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Lezione 7

Continuazione Mutoid Waste Company


I Mutoid prediligono tutte quelle cose che la società consumistica occidentale non
usa più, ridando vita ad oggetti e materiali: la mutazione è trasformazione e
rielaborazione del tutto. Sono un gruppo di 8-20 persone fra i 18 e i 34 anni. Vivono
dentro caravan fra rottami e pezzi meccanici. Il bus è il nocciolo della loro filosofia,
dove si vede combinata la doppia funzione di mutazione e mobilità (i bus sono
modificati e decorati con un gusto funebre). “La natura delle cose commerciabili è
solo pattume” (vd Bertuccioli).

Luigi Manciocco
Artista concettuale e teorico nell’ambito dell’antropologia. Ha scritto vari testi sul
culto della grande madre, sulla comunicazione con l’antenato e sugli alberi rituali (ai
cui piedi venivano seppelliti i morti; in epoca arcaica venivano seppelliti nei tronchi a
cui le bare di oggi rimandano).
Incontri
Per Manciocco il luogo chiuso e angusto è confortevole. E’ lo spazio conoscibile,
l’immediato a cui si può aderire in modo intimo. E’ la dispositio prima dell’elocutio,
la siepe che ci separa dall’infinito.
Libera nos a malo
Installazione realizzata nella struttura dell’ex-carcere del Sant’Uffizio a Spoleto,
sottostante al convento del S. Domenico. Nel 1247 il S. Domenico diventa sede del
Tribunale dell’Inquisizione e nel carcere vengono reclusi gli eretici prima di essere
condotti al rogo. “Libera nos a malo (liberaci dal male)” non a caso è realizzata in
una cella angusta e buia del carcere del Sant’Uffizio: sulle pareti vi sono i segni
inequivocabili lasciati dalle unghie degli internati, le preghiere, le iscrizioni e le
immagini devozionali che servivano a raccomandarsi l’anima al padre eterno, ad
essere “liberati dal male”. L’opera consiste in una tela bianca addossata su una
parete, dietro la quale viene messo un neon che dà un effetto di rifrazione della luce
a tutto lo spazio, liberando la stanza dall’oscurità. Sulla tela c’è la fotografia
emulsionata del dettaglio di una scopa in saggina, elemento apotropaico e simbolo
dell’antenato, riferimento all’albero rituale (sul quale veniva inciso il nome
dell’antenato o sotto il quale veniva seppellito). L’installazione, estremamente
luminosa, è giocata sul bianco riferimento alla tradizione antica di cospargere il viso
dei morti di bianco affinché nel momento del trapasso il morto divenisse invisibile e
potesse ritornare nel mondo terreno a protezione della famiglia. Quell’entità è
l’antenato. Accidentalmente la luce bianca del neon mette in evidenza i graffiti, che
entrano a far parte dell’opera ma senza assorbirla. La scopa in saggina è anche
simbolo del traghetto verso l’aldilà.