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(Capurro-Gambardella) • 1905

Lilì Kangy è una delle canzoni simbolo dell’epoca dei cafè chantant e,
quindi, del periodo d’oro delle sciantose. A lanciarla, però, non fu una donna
ma Nicola Maldacea, che la eseguiva facendo la mossa vestito con panni
femminili. Per quanto curioso, non si tratta dell’unico caso di canzone lanciata
da un uomo travestito. Anche Ninì Tirabusciò fu presentata allo stesso modo, a
farlo fu il grande Gennaro Pasquariello.
La protagonista della canzone è una napoletanissima Cuncetta che sceglie un
nome esotico per meglio competere con le altre sciantose. Presentandosi un
po’ come francese, un po’ come spagnola, la procace Lilì conquista il pubblico.
L’aiutano il ritmo spumeggiante della musica e una bella dose di partenopea
sfrontatezza.
Lilì Kangy vanta uno sterminato elenco di interpreti: da Olimpia d’Avigny a
Gina de Chamery, da Miranda Martino ad Angela Luce fino all’israeliana
Noa.

(Costa) • 1894

‘A frangesa è una canzone ad personam, si potrebbe dire, visto che fu scritta


appositamente per la famosa sciantosa Armand’Ary. Fu lei stessa a
presentarla il 12 luglio 1894 al Circo delle Varietà di Napoli. Il pubblico in
visibilio sancì il successo immediato, e duraturo, di una marcetta irresistibile
che ha girato il mondo riscuotendo incredibili consensi specialmente in Francia,
Inghilterra e Russia.
A dire il vero, alla sua popolarità contribuì moltissimo il fatto che fosse
particolarmente adatta per eseguire la mossa, banco di prova per ogni
sciantosa.
Delle tante versioni, nei nostri archivi ne è presente una di Gina Lollobrigida
incisa su un 45 giri stampato in Danimarca. Tanto per dire del successo
internazionale.

(Califano-Gambardella) • 1911

Che Ninì TIrabusciò fosse destinata ad un grande successo popolare lo si


capì subito. Un articolo del Corriere della Sera del 13 settembre 1911
diede conto di un fortissimo gradimento del pubblico. Il riferimento era alla
sua presentazione avvenuta qualche giorno prima al teatro Trianon in
occasione della Piedigrotta. L’anonimo cronista non ebbe dubbi nel motivare le
ragioni di quella calorosa accoglienza. “I meriti sono in gran parte di
Pasquariello, capace di una deliziosa comicità nella sua goffa acconciatura
muliebre”.
La figura di Ninì Tirabusciò è una delle più spregiudicate tra le tante
sciantose dell’epoca. D’altronde, afferma con convinzione che per cantare
non serve la voce, ma basta sollevare il vestito e fare la “mossa”. Per trovare la
protezione di qualche abile impresario o ricco “abbitué” è sufficiente questo…
L’audace filosofia di Ninì Tirabusciò è spiegata in un testo che appartiene alla
migliore tradizione macchiettistica partenopea. Molto efficace e movimentato il
motivo musicale di estrazione popolaresca.
Tra le innumerevoli interpretazioni, si ricordano quelle di Angela Luce e
Miranda Martino. Nel 1970 ha ispirato il film “Nini Tirabusciò, la donna
che inventò la mossa”, con Monica Vitti.