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GIUGNO CON: DARIA BONFIETTI, MARINA GIRARDI, PATRIZIA MORETTI, GIAMPIERO RIGOSI

Dal 1993, il giornale di strada di Bologna

fondato dalle persone senza dimora

Poste Italiane Spa - Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 ( conv. in L27/02/2004 N.46) ART. comma 2 DCB - Bo (Num. 2) per Poste Spa

facciamo giustizia

06/201 1

PRODURRE QUESTO GIORNALE COSTA 0,75 EURO QUELLO CHE DATE IN PI IL GUADAGNO DEL DIFFUSORE QUALSIASI RICHIESTA AL DI L DELLOFFERTA LIBERA NON AUTORIZZATA

strilloni cercasi
Guarda chi legge

06

11

DIVENTA DIFFUSORE!
Selezioniamo uomini e donne, di bella presenza oppure no, automuniti, appiedati e ciclisti, poveri ma se volete anche ricchi, chiunque abbia voglia di sbarcare il lunario sostenendo il giornale che d voce alla citt degli ultimi. Rivolgersi a info@piazzagrande.it; tel. 051 342328, oppure recarsi in via Gandusio 11 il luned, marted e mercoled dalle 10 alle 13.

Anche le grandi firme del giornalismo italiano non perdono un numero di Piazza grande. Nella foto qui sopra, gian Antonio Stella si immerge nella lettura del numero di marzo.

editoriale/ lagenda del sindaco


p LeoNARDo TANCReDI

Il

In copertIna
il volto in prima pagina quello di Chokri, 29enne tunisino arrivato a Bologna dopo essere sbarcato a lampedusa. la sua storia raccontata a pagina 8. lautore della foto massimiliano orlando del gruppo fotografico di Bandiera Gialla (www.bandieragialla.it).

NuoVo SINDACo DI BoLogNA, VIRgINIo meRoLA, hA DeTTo Che TRA I PRImI ImPegNI NeLLA SuA AgeNDA C LA PeDoNALIzzAzIoNe DeL CeNTRo SToRICo. uNA BuoNA NoTIzIA, PeRLomeNo uN NeTTo PASSo AVANTI RISPeTTo ALLANNuNCIo DeL Suo PReDeCeSSoRe DI VoLeR RIPuLIRe LA CITT DAI gRAFFITI NeI PRImI 100 gIoRNI DI mANDATo. AL PRogeTTo DeL CeNTRo SeNzAuTo STATo DATo gIuSTAmeNTe moLTo RISALTo, meRoLA, PeR, NeL DISCoRSo DI INSeDIAmeNTo, hA INDICATo ANChe uN ALTRo PuNTo NeLLA SuA LISTA DeLLe PRIoRIT, meNo PuBBLICIzzATo: RISoLVeRe IL PRoBLemA DeI SeNzA DImoRA A BoLogNA. QuALChe SPuNTo Su Come INTeNDe FARe LhA ANTICIPATo IN uNINTeRVISTA PuBBLICATA Su QueSTo gIoRNALe AD APRILe. PRImA DI eSSeRe eLeTTo, IL NuoVo SINDACo hA VISITATo ALCuNI DoRmIToRI PeR CoNoSCeRe DIReTTAmeNTe ANChe QueSTA FACCIA DeLLA CITT. SoLo uNA SoRTITA eLeTToRALe? oggI NoN PoSSIAmo DIRLo, mA CI AuguRIAmo DI No. AL NuoVo SINDACo SemBRANo PIACeRe Le SFIDe DIFFICILI, ComBATTeRe LA PoVeRT SeNzALTRo TRA QueSTe. SAR NeCeSSARIo DARe SeguITo A QueLLe VISITe, ASCoLTARe ChI IN QueI DoRmIToRI CI VIVe e ANChe ChI CI LAVoRA, STuDIARe uNA ReALT Che SI FA SemPRe PI ComPLeSSA. RISoLVeRe IL PRoBLemA DeI SeNzA DImoRA, o ALmeNo AFFRoNTARLo SeRIAmeNTe, SIgNIFICA meTTeRe mANo ALLINTeRA STRuTTuRA DeI SeRVIzI SoCIALI. I CAmBIAmeNTI oPeRATI Su QueSTo VeRSANTe NegLI uLTImI ANNI SemBRANo eSSeRe FRuTTo DI Due VALuTAzIoNI, A NoSTRo AVVISo, SBAgLIATe: DISINCeNTIVARe LACCeSSo AI SeRVIzI (AD eSemPIo LImITANDoLo AI ReSIDeNTI) AVReBBe RIDoTTo I CoSTI SoCIALI DeL ComuNe; CoNSIDeRARe BoLogNA uNISoLA SePARATA DA uN CoNTeSTo TeRRIToRIALe BeN PI AmPIo (DALLA RegIoNe AL meDITeRRANeo). BoLogNA, PuR NoN AVeNDo LA ComPLeSSIT DI mILANo, RomA o NAPoLI, AL CeNTRo DI FLuSSI DI PeRSoNe Che SI muoVoNo DA SuD A NoRD e VICeVeRSA, moLTo SPeSSo IN CeRCA DI mIgLIoRI CoNDIzIoNI DI VITA. A VoLTe ARRIVANo SoTTo Le Due ToRRI DoPo meSI DI VIAggIo, ALTRe DoPo mezzoRA DI PuLLmAN DALLA PRoVINCIA. e ChI SI SPoSTA moSSo DAL BISogNo, Che SIA DI SoPRAVVIVeNzA, DI LIBeRT o DI SFuggIRe ALLA FAme, NoN SI FeRmA DAVANTI A RegoLe BuRoCRATIChe. IL moDo IN CuI SI RISPoNDe A QueSTI BISogNI RAPPReSeNTA uNA SFIDA DeLLA moDeRNIT: SI Pu VoLTARe LA TeSTA SPeRANDo Che TuTTo PASSI IN FReTTA oPPuRe LAVoRARe PeR ReSTITuIRe DIgNIT e DIRITTI A VeCChI e NuoVI CITTADINI. IL NoSTRo CoNSIgLIo, ALLoRA, PeR LAgeNDA DeL SINDACo TIRARe uNA RIgA SuLLe PARoLe, eReDITATe DA PoLITIChe PReCeDeNTI, ACCogLIeNzA DISINCeNTIVANTe e SCRIVeRe ACCANTo FAVoRIRe LA CITTADINANzA. BoLogNA meTRoPoLITANA, muLTICuLTuRALe e SoLIDALe. Ce LA PoSSIAmo FARe QueSTA VoLTA? (LeoNARDoTANCReDI@PIAzzAgRANDe.IT)

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gerenza

Piazza Grande Giornale di strada di Bologna fondato dalle persone senza dimora TeNDeRe uN gIoRNALe megLIo Che TeNDeRe uNA mANo

redazione Via Corazza 7/8 40128 Bologna, tel. 051 342328, fax 051 3370669 www.piazzagrande.it | redazione@piazzagrande.it CaPoredattore Pietro Scarnera Consulenza editoriale Agenda (www.agendanet.it) ProGetto GrafiCo Fabio Bolognini distriBuzione Redazione Piazza grande aBBonamenti & eventi: eva Brugnettini, erika Casali

COMITATO EDITORIALE Jacopo Fiorentino, giorgio mattarozzi, mauro Sarti DIRETTORE EDITORIALE Leonardo Tancredi direttore resPonsaBile Bruno Pizzica stamPa Industrie grafiche galeati Registrato presso il Tribunale di Bologna il 15/09/1995 n6474

in redazione eva Brugnettini, erika Casali, Ilaria giupponi, Simone Jacca, olga massari, giuseppe mele, Salvatore Pio, mauro Sarti, Donato ungaro. Hanno CollaBorato a questo numero Annalisa Bolognesi, Francesca Bono, Valentina Bonoli, Daniele Brolli, Claudio Cannistr, Chiara De gregoris, marika Di Cristina, Jonathan Ferramola, marina girardi, gruppo fotografico Bandiera gialla, Paolo Lambertini, Filippo maltese, gianluca morozzi, Laura Pasotti, Peppe, Sofia Pizzo, Nancy Poltronieri, Carmine Roccia, Simone Sabattini, Paola Sapori, mauro Striano, Alain Verdial.

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La voce di g. triste, ma ha voglia di parlare: Ricordo ogni momento dal giorno che sono stato arrestato
signor g. ha sbagliato ed il primo a riconoscerlo, ma prova tristezza, pensa di essere stato colpito troppo duramente dalla giustizia. Sommessamente mi chiede: Sono capaci gli uomini di somministrare la giustizia?. La domanda resta sospesa nellaria tesa di quel mattino assolato di primavera. Io non ho la risposta. g. raccoglie gli attrezzi necessari per svolgere il lavoro che gli stato assegnato quel mattino: un rastrello, delle cesoie, le cuffie per proteggersi dal rumore della macchina tosaerba; dovr tagliare lerba di un giardino. Lentamente si avvia, io lo seguo e la mia testa piena di domande da rivolgergli. La prima che mi viene da fargli : Perch sei finito in carcere?. ma ci ripenso, una domanda troppo indiscreta e quindi la tengo per me. Poi chiedo: Come sei arrivato alla semilibert?. g. risponde: una condizione che scatta automaticamente dopo aver seguito il procedimento standard di condannato e detenuto; la sua voce triste ma vi anche uninflessione strana, la voglia di parlare. Continua: Ricordo ogni momento dal giorno che sono stato arrestato, momenti di sconforto e di confusione. Il primo periodo

