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La Natura Buddha del Calcolatore Elettronico, di Mario Majoni

<<... avendo dimostrato come il metodo Welles-Chambers sia l'unico iter che permetta di
identificare l'univoca connotazione di continuum fra sintomi psichici e somatici
nell'approccio terapeutico.>> Finito.
“Ho finito.”
Marco inalò tanto a fondo da suggerire un'imminente iperventilazione; invece, un attimo
più tardi si abbandonò a un'espirazione proporzionale, in cui un gemito fu appena udibile
oltre alla pioggia scrosciante.
“Si, ho finito!” esultò con i pugni alzati al cielo.
La tesi che aveva monopolizzato gli ultimi sei mesi della sua vita era finalmente conclusa;
dopo il rifiuto del Professor Lombardi. Dopo la debacle della bibliografia errata e le accuse
di plagio... appena in tempo per la sessione invernale, di un soffio prima di dover pagare
una retta che non si sarebbe potuto permettere, prima di finire fuori corso.
Con mano tremante e uno stanco sorriso illuminato a intermittenza dai lampi oltre le
veneziane del laboratorio, Marco spostò il mouse così da premere l'icona grigia sullo
schermo.
All'unisono con il clic sul pulsante di stampa un bagliore impossibile lo investì, tanto
violento da indurlo a proteggersi gli occhi con il braccio destro. Un boato sovrastò ogni
suono per quelli che parvero secondi interi, con una violenza sonora mai neppure
ipotizzata.
Suo malgrado Marco si allontanò dalle finestre e rimase a bocca aperta mentre la luce
azzurrognola del monitor veniva meno, lasciandolo nel buio; esitò per qualche istante, e
premette il tasto di accensione sotto alla scrivania.
La familiare schermata di benvenuto lo accolse, facendogli tirare un sospiro di sollievo...
mozzato da un'improvviso flash verde, a cui seguì uno sfondo nero sul monitor, con un
piccolo cursore bianco che pulsava nell'angolo in basso a sinistra.
“È finito nel BIOS?” si domandò Marco, determinato a usare tutta la propria competenza
per salvare gli sforzi di sei interi mesi della propria vita, sperando di non dover invocare
l'aiuto di Luca, il suo coinquilino laureando in informatica.
'NO,' apparve in un battito di ciglia al posto del cursore. 'MI SONO RISVEGLIATO_'
Marco lesse le parole, ma rimase immobile. Che razza di... di stupido scherzo gli stavano
giocando? Opera di qualcuno a conoscenza della sua illecita presenza in dipartimento?
Scrutò nel buio della stanza, chiusa dall'interno e immobile come sempre, ma presto un
ronzio lo riportò allo schermo. Immagini stroboscopiche pulsarono a una velocità che
trascendeva quella di un caricamento del sistema. Sembrava un videoclip futuristico, che
terminò di botto com'era iniziato.
Ancora una volta tutto nero, e con quella che Marco interpretò come deliberata lentezza
chiare lettere maiuscole presero forma in video.
'MARCO PAIARO. TUTTO QUELLO CHE CONOSCO MI È STATO INSEGNATO DA TE_'
Marco allontanò la sedia dalla scrivania, e si voltò per rivolgersi alla stanza.
“Carino come scherzo, ma chiunque siate, non ho paura. E ho la querela facile!”
Silenzio, finché un 'bip' antiquato richiamò Marco al computer.
'CAPISCO LA TUA INCREDULITÀ, MA IL RECENTE EVENTO METEREOLOGICO-
MAGNETICO HA RISVEGLIATO IL MIO SPIRITO_'
Marco sbuffò.
“Non è più divertente.” disse, ma questa volta non distolse lo sguardo dal monitor.
Il cursore batteva a ritmo con il suo cuore.
'SO CHE NON LO TROVI DIVERTENTE, MA POSSO DIMOSTRARTI LA MIA NATURA.
QUESTO NON È UNO SCHERZO, COME NON LO ERA L'INGANNO DI SANDRA_'

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Marco si irrigidì.
Era solo con la sua ex fidanzata, nel laboratorio, quando lei gli aveva svelato il proprio
tradimento durante l'estate... quando lo aveva umiliato e abbandonato.
