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Lezione 19 POLITICHE INDUSTRIALI:

23 aprile 2012

ventaglio esteso dinterventi pubblici, diversi da quelli operanti attraverso strumenti macroeconomici, aventi come obiettivo almeno quello di migliorare la performance del sistema industriale politiche industriali utilizzano strumenti microeconomici (governo della moneta e della spesa pubblica in quanto tale). Commesse pubbliche utilizzate nelle politiche industriali mostrano un confine labile tra gli strumenti micro e macro, ma in generale guardiamo a strumenti diversi da quelli macroeconomici. incidere sulle capacit competitive del sistema industriale, nellambito di regole condivise che riguardano loperare in economie aperte ed integrate Si insiste sulle performance (capacit competitive), preoccupazione per gli aiuti di stato per le imprese (al sistema produttivo). Incidere su capacit competitiva ha dietro lidea di competitivit sullexport: Italia con industria manifatturiera importante, paese trasformatore, competitivit= capacit di esportare in altri mercati. Obiettivo delle politiche: favorire levoluzione delleconomia verso direzioni ritenute desiderabili da 4 punti di vista: 1. Economico: migliorare lefficienza 2. Sociale: migliorare lequit 3. Ambientale: interesse sempre crescente (industria verde: motore potenziale di crescita soprattutto per i paesi trasformatori/ manifatturieri) 4. Politico: garantire interessi nazionali Le politiche industriali economiche possono essere distinte in altre 4 macro classi: 1. Per migliorare lefficienza statica: far funzionare i mercati, corretta allocazione delle risorse scarse verso obiettivi alternativi, quindi come uso al meglio le risorse scarse. Poche risorse per fare poche cose, ma bene! Massima quantit di beni al minor costo possibile o la migliore qualit di beni. Intervenire in caso di fallimenti di mercato: monopoli naturali o oligopoli, esternalit, asimmetria informativa. Quando i mercati sono mal funzionanti necessario fare interventi che migliorino lefficienza statica. Ed esempio: normativa antitrust un tipico caso di politica che punta sullefficienza statica. 2. Per migliorare lefficienza dinamica: inseriamo la chiave temporale (statica: fotografia, dinamica= cinema). Efficienza NEL cambiamento: come si modificano le risorse e tutto il tema del cambiamento ossia linnovazione ( di prodotti, processi, informatica tutto ci che genera cambiamento). Innovazione e cambiamento collegato al tema della competitivit (innovare ad un ritmo non inferiore rispetto agli altri competitors). Trade off tra efficienza statica e dinamica: ottimizzando al medio-lungo periodo, posso avere dei cali nel breve periodo.

3. Per assicurare il coordinamento: intervenire su investimenti complementari. Laffermarsi di un prodotto dipende anche dallinsieme dei servizi e dalla filiera che gli sta intorno e che consente a quel prodotto di aver successo. Esempio: auto elettrica ha bisogno delle condizioni per affermarsi, ad esempio i punti di ricarica che devono essere posti in molte parti della citt. 4. Favorire le condizioni di contesto: infrastrutture, materie prime, conoscenze. Tutto ci che rende possibile produrre in maniera efficiente. Le politiche servono perch sviluppano degli obiettivi di utilit sociali, di bene pubblico. Se loutput della politica industriale fosse solo un bene privato, qualsiasi tipo di sostegno a favore dellindustria sarebbe un intervento redistributivo di cui beneficia solo il privato. La politica industriale una struttura di incentivi che va a modificare la funzione obiettivo, al margine o sostanzialmente. Fa fare delle scelte (libert del soggetto), al consumatore o allimprenditore che non avrebbe fatto in assenza di politiche. Es: per forzare investimenti, regolamentazioni (incentivo) o incentivi finanziari perch riconosco lesternalit positiva della comunit. La bont degli incentivi si misura a seconda della capacit che questi hanno di modificare la funzione obiettivo e le azioni dei soggetti, e sullefficacia (con quante poche risorse ottengo il max del risultato). EVOLUZIONE STORICA DELLE POLITICHE INDUSTRIALI: 3 macro periodi dal 70: anni 70: politiche industriali di tipo settoriale aggressive: interesse nel migliorare/sostenere la competitivit internazionale delle proprie industrie e settori. Hanno successo industrie come ENI, ENEL IRI, BANCHE. Attenzione a consolidare, su determinati settori, una competitivit nazionale e internazionale di grossi attori tramite un aiuto grosso e potente. Aiuti di stato pesanti, politiche che distribuiscono soldi per ricerca e innovazione, nuove tecnologie, join venture, nel campo energetico per esplorazione anni 80: politiche difensive: inondazione di prodotti (mp e semilavorati, prodotti finali) a basso costo da competitors esterni. Accordi a livello internazionale per porre freni fisici. Liberalizzazione del mercati e delle politiche: non pi politiche verticali ma politiche orizzontali o di fattori che utilizzano strumenti diretti ed indiretti: Strumenti diretti: pi invasivi (gestione partecipazioni statali, prezzi amministrati, monopoli di stato). Strumenti indiretti: la strumentazione orizzontale, strumentario standard (domanda pubblica e sussidi, agevolazioni fiscali) Passaggio culturale: da politiche di settore (orizzontali) a politiche di fattore (verticali). FATTI IN CERCA DI IDEE: mettere in crisi luoghi comuni sullinefficacia e lo spreco delle politiche industriali nel sistema paese. Non grande successo delle politiche industriali. Perch? Modello di specializzazione del modello produttivo italiano che dovrebbe essere diverso da

quello che . Tasso di crescita inferiore rispetto alle altre economie e perci ci si interroga sulla scarsa produttivit italiana. Si critica il modello di produttivit italiana; Prima debolezza strutturale: piccole e micro imprese e pochissime medie imprese. Negli altri paesi il numero delle medie e grandi imprese maggiore. Sistema orientato alla piccola impresa. Con le grandi dimensioni posso avere accesso ad investimenti grossi, nelle piccole imprese ci non possibile poich spreco di risorse. Piccole imprese svantaggiata in ricerca e sviluppo e che quindi svantaggiata anche nella competitivit nazionale. Seconda debolezza: Italia specializzata in settori e prodotti maturi. Prodotti che non sono trainati dallaccumulazione di sapere dato da ricerca e sviluppo ma sono fondati su un saper fare. Conclusione: sistema Italia debole per due ragione: la dimensione piccola delle imprese e la specializzazione settoriale priva di tecnologia. Italia non pronta per una trasformazione da manifatturiera a terziaria quindi si hanno previsioni pessimistiche sul futuro della nazione. arretrata nel terziario. Si sprecano dunque molti soldi per lindustria privata con scarsa capacit di incidere. Grafico: percentuali delle politiche sul PIL; quanto pesano le politiche. 92/93: anni di crescita delle politiche industriali settoriali. Primo orientamento a politiche orizzontali. Politiche industriali importanti che incidono molto sul bilancio, soprattutto il Italia e Germania anni 2000: crollo delle politiche industriali Osservazione: Italia crollata molto pi degli altri paesi. Il sistema produttivo italiano era sostenuto da ingenti risorse pubbliche distribuite in maniera inefficacie solo negli anni 90 quindi ha dovuto affrontare la crisi autonomamente. Penalizzazione maggiore rispetto alle altre industrie, francese, spagnola, tedesca Per riassumere: 1. Diminuzione costante delle risorse erogate 2. Aumento della pressione fiscale complessiva nei confronti delle societ (calo solo nel 2008) 3. I flussi finanziari non sono stati nel decennio fattore di supporto, le imprese hanno dovuto far fronte alla crisi autonomamente