La vita in semilibert
p CARmINe RoCCIA
trascorso allinfermeria, mentre accertavano il mio stato di salute, forse quello stato il periodo pi duro perch ero sconcertato, ancora non avevo accettato la mia condizione. In seguito mi hanno trasferito nella prima sezione, dove i detenuti sono giudicabili, in gergo vuol dire in attesa del processo. Io non ho avuto la fortuna di avere la libert condizionata. In questa sezione non si sta molto bene, le celle sono sovraffollate e anguste, si pu godere solo di unora daria al giorno e i detenuti con cui si convive manifestano la loro angoscia dellattesa e dellincertezza, potete immaginare. una lunga pausa, il silenzio rotto dal ronzio regolare del tosaerba. g. deglutisce, forse per la sete o forse per lemozione che quei ricordi gli procurano. Poi lentamente riprende a parlare: una volta celebrato il processo e avuta la condanna definitiva, sono stato trasferito in unaltra sezione, la II. L cominciata la mia rassegnazione, non voglio dire di essermi rasserenato, ma rassegnato s. ho cominciato a razionalizzare il tempo e le cose e ad accettare il fatto di dover scontare la pena. In questo braccio si sta molto meglio che nel precedente, le celle sono pi spaziose e meno affollate, le porte sono aperte e si pu circolare per il piano, si

giornalismo Dasfalto

Il

pu andare in biblioteca e nelle sale comuni. Cos passato tanto tempo, ho pensato alla mia famiglia e a me stesso. Trascorsi i termini legali, ho cominciato a usufruire di permessi, poi finalmente la semi libert. Ritorna il silenzio, il sole pi caldo, la fronte di g. imperlata di sudore, i suoi occhi tristi scintillano e nessuno dei due parla, ci rendiamo conto che non c molto da dire. Non in nostro possesso la formula magica per modificare

le cose, per io penso questo: lessere umano rimane tale e non smette di esserlo neanche se viene privato della libert. g. monta agilmente in macchina, sembra un antico cavaliere sul suo cavallo scintillante, sembra allegro nellaffrontare le sue incombenze, trascorrer la giornata lavorando e libero, ma sa che con il giungere della sera dovr rientrare in prigione. Con la valigia piena di sentimenti e di speranze.

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Un ex detenuto dellIstituto penale minorile racconta la vita di tutti i giorni dentro la struttura

Diario dal Pratello


p PePPe

volte la vita pu cambiare da un momento allaltro. e le regole, i progetti, le abitudini cambiano radicalmente quando entri al Pratello. Riguardo a me posso dire che la mia esperienza stata abbastanza faticosa, perch mi sono ritrovato in una situazione dove non volevo stare, per il semplice fatto di dover pagare degli sbagli commessi quando ancora ero un ragazzino. A me la scuola non mai andata gi. Non stato mai il mio forte studiare. Io non mi credo un santo ma non mi credo neppure un ragazzo da buttare. Da

un giorno allaltro, come uno schiocco di dita mi accorgo di essere finito in un percorso penale. Avendo quattro precedenti e tre denunce a piede libero mi accorgo di non potermi pi giustificare. Nelludienza di convalida poche parole sono state dette ma molte scelte sono state fatte. Per una semplice scelta di una persona mai vista in vita mia, mi sono ritrovato a dover condividere la stanza con quattro persone. Da quella doppia chiusura e da quella piccola fessura tutti i giorni quel corridoio mi faceva paura.

Tanti progetti fatti in Istituto consistono nel tener la mente dei ragazzi occupata. Le ore scorrevano facilmente tra chi aveva cose da recuperare, chi aveva da lavorare, chi voleva recitare e anche chi voleva studiare. Il colore della pelle non discrimina con chi ti devi confrontare. I consigli luno allaltro erano pochi, i litigi tra luno e laltro erano molti. Per farmi pesare meno la giornata la facevo scorrere con la sveglia alle otto e trenta, pi che una colazione biscotti inzuppati nellacqua, sistemarmi le mie cose, nove e un quarto scuola per recu-

perare il tempo perso da cinno. Passate quelle quattro ore svagando la mente, si scendeva in mensa per il pranzo, un povero pranzo. Trenta minuti per ingozzarti per poi tornare in cella. Io potevo uscire dopo le tredici, per progetti di restauro della struttura. Tutto ci mi faceva svagare la testa, facendomi evadere dalla mia condizione di galeotto. Il tempo passa, i pensieri diminuiscono e la capacit di rapportarsi con le persone migliora. La mia pi grande forza stata riuscire a cambiare un luogo ostile in un posto tutto da capire.

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facciamo

InchIesta

giustizia

Da ustica alle vittime delle forze dellordine, da Casaralta alla Bossi-Fini. ecco le storie di chi reagisce quando leggi e istituzioni non funzionano. Daria Bonfietti: Quando capisci che ci sono dei diritti irrinunciabili, ti metti a lottare. e non lo fai pi solo come parente, ma come cittadina

p ILARIA gIuPPoNI FoTogRAFIe DI mATTeo moNTI

verit un prezzo che vogliamo pagare. Cos Daria Bonfietti, presidente dellassociazione dei Parenti delle vittime della strage di ustica, comincia la prefazione di Punto Condor. ustica il processo (Daniele Biacchesi e Fabrizio Colarieti, Pendragon, 2002), libro che racconta la vicenda del DC9 Itavia I-TIgI, che per dirla come Andrea Purgatori nel 1981, ha il sapore della fantascienza, finch non la si chiama col suo nome: strage di stato. A imporsi perch venga riconosciuta tale Daria Bonfietti, sorella di Alberto, quinta vittima del DC9 in quel micidiale ordine alfabetico stilato dai funzionari statali il giorno dopo la scomparsa degli 81 passeggeri del volo Bologna Palermo del 27 giugno 1980. ufficialmente caduto per un cedimento strutturale. In questa vicenda, fin da subito, ha prevalso questa tesi - racconta la Bonfietti - perch chi aveva il dovere, il potere, la conoscenza, per dire quello che era successo quella notte nei nostri cieli erano i militari, che davano le informazioni ai ministri, che rispondevano in parlamento alle interrogazioni fatte da onorevoli e senatori. Dovremo aspettare il 1999 perch il giudice Priore possa sentenziare: Lincidente al DC9 occorso a seguito di azione militare di intercettamento. oggi sappiamo che laereo stato abbattuto a 30 km da ustica da un missile. Punto Condor. ore 20, 59 minuti primi e 45 secondi. Solo non sappiamo da chi. Non dato conoscere i mandanti. ma anche per arrivare a questo tassello di verit la strada stata lunga. Nell88 - continua la Bonfietti - mi sono ritrovata in casa non mi chieda perch lelenco dei morti scritto dallufficiale giudiziario di allora, scritto a mano, con la calligrafia di allora, quelle belle calligrafie di vecchi segretari, di vecchi ufficiali, di vecchi personaggi lavoratori dello Stato, scritte con la stilografica: millenovecentoottanta, 27 giugno, alle ore e cerano poi tutti i nomi, e cerano i corpi ritrovati, e poi cerano le date, cerano gli indirizzi, cerano gli anni Insomma, cera quello

la

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InchIesta
Solo nell85 Sono Stata in grado di pormi il problema. ahim, non ci Sono riuScita prima mi ricordo
che qualche rariSSima volta la televiSione parlava di queSta vicenda, e io la Spegnevo.

ero

l con mio padre e non potevamo parlarne, non potevamo Sentire!

q| il museo per la memoria di ustica, a Bologna

vo. ero l con mio padre e non potevamo parlarne, non potevamo sentire! Questa stata la nostra colpa. Quando sono stata in grado, ho detto: Beh, mio fratello perch morto? . Allora cominciato tutto. un percorso lungo pi di ventanni. Quando nell86 tutto questo riuscito a venir fuori, abbiamo messo insieme (perch io non ero nessuno, facevo linsegnante in una scuola superiore qui a Bologna, quindi non era certo facile farsi ascoltare) un gruppo di personalit autorevoli, chiamati appunto i Sette Saggi: Franceso Paolo Bonifacio, ex presidente della Corte Costituzionale, professor Franco Ferrarotti, Adriano ossicini, Pietro Ingrao, Pietro Scoppola. e con queste persone decidemmo di intervenire su questa vicenda. Si form il Comitato per la verit su ustica fatto da questi personaggi, quindi non da parenti. Chi ha perso una persona cara in quel mare ha bisogno di un po di tempo, anche anni, prima di reagire. Prima, spiega Bonfietti, cera spazio solo per la disperazione, langoscia del pensare al tipo di morte di mio fratello. Se si fosse riuscito a risolverla prima, sarei stata pi disposta, aperta, a battermi fin dall82, per sapere chi fosse stato ad abbatterlo, quellaereo. Chi voleva nascondere, chi voleva mantenere questo

che era stato trovato sulle persone che erano su quellaereo. Da l ho scritto a tutti gli indirizzi che erano di fianco ai morti sperando di trovare i parenti delle vittime in questo modo. mi hanno risposto quasi tutti dicendo che insomma sembrava che non aspettassero altro. Io lavevo gi fatta, lassociazione. La prima assemblea si tiene il 20 marzo 1988 a Bologna Sono arrivate molte persone. Poi il 27 giugno dell89 ci siamo trovati per la prima volta a Palermo perch fino ad allora non avevamo mai pubblicamente, ufficialmente, ricordato la strage di ustica, perch non esisteva la strage di ustica. Allora a Palermo cera il sindaco di allora Leoluca orlando, che ci ospit in Consiglio comunale. Cos incontrai per la prima volta la maggioranza dei parenti, che siciliana, e la Sicilia lontana. La verit scelta per dare risposte su ustica stata unaltra, sebbene fin dall86 i periti avessero dichiarato che tutti gli elementi a disposizione fanno concordemente ritenere che lincidente occorso al DC9 sia stato causato da un missile esploso in prossimit della zona anteriore dellaereo. unipotesi, gi scritta a due anni dalla tragedia dalla Commissione Luzzatti, sosteneva che non si era trattato di cedimento strutturale, ma che il DC9 fosse stato abbattuto da un missile o una bomba. era il 1982. Io sono arrivata nell85 a essere in grado di pormi il problema. Ahim, non ci sono riuscita prima: scusate. ho dei flash, ogni tanto. mi ricordo che qualche rarissima volta per fortuna, io dicevo allora la televisione parlava di questa vicenda, e io la spegne-

segreto, avrebbe potuto dire nel 1986 che ci era riuscito. e invece non stato cos. una raccolta di voci di parenti delle vittime non c: No, non c, ma va bene cos. Io credo che ufficialmente, come associazione, la nostra debba rimanere una battaglia non tanto rivendicativa o soltanto di dimostrazione del dolore, del lutto. Siamo diventati associazione perch cera bisogno di lottare, era unaltra cosa. Non centrava pi il lutto. Proprio quando non hai pi solo voglia di piangere ti metti a lottare per dei valori, per dei principi, per dei diritti, che devono essere rispettati. Rifiutare il ruolo di vittima, diventare soggetti attivi di una battaglia. Il dolore va trasformato. Siamo persone, prima di tutto, e in quanto tali siamo cittadini: abbiamo il dovere di essere parte attiva di questa societ. La verit e la giustizia, secondo Daria Bonfietti, dovrebbero essere per tutti un principio, un diritto che tutti dovrebbero volere e potere difendere. Io sono riuscita a fare questa battaglia quando ho superato il problema personale della rimozione e il bisogno di verit diventato pi forte. Quando capisci che ci sono dei diritti irrinunciabili. e ti metti a lottare. Allora non lo fai pi solo come parente, ma come cittadina. era successo a me, ma a quel punto era quasi indifferente. A quel punto ho rimosso la particolarit, e ho fatto questa battaglia perch mi sembrava giusto farla. (ilariagiupponi@piazzagrande.it) f

