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23/09 Cannavacciuolo

Archeologia della traduzione


Avevamo affrontato le 4 ipostasi del traduttore:
Traduttore: quattro persone diverse in una:
-un lettorelettura esatta
-un interpreteinterpretazione=momento ermeneutico
-un traslatoretrasferimento
-uno scrittoreriscrittura
González Sainz, José Ángel, “Las cuatro hipóstasis del traductor (1)”, “Las cuatro hipóstasis del traductor
(2)”, in El Trujamán. Revista diaria de traducción.
Abbiamo visto come alle quattro persone del traduttore corrispondono le quattro fasi della traduzione (molto
importante) e cioè: la lettura, l’interpretazione, il trasferimento e la riscrittura.
1)Lettura
1)2) Testo fonte
2)Interpretazione
3)Trasferimento
3)4) Testo foce
4)Ri-scrittura
Avevamo visto anche come la prima e la seconda fase implica un rapporto del traduttore con il testo fonte,
cioè con il testo originale da tradurre. E come la terza e la quarta fase spostano il rapporto del traduttore con
il testo foce cioè con il testo d’arrivo. Quindi avevamo parlato in quest’occasione dell’importanza del
traduttore letterario come intermediario. Colui che si colloca tra due testi, tra l’autore e il lettore, tra due
mondi culturali. Questa conoscenza culturale è molto importante per il traduttore letterario, perché lui si
trova tra due testi che sono due manifestazioni di due culture e di due periodi storici diversi.
TraduttoreIntermedio- inter(latino)- indica un posizionamento spaziale. Una posizione nello spazio.
Spazio fisico, concretouno spazio tra due poli. Questi poli sono persone, mondi culturali, testi, lingue.
L’aspetto più importante sta nella seconda parte della parola intermedio e cioè medionon è solo colui che
si colloca spazialmente tra due poli, ma anche colui che tra questi due poli attua una mediazione. Il
traduttore letterario è colui che tra questi due mondi/poli media.
La responsabilità, perché sia peso, ma perché un vanto perché è un lavoro impressionante. Alla luce di
questa funzione intermedia, dove la chiave è mediare, la traduzione letteraria dev’essere un’operazione
ragionata, ponderata, dialogata coll’autore, col testo, col testo d’arrivo e con i lettori. Ma non è
un’operazione meccanica.
Lettura:
“Molti cercano invano di dire gioiosamente il più gioioso; qui, finalmente, nel lutto esso si esprime”
(Giorgio Agamben, Stanza, 1977).
<<Muchos tratan en vano de decir gozosamente lo más gozoso; aquí, finalmente, en el todo se expresa>>.

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(Traduzione di Tomàs Segovia, 1995)


Traduce “lutto” con “todo”, perché legge “tutto” invece di “lutto”.
Andiamo ad analizzare più dal vicino questa quattro figure, persone, ipostasi incarnate all’ interno del
traduttore letterario.
La prima operazione, fase del tradurre letteratura è la lettura.
Giorgio Agamben dice è importante com’è stata tradotta la sua frase. (Tomas Segovia-grande poeta
narratore, intellettuale, sposato con una grande scrittrice Inés Arredondo)
Lutto=tuttolutto=todo. Una lettura poco attenta porta a scattare errori. Il senso è completamente stravolto.
Le virgole dipendono dalla casa editrice.
Scambiare una lettera per un'altra da un risultato diverso. Perché il tutto è l’opposto del lutto.
Il lutto è l’assenza, perdita
Tutto è diverso il significatopienezza, completezza.
Leggere <<penoso>>dov’è scritto <<pensoso>> (pensativo, ensimismado, preocupado).
“esse agiscono in un mondo non più tribale”
Ennio Flaviano, Diario degli errori una traduzione assonante, ma totalmente diversa.
“en un modo ya no trivial”
“Más lento, traductor, tiene que se más lento y tienes que estar más en todo” (José Ángel González)
 il grande equilibrismo del traduttore letterario è questo: non perdere di vista nulla, o perlomeno cercare di
essere presenti in tutti gli aspetti del testo. Cioè considerare tutti gli aspetti del testo.
Interpretazione: seconda fase
“[…] un traductor está obligado a conocer o informarse del significado de cada una de las palabras que ha
leído y de la acepción exacta en que se usan en el texto fuente, y se ve necesitado de atribuir un sentido
concreto, a veces entre varios posibles, a casa frase, párrafo o escena”. questa parte ci rimanda alla
necessità di scegliere. Il traduttore deve scegliere, sempre! Non può mai delegare la scelta.
González Sainz, José Ángel, “Las cuatro hipostasis del traductor (y3)”, in El Trujamán. Revista diaria de
traducción.
Il concetto da trattenere di questo pensiero di Gonzalez: conoscere o informarsi del significato. Non
possiamo sapere tutto. O abbiamo un background solido, conoscenza di base. E se non ce l’abbiamo
dobbiamo informarsi su ciò che stiamo traducendo. Perché solo questo lo aiuterà a capire la ricorrenza di un
aggettivo all’interno del testo di un autore, avverbio, un’immagine, e avere cura di quello che si legge. Solo
se si capisce il peso che quello che stiamo leggendo aveva per l’autore o perlomeno lo intuiamo. Non
possiamo intuire l’intenzione dell’autore. Quanto più studiamo l’autore, la biografia, le ossessioni, i traumi,
perché a volte la scrittura è terapeutica.
Quirogala sua biografia è segnata dalla morte, Cuentos de amor, de locura y de muerte. Questa morte che
lo accompagna e lo accompagnerà in tutta la sua vita. Si trasfigura nella scrittura.

