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Studentessa: Beatrice Vollaro

Matricola: 264567
e-mail: bea.vollaro@libero.it
Corso: Fondamenti delle pratiche artistiche
Docente: Angela Vettese
Assistente: Eliana Princi
Università I.U.A.V. Venezia
Corso di Laurea in Arti Visive e dello Spettacolo
Anno 2009/2010
Sessione esame: luglio / settembre

SOPHIE CALLE E L’AUTOBIOGRAFIA,


l’approdo a Prenez soin de vous .
Ind ice .

Premessa.

Biografia, autobiografia, assenza. L’approdo a Prenez soin de vous.

Introduzione dell’autrice a Prenez soin de vous.

La mail di rottura, il progetto.

Centosette donne.

Conclusioni.

Appendice 1 – La mail.

Appendice 2 – Le centosette donne.

Bibliografia.

Sitografia.
Pre me ss a.
Il mio intento iniziale era quello di concentrarmi sull’opera di Sophie Calle Prenez soin de vous, per portare un esempio di
autobiografia applicata all’arte. A prima vista pare che non avrei potuto commettere un errore più grossolano, l’opera sovra citata,
presa singolarmente, è apparentemente la meno adatta per parlare di autobiografia, infatti, essa solo tangenzialmente parla
dell’artista, la quale non si coinvolge dichiaratamente, ma, in una serie infinita di deleghe, spersonalizza la propria vicenda fino a
renderla comune a tutte. È qui che la mia scelta si rivaluta, in quanto l’opera infine si può presentare come un’autobiografia
collettiva del genere femminile. Sophie Calle, come è solita fare, segue un’idea, attua un rito: dà in pasto il suo materiale
autobiografico ad un numero considerevole di donne.
Tuttavia, la prima parte di questo elaborato parlerà di come il percorso di Sophie Calle giunge all’autobiografia e come tale
approdo si modifica nella realizzazione dell’opera Prenez soin de vous, in un secondo momento, si parlerà nello specifico
dell’opera.
Bio graf ia, a uto bi og raf ia , as se nza . L’ ap prod o a P re ne z so in d e v o us.
Non appena ho iniziato a lavorare sulla biografia di Sophie Calle sono subito rimasta ben impressionata dalla logicità del percorso,
dalla chiarezza della sua evoluzione artistica, dal preciso slittamento dalla biografia all’autobiografia e, da quest’ultima, a Prenez
soin de Vous.
La peculiarità di Sophie Calle è quella di orchestrare delle opere che diventano giochi, sfide, alle quali spesso prendono parte
ignari soggetti oppure soggetti ai quali Ë chiesto un contributo, o assegnata una parte.
Come sostiene Elisabetta Longari:

Lo sviluppo creativo di Calle ha bisogno dell’implicazione altrui, la sua opera si configura quindi come una
sofisticata e complessa forma di dialogo, o meglio, come una partita, un insieme di mosse sulla scacchiera.
Almeno un partner è indispensabile a ogni gioco di società.1

È importante specificare questo per ricostruire il percorso che l’artista conduce dall’interesse biografico a quello autobiografico.
Nella casella d’inizio (per non uscir dalla metafora del gioco) si trova la sua attenzione per gli altri, vaste ricerche biografiche alle
quali Sophie applica un metodo che diverrà poi il suo modus operandi: registrazione fotografica e descrizione verbale. L’artista
attua una sorta di campionatura di situazioni, di eventi quotidiani. Il linguaggio che accompagna le immagini non dimostra alcuna
inclinazione alla poesia, anzi, i testi da lei composti somigliano più a sceneggiature, comunicati o resoconti scientifici, descrittivi e
strumentali, dimostrando piuttosto interessi antropologici e sociologici. Il tono è assai lontano dallo stile intimista del diario, non è
né psicologico né confessionale, al contrario i testi ci informano delle “regole del gioco” rispetto alle quali sono venute a formarsi
le immagini, illuminano la scelta dell’autore in base a cui le fotografie sono “nate” 2.
Ancora Elisabetta Longari:

E’ evidente che questa “forma doppia” composta di fotografia “sensibile” combinata al testo “concettuale”
permette a Sophie di stare contemporaneamente dentro e fuori da entrambi i linguaggi, mentre crea una
rete per lo spettatore che, messo al corrente del “motore” che ha spinto ad aggregare queste e non altre
immagini con questi e non altri testi, è chiamato come testimone di un processo fatto di piccoli misteriosi
fatti ordinari e quotidiani 3.