012345678910111213141516 Lei Patrizia Moretti, mamma di Federico Aldrovandi, ucciso nel 2005 a 18 anni da quattro poliziotti. Da allora lotta per ottenere giustizia, con la forza che solo una madre pu avere

InchIesta

La mia voce per Federico Ho


p mARIkA DI CRISTINA
combattuto fin dallinizio, con la forza che solo una donna e una madre pu avere. Sono passati quasi sei anni da quella notte del 25 settembre 2005, quando nellaltrimenti tranquilla Ferrara il 18enne Federico Aldrovandi fu fermato, picchiato e infine ucciso da quattro poliziotti. Da allora Patrizia moretti, la madre di Federico, non ha mai smesso di combattere. La sua la storia di una donna che si trova allimprovviso privata del bene pi prezioso, ma anche isolata, abbandonata, non creduta. Nessuno credeva al fatto che Federico potesse essere stato ucciso da quattro poliziotti racconta Patrizia -, le pagine dei giornali nel primo periodo lo descrivevano come un tossicodipendente, un drogato, su di lui hanno detto le cose peggiori. Secondo la polizia Federico era fatto, aveva aggredito gli agenti, e la causa della sua morte era da ascriversi a un mix letale di droghe: una versione rapidamente accettata dalla stampa e dallopinione pubblica. Troppo rapidamente. Patrizia intanto girava casa per casa per cercare un testimone, qualcuno che parlasse e laiutasse a capire cosa era veramente successo, ma niente. Io non riuscivo a capire, mi chiedevo: perch non succede niente? Perch nessuno fa niente per Federico?. Ironia della sorte vuole che in via dellIppodromo, la strada dov morto Federico, ci fosse proprio un cartello che diceva Strada del silenzio. Io non capivo continua Patrizia -, sembrava un mondo egoista, qualche anziano veniva da me e mi diceva: mi dispiace ma io sono sordo, sono vecchio, altrimenti sarei intervenuto io. era come se questa cosa riguardasse me e basta, non gli altri. Avevo molta paura per questo. A un certo punto per il silenzio si rompe. Patrizia apre un blog per chiedere che sia fatta luce sui lati oscuri della morte di Federico. ho aperto il blog per avere giustizia, per fare sentire la mia voce, perch questo tipo di esperienze ti distruggono spiega . Federico morto

Q| Patrizia moretti in alcuni fotogrammi del documentario stato morto un ragazzo


per colpa di qualcuno, non potevo lasciare che questo qualcuno rimanesse impunito. La famiglia raccoglie solidariet e vicinanza, ma la svolta avviene grazie ad Anne marie Tsegue, una donna camerunense, testimone oculare dei fatti. grazie alla sua deposizione, e a una perizia che identifica la causa della morte di Federico nelle violenze subite, nel giugno del 2009 i quattro agenti (tre uomini e una donna) vengono condannati. Patrizia non sa davvero come definirli, ma sottolinea: Non possibile che gente del genere lavori nelle forze dellordine, spero che le istituzioni si disfino di loro dallinterno perch non hanno il diritto di rimanere in una posizione cos importante. La vicenda giudiziaria per non ancora conclusa: solo pochi giorni fa a Bologna si aperto il processo dappello. Nel frattempo la stessa Patrizia, insieme al quotidiano La Nuova Ferrara, ha ricevuto una querela per diffamazione, per aver accusato la Pm maria guerra di aver lasciato il fascicolo in bianco allinizio delle indagini sulla morte di Federico. Queste sono vere e proprie intimidazioni spiega che mettono paura e limitano la libert di opinione dei giornalisti. Per questa donna coraggiosa e combattiva, il momento di abbassare la guardia, magari per piangere il proprio figlio come una madere qualsiasi, non pu ancora arrivare. Forse proprio per questo Patrizia ha deciso di fondare unassociazione insieme ad altre donne e familiari che hanno un parente vittima delle forze dellordine. Lassociazione nasce da unesigenza, condivisa con altre famiglie colpite, di concretizzare qualcosa in nome dei nostri figli, per sensibilizzare lopinione pubblica e far s che nulla venga taciuto e dimenticato, per far s che questi ragazzi non rimangano senza voce. Proprio cos si chiama lassociazione, La loro voce, unassociazione fatta di madri, sorelle, come heidi giuliani e Ilaria Cucchi. una necessit anche per noi stesse aggiunge Patrizia . Siamo noi donne a sentire questa forza per lottare, perch altrimenti non sai come convogliare il dolore e come uscirne. ma lassociazione serve anche a difendere una memoria che sempre a rischio. Ci che mi stupisce conclude Patrizia - la gente che dice s ma Federico alla fine non era uno stinco di santo, cosa ci faceva fuori a quellora di notte?, per non parlare dellinformazione, quellinformazione distorta che come se lavesse ucciso due volte. Voglio ringraziare invece chi ha dedicato a lui un articolo, una poesia, un film perch in tutte queste cose c un po di Federico.

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stato morto un ragazzo

uN DoCumeNTARIo PeR RICoSTRuIRe LA moRTe DI FeDeRICo ALDRoVANDI, mA SoPRATTuTTo QueLLo Che VeNuTo DoPo. SI ChIAmA STATo moRTo uN RAgAzzo LA PeLLICoLA gIRATA NeL 2010 DA FILIPPo VeNDemmIATI, DISPoNIBILe oRA IN VeRSIoNe LIBRo-DVD (19,90 , PRomomuSIC).

012345678910111213141516 Intervista a Stefano Scaramazza, per 23 anni al lavoro nellofficina

InchIesta

Quel che resta di Casaralta


Lamianto che infestava lex fabbrica della Bolognina continua a fare vittime, ma i risarcimenti per gli operai sono a rischio
p LAuRA PASoTTI
inora sono 50 i morti accertati per esposizione allamianto tra i circa 500 operai che, tra gli anni Sessanta e la seconda met degli anni ottanta, hanno lavorato alla Casaralta, lofficina della Bolognina in cui si coibentavano le carrozze dei treni delle Fs. ma, purtroppo, non si tratta di un elenco definitivo, dice Stefano Scaramazza, delegato Fiom che per 23 anni ha lavorato alla Casaralta. Il mesotelioma della pleura ha, infatti, unincubazione molto lunga (20/30 anni), ragione per cui lelenco andato allungandosi negli anni, facendovi rientrare anche casi di morti che in precedenza non erano stati ricondotti allamianto. Non stato facile spiega Scaramazza perch la medicina tendeva a scremare: allinizio nemmeno i carcinomi al polmone erano ricondotti allesposizione alle fibre di amianto. ma la medicina non il solo ostacolo allottenimento della giustizia da parte degli operai della Casaralta. un altro problema rappresentato dalla determinazione del rischio allinterno della fabbrica. Ci sono stati morti anche tra gli impiegati racconta Scaramazza ma la determinazione dellesposizione era fatta in base alla concentrazione di fibre per litro e alcune

Q| stefano scaramazza, fotografia di Paolo lambertini


mansioni non erano considerate a rischio perch non entravano direttamente in contatto con lamianto che, in realt, era disperso in tutto lambiente. Lamianto, infatti, non era utilizzato in aree protette, ma chiunque poteva entrarvi in contatto. Veniva raschiato dalle carrozze con spatole e restava a terra, poi veniva spruzzato per la coibentazione racconta Scaramazza e quando le carrozze venivano smantellate le lamiere erano tagliate con la fiamma ossidrica e poi accatastate a terra e lasciate l. Non cerano guanti, mascherine o altre protezioni. e poi cera lamianto della copertura dei tetti, che quando pioveva si sbriciolava e lasciava delle macchie bianche a terra, quando lacqua si asciugava. e poi si arriva ai processi giudiziari. La Casaralta stata chiusa nel 2003. Nel 2004 il processo di primo grado ha riconosciuto il risarcimento del danno agli operai. ora la societ proprietaria, la Firema, in amministrazione straordinaria e a rischio fallimento. C il rischio che chi ha patteggiato la rateizzazione del risarcimento resti a bocca asciutta, dice Scaramazza. Sarebbe unulteriore beffa, dopo quella di aver lavorato per anni in condizioni pericolose e aver visto prosciogliere lex direttore generale, Carlo Farina, dallaccusa di omicidio colposo a causa delle sue condizioni di salute (il fondatore della Casaralta, Carlo Regazzoni, era gi morto). La maggior parte delle officine stata demolita nel gennaio 2010 in seguito ai lavori di bonifica dellarea. Il progetto di riqualificazione prevede la realizzazione di appartamenti e uffici ma da allora tutto fermo. Nonostante tutto per Stefano Scaramazza guarda al vuoto lasciato dalla chiusura della fabbrica con un nodo in gola. Il buco che si vede, guardando larea dallalto, non grande come quello lasciato a livello produttivo dice . Non c pi nessuno a fare quel lavoro in regione, senza dimenticare poi che la fabbrica era un presidio del quartiere, mentre ora non c pi niente.

