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MICHELE ARAMINI

INTRODUZIONE ALLA BIOETICA

CAPITOLO IORIGINI DELLA BIOETICA E PROBLEMI PRINCIPALI DELLA


DISCIPLINA

origini della bioetica

La bioetica è nata intorno agli anni ’70 in area anglofona quando un oncologo (=medico che cura i
tumori) americano coniò il temine “bioetica” per cercare di affrontare e regolamentare l’utilizzo
delle scoperte scientifiche e tecnologiche che spesso producono effetti dannosi sull’uomo. La
bioetica è una parte del’etica che studia i risvolti morali che si pongono con l’utilizzo delle nuove
tecniche mediche, che fanno apparire l’uomo sempre più forte nei confronti della vita. Potter, infatti
la bioetica si proponeva di regolamentare l’uso delle biotecnologie, di indicare le vie da seguire
nella ricerca scientifica e di salvaguardare i valori morali.

Si chiama, appunto bioetica perché il temine deriva da “bio” e “etica” e indica il tentativo di
conciliare la conoscenza biologica, e cioè la scienza dei sistemi viventi, con l’etica e cioè la
conoscenza dei valori morali.

quale compito oggi per la bioetica

Il compito della bioetica è, quindi, quello di riflettere sullo sviluppo tecnologico e analizzare i suoi
effetti sull’uomo, sulla sua vita sociale e sulla distribuzione delle risorse mediche.

In realtà questo progetto non è ancora stato attuato e la bioetica è ancora una scienza teorica ,
potremmo definirla una “disciplina procedurale” in cui è importante non il “bene” da ricercare nelle
decisioni mediche, ma il “giusto”, secondo la legge e, quindi chi ha il diritto secondo la legge di
prendere le decisioni di cura e di spesa.

Si tratta, cioè, di chiarire se è l’uomo che deve stabilire gli obiettivi da raggiungere con la ricerca
scientifica oppure se la ricerca scientifica deve imporsi sull’uomo, perché si ritiene la scienza
neutrale.

Per risolvere questo dilemma, si è applicata alla bioetica la cosiddetta “etica delle virtù”, formulata
da Engelhardt, che ha affermato il principio dell’autonomia personale e dell’individualismo etico,
che , però, annulla l’esistenza di valori etici comuni all’interno della società.

I PROBLEMI ANCORA APERTI DELLA BIOETICA

la nozione di vita umana e di persona umana

Affrontando il discorso della bioetica dobbiamo innanzitutto chiarire due concetti fondamentali: il
concetto di vita umana e il concetto di persona umana.

Molti autori che si occupano di bioetica considerano il concetto di vita solo dal punto di vista
biologico, senza alcuna nozione di valore, per cui si ha la tendenza a distinguere le questioni
bioetiche dalle questione morali. Ma non si può distinguere il concetto di vita dai valori morali,
come dice appunto Callahan, perché altrimenti non ci si occuperebbe di bioetica, ma solo degli
aspetti biologici dell’uomo, tralasciando i problemi etici che il progresso della medicina pone.
Quindi il concetto di vita umana, di persona e di dignità della vita umana sono strettamente legati
tra di loro.

dibattito sulla nozione di vita

Dobbiamo ancora dire che quando si parla del concetto di vita si contrappongono due tesi: quella
dell’etica laica che considera essenzialmente la qualità della vita e cioè la capacità di muoversi, di
comprendere, di gestire la propria vita, e l’etica cattolica che considera la vita sacra
indipendentemente della qualità di essa.

ALTRI PROBLEMI IMPORTANTI

Come si vede vari fattori si oppongono alla realizzazione del progetto di bioetica. essi sono: il
carattere procedurale alla ricerca di ciò che è giusto legalmente e non del bene, che ha gran parte
della riflessione bioetica, l’individualismo etico molto diffuso nelle società occidentali, e
l’incapacità di risolvere il problema del rapporto tra scienza ed etica.

quale etica per la bioetica

Compito del bioetica è quello di sviluppare una riflessione etica in grado di guidare nell’uso delle
tecnologie mediche nel rispetto della vita umana e non di sviluppare un insieme di riflessioni che
riguardano la vita umana in genere e che non si occupano dell’uso delle biotecnologie.

Un problema della bioetica è il pluralismo etico che consente al massimo di formulare un insieme di
regole minime e non una regolamentazione efficace sull’uso delle biotecnologie. E come abbiamo
detto prima, in queste discussioni, si tiene in maggiore considerazione ciò che è più giusto dal punto
di vista legale e non ciò che è più giusto dal punto di vista morale e quindi ciò che è più “buono”.

visione statunitense della bioetica

Negli Stati Uniti è prevalente la bioetica laica che considera la qualità della vita e non la sacralità
della vita e che afferma che nella società non ci può essere intesa sui valori morali, ma che bisogna
stabilire delle regole per evitare conflitti. Partendo da questi presupposti, innanzitutto, quindi
bisogna stabilire chi deve prendere decisioni sulle questioni morali poste dalla medicina. Si attua,
così, una distinzione tra bioetica, da un lato, e filosofia morale religione, dall’altro. Infatti la
filosofia morale e la religione ricercano il bene e non possono accettare che una riflessione morale
si riduca solo al fatto di decidere chi deve prendere decisioni morali, anche se la religione è
consapevole della separazione tra le regole della vita pubblica e regole della vita privata.

il pluralismo etico

Nella mentalità anglosassone si ritiene il pluralismo etico, e, quindi l’esistenza di varie opinioni,
una condizione necessaria per esercitare i diritti individuali e le libertà di ognuno, senza imporre
valori a nessuno, ma limitandosi a stabilire delle regole procedurali. In realtà questa affermazione
del valore assoluto della libertà, in bioetica esclude sia il senso della responsabilità che la
solidarietà. Inoltre è un’affermazione sbagliata in quanto ogni etica deve essere universale e
superare i particolarismi e gli individualismi. I particolarismi sono validi solo quando sono la base
per una discussione che porta ad un accordo.

Non bisogna dimenticare inoltre che le opinioni pluralistiche potrebbero mettersi al servizio o
essere strumentalizzate dai gruppi di potere scientifici o politici pere realizzare maggiori profitti o
potere.

rapporto tra etica e ricerca scientifica

Molti scienziati, filosofi e giuristi considerano normale il passaggio da una scoperta scientifica alla
sua operatività ed attuazione; questa convinzione si ha anche nella medicina: per questo sembra
assurdo non potere utilizzare le tecniche di procreazione assistita per le coppie che hanno problemi
di sterilità perché ciò che sembra più importante è lo scopo e non il senso e il significato di ciò che
si fa. Compito della bioetica è, invece quello di riaffermare il primato dell’uomo sulla scienza e
questo la bioetica lo può fare soltanto unificando il concetto di persona umana con quello di vita
umana e di dignità umana.

CAPITOLO II

LA BIOETICA LAICA

forme di pseudomoralità nella cultura contemporanea.

Nella bioetica laica ci sono delle forme di pseudo moralità, cioè delle forme che non distinguono
razionalmente e universalmente tra il bene e il male e che giustificano, invece, il pluralismo etico,
per cui ognuno si regola secondo le sue convinzioni. Nell’ambito della bioetica laica esistono 3
forme: la bioetica emotiv sta,la bioetica utilitaristica e la bioetica sociologista.

La bioetica emotivista si basa sulla convinzione o desiderio del soggetto che la vita propria e dei
propri cari appartiene all’individuo che ne può disporre come vuole per cui se qualcuno vuole a tutti
i costi un figlio deve poterlo avere anche ricorrendo alle varie tecniche di procreazione, se non lo
vuole può ricorrere all’aborto, se una vita non è più vissuta in uno stato di benessere fisico può
ricorrere all’eutanasia.

La bioetica utilitaristica si basa sul concetto dell’utilità e del profitto per cui la vita umana viene
condizionata da motivazioni economiche e sociali per cui per ridurre il numero delle nascite, per
esempio si ricorre alla sterilizzazione, alla contraccezione e all’aborto. La bioetica utilitaristica si
può basare anche su motivazioni politiche, quando, ad esempio si ricorre all’aborto per evitare la
nascita di un bambino malformato per evitare costi sociali.

