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Poste Italiane Spa - Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 ( conv. in L27/02/2004 N.46) ART. comma 2 DCB - Bo (Num. 2) per Poste Spa

GIUGNO CON: DARIA BONFIETTI, MARINA GIRARDI, PATRIZIA MORETTI, GIAMPIERO RIGOSI

MARINA GIRARDI, PATRIZIA MORETTI, GIAMPIERO RIGOSI Dal 1993, il giornale di strada di Bologna fondato dalle
MARINA GIRARDI, PATRIZIA MORETTI, GIAMPIERO RIGOSI Dal 1993, il giornale di strada di Bologna fondato dalle
MARINA GIRARDI, PATRIZIA MORETTI, GIAMPIERO RIGOSI Dal 1993, il giornale di strada di Bologna fondato dalle
MARINA GIRARDI, PATRIZIA MORETTI, GIAMPIERO RIGOSI Dal 1993, il giornale di strada di Bologna fondato dalle

Dal 1993, il giornale di strada di Bologna

GIAMPIERO RIGOSI Dal 1993, il giornale di strada di Bologna fondato dalle persone senza dimora 06
GIAMPIERO RIGOSI Dal 1993, il giornale di strada di Bologna fondato dalle persone senza dimora 06
GIAMPIERO RIGOSI Dal 1993, il giornale di strada di Bologna fondato dalle persone senza dimora 06

fondato dalle persone senza dimora

di strada di Bologna fondato dalle persone senza dimora 06 / 2011 f a c c
di strada di Bologna fondato dalle persone senza dimora 06 / 2011 f a c c

06/2011

facciamo

giustizia

PRODURRE QUESTO GIORNALE COSTA 0,75 EURO • QUELLO CHE DATE IN PIù è IL GUADAGNO DEL DIFFUSORE QUALSIASI RICHIESTA AL DI Là DELL’OFFERTA LIBERA NON è AUTORIZZATA

strilloni cercasi

06 11
06 11
strilloni cercasi 06 11 DIVENTA DIFFUSORE! Selezioniamo uomini e donne, di bella presenza oppure no, automuniti,

DIVENTA DIFFUSORE!

Selezioniamo uomini e donne, di bella presenza oppure no, automuniti, ap- piedati e ciclisti, poveri ma se volete anche ricchi, chiunque abbia voglia di sbarcare il lunario sostenendo il giornale che dà voce alla città degli ultimi. Rivolgersi a info@piazzagrande.it; tel. 051 342328, oppure recarsi in via Gan- dusio 11 il lunedì, martedì e mercoledì dalle 10 alle 13.

Anche le grandi firme del giornalismo italiano non perdono un numero di Piazza grande. Nella
Anche le grandi firme del giornalismo italiano non
perdono un numero di Piazza grande. Nella foto qui
sopra, gian Antonio Stella si immerge nella lettura del
numero di marzo.
Guarda chi legge

editoriale/ l’agenda del sindaco

p LeoNARDo TANCReDI

In copertIna

l’agenda del sindaco p LeoNARDo TANCReDI In copertIna il volto in prima pagina è quello di

il volto in prima pagina è quello di Chokri, 29enne tuni- sino arrivato a Bologna dopo essere sbarcato a lampedu- sa. la sua storia è racconta- ta a pagina 8. l’autore della foto è massimiliano orlando del gruppo fotografico di Ban- diera Gialla (www.bandiera- gialla.it).

fotografico di Ban- diera Gialla (www.bandiera- gialla.it). Il NuoVo SINDACo DI BoLogNA, VIRgINIo meRoLA, hA DeTTo

Il NuoVo SINDACo DI BoLogNA, VIRgINIo meRoLA, hA DeTTo Che TRA I PRImI ImPegNI NeL-

LA SuA AgeNDA C’è LA PeDoNALIzzAzIoNe DeL CeNTRo SToRICo. uNA BuoNA NoTIzIA,

PeRLomeNo uN NeTTo PASSo AVANTI RISPeTTo ALL’ANNuNCIo DeL Suo PReDeCeSSoRe DI

VoLeR RIPuLIRe LA CITTà DAI gRAFFITI NeI PRImI 100 gIoRNI DI mANDATo. AL PRogeTTo DeL CeNTRo S e N z’ A u To è STATo DATo g I u STA me NT e mo LTo RISALTo, m e R o LA , P e R ò, N e L DISCo RS o DI INS e DIA- meNTo, hA INDICATo ANChe uN ALTRo PuNTo NeLLA SuA LISTA DeLLe PRIoRITà, meNo PuBBLICIzzA-

To: RISoLVeRe IL PRoBLemA DeI SeNzA DImoRA A BoLogNA. QuALChe SPuNTo Su Come INTeNDe

FARe L’hA ANTICIPATo IN uN’INTeRVISTA PuBBLICATA Su QueSTo gIoRNALe AD APRILe. PRImA DI eSSe-

Re eLeTTo, IL NuoVo SINDACo hA VISITATo ALCuNI DoRmIToRI PeR CoNoSCeRe DIReTTAmeNTe AN-

Che QueSTA FACCIA DeLLA CITTà. SoLo uNA SoRTITA eLeTToRALe? oggI NoN PoSSIAmo DIRLo, mA CI AuguRIAmo DI No.

AL NuoVo SINDACo SemBRANo PIACeRe Le SFIDe DIFFICILI, ComBATTeRe LA PoVeRTà SeNz’ALTRo è

TRA QueSTe. SARà NeCeSSARIo DARe SeguITo A QueLLe VISITe, ASCoLTARe ChI IN QueI DoRmIToRI CI

VIVe e ANChe ChI CI LAVoRA, STuDIARe uNA ReALTà Che SI FA SemPRe PIù ComPLeSSA. RISoLVeRe IL PRoBLemA DeI SeNzA DImoRA, o ALmeNo AFFRoNTARLo SeRIAmeNTe, SIgNIFICA meT-

TeRe mANo ALL’INTeRA STRuTTuRA DeI SeRVIzI SoCIALI. I CAmBIAmeNTI oPeRATI Su QueSTo VeRSAN-

Te NegLI uLTImI ANNI SemBRANo eSSeRe FRuTTo DI Due VALuTAzIoNI, A NoSTRo AVVISo, SBAgLIATe:

DISINCeNTIVARe L’ACCeSSo AI SeRVIzI (AD eSemPIo LImITANDoLo AI ReSIDeNTI) AVReBBe RIDoTTo I CoSTI SoCIALI DeL ComuNe; CoNSIDeRARe BoLogNA uN’ISoLA SePARATA DA uN CoNTeSTo TeRRITo- RIALe BeN PIù AmPIo (DALLA RegIoNe AL meDITeRRANeo). BoLogNA, PuR NoN AVeNDo LA ComPLeSSITà DI mILANo, RomA o NAPoLI, è AL CeNTRo DI FLuSSI

DI

P e RS o N e C he SI muo V o N o DA S u D A N o RD e VIC e V e RSA , mo LTo SP e SS o IN C e RCA DI m I g LI o RI

Co

NDI z I o NI DI VITA . A V o LT e ARRIVAN o S oTTo L e Due To RRI D o P o me SI DI VIA gg I o, ALTR e D o P o

mezz’oRA DI PuLLmAN DALLA PRoVINCIA. e ChI SI SPoSTA moSSo DAL BISogNo, Che SIA DI SoPRAV- VIVeNzA, DI LIBeRTà o DI SFuggIRe ALLA FAme, NoN SI FeRmA DAVANTI A RegoLe BuRoCRATIChe.

IL moDo IN CuI SI RISPoNDe A QueSTI BISogNI RAPPReSeNTA uNA SFIDA DeLLA moDeRNITà: SI Può

VoLTARe LA TeSTA SPeRANDo Che TuTTo PASSI IN FReTTA oPPuRe LAVoRARe PeR ReSTITuIRe DIgNITà

e DIRITTI A VeCChI e NuoVI CITTADINI.

IL NoSTRo CoNSIgLIo, ALLoRA, PeR L’AgeNDA DeL SINDACo è TIRARe uNA RIgA SuLLe PARoLe, eRe-

DITATe DA PoLITIChe PReCeDeNTI, “ACCogLIeNzA DISINCeNTIVANTe” e SCRIVeRe ACCANTo “FAVoRIRe

LA CITTADINAN z A”. Bo Log NA me TR o P o LITANA , mu LTIC u LT u RAL e e S o LIDAL e. Ce LA P o SSIA mo FAR e

QueSTA VoLTA? (LeoNARDoTANCReDI@PIAzzAgRANDe.IT)

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gerenza

Piazza Grande Giornale di strada di Bologna fondato dalle persone senza dimora “TeNDeRe uN gIoRNALe è megLIo Che TeNDeRe uNA mANo”

COMITATO EDITORIALE Jacopo Fiorentino, giorgio mattarozzi, mauro Sarti DIRETTORE EDITORIALE Leonardo Tancredi direttore resPonsaBile Bruno Pizzica

stamPa Industrie grafiche galeati Registrato presso il Tribunale di Bologna il 15/09/1995 n°6474

redazione Via Corazza 7/8 40128 Bologna, tel. 051 342328, fax 051 3370669 www.piazzagrande.it | redazione@piazzagrande.it

CaPoredattore Pietro Scarnera

Consulenza editoriale Agenda (www.agendanet.it) ProGetto GrafiCo Fabio Bolognini distriBuzione Redazione Piazza grande aBBonamenti & eventi: eva Brugnettini, erika Casali

in redazione eva Brugnettini, erika Casali, Ilaria giupponi, Simone Jacca, olga massari, giuseppe mele, Salvatore Pio, mauro Sarti, Donato un- garo. Hanno CollaBorato a questo numero Annalisa Bolognesi, Francesca Bono, Valentina Bonoli, Daniele Brolli, Claudio Cannistrà, Chiara De gregoris, marika Di Cristina, Jonathan Ferramola, marina girardi, gruppo fotografico Bandiera gialla, Paolo Lambertini, Filippo maltese, gianluca morozzi, Laura Pasotti, Peppe, Sofia Pizzo, Nancy Poltronieri, Carmine Roccia, Simone Sabattini, Paola Sapori, mauro Striano, Alain Verdial.

012

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La voce di g. è

giornalismo D’asfalto

La vita in semilibertà

p CARmINe RoCCIA

triste, ma ha voglia

di parlare: “Ricordo

ogni momento dal giorno che sono stato arrestato”

Il signor g. ha sbagliato ed è il primo a riconoscerlo, ma prova tristezza, pensa di essere stato

colpito troppo duramente dalla giusti- zia. Sommessamente mi chiede:

“Sono capaci gli uomini di sommini- strare la giustizia?”. La domanda resta sospesa nell’aria tesa di quel mattino assolato di primavera. Io non ho la ri- sposta. g. raccoglie gli attrezzi necessari per svolgere il lavoro che gli è stato asse- gnato quel mattino: un rastrello, delle cesoie, le cuffie per proteggersi dal ru- more della macchina tosaerba; dovrà

tagliare l’erba di un giardino. Lentamen-

te si avvia, io lo seguo e la mia testa è

piena di domande da rivolgergli.

