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ECONOMIA AZIENDALE - LEZIONE 12

Dott. Fabio Monteduro, Dott.ssa Sonia Moi

Il bilancio d’esercizio: principi di redazione e schema di bilancio secondo la


legislazione italiana

Introduzione
Nelle precedenti lezioni è stato evidenziato come la rilevazione e lo scambio delle informazioni
rappresentano delle attività essenziali per la gestione di una impresa in quanto consentono di “porre
in collegamento” le varie parti del sistema azienda, supportano l’elaborazione delle strategie e la
definizione degli obiettivi da conseguire, guidano la valutazione delle performance e permettono di
individuare le modalità organizzative da adottare. È stato, inoltre, analizzato che esistono diversi
tipi di informazione, che abbiamo suddiviso in quantitative e non quantitative. Tra le quantitative si
è fatto cenno alle informazioni di bilancio e di contabilità generale, che riguardano tutte quelle
informazioni utilizzate dal management e dagli stakeholder, al fine di comprendere ed analizzare le
prestazioni economiche dell’organizzazione e, quindi, il suo andamento.
In questa lezione (e nella successiva) ci si concentrerà sull’analisi della contabilità generale, degli
strumenti da essa utilizzati (principi contabili) e del suo output (bilancio di esercizio).

Il bilancio d’esercizio: finalità e composizione


Il bilancio è un documento giuridico-contabile, redatto dagli amministratori, che rappresenta la
situazione patrimoniale e finanziaria dell’azienda ed il risultato economico d’esercizio della stessa.
Come più volte ribadito, è un importante strumento informativo dell’impresa per tutti coloro che
hanno un interesse sulla gestione e, quindi, sull’andamento economico finanziario e patrimoniale
dell’azienda (si pensi ad esempio a tutti coloro che sono interessati all’acquisto di azioni). In qualità
di strumento informativo, il bilancio di esercizio può essere redatto con criteri differenti ed in
diverse forme, in base alle finalità che vuole raggiungere.
In prima approssimazione, possiamo dire che il bilancio di esercizio ottempera alle seguenti
funzioni:
 conoscitiva, poiché esprime i risultati ottenuti collegandoli agli avvenimenti, alle decisioni e
alle modalità di gestione che li hanno determinati;
 di controllo, poiché deve essere sottoposto all’approvazione di soggetti interni ed esterni
all’azienda;
 informativa, poiché fornisce una rappresentazione veritiera e corretta della realtà aziendale.

In base alle finalità specifiche, è possibile distinguere tra bilancio civilistico, bilancio rettificato ai
fini fiscali e bilancio gestionale.
 Bilancio ai fini civilistici: disciplinato dal codice civile e dal D.Lgs. 127/1991, ha la finalità
di fornire una conoscenza periodica ed attendibile del risultato economico conseguito
durante l’esercizio, nonché della consistenza patrimoniale dell’azienda in qualità di garanzia
e tutela dei diritti dei terzi creditori.
ESEMPIO
Gli utilizzi delle informazioni da parte degli stakeholder
Le informazioni del bilancio ai fini civilistici possono essere utilizzate dai creditori per valutare le prospettive
di recupero del proprio credito; gli azionisti invece utilizzano le informazioni del bilancio per capire in che
modo gli amministratori utilizzano le risorse, nonché per trarre indicazioni utili sulle capacità dell’azienda di
produrre redditi capaci di offrire una congrua remunerazione del capitale investito.
 Il bilancio rettificato ai fini fiscali che, in realtà, è più una dichiarazione dei redditi, è un
documento in cui viene individuato il reddito imponibile, che si ottiene attraverso la rettifica
dell’utile determinato attraverso il bilancio civilistico.
 Il bilancio gestionale, invece, è slegato da obblighi normativi di redazione. Ciascuna
azienda, in base al proprio settore e caratteristiche distintive, potrà utilizzare schemi e criteri
differenti. Tuttavia, a prescindere dai criteri, utilizzati, il fine del bilancio gestionale è quello
di comprendere in che modo si è formato il risultato economico dell’azienda e come si
presenta la struttura patrimoniale della stessa. Inoltre, è utile per individuare l’attitudine
dell’azienda di creare redditi e flussi di cassa in una prospettiva temporale ampia tali da
creare un valore per gli azionisti (poiché in grado di offrire una remunerazione congrua del
capitale investito). Il bilancio gestionale, quindi, è uno strumento di fondamentale
importanza per la programmazione ed il controllo dell’azienda.

Fonte che ne disciplina


Luogo dove è reperibile Finalità di redazione
la redazione
Codice civile (art. 2423 e Consistenza del patrimonio
CIVILISTICO seguenti); Camera di Commercio a garanzia dei terzi e
D.Lgs. 127/19991 risultato economico
Testo unico imposte sui Ufficio distrettuale delle Determinazione del reddito
FISCALE
redditi imposte imponibile
Conoscere l’andamento
GESTIONALE Nessuna In azienda (non è pubblico)
della gestione dell’azienda

