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Sentenza n. 369/2020 pubbl.

il 21/04/2020
RG n. 966/2015
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Repubblica Italiana
In Nome del Popolo Italiano
TRIBUNALE DI CROTONE
SEZIONE CIVILE
Il Tribunale di Crotone, in composizione monocratica ed in funzione di giudice dell’appello,
nella persona della dott.ssa Daniela Lagani, ha pronunciato la seguente
SENTENZA
nella causa civile iscritta al n. 966 R.G.A.C. per l’anno 2015
TRA
Enel Energia s.p.a., in persona del legale rappresentante p.t., (P.IVA 06655971007),
rappresentata e difesa in giudizio dall’avv. Emilio Corea ed elettivamente domiciliata in
Mesoraca, alla via Rocca n. 3 presso lo studio dell’avv. Domenico Lioi, giusta procura in
calce all’atto di citazione in appello
- Appellante -
CONTRO
Esposito Giovanna (C.F. SPSGNN62H66D122N), rappresentata e difesa in giudizio
dall’avv. Giovanna Morace, presso il cui studio è elettivamente domiciliata in Crotone, alla

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via Firenze n. 14, giusta procura a margine della comparsa di costituzione
- Appellata –

OGGETTO: appello avverso la sentenza del Giudice di Pace di Crotone n. 716/2014,


depositata in data 29.11.2014, non notificata

Conclusioni: all’udienza del 2.10.2019, sulle conclusioni rassegnate dalle parti, come da
verbale, il giudice ha assegnato la causa a sentenza, con concessione dei termini di cui all’art.
190 c.p.c., nella misura massima di legge

MOTIVI IN FATTO E DIRITTO DELLA DECISIONE

1. Con atto di citazione ritualmente notificato, Enel Energia s.p.a., in persona del legale
rappresentante p.t., ha proposto appello avverso la sentenza in epigrafe indicata, con la quale
il Giudice di Pace di Crotone, in accoglimento della domanda proposta da Esposito Giovanna,
ha dichiarato l’inadempimento della società Enel Energia mercato libero s.p.a. e, per l’effetto,
ha dichiarato non dovuta da parte attrice la somma di euro 1.249,91 di cui alle fatture nn.
2006044152, 2009191494, 2014102168, 2007391102, 2007407206, 2008128862,
2010590532 e 2012333346, detratta la somma di euro 118,80, da valere anche quale
risarcimento danni; ha rigettato le ulteriori domande proposte, sia dall’attrice che dalla
convenuta ed ha condannato la convenuta al pagamento delle spese di lite.

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In particolare, parte appellante ha premesso che con atto di citazione notificato in data
9.06.2010, Esposito Giovanna ha convenuto in giudizio Enel Energia s.p.a., lamentando
l’avvenuta attivazione da parte di Enel Energia mercato libero, nel mese di dicembre 2008 e
mediante registrazione telefonica, di due nuove forniture di energia elettrica, presso la propria
abitazione e relativa pertinenza, in sostituzione di quelle sino ad allora in uso con Enel
Servizio Elettrico s.p.a. e in assenza di consapevole accettazione dei nuovi contratti. Ha
premesso di essersi ritualmente costituita in giudizio, chiedendo preliminarmente
l’autorizzazione alla chiamata in causa del terzo Multivoice s.r.l. e concludendo, in via
principale per il rigetto della domanda attorea e in via subordinata per la condanna di
Mutivoice s.r.l. a tenere indenne e manlevare essa appellante dalle eventuali conseguenze
derivanti dall’accoglimento della domanda e risarcire i conseguenti danni. Parte appellante ha
altresì premesso che il Giudice di Pace, dopo aver autorizzato la chiamata in causa del terzo, a
fronte del mancato perfezionamento della notificazione del relativo atto di citazione, ha
revocato l’autorizzazione alla chiamata in causa del terzo, non ritenendone necessaria la
partecipazione al giudizio, nonché al fine di evitare una lungaggine processuale.
Ciò premesso, parte appellante ha impugnato l’epigrafata sentenza nella parte in cui il Giudice
di Pace ha ritenuto fondata la domanda attorea, lamentando che il giudice di prime cure non
avrebbe valutato correttamente le domande, eccezioni e deduzioni di essa convenuta. A parere
della parte appellante, la sentenza impugnata sarebbe frutto di una errata ricostruzione del
fatto, in contrasto con quanto emerso dall’istruttoria espletata, oltre a risultare non conforme
alla normativa applicabile in materia.
Più precisamente, parte appellante lamenta che il Giudice di Pace avrebbe errato nel ritenere
la medesima responsabile della violazione dei doveri di trasparenza e correttezza e