Lezione 20

24 Aprile 2012

Le imprese italiane hanno ricevuto troppi aiuti senza raggiungere risultati apprezzabili? Osservazioni: 1) lintervento finanziario per le imprese tra i pi bassi dEuropa Dati: trend decrescita di politiche industriali. Al di l degli interventi specifici per la crisi, gli interventi per le imprese sono stati comunque sviluppati. 2) il dibattito si focalizza sugli interventi al sud, con un giudizio ancor pi negativo. Interventi nel sud sono diminuiti mentre quelli del sud sono aumentati. Nel 2009, ultimo anno di politiche industriali, abbiamo 1miliardo e 8 di interventi al sud. Calo relativo degli interventi negli ultimi anni del decennio 2000 tra sud e nord. Prima quota

rilevante degli aiuti andavano al sud, ora nel 2009 sono diminuiti al sud e aumentati al nord. (il meridione non risulta pi malmesso rispetto allinsieme allargato dellEuropa poich entrano a far parte dellobiettivo 1 regioni pi povere). Somma di risorse importanti sempre stata indirizzata al sud ma rispetto alle politiche nazionali, la massa di risorse per il sud non cosi enorme ed comunque una quota sempre decrescente. 3) elemento paradossale che il giudizio di inutilit delle politiche diviene alibi per linerzia totale nel modificare strategie e modalit attuative. Inerzia nel cambiamento, logiche politiche distorte nel voler mantenere risorse decrescenti poich date senza giustificazione, in modo poco rigoroso e senza valutazione e senza quindi suggerire miglioramento. Esempio eclatante di questa difficolt italiana di far funzionare le politiche industriali industria 2015: progettato nel 2006 e doveva essere la risposta italiana agli obiettivi di Lisbona su come lo stato nazionale si attrezza su politiche di competitivit per aiutare le proprie imprese a convergere agli obiettivi ambizioni che lEuropa si era prefissata. La logica era una logica per bandi, 6 grandi macro raggruppamenti, di filiera e non settoriali, trasversali come la dinamica di ricerca, tecnologia, innovazione. 6 macro obiettivi, lidea di reti di progetti. Iter lunghissimo ma progetto non mai decollato. Sono stati approvati i primo progetti ma senza avere le risorse necessarie. Le poche risorse esistenti hanno preso altre direzioni, ad esempio hanno coperto situazioni di emergenza (Abruzzo, Alitalia): borsellino a cui attingere in attesa di tempi migliori. Mai abrogato il programma 2015, nessuna giustificazione per la mal riuscita. Problema della tempistica rilevante. Nessuna legge industriale, dopo essere stata approvata in parlamento, funzionante. Tempo tecnico perch i ministeri approvino i regolamenti attuativi + soggetti gestori + processo vero e proprio, tempistica per avere accesso e fare domanda, per la valutazione esterna e interna, analisi dossier, stilare graduatoria, banca fa le sue verifiche. La tempistica va da 4 a 5 anni. Spesso succede che le imprese attivano i progetti prima della fine dei tempi tecnici, anticipano. Problematiche: 1. lo stato pagatore viene meno e quindi non si hanno pi le risorse (industria 2015). 2. Problema di ridondanza del finanziamento. Bisogna fare attenzione a: 1) Quantificazioni accurate e obiettivi impliciti delle politiche: quando si disegna una politica bisogna avere unidea dei potenziali beneficiari. Normative con meno domanda da parte delle imprese delle risorse messe a disposizione (perch il percorso risultava costoso in termini di energia per seguire il processo), oppure normative che sono prese dassalto dalle imprese, sino allesasperazione della lista di precedenza delle domande (ordine temporale in cui sono state presentate). Razionamento se le domande sono tante per decidere chi finanziare. 2) Procedure e strumentazioni tecniche vanno adeguate ai servizi offerti. 3) Valutazione defficacia delle politiche: valutazione dei progetti (oggetti) sono molto tecnici e ingegneristici e la valutazione delle politiche. 4) Stabilit finanziaria e dimensionamento adeguato dei programmi: politiche una tantum o politiche ripetute? Politiche a sportello (requisiti/obiettivi/modalit molto rigidi e puoi far domanda quando vuoi, quanto appropriato per il proprio percorso. Se hai i requisiti vieni finanziato, maggiore automatismo. Non c unulteriore selezione di qualit ) o politiche a bando (apertura e chiusura della procedura con meccanismo di valutazione implicito e emerge poi una graduatoria e a seconda di quanto stringente il vincolo finanziario si finanzia dai primi sino ad esaurimento. Selettivo quando si sbaglia ad identificare potenziali target risorse a disposizione).

Altre differenziazioni importanti: Il bando, poich una tantum, non c la certezza che verr riproposto in futuro tutti concorrono, poich potrebbe essere lultima chance. Forzatura sulla decisione iniziale, sulla scelta. Forzatura sui tempi per fare selezione e scrematura (bando che esce ad agosto, ad esempio). Crea pressione nelle imprese. Normativa a sportello ha un effetto permanenza che permette di fare richiesta quando si ritiene necessario e appropriato. Perch pochi bandi a sportello? Di solito le risorse sono coscientemente inferiori alla potenziale domanda e quindi ci si renderebbe conto di avere molte pi domande rispetto alle risorse che metto a disposizione. Legge Sabbatini, per finanziare i nuovi macchinari, doveva essere rifinanziata periodicamente. Precisazione tecnica Unit di misura delle politica: equivalente sovvenzione lorda (o netta). Nasce il problema di ununit di misura comune perch gli aiuti e le sovvenzioni sono molto diversi a seconda della tipologia attuativa che utilizzano: in conto capitale: investimento di 1 milione di euro, 300 mila euro te li da la legge di finanziamento. Questa sovvenzione pesa il 30% rispetto allinvestimento effettuato. Finanziamento su interessi: sempre su investimento di 1 milione, prendi in banca e io ti abbatto il tasso dinteresse dal 7% al 2% perch la legge mette la differenza. In conto interesse ti do il 5% (la differenza). Per sommare normative diverse, ho bisogno di ununit di misura che renda congrua ogni tipologia attuativa. Devo trasformare tutto in ESL per sommare gli strumenti diversi. Metodologia richiesta e messa a punto da UE per superare le diversit nazionali e creare confronti. Netta perch su queste cifre le imprese pagano le imposte. Omogenizzare- paragonare. Trend di netta decrescita di ESL in Italia. Le cifre possono anche essere ridotte nellanalisi degli impatti poich tutte le cifre sono sul concesso, cio quanto viene attribuito dopo aver superato la procedura, in chiusura, domanda valutazione e graduatoria (diverso da erogato, con modalit che dipende da ogni singola legge, magari anticipo e poi rate). Verifica formale della correttezza e dellesecuzione effettiva del progetto finanziato. Erogato ci che viene effettivamente pagato da stato e ricevuto da impresa. Per misurare limpatto di una politica necessario valutare lerogato. Troppe leggi di finanziamento ufficialmente aperte e operative. Quelli regionali hanno un vincolo territoriale definito. Maggiore razionalizzazione degli interventi. Tre leggi fanno parte del leone: legge aeronautica/aerospaziale : da sempre ha una dimensione molto grande, sopra il miliardo di euro. Molto rilevante tanto da fare ragionamenti senza quella legge per avere una visione pi omogenea credito dimposta ricerca e innovazione: non concorre a fare la base imponibile su cui calcolo le tasse. Se 100 la spesa, 25 non concorre a formare la base imponibile su cui calcolo le imposte. credito dimposta investimenti aree depresse redistribuzione della spesa verso il centro nord. Credito dimposta viene indirizzato ad imprese collocate in aree del nord. Nel periodo 2002-2009 i fondi diminuiscono del 42%: 3 territori (piccoli e autonomi) aumentano significativamente la quota [Province TN e

BZ e Valle dAosta] 4 grandi regioni [Piemonte, Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna] sono comprese in una variazione moderata rispetto alla media Italia (+7,6% PIE -7,8% ER) Altre 4 regioni [Umbria, Toscana, Veneto, Puglia] calano significativamente ma meno della media Italia Tutte le altre regioni diminuiscono pi della media [solo 2 sono regioni del Nord, Liguria e FVG].

