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62 DOMENICA - 4 MARZO 2018 Il Sole 24 Ore 25

Dall’8 al 12 marzo a Milano è Tempo di libri


La fiera dell’editoria Tempo di Libri diretta da Andrea Kerbaker è in programma dall’8 al 12 marzo nei padiglioni 3 e 4

Letteratura
di fieramilanocity. Tra i tanti ospiti Sergio Luzzatto, Nicola Gardini, Vivian Lamarque, Mariangela Gualteri, Patrizia
Cavalli, Giancarlo Pontiggia, Valerio Magrelli, Fabio Pusterla, Eva Cantarella, Helena Janeczek. Yasmine El Rashidi, Ali
Bachtyar, Christopher Bollen, Alain Badiou, Shi Yang Shi, Alan Friedman, Serge Latouche, Walter Siti, Marco Belpoliti,
Paolo Cognetti, Dacia Maraini, Cristina Battocletti, Goffredo Fofi, Roberto Casati, Francesco Cataluccio, Élise Thiébaut,
Nadia Fusini, Bianca Pitzorno, Elena Favilli e Francesca Cavalli

saleh addonia ANNA LEADER


ribadito che gli islamisti hanno un problema a casa. Il figlio prima è felice, poi sconcertato,

In fuga per innamorarci di Lei con la donna e con il sesso, all’indomani del ca-
podanno 2016 quando a Colonia si verificaro-
no numerose aggressioni sessuali, fatti che
forse Addonia rievoca in un episodio più alle-
poi gli risponde: «Padre, amo mio figlio come
un padre senza avere mai saputo cosa si prova
a essere amato come un figlio» e i due decido-
no di cercare di recuperare il tempo perduto in
gro). L’autore però non si ferma qui, e nuova- un crescendo grottesco e drammatico.
mente ribalta questo multiforme racconto (in Crocevia di chissà quanta umanità nella sua
finalmente, in un parco, ce l’hanno davanti: prendendo in giro i nostri pregiudizi e i nostri parte anticipato sulla «Domenica» dell’11 set- infanzia spaesata, Addonia pare aver rimasti-
di Lara Ricci «Distesa sull’erba verde, a pancia insù e con le egocentrismi o se ci stia raccontando una por- tembre 2016) che finirà per toccare drammati- cato e rielaborato brandelli di molte culture,
gambe accavallate. Indossava un bikini giallo e nografica verità, Addonia - padre etiope e ma- ci picchi esistenzialisti. dalla fiaba persiana all’umorismo dei Monty