L’art. 2423 del codice civile, individua i documenti di cui si compone il bilancio. In particolare
questi sono:
1. Lo Stato Patrimoniale;
2. Il Conto Economico;
3. La nota integrativa.
Tuttavia, è possibile definire che i due documenti “cardine” del bilancio di esercizio sono lo Stato
Patrimoniale ed il Conto Economico.
In particolare lo Stato Patrimoniale fornisce una vera e propria “fotografia” del capitale
dell’azienda, rappresentandone la situazione istantanea alla data di bilancio. Normalmente viene
redatto a sezioni divise e contrapposte: in una viene evidenziata la provenienza del capitale, mentre
nell’altra la destinazione.
Nella prima sezione, denominata in modo convenzionale “Passivo”, vengono evidenziate le “fonti”
del capitale; in questo senso si è soliti distinguere tra il capitale di proprietà (o Patrimonio Netto),
costituito dai versamenti iniziali dei soci e dagli utili, e capitale di debito, costituito invece da tutte
le altre forme di finanziamento (mutui, debiti verso fornitori, prestiti obbligazionari, debiti in
generale). Nella seconda sezione, denominata convenzionalmente “Attivo”, vengono iscritte le
modalità di impiego del capitale: immobilizzazioni, crediti, disponibilità liquide, etc.
In altre parole, è possibile affermare che nella sezione “attivo” vengono riportati tutti quegli
investimenti necessari all’azienda per svolgere al meglio la propria attività, mentre nel “passivo”
vengono inseriti i mezzi di cui si è dotata l’azienda per poter finanziare quegli investimenti. Inoltre,
tali mezzi sono in parte degli azionisti (cioè il Patrimonio netto - o mezzi propri – il quale è
costituito dal capitale sociale, dalle riserve e dagli utili o perdite d’esercizio) ed in parte di terzi (si
pensi ai debiti verso fornitori, verso banche, dipendenti, Erario).
Il totale delle attività deve coincidere con la somma di Passività e Patrimonio Netto. Quest’ultimo è
costituito dalla somma algebrica di Capitale Sociale (coincidente con il totale dei versamenti dei
soci), Riserve di Capitale o di utili non distribuiti e l’utile o la perdita registrati nell’esercizio d i
riferimento.
La seguente figura illustra la composizione dello schema di Stato Patrimoniale.

Se lo Stato Patrimoniale, come si è visto, costituisce una “istantanea” della situazione aziendale al
termine dell’esercizio, il Conto Economico può essere considerato il film che conduce a
quell’ultimo fotogramma. In altre parole, mentre lo Stato Patrimoniale accoglie grandezze “di
stock”, il Conto Economico evidenzia i flussi economici.
Il Conto Economico, infatti, misura il “reddito di esercizio” come differenza tra ricavi e costi di
competenza dell’esercizio; il reddito, sia esso un utile (ricavi>costi) piuttosto che una perdita
(ricavi<costi), nei fatti, altro non è che la variazione che il Patrimonio Netto ha subito nel corso
dell’esercizio per effetto della gestione.
A differenza dello Stato Patrimoniale, normalmente per il Conto Economico si predilige la forma di
un prospetto scalare nel quale si espongono in sequenza i dati reddituali suddivisi in aggregati
gestionali significativi in modo da determinare, in un’unica sezione – partendo dai ricavi di vendita
e sottraendo ad essi, via via, tutti i costi – il reddito netto d’esercizio.
Per poter stabilire qual è il risultato economico di un’azienda, è indispensabile ricorrere a delle
convenzioni, poiché la gestione è un qualcosa di continuo nel tempo, che non è possibile spezzare.
Pertanto, per determinare il reddito d’esercizio, utilizzeremo un arco temporale annuale, in cui si
determineranno i componenti (positivi e negativi), le operazioni di integrazione (ecc.) che si
ispirano ai principi di redazione di cui si parlerà nel prosieguo della trattazione.
Il conto economico può essere considerato in forma dinamica. In tal senso ci si riferisce alle
operazioni legate alla gestione caratteristica, per cui, seguendo il ciclo logistico-operativo, si ha la
possibilità di evidenziare qual è il risultato economico in conseguenza delle operazioni gestionali
(come delineato nella figura sottostante).