La prima che mi viene da fargli è:

“Perché sei finito in carcere?”.

ma ci ripenso, è una domanda troppo

indiscreta e quindi la tengo per me. Poi

chiedo: “Come sei arrivato alla semili- bertà?”. g. risponde: “è una condizio-

ne che scatta automaticamente dopo

aver seguito il procedimento standard

di condannato e detenuto”; la sua voce

standard di condannato e detenuto”; la sua voce può andare in biblioteca e nelle sale co-

può andare in biblioteca e nelle sale co-

le

cose, però io penso questo: l’esse-

re

umano rimane tale e non smette di

muni. “Così è passato tanto tempo, ho pensato alla mia famiglia e a me stesso. Trascorsi i termini legali, ho cominciato

esserlo neanche se viene privato della libertà.

a

usufruire di permessi, poi finalmente

g. monta agilmente in macchina, sem-

la

semi libertà”.

Ritorna il silenzio, il sole è più caldo, la fronte di g. è imperlata di sudore, i suoi occhi tristi scintillano e nessuno dei due parla, ci rendiamo conto che non

bra un antico cavaliere sul suo cavallo scintillante, sembra allegro nell’affron- tare le sue incombenze, trascorrerà la giornata lavorando e libero, ma sa che

con il giungere della sera dovrà rientra-

in prigione. Con la valigia piena di

re

c’è molto da dire. Non è in nostro pos- sesso la formula magica per modificare

sentimenti e di speranze.

trascorso all’infermeria, mentre accerta- vano il mio stato di salute, forse quello

è stato il periodo più duro perché ero

sconcertato, ancora non avevo accettato

la mia condizione. In seguito mi hanno

trasferito nella prima sezione, dove i detenuti sono ‘giudicabili’, in gergo vuol dire in attesa del processo. Io non ho avuto la fortuna di avere la libertà con- dizionata”. In questa sezione non si sta molto bene, le celle sono sovraffollate

e anguste, si può godere solo di un’ora

d’aria al giorno e i detenuti con cui si convive manifestano la loro angoscia dell’attesa e dell’incertezza, potete im- maginare. una lunga pausa, il silenzio è rotto dal ronzio regolare del tosaerba. g. deglutisce, forse per la sete o forse per l’emozione che quei ricordi gli pro- curano. Poi lentamente riprende a par- lare: “una volta celebrato il processo e

avuta la condanna definitiva, sono stato trasferito in un’altra sezione, la II. Lì è cominciata la mia rassegnazione, non voglio dire di essermi rasserenato, ma rassegnato sì. ho cominciato a raziona- lizzare il tempo e le cose e ad accetta-

è triste ma vi è anche un’inflessione

re

il fatto di dover scontare la pena”.

strana, è la voglia di parlare. Continua:

In

questo braccio si sta molto meglio

“Ricordo ogni momento dal giorno che sono stato arrestato, momenti di scon- forto e di confusione. Il primo periodo

che nel precedente, le celle sono più spaziose e meno affollate, le porte sono aperte e si può circolare per il piano, si

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Un ex detenuto dell’Istituto penale minorile racconta la vita di tutti i giorni dentro la struttura

Diario dal Pratello

p PePPe

A volte la vita può cambiare da un momento all’altro. e le regole, i

progetti, le abitudini cambiano radical- mente quando entri al Pratello. Riguar- do a me posso dire che la mia esperien- za è stata abbastanza faticosa, perché

mi sono ritrovato in una situazione

dove non volevo stare, per il semplice

fatto di dover pagare degli sbagli com- messi quando ancora ero un ragazzino.

A me la scuola non è mai andata giù.

Non è stato mai il mio forte studiare. Io non mi credo un santo ma non mi cre- do neppure un ragazzo da buttare. Da

un giorno all’altro, come uno schiocco

di dita mi accorgo di essere finito in un

percorso penale. Avendo quattro prece- denti e tre denunce a piede libero mi accorgo di non potermi più giustificare. Nell’udienza di convalida poche parole sono state dette ma molte scelte sono

state fatte. Per una semplice scelta di una persona

mai vista in vita mia, mi sono ritrovato

a dover condividere la stanza con quat-

tro persone. Da quella doppia chiusura

e da quella piccola fessura tutti i giorni quel corridoio mi faceva paura.

Tanti progetti fatti in Istituto consistono nel tener la mente dei ragazzi occupa- ta. Le ore scorrevano facilmente tra chi aveva cose da recuperare, chi aveva da lavorare, chi voleva recitare e anche chi voleva studiare. Il colore della pelle non discrimina con chi ti devi confrontare. I consigli l’uno all’altro erano pochi, i li- tigi tra l’uno e l’altro erano molti. Per farmi pesare meno la giornata la facevo scorrere con la sveglia alle otto

e trenta, più che una colazione biscotti

inzuppati nell’acqua, sistemarmi le mie cose, nove e un quarto scuola per recu-

perare il tempo perso da cinno. Passate quelle quattro ore svagando la mente,

si scendeva in mensa per il pranzo, un

povero pranzo. Trenta minuti per ingoz-

zarti per poi tornare in cella. Io pote- vo uscire dopo le tredici, per progetti

di restauro della struttura. Tutto ciò mi

faceva svagare la testa, facendomi eva-

dere dalla mia condizione di galeotto. Il tempo passa, i pensieri diminuiscono e

la capacità di rapportarsi con le perso-

ne migliora. La mia più grande forza è

stata riuscire a cambiare un luogo osti-

le in un posto tutto da capire.

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facciamo

InchIesta
InchIesta

giustizia

Da ustica alle vittime delle forze dell’ordine, da Casaralta alla Bossi-Fini. ecco le storie di chi reagisce quando leggi e istituzioni non funzionano. Daria Bonfietti: “Quando capisci che ci sono dei diritti irrinunciabili, ti metti a lottare. e non lo fai più solo come parente, ma come cittadina”

e non lo fai più solo come parente, ma come cittadina” p ILARIA gIuPPoNI FoTogRAFIe DI

p ILARIA gIuPPoNI FoTogRAFIe DI mATTeo moNTI

“la verità è un prezzo che vogliamo pagare”. Così Daria Bonfietti, presidente dell’associa-

zione dei Parenti delle vittime della strage di ustica, comincia la prefazione di “Punto

Condor. ustica il processo” (Daniele Biacchesi e Fabrizio Colarieti, Pendragon, 2002),

libro che racconta la vicenda del DC9 Itavia I-TIgI, che per dirla come Andrea Pur-

gatori nel 1981, “ha il sapore della fantascienza, finché non la si chiama col suo nome: strage di stato”. A imporsi perché venga riconosciuta tale è Daria Bonfietti, sorella di Alberto, quinta vittima del DC9 in quel micidiale ordine alfabetico stilato dai funzionari statali il giorno dopo la “scomparsa” degli 81 passeggeri del volo Bologna – Paler- mo del 27 giugno 1980. ufficialmente caduto per un “cedimento strutturale”. “In questa vicenda, fin da subito, ha prevalso questa tesi - racconta la Bonfietti - perché chi aveva il dovere, il potere, la conoscenza, per dire quello che era successo quella notte nei nostri cieli erano i militari, che davano le informazioni ai ministri, che rispondevano in parlamento alle interrogazioni fatte da onorevoli e senatori”. Dovremo aspettare il 1999 perché il giudice Priore possa sentenziare: “L’incidente al DC9 è occorso a seguito di azione militare di intercettamento”. oggi sappiamo che l’aereo è stato abbattuto a 30 km da ustica da un missile. Punto Condor. ore 20, 59 minuti primi e 45 secondi. Solo non sappiamo da chi. Non è dato conoscere i mandanti. ma anche per arrivare a questo tassello di verità la strada è stata lunga. “Nell’88 - continua la Bonfietti - mi sono ritrovata in casa – non mi chieda perché – l’elenco dei morti scritto dall’ufficiale giudiziario di allora, scritto a mano, con la calligrafia di allora, quelle belle calligrafie di vecchi segretari, di vecchi ufficiali, di vecchi personaggi lavoratori dello Stato, scritte con la stilografica: ‘millenovecentoottanta, 27 giugno, alle ore…’ e c’erano poi tutti i nomi, e c’erano i corpi ritrovati, e poi c’erano le date, c’erano gli indirizzi, c’erano gli anni… Insomma, c’era quello

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q| il museo per la memoria di ustica, a Bologna

“Solo nell’85 Sono Stata in grado

di

pormi il problema. ahimè, non

ci

Sono riuScita prima mi ricordo

che qualche rariSSima volta la televiSione parlava di queSta

vicenda, e io la Spegnevo. ero

lì con mio padre e non potevamo

parlarne, non potevamo Sentire!”

InchIesta
InchIesta

vo. ero lì con mio padre e non potevamo parlarne, non potevamo sentire! Questa è stata la nostra colpa. Quando sono stata in grado, ho detto: ‘Beh, mio fratello perché è morto? ’. Allora è cominciato tutto”. un percorso lungo più di vent’anni. “Quando nell’86 tutto questo è riuscito a venir fuori, abbiamo messo insieme (perché io non ero nessuno, facevo l’insegnante in una scuola superiore qui a Bologna, quindi non era certo facile farsi ascoltare) un gruppo di personalità autorevoli, chiamati appunto i Sette Saggi: Franceso Paolo Bonifacio, ex presidente della Corte Costituzionale, pro- fessor Franco Ferrarotti, Adriano ossicini, Pietro Ingrao, Pietro Scoppola. e con que- ste persone decidemmo di intervenire su questa vicenda. Si formò il Comitato per la verità su ustica fatto da questi personaggi, quindi non da parenti”. Chi ha perso una persona cara in quel mare ha bisogno di un po’ di tempo, anche anni, prima di reagire. Prima, spiega Bonfietti, c’era spazio solo per “la disperazione, l’angoscia del pensare al tipo di morte di mio fratello. Se si fosse riuscito a risolverla prima, sarei stata più disposta, aperta, a battermi fin dall’82, per sapere chi fosse stato ad abbatterlo, quell’aereo. Chi voleva nascondere, chi voleva mantenere questo

