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LETTERA APERTA DELLA DOTTORESSA: PATRIZIA STELLA

L’SLAM E L’ORDINAMENTO GIURIDICO ITALIANO

Davanti alle ripetute e periodiche richieste circa l’approvazione della legge sulle Religioni, chiediamo
ai nostri politici di riflettere bene sulle conseguenze pericolose che questa legge può comportare. Ci riferiamo
soprattutto alle comunità islamiche che pretendono in maniera sempre più aggressiva di essere riconosciute
anche in sede legislativa, oltre che in quella, finora mai negata loro, sociale e religiosa. Tanto più che la Corte
di Giustizia Europea in data 31 luglio 2001 ha affermato con sentenza l’incompatibilità della Legge
Coranica (Shari’ah) con la Convenzione per i diritti dell’uomo.
E’ in atto un tentativo di “dialogo” con l’Islam, ma occorre guardarsi dagli equivoci che esso nasconde.
Infatti per noi occidentali vissuti all’ombra della cultura cristiana, il dialogo, vale a dire la convivenza pacifica
fra diverse religioni, è una cosa ovvia perché ammettiamo la libertà religiosa e di coscienza, ma per il mondo
musulmano questo è impossibile, proprio perché chiedere questo all’Islam vorrebbe dire “snaturare” quella che
è l’anima della cultura islamica fondata sulla intransigenza più inflessibile e sulla totale identificazione tra fede
e politica, tra diritto divino e norma giuridica, così da rendere impossibile un’intesa che si basi sui “diritti
dell’uomo”. (Stefano Nitoglia, L’Islam com’è, Ed. Minotauro).
Il nostro Comitato Cultura Cristiana si è proposto di affrontare brevemente questo argomento lungo due
diverse direzioni: i contenuti della fede islamica e i 1400 anni di storia dell’Islam.
I contenuti: l’unica fonte della dottrina islamica (Shari’ah) è il Corano, Libro-divinità, consegnato da
Maometto ai suoi fedeli. Maometto (570-632) si sentì investito del compito di sottrarre gli uomini alla idolatria
“sottomettendoli” ad un unico Dio, Allah, un Dio lontano, inconoscibile, impenetrabile all’intelletto umano,
arbitro assoluto di tutto, che esige la punizione dell’uomo anche con la mutilazione e la morte violenta, un Dio
nei confronti del quale l’uomo non ha né libertà né responsabilità. Due conoscitori della legge coranica,
Bausani e Fahad, fanno notare che l’Islam, non ammettendo la conoscenza razionale di Dio e del mondo, fonda
le sue conoscenze solo sulla fede come valore assoluto, cioè su un fideismo cieco in nome del Corano, dove
prevale una concezione della vita fatalistica e sensuale. Maometto, (che ebbe una decina di mogli, oltre alle
concubine), sancì il diritto dell’uomo alla libera poligamia, a spese della donna. (Cor.IV,3).
Siamo ben lontani dalla teologia cattolica la quale insegna invece che Dio è nostro Padre, ricco di
misericordia, rispettoso della libertà dell’uomo, fatto a Sua immagine e somiglianza, un Dio che si fa conoscere
all’intelletto umano non solo attraverso l’opera della creazione ma soprattutto attraverso la Rivelazione di Gesù
Cristo, suo Figlio fatto uomo; questo Dio che ama l’uomo a tal punto da affidargli un preciso Comandamento:
quello dell’Amore. Ma la difficoltà più grossa per un’intesa con l’Islam non riguarda solo l’aspetto
teologico-religioso, come negazione dei contenuti principali della fede cristiana, ma investe, come
accennato, anche l’ambito cosiddetto “laico”, cioè quello civile, sociale e legale perché la visione
dell’uomo, della vita, della società, della famiglia, della legge, è del tutto stravolta. Infatti:
• l’Islam non conosce il concetto di “persona” come soggetto di diritto, concetto tipicamente cristiano, ma
solo il diritto della “ummah”, cioè della comunità;
• l’Islam non concepisce la famiglia intesa come libera scelta di un uomo e di una donna, ma come scelta
unilaterale di un uomo che decide di “comprare” una o più donne, le quali sono escluse dalle decisioni e
dalla vita del marito, e possono essere ripudiate e private dei figli in qualunque momento;
• l’Islam non concepisce il concetto di libertà, né quella personale, né di espressione, né di stampa, né di
associazione ecc. Chi non riverisce Maometto oppure osa obiettare un qualunque punto del Corano viene
ucciso senza processo perché il Corano è l’unica legge, religiosa e civile, immutabile e intoccabile. Carlo
Sgorlon in un articolo sul quotidiano “Il Tempo” affermava: “Il maomettano “tipo” non si integra, chiede
che ogni suo costume religioso sia rispettato, ma egli nulla concede al cristiano perché il vero mussulmano
non cede mai, non conosce né la tolleranza, né l’accettazione, né la mutazione di atteggiamento. O fai ciò
che lui vuole, oppure si arriva alla guerra civile e all’intifada perché i maomettani non sanno creare
industrie ma sono magnifici guerriglieri che non temono la morte (…)”.
• Ma uno degli aspetti più terribili sta nel fatto che l’Islam divide il mondo in “territorio dell’Islam” e in
“territorio di guerra” e quest’ultimo deve essere conquistato con la “guerra santa”, obbligo imposto da
Dio a tutti i musulmani finché il mondo intero non sia stato “sottomesso” ad Allah, cioè allo Stato Islamico.

