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Antropologia filosofica, Irene Kajon

Lezione 4.03.2019

Tesina consegnata possibilmente in cartaceo qualche giorno prima dell’appello

Maritain libreria. Copisteria: heidegger e levinas.

Autori che hanno pubblicato i testi gli anni proprio successivi al termine della guerra. Siamo

all’indomani della WW2, 1945. Gli eventi della seconda guerra mondiale avevano portato i

pensatori del tempo a riflettere sulle tragedie avvenute in Europa e altre regioni del mondo.

era in questione il tema dell’umanesimo. L’Europa aveva proposto già da secoli il tema della

paideia, educazione, ma anche umanesimo. Paideia venne tradotto dai latini con humanitas.

Il tema dell’umanesimo è presente. Se prendiamo il libro della repubblica di platone troviamo

il termine dell’educazione inteso come paideia. Educare gli esseri umani in modo che

manifestino tutte le loro potenzialità e raggiungano la loro massima vetta. Troviamo il mito

della caverna nel libro 7 della repubblica: ascesa dell’anima. immagine dei prigionieri che

vedono davanti a se solo delle ombre. Ascoltano dei suoni indistinti. All’interno della caverna

risuonano delle voci oltre alle immagini. Queste ombre dipendono dal fatto che delle

statuette che passano alle loro spalle proiettano la loro ombra. C’è un fuoco prima delle

statuette. Le statuette passano su un muricciolo e i portatori non si possono vedere perché

passano sotto un muro. Il fuoco alle spalle delle statuette fa sì che le ombre si producano.

Siamo in presenza di ombre che sono copie di oggetti che sono al di fuori della caverna.

Avviene che un prigioniero della caverna avrà modo di liberarsi dalle catene: inizia l’ascesa

verso l’uscita della caverna. l’esterno è illuminato dal sole. L’uomo, uscito, prima guarda gli

oggetti riflessi sulle superfici lucide e non vedrà gli oggetti, ma le immagini illuminate dal

sole. Poi poserà lo sguardo sugli oggetti e poi sul sole. Il sole è una metafora per indicare

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l’idea del Bene. il processo di ascesa è quello di educazione: paideia. Anima che riesce a

liberarsi dalle sue catene e uscire fuori. Guarda le cose come effettivamente sono illuminate

dal sole. ascesa indicata come educazione dell’anima alla sua umanità. L’umanesimo ha

radice in questa metafora che viene utilizzata. Si può giungere all’umano con questo

processo. In questo modo diventa ciò che veramente è liberandosi dei suoi legami con il

mondo sensibile che fa sì che l’anima raggiunga solo dei legami sensibili. La paideia per i

latini è la humanitas. Il termine viene poi riutilizzato in età umanistica e rinascimentale. Il

termine umanesimo che usiamo per indicare il periodo che va dal 1300 al 1500 e poi il

rinascimento vedono di nuovo l’uso del termine humanitas. Questo termine poi sarà

sviluppato anche nei secoli posteriori. Pensiamo al discorso del metodo di cartesio. Cartesio

frequenta il collegio dei gesuiti. Studio dei classici latini come studio che può portare alla

conoscenza dell’umano. Cartesio si propone di rifondare le scienze su una certezza nuova.

L’ideale a cui aspira è quello della universalità della conoscenza e della ragione che fa si

che gli uomini possano unirsi e ritrovarsi in principi razionali: cogito cartesiano. Il cogito

cartesiano, seppur da un’angolatura diversa, riprende quell’ideale umanistico che gli autori

greci e latini e del rinascimento indicavano soprattutto rifacendosi a letteratura e arte.

Cartesio propone un universalismo della ragione. Lo ritroviamo in ambiente tedesco quando

a partire da kant, si torna a quell’idea di “lumi”, vernunft, che sta a indicare l’eccellenza

dell’uomo. Umanesimo: idea della ragione dell’uomo. Umanesimo che ha la sua base su

questo concetto di ragione. In hegel, primi decenni 800, il termine ragione è tradotto come

geist, ragione. Il geist non è solo strumento di conoscenza, ma anche eticità. Facoltà

spirituali dell’uomo. Ciò che porta l’uomo a conoscere e sentire. Il geist indica anche il

complesso delle facoltà spirituali. Ma secondo il pensiero hegeliano proprio questo

caratterizza l’umano. La filosofia porta all’autocoscienza dell’uomo. Sta a indicare il modo

in cui l’uomo prende coscienza delle proprie facoltà spirituali. Il mondo storico è espressione

del geist. Troviamo qui un forte significato umanistico. L’uomo riesce, attraverso il geist, a

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sollevarsi dalla propria individualità. Costruisce una realtà comune. Il geist permette la

costruzione di una realtà universale. La storia per hegel era una weltgeschifte. L’umanesimo

per hegel ha la sua base nel concetto di geist. Cosa succederà nell’800? Si saranno i primi

momenti di crisi. Dissoluzione dopo la morte di hegel e costruzione delle scuole hegeliane.

Tendono ad abbandonare il concetto di geist proprio di hegel. La sinistra hegeliana tenderà

a accentuare l’aspetto sensibile materialistico. Feuerbach e marx. Nelle loro opere forte

richiamo ai rapporti sociali. Diventerà importante per la sinistra hegeliana un pensiero che

tiene conto della naturalità dell’uomo e della sua finitezza. Il suo esser parte di una società.

con la sinistra hegeliana la critica dell0idealismo porterà ad accentuare gli aspetti che legano

l’uomo alla società e l’economia. Il geist si radica nella finitezza dell’umano. La destra

hegeliana accentuerà l’elemento della religione, l’elemento della rivelazione come fatto

storico del quale non si può non tenere conto. La filosofia, più che incentrarsi sul geist dovrà

tener conto della storia, della tradizione. La destra hegeliana prova a riportare la filosofia a

una base religiosa, in particolare del cristianeismo. Hegel aveva considerato la filosofia a

un livello più alto della religione. la destra hegeliana tenderà a fondare la filosofia sulla

religione cristiana. il geist tende a radicarsi sui fatti, sugli eventi. La sinistra hegeliana

accenta l’aspetto naturalistico dell’uomo, la destra considera la filosofia alla dipendenza del

cristianesimo. Non c’è più comunque un geist libero! il geist è limitato a una realtà limitata,

sia essa la natura sia essa la rivelazione religiosa. Siamo a metà 800, crisi dell’idealismo ì.

Questi elementi di crisi nella nozione di ragione e di geist, crisi dell’umanesimo, si

accentuano verso la fine dell’800. Nietzsche: con la critica di platonismo, idealismo, nozione

di spirito e ragione radicalizzerà l’umanesimo. Genealogia della morale: ricondotta a

elementi naturalistici della realtà umana. No spirito indipendenti dalla natura. Genesi della

morale: no strati spirituali. Volontà di svilupparsi nella realtà. desiderio di potenza che

condurrà allo sviluppo di un’etica su base naturalistica. Darwin: studia i modi in cui l’essere

umano può essere considerato appartenente alla natura. L’umanesimo classico (radici

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greche e latine) e poi quello rinascimentale fino all’idealismo, questo umanesimo classico

entra in una situazione di crisi, un momento di dubbio, riflessione. Prospettive diverse: non

è che marx abbandonasse l’umanesimo. Marx: sembra che voglia proporre un umanesimo

diverso, ma conservando quegli elementi di libertà che gli autori precedenti avevano

indicato. Marx si orienta in modo diverso. Nietzsche a suo modo proponeva un’idea diversa

dell’uomo. Riformulare, riconsiderare l’umano al di la dell’umanesimo di ascendenza

platonica a differenza dell’umanesimo idealistico. Ripensamento della tradizione antica

medievale e nella modernità su nuove direzioni. Giungiamo al periodo tra le due guerre.

Riflessione sulla condizione dell’uomo. Ambito tedesco: nascita dell’antropologia filosofica.

La disciplina in senso stretto ha la sua origine in germania tra le due guerre, materia nuova

in campo della filosofia. Parliamo di max scheler, helmuth plessner e arnold gehlen.

Scrivono in tedesco tra le due guerre. Scheler muore nel 28. Sono i rappresentanti della

antropologia filosofica. Disciplina che vuole prendere in considerazione il problema

dell’uomo. Questa disciplina lo fa a contatto con le scienze della natura e delle scienze

umane. Epoca delle scoperte di darwin, della etnologia, della filosofia delle religioni.

Disciplina che propone in problema dell’uomo in dialogo con tutte le discipline naturalistiche

e dello spirito. Disciplina, psicologia, neurologia. Studio dell’uomo come essere naturale.

Apertura a culture e religioni. Paesi extra europei. L’antropologia filosofica tedesca si pone

il problema dell’uomo. Diventa tematico l’oggetto di studio “uomo”, essere umano. Anche gli

autori del passato si ponevano il problema dell’uomo. L’antropologia filosofica tedesca

proporrà il problema. Scheler: la posizione dell’uomo nel cosmo. Plessner e gehlen: nei titoli

delle opere la parola uomo. Uomo e genesi di ciò che caratterizza la cultura umana. In

ambiente tedesco: ripresa del pensiero idealistico in forme nuove: neo kantismo, neo

hegelismo. Riprendono il messaggio del passato in forme rinnovate. La stessa cosa farà

anche husserl. Richiamandosi a kant cercherà di riconsiderare la coscienza, il mentale

dell’uomo, gli atti spirituali. Husserl: desiderio di rinnovare il pensiero umanistico del

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passato. Tra le due guerre la fenomenologia porterà a sviluppi in vari settori. Questi

precedenti sono importanti, ma in certo modo l’evento della WW2: situazioni che portarono

a riproporre con maggior urgenza la questione dell’uomo. Arriviamo agli autori del corso.

SARTRE

Sartre ci da nell’ottobre ’45 a parigi un discorso: l’esistenzialismo è un umanismo. Questo

discorso, tenuto in un club culturale, ebbe un successo straordinario. Indomani della fine

della guerra. Conferenza pubblica di enorme successo. L’esistenzialismo è un umanismo.

Conferenza che S ripeterà anche in privato con i suoi critici, cerchia ristretta a cui

appartenevano i marxisti e i cattolici. Pensatori cattolici contro l’esistenzialismo sartriano.

Questo discorso pronunciato nel 45 vide la luce nel 46 come testo. Nel testo abbiamo anche

la discussione successiva con i critici. Alcuni dei critici sono anche nominati. Naville:

personaggio che dialoga con sartre. Noi vedremo in particolare la conferenza e poi diremo

qualcosa sulla discussione. L’editore francese e italiano hanno inserito la discussione.

L’edizione italiana ricalca quella francese perfettamente. L’edizione italiana riprende quella

francese che uscì nel 46 a parigi.

Sartre è già ben noto: ha già pubblicato la nausea nel 38, le novelle, alcuni testi teatrali.

Anche opera più importante “essere e nulla” del 43. Sartre è già noto. Trilogia: i cammini

della libertà, anni 40. Sartre la pubblica come racconto di eventi di persone impegnate nella

ww2. Sartre autore già in primo piano sulla scena della cultura francese nella conferenza

del 45. Ci sono dei cambiamenti dal 38 fino al 45, evoluzione del pensiero di sartre.

PRIMO LEVI

Primo levi pubblicherà nel 47 la sua opera “se questo è un uomo”. Novembre 2018: sono

uscite delle novità sulla prima edizione del libro di levi. Recensione del sole 24 ore sulla

prima edizione. Primo levi aveva presentato il libro a einaudi. La casa editrice einaudi non

voleva pubblicare il testo. Lo pubblica un’altra casa: De silva. Aveva la sua sede a torino ed

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era diretta da franco antonicelli. Antonicelli era l’editore: sembra sia stata la sorella di primo

levi a spingere levi a pubblicare il testo. Poche edizioni della prima edizione. Una copia è

nella biblioteca dell’istituto italiano dei centri comunitari che facevano capo all’industria

olivetti di ivrea. Interessi di carattere culturale di olivetti. Accanto alla produzione di olivetti

erano nati anche centri culturali. Presso la biblioteca di ivrea si è ritrovata una copia della

prima edizione di “se questo è un uomo”. Il titolo pare sia dovuto allo stesso antonicelli, che

prese la poesia di levi e da questa poesia trasse il titolo. L’opera passò nel 47 quasi

inosservata. Ebbe però importanti recensioni, tra cui quella di italo calvino. Opera che

poteva rappresentare un punto importante. Il tema dell’umanesimo viene proposto a diretto

contatto con una narrazione di esperienza tragiche. Esperienza che levi racconta in modo

autobiografico e pagine interessanti in cui in alcuni capitoli si pone il problema della

condizione umana. Riflessione sull’uomo a partire da una sua propria esperienza di vita.

Levi non è l’unico scrittore a darci riflessioni sull’umanesimo. Opere in due volumi di einaudi

testo usato a lezione. Questi due volumi sono stati completati da un terzo volume con le

interviste.

ALBERTO MORAVIA

46: l’uomo come fine.

HEIDEGGER

Lettera sull’umanismo del 47. Pubblicato prima in una rivista francese. Circostanze della

pubblicazione narrate da biografi di heidegger e da interpreti che si sono occupati del testo.

Un intellettuale francese era venuto a contatto con heidegger. Gli aveva proposto per lettera

una serie di domande. La sua risposta era stata in tedesco, ma la risposta era stata

pubblicata in francese. Il testo si lega al testo sartriano. Heidegger in polemica con sartre.

Interviene nella discussione. Il testo tedesco vide la luce nel 47 come appendice alla dottrina

di platone sulla verità di heidegger. Nel 47 troviamo la lettera in tedesco, ma pubblicato

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come appendice a un testo considerato più importante appunto. Questo testo dottrina di

platone sulla verità era degli anni 40- riproduzione di lezioni che H aveva tenuto sul l 7 della

repubblica. Si partiva dalla metafora della caverna. questo testo venne reso noto già negli

anni 40. Ristampato nel 47 e si lega alla lettera sull’umanesimo. Li pubblica insieme.

Riferimento alla paidea di platone nella lettera. La dottrina di platone sulla verità parla del

mito della caverna in cui appunto si parla di paideia. Completamento del testo.

LEVINAS

Dall’esistenza all’esistente. Umanesimo: cosa vuol dire spirito, libertà, pensare. In questo

testo levinas si pone questi problemi. Pubblicato nel 47, ma nasce negli anni di prigionia.

Levinas era della lituania ma era andato a strasburgo per studiare e poi parigi. Combatteva

nell’esercito francese. Come prigioniero di guerra e in quanto ebreo finisce in campo di

concentramento. Lì compone il testo. Copisteria.

MARITAIN

L’uomo e lo stato, 51. Pubblicato in inglese. Era andato negli USA e li aveva tenuto una

serie di lezioni a chicago nei primi anni 50 (dicembre 49) sul tema dell’uomo e lo stato.

Queste lezioni vennero poi dopo il 51 (pubblicazione presso la casa editrice della university

of chicago) videro la luce nel 53 in francese e poi nel 65. L’edizione italiana è modellata su

quella francese e non su quella inglese. Pensatore cattolico, ripensa la tradizione

giusnaturalistica medievale alla luce dei problemi della modernità.

Edizione del 47 di primo levi, se questo è un uomo. Domenicale del sole 24 ore. La prima

edizione esce nell’ottobre del 47 a de silva, piccolo editore torinese. Emerge il ruolo decisivo

della sorella di levi. Lei consegna il manoscritto a antonicelli, fondatore della casa editrice.

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Lui lo pubblica. era nel partito di liberazione nazionale. Fu zorzi o lo stesso antonicelli a

pubblicare il testo.

SARTRE: L’ESISTENZIALISMO è UN UMANISMO

Momento di riflessione che segue una serie di testi che sartre aveva già pubblicato e che

esprimevano una posizione diversa rispetto a quella della conferenza del 45 e poi pubblicata

nel 46. Il primo romanzo di sartre è la nausea. Il romanzo esce nel 38. Il titolo proposto era

“la malinconia”, ma il tema della melancolia era un tema già discusso e l’editore non volle

quel titolo. Il tema aveva già attratto storici dell’arte, ecc. propose di cambiare il titolo in “la

nausea”. La nausea è un tema centrale del romanzo. Il romanzo aveva consigliato all’editore

di cambiare il titolo. Il protagonista, antonio, è un intellettuale che dopo tante avventure va

in una cittadina francese (non si sa dove). È una cittadina di mare. il protagonista sta in

questa cittadina francese per scrivere una biografia di un signore. Si immagina che sia

esistito un avventuriero del 700 che aveva avuto tante avventure. Va nella biblioteca della

città per ricostruire la vita del signore d cui scrive la biografia. Cerca materiali che gli

permettano di elaborare la biografia. Vuole scrivere un’opera storica. Nel romanzo la storia

è più di tipo psicologico. Situazioni psicologiche che si intensificano. Il protagonista avverte

il senso di nausea. Romanzo scritto in prima persona. Il protagonista scrive un diario. Scrive

le sue riflessioni e sin dalle prime pagine troviamo un senso di nausea. Il protagonista dice

che non sa perché ma ha questo malessere. Prende una pietra e sente disgusto. Le cose

che tocca e osserva gli danno un malessere fisico. Sensazione di disagio e malessere. A

poco a poco il malessere si intensifica. Leggiamo il momento chiave: rivelazione al negativo.

Rivelazione che assume un aspetto di oppressione. Rivelazione di qualcosa di negativo

nella realtà. qualcosa che mette il protagonista di fronte al non senso della realtà. rivelazione

intesa in senso opposto a quello che la rivelazione religiosa trasmette. Realtà trascendente.

Percezione di una rivelazione. Consapevolezza della causa del malessere. Stato di

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angoscia e disperazione. Da cosa è provocata la nausea? Da “la nausea”: il protagonista

vedeva un albero e lo descrive. Legno nero dell’albero. Estasi orribile. Comprensione della

nausea. L’essenziale è la contingenza. Esistere è essere lì semplicemente. La nausea è

provocata dalla percezione dell’assoluta contingenza della realtà. contingenza della realtà:

mancanza di una causa che fa sì che ciò che viene percepito possa avere una spiegazione.

Il contingente che viene fatto risalire a una causa viene prodotto da qualche cosa. Lo

deduco, lo posso considerare e pensare come qualche cosa che non è gratuito.

Contingente: dato senza che si possa risalire alla spiegazione. Ciò che ha una spiegazione

si spiega su una logica. C’è una necessità che me lo indica come qualcosa di giustificabile.

In questo caso c’è una divaricazione tra pensiero e esistenza. Il pensiero dovrebbe

connettere i dati dell’esistenza. Pensare: mi mette in grado di costruire una conoscenza

della realtà. vedere gli elementi esistenti come connessi. Pensare come strumento di una

conoscenza delle cose che non si ferma alle percezioni staccate. Il pensare dovrebbe

permettermi di dedurre un elemento dall’altro. Se ci si ferma a percezioni istantanee senza

logica, i singoli elementi dell’esistenti non mi appaiono piu giustificabili. Realtà distinte,

puntiformi, senza che formino un insieme. Cosa considerate in un perpetuo divenire senza

che vi sia una logica che riesca a formare un insieme. Gli esistenti sono contingenti e non

c’è possibilità di avere una conoscenza della realtà. tutto ciò che posso percepire della realtà

sono dei momenti distinti, che mi appaiono in modo istantaneo senza che siano soggetti a

un vero e proprio collegamento. Contingenza: fatto che non è riconducibile a una causa che

lo renderebbe necessario. Avviene per caso, è gratuito. Avviene senza che possa rendermi

conto delle ragioni. Il pensare qui si allontana dalla realtà. tra pensare e fatti non c’è

collegamento possibile. I fatti assumono una configurazione che il pensare non è in grado

di comprendere. La nausea si comprende per il protagonista proprio per questo senso di

repulsione. I fatti non sono percepibili nella loro logica. Allora il protagonista ha come una

sensazione di allontanamento dalla realtà. desiderio di liberarsi dalla realtà. nausea come

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processo di liberazione. Il protagonista cerca di allontanare da se una realtà che gli pesa,

che lo soffoca. La nausea nasce qui. Nausea psicologica. Realtà che pesa sul suo animo e

lo induce alla liberazione. Realtà non leggera, non assimilabile. Ci sono filosofie che

percepiscono la contingenza. Se poniamo alla base delle cose contingenti un essere

necessario e causa di se (spinoza) allora le cose appariranno nella loro necessità. Un

essere necessario che è causa sui potrebbe cambiare la realtà. la sostanza di Spinoza fa

sì che la realtà abbia questa concatenazione logica. Il protagonista non crede di poter più

scrivere la sua biografia. Biografia che non potrà più scrivere: era lo scopo della sua vita.

Questione della contingenza e non poter più scrivere la storia. Se il pensare non può più

costituire nessi logici neanche la biografia di una persona è ricostruibile. Lo storico ragiona

secondo una certa concatenazione di eventi. Personaggi con intenzioni e fini secondo una

certa logica che pensano che gli eventi debbano avere. Azione nella realtà pensando che

la realtà proceda secondo una direzione che si pensa che la realtà debba avere. Azione

umana che si inserisce negli eventi pensando di vedere una certa logica degli eventi.

Causalità che non impedisce all’uomo di agire secondo determinati scopi. Se vengono a

mancare questi nessi tra gli eventi la biografia non potrà più essere scritta. Nella nausea si

parla anche di libri di storia importanti letti nella cultura francese dell’800 e che non sono più

considerati possibili perché si è persa la possibilità di costruire una storia dei fatti. La

scoperta dell’assoluta contingenza del protagonista rende vana l’azione nella realtà stessa.

non si può più costruire una biografia e tutto si perde nell’attimo. Estrema frammentarietà

nelle esperienze. Incapacità di scrivere storia e incapacità di scrivere esperienze e percepire

le persone secondo una continuità di esperienze. Qui è in crisi l’umanesimo. Appare nel

romanzo la figura dell’autodidatta. Personaggio che va in biblioteca e vuole farsi una cultura.

Però ha perso il senso di cosa voglia dire costruirsi una cultura perché il modo in cui cerca

di farlo era quello di leggere i libri in ordine alfabetico. No intenzionalità dell’ordine di lettura.

Ordine meccanico che non da il senso delle cose. Viene presentato anche come colui che

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parla di “humanitè”, colui che parla di umanesimo. Parla, l’autodidatta, di un ideale di

umanità che viene svuotato di senso. Romanzo che sembra non dare nessuna possibilità

di salvezza all’uomo. Senso di angoscia. Sembra impossibile l’agire, creare qualcosa di

positivo che si inserisca in maniera positiva nella realtà. sembra impossibile costruire una

biografia. Incapacità di uscire da questo stato d’animo. Critica dell’ideale umanistico e

contingenza assoluta delle cose. Sembra profilarsi una salvezza: musica. Ascolta una

musica moderna il protagonista: sun of these days. Il protagonista avverte la perfetta

armonia. Il tempo ha perso la sua linearità. Rimane la melodia che è sempre giovane e

ferma. L’ascolto della melodia rende il protagonista consapevole di qualcosa di connesso e

sensato nella sua armonia: musica. Il compositore era ebreo e il cantante una donna nera:

figure emarginate all’epoca. Ebreo e nero. Questi due si sono salvati. Nella musica ci si

libera dall’esistenza. Il protagonista scriverà romanzi inventati, la storia non va piu bene.

storia di personaggi che non hanno avuto una reale vita. Storie inventate e non reali.

Ritrovare un senso nel proprio esistere nella composizione di un libro. Libro non di un

personaggio storico. libro di fantasia, di qualcosa che non dovrebbe aver avuto un

corrispondente nella realtà. opera che avrebbe fatto vergognare i singoli della propria

esistenza. Pura creazione di un pensiero: l’esistenza si svuota di senso. Nausea, 38: nel

momento della contingenza assoluta sartre critica il pensiero precedente che si concentrava

sulla nozione della ragione nell’uomo. La facoltà di conoscenza dell’uomo o mette in grado

di comprendere la realtà. riconoscimento del fatto che l’uomo essendo creatura razionale

eccelle sulle altre creature perché ha la possibilità di comprendere la concatenazione delle

cose e conoscere le leggi dei fenomeni. La facoltà del conoscere rende umano l’uomo.

Cartesianesimo influente. Cartesio preso di mira dall’attacco del protagonista del romanzo

sulla conoscenza come sfera che permette all’uomo di sollevarsi dalla frammentarietà e

costruire una realtà ordinata. Crisi dell’umanesimo. Sorta di nichilismo, mancanza di senso

e angoscia. Alla fine appare come possibilità quella di costruire un mondo immaginario

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anziché vivere nella realtà. senso nella costruzione di un mondo altro. No contatto con la

realtà, ma costruzione di un’altra realtà. senso che viene a mancare se ci si attiene

all’esistere concreto. Il primo sartre difende un umanesimo che si fonda sull’immaginazione

e creatività dell’uomo purchè abbandoni il piano dell’esistente. Sartre non ha mai nominato

levinas come una sua fonte possibile. Se prendiamo una rivista pubblicata da gruppi

filosofici non accademici, “recherche philosophique” di levinas del 1935 troviamo un saggio

“dell’evasione” si analizza il sentimento di nausea. Il tema dell’evasione nasce a contatto

con l’essere delle cose, un essere immobile e uguale a se stesso che sembra opprimere la

persona a contatto con questo essere che si ha il desiderio di evadere: evasion. Ciò che

soffoca l’io è la presenza delle cose nella loro realtà opaca e non penetrabile. Ritroviamo in

levinas ciò che S descriverà nella nausea. Levinas parla già di questa nausea. Impotenza

di fronte alla propria realtà. la nausea ci rivela la presenza dell’essere impotente: impotenza

dell’essere puro. Nausea come fatto di coscienza fuori posto. Essere puro per levinas che

spinge al senso della nausea. Ma sarter aveva letto questo saggio di levinas del 35? Non si

sa. Sappiamo che sartre conosceva levinas ma non in riferimento a questo testo dell’evasion

ma in riferimento alla teoria dell intuizione dei husserl. Quando s si avvicinò alla

fenomenologia di husserl nel 1930 circa questo avvenne (dice simone de beauvouoir).

Levinas aveva parlato del tema dell’intuizione in husserl. Sartre legge e approfondisce la

fenomenologia. Non è del tutto non comprovabile che Sartre abbia seguito altri testi di

levinas e li abbia letti. La nozione di nausea era gia stata discussa nel 35 da levinas. Non

abbiamo prove della lettura di sarte di quel testo di levinas. Rapporto tra essere e io. Sartre

aggiunge motivi che in levinas non ci sono comunque. Rimaniamo alla fine degli anni 30.

Citiamo un altro testo di sartre del primissimi anni 40. Sartre è stato prigioniero in quanto

aveva partecipato alla guerra. Ci ha dato dei testi pubblicati postumi che raccontano il modo

in cui la partecipazione alla guerra veniva vista “la mia guerra, diari e racconti”. “la morte

nell’anima” e “diario di mathieu”. La guerra: lo stesso atteggiamento del protagonista della

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nausea. Senso di abbandono alle cose, mancanza di volontà, mancanza di agire in modo

diretto verso un obiettivo. Diario di un militare francese in prigionia. ci hanno spogliato della

morte. Ritorna il senso di nullità, il senso di vuotezza dell’esperienza che si sta

attraversando. Sartre di fine anni 30 inizio anni 40: la morte è vista come qualcosa di

estraneo, che non da senso al vivere perché non può essere scelta. Questione della morale,

dell’etica. Il soldato difende la sua libertà con il cinismo. Non rimane che il puro potere, non

c’è più una regola di carattere etico. Non rimane ce sottostare alla volontà del più forte:

completo abbandono nei confronti delle cose. La vita non può più acquistare un senso.

Ambiguità dell’essere. Realtà che ci circonda: grigia indifferenza. Sartre dei primissimi anni

40 quando scrive queste righe. Diario di mathieu del 41. Sembra esserci un senso alla

realtà. bisognerebbe che io dimenticassi me stesso per dimenticarmi di altro. Scopo del mio

vivere: indirizzarmi verso qualche cosa. Soluzione: perdersi per davvero. Avere uno scopo

che non viene tanto proposto dall’io stesso, ma mi appare per natura come un obbligo che

ho. Non devo assumere il compito perché lo decido in quanto io. Ogni morale della salvezza

è marcia. È la nostra salvezza che vogliamo ottenere! La morale è un’astuzia per

impadronirsi del mondo. soluzione: bisognerebbe che per natura si fosse persi non nell’io,

ma in altro. Se la mia condizione sociale mi porterebbe ad avere degli obiettivi uscirei da

questa disperazione. Si profila l’idea di una moralità che più che basarsi sull’io si basa su

una esteriorità che obbliga l’io ad agire in un determinato modo. Possibilità senza che l’io

stesso intervenga. Sartre della nausea e del 1940 e 41. Riflette sulla scia del romanzo la

nausea. Sartre che sembra veramente descrivere una situazione dell’uomo di grande crisi,

di senso, della realtà. dell’esistenza umana. Crisi della cultura, della civiltà stessa. no

soluzioni nell’agire. Senso di assurdità in cui l’io è coinvolto e pura contingenza dell’esistere.

Puro abbandono, ambiguità, lasciarsi andare senza che ci sia una reazione dell’io a queste

circostanze. Soluzioni sembrano delinearsi. La nausea: arte, musica, romanzo di

invenzione. Diari di mathieu e morte dell’anima: impegno morale che diventa un obbligo tale

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che l’io esca dalla sua disperazione. Appariva un po’anche nella nausea questa idea. Solo

accenni nella nausea. Poche righe nel diario di mathieu. Sartre di fine anni 30 e inizio anni

40.

Lezione 7.03.2019

No testo di moravia

SARTRE

Percorso 1938-1945. La sua posizione cambia e evolve in questi anni. No vero e proprio

cambiamento radicale. Svolgere meglio il proprio pensiero su una base che rimane

immutata: scoperta dell’esistenza. Nel 38 nella nausea il tema che emerge è quello

dell’esistere. Sartre collega nella nausea questo concetto al tema della contingenza. Questa

contingenza è assoluta, radicale. Causalità delle cose e impossibilità di spiegare i nessi tra

le cose, che porta a concepire l’esistenza del soggetto come contingente a sua volta. Dal

momento in cui il soggetto stesso non formula cose contingenti l’una con l’altra, ecco che la

contingenza viene ad essere assoluta. Se ci fosse un cogito in grado di pensare un

determinato oggetto come causato da un oggetto di cui si ha percezione, ecco che gli eventi

non apparirebbero frammentati. Ma gli eventi appaiono privi di connessione perché viene a

mancare un soggetto pensante. Il soggetto è pura esistenza esso stesso. Il suo pensiero è

impotente a produrre una conoscenza. Rimangono le percezioni che il soggetto ha della

realtà e non trovano un collegamento. Puro divenire, mancanza di stabilità del soggetto e

delle percezioni che il soggetto ha e che variano continuamente. Il soggetto si presente in

divenire, e questo divenire non è un passaggio passato presente futuro. Il divenire stesso

non si configura più in questo modo. Sembra non esserci più alcuna connessione. Il divenire

si contrappone all’essere che ha una sua stabilità. La temporalità non riguarda più le tre

dimensioni passato presente e futuro. Queste tre dimensioni non hanno più alcuna vera

consistenza. Rimane un presente continuo, un continuo esistere in modo tale che le

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percezioni siano dei frammenti che si susseguono senza un vero nesso tra questi eventi

che si presentano. Un altro elemento interessante della nausea: il fatto che le cose stesse

da un lato appaiono come slegate e frammentate. Tendono a trasformarsi l’una nell’altra.

Questi momenti distinti non si configurano nel loro nesso con altri eventi: i frammenti di

esperienza tendono a non distinguersi l’uno con l’altro. Possono identificarsi o coincidere

ad esempio. Quasi che io mi trovassi di fronte a un essere che come dice sartre sembra di

troppo. C’è un essere che grava su di me quasi che fosse una massa compatta di essere.

Nessi che mi permettono di identificare le singole cose. Essere come pulviscolo di

sensazioni e immagini che guardo e ammiro. Oppure le cose mi possono apparire come

qualcosa che è sempre identico a se stesso. Le esperienze è come se tendessero a

coincidere l’una con l’altra. I singoli momenti distinti sembrano coincidere. L’essere esterno

mi appare come una massa di cose che incombe su di me. Ulteriore elemento della nausea:

all’interno di questo essere può accadere di tutto. Fenomeni imprevisti e inconsueti e non

giustificati da logica che irrompono nella realtà. quadri dei surrealisti: emergono particolari

inquietanti. serie di elementi inquietanti, strani. Sono presi in considerazione dal romanzo di

sartre. La realtà non è configurabile e determinabile in senso logico che il pensiero introduce

nella realtà. tra le realtà che si configura secondo nessi determinati e l’immaginario, tutto

ciò che può essere inventato, non vi è più alcuna differenza. Potrebbero apparire delle

configurazioni inaspettate, tali da suscitare un senso di terrore. Tra l’immaginario e il reale

sembra non esserci più alcuno iato, separazione. La nausea: visto come crisi

dell’umanesimo. Manca un soggetto pensante. Viene a mancare la possibilità stessa della

parola che comunica. La parola si lega al pensare, alla formulazione del soggetto,

all’identificazione delle cose. Le cose mi appaiono nelle loro trasformazioni, le cose stesse

sono messe in questioni. Il tavolo può trasformarsi in qualche altra cosa. Il soggetto

pensante non vi è più, non vi è più la parola che identifica gli oggetti. Non c’è più la possibilità

da parte del soggetto di avere contatto con la realtà come se il soggetto si separasse dalla

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realtà o si appiattisse sulle cose. Quando il soggetto costruisce un proprio mondo di

immaginazione inventa delle proprie realtà sembra che le cose gli sfuggano. Altra

possibilità- il soggetto stesso si appiattisca sulle cose e non abbia una sua realtà

indipendente. Da un lato abbiamo un soggetto che si isola e sembra distinto rispetto a gli

eventi che vive, non riconosce più né persone né cose. Sembra che questo soggetto che

vive tenda poi a distruggere se stesso e appiattire le cose. Pura esistenza, contingenza, che

non trova più al suo interno alcuna giustificazione. Edizione mondadori della nausea: pag

61 “quando si vive non accade nulla...i giorni si aggiungono ai giorni, è come se non

accadesse nulla. Non c’è più una differenza di esperienza. Pag 123 “io ero così apparso per

caso. Esistevo come un puro esistente. Io non avevo diritto di esistere. La sua vita avrebbe

avuto solo dopo una consistenza. Penso che non voglio pensare. Non bisogna che pensi

che non voglio pensare. Il mio pensiero sono io, ecco perché non posso fermarmi. Non

posso impedirmi di pensare. Se esiste è perché ho orrore di esistere. L’odio e il disgusto di

esistere: i pensieri nascono dietro di me. Capovolgimento del cogito cartesiano. Cartesio,

1637: l’esistere è alle dipendenze del pensare. Il pensiero da certezza all’esistenza stessa.

dubitando dell’esistere, di tutto ciò che l’esperienza mi offre, mi rimane la certezza della

presenza a me stesso come pensiero. Anche l’esistere trova il suo fondamento. Il cogito in

cartesio permette la certezza dell’esistere. Esiste colui che pensa in quanto essere

pensante. Il cogito parte dall’esistenza di dio attraverso il pensiero. Cartesio troverà la realtà

di dio a partire dal nostro pensiero di dio. So di me in quanto imperfetto perché vi è in me

l’idea della perfezione. Il pensiero in cartesio riesce a giungere fino alla perfezione e a partire

da questa nozione di fondare l’essere delle cose e si giunge a una certezza della

conoscenza e all’idea che vi sia una corrispondenza tra il mio pensare le cose e le cose

stesse. Sartre parte dal pensare ma riconduce il pensare al contingente. Il pensare stesso

viene ricondotto all’esistere. Sto pensando perché esisto. Esistenza tratta dal mio pensare.

Non è l’esistenza fondata sul mio pensare. Il presupposto del pensare è il fatto che io esisto.

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Il sum precede il cogito. Sum ergo cogito. Questa esistenza è ciò che mi fa orrore. Viene

ricondotto al disgusto di esistere. I pensieri sembrano non dare più alcuna possibilità di

certezza. Non hanno più forza in se stessi. I pensieri sono una vertigine. Sembra che

avvengano dentro di me in un continuo succedersi l’uno sull’altro. Vertigine su cui sembra

preso chi pensa. Il pensiero si ingrossa, è immenso. Non fa altro che rinnovare la mia

esistenza. Il pensiero non da alcuna certezza. Le cose si sono disfatte dei loro nomi. Ci sono

delle cose che mi opprimono con il loro essere e non riesco a ordinarle. L’esistenza

ricondotta ai suoi fatti più elementari. Mi annoio, ecco tutto. La noia dell’esistere. Mancanza

di novità, non vi sono esperienze nuove. E se capitasse qualcosa? Il quadro della realtà è

formato non solo dalla realtà, ma anche da eventi possibili e senza che acquistino davvero

le sembianze di qualcosa di diverso.

Ricordiamo gli studi di ernst cassirer: storia della filosofia dell’età moderna. Anche grande

studioso del pensiero magico. In un libro sul pensiero mitico, 1925 germania, secondo voll

della simbologia delle forme simboliche che comprende anche un libro sul linguaggio e la

conoscenza. Ci da una descrizione del pensiero mitico nel senso il cui Sartre configura il

pensare nel momento in cui il soggetto non appare più come un soggetto che si distingue

dalle cose. nel pensare mitico non vi è più una vera e propria distinzione tra gli eventi. Mentre

il pensare che è proprio della scienza distingue le cose e pone dei nessi, nel pensiero mitico

le cose si trasformano. Possono variare dall’essere un certo oggetto a un altro. Nel pensare

mitico non vi è differenza tra possibile e reale. Nel pensare mitico l’io non si presenta come

un cogito, ma l’io assume la forma di un puro esistente tra le cose. Chi vive percepisce se

stesso come parte di una realtà vivente. Non vi è una vera e propria differenziazione tra

vegetale e animale. Si percepisce il vivente non come realmente diverso dall’umano. S

descrive il protagonista che ha la percezione di se come un essere che non distingue se

stesso dalla pianta ad esempio. Analogia con cassirer quando descrive il pensiero mitico

magico. Pensiero che si connette con la magia in quanto strumento di trasformazione della

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realtà. il soggetto non interviene con gli strumenti di conoscenza che gli permetterebbero di

intervenire nella realtà. si usano strumenti di carattere mitico magico. Il pensare mitico

magico si collega a un’azione che interviene secondo quel modo di pensare che percepisce

le cose reali secondo le percezioni di cui abbiamo parlato prima. Percezioni frammentarie o

che si collegano senza avere una distinzione. Questo romanzo: espressione di crisi

dell’umanesimo. Crisi di senso, crisi del soggetto…ecc. romanzo che rompeva con una

tradizione filosofica e religiosa portatrice di valori umanistici come la tradizione umanistica

e cartesiana, ma anche cristiana. il cristianesimo ha al suo interno un momento di critica nei

confronti della capacità della ragione di costruire senso. Il cristianesimo ci ha dato la nozione

di costruzione della ragione. È necessario un intervento divino affinchè l’uomo possa ridare

un senso alla sua vita-. La ragione in quanto corrotta non può darci questo senso. Critica

della ragione dell’uomo. Nel cristianesimo c’è già una critica dell’umanesimo. Nel

cristianesimo c’è una nozione di spirito. Uomo in quanto immagine di dio. Nozione dell’uomo

in quanto l’umanità si riconosce in un certo concetto di uomo. Ci porta a comprendere come

il cristianesimo si sia alleato con la tradizione greca e latina. Erasmo: coesistenza di

tradizione classica e cristiana. entrò in conflitto con lutero. Conflitto tra l’idea umanistica

dell’uomo e una consapevolezza dei limiti dell’uomo. Elementi di critica. Cartesio, a cui si

richiama sartre, è certamente l’esponente di un umanesimo cristiano. Rimane in lui la

tradizione teologica cristiana. prova che viene tratta dalla tradizione scolastica cristiana.

sartre in questo romanzo non mette in questione solo paideia e humanitas, ma anche la

verità cristiana. posizione che sembra far crollare le basi su cui si era fondato il messaggio

umanistico. Idea dell’uomo in quanto capace di razionalità, storia.. sembra che s attacchi

l’ideale umanistico. Cosa ci puo salvare? L’idea dell’arte. Il sogno del protagonista è quello

di vivere in una realtà ideale quale quella offerta dai quadri del tintoretto. Una volta che si

aprano gli occhi, il mondo dell’arte così armonioso scompare. Il protagonista ha capito e ha

aperto gli occhi..si ritrova in una realtà meschina. Ancora di salvezza: arte. Trovare un senso

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nel vivere non all’interno del proprio se, ma quasi condividendo l esperienza di un altro in

un modo intenso. Il protagonista è in una giornata di freddo puro e incontra una donna. La

donna è fuori di se. Il protagonista esprime la sua invidia e lei lo richiama, da mostra di una

folle generosità. Si trova consistere nella propria passione nei confronti di quest’uomo. Nel

suo dolore la donna sembra essere portata in un mondo di purezza che eccede l’esistere.

Non una purezza a vuoto come quella del protagonista, ma una purezza che sembra

dimostrarsi nel legame con quell’uomo che richiama ma l’ha abbandonata. Oltre l’arte

appare una dimensione del vivere: abbandono del se in quanto abbandono

dell’affermazione dell’esistere. Dimenticare la propria esistenza in una dimensione di folle

generosità. Dimensione di purezza. Percezione del rapporto di dio con l’altro.

S era stato alla scuola di Husserl.

Sequenza pura e lineare delle note.

Cassirer. L’io sembra identificarsi con il totem ad esempio. Nel mondo mitico, il mondo della

vegetazione si presenta come una realtà vitale, come ciò che si sviluppa data una sua forza

interna. C’è un senso vitale interno. Desiderio di autosvilupparsi e di intensificare la propria

vita. Questo senso del vivente in sartre non c’è più. È una realtà impoverita. La realtà delle

cose stesse sembra avere un che di malato. Estasi orribile quando il protagonista vede la

radice dell’albero. Le cose che mi appaiono compresi che non c’era via di mezzo tra

l’esistenza e l’abbondanza. In francese sta a indicare l’abbandono. Sembra non ci sia via di

mezzo. cassirer: unità del vivente che si presente come qualcosa di multiforme e vitale. nel

romanzo questa unità di tutte le cose che vivono e esistono sembra privo di forza, debole,

fiacco, stanco. Non c’è più la forza rigogliosa del vivere. Qui ci troviamo in presenza di un

sentimento di inutilità. Punto importante di differenza. Sartre ha scritto poi novelle, diari, ecc.

ricordiamo “il muro” nel 39, raccolta di novelle; pagine autobiografiche pubblicate in italiano

con “la mia guerra”. Sono testi del 41. Comprendono dei diari che vengono scritti da un

personaggio chiamato mathieu e un testo chiamato “la morte nell’anima”. altri testi degli anni

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40 quando era prigioniero in alsazia: questi testi vennero pubblicati con i titoli “i cammini

della libertà”. Riecheggiano i motivi del sartre della nausea qui. Nominiamo il testo “l’essere

e il nulla”. Opera maggiore del sartre filosofo. L’essere e il nulla è una tappa importante. Fu

pubblicato nel 43. C’è qualcosa di nuovo? Sì, ci sono cambiamenti di posizione. Non

possiamo soffermarci molto. Sartre raffigura l’essere, ci offre la sua ontologia in questo: due

momenti- in se e per se. Linguaggio hegeliano. Si potrebbe vedere in questo lessico usato

da sartre un’influenza hegeliana, idealistica. Cos’è l’in se e il per se? Nei testi hegeliani

troviamo queste espressioni per indicare l’estrinsecazione dell’idea, ecc. per sartre: inse-

realtà dell’essere esterno al soggetto. L’essere delle cose, delle situazioni, essere come

esteriorità rispetto al soggetto. Per se: soggetto raffigurato come il nulla. C’è un essere

compreso nel suo proprio essere. C’è un per se che si contrappone all’in se, il quale si

rappresenta come negazione. Il soggetto ha una forza negatrice. Il soggetto è un in se che

non ha una propria configurazione. Il soggetto è atto libero, ha una sua attività. Non si

configura come cosa in mezzo alle cose, ma è realtà che a differenza dell’essere dell’in se

esprime una forza attiva, negatrice sia del proprio se sia dell’in se delle cose. Una volta

raffigurati questi due grandi momenti, sartre ci da molte analisi interessanti di come questi

due momenti entrino in rapporto tra loro. Rapportarsi dell’in se al per se. Ci sono pagine di

confronto e la filosofia di husserl e di heidegger. Sartre mostra il suo debito nei confronti di

husserl e di heidegger. Ci sono analisi sul corpo, il tempo, il trascendere del soggetto nei

confronti della realtà esterna. Analisi sul rapporto tra il per se e gli altri per se, cioè le altre

soggettività. Sartre parla del rapporto dell’io con l’altro più in senso negativo che positivo.

Concentriamoci sulla conclusione. Ci parla di motivi metafisici. Dedicata a due punti: motivi

metafisici e prospettive morali. Motivi metafisici sono impliciti nel modo in cui sartre ci da la

sua ontologia. Sartre sembra raffigurare una sorta di problematicità intrinseca alla sua

ontologia. Come si rapportano l in se il per se? Il dualismo è sormontabile o siamo

condannati a una separazione di questi due piani? Nel 38, nella nausea, sartre sembra

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fermarsi al dualismo esistente tra l’io che cerca un senso alle cose e non lo trova perché il

suo pensiero viene schiacciato sull’ esistente, e le cose stesse che incombono su di lui. Nel

43 sembra che si esca da questa prospettiva. In se come libertà, come capacità di dare

senso e intervenire nella realtà- il per se si propone in un modo che sembra assumere

caratteri più fruttuosi. Il per se sembra delinearsi come progetto, come impegno, come

capacità di intervenire con la sua forza negatrice. Capacità di negare l’in se, introdurre

qualcosa di nuovo nell’in se compatto delle cose. Si tratta di vedere se questa

configurazione ontologica riesca a presentare l’io come una libertà attiva che permetta di

conoscere la realtà esterna. Pag 745. “se l’in se e il per se..” in se pesante, compatto delle

cose, nulla dall’altra parte, cioè l’agire dell’uomo, negazione dell’in se. Cosa c’è in comune

tra l’essere che è il ciò che è e l’essere che è ciò che non è (per se)? Essere delle cose e

essere che si configura che è come ciò che non è. È nel momento in cui nega di essere

qualcosa. Non è ciò che è. il suo essere, l’essere del per se, si configura come negazione

dell’essere. Attività negatrice. È nel momento stesso in cui non è qualcosa. Cosa c’è di

comune? In se e per se non sono separati. Il per se senza l’in se è un astratto diciamo, non

potrebbe esistere non più di quanto un colore senza forma. sartre pone il problema tra in se

e per se. Tutte le analisi precedenti sono una descrizione di come questi due momenti siano

in relazione. l’in se viene compreso dal per se. Il se e il per se sono collegati l’uno all’altro.

L’in se è in rapporto con il soggetto. S non sembra soddisfatto. Il to pan di cui parlavano gli

antichi, il tutto, era il cosmo. I greci però al di la di to pan, realtà cosmica, ponevano to olon,

l’intero. To olon è piu comprensivo del pan. Il pan è il tutto cosmico della realtà cosmica.

Olon indicava non solo il cosmo, ma anche il dilatarsi della dimensione del pan in modo tale

che vi fosse una realtà piu comprensiva in cui il pan era inserito. Quando parliamo di reale

e di essere a cosa dovremmo riferirci? L’intero è veramente l’intero? Come possiamo

configurarlo in modo che comprenda soggetto e realtà esterna? Problematicità della sua

opera. Problema del rapporto con in se e per se non veramente risolto. Sartre sembra porre

21
il dubbio se questi due momenti dell’ontologia possano trovare una loro unità. Realtà che si

scinde in queste due parti diverse. L’essere e il nulla venne letto dopo il 43 non tanto come

un’accentuazione dell’elemento dell’agire dell’io, ma come un’opera in cui l’io non riusciva

a operare veramente nella realtà ponendosi solo in un atteggiamento di contemplazione

dell’essere che era scisso dall’operare della soggettività quindi insensato. Sembra che per

l’incapacità di porre in connessione in se e per se si cada in un atteggiamento quietistico,

che nega la sensatezza dell’essere. S del 38 critico dell’umanesimo non è superato o tale

da essere lasciato alle spalle da quello del 43. Atteggiamenti nichilistici del romanzo del 38.

Io non in grado di dare un senso alla realtà e fermo a contemplare una realtà insensata che

ricade in una crisi del pensare stesso. Il problema del 45 sarà quello di una risposta da parte

di S ai critici dell’opera del 43. Leggevano l’opera come un’opera che si collegava

strettamente ai motivi espressi nel romanzo del 38.

Lezione 11.03.2019

SARTRE

L’esistenzialismo è un umanismo: conferenza del 45 di sartre a parigi. Ampio pubblico.

Sartre ripetè la conferenza anche in un circolo privato. Conferenza di sartre e alcune pagine

che riproducono alcune delle discussioni che sartre ha con i suoi interlocutori. L’essere e il

nulla, 43. Il concetto di soggetto che appare in l’essere e il nulla è diverso rispetto al soggetto

che appariva nella nausea. Leggiamo le pagine in cui sartre ci parla dell’io nella nausea. Io

caratterizzato da contingenza. Mancanza di fondamento che l’io ha. Hanno mancanza di

fondamento anche le altre parti dell’io nella realtà. tutto ciò che appare alla vista assume il

carattere della mancanza di necessità. Viene a mancare una spiegazione, come se

apparisse sulla scena in modo non causato. L’io non trova certezza in se. Il cogito giunge

all’idea di un essere perfetto: realtà divina e perfetta a cui il cogito si richiama e che forma il

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fondamento del cogito stesso. Da certezza e sicurezza al cogito. Questa realtà divina

garantisce la corrispondenza tra pensare e realtà. il cogito cartesiano non è contingente. Il

cogito assume una esistenza nella realtà. cogito che ha una sua realtà. viene ad essere

costruttore della realtà. richiamo a dio: fa sì che l’io si senta confortato nella verità della

conoscenza che costruisce. L’io della nausea assume tutt’altro carattere. Qui non c’è

possibilità che il linguaggio corrisponda alle cose. Viene a mancare la possibilità di pensiero

che connette gli oggetti. Io radicalmente contingente che non si ritrova piu in modo

armonioso nelle cose. Non trova piu alcun nesso, alcuna connessione con la realtà esterna.

