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Aristotele

Aristotele nacque tra il 384 a.C. e muore il 322 a.C., era figlio di un medico della corte di Macedonia. Un altro suo
soprannome era Stagirita, perché appunto egli era nato a Stagira in confine tra Grecia e Macedonia.
A 17 anni, Aristotele nel 367 si reca ad Atene per entrare nell’accademia di Platone dove rimane vent’anni. Dopo la
morte di Platone(347) Aristotele lascia Atene per andare prima ad Asso e poi a Mitilene dove si dedicò allo studio di
animali e natura. Nel frattempo si sposa con Pizia dalla quale ha due figli.
Nel 343 Aristotele è chiamato alla corte di Macedonia dal re Filippo come istruttore del figlio Alessandro. Dopo
l’assassinio di Filippo e l’ascesa al trono di Alessandro, Aristotele torna ad Atene e fonda la propria scuola, chiamata
liceo (peripatetico) e la vicinanza al tempio di Apollo Liceo. Nel 323, alla morte di Alessandro, si afferma ad Atene il
partito antimacedone, Aristotele venne accusato di empietà (trascuratezza del culto), così lascia Atene e si trasferisce
sull’isola di Eubea dove poi morirà nel 322 a.C.
Dopo la sua morte la guida del Liceo è affidata a Teofrasto.

Il pensiero di Aristotele di allontana da quello di Platone:


🡪 cambia l’interesse per la politica: il filosofo non aspira più a essere legislatore e governante
🡪 si fanno strada altri interessi, nel campo della scienza e della morale: l’obbiettivo della filosofia è una vita dedita allo
studio, al sapere teorico in quanto sapere disinteressato che risponde al naturale bisogno di conoscere.

Gli scritti
🡪 I primi scritti aristotelici sono rivolti anche a un pubblico esterno perciò sono detti essoterici (pubbliche) e
approfondiscono i temi della filosofia platonica. I dialoghi aristotelici hanno una struttura più continua in quanto
composti di lunghi interventi dei partecipanti che sfociano in un intervento finale.
🡪 Aristotele compone anche scritti esoterici (nascoste) in quanto diretti esclusivamente al pubblico della sua scuola. Lo
stile è asciutto e ciò è spiegato dalla presenza di modifiche, correzioni.
Molte opere vengono trovate da Andronico di Rodi che inizia a catalogarle in opere di metafisica, politica, fisica ed
etica.
Metafisica 🡪 l’indagine che si occupa della totalità della realtà e che Aristotele chiama filosofia prima.

Le opere di Aristotele possono essere divise:


1. I dialoghi di tipo platonico, di cui sono pervenuti scarsi frammenti.
2. Opere logiche, linguistiche ed estetiche. Prima della morte di Platone
3. Opere che trattano della realtà fisica
4. Opere filosofiche raccolte sotto il titolo di Metafisica
5. Opere biologiche e di psicologia Dopo la fondazione del Liceo
6. Opere etico-politiche

La prospettiva platonica viene però anche criticata da Aristotele perché:


● L’idea in quanto causa è posta come esterna e separata dalle cose di cui è causa;
● Il concetto di partecipazione è una metafora poetica incapace di spiegare quel rapporto
Risulta che la dottrina delle idee introduce una sorta di reduplicazione del mondo, la difficoltà nasce dall’ingiustificata
separazione tra le idee e le cose, tra l’universale e il particolare.
In parallelo con la critica alle idee si sviluppa la critica alla dialettica :
● Il procedimento diairetico è infruttuoso perché di fatto presuppone ciò che trova.
● Aristotele rifiuta anche l’ispirazione socratica: Platone imposta il dialogo a partire da opinioni le persone
comuni o di sapienti. Ma per arrivare alla verità, secondo Aristotele, è necessario partire non da opinioni
qualsiasi, ma da premesse vere, attraverso una dimostrazione.