Processi di supporto

Logistica in Processi di logistica in Marketing e


entrata trasformazione uscita vendite

Il raccordo tra Stato Patrimoniale e Conto Economico è il risultato d’esercizio, definito come utile
o perdita. Tale relazione è schematizzata nella seguente figura:
In particolare, possiamo definire che lo Stato Patrimoniale al 01/01/X (che nei fatti coincide con lo
Stato Patrimoniale finale al 31/12/X-1, con l’unica differenza che l’utile dell’esercizio X-1 non
viene evidenziato o perché distribuito o perché accantonato a riserva) sintetizza la composizione del
patrimonio all’inizio dell’esercizio X. A partire da tale data il Conto Economico registra nel
dettaglio tutte le cause di variazione (ricavi e costi) della “ricchezza aziendale” dal 1 gennaio al 31
dicembre dell’anno X. Lo Stato Patrimoniale redatto al 31/12/X registrerà, quindi, tutte le variazioni
intervenute sia nella composizione delle voci dell’attivo e del passivo che l’eventuale variazione
nell’ammontare del capitale netto. Pertanto, il fil rouge che lega lo Stato Patrimoniale ed il Conto
Economico è, dunque, proprio il reddito di esercizio, che individua gli effetti della gestione sul
patrimonio netto.
A differenza del conto economico, che dà una rappresentazione dinamica della formazione del
risultato d’esercizio, lo Stato Patrimoniale consente di determinare l’utile o la perdita d’esercizio in
modo statico, attraverso il confronto tra il patrimonio netto di inizio e fine periodo.
Accanto a Stato Patrimoniale e Conto Economico, il Codice Civile prevede altri documenti
obbligatori per il bilancio di esercizio. Si tratta della Nota Integrativa e di altri documenti “a
corredo” (Relazione sulla Gestione, Relazione del Collegio Sindacale e dell’organo di controllo
contabile, Conti d’ordine, etc.). Il contenuto della Nota Integrativa è definito principalmente
dall’art. 2427 c.c., che elenca le informazioni che devono essere date con riferimento alle
valutazioni operate, ai movimenti delle poste, alla composizione di talune voci, etc. In sostanza,
essa accoglie le informazioni, espresse con linguaggio verbale ed eventualmente simbolico, volte a
chiarire quelle inserite nel Conto Economico e nello Stato Patrimoniale, così da rendere questi
prospetti maggiormente intellegibili, attendibili e comparabili. Presenta cioè le informazioni che
non hanno un’espressione contabile e commenta i criteri di valutazione applicati ed i principi
contabili utilizzati (di cui si parlerà nel prosieguo).
Nel dettaglio, la Nota Integrativa deve contenere informazioni su:
 i contenuti e la classificazione delle voci;
 le variazioni nella situazione patrimoniale e finanziaria;
 la gestione finanziaria;
 la partecipazione in altre società;
 i titoli emessi dalla società;
La Relazione sulla Gestione, il cui contenuto è disciplinato dall’art. 2428 c.c., è sviluppata dal
soggetto preposto all’amministrazione dell’azienda e racchiude le informazioni necessarie affinché
si possa inserire il bilancio di esercizio in un quadro di riferimento. In particolare essa deve
contenere:
 un’analisi fedele, equilibrata ed esauriente della situazione della società;
 un’analisi dell’andamento e del risultato della gestione, nel suo complesso e nei vari settori
in cui la società ha operato, con particolare riguardo ai costi, ai ricavi ed agli investimenti;
 una descrizione dei principali rischi e delle principali fonti di incertezza cui la società è
esposta.
La Relazione del Collegio Sindacale è, unitamente alla relazione che – per le società soggette per
legge a certificazione o che volontariamente a questa si vogliono sottoporre – l’organo esterno
responsabile del controllo contabile effettua in merito alla gestione, uno dei due possibili documenti
contenente “giudizi” sul bilancio espressi da organi di controllo.
I Conti d’Ordine sono, in calce allo stato patrimoniale, le garanzie prestate direttamente o
indirettamente (ad esempio fideiussioni, avalli, garanzie personali, garanzie reali) ad altre imprese.
Gli Allegati sono costituiti da documenti inseriti solo dalle imprese che hanno partecipazioni di
controllo (delle quali devono fornire copia dei bilanci integrali dell’ultimo esercizio) o di
collegamento (delle quali devono fornire un prospetto riepilogativo dei dati essenziali) con altre
imprese.

I principi di redazione del bilancio


La principale funzione del bilancio, è quella di rispecchiare, in maniera fedele, la situazione
economica, finanziaria e patrimoniale dell’azienda attraverso una serie di informazioni che abbiamo
delineato in precedenza. Inoltre, la norma individua una serie di principi di redazione, che
rappresentano, in qualche modo, la base su cui delineare e formare il bilancio. Secondo la normativa
italiana, i principi di redazione del bilancio sono tre: principio di continuità, di prudenza e di
competenza. In particolare:
 Principio di continuità (gestione e criteri di valutazione): si rifà al concetto di creazione di
valore nel tempo riferito, quindi, ad un’azienda con elevate capacità di protrarre la sua
attività negli anni successivi. Inoltre, ad esso collegato, è il principio di continuità di
applicazione dei criteri di valutazione, che si riferisce alla corretta determinazione dei
risultati di esercizio, al fine di confrontarli nel tempo.
 Principio di prudenza: è volto ad evitare risultati di esercizio falsati da valori attesi di
reddito imputati all’esercizio in corso o di presunte perdite, invece, non imputate
all’esercizio in corso. In tal senso, il bilancio deve essere formato dalle componenti positive
di reddito realizzate che derivano, quindi, da operazioni già concluse. Si pensi ad esempio
alle rimanenze sui prodotti finiti. L’imputazione a bilancio avviene sulla base del costo e
non del loro presunto realizzo. Infatti, sebbene la vendita sia probabile, non è ancora
avvenuta, pertanto rappresentano, al 31/12 (la fine dell’esercizio) un costo. In relazione alle
perdite, invece, il principio di prudenza invita ad imputarle all’esercizio in corso anche se
non definitivamente realizzate, per permettere una stima che prenda in considerazione tutti
gli aspetti, anche quelli negativi, della gestione.
 Principio di competenza: si sostanzia nell’attribuzione di tutte le componenti di reddito
(siano esse positive o negative) all’esercizio in cui avviene la loro manifestazione
economica, al di là della loro fatturazione e/o monetizzazione. Ad esempio, si pensi alla
vendita di un bene il cui pagamento avviene nell’anno successivo. I ricavi per la vendita del
bene dovranno essere imputati all’esercizio in cui è avvenuta la vendita dello stesso, anche
se le entrate si manifesteranno nell’arco dell’esercizio successivo. Inoltre, il principio di
competenza, esprime anche la necessità della correlazione tra costi e ricavi. Questo significa
che, a ciascun ricavo di competenza dell’esercizio, deve sempre essere associato il costo
sostenuto per il suo conseguimento, che devono essere imputati all’esercizio in cui è
avvenuta la manifestazione economica (anche in questo caso, indipendentemente dal
pagamento).