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nell’affermare l’illegittima sostituzione di essa appellante al precedente gestore. Al riguardo,
ha dedotto che Esposito Giovanna, in data 9.12.2008, aveva stipulato con Enel Energia, per il
tramite di Multivoice s.r.l., due contratti di acquisto vocal ordering per la somministrazione di
energia elettrica della propria abitazione e del pertinente magazzino. Ha dedotto che la
eventuale responsabilità per la inadeguatezza delle informazioni fornite, per il mancato invio
all’utente della documentazione contrattuale e per le informazioni ingannevoli circa il
prodotto e la convenienza dello stesso, avrebbe dovuto essere ascritta al provider Multivoice
s.r.l., che aveva stipulato i contratti oggetto di causa, in forza di contratto di agenzia in
esclusiva intercorso con essa appellante. Ha dedotto che, in ogni caso, i contratti sarebbero
stati validamente stipulati mediante registrazione telefonica, che erroneamente il Giudice di
Pace abbia ritenuto necessario l’invio al cliente della copia cartacea ed erroneamente abbia
fondato un tale obbligo nel contratto di agenzia intercorso tra Enel Energia e Mutivoice s.r.l.,
così estendendo gli effetti contrattuali a soggetti diversi dalle parti. Ha infine dedotto che
l’attrice, odierna appellata, aveva comunque usufruito dell’energia elettrica erogata e,
pertanto, il Giudice di Pace avrebbe errato nel ritenere non dovuto il corrispettivo, anche a
titolo di risarcimento del danno, il quale sarebbe stato così riconosciuto in difetto delle
condizioni di risarcibilità delineate dalla giurisprudenza di legittimità e in difetto di prova del
pregiudizio sofferto.
Parte appellante ha quindi chiesto all’adito Tribunale di riformare la impugnata sentenza e,
per l’effetto di accertare e dichiarare l’assenza di responsabilità di essa appellante in ordine
alla domanda formulata dall’attrice, revocando ogni condanna disposta con la sentenza; di

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rigettare la domanda proposta da parte attrice, perché non provata e comunque infondata in
fatto e in diritto; con vittoria di spese di entrambi i gradi del giudizio.
Ha altresì chiesto la condanna dell’appellata alla restituzione degli importi corrisposti in forza
della sentenza di primo grado, oltre interessi legali sino al saldo effettivo.
2. Si è costituita in giudizio Esposito Giovanna la quale ha preliminarmente eccepito
l’inammissibilità dell’appello, ai sensi dell’art. 348 bis c.p.c. ed ha argomentato per
l’infondatezza dell’appello, chiedendone il rigetto, con conseguente conferma della sentenza
impugnata.
In particolare, parte appellata ha premesso che fino al mese di febbraio 2009 era cliente di
Enel Servizio Elettrico s.p.a. e che nel mese di maggio 2009 era stata contattata
telefonicamente, a scopo divulgativo-promozionale, da un non meglio specificato operatore
Enel, il quale aveva omesso di specificare di agire in nome e per conto di altro gestore, ovvero
di Enel Energia mercato libero dell’energia. Ha dedotto di non essere stata posta in condizione
di comprendere che la registrazione della telefonata avrebbe comportato la conclusione di un
nuovo contratto di somministrazione dell’energia elettrica, con diversa società erogatrice e
con costi più elevati e di essere stata rassicurata in ordine al fatto che nessun servizio sarebbe
stato attivato senza preventiva sottoscrizione di un regolare contratto. Ha premesso di aver
constatato il mutamento di gestore per entrambe le utenze solo al momento del ricevimento
delle fatture, di importo ben più elevato rispetto alla media dei propri consumi e riferiti a due
nuovi contratti di fornitura. Ha dedotto di non aver mai sottoscritto alcun contratto con Enel
Energia s.p.a. – mercato libero dell’energia e di non aver richiesto l’attivazione delle
forniture, né il cambio di gestore. Parte appellata ha quindi dedotto che correttamente il
Giudice di Pace aveva ravvisato nel caso di specie una pratica commerciale scorretta ex art.

