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DALLA CHIESA PER LA CHIESA

Vidi poi un nuovo cielo e una terra nuova... Vidi anche la città santa,
la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo da Dio, pronta come una
sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente che
usciva dal trono:
“Ecco la dimora di Dio con gli uomini!
Egli dimorerà tra di loro
ed essi saranno suo popolo
ed egli sarà il “Dio-con-loro”.

(Ap 21,1-3)

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Tra le tante cose che in questi anni ci hai insegnato, sicuramente il custodire un cuore grato ci riecheggia come un
leitmotiv di ogni occasione in cui ci hai voluto dire di non disperdere la grazia ricevuta.
Da questo cuore grato nasce questa “piccola memoria” della piccola storia di ognuno che è diventata storia di tutti noi,
colti spesso alla sprovvista dalla straordinaria abbondanza di grazia che l’atelier ha dato modo di gustare. Certamente,
insieme a tanti inciampi, fatiche e dubbi, ma forse anche proprio grazie a questi. A ognuno in questa storia Dio ha voluto
dire una parola e, a vent’anni dall’inizio, condividerla oggi, così come ognuno sa e può, ci è sembrato il modo migliore
di dirti grazie, padre Marko.
Ci hai insegnato a guardare sempre oltre l’immediato per non dare nulla per scontato, per saper gioire di quello che ci
era dato di vivere sapendo che quanto più ognuno, nel suo piccolo, riusciva a dare la precedenza all’altro, a non affer-
mare la sua santa individualità, tanto più la comunione diventava trasparente. Ed è diventata questo mosaico di persone
che cercano di volersi bene, perché solo da questo bene si può creare e lavorare insieme.
Questa è la nostra arte più grande, ed è di tutti. Perciò, finché Dio vuole, noi ci siamo.

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… tocca a voi, uomini e donne che avete dedicato all’arte la vostra
vita, dire con la richezza della vostra genialità che in Cristo il mondo è
redento: è redento l’uomo, è redento il corpo umano, è redenta l’intera
creazione, di cui san Paolo ha scritto che “attende con impazienza la
rivelazione dei figli di Dio” (Rm 8,19). Essa aspetta la rivelazione dei
figli di Dio anche mediante l’arte e nell’arte. È questo il vostro com-
pito. A contatto con le opere d’arte l’umanità di tutti i tempi – anche
quella di oggi – aspetta di essere illuminata sul proprio cammino e
sul proprio destino.
(san Giovanni Paolo II, Lettera agli artisti, 1999, n. 14)

Centro Aletti, 1997

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Seguire la visione di un altro
ti fa seguire un Altro nella
visione, e mentre segui sei
generato a vita nuova, scopri
che Dio colma di grazia i tuoi
giorni, adempie le sue pro-
messe anche se in un modo
del tutto altro. Ma è proprio
questo totalmente altro che,
mentre ti stupisce nella sua
verità, ti fa benedire.

Manuela
Redemptoris Mater, 1999

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Reggio Emilia, 2001

Eh, per noi è più facile fare un metro quadro di mosaico che mettere insieme
due parole. Siamo grati perché grazie al Centro Aletti, grazie a p. Marko, pos-
siamo esistere anche noi come un gruppo di artisti che può fare cose belle.
Siamo veramente come dei semi gettati dal buon seminatore (in questo caso
p. Marko) nella terra buona (quella dell’arte), e ci impegniamo molto per
poter dare il frutto buono (le opere realizzate). Un grande saluto dal gruppo
ucraino...

Yevhen e Petro
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Barletta, 2002
Dopo molti anni vissuti al Centro porto nel cuore, assieme a Ma-
ria Grazia che con me condivide questo cammino, esperienze
ricche di contenuto umano e spirituale. In particolar modo sono
grato per la comunione nella diversità e complementarietà, per
il sentirmi parte di un progetto ecclesiale che va oltre ogni mia
aspettativa e desiderio, il sentire nell'animo di essere tutt'uno con
gli amici artisti che condividono con me in modo unico e originale
questa esperienza di essere Chiesa. È bello per me riconoscere
come il Signore sia buono nel farsi incontrare attraverso la con-
templazione della Parola e delle immagini sapientemente mediate
da p. Marko, al quale va la mia riconoscenza e stima. Un grazie di
cuore alle sorelle per la loro accoglienza che mi ha fatto sentire
in famiglia, grazie a tutti i sacerdoti che hanno vissuto al Centro,
partendo da p. Špidlík del quale ho apprezzato con meraviglia la
semplicità e spontanea giovialità che, unita ad un profonda spiri-
tualità, ne hanno fatto per me un padre nella fede e una figura
degna di onore e affetto.
Silvano
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Per me è un ringraziamento per tanto tanto, soprattutto Grosuplje, 2002
per tante diverse persone che prima o poi si incontrano
in Cristo e cercano di mostrare i fondamenti piu belli del-
la nostra fede sulle pareti e nella vita. Grazie, perciò Na
mnohaja ljeta…
Jože

Mozaik je zame kamen dragocen


v mozaiku mojega življenja,
ki ga Stvarnik, dobri moj mecen,
meni je podaril,
poleg vsega lepega in pa trpljenja.
Jakob

Il mosaico è per me una pietra preziosa


nel mosaico della mia vita
che il Creatore, mio buon mecenate,
mi ha donato
Črni Vrh, 2002 insieme a tutto il bello e la sofferenza.
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Centro Aletti, 2002

Sono grato a Dio che attraverso il Centro Aletti mi ha


chiamato a servirlo lì dove Lui mi vede. Grazie alla santis-
sima Trinità per le belle relazioni tra di noi, per l'amicizia,
per tutto ciò che per grazia di Dio abbiamo creato per
la Chiesa.
Boštjan
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Vivere e lavorare insieme nell’atelier di arte del Cen-
tro Aletti è una esperienza dal sapore ecclesiale, ep-
pure credo che ognuno di noi è arrivato qua senza
troppa coscienza di questo, più per fare l’artista che
per entrare a far parte di un Corpo. Poi, nell’incon-
tro con l’altro, con la materia, con il cantiere e con
il passare del tempo, capisci che ognuno è un dono
unico, ma nessuno è qualcosa da solo, che arte e vita
camminano insieme, che solo rimanendo dentro la
comunione si può essere salvati, e che proprio in que-
sta appartenenza ad un unico corpo, quello di Cristo,
trovi il significato stesso del vivere e del faticare e la
forza per vivere ciascuno la sua vocazione. In questi
anni siamo stati tanto benedetti dal Signore e chiama-
Milano, 2002 ti a lavori anche molto impegnativi. In certi momenti
credo che tutti abbiamo sentito di essere portati da
una forza che non era più nostra, ma dello Spirito Santo in noi, come trasportati da un’onda che noi si deve solo ca-
valcare per seguire il suo movimento. Spesso p. Marko, guardando noi e le nostre diversità all’opera, riconosce in noi il
mosaico più bello che abbiamo realizzato, e noi in lui riconosciamo il dono di dirigere questa grande orchestra.Viene dal
cuore una gratitudine per questo suo dedicarsi a noi come un maestro pronto a trasmettere con generosità tutti i segreti
del mestiere, ma anche tanta ricchezza teologica e spirituale, pronto a fidarsi e anche a passare la staffetta. Il grazie è per
essere diventato, oltre che un maestro, un padre. E per tutto grazie a te, Dio nostro Padre, che con creatività e amore per
noi artisti ci hai raccolti, ci hai salvati da noi stessi e ci hai messi insieme dentro ad una grande tradizione per continuare
a cercare nelle sante immagini e negli spazi liturgici la bellezza e la gioia della tua santa Chiesa.
Stella
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Damasco, 2004 Dragi oče, sotto la
guida dello Spirito e
del tuo amore per la
Chiesa, per l'arte li-
turgica, per l'arte della
vita, è stata fatta tanta
strada tra numerose
chiese, case, comuni-
tà, famiglie e persone,
sempre cercando di
tra­smettere la luce
ve­ra, l'amore e la bel-
lezza. Dal cuore ti rin-
graziamo e preghiamo
il Padre nostro che ci
custodisca e aiuti a ri-
manere in Cristo. Gra-
zie a tutti gli artisti del
Centro Aletti, presenti,
passati e futuri.

