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GABRIELE D’ANNUNZIO

Gabriele D’annunzio è uno dei pochi scrittori italiani del Novecento ad avere fama europea.
Raffinato cultore dell’estetismo, può essere considerato uno dei più noti esponenti del
Decadentismo internazionale. Il suo stesso panismo (=la tendenza cioè a identificarsi
vitalisticamente con la totalità della natura, la quale in D’annunzio è una natura travolgente,
vitalistica) non è che un aspetto del Simbolismo decadente che cerca segrete corrispondenze tra
l’uomo e la natura. D’annunzio avrà quindi un’eco più grande in Europa: era un narciso, amava
destare scandalo, amava le donne e le abbandonava. Anche la sua vita è stata un’opera d’arte:
voleva scandalizzare, stupire, provocare (aveva nel giardino un sommergibile).
Nasce in Abruzzo a Pescara, una terra non molto movimentata e conosciuta→la letteratura italiana
si diversifica in vari luoghi della penisola, non abbiamo solo Roma e Milano ma anche la provincia.
Il legame con la sua terra sarà sempre molto forte. Questa terra suscita in lui sentimenti ancestrali
(ancestrale: è il nostro intimo più irrazionale, inconscio, biologico, difendere la propria famiglia
quasi in modo animalesco e eliminando la famiglia vicina) e primitivi: è una terra di pastori,
contadini, di modi di vita un po’ selvaggi. Erano ancora molto legati a certi riti anche un po’
inquietanti, medievali. Questo modo di vivere D’annunzio lo porta dentro di sé.
D’annunzio compie gli studi liceali a Prato e dopo si trasferisce a Roma, dove diventa collaboratore
di alcuni periodici in veste di giornalista letterario e di cronista mondano dell’aristocrazia.
Non ha fatto altro che scrivere, non aveva altri lavori ma supera tutte le altre voci poetiche
dell’epoca (es Verga, Pascoli che sarà apprezzato in Italia ma D’annunzio sarà famoso in tutta
Europa, riuscì a suscitare l’interesse anche degli aristocratici, spesso veniva invitato nei salotti
mondani).
Ebbe un legame con Eleonora Duse, un’attrice che fu sua amante. Lui si stufa e la abbandona ma le
compra una villa a Firenze detta “la Cappoccina” e la relega lì, in attesa che D’annunzio torni.
Ha cercato di esaltare al massimo i suoi sensi, il suo narcisismo. Va alla ricerca del bello assoluto
ma anche in questa ricerca continua del bello c’è molta malinconia, solitudine, inquietudine. Il bello
neoclassico (quello di Foscolo) dava pace, armonia, serenità, era raggiungibile; ora il bello è ciò che
può meravigliare, stupire ed è in realtà irraggiungibile. Questa bellezza, a furia di seguirla, ti
sfinisce, ti inquieta perché non la raggiungi mai. È una ricerca continua che ti lascia insoddisfatto ed
è qualcosa di estenuante→D’Annunzio non trova la pace.
Decadentismo di Pascoli: si chiude nel proprio Io, all’interno del nido.
La poesia di D’annunzio è aulente (=profumata): va a citare piante esotiche come ginepro, orchidee.
Compie le 3 imprese da solo durante la Prima guerra mondiale perché voleva emergere, come
l’Impresa di Fiume. Dopo essere costretto ad abbandonare le truppe governative, si ritira fino alla
sua morte (1938) a Gardone Riviera (sul lago di Garda) in una villa detta “il Vittoriale degli
Italiani”, una sorta di museo dedicato a se stesso.
D’annunzio fu nazionalista ma non fu propriamente fascista, avrebbe voluto vedere un riscatto
dell’Italia, l’Italia vincente. Avrà un rapporto contraddittorio con Mussolini, lo criticherà in una
lettera perché D’annunzio non avrebbe mai accettato che qualcuno gli rubasse la scena e lo
manipolasse, voleva fare tutto da sé. Spaccatura con Mussolini avverrà nel momento in cui si forma
l’intesa tra Mussolini e Hitler perché D’annunzio capisce che Mussolini si farà schiacciare da Hitler,
Mussolini ha perso la sua unicità.
Disse che non ci sono libri buoni o cattivi: solo libri scritti bene o scritti male.
Con D’annunzio non si parla più di fede né di visione escatologica. Solo visione laica.

CONFRONTO TRA VERGA E D’ANNUNZIO (sono contemporanei)


VERGA: usa artificio della regressione, modo di parlare della gente del posto.
D’ANNUNZIO: parla di profumi, di erotismo, sa essere seduttivo nelle sue opere.
Capacità di verseggiare: i suoi versi hanno un impatto più forte, porta i sensi all’estremo.
Stile kitsch: se una casa è definita tale vuol dire che è “piena di cianfrusaglie”, spesso questi oggetti
non sono nemmeno autentici. La casa di D’annunzio era kitsch, con un arredamento molto pesante.
Lo fa apposta: studia questo modo di essere eccessivo, esagerato, trasgressivo ma è sempre
manifestazione di una inquietudine interiore: D’annunzio sarà sempre inquieto. Per essere unico (lui
disprezza le masse, è anti-populista).

ALCYONE
Alcyone è n libro che fa parte del ciclo poematico “Laudi del cielo della terra del mare e degli
eroi”, nel quale fanno parte anche “Maia” ed “Elettra”.