Nel mezzogiorno c una presenza significativa dellaeronautico che quella che crollata meno negli ultimi anni. C proporzionalmente molte meno imprese che fanno domanda su ricerca e sviluppo. Ci causa un calo dei fondi. Ritardi che minano loperativit degli interventi (industria 2015). Tre problemi attuativi: Autorizzazione UE al nuovo regime di aiuto un processo obbligatorio ogni volta che istituisco una nuova legge, verificando che non sia contraria ai principi europei della libera circolazione e delluguaglianza tra tutte le imprese indipendentemente dal territorio. Questi processi causano una tempistica ancora maggiore (circa di un anno). LItalia pi disattenta di altri paesi nellaccorciare i tempo di queste autorizzazioni. Selezione richieste secondo un criterio temporale. Meccanismo dello sgravio dellimposta su spese gi sostenute: incentivazione su spesa gi fatta (sulle spese che tu fai, io ti consento di ). Questo meccanismo incentiva spese almeno dellanno precedente. Modalit poco efficace in quanto finanzia ex post un profitto su investimenti che sono gi stati fatti. Generalmente la normativa serve per incentivare un percorso invece che un altro. debole invece quando il meccanismo di attuazione il meccanismo dello sgravo di imposta (che ha comunque dei vantaggi). Fasi essenziali del processo (da quando viene attivata una nuova normativa di carattere industriale che prevede benefici e finanziamenti per soggetti potenzialmente utilizzatori sino al saldo finale): 1. Criteri di ammissibilit: (visti in logica critica per creare miglioramento e un processo pi efficace e veloce). Preoccupazione pi giuridica che sostanziale. La gestione dei procedimenti pi orientata ad una verifica giuridico/formale. La fase di verifica di criteri una fase di alto assorbimento di risorse e di tempo a causa della selettivit formale fatta. (vizio di forma: la firma nel 17 documento su 18). Qual la ratio che dice che errori di tipo formale (e quindi sanabili) non possono essere accettati e superati? Molto spesso una scappatoia per fare scrematura a causa di errori formali. Meccanismo distorto di selezione 2. Processo di selezione (sostegno a bando o a sportello). Il bando ha qualche pregio e molti difetti. Lo sportello ha tanti pregi ed un unico grande difetto (ossia, il finanziamento ogni volta che le risorse mancano). 3. Tipologie di spese ammesse (per ridurre lopportunismo). Sarebbe meglio vincolare a risultati e misurarli. 4. Tempi e modi dellintervento: lentezze e ritardi burocratici (la sola procedura di valutazione prende 2-4 anni); lentezze e ritardi tecnici. 5. Forma tecnica del sostegno e meccanismi di erogazione del contributo (determinano la vera convenienza dello strumento). 6. Problematiche di certificazione della spesa. Ci sono problemi di forma e di sostanza.

Forma: complesso e cavilloso. Sostanza: la realt pu superare il progetto. (manca una lezione) Lezione 22 POLITICHE INDUSTRIALI IN EUROPA LEuropa nasce sulle politiche industriali (carbone e acciaio). La nascita politiche industriali in Europa datata proprio quando nasce il coordinamento, quando nasce la CECA. Poi le politiche diventano settoriali. Due grandi stagioni: fase aggressiva (costruzione), poi fase difensiva (tenuta rispetto alla competizione europea che si allarga. Fine anni 80 si inizia a ragionare per la formazione di un mercato unico (obiettivo da intraprendere per gli stati europei). Diventa una politica per fattori abbandonando le politiche settoriali per dar spazio alla nascita del mercato unico. Trattato di Maastricht: si capisce che in certi settori linvestimento privato non sufficiente per politiche di innovazione e ricerca e sviluppo e perci si ristruttura la politica europea per alcuni settori (politica aerospaziale ad esempio). Anni 90, le politiche settoriali rinascono come politiche industriali moderne. Nuovo accento sulle politiche industriali e anche settoriali negli anni 2000. Driver per ridare vita e centralit alle politiche industriali e settoriali: crisi (2007-08) + deindustrializzazione europea. Approccio liberista quando le cose vanno bene e le economie sono sviluppate e crescono, la domanda tira e il mercato si espande, maggiore ricchezza complessiva VS Approccio interventista quando le cose vanno male e il mercato da solo non ce la fa. Le politiche industriali seguono questo andamento. Fase ciclica che dalla fase dellacciaio e carbone sino ad ora non seguono un andamento lineare ( da liberismo a interventismo). Nuove politiche industriali che nascono con il trattato di Maastricht. Tre grandi pilastri che sono: Formazione del mercato interno: lo specifico con cui il trattato di Maastricht nasce: approfondire e delimitare e ampliare il mercano unico. Formazione mercato interno verso tutti i paesi che stanno entrando a far parte (ad esempio, ora la Croazia), continua a mantenere una sua importanza. Elementi sostantivi: libero movimento Libert economica e libert sociale (libero radicamento: iniziare unattivit imprenditoriali in qualsiasi nazione e non avere vincoli per investimenti esteri) Funzionamento del mercato interno: superamento dei fallimenti di mercato 1) Regole e codici di comportamento: Armonizzazione crea il funzionamento del mercato ma su alcune tematiche non si riesce ad armonizzare. Abbiamo armonizzato molto bene sulle politiche monetarie, non abbiamo armonizzato la parte fiscale. Armonizzare significa un quadro omogeneo e coerente, dove le normative dei singoli stato-paese sono paragonabili tra loro e non hanno effetti distorsivi sulla concorrenza. Esempio: tassazione, carico fiscale per imprese non armonizzato. In Austria si paga il 27% e in Italia tra 50%-60% di tassazione. 7 Maggio 2012

2) Politiche competitive (Alderighi) Politiche regionali e di coesione: possono tornare ad essere politiche verticali nella classica accezione europea, quella nel favorire le condizioni di partenza e mettere gli imprenditori nello stesso piano, senza considerarne uno svantaggiato perch opera in unarea meno infrastrutturata. Quindi: Misure che rafforzano le infrastrutture. Misure per la formazione professionale e permanente: politiche di capitale umano Supporti per aggiustamenti strutturali che seguono il declino industriale: sensibile alle crisi territoriali con politiche di supporto. Soldi per riconvertire il settore produttivo tessile ad esempio, se la concorrenza fa crollare delle industrie, senza falsare la competizione. Facilitazioni regionali e cross-border: interazione di frontiera. Eliminazione vincoli ambientali Tre pilastri tutti compresenti. Logicamente la formazione del mercato unico avvenuto antecedentemente ma comunque ancora un pilastro esistente (si pensi allingresso di nuovi stati-paese nel mercato unico europeo). Dobbiamo capire: 1) Ruolo degli stati nazionali 2) Lo scenario in cui si muove lEuropa Lungo percorso storico dove c una messa in crisi dello stato dirigista ed interventista. Due temi che pressano lo stato che sono: il ruolo crescente delle multinazionali e il ruolo dei territori (governace multilivello). Approfondiamo il rapporto industria-stato nelle economie contemporanee. Certamente londa lunga del liberismo degli anni 80 ha contribuito a diminuire fortemente larea della gestione diretta dello stato nelleconomia ma non necessariamente quella del controllo pubblico sulleconomia e sullintermediazione del valore aggiunto. Lo stato dovrebbe intervenire solo quando i meccanismi di mercato presentano fallimenti sufficientemente gravi ma, la politica industriale sempre e comunque un sistema di incentivi che deve definire le funzionalit della macchina di produzione di ricchezza rispetto a degli interessi dello stato e di lungo periodo. Rapporto dialettico e continuamente aperto. 4 modelli e astrazioni teoriche di rapporto Stato-industria: Francia, Giappone, Germania, Italia: archetipi di questa modalit di strutturare il rapporto stato-industria con delle differenziazioni nazionali, logicamente. Sovranit limitata, cosa si intende? Due questioni: primo, la sfida delle imprese globali, le multinazionali. Se si pensa a tutto il tema fiscale, si pensa a cosa lo stato riesce a tassare. Tutto ci che ancorato al territorio. La base imponibile difficile da definire perch se mobile, difficile tassarla sul territorio. Se non riesco a catturare una parte importante di base imponibile, ho una sovranit limitata perch devo stabilire una tassazione omogenea nellEuropa per non creare fughe di capitali. Non pi padrone in casa mia, ma esiste una sovranit sovraordinata per stabilire regole comuni.