Le opere che inducono a questa riflessione sono principalmente quelle degli anni ’80, trasversalmente parlando, contemplo in
questa considerazione anche opere che già risentono della piega autobiografica che l’artista intraprende a partire dall’opera La
Filature, vero turning point della sua carriera. In questo caso l’artista si fa a sua volta pedinare e fotografare da un detective
professionista, come per pareggiare i conti dopo Suite vénitienne 4 e L'Hôtel 5, lo scopo è quello di tentare di vedersi attraverso

1
http://www.publifarum.farum.it/n/02/longari.php
2
“Distinguere tra descrizione e narrazione ha in verità poco senso nell’opera di Sophie Calle, a meno di non sottolineare che si tratta di
frontiere continuamente abbattute, che l’ekphrasis diventa una forma di racconto”. Albertazzi, Amigoni 2005, p. 175
3
Ibidem.
4
Suite vénitienne (1980) - Sophie Calle torna a Parigi dopo sette anni di assenza e, come ci racconta Auster, p. 72,
Non aveva amici nè una vita degna di questo nome, e la città le appariva minacciosa ed estranea, come se non ci fosse mai
stata prima. Senza un motivo cosciente cominciò a seguire degli estranei per la strada, scegliendo qualcuno a caso quando
usciva al mattino e lasciando che quella scelta determinasse i suoi movimenti per il resto della giornata. [...] Infine cominciò a
portare con sè la macchina fotografica e a scattare foto delle persone che seguiva. Quando la sera tornava a casa annotava i
luoghi dove era stata e quello che aveva fatto utilizzando gli itinerari degli sconosciuti per fare congetture sulle loro vite e, in
alcuni casi, per redigere brevi biografie immaginarie. Auster 1992, p. 72
occhi altrui, come se la distanza potesse garantire un “vero vedersi”. La Filature è la prova del nove delle precedenti opere in cui
ha vestito i ruoli di detective: quale divergenza intercorre tra la visione della propria vita da parte di un altro e la percezione della
propria vita? Sembra domandarsi. Quello che si può notare è che sta imparando ad adottare una rigorosa lucidità cronachistica
che inizia poi ad applicare alla propria vita, riuscendoci in un primo periodo, Sophie presto inizia a fare del mondo, di ogni cosa
del mondo, la propria autobiografia, oppure, come meglio spiega l’artista stessa: “So I wouldn't say my work is autobiographical,
but I can say it happened. I'm not trying to tell the truth about myself but using my life more like a motor for something” 6.
Entriamo qui a pieno titolo nella seconda fase, quella prettamente autobiografica, che secondo la mia ricostruzione raccoglie opere
quali No Sex Last Night 7, Appointement with Sigmund Freud 8, Doleur Exquise 9, Pas pu saisir la mort (2007), Prenez soin de
Vous (2007). La sua attitudine autobiografica dimostra di avere spesso chiare finalità esorcistiche. Se, da un certo punto di vista,
si può affermare che la pratica psicoanalitica ha come finalità una sorta di “ricomposizione” del racconto autobiografico del
paziente, allora il lavoro di Sophie Calle dimostra tangenze anche con la psicoanalisi. Il nesso, esplicito in Appointement with
Sigmund Freud, è intimamente sotteso alla maggior parte dei suoi lavori. Anche in Douleur exquise, raccontare quella rottura una
due, tre, molteplici volte è una forma di terapia, di esorcismo, di liberazione. Ma via via che immagine e racconto si ripetono, i
caratteri con cui il testo linguistico è stampato diventano sempre più chiari, fino all’illeggibilità, al contrario l’immagine rimane
intatta. Qui siamo al cospetto di un secondo punto di svolta, nel quale la capacità narrativo-cronachistica dell’artista cede il passo
solo all’intatto dolore del ricordo, alla sua immagine indelebile. Così si arriva, non certo con un breve salto, allo stravolgimento
dell’implicazione “altrui” di cui si è parlato sopra. Questa implicazione, una volta giunti ad una nuova rottura, quella raccontata in
Prenez soin de vous, si esplica in un perfetto scambio di ruolo, Sophie Calle passa da analizzatrice a parte analizzata, l’altro, o
meglio, le 107 “altre” divengono analizzatrici. Sophie non vuole più cimentarsi nell’analisi narrativo-autobiografica, decide di
delegare, fornendo il proprio materiale autobiografico contingente: la mail di rottura. La materia di analisi di questo coro di donne