NOVELLE DELLA PESCARE


Qui compare legame forte con la sua terra. Descrive ambienti primitivi, rurali, brutali, animaleschi.
D’annunzio va ad indagare gli istinti della popolazione della sua terra.
Ha un legame con novelle rusticane di Verga: ci sono descrizioni della natura selvaggia abruzzese
dai forti profumi, pastori solitari ma aggiunge descrizioni di atteggiamenti dell’Io biologico molto
aggressivo (ad esempio in una novella si parla della tradizione sessista e crudele secondo la quale la
mattina dopo la prima notte di nozze il marito doveva esporre al balcone il lenzuolo sporco di
sangue a dimostrare che la moglie era vergine). Si tratta di comunità tribali, primitive, dove
vigevano dei riti un po’ medievali e raccapriccianti.

TRILOGIA DEGLI ASSASSINI


Trilogia formata da “Il piacere”, “Il trionfo della morte” e “L’innocente”
Il piacere
Il piacere è il primo romanzo di D’annunzio. Protagonista del romanzo è Andrea Sperelli, alter ego
dell’autore ed erore dell’estetismo. Per Andrea l’arte è il valore assolto: la vita stessa viene
concepita come arte e “l’arte per l’arte” non è solo un programma estetico ma anche uno stile di
vita. Andrea fa di Roma il teatro della propria affermazione sociale e della propria ricerca di
raffinatezza. La Roma alla quale egli guarda non è quella classica, ma la Roma barocca dei papi e
della nobiltà perché il bello non è quello armonioso, ma è quello che ti stupisce. Andrea prova del
rimpianto per Elena Muti, un’amante la cui bellezza e la cui forte personalità hanno
eccezionalmente turbato il protagonista, che ha interrotto la relazione con lei per un’improvvisa
fuga della donna da Roma. La pace viene poi turbata dall’arrivo di un’amica della cugina, Maria
Ferres, con la quale poco a poco Andrea stabilisce un’intimità affettuosa, che diviene un vero e
proprio rapporto d’amore dopo il ritorno dei due a Roma. L’ambivalenza verso le due donne e verso
le due situazioni lo spinge infine a pronunciare il nome di Elena mentre è abbracciato a Maria, così
la donna lo lascia. La conclusione del romanzo registra il fallimento del protagonista e del suo
progetto di esteta (→Sperelli è un perdente, un inetto).

LE AVANGUARDIE (intro a p 418)


Il primo Novecento è il periodo delle avanguardie che si succedono dai primi anni del secolo sino
alla seconda metà degli anni Venti.
Caratteri comuni della cultura delle avanguardie:
- opposizione al Naturalismo e al Decadentismo: all’arte come visione soggettiva ed espressione
dell’inconscio
- opposizione all’arte come attività di gruppo. L’arte diventa ora attività totale, che rifiuta di
considerarsi attività “separata”

CREPUSCOLARISMO
Fu solo movimento poetico quindi non si diffuse molto.
Termine latino ripreso dall’ambito militare: erano le prime file che sfondavano l’esercito nemico.
Si sviluppano durante i primi decenni del 1800 in campo artistico. In campo letterario si tratta di
movimenti di opposizione e novità.

In Italia abbiamo il “crepuscolarismo”: poesia malinconica, ripiegata su di sé, toni intimi, che
predilige la provincia. È una poesia che va a riprendere Pascoli.
Il crepuscolarismo è anti-d’annunziano: è contro l’enfasi e la retorica.
Uno dei crepuscolari è Gozzano.
Nel crepuscolarismo non troviamo ideali ma solo il “giocare” e il fingere.

GOZZANO
Predilige la provincia, dei luoghi più anonimi, anche se era nato a Torino (nel 1883). Muore di tisi
nel 1916.
Gozzano è diverso da D’annunzio (=esteta, mondano, aristocratico, descrive la Roma barocca):
non frequenta i salotti e con gozz emerge la vita semplice.
Obiettivo: evidenziare il modo di vivere inetto.
Gozzano è anche prosaico (mentre D’annunzio è poetico): ha un modo di scrivere più colloquiale e
informale, da piccolo borghese----------quindi lui è antiformale e antiretorico. Un esempio di tutto
questo è il “poème en prose”: scrivere in poesia delle piccole novelle.
Gozzano utilizza l’ironia: tutto ciò che è D’annunziano viene visto in maniera ironica.
Anche il kitch è presente: oggetti messi uno di fianco all’altro senza un ordine.

Qui il poeta non è più un poeta vate (guida del popolo, poeta che si focalizza su il vero,
l’interessante, l’utile). Nei suoi poème en prose (come “La signorina Felicita ovvero la felicità” p
717) descrive una donna brutta, una zitella. Vuole descrivere la femme fatale descritta da
D’annunzio.
Altro protagonista de “La sig.na Felicita” è l’avvocato che corrisponde all’alter ego di Gozzano:
cambia la sua maschera a seconda che si trovi in campagna o città.
(in campagna non ci sono più i profumi di fiori ma profumi semplici, come l’aglio che ritroviamo in
cucina)
L’avvocato gioca anche con i sentimenti della zitella: finge di amarla ma allo
stesso tempo di non poterla sposare dato che è malato e quindi la lascerebbe
vedova-----quindi è un uomo falso, che non ha nemmeno il coraggio di dirle che
non la vuole.