La realtà esterna diventa frammentaria, indistinta. Le cose vengono a incollarsi l’una con

l’altra. Ci troviamo di fronte a un io che non ha piu una sua propria consistenza. Un io che

sembra perdersi nelle cose. Non c’è piu un io umano. Altra possibilità: io che costruisce una

realtà di finzione nell’arte che però si separa dalla realtà. io che inventa un mondo

completamente diverso dal mondo reale. Questo io con cui si conclude il romanzo la nausea

sembra non avere piu una realtà concreta. Nozione di soggetto nell’essere e il nulla: l’iosi

configura come capacità di configurazione dell’essere, è libertà. È cio che agisce nella realtà

mettendo sempre in questione il proprio essere. Capacità di autoconfigurazione del nulla. È

il per se che si separa dall’in se. Il per se viene definito come ciò che non è ciò che è. Nel

momento in cui assume una realtà contemporaneamente non è. Non ha una sua propria

realtà determinata. Assume continuamente realtà diverse. Nega una realtà che può

assumere per assumerne un’altra. È libertà nel suo autodeterminarsi. Nella nausea c’era un

soggetto che era pura contingenza. Nell’essere e il nulla 43, il soggetto sembra assumere

una forza costruttrice, attiva. Diviene forza attiva nella realtà, capacità di intervenire nella

realtà, capace di operare nella realtà. sembra che ci troviamo distanti dal sartre del 38. La

visione pessimistica del sartre del 38 però non è stata del tutto superata. Come è possibile

che le posizioni del sartre del 38 sembrano riproporsi nel sartre del 43? Per se e in se

sembrano contrapporsi in modo radicale. Il per se deve avere a che fare con l’in se. Questi

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due momenti dell’essere dovrebbero connettersi in modo che il per se possa trasformare

l’in se. Siamo nelle pagine conclusive nel paragrafo “in se e per se motivi metafisici”. Si

domanda se questo problema di collegamento tra in se e per se abbia trovato soluzione.

Evidenza della possibilità di unire questi due blocchi della realtà. si parla di questo “to olon”.

In se e per se in stato di disintegrazione. To olon: realtà universale intera. Solo se si

concepisse dio come realtà eterna si potrebbe pensare a un olon comprendente i termini

dell’in se e del per se. Siamo in presenza di un olon che ci sfugge. Ci viene a mancare la

causa sui, non possiamo piu parlare di un olon che si configuri come una realtà assoluta. Il

per se è umano, non è l’io degli idealisti che può porre la realtà esterna. Non viene a

configurarsi come l’io puro. Il per se è solo una parte dell’essere. Siamo in presenza di una

vera e propria disintegrazione. Aspiriamo all’integrazione di in se e per se, ma questa

integrazione non. è mai raggiunta. Dobbiamo avere un concetto di assoluto che non

teorizziamo più. Sartre non pone la realtà di dio. Cartesio lo faceva. Continua sconfitta che

spiega contemporaneamente l’indissolubilità dell’in se e del per se e la loro indipendenza.

C’è uno scacco, una mancanza di soluzione, un dramma che non si risolve. I due termini

sono indissolubili ma anche indipendenti tra loro. Non trovano una connessione tra loro.

Sartre sembra prospettare due soluzioni: rimanere nel dualismo coscienza-essere, in se e

per se. Trattare un essere unico che avrebbe due aspetti diversi. In se e per se. Questo

essere unico lo potremmo chiamare fenomeno. È il mondo stesso. C’è solo un fenomeno,

che avrebbe due aspetti diversi, quello dell’ in se e quello del per se. Nella fisica di einstein

si può parlare di una realtà che assume due dimensioni diverse: spazio e tempo. Non

usciamo dal dualismo. Qui non c’è la sostanza. C’è solo un fenomeno relativo, spaziale, che

assume due aspetti diversi. Siamo in presenza di un monismo diremmo? Che tiene presenti

due aspetti di questo unico essere .. ma sartre: l’in se e il per se tendono a separarsi. Il

fenomeno che dovrebbe unirli è solo l’essere del contingente, non è l’essere assoluto. Nei

due casi sembra che ci troviamo in presenza di una disgregazione o disintegrazione.

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Passiamo alla questione etica. Il paragrafo seguente è “prospettive morali”. L’ontologia si

occupa solo di ciò che è. Cionostante lascia intravedere quello che sarà un’etica che

assumerà le proprie responsabilità. Essa ci ha rivelato infatti l’origine e la natura del valore.

il valore nasce per abitare l’essere per se. Noi non possiamo trarre un’etica da una ontologia.

Il dover essere dell’etica non può essere fondato sull’essere stesso. Si parla di norme, di

ideali, di regole quando si parla di etica. Si fa riferimento non a ciò che è ma a ciò che

dovrebbe essere. Ci atteniamo alle misure dell’agire. Possiamo giudicare la condotta perché

abbiamo dei criteri di giudizio che riguardano il dover essere. Le prescrizioni morali non

possono nascere sul terreno dell’ontologia. L’ontologia si occupa di ciò che è e non si

possono trarre degli imperativi dagli indicativi. L’imperativo. Non posso trarre imperativi da

ciò che esprimo con l’indicativo. Indicazione ulteriore. L’etica non può non tenere conto di

una realtà umana che è in una situazione determinata. Consideriamo una realtà in

situazione, situation. La situazione in cui la realtà umana è collocata. L’etica non può

prescindere da questo. Nello stesso tempo dovremmo prendere la realtà dell’io che è in una

situazione ben determinata. I valori dell’etica dovrebbero essere considerati sulla base di

questo per se che agisce, vive, che vivendo e autodeterminandosi produce e pone dei valori.

Il per se è come se avesse in se stesso determinati valori. L’analisi che compie

l’esistenzialista del per se si attiene non tanto a regole astratte, ma una descrizione dei

diversi progetti dell’uomo. È la stessa esigenza che il per se configura che pone progetti e

valori, che si configura in un determinato modo. Questi valori sono configurati come una

mancanza. È come l’uomo stesso diventasse una causa sui, come se assumesse il ruolo

che dio stesso assume agendo in modo indipendente da ogni altro essere. L’ipseità appare

come egoismo. Si considera ogni esistenza umana come una passione. L’io stesso diventa

passione: tra ontologia e etica si pone una stretta relazione. il mondo dell’etico non è tanto

una realtà che si configura come misura. A cui tendere, l’ontologico stesso produce progetti.

Diventando passione il per se diventa un agire in base a valori che si configurano come

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mancanza d’essere che va realizzata. A questo punto possiamo dire che S ci propone un

atteggiamento costruttivo da parte del per se nei confronti dell’essere. Sembra profilarsi la

possibilità del per se di intervenire nell’essere in base a una sua propria costruzione morale.

“La psicanalisi esistenzialista scoprirà lo scopo della sua ricerca…”: essere come scopo

della ricerca degli uomini. Uomini condannati alla disperazione. Sartre che sembrava porre

una idea dell’etica in quanto nasce dall’ontologia come idea positiva, come progetto, nel

paragrafo seguente torna alla nozione della impossibilità di raggiungere l’integrazione dell’in

se e il per se. La causa sui è ci a cui l’uomo aspira. Vorrebbe realizzare il proprio progetto

all’interno dell’ in se. l’in se sfugge continuamente..il progetto c’è, la costruzione dei valori è

venuta, ma per il fatto che l’in se ostacola continuamente il per se e il per se è un essere

umano, è esistenza e vive circondata da esistenze altre, per tutti questi limiti ogni agire per

principio sarà votato al fallimento, lo scacco. Se volessimo misurare quale attività prevalere

sull’altra, si dovrebbe dire che prevale l’attività che ha un grado di coscienza maggiore

rispetto allo scopo ideale che si vuole raggiungere. Ma in modo paradossale, se questo è

vero, sarebbe piu elevata l’azione di colui che si abbandona a uno stato di ubriachezza

piuttosto rispetto a colui che conduce i popoli. Chi conduce i popoli non sa quali sono le

incognite. Ci sono molti limiti nella situazione in cui agisce. Non ha piena coscienza di tutti i

mezzi che gli permetteranno di raggiungere un determinato scopo. Non sa quale sia lo

scopo vero e ben configurato della sua azione. Colui che si ubriaca lo sa bene quello che

sta facendo, sa quello che sarà il suo fine. Nella sua azione, così limitata, sa lucidamente

quello che vuole raggiungere. Paradossalmente, quando s paragona questi due gradi di

agire.. finale pessimistico e amaro. L’uomo è progetto, libertà, il per se ha una sua propria

capacità di elaborare i propri scopi, ma la sua azione è sempre votata a un fallimento per

ragioni di principio. La situazione umana è tale per cui il per se non potrà mai raggiungere

lo status assoluto. Dovrà sempre tener conto della realtà esteriore che non sarà mai

comprensibile. La realtà contingente e priva di un fine si solleverà continuamente contro di

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lui. Ultime righe: angoscia come unica sorgente del valore. non appena la richiesta

dell’essere e l’appropriazione dell’in se saranno manifesti come unici possibili, la libertà

comprenderà che non sono possibili se non con lo sfondo di possibilità di altri possibili.

Sartre sembra accontentarsi dell’atteggiamento di disperazione evocato. Serie di

interrogativi. Se la libertà costruisce sui propri valori, se il per se è quell’essere per cui i

valori esistono .. non potremmo dire che è la libertà, l’autodeterminazione, il valore

fondamentale? Certamente siamo sul piano delle pure possibilità. Autodeterminarsi: gamma

molto vasta di possibilità. Dilemmi della fine dell’essere e il nulla: il problema della libertà

dell’essere per se. questa libertà, comunque sia situata, tale da non poter fuggire al proprio

essere… ? questo continuo configurarsi come non essere, come possibilità infinita si radica

sulla situazione data. Da un lato c’è un tenere a bada, un continuo riferirsi a qualcosa che

c’è e che richiede di essere preso in considerazione e sembra il per se andare sempre verso

una prospettiva futura. Questi interrogativi sono aperti. Sartre scriverà la sua opera morale,

etica a cui si rimanda? I suoi appunti sono su “cahiers pour une morale”. Sartre non ci ha

mai dato un’etica. Il saggio di cui ci occupiamo da qualche direttiva, ma non è un saggio di

etica. Riconsiderazione del valore dell’umano che sembra essere messo qui in questione.

Le passioni degli uomini sono viste come inutili, è crollato l’umanesimo. Sarte non ci ha dato

un’etica, ma nella conferenza del 45 darà configurazioni di carattere etico.

Ontologia fenomenologica. Sartre si rifà al modello proposto da husserl nei testi. Filosofia

presentato come studio dei fenomeni e del modo in cui la coscienza si configura. L’etica è

tema che viene proposto alla fine del libro di ontologia fenomenologica. Il tema del progetto,

dei valori, del configurarsi dell’io in base a determinate idee che l’io produce, viene illustrato

nel corso dell’opera. Viene posto in modo evidente il tema dell’etica. Come l’etica può essere

costruita? Il tema del prescrittivo dell’etica ha a che fare con l’umanesimo? Non c’è la parola

umanesimo al termine dell’essere e il nulla. Nel momento in cui sartre propone il problema

dell’etica pone il problema dei valori. Problema di prescrizioni a cui l’uomo dovrebbe

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attenersi. L’umanesimo, come dice la parola stessa, indica un certo modo di configurare

l’uomo. Umanesimo è una nostra idea dell’umano, è una certa riflessione che facciamo

sull’uomo e sulla sua natura. Che cos’era l’umanesimo se non un ritorno a una riflessione

su capacità che l’uomo ha in quanto uomo al di la di una rivelazione religiosa, di una fede.

Bisognava porre al centro dell’attenzione l’umano. Si riprendeva l’uso dei testi antichi che

configuravano l’humanitas. Le discipline umanistiche erano quelle che includevano la

cultura in senso lato ed erano manifestazione dell’umano. Si trattava di tornare a queste

fonti che ci avrebbero dato modelli dell’umano. Si guarda anche alle possibilità dell’uomo,

non si guarda solo ciò che è. L’elemento del normativo dell’etica si lega a quello

dell’umanesimo.

Il tema dello scacco diventa il tema di molte novelle di sartre dell’epoca. Si parla di scacco

nella novella contenuta ne “il muro”. Novella. Guerra civile spagnola. Personaggio preso

prigioniero dai franchisti. Uno dei combattenti viene preso prigioniero e gli si chiede di

rivelare dove sia nascosto un certo capo. Alla fine cerca di deviare l’attenzione dei suoi

nemici dicendo che era al cimitero perché era il luogo piu impensabile. I franchisti lo

troveranno perché si ritroverò ad essere proprio li. Il progetto, invece di produrre il progetto

che si ha in mente, produce l’effetto opposto. Percorsi imprevedibili. Risultato opposto

rispetto a quanto si pensava. Il progetto che si ha in mente si scontra con una realtà

contingente, casuale che può assumere forme inaspettate. Puo dirigersi verso situazioni

impensabili. Il per se non puo dominare l in se, no è causa sui, che possa produrre come

suo aspetto l’in se. fondamentale dualismo: il per se agisce in modo che la sua azione non

abbia esito felice. “infanzia di un capo”: 39-40. Storia di un ragazzo che si sentiva privo di

risorse, senza ambizioni, personalità, debole e succube. A un certo punto comincia a

assumere un ruolo pensando che aveva determinate qualità e si sente giustificato nel suo

essere. Non avverte piu la contingenza del suo essere. Non avverte il rischio della sua

libertà. Qualità in quanto nato in un determinato luogo, da una determinata famiglia, ecc.

28
scontro tra questo personaggio e tutti coloro che per nascita non apparterrebbero a questo

mondo. il sartre di questi anni descrive la situazione dell’uomo che avverte la sua precarietà.

Progetto che viene lanciato nella realtà senza la garanzia che questo progetto possa essere

realizzato. Le circostanze non possono essere dominate. Tema dell’angoscia, dello scacco.

Ognuno tende all’affermazione del proprio per se. alla realtà esterna appartengono anche

gli altri. diventa ostile all’io, come sono ostili le cose.

L’esistenzialismo è un umanismo

Negli anni 40 S era stato criticato da piu parti. Vi erano due tipi di intellettuali. Da un lato i

marxisti e poi i cattolici. S non aveva usato il termine di esistenzialismo per la sua filosofia.

Parla di una psicanalisi esistenziale, ma non aveva usato il termine di esistenzialismo. I

critici avevano identificato la sua filosofia come esistenzialismo. I suoi critici avevano

considerato la sua filosofia un esistenzialismo. S non nega questo termine per il suo

pensiero ma lo accoglie e chiama poi la sua filosofia cosi. S parla del suo proprio pensiero

come esistenzialismo ma lo configura come una filosofia umanistica. La conferenza

apparentemente è disordinata, ma c’è un filo conduttore. I temi: una risposta che viene data

a tre critiche che erano mosse in parte dai marxisti e in parte dai cattolici. I marxisti

accusavano s di quietismo: piu che celebrare l’intervenire nella realtà e l’agire, il rendersi

attivi, l’azione sociale e politica, approdava al quietismo. Sartre parla dell’agire dell’uomo

come inutile alla fine dell’essere e il nulla. Sembra che gli effetti dell’agire siano inutili sia

per il condottiero che per chi si ubriaca. Quindi all’uomo non rimane che contemplare la

realtà e il suo essere. Trasformarsi in artista, in creatore di un’opera d’arte. Siamo sul terreno

del produrre un oggetto da contemplare. No produrre azioni che trasformino la realtà

concreta. S risponde a questa critica. Il quietismo portava a un senso di vuotezza. Se l’agire

non conduce a nulla evidentemente c’è un senso di inutilità del vivere. Se tutto cio che

compio è vano si ha un senso di inutilità del vivere, sentimento di disperazione. I marxisti

accusavano s di questo perché conduceva alla disperazione. I cattolici vedeva il lato

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pessimista della sua filosofia. La realtà umana come realtà lacerata. Lacerazione tra l’in se

e il per se. la realtà si scontrava con una realtà ostile. Rapporto di ostilità tra l’io e un altro

io e l’io e le cose. Lato conflittuale della vita piuttosto che lati di concordia e amore. i cattolici

non potevano accogliere con favore il pessimismo sartriano. Vedeva l’uomo in ostilità con

un altro uomo. Realismo: vedeva nell’uomo un forte desiderio di appropriarsi dell’altro.

Termine del dominio. Terza critica che accomunava marxisti e cattolici: accusa di

soggettivismo. Filosofia incentrata sulla soggettività. Era il per se che assumeva il ruolo

dominante perché si configurava come colui che produce valori, che si configura come

passione, che propone i suoi soggetti e lo fa in base a una autodeterminazione. Non vi è un

dio che da comandamenti. No realtà metafisica che indirizza all’agire dell’uomo. Dio stesso:

nell’essere è immanente il bene. l’in se è rappresentato dalla totaità delle cose, è l’insieme

delle cose. Non c’è un finalismo dell’essere. La realtà esterna non mi da misure di carattere

etico, è il soggetto che crea le sue misure. I marxisti accusavano sartre di soggettivismo.

C’è la classe sociale a cui appartiene il soggetto e a cui appartiene l’individuo. Momenti di

socialità che uniscono gli individui. Realtà organizzative, gruppi. L’individuo non può essere

considerato come singolo, c’è una realtà esterna in cui l’individuo è inserito. S accusato di

soggettivismo tanto dai cattolici quanto dai marxisti. Criticavano s per il suo soggettivismo.

Questa critica si articola in tre altri punti. Una prima forma della critica: ci si accusa di

anarchia morale. Se il soggetto si autodetermina ciascuno può aver i suoi valori. Soggetto

come l’unico. Produce i suoi valori agendo per sua propria iniziativa e vivendo secondo la

sua propria misura. Accusa di anarchismo nel campo dell’etica conseguente al

soggettivismo. Secondo: incapacità di giudicare in sede morale. Se c’è un’anarchia in senso

etico il giudizio morale non potrà più esprimersi. Se non ci sono misure comuni come potrò

giudicare che una certa azione trasgredisce una certa prescrizione morale se la persona

che agisce ha una sua idea di azione? Mancanza di giudizio morale, impossibilità. Terzo:

gratuità della scelta. Chi sceglie, senza avere misure determinate, non potrà giustificare le

30
ragioni per cui sceglie un determinato progetto. Come si giustificano le scelte? Quali

possono essere le basi per cui si sceglie in un determinato modo? Non viene ad essere

gratuito il progetto, non dotato di nessuna giustificazione razionale? Si sceglie per capriccio?

Il progetto indica un piano di agire che si ha nella mente. L’emozione è diversa. Il piano lo

considereremmo gratuito come quando si agisce sotto l’impulso di una emozione. Come

agire di fronte alla gratuità di una scelta?

Il saggio si configura come una risposta coerente a queste critiche. S aveva risposto alle

critiche in un giornale comunista: action. Aveva pubblicato una serie di testi di marxisti.

Riflettevano in collegamento con il partito comunista francese. Era un settimanale del partito

comunista francese. Pubblicarono una serie di critiche a sarte e gli diedero la possibilità di

replicare. “à propos de l’esistentialisme”. Riprende queste cose nella conferenza. I comunisti

non furono soddisfatti della replica di S. vediamo il testo.

Pag 45. Il quietismo nasce non solo perché l’azione approda a uno scacco, ma alla fine è

l’azione stessa che risulta impossibile. L’agire viene negato. Non c’è un rivolgersi dell’agire

in qualcosa di positivo. Ci sarebbe nella mia filosofia la negazione dell’agire. Non rimane

che una filosofia contemplativa. Non c’è una filosofia della prassi come quella di gramsci.

Ci sarebbe piuttosto nell’esistenzialismo un atteggiamento contemplativo. Filosofia che

invece di proporsi come riflessione che ci da strumenti per trasformare la realtà sarebbe una

filosofia che si limita a contemplare lo stato di cose esistente e mantenerlo. I comunisti

dicevano che in fondo la filosofia di S poteva essere vista appartenere a una ideologia

borghese. In francia c’è un partito comunista che si affianca a partiti di ispirazione liberale.

Accusa di soggettivismo, di solidarietà, gratuità. Esistenzialismo: riproposta del cogito

cartesiano co l’aggravante che l’uomo non si richiama a dio. Radicalizzazione e realismo

dell’io penso di cartesio. Si parte dall’esistente che è solo, isolato. Non c’è modo di entrare

in rapporto con gli altri. forme radicali e disperate rispetto al cogito cartesiano. In cartesio vi

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è anche una dottrina morale. Come risponde s: andiamo avanti. l’ esistenzialismo sembra

diventato una moda. Ma è così.

Scuole esistenziale. Pag 50. Sartre dice di appartenere a una corrente filosofica molto ampia

nta ain germania e diffusa in francia. Due tipi di esistenzialisti: jaspers e marcel in francia.

Due religiosi. Esistenzialismo cristiano. Ma esiste anche un esistenzialismo ateo. Ci sono

heidegger e altri francesi. E lui stesso. Esistenzialisti francesi atei: non li nomina ma c’erano.

Autori che si richiamavano a filosofie dell’esistenza. Bourgelaine, altri. forse camus. Cosa

hanno tutti in comune? Riprende da sein und zeit: l’esistenza precede l’essenza. S fa sua

questa formula. Tagliacarte. Quando si fabbrica un oggetto l’artigiano ha un’idea e sa a cosa

deve servire. È come se l’essenza precedesse l’esistenza. In questo caso siamo in presenza

di una costruzione che precede l’esistere del manufatto. Base per cui viene posto in essere

un oggetto concreto. Il soggetto non ha di fronte a se alcun momento ideale che lo preceda.

Non c’è una certa idea dell’uomo. Il cattolico pensa all’uomo come immagine di dio. Il testo

biblico ci dice che l’umano è a immagine e somiglianza di dio. Viene fatto di argilla e lo spirito

viene infuso nel suo essere. L’umano si configura come colui che, creato da dio, ha in se

uno spirito. C’è un’anima nell’uomo. Capacità di poter agire in base a dei pensieri. Adamo

non è l’uomo concreto, ma l’idea dell’uomo, la categoria dell’umano. Questo per coloro che

si attengono alla tradizione biblica. Filosofia che pone l’essenza dell’uomo prima

dell’esistenza: concepiscono il soggetto in base a un concetto predeterminato. Gli idealisti

pensano l’essere umano in quanto capace di pensiero. Io penso in quanto appartenente

all’umano. Io condiviso da tutti. marx pensa l’umano in quanto capace di progetto, di lavoro.

Manoscritti filosofici del 44: nozione dell’uomo in quanto essere sociale. L’umano si

configura come una certa essenza. No condivisione dell’idea di una esistenza che precede

l’essenza. S propone il suo esistenzialismo come una filosofia che considera l’esistenza

innanzitutto negando che ci sia qualcosa prima. Negazione dell’umano come concetto che

precede l’esistere dell’uomo.

32
Lezione 14.03.2019

SARTRE

Sartre da un tono decisamente ottimistico al suo pensiero esistenzialista.

Inutilità dell’azione. Ci siamo soffermati su altre difficoltà che riguardavano i valori. Come i

valori si innestano sull’ontologico. Serie di questioni alla fine dell’essere e il nulla. Difficoltà

del nesso tra l’ontologico e l’etico. Problemi in rapporto all’essere dell’in se. nel 45 questi

problemi sembrano essere messi in secondo piano. Propone l’idea del per se come continua

negazione del suo proprio essere. Sembrano essere in secondo piano rispetto agli elementi

di proposta positiva che sartre el 45 vuole avanzare. Sartre si propone come un difensore

della libertà e della dignità dell’uomo. Difensore della responsabilità umana. Difensore

dell’idea dell’uomo in quanto in grado di agire secondo determinate misure etiche. Difensore

dell’universalità dell’umano. Cosa che nell’essere e il nulla veniva messa in questione.

Proposte positive di ottimismo, di invito all’agire. Capacità dell’uomo di modificare l’essere

del per se: svolta nella filosofia dell’esistenza che sartre vuole proporre. Il tono è diverso,

l’impianto filosofico non si trasforma realmente. Terminologia del 43 nel sartre del 45. Cosa

cambia? Tonalità, modo in cui sartre propone la sua filosofia. Non appaiono problemi irrisolti,

piuttosto si accentuano delle possibilità di soluzione di problemi rimasti aperti nell’essere e

il nulla. Clima di ricostruzione dopo la guerra. Atteggiamento positivo, ottimistico. Si tratta di

proporre valori umanistici. Presentare il suo pensiero come un pensiero che può dare

indicazioni all’agire. Pensiero strumento per coloro che desiderassero intervenire in modo

positivo nella realtà. sartre propone la sua filosofia come una filosofia umanistica. Riprende

in realtà il filo conduttore dell’opera ampia del 43. Vengono accentuati i momenti di positività

che sembravano messi in questione nell’essere e il nulla. Qui questi interrogativi non ci sono

piu. Aspetto propositivo della sua filosofia. Sartre risponde all’accusa di quietismo. Prima

33
critica mossa a sartre dai comunisti: quietismo di disperazione. Negatore dell’attività

dell’agire. Sartre ci dice: in realtà l’esistenzialismo si presenta come un pensiero che pone

l’accento sulla nozione di esistenza. Esistenzialismo cristiano (jaspers e marcel) e

esistenzialismo ateo. Spirito nella corporeità che spinge l’uomo a agire nella realtà. lo spirito

starebbe a indicare ciò che di caratteristico ha l’uomo nella bibbia. Sartre nota che anche in

kant vi è un’idea dell’uomo. Ragione in kant: l’uomo ha una sua caratteristico specifica. C’è

un’idea dell’uomo che viene esaminata in quanto colui che è dotato di razionalità nel

momento stesso in cui viene affrontata una critica della ragione per capire il modo di

funzionare della ragione.

Per sartre non vi è un’idea dell’uomo che precede l’esistenza dell’uomo. L’uomo non ha una

natura, un’essenza. È ciò che si fa. Non possiamo parlare di un essere umano in quanto

abbia una sua configurazione che accomuna tutti gli individui. Si deve partire dall’esistenza

che precede l’essenza. Di essenza parlavano i cristiani e quelli che si richiamavano alla

tradizione filosofica. Esistenza che si configura come possibilità di scelta, come azione,

come libertà nel senso di autodeterminazione del soggetto. Questa nozione di libertà sartre

la intende nel senso della spontaneità. La libertà del soggetto: configurarsi secondo

determinati valori che il soggetto stesso sceglie. Libertà che si autodetermina secondo dei

progetti. Non si tratta di una libertà che non abbia alla sua base dei motivi, dei modi di

proporsi che vengano considerati dal soggetto come argomentabili in base alla scelta che il

soggetto compie. È una libertà dell’agire che ha dei motivi, che non è abbandonata agli

eventi. È il soggetto stesso che si autodetermina. Ci sono dei momenti che portano il

soggetto per sua propria scelta verso quella direzione. È una spontaneità che racchiude in

se una capacità del soggetto di delineare, di delineare davanti a se un percorso. Il soggetto

stesso configura il suo proprio percorso. Rimane la sua libertà. Il progetto può essere

trasformato. Dramma in cui un personaggio da essere malvagio diventa personaggio che

sfiora la santità. Dipende tutto dalla scelta compiuta. Questo è l’esistenza. Pag 54. L’uomo

34
non è niente, sarà solo in seguito. È l soggetto che si sceglie e si autodetermina

continuamente. Questo è il principio primo dell’esistenzialismo. Si delinea l’umanesimo che

sartre vuole proporre. Essere sempre libero e capace di autodeterminarsi. In ciò vediamo la

dignità dell’uomo. Dignità: pag 55. S propone il suo concetto umanistico legando ‘idea di

uomo come colui che si può autodeterminare continuamente. Qui sta un nuovo umanesimo.

sartre si allontana dalle correnti umanistiche anteriori. Focalizzazione sulle capacità

spirituali e morali. Sartre si concentra sulla nozione di esistenza: essere libero dell’uomo in

quanto capace di autodeterminarsi. S usa una terminologia heideggeriana.

Il tema dell’analitica dell’esserci, in essere e tempo di heidegger. osservazione riguardo al

modo peculiare di sartre di interpretare heidegger. Par 9. Sartre: existenze. Heidegger:

existence. Termine latino: tradizione metafisica. Essentia e existentia. Questi due termini

nella tradizione ontologica venivano usati insieme. Il termine existentia, nota heidegger non

è l’equivalente dell’existenz del da sein, perché questo esserci, questa existenz non ha

esistenza che possa esse paragonata a quello che chiamiamo esistere quando ci riferiamo

al termine latino. Existentia: tutto ciò che non è il da sein. Il resto viene riferito all’esserci da

heidegger. Ne deriva che questo termine di essenza, essentia, dobbiamo piu considerarlo

nella sua connessione con il termine di essentia piuttosto che considerarlo

indipendentemente da questa essenza. Se pensiamo l’esserci troviamo che nella sua

esistenza stessa troviamo il suo proprio essere, la sua propria essenza. Sartre non pone

queste differenze terminologiche. Mentre in heidegger troviamo il termine existenz in quanto

racchiude la sua esistenza, per cui l’essere stesso si configura nella modalità dell’existenz,

sartre non si ferma a questo punto. Ci dice che dopo l’esistenza penseremmo ancora una

volta all’essenza. Mente in heidegger la coppia essenza esistenza sembra una coppia da

cui distaccarsi, in sartre il termine di essenza si riferisce a quello di esistenza. Sartre cerca

di recuperare il filo di una tradizione filosofica che invece in heidegger sembra essere

considerata come qualcosa da lasciarsi alle spalle. In heidegger troviamo questi due termini

35
legati a ciò che non è esistenza, tradizione ontologica che risale al medioevo e dura fino

all’età moderna. In sartre a partire della sua analisi dell’esistenza dell’uomo c’è un

collegamento con la nozione di esistenza. Ripresa di termini che appartengono alla

tradizione scolastica. Sartre non rinuncia all’idea dell’universalità dell’umano. C’è una

dimensione ulteriore a cui nella scelta si giunge e riguarda l’umanità nel suo complesso. È

come se ci fossero dei modelli umani che sono proposti. Chi fa una scelta non si limita a

compiere una scelta di per se ma ripropone una certa idea dell’uomo. Sartre vuole sfuggire

all’accusa di estremo soggettivismo. Nella scelta scelgo un’idea dell’uomo così come io lo

configuro in quanto in questa idea dell’uomo io vedo qualcosa che ha valore. questo valore

non riguarda solo il fatto che io l’abbia scelto, ma il fatto che debba valere per tutti. chi si

iscrive a un sindacato comunista pensa che il comunismo rappresenti un valore universale,

non solo per se. modello anche del cattolico o del poeta. Scelte individuali: scelte che

vengono proposte universalmente. Recupera la massima kantiana che si trasforma in legge.

si dice che la legge morale è quel criterio a cui dovrebbero adattarsi le massime morali

(critica della ragion pratica). Distacco dalla radice soggettiva per arrivare a un piano di

oggettività. Tutti vengono pensati nel momento stesso in cui si compie la scelta. Recupero

della nozione dell’essenza dell’umano. Se i valori sono condivisibili, se si propone una certa

idea dell’uomo che ha valore, si propone anche una certa natura che l’uomo dovrebbe

assumere, una certa idea che l’umano dovrebbe concretizzare. Dunque non è casuale il

fatto che sartre mantenga i due termini di essenza e esistenza nella pagina in cui ci parla

de suo esistenzialismo. Mentre heidegger rinuncia alla sua nozione di essenza legandola

all’esistenza, in sartre troviamo non una vera e propria distruzione della nozione di essenza,

ma una rielaborazione, un recupero dell’idea di essenza legata a quella di esistenza. Sartre

sembra riallacciarsi a quella tradizione metafisica che sembrava voler negare nell’essere e

il nulla. Viene elogiato cartesio. La nozione di essenza non viene eliminata dal discorso

filosofico che riguarda l’esistere dell’uomo.

36
Antropocentrismo nel senso tolemaico e antropocentrismo in presenza di una visione

scientifica per cui l’uomo è solo un elemento minuscolo delle galassie. Nella misura in cui si

ampliano i confini del cosmo l’uomo diventa colui che può costruire e conoscere. Sartre non

rinuncia all’antropocentrismo.

Kant: La nozione di libertà non è univoca: è veramente libero colui che ubbidisce alla legge

morale in quanto originata dalla sua stessa ragione pratica. Nel momento in cui l’agire

assume come suo criterio la razionalità della legge l’uomo è autonomo, da a se stesso una

legge che è puramente razionale. l’uomo è libero in questo senso. (Critica ragion pratica).

Comprendo di essere libero, nel senso di autodeterminarmi, nel senso che posso

spontaneamente configurare la mia massima in un modo, comprendo la mia libertà come

capacità di scelta solo perché so che la nozinoe di libertà come autonomia mi fa aderire o

trasgredire la legge morale. se non avessi come mia nozinoe comprensibile la nozione di

autonomia non potrei mai comprendere la nozione della libertà dell’arbitrio. Per K ci sono

due libertà: come autonomia e come capacità di scelta. Quella che precede è la nozione di

libertà come autonomia, l’obbedienza alla propria ragione, la ragione c’è e mi indica come

devo agire. Posso condurmi razionalmente nel senso di una ragione che comanda perché

l’essere umano appartiene a un piano noumenico di intelligibilità. Libertà dell’agire non

potrebbe esserci senza la libertà come autonomia.

K propenderebbe per la posizione di spinoza se non introducesse accanto alla libertà come

autodeterminazione la nozione di autonomia. Perché c’è autonomia la libertà di scelta è

possibile. Questo è kant. Siamo vicini alla posizione di sartre perché anche k parla di questa

autodeterminazione come lui. Sartre conosce la nozione di libertà come scelta e ci parla di

una volontà che si autodetermina. Sartre fa dipendere questa nozione di progetto nel suo

fondamento e nella sua dimostrabilità dalla nozione di libertà come autonomia. Kant:

dimensione umana – orientamento etico. La realtà stessa ci mostra i progetti umani. Non

crede sartre che parlando di una libertà di scelta siamo in presenza di una illusione.

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Percezione che l’uomo ha di se in quanto capace di scegliere. Per sartre la realtà ci mostra

che gli esseri umani si autodeterminano. La percezione che abbiamo di noi stessi come

esseri liberi ci mostra qualcosa di reale. C’è una capacità di scegliere che l’uomo ha. Sartre

non dimostra né fonda questa cosa. Sartre si rifà a kant per quanto riguarda

l’universalizzazione della massima. Cita egli stesso kant ma critica kant quando si attiene

alla nozione di libertà come autonomia. Sartre non condivide l’idea kantiana di una legge

che è quella morale universale. Sartre abbandona questo piano della filosofia kantiana.

Mantiene l’idea di una universalità dell’epoca.

Parlare di una dignità dell’uomo vuol dire condurre un discorso che è sul piano del valore.

l’uomo non deve essere usato solo come mezzo, ma anche come fine. Vuol dire riconoscere

nell’uomo una dignità che le cose non hanno. Il piano dell’umano esige un rispetto per

l’uomo che dipende dal fatto che si riconosce all’uomo una dignità. K attribuiva la dignità

dell’uomo al fatto che appartiene al mondo intellegibile. Nel momento in cui l’uomo

obbedisce a una legge morale : c’è un piano ideale a cui l’uomo appartiene. Ecco la dignità

dell’uomo. Se sartre lega la libertà dell’uomo all’ontologico, questa dignità si trasforma in un

riconoscimento del fatto che l’uomo ha libertà o assume un valore etico? L’uomo ha libertà.

Ma siamo sul piano del valore. nel momento in cui si sceglie la libertà, ecco che la libertà

diventa valore. dobbiamo riconoscere la libertà come un valore che assumo nel momento

in cui mi autodetermino. l’autodeterminazione che l’uomo compie, il fatto che scelga

determinati valori, implica secondo sartre il fatto che nel momento in cui si fa questo di

riconosca che questa mia libertà diventi valore per me. Quando mi autodetermino scelgo la

mia libertà e quindi diventa valore. scelgo la libertà quando scelgo il mio progetto di vita.

Scelgo insieme ai valori la libertà che è alla base della mia scelta. i progetti di vita si possono

riconoscere come degni di rispetto, ma nel momento in cui vengono riconosciuti come tali

ci deve essere un elemtno che li accomuna che è la scelta della libertà. Esempio di sartre:

posso riconoscere che tra due comportamenti opposti non vi sia una vera opposizione se

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riconosco che alla base vi è una scelta della libertà. Donna che sceglie di rinunciare all’uomo

che ama perché un’altra donna lo ama. Pag 106-107. Per sartre sono due condotte

equivalenti. La libertà stessi si trasforma in qualcosa dip piu. Si sono comportate entrambe

in modo libero. Le due donne sono quasi sorelle perché vedono la libertà di scelta come un

valore che difendono. Passaggio universalità etica. Condivisione di determinati valori che

rende universale la scelta. sartre però sembra universalizzare: cio che è valore per tutti non

è tanto il progetto di vita che si sceglie. Ciò che è condivisibile è la libertà di scelta. le due

donne possono riconoscersi in un valore comune, che è la loro libertà di scelta. passaggio

da un’idea di universalità che riguarda i valori scelti a un valore che ci permette la scelta.alla

base di ogni scelta c’è la libertà. Ma coloro che non hanno il valore della libertà come loro

principio come potrebbero essere valutati? Introduce delle critiche a colore che peccano di

inautenticità. Descrizione della malafede o del mascheramento delle proprie intenzioni.

Descrizione di coloro che cercano di mascherare l’angoscia in cui la scelta stessa li

introduce, coloro che non sono consapevoli della libertà. Si trovavano in una situazione tale

per cui evitano la scelta. sono i vili, e per questo vengono condannati. La libertà è un valore

universale. Sartre critica il disimpegno. Viltà, debolezza. Ci sono in realtà dei tipi di condotta

che sartre critica. Non è vero che rinuncia al giudizio morale. condanna coloro che non

compiono le loro scelte. Viltà e debolezza. Malafede: giustificare se stessi continuamente

pensando che tutto ciò che si pensava di poter ottenere e non è stato ottenuto non dipende

dal fatto che la persona che aspirava a questi obiettivi non abbia agito, ma si tende ad

accusare le circostanze. Sono criticabili tutte quelle soggettività che fanno a se stesse quei

discorsi che cercano di minimizzare la libertà di scelta. il far pesare il ruolo delle circostanze

esterne, l’insistere su tutto ciò che è esteriore e lo svalutare la libertà di scelta porterebbe

alla malafede, alla autogiustificazione. La libertà di scelta non è stata assunta veramente

come valore. chi vede l’esterno come qualcosa che ha influenza determinante sulla

soggettività, tutti questi io che si richiamano alle circostanze esterne sarebbero vittime di

39
una malafede, di un autogiustificarsi per non aver compiuto le scelte che avrebbero voluto

compiere. Sartre tende a esprimere un giudizio morale. giudizio morale per i deboli. Giudizio

negativo anche nei confronti di coloro che hanno una filosofia di vita deterministica, che non

pensano che la libertà di scelta possa costituire il valore etico universale. Concetto della

malafede. La malafede: sia maschera, ci si autoinganna. Colui che è malafede è colui che

non esprime sinceramente il proprio punto di vista. Sartre accusa di cattiva fede coloro che

si autoassolvono, si autoproclamano vittime delle circostanze esterne pur sapendo che

hanno la loro responsabilità. Sartre che viene considerato un grande fautore della libertà di

scelta conserva l’atteggiamento di colui che conserva dei giudizi morali. La vita di ognuno è

composta dagli atti che ciascuno ha compiuto. Un sentimento, se rimane puro sentimento,

in realtà non ha valore. una opinione che non viene difesa, una scelta di vita non praticata

non sono vere e proprie scelte. Sartre configura il soggetto come proiettato verso l’esterno.

Sartre non è un difensore dell’interiorità del soggetto. Soggettività nel suo estrinsecarsi. È

vero l’amore che si estrinseca, che trova una realizzazione. È dotata di forza di convinzione

l’opinione espressa in pubblico. la scelta deve essere compiuta e mostrata nel corso della

vita. La scelta deve avere una sua attuazione. i fatti devono mostrare davvero la scelta.

serie di azioni che mostrano ciò che il soggetto è. Il soggetto non può essere considerato

indipendentemente dalle azioni che compie. Coloro che si ritengono giustificati nelle loro

scelte e non avvertono la precarietà dell’esistenza del soggetto e pensano che le scelte non

implichino alcuna angoscia: queste persone ritengono di installarsi nell’esistere con

certezza quasi avessero davanti a se un percorso obbligato che li esime dalla libertà della

scelta. li chiama vigliacchi, mascalzoni. Sono coloro che avvertono se stessi in quanto ben

radicati nella propria esistenza. Non avvertono alcun sentimento di precarietà o di

possibilità. Sartre propone il suo esistenzialismo come impegno del vivere. Impegno nella

vita quotidiana. Sartre che celebra l’ottimismo dell’agire, la libertà di scelta come valore,

elemento di sincerità che è contrari alla malafede. Tutto questo viene sottolineato da sartre.

40
Versione volontaristica, attivistica dell’esistenzialismo. Convincere gli uditori che non è vera

l’accusa di quietismo e di pessimismo o di non conoscere il senso della solidarietà. Egli

propone un valore universale che riguarda tutti. tutti gli uomini si riconoscono nel valore della

libertà di scelta. l’ego implica immediatamente l’altro. Il cogito assume una forma universale.

La solidarietà è già nel momento in cui il soggetto si propone. La scelta è il valore condiviso

da tutti. l’ego ha in se un significato universale. L’ego non puo esser separato dall’altro.

Sartre insiste sulla solidarietà. Esistenzialismo come qualcosa che puo avvicinarsi al

marxismo. Il marxismo insisteva sulla implicazione di ciò che l’individuo fa per gli altri. il

soggetto va pensato in situazione. Pag 90. L’io che sceglie liberamente non è l’io puro di

fichte o neppure la res cogitans di cartesio. Parliamo di un io che è in situazione, è un io

condizionato nell’esistenza. Il soggetto esiste al di la delle condizioni storiche ci sono delle

condizioni che accomunano tutti gli uomini: bisogni da soddisfare, bisogno di lavorare, ecc.

è come se sartre reinglobasse gli elementi di limite nella scelta. la soggettività può

ricomprendere nei suoi limiti l’agire.

Questione dello scacco: sartre mantiene il tema della imprevedibilità degli eventi. Possibiltà

del fallimento degli obiettivi del nostro agire. Sartre insiste sugli elementi della disgiunzione

del potere e della speranza, tema kantiana. Se non posso controllare gli eventi posso in

questo momento fare quello che è mio dovere fare in una determinata circostanza. Mi

sfuggono i nessi tra gli eventi che si dovranno produrre. Spero che gli effetti prodotti siano

conformi al mio obiettivo. Speranza che non mi da certezza del buon esito dell’azione.

Obbligo di tipo etico. Sartre riprende questo tema. Aveva insistito piu sugli effetti dell’azione.

Si insiste sulla disgiunzione tra obbligo di carattere morale e speranza perché sartre insiste

sulla positività dell’azione. L’azione va compiuta se c’è una scelta di determinati valori che

mi portano a compiere una determinata azione al di la di quelli che sono gli obiettivi. S non

ha abbandonato del tutto la posizione del 43. Nozione di scacco, di casualità, di fallimento.

L’accento però cade sul presente, sulla necessità di agire oggi e sul dovere di carattere

41
morale senza tener conto del buon esito che un’azione può avere. S è molto sensibile ai

dilemmi morali. Esempio: un so allievo era venuto a lui negli anni della resistenza francese.

Ci sono due scelte compiute attraverso un atto di libertà. Sono ambedue legittime. La scelta

era compiuta in base a dei progetti, a dei valori che questo allievo aveva proposto. Le

circostanze erano le più incerte. Se fosse andato in inghilterra avrebbe potuto incorrere in

ogni sorta di pericoli. Poteva compiere una scelta un base a una sua propria decisione.

Sartre non crede che sia più importante il dovere politico rispetto a quello familiare. In hegel

lo stato è un valore superiore rispetto a quello familiare. La scelta viene fatta con assoluta

convinzione. Questione dell’imprevedibilità degli eventi.

Giovedì e lunedì prox primo levi

Heidegger 6 lezioni fino alle vacanze

29 aprile levinas-13 maggio

Maritain fino al 30 maggio

Lezione 18.03.2019

SARTRE

L’esistenzialismo è un umanismo

Questione del valore. sartre passa dalla nozione di libertà come fatto ontologico, come

spontaneità, che precede l’essenza. Libertà intesa nel senso dello scegliere: ciò che

caratterizza l’umano. Questo è un dato reale. È il per se che si autodetermina. Questa libertà

va assunta come un vero e proprio valore. ciò che è universale nella realtà umana è che in

essa ci sia la capacità di autodeterminarsi. Rinuncia per solidarietà alla sua passione.

Continuare ad amare l’uomo a cui è legato. Due scelte opposte. Libertà alla base. Alla base

c’è la libertà e i valori possono essere i piu vari. Ciò che è universale è la libertà di scelta.

42
tutti i progetti potrebbero essere comprensibili purchè il valore della libertà possa essere

difeso. Sartre propone la libertà di scelta in quanto valore essa stessa. propone la libertà di

scelta come valore. come viene il passaggio dalla libertà che caratterizza il per se al volere

la libertà. Chi non vuole la libertà rinuncia alla stessa capacità di scelta. paradossalmente

una libertà di scelta potrebbe condurre alla rinuncia alla propria libertà. Non potrebbe esserci

una autorinuncia all’esercizio della libertà di scelta? l’io non avrebbe piu una sua

consistenza. Sembra che il punto a cui sartre tiene particolarmente non è la libertà di scelta,

ma l’ego. Un ego che si autocontraddica (perché mentre sceglie afferma di voer negare la

libertà di scelta) scegliendo come valore ciò che nega la base per cui sceglie quel valore,

ecco che l’io stesso si presenta in primo piano come principio di valore. la soggettività stessa

affermandosi nella sua peculiarità sembra presentarsi sulla scena come principio di valore.

presenza dell’io come valore. ma questo io che viene presentato come valore, l’io che

afferma se stesso e assume un significato valoriale, questo io non è per altri aspetti legato

alla contingenza? Non è l’io di kant, fichte.. in cartesio assume il valore di principio senza il

quale la consistenza della realtà non avrebbe modo di esserci. L’io di fichte costruisce il non

io e lo supera e nega continuamente. Presenza di principi che hanno una necessità. Principi

che assumono il valore di principi assoluti senza cui non si può pensare una volontà

nell’agire. Cartesio, kant e fichte si rifanno all’idealismo. In sartre l’ego è contingente. Non

c’è un’essenza, una razionalità previa del cogito, un io pensante, un principio ideale che non

può non essere. L’ego sembra essere penetrato nel contingente. L’io, la soggettività, può

assumere l’aspetto di essere un principio a cui fare riferimento nel momento in cui si riflette

sull’essere o sull’azione? C’è una pura esistenza. Questa soggettività sartriana possa

assumere l’aspetto di principio di valore? da un lato sartre sembra richiamarsi a cartesio

quando dice che il cogito implica l’universalità di tutti gli io degli altri coinvolti nell’ego che

agisce. Questione del giudizio di valore e dell’umanesimo. Ultime pagine del testo. Scelta e

soggettività. Ultime obiezioni mosse a sartre. Sartre ha presentato la sua filosofia come

43
ottimistica. Questione delle condizioni universali dell’esistenza umana. Condizioni storiche

particolari. La soggettività ha sempre modo di agire. C’è sempre modo di compiere

un’azione. Colui che si lamenta di non aver realizzato i suoi progetti è come se non avesse

perseguito con sufficiente energia questi progetti. Sartre è un nemico della soggettività. Per

lui il soggetto è ciò che è riuscito a realizzare. Scelta e soggettività. Cosa fa si che si

scelgano determinati valori? Possiamo giustificare dei progetti che sembrano non avere

alcun principio di ordine? Tutti i progetti si equivalgono? Come si può fondare la mancanza

di un’anarchia assoluta nelle condotte dell’uomo? Sartre aveva detto prima che la frase di

Dostoevskij “se non c’è dio tutto è permesso” nei fratelli karamazov..se dio viene negato

non c’è piu modo di distinguere ciò che è bene e ciò che è male. Sartre non contesta questo

punto di vista. Sembra che l’affermazione di ateismo conduca all’impossibilità di considerare

una certa essenza dell’uomo come un’essenza universale. Non c’è piu un progetto ideale,

ma l’uomo crea i propri valori. La filosofia idealistica, che pur rinunciando a difendere una

posizione religiosa, conservava l’idea della norma e del modello. Se viene a mancare

l’ideale a cui l’uomo dovrebbe tendere non c’è piu nulla di riferimento.

Sorge l’accusa di anarchia. Ma sartre difende un punto di vista anarchico o no? La prima

obiezione non è esatta. “la scelta è possibile in un certo senso..” anche chi non sceglie,

sceglie. Non è vero che ci si abbandoni all’agire capriccioso. Non è questa la realtà che

vuole presentare sartre. Sartre sembra rispondere alla critica di anarchismo di valore

dicendo che l’uomo è già limitato nelle sue possibilità. è un essere sessuato. Essere in

situazione. Questione delle condizioni umane e della condizione. Paragone tra estetica ed

etica. Chi crea non crea a caso. L’artista segue un suo piano, c’è una logica nella creazione

artistica. Non potrebbe l’etica essere avvinata all’estetica? C’è un piano nella scelta di

ognuno. Affinità tra progetto estetico ed etico. Ognuno può proporsi di fare della propria vita

un’opera d’arte. La propria vita può obbedire a un ordine che si sovrappone ai desideri e

alle esigenze di ciascuno. Come un artista si da la sua propria regola, allo stesso modo il

44
soggetto che agisce può creare la sua propria regola. Può essere compresa da altri come

si ammira un certo quadro. Sartre risponde alla prima obiezione: la risposta riguarda la

situazione. Non si agisce a capriccio perché nel progetto sono inclusi una serie di elementi.

C’è un ordine nel modo di agire di ciascuno. Anche se si scegliesse un progetto diverso,

anche nel cambiamento ci sarebbe un ordine. Questione del giudizio. “voi non potete

giudicare gli altri”. ogni volta che l’uomo sceglie il suo progetto con lucidità è impossibile

preferirne un altro. È vero nel senso che non crediamo al progresso. La scelta è sempre

una scelta nell’ambito di una situazione. Si può giudicare le sincerità di un progetto. Io non

giudico i contenuti, ma la buona fede della persona che ha compiuto quel progetto.