p eRIkA CASALI

si chiamaVa ranBir

se non hai tutti i documenti in regola non puoi accedere a nessuna forma di assistenza da parte dei servizi sociali. ovviamente non puoi nemmeno rinnovare il permesso di soggiorno. cos a 21 anni allimprovviso diventi disoccupato, clandestino e senzatetto. Vivi per strada, mangi alla mensa e muori su una panchina di un parco nel centro della citt. ranbir non aveva una storia diversa da quella di tanti migranti che arrivano in italia dopo che la famiglia ha impegnato tutto per farli partire e ha riposto in loro tutte le speranze. leccezione di questa storia il finale: una morte solitaria e senza un soldo. senza un semplice pezzo di carta non esisti. Pochi giorni prima di morire ranbir si era presentato allufficio di avvocato di strada con il decreto di espulsione rilasciato dalla Questura di Piacenza. il suo permesso di soggiorno era scaduto il 10 novembre del 2010; secondo la legge il documento non pu essere rinnovato se la persona disoccupata. Poco prima di Pasqua, giorno in cui morto, ranbir che aveva preso contatto con i volontari del servizio mobile di Piazza grande, aveva manifestato per la prima volta la decisione di curarsi dalla dipendenza dallalcol. grazie allaiuto delle suore di madre t eresa di calcutta era gi stata individuata una comunit che avrebbe potuto accoglierlo anche se non in possesso dei regolari documenti. Per sostenere la sua decisione di cambiare vita aveva accettato la proposta del servizio mobile di collaborare come operatore; nel frattempo avvocato di strada avrebbe inoltrato la richiesta per il permesso di soggiorno. secondo la famigerata legge Bossi fini, questo documento viene rilasciato a chi dimostra di avere un lavoro che ne garantisca il mantenimento economico. a questa regola generale si aggiungono i permessi di soggiorno speciali e quelli in applicazione del diritto di asilo che spesso per durano troppo poco e terminano con un foglio di via, un permesso scaduto e il considerevole peggioramento della situazione personale dellimmigrato, sia dal punto di vista economico che relazionale. nel caso di ranbir si trattato di un insieme di tutte queste condizioni, sia legali che personali. loperatore che ha seguito il suo caso fin dal principio racconta che non chiedeva mai niente per s. mi segnalava i casi che avevano maggiore bisogno di attenzione e mi portava le persone perch potessi indirizzarle ai servizi competenti. Dopo due anni in italia, in cui aveva lavorato un po a sud e un po a nord erano ormai molti mesi che si trovava senza impiego e alloggio, la vita di strada laveva indebolito. ranbir si vergognava della sua condizione e di aver tradito le aspettative della sua famiglia, non gli abbiamo dato il tempo del riscatto. (erikacasali@piazzagrande.it)

012345678910111213141516 Da alcune settimane il dormitorio Beltrame ospita anche profughi tunisini: ecco che cosa raccontano

q| fotografia di Chiara de Gregoris

Italia o Tunisia, stessa miseria


p eVA BRugNeTTINI
hokri ha 29 anni, la pelle scura perch suo nonno viene forse, dal Sudan, due mesi fa ha preso una barca e dopo 18 ore di mare sbarcato a Lampedusa. ha lasciato in Tunisia genitori, fratelli e sorelle. Abdelkader, che dorme in camera con lui, 36 anni, ha lasciato moglie e due figli piccoli. Jihad, altro compagno di stanza, di anni ne ha 19, ha fatto il tragitto in treno Taranto-milano chiuso in bagno, e nel suo francese ordinato dice di capire la situazione italiana e non si lamenta se non trova lavoro: So che qui c la crisi e non c lavoro per nessuno. Vorrei fare apprendistato, anche gratis. Allufficio di collocamento mi hanno detto di aspettare, intanto faccio un corso di italiano al Tpo. Sono i ragazzi ospiti del dormitorio Beltrame, poco pi di venti, che si ritrovano la mattina alle 9 davanti alla macchinetta del caff, insieme agli altri ospiti, e poi fuori a cercar lavoro. gironzolano tutto il giorno tra Bologna e periferia, in bus o a piedi. Senza risultati. Tunisia e Italia sono uguali, grande miseria comunque, dice uno dei ragazzi.

Con lo spaccio basta un attimo e i soldi saltano fuori. ma Chokri, Jihad e Abdelkader non si fanno tentare: Non siamo venuti in Italia per questo

Arrivati in Italia, qualcuno dice di essere stato picchiato dalla polizia, qualcunaltro di essere stato spinto verso Francia o Belgio. Cosa che tanti hanno fatto, visto che oggi (24 maggio) in emilia-Romagna ci sono 688 profughi registrati nelle strutture pagate dalla Protezione Civile, 182 solo a Bologna e provincia. Numeri che poco hanno a che vedere con lesodo biblico paventato dal ministro degli Interni Roberto maroni, in base al quale a met aprile Regione e Protezione Civile dellemilia-Romagna hanno organizzato un piano di accoglienza per 4mila persone. C stato sicuramente un sovradimensionamento del dato tunisino, che ora abbiamo pianificato intorno alle 2mila persone, spiega Ferruccio melloni, responsabile della Protezione Civile. Il piano funziona a scaglioni. Sono stati previsti 10mila arrivi, divisi per 18 regioni (la Sicilia ha gi Lampedusa come punto critico, LAbruzzo ha altro a cui pensare) in base al numero di residenti. In emilia-Romagna 838 presenze nella prima fase. e considerato che con gli ultimi arrivi, uno stock di 23 persone da man-

duria, le stime vanno a 711, la quota quasi raggiunta. In un primo momento la Protezione Civile si trovata nel caos, tra gli invii di profughi dalla direzione centrale e la schiera di tunisini arrivati in emilia-Romagna autonomamente. Per un po, come conferma un funzionario del Comune, in strada cerano un centinaio di tunisini con regolare permesso di soggiorno temporaneo, mentre posti vuoti aspettavano i profughi. Poi la Protezione Civile ha trovato una soluzione: Abbiamo accolto 99 tunisini gi presenti, la Asp Poveri Vergognosi ha aperto una lista per persone che man mano ospitiamo. ma gli invii del dipartimento hanno sempre la precedenza assoluta. Abbiamo lobbligo di ospitarli perch fanno parte della percentuale che ci spetta. gli altri li prendiamo in carico autonomamente secondo un accordo di buon senso. La doppia corsia tra profughi veri e tunisini in teoria non vale nei servizi del Comune: Alla rete Sprar (Sistema di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati che garantisce vitto, alloggio, orientamento

legale, sociale e percorsi di inserimento socio-lavorativo, NdR) possono accedere sia rifugiati che tunisini con permesso di soggiorno temporaneo, i progetti ci sono, le Asp stanno cercando di fare qualcosa. Bisogna dire che si stimano 6-7 mesi perch un richiedente asilo diventi autonomo, capisca il contesto, trovi lavoro, e si inserisca, spiega il funzionario del Comune. giusto il tempo concesso dal permesso temporaneo. Sei mesi che scadono a ottobre e dopo i quali Chokri, Jihad, Abdelkader e i quasi 200 tunisini ufficiali presenti a Bologna, senza contare quelli che tuttora dormono in strada, tra fabbriche occupate e cartoni sui marciapiedi, si chiedono cosa succeder. Secondo melloni, unipotesi plausibile che verranno rinnovati. Intanto gli ospiti delle strutture gironzolano a caccia di un impiego e non hanno intenzione di cedere ai brutti lavori. Perch per lo spaccio in montagnola basta un attimo, e i soldi saltano fuori. ma noi vogliamo un lavoro regolare. Non siamo venuti in Italia per questo. (evabrugnettini@piazzagrande.it)

Rimpatri, minacce e retate della polizia: con la crisi alcuni Stati Ue non vogliono pi gli indigenti

homeless, Vietato circolare


p mAuRo STRIANo
diritto alla libera circolazione non del tutto garantito nellunione europea. Negli ultimi mesi, gran Bretagna, olanda e Irlanda hanno espulso, o minacciato di espellere, cittadini ue privi di mezzi di sussistenza, senza considerare le garanzie procedurali riconosciute comunitariamente in tema di libera circolazione. La libera circolazione uno dei principi fondamentali dellue ma, nonostante sia parte del Trattato e oggetto di regolamenti e direttive, alcuni Stati europei, soprattutto dallinizio della crisi econo-

Il

mica, sembrano voler accordare i diritti derivanti da tale principio solo alle persone economicamente attive, considerando coloro che si ritrovano in uno stato dindigenza come un peso di cui lo Stato dorigine deve farsi carico. Numerosi Stati membri offrono il pagamento delle spese di rimpatrio verso il Paese di origine. Tuttavia, molti cittadini dellue senza residenza non vogliono assolutamente tornare indietro, nonostante la loro difficile situazione sociale. In effetti, una notevole percentuale di persone che sono state rimpatriate ha fi-

nito per ritrovarsi allinterno dei servizi per senza dimora, con poche speranze di trovare rapidamente un alloggio adeguato e sostenibile. uno degli esempi della nuova politica nei confronti dei senza dimora si verificato pochi mesi fa in Danimarca. A Copenhagen, nella notte tra il 7 e l8 dicembre 2010, la polizia danese ha arrestato 69 persone senza dimora alloggiate in un centro di accoglienza privato, specializzato nellassistenza a cittadini non danesi. Dopo questo raid, 47 persone sono state detenute per circa due settimane,

fino a quando il loro caso non stato esaminato; di questi, 30 erano cittadini ue, e la maggioranza di costoro stata rimpatriata per il solo motivo di non disporre di mezzi di sussistenza. La Federazione europea delle Associazioni Nazionali che lavorano con le persone senza dimora (Feantsa) ha condannato con un comunicato stampa le espulsioni arbitrarie e ha chiesto allunione europea di stabilire regole affinch i cittadini ue non autosufficienti abbiano almeno accesso allaccoglienza e allassistenza di emergenza.