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È un modo per esorcizzarla. È molto importante il significato delle parole che stiamo traducendo ma anche
sul significato che quelle parole hanno per l’autore che le ha scritte.
A volte il traduttore, come dice Sainz, avrà la necessità di attribuire un significato concreto scegliendo a
volte tra vari significati. Dobbiamo sempre fare una scelta anche tra più significati di una parola.
il traduttore deve sempre scegliere, non può mai delegare la scelta.
Momento semasiologico delle parole.
Siamo noi i responsabili del significato o della sfumatura del significato.
Questa parte letta ci rimanda alla necessità di scegliere. Il traduttore deve sempre scegliere.
Trasferimento terza fase
Traduttore come “trujamàn”che cos’è il trujaman? Anche qui possiamo fare diversa traduzione. Se
vogliamo fare una traduzione source oriented, orientata a mantenere l’arcaicità del termine e la elicità del
termine tradurremo turcimanno: che vuol dire interprete ma anche la sfumatura di consigliere, di mediatore.
Il traduttore deve mettersi ordine nelle idee. Non è colui che trasferisce un significato da una lingua all’altra.
Diventa un mediatore di due mondi, quasi un consigliere.
Momento della scelta delle parole è un momento cardine di tutto il processo della traduzione.
Intervenire e mediare tra i significanti e i significati del testo. Qual è la differenza tra significante e
significato? La differenza che intercorre tra significante e significato non è la differenza tra ciò che è
importante e ciò che non lo è.
Deve intervenire mediando tra i significanti e i significatidue termini di semiotica
Significanteforma morfologica e foneticasuono
Significatocontenuto della formail concetto che la forma veicola se dici casa: questo suono che ha
una forma perché composto da fonemi veicola anche un significato. L’unione della forma e del contenuto
del fonema e del suo significato che rimanda a una casa. L’unione della froma e del contenuto fa il segno.
Entrambe sono le due facce del segnounione di questi due fa il segno.
Che cos’è il segno linguistico? È la parola. Fatta di un significante e un significato.
Nel trasferimento il traduttore deve mediare non solo tra il significato delle parole ma anche tra la forma
delle parole, la struttura delle parole. Questo discorso è ancora più importante quando si traduce poesia
perché è importante la forma sonora. La rima, la assonanza, la letterazione, le figure retoriche.
Ci potrebbe essere anche in prosa, per esempio:
Pensate a un racconto: Miguel Angel Asturias, 1930 che scrive Las leyendas de Guatemalariprende la
cultura dimenticata, sotterrata, delle società Maya. Riprende i miti e le legende e le riscrive. Ci sono molte
figure retoriche, molte metafore. È un linguaggio quasi poetico. Subisce anche gli influssi del Surrealismo
(Andre Breton 1940).
Nei suoi racconti la suggestione non è data solo da quello che lui racconta (contenuto) ma anche forma: usa
molto delle metafore. El agua sonó a besosil gocciolino dell’acqua che cade viene descritto come lo
schiocco dei baci.
Quando si vedono il maestro Mandorle con questa schiava perduta, dice l’autore: Se lavaron la cara con los
ojos: si lavarono il viso con gli occhiper comunicare l’intensità dello sguardo di due persone che si
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ritrovano. Molto importante cogliere e mantenere la metafora. Anche la forma è importante, oltre al
significato. Il traduttore si trova a dover fare anche l’eventuale uso delle figure retoriche, nella narrazione.
La figura retorica viene rispettata. La mediazione è sia tra il significato concreto delle parole sia tra la forma
che veicola le parole e questo significato. Bisogna essere fedeli al testo per quanto possibile.
Intervenire e mediare tra i significanti e i significati del testo.
Si deve muovere tra la fedeltà e il tradimento al testo. Non si possono coprire tutte le sfumature.
“Fedeltà versus tradimento” =cercare di essere fedeli al testo per quanto possibile. Un tradimento obbligato.
Non è possibile dire la stessa cosa, coprire tutte le sfumature di una lingua di partenza all’interno di una
lingua d’arrivo, perché non sono perfettamente sovrapponibili.
Felicidad vs infecilidad della traduzione: l’equilibrio tra la fedeltà e il tradimento renderà una traduzione più
o meno felice, dove felice è sinonimo di corretta. Maggiore sarà l’equilibrio che il traduttore trova tra la
fedeltà al testo e il necessario tradimento nel momento di trasportarlo in un'altra lingua, maggiore sarà la
correttezza della traduzione che noi potremmo chiamare più o meno felice.
(Ri)scrittura
il traduttore è anche uno scrittore, un autore, “el autor de un segundo nacimiento”.
Quest’ultima fase consiste in un rapporto diretto solamente con il testo d’arrivo, tenendo in considerazione
tutte le problematiche che dovrebbe affrontare uno scrittore, dalla fonetica, alla struttura, alla ricezione
culturale.
“en mi caso particular, aunque también haya escrito cuentos, semblanzas, traducciones y centenares de
artículos de prensa, lo cierto es que, desde que empecé en 1971…mis novelas...”
(Javier Marìas, Premio Formentor de las Letras, agosto 2013)
ri è aggiunto dalla prof per capire che il traduttore non scrive di nuovo un altro racconto. Ma riscrive lo
stesso. Anche se il finale non ci piaceel autor de un segundo nacimiento
Nel momento della 4 fase: ri scrittura: è una seconda nascita del testo perché rinasce in un'altra lingua,
cultura, contesto, in un altro tempo storico, in un'altra cultura. Quest’ultima fase consiste in un rapporto
diretto con il testo di arrivo. L’attenzione è rivolta solo al testo d’arrivo. Non più al testo di partenza.
Tenendo in considerazione tutte le problematiche: fonetica, cultura, struttura, sintassi, ricezione culturale.
Nel momento in noi andiamo a scrivere dobbiamo metterci nei panni di uno scrittore. Stiamo alzando
l’asticella.
La teoria lavora su un ambito concettuale, necessario, a cui dobbiamo aspirare.
Parlando di fedeltà: quello che accadeva durante i regimi totalitari: le traduzioni di determinati testi si
selezionavano solo alcuni. Dato che nei regimi molti passaggi del testo venivano cancellati/omessi: è una
traduzione? È un adattamento, è una riscrittura, un rifacimento cioè il testo viene rifatto (la fedeltà era al
regime non al testo). Però l’adattamento è il passaggio da un sistema semiotico ad un altro.
Il traduttore deve vestire i panni di uno scrittore. Il dilemma di un autore è: riuscire a dire quello che si sente,
che si vuole comunicare riuscirla a dire con le parole. Trasferire un’idea che è immediata nelle parole giuste.
Questo affronta uno scrittore.
Le parole non riescono mai a coprire le cose che enunciano.
Come esprimerla quell’immagine che ho così chiaro in testa ma non trovo le parole.
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Traduttore di una seconda nascita.