Da qui nasce Suite vénetienne: Sophie segue un uomo fino a Venezia vestendo contemporaneamente i panni di detective e amante
immaginaria.
5
L'Hôtel (1981) - Sophie Calle per questo progetto,
prese un lavoro temporaneo come cameriera di piano in un grande albergo. Lo scopo era quello di raccogliere informazioni
sugli ospiti, ma non in modo invadente o compromettente. In realtà li evitava di proposito, limitandosi a ciò che riusciva ad
apprendere dagli oggetti sparsi per le stanze. Scattò ancora fotografie: inventò ancora storie di vita da attribuire a quelle
persone basandosi sulle tracce che aveva a disposizione. La sua era un’archeologia del presente, per così dire, un tentativo di
ricostruire un’essenza a partire da frammenti minimi. Auster 1992, p.73.
6
http://www.timeout.com/london/art/article/490/sophie-calle
7
No Sex Last Night (1992) - E’ il diario del viaggio coast to coast intrapreso da Sophie Calle e dal suo compagno e artista Greg Shepard su
una Cadillac per raggiungere Las Vegas e lì sposarsi presso un "drive-in wedding window". Entrambi i protagonisti portano con loro una
videocamera e filmano il viaggio: due visioni parallele degli Stati Uniti e di loro stessi offrono due versioni dello stesso viaggio, sviluppate dal
commento degli artisti. La colonna sonora restituisce i loro veri dialoghi, giustapponendo sensazioni soggettive e impressioni.
8
Appointement with Sigmund Freud (1998) - James Putnam, come epilogo al catalogo di questa mostra scrive
Freud was a passionale collector and his house is crammed full of antiquities, which equated with the mysteries of the past. He
believed that unlocking the past was central to making sense on the present and likened psychoanalysis to archeology –
uncovering hidden layers, interpreting, reconstructing. Yet Freud was also a collector of the other people’s emotions and
memories, which he gathered durino his consultations to in spire and substantiate his theories. Sophie’s texts, which reveals
her compulsive rituale, obsessions and fantasies have inevitabile parallels with psychoanalyst’s case book, where memory,
immagination, emotion, destre and loss are interwoven.
9
Doleur Exquise (2003) – Come spiega Sophie Calle:
Je suis partie au Japon le 25 octobre 1984 sans savoir que cette date marquait le début d’un compte à rebours de quatre-
vingt-douze jours qui allait aboutir à une rupture, banale, mais que j’ai vécue alors comme le moment le plus douloureux de
ma vie. J’en ai tenu ce voyage pour responsable. De retour en France, le 28 janvier 1985, j’ai choisi, par conjuration, de
raconter ma souffrance plutôt que mon périple. En contrepartie, j’ai demandé à mes interlocuteurs, amis ou rencontres de
fortune: “Quand avez-vous le plus souffert?” Cet échange cesserait quand j’aurais épuisé ma propre histoire à force de la
raconter, ou bien relativisé ma peine face à celle des autres. Calle 2003, p. non numerata.
è duplice: Sophie, il suo progetto il suo dolore, rispetto al quale lei ha un totale riserbo, ma soprattutto, la mancanza, l’assenza,
l’uomo che se ne è andato lasciando dietro di sé una traccia, la mail. Il coro di Prenez soin de vous, parla di un’assenza, tema che
non può essere trascurato, alla luce evidenti precedenti trattazioni di questo tema nell’opera della Calle, quali Le Carnet
d'Adresses (1983), Disparitions (1990), Souvenirs de Berlin Est (1996), esistono inoltre altri numerosi accenni, seppur meno
evidenti, riguardo alla mancanza.
Nel 1996, in occasione di una mostra in una galleria di Berlino, l’artista decide di indagare su alcuni monumenti di carattere
politico situati nell’ex Berlino Est che, dopo la riunificazione, un’apposita commissione nominata dal Senato si è occupata di
eliminare. Sophie Calle dimostra un vivo interesse nel fotografare l’assenza, il vuoto, la mancanza attraverso le tracce che ciò che
pre-esisteva inesorabilmente lascia in quel momento della scomparsa. La traccia persistente viene quindi immortalata, ad ogni
immagine di monumenti abbattuti o insegne cancellate seguono sempre descrizioni in absentia rilasciate da passanti casuali,
analogamente riguardo a Disparitions, l’artista racconta:

Il 18 marzo 1990, sei quadri di Rembrandt, Manet, Flinck e Vermeer, cinque disegni di Degas, un vaso e
un'aquila napoleonici furono rubati dal museo Isabella Stewart Gardner di Boston. Isabella Steward Gardner
aveva espressamente richiesto nel suo testamento che niente venisse toccato dopo la sua morte. Dopo il
furto, gli spazi che i quadri e gli oggetti occupavano sono quindi rimasti vuoti. Io ho fotografato questa
involontaria messa in scena dell'assenza e ho domandato ai conservatori, ai guardiani e ad altri dipendenti
del museo di descrivermi gli oggetti scomparsi 10.

Precedentemente, negli anni Ottanta, Sophie Calle trova un'agenda per strada, chiama i numeri di telefono in essa contenuti ed
intervista sul proprietario tutti quelli che rispondono: le interviste vengono pubblicate ogni giorno sul giornale “Libération”,
creando in questo modo l'identikit di uno sconosciuto, modellandone l’assenza fino a farle assumere dei connotati. Allo stesso
modo, la traccia dell’assenza incarnata dalla mail viene affidata all’analisi dell’altro, non casuale ma professionalmente scelto.
Tuttavia, estraneo.

10
http://www.espz.it/disparitions.html
Introd uz io ne de ll ’a ut ric e a P re nez soin de vo us.