Svetozar e Lea
con famiglia

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Vivere in un “alveare” come è il
nostro atelier è rendersi conto
che siamo tanto diversi in un cor-
po solo, quello di Cristo! Ognuno
conta come i denti nella bocca che
sorride: quando uno, manca il sor-
riso è buffo, mentre è bello e af-
fascinante con tutti i denti. Questa
“bocca del padre” che ci ha accolti
e radunati tutti insieme, ci aiuta a
testimoniare con le nostre mani l’a-
more del Padre!
Renata

Ljubljana -Šentvid, 2004

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Il Centro Aletti è il luogo
dove artisti della Chiesa
dell’Oriente e dell’Occiden­
te si sentono come a casa
propria. Il motivo è il fatto
che, oltre al vero amore cri-
stiano che si percepisce in
questa casa già all'ingresso,
anche l'arte di padre Mar-
ko Rupnik, che sia l'Oriente
che l'Occidente sentono
co­me propria, perché uni-
sce in sé i valori essenziali
dell'arte sacra, cristallizzati
lungo i duemila anni di sto-
ria dell'intero mondo cri-
stiano.

Dejan

Lecce, 2004

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Dopo il mosaico alla Nunziatura Apo-
stolica di Damasco, concluso a febbra-
io di quest’anno, l’Atelier ha lavorato
nella Cappella del Collegio S. Stanislao
a Lubiana in Slovenia; a Lecce, nel cen-
tro “Le sorgenti” della Comunità Em-
manuel guidata da p. Mario Marafioti
s.j.; ancora in Slovenia nella chiesa di
s. Floriano a Krnice; a Parigi presso la
Nunziatura Apostolica e a Roma nella
chiesa di s. Chiara presso il Seminario
francese. (...) Anche questa volta il mo-
saico è un’esperienza di condivisione, Idrijske Krnice, 2004
tra noi stessi, e con i parrocchiani. Si
percepisce di essere accompagna-
ti nella preghiera, si sente l’attesa di
vedere il lavoro finito, si gioisce dello
stupore di riconoscere che ogni cosa
è al suo posto, che ogni colore, ogni
tessera, ogni movimento cerca di en-
trare in comunicazione con il resto e
rivelare un po’ della bellezza di Dio, a
ognuno a suo modo.
dal bollettino di Natale 2004 Paris, 2004

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New Haven, 2005

Sarà il fatto di essere stati così lontani da casa, sarà che siamo una squadra ormai rodata, sarà che eravamo preoccupati
di non finire in tempo - perché comunque si trattava sempre di più di 100 mq - ma in queste due settimane - orario fuso
o non fuso, noi fusi o non fusi - abbiamo lavorato con un ritmo, un piacere, un’intensità da stupire pure noi stessi. È vero che
l’accoglienza dei Cavalieri di Colombo - è nella cappella del loro quartier generale che abbiamo eseguito il mosaico - è stata
a dir poco insuperabile. (...) Continuiamo a ringraziare Dio per tutto ciò che opera attraverso ciò che le pietre raccontano,
chiedendogli la grazia di poter esserne degni.
dal bollettino di Pasqua 2005
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Da sempre, il “Vagito” dell'Uomo nuovo è la gratitudine; quel grazie che, più che una parola, è uno schiudersi del cuore.
La gratitudine è una sorpresa. È come quando, al termine del lavoro, l'impalcatura si apre e tutti i difetti, che il susse-
guirsi delle giornate di affresco, avevano reso un fardello pesante da portare, d'improvviso vengono assunti dall'insieme,
scompaiono, integrati in un'impensabile Bellezza. Così, per noi, il dono dell'Arte e dell'Atelier, è questo scoprirsi sempre
più parte di un insieme, di un Corpo Bello, impregnato d'Amore. Grazie e che Dio Padre continui ad elargire sempre
la Sua Benedizione.
Elisa

Bari, 2005

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Dopo il mega mosaico nella chie-
sa di s. Pasquale a Bari, realiz-
zato in occasione del Congresso
Eucaristico nazionale (250 mq
di mosaico nell’abside), l’Atelier
ha lavorato a Kočevski Rog in
Slovenia, nella cappella dell’arci-
vescovo cattolico di Belgrado e a
Madrid, nella Sacrestia della cat-
tedrale dell’Almudena. (...) Abbia-
mo ormai tante opere alle spalle,
ma niente toglie a ciascuna ciò
che ha di particolare e di perso-
nale. È una grazia di Dio anche
il fatto di fare mosaici in luoghi
così diversi, lontani per spazio e
significato. (...) Lavoriamo insieme
ormai da tanto tempo ed è bello
constatare che diventa sempre
più facile, anche quando potreb-
be essere più difficile.
Kočevski Rog, 2005
dal bollettino di Natale 2005
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Scivolare con gli occhi tra le pietre dove
con fatica abbiamo intessuto le nostre vite
mi fa percepire che la vocazione artistica,
insieme a quella dei genitori e dei sacer-
doti sia la più bella che posso immagina-
re nella Chiesa. Per grazia di Dio siamo a
servizio dell’incontro tra Dio e gli uomini.
Siamo come le punte delle dita del Corpo
di Cristo Risorto che è la Chiesa e con le
quali essa dipinge se stessa nella storia ed
è protesa verso la sua pienezza. Per gra-
zia siamo parte della liturgia in un modo
palpabile e per grazia come figli e fratelli
lasciamo che attraverso di noi passi la vita
divina che ci sta trasfigurando ad immagi-
ne di Colui al quale apparteniamo. Grazie
a Dio che ci ha messi insieme.

Eva

Roma, 2006

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Madrid, 2006 Eccoci di nuovo a Madrid! Ma questa volta abbiamo tri-
plicato la metratura… e dimezzato il tempo, il che è tutto
dire! (...)
E ciò che si dice del nostro modo di lavorare è ancora più
importante del lavoro stesso, perché davvero questo non
sarebbe nulla se mancasse la carità, quella carità che sudi
ogni momento e che non sempre ti riesce spontanea, anzi
che proprio non sempre ti riesce, quella carità che nei
mille mondi che ognuno di noi è non è affatto scontata
quando vivi tante ore al giorno a contatto con persone che
certamente non hai scelto tu e che a loro volta di per sé
non hanno certamente fatto una scelta di vita “comunita-
ria”, con tutto ciò che questa comporta.
Ma alla fine ognuno arriva a riconoscere che il solo cam-
mino possibile è proprio quella opzione di andare oltre,
nonostante tutto. Perché in quel “nonostante” ci sei anche
tu. Penso che sempre di più il nostro mosaico parli anche
di questo e che questo le persone vedano ancor prima di
vedere il lavoro finito. Ed è soprattutto di questo che dob-
biamo ringraziare Dio.

dal bollettino di Natale 2006

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Da raccontare ce ne sono parecchie, considerando
che in due settimane abbiamo attraversato tutta la
Spagna e siamo arrivati nella profonda Slavonia, ma
Ljubljana - Šentvid, 2006
ormai anche a noi tutto questo sembra normale (...)
Con tre ore di sonno alle spalle, [da Madrid] siamo ripartiti per Roma ... e dopo due giorni per Požega nella profonda Croazia.
Lì, nonostante la grande ospitalità dei croati, abbiano concluso in un giorno e mezzo e siamo partiti per Ljutomer in Slovenia. A
Ljutomer, dove l’ospitalità non è stata da meno, con un benvenuto in piena regola di tutta la parrocchia, abbiamo finito in un
giorno solo, benché la parete fosse quasi il doppio di Požega… Da Ljutomer siamo andati all’Istituto Oncologico di Ljubljana
e lì, siccome era uno spazio piccolo, piccolo piccolo, con un altro piccolo giorno di lavoro – che però non finiva più – abbiamo
concluso. A quel punto padre Marko ha spento le turbine che ci aveva messo nelle mani e ci ha riportati a Roma! (...) Il mo-
saico all’Istituto Oncologico è stato significativo perché padre Marko ha voluto donarlo in memoria della sorella che lì è morta
e con lei a tutti quei malati che ogni giorno varcano quella soglia. È l’anno degli ospedali questo. Anche a Madrid si trattava
della cappella dell’ospedale delle suore ospedaliere, le stesse per le quali a Roma, proprio ai nostri inizi, abbiamo realizzato la
deposizione dalla croce.
da bollettino di Pasqua 2007
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Roma, 2007

Per noi il mosaico è una vera via di amicizia in Cristo. È


proprio vero, senza di voi per me sarebbe impossibile.