Chi voleva nascondere, chi voleva mantenere questo che era stato trovato sulle persone che erano su

che era stato trovato sulle persone che erano su quell’aereo. Da lì ho scritto a tutti gli indirizzi che erano di fianco ai morti sperando di trovare i parenti delle vittime in questo modo. mi hanno risposto quasi tutti dicendo che… insomma sembrava che non aspettassero altro. Io l’avevo già fatta, l’associazione”. La prima assemblea si tiene il 20 marzo 1988 a Bologna “Sono arrivate molte per- sone. Poi il 27 giugno dell’89 ci siamo trovati per la prima volta a Palermo – perché fino ad allora non avevamo mai pubblicamente, ufficialmente, ricordato la strage di ustica, perché non esisteva ‘la strage’ di ustica. Allora a Palermo c’era il sindaco di allora Leoluca orlando, che ci ospitò in Consiglio comunale. Così incontrai per la pri- ma volta la maggioranza dei parenti, che è siciliana, e la Sicilia è lontana”. La verità scelta per dare risposte su ustica è stata un’altra, sebbene fin dall’86 i periti avessero dichiarato che “tutti gli elementi a disposizione fanno concordemente rite- nere che l’incidente occorso al DC9 sia stato causato da un missile esploso in prossi- mità della zona anteriore dell’aereo”. un’ipotesi, già scritta a due anni dalla tragedia dalla Commissione Luzzatti, sosteneva che non si era trattato di cedimento struttura- le, ma che il DC9 fosse stato abbattuto da un missile o una bomba. era il 1982. “Io sono arrivata nell’85 a essere in grado di pormi il problema. Ahimè, non ci sono riu- scita prima: scusate. ho dei flash, ogni tanto. mi ricordo che qualche rarissima volta – per fortuna, io dicevo allora – la televisione parlava di questa vicenda, e io la spegne-

segreto, avrebbe potuto dire nel 1986 che ci era riuscito. e invece non è stato così”. una raccolta di voci di parenti delle vittime non c’è: “No, non c’è, ma va bene così. Io credo che ufficialmente, come associazione, la nostra debba rimanere una batta- glia non tanto rivendicativa o soltanto di dimostrazione del dolore, del lutto. Siamo diventati associazione perché c’era bisogno di lottare, era un’altra cosa. Non c’entra- va più il lutto. Proprio quando non hai più solo voglia di piangere ti metti a lottare per dei valori, per dei principi, per dei diritti, che devono essere rispettati. Rifiutare il ruolo di vittima, diventare soggetti attivi di una battaglia. Il dolore va trasformato. Siamo persone, prima di tutto, e in quanto tali siamo cittadini: abbiamo il dovere di essere parte attiva di questa società”. La verità e la giustizia, secondo Daria Bonfietti, dovrebbero essere per tutti un principio, un diritto che tutti dovrebbero volere e pote- re difendere. “Io sono riuscita a fare questa battaglia quando ho superato il problema personale della rimozione e il bisogno di verità è diventato più forte. Quando capisci che ci sono dei diritti irrinunciabili. e ti metti a lottare. Allora non lo fai più solo come parente, ma come cittadina. era successo a me, ma a quel punto era quasi indiffe- rente. A quel punto ho rimosso la particolarità, e ho fatto questa battaglia perché mi

f

sembrava giusto farla”. (ilariagiupponi@piazzagrande.it)

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Lei è Patrizia Moretti, mamma di Federico Aldrovandi, ucciso nel 2005 a 18 anni da quattro poliziotti. Da allora lotta per ottenere giustizia, “con la forza che solo una madre può avere”

InchIesta
InchIesta

“La mia voce per Federico”

p mARIkA DI CRISTINA

“Ho combattuto fin

dall’inizio, con

la forza che solo

“Ho combattuto fin dall’inizio, con la forza che solo per colpa di qualcuno, non potevo lascia-
“Ho combattuto fin dall’inizio, con la forza che solo per colpa di qualcuno, non potevo lascia-

per colpa di qualcuno, non potevo lascia- re che questo qualcuno rimanesse impu- nito”. La famiglia raccoglie solidarietà e vicinanza, ma la svolta avviene grazie ad Anne marie Tsegue, una donna cameru- nense, testimone oculare dei fatti. grazie alla sua deposizione, e a una perizia che identifica la causa della morte di Fede- rico nelle violenze subite, nel giugno del 2009 i quattro agenti (tre uomini e una donna) vengono condannati. Patrizia non sa davvero come definirli, ma sottolinea:

Patrizia non sa davvero come definirli, ma sottolinea: una donna e una madre può avere”. Sono
Patrizia non sa davvero come definirli, ma sottolinea: una donna e una madre può avere”. Sono

una donna e una madre può avere”. Sono passati quasi sei anni da quella notte del 25 settembre 2005, quando

nell’altrimenti tranquilla Ferrara il 18en-

ne Federico Aldrovandi fu fermato, pic-

chiato e infine ucciso da quattro poliziot- ti. Da allora Patrizia moretti, la madre di

Federico, non ha mai smesso di combat-

tere. La sua è la storia di una donna che

si trova all’improvviso privata del bene

più prezioso, ma anche isolata, abban-

donata, non creduta. “Nessuno crede-

va al fatto che Federico potesse essere

stato ucciso da quattro poliziotti – rac-

conta Patrizia -, le pagine dei giornali nel primo periodo lo descrivevano come un tossicodipendente, un drogato, su di lui hanno detto le cose peggiori”. Secondo la polizia Federico era “fatto”, aveva ag- gredito gli agenti, e la causa della sua morte era da ascriversi a un mix letale

di droghe: una versione rapidamente

accettata dalla stampa e dall’opinione pubblica. Troppo rapidamente. Patrizia

intanto girava casa per casa per cerca- re un testimone, qualcuno che parlasse

e l’aiutasse a capire cosa era veramente

successo, ma niente. “Io non riuscivo a capire, mi chiedevo: perché non succede niente? Perché nessuno fa niente per Fe-

derico?”. Ironia della sorte vuole che in

Q| Patrizia moretti in alcuni fotogrammi del documentario “È stato morto un ragazzo”

Per questa donna coraggiosa e combat- tiva, il momento di abbassare la guar- dia, magari per piangere il proprio figlio come una madere qualsiasi, non può ancora arrivare. Forse proprio per que- sto Patrizia ha deciso di fondare un’asso- ciazione insieme ad altre donne e fami- liari che hanno un parente vittima delle forze dell’ordine. “L’associazione nasce da un’esigenza, condivisa con altre fa- miglie colpite, di concretizzare qualcosa

in nome dei nostri figli, per sensibilizza- re l’opinione pubblica e far sì che nulla venga taciuto e dimenticato, per far sì che questi ragazzi non rimangano sen- za voce”. Proprio così si chiama l’asso- ciazione, “La loro voce”, un’associazio- ne fatta di madri, sorelle, come heidi giuliani e Ilaria Cucchi. “è una necessità anche per noi stesse – aggiunge Patri- zia –. Siamo noi donne a sentire questa forza per lottare, perché altrimenti non sai come convogliare il dolore e come uscirne”. ma l’associazione serve anche

a difendere una memoria che è sempre

a rischio. “Ciò che mi stupisce – conclu-

de Patrizia - è la gente che dice ‘sì ma Federico alla fine non era uno stinco di santo, cosa ci faceva fuori a quell’ora di

notte?’, per non parlare dell’informa- zione, quell’informazione distorta che è come se l’avesse ucciso due volte. Voglio ringraziare invece chi ha dedicato a lui un articolo, una poesia, un film perché in tutte queste cose c’è un po’ di Fede- rico”.

f f f f f f f f f f f

È stato morto un ragazzo

rico”. f f f f f f f f f f f È stato morto un

uN DoCumeNTARIo PeR RICoSTRuIRe LA moRTe DI FeDeRICo ALDRoVAN- DI, mA SoPRATTuTTo QueLLo Che è VeNuTo DoPo. SI ChIAmA “è STATo moRTo uN RAgAzzo” LA PeLLICoLA gIRATA NeL 2010 DA FILIPPo VeNDem- mIATI, DISPoNIBILe oRA IN VeRSIoNe LIBRo-DVD (19,90 €, PRomomuSIC).

via

dell’Ippodromo, la strada dov’è mor-

“Non è possibile che gente del genere

to

Federico, ci fosse proprio un cartel-

lavori nelle forze dell’ordine, spero che

lo che diceva “Strada del silenzio”. “Io

le istituzioni si disfino di loro dall’inter-

non capivo – continua Patrizia -, sembra-

no perché non hanno il diritto di rima-

va

un mondo egoista, qualche anziano

nere in una posizione così importante”.

veniva da me e mi diceva: ‘mi dispia-

La vicenda giudiziaria però non è ancora

ce

ma io sono sordo, sono vecchio, altri-

conclusa: solo pochi giorni fa a Bologna

menti sarei intervenuto io’. era come se questa cosa riguardasse me e basta, non

si è aperto il processo d’appello. Nel frat- tempo la stessa Patrizia, insieme al quo-

gli altri. Avevo molta paura per questo”.

tidiano “La Nuova Ferrara”, ha ricevuto

A un certo punto però il silenzio si rom-

una querela per diffamazione, per aver

pe. Patrizia apre un blog per chiedere che sia fatta luce sui lati oscuri della morte di Federico. “ho aperto il blog per avere giustizia, per fare sentire la mia voce, perché questo tipo di esperienze ti distruggono – spiega –. Federico è morto

accusato la Pm maria guerra di aver la- sciato il fascicolo in bianco all’inizio delle indagini sulla morte di Federico. “Queste sono vere e proprie intimidazio- ni – spiega – che mettono paura e limita- no la libertà di opinione dei giornalisti”.

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Intervista a Stefano Scaramazza, per 23 anni al lavoro nell’officina

Quel che resta di Casaralta

L’amianto che infestava l’ex fabbrica della Bolognina continua a fare vittime, ma i risarcimenti per gli operai sono a rischio

p LAuRA PASoTTI

F inora sono 50 i morti accertati per esposizio- ne all’amianto tra i circa 500 operai che, tra gli anni Sessanta e la seconda metà degli anni

InchIesta
InchIesta

Q| stefano scaramazza, fotografia di Paolo lambertini

ottanta, hanno lavorato alla Casaralta, l’officina della

mansioni non erano considerate a rischio perché non

il rischio che chi ha patteggiato la rateizzazione del

Bolognina in cui si coibentavano le carrozze dei treni delle Fs. “ma, purtroppo, non si tratta di un elenco

definitivo”, dice Stefano Scaramazza, delegato Fiom che per 23 anni ha lavorato alla Casaralta. Il mesote- lioma della pleura ha, infatti, un’incubazione molto lunga (20/30 anni), ragione per cui l’elenco è andato

allungandosi negli anni, facendovi rientrare anche casi

entravano direttamente in contatto con l’amianto che, in realtà, era disperso in tutto l’ambiente”. L’amianto, infatti, non era utilizzato in aree protette, ma chiun- que poteva entrarvi in contatto. “Veniva raschiato

dalle carrozze con spatole e restava a terra, poi veniva spruzzato per la coibentazione – racconta Scaramazza

risarcimento resti a bocca asciutta”, dice Scaramazza. Sarebbe un’ulteriore beffa, dopo quella di aver lavo- rato per anni in condizioni pericolose e aver visto pro- sciogliere l’ex direttore generale, Carlo Farina, dall’ac- cusa di omicidio colposo a causa delle sue condizioni di salute (il fondatore della Casaralta, Carlo Regazzoni,

di

morti che in precedenza non erano stati ricondot-

e quando le carrozze venivano smantellate le lamie-

era già morto). La maggior parte delle officine è stata

ti all’amianto. “Non è stato facile – spiega Scaramaz-

re erano tagliate con la fiamma ossidrica e poi acca-

demolita nel gennaio 2010 in seguito ai lavori di boni-

za

– perché la medicina tendeva a scremare: all’inizio

fica dell’area. Il progetto di riqualificazione prevede la

nemmeno i carcinomi al polmone erano ricondotti all’esposizione alle fibre di amianto”. ma “la medici- na” non è il solo ostacolo all’ottenimento della giusti-

tastate a terra e lasciate lì”. Non c’erano guanti, ma- scherine o altre protezioni. e poi c’era l’amianto della copertura dei tetti, che “quando pioveva si sbriciolava

lasciava delle macchie bianche a terra, quando l’ac- qua si asciugava”.