La bioetica sociologista si basa, invece, sul criterio dell’opinione dominante, per cui la vita umana
nei suoi vari stadi dipende dall’ideologia e dalla cultura dominante.

che cos’è la bioetica laica

La bioetica laica è quella che non fa riferimento ai criteri della teologia morale e cristiana.
Bioetica laica è, ad esempio la bioetica anglosassone che non tiene conto delle motivazioni religiose
e che i limita a stabilire delle regole: ad esempio chi deve fare delle scelte nel caso si decidesse di
staccare la spina ad un paziente in uno stato di coma. il medico o i parenti?

la bioetica anglosassone

Abbiamo detto che la corrente più importante della bioetica laica è la bioetica anglosassone che si
basa sul metodo dei principi diffuso in tutto il mondo da Beauchamp e Childress e sulla teoria della
virtù di Engelhardt.

Il metodo dei principi si basa soprattutto su due principi fondamentali: il principio di autonomia e il
principio di beneficenza-

Il principio di autonomia stabilisce che la validità di un’azione che coinvolge altri si basa sul libero
consenso di quelli che vi sono coinvolti. Si può sintetizzare così: non fare agli altri ciò che essi non
vorrebbero che fosse fatto loro e fai ciò che loro vogliono.

Il principio di beneficienza è strettamente legato al principio di autonomia e si basa sul rispetto


degli accordi. Si può sintetizzare nella formula: fai agli altri il loro bene.

Nella bioetica anglosassone entrano in ballo altri principi, come il principio di giustizia, principio di
non maleficienza, ma il principio fondamentale resta quello dell’autonomia individuale .

il concetto di persona

Nella bioetica umana non tutti gli esseri umani sono persone, ma solo alcuni. Ad es. Engelhardt
sostiene che l’inizio della vita umana biologica non coincide con l’inizio della vita di una persona,
anzi è necessario che passino dei mesi dall’inizio di una vita biologica, prima che vi sia la vita della
mente e che trascorrano degli anni, prima che vi sia l’inizio di vita di persona.

Perciò per Engelhardt bisogna distinguere tra vita biologica, vita della mente e vita della persona,
per lui lo stato morale di un adulto sarebbe superiore a quello di un feto e la vita umana biologica
non ha alcun valore. Il valore di un feto, quindi, sempre secondo Engelhardt non è legato al feto
stesso, ma dipende dalle persone cui il feto appartiene. Quindi nel caso dell’aborto il diritto i
decidere spetta alla donna, dal momento che il nuovo essere ha solo vita biologica.

il concetto di natura umana

Nella bioetica anglosassone il concetto di “natura umana” viene sostituito dal concetto di “cultura
umana”.La natura dell’uomo ha poca importanza per la morale e per il diritto per cui le regole e i

principi del comportamento non devono tenere in alcun conto la natura umana. La natura umana
addirittura non ha un fine, né un significato e, quindi, non può condizionare il comportamento
umano In questa ottica la morale è soggettiva e, talvolta, diventa arbitrio. Il diritto, la legge sono,
quindi espressioni della volontà arbitraria del singolo o di un gruppo di persone oppure la legge
riconosce la volontà personale. Ecco perché, quando si parla di problemi come l’aborto, l’eutanasia,
la fecondazione artificiale, si pensa di poter lasciare decidere all’autoregolamentazione.

conseguenze sul valore della vita umana


Se noi neghiamo il valore della natura umana, modifichiamo il concetto di persona, (distinguendo
tra vita biologica, vita della mente e vita della persona), affermiamo il principio dell’autonomia
individuale, cosi’ facendo attribuiamo un valore relativo alla vita dell’uomo, rendendola
subordinata all’arbitrio dell’uomo. La vita dell’uomo, quindi, perde la sua dignità e conserva solo la
sua dimensione biologica e, nelle questioni bioetiche si decide secondo il criterio dell’utilità per cui
si potrebbe decidere di favorire alcune gravidanze e non altre o, visto che la vita ha un significato
solo biologico, se si verificassero due malattie, una che causa aborti spontanei tra le donne e
un’altra che causa morti tra degli animali in via di estinzione, si potrebbe decidere di spendere
denaro per salvare gli animali e non per curare gli aborti spontanei.

la legislazione statale

Per quanto riguarda le leggi dello stato, la bioetica laica, vorrebbe che esse fossero molte limitate
soprattutto per quanto riguarda le decisioni da prendere nel primo stadio della vita umana, che
dovrebbero essere legate in questa fase solo all’autonomia del singolo. Perciò scelte che riguardano
l’aborto o la fecondazione assistita riguarderebbero le donne; lo Stato dovrebbe occuparsi solo della
preparazione degli operatori, del loro aggiornamento.

una moralità contrattualistica

Abbiamo detto che per la morale laica, le leggi dello Stato devono essere molto limitate e occuparsi
essenzialmente della preparazione degli operatori sanitari, ma dovrebbero stabilire anche dei
principi che regolano i rapporti tra le persone coinvolte. Si parla oggi, ad esempio che una coppia
sterile può fare impiantare il proprio seme in una donna ospite; ecco lo stato deve regolamentare i
rapporti tra questi soggetti.

una valutazione critica

Contrariamente a quanto affermato da Engelhardt l’uomo non può modificare la natura della vita,
né perfezionarla, né modificarla o addirittura crearla integralmente o artificialmente, in quanto ogni
organismo ha una sua vita autonoma, ha una materia che non è inerte, ma è attiva e autonoma, ha
delle potenzialità insite nella sua natura che devono realizzarsi. Per questo le norme morali non
possono nascere dal libero arbitrio individuale o dalla volontà politica ma devono nascere dalla
consapevolezza che la vita dell’essere umano ha un valore fondamentale. Non si deve negare,
quindi, il valore del concetto di natura umana, così come vuole la bioetica laica,

perché è invece, proprio dalla natura umana che si possono trarre delle indicazioni utili alla
realizzazioni della persona umana.

Un’altra critica che si può fare alla bioetica laica riguarda il fatto che la bioetica laica non considera
la persona umana provvista di dignità e diritti originari che non devono essere concessi da alcuno.
Quindi non dipende da noi stabilire quando un bambino diventa persona perché l’essere persona è
insito nella natura umana e perché la separazione tra persona umana ed essere umano non esiste

CAPITOLO III

LA BIOETICA DI ISPIRAZIONE CATTOLICA


Abbiamo parlato di bioetica laica, parliamo ora di bioetica cattolica. La posizione cattolica su
questioni riguardanti la bioetica è stata espressa dalla scuola di bioetica dell’Università cattolica del
sacro Cuore di Roma che ritiene che alla base della bioetica sta il “personalismo”, cioè la
convinzione che la persona ha una sua dignità, una sua realtà metafisica perchè è fatta di corpo e
spirito.

Secondo la bioetica cattolica la legge morale nasce dalla natura e i valori morali vengono percepiti
intuitivamente.

l’insegnamento della Chiesa cattolica

La Chiesa Cattolica fa, infatti sempre riferimento ai principi e alle norme della legge naturale che,
tra l’altro stanno anche alla base dei”diritti dell’uomo” elaborati dalle Nazioni Unite.

La concezione personalistica cerca di integrare i principi della bioetica anglosassone con le virtù ,
ponendo al centro il soggetto, la persona con tutta la sua dignità, che agisce ma riflette sulle sue
scelte considerate tanto importanti quanto le norme che derivano dalla natura umana.

In questa maniera si cerca di dare una direttiva generale, evitando i rischi dell’emotivismo
soggettivistico che potrebbe considerare bene ciò che invece risponde a criteri di opportunità,
ponendo attenzione al soggetto che agisce guidato dalla sua ricca esperienza morale.

il personalismo

Il personalismo si basa sulla consapevolezza che l’uomo e persona e in quanto tale è unità di spirito
e di corpo, per cui il corpo non è pura materia biologica, ma è portatore di contenuti morali, in
quanto strettamente legato allo spirito. I principi del personalismo sono i seguenti: 1-principio della
difesa della vita fisica- 2 principio terapeutico o della totalità- 3 principio di libertà e responsabilità
– 4principio di socialità-5 principio di sussidiarietà.

la difesa della vita fisica

La vita fisica e corporea dell’uomo è un valore fondamentale. Attraverso il corpo l’uomo entra nel
tempo e nello spazio ed entra in contatto con gli altri. Solo il bene spirituale della persona è più
importante della vita fisica e solo per il bene spirituale della persona si può sacrificare la vita fisica.