IL FUTURISMO p726
È un’avanguardia che a differenza del crepuscolarismo comprende anche l’ambito artistico. La sua
peculiarità è che fu un’avanguardia prettamente italiana e russa. Infatti non si diffuse in altri paesi
europei (→come il crepuscolarismo, ma quest’ultimo era solo un movimento poetico legato a
Pascoli). Il fondatore è Filippo Tommaso Marinetti, ma non fu l’unico. Si sviluppa nei primi anni
del 1900 (anni di grande fervore culturale) e dura fino a dopo la prima guerra mondiale.
Novità:
- rompe definitivamente con la tradizione → propone temi innovativi e moderni, abolisce qualsiasi
rapporto con la tradizione
- propone temi provocatori, irriverenti
- esalta le innovazioni tecnologiche del periodo (auto, velocità, treno → tutto ciò che aveva a che
fare con il progresso)
- riprende alcuni concetti di d’Annunzio (→superuomo, forza, coraggio, vitalità)
- dal punto di vista letterario introduce delle novità singolari. I futuristi ritengono che non sia più
necessario scrivere in maniera orizzontale, ma si può scrivere ad elica, in piramide, con simboli
→“parole in libertà”
Il futurismo fu un movimento misogino → disprezzava le donne → pensava che le donne andassero
a indebolire la virilità dell’uomo alfa.
Marinetti, a differenza di d’Annunzio, rimarrà fascista per tutta la vita e aderisce anche alla
Repubblica sociale. Pubblicò il “Manifesto del Futurismo”.
Palazzeschi fu un poeta che ondeggiò tra crepuscolarismo e futurismo→toccava i temi di entrambe
le avanguardie→volevano sperimentare.
Le tendenze crepuscolari presenti nel primo Palazzeschi sono evidenti nel tono semplice e ingenuo
e nel rifiuti della tradizionale identità di poeta-vate→ infatti lui vuole divertirsi con le parole.
Se in Corazzini c’era il bambino che piange, i temi della mattia e della morte, in Palazzeschi c’è il
bambino che gioca e domina un’atmosfera vitale e gioiosamente infantile → esaltava il loro aspetto
giocoso e infantile.
La classe dominante che aveva assunto anche il potere economico era la borghesia, la quale era
diventata la classe sociale contro cui ribellarsi.
Il poeta si identifica con il clown e il saltimbanco che incarnavano l’atteggiamento anarchico e
provocatorio, il quale corrisponde a una sfida verso l’ipocrita convenzionalismo borghese e al
recupero della dimensione giocosa e trasgressiva dell’arte.

p.421-728-729

Il primo Novecento è il periodo delle avanguardie, le quali si succedono dai primi anni del secolo
sino alla seconda metà degli anni Venti.

ESPRESSIONISMO
Movimento figurativo tedesco. Nasce nel Novecento nell’ambito della pittura. In esso le gerarchie e
le proporzioni non vengono rispettate. I temi dominanti sono quella della città mostruosa e
tentacolare, della civiltà delle macchine sentita come caos convulso oppure come agghiacciante
geometria, dell'angoscia che si esprime direttamente nel “grido” espressionista oppure nella visione
drogata e allucinata.
Predomina la paratassi → periodi secchi, brevi, nervosi e spesso nominali.

MODERNISMO
In Italia si ha Svevo che ha dei rapporti stretti con James Joyce, il quale veniva spesso a Trieste. Gli
artisti hanno abbandonato la fabula e prediligono la dimensione interiore. La cultura modernista
trasporta in letteratura epistemologica apportata in campo filosofica da Nietzche e Freud.
Gli autori modernisti si attengono ad alcuni principi comuni:
- il rinnovamento del consolidato repertorio tematico, narrativo o poetico, ottocentesco
- una mutata percezione dei concetti di tempo e di spazio
- l’utilizzazione insistente dei procedimenti e della simbologia psicoanalitica, entrati con forza dopo
gli studi di Freud nell’immaginario culturale
- l’insistente presenza di molteplici punti di vista e prospettive
- la caratterizzazione di personaggi lontanissimi dall’integrità dell’eroe tradizionale: i protagonisti
della letteratura modernista rappresentano l’uomo del Novecento colto nella sua mediocrità e nel
suo senso di frustrazione e di inettitudine nei confronti della realtà
- la ricerca di nuove strategie comunicative

UNGARETTI
È caratterizzato da una vicenda biografica e famigliare particolare perché è figlio di emigrati: i
genitori, originari di Lucca, vanno ad Alessandria d’Egitto che è dove Ungaretti è nato. Quindi
Ungaretti vive e cresce nella cultura araba. A Parigi incontra e sposa Jeanne Dupoix, dalla quale ha
due figli: Ninon e Antonietto (che nasce nel 1930 e muore nel 1939→ grande impatto su Ungaretti
che poi scrive le poesie “Il dolore”). Vive anche in Brasile dove insegna Lingua e letteratura italiana
all’università. Ungaretti si converte poi ad una fede religiosa e parla dell’aldilà sopratutto dopo la
morte della madre. Scrive una poesia “I fiumi” in un momento di sosta dalla guerra in cui narra la
sua vita grazie ai fiumi.
Nilo =fiume della sua nascita
Senna =fiume della cultura e della Parigi trasgressiva
Serchio =fiume delle sue radici
Isonzo=fiume della prima guerra mondiale
Si reca a Parigi che era la città delle avanguardie e qui viene a contatto con queste avanguardie.
Porta con sé questo suo amico arabo che cambia poi nome in Marcel. Ungaretti si sentirà sempre un
deraciné ovvero sradicato perché ha sempre sentito parlare dell’Italia ma era lontano dalla sua terra.
Ungaretti e il suo amico arabo vanno a vivere in un quartiere di Parigi modesto e mentre Ungaretti
riesce ad inserirsi nell’ambiente europeo, il suo amico non riesce ad adattarsi e si suicida. Questo
suicidio va ad avere un grande impatti sul poeta.
Ungaretti, allo scoppio della prima guerra mondiale e avendo il desiderio di sentirsi italiano e fare
qualcosa per il paese, parte volontario. Questa guerra sarà per lui traumatica.
È stato un poeta e anche un docente universitario. Ungaretti ha raccolto tutte le sue poesie, scritte in
tempi diversi, in una raccolta che si intitola “Vita di un uomo” che comprende:
1- le prime poesie, raccolte in “Il porto sepolto”.