e

realizzazione di appartamenti e uffici ma da allora è tutto fermo. Nonostante tutto però Stefano Scaramazza guarda al vuoto lasciato dalla chiusura della fabbrica con un nodo in gola. “Il buco che si vede, guardando

zia da parte degli operai della Casaralta. un altro problema è rappresentato dalla determinazio-

e

poi si arriva ai processi giudiziari. La Casaralta è

l’area dall’alto, non è grande come quello lasciato a

del rischio all’interno della fabbrica. “Ci sono stati morti anche tra gli impiegati – racconta Scaramaz-

ne

stata chiusa nel 2003. Nel 2004 il processo di primo grado ha riconosciuto il risarcimento del danno agli

livello produttivo – dice –. Non c’è più nessuno a fare quel lavoro in regione, senza dimenticare poi che la

za

– ma la determinazione dell’esposizione era fatta

operai. ora la società proprietaria, la Firema, è in am-

fabbrica era un presidio del quartiere, mentre ora non

in

base alla concentrazione di fibre per litro e alcune

ministrazione straordinaria e a rischio fallimento. “C’è

c’è più niente”.

si chiamaVa ranBir

p eRIkA CASALI

se non hai tutti i documenti in regola non puoi accedere a nessuna forma di assistenza da parte dei servizi sociali. ovviamente non puoi nemmeno rinnovare il permesso di soggiorno. così a 21 anni all’improvviso diventi disoccupato, clandestino e senzatetto. Vivi per strada, mangi alla mensa

e muori su una panchina di un parco nel centro della città. ranbir non aveva una storia diversa da quella di tanti migranti che arrivano in italia dopo

che la famiglia ha impegnato tutto per farli partire e ha riposto in loro tutte le speranze. l’eccezione di questa storia è il finale: una morte solitaria e

senza un soldo. senza un semplice pezzo di carta non esisti. Pochi giorni prima di morire ranbir si era presentato all’ufficio di avvocato di strada con

il

decreto di espulsione rilasciato dalla Questura di Piacenza. il suo permesso di soggiorno era scaduto il 10 novembre del 2010; secondo la legge

il

documento non può essere rinnovato se la persona è disoccupata. Poco prima di Pasqua, giorno in cui è morto, ranbir che aveva preso contatto

con i volontari del servizio mobile di Piazza grande, aveva manifestato per la prima volta la decisione di curarsi dalla dipendenza dall’alcol. grazie all’aiuto delle suore di madre teresa di calcutta era già stata individuata una comunità che avrebbe potuto accoglierlo anche se non in possesso dei regolari documenti. Per sostenere la sua decisione di cambiare vita aveva accettato la proposta del servizio mobile di collaborare come operatore; nel frattempo avvocato di strada avrebbe inoltrato la richiesta per il permesso di soggiorno. secondo la famigerata legge Bossi fini, questo documento viene rilasciato a chi dimostra di avere un lavoro che ne garantisca il mantenimento eco- nomico. a questa regola generale si aggiungono i permessi di soggiorno speciali e quelli in applicazione del diritto di asilo che spesso però durano troppo poco e terminano con un foglio di via, un permesso scaduto e il considerevole peggioramento della situazione personale dell’immigrato, sia dal punto di vista economico che relazionale. nel caso di ranbir si è trattato di un insieme di tutte queste condizioni, sia legali che personali. l’operatore che ha seguito il suo caso fin dal principio racconta che “non chiedeva mai niente per sé. mi segnalava i casi che avevano maggiore bisogno di atten- zione e mi portava le persone perché potessi indirizzarle ai servizi competenti”. Dopo due anni in italia, in cui aveva lavorato un po’ a sud e un po’ a nord erano ormai molti mesi che si trovava senza impiego e alloggio, la vita di strada l’aveva indebolito. ranbir si vergognava della sua condizione e di aver tradito le aspettative della sua famiglia, non gli abbiamo dato il tempo del riscatto. (erikacasali@piazzagrande.it)

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Da alcune settimane il dormitorio Beltrame ospita anche profughi tunisini: ecco che cosa raccontano

“Italia o Tunisia, stessa miseria”

Con lo spaccio basta un attimo e i soldi saltano fuori. ma Chokri, Jihad e Abdelkader non si fanno tentare:

“Non siamo venuti in Italia per questo”

p eVA BRugNeTTINI

siamo venuti in Italia per questo” p eVA BRugNeTTINI q | fotografia di Chiara de Gregoris

q| fotografia di Chiara de Gregoris

p eVA BRugNeTTINI q | fotografia di Chiara de Gregoris C hokri ha 29 anni, la

C hokri ha 29 anni, la pelle scura perché suo nonno viene “forse,

Arrivati in Italia, qualcuno dice di essere stato picchiato dalla polizia, qualcun’al-

duria”, le stime vanno a 711, la quota è quasi raggiunta.

legale, sociale e percorsi di inserimento socio-lavorativo, NdR) possono accedere

dal Sudan”, due mesi fa ha preso

tro di essere stato spinto verso Francia

In

un primo momento la Protezione Civi-

sia rifugiati che tunisini con permesso di

una barca e dopo 18 ore di mare è sbar-

o

Belgio. Cosa che tanti hanno fatto, vi-

le

si è trovata nel caos, tra gli invii di pro-

soggiorno temporaneo, i progetti ci sono,

cato a Lampedusa. ha lasciato in Tunisia

sto che oggi (24 maggio) in emilia-Roma-

fughi dalla direzione centrale e la schiera

le

Asp stanno cercando di fare qualco-

genitori, fratelli e sorelle. Abdelkader, che

gna ci sono 688 profughi registrati nelle

di

tunisini arrivati in emilia-Romagna au-

sa. Bisogna dire che si stimano 6-7 mesi

dorme in camera con lui, 36 anni, ha la-

strutture pagate dalla Protezione Civile,

tonomamente. Per un po’, come confer-

perché un richiedente asilo diventi au-

sciato moglie e due figli piccoli. Jihad, al-

182 solo a Bologna e provincia. Numeri

ma un funzionario del Comune, in stra-

tonomo, capisca il contesto, trovi lavo-

tro

compagno di stanza, di anni ne ha 19,

che poco hanno a che vedere con l’“eso-

da c’erano un centinaio di tunisini con

ro, e si inserisca”, spiega il funzionario

ha

fatto il tragitto in treno Taranto-milano

do biblico” paventato dal ministro degli

regolare permesso di soggiorno tempo-

del Comune. giusto il tempo concesso

chiuso in bagno, e nel suo francese ordi-

Interni Roberto maroni, in base al quale

raneo, mentre posti vuoti aspettavano i

dal permesso temporaneo. Sei mesi che

nato dice di capire la situazione italiana

a

metà aprile Regione e Protezione Civi-

profughi. Poi la Protezione Civile ha tro-

scadono a ottobre e dopo i quali Chokri,

e

non si lamenta se non trova lavoro: “So

le dell’emilia-Romagna hanno organiz-

vato una soluzione: “Abbiamo accolto 99

Jihad, Abdelkader e i quasi 200 tunisini

che qui c’è la crisi e non c’è lavoro per

zato un piano di accoglienza per 4mila

tunisini già presenti, la Asp Poveri Vergo-

ufficiali presenti a Bologna, senza con-

nessuno. Vorrei fare apprendistato, an- che gratis. All’ufficio di collocamento mi hanno detto di aspettare, intanto faccio

persone. “C’è stato sicuramente un so- vradimensionamento del dato tunisino, che ora abbiamo pianificato intorno alle

gnosi ha aperto una lista per persone che man mano ospitiamo. ma gli invii del di- partimento hanno sempre la precedenza

tare quelli che tuttora dormono in stra- da, tra fabbriche occupate e cartoni sui marciapiedi, si chiedono cosa succederà.

un

corso di italiano al Tpo”.

2mila persone”, spiega Ferruccio mello-

assoluta. Abbiamo l’obbligo di ospitarli

Secondo melloni, un’ipotesi plausibile è

Sono i ragazzi ospiti del dormitorio Bel-

ni, responsabile della Protezione Civile.

perché fanno parte della percentuale che

che verranno rinnovati. Intanto gli ospiti

trame, poco più di venti, che si ritrovano

Il

piano funziona a scaglioni. Sono stati

ci

spetta. gli altri li prendiamo in carico

delle strutture gironzolano a caccia di un

la

mattina alle 9 davanti alla macchinet-

previsti 10mila arrivi, divisi per 18 regioni

autonomamente secondo un accordo di

impiego e non hanno intenzione di cede-

ta del caffè, insieme agli altri ospiti, e poi

(la Sicilia ha già Lampedusa come pun-

re

ai “brutti lavori”. Perché per lo spac-

fuori a cercar lavoro. gironzolano tutto il giorno tra Bologna e periferia, in bus o

piedi. Senza risultati. “Tunisia e Italia sono uguali, grande miseria comunque”, dice uno dei ragazzi.

a

to critico, L’Abruzzo ha altro a cui pen- sare) in base al numero di residenti. In emilia-Romagna 838 presenze nella pri- ma fase. e considerato che con gli ultimi arrivi, uno “stock di 23 persone da man-

buon senso”. La doppia corsia tra “profughi veri” e tu-

nisini in teoria non vale nei servizi del Comune: “Alla rete Sprar (Sistema di Pro- tezione Richiedenti Asilo e Rifugiati che garantisce vitto, alloggio, orientamento

cio in montagnola “basta un attimo, e i soldi saltano fuori. ma noi vogliamo un lavoro regolare. Non siamo venuti in Ita- lia per questo”. (evabrugnettini@piazza- grande.it)

Rimpatri, minacce e retate della polizia: con la crisi alcuni Stati Ue non vogliono più gli indigenti

homeless, Vietato circolare

p mAuRo STRIANo

Il diritto alla libera circolazione non è

mica, sembrano voler accordare i dirit-

del tutto garantito nell’unione eu- ropea. Negli ultimi mesi, gran Bretagna, olanda e Irlanda hanno espulso, o mi- nacciato di espellere, cittadini ue privi

derivanti da tale principio solo alle

persone economicamente attive, consi- derando coloro che si ritrovano in uno stato d’indigenza come un peso di cui lo

ti

mento delle spese di rimpatrio verso il

di

mezzi di sussistenza, senza conside-

Stato d’origine deve farsi carico.

rare le garanzie procedurali riconosciute comunitariamente in tema di libera cir- colazione.

Numerosi Stati membri offrono il paga-

Paese di origine. Tuttavia, molti cittadi-

La

libera circolazione è uno dei princi-

ni

dell’ue senza residenza non vogliono

pi

fondamentali dell’ue ma, nonostante

assolutamente tornare indietro, nono-

sia parte del Trattato e oggetto di rego- lamenti e direttive, alcuni Stati europei, soprattutto dall’inizio della crisi econo-

stante la loro difficile situazione socia- le. In effetti, una notevole percentuale di persone che sono state rimpatriate ha fi-

nito per ritrovarsi all’interno dei servizi per senza dimora, con poche speranze

di trovare rapidamente un alloggio ade-

fino a quando il loro caso non è stato esaminato; di questi, 30 erano cittadini ue, e la maggioranza di costoro è stata

guato e sostenibile. uno degli esempi della nuova “politica”

rimpatriata per il solo motivo di non di- sporre di mezzi di sussistenza.

nei confronti dei senza dimora si è veri-

La

Federazione europea delle Associazio-

ficato pochi mesi fa in Danimarca. A Co-

ni

Nazionali che lavorano con le persone

penhagen, nella notte tra il 7 e l’8 dicem- bre 2010, la polizia danese ha arrestato 69 persone senza dimora alloggiate in un centro di accoglienza privato, specia- lizzato nell’assistenza a cittadini non da- nesi. Dopo questo raid, 47 persone sono

senza dimora (Feantsa) ha condannato con un comunicato stampa le espulsioni arbitrarie e ha chiesto all’unione euro- pea di stabilire regole affinchè i cittadini ue non autosufficienti abbiano almeno accesso all’accoglienza e all’assistenza

state detenute per circa due settimane,

di

emergenza.