Nel corso del IV secolo a.C. le scienze principali acquisto non c’è scuola o un proprio profilo specialistico, dotandosi di
principi e metodi definiti e individuando il proprio oggetto.
Aristotele ne favorisce lo sviluppo all’interno del Liceo alle ricerche specialistiche nei diversi campi del sapere. Prende
corpo così il disegno di una grande enciclopedia del sapere in cui tutte le scienze godono di autonomia e pari dignità
perché tutti hanno per oggetto l’essere anche se ciascuna ne prende in esame un determinato aspetto.
Aristotele ritiene necessario individuare un filo conduttore che mette in evidenza i legami delle scienze all’interno di
un quadro complessivo e che faccia risaltare la trama unitaria della realtà.
La filosofia diventa il sapere capace di:
● Raccordare le varie scienze
● Ricostruire la struttura e l’ordine del mondo
All’inizio della Metafisica, Aristotele fornisce il quadro delle scienze:
1. Le scienze teoretiche («guardo osservo») prendono le matematiche, le scienze naturali, la filosofia prima
(metafisica); essi hanno come fine la conoscenza disinteressata della realtà, sotto la spinta del puro desiderio
di conoscere.
2. Le scienze pratiche («azione») riguardano l’agire dell’uomo sia dal punto di vista dell’individuo (etica) sia da
quello della collettività (politica);
3. Le scienze poietiche («produzione») riguardano la produzione di opere belle (poesia) e di oggetti.
Il filo unitario che attraversa tutte è il linguaggio che parte essenziale della comunicazione e dell’espressione umana;
esso è l’oggetto di studio della logica.
Anche per Aristotele il piano logico e quello ontologico (che riguarda l’essere) sono strettamente congiunti e i
problemi dell’uno si riflettono nell’altro. L’indagine sulle forme del linguaggio si sovrappone all’indagine sulle forme
della realtà.

Le opere di logica
La scienza che si occupa del pensiero e del linguaggio è chiamata «analitica» perché analizza il pensiero nei suoi
elementi costitutivi.
L’Organon con gli scritti sugli «strumenti del pensiero» sono anche analizzati elementi del pensiero e del linguaggio:
● I concetti universali
● Giudizi, relazioni tra concetti
● Ragionamenti ossia le concatenazione di giudizi

I concetti universali
Gli elementi semplici sono gli universali: nozioni che si applicano a più oggetti dello stesso tipo in riferimento alle loro
caratteristiche comuni.
Le nozioni universali o concetti sussistono nella mente umana: sono immagini delle cose.
Le parole sono segni convenzionali che esprimono le nozioni esistenti nella mente.
C’è un rapporto inversamente proporzionale tra la comprensione (la quantità di caratteristiche che comprende) e
l’estensione (il numero dei soggetti a cui si applica) di un concetto: più numerose sono le caratteristiche inerenti a un
concetto, tantomeno numerosi sono gli individui a cui esso si riferisce.

Giudizi, relazioni tra concetti


Le proposizioni che affermano o negano qualcosa sono giudizi. Esistono vari tipi di giudizi in base al rapporto tra il
soggetto e il predicato.
1. Dal punto di vista della quantità:
● Giudizi universali: si afferma o si nega qualcosa di tutti gli appartenenti a un certo insieme: «Tutti gli
uomini sono mortali»
● Giudizi particolari: attribuiscono un predicato ad alcuni soggetti di un insieme, come quando si dice:
«Alcuni uomini sono biondi»
● Giudizi individuali: «Socrate è un filosofo», dove il soggetto è un singolo individuo.
2. Si possono distinguere anche dal punto di vista della qualità: ovvero essere affermative o negative; «gli
uomini parlano», «gli uomini non sono immortali»
3. Oppure secondo la modalità esperimento:
● Possibilità, cioè qualcosa che ora non c’è ma potrebbe esserci; « è possibile che venga freddo»
● Contingenza, qualcosa che c’è ma potrebbe anche non esserci; «fa freddo»
● Necessità, qualcosa che è e non può non essere; «il triangolo ha tre angoli»
● Impossibilità, qualcosa che non è e non può essere; «È impossibile che un triangolo non abbia tre
angoli»

«il quadrato degli opposti»

Universale affermativa Universale negativa

Particolare affermativa Particolare negativa


Contraddittorietà: si escludono a vicenda e quindi se non necessariamente un avere l’altra falsa.
Subalternità: dove la verità dell’universale implica la verità della particolare ma non viceversa
Mai vere insieme o contrarie: non possono essere entrambe vere ma possono essere entrambe false
Subcontrarie: possono essere entrambe vere