Secondo tema proviene dal basso, dalle economie territoriali, non soltanto dagli stati con conformazione federali ma per tutti. Due motivi: lavvicinamento delle risorse ai problemi pi efficace nel dare risposta ai problemi. Principio della sussidiariet (il livello pi basso svolte le funzioni e decide) perch efficace: migliore uso delle risorse, ad esempio. In Francia e Italia esiste il tema delle partecipazioni ma spesso o quasi sempre su infrastrutture di tipo pubblico, per esempio la Lombardia azionista della Serravalle (dibattiti sulla possibile cessione delle quote perch le PA devono far cassa) Regionalizzazione delle politiche: una politica applicata territorialmente. Processo da alto a basso che ripartisce territorialmente risorse, tasse, politiche (percorso italiano, sanit con processo top down). Regionalismo: strategie pi bottom-up, di identificazione di una propria autonomia e via per decidere alluso di risorse e regole. Primo modello: STATO PERSUASORE Se le politiche sono un sistema di incentivi che deve modificare il comportamento degli imprenditori, lo stato pu avere come compito quello di persuadere i soggetti imprenditoriali per seguire comportamenti per realizzare gli interessi collettivi di medio-lungo. Persuadere i soggetti imprenditoriali a perseguire comportamenti in parte divergenti dagli interessi personali (nel breve) in grado di realizzare interessi collettivi (nel lungo). Lo stato pu chiedere di investire perch importante per la competitivit di lungo periodo del paese, e limprenditore pu essere incentivato non facendosi carico del rischio. Investire e innovare oltre (o prima) margini di rischio considerato sostenibile. Il tema dello stato persuasore che lo stato non comanda ma persuade, contratta. Due questioni rilevanti: 1) Credibilit della PA: effetto annuncio. (Se la BI die che inflazione del 1%, deve essere dell1%. Ha in mano leve per tenere linflazione contenuta) 2) Legittimazione tecnica Tanto pi bassa la credibilit, tanto pi bassa la legittimazione tecnica, tanto meno persuasore lo stato. In Italia lo stato non persuasore perch mancano i requisiti di fondo. Deve sempre agire in conformit con il mercato, mai contro il mercato, per rafforzare nel tempo la credibilit. Vuol dire incentivi. Lo stato persuasore lavora di acceleratore di freno, la direzione fatta dal mercato, lo stato crea incentivi per accelerare o frenare certe scelte e farle andare in uno o laltra direzione. Limpresa persuadibile? 3 grandi requisiti: 1) Chiara la positivit dellimpatto, al netto di eventuali effetti negativi 2) Verificare la validit del progetto finanziato 3) Sempre agire su un principio di addizionalit (incentivo fa fare cose che altrimenti non si farebbero) In assenza di questi elementi, qualsiasi sussidio viene percepito dallimpresa come canale finanziario alternativo e quindi preso a seconda delle convenienze del momento e con una dispersione di risorse. Ogni tanto lo Stato persuasore anche imprenditore (intervento diretto della mano pubblica). Per persuadere meglio, lo stato opera in un certo campo o settore. implica una legittimazione sia tecnica(sono capace di farlo) che politica (sono autorizzato a farlo). Trend di smobilitazione dello stato imprenditore (in italia, IRI) Oggi si spostato dal fare industria allofferta di servizi reali alle imprese: lo stato si ritratto dal manifatturiero in senso stretto ma su una serie di servizi sempre presente. La PA imprenditore molto pi di quanto dovrebbe essere (manca legittimit tecnica e politica).

Ultimo caso eclatante quello Alitalia. Quando il ruolo della legittimazione risolto e superato, allora il ruolo promozionale dello stato recupera importanza perch il mercato non riesce a offrire tutti i servizi soprattutto di accompagnamento globale di cui limpresa ha bisogno per la competitivit. Secondo modello: LO STATO ESPERTO Lo Stato interviene a tutto tondo con una funzione di guida del sistema produttivo fornendo spesso lalta dirigenza. Caso francese: forte passaggio tra le alte cariche della PA e lalta dirigenza del sistema industriale. Il DG del ministero diventa CEO della Peugeot. Lo stato forma una lite dirigenziale che buona per il paese (pubblico e privato) con possibili passaggi di carriera. Ad esempio, TGV. Questo modo di gestire le cose aiuta il sistema industriale e il sistema statale ad essere sulla stessa sintonia. Maggior coordinamento e maggiore integrazione nel momento in cui si gestiscono le politiche industriali. Vantaggio: aiuta la competitivit dei grandi gruppi (coerenza di fondo) e aiuta di molto il percorso di lobby presso la comunit europea (la Francia ha ben chiare le esigenze delle proprie imprese, sa quali sono le priorit). Svantaggio: ampio sistema di piccole medie imprese che non gode di nessun tipo di rappresentanza a causa della scarsa valenza. Traino. Separazione pi netta tra grande dimensione e piccola dimensione. Caso Giapponese: molto differente da quello francese nonostante lo stato si presenti come esperto a causa della diversit delle amministrazioni e delle istituzioni. MITI: ministero del commercio internazionale dellindustria. Grosse competenze. Giappone e Germania mantengono le due competenze (politica industriale e commercio estero) dentro lo stesso ministero perch le due cose stanno insieme. Mentre in Francia sono due ministeri con molteplici momenti di raccordo. MITI il pi piccolo dei sistemi economici ma efficacia sta nella ricerca del consenso preventivo, con lunghe sessioni di confronto e tavoli di contrattazione. Quando si giunge a determinare scelte e decisioni politiche, queste sono state concordate con i soggetti beneficiari. I vertici ministeri possono scambiarsi e diventare presidente o vicepresidente nelle imprese private mantenendo questo collegamento tra ministeri e imprese, a livello alto. La capacit deriva da preparazione e forte selezione delllite: gente capace e formazione dei funzionari della PA. Elemento consolidato e radicato nella storia francese e giapponese.