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il Quinto alimento

I picnic della decrescita

p FRANCeSCA BoNo e SoFIA PIzzo

G iugno, tempo di pic nic. Tante le iniziative che si stanno realizzan-

do nella nostra città, una più lodevole dell’altra. Due ottime iniziative nel mese scorso. L’Associazione Terrarossa Terra- verde in collaborazione con L’orto dei

giusti ha realizzato un pic nic culturale e colturale per parlare di agricoltura sana, stagionalità e consumi, con la presenza

di Andrea Segrè. Anche Piazza grande si

è riunita in un Pic Nic Senza Dimora al

parco della ex manifattura tabacchi per pulire il parco insieme ai senza tetto e alla cittadinanza. Per sensibilizzare alle tematiche ambientali nel 2010 è nato il PicNic4Degrowth che coinvolge tutto il mondo, compresa Bologna. L’idea del Picnic globale per la decrescita è stato accettato alla seconda conferenza sulla decrescita e la giustizia sociale a Barcel- lona nel marzo 2010. Il 5 giugno è la data scelta per l’edizione 2011. Se queste occasioni sono state perse, Bologna con i suoi colli consente sem- pre di organizzare giornate all’aria aper-

consente sem- pre di organizzare giornate all’aria aper- ta, cercando di rispettare l’ambiente, li- mitando

ta, cercando di rispettare l’ambiente, li- mitando l’utilizzo di plastica e cogliendo l’occasione di un pranzo informale per scambiare cibo e chiacchiere con gli amici e i vicini di prato. Le aree attrez- zate in città sono sempre meno, ma si possono ancora trovare delle griglie a monte Donato, ai Prati di mugnano di Sasso marconi e al Parco del Paleotto a Rastignano. Villa Spada, Parco Cavaioni, Parco Talon, Villa ghigi, Parco Storico di monte Sole e Parco dei gessi; tante le aree verdi che si prestano non solo ai pic nic, ma anche a passeggiate e percorsi trekking.

solo ai pic nic, ma anche a passeggiate e percorsi trekking. Bicicentro Torna la Par Tot
solo ai pic nic, ma anche a passeggiate e percorsi trekking. Bicicentro Torna la Par Tot

Bicicentro

Torna la Par Tot parata

p VALeNTINA BoNoLI

B ologna si prepara a scendere in stra- da: il 18 giugno lungo le vie del cen-

il ritorno alle origini. “è possibile vi- vere in un mondo senza sprechi – dice

so

tro torna la Par Tot parata. organizzata dall’associazione “oltre”, nel 2009 l’ini- ziativa ha coinvolto circa 30 mila perso- ne grazie a carri allegorici, musica dal

Pino, il presidente dell’associazione - e soprattutto senza l’uso del petrolio e del nucleare, come nell’età della pietra!”. Attraverso l’organizzazione di laborato-

vivo e performance circensi. In vista del-

ri

per la preparazione di carri allegori-

la parata sono nati numerosi laboratori

ci

l’associazione ha saputo coinvolgere

che vengono attivati mesi prima e sono completamente gratuiti. La Par Tot, che

anche gli ospiti del dormitorio Beltrame che potranno così partecipare attiva-

in bolognese significa “per tutti”, si può

mente alla parata. Inoltre, le loro ope-

definire ecologica, multiculturale e in-

re

sono a costo zero, poiché cercano di

tergenerazionale perché usa materiale

recuperare oggetti destinati alla spazza-

riciclato, e chiunque può parteciparvi senza distinzioni di età e nazionalità. Quest’anno la parata avrà un tema: “un altro lusso è possibile”, dove per lusso si intende la gioia di esprimersi liberamen-

tura dando così un esempio di come è possibile creare riciclando. Quest’anno il Bicicentro di Piazza gran- de ha messo a disposizione un’officina per la costruzione dei carri allegorici. Per

te attraverso colori, danze e costumi e

le

Fucine vulcaniche la Par tot è una par-

rendere Bologna una città creativa dove è permessa l’esagerazione e l’eccesso al- meno per un giorno. L’associazione ”Le fucine vulcaniche” porterà alla parata “il tempo della pietra”, sviluppando il con- cetto di un altro lusso possibile attraver-

ticolare esperienza che porta al coinvol- gimento e alla collaborazione spontanea dei cittadini: durante la parata nessuno assiste da semplice spettatore, ma viene invitato a partecipare alla scia festante. “Per tutti” è l’idea da mettere in pratica.

Kilometri zero

riflessioni a filiera corta

p JoNAThAN FeRRAmoLA

consumare meglio per fermare gli sprechi

se siete in cerca di spunti per riflettere sul colossale giro d’affari e malaffari che circondano il mondo del cibo, cattive abitudini alimentari e consumismo ipertrofico, vi consiglio

di fare un’attenta lettura del libro scritto dal professor andrea

segrè, preside di agraria all’università di Bologna e fonda- tore di last minute market, dal titolo “libro nero dello spreco alimentare in italia”. i dati forniti sono implacabili e danno la cifra della sconfitta del nostro modello di sviluppo: “Dal 1974

a

oggi lo spreco alimentare nel mondo è aumentato del 50%;

il

40% del cibo prodotto negli stati uniti viene gettato e in

gran Bretagna si buttano tra i rifiuti 6,7 milioni di tonnella-

te di cibo ancora perfettamente consumabile, per un co-

sto annuale di 10 miliardi di sterline. in svezia in media ogni

famiglia getta via il 25% del cibo acquistato”. e in italia le cose non vanno certo meglio: “ogni anno, prima che il cibo giunga nei nostri piatti, se ne perde una quantità che po- trebbe soddisfare i fabbisogni alimentari per l’intero anno di

tre quarti della popolazione italiana, vale a dire di 44.472.914 abitanti”. insomma un’ecatombe inarrestabile e in crescita esponenziale alla quale sembriamo destinati a soccombere senza opporre resistenza. ma c’è una via d’uscita da questo delirante spreco globale? secondo segrè, l’unica e sensata ricetta sta nel consumare meno, ma soprattutto meglio, favo- rendo l’autoproduzione, il recupero ed una più efficiente di- stribuzione degli alimenti sul mercato. maggiori informazioni

le trovate su www.lastminutemarket.it. (http://radiokmzero.

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Merola scommette

sui giovani in

giunta

p SImoNe SABATTINI

C’ è, allo stato, un’unica ragione per cui Bologna esce cambia- ta dalle Comunali, ed è ana-

sempre occupato di temi legati al Traffi- co, Amelia Frascaroli conosce bene i ser- vizi sociali e ha preteso e ottenuto l’as-

grafica. La giunta appena varata da Vir- ginio merola è di 15 anni più giovane di quella targata Sergio Cofferati. L’assesso-

sessorato al Welfare. Però ci sono anche alcune zone d’ombra. La prima è politi- ca e riguarda il rapporto con gli alleati:

re “baby” di allora era giuseppe Paruo- lo, che con i suoi 46 anni sarebbe stato comunque più vecchio della media del nuovo esecutivo (44,5). L’assessore alla mobilità (forse la delega più “pesante”)

Sel e il Pd la pensano allo stesso modo sulle materne private, sui nuovi insedia- menti urbanistici, sulle infrastrutture? L’Idv – che ha mandato in consiglio un ex guazzalochiano e in giunta una semi-

è

Andrea Colombo: ha 27 anni ed è il più

sconosciuta che ha messo piede a Bo-

giovane di tutta la storia cittadina. Il se-

logna per la prima volta il giorno della

gnale dato da merola non va sottovalu-

nomina – che intenzioni ha? Il secondo

e

cresciuti nel partito e se non devono

tato, o liquidato come un dettaglio folk- loristico: la gerontocrazia italiana crea problemi enormi allo sviluppo del paese

punto interrogativo è ancora più interes- sante ed è, per così dire, il lato B della promozione dei giovani. Colombo, Luca

e

intrappola l’idea stessa di un possibile

Rizzo Nervo, matteo Lepore, per citare i

cambiamento. Chi ha più di 60 anni fati- ca a ricordare quali erano le sue esigen-

tre cosiddetti “merola-boys”, sono “nati“

ze di 30-40 anni prima o peggio crede di

tutto alla fiducia accordatagli dal nuovo

conoscerle filtrandole attraverso la pro- pria, parziale, esperienza di genitore. e’

sindaco, poco ci manca. Riusciranno a far valere la loro freschezza anagrafica

meno ricettivo, meno coraggioso, più le- gato al passato che al futuro. Tutto noto,

senza essere dei meri yes-man di chi gli ha dato una grande opportunità? L’Italia

con buona pace di chi in questi casi si

e

la sua storia sono infarcite di pessime

esercita in pur sacrosanti distinguo. me-

esperienze di fedeltà a tutti i costi. e la

rola in questo senso ha avuto coraggio.

riconoscenza è spesso diventata un valo-

Non solo: nel dare spazio ai trentenni

re

in sé, anche a dispetto del buon senso

come ai 50-60enni ha salvaguardato il

e

del bene comune. Se c’è una sfida che

principio sempre poco applicato di piaz- zare persone competenti (almeno sulla carta) nelle deleghe corrispondenti: Pa- trizia gabellini è un’urbanista e va all’ur- banistica, Silvia giannini è un’economi- sta e va al Bilancio, lo stesso Colombo al San Vitale, dove era consigliere, si è

questa giunta ha davanti, almeno nella sua parte potenzialmente più innovati- va, è quella di trovare un giusto equili- brio tra inesperienza e indipendenza. Af- finché il vantaggio di essere giovani non venga annullato dalla paura di contrad- dire i “vecchi”.

non Parlate al con Ducente

Allarme zingari (o forse no)

p DoNATo uNgARo

L inea 19: in via Lame mi salgono a bordo, urlando, quat- tro o cinque zingari. mi lasceranno sul bus una puzza insopportabile, penso, e a terra le lattine di birra che

hanno in mano. Altri la pensano così; lo si capisce da come alcuni passeggeri mi guardano, sperando che possa fare qual- cosa. Chiudo le porte e parto, ricercando nella memoria le pa- role di martin Niemöller: “Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento, perché rubacchiavano”. Quelli del mio autobus non so se rubacchiano, ma ascoltano la musica a tut- to volume. Non capiscono che danno fastidio agli altri? Vivono proprio usanze diverse, culture diverse e religioni diverse. “Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zit- to, perché mi stavano antipatici”. Fosse al- meno la musica che ascoltiamo tutti; che so io, Pop, Rock, Leggera. Anche il Liscio an- drebbe meglio, ma questa è musica zigana, incomprensibile alla gente normale; ecco, alla gente normale, come me. “Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato perché mi erano fastidiosi”. Proprio persone che non hanno il senso del- la misura, che non sanno stare tra la gente per bene; sanno fare gruppo comune solo tra di loro, ma vivere tra i cittadini moderni del giorno d’oggi è ben altra cosa. “Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista”. Intanto eccomi arrivato a Castel- debole; capolinea e rientro in deposito. Fine del servizio, ma loro sono ancora lì; io li guardo dallo specchio e mi aspetto la discussione per farli scendere a forza dall’autobus. uno di loro mi chiede, testualmente: scusa capo, ancora una fermata per piacere? Scusa, per piacere; ma siete zingari, non ci stan- no queste parole, in bocca a voi. I Rom devono bestemmiare, offendere, gridare; invece questo mi dice Scusa e Per piacere. Rispondo “Va bene”, sottovoce; e riparto verso l’ultima ferma- ta. grazie, mi dice ancora; sorridendomi. “un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessu- no a protestare”. Quando e se mi verranno a prendere vorrei che ci fossero almeno gli zingari; e spero che allora potrò esse- re io a dire grazie: e a sorridere.

che allora potrò esse- re io a dire grazie: e a sorridere. la Posta Degli altri

la Posta Degli altri

La redazione di Piazza Grande risPonde aLLe Lettere PubbLicate sui quotidiani boLoGnesi

Quando crollano i muri

lettera pubblicata su il resto del carlino del 31 maggio 2011

il 19 maggio alle 14 ero sulla Porrettana nei pressi della rotonda di Bor- gonuovo. mi precedeva un’auto che ha investito un blocco di cemento in mezzo alla strada. Personalmente non ho avuto alcun danno.

caro lettore, non si preoccupi, probabilmente era solo un pezzo del muro di arcore. che non dovrebbe stare in piedi ancora per molto.

