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LA REPUBBLICA 14 luglio 2011 QUELLA MIOPIA POLITICA DELLE MISURE DI AUSTERIT Le drastiche misure di austerit che i governi europei,

incluso il nostro, stanno infliggendo ai loro cittadini non riguardano soltanto l' economia. Pongono questioni cruciali per il futuro della democrazia nella Ue. Prima questione: le organizzazioni cui i governi mostrano di avere ceduto la sovranit economica, quali il Fmi, la Bce, la Commissione europea e le agenzie di valutazione, non godono di alcuna legittimazione politica. Inoltre si sono mostrate incapaci sia di capire le cause reali della crisi, sia di predisporre interventi efficaci per rimediarvi. Come si spiega allora l' atteggiamento di supina deferenza che verso di loro mostrano i governi? Dopodich occorre chiedersi quale sbocco politico le misure di austerit potrebbero avere nel medio periodo. Sia la storia del Novecento che molti segni recenti attestano che lo sbocco pi probabile potrebbero essere regimi autoritari di destra. Il Fmi per primo non ha saputo cogliere, fino all' estate 2008, elementi chiave sottesi alla crisi. Non ha dato peso al degrado dei bilanci del settore finanziario, ai rischi di un effetto leva troppo alto, alla bolla del mercato immobiliare, alla rapida espansione del sistema bancario ombra. Ha sottovalutato i rischi di contagio insiti nel sistema finanziario internazionale. Questa serie di giudizi negativi sulle capacit previsionali e terapeutiche del Fmi stata formulata da un ufficio di valutazione interno al Fondo stesso, in un rapporto del febbraio 2011, non da avversari prevenuti. Sarebbero queste le credenziali con cui il Fmi vuole adesso imporre ai nostri paesi tagli ai bilanci pubblici e privatizzazioni a raffica che da un lato privano i cittadini di diritti fondamentali, dall' altro finiranno per peggiorare la stato dell' economia anzich migliorarlo? Quanto alla Bce, si sa che i trattati di Maastricht le impongono un unico scopo: deve contenere l' inflazione sotto il2 per cento. Sui computer lampeggiano indicatori drammatici: disoccupazione in rialzo, proliferazione dei lavori precari, crescita delle disuguaglianze, smantellamento dell' apparato pubblico, salari stagnanti, pensioni indecenti. Mentre il sistema finanziario che ha causato la crisi apparso finora inattaccabile da ogni seria riforma. Tutto ci cade al di fuori degli orizzonti della Bce. L' essenziale la stabilit dei prezzi. L' idea che un punto di inflazione in pi avrebbe di sicuro i suoi costi, ma potrebbe forse rendere meno stolidamente aggressive le misure di austerit a carico dei cittadini Ue, per la Bce appare irricevibile. N gli orizzonti della Ce appaiono pi ampi, come provano i documenti provenienti ogni mese da Bruxelles. L' influenza che hanno sulle misure di austerit le agenzie di valutazione, alle quali i governi Ue sembrano guardare come a un giudizio di Dio, ben rappresentato da una dichiarazione del primo ministro francese Franois Fillon. In vista delle presidenziali 2012, ha detto che per prima cosa bisogna difendere la triplaA della Francia. A ben vedere la battuta suona grottesca. Ma altri governi Ue paiono condividere lo stesso intento, anche se quello tedesco a inizio luglio ha espresso critiche sul declassamento del debito portoghese. Al riguardo i media in genere fungono da diligenti amplificatori. Se una delle maggiori agenzie ci declassa il rating, ripetono ogni giorno, siamo rovinati. Nessuno comprer pi i titoli di stato, oppure gli interessi sui medesimi saliranno talmente da diventare insostenibili per il bilancio pubblico. Quindi i megatagli alla spesa sono privi di alternative. In realt non affatto vero, ma per chi vittima della "cattura cognitiva" per mano delle dottrine economiche neo-liberali esse sono invisibili. Un paio di cose dovrebbero considerare i governi Ue e i media, prima di genuflettersi dinanzi ai giudizi delle agenzie di valutazione. Anzitutto, come proprio esse si affannano a spiegare ogni volta che qualcuno vuol fargli causa perch grazie alle loro valutazioni ha perso molti soldi, i loro cocktail di lettere e segni sono semplici opinioni. Perci possono essere giuste o sbagliate - lo dicono loro - e in forza del Primo Emendamento della Costituzione americana che tutela la libert di parola, nessuno pu prendersela se un' agenzia esprime un' opinione rivelatasi sbagliata. In secondo luogo, le agenzie di valutazione sono state- cito da una poderosa indagine sulla crisi presentata al Congresso Usa a gennaio 2011 - ingranaggi essenziali nella ruota della distruzione finanziaria... I titoli connessi a un' ipoteca che furono al cuore della crisi non avrebbero potuto venire

commercializzati e venduti senza il sigillo della loro approvazione. Sigillo consistente nella tripla A, il voto pi alto che si possa dare alla solvibilit di un debitore. Prima della crisi tale voto veniva distribuito dalle agenzie a velocit supersonica. In sette anni, si legge nello stesso rapporto, la sola Moody' s lo attribu a quasi 45.000 titoli ipotecari, in seguito malamente svalutati. Con i suddetti limiti autoconclamati, e un simile precedente storico, il tremore dei governi Ue dinanzi a dette agenzie appare o ingenuo, o politicamente sospetto. Giorni fa il capo dell' eurogruppo Jean-Claude Juncker ha tranquillamente affermato che a causa delle misure di austerit la sovranit dei greci verr massicciamente limitata. Poich l' austerit ha ovunque la stessa faccia, ne segue che dopo verr limitata anche la sovranit dei portoghesi, degli spagnoli, degli italiani. Chiss se Juncker ha un' idea di dove possa condurre tale strada. Nel 1920 il giovane Keynes un' idea ce l' aveva. In merito alle riparazioni follemente punitive imposte alla Germania con il trattato di Versailles del 1919, scriveva in Le conseguenze economiche della pace: "La politica di ridurre la Germania alla servit per una generazione, di degradare la vita di milioni di esseri umani, e di privare della felicit un' intera nazione dovrebbe essere considerata ripugnante e detestabile... anche se non fosse il seme dello sfacelo dell' intera vita civile dell' Europa" (enfasi di chi scrive). Keynes era rimasto colpito durante le trattative, cui aveva partecipato, dall' ottusa incapacit dei governanti delle potenze vincitrici di ragionare sulle conseguenze di misure che strappavano la sovranit economica a intere nazioni. I governanti di oggi non sembrano mostrare una maggiore lungimiranza di quelli di ieri, permettendo alle destre di guadagnare un crescente favore popolare al grido di "l' austerit uccide l' economia" (lanciato tra gli altri da Antonis Samara, leader della destra greca). Un grido destinato a far presa, perch coglie il nocciolo della questione, sebbene provenga paradossalmente dalla parte politica che reca le maggiori responsabilit della crisi. LUCIANO GALLINO