punti [fig. 1]. Già da in particolare nelle più antiche serie argentee del- anch’esso con un elemento divisorio, a croce, sua classe, recu-
Bernabò Brea nel 1985 la euboicocalcidese Zancle9, dove la suddivisione possibile limite di aree, quale ad es. un confine o perato a Filicudi,
è stato riconosciuto di- dello spazio è stata collegata alla prima fase di un approdo. Saremmo quindi in presenza di una in prossimità di
verso dai contrassegni vita ed ai momenti fondanti della polis. volontà di riprodurre uno spazio in modo molto Capo Graziano,
incisi nei materiali delle L’incisione di Pignataro porta a ricordare un mo- più libero e “partecipato” dei geometrici disegni [fig. 3], datato a ver-
fasi successive della cultura tivo complesso inciso in una tazza emisferica di di Pignataro e di Milazzo. so il XIV-XIII sec.
di Capo Graziano, e ancor più Filo Braccio10 [fig. 2], recentemente scoperta In questa sede, dove il mare e la marineria sono a.C. è purtroppo co-
da quelli della cultura del Milazzese7. in scavo, nel quale, con mezzi semplici e forse temi centrali, sono i segni a pettine, letti come perto completamente da
Il motivo oggi sembra ancor più interessante con una visione “a volo d’uccello”, sono incisi raffigurazioni di imbarcazioni, che meritano la incrostazioni e sinora non è stato esaminato con
perché può essere avvicinato ad altri due esem- elementi a pettine ricorrenti (letti come profili di massima attenzione: privi di confronti coevi, se metodi sperimentali. Appartiene ad una classe di
pi, di Milazzo, V.le dei Cipressi scavo 2003, incisi barche dotate di prua e di poppa diversificate) li si data all’inizio del II millennio, possono es- anforette – ad es. presenti anche nel coevo relit-
su due ciotole carenate8, con all’esterno decora- ed elementi di forma quadrata11, percorsi da seg- sere avvicinati ai più tardi battelli di Malta e alle to di Uluburun – create per contenere profumi
zione impressa e incisa, formata da due cerchi incisioni di Hyria12, della metà del II millennio ed olii, destinati sia al culto, che ai riti funerari e
concentrici, che inquadrano quattro pannelli ret- a.C. e ad un elemento a pettine di Panarea, della quindi partecipi di un sistema di dono e di scam-
tangolari punteggiati, desinenti in ulteriori cerchi, 1. Lipari, Museo Archeologico “L.B.B.”. Da Lipari, loc.
cultura del milazzese 13. Infine la disposizione su bio. Nel nostro caso la mancata contestualizza-
resi a zig zag (inv. 9) o a punti (inv. 16), al cui Pignataro di fuori. Rinvenimento subacqueo. Fondo di una linea di piccoli segmenti sembra preconizza-
interno si pone uno spazio diviso a croce e nei coppa a decorazione incisa (c.a 2100- 1700 a.C.). re alcuni tratti di iscrizioni vascolari di Cnosso e
quattro quarti linee ortogonali tra loro parallele. (foto Archivio Museo) Armenio (XIII sec.) in lineare B, suggerendo un
I tre motivi, pur nelle loro diversità, sembrano  clima diffuso che può aver influenzato la forma- 3. Lipari, Museo Archeologico “L.B.B.”. Da Filicudi
2. Lipari, Museo Archeologico “L.B.B.”. Da - Area prossima a Capo Graziano - Rinvenimento
troppo complessi per essere solo contrassegni e Filicudi - loc. Filo Braccio, da area capanna F. Tazza
zione di grafemi semanticamente significanti14. subacqueo. Anfora a staffa di tipo miceneo, conservata
inducono a riconoscere un interesse per la grafi- frammentaria incisa (1900-1800 a.C.). Tornando al deposito di Pignataro è noto che la sino alla parte superiore della spalla (1400- 1200 a.C.).
cizzazione e per la decorazione forse connessa (foto Archivio Museo) critica si dibatte tra l’interpretarlo come carico di (foto Archivio Museo)
124 Maria Amalia Mastelloni Navi, discariche e relitti delle Eolie 125

zione impedisce di sapere se appartenesse ad un in uso. Può essere quindi connesso alla rivisitazi- siceliote di bronzo, in questa sede possiamo sof- nelle navi etrusche il rostro è un’aggiunta tarda23
relitto, oppure sia fluitato sino al mare da un’area one in atto da tempo del concetto di “colonizza- fermarci sulla forma di battello che attesta. possiamo ricostruire la nave senza rostro con
di capo Graziano, sovrastante e non lontana dal zione” e di fondazione delle poleis, in un quadro Come ben sintetizzano i disegni, [fig. 5], editi una prua sollevata a tre ricorsi di fasciame, molto
coevo villaggio della Montagnola. che, dopo la precoce fondazione di Cuma, nella da Enrico Pirajno di Mandralisca il battello è simile a quella della moneta liparese.
Per il tema dei battelli che si potrebbero ricono- seconda metà dell’ottavo secolo vede sorgere formato da una poppa curva, priva di timone, Siamo quindi in presenza di una forma di imbar-
scere in graffiti e contrassegni dobbiamo ricor- nell’area dello Stretto, Zankle (757-6 a.C. per Eu- ma ornata da aphlaston, da una fiancata a tre ri- cazione attestata in Grecia propria, forse in Eubea
dare a Lipari su una “minuscola tazzina …una sebio) col contributo di “pirati/corsari” cumani corsi, desinenti in tre punte (zosteres), che ren- e in Beozia, e nel mondo tirrenico, oltre due se-
rozzissima decorazione”15, [fig. 4], felicemente e poi con due ecisti l’uno cumano e l’altro cal- dono la prua piuttosto aggressiva: la chiglia non coli prima della realizzazione del conio. La volon-
riconosciuta come un natante e da Sebastiano cidese, e la dirimpettaia, calcidese Rhegion, cui sembra lunga e lineare, ma breve e tondeggiante tà di mettere in evidenza un’ immagine così antica
Tusa adottata quale simbolo della Soprintenden- segue Mylai, alla fine dell’ottavo sec. La nascita ed a circa un terzo della lunghezza in prossimità si può motivare solo con la volontà di ricordare
za del Mare. Essa può confermare l’interesse per di Lipára tra il 630-29 (Girolamo), il 627-26 (Eu- della prua si legge un albero basso e al quale un imbarcazione “storica”, forse conservata nel
la resa di imbarcazioni in un’ ampia area e a sua sebio) e il 580-576 (Diodoro Siculo) potrebbe è fissato uno strallo, mentre manca un ponte, quadro di un culto particolarmente importante.
volta trovare confronto sia nei graffiti di Hyria essere considerata solo un momento “storiciz- secondo l’uso di periodo geometrico. Se si con- Possiamo pensare si tratti di un culto tributato ad
che a Malta e nella raffigurazione di una nave più zato o epocale”, a fronte di una reale continua sidera l’esigenza dell’incisore del conio di privi- una divinità protettrice della navigazione e met-
complessa da Asine16. frequentazione delle rade, poste sulle rotte dei legiare gli elementi essenziali e di riprodurli in tere in relazione l’imbarcazione col culto di Afro-
Tirreni19 e degli Eubei, mentre una sparuta co- dite Euploia, a Lipari ipotizzabile anche per altri
munità autoctona anellenica sopravvive e si af- materiali, e che, forse, fonde tradizioni locali e ap-
faccia in uno mare sempre più internazionale. In porti cnidi. Nella moneta il battello in tal modo
tal senso, tra altri, sia A. Mele, con l’istituzione si collega all’ immagine del diritto che raffigura
di un rapporto tra pirateria e commercio, che G. Efesto, signore di Lipari, sposo di Afrodite, che
Colonna, con le riflessioni sul mondo “Ausone” sull’isola vive nella casa da lui costruita sulla rupe.
e le rifrazioni nell’area meridionale dell’arrivo de- In questa sede ciò che più può interessare è co-
gli Etruschi in Campania, sembrano presupporre munque questa forma di battello, richiamato da
Ancora ad un rinvenimento subacqueo e all’ area un ruolo particolare dell’arcipelago20. manufatti diversi e che possiamo ipotizzare fosse
di Pignataro di fuori appartiene un pezzo molto realmente usato almeno dal primo arcaismo nel
importante per l’archeologia di Lipari. In quella Un ulteriore spunto di riflessione sempre in- uno spazio limitato, possiamo pensare che sia- Tirreno, nello Stretto euboico calcidese e a Lipára
che è stata definita una “discarica portuale” – nel- centrato sulla marineria e le forme dei battelli ci no raffigurati tutti gli elementi che distinguono e forse non estraneo a quei modelli di imbarcazi-
la quale ancora si conducono fruttuose indagini – deriva da un’immagine di una imbarcazione che l’imbarcazione. one già esaminati per l’età del Bronzo.
e che è stata considerata connessa all’approdo ed costituisce il tipo del rovescio della più antica serie D’altro canto si rilevano analogie notevoli se
alla costa, insieme a materiali di varie epoche, dal- monetale liparese, battuta dalla zecca urbana. È confrontiamo il battello con quello raffigurato Un’ imbarcazione molto lontana dalla precedente
la preistorica all’età moderna, è stato trovato un un’immagine carica di tutti i significati – ufficiali e su alcune fibule beotiche, che si ritiene ripropon- è quella attestata dal frammento di prua scoperto
frammento di coppa protocorinzia (inv. 13038), metastorici – che le coniazioni urbiche esprimono. gano l’ imbarcazione usata dagli Eubei, grandi sull’acropoli (Tr. A 1950, inv. 15990), [fig. 6], di
databile alla fine del VIII, inizi del VII sec. a.C. Rinviando agli studi21 che hanno consentito un in- marinai, barca forse non tanto diversa dalle più fine VI sec. a.C., che con solo due lunghi zosteres
in argilla rosata e che trova analogie in esemplari serimento della serie nel quadro delle emissioni antiche documentate su manufatti egei e cretesi22. al di sotto dei quali è segnato un grande occhio
riconducibili ad una sempre meglio nota produz- Ed ancora somiglianze si possono rilevare con il apotropaico e al di sopra un’area dello scafo, si
ione coloniale e locale17. Insieme ad alcuni mate- battello raffigurato a sinistra sul cratere di “Ari- riconduce ad una nave forse più leggera della
riali di bucchero e protocorinzi, da scavi dell’area stonothos” (675-650 a.C.) nel quale, fuoriuscenti
4. Lipari, Museo Archeologico “L.B.B.”. Da Lipari -
urbana e di necropoli, il frammento suggerisce Scavi Acropoli, sporadico - Decorazione incisa su una
dalla prua coperta da un pesante rostro, emer-
una frequentazione antecedente alla fondazione tazza miniaturistica (da Bernabò Brea, Cavalier 1968, p. gono tre elementi appuntiti, sottolineati anche 5. Zecca di Lipára - Hemilitron (da Mastelloni 2003, p.
di Lipára 18 e ne segnalerebbe uno degli approdi 256, fig. 63, n. 98) da un cromatismo diverso. Poiché sappiamo che 170, fig. 1).
126 Maria Amalia Mastelloni Navi, discariche e relitti delle Eolie 127

trireme. In terracotta colorata e di produzione Note


locale si ritiene pertinente un modellino non 1
Bernabò Brea 1985.
piccolo: forse parte 2
Bernabò Brea, Cavalier 1991.
di un manufatto 3
Levi et alii 2009, passim e in particolare Prosdocimi, pp.
più ampio, le- 67-70 e Vanzetti, pp. 70-75.
4
Prosdocimi, in Levi et alii 2009, p. 69-70.
gato allo stesso 5
Ciabatti 1978, pp. 7-35, pp. 27-33, Bernabò Brea 1987,
culto, già ricor- pp. 36-42.
dato, per una 6
Mazza cds poster Conv. Udine 2016.
7
Bernabò Brea 1952 e Bernabò Brea, Cavalier 1968, pp.
divinità protet-
219-279, sul tema dei marchi del medio bronzo da ultimo
trice della navi- Martelli 2005, con bibl. prec.
gazione. Que- 8
Mylai US 31, inv. nn. 9 e 16; ciotole a parete verticale orlo
sto modellino svasato, vasca a calotta e all’interno ponticello a quattro
bracci, Levi et alii p. 40, nn. 28 e 29).
potrebbe indica- 9
Mastelloni 2009, pp. 132-133.
re il cambiamento avvenuto nelle tipologie delle relitto della secca di Capistello al cui studio di A. al massimo fornire un terminus post quem, ma cer- 10
Martinelli 2015, tazza per forma priva di confronti in
navi nel Tirreno e a Lipára e doversi attribuire ad Fresina si rinvia, osservando come le indagini di tamente non un’indicazione per ipotizzare la data ambito eoliano, ma in seguito ad analisi sperimentali ri-
conosciuta di produzione locale; Martinelli 2010, pp. 308-
una hemiolia24, nella sua forma documentata nel- questi giorni stiano rivelando una vastità di distri- del naufragio, anche in considerazione della loro
312; Martinelli 2015, pp. 50-56.
la ceramica vascolare di VI sec., nave più leggera buzione sul fondo marino e una abbondanza di appartenenza a coniazioni realizzate in quantita- 11
Forse meno felicemente, interpretati come barche viste
delle onerarie e delle triremi, forse adottata nella presenze sinora non documentate. tivi notevoli di esemplari, da parte di Roma, che dall’alto, potendo implicare altri significati in alternativa, ad
guerra di corsa e dai “pirati”. Il manufatto al qua- Un altro caso interessante è il grande relitto A per lungo tempo è l’unica zecca attiva. Queste es. ambiti o aree determinate. Per il motivo tra altri Bernabò
Brea 1952, Lip. 11 e Pan. 17-18.
le apparteneva il frammento potrebbe celebrare di Filicudi segnalato nel 1960 da Gianni Roghi monete possono essere rimaste per vari decenni 12
Casson 1995, pp. 29 e figg. 24 e 31 (Malta) e figg. 25 e
i piccoli e veloci scafi protagonisti degli scontri e la cui fama ha interessato l’opinione pubblica in circolazione e quindi, anche alla luce dello sta- 32 (Hyria).
con gli Etruschi e della quasi miracolosa vittoria internazionale, favorito la nascita di una ricerca to di conservazione, non sembra possano fornire 13
Panarea n. 15, cf Bernabò Brea, Cavalier 1968, p. 277
(riprodotto sotto ansa con linea continua in alto).
sulla flotta etrusca, eternata a Delfi col donario subacquea sistematica nelle Eolie, [figg. 7, 8], e elementi sufficienti per una datazione puntuale: 14
Cf. marchi vascolari a bassorilievo da Haghia Triada: Bal-
liparese delle venti statue bronzee25. quindi la nascita della grande sezione “marina” solo una sistematica e accurata analisi del carico, dacci 2013, pp. 161- 163, tav. 2 n. HTr. 179, e tra i motivi
del Museo. Il relitto con i suoi numerosi e diver- che Lamboglia prima della scoperta delle monete sovradipinti cf. Papadopoulos, 1994, p. 431e pl. 133 A. 36
Moltissimi altri spunti di riflessione potrebbero sificati materiali sostanzialmente è ancora di non poneva intorno al 150 a.C. circa, potrà, fornire (periodo geometrico).
15
Bernabò Brea, Cavalier 1968, p. 257 n. 98.
cogliersi ancora nei ricchi reperti e nei numerosi facile definizione cronologica: possiamo osserva- indicazioni sul momento in cui si può porre il 16
Casson 1995, p. 29 e fig. 29.
relitti dell’arcipelago eoliano, i cui carichi posso- re che la datazione per esso proposta26 ha tenuto viaggio e la sua infelice conclusione. 17
Tigano 2011b, p. 139 e p. 163 T.82, 4, b inv. 16404.
no colloquiare coi materiali restituiti dagli scavi conto dei recuperi avvenuti nel 1975 e nel 1976
18
In tal senso si rinvia alle analisi di materiali e alle consi-
derazioni recentemente espresse anche alla luce di puntuali
in terraferma, traendo da essi più netti inquadra- di quattro assi romano repubblicani ( 1 - RRC osservazioni di Villard, Mastelloni 2015, pp.14 ss. ivi bibl.
menti. Oppure, per l’assenza di connessioni coi n. 142, 1, dat.:189-188 a.C.; 2 - 4 non def.), [fig. t prec.
detti materiali della vita quotidiana dell’arcipela- 8], considerati tanto significativi da influenzare 6. Lipari, Museo Archeologico “L.B.B.”. Da Lipari - 19
Colonna 2002.
go, possono connotarsi come carichi di navi in persino la seriazione di Morel delle forme della Scavi Acropoli, Trincea A/15, 1950, (VI sec. a.C.). 20
Mele 1979; Colonna 2002.
(foto Archivio Museo)
21
Mastelloni 1998, p. 67 e Mastelloni 2003, pp. 188 ss.
transito, forse fermatesi per rifornimenti o nel ceramica campana attestate nel relitto. 22
Casson 1995, pp. 32-33 e figg. 34-36 (2000 a.C.) figg. 37
7. Lipari, Museo Archeologico “L.B.B.”. Filicudi, Capo
tentativo di salvarsi dai fortunali e dalle tempeste. Alla luce delle note riconsiderazioni circa le scar- Graziano - Relitto A “Roghi”- Immersioni - Ripresa ss (1600-1200 a.C.)
Rinviando agli studi sistematici ad essi dedicati sa possibilità di datazione in base alla presenza di
23
Cherici 2006, pp. 442 s.
subacquea - 1962. (foto Archivio Museo) 24
Casson 1995, pp. 128 ss e figg. 82 e 117.
possiamo rilevare che ancora molto è da appro- monete (sia negli scavi di terra, che subacquei) 25
Colonna 1984, pp. 557-578.
u
fondire, sia nella ricerca subacquea e nella defini- possiamo dire che ben altri possono essere i cri- 8. Lipari, Museo Archeologico “L.B.B.”. Filicudi,
26
Cavalier 1985, pp. 107-108, fig. 121 a-b, ivi bibl. prec.
zione dei singoli relitti, che circa il legame con i teri datanti, perché le monete, in cattivo stato di Capo Graziano - Relitto A “Roghi”- Anfore - Ripresa
materiali di terraferma. Sembra questo il caso del conservazione, se assegnabili al relitto, possono subacquea - 1962. (foto Archivio Museo)
128 Maria Amalia Mastelloni 129

Sull’antica portualità di Siracusa


Organizzazione dello spazio urbano e delle aree funzionali all’attività marittima

Elena Flavia Castagnino Berlinghieri


PhD Bristol (UK) – Soprintendenza BB.CC.AA. di Siracusa

L’antica portualità di Siracusa, nella sua configu- le fortificazioni spagnole, in parte poi demolite
razione che caratterizza la peculiare dimensione negli anni 1885-18935 fino alle ultime, ancora in
polifunzionale di un complesso naturale artico- corso, determinate dall’ampliamento del Molo
lato in un Porto Grande e un Porto Piccolo – Sant’Antonio e della banchina del Foro Italico
questi ultimi, posti rispettivamente a Ovest e ad –, hanno in gran parte contribuito a trasfigura-
Est di Ortigia, concepiti per svolgere, nel tempo, re il paesaggio della città, l’interpretazione degli
funzioni diverse – rappresenta uno dei più inte- elementi ‘superstiti’ [fig. 2] utili alla lettura dia-
ressanti modelli urbani di città-porto nel panora- cronica del tessuto urbano intercettati dagli scavi
ma della storia dell’urbanistica delle città antiche archeologici hanno permesso di individuare trac-
del Mediterraneo1. ce dell’antico assetto urbano preesistente e per-
Nonostante le testimonianze archeologiche messo di congetturare, in alcuni casi, una conti-
emerse dai nuovi scavi continuino a ravvivare il nuità d’uso che dall’età greca giunge fino ai nostri
vivace dibattito stimolando nuovi orizzonti inter- giorni. Così, per esempio, è stato acclarato per
1. Syracuse with the remaining vestiges of its five cities, pretativi riguardo alla configurazione del porto e alcuni tratti di assi viari e aree funzionali [fig. 3]
Superintendence of the Society for the Diffusion of all’ubicazione dell’istmo2, i lavori pionieristici di intercettati dai vecchi scavi nell’isola di Ortigia6
Useful Knowledge, London, 1839. Sono indicate le
principali testimonianze archeologiche con le fonti Gargallo3 e Kapitaen4 costituiscono certamente e nella terraferma immediatamente prospiciente
letterarie (per es.Tucidide, Strabone) che ricordano anche un punto di riferimento fondamentale, che si è (scavi Basile 2002), a cui si aggiunge la documen-
la battaglia navale nel porto grande che, con la vittoria andato confrontando, anche sul piano urbanisti- tazione emersa da più recenti scavi in prossimità
di Siracusa nel 413 a.C., decretò la definitiva sconfitta di co più generale della città, con i processi di tra- della fascia costiera levantina in Piazza Cesare
Atene nella Guerra del Peloponneso. In rosso è segnato lo sformazione del paesaggio urbano. Battisti – Via Vittorio Veneto (scavi Basile 2003)
sviluppo delle fortificazioni dioningiane che fanno perno
sul Castello Eurialo e arrivano fino al porto. Nel riquadro
Se le dinamiche di trasformazione naturali e so- e nella zona di Viale Luigi Cadorna (scavi Guz-
in basso una veduta dell’isola di Ortigia e dei porti, vista prattutto antropiche intervenute a grande scala zardi, 2011).
dal Teatro greco sul Colle Temenite. – a partire da quelle del 1500 con il piano del- Tuttavia, anche i meno ‘invasivi’ interventi an-
130 Elena Flavia Castagnino Berlinghieri Sull’antica portualità di Siracusa 131

tropici perpetrati nel tempo hanno contribuito a dall’altra, l’effettuazione di dragaggi profondi in
modificare principalmente lo stato dei fondali at- vari settori dei due porti. Se, da una parte, il flu-
traverso due operazioni gravose e tecnicamente itare dei sedimenti melmosi ha finito con il dare
inverse: da una parte, il convogliare di gran parte origine a un deposito naturale che, pur renden-
della rete fognaria (oggi dismessa) nel bacino del do malsano lo specchio acqueo, ha creato una 3. Ipotesi ricostruttiva dell’impianto urbanistico (in
rosso) della Siracusa greca che riflette i moduli dello
Porto Piccolo (sbocco nell’area dei Marinaretti); coltre di protezione alle eventuali testimonianze
schema ‘per strigas’, impiantato su arterie principali
archeologiche, dall’altra le operazioni di dragag- (plateiai) in senso N-S intercettate ad angolo retto da
gio hanno, al contrario, letteralmente sconvol- una fitta rete di assi viari minori (stenopoi) perpendicolari
to la situazione stratigrafica. Basti pensare che tra loro che definiscono isolati regolari, edificati e non,
2. Schizzo di lavoro in allegato alla documentazione di forma rettangolare. In legenda: aree sacre e arsenali.
tecnico-scientifica preliminare per il concorso di solo durante i dragaggi del 1962, effettuati nello
specchio acqueo del Porto Piccolo prospiciente 4. Blocchi con iscrizioni ebraiche recuperati durante
progettazione “Nuovo Waterfront Porto Piccolo –
le operazioni di dragaggio effettuate nel 1962 nello
Lotto Sud”. Per ciascun sito indicato nello stralcio la Riva Porto Lakkio, furono asportati oltre mil-
specchio acqueo del Porto Piccolo prospiciente la Riva
planimetrico, si riportano entro parentesi bibliografia le blocchi squadrati di pietra [fig. 4], tra i quali Porto Lakkio. Nel riquadro in alto uno dei blocchi con
e/o dati di riferimento e d’archivio, (Castagnino furono riconosciute dieci lapidi con iscrizioni iscrizioni ebraiche. (Foto di Efisio Picone, 1962).
Berlinghieri, 2007).
132 Elena Flavia Castagnino Berlinghieri Sull’antica portualità di Siracusa 133

sorprendentemente, l’orientamento e la dispo- aree sacre immediatamente circostanti i templi:


sizione in sequenza degli scali, suggerisce una quello di Apollo della fine del VII a.C., quello
apertura verso Ovest, ovvero verso quella parte dell’oikos e più tardi quello di Athena nel V a.C.
del porto grande, oggi occupata dalla terraferma, e, accanto, le fondazioni del tempio ionico, mai
che faceva parte di un più articolato complesso completato. L’aspetto che doveva caratterizzare
portuale che si sviluppava ad occidente; per gli la fisionomia dell’isola nella fase coloniale inizia-
arsenali di Via Veneto [fig. 5A], pur nelle diverse le, corrispondente a una sorta di adeguamento
fasi cronologiche individuate, la disposizione de- funzionale degli spazi naturali alle esigenze della
gli scali risulta funzionale alle manovre di uscita/ vita comunitaria, sembrerebbe coincidere con la
ingresso delle unità navali verso Est, ovvero ver- creazione di una vasta area pubblica a servizio
so Levante. dell’area portuale, su cui far convergere le fun-
zioni mercantili, ubicata all’estremità N dell’asse
NS e dominata dal recinto sacro e dal Tempio
Città interna – Ortigia di Apollo: qui, nonostante le successive sovrap-
posizioni e demolizioni, oltre a diversi tratti del
Funzioni e ruoli della ‘città interna’ sembrano muro del temenos, orientato parallelamente ai lati
trovare la giusta collocazione in un piano effi- del tempio, una fase alto-arcaica (fine VIII-VII
ciente e ordinato di sviluppo del tessuto urba- sec. a.C.) è attestata dalla presenza di ceramica
no che, sfruttando la naturale conformazione d’importazione corinzia, argiva e di produzione
‘ad horst’ della struttura geologica dell’isola, locale12, e dai resti di un complesso di strutture in
nella parte più elevata di Ortigia, corrisponden- blocchi calcarei squadrati, scavati da Cultrera13,
te all’attuale Piazza Duomo e adiacenze, ospita di cui i rapporti stratigrafici fra le fondazioni e
l’acropoli [fig. 3]. la crepidine settentrionale del tempio attestano
dedicatorie in lingua ebraica appartenenti all’an- rispetto alla terraferma e, più precisamente, della Se la posizione dell’agorà arcaica nel punto più uno stato di anteriorità rispetto al tempio di fine
tico cimitero riservato alla comunità giudaica di collocazione nello spazio e nel tempo di un istmo alto dell’isola, con la sua dimensione religiosa VII a.C.
Siracusa7, già precedemente indagato8. di collegamento. consacrata al culto di Artemis o di Aphrodíte Ou- La presenza, nella città bassa in una parte
Il riesame della problematica portuale nel suo Altro punto cruciale, ad esso strettamente con- ranía11, poi nel V sec. associata a quello di Athena, dell’ásty, di un’agorà commerciale – coeva a un
più ampio complesso topografico parte da un nesso, rimane quello che riguarda gli arsenali [fig. è stata acclarata nell’acropoli siracusana, l’ipotesi edificio sacro, al tempio di Apollo e/o alla pre-
punto fondamentale dell’impianto urbanistico 5]: quelli individuati dai vecchi scavi in Via Diaz, di un’altra agorà nella città bassa, più strettamente cedente struttura alto-arcaica, con pronaos e naos,
intorno a cui si riallaccia ogni possibile ipotesi: nella ‘città esterna’ (B), e quelli più recentemente collegata a funzioni marittimo-commerciali, as- colonnato ligneo e alzato in mattoni crudi14, di-
quello della posizione della ‘città interna’ ri- scoperti in Via Veneto9 in Ortigia (A). Si rende sume lineamenti sempre più apprezzabili, come sposta in modo da essere anche in collegamento
spetto alla ‘città esterna’, per usare una nota sempre più necessaria un’opportuna riconsidera- per la madrepatria Corinto, o per altre importanti diretto con l’agorà dell’acropoli attraverso la di-
definizione tucididea (VI, 3,2), ovvero di Ortigia zione d’insieme con un’attenta analisi dei livelli città portuali come Atene e Mileto. rettrice data dalla plateia N-S e ubicata in pros-
di operatività necessari a mantenere in piena ef- Seguendo la direttrice fondamentale che, attra- simità del porto per le evidenti intrinseche rela-
ficienza una flotta navale. Infatti, l’orientamento versando Ortigia in direzione N-S, sembra in- zioni logistiche – sembrerebbe ben interpretare
degli scali dei relativi apprestamenti bellici, atti cardinare nella rigorosa geometria della maglia il connubio tra attività pubbliche e religiose che
5. Schizzo di lavoro con ubicazione degli arsenali e a ospitare le triremi della marina da guerra sira- urbana i prospetti principali dei più importanti caratterizzavano nel mondo greco le funzioni
relativo orientamento dei neosoikoi: A) area Piazza cusana10, rivela un’organizzazione dei neosoikoi edifici templari, sembrerebbe possibile poter proprie dell’agorà di età arcaica. In quest’ottica,
Cesare Battisti/Via Vittorio Veneto (scavi Basile che, sotto il profilo operativo, presenta grandi individuare le aree funzionali nevralgiche a ser- l’area gravitante intorno al tempio di Apollo e
1999-2001); B) area Via Armando Diaz. Elaborazione perplessità: per gli arsenali di Via Diaz [fig. 5B], vizio dell’intero impianto proprio negli spazi/ al relativo temenos, associata all’agorà commerciale
Fernando Lazzarini 2016.
134 Elena Flavia Castagnino Berlinghieri Sull’antica portualità di Siracusa 135

in stretto collegamento con il porto, verrebbe a Se nel complesso architettonico della cosiddetta più avanzato rispetto a quello attuale, caratteriz- Sulla base della documentazione disponibile26,
disegnare per l’età arcaica uno spaccato che si porta urbica di Via XX Settembre – dove recen- zato dalla presenza del Porto Piccolo con bacino l’unica evidenza archeologica cui è stata attri-
rivela simbolo di profonda identità culturale in- ti considerazioni19 hanno permesso di appurare portuale ben più ampio e imboccatura segnata buita una funzione correlabile all’istmo è quella
tesa quasi a sacralizzare oltremare il rapporto di che le due torri presentano materiali e tecniche da fauces naturali delimitate a Nord dal promon- del cosiddetto “banchinamento Freschi” [fig. 6],
filiazione diretta e preferenziale con la madrepa- costruttive diverse –, possiamo riconoscere una torio coincidente con gli scogli di Pietralunga e a realizzato in blocchi e in cassaforma, individua-
tria Corinto. correlazione tra la torre Nord e il sistema di forti- Sud da un braccio di terra che si protendeva dal- to nel braccio di mare tra l’attuale Porto Piccolo
In questa fase, lo spazio contiguo all’area sacra ficazione dell’isola realizzato da Dionýsios (men- la costa di Ortigia. In questo scenario condiviso e Riva delle Poste. Si tratta di una struttura con
dell’ásty sembrerebbe servito dall’asse stradale in- tre la porta Sud sarebbe successiva) e se questa si collocano le due principali ipotesi di raccordo un andamento sinuoso che si sviluppa in senso
tercettato in Via Savoia15 che, almeno in età arcai- si pone in relazione funzionale con il porto, at- isola-terraferma che fanno capo al punto di col- E-W per ca. 65 metri di lunghezza ed è impostata
ca, risultava rappresentato da una serie di solchi di traverso un varco-approdo, forse vi si potrebbe legamento dell’istmo. su un fondale degradante compreso tra -1,60 e
carraie con direzione prevalente EW, non ancora riconoscere quell’approdo in prossimità della L’ipotesi Gargallo-Kapitaen, poi ripresa con il -4,00 metri di profondità. L’ipotesi avanzata da
configurato secondo i caratteri dello stenopos vero porta urbica segnalato dalle fonti letterarie in più supporto di nuove testimonianze da Voza20 che Voza, che vi riconosce un complesso cronologi-
e proprio che ritroveremo nella fase arcaica più occasioni. individua l’attacco dell’istmo in corrispondenza co e funzionale omogeneo per l’«impostazione
avanzata. In questa fase “la divergenza delle car- La continuità d’uso delle due aree sacre princi- dei resti sommersi del cosidetto banchinamen- della spalla del ponte [..., ubicata ndr] nell’uni-
raie fa pensare ad uno spazio circostante libero, pali, caratterizzate da una diffusa partecipazio- to ‘Freschi’, scoperto negli anni ‘80 nell’attuale co punto dove esso poteva essere costruito»27,
non costruito, per un tratto abbastanza ampio”16 ne collettiva, su cui trionferà il processo di ca- Porto Piccolo. Altra l’ipotesi ripresa da Polacco- pur seducente, si scontra con una serie di dati e
che solo successivamente assumerà una funzio- nonizzazione delle architetture templari proprie Mirisola21, seguita da Basile22 che afferma che considerazioni che ci inducono a riflessioni più
ne più strutturata nel piano di configurazione del dell’ideologia religiosa della polis greca, scandisce l’antico istmo sia da individuarsi in una posizione approfondite.
tessuto urbano dell’isola. Alla fase ellenistica si i serrati ritmi evolutivi dell’impianto urbano con simile a quella dell’attuale Ponte Umbertino-Cor- Tecniche costruttive e rapporti di reiprocità ri-
data infatti un tratto di strada E-W individuata la progressiva adozione dello schema ortogonale, so Umberto23. A questa direttrice sembrerebbe velano infatti che non si tratta di un complesso
per circa 16x4 m ca. che correva parallela al lato che nel corso dell’età arcaica trova una rigoro- potersi collegare la presenza della strada basolata omogeneo ma di una struttura con funzioni e
meridionale dell’Apollonion: gli strati più profon- sa distribuzione degli spazi per strigas mantenen- SE-NW già messa in luce nell’area dei Villini da fasi cronologiche diverse. Tipologia dei materiali,
di con ceramica protocorinzia, argiva e corinzia, do l’asse NS come asse generatore della maglia Orsi24, larga 10 metri circa con livelli pavimen- analisi delle malte, della pozzolana e dei fram-
si datano alla fine del VII a.C.; una presumibile urbana. tali ben curati, che senza soluzione di continuità menti ceramici inglobati nella muratura permet-
connessione con il varco tra le due torri di Via In questa prospettiva, nella Siracusa arcaica sa- confermano una persistenza d’utilizzo dall’età ar- tono di datare al I sec. a.C. la struttura realizzata
XX Settembre17 sembrerebbe garantire un colle- rebbero due le agorai riconoscibili nell’isola di caica a quella bizantina; il suo sviluppo in senso in casseforma: datazione che rappresenta cer-
gamento diretto al mare. Ortigia, mentre una terza serviva il quartiere che N-W, in direzione Fusco-Temenite, è stato più di tamente il terminus post quem per la sistemazione
Interessanti per la fase arcaica risultano i resti, re- gravitava, sempre in correlazione con il siste- recente provato dagli scavi di Piazza della Stazio- di questo settore portuale ma che non esclude
centemente individuati, di un poderoso muro in ma portuale, nella terraferma prospiciente (vedi ne (scavi Basile) che hanno intercettato la stessa a priori la presenza di fasi/funzioni precedenti.
blocchi calcarei, riscontrato su un fronte di alme- infra). strada con livelli arcaici datati a partire dalla fine Fondamentale risulta, in questo contesto, stabi-
no 23 metri di lunghezza interpretato come ‘ar- VIII a.C. fino all’età bizantina. Tuttavia, gli scavi lire i rapporti relazionali tra la struttura realizzata
gine arcaico’18, di cui si rinvengono solo i blocchi condotti lungo Corso Umberto (scavi Guzzardi con l’uso di casseforma lignea e quella conclusa
di fondazione. Nonostante la mancata conserva- Città esterna 2007 e 2008), ovvero sul prolungamento ideale in blocchi.
zione dello spiccato del muro, in un’area che ha dell’attuale istmo nei pressi della torre circolare Se alla struttura a blocchi, che definisce anche
subito profondi rimaneggiamenti, non ci ha per- Che la città esterna che si sviluppa lungo la fascia del Castello Marchetto (individuata all’angolo una piattaforma rettangolare di metri 7 per 6.50,
messo di verificare l’eventuale presenza di bioce- litoranea orientale di Siracusa sia stata soggetta a con via Cairoli) e del Palazzo della Provincia Re- possiamo attribuire la funzione di “torre” come
nosi marina che avrebbe consentito di valutarne progressivi fenomeni di erosione costiera, anche gionale, hanno restituito strutture e materiali che tipologia e sistema costruttivo sembrerebbero
la funzione rispetto alla linea di costa, utili risul- di una certa consistenza, è un dato ormai accla- “non depongono a favore di un collegamento in suggerire, e se possiamo accettare una datazio-
tano i rapporti dimensionali e il taglio dei blocchi rato: la maggior parte degli studi infatti restitui- antico con Ortigia nell’ubicazione corrisponden- ne della fine del V secolo a.C., non sarebbe in-
per suggerire una datazione all’età arcaica. scono l’immagine di un profilo costiero levantino te all’attuale”25. verosimile riconoscervi una delle torri del piano
136 Elena Flavia Castagnino Berlinghieri Sull’antica portualità di Siracusa 137

di fortificazione operato da Dionigi. Infatti, il Interessanti risultano le preziose informazioni di