Si deve mettere nei panni di uno scrittore. Il dilemma di uno scrittore: riuscire a dire quello che si sente, che
si vuole comunicare con le parole. Trasferire un’idea che è immediata per noi nelle parole giuste. Il
linguaggio è sempre limitato.
Le parole non riescono mai a coprire le immagini che ricoprono. Non mi viene la parola.
Il linguaggio è limitato. In questi panni si deve mettere il traduttore letterario. Deve trasferire la sintassi
anche, il significato.
Capire e porre attenzione non solo a trasferire il significato, ma a trasferire la sintassi. Perché l’aggettivo è
prima del sostantivo? Perché il verbo alla fine, o all’inizio di un periodo? Che cosa vuol dire?
Perché usa un hipérbaton?  è una figura retorica, molto utilizzata nel siglo dell’oro (inversióne dell’ordine
delle parole) Javier Marìasassocia al termine traduzioni il verbo scrivere ho scritto traduzionila
traduzione è anche un processo di scrittura
Il problema di uno scrittore che traduce: c’è il rischio di scivolare spesso nella propria scrittura. il rischio è
piegare di più il testo al proprio modo di scrivere. “a ciascuno il suo”. Non c’è la fedeltà. Per questo meglio
non essere scrittore. L’importante è la sensibilitàcategoria estetica. Bisogna sentirlo il testo, è un sentire
analitico, nel senso di sapere bisogna creare un dialogo.