Ho ricevuto una mail di rottura. Non ho saputo rispondere. Come se non fosse indirizzata a me. Terminava
con le parole: Abbia cura di sé. Ho chiesto a 107 donne, scelte in base al loro mestiere di interpretare
questa lettera da un’angolazione professionale. Analizzarla, commentarla, recitarla, danzarla, cantarla.
Esaurirla. Capirla al posto mio. Rispondere per me. Un modo di prendere tempo per rompere. Prendermi
cura di me 11.

11
Citazione proveniente da opuscolo in distribuzione gratuita presso il padiglione francese della Biennale 2007 che ospitava l’esposizione.
La m ail d i rott ura, i l p ro getto .
Lui è garbato, formalmente ineccepibile, apparentemente addolorato. Evidentemente colto. È un uomo che sa usare le pause e gli
a capo. Sa toccare le corde dell'altrui colpa sfiorandole appena, sa attribuirne un poco a sé come un difetto congenito, male da
poco e non imputabile.
Il repertorio è classico:

Avrei preferito parlarti a voce, infine ti scrivo. […] Ho creduto che avrei potuto darti il bene […] che il tuo
amore fosse benefico per me. […] Non ti ho mai mentito e non comincerò a farlo oggi. […] Mi dicesti che
quando avremmo cessato di amarci non avremmo più potuto vederci: una regola che mi pare dolorosa e
ingiusta. Tuttavia: non potrò diventare per te un amico12.

Segue l'inevitabile “ti ho amata nel mio modo e continuerò a farlo, non cesserò di portarti con me”. La chiusura, infine. “Avrei
preferito che le cose andassero diversamente”. Le ultime quattro parole:

Abbi cura di te13.

È qui, su questa parvenza di premura – come un ironico imperativo e contemporaneamente un sincero consiglio terapeutico – è
su questa incongruenza emotiva che Sophie Calle costruisce la sua opera d'arte. Dopotutto, non si può respingere un invito di tal
genere. L’artista, intervistata da Angelique Chrisafis per “The Guardian”, racconta:

The idea came to me very quickly, two days after he sent it. I showed the email to a close friend asking her
how to reply, and she said she'd do this or that. The idea came to me to develop an investigation through
various women's professional vocabulary […] After I month I felt better. There was no suffering. It worked.
The project had replaced the man14.

Con il suo modo di attingere dalla sua vita privata alla ricerca di soggetti, Sophie Calle è spesso accusata di giocare sporco.
"Amore, vita e morte - tutto questo è il terreno più fertile per gli artisti. Mi diverte che spesso le persone mi chiedano se non mi
disturbi mostrare gli aspetti più privati della mia vita. Io di solito rispondo che se escludessi la mia vita privata, eliminerei tutta la
poesia. Victor Hugo, Baudelaire and Verlaine usano le loro personalissime emozioni come soggetto” 15.
Quello che la Calle ora vorrebbe mettere in scena non è esattamente l'essere lasciati, ma il modo di prendersi cura di sé: Prenez
soin de vous, le è stato consigliato. Il metodo della Calle di prendersi cura di sé, di occuparsi della sofferenza che questa assenza
impone è vedere tutto come un gioco di possibilità e coincidenze, trasformandolo poi in un rituale, farlo maturare per l'esposizione
a parete16.
Il signor X, con la sua comunicazione definitiva, così impersonalmente recapitata (nessuna voce, nessun timbro postale, nessuna
mano), riceve risposta non dalla sua donna: a lui non si concede la visione del dolore, delle conseguenze. Altre donne per lei
allontanano il fantasma.

12
Ibidem.
13
Ibidem.
14
http://www.guardian.co.uk/world/2007/jun/16/artnews.art
15
Ibidem.
16
Tra le centosette donne richiamate dall’artista figura anche sua madre, Monique Sindler, la quale, in chiusura alla lettera che invia a Sophie
come contributo all’opera, le domanda “per te, questo abbandono potrebbe diventare l’humus di una nuova esperienza artistica, no?”.
Centosette donne sono invitate a partecipare a questo rituale: esse sono invitate ad attuare una traduzione, dal linguaggio, dalla
sensibilità, dal trascorso di Sophie Calle al loro. Ciascuna ha trasposto nel suo modo: con un referto, con una canzone, con un
gioco, una critica, un incoraggiamento.
La mostra si compone di fotografie, testi, video e installazioni che producono una visione corale delle voci donne invitate da
Sophie Calle a ingrandire, scandire, sottolineare e sviscerare la lettera. La più banale, ma assolutamente inevitabile conclusione di
queste analisi è sicuramente l’implacabile rivelazione di quelli che sono i meccanismi delle parole che diciamo o ascoltiamo, la loro
abile vacuità, il chiacchiericcio che li costituisce, la mancanza di senso. La stessa autrice afferma “tutte le lettere in cui si viene
scaricati sono uguali, sono sgradevoli. La mia non è nè peggiore, nè migliore di altre. Mi sono concentrata sulla lettera, sul
testo”17 e lo stesso ha chiesto di fare al suo coro, tuttavia spesso una coreuta o l’altra si prende la libertà di ragionare sul
progetto della Calle, consolarla, criticarla, metterla in guardia. Incidenti di percorso che l’artista da sempre apprezza e coltiva. È
frequente ritrovare in queste interpretazioni un forte senso di complicità e soddisfazione (sentimento peraltro perfettamente
riflesso dalle numerose visitatrici della mostra) ma non si può tralasciare che, sebbene in minor numero, si trovano donne
profondamente scettiche se non ostili, rispetto al progetto della Calle. Così il risultato si discosta un poco dal progetto, ampliando
la portata del discorso. Un discorso di generi a confronto? Ho subito ritenuto pericoloso analizzarlo sotto questa luce, non
capendo tuttavia se la banalizzazione è un rischio dell’analisi o del progetto in sé. Di fatto il confronto viene evitato da entrambe le
parti in causa: se prima è l’artista a essere esclusa dal dialogo a causa dell’unilateralità della mail, in un secondo momento il
dibattito collettivo sulla mail esclude ogni possibile interlocutore, assumendo nuovamente i tratti di un dialogo mancato. Per
questo biasimo la scelta categoricamente femminile della Calle.