confronto con la torre meridionale dionigiana in Diodoro Siculo quando a proposito del gover-
luce in Via XX Settembre non solo mostra di- no di Dionigi ricorda che il tiranno insedia la sua
mensioni molto simili, ma anche gli stessi blocchi reggia in prossimità della “stazione portuale”28 e
sembrano tradire l’utilizzo del medesimo sistema avvia un processo di straordinaria trasformazione
metrico e tipologico. urbanistica, che porterà al potenziamento dell’ar-
In questa prospettiva, lo stesso braccio “sinuo- senale militare il quale verrà saldamente integra-
so” potrebbe interpretarsi, nel livello stratigra- to, anche funzionalmente, nel rivisitato poderoso
fico più profondo, come base dello zoccolo di sistema difensivo della città29. Tra le testimonian-
fondazione di un muro di fortificazione a difesa ze correlabili a questo quadro di rinnovamento, la
del porto, di cui si potrebbero individuare più presenza delle colonne individuate in prossimità
fasi: quella di età greca di V secolo a.C. (dio- del “banchinamento Freschi”, se coeve alla co-
nigiana), e l’altra di rifacimento e ri-funziona- struzione, potrebbero richiamare proprio quelle
lizzazione di età romana con integrazioni del I che servivano da sostegno delle singole posta- plesso destinato ad accogliere l’agorà-forum (Via per anfore (via Cadorna, Piazza Euripide)31, va-
secolo a.C. Si tratterebbe di una sorta di muro zioni navali dei neosoikoi, a cui potrebbe riferirsi Dante-Piazza Marconi) e con una successione sche, pozzetti d’uso artigianale (Riviera Dionisio
fortificato dotato di torre, o faro di segnalazio- anche la colonna rinvenuta da Cavallari, insieme stratigrafica databile dalla fine dell’VIII sec. a.C. il Grande, Via Iceta), strutture relative a stabi-
ne, ubicata in posizione di testata, la cui fun- a due capitelli, di cui si fa menzione in un docu- fino all’età romana, già in età arcaica sembra tro- limenti tardo-ellenistici e romani con fornaci e
zione all’interno del bacino portuale potrebbe mento inedito (Archivio Storico Soprintendenza vare la sua naturale connessione logistica con il pozzi con gli scarti di lavorazione (tra Via Cador-
essere stata quella di contrassegnare l’area de- BB.CC.AA. Siracusa) datato 27 febbraio1885 e mare attraverso il Porto Grande. Gli scavi recen- na e Viale Teocrito e nell’area di Villa Maria)32,
gli arsenali di Via Diaz, che troverebbero nello nel quale lo stesso Cavallari annota: «si potrebbe temente condotti in prossimità della fascia costie- che assumono una connotazione di quartiere a
specchio di mare a ridosso del muro una sorta congetturare che un edifizio sontuoso fosse esi- ra prospiciente l’antico profilo del Porto Grande servizio di attività portuali. Sembrerebbe fare ec-
di avamporto per le operazioni militari. Fonda- stito nella prossima spiaggia prima di oltrepassare in corrispondenza dell’attuale Via Bengasi, hanno cezione, in questo contesto, l’area degli arsenali
mentale risulta a questo punto capire a quale il canale, ma le trasformazioni di questa località permesso di riconoscere nei livelli proto-arcaici di Via Diaz che mostrano fasi di frequentazio-
dei due porti siano da attribuire i resti di questi fatte nell’epoca spagnola, quando questa parte fu un’interessante area sacra con lacerti di muri, thy- ne precedenti33 e sono funzionalmente correla-
arsenali, il cui orientamento NW-SW inequivo- fortificata, ne fece svanire ogni traccia». siai e bothros che attestano, almeno a partire dal- bili, per orientamento e distribuzione degli scali
cabilmente tradisce una disposizione dei neosoi- la seconda metà del VI a.C., il culto di Poseidon dei singoli navigli, alle attività militari gravitan-
koi funzionalmente aperta verso ovest, verso In questo spaccato urbano che mostra, sulla ter- corredato da una ricca tipologia di offerte pro- ti nell’attuale Porto Grande [fig. 6]. La parte
lo specchio del Porto Grande, e non – come raferma prospiciente Ortigia, una fascia costiera piziatorie30. Questa parte della città già a partire più settentrionale dell’area corrisponde invece
generalmente ipotizzato – verso il Porto Picco- densamente articolata con spazi pubblici e priva- dell’età arcaica risulta essere servita da un’arteria a quella eminentemente religiosa, associata al
lo, rispetto al quale, sotto il profilo logistico, ri- ti, civili e religiosi, pur nei limiti imposti dall’esi- stradale che ne garantisce i collegamenti interni culto di Demetra e Core, che viene ad assume-
sulterebbe estremamente problematica qualsiasi guità dei contesti indagati e dai dati acquisiti e per proseguire su direzioni extraurbane con l’ re una fisionomia autonoma in applicazione di
manovra di entrata/uscita delle triremi. Estre- disponibili, sembrerebbe potersi definire, per “elorine odos”, su cui confluiscono le principali uno schema urbanistico che rivela un impianto
ma precisione, sicurezza e rapidità sono infatti i grandi linee, una discriminante spazio-temporale strade che, a loro volta, dalla chora portavano alla con stenopoi N-S sul lato settentrionale, associato
parametri di operatività strategica destinati a fa- tra l’età greco-arcaica e quella ellenistico-romana, città e al quindi al porto. a stenopoi NW-SE nel lato meridionale, frutto di
cilitare, soprattutto in caso di guerra incomben- a cui corrispondono sul piano urbanistico fasi di
te, le operazioni di uscita in acque ristrette delle frequentazione degli spazi ubicati, rispettivamen- L’area a NE di Ortigia gravitante lungo la fa-
triremi progettate per incrementare le capacità te, a NW e a NE di Ortigia. scia costiera dell’attuale Porto Piccolo si differen-
6. Rielaborazione del rilievo planimetrico del cosiddetto
di manovrabilità e speditezza che contraddistin- zia invece, sul piano funzionale, per la presen-
“banchinamento Freschi” rinvenuto nelle acque del
guono i ‘coefficienti di finezza’ del naviglio mi- L’area a NW di Ortigia gravitante sul Porto za di impianti artigianali datati a partire dall’età Porto Piccolo dalla Cooperativa Aquarius, (Voza, 1984-
litare rispetto a quello mercantile. Grande, caratterizzata dalla presenza del com- ellenistico-romana, caratterizzati da magazzini 85, Tav. CXXXIV).
138 Elena Flavia Castagnino Berlinghieri 139

interventi di ri-funzionalizzazione delle aree in Note


Il relitto arcaico Gela 1
tempi diversi. 1
Castagnino Berlinghieri, 2016.
A servizio del Porto Piccolo, nell’area meridio- 2
Zirone, 2005 con bibliografia precedente. Nicolò Bruno
nale che si svolge lungo il profilo levantino di 3
Gargallo, 1958.
Ortigia, giocano un ruolo fondamentale la serie
4
Kapitän, 1965; 1967-68. Archeologo, Soprintendenza del Mare
5
Russo, 1983, pp. 93-111; Dufour 1997; 1998.
di lunghi muri paralleli, interpretati come arsenali 6
Orsi 1915; 1919; Pelagatti - Voza, 1973; Voza 1979; Voza
(5.A), nei quali si potrebbero riconoscere gli anti- 1999.
chi neosoikoi di età tardo-arcaica e classica34, inter- 7
Simonsohn, 1963, pp. 8-20.
8
Lagumina, 1889.
cettati durante gli scavi archeologici effettuati fra 9
Basile, 2002.
il 1999 e il 2001. 10
Castagnino Berlinghieri, 2002, pp. 219-233.
11
Torelli, 2011.
Se queste osservazioni contribuiscono in parte a
12
Pelagatti 1966; Pelagatti, Voza 1973.
13
Cultrera, 1951, coll. 743-746
far luce sull’antica portualità di Siracusa, lo studio 14
Gullini 1974, pp. 61-62; 1975.
interdisciplinare in corso sulla fascia costiera e i 15
Basile, Mirabella, 2003.
fondali prospicienti potrà meglio definire il pro- 16
Basile, Mirabella 2003, p. 326.
17
Pelagatti 1966, p. 11; 1969, p. 141.
cesso di variazione del livello del mare e le tra- 18
Basile, Mirabella 2003, p. 328.
sformazioni del paesaggio costiero, e così aprire 19
Basile, Mirabella 2003, pp. 321-323.
nuovi spazi interpretativi sul rapporto mare-terra 20
Voza 1980. Nel 1988, anno della scoperta del relitto cosid- dinate cartesiane misurate da un asse fisso. Le ri-
su cui si modella la configurazione degli appre-
21
Polacco, Mirisola 1996, pp. 14-26. detto Gela 1, i relitti arcaici greci conosciuti era- cerche si conclusero con la scoperta dell’intero pa-
22
Basile 2003, p. 329.
stamenti logistici di supporto all’attività militare e 23
Polacco, Mirisola 1999. no pochissimi1; pertanto, quando un pescatore ramezzale, di 17 madieri e di una parte di fasciame.
mercantile e spiegare in chiave urbana ruoli, fun- 24
Orsi 1909, pp. 338-340; p. 358. subacqueo di Ragusa fece vedere a chi scrive, al- La seconda fase di scavo, dal 2003 al 2008, preve-
zioni e morfologia del complesso portuale. 25
Guzzardi 2011, p. 361. lora giovane archeologo subacqueo, quattro aru- deva il recupero e il restauro dei legni per i quali
26
Solo di recente (2009-2014), dopo le ricerche Freschi (in
Voza, 1984), sono state effettuate dalla Soprintendenza del
le fittili con decorazione fitomorfa e un grosso era indispensabile una completa documentazio-
Mare in collaborazione con la società americana AURORA frammento di ceramica attica a figure nere, re- ne. Allo scopo era stato montato un reticolato
Trust alcune indagini nelle acque del complesso portuale cuperati insieme ad un altro subacqueo nel mare di 8x13 quadrati, di m 1,50 per lato, che copriva
con strumentazione geofisica che hanno permesso di in- di Gela, talmente grande fu il suo stupore che, un’area di m 12x19,50, e con 4 capisaldi esterni
dividuare diversi bersagli interessanti che sono attualmente
in corso di studio, mentre un lavoro sistematico sul Porto per l’eccezionalità della scoperta, lo convinse a per la trilaterazione. In questa fase si ultimò lo
Piccolo è attualmente in corso come tesi di dottorato di consegnare i reperti alle autorità competenti, ac- scavo delle aree non indagate precedentemente e
ricerca presso l’Università di Sassari (2015-2016). compagnandolo di persona, e lo stesso giorno, al si recuperò totalmente lo scafo tramite lo smon-
27
Voza 1980, p. 669; 1998, p. 255.
28
Diodoro Siculo, Biblioteca Storica, XIII, 96.
Museo Archeologico Regionale di Gela. taggio dei reperti lignei.
29
Castagnino Berlinghieri, 2000a, pp. 65-72. Inizia così l’avventura di uno dei ritrovamenti su- Nel Luglio del 2008, con il recupero della por-
30
Basile 2009. Per elementi di confronto relativamente agli bacquei più importanti del Mediterraneo2. L’indi- zione di chiglia e della poppa, si ultimarono le
aspetti della sacralità del luogo e delle sue connessioni con viduazione del relitto a circa m 800 dalla costa di operazioni a mare e si spedì al “Mary Rose Ar-
il mare in età arcaica, vedi: Castagnino Berlinghieri, 2010,
pp. 20-42. Contrada Bulala, nelle vicinanze della foce del Fiu- chaeological Services” di Portsmouth, in Gran
31
Guzzardi 2011, pp. 358-359. me Gela, ad una profondità di circa m 5, permise Bretagna, l’ultimo carico dei legni per il restauro
32
Pelagatti 1966b. l’avvio delle prime ricerche nell’area. Una prima Lo scavo ha appurato che l’imbarcazione giaceva
33
Castagnino Berlinghieri 2000b.
34
Basile 2002.
fase di scavo, dal 1989 fino al 1994, fu condotta sotto due strati: il primo era costituito da fango
con la metodologia in uso all’epoca, tramite retico- e sabbia, il secondo, che ricopriva interamente
lo mobile, costituito da riquadri di m 1,50 di lato; il relitto, da sabbia e frammenti di conchiglie di
successivamente si impiegò il metodo delle coor- varia natura; la stratigrafia propria del relitto era
140 Nicolò Bruno Il relitto arcaico Gela 1 141

invece costituita da un primo strato di zavorra in provenienti dalle isole greche dell’Egeo orientale,
pietra del peso di circa 7 tonnellate, da una stuoia hanno fatto supporre una particolare attenzione
in fibra vegetale a protezione dello scafo e, infine, nel ricercare prodotti di qualità.
dai legni. Di diversa tipologia e provenienza è anche il re-
La tecnica di costruzione si è rivelata quella co- sto della ceramica: di pregiata fattura la produ-
siddetta a guscio, con il fasciame che costituisce zione attica a figure nere e a figure rosse (rari i
la struttura portante, legato con corde vegetali, tre askoi a figure rosse attribuiti ad Epiktetos);
tenoni incavigliati e con i madieri fissati con chio- varia la casistica dei vasi a vernice nera; limitata la
di; caviglie più lunghe sono state utilizzate per presenza di ceramica laconica e greco-orientale;
connettere la ruota di poppa e la chiglia con i consistente e di varia tipologia invece la cerami-
torelli. Aspetti tecnici più approfonditi e inediti ca di produzione coloniale, locale e di imitazione
per le conoscenze sulle tecniche di costruzione corinzia e ionica.
delle navi arcaiche verranno documentati dopo Lo studio della ceramica ha permesso di datare il
l’aperture delle casse, giunte al Museo Archeolo- carico e, di conseguenza, il periodo dell’affonda-
gico Regionale di Gela dopo il restauro. mento della nave agli inizi del V secolo a.C.
La presenza di una cospicua zavorra ha fatto pre- Oltre alle quattro arule, di provenienza peloponne-
supporre che la nave avesse già scaricato parte siaca, fra i materiali ritenuti del corredo di bordo,
delle mercanzie in un porto precedente; in ogni si annoverano una statuetta fittile di divinità assisa, l’importante emporio di Gela, dove prodotti di del fondale vicino al luogo dove giaceva il relitto.
caso, dal carico recuperato, molto frammentario un braccino ligneo relativo ad una statuetta, uno fattura e provenienza diversa venivano depositati Solo uno scavo archeologico potrà chiarire l’en-
in verità, si è potuta valutare la consistenza dei zufolo fittile, una fibula d’argento a staffa lunga, per lo scambio commerciale. tità di queste anomalie che, per la loro giacitura e
prodotti e ipotizzare la probabile rotta intrapresa materiale da pesca e altro. Riteniamo invece che il Nel Luglio del 2014 tutti i reperti lignei della nave consistenza, potrebbero con ogni probabilità es-
dalla imbarcazione. tripode bronzeo, citato in bibliografia fra i reperti sono ritornati a Gela all’interno di casse lignee, sere di tipo antropico. Ma uno scavo subacqueo
Per quanto riguarda il carico, le anfore da tra- consegnati dagli scopritori, non sia da includere custodite oggi presso la Sala Eschilo del Museo andrebbe inoltre eseguito, oltre che sui già cono-
sporto recuperate, per la maggior parte vinarie tra i materiali provenienti dal relitto di Gela 1. Archeologico Regionale, in attesa di una esposi- sciuti relitti greci, denominati Gela 2 e Gela 3, su
chiote, ma anche magno-greche e siceliote, co- Per quanto riguarda la rotta, le analisi delle pietre zione temporanea al suo interno. L’esposizione molte aree indagate in questi ultimi 10 anni lungo
rinzie A (olio) e B, attiche (olio), puniche e alcune relative alla zavorra hanno fatto ipotizzare che la definitiva sarà invece allestita presso il progettato la vasta area marina di Contrada Bulala. La So-
nave provenisse dalle coste della Sicilia orientale “Museo delle Navi Greche”, che sarà costruito printendenza del Mare, coadiuvata da subacquei
e che, in difficoltà per il maltempo, tentasse di sulle pendici meridionali dell’acropoli della colo- locali accreditati, ha infatti realizzato una serie di
1. XV staminale est del relitto di Gela. raggiungere ugualmente il porto di destinazione, nia rodio-cretese, all’interno dell’area archeologi- scoperte di eccezionale rilevanza che pongono
ca dell’emporio e in prossimità del fiume Gela. Gela tra le città più importanti del Mediterraneo
Recenti indagini strumentali, propedeutiche alla per la ricerca in archeologia subacquea (Vedi, per
caratterizzazione dei fondali della fascia costiera es., infra).
gelese, alcune delle quali tarate per le esigenze di
una puntuale verifica archeologica sulle aree a più
alto rischio archeologico, coordinate quest’ulti- Note
me dalla Soprintendenza del Mare, hanno evi-
denziato delle interessanti anomalie all’interno 1
Bound 1985, pp. 49-65; Jonchereau 1976, pp. 5-36; Basch
1976, pp. 37-42; Pomey 1981, pp. 225-244.
2
Tutte i dati e le notizie relative allo scavo e alla documen-
tazione del relitto sono tratti da: Panvini 2001; Vullo 2012;
2, 3. Relitto di Gela. Veduta della poppa con uno dei ivi la completa bibliografia sul relitto di Gela.
madieri.
143

Relitti di Marmo
Storie dal mare di Camarina: “Il relitto delle colonne”

Giovanni Distefano
Università della Calabria

La scoperta e le ricerche su incarico della So­printendenza di Ragusa, ese-


guì una breve campagna di documentazione delle
Il primo avvistamento del “relitto delle colonne” colonne e dei resti del relit­to e un limitato saggio
nella baia di Camarina è avvenuto nel 19731 da di scavo fra le colonne6 [fig. 1].
parte di Giovanni D’Andrea di Vittoria, che ne Infine, una campagna di scavo sull’intero relitto è
segnalò l’ubicazione all’Ufficio Scavi di Camarina stata condotta dalla Soprintendenza ai Beni Cul-
del­la Soprintendenza Archeologica di Siracusa. turali di Ragusa con la cooperativa “Aquarius”
Soltanto nel 1975 J. Parker con alcuni allievi del­ nel 1996, dal 20 giugno al 2 agosto. Nel corso
l’Università di Bristol, per incarico della Soprin­ degli scavi è stato possibile studiare integralmen-
tendenza, eseguì delle immersioni sul relitto che, te il carico di marmo [fig. 2] e l’architettura dello
tuttavia, non era più visibile2. Furono recupera­te scafo7 [figg. 3, 4].
nel corso del sopralluogo campioni di ceramica
e anfore3.
Nel 1976 è stata recuperata nella baia sottostan- Il relitto
te la collina di Camarina un’erma in bronzo raf­
figurante una testa maschile di cui è stata pro- Il relitto giace spiaggiato, quasi sempre comple-
posta la provenienza dal “relitto delle colonne”4. tamente affogato nella sabbia, al centro della pic-
Una nuova immersione sul relitto fu effettuata cola baia a sud della collina di Camarina - 36° 51’
dalla Soprintendenza di Ragusa nel luglio del N. -14° 27° E. - [fig. 1], a pochi metri di profon-
19885, allor­quando dopo una violenta mareggiata dità (2-4 m, a seconda dell’apporto sabbioso), a
erano riap­parse le colonne: per circa un anno il circa 50-70 m dalla battigia8.
giacimento ri­mase esposto. Nel corso dell’aprile La campagna di scavi condotta nel sito nell’estate
1989 la cooperati­va “Aquarius”, di Alice Freschi, del 1996 [figg. 2, 3] ha consentito di rimettere
144 Giovanni Distefano Relitti di Marmo 145

zo, di cm 15 di lunghezza e di cm 12 di altezza Le colonne sono in marmo giallo antico a grana


[fig. 1], quasi parallela al paramezzale, una specie fine e compatta con venature giallo-paglia10.
di serretta, è alloggiata sopra i madieri ed è con- Entrambe presentano il fusto liscio con due
servata fino al madiere 22. modana­ture a toro alle estremità. La colonna 1 è
All’estremità sud del relitto, oltre i madieri 2 e lunga 6,04, con un diametro di cm 80; la colonna
1, con lo scavo del 1996 è stata messa in luce la 2 è lunga, inve­ce, m 6,25, con un diametro di cm
chiglia con una lamina metallica, alta in tutto cm 80. Le due fasce a ri­lievo sono alte cm 25-27 e
27, larga cm 23 e sporgente circa 45 cm [fig. 1]. spesse cm 2. Il peso totale delle due colonne è
È stato verifi­calo un sistema di giunzione del tipo stimato in circa 18 tonnellate.
detto “en trait de Jupiter” [fig. 1]. All’estremità Oltre alle colonne facevano parte del carico an-
superiore è conser­vata la sagomatura dell’am- che numerose lastre di cm 60 x 30 (o 40) x cm
morsamento della ruota di poppa o di prua, pur- 15 (o 20) di spessore. Sono parte in marmo gri-
in luce, un tratto del relitto a S-SE delle colonne I madieri erano fissati al fasciame con due ca- troppo mancante. gio e parte in are­naria. Le lastre giacciono ai lati
(m 3 x m 8,50), scoprendo circa 8 m dello sca- viglie per ogni tavola e con perni di rinforzo in L’intero scafo era cosparso di pece per garantire delle colonne [fig. 1] ed è probabile che in alcuni
fo. Il saggio del 1988, in­vece, aveva interessato la ottone dispo­sti irregolarmente [figg. 3, 4]. l’impermeabilizzazione. casi erano sistemate nel­la stiva fra le colonne per
zona a N-NO delle colonne e un tratto del relitto In totale i madieri sono 54, disposti sull’intera bloccare ogni eventuale spostamento.
compreso fra le stesse9. lunghezza di fondo dello scafo, che doveva esse-
La porzione di scafo rimessa in luce nel 1996 è re di circa m 25, tra la ruota di poppa e il dritto Il carico Le anfore e la ceramica da cucina
co­munque ben connessa: ai lati della chiglia sono di prua. Durante lo scavo del 1996 sono state scoper-
con­servati i due torelli, i controtorelli e la tavola Ogni madiere è alto al centro cm 20-23 ed è lar- te nel “re­litto delle colonne” anche anfore
Le colonne e i blocchi di marmo.
del fasciame, oltre a un certo numero di madieri go, mediamente, cm 11-12 [figg. 3, 4]. Al centro frammentarie.
e del paramezzale [figg. 1, 2, 3, 4]. Il fasciame di ogni madiere il foro di biscia [fig. 3], a pareti Le due colonne [figg. 1, 2, 4] sono spezzate e Il carico non comprendeva esemplari di Africana
portante è spesso cir­ca 6 cm ed è connesso con rettili­nee o arcuate, è alto circa cm 7. ada­giate sopra i resti del relitto, quasi parallela-
mortase (lunghe cm 8) di­sposte su due file, per Il paramezzale [fig. 1, 3], già in parte documenta­ mente, con una divaricazione di circa 3 metri
realizzare una maggiore tenu­ta statica. to nel 1989 e poi nel 1996, è conservato fino al verso sud: la colonna 2 è alquanto più spostata 2. Veduta delle colonne (scavo 1996).
madiere 19. Questo è in legno di quercia ed è alto e divergente ri­spetto alla posizione originaria. Le 3. Resti del paramezzale, dei madieri e di una colonna
cm 20. La parte inferiore è intagliata e adattata colonne furono caricate sulla nave parallelamen- (scavo 1996).
1. Planimetria del relitto delle colonne (scavo 1996). alla sommità dei madieri. Una travetta di rinfor- te al paramezzale. 4. Le colonne, i madieri e il fasciame (scavo 1996).
146 Giovanni Distefano Relitti di Marmo 147

I vasi di bronzo e di vetro


Nel 1996 sono stati rinvenuti fra i madiere 24 e
28 an­che vasi di bronzo, oggetti di un ricco ar-
tigianato ar­tistico: una bottiglia a corpo pirifor-
me decorata con motivi vegetali e geometrici e
finemente intarsiata con pasta di vetro di colore
azzurro [fig. 6]; un thermos sostenuto da 3 piedi a
zampe leonine e deco­rato con maschere teatrali
[fig. 7].
Tra questi prodotti di grande pregio e lusso può
comprendersi anche una fiasca di vetro, tipo Isings
51/b [fig. 8] contenuta in un cestino di fibre ve­
II A, ma piuttosto anfore che, oramai, si ritiene getali, rinvenuta nel 1996, a sud del madiere 1. trecciata, un ago in bronzo per la cucitura delle Considerazioni
di pote­re assegnare alla forma XXIII di Ostia, già reti da pesca, un dischetto di osso a base piana
classifica­te come Africana I A [fig. 5]. Utensili, armi, carne e frutta secca e dorso semisferico utilizzato come pedina da Dall’esame del relitto è probabile che la nave do­
Questa produzione nordafricana, peraltro gioco. veva essere lunga circa 20 metri e larga 5, con un
presen­te con 21 esemplari, non molto attestata in Nel corso dello scavo sono stati rinvenuti uten­sili Alcune frecce, una paragnatide e varie ghian- rapporto di 1 a 4. Le colonne dovevano essere
altri carichi (Ognina), è il prototipo dell’Africana da lavoro per il governo dell’imbarcazione, oltre de missili, rinvenute nel 1996, appartengono caricate parallelamente al paramezzale, al centro
I e si colloca nel­l’ambito delle prime produzioni ad alcuni oggetti normalmente utilizzati per la alla dota­zione delle armi di bordo. Una cassa della stiva, mentre le lastre e i blocchi in mar-
tunisine, fra la forma LIX e l’Africana I. vita di bordo. Utensili da carpentiere o falegna- in piombo con chiusura ermetica, rivenuta al di mo giallo dovevano completare il carico lapideo.
Sono presenti anche 3 anfore con il collo a im- me sono stati scoperti a sudest del madiere 3-4: fuori dello scavo, probabilmente pertinente al re- Questi, per la giacitura e per le dimensioni, è pro-
buto del tipo Mid Roman 18 (forma Reley 288) martelli di legno a due teste, di peso e dimensioni litto, è for­se un contenitore per medicinali o una babile che erano stati sistema­ti nello spazio di ca-
[fig. 5] di provenienza egea o dal Mar Nero, ma diverse; un pendolo in bronzo per il filo a piom- vera e propria ghiacciaia. rico, sfruttando al massimo la di­sponibilità della
ritro­vate anche a Malta sul relitto dei mortaria. bo; una pialla con immanicatura a doppia impu- Assieme agli utensili per la vita dell’equipaggio stiva in modo da bloccare i movimen­ti del carico.
Fra i resti del carico compare un solo frammento gnatura con lama all’estremità. so­no stati scoperti, conservati nella cambusa, Gli spazi vuoti e gli interstizi erano poi riempiti
di un’anfora del Mediterraneo orientale, del tipo Scandagli, un bozzello, anelli e vari tipi di corda- anche re­sti faunistici e prodotti vegetali che con sabbia e zeppe di risulta.
Agorà G 199. Alcune anfore presentavano anco- mi sono stati rinvenuti in varie parti del relitto. facevano parte del­le scorte alimentari portate Il carico della nave era dunque di tipo misto: un
ra i tappi di sughe­ro inclusi e trattenuti. Alcuni oggetti fanno parte, probabilmente, della a bordo. Sono state indivi­duate carni fresche, piccolo carico di marmi con due soli fusti e con
Con le anfore viaggiavano pure coperchi e im- dotazione di bordo, utilizza- forse di suini e caprini, mer­canzie più leggere. Anfore per il vino o il ga-
buti di terracotta sicuramente per essere venduti. ti durante la navigazione: macellate poco prima rurm africano, coperchi, vasi in terracotta e pre-
Fra le ceramiche del carico vi è anche la presen- un grande vassoio in mar- della partenza, e delle zioso vasella­me bronzeo, probabilmente conser-
za di ceramica da cucina: una casseruola a patina mo bianco, quattro pentole nocciole. vato a parte du­rante la traversata, completavano
cene­rognola, Ostia III 207, e coperchi a orlo an- in ceramica, un modiolo di Infine, durante lo sca- il carico, forse de­stinato a più committenti priva-
nerito Ostia 1267, databili a età antoniniana. piombo, una ciotolina se­ vo del 1996, sono state ti. Carni fresche (di suino o capriolo) macellate
misferica in bronzo, una rinve­nute, fra il madiere
scatola cilindrica portaspe- 1 e i blocchetti di mar-
zie, in legno, con la chiusu- mo, mone­te di Marco
5. Anfore del relitto. ra ermetica a incastro, una Aurelio, Antonino Pio, 7. Thermos in bronzo (Museo di Camarina).
6. Vaso porta profumi in bronzo (Museo di Camarina). stuoia in fibra vegetale in- Sabina e Faustina Junior. 8. Fiasca di vetro, tipo langs 51/b (Museo di Camarina).
148 Giovanni Distefano 149

poco prima della partenza e frutta secca (noccio- Da allora, da quel tragico momento, per quasi Archeologia subacquea alle isole Eolie:
le e noci) erano forse destinati all’equipaggio. Gli duemila anni la nave e il suo prezioso carico, co-
i relitti “Panarea II” e “Panarea III”
attrez­zi da falegname (pialla, martelli), più adat- perti da una coltre di sabbia, sono rimasti arenati
ti a un bot­taio, erano sicuramente gli strumenti sulla spiaggia, come un gigante addormentato.
per i lavori di carpenteria. L’equipaggio non do- Roberto La Rocca
veva essere molto numeroso, al massimo 4 o 5 Archeologo, Soprintendenza del Mare
persone.
L’elenco aggiornato dei relitti delle navi lapidarie
del Mediter­raneo è stato ora riproposto molto
opportunamente da P. Pensabene12 che ha elen-
cato ben 18 siti.
A Roma il marmo africano divenne una vera e
pro­pria moda13. Già nel 78 a.C. Marcus Lepidus
(Plinio, NH XXXVI, 49) aveva fatto eseguire la
soglia della sua villa in marmo giallo antico. La
colonna nel foro eret­ta in onore di Cesare con la Note
scritta al padre della pa­tria dove furono bruciate 1
Parker 1976, pp. 25-51.
le sue spoglie mortali nel 44 a.C., era in marmo di 2
Ibidem p. 25. Le prime ricognizioni risalgono al mese di lu- Panarea 1, 2, 3 e 4
Numidia ed era alta 20 piedi, cioè 6 metri. La casa 3
Ibidem pp. 25-27; Ricciotti 1976, pp. 100-104; Tortorel- glio del 2010, quando nell’ambito del progetto La nitidezza delle immagini registrate con il SSS,
di Augusto sul Palatino aveva co­lonne e capitelli la 1981, pp. 355- 415; Parker1992, pp. 94-95. “Archeorete Eolie 2010”, la Soprintendenza del permise già allora di individuare, seppur con la
4
Pelagatti 1980-81, pp. 729-730; Distefano 1992, p. 130.
in giallo antico. Ma anche le colonne interne che 5
Distefano 1989, pp. 25-27. Mare, in collaborazione con la statunitense Auro- dovuta approssimazione, le diverse giaciture dei
chiudono le nicchie distili e l’abside cen­trale del 6
Distefano 1991, 127-130; Distefano 2002a, pp. 627-635. ra Trust Foundation, ha individuato i primi target. 4 relitti. Schematicamente:
Pantheon adrianeo, databile al 130, erano in mar- 7
Distefano 1998, pp. 36-43; Distefano 2002a, pp. 627- 635. Il progetto aveva come scopo principale di ese- Il relitto Panarea I – il cui carico emerso ha una lun-
Sulla cam­pagna di scavi del 1996 è stata presentata da G.
mo giallo antico, così come le colonne dell’Arco Distefano e A. Freschi una relazione alla Rassegna di Ar-
guire, con l’ausilio di strumentazione elettroacu- ghezza di circa 13 metri, una larghezza di 4 metri
di Costantino, del 310. cheologia subacquea di Giardini Naxos (ottobre 1996) i cui stica, una ricognizione sistematica lungo i fondali e un’altezza dal fondo di oltre 2 metri, presenta
La nave con le colonne e i marmi partì molto pro­ atti non sono stati pubblicati. dell’arcipelago alla ricerca delle testimonianze sto- un carico anforico pressoché uniforme, ancora
babilmente da Thabraka, seguendo un percorso
8
Il rilievo del relitto è stato effettuato con due sistemi: un riche e archeologiche del microcosmo eoliano1. posizionato nell’originale assetto di navigazione
asse longitudinale che corrisponde all’asse centrale della
di cabotaggio attraverso il Canale de la Galite fino chiglia, e che passa tra le due colonne, e un piano quota- L’area d’indagine in argomento si trova nel- di anfore Dressel 2, databili fra il II e il I sec a.C.
a Capo Bon. Prima di lasciare le coste africane im- to all’interno di un te­laio mobile di m 3 x 1,50 utilizzato le acque profonde lungo il perimetro costiero Il relitto Panarea II – leggermente più piccolo a
barcò altre mercanzie: vino, garum e vasi in bron- soprattutto in corrispondenza dei primi 8 madieri (a S-SE dell’isola di Panarea dove, con l’ausilio di un Side giudicare dal carico (lunghezza 9 metri, larghez-
delle colonne).
zo, in uno scalo intermedio, forse a Cartagine. 9
Rimane inesplorata la zona a nord delle colonne.
Scan Sonar (Sonar a Scansione Laterale), è stata za 3 metri e altezza circa 1 metro), trasportava
Quindi puntò verso il Canale di Sicilia. Da Tha- 10
Le analisi al microscopio su sezione sottile e l’anali- condotta la ricognizione strumentale navigando anfore del tipo Dressel 21-22, in associazione a
braka a Camarina in un giorno e una notte, per si mine­ralogica sono state effettuale nel laboratorio della su rotte rettilinee e parallele lunghe circa km 7,5 pochissimi esemplari di Agorà M54.
l’ultima volta. Quando il promontorio camarinese CPR Roma srl e nei laboratorio Palladio di Vicenza, grazie e distanziate tra loro di 150 metri. In tal modo è Il relitto Panarea III – ad oggi il più indagato dei
a Cristina Antigoni. Per le analisi di un campione di mar-
apparve da lontano era ora­mai troppo tardi. Le mo proveniente dalla colonna 1 del relitto e per l’analisi di stata coperta un’area totale di circa 30 kmq, sui 4 e già oggetto di recenti contributi in corso di
correnti avevano eccessivamen­te deviato il per- un campione di marmo proveniente dalle cave di Simillhus fondali compresi tra i 70 e 150 metri. stampa, presenta un carico affondato durante
corso della nave che, alla ricerca di un improbabi- (Tunisia), vedi il capitolo Analisi. Nel corso delle prime due campagne, sono sta- gli ultimi anni del III secolo a.C.: anfore del tipo
11
La prima determinazione delle anfore è stata eseguita da
le approdo, intorno al 200 d.C., rimase prigioniera R. Aurigenna, che ringrazio. ti individuati ben quattro relitti risalenti a epoca greco-italico tardo di origine campana, presenti
delle sabbie siciliane sotto l’acropoli del­la vetusta 12
Pensabene 2003, pp. 34-43. greco-romana, tutti giacenti su un fondale tra gli in molteplici varianti sia morfologiche sia dimen-
città di Camarina. 13
Ibidem. 85 e i 135 metri e denominati progressivamente sionali, in associazione a una piccola parte di altri
150 Roberto La Rocca Archeologia subacquea alle isole Eolie: i relitti “Panarea II” e “Panarea III” 151

