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9 dicembre 20 Cannavacciuolo

El Sur – Borges
Analisi dell’ultimo frammento di El Sur:
“El sur” Ficciones, 1944, 1956
“Il Sud” Finzioni, Milano, Adelphi, 2010 traduzione Tommaso Scarano
No hubieran permitido en el sanatorio que me pasaran estas cosas, pensó.
-Vamos saliendo – dijo el otro.
Salieron, y si en Dahlmann no había esperanza, tampoco había temor. Sintió, al atravesar el umbral, que morir en una
pelea a cuchillo, a cielo abierto y acometiendo, hubiera sido una liberación para él, una felicidad y una fiesta, en la
primera noche del sanatorio, cuando le clavaron la aguja. Sintió que si el, entonces, hubiera podido elegir o sonar su
muerte, esta es la muerte que hubiera elegido o sonado. Dahlmann empuña con
firmeza el cuchillo, que acaso no sabrá manejar, y sale a la llanura.
Alla clinica non avrebbero permesso che mi succedessero queste cose, pensò.
“Andiamo fuori”, disse l’altro.
Uscirono, e se in Dahlmann non c’era speranza, non c’era nemmeno timore. Sentì, nel varcare la soglia, che morire in
una rissa a coltellate, a cielo aperto e in pieno assalto, sarebbe stata per lui una liberazione, una gioia e una festa,
nella prima notte d’ospedale, quando gli conficcarono l’ago. Sentì che se lui, allora, avesse potuto scegliere o sognare
la sua morte, era questa la morte che avrebbe scelto o sognato. Dahlmann impugna con fermezza il coltello, che forse
non saprà maneggiare, ed esce nella pianura.

Pelea a cuchillo: rissa a coltellate trasforma il sostantivo singolare cuchillo nel plurale, e traduce con una
metonimia. Ossia, l’effetto per l’oggetto.
Acometiendo era un verbo che avrebbe potuto darvi dei problemi. Il traduttore ha scelto in pieno assalto. Volendo si
potevano scegliere altre soluzioni.
Acometer: envestir con ímpetu y ardimiento (ha più significati, vedi rae)
Il traduttore ha trovato una buona soluzione: in pieno assalto, facendo riferimento all’assalto che D avrebbe subito da
parte degli sfidanti al duello.
Felicidad: gioiaattenua un po’ il sostantivo
Sanatorio lo traduce, scegliendo una traduzione targed oriented, come ospedale. Il sanatorio esiste, i primi ospedali
rivolti a malattie specifiche. Il sanatorio indica le prime strutture ospedaliere sorte nelle città e allo stesso tempo indica
una struttura che si occupa di una malattia specifica.
Il punto cruciale di questa traduzione qual è?
Un punto linguistico di frizione, dove i conti non tornano a livello linguisticonel testo di Borges. Una frizione
linguistica, un punto in cui il linguaggio non torna rispetto a quello che dovrebbe essere?
Alessandrahubiera podido elegir su muerte…esta es la muerte..corretta collocazione presente sogno passato realtà?
È questo il punto in cui il linguaggio non torna. Qui c’è un errore grammaticale.
Sintió que si el, entonces, hubiera podido elegir o sonar su muerte, esta es la muerte que hubiera elegido o sonado.
Sintiópassato
Si el hubiera podido elegir o sonarperiodo ipotetico del terzo tipo

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Esta hubiera sido la muerta que hubiera elegido o sonadoquesta è la frase corretta
Questo es è totalmente sbagliato. È un punto in cui il testo è perforato. Nel senso che c’è un errore grammaticale.
La frase principale “esta es la muerte…”non rispetta la consecutio temporum del periodo ipotetico del terzo tipo.
L’autore usa un presente dove avrebbe dovuto usare un trapassato. Qui c’è una rottura della consecutio temporum. Noi
che conosciamo Borges, che è uno scrittore erudito, uno scrittore che fa parte della letteratura universale, che è noto
per la sua raffinatezza e la sua cultura sconfinata. Non possiamo pensare che questo errore grammaticale sia qui per
caso. Non è una casualità. Nulla nella letteratura è casuale.