L’elemento della lucidità e della sincerità è molto importante. Se si riconosce che c’è una

piena adesione e una forza per cui quel progetto risulta condiviso e portato avanti quel

progetto non può non essere accettato. Forte eredità cartesiana. Sartre è stato sempre un

critico di quei pensatori che accennavano l’importanza di sentimenti e affetti rispetto

all’intelligenza. Insiste sul fatto che il progetto debba essere sempre condiviso dall’intelletto.

Sartre sempre critico della psicanalisi di freud. Insiste sulla nozione della lucidità. Il momento

della comprensione e della consapevolezza del soggetto. Non crediamo nel progresso. Il

progresso fa pensare a certi scopi insiti nella realtà. per S non vi è un finalismo nelle cose

per cui il progetto possa assumere dei valori che vedo insiti nel corso delle cose come se le

cose andassero verso un determinato obiettivo. L’idea di progresso, portava a ritenere che

nella storia stessa vi fosse un progresso. L’idea di progresso è caduta. I valori vengono

scelti in modo indipendente rispetto al corso delle cose. La realtà stessa non mi presenta

nessuna nozione che possa farmi da guida. Accusa di non poter giudicare un certo

contenuto che ci si propone di raggiungere nel corso della propria vita. Manca la possibilità

di porre delle misure che mi permettano di giudicare. La questione del progresso non può

piu essere considerata una questione che appartiene all’etica. Questa è la risposta alla

seconda obiezione. Paragrafo “scelta e soggettività”. Se i valori sono scelti da ciascuno

45
saranno per me davvero dei punti di riferimento? Non è un gioco in fondo il mio vivere?

Sono sempre io che pongo dei valori a cui posso rinunciare, dei valori esistenzialisti. La

terza obiezione. Pag 108. Noi scegliamo i valori. Sartre accetta l’accusa. I valori vengono

proposti da ciascuno. La vita non ha un senso a priori. Sta a noi dare un senso alla vita. Il

valore non è altro che il senso che scegliamo. Non è vero che i valori non sono presi sul

serio. Se la mia vita acquista valore perché do un senso alla mia vita non può essere

considerato come una mancanza di serietà. Se la vita acquista valore allora anche i miei

valori di riferimento non so per me qualcosa di non serio.se la mia vita deve avere un senso

la mia scelta sarà compiuta con estrema serietà. Se i valori dipendono dall’uomo e non sono

riferibili a dio stesso allora non sono solidi. Proprio perché la vita è progetto possiamo creare

una comunità umana. La mia scelta è sempre proposta perché sia condivisa dagli altri.

pagine finali: questione dell’umanesimo. Due modi diversi di parlare di umanismo: 1.

Dottrina che considera l’uomo come fine. Cocteau: umanesimo sul quale si ironizza. Sartre

abbandona questo umanesimo che crede che l’uomo sia una creatura dotata di grandissime

capacità. Uomo pensato come centro dell’universo. Uomo consapevole delle sue capacità

che lo distingue dagli altri esseri. Umanesimo di radice biblica e della filosofia del passato

che si richiamava al logos. Altro umanesimo: l’umanismo classico e l’umanismo

esistenzialista. L’umanismo classico celebra l’uomo. Umanismo del passato. Passato della

tradizione religiosa biblica, della tradizione filosofica che si rifà alla grecia..parte essenziale

della classicità. L’esistenzialista non prenderà mai l’uomo come fine, perché l’uomo è

sempre da fare. L’umanismo ha un altro senso ed è “L’uomo è costantemente fuori di se

stesso. Solo seguendo fini trascendenti può esistere” non c’è altro universo che quello della

soggettività umana. Sartre propone al suo umanismo al posto di quello classico. L’uomo è

esistenza, si proietta al di fuori di se. coglie gli oggetti in relazione al suo soggetto e rimane

al cuore dell’essere. Idea di libertà intesa come capacità di autoprogettare la sua vita. Non

c’è altro legislatore dell’uomo. Non il rivolgersi verso se stesso, ma cercando fuori di se uno

46
scopo, l’uomo si realizzerà come umano. Sartre non crede che la sua posizione conduca a

una disperazione insita nello scegliere valori che non ci sono dati da un’entità superiore. Pur

progettando da solo l’uomo può non cadere nel nichilismo. Sartre vuole proporre una

filosofia ottimistica che vorrebbe condurre fuori l’assurdità del vivere. Libertà e progetto. Tipo

di umanesimo che sartre propone.

L’esistenzialismo di sartre non è religioso. In sartre il punto di vista esterno è la situazione

in cui si è inseriti. Condizioni esterne, non è completamente indipendente. Esteriorità delle

condizioni esistenziali. Non c’è che la situazione della finitezza dell’uomo. Poi ci sono le

condizioni delle biografie di ciascuno. Affinità tra Kierkegaard e sartre nell’angoscia, nella

soggettività che si autodetermina e si sceglie.. diversa è la prospettiva. Nel caso di K siamo

in presenza di un pensatore religioso, cristiano. Mostrare come il pre riflessivo possa essere

penetrato dall’intellettuale. Ci sono certi stati spirituali nei quali non ha parte la coscienza

vigile. In sartre troviamo analisi di questi aspetti dell’io. Sartre ha particolarmente insistito

sulla riflessività, cahiers pour une morale: testo pubblicato dopo la morte. Sartre li scrive nel

47-48. Sartre non voleva pubblicare testi che non avessero avuto l’ultima mano. Non li ha

distrutti i manoscritti, ma voleva che si pubblicassero dopo la morte. Lascia la libertà di

scegliere. In questi cahiers c’è un testo che venne scritto nel dicembre del 45. La conferenza

è dell’ottobre del 45. In questo testo c’è una pagina sulla preriflessività e sulla riflessività.

Ciò di fronte a cui dobbiamo avere dei sospetti. Il preriflessivo implica la malafede, un

atteggiamento di non consapevolezza che mi porta a far miei dei valori, dei punti di vista

che o eredito, che sono propri di una tradizione, che io non ho penetrato attraverso la mia

libera scelta. cartesianesimo in sartre. Sospetto nei confronti di freud. Nel momento in cui

non è riflessa, la libertà si pone come un oggetto che è ossessionato dal valore. la libertà si

deve realizzare su un piano irriflesso. Sartre: chi si attiene all’irriflesso è colui che rimarrà

sul piano della malafede, si sentirà giustificato sulla condivisione di valore che vengono da

costume e tradizione. Pagina critica della non riflessività. Passare dalla non riflessività alla

47
riflessività. C’è una riflessione pura che è rottura con il riflesso. La libertà si autosceglie.

Perché tante persone non fanno mai questo passaggio? Si rimane a un livello di irriflessività

che fa si che si sfugga alla riflessività della scelta. sospetto per tutti i pensatori che

enfatizzano l’elemento della non riflessività. Srtre ritiene che la riflessività debba comparire

attraverso uno sforzo di intelligenza. In questi cahiers appare in un testo del 45. Alcune

situazioni storiche portano a scegliere determinati valori. Ci sono dei valori solo legati al

tempo? Per sartre esiste una condizione umana universale che va al di la delle situazioni

storiche. Rimane l’idea dell’universalità dell’uomo. Polemica tra sartre e naville. Naville dirà

a sartre che non vede tanta differenza tra quello che lui sostiene e una natura dell’uomo.

Difesa di valore dell’umano e dell’esistenza stessa dell’uomo in quanto libero.

Cahiers pour une morale: ci sono suggerimenti che S poi non ha piu sviluppato. Un

momento interessante riguarda l’autenticità. È autentica la scelta consapevole. Nei cahiers

(47-48), dice : se proclamo autentica una mia scelta come posso proporre il mio progetto

come qualcosa che mi giustifica? Questa accusa non potrebbe essere rivolta a colui che

autoproclama questa scelta come autentica? La vera autenticità sarebbe porre la propria

rinuncia all’autenticità. Io non posso propormi come colui che pensa che la sua scelta sia

autentica. Critica dell’ontologia che non troviamo nel sartre dell’essere e il nulla. Sartre

crtiico della ontologia..se dio si pone come essere chi compie la scelta? c’è un essere a cui

io mi adeguo. Critica del punto di vista ontologico. Se ci fosse un modo di concepire dio che

non è quello dell’ontologia? Se ci fosse un modo di concepire dio al di la del suo essere,

non piu come un essere determinato..ma se fosse concepito solo come un agire? Sartre

riconosce che nel cristianesimo si parla di dio come soggetto agente. Dio come ente sommo.

Se si riprende il messaggio cristiano non si parla tanto di dio come ente sommo, ma di un

agire di dio. Spunto, idee, che poi sartre non ha piu molto elaborato. Critica dell’ontologia e

della soggettività che si autoanalizza e si rinchiude in se piu che configurarsi come un

oggetto. Spunti di questo genere li ritroveremo in levinas. Riflettendo vedremo come levinas

48
ragionedà su sartre e heidegger. Quaderni interessanti anche per i riferimenti ad altri autori.

Non si dedicano molte pagine ad altri autori. Nei quaderni ci sono lunghe riflessioni su

heidegger, husserl, hegel e kojeve. Interessante il fatto che husserl e heidegger sono

considerati come dei filosofi piccoli rispetto a hegel che gli sembra un gigante. Gli sembrano

essere a un livello inferiore rispetto a hegel. Dopo il 46 sartre cambierà le sue posizioni e si

avvicinerà al marxismo. Negli anni 60 sartre pubblica la critica della ragione dialettica. Svolta

in senso oggettivistico. Questo libro era stato preparato da interventi di sartre. Sartre che

partecipa a vita sociale e politica dei suoi tempi. Sartre degli anni 70: ritroveremo il sartre

libertario che esalta la capacità di scelta dell’individuo. Il sartre delle ultimisse opere è un

sartre che ritorna alla letteratura. Scriverà sulla sua propria esperienza letteraria. Scriverà

“les mots”, analisi di figure di artisti. C’è una coerenza nello sviluppo di tematiche sartriane.

L’ultimo sartre ritorna al romanzo del 38 esaltando l’attività del romanziere e del creatore

artistico.

PRIMO LEVI

Contesto storico dell’opera. Il testo “se questo è un uomo” vede la luce nel 47. Genesi

dell’opera: analisi molto accurata fatta dal curatore delle opere einaudi marco belpoliti.

Descrizione che ci racconta come sia avvenuta la genesi e la condensazione dell’opera.

Belpoliti ci racconta nell’appendice che l’idea di far luce e riportare l’esperienza del lager

venne fuori quando levi era già nel lager. Ebbe tempo di passare del tempo nel laboratorio

di chimica. Levi comincia ad avere una prima idea. Comincia ad appuntarsi qualcosa in

questa circostanza. Tornato a torino, primo levi stesso dirà di essere stato preso da un

desiderio di comunicare le sue esperienze. Ci fu una sorta di comunicazione orale che

veniva fatta della sua esperienza. I primi testi vennero pubblicati nel 47 in una rivista che

era “l’amico del popolo”, una rivista comunista di vercelli. Erano testimonianze staccate.

49
Genesi è racconto orale e poi testimonianza frammentaria. Anche su consigli di amici levi

pubblica nel 47 l’esperienza del lager dalla “de silva” di antonicelli. A lui era collegato anche

garrone, anti fascista torinese, che era in contatto con anna, sorella di levi. Attraverso questi

legami ecco che levi pubblicherà presso la casa editrice di antonicelli. Lo aveva proposto a

einaudi ma gli era stato rifiutato. Ragione di fondo: all’indomani della guerra una

testimonianza così tragica non avrebbe potuto trovare un’accoglienza comprensiva. Animi

volti verso la ricostruzione. Racconti ascoltati, ma non si voleva troppo rinvangare il passato

perché gli animi erano troppo volti verso il futuro. Desiderio di progettare un nuovo modo di

vivere. Solo in un secondo momento si potrà tornare su esperienze dolorose. Bisogna aver

modo di elaborarle e riflettere. Lei racconterà che aveva parlato con natalia ginzburg.

Passano degli anni e il libro sarà pubblicato da einaudi. Siamo nel 58. Belpoliti ci dice che

se si confronta la prima edizione del 47 rispetto a quella einaudi del 58 ci sono moltissime

differenze. Il libro che era stato pubblicato non è l’ultima parola che levi ha rispetto alle

testimonianze che vuole trasmettere. L’edizione del 58 è più ricca e ci sono molte piu parti

riflessive. Il libro del 47 raccontava più esperienze. Nella ristampa del 58 levi aggiunge una

serie di punti. Ricostruisce spesso inizio e fine di alcuni capitoli. Da una forma piu di

ricostruzione di fatti ed eventi e di messaggi di tipo antropologico e filosofico per i lettori. Si

medita sull’essere umano. C’è anche una stesura diversa. Belpoliti nota che il manoscritto

del 47 e poi l’edizione de silva avevano delle frasi più brevi. L’edizione del 58 è più raffinata.

Il tono è più discorsivo. Andamento tale da suscitare nel lettore un atteggiamento di

riflessività. Il tono è quello della discorsività e della pacatezza. Tono che evita elementi

troppo crudi. Estremo autocontrollo dello stile. Persino la punteggiatura ha una variazione.

Periodare con un andamento più ricco, espositivo, rispetto a una stesura più incalzante e

rapida. Dopo il 58 il libro ha una grandissima diffusione, verrà tradotto in molte lingue. Il

titolo non è di primo levi, è di antonicelli su consiglio di zorzi. La frase l’aveva presa da una

poesia di primo levi. Oltre a scrivere testi, all’indomani della guerra scrisse anche delle

50
poesie. Una di queste che poi sarà premessa all’edizione de silva comincia appunto con “

se questo è un uomo”. La poesia viene premessa dopo il frontespizio. Come avrebbe voluto

chiamare il suo libro levi? I sommersi e i salvati. La ritroviamo come titolo di un capitolo e di

un libro successivo, tardi, dove levi racconterà non tanto la sua esperienza ad auschwitz,

ma i problemi e il valore della memoria. Un altro titolo che appare e che forma anche il titolo

di un capitolo è “sul fondo”. Poi antonicelli scelse questo verso come titolo. Subito tematica

dell’umanesimo.

In una raccolta di poesia successiva levi da come titolo a questa poesia “shemà” che è la

professione di fede, vuol dire “ascolta”. Questo ascolta si riferisce all’evento di auschwitz. È

una preghiera ebraica, la professione di fede, è la preghiera fondamentale dei tre della

giornata. Ricordo di auschwitz: ultimi tre versi sono nello schemà. Da il senso di presentare

l’opera come un richiamo all’idea di uomo. È un uomo questo, quello che si presenta in

questo modo? Come dovrebbe essere un uomo? La scelta si giustifica leggendo molte

pagine dell’opera. Il testo che levi pubblicò separatamente, prima di pubblicare il libro, e che

scrisse tra i primi, è un testo conclude l’opera ed è sui 10 giorni della liberazione. Il campo

viene abbandonato. Lasciarono i malati nel campo. Ci fu un intermezzo tra l’abbandono del

campo da parte dei nazisti e l’arrivo dei russi. Il nucleo umano ricostruisce l’umano in quei

giorni. Levi propone “storia dei 10 giorni” come una riproposta dell’umano, un riproporre

l’uomo come dovrebbe essere. Ricorre continuamente la parola uomini. Continuamente in

questo ultimo capitolo ricorre l’idea dell’umano che risorge e i prigionieri hanno modo in

certa forma, seppur tragica, di ricostituire un mondo che cerca di sopravvivere e

ricostituiscono delle relazioni umane. Espressioni che riguardano l’umano che ricorrono

continuamente. Idea dell’umano che contrasta con ciò che era successo ad auschwitz.

Lezione 21.03.2019

51
PRIMO LEVI

Poesia “se questo è un uomo”. Fin dalla poesia primo levi ha un’idea delle caratteristiche

dell’uomo. Nel lager era stato tutto distrutto. Troviamo echi biblici nella poesia che levi

premette su suggerimento di antonicelli. La poesia ci da in sintesi il contenuto riguardo

all’uomo espresso nell’opera. È come se nella poesia potessimo già trovare in modo conciso

quello che poi è il contenuto che viene esposto in forma piana nella prosa nel libro. Nella

poesia vi è una condensazione dell’idea che primo levi vuole proporre dell’uomo e del modo

in negativo che egli ha di descrivere l’uomo che si trova in una situazione in cui la realtà

umana viene messa in questione. Nella raccolta di poesie che levi pubblicò nel 78, chiamata

“schemà”.. la poesia viene intitolata “se questo è un uomo” e questo da il titolo anche

all’opera di levi. La poesia levi l’aveva già pubblicata nel 47 con un altro titolo: “salmo”. Si

aprono tante interpretazioni possibili. Come interpretare questa poesia? È una sorta di

richiamo all’idea religiosa dell’uomo. La cultura di levi si forma su testi di letteratura, di

cultura non religiosa. È possibile che in questa poesia vi siano profondi echi religiosi.

Riferimenti a una tradizione biblica, ebraica e cristiana. la poesia viene intitolata salmo

perché nonostante il tono negativo che riguarda una condizione dell’uomo di negazione

rispetto a quello che l’uomo dovrebbe essere, come prospettiva viene proposta un’idea

dell’uomo. Il tono della poesia è assolutamente pessimista. Possiamo trovare delle parole

che sembrano mostrare la direzione del pensiero di levi verso un fondamentale pessimismo.

Negazione, disperazione nei confronti del far risorgere l’umano. Sullo sfondo, proprio perché

vi è questo tono negativo, ecco che nasce una prospettiva che si delinea in positivo. Il

negativo ha assunto queste forme. “considerate se questo è un uomo..” à capovolgere

l’idea biblica che si ha dell’uomo. Idea di distruzione assoluta. Non tanto presa d’atto della

crisi dell’umano, quanto presa d’atto di quel che l’uomo aveva vissuto negli anni delle

persecuzioni in modo da mostrare un risvolto positivo. Proprio perché si descrive una

situazione negativa sembra emergere in filigrana una situazione positiva. Kafka: possibilità

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di far emergere la positività da un negativo che è giunto all’estremo limite. Tono di

rovesciamento del messaggio religioso. Sembra ritornare la possibilità che la stessa idea

dell’uomo proposta dalla tradizione biblica si prospetti di nuovo. letteratura filosofica sul

tema auschwitz. Letteratura filosofica che ha riflettuto a partire dall’olocausto come

emblema del male. Ci sono delle considerazioni all’interno di questa letteratura che

sembrano riprendere le frasi che primo levi mette all’opera. Si concentra sul male che è

avvenuto. Sembra che ciò che la tradizione ci indica sull’umano venga messo in questione.

Crisi a partire da auschwitz: emil fackenheim. Constatazione di fatti negativi che sono

avvenuti. Primo levi viene tenuto presente dagli autori nominati. Greenberg. Quasi un

rovescio del salmo. I salmi si concludono tutti con un richiamo a dio.

Interpretazioni che puntano su una crisi dell’umano. Una salvazione c’è, anche quando

primo levi sembra concludere con accenti disperati. Che rapporto c’è tra poesia e prosa?

Poesie 45-46 antecedenti alla narrazione. Levi era un poeta prima di essere uno scrittore in

prosa. Le sue opere narrativa nascono sulla base di un’espressione poetica anteriore. La

poesia è nata prima della narrazione degli eventi. Nel 1978 troviamo come premessa di una

raccolta di poesie che viene pubblicata un brano che primo levi dedica al rapporto tra poesia

e prosa nella sua opera. Solo nel 78 si dedicherà di mostrare al gran pubblico le poesie. Nel

1978 pubblica la sua raccolta di poesie che viene intitolata “ad ora incerta”, viene ripreso

coleridge. Levi dice “in tutte le civiltà, anche quelle ancora senza scrittura, molti provano il

bisogno di esprimersi in versi. Secernono materia poetica indirizzata a se stessi e

all’universo..la poesia è nata certamente prima della prosa. Uomo sono e anche io a

intervalli regolari e ora incerta, ho ceduto alla spinta, scritta nel nostro patrimonio genetico.

Piu idonea per trasmettere un’idea o un’immagine” cominciamo a capire l’idea dell’umano.

La poesia esprime un aspetto dell’umano. C’è un aspetto dell’umano e questo aspetto

dell’umano è irrazionale, affettivo. La poesia è adeguata per esprimere questo lato

dell’umano. La poesia è nata molto prima della prosa. I versi sono nati prima che nasca la

53
prosa. Prima della prosa la poesia, adatta a esprimere uno stato d’animo o una realtà che

non è quella dell’argomentazione razionale. levi riconosce che in lui il poetico è nato prima

del narrativo. In “se questo è un uomo” troviamo una metà razionale e una non razionale a

cui la poesia è piu adatta. Limitare il valore dell’espressione poetica rispetto alla prosa. La

prosa da in una forma discorsiva, argomentata, riflessiva, quello che nella poesia viene

espresso in modo immediato. Lo stato d’animo si puo esprimere in versi pregnanti che però

non hanno modo di offrire pensieri se non in una forma evocativa. La prosa è più multiforme

e si rivolge al lettore in modo da suscitare in lui delle immagini e degli argomenti, pensieri.

Levi predilige la prosa rispetto alla poesia. Ciò che è piu naturale nell’uomo è piuttosto la

ragione. tutto ciò che è non razionale sembra non naturale. Tuttavia levi insiste sulla priorità

della poesia sulla prosa. L’espressione poetica è ciò che subito ci da questo mondo non

razionale. la poesia già filtra questo stato d’animo non razionale. l’espressione è più

immediata. Si comprende come la poesia abbia non solo un aspetto di ornamento quando

viene premessa all’opera narrativa. The rime of the ancient mariner. Ad un’ora incerta

l’agonia ritorna. Consolazione per chi ha tanto patito e per alleviare il proprio dolore. Ad ora

incerta: ripresa da coleridge. Da il titolo alle poesie di primo levi e ce lo ritroviamo in “i

sommersi e i salvati”. Ci sono altre poesie antecedenti rispetto all’opera narrativa. Sembra

che l’espressione poetica sia nata in levi prima che la narrazione abbia potuto avere forma.

Espressione poetica: si riferisce ai fatti che ha vissuto anche prima che i fatti siano narrati.

“buna”, poesia della raccolta del 78 dove si descrive una situazione umana triste. Si descrive

la situazione dei prigionieri ogni giorno. “25 febbraio del 44”, “il canto del corvo”. Tutte queste

poesie dedicate all’esperienza della guerra precedono la narrazione di “se questo è un

uomo”. Ci sono delle poesie di levi in cui auschwitz viene affiancato da hiroshima. Lo mette

insieme ad auschwitz. C’è una poesia dove mette vicini auschwitz e hiroshima. Questo fatto

viene messo accanto ad auschwitz perché le vittime sono incolpevoli, sono eventi che hanno

provocato distruzioni di massa. Eventi che si presentano in modi diversi, ma gli effetti

54
negativi dirompenti che questi eventi hanno avuto sono uguali non si possono disgiungere.

Levi è convinto del fatto che possa ripresentarsi auschwitz. In francia i crimini nazisti, dopo

grande polemica, furono considerati tali da non essere prescritti.

Uno dei primi testi dopo le poesie che levi compose subito dopo la guerra fu quel capitolo

chiamato “storia di 10 giorni”. Lo troviamo alla fine del libro. È un capitolo importante proprio

perché dal negativo, da una descrizione di morte e malattia (si descrive la storia di un gruppo

di prigionieri malati poi abbandonati a se stessi ..malati che non hanno piu energie ma

ciononostante recuperano una dimensione di umanità.) possa poi emergere il positivo. Da

un estremo negativo emerge il positivo. Situazione di grande miseria, di grande indigenza,

da cui però riemerge proprio il nucleo dell’umano. Comincia ad emergere il lato umano.

Questi francesi, se non sapevano le cose, le domandavano. Vedono qualcuno che sembra

che sappia e cominciano a fargli molte domande. Nel lager non si possono fare delle

domande. Queste persone cominciarono a domandare. “continuarono con le loro

domande”. Domanda: elemento della parola, della comunicazione. Fare in modo che ci sia

una comunicazione, un dire e un aspettarsi la parola a quello che si è detto. Elemento della

condivisione. In sartre troviamo questa accentuazione del logos di unire, di premettere la

condivisione del proprio pensiero. Insistendo sulla questione della domanda e del

rispondere, ecco che levi rievoca questo punto. Dimensione dell’umano di Levi comincia a

profilarsi in questo capitolo. È la storia della liberazione del campo. In quei giorni i prigionieri

hanno ricreato il mondo. ricreare ciò che è stato distrutto. Macchina del lager. Siamo in

presenza di una situazione di morte incombente, ma lo stato d’animo era quello di colui che

si sente nella situazione di poter sperimentare una salvazione. Questi giorni per noi furono

giorni in cui avemmo il presentimento della salvazione. È un termine meno intriso di

religiosità della salvezza. È un termine più piano della salvezza o della redenzione. Piu

avanti c’è un grande racconto di cio che viene fatto da levi e dei francesi per garantire un

minimo di sussistenza: modo di scaldare la stanza ad esempio. Poi riescono a trovare del

55
cibo. Si dice ancora: dato che eravamo noi tre che lavoravamo ecco che gli altri decisero di

darci una razione di pane di piu. “Quando fu riparata la finestra e la stufa cominciò a

diffondere calore..”. inizio del processo per cui da prigionieri siamo ridiventati uomini.

Riemerge la qualifica dell’umano, di cosa sia uomo. Siamo ridiventati uomini. Primo gesto:

gratitudine. Le persone che erano lì si sentivano per dover di gratitudine di dare parte del

loro cibo a coloro che lavoravano di più. La giustizia implica una equivalenza del dare e del

ricevere. Gesto di gratitudine. La gratitudine implica il sentirsi obbligati nei confronti di coloro

che avevano dato qualcosa di piu di quanto era richiesto da loro. Momento di più rispetto

alla giustizia. Atteggiamento di obbligazione di colui che è debole nei confronti di chi ha di

piu di quanto ho io. Si preoccupavano per i piu deboli. Per questa ragione chi era piu

bisognoso si sente piu debole. Le relazioni di queste persone non sono tali da essere

considerate relazioni tra pari. Ritorno dell’umano: obbligo di colui che è piu dotato, piu forte,

provvisto di risorse, di dare qualche cosa che viene riconosciuto dagli altri con gratitudine.

Dare a qualcuno che è piu debole. Gli altri riconoscono questo gesto umano e sono grati

per questo atto di pietà o di carità che viene compiuto da parte dei tre che potevano agire

rispetto agli altri. “io pensavo che la vita era ancora bella”.chi è uomo? Perfino chi uccide è

ancora uomo. Se si considera una situazione strema in cui un uomo vivo ha atteso che

morisse un suo compagno per sottrargli il cibo allora ci troviamo di fronte a una situazione

di negazione dell’umano. Situazione di non umanità. Vuol dire trasformare l’uomo in una

cosa non si ha piu verso di lui un sentimento di pietas. la storia si conclude con una

sepoltura. Atto di pietà: togliersi il berretto. In tanti punti della storia si descrive la situazione

per cui vi è una rinascita dell’umano a partire da una situazione di estrema degradazione e

miseria. C’è anche l’intelligenza, la tecnica. L’umano caratterizzato da un sentimento di

carità nei confronti degli altri.

Sul piano della genesi c’è una precedenza della poesia sulla prosa, sul piano della efficacia

comunicativa, della condivisione delle esperienze è essenziale la prosa. Ci aiuta a

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trasmettere meglio l’articolazione del pensiero. L’espressione poetica ci coinvolge, ma non

ha gli strumenti piu appropriati per entrare nel piano argomentativo. Espressione poetica

che si presenta piu sotto forma di immagini, di lampi, parole che evocano un’atmosfera, più

che la parola più argomentata. Dante nel paradiso: fondo teologico. L’espressione poetica

a cui fa riferimento levi è quella poetica del 900. Espressione mitica: metafore, immagini

sensibili. Non si tratta di una poesia che trasmette concetti o idee. È una poesia fatta di

esperienze sensibili. C’è bisogno di uno strato di riflessione più elevato. Auschwitz per levi

è l’estremizzazione di una crudeltà inutile che è già in altri eventi, in altri fatti. In auschwitz

c’è una forma estrema, quasi parodistica. In auschwitz c’è una forma quasi paradossale

della crudeltà. Mostrare come anche in altri casi ci siano state delle forme di crudeltà inutile.

Sterminio delle razze inferiori e lavoro schiavistico. Sofferenza inutile, senza scopo. Levi

credeva che fossero uomini come noi. La morale corrente era stata capovolta. Erano

diventate personalità violente, non lo erano per natura. la violenza inutile è ricondotta a una

radice di comprensibilità di spiegazione che riporta l’evento auschwitz a un unicum. C’è un

contesto che va chiarito per poter comprendere auschwitz.

Lezione 25.03.2019

Primo levi

Ci soffermiamo sul capitolo “l’ultimo” e sul “canto di ulisse.”. è uno dei capitoli centrali.

L’ultimo. Si racconta di come lui e alberto si fossero ingegnati a recuperare degli oggetti per

la loro sopravvivenza nel campo. Come procurarsi degli oggetti utili al loro sostentamento.

Il capitolo si conclude con una descrizione dell’impiccagione di un prigioniero. Il 7 ottobre

del 44 ci fu una rivolta di uno dei sonderkommandos adibiti alle camere e gas. I tempi

descritti nel libro di levi corrispondono a questa data. Era stato distrutto il crematorium da

parte di questo comando speciale. Erano state uccise 3 ss e altre uccise. Le donne diedero

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l’esplosivo a questo comando che lo usò per far esplodere il crematorio. Gli insorti vennero

in parte uccisi il giorno stesso della ribellione. I sopravvissuti vennero portati alcuni a

aushwitz II, altri fatti morire sotto tortura. L’unico che sopravvisse si chiamava robel, era un

ebreo polacco. L’episodio corrisponde a documenti storici che abbiamo degli eventi accaduti

a quel tempo. I documenti: abbiamo un testo che si chiama calendarium, 39-45. Testo

pubblicato nell’89 nell’edizione tedesca e poi abbiamo un’edizione italiana che raccoglie

documenti di auschwitz. La persona che ha raccolto tutto è danuta tzek, una polacca che si

è preoccupata di mettere insieme un libro per raccogliere ciò che era rimasto. L’episodio

che levi descrive riflette degli eventi che sono stati documentati attraverso questa raccolta.

Lo stesso levi ci dava delle indicazioni sulla nazionalità della persona condannata a morte

perché preparando la versione einaudi aveva corretto la versione di “ich bin der letze” con

una frase in dialetto iddish (?), “lezze”. Molte cose vennero semplificate poi nell’edizione

einaudi. Levi ci teneva a dare una trascrizione fedele dei fatti. Un enigma, un problema

forma questo appello del condannato che dice “io sono l’ultimo”. Il condannato avrà voluto

dire ciò che i prigionieri capirono, e cioè che era un uomo che aveva dimostrato una capacità

di opporsi alla violenza attraverso un’azione che mostrava una capacità di azione che gli

altri prigionieri avevano perso. Questa frase fa pensare a un appello che questo condannato

sembra rivolgere ai suoi compagni per invitarli a far si che egli non sia l’ultimo e che altri

possano seguire il suo esempio. Forse dopo di lui qualcuno avrebbe seguito il suo esempio?

Non lo sappiamo. Sembra di capire che coloro che hanno assistito alla scena interpretarono

questa frase come un richiamo alla umanità, come se il grido del condannato facesse

riemergere una umanità che essi avevano quasi soffocato. Non ci fu un mormorio, ci fu solo

il silenzio. Impressione di assoluta negazione dell’umano. Il capitolo finisce con una nota

molto rassegnata, nonostante questo spiraglio, questo lampo di unione tra colui che stava

per morire e i compagni che assistevano alla scena. Uno dei capitoli molto noti del libro di

levi questo. Rivendica il suo essere contro tutta la situazione in cui i prigionieri venivano

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considerati non più umani. Contrapposizione tra coloro che venivano considerati il massimo

dell’umano e coloro che erano al di sotto dell’umano. Rivendicare il suo essere uomo contro

coloro che gli negavano la sostanza umana. Egli morì da uomo. Morì perché veniva colpito

e punito per qualcosa che aveva compiuto. Era una morte solitaria, ma era una morte di un

uomo. Non era una morte oscura, anonima. Era la morte solitaria di colui che si presentava

come un individuo.

“il canto di ulisse”. Primo levi, riprendendo il canto di ulisse, si soffermerà sulla questione

dell’umanità. Il canto di ulisse fu rielaborato da levi. Fu uno de capitoli su cui piu lavorò.

Molto elaborato e raffinato. Aveva rivisto molte pagine del libro. Trasforma molte

espressioni. Il libro sembra scritto in modo molto piano..ma in realtà è molto difficile capire

il senso preciso del capitolo. Intanto c’è una situazione, che è quella che riguarda la

situazione delle persone nel campo. Si trovavano in una cisterna, nel buio. Questa

situazione di buio la ritroveremo alla fine. L’oscurità all’inizio e alla fine del capitolo. Il capitolo

si chiuderà con una immagine di soffocamento. La storia tra queste due chiusure è quella

di un’uscita dalla situazione di buio per andare verso una situazione diversa e poi

l’impossibilità di sfuggire a questa situazione. Il canto di ulisse sembra alludere a una storia

di liberazione in cui c’è la possibilità di uscita da parte dei protagonisti. Poi troviamo i

personaggi: jean, il piccolo, e levi. Cisterna fa venire in mente l’immagine di giuseppe e i

suoi fratelli. Vocabolo che può essere stato usato pensando a giuseppe. Cosa voelva dire

dante presentandoci la figura di ulisse? A seconda di come si legge il capitolo si può

comprendere che idea dell’uomo levi si facesse. Si tratta di un’espressione che riprende il

senso che dante da o levi lo prende in altro modo? Siamo nel girone di male bolge: coloro

che hanno usato male la loro ragione. si può supporre che levi abbia spiegato queste cose

a Pikolo. Se prendiamo l’inferno vediamo che effettivamente scontato la loro punizione vari

tipi di peccatori. È diviso in 10 bolge. Vengono raffigurati come cerchi che vanno verso il

basso. Ulisse si trova quasi alla fine di questo cono, all’8 cerchio. Li ci sono i peccatori che

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hanno usato male la loro ragione. ottava bolgia: consiglieri fraudolenti, tra cui ulisse. Sono

tutte persone che hanno delle abilità di seduzione. Usano la loro ragione male. Coloro che

fanno commercio in modo ingiusto, i falsari.. colpa: aver usato male la ragione. dante vede

delle fiammelle. Tra queste fiammelle ci sono ulisse e diomede. Insieme scontano la pena.

Parlerà solo ulisse. Interessante che dante faccia precedere alla descrizione di ciò che

ulisse dirà una raffigurazione di se come colui che deve frenare l’ingegno. Premessa al

resoconto, al ricordo di quel che ulisse dirà. È dante che presenta quello che poi verrà

rappresentato da ulisse stesso. Dante sembra anticipare la figura di ulisse. L’intelligenza

corre il rischio di non essere controllata dalla virtù. Intelligenza che va controllata dalla virtù.

Dante descrive la scena. Le fiammelle che si trovano nella bolgia dei consiglieri fraudolenti.

L’ottava bolgia risplendeva di fiammelle come le lucciole d’estate. Domanda che riguarda la

morte di ulisse. Dante non aveva letto omero, ma conosceva leggende e altro.. ovidio come

fonte. Ecco perché poi si parla di ulisse che abbandona gaeta (lo dice ovidio nelle

metamorfosi). Ulisse che dopo aver soggiornato presso circe lascia la maga e affronta

l’ultimo viaggio con i suoi compagni. Dante raffigura ulisse come un personaggio

ambiguo.ulisse ha usato l’intelligenza nel modo in cui non avrebbe dovuto usarla. Per dante

ulisse è l’uomo di grande intelligenza, l’uomo che non teme il rischio, che va alla ricerca di

cose che non sa, si presenta come un uomo che non desidera rimanere racchiuso nella sua

casa e condurre una vita nel suo ambito familiare. Non trova sufficiente questo, non aspira

a questo. Sicuramente dante è un grande ammiratore di questo atteggiamento. Egli raffigura

se stesso come un uomo di grande ingegno. Non vuole fermarsi a dei limiti dati. In ulisse

c’è la figura dell’eroe della conoscenza. Dante pensa che la virtù debba frenare l’ingegno.

Confini dell’intelligenza umana. C’è una virtù che non si può abbandonare. Siano essi gli

eroi greci, si il dio del cristianesimo..ci sono delle regole che non possono essere infrante e

l’uomo peccherebbe di trasgressione delle norme della divinità se superasse questi limiti.

Una delle interpretazioni: vede in dante colui che da un lato ammira ulisse, lo esalta, ma per

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altro verso lo condanna. È pur sempre quello che ha usato la ragione nel modo sbagliato.

Ha spinto il suo desiderio di conoscenza oltre i limiti. Ulisse sa parlare, sa convincere, usa

la parola come strumento per ottenere dei risultati che altri non possono ottenere. Dante

assume anche un atteggiamento di critica. Per dante ulisse ha anche questo lato, viene

considerato da dante secondo questo aspetto negativo. Aspetto che a dante appare

negativo. Per a prof c’è la stessa visione di ulisse in primo levi. Mettersi per mare: superare

una barriera. Desiderio di ulisse di scagliare se stessi al di la di una barriera. Mettersi per

mare vuol dire abbandonare la terraferma. Personaggio in grado di superare sempre limiti

posti all’umano. Capacità di andare sempre oltre. Superare i limiti: umano. Capacità

dell’uomo dell’essere libero da vincoli. Pag 151. Passaggio enigmatico. Dante introduce un

anacronismo. I greci conoscevano i limiti posti dagli dei. “altrui piacque”: anacronismo. È

umano. È un anacronismo così umano. È necessario. Si può dedurre un atteggiamento di

levi assai vicino a quello di dante. Levi condivide il giudizio complesso che dante da della

figura di ulisse. Da un lato la celebrazione di ulisse, l’ansia di ulisse di spingersi oltre la

barriera…anacronismo umano e necessario. Ulisse aveva infranto dei limiti che non

avrebbe dovuto infrangere. Consapevole del fatto che l’uomo non dovrebbe mai dimenticare

i limiti dell’umano. Nel momento in cui si trasgrediscono dei confini che hanno posto insorge

la distruzione. Possibile che si faccia allusione al nazismo in quanto abbia fatto uso di una

intelligenza dimentica di norme che provenivano dal divino stesso? è possibile che ci si

riferisca a un uso dell’ingegno che trasgredisca regole morali di carattere etico? Levi non ci

dice molto di come si sia prospettata questa cosa. Ci dice che questo qualcosa di gigantesco

riguarda il perché del nostro destino. È possibile che nella mente di levi si sia profilata l’idea

del campo di concentramento .. razionalità frutto di un orgoglio umano dimentico di ogni

norma etica? Possibile che ci sia questa intuizione. Qualcosa che ha al suo interno un

funzionamento. Ci sono delle costruzioni che sono state adibite a determinati usi, non c’è

un dominio dell’irrazionalità più completa. L’irrazionalità sta nello scopo della distruzione di

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chi sta nel campo. Nel funzionamento il campo sembra rispondere a una logica, a una

razionalità con segno negativo. Umanesimo medievale di dante: non gli è lontano. Levi

sembra condividere, leggendo dante, il punto di vista riguardo all’uomo di un poeta

medievale come dante. C’è il dante che celebra l’umanesimo fondato sulla libertà dell’uomo,

ma anche il dante che poneva dei limiti al desiderio di conoscere dell’uomo.

Comprendere che tipo di idea levi si faceva dell’umano. Sartre è molto polemico nei confronti

di un umanesimo cristiano in cui vi è un’essenza ben definita dell’uomo. Idea cristiana

dell’uomo. Modello dell’uomo razionale e dell’uomo che usa la sua ragione e obbedisce ai

comandi divini. Ascolta i comandamenti divini e si riferisce a tali comandamenti. Nella bibbia

si parla anche di regole di carattere morale che vengono trasmesse all’uomo. Nelle

narrazioni bibliche ci sono continuamente eventi in cui vediamo l’uomo che ascolta una voce

che proviene da dio stesso e gli indica determinati obiettivi che deve raggiungere. Dio che

parla ad abramo, a mosè..ma se si va al nuovo testamento siamo in presenza della figura

di cristo che ascolta la voce del padre, colui che porta agli uomini un messaggio..regole di

carattere morale. da cartesio in poi vediamo che c’è una certa idea dell’uomo come essere

razionale. cogito come nucleo dell’umano si insiste sulla capacità dell’uomo di

universalizzarsi. Vivere la sua stessa natura, essenza. Se passiamo da questa idea

dell’uomo a primo levi siamo di nuovo a una idea classica e cristiana dell’uomo. Idea

classica e biblica dell’uomo. C’è l’ulisse di dante, colui che usa la sua intelligenza per

conoscere le cose. Poi c’è l’ulisse trasfigurato dall’interpretazione di dante e la raffigurazione

dell’uomo che non dovrebbe trasgredire dei limiti di carattere etico. Mentre Sartre vuole

rompere con una tradizione anteriore, levi, legato a fonti medievali ed essendo legato ad

altre fonti che gli provenivano dalla sua cultura, fonti letterarie..

Levi ripropone un’idea dell’uomo che ritroviamo nelle fonti classiche e bibliche?

Fine capitolo: chi è che compie l’azione? Non è altrui che richiude lo spiraglio di luce che si

era intravisto. Forse era proprio il sistema del campo che impediva di uscire dalla situazione

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in cui i prigionieri si trovavano. Potenza gnostica, sorta di divinità maligna. Sorta di potere

perverso che sembra prendere il ruolo che in dante era dato ad “altrui”: come è avvenuto

che questa potenza violenta si sia sostituita alla virtù che controlla l’ingegno? Il punto che

levi vuole mettere in evidenza è la questione dello sfuggire di mezzi tecnici e violenti,

strumenti di guerra che sono sfuggiti e assumono ora il ruolo di mezzi per scopi distruttivi.

Non è una violenza brutale e disordinata, ma è una violenza strutturata che ha al suo interno

una sua propria sistematicità, un ordine violento. Questo elemento ricorre anche in molte

altre sue pagine, cioè l’uso perverso di strumenti che l’uomo aveva escogitato e che

sfuggono al suo potere. idea dei combattimenti aerei sulla testa dei prigionieri che

provocavano stragi e distruzioni (capitolo storia dei 10 giorni). Sistema distruttivo che non è

frutto di un istinto brutale...è piuttosto una violenza sistematica. Rovesciamento a cui porta

una intelligenza non controllata dalla virtù. A modo di vedere della kajon levi non è un uomo

del passato. Levi condivide l’idea del cristianesimo dell’uomo. Idea che accentua l’elemento

del limite umano. C’è un atteggiamento di difesa da parte di levi della libertà dell’uomo. Non

c’è piu una vera e propria dottrina di salvezza, ma levi mantiene l’idea che la tradizione

biblica si fa dell’uomo. Idea di un essere che pur con le sue grandi capacità è limitato

nell’agire. Dante si attiene a una tradizione religiosa. Ulisse alle radici di una razionalità male

usata. per adorno e horkeimer ulisse è un eroe positivo. Destino: levi non usa questo termine

nel senso che c’è una sorta di fato a cui non si può sfuggire, come una volontà oscura.. sta

parlando del perché del nostro destino nel senso di situazione in cui ci troviamo. Ci sono

molti echi letterari. Levi è consapevole di certe causalità che accadono. Se ci sono certi

fenomeni si producono determinate conseguenze. Levi studia determinati fatti e ne vede le

connessioni. C’è un meccanismo degli eventi. Ci sono dei fatti che portano necessariamente

a determinati altri fatti. Levi insiste sulla possibilità per l’uomo di poter poi scegliere, come

sartre. Destino: lasciare aperta la possibilità di momenti di libertà. Intervallo in cui ci fu la

possibilità di sfuggire da questo mare che ci rinchiude. Concludiamo insistendo sul fatto che

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levi, pur essendo un grande lettore di letteratura umanistica e di testi biblici predilige la

lettura di testi scientifici. Nonostante questo suo richiamo a una cultura classica non è

insensibile a quegli elementi che porterebbero alla negazione dell’umano. Scrive novelle

distopiche dove levi parla di una realtà futura dove l’umanità che perso le sue prerogative

che hanno delle capacità positive. Siamo in presenza di una tecnica perversa. Siamo in

presenza di un uomo che quasi per gioco sembra provocare delle situazioni di distruzione.

Umanità misera, infelice, priva di libertà, che vive in una condizione cupa. Ricerca delle

radici: lì levi ha raccolto una serie di pagine da autori che gli erano cari. Testo che gli aveva

commissionato einaudi perché aveva proposto agli studenti liceali un’antologia. Chiese

allora a degli autori di raccogliere alcuni testi e fare piccole premesse. Levi lo fece ma la

sua antologia non circolò perché troppo complessa. Siamo nell’81. Mappatura: punto iniziale

che è l’oscurità del libro di giobbe. Bibbia. Alla fine: buchi neri dell’astronomia, dell’astrologia

attuale, studiati dagli scienziati ma di cui non abbiamo penetrato tutti i misteri. Levi ci dedica

le pagine di uno scienziato. Le linee che congiungono i due punti della mappa hanno due

indicazioni: salvazione del riso, dell’avventura, della riflessione sulla sofferenza dell’uomo,

dell..?. come l’uomo può uscire dall’infelicità del libro di giobbe? Umorismo: belli, porta, ecc.

. avventura: conrad, melviln, saint exupery, ecc. . scienziati: darwin, chimici,. Riflessione sul

dolore inutile: eliott, ecc. questa idea del mistero, questo buco nero impenetrabile, il mistero

della sofferenza dell’innocente, rappresentano i limiti dell’uomo. Non impediscono all’uomo

di salvarsi. Salvazione dell’umano che presuppone una ironia, un non essere schiacciato

sugli eventi. Idea dell’ulisse che levi difende. Idea dell’intelligenza umana che si deve unire

all’etica, cioè ala consapevolezza dell’essenza dell’uomo che non è in grado di penetrare le

realtà oscure. Non si può fare a meno dell’elemento religioso. La bibbia viene introdotta

nella sua antologia. Non può essere considerata come elemento di poco valore. un

umanesimo drammatica di levi, tutt’altro che celebrativo dell’umano. Molto attento ai casi

particolari, ai personaggi che ci sono, agli elementi minuti..umanesimo che mantiene un

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modello dell’umano. Siamo al di la dell’essenzialismo astratto e inconsapevole dei suoi limiti

che veniva criticato da sartre. Levi presenta un umanesimo più profondo, tragico e

consapevole di levi. levi rimane legato alla tradizione religiosa e filosofica che vuole tenere

presente.

Lezione 28.03.2019

PRIMO LEVI

Stretta relazione tra il modo in cui si concepisce la crisi dell’umanesimo e il modo in cui si

pensa la possibilità di riproporre l’umanesimo. Si prospetta una certa idea dell’umano.

Coloro che insistono sull’unicità dell’evento di auschwitz sono portati a ripensare la

questione dell’uomo e a proporre delle vie che sarebbero nuovi rispetto a quello che il

passato ci indicava. La tradizione sembra mostrare delle debolezze nel cercare una risposta

ad auschwitz. Fatto nuovo che richiede delle risposte che si orientano in maniera diversa

rispetto al passato. Allora personaggi come fakhenheim che insistono sull’unicità di questo

evento sono portati a ripensare l’etica a partire da fndamenti diversi rispetto a quelli che

l’etica aveva nel passato. Fackhenheim in “riparare il mondo” ci dice che la rivoluzione

religiosa sembra non piu sostenibile di fronte ad aushwitz. La filosofia per altro verso sembra

mostrare tutti i suoi limiti e le sue fragilità. La sua proposta è quella di ripartire dalla questione

della resistenza al male. A partire da una resilienza, da una forza di resistenza, da un

sopravvivere nonostante le violenze ci sarebbe la possibilità di sviluppare di nuovo l’etica.

Desiderio di sopravvivere e conservare la propria esistenza. Radicarsi sulla vita stessa. a

partire di li vi sarebbe la possibilità di tornare all’etica. Resistenza nei confronti di un male

diabolico. Questo tipo di risposta indica un punto di rottura con il passato. L’etica con il

passato o si richiamava a fonti religiose che si richiamavano a comandamenti che

giungevano fino all’uomo …l’etica veniva ricondotta a una forma sovrasensibile. Kant e

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rousseau laicizzano questa realtà. la religione ha sempre fondato l’etica su una realtà che

ha una sua eternità, che è al di la della finitezza e del tempo in cui l’uomo vive. La filosofia,

quando si è richiamata a una nozione di bene che è la somma tra le idee, la filosofia ha

anch’essa accentuato l’elemento dell’etica come sfera che non appartiene a cio che lega

l’uomo agli elementi vitali, ma a una sfera diversa, comandamenti che non sorgevano dai

fatti che l’uomo viveva ma da un’altra fonte. Quando F si richiama alla sopravvivenza come

obiettivo a cui dover tendere e fonda su questa resistenza l’etica, resistenza che implica una

vita che va difesa, F indica un fondamento etico che è diverso da quello che la religione ci

aveva dato. Questo elemento di dare una risposta ad auschwitz diversa rispetto a quello

che la tradizione avrebbe dato si lega strettamente all’analisi che F fa con la peculiarità di

auschwitz. Ricerca sul fondamento dell’etica.

Torniamo a primo levi. Primo levi condivide questa risposta? Porsi il problema di quale sia

il rapporto di levi con la tradizione filosofica. Le due questioni, l’analisi dell’evento e la

risposta si collegano. Su levi ci si puo domandare che tipo di comprensione aveva di questo

fenomeno che aveva sofferto nella sua esperienza e quale tipo di risposta dava a questo

evento. Il punto di vista di levi è difficilmente riconducibile a un punto di vista univoco. Il

modo in cui primo levi ripensa l’etica dopo auschwitz è complesso. La risposta che da ad

auschwitz diventa una risposta complessa, non lineare. Auschwitz è il frutto dell’irrazionalità

umana o invece c’è una razionalità, una logica perversa? Per levi ci sono tutte e due le cose.