«L
occhiali da sole, leggeva un libro. Ci siamo fer- dre eritrea, nato nel paese materno nel ’72 La ragazza e la nuvola, storia di una giovane Python, e ce ne restituisce gli echi stravolti dal-
a motivazione della nostra do- mati accanto a Lei. Le abbiamo fissato incanta- quando questo era in piena guerra con quello che si sveglia nel deserto di fianco a un camion la sua personalissima voce. Una voce che si
manda d’asilo era Lei. In tutti i ti le gambe, con grande attenzione». Scacciati, paterno, l’infanzia in un campo profughi in bruciato e cerca di fare amicizia con una nuvola esprime in inglese, lingua che ha imparato
moduli abbiamo dichiarato i mesi successivi sono tutti un accendersi e uno Sudan mentre veniva introdotta la shari’a, solitaria è uno dei racconti più belli della raccol- perlopiù leggendo, essendo sordo dall’età di
che nel paese dove siamo cre- spegnersi repentino e dolorante di eccitazioni l’adolescenza nell’Arabia Saudita del niqab, ta. Favola spietata, rarefatta ed essenziale tan- dodici anni, avendo quasi dimenticato il tigri-
sciuti Lei non si trova da nessuna parte e che ed entusiasmi: «Lei era dappertutto. I nostri infine approdato a Londra vent’anni fa - muta to da ricordare i beckettiani Finale di partita o no e escluso il troppo fiorito arabo della sua in-
siamo fuggiti per innamorarci di Lei». Impudi- occhi si abbuffavano di quella libertà appena sensibilmente il tono della narrazione, che di- Giorni felici, indaga con grande acume i rappor- fanzia. I suoi cinque racconti paiono un po’
co, sardonico, a dispetto di ogni retorica e ipo- scoperta, e rovistavamo ovunque per scovarla. venta più cupo, amaro e disperato. etiope-eritreo | Saleh Addonia ti tra due persone quando una ha tremenda- quei meravigliosi oggetti di latta, pelle, ferro e
crisia, lo scrittore Saleh Addonia ci spiattella fin L’abbiamo vista migliaia di volte, ma Lei non ci «Raggiunta una certa età, il dolore per non mente bisogno dell’altra e la gratuità dell’ami- altri rottami dell’occidente che vendono nel
dall’incipit del racconto Lei è un altro paese che i ha mai rivolto un sorriso o restituito un solo poterti amare o non essere amati da Te è risali- cizia. Anche in questo caso Addonia ha saputo suo paese natale, dove alla maestria dell’arti-
protagonisti non sono rifugiati politici, o di sguardo né ci ha considerati in alcun modo, a to lentamente dai nostri cuori alle nostre gole e de tabù della miseria sessuale e umana causa- fare della sua esperienza di profugo la stele di giano si è aggiunta la visione dell’artista.
guerra, o ambientali, no, loro migrano rivendi- parte quelle rapide occhiate che non erano da lì, ogni volta che ci arrivava in bocca, ci face- ta da molti fanatismi religiosi e dei devastanti rosetta per decifrare un’esperienza universale. © RIPRODUZIONE RISERVATA

cando il sacrosanto (ehm...) diritto di vedere nemmeno per noi, ma che le servivano a muo- va urlare». Qui, come nel più esplicito Doveva effetti di questa. Tabù nei paesi d’origine di al- Fortemente straniante ed evocativo pure
l’altra metà del mondo e di conoscerla pure. versi per strada. Era molto diverso da quello essere il primo amore e anche in Acciacchi, a un cuni immigrati ma anche nei nostri, cultural- l’ultimo struggente racconto: Il ritorno del pa- Saleh Addonia, Lei è un altro paese, trad. di
Solo che la prima del suo genere a capitargli che pensavamo prima di arrivare in questo pa- certo punto si capisce che Addonia è spudora- mente impoveriti e deresponsabilizzati dal dre, che narra di un uomo che riesce a ritrovare Nausikaa Angelotti, Casagrande, Bellinzona,
vicino (faccia a faccia, soli in una stanza!) ten- ese. Pensavamo che Lei ci avrebbe accolto. tamente sincero e il racconto diventa osceno, politically correct e dai timori di ulteriori rigur- il figlio dopo aver combattuto una guerra du- pagg. 114, € 14,50. Addonia sarà a Milano a
tano di baciarla. È il loro avvocato e addio do- Pensavamo che fosse semplice, il suo amore». non per i tanti riferimenti al sesso ma perché giti populisti(basti vedere l’attacco subìto dal- rata trent’anni (come quella tra i paesi d’origi- Book Pride il 25 marzo alle 12 con Vanni
manda d’asilo. Se la danno a gambe ed ecco che Mentre ci tiene tesi sul filo del dubbio se stia dice ciò che non dovrebbe essere detto, il gran- l’intellettuale algerino Kamel Daoud per avere ne dei genitori di Addonia) e lo vuole riportare Bianconi e Lara Ricci (www.bookpride.net)

maurizio serra ritrovamenti

Svevo, una voce in maschera Che lista, maestro!