17
http://www.guardian.co.uk/world/2007/jun/16/artnews.art
Ce nto sette do nne .
I contributi di queste donne ci forniscono una serie di interpretazioni privilegiate, visive, letterarie, puri fatti o gesti. La mostra
esibisce lettere e fotografie, videoperformance, appunti, ritagli di giornale, spartiti musicali, poesie, e materiali vari.
Prima di scender nell'analisi dei contributi sarebbe stato opportuno ragionare sulla qualità o più semplicemente sull'esistenza di
un principio regolatore della scelta di Sophie. Innanzitutto è impossibile non notare l’esclusiva presenza femminile, la quale ci
suggerisce un tentativo di lavorare sull’immedesimazione e sulla memoria di un accadimento comune alla quasi totalità delle donne
(tuttavia anche degli uomini, allora se ne fa un discorso di sensibilità? Di divario insuperabile?). In secondo luogo è lecito chiedersi
con che criterio queste professioniste sono state scelte? Ma ancora prima ci si deve domandare: esiste un criterio? Ad oggi non ci
è dato saperlo, pare che nessun giornalista abbia posto una domanda del genere, né l’artista ha precisato alcunché. Vista la
passione della Calle per la casualità, l'incidente, l'inciampo, la teoria privilegiata è che non ci sia criterio. Tuttavia, come già detto,
tale informazione è irreperibile, e queste rimangono solo mie congetture, supportate unicamente dal fatto che queste donne non
possono essere considerate un campione rappresentativo del genere (e quasi certamente non vogliono esserlo) 18.
Quindi, i dati di fatto sono che siamo al cospetto di centosette donne scelte in base alla loro professione, non secondo un criterio
apparente. Essendo chiamate a ragionare intorno ad un tema sentimentale, come è facile prevedere, il canale privilegiato sarà
quello delle arti performative: troviamo, infatti, un altissimo numero di attrici (ventuno) e altrettanto numerose sono le
professioniste implicate nel mondo della musica (diciassette tra compositrici, cantanti, dj, rapper, …), insolitamente poche le
ballerine, solo due, le quali però guadagnano una sala tutta per loro, nella quale due grandi schermi affiancati mostrano
contemporaneamente la grazia e la disperazione di una ballerina classica e di una danzatrice di Bharata Natyam. Altrettanto
nutrito è il gruppo della letteratura: scrittrici di romanzi rosa e per l’infanzia, giornaliste, editrici, correttrici di bozze, giornaliste
d’agenzia, caporedattrici, poetesse e romanziere. Connesso a questo gruppo si annoverano le studiose di letteratura, oppure le
studiose di aspetti tecnico-linguistici, in entrambi i casi non ho trovato i loro contributi particolarmente fertili, esse sono molto
analitiche e poco empatiche, contrariamente alle donne implicate nelle arti visive. Segue un eterogeneo gruppo di studiose di
antropologia, sociologia, storiche, madri, maestre, allieve di quarta elementare, pappagalli e teenagers. Tuttavia quello che mi
preme sottolineare è come sia fecondo trovare una corrispondenza, una traduzione dei rapporti umani, del sentimento (e non del
sentimentalismo) in ciascun ambito, per scoprire infine che è molto più illuminante una traduzione fisica o giuridica del sentimento,
che non una traduzione meramente empatica, una suggestione emotiva. A questo proposito è fondamentale citare il contributo di
Françoise Balibar, fisica. La scienziata si interroga sulla rottura sentimentale e ne trova traduzione nella rottura fragile di una
provetta, fenomeno che può avvenire come esito finale di una prova di scorrimento19:

E’ dunque di queste rotture fragili che tratterò. Sono le più pericolose perché si producono senza
preavviso. Si può ben immaginare l’angoscia dei costruttori di ponti davanti a una tale minaccia. […] La
rottura, imprevedibile a livello macroscopico, è tuttavia preceduta da suoni e ultrasuoni (che possono
essere “ascoltati” con l’aiuto di rilevatori adeguati) che indicano la produzione di incrinature al livello
microscopico 20.

