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IL SARCOFAGO DEGLI SPOSI 


 
Il ​Sarcofago degli sposi​ è un modello di scultura funeraria diffuso nella civiltà 
etrusca che conteneva le ceneri dei coniugi defunti. 520-510 a.C., terracotta 
policroma, altezza 179 cm. Parigi, Museo del Louvre. 

Esso rappresenta due coniugi semi distesi su un letto abitualmente usato per 
consumare i pasti. La moglie è distesa di fronte al marito che la abbraccia 
affettuosamente. I corpi sono ricoperti da tuniche e tessuti leggeri e poggiano su 
semplici cuscini.  

Già i greci avevano l’abitudine di pranzare distesi come anche altri popoli 
mediterranei come gli etruschi. Lo scultore scelse quindi questa posizione per 
ricordare il banchetto funebre del defunto. Infatti gli oggetti e le immagini che 
decoravano le tombe etrusche raccontano la vita del popolo nei momenti sociali. 
Quindi grazie alle raffigurazioni gli storici hanno potuto approfondire molti 
aspetti della vita quotidiana del mondo etrusco. Gli usi dei greci erano molto 
apprezzati dalla classe dirigente etrusca che rivendicava così il legame con i 
valori della cultura greca. 
 

DANZATRICE DELLA TOMBA DEI GIOCOLIERI DI TARQUINIA 


Immagine ritrovata nella tomba dei giocolieri, a Tarquinia; da notare la sua acconciatura
molto curata, i calzari a punta e i gioielli alle orecchie e ai polsi.
Accompagnata da un suonatore di siringa e degli uomini intenti a intrattenere il defunto, che
è seduto.
LA CHIMERA DI AREZZO 
● V/IV secolo a.C. 
● Bronzo 
● 65cm x 130 cm 
● Museo Archeologico Nazionale – Firenze 

La Chimera di Arezzo venne scoperta nel 1533 ad Arezzo e probabilmente si 


tratta di un ex voto destinata ad abbellire un santuario. 

La chimera era un animale fantastico della mitologia greca che sputava fuoco 
dalle fauci, uccisa dall’eroe Bellerofonte che la combatté, montando sul cavallo 
alato Pegaso, con le sue stesse terribili armi: immerse la punta del suo 
giavellotto nelle fauci della belva e il fuoco che ne usciva sciolse il piombo che 
uccise l’animale. 
Probabilmente la Chimera faceva parte di un gruppo con Bellerofonte e Pegaso 
ma non si può escludere completamente l’ipotesi che si trattasse di un’offerta 
votiva a sé stante. 

La chimera ha un aspetto mostruoso, con il corpo di leone, la coda a forma di 


serpente che aggredisce mordendo uno dei corni della capra. Dalle notizie del 
ritrovamento, presenti nell’Archivio di Arezzo, risulta che questo bronzo venne 
identificato inizialmente con un leone poiché la coda, rintracciata in seguito da 
Giorgio Vasari, non era ancora stata trovata. Il restauro della coda è però un 
restauro sbagliato: il serpente doveva avventarsi minacciosamente contro 
Bellerofonte e non mordere un corno della testa della capra perché si trova sul 
proprio corpo.