Da un lato sembra che la violenza corrisponda a uno scopo. Scopo nella violenza impiegata

in quei fatti. C’era uno scopo che con quella violenza si voleva raggiungere: violenza per

uno scopo, seppur di conquista. Per questo lato sembra che l’evento possa rientrare in altri

fatti che sono avvenuti nella storia dell’uomo tragici, anteriori. Ma non è tutto, c’è qualcosa

di peculiare che è tipico di auschwtiz e non era avvenuto prima: insistenza per cui venivano

compiuti degli atti inutilmente, per il puro piacere di infliggere dolore. Elemento di assurdità

che in altri eventi seppur molto tragici non c’era. Il rapporto di levi con la tradizione

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umanistica e filosofica: la tradizione non è negata ma va ripresa. Primo levi ha un rapporto

accogliente della tradizione. È un grande lettore di testi latini e greci. Ci sono degli echi di

platone nei suoi testi. Levi riannoda il filo della tradizione religiosa e filosofica. Si recupera

un passato che levi non crede sia stato distrutto o messo in questione in modo radicale. Ha

un rapporto positivo con i testi della tradizione religiosa e filosofica. Nella prefazione si

ricorda che levi amava riferirsi a frasi evangeliche. recupero da parte di levi di una tradizione

religiosa. Riprende la sostanza etica della religione. ripresa di levi di una tradizione religiosa

e di una tradizione scientifica e filosofica che deve costituire per l’uomo un orientamento.

Levi è un conservatore. Atteggiamento umano che mostra la solidarietà, l’uso della loro

intelligenza per sopperire al dolore. Bisogna anche dire che poi levi ha anche la

consapevolezza di una crudeltà umana che in auschwitz si è mostrata e che mostra un

elemento di distruttività molto profondo nell’uomo che prima non era emerso con tanta

evidenza. Auschwitz mostra una crudeltà inutile, che sembra fine a se stessa. primo levi

introduce nel suo umanesimo che riprende la tradizione un aspetto più amaro, piu

consapevole della fragilità di tutto cio che si costruisce sulla ragione dell’uomo o sull’idea di

una coscienza che ascolta un comandamento divino. La tradizione ha delle fragilità, a volte

si rivela impotente di fronte a una forza dotata di tante energie e potere che porta a

distruzioni immani. Levi qui si rivela particolarmente amaro, ha dei momenti di pessimismo

riguardi al domani, accentua tutti gli elementi di pericolo della società contemporanea, scrive

novelle distopiche..tutto questo introduce nel suo umanesimo degli aspetti meno orgogliosi

e piu consapevoli della situazione umana di debolezza che potrebbe portare l’uomo di nuovo

a perdere le sue caratteristiche positive. Proprio perché l’analisi di levi su auschwitz è

complicata, il tipo di risposta che levi da all’evento tiene presenti vari elementi: da un lato

c’è un’idea che riguarda il recupero dell’umanesimo del passato. Dall’altra questo

umanesimo assume dei toni meno eclatanti, meno orgogliosi, piu modesti. È un umanesimo

che viene sempre espresso in tono dimesso, senza accenti che esaltino l’umano, in un tono

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sempre molto sobrio. L’umanesimo di levi ha questo aspetto. È fortemente legato a una

tradizione scientifica, biblica e filosofica. Nello stesso tempo gli eventi che ha vissuto gli

mostrano un punto di vista piu consapevoli dei limiti che l’uomo ha. Accentua gli aspetti di

debolezza. È un umanesimo, quello di levi che mantiene l’idea di una norma, di un modello.

C’è un’idea di quello che l’uomo dovrebbe essere. Levi parla di una morale corrente che sta

a indicare determinati comportamenti. Levi ha un’idea di cosa l’uomo dovrebbe essere. C’è

una natura, un’idea dell’uomo. C’è un nostro ideale umano che per levi rimane. Proprio per

il suo tipo di umanesimo, levi è anche molto attento a tutti i comportamenti individuali. La

concretezza dell’umano non sfugge a levi. Ideale umano che non è imposto. Diventa una

regola che dovrebbe formare il punto di riferimento delle varie singolarità viventi. Ciascuno

esprime le sue proprie caratteristiche, il proprio temperamento e stile di vita. Non è un’idea

astratta che si sovrappone alla vita concreta degli uomini. Levi ha un punto di riferimento

ideale, ma essendo anche osservatore dell’esperienza, questo atteggiamento lo porta

anche a considerare una serie di tipi umani che levi non vuole appiattire. Si tratta di

mantenere l’idea del diverso, dell’articolazione che c’è nella realtà umana e allo stesso

tempo mantenere un ideale umano. Non è un ideale che venga pensato come norma che

possa essere prescritta. C’è un modo di agire che mi porta ad avvicinarmi a un ideale

umano. Non è un ideale che si presenti come n’essenza che possa essere definita in

astratto. È un punto per un operare nella realtà. indica un ideale per la condotta dell’uomo.

Non si tratta di contemplare un ideale fisso, ma di tener presente un ideale che si mostra

come principio per l’azione dell’uomo. Definisce l’uomo in astratto, si presenta come un

modello rigido, come un’idea fissa su cui si appunta lo sguardo dell’uomo. È un modo per

indicare all’uomo stesso la condotta che può assumere varie forme ma che dovrebbe avere

punto ideale.

“angelica farfalla”: novella distopica che ha una sua radice nella storia. Fa riferimento al

canto X del purgatorio di dante. Anima che libera dal corpo vola verso dio. L’anima si dirige

68
verso la giustizia divina. Di questo termine si parla per indicare gli esperimenti che un

medico del regime nazista farebbe perché convinto che l’uomo presente sia solo allo stato

larvale. C’è un insetto in grado di riprodursi anche solo allo stato larvale. Uno scienziato

vuole far emergere l’uomo e prende degli uomini e dal momento che le larve potevano

riprodursi come larve se nutrite con determinate sostanze le da anche a queste persone.

Potenzialità al di la delle loro caratteristiche naturali. queste creature si trasformeranno in

orribili uccelli che avranno la testa di avvoltoio. Quell’uomo che avrebbe dovuto trasformarsi

in qualcosa di piu dell’umano si è trasformato in una creatura orribile che l’uomo ha creato

e che è un essere infimo nella scala evolutiva.

1979 popolo che si avvicina al treno e lo riduce in briciole. Scena di distruzione totale. C’è

un treno che è un congegno che è frutto dell’ingegno dell’uomo. Questi barbari distruggono

il treno, anche le parti piu minute fino a ridurre al nulla quello che il treno era. Cominciano a

distruggere il bosco in cui si trovano. Cominciano a scontrarsi gli uni contro gli altri. una delle

novelle piu terribili che levi si sia inventato. levi ha la consapevolezza di tutti i pericoli che

incombono sulla vita dell’uomo nella società in cui i mezzi tecnici si sono particolarmente

raffinati. Possibilità di trasformare l’umano attraverso la biologia, la chimica.. seconda

novella: persistenza di un nucleo di violenza che è insito nel cuore dell’uomo. Elemento della

razionalità distruttiva, scienza volta a fini perversi, istinto aggressivo, non frenato. Elemento

crudele che vi è nel cuore umano e corrisponde all’aspetti di barbarie che permane.

Elemento importante dell’umanesimo di levi che emerge in “Ad ora incerta”. Prende questa

espressione da colerige, la ballata del vecchio marinaio. Trae questo titolo da “the rime of

the ancient mariner”. La ballata si trova come motto al libro “i sommersi e i salvati”. Spesso

levi si richiama a questa ballata. È vissuto tra la fine del 700 e l’inizio dell’800. Siamo in

periodo romantico. È la ballata di un marinaio che ricorda degli eventi e desidera trasmettere

delle esperienze. La leggenda del vecchio marinaio è quella del marinaio che si è trovato

su una nave colpita da una maledizione divina e naufraga. Lui è l’unico superstite e

69
racconterà la sua storia a tutte le persone che incontra. Racconta dei suoi ricordi e del suo

desiderio di raccontare. Questione del ricordare. Trasmettere eventi passati perché tutto

questo venga ripreso e rimeditato. Lavoro di intelligenza e lavoro che riguarda il rivivere nel

proprio animo. Nel ricordare c’è in gioco l’interiorità dell’uomo intesa come complesso di

sentimenti e passioni per poter meditare gli eventi avvenuti. Il ricordo caratterizza l’umano

e levi si fa portavoce della necessità del ricordo. Si presenta come colui che vuole

trasmettere esperienze e le meditazioni su queste esperienze. Questo momento del ricordo

è un fatto che caratterizza esso stesso l’umano. Ci sono dei punti oscuri indecifrabili. Lavoro

di riflessione che caratterizza l’umano. Umanità caratterizzata dalla memoria. Intelligenza,

vivere mantenendo viva la coscienza. Determinate esperienze che rafforzano l’etico e nello

stesso tempo questo lavoro non giunge mai all’autocoscienza assoluta. Non c’è mai una

autocoscienza che spinga a riabbracciare tutti gli eventi con la ragione. alcuni eventi non

sono riconducibili alla nostra comprensione. Sensazione di una oscurità che non è mai vinta

e che potrebbe riemergere.

“la zona grigia” se ne parla nei sommersi e i salvati. Misura intermedia in cui l’uomo vive

che non rappresenta solo il cupo e il suo opposto. Gli uomini non appaiono né come degli

esseri assolutamente puri e né come degli esseri assolutamente sprovvisti di elemento

positivo. Bisognerebbe considerare l’umano come qualche cosa di intermedio tra queste

due situazioni che si oppongono in maniera drastica. Zona grigia che si configura come una

realtà difficile da caratterizzare. L’umano compare in una zona intermedia. Persone che

venivano coinvolte nell’organizzazione del campo e collaboravano usufruendo di piccoli

vantaggi. Essendo coinvolti strappavano qualche privilegio. La zona grigia sembra essere

composta da coloro che non erano né persecutori né vittime solamente. Figure intermedie

che appartenevano a figure che erano nella scala inferiore sono messe da levi nella zona

grigia. Erano coinvolti ma erano tra i perseguitati. Si trasformavano in collaboratori ma erano

anche le vittime del campo. Levi fa delle differenze e distingue tra i vari ruoli, compiti, affidati

70
ai prigionieri. Levi è propenso ad assolvere coloro che in stato di costrizione si trovavano ad

assolvere lavori che avevano un determinato vantaggio. All’interno di questa zona grigia vi

erano anche coloro che avevano delle responsabilità maggiori e che levi considera

condannabili. Nella zona grigia levi fa delle distinzioni. Questo concetto non si trova in “se

questo è un uomo”. Levi del primo libro separa bene ciò che è bene e ciò che è male. Per

la kajon al di la dei toni levi non ha cambiato il suo atteggiamento. Anche nel primo libro

troviamo delle pagine in cui levi già comincia a porre il problema della zona grigia. Descrive

una situazione in cui certe azioni terribili vanno comprese in base al contesto. Capitolo “al

di la del bene del male”. Già bel 47 levi ha posto il problema della zona grigia. Levi mantiene

sempre un forte senso di valori etici, caratterizzando il bene e il male secondo le misure

della morale corrente. Il giudizio corrente vale in etica. Sa che i nostri giudizi morali devono

tener conto delle situazioni, di ciò che si è compiuto in una determinata realtà e che può

assumere varie forme. Levi differenzia le situazioni e continua a condannare determinati

comportamenti.

Luria: dio è in esilio dal mondo. concetto cabalistico. Questo concetto è una risposta ebraica

all’evento dell’espulsione degli ebrei dalla spagna. Avevano vissuto in spagna per secoli. La

mistica ebraica inventò il concetto della creazione attraverso espansione e contrazione di

dio per cercare di capire come l’idea di un dio creatore fosse conciliabile con l’idea di un

mondo in cui in alcuni momenti dio è in esilio. Nel caso di cohen troviamo una risposta

teologica e filosofica ad auschwitz: si riprende quel concetto e si riutilizza per cercare di

capire come un evento tragico sia conciliabile con l’idea di un dio creatore. La risposta

ortodossa che viene data in campo ebraico: idea del castigo divino. Idea che tutti gli eventi

tragici siano eventi per i quali gli uomini in qualche modo hanno offerto la causa. Delle

condotte che non avrebbero dovuto essere realizzate e che richiedevano una punizione

divina à nella natura umana c’era qualcosa di malvagio che andava punito. Se si patisce

una sofferenza è perché essa serve per espiare una pena.

71
Adorno e orkheimer: dialettica dell’illuminismo. Reinterpretare la storia della filosofia. Non

hanno indicato un voltar pagina. In questi pensatori che si richiamano alla storia della

filosofia vi è una reinterpreazione del concetto cardine della filosofia che è il logos, ripensato

alla luce di auschwitz ma tenendo conto del percorso che la filosofia aveva seguito. Il cardine

è il pensiero hegeliano. Con il sistema hegeliano si giunge all’idea di un logos in grado di

abbracciare la realtà ma non di proporre piu valori trascendenti. Non vi è più un’etica che

esige che il logos si identifica con l’interpretazione di un discorso storico. adorno e

horkheimer ha proposta una razionalità. I fini verranno delineati non più dalla ragione ma da

desideri, da bisogni dell’uomo che fanno si che si affermi nella sua volontà di potenza. Alla

radice della razionalità hegeliana vi è un atteggiamento di conquista del mondo. la ragione

diventa strumento di dominio della realtà. la ragione diventa mezzo per raggiungere dei fini

che non sono razionali. Idea della soggettività che diventa creatrice, che difende i suoi diritti

contro il sistema, che propone ideali universali. Si torna all’idea romantica della soggettività

che si oppone alla razionalità che si presume viva nella storia. Ritorno all’illuminismo che

consiste nell’avere un concetto di ragione che si lega alla soggettività concreta e che poi

non diventa la razionalità che distrugge le cose. Razionalità che piuttosto indica,

rivalutazione del sentimento e dell’interiorità. Riprendono tematiche che sono già presenti

nella storia della filosofia. Vedono asuchwitz come il frutto di una razionalità che a poco a

poco ha condotto a risultati inaspettati. Tutto ciò che non risponde a razionalità va educato.

La ragione deve diventare luce che rischiara, non sole che distrugge. All’interno di certe

tradizioni si può rinvenire un modo di rispondere a auschwitz. Nel caso di levi c’è una ripresa

della tradizione e in piu, a causa di una esperienza vissuta, c’è una consapevolezza di eventi

che non si erano mai vissuti nel passato. Si aggiunge qualcosa alla tradizione. Momenti

diversi che si uniscono al nostro ripensare la tradizione pur senza abbandonarla.

Lezione 1.04.2019

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Umanesimo di sartre e di levi

Echi di temi platonici si trovano in “se questo è un uomo”. Levi parla di bene e dice che il

bene lui la comprese proprio attraverso il suo rapporto con lorenzo. Nozione di bene di

platone che trascende la realtà data. Ci sono altri punti in cui sembra che levi si rifaccia ad

echi platonici. Novella del golem di cui levi parla in una novella. Questa novella riprende una

leggenda ebraica che parla di un essere fantastico che viene creato grazie alle arti magiche

di un rabbino che decide di creare un essere giganteschi che potrà difendere gli altri. sulla

fronte si trova il tetragramma. Levi accanto al tetragramma mette la parola greca thumos

che è l’animo passionale. Thumos: anima dotata di grande impulso. Corrispondenza tra

anima e classi sociali. Il nous è la facoltà dell’anima che appartiene alla classe dei filosofi.

La terza facoltà, l’anima concupiscente si chiama epithumia. Levi dice che il golem non

aveva nous e non aveva neanche epithumia, cioè bisogni. Il golem era provvisto di thumos.

Sulla fronte del golem vi è non solo il nome di dio ma anche il termine greco. Levi introduce

una variazione nella leggenda ebraica e ci tiene a vedere come accanto ad esso ci sia anche

un nome greco. Il thumos indica il coraggio. Riferimento non solo al fedro, ma al timeo. Le

parti dell’anima vengono descritte soprattutto nel timeo platonico. Quando si parla delle

classi sociali si dice che ogni classe sociale è dotata di facoltà particolari. Non solo eco di

letture platoniche, ma richiamo esplicito a termini greci. Ci sono fonti filosofiche in levi oltre

a fonti di carattere letterario. Evidente richiamo a manzoni. Perfino le persone piu indurite

dalla situazione avevano dei momenti di pietà nei confronti di episodi inaspettati.

Zona grigia: levi ha letto platone. Se ne parla nel protagora. Il protagora è diviso in due parti

e si parla della virtù. La prima parte parla della insegnabilità della virtù. Le virtù sono diverse

o ci sono aspetti diversi di una sola virtù? Aspetti di un’unica virtù. Protagora pensa che ci

sia una pluralità di virtù. Si introduce il poema simonide. Poeta che era vissuto qualche

decennio prima dell’epoca in cui platone compone i dialoghi. Simonide viene citato perché

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tratta il tema della poesia in suo carme. Secondo simonide è caratteristico dell’uomo il fatto

che possa trasformarsi in qualcosa di diverso. È possibile e a ciascun uomo è aperta questa

via di un cambiamento di costumi. Molto difficile è rimanere nell’onestà. Anche quando si

sia cambiato costume persistere nella virtù risulta molto difficile. È proprio degli esseri umani

poter rimanere virtuosi sempre e in qualsiasi difficoltà della vita? Socrate cita il poeta

simonide e si chiede se l’uomo possa rimanere onesto e buono in tutte le difficoltà della vita.

Socrate ricorda della medietà degli uomini. Simonide riconosce quanto sia difficile per gli

esseri umani rimanere nella strada per la virtù. Solo gli dei potrebbero rimanere senza

macchie. Quando si parla di realtà umane non si può parlare di misure assolute. Ci sono

delle misure di virtù che la stessa filosofia ci da. la filosofia può giungere a definire cosa sia

la virtù e caratterizzare la virtù, dare una definizione di essa. Mescolanza del bianco e del

nero: grigio. Richiamo al bianco e al nero come misure. Bisogna seguire una strada di

comprensione della realtà degli uomini. Il giudizio deve essere accompagnato dalla

conoscenza di una situazione data.

Umanesimo di sartre e di primo levi. Tra questi due autori in parte troviamo dei punti di

contatto. Tra sartre e primo levi il punto comune è il forte accento sulla capacità di

autodeterminarsi dell’uomo, l’essere liberi nella scelta. tema presenta nel sartre del 46 dove

viene evidenziato questo aspetto nell’esistenza dell’uomo. La stessa esistenza per sartre si

configura come una esistenza che si autodetermina. L’esistenza è caratterizzata dalla

capacità di agire liberamente e assume caratteristiche diverse in base allo scegliere di

ciascuno. Idea dell’uomo libero nel suo indirizzarsi in maniera indipendente verso un

determinato cammino. Sembra che sartre proponga dei valori che riconduce a una scelta.

l’accusa mossa a sartre è quella volta a considerare i valori che non possono essere

universalizzati. Ciascun valore sembra dipendere dalla scelta che ciascuno fa, ma la libertà

è comune a tutti. la libertà di scelta è un valore. sartre insiste nel dire che la libertà di scelta

mi lega a un altro uomo. La capacità di scelta è ciò che immediatamente fa sì che un io entri

74
in relazione con un altro io che viene visto come essere libero. Il cogito viene reinterpretato

da sarte nel senso che ciascun io che si autodetermina nella sua azione riconosce la libertà

degli altri. dimensione di comunità che è insita nel pensare l’uomo secondo questa

dimensione di autodeterminazione. La capacità di autodeterminazione caratterizza gli

uomini a differenza degli animali. Nell’uomo c’è una capacità di scelta che fa sì che progetti

la sua propria vita secondo un’idea del futuro che ciascuno di noi può pensare. Nasce l’idea

di una libertà dell’uomo. Sartre abbandona l’idea di una essenza dell’uomo, l’idea religiosa

dell’uomo e l’idea dell’uomo come essere razionale. esistenzialista ateo. Rimane

l’universalità della condizione umana. C’è una condizione che è la capacità di scelta in una

determinata situazione. L’uomo si progetta, si spinge verso il futuro, è qui la sua dignità. La

scelta viene da parte di un essere finito, che è circondato da una realtà indipendente da lui.

È l’ ”in se” dell’essere e il nulla. Quello “in se” fa sì che la libertà dell’uomo si eserciti entro

certi limiti. Tuttavia sartre insiste sulla possibilità che l’uomo possa autoprogettarsi. Sartre

del 46 questo. Se si vede l’umanesimo di levi, rimane come in sartre l’insistenza sulla

responsabilità e la libertà della scelta di ciascuno. Le condizioni di vita pesano sulla vita di

ognuno e a situazione descritta da levi è quella estrema di un lager. Si intende che l’agire

era in quel caso da collocare in un contesto di necessità estrema, di mancanza di libertà

che pesava sulla parola, sulle poche azioni libere che potevano essere compiute. In “i 10

giorni” levi insiste sulla libertà da parte dell’uomo di sottrarsi. Canto di ulisse. Anche se solo

per un frammento c’è la possibilità di uno spiraglio per i prigionieri. Dimensione del poter

rispondere a una situazione di grande necessità con un’azione che è libera perché proviene

dalla memoria o dalla mente. ripercorrere qualcosa che viene riespresso. Ci sono delle

differenze. Levi mantiene un’idea dell’uomo che non fa a meno dell’idea di natura umana.

L’uomo vive in determinate condizioni da cui non si puo sfuggire. Levi mantiene l’idea di una

vera essenza che caratterizza l’uomo. Evidentemente abbiamo idea di qualche qualità che

l’uomo deve avere. Giudichiamo la situazione come disumana perché mancavano le

75
condizioni che facevano sì che l’uomo fosse un uomo. Tema della razionalità. Idea di una

intelligenza che fa sì che l’uomo si rifaccia a dei valori di carattere etico. Nella situazione

che viene descritta in “se questo è un uomo”, levi mette in evidenza la riduzione dell’uomo

a cosa, a strumento, a ciò che non aveva più dignità perché non era considerato un essere

pensante. Il sistema concentrazionario ha dei fini assurdi in parte e in altri utili al reich:

facevano si che quelle persone fossero usate per rafforzare l’industria e il potere politico. In

levi, a differenza di sartre, rimane l’idea del pensare come caratteristica dell’essere umano.

Per levi il pensiero può proporre dei fini universali. Per esempio il valore della scienza. Il

pensare dell’uomo sembra essere indirizzato verso fini che tutti condividono. In levi rimane

l’idea dell’universalità dell’etica e della scienza. Rimangono delle misure comuni in levi. In

Levi rimane l’umanesimo cristiano e ebraico, biblico. Sartre legge testi che appartengono

all’umanesimo religioso. Il suo umanesimo fa pensare ad esempio a erasmo da

rotterdam..umanesimo che riprende testi antichi e tradizione umanistica rinascimentale. Il di

più che levi introduce è il senso della precarietà di questo umanesimo di fronte ai fatti che

egli stesso ha sperimentato. Senso di una minaccia che potrebbe distruggere quello che il

passato ci ha trasmesso. Senso di come le circostanze possano trasformare le persone con

la loro necessità, con la necessità a cui anche i duri non possono sottrarsi. Percezione del

tragico che in passato gli umanisti non avevano. Il fatto di auschwitz sembra aggiungere a

queste violenze delle altre specificità. Somiglianze tra sartre e levi: ma non si annullano le

prospettive diverse.

HEIDEGGER

Heidegger: la dottrina di platone sulla verità

Nel 47 heidegger pubblicò insieme i due testi “la dottrina di platone sulla verità” e “la lettera

sull’umanismo” in svizzera. Dove videro la luce i testi? La lettera faceva da appendice alla

dottrina di platone sulla verità. Solo in un secondo momento la lettera sull’umanismo fu

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pubblicata in modo indipendente. Nel 47 ambedue i testi uscirono a berna. Presso l’editore

Franche (?) come quinto volume di una serie di “problemi e prospettive” in “tradizione e

compiti”. Collana edita da ernesto grassi. Dunque il testo non esce in germania. Esce in

svizzera a cura di un editore che era stato un allievo di heidegger a friburgo e si chiamava

grassi. La lettera era già stata pubblicata in francese. Lettera a jean beauffrè che aveva

rivolto ad heidegger una serie di domande. Inizialmente la lettera era uscita in francese in

forma parziale. Il francese non era di mano di heidegger. C’erano stati dei traduttori che

avevano tradotto la lettera in francese. Heidegger ristampando la dottrina platonica sulla

verità pensò di completare con la lettera sull’umanismo in tedesco riprendendo il testo

originale dato che i lettori conoscevano solo il testo in francese. Ma la dottrina platonica

sulla verità quando era stato composto? La lettera sull’umanismo heidegger la compose

proprio in quegli anni. Il testo la dottrina di platone sulla verità è anteriore. H lo compose già

negli anni 30, in particolare in due semestri invernali a friburgo. Nel 30-31 e 33-34 tenne

lezioni su platone e la dottrina della verità. Sono dei corsi. Un primo corso viene dedicato a

questo argomento e viene ripetuto nel 33 34. Questo corso venne ripetuto nel 40. Era una

dottrina che H considerava particolarmente importante, tale da richiedere una continua

riflessione. Ripetè il suo corso in varie occasioni. Il testo però apparve pubblicato in forma

scritta nel 42. Apparve in un secondo volume di uno Jahrbuch, annuario, “della tradizione

spirituale”. L’editore dell’annuario era sempre grassi. Grassi si trovava a berlino e dirigeva

un’istituzione fondata alla fine degli anni 30 chiamata “studia humanitatis”. Questa

istituzione aveva come sua rivista questa collana presso la quale heidegger pubblicò il suo

testo. Si trattava di una rivista che affiancava l’attività di un istituto diretto da grassi che si

dedicava agli studi umanistici. La vicenda è stata ricostruita da storici della cultura italiana

che hanno cercato di capire le relazioni fascismo-nazismo negli anni 30. Nonostante

l’alleanza tra i due regimi del 36 si voleva introdurre una idea di autonomia della cultura

italiana rispetto a quella tedesca per fare in modo che nell’alleanza tra i due regimi non vi

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fosse una dipendenza dell’ italia rispetto alla germania. Bisognava che gli studi potessero

avere una certa rilevanza e non schiacciare la cultura italiana. 1942: quando venne

inaugurato questo istituto venne mandato un giurista che si chiamava riccobono a berlino.

Bottai, ministro della cultura, arrivò a berlino per inaugurare l’istituto. Le autorità del regime

censurarono la rivista di grassi uscita nel 42 e impedirono che il saggio di heidegger

contenuto nella rivista potesse essere letto. L’episodio ci chiarisce perché heidegger non

volesse più ristampare il testo durante la guerra. Giunsero da roma delle direttive che

promuovevano la rivista. Si cercò di far sì che la rivista circolasse. Poi fu impedita.

Heidegger non ne parlò piu di questo suo saggio. Non lo ristampò, non voleva che lo si

nominasse come suo testo. Cercò di non mostrarlo come testo che aveva già visto la luce

nel 42. Ragione per cui quando lo troviamo nel 47 lo troviamo come se fosse un testo che

in realtà non aveva avuto una lunga gestazione. Necessità di sottrarre la sua partecipazione

alla rivista che era stata poi censurata. Il testo sarà ristampato nel 47 e sarà unito alla lettera

sull’umanismo. È importante conoscere le vicende anteriori perché si coglie meglio il

riferimento all’umanesimo italiano e al mondo latino. Cenni di heidegger alla latinità, alla

humanitas, alla storia dell’umanesimo, non si capiscono se non si ha presente il luogo dove

ha la luce il testo. Era apparso su una rivista che si collegava a una istituzione che voleva

mostrare il ruolo della cultura latina nella cultura europea. Legami che heidegger

intratteneva con i suoi allievi che non erano sempre tedeschi per poter capire tutti gli spunti

presenti nel testo. Importante tenere presente il contesto in cui heidegger aveva lavorato

per capire i temi che affronta in questo suo saggio.

Questione della relazione con la cultura filosofica greca a cui collegava la cultura tedesca e

rapporto con la cultura di lingua latina che appartiene al meridione dell’europa. Mondo greco

e tedesco entravano in contatto. Nel 47 ritroviamo le due opere insieme. I testi sono stati

poi ristampati. Prendiamo il testo del 47 che grassi curò a berna.

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Riconscimento da parte di heidegger del contributo dato dall’italia alla cultura filosofica che

poi in un periodo successivo, tra fine 700 e 800 si era di nuovo sviluppata in germania.

Heidegger tendeva a collegare il mondo filosofico tedesco alle radici greche lasciando da

parte rinascimento e medioevo. Sul terreno della scuola della cultura era disposto a

riconoscere che umanesimo e rinascimento italiani erano stati importanti. Un piccolo

accenno a un certo ruolo che la cultura non tedesca aveva avuto per la cultura europea per

irritare le autorità preposte alla censura (inizio anni 40 in germania). Da intellettuale non

poteva annullare qualsiasi tipo di partecipazione che il mondo di lingua latina aveva avuto

nella formazione della cultura europea.

Iniziamo il testo la dottrina di platone sulla verità. Avvio del testo: essenza della verità. Cosa

vuol dire essenza della verità? Gli editori italiani hanno messo in tedesco molti vocaboli per

conservare un certo appiglio con il testo tedesco. La parola essenza si dice “wesen”. Il

termine dottrina è “lehre”. Heidegger si propone di giungere a capo di questo grosso

problema dicendo che cosa voglia dire richiamarsi alla dottrina di un pensatore. “le

conoscenza scientifiche”..pag 37. Differenza tra le esposizioni della scienza e quelle della

filosofia. Nella scienza troviamo delle proposizioni che vengono esposte, si devono

comprendere. Si devono comprendere affinchè i risultati di queste esposizioni possano

essere impiegate. Stretto nesso tra la scienza e la tecnica. Non tutti i risultati scientifici ci

portano a considerare la scienza come se dovesse avere applicazione di carattere tecnico.

Il campo della conoscenza scientifica e il campo della utilizzazione dei risultati della scienza.

Connessione profonda tra i risultati della scienza e ciò che noi utilizziamo, consideriamo

utile per il raggiungimento di determinati scopi che riguardano il nostro proprio vivere nel

mondo. la scienza offre proposizioni chiare che si presentano in modo che siano

comprensibili. Quello che viene detto va compreso e considerato come capace di possibili

applicazioni in un determinato impiego. Diverso il caso della filosofia. Qui la dottrina in realtà

non può essere considerata come qualcosa di comprensibile, chiaro. In realtà esige che si

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rifletta di più sulle sue parole in modo che si metta in luce il non detto. Leggere il testo di

filosofia implica una riflessione in modo che si metta in luce ciò che non appare chiaramente

e non è immediatamente dato. Si tratta di prodigarsi, di dedicarsi al lavoro di interpretazione

per mettere in luce qualcosa che è sul fondo del testo. La lettura del testo platonico non è

solo attenta alla lettera del testo platonico, ma vuole capire ciò che è implicito nelle frasi,

nelle espressioni. Heidegger vuole portare alla luce quello che gli sembra non sia stato

ancora completamente chiarito. La dottrina di platone si presenta come un riferimento al

non detto. La dottrina di platone non sta in quello che si può subito afferrare, ma sta in una

dimensione più nascosta che va portata alla superficie. “per poter sperimentare..”.

heidegger vuole rileggere il mito della caverna. si tratta di capire il non detto di platone, cosa

platone abbia voluto dire con il termine verità. La parola essenza si richiama a ciò che noi

consideriamo il significato di un termine. Qual è la sua dottrina della verità? L’essenza della

verità: rispondere alla domanda “che cos’è per platone la verità?” a prima vista il mito della

caverna compare riferito direttamente alla verità. Perché ci richiamiamo al mito della

caverna ponendo il problema di quale sia la verità per platone? Apparentemente non

sembra esserci connessione perché il termine verità non c’è. Chiarità pero H come il mito

della caverna ci permetta di afferrare cosa sia la verità per platone. Troviamo il testo

platonico nella riflessione che fa H sul testo greco. H ci da la sua traduzione in tedesco del

testo di platone. Heidegger rimanda al testo greco quindi. Pag 37 “con l’esposizione del mito

della caverna..”: si parla di polis. Stiamo parlando di cosa sia la polis, non la verità. Il mito

narra una storia. La narrazione si svolge tra socrate e glaucone. Socrate racconta la storia

e il secondo rappresenta lo stupore che si risveglia in lui. Le cose tra parentesi sono di

heidegger. I prigionieri vedono solo le ombre perché il fuoco è dietro i prigionieri. Le statuette

proiettano le ombre sulla parete. Sono figure, quindi riproduzioni di oggetti. Das- essere che

a loro appare: sono le cose che sono. Ma loro le vedono come cose che rappresentano gli

enti stessi, nonostante siano ombre. Vedono qualcosa che per loro rappresenta l’insieme

80
degli enti. “ciò che non è nascosto”: ciò che è disvelato, gli enti stessi. Descrizione del

prigioniero che si libera dalle sue catene. Giungerà fino all’esterno. Pag 40 “è chiaro che..”.

il prigioniero fa un grande sforzo per adattare la sua vista all’esterno. Inizialmente non può

che vedere ombre, non può sopportare la luce essendo i suoi occhi abituati all’oscurità.

Dopo le ombre vedrà immagini riflesse sulle superfici scintillanti, sull’acqua. Solo i riflessi

vedrà. Dopo lo sforzo i suoi occhi si abitueranno a vedere le cose stesse. Poi il prigioniero

liberato volgerà lo sguardo verso l’alto. Vedrà le stelle, la luna, il sole, e tutto il suo splendore.

Cosa succede dopo? Il prigioniero ritorna nella caverna. pag 42. “se ora dovesse di nuovo..”.

il prigioniero volendo portare ai suoi compagni incatenati l’annuncio delle conoscenze che

aveva potuto acquisire stando all’esterno torna indietro nella caverna. i suoi occhi abituati

alla luce difficilmente tornano a vedere nell’oscurità. Persona che viene da un altro mondo:

non c’è un linguaggio adatto per far comprendere ai suoi compagni di un tempo la

conoscenza acquisita. I compagni lo considerano una persona ridicola, non lo capiscono.

Come potrebbero capire cosa ha visto il suo compagno? conclusione che potrebbe essere

drammatica: uccidere l’uomo che sta portando scompiglio nella situazione esistente. I

compagni avranno un sentimento di odio nei suoi confronti e vorrebbero ucciderlo.

Commento di H a partire da pag 43. Passi 517 a 518 d. metafora seguita da una

interpretazione. Platone vuole darci il senso della storia. H comincia a soffermarsi sul testo

platonico che ci fa capire il senso dell’immagine. la dimora dalla forma di caverna è

l’immagine à il luogo dove si risiede si mostra attraverso lo sguardo che si volge intorno.

Come se gli occhi potessero cogliere tutto ciò che c’è intorno nella caverna. la caverna è

una metafora per tutto ciò che si mostra a noi nel nostro luogo di soggiorno. Volgendo i

nostri occhi vedremo delle cose che ci accadono e che platone raffigura con l’immagine

della caverna. immagine del luogo in cui noi ci troviamo che noi comprendiamo e cogliamo

quando volgiamo lo sguardo intorno a noi. La dimora della forma di caverna è per loro la

casa. Trovano qui ciò di cui si possono fidare. Questi prigionieri che vedono solo ombre

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certamente vedono ombre, ma non ritengono che ci sia un mondo altro. Si sentono a casa

loro in quella realtà. vivono soggiornando in un luogo che rappresenta la loro casa. La

caverna ci raffigura una situazione in cui troviamo degli uomini che hanno la percezione di

ombre che però per loro rappresentano gli enti che li circondano nella loro casa. “le cose di

cui il mito parla..” e-videnza- traduce “aus sehen”. Vedere, ma con aus c’è l’uscir fuori, il

moto da luogo. L’evidenza è ciò che vediamo e che si mostra con particolare forza di

persuasione ai nostri occhi. Evidenza dell’essente. Quando avviene? Solo quando il

prigioniero sta alla luce. per platone ciò che veramente è è ciò che si mostra fuori dalla

caverna. è questo che ha la evidenza. Un vero e proprio aus sehen, colui che sta guardando

fuori dalla caverna. platone fa una sostituzione di quello che appare come ombra di quello

che appare agli occhi della mente. per platone ciò che veramente è non sono le ombre, ciò

che appare allo sguardo di colui che è incatenato. Per platone ‘ciò che veramente è’ è un

essere degli enti che comprendo, che afferro, solo nel momento in cui sono fuori dalla

caverna. la mia mente ha potuto esercitarsi e cogliere l’essere stesso delle cose attraverso

uno sguardo che implica una conoscenza intellettuale. Ciò che veramente è non è l’ombra,

ma è ciò che può essere colto dall’evidenza intellettuale. Cartesio: tutto ciò che mi appare

confuso e che non so collegare in modo razionale con dei nessi tutto questo non è. È solo

ciò che colgo con evidenza. Perché io abbia evidenza delle cose ho bisogno di coglierle con

l’intelletto.

“si presenta”: sich praesentiert. Presentieren: presenza. Ciò che si presenta è ciò che si

avvicina a me, si mostra nel senso che emerge da qualcosa che lo nascondeva. Qualcosa

che si presenta sulla scena. Si tratta del presentarsi. Evidenza: eidos, idea. Termini che

stanno a indicare il mostrarsi delle cose. ‘Ciò che veramente è’ è l’idea. L’evidenza è l’idea

che ho degli enti. La storia della caverna e del prigioniero secondo H mostra come nella

repubblica di platone si proponga l’idea come il vero essente. ‘Ciò che veramente è’ è solo

ciò che è il frutto della mia mente, è l’idea. Ciò che la mente ha elaborato è il vero essente.

82
Gli oggetti che conosco li conosco perché non sono altro che gli oggetti ideali che io pongo

attraverso lo sguardo diretto alle cose dell’intelletto stesso. quando il prigioniero si libera in

realtà questi enti non sono delle vere e proprie cose, ma idee delle cose. Se l’uomo non

vedesse le idee e cioè l’evidenza che si da di volta in volta delle cose non avrebbe mai la

possibilità di percepire questa o quella cosa. Sono le idee che veramente rappresentano

l’essente. Se non ci fossero le idee non potrei considerare le cose secondo il modo e

l’aspetto che queste cose hanno. Le idee che ho delle cose sono per me l’evidenza, il vero

essente. Ciò che veramente è sono le idee delle cose. Le cose di per se non sono per me

delle cose finchè non ho le idee. Sono le idee che caratterizzano i veri essenti. Per platone

è reale ciò che vedo alla luce delle idee. Proprio ciò che mi è vicino, il più percepibile in

modo immediato, in realtà è solo un’ombra. Ciò che cade sotto i sensi e per me

rappresenterebbe qualcosa che sperimento in modo immediato non è altro che un’ombra.

Per il senso comune tutto ciò che è concreto si afferra con i sensi à realtà che mi appare

con la sua concretezza. Solo ciò che è visto attraverso l’idea rappresenta la realtà. bisogna

distanziarsi dalle idee. Per lo scienziato la realtà ha una sua configurazione intellettuale.

Questa realtà ordinaria platone la rappresenta come un’ombra. L’uomo che esce dalla

caverna può percepire le idee solo perché giunge all’idea suprema, l’idea del bene: e tou

agathou idea. Ton agathon: il bene. idea che è condizione di tutte le idee. Tutte le idee

confluiscono nell’idea suprema. Idea di tutte le idee, punto di confluenza verso cui guardano

tutte le idee che noi usiamo nella nostra conoscenza degli enti. Idea della visibilità ideale

delle cose. Idea suprema, ciò che permette che le idee si formino. Idea della capacità che

la mente ha di elaborare idee. Condizione suprema, nozione stessa del pensare.

Dall’oscurità alla luce e luce oscurità à il processo che porta l’anima dalle ombre alla luce

è un processo di paideia. La paideaia è l’humanitas, bildung in tedesco. Sguardo della

mente che si volge verso le idee: sguardo educato, che ha attraversato un processo di

paideia, una trasformazione dell’anima dal legame immediato con le cose che appaiono a

83
quelle che appaiono agli occhi della mente. paideia: se ne parla nelle prime righe del libro

VII della repubblica. Nozione di paideia e del vero essere.

Lezione 4.04.2019

HEIDEGGER

Lunedì 15 aprile interruzione lezioni

Heidegger pubblicò la lettera sull’umanismo come appendice alla dottrina platonica sulla

verità. La dottrina platonica sulla verità è la base filosofica piu profonda che giustifica la

lettera sull’umanismo. Heidegger traduce dal greco al tedesco. Da una traduzione molto

peculiare. Ci sono certi termini che Heidegger traduce secondo il suo modo di interpretare

il testo platonico. Termini tedeschi che traducono il greco suonano come termini particolari.

Heidegger non fa differenza tra eidos e idea.termine che viene poi rapportato al vedere da

cui “aus sehen” che il traduttore rende con “e-videnza”. Aus sehen: ciò che emerge, ciò che

si staglia dal fondo ed emerge con chiarezza dallo sfondo. Evidenza: perspicuità di un

oggetto che compare alla mente. evidenza: esprime il modo di conoscere che è proprio

dell’uso dell’idea per conoscere. Attraverso l’idea si conosce con evidenza. Pag 47.

Heidegger cerca di rendere paideia con bildung. Radice del “formare”. Bilden, che vuol dire

formare, richiamare anche l’immaginazione. Formare che è anche conoscere attraverso

facoltà spirituali. Il termine vor bild: modello, esempio. Il termine bildung richiama una serie

di termini affini che in tedesco hanno la stessa radice. Lessico che testimonia un innesto

della cultura tedesca sulla radice greca. La cultura tedesca ha sviluppato una sua propria

direzione. Giochi linguistici resi più complicati dalla traduzione. heidegger introduce la sua

analisi del mito della caverna con un progetto molto ambizioso. Si propone di mettere a

fuoco la dottrina di platone, il platonismo, platone come filosofo considerato come pensatore

che ci ha dato una serie di dialoghi importantissimi. Si propone di esprimere in poche pagine

84
quello che è la vera dottrina del platonismo. Heidegger si inoltra nell’interpretazione del mito

della caverna. la dottrina platonica non è tanto quella esplicita di platone, ma è una lehre,

una dottrina non detta. Heidegger non si propone di riassumere in poche pagine il nucleo

del platonismo. Si va alla ricerca di qualcosa di non detto. Cerchiamo qualcosa che è piu

implicito e che heidegger vuole proporre come nucleo del platonismo. Ricercare il non detto

di platone: va alla ricerca del tema della verità in platone collegandolo con il tema della

paideia. Il mito della caverna non mette in collegamento la paideia con la aletheia.

Heidegger si propone di mettere in luce questo tema. Il non detto: legame tra questione

della verità e della paideia. Il termine paideia viene tradotto come humanitas. Humanitas:

umanesimo. Il rapporto tra una certa idea dell’uomo e il modo in cui in platone di configura

il tema del vero. Connessione tra umanesimo e verità. Pag 49 paideia e aletheia vanno

indagate nella loro profondità analisi del mito della caverna molto dettagliata. Heidegger

trova in questa ascesa 4 gradi. Il vero sono solo le ombre. A ciò che è disvelato corrisponde

la condizione dei prigionieri della caverna. corrispondenza tra ciò che percepiscono i

prigionieri come vero e l’ombra. Secondo gradino: liberazione dalle catene. I prigionieri sono

nella caverna ma non sono piu incatenati. Invece di avere lo sguardo rivolto verso la parete

possono voltarsi. Volgono lo sguardo intorno al luogo in cui essi si trovano. Si volgono da

tutte le parti. C’è un cambiamento della posizione dell’uomo. Si trova in una realtà diversa.

In questa seconda tappa l’uomo ha percepito che dietro di lui ci sono delle statuette. Pur

rappresentando delle cose sono degli oggetti reali. Si suppone che veda anche il fuoco. Pag

51. Ancora situazione intermedia. Fuoco che non può apparire come fuoco perché acceca,

illumina in modo tale che lo sguardo non possa regger eil brillare del fuoco. Siamo diretti a

un processo di maggiore conoscenza secondo l’immagine che platone usa. C’è un grado di

maggiore verità rispetto a quello che platone usa inizialmente. Pur percependo ombre

l’uomo si sentiva a suo agio. Le ombre gli apparivano come qualcosa di percepibile, in modo

tale che egli credeva di non ingannarsi. Era in catene ma era certo delle cose che vedeva

85
perché il fuoco non lo aveva ancora confuso. Terzo grado: la vera libertà. Qui colui che è

stato liberato dalle catene è trasferito all’aperto. Ta alethestata: ciò che è più vero. È

presente ciò che è più vero. Nella terza fase compare l’idea. Prima vi è solo uno sguardo

confuso. Solo nella terza fase giungiamo alle cose piu vere. Secondo heidegger corrisponde

alla libertà dell’anima. heidegger segue questo passo con l’intento di mettere in evidenza

come la conoscenza sia in raporto con la condizione di libertà umana. Solo nella terza fase

vi è quella capacità dell’anima di guardare intorno a se. giungiamo alla quarta fase. Il

processo descritto da platone non si interrompe con l’uscita dalla caverna. nell’ultima fase

abbiamo la ridiscesa nella caverna. quarta fase: Ridiscesa nella caverna. non compare più

il termine alethes. Anche se non c’è si parla sempre del disvelato che definisce la caverna

in cui si ritorna. La verità che i prigionieri percepiscono è sempre quella che si riferisce alle

ombre. Le ombre lasciano trapelare ciò che è stato disvelato quando il prigioniero è uscito

dalla caverna. chi ritorna nella caverna, tornando non guarda piu solo le ombre, ma gli si

presenta ancora qualcosa che gli si era disvelato. Disvelato che si presenta a lui in quanto

sfondo delle ombre. Idea: ciò che la mente produce con chiarezza. Si ritorna al mondo delle

ombre, ma dietro le ombre appare una rivelazione, qualcosa che si apre all’interno della

caverna stessa. heidegger torna a una nozione di verità che è quella dei greci che prima di

platone avevano inteso l’occultamento come un nascondersi. Ci troviamo in presenza di una

aletheia intesa come un occultamento. Cos’è la verità che qui si fa strada? Verità che non

va collegata all’idea platonica, ma all’aletheia dei pensatori precedenti. Dimensione che si

apre attraverso il nostro percepire le ombre che sono le cose che ci appaiono nel mondo

stesso in cui siamo rinchiusi. Il mondo della caverna non è altro che il mondo in cui l’uomo

risiede e ci permette un accoglimento della verità, un afferrare un vero che trapela attraverso

quelle ombre che sono percepibili attraverso il venire a contatto con esse. C’è una

dimensione altra. Le ombre che dapprima rappresentavano il vero non sono tutto il vero.

C’è qualche cosa che si disvela al di la del vero iniziale che era costituito dalle ombre. Pag

86
55. Heidegger da un grandissimo rilievo al quarto grado. In realtà heidegger ci dice: qui c’è

anche una dimensione di verità nel quarto grado che si mostra. E non è tanto la verità che

il liberato vuole comunicare ai prigionieri. Non c’è una nozione di verità come appariva

prima. Nel quarto grado la nozione di verità si trasforma. Nel quarto grado c’è qualcosa di

nuovo. Non si torna piu né alle ombre né alla verità, ma cambia la nozione di verità. Nozione

di verità come disvelarsi e occultarsi nello stesso tempo. Trapelare di ciò che si percepisce

come verità e che allo stesso tempo non appare mai come piena luce. la dimensione delle

idee è quella della luminosità, della dirittura dello sguardo. Nel quarto grado la verità che

emerge sembra una verità in penombra, una verità che si mostra, che brilla sullo sfondo

delle cose stesse che vengono percepite e che sono le cose che appaiono a uno sguardo

che consiste nell’insieme delle percezioni delle cose stesse. Il punto quattro testimonia una

nozione di verità come vi era prima di platone, prima della svolta che platone ha impresso

al pensiero greco. Pag 57l’idea deve essere pensata in connessione con la luce. l’idea ci

conduce a definire gli oggetti. Ciò che è presente è l’idea. Il was-sein, la quiddità, è per noi

presenza. L’essere qui noi lo determiniamo in quanto tale. Per platone l’essere ha la sua

essenza specifica nel suo was sein. La quidditas è il ver essere, l’essentia e non la

existentia. Il vero essere è dato dalla definizinoe che noi diamo degli enti, dal nostro

consocere gli enti. Gli enti cos’ ci sono presenti. Il noein e il nous, la percezione intellettuale

acquista un rapporto essenziale con l’idea. Il nous rende presente l’oggetto. percepire il che

cos’è delle cose. Se non avessimo vernunft noi non potremmo percepire la verità nel senso

in cui viene descritto nel terzo grado. Pag 64. Verità come carattere dell’essente. Da una

lato platone sembra guardare ai suoi precedenti greci, eredita la sapienza dei primi pensatori

greci della ionia. Secondo questo sguardo, la verità è ciò che si collega all’apparire delle

cose. In questo apparire delle cose traluce una dimensione di essere più profonda.

Qualcosa che si disvela insieme agli enti, ma che nello stesso tempo non si disvela in modo

chiaro. Rimane occultato, ma allo stesso tempo sembra profilarsi. Possibilità di conoscere

87
l’apparire delle cose. Heidegger evoca la dimensione del bello. L’aletheia corrisponde agli

ortha. In una dimensione che non è quella che determina gli oggetti, ma è una dimensione

che apre a quella mitica, l’essere viene percepito attraverso uno sguardo che non determina

tanto gli oggetti nel loro essere in un certo modo, ma il loro apparire. Assume delle forme

che appaiono meno determinate. Alone di ambiguità. Non appaiono trasparenti allo

sguardo. La dimensione del vero che nella caverna viene evocata nella quarta fase è quella

da cui platone non si era del tutto staccato. Platone rimaneva in connessione con i

predecessori. Platone poi nel momento stesso in cui manteneva una nozione di aletheia

come occultamento aveva poi con decisione percorso la strada della trasformazione della

verità in idea, in was-sein, definizione delle cose. Qui ciò che conta è lo sguardo dritto,

diretto, la chiarezza del percepire intellettuale. Qui vi è il platone che vedeva nella

determinazione degli oggetti secondo la loro configurazione ideale, si ispirava alla

geometria, alla matematica. Una cosa sono gli ortha, le cose esatte a cui ci apre questa

dimensione del conoscere. Altra cosa il percepire che si rivolge alle cose belle. Sembra che

platone distingua tra questi due momenti. Altra cosa è il nous che si rivolge alle cose belle,

agli ortha. Ekfanestathon: ciò che esce fuori apparendo. Ciò che mostra l’evidenza ed è così

disvelato. La verità è ancora disvelamento ed esattezza. Qui c’è una doppia configurazione

della verità: conoscere preciso, conoscere della scienza, conoscere che ci viene offerto dalla

conoscenza scientifica della natura, dagli strumenti matematici, da tutte quelle facoltà

intellettuali che nell’uomo permettono la determinazione precisa delle cose. Il nostro

linguaggio determina gli oggetti. Accanto a questo heidegger ritiene che vi sia un platone

più nascosto, un platone antico che piuttosto che aprire a un cambiamento nel mettere a

fuoco cosa sia la verità ancora è legato alla cultura greca che vedeva nella dimensione

dell’apparire qualcosa di interiore, di sacro, divino, che sembrava trapelare dal0essere

stesso delle cose che apparivano. Accesso alla condizione del bello. Il bello e il vero

vengono ad essere legati nel suo modo di concepire la verità. Ci sono dei passaggi in cui

88
vero e bello sembrano seguire due percorsi diversi. Presentazione di platone come

pensatore che guarda indietro, ma è anche un grande innovatore. Privilegiamento

dell’intelletto teoretico.

