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Auditorium di Tenerife

Auditorium di Tenerife

Valle Mercedes N38/222


L'Auditorium di Tenerife (Auditorio de Tenerife) è stato progettato dall'architetto Santiago
Calatrava. Si trova sul viale della Costituzione della capitale delle Canarie, Santa Cruz de Tenerife
(Isole Canarie, Spagna), ed accanto al Oceano Atlantico, nella parte sud di Puerto de Santa Cruz de
Tenerife. I lavori, iniziati nel febbraio 1997, sono stati conclusi nell'estate del 2003, quando
l'edificio è stato inaugurato con un concerto di gala.

Con il progetto di questa opera spettacolare, l'architetto Santiago Calatrava ha sfidato i principi di
base dell'architettura convenzionale. Tre diversi componenti architettonici che egli definisce «ala»,
«noce» e «vela», caratterizzano questa struttura alta 58 m.
Stabilire relazioni e somiglianze tra le cose è parte di quel pensiero analogico che da sempre
informa i progetti di Calatrava. Di volta in volta, l’immaginario di riferimento può evidenziarsi
nella morfologia di grandi mammiferi preistorici o nell’esasperazione formale di strutture ossee
talmente fantastiche da renderne impossibile l’individuazione della specie. Nel nuovo auditorium
realizzato a Tenerife, l’intreccio delle relazioni pare rivolto al mondo vegetale, come se Calatrava
fosse alla ricerca di inedite riletture del Liberty attraverso alchimie fra creazione artistica e
complesse elaborazioni matematiche sulle coordinate di sviluppo di foglie e petali di straordinarie
creature floreali. Potrebbe trattarsi del giglio fiorentino che presenta, infatti, non poche analogie con
la forma dell’auditorium, soprattutto con la grande ala che sovrasta la sala centrale.
Il ricorso non più a forme organiche animali ma al mondo vegetale potrebbe essere collegato alle
straordinarie caratteristiche ambientali delle Isole Canarie.
Con la sua grande “ala” alta sessanta metri, l’auditorium mostra tutta la sua forza evocativa e
contemporaneamente definisce il primato di un’architettura ibridata con le forme dell’arte, in questo
caso l’arte plastica, e con il valore aggiunto della scienza del costruire, del calcolo matematico
come linguaggio di una ritrovata modernità, offuscata negli anni addietro dalle nebbie storicistiche
che avvolsero l’architettura in grotteschi recuperi stilistici, rivelatisi poi facili escamotage per
coprire mancanza di idee e scarsa propensione all’innovazione.
L’elemento che più colpisce è la copertura dell’Auditorium: una struttura aerea detta “Ala”, che si
innalza da una base larga 60 m dalla parte dell’edificio che guarda la città. Nell’ascesa, puntando a
Nord Est verso la piazza antistante il mare, l’Ala si restringe per terminare a punta di lancia, a 98 m
dalla base del suo arco.
Una struttura così snella, con una forma così particolare poteva essere progettata con un solo
materiale strutturale da costruzione: il cemento armato. Era dunque necessario avere una
conoscenza approfondita delle possibilità realizzative, delle tecnologie produttive e disporre ed
utilizzare sistemi avanzati di attrezzature provvisionali: dal semplice impiego di casseforme a telaio
TRIO nelle fondazioni, alle casseforme a ripresa per le pareti della vela disposte in modo
simmetrico, in curva e in torsione, per finire con la straordinaria costruzione specifica basata sulla
tecnologia del sistema di ripresa autosollevante ACS per la struttura della copertura autoportante
con uno sviluppo longitudinale di circa 100 m.
La struttura di base della possente «copertura ad ala» è formata da una costruzione in acciaio con
quattro travi, sempre in acciaio, disposte longitudinalmente e rinforzate con una struttura pseudo-
reticolare. Questo «scheletro in acciaio» doveva quindi essere rivestito con una struttura in c.a., la
cui realizzazione richiedeva specifiche tecniche e procedimenti operativi particolarmente restrittivi.
Infatti, la cassaforma a ripresa doveva poter essere utilizzata senza impiego di gru; doveva
permettere di ottenere finiture superficiali del calcestruzzo di livello qualitativo superiore, pari a
quelle del calcestruzzo a vista e doveva disporre di piattaforme di servizio, che potessero essere
montate in qualunque posizione. Inoltre, si doveva tentare di ridurre al minimo le operazioni di
compensazione e adattamento in quota delle unità di cassaforma senza sovraccaricare la struttura
provvisionale di sostegno delle ali.
Grazie alla stretta collaborazione tra PERI e il cantiere, questa tipologia di cassaforma traslabile ha
funzionato perfettamente dalla prima all'ultima fase del ciclo di costruzione e di conseguenza si
sono ottenuti risultati eccellenti nell'intero processo di costruzione. Nonostante la complessità della
procedura operativa, in tutte le fasi dei cicli di costruzione è sempre stato garantito un elevato
livello di sicurezza per gli addetti.
In tre punti, la copertura poggia sul corpo principale di forma conica dell'Auditorium, formato da un
doppio rivestimento in calcestruzzo, ogni strato del quale è 70 metri di larghezza per 30 metri di
altezza. I due rivestimenti esterni, detti anche "vele", che hanno uno spessore di 30 cm, racchiudono
un'area perimetrale, il foyer, che serve sia da ridotto sia da barriera contro i suoni esterni. Inoltre
possiamo notare che tra la parte centrale che ospita la sala principale (parte di costruzione che
prende il nome di “noce”) non tocca direttamente con le vele, ma sono separate da una serie di
vetrate sorrette da sostegni in acciaio per una migliore illuminazione che altrimenti sarebbe
completamente artificiale a causa delle vele che ne ostacolerebbero il passaggio di luce. Gli archi
laterali servono anche per trasmettere il carico dei rivestimenti in calcestruzzo alle fondamenta.
I rivestimenti interni, di 50 cm di spessore, racchiudono la sala principale da 1.660 posti, con una
superficie di 1.311 metri quadri, ha un palcoscenico che misura 17 metri di larghezza e 16 metri di
profondità. Camerini, sartoria ed altri spazi per gli artisti sono nella parte posteriore del
palcoscenico.

