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L'Unico Imboscato della Seconda Guerra Mondiale, di Mario Majoni

Beccheggio, voci.
Cos'era successo?
Il peso del metallo in vita.
“L'unico imboscato della Seconda Guerra Mondiale, tsk.”
Il salmastro del sangue in bocca, del mare nelle narici.
“È abbastanza profondo, molliamolo qui.”
L'annebbiamento svanì con con l'impatto in acqua, e i ricordi tornarono: le minacce, il
tafferuglio, e poi buio.
Nanni iniziò ad agitare le braccia, ma il suo fardello si inabissò, trascinandolo con sé.

Gli erano simpatici, i partigiani.


Nanni, però, non poteva abbracciarne la causa, dovendo accudire Dino.
“È ritardato, lascialo perdere,” gli dicevano; ma il fratello era il fulcro della sua vita,
occuparsene la sua missione.
Dopo il bombardamento era giunta la carestia, e i ragazzi del paese avevano deciso di
catturare i gatti di Dino per mangiarseli; Nanni aveva tentato invano di dissuaderli,
sapendo che Dino si sarebbe fatto ammazzare pur di proteggere le bestiole.
Ma Dino doveva vivere!
Nanni smise di accanirsi con le bracciate, e iniziò a nuotare verso il fondale.
Fra i sassi cullati dalle invisibili onde subacquee spiccava l'ancoretta assicurata alla sua
vita. Nanni la raccolse, e la calò quattro, cinque volte sulla catena, che finalmente
cedette. Con una spinta poderosa si propulse verso la superficie.

“Fuaahh!”
Emerse vomitando acqua, e inspirò con dolore attraverso la trachea infiammata.
La spiaggia era a meno di venti metri di distanza, il gozzo era già ormeggiato.
Ignorò il bruciore dei muscoli estenuati, e raggiunse la riva.
La ghiaia gli morse le carni, e Nanni scattò verso la creusa ponentina, verso casa
propria; sui gradini spiccavano impronte sabbiose.

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“Ti prego...” mormorò mentre superava gli scalini due a due, e poi il fiato lo
abbandonò con un gemito.
I partigiani erano a terra, deturpati da profonde lacerazioni. Una roncola insanguinata
giaceva ai piedi di Dino, che era seduto, immobile; una singola goccia di sangue gli
colava in volto, come una lacrima.
Nanni gli tastò il polso e lo scosse fra i singhiozzi; interminabili minuti più tardi smise
infine di accanirsi. Dino era morto.
Con mano tremula strappò la stella del CLN dal petto del più giovane partigiano.
Avrebbe dovuto odiarli. Ma un uomo esposto a troppa violenza rischiava di perdere
qualcosa, Nanni lo sapeva. L'aveva visto negli occhi del padre dopo la Grande Guerra.
Questi ragazzi non avevano colpe.
Solo in quel momento comprese il vero prezzo della propria inerzia.
Strinse la spilla, e giurò che avrebbe fatto ammenda. Avrebbe trovato la resistenza, e
fatto la propria parte.
Mettere fine alla guerra era tutto ciò che contava, tutto ciò che gli rimaneva.