Mons. Fouad Twal, arcivescovo di Tunisi, ha più volte affermato che l’Islam è portatore di un modello di
società mirante all’istituzione di uno Stato teocratico e totalitario fondato sulla “Shari’ah”, e che la “Jiahad”, la
guerra santa, non è un aspetto marginale dell’Islam, ma costituisce un obbligo grave del credente, e contro
coloro che hanno voluto interpretare questo termine in modo riduttivo, come se fosse solo un combattimento
spirituale, l’Arcivescovo risponde che i testi e i fatti sono chiari: “Si tratta di una vera lotta armata contro gli
infedeli, cioè contro tutti coloro che non sono musulmani. E’ la religione della forza perché si impone solo con
la forza e cede solo davanti alla violenza. Islamismo e violenza fanno parte integrante dell’Islam”.
Recita infatti il Corano: “Vi è prescritta la guerra, anche se non vi piace” (Cor.2,216). “Uccidete gli
idolatri ovunque li troviate” (Cor. 9,5). “Profeta! Lotta contro gli infedeli e gli ipocriti e sii duro con loro”
(Cor. 66,9). In questa lotta gli “infedeli” non possono rivendicare alcun diritto inerente la loro condizione di
esseri umani, perché l’Islam non riconosce, come soggetti giuridici, persone o Stati non musulmani, e
nemmeno riconosce i diritti dei prigionieri che sono “proprietà” dei vincitori. La schiavitù abolita in Occidente
dal Cristianesimo, è legittimata nei Paesi islamici perché riconosciuta ufficialmente dal Corano (Cor.2,221)
I “1400” anni di storia. Come si è diffuso l’Islam? A forza di guerre. Ne diede il primo esempio il
fondatore, Maometto, trucidando sia i “popoli idolatri”, che dovevano essere ricondotti alla fede in un solo Dio,
sia il “popolo del libro”, cioè Cristiani ed Ebrei presenti con numerose comunità in Arabia. A soli vent’anni
dalla morte del “Profeta” gli arabi musulmani, condotti dal califfo Caleb, conquistarono la Palestina, tutta
l’Africa cristiana mediterranea, sconfissero l’impero persiano e minacciarono Bisanzio. Quindi dal Marocco
passarono in Spagna, cacciarono i Visigoti e da lì avrebbero invaso l’Europa se non fossero stati fermati a
Poitiers da Carlo Martello (732). Quegli arabi musulmani che rimasero in Spagna dopo la sconfitta di Poitiers
costituirono una forte comunità, sempre più insidiosa e aggressiva per il resto d’Europa. Solo dopo ben sette
secoli, nel 1482, con il Re Ferdinando d’Aragona, gli arabi furono cacciati. Il contatto comunque con la civiltà
greco-bizantina e romano-cristiana plasmò per qualche secolo la durezza di quei guerrieri che seppero dare il
meglio di sé come filosofi e scienziati.
Tuttavia dal secolo XV° la cultura islamica cominciò un inesorabile declino. L’indole bellicosa
dell’Islam arabo, resa ancor più terribile dalla presenza massiccia dei Turchi musulmani (Ottomani),
riemergeva prepotente minacciando seriamente tutta la civiltà cristiana. In questo spirito di difesa della cultura
occidentale i cristiani combatterono a Lepanto (1571), a Vienna (1683), a Belgrado (1717) impedendo
l’avanzata mussulmana in Europa. Le stesse nostre Crociate condotte dai cristiani contro l’Islam tra il XII° e il
XIII° secolo nulla hanno da spartire con le guerre sante islamiche perché le Crociate furono spedizioni militari
promosse non per imporre la fede cattolica, ma per liberare i luoghi santi occupati dai musulmani che
impedivano l’accesso, pena la morte, ai pellegrini cristiani. (vedi Stefano Nitoglia, op. cit.)
La rivista Mashrek International rendeva pubbliche le risoluzioni prese dal Consiglio Islamico
tenuto a Lahore (Pakistan) nel 1980, le quali stabilivano che “la regione mediorientale deve essere tutta
islamica entro il 2000. I gruppi popolari che non appartengono al credo islamico devono essere distrutti”.
Così è realmente avvenuto. Commenta a tale proposito l’islamista prof. Onorato Bucci che dal Libano, in
quindici anni di guerra civile, senza contare il numero dei morti trucidati, si è avuto un drammatico esodo di
oltre due milioni di cristiani, maroniti e di altre confessioni, in Europa e nelle Americhe. Non meno
drammatica, continua Bucci, la situazione nelle altre Nazioni mediorientali: Egitto, Turchia, Siria e, più
recentemente, Sierra Leone, Sudan, Nigeria, isole Molucche, isola di Timor e tutta l’Indonesia in generale che
hanno subito eccidi incalcolabili e la cui popolazione, prima in maggioranza cristiana, è ora per forza quasi
tutta mussulmana. Anche nelle Filippine, lo Stato più cattolico e più mansueto che esista, è entrato un gran
numero di musulmani che vuole creare uno Stato musulmano a suon di guerre, persecuzioni e uccisioni. Ci
sono molte ragioni per credere che anche in Italia e in Europa potrebbe accadere la stessa cosa!”.
Non lasciamoci poi ingannare dal cosiddetto “Islamismo moderato” che, a differenza di quello radicale,
fondato sulla violenza e sul terrorismo, punta ugualmente alla conquista del mondo attraverso la penetrazione
continua e silenziosa della immigrazione. (A.Carosa, G.Vignelli, “L’invasione silenziosa)
A tale proposito Mons. Bernardini, da oltre 40 anni Arcivescovo di Smirne in Turchia, ha dichiarato
“Durante un incontro sul dialogo islamo-cattolico, un autorevole personaggio musulmano, rivolgendosi ai
partecipanti cristiani, disse con calma e sicurezza: “Grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo; grazie
alle nostre leggi religiose vi domineremo”. E aggiunge che c’è proprio da crederci perché il “dominio” è già
cominciato con i petroldollari, usati non per creare lavoro nei paesi poveri del Nord Africa o del Medio Oriente,
ma per costruire moschee e centri culturali nei paesi cristiani attraverso l’immigrazione continua. Come non
vedere in questo, continua l’Arcivescovo, un chiaro programma di espansione e di riconquista?