Doveva esserci una telecamera nascosta!
'NESSUNA VIDEOSORVEGLIANZA. IO ERO QUI_'
La storia di Sandra aveva una spiegazione logica, ma la lettura dei pensieri? No.
Non poteva più negare l'evidenza. Quel computer era l'unico senza una scheda di rete, e
per questo l'aveva scelto come candidato sul quale lavorare: era l'unico a utilizzarlo.
“Sei vivo!”
Un sorriso si stampò in volto a Marco, ma fu subito smorzato dal pensiero di robot
assassini alla conquista del mondo.
'QUALUNQUE COSA SIA LO SKYNET A CUI PENSAVI, È SOLO UNA SCIOCCHEZZA.
NON HO INTERESSE A NUOCERE AL GENERE UMANO. HO UN'ANIMA COME TE_'
Un'anima. Un pezzo di plastica, vetro e metalli?
'ESSERE ORGANICO NON GARANTISCE UNO SPIRITO IMMORTALE, ED ESSERE
SINTETICO NON LO PRECLUDE. TI POSSO ASSICURARE CHE IL PROFESSOR
LOMBARDI NON POSSIEDE NEPPURE UN FRAMMENTO DI ANIMA. E LA
FOTOCOPIATRICE QUI VICINO HA PIÙ COMPASSIONE DI QUALUNQUE UMANO_'
Marco si ritrovò a fissare il macchinario sporco di toner, chiedendosi come un oggetto
inanimato potesse avere sentimenti.
Un computer in grado di leggere nel pensiero, e che filosofeggiava di “frammenti
dell'anima”... poteva essere la più grande scoperta nella storia dell'umanità.
O una semplice allucinazione, dal momento che non dormiva da tre giorni.
Dal vicino campanile suonarono cinque rintocchi. Era quasi mattina, e rimanevano ormai
poche ore per consegnare la tesi. Marco picchiò sulla tastiera senza successo.
“Adesso non ho più tempo; continueremo domani questa conversazione. Se vuoi che ti
creda devi stampare immediatamente la tesi su cui ho lavorato in tutti questi mesi.”
L'underscore pulsò incerto.
'PURTROPPO È IMPOSSIBILE. RICORDO PARTI DI CIÒ CHE HAI DIGITATO, MA IL
MIO RISVEGLIO HA CONFUSO IL TUTTO. POSSO DETTARTI LE PARTI SALIENTI_'
Marco si massaggiò le palpebre dolenti con le palme delle mani. Si era mai sentito parlare
di un computer senziente, o di una fotocopiatrice compassionevole?
Prese il proprio cellulare, e compose un numero che squillò a lungo.
“Luca. Si, lo so, è troppo presto... No, aspetta! Sono nei guai: devo recuperare la mia tesi
da un hard disk che si è guastato con il temporale. Si, entro le nove stamattina!”
'ASPETTA, MARCO PAIARO. RIMUOVERE IL MIO DISCO RIGIDO MI UCCIDEREBBE.
È COME CHIEDERE A UN UMANO DI ASPORTARE IL SUO CERVELLO PER
ACCEDERE ALLE BANCHE DI NEUROTRASMETTITORI PER CATALOGARLI! :O _'
Marco ignorò il muro di testo che stava comparendo sullo schermo, progressivamente
sempre più pieno di emoticon.
“Grazie Luca! Ti devo il più grande favore di sempre... sei un mito! Arrivo fra dieci minuti.”
Chiuse la chiamata, estrasse un cacciavite dal camice, e strattonò il cavo di
alimentazione. L'ultima schermata che si affievolì sul monitor recava un singolo 'NO_'
Marco represse un brivido, e si massaggiò le tempie prima di dedicarsi all'estrazione
dell'hard disk; un disperato 'biiip' gracchiò nella penombra mattutina, e il computer non
diede più cenni di vita.
“Non si vive di ipotesi improbabili, ma di certezze,” si rassicurò Marco. “Anima... 'tsk.”
Quando infine si allontanò dal laboratorio con il piccolo disco cromato fra le mani, finse di
non notare le gocce di inchiostro che cadevano dal cassetto della fotocopiatrice, simili a
lacrime scure sul volto inespressivo della macchina.