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CEZANNE

IL DISEGNO

Il disegno di Cezanne è molto deciso e realizzato con linee ondulate che si


sovrappongono nel delimitare i contorni, mentre un tratteggio indica le zone in
ombra. Qualche volta al disegno a matita si aggiungono delle macchie d’acquerello
che si basano sul disegno a matita. Egli inoltre lascia che si veda il bianco del foglio
quando vuole evidenziare quelle parti colpite direttamente dalla luce.

LA CASA DELL’IMPICCATO

La scelta del plein air e i piccoli tocchi di colore fanno di questo quadro un’opera
impressionista, ma vi sono degli elementi che mostrano la tendenza dell’artista ad
andare oltre: il paesaggio senza alcuna presenza umana; il paese risulta incastonato
fra i due palazzi in primo piano; la vallata è limitata dal cielo. Secondo Cezanne nella
pittura ci sono due cose: l’occhio e il cervello, che devono aiutarsi a vicenda per
comprendere una lettura alternativa del quadro. In questo caso la geometria è la
verità a cui Cezanne tende. Grazie ad essa le sue figure acquistano maggiore
monumentalità e una potenza architettonica.

NATURA MORTA CON AMORINO IN GESSO

In primo piano si colloca un supporto quadrangolare giallo-ocra. Su di esso sono


appoggiati diversi oggetti, quali mele, cipolle e un drappo, accostati ad un gesso
raffigurante un amorino che occupa una posizione centrale e quasi tutta l’altezza del
dipinto. Mentre l’ambiente e il gesso sono realizzati con colori chiari, i frutti e gli
ortaggi sono con colori vivaci. La struttura del dipinto si compone di due qualità: la
prima è la geometria piana e solida; la seconda è la spezzata del pavimento e dai
quadrangoli delle tele e del piano.

I GIOCATORI DI CARTE

Due uomini in un’osteria di paese stanno giocando a carte davanti ad uno specchio.
Ricorda vagamente il Bar delle Folies Bergere e l’Assenzio, ma non c’è nulla di
impressionista in questa tela. Lo specchio per esempio è quasi opaco, così da
spostare l’attenzione tutta verso i due signori. Il modo in cui vengono rappresentati
li avvicina a dei manichini inanimati. Alla forma emisferica del cappello di destra
corrisponde il cilindro di quello di sinistra. A queste figure si aggiungono il cilindro
della bottiglia di vino sul tavolo, i parallelepipedi che formano il tavolino.
LA MONTAGNA SAINTE-VICTOIRE VISTA DAI LAUVES

L’artista dipinge svariate volte questo dipinto. Nella tela di Filadelfia, prima il
paesaggio naturale e quello antropizzato vengono scomposti ai minimi termini,
all’essenzialità. Cezanne intende mostrare lo spessore e la corposità dell’aria, che
assieme al cielo assume i colori delle case e del paesaggio. Cezanne, inoltre, diceva
dell’amico Renoir che i suoi paesaggi fossero cotonati. I suoi dipinti invece sono la
natura vinta e svelata, sezionata e poi ricomposta.

SEURAT
DIVISIONISMO

È una tecnica messa a punto da lui stesso consistente nell’accostamento di colori


puri tenuti divisi fra loro, derivante dalle teorie di Chevreul sul contrasto simultaneo.
A questo Seurat aggiunse il principio della ricomposizione retinica. Tale modo di
operare avrebbe assicurato sia la massima luminosità, sia la loro fusione al solo
guardarli.

IL DISEGNO

Solitamente realizzato con la matita Contè, ubbidisce alle nuove regole puntiniste.
Realizza disegni su cartoncino o carta ruvida, materiali che tendono a sfumare e
sgranare naturalmente il segno.