I principi contabili nazionali ed internazionali


Abbiamo precedentemente definito che il bilancio di esercizio è regolato dal Codice Civile, che
stabilisce i principi di redazione, la struttura, il contenuto dei prospetti, i criteri di valutazione e le
modalità di approvazione del documento.
In principi contabili nazionali, quindi, si inseriscono come norme tecniche complementari,
subordinate alle disposizioni di legge ed ai regolamenti. Responsabile dell’emanazione dei principi
in oggetto è, in Italia, l’Organismo Italiano di Contabilità (OIC), che svolge il ruolo di standard
setter nazionale. In sostanza i principi contabili si concretizzano in regole tecnico-ragionieristiche
volte a fornire indicazioni in merito alla scelta dei fatti da rilevare contabilmente ed alle modalità di
rilevazione, di valutazione ed esposizione in bilancio degli stessi. Il loro compito è quello di
integrare ed interpretare la normativa civilistica laddove essa sia carente o poco chiara.
All’interno del corpus dei principi contabili italiani si distinguono due grandi categorie:
1. i principi contabili generali o postulati, che fissano le finalità e l’oggetto del bilancio di
esercizio e le linee guida del processo di formazione;
2. i principi contabili applicati, che riguardano i criteri di contabilizzazione ed i metodi di
rilevazione delle operazioni di gestione, i criteri ed i modi di contabilizzazione delle
operazioni stimate e congetturate, gli schemi di stato patrimoniale e conto economico ed i
prospetti integrativi al bilancio di esercizio raccomandati; gli schemi ed i metodi di
contabilizzazione per la formazione del bilancio consolidato.
Il principio OIC n. 11 stabilisce che le finalità del bilancio di esercizio sono quelle di:
1. fornire una periodica ed attendibile conoscenza, secondo corretti principi contabili: a) del
risultato economico conseguito nell’esercizio; b) della connessa valutazione e composizione
del patrimonio aziendale;
2. fornire elementi informativi essenziali affinché il bilancio d'esercizio possa assolvere la sua
funzione di strumento d’informazione patrimoniale, finanziaria ed economica dell’impresa
in funzionamento in modo da renderlo intelligibile e corretto.
I postulati, sempre secondo l’OIC, costituiscono i fondamenti e le regole di carattere generale cui
devono uniformarsi i principi applicabili alle singole poste di bilancio.
Inoltre, accanto ai principi contabili nazionali vi sono poi i principi contabili internazionali
(IAS/IFRS), emanati dallo IASB. In realtà le due fonti (codice civile e principi contabili nazionali
da un lato e principi IAS/IFRS dall’altro) determinano due “sistemi alternativi” (che potremmo
definire rispettivamente “modello europeo o di civil law” e “modello IAS/IFRS”) nella redazione
del bilancio di esercizio, le cui diversità sostanziali non verranno approfondite in questa sede.
In estrema sintesi, mentre il modello europeo (fondato su norma e principi nazionali) si pone
l’obiettivo della tutela dei creditori, il modello anglosassone (basato sui principi IAS/IFRS) è
finalizzato alla tutela degli investitori attuali e potenziali. Mentre, dunque, nel primo approccio il
bilancio viene ad assumere una funzione di garanzia dell’integrità del capitale sociale, nella seconda
impostazione l’utilità delle informazioni fornite dal bilancio deve esplicarsi nel supporto alle
decisioni in merito alla convenienza ad acquistare, vendere o mantenere le azioni o quote della
società, anche in relazione ad investimenti alternativi. Ciò ha come conseguenza notevoli differenze
sui “concetti” alla base della redazione del bilancio, riassunte nella tabella sottostante.

Modello europeo (civil law) Modello IAS/IFRS


Tutela degli investitori attuali e
Obiettivo Tutela dei creditori
potenziali
Criterio di iscrizione dei valori Costo storico Fair value
Criterio di determinazione del Prudenza (o principio del minor Mark to market (o principio della
reddito di esercizio valore) valutazione al mercato)
Risultato economico emergente Reddito realizzato (o prodotto) Reddito potenziale (o realizzabile)

