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CLASSICISMO

FASI DEL CLASSICISMO

La storia della genesi del classicismo si può dividere in due fasi: la prima che va dagli inizi del Settecento fino agli anni
settanta (comprende sia lo stile galante che lo stile della sensibilità); la seconda fase è quella in cui il classico
raggiunge la sua pienezza (viene sviluppato il linguaggio universale con cui i compositori possono dare forma alle loro
idee).

Le forme elementari dello stile vengono plasmate tutte nella prima fase mentre nella seconda fase si sono sviluppate
ulteriormente. La seconda fase viene definito stile classico viennese per due ragioni: perché i suoi principali
esponenti furono attivi Vienna e perché nello stile classico è passato uno specifico elemento viennese o austriaco
(Haydn, Brahms ecc.). lo stile galante, invece, viene considerato un epilogo del barocco come il rococò nelle arti
figurative, soprattutto nella fase della sensibilità. Lo stile galante si pone al di là dello spartiacque che separa il nuovo
dal vecchio periodo, e il sentimento fondamentale su cui poggia è più classico che barocco. Prima di arrivare al
Classicismo nella sua pienezza, lo stile galante passa prima attraverso la fase della sensibilità e poi verso lo Sturm und
drang. Questi stili non sono opposti allo stile galante, mentre il classicismo delle arti figurative è opposto al rococò.
Infatti, tentare una differenziazione tra stile galante, stile della sensibilità e sturm und drang non è possibile.

RITMO

L’origine del ritmo risale alla musica di danza, di marcia e al Lied.

Il segno più evidente della svolta stilistica è la novità dei rapporti ritmico-metrici nella musica della prima fase
classica. La norma fondamentale dell’età classico-romantica è la norma del metro periodico e del ritmo differenziato:
il tardo barocco non conosce strutture periodiche regolari ricorrenti, che sono evitati in tutte le forme e i generi
impegnativi; è più facile trovarli nelle danze, ma anche qui i compositori tendono a dissimulare la regolarità, ad
ampliare i periodi per mezzo di estensioni melodiche e a porre in maniera irregolare cadenze. In tutte le suite e i
tempi di concerti di Bach o Handel si trova la conferma: laddove si tratta di vera danza danzata la semplicità
periodica assume maggior rilievo.

Per i compositori tardo-barocchi uno strumento molto importante per dissimulare la struttura periodica è
rappresentato dal ritmo, che di norma scorre uniforme attraverso un pezzo, così da rendere più difficile
l’orientamento all’ascoltatore.

Nella prima età classica la composizione è del tutto diversa (assume a modello la danza e la canzone popolare) e mira
alla scoperta evidenza di una periodicità di otto battute. Il minuetto dell’epoca classica è spesso una danza popolare,
e a volte quasi un valzer.

Il periodo viene suddiviso in motivi di quattro e due battute, ma le cose non si fermarono a questa struttura
primitiva, infatti nel pieno classico la struttura periodica diventa più complessa. Haydn e Mozart scrivono spesso
periodi apparentemente di otto battute ma costruiti in modo irregolare, ed è proprio in questa apparente regolarità
che risiede l’effetto di vivacità delle loro composizioni. La periodicità di Beethoven è spesso irregolare, infatti lui
cerca di celare una struttura periodica chiara e fluida attraverso la sua stessa frammentazione, e si serve del ritmo
continuo. Questo rifiuto della struttura periodica è il principale motivo che rese così difficile ai suoi contemporanei
comprendere la sua opera, infatti Beethoven tende più al romanticismo che al classicismo. I principali compositori
classici, infatti, sono propensi all’utilizzo del periodo di otto battute.