Panarea II
Tra il settembre del 2014 e l’estate 2015 è stata
eseguita un’accurata ricognizione del relitto con
il supporto logistico dei batiscafi e dell’equipe
di altofondalisti dell’associazione statunitense
Global Underwater Explorers e della Aurora Trust
Foundation.
L’esplorazione sistematica del relitto è stata re-
alizzata mediante una preliminare e prolungata
ispezione con batiscafi biposto per la valutazio-
ne della consistenza del carico, l’individuazione
dei potenziali manufatti da recuperare nelle fasi
successive e, non ultimo, per la realizzazione di
contenitori di tipologie prevalentemente di pro- rilievi fotogrammetrici 2D e 3D di altissima pre- cipale del carico conferma, infatti, che la nave, specifico, ha relegato spesso le sue tracce nella
venienza punica nord-africana o siciliana (Tipo: cisione. Nella fase successiva, in coordinamento adagiatasi sulla spianata sabbiosa del fondale, categoria dei materiali non identificati e, conse-
T-7.5.2.1 della classificazione Ramon Torres). con la nutrita equipe di sommozzatori altfonda- s’inclinò leggermente su un fianco. Dello scafo guentemente, reso molto lacunosa la conoscenza
Il relitto Panarea IV – infine, risulta databile al I listi della GUE, si è proceduto al recupero degli ligneo, nulla è stato al momento identificato, ma sull’effettivo areale di distribuzione e sulla sua
secolo a.C., vista la presenza di un carico di an- esemplari anforici maggiormente rappresentativi siamo certi che una consistente parte della strut- frequenza e intensità deposizionale. Alla luce
fore Dressel 1. del carico, in precedenza selezionati. tura della nave si trovi immersa nel sedimento dei nuovi studi, tale constatazione avvalora l’idea
Caratteristica comune a tutti i relitti è la posizio- Il relitto giace su un fondale sabbioso lungo un sabbioso al di sotto del carico anforico. di una realtà che doveva alimentare un mercato
ne di giacitura del carico, che consente di riferire asse SudOvest/NordEst. Il cumulo presenta un Il carico, come già accennato, è composto quasi proteso ben oltre le frontiere locali, dove l’esi-
la dinamica dei naufragi alle condizioni meteo contorno ovale che, nella sua parte sommitale, integralmente da anfore del tipo Dressel 21-22 stenza di numerosi impianti strutturati in chiave
marine avverse, con inevitabile affondamento lasciando in evidenza soltanto l’ultima fila del (Botte 1a). Databili al I sec. d.C. e genericamente imprenditoriale doveva essere diretta anche, se
e adagiamento sul fondo in giacitura pressoché carico anforico, non raggiunge un’altezza eleva- identificate nel passato come contenitori dedica- non principalmente, all’esportazione di una buo-
omologa al normale assetto di navigazione. Tale ta, celando al di sotto del sedimento la maggior ti al trasporto di frutta secca, le Dressel 21-22 na parte della produzione.
constatazione, infatti, lascia escludere un even- parte del potenziale carico. Si percepiscono, so- sono oggi attribuite al commercio dei prodotti In questo contesto, la scoperta del relitto deno-
tuale scontro con uno dei numerosi scogli affio- prattutto al centro, gli allineamenti di anfore che ittici. Le recenti indagini incrociate sugli impianti minato “Panarea II” col suo carico composto
ranti, o isolotti, di cui il mare di Panarea è ricco. lasciano intuire quale potesse essere la sistema- di lavorazione di prodotti ittici siciliani e i ritro- quasi integralmente da anfore del tipo Dressel
Fatta questa breve panoramica sui quattro relitti, zione originale all’interno della stiva della nave. vamenti di alcuni relitti profondi con carichi an- 21-22 (Botte 1a), insieme all’individuazione, in
date le contingenti esigenze di sintesi, dediche- I bordi del cumulo si perdono gradualmente forici pressoché integralmente di Dressel 21-22, occasione delle ricerche subacquee di qualche
remo questo contributo all’analisi dei due relitti sotto il sedimento, evidenziando come il carico quali il Panarea II e il relitto di Bocca Grande a anno prima condotte per il progetto ministeriale
oggi più indagati attraverso ricognizioni visive di- anforico si sia adagiato sul fondale, scivolando Capri, hanno consentito di aprire nuovi scenari, “Archeomar”, di un giacimento di Dressel 21-22
rette, documentazione dettagliata e, soprattutto, disordinatamente in una dispersione laterale cau- a tutt’oggi in fase di studio, sulle dinamiche e le in località Bocca Grande, nelle acque profonde
prelievi mirati di reperti diagnostici per una mag- sata dal deterioramento delle murata lignea oggi rotte ittico-commerciali nel Mediterraneo Occi- dell’isola di Capri (Botte 1b – probabilmente
giore puntualità nell’identificazione cronologica scomparsa che, all’altezza del ginocchio, dovette dentale d’età imperiale.
e culturale: il Panarea II e il Panarea III. mantenere in posizione obliqua lo scafo ancora Il rinvenimento di frammenti di Dressel 21-22,
integro subito dopo la fase dell’affondamento. nelle due varianti 1a e 1b, è attestato con relativa 2. Panarea II. Restituzione 2D.
La presenza di una gran parte di anfore con la frequenza sul territorio siciliano, benché il man- 3. Panarea II. Ricognizione con batiscafo.
1. Isola di Panarea con posizionamento dei relitti. bocca rivolta su di un lato rispetto all’asse prin- cato collegamento ad alcun ambito commerciale 4. Panarea II. Anfora Dressel 21-22.
152 Roberto La Rocca Archeologia subacquea alle isole Eolie: i relitti “Panarea II” e “Panarea III” 153

provenienti dall’impianto di Milazzo), consento- sua parte più alta centrale, raggiunge un’altezza di
no di avviare un ragionamento preliminare sul- oltre 2 metri dal fondo.
le dinamiche e le direttrici commerciali delle cd. Dalla disposizione di stivaggio delle anfore anco-
“rotte del garum” siciliano all’interno delle rotte ra in situ, si evince che la nave, dopo aver raggiun-
tirreniche che collegavano la Sicilia alla penisola. to il fondo, adagiandosi sulla spianata sabbiosa,
È plausibile pensare che confluissero lungo una s’inclinò leggermente sul suo fianco destro. Ciò
direttrice di medio/grande cabotaggio che, par- si evince dalla presenza di una gran parte di an-
tendo dalla costa NordOccidentale della Sicilia, fore con la bocca rivolta su di un lato rispetto
incrociava l’arcipelago delle Eolie, per poi rag- all’asse principale del carico. Dello scafo ligneo,
giungere i centri di maggiore importanza com- nulla è stato al momento identificato, ma siamo
merciale, quali Pompei e Ostia, sia come centri certi che una consistente parte della struttura del-
di consumo diretto che come potenziali “hub” la nave si trovi immersa nel sedimento sabbioso
di una fitta rete di redistribuzione commerciale. al di sotto del carico anforico.
Ipotesi congruente, sia con i luoghi di ritrova- Analizzando attentamente la dislocazione delle
mento dei relitti stessi, sia con la dislocazione varie tipologie di materiali contenuti nella nave,
topografica degli impianti alieutici siciliani della si è potuto formulare alcune ipotesi sulla dislo-
costa Nord, ma anche con la dislocazione degli cazione delle diverse aree funzionali all’interno
atelier di produzione dei contenitori ceramici uti- della stessa. Si è notata una maggiore concentra-
lizzati per il trasporto (già individuati in Alcamo zione di oggetti particolari presso l’estremità del
Marina per la Sicilia NordOccidentale ed ancora carico posta in prossimità del grande blocco di
da individuare per quella NordOrientale). pietra prima citato, ove si trova adagiato il ceppo miele, melassa o pesce salato, cibi ben confacen-
d’ancora in piombo. È in questa porzione distale, ti agli usi di bordo, poiché molto nutritivi e di
a livello di ipotesi identificata come poppa, che lunga conservazione. Un’altra ipotesi potrebbe
Panarea III si concentrano alcune categorie di oggetti con- vederli come unità di misura per liquidi o grana-
nessi con la vita quotidiana di bordo e ai bisogni glie da usare durante la misurazione delle derrate
Anche per questo relitto, avendo percepito la sua dell’equipaggio: una macina, alcuni piatti insieme commerciate2.
importanza per le implicazioni storiche e per il a brocche e anfore di piccole dimensioni, ecc. Passando al carico anforico, l’analisi accurata ha
suo eccellente stato di conservazione, decidem- Di diversa probabile funzione, dovevano essere rivelato che la maggior parte del carico è compo-
mo di procedere a una più accurata esplorazio- alcuni vasi dalla particolare forma cilindrica, con sto da anfore del tipo greco- italico tardo di ori-
ne sistematica mediante ripetute ispezioni degli base piatta e orlo a tesa orizzontale, comune- gine campana, presente in molteplici varianti sia
archeologi della Soprintendenza del Mare con mente definiti kalathoi, la cui particolare forma li formali sia dimensionali. In minima parte sono
batiscafi biposto. assimila alla tipologia di vasi di origine spagnola presenti anche altre tipologie di anfore, come al- È probabile che le diverse tipologie anforiche
Il relitto giace su un fondale sabbioso in pros- definiti sombrero de copa (cappello a cilindro). Gli cune di tipo e provenienza punica nord-africana, siano pertinenti differenti partite di merce pro-
simità di un grosso masso a pochi metri da una esemplari sono della stessa forma, ma di dimen- o siciliana (Tipo: T-7.5.2.1 della classificazione venienti da porti diversi, o di differente natura
delle estremità del carico. Su tale grosso masso è sioni diverse e si trovavano impilati uno dentro Ramon Torres). merceologica: pur essendo il grosso del carico
adagiato un ceppo d’ancora in piombo, verosi- l’altro. Essendo a bordo in numero di cinque, è certamente costituito da vino, è probabile infatti
milmente pertinente la nave. Su tale spianata sab- improbabile che siano stati oggetti da commer- che alcune partite di anfore potessero contenere
biosa si dispone il grande cumulo costituito da ciare, è più probabile si trattasse di contenitori 5. Relitto Panarea III. Restituzione 3D. olio o granaglie di vario genere.
centinaia di anfore e pochi altre varietà di oggetti di bordo ad uso dell’equipaggio. In genere si è 6. Panarea III. Ricognizioni dirette con subacquei La presenza di anfore puniche a bordo potrebbe
visibili. Il cumulo ha un contorno ovale che, nella pensato che tali vasi fossero usati per contenere altofondalisti. dare motivo di pensare che la nave facesse rotta
154 Roberto La Rocca Relitto di Porto Palo di Menfi 155

Relitto di Porto Palo di Menfi


Francesca Oliveri
Archeologa, Soprintendenza del Mare

tra la Campania e la Sicilia, dove avrebbe potuto e con un diametro di circa 20 in basso, tendente
caricare anfore prodotte nei molteplici centri pu- ad allargarsi verso l’attaccatura con la vasca poco
nici della costa occidentale. profonda. La vasca ha un bordo leggermente ar-
Lo stato conservativo del carico ha fornito anche rotondato su cui è realizzata a stampo continuo
un elemento che ci permette di andare oltre la una decorazione a onde frangenti in leggero rilie-
quotidianità commerciale del carico, per entra- vo. Sulla base si legge un bollo costituito dalle let-
re negli aspetti trascendenti legati alla misticità tere sigma, tau ed epsilon, tutte ben incise. Potrebbe
dell’andar per mare. essere l’abbreviazione di un nome, o gentilizio,
È noto come l’atteggiamento degli antichi, ma osco. Appare probabile dunque che la nave fos- L’approdo di Porto Palo di tutto in epoca romana come
anche dei naviganti di ogni epoca, nei confron- se di proprietà di una famiglia di imprenditori di Menfi si colloca lungo l’arco approdo delle navi per caricare
ti della navigazione sia scandito da rituali precisi origine osca, che intrattenevano relazioni com- costiero sud-occidentale del- granaglie provenienti dalle villae
dettati da un atavico rispetto verso il mare. Ri- merciali con la Sicilia e l’Africa. Sulla base della la Sicilia tra Capo Granitola e rusticae, i cui resti sono rintrac-
spetto che ha da sempre previsto la pratica di riti casistica riscontrata in bibliografia ed in alcuni Capo S. Marco: nel territorio ciabili nelle contrade Malopur-
propiziatori alla navigazione, o di ringraziamento rappresentazioni iconografiche, si evince fosse menfitano, a 2 km a est della tetto, Bertolino, Firriato, Cavar-
agli dei dopo difficili traversate3. verosimilmente collocato a poppa della nave, lad- foce del fiume Belice, la spiag- retto, Torrenova e Fiori.
Purtroppo, al di là delle innumerevoli fonti e dove avvenivano le funzioni principali, sia sacre gia olocenica di Porto Palo, è Testimonianza di tali traffi-
dei numerosi santuari legati alle pratiche rituali sia profane, connesse con la navigazione. dominata da un terrazzo costitu- ci possono essere considerati i
dell’andar per mare, ben poche sono i relitti le ito da argilla e calcareniti, sopra il quale insiste il frequenti ritrovamenti subacquei e in particolare
notizie che ci offrono i relitti per contestualizzare piccolo borgo. Porto Palo, presenta una spiag- quello di un relitto di nave oneraria punica-ro-
tali ideologie. In tale contesto, il relitto Panarea Note gia sabbiosa protetta da un susseguirsi di dune mana naufragata tra la fin del II° e gli inizi del I
III ha restituito un oggetto che consente di ri- in un ambiente oggi caratterizzato da scarsi in- ° sec. a.C. nei pressi dell’attuale molo di ponente
1
Per un approfondimento sull’archeologia subacquea nel-
prendere l’argomento. Si tratta di un louterion in le isole Eolie: Blanck 1978, Bound 1989, Cavalier et Alii sediamenti abitativi. In quest’area, sin dall’epoca del porticciolo locale. [fig. 2]
terracotta (h. cm 49; diametro base cm 38; dia- 1985a, Cavalier et Alii 1985b, Frey et Alii 1978, La Rocca et preistorica, si attestano le prime frequentazioni La storia delle indagini che riguardano il relitto
metro vasca cm 63) costituito da una base tronco Alii 2015a, La Rocca et Alii 2015b, Olcese 2013.
umane in Sicilia, giunte dal Nord-Africa tramite ebbe inizio nel 1997, quando una forte concen-
conica dal bordo della base arrotondato su cui,
1
Per un approfondimento sui materiali: Iozzo 1981, Mu-
scolino 2006. il ponte siculo-tunisino1. Qui la leggenda colloca trazione di frammenti ceramici veniva segnalata
con una vistosa risega, si imposta una colonna 1
Per un approfondimento sul tema: Janni 1996; Purpura la sicana Inico, la reggia del re Cocalo, dove fu dal Centro subacqueo “La Tartaruga” al prof. G.
cilindrica non scanalata, alta poco più di 30 cm 1994; Kapitaen 1989, Sandberg 1954. accolto Dedalo in fuga dall’ira del re Minosse2 Purpura in prossimità del porto, situati a circa 80
[fig. 1].
Considerato antico approdo dei greci di Selinunte,
7, 8, 9. Louterion. Particolari. Porto Palo di Menfi, espletò a lungo le funzioni 1. Relitto di Porto Palo di Menfi, il carico concrezionato
10. Kalathos. commerciali di una vasta area cerealicola, soprat- alla bassa scogliera che provocò il naufragio.
156 Francesca Oliveri Relitto di Porto Palo di Menfi 157

stato, nell’arco della sua storia, esposto più volte che sono ben databili (130 - 80 a.C.), è possibile
alla forza dei marosi: ciò è testimoniato da una precisare meglio la cronologia del relitto.
forte concrezione calcarea che ricopriva i reperti, Queste anfore miste che costituiscono la parte
oltre ad una presenza notevole di frammenti cera- dominante dell’intero carico, si caratterizzano
mici fluitati, appartenenti in origine alle stesse an- per aver conservato una discreta quantità del
fore quale carico commerciale della nave [fig. 6]. contenuto: residui di lische e di vertebre di ton-
Se la scarsa profondità ha permesso una facile netti, ma anche sarde, di crostacei o altre specie
identificazione ed indagine del sito, di contro (utilizzati per il garum4 la salsa di pesce tanto ama-
la giacitura su fondale roccioso e l’esposizio- ta dai Romani) [fig- 7].
ne all’azione continua del moto ondoso non ha
permesso una buona conservazione delle strut-
ture lignee che componevano l’imbarcazione; il
rinvenimento di una lastra plumbea che proba-
m dalla riva, su un fondale misto di sabbia e roc- Diverse sono state le campagne di scavo che han- bilmente rivestiva i corsi di fasciame dell’opera
cia tra i 2,5 e i 4 m di profondità. Una successiva no contribuito al recupero e alle indagini dal 1997 viva dell’imbarcazione è una delle testimonianze
ricognizione rendeva necessario procedere al ri- al 2002 (indagini da parte dello SCRASS – in col- dirette dello scafo, rinvenuta durante l’interven-
levamento ed al recupero d’urgenza di sei anfore laborazione con la Soprintendenza di Agrigento, to del 2007. Il sito dunque si è rivelato un vasto
emergenti da un fondale misto di rocce e sabbia, e con Marenostrum di Archeoclub d’Italia – nel giacimento unitario, relativo al naufragio di una
parte di un carico navale, che poi si sarebbe rive- 1999 e nel 2001, 2002), per poi riprendere con un nave oneraria romana del II – I secolo a.C. Nella
lato omogeneo e costituito in prevalenza da an- intervento di urgenza nel 2007 da parte della So- composizione del carico è degna di nota l’asso-
fore del tipo Dressel 1 A e puniche del tipo Ra- printendenza del Mare, in seguito ad una recente ciazione tra anfore romane (Dressel 1A, B e C,
mon T- 7.5.1.1. e anfore tipo Ramon T- 7.5.2.2. denunzia di alterazioni arrecate al giacimento. Lamboglia 2 e “Brindisine”) e puniche (del tipo
(le vecchie Mana C) ubicato a circa ottanta metri Il fondale marino del sito di Porto Palo è carat- Ramon T- 7.5.1.1. e Ramon T- 7.5.2.2 con diver-
dalla riva, tra i due metri e cinquanta e i quattro terizzato da un substrato calcarenitico, ricoperto si opercoli ad esse pertinenti). Grazie alle prime,
di profondità in un’area di circa sedici metri per irregolarmente da banchi di posidonia e sabbia
sei, orientata parallelamente alla costa in direzio- frammista a fango. Il materiale archeologico rinve-
ne est - ovest3 [figg. 3-5]. nuto era inglobato in una spessa massa compatta
3, 4, 5. Anfore miste del carico del relitto durante le fasi
formata da rizomi di posidonia e sabbia: tale stra- dello scavo.
to sigillante, quando non asportato da terzi per la 6. Relitto di Porto Palo di Menfi, un momento dello
2. Localizzazione geografica del sito del relitto di Porto ricerca illegale delle anfore, ha permesso una buo- scavo.
Palo di Menfi. na conservazione dei reperti archeologici. Il sito è 7. Lische di pesce ritrovate in alcune anfore.
158 Francesca Oliveri Relitto di Porto Palo di Menfi 159

8. Moneta in argento purtroppo illegibile.


9. Olla plumbea adoperata per la conservazione di cibo
per l’equipaggio.
10. Vasellame di bordo (piatto e coppetta) in ceramica
campana.

Note
La presenza di tracce di rivestimento resinoso co, forse di ritorno dal Nord Africa. Per quanto sa in ceramica campana a vernice nera e ceramica 1
Tusa 1999, 49-50.
nella maggior parte delle anfore recuperate insie- attiene alla possibile rotta che l’imbarcazione do- acroma; diversi coperchi acromi; laterizi; oggetti 2
Si identifica Inico nel centro capannicolo dell’età del Ferro
me alla presenza di contenuto ittico denota un veva seguire, questi elementi inducono a pensa- in ferro e piombo; monete purtroppo illeggibi- di contrada Montagnoli: Mistretta 1987, pp. 15-22. Per no-
tizie e relativa bibliografia sul sito si veda Castellana 2000,
uso improprio oppure un riuso delle anfore per re che il relitto sia pertinente a un’imbarcazione li, di cui una in argento con tracce di un profilo
pp. 263-271.
il trasporto di un garum, di scarsa qualità. noto operante nella Sicilia Romana del I sec. a.C. per umano [figg. 9-10]. 3
Purpura 1998, pp. 13-14.
come allec5, il prodotto ultimo derivante dal fil- commerci di piccolo cabotaggio lungo le coste Un’olla di piombo potrebbe far parte della dota- 4
Grimal., Monod 1952 ; La Rocca 2011.
traggio della salsa di pesce, considerato il garum dell’isola o al massimo tra Sicilia, Africa con uno zione della cambusa di bordo e veniva utilizzata
5
Il garum dei Romani (o il garon dei Greci) è composto da
sangue e viscere di pesci che, dopo la macerazione ed au-
dei poveri e degli schiavi6. scalo intermedio; ipotizzando un porto di par- di solito per conservare olive8; la ceramica cam- todigestione dei pesci per le diastasi del loro stesso sistema
Le anfore rivestite di bitume all’interno contene- tenza dell’ Africa e uno scalo a Lampedusa e/o pana costituisce il servizio di piatti adoperato da digestivo, in presenza del sale –quale antisettico- si trasfor-
vano anche tritumi di molluschi marini. Una in Pantelleria ed un probabile proseguimento verso marinai o passeggeri; una pisside a vernice nera ma in un liquido ricco di azoto: Grimal- Monod 1952 e
Desse 1987. Si può comparare il garum a diverse prepara-
particolare conteneva tritumi di murice, il mollu- la Sicilia. forse era adoperato come calamaio, frammenti di
zioni simili, tutt’oggi realizzate in diverse parti del mondo
sco utilizzato per la preparazione della porpora, L’archeologia navale ha sempre privilegiato piatti e coppe mostrano che si tratta di un carico (nam-pla in Thailandia, nuoc-mâm in Vietnam, yee-sui in Cina,
ma adoperato anche per intonaci parietali. l’aspetto storico-economico della navigazione ri- in buone condizioni di conservazione. tirkine in Nubia, etc.) e nell’Antichità il più diffuso e il più
In genere le anfore romane di tipo Dressel 1 era- servando, invece, poca attenzione a tutti quegli Per lo scarso valore del contenuto verosimilmen- ricercato era quello a base di tonno, unitamente a quello ot-
tenuto dagli sgombri; ma ben altre specie potevano essere
no riempite con vino esportato dalla Campania oggetti che, pur presenti a bordo, non facevano te le anfore non erano state recuperate nell’anti- utilizzate nella sua preparazione: murene, triglie, anguille,
verso il Nord Africa, dopo la distruzione di Car- parte del carico, e che sono invece, di fondamen- chità subito dopo il naufragio dagli antichi urina- sardine, acciughe, così pure i molluschi come le ostriche.
tagine nel 146 a.C. Caratteristici inclusi vulcani- tale importanza perché consentono di compren- tores, i sommozzatori addetti al salvataggio delle Per una bibliografia aggiornata sulla piscicoltura si veda La
Rocca 2011.
ci nell’impasto delle argille delle anfore vinarie dere le abitudini, l’alimentazione, le superstizioni merci naufragate, nonostante la vicinanza alla co- 6
Desse 1987. 
sembrano confermare la provenienza campana o le pratiche religiose di chi a bordo viveva e na- sta, rimanendo così una testimonianza muta ma 7
Tusa 2005b.
dei diversi contenitori di Porto Palo7. vigava (cioè i marinai), ma anche di chi si serviva diretta della tragedia consumatesi secoli fa. 8
Beltrame 2002.
Alcune anfore erano state visibilmente riutilizza- di questi mezzi di trasporto solo saltuariamente
te nel corso di quest’ultimo viaggio. La presenza per lunghi trasferimenti o per le proprie transa-
del murex e delle lische all’interno di più anfore zioni commerciali.
“vinarie - italiche” consente di ipotizzare che si La nave di Porto Palo ha restituito, oltre al carico
possa trattare di contenitori riutilizzati in un cari- di anfore, una serie di oggetti : vasellame da men-
161

Dal mare di Marsala.


Honor Frost e il relitto della nave punica

Rossella Giglio
Archeologa, Soprintendenza BB CC AA di Trapani

In Sicilia, un posto importante merita nel contesto


del Mediterraneo occidentale il rinvenimento nel
mare di Marsala (TP) negli anni fra il 1969 ed il
1971 del relitto della nave punica, nave da guerra
esile e snella, con una stazza di sole 120 tonnellate.
Tra i relitti rinvenuti nel Mediterraneo, la nave pu-
nica di Marsala rappresenta, alla luce delle attuali
conoscenze, l’unica imbarcazione da guerra sca-
vata, conservata e pubblicata con criteri scientifici.
Il relitto, oggi esposto a Marsala nella grande sala
del Museo Archeologico Regionale, è stato recu-
perato da una missione inglese diretta da Honor
Frost, nel tratto di mare al largo dell’Isola Gran-
de, presso l’imboccatura nord della Laguna dello
Stagnone di Marsala; negli anni 1971-1974 fu re-
alizzata la raccolta dei dati in situ, il recupero del Si tratta di un reperto eccezionale – è corretto
legno e l’immediato processo di conservazione e sottolinearlo – per la storia della navigazione
restauro1. del Mediterraneo, ne è testimonianza il conside-

La figura di Honor Frost, pioniere dell’archeo-


logia subacquea di fama internazionale, si lega 1. L’autrice insieme ad Honor Frost nei primi anni
indissolubilmente al relitto della nave punica di ottanta durante i lavori di allestimento del Museo di
Marsala. Marsala.
162 Rossella Giglio Dal mare di Marsala. Honor Frost e il relitto della nave punica 163

recupero furono realizzati i calchi che, dopo una dell’edificio durati fino al 1986, il relitto fu protetto galleggiamento, veniva utilizzata in battaglia per
breve esposizione nella Scuola Media di Marsa- all’interno di grande tendone di plastica, definitiva- spezzare i fianchi delle navi avversarie.
la di via Sarzana, hanno trovato sede definitiva mente smontato dopo lunghi 21 anni nel maggio Del relitto di Marsala, di linea slanciata, si conser-
presso lo Stabilimento. 1999 quando fu realizzato l’impianto di climatizza- vano per circa dieci metri di lunghezza e tre di lar-
Alla fine del trattamento in vasca con una cera zione all’interno della grande sala espositiva, per il ghezza, la parte poppiera e la fiancata di babordo.
sintetica dissolta in acqua a diverse combinazio- monitoraggio di temperatura e umidità. É stato possibile definire ipoteticamente la lun-
ni e temperature, il legno fu lasciato asciugare e Insieme ai resti del relitto furono esposti nella ghezza di m. 35, la larghezza di m 4,80, la stazza
successivamente assemblato nel Baglio Anselmi, stessa sala diversi reperti: materiale ceramico va- di tonn. 120, con un possibile equipaggio di 68
non ancora destinato a museo, ad opera di tecnici rio riferibile alla dotazione di bordo, funi e spaghi vogatori, 34 per lato, che azionavano i 17 remi di
locali, i fratelli Bonanno. intrecciati di sparto5. ogni fiancata.
Già nel 1971 fu pubblicata in una rivista scientifi- Il relitto della nave di Marsala è l’unico documen- La carena é realizzata con fasciame semplice sor-
ca la prima notizia del rinvenimento2 e nel 1976 il to oggi noto per conoscere la tecnica di costru- retto internamente da un’ossatura di madieri e
Rapporto finale degli scavi, uscito nel 1981 sugli zione navale seguita dalle maestranze puniche6. ordinate, in alternanza regolare; il fasciame era
revole interesse di cui è oggetto da parte della Atti dell’Accademia Nazionale dei Lincei3. È noto che i Fenici e, successivamente, i Cartagi- rivestito e protetto sul lato esterno da lamine di
comunità scientifica. Altri numerosi esempi di nesi, abili navigatori, erano dotati di capacità in- piombo, fissate con chiodi di rame.
recupero e di restauro si sono affiancati in questi Nel corso dello scavo furono individuate le prin- discusse nel campo della cantieristica navale. La parte rostrata della prua è stata ricostruita gra-
anni, ma le tecniche all’avanguardia adoperate a cipali specie di legno con cui era stata costruita la I sistemi di costruzione navale noti nell’antichità
Marsala sono di riferimento per qualsiasi nuova nave: per il fasciame era stato utilizzato pino sil- sono tradizionalmente due: fissare direttamente
impresa analoga. vestre e marittimo, per i madieri quercia e acero; il fasciame, dopo aver sistemato la chiglia e in-
Il relitto è stato rinvenuto nell’estate del lonta- per le ordinate e la chiglia era stato usato pino e serire, in una fase successiva, l’ossatura (sistema
no 1971: la missione coordinata da Honor Frost acero. Fra il 1975 e il 1978, tutti i legni recupera- su fasciame o a guscio); oppure, al contrario,
ebbe subito carattere internazionale, pur con una ti furono conservati in vasche di acqua dolce e, montare l’ossatura sulla chiglia, precedentemente
pertinente egida britannica, attraverso le istitu- successivamente, immersi in vasche con una cera preparata, e rivestire lo scheletro con i corsi di
zioni presenti in Italia, e le concessioni di ricerca sintetica (polietilene glycol - PEG 4000 ad alta fasciame, per formare l’involucro della nave (si-
dell’allora Soprintendenza alle Antichità della Si- percentuale) dissolta in acqua a diverse combina- stema su ordinate o su scheletro, tutt’ora usato
cilia Occidentale con sede a Palermo. zioni e temperature; alla fine del trattamento in nelle costruzioni navali). Nel primo caso, il fa-
Al largo dell’Isola Grande negli anni 1971-1974 vasca, il legno, lasciato asciugare, fu successiva- sciame gradualmente determina la forma della
la ricerca scientifica comprese la raccolta dei dati mente assemblato nei locali del Baglio Anselmi, carena, durante il montaggio; nel secondo caso,
in situ, il recupero del legno con innovativi me- una grande struttura architettonica in disuso, non é lo scheletro che ricopre il ruolo strutturale più
todi di prospezione e l’immediato processo di ancora destinato a museo. importante, perché determina la forma della ca-
conservazione e restauro del legno; operazioni Per un breve periodo vennero allora esposti al rena e ne assicura la solidità.
ancora oggi oggetto di dibattito scientifico. pubblico i calchi originali realizzati al momento Per le attività commerciali i Fenici utilizzavano
Casa della missione fu in quegli anni l’edificio sul del recupero. navi da trasporto con grande capacità di carico, zie al recupero di un elemento (la zanna tribordo,
promontorio di San Teodoro. Poi, fra il 1975 e il Nel 1978 il legno conservato, insieme con le in- generalmente di lunghezza variante fra i venti e i rivestita in bronzo) della Sister Ship, un secondo
1978, a Marsala, presso lo Stabilimento Vinico- tegrazioni in legno moderno, venne montato su trenta metri, larghezza fra i sei e sette metri. relitto posto a circa 70 metri di distanza dal luogo
lo Pellegrino, tutti i legni recuperati furono con- un supporto metallico, ad opera di tecnici locali, Le navi che componevano la flotta da guerra era- di rinvenimento della nave punica.
servati in vasche di acqua dolce; al momento del i fratelli Bonanno, secondo le linee dello scafo no invece più snelle; caratteristica importante di Oggi ormai sono noti diversi esemplari di rostri,
suggerite da Austin P. Farrar, un ingegnere navale questo ultimo tipo di imbarcazione era la prua,
della missione inglese4. dove veniva sistemato il rostro, una punta di
2. Areale del ritrovamento della nave punica. Da allora, a causa di lunghi lavori di restauro bronzo variamente sagomata che, sotto la linea di 3. Prima vista della nave punica.
164 Rossella Giglio Dal mare di Marsala. Honor Frost e il relitto della nave punica 165

in mostra nel nuovo allestimento della Soprinten- ti letterarie, in particolare da Polibio e Plinio8. zione distribuite in un ampio arco cronologico;
denza di Trapani nell’ex Stabilimento Florio delle La freschezza dei colori del fasciame e del pa- rilevante il ritrovamento sporadico della statua
Tonnare di Favignana e Formica, grazie alla ricer- gliolo, nonché dei segni degli attrezzi dimostrano di Guerriero (copia romana di età severiana da
ca archeologica subacquea che, con attrezzature che la nave era nuova e che venne varata in fretta. originale greco a 200 m da Capo Boeo (1957) o,
di alta profondità in anni recenti ne ha reso pos- Infatti anche il mastice, che fu usato per riempire più recentemente, il tesoretto aureo costituito da
sibile il recupero nel mare a est di Capo Grosso, i vuoti fra le ordinate nel guscio di tavole dello gioielli, di età ellenistica11.
la punta più settentrionale dell’isola di Levanzo7. scafo, non ebbe il tempo di indurirsi. La città di Lilibeo si connota sin dalla data del
L’eccezionalità di questo reperto deriva dalla Insieme ai resti del relitto sono stati ritrovati e suo impianto come centro dalla spiccata valen-
presenza di linee-guida e di segni dell’alfabeto oggi esposti nella stessa sala, diversi reperti: ma- za strategica e militare, grazie alla presenza di tre
fenicio-punico, incisi e dipinti sul fasciame in due teriale ceramico vario riferibile alla dotazione di bacini portuali, utilizzati in vario modo in tempi
sequenze, che favorivano l’assemblaggio di diffe- bordo, funi e spaghi intrecciati di diverso spesso- diversi, nella lunga storia della città, divenuta poi
renti strutture, ricavate separatamente con l’aiuto re di sparto, la graminacea africana e/o spagnola Marsala12.
di sagome prestabilite. Le linee-guida e i segni dalle cui foglie si ricava una fibra generalmente cicogna bianca, del tipo adoperato per la realizza- Il sito si configura come un basso promontorio
hanno consentito di ricostruire le procedure e le utilizzata per cordami, reti, panieri e carta (Stipa zione delle reti da pesca, alcuni tappi di sughero, roccioso definito dalla linea di costa orientata
tecniche delle fasi costruttive seguite dalle mae- tenacissima e Lygeum spartum). utilizzati come chiusura per contenitori da tra- NE-SO sul versante settentrionale fino a capo
stranze puniche: l’imbarcazione, infatti, a guscio Molto importante il ritrovamento di numerosi sporto, una punta di lancia ed un pugnale in ferro. Lilibeo e NO-SE nel versante meridionale. La
portante, fu costruita con una notevole velocità, chiodi di bronzo, utili a fissare il rivestimento Notevole è la presenza di alcuni steli di una pian- città presentava un assetto urbanistico di forma
quasi in serie, secondo quanto era noto dalle fon- metallico posto sul lato esterno dello scafo. ta simile alla Cannabis sativa che sono stati ritro- grossomodo quadrata, con i quattro angoli rivolti
Erano collocati nella stiva anche alcuni rami e fo- vati in due contenitori intrecciati in fibra vegetale ai punti cardinali.
glie, che erano utilizzati per essere inseriti negli troppo fragili per essere recuperati al momento L’intero impianto urbano fu concepito unitaria-
4. Nave punica. (ricostruzione grafica M. Leek) spazi fra le costole della nave, per proteggere il dello scavo. mente a partire dal 397 a.C. ed organizzato se-
fasciame dalle pietre di zavorra. Questi reperti, insieme ai dati epigrafici e alle de- condo uno schema di tradizione greca che con-
Fra i materiali particolari, oltre a ramoscelli di terminazioni al Carbonio 14, concordano nel da- siste in una maglia regolare di plateiai e stenopoi
phylleria e una ramazza di frasche, sono presenti tare la nave alla metà del III secolo a.C.: con tutta mantenutasi anche nelle successive fasi urbani-
anche un osso di uccello, forse un pellicano o una probabilità essa affondò il 10 Marzo del 241 a.C., stiche, ed in parte leggibile nella viabilità attuale.
nel corso della battaglia navale, che concluse la I lati rivolti verso oriente, vale a dire verso la ter-
prima guerra punica, combattuta nel mare delle raferma, furono definiti artificialmente tramite la
Egadi dalle due flotte al comando del cartaginese costruzione della linea fortificata.
Annone e del romano Lutazio Catulo9. La ricerca moderna ha riconosciuto l’esistenza di
La ricchezza dei depositi archeologici di questo tre bacini portuali al servizio di Lilibeo punica; i
angolo di mare è confermata dalla presenza nel bassi fondali e le secche che caratterizzano que-
Museo di Marsala di altri relitti, come il relitto sta costa rendevano insidiosa la navigazione ma
“A” scoperto nel 1983 in prossimità del Lido Si- rappresentavano comunque un valido elemento
gnorino (seconda metà del XII sec.) o il relitto naturale di protezione, che fu opportunamente
tardo-romano di una nave da carico scoperta nel sfruttato per la creazione e la difesa dei porti.
1999 a Marausa10, oltre a una vasta tipologia di Il primo bacino è ubicato a NE ed è separato dal
anfore riconducibili a diverse fabbriche di produ- mare aperto da un cordone naturale detto Punta
d’Alga, che è a sua volta parte integrante di un si-
stema di sbarramenti naturali ed artificiali che de-
5. Nave punica: particolare dello scafo. limitano la porzione meridionale dello Stagnone.
166 Rossella Giglio 167

sivamente osservato in fotografia aerea da Sch-


miedt, insieme ad altre tracce di strutture antiche, I rostri della Battaglia delle Egadi:
che potrebbero essere rimesse in luce in occasio- dalla manifattura allo scontro
ne di auspicabili scavi futuri.
Il terzo porto è stato identificato grazie alla foto- Cecilia Albana Buccellato
grafia aerea e ad indagini subacquee presso capo Archeologa, collaboratore esterno, Soprintendenza del Mare
Lilibeo. Sulla base della sua notevole estensione,
del rinvenimento di numerosissimi frammenti di
contenitori da trasporto (anfore) al suo interno e
della contiguità topografica con il lato nord-occi-
In questo porto la morfologia della costa è stata dentale della città, a tale porto è stata attribuita la
profondamente trasformata dalla realizzazione, valenza di principale scalo commerciale della cit-
in epoca post-medievale e moderna, di una salina tà. Esso è delimitato da secche naturali di forma
e di opere di bonifica, circostanze che hanno de- allungata e da moli artificiali ed occupa il tratto
terminato la riduzione e la rettificazione dell’in- di mare a NE di capo Lilibeo, fin oltre la zona
senatura, che era in antico molto più profonda, del Circolo Canottieri, comunicando con il mare
giungendo fin quasi alla zona occupata oggi da aperto tramite un’apertura rivolta a settentrione14.
un edificio comunale, ex macello. Con il termine rostra1 i Romani indicavano lo spe- e quello di Follonica sono dei proemboli3, non
Secondo lo Schubring, l’insenatura era integra- rone di bronzo infisso sulla prua dell’imbarcazio- dei veri e propri rostri.
ta nell’ambito della città antica tramite opere di ne da guerra utilizzato per squarciare lo scafo I rostri delle battaglia delle Egadi, individuati con
Note
fortificazione paragonabili alle ‘lunghe mura’ che dell’imbarcazione nemica o danneggiarne l’appa- il numero progressivo di ritrovamento, sono stati
congiungevano Atene al Pireo. La ricerca archeo- 1
Giglio 2007. rato remiero. Si può con certezza affermare che in maggior numero recuperati nell’ambito della
logica più recente (Scavi ex Stabilimento Curato- 2
Frost 1971, 5-12. la tecnica di assalto navale con i rostri sia in uso ricerca subacquea svolta dalla Soprintenden-
lo, Giglio 1999-2000) ha invece dato consistenza
3
Frost et alii 1981. già agli inizi del I millennio a.C. e sia durata sino za del Mare in collaborazione con la RPM
4
Kapitän 1970, pp. 34-36; Frost 1971, pp. 5-12; Frost 1972,
alla ricostruzione topografica proposta nel 1963 pp. 113 -117; Frost 1972a, pp.28 ss.; Frost 1972b, pp. 651- alla fine dell’Impero romano, secondo quanto Nautical Foundation. Fanno eccezione: il
da Schmiedt, confermando che il porto di Punta 673; Frost 1973, pp. 425 ss.; Frost 1973 a, pp. 97-111; Frost narrato da Procopio sulla battaglia combattuta rostro Egadi 1, che è stato recuperato
d’Alga era collegato al braccio settentrionale del 1974, pp. 40 ss.; Frost 1975, pp. 40-50; Frost 1975a, pp. nell’Adriatico tra Romani e Goti nel 551 d.C.2 nel 2004 durante un’operazione del
219 ss.
fossato tramite un canale verosimilmente naviga- 5
Giglio 1997, pp. 97-102; Giglio 1999, p. 48; Giglio 1999, I rostri delle Egadi costituiscono un insieme di Comando Carabinieri per la Tu-
bile: l’intero complesso ha mantenuto il toponi- pp. 67-72; Giglio 2001, pp. 7-8. undici rostri recuperati tutti nel mare prospicien- tela del Patrimonio Culturale4, il
mo tradizionale di ‘Fossa delle Navi’13. 6
Crumlin-Pedersen 1992; Crumlin-Pedersen 1992a; Crum- te le isole Egadi; essi vanno ad aggiungersi ad altri rostro Egadi 7 [fig. 1], recu-
Il secondo porto si localizza a SE del capo Lili- lin-Pedersen 1992b; Frost, Crumlin-Pedersen, Giglio 1993;
sei reperti indicati come rostri: il rostro di Athlit, perato fortuitamente
7
Gnoli 2011, pp. 47-86; Tusa, Royal, Buccellato 2012, pp.
beo, nella località dal XVII secolo in poi denomi- 287-296; Tusa, Royal 2012, pp. 7-48. il rostro del Pireo, il rostro di Bremenhaven di da un pe-
nata ‘Porto delle Tartane’ o ‘Palude Margitello’, a 8
Basch 1981, pp. 65 ss. provenienza ignota, il rostro di Follonica di pro-
N del porto moderno. L’antico bacino portuale
9
Frost, Giglio 1997. venienza ignota, il rostro Fitzwilliam proveniente
10
Tusa, Ampola, Lentini 2004, pp. 151-170.
è stato completamente colmato nella seconda 11
Giglio 1993; Giglio 1998, pp. 97-102; Giglio 1999. dalla Libia-Cirenaica e quello di Acqualadroni.
metà del XIX secolo: Schubring riferisce della 12
Giglio 2006, pp. 267-281; Giglio 2009, pp. 561-572; Gi- Va sottolineato che, tuttavia, il rostro Fitzwilliam
presenza di un molo antico che è stato succes- glio 2010, pp. 71-88; Giglio, Cerniglia 2012, pp. 179-206;
Giglio 2012.
13
Giglio 2005, pp. 755-766.
6. Marsala, Aprile 2009: da sinistra M. Guarnaccia, R. 14
Giglio, Cerniglia, Palazzo, Vecchio, Canzonieri 2012, pp. 1. Rostro Egadi 7, vista laterale.
Giglio, F. Rancatore, Honor Frost e P. Alagna. 225-238. (foto S. Emma)
168 Cecilia Albana Buccellato I rostri della Battaglia delle Egadi: dalla manifattura allo scontro 169

gli altri sette rostri presentano tutti un’iscrizione tecnica di fusione cava con cera persa. Nell’anti-
Guaina
Guaina e una decorazione che li colloca nell’ambito cul- chità sono attestate due tecniche di fusione cava
del dritto di prua superiore
turale latino, nel senso ampio del termine. Questi con cera persa: quella diretta e quella indiretta. La
Parte ultimi sono raggruppabili in tre insiemi: tecnica diretta cava si distingue perché la forma
posteriore
I gruppo: rostri Egadi 7, 8 e 10. Sono decorati realizzata su un modello di cera è utilizzata per
Fendente