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20 d.lgs 146/2007, nonché la violazione dei doveri di correttezza e informazione imposti dalla
disciplina consumeristica, con particolare riferimento ai contratti conclusi a distanza. Ha
altresì dedotto che la condotta degli agenti di Enel Energia sarebbe ascrivibile alla convenuta
a titolo di culpa in eligendo e in vigilando ed ha richiamato l’art. 57 cod. cons. che, in
relazione alle forniture non richieste, prevede che il consumatore non è tenuto ad alcuna
prestazione corrispettiva. Parte appellata ha infine eccepito la mancata prova da parte
dell’appellante della correttezza e congruità dei consumi addebitati nelle fatture contestate ed
ha eccepito l’inammissibilità e l’infondatezza della domanda restitutoria formulata
dall’appellante, deducendo al riguardo che nulla sarebbe stato corrisposto in forza della
sentenza appellata.
3. L'appello è infondato e pertanto deve essere rigettato, pur se con motivazione parzialmente
diversa rispetto a quella contenuta nella sentenza gravata.
Preliminarmente deve evidenziarsi come nel caso di specie, risalendo i fatti di causa al mese
di dicembre 2008, trovi applicazione la disciplina dettata dal Codice del Consumo nella
formulazione anteriore alle modifiche introdotte con il D.Lgs n. 21/2014 ,
In particolare, l'articolo 50 prevedeva la disciplina del cd. contratto a distanza, inteso come “il
contratto avente per oggetto beni o servizi stipulato tra un professionista e un consumatore
nell'ambito di un sistema di vendita o di prestazione di servizi a distanza organizzato dal
professionista che, per tale contratto, impegna esclusivamente una o più tecniche di
comunicazione a distanza fino alla conclusione del contratto, compresa la conclusione del
contratto stesso”.

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L'articolo 52, sempre nella formulazione temporalmente applicabile, indicava le informazioni


che dovevano essere fornite al consumatore, in tempo utile e prima della conclusione di
qualsiasi contratto a distanza, tra le quali l’identità del professionista e, in caso di contratti che
prevedono il pagamento anticipato, l'indirizzo del professionista; le caratteristiche essenziali
del bene o del servizio; il prezzo del bene o del servizio, comprese tutte le tasse e le imposte;
le modalità del pagamento, della consegna del bene o della prestazione del servizio e di ogni
altra forma di esecuzione del contratto; l’ esistenza del diritto di recesso o di esclusione dello
stesso, ai sensi dell'articolo 55, comma 2.
Il secondo comma della disposizione normativa richiamata, prevedeva inoltre che “Le
informazioni di cui al comma 1, il cui scopo commerciale deve essere inequivocabile, devono
essere fornite in modo chiaro e comprensibile, con ogni mezzo adeguato alla tecnica di
comunicazione a distanza impiegata, osservando in particolare i principi di buona fede e di
lealtà in materia di transazioni commerciali, valutati alla stregua delle esigenze di protezione
delle categorie di consumatori particolarmente vulnerabili”.
Il terzo comma, a sua volta riferito alle comunicazioni telefoniche, prevedeva che “ In caso di
comunicazioni telefoniche, l'identità del professionista e lo scopo commerciale della
telefonata devono essere dichiarati in modo inequivocabile all'inizio della conversazione con
il consumatore, a pena di nullità del contratto (…)”..
L'articolo 53 prevedeva inoltre che “ Il consumatore deve ricevere conferma per iscritto o, a
sua scelta, su altro supporto duraturo a sua disposizione ed a lui accessibile, di tutte le
informazioni previste dall'articolo 52, comma 1, prima od al momento della esecuzione del
contratto. Entro tale momento e nelle stesse forme devono comunque essere fornite al
consumatore anche le seguenti informazioni: a) un'informazione sulle condizioni e le