Se con il periodo di otto battute era stato trovato un principio costruttivo fondamentale, il ritmo poteva essere
differenziato in infinite variazioni senza minacciare la comprensibilità, diventando così nell’età classica il principale
veicolo dell’espressione. Nel primo periodo classico, in particolare, domina la tendenza verso i ritmi spezzati (puntati,
sincopi, rubati ecc.), e certi modi di alternare duine e terzine e le cadenze diventano addirittura di moda. Se il tardo
barocco faceva partecipare tutte le voci superiori all’uniformità del ritmo e faceva progredire i bassi in modo
uniforme, con il classicismo i bassi si limitano alla funzione di mettere in rilievo la battuta e la forma di movimento,
mentre le voci superiori hanno un ritmo variabile. I compositori italiani propendono per un ritmo brioso, i francesi
per uno misurato e gli austriaci e i boemi per movimenti come di danza. Nel classico pieno l’indipendenza delle voci
aumenta con lo sviluppo dello stile ricamato, e perde la sua grande mobilità diventando più naturale e semplice. Il
ritmo di Beethoven è talvolta impacciato e virtuosistico, talvolta eccitato e sfrenato. Su questo i primi romantici
tornano a una maggiore semplicità, mentre i tardo-romantici si riallacciano ai ritmi turbolenti e appassionati di
Beethoven. Il ritmo nella piena epoca classica diventa un elemento della composizione che rende possibile
l’affinamento dell’espressione. In esso si imprime l’originalità dell’autore in modo così caratteristico che un m ritmico
non può essere riutilizzato da altri, conferendo all’opera un carattere unico e irripetibile.

TEMPO

Nella musica del tardo barocco le indicazioni di tempo erano rare, e quando erano presenti indicavano deviazioni
dalla norma. Con l’avvento del nuovo periodo classico le indicazioni di tempo diventano la regola. Se nella prima fase
classica predominano ancora i tempi moderati, nel classico pieno vengono preferiti tempi contrastanti tra loro, quasi
estremi, prediletti da Beethoven. I movimenti del tardo barocco consentono un ampia gamma di oscillazioni nella
scelta del tempo, mentre quelli del periodo classico risentono soprattutto dei tempi “sbagliati”. I movimenti di Haydn
possono essere addirittura distorti da un’erronea scelta del tempo, invece Beethoven mette indicazioni temporali
molto precise imponendo all’esecutore un preciso tempo. Le opere di Mozart (soprattutto le ultime) sono le più
difficili infatti il minimo errore nella scelta di un tempo può completamente deformare un movimento. Questa
diversità di scelte di tempo che cambia a seconda del compositore porterà poi al romanticismo.

ARMONIA E TONALITA’

Nel primo periodo classico la semplicità della tonalità, così come quella del metro e delle strutture era una
componente del linguaggio universale. Qui, in contrasto con il barocco, è la forte predilezione per il maggiore, infatti
i pezzi in minore rappresentano un’eccezione. Nella transizione al pieno stile classico la gamma dei toni si amplia in
modo significativo. Nel pieno stile classico anche il potenziale delle modulazioni si accresce. Soprattutto nelle tarde
opere di Mozart sono presenti modulazioni molto audaci. Beethoven, invece, in un primo momento era spaventato
da queste modulazioni mentre successivamente compaiono in maniera abbondante.

Nel primo periodo classico l’armonia della composizione si basa soprattutto sulle funzioni fondamentali di tonica,
dominante e sottodominante, e i compositori del primo stile classico sono molto discreti nell’impiego dei mezzi
armonici. E’ proprio questo che fa risultare Bach così lontano da questo periodo: la sua audace armonia è molto ricca
di dissonanze, risultando rispondente alle necessità dei romantici. In questo periodo si sviluppa il sistema di Rameau,
basato sulle triadi, e i toni semplici vengono più usati rispetto a quelli lontani, proprio perché a una determinata
tonalità corrisponde un determinato sentimento. I mutamenti di sentimento vengono espressi dall’uso di cromatismi
e cadenze. Haydn fa uso, nel suo tardo periodo, di intensificazioni e complicazioni armoniche. Mozart fa uso di effetti
cromatici e dissonanti e ha una predilezione per i toni inconsueti e le modulazioni inattese; sono propri di Mozart i
cosiddetti “rannuvolamenti”, che conferiscono alle sue tarde composizioni il fascino romantico. Per quanto riguarda
Beethoven si deve distinguere tra periodo giovanile, nel quale l’armonia è più semplice e lineare, e il periodo delle
tarde composizioni, in cui l’armonia è spesso irregolare e discontinua. Nel romanticismo l’armonia si evolve con il
sempre più frequente uso di modulazioni e tonalità particolari. Nella fase tardo romantica, in particolare, soprattutto
grazie a Strauss, si sviluppa la politonalità.

CICLO DEI MOVIMENTI

Il tardo barocco conosce due diverse possibilità di disposizione dei movimenti all’interno di un’opera ciclica: questi
possono essere tutti nello stesso tono oppure passare tramite i toni vicini. Nell’età classica, invece i cicli di variazioni
si attengono, fino al primo Beethoven, all’unità tonale, ma poi assumono una grande e irregolare varietà. Haydn fa
uso di contrasti tonali sorprendenti, Beethoven fa uso di contrasti tra toni distanti, mentre Mozart è più moderato
nell’organizzare tonalmente i suoi movimenti.