Guaina di Guaina
Parte cinta centrale
anteriore con testa di guerriero con elmo del tipo Mon- una sola fusione. Nella tecnica indiretta la for-
Guaina
Guaina inferiore tefortino piumato; l’iscrizione incisa su un rigo ma è utilizzata per più colate. In questo caso si
di chiglia

cm 10
dice: “Lucius Quinctius, figlio di Gaius, questore, ha quindi una ripetizione del manufatto bronzeo
ha approvato (questo rostro)”6 [fig. 3]; ottenuto.
II gruppo: rostri Egadi 4, 6 e 11. Sono decorati Nei rostri la sagoma interna, cioè quella a con-
con Victoria alata recante, nella mano del braccio tatto con il legno della prua dell’imbarcazione, è
destro alzato, una corona di alloro e con la sini- oltremodo importante, tanto quanto quella ester-
stra un ramo di palma; l’iscrizione in rilievo su na, poiché le dimensioni e le superfici delle strut-
due righe recita: “Marcus Publicius, figlio di Lucius ture, metallica e lignea, dovevano corrispondere
(e) Gaius Papirius, figlio di Tiberius, questori, han- perfettamente affinché il rostro fosse solidale
no approvato (questo rostro)”7 [fig. 4]; con l’imbarcazione. Di conseguenza, a seconda
III gruppo: rostro Egadi 1. È decorato con due della sequenza con cui venivano realizzati i vari
rosette sui lati; l’iscrizione incisa su quattro righe, elementi per la fusione, abbiamo il tipo A e il tipo
lievemente lacunosa a causa del metallo corroso, B. Nel tipo A prima è realizzata la sezione in-
schereccio nella zona limitrofa a quella di ricerca dichiara che: “C. Sestio, figlio di Publio, e Q. Sa- terna, cioè l’anima in refrattario9, poi il modello
e, infine, il rostro Egadi 9, che sebbene individua- lonio, figlio di Quinto, seviri, hanno effettuato il in cera riproducente il rostro e solo alla fine la
to non è stato ancora recuperato. collaudo del rostro”8. forma ossia il rivestimento esterno anch’esso in
Essi rispetto agli altri rostri hanno la caratteristi- Una diversa suddivisione si riscontra nello studio refrattario. Nel tipo B invece prima è realizzato il
ca di avere un’iscrizione sulla guaina del dritto di metallografico, infatti i rostri furono realizzati modello sulla prua dell’imbarcazione, poi la for-
prua che ne permette l’attribuzione alla matrice con tre diverse tecniche di fusione a cera persa. ma e successivamente l’anima.
culturale di appartenenza. Il rostro Egadi 3 [fig. Da questo studio possiamo conoscere l’attività Ad eccezione dei rostri Egadi 1 e Egadi 3, i rostri
2] reca l’iscrizione punica: “E che la lancia rechi dei fonditori che operavano nei cantieri navali furono realizzati con la tecnica di fusione cava a
molto male. Baal lanci con furore questo (rostro) dove vennero realizzate le diverse imbarcazioni. cera persa diretta del tipo B. Cioè il modello del
contro il suo obbiettivo, sì che lo scudo venga I rostri della battaglia delle Egadi sono tutti re- rostro fu realizzato direttamente sul legno della
fiaccato, indebolito al centro”5, i rostri Egadi 2 alizzati con una lega ternaria di bronzo costi- prua dell’imbarcazione dove andava ad inserirsi.
e Egadi 5 sono frammentari e manchevoli della tuita da rame, stagno e da una elevata quantità È possibile affermare ciò perché nel rostro Egadi
guaina del dritto di prua dove dovrebbe trovarsi di piombo che in generale è poco più del 30%. 6 è presente una cresta di fusione, nei rostri Egadi
l’iscrizione. Del rostro Egadi 9, non essendo stato Questo tipo di lega, ma con una percentuale di 2, Egadi 8 e Egadi 11 tracce di spatola in positivo
ancora recuperato, non sappiamo nulla, mentre piombo di poco più del 20%, è attestata sia nella per far aderire il modello di cera alla forma, nel
manifattura iberica, e quindi riconducibile ad am- rostro Egadi 4 nella parte anteriore interna c’è
biente punico, sia nella statuaria romana. Il piom- l’impronta della trave di speronamento10 e nei ro-
bo ha la funzione di rendere la colata del fuso più stri Egadi 7 e Egadi 10 sull’interno del lato destro
2. Disegno del rostro Egadi 3 con denominazione delle
varie parti. (disegno C.A. Buccellato)
fluida, ma la lega che ne risulta è meno resistente. della guaina superiore sono incise delle iscrizioni
3. Egadi 8, vista della decorazione e dell’iscrizione. (foto I rostri furono realizzati con un solo getto di 4. Egadi 4, vista della decorazione e dell’iscrizione. (foto da ricondurre verosimilmente a elementi con-
S. Emma) colata e, date le dimensioni e la forma, con la S. Emma) cernenti la realizzazione del rostro. Tutte queste
170 Cecilia Albana Buccellato I rostri della Battaglia delle Egadi: dalla manifattura allo scontro 171

tracce non sarebbero potute essere presenti po, quando a quella iniziale l’urto era inferto prevalentemente dalla ruota di in un accerchiamento dello schieramento avver-
sui modelli in cera se questi all’interno non danneggiata ne fu sosti- prua che quindi doveva essere più robusta. Dalle sario ed è attuabile prevalentemente quando il
fossero stati privi dell’anima. tuita una nuova11 [fig. 5]. osservazione delle dimensioni dell’estremità po- numero delle navi attaccanti è maggiore di quello
Nel rostro Egadi 1 la guaina della chiglia è In più, lo studio del ro- steriore del rostro Egadi 3 si nota che la larghez- delle attaccate, il secondo si realizza tramite l’at-
terminante nella parte posteriore in stro, per le sue peculiarità, za delle cinte e della chiglia, uguale in tutti e tre, traversamento compiuto dalle navi attaccanti tra
maniera anomala ed inoltre può fornire informazioni è quasi la metà di quella del dritto di prua, ciò sta le imbarcazioni allineate dell’altro schieramento.
è presente su tutta la sua su aspetti strutturali del- a significare, quindi, che la parte più robusta e Di questa seconda tecnica non si ha certezza:
longitudine un lieve solco le imbarcazioni da guerra possente era proprio quest’ultima e che, pertan- come avveniva l’attraversamento tra le navi av-
rettilineo decentrato. All’in- di cui era parte integrante, to, il rostro era inserito su un’imbarcazione adatta versarie? Aveva luogo in più punti o in uno solo?
terno del rostro, nella guai- ed anche sulle manovre a questo tipo di attacco. Questa modalità di attacco implicava che uno
na di cinta sinistra, vi sono di speronamento che dei due schieramenti, quello attaccato, fosse di-
segni di spatola che travalicano più si addicevano Schematicamente, in una battaglia sposto in linea retta e l’altro, quello attaccante, in
la linea di unione tra due fogli all’imbarcazione navale possiamo distinguere tre fasi colonna. Una volta attraversato lo schieramento
di cera. Nella parte sottostante cui era in dota- che avranno una rilevanza variabile a nemico le imbarcazioni, procedendo in ordine
vi sono profonde ditate praticate zione, nonché seconda dello svolgersi della stessa. La sparso, effettuavano una virata in modo da
per fare aderire meglio la cera alla alle capacità del prima fase, in cui ha inizio la battaglia, si colpire a poppa o sul fianco le navi avver-
forma. Tutti questi indizi portano suo equipaggio. svolge con l’attività dei frombolieri e arcie- sarie. Nell’attraversamento le imbar-
a far supporre che Egadi 1 sia stato I rostri delle ri di bordo14, che hanno il compito di met- cazioni attaccanti potevano anche
realizzato con la tecnica indiretta a Egadi, anche se tere in difficoltà le navi avversarie attraverso il danneggiare l’apparato re-
cera persa del tipo B. Inoltre, consi- sembrano uguali, lancio di proiettili e di frecce. Segue la tecnica
derando che la sagoma del rostro è più hanno strutturalmente delle di speronamento, che consiste nel procurare una
ampia alle estremità rispetto alla sezio- caratteristiche che fanno ipo- breccia a prua, a poppa o lateralmente, oppure
ne centrale, che vi è un’elevata difformità tizzare tipi diversi di imbarcazio- danneggiare l’apparato remiero dell’imbarcazio-
di dimensioni tra i due lati della guaina centrale ni su cui erano inseriti. Che le imbarcazioni par- ne avversaria. Se gli equipaggi venivano a contat-
e, inoltre, la presenza del lieve solco descritto in tecipanti alla Prima Guerra Punica non fossero to seguiva l’arrembaggio, la lotta corpo a corpo
procedenza sulla guaina di chiglia, appare plausi- tutte dello stesso numero di ordini di rematori tra gli imbarcati della nave assalita e quella assali-
bile che per la fusione si sia adoperata una forma lo apprendiamo dalla narrazione di Polibio: ad trice, che se generalizzato faceva si che il com-
bivalve. essa parteciparono triremi, quadriremi, quinque- battimento si svolgesse quasi come una
Nel rostro Egadi 3, la presenza di un solco all’in- remi e verosimilmente anche imbarcazioni di or- battaglia campale15. Il prevalere di
terno nella parte bassa della guaina di cinta destra dine inferiore12. Sempre da questa fonte storica una fase su un’altra o sulle altre miero delle im-
fa ipotizzare che esso fu realizzato con la tecnica apprendiamo che nella battaglia di Chio,13 oltre dipendeva verosimilmente dalla barcazioni nemiche e ciò impli-
cava a cera persa diretta del tipo A. Dei segni di alle imbarcazioni con il rostro a pelo d’acqua, manovrabilità delle imbarcazioni cava una certa abilità per evitare di danneggiare i
spatolatura sulla superficie esterna della guaina esistevano delle imbarcazioni alte di prua, come e dalla bravura degli equipaggi nel saper rispon- propri remi, probabilmente alzandoli o ritirando-
di chiglia e la delimitazione evidente dell’unio- doveva essere quella su cui era inserito il rostro dere adeguatamente alla tecnica rivale16. li. Un modo per scongiurare questo tipo d’attac-
ne con la guaina centrale fanno ipotizzare che Egadi 1, in quanto questi ha una guaina di chiglia Le tecniche di speronamento erano: il períplous e il co era di schierare un’altra linea di imbarcazioni
questa guaina fu realizzata in un secondo tem- arcuata [fig. 6]. Sempre dalla narrazione di que- diékplous o anastrophe. Mentre il primo si esplicita dietro la prima, perché colpissero facilmente gli
sta battaglia conosciamo anche una particolare eventuali attraversanti che volgevano loro il fian-
manovra di attacco che attuavano i Rodiesi, cioè co o la poppa17.
abbassare la prua in modo da colpire la nave av- Il perìplous implicava che uno dei due schieramen-
5. Egadi 3, vista dell’interno. (foto C.A. Buccellato) versaria sotto il livello dell’acqua, in questo caso 6. Egadi 1, vista laterale. (foto C. Curaci) ti fosse costituito da un più elevato numero di
172 Cecilia Albana Buccellato 173

imbarcazioni, in grado quindi (come dice lo stes- Note


Archeologia subacquea a Pantelleria
so termine) di effettuare un accerchiamento dello 1
I greci utilizzavano il termine embolon.
schieramento nemico, operazione che, evidente- 2
Procopio di Cesarea, Storia delle guerre, VIII, 23-34. Roberto La Rocca
mente, richiedeva ampie zone di mare aperto. Un 3
Il proembolon è il manufatto posto sul prolungamento delle
modo per difendersi era creare il kyklos cioè un cinte alte dell’imbarcazione che, urtando contro lo scafo Archeologo, Soprintendenza del Mare
della nave avversaria, impediva al rostro di penetrarvi in
cerchio, rivolgendo verso l’esterno le prue rostra- profondità.
te delle navi, che, in questo modo, non offrivano 4
Buccellato, Tusa 2009, pp. 333-334.
alcun punto debole all’attacco del nemico18. 5
Tusa, Buccellato, Garbini 2015, p. 196.
6
Prag cds. Sul rostro Egadi 7, a causa della superficie cor-
Tuttavia le tecniche strategiche di attacco e difesa
rosa è assente il nome del questore.
potevano variare di molto in base alla conoscen- 7
Oliveri 2012, pp. 143-151. I nomi dei due questori non
za più o meno approfondita dei luoghi da parte sono sempre indicati in questa sequenza ma alternati.
del comandante. Non sempre uno schieramento
8
Gnoli 2011, p 48.
9
Una mistura di argilla e materiale organico, quali peli, pa-
ideato e ideale per una tecnica poteva rimanere glia, sterco e ossa triturate (Maryon, Plenderleith 1966, pp.
tale; poteva accadere che la battaglia si spezzasse 638-639).
in più fronti19 e a ciò potevano seguire dei cam- 10
Si tratta di una trave posta tra i prolungamenti delle cinte
basse, la chiglia e la ruota di prua. La sua funzione è quella
biamenti di tecnica, come dovette avvenire nella
di assorbire la forza d’urto dello scontro del rostro e di pro-
battaglia in cui furono inabissati i nostri rostri. pagarlo a tutta la struttura dell’imbarcazione.
11
Buccellato, Tusa 2012 pp. 162-164. Pantelleria, isola centrale nella cornice geografica sia come scalo commerciale intermedio lungo le
12
Polibio, Storie, I. e storica del Mediterraneo, ha favorito sin dalla rotte in Canale sia come punto di riferimento vi-
13
Polibio, Storie, XVI, 2-9.
14
Il numero di questi imbarcati è variato nel corso dei se- preistoria contatti con le terre circostanti. L’isola, sivo per la navigazione d’altura, l’hanno inserita
coli, nel periodo classico nelle navi ateniesi erano imbarcati distante circa 33 miglia nautiche da Capo Bon e costantemente negli interessi nautici rivieraschi.
generalmente 4 arcieri nel periodo ellenistico gli arcieri di- 53 dalle coste siciliane, si trova orientativamente Tali considerazioni suffragate dalle ricerche ar-
ventano generalmente 6 ed a essi si aggiungono almeno 2
addetti alle catapulte (Casson 1971, pp. 304-309).
nel punto centrale della rotta ideale che collega il cheologiche svolte nel corso degli ultimi trent’an-
15
Tucidide, La Guerra del Peloponneso, I, 49 [2] E la battaglia Nord Africa alla Sicilia. ni, lasciano trasparire chiaramente come l’isola
navale era violenta, non tanto per la loro arte militare, ma Nel corso degli ultimi due millenni, questa cen- abbia mantenuto ininterrotti e variegati rapporti
piuttosto perché era simile a una battaglia di fanteria. tralità l’ha resa costantemente oggetto di molte- (commerciali, culturali e politici) con le popola-
16
Diodoro Siculo, Biblioteca storica, XIII 46. 1.
17
Una descrizione di questo è contenuto in un frammento plici interessi, sia commerciale/insediativi sia mi- zioni rivierasche del Nord Africa e della Sicilia.
di Sosilo sulla battaglia dell’Ebro. litari, nonostante fosse frequentemente battuta Se inizialmente è stata l’ossidiana il catalizzato-
18
Murray 2012, p. 16 da perseveranti venti e forti correnti marine che re degli interessi commerciali che hanno portato
19
Tucidide, La Guerra del Peloponneso I, 48; Diodoro Siculo,
Biblioteca storica, XIII, 40.
ne rendevano insidioso l’accostamento. i naviganti dell’epoca lungo le pericolose coste
La morfologia delle sue coste, essenzialmente dell’isola, già nell’età del bronzo si delinea chiara-
prive di insenature protette utili alla realizzazione mente l’esistenza di rotte strutturate che collega-
di grandi strutture portuali e un accesso all’en- no il villaggio di Mursia con l’Egitto e l’Oriente,
troterra estremamente difficoltoso, ad eccezio- sino ad assurgere qualche secolo dopo alle cro-
ne della costa Nord-occidentale dove tutt’oggi nache storiche per la sua rilevanza strategico-
si trova l’attuale Pantelleria, l’avrebbero dovuta militare nel confronto talassocratico tra il mondo
rendere poco attraente [fig. 1]. Ciononostante, la cartaginese e quello romano.
breve distanza che la separava dal promontorio di Le prime indagini sistematiche lungo i fondali
Capo Bon, percorribile a vela in circa 10/16 ore dell’isola hanno avuto inizio nel 1999 ad opera
di navigazione, nonché la possibilità di utilizzarla dell’allora GIASS (Gruppo Intervento Archeo-
174 Roberto La Rocca Archeologia subacquea a Pantelleria 175

una mole di dati di assoluto rilievo per la redazio- T-7.4.2.1./3.1.) e anfore greco italiche tarde nell’area compresa fra la Costa Azzurra e la Ri-
ne della carta archeologica dell’isola1. Tracciamo tirreniche. viera ligure di Ponente, o nell’area dell’Adriatico
di seguito, seppur nelle linee principali che le esi- • Gadir 3, databile all’inizio del I sec. a.C., pre- orientale (corrispondente alla penisola istriana e
genze di sintesi impongono, un breve percorso senta un carico misto di anfore Dressel 1 nel- all’attuale Croazia), il cantiere navale in cui è sta-
tra i relitti e i siti di maggior interesse che l’isola le tre varianti A, B, C, di anfore Lamboglia ta costruita l’imbarcazione. Tale ipotesi, basata
ha restituito. 2 e di anfore tardo-puniche (T-7.5.2.1/2.2, sull’unicità del luogo di approvvigionamento at-
T-7.6.1.1.) 3. testato dalle analisi sui reperti, benché non si pos-
sa escludere che nel cantiere si potesse disporre di
I relitti Il relitto di Scauri – Le campagne di scavo succe- specie legnose di provenienza alloctona, esclude
dutesi dal 1998 al 2010, hanno restituito i resti di la possibilità che la costruzione dell’imbarcazione
Allo stato delle ricerche, sono stati eseguiti alcuni un relitto sepolto a circa 8 metri di profondità, sia avvenuta in cantieri ubicati in area nord afri-
saggi di scavo dei relitti di Cala Gadir e ben otto adagiato lungo il fondale sabbioso tra i due moli cana (Tunisia), data la pressoché totale assenza di
campagne di scavo del relitto tardo romano nel dell’omonimo porticciolo. Un’imbarcazione di specie legnose di quei luoghi5.
porto di Scauri. Le attività hanno consentito di circa 20 metri (V sec. d.C.) che trasportava, ve- Tutte le osservazioni sui particolari costruttivi
acquisire numerosi dati sulla prolungata frequen- rosimilmente in direzione delle vicine coste afri- degli elementi lignei raccolti nel corso delle cam-
tazione degli approdi dell’isola, sia sul versante cane, un carico di ceramica locale prodotta nel pagne di scavo riconducono alle caratteristiche
di levante sia di ponente. In particolare lungo il vicino villaggio di Scauri4. costruttive tipiche dell’architettura navale tardo-
fronte orientale di Cala Gadir, sono stati indivi- Purtroppo, l’insenatura naturale di Scauri è sta- antica, dove si assiste a giunzioni lungo i corsi di
duati i resti di alcune banchine in ciottoli e malta ta sempre luogo per l’ancoraggio e scalo di navi, fasciame costituite da mortase molto più dirada-
idraulica che testimoniano l’utilizzo dell’approdo rendendo i sui fondali una miscellanea crono- te, non più costanti e sovradimensionate rispetto
lungo un periodo prolungato di tempo [fig. 2]. logica di resti di imbarcazioni e dei relativi ca- ai tenoni ospitati, oltre al contestuale aumento di
I relitti di Cala Gadir 1, 2 e 3 – le prime segnalazio- richi. Nell’areale del relitto, peraltro, il deposito connessioni più solidali tra il fasciame e l’ossatu-
ni sui relitti di Cala Gadir risalgono a metà degli archeo­logico risultava fortemente alterato nella ra (ordinate e madieri) tramite inchiodatura6.
anni ’60, quando i recuperi improvvisati di alcune parte superficiale a causa della costante azione Per ciò che concerne il carico, era formato per la
decine di anfore attirarono l’attenzione di Nino della corrente di risacca che provoca un forte di- gran parte (79%) dalla ceramica da fuoco locale
Lamboglia. Fu con lui che durante i primi anni namismo orizzontale e verticale della sabbia e dei conosciuta come “Pantellerian Ware” (IV/V sec.
’70, grazie alle prime ricognizioni sistematiche e materiali depositati. d.C.), la cui diffusione è attestata lungo le coste
il recupero di oltre 100 anfore, si poterono iden- Il possibile naufragio avvenuto per ribaltamento del Nord Africa, della Sicilia, dell’Italia meridio-
logia Subacquea Sicilia), oggi Soprintendenza del tificare più relitti sovrapposti, oggi denominati durante le fasi di carico, o di partenza, giustifiche- nale e della penisola iberica [fig. 3], mentre le
Mare della Regione Siciliana, in collaborazione Cala Gadir 1, 2 e 3.2 rebbe la scarsa quantità di reperti lignei: lo scafo, altre classi ceramiche sono rappresentate per la
con l’Università degli studi di Bologna. ribaltandosi, si sarebbe adagiato sopra il carico maggior parte da ceramica comune da mensa e
Le campagne subacquee, sia di ricognizione sia di • Gadir I, databile alla prima metà del III sec. trasportato proteggendolo, ma restando esposto da fuoco provenienti dalla costa tunisina (7%),
scavo, si sono susseguite quasi ininterrottamente a.C., presenta un carico misto di anfore puni- al rapido deterioramento causato dagli agenti me- sigillata africana (4%), anfore da trasporto (4%),
con molteplici partner sino al 2013, restituendo che (T-4.2.1.5., T-5.2.3.1., T-7.2.1.1.) di pro- teomarini ed al prelievo dei suoi elementi strut- lucerne (2%) e laterizi (2%)7.
duzione nordafricana e anfore greco-italiche turali per un loro riutilizzo. Nonostante la parte Lo scavo per livelli ha consentito anche di com-
tipo MGS V-VI. lignea sia andata perduta quasi completamente, prendere come le ceramiche venivano impilate
• Gadir 2, praticamente sovrapposto al Cala il rinvenimento di pochi elementi ha consentito all’interno della stiva per ottimizzarne gli spazi:
1. Carta degli approdi dell’isola di Pantelleria (da Abelli
2015). Gadir 1 e databile alla prima metà del II ugualmente di osservare alcuni particolari co- le teglie con diametro maggiore ospitavano all’in-
2. La banchina sommersa di Cala Gadir (da Abelli sec. a.C., presenta anch’esso un carico mi- struttivi dell’imbarcazione. Sulla base delle inda- terno quelle più piccole e, sopra di queste, veniva
2015). sto di anfore puniche (T-7.3.1.1.,T-7.4.1.1., gini xilologiche condotte, è plausibile individuare posto un coperchio ribaltato all’interno [fig. 4].
176 Roberto La Rocca Archeologia subacquea a Pantelleria 177

I siti sommersi
Il porto vecchio di Pantelleria – L’approdo principale
dell’isola di Pantelleria, dove si trova oggi l’abita-
to omonimo situato sul versante nord est, è stato
oggetto indagini subacquee finalizzate a verifica-
re la consistenza delle evidenze archeologiche, in
occasione della nuova progettualità portuale.
La tipologia e la quantità dei materiali rinvenuti
provenienti da tutto il Mediterraneo, ha mostra-
to una frequentazione come colonia cartaginese
almeno sin dal V secolo a.C., mantenendo un
alto livello di compartecipazione negli scambi
commerciali fino al II sec. d.C., per poi assiste-
re ad una decisa contrazione con la fine dell’età
imperiale.
Khattibuale e Campobello – Lasciando il paese e
procedendo in senso orario, poco lontano lungo
la costa nordoccidentale, la colata lavica degra-
da verso il mare formando un’ampia baia, dove
troviamo le “balate” di Khattibuale e Campo-
bello. Qui, in caso di venti provenienti dal II e
III quadrante, era possibile trovare approdo si-
Lo scavo del relitto ha permesso anche il recu- ne possibile la lettura e la decifrazione. La mo- curo. Già fin dagli anni ’70 si avevano notizie di
pero di piccoli oggetti e frammenti ceramici, per neta, raffigurante al dritto la testa di Costantino ritrovamenti in questi fondali di anfore puniche
lo più fluitati e decontestualizzati, non necessa- I, sembrerebbe confermare un periodo di attiva e greco-italiche, probabili indicatori di un relitto.
riamente pertinenti il carico stesso, ma attestabili frequentazione dell’isola in età costantiniana le- Tuttavia, le ricerche svolte nel corso degli anni
alla frequentazione del porto. Di grande pregio gata all’esportazione della ceramica “Pantellerian non hanno dato esito positivo, limitando i ritro-
artistico è il ritrovamento di una piccola corniola Ware” [fig. 6]. vamenti ad un contesto archeologico compatibile
di forma ovale e bordo rientrante per consentire Infine, tra gli oggetti da attribuire alle dotazioni sicuramente con un ridosso contro le condizioni
l’incastonatura in un anello [fig. 5]. Il protagoni- di bordo dell’equipaggio, spicca un elemento di meteo marine avverse, ma senza palesi evidenze
sta della scena è Apollo cacciatore stante di pro- inequivocabile impronta cristiana: il noto anelli- che potessero ricondurre ad un relitto8.
filo, con gamba destra avanzata rispetto all’altra. no con castone in corniola raffigurante un’anco- Cala Tramontana e Cala Levante – Il promontorio
Rappresentato con arco e frecce, regge in mano ra [fig. 7]. di Punta Tracino separa le baie di Cala Levante e
un cervo trattenendolo per le zampe anteriori. Cala Tramontana. Grazie alla sua conformazio-
Nella scena di caccia, la figura porge la mano ver- ne protesa verso il mare, ha favorito nel corso
so la zampa dell’animale, sollevato sulle zampe 3. Ceramica comune, “Pantellerian Ware”. dei secoli il suo costante uso come zona natu-
posteriori (vedi infra Bazzano). 4. Modello ricostruttivo. Ceramica impilata, da Abelli rale di ridosso, alternativamente sulle due cale, 6. Moneta attribuita alla zecca di Costantino I.
Delle quattordici monete recuperate, solo una 2009. in presenza di condizioni meteomarine avverse. 7. Anellino con castone in corniola raffigurante
era in uno stato di conservazione tale da render- 5. Gemma castonata in corniola. In questo specchio acqueo, infatti, sono stati in- un’ancora.
178 Roberto La Rocca 179

dividuati innumerevoli reperti, la cui quantità ed sebbene l’accesso all’entroterra sia leggermente Pantelleria tra Africa e Sicilia
estensione cronologica indicano una continuità più agevole, possiamo indicare come semplici
durante le guerre puniche
di frequentazione almeno dal VI/V sec. a.C. e ridossi dalle condizioni meteomarine avverse lo
sino all’età bizantina. specchio d’acqua che troviamo doppiando Punta
Testimonianze dai siti sommersi di Cala Tramontana e Cala Levante (Pantelleria)
Dal 2004 al 2013 sono state condotte numerose Limarsi.
campagne di ricerca scientifica che hanno con- Continuando il periplo lungo il versante orien-
sentito, tra l’altro, anche la realizzazione di due tale, troviamo il promontorio di Punta Tracino Leonardo Abelli
itinerari archeologici sommersi. che separa Cala Levante da Cala Tramontana, Archeologo, collaboratore esterno, Soprintendenza del Mare
già descritto sopra. Poco più a Nord si incontra
Cala Gadir: forse l’unica cala che, costituita da
Gli approdi una stretta insenatura, è ben protetta dai venti
di tutti i quadranti, eccetto il levante. Sebbene le
L’approdo principale dell’isola di Pantelleria do- tracce di una banchina in malta cementizia e la
veva garantire sufficientemente il traffico com- presenza di tre relitti possano far pensare ad una
merciale, sebbene in caso di condizioni meteo- utilizzazione commercialmente privilegiata di
marine avverse dovevano esistere degli approdi questa baia, la difficoltà d’accesso all’entroterra e
alternativi per sostare in rada. Le coste dell’isola, il ridotto numero di imbarcazioni ospitabili nello
in effetti, sono caratterizzate dalla presenza di specchio acqueo, lascia propendere per una sua Le due baie gemelle di Cala Tramontana e Cala
alcuni approdi minori che, nonostante l’asperi- utilizzazione marginale nel contesto delle trame Levante, separate del promontorio di Punta Tra-
tà del collegamento con l’entroterra li rendesse commerciali isolane. cino e dal Faraglione, possono offrire un buon
inidonei per un traffico commerciale strutturato, Completando il periplo in direzione dell’abitato riparo ad un limitato numero di imbarcazioni,
è possibile venissero utilizzati sia per il piccolo principale, troviamo l’ancoraggio di Campobel- ma solo se utilizzate alternativamente secondo le
cabotaggio locale sia come ridosso in condizioni lo: costituito da un’ampia baia, fu sfruttata già in esigenze delle condizioni meteo1. La prima, Cala
avverse9. antico come cava di estrazione per la pietra lavi- Tramontana, è delimitata a nord-ovest da Pun-
Sul versante sud occidentale dell’isola troviamo ca utilizzata nella costruzione della cinta muraria ta Rubasacchi ed è riparata dai venti meridionali
Scauri, il secondo approdo dell’isola. Ancor- dell’Acropoli. grazie alla protezione offerta dal promontorio di
ché le prime testimonianze archeologiche sulla punta Tracino e dal Faraglione [fig. 1]; la secon-
sua frequentazione risalgono al III sec. a.C., è da è delimitata a nord dallo stesso promontorio e
dall’epoca imperiale che si avvia il suo sviluppo, a sud dall’Arco dell’Elefante.
sino a raggiungere il culmine nel V sec. d.C., in Immediatamente a sud-est di Cala Tramontana
concomitanza con la florida commercializzazio- si trova Cala Levante, la parte occidentale dell’in-
ne della ceramica (“Pantellerian Ware”) prodotta Note senatura è ben riparata dal maestrale e permette
nell’adiacente villaggio. l’ormeggio di una decina di piccole imbarcazioni.
A seguire in senso antiorario, troviamo una pic-
1
Abelli 2015. Il fondale della baia è costituito da una franata di
2
Chioffi, Tusa 2006 pp. 63-112.
cola insenatura riparata dal Maestrale, conosciuta 3
Baldassari 2012, pp. 95-99.
massi che dalla falesia costiera porta fino 14 me-
come Porro di Nikà: data la difficoltà ad accede- 4
La Rocca 2015a, 2015b. tri di profondità, dove si apre un ampio pianoro
re all’entroterra a causa della ripidissima falesia 5
La Rocca et alii 2010. sabbioso che, a 45 metri, precipita con una ripida
6
La Rocca 2009. franata fino alla profondità di 85 metri.
costiera, i pochi ritrovamenti subacquei lasciano 7
La Rocca 2016.
propendere per una sua utilizzazione come sem- 8
Baldassari, Fontana 2002, pp. 953-989. Nell’estate del 2011 e del 2013 sono state realiz- 1. Distribuzione dei siti archeologici nei fondali di Cala
plice ridosso in caso di pericolo. Analogamente, 9
La Rocca 2012 e 2015c. zate due importanti campagne di scavo e ricogni- Tramontana e Cala Levante.
180 Leonardo Abelli Pantelleria tra Africa e Sicilia durante le guerre puniche 181

superficiali, è stata asportata una stratificazione buendo in modo sostanziale ad approfondire le


della potenza di circa 50 cm che occupava tutta conoscenze della storia della baia nell’antichità.
l’area dello scavo. Il deposito sedimentario era Circa 50 metri a sud-ovest dell’area interessa-
costituito da sabbia e rocce di piccole e medie ta dai primi sondaggi, a 13 metri di profondità,
dimensioni al di sotto del quale sono state rin- dove la franata della falesia costiera lascia spazio
venute tre anfore, complete ma fratturate in situ. al pianoro sabbioso e alle praterie di posidonie, è
Nella parte nord-orientale dell’area di scavo era stato rinvenuto un deposito monetale costituito
invece presente uno strato formato solo da pietre da quasi 3500 monete dello stesso tipo [fig. 4]. Si
di zavorra. Il livello più profondo raggiunto dal- tratta di conii bronzei di zecca sarda del tipo Ma-
le indagini ha restituito nove esemplari di anfore jor IA, la cui produzione è datata dal 264 al 241
tipo T-7221 in chiaro stato di giacitura primaria a.C., cioè dall’inizio alla fine della Prima Guer-
[fig. 3]. Nelle immediate vicinanze dell’area sono ra Punica. Le monete si trovavano disperse in
zione nei fondali delle due baie che hanno visto Lo strato era composto da numerosi frammenti state rinvenute, in superficie, anche alcune anco- un’area di 4x4 m in modo abbastanza uniforme e
la collaborazione del Consorzio Pantelleria Ricer- di grandi dimensioni pertinenti a contenitori da re litiche di differenti tipologie. L’area di maggior presentavano una spessa incrostazione granulosa
che con la Soprintendenza del Mare, il 3° Nucleo trasporto punici riconducibile ad almeno dieci dispersione del materiale ha un’ampiezza di circa di colore verde, caratteristica dell’ossidazione del
Sommozzatori della Guardia Costiera, l’Univer- individui tipo T-72115 e a due individui di anfore 450 mq e la stratificazione dei depositi sembra bronzo. Una prima analisi su un piccolo campio-
sità di Sassari ed il Dipartimento di Scienze della tipo T-5231. Inoltre furono recuperati due orli proseguire all’interno della matta di posidonia ne, effettuata immediatamente dopo il recupero
Terra dell’Università La Sapienza di Roma2. di anfore del tipo greco italico antico di produ- per oltre 1 m di profondità rispetto al piano del e prima dell’invio delle monete al laboratorio di
Le prime ricognizioni effettuate nei fondali di zione campana, del tipo MGS VI completamen- fondale circostante. Fino ad ora non sono stati restauro della Soprintendenza per i Beni Cultu-
Cala Tramontana evidenziarono la presenza di te rivestite di pece. Il livello di scavo raggiunto rinvenuti resti xilologici che potrebbero essere rali ed Ambientali di Trapani, ha permesso di
numerose pietre, alcune delle quali grossolana- nell’autunno del 2005 è stato protetto mediante pertinenti a parti dello scafo di un’imbarcazione. notare che il ponderale medio degli esemplari
mente lavorate, e di un frammento di ancora la posa di una copertura sintetica e ricoperta con Analogamente agli altri contesti subacquei rin- di Cala Tramontana sembra essere leggermente
litica di forma irregolare con foro centrale3. La parte del materiale asportato. Nel 2008, una bre- venuti negli approdi della costa nord-orientale inferiore a quello originario di 15 gr, probabil-
rimozione di alcune di esse durante le ricogni- ve campagna di indagini, portò al rinvenimento dell’isola, questo sito sembra essere riconducibi- mente in seguito alla perdita di materiale per os-
zioni aveva portato al rinvenimento di tre co- di tre anfore greco italiche tipo MGS V/VI, una le ai resti del carico di un’imbarcazione che tra- sidazione5. Nonostante questo, una buona parte
perchi di anfora e di quattro anelli in piombo. tipo T-5231 e una tipo T-7211 (livello 0). sportava solo anfore di diverse tipologie; i rari delle monete sembra essere rimasta leggibile su
I primisondaggi di scavo, realizzati nel 2005 in Nel 2011, grazie al contributo di Arcus S.p.A., esemplari di ceramiche comuni e da mensa sono
corrispondenza di una piccola macchia di posi- ha avuto inizio il progetto riguardante le inda- riconducibili infatti a stoviglie di bordo e non
donia, portarono al rinvenimento di numerosi gini archeologiche estensive dei siti archeologici a merci di accompagnamento al carico. Questo
frammenti (orli e pareti) di anfore puniche e due sommersi di Cala Tramontana e Cala Levante4. lascerebbe pensare alla frequentazione degli ap-
anelli in piombo, uno dei quali recante il bollo Il primo intervento ha interessato, ovviamente, prodi settentrionali dell’isola da parte di navi che
QM, oltre a un orlo con ansa riferibile a una cas- la prosecuzione dei sondaggi stratigrafici inizia- trasportavano rifornimenti di viveri verso la Si-
seruola di produzione nordafricana e una brocca ti nel 2005 e nel 2008 [fig. 2]; lo scavo è stato cilia. Accurate campagne di prospezioni mirate,
priva dell’orlo e dell’ansa, dentro la quale è stato quindi ampliato da un’area originaria di 4x4 m a condotte durante il progetto di ricerca del 2011
rinvenuto un frammento ligneo pertinente pro- una di 8x5 (40 mq). Dopo avere rimosso i reperti e del 2013, hanno consentito di individuare altri
babilmente al tappo. Immediatamente al di sotto importantissimi giacimenti archeologici contri-
dello strato superficiale fu rinvenuta un’anfora
completamente integra del tipo T-7211 che pog- 2. Posizionamento dei siti e dei sondaggi di scavo a
giava su un frammento xilologico che, in segui- Cala Tramontana. 4. Il contesto di rinvenimento del deposito monetale di
to alle analisi, è risultato essere un ramo di vite. 3. Le anfore di Cala Tramontana. Cala Tramontana.
182 Leonardo Abelli Pantelleria tra Africa e Sicilia durante le guerre puniche 183