Per quanto riguarda il criterio di iscrizione dei valori in bilancio, mentre il modello europeo è
dominato dal principio del “costo storico”, in quello IAS/IFRS prevale il criterio del fair value. Con
il primo i beni ed i diritti sono iscritti nello Stato Patrimoniale in base al costo sostenuto per la loro
acquisizione o la loro produzione interna da parte dell’azienda. Il fair value, invece, o “valore
equo”, corrisponde al cosiddetto “valore di mercato” (o “valore corrente”) dei beni e dei diritti.
Nella nuova definizione fornita dal principio IFRS 13, emanato di recente, tale valore è definito
come il prezzo che, alla data di rilevazione, “ordinariamente sarebbe incassato dalla vendita di
un’attività oppure dovrebbe essere pagato per trasferire una passività”.
Nel modello europeo, poi, le valutazioni devono essere improntate al “criterio della prudenza”,
che consiste nel valutare le voci di bilancio in modo da imputare al conto economico le “perdite
presunte”, ma non gli “utili sperati” o “realizzabili”; elementi questi che, al contrario, il modello
IAS/IFRS, improntato al principio del mark to market, impone di iscrivere in bilancio. Ne consegue
che, mentre il risultato economico emergente dal modello europeo consiste nel reddito
effettivamente realizzato, il modello IAS/IFRS conduce alla evidenziazione di un reddito
“potenziale” che non necessariamente coincide con quello concretamente prodotto dall’impresa.
In Italia l’applicazione dei principi contabili internazionali, obbligatoria per alcune tipologie di
società, è disciplinata dal D.Lgs. n. 38/2005. In estrema sintesi, il citato decreto dispone che:
a. le società emittenti strumenti finanziari ammessi alla negoziazione in mercati regolamentati
di qualsiasi stato membro dell’Ue,
b. le società aventi strumenti finanziari diffusi tra il pubblico (cfr. articolo 116 del D. Lgs n.
58/1998),
c. le banche italiane, le società finanziarie capogruppo dei gruppi bancari (cfr. articolo 64
D.Lgs n. 385/1993), le Sim, le Sgr, le società finanziarie iscritte all’elenco speciale di cui
all’articolo 107 del D.Lgs n. 385/1993, gli istituti di moneta elettronica (cfr. Titolo V-bis del
D.Lgs. n. 385/1993),
siano obbligate a redigere in conformità ai principi contabili internazionali il bilancio consolidato a
partire dall’esercizio chiuso o in corso al 31/12/2005 ed il bilancio di esercizio a partire
dall’esercizio chiuso o in corso al 31/12/2006.
L’obbligo di redigere il bilancio consolidato conformemente agli IAS a partire da quello chiuso o in
corso al 31/12/2005 è previsto anche per le società esercenti imprese di assicurazioni.

Lo schema di bilancio secondo la legislazione italiana


In questo paragrafo verrà analizzata, nel dettaglio, la struttura del bilancio, ed il suo contenuto,
secondo la normativa civilistica.
Le partizioni fondamentali dello Stato Patrimoniale
Il Codice Civile, all’art. 2424, prevede uno schema obbligatorio di Stato Patrimoniale, a sezione
divise e contrapposte nel quale le attività sono “condensate” all’interno di quattro raggruppamenti
fondamentali, in relazione agli impieghi (ossia alla destinazione economica):
A. Crediti verso soci per versamenti ancora dovuti
B. Immobilizzazioni
C. Attivo circolante
D. Ratei e risconti attivi.
Le passività, invece, sono articolate in 5 raggruppamenti in relazione alle fonti di finanziamento:
A. Patrimonio Netto
B. Fondi rischi ed oneri
C. Trattamento di fine rapporto di lavoro subordinato
D. Debiti
E. Ratei e risconti passivi.
In relazione ad ogni macroclasse dell’attivo e del passivo (contrassegnate con le lettere maiuscole
dell’alfabeto), lo schema di Stato patrimoniale prevede delle classi (che vengono contrassegnate
con in numeri romani). La seguente figura rappresenta lo schema di Stato Patrimoniale ex art. 2424
c.c.

All’interno delle classi, possono esserci delle voci (che vengono contrassegnate dai numeri arabi)
che, talvolta, possono essere codificate con le lettere minuscole (si veda figura sottostante).
B) Immobilizzazioni macroclasse
III Immobilizzazioni finanziarie classe
1) Partecipazioni in: voce
a. imprese controllate
b. imprese collegate sottovoci
c. altre imprese

È possibile il raggruppamento di voci e sottovoci solo qualora l’importo sia esiguo.


Si analizzeranno ora, nel dettaglio, le singole componenti dello Stato Patrimoniale.
1. Le attività
A. Crediti verso soci per versamenti ancora dovuti
Si tratta delle quote di capitale che non sono ancora state versate. Questo accade quando, un socio,
all’atto della sottoscrizione di quote di capitale, versa solo una parte di esso, rimandando ad un
periodo successivo il saldo della propria quota. Infatti, per legge, i soci sono obbligati a versare
all’atto della sottoscrizione almeno i tre decimi del capitale.
B. Immobilizzazioni
Le immobilizzazioni rappresentano gli investimenti “fissi” dell’azienda, o meglio, quelli che hanno
una durata pluriennale. Si distinguono in immobilizzazioni tecniche e finanziarie. Le prime
riguardano quegli investimenti in fattori produttivi inerenti la struttura operativa dell’impresa, e
possono essere materiali o immateriali. Le altre, invece, riguardano investimenti vincolati
all’azienda per un lungo periodo di tempo, tali da generare flussi monetari in entrata per un periodo
di tempo superiore all’anno.
In generale, le immobilizzazioni, poiché prestano la propria utilità in più esercizi, sono soggette ad
ammortamento. Questo non è altro che un procedimento tecnico in base al quale ripartire i costi su
più esercizi di competenza. Le quote di ammortamento imputate ad ogni singolo esercizio, vengono
accantonate in un fondo che rappresenta l’ammortamento accumulato dalla data di utilizzo del bene.
APPROFONDIMENTO: le immobilizzazioni
I. Le immobilizzazioni tecniche immateriali sono beni privi di consistenza fisica. Le principali immobilizzazioni
immateriali sono:
1. Costi di impianto ed ampliamento;
2. Costi di ricerca e sviluppo e pubblicità;
3. Brevetti;
4. Marchi;
5. …
II. Le immobilizzazioni tecniche materiali sono la parte materiale degli investimenti, che generano un’utilità
pluriennale. In particolare, quando si parla di immobilizzazioni materiali ci si riferisce a :
1. Terreni e fabbricati;
2. Impianti e macchinari;
3. Attrezzature industriali e commerciali;
4. …
III. Le immobilizzazioni finanziarie sono, come già espresso, gli investimenti effettuati azienda al fine di acquistare
titoli o altri diritti di credito che ha ritenuto necessari. In particolare, si tratta di:
1. Partecipazioni;
2. Crediti;
3. Altri titoli;
4. Azioni proprie;
5. …

