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La disunità della Germania fino al 1866, fu sempre stato un obiettivo politico prima francese, dai Borbone a

Napoleone I e III. Successivamente alla dissoluzione del Sacro Romano Impero, questa disunità fu voluta
esplicitamente e contemporaneamente dall’Impero austriaco. La Germania, anche se contro due grandi
potenze riuscì ad unirsi, facendo perno solo e solamente su sé stessa, grande differenza, questa, con le
guerre di unificazione italiane. L’impero formatosi, a ragion d’essere, creò timore e scompiglio in tutta
Europa, rivoluzionò il sistema di alleanze, mise in crisi il vecchio sistema economico capeggiato da Gran
Bretagna e Francia. La distruzione della Germania fu sempre un obiettivo, revanscista e non solo, della
Francia Repubblicana, frutto della sua sconfitta nel 1871. Le idee nazionali presero piede in un continuo
crescendo, come un climax ascendente che portò alla penultima guerra europea del 14-18 del XIX secolo.
La prima guerra mondiale va vista nell’ottica nazionalista, di una Germania appena formata (rispetto alle
altre nazioni, eccetto l’Italia), in un ottica di tradizione prussiana espansionista e di un militarismo
strutturale che forgiò in maniera salda e compatta il nuovo impero tedesco, impaziente di creare un nuovo
ordine mondiale, in continuità con il climax ascendente di insaziabilità espansionistica, prima in ambito
europeo e successivamente in ambito mondiale, secondo le più tradizionali linee guida prussiane e ancor
prima dei popoli germanici. La storia della Germania moderna e contemporanea ha una linea di continuità
sorprendentemente uniche nella storia di molte nazioni, pensare al nazionalsocialismo senza le tradizioni
prussiane, è inaccettabile, come pensare all’impero tedesco senza il militarismo. La concezione di questo
“stato caserma” trae le sue origini dall’ordine teutonico medievale che getta le sue fondamenta salde,
come una linea retta senza deviazioni, fino alla Germania Nazionalsocialista, unico momento dell’intera
storia in cui si realizzò il progetto tanto agognato dal nazionalismo romantico, l’unione di tutti i tedeschi
sotto un'unica bandiera, coesi dal tradizionalismo e militarismo secondo la concezione di una politica di
forza.

In quest’epoca la Germania, sta vivendo qualcosa di unico nella sua storia, che sorprende e che non lascia
dubbi dati i risultati, ovvero il repubblicanesimo. A parte la repubblica di Weimar, che in forma politica era
si repubblica, ma in maniera concreta, questo grande popolo, non era stato capace di rinunciare
effettivamente ai suoi valori fondanti, ma che comunque viveva un periodo di discussione su tali valori,
prima volta della storia tedesca. Il repubblicanesimo contemporaneo che sta vivendo la Germania dagli anni
del dopo guerra, è un’esperienza di assoluta novità per i tedeschi, privati del militarismo che tanto aveva
fatto (in senso positivo e negativo) nella storia del loro paese. La Germania di oggi va studiato, ora si, in
forma discontinua al suo passato. Quei valori fondanti della nazione germanica, sono spariti nella
repubblica, e anzi sono visti come un senso di ripudio dalla maggior parte dei tedeschi. Questa grande, ma
dovuta, rinuncia ha permesso e ha dato piede al formarsi della società europea, che ha come cuore, inutile
obiettare, la Germania.

Per il formarsi di questa società e Unione europea, ogni nazione ha dovuto rinunciare a qualcosa, e quel
qualcosa è stata “la diversità fondamentale, originaria, naturale delle nazioni”, che porterà in un incerto
futuro, alla compattezza unica di una grande civiltà e grande nazione quale sarà l’Europa. La Germania è il
cuore pulsante di questo progetto. L’ “egemonia”, come la chiamano diversi studiosi, è più che giustificata,
in senso economico, in senso politico, in senso culturale. La Germania anche in situazioni politiche diverse
ha saputo riadattare i suoi principi nella creazione di un qualcosa che va di pari passo alla storia, il
militarismo è stato sostituito al pacifismo, la democrazia all’autoritarismo, il nazionalismo
all’internazionalismo e così via. Detta in altri termini, questo grande stato ha dovuto rinunciare, dopo una
messa in discussione aspra e difficile, al nocciolo duro valoriale e alla sua intera storia, questo è stato il
“sacrificio” più grande che ha dovuto affrontare, uscendone vittoriosa.