entrambi i lati, consentendo di verificarne l’iden- il termine della loro coniazione, solitamente, in all’interno di una spedizione condotta nel 2007 e
tica tipologia, ma la probabile provenienza da di- questi casi, le monete vengono infatti rinvenute organizzata da Mario Arena e Francesco Spaggia-
verse zecche sarde. Lo scavo dell’area del deposi- in associazione con altre tipologie più tarde. ri. Data l’elevata profondità, le operazioni di do-
to ha portato anche al rinvenimento di tre chiodi Il deposito monetale di Cala Tramontana sem- cumentazione e rilievo hanno comportato molte
di rame, che dovevano appartenere al forziere, e bra quindi ricondurre a un trasporto di denaro difficoltà e si tratta per il momento di dati ancora
di 4 lingotti di piombo. Al fine di interpretare le finalizzato a un pagamento di tipo istituzionale, preliminari. Il contesto archeologico è costituito
modalità di formazione del deposito è necessa- forse per finanziare le fazioni filocartaginesi della da una strisciata lunga circa 80 metri di gruppi
rio considerare alcuni fattori quali la posizione Sicilia, molto attive in quel periodo. di contenitori da trasporto, distribuiti a distanza
e la profondità del rinvenimento: la distanza dal Durante la campagna archeologica del 2011 è di alcune decine di metri gli uni dagli altri, costi-
litorale, circa 100 m, esclude che possa trattarsi stata posizionata anche un’altra dispersione di tuiti da singoli individui o da raggruppamenti di
di un’infiltrazione proveniente dall’entroterra co- anfore conosciuta fin dagli anni ’80 e denomi- 4/6 esemplari, appartenenti a tipologie differenti
stiero, mentre la posizione, approssimativamen- nata “relitto di Punta Rubasaccchi”, anche se, in [fig. 5]. La dispersione sembra iniziare a circa 40
te al centro della rada e a una profondità facil- realtà, si trova esattamente al centro della baia di metri di profondità, nelle vicinanze della parte 5. Posizionamento dei siti di Cala Levante e
mente raggiungibile anche in apnea, unitamente Cala Tramontana, a circa 500 metri dalla costa, a occidentale del promontorio di Punta Tracino, distribuzione dei reperti.
all’assenza nelle vicinanze di reperti che possano una profondità di 45 metri. nel punto di immersione oggi chiamato “Aqua- 6. Alcuni dei reperti rivenuti durante le ricognizioni ad
ricondurre alla presenza di un relitto, sembra in- Anche in questo caso i reperti archeologici si tro- rius”, per proseguire in direzione nord-ovest, se- alta profondità.
dicare un’azione di occultamento volontario del vano sparsi in un ampio pianoro sabbioso che
denaro. A conferma di questa ipotesi, l’indagine degrada dolcemente fino a 64 metri di profondi-
archeologica delle aree limitrofe ha portato al rin- tà, per poi sprofondare nella franata del taglio di
venimento, a solo 1 m di distanza dalle monete, Cala Tramontana fino alla batimetrica esplorata
di una grossa ancora litica trapezoidale, a fianco dei 140 metri. La giacitura archeologica superfi-
della quale è stato rinvenuto un tronco d’albero ciale è costituita da tre individui di contenitori da
privato dei rami. Tale ritrovamento, unitamente a trasporto tipo Ramon Torres 7.4.2.1 e da due in-
quanto esposto in precedenza, permette di ipo- dividui di anfore greco italiche tarde più allunga-
tizzare che il forziere con il denaro sia stato get- te e con una spalla leggermente più pronunciata,
tato fuoribordo nella parte meno profonda della rispetto a quelle rinvenute nella parte più ridossa-
baia, segnalandone il punto in superficie con un ta della baia, ma non ancora inquadrabili all’inter-
tronco ormeggiato a una grossa ancora litica. no della tipologia Dressel 1. Un piccolo saggio di
Un’ultima considerazione può essere avanzata scavo realizzato nell’area attorno alle anfore pu-
riguardo alla tipologia del rinvenimento: il fatto niche non ha consentito di ottenere nuove infor-
che si tratti di monete tutte dello stesso ponde- mazioni, anche se la prosecuzione delle indagini
rale e dello stesso tipo, esclude, a mio avviso, nelle aree limitrofe potrà sicuramente contribuire
che possa trattarsi del denaro utilizzato su una a chiarire il contesto di giacitura del sito dato che,
nave mercantile. Quest’ultimo sarebbe stato co- molto probabilmente, devono essere presenti al-
stituito, infatti, da monete di metalli, tipologie, e tre anfore al di sotto dello strato sabbioso. Nel-
provenienze differenti, proprio perché avrebbero le immediate vicinanze dell’area di scavo è stata
rappresentato l’esito del commercio del prodotto documentata anche la presenza di un’anfora tipo
imbarcato, o comunque la riserva di denaro del T- 5231 e due anfore greco italiche tarde.
comandante. Per lo stesso motivo è improbabi- Le ricognizioni subacquee più profonde sono
le che possa trattarsi di monete circolanti dopo state condotte dai subacquei tecnici della GUE
184 Leonardo Abelli 185

guendo il taglio di Cala Tramontana, fino a 140 di Levanzo. Le ancore del taglio di Cala Levan- I Relitti di Marzamemi
metri di profondità. Di notevole interesse è il fat- te, e le meno conosciute ancore di Cala Gadir,
to che, assieme alle tipologie già conosciute ne- potrebbero dunque rappresentare l’esito dell’or-
Justin Leidwanger
gli altri siti della baia, dal qui provengono anche meggio di una flottiglia di navi che trasportava-
anfore puniche di produzione più tarda, come le no rifornimenti alimentari contenuti all’interno Stanford University, Department of Classics
T-7.5.2.1/2 e le T- 7.4.2.1/2. Alla luce di questi di anfore, oltre ad almeno un forziere pieno di
dati il contesto di giacitura sembra ricondurre a denaro.
un’attività di allibo, cioè a un’operazione di emer-
genza che prevedeva l’alleggerimento dell’imbar-
cazione mediante l’espulsione fuoribordo del ca-
rico o di parte di esso.
L’area archeologica del sito di Cala Levante si
trova circa 100 metri a sud-est del Faraglione di
Punta Tracino, e inizia a 45 metri di profondità,
dove l’ampio pianoro sabbioso del fondale spro-
fonda quasi verticalmente fino a 85 metri. Lungo
la ripida franata del taglio di Cala Levante sono
stati rinvenuti 22 ceppi di ancora e 4 contromar- Il piccolo villaggio di pescatori di Marzamemi, e altri solo sbozzati per il trasporto, il che sugge-
re in piombo, 7 lingotti, sempre in piombo e 3 nella Sicilia sud-orientale, offre uno degli sce- risce una vasta gamma di possibili prodotti finiti
ancore in ferro, oltre a una grande ancora litica. nari più spettacolari del patrimonio sommerso come rocchi di colonne, capitelli e basi. Alcuni
In prossimità di un piccolo raggruppamento di 4 dell’isola. Gran parte di questo patrimonio è enormi pezzi lunghi e rettangolari possono sug-
ancore sono state rinvenute anche alcune anfore stato portato all’attenzione del pubblico e degli gerire architravi orizzontali non finite. A domi-
che sembrerebbero confermare la cronologia del studiosi attraverso le ricerche del pioniere ar- nare i resti un certo numero di grandi frammenti
sito al III secolo a.C. [fig. 5]. Difficile pensare cheologo subacqueo Gerhard Kapitän nel 1960. di colonne [fig. 1], generalmente di circa 6 m di
che un simile numero di ancore deposte a pro- Note Più di recente, ulteriore lavoro sul campo è stato lunghezza. Uno pesa più di 40 tonnellate, il che
fondità così elevate possa rappresentare l’esito intrapreso nello stesso sito dalla Soprintendenza la rende forse la più grande colonna finora nota
della frequentazione dell’approdo da parte di
1
Abelli 2012a, pp. 73-94. del Mare e dalla Stanford University. Tra i nume- nel mar Mediterraneo2. Il frammento più ampio
2
Le campagne di scavo del 2011 e del 2013 sono state re-
navi mercantili durante il corso dei secoli, anche alizzate dal consorzio Pantelleria Ricerche, costituito da
rosi relitti e altri siti presenti lungo la costa, so- presenta un diametro di 1,8 m. Se fosse finito,
in considerazione della disponibilità di due am- Ares soc. coop. arl, Diving Cala Levante, Mediterranea En- prattutto due navi lapidariae, per prime esplorate secondo le proporzioni tipiche romane, il fusto
pie rade, profonde dai 10 ai 20 metri, nelle quali gineering e Università degli Studi di Sassari, all’interno del da Kapitän, sono particolarmente importanti per avrebbe raggiunto quasi 15 m di altezza, il 20%
l’ormeggio era decisamente più sicuro e agevole. progetto di Valorizzazione e fruizione dei siti archeologici
la storia del commercio di materiali da costru- più alto (e 40 tonnellate più pesante) rispetto alle
sommersi di Cala Tramontana e Cala Levante, finanziato
Un contesto simile doveva esistere, a profondi- da Arcus s.p.a. zione per edifici monumentali di età romana e colonne che adornano il portico del Pantheon a
tà minori, anche nei fondali antistanti Cala Ga- 3
Elaborazione della Carta Archeologica: Leonardo Abel- tardoantica. Roma.
dir, dove i vecchi pescatori erano abituati, fino li; Elaborazione della mappatura dei fondali: IGAG CNR Il “relitto delle colonne” Marzamemi I giace spar- La dispersione di materiale in tutta la zona ren-
Roma, Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e
a poco tempo fa, a sciogliere grandi quantità di Ambientali,Università di Bologna,ENEA Casaccia Re- so per tutto il fondale piatto e poco profondo. Il de difficile capire l’orientamento della nave o la
ancore ritrovate in mare per fabbricare piombi search Centre, Dipartimento Scienze della Terra Univer- suo carico principale – più di 160 tonnellate – è disposizione delle merci, ma la nave deve essere
da pesca [fig. 6]. Un’analoga situazione è stata sità La Sapienza, Roma. costituito da massicci elementi architettonici in stata grande, forse 30 m di lunghezza, per esse-
4
Abelli et alii 2014b, http://sp.lyellcollection.org/
interpretata come il luogo d’ormeggio della flotta marmo, che sono state ritenute di origine greca re in grado di trasportare un tale peso. Alcuni
Abelli et alii 2014a, pp. 345-355.
romana durante la battaglia delle isole Egadi del 5
Abelli 2012b, pp. 147-162; Cutroni Tusa, Lasi 2012, pp. attica1 . La maggior parte di questi elementi sono chiodi e un paio di piastrelle fittili, che possono
10 Marzo 241 a.C., presso capo Grosso nell’isola 231-244. di difficile identificazione. Alcuni sono irregolari indicare una cabina coperta, sono tutto ciò che
186 Justin Leidwanger I Relitti di Marzamemi 187

Questi siti testimoniano la presenza di solo due


dei numerosi carichi di marmo sparsi sui fondali
dell’isola. Ancora un altro relitto romano (il co-
siddetto “Marzamemi III”) ha restituito una co-
lonna di granito, probabilmente nord africana,
che è stata sollevata nei primi anni del XX secolo
e attualmente si trova in una piazza nella vicina
Pachino; poco si sa della nave da cui proviene5.
La ricerca in corso nella zona di Marzamemi ha
rivelato anfore da trasporto greche di età classi-
ca, un’ancora di piombo romana con decorazioni
ad astragali, motivo porta fortuna per i marinai,
e molti altri resti che testimoniano la posizione
centrale della costa di Marzamemi sulle rotte
rimane della nave stessa. Anfore da trasporto, paleocristiana. Centinaia di frammenti spezzati e solo chiese, come questa, ma una varietà di co- commerciali del Mediterraneo.
probabilmente per il vino o una resina di pino sbozzati rappresentano uno straordinario puzzle struzioni civili e militari in tutta Italia, nel Nord
(utilizzati per vari scopi in mare) e, forse, anche archeologico [fig. 2]. Africa e altrove. Pregiato marmo bianco-grigio
dalla regione del Mar Egeo, possono indicare un dal Proconneso (nei pressi di Costantinopoli),
piccolo carico secondario o scorte di cibo per Essi appartengono a quello stadio della produ- screziato verde antico (breccia verde) dalle mon-
l’equipaggio. zione ancora vicino all’estrazione dalla cava, quel- tagne del nord della Grecia, e forse altre pietre
Queste ceramiche costituiscono anche la miglio- lo che ha permesso la produzione di massa alla indicano che questo carico non poteva che essere
re evidenza per datare la nave al III secolo d.C., fonte, in cui gli ultimi dettagli vengono aggiunti destinato ad una piccola ma ricca basilica urbana.
un periodo di intensa costruzione e il trasporto, solo solo dopo aver raggiunto la loro destinazio- Certamente la nave, o almeno il suo carico princi-
quindi, di trasporto su vasta scala di pietra costo- ne. Colonne non rifinite sono sparse tutt’intor- pale, è partita dal Mar Egeo settentrionale, men-
sa3. È impossibile dire dove la nave fosse diretta no, rendendo difficile una stima del loro numero. tre il Nord Africa e l’Italia sono tra le più plausi-
al momento del naufragio, ma l’Italia e il Nord Dalle sue indagini negli anni sessanta, Kapitän bili come destinazione finale. Le esplorazioni in
Africa sono forse i candidati più probabili. (1969) ha suggerito 28 colonne da abbinare ai 28 corso hanno rivelato un potenziale secondo pic-
A poche centinaia di metri di distanza, un secon- capitelli e basi, ma la recente ricerca sul campo colo carico, forse di vino oppure olio, in anfore
do sito testimonia un’altra impresa architetto- ha messo in dubbio l’esattezza di questo nume- da trasporto, nonché vasi da dispensa, da cucina
nica monumentale che ha incontrato un simile ro4. Ulteriori accessori decorativi per una chiesa e da mensa provenienti dalla cambusa, insieme a
disastroso destino. Il Marzamemi II “relitto della includono un ambone, grate per un cancello, un concrezioni metalliche della nave stessa.
chiesa “ riposa in una depressione sabbiosa. Il ciborio, e forse altri elementi [fig. 3].
sito è caratterizzato da elementi architettonici Il tratto distintivo delle decorazioni ad intaglio
destinati ad alcuni edifici religiosi di nuova co- appartiene al VI secolo d.C., epoca del regno del
struzione, o di recente ristrutturazione, di epoca grande imperatore Giustiniano, noto per la chie- 2. Conservazione e restauro sul frammento marmoreo Note
sa di Santa Sofia a Costantinopoli, oggi Istanbul. di un pannello dal Relitto della chiesa Marzamemi II. 1
Kapitan 1961; 1971.
La riconquista da parte di Giustiniano dell’occi- (photo: Asaf Oron, Marzamemi Maritime Heritage Project) 2
Balletti et al. 2015.

dente romano dalle tribù barbariche aveva breve- 3
Russell 2013.
1. Colonne ed altri elementi architettonici sparsi sul 3. Scavo di una colonna dell’ambone e di un capitello 4
Leidwanger e Tusa 2016.
fondale del Marzamemi I “column wreck”. (photo: Salvo mente riunificato l’impero. Il vasto programma marmoreo nel sito del Marzamemi II. (photo: Sheila 5
Kapitän 1961; 1971.
Emma, Soprintendenza del Mare) di ricostruzione che ne seguì comprendeva non Matthews, Marzamemi Maritime Heritage Project)
188 189

Il relitto di Marausa
Antonina Testa
Archeologa, Soprintendenza del Mare

Il sito di Marausa, posto tra Trapani e Marsala, condotta una prima indagine archeologica. Per
fronteggia le isole Egadi e come queste occupa l’occasione venne scavata una stretta trincea per-
una posizione geografica di collegamento tra la pendicolare all’asse principale dell’imbarcazione,
costa nord-africana e l’Italia, importante sia dal in prossimità della sua zona mediana, e i dati rica-
punto di vista strategico-militare che dal punto vati hanno rivelato trattarsi di una nave oneraria2.
di vista delle rotte commerciali. In particolare, lo Le successive campagne di scavo e recupero si
scalo di Marausa poteva garantire il rifornimento sono definitivamente concluse nel 2011, accer-
delle navi in transito, ma poteva anche costituire tando che la nave era lunga m 16 ca. e larga m 8
esso stesso un punto di arrivo e di smistamento ca. I legni del relitto sono stati quindi trasportati
di merci lungo le direttrici del commercio tra le presso un laboratorio specializzato e sottoposti
sponde del Mediterraneo. ad interventi di pulitura, debatterizzazione, im-
Tuttavia in questo tratto di mare lo stato dei fon- pregnazione con carboidrati a catena modificata
dali, la natura delle correnti ed in genere gli eventi ed essiccazione a vuoto discontinuo. Gli innova-
metereologici sfavorevoli erano tali da provocare tivi trattamenti conservativi hanno restituito ai
talvolta dei naufragi di navi. legni le caratteristiche cromatiche tipiche delle
Nei bassi fondali dello spazio marino prospi- loro essenze, che sono il larice per il fasciame e
ciente il lido di Marausa (TP) nel 1999 sono state il frassino per la chiglia e le ordinate. Ultimato il
scoperte le parti lignee di una nave di età tardo processo di stabilizzazione dei legni, è previsto il
romana, giacente circa a 2,50 metri sotto il livel- loro assemblaggio ricostruttivo in vista dell’espo-
lo del mare, fortunatamente ben conservata, in sizione del relitto al pubblico.
quanto ricoperta e sigillata da uno strato fangoso Per quanto riguarda il carico della nave è ipotizza-
e dalla sovrastante posidonia1. bile che sia stato in gran parte subito recuperato
A seguito di questo rinvenimento nel 2000 fu e messo in salvo, visto che il naufragio avvenne
190 Antonina Testa Il relitto di Marausa 191

vicino alla costa e considerato che la quantità del- testa di ponte del sistema di collegamento tra il ricavarsi dati statistici sulle percentuali di cerami- Sempre al relitto di Marausa potrebbe anche ap-
le anfore, rinvenute generalmente in stato fram- Nord-Africa e la Sicilia occidentale, appare si- ca di origine africana trovata in Sicilia, sia in rife- partenere la ceramica africana da cucina rinvenu-
mentario, non è cospicua come ci si aspetterebbe gnificativo il fatto che il relitto scoperto avesse a rimento al periodo a cavallo tra il III e il IV sec. ta in discreta quantità e costituita per lo più da
da un pieno carico. bordo un carico ceramico essenzialmente di ori- d.C., sia in rapporto ad altre epoche. piatti-coperchio ad orlo annerito e da tegami a
Il materiale ceramico rinvenuto, e sicuramente gine africana, a riprova di contatti consolidatisi In questo senso il relitto di Marausa con il suo ca- patina cinerognola e fondo striato, la cui produ-
appartenente al relitto, si data tra la fine del III da tempi molto antichi. rico costituisce un significativo campione su cui zione si afferma a partire dal II secolo d.C., ma
e il IV secolo d.C. 3, ed è importante rilevare che Non a caso già l’eparchia punica in Sicilia aveva basare studi comparati. continua nei secoli successivi (africana da cuci-
l’origine geografica della ceramica a bordo è pre- assicurato a Cartagine il controllo del Mediterra- La ceramica pertinente al relitto di Marausa, di na A(?), Hayes 181 B/C; africana da cucina C,
valentemente nord-africana. neo occidentale grazie alla rotta – strategica sia cui rivela la funzione oneraria, è costituita pre- Hayes 197 variante tardiva; africana da cucina C,
In giacitura nello stesso areale del relitto si ri- dal punto di vista commerciale che militare – che valentemente da frammenti di anfore, tra cui Hayes 196 variante tardiva) 9.
scontrano altri reperti archeologici subacquei di partendo dal Nord-Africa toccava Pantelleria, le si distinguono le forme: Africana II C.2, Keay Tra la ceramica da cucina non di origine nord-
varie epoche, databili a partire dall’età ellenistica Egadi e la costa siciliana antistante. 25.1, Africana II D, Dressel 30, che nel loro in- africana, ma in nord Africa molto diffusa è docu-
in poi, attribuibili alla presenza di altri relitti ov- Analogamente i Romani, quando dopo la terza sieme costituiscono la classe principale di mate- mentata la presenza di alcuni frammenti di “Pan-
vero ad una discarica portuale, in ogni caso atte- guerra punica abbattono definitivamente la po- riale su cui si basa la datazione del contesto. La tellerian ware” la cui larga diffusione in Sicilia e
stanti in questa zona intensi e secolari traffici di tenza di Cartagine, si sostituiscono ad essa e ri- compresenza di anfore impeciate e non interna- in Africa settentrionale sembra dovuta alle sue
navi. percorrono le stesse rotte passanti per gli stessi mente indica la diversità delle derrate contenute particolari caratteristiche di resistenza al fuoco.
In particolare compaiono molti frammenti di an- siti strategici, allo scopo di assicurarsi il controllo e quindi mostra la varietà delle merci trasporta- Già attestata a partire dal I secolo d.C. la “Pantel-
fore greco-italiche tarde, frammenti di ceramica delle vie del Mediterraneo per raggiungere i terri- te dalla nave affondata. Più dettagliatamente, i lerian ware” trova maggiore diffusione nei secoli
a vernice nera (Campana B), frammenti di anfore tori dell’Africa settentrionale. tipi relativi alla forma Africana II nonchè il tipo IV-V d.C.
Dressel 1C e Dressel 2-4, numerosi frammenti Così si comprende il motivo per cui alle Egadi i Keay 25.1 documentano il trasporto di olio e Come le anfore facenti parte del carico, sono
di ceramica a pareti sottili databili tra il I secolo rinvenimenti ceramici di provenienza nord-afri- conserve di pesce, mentre la forma Dressel 30 di produzione africana pure i tubuli recupe-
a.C. e il I secolo d.C., alcuni frammenti di sigillata cana riguardano soprattutto il periodo punico- è generalmente atta a contenere il vino. Oltre rati che potrebbero appartenere alle strutture
gallica del I secolo d.C. con decorazioni figurate ellenistico e l’età romana imperiale6, mentre per alle anfore non è stata evidenziata la presenza, dell’imbarcazione.
a rilievo4. quanto riguarda il sito di Marausa, che fronteggia nel carico, di altri tipi di vasellame destinato al Tra i materiali ceramici provenienti dal relitto
Una tale concentrazione di fittili nell’ambito ma- le Egadi, allo stato attuale la ceramica africana commercio. di Marausa le anfore hanno fornito il maggior
rino in questione è da riconnettere alle antiche documentata è quella pertinente al relitto, ma è Tra i reperti analizzati potrebbe essere pertinente numero di informazioni utili, sia per una cono-
caratteristiche della costa, che in questo tratto ri- assolutamente fondata la possibilità di altri rinve- al relitto di Marausa la ceramica fine da mensa, scenza più approfondita delle stesse che per una
vela il tracciato dell’estuario di un paleoalveo un nimenti dello stesso tipo qualora venissero con- probabilmente destinata all’uso del personale di migliore comprensione della nave che le traspor-
tempo navigabile, probabilmente identificabile dotte ulteriori indagini archeologiche a mare. bordo più ragguardevole, rappresentata da alcuni tava. Infatti, l’esame delle anfore ha consentito
nel fiume Birgi. È interessante evidenziare quanto emerso in uno frammenti di terra sigillata africana A oltrechè da con ogni evidenza di individuare in Nabeul (Tu-
Peraltro, nelle vicinanze del relitto sono stati tro- studio di recente pubblicazione basato su un’ pochi frammenti di sigillata africana D7. Va no- nisia) una preminente zona di produzione; inol-
vati i resti di antiche banchine portuali pertinenti approfondita analisi della ceramica del relitto di tato in proposito che l’associazione di sigillata A tre, essendo le anfore più facilmente inquadrabili
ad uno scalo fluviale servente centri costieri non Marausa, grazie alla quale il prof. Bonifay e la sua e D è documentata anche nel relitto di Femina entro termini cronologici ben circoscrivibili, le
ancora indagati, ma comunque segnalati da ma- equipe hanno individuato in Nabeul uno dei cen- Morta, vicino Ragusa, anch’esso datato alla fine stesse hanno consentito di proporre una datazio-
teriali archeologici rinvenuti a terra durante rico- tri di produzione delle anfore. del III - inizi del IV secolo d.C. 8, e proprio que- ne del relitto all’inizio del IV secolo d.C.
gnizioni di superficie, coevi e analoghi a quelli Questo nuovo dato sulla provenienza delle an- sta coincidenza di associazioni di tipi ceramici Significativamente la produzione delle anfo-
rinvenuti nel mare antistante5. fore di Marausa appare ricco di implicazioni di riscontrata in entrambi i relitti consente di attri- re di Nabeul trova riscontro nell’ atelier di Sidi
Se si considera lo stretto rapporto geografico e carattere storico-economico-sociale, soprattutto buire con ogni probabilità al relitto di Marausa i Aoun10, dove compare la stessa associazione di
topografico che lega la fascia costiera del lido se associato a rinvenimenti dello stesso tipo ri- frammenti di sigillata A e D rinvenuti vicino ad forme, destinate alla conservazione e al trasporto
di Marausa all’antistante arcipelago delle Egadi, scontrati in altri contesti siciliani, da cui possono esso. di prodotti come l’olio, che nei secoli III e IV
192 Antonina Testa Il relitto di Marausa 193

to dalla nave di Marausa, partendo dalla località della nave di Marausa e di altri coevi relitti rinve-
africana da cui provengono le merci trasportate nuti presso le coste della Sicilia.
e i loro contenitori e arrivando fino al sito dove Infatti, mentre per il relitto di Pampelone a Saint-
si è arenata. Tropez, che come si è detto mostra molte affini-
Non è possibile sapere quale fosse la destina- tà con quello di Marausa, non possono esserci
zione finale dell’imbarcazione naufragata, acco- dubbi sul fatto che sia affondato in un luogo non
munata dalla stessa sorte ad altre navi coeve già lontano dal porto dove era diretto, i dubbi invece
individuate nel mare Mediterraneo in prossimi- sussistono per il relitto di Marausa, considerato
tà delle coste della Sicilia, e quindi non siamo in il ruolo di scalo tecnico di molti porti lungo le
grado di dire con certezza se il carico di derrate coste siciliane che costituivano una tappa per il
alimentari di produzione africana fosse diretto rifornimento delle navi nel corso dei loro viaggi.
a rifornire centri siciliani ovvero di altre parti In ogni caso, per la sua grandezza questa nave
dell’impero, ma una risposta a questo interrogati- oneraria sarebbe stata atta ad affrontare anche un
vo potrà essere cercata considerando l’esito delle viaggio di lungo corso, così da raggiungere mer-
analisi sulle forme anforarie africane rinvenute cati più lontani di quelli siciliani.
nei siti terrestri siciliani.
Infatti, dall’esame dei contenitori fittili prove-
nienti da contesti di scavi terrestri sarà interes-
sante ricavare, per i vari periodi temporali docu-
mentati, il dato percentuale relativo alla ceramica
di produzione africana rispetto a quello relativo
ad altre produzioni, in modo da ricostruire, sia
pure a campione per gli ovvi limiti del campo
della ricerca, quello che dovette essere il volume
ed il tipo di merci che dall’Africa giungevano in
Sicilia nelle varie epoche, al fine di comprendere
d.C. viene esportato, in particolare dalla Bizace- rimase relativamente florida fino all’invasione meglio in che misura, nel corso del tempo, l’Iso-
na, verso altre regioni dell’Impero colpite da fe- araba” 11. Note
la avesse fatto affidamento sulle risorse agricole
nomeni di regressione economica. Un’idea del volume dell’attività delle officine ce- africane. 1
Tusa, Ampola, Lentini 2004, p.151, figg.1-6.
Infatti, come evidenziato dalla Panella a proposi- ramiche di Nabeul, direttamente proporzionale Nel caso in specie poi si possono trarre utili indi- 2
Tusa 2005, pp. 134-135.
to della prevalenza di contenitori attribuibili alla all’abbondanza delle locali produzioni agricole, si zi per dedurre quale fosse la resa produttiva dei
3
Tusa, Ampola, Lentini 2004, pp. 153, 155-156, figg. 8-15;
forma Africana II negli strati di IV secolo delle ricava anche dalla dislocazione su un vasto areale Tusa 2005, p. 135.
latifondi siciliani e la loro capacità di rispondere 4
Tusa, Ampola, Lentini 2004, pp. 154-155.
terme ostiensi del Nuotatore, “ la Proconsolare dei relitti individuati recanti anfore di sicura pro- alle esigenze del fabbisogno locale nel periodo a 5
Tusa 2005, p. 134.
è l’unica Provincia occidentale la cui economia venienza da Nabeul, come quello di Pampelone cavallo tra la fine del III – inizi del IV secolo, sul-
6
Tusa 2005, p. 62.
a Saint-Tropez12, il cui carico mostra notevoli so- 7
Tusa, Ampola, Lentini 2004, p. 154.
la base del rapporto tra la percentuale di anfore 8
Tortorella 1981, pp. 364-365 e 371.
miglianze con quello di Marausa. di origine africana e la percentuale di anfore indi- 9
Tusa, Ampola, Lentini 2004, pp. 153-154.
2. Ordinate, correnti e fasciame nel laboratorio di L’esito dello studio delle forme anforarie rap- gene, anche di imitazione africana, rinvenute nei 10
Ghalia, Bonifay, Capelli 2005, Fig. 8.
restauro durante la fase di stabilizzazione a temperatura presentate dall’Africana II C.2, dalla Keay 25.1, siti siciliani e questo dato statistico sarebbe poi
11
Panella 1972, p. 106.
e umidità contrallata. (foto Archivio Soprintendenza del dall’Africana II D e dalla Dressel 30 ha consen-
12
Lequément 1976 pp. 177-188. Per la provenienza del re-
funzionale ad un calcolo delle probabilità appli- litto di Pampelone da Nabeul cfr. Bonifay, Capelli, Long
Mare – F. Balistreri e A. Urbano) tito così di poter ricostruire il tragitto effettua- cato alle ipotesi di destinazione finale del carico 2002.
195

Le navi lapidarie in Sicilia


Sebastiano Tusa
Soprintendente del Mare, Regione Siciliana

Introduzione di antica navis lapidaria. Questo relitto propone


alcune peculiarità che potrebbero farci pensare
Le naves lapidariae erano frequenti durante l’epoca di essere di fronte ad una particolare tipologia
romana trasportando enormi quantità di diver- navale per la sua robustezza, ma potrebbe anche
se varietà di pietra principalmente adoperata per trattarsi di una solida e massiccia navis oneraria.
realizzare grandi monumenti1. Tale necessità di Penso che non sia possibile al momento dare una
trasporto stimolò lo sviluppo di tecniche innova- risposta esaustiva a tale quesito.
tive nel campo della cantieristica navale a partire Una di queste grandi navi trasportò, come ap-
dal periodo repubblicano permettendo la costru- prendiamo da iconografia posteriore, l’obelisco
zione di navi di grande dimensione per suppor- che doveva servire per realizzare la base del faro
tare tali carichi pesanti. Sulla base di riferimenti del Portus Claudi e che, oggi, si trova al centro del-
storici e di osservazioni archeologiche si pensa la Piazza del Vaticano. Diverse e cospicue quan-
che le naves lapidariae possano avere raggiunto la tità e varietà di pietre giungevano a Roma via
lunghezza di m 40 e oltre ed abbiano avuto la ca- mare approdando alla Statio Marmorum in zona
pacità di trasportare carichi da 300 tonnellate. C’è Testaccio.
un ampio dibattito tra gli studiosi sulla esistenza La presenza di un numero relativamente consi-
di una particolare tipologia di navi adibite al tra- stente di relitti di naves lapidariae nei mari siciliani
sporto della pietra o se si trattasse di navi che, tal- databili tra il II e III secolo d.C. si spiega con
volta, potevano anche essere usate per tale scopo. la particolare espansione monumentale che la re-
Tale dibattito è interessante, ma purtroppo di dif- gione vive in quel periodo utilizzando pietra di
ficile soluzione perché mancano dati archeologici provenienza esterna e non come il risultato di un
effettivi. Finora, infatti, solo in un caso – la nave aumento del rischio in relazione all’accrescimen-
di Camarina – non si conosce un esempio reale to della navigazione mediterranea registrata da
196 Sebastiano Tusa Le navi lapidarie in Sicilia 197

Parker in quei secoli2. Fu l’incremento dell’edi- ne indicata come pertinente un marmo bianco
ficazione monumentale stimolato dalla stabilità di generica provenienza egea, mentre i blocchi
politica e dal conseguente aumento della ricchez- rettangolari erano di “cipollino” proveniente da
za ad aver determinate tale quantità di naves lapi- Karystos (Eubea). La quantità totale di pietra tra-
dariae e non l’accrescimento del rischio come sot- sportata da questa nave è stata stimata in circa 95
tolineato da Russell. Al contrario sono d’accordo tonnellate. La sua lunghezza doveva essere di cir-
con Russell quando pensa che il commercio della ca m 25 e la larghezza di m 6. È stata indicata una
pietra in questo periodo comportasse spedizio- sola località come luogo di partenza del carico.
ni dirette dalla cava alla destinazione finale sulla Due colonne furono recuperate e messe in mo-
base di specifiche committenze. stra nella piazza comunale di Giardini – Naxos.
Questo relitto è stato nominato come “Giardini
Taormina I Naxos” da Russell, ma non essendo lontano dal
relitto Taormina I, data la sua vicinanza al Capo di marmo bianco delle quali la più grande ave-
A nord di Capo Taormina, molto vicino all’alta Taormina, preferiamo nominarlo Taormina II3. va un diametro di 1,78 m e una lunghezza di m
scogliera rocciosa, a circa 21-28 m, Gherard Ka- 6,20 con un peso stimato di circa 40 tonnellate.
pitän trovò i resti di una navis lapidaria databile al Marzamemi I Si stimò la lunghezza della nave in m 30 e la sua
II sec.d.C. e ciò che restava del carico erano 37 larghezza in m 7-8 con un carico potenziale di
colonne e 2 blocchi rettangolari. Il peso totale Il mare di Marzamemi ha restituito le tracce di almeno 172 tonnellate [fig. 2].La sua cronolo-
del carico doveva essere di circa 85 tonnellate. Le due relitti. Il primo si trova a circa 7 m di pro- gia dovrebbe essere inquadrabile nel III sec.d.C.
colonne più lunghe avevano una lunghezza di m fondità e circa 800 metri dalla Punta del Bove sulla base del materiale ceramico raccolto tra cui
6, 65. Le analisi indicarono l’isola di Sciro (Spo- Marino. Già nel 1913 Paolo Orsi ne era venu- anfore del tipo Agora K 112 - Kapitän 2.
radi meridionali) come luogo di estrazione della to a conoscenza durante i lavori di recupero di
pietra. Si trattava del ben noto marmo chiamato una colonna di granito egiziano nel locale por- Marzamemi II
Marmor Scyreticum o “Di Sette Bassi” dal nome ticciolo. Gli era stata riferita da un subacqueo la
dell’omonima villa sulla Via Tuscolana. Fu usato sero anche alcuni frammenti di legno della nave presenza di 8 colonne e alcuni capitelli in mare Un altro relitto giace a circa mezzo km a est di
dal I sec.a.C. e menzionato nel “Editto di Diocle- insieme a chiodi e frammenti ceramici di anfore a circa un km dalla Punta del Bove, ad una pro- Punta del Bove Marino, a circa 7 m di profondità.
ziano”. La pietra dei due blocchi fu indentificata e di vasellame a vernice nera. Lo scafo della nave fondità di circa 6 m. Sulla base di tale relazione Qui Gherard Kapitän e Pier Nicola Gargallo lo-
genericamente come “marmo verde”. Nell’area doveva essere protetto da una guaina di piombo Orsi scrisse al ministro chiedendo 5000 lire per calizzarono un carico di pietra molto particolare
del relitto vennero trovati un chiodo di rame del di cui si trovarono alcuni frammenti. In piombo finanziare il recupero di tali oggetti. La sua richie- le cui parti in legno erano scarsamente conser-
peso di kg 4,5 e uno scandaglio in piombo a for- era la pompa di sentina parzialmente conserva- sta non ebbe accoglienza e si dovettero aspettare vate. Il carico era composto da diversi elementi
ma di campana. L’ipotesi data dal Russell sul dis­ ta. Tra gli oggetti recuperati vi erano un applique parecchi decenni per avere una conoscenza più in pietra appartenenti ad un pulpito o tribuna
locamento del carico è tutta da verificare. pertinente un vaso in bronzo e un coperchio in esaustiva del relitto. Fu Kapitän, molto tempo (ambone) di una chiesa di stile bizantino. C’era-
piombo. Le colonne avevano un diametro varia- dopo, a fare le prime ricerche nell’area datando no colonne, basi di colonne, capitelli corinzi,
Taormina II bile tra cm 30 e 75 e erano incompiute al fine il relitto al III sec.d.C. grazie ad alcuni elementi lastre e balaustre decorate con il monogramma
di evitare eventuali danni durante il trasporto diagnostici come le anfore del tipo Kapitän 1 e di Cristo (Chrismon) con sei braccia all’interno di
A sud di Capo Taormina, a circa 500 m dalla co- via mare. L’origine della pietra delle colonne vie- 2. Non è stato trovato alcun frammento ligneo una cornice circolare doppia, e a croce latina con
sta, ad una profondità di 24 metri, fu identificato dello scafo, ma soltanto un frammento di lamina decorazioni floreali con tralci d’edera [fig. 3]. Il
un altro relitto simile, datato al III sec.d.C. Lo di rame pertinente probabilmente al panneggio
scavo ivi effettuato rivelò la presenza di 14 bloc- 1. Planimetria del carico del relitto Taormina II. (Basile di una figura che costituiva la polena della nave.
chi rettangolari e 24 colonne [fig. 1]. Si raccol- 1998). Kapitän evidenziò la presenza di grandi colonne 2. Il relitto Marzamemi I. (foto Salvo Emma)
198 Sebastiano Tusa Le navi lapidarie in Sicilia 199