Ragionamenti ossia le concatenazione di giudizi


Il ragionamento sillogistico
Nei primi analitici Aristotele studia il ragionamento perfetto: il sillogismo (=ragionamento concatenato), formato da
due giudizi, detti premesse, dai quali si ricava necessariamente un terzo giudizio, la conclusione. Deve esserci un
termine comune, detto termine medio come nel seguente esempio:
Tutti gli animali sono mortali PREMESSA MAGGIORE
Tutti gli uomini sono animali PREMESSA MINORE
Tutti gli uomini sono mortali CONCLUSIONE

Aristotele lo indica come sillogismo di prima figura. La conclusione è una deduzione, ovvero un giudizio fatto
discendere dalle proposizioni poste come premesse.
Si possono però dare altre tre figure di sillogismo, a seconda della posizione del termine medio nelle premesse. A loro
volta, le varie figure vengono distinte a seconda che le premesse siano affermative o negative, universali o particolari.

Il sillogismo scientifico o dimostrativo


Nei secondi analitici hanno per oggetto il sillogismo dimostrativo o dimostrazione scientifica.
Sì ha un sillogismo scientifico quando le premesse sono vere, se le premesse sono vere anche la conclusione è vera.
Tutti gli animali abbaiano
Tutti gli uomini sono animali
Tutti gli uomini abbaiano

È necessario trovare delle premesse per sé evidenti, che non sono oggetto di dimostrazione e che si pongono come il
punto di partenza di tutte le successive dimostrazioni.
Aristotele parla di due attività che sono presupposte del sillogismo:
● L’induzione; cioè il procedimento attraverso cui dall’osservazione empirica di una serie di casi particolari si
arriva ad affermare un dato di carattere universale
● Intuizione; cioè l’atto in cui l’intelletto umano coglie i principi primi del sapere
I principi primi sono di due tipi:
● Quelli propri di ciascuna scienza
● Quelli comuni a tutte le scienze
Più celebre di tali assiomi è il principio di non contraddizione, che si applica ogni tipo di essere: è impossibile che una
stessa cosa convenga e non convenga alla stessa cosa nello stesso tempo nelle stesse condizioni.
Un allargamento della conoscenza e invece offerto dal sillogismo chiamato da Aristotele induttivo, che da premesse
particolari e giunge a conclusioni universali; esempio:
L’uomo, il cavallo e il mulo vivono a lungo
L’uomo, il cavallo e il mulo non hanno la bile,
Gli animali senza bile devono vivere a lungo. Il risultato è meno che sicuro

Il primato della sostanza e le categorie


Aristotele introduce il termine sostanza che indica ciò che esiste primariamente e come tale sta alla base dell’esistenza
di ogni realtà.
- Gli individui sono le sostanze prime;
- I generi e le specie solo le sostanze seconde;
- Non sono invece sostanze le proprietà e gli accidenti, che sono reali, ma non autonome, infatti devono
appoggiarsi ad altre realtà per esistere.
La differenza tra le sostanze prime e gli accidenti sta nella specificità della sostanza prima, essa è separata senza
doversi appoggiare ad altro mentre gli accidenti stanno sempre sopra una sostanza.
Esistono ulteriori differenze tra le sostanze e accidenti e sono individuabili nel fatto che la sostanza:
- Non ha contrario: non esiste il contrario di Socrate o di albero
- Non ha gradi: un uomo non può essere più o meno uomo
Tutti i predicati sono raccolti in 10 generi sommi che Aristotele chiama categorie, essi possono essere:
● Qualità
● Quantità
● Relazione
● Luogo
● Tempo
● Stare
● L’avere
● Fare
● Patire