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in Viaggio

con

Paz

p DANIeLe BRoLLI

A ndrea era uno che non aveva bisogno di prendere appun- tamenti. La redazione di “Li-

nus” all’alba degli anni ottanta era in un condominio con le piastrelle lucide, in un cortile davanti al palazzo Rizzo-

li dell’omonima via. Allora l’editore si

chiamava ancora milano Libri, ma era già stato assorbito dal grande gruppo editoriale. Per arrivarci si prendeva la

metropolitana verde, direttamente in Stazione Centrale, direzione Cologno- gessate, fermata Crescenzago. Si tratta- va di una meta cruciale per ogni autore

di fumetti.

Il direttore era (ma ancora per poco, per- ché se ne sarebbe andato sbattendo la

porta per protesta contro gli uomini del-

la loggia P2 che avevano colonizzato Riz-

zoli) oreste del Buono. Quando era in

sede, se ne rimaneva chiuso nel suo stu- dio e faceva rare sortite nell’open spa-

no sarcastiche e non vedevano l’ora di esercitare i loro poteri sui malcapitati. L’immagine del gatto che si trastulla con il topolino tramortito scuotendolo e rol- landoselo con le zampe, con la variante

di un morso d’assaggio di tanto in tanto

sarà anche abusata, ma in questo caso è esatta. Il giovane autore poteva anche essere un collaboratore acquisito, ma si sentiva continuamente messo in discus-

sione. Sballottato tra battute e sguardi dubitativi, estraeva la cartella con le sue tavole a china, mostrava il tutto e rima- neva in pena di fronte alla pausa di si- lenzio. Arrivare da Bologna significava spesso essersi alzati al primo sole (d’in- verno prima…), forse aver bevuto un caf-

fè in fretta, essere saliti al volo in treno

ed essersi risvegliati a destinazione con

la bocca impastata e con lo stomaco che

pulsava come un cuore aggiunto.

Le ragazze di redazione facevano diven-

un cuore aggiunto. Le ragazze di redazione facevano diven- I l 16 gIugno dI 23 annI

I l 16 gIugno dI 23 annI fa morIva andrea pazIenza:

noI lo r IcordI amo così

q| illustrazione di marina Girardi

r IcordI amo così q | illustrazione di marina Girardi ce della redazione. Redazione composta tare

ce

della redazione. Redazione composta

tare il suo imbarazzo, la sua scarsa bril-

te che mostrava i suoi primi lavori. Poi

esclusivamente da donne. Andrea era il tipo del mascalzone latino. uno che con le donne sapeva farci. A dif- ferenza dell’autore medio di fumetti. All’autore di fumetti, specie se giova- ne, sudavano le mani per l’emozione all’idea di poter incontrare oreste del Buono (che di lì a poco sarebbe stato

Fulvia Serra, destinata dopo l’abbando-

lantezza, il diversivo della tarda matti- nata. Andrea era uno che non era mai in dif- ficoltà, perché aveva un bel sorriso, la erre dei seduttori e la battuta sempre pronta. era anche un bel ragazzo. Anzi, per essere precisi non era proprio un bello, ma era di bella presenza, che è

si disinteressava completamente di te come se fossi uno degli ombrelli dimen- ticati all’attaccapanni all’entrata, e pas- sava allo show: “Ragazze, ce l’avete un tavolo per me che devo finire di disegna- re una pagina?” “Ti sgombero la mia scrivania!” era la risposta moltiplicata per il numero delle

nia. Quella volta Andrea entrò nel bagno, riempì la vasca fischiettando allegro. Le

ragazze si guardarono l’un l’altra con sguardi birichini: non riuscivano a tratte- nere risolini d’emozione, si coprivano la bocca con la mano alla ricerca della fan- ciulla in fiore dimenticata ormai in loro. Andavano avanti e indietro davanti alla porta del bagno per chiedere ad Andrea

tra i fondatori de “L’eternauta”, un altro

quello che conta. Poteva succedere che

ragazze.

se

aveva bisogno di qualcosa.

pezzo di storia delle riviste a fumetti, e avrebbe dato il suo contributo di idee, ma si favoleggia anche economico, alla nascita di “Frigidaire”…). e quando in-

lui piombasse in redazione anche senza appuntamento, all’ora che gli pareva, e che le ragazze squittissero felici. Come quella volta.

“Bene, prendo la tua… ma prima avrei bisogno di un piccolo favore.” “Sì…?” “Posso farmi la doccia, magari un ba-

Tutta la redazione era mobilitata, fin- ché non arrivò la richiesta: “Ragazze, e quell’asciugamano che mi avevate pro- messo?”

contrava le ragazze della redazione,

Andrea aveva una voce nasale, o forse

gno… ho visto che tanto avete la vasca…

La

porta del bagno era socchiusa dall’in-

all’autorucolo venivano i crampi a causa dei sali minerali persi. erano ragazze ca- pitanate dall’art director caporedattore

no di odB ad assumere il ruolo diretto-

adenoidale, un po’ da vecchio nobile de- caduto (come Totò nella memorabile in- terpretazione del barone ottone Spinelli degli ulivi detto zazà in Signori si na- sce), e poteva chiedere qualsiasi cosa.

c’è l’acqua calda?” “Certo.” “Perché sono arrivato proprio adesso da Bologna e ho dormito solo due ore. Sta- notte ho lavorato per finire i disegni. ma

terno. La richiesta arrivò da quello spi- raglio malizioso. Quale delle donne avrebbe avuto il privilegio del brivido, avvicinandosi a quella fessura dal sapo-

re

proibito?

riale. Il giovane autore arrivando in re-

Tu

eri lì che stavi mostrando le tue tavo -

non ce l’ho fatta.”

Ci

fu una lunga pausa in cui si scam-

dazione si ritrovava al centro dell’open

le,

lui ti salutava, salutava loro, e loro si

“Vieni, ti do un asciugamano.”

biarono sguardi che mescolavano paura,

space, in cui le scrivanie delle ragazze

dimenticavano di te.

“Ragazze, siete degli angeli.” Quindi ba-

eccitazione, sfida, trepidazione… e infine

si

fronteggiavano, e lì iniziava una spe-

Le

teste si giravano verso di lui e sem-

ciava castamente le ragazze più vicine a

invidia. Nel frattempo l’autore attendeva

cie di esame di stato, in cui donne che

brava che stesse per iniziare un balletto

lui, che arrossivano come liceali al pri-

ormai rassegnato in un angolo, sfoglian-

avevano tutto quello che un ragazzo ti-

di

Grease. “Ciao, come va?” guardava i

mo incontro.

do svogliato alcuni cartonati francesi

mido teme nell’altro sesso, lo vivisezio- navano: loro erano per la maggior parte

disegni del collega. “Belle queste tavo- le. Belle… è bravo questo ragazzo.” Ti

Nel frattempo il fumettista giaceva mo- gio, in compagnia del suo appuntamen-

impilati su una scrivania vuota. Andrea era uno che non subiva le pause. I tempi

carine; erano colte; erano argute; era-

segnalava declassandoti a un esordien-

to, dimenticato nei pressi di una scriva-

morti li dirottava sugli altri.

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sPalle alla Porta Dal 6 al 10 luglio tornano i mondiali Antirazzisti

Via ai Mondiali solidali

p ALAIN VeRDIAL

C ha detto che gli unici mondiali

calcio sono quelli organizzati

hi

di

ogni quattro anni dalla Fifa?

Associazioni come Progetto ultrà-uisp emilia Romagna, che da anni lottano per dare pari opportunità a tutte le perso-

ne con lo sport, hanno creato nel 1997

i mondiali Antirazzisti. Si tratta di una

competizione multiculturale, dove l’in- contro prevale sullo scontro, alla quale

possono partecipare squadre provenien-

ti

da tutto il mondo, di tutte le condizio-

ni

economiche e sociali, e dove l’unico

obiettivo è abbattere le barriere razziste

e

vincere il migliore dei trofei possibili:

la

solidarietà.

Il

risultato finora è stato più che positi-

vo

visto che quest’anno si terrà la quin-

positi- vo visto che quest’anno si terrà la quin- Q | fotografia di antonio amendola (shoot4Change)

Q| fotografia di antonio amendola (shoot4Change)

- maschile e femminile -, basket, palla- volo, rugby e cricket (lo sport novità del campionato dell’anno scorso), in aggiun-

ta ad altre attività sportive come yoga e

pilates. Per i meno sportivi sarà possibi-

le partecipare a laboratori e dibattiti su

e apertura dello spirito fra i giocatori e il pubblico. In un momento di delicatezza estrema, economica e sociale, un evento come questo è più che necessario”. Séba- stien e la sua associazione partecipano

ai

mondiali Antirazzisti dal 2004.

Il

prossimo 10 luglio Piazza grande sarà

presente a Bosco Albergati per scoprire il nome della squadra vincitrice. La squa- dra campione uscente, e quindi da sfi-

dare, è quella composta da un gruppo

di rifugiati politici somali. Sicuramente il

giocatore che alzerà la coppa non firmerà contratti a sei zeri ma, come tutti gli altri partecipanti, tornerà a casa con un ba- gaglio umano importante. Info su www. mondialiantirazzisti.org.

dicesima edizione e si spera di supera-

temi come le diversità di genere e l’omo-

re

i numeri dell’anno scorso (oltre 7.000

fobia, oppure la lotta contro la discrimi-

partecipanti di 60 nazioni diverse). I

nazione di Rom e Sinti.