Radu

Fairfield, 2008

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Che l’Atelier abbia lavorato alla Redemptoris Mater è stata una
grazia, che abbia potuto lavorare a Fatima e a Lourdes è un vero
e proprio miracolo. E queste tre opere vanno proprio insieme,
legate alla Madonna e a Giovanni Paolo II.
[A Fatima] era uno spettacolo curioso vederci andare e venire tra
il cantiere e la casa dove stavamo, attraversando la piazza, con i
caschetti rossi in mano, come dei veri e propri pompieri! A Lour-
des (...) soprattutto i primi giorni quando la temperatura è scesa
a meno otto e abbiamo avuto un vero e proprio shock termico!
Lì, più che i caschi, serviva un bel po’ di grappa e di the, per non
rimanere congelati sull’impalcatura dove soffiavano i venti di tutta
la rosa, quelli freddi “naturali” e quelli caldi dagli apparecchi di
riscaldamento che hanno dovuto mettere. Non per noi, beninteso,
ma solo perché il collante ha bisogno di una certa temperatura
per non gelare!
(...) Ma, come sempre, quando passano i ricordi più immediati
(ma la visita di p. Špidlik a Fatima, alla fine dei lavori, è un even-
to che non dimentichiamo proprio), gli episodi più divertenti, le
canzoni del cantiere, quando ti dimentichi di come p. Marko ha
ribattezzato tutti i nomi francesi, di come ti sei fatto 1500 km
in un giorno solo (perché è meglio così!), delle facce di quelli che
a Fatima sono andati con la macchina dove l’aria condizionata
a metà strada è saltata, allora ciò che rimane è la profonda
gratitudine a Dio per aver potuto essere lì, per aver potuto fare
Fatima, 2007
qualcosa per degli anniversari così importanti - i 90 anni delle
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apparizioni di Fatima e i 150 di Lourdes
-, per aver potuto lavorare con così tanta
fatica ma anche con così tanta leggerezza,
sentendo tu stesso che, se anche volevi un
po’ lamentarti, ti dovevi un po’ vergognare a
farlo. Il ricordo di tutti i sacrifici di Giacinta,
Francisco. Lucia e Bernardette non ci ha la-
sciati indifferenti. E ciò che offri al Signore
fa sempre frutto.

dal bollettino di Natale 2007

Lourdes, 2007

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Reggio Calabria, 2008
Il primo cantiere dopo la Pasqua è stato quello di Reggio Calabria. E non a caso proprio quello è stato raccontato nel DVD.
Dalla “piccola Slovenia” e i 250 mq di Villa Urbana a Ljubljana abbiamo fatto un raid a Beirut, dove, per le suore della Croce
del Libano, tre giorni prima della canonizzazione del loro fondatore, abbiamo concluso un mosaico nella loro casa madre, sotto
lo sguardo vigile della madre generale al cui occhio nulla sfuggiva, soprattutto p. Marko, per il quale aveva una richiesta ogni
tre minuti, sapendo che appena ripartiva non sarebbe mai più riuscita a riacciuffarlo!
(...) Siamo tornati negli Stati Uniti (...) Quanto al cibo (...) hanno voluto farci sentire come a casa e hanno cercato di farci man-
giare il più possibile all’europea, così che la nostra voglia di hot dog e hamburger da telefilm è rimasta insoddisfatta! Ma a
riprenderci ci ha aiutato il cantiere di Supersano (già il nome vi dice tutto) vicino a Lecce, dove la cucina non era solo europea,
ma del sud che più sud non si può. Un salto di un paio di giorni a Rijeka in Croazia per mettere su altri 50 metri quadrati e
siamo a dicembre, in partenza per Monza!
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Monza, 2008
Ci stupiamo continuamente che Dio continui a darci tanta grazia e tanto lavoro. Sappiamo di non meritarla e spesso neppure
la comprendiamo. Ma è certo che, proprio alla luce di questa grazia, il lavoro nell’atelier è sempre meno lavoro, sempre meno
idillico, ma è una vera e propria vocazione e perciò la si vive nel segno della verità dell’amore. Tutte le cose che non ne fanno
parte si stanno spezzando, diluendo e perdendo. Rimane solo la verità della carità. Perciò pian piano ognuno capisce che è
esattamente quello sforzo di carità, che va dal piccolo gesto alla grande opzione, a fare la differenza. Quel saper riconoscere
con gratitudine il bene che l’altro ti fa, il saper andare oltre a ciò che ti dà un fastidio immediato, il sapere che ogni cosa ti è
donata per crescere.
Non c’è lavoro importante o meno importante, ma è proprio l’atelier come squadra che è il luogo di grazia per ognuno e per
tutti insieme. Ed è quello che resta, in ogni mosaico e oltre ogni mosaico.

dal bollettino di Natale 2008


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San Giovanni Rotondo, 2009 Siamo a San Giovanni Rotondo, da padre Pio (...) Stiamo lavo-
rando qui ormai da due settimane, ai ritmi soliti, con la prospet-
tiva di altri due mesi così, con gli operai che quasi ci tolgono le
impalcature mentre siamo ancora seduti perché non ce ne sono
abbastanza e via via si smontano e si ricostruiscono per poter
continuare, ma lavoriamo con una pace che è quasi palpabile.
È un lavoro molto bello, un’altra esperienza di lavoro in un luogo
santo, santificato dal padre e da quanti si sono lasciati converti-
re e purificare da quella parola di Dio che padre Pio aveva per
ogni sguardo che incontrava il suo.
dal bollettino di Pasqua 2009
Ricordare il 21 giugno, giorno della visita di Benedetto XVI a
San Giovanni Rotondo, risulta ancora oggi incredibile… Non so
se si può immaginare cosa significhi, al termine di un lavoro
colossale come quello fatto lì, aspettare la visita del Papa, avere
tutte le istruzioni sulle varie modalità in cui potrebbe avvenire
l’incontro, pensare di essere preparati a tutto e poi vivere l’unica
situazione che non hai previsto perché era davvero del tutto
imprevedibile che uno potesse schiacciare il pulsante sbaglia-
to dell’ascensore. (...) Come dovevamo reagire noi poveri artisti
quando si è aperta la porta di uscita della cripta e da lì è en-
trato il Papa? (...) Insomma, alla fine abbiamo almeno potuto
salutare il Papa personalmente. (...)
dal bollettino di Natale 2009