Il traduttore deve essere:


invisibile: meno si vedono i suoi interventi, più riesce ad essere più fedele al testo. Si interviene il meno
possibile nel testo. Il linguaggio letterario ha un livello letterale e un livello tropologico (formalismo russo).
Una manifestazione lineare, una significazione immediata e un livello tropologico, cioè livello figurativo.
L’invisibilità non è tradurre in modo letterale vuol dire non rifare il testo. Dov’è possibile salvarne la
sintassi, la fonetica e altro. Bisogna salvarlo. In poesia la fedeltà è tradurre il suono. Potrebbe stravolgere il
testo. La cosa più importante in poesia non è tanto la parola in sé ma il suono. Cioè la fonetica. La semantica
viene dopo.
In un racconto è la semantica a condurre l’ordine delle parole, il suono, la struttura delle frasi. In poesia è il
verso. La suggestione sonora che guida la scrittura del testo. Dannunzio: la pioggia del pineto. La
ripetizione delle r.
La fedeltà la dobbiamo calare, cioè contestualizzare rispetto al contesto, genere, biografia dell’autore e al
lettore.
Quando si legge male, si traduce male.
Esempio: Mucamo/acameriera: non era solo una cameriera, ma una cameriera di origini indigena la
mucuama ci suggerisce un rapporto di sudditanza che non c’è tra una cameriera normale e qualcun altro. È
un rapporto gerarchico.
Traducendo si perde sempre una sfumatura. (domanda di cattiva traduzione)
fedele al testo, all’autore e all’attesa del lettore
tienes que lidiar avere a che fare
dare il giusto peso. Intervenire il meno possibile.
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Qui si apre un lavoro serionon va bene fare solo una traduzione letterario: perché ha un livello
tropologico: figurativo: una significazione profonda.
Il traduttore si muove tra:
segni linguistici (significante+significato): parole
significazione dei segni= capacità che ha il segno di significare nei discorsi: il valore semantico,
significativo di esprimere significato in quel contesto verbale
per esempio, se all’interno di un racconto trovate lo stesso aggettivo ripetuto quell’aggettivo è
significativo. 4 volte un aggettivo, o un sinonimo ripetuto nel testotutti quei sinonimi e tutte quelle parole
insieme costruiscono un’isotopia: asse tematico: rimandano alla costruzione di uno stesso tema. Isotopia
della freddezza, del ghiaccio, dell’aridità: en alhomodon de pluma quelle parole sono state scelte
dall’autore, inserite nel contesto testuale, verbale perché insieme in quella storia risultavano significative e
significanti. Il significato viene amplificato, perché si trovano in quel punto del discorso, insieme. La
vicinanza, la ripetizione, la somiglianza tra le arie semantiche amplifica il potere significante delle parole.
In quella prima parte del racconto di Quiroga è stata costruita un’isotopia che rimanda a ciò che è freddo, a
ciò che è algido, che è sterile, bianco per suggerire la isotopia della freddezza, della sterilità, dell’assenza
del sentimento perché questo lo aiuterà nella scelta delle parole giuste, per riprodurre la stessa isotopia in
italiano.
Chiave fondamentale isotopia
Il rimando semantico delle parole si amplifica dalla posizione delle parole e dalla vicinanza di determinate
parole, o dalla ripetizione di determinate parole o di determinati sinonimi.
langue vs parole: codice ed esecuzione. Il traduttore deve conoscere a che livello siamo. Il traduttore si
muove anche tra un livello pratico e un livello teorico: langue (grammatica) e le parole.
Turcimanno=dragomanno  esiste ma non ha più la stessa
Turcimanno trujamaninterprete: dobbiamo tener conto del codice linguistico, della correttezza della
lingua. e come questo codice astratto viene messo in pratica. E come cambia con il passato del tempo. per
questo le traduzioni invecchiano perché subiscono il cambiamento della lingua in cui vengono prodotte.
linguaggio letterario e comune: cioè linguaggio letterale: comune, immediato e il linguaggio tropologico,
cioè il linguaggio tropologico, che ragiona per figure, per concetti simbolici(letteratura) ci seve essere una
coscienza alla base della traduzione
Il dizionario è uno strumento per la traduzione, non il fine.
Quando noi usiamo un sinonimo, ma con la consapevolezza che anche un sinonimo all’interno della stessa
lingua non tradurrà mai perfettamente il termine della partenza.
Dimora (sfumatura semantica affettiva) sinonimo di casa ma non è uguale. Sono simili ma non uguali.
Il tecnicismo è importato. È una parte di uso della lingua.