MARKA
È lo sdoppiamento su cui, sin dal titolo,
Il Leopardi inedito
Un acuto ritratto s’impernia l’interpretazione di Serra (il quale,
diplomatico di professione, con ogni proba-
dell’eternamente bilità vive paradossi non dissimili). La lettera-
tura come antivita: antimateria notturna che di Matteo Motolese
non si può andare da un librario, pigliare
un libro, vedere quello che fa al caso e po-
scisso Italo-Ettore, riflette, rovesciate, le convenzioni e le rituali- sarlo». Sarà in uno di quei periodici giunto

N
tà dell’esistenza “ufficiale”. Ed è grazie a que- dalla Francia che – qualche anno più
accostato agli sto dispositivo che Svevo – l’inetto, l’illuso, il el novembre del 1822, quando avanti – troverà la notizia sull’abitudine
fallito Schmitz – finisce per salvarsi. Zeno, e per la prima volta arriva a Ro- dei pastori dell’Asia di intonare canti alla
arcitaliani Malaparte più di lui il Vecchione del “quarto romanzo” ma, Giacomo Leopardi ha ven- luna da cui nascerà il Canto notturno.
(capolavoro incompiuto – interrotto dall’in- tiquattro anni. Alloggia vicino Il lavoro sui cataloghi alla ricerca di
e D’Annunzio cidente d’auto del settembre ’28 – e tuttora a via delle Botteghe Oscure, nel Palazzo nuove edizioni serve a colmare le lacune
sconosciuto: col quale Svevo, attraversato il Antici Mattei. Da lì parte per passeggiate nelle migliaia di volumi della biblioteca
rompicapo-Joyce, si avvicinava ai modi del- che attraversano una città che lo delude paterna. Sempre al Giordani, in quello
di Andrea Cortellessa l’anti-romanzo modernista), sono prosopo- ogni giorno di più. Non gli piace il rumore, stesso 1817, scrive: «Se sapeste che clas-