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Abbiamo programmato, abbiamo lavorato (...), ma alla fine, come dice p.
Marko, basta un mal di denti e tutto cambia. E in questo tempo i mal di
denti sono stati parecchi. Ma credo che ognuno di noi, sia nell’équipe del
Centro che nell’équipe dell’Atelier percepisca che è benedetto il tempo che
ti sfugge dalle mani senza che tu riesca a compiere ciò che hai voluto, pen-
sato, per cui hai messo tutta l’energia. Perché ti dona la grazia di respirare
insieme agli altri guardandoti negli occhi con quella santa pace che viene
quando sai che proprio nulla dipende da te. No, non crediate che non si
lavori, anzi, ma alle volte qui, mentre lavoriamo, dimentichiamo di respirare.
A febbraio abbiamo finalmente portato a termine la Cappella del Pontificio
Collegio Irlandese e stiamo più o meno pronti per partire a concludere il
lavoro a san Giovanni Rotondo (sì, ancora!) e poi per la Spagna. Ma stavolta,
tanto per dire qualcosa di diverso, vorrei ricordare ognuno di questi perso-
naggi che lavorano in Atelier (...) Dopo tanti anni che cerchiamo di lavorare
insieme, perdendo ogni tanto per strada qualcuno e acquistandone qualche
Ljubljana, 2009 altro, è sempre più evidente che è l’amicizia di Cristo e in Cristo quella che ci
tiene insieme, quella che ci fa lavorare fianco a fianco credendo che ciò che
facciamo insieme è di più di ciò che ognuno nella sua grandezza potrebbe fare da solo. Questa è la verità che poi misteriosa-
mente e miracolosamente traspare dalla materia con cui lavoriamo, frutto della fatica di guardare l’altro sempre con la stessa
benevolenza con cui il Signore guarda te.
Silvano è il patriarca che lavora normalmente a Milano, nel suo laboratorio e che, quando è un po’ che non sente nessuno, ti chia-
ma e ti dice: “Volevo dirti che sto bene sai, stai tranquillo …”. Svetozar è quello che ha le pinze incorporate. Comincia a sudare
freddo se sta finendo una cosa e non ha già pronto quello che deve iniziare poi. Lea è sua moglie e, per fortuna, ha capito come
funziona. Renata non lancia più urli quando si fa male lavorando. Ha capito che ci fa morire e allora fa solo un rumore soffocato
tra sé e sé. Questo è amore. Radu, sul più bello che ha cominciato a lavorare come un treno deve tornare a casa e cominciare
a lavorare in Romania. (...) Eva e Stella sono le due sorelle che lavorano fisse in Atelier e che, se lavorassero da un’altra parte,
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certamente tutti ne sentirebbero la mancanza! (...) Boštjan pure lui è da tanti anni che lavora qui, continua a dire che ci rimane
finché Dio vuole. E speriamo che Dio voglia a lungo, anche perché ormai, oltre al mosaico, conosce i prezzi di tutti i negozi tecnici
di Roma e non pagherà mai a nessuno un euro più del necessario. Jože è il nostro “nada te turbe”. Ma quando lui comincia è
come una trivella che non si ferma finché non arriva a destinazione. Sia nel mosaico che nei discorsi. A chi gli chiede da dove
viene, lui di solito risponde: “Dalla terra”. (...) Quest’anno è arrivato Andrea, un vero giovane, visto che ha vent’anni. Nel suo primo
cantiere ha già capito che c’è poco da scherzare, ma per tirarsi su non ha smesso un momento di fare battute sui rischi che
correva, di morire di fame, di caldo, di sonno... E non ha ancora visto tutto. Ma tra gli artisti ora c’è anche un sacerdote cinese, vero,
Zhiming, simpaticissimo. Non parla ancora molto
italiano, ma sembra che gli artisti comincino già a
destreggiarsi con il cinese. Vedremo come finisce.
Il capo lo conoscete. Lui non ha mal di denti. Ma-
nuela, la segretaria, sta cercando di farglielo venire.
dal bollettino di Pasqua 2010

Ringrazio Dio per avermi dato la possibilità di


entrare in relazione con il Centro Aletti per-
mettendomi così di venire a conoscenza di una
spiritualità e di un modo di vivere e lavorare
per me del tutto nuovo. E ringrazio particolar-
mente per il fatto che tutto ciò sia avvenuto
all'inizio della mia vita, così che realmente io
possa costruire la stessa appoggiandomi e ispi-
randomi su questo esempio.
Roma, 2010
Andrea
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La ripresa dei lavori a settembre ha visto qualche faccia nuova in Atelier (...) Il viaggio in Romania è stato il rodaggio e sembra
che pure le combinate di Messico e Francia funzionino in mezzo a Cina, Serbia & co.
Questa volta, partire per la Romania è stato come tornare in un luogo familiare. L’accoglienza del parroco e della parrocchia
ortodossa dove stiamo continuando il lavoro iniziato anni fa è stata calorosissima (...).
A lavori conclusi e chiesa ripulita con una velocità estrema, siamo stati tutti alla messa di p. Titus, il parroco. Ioan Ica jr, nostro
caro amico, ha celebrato da diacono e ha predicato nella domenica dedicata ai santi Padri del VII concilio ecumenico, il niceno
II, nel quale si condanna l’eresia iconoclasta. Niente di meglio per introdurre la spiegazione che p. Marko ha dato alla fine sul
mosaico e ha parlato così bene che l’applauso finale – per niente usuale nel contesto di una liturgia ortodossa – sembrava
invece del tutto liturgico. È stato commovente, come lo è stato l’incontro nel pomeriggio con S.E. Bartolomeu, il metropolita
ortodosso di Cluj, che ha voluto incontrarci a conclusione di questa seconda tranche di lavori, nonostante la sua età e la
non più fiorente salute. Ha insignito p. Marko della “Croce
Transilvana” in segno di apprezzamento e riconoscenza per il
coinvolgimento ispirato nel rinnovamento di un legame attra-
verso la bellezza dell’icona tra la Chiesa ortodossa e cattolica.
Non è stato un atto formale. Il metropolita ha detto molto
chiaramente che ritiene una grazia concessagli da Dio il po-
ter vedere ancora con i suoi occhi come con questa opera in
questa chiesa si vive già la comunione delle Chiese.
Con il cuore grato per tanta grazia, nella quantità del lavoro,
nella trasparenza delle relazioni tra di noi e anche nella fatica
che ti ricorda sempre che ciò che puoi fare è dono di Dio.
dal bollettino di Natale 2010

Valladolid, 2010

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Ringrazio Dio, perchè qui si vive
l’amore, cresce la bellezza, e si
testimonia la fraternità in Cristo.
Nella sinergia dello Spirito Santo
seguiamo la nostra locomotiva
- cioè padre Marko - e cammi-
niamo coraggiosamente sempre
avanti. Amen!

Zhi Ming

Cluj, 2010

Grazie, padre Marko, per questa grazia di poter


condividere la fede, la creatività e la fatica quo-
tidiana. Il popolo “mexica” è molto grato per
essere una tessera in questo bel mosaico che
siamo tutti noi.
Cluj, 2012
Juan Carlos
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Lo spazio tra un bollettino e un altro mi
sembra così breve, eppure in mezzo ci sono
migliaia di chilometri. Novità grosse non ce
ne sono, se non che ora abbiamo inaugurato
anche il lavoro notturno da cui fino a questo
momento ci eravamo preservati. A Caltagiro-
ne, per poter fare un salto a Monreale e alla
Cappella Palatina, abbiamo prolungato quel-
la che sembrava l’ultima giornata fino alle
23.00, ma il giorno successivo, dopo una bella
gita (e si tratta comunque di altri 400 km…),
altre due orette di lavoro fino alle 21.30 non
ce le ha tolte nessuno. E, visto che tutto è
questione di abitudine, considerando che sia-
mo rientrati a Roma la domenica e riparti-
Madrid, 2011
ti martedì per Velehrad, in Repubblica Ceca,
quando il mercoledì alle 16.30 siamo arrivati, dopo due giorni di viaggio e 1500 km sulle spalle, ci siamo detti (cioè potete
ben immaginare chi può averlo detto…): perché non cominciare subito ad attaccare il mosaico sul sarcofago di p. Špidlík?
(...) E siccome l’abitudine acquisita si può perdere facilmente, in questo tour de force dopo Velehrad ci aspettava ancora un
sedicente piccolo cantiere a Trieste, ma per piccolo che fosse erano sempre 25 mq. (...) Insomma non riusciamo a liberarci dal
ritmo “finire e partire”, sembra sempre che abbiamo rubato qualcosa e scappiamo in fretta e furia. Potrebbe sembrare che
ci piaccia accumulare mosaici uno dietro l’altro, ma in verità stiamo facendo i salti mortali perché in tanti stanno aspettando
e in qualche modo sentiamo che è una richiesta ecclesiale e perciò chiede una risposta ecclesiale. Anche con tanta fatica.
La gioia di un mosaico fatto è legata alla gioia di quelli che l’hanno finalmente ricevuto. Torniamo subito per non approfittare
dell’accoglienza e dell’ospitalità, ma anche perché questo nostro lavoro è così bello che alla fine si può rischiare di attaccarci a
31
ciò che si fa. Fare e lasciare aiuta a ringraziare Dio per
ciò che si è potuto fare e andare avanti mantenendo
una sana libertà su ciò che alla fine non è nostro.
A Madrid abbiamo messo l’ultima pietra alle 13.00 e
alle 14.00 eravamo già in viaggio. Ma la velocità con
cui passiamo da un posto all’altro non toglie nulla alla
preziosità degli incontri, alla regalità dell’accoglienza e
all’attenzione che ogni volta riceviamo. (...)
Il nostro lavoro ha senso finché Dio continuerà a do-
narcelo, e finché dal nostro essere insieme e lavora-
re trasparirà proprio quella comunione trinitaria che
cerchiamo cominciando la giornata con l’eucaristia,
iniziando ogni cantiere nel nome del Padre, del Figlio
e dello Spirito Santo e nella mano che ci stringiamo
alla fine, ringraziandoci a vicenda per aver potuto real­
mente lavorare insieme, mettendo ognuno del suo me-
glio perché l’opera sia veramente di tutti, di noi che la
realizziamo e di quelli che ogni giorno la vedranno con
occhi nuovi.