UNA BAIGNADE A ASNIERES

Degli uomini, per la maggior parte ritratti di profilo, prendono il sole sulle rive
erbose della Senna o fanno il bagno immersi nelle sue acque azzurre. Chi disteso su
un fianco, chi seduto con le braccia alle ginocchia, chi in canottiera, chi a torso nudo,
sono tutti rivolti verso destra, tranne un bambino che guarda l’acqua. Un cagnolino
scodinzola dietro il padrone, una canoa spunta da destra e un traghettatore si dirige
verso la sponda opposta. Se il tema e la tecnica impiegata sono ancora
impressionisti, non si può dire lo stesso dei puntini azzurri e arancioni sul cappello
del bambino, né i puntini gialli nell’acqua attorno al cappellino etc. I personaggi di
Seurat risentono delle pose statiche di Pierre Puvis de Chavannes e dell’immobilità
delle figure di Piero della Francesca.
UNA DIMANCHE APRES MIDI

Il dipinto richiese quasi 2 anni di lavoro e il soggetto è ancora una volta


impressionista: il divertimento borghese. Uomini e donne passeggiano da soli o in
coppia, una donna pesca, un uomo suona la tromba etc. Fra tutti spicca una coppia a
destra: l’uomo con il cappello a cilindro, il bastone e un fiore all’occhiello cammina
tenendo un sigaro in mano; la signora si ripara dal sole con un ombrellino e tiene al
guinzaglio una scimmietta. Su tutta la tela dominano una strana sensazione di calma
e di assoluto silenzio. I loro rapporti reciproci sono ben studiati e calcolati: ad
esempio l’asse di simmetria centrale è dato dalla donna che regge l’ombrellino
arancione, mentre gli assi delle due porzioni di destra e di sinistra sono individuati
dal fusto dell’albero e dal drappo che pende dal braccio dell’uomo con il cappello a
cilindro.

GAUGIN
L’ONDA

Tra le forme artistiche alle quali il pittore fu sensibile è certamente la pittura


giapponese, ne è un esempio L’onda. La schiuma bianca e sfrangiata che lambisce gli
scogli è orlata da una sottile linea scura, mentre ampie curve disegnano i movimenti
dell’acqua tra gli scogli e la battigia. Tuttavia la spiaggia è rossa e l’acqua gialla e
verde: colori sicuramente non naturali. È proprio questa visione antinaturalistica una
delle caratteristiche di Gaugin, che riproduce la realtà come intimamente la sente.

IL CRISTO GIALLO

Dall’amico Bernard, Gaugin apprende il cloisonnisme, la tecnica consistente nel


contornare le figure con una linea nera e riempire lo spazio con i colori. Questo
dipinto raffigura delle donne bretoni inginocchiate sotto uno dei tanti crocifissi in
legno che ci sono nelle frazioni rurali della Bretagna. Le colline sono gialle, gli alberi
di un rosso vivo, il Cristo è totalmente giallo. Assieme all’antinaturalismo e la tecnica
del cloisonnisme, è importante ancora l’essenzialità del paesaggio e delle figure
sintetiche. Sintetismo infatti è il termine che il pittore affiancò all’Impressionismo.

AHA OE FEII ?

Il soggetto è ritratto da un fatto a cui Gaugin aveva assistito. Sulla sabbia rosa, nei
pressi dell’acqua, due fanciulle si riposano. L’una è distesa supina in pieno sole,
l’altra, quasi completamente in ombra, è appoggiata sul braccio destro. Essa ricorda
i profili delle divinità greche con la ghirlanda di fiori e i capelli legati dietro la nuca.
Compositivamente sono l’una il rovescia dell’altra e, mentre la fanciulla in primo
piano si struttura lungo l’asse della tela, l’altra giace lungo la diagonale della metà di
destra.

DA DOVE VENIAMO? CHI SIAMO? DOVE ANDIAMO?