Bene, to agathon: sole come metafora del bene. pag 59. Heidegger mette insieme una serie

di autori molto importanti e che possono essere richiamati a partire dal problema

dell’agathon. Qusta traduzione di agathon con “il bene” non sarebbe esatta. Il bene in

genere viene inteso nel senso etico del termine. Il bene sta a indicare valori di carattere

etico, il male il contrario. Sembra che stiamo ragionando sul piano della condotta umana. Il

tema dell’agathon viene proposto da platone nell’ambito di una riflessione politica, nella

repubblica. Questo valore morale si collega alla nozioen di bene in senso etico. Interpretare

il bene come idea etica sembra del tutto legittimo. Perché heidegger dice che in realtà non.è

giusta questa interpretazione? Secondo lui questa interretazione è successiva alla mentalità

greca. Questo modo di interpretare il bene non corrisponde a ciò che il pensiero greco

invece afferma. Qui è giusto richiamare l’aspetto che propone lo stesso Heidegger. Pag 60.

L’interpretazione che da H del male non è intesa come giustizia, equità. Indica, secondo H,

‘agathon, ciò che rende atto a qualcosa. È come se usassimo l’espressione bene o buono

come se fosse il presupposto di uno scopo che si vuole raggiungere. È come quando

diciamo che “è buono a fare qualcosa”. Agathon come capacità. Non essere buono a nulla.

Essere adatto a esercitare un certo ruolo. L’agathon sarebbe un bene in quanto finalizzato

a rendere qualcosa. Agathon non bene in senso etico, ma bene che rende le idee visibili.

Idea delle idee, condizione delle idee. Indica la capacità visiva delle idee stesse. Agathon:

condizione della conoscenza, ciò che è alla base del conoscere stesso. tutta la nostra

conoscenza viene a dipendere da un principio supremo che è la visività stessa delle idee,

ciò che rende atto alla visività. Platone chiama l’agathon anche “tou ontos to fanotaton”, ciò

che più si vede dell’ente. Perché Heidegger ci da questa interpretazione? H propone questa

interpretazione perché ritiene che tutto il senso del mito della caverna che platone ci offre

89
sta nel privilegiare la dimensione teoretica. La conoscenza viene ad essere il momento più

elevato dell’essere umano. L’uso della ragione teoretica caratterizza l’umano nel momento

più alto. Eccellenza che si mostra nel nous che si volge alle idee e rende possibile la

conoscenza delle cose sulla base della loro definizione. L’interpretazione del bene come

principio primo della conoscenza serve ad H per mostrare come l’interpretazione platonica

del mito vada tutta sull’insistenza del primato della dimensione teoretica nell’esperienza

umana. L’idea del bene, che sembra evocare la dimensione etica, non la evoca: mostra

semplicemente come la stessa dimensione etica debba essere fondata sul teoretico. Bene

non vuol dire bene nel senso dell’equità. Vuol dire ciò che è alla base dello stesso uso delle

idee in quanto ci permettono la conoscenza. Lo stesso heidegger riprende l’interpretazione

di Natorp. Paul natorp ha scritto un libro sulla teoria delle idee in platone. Natorp era a

marburgo quando heidegger era lì. Si era recato a marburgo alla metà degli anni 20.

Soggetto stesso: perno su cui ruota la metafisica.

Nietzsche: fortissima critica del platonismo. Bisogna ricondurre l’uomo al vivere. Il

cristianesimo collegandosi con il platonismo ha accentuato come valore tutto ciò che portava

l’uomo all’ascesi. Nietzsche come critico dei valori platonico cristiani. Heidegger in modo

apparentemente paradossale ci dice che questa apparenza di nietzsche anti platonico non

è giusto. Per lui la sua critica del platonismo è solo una critica che mostra un legame

profondo con il platonismo. Egli parlava di valori. Voleva sostituire i valori platonico cristiani

con altri valori. Nietzsche mostrava un punto di vista che era conseguente all’orientamento

platonico. I valori che nietzsche proponeva: N proponeva dei valori diversi rispetto alla

tradizione platonico cristiana. ma nel proporre dei valori affinchè la vita potesse poggiare su

una base più forte e fosse valorizzata, proprio nel far questo N ha mantenuto un valore con

l’agathon nel senso di bene da proporre. L’orientamento che N affermava nonostante tutta

la sua critica di platone rimaneva platonico perché assumeva una riflessione sul bene e

collegava N alla riflessione anteriore. Nietzsche come ultimo dei moralisti. Nozione di verità

90
in quanto fondata sull’intelletto. anche in N si trova l’idea che la verità debba essere ciò che

deve essere proposto dall’essere vivente. In N non è la verità teoretica che importa. Nozione

di verità che dipende dal soggetto stesso: radice platonica di nietzsche. In N la verità che si

propone si adatta alla volontà di potenza del soggetto. N critico della grande crisi platonica.

In conclusione poniamo il problema dell’umanesimo. Lo stesso H si richiama all’umanismo

ripercorrendo il passaggio che dalla paideia dei greci conduce all’humanitas dei latini e poi

all’umanesimo dell’età moderna. l’umanesimo è stato caratterizzato da una forte

accentuazione della razionalità nell’essere umano. La ragione nell’uomo, il nous, è stato

visto soprattutto nel suo aspetto teoretico conoscitivo. La ragione ha assunto l’aspetto di

facoltà della conoscenza. Questa facoltà è stata collegata alla facoltà di determinazione

esatta delle cose. Questa richiese un distacco dalle sensazioni. Se non vi fossero delle

nozioni intellettuali che ci permettono di definire gli oggetti noi non potremmo conoscere gli

oggetti stessi. Sfera della sensibilità: sfera in cui gli oggetti appaiono nel loro cambiamento

continuo. A seconda di come il soggetto si presenta nel percepire cambiano anche le qualità

degli oggetti. Le idee fissano dei concetti che ci permettono di istituire una connessione tra

gli oggetti. La sfera teoretica si basa su questo procedimento dell’intelletto. l’essere stesso

delle cose è visto dall’uomo come un essere da conoscere, di cui appropriarsi, da dominare,

da far suo. Heidegger mette in luce come il soggetto conoscente in questa opera di

conoscenza si sia presentato come un soggetto che piuttosto che lasciar apparire l’essere

nella sua configurazione lo ha piuttosto determinato attraverso lo sguardo chiaro, i concetti

chiari e evidenti di derivazione cartesiana. È stata privilegiata la facoltà teoretica nell’uomo

che ci mostra anche la dimensione per cui l’uomo si appropria dell’essere. L’umanesimo ha

privilegiato la facoltà umana come capacità conoscitiva. La dimensione etica, fondandosi

sulla perspicuità della mente si è presentata nel suo aspetto intellettualistico. Etico come

sfera in cui la ragione deve raggiungere una dimensione universale al di la di cio che lega

l’uomo ad elementi del suo essere. L’umanesimo ha portato l’uomo ad una sfera ideale,

91
diversa da quella sensibile. Per H questa divisione deve essere messa in questione. La

caverna come dimensione in cui l’uomo deve pensarsi. Anche nella caverna l’uomo può

intravedere lo spiraglio per H. caverna: si presenta un che di luminoso che non appare nella

sua evidenza, ma appare nella dimensione del nascondersi e ripresentarsi. Questa

dimensione del disvelamento. Dimensione di un divino nell immanenza dell’essere. Anche i

filosofi hanno sperimentato una dimensione teoretica. Heidegger dimensione di esteriorità:

critica allo sguardo umano. l’uomo rinuncia ad una posizione attiva e si lascia guidare dalle

cose stesse mettendosi al servizio delle cose. No dimensione di trascendenza dell’essere

rispetto agli enti nel senso religioso del termine. Heidegger critico della riflessione ebraico

cristiana. si chiama a una dimensione del divino che sembra evocata dai pensatori

presocratici. Dimensione che riprende l’antichità greca pagana. Lettura pag 70

Lezione 8.04.2019

HEIDEGGER

La dottrina platonica della verità: è la riproduzione di una lezione che Heidegger tenne negli

anni 30 e ripetè poi. Le autorità naziste vieteranno la diffusione di questo testo. Heidegger

pubblicò d nuovo il testo solo dopo la guerra. Noi stiamo vedendo il testo che apparve nel

47. H si pone di mettere in luce l’elemento nascosto nella dottrina di platone. Questo

elemento è la nozione di verità legata alla nozione della paideia. Heidegger si propone il

compito di mettere in evidenza il compito tra nozione di paideia e di verità. Apparentemente

non sembra emerga la questione della verità delle cose. Heidegger attraverso la sua analisi

della caverna dice che il processo in cui platone concepisce la paideia è il modo in cui

concepisce gli oggetti e la verità delle cose. La verità delle cose emerge solamente quando

entra il gioco il vedere, lo sguardo intellettuale che configura gli oggetti secondo le idee che

vanno alla ricerca dell’essenza delle cose. ciò che appare alla percezione è solo fuggevole

92
e non ci permette di comprendere gli oggetti. Solo con l’intelletto possiamo dare alle cose

dei nomi, definirli e attribuire dei nomi agli oggetti. Connessione tra paideia e dottrina della

verità così come platone la intenderebbe. Metafora del prigioniero che ritorna nella caverna:

nella caverna appare non soltanto l’ombra delle cose che veniva proiettata sulla parete.

Quando torna nella caverna il prigioniero non coglie solo le ombre: la luce che aveva visto

all’esterno rimane nella sua mente e gli permette di vedere qualcosa di più. Nozione di

disvelamento che apparirebbe a coloro che sono nella caverna una volta che concepiscono

il vero come disvelamento. Ma il prigioniero che si è liberato dalle catene ed è andato

all’esterno, quando torna all’interno porta nella caverna ciò che ha visto all’esterno. Notiamo

un modo peculiare che ha heidegger di interpretare il mito di platone. Il testo platonico dice

che il prigioniero che si era liberato torna nella caverna e cerca di comunicare quello che

aveva visto all’esterno: ma corre il rischio di perdere la vita. I compagni non lo capiscono. Il

prigioniero non riesce a farsi capire, ha visto delle cose a cui gli altri non credono, c’è un

problema di comunicazione tra il prigioniero che era uscito e i prigionieri nella caverna. viene

evocata la figura di socrate. Socrate fu condannato a morte perché considerato colui che

attentava alla religione della città, colui che metteva in questione le tradizioni. Ricerca di

qualcosa che avesse più consistenza dei costumi che gli abitanti di atene seguivano. Il

prigioniero che mette a rischio la sua vita sta a indicare socrate stesso. socrate si trova di

fronte al pericolo di dover presentare ai suoi compagni qualcosa che inquieta

profondamente le persone a cui egli si rivolge perché mette in questione le loro credenza

consolidate. Heidegger raffigura la situazione come se nel mondo della caverna apparisse

una nozinoe di verità diversa da quella che il prigioniero aveva potuto vedere all’esterno. La

nozione di verità che appare poggia sull’intelletto, sull’uso della ragione, sulla

determinazione di cosa le cose siano veramente, sulla e-videnza nel senso che le cose

appaiono nei loro contorni ben definiti con la luce del sole (sguardo dell’intelletto che

permette di definire esattamente gli oggetti).

93
All’interno della caverna heidegger metterà in evidenza come sia possibile che si presenti

un altro tipo di verità: questa è piuttosto il disvelarsi, la aletheia nel senso etimologico del

testo. Aletheia: non nascosto. Disvelarsi. Nella caverna emergerebbe una nozione di verità

che indica il presentarsi delle cose alla luce di facoltà dell’uomo che non si identificano con

l’intelletto, piuttosto una dimensione di immaginazione, una dimensione di fantasia poetica.

All’interno della caverna si produrrebbe un modo di cogliere il vero che non riguarda piu la

conoscenza intellettuale, ma una conoscenza di altro tipo. Heidegger non ci dice quale tipo

di capacità l’uomo avrebbe per poter assumere l’atteggiamento di colui che può percepire.

Si può supporre che questa capacità sia qualcosa che si contrappone alla chiarezza dello

sguardo: suggestione poetica, che riguarda capacità che non tanto definiscono, ma colgono

dei segreti degli oggetti che non emergono mai nel loro disvelarsi compiuto. Questo tipo di

atteggiamento sarebbe ben diverso da quello dell’intelletto teoretico, della ragione che

conosce. Percepire gli oggetti non con lo sforzo di determinare la loro essenza, ma con un

approccio che lascerebbe che le cose si presentino esse stesse con la loro realtà. non

sguardo che definisce le cose, ma stagliarsi delle cose stesse che verrebbero a presentarsi

ai miei occhio e non avrebbero la capacità di cogliere l’oggetto nella sua determinatezza.

Essere visibile ma non apparire in una piena luce. la dimensione del vero che H evoca è

nella quarta tappa del percorso. Idea del bene: permette la verità come conoscere delle

cose, come conoscere gli oggetti stessi. Capacità teoretica: visibilità delle cose. Terza

tappa: tappa della liberazione, dell’uscita dalla caverna. heidegger ritiene che proprio

riguardo a questo punto platone abbia trasformato la nozione di verità che vi era nel pensiero

greco. Per platone la verità viene a significare il conoscere gli oggetti in modo determinato.

“si comprende perché heidegger dica che la metafisica..” tutta la metafisica ha un

fondamento platonico. Meta ta fusika: questa espressione deriva da una semplice

catalogazione dei libri di aristotele. Quanto si parlava di ciò che era al di la della fusis, della

natura, era compreso nei libri seguenti a quelli che parlavano della fisica, i grammatici che

94
misero insieme il corpus intitolarono questi libri come “meta ta fusika”; dopo i libri della

natura. quindi inizialmente parliamo di un mero ordine dei testi. Nella storia del pensiero

filosofico avvenne che questo termine, metafisica, cominciò a significare non tanto l’ordine

che nel corpus avevano i libri, ma indicò una trattazione, un contenuto, che aveva a che fare

con l’idea. Era ciò che era sovrasensibile, che assumeva il valore di principio rispetto a ciò

che era sensibile. I principi intellettuali, ciò che apparteneva alla sera del puro intelletto

diventava principio pter poter conoscere le cose sensibili. La filosofia va alla ricerca di ciò

che è permanente e stabile, delle idee che ci permettono di conoscere le cose perché

risultano stabili ed eterne. Il termine di “sophia” assunse questa dimensione. La sophia e la

metafisica cominciarono quasi a identificarsi. La philosophia sempre più cominciò a

significare, dice heidegger, l’amore per l’idea, per l’ideale. La filosofia nella sua parte

fondamentale è la metafisica. L’amore del sapere indicò il rivolgersi dell’anima al

sovrasensibile. L’orientamento che si concentra sull’intelletto e che noi siamo soliti attribuire

a cartesio: il cartesio: cogito che ricostruisce la realtà secondo le sue funzioni. Heidegger fa

notare come in tutto il percorso della storia della filosofia la centralità del soggetto sia già

presente. Già con platone la nozione di verità avrebbe il suo riferimento fondamentale

nell’attività conoscente del soggetto. Con la scolastica la verità viene vista come la

conformità tra l’idea e la cosa. Però questa conformità è già pensata dalla metafisica in

modo tale che sia il soggetto conoscente e svolgere quei principi ideali che permettono di

conoscere l’oggetto stesso. l’enfasi cadrebbe sull’idea. Ed è a partire dall’idea che le cose

si conoscono. L’oggettività stessi in heidegger viene a coincidere con l’evidenza. L’idea è

ciò che veramente è. Secondo heidegger sarebbe fin dall’inizio, con platone, il concetto di

verità caratterizzato dall’enfasi posto sul soggetto conoscente. Enfasi a partire da cartesio,

poi, quando in modo piu chiaro l’essere stesso viene ricostruito a partire dal cogito. Il cogito

sarebbe caratteristico già dal pensiero platonico. Non c’è metafisica senza umanesimo.

L’umanesimo implica una certa interpretazione della conoscenza. La metafisica porta

95
all’umaneismo perché dal momento in cui si pone l’accento sull’ideale che ci permettere di

conoscere, le capacità umane piu elevate vengono considerate quelle intellettuali. Il

processo di educazione dell’uomo dovrebbe culminare sempre piu nelle facoltà intellettuali.

Queste facoltà dirigono l’azione dell’uomo. L’etica avrebbe alla base l’azione intellettuale

dell’uomo. Il bene è anche un principio etico. Questo principio di armonia viene a basarsi

sull’attività dell’intelletto. chi conosce l’ideale sarà anche colui che agirà in modo retto. La

giustezza dello sguardo assume un implicito carattere etico. Il vedere rettamente le cose

comporta anche un condursi in modo retto. Etica: educazione intellettuale e mentale. il

sapere viene considerato come base dell’etica. Chi è ignorante delle cose sarà anche colui

che non può comportarsi in modo retto. L’educazione dell’uomo mira soprattutto a

promuovere e rafforzare la sua facoltà teoretica che gli permette non solo di conoscere le

cose come sono, ma gli permetterà anche di agire in modo giusto e buono. Chi fa il male

non sa che compie il male. Si tratta di educare alla conoscenza. La metafisica aveva in se

anche una conseguenza etica. Per platone la guida della polis doveva essere assunta da

coloro che possono vedere al di la dell’empirico per volgere lo sguardo all’ideale. Heidegger

si mostra qui come un critico radicale della tradizione filosofica che sarebbe caratterizzata

da un orientamento platonico. In platone e aristotele c’è una certa ambiguità. Heidegger ci

dice che l’antica nozione del vero nei pensatori pre socratici principalmente ancora

sopravvive in platone e aristotele accanto alla nozione di vero che si basa sulla

trasformazione profonda della prima nozione. Il passaggio dal mito al logos in platone e

aristotele non aveva avuto ancora il suo compimento. Con loro siamo ancora in un pensiero

che non dimentica del tutto l’origine della filosofia. Heidegger si propone di abbandonare

questa nozione di metafisica. Assunzione di una nozione di verità in quanto utile per vivere.

Nietzsche riconduce il vero alle necessità del vivere, ma mantiene la nozione del vero e del

falso in quanto collegato al modo in cui sia possibile usare queste nozioni. Nietzsche è

l’approdo della tradizione metafisica. Heidegger intende rompere con questa tradizione e

96
introdurre una frattura ritornando alla nozione iniziale del filosofare, quando questo filosofare

non era più un amore del sapere. Si tratta di tornare all’aletheia nel senso di disvelamento.

Nozione di umano diversa che heidegger delinea e profila ancora indeterminata nella sua

mente. heidegger non ci dice molto su una prospettiva futura dell’uomo. Non ne parla ma

evoca una dimensione diversa dell’umano rispetto alla dimensione che era sottolineata nel

platonismo. Non piu l’uomo che conosce e determina gli oggetti guidato dalla razionalità.

Riscoprire una dimensione dell’umano che vede nel mito, nella religiosità, le dimensioni

prevalenti. Sembra che heidegger alluda a questo modo diverso di concepire l’attività

spirituale dell’uomo. Una paideia, una bildung che avrebbe dovuto soprattutto proporre

un’alternativa diversa rispetto a quella proposta in precedenza. Pag 43: nozione

dell’immagine. “la dimora della forma di caverna è..”. la volta della caverna rappresenta la

volta del cielo per heidegger, ma per platone non è così. per guardare le volta del cielo è

necessario che si esca dalla caverna. tra cielo e caverna c’è un’opposizione. In platone c’è

una enfasi quando descrive la sua storia della caverna su ciò che separa la caverna dal

cielo. Passaggio dal buio, dalle profondità della terra sino a giungere verso il cielo. H

introduce un inciso che mostra come interpreta il testo platonico. Inciso che si spiega con

quello che dirà quando parlerà della quarta tappa. Vedrà una luce il prigioniero, che

rappresenta quella luminosità che appartiene al cielo ma che non è quella del sole, ma una

luminosità che è interna alla caverna stessa. qui si vede che heidegger da già una sua

interpretazione. Già nella caverna c’è una rappresentazione di quello che è nel cielo. La

luce della verità è interna al luogo in cui sono incatenati i prigionieri. Sotto questa volta

vivono gli uomini legati per destino alla terra. Si va oltre il testo platonico. I prigionieri si

trovano in un mondo dove tutto appare come fuggevole. Le ombre sono in perpetuo

movimento e sono confuse. I prigionieri si trovano in una situazione di incertezza. Le ombre

passano davanti a loro senza che abbiano la capacità di fissare il loro sguardo e cogliere i

contorni dei soggetti. Le voci sono voci che non possono determinare il loro vero significato

97
preciso. Heidegger pur nell’aspetto di dare un’interpretazione del testo platonico introduce

degli elementi che sono dei modi in cui lo stesso heidegger considera il rapporto tra i soggetti

nella caverna e i fenomeni. Ciò che è fenomeno, che appare ai prigionieri diviene reale per

loro. Le righe di platone suonano in modo diverso. I prigionieri descritti da socrate come

viventi in una condizione di incoscienza, è una situazione infelice. Situazione che sembra

essere innaturale.

Tutto quello che i prigionieri vedevano subito, senza il filtro del pensare, che percepivano

con i loro sensi, il prigioniero che si libero lo abbandona. Pag 44: “quel presunto..” quando i

terreni abbandonano il terreno che rendono l’uomo sicuro, ecco che attraverso le idee

vedono le cose non più come concrete e tangibili, ma le determinano alla luce della

conoscenza. Abbandono dei sensi e dell’immaginazione e conoscenza a partire dal

pensiero. Pag 44. L’uomo vive in una prigione. Finchè non la riconosce come tale, ritiene

che questo luogo sia l’ambito appropriato dell’esperienza. Chi vive nella caverna per H vive

in una esperienza determinata e conosce le cose solo in una dimensione pragmatica, non

teoretica. In questi passi heidegger contrappone alla dimensione sovrasensibile di platone

una dimensione della realtà che viene afferrata e colta diversamente. Il testo di platone

viene manipolato per presentare una prospettiva diversa. Pag 48: “meta tauta de..”. queste

parole greche vengono generalmente rese in questo modo: “io continuai: in seguito

paragona la nostra natura..”. paragona: imperativo. Poi si dice: paragona questo che

riguarda la nostra natura a un’immagine. la nostra natura: phusis. (vedi il testo). La

traduzione di heidegger è diversa. Quello che nel testo greco nel modo piu semplice viene

detto sulla metafora che dovrebbe indicare la natura dell’uomo, heidegger lo esprime in un

altro modo. Quella che in platone è un’immagine che diventa una metafora, heidegger la

presenta come un’esperienza da cui si devono trarre determinati insegnamenti. Diventa la

descrizione della dimora in cui gli uomini si trovano. Heidegger: guarda come

dall’esperienza vissuta possiamo trarre ciò che concerne il nostro essere umani nella

98
formazione e nella mancanza di formazione che hanno una connessione inseparabile.

Platone non dice questo! La paideia è inseparabilmente legata alla dimensione della sua

mancanza: disvelamento. Educazione e mancanza di educazione sono inseparabili in

platone. Reinterpretazinoe del mito della caverna. questo vivere sulla terra viene

rappresentato come una vera esperienza immediata delle cose.

Nel mito della caverna c’è un approdo tragico. Il libro VII però si conclude con la paideia di

coloro che sono i filosofi che saranno a guida della città. Per heidegger quando il prigioniero

torna nella caverna siamo alla fine della metafora. Vediamo cosa accade nella caverna. pag

55: a privativo che caratterizza la verità. A privativo: non occultamento. Aletheia,

disvelamento. Occultamento: rinchiudere, porre sotto custodia, ecc. quarta tappa: concetto

di verità diverso da quello messo in luce già. La verità vuol dire conquistare il disvelato.

Nozione della verità che viene ritrasferita nella caverna. la veritas qui assume un altro

aspetto rispetto a quanto detto da platone. La metafora della luce c’è sia in platone che in

heidegger. La luce nel caso della metafora platonica è la luce del sole esterna alla caverna

stessa. qui la luce è nella caverna e trapela da un’apertura. Una cosa è la luce che permette

allo sguardo intellettuale di conoscere e una cosa è la luce che permette il disoccultamento

nella caverna per la kajon. Nel primo caso c’è la luce che è data da un sole che rende visibile

gli oggetti, nel secondo caso è una luce fioca che non illumina gli oggetti ma li lascia in una

configurazione dai contorni piu sfumati. La luce non appare al nous ma ai sensi, alla

fantasia.

Collegamento tra conoscere le cose e agire rettamente. Chi vede il bene, chi vede il mondo

retto dall’idea deve avere innanzitutto una visione dell’idea. L’ideale di libertà e di forza che

è implicito nella capacità di vedere il bene viene sottolineato da heidegger. Stretto nesso tra

la paideia come educazione della mente alla razionalità e la nozione di verità come

evidenza, in quanto la verità poggia sulle idee. L’ascesa è un processo di paideia che giunge

fino alla liberazione dalle ombre che ci legano ai sensi. nesso tra l’ideale educativo,

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umanistico degli antichi (e dei moderni fino all’idealismo tedesco) e la nozione della veritas,

di aletheia come verità in platone. Pag 63 “tutto dipende dalla ortothes,” che vuol dire

esattezza dello sguardo. L’aletheia diventa idea. Qui si ha il mutamento profondo

nell’essenza della verità degli antichi. Giungiamo all’ambiguità di platone, pag 64. Si dice

“nella dottrina di platone c’è una inevitabile..”. heidegger è convinto del fatto che platone

non si discosti in fondo dai suoi predecessori. Ecco però che si introduce il cambiamento

nella nozione di verità. Facciamo riferimento al testo greco. Fine pag 64. Il pensiero centrale

è la corrispondenza tra conoscere e conosciuto. Quando si parlava di orthon si parlava

anche di idea del bene. sembra che platone metta in relazione l’aletheia con le cose esatte,

mentre il nous sarebbe invece in relazione al bello. Piuttosto qui per H siamo in presenza

del chiasmo. Dovremmo mettere in relazione piuttosto in modo incrociato il nous con gli

orthà e il bello in relazione con l’aletheia. H reinterpreta il testo platonico e invece di far

corrispondere il nous con kala e le cose esatte (orthà) con l’aletheia li intreccia. Pone in

correlazione l’intelletto con le cose esatte e le cose belle con l’aletheia. H vuole mostrare

come l’esattezza dello sguardo si colleghi all’intelletto, mentre la bellezza ha a che fare con

il disvelarsi. Contrario del testo platonico. Avviene che le cose belle e le cose giuste sono

legate tra loro in platone. Appartengono alla verità che noi percepiamo che lega insieme il

bello e il vero. Bell, vero e buono in platone si legano strettamente. H interpreta il testo e

costruisce due percorsi: legame con la nozione mitica della verità e verità che apre al

conoscere esatto. Pag 66 riferimento alla scolastica. Scolastica: per tommaso la verità si

trova nell’intelletto, principio della adeuqatio. Nella scolastica il termine tipico dei dialoghi

platonici omoiosis si rende con adequatio. Questo termine lo troveremo anche nei moderni.

Accenno a nietzsche. Pag 67. Il termine presenza che usa heidegger suona come

aussehen. Porre il problema del che cos’è delle cose è il problema dell’ousia. Questa è la

presenza ed è l’idea. Questa nozione di presenza non era così all’inizio del pensiero

occidentale. Presenza stava a indicare qualcosa di diverso dall’ousia: quello che appariva,

100
lo aussehen non era l’idea come presenza delle cose, era un apparire, qualcosa che si

presentava allo sguardo legato alle cose, ma quasi sullo sfondo delle cose stesse. Era

qualcosa di sfuggente, che si legava agli oggetti ma non coincideva con gli oggetti stessi.

Essere che andava al di la della nostra domanda dell’essere degli enti. Problema dell’essere

che si configurava oltre la nostra domanda sull’essenza. Heidegger è anti platonico.

Abbiamo una vera rinuncia alla nozione di verità come corrispondenza tra sguardo e oggetti.

Pag 68 discorso sulla sophia. C’è un sapere pratico che ci pone immediatamente in contatto

con le cose. Non è un sapere teoretico, che va alla ricerca della definizione dell’essenza

delle cose. È un sapere che bada all’uso, alla utilizzabilità degli oggetti, al nostro vedere gli

oggetti in relazione ai nostri stessi bisogni. È un sapere di tipo tecnico pragmatico. Sapere

legato alla aletheia delle origini del pensiero greco. Poi c’è la sophia. La sophia diventa

teoria, scienza, conoscenza attraverso le idee. Diventa capacità di ordinare i fenomeni al di

la dell’uso quotidiano che faccio delle cose. La parola metafisica c’è già in platone. Questo

passaggio dal sensibile al sovrasensibile è nel libro VII della repubblica. Pag 70: l’inizio della

metafisica è l’inizio dell’umanismo. La metafisica indica l’andare al di la delle cose fisiche,

ciò che è possibile solo con l’intelletto. Qui sta l’eccellenza dell’uomo. Umanità determinata

o umanità in genere. individuo o comunità. Ciò che importa è il considerare l’uomo come

anima razionale. per heidegger la vita nell’idea non è esattamente la vita a cui pensa. Si

intende come l’idea dell’uomo come anima razionale si leghi alla nozione di verità che

platone introduce come elemento nuovo. Umanismo che viene delineato a partire dalla

metafisica e dalla filosofia come heidegger la vede in platone.

Alla fine del testo H ci da una prospettiva inquietante. Pag 71. Ultima fase dell’epoca

moderna. l’ideale platonico e gli ideali umanistici proposti attraverso il pensiero occidentale

sembrano sussistere in tutta la loro forza. Fase che mostra dei segni di crisi per H. H. sembra

dire che al di la di quello che l’uomo potrà liberamente pensare si svolgerà qualcosa che

indipendentemente dalla volontà dell’uomo porterà a una soluzione diversa. È già deciso in

101
precedenza. C’è un essere che non è quello degli enti, ma che risulta esterno rispetto

all’agire umano come se la storia dell’essere fosse qualcosa che l’uomo non è in grado di

dominare. H non ha ancora tematizzato questa nozione del disvelamento e dell’aletheia

adesso. Quello che è chiaro però nel testo è quello che vuole abbandonare. Quella nozione

di umanismo che si concentrava sull’esaltazione dello spirito, del logos, come modalità della

soggettività, appartiene a una fase della storia umana che sarà superato in una prospettiva

diversa. H non saprebbe dire di piu della nozione di aletheia e del problema dell’essere.

Quello che risulta chiaro è il modo in cui si allontana in modo radicale dal pensiero del

passato che celebrava la filosofia in quanto sapere dell’idea. L’orientamento platonico H

ritiene che debba essere abbandonato in nome di una nozione dell’uomo diversa. Sembra

convinto che questa nozione dell’uomo non dovrà corrispondere alla nozione dell’uomo

celebrata dall’umanesimo del passato. Come potrà delinearsi l’umanismo sarà detto poi

nella lettera.

Lezione 11.04.2019

HEIDEGGER

Sartre è stato molto influenzato da heidegger. Sartre analizza le pagine di essere e tempo

in cui si parla dell’altro. Sartre dice che la lettura che si fa del testo di heidegger è una lettura

che dovrebbe essere sempre molto attenta. C’è un’analisi che si svolge in maniera molto

analitica e dettagliata. Però, il percorso a volte piu complicato dello svolgimento dell’analisi

stessa. impressione da parte di sartre di un autore che guida il lettore verso certi approdi

che dall’inizio sa, ma che mostra per un percorso non chiaro e diretto. L’autore stesso

intende condurre il lettore per un percorso labirintico. Introduce a un pensare che porta il

lettore su strade che non sempre hanno una giustificazione filosofica, ma che a volte

risultano retoriche. Sartre: sciogliere in modo barbaro dei problemi difficili. Heidegger è un

102
pensatore che discute questioni complicate, che rimangono complicate, ma poi offre

soluzioni che risultano eccessivamente semplici. Da soluzioni eccessivamente unilaterali.

Sartre accusa heidegger di essere “sornione” e poi di sciogliere in modo semplicistico

questioni complesse. lo accusa di sciogliere in modo barbaro nodi complessi del pensiero

filosofico.

Levinas considera il marxismo filosofia della prassi, che porta a un orientamento che

conduce al di la di tutto ciò che è avvenuto sino ad allora.

In heidegger non c’è l’idea di conoscenza salvifica.

La dottrina platonica della verità, testo degli anni 30. Dipendenza di Heidegger nella sua

interpretazione di platone da un maestro di marburgo, Natorp. Natorp, che era stato

collaboratore di Cohen, aveva scritto un’opera chiamata “la dottrina delle idee di platone”

pubblicato nel 1903. Natorp aveva presentato platone come un teorico della conoscenza.

Insiste molto sull’aspetto secondo cui platone è soprattutto un pensatore della conoscenza.

Nel suo saggio H presenta un platone che è soprattutto un filosofo della conoscenza e della

scienza. Cartesio avrebbe ripreso il platonismo. Già natorp aveva parlato di platone in

questo senso. Natorp era ancora a marburgo quando arriverà heidegger. Natorp era morto

nel 1924. L’idea di un platone che è soprattutto un filosofo del logos, della consocenza,

heidegger li aveva ripresi da natorp. Sembra chiaro che heidegger abbia avuto l’influenza

di natorp. Natorp pubblicò nel 21 una seconda edizione della sua opera, la dottrina delle

idee di platone. 21: seconda edizione a cui aggiunge una appendice à psichè, eros e logos.

Nell’appendice natorp notava che la dottrina delle idee culminava in platone in un uno che

assumeva quasi l’aspetto di una realtà ultima in cui logos, anima e eros si stringevano e si

accomunavano. Per indicare il termine ultimo natorp usava il termine essere. Nozione di un

platone che oltre ad avere una nozione di verità come dirittura dello sguardo conserva anche

una nozinoe di verità come apertura nei confronti dell’essere, come aletheia, svelamento di

qualcosa che rimane nascosto in modo tale che lo svelamento non avvenga tramite lo

103
svelamento dello sguardo, ma qualcosa che va al di la del logos. In questa appendice diceva

natorp che vi è una vena che egli stesso non esitava a definire mistica. Natorp con questo

suo libro ha offerto ad heidegger tanti spunti per la sua interpretazione di platone.

LETTERA SULL’UMANISMO

È uno scritto che nasce per circostanze particolari. Va situato nel suo contesto storico

culturale e filosofico. le vicende le ritroviamo riassunte in Adelphi. Subito dopo la guerra, nel

45, heidegger si trovava in una posizione di isolamento e di disagio esistenziale e personale.

Si intende il suo desiderio di tornare a dialogare con il mondo filosofico europeo. Il suo

desiderio effettivamente potè avere realizzazione grazie a un personaggio che era un

tedesco che era perfettamente bilingue e fungeva da interprete presso l’esercito francese

in germania. Era alfred von towarnicki. Questo personaggio andò a trovare heidegger.

Aveva studiato nelle scuole francesi e appreso il francese. Fungeva da interprete. Il pensiero

di heidegger tra le due guerre aveva avuto in francia una certa diffusione. Alcune parti di

essere e tempo avevano già avuto una traduzione in francese. Tovarniki conosceva il nome

di heidegger e lo andò a trovare a todtnauberg. Li ebbero uno scambio di idee. Tovarniki gli

portò delle riviste francesi che parlavano dell’esistenzialismo e dell’orientamento filosofico

sull’esistenza, e una copia dell’essere e il nulla. Siamo nel 45. Towarnicki mise al corrente

heidegger di alcune pubblicazioni che si richiamavano al suo pensiero. Tra i testi che

apparivano nella rivista vi era un testo descritto da jean beaufret. Towarnicki ritorna a parigi

e incontra beauffret. Gli racconta dell’incontro con heidegger e lo stesso beaufret scriverà

ad heidegger. Lo stesso beauffret aveva scritto sulla filosofia dell’esistenza. 46: scambio

epistolare tra beaufret e heidegger. Le lettere vennero affidate a delle persone che

andavano con le lettere a trovare heidegger. Scambio epistolare. Il tema era quello

dell’umanesimo. Si parlava di varie questioni. È possibile che la filosofia del passato non sia

più tale da poter essere proposta? Non c’è il rischio di trasformare la filosofia in una

avventura dello spirito che non ha un esito positivo? Lanciare il pensiero in avventure che

104
non ci portano su una strada praticabile. Si può evitare di cadere nell’irrazionalismo? Serie

di questioni alle quali heidegger risponderà nella sua lettera sull’umanismo. La lettera è

dunque una risposta alle sollecitazioni che provenivano da jean beaufret con il quale

heidegger era entrato in contatto. Effettivamente heidegger nella sua risposta riprende le

questioni che beauffret gli poneva. La lettera venne pubblicata prima in francese sulla rivista

“fontaine” n 63. Lo stesso beauffret introduce la lettera nella rivista e la propone al pubblico

di lingua francese. Nello stesso anno heidegger pubblica in tedesco la lettera. la lettera ha

una maggiore ampiezza ed è diversa dal testo in francese. Lo pubblica come appendice alla

dottrina platonica della verità a berna. Nel 47 escono una versione francese piu breve e una

in tedesco che veniva dalla stessa mano di heidegger. è avvenuto che nel 49 la lettera è

stata pubblicata in maniera indipendente. Pubblicata la lettera sull’umanismo in maniera

indipendente, effettivamente la lettera risulta di difficile lettura. La lettera si capisce meglio

se si tiene presente il giudizio che heidegger da del platonismo. Nel 49 esce quindi in

formato indipendente. Poi heidegger inserisce ancora una volta la lettera in “segnavia”, una

raccolta del 67. Infine apparirà all’interno delle opere complete di heidegger. Verrà

pubblicato nel volume 9. Heidegger ha modificato parole, espressioni, ha integrato. Nel

volume 9 dell’opera completa, a piè di pagina, l’editore pubblica le note che heidegger

scriveva a margine delle copie della lettera sull’umanismo. L’edizione italiana di volpi che

riproduce il testo dell’opera completa, che è la versione ultima, inserisce dei punti che

heidegger modificherà successivamente. Si tratta di frasi a piè di pagina inserite solo

nell’ultima versione. Le note con l’asterisco sono dell’editore.

28 ottobre 45, pag 109: heidegger considera sartre un suo allievo autonomo. La

problematica introdotta da heidegger nel 27 è la stessa che lo occupa ora, passati 20 anni.

Il punto di vista però è diventato piu semplice e tale da poter limitare i fraintendimenti.

Heidegger pensa che essere e tempo sia stato frainteso in molti punti. Per heidegger il

problema è la visione esistenzialista del pensiero heideggeriano. Heidegger dice che il

105
problema è lo stesso e desidera evitare fraintendimenti. Heidegger presenta essere e tempo

come un’opera ancora iniziale, di avvio. La questione decisiva non è stata ancora affrontata.

La questione sarà proprio il problema dell’essere che già si nota nella dottrina platonica della

verità. Problema evocato dal concetto di verità di platone.

Bisogna tener conto dell’origine del pensiero filosofico per heidegger. Questo è stato

occultato perché il platonismo è diventato dominante. Il problema dell’essere da cogliere

prima che l’idea possa intervenire per determinarlo va ripensato. Il platonismo si è affermato

nella storia del pensiero: bisogna tornare agli inizi del pensiero occidentale. Tovarniki aveva

proposto un dialogo tra heidegger e sartre a baden baden. Heidegger pensa di poter

incontrare presto sartre, ma poi questo incontro non si realizzò. Finale “cogliere e esprimere

la situazione attuale del mondo..” nuovo indirizzo verso cui si orientava heidegger à

heidegger da a sartre qualche nozione sul suo percorso di riflessione. Lasciando da parte

mode, settarismi legati alla scolastica, si tratta di ridestare l’esperienza decisiva. Poi

potremo di nuovo venire in una condizione in cui l’essere possa apparire. Questa ricchezza

dell’essere viene poi ricollegata al nulla. Sartre aveva accomunato l’essere e il nulla..come

vedremo nella lettera sull’umanismo legherà questi con un nesso diverso. Sartre non rispose

alla lettera di heidegger. Siamo nel 45, in una fase in cui sartre non desiderava entrare in

contatto diretto con una figura che si trovava troppo coinvolta con gli eventi del regime

nazista per poter essere considerato un interlocutore sincero.

Altra lettera del 23 novembre del 43, pag 107. Anche qui si insiste sul fatto che ancora egli

deve dire qualcosa di nuovo. Essere e tempo è solo un’opera di introduzione. Non è

un’opera in cui il pensiero sia stato effettivamente espresso in modo da non provocare

fraintendimenti. Heidegger si difende dall’accusa di nichilismo e dice che l’essenza di

nichilismo consiste nella possibilità di pensare il nihil. Nichilismo implica l’incapacità di

pensare quel nulla che è legato all’essere. Il nichilismo è legato a nietzsche. Nietzsche è il

vero approdo del platonismo. Qui l’orientamento filosofico è incapace di pensare il nulla. Il

106
pensiero del nulla legato all’essere ci porterebbe al di la del platonismo. Critica di heidegger

del nichilismo mentre pensa il nihil. Heidegger: la nozione del da sein indica il luogo in cui il

problema dell’essere viene a tema. Quando lo si traduce con termini come realtà umana si

fraintende il suo pensiero. Espressioni francesi errate per tradurre “da sein”. Heidegger dice

che dovrebbe essere “etre le - là”: essere il ci, da sein, esser-ci. Particolare accentuazione

del ci. Essere il qui, essere il “ci”. Essere caratterizzato dall’essere qui. “ci” dell’essere

umano. Heidegger dice che questo “ci” corrisponderebbe a aletheia, cioè la svelatezza,

apertura. Questo esserci in questo caso andrebbe riferito non tanto al da sein nel senso

dell’essere umano che è il luogo in cui l’essere giunge a meditazione. Questo “il qui” sarebbe

il rivelarsi di un essere nascosto. Questo essere nel senso pregnante del termine,

corrisponde al c’è dell’esserci. Opera del 27 sarà reinterpretata alla luce della tematica

dell’essere stesso. è una lettera, un discorso libero. Ci sono delle affermazioni, riflessioni,

che vengono esposte come temi da meditare, come spunti. Non si tratta di veri e propri

risultati di una meditazione a cui si giungerebbe attraverso delle analisi piu elaborate. Ci

sono molte suggestioni, molti spunti. C’è un lessico tipico con cui rappresenta i suoi

concetti. Heidegger deve inventarsi dei vocaboli nuovi. Tutti i termini usati prima risultano

ad heidegger troppo segnati dalla riflessione precedente per poter essere utilizzati.

Inizialmente troviamo il tema dell’agire. Solo se si compie una riflessione sull’essere si potrà

tornare alla riflessione sull’etica. Heidegger ritiene che sia piuttosto il problema dell’essere

quello che va posto per poter poi soffermarsi sull’etica. La riflessione sull’agire richiede una

riflessione sull’essere. Il tema dell’essere va pensato al di la della metafisica. La metafisica

non è altro che uno sviluppo dell’umanismo.

Fa eccezione Hölderlin: ha annunciato la problematica dell’essere a cui Heidegger vuole

richiamarsi. Insieme alla critica del platonismo: aletheia. Bisogna sostituire alla aletheia

come veritas (nel senso della corrispondenza dell’idea e della cosa) l’aletheia come

disvelamento di come gli enti si configurano lasciando che sullo sfondo degli enti rimanga

107
la verità degli enti. C’è un pensiero poetante, un modo di aprirsi all’essere che dovremmo

considerare al di la del logos. Tema del logos che si collega al tema dei valori. Nel momento

in cui si pone una logica si pone un problema di valori etici. A quali valori possiamo

appellarci? Tema dei calori che si lega strettamente al problema della logica. La soggettività

è anche il centro della conoscenza. Logica e valori si collegano strettamente. H si propone

si presentare un approccio all’essere che vada al di la della logica e un tornare all’etica al di

la della tematica soggettivistica dei valori. Interpretazione nella lettera del detto di eraclito “

anche in questa abitazione ci sono gli dei”. Il tema dell’etica viene collegato al tema

dell’essere dal quale trapela il divino. Dato che il termine ethos vuol dire costume, ma anche

abitare, questo tema ecco che heidegger ci dice che ha a che fare con l’esserci dell’uomo

all’interno dell’essere stesso. questione teologica. La teologia ha avuto origine nell’ambito

della metafisica. Pensare Dio voleva dire, per i teologi, pensare l’ente sommo. L’ente sommo

era posto al termine della gerarchia degli enti. La teologia si fondava sulla logica, sulla

determinazione teoretica della struttura della realtà. dato che H abbandona la metafisica,

allora anche dio va ripensato. Dio non è l’ente sommo della teologia. La teologia era parte

della metafisica. Come avvicinarsi al divino? Anche la problematica del divino viene

presentata da heidegger in relazione al disvelarsi. Il tema stesso dell’essere assume

connotazioni teologiche orientato da una tematica che si richiama a motivi religiosi.

Il linguaggio non viene pensato come una manifestazione del pensiero del soggetto. Il

linguaggio si lega all’essere: l’essere si presenta a noi e fa in modo che noi stessi parlando

lo esprimiamo. È il linguaggio che emerge e esprime l’essere. Noi non siamo che i

portavoce, coloro che manifestano l’essere. Questo linguaggio non è quello della scienza,

ma quello della poesia. Linguaggio di un pensiero poetante e rammemorante. Linguaggio

che emerge dalle cose stesse e che prende forma attraverso coloro che si esprimono.

Questione del rivelarsi e del cancellare. Il problema dell’esserci è un problema che non ha

una vera e propria soluzione. Risolvere vorrebbe dire cadere nell’approccio tipico della

108
metafisica. Si tratta di rimanere nell’ambiguità. C’è un segreto che non potrà essere

penetrato e svelato. L’essere stesso è un essere che si lega al dire dell’uomo. L’uomo non

ha esaurito quello che gli si presentava à le varie fasi della storia umana sono fasi non

tanto dell’uomo, ma dell’essere. È un essere che si manifesta attraverso il linguaggio

dell’uomo. Quello che rimane sul fondo è l’essere stesso. heidegger usa un’espressione “il

pensiero traccia nel linguaggio dei solchi poco vistosi..”metafora che fa pensare a una

natura che rimane sempre esterna rispetto all’uomo. Ciò che viene coltivato è coltivato solo

alla superficie. La natura non è scalfita. Pensare che traccia nel linguaggio dei solchi che

rimangono alla superficie. È il linguaggio stesso che offre al pensiero i suoi termini. in questo

modo vengono tracciati dei percorsi ..l’essere però rimane un po’ alla superficie. Pag 66:

heidegger riprende essere e tempo. Nozione di progetto. Il progetto è un progetto

essenzialmente gettato. Heidegger riprende una espressione di essere e tempo: il progetto.

Terminologia di essere e tempo. Heidegger la reinterpreta. Nel progettare, chi getta è

l’essere stesso. heidegger dice che in luogo del da sein

bisogna porre l’essere come soggetto del progetto. L’essere destina l’uomo nella esistenza.

L’uomo è esistenza intesa come apertura: l’essere destina l’uomo nell’apertura dell’uomo

all’essere stesso. l’uomo si apre all’essere. L’esistenza è quella dell’esserci. Il destino a cui

l’uomo è legato, ha luogo come radura dell’essere. Questa è un’immagine che H usa:

lichtung. qualcosa che porta alla luce l’essere stesso in modo tale che la radura è solo un

attimo in un bosco, che minaccia con la sua oscurità di togliere la luce alla radura. Nella

radura l’uomo permane. Lì l’essere si mostra, ma non pienamente. Siamo nella radura del

bosco, dove gli alberi circondano la radura e minacciano crescendo di ricoprirla. Nozione

della lichtung: qui heidegger vuole dirci come luce e ombra si accompagnino nell’esistenza

dell’essere. Esperienza di un oblio dell’essere che si rivelava in questo oblio. Questa

esperienza era ciò che hölderlin chiama heimat. Il poeta aveva pensato questa dimensione.

109
Qui troviamo insieme la terminologia di essere e tempo, la reinterpretazione che heidegger

da della sua stessa opera del 27 (lichtung), la questione del poetare (hölderlin), il linguaggio

del poeta, la nozione della dimora che è propria dell’uomo.

Lezione 15.04.2019

Levinas critico del pensiero di Heidegger. Levinas si era avvicinato alla fenomenologia

attraverso husserl e heidegger. 34: qualche riflessione sulla filosofia dell’hitlerismo. La

cultura europea è un sentimento della libertà assoluta dell’uomo. Levinas dice che il senso

della libertà in occidente è piu profondo della libertà politica. Tornare al mondo dopo che si

è acquistata una libertà rispetto al mondo stesso. heidegger: l’uomo è impotente di fronte al

tempo. Levinas usa dei termini indirizzati ad una critica ad heidegger. Annullare il tempo.

Pensare l’uomo non come una temporalità, ma come chi è in grado di sfuggire alla morte e

al tempo. Lode del marxismo. Il marxismo per la prima volta contesta questo concetto

dell’uomo come libertà. Lo spirito umano come anima capace di liberarsi da ogni legame

con il mondo. qui l’uomo appare determinato dalla materia, dalla società. è l’essere che

determina la coscienza (marx). il marxismo viene inserit nell’ambito di una storia della libertà

in occidente. Nozione della coscienza. “Una concezione veramente opposta alla nozione

europea dell’uomo non sarebbe possibile che se la situazione alla quale è schiacciato non

si aggiunga a lui ma costituisca il fondo del suo proprio essere.” critica dell’hitlerismo

andando avanti. nell’idea della temporalità e naturalità troviamo la nozione di una

espansione attraverso la forza. Nel 34 levinas sta già prevedendo la guerra che sarà poi

avviata con la conquista della polonia. Nel 34 levinas prevede già questo sbocco del

nazismo. L’uomo è portatore di una forza, aggressività che si rivolge contro gli altri. chi ha

fede nella libertà diffonde le idee con strumenti diversi dalla forza.