18
Un campione rappresentativo e' un campione i cui elementi sono stati scelti da una popolazione di riferimento dando a tutti gli elementi della
popolazione, la stessa probabilità di essere scelti.
19
In altri termini, un pezzo o una struttura sottoposte a sollecitazioni statiche o cilindriche, possono rompersi, sia dopo una certa deformazione
plastica, sia una volta raggiunto il limite di elasticità. La prova, dunque, consiste nell’applicare una forza costante per lungo tempo fino a rottura
per testare la resistenza alla trazione, ovvero quanto il materiale scorre su se stesso oppure tende a fratturarsi.
20
Citazione proveniente da opuscolo in distribuzione gratuita presso il padiglione francese della Biennale 2007 che ospitava l’esposizione.
Lo slittamento da un campo sentimentale ad uno completamente diverso genera metafore che gettano luce su aspetti dei rapporti
amorosi insoliti, come se la rottura fosse una predisposizione della materia, o il legame amoroso fosse come un contratto.
Una donna, il cui nome resta anonimo, giudice di mestiere, sostiene:

Il giurista non può esimersi dal vedere in questa lettera l’illustrazione dei principi fondamentali del nostro
diritto civile, atti a regolare la conclusione e l’esecuzione del contratto. Che cos’è un contratto? L’accordo
fra le volontà di due persone il cui consenso deve essere libero e dichiarato, per stabilire una situazione e
organizzare precisamente le sue regole di funzionamento. Ognuno dei due contraenti intende trarre
vantaggi dall’accordo ma sarà, in cambio, tenuto ad alcuni obblighi. […] La lettera, nell’insieme, illustra
efficacemente come l’aspetto di una relazione amorosa non sia poi così distante da una trattativa e
dall’esecuzione del più banale contratto d’affitto. Affermazione che, da parte di un giurista, non deve essere
considerata come indice di cinismo; traduce al contrario l’interesse, la ricchezza e la sottigliezza che egli
attribuisce al rapporto amoroso 21.

In conclusione, questo collage di contributi, così differenziato, crea nella sua totalità, il ritratto, l’autobiografia del genere
femminile. L’eterogeneità dei contributi sta alla eterogeneità dei soggetti che compongono un genere, in perfetta simmetria.
Sophie Calle ricostruisce una tragedia moderna, non più fatta di grandi exempla drammatici, bensì di piccole meschinità quotidiane,
ordinarie, che sanno richiamare un uditorio di persone che hanno inevitabilmente condiviso questo vissuto. Secondo alcuni
classicisti, il coro all’interno della tragedia, soprattutto di Eschilo, ricopre il ruolo di pubblico ideale. In questa versione moderna,
Sophie Calle sembra, ancora una volta, confondere tutte le parti, ritenendo il pubblico ( di certo colto e sensibile, prettamente
femminile, il suo pubblico affezionato, dopotutto) come coro ideale. Il risultato non potrà che essere un affresco. Un’autobiografia
semi-collettiva alla quale tutti partecipano.

21
Ibidem.
Co nclusioni.
Sophie Calle sembrerebbe quindi recedere rispetto alla rivendicazione di un’autorialità piena, intesa come attuazione di un
progetto a priori di cui sono chiari tutti i passaggi dall’ideazione fino alla realizzazione attraverso un controllo attento e
misurato, ricercando invece ostinatamente l’intervento di fattori e agenti esterni alla propria sfera personale, indipendenti dalla
propria volontà, dalla propria previsione e persino dalle proprie competenze.
La vera domanda è: in questo modo Sophie Calle rinuncia alla pienezza autoriale come sembra o in realtà, “cannibalizzando” il
resto, l’altro da sé, non fa che dilatare, espandere e rafforzare la figura dell’autore?
La questione è controversa, tuttavia non si può tralasciare che, nonostante la sua presunta discrezione (l’opera sembra
riservarle il ruolo di destinataria assente), lei è contemporaneamente motore del progetto e soggetto preso in causa. Sophie
Calle ricopre tutti i ruoli: autore, soggetto, destinatario. Nel vortice di questi giochi di ruolo a volte si ha quasi l’impressione
che l’opera di Sophie Calle non prescinda dalla presenza di un pubblico. Dove inizia il ruolo del pubblico? Nella sua opera
Sophie Calle sembra estendersi in tutte le direzioni fino a non lasciare più spazio al commento, alla presenza dello spettatore.
Ap pe nd ice 1 – La m ai l.