U
pee dell’«ultimo uomo» – così s’intitola l’ulti- non gli piace la gente. Anche gli ambienti sici mi mancano! Uno che ve nominassi
mo, bellissimo capitolo di Serra – che alla fine, letterari sono asfittici, dice. Ma li frequen- vi farebbe arrossire per me». Leopardi
na trilogia sull’Italia, anzi su- against all odds, la fa franca. ta sperando di ottenere un lavoro che gli segna oltre trecento autori, soprattutto
gli italiani, è quella cui da un E allora davvero l’esistenza di Svevo si può permetta di fuggire da Recanati: ciò che greci e latini. Più che le opere sono però
decennio attende Maurizio leggere, come faceva Debenedetti, all’inverso vorrebbe è essere chiamato come biblio- le edizioni a contare. Anche perché in
Serra: monumento inattuale, speculare di quella di Kafka. Tanto questa è fi- tecario della Biblioteca Vaticana. Per que- alcuni casi Leopardi sembra interessato
in tempi che certo non inco- gura tragicamente sacrificale quanto Svevo sto cerca di impressionare chi gli sta in- ai volumi per ragioni diverse rispetto al
raggiano studi letterari, come applica, alla propria sorte, il medesimo balsa- torno con l’unica arma che gli pare ade- testo originale. Segna, ad esempio,
nel suo caso, sovranamente disinteressati. mo dell’ironia, la stessa lente benevola, e di- guata: la filologia. In una lettera al fratello un’edizione dell’Iliade accompagnata
Antivita di Italo Svevo è la seconda puntata; ciamo pure complice, da lui usata sui suoi Carlo, del gennaio 1823, scrive: «Qui in dalle Osservazioni del poeta arcade Lui-
«Arcitaliano» s’era soprannominato il prota- protagonisti. Dopo la sorte tragica del primo Roma io non sono letterato (il qual nome, gi Lamberti (1813), aggiungendo che
gonista della prima, Curzio Malaparte (a sua avatar, Alfonso Nitti, e quella amarissima del se vero, è inutile coi romani, inutile coi fo- quest’ultime erano state elogiate da
volta scritta in francese e pubblicata da Gras- secondo, Emilio Brentani, Svevo ha capito restieri), ma sono un erudito e un greci- Vincenzo Monti. Una nota scritta in lati-
set nel 2011, conseguendo il Goncourt per la che «l’unico modo per debellarle», queste sta». E aggiunge: «Non potete credere no così come in latino sono di norma
saggistica, prima di uscire da Marsilio; Svevo «forze distruttive», «consiste nel non pren- quanto m’abbiano giovato quegli avanzi tutte le osservazioni che compaiono in
ou l’Antivie è del ’13), ma il suo vero nome, Suc- derle sul serio». Lui sì, lo Straniero per eccel- di dottrina filologica ch’io ho raccolto e questo indice, secondo la pratica biblio-
kert, era tedesco. Non così diversa la scelta di lenza, fu l’Arcitaliano. raccapezzato dalla memoria delle mie oc- grafica del tempo.
Svevo, al secolo Aron Hector Schmitz: al pun- Letterato sopraffino, Maurizio Serra tutte cupazioni fanciullesche». In questo, la lista è anche una testimo-
to che la più suggestiva biografia precedente, queste cose le scrive benissimo; ma mette a Un frammento di quelle occupazioni è nianza di un modo di lavorare che non
quella di John Gatt-Rutter, s’intitolava Alias frutto, pure, il suo “primo mestiere”. Non solo stato pubblicato da Marcello Andria e Pa- era solo di Leopardi ma normale in
Italo Svevo. Questione non da poco, quella del nom de plume | Italo Svevo è lo pseudonimo di Aron Hector Schmitz, nato a Trieste da padre tedesco perché la sua erudizione storica ci fornisce i ola Zito, che da anni studiano il fondo un’epoca legata alla sola dimensione
“nome segreto” nella cultura ebraica: radice dati più inediti (per esempio sull’adesione al della Biblioteca Nazionale di Napoli, do- cartacea e materiale. C’è dietro il bisogno
da Svevo rinnegata nel 1896, all’atto delle noz- fascismo della tribù Veneziani – che non gua- ve si ha il giacimento più importante di di crearsi strumenti per gestire la massa
ze con la ricca Livia Veneziani, su esplicita ri- mettere a frutto come lingua minore (tipica cinquenne Giuseppe Pontiggia (così antici- dagnerà loro, però, la sospirata “discrimina- manoscritti leopardiani. Lì, per donazio- crescente di informazioni raccolte, po-
chiesta della famiglia di lei da tempo assimila- della condizione di frontiera, nonché del suo pando orientamenti critici dei decenni suc- zione” allo scoccare delle Leggi Razziali pro- ne dell’amico Antonio Ranieri, sono in- terle ritrovare, riusare quando necessa-
ta; ma in seguito dissimulata anche nella sua mélange famigliare), per dirla col paradigma cessivi: con Guglielminetti, Lavagetto, Maz- clamate proprio a Trieste – dalla quale, al soli- fatti confluite le carte che Leopardi aveva rio. Leopardi non si limita infatti a se-
opera (come gli rimprovererà Giacomo Debe- che Deleuze e Guattari metteranno a punto su zacurati, Pedullà e, più di recente, Guido to, Svevo si sottrae: lui, il campione della seni- con sé quando morì a Napoli il 14 giugno gnare i vari titoli a mano a mano che li
nedetti). Sicché ha un sapore di ironica rivin- Kafka (un “caso” parallelo su cui Svevo avreb- Guglielmi e Giovanni Palmieri) metteva a fuo- lità, ben poteva dire, quando petulava 1837. C’è il quaderno con la prima versio- trova: li organizza alfabeticamente, ri-
cita postuma – sulla tribù Veneziani, che ave- be voluto scrivere un saggio che – a differenza co nella sua tesi di laurea proprio a Svevo dedi- Giovinezza, che «in questa epoca non è per- ne delle Operette morali, molte delle ste- cavandoli da appunti precedenti. La pro-
va assunto-imprigionato Ettore-Italo nella della bellissima conferenza sull’amico Joyce – cata, a Milano nel 1959, e ora opportunamente messo di esser vecchi»). Lo si diceva, quella di sure delle poesie dei Canti, compreso digiosa erudizione che affiora in ogni