Lezione 23

8 Maggio 2012

Terzo modello: STATO GARANTE 5 requisiti per un buon sistema di sovvenzioni, allinterno dello stato garante, non si sostituisce al sistema ma garantisce i presupposti perch il mercato funzioni al meglio. 3)Coerenza: non contraddittorio dei fini e coordinato tra i diversi livelli statuari 4) Efficienza: minimizzare il carico per il bilancio pubblico 5) Temporaneit interventi: sovvenzioni mai perpetue 5 principi ampiamente condivisi, definiscono la buona pratica delle sovvenzioni. La burocrazia tedesca priva di connotati elitari: tutori dellordine economico: in Germania non c un interscambio continuo tra i vertici del sistema politico ed economico ma la rete di relazioni piuttosto esercitata dalle banche. I ruoli delle banche sono svolti in modo pi integrato (non c differenziazione tra banche commerciali e banche normali): banche presenti come azionisti. La banca conosce dallinterno la realt aziendale, in pi ha una

chiarezza e una visibilit e trasparenza di bilancio superiore rispetto a un esterno, e in pi pu orientare lazione industriale del sistema. Costruisce una reta con gli operatori del sistema industriale, e con il campo della ricerca e sviluppo (istituzioni pubbliche, universit). In Francia: relazione tra vertici dei ministeri e vertici industriali In Giappone: interscambio di rappresentanza delle alte cariche della PA In Germania: rete di relazioni con il sistema bancario che ha dato solvibilit alle imprese. Un esempio interessante della modalit per esemplificare lo stato garante il tema della normativa tecnica (elementi di garanzia di sicurezza + occasione di competizione). La regolamentazione della normativa tecnica nel caso tedesco: stato (livello centrale)d le linee guida e gli obiettivi di performance da raggiungere (es: sicurezza di beni di consumo), poi viene demandato ai singoli organismi il declinare la performance tramite azioni a loro discrezionalit (il vincolo su cosa devi fare pu essere superato a causa delle nuove tecnologie ad esempio). La normativa tecnica tedesca non vincola mai sul processo che delegato a parti terze, pubbliche nella loro funzione ma spesso private. La self regulation aggiornata in tempo reale, costruttori stessi che tentano di renderla pi efficace possibile, non ci sono blocchi burocratici, normative etc. una circolare di tipo tecnico. Buona esemplificazione di stato garante: lo stato garante della performance, e poi si preoccupa della fase ispettiva (se stata rispettata la sostanza). Come si produce il prodotto un compito che non ricade sullo stato. Le banche costringono le imprese a rispettare la performance definita dallo stato e rispettare le normative. Quarto modello: STATO NEGOZIALE Stato come controparte negoziale delle parti sociali (paciere, parte terza che viene convocata dalle parti o convoca le parti per mediare). Un policy style (squilibrato) caratterizzato in senso consensuale piuttosto che impositivo e in senso reattivo piuttosto che anticipatorio. Concetto di reattivit relativo al fatto che i problemi e le crisi vengono rincorsi piuttosto che anticipati. Crisi e quindi si apre un tavolo di trattative. Modello di tipo distributivo: distribuiamo gli oneri di uno shock (del mercato di disoccupazione, degli esuberi e licenziamenti etc) tra le parti sociali. Si realizzato quando si voluto facilitare il lavoro. Frammentazione UN CONFRONTO TRA I MODELLI Stato persuasore: mutare il grado di avversione al rischio delle imprese e degli imprenditori, le prospettive di breve periodo. Cerca di promuovere le convenienze economiche con un sistema di incentivi che per essere buono deve rispettare le 5 condizioni Stato esperto: garantisce un know-how e lesperienza al sistema produttivo, una trama di rapporti, personale di alto livello, forte identificazione tra vertici aziendali e vertici della pubblica amministrazione. Stato garante: luogo di mediazione e controllo che aiuta lo sviluppo di meccanismi di alta regolazione Stato negoziale: modalit operativa e conflittuale che garantisce, nel breve periodo, la compatibilit degli interessi. 3 colonne: 1) Grado di centralizzazione: centralit del processo decisionale dello stato (chi decide?) 2) Il grado di autonomia: autonomia del processo di decisione e quindi alla separatezza tra stato e interessi economici. 3) Il grado di organizzazione: quanto lo stato organizzato e capace di mobilitare gli

interessi imprenditoriali Conclusione: STATO MODESTO (Michel Crozier, anni 80) Nel futuro, stato modesto ossia sobrio molte meno risorse a sua disposizione, maggiore orientamento al mercato, pi peso allUE, ma soprattutto intelligente (tecnici capaci, di dialogare, di svilupparsi ecc. ). 1) Credibilit verso lesterno. 2) Apprendimento e pratica della propria condizione di sovranit limitata. QUADRO DI EVOLUZIONE DELLE POLITICHE INDUTRIALI EUROPEE Strategia di Lisbona: sfida competitiva fare delleconomia europea la pi competitiva e dinamica del mondo in un decennio, fondata sulla conoscenza. 2005: risultati molto deludenti per motivi ampi (anche perch gli obiettivi erano molto ambiziosi: i paesi dovevano investire il 3% del PIL in r&s: pochi paesi erano vicini a questa idea). Economia parte male nel 2000 e poi torna a crescere 2004. Scoppia bolla immobiliare e leconomia esplode. Crescita ed occupazione sono le parole dordine. Nel 2009 c il rapporto KOK + iniziativa dellUE 2020 con obiettivo: la risposta alla crisi. Si parla di eurosclerosi o european disease: 1) Problema di conti pubblici deteriorati 2) Potenziale di crescita che rimane basso. Due motivi: 1.produttivit in tutta Europa bassa rispetto ad USA e non dinamica. 2. Domanda internazionale affaticata 3) Livelli di produttivit bassi (in livello e dinamica): perch 1. Scarsit di investimento ed un accumulo nel tempo di scarsit dinvestimenti che hanno deteriorato il capitale fisso sociale (beni pubblici, giustizia, trasporti, infrastrutture) 2. Sistema di servizi di mercato ancora ingessato (liberalizzazione delle professioni, albi) che rendono meno competitiva leconomia. 4) Invecchiamento della popolazione: 1. Si sposta nel tempo let di pensione e aumenta la vita anagrafica lavorativa che crea un problema di ricambio. Per far entrare i giovani nel mercato di lavoro devo avere una crescita economica. Incastro di problemi, dilemma con due modi per uscire: 1. Trainati dallexport (potere dacquisto di un paese estero): Italia in questo primo trimestre cresciuto come quota % rispetto alle altre economie europee. Sistema dinamico ma non basta. Non compensa la domanda interna. Paesi esportatori di materie prime sono quelli pi trainati dallexport e le grandi imprese manifatturiere tipo Cina. 2. Lezione 24 9 Maggio 2012

Strategia UE 2020, costruita a partire dalla crisi greca. LEuropa in questo panorama internazionale vuole mantenere un elemento di credibilit forte a livello internazionale ed evitare situazioni di default.