X – Sieve: Server Sieve 2.2


Date: 24 Apr 2004 19 : 13 : 35 + 0200
Subject: …
From: X
To: sophie calle

Sophie,

Cela fait un moment que je veux vous écrire et répondre à votre dernier mail. En même temps, il me
semblait préférable de vous parler et de dire ce que j’ai à vous dire de vive voix.
Mais du moins cela sera-t-il écrit.
Comme vous l’avez vu, j’allais mal tous ces deniers temps. Comme si je ne me retrouvais plus dans ma
prope existence. Una sorte d’angoisse terribile, contre la quelle je ne peux pas grand-chose, sinon aller de
l’avant pour tenter de la prendre de vitesse, comme j’ai toujours fait.
Lorsque nous nous sommes rencontrés, vous aviez posé une condition: ne pas devenir la “quatriéme”. J’ai
tenu cet engagement: cela fait des mois que j’ai cessé de voir les “autres”, ne trouvant évidemment aucun
moyen de les voir sans faire de vous l’une d’elles.
Je croyais que cela suffirait, je croyais que vous aimer et que votre amour suffiraient pour que l’angoisse
qui me pousse toujours à aller voir ailleurs et m’empêche à jamais d’être tranquille et sans doute
simplement heureux et “généreux” se calmerait ò votre contac et dans la certitude que l’amour que vous
me portez était le plus bénéfique puor moi, le plus bénéfique que j’ai jamais connu, vous le savez. J’ai cru
que L’I…serait un reméde, mon “tranquillité” s’y dissolvant puor vous retrouver. Mais non. C’est même
devenu ancore pire, je ne peux même pas vous dire dans quel état je me sens en moi- même. Alors, cette
semine, j’ai commencé à rappeler les “autres”. Et je sais ce que cela veut dire pour moi et dans quel cycle
cela veut dire pour moi et dans quel cycle cela va m’ entraîner.
Je ne vous ai jamais minti et ce n’est pas aujourd’hui que je vais commencer.
Il y avait une autre règle que vous aviez posée au début de notre histoire: le jour où nous cesserions d’être
amants, me voir ne serait plus envisageable pour vous. Vous savez comme cette contrainte ne peut que me
paraître désastreuse, injuste (alors que vous voyez toujours B., R., …) et compréhensible (évidemment...);
ainsi je ne pourrais jamais devenir votre ami.
Mais aujourd’hui, vous pouvez mesurer l’importance de ma décision au fait que je sois prête à me plier à
votre volonté, alors que ne plus vous voir ni vous parler mi saisir votre regard sur les choses et les êtres et
votre douceur sur moi me manqueront infiniment.
Quoi qu’il arrive, sachez que je ne cesserai de vous aimer de cette manière qui fut la bienne dès que je
vous ai connue et qui se prolongera en moi et, je le sais, ne mourra pas.
Mais aujourd’hui, ce serai la pire des mascarades que de maintenir une situation que vous savez aussi bien
que moi devenue irrémédiable au regard même de cet amour que je vous porte et de celui que vous me
portez et qui m’oblige encore à cette franchise envers vous, comme dernier gage de ce qui fut entre nous
et restera inique.
J’aurais aimé que les choses tournent autrement.
Prenez soin de vous.