Il mondo naturale assume un ruolo strategico nel pensiero di Aristotele, secondo il quale nell’indagine sulla realtà
bisogna partire dalle cose a noi note e procedere gradatamente verso le meno note. Le cose a noi più. Oltre sono
quelle a diretto contatto con i sensi, quelle che appartengono al mondo dell’esperienza.
Aristotele invece intende costruire una vera e propria scienza della natura. Caratteristiche comune degli oggetti di cui
si occupa la fisica è il movimento, usato da Aristotele per indicare ogni forma di mutamento:
● Locale 🡪 da un luogo all’altro
● Sostanziale 🡪 da vita a morte
● Qualitativo🡪 capelli che cambiano da nero grigio
● Quantitativo 🡪 fagiolo che semini che cresce
Esistono tre tipi di movimento locale:
● Alto verso il basso
● Basso verso alto
● Circolare
Bisogna innanzitutto affrontare il problema del divenire, analizzando nelle sue forme e definendone i principi. Il
mutamento è il passaggio di una certa cosa dello stato di assenza di una determinata caratteristica e la sua posizione.
In questo passaggio c’è qualcosa che rimane identico e c’è qualcosa che muta.
Prendiamo una pianta che da piccolo diventa grande, da spoglia diventa frondosa.
Ciò che rimane identico nel passaggio è il sostrato o soggetto, «ciò che sta sotto».
Lo stato iniziale del passaggio è la privazione e lo stato terminale e raggiungimento di quella forma. Possiamo così
definire i tre principi che sono alla base del mutamento e lo spiegano: la privazione e la forma che costituiscono i
contrari; la materia-sostrato, il terzo principio la cui introduzione consente di superare le contraddizioni degli antichi
pensatori.
Aristotele spiega il divenire attraverso i concetti di potenza e atto.
Potenza è la possibilità che una cosa assuma determinate caratteristiche che ora non ha: la pianta ora ingiallita e
spoglia puoi diventare verdeggiante.
Tutti gli esseri, le sostanze come gli accidenti possono essere sia in potenza e atto: l’essere il sole della pianta, che ora
si trova a all’ombra, è impotenza; il suo essere all’ombra è in atto.
L’atto è la realizzazione piena di una potenzialità: la pianta che nasce dallo sviluppo al seme. La materia di cui si
compongono le cose ha già una sua configurazione determinata, che le consente di assumere solo determinate forme
e non ogni tipo di forma. Tra i concetti di potenza e atto e quelli di materia e forma esiste uno stretto rapporto:
● La materia (privazione) è potenza, ovvero capacità di ricevere una forma
● La forma si pone come attuazione (trasformazione in atto) di quella potenzialità ed è quindi atto.
Essi sono dunque individuabili come i principi delle cose sensibili.

È necessario anche definire le cause che rendono possibile il passaggio dalla privazione alla forma, dalla potenza
all’atto. L’intervento dell’agente esterno, che Aristotele chiama principio del movimento o causa motrice consente di
spiegare perché si mette in moto il processo del mutamento.
Bisogna però ammettere insieme la causa motrice, o una causa finale che esplicita il fine per cui una certa cosa è
prodotta. Abbiamo così la causa materiale e la causa formale. Per designare la compiuta realizzazione di una
potenzialità, Aristotele con il termine entelechia che indica lo stato di perfezione di qualcosa che ha raggiunto il
proprio fine attuando pienamente il suo essere in potenza.
Attraverso l’analisi del divenire Aristotele giunge a distinguere le realtà sensibili in due campi:
1. Quello degli enti naturali che esistono per sé, indipendentemente dall’opera dell’uomo.
2. Quello degli enti artificiali, che esistono grazie all’arte o tecnica ovvero la capacità di produrre dell’uomo
Ogni ente naturale tende a un fine, ovvero realizzare in modo pieno la sua forma. Lo dimostra la regolarità con cui
hanno luogo i fenomeni naturali: per esempio, un animale nasce sempre un animale della stessa specie.
Ciò non significa però che il caso sia assente dal mondo naturale. La regolarità è per lo più ma non sempre, e nello
scarto tra le due dimensioni si insinua appunto il caso.
Viene a crearsi genere sommo ossia qualcosa che dà inizio a tutto che però lui stesso non è causato. Chiamato
«motore immobile».