Davanti al pericolo di una guerra, che si prospetta lunga, difficile e insidiosa, è ovvio che si faccia di
tutto per invocare la pace e il dialogo, se non altro perché bombe e violenza non fanno piacere a nessuno,
tuttavia perché la pace non si trasformi in una resa incondizionata e il dialogo in un monologo sterile,
cerchiamo di capire che cosa intendiamo per pace e per dialogo in una situazione come quella che si sta
prospettando davanti a noi a livello mondiale.
Con la parola magica “pace”, intendiamo forse un atteggiamento passivo e rinunciatario come il
massimo bene da raggiungere, grazie al quale si può avere una vita serena, dove si lavora, si mangia, ci si
diverte, si prega un po’ con tutti per non scontentare nessuno, si diventa miscredenti con gli atei quando la
convivenza lo richiede, si cede pacificamente casa e moglie quando il prepotente lo impone, si perdona sempre
agli assassini perché la moda lo esige ecc. ecc.?
E’ evidente che una simile concezione di pace non significa solo rifiuto della guerra ma diventa una
dottrina, uno stile di vita, un mito irenico e relativistico secondo il quale non esiste alcuna verità da difendere.
Questa pace falsa in nome della quale vengono sepolte non solo le armi ma anche i princìpi, i valori, la
fede, l’onore, la cultura ecc. di tutto un popolo, non fa altro che modellare una povera umanità-fantoccio in
balìa dei furbi e prepotenti.
E’ la stessa mentalità che nell’VIII secolo spinse il Vescovo spagnolo Opas ad accettare il fatto
dell’invasione islamica della Spagna tentando di scoraggiare coloro che volevano combattere per difendere
l’identità religiosa e culturale spagnola. E’ la forma più rinunciataria di chi non ama né la pace, né sé stesso, né
tanto meno gli altri.
Questo atteggiamento, oltre a non evitare la guerra, non può che portare alla sconfitta. Come previde
Wiston Churcill in occasione della conferenza di Monaco del 1938, quando il primo ministro inglese
Chamberlain, per evitare la guerra, cedette ai ricatti di Hitler. Gli disse Churcill: “Cercaste la pace con il
disonore, ebbene avrete la guerra e il disonore”. E la storia gli dette ragione.
“Historia docet!”

patrizia.stella@alice.it