XV

mondiali Antirazzisti si svolgeranno

Sébastien Louis, capitano della squadra

dal

6 al 10 luglio, e nonostante il luogo

dell’Associazione Luxembourg Against

sia

cambiato (non più a Casalecchio di

Racism, campionessa della Coppa mon-

Reno ma a Bosco Albergati, in provincia

diale Antirazzisti (il trofeo dedicato a co-

di

modena), lo spirito è sempre lo stes-

loro che più si sono distinti durante l’an-

so. Nell’edizione di quest’anno si potrà

no in attività per l’uguaglianza sociale)

partecipare, attraverso la solita iscrizio-

ha definito così l’esperienza: “Qualcosa

ne

gratuita, alle competizioni di calcio

di

eccezionale, cinque giorni di diversità

f f f f f f f f f f f

il terzo settore È on air

f f f f f f f f f f f

p ANNALISA BoLogNeSI

uN NoTIzIARIo INTeRAmeNTe DeDICA- To ALLe TemATIChe SoCIALI e AL moN-

Do DeL TeRzo SeTToRe. VA IN oNDA TuTTI I LuNeDì DALLe 18.05 ALLe 18.15 Su RADIo ITALIA ANNI 60 (Fm 102.1 – 102.3) IL “NoTIzIARIo DeL TeRzo SeT- ToRe DeLL’emILIA RomAgNA”. uN APPuNTAmeNTo SeTTImANALe PRo- moSSo DAL FoRum TeRzo SeTToRe DI BoLogNA e CuRATo DALLA ReDAzIo- Ne DI BANDIeRAgIALLA. IL PRogRAm- mA Dà AmPIo SPAzIo ALLe PRINCIPALI NoTIzIe, PRogeTTI e APPuNTAmeN- TI DeL moNDo DeL VoLoNTARIATo, DeLL’ASSoCIAzIoNISmo e DeLLA Coo- PeRAzIoNe SoCIALe e INTeRNAzIoNA- Le e A TuTTe Le INFoRmAzIoNI uTILI PeR ChI oPeRA IN QueSTI AmBITI. NoN mANCheRANNo PoI I momeNTI DI AP- PRoFoNDImeNTo, CoN Le INTeRVISTe AD eSPeRTI DeL TeRzo SeTToRe DeLLA NoSTRA RegIoNe. Le oRgANIzzAzIo- NI ADeReNTI AL FoRum TeRzo SeTTo- Re PoTRANNo SegNALARe Le PRoPRIe NoTIzIe mANDANDo uN’emAIL A: Re- DAzIoNe@BANDIeRAgIALLA.IT. PeR ASCoLTARe IL NoTIzIARIo IN PoDCAST:

WWW.BANDIeRAgIALLA.IT/TeRzoSeT-

ToRe_BoLogNA.

cronaca Delle Partite PreceDenti

un’assurda stagione

p gIANLuCA moRozzI

ci sono solo tre cose assurde che non sono capitate quest’anno al Bologna: 1) ramirez non ha interrotto un’azione di contropiede per baciare appas-

sionatamente ekdal davanti agli spettatori esterrefatti, avendo scoperto proprio in quel momento di amarlo. 2) Portanova non ha strangolato mudingayi

sospettandolo erroneamente di essere l’amante di sua moglie. 3) malesani non si è strappato di colpo la maschera per rivelarsi un invasore alieno ghiot- to di midollo spinale terrestre. tutto il resto è accaduto: i cinque presidenti in un anno, i tre punti di penalizzazione, il crollo finale, zanetti che appare e scompare, la vicenda dei pass invalidi, davvero, non ci siamo fatti mancare niente. Per fortuna eravamo a quaranta punti già due mesi fa con un sacco

di squadre alle spalle, il Bari già retrocesso, il Brescia messo male. tutte le altre, ci dicevamo, non si metteranno mica tutte a fare i miracoli, chievo,

Parma, catania, cesena, lecce, sampdoria, magari qualcuna, ma mica tutte, cavolo.

Be’, invece hanno fatto i miracoli proprio tutte: tranne una, per fortuna. la sampdoria è entrata nella storia delle retrocessioni più assurde e insapetta-

te, galleria abitata dall’ultimo Bologna di mazzone e dal Verona di malesani – da brividi, a pensarci -, si è fatta stendere dal genoa al novantasettesimo,

battere in casa dal Palermo, mentre tutte le altre, chievo, Parma, catania, cesena e lecce si trasformavano nel Barcellona e decollavano oltre la zona pericolo. Questo mentre il Bologna perdeva tre a uno a Brescia, due a zero in casa col napoli, due a zero – con gol di marcolini da metà campo! - a Verona, due a zero in casa col cesena, uno a zero a milano, e lasciava la maledetta quota quaranta solo grazie a un telefonatissimo e assai poco com- battuto pareggio in casa col Parma. Quando poi ci eravamo convinti che non avremmo mai e poi mai segnato un gol fino alla notte dei tempi, ramirez

di testa ha siglato il pareggio che a firenze ci ha portati alla rassicurante quota quarantadue. giusto il tempo per una sontuosa figuraccia all’ultima di

campionato, in casa col Bari già in serie B da secoli, quando undici sconosciuti con la maglia del Bologna, facendo movimenti a caso e tirando pallo- nate in giro, anziché divertire il pubblico con un pirotecnico cinque a tre di fine stagione, hanno pensato bene di subire uno, poi due, poi tre gol dal giovanissimo esordiente grandolfo, e poi di pigliarsi anche il quarto, così, per cifra tonda. un congedo straordinario.

ora si riparte. il nuovo allenatore sarà Bisoli, da Porretta terme, il consulente di mercato sarà salvatore Bagni, i soldi, pare, non tanti. Bisognerà sacrifi- care un pezzo pregiato della rosa, Britos, forse, forse anche la metà di Viviano. chissà. Quel che è certo è che tra un po’, dopo aver smaltito le tossine

di una stagione eterna e stranissima, noi tifosi cominceremo a studiare avidamente le più improbabili notizie di calciomercato. che esamineremo con

cura il tabellone di coppa italia, per capire se ci toccherà l’accoppiamento con la sangiovannese o con la Pro Patria. ad aspettare con ansia l’apertura della campagna abbonamenti. e poi l’uscita dei calendari della serie a, che attenderemo lamentandoci che tutte le altre si sono rinforzate più di noi, che siena o catania hanno fatto un mercato molto migliore del nostro, cosa che abbiamo detto negli ultimi anni anche di torino, atalanta e sampdoria, tutte retrocesse. e poi sarà l’ora di alzare il sipario. ancora e per fortuna in serie a.

012345678910111213 14 1516

012345678910111213 14 1516 luciano e la rossa p gIAmPIeRo RIgoSI parco è un rettangolo di circa

luciano e la rossa

p gIAmPIeRo RIgoSI

14 1516 luciano e la rossa p gIAmPIeRo RIgoSI parco è un rettangolo di circa sei

parco è un rettangolo di circa sei ettari, delimitato su tre lati dai giardini condo- miniali palazzi e sul quarto dal canale

scoperto. Lungo le stradine asfaltate passeggiano

nonni e nipoti, pedalano i ciclisti, qualcuno porta

a spasso il cane, arrancano ansimando i volente-

rosi in tuta e scarpette da ginnastica, ogni tanto sfreccia qualche motorino abusivo. Su un angolo

del parco c’è la zona degli orti: un quadrato di ter-

ra suddiviso in porzioni, che ogni pensionato ha

delimitato a suo modo: con basse siepi di rosmari-

Il

o di salvia, file di assi, canalette di scolo o pic- cole staccionate di paletti di legno. Con il tempo,

no

gli

anziani si sono organizzati, tirando su un paio

di

baracche di lamiera ondulata, attrezzate con cu-

cine economiche, giradischi e un paio di vecchi fri- goriferi. Luciano ha superato da un po’ la sessantina, è ve- dovo da dieci anni e in pensione da tre. Negli ul- timi tempi mandava avanti un piccolo laboratorio

da fabbro, per conto suo, e prima ancora lavorava

alla Weber, dove assemblava carburatori. Adesso che si è ritirato, e a casa non ha nessuno che lo

aspetta, passa la maggior parte del tempo a curare

il suo ritaglio d’orto. ma quella dell’orto è più che altro una scusa per stare in compagnia e scambia-

re quattro chiacchiere con gli altri che, come lui,

sono indaffarati a zappare, seminare, annaffiare. Più o meno ogni due settimane, i pensionati si mettono d’accordo e organizzano una mangiata.

Fanno una colletta e un paio di volontari si incari- cano di comprare una quintalata di carne: salsicce, braciole e costolette che poi verranno cotte su un grosso bidone arrugginito, riempito di vecchie assi

di legno e per l’occasione promosso a barbecue.

Qualcuno fa suonare sull’antiquato giradischi dei

lisci o delle polke, si stappano le bottiglie di lam- brusco e, mentre i fuochisti si occupano di arrosti-

che pianta una fila di cipolle o controlla la cre- scita delle zucchine, e la vede passare con saltelli

atletici, inguainata in tutine aderenti verde elettri- co, fucsia o arancioni, decisamente coraggiose per una della sua età (Luciano, a occhio e croce, valuta che la Rossa vada per i cinquantacinque, anche se portati a meraviglia). La cosa certa è che ha due belle tette. Quando passa, Luciano la segue con lo sguardo, godendosi prima il davanti, poi, mentre si allontana, l’elastica rotondità del suo sedere, che ballonzola sodo dentro la tuta elasticizzata. Lucia- no non la conosce, la Rossa, però non gli dispia- cerebbe fare amicizia. Delle volte si è detto: non sarebbe male scambiarci quattro chiacchiere. Però come si fa? Quella passa di corsetta, taf taf taf taf,

e tira dritto per la sua strada, non può mica met-

tersi a rincorrerla e attaccare discorso dal nulla.

e con che scusa, poi? No, niente da fare. Luciano

pensa che dovrà rassegnarsi a guardarla passare, fantasticando su un improbabile incontro amoro- so, nel quale con grande piacere le slaccerebbe il

reggipetto, per verificare al tatto la solidità di quel seno che balzella su e giù, su e giù, ipnotico e de- lizioso. ma un pomeriggio afoso di fine giugno è capitato

il miracolo.

Luciano stava annaffiando i pomodori, quando la Rossa si è fermata a riprendere fiato proprio da- vanti al recinto del suo orto. Con una mano si è ap- poggiata al paletto smaltato di verde, mentre con il

polso dell’altra si asciugava il sudore dalla fronte.

– Che caldo! – ha sbuffato la Rossa. – mi scusi, non

è che mi farebbe prendere una sorsata d’acqua?

In quel momento, Luciano ha benedetto in cuor suo la soffocante calura estiva, contro la quale, fino a qualche secondo prima, masticava silenzio- se imprecazioni.

– Ci mancherebbe altro, – ha detto, girando il rubi-

– eh, se non ci si tiene in forma è la fine, – ha rispo- sto la Rossa, restituendogli il tubo.

– Questo è vero, – le ha dato ragione Luciano, bat-

tendosi il palmo sulla pancia. – un po’ di ginnasti-

ca farebbe bene anche a me.

– Be’, – ha detto lei, asciugandosi la bocca con il dorso della mano, – adesso è meglio che mi ri- metta in moto, se no mi raffreddo. grazie ancora per l’acqua.