La vita fisica è inviolabile, non può essere violata neanche per favorire la vita degli altri. Insieme
alla vita va tutelata anche la salute dell’uomo.

il principio terapeutico o della totalità

Il medico può agire sul corpo dell’uomo anche sul suo patrimonio genetico, a patto che l’intervento
su una parte del corpo abbia come risultato la salute di tutto il corpo (ecco perché principio della
totalità). L’intervento del medico, inoltre, deve avere elevate possibilità di successo, in quanto ci
deve essere una proporzionalità tra costi e benefici e deve avere il consenso del paziente.

Il principio di libertà e responsabilità


A differenza della bioetica laica che concepisce la libertà come assenza assoluta di vincoli, il
personalismo concepisce la libertà come scelta, come autodeterminazione nella consapevolezza che
il valore più importante tra tutti è il valore della vita propria e altrui. La libertà di scelta deve essere
esercitata con grande responsabilità verso sé stesso e verso gli altri. Per questo senso di
responsabilità non è mai possibile dismettere la “cura” verso sé stessi o verso gli altri

il principio di socialità

Il principio di socialità si basa sul legame naturale che esiste tra gli uomini. In base al principio
della socialità la vita del singolo è considerata un bene personale e nello stesso tempo un bene
sociale. Preoccupandosi della propria vita e della propria salute l’uomo si preoccupa del bene della
società e, viceversa, la società che si occupa della salute del singolo si preoccupa del bene della
società intera.

Il principio di sussidarietà

Il principio della sussidiarietà si basa sul fatto che la società deve intervenire assicurando all’uomo
la sua salute e la tutela della propria vita, quando l’uomo non è in grado di provvedere da solo.

Qualità della vita (bioetica laica)

o sacralità della vita (bioetica cattolica)?

Il compito della bioetica non può realizzarsi senza una riflessione sul concetto di vita. Soltanto
chiarendo cosa si intende per vita si possono affrontare le questioni riguardanti l’uso delle
tecnologie avanzate in medicina.

A questo proposito bisogna partire dalla distinzione tra qualità della vita, di cui parlano la bioetica
laica, e sacralità della vita di cui parla la bioetica cattolica.

La sacralità della vita è un concetto che appartiene alla tradizione giudaico-cristiana e che bisogna
tenere in considerazione soprattutto nei momenti estremi del nascere e del morire. Questo concetto
di sacralità della vita, però, ha perso il suo valore morale con il progredire della medicina che
considera la vita un fatto puramente tecnico, per cui alcuni hanno considerato la vita qualcosa

di quantificabile, fino a parlare di qualità della vita. Proprio il concetto di qualità della vita sembra
giustificare il fatto che, ad esempio, in condizioni terminali è lecito lasciare morire o lasciarsi
morire, perché la qualità della vita non è più buona, o perché non c’è più la dignità della vita o della
persona.

Ci si chiede allora in questi casi, soprattutto nei casi di malati terminali : perché non accelerare la
morte?

la sacralità della vita

Su questa domanda si è espressa la Chiesa in un suo documento in cui è evidente lo stretto rapporto
tra valutazioni tecniche e valutazioni morali. La Chiesa dice che nel prendere decisioni del genere
(perché non accelerare la morte) si deve valutare sia la volontà del malato e dei suoi familiari, sia il
parere dei medici, perché solo i medici possono sapere se magari le sofferenze imposte al paziente
sono peggiori dei benefici. Inoltre la Chiesa dice che i desideri del paziente devono essere valutati
obiettivamente per vedere se sono “giusti desideri”.

la qualità della vita e il compito della bioetica

Per quanto riguarda la qualità della vita, essa deve essere valutata nell’ambito dell’alleanza
terapeutica, cioè l’impegno comune tra malato e medico a discutere i problemi insieme, tenendo
presente che le motivazioni del malato anche in uno stadio terminale devono essere valutate
obiettivamente.

Non bisogna, quindi acriticamente accettare il pluralismo dei valori ma discutere sul bene e il male,
perché tra gli uomini c’è “prossimità”, una specie di alleanza tra gli uomini. Non quindi un rapporto
contrattuale tra mercato e tecnoscienze, tra medico e paziente, per cui la cosa più importante è la
norma stabilita dal contratto, ma rispetto dell’alleanza tra gli uomini, perchè la vita è sacra, ma non
una “cosa” sacra, perchè l’uomo è fatto di spirito e corpo intimamente connessi.

la struttura del ragionamento morale

La bioetica deve, quindi, deve stabilire una norma etica e dei valori precisi, deve essere una bioetica
che si basa sulle relazioni tra gli uomini, sulla “prossimità” tra gli uomini; non deve essere, cioè,
una bioetica contrattualistica, procedurale, capace di fornire solo conoscenze e informazioni e,
quindi non deve essere una bioetica “cognitivista”, ma una bioetica che fonda i suoi principi sulla
relazione sociale, sull’avvicinamento all’altro.

La relazione è, infatti, presente in tutti gli aspetti importanti dell’uomo: c’è la relazione corpo-
spirito, la relazione uomo-società, la relazione uomo-natura.

Dalla “relazionalità” dell’uomo derivano due conseguenze.

1 - Se l’uomo è un essere in relazione con e per qualcuno, questa relazione ha in sé già delle norme,
che, quindi non sono esterne all’uomo e coercitive, e neanche irrazionali perché sono

dell’uomo in sé. Queste norme, inoltre, esistono prima di qualsiasi contratto o accordo sociale e,
quindi bisogna rifiutare l’idea di una bioetica contrattualistica.

2 –La relazione implica una parità tra gli uomini ed essendo una relazione simmetrica, reciproca, è
una relazione giusta, una relazione che si basa sulla coesistenza, coesistenza nella quale l’uomo si
realizza e attua il passaggio tra l’essere e il dovere essere. In queste relazioni sociali si deve inserire
la bioetica, cercando di rispondere alle esigenze di relazioni che abbiano senso. Infatti la società,
messa in subbuglio dalle scoperte scientifiche e tecnologiche deve essere regolata e normativizzata
secondo il “senso” umano.

Quando parliamo di senso, parliamo di senso oggettivo, un senso, cioè che non appartiene né a me,
né a te, ma che è il presupposto di me, di te, di tutti noi

In questa ottica si inserisce la bioetica che deve stabilire dei principi che hanno una caratteristica
relazionale e non contrattuale; relazionale perché nascono da una relazione di solidarietà e
reciprocità tra gli uomini in cui la violazione della vita dell’altro, appare come la violazione della
vita propria.
(Per chiarire: La bioetica (dal greco antico ἔθος (o ήθος)[1], "èthos", carattere o comportamento,
costume, consuetudine e βίος, "bìos", vita) è una disciplina che si occupa delle questioni morali
collegate alla ricerca biologica e alla medicina : aborto, eutanasia, fecondazione artificiale.

Di fatto, la bioetica laica è oggi un insieme di differenti vedute, anziché un corpus di valori
unitario. Tuttavia, anche in mezzo alle differenze è possibile individuare alcuni comuni comuni che
permettono di parlare di bioetica “laica” e distinguerla dalla bioetica cattolica. Innanzitutto il
pluralismo di opinioni e di vedute che per il laico sono un valore fondamentale da promuovere.
Altri aspetti che accomunano e identificano la bioetica laica sono: - la centralità, nelle decisioni
circa la vita e la morte, dell’autonomia e della libertà individuale, - il valore attribuito alla qualità
della vita, mentre la bioetica cattolica insiste sul concetto della vita umana, come dono di Dio,
l’idea di “natura” come norma per la riflessione etica, l’inviolabilità della vita umana come
principio più importante rispetto alla considerazione della sua qualità. Ad esempio in uno stadio
terminale, il malato di cancro secondo i laici, non ha più una buona qualità della vita perché soffre
e , quindi sarebbe giustificata l’eutanasia, mentre per i cattolici la vita è dono di Dio, Dio ce l’ha
data e Dio ce la toglie.

La bioetica cattolica si basa sui principi della sacralità e indisponibilità della vita, sostenendo che
la persona umana, come non è la creatrice della vita, così non ne è la proprietaria. All'idea della
sacralità e indisponibilità della vita si connettono la proibizione dell'aborto, l'illiceità del suicidio
'consapevole' ed il rifiuto dell'eutanasia. La bioetica cattolica sostiene che ciascun essere umano
ha il diritto alla vita, intendendosi, con questa definizione, l'uomo dal momento del suo
concepimento a quello della sua morte naturale. Le norme della bioetica per i cattolici non devono
essere stabilite per contratto, per legge dello stato, ma l’uomo deve sentire la vicinanza agli altri
uomini, la relazione con gli altri e capire che la violazione della vita degli altri sarebbe come una
violazione della sua stessa vita)

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CAPITOLO IV

LA PERSONA UMANA E LA SUA DIGNITA’

Che cosa si intende per persona umana e per dignità della persona?