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il Quinto alimento
p FRANCeSCA BoNo e SoFIA PIzzo

I picnic della decrescita

Torna la Par Tot parata


p VALeNTINA BoNoLI

Bicicentro

iugno, tempo di pic nic. Tante le iniziative che si stanno realizzando nella nostra citt, una pi lodevole dellaltra. Due ottime iniziative nel mese scorso. LAssociazione Terrarossa Terraverde in collaborazione con Lorto dei giusti ha realizzato un pic nic culturale e colturale per parlare di agricoltura sana, stagionalit e consumi, con la presenza di Andrea Segr. Anche Piazza grande si riunita in un Pic Nic Senza Dimora al parco della ex manifattura tabacchi per pulire il parco insieme ai senza tetto e alla cittadinanza. Per sensibilizzare alle tematiche ambientali nel 2010 nato il PicNic4Degrowth che coinvolge tutto il mondo, compresa Bologna. Lidea del Picnic globale per la decrescita stato accettato alla seconda conferenza sulla decrescita e la giustizia sociale a Barcellona nel marzo 2010. Il 5 giugno la data scelta per ledizione 2011. Se queste occasioni sono state perse, Bologna con i suoi colli consente sempre di organizzare giornate allaria aper-

ta, cercando di rispettare lambiente, limitando lutilizzo di plastica e cogliendo loccasione di un pranzo informale per scambiare cibo e chiacchiere con gli amici e i vicini di prato. Le aree attrezzate in citt sono sempre meno, ma si possono ancora trovare delle griglie a monte Donato, ai Prati di mugnano di Sasso marconi e al Parco del Paleotto a Rastignano. Villa Spada, Parco Cavaioni, Parco Talon, Villa ghigi, Parco Storico di monte Sole e Parco dei gessi; tante le aree verdi che si prestano non solo ai pic nic, ma anche a passeggiate e percorsi trekking.

ologna si prepara a scendere in strada: il 18 giugno lungo le vie del centro torna la Par Tot parata. organizzata dallassociazione oltre, nel 2009 liniziativa ha coinvolto circa 30 mila persone grazie a carri allegorici, musica dal vivo e performance circensi. In vista della parata sono nati numerosi laboratori che vengono attivati mesi prima e sono completamente gratuiti. La Par Tot, che in bolognese significa per tutti, si pu definire ecologica, multiculturale e intergenerazionale perch usa materiale riciclato, e chiunque pu parteciparvi senza distinzioni di et e nazionalit. Questanno la parata avr un tema: un altro lusso possibile, dove per lusso si intende la gioia di esprimersi liberamente attraverso colori, danze e costumi e rendere Bologna una citt creativa dove permessa lesagerazione e leccesso almeno per un giorno. Lassociazione Le fucine vulcaniche porter alla parata il tempo della pietra, sviluppando il concetto di un altro lusso possibile attraver-

so il ritorno alle origini. possibile vivere in un mondo senza sprechi dice Pino, il presidente dellassociazione - e soprattutto senza luso del petrolio e del nucleare, come nellet della pietra!. Attraverso lorganizzazione di laboratori per la preparazione di carri allegorici lassociazione ha saputo coinvolgere anche gli ospiti del dormitorio Beltrame che potranno cos partecipare attivamente alla parata. Inoltre, le loro opere sono a costo zero, poich cercano di recuperare oggetti destinati alla spazzatura dando cos un esempio di come possibile creare riciclando. Questanno il Bicicentro di Piazza grande ha messo a disposizione unofficina per la costruzione dei carri allegorici. Per le Fucine vulcaniche la Par tot una particolare esperienza che porta al coinvolgimento e alla collaborazione spontanea dei cittadini: durante la parata nessuno assiste da semplice spettatore, ma viene invitato a partecipare alla scia festante. Per tutti lidea da mettere in pratica.

Kilometri zero
riflessioni a filiera corta

p JoNAThAN FeRRAmoLA

consumare meglio per fermare gli sprechi

se siete in cerca di spunti per rif lettere sul colossale giro daffari e malaffari che circondano il mondo del cibo, cattive abitudini alimentari e consumismo ipertrofico, vi consiglio di fare unattenta lettura del libro scritto dal professor andrea segr, preside di agraria alluniversit di Bologna e fondatore di last minute market, dal titolo libro nero dello spreco alimentare in italia. i dati forniti sono implacabili e danno la cifra della sconfitta del nostro modello di sviluppo: Dal 1974 a oggi lo spreco alimentare nel mondo aumentato del 50%; il 40% del cibo prodotto negli stati uniti viene gettato e in gran Bretagna si buttano tra i rifiuti 6,7 milioni di tonnellate di cibo ancora perfettamente consumabile, per un costo annuale di 10 miliardi di sterline. in svezia in media ogni famiglia getta via il 25% del cibo acquistato. e in italia le cose non vanno certo meglio: ogni anno, prima che il cibo giunga nei nostri piatti, se ne perde una quantit che potrebbe soddisfare i fabbisogni alimentari per lintero anno di tre quarti della popolazione italiana, vale a dire di 44.472.914 abitanti. insomma unecatombe inarrestabile e in crescita esponenziale alla quale sembriamo destinati a soccombere senza opporre resistenza. ma c una via duscita da questo delirante spreco globale? secondo segr, lunica e sensata ricetta sta nel consumare meno, ma soprattutto meglio, favorendo lautoproduzione, il recupero ed una pi efficiente distribuzione degli alimenti sul mercato. maggiori informazioni le trovate su www.lastminutemarket.it. (http://radiokmzero.

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non Parlate al conDucente

Merola scommette sui giovani in giunta


p SImoNe SABATTINI
, allo stato, ununica ragione per cui Bologna esce cambiata dalle Comunali, ed anagrafica. La giunta appena varata da Virginio merola di 15 anni pi giovane di quella targata Sergio Cofferati. Lassessore baby di allora era giuseppe Paruolo, che con i suoi 46 anni sarebbe stato comunque pi vecchio della media del nuovo esecutivo (44,5). Lassessore alla mobilit (forse la delega pi pesante) Andrea Colombo: ha 27 anni ed il pi giovane di tutta la storia cittadina. Il segnale dato da merola non va sottovalutato, o liquidato come un dettaglio folkloristico: la gerontocrazia italiana crea problemi enormi allo sviluppo del paese e intrappola lidea stessa di un possibile cambiamento. Chi ha pi di 60 anni fatica a ricordare quali erano le sue esigenze di 30-40 anni prima o peggio crede di conoscerle filtrandole attraverso la propria, parziale, esperienza di genitore. e meno ricettivo, meno coraggioso, pi legato al passato che al futuro. Tutto noto, con buona pace di chi in questi casi si esercita in pur sacrosanti distinguo. merola in questo senso ha avuto coraggio. Non solo: nel dare spazio ai trentenni come ai 50-60enni ha salvaguardato il principio sempre poco applicato di piazzare persone competenti (almeno sulla carta) nelle deleghe corrispondenti: Patrizia gabellini unurbanista e va allurbanistica, Silvia giannini uneconomista e va al Bilancio, lo stesso Colombo al San Vitale, dove era consigliere, si

Allarme zingari (o forse no)


p DoNATo uNgARo

sempre occupato di temi legati al Traffico, Amelia Frascaroli conosce bene i servizi sociali e ha preteso e ottenuto lassessorato al Welfare. Per ci sono anche alcune zone dombra. La prima politica e riguarda il rapporto con gli alleati: Sel e il Pd la pensano allo stesso modo sulle materne private, sui nuovi insediamenti urbanistici, sulle infrastrutture? LIdv che ha mandato in consiglio un ex guazzalochiano e in giunta una semisconosciuta che ha messo piede a Bologna per la prima volta il giorno della nomina che intenzioni ha? Il secondo punto interrogativo ancora pi interessante ed , per cos dire, il lato B della promozione dei giovani. Colombo, Luca Rizzo Nervo, matteo Lepore, per citare i tre cosiddetti merola-boys, sono nati e cresciuti nel partito e se non devono tutto alla fiducia accordatagli dal nuovo sindaco, poco ci manca. Riusciranno a far valere la loro freschezza anagrafica senza essere dei meri yes-man di chi gli ha dato una grande opportunit? LItalia e la sua storia sono infarcite di pessime esperienze di fedelt a tutti i costi. e la riconoscenza spesso diventata un valore in s, anche a dispetto del buon senso e del bene comune. Se c una sfida che questa giunta ha davanti, almeno nella sua parte potenzialmente pi innovativa, quella di trovare un giusto equilibrio tra inesperienza e indipendenza. Affinch il vantaggio di essere giovani non venga annullato dalla paura di contraddire i vecchi.

inea 19: in via Lame mi salgono a bordo, urlando, quattro o cinque zingari. mi lasceranno sul bus una puzza insopportabile, penso, e a terra le lattine di birra che hanno in mano. Altri la pensano cos; lo si capisce da come alcuni passeggeri mi guardano, sperando che possa fare qualcosa. Chiudo le porte e parto, ricercando nella memoria le parole di martin Niemller: Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento, perch rubacchiavano. Quelli del mio autobus non so se rubacchiano, ma ascoltano la musica a tutto volume. Non capiscono che danno fastidio agli altri? Vivono proprio usanze diverse, culture diverse e religioni diverse. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto, perch mi stavano antipatici. Fosse almeno la musica che ascoltiamo tutti; che so io, Pop, Rock, Leggera. Anche il Liscio andrebbe meglio, ma questa musica zigana, incomprensibile alla gente normale; ecco, alla gente normale, come me. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato perch mi erano fastidiosi. Proprio persone che non hanno il senso della misura, che non sanno stare tra la gente per bene; sanno fare gruppo comune solo tra di loro, ma vivere tra i cittadini moderni del giorno doggi ben altra cosa. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perch non ero comunista. Intanto eccomi arrivato a Casteldebole; capolinea e rientro in deposito. Fine del servizio, ma loro sono ancora l; io li guardo dallo specchio e mi aspetto la discussione per farli scendere a forza dallautobus. uno di loro mi chiede, testualmente: scusa capo, ancora una fermata per piacere? Scusa, per piacere; ma siete zingari, non ci stanno queste parole, in bocca a voi. I Rom devono bestemmiare, offendere, gridare; invece questo mi dice Scusa e Per piacere. Rispondo Va bene, sottovoce; e riparto verso lultima fermata. grazie, mi dice ancora; sorridendomi. un giorno vennero a prendere me, e non cera rimasto nessuno a protestare. Quando e se mi verranno a prendere vorrei che ci fossero almeno gli zingari; e spero che allora potr essere io a dire grazie: e a sorridere.

la Posta Degli altri


La redazione di Piazza Grande risPonde aLLe Lettere PubbLicate sui quotidiani boLoGnesi

Quando crollano i muri

lettera pubblicata su il resto del carlino del 31 maggio 201 1

il 19 maggio alle 14 ero sulla Porrettana nei pressi della rotonda di Borgonuovo. mi precedeva unauto che ha investito un blocco di cemento in mezzo alla strada. Personalmente non ho avuto alcun danno.

caro lettore, non si preoccupi, probabilmente era solo un pezzo del muro di arcore. che non dovrebbe stare in piedi ancora per molto.