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modalità di esercizio del diritto di recesso, ai sensi della sezione IV del presente capo, inclusi
i casi di cui all'articolo 65, comma 3; b) l'indirizzo geografico della sede del professionista a
cui il consumatore può presentare reclami; c) le informazioni sui servizi di assistenza e sulle
garanzie commerciali esistenti; d) le condizioni di recesso dal contratto in caso di durata
indeterminata o superiore ad un anno”.
Emerge come, la disciplina applicabile al caso di specie, non prevedeva l'obbligo per la
società di trasmettere il contratto per iscritto e non subordinava la validità ed efficacia dello
stesso alla restituzione della copia firmata dal contraente privato. Una tale previsione è stata
infatti introdotta on il D.Lgs n. 21 del 2014, sicchè la forma scritta è necessaria soltanto per i
contratti stipulati dopo l'entrata in vigore della nuova normativa.
Tuttavia, come sopra evidenziato, la disciplina consumeristica prevedeva specifici obblighi
informativi a tutela del consumatore. In particolare, l’art. 52 comma 3 prevedeva, per il caso
di comunicazioni telefoniche, a pena di nullità del contratto, l’obbligo di dichiarare, in modo
inequivocabile all'inizio della conversazione con il consumatore, l'identità del professionista e
lo scopo commerciale della telefonata. Inoltre, come sopra evidenziato, l’art. 53 poneva
l’obbligo di fornire al consumatore conferma per iscritto o, a sua scelta, su altro supporto
duraturo a sua disposizione ed a lui accessibile, di tutte le informazioni previste dall'articolo
52, comma 1, prima od al momento della esecuzione del contratto nonché di quelle indicate
nello stesso art. 53.
Inoltre, deve essere richiamato l’art. 57 cod. cons. che prevedeva che “1. Il consumatore non
e' tenuto ad alcuna prestazione corrispettiva in caso di fornitura non richiesta. In ogni caso

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l'assenza di risposta non implica consenso del consumatore. 2. Salve le sanzioni previste
dall'articolo 62, ogni fornitura non richiesta di cui al presente articolo costituisce pratica
commerciale scorretta ai sensi degli articoli 21, 22, 23, 24, 25 e 26”.
Ciò premesso, nel caso di specie, l’attrice aveva agito innanzi al giudice di pace lamentando
l’indebita attivazione della fornitura di energia elettrica, deducendo di essere stata contatta da
un operatore Enel il quale aveva omesso di specificare di agire in nome e per conto di altro
gestore, ovvero di Enel Energia mercato libero dell’energia e di non essere stata posta in
condizione di comprendere che la registrazione della telefonata avrebbe comportato la
conclusione di un nuovo contratto di somministrazione dell’energia elettrica, con diversa
società erogatrice e con costi più elevati e di essere stata rassicurata in ordine al fatto che
nessun servizio sarebbe stato attivato senza preventiva sottoscrizione di un regolare contratto.
Ebbene, parte appellante non ha prodotto in giudizio né il supporto contenente la registrazione
della telefonata e neppure la documentazione informativa trasmessa al consumatore, prevista
dal richiamato art. 53 cod. cons.
Difetta pertanto, la prova che all’inizio della telefonata l’operatore che ha contattato l’attrice
abbia dichiarato l’identità del professionista, obbligo come sopra evidenziato, previsto a pena
di nullità del contratto e peraltro necessaria nel caso di specie al fine di far comprendere
all’utente che la proposta contrattuale proveniva da un diverso fornitore di energia elettrica ed
avrebbe dunque comportato un mutamento di gestore delle utenze.
Inoltre, difetta la prova che siano state fornite al consumatore tutte le informazioni sopra
indicate e in particolare volte a garantire la consapevole determinazione contrattuale e libertà
di scelta dell’utente in ordine al servizio proposto a mezzo telefono, con specifico riferimento
alle caratteristiche del servizio ed ai costi, informazioni necessarie al fine di garantire