La bioetica anglosassone attribuisce diritti e dignità solo alla persona autocosciente, quella in grado
di prendere decisioni, di progettare il proprio futuro.

Vediamo ora cosa si intende per persona, avvalendoci anche della filosofia.

filosofia e persona umana

Esaminiamo il concetto di persona sotto 3 aspetti: biologico, psicologico e morale.

Partiamo dal paino biologico ed esaminiamo il rapporto uomo-natura e il rapporto corpo-anima, da


cui derivano poi il piano psicologico e morale.
a) il rapporto uomo natura. L’uomo, in quanto persona è l’unico in grado di assumersi una
responsabilità nel cosmo e questa sua posizione dipende dalla sua coscienza morale che lo
caratterizza, che gli permette di fare delle scelte e che lo fa oggetto di biasimo o di lode. Cioè
l’uomo in quanto capace di scelte e di responsabilità è soggetto morale. La natura lo sostiene in
questo suo essere morale in quanto la contemplazione della natura gli fa capire che egli può
salvaguardare la sua umanità solo salvaguardando la natura.

b) il rapporto anima-corpo. Le scienze naturali hanno considerato l’uomo solo dal punto di vista del
corpo, dal punto di vista materiale; la bioetica anglosassone, per questi motivi ha accantonato il
problema del rapporto anima-corpo come un problema che non esiste. Per capire la personalità
dell’uomo, infatti, essi dicono basta considerare la memoria, l’autoconsapevolezza e la capacità di
guardare e pianificare il futuro.

corpo e auto esperienza

Il corpo è importante per la nostra auto esperienza, perché la percezione del mondo esterno avviene
attraverso il corpo che ci mette in comunicazione con la natura (acqua, cibo, aria) Viceversa
sperimentiamo il mondo esterno, provano sensazioni di gioia, di dolore che sono atti non corporei
ma puramente spirituali.

Ma soprattutto il nostro corpo costituisce il mezzo attraverso il quale ci autorappresentiamo agli


altri, attraverso il quale ci facciamo conoscere e attraverso il corpo facciamo conoscere i nostri
pensieri, i nostri sentimenti agli altri.

Ma noi non siamo identici al nostro corpo, non siamo il nostro corpo, perché abbiamo degli istinti
che possiamo rifiutare; il corpo ha cioè una sua libertà.

corpo e soggettività

Il corpo è elemento essenziale della nostra soggettività, ma è anche elemento essenziale della
intersoggettività perché gli altri ci conoscono attraverso il nostro corpo e noi prendiamo

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autocoscienza del nostro essere attraverso il rapporto con gli altri. In questo rapporto con gli altri si
realizza la nostra persona che è fatta di anima e di corpo, anche se la bioetica americana considera
l’idea dell’unità del corpo e dell’anima come un residuo biblico.

Anche l’Illuminismo e l’idealismo di Fichte e Hegel ritenevano l’uomo esistente solo nel corpo, ma
ciò porta ad una riduzione del nostro essere persona, del nostro essere “essere umano”.

Conclusione dell’indagine filosofica

In conclusione diciamo che la facoltà morale dell’uomo ci consente di essere persona e l’essere
persona è dovuto solo al fatto che abbiamo questa facoltà morale; l’essere persona dipende solo dal
fatto di possedere questa qualità e non dal fatto che questa facoltà la si possa esercitare più o meno
compiutamente. Perciò è persona chi appartiene al genere umano, senza dire è più intelligente o
meno intelligente, chi è in grado di esprimere la sua razionalità e chi non è in grado.

La dignità di un uomo, della sua persona non dipende dalla sua capacità mnemonica o dalla sua
possibilità di ragionamento, ma solo dal suo “essere persona”, indipendentemente dalle sue
prestazioni. da questo punto di vista sono persone anche i minorenni, i lattanti, i non nati, i vecchi
incapaci, che devono essere trattati come persone sempre, non quando abbiamo interesse a farlo

TEOLOGIA E PERSONA UMANA

Chiariamo il concetto teologico di persona umana.

Secondo la Bibbia i termini natura e mondo non sono sinonimi. Il termine natura indica tutto ciò che
è stato creato da Dio, il termine mondo tutto ciò che è stato creato dall’uomo.

la creazione

Il concetto di creazione è legato non solo alla natura, ma anche alla storia, perché Dio è presente in
maniera permanente nella storia degli uomini. La natura è dovuta all’azione di Dio creatore, ma Dio
vive attraverso la sua Parolae attraverso la sua azione che si svolge nella storia.

il concetto di vita nell’Antico testamento

Per quanto riguarda l’uomo la Bibbia sottolinea sempre l’unità di spirito e corpo dell’uomo e
quando l’Antico testamento parla dell’anima, dello spirito, del cuore, parla sempre di tutto l’uomo.
Infatti, la contrapposizione che spesso si fa tra carne, da un lato, e spirito, dall’altro, non indica una
divisione che è nell’uomo, ma vuole indicare una relazione dell’uomo con Dio, per cui lo spirito è
Dio e il corpo è l’uomo; per questo Paolo parla dell’uomo riconciliato in Cristo.

Nell’Antico Testamento la vita è considerata un fenomeno naturale, terreno; anzi essa è considerata
il bene principale dell’uomo. Ma piano piano emerge anche nell’Antico testamento la fede in una
vita eterna vicino a Dio.

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il concetto di vita nel Nuovo testamento

Nel Nuovo Testamento la vita due caratteristiche. 1- l’unicità della vita sulla terra, perché la vita
terrena è una e irripetibile, 2-la definitività della vita eterna.

Nel Nuovo Testamento, quindi, si dice che la vita terrena è una realtà dinamica che dipende da Dio,
e si riafferma l’unicità della vita terrena, ma si introduce il concetto di vita eterna che è quella che
ha più valore. La vita terrena è molto apprezzata, come è testimoniato dalle numerose guarigioni
fatte da Gesù, ma il richiamo continuo alla fede che salva, ci fa capire che il compimento della vita
dell’uomo e della sua libertà non è nella vita terrena, ma in quella eterna, che influenza la vita
terrena. Per questo motivo la vita terrena è solo un preludio, una preparazione alla vita eterna in cui
vivremo con Dio.

il comandamento “non uccidere”

il valore attribuito nell’Antico testamento alla vita terrena portò alla formulazione del
comandamento non uccidere. (Io sono il Signore Dio tuo: 1. Non avrai altro Dio fuori di me. 2.
Non nominare il nome di Dio invano. 3. Ricordati di santificare le feste *. 4. Onora il padre e la
madre. 5. Non uccidere. 6. Non commettere atti impuri. 7. Non rubare. 8. Non dire falsa
testimonianza. 9. Non desiderare la donna d'altri. 10. Non desiderare la roba d'altri.)

Il termine rasah, che significa assassinare, infatti, indica un atto di violenza sleale e perfido che
colpisce una persona inerme ,atto, che deve essere punito con la pena di morte. L’uomo è infatti
creato a immagine di Dio, e uccidendo un uomo si uccide Dio stesso.

Inoltre nell’assassinio l’uomo dimostra di essere dominato da Satana, anzi solo l’idea di volere
uccidere un uomo è un attentato alla sua vita. Quindi è necessario mantenere verso il prossimo un
atteggiamento di benevolenza, evitando le parole cattive e i giudizi ingiusti.

Da questo atteggiamento positivo nei confronti dell’altro deriva anche la cura del prossimo.

l’immagine di Dio nell’uomo.

L’Antico Testamento ci dice che l’uomo è creato a immagine di Dio, mentre il Nuovo Testamento
ci dice che solo in Gesù si realizza l’immagine di Dio.

L’idea dell’immagine si Dio si riflette sulla concezione dell’uomo.