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in Viaggio
con
p DANIeLe BRoLLI
ndrea era uno che non aveva bisogno di prendere appuntamenti. La redazione di Linus allalba degli anni ottanta era in un condominio con le piastrelle lucide, in un cortile davanti al palazzo Rizzoli dellomonima via. Allora leditore si chiamava ancora milano Libri, ma era gi stato assorbito dal grande gruppo editoriale. Per arrivarci si prendeva la metropolitana verde, direttamente in Stazione Centrale, direzione Colognogessate, fermata Crescenzago. Si trattava di una meta cruciale per ogni autore di fumetti. Il direttore era (ma ancora per poco, perch se ne sarebbe andato sbattendo la porta per protesta contro gli uomini della loggia P2 che avevano colonizzato Rizzoli) oreste del Buono. Quando era in sede, se ne rimaneva chiuso nel suo studio e faceva rare sortite nellopen space della redazione. Redazione composta esclusivamente da donne. Andrea era il tipo del mascalzone latino. uno che con le donne sapeva farci. A differenza dellautore medio di fumetti. Allautore di fumetti, specie se giovane, sudavano le mani per lemozione allidea di poter incontrare oreste del Buono (che di l a poco sarebbe stato tra i fondatori de Leternauta, un altro pezzo di storia delle riviste a fumetti, e avrebbe dato il suo contributo di idee, ma si favoleggia anche economico, alla nascita di Frigidaire). e quando incontrava le ragazze della redazione, allautorucolo venivano i crampi a causa dei sali minerali persi. erano ragazze capitanate dallart director caporedattore Fulvia Serra, destinata dopo labbandono di odB ad assumere il ruolo direttoriale. Il giovane autore arrivando in redazione si ritrovava al centro dellopen space, in cui le scrivanie delle ragazze si fronteggiavano, e l iniziava una specie di esame di stato, in cui donne che avevano tutto quello che un ragazzo timido teme nellaltro sesso, lo vivisezionavano: loro erano per la maggior parte carine; erano colte; erano argute; era-

Paz
no sarcastiche e non vedevano lora di esercitare i loro poteri sui malcapitati. Limmagine del gatto che si trastulla con il topolino tramortito scuotendolo e rollandoselo con le zampe, con la variante di un morso dassaggio di tanto in tanto sar anche abusata, ma in questo caso esatta. Il giovane autore poteva anche essere un collaboratore acquisito, ma si sentiva continuamente messo in discussione. Sballottato tra battute e sguardi dubitativi, estraeva la cartella con le sue tavole a china, mostrava il tutto e rimaneva in pena di fronte alla pausa di silenzio. Arrivare da Bologna significava spesso essersi alzati al primo sole (dinverno prima), forse aver bevuto un caff in fretta, essere saliti al volo in treno ed essersi risvegliati a destinazione con la bocca impastata e con lo stomaco che pulsava come un cuore aggiunto. Le ragazze di redazione facevano diventare il suo imbarazzo, la sua scarsa brillantezza, il diversivo della tarda mattinata. Andrea era uno che non era mai in difficolt, perch aveva un bel sorriso, la erre dei seduttori e la battuta sempre pronta. era anche un bel ragazzo. Anzi, per essere precisi non era proprio un bello, ma era di bella presenza, che quello che conta. Poteva succedere che lui piombasse in redazione anche senza appuntamento, allora che gli pareva, e che le ragazze squittissero felici. Come quella volta. Andrea aveva una voce nasale, o forse adenoidale, un po da vecchio nobile decaduto (come Tot nella memorabile interpretazione del barone ottone Spinelli degli ulivi detto zaz in Signori si nasce), e poteva chiedere qualsiasi cosa. Tu eri l che stavi mostrando le tue tavole, lui ti salutava, salutava loro, e loro si dimenticavano di te. Le teste si giravano verso di lui e sembrava che stesse per iniziare un balletto di Grease. Ciao, come va? guardava i disegni del collega. Belle queste tavole. Belle bravo questo ragazzo. Ti segnalava declassandoti a un esordien-

Il 16 gIugno dI 23 annI fa morIva andrea pazIenza: noI lo rIcordIamo cos


q| illustrazione di marina Girardi

te che mostrava i suoi primi lavori. Poi si disinteressava completamente di te come se fossi uno degli ombrelli dimenticati allattaccapanni allentrata, e passava allo show: Ragazze, ce lavete un tavolo per me che devo finire di disegnare una pagina? Ti sgombero la mia scrivania! era la risposta moltiplicata per il numero delle ragazze. Bene, prendo la tua ma prima avrei bisogno di un piccolo favore. S? Posso farmi la doccia, magari un bagno ho visto che tanto avete la vasca c lacqua calda? Certo. Perch sono arrivato proprio adesso da Bologna e ho dormito solo due ore. Stanotte ho lavorato per finire i disegni. ma non ce lho fatta. Vieni, ti do un asciugamano. Ragazze, siete degli angeli. Quindi baciava castamente le ragazze pi vicine a lui, che arrossivano come liceali al primo incontro. Nel frattempo il fumettista giaceva mogio, in compagnia del suo appuntamento, dimenticato nei pressi di una scriva-

nia. Quella volta Andrea entr nel bagno, riemp la vasca fischiettando allegro. Le ragazze si guardarono lun laltra con sguardi birichini: non riuscivano a trattenere risolini demozione, si coprivano la bocca con la mano alla ricerca della fanciulla in fiore dimenticata ormai in loro. Andavano avanti e indietro davanti alla porta del bagno per chiedere ad Andrea se aveva bisogno di qualcosa. Tutta la redazione era mobilitata, finch non arriv la richiesta: Ragazze, e quellasciugamano che mi avevate promesso? La porta del bagno era socchiusa dallinterno. La richiesta arriv da quello spiraglio malizioso. Quale delle donne avrebbe avuto il privilegio del brivido, avvicinandosi a quella fessura dal sapore proibito? Ci fu una lunga pausa in cui si scambiarono sguardi che mescolavano paura, eccitazione, sfida, trepidazione e infine invidia. Nel frattempo lautore attendeva ormai rassegnato in un angolo, sfogliando svogliato alcuni cartonati francesi impilati su una scrivania vuota. Andrea era uno che non subiva le pause. I tempi morti li dirottava sugli altri.

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sPalle alla Porta Dal 6 al 10 luglio tornano i mondiali Antirazzisti

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Via ai Mondiali solidali


p ALAIN VeRDIAL
hi ha detto che gli unici mondiali di calcio sono quelli organizzati ogni quattro anni dalla Fifa? Associazioni come Progetto ultr-uisp emilia Romagna, che da anni lottano per dare pari opportunit a tutte le persone con lo sport, hanno creato nel 1997 i mondiali Antirazzisti. Si tratta di una competizione multiculturale, dove lincontro prevale sullo scontro, alla quale possono partecipare squadre provenienti da tutto il mondo, di tutte le condizioni economiche e sociali, e dove lunico obiettivo abbattere le barriere razziste e vincere il migliore dei trofei possibili: la solidariet. Il risultato finora stato pi che positivo visto che questanno si terr la quindicesima edizione e si spera di superare i numeri dellanno scorso (oltre 7.000 partecipanti di 60 nazioni diverse). I XV mondiali Antirazzisti si svolgeranno dal 6 al 10 luglio, e nonostante il luogo sia cambiato (non pi a Casalecchio di Reno ma a Bosco Albergati, in provincia di modena), lo spirito sempre lo stesso. Nelledizione di questanno si potr partecipare, attraverso la solita iscrizione gratuita, alle competizioni di calcio

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p ANNALISA BoLogNeSI
uN NoTIzIARIo INTeRAmeNTe DeDICATo ALLe TemATIChe SoCIALI e AL moNDo DeL TeRzo SeTToRe. VA IN oNDA TuTTI I LuNeD DALLe 18.05 ALLe 18.15 Su RADIo ITALIA ANNI 60 (Fm 102.1 102.3) IL NoTIzIARIo DeL TeRzo SeTToRe DeLLemILIA RomAgNA. uN APPuNTAmeNTo SeTTImANALe PRomoSSo DAL FoRum TeRzo SeTToRe DI BoLogNA e CuRATo DALLA ReDAzIoNe DI BANDIeRAgIALLA. IL PRogRAmmA D AmPIo SPAzIo ALLe PRINCIPALI NoTIzIe, PRogeTTI e APPuNTAmeNTI DeL moNDo DeL VoLoNTARIATo, DeLLASSoCIAzIoNISmo e DeLLA CooPeRAzIoNe SoCIALe e INTeRNAzIoNALe e A TuTTe Le INFoRmAzIoNI uTILI PeR ChI oPeRA IN QueSTI AmBITI. NoN mANCheRANNo PoI I momeNTI DI APPRoFoNDImeNTo, CoN Le INTeRVISTe AD eSPeRTI DeL TeRzo SeTToRe DeLLA NoSTRA RegIoNe. Le oRgANIzzAzIoNI ADeReNTI AL FoRum TeRzo SeTToRe PoTRANNo SegNALARe Le PRoPRIe NoTIzIe mANDANDo uNemAIL A: ReDAzIoNe@BANDIeRAgIALLA.IT. PeR ASCoLTARe IL NoTIzIARIo IN PoDCAST: WWW.BANDIeRAgIALLA.IT/TeRzoSeTToRe_BoLogNA.