* Alessandria d’Egitto si trovava sul mare, ma il Nilo (che trasporta molti detriti) ha mangiato il
mare fino a quando il porto della città sparì.
* Oltre a significare questo evento storico, fa riferimento al fatto che Ungaretti si sente un poema
palombaro→i palombari affondano negli abissi e cercano di portare resti in superficie che però non
sono niente rispetto al mistero per esempio di una civiltà che ora non c’è più→il poeta penetra negli
abissi dell’animo umano e torna a galla con qualche verso che disperde sapendo però che rimarrà
sempre un mistero→ impossibilità da parte del poeta di cogliere il mistero della vita umana
2- le poesie sulla guerra, raccolte in “Allegria di naufragi”

tema principale è la guerra. Partecipa per riscoprire la propria identità italiana ma scopre solo la sua
crudeltà. Vivendo la guerra si attacca sempre di più alla vita. Unanimismo=capacità di vedere la
guerra come una condizione che, invece di rendere nemici gli uomini, li unisce. Ungaretti non
esprime quindi parole di odio verso il nemico, ma ritiene che la guerra va a sottolineare
l’unanimismo (che è anche la condizione dei soldati in trincea).
3- le poesie presenti in “Sentimento del tempo”
Le caratteristiche della poesia di Ungaretti: è una poesia nominale, scarna, essenziale (come la
guerra che ti rende nudo, spoglio). I suoi versi li chiama “versicoli” (=piccoli versi) e sono stampati
su un foglio bianco distanziatati per sottolineare il contrasto tra la precarietà della vita umana e il
foglio bianco ovvero il vuoto della vita. Ungaretti dalla guerra ha imparato l’attaccamento alla vita:
vede tutti i soldati che erano coinvolti come dei fratelli. La guerra viene vista come l’evento tragico
e drammatico che ha annullato la vita di molti giovani. Ungaretti elimina la punteggiatura: non ci
sono virgole, punti, ma solo qualche enjambembent + pochi verbi (bastano le parole e le immagini).

P. 66-69-72-77-80-82-83-85

VOCIANESIMO
In questo periodo si incominciarono a pubblicare riviste tra cui “La Voce” che era di impegno
politico e sociale (→questioni economiche, del mezzogiorno, sulla scuola) che viene fondata nel
1908 da Giuseppe Prezzolini, nel 1912 cambia il direttore che diventa De Robertis con il quale
diventa una rivista prettamente letteraria.
I vociani riprendono i temi dei crepuscolari, di pascoli: temi molto intimi, alla base c’è l’esame di
coscienza → vanno ad analizzare in maniera molto intimo la loro anima/i loro sentimenti, temi
esistenziali, male di vivere, poesia antieloquente, poesie frammentarie, versi essenziali. I vociani
sono dunque antidannunziani. Poeti che parlano molto di sé. Esistenzialismo molto spiccato. Spesso
parlano in prima persona e partano dal loro vissuto che è antiretorico, antieloquente. Estraneità al
mondo. Frammentarietà: versi brevi molto essenziali, con poca punteggiatura (→simile ad
Ungaretti).

CAMILLO SBARBARO
Rappresentante più noto della rivista “La Voce”. Nasce nel 1888 in Liguria (S. Margherita Ligure).
Condusse una vita appartata, sostanzialmente estranea agli ambienti letterari, e solo raramente si
allontanò dalla Liguria. Fu studioso appassionato di licheni, dei quali divenne uno specialista a
livello internazionale. Anche Sbarbaro partecipò alla prima guerra mondiale (nelle file della Corce
Rossa) ma a differenza di Ungaretti non lasciò delle testimonianze. Vive dando lezioni di latino e
greco e facendo traduzioni. Si ritira poi a Spotorno e non si sposa. Muore a Savona nel 1967.
Sbarbaro nella sua poesia si sente un po' un “sonnambulo”→poco presente a sé stesso → distacco
della sua inerzia, inettitudine + poca volontà di vivere. Siamo in pieno decadimento. È quasi
infastidito con il contatto con gli altri uomini. Autobiografismo.

P. 733-735

PIRANDELLO p.517
Si ritorna al genere del romanzo. È un autore inserito nella crisi delle certezze. Nasce da una
famiglia borghese in Sicilia, vicino ad Agrigento (Caos). Caos è proprio la situazione che lui
rappresenta nelle sue opere + situazioni paradossali, quasi inverosimili (opposto all’ordine razionale
dell’Illuminismo). Le prime novelle sono ambientate in Sicilia ed è condizionato dal verismo e da
Verga. Sia il padre che la madre erano garibaldini→anche lui vive quello che aveva vissuto Verga
(es: arrivo in Sicilia di Garibaldi). Una delle prime produzioni letterarie si chiama “I vecchi e i
giovani” che fu risorgimentale. Si iscrive a Lettere all’università e poi decide di terminarla in
Germania. Dopo torna in Italia e si ferma a Roma. È il primo vero autore che, superata la fase
siciliana e verista, a Roma viene a contatto con quella classe burocrate/con il settore terziario.
Pirandello predilige la piccola-media borghesia.
Succede un fatto grave nella sua vita: aveva sposato una donna che era benestante. Il padre di
Pirandello, grazie anche alla nuora, compra una zolfatara, ma a causa di un allagamento la miniera
crolla e Pirandello va incontro ad una crisi finanziaria (tutti i loro averi erano stati investiti lì). La
moglie di Pirandello cade in una forte depressione e diventa quindi psicologicamente instabile e
Pirandello la richiude in un ospedale psichiatrico → Pirandello vive a stretto contatto con la follia.
Da quel momento, essendo lui in difficoltà economica, comincia un’attività letteraria e di scrittura
febbrile (=scrive in maniera incessante).
La sua produzione è conosciuta a livello europeo.
Quando arriva Mussolini, Pirandello si iscrive al partito fascista. Pirandello nelle sue opere non
scrive nulla che sia davvero aderente all’ideologia fascista, non fa altro che quasi frantumare la
famiglia (→uno dei capisaldi del fascismo era proprio la famiglia) + legittima l’adulterio. Mussolini
lo lasciò fare perché nel 1934 Pirandello vinse il Premio Nobel della letteratura e Mussolini si sentì
compiaciuto che un poeta italiano sotto la sua dittatura avesse vinto questo premio. Questa
iscrizione al fascismo gli permise di avere i teatri quasi tutti per lui (metteva in scena molte opere).
Scrive molte opere teatrali ed alcune di esse sono la rappresentazione scenica delle novelle.