110
Löwith: weber e schmitt. Testo che risale al 35. Testo dedicato a schmitt, che viene spesso

avvicinato a heidegger. Löwith lo ristampò anche dopo la fine della seconda guerra

mondiale. Il testo è stato inserito negli scritti completi di löwith. Heidegger avvicinato al

decisionismo politico di schmitt. Decisionismo: consenso politico: antitesi amico-nemico. Chi

condivide un certo punto di vista, una certa cultura, lingua, fa parte di un gruppo in cui mi

riconosco. Ogni comunità politica tende a sussistere e promuovere la sua unificazione

mediante il contrasto con chi figura come antagonista non riconoscendosi in quel gruppo.

Richiamo alla realtà storica: le comunità si stabiliscono sulla base di costumi e abitudini

condivise, sulla base di una comune origine. L’essere di Heidegger e il concetto di politico

di Schmitt.

Riprendiamo la lettera sull’umanismo

È una lettera di risposta a quesiti. Una delle domande di beaufret, autore della lettera

pervenuta ad heidegger, riguardava l’agire dell’uomo. Leggiamo da pag 31. Heidegger vuole

retrocedere richiamando la nozione di essere. Heidegger si richiama al linguaggio e a un

certo modo di concepire l’agire. Cos’è l’agire? L’essenza dell’agire. Heidegger rifiuta il ti esti

di socrate, rifiuta il discorso sull’essenza che richiede che si definisca l’ente su un’idea. Ia

definizione richiede l’idea dell’ente. Heidegger sostituisce la nozione di verità con l’aletheia,

opposta all’idea. Heidegger propone una definizione dell’agire. Sembra fare suo il discorso

sull’essenza dell’agire. Propone una sua idea dell’agire. Heidegger recupera il punto di vista

socratico che domandava dove fosse l’essenza. Heidegger esclude un’essenza dell’agire.

Agire che produce effetti, ma l’effetto viene considerato in base all’utilità stessa dell’effetto

prodotto. Se pensiamo in base all’utilità noi questo agire non lo conosciamo veramente.

Agire: vollbringen, portare a compimento. Si compie qualcosa che già vi è, che ha già una

radice. Il compimento riguarda qualcosa che ha già un suo proprio essere. Ma che cosa è?

Ciò che propriamente è è l’essere stesso. parliamo della nozione di essere. Passaggio

successivo: procedimento del concetto di portare a compimento. Il modo di pensare l’essere

111
non deve essere visto nel senso che il pensiero ci permette di aprirci all’essere. L’essere

stesso emerge, si manifesta attraverso l’essere umano. Bisogna pensare qualcosa che

circonda l’uomo, che è al di la dell’uomo e che l’uomo si limita a pensare e a portare al

linguaggio. Uomo come pastore dell’essere. Il pastore dell’essere nel senso che come il

pastore è al servizio del suo gregge, allo stesso modo l’uomo è alle dipende dell’essere. È

come se l’essere venisse a coscienza nell’uomo. Nel pensiero dell’essere umano l’essere

viene al linguaggio. Sembra che la dimensione del linguaggio sia essenziale al pensare. Si

dice non che il pensiero sia la casa dell’essere, ma che il linguaggio sia la casa dell’essere.

Nella dimora del linguaggio abita l’uomo. Il pensare ha come elemento intrinseco il

linguaggio che deve essere visto come ciò che proviene dall’esterno rispetto all’essere

umano. Riconduzione del tema etico al tema dell’essere, nozione dell’essere umano come

colui che si pone alle dipendenze, a servizio, aperto a ciò che l’essere stesso gli suggerisce.

Pag 34: beaufret lo aveva interrogato sull’umanismo. Umanismo ha una concettualizzazione

che la filosofia ha avuto lungo i secoli. Abbiamo parlato di “ismi” (idealisom, umanismo…).

Heidegger ci dice di non usare piu questi termini astratti, ma ci dice di tornare a una

dimensione anteriore. La stessa filosofia è un termine usato da platone. Heidegger riferisce

il termine filosofia alla sapienza in quanto si colleghi alla sapienza, alla ousia, all’idea.

Filosofia come amore di un sapere che consiste nella capacità del nous di costruire una

sapienza. La filosofia è un amore di sapienza intesa come veritas, come conoscenza chiara

e distinta. Heidegger si era allontanato da questa nozione di verità. Dunque non parliamo

piu di filosofia. Questo termine corrisponde a una fase del pensare in cui già la sapienza

assumeva un determinato aspetto. La filosofia era un amore del nous, un amore della

ragione che l’uomo ha nei confronti di un ideale a cui il suo pensiero tende. Retrocediamo

a una dimensione previa rispetto alla filosofia. Heidegger preferisce parlare di “denken”,

pensare. La vera e propria denominazione di discipline nell’ambito della filosofia appartiene

a una filosofia già tarda. Ila filosofia comincia a conformarsi alle discipline. I greci nella loro

112
età magna pensavano senza simile denominazione. Cos’è l‘elemento a cui dovrebbe

tornare il pensiero? Elemento come ciò che è alla base. Cos’è questo elemento semplice e

originario a cui deve tornare il pensiero? Il pensiero è ciò in base a cui il pensiero deve

essere pensiero. Heidegger ci da una definizione: ciò che esercita un potere. l’elemento si

prende a cuore il pensiero e lo porta alla sua essenza. È come se si prendesse cura del

pensiero. Capacità originaria di produrre il pensare. Per questa ragione questa capacità si

prende cura del pensiero e lo porta alla sua vera essenza. Elemento originario: l’essere

stesso. possiamo parlare di un pensiero dell’essere. Genitivo che va inteso in due modi

diversi. Genitivo nel senso che il pensare dell’essere avviene nell’essere stesso e pensare

dell’essere nel senso che il pensiero diventa un pensiero sull’essere. Genitivo soggettivo e

oggettivo per noi (H rifiuta questa distinzione avendo a che fare con la logica). Il pensiero

appartiene alla storia dell’essere. Pensare che si pone in una dimensione di ascolto.

L’umanesimo di heidegger viene poi proposto alla luce della sua nozione dell’essere.

L’essere umano che abbiamo concepito nella storia dell’umanismo come centro della realtà,

attivo, capace di usare strumenti adatti agli scopi che si poneva, un essere umano che agiva

in base a una conoscenza..questo essere per heidegger dovrebbe essere sostituito da un

modo di concepire l’uomo diverso. Pensare l’essere in modo tale che l’uomo appaia inserito

in una realtà che lo comprende in se e che vede in lui colui che può portare al linguaggio la

realtà stessa nel modo di conformarsi. In una dimensione di ascolto l’essere umano

potrebbe avere questa capacità. Fa suo il potere stesso dell’essere. Dimensione di ascolto,

di dipendenza, servizio nei confronti dell’essere. Pag 41. H traccia una storia del termine

umanismo. L’inizio è il mondo greco, la paideia dei greci. Heidegger insiste che qui la grecia

non è la grecia iniziale ai suoi albori. È la grecia che con i suoi tardi rappresentanti ha

cominciato a dare forma sistematica a un pensiero originario. Dopo platone e aristotele le

scuole post socratiche hanno sistematizzato questa nozione di paideia. I latini non hanno

fatto altro che tradurre il termine paideia con humanitas, collegato poi alle scienze umane.

113
Lo studio delle lettere viene ripreso, si ritorna all’antichità classica e si recupera una nozione

di humanitas che i latini contrapponevano alla barbarie, all’homo barbarus che non poteva

godere della cultura. Umanesimo sostenuto dai grandi della cultura tedesca, ma non da

hölderlin. Citiamo ernesto grassi come interprete di heidegger. Rivendica il valore della

cultura latina. Grassi pensa che il modo in cui H ha interpretato il rinascimento italiano sia

un modo che dal punto di vista storico non è particolarmente vigoroso. Grassi ci ha lasciato

“heidegger e il problema dell’umanesimo”. Grassi tenne una serie di conferenze alla

columbia university su heidegger e il problema dell’umanesimo. Conferenze a NY dell’83.

Le conferenze hanno avuto anche una edizione italiana. Grassi si fa portavoce di un modo

di interpretare H molto interessante. Per H l’originalità di pensiero risiedeva nel mondo

greco. Hölderlin viene ricollegato ai greci. Cortocircuito che fa sì che Holderlin venga posto

in connessione con il pensare autentico dei greci. Vi è da parte di heidegger una

sottovalutazione di tutta la cultura di lingua latina. La cultura di lingua latina per lui non

faceva altro che riprendere il pensiero greco che aveva già avuto una sua storia attraverso

platone e aristotele. Pensare che si esprimeva attraverso i poeti e i filosofi (cicerone, seneca,

marco aurelio). Secondo grassi in Heidegger non c’è un apprezzamento dell’originalità della

cultura che si esprime in latino. Svalutazione della humanitas in heidegger. Rinascentia

romanitatis, della humanitas dei latini. Grassi: questo heidegger che proponeva il pensare

poetico e un modo di concepire il linguaggio come linguaggio dell’essere, avrebbe potuto

essere collegato proprio a quello che i pensatori italiani del rinascimento avevano già

scoperto. Avevano scoperto una dimensione del linguaggio che non era quello del logos ma

era quello della fantasia. Heidegger e il problema dell’umanesimo. “il linguaggio filosofico

non è più inteso come linguaggio razionale, ma il linguaggio per il quale si produce la

schiarita (lichtung)”.. problema dell’ingenium, della capacità creativa non tanto nel senso

della ratio ma della fantasia poetica. Tutti gli attacchi che heidegger fa alla logica (principio

di identità, contraddizione, ragion sufficiente, terzo escluso) già i filologi del rinascimento

114
italiano lo avevano saputo. Nell’umanesimo italiano troviamo delle critiche della logica

aristotelica. Si torna agli antichi cercando di riscoprire la dimensione della parola. Grassi

cerca di mostrare come in fondo heidegger avrebbe potuto trovare nel rinascimento italiano

cose molto diverse. Heidegger tende a considerare il rinascimento solo come una sorta di

pensiero e cultura che non fa altro che ripetere. Grassi rimane heideggeriano. Grassi

tendeva a recuperare le radici heidegerriane anche nella cultura italiana dell’età umanistica

e rinascimentale. Vico: figura che risultava l’erede di questo percorso che gli umanisti

avevano mostrato. Vico si era contrapposto alla razionalità cartesiana.

Questione del “ci”: pag 48. Essenza: ousia. Ek-sistence: apertura del da sein all’essere. Non

si sta parlando dell’individuo concreto che esiste. Si sta parlando dell’apertura,

dell’accoglienza di ciò che proviene dall’esterno. Reinterpretazione di essere e tempo e

rifiuto di considerare il termine di esistenza come contrapposto all’essenza. Possibilità e

realtà. sartre riprendeva la terminologia da essere e tempo, ma per H li aveva ripresi male.

Non si sta parlando d un essere umano concreto contrapposto alla possibilità ideale. Si sta

parlando del da sein non nel senso della realtà, ma nel senso di colui che si apre all’essere,

colui nel quale l’essere giunge a chiarimento. L’uomo è la lichtung, il chiarimento dell’essere.

Il “ci” dell’essere umano, il “da”, indica la ek-sistenz dell’uomo nel senso della lichtung, il

chiarimento dell’uomo nozione dell’uomo come radura. L’uomo risiede nella radura ed è la

radura. È colui che porta alla luce l’essere ma è anche colui che risiede nella luce

dell’essere. Il termine “pastore dell’essere” va inteso in due sensi. il pastore, colui che guida

un gregge, si pone a servizio dell’essere ma è anche colui che fa si che il pastore possa

trovare una guida. Se non ci fosse il “da” dell’uomo l’essere stesso non troverebbe una sua

manifestazione. L’essere di cui parla heidegger è legato alla storia e agli enti. Pag 55.

Precedenza della dimensione dell’apertura all’essere prima dell’idea dell’uomo come

animale razionale. non si tratta di abbandonare la libertà dell’uomo. Perché l’uomo qui

apparirebbe nel suo essere piu elevato? Heidegger ci propone questo concetto: bisogna

115
pensare all’uomo come colui che appartiene alla storia dell’essere. Tutto ciò che l’uomo

pensa e dice, manifesta, tutto rappresenta la storia stessa dell’essere. Si fa portavoce di

una dimensione anteriore alla sua. Facendosi portavoce celebra la sua dimensione.

Dimensione di intangibilità dell’essere. D’altro lato l’essere stesso si collega sempre al modo

che ha di rapportarsi agli enti. L’uomo continua ad avere a che fare sono con gli enti, con le

esistenze nel senso metafisico del termine. Gli enti appaiono per quello che sono. Non

dovrebbero apparire piu in quanto pensati in una dimensione teoretica, conoscitiva, ma

dovrebbero essere considerati come enti alla luce di un essere sullo sfondo. L’uomo ha a

che fare con gli enti, ma non attraverso la ragione. gli enti devono apparire alla luce di un

essere che figura come sfondo. destino: non fato come quello dei greci. Interpreta il termine

destino nel senso di insieme di ciò che ha avuto il suo proprio corso. Sposta il problema del

da sein verso l’essere. Attenzione concentrata verso l’idea dell’uomo come radura. Essere

e ente non sono separati. Non bisogna pensare l’essere come fosse afferrabile in quanto

tale. Gli enti non vengono mai determinati attraverso la nozione di essenza. Sono piuttosto

percepiti, ci vengono incontro a partire da uno sfondo che rimane oscure. Come nella poesia

le immagini non possono mai essere rese in termini perspicui, così fa anche la filosofia.

Insistenza sul fatto che anche gli dei e dio appartengono alla storia dell0’essere. Non c’è un

dio che trascenda gli esseri a cui è legato. Heidegger non pensa un divino che si separi

dagli enti: è legato profondamente alla storia e alla natura. l’uomo è piuttosto pastore che

condottiero. Lascia che l’essere emerga dal suo proprio pensare. Nel far questo appartiene

alla storia dell’essere, non può trascendere. Levinas criticherà heidegger dicendoci he

l’essere non è altro che il “c’è” che brilla di una sua luce che si riflette sull’essere umano.

Levinas lo dirà in “altrimenti che essere”. Pensiero del nihil, pag 96. No essere nel senso di

una qualità della cosa. Possiamo dire che questo ente esiste e non esiste. Il nulla è il

contraltare dell’affermazione dell’esistenza. Se facciamo in modo tale che sì e no si

escludano ci muoviamo nell’orizzonte della logica. Qui il soggetto impone con le sue

116
categorie conecttuali l’affermazione e la negazione. Il nulla è l’opposto dell’essere in quanto

esistente. Abbandoniamo il linguaggio che determina e definisce cosa un ente è e quali

qualità abbia. Abbandoniamo questo piano di discorso e retrocediamo a una dimensione

anteriore: vediamo che essere e nulla possono convivere e non si escludono. Il “nientificare”

può considerare l’essere nel suo apparire. Gli enti stessi che appaiono a partire dallo sfondo

non richiedono affermazioni o negazioni. Dobbiamo rinunciare a una logica che considera

opposti si e no si tratta di concepire l’ente come indeterminato, tale da poter avere diversi

aspetti che possono coesistere e non si contrappongono. Questo modo di porre il problema

del nulla ha suscitato l’attenzione di gadamer, derrida. L’ente su cui si riflette non va

oggettivato una volta per tutte. Il sì e il no sono due dimensioni che possono coesistere.

Possiamo rinunciare al nostro modo di parlare e parlare piuttosto di lati, degli enti che

potrebbero avere configurazioni diverse non escludentesi l’una dall’altra. Il nihil indica il nulla

che è intrinseco all’essere. Bisogna che l’essere sia accompagnato dal nihil. Heidegger

paral del nihil anche in termini di oscurità. Nihil pensato come ciò che il pensiero deve ancora

scoprire. Ciò che si sottrae al nostro pensare e si mostra sempre tale da non poter essere

afferrato. Noi cerchiamo comunque di perseguirlo, però. Il nihil viene visto in una dimensione

di oscurità che l’uomo ha al suo interno. Non solo l’essere che traluce, ma che rimane anche

in penombra (permette che il si si accompagni al no). Ci sono dei lati che emergono degli

enti che si accompagnano alla dimensione affermativa. Pag 103. Conclusione della lettera

come una conclusione che cerca di indicare ciò che si vuole di semplice in un linguaggio

metaforico. Metafore: il lingauggio dell’essere sembra rappresentare le nuvole del cielo. Il

linguaggio e i solchi nel terreno. Ambiguità profonda che heidegger accentua. Ambiguità tra

il pensare e l’essere. Il cielo non può essere pensato senza le nuvole, ma le nuvole hanno

una relazione con il cielo. Solchi del contadino: sono dei solchi tracciati da lui, ma vengono

ogni volta ricoperti e cancellati per ridare potere alla terra. Il contadino continua comunque

117
a tracciarli con il suo operare. Il contadino coltiva la terra ma nello stesso tempo fa si che la

terra sia coltivata da lui. Metafore naturalistiche ( terra, cielo ).

Lezione 29.04.2019

Lettera come risposta a dei quesiti. Si nota leggendo la lettera un voler tornare alla radice

dei termini, ai vocaboli. Si torna alle origini del pensare. Si torna a ripensare l’avvio della

filosofia. Etica: riflessione sull’agire dell’uomo. Heidegger non intende soffermarsi sull’agire

perché sin dall’inizio indica la necessità di riflettere su cosa voglia dire agire. Agire nel senso

di portare a compimento. Dall’agire all’essere. Riflessione sui termini: heidegger ci da

un’angolatura diversa dei problemi presentati da j. Beauffret. Come nasce la parola

umanismo? Ritorno alle origini del vocabolo. L’himanitas dei latini e la paideia dei greci.

Voleva dire ascesa. Riflessione su un processo di conoscenza che l’essere umano

dovrebbe affrontare affinchè potesse elevare le sue facoltà. heidegger rimette in questione

la humanitas. Humanitas: celebrare il nous. Comprendere cosa possa essere alla base del

nous stesso. la visione intellettuale presuppone che ci sia un avvicinamento all’essere.

Heidegger sposta l’attenzione della humanitas al problema dell’essere. Ente: si riferisce

all’idea. La riflessione sul logos: riflessione sull’essenza degli enti. Idea della radura:

lichtung. Nella radice c’è licht, luce. radura come rischiararsi dell’essere e come ekstasis

dell’uomo che perette che l’essere si rischiari. Abbiamo da parte di heidegger una riflessione

su termini consueti nella storia della filosofia come umanismo o ethos o filosofia. Heidegger

da dei significati nuovi a espressioni filosofiche già note. “ethos antropon daimon” eraclito.

Il demone che guida ciascun uomo è insito nel carattere che ciascun uomo ha. Ethos tipico

dell’uomo: ciò che lo anima. ognuno ha un suo proprio carattere. Come traduce heidegger?

Il soggiorno è per l’uomo l’ambito aperto per il presentarsi de dio. Il termine ethos è ambiguo.

Carattere, modo di agire, costume.. in greco vuol dire anche il luogo. Il daimon che siamo

118
soliti tradurre con “demone” indica anche la presenza del dio. Heidegger traduce: il

soggiorno è per l’uomo l’ambito in cui il dio si presenta. heidegger lavorando sull’etimologia

da delle interpretazioni peculiari dell’antico pensiero presocratico. Siamo soliti interpretare

il pensiero di eraclito alla luce di socrate e platone. Ma se si interpreta il detto di eraclito

staccaldolo da questa tradizioni assume un significato diverso. Esempio di come heidegger

presenti il suo pensiero come un pensiero che va alle origini, al momento iniziale del pensare

dei greci al di la di quello che la tradizione ci ha tramandato. Aspetto ambiguo di queste

pagine. Il testo è suggestivo. I termini che usa H sono inconsueti, evocativi. Si apre la

possibilità di dare varie interpretazioni. Ci si può domandare se il modo di interpretare la

paideia da parte di H non sia un modo che determina in modo eccessivamente unilaterale

qualcosa che nel pensiero platonico e umanistico rimane aperto a varie interpretazioni. Ci

si può domandare se la sua interpretazione della metafisica in quanto fondata sulla nozione

del logos, della ragione che porta alla determinazione dell’idea con cui concepiamo l’essere,

ci si domanda se questa interpretazione non sia una interpretazione che lascia da parte una

serie di motivi, di pagine controverse e dense che troviamo in platone. Non c’è da parte di

H una identificazione eccessivamente lineare, diretta, unilaterale di un pensiero platonico

che è molto ricco? Se è così, h non è colpevole di un atteggiamento volto all’identificazione

dell’ente che lui mette sotto accusa? Domanda rivolta all’interpretazione del passato di H.

quando si interpreta la metafisica come un pensiero che tende a identificare l’essenza degli

enti.. tutto questo non presuppone un modo di interpretare il passato in maniera

eccessivamente semplificatrice? Risposta: non è però lo stesso H in “la dottrina platonica

della verità” che in platone c’è dell’altro? C’è una dimensione che legherebbe platone alle

origini della filosofia greca nel momento in cui platone parlerebbe di ombre che stanno a

rappresentare quel vero essere che rimane tra ombra e luce. possibilità di reinterpretare la

storia della filosofia con un atteggiamento diverso dalla storia della metafisica. Molti

interpreti hanno ripreso l’insegnament di H dirigendosi verso questi due sensi: da un lato

119
coloro che interpretano la metafisica europea in quanto fondata sul logos. Foucault: la storia

della metafisica esclude da se tutto ciò che potrebbe contraddirla. Grassi: come allievo di H

recupera una lettura della storia della filosofia di 400 e 500 come una filosofia che si sarebbe

concentrata sulla parola. Due modi di vedere la storia della filosofia da H: foucault: si

concentra sulla razionalità, dagli antichi a kant. Una storia che esclude poi a mano a mano

tutti gli elementi che possono opporsi ad essa. Poi recuperiamo una storia della filosofia che

ha aspetti poco noti. Un altro personaggio: gadamer. Ha reinterpretato platone da una

nozione di dialettica. Nozione che fa pensare a una riflessione che esige la interpretazione

continua. A partire dal testo heideggeriano si possono aprire vari percorsi nell’interpretare

la storia della filosofia. Altri aspetti: la questione del rapporto tra il da sein o la ekstasis e

l’essere. Come bisogna pensare la relazione tra i due momenti? Tra l’esserci (uomo come

radura, prima che intervenga la razionalità, stato d’animo estatico) e l’essere (il ci

dell’esserci viene assorbito dall’essere stesso), su quale poniamo l’accento? Ciò che

importa è l’essere di cui l’uomo sarebbe alle dipendenze e espressione? È l’essere stesso

che ha una sua pregnanza nella riflessione filosofica o piuttosto l’essere viene al pensiero

e alla poesia solo attraverso l’uomo? Gli allievi di H hanno seguito interpretazioni diverse

del suo pensiero. Personaggi tornati a una sorta di parmenideismo. Essere al di la del

divenire. Essere nella sua dimensione di eternità. Essere che dovrebbe portare al di la della

dimensione umanistica. Citiamo qui anche correnti anti umanistiche. Strutturalismo

francese. Dimensione soggettivistica: facendo a meno della dimensione della ratio come

dimensione primaria diventa di un soggettivismo estremo, quasi che tutto ciò che si

configura come elemento conoscitivo, teoresi, dovesse essere ricondotto a una radice

soggettivista. Dimensioni soggettivistiche che mostrano l’importanza del punto di vista che

ciascuno assume o valuta. Elemento che si sposa bene con correnti esistenzialistiche della

prima metà del 900. H è alla base anche di questi cammini diversi. Tendenze di carattere

120
anti umanistico. Si accentua un carattere di essere che va al di la di quello che è tipico del

nostro modo di pensare.

L’essere non è considerato indipendentemente dalla storia dell’essere. L’essere rimane

come uno sfondo permanente della storia stessa che l’essere avrà. Da un lato abbiamo una

visione di carattere storicista. Da una parte abbiamo il tempo, il divenire. L’essere non può

essere visto indipendentemente dallo svolgersi degli eventi.

Questione del linguaggio e della cultura. Heidegger insiste su ciò che precede il linguaggio

stesso. ci sono delle pagine interessanti sul silenzio. Tutti i modi che abbiamo di definire le

cose sono delle forme linguistiche che dovrebbero essere ricondotte a una radice originaria.

È dal silenzio, da una dimensione precedente rispetto al linguaggio che nasce la parola. C’è

una dimensione di essere che precede la parola. C’è una dimensione anteriore rispetto alla

parola da cui la parola deriverebbe. Dimensione di bios anteriore al linguaggio, allo

strutturarsi della cultura in forme simboliche. Vi è dunque uno strutturarsi delle istituzioni che

presuppone una dimensione iniziale che dovremmo ricondurre al bios, oppure è la cultura

che è la vera e propria manifestazione del vitale? Ad esempio la biopolitica: si rivolgono ad

heidegger. Altri pensatori che mettono in evidenza la radice per esaltare i significati.

(derrida). Il pensiero di H ha aperto tanti percorsi.

Modo in cui h pone il problema teologico. Recupero della filosofia heideggeriana in sede

teologica. Si tratta di pensare dio al di la di quello che la tradizione onto teologica ci aveva

offerto. Dio era ente sommo. La tradizione tomistica riprende questa tematica. È una

tradizione che radici platoniche, aristoteliche, che giunge poi fino alla neoscolastica. In

ambito cristiano si può usare il pensiero heideggeriano in quanto h ha pensato dio al di la

del nostro modo di pensare dio come ente sommo. Retrocedere a una nozione di sacro. La

nozione di sacro potrebbe portarci a pensare il dio della tradizione biblica ricollegandolo a

una radice iniziale. La tradizione del sacro ci aiuta a pensare dio in un modo diverso rispetto

a quello che la tradizione ci aveva offerto. Si tratta di pensare dio in relazione alla percezione

121
del sacro. Si tratta di mettere in questioni i modi che attribuiamo a dio per attribuirgli invece

altre qualità. Ci sono delle riflessioni sul pensiero di H che inclinano il pensiero di H verso

l’ateismo. Se pensiamo alla ripresa di H del pensiero greco possiamo subito intuire come a

partire da H si sia piuttosto affermato un atteggiamento critico della tradizione cristiana. gli

dei sono gli dei che si percepiscono nei fenomeni, nel cosmo. Quasi una dimensione di

ritorno a una sacralità insita nell’essere stesso delle cose. Questo atteggiamento non

permetterebbe di considerare H come pensatore alla base di un ripensamento della teologia

cristiana. il testo da adito a questi modi diversi di interpretare il suo messaggio. Riflessioni

di pietro chiodi. È il primo traduttore di essere e tempo. Curò una introduzione alla sua

edizione in cui già metteva in luce l’ambiguità del pensiero heideggeriano. Chiodi riflettendo

sull’opera del 27 di H già metteva in evidenza quanto il pensiero di H si prestasse a

possibilità interpretative diverse. Si sono particolarmente sviluppate negli ultimi decenni.

Grassi sottolineava l’importanza della dimensione linguistica. Grassi diceva che la civiltà si

costruisce su un fondo oscuro. C’è un elemento cupo che permane quando si costruisce un

vivere civile. C’è un elemento di ferocia che rimane nella civiltà. Grassi riprendeva la nozione

di ferinità e la riportava alla dimensione dell’essere che rimaneva sullo sfondo. dimensione

notturna. Avvicinamento tra heidegger e vico a vantaggio della dimensione della civiltà.

L’accento cadeva sul simbolico, sulla cultura, su tutto ciò che viene poi edificato dall’uomo.

Quello di grassi è un modo peculiare di interpretare la nozione di essere. Grassi è un

interprete di heidegger. Per grassi era importante la dimensione civile del pensare e del

parlare. Sulla base di questa interpretazione di heidegger grassi lo collega anche al pensiero

umanistico italiano. Grassi in quanto a capo di un istituto di berlino creato dal fascismo per

esaltare la cultura latina dovette lasciare berlino. dopo la guerra lavorò ancora e a monaco

fu a capo di un istituto che si occupava di umanesimo italiano.

Lettera sull’umanismo: a volte è tra virgolette a volte no. Se la parola umanismo è tra

virgolette sta a significare la parola umanismo così come è solito usarla. Se il termine è fuori

122
dalle virgolette la parola umanismo può avere una accezione diversa. Lo stesso heidegger

parla nella lettera di un suo atteggiamento che non vuole essere antiumanistico. Ancora

richiamo all’umanesimo che va visto in un modo diverso al passato. Heidegger sembra

considerare l’umanismo come parola antica, appartenente al passato. Per h non dovremmo

piu parlare di ismi. Da un lato sembra che H non voglia piu usare il termine, sembra non

voglia far suo questo vocabolo. Per altro verso ci dice anche che il suo non è un pensiero

anti umanistico. Vuole tornare a un umanesimo che sembra orientato in modo diverso.

Possibilità di valutare in modo diverso il pensare di heidegger. Il fatto che la lettera

sull’umanismo si presenti in modo vario mostra già come la proposta di h rimanga

suscettibile di piu interpretazioni. Accenni sul rapporto tra la germania e l’europa. Siamo

all’indomani della fine della guerra. 46 lettera a beauffret. Pensiero di H: mostrare come sul

piano della cultura vi sia in europa una unità, una cultura dell’occidente, in cui la cultura è

inserita. Ci troviamo in un periodo, siamo nel 46,7, in cui la germania, che non ha piu una

conformazione di stato indipendente. La cultura tedesca non deve essere vista come

qualcosa di diverso e indipendente, isolato, rispetto al contesto europeo. La cultura tedesca

è come se entrasse a pieno titolo nell’ambito della cultura europea. Vicenda comune tra

mondo europeo e latino. Heidegger mostra come il pensiero filosofico debba essere

considerato come un pensiero comune all’occidente. È anche come se H mostrasse il

destino comune dell’occidente. Il nazismo sorto in germania aveva radici non peculiarmente

tedesche. In realtà questo fenomeno politico avrebbe avuto le sue radici nella storia della

metafisica. Atteggiamento che riguarda la riconduzione del fenomeno nazista alla questione

della tecnica. Dal momento che la metafisica ha condotto all’ esaltazione dell’uomo

attraverso strumenti tecnici li siamo arrivati al nichilismo. Nietzsche come ultimo frutto della

metafisica europea.

Interessanti riferimenti all’est, oriente. Vuole richiamarsi a una cultura che non avrebbe

esaltato l’atteggiamento fondato sul logos. Quella dimensione di essere che H desiderava

123
accentuare e recuperare rispetto alla metafisica europea non era del tutto ignota a un

pensiero che aveva la percezione della marginalità dell’uomo rispetto alla natura. il pensiero

europeo avrebbe dovuto guardare all’oriente per abbandonare la sua prospettiva

dominante, per avere la possibilità di vedere un pensare diverso.

Pensare: dimensione pratica. Marx e nietzsche hanno portato a chiarezza ciò che rimaneva

implicito. Fin dall’inizio c’è l’accentuazione di un elemento pratica nel pensiero platonico.

“Su heidegger: 5 voci ebraiche”. Allievi tedeschi di heidegger. Non c’è levinas. Frequentò le

lezioni di heidegger.

LEVINAS

Levinas è nato in lituania. Conserverà l’uso della lingua russa. abbandonerà ben presto la

lituania. È ebreo. Conosce la bibbia in ebraico, la legge in ebraico. Non studia i testi

talmudici, mentre comincerà a studiare testi della tradizione rabbinica ebraica già in una età

matura. Coltiverà anche questi studi rabbinici ma in un secondo momento. Levinas ci ha

dato non solo testi di filosofia ma anche delle letture talmudiche. Levinas compie i suoi studi

a strasburgo. La sua tesi di dottorato è dedicata alla fenomenologia di husserl. Opera che

sarà pubblicata in francese sulla teoria dell’intuizione di husserl. Dice egli stesso che

interpretava husserl nel modo in cui heidegger lo aveva reinterpretato. Troviamo nel primo

levinas un approccio alla fenomenologia che terrà conto del modo in cui heidegger aveva

ripreso il suo maestro. Levinas diventerà uno dei primi divulgatori della fenomenologia in

ambiente francese. Offre al lettore di lingua francese essere e tempo. Ripercorre il libro

presentando l’ontologia heideggeriana. Scriverà anche su husserl. Sarà uno dei primi

interpreti del pensiero husserliano e heideggeriano in francia. Simone de beauvuoir. Sartre

è stato introdotto alla fenomenologia a partire da levinas. Nel 34 grande svolta: vera e

propria rottura di levinas con heidegger. Levinas cercherà di differenziare le strade di husserl

e di heidegger. Testo considerato indipendentemente da heidegger. Articolo del 34: il tema

124
dell’essere a cui approda l’ontologia fondamentale heideggeriana approda alla barbarie.

Levinas completava il testo sulla filosofia dell’hitlerismo: concentrare l’attenzione sul

problema dell’essere porta a considerare l’essere umano in quanto aperto all’essere.

L’essere umano sarebbe schiacciato sull’essere. L’atteggiamento di apertura che

l’esistenza compirebbe sull’essere porterebbe l’essere umano a essere irretito nell’essere.

L’approdo di questo discorso sarebbe l’idea di un essere umano legato alle sue radici

esistenziali. Vera e propria forma di negazione di libertà spirituale. L’essere umano sarebbe

legato per il fatto stesso di trovarsi in un certo ambiente a una forma di negazione di ogni

possibilità per l’uomo di rendersi indipendente attraverso la mente, lo spirito, dalle sue radici

materiali. Tra la filosofia dell’essere heideggeriana e una filosofia razzista dell’hitlerismo il

passo non è così lungo per levinas. Problematica dell’essere: negazione del pensiero

dell’occidente. Platone sarebbe un pensatore della pratica. Platone sarebbe il pensatore

che ha celebrato la libertà del pensiero. Negazione della prospettiva platonica: riflessioni

sull’hitlerismo. Nel 35 abbiamo un altro testo interessante di levinas: l’evasione. Questo

testo è un testo nel quale levinas comincia a pensare alla possibilità di un pensare che

abbandoni il terreno dell’essere. Dell’evasione: testo che si apre con il concetto che il tema

dell’essere appare in molti pensatori della storia della filosofia. Appare anche in quei

pensatori che sembrano allontanarsi dal tema dell’essere, ma accentuando il problema della

soggettività. La soggettività rimane identica a se stessa. non vi è solo l’essere della natura

che appare come l’essere delle cose, l’essere che non ha un dinamismo interno. Vi è

l’essere della natura che è una realtà che si mostra come rigida, fissa, ripetitiva. Accanto a

questo essere della natura vi è un essere dell’idea formato nelle forme di fissità e rigidità.

Nella misura in cui le idee si presentano come essenza è un mondo di essere. Se si pensa

dio come ente ci troviamo in presenza di un essere che viene pensato nella sua rigidità.

Levinas fa un passo ulteriore: afferma che l’essere non è solo riferibile alle cose, ma anche

alle idee, all’io nella misura in cui l’io tende a recuperare il diverso da se e a reintrodurlo

125
all’interno di se. tutto ciò che va al di la dell’io tende ad essere assimilato. Levinas: prende

ad esempio rousseau. Sembra aspirare al diverso da se, spinto da qualcosa di diverso.

Questo movimento tende sempre a reintrodurre l’oggetto a cui si aspira al movimento dell’io.

Reintroduce il diverso all’interno dell’io. L’io penso di kant è un io che si confronta con la

realtà varia, che va unificata. Questo “io penso” è poi in grado di compiere l’unità di tutto ciò

che risultava eterogeneo. Levinas quando parla di problema dell’essere viene a includere

non solo l’essere delle cose come aveva fatto nelle riflessioni sulla filosofia dell’hitlerismo.

Viene a includere tutto ciò che si presenterebbe nel senso dell’identità del se che viene poi

recuperata. Pensiamo all’io di fichte: io che si confronta con un non-io. Tendenza alla

riappropriazione dell’io. Levinas: ci sono dei segni nella nostra esperienza quotidiana che ci

mostrano come l’essere umano desideri liberarsi dai suoi legami con l’essere. Fa degli

esempi: tema del disgusto, della nausea. Quando si prova nausea è come se ci si volesse

liberare di qualcosa di troppo. Qualcosa di cui non vogliamo farci sovraccaricare. L’essere

pesa sull’io. Si ha nausea in senso materiale ma anche spirituale quando si è soffocati da

qualcosa che opprime la mente con la sua fissità. La nausea è un modo di percepire l’essere

à evasione. Tema del piacere. Si desidera raggiungere il piacere. Piacere secondo tanti

sensi di questo termine. Piacere intellettuale, fisico. Si è sempre scontenti. Anche il piacere

non appaga. C’è anche qui qualcosa che continuamente rende scontenti. Qualcosa che una

volta raggiunto non può appagare. Desiderio di evadere verso qualcosa di diverso. Non si

desidera piu rimanere nell’ambito di un raggiungimento di piaceri che però non appagano.

Altre analisi: temi molto frequenti nel romanzo dell’epoca. Indicano l’essere circondati da

conformismi che impediscono all’io di agire..esempio dell’adulterio. Senso di evasione

ancora, noia che irretisce la persona nell’adeguarsi a costumi percepiti nel loro continuo

pesare rispetto alla situazione in cui ci si trova e che non appaga. Tema del doppio. Il non

essere soddisfatti della propria identità e il cercare di acquisirne un’altra. Il tema dell’essere

è il filo conduttore che rimane sullo sfondo come tema che la filosofia dovrebbe

126
abbandonare. Dovrebbe abbandonarlo per cercare una dimensione altra. Il saggio sulla

evasione si chiude con delle frasi molto indicative che riguardano la dimensione di ricerca

di un “altrimenti che essere”. Umanesimo che propone l’uscita dall’essere.

Lezione 2.05.2019

Tema dell’autodeterminazione. In sartre manca il riferimento alla legge morale. la legge

morale non ha più una sua sussistenza in se, viene a dipendere dalla scelta dell’uomo. Nel

saggio di sartre ci sono altri motivi che fanno pensare a un suo avvicinamento a autori del

passato, sia alla distanza. Cartesio conosceva l’idea di un soggetto umano. Il soggetto si

presentava sotto forma di cogito. Sartre condivide il soggettivismo di cartesio. In sartre c’è

una riprsa di tematiche storico filosofiche di autori della modernità. C’è anche una svolta

però, accento sull’esistenza. Primo levi: richiamo ad autori del passato, alla tradizione

filosofico letteraria e religiosa. Meditazione profonda su grandi limiti della natura umana.

Consapevolezza di grandi diversità nell’umano. L’individuo ha sempre sue caratteristiche

specifiche in levi. Riprende temi biblici, si retrocede fino al pentateuco. Precarietà

dell’umano. Come si può retrocedere nella realtà umana a una situazione in cui si rinuncia

al pensiero in nome di un desiderio di sopraffazione, di una razza, di una etnia contro

un’altra. Tema della tirannia che può risorgere in modo inaspettato. Rischio sempre

incombente per primo levi. Ci sono elementi di oscurità nel percorso dell’uomo. Oscurità che

rimane anche nella visione illumistica che ci propone. Heidegger: legame con il pensiero

storico filosofico delle età precedenti. Heidegger ci dice che in platone è present eun’idea

della percezione dell’essere che va al di la della percezione che abbiamo dell’essere

attraverso l’idea. Platone appare ad heidegger come un pensatore che ha molteplici facce.

Platone che si collega alle fonti presocratiche secondo il quale l’essere può essere percepito

attraverso un avvicinamento che avviene attraverso l’estasi, l’apertura dell’essere umano

127
verso l’essere stesso. in heidegger la frattura con il passato della storia della filosofia è piu

evidente. Heidegger propone un passo oltre la metafisica e la tradizione teologica vigente.

In che modo heidegger compie questo passo di frattura rispetto all’idea dell’umano dei secoli

anteriori? Il tema dell’essere orienta la ricerca di heidegger- è una ricerca che rimane

ambigua. L’essere umano rimane radura, apertura, capacità di ascolto di ciò che dall’essere

proviene. Rispetto a sartre e levi, heidegger propone una via più radicale più decisa verso

un allontanamento dalla tradizione filosofica.

Levinas: nel 47 non desidera riprendere pensatori che siano precedenti a quello che aveva

introdotto heidegger nella filosofia. Confronto con heidegger. Soprattutto verso la fine

levinas si richiamerà all’idea del bene presente in platone. Ripresa di pensatori antichi da

un’angolatura particolare. La figura con cui desidera dialogare nel testo è heidegger.

Levinas dirà che vuole abbandonare persino il clima della filosofia heideggeriana. Non solo

le sue proposte, l’approccio che heidegger ha verso l’essere umano. Vuole abbandonare

anche una certa percezione affettiva delle cose che è presente in heidegger.

Nota del traduttore. Autre oui: altra persona. Autre: altro in tutti i sensi. “altro”: intende altra

persona autre oui.

Ètant: participio di etre. La traduttrice ha deciso di tradurre etant con “essente”. Lo ha fatto

perché in etant c’è la radice di etre. La traduttrice ha deciso di tradurre come “essente”, se

avesse tradotto come ente la connessione non sarebbe stata così chiara.

Dall’esistenza all’esistente. Bisogna tener presente che il termine esistenza (existence) de

(l'existence à l'existant) fa riferimento al tedesco. La existenz era un termine usato da

heidegger in essere e tempo. Heidegger si rifaceva all’essere del da sein. La sua analitica

dell’esistenza stava a indicare un’analisi dell’esserci. L’essere stesso assumeva una

struttura. Il termine existenz in heidegger era ciò che si apre al da sein. Da subito heidegger

poneva un nesso tra il sein e il da sein. In sartre l’essere assumeva una forma diversa

rispetto a quella che heidegger aveva indicato. Levinas, che ha composto questo suo testo

128
quando era prigioniero di guerra in un campo tedesco e non potè vedere le opere apparse

tra il 40 e il 45. Era militare nell’esercito francese. Quest’opera venne elaborata negli anni

della prigionia. Nell’elaborare questo testo non ha tenuto conto delle opere uscite tra il 40 e

il 45. Il confronto di levinas non è con sartre l’essere e il nulla era uscito nel 43. Il confronto

è piuttosto con heidegger. In quegli anni era rinchiuso in un campo di prigionia tedesco.

Levinas già verso la metà degli anni 30 si incamminava verso un’uscita dal pensiero

heideggeriano. In quegli anni cercò di meditare questa sua critica di heidegger e questo

tentativo di proporre un’alternativa a partire da heidegger. Il modo in cui levinas usa il

termine esistenza è il modo che riflette quello che veniva detto in essere e tempo.

L’esistenza si presentava nel senso di esistenza umana le cui strutture ci permettono

l’accesso all’essere. Tra existenz e sein c’è una stretta relazione. i due elementi sono

pensati nel loro stretto collegarsi. Levinas vuole distaccare l’essere e la existenz. È

inevitabile che esistenza e essere si colleghino? Non è possibile pensare l’esistenza umana

in modo che si renda indipendente dal problema dell’essere? Questi due momenti non sono

così collegati come heidegger ci dice nella sua opera del 27. Si potrebbero pensare

situazioni in cui l’essere e il da sein siano separati. Proprio attraverso questa disgiunzione

si potrebbe pensare all’esistenza dell’uomo come esistente. Prendiamo il tema della pigrizia.

Si avverte l’essere non come qualcosa a cui si apre, che viene reso accessibile a partire da

modi di essere dell’essere stesso, ma come qualcosa che va messo a distanza. Il peso

dell’essere fa sì che nella stanchezza si avverta l’essere come qualche cosa di insensato,

di incombente verso il quale si intende resistere. L’esistente tende per questa ragione a

differenza dell’esistenza a difendersi da una minaccia. Fenomeno della lassitude, della

fatica. Percezione da parte del da sein che fa sì che l’essere si ponga come ciò che minaccia

e mette in pericolo colui che prova questa sensazione. Poi fatica che proviene da un peso,

un lavoro. L’essere compare come qualcosa che si da al da sein. Appare come qualcosa

che rifugge da un’apertura, che si presenta come qualcosa di pesante nei confronti di chi è

129
alle prese con la fatica. Fenomeno dell’insonnia. Vitalità della coscienza, attenzione che si

sente schiacciata da un’esteriorità. Impossibilità di percepire i contorni chiari delle cose.

Esteriorità chiara, confusa. Nell’insonnia la percezione dell’esterno è la percezione di

qualcosa di poco trasparente. Anche nell’insonnia c’è un atteggiamento dell’esserci tale da

avvertire se stesso in modo separato rispetto a un esterno che lo soffoca. Il termine esistente

indica questo esserci che non ha piu l’atteggiamento di apertura verso l’essere, ma si

protegge da ciò che dall’esterno potrebbe metterlo in pericolo. l’esistente si isola dall’essere,

non trova piu una connessione immediata e naturale con l’essere. Lo avverte come

qualcosa di estraneo che non gli è immediatamente accessibile. Levinas usa questi due

termini che sembrano vicini, ma indicano due momenti. Esistenza: connessione con

l’essere. Accogliere l’essere. Esistente: essere umano che tende a raggomitolarsi, a formare

una protezione intorno a se isolandosi dall’esterno. Certi fenomeni come la percezione della

fatica, l’insonnia, indicano questo modo di essere dell’esistente. Bisogna cercare una

dimensione diversa dall’essere. Questo esistente che si separa dall’essere intorno a lui e

che appare opprimente, andrà alla ricerca di qualche cosa che sarà diverso dall’essere

stesso. un essere ideale riprodurrebbe la fissità che è propria delle cose. Levinas si richiama

alla nozione di amore nel senso proprio di relazione tra i due sessi. Dimensione di eros che

è anche una dimensione di bene. i due momenti sembrano essere accomunati.

Raggiungimento della dimensione dell’autre oui: avviene solo se l’essere si isola.

Movimento di chiusura dell’essere umano in se rispetto a ciò che lo circonda per poter

raggiungere una dimensione diversa dall’essere. Levinas chiamerà questo io che si

racchiude in se ipostas. Ipostasi: sostantificazione di una attività.

Position: non si apre all’essere, ma assume una sua propria identità.

Si sofferma sulla questione dell’esistente. Esistente che sfugge all’ “il y a” dell’essere e lo fa

attraverso esperienze come quelle della fatica, della stanchezza. Tutto questo ha solo un

130
carattere preparatorio. È solo un inizio perché lo sviluppo di queste idee richiederebbe il

passaggio a una dimensione che levinas non approfondisce ancora.

Lettura della prefazione alla prima edizione del 1947.l’orientamento levinas lo traccia.

Partire dall’esistente per arrivare alla dimensione di autre oui. Non c’è ancora una vera e

propria trattazione di questi temi. C’è solo un’apertura verso questi temi. Ex-scendenza: ex

scendance. È nel senso dell’eccedere, dell’uscir fuori, di qualcosa che va oltre. Non si deve

intendere il termine nel senso di una discesa. L’eccedenza e la felicità sono collegate

nell’essere. Si potrebbe interpretare platone quando parla del bene al di la dell’essere

(epekeina tes ousias). Bene al di la dell’essenza. Questa formula platonica non va

interpretata nel senso che l’esistente si solleverebbe attraverso un uscire dall’essere, si

collocherebbe attraverso un piano di essere superiore. Questo essere a cui si giunge

attraverso la trascendenza non ha nulla a che fare con quelle categorie che siamo soliti

adoperare pensando all’essere reale delle cose. Pensiamo a dio come ente sommo. Dio ha

un suo essere e questo essere va pensato come essere supremo. Secondo levinas non

dovremmo tornare a questo modo di concepire l’essere ideale. Eccedenza, oltre, altrimenti.

Un uscir fuori. Abbandono del piano dell’essere in tutti i sensi. non un piano noumenico

pensato come un piano sempre uguale a se stesso di leggi fisse. Bisogna pensare con

categorie diverse, con modi di pensare diversi da quelli che caratterizzano l’essere.

Riferimento alla felicità. La eccedenza e la felicità sono necessariamente collegate

nell’essere. Per questo essere è preferibile a non essere. Bonheur: benessere che richiama

il bien, il bene. in francese c’è un collegamento anche linguistico tra bene e felicità. In

francese il termine bene e felicità si collegano anche sul piano linguistico. Ma in che modo

il bene dovrebbe collegarsi alla felicità? Quando levinas parla dell’esistente e si isola, sarà

poi anche un esistente a contatto con ciò che consuma, con ciò di cui gode, con ciò che

rappresenta il suo nutrimento, ciò di cui può fruire e godere. Esistente: dimensione di

chiusura in se che lo mette a contatto con gli esistenti che vengono percepiti come ciò di cui

131
questo esistente ha bisogno e attraverso i quali li vive. L’esistente può godere del riposo.

Tutto ciò che occorre all’esistente per potersi mantenere in vita. Una dimensione di

benessere si apre a partire dal pensiero dell’esistente, non dal pensiero della esistenza, che

è aperta all’essere nel senso lato del termine. Felicità e bene non si oppongono affatto. Solo

una dimensione di bene può aprire questa dimensione di felicità. Levinas unisce la

dimensione del bene a quella della felicità. La felicità riguarda il contatto con le cose,

l’appagamento dei bisogni. Proprio perché si collegano nell’essere l’essere è preferibile al

non essere. Per levinas è meglio essere purchè esso si colleghi alla felicità dell’esistente.

Se non fosse così tra essere e non essere nascerebbe il dilemma. Position: posizione cioè

esistente nell’essere. Analisi della posizione dell’essere. Nel corso dell’opera ci saranno

delle prospettive che eludono a un lavoro che levinas si propone di fare in un secondo

momento. Ci saranno delle prospettive in direzione di autre oui. Prima del 61 troviamo delle

lezioni di levinas che tenne ad esempio in un circolo diretto da jean val, maestro di levinas.

Aveva introdotto il pensiero tedesco in francia. Jean val era già andato verso una direzione

che poi sarà quella di levinas, cioè il pensiero metafisico. Metafisica raggiunta attraverso

l’esperienza immediata dell’uomo. In questo seminario a cui levinas partecipava, siamo nel

47 – 48, levinas terrà delle lezioni sul tema della morte. Levinas leggeva maimonide. Siamo

negli anni 30. Ci da un articolo in francese in cui ci mostra come maimonide, pensando la

creazione, ha pensato una dimensione dell’altrimenti che essere. Maimonide ci offre un

pensiero della creazione. Ciò vuol dire andare alla ricerca di un altrimenti rispetto all’essere

del cosmo. Riflessioni sulla capacità di astrazione del pensiero. Se ci si ferma alle cose date

il mondo certamente non sembra aver avuto origine, è li in eterno, ci appare come qualcosa

di stabile. il pensiero dovrebbe retrocedere a ciò che potrebbe costituire la vera realtà,

l’origine, prima dell’essere dato delle cose. In fondo maimonide accusa aristotele di non

essere stato abbastanza filosofo. Se si pensa l’altrimenti dell’essere dato del cosmo si

giunge a una nozione di origine. Contrapposizione tra ontologia e pensiero ebraico. Levinas

132
dice che questa dimensione di ricerca del 47 l’aveva già cominciata negli anni 30. Aveva

criticato il pensiero dell’essere in alcuni suoi saggi. Le ricerche intraprese in quegli anni sono

state redatte tra il 40 e il 45. Stava in un campo di prigionia come militare francese. Opere

pubblicate tra 40 e 45. Forse sartre, anche se non viene detto.