Poco prima di un tentativo di suicidio, Gaugin stava lavorando ad una tela di grandi
dimensioni. Si trattava di un dipinto più esteso in lunghezza che in altezza. I bordi
superiori recano la firma e la data d’esecuzione, mentre a sinistra il titolo. Infatti
l’intenzione era quella di farla sembrare un affresco con gli angoli rovinati. In una
radura vi sono 12 persone, 6 animali e la statua di una divinità. I personaggi sono
disposti secondo uno schema a doppia piramide in sequenza. L’ambiente circostante
è costituito da alberi dai tronchi e rami azzurri e una linea blu segna l’orizzonte in
lontananza. Alcuni significati risultano evidenti: la morte, la nascita e la vita
rappresentate rispettivamente da una vecchia, da un bambino e da delle giovani
donne. Il titolo sta a significare: perché esistiamo e qual è il fine della nostra vita ?
forse è questo di cui stanno parlando le due figure in rosso porpora in secondo
piano. Un’ultima figura in primo piano, un uomo, l’unico della tela ed il più
illuminato, coglie dall’albero un frutto, simbolo della parte migliore dell’esistenza.

VAN GOGH
MANGIATORI DI PATATE

All’interno di una poverissima cucina, cinque contadini stanno consumando il loro


pasto serale a base di patate e caffè nero, immersi in un’oscurità appena rischiarata
dal lume di una lampada a petrolio appesa al soffitto. Le loro masi nodose che hanno
vangato il terreno, seminato e raccolto le loro stesse patate, i loro volti scavati dalla
fatica sono gli elementi essenziali del dipinto. Dell’abitazione si intravedono un
mobile in basso a destra, su cui è appoggiata una teiera, delle stoviglie di legno su
una mensola, al di sopra della donna che versa il caffè, una stampa raffigurante una
crocifissione a sinistra, un orologio appeso al muro e delle finestre. I colori terrosi
che si limitano all’ocra e al marrone, danno quasi l’impressione di un dipinto
monocromo.

In questo dipinto possiamo definirlo anche come un autoritratto del carattere di van
gogh: gli occhi tristi, inquieti, le labbra serrate fanno trasparire l’inquietudine e
instabile carattere del poeta.
VEDUTA DI ARLES

Lo schema prospettico del dipinto è tale da avere un orizzonte alto e il punto di fuga
a sinistra, all’esterno della tela. Ai giaggioli violacei in primo piano fanno da
contrappunto i gialli ranuncoli. In tal modo l’accostamento dei complementari esalta
la luminosità. Lo stesso effetto è cercato dal rosso dei tetti delle case in fondo, con il
verde degli alberi e degli orti. Il cielo è dato dalla sovrapposizione del celeste, del
verde acqua e del violetto. Infine gli alberi in secondo piano contribuiscono a cucire
terra e cielo in una visione calma e unitaria.

LA CAMERA DI VAN GOGH AD ARLES

All’essenzialità delle stampe giapponesi si ispira questa tela, di cui furono eseguite 3
copie. In una lettera indirizzata a Gaugin, scrisse che di bianco c’era solo la piccola
nota dello specchio con la cornice nera. Per Vincent la vista del quadro deve riposare
la testa, o piuttosto l’immaginazione. L’opera è organizzata prospetticamente: è
possibile infatti individuare il punto di fuga e l’orizzonte alto. L’assenza di figure
umane non comporta che la stanza sia vuota o inanimata, anzi sembra parlante. Ci
sono gli ideali artistici di Van Gogh, i suoi vestiti appesi, i suoi occhi che vedono la
camera sistemata con cura, un suo autoritratto che veglia sul letto rifatto e sulla
sedia che funge da comodino.

NOTTE STELLATA

Notte stellata è un’opera che si coglie con immediatezza, apparentemente semplice


ma di natura assai profonda. In primo piano l’artista ha dipinto un alto cipresso. In
una piccola valle si adagia un paesino, dominato da un campanile. A destra sono
presenti degli ulivi, le cui chiome si uniscono quasi a formare una barriera. Sul fondo
le colline tagliano la tela diagonalmente, cosicchè la maggior parte della superficie è
occupata dalla luna e dal cielo. Il cipresso è simbolo di infinito, di tensione verso il
cielo. Le colline non hanno più il rassicurante aspetto di rilievi pettinati dal vento, ma
sembrano acque minacciose, di cui le curve degli ulivi sono le frange più avanzate e
ribollenti. E il cielo pare percorso da pericolose palle di fuoco.

CAMPO DI GRANO CON VOLO DI CORVI