dal bollettino di Pasqua 2011

Trieste, 2011

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Tra S. Tommaso e le suore Pastorelle a Roma, Rače in Slovenia La cosa per la quale sono più grata a Dio oggi è di
e la un po’ più grande cattedrale di S. Sebastiano a Bratislava, in svegliarmi alla mia realtà di sempre non più sola, ma
due mesi abbiamo finalmente potuto accorciare l’elenco dei mo- circondata da una moltitudine di fratelli e sorelle con
i quali camminiamo insieme nella vita vera. Credo che
saici in attesa, ma soprattutto in questo tempo siamo passati nei
sia questa la Comunione dei Santi: sapersi una piccola
contesti più diversi e ancora abbiamo sperimentato come siamo
parte di un grande Corpo, ognuno importante e tutti
privilegiati a entrare in una comunità dalla porta della bellezza.
insieme uniti nella bellezza che è Cristo.
È come se si creasse uno spazio fuori dal tempo, una comunione
che puoi quasi toccare da quanto è reale e che riempie l’aria di Isabella
quel desiderio che tutto vada bene, che tutto sia fatto al meglio e
che, per quanto spetta a te, cercherai di mettercela tutta. E que-
sto anelito in qualche modo coinvolge gli artisti e le persone del
posto, siano suore, parrocchiani, parroci oppure vescovi.
Ogni cantiere è occasione, per noi e per quelli che incontriamo,
di far uscire la parte migliore, è un contesto così particolare e
rimane sempre unico anche per noi che ne abbiamo ormai quasi
un centinaio alle spalle e che spinge ogni persona a collaborare,
a non pensare che una cosa sia impossibile da fare, ma a cercare
la strada per renderla possibile. Soprattutto mette in moto quella
creatività delle relazioni che mostra come ci siano dei legami che
si creano e rimangono vivi anche se per la logica stessa della vita
non avranno più occasione concreta di incontro.
Bratislava, 2011
dal bollettino di Natale 2011
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Certo è che il lavoro nella Cappella del Padre Generale alla Curia dei gesuiti è stato affrontato con una sorta di timore reveren-
ziale e, benché i metri quadrati non fossero tanti, ognuno ci teneva ad essere presente e magari a mettere pure qualche tessera!
(...) Siamo stati invitati all’Eucaristia e al pranzo con il Padre Generale e questo è per tutti noi un vero evento, ci conferma e ci
fa gioire rendendoci ancora più partecipi della collaborazione con la Compagnia di Gesù.
Ogni cantiere, ogni luogo rimane sempre del tutto unico, ma c’è qualche tratto che li accomuna sempre, delle domande che
ritornano (...) Secondo voi quando si finisce??? È la scommessa all’inizio di ogni cantiere ed è una domanda a rotazione… Ma
“Fino a che ora si lavora?” è invece la domanda che nessuno ha mai il coraggio di fare...
Per raccontarvi il contenuto del mosaico di Verona (...) userò le parole che qualcuno ci ha scritto dopo un cantiere:
“Grazie, carissimi, per la bella esperienza: percepire la vostra unione, la forte intesa, il senso di familiarità che vi lega è stato quasi
più bello che vedere l’opera venir su pian piano. Sembra quasi che nella Cappella rimanga come il segno o la testimonianza di
qualcosa di vivo, la persistenza di una vibrazione, un sapore nell’aria: qualcosa di voi e della vostra anima è rimasto qui, fissato
per sempre nelle tessere colorate, insieme all’esperienza di vita comune dell’Atelier. Agere sequitur esse, recita un antico prin
cipio filosofico: non si può fare arte se non si è toccati dentro da quella Bellezza che illumina la carne del Trasfigurato e che
allieta il mondo, consola e rapisce i cuori. È la bellezza della Chiesa che si intravede nella vostra équipe; quell’esperienza di
comunione l’avete - per così dire - impastata con il kerabond, e ora essa corre e pulsa sotto le scene dell’opera che ci avete
lasciato, e ci parla di voi. Sapete: non ci stanchiamo di ammirare; gli occhi passano da
un punto all’altro del mosaico senza consumare la storia narrata, anzi immergendosi
sempre più nel mistero che l’arte fa affiorare, al quale allude e al quale incessante-
mente rimanda. Confesso che mi rimane anche una punta di nostalgia… è come
guardare una vostra foto: si vede l’immagine, si pensa alle persone. Ringrazio il Signore
di avervi conosciuti, di avervi visti all’opera e che la vostra opera sia passata di qui”.
Ringraziamo anche noi il Signore, per tutti i posti dove ci ha permesso di passare. Il
mosaico lo fa il Mosaico e nel Mosaico insieme a noi entrate anche tutti voi.
dal bollettino di Pasqua 2012 Roma, 2012
34
Mi sento molto felice e grato di aver imparato l'arte del mosai-
co presso l'Atelier del Centro Aletti. È stata un'esperienza molto
ricca e meravigliosa. Anche se sono qui in Brasile, mi sento un
membro dell’équipe che permette di evangelizzare tutto il mon-
do attraverso l'arte. Prego Dio sempre per tutti gli artisti e il
Centro Aletti, affinché continuino sempre a realizzare questa bella
missione di portare la bellezza in tanti luoghi e convertire tanti
cuori.

Geraldo

Lisbona, 2012

35
Più che fare l'arte nuova, oggi, occorre vivere in modo nuovo l'arte. Ciò richiede non solo
la conversione del cuore, ma soprattutto dell'intelligenza estetica e della creatività artistica.
All'artista viene perciò chiesto un passaggio: dall'arte come espressione di sé, all'arte come
ministero ecclesiale. Il Centro Aletti è un luogo dove tutto questo è di casa.
Luigi

Sono grato di cercare


insieme a voi la Bel-
lezza, quella che non
passa, quella che de-
sidera l’unione e non
l’uniformità tra Dio e
l’uomo.
Chiampo, 2012
Marco
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Ringrazio Dio, che ci dà
la possibilità di vivere e
lavorare insieme. Vorrei
ringraziare per il fatto
che possiamo gustare
quello che oggi solo
l’archeologia chiama:
“casa-chiesa”. Significa
una cosa semplice: la
vita, il lavoro e le rela-
zioni vissute intorno al
Sangue e al Corpo di
Cristo. Perché è Lui il
punto di partenza e il
punto d’arrivo, il primo
e l’ultimo. Spero che
da questa esperienza
emergano altre “ca-
se-chiese” nel mondo ...
e forse anche nel mio
paese.