sua florida fabbrica di vernici sottomarine; e non fece in tempo a scrivere). Se Zeno si chia- pubblicata in volume (dopo essere uscita in Serra è una riflessione sui costumi degli italia- l’esemplare della stampa del 1835 con i ri- sua pagina è anche figlia di questo modo
soprattutto su sua suocera, l’occhiutissima ma così – ha visto Marina Beer – è perché resta estratto sulla rivista della Neoavanguardia, ni: che dimostra, nella sua intelligenza, come tocchi a mano degli ultimi mesi, le oltre di gestire il sapere.
Olga – sapere che la figlia Letizia assumerà, sempre uno Xènos, uno straniero. Nel Contro «il verri», nel ’60, e poco prima della morte re- proprio la lente della letteratura – a dispetto del quattromila pagine dello Zibaldone. E, Lo stesso Zibaldone, d’altronde, altro
come proprio, il nom de plume di suo padre. Sainte-Beuve dirà Proust (altro “caso” che gli cuperata dallo stesso Pontiggia su «Kame- discredito in cui oggi è tenuta – resti la più cosa non meno importante, c’è la galassia non è che uno strumento: straordinario,
L’abiura della fede di famiglia è solo un verrà accostato) che «i bei libri sono scritti n’»). Questo «analismo […] incessante, impla- acuta, sull’antropologia di un popolo. Lo di- dei suoi materiali di lavoro: schede, an- ricchissimo, ma prima di tutto funziona-
aspetto, per Predrag Matvejević intervistato sempre in una lingua straniera». cabile, inesorabile» è la «lente» – di qui il bel mostra il fatto che il terzo “campione” della notazioni, lettere, bozze di stampa, sche- le. Proprio la lettura delle sue pagine ci
da Serra, dell’«ex-istenza» di Svevo: cioè di «Io diffido del vecchio animale (io)», scri- titolo dato al testo di Pontiggia dalla sua fedele trilogia è, invertendo l’ordine degli addendi, mi, elenchi come – appunto – questo fa- mostra quanto la cultura filologica abbia
un’identità sempre scissa fra l’aderire e il ri- verà Svevo a Montale (fra i protagonisti della curatrice, Daniela Marcheschi – con cui Svevo Gabriele d’Annunzio (fresco di stampa, da scicoletto di trentotto pagine in cui Leo- nutrito i pensieri di Leopardi anche
fuggire a determinati modelli (il borghese sua clamorosa “scoperta” – insufflato da Bobi guarda se stesso e, attraverso se stesso, il Grasset, D’Annunzio le magnifique): modello pardi annota oltre cinquecento titoli con mentre era impegnato nella composi-
compiaciuto e il ribelle, già socialista poi anar- Bazlen quanto Larbaud e Crémieux lo erano mondo. Quest’acuta attenzione «tecnica» ai inarrivato di Malaparte, e anti-modello rea- quella grafia leggermente inclinata verso zione delle sue opere maggiori. Nel 1824,
chico; l’imprenditore zelante e l’artista “ana- stati da Joyce, che a Trieste aveva insegnato procedimenti narrativi era del tutto contro- lizzato di Svevo. Anche il suo era uno pseudo- destra che chiunque abbia visto i suoi ad esempio, nei mesi in cui sta scrivendo
litico” e quietamente distruttivo; lo scrittore inglese al più anziano collega): anticipando le corrente nella dominante idealista (o sociolo- nimo. Pare insomma volerci dire, Serra, che manoscritti conosce bene. le Operette morali, le particolarità della
che non si arrende mai – anche nella «lunga invettive di Gadda nei confronti del «più luri- gistica) del tempo, ma non dissimula la proie- gli italiani, per guardarsi dentro, non possono Leopardi non è naturalmente il primo lingua greca continuano a prendere spa-
ibernazione» seguita ai fiaschi di Una vita e do di tutti i pronomi». Ma è paradosso squisi- zione del Pontiggia che sbarcava il lunario, al- far altro che usare una lente rovesciata. grande scrittore italiano che si sia dedica- zio nelle sue note quotidiane. D’altron-
Senilità – e colui che depreca la «nocività» del- tamente sveviano che questa interpretazione lora, come impiegato di banca attendendo al- © RIPRODUZIONE RISERVATA to allo studio filologico dei testi classici. de, la progettazione stessa di quel libro
la letteratura). L’adozione dello pseudonimo, del Je est un autre venga da lui condotta, sem- le belle lettere per intervalla insaniæ L’altro massimo poeta lirico della nostra prodigioso, pieno di futuro, sarebbe im-
dunque, risponde a tutto meno che a un caso. pre, nel teatro dell’io. È la conduzione «dram- (esperienza che, giusto l’anno dopo, ritrarrà Maurizio Serra, Antivita di Italo Svevo, tradizione, Petrarca, dedica alla ricostru- pensabile senza i precedenti classici.
In questa chiave di voce in maschera andrà pre- matica» del romanzo – quella in cui «il punto nel suo primo romanzo, La morte in banca ap- Aragno, pagg. XXIII-393, € 25; Giuseppe zione della classicità molte delle sue forze Anche il titolo ne è una ripresa evidente.
sa la scrittura di Svevo: le cui irregolarità gli di vista del protagonista» rappresenta «l’uni- punto). Proprio come, a suo tempo, il bravo Pontiggia, La lente di Svevo, Edizioni intellettuali: la sua stessa scrittura – in la- Lo troviamo segnato per la prima volta in
vennero a lungo rimproverate, ma che saprà ca sorgente della narrazione» – che un venti- borghese Schmitz. Dehoniane, pagg. 167, € 17,50 tino, ma anche in volgare – nasce in dialo- una lista (di nuovo: uno strumento) inti-
go e continuità con quel mondo. Un seco- tolata pomposamente: Indice delle pro-
lo dopo di lui, Agnolo Poliziano – tra i duzioni di me Giacomo Leopardi dall’anno
massimi poeti del Quattrocento – si ap- 1809 in poi. Leopardi l’aggiorna periodi-
dany laferrière plicherà a testi greci e latini con raffina- camente. Per l’anno 1824 registra tre
re, tutti sull’orlo dell’alcolismo –, scrivere è un tezza ecdotica forse ancora maggiore. Si opere. La prima è intitolata Volgarizza-