Quando si parla di somiglianza con Dio, in realtà si fa riferimento alla comunione dell’uomo con
Dio. Non sono le qualità dell’uomo, come la ragione e la libertà, o le caratteristiche, come ad
esempio il fatto di possedere un’anima, che fanno l’uomo immagine di Dio, ma la comunione che

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si stabilisce tra l’uomo e Dio sin dalla creazione. In questo modo la fede cristiana salvaguarda la
dignità dell’uomo e non gli attribuisce una funzione o un ruolo parziale, ma in questa relazione con
Dio l’uomo si costituisce come persona.

distinzioni necessarie

1 – persona e personalità

C’è differenza tra persona e personalità: la persona si forma nella relazione con Dio, la personalità

l’uomo la forma durante la sua vita e il suo cammino di essere umano, cammino che può essere

negativo o positivo. La personalità è l’insieme delle caratteristiche psicologiche di un individuo,

mentre la persona è colui che possiede quelle caratteristiche. La personalità è variabile, maggiore

o minore, ecc. mentre non si può essere più o meno persona: si è persona e basta. Come si vede il

suo essere persona prescinde dai suoi atteggiamenti spirituali, emotivi, materiali.

2- persona e individuo

Il concetto di persona è pure diverso da quello di individuo. Oggi i termini individuo e persona

sono utilizzati come equivalenti e interscambiabili, perdendo di vista l’aspetto della relazione.
L’uomo, soltanto come individuo, è un essere chiuso in se stesso, atomo tra gli atomi, isolato e

indipendente dagli altri, dotato di libertà assoluta.La persona è un individuo in relazione, in

relazione soprattutto con Dio

3 – persona e soggettività

L’uomo è da sempre persona, perché fonda una relazione con Dio che lo chiama e continua a
chiamarlo. Diventa però, soggetto a seconda della sua maturazione. Può anche diventare un uomo
incapace di agire con responsabilità, non diventa soggetto responsabile, ma rimane comunque una
persona; anche il peccato non distrugge il suo essere persona, perché l’uomo risponde alla chiamata
di Dio anche con la sua semplice esistenza e, quindi, la relazione con Dio non viene mai meno.

la somiglianza con Dio

Il concetto della somiglianza con Dio ha importanti conseguenze nel campo dell’etica. Intanto
consente di superare le differenze e le divisioni tra gli uomini; infatti se ogni uomo è immagine di
Dio, non ci sono divisioni tra gli uomini.

Questo concetto inoltre protegge l’uomo per vari motivi. Innanzitutto perché così si evita di
idolatrare il potere, la bellezza umana o l’efficienza o, in genera si evita di idolatrare qualsiasi
persona. Inoltre si accoglie la vita umana in qualsiasi forma, perché la vita umana è a immagine di
Dio e ogni singola vita umana ha un valore assoluto.

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Oggi, invece, sembra quasi che si calcoli il valore degli esseri umani, per cui ognuno sembra che
debba giustificare il fatto stesso di esistere, mentre invece l’esistenza dell’uomo è legittimata al di là
di qualsiasi cosa.

conclusione

Al centro della riflessione bioetica deve esserci l’idea di persona, anche se la spiegazione di questo
concetto nella filosofia è varia; vedi ad esempio Fichte ed Hegel che dicono che l’io esiste solo nel
corpo. Dal concetto di persona deriva una grande dignità della vita umana.

ETICA E PERSONA UMANA

Soffermiamoci sull’idea di dignità umana.

Le radici storiche dell’idea di dignità umana

Di dignità umana si parla nella filosofia greca, nell’etica cristiana e nell’umanesimo. Già la filosofia
greca parlava di una uguaglianza naturale tra gli uomini, uguaglianza che deve interessare sia il
pensiero che le azioni degli uomini. Nel cristianesimo non solo si afferma l’uguaglianza naturale tra
gli uomini, ma si afferma anche che ogni singolo individuo di fronte a Dio possiede la dignità del
genere umano.

Nell’Umanesimo non solo si riafferma l’idea dell’autodeterminazione morale dell’uomo, che è in


grado di compiere le sue scelte, ma si dice che la libertà e la dignità dell’uomo devono essere
protette sul piano politico e giuridico . Ed infatti nascono le carte degli stati moderni che assicurano
i diritti civili, prima, e poi i diritti politici e culturali.

il fondamento dell’idea della dignità umana

Nella nostra società il concetto di dignità umana è pari ad una norma etica da rispettare. La Chiesa
chiede che tale dignità venga rispettata anche nei momenti in cui ci sono conflitti, in virtù del fatto
che la dignità umana nasce nella relazione con Dio, una relazione che l’uomo non ha creato da solo,
ma che è creata da Dio. Il rispetto della dignità umana garantisce la convivenza tra gli uomini,
perché se da un lato garantisce l’autonomia delle azioni degli uomini in armonia con le proprie
convinzioni morali, dall’altro richiede il rispetto del principio di giustizia e impedisce di calpestare i
diritti degli altri.

il significato normativo dell’idea della dignità umana

Grazie alla dignità umana l’uomo ha la capacità di agire liberamente e di autodeterminarsi e nello
stesso tempo nessuno può sacrificarlo per altri fini.

Da quanto risulta, in ambito giuridico, la parola dignità umana si trova usata per la prima volta in
documento internazionale, moderno e laico: la Dichiarazioneuniversale dei diritti dell'uomo
(DUDU), approvata il 10 dicembre 1948

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A partire dalla Dichiarazione Universale, la dignità umana - da tutelare e promuovere - è posta al


centro degli ordinamenti giuridici in tutti i successivi atti internazionali sui diritti dell'uomo e in
molte delle successive Costituzioni nazionali.

I diritti della persona umana derivano dalla dignità. Tra questi diritti, il diritto alla vita .

il valore del divieto di uccidere

Tutte le culture, le religioni e le costituzioni ritengono molto importante il v comandamento: non


uccidere. Quando ci addentra, però, nella riflessione su questo argomento, ci sono delle divergenze
e il divieto di uccidere può diventare un’opinione. Ad esempio si dice favorevole all’aborto o
contrario all’aborto. Non si tratta di essere favorevoli o contrari, non si tratta di opinioni morali, si
tratta di una questione di giustizia. Il divieto di uccidere deve valere anche nei casi limite.; deve
valere per i nati e per i non nati, per i sani e per i malati

conclusioni

per concludere diciamo che il rispetto della dignità umana è innanzitutto rispetto per la vita di tutti i
membri della comunità umana

CAPITOLO V

LA SALUTE E LA MALATTIA

LA SALUTE
Si riflette poco sul concetto di salute, perché i medici e i pazienti preferiscono invece concentrarsi
sulla malattia. Questo è abbastanza comprensibile, ma il concetto di salute è molto importante per
precisare i fini della medicina e per formulare giudizi etici sull’operato dei medici.

A questo proposito ci sono due posizioni: una che afferma che la salute è l’unico fine della
medicina e una che dice che il fine della medicina è quello di dare risposta ai desideri
dell’individuo, che si esprime in totale autonomia.

definizione del concetto di salute

Esaminiamo il concetto di salute. L’organizzazione Mondiale per la Salute (OMS) dice che la salute
è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non è soltanto assenza di malattia.

In questa affermazione c’è un aspetto positivo perché invita i medici a non limitarsi a curare chi è
malato, ma a preoccuparsi anche della prevenzione, della cura e della riabilitazione.

Un aspetto negativo sta nel fatto, però, che la salute viene considerata uno “stato” e non una
“tensione”. Che differenza fa? La differenza sta nel fatto che definire la salute come stato è
qualcosa di eccessivo, perché neanche i soggetti “sani” si trovano in uno stato di benessere totale.
Per non parlare poi delle persone afflitte da handicap o da malattie croniche e incurabile. Quindi
trovarsi in uno stato di perfetta salute è cosa abbastanza rara.

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Se definiamo, invece la salute come tensione, allora significa che l’uomo tende verso la migliore
condizione possibile di salute. Questa è d’altra parte la finalità della medicina, che deve aiutare
l’uomo a tendere verso il migliore stato di salute, che è quello di aiutare l’uomo a conservare la sua
dignità. Per questo l’opera dei medici non è mai inutile, neanche presso i morenti, perché lo aiutano
a stare meglio.

dimensione sociale della salute

La salute ha anche una dimensione (=caratteristica) sociale in quanto è un diritto-dovere della


persona cercare di raggiungere il migliore stato di salute possibile ed è dovere della società favorire
la salute dei singoli

L’Organizzazione Mondiale per la Salute afferma che la salute è uno dei diritti fondamentali
dell’uomo, senza differenza di religione, di opinione politica o di razza, ed afferma anche la salute è
condizione essenziale per assicurare la pace nel mondo.

la Costituzione italiana afferma che la Repubblica tutela la salute come diritto fondamentale
dell’uomo e interesse della collettività.