SEZIONI DEI MOVIMENTI

Nel tardo barocco quello che conta è l’unità di tono all’interno di un movimento, nel primo stile classico questo
principio si incomincia a dissolvere, infatti compaiono nel movimento classico numerose unità melodiche
indipendenti le une dalle altre. Vengono introdotte di preferenza in piani tonali, che sonno differenti nel tono
dominante ma affini ad esso. Nei pezzi classici-romantici l’effetto di energia è dato dal contrasto di tali superfici
tonali, e lo stile di quest’epoca si distingue per una ritmica molto differenziata su una struttura periodica scorrevole
attraverso aree tonali contrastanti. Solo nel classico pieno si arriva a un impiego regolato della tonalità fra i
movimenti.

MOTIVO, TEMA ED ELABORAZIONE TEMATICA

La componente più essenziale della musica classico-romantica vive della melodia, che è l’elemento di massimo
valore e di più alta originalità. La differenza tra la musica di questo periodo e quella precedente è che quella
precedente si avvale di un cantus prius factus, oppure di certe formule chiamate figurae, mentre l’elaborazione della
melodia nel periodo classico è stata elaborata poco a poco. Bach e Handel furono sublimi inventori di melodie che
piacquero molto in età romantica.

L’origine della melodia classica è data dall’influenza dell’opera italiana e della musica popolare.

Caratteristica della melodia della prima fase classica è che è basata su un linguaggio stereotipato, ed è articolata in
piccoli segmenti ed è presente il corto respiro, inoltre segue fedelmente la struttura metrica del periodo di otto
battute. Più avanti il corto respiro viene superato e nella fase della sensibilità nella melodia, basata più sul Lied che
sull’aria, risiede un maggior contenuto espressivo. Nella piena età classica (1770) la melodia diventa prettamente
individuale e varia a seconda del compositore. In particolare si formano diversi motivi che si uniscono a formare un
tema. Questi temi nell’età barocca possono essere scomposti in motivi, ma dalla loro sintesi non nasce l’interezza
ricca di tensione e diversità, che invece ritroviamo nell’età classica.

La struttura del periodo metrico è di 8 battute, suddivise in gruppi. Motivo = minima unità melodica

Tema = unione di motivi nel periodo

I temi di Mozart sono a carattere chiuso, mentre quelli di Haydn risultano aperti, infatti i motivi non si completano
l’uno con l’altro armonicamente. Mozart sceglie temi articolati in molte sezioni e ricchi di contrasti, mentre
Beethoven fa uso di ogni possibilità.

Molto importane all’interno di un tema è l’equilibrio interno, realizzato attraversi ripetizione e analogia; un’altra
caratteristica è una tensione interna data da contrasti in uno spazio limitato.

Nell’età classica il periodo musicale non oltrepassa i suoi confini ma arriva al limite di questi (tarde opere di Mozart),
mentre Schubert usa temi complessi nei quali sono presenti più gruppi tematici.

Beethoven crea nel periodo giovanile temi periodici omogenei, ma più tardi sceglie figure tematiche aforisticamente
abbreviate. Proprio per questo i temi di Beethoven rispondono meno ai canoni classici rispetto a quelli di Schubert.
Una caratteristica dei motivi classici è la capacità di subire modifiche ed essere ancora riconoscibile (es. quinta
sinfonia di Beethoven). Allo stesso modo il tema deve essere capace di trasformarsi e di scindersi nei suoi motivi.

Molto importante è l’economia tematica, infatti non i multa ma il multum è importante nello stile del classico pieno.
I mezzi per eseguire un tema sono la tessitura, lo sviluppo e la combinazione, infatti il materiale sul quale si lavora
viene prima tessuto, poi sviluppato e infine combinato in modo da creare motivi intrecciati tra loro. La distinzione tra
tessitura, sviluppo e combinazione né una distinzione però solamente teorica, infatti nella pratica ci sono molte più
sfumature. Nel periodo classico l’artista diviene così protagonista che dà forma all’umano traendola dalla sua propria
esperienza.

I GENERI

Si esclude la danza; resistono i minuetti che vengono dotati di un trio e si trasformano nello Scherzo.