Scrivere, tra la vasca e il pigiama atletismo: dieta sana, tanto sonno, poco alcol,
concentrazione e un buon pigiama, «un abito
da lavoro come un altro». Coraggio, aspirante
fa fatica, però, a trovare altri esempi che
possano unire allo stesso modo altezza
dei risultati letterari e profonde compe-
menti di alcuni versi morali dal greco, la
seconda Volgarizzamento delle Operette
morali di Isocrate. Le terza, segnata in
poeta: «Il fatto stesso di scrivere fa di te un col- tenze filologiche. mezzo, semplicemente Operette morali.
aspiranti romanzieri e, come tutti i manuali di propria; intervenire sul testo per «via di levare», lega di Goethe. Bisogna che tu lo sappia!». La lista pubblicata ci permette di osser- Accanto, con precisione da catalogo, Le-
di Camilla Tagliabue scrittura, ha il pregio e il difetto della noia: pregio come diceva Michelangelo; sedurre, non con- Tra ripetizioni (sulla famigerata «bibliote- vare un momento di particolare intensità opardi aggiunge: «inedite».
perché scrivere è un mestiere che richiede pa- vincere; centellinare i colpi di scena, le metafore, ca») e banalità («la migliore scuola di scrittura è dell’impegno filologico leopardiano: © RIPRODUZIONE RISERVATA