Il problema del quasi

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Impossibilità di tradurre completamente qualsiasi lingua poiché ognuna ritaglia a modo suo la sfera dei
significati (Jakobson).
Incommensurabilità delle lingue: non c’è lingua così ricca da poter tradurre completamente anche la
lingua più povera.
Scarto di significato anche tra i sinonimi
“Plegaria”=preghiera/lamentela
Parlare dei sinonimi ma quasi.
Dire quasi la stessa cosa: la frattura su cui noi dobbiamo gettare un ponte c’è il quasi. Il traduttore non
potrà mai dire la stessa cosa. Dirà sempre quasi la stessa cosa. Ogni lingua ritaglia a modo suo la sfera dei
significati.
Il linguaggio nomina una realtà, esiste perché esiste una realtà da nominare. Una realtà da comunicare: realtà
esterna ed interna: pure i pensieri.
problemaogni lingua nomina approprio la realtà. Ricopre la realtà da nominare in modo diverso. Mucama
non esiste un identico corrispondete perché è una figura culturale esistente solo nella cultura ispano-
americana. Questa figura nella realtà italiana non esiste. Il linguaggio dipende della realtà che viene
nominata. Nel momento della traduzione si perde una sfumatura importante. Ogni mucama è una cameriera
ma ogni cameriera (sostantivo generico) non è una mucama (sostantivo specifico). Nella nostra realtà non
esiste questo termine.
Il termine transculturazione è un neologismo in italiano; nato 1940 in spagnolo in un saggio di Fernando
Ortiz, critico delle culture. Ha studiato la cultura afrocubana. Comincia a studiare l’interazione tra la cultura
africana e cubanaecco perché il termine: transculturación. È un trasferimento culturale, ove le due culture
si passano da una all’altra. Si mischiano.
Deculturazione/acculturazioneil popolo conquistatore priva di cultura il popolo conquistato operazione
di deculturazione, privare. Sottomettere il popolo si trova senza cultura, acculturazione.
Ortiz dice che non è vero perché a livello pratico non c’è una separazione totale della cultura dominante, le
due culture si trasferiscono una nell’altre. Anche dal popolo conquistatore.
Quando due colture vengono in contatto, anche se all’interno di un rapporto di dominazione. qualcosa si
trasferisce sempre
Questo termine nascer in quella realtà.
Si traduce in italiano però non è una necessità della cultura italiana.
Il linguaggio dipende della realtà in cui siamo.
Questa transculturazione è usata per riferirsi alla realtà di quel popolo.
Non si traducono completamente le lingue.
Ogni lingua è irraggiungibile.
Uno scarto di significato anche tra i sinonimi.
Accogliere le sfumature.
Padroni dei sensi semantici di una lingua.
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Non c’è lingua così ricca da poter tradurre completamente anche la lingua più poveraECO
C’è uno scarto di significato anche tra i sinonimi, all’interno di una stessa lingua.
Esempio di scarto: la casa de Asterión Borges usa plegaria=preghiera/lamentelapreghiera lamentata,
fatta in certo modo. Fatta attraverso una lamentela. Performata in un certo modo. E nemmeno una dei due
sono completesupplica è la traduzione giusta. Supplica è una preghiera.
Quando si tratta di neologismi come transculturazione: è una parola opacail termine transculturazione non
è una cattiva traduzione.
Non è una cattiva traduzione. Lo importiamo da spagnolo.