Sia l’OMS che la costituzione italiana, quindi, affermano che la salute è un diritto e un bene
individuale, ma anche interesse e dovere sociale.

La società cerca di tutelare la salute dei cittadini anche attraverso LA “Medicina del Lavoro”, la
quale si preoccupa delle malattie cosiddette “professionali”, che si prendono sul posto di lavoro o
degli incidenti sul lavoro. (recentemente c’è stato un processo in Piemonte nei confronti dei
proprietari di una fabbrica di amianto dove i lavoratori si ammalavano di cancro, perché l’amianto è
cancerogeno).
Spesso le morti sul lavoro o le malattie contratte sul posto di lavoro sono dovute al desiderio di
realizzare massimi profitti per cui non si spende nella sicurezza. Spesso le malattie hanno cause
sociali, quando ad esempio, c’è scarsa sensibilità da parte dei politici, dei medici o quando non ci
sono controlli seri.

La tutela della salute implica una spesa sociale che si dice produttiva, perché anche se non ha
benefici immediati, nel tempo produce benefici e per la salute dei singoli, e anche per i costi
dell’azienda.

LA MALATTIA

Negli ultimi tempi la malattia occupa molta parte della vita dell’uomo, rispetto al passato. Ciò
avviene perché i progressi della medicina permettono di guarire malattie che prima erano incurabili
e per le quali si moriva subito, e anche perchè le malattie inguaribili vengono tenute sottocontrollo e
curate per molto tempo.

La malattia è un fatto molto importante nella vita dell’uomo, perché provoca un turbamento non
solo nel corpo del soggetto, ma anche nella sua psiche.

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la malattia come provocazione

C’è un aspetto della malattia che resta spesso in ombra ed è dovuto al fatto che la malattia stessa è
una provocazione per il soggetto. Chi è colpito, infatti, da una malattia grave mette in dubbio tutti i
valori, gli scopi e il significato della vita.

Ciò avviene perché la malattia viene considerata come un evento da trattare solo con le risorse della
medicina e come se l’organismo fosse una macchina, tralasciando il fatto che la malattia non è
soltanto un disturbo materiale che interessa qualcosa del corpo, ma qualcosa che ha ripercussioni
sul soggetto.

una medicina a misura d’uomo

Oggi si parla di “mutilazione antropologica” per dire che l’uomo malato diventa un oggetto tra gli
oggetti; per far fronte a questo fenomeno si chiede “una medicina a misura d’uomo”, una
medicina,cioè, che non solo mantenga un profondo rispetto per la persona del malato, ma che si
preoccupi anche di recuperare le qualità del malato, nel senso di sostegno anche psicologico. Il
malato cioè, non deve essere trattato come una macchina, ma bisogna fare attenzione anche alla sua
psiche, al suo vissuto. Ciò ha dato origine all’antropologia medica che si interessa della malattia,
della psiche del malato, del rapporto medico-paziente. L’antropologia medica cerca anche di
riportare i valori dentro la medicina attraverso una riflessione etica.

il recupero della coscienza morale

Nel campo della medicina bisogna tenere in considerazione due fatti molto importanti: l’accresciuto
potere della medicina sulla malattia e l’accresciuta debolezza del malato di fronte alla malattia. La
debolezza del malato di fronte alla malattia è paradossalmente la conseguenza dell’accresciuto
potere della medicina.
E’ un paradosso ma il malato si sente fragile proprio in seguito ai grandi successi della medicina,
come la scoperta degli antibiotici, dei vaccini, le specializzazioni della chirurgia e soprattutto di
fronte ai risultati della ricerca biochimica e dell’ingegneria genetica. Oggi si parla di biomedicina
per indicare la medicina scientifica che opera nei laboratori per studiare nuove strategie di diagnosi
e di cura; la biomedicina opera lontano dal malato e il malato è un oggetto da indagare.

Di fronte a questa situazione è necessario un recupero della coscienza morale che potrebbe far
recuperare al malato le forze morali necessarie per affrontare la malattia.

potere della medicina e debolezza di fronte alla malattia

E’ chiaro che dei progressi della medicina ci si deve rallegrare,ma bisogna anche considerare l’uso
eccessivo di farmaci e di mezzi diagnostici, l’uso di terapie troppo pesanti al confronto dei vantaggi
che se ne possono trarre. E di fronte a tutto ciò l’uomo diventa sempre più debole nell’affrontare la
malattia.

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La fragilità è un fatto sotto gli occhi di tutti: si è allungata la vita ma si convive con un gran numero
di malattie che interessano il sistema cardiocircolatorio, il sistema nervoso ed altri; così la malattia
accompagna gran parte della vita dell’uomo.

La debolezza e la fragilità dell’uomo si nota anche sul piano psicologico, nella paura che possa
insorgere qualche malattia all’improvviso. Inoltre spesso il malato si sente responsabile della
malattia come se la malattia fosse un male fisico, ma originato da un male morale compiuto dal
soggetto. Infatti si sente dire spesso: “Perché a me?”

L’ultimo sintomo della fragilità dell’uomo di fronte alla malattia è dato dal fatto che egli la sente
come una limitazione della libertà, come una sospensione della libertà nell’attesa che egli possa
ritornare ad essere quello di prima e che la malattia passi. Durante la malattia è come se l’uomo non
potesse decidere niente di se stesso; ma questo è un tempo perso per la vita, è un tempo morto.

LA MALATTIA COME QUESTIONE MORALE

Un elemento della malattia è quello del senso. Chiariamo di cosa si tratta. Il dolore generato da una
malattia è forte, ma ancora più forte è il dolore generato da una malattia dalla quale si sa che non si
può guarire. E questo dolore indebolisce le certezze che si avevano nella vita ordinaria. In altre
parole la malattia, e il conseguente dolore, provocano un cambiamento nell’uomo. Giovanni
Angelini, un medico dice che nel momento della malattia l’uomo scopre di essersi occupato poco
della propria salute, quasi fosse un bene scontato e sempre a sua disposizione. In questo modo nella
malattia ci si interroga sul senso della malattia e della salute.

In realtà la malattia è male perché impedisce di fare, procura sofferenze e dolore, ma è male
soprattutto perché paralizza la volontà del malato e perciò costituisce una sfida alla sua libertà.
La sfida si vince con grande forza morale, cercando di dare un senso alla propria condizione di
malato con la speranza non solo di guarire dalla malattia, ma di vivere la vita nonostante la malattia.

che significa affrontare la malattia da un punto di vista morale?

Affrontare la malattia da un punto di vista morale significa affrontarla con la fede nel senso della
vita. Il tempo della malattia è, infatti tempo di crisi, in cui l’uomo perde la sua autonomia e la sua
capacità di fare e sembra che solo i medici possano ciò che si può e si deve fare e in cui sembra che
l’uomo si allontani dalla realtà.

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Affrontare la malattia da un punto di vista morale significa reagire alla mancanza di volontà e alla
mancanza di senso, affrontarla con la fede; una fede che non deve essere intesa solo nel senso
religioso del termine, ma come “prova” nella speranza di potere godere ancora nella salute.

CAPITOLO VI

I DIRITTI DEL MALATO

LA TUTELA DEI DIRITTI DEL MALATO

La malattia che richiede una cura prolungata e dei ricoveri ospedalieri produce nella persona un
grande senso di disorientamento e una grande paura nel futuro. Questo disorientamento cresce
quando il malato deve essere ricoverato in ospedale, dove medici e infermieri si sono ormai abituati
al malato e alle malattie e spesso trattano il malato come oggetto; oggetto di cure, ma non più
soggetto. Spesso addirittura lo usano come cavia per sperimentare nuove tecniche di cura o di
diagnosi. Tutto ciò diventa devastante per l’uomo che si sente asservito alla volontà degli altri.

le carte dei diritti del malato

Per evitare situazione di disattenzione nei confronti del malato e per evitare che si offenda la sua
dignità di persona, sono nati dei documenti, detti Carte dei diritti del malato, che hanno un valore
giuridico, che devono salvaguardare i diritti del malato e regolare i rapporti tra malato e personale
sanitario. Il primo documento fu redatto nel 1973 dall’”Associazione degli ospedali americani”.