il terzo settore on air

Q| fotografia di antonio amendola (shoot4Change)


- maschile e femminile -, basket, pallavolo, rugby e cricket (lo sport novit del campionato dellanno scorso), in aggiunta ad altre attivit sportive come yoga e pilates. Per i meno sportivi sar possibile partecipare a laboratori e dibattiti su temi come le diversit di genere e lomofobia, oppure la lotta contro la discriminazione di Rom e Sinti. Sbastien Louis, capitano della squadra dellAssociazione Luxembourg Against Racism, campionessa della Coppa mondiale Antirazzisti (il trofeo dedicato a coloro che pi si sono distinti durante lanno in attivit per luguaglianza sociale) ha definito cos lesperienza: Qualcosa di eccezionale, cinque giorni di diversit e apertura dello spirito fra i giocatori e il pubblico. In un momento di delicatezza estrema, economica e sociale, un evento come questo pi che necessario. Sbastien e la sua associazione partecipano ai mondiali Antirazzisti dal 2004. Il prossimo 10 luglio Piazza grande sar presente a Bosco Albergati per scoprire il nome della squadra vincitrice. La squadra campione uscente, e quindi da sfidare, quella composta da un gruppo di rifugiati politici somali. Sicuramente il giocatore che alzer la coppa non firmer contratti a sei zeri ma, come tutti gli altri partecipanti, torner a casa con un bagaglio umano importante. Info su www. mondialiantirazzisti.org.

unassurda stagione
p gIANLuCA moRozzI

cronaca Delle Partite PreceDenti

ci sono solo tre cose assurde che non sono capitate questanno al Bologna: 1) ramirez non ha interrotto unazione di contropiede per baciare appassionatamente ekdal davanti agli spettatori esterrefatti, avendo scoperto proprio in quel momento di amarlo. 2) Portanova non ha strangolato mudingayi sospettandolo erroneamente di essere lamante di sua moglie. 3) malesani non si strappato di colpo la maschera per rivelarsi un invasore alieno ghiotto di midollo spinale terrestre. tutto il resto accaduto: i cinque presidenti in un anno, i tre punti di penalizzazione, il crollo finale, zanetti che appare e scompare, la vicenda dei pass invalidi, davvero, non ci siamo fatti mancare niente. Per fortuna eravamo a quaranta punti gi due mesi fa con un sacco di squadre alle spalle, il Bari gi retrocesso, il Brescia messo male. tutte le altre, ci dicevamo, non si metteranno mica tutte a fare i miracoli, chievo, Parma, catania, cesena, lecce, sampdoria, magari qualcuna, ma mica tutte, cavolo. Be, invece hanno fatto i miracoli proprio tutte: tranne una, per fortuna. la sampdoria entrata nella storia delle retrocessioni pi assurde e insapettate, galleria abitata dallultimo Bologna di mazzone e dal Verona di malesani da brividi, a pensarci -, si fatta stendere dal genoa al novantasettesimo, battere in casa dal Palermo, mentre tutte le altre, chievo, Parma, catania, cesena e lecce si trasformavano nel Barcellona e decollavano oltre la zona pericolo. Questo mentre il Bologna perdeva tre a uno a Brescia, due a zero in casa col napoli, due a zero con gol di marcolini da met campo! - a Verona, due a zero in casa col cesena, uno a zero a milano, e lasciava la maledetta quota quaranta solo grazie a un telefonatissimo e assai poco combattuto pareggio in casa col Parma. Quando poi ci eravamo convinti che non avremmo mai e poi mai segnato un gol fino alla notte dei tempi, ramirez di testa ha siglato il pareggio che a firenze ci ha portati alla rassicurante quota quarantadue. giusto il tempo per una sontuosa figuraccia allultima di campionato, in casa col Bari gi in serie B da secoli, quando undici sconosciuti con la maglia del Bologna, facendo movimenti a caso e tirando pallonate in giro, anzich divertire il pubblico con un pirotecnico cinque a tre di fine stagione, hanno pensato bene di subire uno, poi due, poi tre gol dal giovanissimo esordiente grandolfo, e poi di pigliarsi anche il quarto, cos, per cifra tonda. un congedo straordinario. ora si riparte. il nuovo allenatore sar Bisoli, da Porretta t erme, il consulente di mercato sar salvatore Bagni, i soldi, pare, non tanti. Bisogner sacrificare un pezzo pregiato della rosa, Britos, forse, forse anche la met di Viviano. chiss. Quel che certo che tra un po, dopo aver smaltito le tossine di una stagione eterna e stranissima, noi tifosi cominceremo a studiare avidamente le pi improbabili notizie di calciomercato. che esamineremo con cura il tabellone di coppa italia, per capire se ci toccher laccoppiamento con la sangiovannese o con la Pro Patria. ad aspettare con ansia lapertura della campagna abbonamenti. e poi luscita dei calendari della serie a, che attenderemo lamentandoci che tutte le altre si sono rinforzate pi di noi, che siena o catania hanno fatto un mercato molto migliore del nostro, cosa che abbiamo detto negli ultimi anni anche di t orino, atalanta e sampdoria, tutte retrocesse. e poi sar lora di alzare il sipario. ancora e per fortuna in serie a.

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luciano e la rossa
p gIAmPIeRo RIgoSI r| illustrazione di nancy Poltronieri
e cos ha strappato una risata alla Rossa, che ha scosso la testa, gli ha ridato il bicchiere ed ripartita. Luciano, con struggimento, le ha tenuto gli occhi incollati addosso fino a quando non ha svoltato in fondo al vialetto. Poi ha abbassato lo sguardo. Nel bicchiere cerano ancora due dita dacqua, e il segno del rossetto sul bordo. ha posato le labbra in quel punto e lha svuotato buttando la testa allindietro. Nellattimo preciso in cui lacqua gli scesa in gola, ha stabilito il suo piano. Si dedicato alle piantine con tutto lamore di un giovane agricoltore al suo primo raccolto. ha scoche pianta una fila di cipolle o controlla la crescita delle zucchine, e la vede passare con saltelli atletici, inguainata in tutine aderenti verde elettrico, fucsia o arancioni, decisamente coraggiose per una della sua et (Luciano, a occhio e croce, valuta che la Rossa vada per i cinquantacinque, anche se portati a meraviglia). La cosa certa che ha due belle tette. Quando passa, Luciano la segue con lo sguardo, godendosi prima il davanti, poi, mentre si allontana, lelastica rotondit del suo sedere, che ballonzola sodo dentro la tuta elasticizzata. Luciano non la conosce, la Rossa, per non gli dispiacerebbe fare amicizia. Delle volte si detto: non sarebbe male scambiarci quattro chiacchiere. Per come si fa? Quella passa di corsetta, taf taf taf taf, e tira dritto per la sua strada, non pu mica mettersi a rincorrerla e attaccare discorso dal nulla. e con che scusa, poi? No, niente da fare. Luciano pensa che dovr rassegnarsi a guardarla passare, fantasticando su un improbabile incontro amoroso, nel quale con grande piacere le slaccerebbe il reggipetto, per verificare al tatto la solidit di quel seno che balzella su e gi, su e gi, ipnotico e delizioso. ma un pomeriggio afoso di fine giugno capitato il miracolo. Luciano stava annaffiando i pomodori, quando la Rossa si fermata a riprendere fiato proprio davanti al recinto del suo orto. Con una mano si appoggiata al paletto smaltato di verde, mentre con il polso dellaltra si asciugava il sudore dalla fronte. Che caldo! ha sbuffato la Rossa. mi scusi, non che mi farebbe prendere una sorsata dacqua? In quel momento, Luciano ha benedetto in cuor suo la soffocante calura estiva, contro la quale, fino a qualche secondo prima, masticava silenziose imprecazioni. Ci mancherebbe altro, ha detto, girando il rubinetto per ridurre il getto e passandole il tubo sopra la rete. La Rossa lo ha ringraziato con un sorriso e si chinata a bere, offrendogli lo spettacolo mozzafiato del suo seno che si affacciava dallo scollo della canottierina. Correre fa bene, ha osato Luciano. ma lei col suo fisico non ne avrebbe bisogno. troppo gentile. No, che gentile. Se lo lasci dire. ha un corpo che fa invidia. eh, se non ci si tiene in forma la fine, ha risposto la Rossa, restituendogli il tubo. Questo vero, le ha dato ragione Luciano, battendosi il palmo sulla pancia. un po di ginnastica farebbe bene anche a me. Be, ha detto lei, asciugandosi la bocca con il dorso della mano, adesso meglio che mi rimetta in moto, se no mi raffreddo. grazie ancora per lacqua. Luciano lha guardata allontanarsi, e in quellistante ha sentito il suo cuore sessantenne battergli in petto come non succedeva da parecchio. un po di ginnastica mi farebbe bene senzaltro, ha pensato. ma so io a che sport mi piacerebbe allenarmi. oh, Luciano! gli ha gridato marzocchi, il suo vicino di orto. Ti sei incantato? guarda che se continui cos affoghi le patate! Lui si scosso, ha abbassato lo sguardo alla pozza che sera formata tra i suoi piedi e, mentre dirigeva di nuovo lo spruzzo alla pianta di pomodori, ha mandato benevolmente al diavolo marzocchi. Intanto, per, il ghiaccio era rotto. La seconda volta che si sono parlati stato un giorno che quelli degli orti avevano organizzato una delle loro mangiate. Le fette di pancetta sfrigolavano sulla brace. Luciano stava stappando una bottiglia, quando marzocchi gli ha dato di gomito. Lui ha alzato lo sguardo e lamico gli ha strizzato locchio, indicando con il mento il vialetto di ippocastani. Stava arrivando al trotto la Rossa, con indosso una tuta elasticizzata di un azzurro quasi fosforescente. Luciano ha fatto schioccare il turacciolo proprio quando lei gli passava davanti. Posso offrirle un bicchiere di vino? ha detto, alzando la bottiglia. La Rossa si fermata e ha abbassato il volume del walkman. La ringrazio, ha risposto ansimando. ma se bevo adesso casco per terra. un bicchiere dacqua per lo accetto volentieri. Luciano ha riempito un bicchiere di minerale e si alzato per portarglielo. Perch non si ferma a mangiare con noi? La carne quasi pronta. Lei molto gentile, ha risposto la Rossa. ma sono tutta sudata. e poi sono vegetariana. Luciano si stretto nelle spalle. Nessuno perfetto. perto che la Rossa, salvo maltempo, faceva il suo allenamento il luned e il gioved, dalle sei alle sette di pomeriggio. Cos un gioved di met settembre, alle undici di mattina, con il sole bello alto nel cielo, ha raccolto il cespo di lattuga pi bello, qualche carota, un peperone rosso e uno giallo, un mazzo di ravanelli e tre o quattro cipollotti da pinzimonio. andato a casa e ha lavato e rilavato tutto quanto pi volte, accuratamente, stando attento a non rovinare linsalata. Poi ha messo le verdure ad asciugare ed uscito. entrato in cartoleria che mancava poco a mezzogiorno. Dalla rastrelliera ha scelto un bel foglio di carta argentata e trasparente, se l fatto arrotolare e soddisfatto del suo acquisto se n tornato a casa. I ravanelli, lucidi e scarlatti, li ha piazzati al centro, assieme ai cipollotti e alle carote, i peperoni, con tocco dartista, li ha sistemati appena un po di lato, per far risaltare i loro colori sgargianti nel contrasto con il verde vivo dellinsalata, che avvolgeva tutto nel suo morbido abbraccio gli altri ortaggi. Dopo aver fasciato gli ortaggi nella carta argentata, ha alzato la confezione ammirando leffetto. Sembrava proprio un bel mazzo di fiori. Alle cinque e tre quarti andato a piazzarsi su una panchina allombra degli ippocastani. Le verdure nascoste in una sportina del supermercato, ai suoi piedi. Quando lha vista sbucare in fondo al vialetto, il cuore gli ha accelerato, e lui non ha potuto trattenere un sorriso. ha scosso la testa, impercettibilmente, intenerito da quella sua emozione da quattordicenne. La Rossa venuta avanti con la sua falcata energica. Quando stata a una decina di metri, Luciano si alzato in piedi e lei ha rallentato, andando a fermarsi proprio davanti alla sua panchina. Salve, come va? gli ha chiesto sorridendo, mentre spegneva il registratore agganciato in cintura. Bene, ha risposto lui. Se permette, ho un omaggio per lei. Poi si chinato e, con tutta la calma di questo mondo, ha tirato fuori il mazzo di ortaggi. in questo modo e da allora diventata leggenda in tutto il quartiere che Luciano, lex fabbro in pensione, ha conquistato il cuore e il letto della Rossa con un chilo scarso di insalata e pinzimonio.