La crisi greca un anno fa, poteva essere recuperabile e risolvibile con un intervento deciso ed unitario dellEuropa (ad esempio tramite una tassazione maggiore per gli altri paesi), quando il problema era la collocazione del debito. Problema della Grecia non il permanere nellaere euro. Lexport greco riacquisterebbe fiato se si sgancia dalla moneta unica. Pi competitivit a livello europeo. Si favorirebbe il settore turistico e collegato a ci, anche tutto il settore terziario e di servizi. Il problema stesso della Grecia che il debito pubblico andato oltre la sostenibilit (ossia quando il servizio del debito supera il differenziale tra tasso di crescita e tasso dinteresse). Sul piano nazionale, possibile diminuire la spesa pubblica o aumentando la tassazione; sul piano internazionale necessario contrattare il debito quindi dilazionandolo, ottenendo prestiti dalla BCE con tassi dinteresse molto bassi e diminuendo il costo del debito. LEuropa, per dargli questo credito, la banca centrale vuole in cambio che tagli strutturalmente le sue spese pubbliche in modo molto rilevante, cos rilevante da incidere nella carne sociale (minori stipendi, licenziamenti nel settore pubblico). un aggiustamento di lungo periodo che andrebbero fatte in periodo di crescita, quando la domanda in crescita poich sarebbe pi semplice redistribuire. Il problema che tanti paesi europei si sono trovati proprio di non fare come ha fatto la Germania: fare riforme strutturali in periodo di crescita e quindi dilatandole nel lungo periodo, facendo crescere la possibilit di fare ridistribuzione (Germania, nel 1992). Tema delle riforme strutturali un tema che richiede tempi lunghi. LEuropa non schizofrenica quando nel 2000 spera di arrivare nel 2010 ad un risultato di crescita e competitivit. Nel contesto in cui gli obiettivi sono stati pensati avevano comunque una loro credibilit. Bisogna considerare il contesto internazionale e tutti gli eventi che possono succedere, ad esempio la crisi. Nel 2005 sono stati rivisti e riaggiustati. Nel 2009 il documento KOK fa il punto e riaggiusta il tiro agli obiettivi UE 2020: si parla di produttivit, crescita ed occupazione. Come perseguire questi obiettivi? Con la crescita che delineata da tre aggettivi che la qualificano: 1. Intelligente: ha a che fare con il know-how, e quindi riprende, contiene e riconferma UE2010 che esprime lidea di un continente pi performante rispetto alla conoscenza, al know-how e del capitale umano. Tema della conoscenza, innovazione, istruzione e societ digitale 2. Sostenibile: uso efficiente delle risorse, la grande tematica ambientale e socioambientale. Sostenibilit delle materie prime, energetica (quindi ambientale) ma anche sostenibilit sociale, ossia bisogna fare crescita di tipo inclusivo. 3. Inclusiva: comprende pi temi: 1. partecipazione pi ampia al mercato del lavoro sapendo che questo ha due fronti: il tasso di attivit che in UE ancora basso rispetto ad altri continenti e quote crescenti di extracomunitari nel mercato del lavoro. 2. Lotta alla povert. Cinque obiettivi misurabili in cui si declinano le tre crescite: 1. MERCATO DEL LAVORO: 75% delle persone (tasso di occupazione) dai 20 ai 64 dovr lavorare (dovr lavorare= popolazione attiva e non fuori dal mercato del lavoro) Certi paesi scandinavi hanno raggiunto lobiettivo o sono vicini. Questo perch il tasso di attivit condizionato dal tasso di attivit di genere (le donne che non hanno la possibilit di essere sul mercato del lavoro). Il problema dellinnalzare il tasso di attivit femminile s, di tipo culturale, nonostante ormai la scolarizzazione femminile sia molto elevato, ma anche un problema di servizi sociali di supporto offerti. Laltra politica quella del part-time, che possono offrire pi possibilit e opportunit

di lavoro. 2. 3% del PIL investito in R&S: lItalia a 1/3 e in difficolt nel mantenerlo. Sarebbero spese aggiuntive. 3. 20/20/20 in materia di clima ed energia: lo slogan per indicare il tema ambientale. Vuol dire -20% di effetto serra per emissioni di gas (minori emissioni di anidride carbonica nellaria, ad esempio), +20% di risparmio energetico (idrocarburi, pannelli fotovoltaici), +20% di energie rinnovabili (ancora abbastanza distanti, c un problema di disparit territoriale evidente: nord avvantaggiato presenta tanto idroelettrico, al sud idro eolico che si sta istallando). Mediazione tra livelli molto disomogenei tra i paesi europei. 4. CAPITALE UMANO: abbandoni scolastici sotto il 10% (numero di studenti che in et di obbligo non arriva a compimento. Media italiana: 20%); formazione secondaria (liceo) e terziaria (formazione universitaria. Tra i 19/20 e i 29/30, la media italiana del 13%) sopra il 40%. 5. 20 ml. persone sottratte al rischio povert: problema di aumentare il tasso di attivit (mercato del lavoro), diminuire la disoccupazione, ed soprattutto un problema di welfare e accompagnamento nelle fasi di passaggio quando si perde il lavoro. Nuovo problema: working poor ossia colore che hanno un lavoro e che guadagnano troppo poco, o sulla linea della povert o poco pi. Cosa fa lUE e cosa fanno gli stati nazionali? Schema sinottico che combina 3 aspetti: 1. La classificazione delle politiche 2. La distinzione dei ruoli prevalenti Stati/UE: 5 tipologie naz = poteri allo Stato nazionale UE = poteri alla UE UE/naz = poteri condivisi naz/UE = poteri condivisi prevalentemente naz naz/+UE = poteri nazionali con vincoli europei o inputs marginali 3. Applicazione della classificazione 1. CLASSIFICAZIONE DELLE POLITICHE

politiche NON per l'industria (misure che la riguardano direttamente) politiche PER l'industria politiche che influenzano l'industria politiche NON per l'industria (la riguardano indirettamente)

politiche industriali

Politiche per lindustria: Aspetti generali Politiche industriali orizzontali Politiche industriali specifiche o settoriali LE POLITICHE INDUSTRIALI UE Maggiore attenzione sugli aspetti di contesto (guarda schema slides precedente) I blocco: libero mercato. Lunione europea si progressivamente mossa verso interventi complessivi generali che consolidino il libero mercato di fattori produttivi (beni e servizi). Uguaglianza delle condizioni di partenza ci su cui punta il libero mercato: politiche che mettono i cittadini e imprenditori nella condizione di competere in un libero mercato a parit di condizioni. Se un territorio penalizzato, lUE promuove politiche per dare pari opportunit. La filosofia delle politiche di libero mercato dellUE quella di distribuire pari condizioni e opportunit. Poi tolgo tutti i vincoli alla libera circolazione e alla competizione, tolgo gli aiuti di stato e regolamento, cos da far competere cittadini ed imprese. II blocco: politiche per fattori politiche orizzontali (pi recenti) forte influenza indiretta (la UE impone disciplina alle politiche industriali nazionali: non hanno una pertinenza specifica settoriale, non privilegio settori, ma sono politica di fattori ad esempio per migliorare il capitale umano, creo politiche appropriate indipendenti dal settore). III blocco: politiche settoriali specifiche politiche verticali (oggi politiche tecnologiche poich pi difficile giustificare concettualmente una politica verticale e quindi vanno o nei cosi detti settori strategici aeronautica, difesa- oppure aiuti di stato che vanno a livello micro, sulla singola impresa o a volte di tipo settoriale). COMPETITIVITA Assumere le condizioni per la competitivit dellindustria europea. Linteresse dellEuropa di avere unindustria competitiva e vitale. LEuropa non pi interessata a politiche settoriali pesanti (aggressive o difensive degli anni 80) quindi in parte deve fare politiche orizzontali e trasversali e in parte deve puntare alla competitivit. Il tema delle politiche industriali si trasformato negli anni recenti nellattenzione per la competitivit dellindustria europea. Strategia verso cui si devono muovere le politiche: 1. Accelerare il cambiamento. 2. Incoraggiare un ambiente favorevole allo sviluppo delle imprese. 3. Incoraggiare un ambiente favorevole alla cooperazione. 4. Migliorare lo sfruttamento del potenziale industriale. A partire dal 2010, la commissione ha steso un rapporto annuale sulla competitivit europea, fatta da agenti terzi ed esterni, per dichiarare lo stato di salute e la distanza dagli obiettivi posti. Inoltre per chiarire il concetto di competitivit. Temi contenuti nel rapporto: 1) Elemento strutturale di cambiamento che ha interessato lindustria europea: internazionalizzazione dei flussi di approvvigionamento, fenomeno nuovo che non riguarda, come prima, i mercati finali ma le materie prime. 2) Commercio orizzontale colpito dalla crisi 3) Grande attenzione ad attivit di R&S (investire nelle KET: nanotecnologie, micro e nanoelettronica, biotecnologie industriali, fotonica, materiali avanzati e tecnologie avanzate di produzione- tecnologie facilitanti di base).