I diritti sanciti in questa prima Carta riguardano la necessita di ricevere un’assistenza attenta e
rigorosa, ricevere informazione sulla diagnosi, il trattamento e la prognosi (=previsione
sull’andamento della malattia), essere informati prima di un trattamento, potere evitare qualche
trattamento, esigere il segreto su tutto quello che riguarda la malattia, essere trasferiti in altri
ospedali se l’ospedale in cui si è non è in grado di prestare le cure mediche adeguate, essere
avvertito su eventuali sperimentazioni sulla sua malattia ed altri diritti.

In seguito fu redatta dalla CEE la “Carta del malato utente dell’ospedale”che si arricchì di nuovi
diritti e cioè quello di accedere ai servizi ospedalieri, il diritto al rispetto della propria fede religiosa,
diritto di presentare eventuali reclami e di essere informato sui loro risultati.

In Italia non abbiamo ancora oggi una Carta dei diritti del malato, ma abbiamo un “Tribunale per i
diritti del malato”, costituito nel 1980, che ha il compito di esaminare e rendere pubbliche le
denunce del malato che vede violati i propri diritti.
Dal punto di vista etico gli operatori sanitari devono non solo essere professionali nella diagnosi e
nelle cure, ma devono anche rispettare la dignità della persona malata, tenere conto delle sue
difficoltà, essere umani e accoglienti con chi ha bisogno, essere consapevoli che il malato non è un
essere inanimato, ma un uomo sofferente che ha bisogno di cure e che ha pari dignità di chi lo cura.

una corretta filosofia della salute

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Per potere curare adeguatamente salvaguardando i diritti del malato, bisogna pensare a una nuova
filosofia della salute diversa da quella meccanicistica-strumentale degli ultimi anni. In questo nuovo
modo di concepire la salute, il medico non si preoccupa soltanto di individuare la malattia per
poterla curare, ma il medico deve comprendere il malato in tutto il suo vissuto, cogliere gli aspetti
fondamentali della sua personalità, instaurare con lui e con i suoi parenti un rapporto cordiale e
individualizzato.

necessità della formazione

Per potere fare ciò, il medico e tutto il personale sanitario devono essere formati, una formazione
che deve toccare i punti più importanti dell’etica, dell’antropologia e della psicologia. Qualcosa è
stata fatta per il personale infermieristico che, in seguito a un decreto del Presidente della
Repubblica, è obbligato a frequentare un corso di etica professionale che riguarda la psicologia, la
pedagogia e la sociologia.

Non si è, invece, ancora introdotto un corso di etica professionale nei corsi di laurea in medicina.
Solo in alcune facoltà è stato attivato un corso di bioetica, ma si tratta di casi rari e di programmi
limitati.

IL DIRITTO A CONOSCERE LA VERITA’

Far conoscere la verità sulla sua malattia al malato, rimane un problema sia per i medici che per i
familiari. In questo caso bisogna trovare una soluzione, una via di mezzo , evitando la reticenza ed
evitando anche di essere troppo crudi, per non peggiorare le condizioni di salute già precarie del
malato.

In queste situazioni bisogna tenere presenti due principi fondamentali: 1- da un lato il diritto del
malato ad amministrare e proteggere la propria vita e la propria salute; 2- dall’altro lato il rispetto
delle condizioni di salute del malato.

Infatti il malato ha il diritto di decidere come amministrare il tempo di vita che gli rimane e di
entrare in rapporto con la fine che si avvicina e dal canto suo il malato dà al medico il diritto di
indagare sulla sua malattia e di utilizzare le cure opportune.

Molto importante, in questa situazione, è considerare le condizioni psicologiche del malato per
capire se e quanto vuole sapere e in che misura è in grado di sopportare la verità sulla sua malattia.

E’ importante, quindi, tenere presente il maggior bene del paziente: ci sono casi, in cui il paziente
vuole sapere per sentirsi rassicurare, altri casi in cui il paziente vuole sapere tutta la verità sulle sue
condizioni di salute.
IL DIRITTO A ESPRIMERE UN CONSENSO CONCORDATO

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Gli articoli 13 e 32 della Costituzione stabiliscono che “la libertà personale è inviolabile” e che
“nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di
legge”.

Nell’articolo 13 si parla della libertà personale ed infatti il malato non può essere sottoposto al
trattamento terapeutico se prima non ha dato il suo consenso ed ha anche la libertà di scegliere i
medici e la terapia.

L’applicazione di questi due articoli di legge presenta a volte dei problemi, perché a volte è il
medico che si chiede se è opportuno domandare il consenso, a volte è il malato che preferisce
delegare tutto al medico. Il problema è tanto rilevante che spesso è intervenuta la magistratura.

problematicità dell’approccio naturalistico alla malattia

L’approccio naturalistico alla malattia riguarda i casi in cui il medico ritiene che non sia necessario
spiegare al malato che cos’è la malattia e che non sia necessario ottenere il consenso per la terapia.

E’ necessario superare l’approccio naturalistico alla malattia e accettare il principio etico che
stabilisce che la persona ha il diritto di gestire la propria salute proprio per garantire la sua dignità di
uomo e per evitare qualsiasi manipolazione. Infatti quali che siano le sue condizioni di salute, il
malato ha sempre il diritto di sapere il male che lo ha colpito e quali cure il medico vuole attuare nei
suoi confronti.

Le ragioni che potrebbero indurre il malato a rifiutare le cure sono dovute spesso ai grandi rischi
legati alle terapie, a motivi economici nel caso di terapie molto costose o ad impegni urgenti. Il
rifiuto delle terapie è lecito e doveroso, quando si tratta di accanimento terapeutico (=quando si
insiste con terapie che si sa sono inefficaci)

IL DIRITTO ALLA RISERVATEZZA E IL SEGRETO PROFESSIONALE DEL


PERSONALE SANITARIO

Il personale sanitario, medici e infermieri, hanno l’obbligo a mantenere la segretezza sulla malattia
del paziente. Il segreto professionale fa parte dei “segreti commessi” e cioè che derivano da un
accordo a non diffondere ciò che viene detto in confidenza. Tra medico e paziente si stabilisce quasi
un contratto bilaterale, per cui il paziente non a titolo di amicizia, ma a titolo oneroso comunica al
medico la sua situazione per riceverne aiuto e il medico si impegna a dare le sue cure. Da questo
contratto deriva il segreto professionale.

Il segreto professionale è molto importante perché consente al malato di proteggere la sua


personalità e le sue capacità, favorisce la convivenza sociale e accresce anche il prestigio del
medico o del personale sanitario interessato.

Il medico può essere esentato dal segreto professionale, quando il paziente gli dà il consenso, nei
casi di necessità, per legittima difesa, nei casi in cui ciò si riveli un danno per il paziente o per altre
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persone o per evitare un grave danno alla comunità, come succede nei casi di trattamenti sanitari
obbligatori (il trattamento sanitario obbligatorio riguarda i casi in cui c’è un pazzo pericoloso per la
comunità e allora il segreto professionale non ha senso).

La riservatezza e il segreto professionale sulla malattia del paziente sono minacciati da vari fattori:
spesso, infatti i medici e infermieri non osservano il segreto professionale soprattutto quando
lavorano in gruppo per cui è più facile lo scambio di informazioni. Spesso inoltre, si costituiscono
delle banche dati che raccolgono ogni genere di informazioni sui pazienti che rischiano di rendere
pubbliche informazioni sul paziente.

Un caso in cui la violazione del segreto professionale è giustificata è quando il paziente è portatore
di tare o di malattie contagiose che potrebbero mettere a rischio la salute o i beni dei familiari del
paziente. In questo caso il medico può venire meno al segreto professionale per garantire i familiari
del paziente stesso.

CAPITOLO VII

L’EMBRIONE UMANO

(Embrione = si definisce embrione il prodotto del concepimento fino alla 8° settimana di


gravidanza, poi si parla di feto)

Oggi alcuni tendono a definire l’embrione nelle prime settimane di vita un pre-embrione o ootide
per dire che non ha ancora un carattere umano, non è cioè uomo.

Questi si basano soltanto sulla biologia, ma la realtà di una persona umana non può essere definita
soltanto dalla biologia o dalla scienza. La scienza, infatti, non può definire la persona umana, ma
deve farlo con l’aiuto della filosofia e della teologia. La scienza, infatti dà dei dati sull’embrione, la
filosofia interpreta i dati.

La biologia dice che al momento della fecondazione si forma una nuova entità chiamata zigote, una
cellula da cui poi si formerà il nuovo individuo.

L’embrione , poi, si sviluppa, secondo i principi della coordinazione, continuità e gradualità.

la coordinazione

Lo sviluppo dell’embrione avviene attraverso una coordinazione tra cellula e cellula che dimostra
che c‘è un’unità dell’essere che si sviluppa.

