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In Inghilterra da sempre l’opera letteraria ha come mezzo la distorsione della realtà, che abbellisce il

mondo in cui si trovano o ne crea di alternativi, con lo scopo di distrarre il lettore dai problemi quotidiani,
facendolo contemporaneamente riflettere su sé stesso, per lasciare spazio a spunti di miglioramento.
Questo fenomeno iniziò a prendere forma già dai tempi di Shakespeare, ma raggiunse la sua più alta
espressione a partire da fine ‘800, con Lewis Carrol che, con le sue opere “Alice nel paese delle meraviglie”
e “Alice attraverso lo specchio” porta il lettore in un’atmosfera da sogno in cui tutto è possibile,
allontanandolo dalla rigida morale vittoriana presente e pressante nella società inglese dell’epoca.
Tolkien, seguendo in parte le orme di Carrol, vuole arrivare a uno scopo simile al suo: tramite la creazione
di un mondo fantastico e le vicende che in esso fanno la storia, l’autore vuole distrarre il lettore dai tempi
bui della guerra, portandolo però inconsciamente a riflettere su vari temi.
Orwell al contrario modifica la realtà creandone una talmente distorta da essere distopica, utilizzandola
come spunto di riflessione sulla realtà del 900, sempre più industrializzata con l’uomo che diventa quasi
marginalizzato e nullificato, sostituito dalla macchina.
Golding segue i passi di Orwell per attuare un’attenta analisi non più della società ma dell’uomo stesso:
nelle sue opere analizza il comportamento umano in assenza di norme sociali esterne, mettendone in luce
l’inconscio e la bestialità.
Pullman segue l’onda di successo di Tolkien ma ci aggiunge il processo analitico di Orwell: con la sua saga
“Queste oscure materie”, l’autore porta il lettore in una società fantastica ma distopica, in cui non c’è
spazio per la critica e la ricerca della verità è più complicata di quanto sembri.
Un’ altra autrice che recentemente ci ha portato in un mondo magico è J.K. Rowling che, con la saga che ha
fatto appassionare i ragazzi degli anni ’90, fa riflettere (soprattutto dal terzo volume in poi) sui concetti di
bene e male, e sul fatto che ci sia una zona grigia tra i due, in cui l’esito delle vicende è determinato dalle
scelte personali dei singoli personaggi.
Recentemente, anche in Inghilterra come in tutto il mondo si è sviluppato interesse per tematiche
ambientaliste, e lo possiamo vedere nelle opere di Philip Reeve, in particolare nella sua saga “Macchine
mortali”, ambientata in una Terra distrutta da una guerra nucleare, in cui si vede di nuovo l’uomo in
contrapposizione alla macchina, ma anche in collaborazione con essa.