Isola delle Correnti da teatro, un vaso in bronzo decorato da foglie


di vetro, due situle, tre strigili, due scandagli, una
Un enorme carico composto da blocchi rettan- scatola in legno che conteneva alcuni strumenti
golari di marmo bianco orientale con venature tra cui una pialla ed un piombo da muratore.
blu è stato identificato a ponente di Isola del- Tra la ceramica figuravano frammenti di anfore
le Correnti e sud della Punta delle Formiche, africane e di vasi di “sigillata africana”, un fiasco
all’estremità sud-orientale della Sicilia, ad una di vetro, una casseruola di bronzo, due imbuti in
profondità di circa 7-9 m su un fondale roccioso terracotta, un ago d’impiombatura, una pedina e
[fig. 4]. Il carico è composto da 40 blocchi con dadi da gioco e ossa di animali da attribuire alle
un peso totale oscillante sulle 350 tonnellate. Il attività dell’equipaggio. Interessante la presen-
blocco più grande doveva pesare intorno a 28,5 za di armamento per la difesa da attacchi pira-
tonnellate. I blocchi furono caricati sulla nave in teschi tra cui figuravano 474 proiettili di piom-
parallelo su quattro direttrici parallele. La nave bo da fionda, tre punte di lancia e un elmo con
pulpito aveva una doppia scala opposta con una con destinazione finale Siracusa o Nord Africa potrebbe essere stata lunga fini a m 48 e larga 11 paragnatide.
centrale. Si trattava di una piattaforma suppor- (Cirenaica). m. Lo scafo era probabilmente protetto da lami- La cronologia della nave, oltre alla ceramica, è
tata da semicolonne con balaustre e parapetti di Recentemente si sono riprese le ricerche sul relit- ne di piombo. La datazione del relitto dovrebbe basata sulla presenza nel contesto del relitto di
grande effetto. to nel quadro di una collaborazione tra la Soprin- inquadrarsi nell’ambito del III sec.d.C. alcune monete attribuite a Marco Aurelio, Anto-
Abbondante ceramica del tipo “sigillata africa- tendenza del Mare e la Stanford University. Tra i nino Pio, Sabina e Faustino junior, che la datano
na”, tra cui un frammento con figura di santo tanti risultati di notevole interesse derivati da tali Camarina al II sec.d.C. 5
stampigliata, fu raccolta insieme a un’ampia se- ultime ricerche si segnala la localizzazione di pro-
lezione di ceramica da fuoco, di anfore e pithoi babili parti lignee dello scafo le cui caratteristiche Alla foce dell’Ippari sulla costa meridionale del-
Capo Granitola
destinati alle necessità dell’equipaggio. Sulla base coincidono con la datazione del carico. Si tratta di la Sicilia, non lontano dalla colonia siracusana di
delle caratteristiche della ceramica il relitto do- porzioni di staminali che presentano la tipica ca- Camarina due enormi colonne sono state trovate A Est del faro di Capo Granitola, sulla costa sud-
vrebbe collocarsi in età giustinianea (VI sec.d.C.). ratteristica costruttiva bizantina di lasciare la parte sul fondo del mare sabbioso. Ogni colonna ha occidentale della Sicilia, è stato identificato un
Gli elementi di pietra del pulpito erano di marmo interna grezza con la superficie originaria del tron- una lunghezza di m 6 e un peso di circa 18 ton- carico di marmo a circa m 150 dalla costa ed una
bianco proconnesio con venature grigie e blu. Sti- co. Anche sul piano della caratterizzazione cro- nellate. Alle estremità delle colonne era stata la- profondità di m 3 [fig. 6]. Il carico è composto
listicamente questo pulpito ha forti affinità con nologica del carico il rinvenimento di ceramiche sciata una banda larga di pietra al fine di evitare da 63 blocchi e 2 o 3 basi per statue (podia). I
quello esistente presso la Chiesa di Apollonia in pertinenti a anfore a superficie corrugata del tipo eventuali danni durante le fasi di trasporto. Era- blocchi sono in genere rettangolari con diverse
Cirenaica. La porzione superiore del pulpito era Late Roman 2 e 1 e di provenienza dal Mediter- no collocate nel senso della lunghezza parallela- dimensioni al massimo di m 3,5 x m 1,5 x m 1,5
di marmo verde proveniente dalle cave di Atrax raneo orientale (Cipro, Cilicia e Levante) le ultime mente ai bordi laterali della nave, al centro [fig. m. I blocchi erano disposti su otto file parallele
non lontano da Larissa, sulla costa orientale gre- ricerche hanno dato un significativo contribuito. 5]. La pietra delle due colonne è stata identifi- per un totale di 55 mq con un peso stimato di
ca. Questa porzione del pulpito ha forti affinità Kapitän avanzò l’ipotesi che la nave trasportas- cata in “giallo antico” della Numidia (Simitthu). 150 tonnellate. La nave avrebbe potuto essere
con i monumenti di epoca giustinianea presenti se una quantità corrispondente a 28,3 mcubi di Pertinenti al medesimo carico erano blocchi di lunga circa 30 m e larga 11.
nell’area di Santa Sofia a Costantinopoli, edificati pietra corrispondente ad un peso di circa 76-77 dimensioni inferiori. Sulla base di ceramiche contestualizzate perti-
tra il 562-3 (episodio ben attestato nelle fonti). tonnellate. Sulla base di tali dati suppose che la Sono state identificate alcune porzioni dello nenti anfore (del tipo Kapitän II) e vasi di va-
È probabile che il carico fosse partito da un por- nave poteva essere stata lunga 25 m e larga 6 m.4 scafo ligneo, tra cui una parte centrale insieme ria foggia si evince una datazione al III sec.d.C.
to non lontano da Costantinopoli, sulla costa a parte di una controchiglia, alcuni elementi del- Il marmo dei blocchi è di tipo proconnesio,
ovest dell’Anatolia, per poi fermarsi in Grecia la struttura e tavole di fasciame messe insieme proveniente dal Mar di Marmara in Anatolia
per caricare la restante parte del pulpito e con- con mortase e tenoni. Al medesimo carico fu- occidentale.
3. Il relitto Marzamemi II. (foto Salvo Emma)
tinuare la sua sfortunata navigazione verso ovest 4. Il relitto di Isola delle Correnti. (foto Carlo Beltrame) rono attribuiti un vaso di bronzo, una maschera Non lontano da questo relitto ne è stato loca-
200 Sebastiano Tusa Le navi lapidarie in Sicilia 201

lizzato un altro che trasportava un carico di pie-


tra composto da capitelli corinzi e dorici e basi
risalenti al II secolo d.C. Secondo Pensabene il
capitello corinzio potrebbe inquadrarsi in una
produzione di ambiente micro-asiatico databile
al II sec.d.C.6.
Dalla stessa zona di mare proviene una spada ro-
mana con guaina in legno.

Capo Feto
Recentemente la Soprintendenza del Mare ha
identificato un antico carico di pietra che si tro-
va a est di Capo Feto, ad una profondità di soli
pochi centimetri in pochi centimetri d’acqua. A
livello di ipotesi preliminare possiamo ipotiz-
zare la presenza di un ulteriore relitto di navis
lapidaria. cina montagna di Inici. Questa pietra è stata usa-
ta soprattutto in epoca medievale e moderna in
Guidaloca gran parte della Sicilia nord-occidentale. Ricor-
diamo che con il “rosso di Inici” fu realizzato lo
Nella baia di Guidaloca, sulla costa nord-occi- scalone principale del Palazzo Reale di Palermo.
dentale della Sicilia, non lontano da Castellam- Sulla base di alcune caratteristiche delle colonne
mare del Golfo, un deposito di pietra è stato (modanatura alla base) potremmo attribuire tale
identificato non lontano dalla possibile posizio- carico ad epoca medievale.
ne della città antica ancora non identificata di
Cetaria. In questa piccola baia, sempre utilizzata Relitto delle macine di San Vito lo Capo
come punto di approdo, sono stati individuati
colonne e blocchi rettangolari ad una profon- Una concentrazione di circa 60 macine in pie-
dità di 2-3 m. Le caratteristiche mineralogiche tra è stata identificata ad una profondità di cir-
consentono di attribuire i blocchi e le colonne al ca 15-18 m a circa 500 m a nord del porto di
“rosso di Inici”, una pietra rossa con un’elevata San Vito lo Capo su una superficie di circa mq
quantità di ammoniti che viene estratta dalla vi- 60. Vi erano anche parti dello scafo ligneo (fa-
sciame e ordinate). Su tutta l’area si trovarono
frammenti ceramici databili al IV e III sec.a.C.
La pietra delle macine sembrerebbe essere lava
t dell’Etna. Erano costituite da due elementi dei
5. Il relitto delle colonne di Camarina. (foto Giovanni Di
Stefano) quali quello fisso di base era di forma quadran-
u golare e quello superiore mobile a forma di si-
6. Il relitto di Capo Granitola. (foto Sebastiano Tusa) garo con superificie inferiore piatta e superiore
202 Sebastiano Tusa Le navi lapidarie in Sicilia 203

piano-convessa. Solo una macina è del tipo a Lilibeo – Marsala Catania loca nella parte orientale del Mediterraneo (por-
tramoggia. fido verde proveniente dal Peloponneso insieme
Una statua in marmo bianco raffigurante una fi- Un altro pezzo figurato scolpito in pietra è sta-
Questo relitto presenta analogie con quello del a porfido rosso proveniente dall’Egitto). L’altro
gura maschile (altezza m 1,35), senza testa, collo, to trovato nel porto di Catania nella zona dove
Sec identificato alle Baleari che portava macine gruppo è composto da elementi di colore grigio/
mani e parti delle gambe, è stata trovato a una era posizionato il porto antico. La topografia de-
di trachite di Pantelleria insieme a 150 anfore sa- nero e calcare bianco di provenienza siciliana7.
profondità di circa 4 m, non lontano dalla costa gli antichi porti di Catania è difficile da capire a
mie. L’itinerario supposto per questa nave dove- Non possiamo essere certi se questi elementi
(m 200) di fronte l’antica città di Lilibeo. Si tratta causa delle varie stratificazioni laviche e i conse-
va essere iniziato a Samo. Una tappa s’ipotizza sia d’intarsio trovati nel relitto siano stati oggetti di
di un guerriero nudo con un drappo panneggiato guenti effetti sul corso finale del fiume Amenano.
stata a Siracusa dove avrebbe caricato le macine scambio o elementi di zavorra. La maggior par-
e scudo legato al braccio sinistro. Avrebbe po- Anche se non completamente chiaro è certo che
per poi navigare alla volta del suo tragico destino te di essi è stata trovata inserita in frammenti di
tuto tenere una spada con la mano destra la cui l’antico Portus Ulixis, citato da Plinio era all’inter-
finale. malta o intonaco. Tuttavia riteniamo che la prima
elsa è visualizzata sotto il panneggio. Sulla parte no di una baia ampia e profonda tra Capo Gaito
Per la nave naufragata nel mare di San Vito lo ipotesi sia la più probabile a causa di alcune si-
superiore del corpo c’è un balteus che attraversa le (non lontano dalla moderna “Piazza Europa”) e
Capo s’ipotizza una rotta iniziata in un porto tuazioni simili documentate in altri relitti del Me-
spalle e il petto. Si tratta di una copia romana del Capo Rotolo (nei pressi della “Piazza Nettuno”).
provenzale (l’ancora è di pietra proveniente dal- diterraneo. Ricordiamo, ad esempio, un’anfora
II secolo d.C. di un originale greco inquadrabile Quindi, il porto antico è parzialmente sottostan-
la Alpi Marittime) per proseguire verso la Sici- riempita con tessere di mosaico trovata in mare
nel V sec.a.C. Vi è un’identificazione della statua te quello moderno.
lia (Catania) per caricare le macine e ripartire al largo della costa francese e un intero mosaico
con uno dei Dioscuri. Nel 1927, durante il lavoro sul bacino occidenta-
verso il Nord trovando la tragica fine nel mare nel relitto di Sainte-Marguerite.
Recentemente nella stessa area è stato recuperato le del porto, una lastra di marmo fu recuperata ad
sanvitese. Secondo le fonti storiche sappiamo che durante
un torso femminile in marmo bianco pesante- una profondità di circa 10 m. La lastra raffigura
Oltre ai relitti di naves lapidariae abbiamo voluto le sue varie campagne Giulio Cesare trasportò
mente danneggiato, senza testa, con un solo seno la lotta tra Ercole e Anteo e risale ad epoca tardo
inserire in questa rapida rassegna riguardante il interi mosaici dalle regioni conquistate (Svetonio
e l’inizio delle due braccia. Su un lato del collo ci ellenistica. Si è sostenuto che la scultura potesse
trasporto della pietra per mare anche sporadici Tranquillo, g., “De vita Caesarum” 46-ss). Inoltre
sono alcune ciocche di capelli finemente realiz- appartenere ad un tempio situato nel porto o nel-
ritrovamenti di statue o parti di statue. sappiamo che Pantelleria fu l’origine dell’ossidia-
zate. L’identificazione con Aphrodite Capitolina le vicinanze e successivamente rovinata in mare a na utilizzata per realizzare i mosaici di Kerkouan
o Landolina datata alla fine del II sec.d.C. appare causa della distruzione della città.
Punta Secca – Palmento sulla costa tunisina.
verosimile.
L’area di rinvenimento delle due statue è molto
Un torso maschile in marmo bianco mancante
ricca di materiale archeologico sia perché era il Scauri-Pantelleria
testa e braccia è stato trovato ad una profondi- Note
luogo del porto dell’antica Lilibeo, sia perché fu il Nel corso dello scavo sistematico del relitto
tà di circa 5 m non lontano dalla costa a ovest
luogo ove vennero dislocate in epoche molteplici tardo romano di Scauri a Pantelleria sono state
1
Beltrame,Vittorio 2012, pp. 141-148; Benoit 1971, pp.
di Punta Secca in un luogo chiamato Palmento. 143-158; Fant 2001, pp. 167-198; Fant 1992 pp. 115-120;
le rovine dei vari saccheggi che la città subì. identificate tracce di un modesto carico di pietra
È difficile datare il torso perché è gravemente Gianfrotta, Pomey 1980; Hellenkemper Salies, von Prittwitz
danneggiato, ma potrebbe essere collocato cro- ed in particolare di tessere per mosaico e/o de- und Gaffon, Bauchenss 1994; Hirt 2010; Parker 1992;
nologicamente nel primo secolo d.C. La statua Mozia corazione architettonica. Si tratta di un discreto Pensabene 1972, pp. 317-362; Pensabene 1994; Pensabene
2003, pp. 533-544; Russell Oxford 2011; Russell 2013.
era di piccole dimensioni e non doveva superare A circa 300 m a est di Isola di Mozia, all’inter- numero di elementi da intarsio di dimensioni di- 2
Balletti, Beltrame, Costa, Guerra, Vernier 2015; Kapitän
il metro di altezza. no della laguna dello Stagnone, una grande statua verse, di forma quasi sempre quadrangolare tran- 1971, pp. 296-309; Tusa 2010a; Tusa 2015, pp. 831-841;
ne in qualche caso romboidale. Le loro dimen- Tusa V. 1971a pp. 263-295.
La zona di rinvenimento è molto ricca di mate- in pietra mancante della testa fu recuperata molti 3
Basile 1998, pp. 133-142.
riale archeologico poiché costituiva il fondo di decenni fa. La statua è stata attribuita ad ambien- sioni oscillano tra cm 0,5 e 1,5 cm e solo in pochi 4
Castagnino Berlinghieri, Paribeni 2012. pp. 64-75; Ka-
una frequentata area portuale. Di conseguenza te artistico fenicio-cipriota del VI sec.a.C. Mostra casi superano i 2 cm di lunghezza. La quantità pitän 1969, pp. 122-133; Kapitän 1980, pp.71-136; Lei-
è possibile che questo torso, non a caso molto una figura maschile in atteggiamento ieratico con totale di tali intarsi è di 14 kg, quantità sufficiente dwanger, Bruno 2014, pp. 191-198.
a coprire una superficie di mq 140. Analizzando
5
Distefano 1991, pp. 127-134; Distefano 1998.
danneggiato, potrebbe essere stato usato come la tipica piccola gonna di foggia orientale; estende 6
Purpura 1977, pp. 55-59; Id. 1983c, pp. 44-48; Id. 1986, p.
zavorra. il braccio destro lungo il corpo e il sinistro piegato l’origine della pietra possiamo dividere il gruppo 153; Id. 1992, p. 137; Id. 1993, p. 182.
sul petto. Entrambe le mani hanno i pugni chiusi. di oggetti in due aree di provenienza. Una si col- 7
Trojsi 2009, pp. 255-262; Tusa 2009, pp. 169-172.
205

Rinvenimenti subacquei della Collezione Whitaker


Maria Pamela Toti
Archeologa, Museo G. Whitaker, Mozia (TP)

Giuseppe Whitaker1 acquistò l’isola di San Panta- testimoniano fotografie dell’epoca.


leo, nella Laguna dello Stagnone di Marsala, sulla Considerata l’epoca di formazione della Colle-
quale i Fenici avevano fondato la città di Mozia, zione, è naturale che non vi siano moltissimi re-
nei primissimi anni del 1900 e per circa un ven- perti di provenienza sottomarina e meno che mai
tennio eseguì scavi archeologici2, riportando alla provenienti da scavi subacquei; ciò non toglie
luce edifici e oggetti di una delle tre colonie feni- che Whitaker fosse consapevole dell’importanza
cie di Sicilia. I materiali rinvenuti furono tutti col- ricoperta anche da questi materiali, come sottoli-
locati nel “piccolo museo, istituito dal Comm. Whitaker nea nella sua pubblicazione “... i numerosi esemplari
sull’isola stessa, onde meglio conservare gli oggetti mobili di grandi anfore che sono stati recuperati dal fondo del
rinvenuti, il quale Museo già incomincia ad essere interes- mare intorno alle coste della Sicilia ci raccontano le storie
sante, non forse per il valore intrinseco del contenuto, ma di naufragi e di navi affondate piene di merci e di derrate
per la sua grande importanza storica”3. e di carichi perduti di vasi che senza dubbio costituivano
Lo stesso Whitaker, in un documento del 1932, un importante articolo di commercio.”6
rispondendo ad una lettera inviata da “L’Ospi- Attraverso la consultazione sia del Registro di
talità Italiana”4 con richiesta di informazioni sul Entrata della Collezione7 sia dell’archivio Whi-
Museo, afferma che “ il Museo di San Pantaleo è taker8, è possibile individuare il piccolo lotto di
fondato nel 1906, è privato, ma può essere liberamente oggetti recuperati in mare.
visitato dagli studiosi… è piccolo ma interessante. “ Nel Registro di Entrata, la prima segnalazione di
La Collezione è ancora esposta nelle stesse vetri- un oggetto rinvenuto in acqua è del marzo 1906:
ne di legno verniciate di bianco realizzate ai primi al numero di inventario 1572 è registrato un “vaso
del ‘900 e i materiali sono rimasti, nella maggior di terracotta, trovato in mare vicino la diga Motya-Bir-
parte dei casi, disposti così come erano stati col- gi”9; nel 1908, ai numeri 1821-1823, sono inserite
locati sotto la supervisione di A.Salinas5, come ci “tre grandi anfore di terracotta trovate nel fondo del mare
206 Maria Pamela Toti Rinvenimenti subacquei della Collezione Whitaker 207

dello Stagnone”; altri tre ritrovamenti di anfore av- Infine, tra i materiali acquisiti dal Comune di dove rappresenterebbe il rinvenimento più anti-
vengono nel 1909 . Marsala nel marzo 1919, è presente, con il nume- co, vista la datazione del vaso tra la fine del IV
I due vasi recuperati nel maggio 1912, numeri ro 3872 “un tubo per conduttura di acqua, in metallo sec.a.C. e la prima metà del III sec.a.C.
2939 e 2938, sono descritti fornendo anche le non precisato, trovato tra le reti dei pescatori, lungo cm Interessante notare come la cronologia dei ma-
misure: un’anfora è alta 89 cm e l’altra “di forma 50 e con dm di cm 16. Nello Stagnone, verso l’antica teriali punici e dell’anfora MGS, vada oltre il fa-
cilindrica con manici”, è alta m.1,29, con una circon- diga. Comprato nel 1885 dal Sig. Cammareri Scurti e tidico 397.a.C., data della distruzione della città
ferenza di cm.74. da questi donato al Comune di Marsala”. di Mozia, anche se mancando notizie precise sul
L’ultima segnalazione di rinvenimenti anforici Risultano perciò provenienti dalle acque circo- punto esatto del ritrovamento in mare (ad esem-
marini, reca il numero di inventario 3324, asse- stanti Mozia soprattutto anfore, alcune delle qua- pio presso la strada sommersa piuttosto che nella
gnato, nel febbraio 1914, ad “un’anfora di forma li sono state anche riprodotte su un documento zona sud dello Stagnone) non possiamo colle-
speciale incrostata di sedimenti marini, rinvenuta nel dell’Archivio Whitaker. gare, con certezza, le anfore alla frequentazione
mare tra Favignana e l’isola grande, impigliata in una Si tratta di un foglio10, sul quale sono disegnate dell’isola in epoca post dionigiana.
lenza trattenuta da un polipo che vi si era domiciliato”. diciotto anfore, suddivise in base alla forma del Con un’anfora tipo Ramon 5.2.3.1/5.2.3.2.,
Inoltre, nel maggio 1912, sono registrati, col nu- corpo, globulare o cilindrica, delle quali sono date produzione tipica di area africana della fine del
mero d’inventario 3231, un “cranio di pesce dentato, dimensioni e provenienza, permettendo quindi III sec.a.C13, è identificabile il vaso14, dal corpo
da un fossato nel mare che circonda Motya”, e, poco di individuare, tra le circa 70 anfore presenti nella perfettamente cilindrico, alto circa 120 cm, il cui
oltre, con il numero 3235, “un frammento di gros- Collezione11, qualcuna di quelle di provenienza orlo consiste in un disco solcato da due scanala-
so pezzo di ferro ossidato con la pietra, lungo la diga marina. ture, contrassegnato dal n. inv. 2939 sul Registro
Motya-Birgi”. Ai documenti cartacei vanno inoltre aggiunte di Entrata, riprodotto anche nella foto dell’Ar-
delle immagini fotografiche, scattate da Whita- chivio Whitaker15, insieme alle altre anfore di
ker, [fig. 1], nelle quali i materiali anforici sono provenienza marina [fig. 1].
stati ripresi insieme, secondo il loro luogo di Ugualmente alla fine del III - inizi II secolo a.C.
rinvenimento. è databile l’anfora riconducibile al tipo Ramon
Unendo le fonti di informazioni, è perciò pos- 7.4.3.1.16, di produzione non moziese, con corpo
sibile riconoscere tra le anfore della Collezione cilindrico, spalla emisferica, lungo collo e labbro
Whitaker, quelle provenienti da recuperi dallo modanato, che presenta un vecchio restauro ef- sembrano essere più simili alle Pompei 8 22.
Stagnone. Si tratta di anfore puniche databili tra fettuato con grappe di ferro17. Infine il vaso descritto al n.3324 del Registro
la fine del III e gli inizi del II secolo a.C., per- Il vaso è conservato per un’altezza di cm. 93 ma, di Entrata, e disegnato con il numero EW 9 da
tinenti ai tipi Ramon 5.2.3.1/5.2.3.2 e Ramon in base alla fotografia 18, sembra che inizialmente Whitaker, è da identificare con uno spatheion23
7.4.3.1, e di anfore romane Dressel 2-4, inqua- la forma fosse completa; la superficie presenta [figg. 2c, 3], inquadrabile nella Fase II della pro-
drabili tra la metà del I sec.a.C. e la fine del I d. C. incrostazioni dovute alla permanenza in mare ed duzione/diffusione di queste anfore africane24, la
Inoltre, in base sia a tracce di incrostazioni mari- è da identificare nell’E. W. 15 [fig. 2a]. cui produzione inizia nel corso del IV sec. d.C. e
ne sulla superficie del vaso, sia alla presenza nella Quattro anfore romane19, riconducibili al tipo
foto Whitaker [fig. 1], con altre identificate come Dressel 2-4, quindi contenitori probabilmente
ritrovamenti marini, anche un’anfora MGS V12 destinati al trasporto del vino, in uso dalla metà
2a. Disegno, eseguito da G. Whitaker, di un’anfora
sembra potersi inserire nel “gruppo subacqueo”, del I sec.a.C. alla fine del I d.C., sono identificabi- punica di provenienza marina.
li con gli E.W. 3,4,5 [fig. 2b] e con il R. E. 2938. 2b. Disegno, eseguito da G. Whitaker, di un’anfora tipo
Una20 presenta stringenti analogie con le Pom- Dressel, di provenienza marina.
1. Fotografia delle anfore della Collezione Whitaker, di pei 121, alle quali sembra avvicinarla anche il tipo 2c. Disegno, eseguito da G. Whitaker, di uno
probabile provenienza marina. d’impasto con cui è realizzata, mentre le altre tre “spatheion “, di provenienza marina.
208 Maria Pamela Toti Rinvenimenti subacquei della Collezione Whitaker 209

prosegue fino al VII sec.d.C., Note


utilizzate probabilmente per il 1
La storia della famiglia Whitaker è esaustivamente raccon-
trasporto dell’olio. tata in Trevelyan 1989 e Trevelyan 2001.
Per quel che riguarda materiali 2
Whitaker 1921.
non anforici provenienti dallo
3
Archivio Whitaker, CXII, B21, “promemoria di Fiuggi del
1915”.
specchio d’acqua circostante 4
Archivio Whitaker, C XII, B21.
la città di Mozia, l’unico non 5
Lettera datata 1908, dell’amministratore G. Lipari Cascio,
identificato è uno dei due ri- Archivio Whitaker, C XII, B11, riportata anche in Acquaro
Savio 2004.
trovamenti avvenuti nei pres- 6
Whitaker 1921, p. 300.
si della “ diga Motya-Birgi”: il 7
Toti 2008 per la storia della formazione della Collezione.
frammento di “ferro ossidato con 8
Formato da appunti di vario tipo, compilati da Giuseppe
la pietra”; il suo recupero nei Whitaker nel corso del primo ventennio del ‘900 e utiliz-
zati poi dallo stesso per la redazione della pubblicazione
pressi della “strada marina” su Mozia.
potrebbe indicare l’apparte- 9
La data del 1906 è quella in cui sono registrati i primi ri-
nenza ad una qualche struttura trovamenti di materiali moziesi ed è interessante che sia ri-
portato anche un recupero marino, anche se purtroppo non
collegata con la funzionalità
identificabile per la descrizione priva di qualsiasi dettaglio.
della strada stessa. Collezione, come visto, appartengono a classi 10
Archivio Whitaker, CX,B5. Le anfore recano un numero
Il “tubo”25, forse di piombo [fig. 4], e anche il di materiali abbastanza comuni, frequentemente di elenco progressivo, al quale è stata attribuita la sigla E.W.
suo luogo di rinvenimento, “nello Stagnone, verso presenti nei ritrovamenti attuali subacquei. Non
11
Toti 2011.
12
N.I. 2254. Vandermersch 1994.
l’antica diga” (la strada marina), ha fatto ipotizzare sono infatti presenti oggetti eclatanti, come sta- 13
Ramon Torres 1995, p. 197-198.
ad alcuni la presenza di una condotta idrica che tue in marmo o bronzo, materiali che a prescin- 14
N.I. 6000.
dalla terraferma portasse l’acqua a Mozia, ipotesi dere dal luogo di rinvenimento, sarebbero stati 15
AFW(Archivio Fotografico Whitaker) album 47, fotogra-
fia 121.
peraltro non suffragata al momento da altri ri- comunque considerati degni di attenzione. 16
Ramon Torres 1995, p.210.
trovamenti sia in acqua sia sulla costa antistante Le anfore e gli altri materiali di provenienza ma- 17
N.I. 2253.
all’isola. rina della Collezione Whitaker non sono quindi 18
Whitaker 1921 fig. 78, AFW album 47, fotografia 157.
Infine suscita curiosità, e dimostra l’attenzione di significativi per un “valore” artistico, ma per es-
19
N.I. 6159, 2252, 5449, 6160.
20
N.I. 6159.
Giuseppe Whitaker a tutto ciò che lo circondava, sere stati considerati oggetto di studio da parte di 21
Panella Fano 1977, tav. 1,3.
la presenza del cranio di un delfino [fig. 5] tra i un “non archeologo”, che li ha fotografati, disegnati 22
Panella Fano 1977, fig.42.
materiali della Collezione26. È detto proveniente ed inseriti nella sua collezione, riconoscendone 23
N.I. 6812.
24
Panella 2001, tav.22,162.
“da un fossato nel mare che circonda Motya”, ovvero l’importanza, in un periodo nel quale l’unica ar- 25
Esposto nel Museo G. Whitaker, nell’ala della Collezione,
da uno dei punti in cui le acque dello Stagnone cheologia considerata era quella terrestre. vetrina n.32 (N.I. 992).
sono più profonde, formando vere e proprie fos- 26
Lungo circa 60 cm, è conservato nei magazzini (N.I.
se. Non sappiamo se dell’animale fosse presente 6897).
solo il cranio o se piuttosto solo questa parte del-
lo scheletro sia stata raccolta.
Fatto sta che fu ritenuto importante al pari dei
vasi fenici e greci, e inserito nella Collezione così
come le conchiglie e i frammenti di corallo anco- 3. Spatheion.
ra oggi esposti in una vetrina del Museo. 4. Tubo in piombo, rinvenuto nello Stagnone.
Gli oggetti di provenienza sottomarina della 5. Cranio di delfino, rinvenuto nello Stagnone.
210 211

Il relitto arabo siculo di


Punta Galera di Favignana (TP)
Fabrizio Sgroi
Archeologo, Soprintendenza del Mare

A circa due miglia marine a Sud di Favignana, Le prime indagini, data la profondità, furono ese-
nelle Isole Egadi, nell’anno 2000 il G.I.A.S.S. guite durante la campagna di ricerca dell’estate
della Regione Siciliana (oggi Soprintendenza del 2000, con l’ausilio di strumenti di ricerca all’avan-
Mare, ndr), grazie alla preziosa collaborazione di guardia per quel periodo come il side scan sonar
due pescatori locali, i fratelli Abbione, ha rinve- utilizzato in associazione ad un multibeam, il sub
nuto un relitto contenente un enorme carico di bottom profiler ed il magnetometro-gradiometro
manufatti di differenti tipologie di ceramica acro- ed i primi rilievi furono utili per avere le prime
ma rivelatosi unico per l’integrità del carico, per il conferme: infatti, fu individuato un target che
contesto in genere e per la sua ipotetica datazio- ipotizzava un cumulo di reperti, distribuiti per
ne: una nave oneraria di probabile origine arabo- una lunghezza massima di 15 metri e una lar-
sicula, perfettamente adagiata a circa 70 metri di ghezza di circa 5 metri, con una immagine ben
profondità. delineata del contorno dell’imbarcazione sicura-
Questa scoperta avvenne durante un programma mente sottostante il carico.
di ricerche condotte in collaborazione con la so- Nel mese di dicembre dello stesso anno, un’altra
cietà CEOM S.p.A. di ENI Group nell’ambito di prospezione, questa volta realizzata con l’ausilio
uno studio di fattibilità, denominato “Progetto di un mezzo filoguidato ROV con telecamera, ci
Egadi”, finalizzato alla realizzazione di itinerari fornì le immagini che in via definitiva ci confer-
archeologici subacquei nella Sicilia Occidentale. marono quanto ipotizzato dalla lettura del target:
infatti, queste ultime ci mostrarono l’intera area
dove giacciono i resti del relitto, con il suo cari-
t
co la cui distribuzione richiama perfettamente la
1, 2. Il relitto medievale di Cala Galera di Favignana forma della barca.
(TP). L’anno successivo fu eseguito, grazie ad una
212 Fabrizio Sgroi Il relitto arabo siculo di Punta Galera di Favignana (TP) 213

spettacolare ricognizione ad opera di subacquei prua della stessa e ne ricopre una lunghezza di raneo islamico giocato dalla Sicilia Occidentale
altofondalisti, un parziale recupero con docu- circa tre metri. così come emerge dalla lettura delle fonti scritte
mentazione video e fotografica di alcuni reperti Data l’alta profondità, però, il sito può essere vi- coeve.
ceramici rappresentativi delle varie tipologie rin- sitato solo da subacquei esperti abilitati all’utiliz- La funzione di questi contenitori di ceramica
venute, per consentirci lo studio di dettaglio e la zo di autorespiratori a miscele di gas per immer- acroma sembrerebbe collegata al trasporto di
loro collocazione storico-culturale sioni profonde. canna da zucchero delle piantagioni siculo - ma-
I rilevi condotti con quest’operazione ci hanno I manufatti recuperati costituiscono una variante grebine; tuttavia non si escludono utilizzi per
restituito una visione più completa del relitto: tipologica indiscutibilmente nuova nel panorama trasporto di liquidi quali olio e vino.6 Si ipotizza
si trattava, dunque, di un cumulo configurato a dei rinvenimenti ceramici di terra e di mare ap- un forte ruolo di mediazione commerciale dei
perimetro ovale che si ergeva per circa m 2,50, partenenti all’ampio spettro cronologico dell’Età centri siciliani più attivi nel commercio di coto-
digradante ai bordi sino al livello del fondo sab- Medievale: infatti, le anfore d’importazione, da- ne proveniente da Malta e di derrate alimentari;
bioso, lungo circa m 15 e largo m 5.1 tabili tra il X e il XII secolo, sono quasi del tutto le anforette del relitto di Favignana presentano
Un carico perfettamente integro, con perime- assenti dai contesti archeologici noti della Sicilia talune similitudini con esemplari di anfore Sicu-
trazione perfettamente coincidente con quello Occidentale. La maggior parte delle attestazioni lo - magrebine a loro volta affini a esemplari del
dell’imbarcazione con l’originaria distribuzione nell’Isola riguarda rinvenimenti decontestualiz- tipo Otranto 17. Considerato l’impasto di argilla
dei manufatti secondo la loro tipologia, compo- zati o occasionali. Esemplari riferibili a questa chiara giallastra, si ipotizza la loro produzione
sto da anfore di piccole dimensioni, mediamente epoca provengono, infatti, dalle volte di alcuni presso fornaci attive nella Tunisia o in altre aree
circa 40 cm di altezza, raggruppate per dimen- edifici normanni di Palermo ovvero da recuperi del Maghreb; per quanto concerne le dimensio-
sioni, quelle più grandi situate presso i bordi sottomarini fortuiti nelle acque intorno a Mazara ni, poiché le stesse subiscono a partire dal pe-
laterali dell’imbarcazione, quelle più piccole, in- del Vallo4. riodo arabo una progressiva riduzione dei para-
vece, concentrate presso l’area dove si trovano La cronologia della ceramica medievale siciliana, metri di altezza e larghezza del vaso preferendo
le tegole a coppo, rastremate, la cui disposizione nella maggior parte dei contesti di scavo pubbli- quest’ultima rispetto alla prima, esse appaiono
originaria di stivaggio secondo un preciso ordine cati, oscilla tra il X e l’XI secolo e sono veramen- sensibilmente ridotte rispetto agli esemplari c.d.
a filari è perfettamente conservata2. te scarse le testimonianze anteriori alla metà del a cannelures provenienti dai relitti arabo normanni
Ai bordi del carico si nota la traccia dello scafo X secolo, ovvero quando arriva in Sicilia la tecni- di Marsala8, il primo di età normanna rinvenuto
completamente conservato sotto sabbia. Le an- ca della ceramica invetriata comunemente usata nella Sicilia Occidentale, e di San Vito Lo Capo9,
fore, in argilla bianco-giallastra con inclusi sab- come fossile guida nelle cronologie pubblicate5. si propende a una datazione più tarda, tra la fine
biosi nerastri o bianchi, sono del tipo ovoidale Si è tentato, infatti, attraverso le scarse e talvolta del XII e gli inizi del XIV secolo.
su base piatta con orlo ispessito e anse a nastro ambigue testimonianze della cultura materiale,
arricchite da ricciolo sottostante3. La superficie di riconoscere nelle maestranze operanti in quel
è corrugata, com’era costume nelle produzioni periodo in Sicilia due diverse matrici culturali: la Note
Anforetta a corpo ovoidale su base piatta con collo
del periodo medievale. Talvolta presentano un ri- prima perfettamente inserita nel solco della tradi- 1
Tusa 1999a, p. 28. cilindrico leggermente espanso in alto, orlo ispessito
gonfiamento sottostante l’orlo. Sono presenti an- zione tardo romana-bizantina riconosciuta come 2
Tusa 1999a, p. 29. arrotondato e anse a nastro impostate tra la spalla e
che esemplari più piccoli con l’orlo quadrilobato peculiare delle manifatture siciliane prima della 3
Tusa 1999a, pp. 28-30. la parte bassa del collo. Argilla bianco-giallastra con
4
Ardizzone Lo Bue 2012b, p. 50. inclusi sabbiosi nerastri. Superficie corrugata prodotta
aventi la funzione di boccali. Oltre alle anfore vi conquista musulmana, la seconda legata all’arrivo 5
Ardizzone Lo Bue 2012a, p. 222. dai segni del tornio
sono anche numerose scodelle tronco coniche su nell’Isola di ceramisti provenienti dal Nord Afri- 6
Bruno 2004, p.155. H. 32; Diam. base 9; Diam. Orlo 7,5.
base piatta. ca portatori di una cultura «islamica» con caratte- 7
Bruno 2004, p. 156.
Il cumulo concentrato di tegole, rinvenute perfet- ristiche peculiari non meglio definite.
8
Ardizzone Lo Bue 2012b, p. 64.
9
Tusa 1999b, p. 130; Purpura 1985b, pp. 129-136.
tamente accatastate l’una con l’altra, è localizzato Questo dato appare in netta contraddizione
a circa tre quarti dell’intera imbarcazione verso con il ruolo di fulcro commerciale del Mediter-
214 Fabrizio Sgroi 215

Anforetta a corpo ovoidale su base piatta con


I relitti medievali in Sicilia alla luce delle nuove ricerche
rigonfiamento globulare distinto tra corpo e collo
cilindrico con orlo a nastro ispessito distinto all’esterno. Philippe Tisseyre
Anse a nastro tra la parte mediana del rigonfiamento
e la parte bassa del collo. Le anse sono arricchite da
Archeologo, Soprintendenza del Mare
appendice sottostante costituita dal prolungamento
del nastro. Argilla bianco-giallastra con inclusi sabbiosi
nerastri. Superficie corrugata prodotta dai segni del
tornio. H. 39;
Diam. base 9,5; Diam. Orlo 3,5.

