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CRONOLOGIA DELLA PASSIONE – LA SETTIMANA SANTA

La morte di Gesù
Due informazioni fornite dai vangeli servono da punto di partenza incontestato,
quando si tratta di fissare la data della morte di Gesù.
1) Gesù morì mentre Pilato era “procuratore” della Giudea. Pilato ebbe questa carica
dal 26 al 36 d.C.
2) Gesù morì di venerdi. Marco e Giovanni sono d’accordo su questo punto (Mc 15,
42; Gv 19, 31). Per ottenere maggiori precisazioni, bisogna affrontare un problema
posto dal fatto che i vangeli sinottici e Giovanni non concordano sulla data di questo
venerdi.
Secondo i vangeli sinottici, Gesù celebrò la cena pasquale il giovedì sera e morì
l’indomani in piena Pasqua. Presso Giudei, i giorni si contavano a partire dalla sera,
esattamente nel momento in cui spuntava la prima stella. La festa di Pasqua durava
sette giorni, dal 15 al 21 Nisan; il 14 Nisan era il giorno della preparazione: si
immolavano gli agnelli nel Tempio e si toglieva il lievito dalle case.
La cronologia dei sinottici si stabilisce dunque così:
Giovedì 14 Nisan: giorno di preparazione. La sera. Gesù mangia la Pasqua.
Venerdi 15 Nisan: primo giorno della festa.Morte di Gesù.
Per Giovanni, il venerdi della morte di Gesù corrisponde al giorno della
preparazione della Pasqua. I Giudei che condussero Gesù da Pilato non entrarono nel
pretorio “per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua” (Gv 18, 28). Gesù mori
dunque nel momento in cui venivano immolati gli agnelli nel Tempio. La Pasqua non
era cominciata. La cronologia giovannea si stabilisce così:
Venerdì 14 Nisan: giorno di preparazione.
Morte di Gesù.
Sabato 15 Nisan: primo giorno della festa.

Due ipotesi di interpretazione: a) doppio calendario lunare (quello ufficiale), solare


(quello essenico e popolare). Gesù avrebbe usato il calendario solare per cui la
pasqua cadeva sempre di mercoledì.
b) Gesù ha celebrato una cena di addio con tonalità pasquale.

Ilcalcolo astronomico
Il calcolo astronomico permette di sapere in quali anni il 15 Nisan cadeva di venerdì
e in quali anni il 14 Nisan cadeva di venerdì. Per il venerdì 15 (Marco e Luca), si
ottiene la data del 27 aprile 31:
per il venerdi 14 (Giovanni), si hanno le date del 7 aprile 30 e del 3 aprile 33.
E’ molto probabile che Gesù morì il 7 aprile dell’anno 30 ( in quell’anno ci fu
un’eclisse di sole) all’età di circa 35 anni.
La settimana santa
I riti cristiani seguono i vangeli sinottici : Giovedì ricorda la Cena del Signore e concentra
al venerdi tutti i fatti della passione, che probabilmente si sono svolti nell’arco di diversi
giorni. Questa si potrebbe ricostruire così:

DOMENICA DELLE PALME: Gesù entra in Gerusalemme;

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LUNEDI: Gesù si reca a Gerusalemme, poi torna a Betania;
MARTEDI: Al tramonto, ultima cena pasquale; nella notte, agonia e cattura di Gesù
nell’orto degli Ulivi; poi primo interrogatorio presso l’ex sommo sacerdote Anna.
MERCOLEDI: Processo di fronte al sinedrio presieduto da CAIFA, sommo sacerdote in
carica (per legge il sinedrio non poteva riunirsi di notte).
GIOVEDI: Seconda seduta del sinedrio e condanna a morte di Gesù; processo civile di
fronte a Pilato, che tenta di guadagnare tempo inviando Gesù da Erode.
VENERDI : E’ la vigilia della Pasqua ufficiale: Gesù torna davanti a Pilato;
flagellazione, “Ecce homo!”, condanna, crocifissione, morte - mentre secondo il
calendario del tempio si immolavano gli agnelli per la cena pasquale - la sepoltura;
SABATO: Giorno solenne di Pasqua: il “riposo” di Gesù nel sepolcro, vigilato dai
soldati.
DOMENICA: Il sepolcro è vuoto; il Risorto appare ai suoi.

MORTE E RESURREZIONE (Mt 26-28; Mc 14-16; Lc 22-24; Gv 13-21)