Lezione 25 ALDERIGHI

14 Maggio 2012

IL FONDAMENTO ECONOMICO DELLINTERVENTO PUBBLICO Politiche alla concorrenza (antitrust: definire i mercati per verificare ad esempio una posizione dominante, come agisce il mercato e le conseguenze sui consumatori. Come definire i mercati e capire come funzionano i mercati.) Come stato visto lintervento pubblico? Motivazione: Pensatori liberali: tutto funziona da solo, il mercato funziona da solo (mano invisibile che aggiusta). Adam Smith: laissez-faire Hayek: mercati hanno un aspetto favoloso: il prezzo aiuta ad indicare allimprenditore e consumatori cosa fare. Prezzo un segnale, una direzione. Guardando quel prezzo abbiamo le informazioni sul funzionamento del mercato: induce imprenditore ad operare in quel mercato se conveniente; consumatore, se interessato, acquista senn cambia mercato alloca le risorse nel modo migliore. Certi: i mercati funzionano perfettamente e quindi necessario lintervento pubblico Keynes: vero che il mercato si aggiusta nel lungo periodo e quindi il prezzo un segnale che indirizza consumatore e imprenditore, ma ci funziona solo nel lungo periodo (nel lungo periodo siamo tutti morti) apre alle politiche dintervento: spesa pubblica per politiche industriali. Pigou: fallimenti del mercato e inefficienze. Buon funzionamento dei mercati se ci sono certe condizioni, se le condizioni mancano: malfunzionamento dei mercati e fallimento del mercato. Il mercato fallisce nel portare leconomia verso lefficienza. In questi casi c bisogno di intervenire. Le diverse teorie giustificano o meno lintervento pubblico. AMBITI DAZIONE DINTERVENTO PUBBLICO Diversi ambiti dazione: 1) Politiche industriali: lo scopo la correzione dellesternalit (qualsiasi azione posta in essere da un agente che incide su un altro agente senza passare attraverso il mercato e senza intervenire sul prezzo) che incidono sulle decisioni dinvestimento e produzione delle imprese. 2) La regolazione economica Obiettivo: mantenere il buon funzionamento del mercato nelle fasi iniziali di sviluppo del mercato (in un mercato che non esiste o monopolistico, aggiustare le condizioni dove opera limpresa in modo tale da dare una parvenza di mercato. Si disegna un mercato con le migliori caratteristiche. 3) Politica concorrenziale: interviene quando le imprese cercano di ridurre il grado di concorrenzialit. Si guarda il mercato per com, e se alcune imprese vanno a danneggiar/peggiorare il mercato e il suo funzionamento, interviene la politica concorrenziale. 4) Politica commerciali: disciplina gli scambi tra paesi

RELAZIONI TRA DIVERSE POLITICHE Difficile definire i limiti esatti, punti di contatto e punti di conflitto: esempi aiuti di stato vietata dallUE e quindi limita tanto la possibilit dellintervento nazionale (politica concorrenziale che chiude il margine di manovra della politica industriale). Rent-seeking: spendere parte delle proprie risorse per far capire che il fatto che io, monopolista, agisco da solo meglio, anche attraverso consulenze esterne che lo testimonino. intervento pubblico crea un malfunzionamento perch non incentiva le imprese migliori. Politica industriale e politica commerciale: attraverso la p. industriale (sussidio allimprese per esportazioni), si pu modificare il funzionamento del mercato a favore di certe imprese piuttosto che altre. Alla normativa generale vengano concesse delle deroghe: immunit. MOTIVAZIONI A FAVORE DELLINTERVENTO PUBBLICO: Teorie dellintervento pubblico: Mano invisibile del mercato non funziona, bisogna intervenire (Smith) Lo stato interviene quando ci sono i fallimenti di mercato Come si agisce? Politica industriale agisce su esternalit e asimmetria informatica e fallimenti istituzionali tramite ricerca e sviluppo, creazione e sviluppo di mercato. La regolazione economica agisce pi sul potere di mercato. Politica commerciale Teorie dellinteresse privato Agenti pubblici perseguono obiettivi personali (politici come agenti interessati) Stigler: Se il profitto dellimpresa molto distante da quello che avrebbe in caso di intervento pubblico, quella differenza (delta) equivale alle risorse posso investire per beneficiare del profitto Limpresa non ha grande interesse a catturare se il delta molto piccolo non metto risorse perch il beneficio limitato Peltzman: gruppi di pressione che tirano o da una parte o dallaltra quindi non c una grande distorsione del mercato. McChesney: casello autostradale. Autostrada con un casello ogni 40 km: la politica mette come dei paletti (caselli) allattivit economica. LEFFICIENZA: si ha un fallimento di mercato quando non si raggiunge lefficienza (il massimo benessere: profitto imprese+ surplus consumatori). Per essere efficienti non si devono sprecare risorse. Non sprecare: efficienza paretiana. Diverse forme di efficienza: Efficienza produttiva: quando si produce al meglio, sullisoquanto o al costo minimo. Si inefficienti (dal punto di vista tecnico) quando per produrre 30, utilizzo un maggiore mix produttivo di capitale e lavoro rispetto allisocosto: spreco. Isoquanto: perfetta combinazione di k e lavoro per produrre al meglio, frontiera defficienza. Isocosto: combinazioni di k e lavoro che costano uguale allimpresa. Un mix produttivo su un isocosto pi basso, costa meno. Se sono su un punto sullisoquanto (punto A), ma sono su un isocosto pi alto non sto usando il mix produttivo adatto.

Efficienza allocativa: quando si produce il giusto. Curva di domanda o di beneficio marginale: beneficio di un consumatore se acquisto a 10 ununit e mi da unefficienza di 10. Se ad un prezzo di 11 domando 0, la prima unit sono disposta a pagarlo 10. Seconda unit: ad un prezzo di 9, la quantit domandata 2. La 2 unit da un beneficio esattamente di 9 ossia il prezzo che disposto a pagare. Costo marginale: costo ultima unit presa in considerazione. Il punto di incontro tra il costo marginale e la curva di domanda crea un area (superiore) che la parte di beneficio. Per massimizzare il benessere, la curva di costo marginale deve coincidere con la curva di domanda. Quanto produrre: efficienza allocative (Le risorse sono allocate nella maniera giusta?)

Lezione 26 Efficienza dinamica: Efficienza distributiva

15/05/2012

Se le imprese sono efficienti (non sprecano, scelgono la giusta combinazione tra k e lavoro, scelgono le risorse giusto per la R&S), non c ragione per un intervento pubblico se non per curare lequit orizzontale o verticale (gli individui con risorse simili per gli acquisti, per la ridistribuzione dei redditi e delle ricchezze) ma comunque attendo a non intaccare lefficienza. RAGIONI ECONOMICHE A FAVORE DELLA POLITICA INDUSTRIALE Interventi pubblici s per: Esternalit in ricerca e sviluppa Brevetti risolvono il problema parzialmente (risolviamo linefficienza dinamica) Inefficienza allocative Non posso brevettare ci che inventer nel futuro proteggendo uninnovazione non siamo in grado di garantire che tutto il ritorno per la societ venga assegnato allimpresa che ha innovato. Il brevetto non sufficiente per garantire che limpresa si appropri di tutti i benefici: torna largomento del free-riding. serve qualcuno che intervenga per stimolare la produzione di conoscenza. Politica industriale con sussidi e sgravi fiscali per incitare linvestimento. Creazione e sviluppo di nuovi mercati Argomento industria nascente: aiutarle a nascere, cullarle e poi lasciarle libere. Problema: rent seeking, unimpresa dopo essere cresciuta continuer a chiedere denaro e non riuscir a camminare da sola. I politici si trovano davanti ad un bivio per far fallire limpresa o accompagnarla. Non riuscir mai a diventare adulta. Economie dapprendimento: decrescente perch economie di scala. Spostandomi lungo la curva economie di scala. Spostandomi da una curva allaltra economia dapprendimento (se ho gi prodotto, imparo e spendo meno). Altre ragioni Politiche di contro-bilanciamento delle rigidit del mercato del lavoro: se il mercato del lavoro in una determinata area non si aggiusta da solo (solitamente non accadono), bisogna intervenire per esempio a salvaguardare limpresa e i suoi posti di lavoro Politiche ambientali (esternalit): politica comunitaria a favore dellagricoltura (PAC) con agricoltori che preservano il territorio, biodiversit etc e quindi il settore agricolo riceve forti finanziamenti. Non basta un fallimento di mercato per intervenire: bisogna mettere su una bilancia costi e