La dottrina cosmologica
Le sfere celesti si muovono ruotando su se stessi secondo un moto eterno circolare, considerato perfetto. Infatti, il
movimento circolare, è proprio delle sostanze eterne, in generate e incorruttibili.
La materia di cui si compongono le sfere celesti è una particolare sostanza, solida, cristallina, incorruttibile e
trasparente: lettere. Oltre al corpo etereo, le sfere sono dotate di un’anima e sono perciò essere vivi divinità in moto.
Al centro della serie delle sfere celesti concentriche sta immobile la Terra, la quale presenza, in contrapposizione al
cielo, come il luogo del divenire e del cambiamento, della nascita e della morte della cose.
La materia costitutiva della Terra è formata dai quattro elementi tradizionali: aria, acqua, terra, fuoco, caratterizzati da
movimenti locali rettilinei. I moti terrestri sono:
● Alcuni naturali: ogni elemento ha un solo luogo naturale
● Altri violenti: cioè contrari alla natura degli elementi
L’universo fisico è eterno. Non ha né inizio ne fine. L’universo è anche perfetto, cioè non manca di niente in quanto
possiede tutte le dimensioni possibili perciò è anche spazialmente finito.
La riflessione sull’universo porta Aristotele a prendere in esame il concetto di tempo. A suo giudizio il tempo è la
misura del movimento secondo il prima e il poi e quindi è strettamente connesso al divenire. Ma perché sia possibile
cogliere tale passaggio è necessario che sussista un essere in grado di cogliere il divenire del prima al poi. La mente
umana si afferma così come l’elemento che sta alla base della percezione del tempo.

Nel mondo sublunare stanno i corpi terrestri che si dividono in:


1. Quello degli esseri privi di vita come sassi e metalli
2. Quello degli esseri viventi, come le piante e gli animali fino all’uomo.
Gli elementi materiali che li compongono sono gli stessi, sebbene combinati in maniera diversa. Le rispettive forme
differiscono profondamente in quanto gli esseri viventi sono dotati di anima.
Da tale principio consegue l’esigenza di individuare il fine a cui tende la natura nelle sue operazioni.
Aristotele al lavoro di classificazione delle specie animali, le quali si distinguono dagli altri esseri viventi per il possesso
di facoltà percettive.

L’anima
Elemento comune a tutti gli esseri viventi e l’anima cioè la presenza di qualcosa che dà forma a un corpo materiale.
L’anima è il principio vitale che consente a un corpo di essere vivo in atto. Per Aristotele l’anima è il principio
organizzativo del corpo a cui dedica un’opera specifica appunto l’anima. In quest’opera il filosofo distingue tra vari
diversi tipi di anima in base alle loro funzioni fondamentali:
1. La funzione nutritiva e riproduttiva che caratterizza tutti gli esseri viventi, anche i vegetali
2. La funzione sensitiva che è propria degli esseri viventi dotati dei sensi e del movimento
3. La funzione intellettiva che distingue gli uomini
Aristotele pensa anche che l’essere vivente a sei sensi: i cinque più il senso comune ossia la consapevolezza del
percepire che unisce tutti gli altri.

La metafisica
Per il ristoro esistono le sostanze ed esistono gli accidenti: le sostanze per sé, gli accidenti riferimento alla sostanza.
Perciò dal punto di vista dell’essere, alla sostanza spetta il ruolo di centro unificante delle categorie, le quali non
potrebbero sussistere al di fuori del rapporto con essa.
Per Aristotele le sostanze sono in primo luogo gli individui concreti. Nelle sostanze sensibili materia e forma non
possono esistere separatamente e si intrecciano in modo indissolubile, costituendo quello che Aristotele chiama
sinolo, in cui:
● La forma a un ruolo attivo in quanto imprime la struttura o la natura per cui una cosa è quella che è;
● La materia ha un ruolo passivo, perché è ciò che viene formato.
Platone pensava che la forma (=idea) costituisce la causa o il motivo fondante dell’esistenza della realtà sensibile
invece per Aristotele il principio delle cose risiedeva nelle cose stesse.