Mentre in Europa si apre un’epoca di violenta do Procopio). Le ricerche archeologiche sotto-


crisi e grandi spostamenti di popoli, dovuti alla marine hanno rafforzato le nostre conoscenze,
caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476 dimostrando un’inaspettata vivacità dei traffici
d.C.), in Sicilia l’arrivo dei Vandali e successiva- commerciali via mare – almeno fino al VII sec.-,
mente dei Goti di Totila, e quindi la riconquista a scapito di un catastrofismo che associava relitti
Scodella tronco-conica su base a disco piatta, bizantina di Belisario seguita dal ruolo di Sira- e “histoire événementielle” ad una secca esege-
leggermente rialzata, con il bordo di base leggermente
espanso, orlo indistinto dal bordo arrotondato cusa capitale dell’Impero Romano d’Oriente nel si delle fonti in zone teoricamente disertate (San
leggermente estroflesso e ispessito. L’interno della 668, spostano la nozione di “fine dell’impero”, Vito lo Capo) o devastate da conflitti. Ad Acica-
vasca presenta la superficie corrugata prodotta dai verso il protobizantinismo e l’alto medioevo, stello, come anche a San Vito lo Capo, sono stati
segni del tornio. Argilla rossa con molti inclusi di sabbia eventi alternati con lunghi periodi di pace. La ca- recuperati frammenti di anfora LR2 con incisioni
bianchi e neri. duta dell’isola in mano ai Fatimiti a partire dal X sulla spalla riportanti in arabo il monogramma
H. 10,5; Diam. orlo 26; Diam. base 10,5

secolo, seguita poi dalla conquista normanna e di Allah. Tale particolarità lascia propendere da
 dall’arrivo della dinastia sveva, delinea il periodo un lato per una datazione alta (meta VII sec.-fine
del medioevo “classico”, e solo dopo il grande VIII d.C.) dei reperti, ma sottolinea anche le ca-
interregno federiciano, con l’arrivo dei viceré di pacità commerciali e l’adattamento nelle produ-
Tegola a coppo rastremato. Argilla bianco-giallastra con Spagna, si conclude infine per la Sicilia il basso zioni alle nuove esigenze religiose da parte degli
inclusi sabbiosi nerastri.
H. 8,5; Largh. 22,5; Lungh. 15.
medioevo. artigiani sulle due sponde del canale di Sicilia, an-
Lo studio del primo periodo di transizione tra il cora prima dell’invasione islamica che coinvolse
tardo antico e Bisanzio è oggi ben documentato l’isola durante il IX sec.1
sia archeologicamente (navi di Cefalu, Longarini, Il riesame effettuato sui legni della nave del Pan-
Mazara ecc.), che dalle numerose fonti (per es. tano Longarini, – forse una nave di commercio
l’arrivo della flotta bizantina di Belisario davanti a breve raggio adatta alla navigazione nelle pa-
le mura del porto di Palermo nel 553/554 secon- ludi –, riafferma a sua volta l’importanza della
216 Philippe Tisseyre I relitti medievali in Sicilia alla luce delle nuove ricerche 217

in mare a Mazara del Vallo, forse persa duran- sotterranei del Palazzo Reale di Palermo restano
te un evento guerriero o uno sbarco sulle coste le uniche testimonianze visibili di queste tipolo-
Mazaresi 4. Tali coste, successivamente invase dai gia di navi nelle acque siciliane11, forse utilizzate
Vandali (Lilibeo 439-486), dagli Ostrogoti (491- in seguito nelle flotte armate da Ruggero II per
526), dai Bizantini di Belisario (534) poi di nuovo il suo programma di invasione dell’Ifriqya, che
dai Goti di Totila (549-551), per diventare bizan- portò alla conquista di Tripoli (1146), Madhia,
tine fino alla conquista musulmana Aghlabita del Sfax e Sousse nel 1148.
827, dopo due secoli di incursioni e battaglie nel- A sud di Marsala, al Lido Signorino, furono
la zona di ritrovamento5, risultano essere la più scoperti nel 1983 i resti di due imbarcazioni,
ricca zona di rinvenimenti isolati. Solo recente- con gli scafi ancora ben conservati a pochi me-
mente alcune scoperte isolate di materiale anfo- tri d’acqua. Il relitto più grande conservato per
ristico (nelle zone di Filicudi, Mondello, ed Aci- una lunghezza di 18 metri conteneva un carico
reale) provieniti dall’Oriente (Egitto-Turchia)6, di anfore à cannelures, scavato e recuperato nel
colmano lo iatus della documentazione archeo- Museo Regionale Baglio Anselmi a Marsala. Lo
logica subacquea; tuttavia il perdurare dell’uso scavo permise di ritrovare anche nuove tipolo-
e delle forme di alcuni oggetti marinareschi e la gie integre di anfore con decorazioni dipinte in
loro evoluzione sono tuttora materia di studio. rosso e bruno, e alcuni utensili di cucina per gli
Questo il caso delle ancore a Y inverso (ritrovate usi di bordo. Le analisi hanno evidenziato l’ori-
a Filicudi7 come anche a Giardini Naxos) datate gine siciliana di queste produzioni, databile alla
al periodo “bizantino o arabo” (VI-X sec.d.C) metà del XI sec., imitazione delle produzioni
ma che oggi possono essere piuttosto attestate dell’Ifriqya12. La presenza nel carico di una situla
al periodo tardo-bizantino, come al Yenikapi ad in bronzo con caratteri pseudo-cufici narrante
Istanbul8. una sura del Corano, attesta anche la continuità
La conquista normanna sugli Emirati arabi e il perdurare degli usi islamici, almeno duran-
dell’isola, indipendenti e rivali tra di loro, ini- te il primo periodo normanno. Altri reperti di
ziata nel 10619 (dopo le prime scaramucce del produzione maghrebina riconducibili a questo
conservazione accurata dei beni archeologici, alla invece lasciato tracce archeologiche subacquee 1038/40), apre un periodo di splendore per la periodo, a volte anche di grande pregio, sono
luce delle nuove indagini scientifiche, in questo rilevanti: non esistono navi risalenti al periodo Sicilia, che si tradurrà in un notevole incremento stati comunque segnalati nelle acque siciliane13.
caso, per primis, in architettura navale2. Tale rie- della conquista dell’isola né in generale all’inter- economico. Del periodo normanno, resta anco- La zavorra di pietra del relitto A conteneva an-
same è attualmente in corso sulla “chiesa som- vallo VIII-IX sec., contrariamente alle coste del- ra irrisolto il problema del passaggio nei cantieri che del materiale architettonico in riuso, mentre
mersa” di Marzamemi da parte dell’Università la Provenza (Bataiguer, Agay A, Plane 3, Nord navali dell’isola dalla tecnica su “guscio esterno due ancore, una in pietra forata e una in ferro a
di Stanford, ove si percepiscono le ultime tracce Fouras) dove figurano navi ben attestate a partire primo” a quella del “scheletro primo” (forse T attestano anche la continuità delle tipologie di
dell’evergetismo romano, confluito nella fede bi- dalla fine del IX-fino agli inizi del X sec. L’unico qui influenzata della cantieristica navale araba)10. ancore dette “bizantine”14. Il relitto B, più pic-
zantina ortodossa, e i nuovi flussi commerciali. relitto riconducibile al X sec., seppur con dubbi, La conquista normanna da terra, a partire dal- colo, interpretato in un primo momento come
Le grandi lotte tra bizantini e arabi non hanno è il relitto della Formica B, la cui datazione è stata la Stretto di Messina, impiegò quasi un venten- un qarib, termine indicante la nave di scorta delle
posticipata grazie ad una disamina del materiale nio prima di essere completata, ed a differen- grandi navi, è stato di recente datato al XII sec.,
rinvenuto3. Tra le poche tracce di questi conflitti, za dell’Inghilterra di Hastings (1066), nessuna sulla base della tipologie delle anfore, differen-
– a parte la fortificazione di alcuni porti e la nuo- flotta vi fu impegnata, benché i famosi drakkar ziandosi cronologicamente di quelle della nave
1. Relitti medievali nel SIT/GIS della Soprintendenza va interportualità – bisogna segnalare una spada dell’arazzo di Bayeux fossero coevi alla conqui- A. Si trattava probabilmente di due navi diverse,
del Mare. isolata, probabilmente protobizantina, ritrovata sta dell’isola. I graffiti delle “navi normanne” nei affondate l’una accanto all’altra, o abbandona-
218 Philippe Tisseyre I relitti medievali in Sicilia alla luce delle nuove ricerche 219

ma gli elementi conservati sono troppo scarni acque del golfo di numerosi contenitori è un’ul- Siti del V-VII secolo
per determinare un’evoluzione della tipologia teriore conferma della ripresa florida dei com-
costruttiva, nè si può con sicurezza attribuire merci durante il periodo normanno. Scauri: Relitto frammentario, distrutto dalla posa
tali resti ad un relitto normanno. Altri materiali, Le tracce delle navi medievali in Sicilia sono del molo odierno, insieme ad una vasta discarica
tra i quali spiccano reperti compresi tra il VI e dunque abbastanza labili e non si possono non di materiale tardo romano e alto medievale20.
VII d.C. potrebbero anche essere coevi ai reperti evidenziare le carenze di reperti in zone con un Triscina C: Segnalato come relitto, mai attestato,
lignei15. enorme traffico mercantile, come Messina e lo il sito è vicino ad una villa tardo romanea co-
A San Vito Lo Capo, il promontorio è stato per stretto, zona nodale per le crociate, che si pre- stiera, che probabilmente utilizzò la baia come
millenni un luogo privilegiato per l’insediamento sumeva fossero ricche in dati archeologici su- discarica fino all’alto medioevo.
umano, sin dal neolitico (Grotte dei Cavalli). Il bacquei. I recenti sondaggi effettuati nel por- San Vito, sito 5/25: sito spogliato di anfore Late
sito della baia del porto, studiato con un nuovo to di Messina hanno in effetti rilevato zone di Roman 4, 1a 2a, con datazione al VI sec. I chiodi
metodo di rilievo DGPS subacqueo16, ha per- scarico urbano18 ma nessun relitto medievale. A e un’ancora in ferro attestano la presenza di un
messo di identificare vaste aree di dispersione di Trapani, l’unica ricerca sistematica attinente al relitto.
materiali e di osservare anche come la baia, teori- periodo, relativa ai resti della flotta di Luigi IX Sant Vito, sito “gruppo 5”: notevole concen-
camente in una zona disabitata, era in realtà mol- di Francia nel porto di Trapani ha avuto un esi- trazione di anfore tardive LR 4-5-6, e LR 13 lu-
to frequentata con una grande continuità diacro- sto incerto: ha permesso sì di evidenziare altre cerne, ecc. la datazione globale al V-VIII sec. può
nica, un vero approdo di lunga durata, almeno tipologie di ancore in ferro – probabilmente da- essere rivista agli inizi del VII sec.21
fino al VII secolo, quando le guerre di conqui- tabile al XIII secolo –, ma nessun relitto è stato Vendicari: Numerosi relitti spiaggiati, solo par-
ste arabe sicuramente segnano la fine dei traffici identificato, malgrado l’appoggio delle fonti. La zialmente censiti e studiati. Una recente campa-
commerciali con l’impero bizantino. Con il re- ricerca fu ugualmente infruttuosa per quel che gna della Soprintendenza del Mare ha permesso
litto “arabo-normanno” del Faro iniziarono nel riguarda la battaglia di Capo d’Orlando del 4 lu- di censire almeno 5 nuovi scafi ancora in situ in
1992 le indagini sistematiche nelle acque del gol- glio 1299, probabilmente sepolta sotto le dune qualche metro di acqua, tra i quali una nave che
fo17. La nave, datata al XII secolo d.C., traspor- di sabbia di apporto fluviale al largo del Capo trasportava placche di marmo22.
te in una zona di approdo, a cinquant’anni di tava poco meno di mille anfore vinarie di ridotte omonimo. Giardini Naxos: Scoperte di due grande ancore
distanza. dimensioni ed altri contenitori più grandi, adibiti La scoperta di 4 relitti relativi al medioevo in ferro nella baia23, una delle quali probabilmen-
Nella baia di Mondello, presso Palermo, sono probabilmente al trasporto di derrate alimentari “classico” attesta dunque solo in parte le attivi- te da mettere in relazione con la discarica di an-
stati rinvenuti numerosi reperti nella zona di ap- solide. Il contenitore da trasporto per eccellenza tà commerciali di questo lungo periodo, che si fore Keay LII, forse di produzione locale.
prodo antico, dove coesistono materiali di diver- di questa produzione è un’anfora acroma di pic- concluderà con la fine della dinastia Sveva, nel Cefalù: Sito controverso,depredato, con nume-
se epoche, con una prevalenza sul basso fondale cole dimensioni, prodotta nella Sicilia occiden- 1270, periodo coevo al relitto di Favignana19, te- rosi materiali presenti della baia della Kaldura,
di materiali del XII secolo d.C., tra i quali piccole tale. Il collo è allungato, cilindrico, con orlo di stimonianza delle ultime tracce di carichi misti tra i quali la chiglia di una nave, forse un dromon
anfore scanalate con altezza massima di 45cm., sezione ovale, al di sotto del quale vi è una fascia dall’Africa verso l’isola. Solo nel XIV-XV sec. ri- bizantino secondo alcuni ricercatori24. Il sito è in-
della capacità di tre litri e mezzo. Due frammenti leggermente rientrante. Le anse sono a sezione fanno la loro apparizione relitti tardo-medievali, quinato da elementi lignei attestati al 14-17 sec.
di chiglia e di paramezzale recuperati attestano ovale con solco mediano, il corpo tronco-conico nel periodo di grande cambiamento paesaggistico dopo datazione calibrata. La Kaldura è una baia
la presenza lignea di un relitto e il perdurare di è percorso da cannelures, il fondo è umbonato. dell’isola, ormai coperta di torri di avvistamento il cui ridosso è stato attestato anche dalle fonti e
una tradizione tardo romana di “guscio primo”, Contenitori simili sono stati recuperati nello sca- contro le incursioni delle navi barbaresche. Ri- da numerosi rinvenimenti.25
vo di Santa Patrizia a Napoli in contesti datati tra cordiamo il relitto di Capo Feto, ove una nave Filicudi Porto: relitto mai attestato, con quattro
l’XI ed il XII secolo ma anche fino in Tunisia e del XV sec., forse mista tra corsa e commercio, anfore africane frammentarie. la frequentazione
in Provenza, attestando un’ampia circolazione di affondò sulla secca davanti alla baia. della baia del Porto è stato evidenziato tuttavia
2. Elementi di chiglia - Mondello. (disegni I. Toretta)
questi manufatti e documentando la circolazione per tutto il periodo bizantino tardivo, con l’uso
3. Anfore con iscrizione bizantina a forma di nave.
(disegni I. Toretta) dei prodotti agricoli siciliani. La presenza nelle di ancore del tipo “Bizantine/tardo bizantine -
220 Philippe Tisseyre I relitti medievali in Sicilia alla luce delle nuove ricerche 221

sala. Il materiale recuperato indica tuttavia una del legno è stato datata alla seconda metà del XV-
galea da trasporto di cavalli (ferri ecc.) la data- inizi XVII (datazione calibrata): si tratta forse di
zione è tuttavia controversa ed alcuni ricercatori un nave genovese per il trasporto di grano35, pro-
attribuiscono i resti dello scafo ad una galea del babilmente anche armata secondo una tipologia
XV o XVI sec32. mista di commercio e di corsa.
Marsala A: relitto medievale databile al XII sec., Giardini Naxos: elementi residui di un carico
per confronti del materiale trasportato con i ri- o di uno discarica a mare di protomaiolica tipo
sultati degli scavi archeologici terrestri attinenti Gela, non identifica allora come tale, fine XIII-
allo stesso periodo (Palermo, Marsala ecc). inizi XIV sec.
Marsala B: relitto giacente accanto al relitto A: Isola Lunga (Marsala): resti di una nave data-
la disamina del carico ha permesso di datarlo 50 zione incerta, in corso di studi. A volta datata al
anni prima del Marsala A, alla metà del XI sec. XIV sec. L’assenza di elementi datati sicuri e la
San Vito lo Capo: relitto del Faro, con tre di- prossimità della laguna lascia anche intravedere la
Kapitan F”, sia per l’approdo che per la pesca.26 rosi reperti tardo antichi e medievali. versi tipi di anfore, databile alla seconda metà del possibilità di una datazione ben più tarda, di una
Marzamemi II: relitto di materiale di costruzio- Acitrezza: dalle acque accanto al lido Esagono XII sec. 33 nave legata all’industria delle saline, uno schifazzo
ne attinente all’ambone di una chiesa, di recente provengono due anfore tardive tipo LR3 prodot- Capo Rasocolmo: relitto rovesciato vicino alla del XVIII-XIX sec.36
ristudiata ed in parte recuperata. 27 te in Egitto e/o in Turchia fino alla metà del VII riva, spogliato, contenente piccole anfore forse Patti: Materiale ceramico attinente a tegami in
Capo Passero: alcuni materiali forse attinenti sec. Si aggiungono alle scoperte antecedenti di per derrate solide (carne, frutta, olive?), ad im- giacitura, resti di possibile discarica dei forni an-
ad una discarica portuale a pochi metri dalla riva materiale “moresco” segnalato, probabilmente boccatura larga, vernice trasparente. Sono state tistanti la tonnara (XIV-XV sec). Frammento di
sono stati interpretati come relitto senza alcun attinenti ai flussi commerciali con l’oriente29 nel recuperate 8 anfore a collo svasato, anse piat- chiglia di nave in legno di circa m 3,80 di lun-
riscontro con uno scafo. Probabile zona di disca- periodo protobizantino. te solcate, corpo troncoconico a fondo piatto ghezza con incassi di cm 15 distanti tra loro cm
rica portuale. (Altezza cm. 35, diam- collo cm.12, diam. max. 50 e con chiodi in situ.37
Pantano Longarini: la nave bizantina di grande Siti del IX-XIII secolo cm.18). La pasta è rossastra e mal depurata con Laghetti di Patti: relitto di nave spiaggiata di
dimensioni (30 m) della fine del VII sec. giace- grossi vacui ed inclusi biancastri, la superficie a cui rimangono frammenti lignei, elementi ferrosi
va nell’attuale palude. La tecnica di costruzione Banco Scherki: L’unica segnalazione relativa a volte con decorazione dipinta alla base del collo e concrezionati, ciotole, pentole, anse di pentole
mista tra scheletro primo e fasciame su tenoni e materiali di provenienza orientale forse attinenti vernice trasparente; un confronto è possibile con da cucina di grandi dimensioni, rinvenuto sotto
mortase e la datazione del legno con C14 al 622 al IX secolo, sono relitti segnalati in acque inter- anfore del relitto di Favignana34. una delle dune dei laghi durante uno spostamen-
± 48 d.C., la rendono contemporanea dei relitti nazionali. Si tratta di due navi datate “tra il IX Relitto di Favignana: Costa sud ovest dell’iso- to della sabbia.38
di Yassı Ada A, Anse St. Gervais II, Dor D. mal- e il XII”, probabilmente provenienti da un’area la, a 80 m. di fondo. Contiene materiale misto di
grado le carenza della documentazione, è stata di orientale del Mediterraneo, forse l’Egitto, e af- piatti e anfore, databile al XIII sec.
nuovo studiata : potrebbe appartenere alla vasta fondate sul banco tra Sicilia e Tunisia30.
famiglia delle chiatte di trasporto specializzate 28. Formica B: alla base della secca furono rinve- Siti del XIV-XV secolo
Punta Secca: resti di due piccole navi, ma la nuti varie materiali attribuiti allora ad un relitto
datazione effettuata su base monetaria (650-700 del XI sec., tra i quali una lucerna a becco allun- Capo Feto: Dritto di chiglia di nave con ele-
d.C.) non è stata mai accurata, mentre il resto del- gato, databile alla metà del X sec. e altri materiali menti di ordinate e frammento del dritto di prua.
la piccola baia ha portato alla scoperta di nume- in corso di studio. La disamina dei materiali in Nella stessa zona fu recuperata una grande an-
corso potrebbe rivelare l’unico relitto del X sec. cora di ferro, probabilmente attinente al relitto
4. Tratto da Kampbell 2007. finora scoperto in Sicilia31. spezzato in due aree. Alcuni elementi di architet-
5. Anfore tipo A Relitto di Marsala. (disegno I. Toretta) Camarina C: relitto datato al XII sec. per con- tura cantieristica possono fare attribuire alla nave
6. Anfore siciliane tipo B. fronti di tecnica cantieristica col relitto A di Mar- un’origine nord-mediterranea, mentre la quercia
222 Philippe Tisseyre 223

Note 21

22
Bonifay., Capelli, Drine, Ghalia T., 2010, pp. 319-327.
Tisseyre, Bruno, Rapporto di missione, Soprintendenza del
Il relitto di Sciacca
1
Bonifay 2004, pp.143-146; Ardizzone Nef 2014., pp. Mare, SIT.
12‑27; Tisseyre, Tusa, Saitta cds. 23
Tisseyre, Lino 2010, Rapporto di Missione, Soprintendenza Il carico di artiglierie della “Parissona Grossa” riscoperta a Sciacca in località Cammordino
2
Kampbell 2007. del Mare, SIT, ripreso in Lentini M.C.2011, pp. 55-56.
3
Richarté, Gutiérrez, Lloret, et alii, 2015. 24
Purpura 2004, pp. 89-98.
4
Durand-Charre 2007, pp. 38-41. 25
Pignatelli 2008; Purpura 1993, pp. 163-184. Pryor 1995. Eliana Mauro
5
Ardizzone, Nef 2014. 26
Tisseyre cdsb. Dipartimento dei Beni Culturali, Regione Siciliana
6
Günsenin 1990. 27
Leidwanger, Tusa 2015, pp. 103-115.
7
Tisseyre cdsb. 28
Beltrame, Bondioli, 2006; Throckmorton, Throckmor-
8
Kacabas 2011, pp. 51-63. ton 1973, pp. 243-66.
9
Lucas-Avenel 2005, pp. 44-49. 29
Kassab Tezgör, Lemaître, Pieri 2003, pp. 169-200.
10
Steffy 1994; Rieth. 2008,pp.45-68. Per ragione di impossi- 30
MacCann, Freed 1994, pp. 3-54
bilità di confronti non si elencano qui i relitti di Bozburun, 31
Parker 1992.
Tantura F e B, rispettivamente del VIII e IX sec. sulle coste 32
Faccena 2006.
turche e in Israel. Hocker 1995, pp. 86-100. 33
Tusa, Faccena 1993.
11
Purpura 1981, p. 46 fig. 6. 34
Tusa 2010, p. 149; Sgroi, infra. .
12
Ardizzone 1998, pp. 7-50. 35
Pignatelli 2008; Tisseyre 2006, Rapporto di scavo, Capo Feto
13
Tusa 2010, p. 97. campagna 2006, SIT Soprintendenza del Mare; Buscaino,
14
Kapitan 1991, pp. 75-81. 1994. Gigante 2015.
15
Tusa 2010a, pp. 51-52. 36
Faccena 2006; Oliveri 2016, Rapporto di missione, SIT So-
16
Carrera, Bonaiuto, Tusa cds. printendenza del Mare.
17
Faccena 2006. 37
Tisseyre 2009 Rapporto di missione, SIT Soprintendenza del Nel mare di Sciacca un manipolo di professioni- messo di ipotizzare che si era in presenza del
18
Tisseyre, Cambria 2012, pp. 89-98. Mare. sti, archeologi operatori subacquei videofotogra- relitto di una capiente nave da carico affondata
19
Sgroi, infra. 38
Tisseyre cdsa.
20
Tusa 2009. fi, e di appassionati si adopera fin dal 1992 (data nel 1581 in prossimità della costa siciliana. Ma la
della prima segnalazione) al fine del recupero, presenza documentata dell’armatore sulla nave, il
dello studio, della conservazione e del restauro di disinteresse degli eredi per un qualsiasi tentativo
una numerosa serie di reperti, alcuni di prestigio, di recupero del carico o delle dotazioni di bordo,
ritrovati in fondo al mare in località Cammor- il rinvenimento di un certo numero di cannoni,
dino, in corrispondenza del promontorio detto lasciano il dubbio sulle effettive entità e sulle ra-
“coda di volpe”. L’esplorazione scientifica della gioni della presenza di quanto la nave trasportava.
realtà naturale “che si fa, per noi, oggetto esteti- L’accertamento dell’esistenza di alcuni resti della
co” (R. Assunto), nel caso dei beni culturali sot- struttura della nave, ancora in fondo al mare, la-
trae alla loro realtà metastorica i reperti sommer- scia sperare di potere un giorno offrire una spe-
si nel mare che, riportati in terraferma, vengono cificità museale che possa illustrare non soltanto
finalmente restituiti alla storia ed entrano a fare quanto già rinvenuto – cannoni bronzei e in fer-
parte del vissuto quotidiano. ro, palle di cannone in pietra, tenaglie in ferro,
L’azione del ritrovamento in sé e dello studio dei pallini di piombo, frammenti della campana di
reperti, canonicamente assegnati all’età moderna, bordo, chiodi, rotoli di piombo per le piccole ri-
si è arricchita anche con i risultati ottenuti attra- parazioni in mare, rottami di oggetti quotidiani e
verso l’attività di ricerca archivistica che ha con- stoviglie – ma anche una ipotetica ricostruzione
sentito l’analisi di quello che stava producendo, del profilo della nave, dei suoi caratteri tipologi-
qui e adesso, un evento culturale. ci, delle dotazioni di cantiere, dell’organizzazione
I reperti metallici, i pochi resti ceramici trovati del carico. Partito da Genova nel 1581 con un ca-
nel sito e i documenti d’archivio hanno così per- rico di granaglie ma anche di artiglierie, il veliero
224 Eliana Mauro Il relitto di Sciacca 225

detto “Parissona grossa” affonda verosimilmente


mentre l’equipaggio attendeva al caricamento del
frumento con i boccaporti aperti (e pertanto in
posizione di svantaggio).
Il nome della nave era in origine “San Juan”, da
quello del proprietario e capitano Juan de Por-
to della città spagnola di San Sebastiano, morto
(forse di peste) nel 1579 con parte dell’equipag-
gio nel porto di La Spezia, dove aveva attraccato.
Venne quindi acquistata, nel 1580, dagli armatori
genovesi Tomaso e Domenico Parissone e per-
tanto successivamente indicata negli atti com-
merciali dell’epoca con il nome di “Parissona
grossa”, per distinguerla da una di minore ton-
nellaggio. Nel 1580, incaricati dal Viceré di Sici-
lia Marcantonio Colonna del trasporto dei grani
dal caricatore di Sciacca a Palermo, gli armatori
genovesi intrapresero questa attività sotto il co-
mando di Domenico, ma il viaggio dell’estate del
1581 si interromperà con il naufragio davanti alla
costa di Sciacca. ca archivistica effettuata da Renato Giovanni Ri-
Il recupero di ulteriori porzioni della grande nave della presso l’Archivio di Stato di Genova, hanno
e del suo armamento, potrebbe, in relazione alla permesso di conoscere l’origine del veliero, la
loro quantità ed al loro stato di conservazione, rotta, i commerci, la provenienza degli oggetti
costituire l’avvio di un ambizioso progetto di d’uso, l’età dell’imbarcazione e infine le motiva-
ricostruzione dell’intero relitto, musealizzabile, zioni che hanno condotto la “Parissona grossa”
con opportune differenze, sull’esempio fortuna- sul luogo del naufragio.
to del “Gustavo Vasa” del XVII secolo esposto Del carico di artiglierie, costituito da 13 pezzi di
nell’omonimo museo sull’isola di Djurgården, a bronzo e 16 pezzi di ferro, sono stati rinvenuti:
Stoccolma. una mezza colubrina bastarda (Francia, 1546-
La ricerca subacquea, avviata dalla Sezione di 47?) calibro 108 mm; un falcone pesante a canna
Sciacca dei Gruppi Archeologici d’Italia (sotto tortile (Francia, 1537?) calibro 75 mm; un falco-
la guida di Calogero Santangelo) e condotta dal
2004 dalla Soprintendenza del Mare, oltre natu-
ralmente ai risultati ottenuti nel corso della ricer-
2. Couleuvrine moyenne (falcone pesante) a sezione
dodecagona, bronzo, calibro mm 72, Francia, 1537 (in
fase di recupero).
1. Smeriglio da piombo, retrocarica a mascolo, ferro, 3. Couleuvrine moyenne (falcone pesante) a sezione
calibro mm 50, Italia, attr.le alla metà del XVI secolo dodecagona, bronzo, calibro mm 72, Francia, 1537;
(sito di ritrovamento). tenaglie di ferro (sito di ritrovamento).
226 Eliana Mauro 227

ne (Italia, 1555-60) calibro 70 mm; uno smeriglio I relitti subacquei moderni


petriere (Italia, 1555-60) calibro 90 mm; un falco-
ne pesante dodecagonale (Francia, 1537) calibro
Claudio Di Franco
72 mm; un petriere (Italia, 1570-75) calibro 145
mm, tutti di bronzo; due smerigli da piombo a Soprintendenza del Mare
retrocarica (Spagna, metà XVI secolo?) calibro
50 mm, entrambi di ferro. Sono stati anche messi
in atto tutti gli interventi necessari alla conserva-
zione dei reperti, compreso il restauro (eseguito,
per i bronzi, da Riccardo Mancinelli).
Il patrimonio ripescato si trova oggi per la massima
parte in conservazione a Sciacca, ospitato nell’edi-
ficio della ex Colonia Marina (destinato a futura
sede espositiva) vicino al mare nella località da cui
proviene, e in esposizione (in particolare i cannoni
bronzei restaurati) nel cortile del prestigioso con-
vento gesuitico di Sciacca oggi sede comunale1.
Contesto storico e mediterraneo con questa propulsione, battezzata
breve introduzione “Ferdinando I”, varata il 24 giugno 1818.
Note Nonostante l’inizio incoraggiante, nel periodo
1
Purpura 1997; Tusa 2010a, passim; Palmisano 2012. post unificazione del Regno d’Italia, i piroscafi
Nei secoli XIX e XX, il bacino del mediterraneo, nazionali a vapore costituivano appena il 2% del-
crocevia antichissimo di culture e commerci, raf- la flotta velica e circa la metà era in legno e pro-
forza la sua posizione strategica tra aree con ca- pulsione a ruota, anche perché i cantieri italiani
ratteristiche climatiche, demografiche e produtti- erano ben affermati nel settore della vela a scafo
ve profondamente diverse, e conseguentemente in legno ed il ferro aveva un costo ancora trop-
cresce ulteriormente la sua importanza economi- po elevato. Agli inglesi spettò invece il primato
ca e militare, anche in relazione ai trasporti da nella costruzione della prima nave a struttura in-
e per le colonie africane ed asiatiche, agevolate teramente metallica, il piroscafo “Aaron Manby”,
dall’apertura del canale di Suez, inaugurato il 17 varato nel Tamigi nel 1821.
novembre 1869. Il ritardo tecnico ed economico della cantieristi-
4. Couleuvrine batarde (mezza colubrina bastarda), Nel Regno delle due Sicilie, dove le strade erano ca navale italiana, unitamente al concomitante
bronzo, calibro mm 108, Francia, 1546 ca. (post poche, insicure e sottoposte a scarsa manuten- ed inarrestabile progresso dei motori a vapore
restauro). zione, era notevolmente praticata la navigazione verso macchine a duplice e triplice espansione
5. Couleuvrine moyenne (falcone pesante) a canna commerciale costiera anche di piccolo cabotag- (che permisero la diminuzione dei consumi e
tortile, bronzo, calibro mm 75, Francia, 1537 ca., gio, ma la sua lentezza indusse Ferdinando di l’aumento della velocità), fece perdere competi-
particolare con il giglio di Francia (post restauro).
Borbone a dare impulso alla nascita della “Com- tività ai mercantili nazionali, al punto che i due
6. Couleuvrine batarde (mezza colubrina bastarda),
bronzo, calibro mm 108, Francia, 1546 ca., in primo pagnia privilegiata per l’introduzione della navi- principali tipi di carico (carbone per il mediter-
piano il cartiglio con la salamandra di Francesco I (post gazione a vapore nel Regno delle Due Sicilie”: raneo e grani russi per i porti del mare del nord)
restauro). questa portò alla nascita della prima nave del divennero appannaggio delle marine estere.
228 Claudio Di Franco I relitti subacquei moderni 229