C. Attivo Circolante
L’attivo circolante rappresenta quel complesso di investimenti che rimangono in azienda per un
breve periodo di tempo in quanto destinate ad un rapido impiego produttivo. I valori dell’attivo
circolante devono essere iscritti in bilancio al netto delle rettifiche di valore. Sono iscritti nell’attivo
circolante le rimanenze, i crediti, le attività finanziare che non costituiscono immobilizzazioni e le
disponibilità liquide.

APPROFONDIMENTO: l’attivo circolante


I. Le rimanenze (o scorte, giacenze, stock) sono quei beni acquistati o prodotti dall’azienda che non sono ancora
stati venduti. Tra queste vi sono:
1. Materie prime, sussidiarie e di consumo, cioè quei beni utilizzati nel processo produttivo;
2. Prodotti in corso di lavorazione e semilavorati, su cui è cominciato il processo produttivo ma non è stato
ancora concluso;
3. Prodotti finiti, ossia le classiche giacenze di magazzino, pronte per essere vendute);
4. Acconti (anticipi versati ai fornitori per l’acquisto di materiali/forniture).
II. I crediti possono essere di due tipi, commerciali o finanziari. I crediti commerciali si formano nel momento della
vendita del bene, per via dello sfasamento temporale tra emissione della fattura ed incasso. I crediti finanziari,
invece, riguardano i finanziamenti concessi dall’azienda a terzi. Vengono iscritti all’attivo circolante solo quei crediti
finanziari relativi ad investimenti di breve periodo. I crediti possono essere distinti in:
1. Crediti verso clienti, ossia i classici crediti commerciali;
2. Crediti verso controllate, collegate e controllanti, cioè i crediti commerciali o finanziari delle aziende aventi
un legame azionario con l’azienda;
3. Crediti tributari, ad esempio i crediti nei confronti dell’Erario per Iva e/o Irap;
4. Imposte anticipate, come le spese di manutenzione che vengono pagate anticipatamente, ma si devono
dedurre in più esercizi;
5. Crediti verso altri.
III. Le attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni sono quei titoli (partecipazioni, azioni
proprie, altri titoli) che non rappresentano un investimento durevole dell’azienda.
IV. Le disponibilità liquide, riguardano la liquidità aziendale (siano esse denaro, valori in cassa, depositi bancari,
ecc.).

D. Ratei e risconti attivi


I ratei attivi sono ricavi di competenza dell’esercizio la cui manifestazione economica è avvenuta
nell’esercizio, ma la cui esigibilità è posticipata a esercizi successivi.
I risconti attivi, invece, sono costi sostenuti nell’esercizio, ma di competenza dell’esercizio
successivo.
ESEMPIO: ratei e risconti attivi
Ratei attivi.
Si pensi ad un’azienda che possiede dei titoli di cui deve riscuotere, in via posticipata, degli interessi con scadenza
trimestrale (1/12/2009 – 28/02/2010). Poiché il bilancio si chiude in data 31/12, sarà necessario integrare nel
bilancio i componenti positivi di reddito creati da tali interessi maturati (pari ad 1/3 del valore complessivo) che
ricadono nell’esercizio in corso.
Risconti attivi.
In questo caso si pensi ad un canone trimestrale di affitto (1/12/2009 – 28/02/2010) di cui si è anticipato il
pagamento. In questo caso i 2/3 del pagamento non sono di competenza dell’esercizio in corso anche se i costi
sono stati sostenuti entro il 31/12, per cui sarà necessario apportare delle rettifiche al costo sostenuto pari ai 2/3
del valore del canone.