G
zienza e resilienza (alla noia); difetto perché chi le citazioni, gli aneddoti, gli aggettivi, l’enfasi, il la lettura»), spunta anche qualche perla, tipo: quando il suo gusto per l’erudizione si tra-
li scrittori si dividono in due catego- non è seriamente motivato molla subito a pagi- sentimentalismo; fornire dettagli più che appa- «Non puoi proteggere tua madre ed essere in- sforma in qualcosa di più consapevole, in Marcello Andria, Paola Zito, Leopardi
rie: quelli che vanno a letto presto la na 25. Oltretutto è un libro inutile – a detta dello recchiare idee o tesi; sfoggiare una certa non- sieme un bravo scrittore... La prima dote che ti si una ricerca più legata alle novità della filo- bibliografo dell’antico. Un’inedita lista
sera e quelli che dal letto non si alzano stesso autore – «Se hai talento non ti servirà a chalance; non sottovalutare il lettore spiegan- richiede è avere un sedere resistente. Se non rie- logia, anche in chiave europea. Confinato giovanile dagli autografi napoletani,
proprio; al massimo ciondolano tutto niente, e se non ne hai forse ti farà perdere tem- dogli tutto; fare un uso sapiente del plagio; diffi- sci a star fermo, cambia mestiere». Qui il dubbio a Recanati – in mesi che vanno tra la fine Aracne, Roma, pagg. 252, € 18
il giorno dal materasso al divano alla vasca da po»; perciò, va maneggiato con sospetto e caute- dare del critico interiore; «non abusare del mi- sorge spesso, anche al più pervicace e volitivo del 1816 e la prima metà del 1817 – Leopar-
bagno, col pigiama di ordinanza addosso. Se al- la, e letto giusto per il gusto dell’erudizione e del- stero»; non fare la morale, né buttarla in politica degli aspiranti romanzieri. Poco importa: «Per- di cerca di seguire le novità editoriali at- Da ricordare: Sebastiano Timpanaro,
la prima appartiene Proust, alla seconda si è l’affabulazione. o in comizio; non spiegare, ma «far apparire e ché non leggi invece di scrivere? Non ti perderai traverso pubblicazioni periodiche. Sono La filologia di Giacomo Leopardi,
iscritto invece Dany Laferrière, blasonato scrit- Come dunque imbastire «un libro degno del- scomparire le cose come un mago»; riscrivere; niente, perché ciò che conta è il libro». l’unico vettore di informazioni che riesce Laterza, 2008
tore haitiano-canadese, già membro dell’Aca- l’albero che è stato abbattuto per stamparlo»? leggere, leggere, leggere, anche un brutto libro © RIPRODUZIONE RISERVATA ad avere, oltre agli scambi epistolari. «Fo
démie française. Laferrière tenta di spiegarlo in 182 frammenti + 8 pur di «risollevarsi l’umore». venire i Giornali, ordino libri» – scrive a Sulle Operette morali: Emilio Russo,
Il suo ultimo libro, Diario di uno scrittore in pi- preliminari, ma la ricetta è sempre la stessa, par A dispetto dell’allucinata carrellata di autori Dany Laferrière, Diario di uno scrittore in Pietro Giordani nel 1817 – «qui niun altro Ridere del mondo. La lezione di
giama, è un «piccolo manuale» di scrittura per riciclata: innanzitutto occorre trovare una voce – ritratti davanti alla loro macchina per scrive- pigiama, 66thand2nd, Roma, pagg. 268, € 17 fa venir libri, non si può tòrre in prestito, Leopardi, il Mulino, 2016