Jiři
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Dall’ultimo bollettino, considerando che in mezzo c’era-
no pure le vacanze, potremmo riempire lo spazio già
solo con l’elenco dei cantieri fatti, che da maggio a oggi
sono ben 9. Sui metri quadrati non possiamo mai esse-
re troppo precisi, perché siamo ogni volta in balía del
nostro grande pedagogo che, secondo una valutazione
psicologica fatta a colpo d’occhio sullo stato dell’atelier,
ci fa credere che i metri da fare siano di più o di meno,
sulla base di quello che sarà bene per noi! Difficile rac-
contarli tutti, ma difficile pure non raccontarli, perché
quest’anno più che mai ciascuno di loro è stato così
particolare che sembrerebbe quasi un’offesa non men-
zionarne esplicitamente qualcuno.
1. Alla fine di aprile abbiamo fatto il mosaico nell’infer-
meria dei padri gesuiti a Roma. In quella Presentazione Tainach/Tinje, 2012
al tempio e nell’attesa di Simeone che alla fine della
vita può finalmente ricevere il Salvatore tra le mani c’è ogni attesa, anche la lunga attesa di questo mosaico che in un bellis-
simo biglietto i padri della comunità hanno reso eloquente e tanto simpatica.
2. A metà maggio si parte per un tour di tre mosaici, in Francia, Spagna e Portogallo, così si risparmia tempo e benzina. Le
forze un po’ di meno, ma queste costano meno. La prima tappa è stata Tarbes, vicino a Lourdes, dalla congregazione delle
Figlie di Nostra Signora dei Dolori. Questa è stata una commedia a tutti gli effetti. Non si possono spiegare le telefonate fatte
per riuscire a far consegnare le pallets con il materiale. Ad ogni telefonata sembrava che non ci fossimo parlati due ore prima
sempre le stesse persone, ma alternate, così che ognuno aveva informazioni continuamente diverse. E la domanda era: uno
di noi è fuso, ma chi??? In compenso il mosaico con il primo esperimento di torre eucaristica è riuscito così bene che ci siamo
meritatati una bellissima scatola di cioccolatini francesi.
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3. Da Tarbes a Idanha, vicino a Lisbona, nella cappella della casa di salute mentale delle suore ospedaliere. (...)
4. Il nostro giro si è concluso a Gijon, dove abbiamo realizzato la Cappella del Santissimo. (...)
5. Al rientro, giusto il tempo di un respiro e nel giro di dieci giorni siamo ripartiti per Chiampo, vicino a Vicenza, dove questa
volta eravamo certi che ci aspettavano almeno 400 mq per il santuario del beato Claudio Granzotto, frate minore e scultore.
(...) Siamo riusciti anche a non vestire san Francesco come un cappuccino, che era la più grande preoccupazione che serpeg-
giava tra i frati!
6. Dai cappuccini invece ci siamo riservati l’impresa di agosto, mese perfetto per riprendere a pieno ritmo dopo le vacanze
di luglio. Ma per noi i cappuccini sono sempre i cappuccini, e
al Collegio S. Lorenzo da Brindisi a Roma cominciava da lì a
poco il loro Capitolo. Mica lo potevano fare senza il mosaico
dell’abside, no? (...)
7. Con un’altra corsa contro il tempo, a settembre siamo par-
titi per l’Austria in una casa di esercizi vicino a Klangenfurt, il
cui responsabile ha cominciato a chiedere il mosaico quando
la posta elettronica ancora non esisteva e perciò ci ha lette-
ralmente subissato di fax che oggi davvero mi pento di non
aver conservato perché ne avremmo fatto un bel volume! (...)
8. Da Tainach a Maribor, per un bel mosaico all’aperto in una
stagione che non è esattamente la migliore per la zona. Ma,
diciamo la verità, il tempismo quest’anno non è stato il nostro
forte, perché anche andare in Romania alla fine di novembre
non è una gran geniata… Grazie a Dio, in Slovenia ci è an-
data più che bene, a parte una tempesta di vento e pioggia
che ha convinto perfino il nostro pedagogo a farci scendere
Maribor, 2012
di corsa dall’impalcatura! (...)
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9. Dulcis in fundo, un bellissimo mosaico dalle Suore Preziosine nella loro casa per ferie... pubblicità sotterranea per invitarvi
a fermarvi lì quando venite a Roma! È durato troppo poco per quanto era bello starci, ma immaginate che abbiamo trovato
una superficie almeno doppia di quello che da sempre si diceva parlando del piccolissimo mosaico che ci aspettava lì… Forse
era meglio farla subito quando ce l’avevano chiesta, dato che nell’attesa si è arrivati a decidere di coprirla tutta. Piccolissimo
è rimasto solo il tempo a disposizione…
dal bollettino di Natale 2012

Beati noi a cui è


permesso di es-
sere pietruzze
di Dio. Beato te,
povero padre
Rupnik, che da
Lui hai ricevuto
il dono di avvi-
cinarci a ciò che
è l’essenziale.
Roma, 2012
Oscar
40
Bologna, 2013

Ranica, 2013
Siamo tornati dai 250 mq di Bologna avendo fatto anche i 50 mq di Ranica, creando il cantiere nel cantiere... approfittando
del fatto che il gruppo al gran completo è una gran forza. (…) È evidente che la concentrazione su due fronti ci è costata
un po’… ma è stato molto “liberante” cancellare in un solo colpo due attese dalla lista e potersi concentrare sul prossimo
lavoro, il nuovo centro dedicato a Giovanni Paolo II a Cracovia. (...) Guardando il gruppo che lavora non si può non dire grazie
a Dio che alla fine porta a compimento tutto sempre in tempo. Grazie a Dio per tanta grazia di entusiasmo, di solerzia, di
capacità artistica e pure fisica di lavorare perché, dopo tanti giorni di ritmo sostenuto, ancora ognuno riceve una “ricarica”
per non tirarsi indietro. E, d’altra parte, davanti alla grazia immensa che è una vocazione così, alla fine l’unica cosa che puoi
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offrire è proprio quella gran fatica che ti porti a casa a
conclusione di un’opera, fatica che rimane la garanzia
di fare questo per vocazione e non per lavoro, fatica
senza la quale sempre rischieremmo di prenderci per
ciò che non siamo. Fatica che Dio custodisce perché
ha insegnato a noi a custodirla senza farla scoppiare
in reazioni a catena. Ed è proprio la custodia di que-
sta fatica a ricordarti che il dono ricevuto non è tuo,
e che perciò un cantiere non può mai diventare una
Krakow, 2014 bella vacanza dove sempre ti ricevono in posti belli,
ti accolgono come un ospite tanto atteso e fanno a
gara per darti il meglio che c’è. Ogni cantiere rimane il
momento più bello perché è il luogo dove si consuma
il dono che ti è fatto e, mentre si consuma, non puoi
far altro che continuare a ringraziare Dio per tutte le
attenzioni che nel frattempo ricevi e che non ti sono
dovute (...) Ma il termine di ogni opera è sempre mae-
stoso, è sempre un congedo ed è sempre più un gran-
de grazie a Dio per gli artisti che ha messo insieme in
questo atelier sempre più variegato e sempre più “a
conduzione familiare”.

Krakow, 2013 dal bollettino di Pasqua 2013


42
Velehrad, 2013

Uno sguardo sull’arte, un guardare il cuore degli altri ... ho tro-


vato un dono per arricchire la Chiesa di ciò che era perduto!
Grazie per essere parte di questa storia!
Adriano

Nella espressione dell’arte, nella profonda inti-


mità con la parola, p. Rupnik ci insegna a raffigu-
rare sulla parete la testimonianza di Dio stesso.
Melania Niš, 2013

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Nel Centro Aletti sento una cosa molto forte:
che accolgo tutto da Dio, perchè ogni cosa che
vivo qui è un dono di Dio.
Xinai

Vrhpolje, 2013
Mi sono chiesto tante volte che significato avesse per un sacerdote
dedicarsi all’arte. Qui ho capito che fare arte cristiana è un servizio
che consiste nel rendere visibile il mistero di Dio attraverso la mate-
ria. La pietra, il lavoro, la fatica, la creatività e il tempo diventano un'of-
ferta a Dio per il bene della Chiesa; diventano un'offerta eucaristica.
Un po' mi accorgo che fare arte è in fondo una cosa sola con quello
che si celebra all’altare. E come all'altare non si celebra se stessi e da
soli, cosi anche non si può fare arte cristiana per celebrare se stessi
e da soli. Nell’atelier del Centro Aletti, attraverso tante feconde ami-
cizie, ho avuto occasione di comprendere più profondamente la mia
vocazione e di viverla in comunione con gli altri. È una grazia immen-
sa poter morire a se stessi per risorgere dentro il Corpo di Cristo
che è la Chiesa. Di questo sono grato a Dio e a tutti quelli con i quali
condivido la mia vita.
Litija, 2013
Roberto
44
Szentkút, 2014