X
Ap pe nd ice 2 – Le ce nto sette do nne.
FAMILY MEDIATOR, Maité Lassime
RESEARCHER IN LEXICOMETRY, Micheline Renard
PROOF READER, Valérie Lermite
CARTOONIST, Soledad Bravi
PRESS AGENCY JOURNALIST, Bénédicte Manier
JUDGE, -
GRADUATE OF THE ÉCOLE NORMALE SUPÉRIEURE, Ma zarine Pingeot
SEXOLOGIST, Catherine Solano
PSYCHOANALYST, Marie-Magdeleine Lessana
ADVERTISING EXECUTIVE, Mercedes Erra
LAWYER, Caroline Mécary
POLICE CAPTAIN, F. G.
PRISON SOCIAL WORKER. M. L.
JOURNALIST, Florence Aubernas
CRIMINOLOGIST, Michèle Agrapart-Delmas
TALMUDIC EXEGETE, Elette Abécassis
TEENAGER, Anna Bourguerau
HEADHUNTER, Christiane Cellier
PHYSICIST, Françoise Balibar
SPECIALIST IN CONTEMPORARY FRENCH LITERATURE, Christiane Blot-Labarrère
PHILOSOPHER, Catherine Malabou
MORAL PHILOSOPHER, Sandra Laugier
ANTHROPOLOGIST, Françoise Héritier
UNITED NATIONS EXPERT IN WOMEN’S RIGHTS, Françoise Gaspard
GRAFIC DESIGNER, Raphaelle Pinoncély
CHIEF SUBEDITOR, Sabrina Champenois
CHILDREN’S WRITER, Marie Desplechin
NURSERY SCHOOL TEACHER, Laure Guy
SCHOOLGIRL, Ambre
NOVELIST, LYRIC WRITER, Marie Nimier
COMPOSER, C. Chassol
CONSULTANT FOR SAVOIR-LIVRE AND PROTOCOL, Alette Eicher, Countess Von Toggenburg
EDITOR, A. F.
ROMANCE WRITERS Anne and Marine Rambach
CLAIRVOYANT, Maud Kristen
FRNCH INTELLIGENT OFFICER, Louise
PSYCHIATRIST, Françoise Gorog
ETNOMEDOLOGIST, Barbare Olszeweska
TRANSLATOR IN SMS LANGUAGE,,Alice Lenay
HISTORIAN SPECIALIST IN THE EIGHTEENTH CENTURY, Arlette Farge
CROSSWORDS WRITER, Catherine Carone
LINGUIST, SEMIOLOGIST, MEDIEVALIST, Irène Rosier-Catach
STYLISTIC ANALYST, Francoise Gomez
SOCIOLOGIST, Nilufer Gole
TRANSLATOR, Adriana Hunter
LATINIST, Anne-Marie Ozanam
CHESS PLAYER, Nathalie Franc
PHILOLOGIST, Barbara Cassin
DIPLOMAT, Leila Shahid
CURATOR, Christine Macel
ACCOUNTANT, Salive Roch
POET, Anne Portugal
WRITER, PERFORMANCE ARTIST, Chloé Delaume
IKEBANA MASTER, Marette Renaudin
MOTHER, Monique Sindler
DESIGNER, Wakako Kishimoto
WRITER, Christine Angot
PUBLIC LETTER-WRITER, Rafaèle Decarpigny
RADIO HOST, Macha Béranger
SCREENWRITER, Anne-Loise Trividic
FILM DIRECTOR, Letitia Masson
ACTRESS, Aurore Clément
DIRECTOR OF PHOTOGRAPHY, Caroline Champetier
SOUND ENGINEER, Plaudine Nougaret
CLOWN, Meriem Menant
ACTRESS, Elsa Zylberstein
ETOILE DANCER AT THE OPERA DE PARIS, Marie-Agnès Gillot
ACTRESS, Jeanne Moreau
RIFLE SHOOTER, Sandy Morin
SINGER, Guesch Patti
COMIC ACTRESS, Luciana Littizzetto
OPERA SINGER, Natalie Dessay
ACTRESS, Amira Casar
ACTRESS, Mirando Richardson
PERFORMANCE ARTIST, Marie Cool
ACTRESS, Yolende Moreau
MUSICIAN, Feist
ACTRESS, Emmanuelle Laborit
POP SINGER, Christina Rosevinge
MAGICIAN, Elisabeth Amato
SINGER, Camille
ACTRESS, Arielle Dombasle
BUNRAKU PUPPET, “Sophie”, operated by Kiritake Kanjuro III
COMPOSER, Laurie Anderson
BHARATA NATYANM DANCER, Priyadarsini Govind
PETROCHEMICAL SINGER, Poney P.
ACTRESS, Fatemeh Motamed Arya
ACTRESS, Michèle Laroque
TANGO SINGER, Débora Russ
ACTRESS, Victoria Abril
ACTRESS, Maria de Medeiros
OPERA SINGER, Caroline Casadesus
ACTRESS, Ariane Ascaride
SOUL SINGER, Nicole Willis
DJ VOCALIST, Miss Kittin
SINGER, ACTRESS, Elli Medeiros
PUPPET AT THE JARDIN D’ACCLIMATATION, PARIS, Madelon
ACTRESS, Ovidie
VOCALIST, COMPOSER, Sussan Deyhim
RAPPER, Diam’s
FADO SINGER, Misia
ACTRESS, Dinara Droukarova
MUSICIAN, Peaches
PARROT, Brenda
Bib li o g raf ia
Silvia Albertazzi, Ferdinando Amigoni (a cura di), Guardare oltre, Meltemi, Roma 2005.
Paul Auster, Il leviatano, Guanda, Parma 1992.
Sophie Calle, Douleur exquise, Actes Sud, Arles 2003.
Sophie Calle, Take care of yourself, Actes Sud, Arles 2007.
Sophie Calle, Appointment with Sigmund Freud, Thames & Hudson, London 2005.
Emanuela De Cecco, Gianni Romano (a cura di), Contemporanee, Postmediabooks, Milano 2002.
Concita De Gregorio, Così finisce un amore, “La Repubblica”, 11 novembre 2007, p. 30/31.

Sit o g rafia
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http://www.artapartofculture.org/2009/06/09/sophie-calle-al-palais-des-beaux-arts-di-bruxelles-di-francesca-campli/
[28/12/2009]
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http://www.guardian.co.uk/world/2007/jun/16/artnews.art [29/11/2009]
http://www.timeout.com/london/art/article/490/sophie-calle [24/11/2009]
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vendetta.shtml?uuid=c699cafe-0baa-11dd-bbe7-00000e251029&DocRulesView=Libero&fromSearch [12/11/2009]
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http://www.brooklynrail.org/2009/06/artseen/take-care-of-yourself [18/10/2009]
http://www.beppesebaste.com/incontri/sophie_calle.html [18/10/2009]