Il

parco un rettangolo di circa sei ettari, delimitato su tre lati dai giardini condominiali palazzi e sul quarto dal canale

scoperto. Lungo le stradine asfaltate passeggiano nonni e nipoti, pedalano i ciclisti, qualcuno porta a spasso il cane, arrancano ansimando i volenterosi in tuta e scarpette da ginnastica, ogni tanto sfreccia qualche motorino abusivo. Su un angolo del parco c la zona degli orti: un quadrato di terra suddiviso in porzioni, che ogni pensionato ha delimitato a suo modo: con basse siepi di rosmarino o di salvia, file di assi, canalette di scolo o piccole staccionate di paletti di legno. Con il tempo, gli anziani si sono organizzati, tirando su un paio di baracche di lamiera ondulata, attrezzate con cucine economiche, giradischi e un paio di vecchi frigoriferi. Luciano ha superato da un po la sessantina, vedovo da dieci anni e in pensione da tre. Negli ultimi tempi mandava avanti un piccolo laboratorio da fabbro, per conto suo, e prima ancora lavorava alla Weber, dove assemblava carburatori. Adesso che si ritirato, e a casa non ha nessuno che lo aspetta, passa la maggior parte del tempo a curare il suo ritaglio dorto. ma quella dellorto pi che altro una scusa per stare in compagnia e scambiare quattro chiacchiere con gli altri che, come lui, sono indaffarati a zappare, seminare, annaffiare. Pi o meno ogni due settimane, i pensionati si mettono daccordo e organizzano una mangiata. Fanno una colletta e un paio di volontari si incaricano di comprare una quintalata di carne: salsicce, braciole e costolette che poi verranno cotte su un grosso bidone arrugginito, riempito di vecchie assi di legno e per loccasione promosso a barbecue. Qualcuno fa suonare sullantiquato giradischi dei lisci o delle polke, si stappano le bottiglie di lambrusco e, mentre i fuochisti si occupano di arrostire la carne, le donne, alla fiamma dei bomboloni, fanno dorare le crescentine in padelle annerite da decenni di fritture. La Rossa non centra con gli orti dei pensionati. Lei fa jogging nel parco, con le cuffiette del walkman e i suoi capelli ricci, tinti di rosso tiziano, che sbucano fuori da sotto il cappellino con visiera. Luciano, della Rossa, sa poco o niente. ha sentito dire che separata, e che abita in uno dei condomini che danno a est. Delle volte l nel suo orto,

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Intervista a enza Negroni, che torna con un biopic sullo scrittore di Reggio emilia, Lo chiamavamo Vicky

dalle stalle alle stelle


p CLAuDIo CANNISTR, DISegNI DI PAoLA SAPoRI

Vi racconto Tondelli
p eVA BRugNeTTINI
nza Negroni, bolognese, gi regista di Jack Frusciante uscito dal gruppo, ha diretto documentari a sfondo sociale e biografico. Con lei abbiamo parlato di cultura a Bologna partendo da Lo chiamavamo Vicky, documentario presente al Biografilm Festival su Pier Vittorio Tondelli. Perch una biografia? un ottimo linguaggio per parlare di oggi e di ieri, soprattutto in un grave momento di crisi culturale come quello attuale. Rifarsi a personaggi che hanno dato molto offre un esempio ai giovani. Ci parli di Lo chiamavamo Vicky... Il documentario racconta la formazione culturale di Tondelli, gli anni 70 a Correggio, in un contesto sociale, culturale e politico di provincia, lontano dalle grandi citt ma capace di creare talenti. Pier Vittorio Tondelli abbandona il suo paese ma resta legato a quellambiente di scrittura, teatro, cinema, molto lontano dal presente. era un panorama culturale vivace, il Comune offriva strumenti ai giovani, in contatto costante con le istituzioni. oggi sono completamente scollegati e senza spazi. Siamo in una fase decadente a livello culturale

Ariete

SI ATTeNuA LeNTuSIASmo

Bilancia

LA PRImA DeCADe INCoNTRA DIFFICoLT

e politico, le due cose vanno insieme. E a cosa si deve? Negli anni 70-80 cera un forte senso della collettivit. gruppi giovanili facevano esperienze trasversali dalla politica alla musica, allarte, creavano unofferta culturale che trovava una domanda. La nascita delle reti televisive private ha portato allimpoverimento del cinema, alla chiusura delle sale, e alla chiusura nelle case. Le persone non vivono pi le piazze. Poi le responsabilit politiche, sempre pi tagli alla

cultura, si voluto investire in altro. Com la situazione a Bologna? Ci sono grandi concerti ed eventi ma lunderground, bacino di formazione dei giovani, ristretto. I movimenti giovanili non ci sono, o fanno fatica a esprimersi, il pubblico disperso. guardare indietro pu essere utile anche allamministrazione che pensa alla mobilit ma meno alla cultura. gli assessori alla Cultura da anni sono praticamente senza portafoglio. Si pensa a ridurre il tragitto dallaeroporto alla stazione, si d priorit a minutaggi poco rilevanti nella vita dei bolognesi. C qualche segnale positivo? Nel mondo cinematografico la mancanza di un fondo regionale audio-visivo e di studio ha fatto s che i fondi andassero ai documentari, che non hanno bisogno di strutture, c un teatro naturale bellissimo. grazie agli investimenti regionali i registi hanno realizzato opere, ci sono rassegne, festival, case di produzione piccole ma in crescita. e questo risponde a una determinata politica culturale e alla richiesta delle persone, le due cose vanno insieme. Forse si sta troppo in silenzio, bisogna chiedere di pi, in modo pi forte. (evabrugnettini@piazzagrande.it)

Toro

QuALChe NeRVoSISmo DI TRoPPo, DISSoLTo A FINe meSe

Scorpione
ImPoSSIBILe LA QuADRATuRA DeL CeRChIo!

Gemelli

VeNeRe NeL SegNo FAVoRISCe I SeNTImeNTI

Sagittario
megLIo LA PRImA PARTe DeL meSe DeLLA SeCoNDA

Cancro

APPRoFITTATe DI uNA mIgLIoRe CAPACIT DI LoTTA

Capricorno
uNA BoCCATA DARIA DALTA moNTAgNA

leone

I mALumoRI SI ACComPAgNANo ALLe eSAgeRAzIoNI

Acquario
SI ACCeNTuANo Le CoNTRARIeT

Vergine

mIgLIoRANo ToNo e FoRmA FISICA

A goNFIe VeLe I NATI IN FeBBRAIo

Pesci