Come non dire che nell’ultimo cantiere abbiamo fatto il giro delle cantine del posto? Però di sera, dopo il lavoro! Ma a Vrhpolje
ogni casa ha la cantina e produce un ottimo vino… E benchè lì ci abbiano aspettato solo per 12 anni – secondo i calcoli di
Rupnik, che chi lo conosce bene sa che contengono sempre una certa dose di arrotondamento (sempre difficile valutare se
in più o in meno…) – l’accoglienza ricevuta evocava piuttosto un’attesa escatologica, di quando finalmente berremo il vino
nuovo nel regno dei cieli. (...) Dopo questi 180 mq, i 50 mq di Litija – sempre in Slovenia – ci sono sembrati uno scherzetto e
così ben allenati abbiamo finito in due giorni, tutto perfettamente sincronizzato al punto che smontavano l’impalcatura da una
parte che ancora si finiva di lavorare dall’altra, sperando che non togliessero il tubo portante... Stavolta con questo bell’incastro
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siamo riusciti a risparmiare un viaggio… recuperando i duemila kilometri in
più che ci siamo fatti a settembre, dove l’incastro non è riuscito così bene!
Eravamo partiti per la Serbia prevedendo di concludere lì due cantieri per
passare direttamente in Repubblica Ceca a montarne un altro più piccolino.
Per ovviare a dei ritardi nella consegna dei lavori preparatori dopo il primo
cantierino, invece di stare con le mani in mano siamo partiti per Velehrad
e, finito lì, siamo tornati in Serbia sperando di poter cominciare il secondo
che invece era un cantierone. Comunque non erano ancora pronti, abbiamo
fatto quel poco che si poteva e siamo tornati a Roma… per ripartire meno
di una settimana dopo per la stessa destinazione. Quindi dopo il tour
Bologna-Bergamo-Bologna ci siamo allargati alla Serbia-Cechia-Serbia. Del
grande lavoro che devono fare i nostri angeli custodi vi racconterò la prossi-
ma volta. In questi ultimi mesi hanno avuto un bel da fare tra punti in testa,
gomme esplose e schegge negli occhi, ma ci hanno custodito bene. Il prossi-
mo cantiere sarà Cracovia e lì sappiamo di poter contare soprattutto sulla
protezione di Giovanni Paolo II. Portiamo nel cuore sempre tanta gratitudine
per ciò che possiamo vivere, lo ripeto ogni volta, ma è vero che viviamo in un
fiume di grazia dove tutto ci continua a riportare all’amore del Padre che ci
permette di vivere così, insieme, da figli.
Buon Natale, ve lo auguriamo da bambini!
dal bollettino di Natale 2013

FALEMINDERIT. Grazie. Grazie di farmi sentire parte di questa bellezza.


Artur
46
Ma la bellezza che
cosa è, se non ag-
grapparsi insieme
su un muro più
grande di tutti
noi per coprirlo
con le pietre, gli
smalti e l'oro, ri-
vestirlo di rosso e
blu e farlo passare
nell'eternità, dove
anche la materia
avvolta nell'Amo­
re rimane per
sem­pre, perché
divinizzata?
Grazie, padre
Marko!

Lucjan

Paris, 2014

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Anche i trecento mq di Castanhal sono archiviati. In
una settimana i 19 prodi sono riusciti a portare a
termine, e stavolta pure senza affanno, una parete
che all’inizio ci si presentava proprio come un muro,
vuoto e duro. (...) Dei miliardi di zanzare non se ne
sono viste che il minimo necessario, dato il luogo.
“Ma milioni erano!”, mi corregge il catastrofico otti-
mista. Dei 40 gradi previsti, promessi e minacciati,
ce ne sono stati dati molti di meno. “Solo un po’ di
meno”, dice lui, “mica con 35 si scherza!” Dell’umidi-
tà terrificante non abbiamo avuto troppa percezio-
ne. “Ma che dici, invece di annegare abbiamo potuto
anche respirare”, precisa sempre lo stesso soggetto...
Castanhal, 2014 Le sudate pazzesche hanno riguardato soprattutto
le stazze più abbondantine. “Ma non è vero, abbiamo
sudato tutti, almeno quelli che lavoravamo!!!”. Ma certo, ci credo che abbiamo sudato come pazzi, e lo dice lui a capo della
banda che, per non raffreddarsi, spegneva tutti i ventilatori installati a ogni piano appositamente per non sudare. Ma come si
fa a raffreddarsi se sono 40 gradi e quella che gira continua a essere aria calda??? (...) Mi sembra sempre di più che la parete,
quasi come quella che si trova davanti chi scala, ad un certo punto ti risucchia, ti coinvolge, concentra la tua attenzione e la
tua passione – nel senso più nobile del termine direbbe Rupnik! – e ti conduce secondo un ritmo che è tutto tuo, talmente
personale da annullare le condizioni sfavorevoli. Diventa la misura di come ti lasci coinvolgere per diventare ciò che fai e non
per il principio che le cose bisogna farle bene, esserci dentro e crederci, ma perché il mosaico ti costringe continuamente a
uscire da te. La pietra non è morta ma è come un cacciavite che stringe chiedendoti se ci sei e perché lo fai e in qualche modo
fa uscire la tua verità. Credo che abbia questo “ultimo tocco” di far uscire ogni nostra inconsistenza.
dal bollettino di Natale 2014
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“E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa?
Siamo Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia... Romani qui re-
sidenti ... e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di
Dio” (At 2, 8-11). Un aspetto molto singolare e divertente del Centro
Aletti è la confluenza, in uno spazio ridotto, di persone provenienti
da luoghi molto diversi, tanto da poter dire che qui il mondo intero
è rappresentato. Il rischio di una comunità così eterogenea è, però,
che possa presto trasformarsi in una “Babilonia”. Il Centro Aletti è, in-
vece, più assomigliante alla situazione della città di Gerusalemme de-
scritta all’inizio degli Atti degli Apostoli, dove erano presenti persone
di svariate nazionalità: siamo italiani, sloveni, spagnoli, polacchi, cinesi,
brasiliani, ecc ... eppure, qui, ciascuno ha la possibilità di sentir parlare
nell’unica lingua nativa ricevuta gratuitamente al momento della no-
stra rinascita battesimale: la carità. È un alfabeto che travalica qualsiasi
confine nazionale o limite grammaticale e che permette di sperimen-
tare sulla propria pelle la bellezza dell’universalità della Chiesa. Grazie
a Dio, a padre Spidlik, a padre Marko e a tutto il Centro Aletti per la
possibilità di vivere tutto questo.
Filippo

L’umanità si frantuma in nome di fantomatiche ideologie e presunte


fedi. Qui, per dono, gusto la concretezza di uomini e donne “disarma-
ti” dalla misericordia di Dio, che insieme desiderano trasmettere la
bellezza dell’essere Corpo di Cristo. Grazie!
Sara Casciago, 2015

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Washington, 2015

Una delle cose di cui sono più grato, e che sto lentamente apprendendo in questa esperienza all'atelier, è l'ascolto al
gemito della creazione che attende e chiede di essere lei pure liberata. Scopro che la trasfigurazione della materia può
avvenire solamente attraverso una vita di comunione, in un tessuto variopinto di relazioni che solo lo Spirito Santo ha
la forza misteriosa di armonizzare. Di questo rendo grazie al Signore, al Centro Aletti, a padre Marko.
Paolo
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Come è miracoloso il modo di vivere quando Dio
ti dà l'opportunità di essere parte di qualcosa di
più grande. Far parte di una comunità, di un gruppo
pieno di amore e di fratellanza che vive e lavora con
fede e umiltà è un dono che ha cambiato le nostre
vite e ci ha portato in un nuovo mondo, un mondo
sereno e tranquillo, ma entusiasmante. Padre Marko
è diventato il nostro grande amico e la guida nella
vita spirituale e di questo noi di Bokart gli siamo
grati.