Periodo di totale disorientamento e incertezze tanto che Pirandello parla in incapibilità→uomini non
si capiscono, parlano
Relativismo gnoseologico = Pirandello non ci da mai una verità che sia valida per tutti→ognuno
avrà la propria verità/apparenza→questo crea alienazione→l’uomo è estraneo a sé stesso,
indossiamo le maschere che ci mettono gli altri. Forse l’unica via di fuga dall’alienazione è la
follia→i personaggi si fingono folli per poter esprimere sé stesso (= per essere sano di mente devi
fingerti fuori di testa).
Pirandello introduce un nuovo concetto di umorismo→nelle sue novelle si ride amaramente.
Nell’opera “Umorismo” spiega cosa intende per umorismo. Se vediamo una vecchietta tutta
imbellettata (rossetto, vestiti da giovane), il primo istinto che ci viene è quello di ridere perché
questa vecchietta è il contrario di quello che dovrebbe essere l’abbigliamento. Ridiamo perché
avvertiamo il contrario. Poi però se in un secondo momento facciamo subentrare la riflessione, ecco
che forse pensando possiamo intuire che questa vecchia si è imbellettata così perché forse ha
accanto a sé un marito più giovane e fa così per tenerselo stretto. Passiamo dall’avvertimento del
contrario al sentimento del contrario. Proviamo per lei non più un senso del comico, ma proviamo
per lei un sorriso amaro. È la presa di coscienza per cui da una situazione che ci è apparsa grottesca,
dopo averci riflettuto, capiamo che quella vecchia sta soffrendo e magari sa di apparire ridicola ma
è un modo per tenersi stretta il marito giovane. Si prova pietà e compassione. Il nostro sorriso
quindi diventa amaro. Pirandello ci proporrà sempre delle situazioni grottesche e inverosimili, ma lo
fa per farci riflettere.
La forma e la vita. Pirandello si concentra molto sulle maschere. Sulle forme esteriori, sulle
apparenze e rivela tutti i conformismi della società. La forma è l’apparenza. Poi c’è la vita, la quale
è paragonata ad un fiume sotterraneo che improvvisamente irrompono in maniera istintiva e quella è
l’autenticità. Ma siccome è un gesto impetuoso, ti sconvolge. La forma e la vita sono due aspetti
presenti dentro di noi. La vita non si presenta in maniera trasparente, lucida, pulita, ma è un fiume
sotterraneo che scava nella personalità e dopo irrompe improvvisamente. C’è sempre questo scontro
che dà vita a situazioni grottesche perché non sai quando può uscire il fiume, ma è in quel momento
che una persona diventa sé stessa ma viene scambiata per pazza. Pirandello era dirompente in un
clima storico, culturale come quello del periodo fascista→denuncia le ipocrisie, i falsi rapporti, le
incapibilità.
Inanismo = incapacità di elaborare nuovi valori, di cambiare la situazione (i finali di Pirandello non
hanno mutato le situazioni; sono finali aperti, ognuno avrà la sua idea/posizione). I romanzi di
Pirandello non sono romanzi di formazione (il protagonista non si forma, non migliora, non
peggiora).
La commedia sociale resta senza spiegazione. I poeti fino a quel momento negano di essere poeti,
Pirandello toglie questa impossibilità di definirsi nella letteratura

L’ESCLUSA
Il primo vero romanzo si chiama “L’esclusa”. È la storia di una donna il cui marito scopre alcune
lettere di un corteggiatore e il marito, solo sulla base di un sospetto, caccia di casa la moglie
accusandola di adulterio. La donna, fori di casa, tradisce il marito. Il marito quindi accortosi che in
realtà quelle lettere erano solo sospetti, riaccetta la moglie in casa, nonostante la moglie confessi al
marito il tradimento. Per salvare l’apparenza/la forma/l’onore della famiglia e della moglie, la
riaccetta lo stesso in casa con tutti gli onori→ribaltamento dei valori.
Romanzo che va ad indagare le ipocrisie di un rapporto coniugale.