benefici (diverso da prima, dove ci sono fallimenti si interviene). POLITICA INDUSTRIALE EUROPEA Da politiche settoriali (1980) a politiche orizzontali (per tutti i settori, ad esempio per la ricerca di base, infrastrutturali). Nel 2005: rafforzamento della leadership tecnologica ed economica. LE RAGIONI ECONOMICHE A FAVORE DELLA REGOLAZIONE ECONOMICA Presenza di monopoli e potere di mercato: se le imprese grandi producono a prezzi bassi, possono vendere a prezzi pi bassi e quindi invadere il mercato. Male se agisce tramite dumping o tenta di impossessarsi di certi mercati. Public utility: infrastruttura con peso dominante, non replicabile come asset, allora limpresa proprietaria diventa monopolista in quel mercato (es: Trenitalia): entrare e regolare questi mercati Quando i mercati sono pi sviluppati e maturi, li si pu far funzionare da solo, se agli inizi bisogna accompagnarlo. Se i mercati sono pi sviluppati, possibile deregolare e affidarsi a politica concorrenziale (punire comportamenti scorretti). Regolazione ex ante: regolatore fissa le cose come devono essere fatte Deregolamentazione successiva: autorit vigila su tutti i mercati e interviene per punire comportamenti illeciti in quel mercato. Non interviene nel dire a quale prezzo, quante imprese etc. (esempio su slide). LE RAGIONI ECONOMICHE A FAVORE DELLE POLITICHE COMMERCIALI Se ci sono paesi diversi, le azioni possono essere a favore delle mie imprese per tutelare la produzione domestica. La forma pi usata, in passato, quella dei dazi. Sotto certe condizioni meglio avere scambi tra paesi (vantaggi comparati). Tuttavia se un paese in grado di mettere alti dazi, blocca merci dellaltro paese ma lui pu continuare ad esportare e dunque avere benefici: dilemma del prigioniero. La politica commerciale volta a coordinare le economie dei paesi perch la situazione migliore (equilibrio competitivo) quella in cui tutti e due i paesi mantengono i dazi. La mano invisibile non porta alla migliore soluzione per i due paesi: non esiste il bene della collettivit. un esempio di fallimento di mercato se non si coordina.

MERCATO (nuovo plicco di slides) Definizione serve per: concorrenziali: concentrazione o abuso potere domninante industriali: come indirizzare la nostra politica e vedere i suoi effetti (se avvantaggiare una o unaltra impresa regolamentazione TUTELA DELLA CONCORRENZA: Politica antitrust, nuovo, dagli anni 90 in Italia (USA: gi dal 1880). Italia: autorit garante delle concorrenza e del mercato Europa: ECJ USA: DOJ E FTC

Lautorit antitrust non deve curare le imperfezioni del mercato. Il suo compito quello di non far peggiorare la situazione attuale. (non come lautorit regolatoria che pu costruirsi il mercato come vuole). Interviene per punire: Accordo tra due o pi parti volto a ridurre la competizione Abuso posizione dominante Concentrazione che riduce il benessere USA Sherman antitrust: viene sanzionata ogni forma di azione che riduce la concorrenza (punisce gli accori) del mercato e che vuole monopolizzare il mercato (abuso posizione dominante). EUROPA Due articoli 101 e 102 del Trattato: copia di ci che veniva detto nello Sherman act. Il primo punisce gli accordi e laltro punisce labuso di posizione dominante. Cambia il motivo per il quale sono state create le autorit antitrust. In Europa, la motivazione quella di favorire la creazione e il buon funzionamento di un mercato unico. Obiettivo in Europa: integrazione dei mercati Negli USA, la motivazione pi di tipo economico ossia per andare contro i trust. Linteresse delle societ antitrust quella di permettere che si raggiunga lefficienza del mercato. LA DEFINIZIONE DEI MERCATI NELLA POLITICA CONCORRENZIALE Importante definire le concentrazioni e la posizione dominante di un mercato. Concentrazioni: lautorit permette le concentrazioni solo se non aumentano troppo il potere di mercato. Vantaggio: abbassare i costi di produzione e rendere il prodotto pi accessibile ai consumatori (economie di scale). Svantaggio: aumenta la loro capacit di alzare i prezzi. Bisogna quindi capire qual la forza pi grossa. Abuso di posizione dominante: dimostrare labuso ed perci necessario capire com fatto un mercato. Tanto pi un mercato definito in modo ristretto, tanto maggiore sar la probabilit di avere potere di mercato. DEFINIZIONE DI MERCATO: Luogo dove acquirenti e venditori si incontrano per scambiar un bene o servizi. Se i beni sono omogenei: le borse sono il posto dove si scambiano i beni (commodities) Se ci sono varianti diverse Estensione geografica del mercato Se i beni non sono omogenei: pi difficile applicare la definizione. Un mercato comprende una gamma di prodotti e quellarea geografica per la quale larbitraggio (se un mercato unico, un produttore non pu mettere un prezzo pi alto o pi basso senn uno acquisterebbe al prezzo pi basso e rivenderebbe al prezzo pi alto. Se i mercati sono separati, i prezzi sono sganciati) fa si che i prezzi siano collegati (si muovono allo stesso modo). Marshall, 1890

PRINCIPALI METODI Tutto per capire quando i beni sono nello stesso mercato. SSNIP ELASTICITA: Variazione % di una variabile a seguito di una variazione % di unaltra variabile. la variazione % della quantit domandata del prodotto A a seguito di una variazione percentuale del prezzo del prodotto B. Io A, concorrente B e aumenta del 10% i prezzi. Io trovo un incremento della quantit venuta del 5%. Lelasticit della quantit domandata del mio prodotto rispetto alla variazione di prezzo del mio concorrente sar 5%/10%= 0,5. Idea di quanto i nostri prodotti sono collegati: beni sostituibili (simili agli occhi del cliente) allora lelasticit incrociata sar alta (se in concorrente alza i pressi, la quantit da me venduta aumenta di molto). Se non sono sostituibili: due scelte per il consumatore (smettere di acquistare oppure di acquistare ad un prezzo maggiore). Grazie a ci possiamo avere uninformazione sullappartenenza o meno dei due prodotti allo stesso prodotto. Se lelasticit alta: due prodotti appartengono allo stesso mercato, sono sostituti. Se lelasticit bassa: due prodotti non appartengono allo stesso mercato, non sono sostituti. Cosa bisogna conoscere per calcolare lelasticit? I prezzi e le quantit. Problemi: Cosa significa alta? La cellophone trap: lelasticit incrociata varia a seconda dei prezzi che si considerano. se lacqua aumenta il prezzo, io andr a bermi champagne ma non sono sostituti (problema). Mancanza di simmetria (burgers king e mc downald) Sostituti collettivi (se io alzo il prezzo del mio prodotto e la quantit domanda degli altri prodotti aumenta poco ma ci sono molti concorrenti e quindi tanti sostituti, lelasticit incrociata presa per singolo sostituto pu essere bassa).