Spiegare la sostanza come sinolo significa cercare le cause prime, ed esse sono:
● La causa materiale è immediatamente ravvisata nella materia di cui è costituito il sinolo e più in generale dei
quattro elementi primari che mescolati danno origine ogni tipo di materia.
● La causa formale sta nell’essenza o forma, indicato dalla definizione che risponde alla domanda, che cos’è?,
una certa cosa.
● Inoltre la forma assume anche il valore di causa finale, perché le sostanze evolvendosi tendono all’entelechia,
alla piena realizzazione della loro forma.
Ma la comparsa di una nuova sostanza individuale, non c’è generazione della materia né della forma ma solo del
sinolo.
Nella Fisica (opera) si afferma che il divenire delle cose terrestre è origine delle sostanze celesti.
La causa motrice dei cieli e di tutto ciò che diviene nel mondo è necessariamente un essere:
● In atto, privo di potenzialità
● Immobile, perché il movimento si da solo dove c’è potenza
● Pura forma senza materia
● Perfetto perché solo nella materia ci sono composizione o parte
● Compiutamente realizzato proprio perché privo di materie potenzialità
● Dotato di una forma motrice infinita
Aristotele dà il nome di motore immobile, in quanto mette in movimento senza essere a sua volta soggetto a
movimento.
La sostanza di un motore immobile è il pensiero, cioè un’attività immateriale, atto puro e perfetto. Non solo: essendo
il pensiero l’attività piacevole per eccellenza, è pienamente felice.
Come entità eterna vivente felice prende il nome di Dio, colui che conduce una vita eterna beata.
L’etica
Le indagini sulla realtà fisica e sull’essere in generale costituiscono per Aristotele la filosofia teoretica cioè la filosofia
che si occupa di ciò che esiste indipendentemente dall’uomo.
Aristotele sviluppa una riflessione su ciò che dipende dall’uomo:
1. La produzione, cioè l’attività rivolte a fabbricare oggetti;
2. Azione, cioè l’attività svolta per realizzare il bene dell’uomo, come singolo e come appartenente alla
comunità, alla Polis. La filosofia pratica che si occupa dell’agire umano e la politica, l’interno della quale si
distinguono:
● La politica è vero e proprio, che tratta del bene comune;
● L’etica che tratta del bene individuale.
La felicità e le virtù
Dal punto di vista aristotelico, il bene supremo non può essere un bene immanente, realizzabile, ho portata dell’agire
umano, ed esso deve consistere nell’attività che distingue l’uomo dagli altri esseri: l’attività della ragione. Vivere
secondo ragione significa per l’uomo realizzarsi veramente come uomo, raggiungere il bene supremo e così esercitare
la virtù. L’uomo realizza se stesso al massimo grado e per questo motivo in essa risiede la felicità. Perciò i beni
esteriori, come la ricchezza, il benessere del corpo, la salute, rendono più facile la vita virtuosa, mentre la loro assenza
la rende più problematica.
Tuttavia essi non sono determinanti; perciò l’uomo virtuoso deve ricercarli solo in vista della realizzazione del bene
supremo. La felicità è il frutto di una vita attiva e pienamente realizzata e adessa si accompagna e il piacere. Da qui la
distinzione tra due tipi di virtù:
1. Le virtù etiche, che riguardano il carattere (ethos) e che consistono nel dominare e dirigere gli impulsi
sensibili; rapporto tra ragione e passione,
2. Le virtù dianoetiche, che consistono nell’esercizio stesso della ragione (dianoia).
Le virtù etiche
Si formano e si stabilizzano negli uomini attraverso l’abitudine. La via suggerita da Aristotele la scelta di ciò che la
ragione indica come il giusto mezzo. Essere virtuosi significa allora possedere l’attitudine di scegliere il giusto mezzo,
grazie all’esercizio ripetuto della facoltà di scelta. Possiamo distinguere:
● Giustizia distributiva; che consiste nell’attribuire a ciascuno ciò che gli spetta secondo i suoi meriti nella sfera
pubblica, il merito è segnato dalla nascita e dell’appartenenza familiare.
● La giustizia commutativa o correttiva, che riguarda gli scambi tra privati come la compravendita.
Le virtù dianoetiche
Al di sopra delle virtù etica e stanno le virtù dianoetiche, le quali consistono nel migliore esercizio possibile della
razionalità.
1. Nel caso delle cose mutevoli e contingenti l’anima razionale esercita le virtù della ragione pratica:
● L’arte
● Saggezza
2. Nel caso delle cose immutabili e necessarie l’anima razionale esercita le virtù della ragione teoretica:
● L’intelletto
● La scienza
Il sapiente, colui che si dedica all’attività teoretica, cioè la conoscenza della realtà, si ritrova atteso tra il mondo umano
e quello divino.
L’amicizia
Aristotele scrisse due libri sull’amicizia. Tema dell’amicizia assume grande rilievo, perché l’amicizia è considerata una
virtù, o almeno qualcosa che si accompagna alla virtù, è un’esperienza fondamentale nella vita umana.
È preferibile che il sapiente collabori con altri sapienti a cui è legato da un rapporto di amicizia. Tale amicizia deve
essere autentica, non motivata da ragioni di interesse o di piacere, bensì dal desiderio di fare il bene dell’amico.
La scuola appare perciò come luogo ideale della ricerca filosofica.