IL TRENO HA FISCHIATO...(p.555)
Vicenda di un impiegato che si chiama Belluca che appare ai suoi colleghi come un tipo molto triste
e depresso, in realtà ha una situazione famigliare piuttosto angosciante in quanto deve mantenere
una suocera cieca. Per poter guadagnare qualche soldo in più, lavora anche la sera. Ma una notte
sente fischiare un treno, ma quel fischio è quel fiume sotterraneo che irrompe ed è il fischio che lo
sveglia da questa spossatezza morale e lui immagina i viaggi (immagina di andare in Russia, in
America, in tutto il mondo). Il giorno dopo torna a lavoro e, parlando con i suoi colleghi, comincia a
dire “il treno ha fischiato” e la gente lo prende per matto e lo rinchiudono in un ospedale
psichiatrico. Quando esce e torna alla normalità lui continua a sentire il fischio del treno.
Il fischio del treno ha la funzione di una epifania, cioè di una rivelazione improvvisa (→Joyce).

IL FU MATTIA PASCAL
Mattia Pascal vive in Liguria a Miragno, vive una vita coniugale pesante con una moglie che forse
non ama più e con una suocera. Decide di fuggire ed emigrare in America. In realtà durante la strada
vorrebbe imbarcarsi a Marsiglia, ma decide di fare tappa al casinò di Monte Carlo per tentare la
sorte. Casualmente fa una vincita straordinaria e quindi vorrebbe tornare al suo paese e con questa
vincita rompere con tutto, ma in realtà legge su un giornale la notizia della sua morte. Quindi lui è
anagraficamente morto. Matti Pascal immagina già una vita finalmente libera. Questa fuga verso la
libertà è velleitaria, è una libertà falsa perché deve cambiare identità. Viaggia un po' e poi decide di
andare a Roma dove assume un’altra identità Adriano Meis. Prende una stanza in affitto a Paleari e
è uno molto amante delle sedute spiritiche. Adriano si innamora di una ragazza, ma sceglie di
inscenare un suo suicidio (→seconda morte) e questo gli permette di tornare al suo paese accettando
di riprendere la sua identità. Ma le cose sono cambiate perché sua moglie si è risposata, il suo posto
di lavoro è stato occupato da un altro. La scena finale è Mattia Pascal che porta i fiori sulla sua
tomba.
Narrata in prima persona da Mattia. Romanzo a ritroso: Mattia Pascal ci racconta la sua storia dalla
fine. Mattia Pascal afferma che ha avuto un solo amico, don Egilio, che lo ha aiutato: quando torna
nel suo paese, don Egilio dà a Mattia un posto di lavoro in una chiesa sconsacrata dove deve
ordinare una babilonia di libri (babilonia di libri è allegorica, è il significato del caos e della
casualità della vita). Su invito di questo suo unico amico, scrive la sua storia. L’unica condizione
che Mattia Pascal chiede è che il libro venga pubblicato 50 anni dopo la sua terza morte.
Mattia Pascal è un antieroe, non è un vincente. Pirandello, attraverso Mattia Pascal, diventa uno
scrittore filosofo. I personaggi sono ridotti al minimo
Aspetti che collegano Pirandello e Leopardi: crollo dell’antropocentrismo, l’uomo che ha perso la
sua importanza.
La biblioteca è un luogo dove il tempo sembra non scorrere mai: spazio chiuso-tempo
chiuso→cronotopo simile a quello di Manzoni
Crisi delle certezze sottolineata da due caratteristiche:
- gioco→è aleatorio→per caso va a Montecarlo, per caso vince il gioco, per caso legge la notizia
della sua morte (in Manzoni c’era la provvidenza, qui no, c’è la casualità)
- affidarsi alle pratiche occulte→non c’è più la fede, la religione, le preghiere (in Verga c’è ancora
una sorta di religiosità laica, in Pirandello ci si affida alle sedute spiritiche).
Temi principali:
- famiglia, sentita come nido (con la madre) o come prigione (con la moglie e suocera)
- il gioco d’azzardo e lo spiritismo: affidarsi all’occulto (tema presente anche nella Coscienza di
Zeno).
- l’inettitudine: Pascal sogna un’evasione impossibile e che alla fine si trasforma consapevolmente
in un antieroe
- lo specchio, il doppio, la crisi d’identità: Mattia Pascal ha un rapporto difficile con la sua anima,
ma anche con il suo corpo (→occhio strabico).
- la modernità, la città, il progresso, le macchine: Pascal nega che la felicità sia prodotta dalla
scienza e che le macchine possano servire a migliorare la condizione dell’uomo (influenza di Verga
e Leopardi).

P. 525(in alto)-555-616-619-624

ITALO SVEVO
Siamo a Trieste, una città multietnica e molto ricca. Svevo è uno pseudonimo, lui si chiamava
Ettore Schmitz, ma sceglie quel nome perché la sua identità è sia italiano che sveva. Il padre aveva
origine ebraiche, ma era un uomo integrato, era laico, era un commerciante (→ambiente
benestante). Frequenta un istituto commerciale, ha contatti molto frequenti con l’ambiente centro-
europeo. Vita non da letterato (a differenza di Verga, Pascoli, Pirandello). Conosce la figlia del
signor Veneziani, che possedeva un’industria di vernici (che servivano a dipingere i sottomarini, le
barche commerciali). Sposa Livia Veneziani e diventa dirigente di questa industria, ma la sua vera
passione era la letteratura, ma quello che lui pubblica non ottiene successo. Incontra James Joyce
che era venuto a Trieste per insegnare in un collegio inglese, Svevo desidera avere lezioni private di
inglese da un madrelingua per le sue attività commerciali. Tra Joyce e Svevo nasce un’amicizia e
finiscono per parlare di letteratura, si scambiano le loro opere. Svevo viene prima conosciuto in
Europa e solo dopo in Italia (dove c’era ancora D’Annunzio che era difficile da superare).
Muore giovane nel 1928 a causa di un incidente stradale ed era proprio in quegli anni che aveva
ricevuto un po' di fama e di successo grazie a Eugenio Montale (→quindi è una fama postuma).
Il primo romanzo che scrive è “Una vita”, poi “Senilità” e dopo dieci anni “La coscienza di Zeno”.
I suoi personaggi avevano lavori commerciali, alienanti.