Ciò dimostra che l’embrione non è un ammasso di cellule, ma un reale individuo dove le cellule
sono integrate tra di loro.

la continuità

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Quando i gameti si fondono e danno vita allo zigote, inizia lo sviluppo di questo stesso zigote in un
processo senza interruzione, ma continuo, dando vita a vari tessuti ed organi.

la gradualità

Il nuovo individuo si forma gradualmente attraverso molti stadi raggiungendo piano piano la forma
finale e diventando sempre più complesso.

Da ciò si può capire che alla fusione dei gameti si ha la formazione di un nuovo reale individuo
umano, non un potenziale individuo umano. Per questo motivo appaiono ingiuste e inopportune
tutte le tecnologie riproduttive e gli esperimenti sugli embrioni.

Alcuni, al contrario pensano che ciò che si forme alla fusione dei gameti non può essere ancora
considerato un individuo umano; secondo loro individuo lo diventerà più tardi. Quando?

Vi sono tre tesi: 1- L’embrione umano non può essere considerato individuo se non al 15° giorno
dalla fecondazione; 2° l’embrione umano non può essere considerato individuo fino a quando non si
insedia nell’utero; 3° L’embrione umano non può essere considerato individuo fino a quando non si
forma il sistema nervosi centrale, e cioè intorno alla sesta-ottava settimana.

Tutte queste tesi vengono smentite dalle analisi scientifiche che hanno stabilito che l’embrione
umano è essere umano in qualsiasi stadio della sua esistenza

L’INDAGINE FILOSOFICA

La filosofia cerca di interpretare i dati della biologia e di rispondere alla domanda se l’embrione
umano è o no un individuo umano, una persona umana. Chiariamo intanto cosa indica il termine
persona.

che cosa è persona? chi è persona? come dobbiamo trattare la persona?

Il concetto di persona, originariamente elaborato dalla filosofia per indicare e caratterizzare l’essere
umano, oggi viene usato contro l’uomo stesso. Infatti il termine persona è stato dimenticato quasi
durante il colonialismo e il razzismo, quando non tutti gli esseri umani venivano considerati degni
di essere persone o per lo meno non venivano trattate come persone. Oggi non vengono considerate
persone gli embrioni, gli handicappati, gli anziani, i malati incurabili, i bambini. Ma l’essere umano
è sempre persona, indipendentemente dalla sua condizione di vita, dal colore della pelle, dal suo
stato di salute.

l’uomo è sempre persona

E’ persona, quindi, anche l’embrione, perché in lui sono presenti i caratteri e le proprietà dell’essere
umano

Nella tradizione filosofica si è cercato di definire il concetto di persona. Severino Boezio e San
Tommaso d’Aquino affermano che la persona è la sostanza individuale di natura razionale. Ciò
significa che l’uomo non deve essere considerato come una serie di atti e di azioni,ma un essere

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con una propria identità, un’identità di natura razionale. E l’aggettivo razionale indica in senso lato
la ragione, il linguaggio, la relazione, la libertà, l’interiorità.

L’essere umano è quindi persona in virtù della sua natura razionale, non perché esercita la
razionalità, ma perché è dotato di ragione. Quindi essendo dotato di ragione per natura, è persona.
Quindi lo stato di persona non si acquisisce con lo sviluppo, graduale, e non lo si perde se non si
esercita la funzione della ragione, ma si ha in quanto essere umano.

Da ciò consegue che sono persone lo zigote, l’embrione, il feto, il bambino, l’handicappato,
l’anziano, il malato di mente. (In altri termini è persona chi è dotato di razionalità; l’essere umano
soltanto è persona perché dotato di razionalità. L’embrione che ha tutte le caratteristiche dell’essere
umano, anche se non sviluppate, è persona).

perché dobbiamo rispettare sempre e comunque la persona umana?

Il motivo per cui dobbiamo rispettare sempre la persona umana sta nel fatto che l’uomo in quanto
persona è essere anche spirituale, perché dotato di corpo e spirito, ed è in rapporto con Dio.

In questo rapporto con l’Assoluto l’uomo acquista e realizza la sua autonomia.

L’uomo, quindi si costituisce e si realizza come persona fin dal primo istante della sua esistenza,
anche se la sua formazione psichica e morale avviene lungo la sua vita attraverso le sue scelte. E’
necessario, quindi, garantire la realizzazione della persona..

Tra i diritti naturali riconosciuti il più importante è il diritto alla vita, che è il fondamento di tutti gli
altri diritti. Il diritto alla vita si deve riconoscere anche all’embrione, perché egli è una realtà umana
sin dal concepimento.

Certo l’embrione non è ancora un uomo perché non ha le caratteristiche di libertà, di autonomia, di
consapevolezza di una persona adulta, ma l’embrione costituisce l’inizio dell’essere uomo.

GLI ASPETTI ETICI RELATIVI ALL’EMBRIONE UMANO

L’embrione umano ha una sua dignità che deve essere rispettata. Per questo motivo sono stati
formulati dei principi morali che non sono norme concrete, ma che devono essere tenute in
considerazione nelle nostre azioni. Questi principi sono: il principio di unitotalità, di indisponibilità,
di inviolabità, di solidarietà, di terapeuticità.

1- il principio di unitotalità stabilisce l’inseparabilità del corpo dallo spirito in ogni stadio dello
sviluppo, in modo da non considerare mai l’embrione come oggetto, come puro bios.

2- il principio di indisponibilità stabilisce o esprime che la persona è fine a sé stessa e non può
essere messa in relazione con altri; per cui si escludono atteggiamenti di dominio sull’embrione;

3- il principio di inviolabilità vieta che sia fatta qualsiasi forma di violenza sull’embrione che possa
mettere a rischio l’integrità dell’embrione stesso ;

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4- il principio di solidarietà dice che l’embrione, in quanto essere debole deve essere accolto e
protetto,
5- il principio della terapeuticità dice che qualsiasi azione medica deve essere rivolta alla salute
dell’embrione .

La violazione di questi principi offende la dignità dell’embrione e si ritiene un male morale.

norme etiche

Dai principi che abbiamo elencato si deducono delle norme che riguardano l’embrione. Innanzitutto
la prima norma è quella di non uccidere, neanche nel caso in cui l’embrione presenta anomalie.
Un’altra norma è quella di non utilizzare delle tecniche di diagnosi che comportano rischi per
l’embrione.

Il principio di indisponibilità comporta che non siano usate tecniche terapeutiche e di


manipolazione che possano alterare l’embrione; si parla oggi di eugenetica (Da eu=buona e
ghenos= razza), una tecnica che dovrebbe servire a perfezionare la specie umana, rafforzando i
caratteri fisici e mentali ritenuti buoni e positivi e indebolendo i caratteri fisici e mentali ritenuti
negativi. Queste tecniche eugenetiche non solo si risolverebbero in una manipolazione
dell’embrione, ma avrebbero dei risvolti anche razzistici, perché, come ai tempi di Hitler, si
rischierebbe di riproporre il concetto della razza pura.

Da condannare dal punto di vista morale sono, poi tutte quelle pratiche che riguardano l’embrione
come la crioconservazione, la selezione e il commercio.

La crioconservazione è un particolare procedimento che permette di congelare embrioni e


spermatozoi e conservarli per un lungo periodo di tempo per poterli utilizzare successivamente.

Una pratica che presenta problemi etici è la selezione degli embrioni da impiantare, facendo in
modo che l’embrione non sia apprezzato per se stesso ma per i risultati che si vogliono ottenere.

Per non parlare, poi, del commercio degli embrioni, che vengono così ridotti a puro oggetto e
privati della loro dignità

LA TUTELA GIURIDICA DELL’EMBRIONE

Dal momento che le possibilità di intervento sulla vita umana, fin dalle sue prime fasi di esistenza si
fanno sempre più ampie, emerge, con sempre maggior forza, la necessità di una legislazione che
regolamenti la materia. Il legislatore si preoccupa innanzitutto di non considerare l’embrione
proprietà privata e di riconoscergli tutte quelle garanzie che si riconoscono a tutti i soggetti umani.

Oggi, comunque non c’è una legislazione adeguata che garantisca la dignità e la vita stessa
dell’embrione per cui bisogna devono attenersi alle leggi ed ai principi fondamentali che
regolamentano la vita umana, in primis la nostra Costituzione.