L'altra sala, quella per la Musica da Camera, ha una capienza di 400 posti. Ad essa si accede
attraverso un passaggio che porta al piano inferiore rispetto al foyer principale.
La hall da 411 metri quadri è a pianta quasi triangolare ed è dotata di un finto soffitto che forma una
finitura a "foglia di palma". Oltre a un foyer dedicato, dispone di un bar, guardaroba e sala stampa,
e svolge anche la funzione di barriera sonora tra la hall ed il passaggio dal foyer principale. A
questo piano dell'edificio si trovano anche le strutture tecniche (cabina di proiezione, sala di
controllo), magazzini e laboratorio.
Archi in calcestruzzo a fogli cilindrici circondano, su entrambi i lati dell'Auditorium, le vetrate
d'ingresso, creando un evidente contrasto con il corpo principale dell'edificio. Gli archi laterali
servono anche per trasmettere alle fondamenta il carico dei rivestimenti in calcestruzzo.
Due edifici di supporto sono collegati direttamente alla struttura principale: un garage da 250 posti e
l'edificio per gli uffici dell'Orchestra Sinfonica di Tenerife.
Inoltre da notare tra gli interni dell’opera architettonica troviamo due grandi corridoi a sinistra e
destra della sala principale che prendono il nome rispettivamente di “Galleria Castillio” e “Galleria
Puerto” i quali permettono una ulteriore entrata laterale alla sala principale; da notare anche le due
terrazze esterne una anteriore (“Terraza Ciudad”) ed una posteriore in direzione del mare (“Terraza
Atlàntico”) entrambe sono accessibili dall’esterno tramite delle scale, però a dispetto di quella
anteriore quella posteriore è coperta dall’ala è anche stata sfruttata per un bar.

L’Auditorium di Tenerife ha un’acustica unica, risultato della forma conica della sala e dell’assenza
di copertura tradizionale. La riflessione del suono è resa possibile da una serie di riflettori convessi
e le condizioni acustiche possono essere modificate attivando dispositivi fonoassorbenti nascosti da
una griglia rettangolare.
Pur lavorando con materiali tradizionali, primo fra tutti il calcestruzzo, Calatrava dimostra come
l’innovazione non sia strettamente legata all’impiego di materiali ipertecnologici, ma sia piuttosto
espressione di un nuovo linguaggio in grado di formulare inedite configurazioni spaziali e suggerire
nuove direzioni comportamentali ai fruitori dell’architettura – anche a costo di rivoluzionare
radicalmente concetti ritenuti inamovibili, come per esempio “l’architettura non è scultura bitabile”.
Calatrava è fautore dell’esatto contrario: le sue opere sono sculture, naturalmente non come
espressioni astratte di concetti estetici, bensì come “manufatti esemplari” destinati a creare segni
indelebili nel territorio, come i suoi famosi ponti, o nello spazio urbano attraverso strutture di forte
impatto formale.

Gruppo 35
Antimo Salzillo N38/317
Cindy Jennifer Valle Mercedes N38/222