UNA VITA
Protagonista è un impiegato, Alfonso Nitti, che si sente diverso e vorrebbe apparire superiore, lui
che sa il latino e ama leggere le poesie all’ombra delle querce, rispetto all’umanità meschina che lo
circonda. D’altra parte le funzioni intellettuali dell’uomo di cultura sono ormai decadute: egli deve
fare il copista in una banca, ed è costretto a mansioni esclusivamente ripetitive e automatiche; ma
sogna il riscatto attraverso la letteratura e un idealismo megalomane fortemente influenzato da
Schopenhauer. La sua frustrazione lo induce a tentare il salto di classe seducendo Annetta Maller,
figlia del padrone della banca presso cui lavora, anche lei appassionata lettrice. Ma a questo punto,
inaspettatamente, il meccanismo dell’affermazione sociale s’inceppa. Preso da inspiegabile paura,
Alfonso fugge al paese per andare dalla madre, che trova morente. Si ammala egli stesso, e tuttavia
non scrive ad Annetta, pur sapendo bene che la fuga e il silenzio saranno interpretati come segni di
viltà e gli costeranno la perdita della ragazza. Infine, morta la madre e venduti i suoi beni, torna
nella banca. Ma oramai tutti lo evitano e viene addirittura declassato in ufficio. Annetta si è
fidanzata con un suo rivale, Macario, brillante e disinvolto, che rappresenta dunque il contrario
speculare della sua inettitudine. Una lettera di Alfonso ad Annetta viene interpretata dai Maller
come un tentativo di riscatto. Il fratello di Annetta lo sfida a duello, ma Alfonso preferisce
rinunciare alla lotta e suicidarsi.
Il protagonista Alfonso Nitti è un inetto, si realizza tutto tondo. Alfonso lavora in banca ma ha un
grande amore per la letteratura. Alfonso viene da un paesino tranquillo e viene buttato nella città di
Trieste dove si trova disorientato, estraneo, goffo, impacciato. Macario è il cugino di Annetta ed è il
nemico di Alfonso. Alla sera si richiude in biblioteca di Trieste a leggere e a studiare e sono le
unoche ore in cui si sente realizzato (→come Svevo).
Svevo risente della filosofia di Schopenhauer, il quale divideva l’umanità tra lottatori (quelli vitali,
intraprendenti, vincenti→Macario) e i contemplatori (impacciati, goffi, estranei, sono caratterizzati
dalla noluntas→Alfonso).
È un romanzo che risente dell’impostazione naturalistica perché vengono descritti vari
milieu/ambienti (ambiente del paesino da cui Alfonso emigra, luogo della banca, luogo di
Trieste/città) e ci sono tanti personaggi (Maller, Macario, i colleghi d’ufficio, madre). È narrato in
terza persona→impersonalità dell’autore (→Zola, Balzac). La trama è molto esile, con pochi colpi
di scena, ma Svevo si ferma a osservare e a descrivere gli ambienti: ambiente della banca è un
ambiente monotono e noioso. Il narratore esterno dà molto spazio all’introspezione psicologica.
Il titolo doveva essere “L’inetto”, ma dopo preferisce “Una vita nuova”.
È presente anche Darwin: alla fine vince il più forte e solo chi è in grado di adattarsi (Alfonso è un
disadattato).

P. 643

SENILITÀ
Il protagonista Emilio Brentani, un impiegato di 35 anni, ha scritto un romanzo e frequenta i circoli
letterari triestini. Come la sorella Amalia, una zitella vissuta sempre alla sua ombra e con la quale
egli abita, Emilio trascorre una esistenza senile, opaca e grigia. Sogna però un’avventura “facile e
breve”, come quelle di cui è esperto l’amico Stefano Balli, scultore fallito, ma dongiovanni
fortunato. Quando Emilio conosce Angiolina, una bella popolana, sembra che la vita gli conceda
finalmente tale possibilità. Ma egli subito idealizza la donna, andando contro a un’insanabile
contraddizione: in realtà la ragazza non ha nulla di angelico, ma obbedisce solo agli stimoli
occasionali della passione e dell’interesse immediato. Quando infine egli se ne accorge, Angiolini
gli appare rozza e volgare. Dopo aver tentato di lasciarla, si accorge di non riuscire a vivere senza la
“giovinezza” di lei e perciò riallaccia la relazione che giunge sino al possesso fisico. Ma a questo
punto la ragazza si innamora di Balli, per cui fa da modella. La vicenda si complica perché anche
Amalia, in segreto, ama lo scultore. Quando Emilio se ne accorge, chiede all’amico di non
frequentare più casa sua. Amalia, travolta dalla passione, ricorre all’etere per dimenticare e si
indebolisce a tal punto che, alla fine, si ammala di una gravissima polmonite. Emilio lascia la
sorella morente per un ultimo appuntamento con Angiolina, in cui la insulta violentemente. Poi,
ormai rimasto solo, senza Angiolina e senza Amalia, si chiude definitivamente in quella “senilità”
da cui non è mai uscito davvero.
Il romanzo non esibisce più scene di ambiente di tipo verista o naturalista. Il protagonista, pur
essendo un letterato, non si oppone più alla “normalità” in nome di una formazione umanistica,
come faceva Alfonso Nitti, ma anzi accetta le consuetudini borghesi e vi si uniforma. Inoltre
Alfonso Nitti opera ancora secondo il criterio del determinismo, mentre Emilio Brentani ha uno
spazio di libertà e vive consapevolmente un conflitto, all’interno del quale compie delle scelte che
lo inducono alla sconfitta.
Principio di piacere che lo porta a trascorrere una storia di passione molto erotica con Angiolina +
principio di realtà che per Freud è l’attività di pensiero attraverso cui l’io decide se il tentativo di
raggiungere il soddisfacimento debba essere compiuto o rinviato, oppure se la pretesa avanzata
dalla pulsione debba essere repressa del tutto in quanto pericoloso (→il personaggio deve scegliere
tra i due principi e alla fine finisce per obbedire al secondo e non al primo).
Il titolo originario era “Il carnevale di Emilio” in quanto Emilio e Angiolina si incontrano per la
prima volta il giorno di carnevale.