2. Le passività e patrimonio netto


A. Patrimonio netto
Il Patrimonio netto (o capitale netto) è l’insieme dei diritti che i soci vantano nei confronti
dell’azienda. In altre parole, è ciò che resta delle attività dopo che sono stati rimborsati e/o retribuiti
tutti gli stakeholder. È composto dal capitale sociale, le riserve ed il risultato d’esercizio.
APPROFONDIMENTO: il patrimonio netto
I. Il capitale sociale è il capitale versato dai soci all’atto della costituzione dell’azienda. Corrisponde, inoltre, al
valore nominale delle azioni (in caso di spa) o delle quote di partecipazione (in caso di srl o società di persone)
sottoscritte dai soci.
II. La riserva da sovrapprezzo delle azioni si ha quando vengono emesse nuove azioni ad un prezzo superiore
rispetto a quello nominale. La differenza, quindi, tra il prezzo nominale e quello di emissione rappresenta il
sovrapprezzo.
III. Le riserve di valutazione si hanno quando, in periodi eccezionali, si può derogare al principio in base al quale
l’iscrizione dei beni nell’attivo deve avvenire al costo. In tal senso, la maggiorazione prevista in attivo, deve essere
compensata in questa sezione del bilancio.
IV. La riserva legale, che è obbligatoria, viene utilizzata al fine di coprire le perdite d’esercizio. Secondo la legge,
infatti, ogni anno l’azienda deve accantonare almeno il 5% dell’utile netto fino al raggiungimento del 20% del
capitale sociale.
V. La riserva per azioni proprie in portafoglio, contiene accantonamenti derivanti dall’acquisto di azioni proprie
o azioni della società controllante.
VI. Le riserve statutarie sono degli accantonamenti di utili previsti dallo statuto dell’azienda.
VII. Altre riserve.
VII. Gli utili portati a nuovo sono degli accantonamenti di utile che l’azienda può utilizzare in esercizi poco
favorevoli; le perdite portate a nuovo, invece, posticipano in esercizi futuri la a perdita d’esercizio corrente.
IX. L’utile (o perdita) d’esercizio rappresenta il risultato dell’esercizio.

B. Fondi rischi e oneri


Si tratta di una serie di accantonamenti rivolti alla copertura di debiti o costi incerti sia sul lato della
possibile manifestazione sia in merito al quando.
Sono iscritti nel fondo rischi e oneri:
1. Fondo per trattamento di quiescenza e obblighi simili;
2. Fondo per imposte anche differite;
3. Altri fondi.
C. Trattamento di fine rapporto di lavoro subordinato
Si riferisce al fondo TFR nel quale vengono accantonate le somme maturate di indennità di
anzianità, al netto delle eventuali anticipazioni concesse.
D. Debiti
In questa sezione vengono individuate tutte quelle forme di finanziamento accese dall’azienda al
momento della redazione dello Stato Patrimoniale.
E. Ratei e Risconti Passivi
I ratei passivi sono costi di competenza dell’esercizio, saldabili in esercizi successivi
I risconti passivi, invece, sono ricavi percepiti prima della chiusura dell’esercizio, ma di
competenza di esercizi successivi.
ESEMPIO: ratei e risconti passivi
Ratei passivi.
Si pensi ad un’azienda che debba pagare degli interessi passivi trimestrali posticipati (1/11/2009 – 30/01/2010).
Poiché il bilancio si chiude in data 31/12, sarà necessario apportare una integrazione di costo nel bilancio pari ai
2/3 del valore complessivo degli oneri finanziari.
Risconti passivi.
Si pensi ad un interesse trimestrale che viene riscosso anticipatamente prima del 31/12, data di chiusura
dell’esercizio, ma che doveva essere riscosso nell’esercizio successivo.

Le partizioni fondamentali dello Conto Economico


Il Codice Civile (art. 2425) prevede uno schema obbligatorio anche per il Conto Economico, che,
come precedentemente indicato, e come è possibile evincere dalla figura sottostante, ha una forma
di tipo “scalare”.

Lo schema di conto economico prevede cinque raggruppamenti, che vengono indicati con le lettere
maiuscole. Oltre al valore informativo finale, sul risultato dell’esercizio in termini di utile o perdita,
tale schema evidenzia due risultati intermedi con un elevato valore informativo; inoltre, per ciascun
raggruppamento sono presenti ulteriori livelli di dettaglio, che vengono indicati con i numeri arabi e
con le lettere minuscole.
In questo schema di conto economico, si evidenziano chiaramente quattro aree di gestione che
concorrono alla formazione del reddito:
 gestione operativa (caratteristica), che comprende tutte le operazioni gestionali relative
all’insieme delle attività produttrici di reddito, ossia tutte le attività che producono costi e
ricavi all’interno del ciclo acquisti-produzione-vendita dell’azienda in un dato esercizio
(raggruppamenti A e B);
 gestione finanziaria, che comprende le operazioni connesse con il finanziamento del
capitale investito nella gestione operativa e che, quindi, producono oneri e proventi legati
alle transazioni finanziarie con banche e altri enti (raggruppamento C);
 gestione straordinaria, che comprende tutti i fatti gestionali che non attengono
all’operatività dell’impresa o che competono a più esercizi trascorsi (raggruppamento E);
 gestione tributaria, che include quei componenti di reddito non connessi all’acquisto di
fattori produttivi, ma che rappresentano quote di reddito prodotto di competenza
dell’Amministrazione tributaria.
Si analizzeranno ora, nel dettaglio, le singole componenti del Conto Economico.
A. Valore della produzione
Rappresenta il valore contabile di tutto ciò che l’azienda ha prodotto in un determinato periodo di
tempo. In relazione ai beni prodotti, la parte venduta sarà valorizzata al prezzo di vendita, quella
non venduta al costo.
APPROFONDIMENTO: il valore della produzione
1. Ricavi delle vendite e delle prestazioni, rappresenta la somma ricevuta per la vendita di beni e/o
l’erogazione di servizi al netto di sconti, imposte di vendita, ecc;
2. Variazione delle rimanenze in corso di lavorazione, semilavorati e finiti, rappresentano la differenza tra
il valore contabile delle rimanenze rilevato alla fine del periodo (attivo dello Stato Patrimoniale dell’anno in corso),
ed il valore delle stesse all’inizio del periodo (attivo dello Stato Patrimoniale dell’anno precedente).
3. Variazione dei lavori in corso su ordinazione, che è analoga alla precedente voce, ma riferita alle
rimanenze dei lavori in corso su ordinazione;
4. Incrementi di immobilizzazioni per lavori interni, riguarda quegli investimenti ammortizzabili che non sono
stati acquistati dall’esterno, ma sono stati prodotti internamente, il cui costo può essere capitalizzato.
5. Altri ricavi e proventi.