Introduzione pag 11. Bisognerebbe distinguere tra ciò che esiste, ce qui existe, e l’individuo,

il genere, la collettività. Sono esseri designati da sostantivi. Sto parlando di soggetti, di enti.

Esistenza: atto. Dire di qualcosa che ha esistenza vuol dire richiamarsi a un verbo, il verbo

esistere. Nel caso di ciò che esiste l’accento cade sulla realtà delle cose. Se si parla di

esistenza l’accento cade sul verbo. Sono esistenti che hanno esistenza. Spesso si tende a

confondere i due verbi. La meditazione filosofica li ha confusi. Levinas usa il termine di

essente “etant”, in un modo un po’ equivoco. Sembra che a volte si riferisca all’esistente. A

volte questo termine sembra richiamare molto di piu di esistente il verbo essere. Sembra

pensato in riferimento all’existent. A volte sembra identificarsi con l’esistente e a volte

sembra richiamare una dimensione di esistenza. Ambiguità nella terminologia di levinas.

L’essere si apre all’essente. C’è un modo di pensare il presente in cui l’essere e l’esistenza

non si separano, ma sono strettamente connessi. Istante attraverso una connessione

dell’ente e dell’essere che appare. Noesis e noema. Come se soggetto ed essere che

appare al soggetto siano indisgiungibili. Indisgiungibilità nell’istante stesso della percezione.

Il soggetto è in rapporto con il soggetto che gli si presenta. È questo che avviene sempre?

C’è un riferimento alla creazione che viene pensata nel senso di una recezione dell’atto

della creatura che viene creata. Semplicità dell’eterno che da luogo alla creazione. Nesso

tra l’attività divina e la creatura che viene creata da dio e che riceve la sua forza creatrice.

L’essente produce una realtà che si mostra come ciò che riceve questo atto creativo. C’è

un modo di pensare il rapporto tra ente e essere che articola questi due momenti. La

fenomenologia si è attenuta a questo modo di pensare. E se si pensasse qualcosa di non

articolato? Se si retrocedesse a un momento in cui l’ente appare privo del suo riferimento

133
all’essere? Un essere che non si apre all’ente, ma viene distanziato. Qui isoleremmo

l’esistente, che viene analizzato di per se. questo è il progetto di levinas, retrocedere a

questa semplicità dell’ente. Esistenzialità dell’esistente nel senso del contatto con le cose.

Immeditaezza degli enti che non ha nulla a che fare con l’essere che è qualcosa di diverso.

Questo “il y a” non si mostra come nulla di percepibile del soggetto, non è nulla che possa

essere determinato, non è una categoria, è la dimensione di essere intesa nel senso dello

il ya impersonale neutro, dell’oscuro, di quello che non ha trasparenza di nessun tipo. È un

essere allo stato puro. Questo essere che definiamo con il y a non aggiunge niente al

soggetto. Levinas disarticolando i due termini che in genere in filosofia sono uniti, essere e

esistenza, si apre la possibilità di riflettere su due punti a cui la filosofia non aveva fatto

attenzione: dimensione di impersonalità dell’essere. Non ha nulla a che vedere con il

soggetto, è lontano da se. gli pesa, vuole distanziarlo dalla propria attività. Lo riguarda solo

pr far si che se ne differenzi. Possibilità di un pensiero dell’esistente che riflette su certe

esperienze dell’uomo che la filosofia non pensava di prendere in considerazione. Peso del

vivere. Pigrizia, non voler agire, adagiarsi, resistere. Racchiudersi in se, riposare in se.

dimensione di insonnia. Levinas disarticolando i due termini dell’esistente e dell’essere apre

le due strade.

Lezione 6.05.2019

LEVINAS

Testo del 47. Essere che viene costruito sulla base dell’essere della natura. l’essere si

configura come qualcosa da cui l’esistenza si separa. L’esistenza si distanzia dall’essere

stesso. il testo di Levinas: si tratta di capitoli in cui troviamo delle analisi à levinas tende a

tornare su concetti che svolge all’interno dell’opera in maniera più approfondita. Capitoli che

offrono delle analisi che si completano l’una con l’altra. Il modo di esporre che ha levinas

134
non è tanto quello di uno svolgimento, ma è quello di una elaborazione dei temi

dell’esistenza e dell’essere che vengono sempre più articolati. Si potrebbero anche leggere

come capitoli separati. Levinas aveva concepito l’opera come un insieme di analisi distinte.

Ricostruiamo una organicità di pensiero nell’opera. Partiamo dal tema del “c’è”, dello “il y a”,

l’impersonalità dell’essere. Levinas ce lo presenta nel capitolo 3. Esperienza del mondo

rovesciato in cui non si trova più alcun senso. Il y a: esperienza del brusio indistinto. Parole

che sembrano non avere alcun senso. Si cerca di intendere qualcosa, ma non si comprende

il senso del rumore che rimane sullo sfondo. il y a impersonale. Non è espressione di un

soggetto. Non si può considerare come manifestazione di nulla che possa essere ricondotto

alla soggettività. Neutro che non ha nulla del personale. Tema dell’essere che incombe

senza che l’essere possa essere compreso. Non c’è nulla che lo illumini. Insonnia: si è

coinvolti da una dimensione di oscurità da cui non si può sfuggire e che non si può dominare.

Levinas usa delle parole impressionanti per questa esperienza: parla di un orrore di fronte

allo “il y a”. più che paura parla della dimensione dell’orribile. Levinas descrivendo questa

dimensione di essere impersonale ricorre all’arte e ricorda che in certe forme di arte

contemporanea il quadro non viene presentato come espressione di un soggetto. Si ha la

percezione della materialità, ci sono dei colori che assumono pesantezza. Quadri che hanno

delle forme che non sembrano avere un’armonia. Il quadro sembra contenere una pura

materialità. Macchie di colore che danno il senso della materia. In certe teoria della pittura

del 900 la manifestazione artistica si percepiva come cosa, come prodotto piuttosto che

come riproduzione di un soggetto. Par 1 cap 3: l’esotismo. L’essere del quadro si presenta

come qualcosa che si introduce nel quadro come qualcosa di esotico. Essere che si rende

indipendente dal soggetto: noi percepiamo l’essere in quanto soggetti. In quanto esseri

umani percepiamo lo “il y a”, ma privo di soggettività. Annulliamo la nostra dimensione di

soggettività. La soggettività sembra annullarsi. Nel capitolo 3 ci sono queste riflessioni sullo

il y a. il ya come espressione dell’indistinto. Immagini che appaiono nella loro disorganicità

135
di fronte alle quali il soggetto è coinvolto senza saper più porre un ordine. Dimensione di

rumore di sottofondo di fronte alla quale non ci si può isolare. Coinvolgimento in una

confusione in cui predomina l’indistinto, in cui è presente l’indistinto. “presenza di una

assenza”. L’assenza è presenta e pesa sulla soggettività stessa. espressione

apparentemente contraddittoria che indica lo “Il y a”. esperienza del caos. levinas evoca

l’idea di un mondo in cui non c’è più un ordine, una struttura ben definita. C’è solo la

presenza di una realtà senza una logica. Esperienza dell’assurdo. Evochiamo la dimensione

del caos. il caos non è il caos come assenza di ordine. È un caos inteso come realtà. levinas

parla anche del negativo e del male. Con questi termini indica ciò che si oppone all’ordine,

al bene. è una dimensione di presenza. Non è il rovescio del senso è dell’ordine. È una

dimensione di pesantezza dell’essere di fronte alla quale il soggetto sembra non potersi

separare. Si è schiacciati su questa dimensione di essere da cui non ci si può liberare (cap

3). Levinas indica la possibilità per il soggetto di assumere consistenza. Come avviene?

Avviene con delle esperienze che sono semplici. Esperienza del dormire. Ci si addormenta

di fronte a questo coinvolgimento nel non senso, nel caos. l’io cerca un rifugio nel sonno, si

riposa, si isola. Dimensione del riposare: rappresenta un momento di pausa. L’io si astrae

nascondendosi, trovando un momento di interiorità con il sonno. Posizione nello spazio

dell’io. Il dormire: colui che dorme è collocato in un certo spazio. Dimensione della posizione.

Si riferisce al libro di Giona. Mostra in che modo levinas vuole riportare la dimensione del

dormire. Rinchiudersi in se per isolarsi rispetto alla situazione di oppressione e violenza che

piove dal di fuori rispetto all’io. Altre esperienze: capitolo 1. Esperienza dell’indolenza, della

pigrizia. Dimensione di resistenza all’impegnarsi nell’essere. Dimensione di quiete, di

riposo. Momento di pausa tra il dormire e il ritrovarsi nell’essere, di inserirsi nell’essere che

ci circonda. Lassitude: momento di resistenza passiva. Non un resistere all’essere che

incombe scontrandosi con lo stesso il y a, ma è un momento in cui ci si raccoglie in se

difendendosi dall’esterno. È il momento del non impegno nell’essere. Non è un’esperienza

136
cosciente. Siamo su un piano di una esperienza immediata, un’esperienza iniziale dove la

coscienza non è ancora sviluppata. È una dimensione intermedia tra il sonno e il risvegliarsi.

Dimensione di indolenza: è come se fosse un rifiuto di esistere pur esistendo. Inquietudine.

Nell’esistenza l’esistente non vuole esistere. Dimensione contraddittoria in se stessa.

elemento di esserci pur non volendo. Esperienza della fatica. La stanchezza che si prova in

esperienze che affaticano stanno a indicare l’atteggiamento di rifiuto rispetto all’essere

coinvolto nell’essere. Dimensione della fatica analizzata nel capitolo 1 insieme alla

dimensione dell’indolenza. L’esistente tende a isolarsi. Levinas usa il termine di esistente

perché vuole indicare una dimensione dell’uomo in cui si parte da un tipo di esperienza in

cui piuttosto che essere coninvolti nell’essere ci si racchiude in se, si prendono le distanze

dall’essere. No esistenza, piuttosto ente, esistente. Tornare all’oggetto dopo che la

coscienza si mostra in grado di determinare l’oggetto stesso. la coscienza è in grado di

consocere le cose perché assume una distanza rispetto alle cose, si attiva secondo le sue

misure e si mostra in grado di determinare gli oggetti. à appropriazione del mondo.

coscienza: appagare i bisogni dell’esistente stesso. soddisfare i propri bisogni: dimensione

di appagamento che può essere ricondotto al desiderare dell’esistente che in questo modo

si appropria della realtà intorno a lui. Il desiderare e il conoscere si legano strettamente in

queste analisi di levinas. Si desiderano gli oggetti che ci appagano. La dimensione del

desiderare è una dimensione cosciente. Implica un livello elevato di coscienza. Il soggetto,

isolato rispetto all’esterno, entra in contatto immediatamente con l’esterno. Si desiderano le

cose esterne per appagare i propri bisogni. Levinas parla di una laicità dell’esistere. È la

soggettività stessa che entra in contatto con le cose in quanto appagano i bisogni. Il soggetto

considera le cose che possono poi soddisfare i propri bisogni: dimensione di desiderio

realizzato. Il desiderio erotico è un’altra cosa.

Capitolo 2: desiderio e conoscenza, strettamente legati tra loro. Dimensione pratica

(desiderio, dimensione teoretica (conoscenza) si dominano gli oggetti che vengono

137
conosciuti. Teoria e pratica sembrano andare di pari passo. La dimensione della

assimilazione: le cose vengono appropriate dal soggetto secondo il proprio modo di

assimilarle dal soggetto. È come se il soggetto fosse anche il soggetto conoscente che

determina e domina le cose. Rivalutazione di husserl contro heidegger. Husserl viene

richiamato nella sua dimensione di filosofo della intenzionalità. Husserl aveva considerato

la coscienza come ciò che ci permette di appropriarci degli oggetti. Heidegger piuttosto che

di coscienza aveva parlato del da sein, della dimensione esistenziale. Levinas condivide

l’idea husserliana della coscienza che si separa e si distacca dall’essere. Levinas torna ad

husserl. Ritiene che attraverso husserl la dimensione della soggettività possa essere messa

in evidenza (capitolo 2). Perché levinas procederà verso la dimensione del bene? non

avrebbe potuto fermarsi alla dimensione dell’esistente in quanto può conoscere, può

desiderare? In questo modo avrebbe potuto soffermarsi sulla coscienza, sull’esistente in

quanto è soggettività che si appropria degli oggetti. Secondo levinas fermarsi a questo punto

non permette la vera e propria uscita dall’essere. Questione del tempo. Quando ci si ferma

alla dimensione della coscienza sembra che la dimensione del tempo non possa essere

pensata. Continuità del tempo e impossibilità di pensare il tempo stesso. tempo: unione di

istanti. Gli istanti sono ciò che propriamente forma il tempo. Negli istanti si hanno esperienze

diverse che fanno sì che ciascun sitante sia diverso dal successivo. il tempo si

configurerebbe secondo una discontinuità, altrimenti la dimensione temporale è una

continuità in cui gli istanti non si distinguono neanche l’uno dall’altro. Ripetizione del

medesimo istante ogni volta. Perché ci sia tempo è necessario che ci sia una interruzione

del tempo. Il tempo dovrebbe configurarsi in modo tale che gli istanti fossero tutti diversi

l’uno dall’altro. Il tempo della coscienza, che riunisce tutto nella sintesi, il tempo del

desiderare, che tutto riunisce nel soddisfare i propri bisogni, sono dei tempi incapaci di

essere differenziati. Se la coscienza è quel presupposto in grado di riunire le esperienze

diverse in una totalità attraverso un lavoro di sintesi degli istanti diversi, allora questi modi

138
di operare del soggetto indicano una continuità del tempo che si configura come un eterno

presente. Continua presenza della coscienza a se stessa. dimensione di desiderio. Perché

vi sia tempo: generazione. L’altro, autre oui (alterità della persona) si configura come l’altro

nel senso altro sesso, uomo\donna , possibilità della generazione. Dimensione della filialità

che levinas introduce dal rapporto di io con autre oui. C’è una dimensione erotica e una di

bene rispetto al soggetto che desidera che rende possibile il tempo. Il tempo è discontinuo

perchè c’è la dimensione dell’altro. C’è la dimensione io\autre oui, la dimensione del futuro

(filialità) à la temporalità è pensata nel senso del discontinuo, nel passaggio a ciò che

veramente è altro. ultimo paragrafo: verso il tempo. Riassumendo: Ricostruzione dal

problema dello il y a, il tema della comunità in cui non appaiono le persone. tema di un uno

tutto in cui non appaiono dei veri e propri soggetti. Totalità indistinta, oscuro, negativo. si

parte dall’esperienza elementare dell’orrore. Dimensione dell’orrore: è come se ciò che

incute terrore non potesse essere specificato nella sua propria determinazione, è una

dimensione più astratta e generale. Modi attraverso i quali ci si può difendere dall’orrore:

quiete, silenzio, riposo, rientrare in sé (occupare un certo spazio che si isola rispetto alla

dimensione di coinvolgimento. Resistenza passiva, senso dell’affaticamento che porta l’io a

ritrarsi in se. da questa dimensione di distacco sorge quella del desiderare e del conoscere.

Dimensione erotica. La dimensione di conoscenza e di desiderio recuperano la dimensione

dell’identico, della rigidità che è propria dell’essere. Conclusione: dimensione di autre oui,

dimensione dell’eros. Obiettivo fondamentale di levinas: idea del distacco tra esistenza e

essere.

Levinas descrive lo il y a con i termini che rosenzweig usava per descrivere il mondo pagano.

Riprende la questione dell’eros come ciò che spezza l’incantesimo e permette di uscire fuori

dal caos. amore che unisce le anime: permette di dar senso.

L’idealismo ha pensato l’io sotto forma di essere. Come sfuggire a una dimensione di

essere? Per levinas solo se si pensa l’io in perpetua non identità con se. avviene solo

139
quando l’io si trova continuamente alle prese con l’altro rispetto a se stesso. è necessario

che ci sia l’altro, il diverso, rispetto all’io. Solo in questo modo lo il y a sarebbe sconfitto.

L’eros fa sì che lo il y a venga tenuto a distanza, venga sconfitto (ma mai completamente).

Il male tende a risorgere anche quando c’è una dimensione di eros. Il pensare qui

entrerebbe in una dimensione dello il y a.

Lettura di Levinas. Pag 48. Il cinema ottiene gli stessi effetti, cioè di descrivere una realtà

che si rende indipendente rispetto al soggetto, attraverso i primi piani. Cinema

espressionista: le inquadrature sono particolari. Certi dettagli risultano mostruosi. Levinas

si richiama al cinema per la dimensione dello il y a che emerge. Nella pittura del 900 non

troviamo una rappresentazione esterna della soggettività dell’artista. Anzi sembra che l’arte

moderna abbia dichiarato guerra al soggetto. Non c’è più il soggetto: ecco il mondo dello il

y a. pag 49. pittura del 900: apparire come pura materialità. Ci troviamo di fronte a quadri

che presentano blocchi compatti di colore, non c’è armonia tra gli elementi che vengono

messi insieme. È come se gli oggetti si soffocassero. Pittura esotica di cui levinas parla.

Dimensione dello il y a che appare come puro essere. Pag 50: scoperta della materialità

dell’essere. La materialità dell’essere che appare nella pittura del suo tempo è una

materialità che non indica una materialità dell’essere diversa. È nuovo il brulichio degli

elementi. Non c’è una luminosità di forme, c’è una materia grezza. Modo in cui l’arte e la

pittura in particolare ha preso atto dello il y a, dell’esperienza della pura oggettività.

Riferimento a shakespeare. Pag 52. Riferimento a un antropologo che ha parlato della

dimensione dello il y a in riferimento alla percezione dell’essere in certe tribù primitive. Lo

sfioramento dello il y a è l’orrore (pag 52). L’orrore spoglia la coscienza della sua stessa

soggettività. Levinas si rifà a due antropologi, durkheim e brull. Durkheim: il soggetto aveva

la percezione del sacro di fronte ad alcuni oggetti. Di fronte a certi fenomeni si aveva

l’impressione del sacro in modo che il soggetto stesso potesse costruire la dimensione del

divino personale. Brull aveva modificato questa visione: l’impressione di ciò che durkheim

140
aveva chiamato il sacro era l’impressione del timore profondo che incutono determinati

fenomeni di fronte ai quali non appare una dimensione di soggettività. Dimensione di

annullamento del soggetto. La dimensione del terribile non portava a nessun emergere del

soggettivo. Il soggettivo veniva assorbito dal fenomeno. Siamo nella notte, prima della

rivelazione. Levi brull evoca il terrore che fa pensare alla dimensione dello il y a. levinas

confronta una dimensione primitiva con una contemporanea come quella evocata dalla

pittura del 900. Questi si rifacevano ai primitivi. Arte anti classica. Pag 54: shakespeare.

Macbeth e amleto. I brani ricordano la dimensione dell’essere che assume un aspetto

terribile. Siamo a pag 54. È come se l’essere riapparisse sotto forma di fantasma. L’essere

e il non essere non formano una vera e propria opposizione. Dimensione di morte che

incombe sui vivi. Riferimento a heidegger. Pag 57: errore di heidegger per levinas: è come

se l’angoscia fosse lo stato d’animo dell’esistenza in rapporto alla fine del suo proprio

essere. La paura del nulla, l’essere per la morte, suscita l’angoscia in una esistenza portata

verso il nulla. Levinas dice che questa dimensione corrisponde a un modo peculiare di

cogliere l’esistenza. Siamo in una dimensione diversa. Bisognerebbe risalire a una

dimensione anteriore che è quella dello il y a. l’angoscia heideggeriana è anteriore,

precedente, risale a una dimensione di essere previa rispetto a ciò che heidegger ci dice

rispetto all’angoscia per il nulla. Il nulla è la dimensione stessa dell’essere. L’essere

incombe, soffoca l’esistenza stessa. levinas contrappone la sua analisi dello il y a alle sue

analisi sulla morte e sull’esistenza. Da sein percepito come esistenza aperta all’essere.

Levinas vuole retrocedere a una dimensione anteriore.

Capitolo 1 pag 15. La lassitudine riguarda la vita stessa. è un impossibile rifiuto

dell’obbligazione ultima. Evasione dall’esistenza stessa. la stanchezza che levinas descrive

e che riguarda lo stesso esistere indica la necessità di un impegno nell’esistere. Non viene

assunto alla luce della coscienza, come se si avesse una obbligazione. Vi è una stanchezza

nell’essere che dipende dal fatto che ci si deve impegnare in qualche cosa, ma allo stesso

141
tempo non ci ha modo di compiere questo passo dell’impegno, uscendo fuori da quello che

si percepisce come il non senso dell’esistenza. Si respinge l’il y a e si desidera uscir fuori.

Viene richiamato baudelaire che parlava di un “partire per partire”. Non si sa esattamente

dove si debba andare. Si vuole uscire fuori da questa situazione, ma l’esistente rimane

legato all’il y a che incombe. Senso di stanchezza. Chi è animato a fare qualcosa si trova in

una situazione di attività, di rafforzamento del se. qui siamo in una situazione di stanchezza

del se. un se che è stanco delle relazioni in cui si trova ma che non ha la forza di affermarsi

pur cogliendo lo il y a dell’esistenza. Pag 21: la pigrizia è un’esitazione di fronte all’esistenza.

Non si ha la forza di affrontare gli obblighi che si hanno e si retrocede di fronte agli obblighi.

Pag 21: cura del se. quando si parla di una preoccupazione per l’esistenza non sta a indicare

che si è preoccupati dell’esistenza perché c’è il nulla che incombe. Piuttosto ciò che affatica

è il troppo essere, è il non senso dell’esistenza che mi preoccupa non la mia morte. È

l’essere senza significato che forma per l’esistente un problema. La cura di se non

presuppone il fatto che il sé si veda rivolto verso il nulla dell’esistere. Quello che lo

preoccupa è il troppo pieno, è il fatto che c’è una ricchezza di cui egli deve preoccuparsi

perché questa ricchezza rischia di soffocarlo. Si tratta di trovare il senso dell’esistere. Analisi

che tiene sempre presente la contraddizione. Viaggiamo pieni di bagagli, ci preoccupiamo

di fare i bagagli, ma dobbiamo sapere qual è la nostra destinazione. Vorremmo sottrarci a

questo viaggio, ma non possiamo non impegnarci nel viaggio.

Lezione 9.05.2019

LEVINAS

23 maggio termine del corso.

142
Essere della natura, degli enti, del cosmo. Levinas considera che si può parlare di essere

non solo in presenza dei fenomeni della natura, ma anche in presenza della sostanza.

Anche l’anima è essere nel momento in cui si configura come sostanza. Anima e dio non

appartengono alla natura, ma nel corso dei secoli hanno anch’essi preso la forma

dell’essere. Levinas riflette su una dimensione diversa. Levinas nella conclusione del saggio

sull’evasione si limitava a dire che bisognava pensare in modo altro rispetto a una filosofia

che si cimenta con l’essere. Dimensione dell’essere: dimensione che se accentuata sempre

condurre verso la barbarie. La dimensione di essere si lega alla fissità delle cose. L’essere

umano è pensato in relazione a una dimensione che lo domina in quanto essere. Sarebbe

da concepire come un io sostanza. Ostile nei confronti di tutto ciò che lo minaccia. A partire

da una filosofia dell’essere non si può non giungere a una dimensione di guerra. L’essere

che domina l’essere umano si configura come contesto a cui l’io apparterrebbe per natura.

l’essere umano sarebbe legato a un essere che lo domina. Se lo spirito non viene pensato

sotto forma di attività, ma viene pensato sotto forma di sostanza c’è il rischio della chiusura.

Barbarie che si connetterebbe a una filosofia dell’essere.

Testo di levinas pubblicato nel 35. L’attualità di maimonide. Dimensione del bene che si

collega alla dimensione dell’eros, la dimensione del rapporto io-altri.in l’attualità di

maimonide, levinas loda maimonide perché trova che nelle pagine che riguardano la

creazione nella guida dei perplessi ci sia il pensare l’altrimenti rispetto alla realtà data. Per

aristotele il mondo è ab aeterno, non si può pensare a una creazione. Arsitotele non crede

che sia possibile pensare una creazione ex nihilo. Bisogna pensare che il mondo sia sempre

stato perché il nostro pensare si lega al mondo. il nostro pensare il possibile si collega a

realtà date. Il pensare è sempre un pensare qualcosa. Aristotele pensava che il mondo

fosse ab aeterno. Levinas loda maimonide perché ha permesso il pensiero della creazione.

In maimonide c’è un pensare una dimensione altra rispetto all’essere. Il dio di aristotele è

sempre stato perfetto. Impossibilità della creazione. Il dio perfetto non può aver dato luogo

143
al mondo perché non vi è nulla che può aver offerto ostacoli alla sua volontà. La creazione

è impossibile. Pensare un dio che è uro spirito: l’essere stesso dipende da dio. Dio che non

è qualcosa di stabile e oggettivo, non può essere configurabile in elementi determinati della

natura e in elementi determinati che siano concetti. È un dio che si presenta nel suo essere

provvisto di attività. È un dio che compie azioni. Per maimonide la filosofia può pensare

questo. Si può pensare un dio che è privo di essere e che si presenta come soggetto di

un’attività.

Dio provvisto di qualità determinate che lo definivano. Il dio di maimonide: soggetto di cui

possiamo conoscere le azioni. Sono le azioni divine quelle che interessano l’uomo. Qui c’è

già il succo di quello che ci dice levinas nel nostro testo del 47. Levinas conclude dicendo

che maimonide ha dato un’espressione filosofica a quello che è contenuto nella scrittura.

Maimonide quando pensa la creazione lo fa in quanto filosofo. Levinas: richiamo a platone.

Dimensione del bene. è al di la dell’essere. Tra platone e maimonide sembra esserci una

certa affinità- in platone c’è qualche elemento che fa pensare a un abbandono del terreno

greco dell’essere. Levinas lo esprime sin dalla prefazione al suo testo. Cosa non condivide

maimonide dell’idea aristotelica del cosmo? Il fatto che il mondo sopralunare possa essere

indagato con gli stessi criteri con cui indaghiamo il mondo sublunare. Maimonide non

accoglie aristotele nel momento in cui pone il rapporto tra fenomeni naturali e dio. I fenomeni

naturali e un mondo celeste che aristotele non era in grado di spiegare con i suoi concetti.

Ciò che riguarda il rapporto tra divino e la terra aristotele non ce lo ha saputo dire in maniera

convincente. Dall’esistenza all’esistente. Percezione immediata data da certi modi di

percepire le cose intorno a noi secondo cui non riusciamo a cogliere qualcosa di

determinato. L’esperienza dell’essere confuso, dell’essere che appare come una realtà

frammentata è il primo tipo di percezione dell’essere che abbiamo. Levinas si riferisce al

brusio, al rumore di sottofondo, alle immagini caleidoscopiche. Elemento dell’indistinto, della

confusione, dell’indeterminatezza. C’è una sorta di indeterminatezza. Da questa

144
dimensione, quella dello il ya, impersonale, ne consegue che chi si trova di fronte a questo

tipo di essere non può che avere un senso di orrore, trovarsi alle prese con qualcosa che

minaccia, che sembra annullare il soggetto stesso. si richiama anche alla dimensione

artistica. Alla fine dell’800 scompare la forma nella pittura. Ci sono macchie di colore, c’è il

compatto che si presenta alla vista, oppure la materia stessa che diventa opera artistica in

certe forme pittoriche ad esempio. Anche nella pittura c’è l’esotico per levinas. Interessante

che anche in “La nausea” di sartre c’è questa percezione dell’essere. Brulicare, intrecciarsi

degli elementi senza un ordine: non può essere rappresentato sotto la forma della vitalità.

Sartre metteva in evidenza come l’albero e le cose intorno all’albero apparivano sotto forma

di ciò che sta per tramontare. Senso di morte che incombe. Anche levinas quando parla

dello il y a parla della morte. Tutti elementi che ci sono in shakespeare. Cosa differenzia

levinas da sartre? In sartre la dimensione artistica nella nausea sembra rappresentare una

via d’uscita rispetto all’essere senza necessità. L’arte e in particolare la musica sembra

rappresentare un mondo di senso. C’è un’armonia nella musica. C’è qualcosa di sensato,

c’è un ordine nella musica. A differenza di sartre levinas non si richiama alle

rappresentazioni artistiche che siano pensabili secondo concetti classici dell’arte. La

dimensione di armonia, ordine, senso, appartiene a un’arte che giunge fino all’800. L’arte si

è espressa soprattutto sotto forma di figura. Dimensione di misura che poteva esprimere

una dimensione di senso. Sartre amava l’arte classica. Sartre si richiamava a manifestazioni

artistiche che avevano una forma di classicità. Nella pittura contemporanea c’è stata una

trasgressione delle figure dell’arte classica. Non c’è più l’armonia, l’espressione soggettiva

dell’artista. Le manifestazioni artistiche a cui levinas si richiama sono manifestazioni che lo

stesso artista vuole manifestare come qualcosa di soggettivo. Levinas non può vedere

nell’estetico una via d’uscita dallo il y a. levinas sembra associare invece le manifestazioni

artistiche allo il y a. l’arte non sembra poterci dare un diverso rispetto alo il y a. scompare la

dimensione di significatività dello il y a. lo il y a è il primo punto che levinas mette in evidenza.

145
Ci sono poi tutti quegli elementi dell’esperienza dell’uomo che indicano il raccogliersi

dell’esistenza in se. c’è un’esperienza umana elementare, quella del dormire. Questa è una

forma di resistenza allo il y a. questo io si configura come un io che riposa su se stesso, che

è in quiete. Si isola, non vuole essere soffocato da questa esteriorità che pesa su di lui. È

un io che assume una dimensione di collocazione nello spazio. Il “qui” di levinas non è il da

del “da sein” di heidegger. Il da sein è esistenza che si apre all’essere. In essere e tempo si

introduce la dimensione dell’esser qui. Lo si fa dopo aver problematizzato la nozione di

essere. Il da sein come ciò attraverso cui l’essere si configura. Il qui di cui ci parla levinas è

il contrario. Non è ciò che pone l’esistenza in rapporto con un essere esterno, ma è ciò che

la isola. Collocarsi del corpo in un luogo che tende a separarsi dall’essere. Localizzazione

spaziale. Da li nascono gli altri fenomeni di esperienza. Indolenza, fatica, modi di rapportarsi

con l’essere che indicano il senso di sottrazione che l’io desidera affermare nei confronti

dell’essere. Desiderio di sottrarsi che ha in se una opposizione perché è un desiderio di

sottrarsi nel momento in cui l’essere agisce su di noi. La dimensione di fatica sembra

includere questo doppio aspetto. L’essere soffoca, ci opprime. Mano che nell’afferrare

diventa più debole. Afferrare che indica una dimensione di stanchezza. Sculture di rodin:

dimensione di movimento che indica un fissarsi delle cose. Il movimento è bloccato. Siamo

a una forma di reisstenza rispetto allo il y a che avviene sotto forma di passività. Si resiste

nello essere passivi. Levinas collega a questa forma di resistenza l’origine della coscienza.

Pag 44. Conclusione di “il mondo”: ancorare la dimensione di conoscenza, dell’io cosciente

e del desiderare e dell’appropriarsi degli oggetti a quella dimensione di resistenza passiva

che sarebbe atto di sottrazione allo il y a. il nostro conoscere gli oggetti è a partire

dall’ipostasi dell’esistente che si sottrae all’essere. Se non ci fosse questo non voler essere

alle prese con ciò che l’essere mi detta è l’origine della coscienza, del nostro desiderare. Si

ha relazione con gli oggetti che diventano ciò di cui ci serviamo per pagare i nostri bisogni

nel momento in cui ci distanziamo dagli oggetti. Soddisfacimento del bisogno umano: il

146
bisogno umano viene soddisfatto solo quando vi è inizialmente un configurarsi dell’esistente

in modo separato rispetto all’essere. Desiderare in riferimento a un mondo che è diverso da

me, che è lontano da me. Esempio della casa. L’esperienza umana del soddisfare i bisogni

presuppone una distanza tra l’io e l’essere. La dimensione del desiderare dell’uomo nasce

dall’isolamento dell’io. A partire dalla dimensione della resistenza all’essere nasce il

desiderare dell’uomo. Levinas allude ad heidegger. Non è vero che le preoccupazioni

quotidiane siano il mondo dell’inautentico. Conoscenza: esige un’attività dell’io. Attività

pratica e teoretica. Dimensione unita da levinas. Questione del rapporto tra conscio e

inconscio. Per levinas l’inconscio non è l’opposto del conscio, ma è ciò che può essere

portato a coscienza. Sono confinanti. Se la dimensione dell’inconscio fosse una dimensione

assolutamente cupa e buia in cui la coscienza non potrebbe mai penetrare questa

dimensione dell’inconscio non potrebbe mai essere teorizzata. Si può fare disciplina della

nostra dimensione dell’inconscio proprio perché può essere trasformata in una dimensione

confinante con la consapevolezza. Tutto ciò che emerge alla luce della coscienza può avere

le sue radici nella mancanza di consapevolezza o nell’affaticarsi senza coscienza.

L’incoscienza viene portata a cosciente proprio attraverso questo movimento: si procede

dallo il y a al desiderio, al sapere, al conoscere nella dimensione della luce. una volta giunti

alla coscienza è necessaria la luce. la luce permette la distanza tra me e il mondo. c’è uno

spazio che fa sì che io intrattenga dei rapporti con il mondo. nella dimensione dell’oscurità

non c’è nulla che possa far sì che si entri in contatto con gli oggetti. Io cosciente che si

distanzia dalle cose per poi tornarvi in contatto. Pag 36 “soffermiamoci più a lungo..” : dire

il mondo, appropriarsi del mondo nel momento in cui si desidera qualcosa. Chi è alle prese

con il mondo non dice il mondo. la dimensione del dire il mondo è quella in cui ci troviamo

coinvolti a partire dalla resistenza con il mondo stesso. non è un atto di abbandono al

mondo. necessitò di mettere tra parentesi il mondo. gli oggetti sono oggetti di soddisfazione

del desiderare. Pag 38: dimensione di lucidità, di coscienza. Levinas rivaluta cartesio.

147
Dimensione di lucidità e di consapevolezza propria di cartesio. Dimensione ripresa da

levinas nell’indicare questo elemento della sincerità. Prima del cogito ci parla della res

cogitans cartesio. Radicarsi del cogito in una dimensione di dipendenza rispetto all’essere.

Levinas interpreta il cogito cartesiano in senso anti idealistico. Cartesio collega la corporeità

al cogitare. L’io cogita, è in un certo spazio luogo e tempo. discorso del metodo: cartesio

parla di sé. Si trova a riflettere su di se e ci indica le circostanze. Idea del desiderare come

un godere delle cose. Critica di heidegger. Appropriarsi delle cose: l’esistente soddisfa il

suo desiderio. Dimensione della cura. Non è una dimensione primaria in levinas.ci

preoccupiamo della nostra esistenza solo quando siamo al limite, quando siamo in epoche

di miseria. L’esistenza ha modo di vivere in un essere che non si presenta come mezzo per

la mia pura esistenza, ma come mezzo per appagare questo desiderio. Il cerchio che

heidegger costruisce e in cui introduce momenti diversi, deve allentarsi. L’io come un se

che non viene soffocato dallo il y a. il lavoro molto duro ci porta a pensare all’alimento solo

come qualcosa che ci tiene in vita. Il mondo assume un aspetto diverso. Levinas recupera

una dimensione dell’esistente che troviamo in essere e tempo di heidegger. Recupera

l’idealismo da cartesio in poi in modo da radicare l’idealismo nella concretezza dell’esistenza

stessa. dimensione dell’esistente e dell’istante. Se si pensa nella dimensione del dormire

appare il presenta nella sua istantaneità. Qualcosa che è vissuto dall’esistente stesso. il

tempo dovrebbe essere pensato a partire dall’esistente. Se l’esistenza è già alle prese con

l’essere, il tempo si configura come passato e futuro. La dimensione del presente è qualcosa

di sospeso tra futuro e passato. Dimensione dell’esistere: il presente si lega al qui e ora.

Elemento dell’istantaneità. Discontinuità del tempo. la dimensione del rapporto tra essere

ed esistenza non ci permette di pensare l’istantaneo. Il presente va valorizzato. Levinas

insiste sul rapporto tra la fatica e l’istante il desiderare e il presente nell’appagamento.

Dimensione dell’istantaneo che viene vissuto nell’esperienza del resistere o del godimento

che sembrano portarci a dare rilievo alla dimensione del presente. Il presente deve essere

148
visto come l’sitante che si collega ad altri elementi del tempo in modo tale che il tempo ci

sia.

Lezione 13.05.2019

LEVINAS

Prefazione alla seconda edizione

Questione del tempo: “l’ipostasi”. È un termine che levinas riprende dalla filosofia. indica la

sostanza, il consolidarsi di un essere in sostanza. Consolidamento di qualcosa che score.

Il verbo essere, che indica l’azione, si consolida, si fissa in una ipostasi. Sta a indicare anche

la posizione o l’esistente. A differenza dell’esistenza, l’esistente è quel termine che si

coagula e si separa dall’essere per avviare un processo che lo porterà all’io, alla coscienza.

Capitolo che si presenta come una sintesi. Non è tanto un libro che procede secondo un

cammino. È un ripercorre dei concetti che levinas vuole mettere mano a mano a fuoco.

Come ci si può sottrarre all’essere che incombe su di noi. Come da queste esperienza si

forma la coscienza. Ultimo capitolo ripercorre il cammino che va dallo il y a alla formazione

della coscienza. Passo ulteriore: dalla nozione di io come coscienza all’autre oui, altri. altro

che è persona. Sembra potersi delineare a partire da questo libro una sorta di

fenomenologia della coscienza che ha il suo avvio nello il y a. modo in cui l’io cerca di

sottrarsi, racchiudersi in se dell’esistente che a poco a poco permette il sorgere dell’io come

coscienza. Poi si va dall’io come coscienza all’io come altro. dallo il y a alla coscienza. Vari

gradi della coscienza fino al momento della relazione con altri. questo punto rappresenta il

punto ultimo della fenomenologia dello spirito. A differenza della fenomenologia hegeliana

l’ultimo momento non è quello dell’autocoscienza. Nel caso del punto ultimo si tratta di

rimanere in un ambito che esprime l’apertura verso l’altro. il punto piu elevato di questa

149
fenomenologia che si delinea rimane la diversità tra io e autre oui. Il luogo dell’io che si

racchiude in se esclude da se il diverso: siamo in presenza di un io in una situazione di

inquietudine in cui ha consapevolezza di se. giungiamo a una dimensione di esistente che

perviene alla coscienza di se ed entra in relazione con altri. questo io che si forma è un io

che non si propone mai nella dimensione della fissità. È un io inquieto che rimane in una

posizione di confronto con ciò che è esterno rispetto a se. il punto ultimo di questa

fenomenologia di levinas, a differenza di quella hegeliana, è l’io che si apre a una

dimensione di esteriorità. Pag 59: l’insonnia. Esistenza senza il mondo. distinzione tra

insonnia e non poter dormire. Insonnia: dimensione in cui la coscienza si trova tra il sonno

e la veglia in modo tale che non sia piu una consapevolezza di se nel buio della notte. È

come se il notturno mi invadesse. Si ha un senso di confusione della coscienza, un

appiattimento del se nel buio. Perdita del se in una situazione di dormiveglia. Stato di disagio

e inquietudine in cui l’io cerca di riposare, ma non riesce a racchiudersi in se, non riesce a

reagire raggomitolandosi e rimanendo in una dimensione di incapacità di raggiungere il

distinto. Si rimane in una realtà in cui non è possibile delineare dei contorni. Tutto si annulla

in questa dimensione. Levinas descrive questa esperienza quando dice che è come se

nell’oscurità mancasse una prospettiva senza che sia possibile trarre una prospettiva. Pag

60. A differenza dell’insonnia c’è anche la veglia. Vegliare: si rimane svegli perché la

coscienza ha un oggetto. esiste una veglia che si confonde con l’insonnia, ma anche un

rimanere svegli per un pensiero. L’insonnia è anonima, mentre il vegliare sta a indicare un

atto del sé. Pag 60: distinzione tra veglia in senso di rimanere svegli perchè attratti da

qualcosa e insonnia come annullamento del se. paragone tra insonnia e delirio, follia. La

mente è quasi percorsa da stati di coscienza che non si fissano mai. Ombre, immaginazioni,

immagini che scorrono rapidamente senza che si abbia modo di determinarle in modo piu

preciso. Pag 60.

150
L’apposizione. Rapporto tra coscienza e mancanza di coscienza. Il conscio non è l’opposto

della coscienza. Inconscio e coscienza non si confondono. La coscienza fa ricordo contro

se stessa. è come se la coscienza pescasse continuamente dagli strati piu profondi dell’io.

Dall’incoscienza sorgono gli strati che giungono alla coscienza. Tra coscienza e inconscio

non c’è opposizione. Dalla coscienza si retrocede all’inconscio. Il dormire o il resistere del

corpo alla fatica sono degli stati di incoscienza. In questi casi è il corpo che resiste senza

che l’io intervenga attivamente. In questo reagire in modo incosciente si ha già un inizio di

coscienza. È uno stato che porterà poi alla lucidità della coscienza. A partire da uno stato

di lucidità della mente si può retrocedere verso l’incoscienza. Nella interpretazione di alcuni

sogni si portano a coscienza dei contenuti inconsci ad esempio. Levinas parla di una

coscienza che si riferisca all’inconscio. Ma in questo non dobbiamo vedere un’intenzione

della coscienza. Portare a consapevolezza un contenuto inconscio: lo facciamo sempre nel

momento in cui passiamo dalla posizione del corpo, che determina un atto inconscio

(nell’addormentarci ad esempio), alla coscienza. Passaggio che avviene in maniera

naturale. L’inconscio non è il buio assoluto della coscienza, è un modo in cui certi contenuti

cominciano ad apparire alla coscienza. Comincia ad apparire un momento di coscienza che

sarà portato a sviluppo dalla coscienza stessa. modo in cui si configura l’io poi. Si torna alla

questione del “QUI” a pag 62- levinas lo considera il luogo in cui si pone il corpo. è come se

il cogito ponesse prima una res che pensa. Cartesio: prima il pensiero si afferma. C’è una

sostanza che pensa. Cartesio già conosceva questa dimensione di posizione dell’io che

avviene prima che il cogito si slanci verso la conoscenza degli oggetti. Interpretazione del

cogito anti idealistico. Io che si indivodualizza, io di cartesio.

Il pensiero fa riferimento a una corporeità. Diversità tra ciò che appartiene al fisico e al

mentale che presuppone la distanza rispetto all’esistenza stessa.

Levinas prende le distanze da husserl. Il problema è la questione dell’affettività vista nel

senso dell’emozione. L’antitesi della posizione non è il pensare, ma la distruzione del

151
pensiero stesso, la disintegrazione dell’ipostasi. Levinas vuole mettere in rilievo che non

bisogna opporre il corpo, tutto ciò che si riferisce alla corporeità in quanto messo in relazione

con il pensiero. Il pensare non mette in questione le emozioni e tutto ciò che si riferisce a

inconscio e posizione. Non è vero che il nostro mondo pre razionale sia negato se il pensare

sopraggiunge come una dimensione diversa. La libertà del soggetto, del pensare, non

contrasta con il qui della posizione. Tra pensare e affettivitò, e tutto ciò che si lega alla

corporeità, non c’è antitesi. Ciò che mette in questione la posizione è la vita emozionale.

Cos’è l’emozione? È qualcosa di improvviso che sopraggiunge e sconvolge lo stato dell’io.

È un elemento che sembra mettere in questione l’ipostasi stessa. levinas nota che quindi è

proprio l’emozione che disintegra l’ipostasi. La vita del pensiero rafforza quello che si

sviluppa nell’ipostasi. L’emozione rappresenta una disintegrazione dell’ipostasi. Husserl,

scheler, avevano dato una valutazione delle emozioni in senso positivo. Avevano cercato di

analizzare degli stati emozionali che permettevano determinante esperienze. Scheler:

aveva analizzato il senso di vergogna in alcune situazioni. Scheler: analisi di sentimenti che

riguardano anche il provare in maniera istantanea empatia o no. Heidegger: emozione

dell’angoscia. Stato d’animo che permette un certo approccio alla realtà. levinas non è

d’accordo con queste analisi. Regredendo a certi stati pre razionali si vedeva come fosse

possibile una certa esperienza. Levinas ritiene che questo tipo di emozioni disintegrino l’io.

Rischio di perdere l’io stesso. levinas qui è cartesiano. Gli stati emozionali contrastano il

processo di formazione dell’io. Levinas vuole affermare il principio secondo cui le stesse

emozioni devono essere integrate nell’esperienza di un io che domina, che racchiude e non

si lascia disintegrare dalle emozioni. A partire da questo nucleo si sviluppa il pensare stesso.

l’emozione è un rischio per l’io. Bisogna che l’io cominci a prendere forma, piu che

disintegrarsi. Andando avanti troviamo ancora levinas come critico di heidegger. Pag 64 65.

Questione del tempo. il qui come affermazione del presente. Pag 66. Dimensione

dell’istante che si lega all’esistente. Nel raccogliersi in se si afferma l’origine, è il momento

152
originario della coscienza. Non c’è un tempo previo in cui il da dell’esistente si colloca.

Bisogna che il tempo sia concepito dal momento presente che è l’affermarsi dell’esistente

nell’essere stesso. affermarsi della creazione in maimonide. Momento di avvio di un qualche

cosa che avrà sviluppo. È ciò che si pone in modo indipendente dallo scorrere del tempo. il

tempo ha un’origine. C’è un avvio del tempo e questo dobbiamo pensarlo come istante. Pag

68: richiamo a malebranche. Diceva che la creazione deve essere presentata sotto forma

di relazione continua. Pag 68- era come se la volontà divina fosse in ogni istante. Verificarsi

dei fenomeni naturali in modo discontinuo. Malebranche era consapevole della discontinuità

del tempo. no continuità in modo tale che il tempo si mostri omogeneo da un istante a un

altro. levinas accetta con favore l’idea di una creazione divina che non è finita. Dio è creatore

istante per istante. In ogni momento vi è l’intervento divino. Levinas sottolinea la dimensione

del tempo come presente. Presente del porsi, della quiete e del riposo. Avere una propria

origine. Il presente ha questa configurazione. L’essenziale dell’istante è il suo stare.

L’istante è ciò che è tipico dell’ipostasi. L’ipostasi vive l’evento del suo affermarsi.

Nell’ipostasi non vi è una relazione con il futuro e il passato. C’è l’evento in quel preciso

momento. Questo esserci sta a indicare anche un impegno nell’esistente stesso. è come se

il tempo si interrompesse. Il tempo ha una su qualità che distingue i vari istanti e fa si che il

tempo si interrompa. Ci si rende responsabili del tempo del presente. Pag 74: polemica con

il concetto di cura, “sorge” , heideggeriana. In heidegger c’è, nella cura, una dimensione di

passato presente e futuro. Impegno del da sein per il futuro. Il curarsi dell’esserci rispetto al

suo proprio se indica un avere a che fare con l’essere, che si distende nella temporalità.

Levinas si domanda se sia proprio questa la dimensione originaria e se non ci sia già una

dimensione dell’esistente in determinate condizioni particolari. Bisogna porsi la domanda se

non vi sia un se che piuttosto è un racchiudersi in se stesso. non un “ex”; ma un “in”,

raccoglimento, evento nell’esistente stesso. qui troviamo una critica del modo in cui

153
heidegger pensava il tempo collegandolo al da sein. Levinas contrappone alla dimensione

del tempo di heidegger la dimensione dell’istante collegato all’evento dell’esserci stesso.

Levinas era direttore di un collegio. Istituzione di un collegio di giovani che dopo essere stati

educati tornavano ad essere educatori. Non era un filosofo accademico levinas. Levinas

potè conseguire una sorta di libera docenza dopo totalità e infinito. Lo fece in una età

piuttosto avanzata. Levinas lo aveva già fatto nell’anteguerra. Come istruttore delle scuole

e come direttore: si era occupato di educazione. Dimensione educativa e pedagogica nei

testi di levinas. Levinas era anche una figura impegnata nel campo dell’educazione.

Quando kant prendeva le distanze da kant e fichte era perché timoroso che la sua proposta

filosofica potesse essere risucchiato dal punto di vista kantiano fichitiano. L’io sarebbe

rimasto alla base della filosofia. levinas desiderava conoscere l’intersoggettività dalla

dimensione dell’alterità. Dimensione che faceva si che l’io fosse pensato da una dimensione

noumenica dell’infinito. Dimensione di noumenicità in autre oui. Dimensione di trascendenza

intesa nel senso del non fenomenico. Levinas non riteneva che il suo pensiero filosofico

potesse essere considerato contenuto nella tradizione trascendentale che dopo fichte aveva

ripreso. Ragione per cui levinas non desiderava la sua proposta filosofica potesse essere

accostata a quella di fichte. Avvicinamento di levinas e fichte in analogia del soggetto di

olivetti.

Pag 76: altro e altri richiamano la dimensione della trascendenza. In levinas autre oui,

istante, noumenico si collegano strettamente. Se questi istanti in cui vi è un presente

alludono a qualcosa che è oltre il fenomenico (dimensione di creazione), come può esserci

il male? Proprio perché l’evento avviene nel presente e si collega ad altri proprio nell’evento,

nel verificarsi di questo evento, levinas non pone una continuità tra gli eventi. L’istante, gli

attimi, gli eventi che vengono ensati in relazione agli istanti sono discontinui. Indicano

un’azione. C’è stato il verificarsi di un evento che levinas collega all’infinito, a una teofania.