Già prima dell’unità nazionale si ricorse a cantieri Sono del 1905 lo sviluppo ed il collaudo dell’idro-
stranieri (soprattutto inglesi) per acquistare navi plano, (progenitore del moderno aliscafo, da par-
nuove od usate: la “Società dei battelli a vapore sicilia- te dell’ingegnere Italiano Enrico Forlanini), ed
ni” di Vincenzo Florio, nel 1851 ordinò ai cantie- il varo del transatlantico Victorian, che suggella
ri Thompson di Glasgow il piroscafo “Corriere l’applicazione in larga scala della turbina vapore
siciliano” (500 tonnellate e 250 cv, capace di rag- inventata da C. Parsons del 1884, che per le sue
giungere la velocità di 12 nodi) e successivamente caratteristiche di maggiore efficienza termica e
l’Etna di 326 tonnellate di stazza. Il primo piro- miglior rapporto peso-potenza, soppianterà de-
scafo italiano in ferro, il “Sicilia”, fu costruito e finitivamente le macchine tradizionali a vapore.
varato nel 1858 dai fratelli palermitani Orlando Quest’ultima innovazione non tardò ad essere
a Livorno. utilizzata in campo militare, tanto che dopo il
Gli ultimi lustri del XIX secolo vedono la nascita varo della corazzata inglese Dreadnaught (1906),
della N.G.I. (Navigazione Generale Italiana – So- mossa da 4 turbine a vapore da 27000 cv, si sca-
cietà Riunite Florio e Rubattino), con sede a Roma, tenò quella corsa agli armamenti che fu una delle
che dal 4 settembre 1881 (data della sua costitu- cause dello scoppio della prima Guerra Mondiale
zione), con i suoi 83 piroscafi (subito passati ad e da allora fino al perfezionamento dei motori
oltre 100), si presenta come il più grande comples- Diesel sovralimentati, quasi tutte le navi militari e
so armatoriale mai sorto in Italia, operante lungo mercantili moderne, ad eccezione dei sommergi-
le tratte per Stati Uniti e Canada, nonché India ed bili, furono equipaggiate con questo propulsore.
Estremo oriente attraverso il canale di Suez. A partire dagli anni della grande guerra, i cam-
Terminava quindi la costruzione di bastimenti in biamenti politici ed economici prodotti dai due
legno a vela, e alberi e sartiame lasceranno il posto conflitti, intervallati dalle crisi economiche del
a stive spaziose per grandi carichi, mentre l’Euro- 1929 e 1936, incisero negativamente sulle costru-
pa inizia a richiedere sempre più carbone per l’im- zioni navali mercantili, favorendo i grandi flussi
minente avvento dei grandi transatlantici veloci. migratori e privilegiando la costruzione di navi
Il XX si apre nel segno di febbrili sperimentazio- passeggeri di stazza lorda superiore alle 15000 t.
ni tecnologiche che porteranno ad innovazioni (in gran parte inglesi, che dal 1900 al 1939 costi-
significative, cui la cantieristica e la navigazione tuirono quasi il 50% del tonnellaggio prodotto a
potranno attingere con successo. livello mondiale).
Nei primi anni si avrà l’invenzione del radiote-
legrafo di Guglielmo Marconi (1901) e la prima
applicazione navale del motore Diesel sul bat- Le testimonianze storiche dei relitti
tello francese “Petit Pierre”, operante nel canale moderni in Sicilia
Marna/Reno (1903).
Secolo XIX
In questo secolo l’Inghilterra era all’avanguardia
t
1. I relitti delle navi “Bowesfield” (foto Soc. Coop. Ecosfera
nelle costruzioni metalliche navali, e presente
Messina), “Chillingham” (foto Santo Tirnetta) e “Groppo” lungo le principali rotte commerciali, anche per
(foto Soc. Coop. Ecosfera Messina). rifornire i propri vasti possedimenti coloniali. Se
230 Claudio Di Franco I relitti subacquei moderni 231

a ciò aggiungiamo che la scarsa resistenza del ed in mezzo alla stessa può ancora essere visibile con precisione senza strumentazioni sofisticate, Con la fondamentale collaborazione dell’archi-
materiale ligneo alla prolungata aggressione de- qualche frammento di carbone, residuo del suo mutuate anche dalla ricerca oceanografica. vio storico dell’USAAF (United States Army Air
gli organismi subacquei, non poteva favorire il ultimo carico. I tre relitti subacquei del XX secolo sotto de- Forces), che ha da tempo declassificato i relativi
ritrovamento di relitti in legno i cui scafi fossero scritti (un cacciabombardiere americano, una atti, è stato acquisito il MACR (Missing Air Crew
riconoscibili al di fuori della protettiva coltre dei Lipari/Isola di Panarea – Nave “Llanishen” torpediniera italiana adibita alla scorta convogli Reports) 16508, relativo ad un bombardiere B-17
sedimenti, non potevamo che aspettarci di tro- Il 9 maggio 1885, la nave da carico inglese “Llani- ed un sommergibile francese perduto nelle acque dato per disperso nel corso del raid effettuato sul
vare per lo più relitti in ferro inglesi, nelle acque shen” di 1058 t. in navigazione da Mersyna (Asia internazionali del canale di Sicilia) possono costi- capoluogo siciliano fra le ore 13,24 e le 14,51
siciliane. Minore) a Livorno, al comando di James Duff, tuire il tentativo di un’estrema sintesi del coinvol- (ora CET) del 18 aprile 1943.
affondò nell’urto con l’isolotto di Lisca Bianca, gimento delle aviazioni e delle marine dei paesi Secondo i resoconti, gli attaccanti, contrastati
Portopalo di capo Passero (SR) – Nave “Chillingham” vicino l’isola di Panarea, con un carico di carbone che parteciparono al secondo conflitto mondiale. duramente da una fitta antiaerea e da circa 15-
La notte tra il 2 ed il 3 gennaio 1886, il piroscafo e cereali. Dalla nave risultano essere state recupe- 20 caccia dell’Asse di diversi tipi, ebbero 17 aerei
inglese “Chillingham“ di 1547 t., in viaggio da rate stoviglie di bordo in porcellana inglese negli Palermo – Bombardiere Boeing B-17 “Flying Fortress” danneggiati più il B-17F matricola 41-24371 de-
North Shields (E) ad Agrigento, è speronato ed anni 70, ed un oblò. Il relitto è in pendenza con la Il ritrovamento fortuito del relitto di un bombar- nominato “Devils From Hell”, del 353rd Bomber
affondato dal piroscafo “Malta”, appartenente prua spezzata ma ancora attaccata allo scafo alla diere americano Boeing B17 – Flying Fortress, Squadron, 301st Bomber Group, pilotato dal 1st
alla N.G.I. di Florio e Rubattino, a poco più di profondità di 29 metri, ed il resto della struttura nelle acque del Golfo di Palermo, avvenuto il 5 Lieutenant Bobby M. Godwin, abbattuto.
due miglia in direzione SE dal Comune di Porto a 42, con una delle pale dell’elica affondata nella aprile 2013, prende il via da un’attività di ricerca Il relitto poggia su un fondale melmoso ad una
Palo di Capo Passero (SR). In un primo momen- sabbia. Lo scafo è in cattivo stato di conservazio- e soccorso in mare, svolta da un’unità navale dei profondità di circa 80 metri, e nonostante la
to il Giornale di Sicilia identifica il piroscafo af- ne e non esiste più alcuna sovrastruttura, anche Vigili del Fuoco munita di Side Scan Sonar, che scarsissima visibilità dovuta alla profondità, alla
fondato con il “Sydonian”, salvo poi pubblicare per la presenza di emissioni sottomarine di gas individua un aereo quadrimotore adagiato su un sospensione ed alla presenza di reti che lo avvol-
la rettifica, precisando che l’equipaggio del “Mal- vulcanici, che hanno presumibilmente accelerato fondale di circa 80 metri. gono parzialmente, sono ben visibili la fusoliera,
ta” ha potuto mettere in salvo soltanto quattro il suo deterioramento. A seguito di tale ritrovamento, il team subacqueo i profili alari, la mitragliatrice dorsale e il cockpit.
marinai stante il repentino affondamento. Il relit- “Rebreather Sicilia” si è immerso sul sito ed ha Dei membri dell’equipaggio è menzionata la pre-
to si trova su un fondale di circa 50 m. sbandato Secolo XX prodotto la documentazione video-fotografica, senza di una lapide nel Cimitero di Carthage, Tu-
sul fianco sinistro, ed è quasi interamente collas- successivamente utilizzata dalla Soprintendenza nisia, che ricorda il Bombardier First Lieutenant
sato su se stesso: sono ancora visibili la prua e la Gli eventi storici legati ai due conflitti più im- del Mare, con la consulenza dello storico Ales- Virgil E. Hope.
poppa con il grande timone e l’elica, le caldaie e portanti del XX secolo, che videro la comparsa sandro Bellomo, per giungere all’identificazione
gli argani di carico. dell’arma subacquea ed il potenziamento delle dell’aereo. Messina/porto Militare – Torpediniera “Groppo”
aviazioni anche in funzione antinave, hanno po- Il Boeing B-17 è stato il bombardiere strategico La nave Groppo è una torpediniera appartenen-
Messina – Nave “Bowesfield” polato i fondali delle acque siciliane e del cana- quadrimotore più famoso dell’ultimo conflitto te alla classe Ciclone e progettata appositamente
Il 22 maggio 1892, il piroscafo inglese “Bowe- le di Sicilia, di relitti militari e civili. Piroscafi e mondiale, costruito complessivamente in oltre per scortare i convogli le rotte per il nord Afri-
sfield” di 1479 t., al comando del Cap. Bayley, navi cisterne non furono infatti risparmiate dalla 12000 esemplari (ognuno dei quali con circa 16 ca: entrò in servizio nell’estate del 1942 ed operò
proveniente da Swansea (E) e diretto a Bari, con furia della guerra, soprattutto perché coinvolte tonnellate di acciaio, avional e leghe leggere), intensamente in compiti di scorta sulle rotte tra
un carico di carbone, naufragò sul promontorio direttamente nel trasporto di armi, munizioni, sganciò oltre 650000 tonnellate di bombe sui Italia, Libia e Tunisia.
di “Torre Faro”, all’imboccatura dello stretto di carburanti e truppe (nella 2^ G.M., la cosiddetta bersagli europei, ma pagò la sua efficienza opera- Il 25 maggio 1943, mentre era ormeggiata a Mes-
Messina, per urto contro gli scogli: l’equipaggio “guerra dei convogli” vide contrapporsi l’Asse tiva con quasi 5000 aerei distrutti e 50000 morti sina fu colpita da un bombardamento americano
di ventitré uomini si salvò completamente. Il re- italo-tedesco e le forze navali ed aeronavali ingle- tra gli equipaggi, che raggiunsero il triste primato del 9º e 12º Bomber Group dell’USAAF, e af-
litto è in assetto di navigazione, con la prua a 40 si, sulle rotte dirette ai fronti nord africani). di costituire il corpo, in tutte le forze armate an- fondò nelle acque del porto, davanti alla banchina
metri di profondità, rivolta verso terra ed impen- La gran parte di essi giace comunque a profon- glo-americane di terra, mare e cielo, che ha avuto torpediniere. È adagiata su un fondale di circa 50
nata per la forte pendenza del fondale. dità proibitive, non raggiungibili dall’uomo con i la più alta percentuale di morti in combattimento metri, fortemente sbandata sul lato sinistro, con i
Le stive sono completamente riempite di sabbia, comuni autorespiratori ad aria e non localizzabili nella 2^ Guerra Mondiale. segni evidenti del bombardamento che ne causò
232 Claudio Di Franco 233

l’affondamento, sul mascone di dritta ed a cen- con il governo Tunisino e quello Francese, al fine Lo scenario bellico che condusse alla battaglia
tro nave, in prossimità del fumaiolo. A parte lo di concordare ed attuare le opportune misure di
di Capo Passero
scafo e le sovrastrutture sostanzialmente integre, salvaguardia e tutela.
sono identificabili le tramogge per lo scarico del-
le bombe di profondità, i tubi lanciasiluri, i due Corrado Pedone
cannoni da 100 mm e le mitragliatrici antiaeree. Conclusioni Esperto catalogatore, Soprintendenza del Mare

Canale di Sicilia/Acque Internazionali – Sommergibile La fruizione dei relitti puntualmente localizzati


“Narval” e di cui si ha conoscenza, è sottoposta a regola-
Nell’ambito del progetto di partnership interna- mentazione per mezzo di ordinanze delle com-
zionale Italia – Tunisia, dedicato alla valorizza- petenti Autorità Marittime, emesse su richiesta
zione ed alla fruizione del patrimonio culturale della Soprintendenza del Mare, la quale esercita
subacqueo, ed in collaborazione con la Soc. Coo- ai sensi del D.L. 42 del 2004, le funzioni istituzio-
perativa Ecosfera di Messina, la Soprintendenza nali di tutela e valorizzazione.
del Mare ha partecipato ad una campagna d’in- È opportuno sottolineare che i relitti d’interesse
dagine che ha portato al ritrovamento del relitto storico, oltre a costituire un’occasione di svilup-
del Sommergibile “Narval”. Si tratta di un sot- po turistico legato all’attività subacquea, restitui-
tomarino Francese Classe “Requin”, varato nel scono la testimonianza degli eventi dei quali sono Due documenti, uno in lingua italiana ed uno in come delegato. Ma l’attività in cui Maffei eccelse
1926 e ricordato per essere stato il primo naviglio stati tragici protagonisti e spesso sono l’ultima lingua spagnola, custoditi presso l’Archivio di non fu soltanto quella militare, egli fu anche am-
da guerra a ricongiungersi alle forze della Francia casa di chi non ha avuto degna sepoltura. Se a Stato di Palermo descrivono, seppur parzialmen- basciatore dei Savoia a Londra dal 1699 al 1701.
Libera, dopo l’appello del Generale De Gaulle queste motivazioni uniamo la grande importanza te, lo scenario di guerra che condusse alla batta- La sua vicinanza agli Inglesi, alleati di primo or-
del 18 giugno 1940 e per questo insignito della naturalistica che molti di loro rivestono, in quan- glie navali-terrestri del 1718. dine dei Savoia nella guerra della quadruplice
Legione d’Onore. to oasi di biodiversità all’interno delle quali flora Questo “frammento”, altro non è se non uno dei alleanza, ne faranno senz’altro una pedina fon-
Affondò nel corso della sua terza missione tra il e fauna sottomarina trovano riparo e rifugio, ab- tanti elementi di una complessa vicenda costitu- damentale nello scenario di quel conflitto che
13 ed il 16 dicembre 1940, urtando una mina che biamo buone motivazioni per tributare rispetto a ita da manovre militari, ma non solo, che deter- vedrà la Sicilia al centro degli interessi degli Spa-
alcune fonti riferiscono appartenere ad uno sbar- questi “giganti del mare”, contribuendo a custo- minerà gli assetti politico-istituzionali della Sicilia gnoli, degli Inglesi, degli Austriaci e dei Savoia. Il
ramento francese, mentre altre alla tratta Delta dirne e valorizzarne bellezza e memoria.1 e dell’intera Europa del XVIII secolo. ruolo di Maffei in questa storia, come vedremo
dello sbarramento LK, posato dai cacciatorpedi- Gli “incartamenti” in questione, ci parlano di un di seguito, non sarà a mio avviso mai del tutto
niere italiani Lanciere e Corazziere la notte tra il rocambolesco attraversamento della Sicilia com- “scontato”.Perchè durante il suo viceregno, gli
9 e il 10 giugno 1940. Note piuto dal suo vicerè Annibale Maffei alla volta di spagnoli, avendo mal digerito gli assetti del trat-
Giace in acque internazionali tra la Sicilia e la Tu- Siracusa nella fatidica estate del 1718. tato di Utrecht, (che aveva affidato la Sicilia ai Sa-
Per approfondimenti si vedano:
nisia, in perfetto assetto di navigazione, privo di Ressmann 2014; Kemp 1979; Università di Siena, La Na- Ma prima di entrare nel dettaglio dei documen- voia) prepareranno la loro “zampata finale” per
un’estesa porzione della prua, del cannone antia- vigazione Marittima; Moncada di Monforte 1991; Ogliaro, ti non è per nulla ozioso descrivere lo scenario ristabilire la loro egemonia sul “viceregno” e di
ereo e delle eliche di propulsione. Per quanto la Radogna,1977; Giornale di Sicilia 1886: Un Piroscafo a complessivo ed i protagonisti della vicenda a co- conseguenza sul Mediterraneo.
fondo, 4 gennaio; Investimento di un piroscafo, 5 gennaio;
sua scoperta risalga già agli anni 50 e per decenni La collisione del “Chillingham 8 gennaio; Banca dati elet- minciare dal sopracitato vicerè. Ma nel fare ciò sottovaluteranno almeno quattro
il suo reale posizionamento sia stato occultato, tronica SIT Soprintendenza del Mare, 2010; Agrillo, Deo- Annibale Maffei, nato a Mirandola nel 1666 era elementi: La potenza navale britannica, il legame
in considerazione del crescente interesse del turi- dato, Majolino, 2008; Bound 1992; Treccani/enciclopedia un generale al servizio del duca Vittorio Amedeo in termini di alleanza tra i Savoia ed i loro amici
on line, s.v. Marconi Guglielmo; Russo Kraus “l’Evoluzio-
smo subacqueo e nello spirito della Convenzione II di Savoia, la sua abilità militare che lo rese vit- d’oltremanica, le storiche pretese egemoniche dei
ne Navale”; De Simone1993; USAAF, Macr 16508 1943
dell’UNESCO sulla protezione del Patrimonio (documento di archivio); Soc. Coop. Ecosfera, 2013; Soc. torioso su molti campi di battaglia lo condusse a britannici sullo stretto di Gibilterra e sul canale di
Culturale Subacqueo, sono stati avviati contatti Coop. Ecosfera, 2014. prendere parte al congresso di Utrecht del 1712 Sicilia e l’intelligenza di Maffei.
234 Corrado Pedone Lo scenario bellico che condusse alla battaglia di Capo Passero 235

Questi elementi faranno attendere i siciliani, che Sicilia orientale sulle tracce del suo “rivale”. sue truppe a cavallo nella zona di Siracusa . Ed una ulteriore prova dell’esistenza di una stra-
come è noto hanno avuto nel corso di molti anni Ma torniamo al documento che ci descrive il La testimonianza è quella del reverendo padre tegia “Anglo - Sabauda” ci viene proprio dai fatti.
una naturale predilezione nei confronti dei loro viaggio del vicerè uscente... Fatta eccezione per Francesco Di Maria che nel suo scritto “Ibla Re- Sebbene Byng inseguisse gli spagnoli sin dalle co-
“cugini” spagnoli piuttosto che nei confronti di la città di Caltanissetta, il Maffei troverà quasi diviva” dice: ste calabre, non casualmente
altri “governanti/invasori”! sempre una accoglienza “non ostile” ed il suo “In questo littorale, e nel mare della nostra Avo- l’ammiraglio darà la mazzata finale alla flotta
Ma torniamo al nocciolo della vicenda... Tra la esercito che attraverserà Piana dei Greci, Corleo- la, vi fu a nostri tempi quel memorabile combat- spagnola proprio nell’esatto punto in cui avverrà
fine del mese di giugno ed i primi del mese di ne, Vicari,Vallelunga, Caltanissetta, Piazza Arme- timento navale degl’Inglesi e Spagnoli sotto il 12 lo scontro di terra, cioè nel mare tra Siracusa ed
Luglio,l’arrivo di una flotta spagnola in Sicilia, ap- rina, Aidone, Palagonia, Lentini ed Augusta alla Agosto del 1718.con uccisione di molta gente, e Avola.
parentemente non animata da intenti bellici, met- fine giungerà a Siracusa: incendio di alcuni vascelli, e grosse navi. Fu di un E guarda caso Maffei si troverà proprio da quelle
terà in allarme il vicerè Maffei e di conseguenza “Il Sabato ad hore 23. 16 … arrivarono nella città grave incomodo alla nostra Avola un tale occor- parti...
tutto l’apparato bellico dell’alleanza anti-spagno- di Siracusa” E continua... “... e in detti dei basti- so; non però provò quei inconvenienti che si so- Ma andiamo alla battaglia di Avola, anzi alle bat-
la. La flotta spagnola si piazzerà momentane- menti s’imbarcarono truppe di soldati turinesi, e gliono sperimentare in siffatte emergenze, mercè taglie di Avola, perchè se il reverendo padre Fran-
amente ed in modo strategico al largo di Capo si dicea che doveano andare a Messina”. alla difesa, ed assistenza del terzo delle milizie del cesco di Maria non ci ha mentito in Avola ebbero
Zafferano, forse in risposta alle truppe austriache Ed eccoci al dunque. Alla luce delle evidenze regno, e di 400. cavalli spagnuoli, tutti comandato luogo due battaglie. Una di terra, combattuta tra
sbarcate dagli inglesi a Messina, ed il Conte Maf- storiche e anche grazie al modestissimo apporto dal signor D.Giuseppe la Rosa, tenente colonnel- la cavalleria spagnola, comandata da Giuseppe
fei, in data 2 luglio prenderà le sue contromisure fornitoci dalle notizie ricavabili dal “nostro” docu- lo di quella cavallaria spagnola, e cittadino bene- La Rosa, e gli alleati “Sabaudo-austriaco-inglesi”,
emanando un bando/dispaccio con il quale ordi- mento (ma anche da altri cronisti), si può dedurre merito della nostra Avola. Costui fu veramente di che sembrerebbe essere stata “vinta” dagli spa-
nerà il “servizio militare d’urgenza”. quanto segue... Il vicerè Maffei non appena avver- un singolarissimo preggio a di nostri, per essere gnoli comandati da D.Giuseppe La Rosa.
Insomma il meccanismo che animerà gli eventi tito il pericolo derivante dalla imminente “invasio- arrivato a quei posti militari, mercè le prove diede Ed battaglia una di mare,molto più rilevante dal
bellici che si succederanno nei giorni successi- ne” prenderà le sue truppe e tenendosi ben lon- del suo invitto valore,da che da semplice soldato punto di vista storico, combattuta tra la flotta in-
vi è già scattato e mentre gli inglesi, comandati tano dalle coste attraverserà quasi tutta la Sicilia, gregario qual fuori dapprincipio, migliorò di for- glese comandata dall’ammiraglio Byng e la flotta
dall’ammiraglio Sir George Byng primo viscon- probabilmente anche per arricchire i suoi ranghi. tuna, e nobilitò, se stesso, e la patria. “ spagnola comandata da Antonio de Castaneta
te di Torrington, si lanceranno all’inseguimento Conscio di non essere nelle condizioni di affron- Come si può notare da questa ulteriore testimo- che come tutti sappiamo si concluse con una au-
della flotta spagnola, il Maffei si metterà in moto tare tutto da solo l’incombente armata spagnola nianza storica, Maffei non viene neanche citato tentica catastrofe per gli iberici.
con le sue truppe: “E si partirono in compagnia lascerà il campo libero a Lede, almeno per quello nella descrizione della battaglia terrestre di Avola, La storia ufficiale ci dice che nessuna nave ingle-
di detti savoiardi da detta città di Palermo il detto che riguarda il dominio di Palermo e attraversan- oltretutto da alcuni documento custoditi presso se venne affondata. Chissà se una ulteriore pe-
giorno ( sabato 2 Luglio 1718 ) ad hore 22 incir- do tutta la Sicilia si renderà disponibile ad un gio- l’archivio di stato di Torino sappiamo che egli in rizia sui cannoni recuperati nel mare di Avola o
ca col sequito del Conte Maffei e suoi ministri e co strategico effetti non si mosse da Siracusa, questo tuttavia successivi scavi che verranno fatti in quel luogo
truppe a cavallo ed appiè armati in molta quantità che di lì a poco interesserà la città di Messina e nulla toglie alla possibilità che vi sia stato un con- ci diranno qualcosa di nuovo.
con diversi carriaggi...”. Insomma, non vedendo successivamente la zona del Siracusano . tributo delle milizie e/o della strategia di Maffei Una cosa però è certa, dopo lo scontro di Avola
Maffei per se stesso un grande futuro nella “spa- Sappiamo che le sue truppe verranno imbarcate non solo alla battaglia di terra descritta dal re- le cose non saranno più le stesse e quattro mesi
gnolissima” Palermo, prenderà armi e bagagli e per dare manforte agli assedianti di Messina e che verendo padre Di Maria ma anche alla strategia più tardi Francia, Inghilterra ed Austria dichiare-
si avvierà con le sue truppe alla volta della Sici- successivamente si sposterà a Siracusa, almeno complessiva dell’intero conflitto. ranno guerra alla Spagna iniziando la guerra della
lia orientale, probabilmente più fedele ai Savoia. da ciò che ci dice il documento. Ma fino a che È difficile credere che Maffei dopo avere imbar- quadruplice alleanza che terrà gli spagnoli lontani
Ed è fin troppo evidente quanto per il Maffei in punto e con quale ruolo Maffei verrà coinvolto cato parte delle sue truppe per Messina trovan- dalla Sicilia fino al 1734.
quel momento non vi fosse nessuna altra scelta nello scenario bellico che culminerà con le batta- dosi a poche miglia da Avola si sia limitato a fare
se non quella della fuga, perchè non molti giorni glie di Avola? lo spettatore. Nota bibliografica
Documenti: Real Segreteria-incartamenti 153. Archivio di
dopo la sua partenza, lo spagnolo Lede non solo È utile a questo punto tirare in ballo una ulteriore Che vi fosse un canale di comunicazione costan-
Stato di Palermo “Sezione Catena”
prenderà il suo posto “autoproclamandosi vicerè testimonianza storica che forse potrebbe meglio te tra lui e Lord Byng è un dato storicamente Di Maria 1989 [Ristampa anastatica del testo del 1754];
di Sicilia ma il 26 luglio invierà delle truppe in spiegarci la presenza strategica di Maffei e delle acclarato. Mack Smith 1998.
236 Corrado Pedone Lo scenario bellico che condusse alla battaglia di Capo Passero 237

Approfondimenti
su alcuni reperti
239

La navicella della Collezione Veneroso


Sebastiano Tusa
Soprintendente del Mare, Regione Siciliana

Il modellino è lungo cm 34, alto tra i cm 10, e giare gli arti del fantastico animale e, al contem-
largo al massimo cm 8. È costruito in argilla co- po, riprodurre simbolici elementi stabilizzatori
lor nocciola chiaro, probabilmente in due metà dell’imbarcazione, ancorché posti al di sopra del-
“stampate” da matrice ed unite lungo la linea di la linea d’acqua.
chiglia prima della cottura ben visibile all’interno L’esterno e l’interno dello scafo erano ingubbiati
dello scafo. Tre banchi per rematori sono sim- in bianco. All’esterno, sulle due fiancate, si nota-
metricamente posizionati all’interno dell’imbar- no tracce di decorazione in rosso che probabil-
cazione. Su quello centrale sono seduti due rema- mente riproduceva il fasciame dell’imbarcazione.
tori modellati a parte e poi inseriti nel modellino I rematori erano realizzati con un modellato
presso i bordi della barca. Quattro fori sono sim- rozzo e primitivo che contrasta con la finezza
metricamemte posti su ogni fiancata. dell’imbarcazione. Hanno le braccia in avanti in
Lo scafo è particolarmente verista nella realiz- chiara attività di voga con le mani unite. Non è
zazione poiché presenta una notevole larghezza facilmente comprensibile se i rematori indossas-
in basso e rientra in alto in prossimità dell’opera sero un copricapo/maschera. Quello a dritta pare
morta. La prua è costituita dalla protome di un privo di copricapo, mentre quello a sinistra sem-
animale irreale ma altrettanto verista, che presen- brerebbe avere un copricapo con i lobi auricolari
ta i caratteri del coccodrillo e del cinghiale. La allargati la cui forma non è ben identificabile.
poppa rappresenta l’ideale coda del fantastico Interessanti le caratteristiche tipologiche dell’og-
animale ed è realizzata da un elemento ardita- getto e il preciso confronto con analoghi modelli
mente sagomato e rialzato, con desinenza ricurva presenti nella Sicilia orientale1 e, soprattutto, con
verso l’interno dell’imbarcazione. Ai lati di prua il modello del Fusco rinvenuto in una tomba (la
e di poppa si trovano due coppie simmetriche di tomba 346), databile alla prima metà del III sec.
protuberanze a pinna che potrebbero simboleg- a.C2. La tomba del Fusco era del tipo a fossa sca-
240 Sebastiano Tusa 241

Laminetta plumbea iscritta dal mare di S. Vito Lo Capo (Tp)


Antonietta Brugnone
Epigrafia greca, già Università di Palermo

Nel settembre del 2006, nel corso di una rico- ny, il ny con l’ultimo tratto più breve del primo e
gnizione condotta dall’Istituto di Attività Subac- l’uso del segno di omicron al posto di omega fanno
quee (I.A.S.), nel mare di fronte a San Vito Lo propendere per una datazione che non scenda
Capo (Trapani), è stata rinvenuta una laminetta oltre gli ultimi decenni del V sec. a.C., ma la for-
di piombo di forma rettangolare arrotolata su se ma ovale dell’omicron che non ricorre nelle iscri-
stessa e con un’iscrizione all’interno. zioni su pietra di questo periodo fa pensare a una
Soprintendenza del Mare, Inv. 190. datazione più bassa.
Alt. cm 10,7; largh. 12,3; spess. 0,5. Alt. lett. Μιννίων (Minnion) è un nome greco1, diffuso in
2,2-1,7. un’area geografica che dalla fascia costiera cen-
La laminetta doveva appartenere al carico di tro-meridionale dell’Asia Minore (Ionia, Lidia,
vata nella roccia con due deposizioni, delle quali babile che questo modello s’inserisca nell’ambito un’imbarcazione naufragata alla distanza di m. Caria) si estende alle isole prospicienti, Samo,
la prima in giacitura secondaria, al centro della di una produzione di oggetti rituali connessi con 150 circa dallo scivolo della “Tonnara del Secco”, Rodi, Cos, Calymna, fino a Creta. Nella stessa
fossa con il cranio di una donna adulta e le ossa il culto di Iside presente in Sicilia da Oriente ad in direzione NE, alla profondità di m 12. area geografica sono attestati nomi formati sulla
nei pressi, mentre la seconda si trovava in una Occidente in epoca ellenistica. Lungo uno dei lati lunghi si può leggere da destra stessa base come Μιννᾶς, Μίννη, Μιννιάς, Μίν-
fossetta ellissoidale presso un angolo. Tale depo- a sinistra, a rilievo, un nome proprio al dativo: νιον, Μιννίς, Μίννος.
sizione, cui si riferivano il modellino di imbarca- Μιννίο̄νι. Occorrenze sporadiche di Μιννίων si registrano
zione ed altri elementi di corredo, apparteneva ad A Minnion. nell’Egeo settentrionale.
un fanciullo. L’iscrizione indicherebbe il nome del destinatario
L’indubbio carattere zoomorfo fantastico Una datazione basata su criteri paleografici ri- di una parte del carico trasportato da una nave;
dell’imbarcazione non lascia dubbi circa la sacra- Note sulta difficile per il numero esiguo delle lette- lungo l’altro lato lungo della laminetta poteva fi-
lità simbolica del modello peraltro avvalorato da re superstiti oltre che per le scarse conoscenze gurare il nome del corrispondente, responsabile
1
Basile 1991, pp.11-50; Ead. 1993, pp. 69-101.
oggetti simili tra cui spicca il modello rinvenuto 2
Basile 1996, pp. 13-25. sull’evoluzione della scrittura su supporti non della spedizione; nella parte centrale sono ancora
nella necropoli del Fusco3. Pertanto appare pro- 3
Gianfrotta 2014, pp.183-193; Li Vigni, Tusa 2002. lapidei. L’obliquità dei tratti esterni del my e del visibili le tracce di una variante del segno chia-
242 Antonietta Brugnone 243

mato sampi. Tale segno è usato col valore di 900, tari, ha fatto pensare che tali oggetti fossero usati Le ancore di salvezza
nel sistema numerale «alfabetico o «milesio», con per identificare il luogo di produzione del conte-
valore fonetico, nella Grecia d’Asia (Ionia, Ca- nuto delle anfore, piuttosto che gli esportatori e
Roberto La Rocca – Francesca Oliveri*
ria, Panfilia), per rendere «sia la sibilante intervo- gli importatori, come è ipotizzabile per l’esem-
calica forte dello ionico, nata dall’evoluzione di plare presentato in questa sede. Archeologi, Soprintendenza del Mare, Palermo
diversi gruppi consonantici (-k(h)y-, -tw-), sia la Le etichette come quella di San Vito Lo Capo
sibilante definita “egea” che figura nei toponimi, avrebbero potuto essere ricavate, come le lamel-
nell’onomastica e nei prestiti»2. lae perforatae10, da lamine più grandi che venivano
Nella laminetta di S. Vito il sampi potrebbe essere successivamente ritagliate.
stato usato come numerale o con maggiore pro- Le lamellae perforatae in piombo, posteriori di mol-
babilità come semplice contrassegno. ti secoli, rinvenute nell’Italia settentrionale e in
In Sicilia segni accostabili al sampi, diversi per ti- molte regioni europee, si differenziano da quelle
pologia e funzione, compaiono nei graffiti di Hi- di San Vito Lo Capo e di Annaba per le dimen-
mera3, Gela4, Naxos5; la variante della laminetta sioni più piccole, per le lettere incise, non a rilie-
di San Vito Lo Capo, in particolare, è attestata a vo, e per la presenza di un foro (in un angolo o
1
Himera6 e Naxos7. vicino ad uno dei lati brevi) attraverso il quale si
Stando all’interpretazione proposta, la laminetta poteva far passare una corda o un filo di ferro.
rientrerebbe nella serie di oggetti di piombo, di Nelle lamellae perforatae erano indicati di solito il 1. Afrodite: la signora della “buona navigazione” Nell’autunno 2004, i Carabinieri del Nucleo Tu-
diversa tipologia, connessi con la commercializ- nome del destinatario e del prodotto e a volte tela Patrimonio Culturale, hanno recuperato a
zazione e il trasporto delle merci. anche il peso e il prezzo11. “Non riesco a capire la direzione dei venti, un’onda si ro- 150 metri da Cala Tonda nell’ isola di Favigna-
La tecnica della scrittura a rilievo e la direzione vescia da una parte e dall’altra, noi siamo trascinati verso na (Trapani) un’ancora di piombo a ceppo mo-
delle lettere fanno supporre che si tratti di un og- il largo con la nera nave pieni di affanno per la grande bile, datata al V-IV sec. a.C., con iscrizione in
getto di serie realizzato facendo colare il metallo tempesta; infatti [...], si allentano le ancore, i ti- greco incisa su uno dei bracci: EUPLOIA [fig.
in uno stampo in cui le lettere erano incise da moni e ambedue le scotte restino salde nei canapi e questo 1]1. L’iscrizione identifica la divinità di Afrodite,
sinistra verso destra. possa salvare almeno me, e le merci sfracellate alcune sono nella sua connotazione marina benaugurante. In-
Per la forma e le lettere a rilievo il nostro esem- Note trascinate in alto [...]. Così Alceo di Mitilene rac- fatti, come dea del mare e del cielo che prestava
plare è confrontabile con le tessere di piombo, conta l’esperienza e l’affanno di un naufragio ed soccorso durante la navigazione, Afrodite è sta-
1
Robert 1963, p. 226.
molto più tarde, trovate nel mare di Annaba, 2
Genzardi 1987, pp. 303-309, in part. pp. 304-306. Cfr. introduce nel VII sec. a.C. il termine γκυρραι per ta variamente invocata con l’epiteto di Euploia
in Algeria8; una di queste tessere era arrotolata Manni Piraino 1984-85, pp. 82-89. indicare lo strumento di ancoraggio, evolutosi nel (Signora della Buona navigazione), Epilimenia
intorno all’ansa di un’anfora cilindrica dell’età 3
Manni Piraino 1976, pp. 670, 674, 678, nrr. 9, 87, 178, corso dei secoli dalle rudimentali attrezzature li- (Signora del Porto) e Pontia (Signora del Mare).
202, 230, 245;
tardo imperiale9. L’elevata malleabilità del piom- tiche, legate alle imbarcazioni attraverso stringhe Molteplici erano anche i santuari a lei dedicati
4
Piraino Manni 1980, p. 1772, nrr. 6, 34, 39, 52, 73.
bo consentiva di arrotolare questo genere di la- 5
Manni Piraino 1987, pp. 27, 39, nrr. 20, 21. di pelle, fino a quelle in piombo, materiale duttile, che sorgevano presso le più importanti città por-
minette oltre che intorno alle anse delle anfore, 6
Manni Piraino 1976, pp. nrr. 87, 178 (?). resistente ed elastico, di epoca ellenistico-romana. tuali. Dal più antico di Naukratis, grande empo-
intorno alle corde usate nell’imballaggio delle
7
Manni Piraino 1987, p. 39, nr. 21. È molto diffusa nel mondo antico la presenza di rio commerciale sul delta del Nilo (600 a.C.) al
8
Lequément 1975, pp. 667-680.
merci. Il fatto che nell’esemplare di San Vito Lo 9
Le tessere algerine hanno un’altezza inferiore; quella ar- iscrizioni e/o simboli dal valore apotropaico o più famoso di Knidos, per la statua di culto opera
Capo l’iscrizione si trovasse all’interno fa sup- rotolata intorno all’ansa in particolare misura cm 11,2x4,2. decorativo sui ceppi in piombo per scongiurare di Prassitele2.
porre che l’etichetta, al momento della consegna
10
Bizzarini 2005, p. 122. Per l’area di diffusione, vd. Cresci, il naufragio ed invocare la salvezza. Tali elementi In Sicilia è la dea di Erice, protettrice dell’amore
Pettenò 2009-2010, pp. 63-65; Feugère 2016. et alii, éti-
della merce, dovesse essere rotta. quette inscrite en plomb (Artefacts: ETQ- 4002) (http://
possono riferirsi al nome della nave, di fabbri- e della sessualità, legata al mare e al mondo ve-
Nel caso delle tessere di Annaba l’espressione de artefacts.mom.fr/result.php?id=ETQ-4002). canti o armatori, oppure alla divinità cui si con- getale, a svolgere questo ruolo benevolo da una
officina, seguita dal genitivo dei nomi dei proprie- 11
Dragan, Feugère 2004, p. 27. sacrava l’oggetto. delle aree più frequentate e contese del Mediter-
244 Roberto La Rocca – Francesca Oliveri Le ancore di salvezza 245

raneo antico. Divinità di vittoria arroccata su una dea. Soprattutto la grande diffusione del motivo dere meglio la valenza misericordiosa che poté
delle postazioni strategiche più importanti della degli astragali sui bracci plumbei delle ancore è ri- avere l’ancora nel mondo marinaresco, ricordia-
Sicilia Occidentale, vide il suo culto diffondersi collegabile al “colpo di Venere”, il punteggio più mo il passaggio degli Atti degli Apostoli dove la
largamente attraverso il Mediterraneo. Identifi- alto che poteva ottenersi nel più popolare gioco nave sulla quale era imbarcato San Paolo durante
cata con Afrodite, Astarte, e perfino con l’osca d’azzardo dell’antichità, simile al gioco dei dadi. il suo viaggio come prigioniero da Cesarea verso
Herentas, il culto della Venere Ericina è attestato Roma, filò di poppa quattro ancore prima di get-
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sia a Sicca Veneria, dove il tempio dedicato alla 2. Le ancore: da instrumenticum navis a tare a prua quella sacra10.
divinità ospitava anche la prostituzione sacra, che mezzo di salvezza. Nel 2014, nel corso di una campagna di scavo
a Cartagine, dimostrando il legame che univa la subacqueo delle strutture portuali sommerse
città alla vicina Africa3. Tra le classi di materiali provenienti dai fondali dell’isola di Lipari (Messina), grazie ad una segna-
Sebbene la prostituzione contraddistinguesse marini che, negli ultimi decenni, ha maggiormen- lazione, è stata recuperata un’ancora, unica nel
il culto del santuario di Erice, un forte e deter- te offerto documentazioni epigrafiche, possiamo suo genere, su cui compare in rilievo l’iscrizione
minante rapporto con il mare e con il mondo sicuramente annoverare i ceppi d’ancora. La pre- ribaltata SALUTEM [figg. 2 e 3].
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vegetale e animale emerge dalle descrizioni che senza su alcuni di questi di iscrizioni e/o simboli La direzione verso sinistra non assume particola-
Ateneo ed Eliano fanno delle feste di Anagogia e dal valore palesemente apotropaico, o decorati- re rilevanza epigrafica perché causa di un palese
Katagogia4. Inoltre, lo stesso respiro internazio- vo, è una consuetudine alquanto diffusa nel mon- errore tecnico in fase di fabbricazione. Non è in-
nale delle frequentazioni del tempio è un invito do antico. frequente, infatti, ritrovare ceppi che presentano
benaugurante verso la navigazione e gli scambi di La descrizione del santuario ericino che per lun- iscrizioni ribaltate, poiché in fase di realizzazione
uomini, merci e culture, che all’epoca preferivano ghi periodi è stato oggetto di pratiche rituali e della scritta sullo stampo non è stata preventiva-
le vie del mare come mezzo di trasporto. cultuali connesse con il mare e la navigazione, mente prevista la sua inversione.
Nel I sec. d.C. iscrizioni con dediche ad Euploia tradisce nella descrizione fatta nel paragrafo pre- L’iscrizione, benché estranea a canoni abituali,
Note
per garantire buona sorte e buon viaggio sono cedente le origini di un culto da ricercare nella risulta di assoluto interesse per la comprensione
presenti sui muri di Pompei5, ma in Sicilia non divinità femminile che, per le sue caratteristiche, della valenza salvifica delle ancore sacre. L’inqua- * pur concepito unitariamente, il lavoro è dovuto a F. Olive-
si riscontrano, al momento, confronti con altre è possibile identificare nell’Astarte fenicia, poi dramento cronologico, con le cautele del caso, ri per la prima parte e a R. La Rocca per la seconda.
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Musti 2002, p. 34-40; cfr. E. Mainardi, Osservazioni sul cul-
ancore recanti il termine Euploia, mentre molte- confluita nell’Afrodite greca e nella Venere ro- è attestabile agli inizi del III sec. a.C., sia grazie to di Euploia, MGR, 14, 1989, 123-124, part. 128-137 sul
plici sono le testimonianze di ancore con nomi di mana. Divinità che, come abbiamo visto, manife- all’esito delle ricerche che hanno identificato il culto di Afrodite Cnidia e i suoi caratteri di Euploia, 137
altre divinità, delle quali almeno una proveniente sta la sua sacralità anche nelle iscrizioni/raffigu- luogo di ritrovamento in un punto molto prossi- s. sul culto di Iside Euploia