P. 650-654

LA COSCIENZA DI ZENO
Scrive questa opera dopo un silenzio di 10 anni in quanto i precedenti romanzi non avevano
riscosso successo (perché c'era D'Annunzio e anche a causa dei soggetti trattati che non erano
modelli da seguire e trattare). È il proseguimento dei due inetti, Zeno Cosini che però è un inetto
quasi vincente. Romanzo che si oppone a senilità e a una vita. Divisa in 5 macro argomento (non c'è
la trama). Zeno (→xenos=straniero) Cosini (→piccola cosa). Decide di andare da uno psicanalista
per smettere di fumare ed egli viene chiamato dottor S (che rappresenta Freud). Ogni giorno decide
che oggi è l'ultima sicurezza ma non lo fa mai→rimando per non essere mai di fumare. Lo
psicoanalista lo invita a tenere un diario di tutti gli avvenimenti che hanno toccato vari aspetti della
sua vita. Protagonista di questo romanzo è la coscienza che parla. Zeno Cosini che scrive il diario a
50 anni scrive il diario con un'altra mentalità a seconda dell'avvenimento perché ora cosa è successo
a 20 anni lo vedi in modo diverso. Ma non sappiamo se tutto quello che viene scritto è vero,
dobbiamo accettare il suo punto di vista. Lontano dai romanzi naturalistici dove l'opera si fa da sé.
Focalizzazione interna. La coscienza di Zeno non è un romanzo cronologico, ma è diviso in macro
argomenti che ognuno ha un inizio e una fine. Non si ha quindi una vera trama.
Scrive questo diario poi ad un certo punto Zeno comincia a non avere più fiducia nella psicanalisi. È
consapevole che la malattia faccia parte dell'uomo. Quindi interrompe le sue sedute e lo
psicoanalista per vendetta e decide di pubblicare i diari di Zeno (→ribaltamento dei ruoli).
Possiamo vedere quanto poco avevo credesse nella guarigione perché lui crede che la malattia è una
condizione umana intesa come disagio. Svevo dice che il vero sano è colui che accetta la sua
situazione psicologica.
Zeno Cosini è un nevrotico. Zeno Cosini non si impegna (è un inetto) di tirare la freccia e di colpire
il centro, eppure riesce sempre fare bersaglio→non fa nulla per far sì che le cose vadano bene,
eppure va sempre tutto bene. No prospettiva religiosa.
I critici italiani lo accusarono di scrivere male ma in realtà è un parlare con se stesso quindi non è
stare attento alla sintassi e a curare il verbo. È il flusso di coscienza.
È diviso in 7 capitoli (a parte la prefazione, tutto il resto è scritto in prima persona (è da un po' che
non si vede) e vede come narratore Zeno che però è inattendibile in quanto scrive quello che vuole
lui e non sappiamo se quello che dice è vero).
1- Prefazione (scritta da dottor S)
2- Il fumo
3- La morte di mio padre (rapporto conflittuale che Zeno Cosini aveva col padre. Complesso
ellittico?: complesso che caratterizza i maschi; secondo Freud si ha questo rapporto quando il figlio
maschio non elabora che la madre vada a letto col padre e quindi vede il padre come un suo rivale)
(Il padre è un uomo che ha sempre avuto successo e Zeno che è un rapporto e un inetto prova
rivalità)
4- La storia del mio matrimonio (cosini viene accolto in casa Malfenti e dopo che due figlie lo
rifiutano, lui si accontenta della terza: Augusta, che gli garantisce una stabilità famigliare e affettiva.
Il suo matrimonio ha un andamento tranquillo. Augusta gli sta sempre accanto anche quando lui
intraprende una relazione clandestina con Carla, la quale vede casualmente la cognata e dopo
confessa a Zeno di averlo visto in compagnia con la moglie molto bella e dice che capisce perché
non vuole lasciarla, ma Zeno non confessa che era la moglie e quindi non prende una decisione,
lascia che il caso accade e poi è Carla a lasciarlo)
5- La moglie e l'amante
6- Storia di un'associazione commerciale (storia di come lui riesce a sposare Augusta e essere
accettato in questa impresa commerciale→ricorda la storia di Svevo)
7- Psico-analisi (Zeno Cosini, come Italo svevo, ha la totale sfiducia nei riguardi dei modi della
psicoanalisi a guarire dalle malattie. "La nostra vita è inquinata dalle radici"→la malattia fa parte di
noi).
Zeno/Svevo dice che per guarire bisogna sparire dalla terra, fare scoppiare una bomba che crea una
sorta di fungo (→ha previsto la bomba atomica!).
Tempo fluttuante: Zeno fluttua tra il passato e il presente. Non c'è una coerenza cronologica.
C'è un io narrante (quello che scrive) e un io narrato (quello che fa le azioni)→siamo lontani dal
verismo.

Vedere p.671 per aggiungere algo+672 in basso

P. 667