Dio viene evocato dalla dimensione etica. Non c’è una presenza continua di dio nella realtà,

154
un intervenire di dio momento per momento. Alcuni eventi mostrano la presenza divina e

posso essere ricondotti a un’origine divina, altri no. Altri non mostrano questa realtà, questo

verificarsi degli eventi proprio perché gli eventi sono legati all’istante e assumono la

dimensione degli eventi. Per questa ragione si apre la possibilità di pensare a eventi che

non siano riconducibili a un infinito che si apre a partire da autre oui. In malebranche c’è

qualcosa di simile. La creazione avviene istante per istante. Per questa ragione l’intervento

divino non è continuo. Non c’è qualcosa che è frutto della mano di dio e considero

quest’opera come qualcosa di buono e giustificato in sé. Proprio perché gli eventi si

collegano a istanti della creazione divina si pensa alla creazione non come un’opera

consolidata che ha una sua configurazione, ma la si pensa come un insieme di eventi che

non si dispongono su una linea continua. Pag 81-83: dimensione messianica. Come ci può

essere un tempo della salvezza quando c’è un male nel mondo? tempo della redenzione.

La redenzione implica una dimensione di eticità che non esclude che ci sia il male nel

mondo. l’azione divina attraverso l’etica avviene istante per istante. Il vero oggetto della

speranza è il messia o la salvezza. Levinas pensa una dimensione di redenzione da quella

della pietà, della carità, quella propriamente etica. È nel presente la redenzione. Il male è

male e tale rimane. Però la dimensione della pietà aggiunge qualche cosa. La carezza indica

una dimensione ulteriore. Se gli istanti separati vengono visti come un continuo per cui

l’istante successivo tende a inglobare il precedente allora la dimensione del dolore avrebbe

una compensazione. Levinas non pensa a questo continuo. L’istante antecedente rimane

come istante, non è superato. La dimensione del male rimane anche in una dimensione di

redenzione. Come si può pensare a una carezza che allevia la pena ma non è in grado di

riscattare la pena? Riflessioni sul messianico in levinas, riflessione e interpretazione di testi

talmudici. Dimensione di un dolore che sembra non poter essere cancellato nonostante la

dimensione ultima. Come si può pensare a una speranza messianica che si apre secondo

questa prospettiva? La risposta di levinas è in altri testi.

155
Lezione 16.05.2019

Angelo toninelli

Dall’esistenza all’esistente. Levinas non accetta la nozione del da sein di heidegger. Si

sforza di pensare un esistente che assume una consistenza, che si isola dall’essere ed entra

in contatto con la trascendenza attraverso altri. c’è un raccogliersi del se attraverso

esperienze come la veglia, la fatica, l’indolenza. Un raccogliersi dell’io che rende possibile

l’incontro con altri, con autre oui. In questo testo di levinas si configura come altri come

rapporto con l’altro sesso. Ambito del rapporto uomo-donno: lì si configura l’alterità. Insiste

sulla dimensione etica in quanto alternativa alla dimensione dell’essere. Levinas insiste

sull’etica come dimensione primaria del filosofare in contrapposizione ad heidegger.

Proposta di una filosofia che torna a concentrarsi sull’uomo in relazione alla trascendenza.

MARITAIN

In maritain osserviamo come tenta di riallacciarsi a una condizione metafisica con accenti

nuovi, tenendo in considerazione tematiche contemporanee. Ripensa alla tradizione

metafisica che ha le sue origini in platone e aristotle con richiami a esigenze del

contemporaneo.

Cerca una via alternativa per ripensare l’essere umano dopo la tragedia. Si definisce un

filosofo cristiano che cerca di ripensare l’antropologia dopo le tragedie del primo

quarantennio del noveento. Tragedie che sono l’esito di un fallimento filosofico. fallimento

della precedente tradizione filosofica. Totalitarismi e persecuzioni come esito di una deriva

che trova le sue fondamenta in una erronea prospettiva antropologica. Riferimenti a

156
nietzsche e all’antropologia filosofica tedesca, di scheler, plesner, gelen. Combattendo

queste antropologie che sono il presupposto della tragedia storica, a partire dagli anni 40

cerca di rifodnare l’antropologia e fonda una prospettiva antropologica inedita. La novità

antropologica consiste nel legare l’essenza dell’essere umano (essenza è un termine di

richiamo metafisico) alla politica. La novità antroplogica: l’uomo non esiste, qunidi, se non

all’interno dello stato, della socialità. Bisogna pensare l’umano in una prospettiva sociale

per evitare la tragedia. Non si può pensare l’essere umano fuori dalla socialità. L’essere

umano deve essere vivificato da un impegno politico. Manifesto filosofico: connettere

antropologia e politica. Richiamo di tipo aristotelico. Aristotele parlava dell’uomo come zoon

politikon. Si è formato alla scuola di tommaso d’aquino, che concilia la scuola aristotelica

con la rivelazione cristiana. legame tra dimensione antropologica e politica. Nel pensiero di

maritain l’antropologia si connette alla politica. Il pensiero antroplogico trova le sue

declinazioni politiche in “L’uomo e lo stato”. L’antropologia di maritain, come si esprime nella

summa antropologica “L’umanesimo integrale” (anni 40) si può definire con caratteristiche

specifiche. Vediamole.

È un’antropologia ilemorfica. L’essenza dell’essere umano è duplice. Essenza materiale e

spirituale. Essenza spirituale che anima la persona. Essere umano come insieme di

individuo e persona. Si elabora un personalismo di tipo comunitario. Antropologia in cui

l’essere umano è pensato in modo orientato verso un fine: è un’antropologia teleologica.

Entelecheia: grado di perfezione a cui ogni essere è orientato. Per maritain l’essere umano

ha come suo fine ultimo non la realizzazione di se stesso, ma il bene comune. Apertura alla

dimensione del politico già nell’antropologia. Il bene comune non è il bene della singola

persona, ma il bene del singolo nell’orientamento di una prospettiva comunitaria. Pensare

l’essere umano in una connotazione politica.

Piero viotto, grande studioso di maritain. Viotto distingue la bibliografia di M in 5 periodi:

anni della formazione e della crisi. Nasce a parigi, famiglia medio borghese, vocazione

157
filosofica che si manifesta con gli studi universitari. Interessi poliedrici di maritain. Lì incontra

una donna ebraica con cui condivide questo momento di crisi e con cui si lega

sentimentalmente. Profonda insoddisfazione di un contesto accademico impregnato di

scientismo. Comte aveva elevato la scienza a vera e propria religione promettendo che i

quesiti profondi dell’essere umano potessero essere soddisfatti dalla scienza analitica. Di

fronte a questo imperialismo dello scientismo comptiano i due condividono una crisi

esistenziale.

La prospettiva scientista viene superata solo da una dimensione che si apre all’assoluto e

al trascendente. I due trovano l’apertura prima in bergson e poi in tommaso d’aquino. Studi

su tommaso d’aquino. Animano un circolo filosofico animando i testi di tommaso. Lì

maturano la loro apertura alla prospettiva metafisica. Maritain diventa uno dei grandi

neotomisti del 900. Gilson e maritain sono i due grandi esponenti del neotomismo. Come

intendono il tomismo? Non come esperienza puramente metafisica. Si rendono conto che

le categorie tomistiche sono state superate, sono consapevoli che il pensiero di tommaso è

insufficiente per spiegare il loro presente. Lo colgono anche come esperienza spirituale. Si

lasciano interrogare dalla filosofia di tommaso per una lettura spirituale. I riferimenti a

tommaso e aristotele saranno enormi.

“distinguere per unire: i gradi del sapere”, 1937. Maritain rivisitando tommaso elabora l’idea

che lo scibile umano sia attraversato da diversi lievlli sapienziali che devono essere

necessariamente distinti. Primo livello sapere empirico, poi sapere metafisico e ultimo quello

mistico. La mistica è una forma di sapere. La prospettiva scientifica offre una prospettiva di

comprensione del mondo. ma occorrono questi tre livelli del sapere per la comprensione del

mondo. il sapere mistico è parte integrante dello scibile umano ed ha la stessa dignità del

sapere scientifico, metafisico, empirico.

Maritain, perseguitato dai nazisti dovette fuggire negli stati uniti. Dal 40 al 59 maritain e

raissa (moglie) si spostano in canada. Le riflessioni politiche si collocano nel periodo

158
americano. L’uomo e lo stato è il frutto delle lezioni che dal 46 al 48 maritain aveva fatto in

america. Proprio per gli interessi politici e per la sua autorevolezza, maritain nel 48 venne

chiamato a redigere la dichiarazione dei diritti dell’uomo. 61: morte di raissa. Terremoto

esistenziale. Adesione totale al cristianesimo. Aderisce ai piccoli fratelli di gesù. Dopo la

morte di raissa maritain accede a quest’ordine. Metà anni 60. L’ultimo periodo della vita sarà

di vita religiosa. Paolo VI invita maritain per accogliere il messaggio che il pontefice

mandava agli intellettuali alla chiusura del concilio vaticano II. Paolo VI vuole indicare l’idea

di una prospettiva antropologica accolta dal cattolicesimo. Ultimi due anni: non scrive più

nulla. Distinguere per unire: segno di una biografia intellettuale.

Umanesimo integrale: l’essere umano è compreso solo in una prospettiva che sa

accogliere diverse parti. Nell’umanesimo integrale maritain mostra la connessione tra

esistenza dell’uomo e socialità. Dimensione antropologica e politica. Qualche anno dopo

maritain vuole fare sintesi e pubblica nel 46 “la persona e il bene comune”. Antropologia e

politica sono tra loro intrinsecamente connesse. Elementi del testo: antropologia ilemorfica.

Essere umano come luogo di comprensione di dimensione materiale e spirituale.

Ilemorfismo aristotelico: in ogni ente materia e forma sono strettamente connesse. Per

maritain non esiste individuo senza persona e persona senza individuo. Individuo e persona

sono i due pilastri dell’essere umano. Va contro chi sostiene che l’essere umano è solo un

individuo. Individuo come dimensione materiale. Va contro chi sostiene che l’essere umano

è solo la persona. Aristotele orienta e guida l’antropologia di maritain. Connubio ilemorfico

tra individuo e persona. Individuo: essere umano come necessitante di cibo, con bisogni,

che nasce e muore. Ma nell’essere umano per maritain è già insita una dimensione

ilemorfica, che è la persona. Dimensione spirituale dell’essere umano. Nell’essere umano

individuo e persona convivono e non si può pensare un essere umano solo come forma o

individuo. Raccogliendo l’autorità di tommaso e aristotele M offre una prospettiva che

accoglie l’elemento materiale come tratto ineludibile dell’essere umano. Pagine introduttive

159
del testo. Antropologia integrale: comprende la dimensione materiale e quella spirituale.

Tommaso: realtà antologica dell’essere umano. Ordinazione della persona al suo fine ultimo

(capitolo del testo). Nell’essenza dell’umano c’è un telos. Questo orientamento ad un fine è

l’entelecheia. Ogni essere ha un orientamento teleologico. Per maritain il fine ultimo è dio.

Questo fine ultimo, però, si raggiunge attraverso un fine concreto. Il fine concreto è il bene

comune. Il bene comune è il bene della persona che coincide con il bene di tutti. l’essere

umano in questa duplicità ilemorfica realizza se stesso solo se il proprio bene coincide con

il bene di tutti. il bene individuale deve coincidere con il bene comune. Maritain sfrutta queste

categorie per andare contro delle tendenze del suo contesto. Questa antropologia contrasta

dei paradigmi: la tragedia dell’individualismo, del comunismo e del totalitarismo. Maritain

parla direttamente al suo tempo. usa queste categorie per parlare al suo presente.

Distinzione per assolutizzare. Capitalismo che vede l’uomo in grado di soddisfare dolo i

propri bisogni. Per maritain il comunismo è una tragedia perché lì la divisione tra le parti non

viene ricondotta a unità. Il comunismo disgrega. Altra piaga del suo secolo: totalitarismo.

Prospettiva politica che esalta la dimensione spirituale perché si affermi come assoluto.

Esaltazione della persona perché si affermi come assoluto. L’assoluto si invera solo nella

prospettiva di un bene comune.

Bene comune: comunione nel vivere bene. comunione: idea del sacramento che nell’ambito

cattolico è la comunione. Fraternità che si fa presenza dell’assoluto. Il sacramento

dell’eucaristia è la relazione con dio che si fa presenza concreta. Il bene comune della città

esige il riconoscimento dei diritti delle persone, i diritti sono legati a un fondamento naturale

che maritain chiama lex naturalis sulla scia di tommaso. Personalismo comunitario: il bene

comune va inserito in una prospettiva comunitaria in cui, come il sapere diviso in parti ma

con unica finalità, cosi le persone costituiscono delle parti che non possono essere

comprese se non in una prospettiva comune.

160
Il filosofo ha una funzione politica, ma non partitica. Si astenne sempre da una dimensione

partitica. Antropologia filosofica che nasce in contesto tedesco: qual è la specificità

dell’umano. Questione tematizzata da plesner, gelen e scheler. Critica di maritain verso

questa prospettiva. Questo atteggiamento critico (nei confronti di scheler) si può immaginare

perché nell’ambito della filosofia cristiana i due autori appartengono a due schiere diverse.

La filosofia cristiana del 900 è attraversata da varie tensioni. Un autore come maritain ha

come riferimento tommaso. Scheler mette a tema l’essere umano a partire dalla

fenomenologia di husserl. Maritain è un neotomista, scheler segue la corrente agostiniana.

Spirito e impulso: nell’essere umano c’è una dimensione spirituale. Il problema è che

nell’antropologia dell’ultimo scheler, il geist è un principio divino ma è un principio divino

immanente, che si da nella processualità stessa del cosmo. Individuo e persona.

Oggetto specifico della consocenza empirica: realtà materiale. Cosa distingue la metafisica

dalla mistica? La metafisica ha come oggetto la verità, la mistica ha come oggetto dio. Il

modo in cui maritain intende verità non è il modo in cui molti altri pensatori la intendono. Qui

è la verità metafisica. La metafisica ha come oggetto la verità intesa non come rivelazione,

ma come adequatio intellectus et rei. La mistica ha come oggetto dio. Prospettiva cristiana

di maritain. Verità intesa non come una modalità logica di corrispondenza tra intelletto e

cosa. Rifacendosi al passo di giovanni in cui si dice “io sono via verità e vita” si dice che

verità è atto con cui dio salva l’uomo. L’oggetto della metafisica è la verità intesa in una

modalità puramente logica. Coinvolge la facoltà intellettiva. La mistica coinvolge la verità

sostanziale. Superiorità della contemplazione rispetto all’intellezione. Per la mistica il

referente di maritain è giovanni della croce. È un mistico che vive questa modalità di accesso

al divino al punto che la sua persona si identifica poi con il dio cristiano. La metafisica è la

scienza della verità. La mistica è scienza di dio nel suo modo di rivelarsi. La mistica non

solo è una delle forme che si distingue e unisce, ma c’è una imponente prospettiva per cui

la mistica è anche la forma che maggiormente concede un accesso all’assoluto e alla verità.

161
Lezione 20.05.2019

MARITAIN: L’uomo e lo stato

Leggi introduzione di vittorio possenti

Ilemorfismo, personalismo comunitario, carattere teleologico. maritain sempre animato

dall’impegno politico. Vocazione intellettuale è al tempo stesso politica. Aspetti politici che

ricaviamo dall’antropologia ilemorfica di maritain. Quali sono le declinazioni politiche di

questa antropologia? Testo pubblicato nel 51: l’uomo e lo stato. Non si può pensare l’uomo

se non all’interno di un uomo politico. I membri della società sono il corpo politico. Uomo e

stato sono interconnessi. Questo testo indica la struttura della progettualità politica

elaborata da maritain. Lo collochiamo nel periodo americano. Apprezza la democrazia e il

modus proprio del contesto americano pur non aderendo mai ad una connotazione politica

precisa. Maritain usa queste riflessioni politiche (elaborate in un corso universitario) per

lanciare un messaggio in europa. Riflessioni che vogliono interpellare direttamente l’europa.

Europa che esce dalle tragedie del totalitarismo. Il testo fu pubblicato in italia nel 53.

Traduzione immediata: persona come maritain fruibile dagli intellettuali di ispirazione

cristiana. traduzione fortemente voluta da uno psichiatra, padre agostino gemelli. Casa

editrice: vita e pensiero (casa editrice dell’università cattolica): interesse dell’intelligentia

italiana per un pensatore come maritain. Le sue riflessioni hanno influenzato il pensiero

politico italiano. giorgio la pira, uno dei padri della nostra costituzione, era permeato della

filosofia politica di maritain. Maritain ha influito dunque anche nell’elaborazione della nostra

costituzione. Maritain anticipa l’elemento pluralistico. Riflessioni che accolgono tre matrici

fondamentali:

162
1. Personalismo. Principalmente personalismo che mette al centro la nozione di

persona e la sua originaria connotazione sociale. la persona è tale quando si

relazione all’altro da se.

2. Ilemorfismo aristotelico

3. Dottrina sociale della chiesa. Insieme di scritti della chiesa cattolica che hanno come

tema specifico le questioni sociali, in particolar modo l’enciclica “rerum novarum” di

leone XIII. Enciclica che apre le porte dei cristiani all’attività politica. Su ispirazione di

quell’enciclica nascono esperienze come quella di luigi sturzo. Lui fonda il partito

popolare italiano. il termine popolo è un termine che accoglie le istanze della

riflessione politica di maritain.

nuclei politici. Intrinseco legame tra politica, antropologia e morale. non solo l’essenza

dell’umano e il suo impegno politico sono correlate tra loro, ma si lega anche la dimensione

etica. Il referente di maritain è machiavelli. La moralità è parte integrante della persona

umana. Il bene comune può essere realizzato solo in una dimensione di moralità.

Elaborazione di un modello politico espressamente democratico. Maritain, che ha vissuto il

dramma del totalitarismo, sostiene che l’essere umano vive bene in società nella misura in

cui la società è strutturato in modo democratico, cioè in cui le istanze possono trovare una

loro rappresentatività. Le istanze in una democrazia convivono per il bene comune.

Democrazia basata sull’idea di essere umano intrinsecamente sociale aperto all’alterità

(democrazia cristiana).

in questo testo maritain svolge una critica alla nozione di sovranità. Critica a bodain, padre

dell’elaborazione teorica della sovranità e critica dell’idea politica che concepisce lo stato

come una persona assoluta. Quando lo stato assume i caratteri di persona assoluta si

determina un contesto sovranista che toglie spazio alla libertà politica. Superiorità del corpo

politico rispetto allo stato. Se lo stato diventa una persona assoluta si toglie spazio alla

vivacità poliedrica del corpo politico. Referente politico: Hobbes. Critica la nozione di

163
sovranità e ritiene che lo stato sia a servizio dei cittadini. I cittadini sono sudditi come li

chiamava hobbes se non ammettiamo la superiorità del corpo politico sulle istituzioni che lo

governano.

Lo stato realizza il bene comune grazie all’azione concorrente di tutti i cittadini. Nel caso

specificamente umano, i diritti sono inalienabili perché a fondamento di questi diritti c’è un

elemento razionale ontologicamente intrinseco alla persona umana. Nozione di lex

naturalis. Tommaso parlava di quel fondamento insito nell’essere umano su cui si

costruiscono i suoi diritti fondamentali. Legge naturale. Lo stato è a garanzia dei diritti umani.

Tematizzazione del rapporto tra religione e democrazia. Stato e chiesa. La novità che

maritain introduce: già nel 1951 maritain sostiene che sia necessario ripensare il

cristianesimo in una società multi culturale. punto di divergenza tra tommaso e maritain.

Tommaso non può non pensare a una societas cristiana, una società che ha come sua

visione religiosa dominante il cristianesimo. Maritain sostiene che il cristianesimo deve

essere ripensato in un contesto in cui il cristianesimo non è più la visione dominante, ma è

una delle visioni che permeano la realtà. era una visione del tutto inedita. Il pensiero di

maritain è profetico. Nel porre la netta distinzione tra chiesa e stato esprime la necessità di

una laicità dello stato. Teoria del rapporto stato chiesa. Rapporto pensato nei termini di

disgiunzione e unione. Stato e chiesa hanno due fini diversi e sono chiamati alla

cooperazione. Per lo stato il fine è il bene comune individuale, per la chiesa è quello

personale. Distinzione tra individuo e persona (antropologia ilemorfica). Lo stato deve

soddisfare i bisogni dell’uomo come individuo (salute, cura, lavoro..). il fine della chiesa,

dell’istituzione religiosa è garantire l’uomo come persona. come la persona è superiore

all’individuo, così la chiesa è superiore allo stato per maritain. La chiesa ha come istituzione

la chiesa nella sua dimensione più alta, la persona. lo stato ha come fine l’essere umano

nella sua componente materiale, l’individuo. Ultimo capitolo: unificazione politica del mondo.

se è vero che la politica ha come scopo il raggiungimento di un bene comune, per evitare

164
che i singoli stati diventino un bene privato e entrino in conflitto con altri stati, è necessario

pensare a una entità sovra nazionale che si faccia garante dei diritti dell’uomo. L’ONU già

esisteva e la critica. L’onu è un organo in cui i singoli stati rappresentano il loro bene

individuale, è necessario pensare a una entità sovra nazionale in cui chi sta lì non porta le

istanze di una nazione specifica. Democrazia: tematizzazione dell’uomo e dello stato.

Dobbiamo capire cosa intende per uomo e stato.

Popolo: rappresenta l’insieme dei membri del corpo politico. Dove maritain parla di società

parla di corpo politico perché la società è quell’insieme di individui che convivono insieme.

Il corpo politico, il popolo, è un insieme di realtà antropologiche connotate da una istanza

materiale e spirituale. Il corpo politico è fondamentalmente pluralista. Pensare il corpo

politico come plurale. Negli anni successivi all’implosione dei totalitarismi significa introdurre

il carattere della pluralità dei punti di vista. Riconoscere il corpo politico come introdotto da

istanze che devono concorrere alla realizzazione del bene comune. Il corpo politico è un

organismo in cui ritorna l’idea di un organicismo politico in cui ogni singola parte concorre

alla realizzazione del bene di tutti. bene comune: bene di ciascuno in vista di tutti.

affermazione di un’idea di popolo costituita in maniera variegata in cui ciascuno realizza alla

realizzazione del bene comune. Il corpo politico è chiamato ad esprimere delle strutture,

delle istituzioni che sappiano regolare la vita della società. qui entra la nozione di stato. È

una struttura esplicitata dal corpo politico che si occupa dell’organizzazione della società

stessa. lo stato non deve essere inteso come una persona assoluta. Maritain parla di stato

strumentale. Lo stato è uno strumento di garanzia dei diritti fondamentali dell’uomo con cui

il corpo politico si organizza in vista del bene comune. L’errore è stato quello di pensare lo

stato come una persona assoluta. Pag 27, par 2. Corpo politico plurale che concorre. Lo

stato struttura il corpo politico. Il fine è la realizzazione del bene comune. Errore: aver inteso

lo stato come una persona di diritto. lo stato è uno strumento che concorre alla realizzazione

del bene comune del corpo politico. Non può essere mai inteso come un assoluto personale.

165
Errore del totalitarismo. In alcune concezioni politiche della modernità, il corpo politico è a

servizio dello stato. Maritain: lo stato è uno strumento del corpo politico. Lo stato è inferiore

al corpo politico.

Errore dell’idea tradizionale di sovranità che ipostatizza lo stato. Non è lo stato a essere il

fine del corpo politico, ma è il corpo politico a essere il fine dello stato. Stato come organo

strumentale alla realizzazione del corpo politico. Prospettiva politica che non può essere

compresa se non si pensa all’essere umano in quelle forme. Pag 94, par “i diritti dell’uomo

e la legge naturale”: la funzione dello stato è strumentale alla piena vita del corpo politico.

Lo stato è il garante di quei diritti fondamentali dell’uomo che agli occhi di M trova

fondamento in un ordine intrinseco razionale all’essere umano, la legge naturale. Per

sostenere il carattere universale dei diritti. Maritain non trova una fondazione di tipo

teologico, ma antropologico. Essere umano depositario di una legge al quale ogni essere

umano è chiamato a rispondere. legge naturale: assioma ontologico ingiustificabile sul piano

razionale. obbligatorietà delle azioni. C’è un ordine ontologico che ci vincola a promuovere

a vita e non a promuovere la morte. Questo vincolo determina l’obbligatorietà delle azioni.

Si assume questa legge come un assioma. Ordinamento razionale che determina

l’obbligatorietà delle nostre azioni. Essere imago dei: nell’essere umano c’è l’emanazione

dell’ordine divino. In M la lex naturalis è giustificata da un punto di visto antropologico.

Corpo politico: ha come fine il bene comune. In seno al corpo politico, se una delle membra

giunge a minacciare il bene comune stesso, lo stato strumentale deve avere il diritto di

esercitare una limitazione del diritto. se una persona in virtù della sua libertà produce delle

azioni che limitano o minacciano il bene comune, lo stato è chiamato a limitare un diritto

fondamentale della persona. i diritti fondamentali appartengono ad ogni essere umano.

Limitazione della libertà di una persona laddove ci sia un pericolo verso il bene comune.

Pag 101: distinzione tra possesso e esercizio di un diritto. condannato che ha fatto sì che,

commesso un crimine, rinunciasse agli stessi diritti. M considera i diritti come possesso

166
inalienabile della persona, ma nota come solo nel corso della storia sono apparsi.

Gnoseologia dei diritti: è nata a poco a poco la consapevolezza dei diritti. Ontologia della

persona e gnoseologia dei diritti. I diritti assolutamente inalienabili sono suscettibili di

limitazione. Bisognerebbe trasformare le condizioni sociali se non permettono l’esercizio di

quel diritto. ci sono però certi diritti che sono limitati in certe situazioni particolari in cui un

individuo si è trovato a vivere. Si impedisce a un condannato di avere una vita libera. M non

da una teoria della pena. Con il crimine la persona stessa si è privata non del diritto alla vita,

ma della possibilità di rivendicare giustamente questo diritto. si è privato della possibilità di

rivendicare questo diritto per se. non potrebbe rivendicare questo diritto perché

escludendosi dalla comunità di cui faceva parte si è privato della sua partecipazione alla

vita sociale e dunque anche ai diritti che competono a ciascuno come persone. si è

moralmente escluso dalla comunità umana precisamente per ciò che riguarda l’esercizio di

quel diritto. autoesclusione dalla comunità umana. Si ritrova con queste stesse parole nella

conclusione di “la banalità del male” di eichmann. Molti non accettarono questo verdetto.

Buber ad esempio non pensava che la pena di morte dovesse essere inflitta ad eichmann,

la arendt sì. Essendosi escluso dalla comunità umana si era privato dell’esercizio del diritto

alla vita (argomento della arendt = argomento di maritain). Forte insistenza di maritain sulla

questione specifica della storia, della concretezza delle situazioni che fanno s’ che certi diritti

possano essere esercitati e altri no. Dipende dalla struttura della società e della storia. Pag

101. I progressi sociali dipendono dal fatto che si vuole garantire sempre più l’esercizio dei

diritti. Trasformare tutto ciò che impedisce che i diritti siano esercitati a livello sociale. Idea

della morale. maritain grande difensore dell’etica: eppure riconosce che ci sono delle

circostanze terribili in cui l’etica non può essere attuata. Si trovano nel capitolo che riguarda

i fini e i mezzi. Forte carica anti machiavellica. Nel principe mostrava come anche i mezzi

morali potessero essere legittimi per acquisire il potere politico. M sostiene che la sfera

politica debba essere sottoposta all’etica. Non si possono usare mezzi cattivi pensando ad

167
un fine buono. Il mezzo cattivo guasterà anche il fine buono. M nemico del principio del fine

che giustifica i mezzi. Grande difesa dell’ispirazione etica della politica. In certe circostanze

è difficile valutare (vedi primo levi e la zona grigia). Pag 73. M è molto attento alla storia. La

teoria deve essere sempre confrontata con la realtà presente.

Per sintetizzare: pensatore Democratico, comunitario, personalista. I diritti trovano nella

legge naturale il lor fondamento ontologico. Stretta connessione tra antropologia e politica,

essenza dell’umano e sua espressione politica all’interno della società. il fine ultimo è il bene

comune inteso non come realizzazione dell’individuo ma come piena realizzazione di

ciascuno in vista di una comunione fraterna degli esseri umani. Insegna, con aristotele,

come l’essere umano è il fine stesso della politica. Teoria politica: personalismo comunitario

e democratico laddove valorizza in una società non ancora plurale quelle prospettive che

animano il nostro contesto storico.

L’importante è che i diritti vengano riconosciuti da tutti. maritain partecipò alla stesura della

dichiarazione dei diritti. La giustificazione su cui giustifichiamo i diritti dell’uomo non è così

essenziale. È importante che ci sia un riconoscimento comune. Pag 75. Maritain impegnato

nela vita politica, dialogante anche con coloro che non erano cristiani. Le dichiarazioni dei

diritti dell’onu e unione europea sono il risultato di espressioni diverse di un piano filosofico

teorico. dal punto di vista pratico c’è poi una validazione dei diritti che vengono riconosciuti

da tutti. vi può essere una morale che ha il suo valore e che possa essere riconosciuta da

tutti non perché questa morale abbia la lex naturalis come fondamento metafisico. Non è

necessario. Sembra che per maritain la giustificazione teorica dei diritti passi in secondo

piano rispetto a una morale praticata da tutti. questione del diritto alla vita e della libertà di

ciascuno. Diritti che riguardano ciascuno al di la dell’appartenenza a religioni, ecc. la prof

non esclude l’idea di una morale universale. La stessa universalizzazione del punto di vista

etico riguarda la nozione di democrazia. Nel capitolo 5, sulla carta democratica, maritain

dice che esiste una fede secolare democratica. Quello che importa non è una fede cristiana.

168
la “fede”, “faith” non sta a indicare la fede religiosa, ma la convinzione. Si è convinti della

validità di determinati valori. Ampliamento del punto di vista di maritain. Sforzo di portare al

di la della cultura influenzata dal cristianesimo i valori maturati nella civiltà europea. La

democrazia viene proposta sulla base di una fede laica secolare che anima le convinzioni

di un regime democratico. Pag 90: diritti. Non riferimenti al sistema tomistico: arriviamo ai

diritti per una inclinazione della ragione (kant). È come se l’intelletto ascoltasse una musica

interiore. Non giungiamo alla legge naturale perché è un teorema. Non giungiamo alla lex

naturalis perché siamo in possesso di un raziocinio, ma ci basiamo sull’intelligenza del

cuore. Conoscenze vitali, non sistematiche, oscure, che esprimono qualcosa di

corrispondente alle nostre tendenze interiori. Sembra che ci sia una certa tensione: si spiega

con il fatto che M, che parte dal punto di vista di un pesatore cristiano, si sforza di allargare

il suo discorso e renderlo valido per tutti. pratica che conferma che c’è un consenso

dell’umanità su determinati punti. Pagine molto interessanti da parte di un pensatore che ha

avuto prima degli altri l’idea di un pluralismo di culture e religioni in una società formata a

partire da un’esperienza di fede cristiana. si affermavano vari punti di vista che non si

potevano ignorare. Pur mantenendo l’idea di una fede cristiana maritain cerca di trovare tutti

quei punti che possano far sì che il suo discorso venga accolto anche da altri. tema

dell’accordo pratico. Una morale universale è possibile lasciando sullo sfondo le proprie

convinzioni metafisiche e mettendo davanti le proprie azioni. Discussione habermas-

ratzinger. Maritain fonda tutto sulla lex naturalis, ma in questa sede si manifesta disposto a

lasciare sullo fondo quella prospettiva per legarsi a una elaborazione pratica. Capacità di

orientare le proprie scelte di vita. Stabilire il rapporto tra amore e conoscenza in agostino:

per scheler prevale l’amore. non si può conoscere ciò che prima non si ama. Inclinazione a

desiderio di ciò che si vuole conoscere.

Tesina.8-12 pagine. Formato cartaceo qualche giorno prima.

169
Concetto di esistenza: heidegger e sartre

Dimensione della finitezza dell’uomo in sartre e in levinas (analogie e differenze della

nozione dell’esistere). Assumono entrambi come punto di partenza l’esistere. Sartre: si

parte dall’esistenza. Levinas: si parte dall’esistente. Pensare l’uomo a partire dall’esistente.

Considerare una certa idea dell’uomo e confrontare i vari autori. Sartre: tema dell’individuo.

l’individuo emerge con particolare evidenza e deve essere considerato nelle sue proprie

scelte. La dimensione umana è vista in relazione alle singolarità in levi. Levi ha una mentalità

empirica. Ama fare discorsi che si riferiscono ai fatti dell’esperienza. Testi ricchi di riferimenti

alle singole individualità. Levi fa degli esempi. Si parla della condizione umana ma si scende

subito nel concreto. Si fanno degli esempi. Attenzione per l’individuo tipica di sartre che

ritroviamo anche in levi (nozione di individuo in sartre e levi). Di fa riferimento alle situazioni

concrete più che alla situazione astratta.

Lezione 23.05.2019

Maritain

Primo capitolo. Maritain ci tiene a fare una serie di precisazioni. Questione di cosa voglia

dire “il corpo politico e lo stato”. Lo stato è una espressione, una emanazione del corpo

politico. Lo stato amministra la giustizia e funge da organismo che presiede alla sicurezza

e al benessere dei cittadini. Lo stato è uno strumento del corpo politico. Il corpo politico non

viene pensato come una sorta di massa di individui, ma viene pensato come un corpo, una

comunità articolata. Il corpo politico di cui lo stato è emanazione ha delle articolazioni. Ci

sono le famiglie, le organizzazioni culturali, ecc. M non pensa al popolo come fosse un tutto

indifferenziato. Il corpo politico ha una sua configurazione. Questo corpo politico viene

considerato da M come l’elemento fondamentale della vita associata. Si confonde con l’idea

che ha della comunità e con la nazione. I termini corpo politico, nazione, stato, ecc, a volte

170
non vengono chiariti sufficientemente. Ciascun termine ha un suo significato particolare.

Pag 5. Idea di differenziare tra i vari termini usati per indicare la vita sociale. Pag 5. “non vi

è compito più ingrato..” . ogni termine dovrebbe essere ben determinato, altrimenti si tratta

di concetti vaghi. Tali identificazione a volte non hanno ragione di essere. Prima differenza:

pag 6. Riguarda la differenza tra comunità e società. questi due termini nella sociologia del

primo 900 erano differenziati. Si parlava di comunità nel senso della comunità organica e

poi della società. la società non presuppone legami di tipo biologico o naturale a di tipo

intellettuale. La società può essere formata da individui che non abbiano legami di naturalità.

Il caso della società: prevale l’elemento intellettuale. Pag 7: “in una comunità l’oggetto è un

fatto..”. la differenza sta nel peso dell’elemento naturale su quello intellettuale. Per M

l’elemento intellettuale ha la prevalenza. Per lui l’elemento spirituale e intellettuale è il piu

elevato: la società viene ad essere la sfera piu elevata della comunità sociale. La comunità

ha degli elementi spontanei, è un fatto. Per M è molto piu importante la società. c’è un

elemento comune, si va al di la della nascita. Distinzione tra comunità e società. pag 7. Pag

8. La società è prodotto della virtù. Distinzione tra legami di sangue o tradizionali ereditati

in una certa vita sociale e legami che sono frutto dell’intelletto. il corpo politico rappresenta

l’elemento sociale. Tante società possono essere frutto della volontà e dell’intelletto. il corpo

politico rappresenterebbe l’insieme di queste strutture. È esso stesso la società. le comunità

hanno a che fare con l’elemento immediato del vivere dell’individuo. elemento principale

della vita associata dell’uomo da cui emana poi lo stato. L’organizzazione statale, le sue

strutture politiche amministrative e coattive: lo stato non è l’elemento fondante della vita

sociale. Lo stato è un’emanazione della vita sociale. La nazione. Pag 8. La nazione è una

comunità, non è una società. maritain considera le nazioni in quanto formate da elementi

che non sono intellettuali e morali, ma legati alla vita anteriore dell’individuo rispetto a quella

cosciente. Concetto di stato nazione: ha portato a esiti nefasti. Confusione tra il naturale e

lo strumento dello stato dotato di forza coattiva. Apparato formato da metti di coazione e

171
aggressione. Lo stato si è posto al servizio della nozione che conservava un fondo di

naturalità. M contrario alla nozione di stato nazione nel momento in cui la nazione ha portato

a conflitti violenti.

Ordine del corpo politico: può essere formato da più società e più nazioni. Pag 10. La

nazione non varca la soglia dell’ordine politico. La nazione è acefala. Non ha una testa o

un’autorità. grande diversità tra la nazione e il corpo politico. La nazione appartiene sempre

alla vita spontanea e istintiva dell’individuo. si lega al biologico. Si puo formare una comunità

nazionale anche da radici etniche diverse. La nazione rimane legata alla comunità. Se lo

stato è emanazione della società o del corpo politico diventa strumento che esprime un

obiettivo razionale, morale. lo stato diventa strumento della nazione. M. è sospettoso dello

stato nazione, mentre fa dipendere lo stato dal corpo politico, il quale è formato da individui

che si propongono insieme degli obiettivi di carattere razionale e morale. pag 12. Riflessioni

riguardo al rapporto tra stato e nazione. Pag 12. Lo stato fa si che la nazione prenda ad

esistere. Maritain indica un’altra possibilità: che la nazione si formi non da una spontaneità

di crescita sulla base di una lingua comune, ma che sia lo stato , in quanto in grado di

formare gli individui, a formare l’unità nazionale. Esempio degli stati uniti. A partire da

nazioni diverse, è accaduto che persone che parlavano lingue diverse abbiano attraverso

la federazione degli stati americani assunto unità e si riconoscano poi come cittadini

americani. Si sentono di appartenere a una certa nazione. C’è la nazione che nasce a partire

dalla nascita. Ma c’è anche la possibilità che l’elemento razionale formi, da strutture comuni,

una vita nazionale piu ampia comprendendo al suo interno delle comunità nazionali. lo stato

deve essere sempre pensato al servizio del corpo politico. Pag 16.

Nozione di popolo. Pag 28. Popolo si confonde con il corpo politico stesso nel momento in

cui si da una costituzione. Moltitudine di persone umane legate da amicizia. Individui riuniti

sotto leggi in vista di un bene comune. In M il popolo si identifica con il corpo politico stesso.

corpo politico pensato insieme alla struttura statale che si da attraverso una costituzione

172
emanata dalla nazione stessa. il corpo politico non può essere separato da corpo politico e

leggi. ideale liberal democratico che ispira maritain. Autogoverno del popolo. Diritti della

persona. liberal democrazia. È per M la corrente che dovrebbe essere tenuta presente. Non

solo per la difesa dei diritti dell’individuo, ma in quanto regime volto a mantenere il bene

comune (legame di philia, legame etico sociale che dovrebbe essere presente nella vita dei

cittadini.). società che ha un obiettivo comune. Cittadini accomunati da un obiettivo comune,

quello del benessere, dello sviluppo e protezione di ciascun membro. Elemento di

solidarietà sociale.

M è un grande critico della nozione di sovranità. Nozione introdotta attraverso la formazione

dello stato del 600, attraverso bodin, hobbes. La nozinoe di sovranità è risultata in primo

piano attraverso il contratto sociale. Potere sovrano. Nozione di sovranità messa in

questione da M. il corpo politico non può ritenere di creare leggi che possano attentare a

principi etici fondamentali che sono dati ancora prima che si individui il corpo politico e lo

stato. C’è un corpo precedente alla volontà politica. La volontà politica che entra in contrasto

con il diritto naturale sarebbe illegittima perché andrebbe contro dei principi a fondamento

dello stato. La ragione dell’uomo attraverso la nozione di bene comune ha cognizione di

principi dati dal riferimento a dio stesso. stato e corpo politico non sono sovrani, non hanno

un potere primario o più elevato rispetto alla volontà degli individui. Nel capitolo sulla

sovranità M mette in questione questa nozione. R parla della volontà del popolo che esprime

sovranamente queste impressioni. Popolo: va pensato attraverso i suoi organi. Non nel

senso che possa decidere su tutto e tutti. c’è una sovranità del popolo limitata dalla legge

naturale. Legge naturale precedente rispetto alle leggi che il popolo esprime nella sua

società politica. Pag 38. Concetto di sovranità. M critica Hobbes. Lo stato non è sovrano e

non lo è né il corpo politico né il popolo. Conclusioni: pag 50. Non esiste alcun uso valido

del concetto di sovranità. Lo stato o il potere sovrano non è l’immagine di dio e neanche il

suo vicario. Pag 53. Sovrano non è lo stato come non lo è il popolo. Sovranità e assolutismo

173
devono essere messi al bando. M è diffidente nei confronti della nozione di sovranità. È un

termine in uso dal 600 in poi. Questa nozione si lega a qualcosa di assoluto. Vuol dire sciolto,

separato da ogni limite e ostacolo. Potere sovrano: questi organismi non hanno alcun limite.

Sono assolutamente sovrani, liberati da ogni elemento esterno. M ritiene che il potere

sovrano, che si collega al potere assoluto, debba essere messo al bando. Non parliamo di

un popolo che abbia limiti nel suo agire. Non possiamo parlare di una sovranità del popolo

o dello stato. M ritiene che prima dell’esercizio della volontà popolare vi siano degli elementi

su cui la volontà popolare stessa si basa. Questi elementi sono dati dalla dimensione etico

religiosa. C’è un diritto naturale che preclude alla volontà del popolo che si esprima in

determinati modi non confacenti rispetto alla base su cui si fonda un corpo politico. Come

fa notare possenti nella sua introduzione, il periodo del dopoguerra era stato segnato dal

ritorno del diritto naturale. Mentre il primo novecento era stato un critico della legge naturale

perché era emerso un principio positivistico della legge, nel secondo dopoguerra si è colta

la pericolosità, gli effetti negativi che una tale visione doveva produrre. Si è tornati al diritto

naturale perché fungeva da limite etico alla politica. Ritorno del diritto naturale si lega al

punto di vista machiavellico. Machiavellismo: strumento pericoloso della vita politico,

concetti che potevano condurre la vita politica verso esiti dannosi per il popolo stesso. anti

machiavellismo, diritto naturale à richiamo ai valori umanistici cristiani che appartengono a

tutti coloro che condividono questi valori non fondati solo su una fede cristiana ma anche su

una convinzione del cuore.

Riconoscimento dei diritti dell’uomo non perché siano fondati su una dottrina ontologica

dell’uomo. Ci si può fermare a una adesione, a un convincimento privo di argomentazioni

logiche come dice M?

174
Spirito superiore alla carne per M. immagine dell’uomo composto di spirito divino e di terra.

Spirito che si lega a dio in quanto spirito. Tutto questo c’è in maritain e rappresenta lo sfondo

da cui poi sviluppa le sue riflessioni nella filosofia politica. M cerca di proporre valori e idee

che possano essere condivisi anche dai non cristiani. Non c’è bisogno di argomentazioni

per M per enunciare i diritti dell’uomo che dovrebbero avere la condivisione di tutti. si appella

a dei convincimenti del cuore, non istintivi ma dovuti a un’adesione razione, una convinzione

che riguarda tutti gli uomini. Fa appello anche a coloro che non condividono la fede cristiana.

quando si richiama a un ideale di pace lo fa non solo in nome di un’idea di pace tratta dai

profeti nella bibbia, ma lo fa anche proponendo questo ideale anche a coloro che non si

riconoscono in una fede religiosa. Il neo tomismo di M si arricchisce di inflessioni nuove, di

punti diversi rispetto al tomismo medievale di tommaso. La nozione della convinzione del

cuore: è introdotta da maritain per rendere più profondo il suo punto di vista tomistico. Ci

dice di piu di quanto è presente nella dottrina di tommaso. Si rivolge a un pubblico più ampio

del pubblico che condivideva la fede di tommaso. Il pensatore del medioevo si rivolgeva a

una comunità cristiana, il pensatore del 900 non può presumere che tutti gli ascoltatori

condividano una fede cristiana. deve usare un linguaggio condivisibile anche da coloro che

non condividono quella fede. Gli argomenti e il modo di proporre questi valori deve poggiare

su altri elementi. La chiesa e altre comunità hanno posto i valori in modo che anche chi non

credesse potesse accogliere quei valori. È vicino ai pensatori secolari. Si avvicina alla

dottrina tomistica tramite la moglie che è ebrea. Aveva trovato una introduzione al

cattolicesimo proprio attraverso la teologia di tommaso. Dialogo continuo con pensatori

ebrei.

Levinas e maritain.

Levinas si richiama alla fine del suo libro alla nozione di bene. il bene è introdotto anche da

maritain. Rimangono dei punti di vista diversi. Levinas assume un punto di vista

fenomenologico nella sua opera che è particolarmente attento a prendere le distanze da

175
Heidegger. Si prendono le mosse dalle correnti che si erano affermate nel 900, dal pensiero

di husserl alla fenomenologia di Heidegger. Levinas assume questo roeintamente

fenomenologico quando sottolinea che l esistente che s configura come alterità femminile

possa arrivare al bene. maritain riprende il punto di vista tomistico o si richiama. Dei valori

che sarebbe evidenti di per se, che sarebbero tali da poter essere condivisi con un’adesione

dello spirito. Levinas giunge al bene attraverso un’analisi dell’esistente in quanto diverso

dall’esistenza. Procede verso la nozione di bene attraverso l’idea dell’alterità. In maritain

troviamo una prospettova diversa. Teologia e metafisica e richiamo a una evidenza di

principi e valori etici che apparirebbero alla mente condivisi dal cuore in maniera immediata.

Il percorso di levinas è piu lungo perché passa attraverso un’analisi dell’esistente. Giunge

alla nozione di alterità per poi giungere al bene. percorso che si richiama alle dimensioni

intersoggettive. Terreno etico politico. Si richiama a questo terreno dopo che l’esistente si

isola rispetto all’essere. M si richiama a una dottrina che mostra dio nella sua realtà

attraverso la dottrina filosofica a cui si richiama (tomismo), una dottrina cui possiamo

congiungere la stessa idea di bene. valori morali legati all’uomo in quanto dotato di

razionalità. M non sottolinea la dimensione dell’alterità, ma quella dell’individuo, della

persona. la persona potrebbe giungere in quanto persona dotata di corpo e spirito. La

persona puo giungere a valori spirituali. Levinas: accento sull’intersoggettività. L’individuo

ha bisogno dell’incontro con l’atro per arrivare a conoscere il bene. in M rimane un richiamo

all’essere di dio: prevalenza dell’ontologico sull’etico. In levinas prevale la dimensione etica

e crtiica l’ontologia. Richiamo in entrambi di una dimensione di trascendenza. c’è un oltre,

una dimensione altra a cui ambedue si richiamano. M lo fa in quanto filosofo e in quanto

cristiano. Levinas lo fa in quanto filosofo e in quanto ebreo. Dimensione messianica in

levinas e in maritain. Levinas: dimensione dell’intersoggettività. La dimensione della politica

si lega con la dimensione dell’etica. Ritengono che il politico debba essere collegato

176
strettamente all’etico. Sono entrambi anti machiavellici. Machiavellismo: politica autonoma

dall’etica.

Tutti e due erano abbastanza realistici da sapere che in determinati casi la politica ha

bisogno di mezzi che l’etica non potrebbe accettare e che non possono essere esclusi allo

scopo di difendere l’etica stessa. per M in situazioni estreme non si possono dare delle

norme che possono essere applicate in tutte le circostanze. La coscienza deve giudicare di

volta in volta. I principi e le regole dell’etica vanno giudicati in rapporto alla storia. La politica

per M dipende dall’etica. L’etica fonda la politica, ma ammette che la politica segue dei

percorsi che possono contravvenire l’etica. M ha in mente atti di resistenza ad esempio.

Levinas è un difensore del primato dell’etica rispetto alla politica: la politica deve essere

subordinato all’etica. Levinas sottolinea come dal punto di vista degli eventi accaduti nella

storia ci siano circostanze in cui la politica tradisce l’etica. Quello che la politica compie a

volte è un tradimento dell’etica. Entrambi difendono da un punto di vista etico e religioso

valori umanistici nella consapevolezza che nella storia vi sono dei contesti in cui questa

difesa di valori non è possibile pur avendo come obiettivo l ‘affermazione dell’etica stessa.

Affinità tra levinas e maritain riguarda quello che m chiama l’inclinazione della ragione e che

L esprimerà cme spirito e che distinguerà dalla ragione. la ratio è lo strumento del nostro

argomentare. Razionalità che consiste nell’aderire a un concetto, a una nozione che viene

identificata come il riferimento ultimo. Siamo ancora nel terreno della filosofia, ma un terreno

che si propone non tanto come arte del ragionamento, ma che si propone come punto ultimo

di fronte al quale non è più possibile una adesione immediata. Per gli idealisti il punto ultimo

è il pensiero. Per M e L il punto ultimo è il riferimento a valori etici che si configurano come

immutabili e indipendenti rispetto alla volontà umana. Sono valori ultimi che non sono posti

dall’uomo ma che si configurano alla mente come valori eterni. Vengono percepiti come

concessi dal divino stesso all’uomo. Levinas ritiene che l’idea di un diritto naturala

precedente allo stato debba essere mantenuta. Idea platonica. Esiste un mondo ideale

177
prima che lo stato si configuri. Vi è una legge che è anteriore rispetto alla volontà del

legislatore a cui il legislatore non può non rifarsi. Idea di un diritto naturale anteriore allo

stato. Hobbes: non c’erano principi anteriori alla volontà del sovrano. Kant mantiene l’idea

di un diritto naturale come idea della ragione. idea. idea di una legge di ispirazione etica che

non può essere contraddetta da quella dello stato. I teorici successivi rinunceranno a questa

idea. per hegel nel pensiero giuridico e politico è lo stato la fonte legislativa. Lo stato è il

momento etico per eccellenza della vita del popolo. Messa in questione dell’antecedenza

del diritto naturale. Anteriorità del diritto naturale rispetto allo stato.

I diritti degli uomini, levinas. È in “Libertà difficile”. Levinas difende l’idea di diritto naturale

contro il potere dello stato. Ricorda che quando era prigioniero di guerra sotto i nazisti

accadeva che i prigionieri fossero salutati da un cane.il cane faceva molte feste ai prigionieri.

Il cane bobby era l’ultimo kantiano della germania perché riconosceva degli essere umani

in coloro che salutava. Levinas insisteva particolarmente sul fatto che in un regime

oppressivo e discriminatorio tale da negare sul piano teorico i diritti della persona

rimanevano solo gli ultimi kantiani.

Tutti gli autori che abbiamo visto non abbandonano il terreno dell’umanesimo. Formulano in

vari modi l’umanismo. Sartre: esistenza. Heidegger: riflessione sul tema dell’essere. Critica

al razionalismo estremo che aveva portato a un nichilismo rispetto ai valori dell’uomo.

Levinas e maritain: tornano alla metafisica. Ripensamento dell’umanesimo.

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