Questa rottura della consecutio temporum è un’ambiguità, perché ci troviamo difronte a un errore. Appare come un
errore. Come ci si rende quest’ambiguità di quarto tipo? Quarto tipo perché è voluta dall’autore. In questa non
concordanza vi è affidata un significato fondamentale del testo. Nel momento in cui ci troviamo difronte a una rottura
evidente della consecutio temporum: da un trapassato siamo passati repentinamente a un presente, presente con cui
l’autore conclude “D empuna ….y sale a la llanura” da un racconto passato, qualcosa che è accaduto nel passato, il
lettore è stato catapultato nel presente.
A partire da questa consecutio temporum dobbiamo ri-leggere tutto il racconto e tornare a re-interpretare tutto il
racconto. Che cosa troviamo immediatamente prima di questa rottura? Troviamo “cuando le clavaron la aguja” questa
frase ricalca in modo esatto la frase che ritroviamo quando D viene portato nel sanatorio “…le clavò una aguja en el
brazo”  queste frasi sono completamente uguali. Perché ricalca il testo? Utilizzando lo stesso verbo e lo stesso
complemento oggetto? vuol dire che da questo momento “….le clavò una aguja en el brazo” la storia si divide in due.
A partire dall’ago, che penetra la carne di D, ecco che si aprono due storie. La prima è quella a cui noi accediamo a
livello superficiale, che Eco chiamerebbe la manifestazione linear. Cioè una storia diacronica, che si sviluppa su
un’asse cronologica: Dahlmann viene curato, riesce a riprendersi, decide di passare il periodo di convalescenza nella
sua casa di famiglia. Prende il treno, il treno si ferma in una stazione inusuale. Da lì cerca un mezzo di trasporto per
giungere a casa sua e resta implicato in una rissa a coltellate. E lasciamo il personaggio che sta per varcare la soglia
dell’osteria, della pulperia, del almacen e non sappiamo che cosa accadrà. Questa è la prima storia.
Ma a partire da questo ago, che penetra la carne di D, si apre una seconda storia. Ed è la storia di un’impossibile
guarigione. È una storia sognata da D. oppure immaginata in preda all’allucinazione della medicazione o al delirio
della malattia. Nella seconda storia, che è una storia nascosta e profonda, a partire da questo ago D immagina/sogna di
guarire e quindi di andare a fare la sua convalescenza nel sud. È ciò che lui aveva letto sul gaucho. Ma in realtà quello
che noi leggiamo a partire da questo momento “…clavò una aguja..” potrebbe essere un’allucinazione,
un’immaginazione frutto del delirio o un sogno. A partire dalla rottura della consecutio temporum, che ci dice che
qualcosa a livello temporale (non del tempo grammaticale, ma tempi della storia) non torna. Ecco che noi uniamo tutti
i punti ambigui e rileggiamo: come mai il chirurgo gli aveva detto che poteva concludere la sua convalescenza nella
casa di famiglia. Come faceva a saperlo? Perché magari è un sogno, o un’allucinazione. Il linguaggio dei sogni parte
dalla realtà, che si serve di immagini reali, che poi viene deformata. È normale che nei sogni i personaggi creati dalla
nostra mente conoscano delle cose di noi.
Altro punto: quando D è in treno, vede tutta una serie di immagini….”eran casuales como sueños de la llanura”. Tutte
le immagini che si susseguono nel viaggio in treno di D vengono definite come sogni della pianura, perché magari
rispondono a questa seconda storia, tale per cui queste immagini sono frutto di un sogno o di un’allucinazione. In
questo senso possiamo leggere la coincidenza tra l’aspetto del patron, che lo accoglie, e uno degli impiegati del
sanatorio, perché magari in questo momento è in preda a un delirio tra sogno e realtà. Esce ed entra, e magari in un
momento di lucidità vede un impiegato del sanatorio accanto a suo letto e il volto di questo si mescola e si fonde con il
volto del host che lui sta sognando/immaginando. Questa sovrapposizione di realtà e di immagine sognata avviene
soprattutto quando uno è ammalato. Quando è in preda a una febbre.