Luciano l’ha guardata allontanarsi, e in quell’istan-

te ha sentito il suo cuore sessantenne battergli in

petto come non succedeva da parecchio. un po’ di

ginnastica mi farebbe bene senz’altro, ha pensato. ma so io a che sport mi piacerebbe allenarmi.

– oh, Luciano! – gli ha gridato marzocchi, il suo

vicino di orto. – Ti sei incantato? guarda che se continui così affoghi le patate!

Lui si è scosso, ha abbassato lo sguardo alla pozza

che s’era formata tra i suoi piedi e, mentre dirigeva

di nuovo lo spruzzo alla pianta di pomodori, ha

mandato benevolmente al diavolo marzocchi. Intanto, però, il ghiaccio era rotto.

La

seconda volta che si sono parlati è stato un gior-

no

che quelli degli orti avevano organizzato una

delle loro mangiate. Le fette di pancetta sfrigola- vano sulla brace. Luciano stava stappando una bottiglia, quando marzocchi gli ha dato di gomito. Lui ha alzato lo sguardo e l’amico gli ha strizzato l’occhio, indicando con il mento il vialetto di ip- pocastani. Stava arrivando al trotto la Rossa, con indosso una tuta elasticizzata di un azzurro quasi

fosforescente. Luciano ha fatto schioccare il turac- ciolo proprio quando lei gli passava davanti.

– Posso offrirle un bicchiere di vino? – ha detto, al- zando la bottiglia.

La Rossa si è fermata e ha abbassato il volume

del walkman.

– La ringrazio, – ha risposto ansimando. – ma se

re

fanno dorare le crescentine in padelle annerite da

la carne, le donne, alla fiamma dei bomboloni,

netto per ridurre il getto e passandole il tubo sopra la rete. La Rossa lo ha ringraziato con un sorriso e

bevo adesso casco per terra. un bicchiere d’acqua però lo accetto volentieri.

decenni di fritture.

si

è chinata a bere, offrendogli lo spettacolo moz-

Luciano ha riempito un bicchiere di minerale e si è

La

Rossa non c’entra con gli orti dei pensionati. Lei

zafiato del suo seno che si affacciava dallo scollo

alzato per portarglielo.

fa

jogging nel parco, con le cuffiette del walkman e

della canottierina.

Perché non si ferma a mangiare con noi? La carne

i suoi capelli ricci, tinti di rosso tiziano, che sbuca-

no fuori da sotto il cappellino con visiera.

Luciano, della Rossa, sa poco o niente. ha sentito dire che è separata, e che abita in uno dei condo- mini che danno a est. Delle volte è lì nel suo orto,

– Correre fa bene, – ha osato Luciano. – ma lei col

suo fisico non ne avrebbe bisogno.

– è troppo gentile.

– No, che gentile. Se lo lasci dire. ha un corpo che fa invidia.

è quasi pronta.

– Lei è molto gentile, – ha risposto la Rossa. – ma

sono tutta sudata. e poi sono vegetariana. Luciano si è stretto nelle spalle. – Nessuno è per- fetto.

r| illustrazione di nancy Poltronieri

e così ha strappato una risata alla Rossa, che ha

scosso la testa, gli ha ridato il bicchiere ed è ri- partita. Luciano, con struggimento, le ha tenuto gli occhi incollati addosso fino a quando non ha svoltato in fondo al vialetto. Poi ha abbassato lo sguardo. Nel bicchiere c’erano ancora due dita d’acqua, e il se- gno del rossetto sul bordo. ha posato le labbra in quel punto e l’ha svuotato buttando la testa all’in-

dietro. Nell’attimo preciso in cui l’acqua gli è scesa

in

gola, ha stabilito il suo piano.

Si

è dedicato alle piantine con tutto l’amore di un

giovane agricoltore al suo primo raccolto. ha sco- perto che la Rossa, salvo maltempo, faceva il suo

allenamento il lunedì e il giovedì, dalle sei alle set-

te di pomeriggio.

Così un giovedì di metà settembre, alle undici di

mattina, con il sole bello alto nel cielo, ha raccol-

to il cespo di lattuga più bello, qualche carota, un

peperone rosso e uno giallo, un mazzo di ravanelli

e tre o quattro cipollotti da pinzimonio. è andato

a casa e ha lavato e rilavato tutto quanto più vol-

te, accuratamente, stando attento a non rovinare

l’insalata. Poi ha messo le verdure ad asciugare ed

è uscito. è entrato in cartoleria che mancava poco

a mezzogiorno. Dalla rastrelliera ha scelto un bel

foglio di carta argentata e trasparente, se l’è fatto arrotolare e soddisfatto del suo acquisto se n’è tor- nato a casa.

I ravanelli, lucidi e scarlatti, li ha piazzati al centro, assieme ai cipollotti e alle carote, i peperoni, con tocco d’artista, li ha sistemati appena un po’ di lato, per far risaltare i loro colori sgargianti nel con- trasto con il verde vivo dell’insalata, che avvolgeva tutto nel suo morbido abbraccio gli altri ortaggi. Dopo aver fasciato gli ortaggi nella carta argentata,

ha alzato la confezione ammirando l’effetto. Sem-

brava proprio un bel mazzo di fiori.

Alle cinque e tre quarti è andato a piazzarsi su una panchina all’ombra degli ippocastani. Le verdure nascoste in una sportina del supermercato, ai suoi piedi. Quando l’ha vista sbucare in fondo al vialet-

to, il cuore gli ha accelerato, e lui non ha potuto

trattenere un sorriso. ha scosso la testa, impercet- tibilmente, intenerito da quella sua emozione da quattordicenne. La Rossa è venuta avanti con la sua falcata energica. Quando è stata a una decina

di metri, Luciano si è alzato in piedi e lei ha ral-

lentato, andando a fermarsi proprio davanti alla sua panchina.

– Salve, come va? – gli ha chiesto sorridendo, men-

tre spegneva il registratore agganciato in cintura.

– Bene, – ha risposto lui. – Se permette, ho un

omaggio per lei.

Poi si è chinato e, con tutta la calma di questo mondo, ha tirato fuori il mazzo di ortaggi.

è in questo modo – e da allora è diventata leg-

genda in tutto il quartiere – che Luciano, l’ex fab- bro in pensione, ha conquistato il cuore e il letto della Rossa con un chilo scarso di insalata e pin- zimonio.

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15 16

Intervista a enza Negroni, che torna con un biopic sullo scrittore di Reggio emilia, “Lo chiamavamo Vicky”

«Vi racconto Tondelli»

p eVA BRugNeTTINI

E nza Negroni, bolognese, già re- gista di “Jack Frusciante è usci- to dal gruppo”, ha diretto docu-

mentari a sfondo sociale e biografico. Con lei abbiamo parlato di cultura a Bo- logna partendo da “Lo chiamavamo Vi-

cky”, documentario presente al Biogra- film Festival su Pier Vittorio Tondelli. Perché una biografia?

è un ottimo linguaggio per parlare di oggi e di ieri, soprattutto in un grave momento di crisi culturale come quello attuale. Rifarsi a personaggi che hanno dato molto offre un esempio ai giova- ni.

Ci parli di “Lo chiamavamo Vi- cky”

Il documentario racconta la formazione culturale di Tondelli, gli anni ‘70 a Cor- reggio, in un contesto sociale, cultura-

le e politico di provincia, lontano dalle

grandi città ma capace di creare talenti.

Pier Vittorio Tondelli abbandona il suo paese ma resta legato a quell’ambiente

di scrittura, teatro, cinema, molto lon-

tano dal presente. era un panorama culturale vivace, il Comune offriva stru- menti ai giovani, in contatto costante con le istituzioni. oggi sono completa- mente scollegati e senza spazi. Siamo

in una fase decadente a livello culturale

senza spazi. Siamo in una fase decadente a livello culturale e politico, le due cose vanno

e politico, le due cose vanno insieme. E a cosa si deve? Negli anni ‘70-80 c’era un forte sen- so della collettività. gruppi giovanili facevano esperienze trasversali dalla politica alla musica, all’arte, creava- no un’offerta culturale che trovava una domanda. La nascita delle reti televisi- ve private ha portato all’impoverimen-

to del cinema, alla chiusura delle sale,

e alla chiusura nelle case. Le persone

non vivono più le piazze. Poi le respon- sabilità politiche, sempre più tagli alla

cultura, si è voluto investire in altro. Com’è la situazione a Bologna?

Ci sono grandi concerti ed eventi ma

l’underground, bacino di formazione dei giovani, è ristretto. I movimenti gio- vanili non ci sono, o fanno fatica a espri-

mersi, il pubblico è disperso. guardare indietro può essere utile anche all’am- ministrazione che pensa alla mobilità ma meno alla cultura. gli assessori alla Cultura da anni sono praticamente sen-

za portafoglio. Si pensa a ridurre il tra-

gitto dall’aeroporto alla stazione, si dà priorità a minutaggi poco rilevanti nella

vita dei bolognesi. C’è qualche segnale positivo? Nel mondo cinematografico la mancan-

za di un fondo regionale audio-visivo e

di studio ha fatto sì che i fondi andasse-

ro ai documentari, che non hanno biso-

gno di strutture, c’è un teatro naturale bellissimo. grazie agli investimenti re-

gionali i registi hanno realizzato opere,

ci sono rassegne, festival, case di pro-

duzione piccole ma in crescita. e que-

sto risponde a una determinata politica culturale e alla richiesta delle persone,

le due cose vanno insieme. Forse si sta

troppo in silenzio, bisogna chiedere di

più, in modo più forte. (evabrugnetti-

ni@piazzagrande.it)

dalle stalle alle stelle

p CLAuDIo CANNISTRà, DISegNI DI PAoLA SAPoRI

Ariete

Bilancia

SI

ATTeNuA

LA PRImA DeCADe

L’eNTuSIASmo

INCo NTRA DIFFICo LTà

LA PRImA DeCADe L’eNTuSIASmo INCo NTRA DIFFICo LTà Toro Scorpione ImPoSSIBILe QuALChe NeRVoSI- Smo DI
LA PRImA DeCADe L’eNTuSIASmo INCo NTRA DIFFICo LTà Toro Scorpione ImPoSSIBILe QuALChe NeRVoSI- Smo DI

Toro

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Smo DI TRoPPo, DIS-

LA QuADRATuRA

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LA QuADRATuRA S o LTo A FIN e me S e DeL CeRChIo! Gemelli VeNeRe NeL

Gemelli

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FAVoRISCe I SeNTI-

Sagittario

megLIo LA PRImA PARTe DeL meSe

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megLIo LA PRImA PARTe DeL meSe meNTI DeLLA SeCoNDA Cancro APPRoFITTATe DI uNA mIgLIoRe CAPACITà DI
megLIo LA PRImA PARTe DeL meSe meNTI DeLLA SeCoNDA Cancro APPRoFITTATe DI uNA mIgLIoRe CAPACITà DI

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leone

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mALumoRI SI AC-

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Le CoNTRARIeTà

eSAgeRAzIoNI

Pesci A goNFIe VeLe

Pesci

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Vergine

Vergine

I NATI IN FeBBRAIo

mIgLIoRANo ToNo e FoRmA FISICA

mIgLIoRANo ToNo e FoRmA FISICA
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eSAgeRAzIoNI Pesci A goNFIe VeLe Vergine I NATI IN FeBBRAIo mIgLIoRANo ToNo e FoRmA FISICA