CONTESTO BIBLICO
La Passione nei quattro vangeli
Gli evangelisti, narrando la Passione di Gesù, lasciano trasparire un diverso approcio
teologico:
Marco (capp. 14-15): la nudità del Nuovo Adamo (vesti-solitudine). Gesù entra nella sua
Passione totalmente solo (14,50). Lo circondano solo i suoi accusatori. Anche la
comunione di Dio è momentaneamente spezzata e il forte grido che segna la sua morte ne
è l'espressione più lacerante (15,34.37). Gesù fallisce sul piano umano. La nudità della sua
morte è tuttavia il luogo di grazia nel quale l'uomo ritrova non solo Dio (15,39), ma
anche se stesso (16,5-6).
Matteo (capp. 26-27): la potenza del Cristo. Gesù è protagonista degli eventi della sua
Passione. Li affronta con consapevolezza e dignità (26,1-2.53), compiendo le Scritture
(26,56). La sua morte si colloca su uno scenario apocalittico che ne manifesta la potenza
(27,51-53). Particolarmente marcata è la tensione con le autorità religiose, rivelatrice del
contesto in cui vive la comunità matteana.
Luca (capp. 22-23): il dono di un innocente. Nel vasto dramma che oppone Gesù alle
potenze delle tenebre (22,53), Lc insiste meno sul tradimento dei discepoli. Egli non ne
menziona la fuga e attenua i tratti del gesto di Giuda. Sul monte degli Ulivi li giustifica:
essi si addormentano «per la tristezza» (22,45). Lo sguardo di Gesù è lo sguardo di chi
perdona: esso incontra Pietro (22,61), le donne (23,28-31), il ladrone (23,34.43). La sua
innocenza è ribadita più volte: se ne fanno portavoce Pilato (23,14.20.22), il ladrone
(23,41) e il centurione (23,47).
Giovanni (capp. 13-19): l'ora della gloria. Il racconto della Passione è preparato dai
lunghi discorsi di Gesù (13-17). Egli sa che la sua ora è venuta e il cammino verso la
morte diventa un gesto d'amore spinto fino all'estremo (13,1). Egli affronta tutto con
autorità, provoca coloro che lo interrogano, dichiara apertamente la sua identità. La sua
morte avviene mentre al tempio si immola l'agnello pasquale.
Le tre ore di grazia
II momento culminante della Passione di Gesù è scandito in tre tappe di tre ore
ciascuna. Sono le ore della grazia nelle quali si attua la salvezza dell'umanità e il
ristabilimento della relazione originaria tra l'uomo e Dio.

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* Lora terza è il tempo della spoliazione (Mc 15,2 Gesù è esposto nudo agli occhi
del mondo. Gli insulti e le beffe segnano da un punto di vista umano il fallimento
totale. Gesù prende su di sé l'esperienza di Adamo e dei suoi figli, ponendosi sotto
il segno della loro maledizione.
* Lora sesta è il tempo delle tenebre (Mt 27,45;1 15,33; Lc 23,44): nel linguaggio
simbolico esse rappresentano il caos originale, lo stadio prenatale, anticipo di una
nuova creazione.
* Lora nona è il tempo della morte (Mt 27,46-54; Mc 34-39; Lc 23,45-49): non è
l'ultima parola. La morte di Gesù è accompagnata da tre tratti che segnano la
rinascita di un mondo nuovo: il «grido forte», che alcuni esegeti interpretano come
il grido di vittoria sulle forze del male; la «lacerazione del velo del tempio», che
chiama la lacerazione dei cieli al momento del battesimo di Gesù e il dono nuovo
dello Spirito; le prime professioni di fede.
La Pentecoste: At 2,1-13
II dono dello Spirito Santo è di centrale importanza l'autore degli Atti: lo Spirito sarà il
grande protagonista degli Atti degli Apostoli. L’evento viene collocato nel giorno di
Pentecoste, al termine della festa ebraica delle Setti ne: in essa si offrivano le primizie
della terra e si commemorava il dono della Legge al Sinai. In occasione della festa molti
pellegrini salivano a Gerusalemme: Lc menziona tutti i Giudei abitanti nella diaspora (At
2,5.9-11). Le manifestazioni dello Spirito rievocano momenti-chiave della storia salvifica:
il «rumore come di vento che irrompe impetuoso» (v. 2), «le lingue di fuoco» (v. 3), il
"parlare' lingue» (v. 8) richiamano la creazione, il diluvio, l'episodio della torre di Babele,
l'esodo e le teofanie a Mosè e Elia. La missione dei Dodici si dischiude alla luce del
medesimo dono fatto a Gesù in Lc 3,21-22.

CONTESTO STORICO
Ponzio Pilato, governatore della Giudea
Attualmente siamo a conoscenza di sette procuratori romani che ricoprirono la carica di
governatori della Giudea. Di essi il più conosciuto è Ponzio Pilato (26-36 d.C.). Filone lo
descrive come «un uomo dal carattere duro, inflessibile e protervo». Pilato inizia il suo
governatorato con un grave gesto di disprezzo nei confronti del popolo: tutti i procuratori
che lo avevano preceduto evitarono di entrare a Gerusalemme con i vessilli che portavano
l'immagine dell'imperatore, rispettando lo spirito religioso giudaico. Pilato vuole invece
mostrare la propria autorità e ordina alla guarnigione di Gerusalemme di entrare in città di
notte con tutti i vessilli imperiali. Di fronte a tale «abominio» il popolo si reca in massa a
Cesarea, assediando per cinque giorni la sede del governatore. Il sesto giorno Pilato
costringe il popolo a entrare nello stadio e lo circonda di soldati con le spade sguainate.
Tutto si risolve, ma è il governatore a dover cedere. Un'altra ribellione scoppia quando
Pilato si propone di costruire un acquedotto a Gerusalemme con il denaro del tempio: in
quella circostanza i dimostranti vengono aggrediti e colpiti a suon di bastonate dai soldati
che Pilato fa mescolare tra la folla in abiti civili. Lc 13,1 fa menzione di un altro fatto nel
quale Pilato avrebbe messo a morte alcuni Galilei che stavano offrendo un sacrificio.
La violenza di questo governatore alla fine ne provoca la caduta: è in occasione del
grande raduno di Samaritani sul monte Garizim. Uno pseudo profeta promette alle folle di
mostrare le suppellettili del tempio, che la tradizione riteneva su quel monte fin dai tempi
di Mosè. Pilato ordina l’intervento delle truppe che disperdono la folla seminando morte.

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E così che il governatore viene convocato a Roma per render conto della sua condotta ed
essere deposto. È curioso che la Chiesa copta monofisita Pilato è oggi venerato come un
santo convertitosi in occasione del processo di Gesù. Tale tradizione risale probabilmente
al testo apocrifo del vangelo di Nicodemo del sec. IV (noto come Atti di Pilato), che
racconterebbe i dialoghi di Pilato con Gesù.