Un altro punto è quando l’host lo chiama per nome. Quando D viene provocato dai tre tipi e l’host lo ferma.
Come mai l’host lo conosce per nome? Magari perché siamo appunto in una storia immaginata, sognata o frutto di
un’allucinazione.

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C’è un altro punto di ambiguità, che allo stesso tempo ci dà una pista di lettura, (il punto non è leggere ma saperlo
leggere il racconto), in cui lui è ancora nel treno e decide di chiudere il libro 1001 notti. E D pensa “manana me
despertarè….” Questo passaggio è molto importante perché è una chiave di lettura che ci permette di abbracciare
anche la seconda ipotesi (la seconda storia). Ad un certo punto D effettivamente sente come se lui fosse al contempo
due persone: uno che viaggiava in treno e l’altro ancora rinchiuso in un sanatorio. Questo sdoppiamento della persona
è una porta che avvalla l’ipotesi che lui sia ancora nel sanatorio.
La scoperta, la ricostruzione di questa seconda storia nascosta dietro la prima storia è possibile solamente ala luce di
un indizio linguistico. L’indizio linguistico è la rottura evidente della consecutio temporum.
Qui non si tratta di un’interpretazione: io penso che sia un sogno, un altro pensa che sia un’allucinazione. Qui è
questione che siamo difronte a due storie. Una accessibile a livello della manifestazione lineare, a livello linguistico
superficiale immediato, e un’altra che esiste nascosta tra le pieghe del discorso. Non è questione di interpretazione ma
è una questione che la seconda storia è intessuta nella trama del testo a livello oggettivo.
Perché non è un’interpretazione? Perché la rottura della concordanza verbale è una rottura oggettiva, che ci permette
di rileggere il testo e di trovare oggettivamente dei punti di ambiguità, delle trappole.
La seconda storia è una storia che va ricostruita. Noi dobbiamo essere dei detective. Dobbiamo mettere insieme degli
elementi che non tornano. C’è un punto dove il testo non funziona linguisticamente, grammaticalmente. Da questa
rottura della concordanza verbale noi abbiamo una fessura nel testo, una trappola. Borges presenta delle trappole (nei
testi). Perché sono delle incongruenze linguistiche che ci aprono il testo su un’altra storia. Ma è una storia nascosta
che noi dobbiamo ricostruire.
Alla seconda storia si accede nel momento in cui noi ci rendiamo conto che questo es non torna, rompe la consecutio
temporum. A partire da questo punto noi ci dobbiamo interrogare su che cosa abbiamo letto.
Non esiste una sola interpretazione. Questo testo è un racconto perfetto, ed era il racconto preferito di Borges. In cosa
sta la sua perfezione? Noi entriamo in un labirinto da cui non ne usciamo.
Abbiamo due storie parallele, egualmente vere. Non possiamo scegliere tra le due. Così come D resta cristallizzato su
questa soglia e noi non sappiamo se muore o no, e nella seconda versione D è imprigionato nel sanatorio e da lì non
esce. Noi non sappiamo se guarirà mai.
Il labirinto tanto caro a Borges viene ricreato in questo racconto, labirinto in cui il personaggio è rinchiuso insieme a
noi. Perché non possiamo decidere quale sia più effettiva.
Pensiero critico Riccardo Piglia dice che il racconto presenta sempre due storie in cui una narrazione è segreta. Questa
storia segreta non dipende dall’interpretazione ma è una storia che esiste all’interno del testo e che il lettore deve
essere in grado di ricostruire.
Il livello di cogliere le due storie: lettore medio e traduttore letterario. La scrittura è costruita in modo tale che venga
rapito da essa. E si faccia condurre in una lettura spontanea, veloce. Quando si legge un testo si vuole leggere veloce
per arrivare alla fine del testo. Nella prima lettura molti elementi del testo sfuggono. Ecco perché Gonzalez Sainz
metteva l’accento sull’importanza della lettura. Un traduttore letterario non può leggere una volta sola, deve leggere
almeno due volte. A una prima lettura molti elementi potrebbero sfuggire.
Il lettore medio può godere cmq della lettura.