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all’utente di valutare la convenienza dell’operazione contrattuale.
Non vi è dubbio che il passaggio non richiesto, poichè non compreso consapevolmente, a
diverso fornitore e a condizioni contrattuali diverse in relazioni alle quali l’utente, per difetto
informativo, non abbia avuto possibilità di autodeterminarsi, rendono la fornitura attivata non
richiesta e come tale rientrante nella disciplina prevista dall’art. 57 cod. cons. che, come sopra
evidenziato, nella formulazione applicabile al caso di specie, prevedeva espressamente che a
fronte di una fornitura non richiesta, il consumatore non fosse tenuto ad alcuna prestazione
corrispettiva.
Alla luce di quanto esposto deve dunque ritenersi che correttamente il giudice di pace ha
ritenuto non dovuta la somma di cui alle fatture contestate, escludendo l’obbligo del
consumatore di corrispondere le somme di cui alle fatture contestate, proprio in forza dell’art.
57 cod. cons.
Inoltre, trattandosi di fattispecie di fornitura non richiesta e non di ipotesi di responsabilità
contrattuale, ne discende l’assoluta irrilevanza che nel caso di specie la pratica commerciale
sia stata posta in essere non direttamente dall’appellante bensì dal provider, in forza del
contratto di agenzia in esclusiva, avente ad oggetto l’attività di contatto telefonico strumentale
alla vendita. Ne consegue che anche sotto tale profilo l’appello deve essere rigettato.
Infine, deve evidenziarsi come la conclusione sopra rassegnata renda superflua la trattazione
del motivo di appello relativo all’erroneità della sentenza nella parte in cui il giudice di pace
ha riconosciuto il diritto dell’appellata di trattenere le somme di cui alle fatture contestate.
Infatti, il giudice di pace aveva già escluso l’obbligo dell’attrice di corrispondere le somme di

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cui alle fatture in forza dell’art. 57 cod. cons. ed è evidente che solo ad abundantiam ha
affermato, peraltro in modo contraddittorio, il diritto della parte attrice di trattenere quelle
stesse somme (non dovute) a titolo di risarcimento del danno.
Alla luce di quanto esposto l’appello deve dunque essere rigettato e la sentenza impugnata
deve essere confermata.
5. Quanto alle spese del presente grado di giudizio seguono la soccombenza e, pertanto, parte
appellante deve essere condannata al pagamento delle spese di lite, in favore dell’erario,
essendo l’appellata ammessa al patrocinio a spese dello stato. Esse sono liquidate come da
dispositivo, in applicazione del D.M. n. 37/2018, sulla base dello scaglione di riferimento, con
applicazione dei valori medi, con esclusione della fase istruttoria che non è stata svolta e con
riduzione alla metà, ai sensi dell’art. 130 del d.p.r. 115/2002.
Il rigetto dell’appello determina altresì l'applicabilità dell'art. 13 comma 1-quater D.P.R.
115/02 nel testo inserito dall'art. 1 co. 17. L. 228/12 che obbliga la parte proponente
un'impugnazione inammissibile, improcedibile o totalmente infondata, a pagare un ulteriore
importo a titolo di contributo unificato.
P.Q.M.
Il Tribunale, definitivamente pronunciando in funzione di giudice di appello, disattesa ogni
contraria istanza, difesa ed eccezione, così provvede:
 rigetta l'appello e, per l'effetto, conferma la sentenza impugnata;
 condanna parte appellante Enel Energia s.p.a., in persona del legale rappresentante p.t., al
pagamento in favore dell’erario, delle spese del presente giudizio di appello, liquidate in
complessivi euro 931,50, oltre accessori come per legge.

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Si dà atto della sussistenza dei presupposti per il pagamento dell'ulteriore importo a titolo di
contributo unificato pari a quello dovuto per l'appello, somma da porsi a carico della parte
appellante, in osservanza dell'art. 13 co. 1-quater D.P.R. 115/02, nel testo inserito dall'art. 1 co. 17.
L. 228/12;

Così deciso in Crotone, 21 aprile 2020

Il Giudice
dott.ssa Daniela Lagani