La politica
Aristotele tende piuttosto a descrivere la genesi di una comunità organizzata, il processo attraverso il quale si giunge
alla formazione dello Stato.
Al di sopra e al di sotto dell’uomo, soltanto Dio e le belve possono vivere in solitudine, l’uomo è un animale politico
cioè un essere costitutivamente portato a vivere il rapporto con i suoi simili.
La famiglia costituisce il nucleo originario e fondamentale di ogni aggregazione umana, in quanto risponde gli istinti
primari e spingono gli uomini ad associarsi:
● La riproduzione, che fa unire un uomo e una donna;
● Conservazione, che lega fra loro un padrone è un servo nell’organizzazione del lavoro produttivo necessaria
per soddisfare le esigenze vitali.
Il lavoro produttivo e propriamente quello agricolo. L’attività commerciale tende soprattutto ad accumulare ricchezze,
partendo dal denaro in convertendoli in merce solo per ottenere più denaro. In questo senso, il cittadino tipo è
rappresentato dal piccolo medio proprietari agricoli.
La casa o la famiglia tipo è composta da un uomo libero, dalla moglie, dei figli e dagli schiavi. I servi fanno parte dei
beni di cui dispone il capofamiglia per la gestione dell’economia domestica. Essi sono per natura e privi di quelle
caratteristiche che distinguono gli uomini liberi, capaci di autogovernarsi e di assumere decisioni proprie.

Le diverse forme di governo


Lo Stato offre le condizioni per realizzare pienamente la vita perfetta, cioè moralmente buona. Lo Stato può assumere
forme diverse a seconda della costituzione che lo regge, si riconoscono tre modelli:
● Da un solo uomo, monarchia;
● Da pochi uomini, aristocrazia;
● Dalla maggior parte degli uomini, politia che in termini moderni si può tradurre in democrazia
Scorrere queste forme di governo può essere esercitata in modo corretto oppure in modo scorretto così da creare
forme costituzionali degenerate:
● La monarchia degenera in tirannide
● L’aristocrazia in oligarchia
● La politia in democrazia: oggi diremmo demagogia
Tuttavia non è facile trovare un uomo eccellente che assumi nelle sue mani tutto il potere, ne è un gruppo di individui
che si presentino come migliori. Ne consegue la preferenza di Aristotele per un governo che sia espressione della
classe media, composta da cittadini né troppo ricchi né troppo poveri.
Aristotele si occupa dello scopo a cui devono tendere i governanti, ovvero la felicità dei cittadini, ai quali un buon
governo deve assicurare la possibilità di vivere bene. Questo fine sono necessarie due condizioni: la pace e il tempo
libero degli affari quotidiani. Aristotele non è in assoluto contro la guerra, ma contro la guerra scatenata per acquisire
maggiore potenza.

La retorica e la poetica
La vita degli uomini si colloca l’attività produttiva, che si esercita grazie al possesso di determinate abilità tecniche.
Aristotele concentra l’attenzione sulla retorica, ossia l’arte di fare discorsi persuasivi, e sulla poietica, l’arte di far
poesia.
È necessario considerare tre fattori:
● Il carattere morale di colui che parla
● I sentimenti di coloro che ascoltano
● Il valore delle argomentazioni 🡪 dialettica
Dalla dialettica derivano i due tipi di argomentazione di queste vale la retorica: la deduzione e l’induzione.
La poetica si qualifica come l’arte di comporre testi poetici, del genere epico, lirico, tragico. Alla poesia Aristotele
attribuisce un’imitazione della realtà. Ma differenza di Platone Aristotele vede nella poesia una forma di conoscenza.
La poesia tragica offre all’uomo un modo per purificarsi dalle passioni mettendo in scena vicende in cui si intrecciano
azioni gravi utilizzando pietà e terrore.
La purificazione o catarsi appare perciò una sorta di liberazione e di rasserenamento e con gli uomini per valgono sotto
le foto delle opere tragiche della loro forza espressiva. Secondo Aristotele esso è uno stimolo positivo che sollecita il
uomini scaricare in modo innocuo e addirittura piacevole la propria emotività.