Al traduttore di letteratura non gli può sfuggire che qui c’è una rottura grammaticale.
Dopo di che il punto è come rendiamo questo errore grammaticale, come lo rendiamo in traduzione? Questa è
un’ambiguità evidente del testo una casistica di 4 ambiguità secondo Eco.
Come avete tradotto questo passaggio?
Il nostro traduttore ha risolto ambiguità, traducendo era questa la morte. viene mantenuta l’atmosfera al passato.
Correggendo l’ambiguità perdiamo l’ambiguità e anche la porta d’entrata nella seconda storia.
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Questa rottura oggettiva ci permette di accedere alla seconda storia. Esta es la muerte è come se la storia sotterranea
fosse emersa e si fosse incrociata o scontrata con la storia superficiale.
Nicolò: Sentiva che se avesse potuto scegliere o sognare la propria morte, questa sarebbe stata la morte che avrebbe
scelto o sognato.
Sintióprincipale
que si él hubiera podido elegir o sonar su muertesubordinata, periodo ipotetico del terzo tipo
si él hubiera podido elegir o sonar su muerte esta es la muerte ipotetico, il trapassato non concorda con es
esta es la muerte que hubiera elegido o sonadoprincipale
un errore di questo tipo è una licenza poéticafare un’analisi del testo e poi chiedersi perché l’autore ha fatto una
cosa del genere. Poi capire che cosa ci vuole dire con quest’ambiguità.
Nella teoria ricalcando anche quello che diceva ECO: è molto importante soffermarsi su ogni punto. Ogni punto della
traduzione va negoziata. Dobbiamo domandarci in ogni momento che cosa ci vuole dire l’autore, che cosa ci sta
dicendo il testo. Borges ha avuto un grande coraggio di rompere una concordanza verbale, di spingersi oltre perché ha
voluto dare un indizio al lettore. Non tutto è ciò che appare. La realtà per Borges è un’illusione, così lo è la letteratura.
La sua letteratura costruisce delle illusioni, delle storie che sembrano solo andare in un certo modo ma che in realtà
hanno anche una seconda versione.
Simone: attraversando la soglia, sentì che morire in un combattimento con il coltello, a ciel aperto e attaccando,
questa era la morte che avrebbe scelto o sognato. Afferra saldamente il coltello….
-Paolo: Scavalcando la soglia pensò che morire in un corpo a corpo con i coltelli, lottando all’aria aperta, sarebbe
stata per lui una liberazione, un motivo di felicità e festa, la prima notte passata all’ospedale, quando lo infilzarono
con quell’ago. Quando lo infilzarono No, si infilza un pollo. Le clavaron la agujala aguja è complemento oggetto,
clavar è un verbo transitivo: conficcarono.
Si scavalca qualcosa che è alto, no scavalcare. Attraversa/oltrepassa/varca una soglia.
Acometiendo: lottando all’ultimo sangue, all’aria aperta
Niccolò: duello col colettoSentiva, mentre varcava la porta che morire in un duello col coltello, sfidato difronte a
tutti sarebbe stata una liberazione una felicità una festa, nella prima notte in cui lo confissero con l’ago nella casa di
cura. no casa di cura. Interessante difronte a tutti.
Dahlmann impugna con fermezza il coltello, che probabilmente non sa maneggiare, e si dirige verso la pianura.
Che forse non sapresente
Valentina Pastre: acometiendo=combattendo Sentì, attraversando la soglia, che morire in una lotta con i coltelli, a
cielo aperto e combattendo, sarebbe stata per lui una liberazione, una festa, una festa, durante la prima notte
all’ospedale quando gli infilarono l’ago.
Sentì, quindi, che se avesse potuto scegliere o sognare la sua morte, questa è la morte che avrebbe scelto o sognato.
La narrazione si ferma prima della fine della storia. Che non viene esplicitato.
Varcare la soglia significa impegnarsi a lottaresiamo nell’ambito dell’ipotesi
E se non c’era speranza in D, non c’era nemmeno timore: sì l’inversione

Esame: due ore: testo 10 righe traduzione, 2-3 domande teoria traduzione