B. Costi della produzione


Si tratta dell’ammontare delle risorse consumate per la produzione del valore analizzato nel punto
A.
APPROFONDIMENTO: il costo della produzione
6. Costi per materie prime, sussidiarie, di consumo e merci, rappresentano il valore complessivo delle merci
acquistate dall’azienda;
7. Costi per servizi, riguarda il valore degli acquisti per servizi (come le manutenzioni, pubblicità, ecc.) effettuati
dall’azienda nell’esercizio dell’attività ordinaria della stessa;
8. Costi per il godimento di beni di terzi, che riguarda i corrispettivi pagati per l’utilizzo di beni non di proprietà
dell’azienda;
9. Costi per il personale, riguarda tutti i costi che l’azienda sostiene per il personale dipendente (es. salari, TFR,
ferie non godute, ecc.);
10. Ammortamenti e svalutazioni, che riguardano tutte le quote di ammortamento relative alle
immobilizzazioni;
11. Variazione delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci, rappresentano la
differenza tra il valore contabile delle rimanenze menzionate rilevato alla fine del periodo (attivo dello Stato
Patrimoniale dell’anno in corso), ed il valore delle stesse all’inizio del periodo (attivo dello Stato Patrimoniale
dell’anno precedente);
12. Accantonamento per rischi, riguarda la quota di accantonamenti per la copertura di rischi futuri;
13. Altri accantonamenti;
14. Oneri diversi di gestione, relativi a costi di gestione che non trovano altra esplicita collocazione.

Il primo risultato intermedio di cui si parlava, riguarda la differenza tra valore della produzione
di cui al punto A e costo della produzione di cui al punto B. Questo, in particolare, rappresenta il
risultato della gestione ordinaria dell’azienda. Sebbene rappresenti buona parte dei costi e dei ricavi,
non rappresenta ancora il risultato finale dell’esercizio, che consta di altre voci che analizzeremo
nel prosieguo.

C. Proventi e oneri finanziari


I proventi rappresentano i ricavi derivanti dagli investimenti finanziari (come i depositi bancari),
mentre gli oneri finanziari rappresentano i costi dei debiti contratti dall’azienda.
APPROFONDIMENTO: proventi e oneri finanziari
15. Proventi da partecipazioni, che rappresentano i dividendi delle partecipazioni possedute dall’azienda;
16. Altri proventi finanziari, che rappresentano tutti gli altri proventi esclusi i dividendi;
17. Interessi ed altri oneri finanziari, che riguardano tutti i costi delle fonti di finanziamento con specifica
indicazione di quelli che scaturiscono dalle società controllate, collegate o controllanti.
D. Rettifiche di valore di attività finanziarie
Si tratta di alcuni casi, disciplinati dal codice civile, in cui le aziende possono variare il valore degli
investimenti finanziari. Ad esempio, si pensi agli aumenti di valore delle partecipazioni, in cui
l’azienda ottiene un ricavo (18. Rivalutazione), o alle diminuzioni di valore delle stesse, per cui
l’azienda subisce un costo di natura finanziaria (19. Svalutazione).
E. Proventi e oneri straordinari
Si tratta di tutti quei costi e ricavi derivanti da operazioni che non si riferiscono all’attività ordinaria
dell’azienda. Rientrano in queste voci le plusvalenze e le sopravvenienze attive (proventi), e le
minusvalenze e le sopravvenienze passive (oneri).
In particolare, le minusvalenze e plusvalenze si hanno quando l’azienda vende un bene di proprietà
ad un prezzo differente rispetto al suo valore contabile netto. Le sopravvenienze attive e passive
sono, invece, costi e ricavi straordinari perché di competenza di esercizi precedenti. In questo caso
si pensi, ad esempio, al recupero di crediti considerati in precedenza inesigibili.

È possibile, ora, calcolare il risultato prima delle imposte attraverso la somma dei saldi relativi ai
punti C, D ed E con la differenza tra valore e costi della produzione.
Risultato prima delle imposte: (A – B) + (+/- C) + (+/- D) + (+/-E)

Successivamente sarà necessario procedere al calcolo delle imposte, che verranno sottratte dal
risultato prima delle imposte al fine di ottenere l’utile (o perdita) d’esercizio.

Bibliografia
CAVALIERI E., (a cura di), Economia aziendale, vol. II, G. Giappichelli Editore, Torino, 1999.
FERRARA L., Che cosa è e come si legge il bilancio, Il sole 24 Ore, Milano, 2010
MASSARI F., (a cura di), Bilanci e applicazioni contabili nelle imprese turistiche, Cacucci Editore,
Bari, 2011
RANALLI F., Il bilancio di esercizio, Aracne, 1996