Daniel

51
Era più o meno l’anno 1997. Stava crescendo in me l’interesse
per l’architettura e l’arte spirituali, mi aveva molto impressionato
la visione del film di Tarkovskij su Andrej Rublëv in cui arte e vita
del monaco/artista erano tutt’uno alla presenza di Dio e della
dura storia del popolo russo. Ero dunque passato in Gregoriana
per vedere le tavole del pittore georgiano Irakli Parjiani, icone
contemporanee di grande fascino. Uscendo nell’atrio mi cadde
lo sguardo sulla locandina che annunciava per quell’ora di quel
giorno la presentazione del volume “Dire l’uomo” in Aula Magna.
Entrai, stavano iniziando a parlare gli autori, padre Špidlík e pa-
dre Rupnik. Una autentica musica spirituale mi travolse...Acquistai
dal banchetto di Lipa, all’ingresso, il volume “L’arte, memoria della
comunione”. Mi aveva colpito questo titolo suggestivo ed anche
un po’ misterioso per me allora. Lo lessi con trasporto almeno
due volte e quel libro mi spalancò dinnanzi la visione vertiginosa
dell’arte spirituale che P. Marko traeva dal poeta Vjačeslav Ivanov,
un’arte lanciata dalla terra ad esplorare il cielo per tornare intrisa
di umiltà e di grazia sulla terra. Per un ancora giovane architetto
cresciuto nell’idea di un’arte autoaffermativa e gravida di impli-
cazioni sociali, era una autentica metanoia! Cercai lungamente P.
Marko, incrociandolo a convegni, lezioni, liturgie fino a quando si
arrese alla mia insistenza, invitandomi ad accompagnarlo in un
viaggio in auto verso il nord Italia. Parlammo, parlammo a lungo:
nacque un’amicizia, che ancora oggi mi onora, e qualche tempo
52
dopo si instaurò tra noi anche una collaborazione professionale che dura tutt’ora e che a me ha dato un sostegno
spirituale ed anche umano formidabili. Ho così conosciuto il Centro Aletti, i Padri, le sorelle, l’Atelier con i suoi artisti, le
mille pietre colorate di questo mosaico umano.
Con Simonetta, mia moglie che aveva ad un certo punto preso ad accompagnarmi nelle visite a Via Paolina, ci accor-
gemmo che ogniqualvolta eravamo invitati al Centro, per partecipare ad un’ Eucarestia, o cenare con la Comunità o an-
che semplicemente ci trovavamo a scambiare pensieri con una sorella, un Padre o un artista, quando uscivamo alla fine
dal portone l’ impressione più profonda e duratura che restava dentro di noi era un senso di cura, di pienezza, di pace.
Il Centro Aletti è come un alveare dove api industriose ininterrottamente atterrano col nettare e volano via di nuovo
portando il miele. Le persone che oggi trovi qui, domani possono essere dall’altra parte del mondo, ma lo spirito di
comunione e di preghiera che cementa questo piccolo popolo e contagia tutto e tutti si chiama Spirito Santo. Sono
cresciuto nel solco di questa amicizia, nutrito dalle letture che P. Marko mi ha suggerito per scrutare in profondità il
cuore dell’uomo e quello di Dio.
È sorprendente come l’architettura, l’arte, la ricerca sulla liturgia, la comunione, l’allegria e insieme il duro lavoro vissuti
in questi quasi vent’anni siano sgorgati da mille vene, mescolando le loro acque con meravigliosa naturalezza. Un’arte
ed un’architettura che non calano dall’alto della cultura, ma salgono dal basso del popolo di Dio, richiesti fino allo sfi-
nimento da parroci di montagna o da piccole congregazioni religiose, un’ arte che nasce nel cuore vivo della Chiesa e
si mette al suo servizio. Siamo testimoni con gli amici artisti dell’Atelier che proprio su questa frontiera può rinascere
miracolosamente il “bel composto” berniniano, un’esperienza artistica totale a lode di Dio andata dolorosamente, ma
forse provvidenzialmente, in frantumi dopo la stagione del Barocco. L’arte che diventa il “tu” dell’architettura e viceversa.
E tutto poi confluisce mescolato con il canto e l’incenso, nella Santa Liturgia che lega la terra al cielo. Ho visto il popolo
di Dio a Milano o a Rijeka piangere di commozione davanti ai nuovi mosaici dell’Atelier Aletti svelati nelle omelie d’i-
naugurazione tenute da P. Rupnik.
Sì, posso dire come un pio ebreo nella notte di Pasqua : “Dajenu, questo ci sarebbe bastato”!
Paolo Marciani
53
Come se l’arte mi attirasse da sem-
pre. Il contatto con essa e con gli
artisti mi suscitava da sempre una
gioia particolare. Come se avessi
cercato per tanto tempo un posto
penetrato dall’arte, un posto, dove
si crea insieme, nella comunione...
Al Centro Aletti ho trovato la mia
vita.
Andrej
Un profondo senso di gratitudine, per aver Sapendo che la cosa più importante probabilmente rimane nel mio cuore
gustato, in questi pochi anni di amicizia nel senza riuscire ad essere espressa, ringrazio soprattutto perché posso speri-
Centro Aletti, la Bellezza di una Vita che, at- mentare l'integrità spirituale della mia vita. Mi è stato donato un luogo e un
traverso il lavoro quotidiano, si sviluppa e tempo dove accogliere l'unità della mia vita: non c'è stacco fra il lavoro, la vita
cresce, non come una costruzione solida, spirituale e l'amicizia. Il Signore si è servito di questa casa e di questa vocazio-
compatta, precisa e definita, ma come un ne artistica per farmi conoscere la vita nuova in Lui che mi ha redento, una
organismo vivente che, costituito da mol- vita piena d'intensità, vivificante per gli incontri e le profonde condivisioni
teplici membri e giunture, costantemente nella Chiesa. La dedizione al lavoro dell'architettura della Chiesa costituisce
in movimento fra di loro, rende preziose il frutto visibile, l'ispirazione di questa unità, un mezzo “sacramentale”. Sono
persino quelle ferite strutturali dell'Esisten- tanto grata al Signore per questa bella brezza nel mio cammino di pellegrina
za, trasformandole in feritoie da cui lasciar verso l'eternità dove di sicuro rimarrà la comunione vissuta qua tra tutte le
trasparire l'attraente Luce dell'Eternità da cose, e soprattutto tra tutte le persone, perché qui, nonostante le nostre
cui proveniamo. limitazioni, agisce fortemente lo Spirito per cui tutto è vissuto dall'Amore.
Fabiana Elvira
54
In occasione dei vent'anni dell'atelier vogliamo fare arrivare un GRAZIE di cuore anche dalle Ande in Perù dove un
gruppo di venti artisti peruviani lavora da alcuni anni ispirandosi all'arte per la Chiesa e nella Chiesa che il padre Marko
e i suoi collaboratori ci hanno fatto conoscere, assaporare. Il mosaico, fatto e vissuto sullo stile del Centro Aletti, ci ha
fatto finalmente trovare ciò di cui la nostra scuola della missione aveva bisogno: esprimere attraverso l'arte il desiderio
di Cielo, di un Padre buono, il desiderio di vivere questo Amore nella Comunione fra di noi, nel rispetto, nel lavoro
duro e silenzioso, un lavoro che a fine giornata ti riempie il cuore. (...)
Come direttrice di questa piccola scuola d'arte davvero vedo in questo legame un regalo del Signore, è lui a guidarci
e metterci sul cammino persone buone che ci possano correggere e sostenere. Come moglie e mamma ringrazio di
poter vivere l'esperienza in missione fra i poveri, una vita semplice lontana da tante di-
strazioni, una vita immersa nell'arte con la libertà di poter scegliere, sognare cose grandi,
per i miei figli, la famiglia, per i ragazzi che lavorano nella scuola, che è anche la nostra casa.
Ed è questo che ho respirato passando spesso da Roma in quel piccolo “angolo di Para-
diso”. Entrando la prima volta mi sono commossa ed ho pen-
sato: ecco quello che cercavo, Signore ... l'arte, i colori, le pietre,
l'affetto delle persone che lavorano con il sorriso e sempre
un'attenzione per noi.
Matilde
e tutta la scuola d’arte Don Bosco delle Ande in Perù

Grazie, p. Marko, perché ci aiuti a trovare una luce che ci porta


a vivere in amicizia come fratelli, e che illumina ognuno per rive-
lare l’amore verso Dio e verso il prossimo.
Jorge
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“Tutto ciò che fa bella Afrodite terrena,

la gioia delle case e dei boschi e dei mari,

tutto unirà la Bellezza celeste

in un modo più puro, più forte e più vivo e più pieno.”
(V. Solov’ëv)

Centro Aletti, novembre 2015

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